Colloqui col tango

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COLLOQUIO COL TANGO

COLLOQUIO COL TANGO

OVVERO "LA FORMICA"
RITRATTO A DUE VOCI

di Carlo Terron

Il boudoir di Carmen Gloria, stella del Varietà di ieri, in ritiro da un po'.

Caso unico, la diva tramontata riesce a vivere di rendita in un quartiere che commuoverebbe gli ultimi lettori del "Piacere" di Gabriele D'Annunzio. Miserie e splendori del risparmio accomunano i preziosi pezzi di antiquarato ai vistosi luoghi comuni del falso più sfacciato. Esempio: le candele di legno verniciato piantate nelle bugie di candelabri di cristallo di Boemia, le palme finte infilate nei vasi cinesi autentici, gli scialli spagnoli gettati sui paravento cinesi; una grande specchiera di antico Murano, umiliata a riflettere una riproduzione in gesso di "Amore e Psiche" del Canova, una pelle d'orso bianco, dalle spalancate fauci rosseggianti, ai piedi di-una dormeuse di raso cremisi capitonné, un bruciaprofumi arabo in faccia a un radiogrammofono Marelli, e altre cose innominabili. Tutto sembra congiurare alla dimostrazione che, in particolari circostanze, il cattivo gusto può diventare stile senza nemmeno cessare di essere fasto. A destra e a sinistra, due usci all'incontro, gravati da complicati tendaggi, oppressi da fiocchi e frange, introducono nelle altre stanze dell'appartamento. Ma il genio del luogo è una pittura muliebre, a figura intera, di grandezza naturale, alla maniera di Antonio Mancini, seppur non è di mano del pittore stesso, che domina, al centro della parete di faccia, sopra un inginocchiatoio del XV secolo.

Voce f.c. _ Giovanotto, sei pronto? Guarda che riprendo da metà! Scatta nei momenti giusti, mi raccomando! Scatta! Scatta! _ Lampi di luce. _ Non ora! Quando entro io!

Conclusa dal rettangolo della larga cornice dorata, stretta in un abito di velluto nero a grande strascico, balenante di paillettes; dall'inverosimile scollatura splendente di diamanti,
sull'alabastro del seno, e il volto carezzato dall'ombra voluttuosa delle sterminate ali di un cappello circonfuso di paradisi, l'immagine della protagonista, nell'aggressivo languore della sua imperativa giovinezza, cancella ogni possibile dubbio di qualsiasi genere, e rende naturale l'invito a mettersi in ginocchio, implicito nel mobile che le sta di sotto. Agitando un molle ventaglio di argentee piume di struzzo, che ne prolunga lo slancio, sta, la diva, con le braccia nella guaina di lunghissimi guanti di pizzo, alzate in un gesto che accompagna il corallo delle labbra intente a cesellare il couplet di un remoto canto. E' lo stesso che, nel buio della stanza, laquale, prima di venire invasa dalla luce, rivela, illuminato, solamente il ritratto, comincia a risuonare, proveniente dall'uscio di destra. Medesimo vestito e medesimo atteggiamento, con lasola differenza di una veletta nera a grossi pallini e una voce un po' più arrochita, resuscitata dalla memoria, incede Carmen Gloria. Lentamente, senza la minima sottolineatura umoristica, anzi con signorilità e autorità estrema, come davanti alleluci della ribalta in una serata di gala ai suoi bei dì, cantando e ancheggiando, essa attraversa la stanza in direzione dell'uscio afronte.

Non ha terminato di filare l'ultima nota che si ferma di botto, naturale e spicciativa, per parlare a qualcuno che deve trovarsi oltre l'uscio di sinistra.

_Scatto giovanotto. O hai deciso di risparmiare la pellicola? Mi hai già fatto perdere mezzo pomeriggio. Non ho mai provato tanto sul palcoscenico. Nemmeno quando ho lanciato questo tango. Se quella sera Mistinguett nonèmorta di rabbia deve ringraziare il professor Voronoff che aveva appena finito di farle la cura. Disgraziata, aveva sbagliato ghiandole, e rischiò di diventare un uomo. Per questo, poi, si ritrovò la voce da baritono e strane abitudini... Beh, ci siamo? Ripeto. Mi devi prendere di infilata, in movimento, sullo sfondo del paravento cinese. Di nuovo azione. Per che altro ti avrei fatto mettere la macchina lì, sennò. Cinese autentico. Volessi privarmene, prenderei due milioni almeno. E sarebbe regalato. Piùinvecchia e più vale. Al contrario di me. ...Attenzione, dunque. Nel momento che sto con le braccia alzate. Quando rovescio le mani e lascio aprire il ventaglio. Allora, tu scatti. Sulla parola sogno. Reve : francese. Non prima. Né dopo. Non è rmica una cosa da niente. Il tango della mia celebrità. Sta attento.

Nuovamente ispirata, esegue e ricanta, l'antica pantera flessuosa.

... 3 volte.

Lampo di magnesio. 3 volte.

_ Fatto? Meno male? Di' che mi mandino, appena stampata, la rivista. Sono curiosa di leggere, la prossima settimana, cosa mi accade nella seconda puntata della mia vita. Nella prima ho saputo che sono scappata di casa a sedici anni per amore dell'arte. In realtà, neavevo diciotto; e mi ci hanno buttata per altre ragioni. Ma così è meglio. E l'assegno. Altrimenti, per la terza puntata, la riproduzione della lettera di Benedetto Croce ve la sognate. Nelle memorie di una soubrette, una lettera di Benedetto Croce è un bel colpo, va là... Di', bel giovane: chiudi bene la porta, uscendo.

Rimane sullasoglia ad osservare fin che non si sia sentito l'uscio sbattere. Quindi, tornasui suoi passi coril'andamento trasandato e sciatto di ogni commediante appena escedi scena. Va a prendere, da una cristalliera, unvassoio di dolci, una bottiglia di spumante già mezza consumata e una coppa di cristallo: e li colloca su unpiccolo tavolo, presso la dormeuse. Nel chinarsi incontra la propria inmagine nella specchiera. Vi si accosta e, riassumendo, ancora una volta, unsuperbo atteggiamento da tigre reale, si fa scorrere la mano lungo il fianco e si controlla la linea.

_ Però. Dieci chili di meno, una mezza luceartistica e potrebbe ancora andare. Tutte queste stronze che cantano i successi del momento...! E col microfono. Io cantavo di tutto: repertorio internazionale!

Dopo aver indugiato a contemplarsi con professionale distacco, solleva la veletta e, prima tirandosi, qua e là, con la punta delle dita, lapelle delle zampe d'oca, poi facendosi scorrere la Iingua sopra le gengive, quindi osservandosi i denti e, infine, scrutandosi la lingua, non senza aver cercato qualcosa, con un dito, in bocca, completa l'esame. La serie di questi atti intimi e familiari, figli del volgare quotidiano, deprime un po' il suo ottimismo.

_Perché devono essere passate di moda le velette, poi, ho ancora da capirlo. Oltretutto, facevano così fine.

Altra occhiata, mezzo giro su se stessa, appena un accenno a un'impercettibile "mossa". Prende una foto.

_Ho dato la vita per imparare a vivere.

Ora che ho organizzato tutto, ora

che ho trovato finalmente il modo di tenere in ordine

i vestiti,

come soddisfare gli impulsi sessuali,

di quali amici sbarazzarmi,

a quali essere fedele, chi è falso

e chi sincero, come sbarazzarmi

dell'ambizione e come fare economia, ora

che ho finalmente imparato ad essere più vicina

al nudo silenzio, la mia vita

è quasi finita.

Canta:

Si toglie anche il cappello. Si sfila i guanti e va a distendersi sulla dormeuse. Per un po' tiene le mani in alto e le agita, a piccoli tremolii, approfittando della legge di gravità per farle diventar diafane. Poi ne abbassa una e, senza cambiar di posizione al corpo, mette in moto il grammofono. Restituita da una calda voce maschile, risuona la canzone di prima. E' il tango: "Guitare d'amour".

(Ogni volta che il disco finisce, lei lo rimette su, fino a: "...e il suo partner"

_Canta, canta, canaglia.

E' la volta di abbassare l'altro braccio per versarsi da bere e infilarsi fra le labbra un pasticcino. Continua, così, pigramente, come da tanti pomeriggi ormai, a mangiar dolci, a sorseggiar spumante e a parlar da sola; e non trascura nemmeno, dopo un po', di far saltar le scarpe.

_Se almeno qualcuno ti potesse mettere al corrente di quello acui hai dato un calcio... Qui c'è da mangiare e da bere, fresco d'estate e caldo d'inverno; casa propria, inquilini che pagano l'affitto, niente debiti, niente cambiali; cucina eccellente, lo sciampagne che ti piaceva tanto... coscienza tranquilla e rispettabilità da vendere... Sono una borghese e me ne vanto... No, non è il titolo di una canzonetta; semplicemente il mio testamento spirituale... Cosa pagherei che mi vedessi! Una testa da ragioniere infilata in un'anima da formica, dicevi. Ma chi ha avuto ragione? Intanto, Carmen Gloria la vengono a cercare ancora, per lasoddisfazione di lasciarsi fotografare e farsi scrivere la vita, a puntate, sulle riviste. E la pagano, per di più. E tu,l'artista? Che fine hai fatto, tu? In un ospizio di mendicità, chissà dove. Se non sei già sottoterra.

Potrebbe darsi che, a questo punto, il disco fosse terminato. ln tal caso, essa lo rimette da principio. Fa sempre così. Del resto, è un continuo dargli e togliergli la parola per meglio polemizzare con l'assente.

_Canta, canta. Mettiti pure l'ugola in frac: sei un gigione lo stesso. Non ti bastò costarmi ciò che mi sei costato. Anche il mio maggior successo hai tentato di rubarmi... Morto di fame. Tirato su dal niente. Preso in mezzo alla strada soltanto perché avevi una voce sensuale, sapevi cantare "O sole mio", e ti chiamavi Raimondo... Sta un po' a sentire come mi hanno inventata. E soffri.

Prende una rivista illustrata e si mette a leggere, qua e là, brani dei luoghi comuni che hanno esogitato per la sua biografia.

_"Sereno tramonto di un'artista indimenticabile"...

_Tramonto, poi... _"Carmen Gloria, la fulgida stella del teatro di rivista, che vide ai suo piedi due generazioni e figurò al centro di spettacoli indimenticabili, dei quali oggi si è perduta la memoria, ora è una distinta signora che conduce un'esistenza riservata, nel palazzo di sua proprietà. Il silenzio, del quale ha circondato il suo ritiro, non è riuscito a far impallidire la sua fama..." _Prendi su!... _"Se la cronaca mondana ha cessato di occuparsi di lei, la cronaca benefica l'ha acquistata come una delle sue protagoniste, tanto più importanti quanto meno in vista... Essa si aggira nelle stanze del suo quieto appartamento sulla cerchia Navigli, dalle cui grandi finestre entra il canto degli uccelli. (Si distrae un momento) In queste languide giornate di primavera essi nidificano a centinaia sulla grande acacia del giardino che profuma uno degli ultimi silenziosi angoli della vecchia Milano" ...Dove li ha visti poi... ? "In quest'oasi ovattata ed intima, imprezosita delle cose rare raccolte nei suoi giri in Italia e all'estero, durante una delle più fortunate e movimentate carriere che la storia del varietà conosca, sembra che il tempo si sia fermato"... "L'atmosfera romanzesca, punteggiata da episodi clamorosi, la vaga aria di involontario scandalo che accompagnò la lunnosa scia della stella di prima grandezza, non ha, per nulla, guastato la natura schietta, la franca spontaneità delle sue origini... la travolgente femminilità e l'alta classe dell'artista non hanno influito sulla semplicità della donna. Cessato il regno della prima, nel più naturale dei modi è incominciato quello della seconda... Nella cordiale padrona di casa che ci invita, con espansiva amabilità, a prendere un'ottima tazza di the fatto dalle sue mani, fra l'accogliente penombra del suo salotto, si stenta a riconoscere l'elettrizzante vedette, al cuinome sono legate le canzoni più famose che entusiasmarono i nostri padri... Dov'è la Vamp dalla voce perversa, la Venere devastatrice di cuori che ebbe, della Bella Otero e di Cléo de Merode, tutto il fascino? Ogni grande artista ha la sua leggenda, e ogni leggenda di palcoscenico ha i suoi passaggi obbligati..."

Chiamala leggenda!... _"Anche su Carmen Gloria si è raccontato di nomi oggi universalmente famosi nel mondo delle lettere, dell'arte, della politica, della finanza, condotti alla disperazione dalla sua indifferenza; di immense fortune sperperate e. perfino, di un principe del sangue, felicemente regnante, che fu sul punto di suicidarsi..." _Bernardo! Chissà se si rammenta ancora di me, quel timidone... _"Né vanità né rimpianto, in questa signora riservata e ancora attraente, che ebbe il corggio di ritirarsi dalle scene in piena gloria, e oggi paga disciplinatamente le tasse... Un esempio da citare alle imprevidenti cicale che si illudono sulla eternità della giovinezza... Dev'essere dolce poter, come lei, in sereno raccoglimento dividere le proprie giornate fra le generose opere di carità, delle quali non vuole che si parli, e i ricordi del passato, cari al segreto del suo cuore...".

Si sa com'è,parlando di ricordi, per naturale associazione di idee, le viene spontaneo sfilarsi i diamanti dal collo e farli brillare controluce, visibilmente compiaciuta.

_Provino a collezionare ricordi del genere le tettone di oggi! Eh, che te ne pare? Dicevi che mi mancava la follia dell'artista. Prendi su, ecco il risultato. Ti basta? Sono soddisfazioni, queste. A leggermi come mi hanno descritta da bambina, parola d'onore, mi sono venute le lagrime agli occhi. Dov'è... "Nata a Trecate Brianza da modesti e timorati agricoltori, al principio del nostro secolo..." _Beh, un po' prima. Ma cosa conta?... _"La sua infanzia, illuminata da due stupefatte pupille azzurre, trascorse in giochi innocenti e grida gioiose, fra lo stormir delle fronde, sotto il sereno cielo di Lombardia, così bello quando è bello..." _Che stupida, mi torna a venir d piangere. Mi sembro Bernadette, mi sembro... e poi, anche la patria mi deve qualche cosa... Ecco: _"Avvolta nel tricolore, su un palco eretto in piazza dell'Unità fu dalla sua voce che le nostre truppe, entrate a Trieste, ascoltarono la canzone che aveva fatto battere i cuori di tutti gli italiani per i quattro lunghi anni della guerra...".

Misericordia, oh non toglie la voce al grammofono e si mette a cantare lei:

Ma, per fortuna, l'incontinenza emozionale la travolge e la mette a tacere. Un tacere relativo, limitato al canto; perché, singultando, continua a parlare.

Per forza, altrimenti, che monologo sarebbe?

_C'eri anche tu, farabutto! E cantasti "Surdato innammurato".

Ridà la voce aRaimondo.

_Canta, canta. Ma cosa pagheresti a poter tornare indietro. E dire che non ho mai desiderato niente, in vita mia, come avere un figlio da te. Nemmeno quello mi hai saputo dare. Impotente!

Perun po' tace e ascolta la vocedell'esecrato amore; per un po'vi si associa accennando insieme lamelodia.

_Mah, che coppia eravamo. E mi hai abbandonata a godere, da sola, queste soddisfazioni. Vigliacco.

Si deve asciugare qualche lacrima, poi comincia a sbottonarsi l'abito, se lo sfila, si mette asedere e si massaggia il collo del piede; vuota lacoppa, si alzain sottoveste e, a piedi nudi, va dietro al paravento ricomparendo con un paio di pantofole di raso e un Kimono giapponese addosso.

_Hai fatto un bell'affare, sì,a piantarmi per un'aristocratica sifilitica che ti dette un calcio due mesi dopo averti goduto.

Deputato, avrei potuto farti diventare con le vecchie relazioni che mi sono ritrovata nel governo di adesso !...

Non sa più cosa fare. E' la stessa storia quasi ogni giorno. Va avanti e indietro spostando qualche soprammobile e poi si avvicina alla finestra; scosta le tendine e resta lì a guardar fuori.

_Almeno non seguitasse a piovere. Potrei andare ai giardini a dar da mangiare alle scimmie.

Stira le braccia, sbadiglia...

_Le giornate non passano mai quando si soli... Devo prendere una domestica a servizio intero. Se non altro, farà del rumore.

All'improvviso, violentemente aggressiva, canta:

Ogni giorno Milan

esce fuori di man

crescendo va, diventa stracittà.

Larga fuori di qua, sbatti fuori di là,

ti tira su, ti sfonda in giù Milan.

Stramilano

s-t-r-a-m-i-l-a-n-o

piano piano

Montemerlo confondi col Pincio e il Naviglio col Po'

Vai lontano

a Parigi sull'autostrada Berlino in metrò

Stramilano

s-t-r-a-m-i-l-a-n-o

Ogni vicolo fu

strade non ce n'è più

con lo sfondar son tutti boulevard

Terra di meneghin

peggio d'un zeppelin

ti smollan qua ti sgonfian là Milan

Stramilano

s-t-r-a-m-i-l-a-n-o

piano piano

Montemerlo confondi col Pincio e il Naviglio col Po'

Vai lontano

a Parigi sull'autostrada Berlino in metrò

Stramilano

s-t-r-a-m-i-l-a-n-o

S'interrompe e grida sul. piatto del grammofono dopo avergli tolto la parola.

_No. No. Sono contenta così. Non farti illusioni. Ci vuol altro. Non è una fine squallida, questa! Avresti voglia! Così l'ho desiderata, così l'ho voluta, così me la sono fabbricata. Io morirò nel mio letto. Col dottore e le medicine. E avrò una cassa da morto di palissandro, con la croce e le maniglie d'argento. E ventiquattro preti dietro. Dovranno chiederli in prestito alle parrocchie vicine. E messe quante ce ne sarà bisogno, e il posto al Monumentale. Con una statua di marmo alta tre metri, sopra la mia carogna. E tu a Musocco. Nel campo dei miserabili... Va là,va là... Ti sarebbe piaciuta una tomba matrimoniale e la gente che passa e legge: "Qui riposano in pace Carmen Gloria e il suo partner".

Altra passeggiata drammatica.

_Sono contenta. Capisci? Contenta. Mi ha soltanto messo di malumore la tua voce antipatica. Devo smettere di ascoltarla. Finisce sempre così... Cosa credi? Oh, Raimondo?!... Posso avere tutto. Ho tutto.

Apre il cofanetto dei gioielli e rovescia tutto a terra. Poi, a quattro zampe, li raccoglie e li rimette a posto. Continua a parlare a quattro zampe.

Coi soldi non c'è cosa che non si possa comperare. Me lo ha insegnato la vita. E tu non hai capito niente. Mai... Ora tocca a me. Mi viene desiderio di compagnia? Ho la compagnia.. Mi prende voglia di distrarmi? Ho le distrazioni. Mi gira il capriccio di dare qualche soddisfazione a questo vecchio corpo che ne ha dispensate tante a pagamento e ne ha ricevute tanto poche gratis? E gliela dò. Sono forte, Raimondo. E per te, niente.

A quindici anni facevo all'amore

dàghela avanti un passo,

delizia del mio cuore;

a sedici anni ho preso marito

dàghela avanti un passo,

delizia del mio cuore;

a diciassette mi sono spartita

dàghela avanti un passo

delizia del mio cuor.

La gh'à, la gh'à

la piuma sul cappello

la fa, la fa

l'amor col maresciallo

la dis, la dis

la dis che l'è malada

per non, per non,

per non magnar polenta...

S'è sfogata almeno per il momento, sull'argomento passato che ritorna. Ma che fare nella guerra diuturna contro il gigantesco mostro della noia? Difficile dar dei consigli a chi non ha la risorsa di poter star solo con se stesso o, magari,soltanto il gusto delle letture poliziesche. Perde dell'altro tempo afar non so che, ed è tutto guadagnato; poi va al telefono e cerca la salvezza componendo un numero.

_Ne' Erminia... Meno male che sei in casa. Questi pomeriggi di pioggia non finiscono più. La noia si taglia col coltello... Non viene mai sera. Già, e poi non viene mai notte, e poi non viene mai mattina. Al contrario di quello che dice il poeta: "Ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera" Mah! Lasciamo perdere... Disturbo?... Volevo far due chiacchiere... Beh, così. Sai com'è: il tempo... Mi dispiace... Perché non mi hai telefonato? Ora però stai bene... Che dici? Tu, almeno, hai la tua pensione da mandar avanti... E' sempre una distrazione... Meno male... Anche qui, tutto il palazzo a letto, compresa la portinaia... Io no, grazie a Dio... Un po' di prudenza... Con la vitamina Ci... Ho chiamato il medico prima, ecco tutto... Sarebbe stato un disastro. Sai, dovevo essere in forma. Non fanno che venirmi a fotografare per la storia della mia vita. A puntate. Durerà quattro settimane. L'hai letta?... Ma no, cara, te la mando io... Dovere... Tu ti dimentecheresti, certo, di comperarla. Ti conosco... Sì, sono contenta, grazie... Commovente... Beh, certo... Le vite stampate sono sempre un po' diverse... Ci mancherebbe altro. Per mi riconoscerai, non dubitare... Sai, è in tono molto perbene, molto signora... Fa piacere... Ma il meglio dovrà venire nelle puntate successive... Pensa che effetto far sapere che dissi di no a D'Annunzio. Sentimi bene: Gli dissi di no, a D'Annunzio, soltanto per non dare un dispiacere alla Duse. La prosa io l'ho sempre rispettata. E questo ci tengo che lo scivano... Pronto, pronto... Mi senti?... Meno male... Di', di' pure... Non te ne ho ancora parlato perché ti volevo fare una sorpresa, domani o dopo... E invece no. Marcia, procede, fila... Mi ci sono fissata e ci riuscirò... Pronta a scommettere... Vedrai. Non aspetto che la conferma. Certo. Prima della fine del mese... Altroché. Quando l'hanno saputo, hanno fatto salti alti così. Vogliono chiudere l'ultima puntata con le mie impressioni, e scusa se poco. Un bel colpo, no?... Come dici?... S'intende. Ti porterò un rosario benedetto. Va bene, va bene... San Pietro sotto vetro... Come preferisci. Puoi contarci... Beh, senti, non vorrai mica... Vorrei vedere anche questa!... Appunto, ha ricevuto lei che è ancora in servizio, e non dovrebbe ricevere me che non faccio più vedere le gambe da tanti anni?... E invece no. Vedi come sei? Ne ho avuto proprio piacere per la Vanda. Se lo meritava. Lei!... Sanno tutto, non dubitare. Credi che non conoscano il bene che faccio e quello che ho speso per la parrocchia? Arrivano dappertutto, cara mia... No no... Ma no. ti assicuro. Mica in compagnia, coi soliti pellegrini. Che scopo avrebbe? Un'udienza privata, ti dico... Tutta per me... Sì. E con la benedizione speciale. Certi pregiudizi sono finiti. E' gente superiore... S'intende, s'intende... Certo. So già tutto quel che devo fare... Certo... Certo. Inginocchiarsi, baciargli la mano... No, mica la pantofola, la mano... Non insistere. Lo so... Perché vuoi parlare di ciò che non conosci? E' sempre stato il tuo difetto Di' un po', lo fai apposta?... La mano... La mano... La mano, ti dico!... Meno male... E, alla fine del colloquio, ritirarsi camminando all'indietro. Sicuro... Già, speriamo di non inciampare.. Ma naturalmente: senza trucco e tutta in nero, con un velo in testa. Quel che ci vuole a una certa età... Erminia, detto fra noi, mi metterò la. famosa mantiglia di pizzo di Bruges, che mi regalò il re del cacao, nel venticinque. Ti annoi forse a discorrere cinque minuti con me?... Avrei voluto vedere... E chiudi il rubinetto. Il bagno lo farai dopo. O sennò... senti... portati il telefono in vasca... Va bene. Ti aspetto all'apparechio... E chi si muove?...

Si colloca, per un momento, il telefono in grembo e accende una sigaretta.

_Crepa d'invidia, l'Erminia.

Partono 2 motivi intrecciati: Ich möchte so gerne e Guitare d'amour al pf (vedere se è possibile fare un contrappunto). Va avanti pp per tutta la tirata che segue:

Alza il ricevitore all'orecchio e si ricomincia:

_Cara, ci sei?... Ed io ho acceso una sigaretta... Macché, non ho smesso, no no. Abbiamo parlato per un'ora e non sono passati che cinque minuti...Uhm... Uhm... Uhm... Hai fatto benissimo! Hai ragioni sacrosante... Dimmi dimmi... Ma no! E poi dicono le donne... Chi l'avrebbe pensato?... Se c'era uno da mettere la mano sul fuoco... Tutti eguali. Tutti eguali... Ma ora sono peggio di una volta... Dovevi farlo prima... Tu ti sei sempre fidata troppo... Troppa fiducia negli uomini e le mani bucate... Te l'ho sempre detto. Se avessi avuto la testa sul collo, ora non saresti ridotta a strangolarti dal lavoro dalla mattina alla sera per tirare avanti... Guarda me... Tu non hai mai pensato al dopo e questo è stato il tuo difetto... Ma certo... Ma certo... Dovevi metterlo alla porta subito... Non te l'ho mai detto, ma ho sempre pensato che sarebbe finita male. Possibile che solo lei debba avere questa fortuna, pensavo. Non mi ero sbagliata... Bada a me, Erminia: a una certa età bisogna dare un addio alle illusioni... Non durano, non durano. Un capriccio di passaggio, quando capita, e amici come prima... Lo so... lo so: un affetto che riscaldi la vita... una parola!... Come dice il proverbio? meglio soli che male accompagnati... I figli? Te li raccomando. Mosche bianche, anche quelli... e poi, magari, si vergognano della loro madre... Appunto. E cosa ne ha ricavato? S'è mangiata tutto per tirarlo su e poi chi s'è visto, s'è visto... E' triste, lo so... Ma non tutti i giorni piove, se Dio vuole... Non lamentarti. Almeno il tempo ti passa più in fretta... Accidenti!... Niente niente! La cicca. Per poco non prendo fuoco... Uhm... Uhm... Ma noo!...

mentre, col piede, va spegnendo il mozzicone della sigaretta.

_A proposito, di' un po': hai niente di nuovo sottomano per farmi passare la malinconia?... Quello della settimana scorsa?... Alla faccia... ! Ma nemmeno per sogno... E' stato come trascinare un macigno su per la montagna... E poi, maleducato. No no... le repliche non mi piacciono. Poi diventa un'abitudine... Fai sempre lo stesso discorso... Vent'anni? Capirai! Conosco il tipo... Si credono chissà chi soltanto perché dispongono di un sesso... Beh, chi ne parla male?... A vederli, con quelle spalle, voglio dire, promettono mari e monti... e poi, alla resa dei conti... E almeno rimediassero con un po' di sentimento. Che ti devo dire? Sarà colpa della Coca-cola... Quanto? Ma sei pazza?... Tu devi credere che io sia Rokefeller... E' caro... E' caro... Dove arriveremo di questo passo?... Cosa avremmo dovuto pretendere noi alla sua età, allora?... Li ho, sicuro che li ho; ma devo, per questo, lasciarmi scorticare? Sarei curiosa di sapere quanto ci guadagni tu... Pronto... Pronto... E va bene... Mi ritelefoni?... Fra cinque minuti? Intese.

Depone il ricevitore e rimane pensierosa un momento.

_Come aumenta la vita. Non si riesce più a starci dietro. Mah.

Apre un cassetto e ne estrae uno scialle di trina nera, che simette ad osservare controluce.

_Meno male che non s'è tarmato.

Se Io accomoda sulla testa e poi prova la camminata, la genuflessione, il baciamano e, infine, la retromarcia. Anche più di una volta, finché non tornerà a squillare il telefono e andrà a rispondere.

Il tutto sempre sulla musica qui più spiritosa. E qui finisce.

_Fra mezz'ora? Complimenti per l'organizzazione... Di', e un piccolo sconto?... Proprio?... Va bene, va bene. Ma è uno strozzinaggio. Ah, senti. Mi posso fidare almeno?... Lo conosci bene?... Non è che, domattina, si legga sul giornale: "Anziana signora assassinata e gioielli rapinati...". Capirai... Come se essere figlio di un pretore fosse una garanzia... Mi fido di te. Ciao... Grazie... Speriamo... Con quello che costa... Indecente!.. Ti riferirò.

Se Dio vuole, col telefono è finita.

Attacca musica pf

Qualcosa vorrei

cosa voglio non so,

qualcosa vorrei,

quel che ancora non ho.

I giorni passano, domani che sarà,

perché nasconderti, o mia felicità...

Si è ricordata della collana di diamanti e degli anelli alle dita. Se li toglie, li annoda nella mantiglia e dopo aver cercato dove nasconderli vaaconsegnarli a Jacqueline.

_Mah... Un silenzio...

Si toglie la vestaglia dietro il paravento. Si mette un'altra vestaglia e una parrucca.

Torna a guardarsi nello specchio. S'infila la parrucca:

Essere rimasta al paese... fare dei figli...

C'è un'altra cosa da fare. Toglie lo champagne, porta una bottiglia di coca-cola, si siede sul letto, ascolta un po' il disco:

Toglie il disco, e sul silenzio:

_Se almeno, questo ci mettesse un po' di sentimento.

E aspetta. Non è indispensabile ridere, povera donna.

Cala la luce, fino al buio.

18-20 dicembre 1957

Prima rappresentazione: Milano, Teatro Gerolamo, 23 maggio 1958. Recital di Paola Borboni.

Copyright © 2002 by C.A.M.A. - Milano, Sipario Edizioni Tel. 39-02-29005557

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