B&B in love

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LUIGI FILIPPO PARRAVICINI

B. & B.“IN LOVE”

Commedia in atto unico

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B. & B. “IN LOVE ”

PERSONAGGI:

MARGHERITA - GIAN MARIA - RODOLFO

Lago di Massaciuccoli, Torre del Lago Puccini.

Villino liberty, interno di un bordello anni venti. Gay friendly; carico ma non troppo. Un divano rosso, un separé, una vestaglia di seta, delle abajoures. Colori caldi e luci soffuse.

I Caratteri

Margherita. Sulla quarantina, da giovane non era bella, ed aveva un viso anonimo; oggi, anche se si sottovaluta molto, è una persona gradevole, non appariscente, molto simpatica, e come dice lei, anche se “ciospa” con il suo personalino. Naturalmente po’ zoccola, ha combattuto il demone del sesso tutta la vita..

Gian Maria. Sulla trentina, assai bello e in forma smagliante. Domina perfettamente se stesso, i suoi desideri e le donne. Nonché il suo lavoro, cioè la scrittura.

Rodolfo. Il personaggio di Rodolfo può essere interpretato, a discrezione della produzione, da un unico attore che cambia ruoli, costumi e atteggiamenti o da interpreti diversi. Rappresenta la volontà omosessuale di fare le cose fatte bene, con educazione, dignità e decoro.

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Scena prima

Margherita e Gian Maria in salotto al centro della scena su un divano di seta rosso. Poi Rodolfo.

Margherita (con trasporto e tenerezza) - Era un ragazzo americano che conoscevo ... Carino!

Gian Maria – Un altro della lista ?!

Margherita (fintamente spazientita) - Humm... (tornando al suo ricordo) Mi sembrava di rovinarlo, tesoro amore: voleva fare loscrittore.

Gian Maria – Anche lui ?

Margherita – Voleva... Bhé veramente faceva il giornalista; neanche... cioè sì: scriveva degli articoletti sul giornalino della sua università. Mi sembrava di traviarlo: poverino... non fumava nemmeno.

Gian Maria – Tu invece...

Margherita - Insomma è stata davvero una cosa carina! Pensa che mi ha fatto tutta una lista di scrittori americani che secondo lui avrei dovuto assolutamente leggere... Io?! Figurati... Allora poi! E tra questi c’era anche Emily Plath, che è una poetessa, cioè... : era una poetessa - perché poi si è suicidata - che ha scritto un solo libro lungo, che Michela ha letto e dice che è bellissimo. Un giorno lo vorrei leggere anch’io.

Margherita gli porge la mano in segno di amicizia. Breve pausa.

Gian Maria la guarda insospettito.

Margherita – Ah… Già! Devo espeare….

Gian Maria la guarda esterrefatto.

Margherita – “Espeare?!?!”

Margherita e Gian Maria (all’unisono) – “Espiare!”

Margherita - Ma come puoi pretendere che faccia la scrittrice che non so neanche parlare l’italiano! Sai che hanno calcolato che una lingua completa è fatta in totale di circa centocinquantamila parole…

Gian Maria - Il dizionario?

Margherita -   Sì, anche con i termini tecnici, specifici di t utte gli argomenti.

Gian Maria (Interessato) - Tutto compreso ?

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Margherita -  Sì tutti. Però la lingua ebraica. Cioè quella con cui è stata scritta la Bibbia - (Gian Maria mostra un sorriso sarcastico)- Non ne comprende più di cinquemila. Ecco: io non ne so nemmeno la metà!

Margherita fa una smorfia imbronciata e va a sedersi sulle ginocchia di Gian Maria. Lo abbraccia e fa finta di piangere come una bambina.

Gian Maria -  Sono stati scritti capolavori con meno di cinquecento parole.

Margherita – Sei sicuro ?

Gian Maria – Sicurissimo.

Margherita - Allora c’è speranza ?

Gian Maria - È l’ultima a morire.

Margherita - Uhm...

Gian Maria (Molto serio con voce calda e rassicurante) – Diventerai un maestro.

Margherita dissente vistosamente ma senza parlare.

Gian Maria - Non ci credi, è ?

Margherita - No.

Gian Maria - Troppo difficile ?

Margherita - Assolutamente: (quasi urlato) ...Sì!

Pausa, poi con voce molto sensuale.

Margherita -  Perché non facciamo qualcosa di più consono alla mia… natura.

Accarezzandogli i capelli dietro la nuca, Margherita lo bacia con grande trasporto sulla guancia. Gian Maria scoppia a ridere.

Margherita – Sei un essere impossibile! Margherita scappa via fingendo di piangere;

Scena seconda

Entra Rodolfo con movenze smaccatamente omosessuali. Rodolfo e Gian Maria.

Gian Maria – Buon giorno Rodolfo, come sta?

Rodolfo – Molto bene, lei? Ha dormito bene.

Gian Maria – Benissimo, grazie. Senta: …volevo dirle una cosa.

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Rodolfo – Mi dica…

Gian Maria – Io sono qui… vede… Il mio scopo è quello di… non so come spiegarle…

Rodolfo – Ma non si preoccupi, noi non ci formalizziamo… mi dica, mi dica pure.

Gian Maria – Ecco io vorrei fare… Vorrei  scrivere una commedia.

Rodolfo – Ma certamente.

Gian Maria – Ecco ha presente, questi ambienti, queste situazioni, come dire… un po’ artistiche. Un po’ particolari… Non so se mi capisce…

Rodolfo – Comprendo benissimo.

Gian Maria – Per cui ecco…

Rodolfo – In cosa posso servirla?

Gian Maria – Ma niente di particolare, l’unica cosa che le chiedo; se voi fate, non so… degli aperitivi, delle cene qualcosa… degli incontri. Ecco io vorrei, sempre che non disturbi… come dire: partecipare.

Rodolfo – Ma certamente!

Gian Maria – Ecco, naturalmente se c’è qualcosa da dare, mi dice cos’è il disturbo. Ci mettiamo d’accordo, insomma.

Rodolfo – Gian Maria, lei qui da noi troverà tutto…! Tutto quello di cui ha bisogno…

Gian Maria – Ne sono sicuro!

Rodolfo – Gian Maria, tutto!

Gian Maria – Beh.. “tutto”! Insomma, adesso non lo so… Rodolfo – Si rilasci…

Gian Maria – Certamente.

Rodolfo – Mi dia retta… si rilasci..

Gian Maria è un po’ perplesso…

Rodolfo – Tanti, tanti prima di lei, sono venuti qui… Lei non deve pensare a nulla, si lasci andare… a tutto il resto penseremo noi. È la

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frenesia della vita moderna che la opprime! Ascolti le mie parole, dentro di lei vi è un “Fanciullino”

Gian Maria – Beh insomma… fanciullino.

Rodolfo – Che deve vivere, che deve respirare! Si deve liberare. Gian Maria – … Effettivamente…

Rodolfo – In una parola lei deve rinascere… Gian Maria, mi ascolti!

Gian Maria – L’ascolto..

Rodolfo – Deve lasciarsi andare, respiri Gian Maria, respiri con me… e qui troverà tutto ciò che lei cerca…

Gian Maria – Ma io veramente…

Rodolfo – Tutto ciò che il suo io più profondo….desidera!

Gian Maria – O mio Dio..

Rodolfo – A volte è tenero e dolce come un tramonto di fine marzo, altre impetuoso e impavido come una tempesta! Si rilasci Gian Maria !

Gian Maria – … ma io veramente…

Rodolfo (al limite dell’esaltato)– È il lato oscuro che è dentro ciascuno di noi che deve uscire allo scoperto! Si deve liberare e che deve “Vivere”! Ascolti le mie parole… lei deve “Vivere” non si trattenga…

Gian Maria – No ma io veramente… vivo.

Rodolfo – Non lo reprima!

Gian Maria – ..no, ma veramente…

Rodolfo – No Gian Maria, lei non vive… lei sopravvive!

Gian Maria – … la commedia.

Rodolfo – Lei qui al B & B “In Love” Troverà tutto ciò che desidera… tutto ciò che le garba!

Gian Maria – Ma a me veramente, non garba…

Rodolfo (come per uscire di scena) – Addio, amico mio. Guarda dentro di te e scoprirai…

Gian Maria – Cosa..?

Rodolfo  (uscendo, in tono tragico e trionfale)  – Il vero amore!

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Scena terza

Esce Rodolfo ed entra Margherita.

Gian Maria (tra se e rivolto al pubblico) – … E la commedia!? (poi rivolto a Margherita) – Non sono mica sicuro, che abbia capito…

Margherita – Capito cosa?

Gian Maria – Niente. Lasciamo stare.

Margherita diventa triste per espressione e atteggiamenti.

Gian Maria – Cosa c’è tesoro, perché sei triste?

Margherita – Sono preoccupata per il libro.

Gian Maria - Ma no: non esserlo.

Margherita - Ma è così lungo… e noioso, parola per parola: una parola alla volta... E poi non mi piace: te l’ho detto che non mi piace quello che dice!

Gian Maria - Te l’ho detto che i tuoi giudizi sono sempre stati inaffidabili.

Margherita -  All’inizio quando ti viene in mente l’idea sembra così bella, scintillante, te la vedi in testa, davanti, lì chiara, perfetta, come se fossi in un sogno. Poi inizi a scriverla... e dramma... un disastro: è noiosissima, banale, patetica all’inverosimile, e poi... (quasi gridando con tono straziato) “difficile!”

Gian Maria - Non devi mai giudicare a caldo, e le parole pensale prima.

Margherita -  ... e poi quando hai iniziato, ti viene in mente un'altra scena che sembra duecento volte più bella di quella di prima.

Gian Maria - Tu finisci la prima e poi da brava scrivi la seconda. Non tutte le scene devono essere tirate all’inverosimile; se mai p o i le correggiamo, l’importante è che tu scriva tutto.

Margherita (cambiando completamente tono, dal disperato al soddisfatto) - E lo sai cosa è successo ieri ? Che sono andata a vederee ho trovato una cartella intitolata “Libro II” con dentro un esercizio che neanche mi ricordavo, già tutto corretto e riguardato da te; lungo indovina quanto?

Gian Maria - Quanto ?

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Margherita (orgogliosa e soddisfatta) - Trenta pagine! ...Ehh! Così abbiamo già trenta pagine e tre righe del secondo libro! Hai visto?

Gian Maria - Hai visto...

Margherita - Ma tu me lo rimetti a posto tutto quanto come gli altri? Me lo prometti ?

Gian Maria - Ma certo, tesoro.

Margherita si sporge in avanti protesa verso di lui, con le mani dietro la schiena e gli occhi socchiusi in attesa di un bacio. Gian Maria fa per ricambiare avvicinandosi a sua volta per baciarla sulla fronte e all’ultimo momento lei si alza sui talloni per rubargli un bacio sulle labbra. Gian Maria se ne avvede, si alza a sua volta sui talloni, le bacia finalmente la fronte e scoppia a ridere.

Scena quarta.

Margherita (protestando forte) -  Ecco, insomma: sempre la stessa storia!

Gian Maria - Ma quale storia ?

Margherita - Questa balla della scrittura e poi niente! Incrocia le braccia davanti al petto e mette il broncio. Breve pausa

Margherita -  Sai cosa farò? Andrò all’avventura per i sette mari! Gian Maria – Davvero?

Margherita – Ho letto di un ragazzo che cercava una branda per tre giorni, perché l’ostello del posto, tipo “Maracaibo” era troppo caro, ha trovato ospitalità su una barca e ha finito per fare quasi il giro del mondo... È arrivato, credo fino in Australia, o in Nuova Zelanda... Era Svedese o Finlandese, o giù di lì. È tornato a casa perché doveva finire l’università. Questa si che è avventura! Che dici mi prenderanno ?

Gian Maria - Bhé se cerchi, penso che qualcosa troverai...

Margherita - Io posso fare di tutto.

Gian Maria - Se fai la hostess di bordo troverai di sicuro.

Margherita -  Ecco, perfetto!

Gian Maria – C’è solo un piccolo problema.

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Margherita – Quale?

Gian Maria - Margherita, tu soffri il mare.

Margherita -  Figurati, non è niente; la mia amica Michela, mi ha detto - e lei è molto peggio di me - che per la prima settimana stai malissimo, poi ti passa e non ti viene più per tutta la vita...

Gian Maria (scettico) - Sì... Per tutta la vita.

Margherita - E poi mica su una bagnarola... Una barchetta di tre metri che va su e giù; su una barca grande, forte, che non si muove.

Gian Maria – Un caccia torpediniere...

Margherita – No... ma quasi.

Gian Maria – Per tua informazione il mare lo senti comunque. Anche su una portaerei…

Margherita - Magari una vela: ...grande.

Gian Maria – Un settanta piedi?

Margherita – Ecco sì: quello!

Gian Maria – Venuto metri.

Margherita - Proprio. Lo sai cosa ho fatto io... che sono la persona che soffre di più al mondo le vertigini ? (Breve pausa) Free climbing! A tutto c’è rimedio.

Gian Maria - Quello che dico anch’io.

Margherita - L’unica ragione che mi spinge a scrivere, è che in questo posto assurdo, tutto è talmente assurdo che l’assurda possibilità di scrivere delle cose assolutamente assurde e senza senso potrebbe diventare ragionevole...

Gian Maria la guarda esterrefatto.

Margherita – Se non scrivessi sai che cosa farei? Ci ho pensato molto; tanto per cominciare potrei fare i servizi.

Gian Maria – Cioè?

Margherita – I servizi. Sì. La donna delle pulizie.

Gian Maria – Molto dignitoso. In caso di necessità una persona deve potersi adattare!

Margherita – Sì, lo so. Però posso dare una mano.

Gian Maria – Perlomeno è un inizio!

Margherita     - Sì!  Per  dare  un  senso  alla  giornata...  Se  no...

Ascolta bene: ... potrei iscrivermi all’università. Gian Maria – La Normale di Pisa?!? Margherita – Esatto!

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Gian Maria – Ma l’università dura quattro anni!

Margherita – Embhè…?

Gian Maria (leggermente infervorato) – Non se ne parla neanche!

Io conto di stare qui molto meno!

Margherita - Sto dicendo, se non avessi altro da fare. Per evitare quel senso di vuoto (portandosi una mano sotto lo sterno). Per dare un senso alla mia giornata.

Gian Maria - Se tu iniziassi a fare quello che dovresti fare… la tua giornata assumerebbe un senso molto infretta... Non credi?

Margherita (in segno di diniego) - Bhaà ...

Pausa. Gian Maria non commenta.

Margherita - È come un gatto che si morde la coda: io sto male perché non so dare un senso alla mia vita, e scrivere mi sembra che non abbia alcun senso.

Gian Maria - Non è vero.

Margherita - Sì, non è vero, ma solo per i cinque minuti di soddisfazione, immediatamente successivi al momento in cui ho scritto.

Gian Maria - E allora...

Margherita     (mostrando   il   segno   del   pugno   come   a     volerlo

colpire,  con  tono della voce leggermente superiore) - E allora per

domani non ho niente da scrivere!

Gian Maria - Margherita rispondi ad una mia domanda: oggi...

quanto tempo hai pensato a quello che devi scrivere?

Margherita -  Ma zero naturalmente.

Gian Maria esplode in una fragorosa risata.

Margherita  -  Ma  oggi  ho  vissuto,  no?!  Ho  fatto  un  sacco  di

cose, ho parlato con tante persone...

Gian Maria - E con questo?

Margherita - E allora tu scusa, oggi quanto tempo hai pensato a

quello che devi scrivere?

Gian  Maria  -  Ma  è  ovvio:  d a l l a   m a t t i n a           a l l a    s e r a ! Io

vivo costantemente alla ricerca di quello che devo scrivere!

Margherita  -  E  se  la  persona  con  cui  ho  parlato  ad  esempio

fosse un cretino?

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Gian Maria - Non significa niente! Chiunque può darti qualcosa… Anche uno che non sa niente, di ciò che stai pensando, magari dice una parola, e senza saperlo magari ti aiuta. Ti è mai capitato?

Margherita (tristissima, ammettendo l’errore) – ..Sì.

Gian Maria – E poi non esistono persone cretine. Uno può essere anche scemo, ma in quello che fa ci sarà sempre un po’ di bene e un po’ di male… O uno magari è super intelligente e può finire che distrugge il mondo e fa dei danni pazzeschi…

Pausa. Margherita riflette.

Gian Maria - In poche parole, tra vivere scrivere non c’è molta differenza. Tu devi solo trovare il tempo… e di fermarti cinque minuti e pensare a quello che stai facendo; in maniera di decidere se è il caso o meno di scriverlo. Se no è ovvio che niente più ha significato... Tu ieri hai iniziato un racconto, giusto?

Margherita -  Sì.

Gian Maria – Quindi sai come va avanti ?

Margherita - Sì.

Gian Maria -  Oggi ti saresti dovuta fermare quella mezz’oretta, per provare a pensare a quello avresti dovuto scrivere domani. Giusto?

Margherita - Ma se quello che ho scritto non mi piace?

Gian Maria - Finché non lo hai finito non puoi saperlo. Quando l’avrai terminato, con calma, a mente fresca, lo giudicherai. E poi comunque fino a prova contraria, io te lo posso dire se va bene o va male… Quando avrai più esperienza e ti sarai fatta un pochino di mestiere in più, allora ti sarà più facile giudicare.

Margherita – Vuoi sapere la novità?

Gian Maria – Dimmi: qual è la novità?

Margherita (molto lentamente) – Io…. Non ti amo più!

Gian Maria gli sorride felice mentre le mostra il palmo della mano perché contraccambi il “cinque” all’americana.

Margherita – Ecco, sei contento? Hai fatto di tutto e questo è il risultato!

Gian Maria – Insomma, non mi vuoi più bene?

Margherita (solo leggermente confusa) - Ehh... ecco, non ti amo più; sei contento? Ti stimo molto per quello che hai fatto, per come ti sei comportato...

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Gian Maria (con calma) -   Margherita, rispondi alla mia domanda:

(pausa) Allora non mi vuoi più bene?

Margherita scappa sulla scena per qualche metro ma subito ritorna e lo abbraccia.

Margherita - Certo che lo sai che ti voglio bene!

Margherita lo bacia e lo stringe forte. Pausa. Si allontana di un passo, mima una smorfia felina e un gesto con le mani ad artiglio come se fosse un gatto nell’atto di soffiare.

Scena quinta

Gian Maria e Rodolfo .

Roldofo – Ascolta Maria, spiegami una cosa, se posso permettermi…

Gian Maria – Dimmi, dimmi pure..

Rodolfo – Ma tu e lei ?

Gian Maria – La conosco da una vita.

Rodolfo – E non ti interessa?

Gian Maria – Sì… moltissimo…

Rodolfo – In che senso?

Gian Maria – È una grande scrittrice.

Rodolfo – In che senso?

Gian Maria – È che è pigra, ma ha un talento pazzesco.

Rodolfo – E senti una cosa, quando dici talento… Cioè perché, ma come mai? Tu come fai a dirlo?

Gian Maria – Rodolfo, adesso te lo spiego . Ascolta: io sono vent’anni che faccio questo lavoro… Ho fatto l’editor, ho fatto il ghost writer, ho fatto di tutto. Io conoscevo la sua famiglia. Eravamo amici eccetera… E lei continuava a dirmi: “Dai insegnami a scrivere, insegnami a scrivere..” E io le dicevo: ascolta Margherita, “Adesso vediamo, troviamo un editore, aspettiamo un pochino… ” Sai perché… perché era lenta nel parlare…

Rodolfo – In che senso?

Gian Maria – Tu le dicevi: “Cosa hai fatto ieri Margherita?” E  lei:

(mimando la voce di lei, pronunciando lentamente le parole) “Allora…

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ieri… sono stata…” (Indicando il segno dell’orologio, della serie… prima di mezzanotte!) Perché io pensavo: se una deve fare lo scrittore, èproprio la dialettica, la velocità del pensiero, della logica no… le parole devono fluire liberamente.

Rodolfo – È… esatto!

Gian Maria – E invece mi sbagliavo! Rodolfo lo guarda interrogativamente.

Gian Maria – Per cui le ho dato questo esercizio da fare… cinque righe! In cui, spiegandole la regola, lei doveva scrivere, non so una certa cosa ….

Rodolfo – E come è andata ?

Gian Maria – Faceva schifo. Praticamente illeggibile! Solo che in mezzo a queste cinque righe c’era una frase che era perfetta. Per cui le ho detto: “Ecco vedi Margherita… Vedi questa frase, secondo la regola, questa è giusta” Adesso anche le altre frasi le mettiamo cosi!

– La settimana dopo altre esercizio, altre cinque righe… Questa volta, due righe su tre giuste. E così andare avanti ogni settimana.

– Il problema è che lei scriveva poco. Il lunedì tornava dal fidanzato… e non scriveva… il martedì allora qualcosa incomincia…

Martedì sera pensava a quello che si doveva scrivere il mercoledì.. Poi giovedì e il venerdì tornava dal fidanzato.

Rodolfo – In poche parole tre giorni a settimana?

Gian Maria – Una pagina al giorno?! Fai un po’ i conti tu! Un libro sono trecento pagine, a tre pagine alla settima! Poi allora il fidanzato l’ha lasciata; però lei ha scritto un libro fantastico! Il libro perfetto per tutte le donne del mondo! Credimi, non sto scherzando… Ma è che è sempre stata in fissa con gli uomini!

Rodolfo – E adesso?

Gian Maria – Adesso non lo so! So che deve scrivere… il resto poi vedremo!

Rodolfo – Ho capito. Ma a te non interessa? Gian Maria – Mi interessa eccome! Rodolfo – Intendo come…

Gian Maria – Non lo so, non credo… Rodolfo – Ma tu non vorresti…

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Gian Maria – Ma… non volendo, anche. Non lo so… Rodolfo – Perché no?!

Gian Maria – Più che altro le voglio molto bene, non riuscirei mai a privarmene.

Scena sesta

Margherita rientra con le mani ad artiglio e come per tentare di strangolarlo arrivando da dietro. Gian Maria se ne avvede.

Gian Maria – Vorresti uccidermi?

Margherita – Come, non lo sai?

Gian Maria – Lo sospettavo.

Margherita – Vorrei ucciderti solo a patto che dopo mi uccidi tu… Gian Maria – Difficile…

Margherita - Anzi no. Prima ti uccido e poi mi uccido... Lo sapevo che c’era la formula. Se ti uccidi e basta, rimangono comunque un sacco di persone che dovrebbero morire. Mentre se uccidi solo loro, rimani comunque in vita tu, che vorresti morire... Poi se ti prendono è anche peggio.

Gian Maria - Quindi omicidio di massa e poi suicidio. Programmi interessanti...

Margherita – Esatto, sei contento?

Gian Maria tace.

Margherita – Scusa…

Gian Maria – Mi faranno santo.

Margherita – Scusami, ti prego. Ho sbagliato, ti prego perdonami.. (Pausa) Ma è la mia natura!

Gian Maria (Serio) - E ci debbo fare con la tua natura, io ? Margherita - Sì, lo so... Scusa. Anche se non lo posso dire: ti

prometto che non lo farò più...

Gian Maria - Ne dubito...

Margherita - Anch’io. Anzi ne sono certa. Sono sicura che sbaglierò ancora... Come al solito non posso prometterti niente; ma

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una cosa te la posso giurare: sono stufa di essere così. ... E un giorno vincerò!

Gian Maria alza uno sguardo illuminato.

Margherita -  Dovrò cambiare per forza! Vincere o morire vincendo: con gli occhi al cielo, le armi in pugno ed il canto d’amore nel cuore!

Gian Maria – E questa dove l’hai sentita?

Margherita – Dalla monaca reclusa… La mia amica americana. Gian Maria – Mica male! Proprio bella. Ripeti un po’?

Margherita (scandendo bene le parole, aulicamente) - “Vincere o morire vincendo: con gli occhi al cielo, le armi in pugno, ed il canto d’amore nel cuore.”

Silenzio. Si sente in sottofondo una musica dolce e soave, armonizzata da strumenti ad arco. Margherita e Gian Maria si discostano e si rilassano un attimo. Si accomodano sulle poltrone vicine. Margherita gli prende la mano e lo accarezza.

Gian Maria (dolcemente) - Cosa succede tesoro? Sei diventata buona tutto a un tratto?

Margherita - È tutta una vita che cerco di trattenermi... In collegio da bambina l’ho fatto per cinque anni. Ma non serve a niente. Quando sono uscita poi, me ne sono resa ben conto: ne ho combinate di ogni..

Gian Maria – Trattenersi non serve.

Margherita -  Credo di averlo capito... Se dentro di te non succede quella cosa: se non fai quel clik, il giorno dopo ricomincia tutto da capo: il demone si ripresenta e tu non puoi fare a meno di ricommettere esattamente lo stesso errore che hai continuato a nascondere per anni...

Gian Maria – Ma buttalo fuori! Perché continuare a nasconderlo? Margherita - Infatti! È quello che ho capito oggi. Perché

reprimere è diverso da dominare: se arrivi a dominare la tua natura poi fai quello che vuoi: se ti serve la tiri fuori, la neghi, l’affermi; comunque poi non sarà più un problema. Se la reprimi e fai la brava perché qualcuno te l’ha detto, o per compiacere le situazioni; sarai sempre insicura, e non potrai che tradirti, o tradire, che poi è la stessa cosa, in ogni istante, o quando meno te lo aspetti.

Gian Maria – Devi prima buttare tutto fuori e poi distruggerlo!

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Margherita – Esatto!

Gian Maria -  Se lo tiri fuori, poi puoi provare a ucciderlo; ma se continui a trattenerti rimarrà celato in eterno.

Margherita – adesso lo so…

Gian Maria – E perché non lo hai fatto prima ?

Pausa.

Margherita - Non lo so; forse per ottenere un consenso (pausa) ...per elemosinare una briciola di attenzione, ho tentato di compiacere chiunque... Mi sono sempre sentita così estranea: tutti erano così diversi da me e così definitivamente assurdi ...Ed io ero sola con quelle suore più assurde di me. Per questo ero costretta a trattenermi, ma la mia natura ha sempre preso il sopravvento su tutto, e i risultati si sono ben visti! Questa volta però ce la farò, non ho alternative e proverò a vincere. Da altre parti comunque non si può più andare.

Gian Maria - Anche perché io non te lo permetto.

Margherita -  Esatto. Anche perché non ha nessun senso. E quella strada non è che non la conosca... E so bene dove può portare.

Gian Maria - Io ti dico solo una cosa: non mi combinare i soliti pasticci, perché non ne posso più…

Gian Maria Gian Maria le prende il viso tra le mani fissandola gravemente negli occhi. Quasi come una minaccia.

Gian Maria – E sai di cosa parlo…

Margherita – Sì lo so… Stai attenta, perché te lo dico chiaro:

me ne vado!

Margherita scoppia in lacrime e lo abbraccia

Margherita (piangendo) - Lo so e ti dico di più: l’ho capito dalla prima volta che ti ho visto in vita mia!

Gian Maria -  Ecco, brava. Però devi diventare più buona. Non è possibile che ogni tre per due, tu faccia queste scene assurde!

Margherita - Ma non è vero, sono migliorata! Io mi sforzo tantissimo e tu non ti accorgi nemmeno...

Ancora abbracciati.

Gian Maria - No, no. Tesoro, adesso non piangere: non fare così, su da brava.

Gian Maria la bacia sulla guancia e poco alla volta Margherita si riprende. Si asciuga le lacrime con il fazzoletto.

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Scena settima

Detti. Margherita si è visibilmente ripresa. Adesso è euforica, orgogliosa e compiaciuta di se.

Margherita -  Qualcosa di buono ho fatto in vita mia: ho scritto un libro!

Gian Maria - E fortuna che te lo ricordi, ogni tanto...

Margherita lo abbraccia e sente il suo profumo dal collo e sulla camicia.

Margherita – Ma cos’è questo? Mentolo?

Gian Maria – No, canfora.

Margherita – Ma non dovevi fare la riflessuologia plantare? Gian Maria – Sì.

Margherita – Ma ti hanno fatto anche un massaggio?

Gian Maria – Sì.

Margherita – Su tutto il corpo?

Gian Maria – Sì, su tutto il corpo.

Margherita – Integrale?

Gian Maria – No, non integrale…

Margherita – Ma ti sei spogliato?

Gian Maria – No. Me lo hanno fatto vestito. Margherita – Non invidio di certo tua moglie! Gian Maria – Perché?

Margherita - Sì... ma questo non te lo togli: ...e lo so io! Il lupo perde il pelo ma non il vizio!

Gian Maria ride sommessamente.

Margherita -  Voi uomini e il vostro vizio della conquista ...

(Con disprezzo) Puerili!

Gian Maria – Non credo che mi sposerò…

Margherita – Per lei sarebbe meglio! Comunque hai detto a quarantanove anni…

Gian Maria -  Magari! Un figlio lo vorrei… spero di avere un figlio a quarantanove; poi sicuramente mi sposerò anch’io.

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Margherita -  Poveretta! Certo che quel vizio non lo togli! O lo escluderai o non lo so. Certo che da solo non passa e tu hai tutta la voglia di non fartelo passare ... So ben io di cosa sto parlando!

Gian Maria – Per un massaggio. Esagerata!

Margherita - ... E ne vanno fieri! È questo il peggio! Qualsiasi cosa gli passi davanti - può essere l’ultima cretina della specie - loro niente: al bel gesto non vi rinunciano! Basta che respiri! E come s’inorgogliscono, si sentono tutti dei galletti ! Morire se gli togli la conquista ! È la sindrome del cavaliere! (Con biasimo) Ma non lo vedi che è una poveretta! (Poco più forte) E guai a dirgli che lui è un coglione!

Gian Maria ride di gusto.

Gian Maria – Ormai ha preso il via e non la ferma più nessuno!

Margherita (fingendo uno schiaffone) -  Ma va...

Scena ottava

Entra Rodolfo. Margherita inizialmente in disparte.

Rodolfo - Ciao grande capo.

Gian Maria - Olè, come va? Sei già tornato dalla Spagna ?!

Rodolfo - Ma certo...

Gian Maria - Allora ce la facciamo ad aprire ? Sembrerebbe di sì. Rodolfo - A questo punto... direi!

Gian Maria  – Manca più niente? Sembra tutto a posto.

Rodolfo mette a posto un quadro alla parete, appeso leggermente inclinato, spostandolo per un angolo.

Gian Maria – Allora come stai? Sei stravolto ?

Rodolfo (con aria straziata) – Cosa vuoi che ti dica... Se ti dicessi di esser salvo, mentirei. (Cambiando tono) Abbiamo rifatto anche il muretto della casa di fronte...

Gian Maria - Pure !

Rodolfo - Era orribile: non si poteva tollerare e allora gli ho mandato gli operai.

Gian Maria – È per questo sabato?

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Rodolfo – Si certo .(in spagnolo)

Gian Maria – Ci sarà un casino?

Rodolfo - Lo credo bene! Ci “deve” essere un casino! (Poi guardando il cielo nella speranza che non piova)… sempre che il cieloce la mandi buona!

Gian Maria – Deve venire un sacco di gente? Rodolfo – Arriveranno da tutta Europa. Gian Maria – Molto bene!

Rodolfo -  Nulla deve essere lasciato al caso! Prima di iniziare io ho precisamente in testa la visione, limpida e chiara di ogni singolo particolare. Il “work in progress” in questo caso non funziona: ogni dettaglio, ogni minima azione, ogni più piccolo espediente devono essere conosciuti e visualizzati precedentemente. Solo in questo modo si può arrivare ad un risultato omogeneo e corretto, in brevissimo tempo e con il minimo delle energie dispensate.

Gian Maria -  Sono perfettamente d’accordo.

Rodolfo -  Certo molto dipende da come uno è disposto nei confronti della realtà... Tutti noi siamo inevitabilmente condizionati, dai nostri umori, dai nostri piccoli egoismi, da quello che ci passa nella testa e dal momento. Anche nel luogo più inospitale, più freddo e disumano, se l’individuo è aperto e ben disposto nei confronti dei suoi simili, c’è sempre la speranza che possa nascere una situazione, un’intesa, non dico un’amicizia, ma un rapporto - seppur breve - un contatto, uno scambio, di un istante semmai, può bastare un solo sguardo, ed ecco l’uomo non è più solo...

– Al contempo è pure vero, che come si dice: “ dove vedrete l’abominio della desolazione, è là dove non conviene” ossia non tutti i luoghi a tutti convengono... Ma l’uomo lo sa! La persona preparata, accorta e sensibile capisce bene dove lo guida il suo destino, e non si lascia fuorviare da futili connivenze. Dentro di sé mantiene “sempre”, la coscienza di ciò che gli conviene, e non si perde per la via...

Rodolfo inspira avidamente, chiude le palpebre, scuote impercettibilmente il capo per alcuni istanti e prosegue.

Rodolfo - Ecco, questo sono io... Sapeste quanti n’è ho visti di visini spaesati, di giovani riservati, timidi ed impauriti, meschini, arrivati qui da chissà dove, senza famiglia, senza un tetto, senza un

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amico, né un cuore che li scaldi al momento della prova... Ecco: è bastata una carezza, un incoraggiamento, una parola di conforto, un tocco percepito e come per magia si sono trasformati; dopo meno di un istante, il bruco mette le ali e trasmuta in farfalla... e la farfalla prende il largo, ribelle e leggiadra, senza nient’altro che la fermi se non il diniego del buon Dio.

Rodolfo si ritira in compostezza e dignità. Gian Maria e Margherita tornano in primo piano.

Scena nona

Margherita e Gian Maria.

Margherita (con sufficienza)– Va bhè… Se ci vuoi credere!

Gian Maria – A me non sembrava male…

Margherita (con fare sfiduciato) - Insomma, tu mi vuoi dire che se io porto pazienza, mi metto buona buona a lavorare, resto al posto mio senza chiedere nulla a nessuno, aumento il mio livello di autocoscienza ?

Gian Maria (ironicamente meravigliato) -  “Il mio livello di auto-coscienza” e questa qui a chi l’hai rubata ?

Margherita – …non scherzare, dai!

Gian Maria – Mi compiaccio…

Margherita -  Non dico a diventare perfetta, perché io perfetta non lo diventerò mai! Ma riuscirò almeno di un poco a migliorare?

Gian Maria – Certamente!

Margherita (sarcastica) – Già… Ci vuole poco, da dove sono io! Gian Maria sorride divertito.

Margherita - Devo rinunciare a tutto! Già la vita non mi è mai piaciuta... adesso arrivi tu e peggio che andare di notte: niente più di niente! Niente uomini, niente amore, niente sesso... Solo stare a scrivere quelle maledette idiozie che solo a pensarci mi viene il voltastomaco.

Gian Maria – Che sono meravigliose…

Margherita (fingendo di piangere) – Ma io volevo una famiglia!!

Gian Maria – L’avrai.

Margherita – Ma quando?!?

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Gian Maria – Dopo.

Margherita – Va beh… ho capito. Mi devo rassegnare.

Gian Maria – Ecco… Finalmente!

Margherita – Guarda che se non si avvera tutto, me la paghi!

Gian Maria – Va bene!

Margherita (porgendogli la mano) – Facciamo un patto?

Gian Maria – E facciamo un patto…

Gian Maria prende la mano di Margherita nella sua e la stringe con decisione.

Margherita – Senti un po’..

Gian Maria – .. Eh!

Margherita -   Nel primo racconto ci sono delle cose che non mi piacciono.

Gina Maria – Tipo ?

Margherita – Già il tema mi fa schifo: la morte della (pronunciato con spiccato accento siciliano) “Matre”.

Gian Maria - ...e va bhè.

Margherita (pronuncia piano le parole come se le stesse meditando o ricordando) -  C’è tutta la scena dell’ospedale e deiparenti, che non mi piace. (Pausa) E non voglio metterlo come inizio... Lui che mi salva per l’ennesima volta, e già ce ne sono tantissime. Poi invece c’è la scena in cui facciamo dell’amore.

Gian Maria (ironico) - Ma va! E sai che non me lo aspettavo!

Margherita (ridendo dispiaciuta) - Ma dai... Insomma!

Gian Maria - E chi l’avrebbe mai detto.

Margherita (intimidita) - Mi piace perché...: perché c’è feeling.

Gian Maria - C’è “sendimendo”(pronunciato in salernitano)?

Margherita - Però ho paura  che non  c’entri niente col resto...

Pensavo di rimaneggiarla.

Gian Maria (scuotendo il dito in segno di deciso diniego) – Tu, no. (Pausa) Ascolta…

Margherita – Sì! È quello che volevo sentirmi dire…

Gian Maria - Tu non devi toccare niente. Devi solo scrivere “tutto” e ordinarlo poi secondo una certa della cronologia.


me;


Margherita – È quello che pensavo.

Gian  Maria  -  Infatti.  Quando  poi  sarà  tutto  finito,  lo  darai  e

e   insieme   vedremo   cosa    si    dovrà    fare …    Se    si     p o t r à


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mettere a posto o spostare qualcosa, lo vedremo; s e n o c ’ è i l r i s c h i o c h e v a d a b e n e a n c h e c o s ì …

Margherita – Pensavo di farlo io.

Gian Maria (con calma) - No. Per la morte della madre e fare l’amore, non sei lucida. E questo è certo!

Margherita – Ma così il libro lo fai sempre tu…

Gian Maria -  È uguale. Intanto i libri bisogna scriverli. Poi che li faccia uno o un altro, poco cambia. Il nome sulla copertina resta sempre il tuo; e il giorno che lo saprai fare, potrai farlo benissimo da sola e forse anche insegnare a farlo a qualcun altro.

Margherita (molto enfatizzato) – Comunque…

Gian Maria – Cosa ?

Margherita – Senza volerlo…

Gian Maria (facendolo il verso) – …Ssiì!

Margherita – Senza volerlo… mi sono accorta, che… Gian Maria - Che...

Margherita (più in fretta) -  Che sto seguendo esattamente la scaletta che mi era venuta quella notte in cui ho avuto la visione di tutto il libro completo che devo scrivere.

Gian Maria (felice e soddisfatto)– Te l’avevo detto!

Margherita -  Te l’avevo detto... Uhhm! (Mostrando il pugno con le mani) Mi fai una rabbia!

Gian Maria - Prometti di non uccidermi.

Margherita (rassegnata) -  Non servirebbe... E comunque sto sbarrando i capitoletti.

Gian Maria – Hai visto!

Margherita – Ma come te lo devo dire che non mi piace!?! Non mi piace seguirti!!!

Gian Maria – Puoi dirlo come ti pare: tanto il risultato non cambia!

Margherita – Ma non voglio!

Gian Maria – Devi.

Margherita (fingendo di piangere) - Lo so... E questo è pure peggio... Io voglio solo morire, (breve pausa) o fare l’amore. (Più ironica) Che comunque è un po’ come morire...

Gian Maria - Margherita, ma dimmi una cosa: Ma è possibile che tu abbia gli ormoni perennemente in furore; neanche fossi una ragazzina di sedici anni.

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Margherita (chinando la testa) – Esatto.

Gian Maria (ridendo) - Ma ci credi pure tu alle idiozie che dici, o le spari casualmente?

Margherita (sorridendo a sua volta) – Mi aggrappo a quello che viene sul momento.

Gian Maria – Inventi in estemporanea: … le tiri fuori dal cappello… È una tecnica da non sottovalutare.

Margherita -  Ma fammi il piacere, guarda: ben mi sta! Che idiozie... Voglio scriverne talmente tanto che mi passi la voglia! (pronunciato con le vocali molto aperte) “L’ammore, l’ammore,l’ammore!” Roba da donnicciole: ben mi sta! Ho passato tutta la vita a rincorrerlo che solo a pensarci mi viene la nausea!

Scena decima

Pausa.

Margherita (con molta calma) -  Sai mi dispiace per quella scrittrice americana... Quella che si è suicidata; era così intelligente! (Pausa) Secondo me era anche troppo intelligente... Non ha maitrovato nessuno con cui aprirsi: dominava tutto, capiva tutto ed è diventata pazza... Gli uomini poi, te lo puoi immaginare... Io lo so: come vedono una così, sai le fughe, scappano come conigli.

– Se avesse trovato qualcuno di più intelligente di lei, magari...

Comunque era molto colta: aveva fatto l’università e tutto, credo per un certo periodo, forse addirittura insegnasse. Aveva anche pubblicato, lo sapevano tutti che era importante. In America, in quegli ambienti lì, una poetessa è importante...

– Troppa intelligenza ti frega, non c’è niente da fare: magari sai tutto e finisce che non apri mai il tuo cuore a nessuno, perché se apri il tuo cuore, prima o poi qualcuno arriva: magari anche solo con la speranza.

– Poi aveva fatto molto anche per un’altra scrittrice - sempre matta come lei - l’aveva fatta spostare da un manicomio all’altro; diceva che il primo non andava bene. A quei tempi facevano l’elettroshock...

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– Il suo romanzo era appena uscito; con uno pseudonimo, perché non voleva comparire... Non so se da un mese o da un anno, e lei si

èsuicidata lo stesso...

– Io non sono intelligentona. Lo so... (Pausa) Però capisco tutto... (Breve pausa) Perché ho un po’ più di cuore... Secondo me è così! Intanto le intelligentone si sparano; io ci penso ma non lo faccio... Perché io ho il cuore che mi salva... (canticchiando come una canzone) “Perché io ti amo, ti amo, ti amo.”

Gian Maria la guarda con diffidenza e si schernisce.

Margherita - Però almeno lei mi sta simpatica: - Questo è scemo, quello è stronzo e quell’altro è stupido... - Ma dico io, se sono tutti stronzi allora sei stronza anche tu! Se no, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va... Così la questione non mi quadra. Ma non come quell’altra, l’inglese-super-patetica.

Gian Maria – Chi sarebbe questa? Emily Bronte ?!? .

M a r g h e r i t a – E s a t t o ! Questa almeno era ironica, era divertente... Quell’altra invece, già che te la fanno leggere a scuola

per forza, ma una noia, dico io, una noia mortale, scriveva delle cose che non so..

Gian Maria – Virgina Wolf ?!

Margherita – Sì… se non s’affogava da sola la uccidevo io, tanto era noiosa!

– Io lo so che non sono un intellettuale; (con tenera dignità) ma sono una scrittrice.

Gian Maria - Basta che tu lo dica in televisione quando te lo chiederanno.

Margherita - Certo che lo dirò! Gian Maria - Bene.

Margherita -   E se devo dire la verità: (con fierezza da massaia) neanche particolarmente colta! Però anch’io ho provato a suicidarmi.

Giana Maria – Cosa!?!

Margherita – Certo: sotto il treno.

Gian Maria – E quando?

Margherita – Quando tu eri a Roma.

Gian Maria -   No! Davvero!?!

Margherita – Sì.

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Gian Maria – Ascolta Margherita… Io te lo avevo detto! Non fare cavolate!

Margherita – Ma tu non c’eri…

Gian Maria – Ma potevi chiamarmi!!!

Margherita – Lo so…

Gian Maria – La prossima volta fammelo sapere che ti riempio talmente tanto di mazzate che giuro che ti ammazzo prima io... E vedi che ti passa la voglia!

Margherita - Ho anche calcolato la distanza tra la finestra del bagno e la ferrovia.

Gian Maria (esterrefatto) – Cosa?

Margherita – Il problema è che qui siamo al primo piano, perché cui c’era il rischio che se, anche se mi buttavo magari non morino neanche… magari mi rompevo solo una gamba!

Gian Maria – Siamo al delirio…

Margherita – Per morire uno minimo si deve spaccare la testa… no?

Gian Maria – E’… credo…. Non lo so. Tu che dici?!?

Margherita - Secondo me sì… E ho anche tirato giù una roba dal balcone, per fare la prova.

Gian Maria – E allora ?

Margherita (facendo finta di piangere) – Non si è rotto!

Gian Maria scoppia a ridere.

Gian Maria – Non si è rotto?

Margherita – No!

Gian Maria – E cos’era?

Margherita – Era la testa di un diavolo che tenevo in casa.

Gian Maria – E tu tenevi in casa una testa di un diavolo?!?

Margherita (con ironia) - “Cierto!” Ma mica era un demone qualunque: era la copia di un diavolo che si trovava sul capitello di una chiesa gotica… dalle parti delle crociate o qualcosa del genere…

Scena undicesima.

Margherita -  Il portinaio me lo ha riportato su. - “Signorina” mi fa “deve esserle caduto…” - Ma io volevo che cadesse!

Gian Maria – E non si è rotto?

Margherita – No! Si è solo sbeccato un angolino.

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Gian Maria – E quindi la tua testa…?

Margherita – Non si sarebbe rotta neanche un po’… Gian Maria – E poi che fine ha fatto?

Margherita - La testa del diavolo?

Gian Maria – Sì.

Margherita – Per un po’ me la sono ripresa in casa, poi l’ho gettato nel cassonetto dell’immondizia.

Gian Maria – Meglio!

Margherita – Direi..

Pausa.

Margherita (con umiltà) – Gian Maria… Gian Maria (comprensivo) – Sì… Margherita – Mi perdoni?

Gian Maria – Certo che ti perdono!

Margherita - Ma lo vedi come sono? Sono un disastro sotto tutti i punti di vista.

Gian Maria - Io ti perdonerò sempre e lo sai; perché sei il bocciolo del mio cuore.

Margherita (con enfasi e una leggera disperazione) -  Ma questo bocciolo non sboccia mai!

Gian Maria -  Esatto. Perché se fiorisse non sarebbe più. Margherita (umilmente) - Sì lo so. In effetti il bocciolo è il

momento più bello.

Breve pausa.

Margherita – Questa notte ho fatto un sogno meraviglioso.. Gian Maria – E lo hai scritto?

Margherita -  No. Anzi, lì per lì, non me lo ricordavo nemmeno. Poi sforzandomi, piano piano mi è tornato in mente. Ero sicura di aver sognato qualcosa di fantastico e infatti così era stato, ma quando poi ti torna in mente è sempre comunque meno bello di quello che avevi visto originariamente. O almeno così mi è sembrato...

– Eravamo in una grande chiesa, una cattedrale del sud e c’erano tutti gli scrittori, a gruppetti, uno vicino all’altro, ma non come un’assemblea, erano liberi, sparsi in giro che conversavano amabilmente. C’erano anche gli italiani... C’erano gli americani, i francesi, i russi, c’era Goethe e Schiller; e poi i poeti di tutte le

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lingue. Io ero lì con la Michela e mi dico: è no, io li vado a cercare!

Questa occasione non me la faccio sfuggire di certo!

– Andiamo e li troviamo. Erano lì insieme che chiacchieravano: Tolstoj e Dostoevskij. E c’era anche la moglie.

Gian Maria – Anna?

Margherita - Credo di sì, non so se era lei o qualcun’altra. E lo teneva proprio a braccetto, stretti stretti, con la mano vicina al gomito, come se lo sostenesse...

– Tolstoj invece era più alto, ed era imponente. Aveva la barba lunga e bianca e gli stivali lucidi, sembrava proprio un po’ un profeta, e aveva questa specie di, come si chiama... (pronunciando a stento la parola) “aplomb”. Si dice così?

Gian Maria –Aplomb, sì.

Margherita – Insomma, era alto magro, sembrava proprio importante…

Gian Maria – È… era il conte Tolstoj.

Margherita -  Ma era gentilissimo! Io sono andata lì e gli ho porto la mano.

Gian Maria – E lui?

Margherita – Niente. Lui me l’ha stretta e mi ha fatto un bel sorriso.

Gian Maria (mimando la pronuncia) – E poi…. Margherita – … E poi c’era… lui!

Gian Maria – Lui ?! Margherita – Sì, lui…

Gian Maria – E tu che hai fatto?

Margherita - Aspetta: era bassino, e anche una po’ smacilento, o almeno sembrava un po’ provato, era calvo e aveva i lineamenti tirati, non dico tanto, ma si vedeva che non era proprio in salute. Però aveva due occhi azzurri meravigliosi, e ti guardava dritto, povero tesoro, ti guardava dritto e ti scrutava anche le budella.

Gian Maria – Sì va bhè, adesso…

Margherita -  E lui ha detto qualcosa che non capivo, perché era in russo, ma la moglie me lo ha tradotto e ha detto: “Ma allora sì, che ce la farai.”

Gian Maria – Ha detto così?

Margherita – Sì.

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Gian Maria – “Allora sì che ce la farai”? Margherita (soddisfattissima) – Sì. Lui! Gian Maria – Dostoevskij?

Margherita (contentona) – Sì! Dostoevskij.

Gian Maria – E sei contenta?

Margherita – E … “Cierto!”

Gian Maria – Hai visto: tu che non credevi di essere un scrittrice?! Margherita -  Scrittrice sì, ma intellettuale no. Non lo sono e

non lo sarò mai. Ma lui sì!

Gian Maria - E bhè, se non lo era lui... “Il padre di tutti gli scrittori!”

Margherita -  Io mi sono avvicinata, anche perché era come me, era piccino, dell’altezza giusta...

Breve pausa.

Gian Maria – E…

Margherita – E l’ho baciato!

Gian Maria (di scatto, scandalizzato) – In bocca, con la lingua (alzando la voce) Ecco lo sapevo! Si va sempre in giro a far figure!

Margherita (perentoria) – No! L’ho baciato in bocca… (Forte e chiaro) Ma senza lingua!

Gian Maria – Sì…

Margherita – Non hai capito niente! Alla Russa!

Gian Maria – Sì… alla Russa… adesso si dice così!

Margherita - Sì, alla russa, come fanno loro; si baciano anche tra uomini. Ma è statico, non si muove niente, è un bacio statico. Ma guarda tu, sei proprio in malafede, lo saprò io, me ne accorgo, ne ho fatti di sogni erotici, lo saprò bene: non era uno di quelli. C’era solo la pressione delle labbra.

Gian Maria - Va bhè...

Margherita - E quando l’ho baciato, ho sentito come qualcosa di amaro, di doloroso, che mi stava passando, come fiele... Ho avuto quasi paura che fosse una malattia... Infatti ero incerta e sono rimasta lì un istante non sapendo se accettarlo o rifiutare.

Gian Maria- E cosa hai fatto?

Margherita - L’ho accettato…

Gian Maria (tirando un sospiro di sollievo) -  Uhf… Almeno questo.

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Scena dodicesima.

Margherita si avvicina a Gian Maria che è seduto su una sedia. Lui le porge la mano e lei la prende. Fa come per sedersi sulle sue ginocchia e prima che lui se lo aspetti, divaricando le gambe con un movimento lento e sinuoso lo circonda al bacino sedendosi sopra di lui.

Gian Maria – Margherita!

Margherita si alza e si discosta tornando a sedersi sull’altra sedia.

Margherita (dimessa) – Scusa.

Gian Maria -  Ma è possibile che ogni volta che uno ti dà un ditino grosso così, (mostrando il gesto con la mano) tu ti debba per forza prendere tutto il braccio?!

Margherita (diminuendo l’accaduto) -  Ma insomma, non era niente. Cosa ho fatto? Un contatto, niente di più; un po’ di calore umano. Cosa è successo? Niente. E allora che c’è?

Gian Maria – Te lo di io, “allora che c’è…” Lunga pausa.

Margherita – Mi dispiace di essere così arrogante con te. Non so da dove viene... Cioè lo so da dove viene.

Gian Maria –A dir la verità è anche piacevole respingere le tue avences…

Margherita - E invece mi dispiace! (Tristemente) È come se con te mi sentissi in diritto di fare quello che mi pare. E certe volte mi domando: “Ma come ti permetti!?! Guardati: ma non hai un po’ di dignità? Sei sempre la stessa … Non cambierai mai.”

Gian Maria – Stai già cambiando e non lo sai.

Pausa.

Margherita (determinata) - Adesso... Voglio diventare forte! Basta con questa storia e con tutte queste moine.

Gian Maria – Quale storia ?

Margherita – Questa qui, tutte queste smancerie… Gian Maria – Dolci baci e languide carezze?

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Margherita - Esatto: da adesso basta! Tanto lo so: mi indebolisco e non servono a niente.

Gian Maria (Fintamente stupito) -  Giusto!

Margherita – Devo diventare forte; te la farò vedere io… Gian Maria - Ben detto.

Margherita -  Ed è inutile che cerchi di convincermi perché sappilo... Non ti ascolterò!

Gian Maria (tra l’ironico e il sornione) - Non mi è passato neanche in mente.

Margherita -  Diventerò una donna altera e inaccessibile... Come tutte le altre. Che se la tirano tantissimo e sono così chick e importanti!

Scena tredicesima.

Gian Maria si allontana e sorridendo tra sé, aspetta in disparte fintamente stupito. Margherita quasi senza accorgersi, non può fare

ameno di seguirlo. Gian Maria la guarda, si avvicina e si china su di lei.

Gian Maria (sfoderando un sorriso irresistibile) -  Dicevamo...

Margherita (trepidando) -  Bastardo.

Gian Maria scoppia a ridere piano. Margherita cerca di colpirlo con una o due ginocchiate al basso ventre, appena accennate. Gian Maria finge di ritrarsi ,divertito.

Margherita – Te la farò vedere io, le tue sgallettate!

Gian Maria – Ma quali sgallettate?

Margherita - Non fare finta di non capire: tutte quelle tue amichette per cui sbavi tanto.

Gian Maria – Primo: io non sbavo. Margherita – E invece sì.. eccome se sbavi!

Gian Maria – Secondo non devi tentare di baciarmi mai più!

Margherita – No!

Gian Maria – Vuoi tenermi la mano?

Margherita – No!

Gian Maria – Non vuoi più essere mia amica?

Margherita – No!

Gian Maria – Cioè: non siamo più amici?

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Margherita - Sì, anzi no. Cioè non più. Siamo amici come fai tu?

Gian Maria - Cioè?

Margherita -  Cioè niente smancerie. Con classe, distacco. Ecco...

“formali”.

Gian Maria – Io veramente l’ho sempre fatto… Margherita – Sì, tu sì; ma io no!

Margherita  incrocia  le  braccia  sul  petto  e  gli  mette  il  muso.

Pausa. Gian Maria si avvicina.

Gian Maria – Tesoro… Ma io ti voglio bene…

Margherita - Appunto. Allora vuoi indebolirmi?

Gian Maria – Perché, ti indebolisco?

Margherita – Certamente e lo sai..

Gian Maria (ridendo tra se) – Su tesoro… Dammi la manina.

Margherita – No!

Gian Maria – Niente.

Margherita – D’ora in poi sarò una “femme fatale!”(cambiando repentinamente tono) Avanti su! Adesso correggiamo! Ti dico i titoli.

Gian Maria – Quali titoli?!

Margherita – I titoli dei capitoli del libro… Gian Maria – O.K. Sentiamo!

Margherita (cambiando repentinamente discorso e stato d’animo, trasognante) -  Perché l’altro giorno in riva al lago, che sono andata

afare una passeggiata in bicicletta, mi era venuto in mente...

Gian Maria (interrompendola risoluto) – I titoli...

Margherita (tornado decisa) – Allora… il primo è… “C’era una

volta”

Gian Maria – Molto bene.

Margherita – Perché è scritto un po’ come fosse una favola. Gian Maria – Poi?

Margherita – Poi “Jealous Sky”

Gian Maria – Ma come la canzone?

Margherita - Sì, solo che la canzone è “Jealous guy”. Mentre qui invece è “Jealous guy…” Perché l’altro giorno la stavano dando alla radio e mi veniva in mente “Sky, sky, sky...”(si mette a canticchiare il tema sostituendo la parola) avevo appena finito di scrivere il capitolo eallora mi sono detta...:

Gian Maria – “Ho trovato il titolo!”

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Margherita – Bingo!

Gian Maria – Brava, poi ?

Margherita – “Help”.

Gian Maria – Ma come? Sono tutti i Beatles?

Margherita - Sì ma va bhè: “Help” è “Help” anche senza la canzone; vuol dire “aiuto”

Gian Maria – Va bhè…

Margherita – Poi il quarto è “Night & Day” con la “&” commerciale.

Gian Maria – Ma se sono tutte canzoni non va bene.

Margherita (rigirandosi offesa e incrociando le braccia) -  Allora l’ultimo non te lo dico!

Gian Maria - È un'altra canzone?

Margherita (imbronciata) -  Sì.

Gian Maria – Di chi è ?

Margherita – “Ashes to Ashes”

Gian Maria – David Bowie.

Margherita – No. È la Bibbia!

Gian Maria – Non si può…

Margherita (tristemente) - Altri due non hanno titolo.

Gian Maria - Non ti preoccupare: te li metto io i titoli.

Margherita -  Proprio quello che non voglio.

Gian Maria -   È un errore tipico dell’arte: si chiama manierismo...

Nicolò Ammanniti.

Margherita – Cioè?

Gian Maria - Quando non si riesce ad affrontare integralmente il problema, perché è troppo vasto, o perché non lo si è capito bene - ci possono essere moltissime ragioni – allora si tende a guardarlo solo da una certa prospettiva... Solo sotto un punto di vista, da un angolo.

– Di solito avviene quando prima di te c’è stato un big. Michelangelo nel caso di Ammanniti. Anche in filosofia è successo: dopo Kant...(pausa) Fichte e Schelling con l’idealismo trascendentale...

“La transavanguradia” di Cucchi Clemente e Chia, in pittura.

Non sapendo di cosa stia parlando, Margherita lo guarda stralunata.

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Gian Maria - Nebbia fitta in val Padana ?

Margherita - Uhm...

Gian Maria - Dai non ti preoccupare... te li metto io i titoli. Margherita - Ma scusa: non dico quella intelligentona di George

Eliot, che metteva il titolo e poi sotto il titolo a manetta tutta una serie di poesie e citazioni e dedicazioni scritte da altri poeti suoi compaesani, e da tutta la maledettissima storia della letteratura... Non dico lei che era un’intellettuale ed era coltissima, ma anche quell’altra americana: Erica Jong.

– Anche lei un'altra di quelle “mazzi, cazzi e mazzi” e “cazzi, mazzi e cazzi”. Anche lei scriveva sempre un sacco di cose prima! Dediche e poesie e titoli bellissimi.

Gian Maria (con calma) - E allora?

Margherita (con tono disperato) -  Io non sono capace.

Gian Maria - Se tu invece di passare la tua vita a correre appresso agli uomini e (pronunciato con le vocali aperte) “all’ammòre”, avessi trovato il tempo di leggere un libro ogni tanto... Oggi ne saresti capace.

Margherita - Lo so. (Breve pausa) Scusa. Gian Maria – Tesoro, non c’è niente da scusarsi

Pausa. Margherita è triste e pensierosa. Pensa di aver sprecato la sua vita. È sul punto di mettersi a piangere.

Gian Maria (per nulla preoccupato) - A che serve essere colti se poi mi annoi? La conoscenza va usata con discrezione: altrimenti diventa stucchevole. (Pausa) Leggi il tuo libro e leggi il suo: vedi qual è il più bello! Questa è l’unica cosa che conta, il resto poi lo farai.

Margherita va verso di lui e lo abbraccia.

Margherita – Va bene… ti ho perdonato. E lo bacia teneramente su

una guancia.

Gian Maria – Scusa? Margherita -  Senza rancore. Margherita lo bacia sull’altra guancia. Gian Maria - Grazie ancora.

Lei lo guarda dritto negli occhi come per baciarlo sulla bocca. Gian Maria – Sono commosso, ma… Margherita – Taci.

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Gian Maria – Ancora?

Margherita – Baciami stupido!

Gian Maria – Pure…

Margherita (da famme fatal) – Baciami e sbrigati a cogliere la mela finché sei in tempo….

Gian Maria (ironico, a bassa voce, dileguandosi dall’abbraccio) Dolci baci e languide…

Margherita – Carezze!

Scena quattordicesima.

Pausa. Silenzio; buio in scena. Lentamente una luce sfuocata si materializza sul palco. Come se fosse un’alba, piano piano aumenta, sino a svelare un sole, o per meglio dire una luna, alle spalle di Rodolfo, unico personaggio presente.

Rodolfo -  Se dovessi confessare la verità, dopo tanti anni, posso dire che il nostro rapporto è, per certi aspetti, più forte e più bello di un tempo.

– Non che l’innamoramento possa durare in eterno, questo no; anche perché comporterebbe un dispendio esagerato di energie... E come si fa a restare insieme tanto tempo? I rapporti cambiano... Si evolvono: non dico non vi siano stati dei momenti di difficoltà, di crisi... Come per tutti del resto.

– Ma vi sono delle sensazioni, delle questioni, più intime, più profonde, che si scoprono più tardi... Dopo tanto tempo, quando ormai una coppia finisce per essersi detta tutto, vi sono delle cose – importanti - forse addirittura le più importanti... che effettivamente si tacciono. Semplicemente, perché non c’è più bisogno di parlarne. (Breve pausa) Quanto meno anche solo per l’imbarazzo...

– Se la mattina, quando mi sveglio e gli dico buon giorno, non mi da un bacio; o la sera, quando rientro a casa, se non scende e non mi viene ad aprire il cancello... ci resto male. (Breve pausa) Sai sono piccole cose... Forse sono stupide, ma fanno la differenza.

– Se mi chiedessero il segreto non saprei rispondere: essere se stessi. Se una persona tradisce la propria identità, finisce con l’ingannare chiunque, a cominciare da chi gli sta accanto.

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– Io non giudico mai le sue azioni. Vi sono delle cose che faccio io e delle cose che fa lui. E io non metto mai becco... Che so io...

se lui sta cucinando, non vado mai a dirle, fai così, fai colà. E lo stesso fa lui con me. Ci sono degli spazi; e ognuno deve mantenere il proprio ruolo. È una questione di rispetto.

– Ai nostri genitori l’abbiamo sottinteso, e non ci sono mai stati problemi... La verità è che se una persona ti vuole bene davvero, supera tutto... Quello che gli interessa di più: è il tuo bene e non altro. Mio padre e mia madre, che pure sono anziani - completamente di un'altra generazione - non si sono mai sognati di chiedermi di cambiare. E lo stesso vale per lui e per mia suocera...

– Non c’è una telefonata in cui sua madre, non chieda di me e non ci mandi un bacio.

– Quando vado via, quelle volte che capita, per un week-end, per una settimana di lavoro, dentro di te senti che c’è qualcosa che ti manca... e ti dici, ma cos’è? Cos’è… Dov’è? Dov’è lui? Perché non puoi più farne a meno... Ormai è diventa parte di te. (Breve pausa) Ed è come se non potessi più mandarla via.

Scena quindicesima.

Buio in scena. Pausa. Esce Rodolfo.

Margherita e Gian Maria vicini, uno di fronte all’altro. Margherita fa una smorfia e mostra con la mano il tipico gesto

come a significare paura, aprendo e chiudendo le dita.

Gian Maria (con calma e sicurezza) -  Margherita... Hai paura? Margherita - Sì.

Gian Maria - E di che cosa ?

Margherita - Di quello che verrà... (Pausa. Pensierosa) Non sono sicura di essere in grado di accettarlo.

Gian Maria – Al momento opportuno lo sarai… Margherita – Uhm…

Gian Maria - Sai… Per te ho trovato quello che devi fare, quando tutto questo sarà finito.

Margherita (plateale) - Noo... Ancora con questa storia che mi vuoi a tutti i costi far fare delle cose !

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Gian Maria -  Non sei tu ad essere preoccupata di quello che devi fare nella vita ?

Margherita -  Sì certo: sono terrorizzata di quello che devo fare nella vita; dovrei trovare una cosa su cui focalizzarmi, una cosa in cui possa mettere tutte le mie attenzioni e le mie energie. Basta che non sia un uomo.

Gian Maria – Esatto.

Margherita – E che cosa?

Gian Maria – Scrivere la realtà…

Margherita - E bravo! Ma già lo sapevo. Parlare di uomini e di donne e come si amano e cosa si dicono; gli uni e le altre, che poi è lo stesso...(Con tono prosaico) Sono sempre le solite cose, solo che gli uomini sono più volgari... (Facendo uno strano balletto con la

testa   e   canticchiando  la   parola)    Ormai   io   con   il   passato   ho...

“chiuso!”.     (Breve   pausa)     Domani   andrò  a  fare  le  fotocopie;  sai

ripensandoci, non sono neanche male...

Gian Maria - Hai visto ?

Margherita (fa una smorfia) -  Uhm...

Gian Maria in silenzio.

Margherita (Cambiando completamente tono) La Michela l’altro giorno si stava infognando in una situazione assurda! Tutta una storia incredibile che non portava da nessuna parte: credeva che lo scopo della vita fosse quello di avere un marito, di fare una famiglia e vivere tranquilli, felici e contenti nella loro bella casetta - come se fossimo nel paese delle fate - era disperatissima perché non riusciva ad avere un bambino e quindi iniziava a credere di aver fallito in tutto.

Gian Maria - E tu cosa le hai detto?

Margherita (parlando lentamente, rischiando di impappinarsi a sua volta) – …Le ho detto…

Gian Maria (tagliando corto) – Margherita. Qual è per te lo scopo della vita?

Margherita - Facile: (breve pausa) evolversi. (Poi con tono da

maestrina elementare per bene, parlando con scioltezza, quasi tirandosela) Prima di tutto conoscersi, capire chi sei, cosa ti piace ecosa non ti piace, trovarsi; anche con gli sbagli. E poi provare,

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piano piano, a migliorarsi, a correggersi; che è una lotta terribile, ogni giorno, sempre, per tutta la vita, un poco alla volta...

Gian Maria – Perfetto. Sei un maestro… Hai visto?

Margherita – Sì va bene, lasciamo stare… Ma tu sei stato bene con me in questi giorni ?

Gian Maria -  Sì! Perfettamente... Solo una cosa: avrei bisogno di una persona che non cerchi di uccidermi ad ogni piè sospinto…

Margherita - Ecco come si fa ad ammazzare una serata

Gian Maria– Se non fossi così … (divertito) “sessualmente indemoniata” saresti l ’unica persona al mondo con cui potrei vivere.

Margherita (drammatica) -  Ho deciso: andrò a ritirarmi sul monte della Verna.

Gian Maria - Ecco giusto: perché non vai con la tua amica Michela?

Margherita (catastrofica) -  No. Andrò da sola.

Gian Maria - Se andate insieme, è meglio.

Margherita (apocalittica) -San Francesco, si ritirava in perfetta solitudine, e non voleva che nessuno lo disturbasse.

Gian Maria -  Sì, peccato che era San Francesco, faceva i miracoli, parlava con il lupo, gli uccellini e... (prendendole il faccino in una mano e sussurrando) ...non si arrabbiava mai.

Margherita - Ti odio.

Gian Maria - Non è vero.

Margherita (mettendosi a piangere) -  Bastardo.

Gian Maria - No, no tesoro, adesso non piangere. Non fare così, su da brava.

Margherita scoppia in lacrime. Gian Maria l’abbraccia e la consola. Poi la prende in braccio, le porge il suo fazzoletto e le asciuga le lacrime.

Gian Maria -  No, no, adesso basta. Cosa c’è la piangere; su su, non fare così. Ecco asciugati la guancia.

Gian Maria le da un bacio sulla guancia; poi un altro e un altro ancora. Margherita sembra calmarsi, e si asciuga col fazzoletto.

Gian Maria - Ma perché piangi tesoro ?

Margherita (breve pausa) -  Perché non cambierò mai! (E scoppia a piangere più forte di prima)

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Gian Maria (Con tono deciso) -  Certo che cambierai. E non dire stupidaggini. (Intimandole con il dito) Adesso basta.

Margherita – Va bene…

Gian Maria – È passato?

Margherita (facendo segno di assenso con la testa e tirando su col naso) - Sì va bene. Adesso è passato.

Scena quindicesima.

Le luci si abbassano ed Entra Rodolfo in scena. Spot su di lui come se fosse il finale.

Rodolfo - Ebbene gentili Signore e Signori, questa è la nostra storia, la rappresentazione delle nostre vite, ci auguriamo che almeno a qualcuno di voi possa essere risultata gradevole, a tratti divertente; se taluno riuscirà a trarne un qualche giovamento per la propria esperienza personale, non avremmo potuto chiedere di più.

– Dal Fato e dal Destino, potete nominarlo come più vi aggrada, abbiamo ricevuto il compito di essere i cantori della vita, e si sa - ahimè - per cantarla bene…. Lei, la vita, va vissuta... E va vissuta fino in fondo. Questo ci comporta, ogni tanto, una qualche sofferenza…. Come per tutti del resto, chi più chi meno...

ma a ben altro noi siamo disposti, pur di compiacere il nostro signore, cioè voi, il nostro pubblico.

– Qualche volta purtroppo, per un motivo o per un altro, la comunicazione si interrompe e il filo si spezza… Si preparano le luci, ci si trucca, si studia la parte, ma la commedia non va in scena.

(Con fatalismo) – Noi facciamo del nostro meglio, ma lo sforzoresta vano. Questo per noi significa il disastro, non scherzo signori: può portare alla follia. E Margherita ne sa qualcosa…

– Or dunque ringrazio Gian Maria per la sua perspicacia, e ringrazio Margherita per la sua simpatia e la sua passionalità; tutte le persone che hanno lavorato e contribuito in qualche modo a questa rappresentazione e non ultimo questo teatro, piccolo, grande o meraviglioso che sia...

– Ma più di tutti ringrazio voi, signori del pubblico, che vi siete presi la briga di scomodarvi e venire sino a qui, a renderci l’onore

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di incontrarvi questa sera. E quindi un brindisi a Voi, a cui le nostre vite sono dedicate.

Rodolfo fa un inchino. Buio. Applausi. Inizia a chiudersi il sipario, ma non sino in fondo. A metà torna indietro e la scena si riapre. Margherita e Gian Maria appartati in un angolo. Lei è seduta sulle sue ginocchia e lo sta abbracciando.

Scena sedicesima.

Margherita – Io lo sapevo che andava a finire così…

Gian Maria -  Non è vero, non mentire: “Io” lo sapevo che andava a finire così. Tu non lo sospettavi affatto.

Margherita (mogia e remissiva) – È vero, scusa.(Breve pausa) Scusami per tutto.

Gian Maria (la bacia sulla guancia) -  Ma figurati tesoro.

Margherita - Adesso te ne andrai ?

Gian Maria - Non adesso...

Margherita - Ecco lo sapevo: hai scritto la tua commedia e adesso te ne andrai.

Gian Maria -  Devo scriverne un’altra.

Margherita – E mi lasci sola…Gian Maria – Ma neanche per sogno… dopo tutta questa fatica!?! :: E poi anche tu non dovresti scrivere qualcosa, ti sembra?

Margherita (scettica) – Uhm…

Gian Maria -  O forse n o . F o r s e mi sbaglio: hai già scritto qualcosa. Non è un romanzo meraviglioso? Aspettiamo il seguito.

Margherita - Mi dai un bacio ?

Gian Maria - E va bene: questa volta te lo do il bacio! Sei contenta? Margherita annuisce con il capo.

Gian Maria - Chiudi gli occhi.

Margherita chiude gli occhi e lui la bacia sulla bocca. Profondamente. Dopo qualche istante lui cerca di staccarsi ma lei lo abbraccia più forte e lo bacia ancora, sino a straziarlo.

Gian Maria - Ma che fai: mi rubi i baci ?!

Margherita –E “cierto”! Non lo sapevi.

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SIPARIO

La commedia “B&B IN LOVE” è stata registrata alla S.I.A.E. di Roma con numero di repertorio….. …. In data………

Per qualsiasi rappresentazione rivolgersi direttamente all’autore.

www.luigifilippoparravicini.it

parraviciniluigifilippo@yahoo.it

cell. 348/7563370

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