Dovevi essere tu

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“IT HAD TO BE YOU”

IT  HAD  TO  BE  YOU”

(Dovevi essere tu)

di  Renée  Taylor  e  Joseph  Bologna

PERSONAGGI

DONNA

VITO

FREDDIE

ATTO  PRIMO

                            UNO STUDIO TELEVISIVO CON RIFLETTORI, TELECAMERE, GIRAFFE, ECC. SULLA SINISTRA DEL PALCOSCENICO UNA ZONA D’ATTESA. DONNA E’ SEDUTA SU UNA DELLE POLTRONE (O SEDIE). SUL PAVIMENTO ACCANTO A LEI DUE BUSTONI CON LA SPESA. INDOSSA UN CAPPOTTO DAL QUALE PENDE UN MANICOTTO DI PELLICCIA. AL LEVARSI DEL SIPARIO, DONNA HA GLI OCCHI CHIUSI. APRE GLI OCCHI E SI RIVOLGE AL PUBBLICO.

DONNA             Ciao. Grazie per essere venuti. Ero morta di paura e proprio vi volevo qui. Sto aspettando di fare un provino importantissimo. Questo è un giorno fondamentale per la mia vita, perché è il giorno della mia “love story”. E la mia love story sarà così..(SI SENTE UN REGGAE) No, no, non quel tipo d’amore lì..(SI SENTE UNA RITMATISSIMA MUSICA ROCK) No, neanche quel tipo..(ARRANGIAMENTO MOLTO ROMANTICO DI “It had to be you”) Ecco, ci siamo..Questo tipo dolcissimo di amore da favola alla Biancaneve senza sette nani, perché se non sarà così, potrei piombare nella depressione. Ci sono dei momenti nella vita in cui solo un miracolo può salvarti. Veramente a me ne servono due: un uomo da amare e il successo nella carriera. E basta.

                            Perciò questa sarà la storia del mio amore e del mio successo.

                            Stanotte ho sognato mia zia Abigail. Era in Paradiso e non poteva essere che lì..Poverina, è morta pura e senza conoscere ambizioni. Aveva un camicione bianco lungo fino ai piedi e una gran luce dietro. Mi ha fissato a lungo con uno sguardo triste, ma tristee..Poi mi ha detto: “Bambina, mi ero annoiata tanto da viva, ma per solo 74 anni. Pazienza! Ora ho davanti a me un’eternità di noia..! Siamo qui che contempliamo la stessa luce..Sarà anche divina, non dico di no..Ma sempre la stessa luce! Questo mi sono costate la purezza e la mancanza di ambizione! Perciò, bambina, dammi ascolto, insisti con l’amore e con il successo.” Poi, strizzandomi un occhio: “In caso, non ti preoccupare..L’Inferno, come il diavolo, non è poi tanto brutto come lo si dipinge. Pare che la Pompadour, giù, (INDICANDO IN BASSO) organizzi orgette settimanali irresistibili!”

                            Mi sono svegliata con una gran fame e con due parole che mi ronzavano negli orecchi: “Amore e successo. Amore e successo.” E mi sono sentita dentro la forza per far diventare realtà i miei due grandi sogni. Io sentivo, anzi sento, che non è troppo tardi.

FREDDIE           (LA SUA VOCE ESCE DA UN ALTOPARLANTE) Un’altra! Un’altra!

DONNA             Oddìo, tocca a me! Zia Abigail, aiutami!

FREDDIE           Be’, mi sa che quella ragazza era l’ultima. Togliamo le tende e Buon Natale a tutti!

                            (DONNA SI PRECIPITA NELLA ZONA STUDIO CON I SUOI BUSTONI DELLA SPESA MENTRE UN MACCHINISTA SPOSTA DEI SACCHI DI SABBIA)

DONNA             Un momento! Un momento! Che togliere le te’..Ora tocca a me! Non era l’ultima quella. Io non so quant’è che aspetto e ho bisogno di guadagnare.

FREDDIE           E va bene. Ok. Sono Freddie Roscoe, l’assistente del produttore. E questi sono Bruce Upson, Cy Shermer e Wally Ralph, gli amministratori. Quello è Phil Hazelcorn, lo scenografo. Tony Therms e Seymour Waekovitz, i copyrighters..Jiggs Branch, il supervisore amministrativo e Vito Lamuraglia, il produttore.

                            (MENTRE I NOMI VENGONO PRONUNCIATI, DONNA TENTA DI DIRE “Piacere” A TUTTI, CHE, NATURALMENTE, SONO INVISIBILI NEL BUIO FUORI DALLA LUCE DEI RIFLETTORI CHE ILLUMINANO LEI)

DONNA             Molto lie’..No, non state ad alzarvi.

FREDDIE           Allora, vogliamo cominciare? A proposito, come ti chiami?

DONNA             Uh..oh,..Donna..Donna Blau. Non riesco a vedervi..con queste luci..

FREDDIE           Non sei tu che devi vedere noi, siamo noi che dobbiamo vedere te. Allora?

DONNA             Allora che?

FREDDIE           Quando sei pronta..

DONNA             Pronta per cosa?

FREDDIE           Per il provino.

DONNA             Oh, allora è già adesso? Io credevo che questi fossero i prelimina’..Insomma, che il provino si facesse dopo. Scusate, sono un po’ sullo stravolto..Esco ora da un provino per una commedia. Ieri ne ho fatto uno per un film. E questo è per uno spot, vero? Sì, ecco, perché sono...Tutto questo rimescolìo di mass-media..E’ come quando vai a letto con un sacco di uomini e non riesci a dare un nome a tutte quelle facce..Oh, non che io...Catene di montaggio, nada! Ma ho..c’è un’amica mia che..Ah, forse la conoscete..Uh..Mi dareste un bicchier d’acqua? Poi possiamo anche cominciare.

FREDDIE           Abbiamo già cominciato. E’ partito il nastro.

DONNA             E’ partito il nastr’..? Ma come “è partito il nastro”?! E il testo dov’è? Chi sono io? Cosa sono?

FREDDIE           Non c’è copione. Ci serve un’intervistata per un succo di frutta e vogliamo solo che vengano fuori le tue qualità.

DONNA             Le mie qualità? E’ proprio il giorno buono per farle venir fuori! Ho lavorato tutta la notte. Sono tre anni che sto scrivendo una commedia per me e non riesco a finirla. Non capisco se mi sono inceppata perché sono alla disperazione o se sono alla disperazione perché mi sono inceppata. Ma poi perché vi dico queste cose? (SI METTE A PIANGERE) Uh..Scusate..Me ne capitano di tutte. Stamani ho dovuto alzarmi presto per andare a un funerale. Gli volevo tanto bene..Lui sì che ci credeva in me. Harold Steinman. Ora che finalmente avevo un buon agente, mi è morto. E con lui non avevo ancora firmato. Oh, Dio! Cominciamo da capo, vero? Grazie. Ho bisogno di mantenermi finché non finisco la mia commedia. Devo diecimila dollari alla mia analista...Questo non avrei dovuto dirvelo. Vabbè, ve lo dico perché ho bisogno dell’analista: ho avuto tanti di quei “no”, nello spettacolo...da mezza Broadway perché ancora non sono stata dall’altra mezza..dalla Warner, dalla Paramount e dalla NBC, alla CBS e dalla...Be’, da tutto l’alfabeto televisivo. Be’, io riesco a scherzarci, sì, ma diciamolo pure: io non sono il tipo convenzionale di donna che di solito si vede negli spot..Ma posso imitarle..”Nancy, perché il tuo bagno sfavilla più del mio? Riesco a specchiarmi nella tazza del tuo water!” “Amore e teppa”. “Le assatanate”. “Non c’è pace fra gli squali”...Non vi dicono niente questi titoli? Lo credo. Sono film che non hanno trovato uscita. Forse li vedrete fra 10 anni alla TV. Be’, c’ero dentro anch’io. Andai a Hollywood otto anni fa. A me la fecero trovare l’uscita! Anche lì non capirono niente, perché sarei potuta diventare una sex-symbol..Bastava che avessero pazientato un po’. Io ho avuto la partenza ritardata. M’è sbocciato tutto dopo e non è detto che sia sbocciata tutta. (UN ATTIMO DI RIFLESSIONE) Artisticamente, dico. Perciò pensateci..(I MACCHINISTI SPOSTANO UN RIFLETTORE, UNA POLTRONA O ALTRO) Comunque io so fare di tutto, perché ho fatto di tutto. Conosco il successo e l’insuccesso. A cantare mi difendo. (CANTA “Old man river”) “Old man river..that old man river..he don’t know..bram..bram...” Visto? Non mi ricordo le parole, ma vado avanti lo stesso. Ecco. questo è spettacolo-verità, questo a me piacerebbe vedere alla televisione. Una non sa cantare? Canticchia..Io, mettiamo, per vendere il vostro succo di frutta, mi metterei davanti alla telecamera e direi: “Bevetelo che questo non ammazza nessuno!” (AI PRESENTI) Prendetemi ora, siete fortunati; mi prendete nel momento “sì”. Ho la serie positiva. (FA IL GESTO DI TIRARE DEI DADI) Ho due dadi che dicono “sei” da tutti lati! Ragazzi, il successo è una serie di piccoli passi. Be’, questo spot sarà il primo..Da voi mi arrivano delle buone vibrazioni. “Chiedete e vi sarà dato”. Ma quale chiedere? Io, già che ci sono, pretendo. Questo spot è mio, mio e se non me lo date, io vado a casa a finire la mia commedia e non mi beccate più..Tanto la forza per cambiare vita ce l’ho.

FREDDIE           Sì, sì.. Vabbe’..Vada. Magari contatteremo il suo agente.

DONNA             E’ morto.

FREDDIE           Fa niente. Lo troviamo lo stesso.

DONNA             Sentite, forse non sono stata abbastanza aperta.

FREDDIE           No, è stata apertissima. Grazie infinite, Miss Blue.

DONNA             Blau!

FREDDIE           Va bene, questa era l’ultima. Chiudi bottega. Harry. Buon Natale, ragazzi!

DONNA             Buon Natale.

VITO                   (ENTRA) Tutto a posto?

DONNA             Cosa? Oh..uh, uh?

VITO                   Senta, io ero in cabina di regia e volevo dirle che il suo provino mi è piaciuto moltissimo. Lei ha un talento originale, molto sul folle..Mi scusi. (VA VERSO LA CABINA) Freddie, fissa i provini per lunedì alle tre. Prima ho un vertice con i creativi.

FREDDIE           Senz’altro.

VITO                   Be’, il cliente per cui l’abbiamo ascoltata adesso è tradizionalista, vuole andare sul sicuro. Ma io sento che lei sarebbe fantastica per una pubblicità più aggressiva, più “off”. Quella battuta sull’agente morto era giusto da morire.

DONNA             (PIANGENDO) Da morire? E’ morto davvero!

VITO                   Oh, ma i titoli dei film che ha fatto erano buffissimi.

DONNA             Erano veri anche quelli. Io faccio sembrare tutto buffo. Quando soffro, diverto. Sono tragicomica.

VITO                   Be’, forse ha molto più talento di quanto pensavo. Senta, le farò un provino per un altro spot a cui sto lavorando. Aspetti che mi prendo qualche appunto. Un istante. (ESCE)

DONNA             (AL PUBBLICO) Ho appena perso un provino e non sono mai stata così a terra in vita mia. Ma forse è bene. Forse ho incontrato “LUI”.

VITO                   (RIENTRANDO CON UN NOTES) Come ha detto che si chiama?

DONNA             Blau.

VITO                   Agente? (GUARDA IL VISO TRISTE DI DONNA) Defunto..Possibilità di copertura di ruoli?

DONNA             Ma le ho de’..

VITO                   Da che età a che età?

DONNA             Dai 13 agli 80.

VITO                   (RIDE) Perché non..? Ha qualche particolare abilità?

DONNA             Particolare abili’..Tutte..Tutte..Se vi serve una che faccia qualcosa di speciale, io so cavalcare un.., annaffiare le.., guidare una..Be’, quando si dice tutto...tutto!

VITO                   (SCRIVENDO) Nessuna particolare abilità.

DONNA             (TENTANDO DI ESSERE NONCHALANTE) Uh, come si chiama lei?

VITO                   (SENZA ALZARE GLI OCCHI) Vito Lamuraglia.

DONNA             Un nome italiano. Oh, Dio, che coincidenza! Io adoro la cucina italiana!

VITO                   Sì, che coicidenza..Peso..altezza..?

DONNA             (MENTENDO) Un metro e 74. 48 chili. Uh..E..e lei che fa, dico, di bello?

VITO                   Produttore e regista.

DONNA             Lei è un produttore e un regista! Chissà come sarà fiera di lei la sua dolce mogliettina!

VITO                   Non ho una dolce mogliettina. Ho una gatta isterica, e se è fiera di me, non me lo dà a capire.

DONNA             (RIDE)

                            (IL MACCHINISTA TOGLIE L’ULTIMO RIFLETTORE)

DONNA             Senta, scusi, lei ha fatto qualche pubblicità famosa?

VITO                   Sì, faccio tutti gli spot per la Mayonnaise Helman.

DONNA             Ah, quella con la gallina che balla il tip-tap sul barattolo?

VITO                   Sì, per quella ho avuto il premio Clio.

DONNA             Davvero?

VITO                   Ho appena fatto quello per il “Tonno Incanto”.

DONNA             Oh, accidenti! Quello con la sirena che sbuca dall’acqua con la scatoletta di tonno in mano..

VITO                   Sì, quello.

DONNA             E la sirena le indica e dice: “Ho trovato l’amore in un pesce fuor d’acqua”? Stupenda! Ma lei scrive lei queste cose?

VITO                   No, ma dò una mano a riscriverle se non funzionano. Fu mio lo slogan “Una fiducia ben supposta”, che Dio me la perdoni! Be’ ho in mente un paio di spot che sembrano proprio fatti per lei. Cercherò di imporla. Il suo numero di telefono?

DONNA             (PIANGENDO) 24331220576524.

VITO                   Ma perché piange? Perché non l’hanno presa?

DONNA             No, perché mi sembra di piacerle.

VITO                   Ehi, sù con la vita!..Non fino a quel punto. (LE STRIZZA L’OCCHIO ED ESCE RAPIDAMENTE)

DONNA             (AL PUBBLICO) Cosa c’è in lui che ne fa un “LUI”? Il suo viso aperto? Gli occhi? La sensazione di pericolo che dà? Magari è solo il bisogno che me ne vada bene una! Magari è LUI perché deve essere LUI. (DONNA INSEGUE LUI FUORI DAL PALCOSCENICO) Ehi, senta, potremmo dividerci il taxi!

                            (POCO DOPO SENTIAMO UN CLACSON E IL MOTORE DI UN TAXI CHE SIA ALLONTANA)

                            (MENTRE DONNA PARLA, SI MATERIALIZZA IL SUO APPARTAMENTO. L’INGRESSO E’ SULLA SINISTRA. FUORI DELLA PORTA SI INTRAVEDE UNA RINGHIERA. NELL’INTERNO, SEMPRE SULLA SINISTRA, C’E’ LA ZONA CUCINA CON PIANO-COTTURA E FRIGO E UN TAVOLO TONDO CON DUE SGABELLI DI METALLO. FRA LE DUE FINESTRE O AL CENTRO SCENA: UN LETTO MATRIMONIALE. A SINISTRA DEL LETTO, UNA VASCA DA BAGNO CON COPERCHIO (?) A DESTRA DEL LETTO, UN PARAVENTO. DAVANTI AL PARAVENTO, UNA SCRIVANIA CON DUE SEDIE. SULLA SCRIVANIA, UN TELEFONO E UNA MACCHINA PER SCRIVERE. LA STANZA DA BAGNO E’ ALL’ESTREMA DESTRA.)

VITO                   (CON FERVORE) Perciò la gente che critica continuamente la pubblicità in TV, non sa di che parla. La pubblicità ha pesato moltissimo sul “figurativo”. Ci sono dei poster che sono opere d’arte. E cos’è un poster? E’ pura stampa pubblicitaria. E quante tecniche cinematografiche derivano direttamente dai filmati pubblicitari? Il fermo immagine, gli stacchi, il montaggio rapido, il grandangolare, la fotografia solarizzata..E non so quanto potrei continuare. E quelli hanno due ore per esprimere o raccontare qualcosa. Noi abbiamo solo 30 secondi. Ma sa che significa essere cinematograficamente creativo quando hai solo 30 secondi? E i registi di film hanno ben altri strumenti: la storia, i significati, i ritmi funzionali...Il messaggio degli avvisi commerciali è uno solo: “Comprate questo prodotto”. E noi, esprimendo questa storica frase, abbiamo anche il problema di divertire.

                            (ENTRANO NELL’APPARTAMENTO)

                            E dobbiamo far tutto in 30 secondi. Vorrei vedere qualche grande regista lavorare nelle nostre condizioni..

DONNA             Oh, anch’io.

VITO                   Be’, io devo andare. Ho parlato volentieri con lei. Dice delle cose interessanti.

DONNA             Prenderebbe una tazza di tè?

VITO                   No, grazie, devo proprio scappare. Dove metto questi pacchetti?

DONNA             Oh, uh, nel bagno, dentro l’armadietto.

                            (VITO ESEGUE)

DONNA             (RIVOLTA AL PUBBLICO) Tanto il panico non mi prende. Lo so che per me le cose facili non esistono..Se se ne va, non lo vedrò mai più. Qui ci vuole una mossa audace.

VITO                   (RIENTRANDO) E ragazzi, quanto odio i registi di cinema che sputano sugli spot! Be’, mi stia bene. Buon Natale.

DONNA             Se non fai sul serio, non ci rivedremo mai più!

VITO                   Ha detto?

DONNA             Ho detto che se non fai sul serio, non ci rivedremo mai più!

VITO                   Come sul serio? Sul serio cosa?

DONNA             Parlo di me e te. Uomo, donna. Musica soft..Senso di levitazione..Lo so, sembrerà folle, ma non sono mai stata tanto lucida in vita mia. Sto mettendo ordine nella mia vita e non ho più intenzione di “gingillarmi” con gli uomini. Ho sofferto troppe volte, ma credo che tu sia precisamente quello che ho cercato per tutta la vita..Comunque ci sei molto vicino. Voglio anche avere dei bambini prima che sia troppo tardi. Perciò penso che non dobbiamo più rivederci finché non ci hai riflettuto. Scusa se ti ho spaventato, ma era inevitabile.

VITO                   Cos’è, uno scherzo?

DONNA             No. Chiamami quando hai deciso. Buonanotte.

VITO                   Senta, non è che deve stare alzata per aspettare la mia decisione. Voglio dire che lei è certamente una bravissima ragazza, ma quanto a quelllo che ha detto che dovrebbe capitarci..uh, senta ho appena troncato con una ragazza. Ci vedevamo “serissimamente” da cinque anni e per cinque anni ha cercato di farmi fare quello che vorrebbe farmi fare lei dopo una corsa in taxi. Sa che le dissi? “Non c’è verso!” Ed era il mio tipo.

                            (DONNA SI VOLTA E VA DIETRO IL PARAVENTO)

VITO                   Un momento..Ehi, dove va? Senta, non mi piace la posizione in cui mi mette..Voglio dire, è seccante che mi costringa a respingerla..Insomma, mi mette maledettamente a disagio. Non mi piace ferire i sentimenti del prossimo alla viglilia di Natale. Vabbè, ci siamo divisi un taxi, abbiamo simpaticamente conversato e ora mi dispiace, ma devo scaricarla. Perciò senta, io ora...

DONNA             (ESCE DA DIETRO IL PARAVENTO INDOSSANDO UNA MODESTA PELLICCIA DI VISONE) Senti, consigliami tu. Io portavo questa pelliccia otto anni fa ne “Lo strangolatore di Murry Hill” e pensavo di farla accorciare come usano adesso. La faccio accorciare fino qui o preferisci fino qui? (SOLLEVA LA PELLICCIA FINO AL GINOCCHIO)

VITO                   Be’, in tutti e due i modi..forse più corta. Uh, ma perché lo chiede a me?

DONNA             Perché è una pelliccia di valore e voglio esser sicura che sia sexy. Senti, per me la cosa più sexy del mondo è indossare una pelliccia senza nulla sotto. Tu non trovi che è sexy?

VITO                   Be’, sì, penso che sarebbe sexy.

DONNA             Perché io trovo che è mooolto sexy! Non ho nulla sotto e, che sensazione fantastica!

VITO                   Perché fa questo?

DONNA             (CON NONCHALANCE) Non lo so. Forse surriscaldo. E tu?

VITO                   Io? Uh..no, io devo..uh, insomma, sì, in un certo senso..E chi no, se una si mette una pelliccia con so..so..sotto...

DONNA             Senti, è sciocco. Non siamo teen-agers e io, per quanto ci provi, non sono capace di circonvenzioni, di basse strategie. Forse tu ancora non sei pronto per una cosa seria con me e allora partiamo avendo un favoloso rapporto. Che ne dici? (APRE LA PELLICCIA VERSO VITO)

VITO                   (RIPETENDO LA DOMANDA A SE STESSO) Che ne dici?

                            (APPENA DONNA LO ABBRACCIA C’E’ UN BUIO. DOPO POCO, UNO SPOT ILLUMINA LEI AL PROSCENIO)

DONNA             (AL PUBBLICO) Vi giuro, non lo avrei mai sedotto così se mi fosse venuto in mente un qualsiasi altro modo per trattenerlo. Non sono il tipo da essere così sessualmente sfacciata con un uomo, benché ho un’amica io che..forse la conoscete. Vedete, ho fatto 18 anni di analisi freudiana, junghiana..Ho fatto meditazione trascendentale, il training autogeno..Ho fatto lo yoga, lo zen. Sono stata testimone di Geovah e terziaria francescana..Alla fine mi sono rotta e anche la mia analista si è rotta. Ogni tanto vado ancora a trovarla in manicomio..La mia vita è stata una serie di sciagure sentimentali..Un ginecologo bisesso..Quello fu il primo. Alla fine ci mettemmo d’accordo: ognuno per la sua strada con un uomo diverso. Diverso, “diverso” per lui. Qualcuno di aperto, di innamorato, fedele e devoto. Ho la sensazione che di questo Vito io posso farne uno così.

                            (SI SPEGNE LO SPOT E TORNANO LE LUCI, VITO E’ SOLO SUL LETTO)

VITO                   (A DONNA CHE E’ FUORI SCENA) Senta!..Senta, lei...

DONNA             (ENTRANDO) Donna..Donna Blau. Al buio mi chiamavi “bambina”, ricordi? (VA VERSO L’ANGOLO-CUCINA)

VITO                   Bene..uh..ecco, senti, “bambina”, io ora devo andare. Ma prima di andarmene, bisogna proprio che te lo dica: hai un modo veramente originale di dimostrare a un uomo che ti interessa. Intendiamoci: godibilissimo. Ma, uh, mettiamola così..Cioè, il mio ragionamento è..Que..quello che cerco di dire è..Senti, io ho scopato tanto. Non sono un neòfita, non mi sono mai fatto mancare niente, in questo senso. Te la metto giù dura perché voglio che ti sia chiaro che avermi portato a letto non comporta nessuna intenzione seria da parte mia.

DONNA             (METTE SULLE GINOCCHIA DI VITO UN VASSOIO CON CIBARIE) Ta-tà! Il nostro primo pranzetto insieme..Spaghetti e polpettone. Ragazzi, cosa non fa la mia adrenalina da quando ti ho incontrato! Non vedo l’ora di leggerti la mia commedia. Ti innamorerai un’altra volta di me.

VITO                   Alt, alt, un momento..Non hai sentito il discorso che ti ho fatto?

DONNA             Sì, ma ho deciso di ignorarlo. Quando uno è preso in contropiede come te, a volte dice stronzatine. Tu sei stato all’università?

VITO                   Sì.

VITO                   Immaginavo. Sarai il primo a sentire la mia cosa perché so che sei in grado di apprezzarla.

VITO                   (ALLARMATO) Io..io non ne sarei tanto sicuro. non sono un uomo di teatro. Non so se sono in grado..

DONNA             Non ci credo, ma fa lo stesso. (PRENDE DALLA SCRIVANIA UN VOLUMINOSISSIMO TESTO) Vuol dire che sarai solo pubblico. Questo mi serve: il giudizio del pubblico!

VITO                   (SEMPRE ALLARMATO) Quante puntate sono?

DONNA             Noo! Ecco il televisivo che salta fuori. Ma che puntate, è una commedia.

VITO                   Una sola?

DONNA             Sì, un po’ lunghina. Sono cinque atti.

VITO                   Cinque atti?!

DONNA             Sì e senti che bel titolo: “E tutti i morti furono nella dacia”.

VITO                   (POCO CONVINTO) Ah, bello!

DONNA             Vero?

VITO                   E sono molti personaggi? Perché so che le imprese...

DONNA             Uno, uno solo: Tanya Knapernovska.

VITO                   E tutti gli altri? I morti?

DONNA             Non si vedranno. Sono nella fantasia di Tanya. Parla solo lei, loro ascoltano.

VITO                   Nella dacia.

DONNA             Nella dacia. Allora, senti, dato che te ne leggerò solo un po’..

VITO                   Ah, ecco..

DONNA             Tanya è una ragazza sensibilissima e disperatamente sola. E sola vive nella dacia che le ha regalato sua nonna. Del padre Dimitri, pietosamente Tanya dice che è morto mentre era fuori per certi lavori. In realtà era in Siberia ai lavori forzati perché aveva stuprato lei, Tanya, quando aveva sei anni.

VITO                   Ah!

DONNA             Tanya non ha mai conosciuto la madre che, forse impazzita per un precedente crimine del marito, una notte era fuggita ed era sparita nella tormenta.

VITO                   Mi sembra molto di ispirazione russa.

DONNA             Infatti! Infatti!

VITO                   Questa madre che fugge con la tormenta..Se non sono tormente, sono temporali. Ma che aspettino una bella giornata per uscire di casa.

DONNA             Non essere sarcastico. Mi smonti.

VITO                   Dio me ne guardi..Era un’osservazione.

DONNA             Allora, Tanya aveva un fratello emofiliaco, Fiodor, una creatuta tormentata. Forse inorridito per i vizi paterni, era fuggito con una donna di circo, una nana. Era morto giovanissimo.

VITO                   Non ti sembrano troppi drammi per una famiglia sola?

DONNA             Il teatro russo è dramma. Togli il dramma al teatro russo e non c’è più teatro russo.

VITO                   Ma tu, scusa, non sei del Bronx?

DONNA             Sono del Bronx, ma ho l’anima russa.

VITO                   Ah!

DONNA             Tanya ha dei cugini. Perfidi. Sono sette gemelli cosacchi.

VITO                   Sette gemelli?! E dove hanno trovato posto sette cosacchi nella pancia di una donna sola?

DONNA             Vito, ti rispondo con una parola di cui fate molto uso voi televisivi: fiction. Questa è fiction, ma non fine a se stessa. I sette cugini che Tanya odia come un solo uomo simboleggiano i sette peccati capitali.

VITO                   Oh, Dio mio, comincia a diventare troppo difficile per me. Ma senti, questi sette cosacchi erano morti anche loro?

DONNA             Tutti. Solo i morti frequentano la dacia. Tutti e sette torturati e uccisi dai tartari.

VITO                   Ma non è che Tanya porta un po’...?

DONNA             No, ma cosa dici? Ti dirò, poverina, è vittima di una maledizione. Comunque la scena che ti leggo ora si

                           

                            svolge naturalmente nella dacia. (LEGGE) Didascalia. Si sente lontanissimo il canto dei battellieri del Volga. Tanya, che stava ricamando, smette di lavorare, si alza, si guarda intorno, è presa dal tremito. (DONNA ESEGUE) Si guarda intorno. “Papà! Papà! So che sei qui..Sento la tua presenza, l’odore del tabacco forte che masticavi..Papà!” (DONNA INTERROMPE LA LETTURA) Scusa, leggo malissimo. Io sempre, alla lettura, sono un disastro. Non parliamo di quando leggo cose mie.

VITO                   Vai, che vai bene.

DONNA             “Sai, papà, ieri notte è venuta a trovarmi la nonna. Abbiamo parlato della sua casa di Kiev..(SGOMENTA) Paapà! Perché dici questa cosa orrenda della casa di Kiev della nonna? Oh, no, papà, non è vero! Tutte quelle povere ragazze che toglieva dalla strada e dal gelo..Oh, mio Dio, erano...? Oh, mio Dio, no! Ma non mi voleva nella casa di Kiev perché mi faceva male l’aria di città! Per questo mi teneva qui nella dacia. Ma come non dovevo vedere? Ma se mi diceva sempre: “Verrai, bambina, verrai anche tu da me a Kiev. Quando sarai più grande.” Oh, non è vero! Sei cattivo! Non è possibile che intendesse quello. Era una santa donna. Cos’hai detto che era? Papà, come puoi dire queste cose di tua madre?! Non quella parola, papà! Non quella parola! Non è vero! Nn è vero! Papàà!”(CADE A TERRA SCOPPIANDO IN SINGHIOZZI)

VITO                   Be’, sù, ora smetti. Capisco che sapere da un padre stupratore che avevi una nonna maitresse può dispiacere, ma...

DONNA             (RICOMPONENDOSI) No, a parte la tua battuta che forse maschera la tua commozione, che ne pensi?

VITO                   Be’, se questa scena è il metro, è una delle cose più ambiziose che hosentito in vita mia.

DONNA             Grazie.

                            (VITO GUARDA L’OROLOGIO E COMINCIA A SCENDERE DAL LETTO)

DONNA             (LO FERMA) Tu non ci crederai, ma nel momento che ti ho incontrato, come un flash ho visto tutto il nostro avvenire insieme. Ci ho visto tutti e due in una villetta nei boschi. E tu che tornavi dal lavoro e io che ti facevo leggere quello che avevo scritto e lo rivedevamo insieme. Premonitorio, no? Avevo sperato di trovare il lavoro e il successo, però mai pensavo di trovarlo in una persona sola. Be’, che ne pensi della visione che ho avuto? Romantica, vero?

VITO                   Io proprio visione non la chiamerei. Dà un po’ più sull’allucinazione. Non pensi che dovresti darti un po’ di tempo prima di avere “visioni” sul prossimo? Dico, almeno finché non trovi uno che ti ama.

DONNA             No, quello è troppo facile. Non m’importa di quello che dicono i poeti. L’amore non è poi questo gran che. Chiunque abbia una certa apertura può innamorarsi di chiunque..

VITO                   Io proprio di “aperture” non parlerei..

DONNA             Apertura mentale. Ora te lo provo. Chi è la tua attrice preferita?

VITO                   Be’, che vuoi che ti dica..Ora, così..

DONNA             Dài, di quelle del cinema.

VITO                   Che so, Julia Roberts..Ma sì, Julia Roberts.

DONNA             Non puoi averla Julia Roberts. Allora con chi preferiresti stare qui?

VITO                   Senti, fammi un po’ capire..Allora, con tutte le donne che ci sono al mondo, ho solo da scegliere fra te e te?

DONNA             Non vedo nessun’altra in questo letto.

VITO                   Che logica affascinante! (ADDENTA IL POLPETTONE) Che razza di polpettone è questo?

DONNA             Soia e seme di lino. Tanto, prima o poi lo avresti saputo. Sono vegetariana. E’ la carne che uccide i nostri uomini.

VITO                   Sicura che a ucciderli non siano le donne che cucinano per loro? (ASSAGGIA IL CAFFE’) Che c’è in questo caffè?

DONNA             E’ una miscela: orzo, cicoria, radici di barbabietola, fichi secchi, ghiande e gramigna. (VA ALL’ANGOLO-CUCINA E SI VERSA UN CAFFE’ MENTRE VITO PESCA DALLA SUA TAZZA UN FILO D’ERBA)

                            Sfortunatamente non posso cucinare come vorrei per via della carriera. Tu non lo sai, ma ci sono migliaia di deliziosi piatti vegetariani che ti conquisterebbero.

VITO                   (PORGENDOLE CON ARIA SCHIFATA IL VASSOIO CON CIBI E CAFFE’) Per questi io non sono terra di conquista.

DONNA             (VUOTANDO NELLA PATTUMIERA IL TUTTO) Non ti preoccupare. Mangeremo sempre fuori.

VITO                   Senti, io devo andare. Sono frastornato. Devo fare le spese natalizie dell’ultimo minuto e mi chiudono i negozi. (SCENDE DAL LETTO RAPIDAMENTE E AFFERRA LA SUA CAMICIA)

DONNA             Io ho la sensazione che tu eviti di parlare di noi.

VITO                   (INFILANDOSI LA CAMICIA) Come sarebbe “di noi”? Mi fai il santo piacere di smettere di raggrupparci insieme? Senti, ho passato una divertentissima serata, ma ora devo proprio andare. (CERCA ATTORNO IL RESTO DEI SUOI INDUMENTI) Dov’è il resto della mia roba?

DONNA             Ottimo segno questa tua forte necessità di andartene.

VITO                   Tu sei un po’..(SI TOCCA LA TESTA) Sì? Mi hai nascosto la roba, vero?

                            (DONNA EFFETTIVAMENTE GLI HA NASCOSTO I VESTITI)

                            (VITO LI CERCA E LI TROVA IN VARI PUNTI. VIA VIA LI INDOSSA)

DONNA             Ottimo segno. Vuol dire che cominci a sentire qualcosa per me. Questo ti spaventa e vuoi fuggire. Evidentemente hai paura dell’intimità con le donne. Si chiama “invidia del seno”.

VITO                   L’invidia del seno non esiste. C’è solo l’invidia del pene. Quella che probabilmente hai tu e proietti su di me.

DONNA             L’invidia del seno nacque molto prima di quella del pene. Ma molto prima! Leggi Melanie Klein. Dicono che Freud è il padre della psicanalisi..Be’, Melanie Klein è la madre.

VITO                   E tu chi sei, la cugina?

DONNA             Senti, perché non mi dici che tipo di donna ti piace..che io lo divento subito? La vuoi con le labbra fini o a camera d’aria? Posso averle a comando. Queste (LE INDICA) non sono le mie fisse. La vuoi con le tettone? Io ho da 90 a 150 di ingombro. Mi vuoi giocherellona, mi vuoi malinconica, mi vuoi gasata? Mi vuoi cocktail? Posso darti due terzi di malinconico e un terzo di gasato. (CON INTENZIONE) Ma non chiedermi il ghiaccio. Questa non è la mia tinta naturale di capelli.

VITO                   (IRONICO) Ma come, non sei una vera bionda platino?

DONNA             Oh, no, sono molto più chiara. Sono la donna dai mille look! A volte passo davanti a uno specchio o a una vetrina, mi vedo e dico: “Quella chi è?” Senti, sei già innamorato di me?

VITO                   Dove sono i miei calzoni?

DONNA             Sei molto più carino senza.

VITO                   (TROVA I CALZONI NEL FREEZER) Che, avevi paura che andassero a male?

                            (EVENTUALE GAG: LI SCUOTE E CADONO A TERRA CUBETTI DI GHIACCIO USCITI DALLE TASCHE O CE LI TROVA SUCCESSIVAMENTE)

DONNA             E’ stato solo uno scherzo..

VITO                   (COMINCIA A INFILARLI) Perdìo, sono gelati! Prenderò una polmonite.

DONNA             Lascia..Li metto un attimo in forno e te li scaldo.

VITO                   Basta! Ne ho già abbastanza della tua cucina! E non toccarmi! Io me ne vado e subito! Avanti, dove sono le mie scarpe?

DONNA             Sicuro che avevi le scarpe quando sei entrato?

VITO                   Non so se te ne rendi conto, ma cominci a farmi saltare i nervi. (TROVA LE SCARPE NELLA VASCA)

DONNA             Irrilevante.

VITO                   Irrilevante che tu mi faccia saltare i nervi? Sei da manicomio.

DONNA             E’ irrilevante perché chiaramente sei pazzo di me. Perciò non prendo seriamente questo tentativo di ripulsa.

VITO                   Ora ascoltami, Miss Buona Donna..Questo non è un tentativo di ripulsa. Questa è una ripulsa. Ad origine controllata. Punto e basta.

DONNA             Allora avresti proprio deciso?

VITO                   HO PROPRIO DECISO!

DONNA             E così ora davvero te ne vai.

VITO                   “Così ora davvero me ne vado”. Fuori dalla porta! Fuori dalla tua vita da qui all’eternità!

DONNA             Vedo.

VITO                   Mi dispiace che sia andata così per te. E anche se me ne vado vorrei che restassimo amici o che so. Ma ho paura che sarà impossibile perché non sono mai rimasto amico con le donne che ho portato a letto..o..o che mi ci hanno portato. Capisci, sì?

DONNA             Certo che capisco.

VITO                   Be’, è bello che tu riesca a vedere la cosa nella giusta prospettiva e che finalmente mi lasci andare carinamente senza che nessuno dei due ci rimetta in dignità. Buon Natale. (VA VERSO LA PORTA)

DONNA             (DOLCEMENTE) Oh, Vito. (SI VOLTA) Mi faresti un piccolo favore? Quando torni a casa tardi, stanotte, vorrei che non ti addormentassi subito. Vorrei che pensassi un momentino a quello che c’è stato fra noi. Lo farai?

VITO                   Certamente.

DONNA             E poi vorrei che ti infilassi un petardo nel culo e che lo accendessi.

VITO                   Ora sei ostile. Fino ad ora sei stata scema, ma ora sei stata ostile. Ma sono contento perché ora posso andarmene e sentirmi lo stesso un bravo ragazzo. Ti ringrazio. Ora me ne vado. Addio. (CERCA DI APRIRE LA PORTA. CONTINUA INUTILMENTE) Qui la porta si è bloccata. Per favore, me l’apri tu?

DONNA             Non posso aprirla. E’ chiusa dall’esterno.

VITO                   Come sarebbe è chiusa dall’esterno? Come può essere chiusa dall’este’..Dài, aprila!

DONNA             Mentre sonnecchiavi, dopo aver fatto l’amore, io sono uscita e ho chiuso la porta. Sono salita sul tetto, mi sono calata lungo la grondaia fino sul cornicione, ho strisciato fino alla finestra e sono saltata dentro.

VITO                   (TENTANDO ANCORA DI APRIRE) Senti, non essere ridicola! Non esistono porte che si aprono solo dal di fuori. Vieni, apri.

DONNA             Be’, alla mia porta ho fatto mettere una serratura speciale. Sentivo che un giorno avrei intrappolato qui un partito come te e non ti avrei fatto uscire. Ah! Ah! Ah!

VITO                   Senti, ora tu apri quella porta o io prendo il telefono e chiamo la polizia. Verranno a prenderti con la camicia di forza.

DONNA             (MANIACALMENTE) Ho tagliato il filo del telefono. E puoi gridare quanto vuoi, nessuno ti sentirà. Questa casa ha l’isolamento acustico. Per millenni i maschi hanno resistito a brave donne innamorate. Ora sarai tu a riparare a tutte le ingiustizie che le donne hanno subìto nella storia per mano dei maschi.

VITO                   Ma cosa sei, una femminista o una lesbica? Se questo è uno scherzo, dimmelo che rido anch’io! E’ stato qualche mio amico che ti ha detto di farmelo, vero? Indovino chi. Dickie Wallburg, vero? Lui ha questo tipo di fine umorismo. Be’, lo scherzo è finito! Domani è Natale e ho un sacco di cose da fare. Esci dalla finestra, aggràppati alla grondaia...

DONNA             (APRE LA PORTA SEMPLICEMENTE. ERA APERTA. ERA STATO VITO A CHIUDERLA GIRANDO IL POMELLO ALL’INCONTRARIO E SI ERA CHIUSO DENTRO) La porta è aperta. E’ sempre stata aperta. Sei stato tu a chiuderla. Ci avevi creduto davvero che avesse una serratura speciale per sequestrarti? Ci avevi creduto davvero? E dai a me di scema?

VITO                   Sai, ora comincio a capire..Dato che le cose non sono andate bene per te, per vendicarti hai inventato ‘sto giochetto per fare uscire dai gangheri Vito. Giusto? Senti, ho una notizia per te. Non avrai la soddisfazione di vedermi incazzato. Io me ne vado tranquillamente. Perciò, scherzo finito, fine partita e chi ha perso? TU!

                            (RACCOGLIE I SUOI PACCHETTI E SI DIRIGE VERSO LA PORTA)

DONNA             (SI METTE UNA MANO IN TASCA E LA PUNTA CONTRO LA SCHIENA DI VITO) Speravo di fermarti con la ragione o spiritosamente per non dover usare la pistola.

VITO                   Pistola? Che pistola?

DONNA             Quella che ho in tasca..che può sembrare un dito. (DONNA TIRA FUORI LA MANO DALLA TASCA MOSTRANDO L’INDICE E IL POLLICE APERTI) Potrei farti credere qualsiasi cosa. Sei un ingenuo e un salame. Non so cosa ci trovo in te.

VITO                   Ci troverai la punta della mia scarpa se non ti togli da quella porta.

DONNA             E va bene. Ma che sciocchezza andarsene ora che nevica. Non troverai neanche un taxi..Ce ne saranno già dieci centimetri. Non lo hai sentito per radio?

VITO                   (GUARDA FUORI DALLA FINESTRA) Ma da dove Cristo viene questa neve?

DONNA             Direi dall’alto.

VITO                   Devo telefonare.

DONNA             (CORRE ALLA FINESTRA) Ma quale neve, questa è una tormenta! Non potrai andartene! Ha del miracolo! L’universo intero vuole la mia vittoria! Sei fregato, Lamuraglia!

VITO                   (METTE GIU’ I PACCHETTI, ALZA IL RICEVITORE E FORMA UN NUMERO) Va bene, avevo cercato di andarmene senza che ci facessimo del male. Ma tu me lo hai permesso. Ora ti dico una cosa: non mi piaci, non ho bisogno di te e non voglio neanche conoscerti. (AL TELEFONO) Pronto, Tommy. Sono Vito. Ho bisogno subito di una macchina..Sì, una macchina della produzione..Tutte fuori?! Non importa, Tommy. No, non posso aspettare. (RIATTACCA) Prima di andare, ti dico con che tipo di donne ho a che fare io. Vedi questi regali? Uno di questi regali è un vasetto di caviale russo per una ragazza con cui mi vedo stasera. E’ una top model incredibilmente bella. Un altro regalo è una camicia da notte di chiffon rosa per una ragazza con cui mi vedo domani sera e che ha dentro tutto quelo che cerco io. E cerco grazia, dolcezza, serenità. Io..cerco..cerco tutto fuori che te. Cerco il contrario di te. Sai quella vecchia canzone..”It had to be you”? “Dovevi esser tu”..Be’, la nostra canzone è “Non dovevi esser tu”. E non potresti mai esserlo, mai! Neanche se ti rifai tutta, neanche se cammini a testa in giù! NON-SEI-IL-MIO-TIPO! Ora hai capito?

DONNA             Be’, sei stato abbastanza chiaro. Ma non prendertela a male..Neanche tu sei il mio tipo.

VITO                   Finalmente! La prima cosa incoraggiante che mi dici da quando ti conosco. Ma per curiosità, qual è il tuo tipo?

DONNA             Di solito mi piace il tipo d’uomo che non posso avere.

VITO                   Oooh, ti vorrei tanto dare un cazzotto!

DONNA             Alza una mano su di me e fra noi tutto è finito!

VITO                   Ma che c’è fra noi, eh? Non c’è proprio niente fra noi che deve finire! (LA SCUOTE, LA SBATTE SUL LETTO) Io me ne vado da questo manicomio! (AFFERRA LE SUE COSE, RAGGIUNGE LA PORTA, ESCE E PRENDE A SCENDERE LE SCALE)

DONNA             Vito, non andartene! Stavo scherzando! Sei tu il mio tipo!

                            (SI SENTE UN TONFO SORDO)

VITO                   (FS) OOOOH11

DONNA             Oh, mio Dio, che è successo?! Oddìo, il cuore! Oddìo, l’infarto! (CORRE FUORI) Ti prego, non morirmi, Vito! Non me lo perdonerei mai! Ti prego, non morire!

                            (RIENTRANO ENTRAMBI IN SCENA)

                            (VITO HA IL BRACCIO INTORNO ALLE SPALLE DI DONNA CHE LO SORREGGE)

VITO                   Vuoi piantarla? Non è il cuore. Non è il cuore, è la schiena, puttana miseria! Ma che sei, anche cieca?

DONNA             Oh, Dio ti ringrazio, è la schiena! Dio ti ringrazio! Ti faccio io un massaggio.

VITO                   No, tu, no! Hai già fatto abbastanza, tu! Lo sapevo che qualcuno si faceva del male..Mettimi sul letto.

DONNA             Certo. (MENTRE LO AIUTA AD ARRIVARE AL LETTO) Ora piega le ginocchia e respira profondamente. Ohi!..Mi schiacci il piede!

VITO                   Chi se ne frega del tuo fesso piede! (SI ADAGIA SUL LETTO LENTAMENTE)

                            (DONNA APPENDE LA GIACCA DI VITO ALLA PORTA)

VITO                   Ok. Ora hai un po’ di Valium?

DONNA             Valium? No.

VITO                   Allora dammi un paio di aspirine. Ho la schiena che mi uccide.

DONNA             Io non ho aspirine. Non credo nelle medicine. Genero io le mie difese.

VITO                   Questa risposta merita un “vaffa”! Sai cos’è un “vaffa”?

DONNA             Questa domanda merita un “Prego, dopo di lei!” Senti, mi dispiace per la tua schiena. Posso aiutarti con l’acupressione. Dovrei lavorare sul tuo piede.

VITO                   Fuori dai miei piedi! Avrò la schiena incriccata, ma posso ancora scalciare! Io resto ai miei metodi, grazie. Va’ lì e prendi quel pacco con la carta azzurra e il nastro d’oro. E prendimi un bicchiere.

                            (DONNA ESEGUE)

VITO                   (APRE IL PACCO E TIRA FUORI UNA BOTTIGLIA DI BRANDY. LA STAPPA E NE MANDA GIU’ UNA GROSSA SORSATA) Signora, lei è la donna più asfissiante che ho conosciuto in vita mia!..Non so pensare a nessun uomo che ti sopporterebbe. Tranne forse qualche gay che volesse rinfrescarsi la memoria sul perché lo è diventato. (SI ALZA E TORNA AL TELEFONO. FORMA UN NUMERO)

DONNA             Ora cominci a fare uscire me dai gangheri. Non ti ho chiesto io di saltar fuori dopo il provino per dirmi che ero fantastica. Hai fatto tutto da te. E io non credo in certi incidenti..Sei caduto per le scale perché non volevi lasciarmi.

                            (SI DISTENDE IN POSA LANGUIDA SUL LETTO)

VITO                   Ti faccio vedere io quanto non voglio andarmene! Pronto, Didi? Vito. Senti, devi farmi un favore..Non voglio arrivar tardi alla tua festa. Perciò dovresti venire subito a prendermi con la tua macchina. Sono caduto ed ho la schiena che..Ma ti racconto tutto quando vieni..Da non crederci. E’ come..è come un incubo. Ci conto, Didi? Stupendo! (DA SEDUTTORE, DANDOCI DENTRO A DANNO DI DONNA) Sì..sì, neanch’io ho smesso di pensare al tuo..al tuo sessuosissimo corpo, bambina..Ma anche di questo ne parliamo dopo..L’indirizzo? Oh, uh..(A DONNA CON FORZATA NONCHALANCE) Vuoi ripetermi l’indirizzo?

DONNA             (MEDITA. DOPO UNA PAUSA) Thomson Street 173.

VITO                   Grazie. (A DIDI) Thomson Street..(A DONNA) Ma che Thomson, questa è Sullivan Street! A che numero della Sullivan?

DONNA             (VELOCE) Ah, già, Sullivan! Amnesia.

VITO                   Dimmi il numero o ti..! (A DIDI) Cosa? Chi è lei te lo dico quando vieni, Didi. Ti giuro, non è nessuna!

DONNA             Non posso crederci..Un uomo di 45 anni che esce con una che si chiama Didi.

VITO                   Senti, Didi, non badare a lei. Salta in macchina e vieni in Sullivan Street.

DONNA             Tu devi essere la top model..La camicia da notte rosa deve essere per una che si chiama Pinky.

VITO                   (A DIDI) E’ un edificio verde. Non puoi sbagliare. C’è un portichetto.

DONNA             (CON TONO DI SEDUZIONE) Oh, Vito, avevi detto che baciavo tanto meglio di Didi..!

VITO                   (A DONNA) Sta’ zitta, lì! (A DIDI) Ora ascoltami, Didi. Didi, non ti tradisco un’altra volta! Ho mantenuto il giuramento!

DONNA             (AD ALTA VOCE) Oh, Vito, hai fatto a me lo stesso giuramento!

VITO                   Smetti!..Didi, non riattaccare!

DONNA             (GRIDA) Non riattaccare, Didi!

VITO                   Didi..Didi, se sbatti giù, è finito tutto!

DONNA             Sì. Di te ne abbiamo fin qui, Didi.

VITO                   (GRIDA AL TELEFONO) Ah, sì? Ah, sì? (DIDI HA RIATTACCATO) Puttana!

DONNA             Non nominare mai così una donna all’infuori di me! Dio, mi sono divertita più ora che a nasconderti i calzoni. Ora chiama Pinky che facciamo lo stesso con lei.

VITO                   (COMINCIA A FARE UN ALTRO NUMERO) Senti, io non sono molto religioso, ma appena uscito di qui, entro nella prima chiesa che incontro, mi butto sulle ginocchia e ringrazio Iddìo per tutti gli anni che non mi ha fatto conoscere te.

DONNA             Ma come non avrà pensato prima a presentarci!

VITO                   Lo so che ti credi spiritosa, ma non sei spiritosa. (AL TELEFONO) Tommy, sono ancora Vito. Sei sempre senza macchine? No, senti, la nostra produzione è una dei vostri clienti migliori. Io voglio subito una limousine in Sullivan Street..Nevica?! Lo so che nevica! Perciò voglio una macchina! Va bene, va bene, Tommy, come non detto! Prendo la metro. (RIATTACCA E LENTAMENTE SI ALZA DALLA SEDIA. CERCA DI CAMMINARE, MA A STENTO CI RIESCE)

DONNA             La fermata più vicina della metro è a quattro isolati da qua. Non ce la farai mai con quella schiena e i tuoi mocassini di Gucci!

VITO                   Mi sento inghiottito da un film dell’orrore a basso costo. (SI ABBANDONA SUL LETTO E BEVE UN’ALTRA SORSATA DI BRANDY)

DONNA             (PRENDE LA SUA COMMEDIA DALLA SCRIVANIA) Vito, temo di dover insistere, devi cominciare a guardare la vita con più filosofia o non ti farò più leggere la mia commedia insieme a me.

VITO                   Parli sul serio?

DONNA             Sì, sul serio. Non mi sarai di ispirazione se non ti illumini un po’.

VITO                   Cioè, pensi che mi possa solo sfiorare l’idea di collaborare...

DONNA             Perché no? E’ una grossa occasione per te.

VITO                   Quale? Quella di essere uno dei morti della dacia? No, grazie, non fumo.

DONNA             Perché, non ti piace la mia commedia? Che c’è, non è abbastanza bella per te? Avanti, ora, a sensi calmi, voglio sapere cosa pensi della mia commedia.

VITO                   Sei sicura di volerlo sapere?

DONNA             Sì.

VITO                   Be’, ti dirò che mi riporta all’infanzia.

DONNA             Be’, vedi, forse neanche te ne accorgi, ma nel tuo profondo c’è una sensibilità..ci sono capacità di senti’...

VITO                   Lasciami finire. Quando ero bambino e volevano che non toccassi una cosa, i grandi mi dicevano: “No! Cacca!”

DONNA             Ma come..? Ma cosa..? Se avevi detto che l’adoravi e che era di classe!

VITO                   No, l’hai detto tu che l’adoravi e che era di classe.

DONNA             (ESITANDO) E..e..per te è...

VITO                   CACCA! Soddisfatta?

DONNA             Ho capito. (SI SIEDE SUL LETTO E SCOPPIA IN PIANTO)

VITO                   Senti, mi dispiace di averti detto così..Mi avevi fatto arrabbiare. E’ stato un giudizio affrettato. Per favore, non piangere..Mi sta venendo un orribile mal di testa.

DONNA             Forse io la trovavo stupenda perché avevo un bisogno tremendo che lo fosse. E forse il bisogno mi ha bloccato l’autocritica.. Questa è la mia ultima occasione di successo.

VITO                   Senti, non fidarti del mio giudizio. Io faccio degli spot televisivi, non capisco niente di drammaturgia. Leggila..Falla leggere alla gente di teatro. Avrai una critica più obiettiva.

DONNA             Io mi fido solo del tuo giudizio.

VITO                   Ma dài, che dici! Mi conosci solo da poche ore..Perché mi dai tanto credito?

DONNA             Perché hai capito il mio talento al provino. Ci vuole talento per capire il talento. Dove ho sbagliato? (SI ALZA E VA A PRENDERE UN’ALTRA STESURA DELLA SUA COMMEDIA) Forse le prime stesure erano migliori. Forse la sensibilità di Tanya era più focalizzata. Aspetta che ti leggo qualcosa di questa..

VITO                   Uh, senti, davvero non sono la persona più giusta. Ora voglio solo chiudere gli occhi, rilassarmi e dare respiro alla mia schiena.

DONNA             Senti, volevo leggerti solo la stessa scena. In questa versione Tanya l’avevo fatta diventare cieca.

VITO                   Pure!

DONNA             Didascalìa: Tanya annaspa nelle sue tenebre e corre intorno per la dacia, incurante dei mobili e degli oggetti in cui urta. Sente la presenza del padre morto. “Paapàà! Paapàà!”

VITO                   Oh, ti prego, ti dò quello che vuoi. Non farmela sentire un’altra volta! Già soffro abbastanza..

DONNA             Un momento solo.

VITO                   No, no! Non voglio sentirla! Leggila a qualunque altro, non a me!

DONNA             No, asclota, è scritta in tutto un altro stile.

VITO                   Sicura?

DONNA             Senti da te: “Papà?..Dove sei, papà?” E’ più drammatica, nella cecità..Non trovi?..”Perché sei tornato, papà?”

VITO                   No, senti, basta, non è proprio il momento.

DONNA             Aspetta! Aspetta..Allora ti leggo un’altra versione. Qui ho inserito nella scena un altro

                            elemento..L’arpicordo..Lei non vede il padre, ma sente l’arpicordo.

VITO                   L’arpicor’..? Cos’è, un animale russo?

DONNA             Noo..E’ uno strumento, una specie di spinetta. (INTANTO HA PRESO L’ALTRA VERSIONE) “Papà..papà, non ti vedo, ma sento il suono dell’arpicordo”. (ESEGUE)

VITO                   (AL TEL.) Tommy, devi trovarmi una macchina, costi quello che costi!

DONNA             E non lo chiama papà, lo chiama Piccolo Padre.

VITO                   Non posso aspettare un momento di più!

DONNA             (DANZA CANTILENANDO) Piccolo..Piccolo..Piccolo Padre..

VITO                   Va bene, scriviti questo numero. (LEGGE SULL’APPARECCHIO) 24331220576524 e giurami che mi chiami appena ti rientra una macchina.

DONNA             (DANZA E CANTA) Piccolo..Piccolo..Piccolo Padre..

VITO                   Giuralo! Sulla testa dei tuoi figli! Giura! Ecco, così va bene! (SBATTE GIU’ IL TELEFONO)

DONNA             (INTERROMPE LA DANZA E PARLA AL PUBBLICO) Lo so che tutto questo non giova alla mia “love story”, però c’è un punto a mio vantaggio: LUI è ancora qui!

                            (MUSICA RUSSA IN CRESCENDO)

                            SIPARIO

                         ATTO  SECONDO

DONNA             (E’ SEDUTA IN VESTAGLIA ALLA MACCHINA PER SCRIVERE. SUL PAVIMENTO, INTORNO A LEI, PAGINE APPALLOTTOLATE E GETTATE VIA)

VITO                   (E’ SUL LETTO, DORME. SUL PETTO HA UN GROSSO COPIONE)

DONNA             (AL PUBBLICO) Voi mi chiederete perché mi sono cacciata in questa situazione. Vi risponderò con quello che mi chiedo io: “Hai bisogno che lui ti ami perché crei insieme a te; o hai bisogno che lui crei insieme a te perché arrivi ad amarti?” (LUNGO SOSPIRO) Mah! Forse ho solo bisogno di compagnia.

VITO                   (LENTAMENTE SI SVEGLIA. GEME PER IL DOLORE ALLA SCHIENA. SI GUARDA INTORNO SFORZANDOSI DI VEDERE ATTRAVERSO LA FINESTRA SE NEVICA ANCORA)

DONNA             Sto riscrivendo una scena e non carburo. L’ho già tutta in mente, ma mi manca la partenza, la prima battuta. No, aspetta, aspetta, ti piacerebbe questa? “In nome della Santa Russia, smettete di ossessionarmi!”

VITO                   (SBADIGLIANDO) Chi lo dice a chi?

DONNA             Come chi lo dice..? Ma sì, hai ragione. Lo dice Tanya ai gemelli cosacchi.

VITO                   Senti, “in nome della Santa Russia”, smetti di consultarmi. Non darmi responsabilità.

DONNA             (UNA PAUSA) Forse è un peso troppo grosso quello che voglio mettermi sulle spalle. Protagonista unica assoluta. Hai ragione tu: troppo ambizioso. Forse dovrei materializzare almeno un personaggio, che so, mettiamo Dimitri, il padre.

VITO                   E’ una buona idea. Fanne un ectoplasma o sennò un fantasma, di quelli senza lenzuolo, con le sue brave spoglie mortali addosso.

DONNA             No, aspetta, potrei sfruttarlo per un colpo di scena. Lo faccio tornare vecchissimo dalla Siberia. Si è redento, è pentito di tutti i mali che ha fatto, si affianca a Tanya, le fa da tramite con tutti gli altri morti nella dacia.

VITO                   Sì, fa la traduzione simultanea.

DONNA             Noo, è un grosso pericolo affiancarmi in scena Dimitri. E’ un personaggio troppo forte, può prendermi la mano e diventare importante. Richiederebbe un grosso attore che potrebbe rubarmi la scena. Eh, io li conosco! No. Questa è la mia grande occasione, non me la gioco. Poi è nel personaggio di Tanya essere sola. E’ tutto scritto..

VITO                   E riscritto..E riscritto..e riscr..

DONNA             (SOVRAPPONENDOSI) Non potresti aiutarmi? Anche solo un po’. Per dare una sistematina. L’hai detto tu che riscrivi le cose degli altri.

VITO                   Gli spot degli altri! Senti, hai proprio sbagliato indirizzo. Capisco poco di teatro. Non so che consigli darti perché quello che hai scritto non sembri il tema di un liceale rimandato.

DONNA             (SCOPPIA IN PIANTO)

VITO                   Che c’è, adesso?

DONNA             Non l’ho finito.

VITO                   Cosa?

DONNA             Il liceo.

VITO                   Oh, Dio! Scusa, non lo sapevo. Ho fatto un paragone a vanvera. Poi non ho detto che la tua commedia è tutta brutta. C’è del buono..C’è del buono.

DONNA             (PIAGNUCOLANDO) Sì, c’è del buono come sonnifero. Sei crollato prima di finirla.

VITO                   Ma ho letto quel tanto per capire che c’è..c’è un contenuto..Che è..che è una cosa molto sofferta.

DONNA             (ASCIUGANDOSI GLI OCCHI) Ah, quello sì, tanto!

VITO                   Poi, cè..c’è..Be’ è interessante come rilettura di personaggi classici..Si sente questo desiderio di scrivere cose intelligenti. (CAMBIANDO IMPROVVISAMENTE TONO) Be’, il desiderio è del tutto inappagato. Donna, mi dispiace profondamente che tu non sia nata per scrivere commedie. Amen. Per favore, non chiedermi più nulla.

DONNA             No, Vito, aspetta. Ti chiedo solo di leggere..O sennò, ti leggo io...(CERCA UN’ALTRA VERSIONE DELLA COMMEDIA) E come ti ho detto prima, voglio il tuo parere come pubblico, solo come pubblico. Ecco, mettiamo, dove c’è lo scontro folle col fratello Fiodor..Qui è diventato un dolce incontro, sofisticatissimo. Tanya lo invita addirittura a ballare un valzer con lei. (CANTICCHIA “IL DANUBIO BLU” E DANZA)

VITO                   No, per favore, no! Smetti di cantare, smetti di ballare, non seppellirmi sotto l’Himalaya di stesure che hai scritto. Dammene una sola, quella che preferisci. (SI SIEDE AL TAVOLO) Vediamola insieme e se mi viene qualche idea, te la dò. Ora che ricordo, all’inizio di carriera, feci una campagna promozionale per una ditta di (FRA I DENTI) pompe funebri.

DONNA             (QUASI SENZA ASCOLTARLO SI E’ PRECIPITATA A PRENDERE LA SUA VERSIONE PREFERITA. GLIELA METTE SUL TAVOLO) Ecco! E’ questa quella che preferisco.

VITO                   Perché?

DONNA             Perché è quella che mi somiglia di più. (SI SIEDE ACCANTO A LUI, LO GUARDA CON GLI OCCHI UMIDI DI RICONOSCENZA) Grazie, Vito, grazie!

VITO                   (COMINCIA A LEGGERE, POI SUBITO SI INTERROMPE) Senti, mi spieghi una cosa? Perché hai scelto proprio questo argomento?

DONA                E me lo chiedi? L’argomento è la solitudine. E’ il dramma della solitudine. Si sa, no, che nell’opera c’è sempre il tormento dell’autore.

VITO                   Io qui, ho paura che ci sia più il tormento dello spettatore.        

DONNA             Oh, Vito, leggi prima, no?

VITO                   Senti, questa per cinque atti parla con spettatori che non si vedono. Non vorrei che passassse per una rompicoglioni. E questa dacia che sembra un centro di raccolta di cadaveri.

DONNA             Certo! Per cadaveri viventi. L’hai detto tu che c’è una rilettura dei classici: Tolstoj.

VITO                   Io la vedo sì una lunga fila di cadaveri viventi: quella che esce dal teatro dopo aver visto la tua commedia.

DONNA             (OFFESA) Quando finirai di riempirmi di complimenti?

VITO                   Senti, non volevi il giudizio del pubblico? Questa sarà la tua versione preferita, ma da quello che ho letto, io uscirei dal teatro come uno zombi.

DONNA             Eh, già, tu sei di quelli che a teatro non vanno per pensare, vanno per divertirsi.

VITO                   L’hai detto tu, ragazza, a teatro vado per divertirmi...(CON INTENZIONE) Lo trovo abbastanza nel quotidiano chi mi dà da pensare. Presenti inclusi.

DONNA             Ti sto scoprendo così superficiale.

VITO                   Ebbene sì. Non solo vado a teatro per non pensare, ci vado anche per ridere. Con qualche amica mia siamo riusciti a sghignazzare anche su cose serissime. (COME FOLGORATO) Ehi, ehi, ehi, un momento. A proposito! Sai che mi viene un’idea.

DONNA             Tremo all’idea.

VITO                   Ma no, no, no, no, neanche a parlarne! Se togli il dramma al teatro russo...

DONNA             E tirala fuori quest’idea! Per quello che costa.

VITO                   Ecco, già sai che costa poco, me la tengo.

DONNA             Ma sì, ho già capito dove vuoi arrivare. Facciamone una farsaccia. Prostituiamoci al pubblico di bocca buona, al box-office!

VITO                   Eh, aì, far ridere la gente è prostituirsi. Ma falla ridere in modo intelligente! Non è facile, sai. A far piangere ci riescono tutti. Perfino tu. (SI TAPPA LA BOCCA)

DONNA             (CON RASSEGNAZIONE) Ormai ti è scappata.

VITO                   No, aspetta, mi faccio perdonare e forse ti dò anche un buon motivo per ammazzarmi..(UNA PAUSA) Allora: Tanya non è quella maniaca depressa che dici tu, Tanya vive la sua solitudine con allegria. Riesce a idealizzare tutte le carogne che si è ritrovata in famiglia. Anzi, fa di più: le ridicolizza come fantasmi di maniera.

DONNA             (LEGGERMENTE INTERESSATA) Però questo non esclude la sua solitudine, vero?

VITO                   Sta’ tranquilla che la solitudine non te la tocco. Però, Cristo, ho un risvolto che farà saltare il pubblico sulle poltrone.

DONNA             (VIVACIZZANDOSI) Sentiamo!

VITO                   La nana! Sai chi è la nana? Non è donna da circo. E’ la madre di Tanya, che era fuggita nella tormenta portandosi via il piccolo Fiodor.

DONNA             La nana?!

VITO                   Pensa alla comicità della situazione. Il pubblico non la vede, ma capisce che è la nana perché tu le parli guardando in basso.  (RECITA) Piccola...Piccola Madre..(Perdìo, se è piccola!) Piccola. Piccola. (CAMBIANDO TONO) Io non ce l’ho tanto con me che dico queste stronzate, quanto con te che le ascolti.

DONNA             VA’ A FARTI FOTTERE! Sei uno schifoso, sei un cinico! Quando oggi ti ho conosciuto, ero così sicura della mia commedia. Mi beavo in tante speranze. Mi sentivo piena di forza, di talento. Mi sentivo brava. Ora lo capisci cos’hai fatto? Hai strappato le ali a una farfalla!

VITO                   - Disse Tanya. -

DONNA             Ecco, allora adesso dice Donna: “Hai sputato sul mio amor proprio!”

VITO                   Io ho sputato sul tuo amor proprio?

DONNA             Sì!

VITO                   Senti, io sono qui che mi scoppia la testa, ho la schiena che mi martirizza e lo stomaco in bocca per le sane schifenze che mi hai fatto mangiare. Non ho neanche il fiato per sputare.

DONNA             Me ne fotto! Io non demordo! Protesta pure quanto vuoi. Sei preso all’amo. Non molli la nostra collaborazione artistica!

VITO                   Collaborazione artisticaaa?! Ma come ti viene in mente! Collaborazione artistica!

DONNA             Sì, perché i Cinesi dicono che se critichi una cosa, è tua la responsabilità di correggerla.

VITO                   I Cinesi non lo hanno mai detto.

DONNA             Mah! Dovevano dirlo. E ora voglio un’idea per la mia commedia. E che questa volta sia buona. E seria. (PRENDE NOTES E MATITA) Forza! Forza! Sono qui che aspetto.

VITO                   E va bene. Vuoi un’altra idea? Ne ho tre di idee per la tua commedia. Questa..(FA IL CLASSICO GESTO AMERICANO DI INFILARE IL DITO MEDIO IN UN IPOTETICO PERTUGIO) E questa..(FA L’ALTRO CLASSICO GESTO BATTENDO LA MANO DESTRA CONTRO IL BRACCIO SINISTRO) E la terza: buttala nella spazzatura, comincia da capo e scrivi qualcosa della tua vita. (VA ZOPPICANDO VERSO IL TELEFONO)

DONNA             Buttarla nella spazzatura? Ci ho sudato per tre anni della mia vita e tu dici: “Buttala nella spazzatura”! Nazista! Non scriverei insieme a te ne andasse giusto della mia vita!

VITO                   Signore, se sei nei Cieli, fa’ che trovi una macchina!

DONNA             Va bene, ti darò un’altra chance.

VITO                   Occupato! Cristo! (PRENDE LE PAGINE GIALLE E COMINCIA A SFOGLIARLE CONVULSAMENTE. TROVA UN NUMERO E LO FORMA)

DONNA             Che intendi per scrivere della mia vita?

VITO                   Che accidenti ne so?! Lasciami in pace!

DONNA             Non puoi essere così provocatorio. “Scrivi della tua vita” e poi mi molli senza dirmi cosa!

VITO                   Occupato! Occupato! Ma possibile? Tutti occupati! (SBATTE GIU’ IL RICEVITORE CON VIOLENZA E CERCA UN ALTRO NUMERO SULLE PAGINE GIALLE)

DONNA             Va bene. Mi chiamo Donna, mi chiamarono così perché ai miei piaceva Donna Reed. Donna Blau: nata nel Bronx il 9 aprile del millenove..(CON VOCE SOFFOCATA) ..bran..bran..

VITO                   Senti, sono le 4 del mattino e sono a pezzi. Non starò qui a sentire la storia della tua vita! (FA UN ALTRO NUMERO)

DONNA             Invece sì. A pezzi hai fatto la mia commedia. Non pianto uno splendido personaggio come Tanya se non trovo qualcosa di splendido in Donna. (SI INDICA)

                            (VITO TROVA UN ALTRO NUMERO OCCUPATO E PRENDE LA SUA AGENDINA)

DONNA             Mia madre mi diceva che ero tanto carina e quendo mi portava fuori col passeggino, tutti dicevano: “Quant’è carina!” Trascendentale. A 4 anni giocavo ai dottori con un ragazzino che cercò di infilarmi una biglia nella cosina. Mi opposi. Fu vera gloria? Io qui non vedo niente di teatrale. Ce lo vedi tu?

VITO                   Perché, tu puoi fare la parte di una bambina di 4 anni?

                            (DONNA SCUOTE LA TESTA)

VITO                   (FA UN NUMERO CHE HA TROVATO NELL’AGENDINA) E perché diavolo mi racconti le esperienze dell’infanzia?

DONNA             Perché da adulta di belle esperienze non ne ho avute.

VITO                   Nessuna biglia..

DONNA             Sarai tu la prima.

VITO                   Biglia?

DONNA             No, bella esperienza.

VITO                   Pronto, Billy. Scusa se ti sveglio la vigilia di Natale. C’è tuo papà? Dovrebbe venire a prendermi. No, non sono Babbo Natale, sono lo zio Vito. Pronto? Pronto?

                            (IL RAGAZZINO EVIDENTEMENTE HA RIATTACCATO. VITO E’ ABBATTUTO, SCORAGGIATO)

DONNA             Posso scrivere sulla mia carriera? Ancora non l’ho fatto. E la mia carriera è stata un successo rispetto alla vita sentimentale. Sono stata innamorata per sette anni di uno che finì per credersi un cane. Posso scriverlo? La gente penserebbe che ero pazza. Innamorarsi di uno che si credeva un cane.

                            (VITO SI ALZA E VA VERSO IL BAGNO)

DONNA             Dove vai?

VITO                   In bagno. Potrò andare in bagno?

DONNA             Vabbè, ma fa’ presto. Io avevo 19 anni, lui 55. Aram: era un armeno. Scriveva opere liriche. Mai eseguite. Faceva il pendolare: casa, manicomio. Manicomio, casa. Un giorno si mise a 4 zampe e cominciò ad abbaiare. Non sapevo se chiamare il dottore o il veterinario. Venne il dottore. Gli chiesi se dovevo lasciargli credere che era un cane o cercare di dissuaderlo. Sai che mi rispose? “Comunque lo porti fuori due volte al giorno”. Poi mi innamorai di...

VITO                   Ehi, cos’ha che non va questa storia? E’ buffa! Scrivila! (VA A PRENDERE UN BICCHIER D’ACQUA)

DONNA             (VA A SINISTRA E PRENDE UN’ENNESIMA VERSIONE DELLA VECCHIA COMMEDIA) Già fatto. L’ho già sfruttata nella scena in cui Tanya si avventa su Fiodor e lui vigliaccamente si mette a guaire...

VITO                   No! No, basta con “Tanya dei cadaveri”! Senti, la storia vera che mi hai raccontato e che già dimostra quanto sei imbranata, va benissimo. E’ ora tutto sta che tu non faccia l’alchimista, che tu non la trasformi in merda. (SI SIEDE AL TAVOLO)

DONNA             (SI SIEDE ACCANTO A LUI CON NOTES E PENNA) Ma come faccio a far diventare teatro uno che abbaia?! Nessun attore si presterà a fare il “cane”.

VITO                   Guardala da animalista. Quanti cani si presterebbero a fare gli attori?

DONNA             Vabbè. Atto primo, scena prima. Come comincio? Atto primo, scena prima. Da dove comincio?

VITO                   Be’, allora senti. Quando uscii dall’Università, volevo fare anch’io un lavoro creativo. Avevo idee per dei film, per dei romanzi e avrei dato un occhio per riuscire a scrivere. Ma non c’ero nato. Neanch’io c’ero nato. Perciò feci un lavoro come tutti gli altri e mi sono guadagnato un’alta posizione. E andava benissimo finché non sei arrivata tu e mi hai fatto tornare a galla tutte quelle aspirazioni che credevo di avere sepolto tanti anni fa! Io non ho talento! lo vuoi capire? Il mio picco più alto è stato “Una fiducia ben supposta”. Da vomitare! Ora devo andarmene di qui. (SI ALZA, CERCA DI PRENDERE LE SUE COSE E SI PIEGA IN DUE PER IL DOLORE ALLA SCHIENA) Aaahi!! Devo chiamare qualcuno che mi aiuti. (ZOPPICA VERSO LA PORTA, L’APRE ED ESCE SUL PIANEROTTOLO)

DONNA             Lo sapevo! Lo sapevo che volevi fare lo scrittore! (CORRE VERSO LA PORTA)

VITO                   (GRIDA) C’è qualcuno in casa, là sotto?

CANE                 (ABBAIA FURIOSAMENTE)

VITO                   (AL CANE) Non dirlo a me, vieni su e dillo alla tua ex!

DONNA             Lo sapevo che c’era un motivo per sceglierti.

VITO                   Nessuno ha una macchina? Nessuno che vuol guadagnarsi cento dollari?

DONNA             Sapevo che i due miracoli li avresti fatti tu.

VITO                   (GRIDANDO) Siete tutti morti? Cos’è questa, una casa o una dacia? (DOLORANTE, CON LE MANI ALLA SCHIENA TORNA IN CASA E SI STENDE SUL LETTO)

DONNA             (GLI SI AVVICINA) Al picco più alto devi ancora arrivarci. Neanche hai cominciato. Senti, noi il talento lo abbiamo tutti e due. E se non lo abbiamo, si troverà. Senti, tu scrivi con me. Io rinuncio ai “morti della dacia”. Mireremo più in basso!

VITO                   Non può esserci niente di più basso.

DONNA             Come osi..come osi dirmi questo?! Basso sei tu! Un basso individuo! Non ti voglio più! Hai troppa paura di rischiare nella vita.

VITO                   Io nella vita corro molti più rischi di te.

DONNA             Ah, tu corri rischi, eh? Com’è che come scrittore ti sei arreso? Com’è che hai tanta paura di innamorarti? Com’è che non vuoi avere figli?

VITO                   Io amo un sacco di gente e ho un figlio.

DONNA             Hai un figlioo?! Quanti anni ha?

VITO                   Non sono fatti tuoi. Ma come sarai riuscita a farmelo dire? Non l’ho mai detto a nessuno di mio figlio, ho dovuto dirlo a te! A te, una maledetta psicopatica, una marziana mentecatta. Be’, basta, questo è l’ultimo fatto privato che ti ho raccontato di me.

DONNA             Come si chiama tuo figlio?

VITO                   Chi ti ha detto che ho un figlio?

DONNA             Tu, adesso, dài! Che ha di tanto tremendo questo figlio che non vuoi parlarne?

VITO                   Se mi fai un’altra domanda personale, ti giuro su Dio che..!(TENTA DI SOLLEVARSI, MA IL DOLORE LO COSTRINGE A RIMETTERSI GIU’) Aaaahii!! Ah, m’arrendo. Non guarirò mai di questa schiena e questo sarà il mio letto di morte!

DONNA             La tua schiena non guarirà mai se continui ad agitarti e a gridare. Anzi, smettiamo di gridare tutti e due e facciamo finta di essere grandi. So che non ti fidi di me, ma posso aiutarti. (COMINCIA A MASSAGGIARGLI DOLCEMENTE LA SCHIENA)

VITO                   Se mi fai male, ti dò un cazzotto.

DONNA             Mi pare giusto. Questa tecnica è una combinazione di shiatzu, di Tai-Chi e di un’altra cosetta mia. (GLI METTE UN GINOCCHIO SULLA SCHIENA E SPINGE CON TUTTO IL SUO PESO)

VITO                   (GRUGNITO) Che mi hai fatto?

DONNA             Un piccolo assestamento. Un momento. Non alzarti. Tirati su e fatti massaggiare ancora per un po’. (CONTINUA A MASSAGGIARLO DOLCEMENTE) Sei ancora teso. Uau! C’è un nodo di tensione qui. Hai dei sentimenti repressi su tuo figlio che non giovano affatto alla tua schiena.

VITO                   Si chiama Alfred. Sua madre era una cameriera. Prima non volli sposarla io perché ero ancora all’università, poi non mi volle sposare lei perché sposò un altro e dovetti portarla in tribunale per poter vedere ogni tanto mio figlio. Mio figlio che, a 16 anni, cominciò ad avercela con me e finì per dirmi che non mi voleva più vedere. Poi loro si trasferirono tutti a San Francisco e chi lo ha più visto, chi ci ha più parlato? (SI ALZA CAUTAMENTE DAL LETTO) Grazie..uh..per il massaggio.

DONNA             Come va la schiena?

VITO                   (CON ALTRETTANTA CAUTELA, MUOVE LA SCHIENA. PENDE DA UN LATO. CAMMINANDO RIGIDAMENTE VA ALLA FINESTRA) E’ una bufera. Non avrei mai pensato di odiare la neve a Natale. (SI SIEDE AL TAVOLO)

DONNA             Perché non lo chiami e gli fai gli auguri?

VITO                   Mi sbatterebbe giù il telefono. Ha detto che mi odia.

DONNA             Sarà stato arrabbiato. Tutti hanno bisogno del padre.

VITO                   Dici? Be’, allora forse lo chiamo. E’ via, al college. E’ matricola alla Oregon. So che è nella squadra di football. Aah. Natale non è proprio il momento per chiamarlo. Comunque ormai è tardi.

DONNA             Io se non sentissi mio padre da due anni e mi svegliasse per farmi gli auguri di Natale, sarei contenta.

VITO                   Ehi, non dirmi cosa devo fare! Se voglio chiamarlo, lo chiamo quando arrivo a casa.

DONNA             Povero Vito! Sembri così triste.

VITO                   Triste? Miserando! E’ la più brutta vigilia della mia vita. (SI ALZA E VA ALLA SCRIVANIA)

DONNA             Forse se telefoni a tuo figlio, diventa la più bella.

VITO                   (SI SIEDE) Senti, mi piacerebbe tanto, ma è una decisione grossa. Dovrò rifletterci molto prima.

DONNA             Perché non telefoni e poi ci rifletti molto?

VITO                   Perché non mi lasci in pace? Fatti un po’ di Yoga o di meditazione trascendentale o quello che è. Purché sia roba da star zitta.

DONNA             Sbaglio o tu dalla vita ti aspetti tutto gratis? Pretendevi di essere creativo senza sforzo creativo. Pretendi che tuo figlio sappia che gli vuoi bene senza che tu glielo dica. Tu pretendi molto più di me. (ACCENDE LA RADIO O IL TELEVISORE. MUSICHE NATALIZIE)

VITO                   Senti, non posso acchiappare il telefono e chiamare mio figlio così! Io non lo chiamo, hai capito?! E poi forse neanche c’è, Cristo di un Dio! (LA MUSICA NATALIZIA CHIARAMENTE AGISCE DU DI LUI. TIRA FUORI DAL PORTAFOGLIO UN FOGLIETTO CON UN NUMERO E COMINCIA A FARLO) E togli quella musica deprimente!

DONNA             (SPEGNE LA RADIO O LA TV)

VITO                   E dici che vorrà parlare con me?

DONNA             Sarà felice, te lo giuro.

VITO                   Pronto,..è la Oregon, sì? Bene. Per favore, c’è per caso lì Alfred Lamuraglia o è già... Ah, c’è..Bene. Benissimo. Ah, sta..Ma sì, certo, vada a svegliarlo. Io aspetto. (IN PREDA AL PANICO, A DONNA) Sono andati a chiamarlo. Dormiva. Mi maledirà! Io non so che dirgli. Ora che accidenti gli dico?

DONNA             La verità! Che sei stato un po’ cattivo. Che ti manca, che gli vuoi bene. Che hai bisogno del suo affetto e Buon Natale.

VITO                   (RIPETE FARFUGLIANDO TRA SE’)”..un po’ cattivo..Mi manca..Gli voglio bene e ho biso’..”(AL TEL.) Eh? Cosa dici, Alfred? Sono tuo padre, Vito! Scusa se ti ho tirato giù dal letto. Sono due anni che non ti sento, perciò ho pensato di chiamarti per salutarti. Allora, come va al college? Giochi ancora a football? Ah, vai forte! Non sei andato in vacanza perché hai gli allenamenti! Bravo! Bravo! Be’, co..come va il tutto? Ah, bene. Be’, ti saluto, ora.

DONNA             Aspetta, digli...

VITO                   (A DONNA COPRENDO IL RICEVITORE) Che cosa? Va bene! (AL TEL.) Uh, un momento, Alfred.

                            (DONNA GLI FA DEI CENNI ALLUDENDO A QUELLO CHE HANNO DETTO PRIMA) Be’, sai, Alfred, il vero motivo per cui, così, senza pensarci, per..per la vigilia di Natale ho detto “Ora gli telefono”, è stato per..per dirti che sono stato...Sì, insomma, un padre un po’ cattivo e mi dispiace e io..ti voglio bene, Alfred, e ho bisogno che tu mi voglia bene e...sai, tutti quei pensieri natalizi che uno.., insomma...(C’E’ UNA PAUSA MENTRE VITO ASCOLTA) Be’, è..è..bello che tu me lo dica, Alfred. Non ti ho chiamato prima perché non pensavo che reagissi così. Che..che ne diresti se io..io venissi laggiù la settimana prossima e...così..così passiamo qualche giorno delle tue vacanze insieme? Magnifico! Magnifico! Ti richiamo domani, così ci mettiamo d’accordo sulle date. Va bene? Ecco. Buon Natale e..e..ti voglio bene, figliolo. (LENTAMENTE RIATTACCA)

DONNA             (STA PIANGENDO) E’ stato meraviglioso!

VITO                   Sì, be’, grazie di avermi consigliato. Lui m’ha detto che in tutto questo tempo gli sono mancato. Dio, come sono contento di averlo chiamato, però mi sento la guerra del Golfo nella testa e lo stomaco come se avessi bevuto mezza bottiglia di brandy.

DONNA             Lo hai bevuto. Ma ora ti dò io una cosa. (VA AL FRIGORIFERO E TORNA CON UNA BROCCA) E’ fantastica per il dopo-sbronze. Sono aglio e olio d’oliva. Dài, buttala giù.

VITO                   (LENTAMENTE, SOSPETTOSAMENTE NE BEVE UN SORSO)

DONNA             Be’, è poi tanto cattiva?

VITO                   Ci mancano gli spaghetti e il peperoncino. Però, mi sembra..(FA UN RUTTINO)

DONNA             Salute e ghiande!

VITO                   Grazie. Mi sembra che vada un po’ meglio. Be’, però, gran bella tecnica la tua: prima fai star male la gente, poi la curi. (PRENDE IL TELEFONO E FA UN NUMERO) E’ da non crederci. Isolato. Morto. (RIATTACCA E VA A GUARDARE ALLA FINESTRA) Qui peggiora. Non si vede più neanche la strada. Che notte!

DONNA             (PRENDE LA PENNA E IL NOTES E COMINCIA A SCRIVERE) Atto primo, scena prima. Si apre la porta di casa. Entra un uomo a 4 zampe. La donna dice: “Caro, sei tornato.” (SI VOLTA VERSO VITO) E lui che le dice..

VITO                   (DOPO UN MOMENTO DI RIFLESSIONE) Arf! Arf!

DONNA             (SCRIVE) Arf! Arf!

VITO                   La donna dice..(A DONNA) Come hai detto che si chiamava lui?

DONNA             Aram.

VITO                   Ah! “Aram, devi dialogare con me. Non basta leccarmi la faccia. Ho bisogno di qualcosa di più.” (A DONNA) Quell’ olio e aglio mi hanno messo appetito. Hai qualcosa di commestibile oltre il polpettone di semolino?

DONNA             Certo. Ho fatto una cosa, ieri sera. (CORRE IN CUCINA E TORNA CON QUALCOSA DA MANGIARE)

VITO                   (SI SIEDE SUL LETTO E PRENDE LA PENNA) “Non mi bastano bave e teneri guaiti quando ti accarezzo la testa. Io voglio..” (GUARDA QUELLO CHE DONNA GLI HA PORTATO) Che roba è?

DONNA             Purè di mele con alghe giapponesi.

VITO                   Ma..ma non hai niente di normale?

DONNA             Ma questo è normalissimo.

VITO                   Forse per i polli in batteria. Io mi mangio un po’ di caviale. (APRE IL VASETTO DI CAVIALE DOPO AVER DISFATTO IL PACCHETTO) Mi fai compagnia?

DONNA             Oh, no, non posso. Non solo per motivi salutari, ma per principi morali. Il caviale sono uova di pesce. Sarebbe veleno per la mia dieta. E’ altamente tossico, è nocivo al...DAMMI QUEL CAVIALE!

VITO                   (LE TENDE IL VASETTO)

DONNA             (LO AFFERRA E COMINCIA A DIVORARLO) Oh, è fantastico! (SI SIEDE ACCANTO A VITO)

VITO                   Hm. Lasciamene un po’ di quel “veleno”.

DONNA             E se la donna dicesse: “Parlami, Aram..Di certi cani si dice: “Gli manca solo la parola.” Fa’ un piccolo sforzo.”

VITO                   Non male. (SCRIVE)

DONNA             Ricordi quando abbiamo iniziato la collaborazione artistica e cercavamo di scrivere robe russe?

VITO                   Quelli erano tempi! Ora di russo c’è rimasto solo il caviale.

DONNA             Ma non dovevi regalarlo alla tua top-model?

VITO                   Le mandiamo il purè con le alghe. Ma senti, dimmi una cosa: com’è che non hai un uomo per la vigilia di Natale?

DONNA             (CON INTENZIONE) Ce l’ho.

VITO                   No, a parte l’ostaggio.

DONNA             Be’, ci sono periodi tipo questo, che sono un po’ sul disperato..Non so nasconderlo agli altri e gli altri scappano. Perciò fino a Capodanno sono libera. E poi le cose cominceranno a marciare.

VITO                   A marciare come?

DONNA             Comincia un anno nuovo nuovo.

VITO                   (LA BACIA TENERAMENTE SU UNA GUANCIA) Donna, ora ti dico una cosa. E mi è difficilissimo perché non l’ho mai detta a nessuna: Donna, tu mi ricordi mio padre.

DONNA             Tuo padre?!

VITO                   Sì. Di fondo sei coraggiosa, pazza e sensibile. L’ultima delle moicane, sì, perché, vedi...(SQUILLA IL TELEFONO) Deve essersi sbloccato. Questa è la macchina. Rispondo io, ti dispiace? (VA ALLA SCRIVANIA E RISPONDE) Pronto? Ah, sì. Magnifico! Perfetto! Certo. Scendo subito. (GUARDA FUORI DALLA FINESTRA) Ha..ha smesso di nevicare..La macchina mi aspetta all’angolo. Sto molto meglio con la schiena. Perciò io vado, cioè, devo andare. E’ Natale, ho delle cose importanti da fare. Ehi, non è che ti pianto in asso. Neanche pensarlo. Non dobbiamo mica perderci di vista. Anzi...anzi, dobbiamo diventare amici, noi due. O avere una specie di storia. Sempre che non continui a pensare che mi vuoi tutto e subito. Perché allora devo essere franco con te, non voglio illuderti. Non posso prendere impegni con te perché non ne ho mai presi con nessuna. Tu ed io dovremmo arrivarci facendo un passetto alla volta. Tu questo lo capisci, vero? Ma certo! (RACCOGLIE IN GIRO LA SUA ROBA, VA ALLA PORTA, SI FERMA E SI VOLTA) Senti, non pensare che me ne vada per sempre, perciò non ricominciare con il tuo “Non si esce!”, perché solo una matta può pensare che un uomo le si consegni armi e bagagli dopo un minuto e mezzo che la conosce. E non metterti mica in testa che stanotte fra noi sia successo qualcosa di speciale. Mi hai fatto telefonare a mio figlio. Mi hai fatto smettere di odiarmi. Mi hai convinto che forse ho un po’ di talento. Abbiamo fatto l’amore da Dio, va bene, ma ci vuole altro! Se hai il coraggio di credere di avermi nella rete solo per questo, allora basta! Signori, si scende, capolinea! Me ne vado. (SENTENDO IL CLACSON, CORRE ALLA FINESTRA) Ho sentito, piantala! Scendo subito. (A DONNA) Ci hanno messo 12 ore per arrivare e suonano anche! (SI SIEDE ACCANTO A LEI) Lascia che ti spieghi. Darsi tutto a una donna è già impossibile in condizioni ideali. E noi due non direi proprio che siamo nelle migliori condizioni. Io non sono per i sentimenti a tinte forti. Non..non..non potrei neanche prendere l’impegno di scrivere insieme! Dico, quello che abbiamo buttato giù è buffino, mi sono divertito a scriverlo, ma cos’è? Sono quattro righe su un armeno pazzo. Arf! Arf! Capirai! Se pensi che io cambierò completamente la mia vita per quello, sei da legare davvero. Perché, tutto sommato, io sono soddisfatto della mia vita com’è adesso. Ho un bell’appartamento, una macchina sportiva, un bel conto in banca e un sacco di donne poco complicate. E sopratutto..oh..sopratutto,..ho un lavoro stupendo! Un lavoro stupendo! (LUNGA PAUSA) Tu credi che mi sia venuto a noia il mio lavoro, vero?

DONNA             (FA “No” CON LA TESTA)

VITO                   Vero? E dài, dimmi la verità.

DONNA             (FA “No” CON LA TESTA)

VITO                   Ma tu che ne sai del mio lavoro? Sono vicepresidente di una delle più forti compagnie pubblicitarie di New York. (SI AVVIA VERSO LA PORTA, POI TORNA INDIETRO E RABBIOSAMENTE) Sai oltre allo stipendio quanto ho maturato di partecipazione agli utili? Be’, in 15 anni la mia compagnia non ha mai messo meno del 15 per cento del mio stipendio annuale nel fondo azionario e l’interesse non è mai sceso sotto l’11 percento. Ma che parlo a fare con te di queste cose, tu sei l’artista, che ne capisci?

DONNA             (FA “No” CON LA TESTA)

VITO                   Be’, capirai le cifre. Sai quanto mi ritroverò nelle tasche? (COMINCIA IL CALCOLO MENTALE, MA RINUNCIA) Dov’è la penna? Vediamo: l’11 per cento per 15 anni..Hm..hm..hm..hm..Otto e porto due..Hm..hm..più pensione, assicurazione..Ma che c’entrano la pensione e l’assicurazione! Io me ne vado, Cristo, me ne vado! (ESCE SBATTENDO LA PORTA. SUONA SUBITO IL CAMPANELLO)

DONNA             (LENTAMENTE VA AD APRIRE)

VITO                   Non..non posso andarmene via così come un barabba. Tu mi hai ospitato, sfamato, curato. E’ la vigilia..Non posso andarmene così. (PRENDE UN PACCHETTO DAL SUO BUSTONE) Qui..qui c’è un regalino per te. E’ una camicia da notte rosa. Se non ti va giusta, cambiala con calze, mutande, quello che vuoi. E..e..un’altra cosa..Ti prego, non lasciarmi mai perché sono innamorato pazzo di te.

DONNA             Davvero?

VITO                   (ANNUISCE, ALZA GLI OCCHI AL CIELO) Signore, se esisti, perché non mi fai cascare la lingua? (A DONNA) Vedi una lingua per terra?

DONNA             (FA “No” CON LA TESTA)

VITO                   E allora lunedì lascio il lavoro. E allora interessi, pensione e assicurazione ci basteranno per vivere mentre scrivo. E allora, Donna, io ti sposo subito.

DONNA             (CON UN FILO DI VOCE, E NON TREPIDANTE) Davvero?

VITO                   Sì e inviterò tutti i tuoi psichiatri, tutti i tuoi guru al matrimonio. Teniamoceli cari, serviranno a me. Ok, ora vèstiti che quella macchina giù costa cara. Ti porto in un bel ristorante dove capirai come può essere bella la morte per veleno. (SI ALZA, VA ALLA PORTA) Dài, vèstiti!

DONNA             (MOLTO SPAVENTATA) Oh, Vito!

VITO                   Che cosa c’è? Che cos’hai?

DONNA             Oh..uh..niente. E’..è solo che non me lo aspettavo..Voglio dire, non ero preparata. Dico, tu che lasci il tuo lavoro. Tu che ti sposi! Senti, ti ho appena conosciuto. Va bene, ti ho chiesto di amarmi, di scrivere con me, ma non pensavo mai di arrivarci. Nessuno può avere tutto nella vita. Non esiste. Puoi magari avere l’amore, ma non l’amore e il successo. O magari li hai tutti e due e va storto il sesso. O sennò il sesso va bene, ma non te lo godi o se te lo godi, non c’è da raccontarlo a nessuno o te lo portano via. No, via, non esiste. Non voglio neanche sperarci. (NELL’AGITAZIONE AFFERRA LA PELLICCIA DA DIETRO IL PARAVENTO E LA INDOSSA SOPRA LA VESTAGLIA. PRENDE ANCHE UN GROSSO COPIONE CHE STRINGE CONTRO IL PETTO) Succederà qualcosa di tremendo in questa casa, lo

                            sento. Una vita. Sto per avere una vita. Una cosa che non mi era mai successa. (TIRA FUORI UN PAIO DI STIVALI DI GOMMA CHE SI INFILA. POI, AL PUBBLICO) E bambini e case e gioie e tristezze. Ho i miei miracoli. Ho tutto. In tutti questi anni non avevo avuto niente e ora probabilmente nei prossimi minuti morirò.

VITO                   Senti..

DONNA             (SI SCUOTE, COME SVEGLIANDOSI DA UN SOGNO, SI VOLTA VERSO DI LUI)

VITO                   Traducendo dal russo, hai inteso dire che accetti la mia proposta?

DONNA             Daaaaaa! (CORRE VERSO VITO, LO ABBRACCIA MENTRE ESPLODE LA MUSICA DI “It had to be you”)

VITO/DONNA   (BACIO AD LIBS!)

                       S  I  P  A  R  I  O

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