Cuor di leone

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CUOR DI LEONE

Commedia in tre atti

di I.H. BEITH

Traduzione di G. Pautassi

PERSONAGGI

UN CAMERIERE DI BORDO

DAFNY

AUBREY

MARY MAGGS (Mabbletherbe)

JOE FINCH

ANTONIO LAMBERT

MYRA GREIG

LA SIGNORA PUMPHREY

IL SIGNOR PUMPHREY

UN SECONDO CAMERIERE DI BORDO

GIULIO MABBLETHERBE

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

PRIMO QUADRO

A bordo del piroscafo « Empirico » durante una crociera sportiva nel Mediterraneo. Orchestrina di bordo. Movimento di turisti, ecc.

La veranda del bar di sopracoperta, al sabato.

Dafny                         - Cameriere!

Cameriere                   - Comandi?

Dafny                         - Portatemi un altro whisky.

Cameriere                   - Impossibile. Sir John ha ordi­nato che lei non può prendere più di un whisky, prima di colazione.

Dafny                         - (con calma) Che animale!

Cameriere                   - Sir John, oppure io?

Dafny                         - Tutti e due....

Cameriere                   - (filosoficamente) E va bene... tutti e due.

Dafny                         - Come si chiama quell'isola che stia­mo costeggiando da stamattina?

Cameriere                   - Non saprei... Sulla mia rotta, di solito, non ci sono isole...

Dafny                         - Come no? Preferite i vulcani?

Cameriere                   - (con sussiego) Intendo dire che io sono qui soltanto per combinazione. Il mio servizio normale è ben altro. Non su questa barca. Sui transatlantici. Nei nostri viaggi rego­lari le uniche isole che incontriamo sono quelle di Wight (pron. Vait) quando lasciamo Southampton (pron. Sousampton) e la State Island (pron. Stet Ailand) quando arriviamo a New York (pron. Niu York).

Dafny                         - Cos'è? Volete farmi una conferenza? Mi annoiate...

Cameriere                   - (imperterrito) Perciò quando sono in crociera in questa specie di tinozza che è il Mediterraneo, tutte queste isole non fanno che confondermi ed io me ne disinteresso, igno­randole...

Dafny                         - Non trovereste opportuno di... di­sinteressare il piroscafo della vostra presenza? (Indicando la ringhiera del ponte) Guardate... Quella è la strada più breve... (Entra Aubrey Bellingham. Dafny, che è seduta volgendo le spalle alla porta del bar, domanda al came­riere) Chi è?

Cameriere                   - Il signor Bellingham...

Dafny                         - Oh! Il «je sais tout » del mondo piccino! Hallo, Aubrey!

Aubrey                        - Hallo! (Al cameriere) Portatemi un cocktail...

Dafny                         - (a Aubrey) Come si chiama quell'isola?

Aubrey                        - (con pedanteria) È la Corsica... Vi nacque Napoleone Bonaparte nel...

Dafny                         - (con caricatura) Signor Aubrey Bel­lingham, viaggiatore, storico, conoscitutto... ap­prodiamo noi in Corsica?

Aubrey                        - No. Il primo scalo è Napoli... in Italia. Il miglior locale per pranzare è l'«Excelsior »... Vi si sale per un tunnel scavato nella roccia viva...

Dafny                         - (annoiata) Stop... Siete insopporta­bile. Ma la colpa è mia. Non dovevo interro­gare...

Aubrey                        - (sorridente) Adorabile analfabeta!

(Entra il cameriere col cocktail).

Cameriere                   - Il signore è servito...

Aubrey                        - Oh, grazie... (Prende il bicchiere e paga deponendo il danaro sul vassoio).

Cameriere                   - (indicando Dafny) Tanto per sua norma, signore. Non faccia bere la signo­rina. È vietato...

Aubrey                        - (con severità) Non impicciatevi dei miei affari... È ridicolo... (A Dafny, che ap­prova energicamente) Ma, in fondo, ha ragione lui... Su, su, Dafny, scuotetevi. Dobbiamo la­vorare...

Dafny                         - Lavorare, noi? Bellissimo! Come... dove... quando? (Ride).

Aubrey                        - (si siede al fianco di lei) Secondo tutti i prognostici abbiamo davanti a noi almeno tre settimane di bel tempo. È quindi necessario risvegliare un po' la vita su questa nave. Gare... torneo di bridge... qualche concerto... un ballo mascherato... e così via. Si fa sempre... L'anno scorso quando andai in crociera nel Sud Ame­rica...

Dafny                         - (alzando una mano per interromperlo) Lo so a memoria... Voi foste l'anima, il ge­nio della nave... Ma scusatemi... Siamo in tan­ti... Perché proprio noi ci dovremmo prendere questa briga?

Aubrey                        - Oh, bella! Perché se non lo fac­ciamo noi, ci penserà qualcun altro. E non è possibile dipendere poi da gente simile...

Dafny                         - E perché?

Aubrey                        - Sono una massa di villani rifatti, pettegoli e screanzati. Le cabine del terzo ponte ne sono rigurgitanti. Spetta quindi a noi, che costituiamo qui l'aristocrazia, di formare un comitato dei divertimenti e degli sport come si deve. Mi sono già rivolto ai pochi competenti che sono a bordo, pregandoli di venir qui per uno scambio di idee...

Dafny                         - Ed io, bontà vostra, farei parte di quei pochi?

Aubrey                        - (con degnazione) Lo spero...

Dafny                         - Siete angelico... (Si alza e comincia a passeggiare con sussiego) Voglio essere, unica e sola, la giurìa del ballo mascherato. Così mi autoassegnerò il primo premio... (Entra Mary Maggs, molto elegante e piacente) Hallo, Mary!

Mary                           - Buon giorno, cara! Perché non ve­nite ad ammirare la Corsica?

Dafny                         - Oh! So già tutto... Napoleone... ec­cetera... Voi, Mary, siete per caso uno dei com­petenti a bordo?

Mary                           - (a Aubrey) Che cosa intende dire questa bambinona?

Aubrey                        - (severo, a Dafny) Basta con le sciocchezze, Dafny. Signora Mary, prego, sede­tevi. Desidero che prendiate parte alla seduta del comitato...

Mary                           - Di salute pubblica? Benone! (Sta per sedersi su una sedia di vimini).

Aubrey                        - Aspettate, ci son sedie più comode di codesta... (Gira un momento sul posto e cerca di prendere una sedia a sdraio. Qualcuno che vi è seduto si alza in fretta. È il signor Joe Finch, bel giovane, ma vestito in un modo un po' eccentrico. Porta un cappello troppo pic­colo per lui, un vestito da magazzino di confe­zioni in serie ed una cravatta fatta. Aubrey lo squadra dall'alto al basso con una certa inso­lenza) Scusi, sa...!

Finch                           - (che balbetta leggermente) Prego... Sta... stavo appunto per andarmene...

Aubrey                        - Allora questa sedia non vi abbi­sogna più? (Finch fa cenno di no e si ritira) Grazie...

Dafny                         - (a Aubrey) Chi è quella roba?

Aubrey                        - (trascinando la sedia) È l'uomo dalla cravatta standard! È salito a bordo a Nizza. Dafny - Come si chiama?

Aubrey                        - (con disprezzo) Che nome volete che abbia?

Mary                           - Oh! Io lo conosco. È un mio ottimo amico. Pranziamo alla stessa tavola. Si chiama Finch.

Aubrey                        - (consultando il biglietto appuntato sullo schienale della sedia) Giusto. Ecco la sua carta. Joe Finch. Se è vostro amico, deside­rate che sia incluso nel Comitato?

Mary                           - (ridendo) No, no, per carità. Ne mo­rirebbe di terrore. È la creatura più timida che io abbia mai conosciuta. Tuttavia mi è simpa­tico. (Siede sulla sedia a sdraio). Ed ora, chi fa da presidente?

Aubrey                        - Io, pel momento. (Dafny lancia un piccolo strillo di protesta). Zitta, voi. La pri­ma cosa che dobbiamo fare è prendere in esame altri pochi nomi per il comitato. Pochi ma buo­ni. Un paio di persone per bene, oltre noi, ben inteso.

Dafny                         - Perdinci! Ci sono quattrocento pas­seggeri a bordo. (A Mary) Chi sono le altre per­sone al vostro tavolo?

Mary ......................... - Veramente non saprei. Sono scozzesi e non mi hanno mai rivolta la parola. Tacciono sempre, anche fra di loro.

Dafny                         - Come mai avete potuto entrare in relazione con Finch?

Mary                           - Semplicissimo. Avant'ieri mi passò cortesemente il vasetto della mostarda. Senza parlare. Ma il mio cuore si infiammò per lui. Da allora siamo diventati amici...

Aubrey                        - Vi ha già raccontata la complicata storia della sua vita? I tipi di quel genere nor­malmente lo fanno...

Mary                           - Forse, chissà, ne avrebbe l'intenzio­ne. Ma finora, nulla!

Dafny                         - Non temete... Dategli un po' di con­fidenza e spiattellerà tutto...

Mary                           - Ma, appunto. Sto tentando di estrarlo dal suo guscio e vi assicuro che è interessante. Ma soffre di sentirsi spostato in mezzo a noi, quasi in istato di inferiorità ed ha una paura folle dei giovanotti brillanti...

Aubrey                        - Insomma è un tipo che si definisce da sé...

Dafny                         - Però... Mi accorgo che vi ha già ver­sato in lacrime buona parte del suo cuore... E che altro vi ha detto?

Mary                           - È vero, mi ha detto dell'altro. Ma è un segreto... E chi siede al vostro tavolo, Dafny?

Dafny                         - Il mio nobile genitore e quella santa donna di mia madre! E che Dio mi preservi dal-l'averli anche compagni in qualche comitato...

Aubrey                        - Temo che la scelta dovrà cadere su Tony Lambert!

Dafny                         - Ma, caro Aubrey, è un mezzo defi­ciente!

Aubrey                        - Non importa. Lo faremo teso­riere... To'... Eccolo qui... (Entra Tony Lam­bert camminando all'indietro. È il tipo dell'i­diota contento). Hallo, Tony! (Tony non dà ascolto e continua a guardare fuori). Che, parlo con te!

Tony                           - (facendo ad Aubrey un cenno perché lo raggiunga) L'hai mai vista tu? Guardala! C'è da impazzirne!

Aubrey                        - (guardando attentamente nella dire­zione segnalata da Tony) Hai ragione, per­diana! È un nuovo, magnifico fiore! Dove sarà stata durante tutto questo tempo?

Tony                           - Forse avrà sofferto il mal di mare!

Aubrey                        - Una creatura così perfetta? Ne dubito!

Dafny                         - (con dispetto) Neh! Voi due... fate pure il vostro comodo...

Aubrey                        - (a Tony) Un'idea... La nominere­mo membro del nostro comitato...

Tony                           - Andiamo subito... E... parlale tu... (Escono insieme, di gran fretta).

Mary                           - Vedete? È pericoloso essere donna!

Dafny                         - Alludete a noi... Oppure a quella che sono andati a prendere?

Mary                           - (sorridendo) Ve lo dirò quando l'a­vrò veduta. Come ve la immaginate, voi?

Dafny                         - Stando ai gusti di Aubrey, dovrebbe essere senza scrupoli, molto dipinta e scollac­ciata e cogli occhi a forma di ostrica...

Mary                           - Ma piace anche a Tony Lambert...

Dafny                         - Puah! Tony non può avere gusti speciali. Praticamente poi non può avere al­cuna speranza davanti a qualunque cosa che ab­bia due gambe e del rossetto sulle labbra. (Voci che si avvicinano).

Aubrey                        - Stiamo tenendo appunto la prima riunione...

Tony                           - Io sono il tesoriere...

Dafny                         - Eccoli! (Entrano Aubrey e Tony scortando Myra Greig. È giovane, bella e vestita con molto buon gusto).

Aubrey                        - Accomodatevi, signorina Greig.! E permettetemi di presentarvi alle vostre col­leghe. (Mary e Dafny si alzano). Questa è la si­gnora Maggs...

Myra                           - (sorridendo e porgendo la mano) Prego, stia comoda... Sono molto felice, si­gnora...

Aubrey                        - E questa è la mia piccola cugina Dafny Vinner...

Myra                           - (stringendo la mano a Dafny) Tanto piacere!

Dafny                         - (asciutto) Come vi chiamate?

Myra                           - Myra Greig. Sono salita a Marsiglia. Voi, suppongo, venite dall'Inghilterra.

Dafny                         - Disgraziatamente sì. Ma, che volete! I miei genitori godono di dar pubblico spetta­colo delle loro sofferenze. E voi... siete sola?

Myra                           - No. Ho una zia con me. Ma è mala­ticcia e potrà godere ben poco di quest'aria de­liziosa.

Aubrey                        - Ma, come mai non vi abbiamo ve­duta prima?

Tony                           - Curava la zia, naturalmente. Non è vero?

Myra                           - Sì. Ma tutte le mattine vengo qui...

Aubrey                        - (a Tony) Dobbiamo alzarci dal letto più di buon'ora! (Agli altri) Dunque. Eleg­giamo la signorina Greig membro del nostro Co­mitato. D'accordo? (Consenso di tutti).

Myra                           - (sorridendo) Grazie... Ma che cosa dovrò fare?

Tony                           - Oh! Niente. Né più nè meno di quello che fate ora...

Aubrey                        - (a Tony) Non essere così scemo, se ti riesce! (Spingendolo da una parte). Signo­rina Greig, il presidente sono io e voi sarete la mia segretaria particolare: questo dice tutto. La prima cosa da fare è di affiggere questa lista di nomi... (fra una parola e l'altra, egli ha scritto un elenco di nomi) fuori dell'ufficio del commis­sario di bordo. Venite con me. Poi approfitte­remo per farvi visitare la nave...

Myra                           - (con sincera semplicità) Oh! Grazie. Sarà molto divertente...

Tony                           - (portandosi al di lei fianco) Ed io vi insegnerò molti giuochi di società...

Aubrey                        - (tronca deciso il ringraziamento che Myra sta per pronunciare all'indirizzo di Tony) Macché... la signorina può fare a meno di certe sciocchezze! Andiamo... (Myra, Aubrey e Tony escono insieme).

Dafny                         - Graziosa ragazza. Un po' vecchio stile. Equipaggiata con fior di zia invalida te­nuta in fondo alla stiva, probabilmente chiusa a chiave...

Mary                           - A me piace moltissimo...

Dafny                         - È strano, ma piace anche a me... (Tony riappare) Oh, Tony! Vi hanno bellamen­te eliminato?

Tony                           - (furente) È Aubrey che... me la pa­gherà. ..

Dafny                         - Non ci badate, caro... Venite... Farò io un giuoco con voi...

Tony                           - Ho altro per la testa!

Dafny                         - Lo capisco, ma non importa. Venite ugualmente... (Lo prende pel braccio e lo tra­scina fuori non badando ai di lui brontola).

Mary                           - (rimasta sola, sorride, prende un libro che aveva deposto sulla sedia di vimini e fa per andarsene. Ma in quel momento ricompare Finch. Egli sta osservando attentamente, da lon­tano, le mosse di Aubrey intorno a Myra). Oh! Signor Finch! (Finch trasalisce e si volta). Siete venuto a riprendere la vostra sedia?

Finch                           - Oh! Già! Ap... punto... se non di­sturbo... (Egli trascina macchinalmente la sedia al suo posto e lancia un'altra occhiata al di fuo­ri, dove sono Myra ed Aubrey... Poi si avvicina a Mary) Signora Maggs... Quella, col giovanotto che era qui... è... lei!

NOTA

Finch è il principale carattere della comme­dia. Egli è semplice, timido, ma non limitato di intelligenza. È profondamente sincero e questa dote deve accattivargli la simpatia del pubblico. La sua balbuzie deve essere quasi impercettibile, per non provocare noia negli ascoltatori. Deve parlare senza pause, normalmente, quasi sempre e soltanto balbettare pronunciando certe parole e nei momenti di maggior imbarazzo.

Mary                           - La vostra anima gemella? L'avrei giu­rato! Sedete. (Finch siede). Avete fatto quanto vi ho detto?

Finch                           - No...

Mary                           - Non le avete ancora parlato? (Egli scuote il capo, con aria desolata). Signor Iddio, che pazienza ci vuole con voi! Avete incontrata la creatura dei vostri sogni... La provvidenza colloca la sedia di lei proprio accanto alla vo­stra... (Indica la sedia di fianco a quella di Finch e sulla quale Myra ha lasciato il suo scialle). E voi lasciate passare tre giorni preziosi senza dirle una parola. Caro il mio giovanot­to... Che cosa aspettate? Un naufragio, forse?

Finch                           - (come ispirato) Ah! Se così fosse! Almeno potrei salvarla!

Mary                           - Siccome, grazie a Dio, questo non suc­cederà, è logico che vi dovete decidere a far qualche altra cosa. Occorre uno sforzo: occorre che spezziate questa vostra rigidezza tutta ingle­se. State a sentire. Vi racconterò un aneddoto di guerra. È tipico. Un giorno una granata tedesca, grossa quasi come questo piroscafo, cadde sul margine di una trincea del fronte inglese e scon­volse il terreno tanto che seppellì un buon trat­to della trincea per quarantotto ore. In fondo si trovavano otto soldati: due inglesi, due scozzesi, due irlandesi e due gallesi. (Severamente) Mi state a sentire, sì, o no?

Finch                           - (che stava guardando la sedia di Myra, compunto) S... Sì.

Mary                           - Bene. Una squadra di soccorso comin­ciò a scavare. Senza molte speranze, tuttavia con ardore. Alla fine raggiunsero il fondo e vi trova­rono gli otto soldati vivi e per di più illesi.... Non è interessante?

Finch                           - Certo... Molto interessante...

Mary                           - Finora forse poco... Ma eccovi la mo­rale dell'aneddoto. Che cosa vi immaginate che avessero fatto gli otto soldati durante quelle lun­ghe e tragiche ore di attesa?

Finch                           - Ma... Non saprei...

Mary                           - Ecco. Ciascuno di essi, istintivamen­te, aveva messo in rilievo le proprie caratteri­stiche regionali... Infatti, quando li scoprirono i due gallesi stavano cantando, i due irlandesi discutendo di politica, i due scozzesi contrat­tando ed i due inglesi, poveri tesori, stavano se­duti, impettiti l'uno di fronte all'altro, perché, non conoscendosi, aspettavano che qualcuno li presentasse... (Si alza). Io ho riso quando udii la storiella la prima volta. Ma quando la risen­to, non rido più. Mi viene invece da piangere. È terribilmente vera. Gli inglesi sono così. E voi siete un esemplare mortificante. Siete sempre stato così?

Finch                           - La mia edu... ducazione... Sono sem­pre stato solo...

Mary                           - Ah! Siete figlio unico?

Finch                           - Pe...peggio. I miei genitori mori­rono quando ero ancora piccolo. Un vecchio pa­rente mi allevò e non volle mandarmi alle scuole pubbliche. Mi mise in un istituto per fanciulli tardivi e delicati!

Mary                           - Ma, voi, eravate tardivo e delicato?

Finch                           - Nemmeno per sogno. Ma balbettavo un pò...poco e mi hanno gu...guarito...

Mary                           - Me ne accorgo... E poi?

Finch                           - Poi il mio vicepadre mi fece entra­re in una banca di una piccola città... e di lì a poco morì...

Mary                           - Bene!

Finch                           - Poveretto! Io rimasi nella banca per altri quattro anni. Forse ci sarei rimasto tutta la vita. Ma sei mesi fa venni in possesso di un cer­to lascito, sufficiente ad assicurarmi l'indipendenza ed una tranquilla agiatezza. Così abban­donai la banca e mi proposi intanto di vedere un po' il mondo...

Mary                           - E siete partito per Montecarlo...

Finch                           - Appunto...

Mary                           - Perché?

Finch                           - Avevo letto di Montecarlo nei libri di Dekobra, il mio autore preferito... Ed ho pen­sato che sarebbe stato divertente andare di persona ad osservare quella vita bizzarra...

Mary                           - (sorridendo) Mi pare di vedervi, pe­rò! Girare intorno al Casinò, come un cane sper­duto, troppo timido per domandare informa­zioni a qualcuno pratico del luogo... E poi, guardare al di sopra delle spalle di chi giuoca, tentando disperatamente di capire qualcosa... Pranzare da solo in un ristorante e mangiare ciò che vi hanno portato, anche se non l'avete ordi­nato... Osservare le coppie che ballano, senza avere il coraggio di alzarvi per invitare una bella ragazza a ballare con voi... (Improvvisamente) Ma io forse esagero e vi dò ai nervi...

Finch                           - No, per carità... Preciso! Tutto pre­ciso, come una fotografia! Continuate!

Mary                           - Capisco la logica della vostra condot­ta. Avete pensato che sarebbe stato più facile formarvi un ambiente a bordo di una nave in crociera e siete fuggito da Montecarlo. Ed eccovi qui... finora soltanto con la vostra... solitaria speranza. (Gli siede vicino e, impulsivamente) Ditemi, amico mio, a quante persone avete ri­volta la parola da quando siete qui? Ma rispon­dete sinceramente...

Finch                           - A una... a voi!

Mary                           - Sbagliate... Sono stata io a rivolgervi la parola... Ma non ci badate. E a chi altro?

Finch                           - Al cameriere della mia cabina. È un tipo simpa...patico...

Mary                           - E poi?

Finch                           - Pochi minuti fa, ho scambiato una parola o due con quel signore, per via della sedia...

Mary                           - Ma questo non conta... E poi?

Finch                           - Ah! Scordavo... Al commissario di bordo...

Mary                           - Intendo parlare di passeggeri...

Finch                           - Che volete! Ognuno ha i prò...pro­pri amici...

Mary                           - Bene... Questo deve finire. Voi co­mincerete a discorrere coi vostri compagni di viaggio ed il primo colloquio deve avvenire colla vostra piccola divinità, con la signorina Myra Greig.

Finch                           - Mio Dio! Ma se non la conosco...

Mary                           - Bravo merlo! Non vorrete mica da me, che sono una signora per bene, delle lezioni sull'arte di andare all'attacco. Voi dovete far nascere l'occasione... Le vostre sedie sono vi­cine...

Finch                           - Si…. È vero….. Ma è lei che si dimostra inavvicinabile. Siede e... legge. È strano... Ma sembra che la mia presenza le sia assoluta­mente sconosciuta...

Mary                           - Una bella ragazza non è mai tanto indifferente quanto può anche sembrare... Libe­ratevi dai pregiudizi...

Finch                           - (alzandosi, risoluto) Ebbene... sì... Mi ci proverò. (Quasi tra se) Basterebbe rom­pere il ghiaccio. Ho immaginato già un muc­chio di cose delle quali parlare... Le ho già buttate giù...

Mary                           - (con gravità curiosa) Quali cose?

Finch                           - Oh! Di tutti i generi. Vorrei saper discorrere come il signor Bellingham... Si chia­ma così?

Mary                           - Dio ve ne liberi!

Finch                           - Cose sul panorama, per esempio. Le ho copiate dal Bedecker. Ho pure previsto altri argomenti come la politica, la letteratura, l'ar­te... e perfino qualche barzelletta...

Mary                           - Meno male per le barzellette. Faran­no da contrappreso al Bedecker. Ma il vero ar­gomento lo troverete poi... (Riflettendo) L'es­senziale è ora di spalancare la porta. Ecco. Of­fritele in prestito il libro che state leggendo: è un trucco che talvolta riesce.

Finch                           - Ma io non ho libri...

Mary                           - (costernata, religiosamente) Dio, pro­teggetelo voi! (Vede sulla sedi-a di vimini il li­bro che essa stessa ha recato e glielo porge) Da­tele questo...

Finch                           - (prende il libro e legge il titolo) Devo leggerlo?

Mary                           - Poco importa. Fatelo leggere a lei...

Finch                           - Di chi è? (Legge il nome dell'au­tore) Giulio Mabbletherbe... (Legge il titolo) «L'anima di Enrichetta Briggs»... Del signor Mabbletherbe ho già sentito parlare...

Mary                           - Così altri milioni di persone... È co­nosciuto come il migliore commerciante di ro­manzi. Si dice che nessuno conosca i segreti del cuore femminile come li conosce lui... Non c'è fidanzato abbandonato o moglie incompresa che non abbia pianto leggendo il suo ultimo capi­tolo...

Finch                           - Quale ultimo ca...capitolo?

Mary                           - Tutti gli ultimi capitoli dei suoi ro­manzi. Essi sono perfettamente uguali!

Finch                           - Sto pensando quanto debba essere be...bello essere celebri... Sapere di essere una rarità nel mondo... essere segnato a dito dovun­que si vada... «Ecco... Vedete? Quello è Giulio Mabbletherbe il famoso romanziere»... Allora non si ha bisogno di presentazioni... anzi sono gli altri che girano intorno per essere presen­tati. Che fortuna! Vi pare?

Mary                           - Secondo. Anzi posso dirvi ciò che mi ha confessato sovente un uomo «famoso », come voi dite...

Finch                           - Sono curioso... Una vera celebrità?

 Mary                          - Come voi la intendete, sì... Ebbene egli dichiara che essere famoso non son sempre tutte ro9e. Spesso egli, nell'esprimersi, è perfino brutale. Un uomo nella sua situazione è una spe­cie di pubblica proprietà, non può più affermare che la sua anima gli appartenga... È costretto a sentirsi preda permanente di vecchi pedanti e di giovani donne isteriche ed ecco riunioni inter­minabili, sorrisi stereotipi, impegni insoppor­tabili. E non ha più la libertà dei suoi movi­menti... è troppo conosciuto. È come una specie di pennacchio pomposo ad un funerale. Ponia­mo che si chiami Finch... Ebbene, magari si dirà di lui: « Ma chi è quel brutto tipo che sta bevendo champagne con quelle ballerine? ». Come, brutto tipo? Ma se è Finch, il famoso Finch. «Oh, guarda, guarda! Però... poveretta, sua moglie, eh? ». Vedete?

Finch                           - Tuttavia, varrebbe sempre la spesa...

Mary                           - Di che? Delle ballerine?

Finch                           - No... Intendo parlare di ben altre donne, io...

Mary                           - Allora, non ditelo a me... (Gli indica la sedia a sdraio di Myra).

Finch                           - Supponiamo che fossi qualcuno fa­moso! Invece di arrabattarmi per avere un in­contro con lei, basterebbe dire il mio nome. Ed essa per la prima direbbe: «Oh, Joe Finch! Che fortuna!... ». Magnifico, no?

Mary                           - Eh, caro giovanotto! L'essere una celebrità vi potrebbe servire in principio. Ma alla fine essa dovrebbe amarvi per voi stesso e tutta la letteratura di questo mondo non vi gio­verebbe. Sono donna e lo so. Se avete in voi ciò che vale per attirarla e persuaderla, riuscirete, sia che siate sul vertice della montagna, sia che ci rimaniate soltanto ai piedi... Perciò, coraggio. Affrontate la battaglia e cercate di vincere...

Finch                           - (risolutamente) Oh, sì! Vincerò.

Mary                           - Alla buon'ora! Appena Myra Greig si mette su quella sedia, andate a sedervi vicino a lei, aprite questo libro e leggete le ultime quattro pagine...

Finch                           - Vorrete dire le prime quattro pa­gine!

Mary                           - No. Le ultime...

Finch                           - Come volete... scusate...

Mary                           - Poi chiudete il libro, così... (Essa stessa chiude il libro traendo un profondo so­spiro) ...e dite forte: «È il più bel romanzo ch'io abbia letto da anni! ». Poi vi voltate a Myra e dite: « Signorina, volete leggerlo anche voi? ». Avete capito?

Finch                           - Sì... Ma supponete che l'abbia già Ietto...

Mary                           - Avreste una bella disdetta... Ma, santo cielo, che importerebbe? Avreste rotto il ghiaccio ed iniziata la conversazione.

Finch                           - Vedo... Farò il possibile...

Mary                           - Dunque forza e coraggio, finche il ferro è caldo. Ora debbo lasciarvi per andare a vedere come sta mio marito...

Finch                           - Come si sente oggi ? Deve essere per lui una grande pena rimaner tutto il giorno in cabina...

Mary                           - Sempre uguale... ma si spera...

Finch                           - Soffre molto?

Mary                           - No. Bisogna soltanto che stia disteso. (Gli stringe la mano). Ricordatevi le mie istru­zioni e se prima di pranzo non canterete un duetto con lei, guai a voi... (Mary esce. Finch va alla sedia, vi si stende e comincia ad esami­nare il libro. Passa un cameriere).

Finch                           - Cameriere, un cocktail, prego...

Cameriere                   - Di che specie?

Finch                           - Grande...

Cameriere                   - Sarà servito, signore...

(Rimasto solo, Finch, guarda l'orizzonte, col libro in mano, assorto nei suoi pensieri. Apre poi il libro e comincia a leggerlo. Fa quat­tro passi, sempre leggendo, e poi si risiede. È nervoso, agitato. Entra Myra con una rivista il­lustrata in mano. Essa vede per prima Finch, non veduta da lui. Si avvicina alla sua sedia a sdraio e comincia ad accomodare il suo scialle su di essa. Frattanto Finch, avendola vista fa di gran premura la scena del libro. Legge le ultime parole, chiude il volume, tira un profondo so­spiro e dice:)

Finch                           - Questo è il miglior romanzo che ho letto da anni... (Entra il cameriere). Volete leggerlo? (Offre il libro senza osare di alzar gli occhi verso Myra e quindi senza accorgersi che proprio in quel momento il cameriere gli sta porgendo il cocktail).

Cameriere                   - Oh, grazie signore! Ma temo di aver poco tempo per leggere. (Finch trasale, costernato. Depone il libro e prende la bibita). Due e cinquanta, signore...

Finch                           - (ponendo cinque lire sul vassoio) Ecco... Il resto per voi...

Cameriere                   - (sorpreso, ma impassibile) Gra­zie mille, signore. (Si accorge che Myra non riesce a collocare lo scialle come vorrebbe e le si accosta. Pur disponendo di una mano sola, poiché nell'altra ha il vassoio, la aiuta efficace­mente). Permetta, signorina, che la accomodi io... (La avvolge nello scialle, ben distesa sulla sedia). Il Mediterraneo è un mare un po' balle­rino... (Finch si scuote e guarda in giro).

Myra                           - Grazie, molto gentile. Però mi accorgo che c'è troppo vento e quasi quasi rientro...

Cameriere                   - (indicando l'angolo del bar) Qui, signorina, è riparatissimo... (Prende nuo­vamente lo scialle e lo distende su una nuova sedia a sdraio che si trova nell'angolo). Ecco, signorina, questa è forse la migliore di tutte...

Myra                           - Oh, grazie.'... Benissimo... (Si ran­nicchia sulla sedia ed il cameriere rimbocca lo scialle dopo averle avviluppate le gambe). C'è ancora molto per la colazione?

Cameriere                   - Non molto. Di qui sentirete il.. gong... (Il cameriere esce. Myra, comodamente seduta e coperta dallo scialle, si concentra nella rivista. Finch, con solennità, rilegge l'ultima pagina del libro, sbirciando Myra che pare non si accorga della sua presenza. Ad un tratto egli mormora a sé stesso:) Io «

Finch                           - Avanti, stupido... (Chiude il libro, Guarda verso Myra, pronto a parlare. Essa non si muove. Scoraggiato, chiude le labbra con un sospiro e riapre il libro. Myra depone la rivista, prende la borsetta, ne trae una sigaretta, la mette in bocca e cerca i cerini. Non li trova. Finch osserva attentamente tutti i movimenti di lei. Con un gesto di disappunto essa ripone la sigaretta nell'astuccio. Finch si alza impetuosa­mente) Posso offrirle un cerino?

Myra                           - (sorridendo) Oh, grazie! Devo aver perduto i miei... (Finch le porge la scatola, sen­za pensare di accendere egli stesso un cerino. Sta a guardarla, come in adorazione, mentre ella accende la sigaretta. Myra, improvvisamen­te, alza gli occhi. Finch abbassa i suoi. Ella gli consegna la scatola). Ed ancora, tante grazie...

Finch                           - Prego... (Ricade sulla sedia e la osserva in silenzio).

Myra                           - (che si avvede del di lui imbarazzo) Oh, che screanzata! Forse il fumo vi dà noia? (Egli scuote meccanicamente la testa). So che non è piacevole per chi non sia buon marinaio. Ma voi lo siete, non è vero?

Finch                           - Sì... abbastanza... Alme... meno, così credo. Questo, a dir la verità è il mio primo viaggio in mare un po' lungo...

Myra                           - Anche per me... è la prima volta...

Finch                           - Oh, guarda!... (Pausa). Io sono sa­lito a Nizza...

Myra                           - Allora siete stato a Montecarlo...

Finch                           - Sì...

Myra                           - Avete avuto fortuna?

Finch                           - Io? (Dopo breve meditazione) Non l'ho cercata. Ho finito ap...punto dove avevo cominciato... E voi... se non sono indiscreto... dove siete salita?

Myra                           - A Marsiglia... Abbiamo voluto evi­tare il golfo di Biscaglia...

Finch                           - (inquisitivo) Abbiamo?

Myra                           - Mia zia ed io. La zia è un po' sof­ferente e lascerà poco la cabina. È stato molto carino da parte sua fare il sacrificio di accom­pagnarmi... Mi vizia. A me piace molto essere viziata. E a voi?

Finch                           - Credo che nessuno al mo...mondo abbia mai cercato di viziarmi... Invece capisco che molti abbiano accettato di viziare voi...

Myra                           - (sorridendo) Davvero, credete?

Finch                           - Sì. Ma credo anche che non ci siano riusciti...

 Myra                          - Siete perfetto, grazie!

Finch                           - Volevo dire... Forse ho detto ma­le... Mi sono espresso...

Myra                           - Ma no! Mi ha fatto piacere... (Finch non nasconde un sospiro di sollievo. Il piccolo incidente ha risvegliata un tantino la coscienza di entrambi. Stanno un momento taciturni, guar­dando in punti differenti. Poi, simultaneamente) Io credo...

Finch                           - Io credo...

Myra                           - Oh, scusate! ...

Finch                           - Scusa...sate me... (Ridono. Egli fa cenno di darle la precedenza).

Myra                           - Avrete già un mucchio di amici a bordo!

Finch                           - No... e non ne ho nemmeno cer­cati... Son partito per avere un po' di quiete... le...leggo molto... Ho appunto finito questo... poc'anzi... (Prendendo precipitosamente il li­bro).

Myra                           - Oh! Di chi è?

Finch                           - Di Giulio Mabbletherbe...

Myra                           - Il mio autore favorito. Come si inti­tola?

Finch                           - (offrendo il libro) « L'anima di En-richetta Briggs ».

Myra                           - Strano, non lo conosco. Dev'essere recentissimo...

Finch                           - Se ci teneste a leggerlo...

Myra                           - Oh! Con gioia... Voi l'avete real­mente finito?

Finch                           - Ho letto le ultime quattro pagine pochi minuti or sono e... per la seconda volta...

Myra                           - Vi prego di non raccontarmi l'in­treccio: odio le persone che hanno quest'abitu­dine...

Finch                           - State tranqui...quilla!

Myra                           - Vedo che non avete scritto il vostro nome sul libro: lo farò io per voi... Così non andrà perduto...

Finch                           - (lietamente sorpreso) Conoscete il mio nome?

Myra                           - Come no? L'ho letto sulla vostra sedia... E voi, conoscete il mio?

Finch                           - Certo... Anch'io l'ho letto... lì... sulla vostra... (Questa circostanza pare venga a fornuire un altro coefficiente per la loro buona intesa. Si guardano e si sorridono cordialmente).

Myra                           - (alzandosi) Ma adesso sarà meglio che me ne vada... Fra poco è la colazione. Vi dirò domani che cosa penso del libro...

Finch                           - (prendendo coraggio ed abilità a due mani) Non potreste dirmelo oggi, nel pò... pomeriggio?

Myra                           - Non avrei mica potuto leggerlo!

Finch                           - (sorridendo, visibilmente soddisfatto) Avete ragione... Non ci avevo pensa...sato...

Myra                           - Perché sorridete così? Si direbbe che siete contento di qualche cosa...

Finch                           - Infatti, lo sono.

 Myra                          - Di qualche cosa che avete fatto... op­pure che è avvenuta?

Finch                           - Tu...tutte e due...

(Entra Aubrey).

Àtjbrey                       - (con voce di severo rimprovero) Ah! Siete qui, signorina Greig, tutta sola! Dove siete stata? Vi avevo pregata di attendere alla porta del salone. Malissimo! Sono semplicemen­te furibondo...

Myra                           - Molto spiacente, signor Bellingham. Ma forse ho sbagliato porta! (Si volge e lancia un sorriso a Finch. Ma questi è piombato sulla sedia e le volge le spalle).

Aubrey                        - Siete o non siete la segretaria ? Che dunque non succeda più!

(Entra Tony Lambert portando il necessario per un giuoco).

Tony                           - Eccomi qui, a mantenere la mia pro­messa. C'è ancora il tempo per una lezione, prima di scendere a mangiare...

Aubrey                        - Ma non seccare! La signorina Greig è impegnata con me (Finch si volta e lo guarda con odio) per un giro sulla nave...

Tony                           - Niente affatto! La signorina Greig è impegnata con me per la lezione...

Aubrey                        - Non posso ammettere...

(In quel momento compare il secondo came­riere con un gong e dà il segnale per la cola­zione. Aubrey e Tony litigano. Finalmente cia­scuno di essi afferra un braccio di Myra, dicen­do: «Tocca a me; vero, signorina? » e la con­ducono via. Finch, sprofondato sulla sedia, non ha veduto il sorriso di comica rassegnazione che Myra gli ha lanciato andandosene. Egli pensa che le sue speranze sono distrutte).

Cameriere                   - (ripassa suonando il gong) Si­gnore, la colazione...

Finch                           - (rabbioso) Non ho fa...fame... Il velario si chiude.

SECONDO QUADRO

La stessa scena, tre giorni dopo. Sono le nove di sera. Si ode l'orchestrina di bordo. Illuminazione suggestiva della nave.

Finch e Myra stanno guardando al di là della ringhiera del ponte voltando le spalle al pubblico. Egli è in abito da sera e Myra in un leggiadrissimo abito da ballo. Entra il cameriere col caffè e lo depone su un piccolo tavolo, all'angolo del bar. Si avvicina a Finch e lo tocca garbatamente sulla spalla.

Cameriere                   - Il caffè...

(Finch e Myra si voltano).

Finch                           - Grazie... (Prendono il caffè).

Myra                           - Dunque, questo è il famoso golfo di Napoli...

Finch                           - (cattedratico) In plenilu...lunio!

Myra                           - (prendendo la di lui tazza ed offrendo a lui la sua) Domani, scendendo a terra, non avrò scusanti se non riconoscerò ogni cosa. Quante cose sapete voi, Finch! È straordinario. Siete una vera guida ambulante...

Finch                           - (un po' eccitato) Sì... sì... ma non esagerate...

Myra                           - Dunque quella montagna col pen­nacchio di fumo è il Vesuvio o l'Etna?

Finch                           - (preso alla sprovvista) L'Etna...

Cameriere                   - (dalla porta del bar) Badi, si­gnore, si sbaglia... È il Vesuvio.

Finch                           - È vero... volevo dire Vesuvio... L'ultima grande eruzione ebbe luogo nel...

Myra                           - Ma dovete aver viaggiato molto...

Finch                           - Il mondo è tanto piccolo! (Con evi­dente sforzo) Domani si scende a terra. Posso invitarvi a far colazione con me?

Myra                           - Mi dispiace tanto... Ma sono a cola­zione con Bellingham, all'«Excelsior».

Finch                           - Dispiace anche a me...

Myra                           - Mi avete invitata troppo tardi, non vi pare?

Finch                           - Così è... In queste cose sono sem­pre lento. Temo di arrivare a spropo...posito. (Poi, con tono che vorrebbe essere indifferente) Credo che vi divertirete col signor Bellingham...

Myra                           - Infatti... È un tipo spassoso. Ed an­che Tony...

Finch -                        - Lo chiamate Tony?

Myra                           - Sì... è lui che lo vuole...

Finch                           - Ma lo sapete che è un depu...putato? È anche scritto nell'elenco di bordo...

Myra                           - E a me che me ne importa? Ciò che conta è quello che si sa fare, non vi sembra?

Finch                           - Sì... E ciò che si spera di fare...

Myra                           - E voi? Cosa fate? Avete una profes­sione? Penserete che sono indiscreta... Ci cono­sciamo così da poco tempo! Da quando?

Finch                           - Tre giorni, dieci ore e... (Guardan­do l'orologio) circa sette minuti...

Myra                           - Oh! Allora ce n'è d'avanzo! Dun­que, qual'è la vostra professione? Oppure no... state zitto... Mi piace indovinare...

Finch                           - (sui carboni ardenti) Secondo voi... che cosa sono?

Myra                           - Un uomo d'affari?

Finch                           - No...

Non ne avete affari danno la

Myra                           - Lo immaginavo... l'aspetto... Sono contenta. Gli melanconia. Certamente non siete un soldato... Un avvocato, forse? (Egli accenna di no). Un medico? (Egli, tristemente, continua ad accen­nare di no). Un architetto?

Finch                           - Vediamo! Che cosa vi piacerebbe che fossi?

Myra                           - Ecco...

(All'improvviso entra Aubrey. È irreprensi­bile: smoking, cravatta nera, panciotto candido. Fuma una sigaretta).

Aubrey                        - Oh, Myra, finalmente! Siamo tutti in faccende per la riunione del comitato: dov'è il resto della compagnia?

 Myra                          - Veramente, non saprei... (A Aubrey che non fa caso della presenza di Finch) Non conoscete il signor Finch?

Aubrey                        - (con un leggero cenno del capo) Piacere... (Vede il gilet nero di Finch ed alli­bisce).

Finch                           - (col cuore in gola) Pia...piacere...

Aubrey                        - (ritenendo liquidato Finch, a Myra) Cara, prendete un caffè?

Myra                           - Grazie, l'ho già preso...

Aubrey                        - Facciamo allora quattro passi...

Myra                           - No, grazie...

Aubrey                        - Ma non siate sempre così ostinata! (Entra il cameriere). Oh, cameriere... Un caffè ed un doppio kummel...

(Entrano il signore e la signora Pumphrey. Pumphrey ha un aspetto di cuor contento. Pic­colo di statura, rotondo, con baffi da tricheco. La signora è robusta ed ancora piacente).

Pumphrey                   - (parlando con voce inaspettatamente imperiosa e rivolgendosi al cameriere) Prego... Portate a noi pure due caffè... (Sie­dono al tavolo. E come Aubrey vede ciò, si di­mostra oltremodo urtato).

Aubrey                        - Di dove sbucano fuori quelle crea­ture oscene?

Pumphrey                   - (si alza e rincorre il cameriere passando dietro la sedia di Aubrey) E anche un paio di buoni stuzzicadenti, per piacere! (Ritorna al suo posto. Aubrey ha come un bri­vido. Accende una sigaretta e ne offre una a Myra. Ignora Finch che attende uguale offerta).

Aubrey                        - Ebbene, Myra, che ne dite? Che cosa faremo domani dopo colazione? Andremo a Pompei, oppure saliremo sul Vesuvio?

Myra                           - Tutti e due i programmi sono inte­ressantissimi...

Aubrey                        - A dir la verità sono tutti e due vecchi e stravecchi. Ma è di prammatica dire che bisogna veder Napoli e poi morire... (Myra lo guarda sorpresa). Non lo sapevate?

Myra                           - Io non ho nessuna di queste inten­zioni. Sarò felicissima di veder cose che per me saranno sempre nuove. Sono una ragazza di casa, io...

Aubrey                        - Per l'appunto... In quale regione dell'Inghilterra abitate?

Myra                           - (con leggera esitazione) Oh, in pro­vincia!... Conoscete il Devonshire? (pron. Devonsciair).

Aubrey                        - È una contea che finora ho sempre sfuggita di proposito: vi ho dei parenti scorbu­tici, asfissianti. Ogni anno organizzano delle grandi caccie al cervo nei dintorni di Exmoor (pron. Exmur) o Dartmoor... (pron. Dartmur) non ricordo bene... voi certo sapete...

Myra                           - Non saprei con precisione... (Rivol­gendosi a Finch e cercando di trascinarlo nella conversazione) Ma il signor Finch lo sa di certo, non è vero?

Finch                           - Da...dartmoor... (Dartmur).

Myra                           - Mi pareva...

(Il primo cameriere, che sta servendo il caffè a Aubrey, li guarda tutti con aria canzonatoria).

Aubrey                        - Ad ogni modo vi garantisco che non andrò mai a civilizzare il Devonshire: vi farò una scappata, un giorno, colla mia mac­china, per prendervi una colazione... Poiché immagino che voi viviate in campagna... È così?

Myra                           - Proprio... Ma nulla di speciale... Una vecchia casa Tudor, con giardino cintato ed un bel panorama...

Aubrey                        - Con qualche bel pavone che fa la ruota sulla terrazza. Mi par di vedere... (Ha fi­nito di bere il suo kummel e si alza. Entrano Tony e Dafny).

Tony                           - Eccoci qui... Ma questo benedetto comitato, quando comincia a funzionare?

Aubrey                        - (con freddo sussiego) Colpa mia? Stiamo aspettandovi da ore. Dove siete stati?

Dafny                         - Vi piacerebbe di saperlo... Ma non ve lo diciamo... Dov'è la signora Mary? (Entra il primo cameriere. Tony gli dà un ordine).

Aubrey                        - Sarà in cabina, ad assistere l'inva­lido consorte. Non l'aspetteremo... tanto peg­gio... (Siede con attitudine confidenziale sul bracciuolo della sedia di Myra). Mettiamoci dun­que al lavoro. Tony, prendi due tavoli e riuni­scili: farò da presidente. Voi, Myra, mettetevi vicino a me. (Tony ha avvicinato i due tavoli). Lasciate un posto per Mary, quando arriverà... Niente di più insopportabile che i ritardi!

Tony                           - (dando di gomito a Aubrey ed accen­nando a Finch) E quello lì?

Aubrey                        - Giusto... (Si alza e si avvicina a Finch) Scusate, signore. Noi stiamo per tener qui un'importante riunione del comitato dei fe­steggiamenti a bordo... Sono persuaso che voi mi capite...

(Finch si alza, incerto, e guarda Myra. Essa aggrotta le ciglia come per fargli intendere di tener duro. Ma egli interpreta questo come un avvertimento ad andarsene).

Finch                           - (a Aubrey) Va bene... Tanto stavo appunto per andarmene... (Si alza e va ad ap­poggiarsi in fondo alla scena alla ringhiera del ponte. Frattanto il primo cameriere è entrato portando le consumazioni che Tony aveva ordi­nate. Poi il cameriere esce).

Dafny                         - (che sta versando del latte nel suo caffè ed in quello di Tony) Tony... manca lo zucchero...

Tony                           - Non vi preoccupate: qui ce n'è. (Si avvicina al tavolo di Pumphrey, lo guarda sba­lordito. Tony ritorna vicino ad Aubrey che sta esaminando un'agenda e gli indica i due co­niugi Pumphrey). E quegli altri?

Aubrey                        - Hai ragione. (Si alza e si avvicina ai Pumphrey) Sono spiacente, signori, ma que­sto luogo, pel momento, è riservato.

 Pumphrey                  - Riservato a chi, giovanotto?

Aubrey                        - Al comitato dei festeggiamenti e degli sport.

Pumphrey                   - Oh, bella! E chi l'ha riservato?

Aubrey                        - È stato stabilito così, ufficialmente.

Pumphrey                   - Ufficialmente... da voi? Ma che autorità avete voi?

Aubrey                        - Non pretenderete già che vi pro­duca qui un ordine scritto dal capitano!

Pumphrey                   - Anzi... è proprio quello che vorrei...

Aubrey                        - (sorpreso ed imbarazzato) Signo­re... il vostro modo di agire...

Tony                           - (inframmettendosi) Vi prego, egregio signore. Non fate dell'ostruzionismo. Vivete e lasciate vivere. Il comitato sta lavorando da una settimana, anche nel vostro interesse e...

Pumphrey                   - Nel mio interesse? Questa è buona! E che cosa ha fatto fino adesso questo vostro benemerito comitato? Quali splendidi divertimenti... quali feste... quali sport? Son proprio curioso!

Aubrey                        - Intanto ieri si è cominciato colla ginkama e coi giuochi di abilità...

Tony                           - E non direte che erano mal organiz­zati!

Pumphrey                   - Organizzati? Fin troppo... Con la loro brava camorra! Mia moglie ha vinto al lancio delle patate, non è vero, Maggy?

Signora Pumphrey      - Sì, caro!

Pumphrey                   - Ebbene, che cosa hanno fatto i grandi organizzatori? L'hanno squalificata, per poter dare il premio a quell'alare là, mezzo nudo     - (indica Dafny).

Dafny                         - (furente) Dategli, a nome mio, un pugno nello stomaco, Tony!

Tony                           - (energicamente a Pumphrey) Signo­re... voi siete un bettoliere!

Pumphrey                   - (eccitato, ma con fermezza) Ah, sì? Bene! Se voi siete un gentiluomo, allora io sono fiero di essere un bettoliere. Ed ora sta­temi ben a sentire! Ed anche voi, egregie signo­rine. Perché voglio dirvi qualcosa che è utile sappiate. Col vostro comitato, voi avete rotte le tasche a tutti i passeggeri, guastando loro la gioia di vivere su questa nave. O cambiate si­stema, o fate fagotto: così avremo un comitato di persone degne, un presidente che sia un pre­sidente e non un ridicolo burattino! (Si siede, lieto del suo trionfo).

Aubrey                        - (sempre imbarazzatissimo) Tutto ciò è molto penoso!

(Entra il primo cameriere).

Tony                           - Cameriere... Volete invitare codesto signore e la sua signora ad andarsene di qui?

Cameriere                   - Che cosa hanno fatto di male?

Aubrey                        - Siamo noi che dobbiamo tenere una seduta del comitato.

Cameriere                   - Nessuno ve lo proibisce, si­gnore!

Aubrey                        - Ma noi vogliamo il posto solo per noi...

Pumphrey                   - E non l'avrete mai, vi dico, mai!

Cameriere                   - Il signore ha ragione... questo è un luogo a disposizione del pubblico...

Pumphrey -                 - Piglia su e porta a casa...

Signora Pumphrey      - Così impareranno...

Pumphrey                   - Ora saret-e soddisfatti, no!? Non si parla, come voi avete parlato, ad un uomo come me. Cosa credete di essere? Guar­datevi in uno specchio e ve ne accorgerete. Ed ora, per conto mio, continuate pure a fare il vostro famoso comitato. Mia moglie ed io ne costituiremo un'altro a questo tavolo ed invite­remo quel simpatico giovanotto (Indicando Finch che sta osservando la scena dalla ringhiera del ponte) che voi non avete voluto, ad unirsi a noi. Chi avrà più filo farà più tela! (Raggiunge Finch e fa per trascinarlo al suo tavolo) Vi pre­go... Venite qui e sedete...

Finch                           - (guardando timidamente Myra) Ma... veramente... grazie... io de...devo andar­mene...

Pumphrey                   - Giovanotto, questa è una fuga! Non combinerete mai nulla nella vita se non sa­prete star in piedi da solo! Specialmente con gente come quella!

Finch                           - Ma... io... non... Non è affar mio, ecco tutto...

Pumphrey                   - Come? È un affare di pubblica utilità mettere apposto i vanitosi prepotenti! (Aubrey sta confabulando con Tony e Dafny).

Dafny                         - Voi, Aubrey, dovreste cacciarlo via a forza, tirandolo per le orecchie...

Aubrey                        - (prende il coraggio a due mani e si avvicina a Pumphrey) Signore... Per l'ulti­ma volta! O vi ritirate, o dovrò sporgere recla­mo... contro di voi...

Pumphrey                   - Contro di me? Fenomenale! E a chi, di grazia?

Aubrey                        - Al capitano...

Pumphrey                   - Al capitano? Ma benone! Ci vengo anch'io! Anzi, giuochiamo a chi ci arriva primo? Andiamo Maggy!

Signora Pumphrey      - Sì, caro...

Aubrey                        - Voi dovreste viaggiare cogli emi­granti!

Pumphrey                   - E voi in fondo alla stiva, col be­stiame! (Ciascuno comincia a parlare e gridare per proprio conto. In quel momento entra Mary che si arresta di fronte al baccano. Improvviso silenzio).

Tony-Dafny-Aubrey   - Oh! Signora Mary!

Mary                           - Cos'è? State provando un coro?

Pumphrey                   - Ve lo dirò io, signora! Permet­te: Pumphrey... mia moglie... (Alla presentazione, Mary risponde con un cenno cortese). Es­si vogliono tenere una riunione privata, qui, in un pubblico locale del piroscafo. Quel che è peg­gio si è che pretendono di cacciarci via in malo modo. Non si fa! Questo giovanotto (indicando Finch) si sorbiva la figuraccia come agnellino. Ma io e mia moglie, no, perdinci, mille volte no!

Mary                           - Infatti, signore, voi siete nel vostro diritto. (Agli altri) La cosa si accomoda facil­mente, mi pare. Domattina domanderemo al commissario di bordo che ci dia una cabina vuo­ta per riunirci... Ma ora è troppo tardi. Andia­mo piuttosto a ballare. (Gli altri, lieti della so­luzione insperata, rompono in un coro di appro­vazione ed escono seguiti da Mary che non tras­cura di fare un grazioso saluto a Pumphrey ed alla signora. Questi rimangono soli con Finch).

Pumphrey                   - Quella, perdinci, è una vera signora!

Signora Pumphrey      - Giorgio, perché non seguiamo anche noi il suo consiglio ed andiamo nella sala da ballo?

Pumphrey                   - Giustissimo. Andiamo... (Pren­de la moglie a braccetto, poi, volgendosi a Finch) Giovanotto, datemi ascolto... Nessuna ra­gazza ballerà mai con voi, se non le dimostrerete di essere qualcuno... non un fantoccio... ma qualcuno...! (Pumphrey e la moglie escono, si­curi di se. Finch rimane immobile a guardarli mentre se ne vanno. Giunge ad ondate deliziose la musica delle danze. Entra nel bar e siede tutto triste sopra una sedia tenendo il capo fra le ma­ni. Entra Myra, con un libro fra le mani).

Myra                           - (con dolcezza) Signor Finch!

Finch                           - (scattando) Oh! Signorina! Lei!

Myra                           - Vi riporto il libro che mi avete im­prestato. L'ho voluto finire ancor prima di pran­zo. È bellissimo. Il più bello certo che Mabbletherbe abbia scritto finora! (Consegnandogli il libro) Grazie infinite...

Finch                           - (meccanicamente) Oh! Prego...

Myra                           - (sedendosi e, quasi trasognata) Sapete che cosa mi piacerebbe in questo momento? In­contrare Giulio Mabbletherbe in carne ed ossa, sedermi ai suoi piedi ed adorarlo. (Guardandolo e sorridendogli) Non lo crederete, ma leggendo l'ultimo capitolo ho pianto. È una confessione preziosa, vero? Chissà che cosa ne direbbe Dafny! (Si alza. Finch rimane immobile. Essa si volge a lui, lentamente) ... e poi vorrei dirvi un'altra cosa... Anzi questa è la ragione vera che mi ha condoto qui... Volevo farvi le scuse per il modo di trattare di Aubrey. Gli dirò io ciò che si merita quando balleremo insieme... (Con ira) Come ha osato insultarvi così?

Finch                           - (ingenuamente) Me? Quando?

Myra                           - E lo domandate? Quando vi disse di andarvene. E voi perché l'avete fatto?

Finch                           - Vi avrebbe fatto piacere se fossi ri­masto?

Myra                           - Naturalmente! Ed anche che diceste ad Aubry ed a Tony quello che si meritavano. Non avete veduto la faccia che vi facevo?

Finch                           - Sì, ma ho interpretato in un altro modo: ho creduto che voi pure mi consigliaste di andarmene.

Myka                          - Non siate sciocco. Voi dovete impor­re anche agli altri il rispetto di voi stesso. Quel piccolo signore aveva ragione. Chi pecora si fa il lupo lo mangia. Avrei voluto che vi foste unito a lui per fare un fracasso del diavolo contro di noi... che eravamo dalla parte del torto... Oh! Perché non l'avete fatto? (Con tono di rimpro­vero) Si sarebbe detto che aveste paura!

Finch                           - (rapidamente) Dio! Avete pensato questo?

Myra                           - Io no. Ma gli altri - boriosi come sono - certamente. Oh! Perché non vi siete voltato e non li avete coperti di improperi? Mi sarebbe piaciuto vederli battuti, umiliati, co­stretti a domandarvi scusa... Ma siete ancora in tempo... l'occasione non mancherà... Vi sentite di farlo?... Come? Pensateci!

Finch                           - (prendendo una risoluzione sovruma­na, pazzesca per lui) Basterebbe ch'io dicessi loro chi veramente io sono... Sarebbe un colpo tremendo, lo so...

Myda                          - Oh, Dio! Voi... non siete voi?

Finch                           - Ebbene... no!

Myra                           - Ma spiegatevi... Non tenetemi così in ansia...

Finch                           - Mi avete doma..mandato poco fa che cosa facessi... e non avete sa...saputo indovi­nare...

Myra                           - È vero... Dunque?

Finch                           - Io sono uno scrittore... un roman­ziere...

Myra                           - Uno scrittore? (Quasi trattenendo il respiro) Ho letto qualche libro vostro... Scrivete sotto il vostro nome?

Finch                           - (lanciandosi fino in fondo all'abisso) No... Ho adottato uno pseu...pseudonimo!

Myra                           - Dio! Mi par di comprendere... E qual è?

Finch                           - (conte se si liberasse da un incubo) Giulio Mabbletherbe!

Myra                           - (in estasi) Lo sentivo! Lo sentivo! Sa­pevo che voi eravate... « qualcuno » e che tace­vate di proposito... Siete stato grande, di fronte a quella piccola gente... Vi ho sempre ammirato. Non vi potete immaginare quanto vi ammiro adesso. Perché viaggiate in incognito?

Finch                           - Per avere un po' di riposo... per evi­tare le mille seccature che di solito mi affliggo­no... Capi...pirete...

Myra                           - (con improvviso timore) Forse che io vi secco?

Finch                           - Voi? Che dite! Mai! Mai!

Myra                           - Mi concedete di parlarvi ancora?

Finch                           - Sempre... sempre... se volete!

 Myra                          - E voi parlerete con me?

Finch                           - Con voi e con nessun altro!

Myra                           - (rapita) Oh! Grazie! (Si prendono le mani. Compare Aubrey).

Aubrey                        - (con sopportazione) Voi, donne, non possedete il senso del tempo. È un'ora che vi aspetto...

Myra                           - Me ne dispiace molto... (Prendendo Finch per un braccio, con aria di trionfo) Ma avevo qui una conversazione ben più interessan­te col signor Mabbletherbe!

Finch                           - (sussulta e tenta di schivare il pericolo) No., no...

Aubrey                        - (contemporaneamente) Che dite?

Myra                           - Lasciate, maestro, è necessario. Si­curo! Col Signor Mabbletherbe, lo scrittore. Forse avete sentito parlare di lui. Siccome l'a­vete insultato poco fa, penso che sia utile farvi sapere chi veramente egli sia... (Fa un inchino a Finch). Buona notte, maestro!... (Ad Aubrey) Ed ora andiamo pure...

Finch                           - Buona notte, signorina Greig...

Aubrey                        - (completamente disorientato, mentre Myra gli fa cenno di uscire, dice meccanicamen­te) Buona notte, maestro...

Finch                           - (rimasto solo è come in preda ad un dolce sogno. Guarda il libro lo accarezza come se su di esso ci fossero ancora le mani di Myra. Siede. Con voce lenta) Dio Signore! Perdo­nami! Fa' che essa mi ammiri una settimana... o du...due e poi, lo giuro, le dirò la verità. Ma ora no... è troppo bello... ora no! (Un'ondata di musica copre la sua invocazione).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

QUADRO PRIMO

La stessa scena, al martedì. Ai tavoli si giuoca il bridge.

Aubret                        - Grazie infinite per l'interessantis­sima partita. (Rivolgendosi a Myra) Myra, come va? Ed il signor Mabbletherbe?

Myra                           - (sorridendo) Si va maluccio assai!

Aubrey                        - Coraggio e vincerete. Poi giuoche-remo insieme... (Si avvicina al tavolo dove giuo­ca Dafny).

Dafny                         - Ci mancavate proprio voi, qui. Pro­prio adesso abbiamo perduto quattrocentocin­quanta punti! Spero non mi farete perdere la sequenza...

Aubrey                        - Grazie a Dio non sarò vostro com­pagno nella prossima partita... starei fresco...

Dafny                         - Lo sarete di Myra Greig o della si­gnora Pumphrey... che Dio le protegga!

Primo Cameriere         - (a Dafny) Desidera the, signorina?

Myra                           - No, grazie... (La signora Pumphrey e Finch accennano alla loro volta di non volere the).

Pumphrey                   - Oh! Io si. Preparatemene uno su quel tavolo, con latte e cognac... e con un paio di biscotti extra... e mettete anche un'altra tazza, nel caso che il signor Mabbletherbe ne desideri...

Primo Cameriere         - Sta bene, signore... (Dis­pone la roba sul tavolo, poi si avvicina al tavolo al quale giuocano la signora Pumphrey e Myra, col signor Pumphrey e Finch. Myra esita nel giuocare. Il cameriere le fa cenno indicandole una carta. Myra vince il colpo. Ilcameriere mo­stra una certa soddisfazione e si allontana).

Aubrey                        - (sempre al tavolo di Dafny) È un affare serio, con voi. Siete digiuna delle regole! del giuoco. Al Circolo della Caccia...

Dafny                         - Al Circolo della Caccia, caro mio, chiunque giuocasse l'asso di spade per l'asso dicuori, sarebbe preso e scaraventato sotto il primo autobus di passaggio...

Aubrey                        - La verità è che la donna è refrat­taria al giuoco serio...

Dafny                         - Smettetela... Fa troppo caldo, per discutere... (Accende una sigaretta). Verso dove stiamo navigando? Ma mi raccomando, senza farmi della geografia...

Aubrey                        - (di lontano sta osservando Finch) Stiamo avvicinandoci a Tunisi... La città che gli antichi...

Dafny                         - Stop! Grazie. (Facendosi vento) Si capisce che siamo molto più a sud. Che cambia-! mento in ventiquattro ore!

Aubrey                        - (sempre osservando Finch) E quel­lo della temperatura non è il solo. (Indicando Finch) Ventiquattro ore fa, che cos'era? L'uomo' dalla cravatta fatta. Ed ora? Una specie di padreterno!

Dafny                         - (sempre facendosi vento) Non siate irriverente...

Aubrey                        - Tutt'altro. Voi non lo nominate! mai il buon Dio?

Dafny                         - Io parlo di Mabbletherbe...

Aurey                          - (sarcastico) Anche voi, come tutte le altre donne a bordo, siete stata punta dal microbo Mabbletherbe... È un fenomeno!

Dafny                         - Vi invito a non parlare così leggermente di un uomo di genio. Non siamo nemmeno degni di scioglierli...

Aubrey                        - ... la cravatta... Nessuno potrebbe farlo...

Dafny                         - Siete frivolo e pettegolo... Il genio si veste come meglio crede...

Aubrey                        - Oh! Non lo metto in dubbio!

Dafny                         - Egli, intanto, conosce le donne meglio di tutti voi messi insieme...

Aubrey                        - Speriamo che le conosca un po' me­glio del bridge...

Dafny                         - Cosa volete che glie ne importi a lui del bridge! È al disopra di queste piccolezze! È un maestro per noi. E voi lo sapete benissimo. Siete andato ad invocare il suo perdono per l'insulto di ieri?

Aubrey                        - Per vostra norma, non invoco mai. I Gli ho presentato dignitosamente le mie scuse...!

Dafny                         - Vedete?

Aubrey                        - Santo cielo! È sempre meglio es­sere concilianti con certi personaggi. Pensate forse che mi farebbe piacere figurare antipatica­mente nel suo prossimo romanzo?

Dafny                         - Ih! Non fatevi delle illusioni! A quest'ora probabilmente avrà già dimenticata la vo­stra esistenza... A proposito di dimenticanza: ho fatto una curiosa scoperta, stamane, mentre par­lavo con lui.

Aubrey                        - Una sola? Gli siete stata appicci­cata per più di due ore... E che cosa avete sco­perto?

Dafny                         - Strano! È squisitamente vago quan­do parla delle sue opere. Io, per esempio, le ri­cordo meglio di lui. Egli invece sostiene che non appena ha trovato un intreccio, ha creato un ca­rattere, un episodio e li ha messi sulla carta, di­mentica ogni cosa... Non è sublime?

Aubrey                        - A me pare piuttosto o che posi, o che non sia completamente a posto col cervello: del resto basta dire « artisti » ed è detto tutto...

Pumphrey                   - (finisce di giuocare, si volge at­torno e dice forte) Ecco fatto! (/ quattro del­la sua tavola spingono indietro le sedie. Pum­phrey si alza). Signor Mabbletherbe... spero che domani giuocherete un po' meglio. Ma se volete accettare un consiglio di un uomo d'affari la­sciate stare le carte. Mi sembra che ci abbiate poco talento (Battendo amichevolmente sulla spalla di Finch) D'altronde non si può far tutto e bene. Io, per esempio non saprei scrivere un solo rigo dei vostri romanzi... Toh... il signor Aubrey... Vieni, Maggie...

Aubrey                        - (vedendo Pumphrey che si avvicina colla moglie a Dafny) I Pumphrey... Dio on­nipotente!

Dafny                         - Facciamoli giuocare e battiamoli all'ultimo sangue! (Apimre un'altra coppia che si unisce a Finch ed a Myra i quali stanno parlan­dosi quasi confidenzialmente).

Pumphrey                   - (ad Aubrey, affabilmente) Si­gnor Bellingham, buon giorno...

Aubrey                        - (asciutto) Buon giorno...

Pumphrey                   - Avrei qualcosa da dirvi, signor Bellingham... Non è vero Maggy?

Signora Pumphrey      - Certo, Giorgio!

Pumphrey                   - E precisamente... Lasciamo an­dare ciò che è stato. Appunto stamane dicevo a mia moglie che durante questa crociera sarebbe opportuno mantenere uno spirito... dirò così... un po' spensieratello... un po' festaiolo... Non è vero, Maggy?

Signora Pumphrey      - Sì, caro...

Dafny                         - (sottovoce a Aubrey) Attento... qui sotto c'è il trucco...

Pumphrey                   - (ad Aubrey, con magnifica degna­zione) E così, vi offro una bella stretta di mano... Va bene?

Aubrey                        - (sconcertato, tende anche la sua mano. Stretta) Ecco.

Pumphrey                   - (a Dafny) E voi, mia bella si­gnorina, siete la mia compagna... Dove volete sedere?

Dafny                         - (freddamente) Prima si deve taglia­re le carte...

Pumphrey                   - Giusto! (Tutti tagliano).

Dafny                         - Asso... io siederò qui...

Pumphrey                   - Come volete. Tu, Maggy, da quella parte e voi, signor Bellingham, dall'al­tra. Bene. Voi non avete ancora giuocato col signor Mabbletherbe?

Aubrey                        - No.

Pumphrey                   - Allora vi divertirete un mondo. È un giocatore spassossissimo.

Signora Pumphrey      - La sua mente si oc­cupa di cose più alte, Giorgio...

Pumphrey                   - Sarà... ma non credo... Io du­bito invece che faccia così per non dar nell'oc­chio. Ma che stia facendo uno studio di tutti noi... Vedrete che ci farà comparire nel suo prossimo romanzo...

Aubrey                        - Tocca a voi, prego...

Pumphrey                   - Ecco... (A Aubrey, deciso) Si­gnor Aubrey... il programma per il trattenimen­to di domani è pronto?

Aubrey                        - Prontissimo...

Dafny                         - (tra se) Ecco il trucco...

Pumphrey                   - Chi sarà il presidente?

Aubrey                        - Io..., se non vi dispiace...

Pumphrey                   - Figuratevi! Soltanto osservo che l'avete già fatto parecchie volte...

Aubrey                        - Certamente...

Pumphrey                   - È un compito più delicato di quanto non si creda...

Aubrey                        - Son contento che lo ammettiate...

Pumphrey                   - Ho fatto anch'io il presidente di comitati del genere. Io e mia moglie pren­diamo parte molto sovente a queste crociere...

Aubrey                        - Già... l'avevo capito...

Pumphrey                   - E come vi regolate per la col­letta?

Aubrey                        - Colletta? Sarebbe a dire?

Pumphrey                   - Come, non lo sapete? Male! Alla fine della festa il presidente deve pronun­ciare un bel discorso con tanto di perorazione finale in favore degli orfani dei marinai. Poi si fa la colletta. Se la perorazione è defìcente va male anche la raccolta dei fondi...

Aubrey                        - (sorpreso e turbato) Non sapevo...

Pumphrey                   - Signor Bellingham...

Aubrey                        - Dite...

Pumphrey                   - Senza complimenti... Se vo­lete, preparo io per voi il discorso...

Aubrey                        - (con un fremito di rabbia) No, grazie...

Pumphrey                   - Io ho una certa esperienza in materia... non è vero, Maggy?

Signora Pumphrey .... - Oh, sì, caro!

Pumphrey . ................ - Voi, questa dote non l'avete... E poi, signor Bellingham, vi devo dichiarare che anch'io stavo mettendo su un comitato, pro­prio contemporaneamente a voi... Perciò credo di aver diritto ad un certo riguardo. Possiamo sottoporre la questione ad un arbitrato: interroghiamo le signore... (Rivolto a Dafny) Voi ri­tenete che il signor Bellingham sia in grado di fare un discorso migliore del mio?

Dafny                         - A me, veramente, pare che né l'uno ne l'altro dei due abbia la sagoma dell'oratore...

Aubrey                        - Volete forse proporre di farlo voi stessa?

Dafny                         - Alla larga! Ma ho un'idea... invece. E che idea! C'è un solo uomo, a bordo, che cia­scuno di noi starebbe ad ascoltare con piacere. Perché non la smettete colle vostre beghe e non invitate lui?

Pumphrey e Aubrey    - Chi?

Dafny                         - Che diamine! Il signor Mabbletherbe! Non è meraviglioso?

Aubrey                        - Ma non siate grottesca...

Pumphrey                   - Niente affatto! È piena di buon senso, la proposta! Brava, signorina. Io non so­stenevo che il mio buon diritto come il più an­ziano dei viaggiatori. Ma di fronte al signor Mabbletherbe mi ritiro volentieri. Egli è al di sopra di tutti noi. Dunque, signor Bellingham?

Aubrey                        - Non sono d'accordo...

Dafny                         - Non fate il bambino, Aubrey. Ca­drete nel ridicolo...

Aubrey                        - Niente affatto... E poi, chi vi dice che accetterebbe?

Dafny                         - Oh, accetterà, non ne dubitate! Tut­to sta invitarlo con tatto... con un po' di astu­zia...

Aubrey                        - E vi ci metterete voi, per questo? Sono curioso...

Dafny                         - Nemmeno per sogno...

Aubrey                        - Chi allora?

Dafny                         - Davvero siete un po' corto, amico mio! Chi? Myra Greig!

Pumphrey                   - Brava, bravissima! Anch'io ho capito... Non sono mica cieco, io!

Dafny                         - Beh! Finiamo la partita e poi «la­voreremo » Myra.

(Aubrey non nasconde il suo disappunto. En­trano intanto Mary e Tony).

Tony                           - Ohilà! Dov'è un tavolo per noi?

Myra                           - Ecco, Tony, abbiamo appunto fi­nito...

Dafny e

Aubrey                        - Come va, Mary?

Mary                           - Buon giorno a voi...

Aubrey                        - Come sta vostro marito?

Mary                           - Un po' meglio... Come va il giuoco?

Aubrey                        - Placidamente, come la naviga­zione...

Mary                           - Volete che porti io un po' di sub­buglio?

Myra                           - Ecco, signora Mary, se volete ve­nire...

Mary                           - Vengo, cara...

Dafny                         - (a voce alta) Giuoco!... Vogliamo segnare i punti? (Tutti segnano).

Signora Pumphrey      - Ora toccherebbe a noi, signor Bellingham... Dove andiamo?

 

Aubrey                        - (freddamente) Non so. Dove vo­lete. Vi seguo...

Signora Pumphrey      - Vedo che siete seccato per la faccenda del discorso. Dimostratevi uomo di spirito... prendetela ridendo... È meglio, credetemi... (Esce, seguita da Aubrey).

Dafny                         - (chiamando) Myra!

Myra                           - (viene verso Dafny) Eccomi. Che volete?

Dafny                         - Abbiamo bisogno di un gran pia­cere da voi... (S'alza e si apparta con Myra). Sentite. Voi dovreste convincere il signor Mab­bletherbe a fare un discorso per la chiusura del trattenimento di domani sera. Si tratta della perforazione finale a beneficio degli orfani dei ma­rinai. Aubrey, naturalmente, non è capace di farla. Il signor Pumphrey vorrebbe. Ma, in fondo, è un gentiluomo e si ritirerà se il signorMabbletherbe accetterà di parlare. Ora tocca a i voi di affascinarlo, di sedurlo affinché egli dica di sì...

Myra                           - A me... e perché?

Dafny                         - Oh, via! Non mi fate l'ingenua! Siete voi la gallina bianca!

Myra                           - (esitando) Sarebbe meglio che vi rivolgeste alla signora Mary. Lo conosce più I di me.

Dafny                         - Chiamerò Mary... Ma non per questo. Mary... potete venire un momento? Ho bisogno di voi.

(Mary è in piedi e sta osservando Finch che firma un dopo l'altro una pila di libri. Sono dediche autografe richiestegli dalle nuove ami­cizie di bordo. Mary è stupita. Alla chiamata di Dafny si avvicina).

Mary                           - Eccomi... che c'è?... Ma si potrebbe sapere che cosa ha fatto quel nostro giovanotto per diventare d'un tratto il prediletto di tutti?

Myra                           - (a Dafny) La signora Mary non sa ancora...

Dafny                         - È evidente.

Mary                           - Ma si può sapere, dunque?

Dafny                         - Ieri sera eravate già in cabina. Sta­mane pure non siete salita... quindi ignorate la novità!

Mary                           - Che sarebbe?

Dafny                         - Sensazionale! Conoscete quel si­gnore? (Indica Finch. Questi se ne accorge ed ha un movimento di terrore).

Mary                           - Naturale... il signor Joe Finch...

Dafny                         - Errore! Egli è invece il signor Giu­lio Mabbletherbe, lo scrittore!

Myra                           - È una sorpresa anche per voi, non è vero, signora Mary?

Mary                           - (come se sognasse) Cara mia... voi» non potete immaginarne neppure la milione­sima parte!

Il velario si chiude rapidamente.

SECONDO QUADRO

In coperta, alla sera.

Finch                           - (tutto solo, passeggia. Entra Mary).

Mary                           - Oh, chi si rivede! Come va, amico mio?

Finch                           - (a bassa voce) Ah, siete voi?

Mary                           - Appunto, mio misterioso signore... Non avevate appetito, stasera?

Finch                           - No... avevo l'impressione che ogni boccone mi dovesse soffocare...

Mary                           - Peccato... Il pranzo era eccellente. E poi la famiglia scozzese dava palesi segni di voler allacciare finalmente una conversazione con noi... Vedete che cosa vuol dire... la cele­brità!

Finch                           - Vi scongiuro, signora... Non mesco­late certe cose... Tutti, ma non voi... per ca­rità...

Mary                           - (squadrandolo, severamente) Ma al­lora, perché avete fatto una cosa simile?

Finch                           - (riprendendosi) Che cosa?

Mary                           - Non fate lo sciocco. Farvi passare per Giulio Mabbletherbe!

Finch                           - (tentando il bluff, ma debolmente) Come potete dire voi che io non sia Giulio Mab­bletherbe ?

Mary                           - (squadrandolo sempre, severamente) Perché... perché voi mi avete descritto voi stes­so ben diversamente ed in modo ben più con­vincente, se permettete. Su, confessatemelo. Perché avete agito così? Vi farà del bene... Alleggerirà la vostra coscienza... Non crediate con questo che io voglia abbandonarvi... Resto la vostra buona amica...

Finch                           - Oh, grazie... grazie!...

Mary -                         - Ma voglio sapere « perché »!

Finch                           - Oh, se sapeste! È stato più forte di me... Non potevo più vivere senza essere «qual-cu...cuno »... Per lei! Mi sembrava che tutti gli altri la interessassero e solo io no. Perché? Perché erano superiori a me... Bellingham, ricco ed elegante... Lambert, deputato e figlio di un Lord... Essa appartiene alla loro classe e non alla mia...

Mary                           - Ne siete sicuro?

Finch                           - Sì... essa appartiene ad un'antica famiglia di provincia. (Seriamente) Ha una casa Tudor perfino coi pa...pavoni... Ho sentito io stesso... (Cammina agitato). E voi non avete udito ciò che m'ha detto ieri sera il signor Pumphrey, perché non avevo reagito all'offesa di Bellingham, per l'affare del comitato. Mi ha de...detto che non sarei mai riuscito a nulla se non avessi dimostrato di essere « qualcuno » e che nessuna ragazza avrebbe ballato con me, se non mi facevo valere... Myra ha sentito... Ho perso la testa: dovevo fare qualcosa...

Mary                           - E perciò avete detto al signor Pum­phrey di essere Giulio Mabbletherbe?

Finch                           - No... l'ho detto a Myra...

Mary                           - Ma, perché poi avete scelto proprio quel nome invece di un altro? Questo domando!

Finch                           - Non ride….dete... Perché in quel momento avevo in mano quel libro... In fondo, siete stata voi...

Mary                           - È inaudito!

Finch                           - La mia intenzione è stata di dirlo a Myra, ma in segreto. Perché si interessasse a me... perché mi ammirasse un poco... (Im­provvisamente beato) Conoscete voi il suo sor­riso?... Io, adesso, sì!

Mary                           - Tirate avanti...

Finch                           - L'ho voluto far mio, quel sorriso, per un giorno o due! E non mi sono preoccu­pato di ciò che avrebbe potuto succedere in se­guito. Ridete di me?

Mary                           - Non ne ho punto voglia... Segui­tate...

Finch                           - Ed allora le ho detto di essere Mab­bletherbe... ma in confidenza... Invece, prima che la potessi trattenere, essa aveva già spiat­tellato ogni cosa a Bellingham.

Mary                           - Ed è così che la situazione si è ro­vesciata, tanto che adesso siete l'eroe del giorno. E scrivete perfino autografi...

Finch                           - Mio Dio, se sapeste la mia paura!

Mary                           - Ma siete montato... e come si fa a... smontarvi? (Scuotendo il capo) In tutto questo guazzabuglio non avete pensato alle conseguen­ze... specie per quanto riguarda Myra?

Finch                           - Pensato? Dite poco! Tutta la notte, tutto il giorno... E soffro le pene dell'inferno. Prima speravo che questa menzogna potesse avere un successo, anche piccolo, ma sempre un successo. Ma ora son disperato. Non posso chie­derle di essere mia moglie, perché verrebbe a conoscere la verità... E quando conoscerà la verità mi coprirà col suo disprezzo...

Mary                           - Che cosa decidete di fare, allora?...

Finch                           - Ho già deciso! Domani arriviamo a Tunisi... Dirò di aver ricevuto un telegramma che mi richiama a casa: la saluterò ed inter­romperò il mio viaggio. Non la rivedrò più!

Mary                           - Questo si chiama fuggire... È una viltà...

Finch                           - No, non è viltà... Credetelo... è un'altra cosa..;

Mary                           - (con fermezza) Se voi la amate sin­ceramente, Finch, dovete dirle la verità...

Finch                           - Ma, appunto perché l'amo... non oserò mai... mai...

Mary                           - Non vi capisco...

Finch                           - Ecco... Io darei il mio sangue per evitarle anche il più piccolo dolore... Ora, se le dico la verità le procuro certo un grande do­lore... Ecco perché sbarco a Tunisi...

Mary                           - Avete detto: per non vederla mai più?

Finch                           - Purtroppo, sì...

Mary                           - E soltanto per preservarla da un dolore? Non sono d'accordo con voi... Ritiro ciò che ho detto... non siete un vile... Ma in­sisto: qualunque cosa vi decidiate di fare, sia che scendiate a Tunisi, sia che proseguiate il viaggio, è necessario dire a Myra come stanno le cose... (Esce).

Finch                           - Ma perché dovrei farle del male?

Myra                           - Signor Mabbletherbe... Stavo cer­candovi!

Finch                           - Me? Possibile?

Myra                           - E... perdonate il mio. imbarazzo... Dovete anzi promettere di essere gentile, accon­discendente e di non sgridarmi... Debbo chie­dervi un favore!

Finch                           - (trasecolato) Voi? Un favore?

Myra                           - Ma non per me, credete. Non sarei così indiscreta. Ma sono incaricata... sono una specie di deputazione... (Sorride).

Finch                           - (conte se bevesse il suo sorriso) Non volete sedervi? Aspettate. Troverò una sedia.

Myra                           - No, grazie... Siederò qui... (Si siede sulla ringhiera). Dio, com'è alto! (Guarda fuo­ri bordo). Che cosa direste se precipitassi?

Finch                           - Scendete, per carità...

Myra                           - (ridendo, scende) Ecco fatto... Ma, a dir la verità, non ci pensavo mica di pre­cipitare!

Finch                           - Parlate... Che cosa desiderate da me?...

Myra                           - Una preghiera...

Finch                           - Da parte di chi?

Myra                           - Del comitato dei festeggiamenti...

Finch -                        - Volete dire il signor Bellingham... il signor...

Myra                           - No, no. Non soltanto loro... Ma un mucchio di persone... tutta la nave... Domani sera, nel salone, c'è spettacolo di beneficenza... per gli orfani dei marinai... Ebbene tutti vi pregano di assumere la presidenza...

Finch                           - Io!!!

Myra                           - Voi... e nessun altro...

Finch                           - (scuotendo il capo, come in un incu­bo) Ma no... non è possibile... non è pos­sibile!

Myra                           - Eppure, lo dovete fare... Il comi­tato, per bocca mia, vi avverte che voi dovete ciò a voi stesso ed alla vostra posizione!

Finch                           - Ma che pò...posizione?

Myra                           - Sì... Siete, o non siete, il signor Mabbletherbe? Ne dovete sopportare le con­seguenze... Non vi pare?

Finch                           - Le conseguenze? Sarebbe a dire?

Myra                           - Oh, Dio! Le celebrità appartengono un po' a tutti e non possono sempre fare ciò che vogliono. (Finch appare come un sonnam­bulo). E voi siete una celebrità, l'unica che viaggi su questa nave...

Finch                           - È falso... non lo sono... non lo sono...

Myra                           - Modestia assolutamente fuori luogo. Certo che lo siete. E chi altro, allora? Il padre! di Dafny, forse, che ha l'unico privilegio della ricchezza? Quel piccolo Pumphrey che puzza di! mercato lontano un miglio? Quei due campioni[ della nullità umana che sono Aubrey e Tony? I Che cosa valgono, tutti insieme, messi di fronte! a voi? Il vostro nome è conosciuto in tutto il mondo!... (Con delicata moina) Voi accettate,! non è vero? Sono quasi atterrita di farvi io stessa l'invito... Ma nello stesso tempo ne sono orgogliosa. Ho promesso di ottenere il vostro! «sì»! Fatelo anche per me... Altrimenti che figura ci farei, pensate! (Si china su di lui. Finch ne rimane totalmente affascinato). Sì, vero?) Parlate... (Essa attende ansiosa. Finch non parla). Debbo andare a dire che avete accettato?

Finch                           - (con grande sforzo e volgendo altrove lo sguardo) Sono mortificato... do...dolen­te... ma...

Myra                           - (delusa profondamente) Oh! Non avrei mai supposto...

Finch                           - Ma c'è una ragione...

Myra                           - (impulsivamente) Lasciate andare le ragioni. Non vedete, non capite? Non me! ne importa nulla dello spettacolo, del comitato, degli orfani dei marinai... io penso soltanto a me... sono terribilmente egoista... Vi chiedo solo di accettare per far piacere a me… (Si china nuovamente su di lui e gli pone lai mano sulla spalla). Quando questo viaggio sarà finito e tutti saremo separati...

Finch                           - (fra sé, con dolore) Sepa...parati!

Mary                           - ... sarò così orgogliosa di poter ricordare la vostra bontà a mio riguardo!

Finch                           - Oh! Come vorrei. Ma...

Mary                           - Vincete la vostra timidezza, il vostro! odio per la pubblicità. Una sola volta... e per me. Ve ne sarò riconoscente per tutta la vita! Dunque? (Sempre più dolce) Accettate? (Essai sorride. Finch la guarda con una nuova espres­sione dipinta sul viso. Il sorriso di lei sfuma). '

Finch                           - Sorridete ancora! (Myra sorride. Finch le prende la mano e la bacia appassio­natamente).

Myra                           - Che vuol dire, signor Mabbletherbe?

Finch                           - Vi amo! Vi ho amata dal primo momento, quando son salito a bordo e vi ho! veduta. Vi amo e vi amerò finché avrò vita! Ecco... l'ho detto. Non volevo dir questo, ma altre cose, diverse, più belle. Non importa. Sono felice! Sono vostro, completamente, corpo, anima e spirito. Non ho più paura... combatterò per voi... morirò per voi... Mentirò per voi... Tu...tutto Myra! (Myra che è stata a sentire l'improvvisa dichiarazione, è attonita, ma lieta. Una pausa. Poi i due innamorati si sorridono. Essa si rifugia nelle braccia di lui ed appoggia il capo sulla di lui spalla). Sorridete... ancora... ancora! (Myra sorride. Le loro labbra si incontrano. Un lungo bacio. Poi essa reclina nuovamente il capo sulla spalla di luì). Mi volete un po' di bene?

Myra                           - (teneramente, senza muoversi) Tanto!

Finch                           - Mi dareste un altro bacio?

Myra                           - (con un po' di disagio) No... sta­sera no... C'è... qualche cosa che debbo dirvi domani mattina... Qualche cosa che deve essere spiegato... ma non stasera... Stasera lasciamo le cose come stanno, che sembra un sogno... (Nasconde il viso, appoggiandosi alla spalla di lui, come prima).

Finch                           - (beato) Sì... sì... tutto come vuoi tu... amore... (Appare Mary che li sorprende nel descritto atteggiamento).

Mary                           - Oh, scusate! (Myra si svincola dal­l'abbraccio).

Myra                           - No, non andatevene, signora Mary! Stavo invitando Mabbletherbe, a nome del co­mitato, perché assuma la presidenza, domani sera... Mi è parso di intravvedere il suo con­senso... (A Finch, che è tramortito) Sì, vero, acconsentito?!

Finch                           - (fa un largo gesto di rassegnazione e balbetta) S...ì...

Myra                           - Oh, grazie! Vado a comunicarlo... Buona notte, signora Mary... Che gioia!

Mary                           - Buona notte, cara! (Myra scappa via, Finch rimane immobile, come impietrito). Avevo ragione io, quando vi dicevo che Myra vi avrebbe perdonato?

Finch                           - Non mi ha perdonato niente...

Mary                           - Ma allora... sono io che ho le tra­veggole ?

Finch                           - Non ho potuto dirle nulla... nulla!

Mary                           - Ma... tuttavia... che cosa le avete detto!

Finch                           - Stavo per confessare... Avevo le pa­role pronte... Ma quando il mio cuore sembra­va ben forte... essa mi sorrise... mi sorrise... non vi so dire come! Ero vinto!

Mary                           - Capisco... avanti...

Finch                           - Allora mi son detto: Non appena avrai confessata la verità, la perderai, per sem­pre... Tremendo!

Mary                           - Oh! Gesù benedetto!

Finch                           - Ho pensato che avevo diritto a qualche sorriso di più; una specie di premio di co.. .consolazione...

Mary                           - Come l'ultima sigaretta al condan­nato... E l'avete avuto qualche sorriso di più, vero?

Finch                           - Sì! Myra stava appoggiata alla rin­ghiera, china verso di me... con la luna alle spalle...

Mary                           - Ci voleva anche la luna!

Finch                           - Ed invece di dire la verità... le dissi che l'amavo... Voi avete veduto il resto...

 Mary                          - L'avete anche baciata?

Finch                           - (serafico) Sì... E lei mi ha restituito il bacio!

Mary                           - Non c'è male! Ma adesso. Ecco il problema! Cosa farete?

Finch                           - Confesserò. Ma devo farlo doma­ni... oppure attendere dopodomani... prima di sbarcare a Tunisi?

Mary                           - Volete assicurarvi il maggior numero possibile di sorrisi e magari di baci? Siete im­pagabile!

Finch                           - Pensate! Non potrò averne mai più. Sceso a Tunisi me ne andrò, per sempre!

Mary                           - E lo potrete? Veramente? Non vi pare peggiore il rimedio che la malattia?

Finch                           - Perché?

Mary                           - Non comprendete dunque la gravità di ciò che avete fatto, sciagurato! Avete messo il carro avanti ai buoi!

Finch                           - Io?

Mary                           - Sicuro... Vi siete preso un vantaggio illecito! Avete barato! Se le aveste detto la verità prima, ciò che Myra ha fatto per voi sarebbe stata l'espressione della sua libera vo­lontà: ma a questo modo essa è stata tratta in inganno. E vi ha dato qualcosa che una ragazza come lei non può più riprendere...

Finch                           - (spaventatissimo) Cioè... Cioè?

Mary                           - Una parte del suo cuore! La miglio­re! Ora potrà allontanarsi da voi. Ma non potrà dimenticare né perdonare. E, per una donna, questa è una situazione molto triste!

Finch                           - Mai più mi immaginavo una cosa simile! Ed ora, cosa devo fare?

Mary                           - Non è semplice... Vogliamo sentire una terza persona...?

Finch                           - Chi?

Mary                           - Mio marito, per esempio...

Finch                           - Non è ammalato?

Mary                           - No, questa è una storiella. Sta be­nissimo. Ma da quando è a bordo è occupatis­simo a finire un romanzo. Questa è la ragione per cui fa dire di essere sofferente...

Finch                           - Tutto questo per leggere un ro­manzo?

Mary                           - Non per leggerlo... per scriverlo...

Finch                           - Oh! È uno scrittore?

Mary                           - Sì. E Maggs sarebbe lieto di cono­scervi...

Finch                           - Maggs? È un nome che non ho mai sentito. Si chiama veramente così?

Mary                           - No. Grazie a Dio... no...

Finch                           - Ma allora... come si chiama?

Mary                           - Giulio Mabbletherbe!

Finch                           - (come colpito dal fulmine) No... non può essere... non è... Oh! Dio... Dio mio!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

PRIMO QUADRO

(L'interno della cabina di Giulio Mahbletherbe, a bordo del piroscafo « Empirico ». Giulio Mabbletherbe, seduto al tavolo e scrive servendosi di una macchina da scrivere porta­tile. È vestito, ma in luogo della giacca usuale, porta la giacca di un pigiama. È vigoroso, an­cor fresco, pur avendo passata la quarantina. Dice un sacco di cose risapute, ma con una comicità solenne. Appare tuttavia un osserva­tore ed un analizzatore acuto della natura umana).

Giulio                          - (ripetendo ad alta voce, con enfasi melodrammatica, le parole che scrive) E... voi... mi amerete... sempre? Sussurrò Marigold. Sempre, sempre, gridò Giovanni... esultante, stringendola fra le braccia... (con un sospiro di sollievo) Ah! (scrivendo a lettere stampatello) fine! Dio sia lodato! (Prende tutto il fascio di fogli e li butta all'aria in segno di allegrezza. Si apre la porta ed entra il primo cameriere) Che volete? Non vi conosco... Chi siete?

Primo Cameriere         - Scusate. Son di turno io. Il cameriere è a riposo...

Giulio                          - Sta bene. Aiutatemi a raccogliere questi fogli...

Primo Cameriere         - Oh! Che cosa sono?

Giulio                          - Il manoscritto di un romanzo che ho finito or ora...

Primo Cameriere         - Il signore è un altro scrittore?

Giulio                          - Che cosa intendete dire? Un «al­tro?». Parlate di scrittori come se su questo piroscafo essi si moltiplicassero come i topi.

Primo Cameriere         - No... Ma ne abbiamo un i altro... Soltanto che è molto celebre...

Giulio                          - Quel «soltanto» è un poema!... Bè... andatevene fuori dei piedi e portatemi una bottiglia di selz...

Primo Cameriere         - Sissignore (Esce... Entra Mary).

Mary                           - Ebbene? Come va?

Giulio                          - Cara, ho finito... Pochi minuti fa ho messo la parola fine a quest'ignobile ro­manzo...

Mary                           - Benissimo. Ora si potrà avere un po' di quiete e tu anche un po' di svago...

Giulio                          - Credo che sia anche peggiore dell'«Anima di Enrichetta Briggs ». Oh! Avrà certo una strepitoso successo!

Mary                           - Hai già scelto il titolo?

Giulio                          - Ecco... Ne avrei due... Il primo è « Marigold ovvero Anime in vendita». L'altro è anche più disgustoso: «Il prezzo di un'ani­ma». Tu quale preferisci?

Mary                           - Veramente mi fanno tutti e due l'ef­fetto di cartelli al mercato del pesce!

Giulio                          - Può essere vero... Ma non ci ba­dare... Non ha nessuna importanza. (Entra il primo cameriere, portando il seltz). Oh! Per­fettamente! Ora prenderemo un whisky e soda 4O HP! Credo di essermelo meritato. Poi un sigaro e poi a letto... (Il cameriere esce).

Mary                           - Ti preparo io il whisky. Tu siedi e fuma...

Giulio                          - (siede sul divano, accende il sigaro, contento) Ah! Grazie mille, cara.

Mary                           - Sei di buon umore?

Giulio                          - Ottimo. Se avessi una coda, la di­menerei...

Mary                           - Allora... Stammi a sentire. Ho una piccola bomba per te... Avrei potuto presentar­tela ventiquattro ore fa... Ma ho pensato che fosse meglio lasciarti liberare di Marigold...

Giulio                          - Che c'è?

Myra                           - C'è... un signore, a bordo che dice di essere Giulio Mabbletherbe.

Giulio                          - No!

Mary                           - Sì. E ciò gli procura delle soddisfa­zioni meravigliose. È letteralmente circondato da tutte le signore che lo venerano. Racconta dove e come egli trae le sue ispirazioni: firma' col tuo nome su un album di autografi e sulle copertine dei tuoi libri...

Giulio                          - Com'è? Immagino che avrà la fi­gura di un bovaro o di un delinquente...

Mary                           - Soffre anche un po' di balbuzie...

Giulio                          - Accidenti! Non capisco perché ogni volta che mi si personifica, debba sempre essere gente impossibile!

Mary                           - Per la verità... stavolta si tratta di un agnellino... Ed io desidero che tu lo veda...

Giulio                          - Ma... abbi pazienza... sarebbe il colmo!

Mary                           - Eppure è necessario che tu lo cono­sca... e subito...

Giulio                          - Ma perché?

Mary                           - Perché all'ufficio del Commissario c'è un avviso in cui è detto che il signor Mabbletherbe domani sera sarà presidente del trat­tenimento a beneficio degli orfani dei marinai e che per giunta pronuncerà il discorso di cir­costanza...

Giulio                          - Oh! Diavolo!

Mary                           - Perciò... Più presto voi due uomini celebri vi incontrate, per decidere chi siete, tanto meglio per gli orfani di guerra... Non sa­rebbe ammissibile avere due presidenti a causa di omonimia!

Giulio                          - Hai sporta denuncia al comandan­te... al commissario e ad altri?

Mary                           - No... Ma per l'appunto ho denun­ciata la cosa al maggior interessato, al signor Joe Finch in persona...

Giulio                          - Si chiama così... il lestofante?

Mary                           - Poveretto, sì! E l'ho invitato a scen­dere da te...

Giulio                          - Quando?

Mary                           - Subito...

Giulio                          - E perché non viene, allora!

Mary                           - Era un po' emozionato... gli ho con­cesso dieci minuti per rimettersi in equilibrio... credo, anzi, che stia facendo una doccia fred­da... (Bussano leggermente all'uscio. Essi stan­no in ascolto. I lievi colpi si ripetono). No... ec­colo... Deve essere lui... Io mi ritiro... Odio le scene... Però, mi raccomando... sii gentile con lui... Ha i suoi fastidi, come noi tutti. Se puoi, aiutalo... e non continuate tutta la notte... (Ba­cia leggermente il marito de esce. Si bussa).

Giulio                          - (gridando) Avanti... (La porta si apre lentamente e Finch appare). Ah! Siete voi il signor Pinch?

Finch                           - No Pi...pinch... F...fìnch!

Giulio                          - Vedo... Accomodatevi... (Giulio gli indica il sofà. Finch siede, avvilito e guarda Giulio con evidente costernazione. Giulio me­sce un whisky e seltz e glielo offre). Bevete que­sto, intanto... Può farvi bene... (Mentre Giulio gli volge le spalle per scegliere un sigaro, Finch ingolla un lungo sorso di whisky). Vi piace un buon sigaro?

Finch                           - No... Mi...mille grazie...

Giulio                          - Perché?

Finch                           - Potrebbe farmi ma...male...

Giulio                          - Allora è meglio rinunciare all'espe­rimento. Io, invece, se non vi disturba, fumerò. Permettete? (Finch fa cenno di sì col capo). Benissimo. (Getta una larga boccata di fumo e poi comincia a camminare su e giù per la ca­bina. Finch ne segue impaurito tutti i movi­menti. Infine Giulio si decide a parlare). Dun­que... egregio signor Finch. Ora tocca a me pre­sentarmi a voi. Mia moglie è andata di là, altrimenti l'avrebbe fatto lei. Mi chiamo Giulio Mabbletherbe. Scrivo dei romanzi popolari, di carattere lacrimoso, ma assai lucrativo. In que­sti ultimi tre mesi sono stato occupato a cuci­nare un nuovo lavoro... Per assicurarmi la più completa libertà e non essere interrotto in alcun modo nello scrivere l'ultimo capitolo, che rag­giunge un grado di imbecillità senza precedenti, sono rimasto finora recluso in questa cabina. Sono iscritto fra i passeggeri col falso nome di Samuel Maggs. Perciò il mio nome vero è stato, per così dire, fuori corso, in attesa di uno spe­culatore         - (Controscena di Finch). Niente di ma­le! So che voi, di questi giorni, ve ne siete gen­tilmente impossessato. (Siede sulla spalliera del sofà). Ditemi un po'... in confidenza... Perché? (Finch lo guarda. Tenta di parlare. Poi, d'un fiato trangugia tutto il whisky rimasto nel bic­chiere). Aspettate... Vi farà bene berne un al­tro... (Finch fa un gesto di protesta). Non spa­ventatevi... Nel vostro presente stato d'animo non avrebbe alcun effetto deleterio... è un fe­nomeno naturalissimo. (Versando il whisky). Bevete e calmatevi... Parlerò io. Mia moglie so­stiene che io chiacchiero troppo... Ma fortuna­tamente in questo momento essa starà spalman­do la sua faccia di crema... Ecco a voi... (Offre il bicchiere).

Finch                           - Oh! Grazie, signore, grazie!

Giulio                          - (assumendo un'aria inquisitrice) E adesso facciamo alcune considerazioni. Perché un uomo cerca di assumere ed assume la perso­nalità di un altro uomo? Siete voi che lo do­mandate a me... (Negazione ebete di Finch). Supponiamo, ben inteso. Ed io vi rispondo. Per una di queste tre ragioni: primo, per ottenere qualche vantaggio fraudolento, per fare del da­naro, sottomano. Vi dico subito che mi pare di escludere nel vostro caso un simile antipatico movente...

Finch                           - (debolmente) È proprio co...così, grazie.

Giulio                          - Voi avete mai scritta una dichiara­zione a qualche fabbrica di medicinali attestan­do che dopo la terza bottiglia di un suo intru­glio tonico siete stato capace di far le sospen­sioni con un braccio solo? Magari inviando la vostra fotografia?

Finch                           - Oh! No! Sarebbe odio...dioso...!

Giulio                          - Quindi niente smania di pubbli­cità! Voi siete stato spinto invece dalla terza ragione, quella cioè di fare una certa impres­sione in un dato ambiente, forse soltanto su una determinata persona. In altre parole: Una donna! (Finch si alza, poi si risiede, agitatis-simo. Giulio, con aria di trionfo) Toccato! Lo immaginavo. Ed ora analizziamo... (Confidenzialmente) È carina?

Finch                           - (con. fervore) Be...bella... Be...bel­lissima!

Giulio                          - Diagnosi perfetta. A meraviglia... (Riassumendo l'aria di inquisitore) Voi l'avete incontrata a bordo. Ne avete preso una cotta formidabile. Ma non sapevate giungere ad una conclusione. Se mi sbaglio, correggetemi.

Finch                           - No... è così... proprio così...

Giulio                          - La vedevate ballare con altri uo­mini, giocare, passeggiare con altri uomini: uo­mini distinti e di facile loquela. Voi vi sentivate legato, avvilito, offeso. Cresceva la vostra di­sperazione e la vostra balbuzie... Un bel gior­no, senza pensare bene a quel che facevate, ave­te preso il mio nome e, Dio benedetto, da quel giorno essa non vede e non sente più altri che voi... Vero?

Finch                           - La vostra signora... vi ha raccon­tato tutto questo?

Giulio                          - Nemmeno una parola, grazie a Dio. Ho saputo della vostra esistenza pochi minuti or sono. Ho ricostruito il delitto, così per mio piacere. Forse che ho sbagliato strada?

Finch                           - Oh! No. Assolutamente no.

Giulio                          - Benissimo. Ma ora, purtroppo, tut­ti i nodi vengono al pettine. Voi siete caduto dal settimo cielo, giù in fondo agli abissi infer­nali. Voi avete capito che essa è soltanto inna­morata di Giulio Mabbletherbe e non di... co­me vi chiamate?

Finch                           - Joe Finch...

Giulio                          - ... e non di Joe Finch, e che quan­do conoscerà la verità, delle due una: o vi strapperà gli occhi, o ne morirà di dolore...

Finch                           - Avete ragione...

Giulio                          - Io ho sempre ragione...

Finch                           - Che cosa debbo fare? Il solo pen­siero di saperla adirata e infelice mi è insop­portabile. Consigliatemi voi, ve ne sco...scon­giuro! Voi, che conoscete l'anima delle donne meglio di qualunque altro!

Giulio                          - Io? Buona questa! Nessuno capi­sce le donne, caro mio, ed io forse meno degli altri. Non le conosco, ma v'ha di più: non de­sidero affatto di conoscerle. La sola che cono­sco fino ad un certo punto è mia moglie. Ma se qualche volta posso indovinare ciò che può fare in determinate circostanze, non ho la minima idea del perché lo faccia...

Finch                           - Ma è stampato sulla copertina di tutti i vostri romanzi... su una strisciolina rossa che dice...

Giulio                          - Per carità... so benissimo che cosa dice... Io stesso l'ho scritto, per far piacere all'editore...

Finch                           - Voi?

Giulio                          - Appunto... Al principio dei nostri rapporti confessai al mio editore la mia igno­ranza in fatto di donne. Lui, spinto dal suo istinto commerciale, mi rispose: In questo caso, ragazzo mio, converrà bluffare. Così abbiamo fatto. E la frase stampata sulla strisciolina rossa ci rende migliaia e migliaia di franchi all'anno. Il pubblico è d'una idiozia incommensura-1 bile! E ci casca sempre. Ma torniamo alla nostra piccola dea... Come si chiama?

Finch                           - Myra!

Giulio                          - Bel nome. C'è da domandarsi sei sia proprio il suo...

Finch                           - Che intendete dire?

Giulio                          - Sciocchezze. Ad ogni modo mi pare t di avervi dimostrato di non aver speciali ta­lenti di consigliere. Come dovete condurvi con lei, adesso? Mah! Non saprei. Il mezzo migliore sarebbe forse quello di precipitare giù da una scala... o di incaricare un marinaio che vi fac­cia cadere qualche cosa sulla testa: naturalmen­te, niente di irreparabile. Soltanto un'ammaccatura. Talvolta le donne si lasciano pescare a questo modo. La compassione... Esse non hanno magari riguardo ad infliggere la più perfida tor­tura morale ad un uomo... ma se egli si piz­zica un dito in una porta, son capaci di sve­nire... (Guardando Finch, inquisitore) Non vi garba? Bè! Forse ho torto. Volete un altro whisky?

Finch                           - No, grazie. Ora... pò..posso andare?

Giulio                          - Per conto mio... se volete!

Finch                           - E... mi perdonate di aver detto che io... sono voi?

Giulio                          - Perdonarvi? (Riprendendo il suo buon umore) Caro mio! Io vi sono e vi sarò eternamente grato! In primo luogo voi mi avete rappresentato nell'ambiente di bordo... in se­condo luogo mi avete data un'ottima occasione di parlare a me stesso per la prima volta in tre settimane...

Finch                           - Ma io... io no...non me lo perdo­nerò mai...

Giulio                          - Ma fatemi il piacere... Sono cose che capitano sovente...

Finch                           - Come? Possibile?

Giulio                          - Il cambiamento d'aria ha talora de­gli effetti sorprendenti. Non avete fatto atten­zione che nessuno è perfettamente normale a bordo di un piroscafo oppure in un grande al­bergo? Ognuno acquista un istinto speciale: di essere, o meglio di sembrare ciò che non è. Voi mi domanderete il motivo. Eccolo: per un bre­ve periodo ci si sottrae alle proprie conoscenze, al proprio ambiente... alle proprie abitudini, non si è più controllati e nessuno può gridarci bellamente in faccia: bugiardo! L'improvviso mutamento di clima, d'atmosfera, risveglia l'e­terna tendenza umana ad essere qualcosa di di­verso, più appariscente, sia pur per brevissimo tempo. Qualche volta, semplicemente, si esa­gera un pochino, si parla del proprio palazzo nel centro della città, anche se in effetti si vive nel sobborgo... mi capite? Questo, e non altro, avete fatto voi. (Finch accenna di no col capo). Non posso biasimarvi. Non è colpa vostra. Avete preso una cotta madornale ed il cambiamento d'aria ha fatto il resto. E con quali risultati? (Mary appare sulla porta).

Mary                           - Ma, Giulio!

Giulio                          - Siamo fritti! (A Mary, con sotto­missione) Cara, desideri?

Mary                           - (senza rispondere al marito, rivolgen­dosi a Finch) Voi perdonerete la mia pre­senza, signor Finch, ma è necessario che porti a letto il mio bambino che chiacchiera eccessi­vamente quando si incontra con altri ragazzi... (Prende il braccio di Giulio).

Finch                           - Scusa...satemi, signora!

Giulio                          - Stavo appunto per venire, cara. È stato il signor Finch a raccontarmi un sacco di cose... (Sbalordimento di Finch. Giulio gli stringe la mano). Buona notte, amico mio... e... dimenticate l'incidente. Del resto non è la prima volta che si è fatto uso del mio nome...

Finch                           - Come... Altri l'aveva già fatto?

Giulio                          - Ma si, caro...

Mary                           - (a Finch) Ora, però, basta...

Giulio                          - Ah! Ricordi quel tipo, in Svizzera?

Mary                           - (che vuol condurlo via) No...

Giulio                          - (divincolandosi dalla moglie, a Finch) Bisogna che gliela racconti. State a sentire... (Mary fa gesti di impazienza). Due anni fa... un mio amico mi telegrafa da un albergo di Saint-Moritz che un tale si faceva passare per me. Mi domandava se doveva smascherarlo, farlo arrestare, e qualcosa di simile. Io rispon­do pure telegraficamente domandandogli se si presentava bene, che condotta teneva, ecc. L'a­mico mi risponde allora che quella canaglia aveva l'aspetto irreprensibile del gentiluomo e che riusciva anche a collocare, con dedica, una quantità considerevole dei miei libri. Ebbene, gli mandai questo telegramma definitivo: «Incoraggiatelo a continuare »!

Mary                           - Ed ora, Giulio, a letto...

Giulio                          - Sì, cara, non aspetto che te...

Mary                           - (improvvisamente) Alt! Alt! So­spetto che voi due abbiate dimenticato di ri­solvere il problema più difficile!

Giulio                          - Tutto risolto. Il signor Finch con­tinuerà a rappresentarmi, fino a nuovo avviso.

Finch                           - (ribellandosi) Ma io non ho mai... mai... lo giuro, signora...

Giulio                          - Ve ne do atto. Ma stavo appunto per domandarvelo. Specialmente vi prego di essere voi il presidente domani sera e di pro­nunciare il discorso in vece mia!

Finch                           - Ma è impo...possibile! Dopo avervi conosciuto... Sarebbe una parodia!

Giulio                          - Mio carissimo... è impossibile piut­tosto parodiare una parodia! Voi sarete magni­fico. Io scriverò il discorso, voi lo direte ed io mi divertirò un mondo a venirvi a sentire...

Finch                           - (ormai rassegnato a tutto) Tutto ciò che voi volete... Sono ai vostri ordi...dini.

 Giulio                         - Ed ora possiamo lasciarci. (Lo ac­compagna alla porta). C'è soltanto un altro pic­colo favore che vorrei chiedervi...

Finch                           - Qualunque cosa... se posso...

Giulio                          - Siccome domani sera dovete rap­presentare « ufficialmente » la mia venerabile persona, non vi dispiacerebbe di copiarmi un pochino? Io sono un po' eccentrico nei miei gusti... per esempio ho la strana abitudine di farmi da me il nodo della cravatta anziché usare quella simmetrica e confezionata che voi mostrate di prediligere. Domani sera venite qui e vi darò una mia cravatta. Anzi... ve la anno­derò io stesso. (Battendogli sulla spalla). Ed ora, buona notte...

Finch                           - Buona notte e grazie... Signora Mabbletherbe, buona notte... (Dopo un attimo di esitazione) Che Dio benedica tutti e due...! (Esce richiudendo la porta. Giulio guarda Mary come per domandarle se è soddisfatta).

Mary                           - Se avessi cervello quanto hai cuore! Sei un brav'uomo! (Poi, con caricata severità, gli indica la porta della cabina-letto. Egli china il capo e vi si dirige, mentre il velario si chiude).

SECONDO QUADRO

Un angolo della coperta. Alla sera dello spet­tacolo. Musiche. Illuminazione di gala. Addob­bo floreale, ecc.

Pumphrey                   - Bene, sono soddisfatto che ab­biamo finito con una scenetta comica... Era ne­cessario... Dopo quel cane idrofo di un tenorel

Signora Pumphrey      - Davvero, tu avresti cantato meglio, Giorgio!

Pumphrey                   - D'accordo. Ma a me non mi è mai piaciuto farmi largo coi gomiti...

Signora Pumphrey      - (vedendo Myra) Come mai, cara? Non eravate alle spettacolo?

Myra                           - Oh, sì; ma ho lasciato il salone du­rante l'intervallo. Sentivo troppo caldo...

Pumphrey                   - Ma avrete sentito il discorso del signor Mabbletherbe!

Myra                           - Certamente.

Pumphrey                   - (alla moglie) Vedi... l'ha sen­tito il discorso di Mabbletherbe. (Intendendo­sela con gesti). Dichiaro senz'altro che è stata la cosa più notevole della serata. E potrete dirglielo a nome mio, quando gli parlerete.

Signora Pumphrey      - (con voluta furberia) Forse la signorina Myra non lo vedrà, stasera, Giorgio!

Pumphrey                   - Cosa ne dite, signorina? Lo vedrete stasera?

Myra                           - Oh, lo credo!...

Pumphrey                   - Lo vedrà... lo vedrà... ciò che pensavo anch'io... Oh, oh! E noi andiamo, Maggy. Signorina, buona notte!

Signora Pumphrey      - Buona notte, cara!

 

Myra                           - (come assente) Buona notte.

(/ signori Pumphrey se ne vanno. Myra ri­mane assorta a guardare al di là della ringhiera. Si odono avvicinarsi i rumori di animate con­versazioni. Myra scappa via. Entrano Dafny e Tony. Accendono ambedue una sigaretta).

Dafny                         - Guardate... laggiù... quelle luci...

Tony                           - Presto saremo dinuovo all'ancora...

Dafny                         - Però finisce per essere noioso. Si è sempre fermi in luoghi diversi. Dove ci tro­viamo adesso?

(Entrano Aubrey e Finch. Quest'ultimo por­ta un elegantissimo gilet bianco ed una cravatta magnificamente annodata).

Aubrey                        - No, carissimo Mabbletherbe. Voi non avete il diritto di abbandonarci proprio ora che stiamo conoscendoci meglio! Noi due ab­biamo qualcosa in comune...

Dafny                         - Oh, Aubrey!... Dove siamo?

Aubrey                        - Davanti alla Goletta, il porto di Tunisi... La città è distante un paio di miglia.

Dafny                         - Va bene, grazie. (A Finch) Signor Mabbletherbe... Ho udito male? Oppure è vero che volete lasciarci?

Finch                           - Purtroppo... De...devo sbarcare a Tunisi domani mattina.

Dafny                         - Per sempre? Cattivo!

Finch                           - Ho ricevuto un telegramma... Devo tornare a casa d'urgenza. (Coro generale di protesta).

Dafny                         - È una bella ingratitudine. Ho co­minciato ora ad adorarvi come meritate... (En­trano Mary e Giulio). Mary, a nome di tutti, vi prego! Persuadete il signor Mabbletherbe a non abbandonarci;

Mary                           - (guardando Giulio, sorpresa) Ma non ha nessuna di queste intenzioni-... (Accor­gendosi dell'equivoco) Ad ogni modo, se l'a­vesse, ci saranno delle buone ragioni!

(Entra il primo cameriere con un foglio).

Primo cameriere          - (dando il foglio a Finch) Lo manda il Commissario di bordo, con mille ringraziamenti.

Finch                           - (aprendo e leggendo) È la nota della somma raccolta stasera... (La consegna a Mary).

Mary                           - Una bella cifra. (Passa la nota agli altri).

Aubrey                        - Carissimo Mabbletherbe! Ecco la prova provata dell'enorme successo del vostro discorso!

Dafny                         - (al cameriere) Avete sentito il di­scorso?

Cameriere                   - Sì...

Dafny                         - Non è stato sublime?

Cameriere                   - Ne ho sentiti già dei peggiori. Un centinaio, a dir poco... Il bar si chiude fra dieci minuti... (Esce. La notizia provoca un certo panico).

Aubrey                        - Questo è grave assai! Andiamo.

 Tony e Dafny            - Sì, andiamo subito...

Aubrey                        - E anche voi, signor Maggs. Dopo tanti giorni passati in cabina avrete bisogno di qualcosa di forte!

Giulio                          - Prima devo parlare un momento col nostro grande autore, se permettete... (Al Mary, che sta allontanandosi) No, no, cara. Tu resta.

Mary                           - Non posso. Devo cercare qualcuno... (Esce).

Dafny                         - (a Finch) Venite con noi, signori Mabbletherbe?

Finch                           - Sono do...dolente... Ma domattina devo alzarmi prestissimo...

Dafny                         - Ma a che ora sbarcate?

Finch                           - Alle otto...

Dafny                         - È mai possibile scegliere un'ora così?... Eppure ci sarò a salutarvi. Andiamo, Tony? Andiamo, Aubrey?

Aubrey                        - (a Giulio) Arrivederci, signor Maggs. Le vostre parole di ringraziamento al nostro benemerito presidente sono state vera­mente felici e sincere! (Esce).

Giulio                          - Caro Finch, io devo ringraziarvi...

Finch                           - Per che co...cosa, signore?

Giulio                          - Per la meravigliosa propaganda del nome di Mabbletherbe su questa nave. Vor­rei proporvi di rimanere al mio fianco per aiu­tarmi a sbrigare una parte del mio lavoro... soprattutto della mia corrispondenza...

Finch                           - Che specie di corrispondenza?

Giulio                          - Quella che ricevo da persone ignote...

Finch                           - Grazie per la ff..fiducia. Ma io la­scio il piroscafo domani mattina!

Giulio                          - Già... Dimenticavo... Perché poi!

(Entra Mary).

Mary                           - (a Finch) È ora che il signorino vada a letto... Ve l'ho già lasciato fin troppo...

Giulio                          - Tu parli di me, sempre, come se fossi un lattante, Maria!

Mary                           - Sì, caro, non lo sei. Sei un grand'uomo. Ma ubbidisci e vai a letto ugualmente.

Finch                           - Ascoltate... Devo dire a Myra chi voi siete?

Giulio                          - No, per carità. Voglio farle la corte quando voi sarete sbarcato. Mi compromettereste in anticipo. (Mary lo tira pel braccio). Vengo, vengo; buona notte... (Escono)

(Finch rimane tutto solo, vicino al parapetto Gli passa vicino una coppia. Lui tiene lei stretta alla vita, ma quando si accorge della presenza di Finch, si stacca dalla ragazza).

La signorina                - Buon riposo, signor Mab­bletherbe!

Finch                           - Grazie, altretta...tanto...

(/ due escono, mentre entra Mary con Myra).

Mary                           - Eccolo, cara... (A Finch) Vi ho por­tato questa persona. Essa dice di aver qualcosa da riferirvi...

Finch                           - Lo so... Ritornerete?

Mary                           - Debbo?

Finch                           - Vorrei salutarvi... prima di par­tire...

Mary                           - Sta bene. Ritornerò fra poco.

Finch                           - Vi è piaciuto lo spe...pettacolo?

Myra                           - Voi, mi siete piaciuto: sono stata orgogliosa di voi. Avete parlato come scrivete... senza il minimo intoppo.

Finch                           - Cosi mi succede quando ho impa­rata una cosa a memoria. Ma, durante la se­conda parte non vi ho più veduta. Come mai?

Myra                           - No. Me ne sono andata dopo il vo­stro discorso... Ero terribilmente inquieta!

Finch                           - Inquieta, voi? E perché?

Myra                           - Ho una cosa sul cuore... molto gra­ve... da tre giorni... Mi debbo confessare...

Finch                           - Voi... confessare... a me?

Myra                           - Sì! E questa è anche la ragione per cui non ho più voluto che voi mi baciaste, l'al­tra notte... Vi ricordate?

Finch                           - Se ricordo? Tutto... sì!

Myra                           - Mi pareva di commettere una... truf­fa! Ma come farò a dirvelo? Mi vergogno tanto!

Finch                           - Non importa... qualunque cosa sia., e come la direte... non importa...

Myra                           - Oh, importa! Perché se voi non mi perdonate... Ahimè, sono tanto infelice! (Pie­ga il viso sulla spalla di Finch).

Finch                           - Su... cara... Un po' di coraggio...

Myra                           - (con angoscia) Sono una bugiarda!

Finch                           - Eh?

Myra                           - Non sono della contea di Devonshire! Non ho una casa... di mia proprietà...

Finch                           - Ne il terrazzo coi pavoni?

Myra                           - (rialzandosi quasi con fierezza) No... Nulla... capite? Nulla! Sono una povera impiegata: stenodattilografa in un ufficio a Cornhill. Vivo a Bloomsbury (pron. Blumsbori) in una modestissima pensione: anche il mio nome è falso. Non mi chiamo Myra Greig ma Amalia Griggs. (Si stacca da lui quasi con vio­lenza). Ecco... l'ho detto...

Finch                           - (con tenerezza) Amalia... Amalia Griggs... Continuate... cara...

Myra                           - Tre mesi or sono ho vinto il primo premio per un indovinello dell' «Evening Stan­dard»... una combinazione! Mi diedero tre­cento sterline! Un'enormità! Ed allora ho detto a me stessa: nella mia vita grigia non ho nes­suna prospettiva. Lavoro molto e sono rispet­tata, ma sono sola. Non ho parenti... Non ho veri amici. Soltanto due uomini mi hanno fatto un'offerta. Un mio collega di ufficio di sposarlo e di andare a vivere con sua madre ammalata, ed uno dei titolari della ditta, di andare a pas­sare una settimana con lui a Brighton (Braiton). Sono dunque destinata a portare gli speroni, ad inacidire, con gli occhiali sul naso... Con que­ste trecento sterline, invece, potrò vedere tante cose che ho soltanto sognato: paesi, orizzonti e gente sconosciuta. Vivrò un mese da gran signo­ra! Così ho speso quel danaro nei vestiti, per due bei bauli, per un biglietto di passaggio su questo piroscafo, mi sono data il nome di Myra Greig... ed eccomi qui, completamente risve­gliata dalla mia follia... E chissà cosa penserete di me!

Finch                           - Io... Nulla... (Semplicemente) Perché vi amo!

Myra                           - Ancora? Ma se sono una bugiarda! È la prima volta, ve lo giuro. Ma dal momento che son salita quassù è successo qualcosa che non so spiegare... Ed ho cominciato a men­tire... a mentire... con una disinvoltura che mi spaventava! Perché... perché?

Finch                           - (con un'espressione tutta nuova) Mi domandate perché? Ve lo dirò. Si tratta di un fenomeno singolarissimo. Non avete mai notato che nessuno è perfettamente normale a bordo di un piroscafo, oppure in un grande albergo? Ognuno pretende di essere quello che non è... Ognuno esagera e mente... È una tendenza umana, quando manca il controllo del proprio ambiente! Ed è anche il cambiamento d'aria che produce effetti sorprendenti. Non posso rimproverarvi... no!

Myra                           - Siete generoso!

Finch                           - E non è mica successo soltanto a voi... ma anche a me.

Myra                           - Che cosa?

Finch                           - Il cambiamento d'ambiente... l'a­ria del mare... (Avvicinandosi a Myra) Myra... Amalia... devo farvi anch'io una confessione. Io non sono uno scrittore... sono, o meglio, ero... un impiegato di banca. Il mio nome au­tentico è veramente Joe Finch... Non sono mai stato Giulio Mabbletherbe!

Myra                           - (lo guarda attonita. Poi, improvvisa­mente, felice, gli butta le braccia al collo) Caro... caro... Dio vi benedica! Non potete im­maginare la gioia che mi date... ed il sollievo!

Finch                           - Come... non eravate contenta che fossi Giulio Mabbletherbe?

Myra                           - Io... no... Mai!

Finch                           - Perché?

Myra                           - Non so...

(Mary riappare, essi si separano).

Mary                           - Scusatemi... Ho anche tossito... Dunque... tutto aggiustato?

Finch                           - Sì... tutto.

Mary                           - Dio, con che aria tragica lo dite! Sapevo tutto, perché Myra oggi nel pomeriggio è venuta a confessarsi anche da me...

Finch                           - Essa dichiara di essere contenta che io non sia Mabbletherbe...

Mary                           - Davvero?

Finch                           - Non capisco perché... ma è così...

Myra ......................... - Nemmeno io, proprio bene, non riesco a spiegarmelo...

Mary                           - Invece io credo di saperlo, Myra... Quando è che avete sentito di volergli bene? Potete ricordarlo?

MrRA                         - Si...

Mary                           - Dunque?

Myra                           - Fu il giorno che Aubrey, Tony e Dafny furono tanto scortesi con lui: quando non lo vollero in quel loro stupido comitato... Io avrei, pestata la testa a tutti e quanti...

Mary                           - Nientemeno!

Finch                           - Ma io meritavo che mi si trattasse così... Facevo un figura meschina... e me l'a­vete anche detto...

Myra                           - Malgrado ciò, mi piacevate proprio così...

Finch                           - Ma, perché?

Myra                           - Non so spiegarlo... ma è la verità...

Mary                           - Caro Finch, sentite. In fondo al suo cuore una donna non desidera mai un uomo famoso. Ecco perché, fatte le debite eccezioni, le celebrità hanno delle mogli insignificanti. Magari esse non lo erano. Ma lo sono diventate a poco a poco, trovandosi a continuo contatto con la reclame del marito, che ha dato loro il senso di essere addirittura superflue. E que­sta è la ragione per cui le donne di una certa intelligenza preferiscono diventare le compagne di uomini un po' terra terra come voi. Myra non desidera di diventare per tutta la vita una specie di appendice di un grande autore: ciò che essa desidera realmente è di unirsi ad un uomo che abbia cura di lei, che le voglia bene, che non possa fare a meno di lei. Un uomo da seguire ad un tempo e da guidare e per cui lot­tare, se si presentasse l'occasione. Oggi si parla sempre più dell'emancipazione della donna. Ma molte di noi, in fondo, sono rimaste delle buone rammendatrici di calze. Ad ogni modo, Myra, siate sincera. È vero, o no, che appena avete incontrato Finch avete anche sentito che egli era l'uomo che faceva al caso vostro?

Myra                           - Oh, sì! È vero. (A Finch) E quando avete detto di essere Giulio Mabbletherbe... avete rovinata ogni cosa! Naturalmente mi sono sentita lusingata... orgogliosa... ma ho subito avuto un senso di disagio indescrivibile. Tutto il bello se ne era andato! Potete voi immagi­narvi Giulio Mabbletherbe solitario, sensibile, abbisognevole di cure?

Mary                           - (istintivamente) Altroché!

Myra                           - No, cara. Potrebbe un simile uomo assoggettarsi a vivere tranquillo con una don­na? (A Finch) Lo vedete voi un uomo simile, un Giulio Mabbletherbe a fare ciò che vuole la moglie?

Finch                           - (con imbarazzo, di fronte a Mary) Sss... Oh, no!

Myra                           - (felice) Ma voi, per fortuna, non siete Giulio Mabbletherbe, siete Joe Finch e mi volete bene... (Appoggiandosi a lui). Sono tanto felice... e tu?

Finch                           - Anch'io, tesoro! Su, presto, scendiamo, svegliamo tua zia e diciamole tutto...

Myra                           - La zia? Ah, già! Il guaio si è cha io non ho zie! È stata un'altra mia invenzione... Mi pareva che suonasse meglio, avere una! zia... Ma ora basta... Non inventerò mai pini nulla!

Finch                           - Ma allora sei sola, come me!

Mary                           - Benissimo. Quindi nulla si oppone! a che voi scendiate a terra domattina con Finch e facciate di lui l'uomo più felice...

Myra                           - Sposarci?

Mary                           - Sì. E poi scappate subito a Londra, vi fate il vostro piccolo nido. Verrò a trovarvi...

Finch                           - Ma c'è a Tunisi chi ci possa spo­sare?

Mary                           - Non temete... I grossi misfatti si] compiono dovunque! Se non trovate un pastore) inglese, troverete un cappellano francese con uno italiano: se nemmeno questi si trovano, andate da un Mullah o da chi meglio crederete e fategli fare il necessario. E soprattutto non sollevate più difficoltà... per amor di Dio. Siete d'accordo, Myra... cioè Amalia?

Finch                           - Hai fiducia in me? (Essa gli tende le mani). Non dovrai mai pentirtene, cara, mai. Te lo giuro!

Mary                           - Finalmente... Ed ora, piccola cara, vi aiuterò a far le valigie... A che ora scendete?

Finch                           - Alle otto... No, no... alle otto e mezzo. C'è una ragione...

Mary                           - Bene, andiamo... (Myra e Joe si avvicinano a Mary). No, no, voi. Adesso siete coraggioso, oh! No. Datele qui la buona not­te... Vi concedo due minuti. Vi saluto. Arri­vederci a Londra, cuor di leone. (Abbraccia fraternamente Finch e fugge).

Finch                           - Cuor di leone? No. Sono un uomo terra-terra. Ma non me ne dolgo. Che m'impor­ta? Forse che tu rimpiangi Giulio Mabblet­herbe.

Myra                           - Caro... Chiunque abbia udito il tuo discorso di stasera non ha da rimpiangere nes­suno, non ha da ammirare che te. È stata una rivelazione...

Finch                           - (modestamente) Non è stato che l'alitare di un ventaglio!

Myra                           - Però, anche senza conoscerlo, dob­biamo essere riconoscenti al signor Mabblet­herbe... È soltanto un nome per noi... ma quante cose significa!

Finch                           - Tutto... (Le butta le braccia al collo. Si spengono le luci).

Myra                           - Sì, tutto, amor mio!

FINE

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