Mettiamoci d’accordo

METTIAMOCI DACCORDO

Commedia in un atto

di VINCENZO FRASCHETTI

PERSONAGGI

ROSY

LUI

LEI

Commedia formattata da

A Bologna: fuori una delle porte che guardano le colline.

Villa Rosy; Bianca scatola traforata da due file di persiane verdi, celata tra una chiostra verde di cipressi. Ha piovuto ieri e al sole mite di settembre ogni cosa si staglia, netta e sorride.

Sul piazzale ghiaioso una carrozza chiusa aspetta: la carrozza che porta ogni mattina il padrone in citt. Ha ancora sonno quel vecchio Andrea in serpa: sempre sonno ha lui!

Rosy: quaranta anni secondo la fede di nascita: trenta per gli amici e le amiche e trenta da molto tempo: vita sottile, elegante, molto piacente; carni fresche o rinfrescate da sagge ritoccature di cosmetici e colori. E' sul balcone:

un occhio di scancio alle punte dei cipressi, distratto; l'altro tutto volto in gi fermo sulla vettura - occhio che spia!

Il Cavaliere: un omone enorme: le carni del viso floscie e cascanti sul largo colletto: fiore all'occhiello; mazza con pomo d'avorio; catena d'oro tirata sul panciotto. Apparisce un attimo sul portone e sparisce nella carrozza. Colpo secco di sportello che si richiude. Rumore strascicante di ghiaia smossa dalle ruote e dalle zampe dei cavalli.

Rosy richiama subito l'occhio distratto sulle punte dei cipressi'e lo guida con l'altro a seguire la massa nera che varca il cancello e sparisce dietro i tronchi degli alberi. E' andato!

Gran lavoro .ogni mattina per quei due occhi : occhi furbi, rapidi nei movimenti, abili a tutte le finzioni: belli, per, sempre molto belli. Quando ancora non erano che gli occhi di una piccola dattilografa svagarono curiosi e civettarono promettenti per le vie, nei caff, nelle antisale dei cinematografi. Un giorno decisero di attaccarsi languidi languidi, svenevoli, amorosi sul faccione' largo di Matteo, allora commerciante di pellami, molto avviato negli affari, ma non ancora cavaliere. E guadagnarono le nozze a Rosy. Dopo tre mesi di matrimonio per si annoiarono di veder sempre quel giovanottone insulso che non sapeva pronunciare nessuna parola profumata, profumata d'amore, forse per quel persistente cattivo odore di conceria che aveva addosso; e ricominciarono audaci, curiosi, civettuoli, provocanti, languidi, maliziosi a svagare in giro, a cercare, a correre, a sorridere. Dopo tredici giorni dissero di s a un maestro elementare; maestro elementare ma bello, e profumato anche. Dopo venticinque si promisero a un cliente di Matteo, e... naturalmente mantennero; ogni promessa debito. Una settimana dopo si socchiusero dolci, sentimentali sotto le carezze di un giovanissimo dentista - che mani bianche e delicate quel dottorino! - Poi... oh poi - erano troppo belli e troppo abili - continuarono il giuoco, a saltare, a pungere, a bruciare, a velarsi, ad accennare sorrisi, ad affacciarsi in .un certo modo tra le ciglia, a fingere crucci, a... piangere anche - capita anche questo! - Gli anni intanto si sgranavano e sgranavano tante e tante avventure amorose, gaie e varie, nel loro giro.

Da alcuni mesi si affacciavano ogni mattina dall'osservatorio di quel balcone della villa; un occhio di scancio sulla punta dei cipressi, un altro volto in gi fermo sulla massa oscura da vanti al portone: occhio che spia! Drin... Drin... Drin... Drin... Drin... Una bicicletta scampanella sulla strada. E

Rosy sparisce dal balcone.

* *

Salotto giallo oro: gusto della signora: su tutto l'oro e sugli specchije mensole e le cor-; nici soffuso dolcemente un tocco leggero di verde, riflesso della massa dei cipressi che filtra tra le persiane socchiuse. Nell'aria un profumo di oc le premier oui - Bisogna essere chic!

Rosy dietro la porta: le orecchie tese verso le scale. Sono scaltrite anch'esse, le orecchie, dopo tanti anni di esercizio di ascoltazione. N c' pi il cuore che martella, ora! - Vecchio orologio che cammina ancora ma con battiti molto attutiti. Sssst!- Passo leggero, rapido sui gradini di marmo. Lui! Tra la porta che si schiude si affaccia un viso giovanile entro una folta capigliatura. Lui!- Chiss che numero nella serie dei ce Lui !

E' un artista: s'indovina subito. Veste di blu; le uose colar noisette , capello floscio sotto il braccio; elegante, 25 anni: giovane?! Giovanissimo. E' scivolato rapido tra l'apertura e la porta, e la porta rinchiusa senza rumore.

* * *

Lui - Basta, mi soffochi, mi scompigli, Rosy.

Rosy - Ti voglio bene.

Lui - Mi uccidi: non torno pi un'altra mattina.

Rosy - Se non vuoi avere dopo un'ora un telegramma: Rosy morta di dolore! .

Lui - (la sogguarda con un mezzo sorriso ambiguo, incredulo).

Rosy - Sei un malvagio!

Lui - Perch ?

Rosy - Perch lo so io ; perch indovino quello che tu pensi; saprei ridirti il tuo pensiero, tutto, come t' passato nel cervello. Figurati: non meriti niente, niente; niente meriti! Voialtri uomini! Vedete? Volervi bene, dirvi che vi vogliamo bene, lo stesso che dirvi un'impostura. Tradirvi bisogna, tradirvi. Allora siete contenti.

Lui - (ride con un bel riso giovanile, scrosciante come una fontana) Basta, basta Rosy; ora mi soffochi di parole. Andiamo: pace; pace!

Rosy - Ma non sei mica persuaso! No, no, non sei persuaso che io sia una donna sincera. E sono sette mesi che ci conosciamo! ma forse anche te sei di quelli che ritengono che per conoscere una donna non basta tutta la vita.

Lui - Ma se ho scherzato!

Rosy - Perch una teoria che io non condivido, sai.

Lui - Ma che ti salta in mente?

Rosy - A me piace l'uomo che mi conosca di colpo: T, t, t. Quelli che ci impiegano tutta la vita non sanno amare! Credi a me.

Lui - Hai ragione: un disastro se la vita bastasse appena appena a farci conoscere una donna sola.

Rosy - (con una acuta punta di gelosia) Ah si ? E quante ne hai conosciute tu ?

Lui - (pronto) Dimmi tu, prima: quanti?

Rosy - (dopo una pausa) Sei crudele!

Lui - Ti crucci?

Rosy - Il torto mio: e tu ti diverti a torturarmi perch ti senti pi giovane di me, e mi rimproveri gli anni...

Lui - (pronto le serra le labbra con la bocca) Non proseguire: ti proibisco: stai .dicendo sciocchezze. Dimmi invece: ti pentirai poi di essere venuta a Roma con me, di aver lasciata la tua villa? '

Rosy - No, se mi vorrai sempre bene. Tu piuttosto ?

Lui - Mai! Mai!

Rosy - Ho maggiore esperienza di te: frutto degli anni!

Lui - E da capo!

Rosy - Passata la fiammata ti sar d'ingombro; bada, pensaci.

Lui - No!

Rosy - Sarebbe molto penoso, sai, perch l'amore non cessa mai in due amanti alla stessa ora!

Lui - No, basta!

Rosy - Deciso, allora! Mi porti con te!

Lui - Decisissimo, partiamo insieme. Aspetto il telegramma della Direzione del Costanzi di Roma.

Rosy - E' la prima volta che fuggo di casa; la prima volta che abbandono mio marito!

(Rumore di carrozza sulla ghiaia del giardino).

Rosy - (levandosi di scatto con le pupille dilatate dallo stupore) Sarebbe la prima volta anche questa! (Accosta cauta il capo alla stessa della persiana socchiusa).

Lui - (segue sospeso e convulso la donna; la prima sorpresa che gli capita da quando ha cominciato a entrare negli orti d&gli altri).

Rosy - (che non alla prima forse, rientra ostentando un viso tranquillo, esperienza anche questa degli anni) Proprio lui che torna! Oh ma non mica una situazione tragica, sai; no; (ride per rinfrancarlo) Vi conoscete: vive anche lui nel mondo dei teatri, come impresario: siete anche un poco amici vero? Tu non sei in procinto di partire per Roma? Sei venuto a congedarti! (Ride per infondergli coraggio). Caro, caro, caro. Sei pallido: due colpettini sulle guance: cos! Ah, ah, (con altra voce, sonora, squillante) Roma? Ah, una citt di Paradiso; beato lei, beato lei! (Passo pesante e colpi di mazza sui gradini di marmo; un raschio di gola molto accentuato: prudente, Matteo! e anche un colpettino alla porta prima di entrare).

Matteo - (niente di truce: aria sorridente) Non disturbo mica?

Lui - (si alza e va premuroso incontro al cavaliere) Cavaliere...

Rosy - (secca) Non disturbi affatto.

Matteo - Dunque si va a Roma?

Lui - (dilatando gli occhi dallo sbalordimento)

-Come? sapeva? Io ero venuto apposta...

-

Matteo - Anch'io: tornato indietro apposta. Avevo bisogno di parlarle: affare importante!

Lui - (male nascondendo il turbamento) Con me?

Rosy - Affari? Allora vi lascio soli. Maestro, tbuon viaggio e auguri. Merita tanta fortuna lei. Arrivederci - (esce).

Lui - (pallido; si sente mancare ogni appoggio: come abbandonato in una tempesta; per darsi un contegno spunta e riappunta uno spillo d'argento alla cravatta).

Matteo - (poggiando placidamente l'una e l'altra mano sul pomo della mazza e poi poggiando sul nodo delle mani il largo faccione molle)

- Noi dunque ci incontriamo ogni mattina da sette mesi sulla stessa strada, maestro.

Lui - (sempre sbalordito) Gi; vero.

Matteo - Per il viale di Santo Stefano.

Lui - Sicuro.

Matteo - M'accorgo che le fa meraviglia la precisione dei miei ricordi; sono un osservatore straordinario; da venti anni ho appreso l'abitudine di osservare tutti quelli che incontro la seconda volta sul mio cammino.

Lui - Faccio una passeggiata ogni mattina in bicicletta, fuori di citt: prescrizione del medico.

Matteo - E io la faccio ogni mattina dentro la citt: volont mia!

Lui - Non capisco.

Matteo - Mi spiego. Noi ci incontriamo da sette mesi ogni mattina alla stessa ora, sullo stesso viale; lei in bicicletta, io in carrozza: buon giorno, cavaliere; ciao, maestro; e la carrozza segue la traccia delle gomme della sua bicicletta, mentre la sua bicicletta segue la traccia delle gomme della mia carrozza.

Lui - E crede forse che io...

Matteo - (sempre placidamente) Non credo: so.

Lui - E crede allora?

Matteo - Anche questo, non credo: so, maestro.

Lui - (squassa la capigliatura e si alza gesticolando come se avesse in mano la bacchetta dell'orchestra) Oh, ma io protesto, cavaliere: io so di non poter rimanere neppure un attimo sotto un'accusa cos ingiuriosa. E' falso: quello che le hanno raccontato sulle mie relazioni con la signora Rosy una volgare calunnia; io sento tutta la forza di dover protestare e non permetto nel modo pi assoluto che si possa cos facilmente intaccare...

Matteo - (non si scomoda, mani e viso sulla mazza; gli occhi in su, sogguarda tranquillamente il giovane maestro; vuole aiutarlo a esprimere l'idea che s' intoppata) Intaccare?...

Lui - (sconcertato dalla, calma del cavaliere non riesce pi a ritrovare il filo spezzato e piano piano si lascia scivolare nuovamente dentro i braccioli della poltrona).

Matteo - (dandogli un colpetto sul ginocchio) Andiamo; dovrei essere io, secondo le regole comuni a sbraitare, a scagliar fulmini e invece lei che si scalma cos!

Lui - Ma le giuro, cavaliere...

Matteo - No, non giuri niente, ho sbagliato a dire che da sette mesi noi facciamo la stessa strada ogni mattina?

Lui - Questo non dice che io sia...

Matteo - ... l'amante di Rosy? certo: ma io so anche il resto. Ma non quello che pi mi preme in questo momento.

Lui - (non riesce a dissimulare, tra l'espressione di meraviglia, un segno di sollievo; niente tragedia, pare! che bravo uomo quel cavaliere!).

Matteo - Ma davvero anche lei uno di quelli che credono che un marito sia proprio l'ultimo ad accorgersi dell'infedelt della propria moglie? Se di questa opinione si inganna; e pu credere a me; oh pu proprio credermi. Io posso vantarmi di tanti amanti di mia moglie ed un vanto! nessuno mi sfuggito. Potrei dirle che numero lei nella lista!

Lui - (sente sempre pi sollevarsi: ma un galantuomo addirittura questo Matteo!).

Matteo - Potrei dirle il giorno che lei venuto qui la prima volta: ventotto di aprile.

Lui - - Non... ricordo.

Matteo - Dopo il concerto al Filarmonico.

Lui - Mi pare.

Matteo - In una carrozza di piazza: alle sette.

Lui - Mi pare.

Matteo - Stia certo; non m'inganno. M'accorgo per che le stupisce la mia franchezza e la mia calma. Le spiego: questione di vedere il mondo sotto un certo asptto: Sono alieno dalle tragedie. Oib. Poi... poi, poi, non mi sono ribellato la prima volta, non potevo davvero farlo la seconda. Le dir di pi; la prima scoperta fa una certa impressione, le altre... Oh niente; ne caldo n freddo. Dov ero dunque! Andiamo ai fatti... Si, ai fatti: che dico io. Lei l'ultimo amante, e fin qui niente di male: anzi io la conosco, stimo molto il suo ingegno: non mi intendo di musica, ma so che un bravo musicista, un valente direttore d'orchestra. Lo sa che mi ha fatto una certa impressione quando entrando l'ho vista impallidire? Scommetto che lei ha pensato subito alla tragedia.

Lui - (rincorato) Non posso negarlo.

Matteo - Costui m'ammazza, si deve essere detto certamente.

Lui - Non proprio cos.

Matteo - Oib. Ho una tremenda avversione per la rivoltella; mai posseduta una. Ma veniamo dunque ai fatti. Io sono tornato apposta in casa prima dell'ora per trovarla. Che cosa pensa di fare?

Lui - (un po' smarrito) Che cosa penso di fare?

Matteo - Si: di mia moglie.

Lui - Niente!

Matteo - (sollevando il mento dal nodo delle mani) L'abbandona?

Lui - Una volta sorpreso avrei pensato di...

Matteo - (con una punta d'ironia) Brav!

Lui - No, no, no; ma giacche lei cos...

Matteo - Cos?...

Lui - Cos...

Matteo - Condiscendente? Va bene, condiscendente, per non fino al punto da lasciarmela portar via di casa, da lasciargliela portar via di citt in citt, come una ragazza qualsiasi, no! sa, no! questo se lo levi di testa. E l'argomento proprio questo. Mi comprenda bene. Se non si fosse trattato di ci non mi sarei curato neppure di incomodarla. Lei parte per Roma?

Lui - Dovrei.

Matteo - E Rosy parte con lei?

Lui - Forse.

Matteo - (sollevandosi con tutta fierezza) Ebbene, no! questo no, decisamente no! una forma di onore a cui tengo e che voglio salvare a qualunque csto. Intendiamoci bene. Rubare la moglie come ha fatto lei, come hanno fatto gli altri un rubare per modo di dire; non c' furto; mi tocca fino ad un certo punto; ma strapparmela di casa, toglierla alle mie abitudini, farmi rimanere solo sotto il tetto coniugale dopo tanti anni, ah, perdio, questo non l'ho mai permesso a nessuno, ne lo permetter a lei, egregio maestro.

Lui - E' Rosy che si incapricciata.

Matteo - Le passer!

Lui - Io rado a dirigere la stagione al Costanzo

Matteo - Ma Rosy non diriger un cavolo. Stia sicuro. C' un limite a tutto, sa? E c' un limite perdio che nessuno passer. E poi, e poi, e poi? lei non ha pensato al resto; lei, giovane, lei entusiasta, lei innamorato non ha riflettuto a quello che pu avvenire dopo. I capricci passano e le donne restano (ha aggrottato le ciglia con fierezza) Lei la conosce da sette mesi; io la conosco da venti anni (con impeto appuntandogli contro il viso l'indice teso) La sfido...

Lui - (ha un moto istintivo di paura sotto la minaccia e sbarra gli occhi).

Matteo - ... a tenersela venti anni come l'ho tenuta io (respiro di lui) i capricci passano e le donne restano. Ma Rosy deve restare con me; s'intende. Lei non ci pensa, ma ci penso io; lo scandalo, i giornali, le rivelazioni, le lettere pubblicate sul Carlino, i ritratti stampati; cosa dice? No, no, no! I giornali stamparono il mio nome quando il Governo si benign di crearmi cavaliere, ma basta! basta per, niente altro. Ho 55 anni, mi sono creata una vita tranquilla fatta di abitudini; ho avuto la ricchezza, ho vissuto senza fastidi, senza brusche scosse, ho bisogno di tante comodit e adesso, alla mia et, a questo punto vuole ohe io lasci tutto crollare sotto uno scandalo clamoroso? Levatevelo dal capo tutt'e due.

Lui - Ma a dir la verit io...

Matteo - A Roma lei ci andr solo - (poi raddolcendo l'irruenza) solo, solo, egregio maestro.

Lui - Bisogna convincere la signora.

Matteo - Non si muover dovessi inchiodare porte e finestre (con un pensiero che gi da un poco gli fa capolino nel cervello) Lei tiene proprio molto ad andare a Roma?

Lui - Il Costami un gran teatro!

Matteo - Oh il nostro Comunale non da meno del Costanza; il nostro Comunale, caro lei, il primo teatro d'Italia, dopo la Scala e... qualche altro: il Comunale di Bologna ha fatto conoscere Wagner in Italia! Insomma se le si proponesse la stagione al Comunale?

Lui - Non rifiuterei. Mi piace Bologna.

Matteo - Si? E allora tutto va bene. Tutto accomodato. Per il Comunale garantisco io. Che impegni ha con Roma?

Lui - Aspettavo un telegramma.

Matteo - Telegrafi che rinuncia. Mi metto in giro questa mattina stssa ; sono dell'Impresa: faccio riunire prima di sera la Commissione per la stagione d'opera: garantisco io: garantisco io - (si alzato). Le va la soluzione?

Lui - (gli stringe la mano con effusione) Molto; anzi le confesser che mi preoccupava poco portar via la signora Rosy. Oh Dio; finch qui, tutto va; ma fuori con la vita nuova, che crea altri legami, altri obblighi...

Matteo - (rischiarato) Ma stanchezza no? anche questo m'interessa moltissimo: stanchezza no, ad ogni modo: per carit, mi obbligherebbe a dover ricominciare da capo ad incontrare la mattina un'altra persona sulla mia strada. Non piacevole, detto in confidenza. Ormai io so chi lei: siamo buoni conoscenti: un altro affare. Faccia una cosa; mi scriva il telegramma; lo spedisco io tornando in citt; lei intanto informi la signora con... bel garbo.

Lui - (cava timidamente di tasca la stilografica, stacca dal taccuino un foglio e scrive).

Matteo - (passeggiando mentre aspetta e riprendendo il filo di un pensiero) A un qualunque altro, tanto sarebbe sicuramente un altro, preferisco lei che conosco. E si seguita come prima; ogni mattina alla stessa ora sulla stessa strada, io in carrozza, lei in bicicletta: buon giorno, maestro; buon giorno, cavaliere; e la mia carrozza sulle tracce delle gomme della sua bicicletta e la sua bicicletta sulle tracce delle gomme della mia carrozza. La tranquillit a questo mondo tutta una cosa relativa, creda a me.

FINE

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