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BAMBINI

di Michele La Ginestra

PERSONAGGI

INTERPRETI

Annibale

Andrea

Madre

Cristiana

Lucrezia

Alessandra

Mizzi

Matteo

Isotta

Morgana

Titti

Tati

Benni

Tonino

Ninni

Giampiero

Ginevra

Lorenza

Musica di carillon. Vociferare di bambini.

Voce fuori campo: Bambini… sveglia, bambini…….

Annibale:        (Di spalle, nella penombra della sua scrivania. Una lampada da tavolo disegna i suoi contorni. Una libreria con volumi collocati con precisione maniacale. Un divano. La porta del bagno e la porta di ingresso. E' quasi giorno.)

Questo libro è la mia bibbia! Una delle più alte vette filosofiche raggiunte dall'uomo! Io... sono emozionato...credo di poter affermare con assoluta certezza che l'autore abbia centrato la più esauriente classificazione del genere umano! Senza perdersi in dispendiose e superflue classi, sottoclassi, generi e famiglie, no!

Due sole appartenenze:  da una parte il genio, il leader, l'aristocratico, dall'altra l'uomo della strada, l'umile, il fuori luogo.

E' tutto scritto: nero su bianco! ( si gira alzandosi, si illumina la scena, mostra il testo con enfasi) Figurine Panini-Campionato Italiano di calcio-anno 1978. Quello con la sforbiciata in copertina. E' come dice lui! Il signor Panini! Da una parte... (minimizzando) il "genio e sregolatezza", il bambino prodigio, il primo della classe, l'unico primo della classe! Che s'è mai vista una classe con due primi ? Mai! E mica è un pranzo di nozze! Dall'altra...(fiero) "il portatore d'acqua", "il motorino inesauribile", "l'onesto faticatore del centrocampo"!

Ma a me, parliamoci chiaro, tutti quei Mazzola, quei Rivera lì, mica mi hanno mai convinto. (Minimizzando) Ticchettacche, pi pi pi....Nooo! Eccolo qui il mio punto di riferimentio in questo mare di esaltazione: (mostra il testo) pagina 34, proprio tra Scaratti e Cappellini (legge testualmente) VALERIO SPADONI: LUGO DI ROMAGNA, 15.04.1942 (en passant) mezzala sinistra etc. etc., esordio nel baracca Lugo etc. etc., ma soprattuto... gol in carriera.... UNO! (serio) ...carriera precocemente spezzata da scarpino avversario… Dove sei ora Valerio? Venditore di cremini a Lugo di Romagna? Beh, per me tu rimani sempre: VALE-RI-O’ SPADO-O-NI’! CAMPIONE DEI CAMPIONI! Altro che Rivera, ticchettacche, pi pi pi....

(Suona la sveglia. Annibale la spegne. Parte musica. Annibale si toglie il pigiama e lo piega con precisione maniacale)

(cambio luce sulla sorella Lucrezia, fuori scena, che, appena alzata, si prepara un caffé in cucina. Poi siede al tavolo)

Lucrezia:         Come si fa? Io mi domando, come si fa a passare attraverso la vita senza lasciare traccia! Un cenno della tua presenza, qualcosa che ti differenzi da quello che ti sta accanto! Per carità, non vorrei sembrare eccessiva, mi rendo conto perfettamente che nella maggior parte dei casi per concepire una quinta di Beehtoven... te devi chiamà Beethoven! Ma una cosetta tua, il minimo sindacale per poter dire "oh! esisto!" Voglio dire, non c'è creatura al mondo che non abbia voglia di manifestarsi come può: chi non sa cantare, fischia! Il cagnolino, che non sa fischiare, almeno scodinzola! La lumaca! Non scodinzola, ma al suo passaggio la vedi pure dopo giorni quella silenziosa, immobile, fiera bavetta che lascia dietro di se! Niente. Zero. La nullità. Ormai alla soglia della mia carriera ventennale in questa casa non posso che rassegnarmi e riconoscere con grande realismo... che mio fratello... è un rincoglionito!

Non canta, non fischia, non scodinzola e non sbava! Ma mica sei normale! Anzi si, è fin troppo normale. Per carità, buono... perché è buono... ma... troppo! Pure da piccolo, mai un pianto, una marachella, una parolaccia, uno sputo dalla finestra, una spinta a una vecchietta...niente!

(Cambio luci su Annibale)

A:        (Guardando ancora la copertina dell'album) Campionato 1978. Facevo la terza elementare.

FLASH/FOTO

Io quell'anno me lo ricordo soprattutto a causa di Casabona, Casabona Eugenio. Era il giorno di carnevale, una folla di bambini festanti, nei loro costumini da Zorro, rigorosamente tutti uguali: venti cappelloni neri con grosse zeta cucite, venti mantelli neri, venti spade di plastica, quaranta baffetti, idioti ma dolcissimi. Eravamo splendidi! Tutti uguali e tutti ugualmente felici di condividere le gesta e le apparenze dell'eroe del momento. Zorroo... (mima e canta rapito la sigla  in inglese maccheronico, con tanto di fulmini)... Zorro!..... Quando arrivò Casabona, (compare Casabona) vestito da ...ASTRONAUTA! Casco in plexiglass, bombole che sembravano vere, ci avevi pure la tutina di Armstrong con la bandierina americana cucita dietro! Non riuscendo a reprimere i miei istinti... d'altro canto la mia indole di cavaliere mascherato mi spingeva verso nuove esperienze... gli chiesi...

Registrata:      Casabona….. che mi fai provare un attimino solo il casco e le bombole. Giuro, solo un attimino…poi te le ridò…..

Anni:   e tu, sotto gli occhi di venti Rosselle O'Hara sbeffeggianti, con quella tua urticante erre moscia, mi rispondesti:

Registrata:      "Spiacente marziano, io te lo darei pure, ma non posso toglierlo, l'aria del tuo pianeta è irrespirabile per me, mi sarebbe fatale, proprio non posso credimi, ciao èh! Mo’ vado, che mi chiude la base spaziale Alpha…."

Anni:   E che fai adesso nella vita, eh? Il fuoriclasse? Il faro di qualche centrocampo? Tacchettacche... pi pi pi....

(Cambio luce su madre)

Madre:            (entra, fa colazione con la figlia) Io mi rendo conto che una mamma, forse, non dovrebbe parlare in questo modo..... però io mica sono stata sempre così...no! Io me lo ricordo bene quel giorno del 1972, quando all'encomiabile signora Rossi (io) neo mamma da appena venti secondi, dopo le sberle di rito e i canonici vagiti, fu accostata al seno quella creatura.  (Lucrezia le passaun bambolotto) Me la ricordo bene quella sensazione così nuova... così calda... così bagnata... è la stessa sensazione che mi accompagna da trentacinque anni ogni volta che coso... lì...come si chiama... insomma mio figlio, mi si avvicina.

Da quel punto di visuale da cui ogni madre controlla nel proprio bambino che tutto sia in ordine... due orecchie... un naso... mi apparve per la prima volta quel testolino ovale e due occhi seri, che nel fissare ogni cosa appartenesse a quel mondo che si apriva avanti a lui, sembravano avere un'aria... come dire...Professionale! come se per affrontare quell'esperienza si fosse preparato accuratamente…Voglio dire... io li ho visti gli altri bambini appena nati, sono tumefatti, spettinati, malconci…lui no, aveva un bel ciuffo di capelli castani riversato su un lato, così ordinato... sembrava… l'ispettore Derrick!

Se tu chiedevi ad un bambino cosa volesse fare da grande lui rispondeva nel 99% dei casi:"L'astronauta!", mio figlio no! lui, avrebbe preferito fare l’ ingegnere!. Credo di essere l'unico caso di mamma italiana ad aver implorato il figlio di diventare astronauta il giorno che ha capito che si sarebbe iscritto ad ingegneria!

(Cambio luce su Annibale)

A:        Oggi è il mio compleanno! Faccio trenta anni! E chi sta meglio di me! Ho ragguinto una certa maturità... ho una vita serena... il mio lavoro come impiegato dell'ufficio del catasto.... certo, non è un lavoro di grossa fantasia, ma alla fine del mese... i miei milleduecento euro non me li toglie nessuno! E poi alle due di corsa a casa. Con le mie parole crociate... la mia televisione... non mi faccio mancare nulla. Certo, mia mamma è un pò insistente con questo fatto dei nipotini... però, mi dico io, perchè tutta questa fretta? io ho bisogno della mia televisione, delle mie parole crociate. Allora.... (apre un cruciverba) ...capitale della Bielorussia..... Bielomosca! perchè non entra?

(cambio luce su madre)

M:       Dicevo….. davanti quel visetto da….da ingegnere…. ...mi dissi: mio figlio non sarà un altro Mario Rossi qualsiasi! Noioso come un tecnico del catasto! Ma un astronauta! ...un condottiero! Mio figlio cavalcherà cavalli, cammelli,  elefanti… sarà, minimo, un ANNIBALE!

Si! Lo chiameremo Annibale!

Beh, ben presto mi resi conto che mio figlio, nella vita, sarebbe stato in grado di cavalcare ben poche cose,...... e che anzi, sarebbe stata la vita, di lì a poco, a cavalcarselo alla grande!

(cambio luce su Annibale)

A:        So' proprio contento! Ecco, se proprio devo avere un cruccio, è questo fatto del nome. Tanto discreto e misurato è il mio cognome, quanto bizzarro e debordante il nome: Annibale! Proprio non mi spiego come una donna di buon senso come mia madre abbia potuto formulare una simile scelta! Scelta che mi ha causato non poche sofferenze. Ricordo ancora il pubblico ludibrio a cui ero esposto alle elementari per via dell'aulico nome. E ricordo in particolare quello STRONZO di Casabona e quella sua insistente battuta…

Ca:      (appare in tuta da astronauta) Annibale! Ma… senti un po’… e l'elefante, l'elefante? Dove l'hai parcheggiato? (risatine infantili)

A:        Dio! Co 'st'elefante! Quanto lo odiavo!

Ca:      Annibale! Ma… senti un po’… Ma all'elefante… per attraversare le Alpi… gliele hai messe le catene? (ride da scemo)

A:        (Sognante) Ho sognato per anni che questo mio virtuale elefante, colto da improvviso attacco di dissenteria, ricoprisse Casabona Eugenio, fino a farlo scomparire, di .... (mima con le braccia)  ...ma i sogni raramente si avverano!

(cambio luce su madre)

M:       (apre la porta di Annibale con il caffe in mano seguito da Lucrezia cantilenando a squarciagola) ANNI!!!           

A:        (Ha un sussulto) Balè! Balé! Quante volte ti ho detto che non amo i diminutivi… e poi bussa prima di entrare! Lo sai che a causa dei miei problemi di tiroide, ho una certa eccitabilità del sistema nervoso... poi mi gira la testa... ecco lo sapevo.... (si siede mimando improvviso malore)

Luc:     Scusaci Annibale... però, pure tu, non esagerare con 'sta cosa... sei solo impressionabile....ti lasci suggestionare.... (distratta dall'ordine nella libreria)

A:        Che cosa vorresti dire? Che non ho niente? Che sono un malato immaginario?

M:       No, ma... lo ha detto anche il dottore: sei IMPRESSIONABILE... tu SODOMIZZI!

A:        Mamma! Per cortesia! SO-MA-TIZ-ZI! Somatizzare è una cosa, quella che dici tu...

(notando la sorella toccare i suoi album) CHE FAI?!!

L:        Mado', Annì! Che impressione 'ste figurine! Attaccate così bene... con gli spigoli così allineati... manco i ricordini al cimitero! (Si volta verso A.) Ma che hai fatto ai capelli?!

A:        Io? Niente... me li sono lavati....

L:        Eh, ma te  sei asciugato co’’na striscia de miccette!

A:        Lucrezia! Ma come ti esprimi! Ma non ce la fai a mettere su una sintassi corretta? E' semplice: soggetto-verbo-complemento oggetto! Chiedo tanto? Ma figurati, con tutta la tv che vedi!

L:        Ha parlato Enzo Biagi! Tu che saresti, un intellettuale?

A:        Chiedi, che vuoi sapere, il figlio di Noè? Tre lettere? O Cam O Sem, dipende da come comincia.

M:       (Fino ad ora allibita a seguire il monologo del figlio) Senti un po’..che vuoi a colazione? Ti va uova e pancetta?

A:        La pancetta? Che ha detto Mirabella l'altra sera?

M:       Eh... che ha detto....che ...la pancetta....se potessimo intervistare il colesterolo......

A:        Allora Mirabella parla al muro!

M:       (dimessa) Ma ti ci mettevo la maionese...

A:        Eh. E che ha detto Mirabella? "LA MAiONESE E' UNA NUTELLA SALATA!" E per piacere, no!

L:        Ma dai! La mangiano pure i bambini! Tua cugina Isotta ne va matta!

A:        A parte il fatto che "Isotta" coma la chiami tu, all'anagrafe è registrata come Isa, "Isotta" c'è diventata grazie alla maionese!

M:       Via! c' ha vent' anni, è solo una bambina!

A:        ERA una bambina, adesso è un quadro di Botero!

M:       Annibale!

A:        ... e tu sei l'artefice del capolavoro! Tu e quella debosciata di tua sorella, che non solo le compra le patatine fritte da quando c'ha 5 anni, ma la mandava pure in quello stato alla recita in tutu'!

L:        Beh... era simpatico... qualche giorno fa abbiamo anche rivisto il filmino.

A:        Ah...era il filmino di Isa? Credevo fosse il video di Pavarotti and friends! Imbarazzante!

M:       Annibale!

A:        Continuiamo a trattarli così i bambini, considerarli dei target per i pubblicitari!

L'ho vista io Isa per strada l'anno scorso come era ridotta, avrà pesato ottanta chili, quella non sta bene… non ha un rapporto sano col cibo….e poi era piena di orecchini, uno pure qui, sul naso!

M:       Ma dai... sii moderno, un attimino.

A:        Mamma! Non ti ci mettere anche tu con questo linguaggio da centralinista: "un attimino che glielo passo!". "L'attimino": concetto sospeso tra l'attimo e il nulla, particella indeterminabile del tempo e dello spazio.... intercalare, se mi permetti, consono.... (accorgendosi che la madre, seduta in preda allo sconforto, si è gettata su di un pacchetto di Puff)...Ma che fai? Mi mangi i Puffi? A quest'ora?

M:       (alzando su di lui uno sguardo allucinato) No. A quest'ora.... li tiro ai deficenti! (gragnola di puff su Annibale) Prendi questo! E questo!

A:        (schermendosi ) Mamma! Calmati! Mamma! No! ...Che vanno negli occhi!

L:        Mamma! Calmati!

M:       (visibilmente scossa, riprendendosi) Scusa... scusa Annibale.... è che io... beh, è un pò che ti volevo parlare.... ti ho fatto male?

A:        (pulendosi la camicia col quarto di fazzoletto) ..no, ma è che essendo molto unti non vorrei che…

M:       Ma vaffa…

L:        Mamma!

M:       Tesoro de mamma! Senti...Perché non cerchi di comportarti come gli altri ragazzi della tua età?... Ragazzi...uomini! Perchè, anche se il concetto ti potrà sembrare un pò complesso, tu sei un uomo! Oggi fai trenta anni!

A:        Ah! Ve ne siete ricordate! Volevo ben dire….che poi sarebbero ancora ventinove... perché io, come ben sai, sarei nato esattamente alle 10 e 32 antimeridiane, benché per millesimo.....

L:        Aaaaaa…. Mamma ha ragione! Fai quello che fanno i tuoi coetanei! Mica dico che devi andare a prendere il caffe a Napoli, dopo la discoteca..., ma almeno...che sò, a te piace tanto il calcio...una domenica, prendi la macchina e vai allo stadio.

A:        Eh.. si, fai presto a parlare tu. Ma che non lo sai che per andare allo stadio bisogna fare la tangenziale? E mica sono Nuvolari!

L:        Nuvolari?! Annì, (perdendo le staffe) la tangenziale de Roma, mica de Montecarlo!

M:       (riarmandosi di pazienza) Annibale, dai retta a mamma tua, che non gliela hai mai data... (in crescendo) esci...vivi...levati la maglia di lana che stiamo a maggio!...Cambiati quelli occhiali da saldatore....scompisciate quer parrucchino che me pari Napo Orso capo!

A:        Insomma! Cosa dovrei fare? Vestirmi veramente da marziano? Con le bombole, eh? Con lo scafandro?!

L:        (Sconsolata) Lascia perdere... già fai ridere vestito da terrestre.

A:        Uffa, mamma!  Lo vuoi capire o no? Io sto bene così come sto! Non ho bisogno di andare a prendere il caffè a Napoli ne di altre avventure in giro per il mondo!

M:       Avventure? Ma io ti sto chiedendo quello che qualsiasi madre chiederebbe al proprio figlio... ecco....poi... a proposito di domande.... è un pò che volevo chiederti...

A:        Aaaaa…. Ancora co’ sta storia della fidanzata? Io lo so cosa vi frulla per la testa a proposito del vostro Annibalino… E certo! Se uno a trent'anni non c'ha la ragazza….

L:        Beh?

A:        Eeeeeee! Lo so io! Beh, voglio ricordarvi una cosa, io una ragazza ce l'avevo, ed era pure una brava ragazza…. Ci univa un sentimento forte. Una fede vera!

(entra ginevra e siede sulla panchina)

Ginevra:          Quando due persone sono unite da un sentimento comune, forte, una fede da condividere... che ti sostenga....beh tutto è più facile. Annibale ed io, questa fede, l'avevamo. (musica di organo)  Non passava domenica senza che noi avessimo la nostra ora di comunione. Lui passava a chiamarmi, sempre alla stessa ora. Io scendevo... e mano nella mano ci incamminavamo. Una volta arrivati prendevamo posto sulla nostra panca abituale (arriva Annibale) e attendevamo in silenzio. (Annibale accende una radiolina, si sente la voce di Sandro Ciotti)

Poi, un bel giorno... la nostra storia... finì. Beh...un po' perché era finito il campionato... e non avevamo più molto da dirci... un po' perché io, per dare uno scossone a questo stato di apatia in cui eravamo piombati a causa della fine delle trasmissioni, feci una proposta … innovativa!

Gin:     Anni..

A:        Balé.

G:        Annibale. Scusa.

A:        Dimmi Ginevra.

G:        Io e te…

A:        Dì…

G:        Oramai è tanto tempo che stiamo assieme…

A:        Dì, dì….

G:        Nove anni!

A:        Eh. Dì!

G:        Cioè… 'sto fatto della Roma….tutte le domeniche pomeriggio…

A:        Si, dì, dì…

G:        Bello, eh! Bello. Cioè…sono cose che uniscono…che….

A:        Certo! No, ma dì,dì!

G:        Però magari…forse… è arrivato il momento di…

A:        Di…?

G:        Di… non so… di uno scattino in più… di…

A:        Occhei! Di!

G:        Perché non ci sposiamo come tutti? Perché non facciamo … dei bambini?

A:        'zzo stai a di'?!

SUONANO ALLA PORTA

A:        La porta. Scusa. Devo aprire. Sono solo in casa. Addio.

(ginevra si dissolve. torna la scena casalinga con a. che apre).

Luc: Isa! Ciao!

Isa: Ciao! Ciao zia (la bacia) Ciao Anni

A: bale! Ciao

Luc: Ti trovo bene

A: Ti trovo dimagrita, com'è?

Isa: Com'è che?

A: Che sei dimagrita così tanto…

Isa: Basta non mangiare…

A: E' già, basta non mangiare! (rivolge a M e S uno sguardo come dire “lo dicevo io”)

Luc: Sarà per via degli impegni scenici, si sa che le attrici….

Anni: Ah, fai l'attrice! E da quando? Io non ti ho mai vista.

Isotta: ma perché io t'ho mai visto quando lavori al catasto? Eppure ci credo che fai l'impiegato.

Anni: va beh che c'entra….. io porto a casa uno stipendio.

Isotta: eh, io invece porto a casa le porte in faccia di quelli che ti dicono " le faremo sapere".  Ho fatto il provino per Miss Italia, saranno famosi, Il grande fratello, Velina e Letterina. Mi manca quello da portiera a viale Mazzini e poi ho finito! Però faccio parecchi doppiaggi. E' faticoso, ci sono certi turni…. Ma pagano bene!

Sorella: Dai, racconta, chi hai doppiato ultimamente?

I: Questo periodo sto facendo tanti cartoni animati. Sai, i pokemon, le tartarughe ninjia…

A: mmmm… (sarcastico)

I: i soggetti di 30 anni che ancora vivono a casa della madre….

Madre: Ahhhh… ma perché esistono pure questi?

Isa: No, zia…scherzavo…

A:        Ah! Facciamo cabaret oltre al doppiaggio! E certo! Perché secondo voi uno che non si uniforma, uno che non si tuffa in questa corsa frenetica, in questa gara a chi è più fico…. (squilla un telefonino, Luc. lo tira fuori dalla tasca)

Luc:     Stooop! Big Ben ha detto stop!  Amo'?

A:        Amo'! Ddio! (con la faccia tra le mani)

Luc:     Dove sei? Qui sotto?! Nno… aspetta scendo io…

A:        Ma chi è? A quest'ora!

Luc:     E' Benni. Sta qua sotto. Scendo io. (al telefono) NO! SCENDO IO!

A:        Sta qua sotto? E perché non Ha suonato il citofono?

Luc:     Perché c'ha il telefonino!

A:        Ah, già!

Luc:     Beh, io vado, c'è Benni che aspetta…

A:        Benni! Benni, al secolo… si chiama Benedetto!

Luc:     Si, va beh..ciao!

(suona il campanello)

Luc:     Mmmmmm….! (seccata)

A:        E chi è? A quest'ora, poi!

Benni: Tanti auguri a te……… (canta, ha una maschera e una lingua di menelik) …a te!

Luc+Madre:    Imbecille, Imbecille, Imbecille…

Be:      Perché? Non c'era la festa a sorpresa per il compleanno di Annibale?

Luc:     Ecco, appunto, era una sorpresa.

Be:      E infatti c'ho la maschera!

Luc:     De carnevale!

Be:      Beh?

Luc:     Ma levate!

An:      Buoni, buoni… cosa vorreste dire? Che ora dopo di questo deficiente entreranno a sorpresa

altre trenta persone in casa mia per festeggiare me?!

Luc:     Annì, ma che stai a dì? Come vuoi che le trovi trenta persone disposte a festeggiare te? Con un annuncio al messaggero? Ho chiamato Benni, Isotta, Titti….. Ninni….

An:      Ninni?! Nostro fratello? Sono 5 anni che Ninni non si fa vedere qui dentro. E certo! Uno crede di potere sparire un bel giorno… perché è in cerca di se stesso… perché sente che il mondo di noi comuni mortale gli va stretto…perché lui ha bisogno di viaggiare! E noi chi siamo? La sentinella del deserto dei tartari, che rimaniamo qui, al nostro posto mentre lui fa conoscenza con la vita coi soldi della madre? Poi, tutto a un tratto si scopre figliol prodigo e si presenta pure col regaletto….No, grazie! Non ci vedo nulla da festeggiare! A casa nostra poi!

Ginevra:          (entra dalla platea, si avvicina al citofono) Dunque… allora, ricominciamo da capo. Però questa volta…calma. Uno, due, tre: Ciao Anni! No, Anni no! Se lo chiamo Anni, poi lui si arrabbia, dice ..bale! E cominciamo male. Allora… ciao, Annibale! Si, ciao Annibale mi sembra perfetto!

M:       A Benedé, ma a quest'ora te presenti?

Ben:    'mbè? Me l'ha detto lei… puntuali, alle dieci!

Luc:     De sera, Benedé! No alle dieci del mattino! Ma tu hai mai visto una festa a sorpresa alle dieci di sabato mattina?

Ben:    pensavo a una cosa un po’ diversa….  Un brunch…No?

Isa:      Aspetta un po’… ma mica avrai avvertito tutti di venire qui alle dieci del mattino, spero!

Ben:    Ioo!? Allora mi hai preso proprio per un deficiente!

SUONA IL CAMPANELLO. TUTTI UNO AD UNO CON LE MANI IN FACCIA. LA MADRE APRE.

Titti e Tati: tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri ad Anni….

A:        Balé.

T+T:    …balé, tanti auguri a teeeeeee.

Titti:    Ammazza, Lucré! Che idea che c'hai avuto!

Tati:     Il brunch! Che taio!

A:        Ashhhhhhh!

Ginevra:          Allora… io dico: ciao! E lui: ciao, come stai? E io: a mille! Sto un attimino prendendomi una pausa di… no! Un attimino no! Che poi dice che sembro una centralinista. Ciao Anni…. Cioè Annibale…. Ti trovo in gran forma! Ciao! Ti trovo….. Ciao.

Mad:   (all’una) Tiziana! (all’altra) Tiziana!

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Tati:     Tiziana, detta Tati, è un diminutivo. Mi è stato dato a tre anni, quando la vita è tutto un diminutivo: bumba, ciccia, pipino, patatina… Tati.

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Titti: Tiziana, detta Titti. Per differenziarmi da mia cugina Tiziana, di un anno più piccola, per me praticamente una sorella. Che poi, avendo chiamato Tati lei, che bisogno c’era di storpiare il mio di nome? Io odio i diminutivi

Tati:     A me piacciono i diminutivi. Quando la gente mi chiama Tati mi sembra di tornare ad avere tre anni, quando il mondo era tutto una prima volta dietro l’altra. Oggi è tutto così scontato, così già visto. Quando ero piccola vivevo tutta una mia realtà, creata dai miei occhi di bambina

Titti:    I genitori sembra che godano a storpiare la realtà agli occhi dei bambini. Bumba: perché bumba? Si chiama acqua? E’ già un nome corto, può essere memorizzato con facilità? Così melodico, così pieno di “a”? No. Bumba, si cresce per anni con l’inquietudine di questo nome così goffo, così sinistro. A cinque anni maneggiavo i bicchieri d’acqua con estrema attenzione, metti che mi scoppiava la BUMBA…

Tati: Allora ero la piccola della famiglia, e quando sei la piccola della famiglia sono tutti sempre intorno a te per proteggerti. A otto anni andavo a scuola con Titti, mia cugina. Lei, che era più grande di un anno, mi camminava accanto, dal lato del marciapiede che da sulla strada, affinché io stessi più al sicuro e nessuna auto potesse nemmeno lontanamente sfiorarmi.

Titti: A nove anni andavo a scuola con Tati. Le nostre madri avevano imposto che lungo la strada lei, che era più piccola di un anno, mi camminasse accanto, dal lato verso il muro, affinché stesse più al sicuro e nessuna auto potesse nemmeno lontanamente sfiorarla. A ME SI! A me un’ auto poteva passarmi sopra e ridurmi come ‘na fotocopia!!! Solo perché avevo un anno di più?! Suonano alla porta.

Ginevra:          Ah! E cosa fai ora? (imitando Annibale) Ma, sai… sono in partenza per il Mozambico… vado a stare presso una missione…. Finalmente potrò fare l’infermiera come ho sempre sognato, fra i bambini, quelli che veramente non hanno niente, una realtà difficile…. Però sono così belli… i bambini….Ti trovo bene. (suona al citofono)

Luc:     Vado io.

APPARE MIZZI

Miz:     EEEEEEEEEE! Tanti auguri Anni!

A:        …Bbalé..

Miz:     Bale! Felicità! Gioia! Salute! (silenzio. Benni si gratta) Ma che è già finita la festa?

Luc:     Si avemo cominciato stanotte alle quattro! A Mizzi, ma che stai a dì? So le dieci!

Miz:     Ah… bene! Perché io ci tengo ad essere puntuale. Anni! Come va?

A.Un fiore. E tu come stai?

Miz:     Bene, bene, benino.

A:                    Bene-bene o benino.

Miz:     Più benino. Male, Annì, sto malissimo, come un cane, poi ti spiego. (a tutti) Allora! Che ve possino! (a Benni) Paga la mossa! Aperitivino? Faccio io che sono il mago degli aperitivi! (va al mobile delle bottiglie) Allora… Bloody Mary, Margarita, Gin Tonic?

Tati:     Per me poco.

Miz:     Allora un Little Tonic! Un cuore matto…so’ troppo simpatico!

Mam:   Chi mi aiuta ad apparecchiare la tavola?

Tutti:   Io……………….(vanno e vengono apparecchiando).

Miz:     (Ad Annibale) Ieri ho avuto un litigio con Paola.

Ann:    Sai che notizia…. (Va anche lui)

Miz:   nulla di importante, o forse solo nulla di nuovo. Importante si, per lei. E' stata una di quelle discussioni create dalle donne a misura di donna, portata cioè su di un terreno in cui solo la donna riesce a muoversi con estrema abilità: il terreno della responsabilità.

Si tratta di un articolo preconfezionato di cui la femmina, qualsiasi al mondo, può servirsi, a prescindere dal momento e dal luogo, per seppellire l'interlocutore maschio sotto un insostenibile fardello di rimorsi.

Non c'è possibilità di reazione in questo caso.

(UNA O PIU’ RAGAZZE INSERISCONO FRASI IN SOTTOFONDO COME FOSSE LA MOGLIE)

Quando questo succede io ripiego, disarmato e silenzioso, in un angolo della stanza, quella occupata dalla finestra che da sulla piazza, e rimango così per tutto il tempo del monologo di Paola, schiacciato dal mio senso di colpa.

Bene. Ieri, dicevo, mentre questo serial metteva in scena la sue sessantasettesima prevedibile puntata, e mi mortificavo nei pressi della finestra come da bambino dietro la lavagna, ho visto un gruppo di ragazzini attraversare la strada, col passo su di giri che avevamo noi venti anni fa, quando attraversavamo quella stessa strada, palla già al piede, per raggiungere lo sterrato di fronte, unico spazio paraticabile per dare sfogo alle pulsioni fangocalcistiche.

Mentre li osservavo la voce di Paola si faceva lontana, come se lei avesse deciso improvvisamente di andarsene: ora sulla porta, ora nella stanza accanto, ora…(SE NE VA CON LA VOCE)

E ti ho riconosciuto.

FLASH/FOTO

Hai palleggiato maldestramente, tanto che la palla, urtando la caviglia, è schizzata lontano, nel mezzo della carreggiata stradale. L'espressione di panico negli occhi era la stessa di allora (a regà, ve lo buco 'sto pallone… a cojone! …e mò che famo? …la prego signò…è un San Siro!).

Poi, all'improvviso, nel bel mezzo dello sfrecciare delle auto noncuranti, col pallone ancora incolume e noi ebeti e impotenti a tifare per la sua salvezza, una delle auto, che dico…un trattore…volgare… qualcosa di paragonabile ad un'alfetta... lo prende. Ma non per respingerlo sul marciapiede, così come le statistiche recitano dal giorno del primo incontro tra una palla e una strada, no. Per montargli sopra, sguaiatamente, come solo un'alfetta sa fare quando vuole. (scoppio) Lo scoppio vi ha fatto saltare.

Il dileggio, il riso, la paura, la delusione. Fusi in un'unica espressione che riassumeva tutti i vostri dodici anni. Il pallone era inequivocabilmente un San Siro. No, non un pallone come tutti gli altri, che un soffio di vento o i nostri piedi a banana avrebbero trasportato al di la del muro di cinta, no! Un San Siro pesava 470 grammi, praticamente come mezzo tacchino natalizio. Questa era la sua forza, questa l'origine del suo mito, tanto da scriverlo a caratteri cubitali sulla gomma profumata: San Siro, peso 470 grammi!

In quel momento, ho rosicato. Perché avrei dato un dito della mano e tutti i miei ultimi venti anni per essere in quel momento come voi. Per ridere senza pensieri e morire senza altri pensieri che non fossero il ricordo del mio amato pallone.

Vi ho guardato allontanarvi. E anche Paola credo non ci fosse più.

 (Suona il campanello della porta)

A:        Eccone un altro! Sarà mio fratello! (apre)

Ginevra:          Auguri, Anni.

A:                    Balé.

Gin:                 Cioè, si… Annibale, scusa, è che sono a mille perché vado in Mozambico tra i bambini bisognosi, una realtà difficile, ti trovo bene.

A:                    Ah. Ti sei decisa.

(suona il campanello)

A:        E ora? (Lucrezia apre)

M:       Ninni! (tutti si fanno intorno:ciao, ti trovo bene, ma stai benissimo-Annibale in disparte)

Tati:     Sei sempre in gran forma. Fai sempre i lanci col paracadute?

Ninni:  Ogni tanto…

Benni: Ti prende bene a te la lampada! A me lascia sempre un po’ un effetto turacciolo….

Ninni:  No, che lampada? E’ la barca…

Anni:   (applaude) Signori e signore, dopo cinque anni di assenza dagli schermi…. Ecco a voi…Ninni!!! Che apparizione trionfale!

Ninni:  Anni…

Anni.   … bbale!

Ninni:  Che rompicojoni…

A:        Ancora tu…

Ninni:  "ma non dovevamo vederci più"

A:        Ti trovo in gran forma… abbronzato!

N:        Anche te stai bene… Ma chi te li fa i capelli,  il parrucchiere dei Pooh?

A:        Se sei venuto con intenzioni perculanti come al solito puoi anche andartene…..

Ninni:  Ma dai, si scherza… però a te te rode sempre!

A:        Bravo! Dici bene, mi rode! E vuoi sapere perché? Perché ho capito la tua strategia! La tua e quella di tutti quelli come te! L’ho capita da anni! Lo leggevo anche io “L’intrepido” da bambino, arrivando con terrore a quella maledettissima ultima pagina, la pubblicità della pomata per i muscoli. “Siete così….” (mima un fisico disgraziato) “…e vorreste essere così?” (mima un fusto) No, miei cari “genio e sregolatezza” io voglio rimanere così (ri-mima il disgraziato), con il mio fisico da lanciatore di coriandoli, con la mia cultura da tesi compilativa, con la mia sensibilità da dipendente del catasto terreni. Io mi ribello!

Nin:     Hai capito Ciuffettino! Si ribella!

A:        Si, hai sentito bene: mi ribello! Mi ribello alla vostra cultura della competizione, che a dieci anni ti manda in giro vestito da astronauta anziché da un democratico Zorro, a quindici ti fa comprare I Frei per gareggiare col tuo compagno  di banco che, deficiente, si è comprato i Camperos, e a venti ti manda a prendere un caffé a Napoli alle tre di mattina se no assomigli a quello della pubblicità dell’Intrepido! Voglio restare così, va bene? (ri-ri-mima il disgraziato) Voglio restare così!

Ninni:  Ma fa’ come te pare! (alla madre) Ma è peggiorato!

Luc:     Eh, sono pure cinque anni che non lo vedi….

Nin:     Anni…

A:        Balé.

Nin:     Daje… senti, mi fai come quando eravamo piccoli?

A:        Cioè?

Nin:     Fammi Tullio de Piscopo.

A:        Noo..

Nin:     E dai, fai Tullio de Piscopo…

A:        No. Non lo faccio. Non lo faccio… non lo faccio!

Nin:     E dai.. se mi fai Tullio de Piscopo, io ti faccio Santana, su…

A:        Mi fai Santana? Va  beh… però una rullata sola….

(musica-cambia la disposizione al buio-salto di tempo)

Gin:     Mizzi…

Miz:     Eh…

Gin:     Ma tu, a volte non senti un gran senso di vuoto dentro di te?

Miz:     Daje! Ma che ancora la storia del volontariato in Mozambico? Ginevra… Ginevrina… ma lascia stare… se ti vuoi sentire in pace con la tua coscienza, ma stacca un assegno e fregatene! Ma chi te lo fa fare? Ci sono le malattie, c’è la fame, è roba da suore quella… che sei una suora tu? E poi hai già fatto tutti quegli anni di volontariato stando appresso ad Annibale… io capisco che sei infermiera, ma con lui sei stata un’insegnante di sostegno… una ONLUS!

Gin:     Si, lo so. Ma è che gli voglio ancora bene… e non ho ancora capito se voglio partire per i bambini africani o per lasciarmi questa storia alle spalle… Ma perché nella vita bisogna sempre saper decidere? Quando ero bambina non era così, ogni cosa aveva la sua strada segnata, non c'era scelta, non occorreva iniziativa...non so...le serate davanti la televisione... un mondo monocromatico scandito dall'alternarsi di due soli tasti. Ce ne erano altri quattro nella mia, ma non servivano a niente ...Stock! Dubbio amletico: primo canale, tradizionale, rassicurante...... o la rivoluzione catodica del secondo?  E tutto filava liscio....Ogni giorno della settimana già deciso…Lunedì: film (John Waine, Fred Astair..), martedì: sceneggiato (Ugo Pagliai, Nino Castelnuovo..)

Mizzi:  Mercoledì: commedia dell'arte (Eduardo... Eduardo!)

Gin:     ...ma era meglio così! Meno scelta! Ora io non so’ che fare, Mizzi….

Mizzi:  A chi lo dici… te lo detto che io e  Paola … va beh, lasciamo perdere… Uno della vita dovrebbe aver diritto a due vite: una per fare il marito responsabile e il buon padre di famiglia, l’altra per continuare a non scegliere, per continuare a giocare a pallone in mezzo alla strada finché vuole…o almeno finché non arriva un’alfetta a spezzare l’infanzia. Ma ci vogliamo sposare io e te? Non saremo Titanic…ma ‘sti cazzi!

(musica-cambio coppia)

Nin:     E dai…

An:      No, e basta..

Nin:     E su, dai, una volta sola..

An:      No! Non lo faccio.. non lo faccio… non lo faccio!

Ni:       E si… una volta sola… eravamo piccoli così!

An:      Ecco, e mò c’avemo trent’anni. Non lo faccio.

Ni:       Però la facevi così bene….

An:      Ma che, la tigre? No… Tu, tu eri bravo a fare Sandokan..

Ni:       Eh, si, io! La scena la faceva tutta la tigre, altro che! E ‘namo!

An:      Va beh, però una volta sola, eh!

(scena al rallenty di Sandokan e la tigre)

MUSICA

Tit:      (aprendo un cassetto) Guarda questo! Annì, ma che c’hai qui! Guarda i 45 giri delle feste alle medie…. Ma li hai conservati tutti!

An:      Non toccare!

Luc:     Ma dai Anni… almeno si balla un po’…

(si accalcano tutti)

 Ben:   Anvedi! I Santo California!

Gin:     Iiii! Il giardino dei semplici! Il mio complesso preferito!

Nin:     Si, dopo quello d’inferiorità!

Miz:     E che battuta sarebbe questa?

Nin:     Oh, ma che è tua sorella?

Tit:      Noo… Figli delle stelle! La canzone più bella del mondo!

Gin:     I cugini di campagna!

Ben:    Ma non erano morti?

Nin:     Eh…mo’ tutti e quattro… che l’hanno fucilati?!

Gin:     Accidenti come li tieni bene! Sembrano nuovi! Metti su questo.

An:      No! No e poi no! I dischi non sono fatti per essere ascoltati! Poi si rovinano!

Tit:      Va beh, ma se neanche si balla, che facciamo?

Ninni:  ragazzi, che palle’sta festa! Si, va beh, ho capito, nessuno aveva voglia di feste di compleanno, in primo luogo mio fratello che già s’è chiuso sopra il coperchio del sarcofago da un pezzo… e in secondo luogo io, che alle nove del mattino sto ancora al primo sonno…

Luc:     Che vorresti dire, che ho bucato la festa? Guarda che quando la PR sono io le feste funzionano sempre! Lo sbaglio è avere affidato l’ufficio stampa a sto portatore di encefalogramma piatto che m’ha scambiato le nove de sera co’ le nove del mattino!

Ben:    Io?!

Luc:     Comunque mo stamo qua e tiriamo avanti almeno fino alle tre! Che anche se sono le tre del pomeriggio e non di notte va bene uguale! Io vi ordino di divertirvi!!!

Miz:     A Marta Marzotto jè partita la ciavatta!

Tati:     Ho un’idea! Facciamo un gioco!

Gine:   Si, dai! Facciamo un gioco!

Titti:    Oddio! Che gioco?

Tat:      Il gioco della bottiglia!

Ninni:  Il gioco della coperta!

Luc:     E te pareva!

Gin:     Bello!

Tit:      No, vi prego, il gioco della coperta no! Alle medie capitai sotto la coperta con un ragazzino-si chiamava Tomas, ma la madre per abbreviare lo chiamava Toma, anzi A TOMAA!!- Fumava e portava già un orecchino qui, aveva 11 anni ma ne dimostrava 41 e una volta sotto la coperta srotolò venti cm di lingua e fu terribile, io….

           

Miz:     Va, beh, va beh, abbiamo capito! Stop! Basta! Amen! Ce l’ho io un gioco fichissimo: il gioco della verità!

Isa:      Geniale ecco il gioco che risolleverà le sorti della festa dell’anno! Di questo capolavoro di festa, organizzata all’ora sbagliata, nel luogo sbagliato, in una vita sbagliata….

Benni: Oh, mo’ basta co’ ‘sta storia che ho sbagliato l’orario… ma che voi fate le cose sempre giuste? Mi avete stufato! Me ne vado!

Luc:     (distrattamente) Ma no, dai, rimani…

Benni: Va beh, allora vado al bagno, ‘sto spumante mette addosso un’incontinenza….. (esce)

Isa:      Allora, si gioca! Yuuuuu!!  Comando io il gioco? Ok, comando io! Mi raccomando, bambini, la verità, solo la verità, niente altro che la verità! Chi sgarra penitenza!

Tutti:   Ok! Va bene..

Isa:      Allora…. Cominciamo….cominciamo da……Titti!

Titti:    Io!? E perché proprio io?

Isa:      Ora Titti ci dirà….. qualcosa che le fa paura!

Tit:      Tutto!

Tutti:   No, una, una cosa sola. Basta una.

Tit:      Beh…io…. Io non ho mai capito il mondo dei grandi. I grandi sembra che vivono solo per metterti il terrore delle cose che ti circondano. A voi l’avevano raccontata la balla del liquido rosso nella piscina?

GLI ALTRI SI GUARDANO STUPITI

I nostri genitori mandavano me e Tati tutti gli anni in colonia estiva a Ladispoli. Ora bisognerebbe dire che io…. Ecco, io ho fatto la pipì a letto… per molto tempo.

Gin:     Beh, va beh… tanti bambini fanno la pipì a letto, anche fino a otto anni!

Tit:      Io fino a diciotto.

Gin:     Fregate!

Tit:      Fra noi bambini serpeggiava una legenda, secondo la quale i gestori della piscina avevano messo un liquido al suo interno, un disinfettante, questione di igiene, dicevano… che al contatto della pipì diventava rosso…

Io ero terrorizzata che questo potesse accadere, che tutti gli altri bambini potessero additarmi perché intorno a me tutta l’acqua era diventata improvvisamente rossa… (Cambio luce-musica - tutti: Titti è una pisciona… Titti è una pisciona…) e io ero così terrorizzata che quell’anno non ricordo di avere fatto il bagno in piscina una sola volta. Anzi, per essere sicura che mai nessun liquido roso mi avesse circondato all’improvviso qualificandomi inequivocabilmente come un’incontinente tardiva – questo è il termine tecnico – io il bagno non lo facevo nemmeno nel mare…non si sa mai.

E poi il film “Lo squalo”? Ne vogliamo parlare? Che cazzo di regista sei tu dalla cui testa bacata è potuta uscire una trama tanto abominevole come quella dello Squalo?

L’estate del 1978 non c’era un bambino al mondo, UNO, da quelli di Santa Monica, dove gli squali sono di casa, a quelli di Castelfusano, dove l’esemplare più feroce è la mazzancolla, che non fosse terrorizzato dal fare il bagno dove l’acqua era più profonda di 30 centimetri!

Però nell’acqua profonda 30 centimetri c’erano le tracine! Voi l’avete mai vista una tracina?

Tutti:   No…no

Tit:      Manco io! Nessuna l’ha mai vista una tracina, questo animale mitologico che le legende degli adulti volevano ricoperto di aculei appuntitissimi, che non se poteva fa un passo dentro l’acqua che c’era una tracina in agguato! Sembrava che nell’estate del ’78 il pronto soccorso di Ostia fosse saturo di gente con moncherini al posto dei piedi per colpa delle tracine! Non esiste la tracina! E’ il parto di una mente malata! La mente di un adulto! NON ESISTEEEE!

Tati:     Titti, calmati!

Tit:      NON ESISTEEEE!

Ninni:  ma ‘sti cazzi!

Gin:     Annamo proprio bene!

Luc:     Beh, comunque è vero questo fatto che gli adulti campano solo per terrorizzare i bambini. Vi ricordate quando non volevano farvi toccare qualcosa? “No!……. CACCA!” Come cacca? Ma non si poteva trovare un deterrente un po’ meno ributtante, che so’ “Scotta! Morde!”, no…Cacca! E che schifo! Poi dice che uno cresce con l’idea che il mondo sia una …

Anni:   Oh, e basta, sto per vomitare…

Isa:      Titti, povera Titti…. Va beh! Passiamo avanti…. Ninni! Qualcosa che ti fa paura!

Nin:     Niente!

Tutti:   Eeeeeeh!

Bia:     Via! Ci sarà qualcosa che ti farà paura! Non so…. La Morte!

Ninni:  Guardate, a me non fa paura la morte… a me fa paura il lutto.

Bia:     Il lutto?

Benni: (entrando) Beh? Non è la stessa cosa?

Nin:     E no! Il lutto, il dolore! Non vi siete accorti che la nostra società, pur convivendo tutti giorni con la morte, ha abolito il lutto. Nei film, al telegiornale, nei videogiochi… tutto ruota attorno alla morte. Però è una morte che non fa male, è solo la sua rappresentazione. Non c'è dolore, appunto… non c'è lutto. Il lutto fa paura.

Gin:     Ma lo sai che hai ragione? Ieri sera ho visto un film bellissimo… sarà stato dai tempi della Casa nella prateria che non piangevo di fronte a un film. Era la storia di una coppia che perdeva il figlio tragicamente. Ma non era la solita rappresentazione della morte, come tanti film ci hanno abituato. Era il dolore dei genitori che dava la misura esatta del valore di quella morte.

Benny:   E grazie! Nanni è sempre Nanni…

Anni: Se c'è una categoria umana che non sopporto è quella che chiama Moretti per nome!

Fellini è Fellini, Scola è Scola… Moretti, no! E' Nanni!

Tati:     Eppure lo sapete che "la stanza del figlio" in America è stata vietata ai minori di 17 anni? Cioè proprio la patria di Bruce Willis e Swarzenegger ha ritenuto Moretti eccessivo… troppo forte….

Benny: Va beh, che c'entra, calcola pure che loro hanno dovuto convivere con l'attentato alle torri gemelle… si sa… dopo il 15 novembre…

Luc:     Si, er ventiquattro maggio!

Anni:   L'undici settembre!

Benny: Si, va beh, dopo l'undici settembre nessuno di noi è più quello di prima!

Luc:     A me, tu me pari er solito cojone de sempre!

Gin:     Io so solo una cosa. Che quando eravamo piccoli il dolore della morte era così lontano… Poi cresci, cominci a perdere un nonno, una nonna, magari un genitore… e scopri di essere adulto. Ecco, per me si diventa adulti quando si perde una persona veramente cara, come un genitore, e si conosce il vero dolore. Ecco perché qualcuno diventa grande a 10 anni e qualcuno a 40.

Anni:   Alzi la mano chi ha ancora almeno un nonno!

(alza solo Mizzi)

Ninni: Ammazza! 'Na strage all'ospizio!

Gin:     Tu c'hai ancora un nonno?

Mizzi: Veramente ce l'ho tutti e due. C'hanno 183 anni in due… e stanno un fiore! …Però a 8 anni ho perso un gattino tragicamente, eh!

Tit:      Una macchina…

Gin:     Il cimmurro…

Miz:      No, un esperimento…

Nin:     In che senso?

Miz:     niente… è che mi sembrava strano 'sto fatto che i gatti cadessero sempre e comunque in piedi, così ho provato a lasciarlo cadere a testa in giù dalla finestra della cucina…

Luc:     Ma sei un mostro! E' una fine orribile!

Tat:      ma sei peggio di quelli che li fanno crescere dentro una bottiglia per venderli deformati!

Ben:    I gatti bonsai!

Nin:     Ma che ci avete creduto pure voi ai gatti bonsai? Ma era una leggenda metropolitana!

Miz:     Ma no! In realtà sotto la finestra della cucina c'era la tenda di un bar, il gatto è rimbalzato sulla tenda ed è ripartito come un razzo in direzione della strada… propro mentre passava un auto…

Tit:      Un auto! Appunto! E io cosa dicevo? Investito da un auto! Povera bestia!

Miz:     No, non è andata così, perché l'auto era un duetto, una cabriolet, insomma. Il gatto è caduto, dritto, dritto, sul sedile di dietro, è rimbalzato nuovamente in direzione della fontana della piazza…

Gin:     Affogato nella fontana! Ma poverino!

Miz:     No… non è affogato nella fontana, perché in quel momento…

Luc:     Oh, ma insomma! Ma come è morto 'sto gatto?

Miz:     Gli ho tirato io con la mazzafionda! Oh! Questo non si decideva ad atterrà!

Tutti:     AAAh! Ma che schifo!

Miz:     (ride) Ma che beccaccioni! Ma è una barzelletta vecchia come il cucco! Quella del gatto che non atterra più…. Ma vi pare che faccio fuori il mio gatto con la mazzafionda?… Gli ho dato fuoco…

Tutti: Aaah!

Nin:     Insomma…quello che volevo dire io….. è che non è che sia impreparato alla morte… è il dolore che m'ammazza! Forse dico una cosa patetica, però… sarebbe bello se noi… se tutti noi…. Fossimo rimasti bambini, così! Come una fotografia delle elementari…. Immortali!

Benny: Come highlander!

 Miz:    Ammazza che allegria! Faccio io? Musica!!! (fa partire "Le freak").

Mad:   (entrando con bottiglie)  Bravi! Che bello, vi divertite, eh!

Isa:      Divertirci? Qui stiamo facendo una cosa estremamente seria, zia, il gioco della verità!

Mad:   Si? E come si gioca? Voglio giocare anche io!

Ann:    ma che stai a dì… ma ti pare!

Isa:      E perché no? Funziona che io faccio delle domande e voi siete tenuti a rispondere con la massima sincerità. Occhei?

Mad:   Siii! Dai!

Anni:   Ma nemmeno per sogno! Le madri facciano le madri!

Mad:   Ah, è cosa deve fare una madre per essere madre?

Anni:   E cosa deve fare…. Deve fare che…..

Mad:   Ma statte zitto! Vai Isa!

Isa:      Eri felice assieme a zio?

Anni:   Ma certo che era felice! Dille che eri felice!

 M:      Felici… si comincia col cercare la felicità….. poi si arriva a pensare che tutto sommato la serenità è un stato d’animo più consono alla coppia consolidata…. In seguito si aspira anche più semplicemente alla tranquillità.

Nin:     E poi?

M:       E poi t’accontenti pure di una pizza il sabato sera.

A:        Vabbé, a me sembravate una coppia armonica, si può sapere cosa vi mancava?

M:       La Passione, Annibale! La PASSIONE! La capisci questa parola?

A:        Va beh, la passione.... ma la passione mica  è per sempre... lo dice pure la parola: PASSIONE! Che vuol dire? Che passa! Se durasse si chiamerebbe ... che so'... durone! (ride da scemo)

M:       (Lo osserva sconcertata) Ah, ho capito... se durasse.... e se tu ogni tanto ci cogliessi?

A:        Brava! Allora mi segui, sarei un... vabbè! Adesso la colpa è mia?! VOI mi avete fatto credere di essere una coppia felice!

M:       Ma si, forse hai ragione, scusa. Di certo non abbiamo fatto niente per metterti al corrente del contrario. Tuo padre pensava che litigare davanti a te sarebbe stato poco educativo. Poi, un bel giorno non ho avuto neanche più la forza litigare. Pensavo che cambiarlo oramai sarebbe stato impossibile.

Ninni:  Ma se ti sembrava così impossibile che papà cambiasse... perché sei rimasta?

M:       Vi ricordate, da bambini, le nostre partenze per Follonica? FLASH/FOTO Vostro padre preparava la Giulia due giorni prima....come se si fosse andato a Parigi! Però per me Follonica ERA Parigi... sembrava un viaggio vero... la partenza alle 4 del mattino per evitare il traffico, quando l'aria era frizzante e i semafori lampeggiavano di arancione..... la prima sosta al bar a metà tragitto, per il cappuccino e per far riposare la Giulia......la seconda sosta dopo 10 minuti, perché tu vomitavi il cappuccino.... e come tutti gli anni vostro padre ci mostrava le case abbandonate e fatiscenti lungo l'Aurelia spiegandoci, dall'alto delle sue conoscenze professionali, che quelle che una volta erano state abitazioni, ora brutte e tetre, sarebbero rimaste lì in eterno, perché i costi di demolizione o di restauro superavano di gran lunga quelli necessari a costruirne di nuove. Così le avremmo ritrovate lì, tutte le estati della nostra vita, finché la vegetazione non le avesse completamente ricoperte.

A:        Me lo ricordo. Però tutta sta parabola per dirci…?

M:       La storia mia e di papà è stata come quelle case. Ci sarebbe costato troppo demolire tutto. A noi..... a voi.... e così abbiamo lasciato tutto come era. Anno dopo anno, aspettando l'arrivo dei rampicanti.... delle lucertole....delle rughe.

Ninni:  Tu avresti passato tutta la vita....

M:       ... a ripetermi "domani" succederà qualcosa... "domani" lui capirà. Invece lui se ne andato... e un domani non c'è mai stato. “Domani” è una parola che andrebbe abolita nel vocabolario di un popolo civile....

Benni: Scusate, io non ce la faccio più!

Luc:     E ci ha ragione! So’ di una tristezza inaudita ‘ste storie! Era meglio il gioco della coperta!

Benni: veramente dicevo… non ce la faccio più… devo torna’ al bagno! Ma con cosa erano i tramezzini? Con le prugne? (esce)

Madre:            La torta! La torta in forno!

Isa:      Tati!

Tati:     Io!? No…va beh…

Tutti:   OOOhhh…. Buuuuu….(fischi)

Tati:     Ragazzi… ma non vi siete visti? Abbiamo trent’anni! Il gioco della verità! Quante volte l’avremo fatto? Ma non era meglio quando eravamo bambini? Quando tutto era nuovo? Quando tutto era per la prima volta? Le feste di compleanno, a nove , dieci anni, ve le ricordate? Allora sì….c’era un gioco... si chiamava il “gioco del posso”, i ragazzini erano tutti in riga contro il muro, maschi da una parte, femmine dall’altra. Tu andavi da uno che ti piaceva e facevi “posso”? E quello: no! E tu: e chi se ne frega! E andavi da un altro: “posso?” E quello: si! E partiva il bacio.

Mizzi:  E che si vinceva?

Tati:     ‘Na cippa!

Ninni:  Ma è una stronzata!

Tati      No, era una botta di genio! Un posso corrispondeva a bacio sulla guancia. Posso-Posso era bacetto sulla bocca. (fischi e applausi). Posso-Posso-Posso.... (attesa fra gli altri)

Mizzi:  Oh, ma che.... (gesto)

Gin      Ma va.....

Tat:      Se con tre “posso” quello diceva si, era fatta! Acquisivi il diritto inappellabile ad un bacio vero! Certo, questo non succedeva quasi mai, perché voleva dire che al ragazzino piacevi veramente e da quel momento stavate insieme, però diciamo che stavi anche sul minimo sindacale della bellezza... avevi il 50% di possibilità di ammollare un bacio così così sulla bocca a qualcuno. Diciamo pure che eri proprio brutta, che assomigliavi a Platinette.... un bacetto sulla guancia, a meno di non aver puntato un cane, non te lo nega nessuno! Perciò andavi lì, di fronte al tuo ragazzino... “posso?” E quello: (espressione rassegnata) come per dire “se proprio non se ne può fare a meno...” Potevi! Io potevo! Oggi, su dieci cose che vorrei... nove non posso.

In certe giornate di sole vorrei aprire la finestra della mia stanza, sposterei il letto proprio al di sotto, facendo in modo che quel raggio di sole bollente lo prenda proprio nel centro, rendendolo più caldo di un marsupio di un canguro. Poi mi sdraierei, lasciandomi addormentare da quel tepore ........... ma non si può. Quando mi alzo io per andare a lavoro il sole non c’è neanche.

In certe giornate di pioggia invece vorrei uscire in strada a piedi scalzi, poi comincerei a ballare come Gene Kelly, abbracciando i passanti e benedicendo ogni goccia mandata dal Signore. Vorrei. Ma non posso, perché mi prenderebbero per scema.

In altre vorrei  puntare il ragazzino più carino della festa, guardarlo negli occhi, chiedergli... anzi, chi se ne frega, IMPLORARLO: "posso?" e poi ballare stretto stretto a lui come allora la canzone più romantica del mondo - Figli delle stelle - e rimanere così per un'ora intera….ma non posso, non posso più. Bisognerebbe essere bambini per ballare così.

PARTE "FIGLI DELLE STELLE" - BALLA SOLO BENNI (entrato nel frattempo) - IN ESTASI. -

BUIO. CAMBIA SCENA.

Ninni:  Che volevi tu? Gene Kelly? Ecchetelo,tiè!

Isa:      E tu, Benni? Una paura, un dispiacere…

Anni:   Ma chi? Benni, un dispiacere? (ride)

Mizzi:  Perché no? Benni, racconta quando ti è finita la ricarica del cellulare proprio mentre parlavi in diretta con Michele Plastino… che hai pianto per tre giorni…

Ninni:  Che dicevi in giro che la vita riserva solo schiaffi in faccia…

Gin:     Dai, smettetela…

Luc:     Adesso basta fare i cretini. Dai, diglielo, avrai anche tu avuto mai un dispiacere vero, no?

Che so, un ansia….

Benni:             Beh, effettivamente….quando ero bambino c’era un pensiero che mi tormentava.

Ninni:  ‘A domenica sportiva…

Benni: Avrò avuto 6 o 7 anni… mio fratello Marco era più grande di me di sei anni.

Ero ossessionato dall’idea che che crescendo non avrei più provato lo stesso piacere che avevo in quel momento nello stare pomeriggi interi a giocare con i miei giocattoli preferiti. Fino a quel momento io e Marco eravamo stati inseparabili, noi e i nostri giochi preferiti, c’era Big Jim, a cui tu premevi un certo punto sulla schiena e lui, zac! Ti rompeva una tavoletta in due con un colpo solo…

Mizzi:  Il fidanzato di Barbie…

Lucr:   No, quello era Ken…

Benni. Poi c’era il subuteo. Ti ricordi, Marco? (FLASH/FOTO Luce, musica) Che per noi era il subbutéo, cioè rigorosamente con due b e l’accento sul teo. Il subbutéo…. Due sole squadre: tu avevi il mitico santos di Pelè, io lo sfigatissimo Torino di Pulici è Zaccarelli. Facevamo partite che duravano tutto il pomeriggio e finivano con punteggi da pallacanestro…. Tipo 116 a 9… il 9 ero io.

Poi, nel giro di una estate a Santa Severa……. Finito tutto!

Tu cominciasti a passare tutto il tempo con una ragazzina moretta dagli occhi azzurri e le treccine sbarazzine… Alessia… stesso nome di altre 10 ragazzine dello stabilimento, more e con treccine sbarazzine. Che cosa ci trovavi poi… no, dico, a parte quei seni da diciottenne che ostentava civettamente sotto la maglietta da tredicenne, che ci trovavi? A parte, va beh, un’abbronzatura da fare invidia a Gloria Gaynor… boh!

Io ti proponevo certi castelli di sabbia da paura… ormai nella mia solitudine avevo affinato la tecnica. Una volta ne ho fatto uno che sembrava la reggia di Caserta! Sopra c’era pure un vincolo della soprintendenza…. Niente! Tu continuavi a preferire le passeggiate sulla spiaggia con Alessia… i lenti dei Matia Bazar sulla terrazza dello stabilimento con Alessia… certi giochi nuovi che dicevi sapere solo tu e Alessia… io non capivo come potessero esserci dei giochi più belli dei soldatini Atlantic. E pensavo: “bambini, uniamoci! Facciamo qualcosa, fermiano il tempo, scriviamo al signor Panini… niente!” Tempo sei o sette anni mi fu tutto chiaro. Anche per me ci fu un’Alessia sulla spiaggia di Santa Severa…. Ben presto sparì tutto, Big Jim, le automobiline, i soldatini…. Il subbutéo no, ci gioco ancora! Però ora c’ho il Real Madrid!

(Continua la Musica da sola, che spezza un po’- Checcosel’amor?)

Luc:     Benni… era carina questa storia dei giochi ….sai… Anche io da piccola ho avuto qualche difficoltà a convincermi che potesse esserci qualcos’altro dopo Barbie…  scusa se prima ti ho chiamato celebroleso.

Benni: veramente hai detto portatore di encefalogramma piatto….pensavo fosse una cosa carina…

Luc:     Si, va beh, buonanotte! Comunque…scusa (gli fa una carezza).

Benni: Figurati… anzi, scusa te.

Luc:     De che?

Benni: E’ che mi scappa di nuovo, scusate…(esce)

Isa:      Cosa sento? Non ditemi che anche la sarcastica Lucrezia ha qualcosa da raccontare? Attenzione, Sputa il rospo!

 Tutti:  Si dai, dai, andiamo..

Luc:   Oh, ma che è un interrogatorio della Digos? Per favore… La vita è già tutta un interrogatorio. Si comincia a cinque anni, con domande stressanti, imbarazzanti, in cui ogni risposta deve necessariamente escludere l’altra, come in un questionario chiuso…(cambio)

Mamma:          A chi vuoi più bene tu? A mamma o papà?

Luc:     Chi…io? Beh… a tutti e due!

Mam:   No, cara. Forse non hai ascoltato bene la domanda. Concentrati. A chi vuoi più bene tu? A mamma o a papà? (intonazione che esalta mamma e sminuisce papà)

Luc:     Beh, certo..formulando in tal modo il quesito…. Soprattutto in relazione alla figura storica della madre in seno alla narrativa di stampo….

Pap:     A mamma…. O a papà? (intonazione che esalta il papà e sminuisce la mamma)

Luc:     … benché talune figure paterne, come simbolo di un’autorità benigna e rassicurante…

Gin:     Lo so io!         “La mia mamma e mio papà

                                   Sono un pozzo di bontà

                                   Ed io voglio tanto bene

                                   Ad entrambi, nell’insieme!”

Pap e mam:     Bene, brava!!!

Luc:     Ma…ma… è quello che dicevo anch’io…come si fa a volere bene ad uno solo….

Gin:     Che fai copi?  Maestra, Lucrezia copiaaaa!!

MUSICA

Isa:      E così anche l’ultimo baluardo è caduto! Anche la donna nata già adulta ha qualcosa da rimpiangere…. Come tutti mi sembra.

Anni: E invece hai capito proprio male! Io non ho proprio niente da rimpiangere, io! Sono un uomo realizzato, io! Qui l’unica fallita sei tu! Io ho un bel lavoro al catasto urbano! Ho una laurea in ingegneria, che al giorno d’oggi un pezzo di carta serve sempre…..

Ben     Scusate… al bagno è finita la carta.

Anni:   Cioè, cioè? Che vorresti dire con queste battute subliminali?

Ben:    No, che battute. Non c’è proprio la carta…. Va beh, faccio con la settimana enigmistica!

Gin:   (ad Annibale) Guarda caro che se pensi di essere realizzato solo tu, sappi che anche io ho il mio lavoro da infermiera che mi da un sacco di soddisfazioni….

Tati: Ah, Ah! Mi fate proprio ridere! Io di lavori ce n’ho due! Si, perché quando smonto al negozio, per arrotondare, lavoro come cubista alla Mucca Assassinata, sai è un’ambiente talmente stimolante….  

Tit:      La cubista?

Tat :     Si…. Mica c’è niente di male….

Mizzi: E capirai! E che vuol dire che c’hai due lavori? Quello che conta sono le ore lavorative, figuratevi che io l’altra sera, per finire un lavoro importante, mi sono trattenuto in ufficio fino alle nove!

Gin: Io… io fino alle nove e mezzo!

Ninni: Un lavoro… due lavori… il grado di soddisfazione misurato attraverso il lavoro! Quanto di più borghese ed allineato al sistema si possa pensare! Ma voi siete un parto del sistema! Io i miei soldi me li sono sparati uno ad uno fino all’ultimo! Ci ho pagato la vita. La vita! Ma voi lo sapete che ho comprato una Harley del ’69 che in stato di grazia sfiora i 200 orari? Ma che ne sapete voi…

Gin: Ah si? E io chiamo mio fratello, che c’ha la vespa che fa gli ottanta perché c’ha il carburatore truccato!

Titti: E io mio padre, che c’ha il centoventotto special con due marmitte!

Mizzi: E io mio cugino, che c’ha diciott’anni  e che a Maratea quest’estate è rimasto sott’acqua senza prendere fiato per due minuti!

Lucr: Cazzo c’entra?

Mizzi: Boh! Mi sembrava una bella cosa…

Isa: Buoni! Buoni, bambini! (bacchettate sul tavolo) E quindi tutti soddisfatti! Tutti contenti della propria esistenza. Vi invidio sapete? Davvero! A quanto pare io sola sono stata sempre costretta ad inventarmi qualcosa che c’era solo nella mia testa, per soddisfarmi. Non capisco però allora il gioco di tirare fuori dal cassetto tutti i nostri ricordi, come se fossero l’unica cosa per cui vivere…Alan Sorrenti… il Subuteo… la colonia estiva  Però voglio giocare anch’io! Vediamo un po’… (tira fuori dal cassetto una maschera) Anni! Ma conservi proprio tutto! Guarda questa! La maschera di zorro!

An:      Rimetti a posto!

Isa:      La pistola….

An:      Ho detto rimetti a posto!

Isa:      Una nostra foto da bambini… cos’era il ’76… ah, no il ’78, c’è scritto dietro: carnevale 1978. Sempre preciso il nostro Anni…

Anni: …bale!

Isa: Preciso, eccolo qui, con i suoi scoglionanti baffettini da Zorro, come tutti i carnevale dal ’74 al ’80. Poi c’è Ninni, vestito da indiano… Già controcorrente a otto anni, vero Ninni? Già dalla parte dei ribelli! Sempre alla moda! Ninni coi capelli lunghi… Ninni coi camperos… chi te li comprava i Camperos, Ninni? E la Harley da 200 all’ora? Chi te la compra?

Ninni:  Ma che stai a di’?

Isa:      Guarda qui! Ginevra! Già vestita da infermiera! Come si fa a sapere perfettamente già ad otto anni quale sarà la tua vita da adulta? Già pendente dalle labbra di Annibale. Come si fa a crescere con la speranza vana di passare il resto della tua vita dietro ad un uomo che non sarebbe cresciuto? Quanto tempo hai passato così?

E questo pazzo col costume da astronauta?

Tutti: Casabona…

Isa: scommetto l'unico che oggi potrebbe dirsi contento di se stesso. Non certo tu Titti, ne tu Tati, vestite entrambe come Rossella O'hara

Tati:     A me piaceva Rossella…..

Tit:      A me faceva cagareeeee!!! ( piange)

Ninni:  va beh, adesso basta.

Isa:      …. E poi ci sono io. Isa. Anzi Isotta. Aspirante attrice. Devota alla cioccolata. Sono quella col costume da cawboy. Quella con lo sguardo cattivo. Quella con la pistola, (Parte canzone, rumori, prende la pistola e indossa il cappello) che mira dritto a se, contro un nemico immaginario, perché quando a otto anni senti il disagio di ciò che ti circonda, l'unica cosa che puoi fare è crearti un nemico immaginario. A undici, alle scuole medie, avverti che questo nemico potrebbe crearti qualche problema…. Con le amiche, così diverse da te, coi ragazzini, così presi da cose che senti anni luce lontano… e ti fai lontana anche tu. Al liceo, poi, questa lontananza è già tale che faresti di tutto per essere altrove…. (indossa la maschera di zorro)la mendicante, la domatrice, l'attrice! Calarti ogni volta in un personaggio diverso, in qualcosa che non sei, qualcosa che non c'é. Isa la pazza, Isa il medico dei pazzi, Isa la terrorista, Isa con la pistola… che mira avanti a se, quel nemico che avrei voluto uccidere, ma che non ho mai saputo capire, che ho saputo solo immaginare.

Miz.     Ma che hai ancora la pistola da caw boy di carnevale? Forte!

Anni:   No, Non è quella da caw boy. E’ di papà, è un ricordo, è vera. (a Isa) E in quanto vera, sarebbe opportuno che tu la riponessi con l’adeguata cautela nel cassetto onde evitare inutili spargimenti di sangue.

Titti:    E’ veraa! La pistola è veraa! E’ veraaa!!

Mizzi si avventa su di lei e la schiaffeggia.  Titti scoppia a piangere.

Tat:      Ma che fai? Sei scemo?!

Mizzi:  Che ne so’… l’ho visto fa’ a medici in prima linea…

----strumentale chitarra----guarda la foto----- …a quello che non c’è…..si abbassa il volume--------

Siamo sicuri che sia l’infanzia quell’età spensierata di cui di cui abbiamo letto a scuola? Pascoli, Carducci… Ci hanno fregato. Ci avevano promesso anni di giochi, anni in cui non avremmo pensato ad altro che ai nostri giochi.

E poi invece si diventa adulti.

Ci si diventa così, all’improvviso, proprio come una frase inaspettata, pronunciata in questo istante. Lasciando sottintendere chissà quali altre e avvincenti frasi l’abbiano preceduta e ad esse legata da tali e tanti legami di consequenzialità da sembrare inevitabile, un bel giorno, diventare adulti.

E invece si diventa adulti così, senza un motivo preciso. Senza precisamente accorgersi dell’incredibile accadimento.

Solo che io non ce la faccio…. Oh, non ce la faccio. (punta la pistola a se, scompare nell’ombra)

Madre:                        E mo’ basta! Basta! …………………..A regazzì, mò ve lo buco ‘sto pallone! (pausa)

Mizzi:  No, signo’, è un San Siro!

Ninni:  Passa…. Passa! E passa ‘sta palla!

Madre:                        A chi vuoi più bene tu, a mamma o a papà?

Gin:     Ecco… io ti volevo dire…. Cioè… tu… sempre che tu volessi…. Sai, ti guardavo…

Tati:     Posso? Posso, posso? Posso davvero?!

Gin:     ecco, se anche tu…. Dai, hai capito….

Tati:     Gesù, Gesù bambino, ti prego, fa che dica di si!

Gin:     Insomma, ti vuoi mettere insieme a me?

Anni:   ContiNegrisoloSantarini..CiccioCordovaAmarildo...RoccaPratiBattistoni...Vale-rio Spado-o-nii...campione dei campioni!...

Gin:     Ah… ma no figurati…neanche a me tu piaci… dicevo così….

Benni: Maestraa! Lo vede lui? Mi copia!

Madre:            A chi vuoi più bene tu, a mamma o a papà?

Ninni:  E tu a chi vuoi più bene, mamma, a me o ad Annibale?

Madre:            Tesoro! Non fare così! Ogni scarrafone è bello a mamma sua! I figli so’ piezz’e core!

Anni:   Mamma, ho bua!

Ninni:  Mamma, sto male….

Madre:            Il nome di una cosa che fa bene con la A….

Luc:     Aaaa… aaaaa

Tati:     Anima…

Titti:    Ansiolitico

Isa:      Anestetico

Mizzi:  Alibi…

Ninni:  Arrivederci, Addio…

Anni:   Aaaa… passo.

Gin:     Annibale…

Benni: ‘A vitamina

BUIO

Anni: (seduto alla scrivania, legge una lettera) … E poi si diventa adulti.

Ci si diventa così, all’improvviso, proprio come la frase di apertura di questa lettera, Annibale. Lasciando sottintendere chissà quali altre e avvincenti frasi l’abbiano preceduta e ad esse legata da tali e tanti legami di consequenzialità da sembrare inevitabile, un bel giorno, diventare adulti.

E invece si diventa adulti così, senza un motivo preciso. Senza precisamente accorgersi dell’incredibile accadimento. Sarà per quel vizio, Anni, tu sai.

Mizzi:  (continuando in prima persona le lettera) Il vizio del gioco. Non so quando l’ho preso, ma so quando l’ho perso. Fatto sta che non mi manca affatto, anzi. Certe cose mi sembrano anche più divertenti, più spensierate, era veramente solo il modo in cui considerare quel tempo che ci sembrava allora così veloce… forse è anche un po’ merito di Ginevra… a proposito! Sai che non è più partita per il Mozambico?

Gin:     Ho capito che non era quello che volevo veramente. Scappare, intendo. Il mio Mozambico l'ho trovato qui. Io e Mizzi abbiamo aperto un centro di ascolto per ragazzi in difficoltà. Sai che Mizzi ci sa fare? Non è quel cretino che dicevi sempre tu… E' un sacco di tempo che non ti fai vedere… come stai? Comunque… auguri.

Ninni:              Lo sa solo Lucrezia cosa l'ha spinta ad organizzare la tua festa a sorpresa due anni fa! Da allora non sono il solo ad essere sparito. Che poi, se vogliamo, mi sarei pure rotto di girare… la barca l'ho venduta. Magari stavolta mi fermo. E vi vengo a trovare.

Adesso sto con una brasiliana. Non si fa altro che passare da un ristorante cinese ad uno coreano, dal boowling all' irish pub, dall'acqua piper agli internazionali di tennis, che non me possono fregà de' meno però lei dice che è trendy da morire. Siamo pure stati ad un rave party, dove s'è fatta uno spinello e pensava di essere Sabrina Ferilli il giorno dello scudetto della Roma, che se non la rivestivo io già l'avevano violentata, e infine il caffè a Napoli: due volte a settimana centocinquanta mila lire tra benzina e autostrada ........ settantacinque mila lire a caffè! Dice che fa fico! Boh! Io me so’ rotto, Annì! Sai quanto sai meglio te in pantofole? Ah… buon compleanno! Quanti so'?

Isa:      Caro Annibale, oh, mi sa che è la prima volta che ti chiamo col nome completo! Comunque…come va? Io bene. Veramente. Io bene. E forse è la prima volta in tanti anni. Se non fosse che il tuo compleanno di due anni fa era già di per se una vera chiavica, mi sarebbe veramente dispiaciuto di averlo trasformato in un ecatombe. Un tentativo di suicidio così goffo non si era visto nemmeno nella peggior fiction! Con Ninni che pensava di essere un “medico in famiglia” e prendeva a schiaffi tutti quelli che erano in preda al panico. Mi sa che ho smesso di recitare. Intendo dire nella vita…. Nel lavoro no, recito eccome! Ho una piccola parte nella nuova fiction di rai due: “elettrauti” …sai dopo “commesse” e “impiegati”….

E tu? Oggi è il tuo compleanno, te lo sei ricordato? Ne è passato di tempo da quando eravamo bambini! Lo passerai come al solito in vestaglia di fronte la tv o ti sei finalmente prenotato un bel viaggio in barca come Ninni?

Stacco su Annibale che accende la tv, ascolta per un po’ la cronaca di Galeazzi, poi spegne e scende in platea ad applaudire verso il palco.

FINE

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