BELLA
Commedia in tre atti
di CESARE MEANO
PERSONAGGI
BELLA
GIOVANNI VIERI
VALERIO VIERI
TILLA
IL DOTTOR LANI
IN POLIZIOTTO
UN ALTRO POLIZIOTTO
LA VICINA
IL VICINO
L'INFERMIERA
Oggi, in un sobborgo di una grande citt.
ATTO PRIMO
Siamo al piano terreno d'una vecchia villetta, sorta in campagna molti anni or sono e, oggi, raggiunta dalle propaggini della citt. Vediamo a sinistra la stanza di soggiorno, che al fondo s'apre nel vestibolo, e, a destra, una camera da letto. Fra i due ambienti, una parete con una porta. Nel vestibolo vediamo la porta d'ingresso, che s'apre sulla strada, e la, scala che sale al piano superiore; nella stanza di soggiorno, una tavola rotonda, una credenza, vecchie sedie, una radio e, in prima quinta a sinistra, la porta che immette nella cucina. La camera da letto arredata normalmente: letto matrimoniale, armadio, specchio, cassettone; sul comodino, in prima quinta a destra, il telefono. C' anche una finestra, nella parete di destra, che s'apre sulla strada; e, nella parete di fondo, una porta. E' notte. Tutte le luci sono accese. La finestra spalancata. Bella sola, in semplice abito da passeggio, estivo.
Bella - (fuma, seduta sul letto, dando segni d'inquietudine; d'un tratto s'irrigidisce in ascolto; poi accorre alla finestra, si sporge; parla, delusa, a qualcuno che passa nella strada) Buona sera! (Nella voce una leggerezza forzata).
La voce del vicino - (stupita) Signora!
La voce del
La Vicina - Come mai cos tardi?
Bella - Aspetto Valerio. Non ancora rientrato.
La voce del vicino - (scherzosa) Ah, quel Valerio, quel Valerio!
Bella - E poi... troppo caldo, stanotte!
La voce del vicino - Vento di mare.
Bella - Sicuro! E a sentirlo dire, pare che il mate debba essere vicino. Invece...
La voce del vicino - Pi di cento chilometri!
La voce del
La Vicina - Noi siamo stati a nozze, sai? Grande pranzo di nozze in casa di Bettina. Magnifico! Eravamo in venti. Anzi: esattamente, ventidue. C'era anche...
La voce del vicino - (interrompendo) Ehi! Domattina, all'ufficio, chi deve andarci? Io, no? E se cominci i tuoi discorsi...
La voce del
La Vicina - Hai ragione. Ti racconter domani, Bella. Buona notte.
Bella - Buona notte, cara.
La voce del vicino - Buona notte, signora. E mi scusi. Ma se non dormo almeno tre o quattro ore...
Bella - Vada, vada a dormire. E buon sonno!
Le due voci - (allontanandosi) Arrivederci!
Bella - (si stacca dalla finestra, ma subito vi torna) Scusate! Che ora al vostro orologio? Il vento non mi fa sentire il campanile, stanotte, e non sono sicura che il mio...
La voce del vicino - (gi lontana) Manca un quarto alle tre.
Bella - Grazie.
Le due voci - (sempre pi lontane) Arrivederci!
Bella - (rientra; si agita e parla quasi senza voce) Un quarto alle tre... un quarto alle tre... (Esita; pensa; corre al telefono; cerca un numero su un libretto; lo compone; aspetta impaziente; poi) Pronto! Ghita? Sono io: Bella. No, no, non spaventarti. E scusa se ti telefono a quest'ora. E'... una cattiva azione telefonare a quest'ora. Ma Valerio... stato da voi, Valerio, stasera?... No?... (Animata) S' incontrato con tuo marito, forse? (Avvilita) Ah... Niente, niente. (Finta) Sono perfettamente tranquilla. E perch non dovrei essere tranquilla? (Ascolta; poi) Gi telefonato, s: anche ai Ravelli; anche al dottor Lani; s, s: a tutti... No, non proprio a tutti, naturalmente; volevo dire... Ma non importa. Sono tranquilla, ti ripeto. Grazie, cara. E perdonami. Buona notte! (Riaggancia il ricevitore; fa per tornare alla finestra; cambia idea; passa nella stanza di soggiorno; apre un libro: lo depone; accende la radio; cerca un'onda; trova una musica lontana, triste e lenta; ascolta per un attimo, poi ritorna rapidamente al telefono; cerca di nuovo un numero; lo compone; aspetta la risposta, che non arriva; riaggancia il ricevitore; corre a staccare la radio, insofferente; nel silenzio improvviso, ode qualcosa; alza il capo; ascolta; poi raggiunge il vestibolo e, rivolta all'alto, chiama) Giovanni! Giovanni!
La voce di
Giovanni - (dall'alto) Che c', Bella?
Bella - Ti ho sentito Camminare, e... (Come,sorpresa da un rumore che venga dalla strada, ripete l'azione iniziale, ma, a pochi passi dalla finestra, si ferma).
Giovanni - (scendendo) Ma che c'? (Entra nella stanza di soggiorno) Bella!
Bella - (ritorna sui suoi passi) Sei ancora alzato, anche tu.
Giovanni - - Pio lavorato. Non avevo sonno. Hai bisogno di qualche cosa?
Bella - No, no. (Cerca di dominare la propria inquietudine) Volevo soltanto dirti che Valerio non ancora rientrato. Volevo gridartelo di qua... cos: perch lo sapessi anche tu. Ma poi mi sembrato di sentire un passo nella strada, e... Mi spiace che ti sia disturbato a scendere.
Giovanni - Io... io lo sapevo, che Valerio non era rientrato. Di sopra, quando rientra, lo sento. E non faccio fatica a sentirlo. Quando richiude la porta lui, una cannonata!
Bella - (un piccolo riso forzato) Proprio una cannonata! E io lo sgrido sempre: ma lui...
Giovanni - (sedendo) Questa notte, la fa pi lunga del solito. Chi sa quante discussioni!
Bella - Discussioni?
Giovanni - Come sempre. Politica.
Bella - Io non credo che sia stato coi suoi amici.
Giovanni - E come puoi non crederlo?
Bella - So... so che non stato coi suoi amici.
Giovanni - (un po' inquieto a sua volta) Lo sai?
Bella - Ho telefonato a tutti.
Giovanni - (con tranquillit voluta) Ah... Non "immaginavo che telefonassi per questo. Sentivo la voce; ma le parole...
Bella - Nessuno l'ha visto. Nessuno. Mi hanno risposto: non venuto, non lo vediamo da un pezzo, da tanti... (Di nuovo ascolta, verso la finestra) No. Mi pareva... Di nuovo come prima: un passo. E, invece, niente. (Riprende) Ho telefonato anche ai Frini. Ma non sono venuti all'apparecchio. Certo dormivano. E' tardi. Molto tardi. Le tre, Giovanni, le tre!
Giovanni - Lo so, Bella. Vuoi una sigaretta? (Ne offre).
Bella - Grazie. Ho gi fumato tanto. Da quando siamo sposati, non ha mai tardato cos. E uscendo non me ne ha detto niente. E neppure mi ha telefonato per avvertirmi. Da quando siamo sposati... Un anno: fra nove giorni sar un anno.
Giovanni - (fumando) Gi.
Bella - Non mai accaduto questo.
Giovanni - Forse vero. Anzi: vero senz'altro. Ma non mi pare che...
Bella - (tesa, con gli occhi fissi) E poi...
Giovanni - Che cosa?
Bella - ...gli occhi... gli occhi che aveva staserai
Giovanni - Che occhi? (E, come lei non risponde) Bella!
Bella - (trasalendo) Come?
Giovanni - Hai detto gli occhi che aveva stasera...
Bella - (pentita d'aver parlato troppo, cercando di rimediare) Ho detto cos? Strano. Non capisco davvero che cosa volessi dire. O forse... non mi sono spiegata; forse ho detto qualche altra cosa, e a te sembrato... (Rinunzia alla finzione) No, Giovanni, scusami. Con te posso essere sincera. Vero, che lo posso? Sei suo fratello, e anche un poco fratello mio. Ci conosciamo fin da bambini, tutti e tre. Posso essere sincera, e devo esserlo. (Un respiro) Che occhi aveva stasera! Lucidi, sfuggenti, pieni di cose. E le mani fredde. Quando mi ha abbracciata per salutarmi, le ho sentite sulla schiena, le sue mani, cos fredde... Io tutta calda, con questo vestitino leggero, e le sue mani... come se fossero bagnate. (Un atto di ribrezzo) Oh! (Pausa).
Giovanni - (dopo la pausa) Bisogner dirgli che non ti lasci pi sola. Sei troppo impressionabile. E lo sei sempre stata. Chi sa che pensieri ti sei messa in capo, mentre l'aspettavi! Dovevi chiamarmi prima. Ti avrei fatto compagnia. Ti avrei detto subito quello che ti dico ora: sta' tranquilla! (Non sincero) Anche se non stato con i suoi soliti amici... Che vuol dire? Avr fatto qualche nuova conoscenza; forse in quel caff dove gli piace andare, o forse... (Un respiro) Tu dici: gli occhi... le mani fredde... Ma no, Bella! Impressioni tue, fantasie; o, tutt'al pi, qualche suo piccolo malessere passeggero, di cui non si rendeva neppure conto. (Un altro repsiro) Dovevi chiamarmi prima. Io lavoravo, s, ma non era un lavoro urgente. (Come per svagarla) Sto traducendo un romanzo americano. Interessante. Si tratta... Ma forse tu lo conosci, anche se non puoi ancora averlo letto. Ne hanno gi fatto un film: con un altro titolo, secondo la loro abitudine. L'avrai notato anche tu, e chi sa quante volte, con tutti i libri che leggi... Cambiano il titolo. E noi guardiamo il film e pensiamo: ma questo lo conosciamo, questo l'abbiamo gi visto. Poi ci ricordiamo di qualche libro letto. (Stocco) Qual stato il tuo libro d'oggi?
Bella - (senza averlo ascoltato, improvvisamente) Senti!
Giovanni - Che cosa?
Bella - Io vado a cercarlo. Tu rimani qui, ti prego. Se arrivasse prima di me, digli... che ero un po' inquieta, ecco, e sono uscita per vedere se lo incontravo. Ma senza dare importanza alla cosa, mi raccomando! Tu sai: non vuole essere osservato; una mania: guai a osservarlo, a interrogarlo...
Giovanni - Ma dove vuoi andare?
Bella - Non so neppure. Prover... s: in quel caff che dicevi, se ancora sar aperto, poi... anche in quella sala da ballo che c' sulla piazza.
Giovanni - E tu credi che Valerio...?
Bella - Io so, so quello che penso. E non c' niente di male, no?,' che io esca per incontrarlo: niente di male. Mi calmer... mi calmer i nervi.
Giovanni - (affettuoso) Peggio del salito, stanotte, i tuoi nervi.
Bella - Succede, Giovanni. Ma, anche per questo, niente di male! Una povera donna... Ti ricordi vostra madre? Non ha salute, quella piccina . Mi pare ancora di sentirla. (Verso l'uscita) Vado. Arrivederci.
Giovanni - (senza muoversi) Arrivederci, Bella. Ma io sono sicuro che... (Ha visto la donna uscire; resta col capo rivolto verso la porta; finch un rumore non lo riscuote. Tilla s' affacciata alla porta di sinistra, piccola e bianca, col grembiule da cameriera) Perch ti sei alzata, Tilla?
Tilla - Sono alzata da un pezzo, signor Giovanni. ; Da quando la signora ha chiamato lei. Mi sono svegliata di soprassalto. Ho avuto paura.
Giovanni - Paura? E perch paura?
Tilla - Volevo venire prima, per domandare alla signora se aveva bisogno di qualche cosa. Ma poi ho sentito che parlavate, e non ho osato.
Giovanni - (bonario) Sei rimasta di l, e hai , ascoltato.
Tilla - Me ne ricordo anch'io, sa, di quando la loro povera mamma diceva: Non ha salute, quella piccina. Me ne ricordo molto bene. Di tutto mi ricordo molto bene, io: di quando eravate piccoli, e poi, di anno in anno... quando andavamo in campagna e trovavamo, in campagna, Bellina. La chiamavamo Bellina, allora. Si ricorda? Tutti gli anni la trovavamo pi alta. E io, nel vedere crescere lei, mi accorgevo che crescevate anche voi, e che io invecchiavo, si capisce.
Giovanni - (non senza tenerezza) Va' a dormire, Tilla. Ti par l'ora di far chiacchiere, questa? Domani sarai stanca.
Tilla - Non dormirei, signor Giovanni.
Giovanni - E perch non dormiresti?
Tilla - (seguendo i suoi pensieri) Lei ha fatto bene, sa, a dire alla signora quello che ha detto: Non niente, non pu essere niente, Valerio sar con gli amici... . Ma ora, che siamo soli, potremmo parlare sul serio, noi due.
Giovanni - (finto) Non capisco quello che vuoi dire.
Tilla - Ma s! Dica pure cos. Ma io parler lo stesso. Se sapesse da quanto tempo avrei voluto parlare con lei! Ma non potevo mai; mancava l'occasione. Adesso, invece... (Voce pi bassa) Si dicono brutte cose, sa, di suo fratello e dei suoi amici. Ed proprio perch so quelle brutte cose che ho paura.
Giovanni - E ancora! Paura... paura...
Tilla - Gi. Come se non avesse paura anche lei. E anche la signora. Non sa niente, la signora, ma... si vedeva bene anche dianzi: inquieta, tutta piena di sospetti. A meno che qualche cosa non abbiano detto anche a lei. C' sempre qualche amico che s'incarica di dire quello che non si dovrebbe. Anche con me, proprio ieri, qualcuno -inutile che le dica chi fosse - Finir male - ripeteva - finir male; quando si vive in quella maniera, o prima o poi.... (Un respiro) Signor Giovanni, gli parli lei. A suo fratello, dico. Prima che sia troppo tardi. E mi scusi, se oso parlare in questa maniera. Ma, dopo tanti anni, un po' come se foste miei figli, voi due. E mi scusi anche per questo, signor Giovanni.
Giovanni - (ha chinato la testa; pensa. Dopo una lunga pausa, parla, senza pia dissimulare) Tilla!
Tilla - Ebbene, signor Giovanni?
Giovanni - Quello che hai detto... s: giusto. E io gi lo pensavo. Dovrei parlargli: prima che sia troppo tardi. Ma difficile. Tu sai com' Valerio: difficile parlare con lui di quello che non vuol sentire.
Tilla - Sempre stato prepotente.
Giovanni - (accorato) S, s, Tilla. Sempre tutto per lui, soltanto per lui, fin da bambino, come se al mondo non ci fosse che lui.
Tilla - Proprio cos, signor Giovanni.
Giovanni - E gli altri... Nemmeno uno sguardo, per gli altri, nemmeno un pensiero. Magari li calpesti, magari li ammazzi... (Nella voce un dolore che sale dal profondo) Ma che importa? Non li vedi neppure. Non esistono.
Tilla - Proprio cos. E anche per la signora...
Giovanni - (colpito) Pei la signora? (Triste) No. Lei no, Tilla.
Tilla - Vedr. Nessun riguardo nemmeno per lei. Crede che siano tutti amici gli amici di suo fratello? Macch! Fra le brutte cose che si dicono, ce ne sono che riguardano proprio... (Quasi senza voce) Donnacce, signor Giovanni, donnacce. Con quell'angelo di moglie, che si tormenta per lui, si rovina per lui. Donnacce della peggiore specie, robaccia senza vergogna, che...
Giovanni - (pia col gesto che don la voce) Zitta! (Guarda la porta d'entrata, che rimasta socchiusa).
Valerio - (entra rapidamente, quasi furtivamente; non vede Tilla; si rivolge a Giovanni) Dov' Bella?
Giovanni - (imbarazzato) Era... era un po' inquieta. E' andata incontro a te. Mi ha pregato di aspettare qui, per il caso che tu arrivassi da un'altra strada prima di lei. E infatti...
Valerio - Non venuto nessuno a cercarmi?
Giovanni - Non credo. Anzi: sono sicuro di no. Bella me l'avrebbe detto.
Valerio - Bene. Allora... (Si guarda intorno; vede Tilla) Ma che fai tu qui, Tilla? (Amaro) Tutti alzati, eh, stanotte? Tutti in allarme. Chi sa poi perch. E chi sa quante chiacchiere!
Tilla - (trepida) Io... ero qui per...
Valerio - (aspro) Va' a letto.
Tilla - (verso sinistra, umile) Sissignore.
Valerio - Subito!
Tilla - Sissignore.
Giovanni - (gentile) Buona notte, Tilla.
Tilla - Buona notte. (Via da sinistra. Valerio passa nella camera da letto; comincia a rovistare nell'armadio, nel cassettone).
Giovanni - (seguendolo) Ma perch mi hai domandato se venuto qualcuno a cercarti? E' strano che tu possa pensare che vengano a cercarti, cos, di notte... E che fai, ora?
Valerio - (ha tolto dall'armadio una valigia, la riempie con febbrile premura, parlando) Dirai a Bella che... Per Dio santo! Non facile.
Giovanni - Che cosa?
Valerio - Inventare... inventare qualche storia per lei. Tu, che leggi, scrivi, traduci, che diavolo fai, tu? Mi dovresti aiutare. Ma s! Una bubbola che possa sembrare vera.
Giovanni - Ma perch?
Valerio - Parto. Devo partire. Non farmi dire troppe cose. Non occorrono. (Fruga nel cassettone, trova denaro) Pochi soldi. Si sa. Sempre pochi soldi, qui dentro. Su, Giovanni, coraggio! Prestami quello che puoi. Svelto!
Giovanni - (cerca nel portafogli) Che cosa hai combinato?
Valerio - (violento) Niente! Non ho combinato niente! E non permetto che si facciano insinuazioni.
Giovanni - Se devi partire cos... (Gli consegna alcuni biglietti di banca).
Valerio - Tutto qui?
Giovanni - Eh... anch'io, sai...
Valerio - Pochi soldi anche tu. Si sa anche questo. Grazie.
Giovanni - Senti, Valerio. Credo che sia venuto il momento di... parlarti.
Valerio - (interrompendolo) Devo partire perch... disgraziatamente, sono stato presente a una grossa lite (tutte menzogne) e non ho potuto non intervenire. Sai come accade: la polizia... Chiama un tass! La polizia... Un tass! (Giovanni verso il telefono. Valerio, continuando) La polizia arrivata, e... No! Non chiamarlo! Meglio che... Arrivederci, Giovanni. Me lo dirai un'altra volta, quello che volevi dirmi, anche se ti pareva che fosse venuto il momento. Per ora, di' a Bella che star fuori tre o quattro giorni, per... un affare, ecco, Un affare importante: quell'affare che lei sa: gli accendisigari. Improvvisamente si offerta una buona occasione, e ho dovuto partire. Telefoner appena arrivato. E per gli altri... bisognerebbe dire che sono partito fin da ieri. (Fissando Giovanni) Fin da ieri.
Giovanni - Se lo crederanno.
Valerio - E tu faglielo credere! Che ci vuole a far credere... (Si interrompe allibito).
Secondo Poliziotto - Mani in alto! (E' apparso a cavalcioni del davanzale della finestra; funta su Valerio la rivoltella. Valerio d'un balzo afferra la valigia; muove di corsa verso il vestibolo).
Primo Poliziotto - Fermo! (E' entrato dalla strada; avanza nella stanza di soggiorno, puntando anche lui su Valerio la rivoltella. Valerio s' fermato di botto; con un gesto rabbioso butta a terra la valigia, che sapre e si rovescia. Giovanni, immobile, senza respiro, in disparte. Il primo poliziotto si avvicina a Valerio) Non agitarti! E' meglio per te. Su le mani! (A Giovanni) Ci scusi, professore; ma purtroppo...
Valerio - (ha alzato le mani) Purtroppo, che cosa?
Primo Poliziotto - Zitto! (Comincia a perquisirlo. Il secondo poliziotto entrato a sua volta; rovista fra le robe ch'erano chiuse nella valigia).
Valerio - E' incredibile, pazzesco. Stavo per andare alla stazione. Devo partire. Affari: i miei affari. Mio fratello lo sa. Domandatelo a lui.
Primo Poliziotto - (continuando la perquisizione) Tuo fratello non sa niente di quello che interessa noi. Lo conosciamo: come conosciamo te. La rivoltella l'hai gi buttata, eh?
Valerio - Mai avuto rivoltella. (Tenta di abbassare le mani).
Primo Poliziotto - Fermo. (Al suo compagno) Guarda anche di l. (Indica la camera).
Secondo Poliziotto - Potremmo tornare domani.
Primo Poliziotto - Meglio subito. (Il secondo poliziotto va nella camera da letto; apre l'armadio, il cassettone).
Valerio - Ma che cosa credete di trovare? Parla tu, Giovanni, parla tu!
Secondo Poliziotto - (di l, senza alzare la voce) Buffone!
Valerio - Chi buffone ?
Primo Poliziotto - Smettila! (Calmo e rispettoso, a Giovanni) Un affare piuttosto importante, professore.
Valerio - Quale affare? Sentiamo un po' quello che avete da raccontarci.
Primo Poliziotto - (sempre a Giovanni) Parlo per lei, professore.
Valerio - Ma posso ascoltare anch'io, no? Cos, almeno, capir qualche cosa, sapr qualche cosa.
Primo Poliziotto - (avvicinandosi a Giovanni, ma sempre osservando in tralice Valerio e senza deporre la rivoltella) Ascolta pure. Ma non muoverti. E su le mani! (A Giovanni, mutando tono, come prima) Un'operazione di contrabbando riuscita male. Capisce, professore? Dopo tante riuscite bene... (A Valerio) Su le mani! (A Giovanni) Contrabbando di tabacco: principalmente, tabacco. Ma il guaio pi. grosso che siamo arrivati noi; e quei signori si sono ribellati. Sparatoria. Capisce, professore? Un agente ferito. Capisce? (Giovanni fa un cenno di assenso, lievissimo).
Valerio - (ironico) Grave, molto grave, davvero, Ma come c'entro io? Secondo voi, dopo un simile j affare , io, che, a quanto pare, potevo darmela a gambe, sarei venuto proprio qui, in casa mia, dove anche un bambino mi poteva pescare...
Primo Poliziotto - Gi. Ma sono cose che accadono: sviste, errori di calcolo..
Secondo Poliziotto - (ripassando nella stanza) Niente.
Primo Poliziotto - (conclusivo) Andiamo.
Valerio - (angosciato) Ma non vero, non vero! Giovanni!
Primo Poliziotto - (togliendo di tasca le manette) Le mani.
Valerio - (obbedisce; e, in un soffio) Giovanni! (Mentre il poliziotto gli chiude i polsi) Non credere, Giovanni, non credere! E dillo anche a Bella, che non vero. E' un errore... un equivoco...
Primo Poliziotto - Buona notte, professore.
Secondo Poliziotto - ...notte.
Valerio - (cedendo alle mani che lo sospingono) Io non ho fatto niente di male; io non so niente di quello che raccontano; io... (Alto) E non fatemi uscire cos! Lei fuori, capite? Potrebbe rientrare ora, incontrarmi... Non fatemi uscire cos!
Primo Poliziotto - (una spinta verso la porta) E basta! Cammina! (Escono con Valerio. Giovanni sempre ritto in disparte, immobile, rigido).
La voce di
Bella - (improvvisa) No! No! Valerio! Valerio! Lasciatelo!
Le voci dei Poliziotti - Attenzione! Fermo! (Colpi di rivoltella) Bada alla donna, tu!
La voce di
Bella - (un grido) No! Assassini! Assassini! Valerio! Val... (Giovanni reagisce al terrore, fa per accorrere fuori).
Primo Poliziotto - (rientrando) Niente paura, professore. (S'ode il rumore di un'automobile in partenza) Ha tentato di scappare. Una ferita alla gamba. Roba da poco. (Tilla, tremando, s' affacciata alla porta della cucina. Il primo poliziotto, continuando) Piuttosto... la signora svenuta. L'ha visto cadere e ha creduto... deve aver creduto che l'abbiamo ammazzato. Mi spiace. Avanti, voi. (Il secondo poliziotto e un terzo entrano portando Bella svenuta) Non avremmo dovuto uscire cos. Aveva ragione suo fratello, ma... Sul letto, piano! (Aiutati da Tilla i due passano nella camera e depongono Bella sul letto) C' una boccetta di sali, qui? o un po' d'ammoniaca?
Tilla - S... s... subito... (Cerca sul cassettone, trova, si affanna intorno a Bella, insieme coi due poliziotti. Giovanni, inutilmente agitandosi, ha partecipato all'azione precedente e ora ritto da un lato, gli occhi fissi su Bella come impietrito dal terrore).
Primo Poliziotto - (sempre a Giovanni) E lei mi dica quel che dobbiamo fare, professore. Vuole che la portiamo noi al Pronto Soccorso? O preferisce... Mi permetta di darle un consiglio: la cosa pi grave, per la signora, non lo svenimento, ma...
Secondo Poliziotto -(tastando il polso a Bella) Mi pare che vada gi meglio. Il polso riprende.
Tilla - (chiamando) Signora Bella!
Secondo Poliziotto - Sssst!
Primo Poliziotto - Vede? (E continua) Non lo svenimento la cosa pi grave, ma il fatto che - capisce, professore? - ha scoperto, ha saputo... e quindi occorrer ragionarla, calmarla, e certo in casa sua pi facile. D'altra parte, noi abbiamo un'altra macchina fuori; e non ci costerebbe proprio niente portarla al Pronto Soccorso. Dica lei, professore. Noisiamo pronti a fare quello che lei vorr. Ma senza perdere tempo, possibilmente. Dobbiamo andare al Commissariato anche noi, per il verbale. E scusi se mi permetto di sollecitarla, ma...
Giovanni - (s' accostato al letto, con dolorosa timidezza) Bella!... Bella!... Mi pare che abbia sentito. (Al secondo poliziotto) Non parso anche a lei?
Secondo Poliziotto - Il peggio passato.
Tilla - Signora Bella!
Secondo Poliziotto - Sssst!
Primo Poliziotto - (sempre a Giovanni) Vuole che lasciamo la signora qui, e le mandiamo subito un medico? Sarebbe la soluzione migliore.
Giovanni - (incerto) Ma forse...
Primo Poliziotto - Preferisce che la portiamo al Pronto Soccorso?
Giovanni - (subito) No, no. E chi ha detto questo? Lei ha ragionato molto bene: bisogna spiegarle, calmarla, e in casa pi facile.
Primo Poliziotto - Perfettamente. La signora resta qui, e noi le mandiamo un medico.
Giovanni - No, no. Nemmeno il medico. Posso provvedere io. Il nostro medico non abita lontano, ed anche un buon amico. La conosce bene. La cura da molti anni. Con una telefonata posso chiamarlo, e in pochi minuti...
Primo Poliziotto - (per andare) Allora, se non le occorre niente altro...
Giovanni - Grazie, grazie di... Mah! Stavo per dire: grazie di tutto.
Primo Poliziotto - (verso la porta) Non ci pensi, professore.
Secondo Poliziotto - Una lezione ci voleva.
Giovanni - (accompagnandoli) Ma che cose! Che brutte cose! Da un'ora all'altra, cos, un dramma che...
Tilla - (al letto di Bella) Mio Dio!
Giovanni - Non so nemmeno che cosa pensare, che cosa dire...
Primo Poliziotto - (dalla soglia) Spiace molto anche a noi, professore; ma vada, vada dalla signora: pu riprendere gli spiriti da un momento all'altro.
Giovanni - Ha ragione. I tre poliziotti - Buona notte.
Giovanni - Buona notte. (La porta rimane aderta. Un'altra automobile parte, si allontana).
Tilla - (sempre al letto di Bella, mentre Giovanni si avvicina) Signor Giovanni.
Giovanni - (con dolorosa stanchezza) S, Tilla.
Tilla - (pianissimo) Era gi troppo tardi.
Giovanni - Gi troppo tardi...
Tilla - Ma che fa la signora? Perch sta cos zitta? Io non capisco. Respira come se dormisse, e intanto... Dobbiamo fare qualche cosa, signor Giovanni!
Giovanni - Certo. Faremo tutto quello che occorrer. Chiameremo il medico e... Ma forse sarebbe meglio poterle parlare, prima, poterle spiegare...
Tilla - (sempre pianissimo) S, s. Il signor Valerio! Che cosa avranno fatto al signor Valerio? Quell'uomo diceva...
Giovanni - (spiando il volto di Bella) Zitta!
Tilla - Uno spavento! I colpi... le grida... oh, signor Giovanni, che prima di morire dovessi vedere anche questo! E la vostra povera mamma, se sapesse...
Giovanni - (senza durezza) Basta, Tilla. E vattene.
Tilla - Oh no, signor Giovanni!
Giovanni - Che vuoi fare qui? A che vuoi servire? Va' a letto. Chiuditi nella tua camera. Non pensare pi a quello che successo.
Tilla - Ma la signora avr certo bisogno.
Giovanni - (un po' scostandosi dal letto) Di quello che io le dir, Tilla. Avr bisogno, prima di tutto, di quello che io le dir. Ed bene che io sia solo con lei.
Tilla - Questo giusto, signor Giovanni; ma...
Giovanni - Quando le avr parlato, ti chiamer; se ci sar bisogno di te, naturalmente; ma io spero che si addormenti e...
La Voce del
La Vicina - (dalla porta, affannosa) Bella! Bella! Si pu entrare?
La voce del vicino - Signora Bella! Signor Giovanni!
Giovanni - (molestato) Ecco: hanno sentito; hanno veduto, forse; e ora... C'era da aspettarselo.
La Vicina - (affacciandosi alla porta) Bella! Si pu entrare?
Il Vicino - (alle sue spalle) Signora Bella!
Giovanni - (rapido e sommesso) No, no. Va' fuori Tilla. Non lasciarli entrare. Di' che non sai niente.
Tilla - (fra s, andando) Non so niente, non so niente...
Giovanni - E che la signora sta poco bene. Solo questo. E rimani fuori, se venissero altri... Qui non deve entrare nessuno.
La Vicina - Bella!
Giovanni - (a Tilla) Va'! Va'!
Tilla - (alla porta) Signora...
La Vicina - Oh, Tilla! Ma che cosa...?
Tilla - Niente, niente, signora. Ora le dir. No, no. Entrare no. Abbiano pazienza. Buona sera, signore. Ora vi dir. (Esce sospingendo i due importuni e chiude alle proprie spalle la porta. Giovanni in punta di piedi va a spegnere la grande luce centrale. Nel silenzio si ode un campanile battere le ore: tre e mezzo).
Bella - (senza aprire gli occhi) Il vento... il vento cambiato...
Giovanni - (accorrendo al letto) Che hai detto, Bella?
Bella - Il campanile... prima non si sentiva... c'era il vento del mare...
Giovanni - E' vero. Portava via il suono delle campane.
Bella - S.
Giovanni - Sono contento d'aver risentito la tua voce, Blla. Come va? Vuoi qualche cosa? Posso chiamare il dottor Lani, se credi. Io non l'ho ancora chiamato perch...
Bella - Cento chilometri... cento chilometri per arrivare al mare... e quando si dice che c' il vento del mare...
Giovanni - Ti ho domandato come ti senti, Bella.
Bella - ...il vento del mare...
Giovanni - Ti ho anche domandato se devo chiamare il dottore.
Bella - ...sembra che il mare debba essere vicino... e invece...
Giovanni - Non mi rispondi. Ma, forse, non occorre che tu mi risponda. Vedo che sei tranquilla. Immagino che tu abbia sentito quello che hanno detto quegli uomini. E' stata una cosa da nulla. Una ferita alla gamba. Non doveva tentar di scappare. Ha perduto la testa. Ti ha vista, ha sentito quel tuo grido... Mi sono spaventato anch'io, sentendoti gridare in quel modo. E poi, quei colpi... Di notte, tutto sembra pi terribile. Ma la verit non affatto terribile. Se non tentava di scappare, si sarebbe risolto tutto in poche ore. Mi ascolti, Bella?... Non ha fatto niente di male, Valerio. Prima che arrivassero, mi ha raccontato tutto. Se tu non fossi uscita a cercarlo, avresti sentito, e sarebbe stato meglio. Comunque... una sciocchezza, sai! Una piccola, stupida disgrazia. Pensa: si trovato presente a una rissa. Te lo dicevo io, ti ricordi? Discussioni, discussioni. La solita politica. Si trovato presente a una rissa, e non ha potuto fare a meno di intervenire. Poi la polizia arrivata e... e... (Non riesce a continuare la menzogna) Non so quale possa essere l'imputazione che gli faranno, ma, senza dubbio, sar lievissima: e fra pochi giorni...
Bella - (in un gemito) Stanca...
Giovanni - Che dici?
Bella - Stanca... stanca...
Giovanni - Lo credo. Un'emozione cos forte...
Bella - (tentando di levarsi a sedere) Ma chi che parla?
Giovanni - No, Bella. Non muoverti. Rimettiti gi, da brava. (La costringe a riadagiarsi) Tanto, non possiamo far nulla, ora. Ma domani...
Bella - Chi che parla?
Giovanni - Io, Bella: Giovanni. Ci sono io solo, qui, con te. Se tu aprissi gli occhi... Perch non apri gli occhi?
Bella - (smaniando) Inutile, inutile... la finissero di chiamarmi, almeno! E quell'uomo... che cosa vuole? Con la mano... un segno... con la mano... non capisco... Oh, che male, che male! La testa!
Giovanni - (inquieto) Aspetta. Un po' d'acqua sulla fronte. Ti far bene. (Bagna una pezzuola nell'acqua d'una brocca) E domani, ti dicevo, cercheremo un buon avvocato. Credo gi di saper a chi far capo. Un amico del dottore. Devi conoscerlo anche tu. Un omone non pi giovane... la barba grigia... (Applica la pezzuola sulla fronte di Bella).
Bella - (un brivido) Freddo!
Giovanni - Freddo, eh? Forse... (Le prende un polso) S, certamente hai febbre. Fammi sentire. (E' attento alle pulsazioni) Un poco me ne intendo, io: in guerra, ho fatto anche l'infermiere. Ma certo non pensavo che, un giorno, l'avrei fatto per te. (Pausa) S. Febbre. Febbre alta. Se tu potessi dormire... Questa tua tranquillit un bene, certo, un grande bene, per... mi inquieta. E anche la febbre, naturalmente. (Deciso) Ora chiamo il dottore. E' meglio, no? Lui verr subito; sapr quello che occorre fare per te, e lo far, anche perch tu possa dormire. D'accordo? (Aspetta) Bella! (Aspetta ancora) Be', se non vuoi rispondere, decido per conto mio, e lo chiamo. (Si avvicina al telefono. Bella, di nuovo smaniando, si leva a sedere. Giovanni ritorna rapido a lei) Ah no, Bella! Anche se ti volto le spalle, tu non devi muoverti... Ma che fai? Che c'? (Osserva un gesto ch'ella ripete, sempre con gli occhi chiusi, come per raggiungere con la mano i propri piedi) Ah... le scarpe. Aspetta. Faccio io. Sono il tuo infermiere, no? E non neppure difficile. Queste scarpette da estate... Una sola fibbietta da sciogliere e... Fatto. (Si incanta a guardare i piedi nudi di Bella, con una fissit morbosa).
Bella - (dopo una pausa, senza riaprire gli occhi) Non parli pi?
Giovanni - (trasalendo) Come?
Bella - (sempre immobile, con gli occhi chiusi) E che cosa guardi?
Giovanni - (intimidito) Io?
Bella - Guardavi qualche cosa...
Giovanni - (a disagio) Come puoi sapere se guardavo qualche cosa? Non hai ancora aperto gli occhi.
Bella - Eppure... s: guardi di nuovo qualche cosa e... Dov' andato quello che c'era prima? Quello che stava sulla porta e mi faceva cenno... No, no: quello che parlava. Dov' andato quello che parlava?
Giovanni - Ero io, Bella.
Bella - Tu? Mi pareva che non fossi tu. (Sempre con gli occhi chiusi) Ma lo stesso. Io vorrei... s: mi piaceva... la voce... tante parole leggere...
Giovanni - (a poco a poco rianimandosi) Posso parlare ancora, se vuoi. Forse i miei discorsi ti conciliano il sonno. Magari, eh? Meglio del dottore, meglio di tutte le medicine, un buon sonno. Posso parlare ancora. Certamente. Posso dirti... oh, tante cose, Bella! Sono sempre stato un chiacchierone. Guardo una cosa e subito, dentro di me, nascono tante parole... Tu volevi sapere che cosa guardavo, Bene: guardavo i tuoi piedi. E ora so quello che pensi. Chiacchierone e un po' matto, vero? Tu l'hai sempre detto. E Valerio, poi... Guardavo proprio i tuoi piedi, Bella, e mi veniva in mente... Cos bianchi, lisci - forse il colore di questa coperta che li rende cos bianchi - fanno pensare... indovina! (Un respiro) Eh no! Non riuscirai. Fanno pensare ai piedi degli angeli. Hai capito? Gli angeli dipinti, si sa, che quelli veri non li ho veduti mai. E non li vedr mai, credo. Poi... Strano! Non l'ho capito subito, ma adesso... Mentre ti toglievo le scarpe, avevo l'impressione di fare una cosa che avessi gi fatta. E adesso ricordo. Tanti anni fa, in campagna - forse anche tu ricorderai - eravamo noi tre: noi due e Valerio. Tu avrai avuto dieci, dodici anni. Eri ancora Bellina. Non eri ancora Bella. Sembra un giuoco di parole. E invece proprio cos, e si dicono insieme due cose tutte e due vere. Sei diventata bella diventando donna, mentre prima eri soltanto bellina; e ti chiamavi Bellina. Ricordi? Facevamo una passeggiata in un bosco. Tu eri vestita di rosa. E ti facesti male a un piede. Un sassolino, forse. Valerio era corso avanti, come sempre. E allora tu ti sei seduta per terra. E piagnucolavi. E io ti tolsi le scarpine. Era estate, come adesso: non portavi le calze. Prima una scarpina... poi l'altra... Non ricordavi pi quale fosse il piede che doveva farti male; e io mi davo un gran daffare, a carezzarteli tutti e due... (Accenna con una mano, sui piedi nudi di lei, una carezza) Erano pi piccoli, allora, tanto pi piccoli, bench sembrino ancora oggi i piedi di una bambina... Prima dicevo gli angeli; ma lo stesso, no? Gli angeli sono come delle grandi bambine. E anche tu... (La guarda attentamente in viso; sorride; la chiama senza voce) Bella!... Bella! (Bella s addormentata) Buona notte, Bella! (Si allontana in punta di piedi; vla la luce accesa in capo al letto; raggiunge la finestra: la chiude piano).
Bella - (d'improvviso, con un grido, balza dal letto, corre nella stanza attigua) No! No! Assassini! Assassini!
Giovanni - (l'insegne atterrito) Bella!
Bella - Non ha fatto niente! E' mio! Valerio! Valerio. (Cade in ginocchio, piangendo, balbettando. Giovanni la solleva, la sorregge) Lasciatemi! Tutti intorno a me... da tutte le parti...
Giovanni - Non fare cos, Bella! Calmati!
Bella - Non giusto, non giusto! Dio, Dio, Dio! (Un pianto convulso, infrenabile).
Giovanni - (stringendola a s per sorreggerla, la riconduce verso il letto) Calmati! Non accaduto niente di terribile. Te l'ho gi detto. Fra pochi giorni, vedrai, tutto sar finito, tutto torner come prima. Non fare cos! Bella! Su, su! Di nuovo a letto! Sii buona! Oh, questo tuo pianto! (La costringe a riadagiarsi) Mi pare che non ci sia altro al mondo: questo tuo pianto, e tutt'intorno, la notte, il buio... e io vicino a te. E' la prima volta che ti sto cosi vicino... e cos solo con te... con te, Bella... (Smarrito) No, no! Non si pu stare pi cos! Ora apro la finestra, grido, chiamo, che venga qualcuno, non pi soli io e te, perch io non posso, non posso... (Si domina. Bella continua a piangere, tutta annodata, convulsa) Che sciocchezza! La finestra... la gente... Basterebbe chiamare Tilla. Tilla fuori e... Ma questo tuo pianto, Bella, non finir mai? Non dovevo tenerti qui. Volevano portarti via. Era meglio. Ma andr via io, partir, perch non posso, non posso... (Tace, si irrigidisce) Dio! (Senza voce, come per s solo) Basta! (Corre alla porta d'entrata, chiama forte) Tilla! Tilla! (Ritorna nella camera, raggiunge il telefono, cerca un numero, lo forma, aspetta. Tilla entra cauta, silenziosa, allarmata. Giovanni al telefono) Pronto, dottore? Sono Vieri, Giovanni Vieri. Venga subito, la prego. Per mia cognata. Una crisi. Le dir, le spiegher. Venga subito! Grazie, dottore, grazie! (Riaggancia il ricevitore; si rivolge a Bella sempre piangente) Verr subito. Non piangere pi, Bella! Non piangere pi!
Tilla - Signor Giovanni...
Giovanni - (sfinito) S, Tilla. Ora verr il dottore. Io esco; gli vado incontro, per prepararlo a quello che trover. Tu rimani qui. Ma non parlare alla signora. E, se dicesse lei qualche cosa, chiamami. Io non mi allontaner, naturalmente. Se mi chiamerai dalla porta, ti sentir.
Tilla - S, signor Giovanni. Non parler alla signora. E se lei dicesse qualche cosa...
Giovanni - Grazie, Tilla.
Tilla - ...chiamer. Ma come piange, signor Giovanni!
Giovanni - Forse le fa bene piangere.
Tilla - Forse... (Siede in un canto, vicina al letto) Poveri noi!
Giovanni - (si avvia per uscire) S. Poveri noi! Ma non da oggi, non da oggi.
Tilla - E' vero, signor Giovanni.
Giovanni - (gi quasi sulla soglia, esita, come per correggere le parole che ha detto) Volevo dire... per noi come per tutti: poveri... poveri da sempre.
Tilla - (con accondiscendenza affettuosa) Certamente, signor Giovanni. Per noi come per tutti. (Giovanni esce).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
(Lo stesso ambiente dell'atto primo. La camera da letto chiusa, buia. Nella stanza di soggiorno, che appare vuota, luce diffusa di pomeriggio. Tilla entra dalla porta della cucina, frettolosa, come se fosse stata chiamata da un campanello; raggiunge il vestibolo; apre la porta).
Il dottor Lani - (apparendo nel riquadro) Buon giorno.
Tilla - (emozionata) Oh, dottore! Si accomodi! (Rivolta all'alto) Signor Giovanni! C' il dottore!
Il Dottore - (anche lui rivolto all'alto) Ho qualche minuto per lei, signor Vieri. Venga!
Giovanni - (discende rapido, ansioso; senza giacca) Dottore...
Il Dottore - Anzich chiamare lei... poich venivo da queste parti... (Tilla non senza rammarico esce, ritornando in cucina).
Giovanni - Notizie buone?
Il Dottore - Con ordine, signor Vieri!
Giovanni - Il permesso di andarla a vedere?
Il Dottore - (sedendo) Con ordine, con ordine!
Giovanni - Pi d'un mese, dottore!
Il Dottore - Lo so.
Giovanni - Io ho sempre obbedito...
Il Dottore - Lo so. E obbedir ancora.
Giovanni - (deluso) Ancora?
Il Dottore - (festoso) Per pochi giorni, signor Vieri!
Giovanni - (un attimo di perplessit, poi) Come ha detto?
Il Dottore - Pochi giorni. Abbiamo deciso di dimettere la malata dalla clinica, di riportarla qui.
Giovanni - Riportarla qui... ma, dunque... (Una speranza che gli illumina il viso).
Il Dottore - (serio) No. Non ancora guarita. Crediamo per opportuno dimetterla, sia perch il suo stato morboso, superato il periodo di eccitazione, non costituisce pi pericolo n per lei n per gli altri, sia perch siamo convinti che l'ambiente familiare potr affrettare la convalescenza. Mi segue?
Giovanni - (nuovamente deluso, quasi accasciato) S, dottore.
Il Dottore - A conclusioni raggiunte, oggi posso finalmente informarla di tutto, senza pi reticenze, senza pi cautele. Eh, le sue ansie, signor Vieri, per tutto questo tempo! E i suoi risentimenti, per il mio i non voler dire, non voler spiegare... prudenza professionale, mio caro amico! Ma ora...
Giovanni - Mi dica, dottore!
Il Dottore - Ci troviamo di fronte a un caso - non comune, ma non eccezionale - di confusione mentale acuta provocata da una violenta commozione dell'animo: amenza di Meynert, diciamo noi medici. L'acme della malattia stato regolarmente i superato - questo glielo dissi a suo tempo - e il decorso procede con altrettanta regolarit. Oggi posso affermare che non si riscontra, nella malata e nella sua condotta, nulla che non rientri nel quadro abituale di questa psicosi: allucinazioni, tendenza al ! favoleggiare delirante, falsificazione illusoria della percezione, irrequietezza motoria, variazioni d'umore, deviabilit dell'attenzione, persistente confusione di cose, di ambienti, di fatti, di persone... Per la signora - le faccio un solo esempio, che mi tocca da vicino - io non sono il dottor Lani, il medico che la cura da... da dieci anni, almeno; ma sono... (Giovanni si protende verso il dottore, con inquietudine troppo palese) Niente che debba impressionarla, signor Vieri! Sono, semplicemente, un amico di suo marito. Una volta mi ha chiamato con un nome... Rispolti, mi pare, o Rispolli...
Giovanni - (trepido) Ma allora?...
Il Dottore - Che cosa, signor Vieri?
Giovanni - Per quanto riguarda la sua vita, noi...
Il Dottore - Non posso certo prevedere quale sar il comportamento della malata nei vostri confronti. Ma in base a quanto accaduto... Con ordine, signor Vieri, con ordine! (Un attimo di raccoglimento, poi) Interpretando le parole e gli atti della malata sono riuscito - non senza difficolt - a ricostruire il suo... il suo mondo attuale. Essa ha completamente dimenticato i fatti dai quali fu provocata la commozione che origin la psicosi. Tutto ci che accadde quella notte cancellato dalla sua memoria. Mi segue?
Giovanni - S, dottore.
Il Dottore - La signora convinta che, qualche tempo fa, tra suo marito e lei... lei, signor Vieri...
Giovanni - Ebbene?
Il Dottore - Sia accaduto un... contrasto violento.
Giovanni - Mai niente di simile, dottore!
Il Dottore - Lo credo senza difficolt.
Giovanni - Poca armonia, s, fra me e mio fratello: incomprensioni reciproche, discussioni frequenti; talvolta - dato il suo carattere un po' vivace - qualche urto senza conseguenze. Ma niente di pi, mai niente di pi.
Il Dottore - E invece la signora, evidentemente elaborando in modo delirante il confuso ricordo dei fatti ch'ella ha denunziato - e questa, per me, una chiarificazione, signor Vieri - la signora convinta che sia accaduto fra voi quello che ho detto, e che lei, la signora, per lasciarvi spiegare liberamente fra voi e permettervi di ritrovare la pace, sia partita per un viaggio: un viaggio in mare.
Giovanni - Un viaggio in mare?
Il Dottore - Un lungo viaggio, durante il quale, non volendo vedere nessuno - smaniava e si rattristava ogni volta che qualcuno si affacciava alla sua porta - essa rimasta sempre chiusa nella sua cabina , a leggere. Leggeva giorno e notte, infatti, un libro dopo l'altro, andando continuamente su e gi per la camera, infaticabile.
Giovanni - E ora, dottore? Mi dica!
Il Dottore - Tranquilla, serena, non pi soggetta a fenomeni impetuosi, sulla via della guarigione sicura...
Giovanni - (rianimandosi un foco) Sicura?
Il Dottore - Non mi faccia dire di pi, signor Vieri!
Giovanni - Ma quelle sue fissazioni: la nostra lite, il viaggio?...
Il Dottore - Persistono ancora, naturalmente. Si sviluppano secondo la loro logica. Ma niente - le ripeto - niente che debba impressionarla. Quando la ricondurranno qui, la signora sar logicamente contenta. E perch? Perch penser d'essere ritornata dal suo viaggio, e di ritrovarvi qui tutti e due, pacificati.
Giovanni - Tutti e due?
Il Dottore - Le parlai del suo ritorno, poco fa: la vidi sorridere con profonda soddisfazione. Poi disse: Ricominceremo a vivere come prima; non parleremo mai di quello che accaduto ; e ripeteva queste parole: Non ne parleremo mai, non ne parleremo mai... .
Giovanni - Ma non trovando qui suo marito...
Il Dottore - Vedremo quali saranno le sue reazioni. Lei, nell'informarla, dovr procedere con cautela, naturalmente, con astuzia; dovr essere pronto a illuderla, a secondarla nelle spiegazioni ch'ella stessa dar del fatto. Conoscendola come lei la conosce, potr darmi una collaborazione validissima. E vedr che fra non molto... Questi processi morbosi, per solito, si estinguono gradualmente. Ma non si pu escludere la possibilit di miglioramenti improvvisi, anche se raramente duraturi: sia per una emozione, sia per un cambiamento di vita... Insomma: pazienza e fiducia, signor Vieri. E per la cura... prescrizioni semplicissime. Qui gi tutto scritto. (Alcuni foglietti, che depone sulla tavola) Riposo, calma, opportuna somministrazione di ipnotici, ipernutrizione... (L'orologio) Oh, tardi, tardi! (Si alza frettoloso) Mi far vivo ancora con una telefonata, per confermare il giorno, l'ora. Lei l'aspetter qui. E' bene che lei l'aspetti qui. Verr io, con l'infermiera. Ma vi lascer subito soli. Nessun estraneo, fra voi. Dopo il lungo isolamento, opportuno... anzi: necessario... (Verso la porta) A presto, signor Vieri. E stia di buon animo, anche se sperava... eh s, naturalmente sperava notizie migliori, guarigione in quattro e quattro otto, miracoli... Vedr, vedr: tutto a fin di bene., Arrivederla! (Via).
Giovanni - (dalla porta) Arrivederla, dottore. E grazie! (Buio. Pochi secondi. Poi riappare il medesimo ambiente, in luci di pomeriggio inoltrato. La camera da letto aperta, luminosa. Tilla dispone qua e l vasi di fiori. Giovanni scende dal piano superiore, con eccitata premura) Tilla! Tilla!
Tilla - (sobbalzando) Signor Giovanni!
Giovanni - Arrivano. Ho visto la macchina. S' fermata poco pi avanti. Ho riconosciuto la signora, il dottore...
Tilla - Mio Dio!
Giovanni - Lasciaci soli, Tilla. Apro io.
Tilla - (verso la cucina) S, s, signor Giovanni. Ma mi chiami appena possibile. Tanta voglia di rivedere la signora!
Giovanni - S, Tilla. Va! (Tilla esce da sinistra, richiudendo la porta. Giovanni corre ad aprire la porta d'entrata, poi indietreggia adagio, con dolorosa timidezza).
Bella - (entra seguita dal dottore e dall'infermiera; porta un leggero soprabito da estate; pallida, pare pi giovane, parla con volubilit, si muove quasi d continuo, mutando posto, atteggiamento) Finalmente un po' d'ombra, un po' di fresco... (Vede Giovanni, domina la propria emozione) Ah... siamo... siamo qui... (Giovanni fa un sorriso timidissimo, un accenno a parlare) Zitto!
Il signore - (il dottore) mi ha detto che va tutto bene. (Al dottore) E' questo che mi ha detto, vero?
Il Dottore - Ecco, signora: ho... accennato...
Bella - (senza ascoltarlo, a Giovanni) Ma non ne parleremo pi, mai pi. Non accaduto niente. Io ritorno da una passeggiata. Non ci salutiamo neppure. Come se ci fossimo veduti sempre, tutti i giorni. (Con altro tono, al dottore e all'infermiera) Ma che peccato che non vogliate fermarvi un po' con me! Dovevano venire anche altri amici, e, invece, non venuto nessuno. Una cosa che accade spesso. Si aspetta tanta gente; si pensa: come potremo stare tutti in un giardino cos piccolo? Poi... questo ritarda, quello non viene affatto: impegni, malesseri, dimenticanze... Ma voi potreste fermarvi, almeno un poco. Visiteremo insieme questa casa. Non che io non la conosca. Certamente la conosco. Ma non abbastanza. Non so ancora se mi piace o non mi piace. Durante tutto questo viaggio... Ma no, non si deve parlare del viaggio. Non c' stato nessun viaggio. (A Giovanni) Vero? Io ritorno da una passeggiata. (Trasale come colpita da una voce) Ecco. Mi chiamano di nuovo, e... (Uno sguardo allarmato verso il fondo) No: mi pareva che fosse di nuovo l, quell'uomo... (Stanca, annoiata) Che gente, che gente! Gi gliel'ho detto al telefono. Il treno parte - gridando - il treno parte. Bene. Partisse pure. Io non voglio che mi accusino ingiustamente.
Il Dottore - (scambiando uno sguardo con Giovanni) Signora...
Bella - E' una cosa che... che mi addolora.
Il Dottore - Scusi, signora, ma...
Bella - .Ah, s, le dicevo... (Cerca di ricordare).
Il Dottore - Noi dobbiamo andare. E' gi tardi. Io ho qualche impegno. E anche la signorina...
L'Infermiera - (subito) Certo, signora: anch'io.
Bella - Mi spiace, mi spiace.
Il Dottore - Ritorneremo presto, signora.
LInfermiera - Prestissimo.
Il Dottore - Arrivederla.
Bella - Arrivederci, cari amici. E mi raccomando anche a loro: abbiamo fatto, semplicemente, una passeggiata. E lo dicano anche a quelli che mi seguivano, mi spiavano...
Il Dottore - S, signora: una passeggiata. Arrivederla.
Bella - (strette di mano) Arrivederci. E arrivederci anche a lei, signorina.
LInfermiera - Signora...
Bella - (a Giovanni) Accompagnali tu, per favore. Io... troppa luce, l fuori! E poi non voglio che mi vedano. Finch il sole non sia tramontato... Arrivederci, arrivederci!
Il Dottore e
LInfermiera - Arrivederci! (Escono accompagnati da Giovanni).
Bella - (lascia il soprabito; s guarda intorno curiosa; osserva un libro, un oggetto; e intanto) Finch il sole non sia tramontato... finch il sole... il sole... (Quasi canticchiando).
Tilla - (affacciandosi alla cucina, timidissima, emozionata) Signora! Signora Bella!
Bella - (le volge le spalle; non la vede; domanda senza voltarsi) Chi ? (Tilla rimane muta senza respiro. Bella voltandosi calma) Chi ? (E guarda Tilla).
Tilla - Tilla, signora. Sono Tilla.
Bella - Tilla? Il diminutivo di Domitilla, vero? E' gentile.
Tilla - Grazie, signora, ma...
Bella - Lo so, lo so. Ieri c'eri anche tu. Avevi uno scialle rosso. Mi ricordo benissimo. E quanto se n' parlato!
Tilla - (sempre pi smarrita) Di che, signora?
Bella - Del guaio che hai fatto, naturalmente.
Tilla - Io?
Bella - (sempre guardando di qua e di l) Non erano d'accordo, per. E io non so ancora adesso che cosa stato. Rotto un piatto del servizio buono? Dimenticato alla pioggia i lampioncini della luminaria? Lasciato bruciare l'arrosto?
Tilla - Ecco... s: l'arrosto. Ma non tanto bruciato: solo un pochino, quasi niente; non si avverte neppure.
Bella - Non importa, non importa. (Come prima) Finch il sole non sia tramontato... (Passa nella camera da letto).
Tilla - (seguendola timidamente) Ma io... volevo domandare alla signora se le occorre qualche cosa. L'ora del t passata. Ma potremmo anticipare la cena, se la signora...
Bella - (davanti allo specchio) Finch il sole...
Tilla - Dicevo...
Bella - Il t!
Tilla - Il t?
Bella - Non badare agli orologi, Tilla. Che te ne fai degli orologi? Non vanno mai d'accordo. Per ogni orologio, un'ora diversa. Fanno ridere. E quel vecchio - se tu l'avessi visto - come rideva! Stava ritto in quell'angolo: rideva e faceva s con la testa: s, s, s... Va', corri a preparare il t! (Giovanni rientra adagio, cauto; resta in disparte guardando Bella, scambiando qualche sguardo con Tilla. Bella continuando) Come tutti i giorni, no? Il t per tutti e due. Leggero e abbondante. E un bel limone affettato. Una gran sete, oggi. Corri, corri! (Tilla frettolosamente esce da sinistra, senza nascondere il suo turbamento. Bella davanti allo specchio, mentre tenta inutilmente di sciogliere l'allacciatura del vestito che si chiude sul dorso) Finch il sole... il sole... (Vede Giovanni, che la fissa immobile) Be' Che significa cotesto tuo modo di startene l impalato a guardarmi? (S'inquieta col vestito) Uh, che noia! Vieni qui, per favore, aiutami. C' qualcosa che non marcia. Forse la chiusura s' inceppata. (Giovanni come se non l'udisse) Io lo dicevo, alla sarta, di non farmi l'allacciatura nella schiena. Ma quella... Vorrebbe che mi vestissi sempre di giallo. Che idea! Un colore cos brutto. Ma che aspetti? Muoviti! Svelto! (Giovanni dominato da un inquieto terrore, che andr via via crescendo, si avvicina alle spalle di lei, l'aiuta a sciogliere l'allacciatura dell'abito, non senza incertezza) Che noiosi quei tuoi amici! Non riesci neppure tu? Ah, ecco... bene... (Si toglie il vestito; si muove in camiciola per la camera; cerca una vestaglia; la trova e la indoss) Troppo, troppo noiosi! Non dovresti pi affibbiarmeli. Che io abbia dei doveri verso di loro, per via di tuo padre, lo capisco; ma che... (Altro tono, avvicinandosi a Giovanni) No, no, caro: non va. (Con affettuosit leggera) Anche se ritorno soltanto da una passeggiata, un bacio potresti darmelo, non ti pare? Coraggio! (Lo bacia sulla bocca, rapidamente, si stacca subito) Ma com' difficile, se tu sapessi, pensare che sono uscita solo poche ore fa, e resistere alla voglia che avrei di... Niente, niente. Bisogna che sia cos. Quando sono venuti a dirmi... Che cosa sono venuti a dirmi? (Con improvvisa stanchezza) Oh, tante, tante cose! Parlavano tutti insieme. Sembrava che pregassero. Come un funerale. Ma tu lo sai, tu sai tutto. E' per questo che sei triste. No, no, non per questo. E' il tuo broncio. Come al solito. (Inquieta) Ma in che modo strano mi guardi! Come se ci fosse qualcuno, qui, con noi, e tu non osassi... Ecco. Hai fatto venire la paura anche a me: come se ci fosse qualcuno. E, invece, non c' nessuno, nessuno, neppure quello che veniva tutti i giorni, vestito di nero, con la faccia bianca... (Smarrita) Ma che cosa volevo fare? Che cosa volevo dire? Ah s, il tuo broncio, il tuo solito broncio. Sei di nuovo senza quattrini?... S. Sei di nuovo senza quattrini. Disgraziato sciupone! E come faremo? Proprio oggi, che io volevo chiederne a te, perch ho speso tutti quelli che avevo nel viaggio... no, non nel viaggio: li ho dati alla gente che veniva a bussare: tanta gente, tanta gente per tutta la notte,(tono puerile di favola misteriosa) la strada piena di gente nera, che bussava, chiedeva. Nemmeno pi un soldo, ora, nemmeno pi un centesimo. Povera Bella! Ma forse... (Si illumina) S, s: Giovanni me ne prester. (Giovanni trasale, s'irrigidisce, segue senza respiro l'azione di Bella. Bella continuando) Non mi dice mai di no, Giovanni. Tanto pi buono di te. Quel giorno, nel bosco, s' scorticata tutta una mano, per cogliere le more, che mi piacevano. (Corre nel vestibolo, chiama rivolta al piano superiore) Giovanni! Giovanni! (Aspetta inutilmente la risposta; si rattrista, ritorna) Niente. Non risponde. E' uscito. (Si rianima) Ma appena rientrer... lo aspetteremo al passaggio, vero? Lo aggrediremo. (Giovanni sulla soglia della camera da letto, la fissa. Bella incontrando il suo sguardo) Di nuovo... di nuovo quel modo di guardarmi, come se ci fosse qualcuno, qui, con noi... (Accorata) Ma perch?
Giovanni - (reagendo allo stupore, alla paura) Bella!
Bella - Oh... (Per un attimo immobile, muta) Ma come mai?... Tu non avevi ancora parlato, da quando sono rientrata, vero? E' adesso, la tua voce... (Un respiro) Peccato, peccato che Giovanni sia uscito!
Giovanni - Ecco... appunto... volevo domandarti...
Bella - (smaniosa) Che cosa?
Giovanni - (sempre fissandola) Tu sei proprio sicura che Giovanni sia uscito?
Bella - (incerta) Sicura? E come posso essere sicura? Io l'ho chiamato. Mi pare d'averlo chiamato. E lui non ha risposto! Non ha risposto, vero? E cos penso che sia uscito, o forse... potrebbe essersi addormentato.
Giovanni - Sei proprio sicura che sia uscito o che si sia addormentato?
Bella - Ma perch mi domandi questo?
Giovanni - (esitante) Perch...
Bella - Aspetta! Indovino.
Giovanni - Indovini?
Bella - Quel tuo amico non mi ha detto la verit. Sempre inganni, tradimenti, menzogne. Quello che io non volevo non ancora finito.
Giovanni - Che vuoi dire, Bella?
Bella - Un'altra lite fra voi due. E il torto sar stato tuo, come sempre.
Giovanni - No Bella!
Bella - E perch vuoi negarlo? Anche l'altra volta lo negavi, e ti accusavano tutti. (Un respiro) Quella tua stupida gelosia di lui... (Giovanni fa un atto di protesta) Non protestare! Stupida, stupida: anche se... la sola prova d'amore che mi dai. (Una nuova improvvisa tristezza) Ecco. Il mio buon umore se n' andato. Non dovevamo pi parlarne. E invece... (Di scatto, vedendo entrare Tilla) E che c' ora?
Tilla - (entra dalla cucina recando il vassoio del t) Il t, signora. Ho portato il...
Bella - Va bene.
Tilla - (deponendo il vassoio sulla tavola) Per lei, signor G...
Giovanni - (interrompendola) Va bene. (Mitigando la durezza) Pensiamo noi a servire. Puoi andare. (Gentile) Grazie. (Tilla pi che mai smarrita, tremante, esce).
Bella - (tormentata) Grazie. Come hai detto bene quel grazie! Ma perch mi di nuovo parso che la tua voce...? Hai detto quel grazie come l'avrebbe detto Giovanni.
Giovanni - (senza pi frenarsi) Oh basta, basta!
Bella - (interrompendolo) Zitto, scioccone! Ho voluto farti indispettire, e ci sono riuscita.
Giovanni - (avvicinandosi a lei, con fermezza risoluta) Guardami, Bella! Guardami bene! E' necessario, assolutamente necessario che tu...
Bella - (la mano sulla bocca di lui) Zitto, ho detto! Sono di nuovo allegra. Strano, tutto strano, oggi, per... bello. (Festosa) Voglio portare il t di l. Voglio che lo prendiamo di l. (Porta il vassoio nella camera da letto, e come Giovanni la segue, chiude la porta che unisce i due ambienti) E se finalmente smetterai il tuo broncio, tu, ti sar proprio grata.
Giovanni - (osservandola attentamente, come mirando a un suo scopo, lento) Tilla... sar molto stupita.
Bella - (disponendo tazze, piattini) Stupita?
Giovanni - -Il t... il t qua...
Bella - Come se fosse la prima volta che prendiamo il t in camera da letto, noi due.
Giovanni - Ma Tilla... (Con molta intenzione) Era veramente Tilla quella vecchietta?
Bella - E chi vuoi che fosse? Me l'ha detto lei stessa, che si chiamava Tilla; e poi... (Un atto di stanchezza) Oh! Da qualche tempo, mi sembra che ci sia un nuvola, sopra di me - qui - la tocco con le mani, la sento; talvolta mi cala sugli occhi. Sar stanchezza, forse. Forse il caldo.
Giovanni - Ma tu... l'hai riconosciuta? (Un respiro) Rispondimi, Bella!
Bella - (insofferente) Sempre domande, sempre domande!
Giovanni - Hai riconosciuto Tilla?
Bella - Come?
Giovanni - Sei proprio sicura che quella vecchietta fosse...?
Bella - (un riso chiaro, allegro) Ho capito. Come quel giorno, in giardino... (Riprende a servire il t) Sei proprio sicura che sia il giardiniere, quell'uomo? Ne sei proprio sicura, Bellina?. Volevi farmi credere che fosse l'orco, che volesse mangiarmi. E fu Giovanni che mi tolse la paura, come tante altre volte. (Tranquilla, familiare) Prendi, prendi il tuo t. (Gli porge la tazza) Ritenterai lo scherzo in un'altra occasione.
Giovanni - (prende la tazza, ma la depone subito; esita ancora; guardando la donna; poi parla, stentatamente) No, Bella. Non ritenter lo scherzo. Perch dovrei ritentarlo?
Bella - (bevendo il suo t) Non bevi?
Giovanni - (obliandosi) Se tu sapessi che cosa stato per me rivederti, dopo tanto tempo! E' stato come... (Si riprende) Ma che discorsi strambi ti sto facendo! Ho imparato da te: divagare, divagare...
Bella - Ho patito molto il caldo, oggi. Tutta quella gente intorno a me, che mi stringeva, mi soffocava... una giornata torrida, vero? pesante... (Un grido senza voce) Di nuovo! Mi chiama di .nuovo! Ma io non voglio, non voglio andare! (Si avvinghia a Giovanni, atterrita, accosta il viso al suo viso) Diglielo tu, e stringimi forte, che non mi portino via! (Si calma, si illanguidisce, accarezza con la gola il viso di lui) Caro, non essere triste. Appena Giovanni rientrer...
Giovanni - (reagisce all'abbandono, si stacca quasi con violenza) Giovanni... (Si allontana di pochi passi, rimane in disparte, di spalle) Giovanni aon rientrer. (Un respiro) Volevo dirtelo subito, ma... E' partito.
Bella - Partito? (Subito) Non vero. L'hanno portato via. Quegli uomini. (Di nuovo si calma, sorride) Ma no, no. Perch avrebbero dovuto portarlo via? E perch non potrebbe essere partito? Tanta gente parte, tutti i giorni... Quando partito?
Giovanni - Oggi.
Bella - Ma che sia partito senza avvertirmi, senza salutarmi...
Giovanni - Avvertirti non ha potuto. La sua partenza... un telegramma, s: improvvisa. Per... ha lasciato molti saluti per te.
Bella - E star fuori tanto tempo?
Giovanni - Non sapeva. Affari.
Bella - (ridente) Ma allora... questa volta non mi hanno ingannata: le mie paure non avevano ragione, questa volta. Nessun'altra lite, fra voi due!
Giovanni - Nessun'altra lite. Anzi...
Bella - Anzi?
Giovanni - (sempre doloroso, tormentato) Una... una spiegazione molto pacifica, fraterna...
Bella - Spiegazione? E di che?
Giovanni - Io non avevo torto, Bella.
Bella - Quando?
Giovanni - Quella... stupida gelosia.
Bella - Non capisco.
Giovanni - (senza guardarla) Era innamorato di te, Giovanni. E' innamorato di te. (Pausa) Per questo ha voluto partire (E finalmente la guarda; aspetta).
Bella - (dopo una lunga pausa, pianissimo) S.
Giovanni - Lo sapevi?
Bella - S.
Giovanni - Da molto tempo lo sapevi?
Bella - Da sempre.
Giovanni - E tu...?
Bella - Amavo te, da sempre. Amo te, per sempre.
Giovanni - Me?
Bella - Te, te, te!
Giovanni - Per sempre, hai detto. Per sempre:
Bella e...
Bella - Te. (Ritorna a lui; lo abbraccia).
Giovanni - (L'accarezza con triste tenerezza, poi, dopo un silenzio) Non hai ancora detto il mio nome neppure una volta.
Bella - Da quando?
Giovanni - Da quando sei rientrata.
Bella - E' tanto tempo?
Giovanni - Oh no!
Bella - E allora...? (Si stacca inquieta) Ma che cosa hai voluto dire? Devi spiegarmi! C' qualche cosa...
Giovanni - (intimorito) No, no, Bella: niente. (Bella porta le mani alla fronte) Ma che hai, ora?
Bella - Di nuovo... di nuovo calata sugli occhi... la nuvola (Si ricompone, sorride) Passato. Raccontami!
Giovanni - Che cosa?
Bella - Mi dicevi... ah s: avete parlato di me.
Giovanni - Io e...?
Bella - (tranquilla) Giovanni, naturalmente.
Giovanni - (ancora esitante, pauroso) Io e Giovanni. Io e Giovanni. (Si abbandona, febbrile) S, Bella. Io e Giovanni. Abbiamo parlato di te.
Bella - Ma quando?
Giovanni - Quando... Negli ultimi giorni. Molte volte.
Bella - E ti diceva...?
Giovanni - (con un calore che cresce e crescer rapidamente) Di te? Cose straordinarie.
Bella - Straordinarie?
Giovanni - S, Bella. E a me pareva che ti scoprisse: ti scoprisse anche per me, che non ti avevo ancora scoperta.
Bella - (un silenzio carico di emozione, poi) Oh... tutto strano, oggi, tutto strano...
Giovanni - (ancora un attimo di timore) Forse meglio che non ti dica...
Bella - Quello che ti diceva Giovanni quando... mi scopriva?
Giovanni - S.
Bella - E perch? Parla. Racconta. Io voglio sapere tutto. Come mi scopriva? E come poteva scoprirmi anche per te?
Giovanni - Un mistero, Bella. Lui, che di te conosceva cos poco, e che da te aveva avuto... oh, quasi niente, Bella, anche se per lui era gi tanto, ti scopriva anche per me.
Bella - (piano, profondo) Per te, che mi conosci tutta, che hai avuto da me tutto...
Giovanni - S. (Pausa) Mi sembra che m'abbia insegnato ad amarti.
Bella - (tace, come se ripetesse tra s le parole udite, poi si allontana adagio, va a sedere sul bordo del letto, chiama Giovanni) Vieni qui, vicino a me. (Giovanni obbedisce) Dammi le mani e... (Si rialza) Aspetta! (Apre la porta, spia nella stanza; anche la porta di fondo; socchiude le tende che coprono la finestra; ritorna al letto) Avevo paura che qualcuno... Dammi le mani. Cos. E parla.
Giovanni - (una voce che trema, che esita, nell'ombra d'attimo in attimo pi fitta) Difficile ricordare tutto, ripetere...
Bella - Bisogna, bisogna ricordare tutto, ripetere. Che cosa diceva?
Giovanni - (perduto in lei) Le tue orecchie.
Bella - Ebbene?
Giovanni - Il disegno delle tue orecchie... cos bello, armonioso: una forma che si conclude, diceva, una bellezza che vive a s, come un fiore, una conchiglia...
Bella - E poi?
Giovanni - Poi... la tua nuca, quando sollevi i capelli... quei riccioli che rimangono a ombreggiarla: una delle poche ombre della tua bellezza, diceva: l'ombra di quei riccioli sul collo bianco; l'ombra delle ciglia, quando socchiudi gli occhi; l'ombra sottile delle rughe che ti segnano la fronte quando inarchi le sopracciglia e diventi un'altra, improvvisamente, con una luce ambigua negli occhi... e gli occhi, i tuoi occhi, Bella, non si capisce se azzurri o viola, i tuoi occhi che guardano sempre lontano... e la tua bocca, la tua bocca... Quando potessi baciarla, mi sembrerebbe di morire.
Bella - (rapita) Questo... diceva questo!
Giovanni - Solo la tua mano ha baciato, due volte, e ricorda il giorno, l'ora, il luogo - ridicolo, ridicolo, lui stesso lo sa, lo dice, ma la verit, la sua verit - ha baciato la tua mano due volte, ha sentito sulla tua mano tutta la tua carne: il profumo, il sapore, il calore della tua carne; e niente altro, mai niente altro: e ti desidera da quando pu desiderare, ti ama da quando pu amare...
Bella - E poi? E poi?
Giovanni - Una volta ha intravisto una tua gamba nuda: eri in vestaglia, accanto alla finestra: un colpo di vento... E il tuo petto, nella scollatura, una volta che ti chinasti davanti a lui... Tante notti insonni, ripensando a quei tuoi segreti scoperti, immaginando la tua testa rovesciata su un guanciale, il tuo modo di porgere il viso per farti baciare, e i tuoi sospiri, il sapore della tua bocca... Tante notti insonni ricordando la tua voce, il tuo riso, i tuoi passaggi d'umore, nuvole e sole, nuvole e sole, come nei cieli di primavera, e la tua vita sempre inquieta, labile, come nel vento, e la tua piet cos pronta per tutti, e il tuo amore per le belle storie, per le fantasie impossibili, e il colore dei tuoi vestiti, e le cose che hai detto, fin dagli anni pi lontani... Tutta te, tutta te, anima e carne: nessun'altra donna al mondo, oltre te; non si pu amare pi totalmente, pi pazzamente; tutta la vita per amarti; non c' pi altro; non ci sar mai pi altro. Bella! Bella! (Silenzio) Ecco... ho fatto quello che volevi; ti ho ripetuto le sue parole: tante delle sue parole. E ora capisci quello che intendevo dire, prima. Ti ha scoperta anche per me... Mi ha insegnato ad amarti.... Bella, mentre parlavo, mi ascoltavo. Non erano pi parole sue, quelle che dicevo. Erano mie. Ero io che parlavo di te in quel modo. Ero io che scoprivo in me, per te, quell'amore, e te lo rivelavo, te lo offrivo: ero io. Non te ne sei accorta, Bella?
Bella - (si avvinghia a lui, lo bacia) S, s, s! (Buio. Pochi secondi. Poi rivediamo ancora una volta gli stessi ambienti, ha camera buia. Bella in letto che dorme. La stanza di soggiorno rallegrata da una viva luce mattutina. Giovanni nella camera, spiando il sonno di Bella, termina di vestirsi, con timidezza furtiva; poi esce senza rumore nella stanza di soggiorno; richiude la porta; ascolta; appare molestato, inquieto. Tilla si affaccia alla porta della cucina).
Giovanni - (trasalendo) Ah, sei tu, Tilla.
Tilla - Aspettavo, signor Giovanni.
Giovanni - (voce bassissima) Che ora ?
Tilla - Le otto.
Giovanni - Le otto. Gi le otto. Fra poco...
Tilla - Che cosa fra poco ?
Giovanni - Si sveglier, naturalmente, e... (Un pensiero che lo atterrisce).
Tilla - Ma perch? Che cosa potr accadere quando si sveglier?
Giovanni - (finto) Nulla, certamente nulla. Non so che cosa hai creduto. Ho detto forse qualche cosa che...?
Tilla - No, no, signor Giovanni. Sono stata io che ho capito male. Ma come si fa a non essere sempre pieni di paure? Con tutto quello che...
Giovanni - (ascoltando) Sssst! (Si ricompone) No. Mi pareva...
Tilla - Dianzi dormiva?
Giovanni - S. (Corregge) Credo di s. (Finto) Mi sono affacciato un momento, e mi parso...
Tilla - Questa notte non ho sentito il suo passo di sopra signor Giovanni.
Giovanni - (imbarazzato) Sono rimasto qui per molto tempo. Temevo che... Poteva occorrerle qualche cosa.
Tilla - Se me l'avesse detto, avrei vegliato io.
Giovanni - S, Tilla, ma... difficile trattare con lei, ora. Finch non sia guarita, meglio che provveda io, che sia pronto io a risponderle. Pu cambiare d'umore da un minuto all'altro: cambiare d'umore, di idee. Tutto, tutto pu cambiare da un minuto all'altro. (E insiste) Tutto.
Tilla - Ha domandato qualche cosa? Di lui, dico, signor...
Giovanni - Niente.
Tilla - Niente? (Giovanni fa un cenno del capo: no). Come se non ricordasse pi!
Giovanni - Non ricorda pi. O, almeno, pare che non ricordi pi.
Tilla - Pi niente?
Giovanni - (sfuggente) Di quello che accaduto.
Tilla - Mio Dio!
Giovanni - Ricorda altri fatti: fatti lontani. Ma confonde anche questi.
Tilla - Che pena, ieri, quando mi sono accorta che non mi riconosceva. Stavo per...
Giovanni - (interrompe allarmato) Si mossa!
Tilla - Io non ho sentito niente, signor Giovanni.
Giovanni - Infatti.. Niente. Com'era per lei, quella notte. Credeva di sentire il passo nella strada, e invece... Che ora ? Ah s, le otto... le otto....
Tilla - Certo che non potevamo prevedere che sarebbe,tornata cos, anche se il dottore...
Giovanni - Ma guarir, Tilla, guarir. Forse pi presto ancora di quanto potremmo immaginare.
Tilla - (commossa) Fosse vero, signor Giovanni! Sarebbe proprio come era dentro di me, dianzi. Sognavo senza dormire. Pensavo che il signor Valerio era tornato e che la signora Bella era guarita. Cos contenti eravamo, tutti di nuovo contenti, come prima! (Bella si seduta sul letto; si chiude il capo fra le mani. Tilla guardando in tralice Giovanni) Voglio dire: tutti di nuovo tranquilli, in pace... (Bella lascia il letto; indossa la vestaglia; spalanca la finestra; respira profondamente nellaria, nella luce; appare tesa, eccitata).
Giovanni - (dopo aver ascoltato, rapido) Va' di l, Tilla. Ora ho veramente sentito, non ho sbagliato. Si svegliata, Si mossa.
Tilla - Mio Dio!
Giovanni - Ti chiamer.
Tilla - (verso la cucina) Devo preparare qualche cosa?
Giovanni - Ti chiamer. (Tilla esce. Giovanni si avvicina cauto alla porta della camera; non osa entrare; ascolta; poi, a voce bassa) Bella! (Bella trasale; muove verso la porta, ma, subito, si arresta) Bella! (Bella indietreggia combattuta, tormentata. Giovanni timidissimo) Posso entrare? (Bella si chiude le orecchie con le mani. Giovanni aspetta la risposta; niente; si accascia; si fa in disparte a capo chino. Bella raggiunge il telefono, cerca un numero, fa per formarlo; ma si trattiene; riaggancia il ricevitore; esita ancora un attimo; poi apre la porta; passa nella stanza di soggiorno, senza guardare Giovanni; ricomincia a osservare le cose, i mobili, ma con palese distrazione. Giovanni dopo la pausa, trepido) Buon giorno, Bella. (Bella ascolta, non lo guarda; sembra aspettare altre parole; quindi riprende il suo lento, ozioso andare di cosa in cosa) Oggi sar ancora pi caldo di ieri. Nemmeno un alito di vento, nemmeno una... (Allarmato osserva Bella. Bella si affaccia al vestibolo, guarda in alto, verso il piano superiore; poi rientra nella stanza. Giovanni concludendo) ...una nuvoletta. (Non dice le cose che vorrebbe dire) Bisogner chiudere le imposte, passare la giornata al buio. (Un tempo) Come hai dormito? (Bella s ferma, ma non risponde) Ti ho domandato...
Bella - Non ho dormito.
Giovanni - Eppure, mi pareva...
Bella - Quando?
Giovanni - Quando...
Bella - (interrompendolo) Non ho dormito. Ho finto di dormire. Sono stata immobile, con gli occhi chiusi. Ho pensato. (Giovanni attento a ogni sua parola, a ogni suo atto). Una notte enorme, pesante, nera; e io, in fondo a quella notte, con tutti i miei pensieri.
Giovanni - Tanti pensieri?
Bella - Tanti. (Stranamente ambigua) Per cercar di capire. (Pausa) Dicevi... dicevi che oggi sar pi caldo di ieri, bisogner chiudere le imposte...
Giovanni - (distratto) Chiudere le imposte e... (Si perde nei suoi pensieri).
Bella - (dopo una pausa, senza guardarlo) Che cosa hai da dirmi?
Giovanni - Io?
Bella - Hai qualche cosa da dirmi, e non sai come dirmela.
Giovanni - Forse vero. Ma anche tu... gi quello che hai detto dianzi, per la notte passata; e, ora, questo tuo sospetto, che io abbia qualche cosa da dirti...
Bella - (pi che mai ambigua) Tante ore, tante ore a pensare e a cercare di capire.
Giovanni - (cauto) Cercare e...?
Bella - (sempre senza guardarlo) Riuscire. S. Finalmente riuscire a capire.
Giovanni - Con chiarezza? Con certezza? Senza pi dubbi?
Bella - Un dubbio solo.
Giovanni - (una speranza) Quale?
Bella - Se non sarebbe stato meglio, dopo tutto, non capire.
Giovanni - (china il capo) Gi. (Un atto di sconforto) E cos... tutto finito. (Bella va a sedere in disparte. Giovanni dopo una pausa, con uno sforzo penoso) Ascoltami, Bella. Ma rimani cos, senza guardarmi. Bisogna che io parli come se fossi solo.
Bella - Guarder le mie mani. Qualche volta mi sembra che non siano mie, e le guardo...
Giovanni - Ascoltami!
Bella - ... come se fossero due cose che vivono da s... strane... (A Giovanni) Ebbene?
Giovanni - (lento, profondo) Questa notte tu non hai dormito, ma io credo... che tu abbia dormito ieri sera.
Bella - (vincendo un improvviso turbamento, torna a guardare le proprie inani) Strane e malate. Vero che sembrano malate?
Giovanni - (quasi con durezza) Credo che tu abbia dormito ieri sera, e anche nelle prime ore della notte. Un grande sonno profondo, pieno di sogni. E chi sa che sogni! (Con decisa intenzione) E' terribile non poterli dominare, i sogni, non poterli scacciare, quando ci molestano troppo. E che traccia lasciano in noi! Che segni dolorosi! Anche il disgusto, qualche volta, un orribile disgusto di noi stessi: come se avessimo avuto colpa di quello che abbiamo fatto sognando. E' cos, non vero? (Intenso) E ieri - ieri sera - tu hai dormito, e hai sognato. (Bella non guarda pi le proprie mani; guarda davanti a s, col viso chiuso, impenetrabile. Giovanni sempre con la stessa voce e lo stesso dolore) Ma i sogni non sono niente, Bella. Immagini, ombre. E, anche se lasciano il segno nel nostro spirito, nella nostra carne stessa, non contano. Le ore passano su quei segni. E, quando non bastano le ore, passano i giorni. Come un'acqua che scorra. Li cancellano. E non resta pi niente, pi niente. Tutto passato, dimenticato. (Un respiro) Anch'io, ieri sera, ho dormito e sognato: ieri sera, e nelle prime ore della notte: anch'io, come te. (Pausa) Mi hai ascoltato, Bella?
Bella - (un lungo silenzio carico di pensieri, poi, con inaspettata lievit) No1. (Giovanni, uno sguardo che interroga disperatamente. Bella, costruendo a poco a poco il suo discorso, come se cercasse le parole da dire) C'era... c'era uno che... gridava. Io non potevo capire le parole che tu dicevi. E tutte quelle bandiere... il vento... un rumore di tamburi... Come potevo ascoltare le parole che dicevi? Ma la tua voce, s, la tua voce l'ho ascoltata. E l'ascolterei ancora. E' sempre stato uno dei miei desideri: che tu imparassi a parlarmi con dolcezza, con calma. E finalmente anche questo accaduto, insieme con tante altre cose sempre desiderate.
Giovanni - (un grido senza voce) Bella!
Bella - (si richiude di botto in se stessa, poi, col tono di prima) Piano! Parla piano! Non bisogna svegliarli. Sono tutt'intorno alla casa, intorno ai muri: vogliono spiare, ascoltare. Ma strano (un nuovo abbandono alla sua verit) strano come si possa amare una persona non per quello che , ma per quello che si vorrebbe che fosse: amarla e desiderare e aspettare che diventi un'altra: quell'altra. Pensavo: non accadr mai, impossibile. E invece... E' questo che ho capito, stanotte, dopo aver tanto pensato. (Rilevato) Questo. (E di nuovo si riprende) a non bisogna dirlo a quegli altri. E non bisogna togliere le bandiere. E' festa, no? una grande festa. (Un pensiero che la fa sorridere, poi) Chi sa se Giovanni ha chiuso a chiave la sua camera!
Giovanni - (quasi un brivido) Come?
Bella - (leggera) Mi piacerebbe rovistare fra i suoi libri. Non ho pi libri da leggere.
Giovanni - (gioia e paura insieme, come gi prima) Oh... ne troveremo, Bella, ne troveremo quanti vorrai. Giovanni ha chiuso, naturalmente, ma ha lasciato a me la chiave. Forse immaginava che tu avresti voluto... (Passaggio) Te l'ho gi detto che si ricorda dell'unica volta che sei salita a trovarlo? Era uno dei primi giorni che... che eravamo sposati. Eri rimasta sola. T'era venuta una grande tristezza: quella tua tristezza senza ragione, o, forse, con tante ragioni. E allora sei salita: ti sei seduta in disparte, mentre lui lavorava. Mi ha fatto vedere dove stavi seduta: accanto alla finestra, con le spalle alla luce, la luce nei capelli...
Bella - Io... io...
Giovanni - Non te l'avevo ancora detto?
Bella - No... non mi pare.
Giovanni - E neppure dei suoi libri letti da te?
Bella - I suoi libri...?
Giovanni - Li ha messi in disparte: quelli letti da te, che sono stati fra le tue mani, sotto i tuoi occhi. E di quando in quando li sfogliava, come per ritrovarvi qualcosa di te. In uno ha trovato...
Bella - (divertita) Che cosa...?
Giovanni - Una piccola macchia di rossetto. Col dito, forse, t'eri toccata la bocca e...
Bella - Neppure mio, probabilmente, quel rossetto!
Giovanni - Tuo, tuo. Soltanto tu avevi letto quel libro, oltre lui.
Bella - Che libro era?
Giovanni - La montagna incantata di Thomas Mann (Si riprende) Ma no: l'ho inventato. Come vuoi che possa ricordare, io?
Bella - Per... la macchia di rossetto... quella non l'hai inventata.
Giovanni - No, Bella.
Bella - E chi sa quante altre cose ancora ti verranno in mente, che Giovanni ti ha detto.
Giovanni - Tante, s, tante.
Bella - In pochi giorni...
Giovanni - Ha parlato per tutto il tempo che aveva taciuto.
Bella - (abbandonata) Perch tu imparassi ad amarmi. Perch tu diventassi come io ti desideravo. Poveri noi! Crediamo di amare un viso, un corpo... ma non vero, o, forse, vero, ma per un'ora, un attimo. Poi ci accorgiamo che quel viso non conta, quel corpo non conta, e scopriamo...
Giovanni - (proteso verso la verit che sembra per rivelarsi) Che cosa? Che cosa scopriamo, Bella? Dimmi quello che hai pensato, quello che pensi!
Bella - (esita, come sul punto di rispondere veramente, ma poi, di nuovo col tono di prima) C' anche una stella dentro la mia nuvola, sai? Ma non si lascia toccare. Io la cerco, la cerco con la mani (e muove le mani sopra il capo, come se davvero cercasse), ma come quando si vuole prendere un piccolo pesce, nella vasca di cristallo, un piccolo pesce dorato...
Giovanni - (implorante) Bella!
Bella - (improvvisa) Via! Via!
Giovanni - Che dici?
Bella - Andiamo via, noi due, partiamo: non pi; questa casa, queste cose, pi niente di quello che stato. Andiamo via. Dovunque. Non importa. Purch nessuno sappia dove saremo, nessuno possa raggiungerci. (Si ripiega) Ma no. Non si pu. Siamo poveri. Giovanni partito. Non si pu chiedere niente a Giovanni. E tu non hai quattrini e io... tutti buttati nella strada i miei quattrini, a quella gente nera che bussava, chiedeva. Non si pu partire, non si pu partire!
Giovanni - Aspetta. Calmati. Forse, non impossibile... Quando vorresti partire?
Bella - Oggi stesso. Prima di stasera. Essere stanotte in treno con te. Svegliarmi domattina con lai testa sulla tua spalla, chi sa dove... Veramente, noni impossibile?
,
Giovanni - Io... posso provvedere. Non domar darmi in che modo. Non ha importanza.
Bella - Non te lo domando. Non ti domando1 niente. Nemmeno dove andremo. Non lo voglio sapere. E, quando saremo arrivati, tu mi dirai quello che vorrai farmi credere, e io sar contenta. Sar' uno dei paesi che vedo anche di notte tutti pieni ,di luce. (Riaffiora il tono di prima) Come quello dove andavamo tutte le sere lungo la via ferrata, per vedere passare i treni. O quell'altro: il paese della quercia scavata dal fulmine, dove ci nascondevamo per baciarci. O quell'altro: dove c'era quel grande letto antico, profondo... Sono gi tanti. E ora scopriremo quello pi bello di tutti. Partiamo oggi, vero?
Giovanni - S.
Bella - Prima di notte?
Giovanni - S, s, come vuoi tu. Tutto quello che vuoi tu. E io non voglio pi pensare ad altro. Non voglio pi sapere altro.
Bella - E che pu esservi d'altro?
Giovanni - Niente, Bella. Hai ragione. Partiremo prima di notte, noi due.
Bella - (verso la camera) Vado a vestirmi, a prepararmi. Poi penseremo alle valige. (Ritorna) Baciami! (Un baciai poi lei si stacca lenta, triste, e cos si incammina).
Giovanni - (richiamandola) Bella!
Bella - (fermandosi) Che?
Giovanni - Tutta la tua allegria... pi niente: come se baciandoti te l'avessi rubata.
Bella - (triste) Ma no! Perch dici questo? Io... (Ancora una volta il tono di prima, ma pi, che mai insincero) io non volevo che mi vedesse sorridere: lui, quell'uomo. Era in questa camera. Mi aspettava. Ma ora non c' pi. Posso di nuovo sorridere. (E sorride) Arrivederci! (Esce dalla porta di fondo).
Giovanni - (subito verso la cucina) Tilla! (Tilla esce dalla cucina) La signora si sta vestendo.
Tilla - Com'era? Meglio di ieri?
Giovanni - S, s. Molto meglio di ieri. Avevo torto d'essere inquieto, e non lo sono pi. Vedi?
Tilla - Che gioia, signor Giovanni!
Giovanni - Ma ora... sempre cos coi malati come lei: necessario non contraddirla, non farla inquietare, secondarla in tutto...
Tilla - Non domando di meglio, signor Giovanni.
Giovanni - Ma non spetter a te, per ora. E' accaduto che... (Non senza imbarazzo) un capriccio improvviso: partire, vuole partire. E io credo che sia bene; un'altra residenza, un'altra vita; tanto pi che pu curarsi anche fuori di casa. Io l'accompagner, naturalmente. Approfitter d'un viaggetto che dovevo fare, per le mie cose. La condurr con me.
Tilla - (un sorriso intenerito) La condurr con s!
Giovanni - Che c'? Perch sorridi in quella maniera?
Tilla - Sar come se Celeste fosse vissuta.
Giovanni - (non capisce) Celeste?
Tilla - La sua sorellina morta a due anni. Lei, forse, non la ricorda neppure. Avrebbe proprio l'et della signora Bella.
Giovanni - (con emozione) La mia sorellina... Ricordi tutto meglio di tutti!
Tilla - Non ho altro da fare che ricordare, signor Giovanni. Ma mi dica: per la partenza...
Giovanni - (scotendosi) Ah, s... oggi stesso. Ora io andr alla stazione per l'orario, i biglietti. E poi... Dimmi: la roba di mio fratello, i suoi vestiti, ch'erano l nell'armadio...
Tilla - Portato tutto via, come aveva disposto lei, si ricorda? perch la signora Bella non li trovasse.
Giovanni - Bene. E ora tu salirai nella mia camera. Troverai una valigia preparata. Da tanti giorni l, che aspetta. L'avevo preparata per il mio viaggio. Prenderai quella valigia, la chiuderai e la porterai gi.
Tilla - Qui?
Giovanni - In anticamera.
Tilla - (contenta) Poi aiuter la signora Bella a preparare la valigia sua.
Giovanni - Insieme, la prepareremo insieme.
Tilla - (imbronciata) Non sono ancora riuscita a parlare un po' con lei.
Giovanni - (sfuggente) Quando torneremo, Tilla. E ora va', svelta!
Tilla - (verso il vestibolo) Ah s... la valigia... subito...
Giovanni - Poi rimani di l. (Indica la cucina) Se la signora avesse bisogno di te...
Tilla - (su per la scala) Sar di l, signor Giovanni.
Giovanni - Ma senza molestarla, Tilla! Senza stancarla con le chiacchiere!
Tilla - Stia sicuro! (Sparisce)
Giovanni - (passa nella camera, si avvicina alla porta di fondo, chiama) Bella! Bella! La voce di
Bella - (festosa) Oooh!
Giovanni - Sei pronta?
La voce di Bella - Oh no!
Giovanni - Volevo salutarti.
La voce di Bella - Perch?
Giovanni - Corro alla stazione.
La voce di Bella - S, s! Un viaggio lungo, mi raccomando!
Giovanni - Tutta la notte!
La voce di Bella - S, s! Corri! Al ritorno mi troverai pronta.
Giovanni - Arrivederci!
La voce di Bella - Arrivederci!
Giovanni - (rapido, verso la porta d'ingresso) Arrivederci,
Tilla - (Esce).
Tilla - (scendendo con la valigia) Arrivederci! (Depone la valigia nel vestibolo; attraversa la stanza-di soggiorno in punta di piedi, con l'orecchio teso; esce dalla cucina, richiudendo la porta).
Bella - (dopo alcuni attimi si affaccia alla porta di fondo della camera; vestita; raggiunge la stanza di soggiorno; s assicura che sia vuota; chiude la porta che unisce i due ambienti; poi va al telefono; forma un numero risolutamente; aspetta; farla) Pronto! E' lei, avvocato?... No, per favore, non mi domandi chi sono. Non potrei dirglielo. (Pausa) Ha ragione, ha ragione, ma non posso dirle il mio nome. E perch vuole obbligarmi a inventare un nome qualunque? (Altra pausa) Vorrei avere qualche notizia di... di Valerio' Vieri. So che patrocinato da lei. (Ancora una pausa) Una sua amica, avvocato: un'amica di Valerio Vieri. Mi dica tutto quello che pu dirmi. (Ascolta) Ah... ho capito... Come? L'infermeria?... Ah si: dimesso. Era proprio una cosa da poco la ferita. (Ascolta ancora) Come? La ferita s, ma... . Che cosa?... Non capisco... (Di nuovo ascolta) Ah... ecco... s... (Triste) ho capito... ho capito. Grazie, avvocato. (Riaggancia il ricevitore; rimane assorta, chiusa).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
(Lo stesso ambiente degli atti precedenti. Come all'inizio del secondo atto, la camera da letto chiusa e buia. Dalla porta della cucina, che aperta, entra nella stanza di soggiorno la luce d'un tramonto rosso. Anche la porta d'entrata, nel vestibolo, aperta. Tilla seduta alla tavola; lavora a maglia).
La Vicina - (si affaccia alla porta di entrata) Tilla!
Tilla - (sobbalzando) Che?
La Vicina - Come mai la porta aperta?
Tilla - (alzandosi premurosa) Oh, signora! Venga avanti. Che piacere, se sapesse! Sentire una voce, vedere qualcuno... Da tanti giorni, anche lei, nemmeno pi l'elemosina d'un pensiero per la povera Tilla.
La Vicina - E non mi ha detto perch la porta era aperta.
Tilla - Ah s. Era aperta. L'ho lasciata aperta di proposito.
La Vicina - Perch?
Tilla - Perch... Cose senza importanza, signora. Ma sieda, sieda un momento, se posso permettermi... L'ho lasciata aperta perch mi pareva d'essere meno sola, e anche perch... Sciocchezze, signora! Ma tutto il giorno che...
La Vicina - (che si seduta) Sieda anche lei, Tilla.
Tilla - (sedendo timida) Grazie, signora.
La Vicina - Tutto il giorno che...?
Tilla - (semplice) Mi pare che qualcuno debba venire.
La Vicina - Ah... (E vorrebbe dire altro; ma tace).
Tilla - Sciocchezze!
La Vicina - Ancora nessuna notizia?
Tilla - - Niente, signora. Oggi come ieri, come l'altr'ieri... come ogni giorno, per tutto un anno. E jo, per tutto un anno, qui dentro, sola, come se fossi gi morta.
La Vicina - (convenzionale) Eh, via! Pensieri brutti. Bisogna scacciarli.
Tilla - (triste) Ogni mese il denaro per vivere. Arriva il postino con la busta sempre uguale. E, dentro, quattro parole, le solite quattro parole: Noi stiamo bene, aspettaci . Ma questo gliel'ho gi raccontato ogni volta che passata di qua, signora.
La Vicina - (pensosa) Un anno... Eh s: proprio un anno. Da quella notte... Io tornavo con mio marito da un pranzo di nozze. La signora Bella era alla finestra...
Tilla - Ma non fu da quella notte ch'io rimasi sola. Non si ricorda? La signora Bella in clinica per tanto tempo, poi...
La Vicina - (tendenziosa) Gi.
Tilla - (senza raccogliere) La partenza della signora Bella col signor Giovanni. Come se Celeste fosse vissuta.
La Vicina - Che cosa?
Tilla - Niente, signora. Stando cos sola, ho imparato a parlare per conto mio; ma un'abitudine che i vecchi hanno tutti quanti; e anch'io dovevo E arrivarvi, o prima o poi... (Pausa. Valerio, non veduto dalle due donne, appare sulla soglia della porta d'entrata e vi indugia).
La Vicina - (dopo la pausa) Con gli amici comuni si parla spesso di... di tutto questo. Dicono...
Tilla - (interrompendola) Non mi ripeta quello E che dicono gli amici, signora. Mi scusi.
La Vicina - Nemmeno quello che dicono del signor Valerio?
Tilla - (un respiro, poi) Io non so niente pi di nessuno. Il signor Valerio...?
La Vicina - Se l' cavata con poco.
Tilla - Questo lo sapevo.
La Vicina - Da un giorno all'altro potrebbe...
Tilla - Essere liberato?
La Vicina - Certamente.
Tilla - (commossa) Oh... Io ho lasciato la porta aperta, oggi. E non sapevo. E' possibile che si faccia una cosa - cos - come se qualcuno, che sa, ce la facesse fare? S'invecchia, s'invecchia, e si continua a non capir niente. ,
La Vicina - Non le ho detto la verit, Tilla.
Tilla - Come?
La Vicina - Stasera sono venuta qui proprio perch...
Tilla - Per che cosa, signora?
La Vicina - Il signor Valerio gi stato visto fuori.
Tilla - (senza respiro) Davvero?
La Vicina - Credevo che lei lo sapesse, che fosse venuto qui. Non avrei mai immaginato che...
Valerio - (facendosi avanti tranquillo) Che cosa, signora Stelli?
La Vicina - (balzando) Signor... signor Vieri!
Tilla - (levandosi a fatica, tremante) Signor Valerio! Mio Dio!
Valerio - Che cosa non avrebbe immaginato? Che io non sarei venuto subito qui? Be', non sar la prima volta che accadono cose... Come va, Tilla?
Tilla - Signor Valerio!
Valerio - ...cose che lei non avrebbe immaginato.
La Vicina - (confusa) Eh, gi... ha ragione...
Valerio - Suo marito star bene, penso. Me Io saluti tanto. Se vorr accettare i miei saluti, naturalmente: i saluti d'un avanzo di galera. (Si guarda intorno) E qui, come va? Tutto in ordine, eh? Non si direbbe proprio che la casa sia vuota da tanto tempo.
Tilla - Sempre spolverato, io, tenuto tutto pronto...
Valerio - Vedo. (Alla vicina) Arrivederla, signora. .
La Vicina - Mi congratulo molto con lei, signor Vieri. Mio marito sar felicissimo.
Valerio - Non credo, signora, non credo. Arri vederla.
La Vicina - Buona sera. (Esce).
Tilla - (accompagnandola) Buona sera, signora.
La Vicina - Buona sera.
Tilla - (ritorna adagio, incantata a guardare Valerio) Io avevo lasciato la porta aperta, oggi. (Pausa) Posso fare qualche cosa per lei, signor Valerio? (Pausa) Per la cena potrei provvedere. E' ancora presto. Due passi fino alle botteghe e... (Pausa) Vuole che le prepari il bagno? (Pausa) Il letto pronto, non c' che da aprirlo. (Pausa) Signor Valerio!
Valerio - (finalmente scuotendosi) Non mi occorre niente, Tilla.
Tilla - (intimidita dal suo contegno) Devo andare di l? Perch lei rimanga tranquillo? Possa riposare?
Valerio - Riposare?... Non ancora, Tilla. Se mai pi tardi, quando... (Guarda l'orologio) Sette e mezzo. (Pausa) Che cosa hai saputo, tu?
Tilla - Di che, signor Valerio?
Valerio - Di... della signora Bella.
Tilla - Pi niente, signor Valerio. Da quando sono partiti. E nemmeno il dottor Lani ha pi avuto notizie.
Valerio - Possibile?
Tilla - Cos, signor Valerio. Il signor Giovanni sperava tanto che il viaggio, i paesi diversi, la vita... come dire? non pi tanti ricordi, tante cose legate a quello ch'era stato... Ma ho paura che abbia sbagliato, signor Valerio. Se la signora fosse guarita, perch rimanere ancora lontani? E perch non scriverlo? Ho paura, ho proprio paura che abbia sbagliato.
Valerio - Quando... quando mia moglie ritorn qui, dalla clinica...
Tilla - Non le hanno detto niente?
Valerio - Qualche cosa mi ha scritto mio fratello. Pi d'una volta. Ma quello che si pu dire nelle lettere... troppo poco.
Tilla - Che pena, signor Valerio, che pena, per me, essere trattata, oh, molto gentilmente, molto affettuosamente, ma... come se non fossi io, non fossi Tilla. E anche il signor Giovanni... non pi come prima: tutto diverso. Qualche cosa che inquietava, faceva quasi paura. Il signor Giovanni... che premure, per lei, che bont, che tenerezza! (Valerio ascolta con pi attenzione). Se l' portata via che... oh! mi viene da piangere, a ripensarci. Sembrava che Celeste fosse vissuta, e che fosse con lei, con Celeste, che lui partiva per farla guarire pi presto.
Valerio - (un pensiero ancora incerto, ma' che lo rasserena) Celeste...
Tilla - - Neanche lei se ne ricorda.
Valerio - Ricordo... ricordo che c' stata. Ma non avevo pensato... Ha preso cos poco posto, nella nostra vita, quella bambina! E l'idea d'una sorella, di quello che sia una sorella... (Profondo) Tu hai veramente pensato a lei, a Celeste, quando mio fratello e mia moglie...?
Tilla - S, signor Valerio. L'ho pensato, e ho seguitato a pensarlo per tutti questi mesi. Qualche volta, dentro di me, la chiamavo Celeste: lei, la signora Bella. Pensavo: Celeste torner guarita. Poi mi accorgevo di sbagliare. Ma mi piaceva.
Valerio - (come per s solo, tormentato) Giovanni... Giovanni sarebbe certo capace... un tipo come Giovanni... nemmeno riesco a immaginare, io, di che cosa sia capace. Per... (Un pensiero che lo molesta).
Tilla - Sapessimo almeno dove sono! Ma lei... lei lo sa, forse.
Valerio - Non ha pi importanza saperlo.
Tilla - (atterrita) Perch?
Valerio - No, no. Niente paura. Non ha pi importanza perch fra poco... (Riguarda l'orologio) Inutile seguitare a far misteri. Ci siamo dati appuntamento qui, Tilla, per stasera. (Un respiro) Mio fratello mi ha fatto sapere che sarebbero arrivati alle otto.
Tilla - (muove qualche passo incerto; siede in disparte; parla quasi piangendo) Oh... avevo lasciato la porta aperta... Mio Dio!
Valerio - (seduto anche lui in disparte, lascia pesare un lungo silenzio mentre, spentasi la luce del tramonto, la stanza a poco a poco si riempie di ombre; poi parla, ma di nuovo come per s solo) Certo, per, se ci fossimo incontrati prima, io e Giovanni - soli - sarebbe stato meglio. So troppo poco, io Non so neppure se Bella si ricorda che... che io esisto. Quel poco che mi stato detto non vale certo a tranquillizzarmi. E poi... Avr saputo o non avr saputo quello che mi capitato? E che cosa, precisamente, avr saputo? (Un respiro) Io non merito niente. Lo so. Ma lasciarmi cos, come se io... non c'entrassi pi...
Tiixa - (protestando) Che cosa dice, signor Valerio?
Valerio - Ah... M'ero scordato che ci sei anche tu, in questo buio.
Tilla - Vuole che accenda?
Valerio - Eh s... (Cambia idea) No no; meglio no. Finch non siano arrivati. Preferisco che al primo incontro... (Pausa) Tu hai veramente pensato a Celeste, quando... (Con improvvisa insofferenza, senza alzare la voce) Oh, basta! Tutto questo insopportabile. E che proprio io debba... Per Dio santo! Era meglio restare in prigione. Si dorme, si dorme anche da svegli, in prigione. Tanto non puoi far niente, non devi far niente. E quello che ti capita nel mondo come se non capitasse a te, ma a un altro, a un altro che va per le strade, nella vita, vive, e tu lo ricordi appena, anche se si chiama come te.
Tilla - (supplicante) Signor Valerio!
Valerio - Meglio in prigione, meglio in prigione! Oh, ma posso anche andarmene, posso anche sparire. Chi mi obbliga a rimanere qui? E se avranno qualche cosa da dirmi, me lo faranno sapere. Io vado via. C' chi mi aspetta. Gente allegra. Facce che ridono. Voci che mi festeggiano. E la luce non fa paura. Posso guardarli e farmi guardare. Via! Via! (Verso la porta; si rivolge di nuovo a Tilla) Dirai loro che... (Tace; si ripiega) Ma no! Che idee! E perch, poi? Perch? (Torna a sedere lento) Fatti passare lo spavento, Tilla. E non ripensare a quello che ho detto. Io sono tranquillo, vedi?
Tilla - (poco convinta) S, signor Valerio.
Valerio - Sono tranquillo. E aspetto. (Pausa). Non dovrebbero pi tardare.
Tilla - Le otto sono certo passate.
Valerio - Son tranquillo. E aspetto. (Pausa) Fra poco sentiremo una macchina e...
Tilla - S, signor Valerio. (Pausa).
Valerio - Dopo tanto tempo...
Tilla - Tanto... tanto tempo... (Pausa).
Valerio - (ascolta, poi, calmo) Eccoli.
Tilla - (si alza, adagio) Forse...
Valerio - (s alza a sua volta) Sono loro.
Tilla - Come pu essere cos sicuro?
Valerio - (risoluto) Sono loro.
Tilla - Oh... (Fa per accorrere alla porta).
Valerio - No. Non andare. Aspetta qui. (E anche lui aspetta, senza muoversi, fisso alla porta. Bella entra e avanza nel buio, con passo di sonnambula; rimane ritta al centro, senza guardarsi intorno, immobile).
Giovanni - (la segue portando due valige, che depone nel vestibolo; poi avanza a sua volta e parla con tristezza e con stanchezza) Ma perch cos buio? Arrivando di fuori, qui dentro... Si pu accendere, no? (Muove verso l'interruttore).
Valerio - (rapido) No. Aspetta. (Bella non batte ciglio).
Giovanni - (scopre nell'ombra Valerio) Ah... sei l. Non ti avevo veduto. Pensavo che non ci fossi ancora. (Gli si avvicina, gli stringe la mano) Ho piacere che tu sia... (Vorrebbe dire Liberato),
Valerio - Grazie, Giovanni. Ma... (Accenna a Bella).
Giovanni - (non risponde al suo cenno; si stacca) E c' anche Tilla, laggi. Come va, Tilla?
Tilla - Non... non so...
Giovanni - Vieni su con me? Mi aiuterai a disfare la mia valigia.
Tilla - (come liberata) S, s. Con lei. Subito. Porto la valigia. (Va al vestibolo, sempre guardando Bella; prende una delle valige; sale al piano superiore portandola).
Giovanni - (a Valerio) Quando vorrete chiamarmi... Arrivederci. (Adagio, ma senza esitare, raggiunge il vestibolo e sale anche lui).
Valerio - (dopo una pausa, senza avvicinarsi a Bella) Bella! (Aspetta inutilmente) Bella! (Aspetta ancora, poi) Nemmeno tu mi hai veduto, quando sei entrata, immagino. E non mi hai salutato. Ma ora.., Avrei tante cose da dirti, e non so come dirle. E' passato pi d'un anno, Bella. (Sempre contenendosi, dominandosi) Ho avuto poche notizie tue, i: tutto questo tempo. Sapevo che... malata, vero? Mi dovevi guarire. Il medico era sicuro che saresti guarita. E io lo speravo tanto; io scacciavo dal mio capo tutte le paure; e aspettavo... aspettavo di poter... Ma perch questo silenzio? Cos zitta, ferma... non sembra neppure che tu sia qui. Ed insopportabile averti lasciata come ti ho lasciata, per ritrovarti cos, e non poter capire, non poter essere certo: di niente... Bella! (Bella, senza dar segno d'averi udito, si fa da un lato, siede) Forse... forse ili buio che... raggela, vero? raggela e impaccia, soffoca... Aspetta! Ora accendo. (Raggiunge l'Interruttore, accende la luce centrale) Ecco... cos... ci vedremo in faccia, almeno, e anche se non parlerai... (Ritorna a lei; la guarda e la riguarda)
Bella - (Aspetta) Ancora niente? Nemmeno un sorriso?! Nemmeno un cenno degli occhi? Come se tu... Ma no! Non possibile che tu non mi riconosca.! (Con insofferenza contenuta) Bella! Se per rimproverarmi che fai cos... bene: accetto, hai ragione.! Se per castigarmi, accetto e accetter tutto quello che vorrai, finch vorrai. Le mie colpe le riconosco tutte. Forse... forse sono un po' cambiato, Bella. Ora che ti rivedo, poi... Mi sembri ancora pi giovane di quando t'ho lasciata. E non riesco a credere che tu sia malata. Ti vedo cos... cos viva: come nei giorni pi belli; e mi accorgo che... Se potessi avvicinarmi a te, ora, prenderti fra le braccia, portarti di l, nella nostra camera, e fare tutto buio, come piaceva a te, e nel buio... Ma non posso, non posso fare questo, se tu rimani cos, e non parli, non mi guardi neppure. (Esasperato) Che cosa devo dire? Che cosa devo fare? (Una ultima esitazione, poi corre al vestibolo, chiama) Giovanni! Giovanni! (Giovanni subito appare sulla scala; scende senza premura. Valerio mentre il fratello discende) Nemmeno una parola, nemmeno un sorriso, niente; e io non posso... non so... Aiutami!
Giovanni - (lento, apparentemente calmo, si avvicina a Bella e le parla con suadente dolcezza) Hai sentito quello che ha detto, Bella? Vuole che io lo aiuti. Pensa che io ti conosca meglio di lui, ora, dopo tutto il tempo passato insieme, e vuole che lo aiuti: io. (Un respiro) Hai sentito, Bella?
Bella - (continua l'invenzione della pazzia, come dopo il suo primo risveglio nella vita nuova) Era sull'uscio. Quando ha scritto quella lettera era sull'uscio. Scriveva in piedi. Poi butt la letter (Un gesto) cos... e il vento... Era sull'uscio, ti dico!
Valerio - (senza voce) Ma di chi parla? Giovanni! (Giovanni fa un cenno: aspetta).
Bella - Si sono messi a cantare tutti insieme. (A Valerio) Tu non eri con me. (A Giovanni) Ma tu, s. Eri vicino a me. E quando s' aperta la porta mi hai detto ch'era tardi, molto' tardi. Le stelle... come sul presepio': tante stelle grandi, pesanti. E noi camminavamo... Il paese con le stelle grandi; e poi quello con la quercia scavata dal fulmine; e poi quell'altro... quell'altro... Vorrei fare di nuovo un viaggio, un lungo viaggio in mare. Ma non pi rimanere chiusa nella cabina: sempre sul ponte, al vento... Le navi passano coi lumi accesi. Qualche volta si sente una musica. C' qualcuno che va sul mare, e suona. Cos bello! Tutto cos bello! Ma non per me. Tante feste che non sono per me. La bambina guarda dalla strada le finestre illuminate: le feste degli altri...
Valerio - (non resiste pi, la interrompe) Bella!
Bella - (tace, come pensando, poi) Ma s! Sono qui. Perch mi chiamate cos forte? Non sono mica andata via.
Valerio - Bella, pensavo che non fosse possibile, e ancora adesso lo penso, eppure...
Bella - (smaniosa, a Giovanni) Ma che vuole? Che vuole?
Valerio - Non mi riconosci, Bella! (Pausa. Bella, su Valerio, su Giovanni, uno sguardo che non vede).
BEDLA
Giovanni - (dopo una pausa, calmo) Non lo riconosci? Davvero, non lo riconosci?
Bella - Se mi lasciate riposare...
Valerio - (accanito) E lui? Bella! Lo riconosci, lui?
Bella - Avrei tanto bisogno di riposare.
Valerio - (a Giovanni, duramente) Forse dovresti parlare tu, Giovanni. Forse, avresti dovuto parlare anche prima.
Giovanni - Non avrei saputo che cosa dirti.
Valerio - E' sempre stata cos, dunque, con te, con tutti, come ora con me, sempre!
Giovanni - (incerto) Oh no! Non sempre cos. Ma certo che... (Esita).
Valerio - Che cosa?
Giovanni - Di te non ha mai parlato.
Valerio -: Questo me l'hai scritto.
Giovanni - Mai. Neppure un accenno. E con me... (Esita ancora).
Valerio - Con te...?
Giovanni - (sfuggente) Non mi ha mai chiamato per nome.
Valerio - In tutto questo tempo?
Giovanni - Mai.
Valerio - E... poi?
Giovanni - Poi...
Valerio - Ma perch non mi guardi in faccia? Perch continui a guardare lei? Che cosa aspetti da lei? Che ti parli ancora delle navi, delle finestre illuminate, della gente che canta? Non te ne ha ancora parlato abbastanza, per tutto un anno?
Giovanni - (con dolorosa pazienza) Ti ho detto che non stata sempre cos. E io non potevo immaginare quello che avrebbe fatto oggi, rivedendo te.
Valerio - Bene. In onor mio, a quanto pare, tutto questo. (Violento) Ma lo sai che volevo andarmene, prima che arrivaste? Lo sai che cosa pensavo? Che cosa sentivo? Meglio in prigione!
Giovanni - Non capisco perch tu voglia ribellarti; non capisco perch quello che vedi possa...
Valerio - (minaccioso) E se io... (Esita).
Giovanni - (sempre apparentemente calmo) Ebbene?
Valerio - Se io non credessi a quello che vedo? (Pausa).
Bella - (nella pausa, con voce chiara, puerile) Due cavallini bianchi, due soli, in fondo alla fila dei cavalloni neri. Stanno tutti legati alla mangiatoia. Dormono. Ma perch quei cavallini bianchi? Per portare i bambini morti. Non l'avevi capito? (Un respiro) Ma io... io non ho veduto questo. Ho pensato di vederlo. Chi sa quando.
Giovanni - Non credere. E' pi facile non credere che credere, Valerio. E fra noi due stato sempre cos. Io ero quello che credeva. Tu eri quello che non credeva. Abbiamo combattuto per tutta la vita, noi due, anche quando non disputavamo, anche quando non parlavamo neppure: abbiamo combattuto per tutta la vita. E anche adesso, di fronte a lei...
Valerio - (sempre pi teso) Ci sono io solo, di fronte a lei. Anche se non mi riconosce. Anche se finge di non riconoscermi. Ci sono io solo. Perch io solo ho il diritto di esserci.
Giovanni - Non capisco, non capisco davvero perch...
Valerio - Basta che capisca io, Giovanni.
Giovanni - (conciliante) Non fare cos! Non presumere, come hai sempre presunto, di risolvere tutto con una parola forte, con un gesto...
Valerio - Ma non t'accorgi di rigirarti in bocca parole che non servono a niente? Se hai qualcosa da dire, dilla. Ma chiaramente. Come ho fatto io. Hai pure sentito, no? Non credo, ho detto, non credo. E tu che cosa hai risposto? Tante parole, come sempre, ma nemmeno una, una sola, che valesse a...
Giovanni - A che cosa? ,
Valerio - (deciso) Levati di mezzo! (Verso Bella) Bella!
Giovanni - (tentando di trattenerlo) Non cos, Valerio!
Valerio - Levati di mezzo, ho detto!
Giovanni - Se osi toccarla, se osi...
Valerio - Ah, per Dio santo! Basta! (Lo agguanta).
Bella - (un grido) No! (Valerio lascia la fresa, indietreggia guardando Bella. Bella ferma, sicura, chiara) Qualunque cosa, ma non questa. (Guarda i due uomini, come per dominarli; poi, calma) Non ho nemmeno da preparare la valigia. E' gi pronta. E anch'io sono pronta. (Pausa) Me ne vado. Me ne. vado veramente, questa volta. Quello che prima credevo fosse avvenuto, e invece non era che una fantasia della mia testa malata, ora... avvenuto veramente: voi due... voi due che... E io, veramente, me ne vado. (Un respiro) S, Valerio.
Valerio - Ah, dunque, sai chi sono.
Giovanni - (smarritissimo) Ma no... no...
Bella - S, Giovanni.
Giovanni - (un'illuminazione) Bella!
Bella - S, Giovanni. Me ne vado. Ma non guardatemi pi come mi avete guardata finora, con quello sguardo che vorrebbe attraversarmi la faccia, il petto, entrare dentro di me, vedere quello che nascosto dentro di me. Non avrebbe pi ragione quello sguardo. Io non parlo pi delle navi, delle stelle, di tutte quelle cose che non capivi, Valerio. E anche per te, Giovanni, anche per te: pi nessuna ragione quel modo di guardarmi, di interrogarmi senza parlare, cos doloroso, in te, per tutto quest'anno, cos disperato - come la mano; d'uno che affondi in un pozzo e aspetti che quali curio l'afferri, e non c' nessuno, e i minuti passano, gli ultimi minuti - pi nessuna ragione, Gio vanni, ora che ti chiamo per nome. (Un tempo) Ma che stanchezza! Mentre tu parlavi, Valerio, e: seguitavi a chiamarmi, io sentivo crescere questa; mia stanchezza. Pensavo: Non avrei dovuto venire, ma poi: No, dovevo venire; o prima o dopo, sarebbe stato necessario guardarci in faccia,; parlare. E ho provato... ho provato... Mi sarebbe piaciuto salvare tutto. Ho chiesto aiuto alle navi] alle stelle, alla gente che cantava... (Sorride) Sembra un giuoco da bambini. E non ha servito nulla. Proprio come un gioco. A nulla. E, d'altra parte, se mi fossi meglio ascoltata quando vi ho rivisti tutti e due, insieme, uno vicino all'altro, avrei capito subito che non sarebbe pi stato possibile: niente, niente sarebbe stato pi possibile E non avrei neppure provato. Me ne sarei andata via senza guardarvi, coprendomi la faccia. (Giovanni e Valerio fanno un atto, come per intenerire). Non movetevi, e non parlate, ve ne prego! E quando sar uscita - anche di questo vi prego-pensate... che io sia morta. Oh, non temete! Noi, ho intenzioni tanto orribili. E non potrei neppure: averne. Altro giocare con la vita, altro giocare! con la morte. E a me la morte fa paura. Pensate che io non ci sia pi, e che sia inutile, quindi! parlare ancora di me, tormentarsi ancora per me, e cercarmi, inseguirmi. Ecco: ho detto inseguirmi, ed giusto. Perch io... io fuggo. Per piet! - almeno per piet - lasciatemi fuggire. Non ci resta altro, credetemi: niente altro, per noi non cose tanto pi brutte, e inutili. (Tace e di nuovo a lungo i due uomini).
Valerio - (dopo la pausa, contenendo i suoi sentimenti) No, Bella. (Un respiro) Io t'ho lasciata parlare, come hai voluto. Non ho fiatato; non mi sono mosso. Ma ora... no!
Bella - Che cosa no ?
Valerio - Cos non puoi andartene. C' ancora,. altro da dire.
Bella - Ma certo, certo!
Giovanni - Rimango io, Valerio.
Valerio - Se credi che basti...
Giovanni - Deve bastare. Rimango io. Con te, E quello che c' ancora da dire...
Bella - Sar detto, sar detto. State sicuri! Ma.. da me. Valerio ha ragione. E io non pensavo di andare via cos.
Giovanni - Voglio parlare io, Bella.
Bella - Tu? Che cosa sai tu? L'ho ricordato ancora dianzi: per tutto un anno, i tuoi occhi che cercavano di scavare dentro di me, per capire, sapere. E mai niente. E ancora oggi: niente. Che cosa sai tu? Quello che lui ha ormai capito dalle mie parole, e gi prima sospettava, perch l'aveva sempre temuto.
Giovanni - Ma appunto per questo devo part lare io. Io, a mio fratello devo parlare. E non per scolparmi, non per salvarmi di fronte a lui e agli altri.
Bella - Aspetta, Giovanni!
Giovanni - Non si pu portare da soli, in segreto, un peso come quello che porto io.
Bella - E' giusto. Ma quello che lui deve sapere, per giudicare e condannare, non lo sai neppure tu. Ed questo che io devo dire prima di andarmene: per te (Giovanni) e per lui. (Valerio) Dopo... potrete anche disprezzarmi. L'amore non ha paura del disprezzo. Non ha paura di niente. E' una pazzia meravigliosa.
Valerio - (beffardo) L'unica pazzia che tu hai patita, Bella!
Bella - No.
Valerio - Di' la verit!
Bella - La verit, s, la verit! (Un attimo di silenzio, poi) Quella notte, quando t'hanno portato via... E' cominciato quella notte. La mia disperazione, il mio terrore: per te, Valerio, per te! (A Giovanni) E' vero?
Giovanni - S.
Bella - Poi... lui (Giovanni) mi parlava; cercava | di calmarmi; mi diceva di te, che non avevi fatto niente di male. E' vero?
Giovanni - S.
Bella - Parlava, parlava, e io... la sua voce... la tua voce... non capivo... Poi, per tanti giorni, te I e lui, te e lui, ricordi tuoi e ricordi suoi, parole tue e parole sue, cose degli anni lontani - chi era stato a dir questo? a far questo? Valerio o Giovanni? Valerio o Giovanni? - e anche i vostri volti: si sovrapponevano, si confondevano, come una lotta fra voi due, continua, terribile... e, intorno, tutti gli altri: maschere, maschere che apparivano, sparivano, si avvicendavano - creature e fantasmi - volti veri e volti immaginati - folle di ombre, voci - voci che chiamavano... (La testa fra le mani, come per una vertigine) Oh! (Si calma) Mi hanno riportata qui senza che io riconoscessi nessuno, niente, neppure questa casa - lo giure -e lui - (Giovanni) lui, che mi amava da sempre - e anche tu lo sapevi - da sempre- pi di te - lui mi ha trovata come se fossi per cadere e mi avvinghiassi a lui con gli occhi chiusi, perduta... E' vero?
Giovanni - S.
Bella - (sempre a Valerio) - Ma fu col mio amore per te - lo giuro, Valerio - che io mi abbandonai a lui e scopersi - soltanto allora - il suo amore per me. Capisci? Accettai il suo amore credendolo tuo, felice che potesse venirmi da te l'amore che non avevi mai saputo darmi, e che io volevo con tutta la mia vita. E se lui me lo pot dare, quell'amore, contro tutte le leggi, e contro il suo cuore stesso, il suo sangue, la sua coscienza, fu perch non era pi lui, di fronte a me, non era pi tuo fratello, ma era te, te. (Quasi un pianto) Pi tardi... una luce improvvisa, violenta: paura, paura e vergogna, pensieri di fuga, di morte: ma poi... (Serena, sicura) Non lui, Valerio, ma il suo amore mi sono accorta di amare: e dall'amore per il suo amore... oh, un passo cos breve! Il mio amore per te divent amore per lui. E mi parve - tutto, voglio dire tutto - mi parve che fosse stato sempre amore per lui, fin dagli anni pi lontani, fin da quando ero bambina e tu mi facevi piangere e lui mi consolava: sempre, sempre amore per lui, che avessi dato a te per errore, o che tu avessi rubato. (Un respiro) Da allora... da quel mattino - il nostro primo mattino -io cominciai a ridiventare padrona di me e della verit, cominciai a ricordarmi di tutto, a riconoscere tutto e tutti. Guarita, s, guarita, ma... l'altra pazzia! E che cosa potevo fare? Lui non sarebbe rimasto accanto a me - ne sono sicura, e anche tu devi esserlo, tu, che lo conosci - non sarebbe rimasto accanto a me, nonostante il suo amore, se avesse capito che l'inganno era cessato e che io, con lui, coscientemente, tradivo te, suo fratello. E allora... (Ancora pi serena, pi sicura) E' molto facile fingere la pazzia. Lo sanno tutti. E ci si abitua senza fatica. Si direbbe che sia nella nostra natura, vivere da pazzi, pi che vivere da saggi. Vedete? Anche i commenti ironici. Povera Bella! Povera... Bellina! (Pausa) Ma ora basta. Quello ch'era ancora da dire stato detto. E io posso andarmene pensando che voi mi accontenterete... Giovanni... Valerio... Pi nessuna parola di me. Vero? Silenzio. Silenzio e pace. Tanto... ve l'ho gi detto: pi niente sarebbe possibile, ora. In tutto questo disordine, l'unica cosa chiara e certa proprio questa - e pi vi guardo, tutti e due, pi si rafforza nella sua certezza disperata - pi niente sarebbe possibile. (Un respiro) Silenzio. Silenzio e pace. Lasciate che si avveri, anche nelle sue conseguenze buone, quello che la mia pazzia aveva inventato. E io sar contenta di poter piangere tutta sola, dove nessuno mi veda, nessuno - ti ricordi, Giovanni? - possa raggiungermi. (Con improvvisa risoluzione) Me ne vado, me ne vado.. (Vacilla, si piega: un deliquio).
Giovanni - (accorre a sorreggerla) Bella! (L'accompagna a una poltrona. Valerio sta ritto in disparte, teso, li guarda. Giovanni fa sedere Bella, l'assiste con molta calma).
Valerio - (a stento, avvicinandosi) Posso fare qualche cosa?
Giovanni - Niente, Valerio1.
Valerio - Ma di nuovo una crisi, forse.
Giovanni - Stanchezza... nervi... tutto il giorno in treno e poi... (Va alla credenza).
Valerio - (osservandolo) Che cosa cerchi?
Giovanni - Un po' di cognac, se ci fosse.
Valerio - Posso arrivare alle botteghe...
Giovanni - (trova) Ecco qua. Ce n' anche troppo. (Riempie un bicchiere).
Valerio - Ma non credi che...?
Giovanni - (ritornando a Bella) Che cosa?
Valerio - ... che possa farle male?
Giovanni - Sar sempre un male pi piccolo di quello che le far passare... o almeno, sembrer farle passare. (Porge il bicchiere alle labbra di Bella) Su, Bella! Bevi! (Bella docilmente obbedisce).
Valerio - Ti obbedisce come una bambina.
Giovanni - Hai detto? ,
Valerio - Proprio come una bambina. (Osserva ancora Bella) Riprende gi colore!
Giovanni - Certo.
Valerio - E adesso... se potesse mettersi in letto, starsene in pace, senza pi... senza pi pensare di... Credi che volesse proprio andar via?
Giovanni - Credo che lo voglia ancora.
Valerio - S. (Una lunga pausa; poi si fa in disparte e, a bassa voce, chiama il fratello) Senti, Giovanni. Vieni qui. Voglio dirti... (Cerca le parole) Prova a convincerla che... che non vada via. Tu saprai certamente trovare le cose da dirle. Io... (con durezza insincera) che ci sto pi a fare, io, qui? Vi lascio soli. Potrete parlare liberamente. (Un respiro) Dille che sono uscito per... qualche cosa da comperare, ecco. Cosi posso uscire senza dir niente. Ti pare? (Pausa) Se avr qualche cosa da farvi sapere... Come potremmo fare?
Giovanni - Ma tu...
Valerio - L'avvocato, ecco. Parler io con l'avvocato. (Un respiro, poi, pianissimo) Arrivederci. (Si avvia verso il vestibolo in punta di piedi).
Bella - (di soprassalto, spalancando gli occhi nel vuoto) No! (Valerio gi a pochi passi dalla porta esita) Non ne posso pi, non ne posso pi! (Un pianto arido senza lagrime).
Valerio - (triste, umile) Speravo di andarmene senza che tu te ne accorgessi. Tanto... io non posso fare se non quello che sto per fare - e senza ira, te lo giuro - non posso che...
Bella - (non ha ascoltato e ora balza in piedi agitata) Di nuovo, di nuovo, Ma non sentite? Le campane, tante campane, da tutte le parti... e quella voce che grida... mi chiama...
Giovanni - (allarmato) Bella!
Bella - Basta, basta! Come devo parlare, pei farmi capire? Bella, sempre Bella. Se ne gi parlato tanto, di Bella, se ne gi parlato troppo. E io... (ride senza voce, poi, in segreto) io non so neppure chi sia. Non la conosco. Come non conosco lei (Giovanni) e neppure lei (Valerio) e neppure quello che mi chiama, quello che grida..,:(Passaggio) No. Non lo sento pi. E nemmeno; pi le campane. Silenzio... Silenzio... (Giovanni i Valerio la fissano atterriti. Bella con un altro scatto), Ma perch mi guardate cos? Che ho detto? (Si ripiega, con dolorosa stanchezza) Oh, stavo cos bene in quella casa, che mi piaceva tanto, col giardino, i fiori, la macchia dei lill... Mi sedevo sotto i lill: sola, sempre sola. (Ritorna alla trema, vi siede) Sulla mia testa i rami, i fiori... (Guarda in alto, come se vedesse veramente qua fior) Come sono belli! Sembrano rossi. E' il turchino del cielo che li fa sembrare rossi.
Giovanni - (angosciato) No... no...
Bella - (a lu trasognata) Che dice?
Giovanni - (verso di lei, con intensit crescente) Bella, ascoltami! Tante volte mi hai ascoltato. No ti ricordi? Ascoltami anche adesso, e guardami riconoscimi...
Bella - (ritraendosi) Via, via! Non mi tocchi Non si avvicini! Non parli! (Poi lamentosa) li prego! Abbia un po' di piet! Io sono stanca, stancai Voglio dormire qui, sotto i lill. Posso dormine qui,1 vero? Pap mi trover addormentata. Mi prenderai in braccio e mi porter via. (Sempre pi staccati, pi sola) Pap! Le tue braccia forti, il tuo passi lungo, tranquillo...
Giovanni - (a sinistra si accascia) Oh!
Valerio - (si avvicinato a lui, gli parla piano, cm trepida apprensione) Forse... finge di nuova Non credi che finga di nuovo?
Giovanni - Non credo. Bella - Andremo su quella montagna tutta bianca, noi due soli...
Valerio - Ma allora...?
Giovanni - (disperato) Qui, come adesso, chi ; per quanto tempo, come per aspettare che ritorni,,
Bella - Poi verr una bella nuvola, che ci prender con s: noi due...
Valerio - (quasi un soffio) E se non tornasse pio
Bella - Portami via, pap, portami via
FINE


