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                                                   CROMA

                                            Dramma in tre atti

                                                         Di

                                             Antonio  Sapienza

“Croma” – dramma in tre atti – anno 1985 – personaggi: sette maschili, tre femminili.

Trama: Croma, serva di Archimede da Siracusa, rievoca la caduta della città per opera dei romani, e la morte della figlia (avuta dallo scienziato) e del grande inventore stesso.

     

Catania, 8 settembre 1984

Seconda stesura: febbraio 2010

Personaggi:

Anna……………………………………………..turista contemporanea;

Gianni……………………………………………giovane siracusano contemporaneo;

Custode …….……………………………………accompagnatore gruppo turisti;

poi:

Croma ……………………………………………serva di Archimede;

Archimede………………………………………..genio siracusano;

Iela………………………………………………..figlia di Archimede;

Gamma……………………………………………generale siracusano;

Giuro………………………………………………vice di Gamma;

Midio………………………………………………aiutante di Giuro;

Il Tiranno…………………………………………..signore di Siracusa;

         

Soldato romano……………………………………..uccisore di Archimede;

Un messaggero………………………………………soldato siracusano

                                                            

E, inoltre:

soldati, servi, popolani e turisti.

                                                    Parte prima

Sulla scena, possibilmente nuda pietra di teatro greco o similare, a destra è stato posto un piccolo piedistallo in pietra. Rannicchiata su di essa, ci sarà una donna abbigliata in modo tale da sembrate tutt’uno col piedistallo stesso. E’ Croma.

Quando lo spettacolo inizia, possibilmente nell’ora crepuscolare e con un sottofondo musicale adatto, dal pubblico, vocianti e invadenti, entreranno in scena dieci-quindici comparse, abbigliati secondo la moda corrente. Tra loro vi è il custode dei monumenti. Gli attori, a soggetto, faranno esclamazioni di meraviglia di fronte ai ruderi dell’antico teatro.

Cus.- Ecco signori, il monumento più famoso della città. Qui, circa duemilacinquecento anni addietro, i nostri antenati, seduti su questi stessi gradoni, assistevano in riverente silenzio, alle rappresentazioni di quelle tragedie classiche che ancor oggi si suol mettere in scena ogni due anni. Tragedie che illustri uomini scrissero per il diletto e l’educazione e, perché no, per la catarsi collettiva della popolazione.

Vedete quelle gallerie alle estremità della scena? Ebbene da esse uscivano gli attori: Da destra quei personaggi che arrivavano dalla campagna, da sinistra invece quelli che provenivano dalla città. La scenografia era articolata e manovrata da macchinari e da complicati sistemi idraulici tale da permettere l’entrata in scena, in forma spettacolare, agli attori che rappresentavano gli dei…Signorina, (ad una ragazza che stava toccando le pietre) signorina, mi scusi, ma è vietato asportare o toccare le pietre di questo luogo. Mi scusi, ma sono regole rigide. Grazie.

Dicevo allora…( continua ad illustrare il monumento a soli gesti e ne, frattempo, seguito dalle altre comparse, meno la ragazza suddetta, esce, momentaneamente, fuori di scena).

La ragazza, che si chiama Anna, si aggira attorno al piedistallo dove si trova l’attrice che rappresenta Croma, e la esamina attentamente. Musica adatta. Un minuto.

Ann.- Shasbarth, sarà la suggestività dell’ambiente, ma ho l’impressione che questa grossa pietra rassomigli ad una donna in preghiera…o in pianto…e…e sembra che sia viva, che palpiti…(sta per allungare una mano per toccarla, quando rientra la guida).

Cus.- Signorina! Prego.-

Ann.- (sorpresa dall’improvviso parlare della guida) Accidenti…va bene, d’accordo, vengo.
(poi rivolto alla pietre) Pietra sei materia inerte o…sei viva!-

Cus.- Signorina, prego, si unisca a noi.-

Ann.- Vengo, vengo…(indietreggia lentamente, guardando sempre la pietra).-

Cus.- (rivolto ai turisti) Ecco! vedete? La vostra amica è stata affascinata dalla straordinaria espressività di queste antiche pietre che i venti, le piogge, il sole, hanno levigato, graffiato, logorato, screpolato, e direi, quasi scolpito.

A volte capita che la rassomiglianza di queste pietre con delle figure umane, sia impressionante (pausa, pensieroso).

Sapete, spesso oso pensare che tutte le antiche passioni dei nostri padri, vi si siano in esse, calate e conservate… E vi dirò di più: in una zona archeologica, non lontana da qui, tra vecchie pietre, resti di antichissime necropoli, a volte,  alcuni turisti particolarmente sensibili, hanno avuto la sensazione di vedere donne velate di nero, sciolte in lacrime, abbracciare quei resti di antiche tombe, come se abbracciassero il loro congiunto…morto? O no?

(confidenziale) E adesso vi confido un segreto: un giorno quella sensazione la ebbi anch’io – che non sono un pivello e faccio la guida turistica da trent’anni . Essa si verificò anni fa, in primavera, durante un particolarissimo momento felice dell’ora crepuscolare, intanto che dal mare si levava una leggera e dolce brezza, che sembrava portare l’eco di antiche battaglie…forse fui suggestionato… ma intanto scoprii che ero attorniato da donne velate che gemevano di dolore su quei sassi…la sensazione durò pochi attimi e, come venne, altrettanto velocemente si dileguò, lasciandosi dietro un fruscio di arbusti ed una palpabile scia di profumi aromatici…Solo sensazioni? Mah, sarà…(con decisione, come svegliandosi da una visione beata) Bene! Signori, se volete seguirmi, adesso vi mostrerò una grande, favolosa opere dell’uomo e della natura. Una grotta famosa. Prego, per di qua. (escono di scena). 

Silenzio in scena. E’ il crepuscolo: Arrivano le prime ombre della sera. Riprende la musica.

La roccia sul piedistallo incomincia ad animarsi. Luci irreali. Movimenti lenti della donna. Poi, improvviso, un colpo di gong, nel contesto Croma. Ella si aggirerà tra i ruderi osservando il cielo e, poi, guardandosi attorno. I movimenti coreografici faranno presagire la triste storia della donna.

Cro.- Violenta sera, nemica degli afflitti, complice degli assassini, ruffiana degli amanti, causa del mio pianto, ecco che vieni ancora una volta a portare il ricordo di quel triste giorno, quando questa città assaporò il fiele della tua perfidia.

Vieni notte selvaggia, vieni a portare la rimembranza del lutto che colpì i figli di questa terra!

Vieni tenebra insidiosa, vieni e conduci con te le orde nemiche attraverso i varchi che iniqui traditori fecero nelle nostre mura! (poi si calma, e si dirige verso la quinta da dove sono usciti i turisti seguiti dalla ragazza che parlò alla roccia) Giovane e delicata fanciulla, che nella incerta luce del crepuscolo assumesti le sembianze della mia piccola amata Iela, e che tentasti di leggere nel mio volto la tragedia che porto incisa nel cuore - duro come la pietra, cosparso di spine, rugoso di vecchie cicatrici, dove porto in serbo ricordi di amori e di pene - perché venisti a me? A me, che se il ricordo di quel massacro mi ghiaccia il sangue, quello della morte della mia piccola Iela, mi impietrisce il cuore? E tu me la ricordi!

Frecce romane, centrate il mio cuore! Bronzee daghe, dilaniate la mia carne! Lance lucenti, bevete il mio sangue, saziatevi di me…e, abbiate pietà del mio uomo e della mia giovane figlia! (pausa)

Ecco, l’eterno martirio avanza e si posa sulle mie stanche e povere ossa. Ecco, la feroce sera sì appressa portando con se la impietosa rievocazione del martirio. Odo già le voci a me famigliari, avverto nell’aria di primavera di quei giorni, i rumori della gente forte e laboriosa che fa di questa città il naturale baluardo contro la barbarie.

Li sento sempre più distintamente… s’avvicinano…eccoli.-

Entrano in scena uomini e donne dell’antica Siracusa. Parlano tra di loro a soggetto, e si sparpagliano sulla scena facendo attività varie. Chi mostra stoffe, chi pesa, chi tesse, chi lavora il legno, chi recita, chi suona, chi parla da un  podio ecc.

Ci sarà un chiasso da mercato, alternato a musica di flauto e di voce solista femminile; rumore di martello, declamare di poesie, richiamo di bimbi.

Croma passa da un gruppo all’altro, interessandosi delle loro attività. Durante le questa attività, alcun i porteranno fuori scena gli elementi scenografici per sostituirli coi suppellettili cui sotto, e da una finestra che dà su un giardino.

Quindi, pian piano, man mano che cade la sera, tutti gli attori- comparse lasceranno la scena.

Uscirà anche Croma.

Buio.

Quando riprendono le luci sarà già giorno. Le luci saranno adeguate per simulare un’alba.

Musica adatta.

In scena ci sarà un tavolo da lavoro, una mensola e una seggiola. Sulla mensola ci saranno moltissimi modellini e altrettanto rotoli di papiro. Sul tavolo, oltre a rotoli e pergamene, ci sarà un  comparso, un modellino di una macchina da guerra, e, in un angolo, un piatto di coccio con degli avanzi di cibo.

Seduto sulla seggiola e con la testa appoggiata al tavolo, ci sarà un uomo sui cinquant’anni.

Quando la musica sta per sfumare, entrerà in scena Croma, che, badando di non far rumore, mette in ordine la stanza.

Si ode parlare fuori scena e si sentono dei passi decisi.

Entra Gamma, generale (stratega) siracusano. Egli indossa una piccola corazza, porta la corta daga al fianco, e l’elmo nella mano sinistra.

Gam.- (invadente) Salute Archimede, posso avere il privilegio di rubarti un minuto della tua indaffarate giornata?-

Cro.- (facendogli segno di tacere) Zitto Generale, per favore, sta ancora dormendo (accennando ad Archimede).

Gam.- (sbigottito) Ma…dorme sempre così? (indicando il tavolo).-

Cro.- Spesso…Da quasi una settimana, forse di più, sta chiuso nello studio e lavora giorno e notte. Temo, se continuerà così, che si ammalerà. (poi chinandosi su Archimede e parlandole dolcemente) Mio signore, mio signore, svegliati, c’è il generale Gamma che è venuta a trovarti…-

Gam.- Se non fosse importante…me ne andrei…lo lascerei dormire…-

Cro.- Mio signore, mio signore…(lo scuote leggermente, finchè Archimede non mostra di svegliarsi).

Arc.- Che succede? Cosa vuoi Croma…-

Cro.- C’è il generale Gamma che vuole parlarti.-

Arc.- Gamma? (alzando la testa e, poi sollevandosi a sedere) Gamma, sei sempre così mattiniero?-

Gam.- Chi, io? Archimede, sappi che il sole è già sul nostro zenit.-

Arc.- Ah, mi sarò riaddormentato sul tavolo. Salute Gamma, quale buon vento…-

Gam.- Gli dei siano sempre con te Archimede. Ti debbo parlare con urgenza.-

Arc.- Con urgenza? Che altro pasticcio avete combinato tu e il tuo Tiranno?-

Gam.- Nessun pasticcio…siamo…sono venuto per chiederti aiuto.-

Arc.- Croma, Croma, porta del vino per in nostro poco gradito ospite, e due bicchieri.-

Gam.- Sempre caustico, scienziato!-

Cro.-  Al tuo ospite porto del vino, per te del latte col miele. Non puoi bere vino a digiuno.-

Arc.- (rassegnato) Fai come vuoi donna…tanto a che serve protestare?-

Gam.- La tua serva, questa volta ha ragione.-

Arc.- (sempre rassegnato) Si, si, ha ragione, avete tutti ragione.-

Gam.- Se non ti dispiace vorrei approfittarne per salutare tua figlia.-

Arc.-  (borbottando, poi sottovoce) Ci mancava anche questa. (a voce normale) Certamente. Appena ritorna Croma, la faccio chiamare.-

Entra Iela, la figlia di Archimede. Ella è una giovane e bella donna sui vent’anni.

Iel.- Non è necessario che Croma mi chiami, stavo passando, ho sentito che avevi visite e sono venuta. Salve Gamma, che onore averti qui.-

Gam.- Afrodite di dà, ogni giorno di più, parte della sua bellezza, Iela.-

Iel.- Adulatore.-

Gam.- Adulatore io? Dillo tu Archimede, dillo tu, non è forse così?-

Arc.-  (infastidito) E’ così. Proprio così. Ogni giorno di più.-

Iel.- Ho capito uomini, ho capito. Siete tutti in vena di complimenti. Ma vedo che forse dovete parlare di affari di Stato. Mi ritiro, ma dopo, prima che Gamma vada via, desidero risalutarlo. A Dopo.-

Gam.- (con un leggero inchino) Sarà un piacere anche per me. A più tardi, Iela.-

Arc.- (prendendo un rotolo) Ah, Iela, dai un’occhiata a questa formula e controllami i calcoli, dopo mi farai sapere cosa ne pensi.-

Iel.- (prendendo il rotolo) D’accordo…Salute uomini.(esce).-        

 

Rientra Croma con un vassoio.

Cro.- Ecco il vino e il latte. (poggia il vassoio sul tavolo) Se ti serve dell’altro, chiamami – signore.-

Croma esce e i due uomini devono lentamente le bevande.

Arc.- Allora, Gamma, quale buon vento…-

Gam.- Ho bisogno di te, scienziato. Devi aiutarci, non puoi rifiutarti!-

Arc.- Ci risiamo… (con rassegnazione)-

Gam.- Senti Archimede, tu, tu non puoi sottrarti. E’ il tuo preciso dovere di cittadino che te lo impone. La città ha bisogno di te!-

Arc.- Gamma, ascoltami tu attentamente: Io con te e le tue battaglie non voglio avere nulla a che fare. Non mi riguardano!-

Gam.- Le mie battaglie sono anche le tue. Siracusa deve pur difendersi, deve proteggere i suoi possedimenti, deve pensare all’incolumità dei suoi cittadini. Questo significa che proteggiamo anche te, tua figlia, i tuoi beni, e e anche la tua scienza.-

Arc.- A quella lascia che ci pensi io. Comunque tu non proteggi nessuno, tu conquisti!-

Gam.- E se così fosse, in nome di chi?-

Arc.- Tuo e del tuo Tiranno!-

Gam.- Che poi sarebbe anche il tuo, se non  mi sbaglio…-

Arc.- …Io non mi riconosco di nessuno…-

Gam.- …Però gli hai giurato fedeltà…-

Arc.- …Avevo vent’anni…-

Gam.-… i giuramenti no0n hanno età.-

Arc.- (sbottando) Tutti i giovani siracusani, a vent’anni, prestano giuramento al Tiranno, nessuno escluso. Ma dimmi: che valore ha un giuramento di massa?-

Gam.- Lo stesso di un giuramento fatto singolarmente, se il giovane è animato del senso dell’onore e della fedeltà.-

Arc.- (pazientemente) Vedi Gamma, già da un pezzo ho superato quel livello. Ormai sono al di sopra del vostro senso dell’onore e della fedeltà. Eppoi, sappi, caro generale, che io appartengo – si - alla città, ma anche a tutta l’umanità e solo ad essa devo essere fedele e riservare la mia intelligenza.

Per che cosa pensi che gli dei me l’abbiano data? Per me? Per te? Per il Tiranno, per la sola città? No! No, mio caro, essi me l’hanno data per il bene di tutto il genere umano, nella sua interezza!

Gam.- Noi siamo una fetta di quel genere umano che tanto vuoi servire, dacci dunque il tuo aiuto!-

Arc.- (con calma) Infatti ve l’ho dato. Non credi che con le mie invenzioni io non abbia alleviato le vostre fatiche? Hai visto gli architetti come utilizzano la mia macchina col grande braccio? E i contadini? Li ai visto come puliscono il grano appena raccolto? Ti sembra che non allevi le loro fatiche? (mostra i due modellini)-

Gam.- (indignato) Non stai parlando con un muratore o un zappaterra! Stai parlando con un soldato, un condottiero siracusano che utilizzerà le tue invenzioni per la grandezza della patria!-

Arc.- (con sopportazione) Credo che adesso puoi andartene, generale…se vuoi, poiché penso che non abbiamo più nulla da dirci.-

Gam.- Bada Archimede, sei un grande scienziato, ma attento a non provocarmi…-

Arc.- Sai bene che non ti temo.-

Gam.- Sia io che il Tiranno pensiamo che la tua arroganza stia superando tutti i limiti.-

Arc.- La tua insistenza supera tutti i limiti!-

Gam.- E va bene. Va bene. Se con le buone non ci riusciamo, troveremo senz’altro un modi per abbattere la tua alterigia. Troveremo un sistema. Addio…scienziato.-

Esce velocemente.

Arc.- Addio, addio. (rassegnato e infastidito, rimette al loro posto i modellini)-

Entra Iela.

Iel.- (guardando un rotolo) Padre, vedo che questi calcoli…(alzando lo sguardo) ma…ma dov’è Gamma?-

Arc.- (immerso nelle sue carte) Se n’è andato.-

Iel.- Senza salutarmi?-

Arc.- (asciutto) Così pare.-

Iel.- (dopo un attimo di perplessità) Avete di nuovo litigato, vero?-

Arc.- Vero. Sai cosa vuole da me.-

Iel.- (contorcendosi le mani) Lo so, lo so. Però, padre, non ti sembra di esagerare un pochino? In fondo Gamma vuole utilizzare le tue invenzioni per la grandezza della città…-

Arc.- (scandalizzato, interrompendola) Iela, che dici mai?-

Iel.- Dico che a volte bisognerebbe essere più, più…comprensivi, ecco!-

Arc.- Ma cosa ti succede? Cos’è questa comprensione per Gamma? Non ti avevo mai sentito parlare così…-

Iel.-…padre non sono contro di te! (col slancio) (breve pausa) …non sono contro le tue idee e i tuoi principi - ci mancherebbe - e credo pure che tu non abbia del tutto torto, (decisa), ma neanche del tutto ragione.-

Arc.- (pensieroso, tentennando la testa) Quando avrai la mia età, quando avrai raggiunto i miei livelli- e sono sicuro che li raggiungerai presto – allora capirai le mie motivazioni.-

Iel.- Può darsi che, nel frattempo, io non vivrò abbastanza per capirli, se non aiuti la città.-

Arc.- Sei catastrofica oggi. Ma dimmi, perché li dovrei aiutare, che pericolo corre, oggi, la città?-

Iel.- (in lieve imbarazzo) Oggi nessuno, ma più i là, forse…-

Arc.- (guardandola con ironia) Beh, allora ne riparleremo …più in là. E adesso scusami, ma debbo scendere in laboratorio.-

Iel.- E questi calcoli?-

Arc.- Tienili. Ne riparleremo dopo.-

Archimede esce di scena, Iela, rimasta sola, si aggira per il palcoscenico passandosi le mani sul viso e sui capelli. E’ evidentemente irrequieta.

Entra Croma.

Cro.- Hanno litigato di nuovo?-

Iel.- Come al solito.-

Cro.- Io certe cose non le capisco, ma se tuo padre è così irremovibile, avrà i suoi buoni motivi.-

Iel.- Lui ha i suoi, Gamma i propri, ed io? Eh? Non ho io anche dei buoni motivi?-

Cro.- Certo che si. Ma dovrai ancora pazientare, cara.-

Iel.- Pazientare? Ma fino a quando? Fino a quando dovrò tacere, fino a quando dovrò soffocare i miei sentimenti? Croma, io l’amo! Croma, lo capisci? l’amo!-

Cro.- Lo so, piccola Iela, Gamma è il tuo primo amore. Ma dovrai pazientare lo stesso. Vedrai, le cose s’aggiusteranno - prima o dopo si aggiusteranno – perché loro due, o prima o poi dovranno mettersi d’accordo – immancabilmente. Poi, io tuo Gamma, ti potrà chiedere in  sposa, mia piccola Iela.-

Iel.- Vorrei che le tue parole fossero oracolo degli dei. Ma, purtroppo, temo che continueranno a confrontarsi duramente. (con tristezza) E, nel frattempo,  prima che riescano a fare uno straccio di accordo, temo che io sarò già vecchia.-

Cro.- Non disperanti, cara, vedrai che una soluzione presto ci sarà…-

Iel.- (avvicinandosi e abbracciando Croma) Oh, Croma mia, come vorrei che tu avessi proprio ragione. Come vorrei che domani stesso essi si conciliassero…e chissà…-

Cro.- (accarezzandole i capelli) Ecco, così va bene. Bisogna essere ottimisti. Ed ora vieni, prepariamo il pasto per tuo padre, sono giorni che mangia disordinatamente, e temo per la sua salute. ( stanno per avviarsi verso l’uscita, quando Iela la ferma).-

Iel.- Croma, ti debbo dire una cosa.-

Cro.- Cosa cara?-

Iel.- Tu ci credi ai sogni?-

Cro.- I sogno? Certo che ci credo. I sogni sono messaggi degli dei.-

Iel.- Allora sono perduta!-

Cro.- Perduta? E perché?-

Iel.- Sono tre notti che faccio sempre lo stesso terribile sogno. Un incubo! Ed è tanto orribile che mi sveglio piangendo.-

Cro.- (incuriosita, preoccupata) Raccontami.-

Iel.- Il sogno ricorrente è questo: Una grande aquila scende da alti cieli, e assale, alle spalle un grande cavallo bianco. Quindi, con il potente becco adunco, gli squarcia il forte collo, mentre una pantera giace per terra immota.-

Cro.- Possenti dei! Che dici mai?-

Iel.- E’ la verità, Croma. Ti ho raccontato la verità.-

Cro.- (tormentandosi le mani) Taci! Taci! E non parlarne ad alcuno! Non dire nulla! – nulla!- hai capito?-     

Iel.- Ho capito, ho capito, non farò parola con nessuno. Ma non vedo cosa…-

Crfo.- Taci! Tocca a me leggere nei sogni, non a te! Il tuo non è un incubo. Questo è un sogno ed è assai funesto! Ci sarà lutto in  questa casa – e la morte arriverà da lontano!-

Iel.- Ehi, ehi, non vorrai spaventarmi più dell’incubo? ( poi con un moto d’orgoglio)  Io sono una donna di scienza, e non mi lascerò spaventare dalle tue interpretazioni oniriche. Sono solo sogni. Sogni di donnicciola inappagata, sogni bugiardi, sogni assurdi! Assurdi, si, senza significato…Brutti sogni di fanciulla inesperta – e basta.-

Cro.- (fra se) Vorrei tanto che lo fossero. ( a Iela) Comunque tu stai zitta lo stesso. Non fare parola con nessuno – con nessuno! Intesi?-

Iel.- (derisoria) Non lo farò, stai tranquilla, non voglio passare per una sciocca femminuccia senza cervello.-

Cro.- Tu di cervello ne hai anche troppo. Sei tutta tuo padre.-

Iel.- (a bruciapelo) Parlami di mia madre!-

Cro.- (sorpresa) Tua madre? Tua madre (imbarazzata) tua madre è morta nel darti alla luce.-

Iel.- Questo lo so. Ma tu devi dirmi qualcosa di più – tu l’hai conosciuta.-

Cro.- Si, naturalmente…certo che l’ho conosciuta. Ero la sua serva…tua madre era bellissima, dolce e buona. Proprio come te – ed amava tuo padre, tanto, tantissimo. (poi bruscamente) E adesso andiamo!-

Iel.- Ma perché tutte le volte che ti chiedo di parlarmi di mia madre, tu tergiversi, cambi discorso, sei reticente?-

Cro.- Chi, io? Forse sembra a te. Io non so parlare bene come te. So dire solo poche cose, e quelle dico!-

Iel.- Va bene, va bene, non t’inquietare, mia buona Croma. Ora ti prego di scusarmi, prepara solo tu il pranzo. Ho da controllare questi calcoli e, poi, forse, raggiungerò mio padre (esegue, poi esce).-

Cro.- (non appena Iela sarà uscita, tormentandosi, aggirandosi per la scena, durante la tirata, piano piano le luci caleranno creando un effetto di sogno, aiutati dall’attrice che tira le tendine della finestra. Quando ella sta per dire l’ultima battuta, si accoccolerà per terra e rimarrà ferma al quasi buio. Musica adatta.) Parlami di mia madre! Da quanti anni sopporto questa terribile tortura: parlami di mia madre! Ma cosa posso dirle? Come posso dire a quella fiera fanciulla che sua madre era una plebea che Archimede, innamorandosene, prese da un bordello alessandrino?

Ebbero una figlia. Una figlia bellissima. Pur amandola, lui, nobile siracusano non poteva sposare una prostituta alessandrina…ma non la voleva neppure abbandonare. E, quando fu costretto a ritornare a Siracusa, inventò la storia della moglie, principessa alessandrina, morta nel dare alla luce la bambina, la quale fu affidata poi alla fedele serva: a Croma!

A Croma, che partorì Iela tra lacrime di gioia e di dolore; a Croma che l’ha accudita e amata badando sempre di non scoprirsi – mai! A Croma che ama l’uomo più intelligente del mondo, e deve solo accontentarsi di servirlo con umiltà e fedeltà.

Ed io taccio! Taccio tra le lacrime amare. Taccio e ottengo il suo bene.

Come potrei sconvolgere la vita e la fierezza di Archimede e della nobile sua creatura, di fronte alla nobiltà siracusana? Ed ora più che mai: perchè ama un suo pari, un nobile e coraggioso condottiero: Gamma.

Gli dei mi vollero bella e povera, destinandomi al postribolo. Io ho disubbidito al mio destino e mi sono attirata la loro punizione più atroce: Vivere accanto alla propria figlia senza poterle dire: Figlia mia; e senza provare la felicità d’essere chiamata madre.

E come aiutarla, adesso, in questo momento assai difficile? No! No! Ella è forte, saprà vincere! Perché, se da suo padre ha preso l’intelligenza e la nobiltà d’animo, da me, sua madre, ha preso il coraggio e la caparbietà di lottare per l’amore.

Dovrà scegliere mia figlia. Dovrà scegliere tra il padre e Gamma, tra scienza e amore - e sarà una scelta difficilissima la sua. Scelta dolorosa, di pianto e di morte!-

 

Rientra Iela, le luci sono sempre basse.

Iel.- (avvertendo la presenza di qualcuno e sobbalzando) Croma, sei tu?-

Cro.- (le luci, gradatamente riprendono) Si, Iela, sono io, stavo riflettendo al buio. Iel.- E mi hai spaventata…come una donniciola. Che stupida.-

Cro.- Perché dici questo? Capita a tutti di sobbalzare quando si è immersi nei propri pensieri. E tu eri perduta tra pensieri più grandi di te.-

Iel.- Ecco, al solito, mi trattate come se fossi ancora una bambina. Poi mio padre non si accorge neanche che sono diventata adulta…anche se sono una donna infelice.-

Cro.- Io lo so che sei già donna. E devi essere paziente, te l’ho già detto.-

Iel.- Ma io ci l’ho la pazienza, anche se devo forzare la mia natura. Ma Gamma, il mio Gamma, non ne può più. Dice che non ha più la pazienza d’aspettare il consenso di una persona testarda come mio padre. Temo che farà qualche imprudenza.-

Cro.- Ed invece dovrà avere molta prudenza. Anche in battaglia la prudenza e un’arma di vittoriosa. Poi, sono sicura che tuo padre, prima o poi, capirà.-

Iel.- Mio padre capirebbe? Oh dei! E quando? E come? Ci vorrebbe un vero miracolo. Perché lo sai benissimo che non sopporta Gamma.-

Cro.- Non è che non sopporta il tuo generale, è che odia ciò che lui rappresenta: la guerra.-

Iel.- Ma il mio uomo è nato per fare la guerra. E’ un condottiero per volere degli dei, come Archimede è uno scienziato, come…come…-

Cro.- …io sono serva.(piano)-

Iel.- Cos’hai detto?-

Cro.- Niente, dicevo che gli uomini sono così superbi, perché non sanno che ciò che loro sono, fanno o che subiscono, non avviene per loro proprio merito o volontà. Ah, se lo sapessero…-

Iel.- Croma, lascia perdere il tuo Fato e suggeriscimi cosa debbo fare?-

Cro.- Te l’ho già detto: Per prima cosa devi armarti di pazienza e prudenza. Poi vai a parlare con tuo padre. Affrontalo serenamente. Forse lo convincerai. Ma, attenta, non fare nulla di irrazionale, prima d’aver tentato tutto il possibile per convincerlo.-

Iel.- Grazie saggia Croma, farò come mi suggerisci. (la bacia).-

Cro.- ( sentendo arrivare Archimede) Ecco, arriva tuo padre, che gli dei ti siano propizi. Io vado di là. Mi raccomando. (esce)-

Iel.- Lo spero anch’io.-

Esce Croma. Entra Archimede.

Iel.- Salute padre, hai un po’ di tempo da dedicare a tua figlia?-

Arc.- Salute mia piccola, ma certo che ho tempo per te. Di cosa si tratta, hai scoperto qualcosa?-

Iel.- Non si tratta di lavoro, padre, ma della mia vita.-

Arc.- Cosa significa cara? E’ forse in pericolo la tua vita?-

Iel.- No, non è ciò che pensi. Sto bene, anzi benissimo. Si tratta invece della mia vita…futura.-

Arc.- Ed è così importante da parlarne proprio adesso?-

Iel.- (seria) Si, padre.-

Arc.- (sedendosi) E allora parla.-

Iel.- (prima esitante, poi decisa) Padre, io amo un uomo e voglio sposarlo.-

Arc.- (sbalordendo) Cosa? Ma se sei ancora una bambina.-

Iel.- Ho quasi vent’anni, e sono una donna, nel corpo e nella mente.-

Arc.- Vedo, vedo…Accidenti, come passa il tempo. Mi sembra solo ieri quando, a fatica, ti arrampicavi sulle mie ginocchia. E’ vero (guardandola seriamente) sei già donna! E, chi sarebbe quest’uomo fortunato?-

Iel.- (di getto) Gamma!-

Arc.- Gamma? Il generale?-

Iel.- Si.-

Arc.- Gamma il sanguinario? Ma…ma cosa abbiamo a che fare, noi due, con quel macellaio?-

Iel.- (fredda) Tu niente. Io si, perché l’amo.-

Arc.- Tu l’ami? Tu l’ami? Oh santi numi, tu l’ami. Ma no, non è possibile, c’è troppa differenza tra di voi.

Ma ti rendi conto dell’abisso che ti separa da lui? Tu sei una scienziata, una donna di pensiero, sei una ricercatrice, un’indagatrice della natura. Tu lavori e sei al servizio della vita, del genere umano, per il suo bene, mentre lui è al servizio della propria ambizione, della sua superbia, e…e…col Tiranno, della morte! Che affinità potrete avere voi due?-

Iel.- Quella dell’amore, padre. Poi, se me lo permetti, egli è al servizio della città, di tutti noi, me, te e Croma compresi. Lui la difende dai nemici con le armi, perché ama la sua gente. Poi è coraggioso ed è nato per fare il condottiero (appassionata).-

Arc.- (conciliante) Va bene, va bene…credo di dovermi spiegare meglio: Vedi, io non ce l’ha con lui come persona, ma con ciò che io aborrisco, cioè la guerra! Le morti, le distruzioni, le rovine…Sai, penso che se sulla terra non esistessero tipi come lui, il mondo sarebbe più vivibile, forse più buono, e, spererei, anche più giusto.-

Iel.- Padre, la tua utopia non ha limiti. Ma stiamo con i piedi a terre, ti prego: Se non ci fosse lui e le sue idee - che porta avanti con coraggio e competenza, forse non ci saremmo neppure noi, perché qualche altro popolo bellicoso, ci avrebbe già conquistati e resi schiavi. Ed io, alla schiavitù, preferisco la morte.-

Arc.- (allarmato) Ma cosa ti è successo Iela, cosa sono questi funesti discorsi? Tu mi spaventi!-

Iel.- No, niente di particolare. Volevo solo essere esplicita. (poi conciliante) Padre, ascoltami, per favore: io non sono come te, e i tuoi principi non debbono essere necessariamente i miei.

Ti prego, metti da parte i tuoi pregiudizi, le tue idee. Sii buono, sii comprensivo, fammi felice…consentimi di diventare sua sposa.-

Arc.- Tutto farei per te, lo sai. Ma quello che mi proponi non posso concedertelo. Come? Mia figlia sposa di un volgare guerriero? No! Non posso! Come? Ma ti rendi conto di cosa mi proponi? Di abiurare alle mie idee, alla mia etica, alla mia missione e…a collaborare alla tua rovina. No! Sarebbe la fine della mia stessa esistenza.-

Iel.- Non starai esagerando?-

Arc.- Come ti permetti?-

Iel.- Allora preferisci perdere la figlia?-

Arc.- Cosa significa? È una minaccia?-

Iel.- No, non mi permetterei, Però ti dico che io ti lascio. Andrò a vivere con l’uomo che amo. Mi dispiace, padre, mi dispiace moltissimo.-

Arc.- Ti dispiace? Ti dispiace? No! Non ti dispiace affatto! Tu sei una cagna in calore, e come una cagna in calore corri appresso al maschio! Dilla la verità! Dilla finalmente! Dillo che la femmina ha avuto il sopravvento sulla donna razionale. Dillo! (gridato)-

Iel.- (calma) Pre, padre, sei in  te? Sai cosa stai dicendo?-

Arc.- Sono in me e so anche che oggi mia figlia è morta! Vattene pure, corri appresso al tuo macellaio!-

Iela esce di corsa. Archimede si rimette a studiare le sue carte e, intanto, bofonchia.

Arc.- Tornerà, sicuramente tornerà. E’ impulsiva come sua madre…tornerà.

Ed ora, con calma controlliamo questo postulato: Sento che la soluzione è vicina, avverto la sua presenza come un lieve fruscio sulla mia pelle, la sento intorno a me, che aleggia su questa stanza, ma è inafferrabile.

La percepisco con l’intuito, ma non col ragionamento. (si alza) E’ come , è come…è come nel sogno: tu l’afferri…no, che tenti d’afferrare l’oggetto dei tuoi desideri – e ti sfugge! (passeggia) Ma quell’oggetto, sia pure in sognando, l’hai visto, esiste. E se esiste in sogno, vuol dire che c’è anche nella realtà.

La chiave! Debbo trovare la chiave per scardinare questo enigma…e la troverò…è vicina a me, basta guardarmi attorno. Può esseri qui…o lì…tra queste carte…in quei modellini - mi sta attorno la maledetta, senza farsi trovare.

Ma il postulato è giusto…mi serve ancora del tempo (si china, prende un comparso, fa misurazioni, poi si siede e s’immerge nei suoi calcoli).

Entra Croma, seguita da un messaggero.

Cro.- Mio signore, c’è un messaggero per te…-

Mas.- Salute nobile Archimede. (Archimede non risponde)-

Cro.- Signore, questo soldato ha un messaggio per te. (Archimede idem) Senti soldato lascia a me il messaggio, glielo consegnerò dopo.-

Mes.- Non posso donna. Devo consegnarlo personalmente al nobile Archimede.-

Cro.- (insistendo) Mio signore, c’è un messaggio per te. E’ personale…-

Arc.- (come riemergendo da un sogno) Ah, che dici?-

Cro.- C’è un messaggio…(indica il soldato)-

Arc.- (tornando ai suoi calcoli) Fattelo consegnare.-

Mes.- E’ personale, con risposta immediata. E’…è del nostro Tiranno.-

Arc.- (squadrando con occhio inquisitore il soldato) Vieni avanti, dammi quel messaggio. (il soldato gli porge un rotolo).-

Arc.- (prendendo il rotolo con noncuranza) Croma, dai da bere a quest’uomo (intanto apre il messaggio e legge).-

Mes.- Grazie, ma non posso: devo aspettare la risposta.-

Arc.- (gettando il rotolo sul tavolo) Di al Tiranno che domani sarò da lui.-

Mes.- (inchinandosi) Domani sarai da lui. Benissimo. Salute a te nobile Archimede.-

Cro.- Vieni t’accompagno all’uscita.-

 

Escono Croma e il messaggero. Archimede si rimette a studiare. Buio

Fine del primo atto.

                                                  Atto secondo

Sulla scena è stata ricostruita lo studio del Tiranno. Due tavoli, diverse seggiole, uno scaffale pieno di rotoli. Grande finestra che da sul mare.

Buio in scena. Musica adatta. Poi sulla sinistra del palco, un cono di luce, man mano, illumina Croma, prostata.

Cro.- Nozze velate di malinconia, nozze bagnate di lacrime, nozze che bruciano il cuore, nozze che preparano il bagno di sangue: La tragedia!

Ah, Fato bizzarro, così vuoi giocare con gli uomini? In balia dei tuoi truci capricci?

Hai tramato la tua tela, e ora ci accalappi nelle tue viscide maglie.

Ecco, Roma è alle porte; la guerra è vicina; la morte mieterà la sua messe!-

Luce che lentamente si spegne a sinistra, per accendersi a destra. Dal buio si passa all’alba, con musica adatta.

In uno dei tavoli c’è seduto Midio che scrive su di un papiro, all’impiedi, vicino a lui, c’è Giuro.

Giu.- E così che gli dei dispensano i suoi favori, amico Midio: a chi tutto e a chi niente. A lui l’onore del comando supremo dell’esercito siracusano, e la nobile e bellissima Iela in sposa… e a me il comando della feccia del popolo:  a guardia delle mura della città… Dei che scorno  vedere la donna che ambivo avere, andare in sposa all’uomo che ha usurpato il mio ruolo di comandante supremo.-

Mid.- Mio generale e ottimo amico, la fortuna gira come una ruota, alternando i suoi favori. Oggi è lui in auge, domani potresti essere tu.-

Giu.- Io? No, non sarà mai…-

Mid.- E chi lo sa…delle volte arriva una notizia, una proposta, che so io…dei favori, delle alleanze, dei patti…-

Giu.- A me non arriva mai niente. Da quando è in carica il Tiranno, tutti i favori sono per Gamma.-

Mid.- Spesso i capi sono degli ingrati…non capiscono le vere qualità di un uomo… di un condottiero…come te, per esempio. Ma ci possono essere altri uomini che le apprezzerebbero e saprebbero ben pagarli. E delle volte anche bene…in oro, argento, cariche importanti…prestigio…-

Giu.- Magari avessi questa fortuna.-

Mid.- Non sempre la fortuna viene da una sola parte…può venire anche dall’altra parte…chissà…-

Giu.- Il discorso si fa interessante: dimmi, per esempio, da quale parte potrebbe venire questa… fortuna?-

Mid.- Le parti sono due: se non viene dall’uno, potrebbe venire dall’altra.-

Giu.- Interessante… (tra se) per quando verranno i giorni di magra…-

Entra Gamma.

Giu.- (sorpreso) Mio generale…-

Mid.- Salute generale (alzandosi)-

Gam.- Giuro, cosa c’è di così importante da cercarmi qui, nello studio del Tiranno?-

Giu.- (impacciatissimo) Ecco… volevo…pensavo…insomma volevo rallegrarmi di persona per le tue nozze… anche se non mi hai invitato.-

Gam.- (interrompendolo bruscamente) E lasci i tuoi uomini di guardia sulle mura, per queste frivolezze di cortigiani? –

Giu.- Ma perché mi tratti così duramente? Non sono un tuo pari?-

Gam.- Tu sei un mio pari e il mio vice, ma sei pure un cialtrone! Vai sulle mura a vigilare sull’incolumità della nostra città. (calmandosi) Sai che i romani sono vicini, dunque all’erta! Questo è il nostro dovere di comandanti. ( a  Midio ) è arrivato il messaggero per il Tiranno?-

Mid.- Si, è arrivato, ha dato la risposta al nostro signore proprio all’entrata.-

Gam.- E dov’è ora il nostro signore?-

Mid.- Sta nell’atrio.-

Gam.- Lo raggiungo. Giuro, cosa aspetti ad andare? (intanto esce)-

Giu.- Vado, vado…(appena esce Gamma) Accidenti a me! Ogni volta che sono in sua presenza, carico di rancore e di velleità, poi balbetto e sembro un ragazzino, uno scolaretto, Accidenti!-
Mid.- Non ti disperare, può darsi…la fortuna…-

Giu.- Ma al diavolo! La fortuna! (esce di corsa)-

Entrano il Tiranno e Gamma.

Tir.- Midio, per favore, lasciaci soli.-

Mid.- Come desidera il mio signore…(esce).-

Gam.- Allora sta per arrivare?-

Tir.- Si.-

Gam.- Con tutto il massimo rispetto, mio signore, credi di farcela a convincerlo a collaborare?-

Tir.- Sta tranquillo Gamma, saprò convincere quel… quella…quella testa tra le nuvole.-

Gam.- Sto tranquillo, mio signore, ma sarei ancora più tranquillo, se le navi romane si dirigessero verso Cartagine; oppure che invece di trasportare le legioni, trasportassero vino e grano.-

Tir.- Quei barbari non ci hanno mai fatto paura! Sono solo degli arroganti e presuntuosi. Stanne certo, mio caro Gamma, li batteremo. Useremo la forza, ma anche l’astuzia; gli uomini e la natura; il braccio e l’ingegno.

La tradizione e la nostra civiltà sono dalla nostra parte.-

Gam.- Preferirei che anche la scienza fosse con noi.-

Tir.- Lo sarà!-

Gam.- Lo spero. Mio signore, devi chiedere, perentoriamente, di inventare qualche marchingegno che ci permetta di distruggere, definitivamente, la flotta nemica.-

Tir.- (ironico) Vuoi nient’altro? Sei uno stratega formidabile, Gamma.-

Gam.- Mio signore, Siracusa è debole sola dalla parte del mare, perché ha troppa costa da difendere da un eventuale sbarco. E se posso danneggiare la flotta nemica, senza impegnare il grosso della nostra flotta, con la superiorità che ne otterrò distruggerò il nemico in modo definitivo!-

Tir.- Ho capito, ho capito…(ironico) in modo definitivo dici?  Ti servono grosse catapulte?-

Gam.- No, le catapulte hanno poca gittata e non servono a granchè per i motivi che ti ho detto prima. Ci vorrebbe, invece, qualcosa di ingegnoso e di grande gittata, qualcosa di mai visto, per disorientarli e colpirli così impreparati. Demoralizzarli e distruggerli in modo definitivo!-

Tir.- Ci proverò…ma ti prego, non considerare Roma come qualcosa che si può battere definitivamente. Sarebbe un grossa sbaglio di valutazione politica e strategica.

Pensaci. -

Gam.- Ci penserò.-

Entra Midio.

Mid.- Mio signore, il nobile Archimede chiede di vederti.-

Tir.- Fai passare. ( a Gamma) Tu vai e aspetta i miei ordini.-

Gam.- Vado. (esce da sinistra).-

Entra, da destra Archimede.

Tir.- (alzandosi e andando incontro all’ospite) Archimede, che piacere, vieni, entra, accomodati (offre una seggiola).-

Arc.- (indifferente alle finte gentilezze) Mio signore…-

Tir.- Ti trovo in  perfetta forma e salute, scienziato, ti alleni sempre in palestra?-

Arc.- Non più. Sono anni, ormai, che non frequento più l’ambiente.-

Tir.- Peccato. Perché quando le frequentavi, specialmente da giovane, te ne ho date lezioni nell’arena. Ah, bei tempi…-

Arc.- L’hai detto: bei temi quando si gareggiava solo per divertimento.-

Tir.- Tu non sai come vorrei tornare ai nostri tempi spensierati e dedicarmi alla cultura fisica. Invece, ora, debbo occuparmi di problemi importanti, ma noiosi, e carichi di grande responsabilità…e spesso assai pericolosi…sai il governo della città  

è un grande fardello…-

Arc.- Non mi avrai fatto venire fin qua per parlarmi del peso del governo dello stato, spero.-

Tir.- No, certamente no. Ma permetterai che un vecchio amico si sfoghi col suo più antico grande rivale nei giochi dell’arena. Eppoi, se non si parla con distensione coi propri coetanei, coi vecchi amici, con chi altro ci resta, ormai, di parlare? Con chi mi sfogo? Qui tutti mi temono e nessuno mi parla sinceramente…-

Arc.- Falla breve, ti conosco troppo bene per abboccare alla tua esca. Dunque parla, cosa ti serve?-

Tir.- Sempre lo stesso carattere incisivo e spigoloso che mi faceva andare in bestia.

E va bene, ti dirò il motivo della tua visita: Si tratta della possibile ipotesi che Siracusa venga attaccata dal nemico, dalla parte del mare…-

Arc.- (interrompendolo) Sono uno scienziato, non uno stratega, cosa c’entro io? Chiama Gamma.-

Tir.- Calma, calma, nobile scienziato, adesso arrivo al punto.-

Arc.- Forse quel punto lo conosco già, ed ho detto di no.-

Tir.- Ah si? Guarda un po’…ma dici davvero?-

Arc.- Sai recitare sempre bene la parte dello sprovveduto.-

Tir.- Già, è vero, forse sono veramente uno sprovveduto…oppure recito? Chissà. Comunque, in ogni caso, questo è il problema che tu, grande scienziato, dovrai risolvere: Voglio che le mie navi possano distruggere la flotta nemica, come dire? Ecco, ci sono: a distanza, senza entrare in contatto, insomma senza scontro. Solo questo ti chiedo.-

Arc.- Ma sei proprio modesto: solo questo mi chiedi. Caspita, non sarà che l’età ti ha cambiato?-

Tir.- Tu che ne dici? - Allora?-

Arc.- Scordatelo, Tiranno!-

Tir.- Cittadino Archimede, osi disubbidire al tuo signore?-

Arc.- Lo sai che con me non attacca; io non ho signori, e tu lo sai bene.-

Tir.-  Ti posso far rinchiudere nelle mie prigioni, e lì farti marcire.-

Arc.- E il popolo? Ti scordi come mi vuol bene? Credi che l’approverebbe?-

Tir.- All’inferno il popolo e pure tu, pazzo testone.

Ascoltami, mi serve qualche tuo aggeggio, scienziato, e lo avrò, con le buone o con le cattive. E sai che non scherzo! (poi calmandosi) La nostra potenza è in difficoltà, l’espansionismo di Roma ci preoccupa. Forse anche la nostra stessa città è in grave pericolo. Abbiamo chiesto aiuto a Cartagine, ma come conseguenza abbiamo la flotta Romana in viaggio verso Siracusa. Ed io ho il dovere di tentare tutte – dico tutte -le vie possibili affinché la città possa resistere e vincere.

Mi sono spiegato?-

Arc.- Affari tuoi.-

Tir.- E allora ascoltami bene: credi che il Tiranno di una città debba essere informato su tutto ciò che riguarda i suoi cittadini più in vista? Ma certo, penso proprio di si. (pausa) Ora stai attento a ciò che ti dico: so tutto di te e di quella…principessa alessandrina. So del postribolo, della tua serva, di tua figlia.

Hai afferrato il concetto, genio?

Sono quasi vent’anni che pur sapendo, sto zitto…naturalmente per tutelare il tuo onore. (pausa)

Ora te lo dico con riluttanza – non vorrei farlo, ma tu mi obblighi – ora, per il bene della nostra patria, sarò costretto a colpire basso: a rivelare il tuo segreto alla città…a te forse non interesserebbe, ma sarebbe un grave nocumento per tua figlia. Pensai bene. Ti do qualche minuto per rispondermi - se collabori oppure no. E se, come dici, vuoi bene a Iela, accetta, questo è il mio consiglio. Accetta perché sarebbe la sua rovina! Che ne dici, scienziato?-

Arc.- Dico che sei stato sempre perfido, ma adesso stai superando te stesso...-

Tir.- …Per il bene della patria.-

Arc.- E’ un volgare ricatto!-

Tir.- …per la patria.-

Arc.- Sei vile e spregevole!-

Tir.- Sono la patria! Ed ho il dovere di difenderla! Non posso permettere che la città cada in mano nemica. Non posso permettere che i miei uomini vengano trucidati. Non posso permettere che le donne e i bambini vadano schiavi dei romani. E se la nostra città verrà distrutta, anche la nostra civiltà perirà.-

Arc.- Corsi e ricorsi della storia dell’umanità.-

Tir.- Certamente tu, che sei distaccato, riesci ad analizzare e a giudicare la guerra per quella che è, ma io, Gamma, l’esercito, tutto il popolo non possiamo essere freddi e distaccati, perché noi le viviamo la storia al presente, e siamo destinati a subirne tutte le conseguenze  e le traversie che l’infausto evento ci imporrà.

E nel giorno fatale, saranno fortunati coloro che cadranno in battaglia.

E in questi tempi, senza essere profeti, questa malaugurata ipotesi potrebbe accadere…forse anche presto.

Ecco perché chiedo il tuo aiuto con insistenza. E tu devi aiutare la tua città.-

Arc.- Sai che appartengo all’umanità tutta, nella sua interezza, e non soltanto a Siracusa.-

Tir.- Sei uno di noi, per gli dei!-

Arc.- Dammi una spada e farò il mio dovere di cittadino.-

Tir.- La spade a te non serve. Tu hai la scienza. E’ quella la tua formidabile arma.-   

E adesso che abbiamo chiarito le nostre posizioni, attendo con impazienza un segno della tua…buona volontà.

Ed ora la tua risposta!-

Il Tiranno, si concentra a controllare alcuni dispacci, mentre Archimede, nervoso, si reca verso la finestra e guarda verso il porto. Musica adatta. Un minuto.

Arc.- (girandosi) Le mie invenzioni non possono servire per uccidere altri uomini.-

Tir.- E chi ha parlato d’uccidere? (cambiando registro)

Senti Archimede, tu mi devi dare qualcosa per distruggere le loro navi, non gli uomini.

Dai sforzati, un punto d’incontro lo si può trovare…-

Arc.- (esitante) Se ti permettessi – ad esempio – di incendiare le navi, risparmiando gli uomini, tu, accetteresti?-

Tir.- Ma certo! Farei salti di gioia! Ringrazierei gli dei con una festa lunga un mese.

(avidamente) Dimmi, cos’è che hai in mente?-

Arc.- Ho sperimentato degli specchi ustori. Possono incendiare le navi a media distanza.-

Tir.- Luce dei miei occhi! Sei un vero genio! (va per abbracciarlo)-

Arc.- (fermandolo col gesto) Te li darò, però voglio una tua promessa solenne: Risparmierai i soldati nemici che si tufferanno in mare. Anzi, che li salverai!-

Tir.- (frettolosamente) Promesso, promesso – solennemente promesso. Ora parlami di questo specchi.-

Arc.- Sono delle parabole di bronzo che concentrano i raggi del sole verso un solo punto, provocandone la combustione e, quindi, l’incendio – naturalmente se il  materiale colpito è combustibile. Però sono pesanti, e per manovrarli saranno necessari ampi spazi, e non credo che possano essere imbarcati sulle nostre navi.-

Tir.- Tu dacceli! Penseremo noi ad utilizzarli nel modo migliore.-

Arc.- Te li darò, ma ricordati della promessa: niente morti…-

Tir.- Sta bene, sta bene, niente morti.(andando verso l’uscita di sinistra) Gamma, vieni, ho grandi notizie per te.-

Entra Gamma.

Gam. Salute nobile Archimede.-

Arc.- (freddamente) Salute, salute.-

Tir.- Gamma, ascoltami bene: Archimede ci mette a disposizioni degli specchi ustori atti a incendiare la navi nemiche – da lontano. Però sono pesanti e poco maneggevoli.-

Gam.- Non sarà un problema.-

Tir.- (indicando Archimede) Lui dice di si, non si possono imbarcare.-

Gam.- ( ad Archimede) Quale è la distanza massima della loro efficacia?-

Arc.- Tre, forse quattrocento braccia – dipende dal sole.-

Gam.- Dal sole? E cosa c’entra il sole?-

Arc.- Ho già spiegato al nostro signore che gli specchi concentrano i raggi del sole. Più forte è il sole, più sono efficaci.-

Gam.- (pensieroso) Capisco…Quattrocento braccia…Mi basta! Ascoltami signore: farò piazzare questi specchi all’imboccatura del golfo, ben mimetizzati; poi disporrò la nostra flotta in due gruppi: uno con le navi più grandi lo schiererò dentro il golfo, l’altro con quelle più piccole che sono più maneggevoli e più veloci, lo dislocherò dietro il promontorio, avendo cura, quindi, di nasconderli al nemico.

Quando la flotta nemica entrerà nel golfo, per dare battaglia, la intrappolerò tra le navi grandi e quelle piccole, che nel frattempo saranno giunti alle loro spalle. Poi (fregandosi le mani), poi col fuoco le distruggerò!

Mio signore, la nostra sarà una vittoria memorabile.-

Tir.- Geniale, mio caro Gamma…però, sentimi bene: il nostro Archimede desidera che non si facciano vittime – inutili. Capito? Inutili! Insomma. ti comando che i nemici che abbandoneranno le navi, debbano essere risparmiati. (pomposamente) Questo è il mio ordine.-

Gam.- E sarà eseguito! (poi a bassa voce) Naturalmente nei limiti del possibile.-

Tir.- (annuendo soddisfatto, rivolto ad Archimede) Genio, sei soddisfatto?-

Arc.- No. Però mi accontento. E adesso permettimi di licenziarmi.-

Tir.- Certamente, vai pure e…grazie per la collaborazione – spontanea.-

Arc.- (inchinandosi lievemente) Mio signore…-

Tir.- Salute genio.-

Gam.- Salute nobile Archimede, e ti prego d’accettare anche i saluti da parte di tua figlia.-

Arc.- Di Iela? E tu cosa…-

Tir.- Ah, che distratto! Dimenticavo di informarti che, avvalendomi delle mie facoltà e dell’autorità che rappresento, e sentito il parere degli interessati, ho disposto che la nobile siracusana Iela, figlia di Archimede, sposi il comandante in capo del mio esercito, generale Gamma. Salute e lunga vita agli sposi!-

Arc.- (balbettando) Ie…Iela…e  e..lui…Gamma…-

Gam.- Non ti crucciare Archemede, io e Iela ci vogliamo bene, saremo felici. Tra di noi non ci sono problemi. Tutto liscio come l’olio…-

Arc.- (pensieroso, annichilito) …senza il mio consenso…-   

Tir.- Suvvia scienziato, non te la prendere, queste sono solo formalità. Oggi si sposano! E tu fai ancora i n tempo a dare il tuo consenso – se proprio ci tieni.-

Arc.- (crollando a sedere) Senza il mio…consenso…-

Tir.- Vedi? è sempre lo stesso: intrattabile! Tutto d’un pezzo! Uffa, che seccatura (guardando infastidito Archimede) Vieni Gamma, andiamo a prendere un po’ d’aria in terrazza, intanto che il nostro testone si rimette (ironico) da …da cotanta notizia.-

Escono. Entra Iela.

Iela.- (scorgendo Archimede e accorrendo premurosa) Padre, padre…-

Arc.- …(seguendo i suoi pensieri) senza il mio consenso…-

Iel.- (bloccandosi) Padre mio.-

Arc.- Senza avvertirmi…(si alza e si avvia verso l’uscita destra)-

Iel.- (rimanendo in mezzo alla stanza con le braccia protese) Padre…-

Arc.- (uscendo lentamente)…una pugnalata al cuore…-

Iel.- (abbassando le braccia sconsolata e rassegnata) Padre…-

Arc.- …e una alla schiena.- (esce)

Fine secondo atto

                                                   Terzo atto

La scena è buia. Con una musica adatta, la luce riprende a sinistra. Nel cono di luce c’è Croma.

Cro.- E il Fato girò il sua ago, e l’ago segno: Roma!

Roma, forte, crudele, barbara, ingorda! Roma che non riuscendo a vincere la nobile resistenza di Siracusa – che la tenne in scacco per molto tempo, col valore dei suoi soldati - Roma ricorse alla perfidia  e al tradimento.

Uomini indegni complottarono la rovina della città. Uomini odiosi tradirono il proprio sangue. Uomini vili uccisero gli inermi.

E così le mura, prima solide e imprendibili, divennero teneri come il burro, sguarniti di soldati e piene di piccole brecce.

I traditori, col favore della tenebre, sgozzarono guardie sonnolenti e ubriache.

E la soldataglia romana dilagò tra pietre millenarie che ricordavano ben altra civiltà.

Giuro cadde per mano di Midio, che lo pugnalò alle spalle; e Midio perì per mano di Gamma che lo trafisse al petto.-

E la soldataglia romana dilagò per le strade che avevano visto giochi infantili, canti di baldi giovani, e danze di giovanette.

Marcello, il romano, ordinò che il mio signore, il grande Archimede, fosse preso vivo.

E la soldataglia romana dilagò nelle case che odoravano di pane appena sfornato e di recenti amplessi.

Le perdite, per entrambi gli eserciti, furono tali che i cadaveri vennero bruciati nelle cave di pietra - ammonticchiati gli uni sugli altri – dove amici e nemici furono uniti in un informe mucchio di ossa bianche!

  

Buio a sinistra. Esce Croma. Studio di Archimede, che sta seduto al tavolo e lavora.

Entra Croma trafelata.

Cro.- (andando verso la finestra e indicano ad Archimede il golfo) Guarda mio signore, le navi nemiche entrano nella rada: sono tante, tantissime.

Ed ecco Gamma che ordina di azionare i  tuoi specchi ustori… le navi nemiche bruciano… le nostre avanzano da tutte le parti…l’accerchiamento è totale…i nemici sono in trappola. Ecco, abbandonano le navi in fiamme… si tuffano in cerca di scampo.

(tristemente) Ma non c’è scampo per i superstiti. Gli arcieri li infilzano come tonni. Il mare si arrossa del loro sangue.

E’ iniziata la grande mattanza! Che fine atroce per i baldanzosi romani. Guarda mio signore, guarda.-

Arc.- Quello spettacolo non è di mio gradimento. (poi fra se, continuando ad esaminare le sue carte) Li sta facendo uccidere.

( a Croma) Croma, manda un servo a Gamma, deve dire che gli ricordo la promessa del Tiranno: I superstiti debbono essere lasciati in vita. Vai Croma! (Croma esce rapidamente) Anche questa volta il Tiranno mi ha ingannato. Li stanno massacrando.

(affacciandosi) Poveri ingenui uomini, siete in trappola e morirete.

Morirete perché altri uomini superbi, ambiziosi, ricchi e crudeli, vi hanno mandato qui, lontani dalle vostre case, per conquistare – per loro – ricchezze, gloria e fama. Poi vi chiameranno eroi e vi innalzeranno un monumento. E le vostre donne piangeranno. (pausa) Poi tutto ricomincerà come prima- daccapo!

Spero solo che qualcuno di voi riesca a salvarsi, e, forte di questa esperienza,  opponendosi agli ordini distruttivi e maligni, possa indicare ai proprio compagni la via della pace e della conoscenza.

(scuotendo il capo) L’uomo, questa pazza creatura, con le sue assurde lotte offusca l’armonia universale.

Dei, dei, questo massacro è anche opera mia: attraverso le mie invenzioni, esso si è realizzato.

Ma…ma cos’è questo? (esamina attentamente dei calcoli, li ricontrolla, se li parta alla fronte, quindi fa scivolare per terra la pergamena) la soluzione. Ho trovato la soluzione al mio postulato. L’avevo sotto gli occhi, tutti i giorni e non la vedevo. Possenti dei…ho scoperto la forza che sostiene la materia… mi è stata rivelata…proprio ora…in questo giorno funesto. (si siede avvilito) Ed ora il percorso inverso è alla mia portata. Potrei anche riuscire a liberare la potente forza della materia. No, l’espansione della materia la farebbe deflagrare. E’ spaventoso! (allibito) La fine del mondo…(pausa, poi risolvendosi energicamente) Non darò in mano a degli uomini impreparati codesta terrificante possibilità. No, non potrei! E allora? E allora distruggerò tutto. Tutto, perché questo massacro che si sta perpetrando la fuori si fa anche per colpa mia, per le mie invenzioni.

Ma sarà l’ultimo massacro al quale assisterò, perché, per gli uomini, lo scienziato Archimede, da questo momento è morto!

Si, morto!

Distruggerò, brucerò tutti i miei progetti! (prende i rotoli) Ecco, qui c’è un millennio di progresso umano, che brucerà tra poco nel focolare della mia casa!

Ho inventato e scoperto tutto ciò che si poteva inventare e scoprire; ho ideato marchingegni inusitati, ho enunciato quasi tutte le leggi della natura. Ed ora, con  questa decisione, l’umanità impiegherà molti secoli per riappropriarsi delle mie scoperte. E alcune, forse, non i conoscerà mai!

Croma, Croma, donna fedele, vieni e metti nel tuo fuoco il frutto dei miei anni migliori! Brucia tutto. Tutto!-

Cro.- (entrando allarmata) Hai chiamato, mio signore? Ma cos’hai? Stai male?-

Arc.- Si Croma, sto male. Sono queste cartacce che mi danno la nausea. Bruciale tutte, brucia tutti i modellini, i progetti, i rotoli. Tutto! Non lasciare traccia alcuna-  fai come se non fossero mai esistiti. Tutto sul fuoco. Brucia!

(sconsolato) Tutto sciupato, una vita sciupata da una testa fra le nuvole.

Brucia Croma…-     

Croma, lentamente prende le carte e i modellini, e si avvia verso sinistra.

Buio su Archimede. Luce su Croma, intenta a distruggere i lavori di Archimede. Entra Iela.

Cro.- (trovandosela davanti) Iela? Iela! Tu qui?-

Iel.- Mia buona Croma, come stai?-

Cro.- Be…bene…come sono felice, (l’abbraccia).-

Iel.- (la lascia fare, poi la scosta) Stai benissimo. E mio padre?-

Cro.- E’ nel suo studio…è molto abbattuto per quello che ha visto nel golfo. Figurati che mi ha detto di bruciare tutti i suoi lavori. Eccoli.-

Iel.- Ma non può essere! Non si può permettere un simile sacrilegio. Quei progetti appartengono a tutta l’umanità! Non può distruggerli!-

Buio a sinistra, luce a destra. Archimede è pensoso, seduto nello scranno. Entra Croma.

Cro.- Mio signore, vuoi che ti prepari qualcosa da mangiare?-

Arc.- (distrattamente) Non ho fame.-

Cro.- Scusami se insisto, ma sono giorni e giorni che non tocchi cibo – all’infuori di un po’ d’acqua…-

Arc.- Ed è anche troppo.-

Cro.- (avvicinandosi alla finestra guarda le fasi di una battaglia) Sono ostinati questi romani. Più navi perdono, più ne scendono in campo. Quando si attaccano all’osso sono come molossi – non lo mollano.-

Arc.- (infastidito) Chiudi quella finestra, donna.-

Cro.- (sta per eseguire, quando nota qualcosa di strano) Ma… ma cos’è quel mostro? Dei aiutateci, è sceso in campo un drago!-

Arc.- (alzandosi e guardando giù) Cos’hai visto, donna?

Cro.- Guarda tu stesso, con i tuoi occhi.-

Arc.- Ma…ma…quella è la mia macchina per sollevare pesi. Guarda cosa hanno combinato: se ne servono come un gigantesco maglio per sfondare le navi romane. Colpiscono di punta e di taglio…sfondano…fracassano. - Ma come avranno avuto il mio progetto? Croma! Non ti avevo detto di bruciare tutto? Rispondimi per gli dei!-

Cro.- Perdonami mio signore, ma intanto che mi accingevo a bruciare tutto, come mi avevi comandato è…è arrivata…è arrivata tua figlia…-

Arc.- Iela? Qui?-

Cro.- Si, mio signore, voleva sapere come stavi.-

Arc.- E allora?-

Cro.- E allora ella ha detto che era un sacrilegio bruciare tutte le tue invenzioni…e, intanto che bruciavo…me ne ha sottratte alcune…-

Arc.- E quanto sarebbero queste…alcune?-

Cro.- Tre, forse quattro. Perdonami se non  ti o ubbidito come dovevo, se sono stata negligente.-

Arc.-Ed ecco i risultati della tua negligenza! Guarda come quella grossa tenaglia, manovrata dagli uomini dietro le mura, come sventrano e maciullano navi e uomini.

Ecco come il mio popolo usa le mie invenzioni. Avevo inventato quelle macchine per alzare grossi pesi ed alleviare la loro fatica… e quell’altra per mietere velocemente il grano, e quell’altra ancora per trovare l’acqua sottoterra. Ed eccole là, maciullano corpi…-

Cro.- Ma sono dei nemici.-

Cro.- Io non ho nemici né amici, io ho solo gli dei ai quali debbo rispondere per il dono del mio genio, e il genere umano al quale debbo consacrarlo!-

Si odono grida dall’esterno. Archimede si affaccia alla finestra-

Arc.- Ma quelli sono soldati romani, e da dove sono entrati? Dove hanno sfondato? (poi quasi gridando) Per gli dei: Iela! Croma, corri a casa di Gamma, prendi Iela e portala qui! Corri donna!-

Cro.- Volo signore! (esce).-

Arc.- Possenti dei! Che massacro! Ecco là Gamma, con la sua fedele guardia. Che si fa strada tra i soldati nemici…ma…c’è Iela con lui…la fa entrare qui, in casa… e si ributta nella mischia: Gamma, come soldato sei valoroso… ecco, si perde nella battaglia (chiude la finestra).

Dei, che soccorre quegli uomini morenti? Chi lava quelle strade dal loro sangue? Chi muore per te, o Ares!

Sommo Zeus, guarda, commuoviti e incatena, rendi innocuo quel pazzo di tuo figlio sanguinario!

Entra Croma.

Cro.- Mio signore, tua figlia è qui, l’ha scortata Gamma, personalmente.-

Arc.- Ho visto tutto dalla finestra. Falla passare.-

Cro.- Corro! (esce)

Arc.- Corri, mia buona Croma, corri e fai passare quella figlia, forte, generosa, testarda ma…profetica.-

Si ode la voce di Iela, come nel ricordo del padre.

Iel.- “ Io, Gamma, il popolo tutto non possiamo essere così freddi e distaccati, dinanzi alla guerra, come lo sei tu. Noi viviamo questa storia al presente e siamo destinati a subirne le traversie.

Meglio morti! Meglio morti. Perché ai superstiti verrà destinato lutto, dolore e schiavitù.

Ed io sono la prima che voglio morire pur di non perdere la mia libertà!” –

Entra Croma sorreggendo Iela.

Arc.- (accorrendo) Iela, sei ferita? (l’abbraccia).-

Iel.- (staccandosi dall’abbraccio) No padre, non sono ferita nelle carni, ma nel mio spirito.-

Arc.- Sono ferite che anch’esse guariranno…-

Cro.- Mio signore, tua figlia è incinta.-

Arc.- (guardandola bene) Incinta? E da quando? E perché non me lo hai detto?-

Iel.- Volevo dirtelo…ma temevo che non mi volessi più rivedere. E se fossi venuta, non ti avrei ancora una volta supplicato di aiutarci? Anche in nome del mio bambino…-

Arc.- Come può una figlia pietire col padre? Mia figlia è fiera, non superba.-

Iel.- Tua figlia è stata sciocca, femmina senza cervello. Ho pensato solo a me, alla mia felicità con Gamma…al quale volevo tanto dare un figlio che egli ardentemente desiderava.-

Arc.- Sei coraggiosa e saggia, figlia mia, ma adesso stai serena, sei qui, e con me nulla potrà accaderti.-

Iel.- Come posso stare serena e vedere la mia città distrutta? Il mio sposo ferito ed esausto, la mia gente uccisa?

Sai perché sono qui?-

Arc.- Perché sono tua padre, perché ti proteggerò.-

Iel.- Si, proprio così. Ma non come pensi tu: non perché sei un uomo forte, ma perché sei uno scienziato di chiara fama.

Gamma ha saputo che Marcello ha dato l’ordine di non ucciderti, quindi ha pensato che anche tutti coloro che si trovano sotto il tuo tetto debbano essere protetti… o perlomeno, al sicuro della morte.-

Arc.- Questo ha stabilito Marcello?-

Iel.- Questi sono gli ordini per i suoi soldati.

E sai perché ho accettato di venire? Per salvare il mio bambino che Gamma vuole vivo. Altrimenti sarei rimasta al fianco del mio sposo…sino alla fine.-

Cro.- (che si trovava presso la finestra e guardava fuori) Iela, Iela, hanno preso Gamma, lo portano presso il carro di Marcello.-

Iel.- (accorrendo alla finestra) Gamma, Gamma, mio sposo e mio signore, come può questa tua indegna sposa sopportare la vista della tua sconfitta? Come potrà vivere i suoi giorni nel ricordo di te, insanguinato e lacero, legato al carro del vincitore? Csa dirò al figlio che nascerà? Gamma! Rispondimi!-

Cro.- Ecco lo legano, lo trascinano. Fermi! Barbari!-

Iel.- Gamma! Ucciditi! Ucciditi!!!-

Archimede viene presso la finestra, intanto Iela, con uno scatto esce dalla scena, sorprendendo tutti.

Arc.- (a Croma) Fermala, è fuori di se!-

Croma esce di corsa, Archimede va alla finestra. Ritorna Croma.

Cro.- E’ riuscita ad uscire…è in strada…(corre alla finestra) eccola! È là!

Corre verso il carro di Marcello…ha un pugnale in mano. Vuole uccidere il romano!

No!!! Va verso Gamma e lo pugnala! Gamma cade…è morto! (Archimede si accascia sulla sedia, col la testa fra le mani)  No! No! Nooo!!! (grida disperate di Croma)-

Arc.- (alzando la testa) Cosa succede?-

Cro.- Iela s’è uccisa!  Si è uccisa con lo stesso pugnale. Cade sul corpo di Gamma…la folla viene dispersa.

Un romani si china sui loro corpi: E’ Marcello. E gli rende onore.

Onore, dopo la morte… di mia figlia… (scivola lentamente per terra).-

Arc.- Alzati Croma, vai da Marcello, digli che voglio i loro corpi! Corri! Vai!-

Cro.- ( con uno sforzo si alza, rassegnata) Vado, mio signore. (esce)-

Arc.- (sempre sorreggendosi la testa) Ma cosa m i succede? Cos’è questo peso che sento allo stomaco? Non sarà rimorso? Dovevo forse aiutare la città a difendersi?

E forse salvare anche mia figlia?

Chi doveva prevalere? L’uomo, il cittadino, il padre…oppure lo scienziato

Ma perché faccio questi pensieri? Forse perché il lutto mi ha colpito duramente perdendo la persona che mi era più cara al mondo?

Oh dei! Oh dei! Che dovevo fare? 

 Iela, mia piccola Iela, perdonami donna coraggiosa, lucido ingegno, perdonami, giovane donna morta per l’amore e la libertà.-

Buio su Archimede, luce su Croma.

Cro.- (che sorregge il corpo di Iela) … e la grande aquila scende dal cielo… sogni di donnicciola, sogni bugiardi, assurdi e senza significato…brutti sogni e basta!

Ed io vorrei che fossero tali, figlia mia adorata, figlia che finalmente posso chiamare figlia.

Ma il sogno era funesto, preannunciava lutti e rovine provenienti da lontano.

Buio e poi luce su Archimede. 

Archimede resta in silenzio, annichilito. Entra un soldato, lo scienziato capisce chi è,ma resta immobile.

Soldato- Vecchio, sei tu Archimede?-

Silenzio.

Soldato- dico a te. Sei Archimede?-

Silenzio.

Soldato Avvicinandosi con la spada in pugno- Se tu Archimede? No? E allora muori!

(lo colpisce al collo. Archimede cade senza un gemito)

Entra Croma.

Cro.-  Mio signore, mio signore…(scorgendo il soldato e Archimede che sta riverso dietro il tavolo privo di vita, chinandosi e poi rialzandosi di scatto) Signore, mio signore…L’avete ucciso! Barbari, l’avete ucciso! Avete ucciso l’uomo più grande che sia mai esistito sulla terra…l’avete ucciso…(piange)

No, non può essere! Anche il mio signore… E invece è vero…è vero…E tu, ominicchio, non avevi l’ordine di non uccidere il grande Archimede?-

Sol.- Donna, per ben tre volte gli ho chiesto: Chi sei! senza ottenere risposta. E la guerra non può aspettare che un vecchio si decida a rispondere.-

Cro.- Ditemi uomini, ditemi: come si può sopravvivere a questo strazio? Eh? Ditemi! Parlate! Perché restate muti di fronte a questo sacrilegio? Siete forse di pietra? (gridato)-

Nel frattempo, tra un buio e l’altro, sarà riportata in scena la stessa scenografia del primo atto. Croma, lentamente si pone sulla pietra.

Cro.- …e il romano rese onore ai loro corpi, e a me concesse di seppellirli; ma, mentre mi accingevo al triste ufficio, vennero i becchini, me li presero e li portarono laggiù, nella cava, dove furono buttati su mucchi informi di cadaveri puzzolenti – e poi bruciati!

E il fumo si levò bianco, nauseabondo, leggero, e, come un ricordo, si disperse nel mondo.

Poi i miseri resti furono cosparsi di calce e di loro rimasero solo povere ossa imbiancate al sole.

Nessun mortale poteva resistere a quell’atroce  dolore – nemmeno gli dei avrebbero potuto sopportare la vista di quel vilipendio.

E pregai – pregai tutti gli dei – affinché dessero giusta morte anche a me.

Ma, imprudentemente, da blasfema, lancia loro queste accuse: Perché a una donna destinata al postribolo, avete dato la fortuna di amare  l’uomo più grande del mondo, il più buono, il più caritatevole – ed esserne ricambiata, ma facendola vivere nella sua ombra: da serva!

Perché m’avete concesso una figlia meravigliosa senza poterla mai chiamare figlia; e mi avete concesso quel privilegio solo davanti al suo cadavere; perché non ho mai avuto la gioia d’essere chiamata mamma; perché m’avete imprigionata in un corpo da serva, con sentimenti nobili - da padrona? (lunga pausa)

E fui punita ancora una volta: la morte per me non giunse mai: fui condannata all’eterno martirio – vissuto notte dopo notte.

Di giorno pietra, di notte anima - per rivivere eternamente la morte delle persone amate e di provarne l’atroce dolore, e sempre! con la stessa grande intensità.

Oh Fato, o dei, perché non avete pietà per questa donna derelitta, le cui lacrime inondano, da secoli, queste aride pietre?

Perchè, perché!-    

Lentamente la scena si fa buia, poi da destra la luce lentamente riprende. Entrano in scena, prima Anna, poi Gianni, i due turisti del primo atto. Luce lunare. Musica adatta.-

Entra in scena Anna, la ragazza che aveva sfiorato la pietra di Croma. Ella si aggira fra le rovine e si ferma davanti a Croma di pietra. L’ammira silenziosa. Alle sue spalle sopraggiunge Gianni, un ragazzo locale. Sentendo i passi alle spalle Anna sobbalza.

Gia.- Mi scusi signorina, non volevo spaventarla…non sapevo che ci fosse qualcun altro, all’infuori di me tra questi ruderi…e non mi sarei fatto notare se non l’avessi vista così interessata a questa grande pietra. -

Ann.- Non mi ha spaventata, sono sobbalzata per la sorpresa…si, sono attratta da questo rudere…sembra che mi chiami.-

Gia.- Strano. Succede anche a me d’essere attratto. E questo mi accade ormai da anni,  La prima volta fu una sera come questa, col chiaro di luna che fa splendere queste pietra bianche. E da allora, quando sale la luna nuova, io vengo qui…a meditare-

Ann.- Che strano…ora che mi ci fa pensare…credo che…credo…insomma - non mi derida e non mi giudichi pazza, ma ho la sensazione d’essere già stata in questi luoghi...non saprei precisare quando, ma essi mi sono famigliari…eppure vivo a mille chilometri da qui.-

Gia.- Io qui ci vivo da quando sono nato. E la stessa sensazione sua è anche la mia. Però, come dicevo, io sono della zona, possono ricordi infantili – chissà.-

Ann.- Lei crede alla reincarnazione?-

Gia.- Non ci credo, ma ci penso. Vede questo luccichio alla base di questa pietra? Ebbene, guardi, è la pietra che è bagnata. E non è rugiada, né il sereno della notte.-

Ann.- A me sembra che pianga. Non saranno lacrime?-

Gia.- Lacrime? Ma stiamo scivolando vero il metafisico, la sa?-

Ann.- Lo so. (si rivolta verso la pietra e l’accarezza)

Entra la guida.

Cus.- Signorina, sempre il solito vizio.-

Ann.-  (sorpresa come una scolaretta, nasconde la mani dietro la schiena) Scusi, è stato più forte di me…accidenti alle mie sensazioni.-

Gia.- E alle mie.-

Cus.- Volete dire alle nostre, perché anch’io le avverto…-

Ann.- Anche lei? Ecco, allora non vuole che la tocchi perché è geloso (ironica).-

Cus.- Sicuro…sicuro…-

Gia.- Fa lo stesso se m’intrometto anch’io? Le avverto pure io.-

Cus.- E siamo tre.-

Ann.- Io…io…l’ho udita…parlare...-

Gia.- …Anch’io...-

Cus.- …e tanto per non essere bastian contrario, pure io.-

Ann.- A me ha detto: figlia. Così almeno credo.-

Gia.- A me mi ha chiamato generale, figuratevi, io, che sono stato riformato alla visita di leva…-

Cus.- (serio) A me: mio signore. Ora o siamo pazzi tutti e tre, oppure qui c’è qualcosa di soprannaturale.-

Gia.- Davvero?-

Ann.- Per favore, non corriamo troppo. Si, io ho creduto che mi chiamasse figlia, ma potrebbe essere stata suggestione. Sapete io ho perso mia madre da recente…-

Gia.- Anch’io non metterei la mano sul fuoco…figuratevi: generale. Doveva essermi sopraggiunto un  colpo di sonno improvviso.-

Cus.- E allora mi associo: suggestione personale e, insieme, collettiva. In fondo è veramente suggestivo questo posto, a quest’ora, con questa luna.-

Gia.- Io sono incantato da questo luogo, però, per non inoltrarci su piani trascendentali, ai quali non siamo abbastanza preparati, suggerirei… d’andarci schiarire le idee in una pizzeria – e, possibilmente, dimenticare queste strane suggestioni con un buon boccale di birra. Signorina, lei?-

Ann.- Ci sto. Ma chiamami Anna.-

Gia.- Io sono Gianni – almeno credo.-

Cus.- Io sono Ciccio – e ne sono sicuro - e mi accodo a voi. Però voglio offrire io, c’è un posticino qui vicino che è tutto un programma. Si chiama trattoria del paradiso.-

Gia.- E andiamoci, però, paghiamo alla romana.-

Ann.- Per favore, chissà perché, ma non vorrei più sentire parlare di Roma e di romani.-

Gia.- Giusto. Allora paga lui.-

Cus.- (cerimonioso) Con piacere… (allusivo) miei cari…-

Gia.- Miei cari? Non ricominciamo!-

Ann.- (ironica e scherzosa) Mio generale, che fai comandi?-

Cus.- Ehi, voi due, non è che incominciate a pizzicarvi… come due innamorati?-

Ann.- (inchinandosi goffamente) Mio signore, non sarai mica geloso?-

Cus.- Ma va là…-

Escono dalla scena ridendo.

Buio che cala lentamente. Musica adatta. Croma tenta di muoversi, ma non ci riesce. Alla fine diventa definitivamente pietra.

Cro.- Oh dei! Grazie per ciò che ho visto e udito. Ora sento che, in pace,  la mia anima potrà raggiungere l’Ade.-   

Buio completo. Musica che sfuma.

Fine

  

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