Afterlife

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                                               AFTERLIFE

                                  Dramma in 2 atti di

                                  Michael Frayn

                                               Traduzione di

                                               FILIPPO OTTONI

PERSONAGGI:

MAX  REINHARDT

HELENE THIMIG, sua compagna e in seguito seconda moglie

GUSTI ADLER, sua assistente personale

RUDOLF (‘KATIE’) KOMMER, suo amministratore

FRANZ, suo valletto

IL PRINCIPE ARCIVESCOVO DI SALISBURGO

FRIEDRICH MULLER, cittadino di Salisburgo

THOMAS, lacché, assistente, voce, eccetera

JOSEF, lacché, assistente, voce, eccetera

LIESL, cameriera, assistente, voce, eccetera

GRETL, cameriera, assistente, voce, eccetera

+ Comparse         varie

ATTO PRIMO

                                               Scale, impalcature, gallerie.

                                               Entrano TUTTI: REINHARDT, il PRINCIPE

                                               ARCIVESCOVO, THIMIG,ADLER, KOMMER,

MULLER, THOMS, JOSEF,  LIESL, GRETL e FRANZ.

REINHARDT                 Venite, gente, e attenzione!

                                      La nostra rappresentazione

                                      Mostrerà in modo opportuno

                                      Il Destino che attende Ognuno.

                               La messa in scena sarà semplice. Qui, se Vostra Grazia ci concederà il permesso. Sulla piazza antistante il Duomo. Sotto la volta del cielo. Così come venivano rappresentate le antiche Moralità cinque secoli orsono. Vostra Grazia…

                                     

                            (Indica una sedia per il PRINCIPE ARCIVESCOVO)

                            Voi tutti…

THOMAS, JOSEF, LIESL, GRETL e FRANZ aiutano THIMIG, ADLER, KOMMER, e  MÜLLER a trovare da sedersi, mentre loro rimangono rispettosamente in piedi.

Assi su cavalletti il palcoscenico per gli attori. Panche intorno alla piazza per il pubblico. Nient’altro. E iniziamo nel pomeriggio. Alla semplice luce del giorno. Il portone della cattedrale viene spalancato, entrano i personaggi… Il pubblico si zittisce e si concentra… Il Prologo attacca…

           Con vista e udito apprenderemo

           Che breve è il tempo che vivremo,

           Che sol dolor sarà mercede

           A chi di noi non si ravvede.

           Senza fronzoli, ma diretta

           La lezione ch’ora vi aspetta.

           Tutto ciò che voi qui vedrete

           Per sempre a mente lo terrete.

Dopodiché  ha inizio la vera rappresentazione…

ARCIVESCOVO Magari, prima potremmo fare una breve pausa, Herr Reinhardt?

REINHARDT    Vostra Grazia…               

ARCIVESCOVO Vorrei essere sicuro di quello che mi verrà presentato. Sono, naturalmente, molto consapevole della sua reputazione e, vorrei dire, ammirato per la sua padronanza del testo…       

ADLER              Herr  Reinhardt impara sempre il testo a memoria prima di cominciare.

REINHARDT    La mia assistente personale: Fraulein Adler.

ADLER              Ha già tutta la messa in scena in testa. Tutto scritto nel suo copione. (Glielo mostra) Ogni minima inflessione, ogni gesto. Ogni pausa, ogni respiro.

THIMIG               Il genere di cose che gli attori di solito detestano. Ma Herr Reinhardt è  un’eccezione a tutte le regole.

REINHARDT    Fraulein Thimig, una delle nostre attrici.

ARCIVESCOVO Ho avuto il piacere di vederla in scena a Vienna. Ofelia – giusto? Una grande emozione.

THIMIG              Vostra Grazia è molto gentile..

ARCIVESCOVO Quindi, Herr Reinhardt, mi faccia capire bene. Si tratta di una rappresentazione morale? Di natura religiosa?

REINHARDT    Una tradizionale Morality Play inglese. Ma liberamente adattata da Herr von Hofmannsthal.

ARCIVESCOVO Herr von Hofmannsthal è ebreo?

REINHARDT    Cattolico, Vostra Grazia.

KOMMER         Suo nonno era ebreo!

REINHARDT    Herr Kommer, il mio irrefrenabile amministratore.

ARCIVESCOVO Herr Kommer…

KOMMER         Mi chiami Katie, Vostra Grazia. Come fanno tutti.

ARCIVESCOVO Katie. Molto bene. Herr Katie? O Frau Katie?

KOMMER         Ah-Ah, Vostra Grazia!

ARCIVESCOVO E lei, Herr Reinhardt? E’ ebreo?

REINHARDT    Ebreo, Vostra Grazia.

ARCIVESCOVO Ebreo. Ed ha scelto un’opera di devozione cattolica per l’apertura del suo nuovo Festival?

KOMMER         Voleva forse della devozione ebrea? A Salisburgo? Che altro? Pattinaggio sul ghiaccio all’inferno?

REINHARDT    Grazie, Katie.

ARCIVESCOVO Tuttavia, credo che la sua scelta abbia incontrato scarso favore da parte della città.

KOMMER         Lei è la nostra ultima speranza!

ARCIVESCOVO (A REINHARDT) Ah, sì?

REINHARDT    Sì, Vostra Grazia.

ARCIVESCOVO Purché sappiamo cosa aspettarci. Perciò, sentiamo questo testo, Herr Reinhardt.   

REINHARDT    Vostra Grazia. Tutto a un tratto…. Una voce scende dal cielo:

                                      Fors’io che son l’onnipotente,

                                      stare a guardar dovrei paziente

                                      l’uomo che la mia Legge ignora

                                      e il mio comando disonora,

                                      mentre, gaudente vòlto al male,

                                      gozzoviglia come un maiale?

ARCIVESCOVO L’onnipotente… Onnipotente?

REINHARDT    Lui, Vostra Grazia.

                                                                                    

ARCIVESCOVO E lei ha ogni gesto dell’Onnipotente scritto nel suo copione?

                          Allunga la mano per farsi dare il copione delle prove. ADLER guarda REINHARDT, che assentisce. ADLER porge il copione all’ARCIVESCOVO, che lo sfoglia lentamente.

                           

                            Ogni inflessione? Ogni respiro? Del Nostro Signore in

                            persona?                      

REINHARDT    Vostra Grazia, noi ci troviamo a vivere nell’anno 1920, in un’epoca in cui la fede è messa in discussione, e in cui è difficile parlare di Dio senza disagio.  Ma per qualche ora qui rivivremo la semplice innocenza del quindicesimo secolo, quando Dio era reale e familiare come il compaesano tessitore, il compaesano calderaio e il compaesano fabbro-ferraio. Quando un tessitore, o un calderaio o un fabbro-ferraio poteva offrirsi ai suoi simili in tutta umiltà come rappresentazione di Dio, e di tutte le creature di Dio.    E’ così che  il teatro ci permette di esplorare la creazione di Dio. Tutti noi abbiamo dentro possibilità che la vita ordinaria non ci lascia realizzare. Tutti noi abbiamo una sola nascita e una sola morte. Siamo tutti differenti, ma nell’angusto letto in cui scorre la vita quotidiana veniamo tutti arrotati come ciottoli finché non sembriamo tutti uguali. O finché non ci liberiamo con una scossa e cominciamo a recitare altre parti che la vita ci nega. E qui, sulla piazza del Duomo di Salisburgo, lo faremo con la semplicità e la naturalezza dei bambini che giocano. Niente effetti sonori. Solo le campane della cattedrale, e i rumori lontani del traffico stradale.

                                               Effetti sonori.

                          Solo il fruscio delle ali dei piccioni, che s’impennano e volano via come improvvisi sbuffi di fumo dalla fiamma di un falò.

                                               Suono di un  volo di piccioni. Tutti si voltano per

                                                seguirli.

                          Solo la voce di Dio.       

                                     

                                      Immerso è l’uomo nel peccato

                                      E di me s’è dimenticato.

                                      L’anima sua nutre d’un pane

                                      Fatto di cure e gioie mondane.

                         

                          Niente effetti di luce. Solo il sole pomeridiano che va e

                          viene…

                                               La luce del sole va e viene.

                          Solo le parole. Parole, parole, parole. L’antica risorsa. Le parole e il clima. Gelide folate di vento dalle montagne alle nostre spalle… Talvolta pioggia, si capisce. Questa è una città piovosa! E quando è pioggia battente, noi via a cercare riparo.

                          Il PRINCIPE ARCIVESCOVO studia il copione. ADLER e THIMIG si scambiano un’occhiata apprensiva.

ARCIVESCOVO (legge assorto)

                                      Non tiene in conto il sacrificio

                                      Da me fatto a suo beneficio.

                                      Per risparmiare a lui le spine

                                      Sulla croce fu la mia fine.

                                      Tutto me stesso all’uomo ho dato

                                       E lui di me or s’è stancato.

                                            

                                             Si ferma e riflette. KOMMER fa il segno del

                                              pollice-verso agli altri. 

                         

                                      (Si alza. Con autorevolezza.)

                                      Perciò per tutti i suoi affronti

                                      Decreto la resa dei conti.

                                      Ognuno oggi dovrà pagare

                                      E tutti i debiti saldare.

                                      Dove sei, Morte, che equipari?

                                      Vieni avanti, orsù, appari!

REINHARDT               (Nel ruolo della MORTE)

                                      Il tuo comando, Onnipotente,

                                      eseguirò immantinente.

ARCIVESCOVO          Va da Ognuno, fatti vedere.

                                      A nome mio fagli sapere

                                      Che sottoposto verrà a prova

                                      Per lui atroce, quindi si muova.

                                      Senza indugio,  e con rispetto,

                                      si presenti al mio cospetto.

                                      E della vita sua il registro

                                      Rechi seco, onde io ministro

                                      Possa vedere in qual misura

                                      Lì il male e il ben si commisura.

REINHARDT               Come saetta e senza far motto

                                      corro a stanare Ognuno giù sotto.

                                      Il tuo comando riferisco

                                      E qui da te lo trasferisco.

ARCIVESCOVO          (restituisce il copione ad ADLER) Grazie.

THIMIG               Bravissimo, Vostra Grazia!

KOMMER         Scritturiamolo subito!

ARCIVESCOVO Ci stava dicendo, mi pare, che tutti noi abbiamo dentro più possibilità di quante la vita quotidiana ci consenta di esprimere. Persino come Arcivescovo di Salisburgo.

KOMMER         Principe Arcivescovo di Salisburgo.

ARCIVESCOVO Persino come Principe Arcivescovo di Salisburgo si hanno meno possibilità di quanto si creda di fare la parte di Dio Onnipotente. Quanto poi a presiedere il Giorno del Giudizio, non se ne parla nemmeno.

KOMMER         Ma adesso lo sta facendo!

REINHARDT    Katie, Katie…

ARCIVESCOVO E’ vero. Continuiamo, dunque.       La mia buona amica Morte,   se non erro, sta rastrellando Salisburgo in cerca di Ognuno.   

REINHARDT    Eccola che va. Su per la Franziskanergasse, giù per la Judengasse… Oltre la Chiesa Collegiale e l’Università… Scruta dentro i giardini-birrerie e i caffè, gli ospedali e i rifugi notturni… Di qua!... Di là!... Ma voi non potete vederla. E’ come un soffio di aria fredda che passa, come il vento che scende dalle montagne. L’unico che riuscirà a vederla sarà colui che  essa sta cercando. Ognuno. E chi è Ognuno? Può essere chiunque. Qualcuno che non sospetta minimamente ciò che sta per accadergli. Uno che vive gli anni più belli, magari, che si sta godendo tutte le cose buone che il mondo ha da offrirgli, compiacendosene anche. Io. Vostra Grazia.  La Morte lo conoscerà quando lo vedrà! Ora la scena cambia. Ci troviamo davanti a una grande casa in un quartiere periferico della città.

ARCIVESCOVO E come si fa questo, Herr Reinhardt?

REINHARDT    Ascoltando le parole. Sì? E usando la fantasia.

ARCIVESCOVO Certo, certo.

REINHARDT    Le porte si aprono. Entriamo nel grandioso vestibolo. E lì, davanti al magnifico camino, troviamo…

ARCIVESCOVO Ognuno.

REINHARDT    Ognuno.

                                      Per dimora ho una magione,

                                      La più bella della regione.

                                      Grandi arredi e gran mobilia:

                                      una dimora che strabilia.

                          LIESL e GRETL sistemano alcuni arredi costosi.

                                      Gemme e oro in grandi forzieri…

                            THOMAS  e JOSEF portano dentro un grande baule.

                                      E cuochi, lacché, camerieri.

                                      Nelle vetrine argenti e cristalli,

                                      grassi armenti giù nelle valli.

                                      Ricche messi di spighe dorate

                                      Dai miei campi mi sono donate.

                                      E quindi libero da ogni affanno,

                                      Sorrido questo e anche un altr’anno.

ARCIVESCOVO Questa magione che lei ha evocato, Herr Reinhardt… E’ notevolmente simile alla sua abitazione!

KOMMER         E’  la sua abitazione!

REINHARDT    Benvenuto, Vostra Grazia.

KOMMER         Venite, gente e attenzione!

                          Max Reinhard oggi è in magione!

THOMAS, JOSEF, LIESL e GRETL servono champagne e tartine.

ARCIVESCOVO E che magione! Uno dei nostri grandi palazzi barocchi!

REINHARDT    Costruito da uno dei nostri grandi principi barocchi. Il suo illustre predecessore. Eccolo là.

ARCIVESCOVO A doppia grandezza naturale. Appeso nel posto d’onore.

KOMMER         Fece costruire questa casa- bravo! Cacciò via tutti i protestanti da Salisburgo- meno bravo!

REINHARDT    Tuttavia, fu uno dei predecessori di Vostra Grazia a dare una mano al giovane Mozart.

KOMMER         Mentre un altro lo cacciò via con un calcio nel didietro. Grandi buttafuori voi Principi Arcivescovi!

REINHARDT    Questa casa. La musica di Mozart. Sono l’eredità dei suoi predecessori alle generazioni future. La nostra rappresentazione potrebbe essere opera di Vostra Grazia.

KOMMER         Avete tutti il bicchiere? Signore e signori – Sua Grazia e Altezza il Principe Arcivescovo di Salisburgo!

TUTTI               Sua Grazia e Altezza!

ARCIVESCOVO Via, via. Semplicemente ‘Sua Grazia’.

KOMMER         Allora, Vostra Grazia, quale sarà la risposta? Sì o no?

ARCIVESCOVO Perbacco, però! Guardatelo! Il grande vestibolo! Lo scalone cerimoniale! I saloni!

REINHARDT    Per la maggior parte in stato di fatiscenza. Restituirlo al suo originario splendore sarà l’impegno della mia vita.

KOMMER         Non c’è nulla che Herr Reinhardt ami di più di una residenza regale! Un’ala nel palazzo del Principe Ereditario a Berlino. Un appartamento nel palazzo imperiale a Vienna.

REINHARDT    Semplici pied-à-terre. Ora che ho trovato Leopoldskron, intendo fare qui la mia residenza. Ho una vera passione per il barocco, Vostra Grazia. Il barocco è l’estensione del teatro nel mondo quotidiano. Ed è a questo che io ho dedicato la mia carriera: a rompere le barriere tra esistente e immaginario. Tra arte e vita, tra teatro e vita. Facendolo con la semplicità e la naturalezza dei giochi dei bambini. Pochi oggetti di scena – dei quadri, dei valletti… e di colpo siamo nel diciottesimo secolo – in una commedia – in un’opera lirica –in un sogno... Io voglio farlo non soltanto per i pochi ricchi e privilegiati, seduti in piccoli spazi isolati dal mondo; ma fuori, nello stesso mondo in cui ebbe inizio il dramma popolare. In modo che noi tutti, principi e valletti, dame e cameriere, possiamo evadere per qualche breve ora dal carcere a vita che stiamo scontando dentro noi stessi.

ARCIVESCOVO Alcuni residenti locali finora non hanno gradito la cosa quanto lei avrebbe desiderato.

KOMMER         Ognuno ha lo stesso problema! Dov’è il copione? Il Vicino Povero. Appena Ognuno mette piede fuori di casa, ecco il Vicino Povero, la mano tesa, assilla, assilla, assilla…

REINHARDT    Il Vicino Povero. Qualcuno legga la parte del Vicino Povero.

MULLER si fa avanti e prende il copione delle prove dalle mani di ADLER.

KOMMER         Chi è lei?

MULLER           Nessuno. Un abitante di Salisburgo.

KOMMER         E che ci fa qui?

MULLER           Niente. Disoccupato, come tutti. Passo il tempo. Recito il Vicino Povero per voi.

                                              

                                               Vivevo io in ricca dimora

                                               Finché tutto andò in malora.

                                               Ora in ginocchio e a capo chino

                                               Chiedo aiuto al mio vicino.

REINHARDT    Bravo. Molto convincente. Grazie.

                                              

                                               Non c’interessa tua disgrazia.

                                               Prendi questa, fila e ringrazia.

                                      Si fruga nelle tasche.

ADLER              Una moneta. Chi ha una moneta?

KOMMER         Herr Reinhardt è come un re. Non si sporca le dita col vile denaro.

                           Porge una moneta a REINHARDT.

REINHARDT    (Passa la moneta a MULLER)

                                               Prendi questa, fila e ringrazia.

MULLER                                Così magro dono m’è dato?

REINHARDT                         Magro? Ridammelo, screanzato!

                           Si riprende la moneta e la restituisce a KOMMER.

KOMMER                              Ai soldi io son delegato!        

REINHARDT                         Tu, va – un sacchetto di denari

                                               Prendi, e qui tosto ricompari.

KOMMER         Visto?

                                               Ogni tuo ordine io eseguo,

                                               Il fin tuo stesso io perseguo.

         

REINHARDT    (A THOMAS, JOSEF, LIESL e GRETL)

                                              

                                               E voi ai miei cuochi comandate

                                               Cento pasti di dieci portate.

                                               Pronto sia in poche ore

                                               Pranzo degno d’imperatore:

                                               Carni rare e vini pregiati

                                               Per esigenti, fini palati.

                            KOMMER rientra e porge un sacchetto a REINHARDT.

MULLER                               L’oro dentro questo sacchetto

                                               Che tu spendi per un banchetto

                                               A me cancella ogni bisogno,

                                               Anche un’oncia sarebbe un sogno.

REINHARDT                         Neanche un’oncia ne puoi avere

                                               Financo contro il mio volere. 

                            Toglie a MULLER  il copione delle prove e lo porge ad ADLER.                       

                                                                                   

                                               Alla mia dama, per sue letizie,

                                               Donato ho giardin delle delizie.

                                               E oggi tosto devo andare

                                               Il resto del debito a sanare.

                                                           L’oro che il sacchetto contiene

                                               Ora a me più non appartiene.

KOMMER         E nemmeno a Herr Reinhardt! I giardini costano quanto il restauro della casa!

ARCIVESCOVO I giardini del palazzo - sì! Vuole riportarli al loro antico splendore?

REINHARDT    Più che al loro antico splendore.Ho progetti che vanno oltre ciò che i suoi grandi predecessori abbiano mai immaginato.

                           Gli indica la vista.

KOMMER         Terrazze e sentieri intorno al lago, fontane, un serraglio, un teatro all’aperto…

ARCIVESCOVO E una grande serenità… L’ultima luce del giorno riflessa nel lago… La maestosa staticità delle sagome blu delle montagne sullo sfondo…

REINHARDT    Io adoro questo momento del giorno, Vostra Grazia. Il crepuscolo… E’ lì che ho passato la mia vita. Nella terra di nessuno tra la cruda luce del giorno e i fantasmi della notte. Introducendo tutto ciò che potevo nell’incerto confine che separa la realtà dal sogno.

ARCIVESCOVO Che mi dice del confine segnato dalle montagne che stiamo guardando, Herr Reinhardt? I suoi più grandi trionfi li ha ottenuti sull’altro versante, se non erro.

REINHARDT    Il confine tra l’Austria e la Germania è il confine tra il passato e il presente, Vostra Grazia. La Germania è alle mie spalle. Sono tornato in Austria. Nella mia terra nativa.

ARCIVESCOVO E non sente un po’ di nostalgia quando vede le brillanti luci della Germania riverberarsi fin lassù?

REINHARDT    Sono tornato a casa mia, Vostra Grazia! In tutti i sensi.

THIMIG             Ed Herr Reinhardt intende fare di questo palazzo la casa non solo sua, ma di tutti gli attori e gli artisti che vengono ad esibirsi qui.

ADLER              Un luogo dove possono tutti insieme condividere una semplice vita comunitaria.

THIMIG             Una sorta di convento artistico.

KOMMER         Con Max Reinhardt padre priore!

REINHARDT    Sto facendo restaurare la vecchia cappella. Magari la si potrebbe riconsacrare? Sarei felice di un suo parere.

ARCIVESCOVO Voi ebrei austriaci! Se tutti i nostri cattolici mostrassero altrettanto interesse nella fede!

KOMMER         Ne siamo affascinati! Eccome ne siamo affascinati! Ghirigori barocchi! Fughe e giaculatorie! Vino e sangue! Fumo, musica, cotte e pianeti lussureggianti! Confessioni! Anatemi! Assassini! Pentimenti in punto di morte! – Puro teatro! Siamo tutti nello stesso settore professionale!

REINHARDT    In cui è forse più facile essere ciò che non si è, che ciò che si è. Posso mostrarle il mio progetto, Vostra Grazia?

                           Escono l’ARCIVESCOVO e ADLER.

                          (A THOMAS, JOSEF, LIESL, e GRETL)  Lanterne, candele!

                         

                           THOMAS, JOSEF, LIESL, e GRETL escono. THIMIG trattiene REINHARDT         .

         

THIMIG             (A parte, a Reinhardt) Ha capito! Di noi due! Quando hai parlato di un giardino delle delizie per la tua dama! Lui mi ha dato un’occhiata!

KOMMER         Lo sanno tutti, tesoro mio! Ma proprio tutti!

THIMIG             Qui a Salisburgo no!

KOMMER         No, altrimenti saremmo ancora di più nei guai.

                           Escono REINHARDT, THIMIG e KOMMER.

MULLER           (Prende una tartina) Tu com’è che ti chiami?

FRANZ              Franz, per servirla, signore.

MULLER           Franz… Franz e poi?

FRANZ              Solo Franz, grazie, signore.

MULLER           Sei il lacché di Herr Reinhardt?

FRANZ              Il valletto di Herr Reinhardt.

MULLER           Ah, certo. Il suo famoso valletto. Accomodati, Franz. Mettiti a tuo agio. Prendi una tartina. Non ti preoccupare di me. Io non sono nessuno.

FRANZ              (Rifiutando) Grazie, signore.

MULLER           No? Come vuoi. (Si siede) Franz, certo. Tu eri a servizio dal fratello dell’ultimo Imperatore.

FRANZ              Signore.

MULLER           Solo il meglio del meglio per Herr Reinhardt! Perfino il suo valletto apparteneva a un Arciduca. Al carinissimo Luziwuzi: Arciduca e insieme anche Arciduchessa. Lo vestivi tu quando diventava Arciduchessa? Gonne, sottovesti? Oppure aveva una cameriera per dame addetta al suo lato più femminile?

FRANZ              Altro champagne, signore?

MULLER           Come siamo ridotti a vivere in Austria, Franz! Prima ti tocca vestire da signora un signore. Poi ti tocca vestire da signore il figlio di un sarto per signora fallito. Herr Goldmann, proveniente dai bassifondi di Vienna, ora recita il ruolo di Herr Reinhardt, proprietario di un palazzo barocco. Luziwuzi sarà anche stato una signora, ma almeno era un signore.

FRANZ              Signore.

MULLER           E ora Herr Goldmann ci offre una rappresentazione che affronta il problema della ricchezza eccessiva. Non mi ero accorto che fosse proprio così urgente. Abbiamo appena perso la Grande Guerra. I soldi non hanno più valore. Perciò siamo pieni di problemi. Disoccupazione. Fame. Malattie. I risparmi di una vita intera spazzati via. Ma la ricchezza? Tu senti che la ricchezza sta minacciando la tua anima immortale?

FRANZ              Non sta a me dirlo, signore.

MULLER           “Non sta a me dirlo, signore.” Quaranta stanze! Quando c’è gente che vive per strada! Costui sarebbe dunque sceso dalle alture metropolitane di Berlino per venire a salvare le nostre anime nella nostra piccola, provinciale Salisburgo. O era comunque in fase discendente nel suo mondo? Screditato dai critici e dal pubblico di Berlino? E la sua scelta di Salisburgo è dovuta a un nostro particolare bisogno spirituale? O perché qui c’era per caso un palazzo barocco che i miei disperati connazionali stavano vendendo per un piatto di lenticchie? “Non sta a me dirlo, signore.”

                                      Entra KOMMER.

                          Ma può darsi che un giorno starà anche a te. Quando troveremo il coraggio di dire la nostra su queste cose.

KOMMER         (A MULLER) Lei è ancora qui? Che cosa ci fa?

MULLER           Quello che ci fate voi. Bevo lo champagne di Herr Goldmann. Mangio tartine di fegato d’oca.

FRANZ              Di qua, prego, signore.

MULLER           (Prende il piatto delle tartine) I bambini della città magari hanno voglia di mangiare qualcosa…

                           Esce MULLER. Entrano REINHARDT, l’ARCIVESCOVO, THIMIG e ADLER.

REINHARDT    Dio ha creato il mondo. Ma l’uomo, da lui creato a sua immagine, ha creato a sua volta un mondo parallelo: il mondo dell’arte.

ARCIVESCOVO Questo palazzo.

REINHARDT    Un certo modo di vivere.

ARCIVESCOVO La sua rappresentazione.

REINHARDT    La nostra rappresentazione.

ARCIVESCOVO Dunque: è stato ordinato un banchetto, giusto? Si attendono gli ospiti. Ma la Morte è in cammino! E come reagirà quando scoprirà che Ognuno vive in questo lusso? Si lascerà sedurre? Dimenticherà il mandato di comparizione che sta portando? Siamo ansiosi di sapere.

REINHARDT                         Ora ogni affanno si accantoni,

                                               Musica in tutti i miei saloni.

                           Luci basse. Musica.

ADLER              (Leggendo) Entrano gli ospiti con le lanterne.

                           Entrano THOMAS, JOSEF, LIESL e GRETL con lanterne. Rumori di festa.

                          Appare una tavola riccamente imbandita e illuminata.

                           Appare una tavola riccamente imbandita e illuminata.

         

                          Entra l’Amante di Ognuno.

                           Guarda THIMIG, che esita, lanciando un’occhiata a REINHARDT. REINHARDT annuisce.

THIMIG                                 Con impazienza e assai eccitati

                                               Aspettan l’ospite i convitati.

                                               A convocarlo io son chiamata,

                                               Per l’allegria della serata.

REINHARDT                         Vedo colei che a me appartiene,

                                                           e mi guizza il sangue nelle vene!

ADLER              (leggendo)    Lei lo bacia…

                           THIMIG bacia REINHARDT.

                            … E gli pone una ghirlanda di fiori sul capo.

                           THIMIG fa apparire una rosa e la fissa nell’occhiello della giacca di REINHARDT.

REINHARDT                         Oscura i lumi tua bellezza,

                                               La voce dolce è una carezza,

                                               Balsamo per lo stanco cuore

                                               Che tutto cura con l’amore.

                                                  (rivolto a tutti)

                                               Un nuovo amore, amici cari,

                                               per porre fine ai giorni amari.

                                               Una canzone e del buon vino

                                               Sono uno svago sopraffino.

                                               Godete, orsù, con abbandono

                                               Della vita ogni buon dono!

                                               In alto i calici e brindate!

                                               Con chiare voci poi cantate!  

THOMAS, JOSEF, LIESL, GRETL                                              

                                     

          (cantano in coro)          Brindiamo a te, anfitrione,

                                               possa arriderti la sorte!

                                               Per te cantiamo la canzone

                                               che fa gioir fino alla morte!

          (si uniscono tutti al coro)

                                               A te fortuna, a te ricchezza,

                                               Canteremo chiaro e forte!

                                               Invocheremo con fermezza

                                               che viva tu fino alla morte!

MORTE             (Fuori scena, con voce terrificante proveniente da vari punti, sovrastando il canto, ma udita da REINHARDT.)

                         

                            Ognuno! Ognuno!

REINHARDT    Chi è che chiama?

          (Il canto si spegne)       

                                               Chi, dunque, il nome mio ha invocato?

                                               Chi il sangue mio ha raggelato?

                                               A chi appartiene, cosa brama

                                               La voce che Ognuno chiama?

THIMIG                                 Forse l’eco del nostro canto

                                               Ti ha provocato questo incanto.

                                                                 

REINHARDT                         No, no, la voce che ha chiamato

                                               Nessun incanto ha provocato.

                                               Con suono stridulo e importuno

                                               Due volte ha detto: “Ognuno! Ognuno!”

                                               E quella voce io conosco,

                                               Anche se ad essa ora mi ascondo!

                                               Giunge da epoche scordate,

                                               tormenterà le mie giornate

                                               quel suono stridulo e importuno…

MORTE             (fuori scena, bisbigliando) Ognuno! Ognuno!

REINHARDT                         Che alla morte io accumuno.

MORTE             Ognuno! Ognuno!

THIMIG                                 Nessuna voce io ho sentito.

                                               Nessun qui verbo ha profferito.

                                               Tu tremi tutto e sei sbiancato,

                                               forse di colpo sei ammalato.

          (La luce si abbassa ulteriormente.)

REINHARDT                         Ecco che cresce l’oscurità,

                                               dai lumi il chiarore se ne va…

          La MORTE, mascherata e avvolta nel mantello nero, diventa visibile nella

          penombra.                   

                                                                                              

                                               Là io scorgo volto maligno

                                               Che mi fissa con un ghigno!

La MORTE si fa avanti, e diventa visibile a TUTTI. Un gemito di orrore.

MORTE                                 Ti trovo in mezzo a liete ore

                                               Dimenticato hai il tuo Fattore?

REINHARDT                         Perché mi vieni a interrogare?

                                               Che cos’hai tu con questo a fare?

MORTE                                 Divina è la mia missione.

                                               Al Suo cospetto Dio ti pone,

                                               subito, vai, il tempo è in scadenza.

REINHARDT                         Per qual motivo tanta urgenza?

MORTE                                 Mentre tu Lui hai trascurato,

                                               Su di te Lui ha vigilato.

REINHARDT                         Che cosa pensa Egli  di me?

                         

 MORTE                                Lo scoprirai presto da te.

                                               Solo questo a me ha ordinato:

                                               dirti che il giorno tuo è arrivato!

REINHARDT                         E chi sei tu,          che così altero

                                               Del Suo voler sei messaggero?

MORTE                                 Sono la Morte. Dunque, trema,

                                               Io arrivo nell’ora suprema.

          Gli ALTRI si ritraggono da lei.

                                               Presto, su, ti devi affrettare!

                                               Lunga strada or devi fare,

                                               Fino al luogo, in poco ore,

                                               Dove sta il trono del Signore.

                                               Dove avrai il giusto salario

                                               Che Dio trarrà dal tuo schedario.

                                               Credevi forse, dissennato,

                                               Che la vita che Iddio ti ha dato,

                                               Ti appartenesse con i tuoi beni?

REINHARDT                         Certo non li credevo alieni.

MORTE                                 Solo in custodia a te eran dati.

                                               Saran da un altro ereditati,

                                               Che li potrà tenere seco

                                               Finché da lui io non mi reco.

REINHARDT                         Ti prego, allor, concedi almeno

                                               Un giorno ancor, ché in un baleno

                                               Possa trovare in questo mondo

                                               Chi nel cammin mi sia secondo,

                                               Così che lassù di Dio al cospetto

                                               Io non sarò nudo e soletto.

                           Pausa.

MORTE                                 Un giorno ancora ti è accordato,

                                               Con saggezza sia da te usato!

          La MORTE scompare. Luci. Tutti ridono e si rilassano.

REINHARDT                         Così la morte gli concede

                                               Un giorno in cui ei si ravvede.

                                               Vostra Grazia faccia altrettanto,

                                               Che il sogno nostro non sia infranto.

ARCIVESCOVO                   Come la Morte io governo

                                               Su mandato del Padreterno.

                                               Potrei rendermi così odioso

                                               D’esser di lei men generoso?

                                               E di sapere ho molta fretta

                                               Quale fine a Ognuno spetta.

                                               Preso dal giuoco di anteprima                  

                                               Sento che sto parlando in rima!

          L’ARCIVESCOVO li benedice ed esce.

THIMIG             Visto? Ha fatto il segno della benedizione.

REINHARDT    Forse questo vuol dire…

KOMMER           …che la risposta è sì!

          Esultanza. Brindidi.

                          Ma… chi ha fatto la parte della Morte? Chi di noi?

THOMAS          Io no.

KOMMER         Tu?

JOSEF               Nemmeno io.

KOMMER         (A FRANZ) Neanche tu?

REINHARDT    Qualche estraneo, entrato di soppiatto!

          Escono TUTTI, tranne FRANZ.

FRANZ              Io l’ho guardata negli occhi. Era proprio la Morte.

          Buio.

THOMAS          (Come PROLOGO)

                                        Venite, gente, e attenzione!

                                      La nostra rappresentazione…

                                     

          Luce a giorno. Su un livello inferiore, al proscenio, THOMAS sta provando. Dietro di lui, più in alto, REINHARDT, immacolato come sempre, osserva, mentre ADLER, LIESL e GRETL, muovendosi in silenzio, gli organizzano un tavolo per le prove con tanto di matite, caffè e copione del suggeritore.

                                      Mostrerà in modo opportuno

                                      Il Destino che attende Ognuno.

           Con vista e udito apprenderemo

           Che breve è il tempo che vivremo,

           Che sol dolor sarà mercede

           A chi di noi non si ravvede.

REINHARDT      Grazie. Daccapo, per favore. “Venite gente e attenzione…”

          

THOMAS            Venite gente e attenzione…

REINHARDT      (Illustrando) Venite gente e attenzione…

                         

THOMAS          (Cercando di imitarlo) Venite gente e attenzione…

REINHARDT    Venite gente e attenzione…

THOMAS          Venite gente e attenzione…

REINHARDT    (Come sempre calmo, sicuro di sé e paziente) Ciò che cerchiamo di ottenere è molto semplice: la perfezione. La semplice perfezione. La vita non è perfetta. E’ confusa, elusiva e trasandata. Noi abbiamo sei settimane di tempo per trasformare una piccola porzione della vita  – circa 400 metri quadrati per 2 ore di lunghezza- in qualcosa degna di essere rappresentata davanti al nostro benefattore, il Principe Arcivescovo di Salisburgo, e a tutti gli altri cittadini di questa città. Qualcosa di cui noi possiamo dire: guardate, la vera vita è così!

          Prende il copione e dimostra.

                          Questa è la vita, questa è la morte -quando ogni confusione e trasandatezza sono state rimosse, quando le guardiamo in faccia e ce ne appropriamo. L’una è parte dell’altra. Ogni cosa è inestricabilmente parte di tutto. Eppure, per queste due brevi ore, è anche molto semplice e molto elegante. E’ questo l’effetto che insieme cerchiamo di raggiungere. Giusto? Daccapo, quindi, per favore…

ADLER              Herr Reinhardt…

REINHARDT      Venite gente e attenzione…

ADLER              Mi scusi. Mi aveva chiesto di ricordarle quel cablogramma a New York.

REINHARDT    Scrivimi tu una bozza, ti spiace, Gusti?

ADLER              E anche il compleanno di sua madre. Le compro un altro fazzoletto di seta… Ah, sì, e anche il problema delle puttane. Per la scena del banchetto   nel pomeriggio. Avremo soltanto sei puttane.

REINHARDT    Sei? Io ne ho chieste venti.

ADLER              Due di loro sono ammalate, Herr Reinhardt. Una ha le prove del coro. Una ha gli esami di maturità…

REINHARDT    Ne rimangono ancora 16.

ADLER              Lo so, ma Katie ha detto…

REINHARDT      Katie ha detto?...

          Entra KOMMER.

KOMMER           Dieci. Katie ha detto dieci puttane.

REINHARDT    (Pazientemente)  Io ne voglio 20.

KOMMER         Tu non l’avrai notato, ma abbiamo un problema di costi.

REINHARDT    Venti puttane.

KOMMER         Siamo già fuori col preventivo. La produzione è indebitata. C’è anche una crisi economica. Il paese sta andando in malora.

                            Non ci possiamo permettere altre puttane. Non ci sono i

                            costumi per altre puttane. Non ci sono più puttane a

                            Salisburgo.

REINHARDT    Io voglio 20 puttane.

KOMMER         Tu ne vorresti 200 di puttane! Ma non le puoi avere!

REINHARDT    Io non voglio 200 puttane. Io sto cercando di abbattere i costi eccessivi nel teatro. Io sto cercando di fare questa messa in scena nel modo più semplice possibile, coi mezzi più semplici possibili. Ma è fisicamente impossibile fare questa scena con meno di 20 puttane.

ADLER              Quando Herr Reinhardt ha messo in scena Il Miracolo a Vienna…

KOMMER         Ha avuto mille comparse.

ADLES              Ha avuto mille e cinquecento comparse.

KOMMER         E tutti hanno detto che era totalmente ridicolo! La critica lo ha stroncato! C’erano più comparse che spettatori!

ADLER              Mi scusi – c’erano novemila spettatori.

REINHARDT    Mio fratello non ha avuto difficoltà a trovarmi 1.500 comparse.

KOMMER         Tuo fratello! Tuo fratello!

REINHARDT    Attento a quello che dici di mio fratello, ti prego.

KOMMER         Il tuo alter-ego – lo so, lo so! L’unico essere umano al mondo a cui vuoi bene. Uno che capisce di soldi. Al contrario di te. E di me, e di tutti quanti, tranne il tuo amato fratello. Allora chiedile a lui le puttane!

ADLER              Suo fratello ha cose più importanti di cui occuparsi! Ha da gestire tutto l’impero finanziario di Herr Reinhardt! Ha due grossi teatri da mandare avanti!

REINHARDT    Quindi, altre puttane entro il pomeriggio.

KOMMER         Avrai in mano le mie dimissioni entro il pomeriggio.

ADLER              Abbiamo ancora quelle della settimana scorsa.

KOMMER         Benissimo, allora posso andarmene subito.

REINHARDT    Prima però le puttane, per favore. E ora, è possibile procedere con le prove?

          Entra FRANZ con dei documenti.

                          Fatture? Tutto ciò che riguarda l’amministrazione va dato a Katie.

KOMMER         Niente amministrazione. Niente Katie.

FRANZ              (A REINHARDT) Si tratta dei nani, Herr Reinhardt.

REINHARDT    I nani?

FRANZ              Due di loro sono arrivati senza la testa. I nani da giardino, Herr Reinhardt.

REINHARDT    Se ne occuperà Katie.

KOMMER         Katie non se ne occuperà. Katie si è dimesso.

REINHARDT    Dall’inizio della scena, per favore.

                          “Venite gente e attenzione…”. La Morte… Dov’è la Morte?

ADLER              Aveva una prova costume stamattina, Herr Reinhardt. Vuole che corra a vedere quanto tarderà?

REINHARDT    Può farlo Katie mentre va ad occuparsi dei nani. Katie!

KOMMER         Ci fosse una volta che prende nota di quello che gli dico! Io mi dimetto, e lui nemmeno sente!

          Si avvia per uscire.

                          Sta anche cominciando a piovere. Vuoi che faccia smettere?

REINHARDT    Grazie, molto gentile. E, Katie… altre puttane!

          Escono KOMMER e FRANZ. REINHARDT       aspetta con pazienza. Entra

          THIMIG. 

THIMIG             Il tempo, Gusti! Una vera ossessione! E’ sempre a corto di tempo! Di ogni notte ne passa più della metà a riscrivere quel suo copione. A che ora ti sei coricato ieri notte, Reinhardt?

REINHARDT    Ieri notte? Non ho fatto tardi, una volta tanto.

THIMIG             (Ad ADLER) Non ha fatto tardi. Le  2 o le 3, magari. Poi, però, è sfinito, e si alza tardi. Ma senza avere mai fretta! Venti minuti per lavarsi i denti.

          Entra FRANZ con una serie di cravatte.

                          Poi c’è il vestito… E le cravatte…

ADLER              Vuole che sia tutto a posto, Helene! La rappresentazione, la casa, l’apparenza.

FRANZ              Forse la blu, Herr Reinhardt.

REINHARDT    (Guardandosi nello specchio) Forse la blu…

          Si toglie con calma la cravatta che indossa e si prova quella di FRANZ.

THIMIG             Reinhardt! Farai tardi alle prove! Arrivi sempre tardi alle prove! Fai sempre aspettare tutti!

REINHARDT    Ma io sto provando, Leni. Sto provando il mio personaggio.

THIMIG             Sempre in ritardo! Sempre stanchissimo! Mai puntuale!

ADLER              Non vuole ritrovarsi con ritagli di tempo libero, senza niente con cui riempirlo. Senza niente davanti. Senza niente a cui pensare. Senza niente da fare.

REINHARDT    Forse la blu è un po’ troppo audace.

          Si rimette con calma la cravatta di prima.

ADLER              Ma non preoccuparti, Helene. Riesce comunque sempre a fare tutto. E’ tutto scritto qui, nel diario… Audizioni ore undici, Herr Reinhardt. Costumista ore dodici… E l’orario delle prove, Herr Reinhardt. Prologo…

          Entra THOMAS nel ruolo del PROLOGO, vestito come sempre.

THOMAS                     Venite gente e attenzione…

                           

ADLER              Dimora…

          Entra JOSEF nel ruolo di OGNUNO, anche lui vestito come sempre..

JOSEF                          Per dimora ho una magione…

                                     

ADLER              Vicino Povero…

          Entra FRANZ.

FRANZ                         Vivevo io in ricca dimora…

                           

ADLER              Banchetto…

          Entra LIESL.

LIESL                           Con impazienza e assai eccitati…

                                     

ADLER              Ancora il Prologo…

THOMAS                     Venite gente e attenzione…

                                     

ADLER              Prima prova generale! Prima prova generale, signori! Pronti per la prova generale…!

         

          Gli ATTORI si precipitano dietro le quinte.

                          Seconda prova generale… E poi…

          REINHARDT finisce di annodarsi la cravatta.

REINHARDT    Ed eccoci qua, di nuovo pronti ad affrontare il mondo. Pronti ad essere giudicati.

ADLER              Chi è di scena, prego!.... Silenzio. Silenzio nel retropalco!

          Tutti si sparpagliano. Il mormorio di una platea in attesa.

REINHARDT    Ascoltate! Ascoltate!

ADLER              Un pubblico teatrale!

THIMIG             Quel mormorio! Un suono terrificante!

REINHARDT    Io so cosa provò Ognuno quando prese il suo posto in tribunale. Era già morto. E intensamente consapevole di essere vivo. Perché lo facciamo, Leni? Perché ci sottoponiamo a questa prova?

ADLER              In bocca al lupo, Herr Reinhardt! In bocca al lupo, Helene!

          KOMMER, MULLER, il PRINCIPE ARCIVESCOVO, JOSEF, THOMAS, GRETL e LIESL appaiono in vari punti e  scrutano la platea, insieme a FRANZ, in attesa.

REINHARDT    Tutto esaurito?

KOMMER         Un pienone.

ADLER              Due minuti!

REINHARDT    Chi abbiamo laggiù?

KOMMER         Ognuno, dall’aspetto.

MULLER           Ognuno di quelli che a Salisburgo può permettersi il lusso di sentirsi dire da Herr Goldmann che non dovrebbe essere Ognuno.

REINHARDT    Bla-bla-bla! Qual è l’argomento di cui tutti stanno parlando?

KOMMER         La pioggia. Tra poco piove,  tra poco piove…

FRANZ              Che succede quando apriranno tutti l’ombrello?

ADLER              Un minuto… Tanta merda a tutti.

          THIMIG manda un bacio a REINHARDT. KOMMER alza e abbassa il

           capo in preghiera. REINHARDT lo guarda e lui smette. ADLER posa il

           diario e prende il copione del suggeritore. Guarda REINHARDT, in attesa

           del segnale d’inizio. REINHARDT annuisce. ADLER fa segno a qualcuno

           fuori scena.

                         

                          Musica… Porte cattedrale… Attori…

          Il mormorio del pubblico si abbassa.

THOMAS          (Come Prologo, fuori scena, riecheggiando per la piazza)

                                      Venite gente e attenzione!

                                      La nostra rappresentazione

                                      Mostrerà in modo opportuno

                                      Il Destino che attende Ognuno.

          TUTTI si trovano un posto a sedere. Il fievole mormorio di voci dal

          palcoscenico continua fuori scena.

ADLER              Dio… 

          Campane del Duomo, e il mormorìo riecheggiante che continua fuori

           scena

ADLER              Ognuno…

REINHARDT    (a se stesso) Tranquillo! Senza fretta! Aspetta che loro vengano a te…

ADLER              Banchetto…

 

          Suono fievole di musica e rumori di festa.

                          La Morte…

                  

THIMIG             Parole, parole, parole. Parole e maltempo.

ADLER              Gelide ventate provenienti dalle montagne.

          Le luci cominciano ad abbassarsi. Solo ADLER, REINHARDT e THIMIG

           restano illuminati.

THIMIG             Le ombre si vanno allungando nella piazza.

ADLER              Cala su tutto il crepuscolo estivo.

THIMIG             Scende la notte.

ADLER              Ed ecco che Ognuno è già castigato e pentito.

THIMIG             E già i suoi giorni terreni volgono alla fine…

         

JOSEF               (f.s.)

                                      Eterno  Padre, luce eterna!

                                      Verità che tutto governa!

                                      Or che morente giaccio affranto

                                      Ascolta, oh Signore, il mio pianto! 

          REINHARDT recita in silenzio i versi di OGNUNO, in sincronismo con

          JOSEF.

                                      Ora scendo dentro la terra,

                                      Nel buio che tutto sotterra.

          THIMIG recita in silenzio i versi della FEDE, in sincronismo con LIESL.

LIESL                (f.s.)

                                      Io, la tua Fede, ti sosterrò.

          ADLER fa altrettanto con i versi che recita GRETL fuori scena.

GRETL              (f.s.)

                                      Io, Opere tue, ti affiancherò.

LIESL                (f.s.)

                                      Or odo degli angeli il coro,

                                      Che danno conforto e ristoro

                                      A Ognuno, anima in pena,

                                      Che nell’aldilà si arena.

          Coro degli angeli. Musica. L’ultima luce sfuma su REINHARDT, fino al

          buio. Applausi f.s.

          Luce. REINHARDT, THIMIG, ADLER, KOMMER e FRANZ ascoltano gli

          applausi, cercando di valutarli.

REINHARDT    Sì? No? Sì…?

KOMMER         Forse.

REINHARDT    E Sua Grazia?

          ADLER lo indica. L’ARCIVESCOVO       è ancora seduto e si asciuga gli occhi

          con un fazzoletto.

THIMIG             Vostra Grazia…?

ARCIVESCOVO (sorridendo tra le lacrime) Un lieto fine!

          Sollievo generale. Risate. Abbracci.

ADLER              Ora tutto ciò che dobbiamo fare è…

THIMIG             Farlo ancora!

ADLER              E ancora!

THIMIG             E ancora!

ARCIVESCOVO Ma, figliolo, figliolo, un giorno verrà per lei quello spaventoso messaggero.

REINHARDT    Verrà per tutti noi, Vostra Grazia.

ARCIVESCOVO Per tutti noi, per tutti noi. Però, mio caro figliolo, lei non lo sentirà il coro degli angeli! Lei verrà calato nella fossa e sparirà per sempre! Lei non capisce le immagini che ha creato… Eppure c’è qualcosa in lei che brama di capirle. Non è forse per questo che ha messo in scena questo testo?

KOMMER         Non importa questo.

                                     

                                      Herr Reinhardt- la prima        eseguita,

                                      Da lui ora tutti ci invita.

                                      C’è pronta una cena leggera

                          Per Vostra Grazia e per gli altri dignitari… stasera!

          Escono tutti, rumoreggiando. Resta solo THIMIG. Improvviso silenzio.

THIMIG             Ascolta!

          Entra ADLER, con la posta.

ADLER              Cosa? Cosa…?

THIMIG             Niente! Il silenzio. Ogni cosa – scomparsa come un sogno!

ADLER              La stagione è finita. Il palcoscenico è stato smantellato.

THIMIG             Solo tu e io, che ci aggiriamo nella casa vuota.

ADLER              Cadono le foglie.

THIMIG             Autunno… Inverno…

ADLER              Neve sulle montagne… Il giardino sotto la neve…

THIMIG             La casa è piena di pallide luci. Enormi saloni dove nulla succede. Dov’è finito tutto quanto, Gusti? Tutta la frenesia, tutte le lunghe giornate e le lunghe nottate? Tutta la fatica?

ADLER              Stanno viaggiando per il mondo con Reinhardt.

                          Seleziona alcune lettere e telegrammi e li porge a THIMIG.

                           Vienna, Berlino… Parigi, Londra… New York, Los Angeles…

                           Messe in scena teatrali… operistiche… Tutto il mondo lo vuole!

THIMIG             Mi manca da morire, Gusti! (Legge) ‘Trionfo…’ ‘Disastro…’ ‘Incoraggiato…’ ‘Esausto…’ Lui è tutto qui – nei telegrammi! Le nostre vite si consumano e lui non è mai qui!

ADLER              I soldi, Helene! Deve guadagnare soldi! Per la casa! Per la prossima stagione! E a te scrive ogni giorno!

THIMIG             Progetti, progetti. Nient’altro che progetti. Per la casa… Oh, il tetto!

ADLER              Ho i preventivi.

THIMIG             Gli aironi per il lago!

ADLER              Gli aironi sono in arrivo.

THIMIG             La casa. Il giardino. La prossima stagione. Sempre il futuro: Mai il presente. Sempre cose che non esistono.

ADLER              Però esisteranno un giorno, Helene, vedrai!

THIMIG             Commissionare il nuovo dramma! La vita di Cristo!

ADLER              Ho scritto a Bernard Shaw.

THIMIG             E intanto noi siamo recluse qui, in queste vaste stanze vuote…

ADLER              Tu hai il tuo Schiller da fare a Vienna! Il tuo Shakespeare a Innsbruck!

THIMIG             Dove sarà adesso, Gusti? In questo preciso istante? Che starà facendo?

ADLER              Starà pensando a te, sentendo la tua mancanza, desiderando di essere qui.

THIMIG             Mi manca, Gusti! Mi manca, mi manca!

ADLER              Manca anche a me, Helene.

THIMIG             Nel tuo caso è diverso.

ADLER              Certo, è diverso…

THIMIG             E poi improvvisamente…

          Luce solare.

THOMAS          (f.s.)  Venite, gente, e attenzione…!

THIMIG             E’ di nuovo estate.

ADLER              Di nuovo “Il Destino di Ognuno”.

THIMIG             Con le sue lunghe giornate e le nottate. I problemi, le battute, i costumi, i diverbi…

            Entra REINHARDT .

REINHARDT                  Per il mio denaro che gran lavoro…

ADLER                Scena del denaro, Her Reinhardt?.... Scena del denaro, per favore!  Scena del denaro, signori!

           

            Entrano JOSEF, nel ruolo di OGNUNO, e THOMAS, LIESL e GRETL col

             tavolo delle prove e scatole  di attrezzi di scena.

REINHARDT      Ognuno!

                                        Per il mio denaro che gran lavoro…

JOSEF                             Per il mio denaro che gran lavoro!

                                        Semino, scavo, mi accaloro,

                                       

REINHARDT      Semplice, semplice! Un uomo che ci dice con l’innocenza di un bambino i problemi che gli crea la buona sorte. Senza ironia! Senza anticipare ciò che verrà!

JOSEF                             Per il mio denaro che gran lavoro!

                                        Semino, scavo, mi accaloro,

                                        Senza pausa, travaglio intenso

                                        Per un minimo di compenso.

            THOMAS, LIESL e GRETL portano in scena quadri di grandi maestri,

            oggetti d’arte, antiche sculture, eccetera.

                                        Certo, grande è la mia ricchezza,

                                        Ma costa cara questa agiatezza.

                                        La servitù deve mangiare,

                                        Cavalli e cani devo saziare.

                                        Parchi e giardini ho da accudire,

                                        I miei valletti da vestire.

                                        Riserve di pesca e di caccia

                                        Al sicuro d’ogni minaccia.

                                        E ogni cosa va riparata,

                                        Ampliata, aggiustata, aggiornata.

                                        Tanto più l’opulenza è estesa,

                                        Tanto più enorme è la spesa.

            Entra KOMMER con delle carte in mano.

KOMMER                       Più scali del mondo le alture,

                                        Più grosse saran le fatture!

                             Oltre alle tasse. Altre tasse. Ne hai talmente tante di arretrate che ne stanno discutendo a livello ministeriale.

REINHARDT      Soldi, soldi! Io ho altre cose a cui pensare!

KOMMER           Quello che non riesco a decidere, Herr Reinhardt, è se sei debole di mente o se sei un impostore. Siamo tutti o l’uno o l’altro in questo mondo! Professionalmente tu sei un impostore, e di questo ti rendo onore, perché sei capace di ingarbugliare le cose in modo tale da convincere attori, pubblico e arcivescovi. Ma quando si tratta di soldi…

REINHARDT      Quando si tratta di soldi, lascio fare a mio fratello.

KOMMER           Tuo fratello, grazie a dio, è un impostore a tutto tondo, come me, e senza di lui il tuo impero crollerebbe come un fungo marcio. Ma dove vuoi che trovi i soldi per coprire i tuoi debiti adesso?

REINHARDT      Si farà concedere un altro prestito!

KOMMER           Un altro prestito? Idea geniale! Con quale copertura?

REINHARDT      Questa casa! Lo ha fatto altre volte!

KOMMER           Lo ha fatto e come. Ci sono sei ipoteche su questa casa. Per non parlare della mobilia. O dei quadri e delle statue. Questa casa – che non solo regge il peso di tanti oggetti d’arte da fare invidia a Lorenzo il Magnifico, ma anche quello della maggior parte di tutto il teatro serio di lingua tedesca d’Europa- si regge a sua volta su una montagna di debiti. Più che un monumento di architettura barocca è un monte di barocca pietà.

            Entra THIMIG con un telegramma.

                             E, se posso citare un saggio monito dal testo di Ognuno:

                                        Inevitabile sequenza

                                        Ancor più certa della scienza:

                                        Chi sui debiti costruisce,

                                        Nel dolore poi immiserisce.

                                        (A THIMIG) 

                             Non è un’altra fattura!

ADLER                Un telegramma…?  Helene! Che cosa c’è?

THIMIG               (A REINHARDT) Mi dispiace tanto…                 

                                                  (Gli porge il telegramma)

                             Gli volevi bene. Tutti gli volevamo bene.

            REINHARDT legge il telegramma.

MORTE               (Fuori scena, lontana) Ognuno! Ognuno!

ADLER                Il fratello?

           

REINHARDT esce.

                             Oh, no! Oh, Helene! Come faremo senza di lui?

THIMIG               Come fanno sempre tutti. Sentiremo la sua mancanza. Ci chiederemo come faremo. E faremo. Ci ricorderemo di lui. E poi lo dimenticheremo.

            THIMIG esce, seguendo REINHARDT.

ADLER                Povero Edmond!

KOMMER           Poveri noi.

ADLER                Katie! Non possiamo pensare ai soldi adesso!

KOMMER           Qualcuno dovrà pensarci. Un altro impostore.

            Entra REINHARDT.

                             E chi è l’unico altro vero impostore adesso?

            Indica se stesso. KOMMER esce.

REINHARDT      E si procede.

                                        Avanti, gente, e attenzione!

            ADLER si mette davanti al copione del suggeritore.

ADLER                Quale scena facciamo, Herr Reinhardt?

REINHARDT      La stessa dell’anno scorso e dell’anno precedente. La stessa dell’anno prossimo e dell’anno seguente. Prologo, Banchetto, Morte… Dimora, Denaro… Denaro, Denaro…

                                        Per il mio denaro che gran lavoro!

                                        Semino, scavo, mi accaloro…

           

                                        Vicino Povero:

                                        Peggior veleno del curaro

                                        Sta nel fascino del denaro…

            Entra KOMMER. Porge in silenzio un documento e una penna a REINHARDT.

                                        In sua splendente ragnatela

                                        Satana avvolge chi lo anela.

                                        Chi soccombe a sua magìa

                                        Dell’inferno prende la via.

            REINHARDT prende documento e penna mentre continua.

                                        Ognuno…

                                        Io ti compiango, sciagurato!

                                        Saggio fu chi l’ha inventato!

                                        Chi il baratto primitivo

                                        In più nobile incentivo

                                        Col denaro ha trasformato.

                                        A costui io sono grato.

            Restituisce il documento, ma si tiene la penna. KOMMER aspetta, tendendo la

            mano.

                                        Il denaro col suo splendore,

                                        Rende il mondo assai migliore.       

                                        Che sia di carta o sia d’argento

                                        All’uomo esalta il suo talento.

                                        (Si tasta in tasca mentre parla)

                                        I semi in terra fa germogliare,

                                        Le acque dolci fa incanalare,

                                        L’uomo nel mondo fa viaggiare,

                                        Financo il cerchio fa quadrare.

                                        Come un amico ti difende,

                                        Qualsiasi cosa compra e vende.

                                        Trova una manciata di banconote.

                                        Fa rivivere chi agonizza,

                                        Ti fa monarca o ti schiavizza,

                                        Quest’invenzione prodigiosa

                                        Che tutto muove senza posa.

            Porge le banconote a KOMMER, che le guarda.

                                        Allora?

KOMMER           Cosa? Mi stai dando dei soldi. Che cos’è, una mancia?

REINHARDT      Scusa. Ti ho visto tendere la mano.

            Si riprende i soldi. KOMMER glieli riprende.

KOMMER           Porti in giro dei contanti? Ti sei messo a distribuire mance?

REINHARDT      Sto cercando di controllare le mie finanze.

KOMMER           Una somma corrispondente a quattro stipendi medi?

REINHARDT      Ma io non posso fare i pagamenti e dirigere allo stesso tempo.

KOMMER           Ci penso io alle finanze! Ci pensa Franz alle finanze! Le mance le do io, le da Franz! Le da Fraulein Thimig, e Fraulein Adler. Le da il secondo aiuto-giardiniere e il terzo aiuto-lacché – chiunque. Meno che tu, per favore, Herr Reinhardt!

REINHARDT      Mi rendo conto che io non capisco il denaro…

KOMMER           ‘Io non capisco il denaro!’ Credi forse che io capisca il denaro? Credi forse che Rothschild capisca il denaro ? Nessuno capisce il denaro!

REINHARDT      Veramente mio fratello lo capiva il denaro.

KOMMER           Quello che il tuo santificato fratello capiva – che Dio lo abbia in gloria- era il modo di pagare gli stipendi più bassi di Europa. E di convincere la gente ad accettarli perché era un grande onore lavorare per te. Quello che gli riusciva meglio era farsi ascoltare da te quando ti diceva di no. Cosa che a me non riesce, perché tu ignori tutto quello che dico io, ed è per questo che tutto va in rovina! Il palazzo, la città, il Festival! L’intero paese! Perciò, mio riverito Herr Reinhardt, facciamo che tutti i camerieri con la mano tesa, tutti gli accattoni, tutti i collettori di beneficienze si rivolgano a me. Lo so che non potrò mai sostituire tuo fratello, però mi trovo comunque nella posizione di dover sostituire tuo fratello! Perciò devo recitare il ruolo di uno che capisce il denaro! Qualcuno lo deve fare, altrimenti addio a tutto! Al palazzo, al Duomo davanti al quale si recita la tua semplice morality play! Alla semplice morality play! Alla stessa moralità!

            REINHARDT si ritrae. KOMMER lo incalza.

                             ‘Quest’invenzione prodigiosa’! Dici? E dato che ho molte cifre da incolonnare, addizionare e contabilizzare, forse è il caso che tu mi restituisca la mia penna.

            Escono REINHARDT e KOMMER. Entra THIMIG, con telegrammi e lettere.

THIMIG               Di nuovo autunno… E inverno… E’ sempre autunno! E’ sempre inverno! Lui non è altro che lettere e telegrammi!

ADLER                ‘Telegrafare ai produttori di Filadelfia…’ ‘Prenotare per Roma…’

THIMIG               ‘Contratti per il cast di Ognuno…’ ‘300 cespugli di rose…’ Non è nemmeno autunno, non è nemmeno inverno! Non è adesso! Non è mai adesso! E’ sempre la prossima stagione!

ADLER                La prossima stagione in tournée.

THIMIG               La prossima stagione in giardino.

ADLER                La prossima stagione a Salisburgo.

THIMIG               Lui è con quella donna.

ADLER                Ma no, Helene! Che donna? Quale donna?

THIMIG               Lo sai quale donna.

ADLER                Quella drogata? Ma certo che no.

THIMIG               E invece sì. Appena io non ci sono, c’è lei. E ce n’è anche un’altra in America.

ADLER                Non c’è nessuno in America, Helene.

THIMIG               C’è n’è sempre qualcuna. Sempre e dovunque.

ADLER                Ci sei soltanto tu, Helene! Soltanto tu!

THIMIG               Un tempo c’ero soltanto io. Una tempo io ero quella da cui correva.

ADLER                E’ ancora così, Helene! Soltanto tu! Guarda! Telegrammi, lettere!

THIMIG               E’ tutto quello che vedo di lui! E tu prendi le sue difese! Agitandomi in faccia i suoi ridicoli telegrammi e giustificandolo!

                                        Luce solare.

                             Finché… improvvisamente si riparte daccapo…

ADLER                La neve si è sciolta sulle montagne.

THIMIG               Il giardino è verde.

ADLER                La prossima stagione è questa stagione.

THIMIG               Adesso è adesso.

            Entra REINHARDT. Lui e THIMIG si guardano, sorridendo.

ADLER                Oh, Herr Reinhardt! Bentornato! Ha fatto una buona traversata, Herr Reinhardt? E’ stata dura a New York? Gli abbonamenti per ‘Ognuno’ sono aumentati del 12% rispetto all’anno scorso. Oh, e quella nuova pala d’altare è arrivata. E Graz è furibonda perché dice che il Pirandello lei lo farà prima a Linz. E New York vuole sapere le date per la tournée del Sogno. Inoltre una delle scimmie ha morso l’aiuto cuoca, e i nuovi fenicotteri non hanno lo stesso color rosa dei vecchi. E poi…

THIMIG               Gusti! Va ad aiutare Franz a disfare il bagaglio.

ADLER                Oh… sì, certo. Scusami, Helene.       Mi scusi, Herr Reinhardt.

            Esce ADLER.

REINHARDT      La mia meravigliosa casa! L’unica mia regìa destinata a durare nel tempo. Tutto il resto è scritto nel vento.

THIMIG               La casa… e il giardino…

REINHARDT                  Vieni meco, mia divina,

                                        Ti condurrò per la manina

                                        Nel nostro parco incantato

                                        Per la tua gioia preparato.

                                        Un Eden tutto nostro in terra

                                        Che ogni noia ci sotterra.

                                        Dove natura imita l’arte,

                                        Concedendomi in disparte

                                        Di mostrarti il grande affetto

                                        Che per te io nutro in petto.

THIMIG                          Molti fiori qui hai piantato,

                                        Gemme di gioia in ogni lato!

                                        Di qua il giglio, di là la rosa,

                                        Il caprifoglio e la tuberosa,

                                        Per profumare ogni momento,

                                        Per alleviare ogni tormento.                               

                                        Qui nei verdi e freschi sentieri

                                        Si scorda il travaglio di ieri.

                                        Le ombre dei bei pergolati,

                                        Rendono gli animi beati.

                                        Presso le fonti e le sorgenti

                                        S’aprono e sognano le menti.

REINHARDT                  Se tu in questo giardino annesso

                                        Della tua grazia trovi un riflesso

                                        E qualche momento beato,

                                        D’ogni pena io son ripagato.

            Pace, silenzio. REINHARDT si siede e chiude gli occhi. Entra ADLER.

ADLER                Mi scusi, Herr Reinhardt. Scusa, Helene…

THIMIG               Gusti, sto cercando di dare a Reinhardt qualche prezioso momento di pace!

ADLER                Sì, però ha telefonato sua moglie.

THIMIG               Oh, no! Reinhardt! ( A Reinhardt) Credevo le avessi detto di non telefonare. Credevo che lei avesse promesso! (Ad Adler) Che cosa voleva?

ADLER                Parlare con Herr Reinhardt.

THIMIG               Ma certo! Reinhardt, non fingere di dormire. Quella donna ci sta avvelenando la vita! Io ho cercato di crearti un rifugio in questa nostra casa. Ma com’è possibile, con lei che ci perseguita? Tu e io vorremmo vivere serenamente insieme come tutte le altre coppie, ma non possiamo finché tu non otterrai il divorzio! E questo è difficile. Come mandare avanti questa casa. O la rappresentazione.

                             Anche una cosa così semplice e naturale diventa terribilmente difficoltosa. E tu non puoi avere il divorzio qui in Austria…

ADLER                Né altrove. Lei non glielo concederà mai! Il suo povero fratello ci ha provato e riprovato a trovare una scappatoia! Ma non c’è riuscito nemmeno lui!   

THIMIG               Forse perché suo fratello gli leggeva nel pensiero, e sapeva che lui in fondo non lo vuole il divorzio.

ADLER                Non lo vuole? Helene, ma che dici? Certo che lo vuole! Ha girato tutta l’Europa per cercare di ottenerlo!

THIMIG               Io dico che la situazione attuale gli sta più che bene. Vero, Reinhardt? Così non sei obbligato a sposare me! Io non sono altro che parte della casa! Uno degli oggetti d’arte!

ADLER                Helene! Non credo che tu sia giusta con Herr Reinhardt. Lui ti ama. Ti vuole sposare.

THIMIG               Gusti, il fatto che tu e io siamo andate a scuola insieme non ti da il diritto di dirmi se qualcuno mi ama e vuole sposarmi! Non è per questo che ti ho chiesto di venire a lavorare per Herr Reinhardt!

ADLER                Mi hai chiesto di venire a lavorare per lui perché volevi alleggerirgli un po’ la vita.

REINHARDT      Signore…

ADLER                E anche, senza dubbio, perché pensavi che con chiunque possa scappare ancora quella non sarò mai io!

THIMIG               Gusti, controllati! Lo so che tu veneri il terreno su cui cammina. Non c’è niente di speciale in questo, Gusti! Tutti venerano il terreno su cui Reinhardt cammina! Perfino Katie! Ma tu lo fai sembrare un idiota, Gusti! Non gli  tieni mai testa! Gliele dai tutte vinte! E come possiamo discutere di qualsiasi cosa noi due, se tu ti schieri immediatamente dalla sua parte?

ADLER                Helene!

THIMIG               Telefona sua moglie – e tu ti schieri dalla parte di lei!

ADLER                Lo sai che non è vero!

THIMIG               Io non so perché Reinhardt ha bisogno di un’assistente personale. Tutto ciò di cui ha bisogno potrei farlo benissimo io.

ADLER                Tu hai il tuo lavoro da fare! Sei un’attrice, mica una segretaria! Te ne vai spesso a Vienna, parti in tournée!

THIMIG               E se è così quando ci sono, figuriamoci quando non ci sono!

            Pausa.

REINHARDT      Pensi che dovremmo cercare un’altra statua da mettere alla fine di quel viale? Qualcosa di molto statico e sereno?

THIMIG               Scusa se mi arrabbio tanto. Ma questa è la nostra casa. L’abbiamo messa su insieme. Quando abbiamo ospiti, quando viene il Principe Arcivescovo, voglio riceverlo nel grande salone, come una regolare moglie. E voglio salutarlo alla fine della serata.

ADLER                Helene, tu lo saluti alla fine della serata!

THIMIG               Quando vado via io! Io voglio salutarlo quando va via lui!

ADLER                I nostri rapporti con la cittadinanza locale sono già abbastanza difficili.

THIMIG               Comunque, Katie dice che lo puoi ottenere in Lituania.

ADLER                Il divorzio? In Lituania?

THIMIG               Basta essere residenti lì da sei mesi.

ADLER                Lui deve andare a Parigi, Helene. Poi a Stoccolma. E poi c’è la tournée americana.

THIMIG               Dopo la tournée americana.

ADLER                Deve portare in vacanza i figli.

THIMIG               I suoi figli possono venire qui.

ADLER                Helene, se i ragazzi vengono qui ci deve venire anche lei! C’è un ordine del tribunale.

THIMIG               Ecco che ti schieri di nuovo dalla sua parte! Perché non inviti anche la madre di sua figlia? E quella sua amichetta drogata che piomba qui appena io volto la schiena? E quell’altra sgualdrina di Londra? – Sì, so anche di lei!

            Entra KOMMER.

                             E Katie! Potete contendervelo tutti quanti siete!

KOMMER           Mi spiace interrompere questo idillio…

            Agita dei documenti.

ADLER                Altre tasse?

KOMMER           Tedesche, questa volta.

REINHARDT      Soldi. Io devo lasciare ogni questione di soldi a te, se non erro.

            Esce REINHARDT.

ADLER                (Legge il documento) Oh, santo Iddio!

KOMMER           Giusto. Evidentemente Herr Hitler si è messo di buzzo buono per rovinarlo.

THIMIG               E lui che dovrebbe fare adesso? Abbattere gli alberi e farci casette di legno per vacanzieri? Ripartire in tournée? E’ appena tornato! Tu lo ammazzerai, poveretto!

            Entra REINHARDT.

REINHARDT      Ah, Gusti… contatta lo zoo di Amburgo. Ci servono dei pellicani. Una dozzina. E anche degli usignoli. Usignoli cinesi.

            Esce REINHARDT.

THIMIG               Reinhardt! Aspetta! La nuova pala d’altare! Ci serve un altro altare per mettercela sopra…!

            Esce THIMIG.

ADLER                Allora, che suggerisci di fare?

KOMMER           Questa casa, Gusti. L’unico bene che abbiamo, finché dura. Dobbiamo servircene. Farci entrare dei soldi.

ADLER                Oh, mica una delle tue terribili feste!

KOMMER           Una delle sue terribili feste. Quando i soldi passeggiano per la casa qualcosa ci rimane attaccato!

ADLER                Stiamo già intrattenendo mezza Salisburgo tutte le sere della stagione!

KOMMER           Senza che Herr Reinhardt si degni di farsi vedere qualche volta.

ADLER                E’ che non sa mai cosa dire alla gente.

KOMMER           Quando vuole ricavarne qualcosa lo sa.

ADLER                Questa casa doveva essere un ritiro per attori e artisti, non un trogolo per dignitari locali.

KOMMER           Ma a chi interessano i dignitari? Parliamo di celebrità. Gusti! Di banchieri che vogliono conoscere delle celebrità! Soldi! “Per dimora ho una magione,” – ecco, è a questo che serve! I capolavori alle pareti, i fenicotteri in giardino, i lacché, le cameriere – a questo deve condurre! A dire soldi! A gridarlo – soldi, soldi, soldi! I soldi attraggono i soldi, Gusti! I soldi parlano coi soldi!

                                              

                                               E voi ai miei cuochi comandate

                                               Cento pasti di dieci portate.

                                               Pronto sia in poche ore

                                               Pranzo degno d’imperatore.

ADLER              Lui detesta intrattenere!

KOMMER         Però va matto per le prove! La nostra scena del Banchetto! Una delle sue mirabolanti regìe. La scenografia ce l’abbiamo. Ci mancano solo le comparse per riempirla.

          Luci basse. Rumore di inizio prove.

                          Tavoli…! Sedie…! Preparate le stoviglie!... Franz! Dove sei, Franz…?

          Entrano JOSEF e THOMAS con parrucche da lacché, e FRANZ.

                          Cameriere! Cameriere aggiunte! Lacché aggiunti! Candele! Vassoi!

ADLER              Cameriere e lacché, per favore! Candele! Vassoi!

          Entrano LIESL, GRETL         e quante più comparse possibile con candelabri e vassoi.

                          Luci…! Musica…!

          Candelabri accesi. Musica.

                          E poi… entra Dio!

          Entra REINHARDT. Solleva la mano per ordinare il silenzio.

ADLER              Silenzio, per favore! Silenzio assoluto!

REINHARDT               Della mia vita il solo fine

                                      E’ di abbattere il confine

                                      Tra sogno e mondo reale

                                      Con la pura magìa teatrale!

                                      Quindi qui, con l’estro dell’arte,

                                      Tutti insieme prendiamo parte

                                      A un evento straordinario

                                      Che sulla gioia apre il sipario.

                                      Diamo voce, tempo e struttura

                                      A ciò che latita in natura,

                                      Per affermare chiaro e forte

                                      Che ci beffiamo della morte.

                          Quindi, tutti ai propri posti, pronti a servire, prego!

ADLER              Tutti ai propri posti pronti a servire, prego!

          I LACCHE’ e le CAMERIERE prendono posizione per servire coi vassoi.

                           

REINHARDT    Porte aperte. Ospiti in imminente arrivo…. Su i vassoi… Mano sinistra dietro la schiena… Ecco che arrivano, ecco che arrivano. Vai, Franz.

          Indica a FRANZ come annunciare gli ospiti:

                          ‘Le Loro Altezze Tal-dei-Tali, di Vattelappesca… Suo Onore Comesichiama, di chissà-dove….

          Stringe mani immaginarie.

                          Vostra Altezza! Vostro Onore!... Servire da bere, servire le tartine!

          Incita LACCHE’ e CAMERIERE all’azione.

                          Altri ospiti, altri ospiti…! Tartine, bevande! Circolare, circolare… In alto i vassoi…! Sorseggiare, sorseggiare… Chiacchierare, chiacchierare… Dio solo sa di cosa, a chi importa, continuare a sorseggiare, a chiacchierare, a circolare… E avanti così. Fino alla cena! A te, Franz! Bang, bang, bang!

          FRANZ e REINHARDT comandano il silenzio con un ‘bang’.

                          ‘Vostra Altezza Qualcosa e Qualcun altro, Vostra Signoria di qua e Vostra Signoria di là… La cena è servita…! Via alla musica!

          Suona un violino immaginario. Parte la musica: un minuetto.

                           

                            (Scandendo il tempo) E uno… due… tre… voltarsi!

         

          I LACCHE’ e le CAMERIERE si voltano verso di noi.

                          Uno… due… tre… muoversi…!

          Si muovono per formare di nuovo una riga attraverso la scena.

                                                                

                             Uno… due… tre… voltarsi…!

            Voltano le spalle alla platea. 

                             Giù i vassoi. Tovaglioli… Piatti… Cucchiai…

            Seguendo i comandi, si mettono i tovaglioli sul braccio sinistro, e prendono

            una coppia di cucchiai con la mano destra.

                             Ci siamo quasi, ci siamo quasi… Momento drammatico… E… voltarsi…! Due… tre… Muoversi…!

            Avanzano allineati verso una fila di tavoli immaginari. REINHARDT      si muove con loro e si unisce all’azione.

                             E… fermi! Immobili. Statue… Su i vassoi…! Facce come maschere… Guardate la faccia di Franz. Lui serviva l’Arciduca.. E lo sguardo fermo… Grazie. Pronti a chinarsi… Due… tre… Chinarsi!

            Tutti si chinano in avanti con deferenza.

                             Due… tre… Cucchiai!

            Tutti prendono la coppia di cucchiai.

                             Quando dico “mostrare”, mostrate la prima scelta sul lato sinistro del piatto… La sinistra del piatto… Due… tre… mostrare!

            Indicano la scelta sulla  sinistra del piatto con le loro coppia di cucchiai.

           

                             Due… tre… Preferisce questo…? O quello?... O questo…? Oppure questo…? E ora, ognuno con i suoi tempi… Servire! Bene. Bene. Brava la cinque… Non guardare per terra, due…! Guardate Franz… Troppo ossequiosa, quattro! Un pizzico d’ironia! State recitando una parte, state rappresentando un certo arcaico ordine sociale. Così come fanno loro. E ne siete entrambi consapevoli. E quando dico ‘su, dritti…’ Due… tre… Su, dritti! Due… tre… passo indietro. Due… tre… passo a sinistra!

            Tutti fanno un passo alla loro sinistra per servire il prossimo commensale

            immaginario.

                             E di nuovo tutto daccapo. Due… tre… chinarsi…! Due… tre… Mostrare! E avanti così…

            La sequenza dei movimenti viene ripetuta.

                             Mantenere il ritmo… Magnifico… Perfetto… Su, dritti! Due… tre… e passo indietro. Due… tre.. E passo a sinistra!

            Tutti fanno un passo alla loro sinistra per servire il prossimo commensale

            Immaginario lungo la tavola, e poi il prossimo. Il movimento diventa un vero

            e proprio minuetto.

                             Pliè, su… Piè, su… Passo a sinistra… Distanza dal partner…

            KOMMER  e ADLER si uniscono al minuetto. THIMIG, il PRINCIPE

             ARCIVESCOVO e la MORTE entrano dall’ombra e si uniscono a loro volta.

                             REINHARDT         solleva la mano. La musica s’interrompe.

REINHARDT      (al pubblico)  Prima che voi vi uniate al ballo,

                                                 Venti minuti d’intervallo!

ADLER                Venti minuti! Non tardate!

REINHARDT      Signora, lei, laggiù… La parrucca le pende da un lato.

            Il minuetto riprende, sempre più scatenato. Buio.

                                        Fine Atto Primo

                                                

           


                                               ATTO SECONDO

Stessa Scena

                            

Entrano KOMMER  e il PRINCIPE ARCIVESCOVO. KOMMER scruta la

platea. Un brusìo di voci fuori scena e musica da camera barocca.

KOMMER                    Venite, gente, e attenzione!

                                               La nostra rappresentazione

                                               Mostrerà in modo opportuno

                                      Il Destino che attende Ognuno. Ma proprio tutti quanti.

                             Una principessa….

                             La indica al PRINCIPE ARCIVESCOVO.

…un granduca e una granduchessa,… tre stelle del cinema americano… quattro grandi banchieri… due dei più ricchi uomini d’Europa… per non menzionare Vossignoria… E Reinhardt? Lui non c’è!

ARCIVESCOVO Quanto ha fatto Herr Reinhardt per questa villa da quando è arrivato! Questa è sicuramente la più grandiosa delle sue messe-in-scena! Le statue  nel giardino…

KOMMER           Trasportate fin qui con sopra una crescita centenaria di muschio e licheni.

ARCIVESCOVO          La sala veneziana…

KOMMER           Trasferita qui, specchio per specchio, spogliando le magioni più prestigiose nel raggio di centinaia di chilometri.

ARCIVESCOVO          La sua meravigliosa biblioteca.

KOMMER           Copiata scaffale per scaffale da un monastero svizzero. Che non ha voluto vendere! E ora arredata con una classe superiore di figuranti, come mai ha avuto in scena! Li guardi laggiù! Sono per metà milionari psicolabili che non desiderano niente di meglio che dare i loro milioni a un grande impostore artistico! Ma lui, l’impostore, dov’è? Sparito! E’ come mettere in scena uno dei suoi grandi spettacoli e poi non preoccuparsi di vendere i biglietti! Non sarà davvero un impostore? Dobbiamo chiedercelo! Oppure è anche lui psicolabile come loro?

Entra MULLER.

MULLER             Guardatevi intorno! Il paradiso sognato da un bustaio.

ARCIVESCOVO          Ora che lei e i suoi amici siete tanto prominenti nella politica locale, Herr Muller, dovete essere grati a Herr Reinhardt, che tanto ha fatto per Salisburgo! Tutto il mondo viene al Festival.

MULLER             Vacanzieri sempliciotti in cerca di un veloce assaggio del nutrimento spirituale che Herr Goldmann va promettendo.

ARCIVESCOVO          Forse loro lo trovano davvero, Herr Muller.

MULLER             Guardano forse la rappresentazione? Capiscono forse la vanità del possesso materiale? Vanno forse in giro a liberarsi dei loro soldi, come fa Herr Ognuno?

KOMMER           Questo lo fanno di certo! Spendono moltissimo al nuovo Casinò!

MULLER             E questi signori. I ricchi fannulloni di mezzo mondo.

KOMMER           Anche loro si commuoveranno fino a liberarsi dei loro soldi. Speriamo. A favore di Herr Reinhardt, se riusciamo a trovarlo.

MULLER             E lei, Herr Arcivescovo – si commuove alla rappresentazione di Herr Goldmann?

ARCIVESCOVO          Verso qualche lacrima, lo confesso, ogni volta che vi assisto.

MULLER             Siete tutti dei molli sentimentali, voi gente di spettacolo. E così lei ha rinunciato allo stipendio? Ha rinunciato al suo palazzo?

ARCIVESCOVO          Ah, Herr Muller, se lei e i suoi amici doveste mai prendere il potere…

MULLER             Metteremmo alle strette lei e Herr Goldmann con la velocità con  cui Dio mette alle strette Ognuno.

            Escono il PRINCIPE ARCIVESCOVO  e MULLER.

           Entra THIMIG.

KOMMER           (A THIMIG) Hai guardato in giardino? Lo hai cercato nel padiglione delle scimmie…?  Sarà meglio che io vada giù a intrattenerli….

Esce KOMMER. REINHARDT emerge dalla penombra.

          THIMIG              Con impazienza e assai eccitati

                                      Aspettan l’ospite i convitati.

                                      A convocarlo io son chiamata,

                                      Per l’allegria della serata.

          REINHARDT      Non hanno bisogno di me se c’è Katie. Guardatelo! Riesce a fare me molto meglio di me. Ha anche 14 anni  di meno. E’ ancora pieno di energia. E ci crede ancora. Tutti gli altri, però…!

          THIMIG              I valletti e le cameriere se la cavano molto bene.

          REINHARDT      Gli ospiti! Gironzolano a vuoto! Non hanno idea di quello che fanno! Nessuno li ha diretti! Manca il copione! Mancano le battute! Non sanno cosa dirsi, più di quanto non lo sappia io!

          THIMIG              Vanno migliorando, Reinhardt.

          REINHARDT      Improvvisano! Tu sai cosa penso io degli attori che improvvisano!

          THIMIG              Che non sono attori.

          REINHARDT      No!

          THIMIG              Avanti, Reinhardt. Lo sai che devi scendere tra loro e recitare il tuo ruolo.

          REINHARDT      Lo sto recitando il mio ruolo. Osservandoli. Io faccio lo spettatore. Non esiste teatro senza spettatori. E’ questo il mio posto naturale nella vita, Leni. Su, in galleria. Intento a osservare il mondo dal loggione. Dove ho passato la mia adolescenza a Vienna. Su, nell’ultima galleria del Burgtheater, stipato spalla a spalla, intento a guardare i re e le regine sul palcoscenico. Laggiù, lontanissimi. In un altro mondo. In un mondo migliore.

          THIMIG              Negli ultimi trent’anni, però, sei stato laggiù, sul palcoscenico, spalla a spalla con i veri re e le vere principesse.

          REINHARDT      E nessuno di loro con la nobiltà dei re e delle principesse che vedevo ogni sera al Burg. Né con la spontaneità e la baldanza degli eroi e delle eroine che vedevo a teatro quando non avevo neanche  i soldi del tram per tornare a casa. Oh, i grandi attori del Burg! Erano angeli scesi in terra! Solo il modo in cui Lewinsky posava il cappello su una sedia valeva la scarpinata! O il modo in cui Schratt girava la testa! O quello in cui tuo nonno beveva la cioccolata!

          THIMIG              Erano bravi a posare il cappello e a bere la cioccolata perché erano così vecchi che non si ricordavano le battute.

          REINHARDT      Sì! E quindi il suggeritore le diceva prima! Si sentiva tutto due volte!

          THIMIG              Non si riusciva nemmeno a vedere le loro espressioni facciali da dov’eri tu.

          REINHARDT      E quindi te le immaginavi! Recitavi tutta la parte per loro nella tua testa! Io respiravo con quegli eroi giù sotto, Leni! Piangevo con loro! Ridevo con loro! Amavo e odiavo con loro! Uccidevo e morivo con loro!

          THIMIG              E poi calava il sipario. E tu scendevi dal cielo e t’incamminavi verso casa.

                          Entra THOMAS, nel ruolo di REINHARDT giovane.

          REINHARDT      Eccomi lì. Di nuovo nel Quindicesimo Distretto. O l’Ottavo, o il Diciannovesimo, a seconda dell’epoca in cui stiamo vivendo.

          THIMIG              E poco a poco…

REINHARDT      Poco a poco l’aria si fa aspra dell’aspro odore della povertà…

                          Rumori di strada. Cavalli. Ghironde.

                          Via dopo via. L’una più miserabile dell’altra.  Caseggiato dopo caseggiato… Ed ecco che salgo. Su per le buie tristi scale fino al quarto piano, o al terzo, o al quinto… Nessun bisogno del suggeritore qui, né dell’immaginazione – si sente tutto attraverso le pareti…

Sale le scale. Pianto di BAMBINI fuori scena, e urla di rimproveri indistinti

 delle MADRI. UBRIACHI che sberciano; stoviglie in frantumi, brani di

musica provata e riprovata.

                                               E quando arrivo sulla porta…

Entra LIESL con cappotto e cappello, con borse e fagotti.

LIESL                     Tieni, tu prendi la seta. Papà e io portiamo la macchina. Dobbiamo essere fuori di qui entro stasera…

                  Escono LIESL e THOMAS.

REINHARDT         Quindi dove abitiamo? Laggiù, o nel Palazzo di Elsinora? Con un piccolo bustaio fallito e 5 sorelle e fratelli affamati nel 15° distretto di Vienna? Oppure con Agamennone ad Argo, con Tamberlano a Persepoli? Mai trovarsi senza casa, Leni. Mai essere povero. Mai essere un esiliato. Mai avere il ruolo del Vicino Povero. Mai trovarsi senza niente.

                    Entra KOMMER.

KOMMER              Ed eccoti qui. Naturalmente. Di nuovo nel Burgtheater. Nei vicoli di Vienna. Lo accompagni a tavola, per favore, Fraulein Thimig. Gli ho riservato il posto accanto a Monsieur de Rothschild.

REINHARDT         Hai invitato Rothschild?

KOMMER              Io no di certo! Lo hai invitato tu Rothschild! Sei tu l’anfitrione! Io non sono altro che il maestro di cerimonia delle tue baldorie. Visto che non ti degni di fartelo da te. E certamente non farai la parte del Vicino Povero –                  “Ora in ginocchio e a capo chino

                                               Chiedo aiuto al mio vicino.”

                          Se la fai, finirai come il Vicino Povero, con una

                               manciata di spiccioli. E’ Rotschild  che fa il Vicino Povero. La mano tesa, nella speranza di qualche briciolo di carità dalla grande casa d’arte che tu hai messo insieme. Tu farai la parte di Ognuno, graziosamente disposto a prenderlo sul serio. Solo che, naturalmente, non lo darai a vedere. I soldi che parlano ai soldi. L’artista al collega artista.

          THIMIG                 Stai facendo la regìa a Herr Reinhardt?

         

          KOMMER              Sto facendo la regìa a Her Reinhardt.

         

          THIMIG                   Non è la prima volta che parla con gente danarosa!

         

          REINHARDT           Un comitato consultivo, giusto?

         

          KOMMER                          Un comitato consultivo. Lo si potrebbe convincere a

                                             presiederlo?

         

          REINHARDT             La sua reputazione e le sue vaste conoscenze

                                             sarebbero di immenso valore nel trovare altri

                                             finanziatori.

                               Entra FRANZ.

FRANZ                   Vostre Altezze Reali, Vostre Altezze, Vostre Eccellenze e Vostre Signorie… la cena è servita.

KOMMER              La tua entrata, Herr Reinhardt!

                                               Se Rotschild ci sorriderà

                                               La fortuna ci arriderà.

                               Escono THIMIG, REINHARDT e FRANZ.. Entra MULLER.

MULLER                Guardali! Tutti lì che s’ingozzano a sbafo come straccioni alla mensa dei poveri! Su una cosa Herr Goldman ha ragione: il giorno della resa dei conti è vicino. Dio non è il solo ad avere in progetto di ripulire il mondo dalla sua feccia. Guardate come brillano nel buio quelle luci lassù. Un nuovo mondo sta nascendo dall’altra parte della frontiera.

KOMMER              C’è ancora una frontiera!

MULLER                C’è ancora una frontiera, sì. Tra Tedeschi e Austriaci. Tra Tedeschi e i loro fratelli Tedeschi. C’è ancora una frontiera.

                                               Quindi! Ancora un giorno!

                                               E poi la via senza ritorno!

KOMMER              La mensa dei poveri, Herr Muller!

Esce MULLER. Entra  ADLER col copione delle prove.

                               E tiriamo avanti, affrancati per un’altra stagione.

ADLER                  Casa, banchetto…

KOMMER              Soldi…

ADLER                  Prove, recita… Estate, inverno…

KOMMER              Soldi, soldi…

                               Esce KOMMER.

ADLER                  Viaggio…

                               Entra REINHARDT.

                               Di nuovo il viaggio, Herr Reinhardt?

REINHARDT         Di nuovo il viaggio.

ADLER                  Avanti col viaggio, signori!

REINHARDT         E la Morte convoca Ognuno…

                               Si mette la maschera della MORTE.

                                    Presto, su, ti devi affrettare!

                                               Lunga strada or devi fare,

                                               Fino al luogo, in poche ore,

                                               Dove sta il trono del Signore.

                          (Nel ruolo di OGNUNO.)                  

                                               Qua, ogni valletto e cameriera!

                                               Su, tutti qui di gran carriera!

                                               Subito un viaggio devo fare,

                                               E solo a piedi posso andare.

                                               Sarà un percorso assai contorto,

                                               E chiedo a voi tutti conforto…

                         

                          Josef! Thomas!

          Entrano JOSEF e THOMAS.

                                               Correte a prendere il forziere

                                               Che per me funge da banchiere!

                                               Così il cammino appianeremo

                                               E ogni balzello pagheremo.

JOSEF               Il forziere?

THOMAS          Quale? Mica quello pesante!

JOSEF               Quello alto così?

THOMAS          Il baule che pesa una tonnellata?

REINHARDT    Sì, quello! Avanti, presto, lumaconi! Prendetelo e portatelo qui!

          Escono JOSEF e THOMAS. Entra THIMIG.

THIMIG             La macchina è pronta. Hai dimenticato di nuovo la tua acqua di lavanda. E i polsini di diamanti…

          Entra FRANZ con degli indumenti.

                         

                          ( A FRANZ) Hai messo in valigia uno smoking di ricambio per Herr Reinhardt?

FRANZ              Anche un vestito da mattino, Fraulein Thimig. Giusto in caso. E alcune giacche di tweed per la campagna. Non si sa mai.

Entrano THOMAS e JOSEF col pesante baule che abbiamo visto prima.

FRANZ mette altri indumenti nel baule. REINHARDT osserva.

REINHARDT               Questa strada è ignota e contorta,

                                      E non si sa dove ci porta.

                                      Io sempre, in brutti frangenti,

                                      In te ho trovato risorse ingenti.

                                      Baule mio, devi seguirmi,

                                      Le cose mie devi fornirmi!

THIMIG             Ci hai messo due ricambi di lenzuola? L’ultima volta che era a Londra Herr Reinhardt ha dovuto dormire in quelle dell’albergo.

FRANZ              Sono nel baule, Fraulein Thimig.

THIMIG             E il piumino d’oca? E la pelle di daino che va sopra al materasso?

REINHARDT    Magari la pelle di daino non mi serve.

THIMIG             Certo che ti serve la pelle di daino! Non riesci a dormire senza la pelle di daino!

REINHARDT    La prima volta che venni a Salisburgo, all’inizio della mia carriera di attore, vivevo in una stanzetta. E in quella stanzetta c’era tutto ciò che mi serviva per la mia vita di uomo: un letto, un armadietto, un tavolino, un lavabo, una brocca, e una catinella. In quella stanzetta ci entrai con una sola valigetta. E nella valigetta c’era tutto ciò che mi serviva per la mia vita di attore: uno smoking, un paio di scarpe di vernice, un lungo cappotto nero, e un frak. Tutta la mia vita professionale dentro una piccola valigia…

                                      JOSEF e THOMAS sollevano il baule.

                          Un’ultima occhiata in giro….

                                      Rimettono giù il baule.

                          La mia meravigliosa casa! Mio dio, che periodo stupendo il barocco! Nell’architettura, nella musica… Mi hai ordinato una Linzer Torte da Demel?

FRANZ              Insieme ai prosciutti e ai formaggi, Herr Reinhardt.

REINHARDT    Cerco sempre di viaggiare nel modo più semplice possibile; quasi senza servitù.

FRANZ              Signore?

REINHARDT    Con un solo valletto. Ma tutta la mia vita è diventata barocca! Come è accaduto?

FRANZ              La vita non è semplice, Herr Reinhardt.

REINHARDT    La tua vita non è semplice, Franz?

FRANZ              No, Herr Reinhardt.

                            JOSEF e THOMAS sollevano il baule.

REINHARDT    Il ferro a vapore ? Il piega-pantaloni?...

THIMIG             Reinhardt, perderai il treno!

REINHARDT    ( A FRANZ) Almeno non ci devi mettere dentro sopravvesti e sottovesti a me.

FRANZ              No, Herr Reinhardt. Grazie, Herr Reinhardt.

                         

          Escono JOSEF e THOMAS col baule, seguiti da REINHARDT  e FRANZ.

          Entra ADLER con dei telegrammi in mano.

ADLER              Telegrammi, telegrammi. Ne arrivano ogni giorno. Parigi, New York…

                                      Ne porge alcuni a THIMIG.

                          Londra, Roma… New York, Bruxelles, New York…

THIMIG             (Leggendo) ‘Esausto, depresso… ‘ ‘Non dormo…’ ‘Lavoro sovrumano…’ ‘Enorme successo…’ ‘Enorme disperazione…’

ADLER              (Leggendo) ‘Riparazioni tetto…’  ‘Denaro per figlia…’ ‘Denaro per nipotini, denaro per nipotine…’

          Entra KOMMER con altri telegrammi.

KOMMER         (Leggendo) Denaro… Denaro.. Altro denaro…

          Entra REINHARDT seguito da FRANZ, e da JOSEF e THOMAS col baule.

REINHARDT    E andiamo avanti. Trascinandomi dietro il mio bagaglio di  affanni… Chicago?

FRANZ              Chicago, Herr Reinhardt. La sua solita suite. Ritinteggiata e ritapezzata per il suo arrivo.

REINHARDT    Il Tempo! Non ho mai tempo! E’ come se mancasse il respiro…! Il mondo così ricco, la vita così breve…! Se mi stendo una volta non riuscirò più ad alzarmi… Ogni sera – disperazione… Ogni mattina – tirare fuori di nuovo l’ottimismo…

          FRANZ comincia a tirare fuori gli indumenti dal baule.

                          Carta da parati!

FRANZ              Carta da parati?

REINHARDT    E’ deprimente. Trovami un’altra stanza.

FRANZ              (Rimette dentro gli indumenti) Un’altra stanza…

Esce REINHARDT, seguito da FRANZ, e da JOSEF e THOMAS col baule.

ADLER               ‘DivorzioLituano…!’

THIMIG              L’abbiamo ottenuto! L’abbiamo ottenuto!

ADLER               ‘…non riconosciuto negli Stati Uniti!’

THIMIG              Non è divorziato?

ADLER               ‘Reno. Proviamo a Reno.’

THIMIG              ‘Amburgo. Prima nave per New York.’

ADLER               Biglietto del treno… biglietto della nave… Passaporto…! Buona

         traversata!

                                     

         Esce THIMIG.

KOMMER           (Guarda i telegrammi) Il Vecchio Testamento. Lo mette in scena a New York. Tutto il Vecchio Testamento.

ADLER                Fantastico. Ed è divorziato!

KOMMER           La scenografia è a quattro piani!

ADLER                Si sono sposati! 

KOMMER           Fa ricostruire il teatro!

ADLER                ‘Arriviamo Salisburgo Venerdì…’

                            

                             Entrano REINHARDT e THIMIG, seguiti da FRANZ, e da JOSEF e THOMAS col baule.

ADLER                Bentornato, Herr Reinhardt! Bentornata, Frau Reinhardt!

KOMMER           Bentornati, bentornati. (Mostra dei documenti) I consuntivi…

ADLER                Allora – raccontami del matrimonio!

THIMIG               Meraviglioso!

KOMMER           Del Vecchio Testamento a New York…

THIMIG               Un grande trionfo!

REINHARDT      Ripartiamo con Ognuno, dai, Gusti! Prologo… Casa… Viaggio… Mammone…

ADLER                Mammone? Mammone, signori! Mammone che esce dal baule!...

REINHARDT      Dov’è Mammone? Chi fa Mammone?

ADLER                Oh! C’è un problema col suo contratto!

REINHARDT      Katie! Fa’ Mammone…!

KOMMER           Per il Vecchio Testamento. I consuntivi.

REINHARDT      Lascia stare i consuntivi. Mammone. Entra nel baule!

                                      KOMMER entra nel baule.

KOMMER           Pensavo t’interessasse sapere…

REINHARDT      Aspetta la battuta.

ADLER                         ‘Baule mio, devi seguirmi,

                                      Le cose mie devi fornirmi!’

REINHARDT    E qui salti fuori.

                                      ‘Dunque, Ognuno! Che t’addolora?

                                       Cos’è che il viso ti scolora?

KOMMER           …quanti milioni di dollari sei riuscito a perdere.

REINHARDT      Com’è, Katie, che io devo portarmi sulle spalle non solo la cura della casa, le beghe delle mie messe-in-scena, ma anche il peso morto di te, che non smetti mai di cavillare, di intralciare, di mettere il bastone tra le ruote?

                                      Sbatte giù il coperchio del baule su KOMMER.

                             Andiamo avanti. Qual è la prossima scena?

                                      Buio e un’esplosione. Escono REINHARDT e THIMIG.

                  Le luci si riaccendono, rivelando fumo e finestre rotte.

                                         LIESL e GRETL raccolgono i frammenti dei vetri.

                               FRANZ introduce il PRINCIPE ARCIVESCOVO.

                               Entra THIMIG con calma.

ARCIVESCOVO   Mia cara Frau Reinhardt! Ho appena saputo! Ha riportato

 ferite? E Herr Reinhardt? Dov’è Herr Reinhardt?    

THIMIG               Si sta scegliendo una cravatta. Non voleva ricevere Vostra Grazia in veste da camera.

ARCIVESCOVO          Nessun ferito?

THIMIG               Nessun ferito. I nostri amici non hanno avuto molto coraggio. Si sono limitati ad aprire il portone principale e a buttare dentro la bomba. I danni sono molto limitati.

ARCIVESCOVO          Non siete riusciti a vederli?

THIMIG               Presumo che siano le stesse persone che hanno fatto la stessa cosa a Vostra Grazia la settimana scorsa.

ARCIVESCOVO          I loro attacchi alla Chiesa non li prendiamo seriamente. Nel vostro caso, però…

                                      Entra REINHARDT, calmo.

                             Mio caro figliolo! Mio caro figliolo!

REINHARDT      La casa puzzerà di fumo per mesi.

ARCIVESCOVO          La vostra bellissima casa! E il peggio deve venire.

THIMIG               Non deve preoccuparsi per noi. Abbiamo una scorta di soldati che ogni giorno ci accompagna alle prove.

ARCIVESCOVO          Si sono già presi il suo grande teatro di Berlino…

REINHARDT      Berlino è in Germania. Noi siamo in Austria.

ARCIVESCOVO          La Germania è molto vicina.

THIMIG               Eccola lassù, guardatela! Il sole la illumina come se niente fosse cambiato!

ARCIVESCOVO          Lei, come me, non s’interessa tanto alla politica, Herr Reinhardt. Però entrambi sappiamo chi ci tiene d’occhio dall’alto di Berchtesgaden.

REINHARDT      Esiste ancora una frontiera tra noi e lui.

ARCIVESCOVO          Le frontiere si possono varcare. Cosa in cui lei è maestro, mi pare.

REINHARDT      La labile frontiera tra realtà e sogno.

ARCIVESCOVO          Quella stessa frontiera che il nostro vicino lassù ha varcato molte volte. Le linee tracciate sulle mappe non sono un ostacolo per lui. E quando arriverà, lei cosa farà? Dove andrà?

REINHARDT      Noi abbiamo possibilità in tutto il mondo. A differenza di molti altri popoli.

ARCIVESCOVO          Ma perderà tutto! La patria. La casa.

THIMIG               Non possiamo nemmeno venderla. E’ stata ipotecata un’infinità di volte.

ARCIVESCOVO          Si ritroverà a scambiare la sua casa con una valigia.

REINHARDT      Credo che non abbiamo molto da temere. Finché lai sarà qui a sostenerci. Come ha sempre fatto.

ARCIVESCOVO          Certo. Finché io sarò qui. Finché io sarò qui.

LA MORTE         (F.s. ,lontana)  Ognuno!

                             L’ARCIVESCOVO ascolta.

                             Ognuno!

THIMIG               Vostra Grazia…?

ARCIVESCOVO          (Perplesso) Chi ha chiamato? Il mio nome! Chi ha chiamato il mio nome?

REINHARDT      Io non ho sentito nulla.

THIMIG               Un uccello in giardino, forse?

REINHARDT      Il vento tra gli alberi?

ARCIVESCOVO          Giungeva da nessuno e da ogni luogo.

                             REINHARDT e THIMIG si guardano.

                             Ed ecco che giunge ancora, di nuovo!

THIMIG               Vostra Grazia! Si sente bene Vostra Grazia?

REINHARDT      Si sieda, Vostra Grazia, si sieda. Telefono a un medico.

ARCIVESCOVO          Faccia solo venire la mia auto all’ingresso, Herr Reinhardt. Ho delle faccende da sbrigare.

                                      REINHARDT esita.

                            

                             Mi pare di scorgere uno strano volto laggiù…

THIMIG               Sono statue, Vostra Grazia. Soltanto statue.

ARCIVESCOVO                             Sono la morte, dunque trema,

                                               Io arrivo nell’ora suprema.

                                      THIMIG guarda REINHARDT, che esce.

                             Vuole darmi il braccio, Frau Reinhardt? E accompagnarmi alla mia auto? Ho sempre provato disagio a vedere la mia ospite lasciare la casa prima di me, sa? E commozione per la sua delicatezza nel risparmiarmi l’imbarazzo. Però anche tristezza, molta tristezza.

THIMIG               La puttana dell’ebreo.

ARCIVESCOVO          Già,  la puttana dell’ebreo. E’ così che la chiamano. Anche adesso che siete sposati. Non importa, stasera, andandomene, mi volterò indietro dalla mia auto e vedrò l’Ebreo e la sua puttana che mi salutano insieme dalla loro porta. E questa sarà per me un’immagine da ricordare. Una cosa da tenere a mente mentre sto per prendere sonno.

                                      Entra REINHARDT.

REINHARDT      La sua auto è pronta. Mi dispiace, Vostra Grazia, mi dispiace!

ARCIVESCOVO          Non si dispiaccia per me. Io ho una casa dove andare. E’ di lei che mi preoccupo.

REINHARDT      Della valigia? Sono abituato alle valigie.

ARCIVESCOVO          Del dopo-valigia.

REINHARDT      Ci sarà un altro contenitore. Una cassa.

ARCIVESCOVO          Oh, figliolo caro! Figliolo caro!

                                      Accarezza il braccio di REINHARDT.

                             Solo una cosa le chiedo di credere: se potessi prendere il suo posto, lo farei.

                                      L’ARCIVESCOVO esce al braccio di THIMIG. Buio.

MULLER             (F.s. –nel ruolo della MORTE)

                                      Ognuno! Ognuno!

                                      Crepuscolo. REINHARDT si volta ad ascoltare.

                                               Della deroga che hai ottenuto

                                               Il breve corso è decaduto.

                                              

                                      Entra MULLER, con la maschera della MORTE.

                                               La tua fortuna ora è cambiata,

                                               E io da te sono tornata.

                                      Si toglie la maschera.

                             L’ho trovata nella cesta degli attrezzi di scena. Ho pensato che dovevo calarmi nello spirito della situazione. Dopo tutto sono il messaggero mandato dall’alto. (Indica)

REINHARDT      Da Berchtesgaden?

MULLER                               Mentre tu Lui hai trascurato,

                                               Su di te Lui ha vigilato.

                                              

REINHARDT      Conosce il testo della rappresentazione.

MULLER             A memoria. Quasi inevitabile, se abiti a Salisburgo.

REINHARDT      Ed è stato mandato qui? Da lui?

MULLER             Con buone notizie, Herr Reinhardt! Ottime notizie! Le mie condoglianze per la morte del suo amico prelato, a proposito. Uno molto amato in certi ambienti, lo so. In modo particolare dagli ebrei.

REINHARDT      Quali sono queste buone notizie, Herr Muller?

MULLER             Innanzi tutto, il  suo Festival. Lui pensa che avrà un grande futuro. Prevede che Salisburgo diventerà un faro di cultura germanica come lo è Bayreuth. Si tratta soltanto di trovare un nuovo direttore.

REINHARDT      Uno più idoneo?

MULLER             Dal punto di vista razziale, sì. Un Ariano. Lui ha in mente un candidato: un candidato eccellente. Lei, Herr Reinhardt. Sì! Questa è la mia seconda buona notizia. E’ questo che sono stato mandato ad offrirle: la stessa possibilità che Dio offre ad Ognuno. La rinascita!

REINHARDT      Come Ariano?

MULLER             Come Ariano onorario. E’ la stessa situazione di Herr Ognuno. Le cose sono messe malissimo per lui. Ma che succede? Viene salvato! Viene accompagnato in paradiso dalle sue Opere e dalla Fede. Lei le sue Opere ce le ha, Herr Reinhardt. I suoi due grandi teatri. Il suo Festival. Tutto ciò che le occorre è un aiutino dalla Fede. Come Ognuno. Dapprima lui trova difficoltà a credere nella clemenza di Dio.

REINHARDT                         Dio punisce, lo so! Punisce!

MULLER                               Ma perdono anche elargisce.

REINHARDT                         Punì e uccise il Faraone!

                                               Mandò a Gomorra distruzione,

                                               e Sodoma annientò!

MULLER                                                            Se Fede

                                               Trovi, in Lui trovi mercede.

REINHARDT      C’è un prezzo da pagare per questo miracolo?

Muller                  Quasi niente, Herr Goldmann. Rinunciare al paio di visite che ogni anno lei fa alla sinagoga. A un paio di amici e parenti. A Fraulein Adler e a Herr Kommer, si capisce. E tutto il resto lo potrà tenere. La casa. La sua affascinante nuova moglie ariana. Congratulazioni, a proposito! Grande gusto, come in tutte le altre cose. Continuerà a dirigere il Festival, a dare le sue feste. Condizioni molto più generose di quelle concesse a Herr Ognuno! E inoltre, contrariamente al povero Ognuno, lei ha la possibilità di rimanere vivo.

                                               REINHARDT suona.

                             Ci pensi, Herr Goldmann. L’offerta  ha una scadenza.

                                               Entra FRANZ.

REINHARDT      Franz, accompagna fuori Herr Muller.

MULLER             L’Ebreo Errante – e il suo errante lustrascarpe.

                                      Escono MULLER e FRANZ. Entrano THIMIG, con una

                                      valigetta, e ADLER.

ADLER                La casa è in vendita? Questa casa? Come sarebbe?

THIMIG               Era sul giornale. Reinhardt lo ha letto sul giornale.

ADLER                Come può essere in vendita? Non dirmi che la venderete!

THIMIG               E’ il governo che la vende.

ADLER                La vostra casa? Non possono farlo!

THIMIG               Invece pare di sì. I nostri debiti, Gusti, i nostri debiti.

                                      Entrano THOMAS, JOSEF, e FRANZ, con vari oggetti, e

 REINHARDT.

REINHARDT      ( A FRANZ) E due piumini, naturalmente. Ce ne andiamo

 entrambi questa volta! Ed entrambi i nostri passaporti…

ADLER               Ma, Herr Reinhardt – la casa!

REINHARDT      Denaro! E’ solo denaro!

ADLER               Katie troverà una soluzione. Come fa sempre.

THIMIG              Katie è già a New York.

ADLER               Gli telegraferò di venirvi a prendere al porto.

REINHARDT      Mi sto stancando di Katie. Non pensa ad altro che al denaro.

Denaro e irrisione. Posso fare a meno di Katie. (A THOMAS e JOSEF ) Prendete il resto dei bagagli.

         Escono THOMAS e JOSEF.

Helene, il tuo baule! Dov’è?

THIMIG              Andiamo via solo per sei mesi. Io non sono come te. A me basta

uno Shakespeare e un cambio di biancheria… (Ad ADLER) Baderai tu agli animali?

REINHARDT      E alla mia famiglia?

THIMIG              E al personale?

REINHARDT      E ai contratti per la prossima stagione?

ADLER               Oh, non lo sopporto questo momento! Ogni autunno! E ogni

 autunno diventa peggio!

REINHARDT      Torneremo molto presto, Gusti. Come le rondini.

ADLER               Non so se ce la farete questa volta.

REINHARDT      Certo che ce la faremo.

ADLER               Non credo, non credo! L’Arcivescovo è morto. I nazisti aspettano

                            di prendere il potere. E ora questa faccenda della casa…

                            Succederà qualcosa di peggio…

REINHARDT      Non succederà niente.

ADLER               Ci sono cose orribili dappertutto!

REINHARDT      Sì… E lui è in agguato, su nel loggione. Ci guarda dall’alto in

basso. Un altro ragazzo povero che si è imposto sul mondo.

Scimmiottando i re e i principi giù sotto. Ebbro delle possibilità

della vita.

ADLER               Quell’orrenda creatura che ha mandato!

REINHARDT      Non preoccuparti! Vedrai che al nostro ritorno questa immane

sciocchezza sarà dimenticata. Un’ultima occhiata alla nostra

cara casa…

THIMIG              Un tempo ridevamo in questa casa. Te lo ricordi? La prima volta

che venimmo qui. Era tutto sottosopra, tutto ancora da fare, e una

sera, proprio qui, tu mi prendesti la mano e cominciammo a ridere

insieme…

         Escono THIMIG e ADLER. La luce cambia. REINHARDT

         tocca il baule.

REINHARDT                         Questa strada è ignota e contorta,

                                               E non si sa dove ci porta.

                                               Io sempre, in brutti frangenti,

                                               In te ho trovato risorse ingenti.

                                               Baule mio, devi seguirmi,

                                               Le cose mie devi fornirmi!

                                      Il baule si apre di scatto, rivelando KOMMER nel ruolo

                                       di MAMMONE.

KOMMER                              ‘Dunque, Ognuno! Che t’addolora?

                                                Cos’è che il viso ti scolora?

REINHARDT                         Chi sei tu?

KOMMER                                                Come, lo ignori –

                                               Eppur con te mi vuoi a priori?

                                               Chi nel mondo ti da blasone?

                                               Quello son io: sono Mammone.

                                               Tu ben conosci i miei poteri,

                                               Al tuo servizio fino a ieri.

REINHARDT                         Ma come usarti ora non so.

                                               Una messaggero mi convocò.

KOMMER                              Messaggero? Donde venuto?

REINHARDT                         Tu lo sai; l’hai sempre saputo.

KOMMER                              Vuole altrove la tua presenza?

REINHARDT                         Com’io la tua, con grande urgenza.

KOMMER                              Da dove sono io non mi sposto,

                                               Sto benissimo in questo posto!

REINHARDT                         Mera mia cosa, vuoi ribellarti?

                                               Com’io ti feci posso disfarti.

KOMMER                              Io mera tua cosa, hai detto?

                                               Del vero tu non hai rispetto!

                                               Di fronte a te sono un gigante

                                               E tu un nano, un teatrante!

REINHARDT                         T’ho fatto io, con questa mano!

KOMMER                              Nel cuor tuo io regno sovrano!

REINHARDT                         Son io il sovrano, tu lo schiavo!

KOMMER                              Sol nell’illuderti sei bravo!

REINHARDT                         Del mio volere tu eri il servo!

KOMMER                              Sei sciocco, illuso e anche protervo!

                                               La vita tua qui è contenuta,

                                               E qui dentro sarà tenuta.

                                               Segui il cammino a te assegnato;

                                               Io me ne resto qui beato!

                             KOMMER si eclissa di nuovo dentro al baule. Il coperchio si chiude. Buio.  REINHARDT esce.

                             Musica trionfale. Entra MULLER, affiancato da THOMAS e JOSEF, tutti con bracciali nazisti. LIESL e GRETL appaiono al proscenio con  mazzi di fiori.

MULLER                               Heil Hitler! Ora esigo ascolto!

                                               Ecco il decreto a voi rivolto:

                                               Da Gauleiter io comando

                                               Che Ognuno sia messo al bando.

                                               Capiranno ora i Giudei

                                               Quali son gli intenti miei.

                                               Del nostro Reich tutti i poteri

                                               Son conferiti a chi vi azzeri!

                                      Scende i gradini, affiancato da THOMAS e da JOSEF, e

                                      diventando affabile e rilassato.

Tutti gli ebrei esproprieremo,

                                               E chi li copre torchieremo.

                                               Del fu Arcivescovo il castello

                                               Delle SS  ora è l’ostello.

                                               Mentre di questa residenza –

                                               -così prodiga d’accoglienza-

                                               Giacché è fuggito il proprietario,

                                               Ne divent’io l’assegnatario.

                                               E come vostro rappresentante

                                               M’insedio qui, ora, all’istante.

                                               Quindi siate i benvenuti,

                                               Esploratene i contenuti!

                                               Nei giardini passeggiate!

                                               Anche le scimmie visitate!

                                               I quadri appesi ammirate!

                                               Valletti e serve comandate!

                                               Forse qualcosa da più ebbrezza

                                               Che carpir l’altrui ricchezza?

                                               Fuori questa vecchia commedia,

                                               Nuovo spettacolo s’insedia.

                                               Un personaggio però resta

                                               E in testa al cast ora si attesta.

                                               La Morte ha il ruolo dominante

                                               Ed entrerà tra qualche istante.

                                      Fa il saluto nazista. Applausi da f.s.. Buio.

                                      THIMIG apre le persiane, e la luce rivela REINHARDT

                                      addormentato al suo tavolo.

REINHARDT      E’ mattino? Di già?

THIMIG               Vuoi fare colazione?

REINHARDT      Non dovrei prima cenare?

THIMIG               Reinhardt, ti ammalerai! E poi che sarà di noi? Non mangi! Non vai mai a letto!

REINHARDT      Ho sempre lavorato sodo fino a tardi. Tutto il giorno e metà nottata. Sempre.

THIMIG               Ma non tutta la nottata, Reinhardt! Non tutta la nottata!              

REINHARDT    Amore mio, non riuscirò mai a mettere in piedi un film se non lavoro! Se non ho cento progetti da presentare! Se non scrivo soggetti e trattamenti! Se non li scrivo e riscrivo finché non trovo quello che vogliono i produttori!

THIMIG             Oh, Reinhardt, questo posto, questo posto! Se solo potessi affacciarmi alla finestra una mattina e vedere che piove! Pioggia battente che cade sul lago. Le montagne coperte di nuvole. Acqua che sgocciola da piante e statue. Tutto il mondo velato di grigio.

REINHARDT    Sarebbe il momento in cui cominceresti a dire: ‘Se solo ci fosse un po’ di sole!’

THIMIG             Sì! ‘Se solo ci fosse un po’ di sole!’ Se solo potessi dire quelle preziose parole!

REINHARDT    Il Pacifico è bello quanto il lago. A modo suo.

THIMIG             Non torneremo mai. Moriremo in questo orribile posto. Non rivedremo mai più la nostra casa!

REINHARDT    Ci siamo vissuti quasi vent’anni in quella casa. Ci siamo vissuti e l’abbiamo vissuta. Ogni stanza.

 THIMIG            Ogni tavolo.

REINHARDT    Ogni sedia, ogni quadro.

THIMIG             Vissuta e fatta vivere.

REINHARDT    Agognata e sognata.

THIMIG             Sognata fino a farla diventare reale.

REINHARDT    L’unica mia messa-in-scena che credevo potesse durare.

THIMIG             E invece l’abbiamo persa. Con dentro tutto quello che ci avevamo portato.

REINHARDT    Ma io non voglio dolermene, amore mio. E’ andata così – è il passato. Noi siamo ancora vivi. Siamo liberi. Abbiamo di che mangiare e di che vestirci. Abbiamo letti dove dormire e un tavolo da lavoro. Ho tanto quanto avevo la prima volta che arrivai a Salisburgo! E poi ho te. Tu potevi non essere qui. Potevi restare dov’eri. Il povero Ognuno non trova nessuno che lo accompagna nel suo viaggio. Io sì. Siamo insieme.

                                               Le bacia la mano. Entra ADLER con delle lettere.

ADLER              Chiedo scusa…

REINHARDT    La mia altra fedele compagna di esilio.

                                               Le bacia la mano.

                          La posta?

ADLER              Niente di urgente da vedere.

REINHARDT    Niente soldi?

ADLER              Niente soldi.

REINHARDT    E niente dalla Paramount? Niente dalla Metro?

THIMIG             Paramount! Metro! Nomi favolistici, pura illusione!

REINHARDT    Non sono proprio uno sconosciuto in questa città, amore mio.

THIMIG             Hai fatto un film. Tempo fa. Sette anni fa. Nel passato! Il passato è un altro mondo! Reinhardt, la nostra unica speranza è il teatro!

REINHARDT    Helene, non c’è il teatro a Los Angeles!

THIMIG             Ma a New York c’è! E almeno qualche volta ci piove a New York! Almeno New York è a metà strada da casa! Posso fare il ruolo di nazista in qualche dramma nazista, a New York.

ADLER              Helene, i nazisti li mettono nei film. Non ci sono drammi teatrali con dei nazisti.

THIMIG             E tu continui a schierarti con lui!

ADLER              No, però Helene, per andare a New York…

THIMIG             .. ci servono i soldi. Soldi, soldi, soldi! Se Katie fosse qui!

ADLER              Ma non c’è.

THIMIG             No, perché lui è già a New York!

ADLER              Peccato che Herr Reinhardt abbia rotto con lui!

REINHARDT    Katie, però… (Suona) Katie – certo! (Suona)

ADLER              Se lei potesse in qualche modo andare a New York…

THIMIG             Se tu potessi in qualche parlare con Latie…

REINHARDT    Non ho bisogno di parlare con Katie! Ci ho parlato per vent’anni con Katie. Per vent’anni l’ho sopportato. Abbastanza per sapere cosa mi direbbe di fare! (Suona)

THIMIG             Cosa? Cosa ti direbbe di fare?

REINHARDT    Dov’è il mio valletto?

THIMIG             Sta riparando il frigidaire.

ADLER              Sta portando fuori l’immondizia.

REINHARDT    Ma dovrebbe essere qui per vestirmi! (Suona)

                                      Entra FRANZ.

                          Franz, Franz. Devo vestirmi.

FRANZ              Lei è vestito, Herr Reinhardt.

REINHARDT    Sono vestito. Certo. Lo so… Però, Franz, ora ci serve la tua collaudata esperienza! Perché appena avete menzionato Katie ho avuto l’illuminazione. Dobbiamo fare quello che Katie ci ha sempre detto di fare nei momenti più difficili.

THIMIG             Spendere meno? E come? Non spendiamo niente!

REINHARDT    Dare una festa!

ADLER              Una festa!

REINHARDT    Sì! Proprio come facevamo ai bei tempi! Una delle nostre grandi feste! Con tutti i produttori! Tutte le star! Tutti i grandi finanziatori! ‘Il signor Louis B Mayer e signora… Il signor William Randolph Hearst…’ Sarai tu ad annunciarli, Franz! Ricordi? ‘Miss Betty Grable… Il signir John Rockfeller Junior…’

THIMIG             Ma… i soldi…

REINHARDT    Esatto, i soldi. Io lo prendo per il gomito. Lo faccio entrare in confidenza. Come mi ha insegnato Katie. ‘Secondo lei, Mister Rockfeller, dovrei fare di Faust un cowboy oppure un gangster…?’

THIMIG             Il soldi per pagare la festa.

REINHARDT    Ne ho un po’ messi da parte.

THIMIG             Reinhardt! Non abbiamo soldi messi da parte!

REINHARDT    Sì! Lo so che non m’intendo di soldi, però capisco una cosa: che bisogna averne una riserva nascosta per le circostanze estreme.

ADLER              (Mostra le lettere)  Herr Reinhardt, guardi! Dalla banca! Il suo conto corrente!

REINHARDT    Contanti!

THIMIG             Contanti?

REINHARDT    Banconote! Sapientemente nascoste. Proprio per tenerle lontane dalla banca. Proprio per non farmele mangiare dalla banca!

ADLER              Allora… quanti soldi ha?

REINHARDT    Abbastanza, abbastanza. L’unica cosa che mi manca adesso è uno smoking! Ho cominciato con uno smoking e un frak, e con uno smoking, anche senza il frak, ricomincerò daccapo. Ce l’ho ancora uno smoking, Franz?

FRANZ              E’ dov’è sempre stato, Herr Reinhardt. In tintoria, Herr Reinhardt.

REINHARDT    Allora ritiralo, Franz!

FRANZ              Fa un dollaro e mezzo, Herr Reinhardt.

REINHARDT    Prendilo dal tuo stipendio, Franz.

FRANZ              Quale stipendio, Herr Reinhardt?

REINHARDT    Non importa, non importa. Stipendio, tintoria, tutto quanto – appena avrò trovato i soldi.

THIMIG             Dove sono?

REINHARDT    Già… dove sono…?

THIMIG             Lo hai dimenticato?

REINHARDT    Certo che l’ho dimenticato! Li ho nascosti. Con molta attenzione. Credo – sì – dentro un libro.

THIMIG             In un libro? Quale libro?

REINHARDT    Quale libro…? Mi pare di ricordare che fosse un libro con la copertina blue… O rossa…

THIMIG             Oh, Reinhardt! Reinhardt, Reinhardt, Reinhardt!

REINHARDT    Anzi, no! Li ho spostati. Adesso mi ricordo. Sono nel mio vecchio baule! Porta qui il baule! Ce l’abbiamo ancora il baule?

                                               Esce FRANZ.

                          Carta e penna! Butto giù una lista di invitati. Prima di tutto la festa. Far vedere che siamo vivi. Cominciare a organizzare. Poi magari una stagione a New York. Faròà la pace con Katie. Dirigerò un paio di spettacoli. Facciamo vedere chi siamo. Rimettiamo in sesto le finanze.

                                               Rientra FRANZ, trascinando a fatica il baule, che

                                                è ora ammaccato e malridotto.

                          Piano, piano! Non sei più giovane come un tempo! (Fruga nel baule.) Dunque, riprendo i miei viaggi… Avrò bisogno di questo baule… La pelle di daino, bene… Un po’ mangiata dalle tarme… Il piumino dovrà essere messo all’aria…

THIMIG             Non ci sono soldi lì dentro. Non ci sono mai stati. Te lo sei immaginato…

REINHARDT    (Tira fuori uno scomposto  mazzetto di banconote) Li affiderò a Gusti.

                                               Le porge i soldi.

                          Gusti – tu hai l’incarico di pagare cibi e bevande, d’ingaggiare i musicisti, di acquistare i biglietti ferroviari e di pagare Franz… Franz, porta in tintoria tutto quello che è qui dentro. Ripartiamo da zero.

                                               FRANZ ributta tutto dentro al baule e lo trascina

                                               fuori.

                          (ad ADLER) Avrai anche l’incarico di pagare la tintoria. E farai attenzione a come spendi i soldi – così come fai sempre, e come farebbe Katie. E come faceva il mio povero fratello, perché devi pensare che nelle tue mani c’è la nostra salvezza,  il nostro futuro, la nostra ultima speranza. Ora, mi rado. Poi un bel vestito elegante…

                                               Esce REINHARDT.

THIMIG             (Ad ADLER) Quanto c’è?

ADLER              (Conta i soldi) Diciassette dollari. I suoi risparmi di una vita!

THOMAS          Allora – niente festa?

KOMMER         Con diciassette dollari?

LIESL                E niente Katie per rimediare?

JOSEF               Lo sai che si trova qui.

THOMAS          A New York?

LIESL                E’ venuto da Los Angeles?

THOMAS          Con diciassette dollari?

JOSEF               Ha venduto i mobili, credo.

GRETL              Ha dovuto lasciarsi dietro Helene!

                                               Entra REINHARDT. KOMMER e gli altri ESULI

                                                lo osservano, così come prima REINHARDT e

                                                THIMIG osservavano la festa.

GRETL              Povero Reinhardt!

THOMAS          Quindi è tutto solo?

KOMMER         Tutto solo? Reinhardt?

                                               Entra FRANZ, trascinando il baule.

REINHARDT    (A FRANZ) Attento, attento! E’ inutile risparmiare i soldi dei facchini se poi tu mi finisci all’ospedale… E’ l’unica stanza che hai trovato questa? Dov’è il cielo? Dove sono gli alberi?

FRANZ              Siamo nel cuore di Manhattan, Herr Reinhardt!

REINHARDT    Cosa aveva l’hotel dove eravamo prima?

FRANZ              Non avevamo pagato il conto, Herr Reinhardt.

KOMMER         (A THOMAS e agli altri ESULI) E’ come un dramma che ricordo di aver visto.

LIESL                Di un uomo che aveva tutto.

GRETL              Soldi, amici, una bellissima casa.

JOSEF               E poi –pff!

THOMAS          Tutto svanito.

KOMMER         Quarantacinquesima Strada – eccolo lì che avanza lungo il marciapiede. Gli occhi bassi. Invecchiato. Ansioso… Ha alzato lo sguardo e mi ha visto. LO so che mi ha visto…

REINHARDT    (A FRANZ) La mia agenda… Che ne hai fatto della mia agenda…? Io devo prendere degli appuntamenti. Produttori, agenti… Persone con cui ho lavorato in passato – di sicuro non si sono dimenticati di me…

KOMMER         L’ho sopportato vent’anni quest’uomo. Per vent’anni l’ho tenuto avvolto in una calda coperta di soldi e di amici… Se mi avesse stretto la mano una volta! Fatto un cenno di assenso o un sorriso! Avrei potuto provare a fare qualcosa.

LIESL                Povero Reinhardt!

KOMMER         Poveri noi! Poveri tutti noi! Nessuno di noi sa da dove verranno i soldi per l’affitto della settimana entrante.

JOSEF               Esuli.

KOMMER         Lingua sbagliata, stile sbagliato, amici sbagliati. Tutti ridotti a recitare lo stesso ruolo.

                         

                                    “Ora in ginocchio e a capo chino

                                               Chiedo aiuto al mio vicino.”

                         

                            Ma a chi chiediamo aiuto? A chiunque ci possa capire. Ad altri esuli. Altri Vicini Poveri disperati come noi.

REINHARDT    ( A FRANZ) E sì, mi vogliono, mi vogliono! Di nuovo a Broadway, Franz! Un grande musical! I contratti sono quasi pronti per la firma! I soldi stanno per arrivare!

KOMMER         E lui ha quattordici anni più di me: Ancora un po’ e sentirà la voce che bisbiglia dalle quinte…

LA MORTE       (F.s.)  Ognuno!

KOMMER         Ed ecco fatto!

LA MORTE       (F.s.)  Ognuno!

KOMMER         La sentite?

                                      THOMAS, JOSEF, LIESL e GRETL si voltano a

                                      guardare KOMMER .

                         

                            Guardate! Guardate! Là! Nella penombra…!

                                      Gli altri cominciano a dileguarsi alla chetichella.

                         

                            Lui la sente, però. Lui la vede…! No?

REINHARDT    (A FRANZ) Devo andare a delle riunioni. I soldi, certo, i soldi. Come sempre! Soldi, soldi…

                                               Il buio comincia a scendere intorno a KOMMER.

                                              

KOMMER         Poveretto! Ormai sarà già sordo, e la vista starà scemando…  (Si rende conto di essere solo in mezzo al crescente buio)

LA MORTE         (F.s.) Ognuno!

KOMMER         Chiama me, allora? Si trattava di me? Sono io Ognuno?

REINHARDT    E chiamami Katie al telefono. Non è mai troppo tardi per fare la pace. Povero diavolo. Magari gli trovo qualcosa da fare…

                                               FRANZ prende il telefono.

KOMMER         Ma certo! C’è sempre un colpo di scena! Solo che ora non troverò mai la risposta alla mia domanda: è un debole di mente, o un impostore? O entrambe le cose? O magari è qualcosa di completamente diverso…?

                          Il buio inghiotte KOMMER. Ora solo REINHARDT e FRANZ sono illuminati. FRANZ rimane un attimo in ascolto, poi abbassa il ricevitore e si fa il segno della croce.

REINHARDT      No! Anche Katie…? Povero Katie. Come ho fatto a

                          sopportarlo per tanti anni? Non importa. Non ci serve Katie. Io me la cavo anche senza Katie… Ma questo vestito, Franz, questo vestito! Mi fa vecchio questo vestito! Non posso incontrare gente danarosa conciato così!

FRANZ              Che ne dice di una giacca estiva, Herr Reinhardt?

REINHARDT    Una giacca estiva… Presto, dunque.

                                             FRANZ prende la giacca.

                          Non posso fare ancora il vecchio. Lo facevo quando avevo vent’anni. Mi riusciva bene allora…

                                             Porge il braccio destro per consentire a FRANZ

                                              d’infilargli la giacca, ma poi non riesce a tirare

                                             indietro il braccio sinistro per infilare l’altra

                                             manica.

                          Aiutami, dài, Franz, aiutami…! Ma che stai facendo..?

FRANZ              Il suo braccio, Herr Reinhardt…

REINHARDT    Non riesco… Non riesco… Aiutami – io… Aiutami – io… Aiuto…!

                                    FRANZ lascia cadere la giacca e corre al telefono.

                          No! No! Non sono malato! No! No! Se no i soldi… I soldi non… I soldi non… Soldi… Soldi…

LA MORTE       (F.s.-bisbigliando)  Ognuno! Ognuno!

                                    Buio. Solo REINHARDT resta illuminato.

REINHARDT             Il mio nome! E’ me che brama

                                    Colei ch’uno alla volta chiama.      

                                             LA MORTE emerge dal buio.

       

   LA MORTE    (bisbigliando)  Ognuno! Ognuno!

 REINHARDT                     Fissa me la pallida faccia

                                   E nel cuor il sangue mi ghiaccia.

LA MORTE                Dio punisce, tutti colpisce,

                                   Tutti falcia e non fallisce.

                                   Tuo fratello è tra i falciati,

                                   L’Arcivescovo e anche Katie.

                                      Abbatte e ancora abbatterà

                                      Finché la terra ne accoglierà.

REINHARDT               Addio, baule mio consunto!

                                      Il momento nostro è giunto!

                                      Ora scendo dentro la terra,

                                      Nel buio che tutto sotterra.

                            Entra THIMIG.

THIMIG                        Io, Fede tua, tua paladina.

ADLER                         Io, Opere tue, ti son vicina.

THIMIG                        Davanti al suo Giudice ora sta,

                                      Spogliato d’ogni sua proprietà.

ADLER                         Gli resta, tra tanto che ha avuto,

                                      Solo ciò che ha fatto e creduto.

REINHARDT               Il tempo mio tutto ho vissuto.

                                      Ho cercato, finché ho potuto,

                                      Di abbattere le frontiere

                                      Tra le cose sognate e vere,

                                      Ciò che siamo ed esser potremmo,

                                      Ciò che tutti esser dovremmo!

                                      A riunir con l’arte ho provato

                                      L’uomo dall’uomo separato.

                                      A indicar con Fede e Amore

                                      A noi mortal vita migliore.

                                               Una tomba si apre davanti a REINHARDT, ed

                                                egli vi scompare dentro.

ADLER                         Quando esaurisce le sue ore,

                                      L’Ebreo venera il Dio Creatore.

THIMIG                        E quindi è l’uomo il venerato,

                                      Poiché creatore è chi è creato.

                                               Buio.

                                               Luci improvvise. Entrano FRANZ, VALLETTI e

                                                CAMERIERE, con vassoi di tartine e bevande.

                                               Entrano KOMMER, THIMIG e ADLER.

                                              

KOMMER                    Questa commedia or’è finita,

                                      Passato è Ognuno a miglior vita.

ADLER                         Ai funerali noi piangiamo…

THIMIG                        Ma poi allegri noi brindiamo.

KOMMER                    Perciò facciamo un’altra festa

                                      Come un tempo, con ciò che resta.

                                               Entra il PRINCIPE ARCIVESCOVO.

ARCIVESCOVO          Un epilogo ora ci vuole,

                                      Per un finale che consoli.

KOMMER                    Venite gente e attenzione!

                                      Oggi Max Reinhardt è in magione!

                                               Entra REINHARDT.

THIMIG                        A Max, il nostro Ognuno!

ADLER                                                                E poi…

REINHARDT               A tutti gli altri Ognuno che vuoi!

ARCIVESCOVO          Al Nobil che eresse questa villa…

FRANZ                         A colui che impastò l’argilla.

ARCIVESCOVO          Al principe che dette aiuto

                                      Al musico e al suo liuto…

THOMAS                     Ai loro cuochi…

JOSEF                                              ai giardinieri…

LIESL                           Ai valletti…

GRETL                                            e ai camerieri…

ADLER                         A chi redasse i rendiconti…

KOMMER                    Tenendo grassi i loro conti.

THIMIG                        E a noi! Che sempre abbiam servito

                                      Del grande principe al convito.

ADLER                         E udito a turno di madama

                                      La voce segreta che ci chiama.

ARCIVESCOVO          Anch’io il confine ho valicato

                                      Nudo, solo e spaventato.

                                               Entra LA MORTE.

LA MORTE                  A tutti arrivo, in varia guisa,

                                      Provocando ognor sorpresa.

                                      E, operando senza intoppi,

                                      Ne faccio fuori a volte troppi.

                                      Ma anch’io che son tanto proterva

                                      Veggio figura che mi osserva.

REINHARDT      (Nel ruolo di DIO, f.s.)

                                      Dove sei?  Morte, vieni fuori!

                                      Avanti!

         

                                               THOMAS e JOSEF afferrano LA MORTE e la

                                                spingono avanti.

                                                       

                                                        Scopriti!

                                               Strappano via la maschera della MORTE,

                                               rivelando MULLER col suo bracciale nazista.

                                                                           E muori!

                                                        Lo impiccano.

ARCIVESCOVO           Dio tutti ci ha presi.

KOMMER                                                   Eppure!

                                      C’è ancora vita in noi creature!

REINHARDT                Ecco la casa sfolgorante!

                                      Sempre in piedi, sempre elegante!

THIMIG                         Ancora fiori nei giardini,

                                      Gaie fontane , uccellini.        

ARCIVESCOVO           E Amadeus?

THIMIG                                           Ogni sua canzone

                                      Nell’aria spande allegro alone.       

KOMMER                     E anche la Morte, mi si informa…

                                               LA MORTE appare nella penombra.

LA MORTE                  E’ in salute e in ottima forma.

THIMIG                        E noi? Partecipi alle danze?

ADLER                         Helene…

THIMIG                                         Gusti…

ADLER                                                      Katie…

KOMMER                                                               Franz…

FRANZ                         Herr Reinhardt…

REINHARDT                                           Sua Grazia, gran prelato.

ARCIVESCOVO          Eccoci qua, in larvale stato.

THIMIG                        Meri fantasmi senza vita.

ADLER                         Pupazzi di paglia ammuffita…

KOMMER                    Teste con smorfie disegnate…

ARCIVESCOVO          Che dicono frasi inventate…

FRANZ                         In rima, faticosamente…

REINHARDT               Scorie del tempo fatiscente.

THIMIG                        Pure invenzioni, semplici Ognuno…

ADLER                         Ma ricordare sarà opportuno…

KOMMER                    Quale sia il voto che ci date,

                                      Noi siamo il mondo che ereditate.

THIMIG                        Passa l’attore; non ciò che dice.

ARCIVESCOVO          A Salisburgo, di nuovo felice…

ADLER                         Ecco di nuovo, qui sulla piazza…

THIMIG                        Fievole sole, e vento che impazza…

ADLER                         Cade il silenzio, cresce l’attesa…

THIMIG                        E risuona ancor la voce tesa:

    REINHARDT              Venite, gente, e attenzione!

                                      La nostra rappresentazione

                                      Mostrerà in modo opportuno

                                      Il Destino che attende Ognuno.

                                     

                                                                          

                   BUIO

                                                        ********

                                     

                                                 

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