Difficilmente, la notte

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DIFFICILMENTE, LA NOTTE

DIFFICILMENTE, LA NOTTE

Atto unico di

Silvia Calamai


In scena: un letto in stile, di ferro, molto alto; sul lato sinistro un comodino e un armadio di legno sistemati sulla parete centrale, un grande cassettone alla parete sinistra. Dietro il letto, una finestra. Sul cassettone e sopra il comodino: una lampada dalla luce regolabile, un buon numero di sveglie, di tutti i tipi e grandezze, alcune scatole di medicinali in disordine, diversi bicchieri e due o tre caraffe. Nella parte destra del palcoscenico, abbastanza lontano dalla zona ‘notte’: tre sedie disposte in cerchio, e sopra queste sedie tre donne calve, che ricordano certi manichini di De Chirico. Molto simili tra loro, sono vestite con lunghi abiti neri, e - seguendo un ritmo molto serrato, scandito all’unisono - fanno insieme la calza: un lungo lunghissimo tubo nero di lana (la cui dimensione deve essere abnorme e crescere durante lo spettacolo).

Personaggi: 
ROSA
ROSANNA
ROSALIA
ENDIMIONE

Sulla scena: le tre donne (che come una litania a bassa voce ripetono: “uno due uno due uno due un diritto due rovesci un diritto due rovesci...”). Tutte le loro battute sono pronunciate con un tono acido, ostile.
ROSA - Ora entra. Entra e dice: ‘le coperte’.
ROSANNA - No, Rosa. Ora entra e dice ‘il letto!’: le coperte vengono dopo nell’ordine
ROSALIA - Sì, Rosanna, ma a volte si confonde e dice ‘le tisane!’, quelle che nella lista devono venire per ultime.
ROSA - No, Rosalia. Le tisane nell’ordine sono le terzultime, dopo ci sono altre cose. Ancora non avete imparato l’esatta successione?
ROSANNA - Vedremo vedremo stasera cosa fa.
ROSA - Vedremo se è come le altre sere.
ROSANNA - Oppure se cambia qualcosa... Vedremo.
ROSALIA - È in ritardo.
ROSA - Non più del solito, Rosalia.
ROSANNA - Un ritardo controllabile.
ROSA - Un ritardo prevedibile.
ROSANNA - Un ritardo comprensibile.
ROSA - Un ritardo risibile.
ROSANNA - Un ritardo discutibile.
ROSA - Un ritardo contenibile.
ROSALIA - Come il resto.
ROSA - Sì, ma noi non perdiamo il ritmo, non ci facciamo distrarre.
ROSANNA - Sarà in bagno a quest’ora.
ROSALIA - No, Rosanna: a quest’ora sta scegliendo il pigiama.
ROSA - Ogni notte un pigiama diverso.
ROSANNA - (Con soddisfazione.) Ma i collegamenti tra il pigiama e il calendario noi li 
conosciamo bene...
ROSALIA - Come conosciamo alla perfezione tutte le altre cose...
ROSA - Sì, ma non ci fermiamo adesso: manteniamo il ritmo.
insieme - Uno due uno due uno due uno due un diritto due rovesci un diritto due rovesci
(Entra Endimione, strascicando le ciabatte: indossa un pigiama esageratamente grande, con tasche capienti; le tre donne non smettono di fare la calza ma osservano comunque le sue azioni, e a volte si sussurrano qualcosa alle orecchie.)
ENDIMIONE - (Sistemando il letto.) Le coperte! Per prima cosa le coperte! La giusta misura sul lato destro e la giusta misura sul lato sinistro; per la precisione venti centimetri in eccedenza sul lato destro perché io nel sonno quando mi sposto nel letto mi sposto sempre a sinistra e porto con me un po’ di coperte da destra. Dunque...sì...una buona precauzione. È ormai provato che io quando mi sposto nel letto mi sposto sul lato sinistro. Dicevo...le coperte...no...attenzione! Prima il letto! Prima il letto. Sono distratto stasera, sono poco attento: nell’ordine abituale prima c’era il letto, e soltanto dopo il letto le coperte...insomma, dicevo: il letto, parallelo alla parete. (Controlla che il letto sia parallelo alla parete.) Che sia ben oliato il letto, che non scricchioli durante la notte, cric cric cric...e che non mi svegli, di notte, proprio in mezzo al mio sonno più bello! Poi le coperte, dicevo, e delle coperte ho già parlato prima, non voglio ripetermi. Poi le tisane (Si avvicina al cassettone e beve tre tisane.): le migliori tisane del mondo - orzo, tiglio, camomilla - preparate dalla signora mia amica, con ricette segrete che solo lei sa. Camomilla, tiglio, orzo: non più di tre tisane per notte: se supero la dose consentita poi sarò obbligato ad andare in bagno a fare pipì, e allora dovrò bere di nuovo, e poi di nuovo tornerò in bagno credendo di dover fare pipì, e sicuramente la pipì verrà fuori anche se non è il momento, e la notte volerà via fra le tisane e la pipì, e noi non possiamo permettercelo, certamente non questa sera, che pare una sera propizia, più propizia del solito. (Annusa l’aria.) È stata cambiata l’aria? È diversa quest’aria dall’aria di ieri sera? C’è la giusta percentuale di ossigeno? (Ad ogni domanda Endimione annuisce con la testa.) C’è un po’ di acido carbonico? C’è lo 0,0001 di idrogeno? E tu argon, ci sei? (Annusa l’aria con voluttà.) E tu neon, sei presente? E l’elio...non vorrei che mancassi proprio tu! (Apre l’armadio che è pieno di bombolette spray e di bottiglie di diversa grandezza e di diverso colore sopra le quali sono scritte ben leggibili formule chimiche.) Ma dove sei andato a finire, elio caro? (Dopo un’attenta ricerca prende una bomboletta spray e la spruzza sopra il letto.) Ecco... ora non manca nessuno.
ROSA - Ha aperto l’armadio?
ROSALIA - Sì, ha aperto l’armadio.
ROSANNA - Cosa manca stasera?
ROSALIA - Dice che manca l’elio.
ROSA - Strano: di solito l’elio non gli manca mai!
ENDIMIONE - Ma quest’aria profuma come intendo io? (Ripone la bomboletta spray al suo posto, va alla finestra e la apre con grande attenzione.) Almeno trentasette secondi di finestra aperta, come minimo. E poi... (Torna al cassettone e apre le scatole dei medicinali.) Metà di questa e metà di quest’altra (Largo sorriso.) Il loro effetto combinato insieme può essere portentoso, dicono, io ancora non ho prove certe ma vedremo domani, in base ai grafici, vedremo domani... (Cerca un paio d’occhiali dimenticato da qualche parte sul cassettone e legge i foglietti illustrativi.) “Qualora il paziente entrasse in una fase maniacale, il trattamento deve essere sospeso”. (Largo sorriso.) Ma io non entro mai nelle fasi maniacali! (Distrattamente.) “Sonnolenza, sensazione di affaticamento, aumento dell’appetito, confusione mentale, allucinazioni, insonnia, ansia, agitazione, disturbi della persona, mania, aggressività, vuoti di memoria” Confusione mentale, allucinazioni, insonnia: (Quasi sconvolto.) insonnia? (Torna a leggere il foglietto.) aperta parentesi “raramente” chiusa parentesi. Ce l’ha con me! E allora cambiare! Cambiare pasticca (Prende un’altra scatola di medicinali e legge il foglietto illustrativo.) “Difficoltà a concentrarsi, disturbi della parola, lieve paralisi, debolezza muscolare, modificazioni del gusto, tremori, nausea, vomito, anoressia, aumento del volume del seno”. (Si guarda il petto) Il seno può anche scoppiare! Non mi interessa: posso anche vomitare le mie ultime centosedici cene, l’importante ora è prendere sonno. Prendere sonno. (Torna a leggere il foglietto.) “Disturbi della vista disturbi dell’udito. Non utilizzare il medicinale dopo la data di scadenza indicata sulla confezione”. (Ripone i foglietti nelle rispettive scatoline, largo sorriso.) Va bene, va bene: anche i ciechi dormono, anche i sordi...Riassumendo: posizione del letto, coperte, finestra… La finestra! Devo chiudere la finestra. A quest’ora è già entrata una quantità eccessiva di aria fresca: abbiamo ormai superato i secondi consentiti. (Muove vistosamente le mani per cercare di far uscire un po’ d’aria.)
ROSA - È più distratto del solito.
ROSA - No, Rosa, non più del solito: lui li supera sempre i secondi consentiti.
ROSALIA - Perché non ha ancora sistemato le sveglie: c’è un nodo irrisolto nella sua lista: prima dovrebbe sistemare le sveglie e dopo aprire la finestra, con le sveglie già in perfetta funzione.
ROSA - Tu credi Rosalia che dovrebbe cambiare l’ordine un’altra volta?
ROSANNA - L’ultimo mutamento risale a quindici settimane fa.
ROSALIA - Sembra che abbia peggiorato la situazione.
ROSA - Ma Endimione peggiora sempre la situazione, quando vuole cambiare.
ROSANNA - E perché non torna all’ordine che aveva all’inizio, quando è venuto qui?
ROSALIA - Perché l’ha scordato, Rosanna: tu l’avresti tenuto in mente, l’ordine che aveva all’inizio, dopo tutti questi anni? (Ridono.)
ENDIMIONE - Ricominciamo: posizione del letto, coperte, finestra, tisana, medicinali... ora le sveglie (Prende in mano le sveglie, una per una e si precipita alla finestra.): è l’orologio del campanile la guida: bisogna uniformarsi a lui – benché ci sia un margine di dubbio anche per l’orologio del campanile che è sincronizzato direttamente con l’orologio di Dio, perché non è detto che l’orologio di Dio non sia anche lui un po’... – come dire? – un po’ sfasato rispetto all’ora vera che in questo caso però nessuno potrebbe conoscere... Dicevo: bisogna uniformarsi a lui, all’orologio del campanile, e io infatti mi uniformo, io con tutte queste care bambine… (Largo sorriso, si allontana dalla finestra e tira fuori dalla tasca un taccuino e una matita: ci scrive sopra l’ora del campanile.) Così non me ne scordo. (Ogni volta che sistema le lancette di ciascuna sveglia tira fuori dalla tasca del pigiama il taccuino per controllare l’esattezza dell’ora. Quasi terrorizzato.) E se una di queste smettesse di funzionare, se si fermasse nel mezzo della notte, quando io sono già addormentato e non posso controllare? Ma ce ne sono altre, loro non mi tradiscono mai: quelle al quarzo, sopra il comodino: le fedelissime! (Accarezza le sveglie sopra il comodino.) Le fedelissime... sì... Ma c’è sempre un margine, c’è sempre un margine...come per l’orologio di Dio, che potrebbe essere fermo da cinquemila anni...ma non ci pensiamo, almeno per ora, non ci pensiamo! Posizione del letto, coperte, finestra, tisana, medicinali, sveglie... e ora le ciabatte, perpendicolari al letto, con un angolo a novanta gradi... così. (Sistema le ciabatte.) e infine ecco nel letto! (Salta sul letto.) Nel letto posizionato bene. Speriamo che funzioni tutto come deve funzionare, come io penso: sarebbe... (Fruga ansioso in tasca e tira fuori il taccuino.) Questa sarebbe la... (Conta con le mani…) la sesta volta, sì, la sesta notte di sonno. (Largo sorriso, al pubblico.) ripercorriamole insieme. È così bello ricordare i momenti di gioia. La prima volta il 7 dicembre del quarantasei, quando mi decisi ad usare la federa nuova, ricamata a mano: (Endimione accarezza la federa.) il punto erba negli angoli, il punto inglese al centro, il punto croce per le rifiniture, qua e là, bianco su bianco. L’avevo tenuta chiusa nell’armadio per sette anni, a stagionare, come si fa per il vino buono: un’ottima federa d’annata. Poi il 28 ottobre del cinquantadue, dopo aver ordinato con attenzione la posta degli ultimi trent’anni, secondo l’ordine cronologico di scrittura e l’ordine cronologico d’arrivo, in due diversi contenitori di plastica gialla, e rigorosamente in triplice copia: una per me, una per il contenitore di destra e una per il contenitore di sinistra.
ROSA - Cosa fa ora?
ROSANNA - Fa l’inventario, Rosa, come le altre sere.
ROSALIA - Ma non si stanca mai?
ROSA - No, non quando fa l’inventario.
ROSANNA - (A bassissima voce ripete le stesse parole che pronuncia Endimione.) Poi il 30 gennaio del cinquantanove, quando portavo il pigiama di misto lana, con tre bottoncini davanti e il paricollo... il pigiama di colore celeste e di colore blu nelle maniche, e celesti i polsini, di un celeste più chiaro, e la tasca sulla sinistra, capiente... sempre piena...
ROSALIA - (c. s.) Poi il 2 marzo del sessantotto, dopo aver ricopiato tutti gli indirizzi e i numeri di telefono dall’agenda a fiorellini gialli e blu sullo sfondo nero all’agenda rossa, senza fiorellini e senza sfondo, riducendo di circa un venti per cento le presenze umane, sulla base degli ultimi contatti, del grado di confidenza, del numero di telefonate fatte e ricevute e del grado di spontaneità e immediatezza e apertura di esse...
ENDIMIONE - (Largo sorriso.) Fa fede il taccuino: i nominativi assenti dall’agenda rossa quelli poi per tutto il resto della vita quei nominativi non hanno telefonato più
ROSA - (A bassissima voce ripete le stesse parole che pronuncia Endimione.) Poi il 10 maggio del settantacinque, con le rose nel giardino, di tutti i colori, di tutti i profumi, e la rosa bianca, fiorita vicino al muro, sempre da sola, quella che piacque tanto al giardiniere... “Bella la rosa bianca vicino al muro, la posso fotografare?”, mi chiese, e io ovviamente gli dissi di no.
ROSANNA - (c. s.) Poi il 13 agosto dell’ottantanove, con il caldo ostile dell’estate e solo un paio di mutande addosso perché è dolce e piacevole il contatto della pelle nuda con le lenzuola di lino.
ENDIMIONE - Quelle di bucato intendo, quelle che sono state appena lavate e stirate da una brava massaia, quelle che profumano ancora di fresco e di fiori.
ROSALIA - (Sottovoce.) E qui l’inventario si spezza, come ogni sera.
ENDIMIONE - (Annusa l’aria.) Questa è l’aria buona e giusta per prendere sonno, questa è l’aria ideale: questo è un condensato d’aria positiva. (Congiunge le mani come per pregare.) Dacci oggi il nostro sonno quotidiano e liberaci dall’insonnia e così sia (Si sdraia e poi si solleva di nuovo.) Che ci sia tanto sonno per tutti in cielo e in terra, amen. (Si sdraia e poi si solleva di nuovo.) Custodiscimi nel riposo e liberami dai pericoli. Liberami dai pericoli ma soprattutto custodiscimi nel riposo. (Si sdraia definitivamente.)
ROSA - (Con aria quasi sognante.) Mi piace pensare a quello che lui fa ogni mattina, appena si alza dal letto...
ROSANNA - Rosa, ogni mattina lui appena si alza dal letto tira fuori dalla tasca il suo taccuino e scrive se ha dormito oppure no.
ROSALIA - Ci sono alcuni tabulati che deve compilare: statistiche, grafici, linee di tendenza, istogrammi.
ROSANNA - Ci sono proiezioni e percentuali da analizzare, sulla base dei dati ricavati.
ROSA - Sono ordinati tutti secondo la sua personale cronologia.
ROSANNA - Di là, nell’altra stanza.
ROSALIA - (Ostentando indifferenza.) Nell’armadio a muro.
ROSA - Nell’armadio a muro? Chi te l’ha detto? Hai letto i tabulati, Rosalia?
ROSALIA - Sì, Rosa. Dovevo controllare le mie supposizioni.
ROSANNA - Le sue supposizioni!
ROSA - Sempre a scavare nel passato, sempre a curiosare nelle spazzature altrui.
ROSANNA - Come se non si conoscesse la ragione.
ROSA - Come se noi - noi, dico! - come se noi fossimo all’oscuro di tutto!
ROSALIA - Voi due siete all’oscuro di tutto! Io invece ho capito. L’ho letto nel suo taccuino! 
ROSANNA - Nel suo taccuino?
ROSA - E come avresti fatto Rosalia a leggere nel suo taccuino?
ROSANNA - È impossibile: se lo porta sempre con sé, come un’appendice del suo corpo.
ROSALIA - L’ho letto e basta.
ROSA - (A bassissima voce.) Maligna.
ROSALIA - Io so la ragione, conosco i motivi. L’amore per la lettura ha spinto Endimione a passare le sue notti da sveglio: le ore del giorno non erano sufficienti a terminare l’impresa.
ROSA - Quale impresa?
ROSALIA - L’impresa di leggere tutti i libri del mondo, sempre con il terrore di non essere mai in pari rispetto ai cataloghi delle case editrici. Finiva di leggere un libro di un autore, l’aveva appena archiviato, e subito ne usciva un altro, sempre dello stesso autore, fresco di stampa, che lui doveva leggere, per mantenersi aggiornato, per non perdere il passo; ma c’erano anche gli altri autori, che lui non poteva ignorare, e le opere collettive, e i saggi degli autori che scrivevano su altri autori: era necessario allungare il giorno stringendo la notte, soltanto un giorno lungo ventiquattr’ore gli poteva permettere un buon ritmo di lettura: aveva coperto tutte le opere a stampa fino al secolo diciottesimo, con riassunti e commenti ben sviluppati, e con osservazioni acute, da grande critico! E non dubitate: io lo posso giurare sulle vostre teste, perché è stato proprio Endimione a dirmelo, in un momento particolare di apertura... sì, di apertura fisica e mentale.
ROSANNA - Apertura fisica, dici?
ROSA - È una notizia fasulla...
ROSANNA - Completamente destituita di fondamento
ROSA - Tu racconti queste storie Rosalia perché sai bene che io e lui il tredici di questo mese, nell’altra stanza, ci siamo baciati.
ROSANNA - Vi siete baciati?
ROSA - Sì, ci siamo baciati, e a lungo: almeno diciassette minuti. L’ha scritto sopra il suo taccuino, potete controllare.
ROSANNA - Magari l’hai scritto tu stessa, sopra il taccuino di Endimione: sei così bugiarda, Rosa, così bugiarda! E lui comunque non è certo innamorato di te, e nemmeno di te Rosalia: c’è un solo grande amore nella sua vita che lo ha portato a questa situazione difficile. L’amore per la Signora!
ROSALIA - La Signora, dici?
ROSA - Endimione in questo stato... per una donna?
ROSANNA - Sì, per la Signora. È lei l’origine: lei l’ha circuito con un campionario di gonne ridotte nella misura e con quelle scarpe impudenti e con scolli rotondi fino all’imboccatura del seno e con i capelli lunghi e ricci e pieni di molto profumo e con almeno centoquarantanove frasi d’amore in centoquarantanove dialetti e lingue minori del globo.
ROSALIA - Ogni strumento, ogni linguaggio erano buoni per afferrarlo.
ROSA - E lui si sarebbe fatto afferrare?
ROSANNA - Sì, Rosa, lui si è fatto afferrare, come se non aspettasse altro, come se volesse soltanto farsi afferrare.
ROSALIA - E da quale persona, poi!
ROSANNA - Una creatura speciale.
ROSALIA - Un essere particolare.
ROSANNA - L’unica donna in tutte le terre conosciute ad essere rimasta interamente sveglia per sei notti soltanto in tutta la sua vita: il 7 dicembre del quarantasei, il 28 ottobre del quarantadue...
ROSA - ...il 30 gennaio del cinquantanove, il 2 marzo del sessantotto...
ROSALIA - ...il 10 maggio del settantacinque e il 13 agosto dell’ottantanove...
ROSANNA - E Endimione quando lo venne a sapere iniziò a fare telefonate, scrisse lettere, spedì telegrammi e raccomandate in centoquarantanove dialetti e lingue minori del globo, per poter parlare finalmente con lei, che aveva vegliato proprio in quelle sei notti quando lui aveva dormito.
ROSALIA - In quelle stesse notti...
ROSANNA - E allora si conobbero e si amarono, per un po’, scambiandosi lingue, alfabeti e culture.
ROSALIA - Lui le chiedeva ogni volta con estrema regolarità le chiedeva di raccontargli esattamente cosa aveva fatto lei in quelle sei notti di insonnia, voleva sapere le azioni e i pensieri e i movimenti nel letto.
ROSANNA - E poi... lui l’ha fatto con lei, la prima volta intendo... è per questo che soffre di più: non riesce a scordare certi momenti, certe atmosfere, certe parole tradotte simultaneamente in tutti gli idiomi conosciuti.
ROSA - Sei faziosa, Rosanna, sei faziosa, non hai equilibrio: tu cerchi una misera vendetta, credi di farmi soffrire dicendomi dell’altra, della Signora che non esiste
ROSANNA - Esiste... esiste, la Signora. E siccome avete l’abitudine di leggere con cura il suo taccuino, tornate un po’ indietro, sfogliate le pagine del mese scorso, e leggete anche cosa faceva Endimione con la sua Rosanna! Ma prima di leggere, mi raccomando, mettetevi sedute: vi si potrebbero schiantare le viscere!
ROSA - Le viscere non mi si schianteranno mai perché da molto tempo Endimione mi ha confidato il suo male. Io so la ragione, conosco i motivi: Endimione ha cominciato guardando gli altri dormire, per curiosità... per curiosità verso i sonni degli altri, che sembrano sempre più belli dei nostri. Si metteva seduto vicino al letto di chi dormiva e passava le notti così, guardando quel viso assente, e cercando d’indovinare i sogni che quella persona faceva.
ROSALIA - È assolutamente improbabile, Rosa.
ROSA - I sogni poi li scriveva sul taccuino - Rosanna, prendi in mano il taccuino, e guarda! Guarda se non ci credi! - e la mattina dopo chiedeva conferma a quella persona, verificava le sue supposizioni. Ma se era più nervoso allora la notte cominciava a torturarlo il poveretto, gli soffiava aria sul viso, lo punzecchiava con uno stuzzicadenti.
ROSALIA - Ti stai confondendo, Rosa: hai sbagliato persona: Endimione è docile, Endimione è buono, è timido: basta guardarlo negli occhi e subito diventa rosso, il piccolo Endimione.
ROSA - Tu non lo conosci Endimione, Rosalia! Tu ancora non hai capito chi è. Dicevo: se era più nervoso allora cominciava a torturarlo, il poveretto: gli soffiava aria sul viso, lo punzecchiava con uno stuzzicadenti, gli faceva il solletico sotto i piedi, gli apriva gli occhi e sugli occhi metteva una lampada a centocinquanta watt. Per questo l’hanno cacciato via, non c’era altra soluzione possibile: non riusciva a dormire più nessuno. E l’abbiamo preso noi, con la carità che non chiede niente in cambio. L’aiutiamo noi a liberarsi, a liberarsi da tutto il male che ha dentro.
ROSANNA - Noi gli vogliamo bene.
ROSALIA - Noi lo proteggiamo con un’attenzione particolare... Noi lo... 
ENDIMIONE – (Si alza improvvisamente.) La pasticca numero tre! La pasticca numero tre va presa dopo un certo numero di movimenti nel letto. (Si avvicina al cassettone e prende una pasticca.) È fondamentale che uno ingerisca la pasticca numero tre: è un’arma micidiale, è un portento, un ordigno nucleare contro l’agripnia. Ma non solo dall’agripnia io devo difendermi: anche quando scema il numero delle ore di sonno, anche quando il sonno è così leggero e superficiale al punto da non produrre sollievo e ristoro, anche in questi casi si hanno gravi conseguenze e - quel che più conta! - spossatezza delle attività dell’intelletto. Un essere umano ragiona male se non dorme, ragiona male: si può confondere, perde la lucidità della mente, non è più presente a se stesso, non può sopravvivere a lungo. Un essere umano se non dorme muore. Anche recenti esperimenti sulle giraffe hanno mostrato che l’insonnia produce alterazioni istologiche dei centri nervosi, specie a carico delle cellule piramidali e delle cellule polimorfe della corteccia frontale. E io, alle cellule polimorfe della corteccia frontale ho sempre prestato una certa attenzione. (Tira fuori uno specchio dal comodino e si osserva la fronte.) Devono essere sempre in perfetta forma, pronte ed efficienti. Dicevo, l’insonnia è frequente nei neuropsicopatici, nei cardiopatici, negli arteriosclerotici, nel morbo di Basedow. Riguardo alla cura è necessario eliminare le cause, e poi modificare il regime di vita e somministrare lievi calmanti, e parlare con a signora mia amica, che prepara tisane con ricette segrete che solo lei sa. (Torna sul letto e annusa l’aria.) positiva, propizia, quasi perfetta. (Si guarda intorno.) La luce della lampada è soffusa quanto basta, questa è la giusta misura di luminosità. (Controlla nel taccuino alla voce “luminosità”.) “Umidità dell’ambiente”: quanto basta. “Areazione”: ci abbiamo pensato prima, aprendo la finestra. Questo capitolo può essere inserito sotto la voce “finestra”: bisogna evitare inutili ripetizioni. (Con la matita fa alcune correzioni sul taccuino.) “Polveri”: non ce ne sono, ho la buona abitudine di pulire io, nella tarda mattinata. “Fumi”: assenti, la cucina è abbastanza lontana. “Rumore”: dire l’intensità il tipo e l’effetto di ciascun rumore: ma la stanza è ben protetta, la stanza è al riparo da qualsiasi cosa: i rumori possono entrare solo in quei trentasette secondi. (Guarda la finestra.) Solo quando io apro la finestra. (Annusa l’aria, largo sorriso.) Diventa migliore sempre verso la fine.
ROSALIA - Ci sono altre cose nell’ordine? Cosa viene adesso?
ROSA - Ha esaurito il percorso, è giunto al termine, credo.
ROSANNA - Sono finite, sono finite finalmente le cosiddette “tecniche per prendere il sonno”.
insieme - (Ridendo.) Come se il sonno si facesse prendere! Un diritto due rovesci un diritto due rovesci un diritto due rovesci un diritto due rovesci.... (Rosalia chiude gli occhi e smette di fare la calza.)
ROSANNA - Rosa, guarda: Rosalia si è addormentata.
ROSA - Rosalia svegliati per piacere, svegliati.
ROSALIA - Non stavo dormendo. (Rosanna chiude gli occhi e abbassa la testa.) Ho solo chiuso gli occhi per un po’, come Rosanna: anche lei ha gli occhi chiusi...e sta già dormendo.
ROSA - E allora svegliamola.
ROSALIA - Rosanna svegliati per piacere, svegliati.
ROSANNA - Non stavo dormendo. (Rosa chiude gli occhi e abbassa la testa.) Ho solo abbassato la testa per un po’, come Rosa: anche lei ha abbassato la testa, ma per dormire!
ROSALIA - E allora svegliamola.
ROSANNA - Rosa svegliati per piacere, svegliati.
ROSA - Non stavo dormendo. Ho solo abbassato la testa per un po’: volevo pensare
ROSALIA - E a che pensavi?
ROSANNA - Al piccolo Endimione?
ROSALIA - Alla Signora?
ROSANNA - Ai baci lunghi diciassette minuti?
ROSALIA - All’apertura fisica e mentale?
ROSA - Al lavoro che ci resta da fare, che è tanto e non vuole finire.
ROSANNA - E allora continuiamo.
ROSALIA - Con la velocità di sempre.
insieme - Uno due uno due uno due... un diritto due rovesci un diritto due rovesci 

Buio. Luce debole su Endimione, che si solleva e si stira le braccia, sbadigliando soddisfatto - la litania pronunciata a bassissima voce dalle tre donne fa da sottofondo alle parole di Endimione.

ENDIMIONE - (Visibilmente contento.) Aaaaaahhhhh! Che bella notte, e che belle ore, e che riposo tranquillo! Tranquillo, sì, leggero, magico, sereno, soave... e che vuoto positivo nella notte, e che splendore: un sonno ininterrotto! (Cerca nervosamente il taccuino, dopo lunghe ricerche lo trova e comincia a scrivere.) Dunque... dunque... non perdiamo la memoria. Non perdiamo la memoria, il ricordo vigile, attento. Ci vuole concentrazione... non diamo informazioni sbagliate: serve per l’inventario. Dunque: notte del... [data dell’effettiva rappresentazione dello spettacolo] ore di sonno… (Conta con le mani.): sette ore e cinquantasette minuti (Guarda le coperte, il letto, il cassettone.) I venti centimetri hanno funzionato: venti centimetri esatti: io quando mi sposto nel letto mi sposto sempre sul lato sinistro. Il letto si è mantenuto parallelo alla parete, come l’avevo sistemato. E anche le ciabatte: perpendicolari al letto, come devono essere. E le tisane, e le pasticche e le sveglie: tutte hanno fatto il loro dovere, in perfetta sintonia. Tra poco: un bicchiere d’acqua, per iniziare la giornata: si comincia così, purificandoci. Dunque... (Annusa l’aria.) l’aria era decisamente propizia, positiva, perfetta. (Le tre donne lentamente si alzano dalle sedie e si dispongono intorno al letto di Endimione.)
ROSA- Allora questa notte ha dormito davvero Endimione, per sette ore e cinquantasette minuti?
ROSANNA - Così sembra.
ROSALIA - Così dice.
ROSA - L’ha scritto sul taccuino?
ROSANNA - Sì, gli serve per l’inventario.
ROSALIA - Non me l’aspettavo, non me l’aspettavo proprio.
ROSA - Aveva anche spruzzato una quantità eccessiva di elio, l’ho visto con i miei occhi.
ROSANNA - Sì, aveva anche sbagliato le dosi.
ROSALIA - E le tisane erano senza zucchero.
ROSA - E poi aveva aperto la finestra molto più a lungo dei secondi consentiti.
ROSALIA - E l’orologio del campanile ieri sera era in ritardo di quattro minuti.
ROSANNA - Sì, ma ora... per altri vent’anni... come minimo.
ROSALIA - O per altri trent’anni, come minimo.
ROSA - O per altri cinquant’anni, come minimo.
ROSANNA - Passerà del tempo, prima che Endimione torni a scrivere sul taccuino.
ROSALIA - Passerà del tempo, prima dell’ottava notte di sonno. (Ridono.)
ENDIMIONE - (Immerso nei suoi riti non ascolta le parole delle tre donne.) Dunque... dunque... sì... paragrafo “sogni”: confusi e numerosi. Il più chiaro, quello che mi ricordo meglio, il più piacevole: tre donne calve, vestite di nero, tutte uguali, facevano la calza: un lungo lunghissimo tubo nero di lana che riempiva la stanza... (Endimione scrive nervosamente sul taccuino, guardando a volte il letto, a volte la finestra, a volte le sveglie... Le luci sfumano piano piano.)
ROSA - Buongiorno Endimione, hai dormito bene? (Si allontana lentamente e s’infila dentro il lungo tubo di lana.)
ROSANNA - Buongiorno Endimione, hai dormito bene? (c. s.)
ROSALIA - Buongiorno Endimione, hai dormito bene? (c. s.)
Il tubo di lana esce dalla scena strisciando, come un gigantesco verme, ripetendo ossessivamente: “Buongiorno Endimione, hai dormito bene? Buongiorno Endimione, hai dormito bene?”
ENDIMIONE - Dicevo: dunque... paragrafo “sogni”: confusi e numerosi. Il più chiaro, quello che mi ricordo meglio, il più piacevole: tre donne calve, vestite di nero, tutte uguali, facevano la calza: un lungo lunghissimo tubo nero di lana. (Tappandosi gli occhi.) Parlavano in continuazione, perché non riuscivano a dormire, e allora parlavano, perché non riuscivano a dormire, e allora parlavano, perché non riuscivano a dormire, e allora parlavano perché non riuscivano a dormire...

Buio.

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