Le quattro commedie gradevoli

Le quattro commedie gradevoli


(1895)

di George Bernard Shaw

Traduzione di Paola Ojetti

Introduzione di Paolo Bertinetti

Personaggi

Morell

Candida

Alessandro Mill

Marchbanks

Proserpina

Burgess

Arnoldo Mondadori Editore


Atto primo

Una bella mattinata d'ottobre nel quartiere nord-orientale di Londra, vasta localit a molte miglia di distanza dalla Londra di Mayfair e di St. James e, pur nella sua povert, assai meno angusto, squallido e fetido e soffocante di essa. E' forte della vita mediocre del suo ceto medio; ha le strade larghe; ha una miriade di abitanti; ben servito da brutti orinatoi di ferro, da circoli radicali e da linee tranviarie che trascinano un perenne torrente di vetture gialle; gode, lungo le vie principali, il lusso di ''giardini privati" coltivati a prato, mai calpestati da piede umano salvo nel viottolo che conduce dal cancello alla porta dell'atrio; intristito dalla monotonia, sopportata con indifferenza, di miglia e miglia di mediocri case in mattoni, di ringhiere di ferro nero, di strade lastricate, di tetti d'ardesia, di abitanti rispettabilmente abituati al luogo e spesso intenti a sgobbare senza interesse ma con zelo per conto di altri. Il po' d'energia e il po' di fervore che vi maturarono sono rivelati da una popolaresca cupidigia e da un impulso affaristico. Neanche i poliziotti e le cappelle hanno la rarit necessaria a rompere quella monotonia. Il sole brilla allegramente; non v' nebbia; e, per quanto il fumo impedisca effettivamente a qualsiasi cosa, sia viso o mano o mattone o calcina, d'avere un aspetto fresco e pulito, esso non opprime mai al punto da confondere un londinese.

Questo deserto di mediocrit ha la sua oasi. Al limite estremo della Hackney Road v' un parco di ventun ettari cinto non da ringhiere di ferro ma da steccati di legno; esso contiene tanti pratini verdi, tanti alberi, un lago per i bagnanti, aiuole che sono il trionfo dell'ammirata arte londinese del tappeto fiorito, un arenile, originariamente importato dalla riva del mare per la delizia dei bambini ma rapidamente disertato perch diventato un vivaio di parassiti per tutta la fauna minuta di Kingsland, Hackney e Hoxton. Un palco per la banda, una spoglia tribuna per oratori religiosi, antireligiosi e politici, dei campi di cricket, una palestra e un antiquato chiosco di ferro rappresentano le maggiori attrazioni del parco. Quando la visuale chiusa da alberi o da collinette verdi, il luogo piacevole. Quando il terreno si stende piatto fino ai grigi steccati, oltre i quali sono mattoni e calcina, banderuole, comignoli pullulanti, la visuale diventa desolata e squallida. La migliore vista sul Victoria Park la si gode dalla finestra dell'abitazione parrocchiale di San Domenico, dalla quale non un solo mattone visibile. L'edificio del tipo semi-detached, con un giardino di fronte e un porticato. I visitatori salgono la rampa di scale che conduce al porticato; fornitori e i membri della famiglia scendono attraverso una porta sotto la scalinata a un seminterrato comprendente una camera per la prima colazione, usata per tutti i pasti, davanti, e una cucina, dietro. Sopra, a livello della porta principale, c' il salotto, con la grande vetrata che guarda sul parco. In questo, che il solo salotto libero dai bambini e dai pasti famigliari, lavora il parroco, il reverendo James Mavor Morell. Egli sta seduto su una solida poltrona girevole, con lo schienale rotondo, messa in fondo a una lunga tavola che di fronte alla finestra cos che, guardando verso sinistra, egli possa rallegrarsi con la vista del parco. Al lato opposto della tavola, come una prosecuzione di essa, c' un tavolino largo la met della tavola grande, con la macchina da scrivere. La dattilografa seduta alla macchina e volta le spalle alla finestra. Il tavolone inondato di opuscoli, giornali, lettere, scatoloni, un diario d'ufficio, rubriche postali e simili. Nel centro, rivolta verso il fondo della tavola, c' una poltrona libera, a disposizione dei visitatori che debbono parlare col parroco. Egli ha a portata di mano un portacarte e una fotografia incorniciata. La parete dietro a lui piena di scaffali in base ai quali un occhio esperto pu valutare la preparazione teologica del parroco: I Saggi Teologici di Maurice e la serie completa delle poesie di Browning, la politica del riformatore da Progresso e Povert col dorso giallo, i Saggi fabiani, Un sogno di John Bull, Il Capitale di Marx e una mezza dozzina di altri testi fondamentali del socialismo. Di fronte a lui, dall'altra parte della stanza, c' la porta. Pi avanti, di fronte al caminetto, uno scaffale poggiato su un cassettone, vicino al divano. Il fuoco arde generosamente; e il focolare, con una comoda poltrona e un secchio da carbone dipinto a fiori in stile giapponese, da una parte, una poltroncina in miniatura per un bambino o una bambina, dall'altra, il caminetto di legno verniciato con i fianchi regolari e sagomati, dei piccoli pezzi di specchio intarsiati nei pannelli, una sveglia da viaggio con astuccio di cuoio (l'inevitabile regalo di nozze) e, in alto, appesa alla parete, una grossa riproduzione della figura principale dell'Assunta di 'Viziano, quanto mai invitante. Nell'insieme, la stanza quella di una buona padrona di casa, sconfitta, per quanto riguarda la tavola, da un uomo disordinato, ma altrove dominatrice della situazione. I mobili, nel loro aspetto ornamentale, tradiscono lo stile del "salotto completo" reclamizzato dai negozi di periferia; ma in tutta la stanza non v' nulla di inutile o di pretenzioso perch il danaro di un parroco del quartiere orientale troppo scarso per essere sperperato in gingilli snobistici.

Il reverendo James Mavor Morell un ministro socialista cristiano della Chiesa anglicana, ed un membro attivo della Compagnia di San Matteo e dell'Unione Sociale Cristiana. Un uomo sulla quarantina, vigoroso, simpatico, robusto e aitante, pieno d'energia, dai modi gradevoli, cordiali e rispettosi, con una bella voce decisa, che da esperto parlatore sa usare in modo chiaro ed energico, con una grande padronanza di effetti oratori. un pastore di primo ordine, capace di dire quello che gli pare a chi gli pare, di predicare al prossimo senza erigersi contro di esso, di imporgl la sua autorit senza umiliarlo, e, di tanto in tanto, di immischiarsi dei suoi affari senza impertinenza. La sua sorgente di entusiasmo e di umana comprensione non s' mai prosciugata; egli mangia e dorme ancora tanto di cuore da poter vincere trionfalmente la battaglia quotidiana tra l'esaurimento e il recupero. Nell'insieme, un bombinone, che ha la perdonabile vanit delle sue doti e inconsciamente compiaciuto di se stesso. Ha la carnagione sana; una bella fronte, con le sopracciglia poco segnate, e gli occhi vivaci e pronti; ha la bocca risoluta ma non particolarmente ben disegnata; e un naso importante, con le narici dilatate dell'oratore drammatico, prive, come tutti i suoi lineamenti, di sottigliezza.

La dattilografa, la signorina Proserpina Garnett, una donnina vispa di circa trentanni, di estrazione piccolo-borghese, vestita con cura, ma a buon mercato, d'una sottana di "merino" nero e d'una blusa; piuttosto impertinente e lesta di lingua, e non molto civile di modi, ma sensibile e affezionata. Picchietta con aria indaffarata sulla macchina mentre Morell finisce di aprire l'ultima lettera della posta mattutina. Egli ne accusa il contenuto con un comico gemito di disperazione.

Proserpina. Un'altra conferenza?

Morell. S. Il Gruppo della Libert di Hoxton vuole che vada a predicare per loro domenica mattina. (sottolinea con grande enfasi la parola "domenica" poich questo il lato irragionevole della faccenda.) Che cosa sono?

Proserpina. Anarchici comunisti, credo.

Morell. Bisogna esser anarchici per non sapere che un parroco non libero la domenica! Dica loro che vengano in chiesa, se mi vogliono ascoltare: far loro molto bene. Dica che sono libero soltanto il luned e il gioved. Ha il diario?

Proserpina (prendendo il diario). S.

Morell. Ho un'altra conferenza luned prossimo?

Proserpina (consultando il diario). S, al circolo radicale di Tower Hamlet.

Morell. Va bene, e gioved?

Proserpina. La Lega inglese per la Restituzione della Terra.

Morell. E poi?

Proserpina. La Compagnia di San Matteo, luned. Il partito Indipendente del Lavoro, sezione di Greenwich, gioved.

Luned, la Federazione socialdemocratica, sezione di Mile End. Gioved, primo corso per la cresima. (Con impazienze.) Oh, meglio scrivere che lei non ci pu andare. Non sono che una mezza dozzina di bottegai ignoranti e presuntuosi e fra tutti non saprebbero mettere insieme neanche cinque scellini.

Morell (divertito). Badi: sono miei prossimi parenti.

Proserpina (fissandolo). Suoi parenti!

Morell. Certo: abbiamo lo stesso padre... in Paradiso.

Proserpina (sollevata). Ah, tutto qui?

Morell (con una tristezza che lusso per un uomo la cui voce la esprime con tanta finezza). Ah, lei non ci crede. Tutti lo dicono, nessuno ci crede... nessuno. (Vivacemente) Va bene, va bene! insomma, signorina Proserpina, possibile che non trovi un giorno libero per questi bottegai? Il 25 non pu andare? Fino all'altro ieri era libero.

Proserpina (consultando il diario). Impegnato. La Societ fabiana.

Morell. Anche la Societ fabiana! E il 28?

Prcserpina. Pranzo ufficiale. invitato dalla Compagnia dei Fondatori.

Morell. Non importa: invece che al pranzo andr al Gruppo della Libert di Hoxton. (Prende silenziosamente nota dell'impegno, ma ogni lineamento del suo volto tradisce un implacabile disprezzo per gli anarchici di Hoxton. Morell strappa la fascetta di una copia del Riformatore Ecclesiastico arrivato per posta e scorre rapidamente l'articolo di fondo di Stewart Headlam e le notizie della Compagnia di San Matteo. Queste faccende sono, adesso, ravvivate dalla comparsa dell'assistente di Morell, il reverendo Alessandro Mill, un giovane che Morell ha raccolto nel pi vicino ente benefico al quale era giunto da Oxford per donare al quartiere orientale di Londra i benefici della sua educazione universitaria. un novizio presuntuosamente ben intenzionato, entusiasta, immaturo, che non ha in s mente di decisamente insopportabile salvo l'abitudine di parlare con le labbra ben strette agli angoli della bocca in onore di un'articolazione sofisticata e di una serie di vocali universitarie, poich questi sono i principali mezzi che egli adopera per stroncare con la sua raffinatezza di Oxford (cos chiama le sue abitudini) la volgarit di Hackney. Morell, che egli ha conquistato con una devozione da cane fedele, alza lo sguardo con indulgenza dal Riformatore Ecclesiastico e osserva) E cos, Sandrino? Sempre in ritardo, vero?

Alessandro. Purtroppo. Come vorrei riuscire ad alzarmi presto la mattina!

Morell (esultando per la propria energia). Ah-ha! (Scherzosamente.) Veglia e prega, Sandrino, veglia e prega.

Alessandro. Lo so. (Cogliendo l'occasione per essere spiritoso) Ma come posso vegliare e pregare, se dormo? Non vero, signorina Prossy?

Proserpina (secca). Signorina Garnett, prego.

Alessandro. Le chiedo scusa, signorina Garnett.

Proserpina. Oggi le toccher lavorare per due.

Alessandro (davanti al caminetto). Perch?

Proserpina. Il perch non ha importanza. Le far bene guadagnarsi la cena prima di mangiarla, una volta tanto, come faccio io. Via, non si gingilli. Avrebbe dovuto cominciare il suo giro pi di mezz'ora fa.

Alessandro (perplesso). Dice sul serio, Morell?

Mordi (di ottimo umore, con gli occhi in barchetta). S, oggi mi gingillo io.

Alessandro. Lei? Ma se non sa neanche come si fa!

Morell (di cuore). Ah-ha! Ah no? Voglio avere tutta la mattinata per me. Torna mia moglie: l'aspetto alle undici e quarantacinque.

Alessandro (stupito). Torna di gi! coi bambini? Credevo si trattenessero fuori fino alla fine del mese.

Morell. Infatti: viene qua soltanto per due giorni, a prendere degli indumenti di lana per Jimmy e a vedere come ce la passiamo senza di lei.

Alessandro (ansioso). Ma, caro Morell, se vero che Jimmy e Fluffy hanno avuto la scarlattina, crede sia prudente...

Morell. La scarlattina! che sciocchezze, hanno avuto soltanto la rosolia. L'ho portata in casa io, dalla scuola di Pycroft Street. Un pastore come un medico, ragazzo mio: bisogna che affronti l'infezione come un soldato affronta le pallottole. (Si alza e afferra Alessandro per le spalle.) Prendi la rosolia, se ci riesci: ti curerebbe lei; sarebbe una gran fortuna per te! No?

Alessandro (sorride con disagio). cos difficile capirla quando parla di sua moglie...

Morell (con tenerezza). Oh, figliolo mio, sposati... sposati con una donna che ti voglia bene; allora capirai. un modo di prendere, finch siamo sulla terra, un assaggio del meglio che troveremo nel Regno dei Cieli. Ti guarir dal vezzo di gingillarti. L'uomo onesto sente il dovere di pagare al Cielo ogni ora di felicit con un buon lavoro sodo e altruistico a beneficio della felicit del suo prossimo. Non abbiamo il diritto di consumare la felicit senza produrla proprio come non abbiamo il diritto di consumare la ricchezza senza guadagnarla. Trovati una moglie come Candida; e sarai sempre in arretrato con i pagamenti. (Accarezza Alessandro affettuosamente e sta per uscire dalla stanza.)

Alessandro. Oh, aspetti, dimenticavo... (Morell si ferma e si volta tenendo la mano sulla maniglia della porta) Suo suocero sta venendo da lei.

Morell stupito e contrariato chiude di nuovo la porta, con totale cambiamento di modi.

Morell. Il signor Burgess?

Alessandro. S. L'ho incontrato nel parco che stava discutendo con un tale. M'ha pregato di dirle che veniva a trovarla.

Morell (quasi incredulo). Ma sono tre anni che non viene. Ne sei sicuro, Alessandro? Non stai scherzando, vero?

Alessandro (sul serio). Nossignore, creda,

Morell (pensieroso). Mah! ora che dia uno sguardo a Candida, se non vuol correre il rischio di non riconoscerla pi. (Si rassegna all'inevitabile ed esce.)

Alessandro lo segue con uno sguardo di raggiante adorazione. La signorina Garnett, non potendo scrollare Alessandro, cerca un sollievo pestando sulla macchina da scrivere.

Alessandro. Com' buono! Che anima retta, affettuosa! (Si siede davanti alla tavola, al posto di Morell, e si mette a suo agio prendendo una sigaretta.)

Proserpina (impaziente, tira fuori dalla macchina la lettera a cui ha lavorato e la piega). Oh, un uomo dovrebbe saper voler bene alla propria moglie senza farsi rider dietro ogni volta che ne parla.

Alessandro (scandalizzato). Signorina Prossy!

Proserpina (con uno strattone, tira fuori una busta dall'astuccio con la carta da lettera e, mentre parla, vi ripone la lettera). Candida qui, Candida l, Candida dappertutto! (Lecca la busta.) Chiunque perderebbe la testa (tampona la busta perch si appiccichi) a udir farneticare in quel modo ridicolo a proposito di una donna soltanto perch ha dei bei capelli e un personale discreto.

Alessandro (con grave tono di rimprovero). Oh, signorina Garnett, per me straordinariamente bella! (Prende la fotografia; la guarda; e soggiunge, con anche maggior convinzione) straordinariamente bella. Che occhi stupendi!

Proserpina. I suoi occhi non sono affatto migliori dei miei, via! (Egli posa la fotografia e guarda Proserpina con austerit.) Eppure lei mi ritiene sciatta e insignificante.

Alessandro (alzandosi maestoso). Il Cielo mi guardi dal pensare in questo modo di una creatura di Dio! (Si allontana da lei, impettito, e va dall'altra parte della stanza, vicino alla libreria.)

Proserpina (con sarcasmo). La ringrazio. Questo molto gentile e consolante.

Alessandro (rattristato da tanta depravazione). Non supponevo davvero che lei avesse del rancore verso la signora Morell.

Proserpina (indignata). Io non ho alcun rancore verso di lei. molto carina, e di buon cuore: le sono affezionata e posso apprezzare le sue vere qualit assai meglio di qual-siasi uomo. (Egli scrolla la testa con tristezza. Ella si alza e va verso lui con intensa vivacit.) Lei non mi crede? Lei pensa che io sia gelosa? Oh, come conosce il cuore umano, lei, dottor Alessandro Mill! E come conosce bene la debolezza della donna, eh? Come bello essere uomo e avere un intelletto cosi fine e perspicace anzich dei semplici turbamenti come abbiamo noi donne; bello pensare che noi non spartiamo le vostre delusioni amorose soltanto perch siamo tutte gelose le une delle altre! (Lo abbandona con una scrollata di spalle e va al caminetto a scaldarsi le mani.)

Alessandro. Oh, signorina Prossy, se voi donne sapeste indagare nella forza dell'Uomo come indagate nella sua debolezza, la Questione Femminile non esisterebbe pi.

Proserpina (voltandosi indietro, mentre s china per avvicinare le mani alla fiamma). Dove gliel'ha sentito dire, questo, a Morell? Non pu averlo pensato lei: non abbastanza intelligente.

Alessandro. verissimo. Non mi vergogno di dovergli questo, come gli devo tante altre verit spirituali. Lo ha detto alla conferenza annuale della Federazione liberale delle donne. Mi permetta di soggiungere che per quanto esse non l'abbiano apprezzato, io, che ero soltanto un uomo, l'ho apprezzato moltissimo. (Si volta nuovamente verso la libreria, sperando di averla messa a terra.)

Proserpina (aggiustandosi i capelli mentre si guarda in un pannello di specchio del caminetto). Be', quando parla con me, mi esponga le sue idee, quali sono, e non quelle di lui. La figura pi meschina la fa quando cerca di imitarlo.

Alessandro (punto sul vivo). Io cerco di seguire il suo esempio, non di imitarlo.

Proserpina (avvicinandosi nuovamente a lui, mentre si avvia a tornare verso il suo lavoro). S, certo: lei lo imita. Perch si ficca l'ombrello sotto il braccio sinistro invece di portarlo in mano come fanno tutti? Perch cammina col mento in fuori, correndo frettoloso con quello sguardo ansioso negli occhi? lei! proprio lei che non si alza mai prima delle nove e mezzo del mattino. Perch dice "conoscienza" sul pulpito mentre dice sempre "conoscenza" nella conversazione privata? Toh! crede che non lo sappia? (Torna alla macchina da scrivere.) Avanti, venga a occuparsi del suo lavoro: per questa mattina abbiamo perso anche troppo tempo. Ecco una copia del diario di oggi. (Gli porge un promemoria.)

Alessandro (profondamente offeso). Grazie. (Lo prende e rimane a leggerlo in piedi davanti alla tavola, voltandole le spalle. Lei comincia a trascrivere sulla macchina i suoi appunti stenografici senza preoccuparsi dello stato d'animo di lui.)

La porta s apre e il signor Burgess entra non annunciato. un uomo di sessant'anni che il coercitivo egoismo del piccolo commercio ha reso volgare e avaro e che, in seguito, si adagiato nell'indolente boria di chi mangia con troppa abbondanza e prospera nel commercio. un uomo volgare, ignorante e goloso che si mostra offensivo e sprezzante verso le persone la cui fatica mal retribuita, rispettoso verso la ricchezza e l'alto rango, e assolutamente sincero e privo di rancore e di invidia nell'uno e nell'altro atteggiamento. Il mondo gli ha offerto un solo lavoro discretamente redditizio, quello dello sfruttatore; ve, di conseguenza, in lui qualcosa del porco. Ma egli stesso non ne ha alcun sospetto e pensa onestamente che la sua prosperit commerciale sta il trionfo inevitabile e socialmente salutare dell'abilit, dell'ingegno, dell'astuzia e dell'esperienza dimostrata negli affari da un uomo che, in privato, accomodante, affettuoso e fin troppo gioviale. di corporatura molliccia e ha un naso rincagnato in mezzo a un viso piatto e quadrato; ha sotto ai mento una barba colar polvere con una macchia grigia nel centro; ha gli occhi azzurri, piccoli e acquosi, con un'espressione pietosamente sentimentale che egli trasferisce facilmente alla voce, data l'abitudine di intonare pomposamente ogni frase.

Burgess (fermandosi sulla soglia e guardandosi attorno). Mi avevano detto che il signor Morell era qui.

Proserpina (alzandosi). Glielo vado a chiamare.

Burgess (fissandola deluso). Una volta, c'era un'altra signorina che scriveva a macchina.

Proserpina. S.

Burgess (brontolando mentre va verso il caminetto). Gi: quella era pi giovane. (La signorina Garnett lo fissa; poi se ne va sbattendo la porta.) Esce per il suo giro, signor Mill?

Alessandro (ripiegando il promemoria e ficcandoselo in tasca). S; bisogna che vada via subito.

Burgess (con grande enfasi). Non la trattengo, signor Mill. Sono venuto per una questione privata tra me e il signor Morell.

Alessandro (seccato). E io non ho nessuna intenzione di metterci il naso, signor Burgess, glielo assicuro. Buongiorno.

Burgess (protettivo). Ah, buongiorno a lei.

Morell torna mentre Alessandro si avvia verso la porta.

Morell (ad Alessandro). Vai al lavoro?

Alessandro. Sissignore.

Morell. Prendi il mio fazzoletto di seta e copriti bene la gola. C' un ventaccio freddo. Addio.

Alessandro, pi che confortato della malcreanza di Burgess, si illumina tutto ed esce.

Burgess. Tu, Giacomo, vizi sempre i tuoi assistenti. Buongiorno. Chi pagato da me e vive alle spalle mie, ha da stare al suo posto.

Morell (piuttosto laconico). I miei assistenti stanno sempre al loro posto di collaboratori e di compagni. Se ottiene dai suoi commessi e dai suoi magazzinieri tutto il lavoro che io ottengo dai miei assistenti, fra poro sar un uomo ricco. Vuoi accomodarsi nella sua solita poltrona?

Indica con recisa autorit la poltrona che vicina al fuoco; poi prende la poltrona libera che vicina alla tavola e si siede a rispettosa distanza dal suo visitatore.

Burgess (senza muoversi). Sempre il solito, eh, Giacomo?

Morell. L'ultima volta che stato qui - circa tre anni fa se non sbaglio - lei ha detto la stessa cosa, ma un po' pi francamente. Allora le sue precise parole sono state: "Sempre il solito cretino, eh, Giacomo?".

Burgess (come per lusingarlo). Be', pu darsi; ma (con conciliante bonomia) non dicevo per offendere. Per un pastore la cretineria quasi un privilegio, sai? anzi, nel suo mestiere, un vantaggio. Per, io non sono mica venuto per rivangare vecchi malintesi. Sono venuto per dire che il passato il passato. (Assume improvvisamente un'aria solenne e si avvicina a Morell.) Giacomo, tre anni fa mi hai giocato un tiro birbone. M'hai sfilato di tasca un contratto e quando t'ho detto con parole tonde che, naturalmente, c'ero rimasto male m'hai messo contro la mia figliola. Be', io son venuto a far la parte del buon cristiano. (Gli porge la mano.) Giacomo, ti perdono.

Morell (saltando su). Accidenti che sfacciato!

Burgess (ritraendosi, deprecando in modo quasi piagnucoloso questo trattamento). Oh, Giacomo, parlano cos i pastori? Tu, poi, eri tanto pignolo!

Morell (con calore). Nossignore, non cos che parlano i pastori. Ho detto male. Avrei dovuto dire: maledetta sfacciataggine! cos che le avrebbe detto San Paolo o un qualsiasi prete onesto. Crede che abbia dimenticato la sua richiesta per la fornitura dei vestiti al ricovero di mendicit?

Burgess (in un parossismo filantropico). Io facevo l'interesse dei contraenti. La mia richiesta era la pi bassa di tutte, non lo potrai negare.

Morell. S, la pi bassa, perch lei pagava peggio di qualsiasi altro datore di lavoro... una paga da fame... anzi, peggio che una paga da fame... alle donne che confezionavano gli indumenti. Le sue paghe le avrebbero costrette a battere il marciapiede per sopravvivere. (Si fa sempre pi arrabbiato.) Quelle donne erano della ma parrocchia. Ho fatto vergognate le patronesse che accettavano la sua richiesta e i contribuenti che gliela lasciavano fare; ho fatto vergognare tutti salvo lei. (Fuori di s.) Come si permette, signore, di venir qui a offrire perdono a me, a parlare della sua figliola, a...

Burgess. Calma, Giacomo! calma! calma! Non t'inquietare cos per tanto poco. Ho riconosciuto che avevo torto.

Morell. Ah s? Non avevo capito.

Burgess. Certo. Lo riconosco adesso.. Avanti: chiedo scusa per la lettera che t'ho scritto. Non basta?

Morell (fa schioccare le dita). Non conta. Ha aumentato le paghe?

Burgess (trionfante). S.

Morell. Come?

Burgess (untuoso). Son diventato un principale modello. Non impiego pi le donne, le ho buttate fuori tutte; adesso faccio tinto a macchina. Nessuno piglia meno di mezzo scellino all'ora; e gli specializzati pigliano la paga sindacale. (Con orgoglio.) Adesso che ci hai da ridire?

Morell (annientato). incredibile! Be', c' pi gioia in Paradiso per un peccatore che si pente... (Va verso Burgess con un'esplosione di cordiale desiderio di farsi perdonare.) Carissimo Burgess, la ammiro moltissimo! Le chiedo scusa con tutto il cuore per aver pensato male di lei. (Afferrandogli la mano.) E adesso non si sente meglio per essere cambiato? Via! lo confessi! pi felice. Si vede che pi felice.

Burgess (triste). Be', forse s. Sar cos, se lo dici tu. Del resto, i miei contratti sono andati bene anche al municipio. (Furibondo.) Non c'era niente da fare, con quelli, se non davo le paghe che volevano loro. Maledetti! sono un branco di cretini e di attaccabrighe, ecco che cosa sono!

Morell (lascia cadere le braccia, scoraggiatissimo). Dunque, per questo che ha aumentato le paghe! (Si mette a sedere, di malumore.)

Burgess (severo, con un tono di voce che si diffonde e sale). Per cos'altro dovrei farlo? Per gli operai finisce in sbornia e puzza sotto il naso. (Si siede, da giudice, in poltrona.) Per te, Giacomo, una bella soddisfazione: ne parlano sui giornali e diventi un grand'uomo; ma non pensi al male che fai, cacciando soldi nelle tasche di lavoratori che non sanno come spenderli, e cavandoli a quelli che saprebbero tanto bene che cosa farne.

Morell (con un pesante sospiro, parlando con fredda cortesia). Ma che cosa desiderava da me, stamattina? Non posso fingere di credere che lei sia venuto qua soltanto per un sentimento familiare.

Burgess (con ostinazione). S, proprio cos: sentimento familiare e niente altro.

Morell (calmo ma stanco). Non le credo.

Burgess (si alza, minaccioso). Smetti di dire cos, Giacomo Mavor Morell.

Morell (impassibile). E io seguiter a dirlo finch lei si sar convinto che vero. Io non le credo.

Burgess (sprofonda nell'abisso del sentimento offeso). Allora, se hai voglia di litigare, me ne vado. (Si avvia, a malincuore, verso la porta. Morell non si muove. Egli indugia.) Non credevo che fossi tipo da serbar rancore. (Siccome Morell seguita a non rispondere, egli fa ancora qualche passo riluttante verso la porta. Poi torna indietro piagnucoloso) Una volta s'andava abbastanza d'accordo, anche se tu la pensavi in un modo e io in un alrro. Perch sei tanto cambiato con me? Parola d'onore, io ero venuto qua senza interesse, solo per stare in buona col marito della mia figliola. Via, Giacomo: sei cristiano, dammi la mano. (Posa la mano, sentimentalmente, sulla spalla di Morell.)

Morell (lo guarda, pensieroso). Senta, Burgess: vuole essere il benvenuto in casa nostra, come lo era prima che perdesse quel contratto?

Burgess. S, Giacomo, s, davvero.

Marcii. E allora perch non si comporta come allora?

Burgess (ritira con precauzione la mano). Che vuoi dire?

Morell. Glielo spiego subito, Lei, allora, mi considerava un giovane cretino.

Burgess (blandendolo). Io no, Giacomo, oh no...

Marell (interrompendolo bruscamente). S, vero. E io la consideravo un vecchio lazzarone.

Burgess (deprecando con veemenza la gravissima accusa che Morell fa a se stesso). No, no, Giacomo, non essere ingiusto con te stesso.

Morell. Ma la verit. Per siamo andati d'accordo benissimo. Dio ha fatto di lei ci che io chiamo un lazzarone cos come ha fatto di me ci che lei chiama un cretino. (Quest'osservazione ha su Burgess l'effetto di togliere la chiave di volta dei suo arco morale. Il corpo gli diventa debole e, mentre tiene gli occhi fissi su Marell con aria indifesa, allunga con preoccupazione una mano, come se il terreno gli fosse improvvisamente scivolato sotto i piedi. Morell va avanti, con lo stesso tono di calma convinzione.) Non spettava a me discutere l'opera sua, n in un caso nnell'altro. Fino a quando lei viene qui come un lazzarone che ha rispetto di se stesso, integro e convinto, e giustifica la propria lazzaronaggine e ne orgoglioso, lei il benvenuto. Ma (adesso il tono di Morell si fa poderoso; e gli si alza e colpisce con la mano lo schienale della poltrona, per dare maggior enfasi alle proprie parole) non voglio che lei venga qua a piagnucolare come datore di lavoro esemplare e uomo con-vertito mentre non che un apostata il quale s' rovesciato la casacca per ottenere un contratto dal municipio. (Lo guarda annuendo, per sottolineare il punto; poi va davanti al caminetto dove assume una posizione di comodo comando, voltando le spalle al fuoco e continua) No, mi piacciono gli uomini fedeli a loro stessi, anche nella scellerataggine. Avanti: o prende il cappello e se ne va o si siede e mi d una buona e farabuttesca ragione del suo desiderio di essere in amicizia con me. (Burgess, il cui turbamento si placato tanto da poter essere espresso con un ghigno quasi ebete, sollevato da questa concreta proposta. La medita per un momento, poi. lentamente e con grande modestia, si siede sulla poltrona che Morell ha appena lasciato.) Cos va bene. E adesso fuori l'osso.

Burgess (ridacchiando suo malgrado). Be', Giacomo, sei proprio uno strano animale, non c' che dire. Ma (quasi entusiasta) ti si vuole bene per forza. Per, si sa, mica si pu pigliare sul serio tutto quello che dice un pastore, se no il mondo non andrebbe avanti. vero o no? (Si dispone a pronunciare un discorso pi grave e, voltando gli occhi verso Morell, va avanti, con grigiore e seriet.) Be', io lo dico chiaro, gi che vuoi non ci siano pesi sullo stomaco di nessuno dei due, proprio vero che una volta pensavo che eri un cretino; ma ora comincio a credere di essere rimasto un po' indietro coi tempi.

Morell (esultante). Ah, finalmente s' spiegato, eh?

Burgess (con importanza). S, i tempi son cambiati pi di quanto credevo io. Cinque anni fa chi aveva un po' di giudizio non se lo sarebbe sognato di dar retta a quello che predicavi te. Io, anzi, trovavo strano che ti lasciassero predicare. Eh s, io conosco un pastore che stato tenuto a spasso per tanti anni, d'ordine del vescovo di Londra, eppure tra te e lui come religione c' poca differenza. Oggi, se qualcuno volesse scommettere contro me che un giorno finisci vescovo, avrei, paura di perdere. (Molto convinto.) Cominciate a comandare, te e la tua cricca: io me ne accorgo. Un giorno o l'altro dovranno metterci rimedio, o trovare il sistema di farti chiudere la bocca. A conti fatti, l'hai pensata bene, Giacomo: per un tipo come te, il sistema tuo quello che, alla fine, rende di pi.

Morell (porgendogli la mano con grande decisione). Qua la roano, Burgess. Adesso parla sincero. Non credo che mi faranno vescovo; ma in questo caso, la presenter ai pi grossi affaristi che mi riuscir di invitare ai miei pranzi.

Burgess (che s' alzato con un ghigno da pecora e ha accettato la stretta di mano dell'amicizia). Arriverai dove vuoi, Giacomo. Adesso abbiamo fatto pace, vero?

Voce di donna. Di' di s, Giacomo.

Stupiti, si voltano rapidamente e vedono che Candida appena entrata e li sta guardando con la divertita indulgenza materna che la sua espressione caratteristica. E una donna di trentatr anni, robusta, ben fatta, suscettibile, s'intuisce, di diventare pi tardi un tipo matronale ma adesso in piena forma, col doppio fascino della giovent e della maternit. Ha i modi della donna che s' accorta di poter sempre manovrare il suo prossimo conquistandone l'affetto, sistema che usa francamente e istintivamente senza dimostrare il pi piccolo scrupolo. Finora, simile a qualsiasi donna bella che abbia l'intelligenza di saper sfruttare al massimo le sue attrattive per piccoli scopi egoistici; ma Candida ha la fronte serena, gli occhi coraggiosi; la bocca e il mento ben proporzionati che denotano tanta larghezza di vedute e tanta dignit di carattere da nobilitare la sua scaltrezza nell'affetto. Un osservatore dall'animo arguto indovinerebbe subito, guardando Candida, che chiunque abbia posto l'Assunta di Tiziano sopra al caminetto di lei lo ha fatto perch immaginava vi fosse tra loro una certa rassomiglianza spirituale, ma pure non sospetterebbe n il marito n lei capaci di quell'idea o, addirittura, di un qualsiasi interesse per l'arte di Tiziano.

In questo momento, indossa il cappello e il mantello e porta una coperta arrotolata dalla quale spunta un ombrello, una borsa a mano, e un fascio di giornali illustrati.

Morell (scandalizzato dalla propria distrazione). Candida! Ma... (guarda l'orologio e inorridisce vedendo che tanto tardi.) Mia cara! (Si precipita a toglierle di mano la coperta mentre seguita a riversare espressioni di rammarico) Avevo deciso di venirti incontro al treno. Il tempo volato. (Butta la coperta sul divano.) Ero cos assorto da... (tornando da lei)... che ho dimenticato... oh! (L'abbraccia pentito e commosso).

Burgess (un po' vergognoso e in dubbio sull'accoglienza che gli sar riservata). Come va, Candida? (Ella, sempre tra le braccia di Morell, gli offre una guancia che egli bacia.) Giacomo e io siamo venuti a un'intesa... un'intesa onorevole. Vero, Giacomo?

Morell (con impeto). Oh, altro che intesa! m'ha fatto far tardi per Candida. (Con affettuosa preoccupazione.) Povero amor mio, come hai fatto per i bagagli? come...

Candida (fermandolo e staccandosi da lui). Ma via, via! non ero sola. Eugenio venuto a trovarci e abbiamo fatto il viaggio insieme.

Morell (contento). Eugenio!

Candida. S: sta lottando coi miei bagagli, povero figliolo. Vai tu, caro, vai: se no paga la carrozza, e non voglio. (Morell corre fuori. Candida posa la borsa, poi si toglie mantello e cappello e posa tutto sul divano vicino alla Coperta, sempre chiacchierando.) Be', pap, come vanno le cose a casa?

Burgess. Non c' pi gusto a vivere in quella casa da quando sei partita tu, Candida. Mi piacerebbe che ti facessi vedere e dicessi due paroline alla ragazza. Chi quest'Eugenio che venuto con te?

Candida. Oh, Eugenio una delle scoperte di Giacomo. Il giugno scorso l'ha trovato che dormiva sull'argine del fiume. Non hai visto il nostro nuovo quadro? (indica l'Assunta) Ce l'ha dato lui.

Burgess (incredulo). Accidenti! E vuoi dar da bere a me -a tuo padre! - che uno straccione o quello che , che dorme sull'argine del fiume, compra quadri come quello? (Severo.) Pochi imbrogli, Candida: quello un quadro da chiesa, e Giacomo se l' scelto da s.

Candida. Doppio sbaglio! Eugenio non uno straccione.

Burgess. E allora che cos'? (Sarcastico.) Un pari d'Inghilterra, vero?

Candida (annuisce felice). S. Suo zio un pari... un vero conte.

Burgess (non osa credere a una notizia cos bella). Ma via!

Candida. S. Quando Giacomo l'ha trovato sull'argine, aveva in tasca un assegno settimanale di cinquantacinque sterline. Credeva di non poterlo riscuotere prima che scadesse la settimana ed era troppo timido per chiedere un prestito. Oh, un ragazzo tanto caro! Gli vogliamo molto bene.

Burgess (fingendo di sminuire l'aristocrazia, ma con gli occhi che brillano). Oh, lo dicevo io che per venire in visita da voi a Victoria Park il nipote di un pari doveva essere all'asciutto. (Guarda meglio il quadro.) Certo, io non me ne intendo di quadri, ma quello dev'essere di prima qualit: lo vedo anch'io. Mi raccomando di farmelo conoscere, eh? (Guarda l'orologio, preoccupato.) Ho solo due minuti di tempo.

Morell torna con Eugenio che Burgess contempla, con gli occhi umidi per l'entusiasmo. uno strano, timido giovane di diciotto anni, esile, femmineo, con una delicata voce infantile, un'espressione perseguitata, tormentata, e una tendenza a ritrarsi che rivelano come egli senta dolorosamente l'apprensione acuta e immediata che si prova in giovent quando il carattere non ha raggiunto la sua piena forza. Disperatamente indeciso, egli non sa dove stare e che cosa fare. Ha paura di Burgess e, se osasse, scapperebbe via verso la solitudine; ma la stessa intensit con cui egli si sente urtato da una posizione perfettamente normale deriva dalla sua eccessiva forza nervosa; le narici, la bocca, gli occhi tradiscono in lui una caparbiet irosa e aggressiva, sulla cui natura la fronte, segnata da rughe d'umana piet, sembra rassicurarci. tanto poco comune da non sembrare terreno; per le persone prosaiche v' m questa astrazione qualcosa di dannoso proprio come per le persone poetiche vi qualcosa di angelico. Il suo abito anarchico. Ha una vecchia giacca di " serge" blu, sbottonata, sopra una camicia da tennis in lana, un fazzoletto di seta come cravatta, dei pantaloni che vanno d'accordo con la giacca e delle scarpe di tela marrone. Sembra che con questi vestiti sia stato sdraiato nella brughiera e abbia guadato torrenti; e non sembra che li abbia mai spazzolati. Appena, entrando, scorge un estraneo si ferma e poi striscia lungo il muro al lato opposto della stanza.

Morell. Venga venga; un quarto d'ora pu sempre regalarcelo. Questo mio suocero, il signor Burgess... il signor Marchbanks.

Marchbanks (indietreggiando nervosamente verso la libreria). Piacere di conoscerla, signore.

Burgess (gli va incontro con grande calore, mentre Morell raggiunge Candida vicino al fuoco). Piacere di conoscerla, perbacco, signor Marchbanks. (Costringendolo a dargli la mano) Come si sente con questo tempo? Spero che non si far mettere in testa delle idee balzane da Giacomo.

Marchbanks. Idee balzane? Ah, parla del socialismo! No.

Burgess. Bravo. (Guarda di nuovo l'orologio.) Be', bisogna che me ne vada, niente da fare. Fa la mia strada, lei, signor Marchbanks?

Marchbanks. Quale strada fa?

Burgess. Vado alla stazione di Victoria Park. C' un treno che va in citt alle dodici e venticinque.

Morell. Macch. Spero che Eugenio rimanga a colazione con noi.

Marchbanks (ansioso di scusarsi). No... io... io...

Burgess. Va bene, va bene, faccia come vuole. Capisco che preferisce star a mangiare con Candida. Spero che una sera venga a cena con me al mio circolo, a Norton Folgate.

Marchbanks- Grazie, signor Burgess, Dov' Norton Folgate? Nel Surrey, vero?

Burgess, incredibilmente solleticato, comincia a gorgogliare dalle risa.

Candida (venendogli in aiuto). Perdi il treno, pap, se non vai via subito. Torna nel pomeriggio a dire al signor Marchbanks dove sta il tuo circolo.

Burgess (sbellicandosi dalle risa). Nel Surrey! Ah-ah! Questa bella! Toh, non avevo mai conosciuto nessuno che non sapesse dov' Norton Folgate. (Vergognandosi della sua stessa esuberanza.) Arrivederla, signor Marchbanks: lo so che un tipo pari suo non se la prende per i miei scherzi. (Gli porge nuovamente la mano.)

Marchbanks (prende la mano di Burgess con uno scatto nervoso). Prego, prego.

Burgess. Addio, Candida. Torno pi tardi. Salve, Giacomo.

Morell. Deve proprio andare?

Burgess. Non vi disturbate. (Esce con immutata cordialit.)

Morell. L'accompagno. (Lo segue.)

Eugenio li segue con lo sguardo, pieno d'apprensione, reggendo il fiato fino a che Burgess scomparso.

Candida (ridendo). Be', Eugenio? (Egli si volta sussultando, e viene ansiosamente vicino a lei, ma si ferma indeciso incontrando il suo sguardo divertito.) Che ne pensa di mio padre?

Marchbanks. L'ho... l'ho appena conosciuto. Mi sembra un vecchio signore molto gentile.

Candida (con gentile ironia). E andr a cena con lui al suo circolo, eh?

Marchbanks (rassegnato, prendendola molto sul serio). S, se le fa piacere.

Candida (commossa). Lei, Eugenio, proprio un caro ragazzo, nonostante tutte le sue stranezze. Se avesse riso di mio padre non me ne sarebbe importato; ma ora che stato gentile con lui le voglio anche pi bene.

Marchbanks. C'era qualcosa da ridere? M' parso che dicesse qualcosa di buffo, ma mi sento tanto a disagio quando ci sono degli estranei che non capisco mai gli scherzi. Mi dispiace. (Si siede sul divano, con i gomiti sulle ginocchia e le tempie strette tra i pugni, con un'espressione di rassegnata sofferenza.)

Candida (strapazzandolo bonariamente). Ma via! Che bam-binone! Stamattina anche peggio del solito. Perch era tanto malinconico mentre venivamo qua in carrozza?

Marchbanks. Oh, non era niente. Pensavo a quanto avrei dovuto dare al vetturino. So che tanto stupido; ma lei non immagina il terrore che mi fanno certe cose... come mi impressiona dover trattare con degli estranei. (Rapido, rassicurandola.) Ma andata benissimo. Era tutto raggiante e s' cavato il cappello quando Morell gli ha dato due scellini. Io ero stato sul punto di offrirgliene dieci.

Morell torna con alcune lettere e dei giornali arrivati con la posta di mezzogiorno.

Candida. Oh, Giacomo mio, figurati che stava per dare dieci scellini al vetturino! dieci scellini per tre minuti di strada! Ohi ohi!

Morell (davanti alla tavola, dando un'occhiata alle lettere). Non le dia retta, Marchbanks. L'istinto del troppo pagare un istinto generoso; migliore dell'istinto del pagare troppo poco, e meno comune.

Marchbanks (si abbatte nuovamente). No: vilt, incompetenza. La signora Morell ha ragione.

Candida. Certo che ho ragione. (Prende la borsa.) Adesso la lascio con Giacomo. Suppongo lei sia troppo poeta per sapere in che stato una donna trova la propria casa dopo un'assenza di tre settimane. Mi dia la coperta. (Eugenio prende la coperta avvoltolata che sul divano e gliela porge. Lei la prende con la mano sinistra dato che nella destra ha la borsa.) E adesso mi metta il pastrano sul braccio. (Egli obbedisce.) Il cappello... (Egli lo mette nella mano che ha gi la borsa.) E adesso vada ad aprirmi la porta. (Egli corre davanti a lei e apre la porta.) Grazie. (Esce; Marchbanks chiude la porta.)

Morell (sempre occupato, davanti alla tavola). Lei, naturalmente, rimane a colazione con noi.

Marchbanks (impaurito). Non devo. (Lancia una rapida occhiata verso Morell, poi evita subito il franco sguardo di lui e soggiunge, con ovvia insincerit) Voglio dire che non posso.

Morell. Vuol dire che non vuole.

Marchbanks (sincero). No: mi piacerebbe, davvero. Grazie tante. Ma... ma...

Morell. Ma... ma... ma... ma... Uff! Se le piace rimanere, rimanga. Se timido, vada a fare un giro nel parco e scriva versi fino all'una e mezzo; poi venga in casa e faccia una buona mangiata.

Marchbanks. Grazie, mi piacerebbe moltissimo. Ma proprio non devo. La verit che la signora Morell mi ha detto di no. Ha detto che non credeva che lei mi avrebbe detto di stare qua a colazione, ma che dovevo ricordare, se lei me lo diceva, che in realt lei non voleva che io accettassi. (Lamentoso.) Ha detto che io avrei capito; ma non capisco. La prego, non le dica che gliel'ho detto.

Morell (scherzoso). Ah, tutto qui? E non le pare che il mio consiglio di fare un giretto nel parco risolverebbe il problema?

Marchbanks. In che modo?

Morell (con un'esplosione di buonumore). Oh, che stupido-ne... (Ma questa esplosione chiassosa urta sia lui che Eugenio. Egli si trattiene.) No: non voglio dir questo. (Va verso Eugenio con affettuosa seriet.) Ragazzo mio: in un matrimonio felice come il nostro c' qualcosa di molto sacro nel ritorno della moglie a casa. (Marchbanks lo guarda rapidamente, quasi anticipando il significato di quel discorso.) Un vecchio amico o un'anima veramente nobile e comprensiva non di troppo in queste occasioni; lo invece un ospite occasionale. (Eugenio capisce e intanto l'espressione perseguitata e inorridita gli oppiare sul volto con improvvisa vivacit. Morell, occupato dai propri pensieri, va avanti senza accorgersene.) Candida pensava che avrei preferito non averla qua, ma sbagliava. Io le voglio molto bene, figliolo; e mi piacerebbe che lei si rendesse conto da solo di quanto felice un matrimonio come il mio.

Marchbanks. Felice! Il suo matrimonio! Lei lo pensa davvero! Lei lo crede davvero!

Morell (vivace). S, figliolo, lo so. La Rochefoucauld diceva che ci sono dei matrimoni convenienti ma nessun matrimonio piacevole. Lei non sa quanto sia consolante smentire fino in fondo un bugiardo spudorato e un cinico marcio come quello. Ah-ah! E adesso via nel parco a scrivere i versi. All'una e mezzo in punto, badi: non aspettiamo mai nessuno.

Marchbanks (fuori di s). No, basta! impossibile. Bisogna che io chiarisca tutto.

Morell (interdetto). Eh? chiarisca che cosa?

Marchbanks. Bisogna che le parli. C' qualcosa che ha da essere chiarito fra noi.

Morell (con una bizzarra occhiata all'orologio). Adesso?

Marchbanks (con passione). Adesso. Prima che lei esca da questa stanza. (Si ritrae di qualche passo e si ferma come per tagliare a Morell la via della porta.)

Morell (senza muoversi, ma con gravita perch s' accorto improvvisamente che si tratta di qualcosa di grave). Io non esco di qui, figliolo caro; credevo che ne uscisse lei. (Eugenio, sconcertato da quella fermezza di tono, gli volta le spalle, torcendosi per la rabbia. Morell gli va vicino e gli posa una mano sulla spalla, con forza e gentilezza, noncurante del tentativo che Eugenio fa per scrollarla via.) Avanti, si sieda, con calma; e mi dica di che si tratta. Ricordi bene una cosa: noi siamo amici e non dobbiamo temere che uno di noi sia meno che paziente e gentile verso l'altro, qualsiasi cosa possiamo aver da dire.

Marchbanks (avvitandosi su se stesso). Oh, so bene quello che faccio; ma sono (si copre il volto con le mani, disperatamente) pieno d'orrore. (Poi, lasciando cadere le mani e puntando il viso in avanti verso Morell, con alterigia, prosegue minaccioso) Ora vedr se il momento della pazienza e della gentilezza. (Morell, fermo come un macigno, lo guarda con indulgenza.) Non mi guardi con tanta superiorit. Lei si crede pi forte di me; ma badi che se ha un cuore in petto io glielo spacco con una pugnalata.

Morell (potente e fiducioso). Avanti, figliolo. Fuori il pugnale.

Marchbanks. Prima... di tutto...

Morell. Prima di tutto?

Marchbanks. Io amo sua moglie.

Morell indietreggia e, dopo averlo fissato per un attimo, al colmo dello sbalordimento, scoppia in una risata irrefrenabile. Eugenio preso alla sprovvista, ma non di-sarmato; diventa subito indignato e sprezzante.

Morell (sedendosi per sfogare la risata). Ma s, ragazzo mio, naturale. Tutti amano mia moglie: non possono farne a meno. E a me fa piacere. Ma (lo guarda scherzosamente) senta un po', Eugenio, crede proprio che il suo sia un caso del quale valga la pena di parlare? Lei non ha ancora vent'anni; mia moglie ne ha pi di trenta. Non le sembra che sia un caso di infatuazione giovanile?

Marchbanks (con veemenza). Come osa dire questo di lei! Lei pensa cos dell'amore che ella ha ispirato! Ma la insulta!

Morell (si alza subito, con tono alterato). La insulto! Eugenio: stia attento. Io ho avuto pazienza. Spero di averne ancora. Ma certe cose non le posso permettere. Non mi costringa a dimostrarle l'indulgenza che dimostrerei verso un bambino. Sia uomo.

Marchbanks (con un gesto, come per buttarsi qualcosa dietro le spalle). Oh, lasciamo andare queste litanie. Mi inorridisce pensare alle dosi che ne ha dovute subire nei tediosi anni in cui ella l'ha egoisticamente e ciecamente sacrificata al servizio della sua prosopopea; gi! (voltandosi verso lui) lei che non ha un pensiero... un sentimento... in comune con sua moglie.

Morell (con filosofia). Mi sembra che lo sopporti piuttosto bene. (Lo guarda fisso nel viso.) Eugenio, ragazzo mio: lei sta tacendo una figura meschina, molto meschina. Glielo dico chiaro e tondo, per il suo bene. (Sottolinea la lezione annuendo, secondo la sua vecchia abitudine e va a mettersi davanti al caminetto, tenendo le mani dietro le spalle per riscaldarle)

Marchbanks. Ah, lei crede che io non sappia tutto questo? Lei crede che le cose per cui si fanno delle figure meschine siano meno reali e meno vere delle cose in cui dimostriamo buonsenso? (Per la prima volta lo sguardo di Morell perde fermezza. Egli dimentica di scaldarsi le mani e si ferma ad ascoltare, stupito e pensieroso.) Sono pi vere, sono le sole cose che siano vere. Lei molto calmo e assennato e moderato nei miei confronti perch sa che a proposito di sua moglie faccio la figura del cretino, precisamente come quel vecchio che era qui poco fa si dimostra molto assennato riguardo al suo socialismo perch sa che lei inproposito ci fa la figura del cretino. (La perplessit di Morell diventa notevolmente pi profonda. Eugenio approfitta del proprio vantaggio, caricando Morell con domande pungenti.) Questo prova forse che lei ha torto? La sua compiacente superiorit su me prova forse che io ho torio?

Morell. Marchbanks: un demonio ha messo queste parole nella sua bocca. facile... spaventosamente facile... scrollare la fede di un uomo in se stesso. Avvantaggiarsene per stroncare l'animo di un uomo opera del demonio. Badi a quello che fa. Badi.

Marchbanks (spietato). Lo so. Lo faccio apposta. Le ho detto che l'avrei pugnalata.

Essi si affrontano minacciosamente per un attimo. Indi Morell ritrova la propria dignit.

Morell (con nobile tenerezza). Eugenio: mi ascolti. Ho speranza e fiducia che un giorno possa essere un uomo felice come lo sono io. (Eugenio dimostra una intollerabile irritazione, ripudiando il valore di quella felicit. Morell, profondamente insultato, si controlla con nobile indulgenza e continua con grande bellezza di eloquio.) Lei si sposer; e lavorer con tutta la sua forza e tutto il suo coraggio perch ogni angolo della terra sia felice come la sua casa. Lei sar uno dei creatori del Regno dei Geli in terra; e... chiss?... potr essere un capomastro laddove io non sono che un umile manovale; non creda, infatti, figliolo mio, che io non veda in lei, per quanto giovane sia, la promessa di capacit assai pi alte di quelle alle quali io potr mai aspirare. Io so bene che nel poeta il sacro spirito dell'uomo - cio il Dio che in lui - pi simile a Dio. Lei dovrebbe tremare a questo pensiero: al pensiero che il pesante fardello e il grande dono di un poeta potrebbero poggiare sulle sue spalle,

Marchbanks (impassibile e senza rimorso, perch la sua adolescente crudezza di asserzione contrasta in modo pungente l'oratoria di Morell). Non mi fa tremare. Ma tremo vedendone la mancanza negli altri.

Morell (raddoppiando la propria forza stilistica sotto lo stimolo del proprio sentimento genuino e dell'ostinazione di Eugenio). E allora sia d'aiuto nel destarli negli altri -in me non nell'estinguerli. In avvenire, quando lei sar felice come me, io sar il suo fedele fratello nella fede. Io la aiuter a credere che Dio ci ha dato un mondo che soltanto la nostra pazzia impedisce di essere un paradiso. Io la aiuter a credere che ogni tappa del suo lavoro vale per seminare felicit per la grande messe che un giorno tutti - anche i pi umili - raccoglieranno. E in ultimo ma, stia certo, non per ultimo, io la aiuter a credere che sua moglie la ama ed felice nella sua casa. E un aiuto di cui abbiamo bisogno, Marchbanks: ne abbiamo bisogno, tanto e sempre. Vi sono molte cose che ci fanno dubitare, se permettiamo che la nostra ragione sia turbata. Anche in casa nostra siamo come sul campo di battaglia, circondati da un ostile esercito di dubbi. Vuol far la parte del traditore e lasciare che io ne sia sopraffatto?

Marchbanks (si guarda attorno con ira). Qua, sempre cos per lei? Quella donna ha un'anima cos grande, e implora la realt, la verit, la libert-, ma nutrita di metafore, di prediche, di rancide perorazioni, di vuota retorica. Crede lei che l'anima di una donna possa vivere del suo talento di predicatore?

Morell (ferito). Marchbanks: lei fa in modo che io stenti a controllare me stesso. Ammesso che esso abbia un valore reale, il mio talento non ha pi valore del suo. il dono di trovare le parole che esprimono la divina verit.

Marchbanks (con impeto). il dono dello scilinguagnolo, niente di pi e niente di meno. La sua abile parlantina ha a che fare con la verit quanto il suonar bene l'organo. Non sono mai stato nella sua chiesa; ma sono stato alle sue riunioni politiche; e le ho visto fare ci che si chiama sollevare l'entusiasmo dei presenti: vai a dire che lei li eccitava fino a farli comportare proprio come se fossero ubriachi. E le mogli li guardavano e vedevano quanto erano stupidi. Oh, una vecchia storia, c' anche nella Bibbia. Suppongo che re Davide, nei suoi momenti di entusiasmo, fosse molto simile a lei. (Pugnalandolo con le parole) "Ma nel fondo del cuore sua moglie lo disprezzava".

Morell (con collera). Vada fuori di casa mia. Ha capito? (Avanza verso di lui, minaccioso.)

Marchbanks (ritraendosi contro al divano). Mi lasci stare. Non mi tocchi. (Morell lo afferra per un lembo della giacca; egli si rannicchia sul divano e grida con passione.) Fermo, Morell: se mi colpisce m'ammazzo, non lo posso tollerare. (Quasi isterico.) Mi lasci andare. Levi la mano.

Morell (lentamente, con enfatico scherno). Povero cucciolet-to piagnucoloso e vigliacco. (Lo lascia andare.) Vada, prima che la paura le faccia venire le convulsioni.

Marchbanks (sul divano, ansimando, ma sollevato perch Morell ha ritirato la mano). Io non ho paura di lei: lei che ha paura di me.

Morell (con calma, guardandolo dall'alto). Si vede, eh?

Marchbanks (con petulante veemenza). S, altro che. (Morell se ne stacca con disprezzo. Eugenio si rimette in piedi e lo segue). Siccome sfuggo alla brutalit, siccome (con le lagrime nella voce) riesco soltanto a piangere di rabbia quando sono aggredito con la violenza, siccome non posso come lei scaricare un bagaglio pesante dall'atto di una carrozza, siccome non posso strapparle la moglie lottando come farebbe uno sterratore ubriaco, lei crede che abbia paura di lei. Ma ha torto. Io non ho quello che lei chiama coraggio britannico e non ho neanche la vigliaccheria britannica: io non ho paura delle idee di un pastore. Io combatter quelle idee. Io la riscatter dalla schiavit a quelle idee. Io opporr le mie idee alle sue. Lei mi caccia fuori di casa perch non osa chiederle di scegliere tra le sue idee e le mie. Lei ha paura di lasciarmela vedere un'altra volta. (Morell, in collera, si rivolta contro di lui. Egli balza contro la porta, involontariamente terrorizzato.) Mi lasci stare, le dico. Vado via.

Morell (con freddo scherno). Aspetti. Non la tocco, stia tranquillo. Quando torner qui, mia moglie vorr sapere perch lei se n' andato. E quando sapr che lei non varcher mai pi la soglia di casa nostra, vorr una spiegazione anche per questo. Non la voglio addolorare dicendo che si condotto come un mascalzone.

Marchbanks (torna indietro con rinnovata veemenza). Lei glielo dir. Lei glielo deve dire. Se lei le d una spiegazione diversa dalla vera, vuoi dire che un bugiardo e un vigliacco. Le riferisca quello che ho detto io; le racconti che stato forte e virile, e che mi ha scrollato come un cagnolino scrolla un topo; che io mi sono ritirato in preda al terrore; che lei mi ha chiamato cuccioletto piagnucoloso e che m'ha messo fuori di casa. Se non glielo dir lei, glielo dir io: glielo scriver.

Morell (perplesso). Perch vuole che sappia questo?

Marchbanks (lirico e rapito). Perch lei mi capir, e sapr che io la capisco. Se le nasconder una sola parola - se non sar pronto come me a mettere la verit ai suoi piedi - allora sapr fino all'ultimo dei suoi giorni che appartiene realmente a me e non a lei. Buongiorno. (Si avvia.)

Morell (tremendamente inquieto). Aspetti: io non le dir nulla.

Marchbanks (voltandosi, vicino alla porta). Se me ne vado, dovr dirle o una verit o una bugia.

Morell (temporeggiando). Marchbanks: talvolta giustificabile...

Marchbanks (interrompendolo). Anche la bugia... lo so. Sarebbe inutile. Buongiorno, signor pastore.

Si volta per andare finalmente via ma la porta si apre ed entra Candida col grembiule da casa.

Candida. Va via, Eugenio? (Lo guarda con maggiore attenzione.) Ma si guardi, non andr per la strada in codeste condizioni! un poeta, non c' dubbio. Guardalo, Giacomo! (Lo prende per la giacca e lo tira avanti, mostrandolo a Morell.) Guardagli il goletto! e la cravatta! e i capelli! Sembra che qualcuno l'abbia strangolato! (Eugenio cerca, istintivamente, di guardare verso Morell ma ella lo tira indietro.) Qua! Stia fermo. (Gli abbottona il goletto, gli fa un nodo al fazzolettone che ha al collo, gli sistema i capelli.) Pronto! Adesso ha un'aria cos carina che, tutto sommato, penso sia meglio rimanga a colazione, bench le abbia detto che non deve. Sar pronto fra una mezz'oretta. (D un ultimo ritocco al nodo del fazzolettone. Egli le bacia la mano.) Non faccia lo stupido.

Marchbanks. Vorrei rimanere, certo; a meno che il reverendo signore suo marito abbia qualcosa da eccepire.

Candida. Pu rimanere, Giacomo, se promette di essere buono e di aiutarmi ad apparecchiare. (Marchbanks volta la testa e guarda con fermezza Morell, dietro la spalla, sfidandone la risposta.)

Morell (brevemente). Oh s, certo: meglio che rimanga. (Va alla tavola e finge di essere indaffarato con le sue carte.)

Marchbanks (offrendo il braccio a Candida). Venga ad apparecchiare. (Ella gli prende il braccio. Escono dalla porta insieme. Mentre escono egli soggiunge) Sono il pi felice dei mortali.

Morell. Lo ero anch'io... un'ora fa.


Atto secondo

Lo stesso giorno, nel tardo pomeriggio. La stessa stanza. La poltrona dei visitatori di nuovo vicino alla tavola, Marchbanks, solo e in ozio, sta cercando di capire come funziona la macchina da scrivere. Ode venire qualcuno e scappa, con colpevolezza, vicino alla finestra, fingendo di essere tutto preso dal panorama. La signorina Garnett, che ha in mano il blocco sul quale scrive in stenografia le lettere che le detta Morell, si siede davanti alla macchina disponendosi a trascriverle, mollo, troppo indaffarata per accorgersi di Eugenio. Quando comincia la seconda riga si ferma a osservare la macchina. Evidentemente, c' qualcosa che non va.

Proserpina. Che noia! Lei ha trafficato con la mia macchina da scrivere, signor Marchbanks; ed perfettamente inutile che finga di non saperne nulla.

Marchbanks (timido). Mi scusi tanto, signorina Garnett. Cercavo soltanto di farla scrivere. (Pietoso) Ma non ha voluto.

Proserpina. Be', ha spostato lo spaziatore.

Marchbanks (sincero). Le assicuro di no. Proprio no. Ho solo girato una rotellina. Ha fatto un piccolo scatto.

Proserpina. Ah, adesso capisco. (Rimette a posto la leva dello spazio, seguitando a parlare, molto garrula.) Forse credeva che fosse una specie di organetto. Che bastasse girare una manovella per farle scrivere una bellissima lettera d'amore, vero?

Marchhanks (sul serio). Penso che una macchina potrebbe scrivere benissimo delle lettere d'amore. Sono tutte eguali, no?

Proserpina (un po' indignata dato che certi discorsi, a meno che siano fatti per scherzo, sono estranei al suo codice di vita). Che cosa ne so, io? Perch lo chiede a me?

Marchbanks. Le chiedo scusa. Credevo che le persone intelligenti - quelle che hanno impieghi e lavori e scrivono lettere e hanno occupazioni del genere - dovessero sempre trattare affari d'amore per non correre il pericolo di impazzire.

Proserpina (alzandosi, offesa) - Signor Marchbanks! (Lo guarda con severit e si dirige maestosamente verso la libreria.)

Marchbanks (avvicinandola umilmente). Spero di non averla offesa. Forse non avrei dovuto alludere ai suoi affari d'amore.

Proserpina (prende un opuscolo dalla libreria e si rivolge seccamente verso di lui). Io non ho affari d'amore. Come si permette di dire queste cose? Che idee! (Si ficca il libro sotto il braccio e balza nuovamente alla macchina quando egli le si rivolge con interesse e simpatia improvvisi.)

Marchbanks. Davvero? Ma allora timida, come me.

Proserpina. Io non sono affatto timida. Che cosa vuoi dire?

Marchbanks (segretamente). Ma deve esserlo: per questo che nel mondo ci sono tante poche questioni d'amore. Abbiamo tutti tanto desiderio d'amore: il primo bisogno della nostra natura, la prima preghiera del nostro cuore: ma un desiderio che non osiamo formulare, siamo troppo timidi. (Con grande sincerit.) Oh, signorina Garnett, che cosa non darebbe, lei, per non aver timore, per non aver vergogna...

Proserpina (scandalzzata). Ma insomma!

Marchbanks (con petulante impazienza). Oh, non mi dica queste schiocchezze; non possono ingannarmi: a che servono? con me non deve aver paura di mostrarsi qual . Io sono proprio come lei.

Proserpina. Come me! Ma, scusi, lei sta lusingando me o sta lusingando se stesso? Non ho ben capito. (Prova nuovamente a lavorare.)

Marchbanks (la ferma, con aria di mistero). Silenzio! Io vado cercando l'amore e ne trovo delle provviste incommensurabili racchiuse nel cuore degli altri. Ma quando cerco di chiederne un poco per me, questa tremenda timidezza mi strangola; e rimango l, muto, anzi, peggio che muto, a dire delle cose che non hanno senso, delle stupide bugie. E vedo che l'affetto a) quale aspiro dato a cani e gatti e canarini, perch questi lo vengono a chiedere. (Quasi sussurrando.) Bisogna chiederlo: come un fantasma: non pu parlare se non gli si rivolge la parola. (Con la solita intensit, ma con profonda malinconia.) Tutto l'amore che nel mondo aspira a parlare, ma non osa, perch timido! timido! timido! Ecco la tragedia del mondo. (Con un profondo sospiro si siede nella poltrona degli ospiti e si nasconde il viso fra le mani.)

Proserpina (sbalordita, ma senza perdere la testa: il suo punto d'onore negli incontri con giovanotti estranei) Ma ogni tanto gli scellerati superano quella timidezza, non vero?

Marchbanks (drizzandosi in piedi, quasi furioso). Gli scellerati sono quelli che non hanno amore: e quindi non hanno vergogna. Hanno il potere di chieder amore perch non ne hanno bisogno: hanno il potere di offrirne perch non hanno da darne. (Piomba di nuovo a sedere e soggiunge, lamentoso) Ma noi che abbiamo amore e sogniamo di unirlo all'amore degli altri, noi non possiamo spiccicare una parola. (Timidamente.) Accade anche a lei, vero?

Proserpina Senta: se non smette di parlare cos, esco da questa stanza. Davvero, signor Marchbanks. Non sta bene.

Si rimette a sedere davanti alla macchina da scrivere, apre l'opuscolo e si dispone a copiarne un brano.

Marchbanks (scoraggiato). Non sta mai bene dire quello che vale la pena di esser detto. (Si alza e gira per la stanza, sgomento.) Io non la capisco, signorina Garnett. Di che cosa debbo parlare?

Proserpina (con aria di rimprovero). Parli di cose indifferenti. Parli della stagione.

Marchbanks. Parlerebbe, lei, di cose indifferenti se avesse vicino un bimbo che piange disperato perch ha fame?

Proserpina. Credo di no.

Marchbanks. Ecco: e io non posso parlare di cose indifferenti mentre il mio cuore piange disperato per la sua fame.

Proserpina, E allora stia zitto.

Marchbanks. S, alla fine sto sempre zitto. Noi stiamo sempre zitti. E se sta zitta il suo cuore smette forse di piangere? perch piange, non vero? Se ha un cuore, certo che piange.

Proserpina (si alza di scatto, premendosi il cuore con una mano). Oh, inutile che cerchi di lavorare, se lei seguita a parlare in questo modo. (Lascia il suo tavolino e va a sedersi sul divano. I suoi sentimenti sono profondamente turbati.) Che il mio cuore pianga o no, affar suo; ma, dopo tutto, ho una mezza intenzione di dirglielo.

Marchbanks. Non necessario. Io so gi che piange.

Proserpina. Ma badi! se mai dir che gliel'ho detto, io la smentir.

Marchbanks (con piet). S, lo so. E cos non ha il coraggio di dirlo a lui.

Proserpina (saltando su). A lui? A chi?

Marchbanks. A chiunque sia. All'uomo che ama. Pu essere chiunque. Forse l'assistente, il signor Mill.

Proserpina (con sdegno). Il signor Mill!!! proprio tipo da spezzarmi il cuore, quello! Sarebbe quasi meglio lei del signor Mill.

Marchbanks (ritraendosi). No, scusi: mi dispiace tanto, ma non ci deve neanche pensare. Io...

Proserpina (risentita, va al caminetto e vi si ferma davanti, voltando le spalle a lui). Oh, non abbia paura: non si tratta di lei. Non una persona definita.

Marchbanks. Lo so. Lei sente che potrebbe amare chiunque si offrisse...

Proserpina (voltandosi, esasperata). Chiunque si offrisse! No, affatto. Per chi mi ha preso?

Marchbanks (scoraggiato). inutile. Lei non mi risponde mai a tono... mi dice soltanto le cose che dicono tutti. (Va lentamente verso il divano e si siede, sconsolato.)

Proserpina (punta da quello che crede sia disprezzo dei suoi modi da parte di un aristocratico). Oh, be', se vuol sentire dei discorsi originali meglio che vada a parlare con se stesso.

Marchbanks. ci che fanno tutti i poeti: parlano con loro stessi.ad alta voce; e il mondo li ascolta. Ma spaventosamente triste non udir mai parlare qualcun altro.

Proserpina. Aspetti che venga il signor Morell. Le parler lui. (Marchbanks trasalisce.) Oh, inutile che faccia tante smorfie: parla molto meglio di lei. (Con stizza.) Sarebbe capace di farle scoppiar il cervellino a forza di parole. (Sta tornando rabbiosamente al suo posto quando egli balza in piedi e la ferma.)

Marchbanks. Ah, ora ho capito.

Proserpina (arrossendo). Che cos'ha capito?

Marchbanks. Il suo segreto. Mi dica: realmente, veramente possibile che una donna lo ami?

Proserpina (come se questo passasse tutti i limiti). Oh, via!

Marchbanks (con passione). No, mi risponda. Voglio saper-lo: devo saperlo. Io non riesco acapirlo. Io non vedo in lui che parole, pie intenzioni, ci che la gente chiama bont. Non si pu amare questo.

Proserpina (cerca di mostrarsi indifferente ricorrendo a un'aria di fredda correttezza). Io proprio non so di che cosa sta parlando. Non la capisco.

Marchbanks (con veemenza). Non vero. Non dica bugie.

Proserpina. Oh!

Marchbanks. Lei capisce benissimo. E sa. (Deciso a ottenere una risposta), possibile che una donna lo ami?

Proserpina (guardandolo fisso in viso). S. (Egli si copre il viso con le mani.) Ma che cos'ha? (Egli abbassa le mani. Spaventata dalla tragica maschera che le si presenta, corre oltre lui, nel punto pi distante possibile, senza mai togliere gli occhi dal volto di lui; alla fine, egli si volta e va alla sedia da bambini che vicino al caminetto e vi si siede, in preda al pi profondo abbattimento. Mentre Proserpina si avvicina all'uscita, la porta si apre ed entra Burgess. Vedendolo, lei esclama) Sia lodato il Cielo! ecco qualcuno. (Sentendosi abbastanza al sicuro riprende il suo posto davanti alla macchina da scrivere. Vi infila dentro un nuovo foglio di carta, mentre Burgess si dirige verso Eugenio.)

Burgess (desideroso di occuparsi dell'ospite di riguardo). E cos, povero signor Marchbanks, la lasciano qui solo solo. Meno male che son venuto a tenerle compagnia io. (Marchbanks lo guarda con un'espressione costernata assolutamente sprecata per il suo interlocutore.) Giacomo in sala da pranzo che riceve una commissione; Candida disopra a dar lezione a una sartina che le sta a cuore. (Condolendosi.) E lei, intanto, se voleva scambiar una parola con qualcuno si doveva contentare della dattilografa! (Sposta la poltrona e vi si siede.)

Proserpina (stizzitissima). Adesso che pu godersi la sua forbita conversazione, non ha pi bisogno di nulla; una bella consolazione, non c' che dire. (Comincia a ticchettare sulla macchina, con chiassoso dispetto.)

Burgess (sbalordito dell'impudenza di lei). Io non ce l'avevo con te, ragazzina; su questo stai tranquilla.

Proserpina - Ha mai visto qualcuno di pi screanzato, signor Marchbanks?

Burgess (pomposamente severo). Il signor Marchbanks un signore e sa stare al suo posto, meglio di chi so io.

Proserpina (scontrosa). Lo so che lei non un signore e che io non sono una signora: saprei parlarle chiaro, se il signor Marchbanks non fosse qui. (Tira fuori la lettera dalla macchina con tanta forza che si strappa.) Ecco! ho rovinato la lettera! e ora mi tocca scriverla daccapo. Oh, non mi so proprio trattenere, stupido vecchio presuntuoso.

Burgess (si alza, senza fiato, indignato). Oh! sono uno stupido vecchio presuntuoso, io? Benissimo! (Ansima.) Grazie, ragazzina! Grazie tante. Aspetta che lo dica al tuo principale. Vedrai. Te la far dare io una bella lezione: non dubitare.

Proserpina (cosciente di aver ecceduto). Io...

Burgess (interrompendola, deciso). Basta; quel che detto detto. E' inutile tornarci sopra. Ora lo vedrai chi sono io. (Proserpina sposta il carrello della macchina da scrivere con un colpo deciso, come di sfida, e va avanti, sdegnosa, col proprio lavoro.) Non le dia retta, signor Marchbanks, Non si abbassi. (Egli si siede di nuovo, sprezzante. )

Marchbanks (disperatamente agitato e sconcertato). Non meglio che cambiamo discorso? Io... io non credo che la signorina Garnett volesse dire qualcosa di male.

Proserpina (con intensa convinzione). Ah, niente di male, vero?

Burgess. Io non mi confondo con certa gente.

Un campanello elettrico suona due volte.

Proserpina (afferra il taccuino e le carte). per me. (Esce in fretta.)

Burgess (inseguendola con la voce). Oh, possiamo risparmiarci la tua presenza! (Alquanto sollevato dal trionfo di aver avuto l'ultima parola, e con una mezza intenzione di affermare meglio quel successo, egli la segue per un attimo con lo sguardo; poi si adagia nel suo posto, vicino a Eugenio al quale si rivolge molto confidenzialmente.) E adesso che siamo soli, signor Marchbanks, voglio dir una cosina che non direi davvero a tutti quanti. E un pezzo che lo conosce, lei, mio genero?

Marchbanks, Non lo so. Non ho memoria per le date. Pochi mesi, mi pare.

Burgess. Non s' accorto di nulla, no?

Marchbanks. No, non mi pare.

Burgess (con intenzione). E neanche se ne accorger. Questo il brutto. Be', matto.

Marchbanks, Matto!

Burgess. Matto come una cucuzza. Lo guardi bene e se ne accorger.

Marchbanks (a disagio). Ma lei lo dice perch le sue opinioni sono...

Burgess (lo tocca su un ginocchio con il dito indice, e ce lo pigia per tener desta la sua attenzione). proprio quello che pensavo io. signor Marchbanks. Per un pezzo ho creduto che fossero le sue opinioni; ma le opinioni diventano una faccenda molto seria quando si comincia a metterle in pratica come fa lui. Io, per, parlavo d'un'al-tra cosa. (Si guarda attorno per assicurarsi che non ci sia nessuno, poi si china a dire nell'orecchio di Eugenio) Che cosa crede che m'abbia detto, proprio stamattina, proprio qui, in questa stanza?

Marchbanks. Che cosa?

Burgess. M'ha detto... oh, ma badi, sicuro come sicuro che noi stiamo seduti su questo divano... m'ha detto: "Io sono un cretino" ha detto "e tu sei un lazzarone"... Io un lazzarone, ha capito? E poi m'ha dato la mano come se mi volesse fare i rallegramenti. Non vorr mica dire che un uomo come quello ha il cervello a posto?

Morell (da fuori, parlando forte con Proserpina mentre apre la porta). Signorina Garnett, si faccia dare nomi e indirizzi di tutti.

Proserpina (in distanza). S, signor Morell.

Burgess (da parte, a Marchbanks). Eccolo qua. Gli tenga gli occhi addosso, e vedr. (Si alza, con grande importanza.) Mi dispiace, Giacomo, di doverti rivolgere una lagnanza. Mi piace poco ma sento che lo devo fare, una questione di diritto e dovere.

Morell. Che succede?

Burgess. Te lo pu dire anche il signor Marchbanks: era testimone. (Con molta solennit.) Quella ragazza che tieni in ufficio ha perso la testa al punto da darmi del vecchio stupido presuntuoso.

Morell (con grandissima giovialit). Oh, non lo poteva dire che Prossy! cos sincera: non riesce mai a trattenersi. Povera Prossy! Ah-ah!

Burgess (tremando di rabbia). E tu pretendi che io mi prenda un insulto cos da un tipo come lei?

Morell. Ma via! che sciocchezze! non bisogna badarci. Lasci andare. (Va a riporre alcune carte in un cassetto.)

Burgess. Oh, non ci bado. Io sono al di sopra di certe cose. Ma ne ha diritto? questo che voglio sapere. Ne ha diritto?

Morell. una questione che riguarda il religioso, non il laico. Le ha fatto del danno? ecco che cosa deve premerle. Eh? naturalmente, no, E allora non ci pensi pi. (Mette da parte l'argomento andando a sedersi al suo posto davanti alla tavola e mettendosi a lavorare alla corrispondenza.)

Burgess (da parte, a Marchbanks). Che cosa le ho detto? suonato come una campana. (Va alla tavola e chiede, con la languida creanza della persona che ha appetito) A che ora si va a tavola, Giacomo?

Morell. Fra un paio d'ore, non prima.

Burgess (con pietosa rassegnazione). Dammi un bel libro da leggere vicino al fuoco, vuoi, Giacomo? avanti, sii buono.

Morell. Che genere di libro? Un libro buono?

Burgess (quasi con un grido di ribellione). Nooo! Un libro divertente per passare il tempo. (Morell prende sulla tavola un giornale illustrato e glielo porge. Egli lo accetta umilmente.) Grazie, Giacomo, (Torna alla poltrona che vicina al fuoco e vi si siede comodamente, a leggere).

Morell (scrivendo). Ora viene Candida a tenerle compagnia. S' liberata della sua allieva. Sta preparando le lampade.

Marchbanks (balza in piedi, nella pi pazza costernazione). Ma si sporcher le mani. Non lo tollero, Morell, una vergogna. Vado a farlo io. (Si avvia verso la porta.)

Morell. Non glielo consiglio. (Marchbanks si ferma, indeciso.) Le farebbe pulire le mie scarpe per risparmiare a me la fatica di farlo tutte le mattine.

Burgess (con grave disapprovazione). Non hai ancora preso una serva, Giacomo?

Morell. S, ma non una schiava: e a guardar questa casa si pensa che ce ne siano tre. Il che significa che tutti danno una mano. Non mal organizzato: Prossy ed io possiamo parlare di lavoro, la mattina, dopo la prima colazione, mentre rigoverniamo. Rigovernare non una fatica quando si in due a farlo.

Marchbanks (tormentato). E lei crede che tutte le donne siano di natura rozza quanto la signorina Garnett?

Burgess (con enfasi). giusto, signor Marchbanks, giustissimo, proprio rozza.

Morell (calmo, ma con intenzione). Marchbanks!

Marchbanks. S?

Morell. Quante persone di servizio tiene suo padre?

Marchbanks (scontroso). Oh, non lo so. (Va verso il divano come per mettersi il pi lontano possibile dall'interrogatorio di Morell, e si siede con l'animo sconvolto al pensiero della paraffina dei lumi.)

Morell (con molta gravit). Tanti che non sa neanche quanti sono. (Pi aggressivo.) Comunque, quando c' da sbrigare una faccenda di natura rozza, lei suona il campanello e la scarica sulle spalle altrui, non vero?

Marchbanks. Oh, non mi torturi cos. Lei non suona neanche il campanello. Ma le splendide dita di sua moglie stanno sguazzando nell'olio di paraffina e lei se ne sta seduto, qua, comodamente, a predicarci sopra: eterne prediche! prediche! parole! parole! parole!

Burgess (che apprezza intensamente questa ritorsione). Senti, senti! che demonio! (Raggiante.) Servito, signor Giacomo, di barba e capelli.

Entra Candida, con un bel grembiule da casa, e in mano una lampada da tavola, ben ornata, carica e pronta per essere accesa. La posa sulla tavola, vicino a Morell, pronta per l'uso.

Candida (strofinando tra loro le punte delle dita e arricciando leggermele il naso). Se lei rimarr con noi, Eugenio, credo che le affider la cura dei lumi.

Marchbanks. Io rimarr con loro a patto che ella mi affidi tutto il lavoro pesante.

Candida. molto galante; ma meglio che prima mi accerti che lei lo sappia fare. (Rivolta a Morell.) Giacomo: non hai sorvegliato bene l'andamento della casa.

Morell. Che cos' che ho fatto... o non fatto.... amor mio?

Candida (seriamente seccata), Il mio bruschino personale e prediletto stato adoperato per il tubo della stufa. (Marchbanks emette un gemito straziante. Burgess si guarda attorno, sbalordito. Candida si precipita verso il divano.) Che succede? Eugenio, si sente male?

Marchbanks. No, affatto. Ma che orrore! che orrore! che orrore! (Piega la testa e la nasconde fra le mani.)

Burgess (scandalizzato). Come? Vede orrori, signor Marchbanks? un brutto male, all'et sua. Bisogna che piano piano se ne guarisca.

Candida (rassicurata). Ma via, pap! Non sono che orrori poetici, vero, Eugenio? (Lo accarezza.)

Burgess (vergognoso). Ah, orrori poetici, e basta? Mi scusi tanto, mi dispiace. (Si rivolge nuovamente verso il focolare, deprecando la propria affrettata condanna.)

Candida. Che c', Eugenio? per il bruschino? (Egli rabbrividisce.) Via, via! non ci pensi. (Si siede accanto a lui.) Non vuole regalarmene uno lei, col dorso d'avorio intarsiato di madreperla?

Marchbanks (lievemente e musicalmente, ma con tristezza e desiderio). No, non un bruschino, ma una barca... una piccola scialuppa in cui salpare via. lontani dal mondo, laddove i pavimenti di marmo sono lavati dalla pioggia e asciugati dal sole; dove il vento del sud spolvera gli incantevoli, tappeti color verde e purpureo. O un carro! un carro che ci trasporti su nel cielo, dove le lampade sono stelle e non hanno da esser riempite d'olio di paraffina tutte le sere.

Morell (aspro). E dove non c' niente da fare, altro che da essere oziosi, egoisti e inutili.

Candida (urtata). Oh, Giacomo, perch hai sciupato tutto?

Marckbanks (avvampando). S, essere oziosi, egoisti e inutili, vuol dire essere belli e liberi e felici: non questo che ogni uomo desidera con tutta l'anima per la donna che ama? Questo il mio ideale: qual il suo e quello di tutta la spaventosa gente che vive in queste odiose file di case? Prediche e bruschini! Cio lei che predica e sua moglie che striglia.

Candida (subito). Ma lui, Eugenio, pulisce le scarpe. Bisogner che domani le pulisca lei, per punirsi di aver detto questo di lui,

Marckbanks. Oh, non parli di scarpe! I suoi piedi sarebbero splendidi sulle montagne.

Candida. I miei piedi non sarebbero affatto splendidi sulla Hackney Road, se non avessero scarpe.

Burgess (scandalizzato). Andiamo, Candida, non far discorsi volgari. Il signor Marchbanks non ci mica abituato. Se no ricomincia con gli orrori. Quelli poetici, si intende.

Morell silenzioso. apparentemente occupato con la sua corrispondenza, ma in realt sta lottando coi dubbi perch la sua nuova e preoccupante esperienza gli ha rivelato che pi sicuro egli si sente della proprie verit morali, pi Eugenio riesce a eluderle rapidamente ed efficacemente. Scoprire che comincia ad aver paura di un uomo che egli non rispetta, lo affligge amaramente. La signorina Garnett entra con un telegramma in mano.

Proserpina (porgendo il telegramma a Morell). Risposta pagata. Il fattorino aspetta. (A Candida, tornando alla sua macchina e sedendosi ) Signora Morell, Maria pronta e l'aspetta in cucina. (Candida si alza.) Le cipolle sono venute.

Marchbanks (convulso). Cipolle!

Candida. S, cipolle. E neanche cipolle spagnole, ma cattive cipolline rosse. Mi aiuti a tritarle. Andiamo.

Lo afferra per un polso e corre via, trascinandoselo dietro. Burgess si alza, costernato, e si ferma, in piedi, atterrito, davanti al caminetto, con lo sguardo rivolto verso la porta dalla quale essi sono usciti.

Burgess. Candida non sa proprio come si tratta il nipote di un conte. Non doveva arrivare a questo punto. Senti un po', Giacomo: a quel ragazzo capita spesso di perdere la testa in quel modo?

Morell (brevemente, mentre scrive il telegramma). Non lo so.

Burgess (sentimentale). Parla molto benino. La poesia a me sempre piaciuta. Candida ha preso da me. Quando era alta cos si faceva sempre raccontare le fiabe da me. (indica una statua di sessanta centimetri, suppergi.)

Morell (preoccupato). Davvero? (Chiude il telegramma e va fuori.)

Proserpina. E le fiabe che raccontava se le inventava lei?

Burgess non si degna di rispondere, e assume un atteggiamento di altissimo disprezzo senza muoversi dal caminetto.

Proserpina (calma). Non l'avrei mai creduto capace. A proposito, visto che ha preso tanto in simpatia il signor Marchbanks, meglio le consigli di stare attento. matto.

Burgess. Matto! Come? Anche lui!

Proserpina. Matto come un cavallo. Dianzi, m'ha fatto una bella paura, glielo dico io, poco prima che venisse lei. Non s' accorto delle buffe cose che dice?

Burgess. Allora gli orrori poetici erano traveggole. Accidenti a me se non vero che una volta o due ci ho pensato che quello aveva perso la tramontana. (Attraversa la stanza dirigendosi verso la porta e alzando la voce mentre si allontanai) Ci vuole un bel coraggio a stare in un manicomio come questo, custoditi solo da te!

Proserpina (mentre egli le passa davanti). S, e sarebbe un bel peccato che capitasse qualcosa proprio a lei!

Burgess (dall'altro). Parla solo quando sei interrogata! E di' al tuo principale che sono andato a fumare in giardino.

Prosperina (beffarda). Oh!

Prima che Burgess possa ribattere, entra Morell.

Burgess (sentimentale). Giacomo, io vado a fare una fumatina in giardino.

Morell (brusco). S, va bene, va bene. (Burgess esce pateticamente come recitasse la parte del vegliardo stanco. Morell rimane di fronte alla sua tavola e sfoglia le sue carte mentre dice, rivolto a Proserpina. un po' spiritoso e un po' distratto) E cos, signorina Prossy, perch ha insultato mio suocero?

Proserpina (avvampando e guardandolo subito da sotto in su, un po' spaurita ma con aria di rimprovero). Io... (Scoppia in lagrime.)

Morell (con tenera allegria, chinandosi sulla tavola, verso lei, per consolarla). Ma via! via! via! Non se la prenda, Prossy; uno stupido vecchio presuntuoso, vero?

Dopo un singhiozzo esplosivo, essa balza verso la porta e sparisce, sbattendola. Morell, scrollando la testa con rassegnazione, sospira, e va con stanchezza verso il suo posto, si siede e comincia a lavorare, mostrandosi vecchio e abbattuto.

Candida entra. Ha finito la sua fatica di massaia e s' tolta il grembiule. Osserva subito il triste aspetto di lui; si siede, silenziosamente, sulla poltrona dell'ospite, e lo osserva attentamente. Non dice nulla.

Morell (alza gli occhi, ma tiene la penna in mano, pronto

a riprendere il lavoro). Be'? Dov' Eugenio? Candida. rimasto in cucina a lavarsi le mani nell'acquaio. Diventerebbe un ottimo cuoco se riuscisse a vincere il terrore che ha di Maria.

Morell (brevemente). Oh, s, certo. (Riprende a scrivere.)

Candida (gli va vicino e posa dolcemente la mano sulla mano di lui; per fargli smettere di scrivere, dicendo). Via, caro, lasciati guardare, (Egli posa la penna e si mette a sua disposizione. Candida lo fa alzare e lo conduce un po' discosto dalla tavola, senza smettere di guardarlo con occhio critico.) Voltati verso la luce. (Lo fa guardare verso la finestra.) Il mio ragazzo non sta bene. Ha lavorato troppo, vero?

Morell. Non pi del solito.

Candida, Ha il volto pallido, e grigio, e rugoso, e vecchio. (La malinconia di lui si fa pi profonda. Ella l'attacca con decisa allegria.) Vieni (lo trascina verso la poltrona). Per oggi hai scritto abbastanza. Lascia che Prossy sbrighi le ultime cose e vieni a parlare con me.

Morell. Ma...

Candida (insistendo). S, ho bisogno che tu mi parli. (Lo fa sedere e si accoccola a sua volta sul tappeto vicino al ginocchio di lui.) Ecco (gli accarezza una mano), hai gi un aspetto migliore. Che bisogno hai di andar fuori tutte le sere a predicare ea discorrere? Io non riesco ad averti neanche una sera la settimana. Certo, tutto quello che dici tu molto vero, ma non serve a nulla: a loro non interessa neanche un po' sapere quello che predichi. Credono di essere d'accordo con te: ma a che serve essere d'accordo con te se appena volti le spalle fanno esattamente l'opposto di quello che hai detto? Guarda la nostra Congregazione di San Domenico! Perch vengono turte le domeniche a sentirti parlare sul Cristianesimo? Perch? soltanto perch durante sei giorni sono stati cos presi dagli affari e dalla smania di guadagno che hanno voglia di dimenticarsene e di dedicare il settimo giorno al riposo; per poter riprendere forza e tornare a far soldi con maggior lena di prima! La verit che invece di trattenerli tu li aiuti.

Morell (con energica seriet). Candida, tu sai benissimo che molto spesso io li rimprovero energicamente per questo. Ma se vengono in chiesa soltanto per riposarsi e trovare un diversivo, perch non cercano qualcosa di pi divertente? di pi indulgente? Deve esserci del buono nel fatto che ai peggiori svaghi domenicali preferiscono la Congregazione. Candida. Oh, i peggiori svaghi non sono aperti; e anche se lofossero, non oserebbero far vedere che li frequenta no. Inoltre, Giacomo mio, predichi in un modo cos stupendo che godono come a una bella recita. Perch credi che le donne siano cos entusiaste?

Morell (scandalizzato). Candida!

Candida. Oh, lo so. Stupidone: tu credi che sia il tuo socialismo e la tua religione: ma se cosi fosse ti obbedirebbero, anzich limitarsi a venirti a guardare. Hanno tutti il male di Prossy.

Morell. Il male di Prossy! Che vuoi dire, Candida?

Candida. S, di Prossy e di tutte le altre segretarie che hai avuto. Perch credi che Prossy accetti di lavarci la roba, di pelare le patate e di abbassarsi in tutti i modi per sei scellini settimanali di meno di quanto prendesse in un ufficio del centro? Perch innamorata di te, Giacomo: ecco perch. Ti amano tutte. E tu ami predicare perch predichi cos bene. E tu credi che sia tutto entusiasmo per il regno dei Cieli in terra; e lo credono anche loro. Caro stupidone mio!

Morell. Candida: che orrore! il tuo cinismo distruttore di anime! Stai scherzando? O... non pu essere... sei gelosa?

Candida (stranamente riflessiva). S, qualche volta mi sento un po' gelosa.

Morell (incredulo). Di Prossy?

Candida (ridendo). No. no, no, no. No, non gelosa di qualcuno. Gelosa per qualcuno che non amato come meriterebbe.

Morell. Per me?

Candida. Per te! Ma tu sci viziato dall'amore e dall'adorazione: tu hai molto pi amore di quello che meriti. No: io pensavo a Eugenio.

Morell (sussultando). Eugenio!

Candida. Non mi sembra giusto che tutto l'amore vada a te e che lui non ne riceva affatto; bench ne abbia tanto pi bisogno di te. (Un movimento convulso lo scrolla suo malgrado.) Che cos'hai? Ti do fastidio?

Morell (subito). Tutt'altro. (La guarda intensamente, turbato.) Candida, tu sai che ho piena fiducia in te.

Candida. Che vanesio! E sei cos sicuro della tua irresistibile attrazione?

Morell. Candida: mi sbalordisci. Io non ho mai pensato di essere attraente. Pensavo alla tua bont, alla tua purezza. in esse che io ho fiducia.

Candida. Che cosa cattiva e sgradevole mi hai detto! Oh, sei proprio un uomo di chiesa, Giacomo: niente altro che un uomo di chiesa.

Morell (voltando lo sguardo altrove, col cuore ferito). quello che dice Eugenio.

Candida (con immediato interesse, chinandosi verso lui, con le mani sul suo ginocchio). Eugenio ha sempre ragione. un ragazzo meraviglioso; mentre ero via mi sono affezionata a lui ogni giorno di pi. Sai, Giacomo, che, per quanto egli stesso non lo sospetti neppure lontanamente, sul punto di innamorarsi pazzamente di me?

Morell (truce). Ah, e lui non lo sospetta affatto, vero?

Candida. Affatto, (Toglie le braccia dal ginocchio di lui, e si volta, pensierosa, per abbandonarsi a una posizione di maggior riposo, con le mani abbandonate sul grembo.) Un giorno, lo sapr; quando sar adulto ed esperto, come te. E allora sapr che io dovevo averlo saputo. Chiss che cosa penser di me, allora.

Morell. Nessun male, Candida, lo spero e lo credo, nessun male.

Candida (dubbiosa). Dipender.

Morell (sbalordito). Dipender!

Candida (guardandolo). S: dipender da ci che gli accadr. (Egli la guarda, stupefatto.) Non capisci? Dipende da come dovr imparare ci che l'amore veramente. Voglio dire che dipender dalla donna che glielo insegner,

Morell (proprio smarrito). S. No. Non so che cosa vuoi dire.

Candida (spiegando). Se la donna che glielo insegner sar buona, non avr da temere: egli mi perdoner.

Morell. Ti perdoner? .

Candida. Ma se dovesse impararlo da una donna cattiva, come capita a tanti uomini, soprattutto agli uomini poetici i quali credono che tutte le donne siano angeli! Se dovesse scoprire che cosa vale soltanto dopo averlo buttato via ed essersi degradato nell'ignoranza! In questo caso, credi che potrebbe perdonarmi?

Morell. Perdonarti che cosa?

Candida (si accorge di quanto egli stupito e ne lievemente delusa, ma pur con grande tenerezza). Non capisci? (Egli scrolla il capo. Candida si rivolge nuovamente a lui, per spiegarglielo con la pi affettuosa intimit.) Voglio dire: mi perdoner per non averglielo insegnato io? Per aver voluto salvare la mia bont, la mia purezza, come dici tu, lasciando lui in bala di donne cattive? Oh. Giacomo, come mi capisci poco, se parli di fiducia nella mia bont e nella mia purezza! Se nul-l'altro mi trattenesse, io le offrirei tutt'e due al povero Eugenio, con lo stesso, cuore con cui offrirei il mio scialle a un mendicante che muore di freddo. Riponi la tua fiducia nel mio amore per te, Giacomo: che se esso finisse, io terrei in assai poco conto le tue prediche: povere frasi con cui ogni giorno tu inganni te stesso e gli altri. (Sta per alzarsi.)

Morell. Le sue parole!

Candida (interrompendo subito il gesto di alzarsi). Parole di chi?

Morell. Di Eugenio.

Candida (felice). Egli ha sempre ragione. Capisce te; capisce me; capisce Prossy; e tu, mio caro, tu non capisci nulla. (Ride, e lo bacia, per consolarlo. Egli si ritira, come colpito da una pugnalata, e subito balza su.)

Morell. Come puoi riuscire a far questo quando... oh, Candida (ha la voce piena d'angoscia), avrei preferito che invece di darmi quel bacio tu m'avessi ficcato un uncino di ferro ned cuore!

Candida (stupita). Ma, caro, che cosa c'?

Morell (allontanandola disperatamente da lui). Non toccarmi.

Candida. Giacomo!'!

Sono interrotti dall'entrata di Marchbanks e Burgess, i quali si fermano, esterrefatti, vicino alla porta.

Marchbanks. accaduto qualcosa?

Morell (pallido come un morto, compiendo uno sforzo immane). Soltanto questo: o stamattina aveva ragione lei, o Candida pazza.

Burgess (protestando a gran voce). Come! Anche Candida pazza! Oh, via, via, via! (Sempre protestando attraversa la stanza, fino ai caminetto e si ferma a scrollare la cenere della pipa sugli alari.)

Morell si siede, disperato, chinandosi in avanti per nascondere il volto e allacciando le dita rigidamente per tenerle ferme.

Candida (a Morell, sollevata e ridente). Ah, siete tutti scandalizzati! tutto qui? Quanto siete convenzionali tutti voi, persone senza convenzioni! (Si siede allegramente sul bracciolo della poltrona.)

Burgess. Via, Candida, sta' composta. Che cosa penser di te il signor Marchbanks?

Candida. colpa di Giacomo che m'ha insegnato a pensare con la mia testa, e a non indietreggiare mai per la paura di ci che gli altri possono pensare di me. Tutto funziona benissimo fino a quando io penso esattamente come lui. Ma adesso! siccome, per una volta, ho pensato una cosa diversa! guardatelo! guardatelo l! (indica Morell, molto divertita.)

Eugenio guarda e istantaneamente si preme il cuore con una mano, come se fosse stato trapassato da un tremendo dolore. Poi si siede sul divano, come se fosse testimone di una tragedia.

Burgess (fermo davanti al caminetto). Oh, Giacomo, non fai mica la figura del grand'uomo, sai?

Morell (con una risata che quasi un singhiozzo). Suppongodi no. Chiedo tante scuse a tutti: non mi rendevo conto di far delle smorfie. (Si ricompone.) Bene, bene, bene, bene, bene; (Si rimette a lavorare sulle sue carte con risoluta bonomia.)

Candida (va al divano e si siede vicino a Marchbanks, sempre giocondamente). Be', Eugenio, perch tanto triste? Le cipolle l'hanno fatta piangere?

Marchbanks (da parte, a lei). la sua crudelt. Io odio la crudelt. orribile vedere una persona che fa soffrire qualcuno.

Candida (accarezzandolo ironicamente). Povero ragazzo! Sono stata crudele. Gli ho fatto tritare quelle brutte ci polline rosse, veto?

Marchbanks (sincero). Oh, basta, basta: non parlavo di me. Lei lo ha fatto soffrire spaventosamente. Sento il suo dolore nel mio cuore. So che lei non ne ha colpa: una cosa che deve accadere. Ma non la prenda alla leggera. Io rabbrividisco quando vedo che lo tortura e ne ride.

Candida (incredula). Io torturo Giacomo! Ma che dice, Eugenio: non esageri! Sciocchezze! (Si alza e va alla tavola, un poco turbata.) Non lavorare pi caro. Vieni a parlare con noi.

Morell (affettuoso, ma amaro). Oh, no, io non posso parlare. Io posso soltanto predicare.

Candida (accarezzandogli una mono). Va bene, vieni a predicare.

Burgess (con forte rimprovero). Basta, Candida, accidenti!

Alessandro Mill entra ansioso e importante.

Alessandro (affrettandosi a stringere la mano a Candida). Come sta, signora Morell? Sono felice di vederla tornata.

Candida. Grazie, Mill. Lei conosce Eugenio, vero?

Alessandro. Oh, s. Come va, Marchbanks?

Marchbanks. Benissimo, grazie.

Alessandro (a Morell). Vengo dalla Compagnia di San Mat-teo. Sono costernati per il suo telegramma.

Candida. Che cos'hai telegrafato, Giacomo?

Alessandro (a Candida). Doveva parlare per loro stasera. Hanno affittato la sala grande di Mare Street e speso un mucchio di denaro nei manifesti. Morell ha telegrafato che non poteva andare. Per loro stato un fulmine a ciel sereno.

Candida (sorpresa, comincia a sospettare che qualcosa non vada bene). Hai sospeso una conferenza?

Burgess. Scommetto che la prima volta in vita sua, vero, Candida?

Alessandro (a Morell). Hanno pensato di farle un telegramma urgente per chiederle se la sua decisione era irrevocabile. Lo ha ricevuto?

Morell (cercando di nascondere la propria impazienza). S, s, l'ho ricevuto.

Alessandro. Aveva la risposta pagata.

Morell. S, lo so. Ho risposto. Non posso andare.

Candida. Ma perch, Giacomo?

Morell (quasi quasi con rabbia). Perch ho deciso di no. Questa gente dimentica che sono un uomo: credono che sia un fonografo e che possano caricarmi a piacer loro tutte le sere della mia vita. Non posso stare una sera a casa, con mia moglie e i miei amici?

Sono tutti sbalorditi da questo sfogo, salvo Eugenio. La sua espressione rimane immutata.

Candida. Oh, Giacomo, non devi pensare a quello che ho detto io. Se non ci vai, domani hai una crisi di coscienza.

Alessandro (intimidito ma ansioso). Lo so, certo, che hanno delle esigenze imperdonabili. Ma hanno telegrafato ovunque per ottenere un altro predicatore e non sono riusciti a trovare che il presidente della Lega Agnostica.

Morell (subito). un ottimo uomo. Che cosa vogliono di meglio?

Alessandro. Ma insiste sempre con tanta violenza sul divorzio del socialismo dal Cristianesimo. Distrugger tutto il bene che abbiamo fatto. Certo, lei sa giudicare meglio di me, ma... (si stringe nelle spalle e si avvia verso il caminetto, vicino a Burgess.)

Candida (blandendolo). Vacci, Giacomo, sii buono. Veniamo tutti con te.

Burgess (brontolando). Ma va, Candida, smettila! Stiamo a casa, comodi comodi, vicino al fuoco. Vedrai che in due ore se la sbriga e torna da noi.

Candida. Starai comodo comodo anche alla conferenza. Ci metteremo tutti sulla pedana, in bella mostra.

Marchbanks (terrorizzato). Oh, per carit, non ci mettiamo sulla pedana. No: tutti ci guarderebbero. Io non posso. Io rimango in fondo alla sala.

Candida. Non abbia paura. Avranno tanto da fare a guardare Giacomo che nessuno si accorger di lei.

Morell Il male di Prossy, vero, Candida?

Candida (allegramente). S, il male di Prossy.

Burgess (confuso). Il male di Prossy! Ma che dici, Giacomo?

Morell (senza badargli, si alza; va alla porta; e, tenendola aperta, chiama con tono di comando): Signorina Garnett!

Proserpina (in distanza). S, signor Morell. Vengo.

Tutti aspettano, salvo Burgess il quale si rivolge furtivamente ad Alessandro.

Burgess. Dica un po', signor Mill. Che male ha Prossy? Che cos'ha?

Alessandro (in confidenza). A dir la verit, non lo so neanche io; ma stamattina m'ha detto delle cose molto strane. Ho paura che qualche volta sia un po' fuori di senno.

Burgess (sbalordito). Perdio! un'epidemia! Quattro nella stessa casa!

Proserpina (appare sulla soglia). Desiderava, signor Morell?

MorelL Telegrafi alla Compagnia di San Matteo che accetto.

Proserpina (stupita). Non era inteso?

Morell (perentorio). Faccia come le ho detto.

Proserpina, spaventata, si siede alla macchina e obbedisce. Morell, che adesso indicibilmente risoluto e forte, va verso Burgess. Candida osserva i suoi gesti con crescente meraviglia e grande sospetto.

Morell. Burgess: lei non vuoi venire.

Burgess. Oh, non prenderla cos, Giacomo. Lo dicevo perch oggi non domenica, e le prediche...

Morell. Scusi. Credevo che tenesse a conoscere il presidente. nel Comitato Esecutivo del Consiglio Comunale, e ha una certa influenza in fatto di appalti, (Burgess si sveglia subito.) Viene?

Burgess (con entusiasmo). Altro che se vengo! E sempre un piacere starti a sentire.

Morell (rivolto a Prossy). Vorrei che prendesse qualche appunto durante la riunione, signorina Garnett, se stasera non ha altri impegni. (Ella annuisce, perch ha paura a parlare.) Tu, Alessandro, vieni, non vero?

Alessandro. Certo.

Candida. Veniamo tutti, Giacomo.

Morell. No, tu non vieni; e anche Eugenio non viene. Tu stai qui a tenergli compagnia, devi festeggiare il tuo ritorno a casa. (Eugenio si alza, senza fiato.)

Candida. Ma, Giacomo...

Morell (autoritario). Insisto. Tu non hai voglia di venire; e lui non ha voglia di venire. (Candida sta per protestare.) Oh, non vi preoccupate: avr molto pubblico anche senza voi, e i vostri posti saranno occupati da persone non ancora convertite che non mi hanno mai udito parlare.

Candida (turbata). Eugenio, non vuol venire?

Morell. Avrei paura a lasciarmi andare davanti a Eugenio; un critico cos severo quando ascolta le prediche. (Guardandolo.) Egli sa che ho paura di lui: me l'ha detto proprio stamattina. Be', io gli dimostrer la mia paura lasciandolo qua, affidato alla tua custodia, Candida.

Marchbanks (a se stesso, con profonda convinzione). coraggioso. bellissimo.

Candida (ansiosa, sospettando). Ma... ma... Che cos' accaduto, Giacomo? (Turbatissima.) Non posso capire...

Morell (la prende teneramente fra le braccia e la bacia in fronte). Ah, cara, credevo di essere io quello che non pu capire.


Atto terzo

Oltre le dieci di sera. Le tende sono tirate e le luci sono accese. La macchina da scrivere chiusa nell'astuccio; il tavolone stato liberato e messo in ordine: tutto indica che il lavoro della giornata finito.

Candida e Marchbanks stanno seduti vicino al fuoco. La lampada della scrivania posta sopra a loro, sul caminetto, per illuminare Marchbanks che, seduto sulla seggiolina, sta leggendo forte. Un piccolo mucchio di manoscritti e un paio di volumi di versi stanno sul tappeto vicino a lui. Candida in poltrona. L'attizzatoio, piccolo e di rame, in mano a lei, alzato. Appoggiata allo schienale della poltrona, guarda fissa la punta dell'attizzatoio, coi piedi stesi verso la fiamma, ed in una specie di dormiveglia, lontana miglia e miglia da quanto la circonda e assolutamente dimentica di Eugenio.

Marchbanks (interrompendo la sua recitazione). Mai esistito un poeta che non abbia messo questo pensiero in un sonetto. Deve mettercelo: non pu farne a meno. (La guarda in attesa di un cenno d'assenso e s'accorge che assorta a fissare l'attizzatoio) Non mi ascoltava? (Nessuna risposta.) Signora Morell!

Candida (sussulta). Eh?

Marchbanks, Non mi ascoltava?

Candida (con eccessiva cortesia e senso di colpa). Oh, s, molto bello. Vada avanti, Eugenio. Non vedo l'ora di sapere che cosa accadde all'angelo.

Marchbanks (lascia che il manoscritto gli cada di mano e vada sul pavimento) Mi dispiace di averla annoiata.

Candida. Ma lei non m'annoia affatto. Glielo assicuro. Vada avanti, la prego, Eugenio,

Marchbanks. pi d'un quarto d'ora che ho finito di leggere la poesia sull'angelo. Da allora, le ho letto tante altre cose.

Candida (piena di rimorsi). Mi scusi, Eugenio. Sono stata ipnotizzata dall'attizzatoio. (Lo posa.)

Marchbanks. Mi metteva spaventosamente a disagio.

Candida. Perch non me lo ha detto? Lo avrei posato subito.

Marchbanks. Temevo di mettere a disagio anche lei. Sembrava un'arma. Se fossi stato un eroe dei tempi antichi, avrei posato la mia spada sguainata tra noi due. Se Morell fosse entrato, avrebbe pensato che ella aveva preso in mano l'attizzatoio perch tra noi non c'era una spada.

Candida (perplessa). Come? (Lo guarda con un certo imbarazzo.) Non capisco bene. I suoi sonetti mi hanno stordita. Perch dovrebbe esserci una spada tra noi?

Marchbanks (evasivo). Oh, lasci andare. (Si china per raccogliere il manoscritto.)

Candida. Lo rimetta gi, per favore. Ci sono dei limiti alla mia sete di poesia, anche se la poesia sua. Sono pi di due ore che lei mi sta leggendo, da quando uscito Giacomo. Ho voglia di parlare.

Marchbanks (si alza, spaventato). No: non debbo parlare. (Si guarda attorno con la solita espressione smarrita, poi soggiunge, all'improvviso) Vorrei andar fuori, a far due passi nel parco. (Si avvia verso la porta.)

Candida. Che sciocchezze: chiuso da un pezzo. Venga a sedersi sul tappeto davanti al fuoco, a parlare di chiar di luna, come al solito. Voglio essere distratta. Non ne ha voglia?

Marchbanks (un po' terrorizzato, un po' estasiato). S.

Candida. Allora, coraggio. (Sposta un po' indietro la sua poltrona per far posto a lui.)

Egli esita; poi si sdraia timidamente sul tappeto davanti al fuoco, a faccia in su, e butta indietro la testa sulle ginocchia di lei, guardandola.

Marchbanks. Oh, sono stato tanto infelice tutta la sera perch mi comportavo bene. Adesso mi comporto male, e sono felice.

Candida (teneramente divertita di lui). S, ora si sente adulto, briccone e traditore. molto orgoglioso di s, non vero?

Marchbanks (alza lesto lesto il capo e si volta per ciarle un'occhiata). Stia attenta. Io sono tanto pi vecchio di lei, e lei non lo sa. (Si volta completamente, e tiene le mani intrecciate e le braccia sul grembo di lei, mentre parla con crescente impeto, e il sangue comincia a bollirgli nelle vene.) Posso dirle qualche bricconata?

Candida (senza la minima paura o freddezza, e con assoluto rispetto della passione di lui, ma con un tocco del suo umorismo maternamente saggio e generoso). No. Ma pu dire tutto ci che sente veramente e sinceramente. Quello che vuole, qualsiasi cosa. Io non ho paura, purch faccia parlare e parli il suo vero io e non solo un atteggiamento: un atteggiamento galante, o briccone o fors'anche. poetico. Voglio che segua il suo onore e la sua verit. E adesso dica tutto ci che vuole.

Marchbanks (l'ansiosa espressione scompare interamente dalle sue labbra e dalle sue narici mentre gli occhi gli si illuminano di patetica spiritualit). Oh, adesso non posso pi dire qualsiasi cosa: tutte le parole che conosco appartengono a un atteggiamento o all'altro... tutte, salvo una.

Candida. Quale parola sarebbe?

Marchbanks (con dolcezza, perdendosi nella musica del nome). Candida, Candida, Candida, Candida, Candida. Bisogna lo dica adesso, perch lei m'ha detto di seguire l'onore e la verit; e io non penso n sento mai Signora Morell: ma sempre Candida,

Candida. Naturalmente. E che cos'ha da dire a Candida?

Marchbanks. Non ho che da ripeterle mille volte il suo nome. Non sente che ogni volta una preghiera che le rivolgo?

Candida. Non felice di poter pregare?

Marchbanks. Si, tanto felice.

Candida. Ebbene, quella felicit la risposta alla sua preghiera. Che altro vuole di pi?

Marchbanks. Niente: sono entrato in paradiso, dove il volere ignoto.

Entra Morell. Si sofferma sulla soglia e d un'occhiata alla scena.

Morell (grave e controllato). Spero di non disturbare.

Candida balza su di scatto, ma senza alcun imbarazzo, ridendo di se stessa. Eugenio, sballottato dall'improvviso gesto di lei, si riprende senza alzarsi, e rimane seduto sul tappeto, con le caviglie strette fra le mani, anch'egli senza alcun imbarazzo.

Candida. Oh, Giacomo, m'hai fatto quasi paura! Ero tanto assorta ad ascoltare Eugenio che non ti ho udito girare la chiave nella porta. Com' andata la serata? Hai parlato bene?

Morell. In vita mia, non ho mai parlato cos bene.

Candida. Come sei bravo! E quanto hanno fatto di colletta?

Morell. Ho dimenticato di chiederlo.

Candida (a Eugenio), Dev'aver parlato stupendamente, altrimenti non si sarebbe mai scordato di chiederlo. (A Morell.) Dove sono tutti gli altri?

Morell. Se ne sono andati molto prima che potessi venir via: credevo di non poter pi scappare. Penso siano andati a cena in qualche posto.

Candida (con attivo tono di buona massaia). Ah, in questo caso, Maria pu andar a letto. Vado a dirglielo. (Esce per andar in cucina.)

Morell (guarda duramente Marchbanks). E allora?

Marchbanks (accoccolandosi grottescamente sul tappeto davanti al fuoco, ed effettivamente a suo agio di fronte a Morell: perfino quasi birbonescamente spiritoso). E allora?

Morell. Non ha niente da dirmi?

Marchbanks. Solo che io ho fatto lo stupido, qui, in privato mentre lei faceva lo stupido, l, in pubblico.

Morell. Ma non nello stesso modo, suppongo.

Marchbanks (con fuoco, balzando in piedi). Nello stesso preciso identico modo. Ho fatto la parte dell'Uomo Dabbene, proprio come l'ha fatta lei. Da quando ha compiuto il gesto eroico di lasciarmi qui solo con Candida...

Morell (involontariamente). Candida!

Marchbanks. Oh, s, sono arrivato a questo punto. Ma non abbia paura. Gli eroismi sono contagiosi: un malanno che m'ha appiccicato lei. Ho giurato di non dire durante la sua assenza una sola parola che non avrei detto un mese la in sua presenza.

Morell. Ha tenuto fede al suo giuramento?

Marchbanks (va improvvisamente ad appollaiarsi sullo schienale della poltrona). Sono stato tanto cretino da tenervi fede fino a quasi dieci minuti fa. Fino a quel momento ho seguitato a leggerle come un disperare, a leggerle le mie poesie... le poesie di chiunque... per ritardare una conversazione. Stavo fuori dal cancello del Paradiso, e rifiutavo di entrare. Oh, lei non pu immaginare quanto sia stato eroico, e scomodo! Poi...

Morell (controlla fermamente la sua ansia). Poi?

Marchbanks (lasciandosi scivolare prosaicamente sul sedile della poltrona ed assumendo un atteggiamento normalissimo). Poi lei non ha pi resistito a quella lunga lettura.

Morell. E lei s' finalmente accostato al cancello del Paradiso?

Marchbanks. S.

Morell. E allora? (Con ira.) Parli, ragazzo, parli: non ha riguardo per me?

Marchbanks (dolce e musicale). Allora diventata un angelo; e la sua spada fiammeggiante roteava nell'aria, e cos non sono potuto entrare; perch ho visto che quel cancello era in realt il cancello dell'Inferno.

Morell (trionfante). L'ha respinta?

Marchbanks (si alza, ferocemente beffardo). No, sciocco: se mi avesse respinto non mi sarei mai potuto accorgere di essere gi in Paradiso. Respinto! Crede che questo ci avrebbe salvato? che virtuosa indignazione! Oh, lei non degno di vivere nel mondo in cui essa vive! (Si allontana, sprezzante, fino all'angolo opposto della stanza.)

Morell (che lo ha osservato con calma senza muoversi dal suo posto). E lei, Eugenio, crede di rendersi pi meritevole insultando me?

Marchbanks. Fine della lezione numero mille e uno. Morell: sa che, a conti fatti, non stimo molto le sue prediche? Penso che le saprei fare meglio io. L'uomo che voglio conoscere l'uomo che Candida ha sposato.

Morell. L'uomo che...? Allude a me?

Marchbanks. Io non alludo al reverendo Giacomo Morell, moralista e fanfarone. Alludo al vero uomo che il reverendo Morell deve aver nascosto da qualche parte, sorto l'abito nero, l'uomo che Candida amava. Lei non pu essersi fatto amare da una donna come Candida soltanto perch si abbottona il goletto dietro invece che davanti.

Morell (spavaldo e risoluto). Quando Candida promise di sposarmi, io ero lo stesso moralista e fanfarone che lei vede adesso. Portavo quest'abito nero; e avevo il goletto abbottonato dietro invece che davanti. Crede che mi avrebbe amato di pi se non fossi stato sincero nell'esercizio della mia professione?

Marchbanks (sul divano, stringendo le caviglie tra le mani). Oh, l'ha perdonata, proprio come perdona a me di essere un vigliacco, e un debole, e quello che lei chiama un cagnolino piagnucoloso e via di seguito. (Sognante.) Una donna come quella ha un intuito divino: ama la nostra anima, e non le nostre follie, e vanit e illusioni, o i nostri goletti e i nostri abiti, o alcun altro dei panni e degli stracci in cui siamo avvolti. (Riflette per un attimo su ci che ha detto; poi si volta per interrogare Morell con molta intensit) Io voglio soltanto sapere come ha fatto a superare la spada fiammeggiante che ha fermato me.

Morell. Forse perch non sono stato interrotto dopo appena dieci minuti.

Marchbanks (sconcertato). Come?

Morell. L'uomo pu arrampicarsi sulle vette pi alte; ma non pu rimanervi a lungo.

Marchbanks (balzando su). falso: soltanto lass che pu rimanere a lungo, soltanto lass. negli altri momenti che non pu trovare riposo, n sentire il silenzioso trionfo della vita. Dove vorrebbe che trascorressi quei momenti, se non sulle vette?

Morell. In cucina, a tritare cipolle e a pulire lumi.

Marchbanks. O sul pulpito, a sgrassare anime di terraglia a buon mercato?

Morell. S, anche l. stato l che mi sono guadagnato il momento d'oro e il diritto, in quel momento, di chiederle d'amarmi. Io non ho preso quel momento a credito; n me ne sono servito per rubare la felicit d'un altro uomo.

Marchbanks (piuttosto disgustato, torna passo passo verso il caminetto). Non dubito che lei avr condotto le trattative con la stessa onest con cui avrebbe comperato una libbra di formaggio. (Si ferma sul bordo del tappeto che davanti al caminetto e soggiunge, pensieroso, a se stesso, voltando le spalle a Morell.) Io ho potuto rivolgermi a lei soltanto come un mendicante.

Morell (sussultando). Un mendicante morente di freddo! che le chiede lo scialle!!

Marchbanks (voltandosi, sorpreso). Grazie per essersi elevato fino alla mia poesia. S, se preferisce: un mendicante morente di freddo che le chiede lo scialle.

Morell (eccitato). Ed ella ha rifiutato. Debbo proprio dirle perch ha rifiutato? Glielo posso dire, basandomi sulla sua stessa autorit. Ha rifiutato perch...

Marchbanks. Non ha rifiutato.

Morell. Ah no!

Marchbanks. M'ha offerto tutto quanto vorr chiederle: Io scialle, le ali, la ghirlanda di stelle che ha sulla testa, i gigli che ha in mano, la luna crescente che ha sotto i piedi...

Morell (afferrandolo). Fuori la verit, giovanotto: mia moglie mia moglie: ne ho abbastanza di fronzoli poetici. Io so bene che se ho perso il suo amore, e lei se l' conquistato, non v' legge che la costringa a rimanere,

Marchbanks (stranamente, senza timore o resistenza). Mi strappi pure il bavero, Morell; penser lei, poi, a rimetterlo in ordine, come ha fatto stamani. (Calmo ed estatico.) Sentir le sue mani che mi toccano.

Morell. Ma lei, piccolo farabutto, si rende conto di quanto sia pericoloso dire queste cose a me? O (con improvviso sospetto) v' qualcosa che le ha dato coraggio?

Marchbanks. Adesso non ho paura. Lei, prima, mi era sgradevole: era per questo che sfuggivo dalle sue mani. Ma oggi ho veduto, mentre ne subiva la tortura, che lei la ama. Da allora le sono stato amico: mi strangoli, se vuole.

Morell (lasciandolo andare). Eugenio, se non un bugiardo senza cuore, se ha ancora una scintilla di sentimento umano, vuol dirmi che cos' accaduto durante la mia assenza?

Marchbanks. Che cos' accaduto! Be', la spada fiammeggiante... (Morell batte il piede in terra, con impazienza.) Ebbene, le dir, in tutta prosa, che l'ho amata in modo tanto sublime da non desiderare pi che la felicit di vivere in quell'amore. E prima che avessi avuto il tempo di scendere da quelle alte vette, entrato lei.

Morell (con profonda sofferenza). Dunque, non ancora deciso. V' sempre la pena del dubbio.

Marchbanks. La pena! Ma io sono il pi felice degli uomini. Io, ormai, non desidero che la felicit sua. (In un delirio di sentimento.) Oh, Morell, lasciamola libera. Perch costringerla a scegliere tra uno sciagurato piccolo nevrastenico come me e un povero parroco testardo come lei? Andiamo tutti e due in pellegrinaggio, lei verso oriente e io verso occidente, alla ricerca di un amante che sia degno di lei, di uno splendido arcangelo con le ali d'oro...

Morell. Bazzecole! Oh, se sar tanto pazza di lasciarmi per andare con lei, chi la protegger? chi l'aiuter? chi lavorer per lei? chi sar un padre per i suoi figli? (Si siede, fuori di s, sul divano, con i gomiti sulle ginocchia e la testa poggiata sui pugni chiusi.)

Marchbanks (fa schioccare le dita, furibondo). Essa non fa mai queste stupide domande. lei che ha bisogno di qualcuno da proteggere, da aiutare, per cui lavorare: qualcuno che le dia dei figli da proteggere, da aiutare, per cui lavorare. Un uomo adulto che tornato bambino. Oh, sciocco,, sciocco, tre volte sciocco! Io sono quell'uomo, Morell: io sono quell'uomo. (Balla per la stanza, eccitatissimo, gridando.) Lei non capisce che cosa sia una donna. La faccia chiamare, Morell: la faccia chiamare, e la costringa a scegliere tra... (La porta si apre e entra Candida. Egli si ferma, pietrificato.)

Candida (sbalordita, sulla soglia). Eugenio, che cosa le viene in mente?

Marchbanks (capriccioso). Giacomo e io stiamo facendo un torneo di predica; ed egli ha la peggio.

Candida d una rapida occhiata a Morell. Vedendolo angosciato gli va subito vicino, profondamente seccata.

Candida. Vedo che lo ha infastidito. Non glielo permetto, Eugenio: ha capito? (Posa una mano sulla spalla di Mo-reii, e nella collera dimentica totalmente il suo tatto di moglie.) Il mio ragazzo non deve mai essere turbato: penso io a proteggerlo.

Morell (alzandosi con orgoglio). A proteggerlo!

Candida (senza badargli: a Eugenio). Che cosa gli ha detto?

Marchbanks (sbigottito). Niente. Ho...

Candida. Eugenio! Niente?

Marchbanks (pietoso). Per... mi... mi scusi. Non lo far pi: glielo assicuro. Lo lascer stare.

Morell (indignato, fa un movimento aggressivo verso Eugenio). Mi lascer stare! Povero scia...

Candida (fermandolo). Sss!... no: lascia che ci pensi io, Giacomo .

Marchbanks. Ma non in collera con me. vero?

Candida (severa). S: molto in collera. Ho tutte le intenzioni di metterla alla porta.

Morell (sconcertato dal vigore di Candida, ma per nulla soddisfatto di vedere che lei lo vuol salvare da un altro uomo). Calma, Candida, calma. Non ho bisogno del tuo aiuto.

Candida (accarezzandolo). S, caro: lo so benissimo. Ma non voglio che tu sia infastidito e addolorato.

Marchbanks (quasi in lacrime, dirigendosi verso la porta). Vado via.

Candida. Oh, non necessario: non posso metterla in strada a quest'ora della sera. (Con veemenza.) Vergogna! Si vergogni !

Marchbanks (disperato). Ma che cos'ho fatto?

Candida. So benissimo quello che ha fatto: lo so come se non fossi mai uscita da questa stanza. Oh, stato indegno! Lei come un bambino: non sa tener la lingua a posto.

Marchbanks. Preferirei morire dieci volte di seguito che darle un attimo di dolore.

Candida (con infinito disprezzo per quella puerilit). Per quel che mi servirebbe la sua morte!

Morell. Candida, Candida cara: questo alterco quasi scandaloso. una questione tra due uomini: e spetta a me risolverla.

Candida. Due uomini! E tu lo chiami un uomo? (A Eugenio.) Ragazzaccio!

Marchbanks (trae da quel rimprovero un coraggio bizzarro e affettuoso). Se debbo essere sgridato come un ragazzo, bisogna che mi scusi da ragazzo. stato lui a cominciare. Ed pi grande di me.

Candida (perdendo un po' terreno mentre la sua preoccupazione per la dignit di Morell comincia ad allarmarsi). Non pu essere vero. (A Morell.) Non sei stato tu a cominciare, eh, Giacomo?

Morell (sprezzante). No.

Marchbanks (indignato). Oh!

Morell (a Eugenio). Ha cominciato lei: questa mattina. (Candida, vedendo istantaneamente un nesso con la misteriosa allusione che egli ha fatto nel pomeriggio a una cosa dettagli da Eugenio nella mattinata, lo guarda con immediato sospetto. Morell procede, con l'enfasi della superiorit offesa.) Ma l'altro punto vero. Io sono certamente il pi grande dei due e, spero, il pi forte. meglio, Candida, che tu mi permetta di sbrigare da solo questa faccenda.

Candida (cerca nuovamente di placarlo). S, caro; ma... (turbata) non capisco che cosa c'entri questa mattina.

Morell (respingendola affettuosamente). Non necessario che tu lo capisca, mia cara.

Candida. Ma, Giacomo, io... (Il campanello della strada squilla.) Oh, perbacco! Sono tutti qui. (Va fuori per farli entrare.)

Marchbanks (corre verso Morell). Oh, Morell. che orrore! in collera con noi: mi odia. Che cosa posso fare?

Morell (con una strana disperazione, camminando su e gi nel mezzo della stanza). Eugenio, mi gira la testa. Fra poco comincer a ridere.

Marchbanks (seguendolo ansiosamente). No, no: crederebbe che io l'abbia fatta uscire di senno. Non rida.

Si odono giungere voci molto gaie. Alessandro Mill, con gli occhi lucidi e un portamento denotante insolita allegria, entra con Burgess che untuoso e soddisfatto ma perfettamente in s. La signorina Garnett, che indossa la giacca e il cappellino delle grandi occasioni, li segue; ma per quanto i suoi occhi siano pi vivaci di prima, evidentemente in preda a qualche inquietudine. Si piazza con la schiena alla macchina da scrivere, ma si appoggia con una mano alla tavola per stare pi solida e si passa l'altra sulla fronte come se fosse un po' stanca ed ebbra, Marchbanks piomba nella timidezza e si rintana nell'an-golino che vicino alla finestra, dove sono i libri di Morell.

Alessandro (esilarato). Morell: bisogna mi congratuli con lei. (Afferrandogli una mano.) Che discorso nobile, stupendo, ispirato! Ha superato se stesso,

Burgess. vero, Giacomo. Sono rimasto sveglio quasi fino alle ultime parole. vero, signorina Garnett?

Proserpina (preoccupata). Oh, non badavo a lei. Cercavo di prendere degli appunti. (Tira fuori il taccuino e guarda la propria stenografia che la fa quasi piangere.)

Morell. Parlavo troppo in fretta, Prossy?

Proserpina. Molto, troppo in fretta. Lei sa che non posso scrivere pi di novanta parole al minuto. (Sfoga il proprio disappunto buttando con rabbia il taccuino vicino alla macchina perch l'indomani mattina sia pronto per essere usato.)

Morell (conciliante). Via, via, non fa niente, non fa niente, non fa niente. Avete tutti cenato?

Alessandro. Il signor Burgess ha avuto la cortesia di offrirci una sontuosissima cena al Belgrave.

Burgess (espansivo e magnanimo). Per carit, signor Mill. (Con modestia.) stato un onore spartire la mia cenetta,

Proserpina. Abbiamo bevuto lo champagne. Non l'avevo mai assaggiato. Mi gira proprio la testa.

Morell (stupito). Cena con champagne! Che lusso! E stata la mia eloquenza a provocare tanta prodigalit?

Alessandro (retorico). La sua eloquenza, e il buon cuore del signor Burgess. (Con un rinnovato impulso di ilarit.) E che uomo in gamba quel presidente, caro Morell! venuto a cena con noi.

Morell (con grande intenzione, guardando Burgess). A-a-a-ah! il presidente. Adesso capisco.

Burgess copre con una tossetta di deprecazione la viva soddisfazione che prova per la propria abilit diplomatica. Alessandro incrocia le braccia e si appoggia contro lo schienale del divano, con un atteggiamento che denota ottimo umore ma che sta per fargli perdere l'equilibrio. Candida entra portando su un vassoio bicchieri, limoni e una caraffa di acqua calda.

Candida. Volete una limonata? Conoscete le nostre norme: astinenza totale. (Posa il vassoio sulla tavola e prende lo spremilimoni mentre guarda tutti i presenti interrogativamente. )

Morell. inutile, cara. Hanno bevuto lo champagne. E Pros-sy ha tradito il suo voto.

Candida (a Proserpina). Non mi dir che ha bevuto champagne?

Proserpina (testarda). S, l'ho bevuto. Sono astemia di birra, non di champagne. Non mi piace la birra. Ci sono lettere da rispondere, dottor Morell?

Morell. Stasera, no.

Proserpina. Benissimo. Buonanotte a tutti.

Alessandro (galante). Non meglio che l'accompagni a casa, signorina Garnett?

Proserpina. No, grazie. Stasera non mi sento sicura con nes-suno. Magari non avessi bevuto quella roba! (Punta con un po' di riluttanza verso la porta: vi balza contro, e fugge via senza incidenti.)

Burgess (indignato). Quella roba! Quella disgraziata non sa che cosa sia lo champagne! Pommcry o Greeno a dodici e mezzo la bottiglia. Se n' scolati due bicchieri tutti d'un fiato.

Morell (preoccupato per lei). Sorvegliala tu, Alessandro.

Alessandro (preoccupato). Ma se fosse per davvero un po'... Se si mettesse a cantare in strada, o che so io.

Morell. Certo: pu darsi. per questo che vorrei tu l'accompagnassi a casa.

Candida. Via, Alessandro: sia buono. (Gli stringe la mano e lo spinge affettuosamente verso la porta.)

Alessandro. Evidentemente ho il dovere di andare. Spero che non sar necessario. Buonanotte. (Va via. Candida chiude la porta.)

Burgess. Dopo due sorsi piangeva sulle sue disgrazie. Non sanno pi bere come una volta. (Va in fretta verso il caminetto.) Adesso, Giacomo, ora di chiuder bottega. Signor Marchbanks, posso aver il piacere della sua compagnia per un pezzo di strada?

Marchbanks (spaventato). S: meglio che vada. (Corre verso la porta; ma Candida vi si mette davanti, sbarrandogli la strada.)

Candida (con calma autorit). Si sieda. Lei non va ancora via.

Marchbanks (sgomento). No: non... non volevo andar via. (Si siede, annichilito, sul divano.)

Candida. Il signor Marchbanks passa la notte con noi, pap.

Burgess. Ah, va bene, allora buonanotte. Salve, Giacomo. (Stringe la mano a Morell e va verso Eugenio.) Si faccia mettere una lampada vicino al letto, signor Marchbanks: si sentir pi tranquillo se si dovr svegliare con un attacco del suo male. Buonanotte.

Marchbanks. Grazie, seguir il suo consiglio, Buonanotte, signor Burgess. (Si stringono la mano. Burgess va alla porta.)

Candida (tagliando la strada a Morell che seguiva Burgess). Stai qui, caro. Vado io a dare il pastrano a pap. (Esce con Burgess.)

Marchbanks (alzandosi e andando furtivamente vicino a Morell). Morell: ora ci sar una scena terribile. Non ha paura?

Morell. Neanche un po'.

Marchbanks. la prima volta che invidio il suo coraggio. (Posa una mano, supplichevole, sull'avambraccio di Morell.) Non mi abbandoner, vero?

Morell (allontanandolo, deciso). Ognuno per s, Eugenio. Adesso dovr scegliere tra noi due.

Candida torna. Eugenio sgattaiola verso il divano, come uno scolaretto colpevole.

Candida (tra i due, rivolta a Eugenio). pentito?

Marchbanks (sincero). S. Ne ho il cuore spezzato.

Candida. Bravo, allora la perdono. E adesso vada a letto, come un bravo ragazzino: voglio parlare di lei a Giacomo.

Marchbanks (alzandosi, al colmo della costernazione). Oh, Morell, non posso. Bisogna che stia qui. Non vado via. Glielo dica.

Candida (i cui sospetti sono confermati). Che cosa deve dirmi? (I suoi occhi evitano furtivamente lo sguardo di lei. Candida si volta e trasferisce la domanda, senza ripeterla, a Morell.)

Morell (dandosi tono di fronte alla catastrofe). Non ho niente da dirle, salvo che (a questo punto la voce gli si fa pi fonda ed esprime una tenerezza misurata e dolorosa) lei in terra il mio pi grande tesoro... se lei realmente mia.

Candida (offesa perch lo vede indulgere al suo istinto oratorio e si sente trattata come se fosse il pubblico della Compagnia di San Matteo). Se tutto qui, sono sicura che Eugenio non pu dire di meno.

Marchbanks (scoraggiato). Morell: ride di noi.

Morell (con un'improvvisa punta di malumore). Non c' niente da ridere. Stai ridendo di noi, Candida?

Candida (calma ma arrabbiata). Eugenio molto arguto. Spero che rider; ma non sono sicura che non mi arrabbier moltissimo. (Va al focolare e vi rimane in piedi davanti, col braccio appoggiato sul caminetto e il piede sul parafuoco mentre Eugenio sgattaiola vicino a Morell e lo tira per una manica.)

Marchbanks (sussurrando). Basta, Morell. Non diciamo nulla.

Morell (spingendo via Eugenio senza degnarlo d'uno sguardo). Spero, Candida, che questa non sia una minaccia.

Candida (ammonendo con enfasi). Sta' attento, Giacomo. Eugenio, l'ho pregata d'andar via. Se ne va?

Morell (battendo il piede). Non se ne andr. Desidero che rimanga.

Marchbanks. Me ne andr. Far tutto quello che vuole lei. (Si avvia verso la porta.)

Candida. Fermo! (Egli obbedisce.) Non ha sentito che Giacomo desidera lei rimanga? Qua il padrone Giacomo, Non lo sa?

Marchbanks (infiammandoti con l'ira del giovane poeta contro la tiranna). Padrone in virt di quale diritto?

Candida (con calma). Diglielo tu, Giacomo,

Morell (sconcertato). Ma, cara, io non so in virt di quale diritto sono padrone. Io non rivendico un diritto siffatto.

Candida (con infinito rimprovero). Non lo sai! Oh, Giacomo! Giacomo! (A Eugenio, perplesso.) Io mi domando se lei, Eugenio, lo capisce! (Egli scrolla la testa, inerme, senza avere il coraggio di guardarla.) No: troppo giovane. "Va bene, le consento di rimanere: di rimanere e imparare. (Viene via dal focolare e si piazza tra loro.) Dunque, Giacomo! che cosa c'? Avanti, dimmelo.

Marchbanks (sussurrando con voce tremula in direzione di lui). No.

Candida. Avanti. Dillo!

Morell (lentamente). Candida, desideravo prepararti con cura, onde evitare qualsiasi malinteso.

Candida. S, caro: non ne dubito. Ma sta' tranquillo: non ti fraintender.

Morell. Dunque... s... (esita, incapace di trovare la lunga spiegazione che egli supponeva di avere pronta.)

Candida. E allora?

Morell (sbottando in modo sbagliato). Eugenio dichiara che tu sei innamorata di lui,

Marchbanks (frenetico). No, no, no, no, mai. Non l'ho detto, signora Morell: non vero. Ho detto che io l'amavo. Ho detto che io la capivo, e che lui non poteva capirla. E non ho parlato dopo quello che accaduto qua davanti al fuoco: no, glielo giuro. Gliel'ho detto stamattina.

Candida (illuminata). Stamattina!

Marchbanks. S. (La guarda supplicandola di crederlo, poi soggiunge semplicemente.) Ecco che cos'era accaduto al mio goletto...

Candida. Al suo goletto? (Improvvisamente intuisce il significato di quel ricordo e si volta verso Morell, scandalizzata.) Oh, Giacomo: lo hai...? (si interrompe)

Morell (vergognoso). Candida, tu sai bene che debbo sempre lottare col mio carattere. Ed egli ha detto (trasalisce) che in cuor tuo mi disprezzavi.

Candida (voltandosi subito verso Eugenio). Lei ha detto questo?

Marchbanks (terrorizzato). No.

Candida (quasi furiosa). Allora in questo momento Giacomo mi ha detto una menzogna. questo che vuol dire?

Marchbanks. No, no: io... io... (disperatamente) parlavo della moglie di Davide. E non fu a casa: fu quando lei lo vide danzare in pubblico.

Morell (aferra lo spunto con la destrezza dell'uomo abituato a dibattiti pubblici). Danzare in pubblico, Candida ; credendo di aver smosso i cuori di tutti in favore della sua missione; quando invece soffrivano del... male di Prossy. (Ella sta per protestare: egli alza una mano per farla tacere.) Non cercar di apparire indignata, Candida!

Candida. Di apparire!

Morell (continuando). Eugenio aveva ragione. Come mi hai detto tu, qualche ora fa, egli ha sempre ragione. Non ha detto nulla che tu stessa non abbia detto assai meglio di lui. Egli il poeta, che vede tutto; e io sono il povero parroco, che non capisce niente.

Candida (con rimorso). E tu badi a quello che dice un ragaz-zino sciocco, soltanto perch io ho detto qualcosa di simile scherzando?

Morell. Quel ragazzino sciocco pu parlare con l'ispirazione di un bimbo e l'astuzia di un serpente. Ha preteso che tu appartieni a lui e non a me; e, a torto o a ragione, ho cominciato a temere che possa esser vero. Io non voglio andar in giro torturato dai dubbi e dai sospetti. Io non voglio vivere con te, nascondendoti un segreto. Io non voglio subire l'intollerabile degradazione della gelosia. Abbiamo stabilito... lui e io... che tu sceglierai tra noi stasera stessa. Aspetto la tua decisione.

Candida (indietreggia lentamente di un passo, col cuore indurito dalla retorica di lui nonostante il sincero sentimento che essa celava). Ah! debbo scegliere, vero? Suppongo sia inteso che io debbo appartenere all'uno o all'altro.

Morell (con fermezza). Certo. Tu devi decidere definitivamente.

Marchbanks (ansioso). Morell, lei non capisce. Vuol dire che essa appartiene a se stessa.

Candida (volgendosi verso lui). S, voglio dire questo e molto di pi, signorino Eugenio, come capirete fra poco tutti e due. Ma se lecito, miei signori e padroni, che cos'avete da offrirmi in cambio della mia scelta? A quanto pare, sono stata messa all'asta. Che cosa offri, Giacomo?

Morell (con rimprovero). Cand... (Crolla: gli occhi e la gola gli si riempiono di lagrime: l'oratore diventa un animale ferito.) Non posso parlare...

Candida (andando impulsivamente verso lui). Oh, caro...

Marchbanks (fuori di s). Basta: non leale. Morell, non deve mostrare la sua sofferenza. Anch'io sono in gioco; ma io non piango.

Morell (raccogliendo tutte le sue forze). S: ha ragione. Non piet che chiedo. (Si scioglie da Candida.)

Candida (ritirandosi, con freddezza). Ti chiedo scusa, Giacomo: non volevo toccarti. Aspetto di conoscere la tua offerta.

Morell (con orgogliosa umilt). Io non ho da offrire che la mia forza per la tua difesa, la mia onest per la tua sicurezza, il mio ingegno e il mio lavoro per il tuo mantenimento, la mia autorit e la mia posizione per la tua dignit. Ecco tutto ci che si conviene un uomo offra a una donna.

Candida (molto calma). E lei, Eugenio? Che cosa offre?

Marchbanks. La mia debolezza. La mia desolazione. L'ansia del mio cuore.

Candida (commossa). una bella offerta, Eugenio. Adesso so come fare la mia scelta.

Indugia e guarda con curiosit ora l'uno ora l'altro, come per soppesarli. Morell, la cui somma fiducia si trasformata, dopo l'offerta di Eugenio, in un terrore che gli spezza il cuore, non ha pi alcun potere di nascondere la sua ansia. Eugenio, la cui tensione giunta al colmo, non batte ciglio.

Morell (con voce soffocata lancia un grido che irrompe dal fondo della sua angoscia). Candida!

Marchbanks (da parte, con un lampo di disprezzo). Vigliacco!

Candida (con un tono significativo). Mi do al pi debole dei due.

Eugenio indovina subito il significato di quelle parole; il volto gli si sbianca come acciaio in una fornace.

Morell (chinando la testa con la calma del vinto). Accetto la tua sentenza, Candida.

Candida, Ha capito, Eugenio?

Marchbanks. S, mi sento perduto. Egli non pu portare questo peso.

Morell (incredulo, alzando la testa e la voce con comica immediatezza). Alludi a me, Candida?

Candida (sorridendo un poco). Sediamoci e parliamone con calma, come tre amici. (A Morell.) Siedi, caro. (Morell, smarrito, prende la sedia che davanti al fuoco, la sedia dei bambini.) Mi porti la poltrona, Eugenio. (Indica la poltrona; egli la prende silenziosamente, con una forza che quasi freddezza, e la posa vicino a Morell, un poco dietro a lui. Candida si siede. Egli prende per s la sedia degli ospiti, e si siede, imperscrutabile. Quando sono tutti a posto, lei comincia a parlare, avvolgendoli, grazie al suo tono calma, tenero e assennato, in un'atmosfera di magica pace.) Eugenio, lei ricorda quello che mi ha detto di s: che nessuno le ha pi voluto bene da quando morta la sua vecchia balia, che le sue intelligenti ed eleganti sorelle e i suoi fortunati fratelli erano i prediletti di sua madre e di suo padre; che a Eton ha sofferto tanto; che suo padre cerca di tagliarle i viveri per indurla a tornare a Oxford; che ha dovuto vivere senza conforto, senza calore e senza rifugio: sempre solo, e quasi sempre disprezzato e frainteso, povero ragazzo!

Marchbanks (fedele alla nobilt della sua sorte). Avevo i miei libri. Avevo la Natura. E alla fine ho incontrato lei.

Candida. Adesso non pensi aquesto. Adesso voglio che guardi quest'altro ragazzo: il mio ragazzo! viziato fin dalla culla. Ogni quindici giorni andiamo a trovare i suoi genitori. Dovrebbe venire con noi, Eugenio, a vedere i ritratti dell'eroe di quella famiglia. Giacomo bambino! il pi meraviglioso di tutti i bambini. Giacomo che tiene, in mano il suo primo premio scolastico, vinto alla matura et di otto anni! Giacomo capitano della sua squadra! Giacomo con la prima redingote! Giacomo in tutte le pi gloriose circostanze! Lei sa quanto forte (spero non le abbia fatto male); quanto intelligente; quanto felice. (Con pi profonda gravit) Chieda alla madre e alle tre sorelle di Giacomo quanto sia costato loro risparmiare a Giacomo la fatica di fare qualsiasi cosa che non fosse diventare forte e intelligente e felice. Chieda a me quanto costi essere a un tempo la madre e le tre sorelle di Giacomo, e sua moglie e la madre dei suoi figli. Chieda a Prossy e a Maria quanto sia faticosa la casa, anche quando non abbiamo ospiti che ci aiutino a tritare le cipolle. Chieda ai fornitori che vogliono disturbare Giacomo e guastare le sue splendide prediche chi che li mette da parte. Quando v' danaro da dare, egli lo d; quando v' danaro da rifiutare, io lo rifiuto.

Io costruisco per lui un castello di comodit, d'indulgenza e d'amore, e vi monto la guardia per tenerne lontane le preoccupazioni pi volgari. Io l'ho reso padrone di tutto questo, per quanto egli non lo sappia e dianzi non abbia saputo dirle come lo sia diventato. (Con dolce ironia.) E quando egli ha creduto che io avrei potuto andar via con lei, la sua sola preoccupazione stata... che cosa sarebbe accaduto di me! E per indurmi nella tentazione di rimanere mi ha offerto (chinandosi in avanti per accarezzargli la testa, allisciandogli i capelli a ogni periodo) la sua forza per la mia difesa! il suo lavoro per il mio mantenimento! la sua dignit per la mia posizione! La sua... (frenandosi) oh, confondo le tue belle cadenze e le rovino, non vero, tesoro? (Posa la guancia affettuosamente contro il volto di lui.)

Morell (sopraffatto, si inginocchia accanto alla sedia di lei e la abbraccia con puerile ingenuit). tutto vero, dalla prima all'ultima parola. Io oggi sono ci che tu hai fatto col lavoro delle tue mani e l'amore del tuo cuore. Tu sei mia moglie, mia madre, le mie sorelle: tu sei la somma di tutto l'amore che mi stato dedicato.

Candida (fra le sue braccia, sorridendo ad Eugenio). Eugenio, crede che io sia per lei sua madre e le sue sorelle?

Marchbanks (alzandosi, con un violento gesto di disgusto). Oh, mai. Via, allora, via nella notte!

Candida (alzandosi rapidamente). Va via cos, Eugenio?

Marchbanks (nelle sue parole echeggia adesso la voce dell'uomo, non pi del ragazzo). Io so quando l'ora suonata. Sono impaziente di fare ci che ha da essere fatto.

Morell (anch'egli si alzato). Candida, non permettergli di fare gesti avventati.

Candida (fiduciosa, sorridendo a Eugenio). Oh, non v' da temere. Ha imparato a vivere senza felicit.

Marchbanks. Io non desidero pi la felicit: la vita pi nobile di cos, Parroco Giacomo: io le offro a piene mani la mia felicit; io le voglio bene perch essa ha colmato il cuore della donna che amavo. Addio. (Va verso la porta.)

Candida. Un'ultima parola. (Egli si ferma, ma senza voltarsi verso lei. Candida va da lui.) Quanti anni ha, Eugenio?

Eugenio. Adesso ne ho quanti ne ha il mondo. Stamani ne avevo diciotto.

Candida. Diciotto! Vuole, per affetto a me, scrivere una poesia su due frasi che sto per dirle? E mi promette di ripeterla a se stesso ogni volta che penser a me?

Marchbanks (senza muoversi). Mi dica le frasi.

Candida. Quando io ne avr trenta, lei ne avr quarantacinque. Quando io ne avr sessanta, lei ne avr settantacinque.

Marchbanks (vallandosi verso lei). Fra cento anni, avremo la stessa et. Ma io serbo in cuore un segreto migliore di questo. Mi lasci andare. L fuori, la notte gi impaziente.

Candida. Addio. (Gli prende il volto fra le mani; e siccome egli intuisce la sua intenzione e si inginocchia, Candida lo bacia sulla fronte. Poi, egli fugge via nella notte. Lei si volta verso Morell, e gli tende le braccia.) Oh, Giacomo!

Si abbracciano. Ma non conoscono il segreto che nel cuore del poeta.

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