COSI CE NE ANDREMO
Commedia in un atto
di VITTORIO CALVINO
PERSONAGGI
LUOMO
LANGELO Abele
LANGELO Tobia
LA RAGAZZA
LA PADRONA
LAMICO
LA PROFESSORESSA DI STORIA
IL PADRE
LA MOGLIE
IL COCCHIERE
Commedia formattata da
Il posto di confine per l'Ai di l. Qui c' la barriera che separa i due mondi, quello dei vivi da quello dei morti. La scena, dominata da un grande arco di cielo limpido, sereno, divisa in due parti. La prima parte sul proscenio in pianura. Qui situata una panchina di legno: una panchina da giardino pubblico verniciata di bianco.
La seconda parte della scena in salita, costituita da piani orizzontali ad anfiteatro, disposti irregolarmente. Sulla sommit di questo breve anfiteatro c' il confine rappresentato da una barriera di legno dipinta di bianco. Al centro della barriera e quindi della scena c' un cancello bianco che pu aprirsi e chiudersi. Oltre il cancello non vi che il cielo, immenso. Al cancello ci si arriva, in salita, per un breve sentiero tracciato sui piani dell'anfiteatro. La scena illuminata da una pallida luce irreale. Solo il cancello bianco, illuminato da un riflettore, risalta - magico - nel suo candore. (Al levarsi del sipario la scena vuota. Si ode insistente il suono di un campanello, lo stesso suono che si ode nelle piccole stazioni di campagna quando sta per arrivare un treno. Dopo un istante una voce metallica, la voce di un altoparlante, che avverte in tono professionale ).
Altoparlante - E' in partenza la funicolare celeste! E' in partenza la funicolare celeste! E' in partenza la funicolare celeste!...
Langelo Tobia - (viene dal fondo, dall'altro lato della barriera e si avvicina al cancello. L'angelo Tobia non pi giovane. Somiglia in tutto e per tutto a un anziano funzionario delle dogane svizzere, corretto, affabile, cortese ma senza debolezze. Anche l'uniforme che indossa, di panno blu, con berretto blu a visiera nera, quella dei doganieri svizzeri. Soltanto l'angelo Tobia ha, in pi, sulle spalle, due piccole ali bianche. L'angelo Tobia, dunque, si avvicina al cancello, lo apre e scende in scena guardando a destra e a sinistra come se cercasse qualche ritardatario).
L'angelo Abele - (viene quasi subito dal fondo, anche egli come Tobia. E' identico a Tobia nell'uniforme, soltanto molto pi giovane, biondo, roseo in volto e, come tutti i giovani che ancora non conoscono l'indulgenza, un po' brusco e spicciativo. Guarda anche lui intorno poi dice) Non c' pi nessuno, mi pare...
Tobia - Gi. Questa volta non c' ressa.
Abele - E' sempre cos calmo, qui?
Tobia - Oh, no: va a momenti. Ora troppi, ora niente. Non c' una regola... E' cos.
Altoparlante - (ripete) E' in partenza la funicolare celeste! E' in partenza la funicolare celeste!...
Abele - Posso dirgli di partire? Se arriva qualcuno aspetter la prossima corsa...
Tobia - Va bene. Digli che vada.
Abele - (risale al cancello, fa un gesto verso il fondo a sinistra come per dare il via a qualcuno che non si vede. Il campanllo tace. Abele scende verso il proscenio) E' andata.
Tobia - (si seduto sulla panchina).
Abele - (in tono di leggero rimprovero) Tobia, non permesso sedere quando si di servizio...
Tobia - (sorride) Conosco il regolamento, caro. E ti dir prima di tutto che sono stanco, e poi che il mio turno finito. Ora comincia il tuo. Quindi non pu capitare nulla se mi riposo...
Abele - Come credi.
Tobia - E' la prima volta che sei di servizio al confine?
Abele - S. Finora ero addetto alle stagioni, reparto piogge.
Tobia - Ah! L avevate molto da fare?
Abele - Abbastanza. E qui?
Tobia - Non c' male. Dipende dai momenti. Ma in complesso, quando si prende un po' di pratica, tutto fila alla perfezione. Naturalmente occorre una certa energia...
Abele - Perch ? Porse quelli che arrivano non sono molto calmi?
Tobia - Ecco, proprio calmi, no. Essi giungono quasi sempre un po' sconvolti e agitati. Il brusco passaggio li ha sorpresi. Non si rendono bene conto di... (vuol dire di essere morti ) di quello che successo, insomma.
Abele - Sono indisciplinati?
Tobia - (riflette) Indisciplinati? No, non mi pare il termine pi adatto. Hanno delle idee. Non sempre facile guidarli e indirizzarli quando giungono qui...
Abele - Oh, io sono un tipo abbastanza energico...
Tobia - B, ma nemmeno l'energia il sistema pi indicato. Occorre anche una buona dose di pazienza.
Abele - Il regolamento lo prescrive?
Tobia - Non precisamente. E' solo una questione di esperienza personale. Io, almeno, mi sono sempre trovato bene cos.
Abele - (sicuro) Credo che riuscir benissimo.
Tobia - (si alza) Te lo auguro. Non ti occorre nulla?
Abele - No, grazie.
Tobia - Bene. Allora io vado. In caso di incidenti avverti subito l'Arcangelo Michele. E' lui di servizio. (Mentre Tobia sta per avviarsi verso il fondo, da destra in basso entra l'Uomo. E un uomo di mezza et, trentacinque-trentotto anni al massimo. Indossa un abito grigio, senza cappello e porta una valigia di medie dimensioni. Entrando, l'Uomo si guarda intorno un po' sperduto poi si dirige risolutamente verso il cancello).
Abele - (richiama l'uomo) Ehi! Dove va?
L'Uomo - (si ferma sorpreso, e si volta) Dice... dice a me?
Abele - (senza muoversi) Certo. Non creder mica di passare il confine senza mostrare i documenti...
L'Uomo - (sperduto, intimidito) Oh, scusi... scusi tanto. Non sapevo...
Tobia - (si fermato, in alto, e osserva la scena).
L'Uomo - (scendendo verso Abele) Credevo si dovesse andare di l... (Indica il cancello) Oltre il cancello.
Abele - (in tono un po' sostenuto) Gi! Ci mancherebbe altro. E noi cosa ci stiamo a fare?
Tobia - (che sceso verso il proscenio. In tono bonario all'Uomo) Chi le ha detto che deve andare oltre il cancello?
L'Uomo - (intimidito) Al centro di smistamento... Mi hanno indicato la via da seguire spiegandomi che avrei trovato il confine e un cancello bianco... Porse non ho capito bene... Pensavo che si potesse passare senz'altro...
Tobia - No, no. Prima c' il controllo dei documenti, poi la visita doganale.
L'Uomo - (remissivo) Capisco. Anche qui, vero?
Abele - Che significa anche qui? Qui pi Che altrove. I confini sulla terra non hanno importanza a paragone di questo. Questo definitivo.
L'Uomo - (condiscendente) Me ne rendo conto.
Abele - Ha le carte in regola?
L'Uomo - Credo di s. La verifica stata fatta alla prima tappa. (Estrae dalla tasca alcuni fogli, li porge a Tobia) Ecco.
Tobia - (indica Abele) No, no: a lui. Io sono fuori servizio.
Abele - (prende i fogli che l'uomo gli tende, li esamina. Dopo un momento) Va bene.
LUomo - Posso andare?
Abele - Un momento. Cos' questo? (Indica la valigia con la severit del doganiere) Non si pu portare bagaglio.
LUomo - Non si pu?
Abele - (scuote la testa) No. Nessun bagaglio ammesso. Di nessuna natura e specie, peso dimensione e volume. Tutti coloro che varcano questo confine devono entrare assolutamente senza bagaglio.
LUomo - Ma... io pensavo... non si tratta di...
Tobia - (gentile) Cosa contiene la valigia?
LUomo - (con un certo pudore) Vi ho messo i miei ricordi... Al momento di lasciare la terra, non ho avuto cuore di separarmene.
Abele - (perentorio) Non si pu.
LUomo - (deluso, guarda Tobia come se attendesse aiuto da lui, ma Tobia allarga le braccia e va a sedersi sulla panchina).
Abele - Prender io in consegna la valigia con tutto quello che contiene. Ricordi, ha detto? Dia pure a me.
LUomo - (si ritrae un po' spaventato. Dice a voce bassa) No.
Abele - (scandalizzato) No? Ma si rende conto di quello che dice?
LUomo - Scusi tanto, forse ho torto, ma non posso... non posso... separarmene.
Abele - (c. s.) Oh! (Guarda Tobia) Tobia...
Tobia - (allarga le braccia) Non sono di servizio.
Abele - Va bene. Ma potresti anche intervenire.
Tobia - Non credo che sia necessario. Il signore si lascer convincere da te. Mi sembra ragionevole.
Abele - (cercando di mutare tattica, si volge all'uomo in tono gentile) Ha sentito cosa ha detto il mio collega? Che lei sembra una persona ragionevole. Anche io lo penso, guardandola in volto. Non deve essere difficile intenderci, tra noi. Lei capir quindi che il mio modo d'agire non dipende dalla mia volont ma da precisi ordini che ho ricevuto. E' chiaro?
LUomo - Certo.
Abele - Oh! Cos mi piace. In conseguenza di questi ordini, io non posso consentire a nessuno - e quindi nemmeno a lei - di varcare il confine portando bagagli di qualsiasi natura e specie, siano essi ricordi, sogni, speranze, nostalgie, rimpianti, delusioni, memorie... Il regolamento mi fa obbligo di impedirne quindi l'ingresso a qualsiasi costo. Voglio sperare dunque che lei si mostrer docile e obbediente e dar prova del suo spirito di comprensione consegnandomi subito la valigia con tutto il suo contenuto.
LUomo - (resta immobile, come se non avesse capito).
Abele - (impaziente) Allora? (Tende la mano) La valigia, su...
LUomo - (si ritrae spaventato e insieme deciso a non cedere) No.
Abele - (meravigliato e offeso) Cosa?
LUomo - (a voce bassa, ostinato) Mi rincresce, ma non possibile. Non posso.
Abele - (si volge a Tobia) Hai sentito?
LUomo - (rivolgendosi anch'esso a Tobia, come per chiederne l'aiuto) Mi creda... Non vorrei apparire ostinato e irragionevole. Ma pi forte di me. Sento che non potr mai... mai separarmi da questo...
Abele - Ma pure necessario! Inevitabile! Nelle sue condizioni!
LUomo - (fissa Abele per un istante come se non capisse) Nelle mie... condizioni?
Abele - Eh, sicuro!
Tobia - (interviene. Ad Abele) Sst! Sst! Lascialo parlare. (All'Uomo) Diceva?
L'Uomo - (lentamente. Con una punta di amarezza e di malinconia) Non credo che possano far del male o dare disturbo a qualcuno, i miei ricordi. Li conserver io. E poi sono pochi. Non sono nemmeno tutti i miei ricordi. A dire il vero ne avevo molti di pi. Moltissimi di pi. (Rinfrancandosi via via) I ricordi... Sono una cosa curiosa, i ricordi. Ci seguono sempre come uno sciame di api o di farfalle... A volte danno noia, a volte rallegrano. Qualcuno appare e scompare, non si sa bene perch . Altri, invece, si mostrano pi tenaci: sono sempre l... volteggiano intorno, fanno un lieve rumore, un leggero suono persistente che talora sembra un lamento, talora una canzone, talora invece soltanto lo stormire del vento tra gli alberi. Cos, nel momento in cui me ne andavo, li avevo ancora attorno a me. Api insistenti e fastidiose o farfalle multicolori... Cercavo di afferrarli... ma le mie mani non obbedivano... Loro mi sfuggivano... Si allontanavano, tornavano ad avvicinarsi... Finch, con un ultimo sforzo m' riuscito di prenderne qualcuno... Li ho tenuti stretti... bene stretti perch non sfuggissero... Pensavo che potevano bastare questi a darmi, per l'eternit, la memoria e il profumo della vita che ho vissuto. Per questo li ho portati con me.
Abele - (scuote la testa) Inutile : non potranno mai entrare.
LUomo - (con angoscia) Ma allora... allora io dovrei separarmene? Dovrei proprio separarmene?
Abele - Eh, s. Cos vuole il regolamento. (Un silenzio).
LUomo - (affranto, siede sulla panchina e tiene la valigia sulle ginocchia come se tenesse un bambino. Tobia e Abele si scambiano un'occhiata preoccupata. L'Uomo parla, pi a se stesso che agli altri) No, no. Non potr mai. Essi non sanno quel che vuol dire. E' la sola cosa veramente nostra che possediamo. (Si alza di scatto rivolgendosi ad Abele in tono concitato, con un singhiozzo nella gola) Ha capito? Sa cosa voglio dire? Che i nostri ricordi siamo noi stessi. Noi siamo un tessuto di ricordi, non possiamo lacerarlo senza lacerare noi stessi, n abbandonarlo senza abbandonare noi stessi..
Abele - (dignitoso, fermo) Mi rincresce: non posso ascoltare queste sue giustificazioni. E del resto a che servirebbero? La Grande Legge che regola l'armonia del nostro universo celeste non ammette deroghe n eccezioni. Perci io devo compiere il mio dovere e lei, nella sua presente condizione, deve inchinarsi e obbedire. Mi dia la valigia.
LUomo - (con sorda disperazione) No. Tutto quello che vuole, ma i miei ricordi no. E passer con questi, vivr con questi, e li conserver e saranno miei, soltanto miei qualunque cosa accada. (Si avvia di scatto verso il cancello stringendo in pugno la valigia).
Abele - (con un grido) Attento! Sar terribile!
LUomo - (esita, come spaventato di quello che sta per fare. Poi) Non importa. (Riprende il cammino).
Tobia - (visibilmente preoccupato, fa qualche passo)
Abele - (forte) No! Fermo!
LUomo - (spaventato, si ferma presso il cancello. In preda alla disperazione stringe la sua valigia come un tesoro).
Abele - (ha raggiunto l'Uomo. Gli ordina) La valigia, subito!
LUomo - (chiude gli occhi. Eretto sulla persona, disperato e dolente, sembra non voler cedere. Poi, d'improvviso si fa pi cedevole. Non s ribella: implora) Abbiate piet di me, abbiate piet. Non privatemi di questo mio bene, non toglietemelo...
Abele - (.sta per tendere la mano e prendere Ut valigia, quando Tobia, che gli giunto vicino, lo ferma con un gesto).
Tobia - (calmo e grave) No, Abele.
Abele - (sorpreso) Perch no?
Tobia - Non possiamo essere crudeli con lui. Non nella nostra natura.
Abele - Ma noi eseguiamo degli ordini.
Tobia - S, caro. Tuttavia possiamo anche agire di nostra iniziativa quando si tratti di non turbare la Suprema Armonia. Che accadrebbe infatti se il signore qui presente persistesse nella sua ostinazione e varcasse il confine con la valigia?
Abele - Non oso pensarlo. Sarebbe terribile.
Tobia - Appunto. (Si volge all'Uomo) Sia calmo. Nessuno vuole farle del male n costringerla con la violenza.
LUomo - Mi lascerete i miei ricordi?
Tobia - Non nelle nostre facolt. Lei ha udito quel che il mio collega ha detto. Tutti obbediamo alla Suprema Legge. Nondimeno io penso che qualcosa sia possibile fare per lei. (Dopo un momento di riflessione) Posso autorizzarla a portare con s un ricordo.
LUomo - (illuminandosi) Un ricordo?!
Abele - Non possibile! Non si pu! La legge non lo ammette!
Tobia - (ad Abele) Sst! Sst! Calma! Calma! Che cosa in fondo un ricordo, uno solo? Pu benissimo passare inosservato...
Abele - Ma contrario... contrario allo spirito e alla lettera della Legge che non consente, non consente...
Tobia - Sst! Sst! Assumo io la responsabilit. Va bene?
Abele - Non intendo in alcun modo condividerla. Disapprovo il tuo modo d'agire che contrario alle nostre leggi e che sar causa di disordine e confusione.
Tobia - (pacifico) Va bene, va bene...
Abele - Le conseguenze ricadranno interamente su di te, Tobia. Io mi ritiro per non avere alcuna parte - sia pure di semplice spettatore - in questa deplorevole faccenda. (Esce).
Tobia - (incoraggiante, all'Uomo) E' molto giovane, non bisogna farci caso..
LUomo - (felice, commosso, balbetta) Non so proprio come ringraziarla... Lei veramente -squisitamente - comprensivo e generoso... e buono.
Tobia - Per carit! (Batte la mano sulla spalla dell'Uomo) Pensi piuttosto a scegliere presto il ricordo che vuole portare con se... (Scendono insieme verso il proscenio) Tra breve ripartir la funicolare celeste. Non ammessa una sosta prolungata nella zona di confine. Lei dovr necessariamente salire...
LUomo - (felice, radioso) Ah, certo, certo... Non mi tratterr molto...- Ora che so di poter portare con me quello che ho di pi caro... Sa: mi pare meravigliosa questa idea... Penso che mi terr compagnia... I ricordi tengono molta compagnia... Specialmente la sera. Uno sta disteso sul letto con le mani dietro la nuca e...
Tobia - (con indulgente impazienza, come si fa con i bambini) S, s... Faccia presto. Non ha molto tempo.
LUomo - Benissimo. Benissimo. D un'occhiata a quello che c'... (Si avvicina alla panchina, depone la valigia) Posso sedermi qui?
Tobia - S, s: certo. Io vado intanto nell'ufficio. A fra poco.
LUomo - Grazie.
Tobia - (sale fino alla barriera ed esce da destra).
LUomo - (siede sulla panchina col volto illuminato da una tranquilla beatitudine. Per un lungo istante egli rimane, immobile, con le mani appoggiate sulla valigia che tiene sulle ginocchia. L'aria attorno a lui si oscura: solo il cancello, lass, illuminato in pieno da una calda bianca luce. Con movimenti lenti e assorti l'uomo apre ora il coperchio della valigia. Subito si diffonde nell'aria la musica dolce di un valzer. Dapprima in sordina, poi pi forte, una musica lenta e nostalgica. E, in alto, alle spalle dell'uomo, appare una giovane bella donna che indossa un abito lungo da ballo. Illuminata da un riflettore - (mentre tutto il resto della scena si oscura) la ragazza viene avanti con leggere movenze di danza, canterellando a mezza voce il valzer che la musica suona. E ride. Guarda l'uomo e ride).
La Ragazza - Buona sera! Non vogliamo pi fuggire verso l'isola deserta, noi due soli?
LUomo - (rimane immobile, seduto, a guardare davanti a s nel vuoto, assorto). La Ragazza - Eppure non hai fatto altro che pensare a questo, da tanto tempo... Non volevi confessarlo nemmeno a te stesso, ma dentro -dentro di te - c'era questo desiderio e questa nostalgia... Non osavi manifestarlo, ma lo covavi come un bambino che si tiene stretto il suo tesoro... L'isola deserta! (Ride) E' buffo che una persona grave e importante come te - perch tu eri, tu sembravi una persona importante -se ne andasse in giro con questo sogno nel cuore... Se l'usciere che ti salutava cerimoniosamente mentre entravi in ufficio l'avesse potuto immaginare!... Ah, certo, il signor direttore generale (si inchina leggermente) non avrebbe mai confessato ai suoi impiegati questo suo impossibile sogno! Dove sarebbero andati a finire il prestigio e la dignit? Per... Per... Una sera di carnevale, durante un veglione, il signor direttore generale avvicina una ragazza vestita di rosa, con una piccola maschera nera sul viso... (La ragazza, mette sul viso una piccola maschera nera) E le dice : Fiorellino, balliamo questo valzer? . Volentieri dice la ragazza. E insieme ballano questo valzer. (Per un momento la ragazza si muove sul ritmo del valzer, canterellando. Poi si frma) H signor direttore generale aveva bevuto un po'. Oh, non molto, Egli era sempre molto corretto, molto per bene, s'intende. Tuttavia, ecco, al termine del valzer egli tenne la ragazza stretta fra le sue braccia un attimo pi del necessario. E la invit nella serra per guardare, diceva, le piante esotiche... Nella serra faceva un po' caldo. Perch non ti levi la maschera, fiorellino? . Oh, no, signore! Ho paura! . (Ride) Ma gli occhi del signor direttore generale hanno una strana espressione. Improvvisamente egli si china sulla ragazza vestita di rosa e le dice : Fiorellino mio, perch non fuggiamo insieme? Perch non andiamo via, noi due soli, verso un'isola deserta, una lontana isola verde circondata da una azzurra profonda laguna? . La ragazza non disse n s n no. Si lasci baciare. Certo - pensava - il signor direttore generale scherza perch ha bevuto un po'... E invece il signor direttore generale non scherzava: voleva veramente andar via...
LUomo - (si alzato lentamente, senza voltarsi verso la ragazza. Parla con voce sorda) ... voleva veramente andar via. (Sospira) Questa la verit. Lo pensava al mattino svegliandosi, in ufficio dettando una lettera, al ristorante ordinando il pranzo... Non poteva resistere. L'ufficio, i telefoni, l'agenda, la stenografa, la casa, la moglie, i bambini, una vita diventata improvvisamente chiusa e senza scampo! Correre, correre, lavorare, ascoltare, parlare, pensare, mangiare, e poi ancora lottare, lavorare, e infine dormire il sonno della fatica, e poi di nuovo correre, correre, correre, lavorare, ascoltare, parlare, pensare, pensare, pensare.. Ah, no! Prima di finire come la mosca nella tela del ragno, imprigionati senza speranza, lasciateci andare, lasciateci partire, lasciateci fuggire, lasciateci fuggire. (Siede di schianto). La Ragazza - (riprende a muoversi a passo di danza, canterellando).
LUomo - (si alza di scatto, e, rivolto alla ragazza, in tono implorante) Ascolta... verrai con me. Verrai con me. Non ti ho dimenticata. Tu sei stata il mio ricordo pi bello, la mia segreta nostalgia... Non conosco nemmeno il tuo nome, ma che importa? Ti ho sempre portata nel mio cuore, soffio di primavera, profumo di libert... Verrai con me. (Si china sulla valigia, fbbril-mente, chiude la valigia. Mentre compie questa operazione)
La Padrona - (entra rapidamente da sinistra, su un ripiano in alto subito illuminata dal riflettore. E' una donna della piccola borghesia, bassa, grassottella, vestita in modo trasandato, mal pettinata, che parla con voce acuta e arrogante. La musica cessa di colpo) Ah, no! Non puoi liberarti di me tanto facilmente, caro il mio ragazzo! Ci mancherebbe altro! C' un conto da pagare... Guarda, guarda bene: in mezzo alle altre cose nella valigia. Vorresti disfartene cos? Non si pu... Il conto risale a diciannove anni or sono... E non stato mai pagato... (Ironica) il signorino ! (Scende all'altezza della ragazza e si rivolge a lei) Mi capita un giorno nella pensione un ragazzo spelacchiato, uno studente d'universit... Studente? Che dico! Lo sa il cielo che cos'era! Mangiava come un affamato, e posso dirvelo io che di pensionati ne ho avuto a centinaia... E quand'era il momento di strappargli i soldi c'era da sudare. Be', cosa fa questo qui? Un bel giorno scompare, cos, senza pagare il conto. Un conto d tre mesi, a pensione completa e con la biancheria lavata e stirata. Tre mesi! Cos: il signorino se ne va. Non dice nemmeno grazie! E il conto ancora l da pagare. (Scende all'altezza dell'uomo. Lo esanima con aria di arrogante superiorit) Ebbene? Cosa pu dire il signorino a sua discolpa?
LUomo - (con voce sommessa) Ero un ragazzo povero. Un ragazzo che non aveva mai abbastanza da mangiare n un vestito nuovo da indossare... Quel giorno - s, il giorno in cui avrei dovuto pagare il conto - mi venne offerto un impiego. Dovevo prendere il treno, subito, e andare in un'altra citt dove mi aspettava un lavoro, un avvenire, la fortuna...
La Padrona - (ironico) La fortuna! Che parolona! Che significa la fortuna?
LUomo - (c. s.) A vent'anni aveva un suono meraviglioso. Allora si poteva credere nella fortuna...
La Padrona - (ride d'una risata stridula) E adesso, ci credi ancora? Fa vedere, fa vedere le mani... Cosa stringono? Cosa hanno stretto? Vento! Aria! Niente! (Altro tono, aggressiva) E valeva la pena, per andare incontro a questa fortuna, di cominciare la strada derubando me?
LUomo - Non avevo altra scelta...
La Padrona - (incalzante) E il signorino non ha mai sentito un po' di rimorso? (Attende invano una risposta) No, eh? Avesse almeno pagato, una volta! Ma no: non ci ha mai pensato. Porse andando avanti nella vita, ha fatto l'abitudine alle piccole disonest... (Ride).
LUomo - (scattando) Via! Vattene via! Perch mi hai sempre seguito? Perch sei ancora qui, ricordo molesto? Via!
La Padrona - (in atto di sfida) Il conto ammonta a seimilatrecentoventidue lire. Pagare!
LUomo - (ammutolisce).
La Padrona - Ebbene?
LUomo - (con tristezza) Ora non pi possibile...
La Padrona - (arrogante) E io non mi muover di qui!... (Va a sedere sul primo ripiano a destra).
LUomo - (la guarda con odio e disperazione).
LAmico - (entra di corsa in alto a destra. E' un allegro giovanotto che indossa un abito da cerimonia, calzoni a righe nere e il tight. All'occhiello ha un fiore bianco) Ehi! Lascia perdere ogni cosa e spicciati! Sei ancora cos? Se non ti muovi rischierai di non trovare pi la sposa! Presto! (Scende alcuni gradini fino all'altezza dell'Uomo) Su, su bello! Devo aiutarti a vestirti? Che vergogna! E' l'ora del matrimonio e lo sposo ancora da vestire! Cosa aspetti, si pu sapere!?
LUomo - (guarda il giovanotto con sorpresa) Ma chi sei tu?
LAmico - Uno dei testimoni! Su, animo, il tempo stringe! La cravatta... Dov' la cravatta? E la spilla? Dove hai cacciato la spilla?
LUomo - No, no, aspetta... Perch sei venuto qui? Non era te che volevo...
LAmico - (con disinvolta noncuranza) Mi rincresce. Io sono soltanto quel testimone alle nozze che ti ha prestato la sua spilla per la cravatta. Tu non riuscivi a trovarla, ecco.
LUomo - (ride sommesso) E' vero. Ma una stupidaggine, no? Perch l'ho ricordata con tanta insistenza?
LAmico - (allarga le braccia) Non lo so. E' una cosa che capita. A me, per esempio, succedeva spesso di ricordare nei momenti pi impensati una sciocca canzoncina che cantavo da bambino... (Canterella) Sette ochette in fila passavano sul ponte... E' davvero buffo, no?
LUomo - Ma io non voglio portarti con me! hai capito? Hai capito?!
LAmico - (ride) Ah, bene, benissimo! Non mi offendo mica, sai? Addio! (Risale alcuni gradini e siede, in alto, canterellando con voce in falsetto)
Sette ochette in fila
passavano sul ponte
sul ponte del castello
davanti al granatier... .
LUomo - (disperato, con una smorfia di dolore, siede sulla panchina, si tappa le orecchie come se volesse sfuggire quella canzoncina. Entra da sinistra, in alto, subito illuminata da un riflettore, la Professoressa. E' una signora anziana, magra, severa, con gli occhiali, vestita di nero, pettinata un po' all'antica. Ha sottobraccio un paio di libri. Entrando batte le mani secche e nodose, come se volesse richiamare all'ordine la scolaresca. Il giovanotto che cantava la canzoncina tace).
La Professoressa - (con voce stanca) A posto! A posto ragazzi!
LUomo - (alza la testa e, senza voltarsi, rimane immobile seduto, in attesa).
La Professoressa - Oggi ripeteremo la lezione sull'ultimo periodo della guerra dei trent'anni. (Scendendo verso l'uomo) Il periodo che fu detto... Come fu detto l'ultimo periodo della guerra dei trent'anni?
LUomo - (senza voltarsi scuote la testa in segno negativo).
La Professoressa - (con stanchezza) Periodo francese. Fu detto periodo francese perch animato dall'intervento del Cardinafle di Richelieu... In questa guerra, complicata per movimenti e intreccio d'eserciti, per battaglie sanguinose, per dolorosi assedi, per saccheggi orrendi, per desolazione di citt e campagne, acquistarono grande fama militare alcuni capi... il principe di Cond, Turenna, il generale Bernardo di Sassonia Weimar.
LUomo - (si alza, meccanicamente, e con voce atona continua) ...gli svedesi Bauner, Torstensohn e Wrangel, gli italiani Piccolomini e Raimondo Montecuccoli...
La Professoressa - E in quale anno fu firmata la pace?
LUomo - (tace).
La Professoressa - In quale anno fu firmata la pace?
LUomo - (con improvvisa violenza) La pace non fu mai firmata. Essi continuarono a torturare gli scolari per sapere in quale anno era stata firmata la pace, ma ci non serv che a perpetuare una illusione funesta, perch la pace non fu mai Armata, e le guerre continuarono e continuarono le battaglie sanguinose e gli assedi e i saccheggi e le stragi, e le date non avevano valore perch la vera pace non fu mai filmata.
La Professoressa - (con stupore) Ma questa non la nostra lezione.
LUomo - (con un sorriso triste) No. E' una lezione che nessuno mi ha insegnato e che ho imparato da me.
La Professoressa - ( vicina all'Uomo, lo guarda con affettuosa tristezza) Raramente gli insegnanti sopravvivono nel ricordo dei loro allievi....
LUomo - (c. s.) E' soltanto perch quell'anno, all'esame, fui bocciato perch non sapevo la data della pace di Westfalia...
La Professoressa - Milleseicentoquarantotto...
LUomo - Ora non serve pi.
La Professoressa - No. Forse nemmeno allora serviva. Ma noi sedevamo ai due lati opposti d'un tavolo ed io ero pagata per chiedere a te le date delle guerre e delle paci. Questo era tutto. Mi hai serbato rancore?
LUomo - Oh no. E' solo un attimo al quale il mio ricordo s' fermato, cos come quando si cammina in un campo e un piccolo pruno ci trattiene per un istante la falda dell'abito... (Ride) La pace di Wesfalia! Non serve sapere se essa avvenne dieci anni prima o dieci anni dopo. I morti morirono per niente e i loro nomi furono dimenticati.
La Professoressa - Non verr con te...
LUomo - No.
La Professoressa - Vorrei dirti addio (Si avvicina all'Uomo, gli posa le mani sulle spalle come fosse un ragazzo) Avevo un ragazzo come te: lo amavo pi d'ogni cosa al mondo. Aveva gli occhi chiari e limpidi, il cuore puro. Quante cose non sognavo per lui! Conosco la data in cui mor, combattendo, nell'ultima guerra. Sette ottobre millenovecentoquarantadue. Ma questa data non scritta sui libri di storia e gli scolari non sono tenuti a conoscerla. Solo io la conservo dentro di me, e tutte le altre date non hanno importanza. Addio. (La Professoressa, lentamente si muove per risalire donde era venuta).
LUomo - (fa un gesto per fermarla) Signora professoressa di storia... (Le si avvicina) Noi credevamo che gli insegnanti non avessero un cuore...
La Professoressa - (con un sorriso triste) S. ma non erano obbligati a mostrarlo... (Improvvisamente severa, in tono professionale) L'imperatore prende allora l'offensiva; gli spagnoli entrano nel Palatinato, i sassoni nella Lusazia, la lega trionfa sugli insorti alla Montagna Bianca presso Praga. La Boemia privata dei suoi privilegi, assiste con terrore al supplizio dei capi dell'insurrezione, mentre trentamila famiglie cercano scampo nella fuga e nell'esilio... . (Altro tono, con malinconia) Sempre cos, sempre cos... (Con un cenno della mano) Addio...
LUomo - (rimane fermo, in piedi, rivolto a guardare la Professoressa che si allontana, mentre comincia a udirsi, dapprima piano, poi pi forte il muggito d'una sirena da piroscafo intramezzata da suoni di campana).
Il Passeggero - (entra precipitosamente da destra. E' un piccolo signore anziano, con i capelli grigi che indossa una vestaglia e le pantofole, che conserva ancora un residuo di energia, si avvicina all'Uomo e lo scuote) Avete sentito? Avete sentito? H capitano ha detto di tenerci pronti. Saranno distribuite le cinture di salvataggio. Bisogna fare presto! Spicciatevi! Perch non vi muovete? (Gridando) Muovetevi! Io vado, ecco, io vado.
LUomo - (angosciato) No, no... Non lasciatemi solo... Ho paura... (Improvvisamente, puntando l'indice con ira contro il passeggero) Io lo so chi sei tu... Tu sei il ricordo di quella notte di terrore, fra Marsiglia e Gibilterra... quando credevamo di dover morire... Vattene via! Non ti voglio con me!
Il Passeggero - (calmo) Non mi vuoi? Forse perch ti duole d'aver dato ai miei occhi spettacolo della tua irragionevole paura? (Ride) Ecco, ecco gli uomini! Si vergognano d'aver avuto paura e non sanno che la paura la pi preziosa compagna nella vita.,. La paura ci induce a riflettere, ci rende ragionevoli... ci rende migliori... Fu la paura, ascolta, che avvicin a Dio migliaia di anime, nient'altro che la paura di morire e di rimanere soli... In quel mo mento ebbero bisogno di Lui e lo cercarono... Gridarono, ed Egli raccolse il loro grido...
LUomo - (dibattendosi) No, no: vattene! Io non voglio aver paura! (Ancora il muggito della sirena, lugubre, prolungato. L'Uomo, spaventato, cade a sedere sulla panchina e con la mano si asciuga il sudore. Il Passeggero si allontana) Non voglio! Non voglio! Non voglio ancora morire... Non voglio morire cos presto, prima di aver saputo, prima di aver capito... Tutto questo terribilmente confuso... Chi ci ha condotto fin qui? Che cosa vogliono da noi? (Quasi con un grido desolato) Dove andiamo? E perch ? Perch ?
Il Passeggero - (in piedi, in alto, alle spalle dell'Uomo con una sorta di ieratica solennit) Tu fai ritornare l'uomo in polvere e dici: Ritornate, o figlioli degli uomini, Perch mille anni sono ai tuoi occhi come il giorno di ieri quando passato, o come una veglia nella notte... (Ancora il suono lungo della sirena, pi lontano. La luce che illumina il Passeggero si spenta).
LUomo - ( seduto sulla panchina, immobile, col capo tra le mani).
Il Padre - (entra da sinistra, in basso. E' un signore anziano, alto, di bella apparenza, d aspetto buono e gentile, che cammina appoggiandosi al bastone pi per civetteria che per necessit. Si avvicina all'Uomo, gli dice in tono affettuoso e dolente) Ti duole ancora, figlio mio?
LUomo - (non si riscuote).
Il Padre - (si avvicina ancora pi. Con affetto) Mi dispiace, caro. Ti ho dato uno schiaffo molto forte, vero? Fammi vedere la guancia. Ti fa ancora male?
LUomo - (con accento d'angoscia infantile) Oh, babbo!
Il Padre - (siede accanto all'Uomo) Fammi vedere... Che razza di segno! Mi dispiace proprio... Non volevo farti del male... Ma ho le mani pesanti, ecco...
LUomo - Non nulla, babbo...
Il Padre - (quasi scusandosi) Mi hai fatto davvero inquietare, per...
LUomo - Lo so: sono stato cattivo. Ti ho mancato di rispetto...
Il Padre - (scuote il capo) La colpa non del tutto tua... Non avrei dovuto tagliarmi i baffi per...
LUomo - (come fosse un ragazzo) E' proprio per far piacere a lei che lo hai fatto?
Il Padre - (come scusandosi) S.
LUomo - A lei piacevi di pi senza baffi...
Il Padre - Gi. (Con improvvisa severit) E poi, non ero forse padrone di tagliarmi i baffi senza dover chiedere il permesso a quel moccioso di mio figlio? Avevi sedici anni, non dimenticarlo...
LUomo - (sommesso) A me dispiaceva...
Il Padre - E mi hai risposto con impertinenza, proprio perch sapevi di darmi un dolore... Volevi ferirmi, colpirmi... E' cos!?
LUomo - S.
Il Padre - Dimmi un po', eri geloso di quella signora?
LUomo - Un poco.
Il Padre - Che idea! In fondo cosa potevi temere? Che non ti volessi pi bene? Che non mi occupassi pi di te? Che sciocchezza! Non avevamo forse vissuto come due amici, noi due soli, da quando la mamma era morta?
LUomo - (sommesso) Era proprio per questo, babbo... Perch ti adoravo. Per me eri come... un Dio. Forte, sicuro di te, senza paure, senza debolezze... Invece, quando ho visto che ti eri tagliati i baffi proprio per far piacere a una donna cos stupida, che ti faceva le moine... Me ne accorgevo benissimo, sai? Allora...
Il Padre - Hai sentito confusamente che non ero pi il tuo Dio ma un uomo come tutti gli altri... E' cos?
LUomo - (sommesso) S.
Il Padre - L'avevo capito benissimo. Per questo ti ho dato uno schiaffo. Perch dispiaceva pi a me che a te d'aver rivelato ai tuoi occhi la mia debolezza di uomo... I padri non dovrebbero mai scendere dal piedistallo sul quale li ha elevati l'amore dei loro figli... (Un silenzio) Ti fa ancora male?
LUomo - Qualche volta, babbo... Ma un male che fa bene al cuore... Le tue mani erano calde d'affetto anche quando mi davi uno schiaffo... Oh, come avrei voluto ancora risentirlo, dopo, quel calore... Quando te ne sei andato... Non mi sembrava possibile che tu fossi davvero andato via per sempre... Camminavo nella citt e dicevo a me stesso forse lo vedr apparire, improvvisamente tra la folla... . E guardavo, guardavo. Ti cercavo... Ti cercavo... Mi voltavo di scatto, a volte, come se tu potessi essere a un passo dietro di me... E ogni giorno ero pi solo. E' brutto essere soli...
Il Padre - S, figlio mio. E' brutto essere soli. Vorremmo poter avere sempre accanto a noi qualcuno nella cui mano mettere la nostra mano...
LUomo - Anche tu hai pensato questo, babbo?
Il Padre - Tutti gli uomini lo hanno pensato...
LUomo - Non mi lascerai, vero babbo? Ora sono contento d'averti ritrovato... Verrai con me. Non mi lascerai pi...
Il Padre - Certo, figlio mio... Sapevo che ci saremmo ritrovati, un giorno... (Durante le ultime battute di questo dialogo, la Moglie entrata in alto a destra. La Moglie una donna fine e delicata che indossa un semplice abito da casa. Subito illuminata dal riflettore, la Moglie rivela un aspetto triste e pensoso. Resta in piedi immobile, come in attesa).
LUomo - (prendendo sotto braccio il Padre, comincia a camminare verso il cancello. Una musica suona ora la Pavana dell'Infanta defunta di Ravel. Quando l'Uomo giunge all'altezza della Moglie, si ferma e la guarda con sorpresa. Lentamente si allontana dal Padre e va presso sua moglie. Il Padre siede con docile pazienza).
La Moglie - (piano) Ti ho portato la colazione per il viaggio...
LUomo - (.sorpreso) La colazione...
La Moglie - S, gi nella valigia...
LUomo - (come se questo destasse un ricordo sopito) Nella valigia... (Si volta a guardare la valigia rimasta sulla panchina. Improvvisamente, di corsa, ritorna sui suoi passi fino alla panchina, si inginocchia, apre la valigia, cerca Qualcosa inutilmente).
La Moglie - ( scesa lentamente. Ora anch'essa presso la panchina, alle spalle dell'Uomo).
LUomo - Non c'...
La Moglie - Non c'?
LUomo - (si rialza. E' triste e deluso) Mi dispiaciuto moltissimo, sai? Quel giorno tu mi avevi preparato il pacchetto delle provviste per il viaggio... Con quanto amore avevi confezionato quel piccolo pacco!
La Moglie - (con un sorriso triste) Era la prima volta che partivi dopo il nostro matrimonio...
LUomo - S, s: era la prima volta che ci lasciavamo... Tu mi hai dato il pacchetto... Sono partito... In treno il sonno mi ha vinto... Poi, alla stazione in cui dovevo cambiare treno sono sceso precipitosamente e ho dimenticato il tuo pacchetto sulla reticella dei bagagli... Non m' mai riuscito di darmene pace...
La Moglie - (c. s.) Oh, non importa...
LUomo - (alza un po' la voce, come se volesse essere creduto) Vorrei che tu ne fossi convinta. Non ho mai potuto dimenticare quel pacchetto... Tu lo avevi preparato con le tue mani... E' strano che si possa mettere tanto amore in un cosa tanto poco importante...
La Moglie - Anche adesso devi andare... Non dimenticare il pacchetto...
LUomo - (disperato) Ma non c'! Non c' nulla nella valigia!
La Moglie - (con malinconia) Lo hai perduto. In fondo non ti importava molto di me... Ero una cosa che stava al tuo fianco e non occupava molto posto... Una cosa trascurabile, come quel pacchetto. E tu lo hai perduto... (Si avvia per risalire al punto in cui era).
LUomo - (la trattiene) No, no: aspetta. Senti... Non andartene. Dimmi : qualche volta siamo stati felici, vero?
La Moglie - (continua a salire. La musica suona pi forte).
LUomo - (seguendo la moglie, in tono implorante) Non ho saputo darmene pace, credimi. Star pi attento, star pi attento... Avevo qualcosa da custodire. Era un pacchetto... No, non era un pacchetto: era una cosa viva, una cosa viva, calda, che palpitava nelle mie mani... Era il tuo cuore...
La Moglie - ( di nuovo al posto di prima, immobile, assente).
LUomo - (le si inginocchia accanto, disperato, a capo chino).
La Moglie - (gli accarezza lievemente i capelli) Non importa, caro... Non importa: tanto difficile custodire qualcosa, s... E' tanto difficile...
LUomo - (con voce spenta) Io volevo dirti che porter con me per sempre solo il ricordo di quel piccolo bene che non ho saputo serbare...
La Moglie - (sorride con tristezza) Ora difficile ritrovarlo, difficile, difficile...
LUomo - (si alza, con un grido) No! Io devo ritrovarlo! Io voglio ritrovarlo! (Di corsa egli scende fino alla panchina, come se volesse cercare, trovare, in orgasmo).
Il Cocchiere - (entra da destra, in basso. E' un corpulento cocchiere padronale, bonaccione e simpatico. Ha in testa la tuba con coccarda e in mano una frusta. Si avvicina alla panchina e vi giunge nello stesso istante dell'Uomo. Si volge all'Uomo salutandolo con scherzosa gravit) La carrozza pronta, signorino...
LUomo - (si ferma) La carrozza? (La musica tace).
Il Cocchiere - Sicuro: l'ora d'andare a scuola...
LUomo - (coti improvvisa allegria) Ah! Ma sei tu! Ma allora possiamo andare subito! Prendo i libri e vengo! Ecco! Andiamo! (Siedono entrambi sulla panchina, il viso rivolto al pubblico, come se fossero seduti a cassetta d'una immaginaria carrozza).
Il Cocchiere - (fa schioccare la frusta) Ah! Ah! Su!
LUomo - (con allegria infantile) E' proprio una bella giornata oggi... C' tanto sole!
Il Cocchiere - Certo: siamo in maggio...
LUomo - n mese prossimo finiscono le scuole... Lo sai? Si per che il babbo mi lasci stare ancora tanto tempo col nonno... Perch il nonno mi ha promesso di condurmi al mare...
Il Cocchiere - Al mare! Caspita! E sai nuotare, tu?
LUomo - No, ma imparer. Certo, perch da grande voglio fare il marinaio... Cosa credi che sia meglio, fare il marinaio o il macchinista delle ferrovie?
Il Cocchiere - Hm! Per me non lo so davvero. Per immagino che tu non farai n Italo n l'altro... Tu sei un ragazzo di quelli destinati a studiare. Studierai moltissimo e diventerai qualcosa di veramente importante...
LUomo - Ministro!
Il Cocchiere - (con una smorfia) Eh! I ministri chiacchierano troppo...
LUomo - Allora... generale! Il Cocchiere Ce. s.) I generali non sono buoni ohe a fare la guerra e la guerra non una bella cosa...
LUomo - Che potrei fare allora?
Il Cocchiere - (con gravit) Una professione in cui ci si possa rendere utili a qualcuno. Questo solo importa: poter essere utili a qualcuno...
LUomo - Anche tu sei utile, perch mi porti a scuola in carrozza...
Il Cocchiere - (ride compiaciuto) Io s, ma poco. Si pu essere pi utili ancora, con la testa, col cuore. Sui libri deve essere spiegato come...
LUomo - Credi che sui libri si trover tutto?
Il Cocchiere - Ah, certo! Altrimenti perch li avrebbero scritti?
LUomo - Hai ragione.
Il Cocchiere - Ed ora guarda un po'... Ti ho fatto il flauto di canna. Proprio come lo volevi tu: con tre buchi. (Cava dalla tasca un piccolo flauto e, ponendosi la frusta sulle ginocchia, comincia a suonare una allegra marcetta).
LUomo - (ascolta rapito, con allegria infantile. Poi, di colpo, cambia espressione, si ode infatti il valzer della scena con la ragazza. La musica del valzer copre quella del flauto. L'uomo si alza di scatto, si guarda intorno smarrito. Una luce illumina dal basso via via la Ragazza, poi la Padrona della pensione, l'Amico, che saluta allegramente, la Professoressa, il Passeggero, il Padre, seduto e sorridente, la Moglie, sempre immobile al suo posto, ed infine il Cocchiere che ha preso posto anch'esso tra i ricordi. La musica cresce d'intensit e tutti i personaggi dei ricordi segnano lievemente il tempo del valzer. L'uomo, incerto, smarrito, va ora dall'uno all'altro con l'ansia dipinta sul volto, mentre essi, ricordi, paiono insensibili alla sua pena. Finch il cancello bianco s'illumina di nuovo e spicca nitido contro il cielo. La musica tace di colpo. Si ode allora il suono prolungato ed insistente del campanello, come al principio. E' la voce dell'Altoparlante che avverte). Altoparlante - E' in partenza la funicolare celeste! E' in partenza la funicolare celeste! E' in partenza la funicolare celeste...
LUomo - (in preda a uno smarrimento e a una angoscia senza nome vorrebbe resistere a questo imperioso richiamo che sembra sprigionarsi dal cancello. Finch, prima a cupo escono, lentamente, pei, via via, a fronte alta e a passo spedito, egli sale verso il cancello bianco che ora U solo punto luminoso della scena. Il cancello bianco si apre come per incanto. Senza voltarsi l'Uomo varca la soglia e per un attimo circonfuso di bianco chiarore. Poi l'Uomo scompare e il cancello lentamente si chiude. Il campanello suona ancora con insistenza).
Tobia - (appare in alto, a destra e fa segno verso l'interno, come per dare il via alla funicolare. Quindi scende lentamente verso il proscenio. Il campanello tace. I ricordi non ci sono pi).
Abele - (da sinistra, in alto, preoccupato. Chiama Tobia e lo raggiunge) Tobia! Tobia! Ma... partito?
Tobia - (calmo) Certo: partito. Ho dato io il via...
Abele - (preoccupato) Oh! E' terribile! E cosa ha portato con s?
Tobia - Niente.
Abele - Come niente?
Tobia - Niente. La scelta era troppo difficile, capisci?
Abele - No.
Tobia - Eh, sei ancora molto giovane, tu. Non hai esperienza. Vedi, questo il mio metodo infallibile: per convincere i mortali ad abbandonare tutto, io concedo sempre loro un solo ricordo... Non s" mai dato il caso di qualcuno che abbia saputo scegliere...
Abele - Allora tu lo sapevi?
Tobia - Certo che lo sapevo! Questa l'ultima prova. Quando si spogliano dei ricordi, allora sono veramente morti... (Si china a raccogliere la valigia) Tienila: aprila e spargine il contenuto sulle nuvole, n vento porter via tutto...
Abele - (prende la valigia, va verso destra. Improvvisamente torna sui suoi passi, preoccupato) Tobia! Tobia! Sta arrivando qualcuno... Con due valigie!
Tobia - (sorride) Va bene, va bene... La cosa non cambia... Ora ti ho insegnato come si fa. Puoi cavartela da solo. Io vado a riposare... (Prende a salire lentamente il pendio, con le mani dietro la schiena, come un buon funzionario soddisfatto del proprio lavoro, mentre Abele, con la valigia, esce da destra).
FINE
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