Come vendicarsi delle corna


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BELLAVITA

COME VENDICARSI DELLE CORNA

Commedia seria in 2 atti

di

Alfia leotta

Tratta dalla novella di Luigi Pirandello

“L’ombra del rimorso”

Finito di scrivere il 22 Febbraio 2007

Alfia Leotta -  Posizione SIAE n° 118377

Via Alessandro Volta, 67 – 95010 Santa Venerina (CT)

www.compagniailmelograno.it – info@compagniailmelograno.it

tel/fax – 095 953470 – 3485101868

PERSONAGGI

BELLAVITA, dolciere………………………………………………………        40 enne

MICHELINO, suo figlio ……..…………………………………………….         7/ 8 anni

IL NOTAJO DENORA …………………………………………………….         40 enne

L’AVVOCATO………………………………………………………………        50 enne

PUDDU, il garzone ………………………………………………………..        30 enne

CARMELINA, una bambina ………………………………………………       7/8 anni

PIPPETTO, un bambino…………………………………………………..        7/8 anni

Comparse varie, clienti e viandanti

La storia è ambientata ai primi del ‘900

TRAMA

L’uomo non è uno, ma tanti quante sono le sue relazioni con gli altri, costretto in una “ forma “ o “ maschera “ attribuita dagli altri o proprio da se stesso. Questo è l’assunto che troviamo nella maggior parte delle opere Pirandelliane e quindi anche in questa commedia, tratta dalla novella

“ L’Ombra del rimorso “ risalente al 1926. La mia rivisitazione in 2 atti, ambientata alla fine degli anni ‘30, vede protagonista il dolciere Bellavita, tradito per lunghi anni dalla bella moglie con il notaio Denora dalla cui relazione,  nascerà  Michelino.

Per proteggere se stesso, indossando la maschera  della sopportazione , Bellavita farà credere di    ignorare quanto accaduto  accettando il bambino come suo e crescendolo con le amorevoli cure di un padre naturale.

Ma se il tradimento non porta alla perdita della persona amata, spesso porta alla perdita di se stessi e Bellavita quindi con una forma sottile di vendetta, decide di ossessionare  l’amante della moglie, con un inverosimile remissione .

Il momento della verità non tarderà ad arrivare e neppure la proposta del notaio di provvedere      all’educazione di Michelino, farà cessare la vendetta del protagonista che lo seguirà come l’ombra del rimorso.

Nonostante la drammaticità della situazione, la storia sicuramente susciterà la vostra attenzione e l’inaspettato finale non vi lascerà con l’amaro in bocca  come si suol credere nei drammi.

DESCRIZIONE DELLA SCENA

La scena rappresenta  una piazzetta di paese. Nella parete di fondo, dal centro fino a dx,  una caffetteria con vetrina. A sx in fondo un’uscita che funga da strada.

Nella parete di dx, partendo dall’angolo della pasticceria, un paio di tavolini e qualche sedia di ferro. Un piccolo altarino al muro con una statuetta della Madonna e dei fiori.

Nella parete di sx in prima , il portone della casa del Notajo.

Scenicamente fontana, lampione e quant’altro dia l’impressione di essere all’esterno.

ATTO PRIMO

La scena rappresenta  una piazzetta di paese. Nella parete di fondo, dal centro fino a dx,  una caffetteria con vetrina. A sx in fondo un’uscita che funga da strada.

Nella parete di dx, partendo dall’angolo della pasticceria, un paio di tavolini e qualche sedia di ferro. Un piccolo altarino al muro con una statuetta della Madonna e dei fiori.

Nella parete di sx in prima , il portone della casa del Notajo.

Scenicamente fontana, lampione e quant’altro dia l’impressione di essere all’esterno.

SCENA 1°

( Notaio, Avvocato, Bellavita, comparse )

C’è un via vai di gente dalla caffetteria e per strada.

DENORA      ( grasso, calvo, sulla quarantina, sicuro di sé, ride di gusto uscendo dalla propria abitazione con l’avvocato ) Vittorio, non po’ cridiri chi bella soddisfazioni mi pigghiai.

AVVOCATO ( tipo remissivo, aria astratta e smemorata,  vicino ai 40 anni, magro tutto gambe, con occhi che si volgono continuamente di qua e di là, come se sentisse chiamare da tutte le parti. ) …..e  n’ha sintutu i mia. ‘Nta mo’ professioni s’havi a chiffari ccù genti di tutti i tipi.

DENORA      Amuninni, vah….ca ti offru ‘n cafè. ( si avviano verso la cafetteria )

BELLAVITA  ( esce, sorridente dalla caffetteria. Indossa un grembiule bianco e una cuffietta di pasticcere in testa e chiama) Michilinuuuuu……Oh,notajo Denora….

DENORA      ( saluta infastidito togliendosi il cappello ) Bellavita

BELLAVITA  ( saluta l’avvocato ) Avvocato…………( chiamando all’interno ) Tirisina pripara du’ cichiri di cafè.

Nel frattempo alcuni clienti usciti dalla caffetteria, guardano il notajo e Bellavita e ridono sotto

i baffi

DENORA      ( stizzato si avvia verso il locale, poi entra )

BELLAV        ( gli fa largo, aprendogli la tenda e con un sorriso che infastidisce  s’inchina al suo passaggio)

AVVOC         ( passandogli accanto si ferma ) Ma chi mi rapprisintati vui?..........Picchì st’atteggiamentu urtanti……..

BELLAV        ( ironico ) Urtanti avvucatu? E picchì?......... E’ forsi cuppa mia, si l’educazioni m’imponi di mustrarimi gentili ccò prossimu?

AVVOC         Ridiculu! Siti a barzelletta do’ paisi e non cuntentu liccati a sarda! Mi faciti pena ( entra )

BELLAV.       Avvocato, la pena non è sulu mia, criditimi! ( entra )

SCENA 2°

( Michelino, Carmelina,Pippetto, Bellavista, notaio, avvocato, il cameriere )

MICHELINO ( viene correndo dalla stradina, con alcuni compagni di gioco ) Aspittati ccà, ca parru ccà mamma. Mamma…..mamma…..

CARMEL                  Potta qualche pasticcinu.

MICHEL.       Ci provu……..Mamma….mamma….

PIPPETTU    A mia senza crema.

CARMEL.                 A mia inveci si.

MICHEL.       Va beni, a tia senza crema e a idda ccà crema. ( sta per andare )

CARMEL.                 A cioccolato.

MICHEL.       Voli autru vossignoria?

CARMEL.                 Si ci su,’ du caramelli, qualche cioccolattinu……..

MICHEL        Viscotta ni voi?

PIPPETTO    Jù, si.

MICHEL.       Non ci né. ……..Pozzu ora?

CARMEL.                 Chi sta’ aspittannu?

PIPPETTO    E spicciti, ca l’autri aspettunu.

MICHEL.       Mammaaaaaa……mammaaaaaa……

BELLAV        ( uscendo ) Chi è ca jetti uci?

MICHEL.       A mamma unn’è?

BELLAV        Non po’ veniri, chi voi?

MICHEL.       Pozzu iri a jucari che’ mo’ cumpagni ‘o funtanuni?

BELLAV        ( a Carmelina ) Carmelina, to’ matri u sapi?

CARMEL.      Si

BELLAV.       ( a Pippetto ) E chidda to’?

PIPPETTO    Si.

BELLAV        Addivittitivi…….( bambini scappano via ) ….e senza astruppiarivi comu o vostru solitu. ( sta per rientrare ma i bambini ritornano ) Chi vi scuddastu?

CARMEL.      Michilinu si scuddau……

MICHEL.       Jù?

PIPPETTO    Tu, tu….si!

BELLAV.       Chi ti scuddasti?

MICHEL.       ( guarda i due che lo spingono per incitarlo )

BELLAV.       U capì chi vi scuddastu……….( entra )

CARMEL.      Vacci, s’annunca ni potta i soliti cosi ca non ni piaciunu.

MICHEL.       Uffa…….( entra )

PIPPETTO    Speriamo ca non sbagghia comu ‘o so’ solitu.

CARMEL.      No’ sai ca è ‘ntrunateddu?.........Però è bravu, simpaticu e …..

PIPPETTO    ( che vede Michelino uscire con altre cose in mano )……e pappagghiuni. Sbagghiau ‘n autra vota.

CARMEL.      Chi puttasti?

MICHEL.       Pasti i mennula.

CARMEL.      Ti mangi tu. No’ sai ca non mi piaciunu?

PIPPETTO    E mancu a mia.

MICHEL.       E chi vuliti di mia…….chisti mi desi!.......Ne’ vuliti?

CARMEL       ( in coro con Pippetto ) NO!

MICHEL.       U coddu!......Mi mangiu jù! ( e se ne va )

CARMEL       ( e Pippetto si guardano. Poi di corsa lo seguono ) Aspetta,……fannilli assaggiari.

MICHEL.       NO! Su’ tutti mia! ( uscendo, si sentiranno le voci dei bambini che discuteranno )

Scena 3°

( Denora, avvocato, Puddu )

DENORA      ( esce seguito dall’avvocato ) Assittamuni ccà fora, ca megghiu è! ( si calca il cappello in testa, siede e con l’espressione di chi sta soffrendo dentro e resta a guardarsi i piedi, con le mani appoggiate sul bastone)

AVVOC.        ( Apre il giornale e comincia a leggere. Poi incuriosito dal notaio, equivoca e con gli occhi per terra, come a guardare qualcosa che non sta riuscendo a trovare, guarda ora il notaio che scuote la testa, ora per terra. )

PUDDU         ( esce e posa sul tavolinetto 2 tazzine di caffè e 2 bicchieri di acqua. Poi come i due inizia a cercare anche lui )

DENORA      ( vedendoli, crede che abbia perso qualcosa e cerca ) Ma chi piddisti?

PUDDU         Jù, nenti!......L’avvocatu

AVVOC.        Jù?……Tu! ( al notaio )

DENORA      Jù?.....

AVVOC.        Ma allura chi stamu circannu?

 

PUDDU         Chissacciu…….vi visti accussì……( lo imita ) hava pinsatu………

DENORA      Grazie Puddu….tè ccà i soddi!

PUDDU         ( li prende e va via )

DENORA      U tempu passa caru miu…….e mi cunvinciu sempri cchiù, ca u mo’ trenu passau……… e u pessi. ( rigirando il cucchino )

AVVOC         ( ripreso poco prima a legger il giornale ) Allura a vistu ca piddisti qualche cosa?

DENORA      Ma chi dici?

AVVOC.        Staiu schirzannu Teodoro, staiu schirzannu !......Su con la vita…….su! ( zuccherando il suo caffè )

DENORA      Amicu miu, a testa è pessa,……. pessa ppì ‘na fimmina ca non pozzu cchiù spirari d’aviri………

AVVOC.        Secunnu mia, t’avissa trasfiriri ‘n campagna.

DENORA      Non sumportu l’idea di non vidirla cchiù……..Almenu m’arristau chistu!....... U bongiornu a matina e a bonanotti ogni sira.

AVVOC.        Dopu tutti ‘st’anni ancora ci pensi?........ A chiddu ca staiu vidennu……..allura non t’ha passatu?

DENORA      E comu, comu……dimmillu tu!

AVVOC.        Ma dicu jù, ccù tanti fimmini ca c’erunu ‘nto paisi, giustu giustu di una maritata n’addivintasti l’amanti?

DENORA      L’amuri non talia ne’ stato civili e ne’ condizioni sociali.

AVVOC.        Specialmente quannu dui, ‘n principiu maritati, non sonunu! Comu su’ potti maritari: era macari di bona famigghia

DENORA      Caduta in bassa fortuna.

AVVOC.        Non capisciu chi cunsidirazioni putissi aviri d’iddu.

DENORA      Appuntu……e ddì dui non filavunu ppì nenti, sempri liti ‘n coppu picchì iddu non ci sapeva fari chè clienti, ‘n coppu picchì comu a ‘n cretinu non sapeva comu trattari ‘na muggheri………Certi scenati……..e jù ddà, sempri a difinnillu…….

AVVOC.        Ma tu chi ci trasevi?

DENORA      Capisci a mia……essennu sempri ddà, cu’ l’amici, pacificu comu sempri haia statu, vidennu ca ddà povera carusa suffreva, pruvava a mettiri paci………..e ora, taliili…..vanu d’amuri e daccordu.

AVVOC.        E prova oggi e prova dumani…..u facisti curnutu!

DENORA      Svinturi ca capitunu! Non è ca u fici apposta?.........M’innammurai e sciddicai.

AVVOC.        E fu ccù ddà sciddicata, ca mintistu ‘o munnu Michilinu?

DENORA      Vittorio, jù era prontu a rimidiari,…. ma idda dissi no,….. vosi cuntinuari a stari maritata ccù Bellavita…… ….Chi puteva fari jù si non agghiuttiri?............

AVVOC.        Jù pensu ca no s’avissa ammettiri accusì, subbitu….ca è figghiu to’. Qualchi dubbiu jù l’avanzassi………

DENORA      Non importa,….macari ca fussi……..accettu tuttu, accettu tuttu!

AVVOC.        Ma picchì, si si putissi pruvari ca non è……

DENORA      E comu pruvallu? Non è sulu u patri a non putillu sapiri ccù certezza,……. mancu a matri po’ sapiri di certu si u propriu figghiu apparteni ‘o maritu o all’amanti.

AVVOC.        Di essiri t’assumigghia.

DENORA      Parissi,……certi voti si e certi voti no. Non c’è di fidarisi de’ somiglianzi.

AVVOC.        E Bellavita, chi dici?

DENORA      E iddu inveci di sputarimi, runzarimi, affrontarimi chi fa?........Mi fa inchini e riverenzi.

AVVOC.        Beh, certu………Si dici ca tu ci teni additta a putia che’ to’ soddi……..

DENORA      Chista è ‘na calunnia…..Iddu ci ’ha pruibitu d’accitari ogni cosa di mia, mancu ‘n soddu ha vulutu ppì d’anima ‘nnuccenti do’ picciriddu,……. fiuramuni ppa’ putia.

AVVOC.        Ma a genti dici…….

DENORA      Chi dici, chi dici……ca non sapi nenti. Macari u cafè mi fa pavari ppì non dari troppu all’occhiu

AVVOC.        Iddu autru ca cafè ti dassi…..macari u sangu de’ vini si livassi ppì tia.

DENORA      Chi senti diri?

AVVOC.        Sentu diri ca ci cunvinìu…….Ca’ vostra tranquilla e circospetta relazioni, c’arrimidiastu a paci ‘n famigghia.

DENORA      Tu pensi?

AVVOC.        I fimmini parrunu e quannu parrunu fra di iddi poi……… Mo’ muggheri è so’ amica stritta e dici ca Teresina, non è cchiù tristi, picchì c’havi sulu a tia ‘nto cori.

DENORA      E so’ maritu ‘nto lettu!.......Chi mi ni fazzu di ‘n amuri ormai platonicu?....... Vittorio jù m’a ‘nzonnu macari a notti, tantu è a bramosia d’avilla tutta ppì mia.

AVVOC.        Amicu miu…..calmiti!...... Non c’è speranza ppì chiddu ca voi……. Teresina macari su ti desi u cori, è sempri a muggheri di Bellavita, e finchè iddu campa, ppò beni di Michilinu, sta’ sicuru ca no’ lassa ne’ ppì tia, ne’ ppì nuddu.

DENORA      E murissi allura ‘stu disgraziatu……. almenu sugnu libbiru di ‘stu suppliziu e di st’umiliazioni ca haia sumpurtari……..A genti sapi e m’arridi ‘nta facci.

AVVOC.        A tia?.....A iddu semmai…….’o curnutu pacinziusu!

DENORA      Amuninni, vah…….

BELLAV        ( che era uscito dalla bottega ) …….Ossequi notajo……..sempri a vostra disposizioni. ( lo segue andar via ) Puddu…….u tavulinu!

PUDDU         ( con vassoio e straccio in mano, sparecchia e pulisce )

CAMBIO DI LUCI E MUSICA faranno supporre allo spettatore che stia passando del tempo.

BUIO – STACCHETTO MUSICALE - LUCE

Sono trascorsi un paio di mesi.

La caffetteria è chiusa per lutto, con una fascia nera. Gente passa li davanti, si fa il segno

della croce e prosegue.

Scena 4°

( Denora, Bellavita, Michelino, Carmelina, Pippetto )

DENORA      ( esce e sulla soglia della sua casa. Trasandato, barba lunga, con i pugni serrati guarda la bottega, indeciso se andare o no. Il brusio della gente si spegne e lo guardano. Lui rientra sbattendo il portone )

BELLAVITA  ( esce, con la sua magrezza che incute ribrezzo, pallido come di cera, con gli occhi fissi aguzzi spasimosi, parato di strettissimo lutto, con una sciarpa nera avvolta al collo. Rigido sulla soglia, le gambe quasi mancano e si sorregge allo stipite..)

MICHEL.       (vestito anch’esso di un abito nero, esce poco dopo )  Papà, sugnu a luttu?

BELLAV.       Si Michilinu……..a luttu, comu u papà. (premendo le gracili mani sulle spalle del figlioletto che gli sta davanti,guarda la casa del notaio )

CARMEL.      ( timidamente avanza, seguita da Pippetto, i due parlano sottovoce, indecisi se chiederegli di andare con loro. Poi spingendo in avanti Pippetto, lo esorta a parlare )

PIPPETTO    Michelinu,…….veni cu’ nuatri a jucari?

MICHEL.       Non pozzu,…..sugnu a luttu!

BELLAV.       Va, va….… vatinni  a ‘ghiucari ( il bambino corre via, insieme agli altri due. Lentamente lui si avvia al portone del notaio e bussa. Nessuno apre…..lui ribussa…..nessuno apre……… parlando verso la finestra in alto ) Ho capito, sa?......Notaio Denora, mi sente?......... U capì…..u capì…….u cori a vossignoria non ci reggi, cchiù,……..a veniri ni mia……..Su’ 6 jorna ca idda si ni ju e vossignoria ancora non s’ha degnatu mancu a veniri?........Voli fari i vermi ddocu a supra?.........

AVVOC.        ( sopraggiunge dalla stradina ) Bellavita, chi è,…..chi succedi?............

( Bellavita ha un mancamento ) Oh….c’aviti?......Siti deperitu, assittativi,

BELLAV        Grazie avvocato, grazie……….Non ci vuleva, chista non ci vuleva…….e iddu non mi degna mancu di ‘nu sguardu.

AVVOC.        Non è meno disperatu di vui. Cumpatitilu……..Hata mangiatu? ( Bellavita fa segno di no ) Vuliti moriri macari vui?......Facitilu ppì Michilinu almenu…….. Aviti qualcunu ca v’aiuta? ( Come prima Bellavita fa segno di no ) Facitivi curaggiu…

BELLAV        Parratici, parratici ve ne prego.

AVVOC.        Ci stava appuntu jennu……trasitivvinni, ‘o cuccativi.

BELLV.          Grazie avvocato…..ca Diu la benedica ( via )

AVVOC         Ma vaddati a chistu!.....( si avvia verso la casa del notaio mentre lui ne esce  Teodoro!

DENORA      Vittorio, ……( barcolla ) mi stava facennu du’ passi…..

AVVOC.        Unni, ca non c’ha fai a stari additta. Acchianamu intra.

DENORA      No, non c’ha fazzu cchiù a stari chiusu ‘n casa.

AVVOC.        Assittamuni ccà allura.

DENORA      Picchì vinisti?

AVVOC.        Ppì tiniriti cumpagnia.

DENORA      Non ni vogghiu. Vo’ ridiri macari tu e mo’ spaddi?

AVVOC.        Semu arrivati a chistu?

DENORA      Ppì carità, lassimi stari o finisci ca a fazzu appiddaveru a pazzia.

AVVOC.        Ma picchì, chi ti dissi?

DENORA      Nenti….ma ti scongiuru, non fari dumanni.

AVVOC.        Tonna a dicu, otinni ‘n campagna…….ti fa beni.

DENORA      Carissimu amicu, si u to studiu è accussì chinu di clienti, e tratti i cchiù grossi affari,…….è sulu ppì mia. Ti facissi comutu veru?

AVVOC.        Ma chi dici?

DENORA      U vidu,…u vidu ca macari tu ni vulissi godiri do’ spettaculu da mo esasperazioni.

AVVOC.        In nomu da nostra amicizia, sta’ sdilliriannu? Mi giudichi mali Teodoro. Comu po’ pinsari ‘na cosa simili?

DENORA      Picchì è naturali! Naturale…..ti pari ca no’ capisciu? U peggio è ca u vidu jù stissu a ridiculagini di ‘sta situazioni……….E cridimi, macari jù mi mintissi a ridiri ‘o to postu……Ma u fattu inveci ca ‘sta situazioni mi fa soffriri,…….mi sta facennu ‘mpazziri

AVVOC.        Non ti staiu capennu

DENORA      Vinni ‘ni mia u jornu dopu do’ funerali, co’ picciriddu, cu’ d’esitazioni di cu voli parrari e si tratteni. “ Va a baciarici a manu ‘o cavalieri “ ci dissi…..E cu sugnu u papa?.......Jù ppì ‘n pezzu arristai ca testa affunnata ‘nte vrazza supra u tavulino …….e iddu nenti,…….assittatu supra a punta da seggia, aspittava e cuntimplava a mia,…….. poi  chinu di pena e d’angoscia s’avvicinau e mi vasau ccà ( mostrando la testa calva )

AVVOC.        Puureddu, era commosso.

DENORA      Commosso? Soddisfattu ha diri!.......U mo’ duluri era ‘n balsumu ppò so’ cori. Si ni sinteva beatu……….

AVVOC.        Beatu? E picchì, scusa?

DENORA      Non c’arrivi?.........Si sta pigghiannu a soddisfazioni, ni sta godennu di la mo’ sofferenza.

AVVOC.        Voi ca ci parru? Ti fazzu nesciri jù di statu d’animu…….ti vogghiu beni e ti stimu ppì ddù galantuomo ca si’!

Scena 5°

( Bellavita, Denora, Avvocato )

BELLAV.       ( esce e si siede coi due )

DENORA      ( sta per alzarsi )

BELLAV.       ( senza guardarlo, lo trattiene ) Ppò funerali…( e subito la voce gli trema )… ppò funerali ordinai a nomu so’ ‘na curuna di ciuri frischi, tannicchia ….. tannicchia cchiù grossa da mia……

DENORA      ‘Na curuna?

BELLAV        Mu pirmittii, sicuru d’intepretrari i so’ sentimenti, cavalieri.

DENORA      Sta beni!....

BELLAV.       E poi….. i fici mentiri tutti e dui supra u carru funebri, signor cavalieri…..a so’ attagghiu a mia…….

AVVOC.        Attagghiu?

BELLAV.       Si,….erunu accussì belli,…..si vossignoria l’avissa vistu,….parravunu!

AVVOC.        Cu parrava?

BELLAV.       Ddi’ du’ curunu signor avvocatu!

DENORA      ( col viso paonazzo d’ira ) Spero,…….ca ‘nto nastru non ci facistu scriviri u mo’ nomu?!

BELLAV.       ( tenendo il fazzoletto sugli occhi, colmi di lacrime, fa segno di no col capo )

AVVOC.        E poi?

BELLAV.       Poi,…….tri missi ci fici diri ppì d’anima santa,….una ppì vui, una ppì mia e una ppì Michilinu.

DENORA      Poi mi dici quantu spinnisti.

BELLAV.       Signor Cavalieri……

DENORA      ( ribattendo forte ) Appoi mi dici quantu spinnisti!

BELLAV.       ( trattenendo le lacrime, che invece sgorgano invano ) Pi….ppì carita,……. Mi vuliti dari macari ‘st’ autru duluri?    

DENORA      ( guardando il pietoso aspetto di quell’uomo, passeggia con le mani nelle tasche dei calzoni )

BELLAV.       ( dopo aver risucchiato le ultime lacrime dal naso ) Ci vulissi addumannari ‘na cosa.

DENORA      Chi cosa?

BELLAV.       Pozzu mannari a scola a Michilinu?

DENORA      Oh bella,….e mu’ dumanni a mia?

BELLAV.       A cui allura?.......Avvocato, ci parissi giustu mannallu a scola dopu sulu sei jorna da’ morti da’ matri?

DENORA      ( previene la risposta dell’avvocato, che stava per rispondere restando a bocca aperta ) Ma fa’ chiddu ca voi!

BELLAV.       Ah no! ( scattando risoluto ) Di Michilinu stamu parrannu! E non vogghiu fari nenti, jù,….senza u cunsigghiu e u cunsensu di vossignoria. U picciriddu soffri a stari sulu ‘n casa ccù mia,…..jù non fazzu autru ca chianciri, chianciri, chianciri.. ( e di nuovo  piange come una fontana. D’un tratto si alza disperato e si butta addosso al notaio ) Cavalieri…..ppì carità, cavalieri……..abbia tannicchia di cunsidirazioni ppì mia……..Non m’abbannunassi,…..non m’abbannunassi propriu ‘nta ‘stu mumentu……….

DENORA      Ma chi fai?.......Lassimi

BELLAV.       ( non curante ) Tutti mi buffuniunu,….mi disprezzunu ppì causa vostra’….di ‘stu’ mo’ luttu e da’ mo’ disperazioni……….Vui sulu mi putiti e m’hata cumpatiri!.......... Vui sulu cumprinniti u mo’ sintimentu……..vui,……ca sipiti bonu ca n’haia vulutu nenti di vossignoria……

DENORA      Bellavita, finiscila……..lassami

BELLAV.       ( lasciandolo ) Tannicchia di considerazioni……sulu chistu vogghiu…….ppò rispettu ca c’haia sempri purtatu………..considerazioni ppà mo’ disgrazia…… ( guardandolo con occhi da pazzo, lo afferra nuovamente  ) ppà nostra disgrazia, signor cavalieri. ( piange a singhiozzi )

DENORA      ( guardandolo così da vicino, gli passa la tentazione di scaraventarlo lontano, ma si frena, avendo pietà per quell’uomo che gli piange sul petto

AVVOC.        Su, su…..animo Bellavita……animo ( tirandolo via da li )

DENORA      Non ti preoccupare, non t’abbannunu……

AVVOC.        U stati sintennu?......Veni ‘nautra vota a pigghiarisi u cafè comu prima. Ma comu vi chiamati? Bellavita è u ‘ngiuriu, no?

BELLAV.       Invidia, caro avvocatu, invidia………Passannu davanti a dolceria sempri china di genti e vidennu Teresina comu ‘na signora ‘o bancu……..” Eh,bella vita”

AVVOC.        A genti….si sapi com’è.

BELLAV.       Cavalieri, chi fa…..veni a truvarimi?

AVVOC.        Si vi dissi di si, ancora ci rucculiati?

BELLAV.       Ma Teresina……Teresina signor cavalieri……a Teresina na’ ttrova cchiu! …. Ci reggi u cori?

DENORA      Si ti dicu ca vegnu, volidiri ca vegnu!

BELLAV.       Voscenza cavalieri,….. non vedrà cchiù dd’occhi cuntenti,…….ddà ucca sempri sorridenti……..

DENORA      Perdio…..perdio…perdio….( tuonando ) BASTA! ( torna in casa sua come un cane ferito )

CAMBIO DI LUCI, passa il tempo

SCENA 6°

( Bellavita, Puddu, Avvocato, Michelino )

BELLAVITA  ( seduto fuori, ricurvo sul tavolino )

PUDDU         ( il cameriere con una ramazza, sta pulendo antistante la dolceria )

NARRATORE          Bellavista, seduto a quella sedia di ferro della sua botteguccia di caffè, curvo, con gli occhi fissi sul marmo impolverato del tavolinetto, aspettò parecchi giorni la promessa visita del notaio Denora. Ma né lui, né nessuno dei suoi amici, che prima solevano pasar là nel caffeuccio le mezze giornate a conversare, a leggere i giornali, a giocare a carte, si fecero vedere.

MICHEL.       ( tornando da scuola, di corsa va ad abbracciare il padre )

BELLAV.       ( guarda verso la casa del notaio e con il figlio ancora in grembo ) Puddu, dacci ‘n occhiu a putia ( e con passo veloce, trascinando il figlio si avvia dal notaio )

PUDDU         Stassi tranquillu, ci pensu jù!

BELLAV.       ( bussa alla porta che si apre poco dopo ) C’è u nutaru? ( dall’altra parte qualcuno che non si vedrà, dirà di si ) Trasi Michilinu, trasi…..( via )

PUDDU         Mah! E comu finiu………

AVVOC.        ( venendo dalla stradina ) Puddu, chiamami u to’ patruni.

PUDDU         Non c’è……Voli ‘n cafè?

AVVOC.        No, grazie…..e unn’è?

PUDDU         ( fa segno col capo alla casa del notaio )

AVVOC.        Ci ìu?

PUDDU         Ancora non l’ha caputu ca iddu no’ voli vidiri…….Ci tenta tutti i jorna mischinu, ma nenti, ogni vota trasi e nesci comu a ‘n cani bastunatu. ( continuando a spazzare )

AVVOC.        Ma chi ci cerca?

PUDDU         A mia mi spia?........Isassi i pedi.

AVVOC.        ( che si era seduto, alza i piedi ) Comu jemu ccà?

PUDDU         Non si vidi?.....Chi pena avvocatu, chi pena…..’sti vitrini non si ricanusciunu cchiù……chi malinconia……..pasti sicchi, torti ammuffati….non veni cchiù nuddu…….i muschi si stanu mangiannu macari a nuatri…….

AVVOC.        E tu caccili, no?

PUDDU         E ppì quali mutivu, almenu ni fanu cumpagnia, no? Oramai su iddi i patruni da putia.

AVVOC.        Accussì mali è arriddutu?

PUDDU         ( vedendolo girarsi in continuazione ) Cui?

AVVOC.        U to’ patruni,…e cui allura?

PUDDU         No,…siccomu…..vi vidu…..

AVVOC.        Allura?

PUDDU         S’ha fiurari ca ancora supra a vilanza, c’è l’ultimu pisu ca c’hava misu a signura…….. e no’ voli tuccatu…….picchì dici ca c’arricorda l’ultima vinniti ca fici a muggheri

AVVOC.        Chi tragedia, chi tragedia……….Ma allura non c’è nenti?.......C’haiu ‘n purtusu………

PUDDU         Unni?

AVVOC.        ‘Nto stomucu…….unni l’avissa aviri?

PUDDU         No, siccomu……..( imita il suo gesto inconsulto )…..Ni putemu spattiri u mo’ paninu ca’ muttadella…….ni voli? ( andando a prenderlo )

AVVOC.        Dicisti muttadella?

PUDDU         ( uscendo inciampa, e rovescia il panino a terra )

AVVOC.        Addiu paninu ca’ muttadella.

PUDDU         No avvocatu,….ci dugnu ‘na lavata…e tonna comu prima.

AVVOC.        No, no….grazie………

PUDDU         Non era loddu assai…..hava scupatu……

AVVOC.        Puddu, lassa stari………( guarda l’orologio ) Si fici tardu, tornu cchiù tardu.

PUDDU         C’haia diri cosa?

AVVOC.        No, non era nenti d’importanti. ( si allontana, mentre dalla casa del notaio escono Bellavita e Michelino. Aspetta in disparte )

PUDDU         ( si siede stanco e chiude gli occhi, addormentandosi con la bocca aperta

BELLAV.       ( al figlio ) Allura?....Ti vasau?......Dimmillu, ti vasau? ( Michelino fa segno di no col capo. Deluso  )…..Non ti vasau?

MICHEL.       ( ingenuamente, non capendo il perché di quell’insistenza ) Noo….mi fici accussì…..( passandogli una mano sui capelli )

BELLAV.       E basta?

MICHEL        E basta.

BELLAV.       O fatti i compiti……( entrando dentro la bottega, guarda il cameriere )

SCENA 7°

( Avvocato, Denora )

AVVOC.        ( sta venendo verso la casa del notaio, quando questi esce dal portone )

DENORA      Vittorio, stava appuntu ppì veniri ni tia.

AVVOC.        Picchì?

DENORA      Sugnu prontu a tutti cosi, adozioni, testamentu……daltronti non c’haiu a nuddu, sugnu schettu……e non m’interessa cchiù nenti!........No’ vogghiu cchiù amenzu ‘i pedi,….m’haia libbirari do patri a qualunque costu!

AVVOC.        Ma u sai ca u buttuni de’ soddi ccù iddu non funziona, perciò è inutili tuccarlu, vistu ca n’ha mai agitu ppì propriu tornacontu.

DENORA      E appuntu ppì chistu sugnu dispiratu……..Propriu jù haia aviri a chi fari ccù ‘n maritu di ddà specie?

AVVOC.        Non m’ ‘u spiegu, non mi spiegu picchì si comporta accussì!

DENORA      Chi voi spiegari, chi voi spiegari…….certi cosi non si spiegunu.

AVVOC.        Comu si po’ essiri di ‘sta manera?

DENORA      Quannu non vulemu sapiri ‘na cosa, si fa prestu ………facemu finta di non sapirla……..e si ‘a finzione è cchiù ppì nuatri stissi ca ppì l’autri…..cridi a mia,……. È propriu comu si non si sapissi………… ( guarda dentro la vetrina ) Era tanto bella!.........Mi pari di vidilla ancora, assittata ‘o bancu, ridenti e sfavillanti,….co’ nasu jancu di cipria e ddù sciallittu russu di sita……… quannu arrideva….si l’aprevunu du’ fussetti ccà…….. ( comincia a piangere sommessamente, nascondendosi gli occhi con una mano)

AVVOC.        ( poggiandogli una mano sulla spalla ) L’amavi accussì assai?

DENORA      Si!......E odiu st’omu picchì non c’abbastau avvilinarimi prima l’unicu beni da mo’ vita,….m’avvelena ora macari u duluri ca provu,…… p’avillu piddutu. E sai comu m’avvelena?............Mustrannisi beatu,…..sbattennimmillu ‘nta facci, si!.......... Comu si mu ‘sta dannu a pasciri, ‘stu duluri, intra la quali mi vidi sprufunnari………….Si ora mi vidissi chianciri,….. sugnu sicuru ca ‘sti lacrimi si vinissi a viviri…….L’odiu, l’odiu ppì chistu!

AVVOC.        Su, fatti forza……

DENORA      Picchì,….picchì non m’ha lassa chianciri sulu, comu vulissi?.......U capisci, u capisci tu…..chi schifu provu a chiancirla ccù iddu?

AVVOC.        Non mi pari veru,….non mi pari veru tuttu chistu

DENORA      ‘Na vita distrutta amicu miu….’na vita distrutta( piange sulla di lui spalla )

AVVOC.        ( inerme non può far altro che consolarlo. Vedendo sopraggiungere alcune persone ) Amuninni, trasemu intra…… non damu spettaculu

DENORA      ( e l’avvocato si avvia in casa ed entrano )

SCENA 8°

( Avventori, Puddu, Michelino, Carmelina, Pippetto )

AVVENT       Poviru cristianu…….

CARMEL.      ( torna correndo ) Basta, basta……sugnu stanca……

MICHEL        ( stanco si appoggia al muro ) Ma chi c’hai l’ali ‘nte pedi?

PIPPETTO    ( sopraggiunge ) Picchì non m’aspittastu?

CARMEL.      Si si’ ‘na lumaca!

MICHEL.       ( vede Puddu dormire con la faccia in aria e la bocca aperta. Poi come se vedesse qualcosa sul tavolino, la prende e gliela infila in bocca )

PUDDU         ( si sveglia di soprassato e sputa.) Si v’acchiappu, vi scippu i pila unu ppì unu. ( rincorrendoli )

I BAMBINI     ( ridono e scappano rincorsi )

PUDDU         ( metterà un piede in un secchio che si troverà fuori, cadendo e rotolando )

FINE 1° ATTO

SECONDO ATTO

Stessa scena dell’atto precedente.

SCENA 1°

( Puddu, Michelino, Carmelina, Pippetto, avvocato )

PUDDU         ( dorme su una sedia )

MICHEL.       ( esce dalla bottega, seguito da Carmelina e Pippetto. Poi nota Puddu che dorme e fa segno agli altri due, di stare zitti. Poi, gli lega i lacci delle scarpe e soddisfatti ridono in silenzio. Si nascondono e faranno un gran rumore )

PUDDU         ( svegliato di soprassalto, si alza ma cade per terra. I bambini scoppiano in una fragorosa risata )….Su vi pigghiu…….

CARMEL.      E forza,……..provaci……..

PIPPETTO    Si ci ’arrinesci, ccà semu!

PUDDU         ( slegandosi le scarpe ) Ora vi fazzu vidiri……..

MICHEL        La,la,la,la…la,la ( intonando il motivetto a mo’ di burla )……acchiappini…..

PUDDU         ( correndo verso di loro ) Unni siti…..ca vi pigghiu…….( corrono in tondo giocosi e festosi. )

AVVOCA.      ( sopraggiunge dalla stradina e sbatterà con Puddu, cadendo per terra )

I BAMBINI     ( scappano via )

PUDDU         Avvocato, m’ha scusari…….( facendolo rialzare e spolverandolo )

AVVOC.        Nenti, nenti………

PUDDU         Jucava che’ picciriddi……..almenu fazzu distrarri ddù poviru Michiinu…..

AVVOC.        Già, già……..Bellavita è ‘n casa?

PUDDU         S’haia essiri sinceru…..no’ sacciu………haia statu…..haia statu ‘n pocu occupatu…….Vaiu a ‘ddunarimi ( via )

SCENA 2°

( Bellavita, Avvocato )

BELLAV.       ( nel frattempo sta venendo fuori ) Michilinuuuuu…..

PUDDU         E’ che picciriddi, sta jucannu……….C’è l’avvucatu ca….

BELLAV.       ( non gli da il tempo di continuare, che lo scaraventa di lato per andargli incontro ) Carissimo avvocatu!......Chi gioia vidirla………Ma prego, prego…. s’accomoti…. ( ha un mancamento e s’appoggia al tavolino )

AVVOC.        Bellavista, non vi sintiti bonu?.....

BELLAV.       A gioia di vidilla fu…….sugnu debuli e l’emozioni……….Ma vossignoria, s’accomutassi, ppì carità ( si siede )

AVVOC.        Si, si…m’assettu

BELLAV.       Puddu….Puddu

PUDDU         Cumanni

BELLAV.       Vidi chi desidera l’avvocato…….’n cafè, ….’na bibita….

AVVOC.        Nenti grazie

BELLAV.       Porta ‘na buttigghia di Malvasia, va! ( Puddu va via )

AVVOC.        Ma vi farà mali, siti deboli e ci mittiti Malvasia?

BELLAV.       Vinu fa bon sangu!

AVVOC.        Vegnu a nomu do’ nutaru Denora…..a farivi ‘na proposta.

BELLAV.       A nomu?

AVVOC.        Do’ nutaru Denora, per risolvere,….o meglio,….per finire di risolvere,….’na situazioni dicemu pinusa e dilicata.

BELLAV.       Chi situazioni?

AVVOC.        Chidda vostra,….chidda do’ picciriddu…e chidda do’ nutaru.

BELLAV.       ( urtato dal fatto che il notaio si sia rivolto a un altro anzicchè parlargli di persona ) Haia caputu!.......Ma scusi….

AVVOC.        Non v’allarmati, caru Bellavita……è po’ beni di vostru figghiu!....Viditi la….la….. come si chiama…..la disgrazia che avete patito….si, dico…..insomma mi s’incarica di risolvere ‘sta situazioni di ‘n colpu……insomma si c’ha dari ‘ntagghiu nettu……..forsi dolorosissimu………ma nicissariu…..comu a ‘ntagghiu ……..comu si dici,…..chirurgicu, si!.......Vui non vulistu……….- Comunque, vinenu al dunque…..

BELLAV.       Appuntu……( portandosi un dito alla testa )…..picchì, viditi……macari di testa sugnu deboli….e di tuttu ‘stu discursu ca vossignoria ha avutu la bontà di farimi,….. n’haia caputu nenti!

AVVOC.        Ascutatimi bonu…….Sarà ‘n sollievu ppì vui, un sollievo vi l’assicuru,…. n’aviti bisognu…….u staiu vidennu…..

BELLAV.       Stringissi avvucatu, stringissi…….

AVVOC.        Si, certu……. N’aviti bisognu comu u pani….

BELLAV.       Chistu è veru, non mangiu cchiù,….non dormu cchiù……..assittatu da matina a sira ‘nta ‘sti seggi di ferru…….

AVVOC.        Dunque, si…..ecco…..

BELLAV.       Comu si non fussi cchiù jù, sapiti?

AVVOC.        U vidu, u vidu!

BELLAV.       Comu si m’avissuru livatu vrazza e jammi e misu ccà comu a ‘n pupazzu.

AVVOC.        Sugnu ccà ppì chistu………Putemu discurriri?

BELLAV.       ( gli fa cenno con la mano di aspettare ) Abbia pazienza,…..non m’arrivunu.

AVVOC.        Chi cosa non v’arriva?

BELLAV.       I paroli, signor avvocato…….si mi sdirrubba accussì, tutti ‘nta ‘na vota…… Sugnu ‘n pocu ‘ntrunatu,….sturdutu……non parru ccù anima viva di ‘nsaccu di tempu…….Ora ca c’haiu ‘sta fortuna………Ah, chi jurnati ca passu, assittatu a ‘ddù vancuni……fazzu accussì co’ itu:….pruulazzu, non c’è autru ca pruulazzu.

AVVOC.        Eh, paisi di ventu u nostru. Trasi ‘nta tutti i ‘ncagghi!........Perciò……

BELLAV.       E i muschi?......Mi mangiunu vivu…….mi’ sentu furriari macari ‘nto ciriveddu. Isu a manu ppì cacciarli, quannu già si n’hana jutu…….E staiu assittatu che’ spaddi ‘o vancu ppì non taliari,………ddà l’ultima pisata dà bonammuzza…..’nchilu di cunfetti all’avvocato Giumìa. ( strizza orribilmente tutta la faccia magra per mettersi a piangere. Cava un fazzoletto nero dalla tasca e se lo porta agli occhi )

AVVOC.        Sichitannu accussì caro Bellavita, non passa ‘n misi ca iti a truvari a vostra muggheri.

BELLAV.       Magari!....Si non ci fussi Michilinu…..

AVVOC.        Oh!...Eccu!.....Ci semu…….Michilinu appuntu……

BELLAV.       ( con apprensione ) Michilinu?

AVVOC.        M’immagginu ca essiri ‘n pinseru ‘grossu ppì vui……

BELLAV.       Su vidi vossia…….

AVVOC.        U sacciu,….ristari senza matri…….E a tali propositu ca vi vogghiu fari ‘na proposta?

BELLAV.       ‘Na proposta?

AVVOC.        Si, da parti do’ nutaru.

BELLAV.       E chi proposta?

AVVOC.        Lassatimi parrari, no?

BELLAV.       Ma’ scusari avvocatu,……ma u nutaru avi bisognu di vossignoria?....Iddu non puteva…….

AVVOC.        Sugnu u so’ avvocatu…..

BELLAV.       Tantu peggio!

AVVOC.        U fazzu sulu comu amicu…..

BELLAV.       E chistu vuleva diri!.......Havi bisognu di l’amici ppì fari ‘na proposta ca riguarda Michilinu? Non puteva farimmilla direttamenti?........A cosa ha essiri gravi allura?....( agitandosi )

AVVOC.        Facitimi parrari, inveci d’abbiliarivi inutilmente.

BELLAV.       E m’abbiliu si!.........Picchì, si misi ‘nto menzu a vui…..

AVVOC.        …..picchì sugnu macari amicu vostru, eccu picchì.

BELLAV.       Grazie signor avvocatu……..Chi amicu, no!......Troppo onore,…..vui mi siti patruni…….Mi vidi?....Staju ‘nfracitennu comu a raggina……

AVVOC.        Ma chi diavulu diciti……Su, su……ascutatimi Santu Diu!

BELLAV.       C’haiu comu l’impressioni ca vossia ora mi voli livari macari l’aria ppì rispirari……

AVVOC.        ……proponennuvi u beni di vostru figghiu?

BELLAV.       A nomu do’ nutaru?

AVVOC.        Ca c’ha vulutu sempri ‘n gran beni,….chistu no’ putiti niari…..

BELLAV.       ( con gli occhi felici ) Ah si?.....E picchì allura, m’ha scusari…

AVVOC.        Ma santa e santissima pacenzia,…..mi faciti parrari?

BELLAV.       ( dimesso ) Parassi!

AVVOC.        Oh!.....U nutaru vi proponi di mettiri Michilinu ‘nta culleggiu a Napoli…..

BELLAV.       Michilinu….a Napoli……..

AVVOC.        ‘Nto megghiu culleggiu di Napoli.

BELLAV.       ( con gli occhi di fuori ) E picchì?

AVVOC.        ‘Ntinnemuni, caricannusi iddu di tutti i spisi……a pattu ca vui accunsintiti a separarivinni.

BELLAV.       Jù?....Ma chi dici?......Jù di Michilinu?

AVVOC.        Si, di Michilinu.

BELLAV.       Lassariccillu?.......Signor avvocatu, ma chi sta dicennu?

AVVOC.        Chista è ‘a proposta do’ nutaru.

BELLAV.       M’ha scusari, ma picchì?

AVVOC.        Oh,….ma già v’’u dissi picchì!

BELLAV.       Ma ccà va bonu a scola, studia, c’havi i so’ compagni….e chistu u nutaru u sapi. ….Mannallu a Napuli?......E jù?.........A quantu vidu, il caro signor notaio, si voli libbirari di mia….

AVVOC.        Ma chi stati dicennu?

BELLAV.       Senza Michilinu, jù murissi, signor avvocatu……..No’ vidi ca staiu murennu? Abbannunatu di tutti, senza sapiri u picchì!.....Ma chi fici di mali jù ‘o signor nutaru, ppì essiri trattatu accussì,….non sulu d’iddu ma di tutti l’amici so’?

AVVOC.        Jù non mi pari d’avirivi trattatu mali…….

BELLAV.       E picchì ccà, non si fa vidiri cchiù’?

AVVOC.        Ca…..ca…..ca picchì non c’haiu tempu!

BELLAV.       Prima l’aveva, comu mai?

AVVOC.        E ora non l’haiu cchiù, va beni?

BELLAV.       Ora ca m’ammattiu a disgrazia?........Ma si mai qualche dunu di nuatri dui, s’ha rusicari l’ossa ppò rimorsu d’aviri fattu mali all’autru,…chistu signor avvocatu non sugnu certu jù!.......E ora ppì giunta mi voli livari a Michilinu?

AVVOC.        Si non mi lassa timminari……

BELLAV.       Ma chi voli timminari!......Vui non v’hava mancu arrisicari a cuminciari……. Mi lassassi sfuari avvucatu……..mi lassassi sfuari!.... Non è veru nenti,….non e veru ca ci sta a cori l’educazioni do’ picciriddu, NO!.......Di autru si tratta, carissimu avvocatu…….u sacciu jù e u sapiti vui…….

AVVOC.        Ma chi?

BELLAV.       Mi parra di soddi?.......A mia mi parra di soddi?....Iddu?.....E quannu mai jù m’haia rivulgiutu a iddu ppì manteniri u carusu?.......Jù, che suli mezzi mia!.... JU’!......E finu ca campu, ci pensu jù a Michilinu,….ciù dicissi!.....( alzando la voce verso la casa del notaio come per farsi sentire ) Non posso mandarlo a Napoli……. e macari ca putissi, non vogghiu!....... Picchì mi fa diri chistu di vui, ddù gran  signore?......Chi ci passi, ca puttannuci Michilinu, vuleva qualche cosa in cambiu?

AVVOC.        Ma no, no……Non siti mala pinsanti

BELLAV.       E allura pichì? Non voli vidiri cchiù mancu ‘o picciriddu?........A mia havi già di ‘n pezzu, ora s’accanisci ccù iddu?......Mala pinsanti diciti vui?

AVVOC.        Sospetti assurdi e indegni!

BELLAV.       Indegni forse, ma assurdi, no! …..U sapeva,….l’hava caputu ca ddì visiti non erunu accittati …..( marcando ) do signor nutaru !......Ma jù mi stringeva, accussì….che’ denti e co’ cori, ppì non ci fari ittari uci ……e mannava sulu a Michilinu intra ‘o studiu.

AVVOC.        U sacciu, u sacciu….

BELLAV.       …e m’assittava zittu zittu ‘nta l’anticamera……….Quannu vossia chianci, signor avvocatu, comu su sciuscià u nasu?

AVVOC.        Oh bella…..chissacciu, normalmente……

BELLAV.       Appuntu, normalmente, forti……facennu ‘n bellu tronu…….’ncoppu di trumma, vah…..

AVVOC.        Eh…si!

BELLAV.       Eccu signor avvocatu, jù ‘nveci sapi comu mu sciasciava?.....Alleggiu alleggiu, ppì non disturbarlu e non mi fari sentiri.

AVVOC.        U sacciu, vui siti compassionevoli, …’n bravu cristianu…..

BELLAV.       E mi fazzu pena jù stissu, di ‘sta mo’ delicatezza malu ripagata. ( piange )

AVVOC.        ( perdendo la pazienza ) Sintiti, ora basta…..Facitimi diri ‘na bona vota chiddu ca v’haia diri e cià finemu!

BELLAV.       Parassi, parassi….ccà sugnu!

AVVOC.        Vi chiedu ‘na cortesia, vistu ca non è facili,  a quantu staiu vidennu……di circari di capiri a mo’ posizioni e chiddu ca vulissi diri,……… senza ca jù….. parru troppu…… eccu! ….. Ppì riguardu a vui, sapemuni sentiri!

BELLAV.       A mia?.....Ppì carita, non mi facissi spagnari….chi è ca successi?

AVVOC.        Ma nenti, santu cristianu, nenti! Chiddu c’hava succediri già successi, no?

BELLAV.       A disgrazia?

AVVOC.        Appuntu….e mintivi u cori ‘n paci!

BELLAV.       E comu avvucatu, comu?

AVVOC.        Facitici ‘na cruci e non ni parrati cchiù.

BELLAV.       ‘Na cruci…..facili.

AVVOC.        Non dicu di non chianciri cchiù a vostra muggheri,….chiancitila quantu vi pari…. Jù’ntennu diri…..

BELLAV.       Chi?

AVVOC.        ( non sapendo più che pesci pigliare ) …..’ntennu diri…..comu pozzu chiamarla…….. a vostra remissioni, eccu……remissioni ca c’havi dell’inverosimile caro Bellavita, ‘nte confronti do’ nutaru Denora.

BELLAV.       Remissioni?

AVVOC.        E pisa,…pisa comu a ‘n incubu…rinnitivvinni cuntu!

BELLAV.       No’ capisciu a vossia……..Chi voli diri remissioni?

AVVOC.        ( sospirando ) Vergine Immacolata……chi mali haia fattu?.......

BELLAV.       Fossi u fattu ca c’haia puttatu rispettu?

AVVOC.        Eccu, si!.....Troppu!

BELLAV.       Troppu rispettu?

AVVOC.        E chi vuliti …..sichitari a puttariccillu?

BELLAV.       Non voli cchiù?

AVVOC.        Non voli cchiù!

BELLAV.       Ci pisa?

AVVOC.        Ci pisa.

BELLAV.       A iddu?

AVVOC.        A iddu, si…..finu ca campava vostra muggheri……

BELLAV.       Ca Diu l’abbaia ‘n gloria….

AVVOC.        Ca Diu l’abbia ‘n gloria, si………diceva,…. ca prima c’era ‘na sorta di legami fra vuatri dui…..e si puteva sumpurtari……ma ora, ca idda non c’è cchiù……

BELLAV.       Paci e beni all’anima so’….

AVVOC.        Paci e beni all’anima so, si………diceva,…… ora ca non c’è cchiù, vuliti ca u nutaru sechiti a stari….comu diri….legato, ecco, si,…….a vui, do’ duluri, do’ luttu comuni ppà perdita d’idda?

BELLAV.       E picchì, no?

AVVOC.        Ma è ridiculu, scusati!

BELLAV.       Ridiculu?

AVVOC.        Ridiculu, ridiculu…..Non capisciu comu non vi n’addunati vui stissu.

BELLAV.       E ci pisa….. a iddu!

AVVOC.        Si a morti sciugghiu ‘stu legamentu, non vidu picchì vui…….Circati di capiri!..... U duluri, si u nutaru l’havi, …e l’havi,…

BELLAV.       Ah,…ci l’havi?

AVVOC.        Ma certu ca l’havi!....L’havi, e u lutti si voli puttarlu, u porta ‘nto cori!....... Non c’è mutivu ca u porta ‘n società ccù vui!

BELLAV.       Picchì, temi di essiri ridiculu?

AVVOC.        Ca!

BELLAV.       Ho capito, jù u rispettu e iddu si senti ridiculu!......Iddu, …ca ppì cchiù di ott’anni mi fici u zimbellu di tuttu u paisi….Iddu ora si senti ridiculu!

AVVOC.        Circati di capiri a situazioni…..

BELLAV.       Capisciu, capisciu,….e non putiti immaginari quantu mi dispiaci.

AVVOC.        Ah…finalmente ni capemu!

BELLAV.       Si voli disfari di mia e di Michilinu?

AVVOC.        Non disfarsi…..

BELLAV.       Alluntanarisi,…a stissa cosa!......Voli teniri luntanu u picciriddu,..a Napoli…..e jù, passannuci attagghiu, avissa fari finta di non vidillu,…di non canuscillu cchiù, veru?........Accussì a genti n’arridi cchiù, si ci fazzu tantu di cappeddu……. Haia caputu,…haia caputu……..

AVVOC.        Sia lodato Gesù Cristu! ( asciugandosi il sudore )

BELLAV.       Sta beni:….ci dicissi ca non vaiu cchiù a truvarlu, né sulu, né cu’ Michilinu, va beni?......Ma quantu a rispettu, eh!......Quantu a rispittarlu, mi dispiaci, ma non ni pozzu fari a menu!...Ciù dicissi avvocatu, ciù dicissi!

AVVOC.        Comu sarebbe a diri?

BELLAV.       Rispettarlo……mu’ po’ forsi proibiri?......L’haia sempri rispittatu, quannu u rispettu vuleva diri avvilimentu e mortificazioni e voli ca ora, propriu ora, tuttu ‘nta ‘na vota, no’ rispetti cchiù?....Non è possibili signor avvocatu!........Ppì forza, ppì forza l’haia rispittari, ppì sempri!

AVVOC.        U faciti ppì dispettu?

BELLAV.       Ma quali dispettu!........Avvocatu, m’u ‘nzigna iddu ora u mezzu ppì vindicarimi e jù, secunnu vossia non mi n’approfittu? ( si alza e va al centro della scena, parlando a voce alta per farsi sentire dal notaio ) Davanti a tutti,…… davanti a tutti u rispettu ancora cchiassai,…..’n modu ca tutti sanu e tutti vidunu qual è, e quant’è u mo’ rispettu ppì iddu……

Scena 3°

( Denora, Bellavista, Avvocato, Puddu, Avventori )

DENORA      ( furibondo esce )  Ah, m’’a vo’ fari pavari accussì?

BELLAV.       Jù no signor nutaru!...Non l’haia mai vulutu!

DENORA      Ma si u dicisti ora ora all’avvucatu!

BELLAV.       Ma picchì ora u voli voscenza! Jù vogghiu sulu rispettarla, comu haia sempri fattu. Nent’autru!

DENORA      Sulu ppì vendetta, però!

BELLAV.       Nossignuri…..Ppì mia è rispettu!.....Vui a faciti divintari vendetta, picchì m’u ‘npiditi!

DENORA      Ma si non ni vogghiu cchiù?!

BELLAV.       E m’ha scusari,…….jù inveci ci ni vogghiu purtari!

DENORA      Ah si?

BELLAV.       Mi dicissi comu fari a non puttariccinni,….. picchì jù no’ sacciu!

DENORA      ( trattenendosi ) Ti pigghiu a pidati, sai?

BELLAV.       Forza signor nutaru…..mi’ dassi……...mi’ pigghiu!

DENORA      Non m’istigari, ca ti dugnu appiddaveru!

BELLAV.       Mi’ dassi,……ci dicu ca mi’ pigghiu!....E la ringraziu ppì giunta!

DENORA      ( gli si lancia furente ) …..Te’ ccà allura…..Teni!...Teni!...Teni!..... Disgraziatu!

AVVOC.        ( cercando di fermarlo ) No, ppì carità….chi fai?......

BELLAV.       Forza! Forza!.......Avvocatu, mi lassassi dari!......Mi pigghiu! Non vaiu circannu autru!

DENORA      E jù ti dugnu….tè!...Tè!...Tè!

PUDDU         ( esce di corsa ) Chi succedi, chi succedi?

AVVOC.        ( che cerca di trattenere il notaio, li prende anch’esso )

AVVENTORI            ( si stanno raccogliendo nella piazzetta per assistere alla scena )

BELLAV.       Grazie, grazie….la ringrazio pubblicamente……Mi mettu a fari di professioni a so’ umbra!....Sissignori…..Appena u vidu, mi ci’attaccu arreri,……mi duna ‘n tumpuluni?.....E jù mu’ pigghiu

DENORA      Livatimmillu davanti,….livatimmillu davanti Santu Diu, sannunca ‘u ‘mmazzu!

PUDDU         Signor patruni, vi stati facennu pigghiari a cauci?

BELLAV.       Che’ si vidi?.....

PUDDU         E picchì?

BELLAV.       Picchì vogghiu rispittarlu,…… iddu mi pigghia cauci!

DENORA      Non è veru, non è veru…..si voli vendicari di mia.

BELLAV.       E di chi?.....Di tuttu u beni ca c’haia sempri vulutu?....Testimoni tutti si non è veru!

DENORA      Si, si…..e fu chista a to’ vendetta! Avvilinarimi u piaciri do’ tradimentu! ...Cani!

BELLAV.       Cani ….U beni ca c’haia vulutu, ppì tuttu u mali ca m’ha fattu?

DENORA      Si, si…..mi ‘nzuznzasti tuttu co’ to beni.

BELLAV.       Ppò ridiculu ca vi ni vinni?

DENORA      Si, si…….

BELLAV.       Ah!....Chi sollievu!....Chi sollievu signuri mei……..Pozzu ridiri!..... Pozzu ridiri….( e ride come un forsennato )……. Haia chianciutu accussì assai!....Ora pozzu ridiri,……. ridiri e fari ridiri tutti ccù mia, de’ lacrimi c’haia ittatu finora ppì ‘st’ingratu!.......Ah chi sollievu!

AVVENTORI            Ma chi dici?......Pazzu nisciu?.......( altre battute a soggetto )

BELLAV        La vendetta, questa è la vendetta di quanti, siano mariti ingannati!

AVVOC.        Nisciu di sensi!

BELLAV.       Non capisci?........C’è macari lei, ccà, u sapi?

AVVOC.        Jù, chi diciti?

BELLAV.       Si, si….macari lei…….

AVVOC.        Chi c’entru jù?

BELLAV.       Avanti signor avvocatu……u sanu tutti

AVVOC.        ( furioso, si scaglia  ) Sanu?.........Chi sanu, disgraziatu!

BELLAV.       Non facissi finta di non sapirlu!.......I senti?.....Ridunu, ridunu tutti……. E u sapiti  macari vui!........Cervu,….cervu comu a mia!

AVVENT.      ( ridono )

AVVOC.        Zittu, zittu…..

BELLAV.       Ma non ci facissi casu….ca nenti è!.......Veneri, venerassi e incensassi davanti a tutti, l’amanti di vostra muggheri…….Accussì, comu staju facennu jù co’ nutaru.

DENORA      Finiscila, finiscila….

BELLAV.       Accussì, taliassi…….Riverenze e scappellate,…accussì!

DENORA      Bellavista, finiscila o t’ammazzu! ( si scaglia ma è trattenuto )

BELLAV.       Si, si…..m’ammazziassi, m’ammazzassi……..Riverenze e scappellate!

DENORA      ( cercando di divincolarsi ) Lassatimi, lassatimi iri quantu ‘u m’mmazzu!

BELLAV.       A strata è di tutti e pozzu fari chiddu ca vogghiu!

DENORA      ( gli sputa ) Mi fai schifu!

BELLAV.       ........Riverenze e scappellate.

DENORA      ( pur se trattenuto, lancia ancora dei calci )

BELLAV.       …..Riverenze e scappellate.

DENORA      ( viene liberato. Vedendo tutti ridere, si ricompone e va via, di corsa  imbarazzato e umiliato )

BELLAV.       U viditi…….scappa!....Riditi, riditi…….ca ora ci vaju appressu……e ppì tutti i strati…..inchini, riverenzi e scappellate finu a non darici cchiù ‘n mumentu di paci.

AVVOC.        Siti pazzu! ( e va via )

BELLAV.       Pazzu, si…….Mi fazzu fari do’ sartu ‘n vistitu di pompa funebri…..e via, mi c’allippu d’appressu, ‘mpalatu, a du’ passi di distanza!.......Si ferma? Mi fermu!....Prosegue? Proseguo. ……Iddu u corpu e jù l’umbra,….l’umbra do’ so’ rimorsu!.......Lassatimi passari! ( esce buttando in dietro questo e quello, tra le risa di tutti )

NARRATORE

Beh,…… che restava da fare al notajo Denora? Ammazzarlo? Per levarsene la tentazione,

stanco e nauseato della sua ormai inutile vita che conduceva in paese, decise di chiudere lo

studio e si ritirò a vivere in campagna.

Bellavita trionfante, nella sua bottega del caffè rammodernata e di nuovo piena di clienti,

vantò finchè visse, quel nuovo e strepitoso metodo per vendicarsi delle corna. Ma si

rammaricava di continuo che, per pochezza d’animo , i tanti cornuti del paese non lo

volessero adottare.

FINE

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