Camera 719

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SUITE “ 719 ”

  CAMERA  “ 719

Tre tempi di

GIACOMO AVERSA

Da un’idea di

NEIL SIMON

Roma, una suite al settimo piano dello “SHERATON HOTEL” immerso nel verde dell’EUR.

         La scena è divisa in due ambienti. A sinistra c’è il soggiorno. E’ una stanza arredata con gusto, con porta d’ingresso sulla parete di sinistra ed una finestra sulla parete di fondo che affaccia su Roma. Una porta conduce alla camera da letto che ha un ampio letto matrimoniale, una finestra  e la porta che si apre sul bagno. La stanza contiene anche un ampio guardaroba immaginario con specchio rivolto verso il pubblico, c’è una poltroncina quasi a proscenio e mobili ed accessori da camera da letto.

ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO

         Sono circa le quattro del pomeriggio di metà dicembre. La porta della suite si apre, entra il cameriere ed accende la luce nel soggiorno. Trasporta una borsa da viaggio. Dietro di lui entra Angela Siani. Indossa un visone vecchio di qualche annetto che andrebbe rimesso a modello, ed un paio di galosce. Sotto la pelliccia porta un costoso vestito che purtroppo stava meglio all’indossatrice della boutique di quanto non stia ad Angela. Angela ha circa 42 anni e non ne fa una tragedia. E’ una donna piacente e affabile che ha lasciato che peso ed anni seguissero il loro corso naturale. In testa ha calcato un berretto di pelliccia. In mano ha un pacco della boutique con gli acquisti del pomeriggio e un mazzolino di fiori.

         Il cameriere chiude una finestra semiaperta nel soggiorno, accende la luce e poggia la valigia sull’apposito sgabello. Angela si guarda intorno, poi si dirige verso la camera da letto e poggia pacco e fiori su una sedia. Il cameriere entra in bagno ed accende le luci anche lì. Angela lo segue nel bagno. Il cameriere ne esce, rientra in soggiorno, fa per uscire ma si ferma nel vano della porta.

CAMERIERE: Tutto bene signora?

ANGELA: Un minuto. Voglio essere certa che sia la stanza giusta. (Ritorna in

soggiorno) Questa e la suite 719, e fin qui non ci sono dubbi. Ma siamo sicuri che sia sempre stata la 719?

CAMERIERE: Certo, signora – la 719!

ANGELA: No, no, le spiego meglio. A volte capita che gli alberghi cambino la

numerazione delle Camere e magari questa era la 714 o la 715. Per me è importante che sia proprio la 719. (Rientra in camera da letto per riprendere i fiori).

CAMERIERE: I numeri delle camere non cambiano mica, questa è sempre stata la

719.

ANGELA: Vedo che lei non sa nulla della 826 dell’hotel Savoia.

CAMERIERE. Prego?

ANGELA: (Togliendo la carta ai fiori sulla consolle dietro il divano del soggiorno)

Beh, c’è stato Un famoso delitto nella stanza 826 dell'hotel Savoia. E l’anno seguente è scoppiato un incendio. E l’anno seguente marito e moglie, sa cos’hanno fatto nella 826?

CAMERIERE: Qualcosa di brutto?

ANGELA: Si sono suicidati proprio là, in quella camera. Dopo di ciò nessuno voleva

ancora la 826 e così l’hanno trasformata in guardaroba. Di fatto, All’hotel Savoia la 826 non esiste più.

CAMERIERE: Se è per questo, non esiste neanche più l’hotel Savoia. L’hanno

buttato giù due anni fa.

ANGELA: (Lo guarda con aria incredula. Poi va a guardare fuori della finestra)

Oh, mio Dio, guarda che roba. Il Savoia non c’è più… E cos’è quell’orrore?

CAMERIERE: E’ il palazzetto dello sport.

ANGELA: (Sempre guardando fuori della finestra)Questo le fa capire quante sono le

volte che vengo in città!Non c'è niente da fare, le cose oggi vanno così. Ciò che è vecchio e bello, la mattina dopo non lo trovi più.

CAMERIERE: ( indicando l’altra finestra) Può sempre affacciarsi qui. La vista è

bella.

ANGELA: ( Avviandosi verso la camera da letto, prende la borsa dallo sgabello

Portabagaglio e la poggia sulla toletta di fronte alla finestra della camera da letto) E’ ovvio che quelli… cerchino di non farlo sapere al personale. Pare che vogliano buttare giù anche quest'hotel per costruire un albergo di lusso di cinquantadue piani.

CAMERIERE: Ma perché? Questo non è un hotel di lusso?

ANGELA: Si, ma è un vecchio hotel di lusso. Oggi è di moda il nuovo. Il vecchio

non funziona. E’ troppo vecchio. (tira su il telefono sul cassettone nel soggiorno) A me, comunque basta che non me lo buttino giù stanotte.

CAMERIERE: Non credo ci sia pericolo, signora. Ha bisogno di altro?

ANGELA: Un attimo. ( mette giù il telefono, corre in camera da letto, prende il

borsellino e cerca degli spiccioli) Non mi dire che non ho moneta!

CAMERIERE: Non si preoccupi signora.

ANGELA: (Rientrando in soggiorno) Niente affatto, lei vive anche di questo. (Tira

fuori qualche moneta) Prenda.

CAMERIERE: (prendendo le monete) Grazie infinite.

         Esce. Angela ritorna in camera da letto e si guarda nello specchio immaginario. Si toglie il cappello e lo ripone sulla toletta

ANGELA: Angela, sei una donna di mezza età. Non c’è niente da fare.

         Va al telefono sistemato sul comodino accanto al letto, alza la cornetta e siede sul letto senza togliersi il visone.

ANGELA: Il servizio di camera, per favore.

         Emette un gemito e si piega per togliersi le galosce

ANGELA:…No, centralino, è solo un lamento tra me e me…( si toglie la pelliccia) Il

servizio di camera? Sono Siani, stanza numero 719… vorrei una bella bottiglia di champagne ghiacciato…francese?…perfetto, con due bicchieri e un po’ d’antipasti assortiti…però senta niente acciughe la prego. Mio marito non le può mangiare e non piacciono neanche a me. Così niente acciughe mi raccomando…Si, esatto Siani, 719… (riattacca) Vedrai che arrivano le acciughe (poggia il telefono sul comodino) Ma gurda che roba, il Savoia non c’è più. (Si appresta a togliersi le galosce per la seconda volta.Il telefono squilla. Ce n'è uno in ogni camera. Angela si alza e risponde a quello accanto al letto) Pronto… (il telefono in soggiorno continua a squillare. Angela si affretta a riattaccare il telefono vicino al letto e corre a rispondere all’altro) Pronto…Sandro… Dove sei? Bene, sali su allora. Sono qui. In quale stanza? Non lo indovini? La 719. Ti ricordi la 719? No, non te la ricordi. Va bene, vieni su lo stesso. (Riattacca) Non se la ricorda.

         Frettolosamente apre il pacco della boutique e ne tira fuori un negligé. Si appoggia il negligé sul vestito e va a specchiarsi nello specchio del guardaroba. Non è completamente soddisfatta di ciò che vede. Il telefono suona, di nuovo. Quindi poggia giù il negligé e corre a rispondere al telefono del soggiorno.

ANGELA: Pronto…(Il telefono in camera da letto continua a suonare. Angela

frettolosamente riattacca e si precipita in camera da letto a rispondere) Pronto?… Ah, salve signorina Sbrizzi. No, non è ancora qui, sta arrivando. Non sarà mica una cosa importante, vero? Spero proprio che questa sera gli siano risparmiati i problemi di lavoro. (Guardandosi i piedi) Dio mio, non mi sono ancora tolte le galosce… Si, si, gli dico senz'altro di richiamare. Si, appena arriva. Buonasera. (Riattacca e si piega nel tentativo di togliersi le galoscie. Ma non ci riesce. Suona il campanello della porta) Porca miseria. ( grida) Un attimo. (Il campanello suona di nuovo. Lei sta penando con la soprascarpa destra) …Guarda te che bella pensata, mettermi le galoscie proprio oggi. (Riesce finalmente a sfilarsi la galosce destra ma la scarpa le rimane dentro. Il campanello suona impazzatamente) Accidenti…(cerca di tirare fuori la scarpa dalla galoscia, ma la scarpa è rimasta incastrata dentro) Va bene, mi arrendo arrivo. (Butta via la galoscia con tutta la scarpa dentro e rimane con il piede coperto dalla sola calza. Si avvia verso il soggiorno) Mi doveva succedere giusto il giorno del mio ventesimo anniversario. (Zoppicando arriva alla porta e apre. Appare Sandro Siani. Ha appena compiuto cinquant’anni ma fa di tutto per non dimostrarli. E’ azzimato, impeccabile. I suoi vestiti sono ben tagliati, di sartoria, anche se un po’ troppo in stile giovane manager. Ha una borsa per documenti di Gucci. Ogni cosa in lui irradia misura ed efficienza. Lei gli sorride con calore) Ciao, Sandro. (Sandro le passa bruscamente davanti ed entra nella stanza, guardandosi intorno)

SANDRO: Sono stato inchiodato sulla poltrona del dentista per un ora e quindici

minuti. ( Poggia la borsa sulla sedia in proscenio accanto alla porta della camera da letto e si toglie il cappotto.

ANGELA: (Chiude la porta d’ingresso sempre sorridendo amorevolmente) E adesso

come ti senti?

SANDRO: Fra le sue barzellette sporche e la sua radiolina mi ha fatto venire un mal

di testa spaventoso. (Va davanti allo specchio che si trova  sul cassettone del soggiorno e si guarda i denti) Ha chiamato nessuno?

ANGELA: Sandro, non ti ricorda niente questa stanza? (Gli si avvicina)

SANDRO: (Continuando ad esaminare i suoi denti) Meno male, ancora due capsule

e poi ho finito. (Si gira mostrando i denti) Che te né pare?

ANGELA: I denti? ( Lui annuisce sempre mostrando i denti. Angela si mette una

mano davanti agli occhi come a proteggersi dal bagliore) Abbaglianti!

SANDRO: Non sono per caso troppo bianchi? ( si gira e si guarda di nuovo allo

specchio) Che te ne pare? Troppo bianchi?

ANGELA: Ma no. Staccano a meraviglia sul celeste della camicia.

SANDRO: ( Guardando l’ora) Già le quattro? La riunione deve essere appena

finita… Non ha chiamato nessuno?( porta il cappotto e la borsa in camera da letto, mettendo il cappotto sul cassettone e la valigetta sul letto)

ANGELA: La signorina Sbrizzi, dall’ufficio. Vuole che la richiami.

SANDRO: ( La guarda seccato) E perché non me lo hai detto subito?

ANGELA: Perché eravamo impegnati a parlare dello splendore dei tuoi denti. Felice

anniversario, Sandro. ( prende il vaso e si dirige alla camera da letto).

SANDRO: ( Sta già al telefono e non ha sentito una parola) Il 65 90 672… Che hai

detto? ( La vede zoppicare verso la camera da letto) Che cosa hai fatto alla gamba?

ANGELA: E’ più corta dell’altra. Non te n’eri mai accorto? Sono anni ormai.

SANDRO: (Al  telefono) Nicoletta? Sono Siani. Mi passi la signorina Sbrizzi, per

favore. ( Sandro si guarda nello specchio del guardaroba) …Bene, vedrai che oggi non riesco neppure ad andare dal barbiere. ( al telefono. Angela nel bagno inizia a cantare) Signorina Sbrizzi, ha chiamato DeAngelis?…ha mandato i contratti? ( Si mette una mano sull’orecchio libero per non sentire Angela che canta) E Amato?…Ho capito… (Prende rapidamente un taccuino dal comodino e lo poggia sulla borsa che sta sul letto di fronte a lui. Non riesce a trovare una penna e fa schioccare le dita per attirare l’attenzione di Angela. Sempre parlando al telefono)  Com’è la storia? Ah…Ah… ( Di nuovo schiocca le dita rivolto ad Angela) Una penna, una penna… (Angela si precipita fuori del bagno e cerca su entrambi i comodini del letto e della toletta. Sandro è ancora al telefono) Mi sembra che vada bene, ma devo rivedere il preventivo… Domani mattina?  Questo non ci lascia molto tempo… Aspetti un attimo, mi ripeta quelle cifre… (Mette la mano sopra la cornetta e sibila arrabbiato) Angela, maledizione, una penna! ( Angela sta freneticamente esplorando la borsa. Sandro sempre al telefono) …La percentuale da uno e settantacinque sale a tre e quindici… (Angela prende un rossetto dalla borsa e lo porge a Sandro)

ANGELA: Tieni.

SANDRO: (Scrive sul taccuino) Da uno e settantacinque a tre e quindici… ( si

interrompe e guarda Angela) Ma questo è un rossetto!

ANGELA: ( Prendendo dalla sedia la busta vuota della boutique) Non trovavo la

penna.

SANDRO: E allora perché mi hai dato il rossetto?

ANGELA: Perché non trovavo la penna. E’ rosa perlato ma scrive lo stesso. ( butta la

busta nel cestino vicino alla toletta)

SANDRO: ( La guarda. Poi al telefono) Bene, adesso rivedo le cifre. Se DeAngelis

chiama oppure se arrivano i contratti, me li porti immediatamente qui. Cosa? (Ride) Eh, già, è sempre la stessa storia. ( Ride ancora. Angela fa il verso al marito che scherza con la signorina Sbrizzi mentre zoppica verso la camera da letto) …Bene, ci sentiamo dopo. E grazie, signorina Sbrizzi. ( riattacca) Un contratto di centosettantacinquemila euro e tu mi dai un rossetto rosa perlato! (Sbatte il rossetto sul comodino).

ANGELA: ( Esce zoppicando dalla stanza da bagno con il vaso) Ti avrei dato il mio

sangue, ma non è blu.

SANDRO: Dai, non stare a menarla, ho già uno di quei mal di testa. (Si stropiccia

gli occhi con il pollice e l’indice, apre la borsa e tira fuori un flaconcino di aspirina. Lei zoppica fino al soggiorno e poggia il vaso sulla scrivania. Lui la guarda) E, per l’amor del cielo, Angela, piantala di aggirarti per la stanza zoppicando. Mi dai sui nervi sentire questo dadàn, dadàn, dadàn!

ANGELA: (con un sospiro) Felice anniversario.

SANDRO: Anniversario? E di che? ( Avviandosi al bagno con l’aspirina) Non è mica

il nostro anniversario.

ANGELA: ( Si siede alla scrivania e si tira via l’altra galoscia con rispettiva scarpa)

Non è forse il quattordici dicembre?

SANDRO: E allora?

ANGELA: E allora oggi sono vent’anni che siamo sposati.

SANDRO: ( La guarda incredula) Dici sul serio?

ANGELA: Non sono vent’anni oggi?

SANDRO: No. (Esce dal bagno con un bicchiere d’acqua e prende un’aspirina)

ANGELA: Non sono vent’anni che siamo sposati?

SANDRO: No.

ANGELA: …Non siamo sposati?

SANDRO:  Il nostro anniversario è domani e noi siamo sposati da diciannove anni. (

poggia il bicchiere sulla toletta e si dirige verso il soggiorno)

ANGELA: ( lo guarda) …Ne sei sicuro?

SANDRO: Che significa “ ne sei sicuro”? So benissimo quanto cade il nostro

anniversario. Ci siamo sposati il quindici dicembre di diciannove anni fa. Come hai potuto fare un errore del genere?

ANGELA: Va bene, non ti innervosire. In fondo non è neppure questo grande errore

perché non ti ho ancora comprato il regalo… Sei certo che non è il quattordici?

SANDRO: Ogni anno la stessa storia. Quando si tratta di numeri, date o età, te ne

vieni sempre fuori con qualche stupidaggine. (Si gira, esasperato, e va verso la camera da letto) Ci siamo sposati il quindici dicembre del 1984…

ANGELA: Quindi ho ragione io. Vent’anni fa.

SANDRO: Fra l’ottantaquattro ed il duemilatre, di anni ne passano diciannove!

ANGELA: Quindi hai ragione tu. ( alza le spalle) La matematica non è mai stata il

mio forte.

SANDRO: ( Appendendo la giacca sulla sedia della toletta) Macché matematica, qui

parliamo della nostra vita. ( Va verso Angela) Quanti anni hai?

ANGELA: Come?

SANDRO: E’ una semplice domanda. Quanti anni hai?

ANGELA: ( Ha una certa riluttanza a rispondere e si dirige verso la finestra) Ad

Aprile ne compirò 42. ( Sandro la guarda senza credere a ciò che sente, torna indietro verso la camera da letto e si appoggia contro la porta. Angela lo segue) Non è così? Non compirò 42 anni?

SANDRO: Si, ma non quest’aprile. Questo aprile ne farai 41. Come diavolo fai a

sbagliarti su cose simili? ( Tira fuori alcuni documenti dalla borsa)

ANGELA: Non trattarmi come se fossi una ragazzina. Dopo tutto sono una donna di

quarantun’anni.

SANDRO: La cosa che mi fa più infuriare e che sbagli a tuo svantaggio. Perché i

invece di aumentarti gli anni, non te li cali come fanno tutte le donne di questo mondo?

ANGELA: Benissimo, ho solo quarantun’anni. ( Si getta sul letto ed assume una posa

sexy) Ti paio più sexy adesso?

SANDRO: ( Andando verso la scrivania dove si siede ed inizia ad esaminare le sue

carte) Piantala, Angela, la testa mi scoppia. Stamattina ho partecipato a cinque riunioni, mi hanno incapsulato quattro denti e non ho neanche preso il mio ipocalorico. (Va al telefono nel soggiorno) Sarà meglio che mangi qualcosa. (Tira su il telefono)

ANGELA: Ho appena ordinato degli antipasti.

SANDRO: Non per me. Sai che sono a dieta di novecento calorie al giorno. (Al

telefono) Servizio camera, per favore. (Si gira e si guarda nello specchio) …Dio santo, e quello sarei io? Hai visto i miei occhi? Non ho più le  pupille.    ( Si gira verso Angela) Vieni qui. Guarda. Vedi ancora le pupille?

ANGELA: ( Si avvicina e guarda nello specchio) Si, Sandro, vedo due splendide

pupille…

SANDRO: ( continuando a guardarsi nello specchio) Dove? Dove? Non ho più le

pupille, sono sparite. Mi prenderesti le gocce per gli occhi?

 ANGELA: (Dirigendosi verso la borsa poggiata sul letto) Secondo me lavori troppo,

Sandro. Questo mese, sarai rientrato si e no due notti.

SANDRO: ( Stirando le braccia) Mi servirebbe un po’ di sole. E un mese completo

di sonno. (Mentre Angela rovista nella borsa, va al telefono) Pronto, servizio camera? Vorrei un piatto di roastbeef freddo, cottura media e magro. Capisce cosa intendo per magro?… No, non significa senza grasso… significa senza un filo di grasso… poi vorrei un’insalata, scondita, un mezzo pompelmo e una tazzina di caffè… il tutto prima possibile, per favore… aspetti un attimo. (Ad Angela che è entrata nel soggiorno con le gocce per gli occhi) Dove siamo?

 ANGELA: A Roma, Sheraton hotel, camera 719.

SANDRO: ( al telefono) 719. Il tutto prima possibile, mi raccomando. ( riattacca, va

verso Angela che si è seduta sul divano) Che c’è che non va oggi?

ANGELA: Non ci crederai, ma fino a quindici minuti fa ero la più felice delle

donne… Siediti, ti faccio riemergere le pupille.

SANDRO: (Stende la mano per prendere le gocce) Posso farlo da solo.

ANGELA: Lo so Sandro, ma mi piace metterti io le gocce negli occhi. (Lui si sdraia

sul divano con la testa sul bracciolo e lei guarda giù verso di lui dal lato del divano) Così almeno sei costretto a guardarmi. In questi ultimi tempi non mi guardi mai. (Sta pronta con le gocce)

SANDRO: Quando ho tanto lavoro non guardo in faccia nessuno.

ANGELA: Neanche la signorina Sbrizzi? Al telefono mi sembravi gentile.

SANDRO: Mettimi le gocce.

ANGELA: ( Chinandosi sul bracciolo del divano) Prima dammi un bacio. (lui le da

un tenero bacio. Angela si raddirizza) E ora apri le tue incantevoli pupille. (Angela riempe il contagocce di liquido)

 SANDRO: Otto mesi. E’ da otto mesi che lavoro su questo affare e oggi i miei due

principali collaboratori si danno ammalati, così io mi ritrovo a dover fare tutto da solo. ( Lei gli mette le gocce negli occhi. Lui fa un salto) Ahh! ( Si sfrega  l’occhio dolorante)

ANGELA: Che succede?

SANDRO: ( Tirandosi su) Negli occhi mi ci devi mettere le gocce non il contagocce.

ANGELA: Mi dispiace, hai mosso la testa.

SANDRO: Perché mi stavi ficcando quell’affare negli occhi. ( Si alza e si guarda

nello specchio sopra il camino) Porca miseria!

ANGELA: Calmati, Sandro, ti ho chiesto scusa.

SANDRO: Ma perché credi che si chiama contagocce? Perché è un contagocce, non

un punteruolo. (Glielo toglie di mano) Dammelo faccio da solo.

ANGELA: Questo significa che abbiamo già finito di essere carini fra noi?

SANDRO: E poi, vorrei capire che ci facciamo in un hotel. Stanotte devo lavorare e

non vedo proprio come farò a concentrarmi.

ANGELA: Dovevamo pure dormire da qualche parte. L’imbianchino dice che ci

vorranno due giorni per far asciugare la vernice.

SANDRO: Ma perché riverniciare ora? Potevi farlo in primavera. Questo per me è il

periodo più incasinato dell’anno.( Sandro poggia le gocce sul tavolinetto e si dirige verso la camera da letto)

ANGELA: Lo so, ma per l’imbianchino è esattamente il contrario. Adesso è

disponibile, a primavera è incasinato lui.

SANDRO: Almeno potevi chiedermelo! (Angela lo segue in camera da letto)

ANGELA: Non ti vedo mai… con l’imbianchino ho più dialogo. ( Sandro entra in

bagno)

SANDRO: ( Dal bagno, intanto che lei prende il suo cappotto dalla sedia e lo

appende sull’appendiabiti) Di tutti i periodi dell’anno, proprio questo! Almeno hai portato le mie cose? Lo spazzolino? Il pigiama?

ANGELA: Lo spazzolino si, te l’ho portato.

SANDRO: Vuoi dire che hai dimenticato il pigiama?

ANGELA: ( si lascia cadere giù sul letto) Non l’ho dimenticato. Semplicemente, non

l’ho portato.

SANDRO: (Uscendo dal bagno asciugandosi gli occhi con un asciugamano) Perché?

ANGELA: Perché questa è la suite 719 dello Sheraton hotel ed io pensavo che non

avresti avuto bisogno del pigiama stanotte.

SANDRO: Lo sai che non riesco a dormire senza pigiama.( Ritorna in bagno).

ANGELA: (Alzando la voce per farsi sentire) Il mio piano era proprio questo…

SANDRO: Che?

ANGELA: Lasciamo perdere. Se vuoi, ci sono delle boutique nella hall.

SANDRO: (Uscendo dal bagno) Non ti capisco. Tutto quello che dovevi fare era una

stupida valigetta.

ANGELA: Perdonami. Sarà che anche per me questo è un periodo incasinato.

SANDRO: Dai, Angela, non fare la sarcastica. ( Si dirige verso la scrivania in

soggiorno) Ho tante cose per la testa e non mi va di sentire stupidaggini… Potessi almeno bermi un bel doppio martini ghiacciato?

ANGELA: ( Lo segue nel soggiorno e si appoggia sul cassettone) Senza che ti

arrabbi, mi spieghi una cosa? Perché non te lo puoi bere questo bel doppio martini ghiacciato?

SANDRO: Ti ha dato di volta il cervello? Ma lo sai quante calorie ci sono in un

doppio martini?

ANGELA: ( Alza le spalle) Si che lo so. IL doppio che di un martini semplice.

SANDRO: Tu scherzi, ma con il mio metabolismo basta un doppio martini e divento

un barile.

ANGELA: Un tempo quando bevevi diventavi sexy ( prende un foglio di carta da

lettere dell’albergo dal cassettone)

SANDRO: ( Si alza con le carte dell’ufficio per andarsi a sedere più comodamente

sul divano) E invece adesso divento un barile. A meno che non mi tenga rigorosamente a stecchetto… (Mentre passa davanti allo specchio sul camino si ferma ammirando la sua circonferenza vita) Cosa che evidentemente riesco a fare ( Si siede sul divano)

ANGELA: ( Cominciando a piegare il foglio ) Io ti preferisco grassottello.

SANDRO: Sei pazza?

ANGELA: ( Continuando a piegare il foglio) Dico solo che grassottello mi piaci di

più. Ammetto che così sembri uno della gioventù ranpante, ma non mi pare naturale. Un uomo della tua età dovrebbe avere al punto vita almeno un minimo di rotoli di grasso.

SANDRO: Spiacente di deluderti.

ANGELA: Non sono delusa, sono a disagio. La sera, sai, ti guardo quando ti spogli.

Ebbene, niente. Non si muove niente. Sembri confezionato sotto vuoto, come il caffè. Quando ti slacci la cintura mi aspetto sempre di sentire pzzzz! ( continua a piegare il foglio )

SANDRO: Credi che sia facile mantenere la linea con un metabolismo come il mio?

Sai cosa significa andare a un pranzo d'affari e vedere gli altri che si strafogano un piatto di spaghetti mentre tu sgranocchi un cuore di lattuga?

ANGELA: Rendo omaggio al tuo spirito di sacrificio.( ha terminato il suo lavoro di

piegatura)

SANDRO: Però mi preferisci grassottello.

ANGELA: Abbiamo tutti il nostro lato perverso.

SANDRO: E se cambiassimo discorso?

ANGELA: Come vuoi. ( Lancia l’aeroplanino di carta che ha appena finito di fare e

lo fa volare per la stanza)

SANDRO: ( Si alza e misura a grandi passi la stanza visibilmente irritato) …E

perché diavolo mi preferisci grassottello?

ANGELA. Ricominciamo?

SANDRO: No, no. Per carità!

ANGELA: Va bene. ( Va in camera da letto e comincia a piegare il suo negligè.

Sandro torna a sedersi sul divano. C’è un silenzio. Infine)

SANDRO: Angela?

ANGELA: Si, Sandro? ( Si va a sedere su una sedia. Sandro, turbato, resta in

soggiorno. Entrambi contemplano il pavimento per alcuni secondi)

SANDRO: Non litighiamo.

ANGELA: Litigare? E perché?

SANDRO: ( Si alza e si avvia verso la camera da letto. Si ferma sulla porta…

cercando di trovare le parole) Angela…

ANGELA: ( Solleva lo sguardo)  Si, Sandro?

SANDRO: ( Non gli sembra il momento giusto per dire ciò che ha in mente)

Niente… Lavoro un po’, va bene? ( ritorna in soggiorno e si siede sul divano)

ANGELA: ( Resta seduta. Senza malanimo) Non ti ricordi neanche più questa stanza,

bestia che non sei altro.

SANDRO: Perché? Che ha?

ANGELA: ( Si alza e va in soggiorno) Magari non so quanti anni ho, ma sono sicura

come la morte che abbiamo trascorso la nostra luna di miele nella suite 719 dello Sheraton Hotel. E questa è certamente la 719 perché ho rifilato al cameriere una mancia che se la ricorderà per sempre.

SANDRO: ( Guarda la stanza per la prima volta) Era questa la stanza?

ANGELA: Diamine!( si siede sul bracciolo del divano)

SANDRO: ( Si alza e si guarda intorno) Aspetta un attimo, mi pare che hai ragione. (

Guarda in camera da letto) Ma certo, sembra proprio la nostra suite. Solo che è arredata in modo diverso. La nostra era blu.

ANGELA: ( Andando in camera da letto) Tu eri in blu. Eri arruolato in marina. La

camera era verde.

SANDRO: Ti sbagli. La camera era blu.

ANGELA: Non sarà che ti confondi con qualche altra luna di miele?… ( Si siede sul

letto) Ehi, Sandro, ti ricordi che abbiamo cenato qui, in camera da letto?

SANDRO: No!

ANGELA: Ma si! Abbiamo cenato in camera da letto… E ti ricordi cosa abbiamo

mangiato?

SANDRO: A cena? Diciannove anni fa? Non me lo ricordo.

ANGELA: Si che te lo ricordi, basta che ci pensi un attimo.

SANDRO: Ci ho pensato, ma non me lo ricordo.

ANGELA: Abbiamo ordinato una bottiglia di champagne e un piatto di antipasti. E

abbiamo buttato tutte le acciughe nel cesso.

SANDRO: Ah! ( va alla finestra del soggiorno e guarda fuori)

ANGELA: Se cerchi il Savoia, non c’è più. (Va alla finestra della camera da letto

E accompagna lo sguardo di lui)

SANDRO: ( guardando fuori dalla finestra) Veramente , guardavo il grattacielo

dell’eur.

ANGELA: C’è ancora la torre?

SANDRO: …Angela.

ANGELA: Si?

SANDRO: ( Sempre guardando fuori della finestra) Era la 819. ( Angela indietreggia

dalla finestra e guarda Sandro. Sandro si gira e la guarda a sua volta) Eravamo nella 819, non nella 719.

ANGELA: ( Lo guarda e digrigna i denti con ostilità) Ti sbagli.

SANDRO: No, non mi sbaglio. Eravamo alla 819. Ne sono certo.

ANGELA: ( Arrabbiata) Non continuare a dire che hai ragione come se avessi

ragione. Hai torto. Eravamo nella 719.

SANDRO: Vuoi la prova? Vieni qui. ( Angela lo raggiunge alla finestra del

soggiorno) Ti ricordi che avevo un binocolo e spiavamo quella coppia che si spogliava nel grattacielo proprio di fronte a noi? Eravamo all’ottavo piano. Me lo ricordo perché la notte seguente li abbiamo cercati di nuovo… e li chiamavamo “ gli Adamo ed Eva dell’ottavo piano”

ANGELA: Non so come li chiamavi tu. Per me erano “ Gli Adamo ed Eva del

settimo piano”. (Si avvia irritata alla volta della camera da letto)

SANDRO: Vogliamo discutere su questo? Che importanza ha?

ANGELA: Se non ha importanza, perché insisti?

SANDRO: Perché tu ne hai fatto una questione di puntiglio.

ANGELA: ( Andando sulla porta della camera da letto) Se io mi sono impuntata a

dire che eravamo alla 719, tu ti sei impuntato a dire che non c’eravamo.

SANDRO: D’accordo, Angela, d’accordo. ( va verso il camino)

ANGELA: E non dirmi “ D’accordo Angela”. Se io pensavo che era la 719, perché

non hai avuto la cortesia di lasciarmi nella mia ignoranza, nella mia convinzione che fosse la 719?

SANDRO: Mi scuso. Forse era la 719.

ANGELA: Era la 819! ( Rientra in camera da letto)

SANDRO: ( Seguendola in camera da letto) No, in realtà hai ragione tu. Era proprio

la 719.

ANGELA: Niente 719. Era la 819 e basta…E sai che ti dico, ora che ti guardo bene?

Hai messo su un po’ di pancia. (E’ una cattiveria. Sandro guarda Angela, poi rientra in soggiorno, si rassicura sulla sua linea davanti allo specchio sul camino, riprende le sue carte e si siede. Angela realizza ciò che ha fatto. Va in soggiorno e lo abbraccia) Scusami, Sandro.( Sandro annuisce e continua a guardare le sue carte. Angela gira intorno al divano) …Come coppia siamo uno schifo, eh?

SANDRO: ( Senza alzare gli occhi) Mah.

ANGELA: Mah, cosa?

SANDRO: ( Alza gli occhi) Mah, si, siamo uno schifo di coppia.

ANGELA: ( Senza cattiveria) E finalmente siamo d’accordo su qualcosa!

SANDRO: Senti, Angela, non prendertela, ma stasera devo lavorare su questi

preventivi. Lo capisci, vero?

ANGELA: Certo.

SANDRO: Ti ho già detto che Gianni e Carmine hanno l’influenza e…

ANGELA: Non ti preoccupare, Sandro sei scusato…( Vaga per la stanza senza uno

scopo. Cogliendo l’immagine di se stessa nello specchio, esamina la sua figura e decide che ha bisogno di qualche esercizio, ma rinuncia subito. Si siede sul bracciolo del divano, accanto a Sandro). Posso aiutarti a leggere i preventivi?

SANDRO: Non hai proprio niente di meglio da leggere?

ANGELA: ( Si alza, va al cassettone, prende un opuscoletto) C’è il regolamento

dell’albergo. E’ tutto quello che sono riuscita a rimediare…” La stanza va lasciata entro le tre” ( getta via il regolamento, va verso Sandro che è tornato alle sue carte e lo prende per il braccio) Dai, lascia perdere quelle cartacce e portami a vedere un film a luci rosse. ( Cerca di tirarlo su dal divano) Su, Sandro, andiamo.

SANDRO: Smettila, Angela.

ANGELA: Sai che danno all’Argo? “Scopatrici assatanate” e “ Ursula la porcella”.

Ho visto i manifesti passando con il taxi, lo giuro su mia madre.

SANDRO: Brava, se vuoi andarci, vacci.

ANGELA: E che succede se qualcuno mi fa delle proposte?

SANDRO: Telefonami, così non ti aspetto.

ANGELA: ( Abbracciandolo) Dio mio, che fine ha fatto il tuo senso dell’umorismo?

Dai, che mi accontento di una passeggiata. Un giretto di dieci minuti e poi ti lascio in pace.

SANDRO: Forse più tardi. Vediamo.

ANGELA: ( Alzandosi e mettendosi a camminare ad ampi passi) Niente cinema

porno… niente passeggiata. (Si siede sul ripiano del cassettone, prende una rivista e la scorre velocemente. C’è un gran silenzio. Poi) Che ne diresti di tornare a casa a vedere se la vernice e asciutta? (Sandro, al limite della pazienza, si alza con le sue carte e si dirige verso la camera da letto) …Cerco solo di pensare a qualcosa da fare insieme.

         (Suona il campanello della porta)

SANDRO: ( Dalla camera da letto) Devo andare io oppure è una di quelle cose che

vorresti facessimo insieme? ( Angela alza le spalle, va alla porta e la apre. Davanti c’è il cameriere con il cibo sul carrello)

CAMERIERE: Buonasera.

ANGELA: (Sorride) Salve.

CAMERIERE: ( Entra spingendo il carrello) Dove preferisce che lo metto? Va bene

vicino alla finestra?

ANGELA: ( Andando verso la camera da letto) Sandro, ti va bene il tavolo vicino

alla finestra?

SANDRO: ( Disinteressato) Per me va bene tutto.

ANGELA: ( Dolcemente al cameriere) Per lui va bene tutto.

CAMERIERE: ( Lasciando il tavolo vicino alla finestra) Allora lo lascio qui?

ANGELA: Sandro, allora lo lascia lì?

SANDRO: ( Gettando il contratto sul letto e dirigendosi verso la porta) Qui, lì, come

vuole, per me va bene tutto.

ANGELA: ( Alza le spalle, sorridendo al cameriere) Qui, lì, come vuole. Per lui va

bene tutto.

CAMERIERE: ( Prende la sedia davanti alla scrivania e la mette a destra del tavolo)

Si, signora. ( Prende la poltroncina dalla destra del divano e la spinge vicino al tavolo)

SANDRO: ( Al cameriere) Non c’è bisogno di spostare tutto.

ANGELA: ( Al cameriere) Non c’è bisogno di spostare tutto.

CAMERIERE: Va bene, signora. ( Fa per riportare indietro la poltroncina)

SANDRO: Non importa, ora che le ha spostate, le lasci pure dove sono.

ANGELA: Ma certo, le lasci pure dove sono. Tanto ormai le ha spostate.

CAMERIERE: ( Rimette la sedia accanto al tavolo) Mi fa una firmetta? ( Porge il

conto e la penna a Sandro. Angela esamina il vassoio di antipasti sul tavolo)

ANGELA: Toh, guarda quante belle acciughe.

SANDRO: ( Ad Angela) Ma non gli avevi detto che le acciughe non le volevi?

CAMERIERE: Non desiderava le acciughe?

ANGELA: ( Non vuole ulteriori problemi) Come no! Vado pazza per le acciughe.

SANDRO: ( Porge il conto al cameriere) Va bene così, grazie.

ANGELA: Si,si, va bene così, grazie.

CAMERIERE: Grazie a loro. ( si avvia verso la porta)

ANGELA: ( Guarda il tavolo) Un momento. Lo champagne. Dov’è lo champagne?

CAMERIERE: Manca lo champagne? ( Controlla sul foglio dell’ordinazione) E’

vero. Hanno dimenticato lo champagne.

ANGELA: Però le acciughe se le sono ricordate.

SANDRO: ( Ritornando in camera da letto) Non posso bere, devo lavorare. Che ci

facciamo con un’intera bottiglia di champagne?

ANGELA: E’ il nostro anniversario. ( Al cameriere) Gliel’ho già detto, no?

CAMERIERE: Di nuovo auguri.

ANGELA: ( Sedendo sul bracciolo della poltroncina accanto al tavolo) Grazie.

Siamo sposati da diciannove anni o vent’anni, o oggi o domani.

CAMERIERE: Allora devo portarlo lo champagne?

ANGELA: Con due figli ormai grandi.

CAMERIERE: Oh, magnifico!

ANGELA: ( Alzando le spalle) Lei crede? A scuola il maschio è un perfetto asino e la

femmina fa la contestatrice.

SANDRO: ( Molto irritato rientra in soggiorno) Ma quale asino, quale contestatrice?

Cosa racconti? ( cerca di contollarsi. Al cameriere) Va bene così, grazie.

CAMERIERE: Se non desidera lo champagne, lo tolgo dal conto.

SANDRO: Lo champagne non serve. Lo tolga pure. ( Si dirige verso la camera da

letto)

ANGELA: ( Al cameriere) Non lo tolga! Io lo champagne lo voglio. Mi porti una

bottiglia con un solo bicchiere.

CAMERIERE: Come vuole, signora.

SANDRO: ( Dalla camera da letto) Vada pure, grazie.

ANGELA: Si, vada pure, grazie.

CAMERIERE: ( Aprendo la porta) Quando vuole che le sbarazzi il tavolo non ha che

da suonare.

ANGELA: ( Muovendosi verso il cameriere) Chiamerò senz’altro quando vorrò che

sbarazzi il tavolo.

CAMERIERE: Grazie e … ancora auguri. ( Esce dalla stanza. Sandro va al carrello

e toglie un coperchio da un piatto)

ANGELA: ( Presso il camino) … L’hai sentito, Sandro? Ci ha fatto gli auguri.

SANDRO: Eh?

ANGELA: Per il nostro diciannovesimo anniversario.

SANDRO: ( Disgustato, sbatte il coperchio di nuovo sul piatto) Avevo chiesto del

roastbeef magro. E questo sarebbe magro? ( Va al divano e si siede, prendendo

un contratto dal tavolino)

ANGELA: ( con aria meditativa) Sai quante persone conosciamo che sono sposate da

altrettanto tempo? Solo un’altra coppia. I De Paolis… La gente più noiosa che abbia mai incontrato.

SANDRO: ( Non riesce più a contenersi) Perché hai parlato al cameriere in quel

modo?

ANGELA: In quale modo? ( Siede al tavolo e comincia a servirsi)

SANDRO: Come se lo conoscessi da un secolo. L’hai appena incontrato. E’ entrato

qua dentro due minuti fa con quel suo roastbeef grasso. Non sono affari suoi come vanno gli studi di nostro figlio.

 ANGELA: Stavo facendo un po' di conversazione. Mi sento sola, mi piace parlare

con la gente.

SANDRO: Quello è un cameriere. Parlagli di mangiare.

ANGELA: Ho sbagliato di nuovo. Mi dispiace. Quando porta lo champagne mi

nascondo dietro la tenda.

SANDRO: Non c’è bisogno. Basta che non gli racconti gli affari nostri.

ANGELA: E che dovrei fare? Mentire?

SANDRO: Certamente, mentire. Lo fanno tutti. Digli che hai una figlia bella e

obbediente. Digli che tuo figlio è uno studente brillante. Digli che hai solo 38 anni!

ANGELA: E che ci guadagno? Ho forse più possibilità di piacere se mi calo gli anni?

SANDRO: Non c’è bisogno di sbandierare la propria età come se fosse qualcosa di

cui vantarsi.

ANGELA: Io questa angoscia di invecchiare non ce l’ho proprio. Invecchiano tutti,

anche tu. Hai compiuto 50 anni.

SANDRO: ( Annuisce esasperato) Questa è la differenza fra noi. Che io non lo

accetto. Non accetto di avere 50 anni. ( Alzandosi e dirigendosi verso di lei) Non accetto di invecchiare, capito?

ANGELA: Bene, vuol dire che sarai il più giovane del cimitero.

SANDRO: Uffa, con te è impossibile discutere. ( Si dirige impettito verso la camera

da letto, si chiude la porta alle spalle e si stende sul letto)

ANGELA: Accetta la tua età e sarà possibile discutere. ( Si interrompe quando

Sandro chiude la porta) … Non vuoi mangiare qualcosa? ( Si alza esamina il piatto della carne. Ne prende un pezzo, va davanti alla porta della camera da letto e chiama Sandro) Sandro, ho trovato una fetta di roastbeef molto magra. ( Ne mordicchia un pezzetto) Questa se la mangi, dimagrisci. ( Suona il campanello) …Ehi, vieni, arriva lo champagne. ( Si dirige alla porta di ingresso e la apre. Di fronte a lei c’è Paola Sbrizzi, la segretaria di Sandro. E’ una giovane donna, linda e attraente. E’ vestita con cura, appare luminosa ed efficiente) …Oh, signorina Sbrizzi!

PAOLA: Buongiorno signora Siani. Spero di non disturbare.

ANGELA: Ma le pare? Assolutamente no. Mio marito ed io stavamo giusto

scherzando un po’. Entri, la prego. ( Ha sempre la fettina di roastbeef in mano)

PAOLA: Grazie. ( Entra nella stanza chiudendosi dietro la porta) Mi dispiace, ma ci

sono alcune carte che il signor Siani  deve firmare d’urgenza.

ANGELA: Certo. ( Chiama) Sandro. C’è la signorina Sbrizzi. ( Mentre la signorina

Sbrizzi tira fuori dalla sua cartella svariati contratti, Angela si siede sul bracciolo della poltroncina) Gradisce qualcosa? ( Mostra il roastbeef che ha in mano)

PAOLA: ( sistemando i contratti sul tavolo davanti al divano) Non pranzo, grazie.

ANGELA: Non pranza? Mai?

PAOLA: ( Prendendo occhiali e penna dalla sua borsa sulla consolle dietro il

divano) Faccio una sostanziosa colazione, un pranzo leggero ed uno spuntino prima di andare a letto. Con un lavoro come questo, si finisce spesso per fare tardi. Così ho modificato le mie abitudini alimentari; e mi ci trovo bene.

( Sandro si alza dal letto e si dirige verso il soggiorno)

 ANGELA: Posso capirla. Mi sono persa tante di quelle cene con mio marito.

SANDRO: Oh, salve. Mi ha portato le carte? ( Si siede sul divano e si mette ad

esaminare un contratto)

PAOLA: Sono appena arrivata. E’ tutto pronto, basta firmare.

ANGELA:  ( A Paola) Le va una tazza di caffè? Oppure le sconvolge la dieta?

PAOLA: Un caffè, si, grazie.

ANGELA: Allora, un caffè per la signorina e… tu pure vuoi un caffè, Sandro?

SANDRO: No.

ANGELA: Benissimo, un caffè sì e uno caffè no. ( Angela va al tavolo; Sandro

esamina i contratti, Paola si siede accanto a lui. Angela versa il caffe)

SANDRO: Perché queste cifre sono state ritoccate?

PAOLA: ( Guardando il contratto) C’era un errore di copiatura sui tabulati di 

Milano. Sul Computer non risultava, ma io ho verificato sui miei fascicoli e ho

fatto le correzioni. ( Indica le rispettive pagine del contratto) Così l’item 17b diventa trecentoventimila e la cifra sul 17a non va presa in cosiderazione.

ANGELA: Con panna e con zucchero?

PAOLA: No, grazie.

SANDRO: Ma questo sul computer avrebbe dovuto risultare.

PAOLA: Avrebbe dovuto, ma non risultava. Ovviamente non erano stati immessi i

dati giusti.

ANGELA: No grazie, senza panna e senza zucchero oppure no grazie, senza panna e

con lo zucchero.

PAOLA: Niente panna e niente zucchero.

ANGELA: Quindi, si, senza panna e senza zucchero.

SANDRO: Ha segnalato la cosa a Di Somma?

ANGELA: (Porgendo la tazza a Paola) Pasticcini o biscottini? Qui la pasticceria è

ottima.

PAOLA: E’ davvero gentile, grazie. ( A Sandro) Il signor Di Somma dice che questo

mese era già successo. Ma non ha potuto verificarlo finche non ha fatto il riscontro dell’intera partita.

ANGELA: ( Girando intorno al divano fino a pararsi di fronte a Sandro) Vai in

ufficio? Stasera?

SANDRO: Non posso farne a meno, Angela. ( Paola poggia la tazzina del caffè)

Abbiamo di nuovo problemi con quel maledetto computer.

ANGELA: Potrei venire con te. Magari il computer ha solo bisogno di una

spolveratina.

SANDRO: Qualcosa da spolverare via in quel ufficio c’è di sicuro. ( Si alza e si

dirige verso la camera da letto. Paola raduna i contratti e li va a mettere dentro la sua cartella poggiata sulla consolle) Signorina Sbrizzi, perché intanto non salta su un bel taxi e comincia a controllare queste cifre con Giorgio? Il tempo di darmi una sistemata e fra venti minuti sono da voi.

PAOLA: Vado.

SANDRO: Spero di non averle rovinato la serata. Aveva da fare?

PAOLA: Quando stamattina ho visto queste cifre, ho capito che era meglio non

prendere impegni per la serata. ( Chiude la cartella. Sandro prende un flaconcino di pillole dalla sua borsa e si dirige verso il bagno) Grazie per il caffè, signora Siani.

ANGELA: Io le consiglierei di mangiare qualcosa. Altrimenti sviene sul computer.

PAOLA: ( Aprendo la porta di uscita) Non si preoccupi.

ANGELA: ( Si muove verso di lei passando dietro il divano) E’ un peccato che non

possa restare ancora due minuti. Sta per arrivare lo champagne. Posso dirle perché, Sandro?

SANDRO: ( Esce dal bagno dopo aver preso le pillole. Getta il flaconcino nella

borsa) Perché cosa? ( Beve dal bicchiere della toletta. Prende la giacca dalla spalliera della sedia e la infila)

ANGELA: Beh, non è che normalmente vado in giro a spiattellare gli affari di

famiglia, ma è il nostro diciannovesimo anniversario di matrimonio.

PAOLA: Oh, non lo sapevo. Complimenti.

ANGELA: ( A Paola, ma a beneficio di Sandro) Grazie… La vita è stata così buona

con me. Ho una figlia bella e obbediente, un figlio brillante che è tra i migliori della scuola. Ho solo 38 anni, che posso volere di più?

 SANDRO: ( Entrando nel soggiorno) Angela, la signorina Sbrizzi deve rientrare in

ufficio. (Sandro rientra in camera da letto, prende la spazzola dal necessaire e si spazzola i capelli davanti allo specchio del guardaroba)

ANGELA: Oh, mi scusi. ( A Paola) Non gli permetta di farla lavorare fino a tardi.

PAOLA: Non c’è problema. Mi ci sono abituata. Ancora complimenti, signora Siani.

( Esce chiudendosi dietro la porta)

ANGELA: ( A Sandro) Che ragazza dolce. E’ davvero dolce, Sandro.

SANDRO: Sono molto dispiaciuto per stasera, Angela, credimi, non posso farne a

meno. ( Rimette la spazzola dentro il necessaire)

ANGELA. Che ragazza dolce, giovane e snella.

SNADRO: (Prende un rasoio elettrico dalla sua borsa e si dirige verso il bagno)

Pensavo che se me ne vado ora, forse riesco a tornare in tempo per una cenetta

di mezzanotte.

ANGELA: ( Entra in camera da letto e si siede su una poltrona) Non ti preoccupare

per me, Sandro. ( Sandro comincia a radersi)  Capisco benissimo, sono sola dispiaciuta per te. Avresti potuto trascorrere una serata tranquilla, e invece te ne dovrai stare rinchiuso in un ufficio soffocante tutte quelle ore, chino su qualche noioso contratto con la tua bella faccia rasata di fresco.

 SANDRO: ( Continuando a radersi, fa capolino dalla porta del bagno) Beh, non

penserai mica che io possa attraversare la hall dello Sheraton con la barba non fatta, vero? ( Ritorna in bagno)

ANGELA: Figurati, non ti lascerebbero neanche entrare in ascensore. E non

dimenticare la tua virile acqua di colonia. Il portiere non ti chiamerà mai un taxi se non emanerai l’effluvio giusto.

SANDRO: ( Spegne il rasoio. Entra in camera da letto, Guarda un momento Angela)

Che stai cercando di dire, Angela?

ANGELA: Niente, scherzavo. Non capisci più quando scherzo, Sandro?

SANDRO: No.( Gira intorno al letto e mette il rasoio nella borsa)

ANGELA: ( Scherzosamente, gli da una piccola pacca sul deretano e poi si siede sul

letto) Certo che scherzavo. Stavo prendendomi gioco di te, insinuando che hai una relazione con la tua segretaria.

SANDRO: Capisco. ( Prende il suo cappotto dal ripiano del cassettone e se lo infila)

ANGELA: E’ così, Sandro? La dolce, giovane, snella signorina Sbrizzi è la tua

amante?

SANDRO: Per l’amor di Dio, Angela, ti pare una cosa da dire?

ANGELA. Beh, se non lo è, è una bassa insinuazione. Ma se lo è, è una gran bella

domanda.

SANDRO: Non la ritengo degna di una risposta.

ANGELA: ( Sulle ginocchia, saltellando su e giù come una bimba) Piantala, Sandro,

tu e la tua dignità. Muoio dalla voglia di saperlo. Dimmi: Hai o non hai una relazione con lei.

SANDRO: E mi crederai?

ANGELA: Certo.

SANDRO: No, non ho una relazione con lei.

ANGELA: ( Con un grande sorriso) Si, Che ce l’hai.

SANDRO: Ma smettila. ( Guarda fuori dalla finestra) Mi pare che piove. Speriamo

di riuscire a trovare un taxi.

 ANGELA: ( Togliendosi la sua treccia di capelli posticci) Se non hai una relazione

con lei, Sandro, faresti bene ad averla. E’ una simpatica ragazza.

SANDRO: ( Prendendo la sua borsa dal letto) Grazie… le farà piacere saperlo.

Pensavo di chiamare la portineria e chiedere se ti possono procurare il biglietto

per uno spettacolo. Non c’è motivo che te ne resti qua sola. C’è qualcosa che ti piacerebbe vedere?

ANGELA: ( Sorride) Si. Quello che tra poco farete tu e la signorina Sbrizzi.

SANDRO: Angela! Questa la trovo proprio di cattivo gusto! ( Va in soggiorno,

poggia la sua borsa sulla consolle dietro il divano)

ANGELA. ( Prendendo una spazzola dal suo necessaire) Perché? Sto cercando di

essere franca. Dico solo che se tu, a questo stadio della tua vita, hai voglia di avere una relazione con una ragazza giovane e snella, io posso anche capirlo. ( Si siede di nuovo sul letto e comincia a pettinare la treccia)

SANDRO: ( Smette bruscamente di radunare i contratti dal tavolino e rientra in

camera da letto) Cosa intendi con “ A questo stadio della tua vita” ?

ANGELA: ( Continua a pettinare) Tu hai un numero x di anni. Non torno a dire

quanti, perché so che non li accetti. E capisco che quando un uomo comincia

ad avere x anni si sente insicuro, ha paura di perdere la sua virilità. ( Sorride a Sandro) E che la cosa migliore per lui può essere una tranquilla scappatella. Lo so. L’ho letto su “Viver sani e belli”

SANDRO: E così, avrei il consenso della stampa.

ANGELA: E il mio, se ci tieni.

SANDRO: ( Grida) Non ci tengo e non ho nessuna relazione.

ANGELA: E allora perché strilli?

SANDRO: ( Si dirige verso la camera da letto) Perché questa è una conversazione

idiota!

ANGELA: ( Crolla sul letto) Oh, Sandro, sono così felice.

SANDRO: ( Prende i contratti dal tavolinetto e li mette nella borsa) Ah, adesso sei

felice? Sei felice perché ti sei convinta che non ho nessuna relazione?

ANGELA: Certo che sono felice. Credi che sono una casalinga impazzita? Non ho

mai detto che mi farebbe piacere se tu avessi un amante. Ho detto che se ce l’hai, posso capirlo.

SANDRO: ( Si dirige verso la camera da letto e raccoglie un contratto dal letto)

Angela, mi aspetta una serata di duro lavoro. Tornerò verso mezzanotte. ( Fa per andare)

ANGELA: Sandro, resta ancora un attimo a parlare con me. Cinque minuti.

SANDRO: In ufficio mi stanno aspettando, ho da fare.

ANGELA: Hai chi ti aiuta in ufficio…( Dopo un momento, Sandro si siede sul bordo

della scrivania) Sandro, lo so che da un po’ di tempo le cose fra noi non vanno. Tu sei molto occupato con il tuo lavoro e magari non l’avrai notato, ma non siamo più così felici.

SANDRO: Me ne sono accorto, Angela.

ANGELA: ( Continua a pettinare la sua treccia) Cosa c’è che non va? Abbiamo una

casa di dodici stanze in campagna, due cari figlioli, una cameriera senza il vizio del bere. Cos’è che ci manca?

SANDRO: Non… Non lo so.

ANGELA: Potresti provare a rifletterci su? Ho bisogno di capire, Sandro… C’è

qualcosa che ti potrei dare e che non ti sto dando?

SANDRO: Sono io, Angela, non sei tu. ( Va in soggiorno, infila i contratti nella

borsa e la chiude)

ANGELA: ( Poggia la treccia e la spazzola sulla toletta e lo segue in soggiorno)

D’accordo. Allora cosa c’è che non va in te, Sandro?

SANDRO: ( Dopo una lunga pausa) Non lo so… ( Va al camino e poi si mette a

passeggiare davanti al divano) Non so se puoi capirlo… ma quando avevo terminato l’università… avevo l’intera vita davanti a me. E tutto ciò che sognavo, tutto ciò che volevo era sposarmi, avere dei figli… e anche avere successo… Beh, sono stato molto fortunato… Ho ottenuto tutte queste cose… matrimonio, figli… più denaro di quanto avessi mai sognato…

ANGELA: ( Sedendosi sul divano) E allora cos’è che ti manca?

SANDRO: ( fermandosi davanti al camino) Vorrei ricominciare tutto da capo…

ripartire dal maledetto inizio.

ANGELA: ( Lunga pausa) Capisco. Ma francamente, Sandro, non credo che in

facoltà ti riaccettino di nuovo.

SANDRO: ( Sorride mestamente) No, perché non passerei l’esame di ammissione. (

Prende la borsa e si avvia verso la porta d’uscita) Te lo avevo detto che era una cosa stupida. Si risolverà da sola. Altrimenti, mi tingerò i capelli. ( Apre la porta)

ANGELA: Sai cosa penso? Che vorresti uscirne fuori e non sai come dirmelo.

SANDRO: ( Si ferma sulla porta. Si gira verso Angela) Non è vero.

ANGELA: Cosa? Che vuoi uscirne fuori o che non sai come dirmelo?

SANDRO: Perché cominci sempre le più serie discussioni della nostra vita quando

sono sulla porta.

ANGELA: Se quello che vuoi è questo, perché non me lo dici apertamente? Basta

che mi dici “Angela, non ha più senso andare avanti così” . Preferisco sentirlo a voce, piuttosto che ricevere la notizia per posta.

SANDRO: Ne parliamo quando torno, va bene? ( Fa per uscire)

ANGELA: ( Non riesce più a controllarsi. Ora non c’è più nessun tono scherzoso

nella sua voce. Salta su) E no, maledizione, invece ne parliamo ora! Non ho nessuna intenzione di fare notte in una camera d'albergo per sapere che ne sarà della mia vita... Se hai qualcosa da dirmi, abbi almeno la decenza di dirmela prima di varcare quella porta. ( C'è un attimo di silenzio mentre ognuno cerca di ricomporsi… Sandro torna indietro e chiude la porta)

SANDRO: E’ rimasto del caffè?

ANGELA: Le cose stanno messe proprio male, eh?… Va bene, tu siediti e intanto io

ti prendo il caffè. ( Si avvia verso il tavolino e si ferma, guardandosi le mani. Sandro va verso il divano. Poggia la borsa sul tavolino e si siede)  Guarda, tremo come una foglia. Serviti da solo, per piacere. Ho la sensazione che entro qualche minuto, non sarò più tanto bendisposta verso di te. ( Si siede sull’ottomana vicino al divano, le mani congiunte. Sandro non riesce a guardarla)

SANDRO: …In tutti i casi, Angela, in 19 anni di matrimonio i miei sentimenti per te

sono rimasti immutati. Tu sei mia moglie ed io ti amo ancora.

ANGELA: Ci siamo, adesso arriva il peggio.

SANDRO: Non è colpa tua. E’ Successo… Ho una relazione con lei!… ( Sandro

attende che Angela reagisca. Lei resta seduta e si guarda le mani) …Sono sei mesi che questa storia va avanti… ho anche provato a dargli un taglio, ma niente da fare… Dopo un paio di giorni tutto è ricominciato… E poi, beh, che senso ha continuare a parlarne? Volevi la verità? Eccola. Ho una relazione con Paola.

ANGELA: ( Alza gli occhi) E chi è questa Paola?

SANDRO: Paola! La signorina Sbrizzi.

ANGELA: Ah, per un attimo ho pensato che le amanti fossero due.

SANDRO: Non sono bravo in queste cose. Non so bene cosa dire.

ANGELA: Non preoccuparti. Te la cavi benissimo. ( Si alza e va verso il tavolino)

Lo vuoi ancora il caffè? Adesso ho la mano ferma, Vedi? ( Gliela mostra)

SANDRO: …Che cosa faremo?

ANGELA: ( Si gira verso Sandro) Tu sei apposto. Hai una relazione. Sono io che ho

bisogno di darmi da fare.

SANDRO: Farò quello che vuoi, Angela.

ANGELA: Quello che voglio io?

SANDRO: Me ne andrò. Stanotte stessa… Oppure smetterò di vederla. La manderò

via dall’ufficio. Farò quello che mi dirai di fare.

ANGELA: ( Va verso il divano) O.K. opto per “ Smetti di vedere Paola” … Caspita,

com’è facile. ( Fa schioccare le dita) Ora possiamo tornare al nostro trantran e vivere felici per sempre. ( Comincia a versare il caffè, poi si ferma e mette giù la caffettiera) Non è la mia giornata. Perfino il caffè è freddo.

SANDRO: Su, Angela, non giocare a “ comportiamoci da persone civili”. Dimmi

pure che sono un bastardo. Buttami il caffè in faccia.

ANGELA: Sei un bastardo! Vuoi panna  e zucchero?

SANDRO: Se ti può essere di conforto, non avrei mai pensato di arrivare a questo

punto. Non ricordo neppure come abbiamo cominciato…

ANGELA: Pensaci un attimo e vedrai che te lo ricordi.

SANDRO: Lo sai che erano due anni che lavorava da me e non l’avevo mai notata?

ANGELA: Però poi ti sei rifatto del tempo perduto.

SANDRO: ( Arrabbiato) E dai! ( Va in camera da letto e si sdraia di traverso sul

letto)

ANGELA: ( Lo segue) No, Sandro, mi interessa. Voglio sapere come è andata. Lei

lavorava da due anni nel tuo ufficio e tu non sapevi neanche che si chiamava Paola. Poi una sera siete rimasti a lavorare fino a tardi e improvvisamente tu hai lasciato spiovere un ciuffo di capelli sulla fronte, ti sei tolto gli occhiali e lei hai detto “Oh, signor Siani, lei è bellissimo”…

SANDRO: ( prende un cuscino e se lo piazza sopra la testa) E’ andata così, parola

per parola. Dovevi essere nascosta nello sgabuzzino.

ANGELA: ( Strappa via il cuscino e lo getta di nuovo giù dal letto) E allora sai

quando penso che sia iniziato il tuo miserabile romanzetto? Te lo dico

esattamente. Il 19 giugno. Il giorno del tuo compleanno quando sei entrato nei cinquanta. Cinque-zero, e tu ti sentivi in gran forma e depresso nello stesso tempo. Giusto?

SANDRO: Oh Dio mio, risparmiami la psicoanalisi.

ANGELA: E la sola ragione per cui sei cascato sulla signorina Sbrizzi è che la prima

persona che hai visto quella mattina era lei. Se fosse stata assente, come amante ti saresti preso il ragazzo dell’ascensore.

SANDRO: Impossibile. Il ragazzo ha cinquantadue anni e gli uomini anziani non mi

piacciono.

ANGELA: ( Si allontana da lui e va verso il soggiorno) Avevi ragione tu, Sandro. E’

meglio se rimandiamo la discussione a più tardi.

SANDRO: ( Mettendosi a sedere sul suo lato del letto) Eh, no. Abbiamo cominciato

ed ora andiamo fino in fondo. Ti ho detto la verità, ho un’altra donna. Non ne sono orgoglioso, Angela, ma le cose stanno così. Adesso secondo te che dovrei fare?

ANGELA: ( ritorna verso la porta della camera da letto) Suggerirei il suicidio, ma tu

potresti pensare che parlo del mio… ( Ritorna in soggiorno) Ho un altro suggerimento. Facciamo finta di niente.

SANDRO: ( Con asprezza) Che vuoi dire?

ANGELA: ( Camminando dietro il divano) Voglio dire che non è colpa tua. E che

forse io riuscirò a convivere con questa storia finchè non finisce. Cos’altro

potrei fare, Sandro? Ti sono attaccata. Così vai tranquillo, trascorri una bella nottata e quando torni domattina portami il giornale. ( Siede sul divano)

SANDRO: Anche se vivessi con te altri 19 anni, non credo che arriverei mai a capirti.

ANGELA: Se è una proposta, la accetto.

SANDRO: ( Si alza e va verso Angela) Maledizione, Angela, smettila di accettare

tutto quello che la vita ti sbatte in faccia. Reagisci, combatti almeno una volta! Non essere comprensiva con me. Odiami! Non sto attraversando un periodo critico della mezza età, sto vivendo una storia con un’altra. Una sordida, spregievole storia di adulterio.

ANGELA: Se questo ti aiuta a sentirti più romantico, Sandro, accomodati pure. Ma io

so qual è la verità.

SANDRO: ( passando dietro al divano per arrivare al camino) Ma cosa sai? Non

sapevi neppure che avevo una relazione.

ANGELA: Lo sospettavo. Lavoravi tre notti la settimana e il nostro reddito non

aumentava.

SANDRO: ( Appoggiandosi sul camino) Capisco. E ora che sai tutto, ho la tua

benedizione.

ANGELA: No, solo il mio permesso. Sono tua moglie, non tua madre.

SANDRO: Questo è scandaloso. Non ho mai smentito niente di simile in tuta la mia

vita. Per dirla chiara, Angela, sto perdendo ogni stima per te.

ANGELA: Cosa c’è, Sandro, ti sto rovinando i tuoi deliziosi sensi di colpa? Ti

sentiresti meglio se facessi una scenata e ti saltassi addosso?

SANDRO: ( Passa davanti al divano) Almeno ti capirei. Sarebbe normale. Non so

proprio  cosa aspetti a farti venire una crisi isterica e a strillare che vuoi un avvocato.

ANGELA: ( Alzandosi per confortarsi con lui) E va bene, Sandro, se questo ti può

aiutare… ti dirò che fai schifo. Sei un vanesio, lamentoso, deludente uomo di

mezza età.

SANDRO: Ora finalmente stiamo trovando il tono giusto.

ANGELA: Ah, così ti piace? Ti rende tutto più semplice, vero? Ora puoi andartene di

qui come un marito incompreso, un povero martire. No, non ti darò questa soddisfazione. Ritiro tutto, Sandro, (si siede sul divano. E con amabilità e grande controllo) Sei il mio micione. E per quando torni, ti preparo latte e biscotti.

SANDRO: ( Siede sull’ottomana) NO, no. Finisci quello che stavi dicendo. Sfogati,

Angela. Ti sei tenuta le cose dentro per 19 anni. Voglio sentire tutto. Vanesio, lamentoso e che altro? Su, dimmi, che altro?

ANGELA: Ti dico che sei adorabile. E adesso mangiati pure il fegato.

SANDRO: ( Furioso) Angela, non farmi questo.

ANGELA: Mi spiace, sono una donna che sa perdonare. Non posso farne a meno.

SANDRO: ( Si alza, prende la sua borsa e va verso la porta) Così mi spingi ad

andare, lo sai vero?

ANGELA: Se torni potrai sempre sistemarti nel garage.

SANDRO: Se passo quella porta ora, non tornerò certo indietro.

ANGELA: Io credo di si.

SANDRO: Cosa te lo fa pensare con tanta sicurezza?

ANGELA: Hai dimenticato di prendere le tue gocce per gli occhi.

SANDRO: ( Si precipita al tavolino, afferra le gocce e ritorna alla porta. Si ferma)

Prima di andare vorrei dirti ancora una cosa. Tutto ciò che in questo momento pensi di me è probabilmente è vero. Anzi, non probabilmente, tassativamente. Sono stato un bastardo sin dall’inizio e non mi aspetto che mi perdoni.

ANGELA: E invece io ti perdono.

SANDRO: ( Voltandosi verso di lei) Lasciami finire. Non voglio il tuo

perdono. Ma ti chiedo in coscienza, facendo appello a tutta la tua comprensione, di non buttare la colpa su Paola.

ANGELA: ( crolla sul divano. Poi cercando di ritrovare il controllo) Le manderò un

bel regalo.

SANDRO: ( Mette giù la borsa accanto al divano) Da quando è cominciata questa

storia, non ha fatto che torturarsi. Sono stato io a forzare la situazione.

ANGELA: ( allontanandosi da lui sul divano e facendo l’imitazione di Paola) “ Sul

computer non si vedeva, ma io ho controllato sui miei fascicoli e ho fatto le correzioni…” Lo sappiamo tutti e due che questo in codice significa “ Appuntamento al Picadilly Hotel”

SANDRO: ( Inginocchiandosi accanto al divano) Non vuoi credermi, eh, quando ti

dico che è una brava ragazza.

ANGELA: Brava per me e brava per te sono due concetti differenti.

SANDRO: Se è la psicologia dell’inserto supplementare all’Espresso che stai usando,

Angela, ti avviso che è controproducente. Perché così mi rendi solo le cose più facili.

ANGELA: Tanto a te le cose facili piacciono, no? Anche per avere una relazione,

non ti sei sprecato troppo.

SANDRO: Sarebbe a dire?

ANGELA: Sarebbe a dire che avresti potuto almeno fare lo sforzo di cercarti una

ragazza fuori dall’ufficio…( Prende un immaginaria cornetta) “ Signorina Sbrizzi, le dispiacerebbe venire qui da me ed iniziare una relazione”… Fammi il piacere Sandro. ( si muove dietro il divano)

SANDRO: Angela, non costringermi a difendere Paola.

ANGELA: Non posso farci niente. Mi hai delusa. Sei stato così poco originale.

SANDRO: Chi volevi che mi prendessi per amante, una pilota da combattimento

israeliana?

ANGELA: Tutti mettono le corna alla moglie con la segretaria. Da mio marito mi

aspettavo qualcosa di più.

SANDRO: ( Scuotendo la testa) Non ti avevo mai visto così. Uno può vivere con una

persona l’intera vita e non arrivare a conoscerla.

ANGELA: ( Passando davanti al divano in direzione della camera da letto) Su,

Sandro, viviti pure la tua storia. Hai, cinquant’anni, fra un’ora potrebbe essere tardi. ( Siede alla toletta e comincia a spazzolarsi i capelli)

SANDRO: ( Alzandosi ed andando da lei in camera da letto) Mio Dio, Angela. Sono

19 anni che siamo sposati ed ancora non riesco a decifrarti. Non sembri granchè diversa da una donna normale, ma in giro non c’è niente che ti assomigli. Sei veramente qualcosa di speciale.

ANGELA: ( lascia cadere la spazzola e si gira verso di lui. Ridendo) …Se sono tanto

speciale, perché mi tradisci con le segretarie?

SANDRO: Vorrei saperlo anch’io… ( Si guardano l’un l’altro. Poi lui si gira e si

avvia verso la porta, prendendo la borsa)

ANGELA: ( Seguendolo nel soggiorno) Sandro! (Sandro si ferma) Sandro… Ho

ancora diritto a scegliere? ( Lui si gira e la guarda) Perché se ce l’ho… scelgo. “ Sbarazzati della signorina Sbrizzi. Resta qui e risolviamola insieme, Sandro” ( Lui distoglie lo sguardo, Angela gli volta le spalle e si appoggia sul bracciolo del divano) …Perché altrimenti ho l’impressione che ti perderò. Non andare in ufficio, Sandro… Ti prego, resta con me…

SANDRO: ( Appoggiandosi sulla consolle, la guarda) Te lo giuro, vorrei poter

tornare indietro. A come eravamo solo qualche anno fa, prima che nascessero i problemi.

ANGELA: Forse è possibile, Sandro. Faremo come hai detto prima. Ci racconteremo

delle bugie. Ci diremo che tutto va per il meglio… che stasera in ufficio non c’è bisogno di te, che non esiste nessuna signorina Sbrizzi e che io ho ventisette anni… Cosa ne dici, Sandro?

SANDRO: ( Esita indeciso) …Forse domani, Angela… Stasera non posso! Ci

vediamo.

ANGELA: Quando? ( Lui esce lasciando la porta aperta) Fa niente, amo le sorprese.

( Mentre Sandro va via, appare il cameriere con una bottiglia di champagne nel secchiello del ghiaccio e due bicchieri)

CAMERIERE: Lo champagne… Ho pensato di portare due bicchieri nel caso che suo

marito… (Chiude la porta  e poggia il secchiello e i due bicchieri sulla scrivania da un’occhiata dietro) Il signore ritorna?

ANGELA: (  rimane appoggiata sul divano) Sa che questa è una gran bella

domanda?

                            BUIO, SIPARIO.

L’addio al celibato

         Stessa scena del primo tempo. La luce del mattino filtra nel soggiorno, attraverso le tende aperte. La camera da letto, invece, è al buio e si intravede appena. Tende e avvolgibili sono chiusi. Dal letto proviene un lungo, fragoroso sbadiglio maschile.

MARCO: Oh, mamma… ( Si strofina la faccia con le mani) Ohhhhhhhhhh! ( Si alza

per andare in bagno, costretto a muoversi come uno zombi dalla ferocia del suo mal di testa. Marco Micheli è un uomo sui 42 anni. Indossa mutande a pantaloncino, maglietta a mezze maniche e un calzino nero. Ha i capelli scompigliati. Dal bagno ora provengono i suoi gargarismi. Adesso torna in scena, si dirige, come può, verso il letto e ci si stende). Ugh, mai più… mai, mai, mai più… ( Seduto sul letto prova a respirare, quando all’improvviso da sotto le lenzuola, sbuca fuori un braccio: un braccio femminile. Fa un balzo all’indietro, spaventato a morte). Chi è?!… (Solleva quella mano all’altezza della propria faccia e la osserva. Poi solleva la coperta ed appare una donna che, per quanto e dato di vedere, sembrerebbe bella. Ella indossa solo la giacca del pigiama di lui) E tu che ci fai qui? Credevo che te ne fossi andata. ( Non emerge risposta: la ragazza è spenta come una lampada spenta) Hei! (Le da qualche colpetto) Hei! Dai, dai… non puoi restare qui! Dai svegliati! ( Si volta, cerca a testoni l’orologio sul comodino e lo guarda) Le undici! Che mi venga un colpo, sono le undici! ( Schizza fuori dal letto) Svegliati!… Forza alzati che sono le undici, capitoooo?! ( si volta e si lancia sul telefono) Pazzo, devo essere pazzo! ( Al telefono) Centralino?… Che ora è? (Urla) Le undici?… E perché non mi avete chiamato?! Avevo chiesto la sveglia per le otto!… Si che l’ho chiesta!… Micheli, camera 719, sveglia alle otto… non risulta?… Non capisco… Va beh, non fa niente. Mi ha chiamato nessuno?… Caso mai prima, ma adesso voglio essere disturbato, chiaro? Aspetto una telefonata. (Riaggancia) Come ho fatto a scordarmi di lasciare la sveglia? ( Scuote la ragazza, poi comincia a vestirsi) Bimba?… Andiamo, ti alzi per favore? Ti devi vestire: mia moglie può arrivare da un momento all’altro!… Le undici! E magari l’aereo è già arrivato! ( Si mette i pantaloni e l’altro calzino)

Risorgi alla vita, figliola, siamo finiti in corsia d’emergenza! ( Si mette la

camicia. La ragazza non si e mossa) Ehi, sei sorda? … Niente, sono saltati i contatti. ( Si sdraia di traverso sul letto. Lei respira ma non si muove) Ma sei viva? ( La scuote di nuovo. Lei emette un gemito ma non si muove. Lui si volta e guarda il pavimento vicino al letto. Prende un biglietto da visita che esce da una borsetta aperta che è per terra e lo legge) Monica Sanders, via… Ah, ti chiami Monica? ( Getta con noncuranza il biglietto sul letto, torna a guardare poi per terra e tira su una bottiglia di vodka) Ma che hai fatto? Ti sei scolata una bottiglia di vodka? Con mia moglie in arrivo?! Sei pazza? (La scuote) Ti senti male?… Riesci a sentirmi? ( Lei geme). Cosa? Che hai detto? Non t’ho capito… ( Lei geme ancora, lui mette l’orecchio sulla bocca) Male, eh?… Ti senti male… E io no?… Sei negroni ed una bottiglia di vodka, scusa…Ascolta, adesso tu ti vesti, ti prendi un taxi e te ne vai a sentirti male a casetta tua, nel tuo lettuccio santo, va bene?… No, da quest’ orecchio non ci senti, eh? ( Nessuna risposta) Oh, mamma, che faccio adesso?!… Acqua! La vuoi un po’ d’acquetta? ( Si precipita al tavolo, prende un bicchiere d’acqua ghiacciata e torna verso di lei) Coraggio signora. Un sorsino d’acqua fresca. ( Le solleva la testa  e prova a versarle un po’ d’acqua in bocca ma le labbra non si vogliono aprire e così l’acqua gli scorre giù, sulla faccia) Apri quelle belle labruzze… per amor mio… Niente panico, eh? Il panico è la scorciatoia per il divorzio. ( Infila le dita nel bicchiere e le spruzza un po’ d’acqua sul viso) Su, su, su! Ecco qua! Alzati è risplendi! Tutti in piedi, op!…Op!…( Spruzza una maggiore quantità d’acqua. Lei non si muove. La scuote per le spalle ma lei penzola di qua e di là, come una bambola di pezza.) E muoviti! Per favore, Dio, dille "“Alzati e cammina": Finchè campo sarò un angioletto… anche dopo, lo giuro. ( Ma lei non si muove. Giace li inerte) E va bene, adesso ti vesto e ti ficco in un taxi… Scusami, sai… (legge, il biglietto da visita, sul letto, senza toccarlo) Monica, deve essere stata una bellissima serata ma io non mi ricordo niente! Adesso mi aiuti un pochino, zucchero filato?… No, non mi aiuti. Perfetto! Marco, pensa, pensa Marco. ( Si da delle sberle in faccia per aiutarsi a pensare) Da qui bisogna sloggiare. ( Prende il telefono) Centralino, mi passi la ricezione… Pronto? Sono il signor Micheli della camera 719 , col sangue agli occhi!… In questa camera mi trovo malissimo! Il bagno ha sgocciolato tutta la notte. No, non voglio un idraulico, voglio un’altra camera. Posso spostarmi subito: Aspetto mia moglie da Milano e sono sicuro che a lei questa camera non piacerà… Chi è qui?!… MIA MOGLIE?! MIA MOGLIE È QUI’?!… Ma come mandate su una moglie senza avvertire?!?!….. Come avete potuto farmi una porcheria del genere? Ma che razza di stamberga è questa?… Mandi subito qualcuno a placcarla! ( qualcuno bussa alla porta del soggiorno. Lui sbatte giù il telefono e schizza in giro per la stanza, in preda al parossismo) Oddio! ODDIODDIODDIO!!! Stammi a sentire! Io devo andare di là; tu chiuditi dentro a chiave e non aprire a nessuno, capito? A nessuno! ( Bussano ancora. Lui va in soggiorno, chiudendosi dietro la porta di comunicazione. Poi domanda soave ed innocente ) Chi è?

SUSANNA: Sono io.

MARCO: Io chiiii? Susanna?

SUSANNA: Si.

MARCO: ( apre la porta) Ciao, confettino mio.

SUSANNA: Ciao. Perché ci hai messo tanto? Perché non sei venuto a prendermi

all’aeroporto?

MARCO: Perchèeee?

SUSANNA: Si , perché?

MARCO: Perché sono stato male tutta la notte. Ho vomitato di la. Perciò. Tu non ci

andare. Il dottore se ne andato proprio dieci minuti fa. Ho un attacco di gastroenterite… niente di grave.

SUSANNA: E quando è successo?

MARCO: Questa notte, verso le due.

SUSANNA: Che avevi mangiato?

MARCO: Fagioli, con una salsa bianca e appiccicosa, piena di pezzi di aglio

farcito… era un ristorante messicano.

SUSANNA: Fagioli pieni di aglio?

MARCO: E lumache alla parmigiana. Al tavolo accanto sono svenute due persone…

Mai mangiata roba simile.

SUSANNA: E dove l’hai trovato un dottore?

MARCO: Ho telefonato a mio fratello. Quel dottore mi ha trasformato in uno

stomaco con un uomo intorno. Non ho mai visto un ristorante così unto: pensa che i tovaglioli scivolavano via dal tavolo…

SUSANNA: Hai una cera orrenda. Mettiti a letto, ti sentiresti meglio.

MARCO: No, no… se mi sdraio mi viene la nausea… invece mi servirebbe un po’ di

Compazine spansules.

SUSANNA: E che è?

MARCO: Compazine spansules: fa passare la nausea.

SUSANNA: Non ce l’avranno in albergo?

MARCO: No, non la tengono, perché c’è la …codeina. La farmacia più vicina sta  a

circo Massimo. Ma non la mandano, ci devo andare personalmente. Ma l’idea che potrei vomitare in taxi mi terrorizza.

 SUSANNA: Allora ci vado io. Mi dai la ricetta?

MARCO: Che ricetta?

SUSANNA: Il dottore non t’ha fatto la ricetta? Senza ricetta non te la danno la

codeina.

MARCO: A Roma? … Hai voglia… Compazine spansules. ( si mette una mano sullo

stomaco)

SUSANNA: Va bene se non c’è bisogno della ricetta, mandiamoci un taxi… Io sono

sfinita, arrivo da Milano…

MARCO: Si, ma mica  a piedi…Mi hanno detto che qui non c’è da fidarsi dei tassisti,

sono famosi nel mondo: vanno per farmacie e non tornano più…

SUSANNA: E per la cerimonia cosa hai deciso?

MARCO: Ci andiamo. Brava che me l’hai ricordato… Mi ha chiamato Andrea, poco

fa, raccomandandoci di arrivare in chiesa prima possibile. Perciò, perché non vai giù a chiamare un taxi, mentre io finisco di vestirmi?

SUSANNA: Ma sono appena le undici. Non dovevamo trovarci lì per le quattro?

MARCO: Noi no. Tutti gli altri, si. Noi dobbiamo prendere posto davanti, il prete ha

una vocetta da castrato e mio fratello non vuole che ci perdiamo il suo discorsetto. Perciò, perché non vai giù a chiamare un taxi, mentre io finisco di vestirmi?

SUSANNA: E io che mi metto?

MARCO: Perché? Non te lo sei portato il vestito nuovo?

SUSANNA: Me l’hanno perso… (Comincia a piangere) Non trovano più la mia

valigia…

MARCO: Ma chi?

SUSANNA: Quelli della compagnia aerea. M’hanno perso tutto: la mia valigia

nuova, col mio vestito nuovo e le mie scarpe nuove. Non ho niente da mettermi…( Sighiozza)

MARCO: ( Con ira eccessiva) T’ hanno perso la valigia? Quella bella che ti ho

regalato a Natale?…

SUSANNA: Hanno detto che, appena la trovano, mi telefonano qui. Non

vedevo l’ora di arrivare, per farmi un bagno e un sonnellino…

MARCO: Non è tempo di sonnellini! Andiamo immediatamente all’aeroporto e

piantiamo un casino, finchè non ci risarciscono.

SUSANNA: Ma io non voglio essere risarcita. Io voglio il mio vestito nuovo, per la

cerimonia di matrimonio di tuo fratello…

MARCO: Lo compriamo a via dei Condotti: è il miglior momento perché non c’è

ancora tanta ressa.

SUSANNA: Si, ma questo viaggetto ci costerà un patrimonio. Perché hai preso una

suite?

MARCO: Per farti stare più comoda… e per festeggiare il nostro primo viaggio a

Roma… Ma è stato un grosso errore: in camera da letto non si respira, sai? Ci sono tanti di quei rampicanti, fuori dalla finestra, che non si puo’ respirare. Anzi passando, mi devo ricordare di dire al portiere di farla chiudere proprio, così noi ce ne stiamo in questa camera che è un amore.

SUSANNA: ( Si guarda intorno)  Ma qui non vedo letti.

MARCO: Ah, perché, ti vuoi fermare? Io credevo che ce ne saremmo tornati subito a

Milano, dopo la cerimonia.

SUSANNA: Oggi stesso? E quando la vedo Roma?

MARCO: E che c’è da vedere? Che c’è di interessante in questa cittadina?

SUSANNA: Cittadina? Roma caput mundi, tu la chiami cittadina? Mi hai sempre

parlato di Roma come la città più bella e più interessante che tu abbia mai

visitato.

MARCO: Ma io parlavo degli abitanti…. I romani sono le persone più belle e più

interessanti che io abbia mai visto. Ma tanto noi non ne conosciamo nessuno…

SUSANNA: Così io mi sarei fatta mille chilometri solo per vedere una cerimonia di

matrimonio? Ne ho già viste, sai, e non se lo meritano un viaggio del genere. Non me lo fare mai più!

MARCO: ( Colpevole) Cosa cara? Cos’è che non de…vo farti più?

SUSANNA: ( Si alza) Devo andare al bagno.

MARCO: ( urla) Proprio adesso?! (Scatta a bloccare il passaggio verso la camera da

letto)

SUSANNA: Sono quattro ore che non ci vado e quindi “ Adesso”, sarebbe ora.

MARCO: Ma ci ho vomitato, la dentro, te l’ho detto: nella vasca sul pavimento, sullo

specchio. E’ meglio che non entri.

 SUSANNA: Ti ho visto malato anche altre volte.

MARCO: Ma mai di domenica. Mai in vacanza. Mai!… in vacanza si dovrebbe

sempre cercare di conservare un minimo di romanticismo… A casa, invece,

non ci baderei.

SUSANNA: Ma io non ci resisto fino a casa. Sai che sei strano? Sei sicuro di non

avere la febbre?

MARCO: Potrbbe essere… il dottore ha detto che possono venirmi attacchi di febbre

e attacchi di incapacità di intendere il come e il perché di certi fatti inesplicabili…

SUSANNA: Quali fatti inesplicabili?

MARCO: ( Si stringe nelle spalle) E che ne so io?… Si puo’ dare il caso, per

esempio, che salti fuori qualche fattarello insignificante che io non saprei spiegarmi. Il dottore ha detto che può succedere.

SUSANNA: Non capisco una parola, di quello che stai dicendo.

MARCO: Allora siamo in due.

SUSANNA: Io devo andare in bagno.

MARCO: Almeno permettimi di renderlo presentabile, ti prego, è molto importante

per me.

SUSANNA: In cinque anni di matrimonio non hai mai pulito un bagno per me.

MARCO: Appunto. Era ora che cominciassi. ( La bacia sulla guancia)  Faccio

presto. Se tu intanto vuoi andare nella hall (La spinge dolcemente verso la porta)  Ci sono dei negozietti di abbigliamento molto belli, vedi se riesci a trovare qualche bel vestitino. ( Intanto ha aperto la porta e la spinge fuori, lei scompare) il tempo di pulire, dammi due minuti. (Chiude la porta a chiave, entra in camera da letto. Si è precipitato, intanto accanto al letto. La ragazza è ancora inerte. Tenta di sollevarla.)  Chiedo scusa. Faccio schifo, lo so, ma bisigna che ti scarichi in corridoio. ( La prende in braccio e la trscina verso la porta di ingresso) Vedrai che non ti troverai male. Tutti ti riempiranno di premure: c’è un servizio fantastico, qui. (Ha raggiunto la porta e l’apre con una mano, tenendosi la ragazza appoggiata contro la schiena. Ficca fuori la testa ma vede qualcuno.) Oh!… oh, oh, oh, oh, mi ha spaventato. Sta bene? ( annuisce col capo e intanto cerca di tenere lontano la ragazza così che non possa essere vista) Distinti ossequi…( Chiude la porta. Attende qualche secondo con le spalle alla porta, gaurda l’orologio, dice qualcosa a bassa voce che non si riesce a capire, poi sbuffa, si gira, riapre la porta, caccia fuori la testa, e la ritira subito dentro, chiudendo violentemente la porta, ha il volto spaventato) Susanna. ( Chiude a chiave la porta e ritrascina la ragazza velocemente in camera da letto) Oddio! Tu almeno collabora! ( Va verso il letto e ci scarica la ragazza sopra. Si sente bussare alla porta è Susanna.)

 SUSANNA: Marco?… La porta è chiusa a chiave.

MARCO: NON TI SENTO! SONO IN BAGNO! ( Sistema bene il corpo sul letto e

cerca di seppellirlo sotto le lenzuola e coperte. Ingaggia una lotta con le gambe di lei perché stiano distese e cerca freneticamente di spianare le lenzuola e coperte)

SUSANNA: Apri la porta. Perché è chiusa a chiave?

MARCO: Non è chiusa. Forse si è incastrata. ( Appena la ragazza è completamente

coperta, lui nasconde le sue scarpe e gli altri suoi oggetti ed indumenti sotto il letto. Poi gli cade l’occhio sul bigliettino da visita della ragazza che aveva gettato prima sul letto, lo prende e se lo ficca precipitosamente in tasca, non sapendo dove altro nasconderlo.) Il biglietto! Meno male che me ne sono accorto!

SUSANNA:Cerca di sbloccarla, per l’amor di Dio!

MARCO: Non ho ancora finito in bagno.

SUSANNA: Devo andare in bagno! Apri questa maledetta portaaaa?1

MARCO: Apro che?

SUSANNA: La porta! La porta!… ( Questo duetto continua finchè Marco non è

pronto ad aprire la porta)

MARCO: ( apre la porta)  Hai visto? Era aperta!… Non sai nemmeno come si apre

una porta?

SUSANNA: Perché ci hai messo tanto? C’era una donna qui dentro?

MARCO: ( Reggendo il suo scherzo) Indovinato!… Ah! Ah! Ah!… Avevo nel letto

una rossa favolosa… Il bagno è pulito adesso ci puoi andare.

SUSANNA: Carina questa camera. Avrei preferito non cambiare. ( Entra in bagno e

si chiude la porta alle spalle.)

MARCO: ( Si avventa di qua e di là , cercando di escogitare un modo per

sbarazzarsi della ragazza. Apre di nuovo la porta della camera per vedere se all’esterno c’è qualcuno. Torna in camera da letto, solleva la ragazza dal letto e si avvia verso la porta di ingresso, quando si trova tra la camera da letto e il soggiorno sente lo sciacquone del bagno) Non ce la faro’ mai! ( Rimette il corpo a letto, Lo copre con lenzuola e coperte, lo poggia e lo spiana a dovere, corre nel soggiorno a chiudere la porta, si riporta in camera da letto , sistema ancora meglio il letto e si stende dolcemente sul bordo del letto in modo da cercare di nascondere la ragazza, proprio mentre la porta del bagno si apre ed entra Susanna.)

SUSANNA: Mi piace il telefono in bagno.

MARCO Che divertente vero?

SUSANNA: Come ti senti?

MARCO: Non bene come vorrei. Perché non ti fai una doccia così io mi faccio

un’oretta di sonno? Tanto abbiamo un sacco di tempo. Nel frattempo può darsi che salta fuori la tua valigia.

SUSANNA: Mio Dio, speriamo. Va bene, facciamoci un pisolino.

MARCO: ( Pietrificato)  Tu dici… insieme?

SUSANNA: Non ti ci sei ancora abituato?

MARCO: Eh, no, perché noi dormiamo insieme, ma il pisolino, di solito, me lo faccio

da solo, scusa…

SUSANNA: ( Andando verso il letto) Non ti avevo mai sentito sragionare in questo

modo… Fammi, posto. Mi voglio sdraiare.

MARCO: ( Schizza subito in piedi)  No! No, ti prego, io…Mettiti un momento a

sedere, Susanna. Ti devo dire una cosa.

SUSANNA: Non me la puoi deire mentre sto sdraiata?

MARCO: E’ il genere di cose che è meglio ascoltare seduti.

SUSANNA: ( Stringe le spalle)  Se vuoi che mi sieda, mi siedo. ( Siede in poltrona e

si toglie le scarpe).

MARCO: Susanna, tu sei la cosa più importante della mia vita ma… a volte si

commettono stupidamente delle sciocchezze che, involontariamente, possono

recare torto e offesa all’altro e…

SUSANNA: Io non credo che tu mi abbia mai fatto un torto, consapevolmente.

MARCO: Consapevolmente no. Ma una parola sconsiderata di qua, un gesto

avventato di là…

SUSANNA: Niente di grave. Marco. Ci siamo fatte tante belle litigate ma mai per

delle ragioni gravi.

MARCO: Brava, è proprio questo il punto: quali sono le ragioni che considereresti

gravi?

SUSANNA: Mah, non so… Non ti ci vedo a fare qualcosa di grave. Un paio di

sciocchezze forse, ma una cosa grave, no.

MARCO: Ma se succedesse… se, per esempio, la malattia mi avesse spinto  a

comportarmi in modo anomalo, qual è il torto che tu considereresti più grave?

SUSANNA: E’ difficile rispondere… Non so… forse… maltrattare i bambini…

MARCO: ( Cogliendo la palla a balzo) Questo lo mettiamo al numero uno! E’

senz’altro la cosa peggiore che un marito possa fare alla moglie. Maltrattare i bambini: Dio, che schifo! Che vergogna! Che… tutto il resto si potrebbe anche perdonare, no? ( Guarda verso il letto)

SUSANNA: Anche l’adulterio! Grave anche quello!

MARCO: Ma come? I figli li accantoni così subito?! I figli sono l’incarnazione

dell’amore… I figli sono il riflesso dello spirito d’amore…

SUSANNA: La schiena mi fa un male da morire. Mi devo sdaraiare qualche minuto.

( Si alza e va verso il letto)

 MARCO: ( Con un balzo le si mette davanti) Facciamo l’amore in soggiorno?

SUSANNA: Che?

MARCO: Facciamo l’amore sul sofà, in soggiorno, come quella volta a Parigi, in

luna di miele.

SUSANNA: Ma quella era una poltrona anatomica, costruita apposta per quella

funzione. ( S’avvia verso il letto)

MARCO: ( Tentando di dirottarla) E che ne dici del tappeto? Quello del soggiorno.

Ci facciamo portare un po’ di champagne…

SUSANNA: Quello non è un tappeto: è una moquette. Non mi piace fare l’amore

sulla moquette, mi fa venire l’allergia al sedere.

MARCO: Andiamo, su. ( Si stende lungo sul pavimento) Siamo in vacanza… siamo

sulla soglia del mezzo secolo…

SUSANNA: Ma tu ce l’hai col letto? Non è mai stato ingrato con noi.

MARCO: Volevo solo tentare con qualcosa di diverso… per rompere la monotonia

del letto. ( Lei attraversa la camera da letto)

SUSANNA: ( Seccata) Non credevo che fare l’amore con me fosse una cosa

monotona. ( Lui la segue)

 MARCO: E infatti non lo è! E’ il letto che lo rende ripetitivo. ( Si mette le mani sullo

stomaco)  Ho paura che mi stia venendo un altro attacco.

SUSANNA: ( Arrabbiata)  E chi te l’ha ordinato di andare a mangiare porcherie

messicane? E comunque, non ci sei solo tu a sentirti male!…Mi sento male anch’io. (Comincia a piangere) In aereo mi sono venute le mie cose… E’ la prima vacanza che ci facciamo insieme da due anni e mi dovevano venire le mie cose, maledizione!…( Crolla all’improvviso sul letto singhiozzando tra i cuscini) Perciò non venirmi a raccontare che ti senti male, non è il caso!…( Susanna giace proprio accanto al corpo nascosto la vicino. Marco contempla il quadro terrorizzato)

MARCO: ( Con un urlo) No!

SUSANNA: ( Si tira su e lo guarda stranamente) E non è il caso nemmeno di

disperarsi in questo modo! Non è colpa mia!

MARCO: Lo so.

SUSANNA: ( Si stende di nuovo) Vieni qui, sdraiati vicino a me e abbracciamoci

senza fare l’amore. ( Marco si sdraia, e si trova faccia a faccia con il

fantoccio) Stringimi, Marco, e dimmi che non ti arrabbi se mi sento così irritabile, sai che mi succede sempre quando ho le mie cose.

MARCO: Lo so.

SUSANNA: Mi ami?

MARCO: Ti amo!

SUSANNA: Mi adori?

MARCO: Ti adoro!

SUSANNA: Anche se a volte con te mi comporto male?

MARCO: Tesoro tu con me non ti sei mai comportata male!

SUSANNA: Marco, che c’è in questo letto?

MARCO: ( Alza la testa terrorizzato)  Che c’è in questo letto?

SUSANNA: Sto toccando qualcosa di…

MARCO: Cosa?…

SUSANNA: Questo! ( estrae da sotto le coperte una scarpa di marco)

MARCO: La mia scarpa?

SUSANNA: La tua scarpa! Dovevi star proprio male ieri sera per non toglierti le

scarpe. Cerchiamo l’altra…

MARCO: No! L’altra sta in bagno l’ho vista prima e mi chiedevo questa( Mostrando

la scarpa che ha in mano) Che fine avesse fatto?

SUSANNA: Oh Dio!

MARCO: Cosa hai trovato?

SUSANNA: Niente, solo dovrei ritornare in bagno, scusami. ( Marco si alza

fulmineamente).

MARCO: Prego vuoi che ti ordini qualcosa?

SUSANNA: No sai è la colite quando sono nervosa mi tira dei brutti scherzi.

MARCO: Ma fai con comodo, abbiamo tutto il tempo che vogliamo, anzi se vuoi

farti anche la doccia.

SUSANNA: Si, grazie tesoro, ti preoccupi sempre per me, mentre tu soffri ed io non

riesco ad esserti utile.

MARCO: Non preoccuparti di me pensa, a star bene.( Susanna entra nel bagno e si

chiude la porta alle spalle. Marco si fa prendere dalla frenesia di risolvere la questione. Esce dalla camera da letto, si affaccia fuori dalla porta di ingresso, fa capolino vede che la strada e libera e senza chiudere la porta rientra in camera da letto, prende il fagotto dal letto se lo carica sulle spalle) Cara, credo che questa sia la volta buona, scusa per il disturbo, avremo modo di rincontrarci, mi farò vivo io…

( Mentre attraversa il soggiorno, squilla il telefono sul camino. Marco, fa alcuni passi di indecisione, se rispondere prima al telefono o posare il fagotto fuori la porta)Vengo, un attimo.

SUSANNA: ( Dal bagno) Marco, rispondi?

MARCO: ( Con il fagotto sulle spalle) Si cara, non preoccuparti. ( Carico della

ragazza risponde al telefono) Pronto… Si, il signor Micheli…cosa? Ah si, sul volo Milano/Roma di questa mattina… Ah, l’avete ritrovata… grazie…

SUSANNA: ( dal bagno) Marco chi è al telefono?

MARCO: …Giù al portiere… va bene …

SUSANNA: ( Dal bagno) Marco? Chiè al telefono?

MARCO: Un attimo…(Alla moglie, tappando il microfono del telefono) Hanno

ritrovato la tua valigia all’aeroporto, la lasciano adesso al portiere. ( Liberando il microfono) Si, va bene così…( Sente lo scarico dal bagno. Ritappa il microfono del telefono) Cara, non c’è bisogno che esci la recuperiamo più tardi. ( Riparlando al telefono) Grazie la debbo lasciare. ( Riaggancia la cornetta) Oddio!?!?( Fa qualche passo con la ragazza sulle spalle, Poi sente aprire la porta del bagno, con il piede chiude la porta d’ingreso, poi scaraventa il fagotto sul divano e gli si para davanti. Intanto dalla camera da letto esce Susanna.)

SUSANNA: Allora?

MARCO: Era dalla hall, hanno ritrovato la tua valigia.

SUSANNA: Me la riportano su.

MARCO: No mi hanno detto che devi scendere tu, sai per il ricinoscimento.

SUSANNA: Non potevi andarci un attimo tu?

MARCO: ( Con le mani giunte)  Cercavano un parente stretto.

SUSANNA: Come?

MARCO: Volevo dire, l’intestatario del biglietto.

SUSANNA: Burocrazia idiota.

MARCO: Beh, conviene scendere subito, altrimenti potrebbero riportarsela.

SUSANNA: Si, conviene che vado. (Esce. Poi rientra subito)

MARCO: ( Urtandola)  Ci hai ripensato?

SUSANNA: No, prendo la borsetta dal divano, ( Trattenuta da Marco) Prima ho

visto un rossetto nella profumeria dell’albergo, voglio comprarlo.

MARCO: Non preoccuparti, ( Cerca il portafogli nelle tasche e non lo  trova) Ti do

io i soldi, non preoccuparti. Ma dove cavolo…

SUSANNA: Guarda che la borsetta è sul divano alle tue spalle.

MARCO: Ma è un’offesa per me, non lo permetterei mai.

SUSANNA: Ma i nostri soli sono una sola cosa.

MARCO: Ma dove cavolo…Ecco, fallo mettere sul conto della camera, Suite 719.

(Spinge fuori dalla porta Susanna, le da un bacio e chiude la porta in faccia a Susanna che resta con un espressione inebetita.)

MARCO: ( Resta solo, tira due lunghi sospiri con le spalle alla porta. Poi raggruppa

le forze , va verso il divano si trascina dietro la ragazza, fino alla porta, Poi apre la porta con una mano tenendosi appoggiata la ragazza contro la schiena. Ficca fuori la testa ma vede qualcuno)  Oh!… Oh,oh,oh,oh mi ha spaventato. Sta bene?  (Annuisce con il capo e intanto cerca di tener lontana la ragazza così che non possa essere vista)  Distinti ossequi… ( chiude la porta.) Ma questo sta sempre nel corridoio? Porca … ( Si riaffaccia alla porta vede Susanna) Non è possibile! (Riporta la ragazza in camera da letto, tentenna poi la infila nella porta del bagno, chiudendosi la porta dietro.)

SUSANNA: ( Entrando dalla porta d’ingresso, nervosa) Ma come è possibile!

MARCO: Cara sto in bagno, sei tu?

SUSANNA: Si, sono io. Non si può essere tanto imbecilli come quelli dell’aeroporto

di Fiumicino.

MARCO: Non ti sento, puoi ripetere?

SUSANNA: Quelli dell’aeroporto di Fiumicino sono degli idioti.

MARCO: ( Aprendo la porta del bagno ed uscendo, vede che Susanna è nel

soggiorno ed appoggia la coperta sul letto) Cosa è successo?

SUSANNA: Ma come? Ho denunciato la scomparsa di una valigia di pelle marrone

dalla grandezza di un metro e venti, e quelli mi hanno portato una valigia rigida in plastica di color rosso fuoco, di circa due metri di lunghezza, ma sono cose dell’altro mondo.

MARCO: Va bene ma non è il caso di innervosirsi così tanto,per un errore di valigia?

SUSANNA: Perché tu non soffri di colite?

MARCO: Non vedo cosa centra la colite con la tua valigia?

SUSANNA: Perché più mi innervosisco più mi vengono i dolori di pancia, e più

devo andare in bagno.

MARCO: Cosa?

SUSANNA: Si devo andare di nuovo in bagno.

MARCO: Come? Se ci sei andata prima.

SUSANNA: E ci devo ritornare.

MARCO: Ma no, adesso tocca a me.

SUSANNA: Ma se ci sei appena uscito.

MARCO: E devo ritornarci.

SUSANNA: Certo che stai veramente male. Vai io leggo qualche rivista, puo darsi

che riesco a calmarmi.

MARCO: Faccio subito.( Entra nella camera da letto, e chiude la porta alle sue

spalle chiudendola a chiave. Susanna si mette a leggere una rivista sul divano, Marco entra nel bagno. Ne esce con la ragazza in braccio.)

SUSANNA: Ma chissà, quell’altra disgraziata che ha perso la valigia, starà nelle mie

stesse condizioni?

MARCO: ( Rientra in bagno, lasciando la sola testa fuori dalla porta)  Dicevi

qualcosa?

SUSANNA:  Dicevo, la proprietaria della valigia rossa, starà nelle mie stesse

condizioni?

MARCO: Cioè?

SUSANNA: Disperata, il vestito nuovo all’interno della valigia, il matrimonio del

fratello di mio marito fra due ore, una colite nervosa che mi farà impazzire…

MARCO: Mi raccomando non entrare in camera da letto…

SUSANNA: Un marito che si comporta in modo strano.

MARCO: ( Posizionando la ragazza sul letto come stava prima) Be potevi prenderla.

SUSANNA: Cosa?

MARCO: La valigia. All’interno potevi trovare un vestito nuovo, un paio di scarpe

nuove…

SUSANNA: Poteva anche essere la valigia di un uomo.

MARCO: ( Ha completato la sistemazione. Apre la porta della camera da letto e fa

capolino dalla stessa. ) Beh! Io ho finito se vuoi il bagno è libero.

SUSANNA: (Poggia la rivista sul tavolinetto) Beh! Francamente la lettura mi ha

calmata abbastanza. L’unica cosa che adesso avrei bisogno è solo una bella dormita. Andiamo di la  e sdraiamoci un po’ sul letto.

MARCO: Ma sei impazzita? Il letto ti fa peggiorare la tua colite nervosa.

SUSANNA: Ma sembra che ti stia per venire a te la colite nervosa!

MARCO: Ma è ovvio, tu non puoi cambiare idea ogni secondo.

SUSANNA: Cambiare idea su cosa?

MARCO: Su tutto.

SUSANNA: Su tutto che?

MARCO: Ma si, su tutto. Prima vado in bagno, poi no, vado a letto, poi ancora no,

vado nel soggiorno, poi a prendere la valigia, poi la colite si risveglia, bene va in bagno , no la lettura mi ha calmato. Beh deciditi una buona volta cosa hai intenzione di fare?

SUSANNA: E questo tuo malore, che ancora non ho capito cos’hai che mi sta

turbando tutta, non ti riconosco. Comunque io vado a sdraiarmi  se vuoi vieni

altrimenti arrangiati.( Entra in camera da letto e si sdraia sul lato opposto alla ragazza.)

MARCO: (La segue terrorizzato nei movimenti, finalmente emette un sospiro.) Hai

ragione.( Si sdraia sul pavimento, accanto al letto).

SUSANNA: ( Guarda giù, verso di lui) Marco? Perché non vieni a letto?

MARCO: (Si alza e si allontana) Basta non ce la faccio più!… Susanna, devo dirti

una cosa.

SUSANNA: Dimmi, caro, cosa c’è?

MARCO: Non avevo nessuna intenzione di farti del male, Susy, ma è assai probabile

che tra poco tu stia molto, molto male.

SUSANNA: E’ una cosa del genere grave o del genere sciocchezza?

MARCO: Per me è una sciocchezza ma ho paura che per te possa essere una cosa

grave.

SUSANNA: Non puo’ essere tanto grave se tu non vuoi nascondermela. Dimmela.

(Monica, nella sua innocenza, si tira vie le coperte di dosso e si rivela ma, in questo momento, Susanna sta guardando dalla parte opposta)

MARCO: ( Guarda angosciato il soffitto, perché non saprebbe dove altro guardare;

anche Susanna, di conseguenza, guarda in alto.) C’è una cosa che ti voglio far vedere, Susy, ma ti scongiuro non dire niente per dieci secondi. Qualunque cosa ti venga in mente, ti supplico di star zitta per dieci secondi, fallo per il nostro amore… Adesso puoi voltarti. ( Lei volta la testa e vede il corpo nel letto. Lo guarda e d’improvviso scoppia in una fragorosa risata)

SUSANNA: Uno… due… tre… Stò pregando Marco, Sto pregando Dio che la

cameriera sia venuta qui per le pulizie e ti sia svenuta nel letto, per il troppo lavoro… e prego Dio che le cameriere di quest’albergo, circolino in pigiama.

MARCO: Non è la cameriera. Susy.

SUSANNA: Allora speriamo che sia il dottore… E’ questo il tuo dottore? Se il tuo

dottore non è questo, avrai bisogno del tuo avvocato.

MARCO: Non è il dottore… è una donna.

SUSANNA: Era la mia terza ipotesi… Chiama quelli della compagnia aerea per

dirgli di non preoccuparsi più della valigia, non mi serve più… Adesso posso farti una domanda stupida? Perché non si muove?

MARCO: Posso spiegarti tutto?

SUSANNA: D’accordo, però non venirmi a raccontare che ti scarrozzavi una

paralitica derelitta, perché tanto non la bevo.

MARCO: Ha bevuto sei negroni e una bottiglia di vodka. Non resusciterà prima di

domani… Susanna io non ti nascondo niente.

SUSANNA: Meglio così, perché io invece ti accuso di tutto! ( Si siede in poltrona e

comincia a mettersi le scarpe ) E’ una puttana? E’ una che conoscevi o è una puttana? Se è una puttana, divorzio. Se è una che conoscevi ti ammazzo.

MARCO: No, non la conoscevo. Ne la conosco. Si, probabilmente è una puttana ma

non gliel’ho chiesto.

 SUSANNA: L’umiliazione!… Pensa all’umiliazione di aver giaciuto nello stesso

letto di una puttana dormiente, mentre ti raccontavo che avevo le mie cose!… Di alla bella addormentata di restituirti il pigiama, Marco, perché è l’unica cosa che ti lascerò. ( Va verso il telefono. Lui le sbarra la strada)

MARCO: E’questa la sola cosa che ti preme? Il castigo? E i nostri cinque anni di

matrimonio non contano niente? Non sono stati belli?

SUSANNA: Sono stati stupendi… Ma non mi ero mai preoccupata di dare

un’occhiata dall’altra parte del letto. ( Prova ancora a raggiungere il telefono)

MARCO: Dammi cinque minuti… Se non riesco a farti cambiare idea in cinque

minuti, vuol dire che meritavo di perderti.

SUSANNA: ( Che segue un suo pensiero angoscioso) Ci pensi che bello se mi

addormentavo e poi mi svegliavo abbracciata a quella lì?

MARCO: ( Che segue un suo pensiero di espiazione) Ho peccato, ho tradito, ho

commesso adulterio.

SUSANNA: Nelle sue condizioni, si chiama necrofilia! Sparisci dalla mia vita!

MARCO: Lei era sveglia. Ubriaca ma sveglia. Eravamo ubriachi tutti e due. Credi

che avessi fatto una cosa simile, se fossi stato sobrio?

SUSANNA: Dichiarazioni di questo genere non sono certo idonee a farmi cambiare

idea… ( Al talefono) Mi dia il portiere, prego. ( A Marco) E permettimi di aggiungere una cosa, maltrattare i bambini sta al numero due. E’ questa cosa qui che sta al numero uno!

MARCO: Per te, forse… Guarda, arrivo persino a capire quanto sìa importante per te.

Ma per me non ha significato proprio niente.

 SUSANNA: Che peccato! Ci resto sempre così male, sai? Quando tu non ti diverti.

(Guarda il corpo senza vita) Guardalo li, il cadaverino, non c’è da stupirsi che non ti sia divertito. Pronto? Per favore un taxi. Camera 719. Signora Micheli, ancora per poco. ( Riaggancia) Magari mi capita lo stesso taxi con cui è venuta lei.

MARCO: Può esserti di sollievo sapere che non l’ho cercata io? Che non gliel’ho

chiesto io di venire?

SUSANNA: Davvero? E chi te l’ha mandata? L’ente del turismo? ( Va in soggiorno e

Marco la segue)

MARCO: E’ stato un regalo, una sorpresa…

SUSANNA: Ma perché, è Natale qui a Roma?

MARCO: Me l’hanno mandata. Io non l’ho nemmeno pagata.

SUSANNA: Ma chi?

MARCO: Tanto che cambia?

SUSANNA: Chi?

MARCO: Non ha importanza chi.

SUSANNA: Tuo fratello! Andrea! Tu non conosci nessun’altro a Roma. Roba da

matti! Avevo sentito dire che qui si fanno delle feste di addio al celibato un tantino eccentriche ma questo e troppo. Ci scommetti che ne ha mandata una a tutti gli invitati? Ma l’addio al celibato era per lui non per gli invitati!

MARCO: L’ha mandata solo a me… Andrea è più giovane di quattro anni. Quando

compì sedici anni, come regalo di compleanno, gli feci la sua prima donna. E così, da allora si è sentito in debito. Sapeva che non avevo mai nemmeno guardato nessun’altra, da quando siamo sposati. Ieri sera all’ addio al celibato, ho bevuto poco e mi sentivo proprio bene. Quando ci siamo salutati, mi ha detto che in camera avrei trovato un regalino. Io a tutto pensavo, fuorchè a questo, al massimo mi aspettavo un cestino di frutta… Certo, avrei potuto mandarla via, ma non l’ho fatto, lei era qui, carina, un po’ brilla e offerta in omaggio. E poi non volevo dare un dispiacere ad Andrea, l’ha fatto perché mi vuole bene… Ecco. Non è granchè, come giustificazione, lo so, ma una cosa è certa, non mi succederà mai più, perché, non solo non mi sono divertito, ma nemmeno mi ricordo niente… E adesso se vuoi lasciarmi, fa pure, ti capisco, però quando mi ammazzo, spero sia tu a capire.

SUSANNA: ( Si alza)  Devo essere ancora sotto choc, non mi è venuta ancora

nessuna reazione. Ma quando tutto l’orrore di aver giaciuto accanto alla puttana  di mio marito, mi schiaccerà sotto il suo peso, una bufera di rabbia si scatenerà fuori di me. ( Torna in camera da letto) Ma ti rendi conto? Io devo starmene in piedi, a contemplare la donna con cui ha fornicato che dorme in un letto in cui io vorrei ma non posso entrare!

MARCO: ( Andandole dietro)  Vorresti qualcosa da bere, confettino mio? Ti

calmerebbe un po’.

SUSANNA: Io non voglio calmarmi. Io voglio ricordarmelo bene questo momento.

Hai portato la macchina fotografica? Mi piacerebbe avere un bel ricordo del nostro primo viaggio a Roma, noi tre tutti insieme.

MARCO: Così, va bene Susy, sfogati. Prima ti sfoghi, prima te ne liberi.

SUSANNA: Allora? Non l’hai portata? Fa niente, telefona ad Andrea e dirgli di

mandarti il fotografo della festa!… Tanto lui è specializzato in spedizioni in carne ed ossa. Questa quanto dici che costa, Marco? Cento? Sarà una puttana da Cento Euro?

MARCO: Non lo so. Sarà cento.

SUSANNA: Che  miserabile che è. Noi ne avremmo speso almeno seicento, per quel

pidocchioso di tuo fratello.

MARCO: Amore ho imparato la lezione. Prometto che non ci casco più.

SUSANNA: Obbligatissima. E intanto, secondo te, dovrei venire al matrimonio di

tuo fratello e dire “ Congratulazioni” All’uomo che ha pagato questa donna per baloccarsi con mio marito?

MARCO: Lui non lo sa che tu lo sai.

SUSANNA: Ah, giusto. Allora lo prendiamo per il sedere, tanto siamo solo due

A sapere che io lo so.

MARCO: Guarda, facciamo tutto quello che vuoi tu. Se vuoi prendere il primo volo

per Milano, io vengo con te. Al diavolo la festa.

SUSANNA: ( Ci pensa su molto, molto tempo)  No… Non voglio dare questa

soddisfazione a te o ai tuoi parenti… Mi comporterò con una dignità che tu non ti sei mai sognato. Non ti lascio, Marco, non divorzio… e ti perdono. Dimenticherò che questa cosa sia mai successa, cercherò di capire perché è successa e prometto che non ci tornerò sopra mai più, per tutta la vita… E adesso vado a via dei Condotti e spendo fino all’ultimo centesimo che possiedi.

MARCO: Aspettami, cara, vengo con te. Finisco di vestirmi e andiamo per negozi,

andiamo alla cerimonia e stasera cambiamo albergo… Va bene così. Susy?

SUSANNA: Si, Marco, va bene così. Vorrei ripartire da zero e cercare di ricostruire il

nostro matrimonio sulla fiducia e sulla fedeltà… Una cosa del genere non deve accadere mai più.

MARCO: Mai più, tesoro, promesso. ( Va verso di lei)  Sei la donna più rara del

mondo. Susanna e io ti adoro. ( La stringe)  Ti adoro non sai quanto.

SUSANNA: ( Liberandosi dall’abbraccio) No, per favore, no. Non davanti alla

puttana.

MARCO: ( Annuisce) Due minuti per la barba ed usciamo.

SUSANNA: Dobbiamo lasciarle un biglietto?

MARCO: Non credo, probabilmente è abituata a queste cose… Ma tu sei così piena

di premure per tutti… Ti amo di più in questo momento che in tutta la mia vita. ODDIO, come sono fortunato! ( Sta lì, lì per sciogliersi in lacrime e per tanto corre in bagno e chiude la porta dietro di se, così può singhiozzare in tutta tranquillità. Squilla il telefono e Susanna risponde)

SUSANNA: ( Al telefono)  Pronto? … chi?… ah, si va bene, me lo passi. (Rivolta verso il bagno) Marco… il bimbo al telefono… Pronto? Ciao amore, come stai? (Susanna siede sul letto)  Ti manco tanto? Anche tu mi manchi tanto, sai?… (Susanna si sdraia sul letto)  Papà?… papà sta bene, però stanotte… ha dormito poco… Sull’aereo? Si tutto bene… no non ho sofferto il mal d’aria.( Il braccio della puttana si abbatte su Susanna, lei lo guarda con repulsione) Ho una voce strana?… Beh, a dirti la verità, mi sento un po’ stravolta, amore mio…All’aeroporto mi hanno perso la valigia…Si tutto il vestito nuovo che ho comperato per la cerimonia, le scarpe nuove, insomma tutto…( Comincia a chiudersi il sipario)  Eh, si, un disastro, amore mio, sono proprio sconvolta… ( Sipario e buio)

         Durante le ultime battute di Susanna al telefono, Marco rientra in scena, ormai sbarbato e calmo. Si affretta a mettersi la cravatta, cerca il fazzoletto nella tasca dei pantaloni e trova anche il bigliettino da visita di Monica. Lo esmina alle spalle della moglie e guarda, curioso e divertito, ora il bigliettino, ora Monica, ora Susanna e infine sta per buttare il bigliettino nel cestino, poi ci ripensa, mette in tasca  il biglietto e si stringe tra le spalle.

IL PADRE DELLA SPOSA

         E’ sabato, e sono le tre di un caldo pomeriggio di primavera.

         Il soggiorno è adornato con vasi e cesti di fiori. In camera da letto, per terra, giace una valigia aperta che contiene abiti femminili  da giorno. Una grande scatola, che conteneva un abito da sposa, è poggiata sullo sgabello portabagagli e sul letto giace un vestito da uomo. Una stola di pelliccia ed un paio di guanti sono buttati sulla spalliera del divano. Dappertutto sono spsrpagliati  telegrammi di congratulazioni e giornali. Oggi stanno usando la suite né più né meno che come spogliatoio, dal momento che in uno dei saloni in basso si sta per svolgere un matrimonio.

         Quando si accendono le luci, Maria Cacace è al telefono in camera da letto e picchietta con impazienza sul ricevitore. E’ vestita con abito da cocktail e un cappello ad ampia tesa ed appare al suo meglio, come qualsiasi donna desideri apparire il giorno delle nozze di sua figlia. Ma è estremamente nervosa e per degli ottimi motivi – come scopriremo presto.

MARIA:  ( Al telefono)  Pronto… Pronto, centralino?… Mi passi il salone Blu, per

piacere… Il salone Blu… E’ il salone Rosa?… No, senta, vorrei il matrimonio Pettinelli- Cacace… Il salone verde, giusto… Grazie… Potrebbe passarmelo subito, centralino è un’emergenza… ( Guarda verso il bagno nervosamente. Cammina avanti e indietro nervosamente)  … Pronto?… chi è?… Oh, signor Pettinelli… sono Maria Cacace… No, va tutto bene… si, stiamo scendendo… ( Sorride e tenta di comportarsi con calma e disinvoltura) Eh si, ha ragione, è davvero un gran giorno… Signor Pettinelli, per caso mio marito è lì ?… Sarebbe così gentile?… Oh, anch’io sono tanto felice… Paolo è un ragazzo meraviglioso… Certo, sono entrambi ragazzi meravigliosi… No, no. Francesca è calma, tranquillissima… E’ lo stile delle nuove generazioni… Ma si, tutto sta procedendo in modo fantastico… Assolutamente fantastico… Oh, Grazie. ( è chiaro che adesso dall’altra parte del filo c’è suo marito, perché Maria cambia bruscamente espressione ed emette un sospiro carico di tragedia. Sedendosi sul letto) Salvatore? Vieni su subito, siamo in un guaio terribile… Non fare domande! Vieni su e basta… Spero, che tu non sia già ubriaco perché da sola non so proprio come fare. Non dire nulla, sorridi,  scivola via…e vieni su più veloce che puoi. ( Riattacca, rimettendo giù il telefono sul comodino. Va verso il bagno e mette la testa contro la porta del bagno) Francesca, ti informo che sta salendo tuo padre! Ora, voglio che esci da quel bagno e vai giù a sposarti. ( Nessuna risposta) Mi senti?… Ne ho abbastanza di questa stupidaggine… Apri la porta! ( Capisce che l’autorità non funziona e cambia tono, quasi implora) Francesca, tesoro, per favore vai giù a sposarti, lo sai come è fatto tuo padre… Capisco quello che stai provando, bimba mia, sei solo nervosa… E chi non lo sarebbe il giorno del matrimonio?… Andrà tutto bene, cara. Tu ami Paolo e Paolo ama te. Avete avanti un meraviglioso futuro. Perciò esci dal bagno! ( Tende l’orecchio, ma non arriva nessuna risposta) Francesca, se te ne infischi della tua vita, pensa almeno alla mia. Tuo padre mi ucciderà, ( Il campanello della porta suona, Maria getta nervosamente uno sguardo e si sposta all’altro lato del letto)  Oh, Dio, è qui… Francesca, Francesca, ti prego, risparmiami questa cosa… Se vuoi, ti faccio annullare il matrimonio la prossima settimana, ma ora per piacere esci e vatti a sposare! ( Dal bagno non arriva nessuna risposta, mentre il campanello della porta suona con impazienza)  E allora, faccio entrare tuo padre. E che il cielo ci aiuti tutti e tre!

( Dalla camera da letto passa in soggiorno, va alla porta e la apre mentre Salvatore Cacace irrompe nella stanza. Salvatore è in tight con le code e i pantaloni a righe, tutto come si conviene. Ha un aspetto elegante ma così vestito non si sente tanto a suo agio. E’ un uomo collerico, esplosivo quando si tratta di misurarsi con il duro e competitivo mondo degli affari. Ma nervoso e spaventato quando si tratta di veder sposare la sua unica figlia)

SALVATORE:  Che fai qui inpalata? Di sotto ci sono sessantotto persone che

mangiano e bevono a spese mie! Se questo matrimonio si deve fare facciamolo e non ci pensiamo più! ( Fa per uscire ma vede che Maria non si muove e anzi si siede sul divano. Rientra)  … Hai sentito quello che ho detto? Dopo di noi c’è un’altra coppia che ha prenotato il salone Verde… su, sbrighiamoci. (Fa di nuovo per uscire)

MARIA: ( Con molta calma) Salvatore, non potresti sederti un momento? C’è

qualcosa di cui vorrei parlarti.

SALVATORE: ( La guarda come si guarda una pazza) Vuoi parlarmi ora? Hai avuto

ventun’ anni per parlarmi  mentre tua figlia cresceva. Parleremo quando gli sposi saranno alle Bermuda. Adesso, per piacere, possiamo celebrare il matrimonio?

MARIA: Se io e te non parlamo non ci sarà nessun matrimonio.

SALVATORE: Ma sei impazzita? Mentre qui di sopra io e te parliamo, la sotto

quattro musicisti suonano per duecento euro l’ora. Ci parleremo più tardi, quando staremo ballando. Su, prendi Francesca e andiamo. ( Di nuovo si avvia alla porta)

MARIA: E’ proprio di lei che ti voglio parlare.

SALVATORE: ( Torna indietro) Di Francesca?

MARIA: Siediti. Quello che sto per dirti non ti piacerà.

SALVATORE: Sta male?

MARIA: Non sta male. Non proprio.

SALVATORE: Che intendi con “ Non proprio”? Sta male o non sta male?

MARIA: Non sta male.

SALVATORE: E allora celebriamo il matrimonio. ( Va verso la camera da letto)  

Francesca, dabbasso ci sono salsiccette viennesi da cocktail per un valore di quattrocento euro che stanno diventando fredde… ( Ritorna in soggiorno al lato del divano. Guarda Maria) …Dov’è Francesca?

MARIA: Prometti che non te la prendi con me?

SALVATORE: Prendernela con te? Cos’hai combinato?

MARIA: Non ho combinato niente. Mi vuoi rimproverare per questo?

SALVATORE: Che sta succedendo? E Francesca dov’è

MARIA: Giura che non te la prendi con me?

SALVATORE: Lo giuro! Lo giuro! E ADESSO DIMMI DOVE DIAVOLO E’?

MARIA: … Si è chiusa a chiave nel bagno! Non vuol venir fuori e non vuole

sposarsi.

SALVATORE: ( Guarda Maria con aria incredula. Poi, decidendo che non può

essere altro che uno stupido scherzo, le sorride. Emette persino un debole accenno di riso soffogato. Con calma) …Non scherzare, dov’è?

MARIA: ( Si allontana)  Non mi crede. Ora mi ammazzo.

SALVATORE: ( Si gira e si precipita verso la camera da letto, arriva davanti al

bagno e bussa alla porta . Poi cerca di aprirla. E’ chiusa a chiave. Prova di nuovo. Batte sulla porta con il pugno) Francesca?… Francesca?… FRANCESCA? ( Nessuna risposta. Disponendosi ad affrontare il problema, riattraversa la camera da letto per raggiungere il soggiorno. Arrivato all’altezza del divano lancia un occhiata a Maria) …Cosa le hai fatto?

MARIA: ( Saltando su e allontanandosi) Lo sapevo! Lo sapevo che te la prendevi

con me. Avevi giurato. Dio ti punirà.

SALVATORE: Non me la prendo con te. Voglio solo sapere cosa vi siete dette per

farla reagire così?

MARIA: Non ho detto neppure mezza parola, io! Mi stavo mettendo il rossetto, lei

era in bagno, ho sentito un click, la porta è stata chiusa dal di dentro e la mia vita è andata a rotoli! Che cosa vuoi da me?

SALVATORE: E non le avevi detto niente?

MARIA: E che avrei dovuto dirle?

SALVATORE: ( Muovendosi minacciosamente verso Maria che indietreggia)  Cosi,

tu stai cercando di farmi credere che una ragazza di ventun’anni, normale, intelligente, agiata, diplomata, che negli ultimi diciotto mesi mi ha fatto diventare matto, con le sue liste di nozze, gli addobbi floreali e la scelta di antipasti assortiti, ha improvvisamente deciso di trascorrere il più bel giorno della sua vita chiusa in un cesso dello Sheraton Hotel?

MARIA: ( Fermandosi presso il camino) Si! Si! Si! Si! Si!

SALVATORE: ( Rabbioso) DEVI AVERLA DETTO QUALCOSA! ( Si precipita

verso la camera da letto, Maria lo segue)

MARIA: Salvatore… Salvatore… Che hai intenzione di fare?

SALVATORE: ( Fermandosi davanti al letto)  Per prima cosa intendo tirar fuori la

diplomata dal bagno, poi farla sposare e poi io e te ci faremo una bella chiacchierata. ( Torna davanti alla porta del bagno e la bombarda di colpi) Francesca, sono tuo padre! Voglio che tu ed il tuo vestito da sposa da quattromila euro usciate da li entro cinque secondi.

MARIA: ( In piedi al lato del divano)  Non minacciarla. Non verrà mai fuori se la

minacci così.

SALVATORE: ( A Maria) Sotto ci aspettano sessantotto invitati, nove camerieri,

quattro musicisti e un ragazzo con una licenza matrimoniale. Non c’è tempo per essere diplomatici. ( Batte sulla porta) Francesca!… Vieni fuori o dobbiamo celebrare il matrimonio fra la vasca e lo sciacquone?

MARIA: Abbassa la voce? Ci sentiranno tutti.

SALVATORE: ( A Maria)  E per quanto tempo credi che riusciremo a mantenere il

segreto? Non appena quel ragazzo dice “Si” e non c’è nessuno in piedi accanto a lui, cominceranno ad avere dei sospetti, no? ( Batte sulla porta)  Non potrai rimanere rinchiusa li dentro per sempre. Francesca. E poi abbiamo il salone Verde fino alle sei… Mi senti? ( Dal bagno non arriva ancora nessuna risposta)

MARIA: Per favore, Salvatore, cerca di controllarti.

SALVATORE: ( Facendo grande sfoggio di pazienza, va ai piedi del letto e si siede)

E va bene, io resterò qui a controllarmi e tu scenderai giù a sposarti quel ragazzotto! (Sbottando )  Ma, in che pianeta vivi? Ti rendi conto di quello che sta succedendo?

MARIA: ( Andando verso di lui)  Si, me ne rendo conto. Nostra figlia è nervosa,

spaventata, terrorizzata a morte.

SALVATORE: Da cosa? DA COSA? E’ stata due anni a strillare che se lui non la

sposava si sarebbe buttata giù dal nono piano… Da che cosa è spaventata?

MARIA: Non lo so. Forse ci ha ripensato.

SALVATORE: ( Alzandosi e andando verso la porta del bagno) Ah, ci ha ripensato?

Non è il momento per i ripensamenti. I pensieri di prima mi stanno già costando ventimila euro. ( Batte sulla porta)  Francesca, apri subito quella porta.

MARIA: E’ questa l’unica cosa che ti preoccupa? Quanto stai spendendo? Non ti

importa la felicità di tua figlia?

SALVATORE: ( Ritorna da lei passando davanti al letto)  Si, certo che mi importa

della felicità di mia figlia. Ma mi importa anche di quel ragazzo che aspetta giù. Un onesto, rispettabile, intelligente giovanotto…

MARIA: Non hai la minima idea di quello che le sta passando per la mente in questo

momento.

SALVATORE: E tu invece?

MARIA: Potrebbe trattarsi di qualsiasi cosa. Non so, magari pensa di non essere alla

sua altezza.

SALVATORE: ( La guarda incredulo)  … Di non essere alla sua latezza? Ma di chi?

Del promesso sposo? E chi sarà mai? Un dio greco? Non è nient’altro che un giovanotto qualsiasi… Tutto questo è ridicolo. ( Ritorna alla porta del bagno e vi batte contro) Francesca! Francesca, apri la porta. ( Si gira verso Maria) Forse non è la dentro.

 MARIA: Si che è la dentro. ( Si afferra il petto e si siede sul lato del letto) Dio mio,

sento che mi arriva un attacco di cuore.

SALVATORE: ( Con l’orecchio alla porta per ascoltare)  Non sento il minimo

rumore. C’è una finestra la dentro? Non avrà commesso una follia?

MARIA: ( Girandosi verso di lui)  Fantastico. A una donna che sta per avere un

attacco di cuore, vai a dire che forse sua figlia si è buttata dalla finestra.

SALVATORE: Dai un’occhiata dal buco della serratura. Voglio essere sicuro che sia

la dentro.

MARIA: E’ li dentro. Te lo dico io. Guardami, è solo questa mano che impedisce al

mio cuore di saltare fuori!

SALVATORE: Ti decidi a guardare la dentro per vedere se sta bene o devo chiamare

il poliziotto dell’albergo?

MARIA: ( Alzandosi e muovendosi davanti al letto)  Perché non guardi tu?

SALVATORE: Magari sta facendosi un bagno.

MARIA: Due minuti prima del suo matrimonio?

SALVATORE: ( Dirigendosi verso di lei)  Quale matrimonio? L’ha disdetto!

MARIA: Ma avrei dovuto sentire scorrere l’acqua!

SALVATORE: Con quel cappello calcato sulle orecchie non sentireste neanche le

cascate del Niagara!… E allora, guardi tu cosa sta facendo tua figlia nel bagno o devo chiederlo al primo che passa?

MARIA: ( Avviandosi alla porta)  Guardo! Guardo! Guardo! ( Con riluttanza si

inginocchia e guarda con un occhio attraverso il buco della serratura) Oh, mio Dio!

SALVATORE: Che succede?

MARIA: ( A lui)  Mi si è smagliata la calza. ( Si alza e si esamina la calza)

SALVATORE: E’ La?

MARIA: E’la! E’ la! ( Zoppicando fino al lato estremo del letto e sedendosi sul

bordo)  Dove lo trovo un altro paio di calze adesso? Come mi presento al matrimonio con le calze smagliate?

SALVATORE: ( Andando verso il bagno)  Se manca la sposa, chi vuoi che bada alle

tue calze? ( Si inginocchia davanti alla porta e guarda dal buco della serratura)  Eccola. Seduta sul cesso che piange.

MARIA. Te l’ho detto che c’era… Sono la sola della mia famiglia ad avere una figlia

che si sposa all Sheraton Hotel e ho le calze smagliate.

SALVATORE: ( Inginocchiato con l’occhio al buco della serratura)  Francesca, ti

vedo!… Mi senti?… Non girare la testa dall’altra parte quando ti parlo.

MARIA: Potrei preovare a fare un salto nella boutique qui sotto. Hanno belle calze.

(Va verso il cassettone in camera da letto dov’è poggiata la borsa, la prende e gurda dentro)

SALVATORE: ( Sempre guardando dal buco della serratura)  Vuoi che sfondi la

porta, Francesca? E’ questo che vuoi? Perché è quello che farò se non esci di lì entro cinque secondi… Smetti di asciugarti le lacrime con il vestito. Usa l’asciugamano.

MARIA: ( Andando da Salvatore) Non ho soldi. Dammi quindici euro. Sarò di

ritorno fra dieci minuti.

SALVATORE: ( Si alza e si muove davanti al letto)  Fra dieci minuti Francesca sarà

una donna sposata, perché ne ho abbastanza di questa sciocchezza. ( Grida)  E va bene Francesca, riparati nella doccia perché sto per buttare giù la porta.

MARIA: ( Parandosi davanti alla porta)  Salvatore, non fare pazzie.

SALVATORE: ( Preparandosi acorrere verso la porta)  Togliti dai piedi.

MARIA: Verrà fuori, Salvatore, se le parlerai con dolcezza.

SALVATORE: ( Facendole segno di allontanarsi)  E cosa ho fatto finora? Non resta

che buttare giù la porta. Francesca, stai pronta, sto arrivando!

MARIA: No, Salvatore, non farlo! No! ( Maria, si toglie di mezzo mentre Salvatore si

lancia contro la porta dando una forte spallata. Niente di fatto. Lui resta contro la porta in silenzio per un secondo, senza reagire. Poi dice con voce calma e piana)

SALVATORE: Chiama un dottore.

MARIA: ( Stando ritta a lato della porta) Lo sapevo. Lo sapevo.

SALVATORE: ( Indietreggiando) Non dirmi che lo sapevi, chiama un dottore

e basta ( Alla figlia) Non arrivo subito, Francesca, perché mi sono rotto il braccio.

MARIA: Fammelo vedere. Riesci a muovere le dita?  ( Gli si avvicina e gli esamina

le dita)

SALVATORE: ( Attraverso la porta) Sei contenta ora? Tua madre si è rotta le calze e

tuo padre si è rotto un braccio. Per quanto tempo ancora deve andare avanti questa buffonata?

MARIA: ( Muovendo le dita di Salvatore)  Non è rotto, puoi muovere le dita. Dammi

quindici euro con l’altra mano, devo comprarmi le calze. ( Comincia a frugare nelle tasche. Lui le da una pacca sulle mani per farla smettere)

SALVATORE: Sei pazza a muovere un braccio rotto?

MARIA: Facciamo dieci euro, ne compro un paio a buon mercato.

SALVATORE: ( Come se avesse a che fare con una pazza)  No ho liquidi con me

oggi! E’ tutto a nolo.

MARIA: Non posso noleggiarmi le calze. Non hai neanche la carta di credito?

(Ricomincia a frugare nelle sue tasche)

SALVATORE: ( Di nuovo cerca di liberarsi dalle sue mani con degli schiaffetti. Poi

puntando il dito drammaticamente) Aspetta nel salone Verde. Qui non mi servi a niente, va ad aspettarmi nel salone Verde.

MARIA: Con le calze smagliate?

SALVATORE: Mettiti dietro una delle piante noleggiate. ( La prende per il braccio e

la conduce davanti al letto. Con tono confidenziale) Quelli giù, chiameranno fra un secondo per sapere che fine ha fatto la sposa. E sono io quello che dovrebbe rispondergli. Io, capisci, io! ( Il telefono suona. Spingendola verso il telefono)  Eccoli. Parlaci tu.

MARIA: Ah, si? E dove è finito quel io che doveva rispondere? ( Il telefono

continua a squillare)

SALVATORE: ( Andando verso la porta del bagno) Rispondi! Rispondi tu! ( Il

telefono squilla ancora)

MARIA: E che gli dico?

SALVATORE: Non so. Forse ti viene un’ispirazione mentre parli.

MARIA: ( Alza il ricevitore)  Pronto?… Oh, signor Pettinelli… Si, è arrivato il

grande momento…( Si sforza di ridere allegramente)

SALVATORE: Intrattienilo! Temporeggia! Continua a parlare. Cerca di guadagnar

tempo, in qualsiasi modo. (Si gira verso la porta)

MARIA: ( Al telefono) Si, saremo giù tra due minuti. (Riattacca)

SALVATORE: ( Si gira verso di lei)  Sei pazza? Che ho parlato a fare? Ti ho detto di

guadagnar tempo.

MARIA: Ho guadagnato tempo. Ora hai due minuti. Che vuoi di più?

SALVATORE: ( Agita il braccio contro di lei)  Ti fai sempre cogliere dal panico.

Ogni volta che c’è una piccola difficoltà, tu vai in crisi e ti fai cogliere dal panico.

MARIA: ( Agitando il braccio contro di lui) Non minacciarmi con quel tuo braccio

rotto. Perché non lo usi per portare tua figlia fuori dal bagno?

SALVATORE: ( Arrabbiatissimo, trascinandosi in ginocchio sul letto verso di lei)  

Avrei una bella risposta da darti!

MARIA: ( Affrontandolo si inginocchia a sua volta sul letto) E allora prchè non me la

dai?

SALVATORE: Perché finiremo per litigare. E io non voglio rovinarti questa

giornata, ( Si alza e ritorna davanti alla porta del bagno)  Francesca, è tuo padre che ti parla… Credo che tu sappia che non sono un tipo violento. Mi può capitare di essere rigido e severo, ma violento mai… eccetto quando mi arrabbio. E adesso sono molto arrabbiato, Francesca. Puoi chiederlo a tua madre. ( Si sposta in modo che Maria possa avvicinarsi alla porta)

MARIA: ( Raggiungendo la porta del bagno) Francesca, è mamma che ti parla. E’

vero, tesoro, tuo padre è molto arrabbiato.

SALVATORE: ( Ritornando davanti alla porta) E’ di nuovo tuo padre, Francesca. Se

hai un problema di cui vuoi discutere, apri la porta e lo discuteremo. Non ho intenzione di domandartelo ancora una volta, Francesca, hai raggiunto il limite della pazienza, ora conterò fino a tre… e come è vero Iddio, ragazzina, quando sarò arrivato a tre… è meglio che questa porta venga aperta. ( Si allontana dalla porta in direzione del letto) Allora – uno!…Due!… TRE!… ( Da dietro la porta non si sente arrivare una risposta ne un movimento. Salvatore impotente crolla aterra ai piedi del letto)  … In che cosa abbiamo sbagliato con lei?

MARIA: ( Si dirige verso l’estremità del letto e si siede sul bordo) Ma no, non

abbiamo sbagliato.

SALVATORE: Sotto suonano la marcia nuziale e quella se ne sta barricata nel

bagno. Dobbiamo aver sbagliato.

MARIA: ( sospira) E va bene, se ti fa sentire meglio, abbiamo sbagliato.

SALVATORE: Uno lavora e sogna e spera e tira avanti in vista di questo giorno, e

con un giro di chiave, trac, improvvisamente tutto va a rotoli. Perché? Qual’ è il motivo?

MARIA: Non è colpa tua, Salvatore. Smetti di rimproverarti.

SALVATORE: Non mi sto affatto rimproverando. So di aver fatto del mio meglio.

MARIA: ( Si gira a guardarlo) Che vuoi dire?

SALVATORE: Voglio dire che non siamo perfetti. Facciamo degli errori, siamo

esseri umani. Io ho fatto del mio meglio e noi abbiamo sbagliato.

MARIA: Vuoi insinuare che io invece non avrei fatto del mio meglio?

SALVATORE: ( Girandosi verso di lei)  Non so qual è il tuo meglio. Solo tu puoi

saperlo. Hai fatto del tuo meglio?

MARIA: Si, ho fatto del mio meglio.

SALVATORE: E anch’io ho fatto del mio meglio.

MARIA: Quindi entrambi abbiamo fatto del nostro meglio.

SALVATORE: Conclusione: non è colpa nostra.

MARIA: E’ quello che dicevo prima. ( Si voltano l’un l’altro le spalle)

SALVATORE: ( Con tono quieto)  A meno che uno di noi due non abbia fatto del

suo meglio.

MARIA: ( Saltando su ed allontanandosi)  Basta, così, non voglio più parlare.

SALVATORE: Benissimo, che cosa facciamo allora?

MARIA: Io ho un attacco di cuore, tu inventati una soluzione.

SALVATORE: Bene, sai che faccio? Scendo giù e glielo dico, (Si alza e si avvia

verso la porta della camera da letto)

MARIA: ( Andando verso la porta e mettendosi davanti a lui) Glielo dici? Gli dici

cosa? ( Mentre tutti e due si muovono nel soggiorno, lei lo ferma dietro il divano)

SALVATORE: Non so. Quei poveracci la sotto avranno pur diritto a qualche

spiegazione. Si sono tutti messi in ghingheri per l’occasione, giusto?

MARIA: Cosa vuoi dirgli? Hai intenzione di dirgli che mia figlia non vuol sposare il

loro figliolo e che si è chiusa a chiave nel bagno?

SALVATORE: E Che vuoi che faccia, che cominci con un paio di buone barzellette?

Prima o poi lo scopriranno anche loro, no?

MARIA: ( Con grande determinazione) Te lo dico io quel che faremo. Se entro

cinque minuti non è venuta fuori da li, noi ce la filiamo dall’uscita posteriore e pertiamo per New York Dall’altra parte dell’Oceano!… Non penserai mica che io possa ancora mostrare la mia faccia in questa città, vero? ( Salvatore considera la cosa per un momento, poi la rassicura con una pacca sul braccio. Lentamente si gira e va in camera da letto. D’un tratto ha perso il controllo e lascia che la rabbia abbia il sopravvento su di lui. Afferra la sedia della toletta e brandendola sopra la testa, si lancia contro la porta del bagno, senza neppure aggirare il letto, ma passandoci sopra direttamente. Maria urla e lo rincorre)  Salvatore! ( Arrivato alla porta del bagno, Salvatore riesce a fermarsi in tempo ed evita di fracassare la sedia contro la porta del bagno, ma trema di frustrazione e di rabbia. Infine, esausto mette giù la sedia davanti alla porta e vi si siede a cavalcioni, poggiato sullo schienale. Maria sprofonda nella poltrona della camera da letto)

SALVATORE: Non ci crederai, ma la scorsa notte ho pianto. Oh, si, proprio così.

Rigiravo la testa nel cuscino e giacevo la nel buio, piangendo, perché oggi avrei perso la mia bambina. Un estraneo stava venendo a portare via, lontano da me, la mia piccola Francesca… Così ti ho voltato la schiena ed ho pianto…

MARIA: ( Persa nella sua infelicità) Avrei dovuto invitare tua cugina Rosaria. ( Fa

un gesto come invocare il cielo) Ci teneva, lo so. ( D’un tratto Salvatore comincia a ghignare, Maria lo guarda. Lui ghigna più forte, sebbene la sua risata sia chiaramente priva di allegria) Ci trovi qualcosa da ridere?

SALVATORE: Si, trovo divertente che ho ingaggiato un fotografo per duemila euro.

Trovo divertentissimo che nella foto ufficiale di nozze ci saremo io e te di fronte alla porta del cesso chiusa a chiave! ( Si alza e sposta la sedia da un lato) Basta, non continuerò a stare qui seduto ad aspettare che quella porta si apra. ( Si dirige verso la finestra della camera da letto e cerca di aprirla)

MARIA: ( Seguendolo) Che fai?

SALVATORE: Adesso ti faccio vedere io. ( Non riuscendo ad aprire la finestra della

camera da letto, va in soggiorno e apre li una finestra. La tenda si gonfia dalla brezza)

MARIA: ( Gli va dietro) Se hai intenzione di buttarti di sotto, mi butto anch’io. Qui

da sola non ci resto!

SALVATORE: ( Guardando fuori dalla finestra) Vado fuori sul cornicione e provo

ad entrare nel bagno dalla finestra. ( Si appresta a scavalcare il davanzale)

MARIA: Sei matto? Siamo al settimo piano. Ti ammazzerai. ( Si aggrappa a lui per

trattenerlo)

SALVATORE: Sono quattro passi. Non c’è nessun problema. Te lo assicuro, fammi

andare…

MARIA: ( Lottando per trattenerlo dall’uscire fuori)  No, Salvatore! Non farlo!

Lasciamola nel bagno, sarà l’hotel a occuparsi della cosa. Non andare sul cornicione. ( Con un gesto di disperazione si aggrappa a una delle code del suo tight)

SALVATORE: ( Mezzo fuori dalla finestra e cercando di uscire mentre lei lo

trattiene per la giacca) Mi strappi la coda! Lasciami! Ci manca solo che mi strappi la giacca. ( Mentre cerca di scrollarsela di dosso, la giacca si strappa completamente sul di dietro, fino al colletto. Lui si blocca e lentamente rientra nella stanza. Dopo aver mollato la presa sulla giacca, Maria, se ne resta di ghiaccio vicino alla porta della camera da letto. Salvatore si raddrizza con grande dignità e controllo. Si gira lentamente e si dirigge verso la camera da letto, fermandosi accanto al letto. Con grande pazienza parla all’indirizzo del bagno. ) Ehi, tu la dentro…Sei contenta ora? Tua madre si è smagliata le calze e tuo padre si è quasi rotto il braccio e si è strappato il tight a noleggio. Però ti giuro che in un modo o nell’altro, il tuo matrimonio si farà. (Esplodendo, si precipita di nuovo verso la finestra aperta del soggiorno) Togliti dai piedi!

MARIA: ( Portandosi le mani alla testa) Mi gira la testa. Sto per svenire.

SALVATORE: ( Togliendosela di mezzo) …Potrai svenire dopo la cerimonia… (Va

fuori dalla finestra sul cornicione) Chiama il servizio camera. Voglio un doppio scotch per quando torno. ( Salvatore scompare dalla vista mentre si inoltra lungo il cornicione. Maria corre in camera da letto e ha una rapida visione di lui mentre passa attraverso la finestra per poi scomparire di nuovo)

MARIA: ( Lamentando il proprio destino) …Si ucciderà. Cadrà di sotto e si ucciderà.

Oggi è proprio la mia giornata fortunata. ( Si allontana barcollando dalla finestra e si appoggia al cassettone) Non voglio guardare, aspetterò qui finchè non sentirò il suo grido. (  Il telefono squilla e Maria urla dallo spavento)  Ahahahahah!… Pensavo fosse lui…( Si avvicina al telefono vicino al letto. Il telefono continua a squillare)  Oh, Dio che gli dico adesso? ( Alza il ricevitore) Pronto? Oh, signor Pettinelli. Si, stiamo arrivando… Mio marito sta prendendo Francesca proprio ora… Saremo giù in un attimo. Intanto faccia girare gli antipasti… Oh, grazie. Proprio così, il giorno più felice della mia vita. ( Riattacca) Forse dovevo dirgli che ho un marito penzolante nel vuoto sull’Eur ( Mentre si dirige verso la finestra aperta, cade un improvviso scroscio di pioggia. Lei arriva alla finestra e vede piovere)  Lo sapevo! Lo sapevo! Doveva succedere… ( Si sporge fuori dalla finestra e cerca di guardare fuori) Tutto bene, Salvatore?…Salvatore? ( nessuna risposta) Non sta bene, è caduto. ( Si muove barcollante nella camera da letto) E’ caduto, è caduto, è caduto, è caduto… E’ morto lo sento. ( Crolla sulla poltrona) Giace là in una pozzanghera in mezzo al traffico. E io sto svenendo. Questa è la volta buona, sto davvero svenendo. ( Sviene sulla sedia, con braccia e gambe spalancate. Suona il campanella della porta) Vengo! Vengo! Vengo! Aiutami, chiunque tu sia, aiutami! ( Attraversa correndo la camera da letto, raggiunge il soggiorno e la porta di ingrasso)  Per favore, che qualcuno mi aiuti! (apre la porta e si trova davanti Salvatore gocciolante, furioso, esausto, con il vestito sotto sopra ed i capelli scompigliati)

SALVATORE: (Entra barcollando nella stanza e si appoggia stancamente al

camino. Gli ci vuole qualche momento per riprendere fiato. Maria, piena di sollecitudine, lo segue) Ha chiuso anche la finestra. Per rientrare son dovuto passare attraverso una camera dove c’erano due che si sono messi a gridare. Credi che mi faranno causa?

MARIA: Non potevi ritornare indietro?

SALVATORE: Ma non hai visto che piove? ( Debolmente va di nuovo alla camera

da letto, seguito da Maria, che afferra le code della giacca nello sforzo di fermarlo. Fuori smette di piovere)

 MARIA: ( Fermandosi davanti al letto) Non sgridarla. Non turbarla ulteriormente.

SALVATORE: ( Girandosi indietro a guardarla) Non turbarla? Io, penzolo appeso a

un doccione dal settimo piano mentre la pioggia scroscia e tu pretendi che mi preoccupi per lei?… Lo sai che sta facendo li dentro? Sta giocherellando con le ciglia finte… ( Va verso la porta del bagno) Io sto la fuori a combattere per la mia vita con i piccioni e lei giocherella con le ciglia finte… ( Ritornando verso Maria) … Ho già preso la mia decisione. Il momento che riesco a mettere le mani su di lei, la uccido. (Ritorna alla porta) Basta che mostro le note spese del matrimonio e nessun giudice al mondo potrà giudicarmi colpevole… E se per puro caso sopravvive, di matrimonio non se ne parla più… Può ritirarsi in un convento. ( Lentamente si riavvicina a Maria davanti al letto) …Non intendo tirar fuori un centesimo per altre cerimonie di nozze annullate… ( Smanioso si precipita al tavolo accanto alla poltrona e afferra dei quotidiani) Ora o viene fuori di lì o io do fuoco a questi giornali e l’asfissio.

MARIA: ( Lo ferma, lo blandisce e fa in modo di calmarlo. Con delicatezza lo fa

sedere ai piedi del letto. E’ realmente spaventata) La faccio uscire io! Vedrai se non la faccio uscire! ( Va alla porta del bagno e bussa) Francesca! Francesca! Ti prego! (Bussa sempre più forte)  Francesca, vuoi distruggere la famiglia? Vuoi uno scandalo? Vuoi che finiamo sul giornale di domani?… E’ questo che vuoi? E’ questo?…Apri la porta! Aprila! ( Bussa ancora più forte, poi si ferma e si gira verso Salvatore) … Promettimi che non ti fai venire una crisi isterica.

SALVATORE: Che hai fatto? ( Si gira verso di lei fiaccamente)

MARIA: Ho rotto il mio diamante.

SALVATORE: ( Mentre i giornali gli cadono da mano) Il tuo anello di diamanti,

quello buono?

MARIA: E quanti ne ho?

SALVATORE: ( Grida verso la porta)  Ehi, tu con le tue ciglia finte. ( Si alza e va

alla porta) …Vuoi vedere un anello di diamanti rotto? Vuoi vedere ventimila euro ridotti in frantumi?… ( Afferra la mano di Maria e la guida davanti al buco della serratura) Ecco qui! Questo è un cimelio di famiglia privo ormai di qualsiasi valore. (Prende a calci la porta) E questa è la porta di un cesso che vale un diamante! (Riprendendo il controllo. A Maria) Sai che farò ora? Ne hai un’idea ? ( Maria si porta la mano alla bocca, sgomenta. Salvatore si allontana dalla porta, dirigendosi verso l’estremo lato del letto) Mi lavo le mani dell’intera faccienda del matrimonio Cacace – Pettinelli. Puoi caricarti tutti i Pettinelli e tutti gli antipasti e andare sul laghetto artificiale a fare un pic nic da 10mila euro… ( Si interrompe e si gira di nuovo verso Maria) Adesso scendo giù al bar con il mio braccio rotto, il mio tight al nolo fradicio e stracciato e scelgo di diventare cieco!… Non intendo ubriaco, intendo totalmente cieco… (Esplodendo con grande veemenza) Perché non voglio mai più vedere né te né quella pazza di tua figlia, dovessi campare mille anni. ( si gira, si precipita fuori dalla stanza e attraversa il soggiorno fino alla porta. Mentre cerca di aprirla, Maria lo raggiunge, e lo afferra per la coda della giacca e lo tira indietro nella stanza)

MARIA: E va bene. Falla finita con me. Falla finita con tua figlia. Falla finita con noi

proprio quando abbiamo più bisogno di te.

SALVATORE: Tu non hai bisogno di me. Tu hai bisogno di un rinnoceronte con una

fiamma ossidrica per corno, perché altrimenti in quel bagno non si entra.

MARIA: ( Con crescente emozione ) Te lo dico io chi potrebbe entrare in quel bagno.

Qualcuno che si preoccupi di quella povera bambina, alle prese con una terribile decisione e bisognosa di aiuto. Un aiuto che soltanto tu ed io possiamo darle. Ecco chi potrebbe entrare in quel bagno. ( Salvatore la guarda con solennità… Poi la oltrepassa, esita, si volta a guardarla, quindi rientra in camera da letto e va alla porta del bagno. Maria lo segue. Lui si gira e guarda di nuovo Maria. Poi bussa delicatamente alla porta e parla con tono tenero e conciliante)

SALVATORE: Francesca!… E’ papà … C’è qualcosa che non va, tesoro? …

(guarda di nuovo Maria, che annuisce con aria incoraggiante, felice della svolta caratteriale del marito. Poi lui si gira ancora verso la porta) …Voglio aiutarti, bambina mia. Tua madre ed io solo questo vogliamo. Ma come passiamo farlo se tu non parli con noi? Francesca, mi senti? ( nessuna risposta. Lui guarda di nuovo dietro verso Maria)

MARIA: ( All’estremità del letto) Forse è troppo sconvolta per parlare.

SALVATORE: ( Attraverso la porta) Francesca, se mi senti, batti due volte per dire

si ed una per dire no. Mi senti? ( Dalla porta risuonano due colpi. Salvatore e Maria si guardano speranzosi)  Bene, brava… ora, Francesca, ti faremo una domanda molto, molto importante. Vuoi o non vuoi sposare Paolo? ( Attendono ansiosamente la risposta. Sentono un colpo, una pausa, poi un altro colpo)

MARIA: ( Felice) Ha detto si.

SALVATORE: ( Scoraggiato) Ha detto no. ( Si allontana dalla porta e va ai piedi

del letto)

MARIA: Erano due colpi. Due, colpi significa si! Vuole sposarlo.

SALVATORE: Non era un doppio colpo “si”. Erano due singoli colpi “no”. Non

vuole sposarlo.

MARIA: Non dirmi che non vuole sposarlo. L’ho sentita distintamente battere “si”.

Ha fatto così. ( Batte due volte sul cassone del letto) “Si”, voglio sposarlo.

SALVATORE: No, Non era ( Batte due volte sul cassone del letto)…era (Batte una

volta)  …e poi un altro (batte ancora una volta) …cioè “no”, due volte, non intende sposarlo. “no” ,“no”! ( Sprofanda sul letto)

MARIA: ( Andando alla porta)  Domandiamoglielo di nuovo. ( Alla porta)  

Francesca, che hai detto?  Si o no? ( Restano in ascolto. Si sentono due colpi forti e distinti. Maria si gira verso Salvatore) … Visto? Detto a chiare lettere… Tu non seo capace di parlare con tua figlia. ( Si scosta dalla porta)

SALVATORE: (Alzandosi stancamente ed avvicinandosi alla porta) Francesca, non

è questo il modo migliore per avere una conversazione. Ti farai male alle nocche… Non vorresti venire fuori a parlare con noi?… Francesca?

MARIA: ( Conduce con gentilezza Salvatore ai piedi del letto) Non capisci?

Probabilmente si tratta di qualcosa di cui non può discutere con il padre. Ci sono volte in cui una figlia preferisce restare sola con sua madre. ( Fa sedere Salvatore ai piedi del letto e ritorna davanti alla porta) Francesca, non vuoi che venga la dentro da te a parlarti, io e te sole solette, tesoro? Dimmi, cara, è questo che desiseri? ( Nessuna risposta, Da sotto la porta del bagna appare una striscia di carta igienica. Salvatore se ne accorge, spinge Maria di lato, si china, la raccoglie e la legge) Cosa? Cosa dice? ( Salvatore le porge solennemente la striscia di carta igienica, Maria la legge ad alta voce) “Preferirei parlare con papà” ( Maria è annientata. Lui al guarda con comprensione. Si sente la chiave girare per sbloccare la porta del bagno. Salvatore non sa che dire a Maria. Le da un rapido abbracio)

SALVATORE: Sarò breve. ( Apre la porta ed entra, chiudendosi la porta alle spalle

silenziosamente. Maria, con ancora la striscia di carta igienica in mano, cammina lentamente e tristemente fino ai piedi del letto e si siede. Guarda con aria tetra la carta)

MARIA: ( Ad alta voce)  …”Preferirei parlare con papà” …Doveva proprio scriverlo

sulla carta igienica? ( Appallottola la carta) …Forse eè vero, non ho fatto del mio meglio… pensavo che avessimo un rapporto così bello. Da amiche. Tutti credevano che fossimo amiche, invece che madre e figlia… Ho cercato di comportarmi nel modo giusto… Ho cercato di insegnarle che tra madre e figlie ci può essere di più del solo amore… Ci può essere fiducia, rispetto, amicizia e comprensione… ( Arrabbiandosi, si gira e grida verso la porta chiusa) Accidenti a te, Francesca! ( Si asciuga gli occhi con la carta igienica. La porta del bagno si apre. Un Salvatore dall’aria solenne ne emerge, poi la porta si chiude a chiave dietro di lui. Salvatore in modo calcolato si abbottona la giacca e si dirigge verso il telefono della camera da letto senza dire una parola. Maria non gli toglie gli occhi di dosso. La pausa sembra interminabile)

SALVATORE: ( Al telefono) Il salone verde, Per favore… Il signor Pettinelli Paolo.

Grazie.

MARIA: ( Alzandosi dal letto) …Devo indovinare, vero?… La situazione è tanto

grave che preferisci non dirmelo… Non riesci neppure a formulare le parole, pe quanto è orribile, è così?… Ti prego, sono forte. Salvatore. Dimmelo subito, saprò affrontarlo…

SALVATORE: ( Al telefono) Paolo? Sono Cacace… Puoi slire alla camera 719?…

Si, ora… ( Riattacca e fa segno a Maria di seguirlo. Lui si dirigge verso il soggiorno fino all’ottomana, dove si siede. Maria lo segue e resta in piedi in attesa dietro di lui. Infine) Voleva parlare con me perché non sopportava l’idea di dircelo a tutti e due nello stesso tempo… La ragione per cui si è rinchiusa nel bagno… è che ha paura.

MARIA: Paura? E diche ha paura? Che Paolo non la ami?

SALVATORE: Nonche Paolo non la ami.

MARIA: Che lei non ama Paolo?

SALVATORE: Non che lei non ami Paolo.

MARIA: E allora di cosa ha paura?

SALVATORE: …Ha paura di quello che potranno diventare.

MARIA:Non capisco?

SALVATORE: Riflettici un po’!

MARIA: ( Dirigendosi verso il divano) Su cosa devo riflettere? Su come

diventeranno? Si amano, si sposeranno, avranno dei figli, invecchieranno, diventeranno come noi. ( All’improvviso afferra. Si ferma al lato del divano e si gira verso Salvatore) Non ci avevo mai pensato.

SALVATORE: E invece è una cosa su cui riflettere. Ono?

MARIA: Non mi pare che siamo così male… Si, capita che strilliamo un po’. E di

conseguenza ci esasperiamo, ci azzuffiamo e ci malediciamo a vicenda. Così tu mi accusi di essere una pessima madre e io ti accuso di essere un pessimo marito. Ma questo non significa che non siamo felici… non è vero?… ( Alzando il tono di voce) Non è vero?…

SALVATORE: ( La guarda) Lei vorrebbe qualcosa di meglio. (Suona il campanello

della porta. Lui va ad aprire la porta. Maria lo segue) Ciao, Paolo.

PAOLO: ( Entrando nella camera) Salve.

MARIA: Ciao, caro.

SALVATORE: ( Con gravità) Paolo, tu sei un giovanotto intelligente. Non starò a

menar il can per l’aia. Abbiamo un probblema serio.

 PAOLO: E cioè?

SALVATORE: Francesca è preoccupata. Preoccupata riguardo il vostro futuro

insieme. Riguardo l’istituzione stessa del matrimonio. Noi abbiamo cercato di dissipsre le sue paure, ma di certo non siamo stati  troppo di buon esempio. Pare che tu sei il solo che può comunicare con lei. Insomma, si è chiusa nel bagno e non vuole uscire… Vedi se puoi fare qualcosa. ( Senza dire una parola, Paolo passa davanti al divano ed entra in camera da letto e arriva diritto alla porta del bagno. Bussa)

PAOLO: Francesca?… Sono Paolo… datti una calmata! ( Poi si gira e ritorna in

soggiorno. Attraversando la stanza dietro al divano. Oltrepassa i Cacace e senza degnarli un’occhiata, dice) Ci vediamo giù! ( Esce senza mostrare la minima emozione. I Cacace lo seguono con lo sguardo. Ma a questo punto la porta del bagno si apre e Maria e Salvatore si guardano poi si voltano lentamente mentre Francesca ne emerge bellissima nello splendore dell’abito bianco da cerimonia ed il viso incorniciato dal velo)

FRANCESCA: Sono pronta, ora! ( Maria si gira e le va incontro in camera da letto.

Salvatore la segue, lentamente, scuotendo la testa con stupore)

SALVATORE: Ora sei pronta? Ora esci fuori?

MARIA: ( Ammirando Francesca) Salvatore, per favore…

SALVATORE: ( Arrabbiandosi si china verso di lei al di sopra del letto) Io mi

rompo tutte le ossa del mio corpo e tu esci fuori per un “ Datti una calmata”?

MARIA: ( Spingendo Francesca verso Salvatore) Sei bellissima, tesoro. Avviati al

braccio di tuo padre, voglio guardarvi.

SALVATORE: ( Fumantino. Rivolto a Maria che gli prende il braccio) E’ questo il

modo in cui li cumunica? E’ questo il brillante esempio di comprensione tra due persone? “Datti una calmata”?

MARIA: ( Raccigliendo lo strascico di Francesca mentre si avviano verso il

soggiorno) Non cominciare, Salvatore.

SALVATORE: A che razza di uomo fai sposare tua figlia? ( Si fermano dietro il

divano. Francesca prende il suo bouquet da sposa sulla consolle dietro il divano, mentre Maria prende stola e Guanti dalla spalliera)

MARIA: Salvatore, ti avverto. Non rovinarmi questo giorno.

SALVATORE: I ragazzi oggi non badano a niente. Non è più come ai mie tempi.

MARIA: Muoviti. Andiamo. Ancora cinque minuti e quello si sposa a una damigella

d’onore. Vuoi muoverti? ( Francesca prende Salvatore sotto il braccio lussato, lui ha una smorfia di dolore e si avviano alla porta mentre Maria li segue)

SALVATORE: ( Girandosi verso norma) Pazzo. Devo essere impazzito a permetterle di sposare un tipo come quello. ( Apre la porta) Era meglio se teneva duro. Rendo l’idea? Era proprio meglio se restava chiusa nel cesso… ( Sono ormai fuori dalla porta, marcia nuziale)

SIPARIO

  

Personaggi:

ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO

Cameriere

Angela

Sandro

Paola

L’ADDIO AL CELIBATO

Marco

Monica

Susanna

IL PADRE DELLA SPOSA

Maria

Salvatore

Paolo

Francesca

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