Formiche

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Commedia in tre atti

di Aldo NICOLAJ

Premio Riccione 1957

Da IL DRAMMA n. 253 – Ottobre 1957

LE PERSONE

IL GUARDIANO

PAOLO

MIRELLA

ANGELA

ELENA

PINUCCIA

BRUNO

RENATO

LA ZIA

Copyright by Aldo Nicolaj

Un angolo di periferia:   una vecchia grossa casa formata a elle occupa la parte sinistra del palcoscenico; a pianterreno la porta d'ingresso ed alcune finestre dalle imposte stinte e sconnesse. Al primo piano un ballatoio su cui sono ammucchiate, in un an­golo, scope vecchie, catinelle, sedie spagliate; sui fili roba stesa. Subito dopo la casa, in continua­zione, un muretto, in parte ancora puntellato ed in parte già distrutto dal piccone. In fondo, un po' spostata a destra, una baracca di cantiere su ruote, con porta e finestrino. A destra una piccola costru­zione in mattoni, d'una sola stanza, con un tetto basso ed un grosso comignolo. In centro un polve­roso albero di fico. Sotto l'albero uno sgangherato carrettino a mano. A un lato un grosso barile di ferro su cui arriva il tubo dell'acqua potabile col suo rubinetto. Tutt'attorno case in costruzione e grossi palazzi di cemento appena terminati e una o due baracche con l'antenna della televisione. In un cantiere, una gru. In fondo luci di insegne al neon e all'orizzonte la curva di una collina. La scena è ingombra di casse vuote, bottiglie, vecchie damigiane, socchi di cemento, calcinacci. L'azione si svolge  nella  notte di  ferragosto alla periferia di una grande città. Tempi nostri.

ATTO  PRIMO

(All'alzarsi del sipario la scena è vuota. Da lontano va e viene la musica di un'orchestrina. Il guardiano — sui sessantacinque anni — esce dalla baracca di cantiere e viene avanti. Si ferma davanti al barile e si disseta al rubinetto. Una fresca voce femminile intona, forte, una canzonetta in voga. Il guardiano guarda verso il ballatoio, sbuffa e fa un verso per zittire. Poi alza le spalle e rientra nella sua baracca. La voce continua a cantare. Si spalancano le im­poste di una finestra a pianterreno e si affaccia Paolo, sui ventott'anni, in canottiera).

Paolo             (guardando in su verso il ballatoio)  Ehi, Mirella? Chiudi il becco. Lascia dormire la gente.

(Mirella sempre di dentro continua a cantare. Paolo si stira, poi con un balzo salta dalla finestra, viene in scena, va al barile dell'acqua dove si rinfresca braccia e collo. Poi)

Mirella? È con te che sto par­lando. I gorgheggi si fanno di mattina a digiuno, non a mezzanotte.

Mirella           (di dentro)  C'è forse un regolamento che mi proibisca di cantare? Canto finché mi pare e piace.

Paolo            Maleducata!

(Mirella riprende a cantare).

E piantala, ti dico. Non basta il caldo? Ti metti anche tu, adesso? Tua madre non sarà diventata sorda, no? Di solito ti prende a schiaffi per molto meno.

Mirella           (viene fuori sul ballatoio. È una bella ragazza sui quindici anni, vispa e tutto brio. Indossa un modesto pigiamino di cotone)  Mia madre non c'è, se vuoi proprio saperlo, e mio padre nem­meno. Partiti tutti e due. M'hanno lasciata con la zia che è sorda. Lo passo con lei, il ferragosto, acci­denti! (Riprende a cantare).

Paolo            Devi essere proprio matta per metterti a strillare a quest'ora.

Mirella          Caro mio, uccel di gabbia, se non canta per amore, canta per rabbia. E io ho tanta di quella rabbia in corpo... da scoppiare! Ho aspet­tato tutto l'anno che venisse ferragosto per andar­mene al mare e invece mi tocca passarmelo in casa come una carcerata. Avrebbero potuto portarmi con loro i miei, no?

Paolo            Ne avrai fatta qualcuna delle tue. Pel­laccia come sei...

Mirella          Sbagli, invece. I miei sono andati da mia sorella Adriana che sta per partorire. Proprio oggi le dovevano prendere le doglie, accidenti!

Paolo            E com'è che tu sei rimasta a casa?

Mirella          I miei dicono che sono troppo giovane per certe cose. Forse sono convinti che creda ancora che i bambini nascano sotto i cavoli. Devo avere la faccia della cretina!

Paolo             (divertendosi)  E, invece, tu lo sai come nascono i bambini?

Mirella          No, aspetto che me lo insegni tu. (Gli fa un palmo di lingua).

La Zia             (di dentro)  Mirella? Dove sei, Mirella?

Mirella           (verso l'interno, gridando)  Non girare per la casa come un fantasma. Sono qui, sul balla­toio, che prendo un po' d'aria. (Urlando) Un po' d'aria! Un po' d'aria! (Un silenzio) Mi fa la guardia come un can barbone. Che male faccio se me ne sto qui a respi­rare? Con una notte come questa...

Paolo             (che si è seduto sul carret­tino)  Anche tu senti il caldo?!...

Mirella          E quella stupida di mia sorella doveva aspettare proprio ferragosto per mettere al mondo un bambino. C'è tan­to  tempo  durante  l'anno...   No, invece. Il giorno in cui tutti riposano, lei lavora.

Paolo            Nove mesi fa non ci pensava. Ferra­gosto era lontano (ride).

Mirella          E la stupida che ci ha rimesso sono io. Sì, ridi, tu. Ma se avessi la mia età e te ne dovessi restare tutto l'anno in un laboratorio di sartoria come faccio io, non dir di no, scoccerebbe anche a te dovertelo passare in casa, ferragosto. Stamattina mi sono alzata allegra come una pa­squa, convinta di prendere il treno e partire, invece... sono partiti i miei. Io, a restare a far com­pagnia a mia zia, che, sorda com'è, sola non si può lasciare. I nervi! Ho passato la giornata a letto. Ecco perché adesso non ho sonno.

Paolo            È che uno non ce la fa a dormire con questo caldo. Mi ero messo a letto con le galline perché ero stanco come una bestia e...

Mirella          Anche tu?

Paolo            Come sarebbe a dire?

Mirella          Sarebbe a dire che voi uomini siete sempre stanchi come bestie. Mio padre torna da lavorare, si butta sul letto e se uno gli dice qual­cosa, avanti con le litanie... E poi vi chiamano il sesso forte. Anche noi donne lavoriamo, al giorno d'oggi. Ma alla sera quando torniamo a casa, stan­che o no, si continua a sgobbare. Voi uomini, in­vece, tutti martiri...

Paolo            Ho lavorato anche oggi che è festa.

Mirella          Chi te l'ha fatto fare?

Paolo            Dovevo finire. Ma se vinco al totocalcio...

Mirella          Che fai?

Paolo            Il lavoro e io facciamo divorzio. Neanche se mi scannano tocco ancora colla e pennello.

Mirella          Gli illusi come te, non vincono mai. Senti, invece, quello che ti propongo io.

Paolo            Forza, dimmi...

Mirella          Perché non facciamo una puntata al Giardinetto a ballare? Non la senti la musica? M'è venuta voglia di far quattro salti. Sii buono, Paolo, anche soltanto per una mezz'oretta. M'infilo un vestito e scendo. E... offro io da bere. Devo ve­dere una mia amica.

Paolo            La conosco la tua amica. È una Guzzi. (Sbadigliando)  No, tesoro, ho sonno.

Mirella          Per farmi un piacere...

Paolo            Neanche se mi trascini di peso.

Mirella          Lo sapevo che mi avresti detto di no. Sei un vigliacco. Come tutti gli uomini. Dici di no, perché sai che con me non c'è niente da fare. Ma se fossi una di quelle che so io, ti butteresti a pesce, garantito al limone. Mi fanno una rabbia i tipi come te!

(Paolo ride).

La Zia             (di dentro)  Mirella? Mirella?

Paolo            Sentila, la voce della ragione.

Mirella          Ci mancava anche quella. Soffre di insonnia proprio stanotte.

La Zia             (di dentro)  Mirella, dove sei?

Mirella           (verso l'interno, grida)  Prendo un po' d'aria.

La Zia             (di dentro)  Come?

Mirella          Prendo un po' d'aria. (Sbraita) Dormi tranquilla, tu! (Si sente la zia brontolare) Macché, quella mica si calma.

(Il guardiano esce dalla ba­racca con una grossa pila elettrica).

Paolo            E falla dormire tranquilla, quella pove­ra vecchia.

Mirella          E lei me, mi lascia tranquilla? (Entra in casa brontolando).

Paolo             (al guardiano)  Giro d'ispezione?

Il Guardiano           Al solito. Ma per quanto ci stia attento, c'è poco da fare. I mattoni spariscono che è una bellezza.

Paolo            La gente deve pure arrangiarsi. L'altro giorno hanno sfrattato più di dieci famiglie. Chi stava bene, s'è sistemato, ma gli altri... devono pur far qualcosa se vogliono dormire al coperto.

Il Guardiano           E, così, da una parte vengono su i palazzi e dall'altra le baracche. La gente ruba, e chi si prende le grane sono io.

Paolo            Anche noi, qui, ne abbiamo per poco. Il giorno che ci butteranno fuori, me lo dite voi dove andremo a finire? Non parlo per me, sono un uomo solo, la maniera di sistemarmi la troverò sempre. Ma in questa casa vivono intere famiglie...

Il GuardianoBisogna pensarci per tempo, a queste cose. Poi, sono guai seri. Non basta andare al Comune all'ultimo momento.

Paolo            Io non lo capisco, questo mondo. Più co­struiscono e più c'è gente senza casa.

Il Guardiano           Troppi ci speculano. Guardate, per esempio, gli ortolani che vivono in quella baracchetta. È gente con quattrini. Ha la macchina, il frigidaire, la televisione... e avendo ceduto un pez­zo d'orto, hanno avuto in cambio un bell'apparta­mento nel palazzo nuovo. Ma loro lì ci hanno mandato i figli e non si sono mossi dalla baracca. Aspettano un altro appartamento, quello che gli deve dare il Comune, perché, secondo loro, ne han­no diritto. E con tanti poveri diavoli che non sanno dove andare a dormire...

Paolo            Chi più ha, più vuole. Pensate a quanto costano gli affitti. Quello che uno guadagna deve darlo al padrone di casa.

Il Guardiano           Questo mondo è diventato... è diventato che uno non lo capisce più.

(Se ne va con la sua pila. Paolo si alza, si stira e non resiste alla tentazione di spruzzarsi ancora con l'acqua del ba­rile. Fischietta soddisfatto. Intanto Eletta e Angela escono dalla porta di destra. Sono giovani e graziose. La prima è vestita di scuro ed ha un visetto triste, la seconda porta con semplicità un vivace abito di cotone).

Paolo             (vedendole si nasconde dietro al barile e quando loro gli passano davanti)  Pss! Pss! 

(Angela ed Elena si guardano attorno sorprese. Paolo ripete il giuoco).

Mirella           (che è apparsa sul balcone a curiosare)  Non fate caso. È quello scemo di Paolo. Guardate­lo là, s'è nascosto dietro il barile.

Paolo             (è rimasto male. Esce fuori quasi mortificato)  Volevo farvi uno scherzo... Dove andate?

Angela          A far due passi.

Paolo            A quest'ora i bambini sono a nanna.

Angela          E, allora, tu che fai alzato?

Paolo            Non riesco a dormire.

Angela          Cos'è? L'amore?

Paolo            ...è il caldo. (Ride) E pensare che una volta si stava così bene, qui, d'estate. C'erano alberi, verde... Ora con tutto questo cemento che ci hanno messo attorno, manca l'aria... si soffoca. Sentiste camera mia, pare un forno crematorio.

Angela           (scherzosa)  Mettiti l'aria condizionata.

Paolo            Bisogna che ci pensi. E voi, com'è che non siete in villeggiatura?

Angela           (lautamente leziosa)  Ti dirò: al mare si diventa nervose, la montagna dà malinconia, in campagna ci sono le mosche... Meglio restarsene in città, no?

Paolo            Giusto. La gente se n'è andata via tutta. Le strade sono deserte, pare di essere noi i padroni. Se non facesse così caldo... sarebbe una vera pacchia.

Angela          Una volta di questi giorni tagliavamo la corda tutti insieme...

Paolo            Possiamo farlo, domani. Una bella gita in campagna. Io ci sto. Se non approfittiamo di queste occasioni. Poi ci ringrana il lavoro e addio.

Angela           (alludendo a Elena)  Diglielo a lei.

Paolo            Eppure farebbe bene anche a te, Elena, un po' d'aria buona.

Elena             Non ne ho voglia, lo sai. Non mi muovo più, io.

Paolo            Tutto l'anno nel retro di un negozio...

Angela          Io mi sono stancata di ripeterglielo.

Elena             Sto bene soltanto quando sono in casa, tranquilla.

Paolo            Tranquilla? A tormentarti.

Angela          Anche adesso l'ho trovata con la testa tra le mani, seduta davanti alla fotografia. Ed era lì, così, da chissà quanto tempo. E ho dovuto quasi litigare per convincerla a venir fuori.

Paolo            Ma che ci guadagni a ridurti così? Se penso a te, mi sento una spina dentro. Devi metterti il cuore in pace anche tu. Siamo tutti qui pronti ad aiutarti... Distrarti ti farebbe bene. Se andassimo a fare una gita, per esempio...

Elena             Voi non potete capire quello che sento io...

Angela          Sono settimane che le dico: passiamoceli fuori questi due giorni. Sono capitati bene, quest'an­no, con la domenica di mezzo. Respirare aria buona è un bisogno per i polmoni. Pensare alla salute è un dovere. Macché, non c'è stato verso.

Paolo            La villeggiatura dovrebbero metterla ob­bligatoria per tutti. Al posto del servizio militare.

Mirella          (entusiasta)  Bravo, questa è un'idea.

Paolo             (senza alzare gli occhi, maligno)  Dai diciott'anni in su.

Mirella           (scatta)  Perché? Cosa  si  è sotto ai diciott’anni? Bestie?

Paolo            Mosche: insetti noiosi.

La Zia             (di dentro)  Mirella? Mirella? Non vieni a letto?

Mirella           (sbuffa)  Ci risiamo. Non dorme ancora. (Urla) Eccomi, zia. Vengo! (Non si muove).

Angela          Non vorrei essere al posto di tua zia, Mirella.

Mirella          Lo credo bene. Avresti cinquant'anni di  più.  

(Paolo riprende ad immergere le braccia nell'acqua con evidente sollievo).

Angela          Che fai? Sei matto?

Paolo            È un bisogno che sento. Figurati che ieri ero andato a mettere la tappezzeria in un bell'ap­partamento del centro, quando ho sentito accanto, nello stanzino del bagno, l'acqua scrosciare e la pa­drona muoversi dentro la vasca. Non mi crederete: ho dovuto scendere dalla scala perché mi girava la testa. Sarà stato il caldo, non so...

Mirella          ...o la padrona? (Ride).

Paolo            Macché, quella era un'acciughetta rinsec­chita che non dava nessuna voglia. È che lavorare a quaranta all'ombra, mica è uno scherzo.

Angela          E, poi, combinati come siamo... Tor­nando a casa, non possiamo nemmeno farci  una doccia.

Paolo            Io vengo a farmela qui fuori. Metto in mostra le mie bellezze. Ma voi non potete fare al­trettanto.

Mirella          Tu ci avresti gusto, eh?

Paolo            Sentite la musica? Al Giardinetto ballano ancora. Ci state? M'infilo una camicia e andiamo a fare quattro salti.

Mirella          Eccolo, il vigliacchissimo. Un momen­to fa, a me che gliel'ho proposto ha detto di no e ora...

Paolo            Tu piantala che sei ragazzina.

Mirella          Col fisico che ho? Poveretto, si vede proprio che hai le orecchie tappate se non senti quello che mi gridano dietro i ragazzi quando passo per la strada! Allora, si va a ballare?

Elena             Lo sai,  Paolo, che non  vado dove c'è gente.

Mirella          Uh, Elena, che piaga sei diventata!

Angela          Andiamo a far due passi e torniamo a casa subito.

Mirella          Mi volete con voi?

Angela          E se poi tua zia si sveglia e non ti trova in casa?

Mirella          Ma se mia zia sta russando...

Angela          Allora... sbrigati.

La Zia             (di dentro)  Mirella? Mirella?

Mirella           (sbuffa)  Sono qui, zia. (Entrando in casa)  a cos'hai, stanotte, che non dormi?

Angela           (grida a Mirella)  Stai buona, non farla disperare. Ti portiamo il gelato.

Paolo            A me niente gelato?

Angela          Se vuoi... puoi accompagnarci.

Elena              (pronta)  No, lascialo stare, Paolo. Ha sonno. Torniamo subito. (Si avvia).

Paolo             (è rimasto viale)  Come vuoi, Elena.

Angela          Arrivederci,  Paolo.  

(Esce con Elena.

Paolo con un salto rientra in casa dalla finestra. Lo si vedrà muoversi per la stanza).

Mirella           (s'affaccia al balcone, cerca Paolo e non lo  vede più)  Paolo, dove sei?

Paolo             (dalla finestra)  In casa.

Mirella          Fatti vedere. Hai sentito? Con la sto­ria del gelato mi hanno piantato in asso anche loro. (Pausa) Siamo rimasti soltanto noi due in casa sta­notte.

Paolo            Noi e... tua zia.

Mirella          I più cretini.

Paolo            Grazie.

Mirella          Avrebbero potuto lasciar partire anche me, no? Con la famiglia di Michele o con i Petrucci, quelli della baracca, che se ne sono andati al mare in millecento. No, invece, a casa con la zia. Ac­cidenti!

Paolo             (siede sul davanzale della finestra)  Il mar­mocchio di Mariuccia sveglierà un altro, questa notte, e io potrò dormire in pace. Non so come fac­cia quello a essere così puntuale. Comincia a stril­lare alle tre in punto. Come un orologio.

Mirella          Stanotte sarà il caldo che non ti la­scerà dormire.

Paolo            ...o il silenzio. (Mirella si rimette a canta­re). E piantala!

Mirella          Se fossi ricca, mi comprerei questa casa e la farei saltare in aria con rutti quelli che ci stan­no dentro. Te compreso.

Paolo            Fatica inutile. La casa salterà in aria lo stesso. Ha le ore contate.

Mirella          Ci ho gusto. Tanto mio padre è nella lista per gli appartamenti nuovi.

Paolo            Campa, cavallo, allora...  Hai voglia di aspettare.

Mirella          Se si trova la maniera...

(Il guardiano entra in scena).

Paolo            Tutto a posto, capo?

Il  Guardiano          Pare di sì.

Paolo            Se qualcosa non va, fatemi un fischio: vengo giù io a darvi una mano.

Il Guardiano           Bisognerebbe stare in piedi tutta la notte. Perché se fai tanto di dormire... ti fregano in quel momento. Il mondo non cambia mai.

Mirella           (pettegola)  Però va avanti.

Il Guardiano            (di rimando)  Ma vedremo dove andrà a finire.

Mirella           (c. s.)  Lo lascerete sempre meglio di come l'avete trovato.

Il Guardiano           Sì e se scoppia l'atomica?

Mirella          Menagramo! (Ride).

Paolo            E così, capo, lo passate in baracca, il ferragosto?

Il Guardiano           Ferragosto lo faccio sempre d'in­verno io, quando non lavoro. Per me l'estate è pane.

Paolo            Allora, per mandare giù il pane ci vuole un bicchiere di vino. Posso offrire?

Il Guardiano           Accetto. Specie se è fresco.

Paolo            Tengo la bottiglia sotto il rubinetto, nel lavandino.

(Sparisce dalla finestra e torna subito dopo con una bottiglia e dei bicchieri. Pinuccia, una vecchia sui settant'anni, esce dalla casetta di sini­stra. È vestita di nero e porta al braccio una borsa di stoffa. Si ferma davanti alla porta e guarda so­spettosa il guardiano).

Mirella           (intanto fa conversazione col guardiano che appena l'ascolta)  Mia sorella Adriana aspetta un bambino. I miei sono andati da lei e mi hanno lasciata sola. Sono così giù di giri! Ci contavo tanto su questo ferragosto...

Il Guardiano            Non te la prendere, sono cose che capitano. (A Paolo, dopo aver bevuto) Buono. Ha un amaro... Ed è fresco.

Paolo            Vedete cosa vuoi dire avere il bar in ef­ficienza?

Pinuccia         (andando ad affrontare il guardiano) Senta: si ricordi che con me è inutile fare storie. Anche se casca il mondo, di qui non mi muovo.

Il Guardiano           Per me può starci quanto vuole.

Pinuccia        Sissignore. E ci sto. So benissimo quali siano le vostre intenzioni. Ma ricordatevi che sono vecchia, sono dura. Non ce la farete a buttarmi fuori come avete fatto con tutti gli altri.

Paolo            Pinuccia, ma non la cambia la sua casa con un bell'appartamento nuovo nuovo?

Pinuccia        Quando cambierò sarà per il camposanto. Finché sono viva, casa mia è questa. Qui sono e qui resto.

Il Guardiano           Non si arrabbi. Ci perde in sa­lute.

Pinuccia        Se ne sono viste troppe da queste parti. Ma io sto con gli occhi aperti ed è inutile che tentino di combinarmi imbrogli. Sono disposta a tutto. Anche ad andare dal Vescovo se ce ne sarà bisogno.

Il Guardiano           Guardi che io non c'entro. Sono il guardiano. Bisogna che le faccia sentire ai pa­droni, le sue ragioni.

Paolo            Buona, Pinuccia, non si arrabbi.  Beva con me un bicchiere di vino.

Pinuccia        Accetto.

Il Guardiano            (a Paolo)  Be', grazie. (A tutti) Buonanotte.

Paolo            Buonanotte.

Mirella          Buon riposo.

Pinuccia         (beve d'un fiato il vino che Paolo le ha offerto)  Quello crede che scherzi. Ma dal Vesco­vo ci vado sul serio.

Paolo            Adesso?

(Mirella scoppia a ridere).

Pinuccia         (seria)  Adesso no, è troppo tardi.

Paolo            E dove se ne va mai a quest'ora? Si dà alla vita notturna?

Pinuccia        La notte io dormo poco. Adesso vado dalla Bianchina del ponte che sta per partorire.

Mirella          Anche lei? Si vede che quest'anno va di moda ferragosto...

Pinuccia        Perché?

Mirella          Anche mia sorella è lì lì per avere un bambino. Con questo caldo, bel divertimento...

Paolo            Non sono molto pratico di queste cose, ma non credo che sia questa la stagione migliore...

Pinuccia        Certo che non lo è. Bisogna proprio dire che la Bianchina del ponte non è fortunata. Già ha tutta la gente contro. Hanno cercato di af­fogarla due volte.

Mirella          Perché è incinta? Accidenti!

Paolo            Cos'è? Son saraceni?

Pinuccia        La gente ha il cuore duro. Se non ci fossi stata io a quest'ora sarebbe morta di fame.

Paolo            E chi le ha combinato il guaio non l'aiuta?

Pinuccia        Oh,  quello...   Robusto,  ben  nutrito com'è, dorme sul morbido e della Bianchina nem­meno si ricorda.

Mirella          Sembra impossibile, tutti uguali, a que­sto mondo.

Pinuccia        E pensare che, prima, era sempre lì che non le dava pace. Faceva certi versi, tra i ce­spugli, come se stesse per morire e se lei veniva fuori le era addosso.  Poi, chi s'è visto, s'è visto. Proprio come fanno gli uomini.

Mirella          Perché? Non è un uomo? Cos'è, allora?

Pinuccia        Un gatto: un bestione. E la Bianchi­na una povera bestia, giovane e mal nutrita.

Mirella          Ma lei, Pinuccia, parla di gatti come di cristiani...

Pinuccia        Sono creature anche loro. Creature vive come me e te.

Paolo            Il fatto è che per lei i gatti sono...

Pinuccia        Sono... Sono... Che la gente si occupa di me? Sola sono e sola mi lascia. Chi mi tiene compagnia? Nessuno. Solo i gatti.

Paolo            Ma i gatti...

Pinuccia         (tagliando corto)  I gatti, sissignore. E mi fanno sempre festa, festa sincera. Quelli del ponte, per esempio. Passa gente, scappano via. Ma come vedono me, mi corrono incontro, strofinandosi, saltandomi addosso, leccandomi le mani. E io mi siedo lì, tra di loro e mi sento contenta perché non sono più sola, ma in mezzo a delle creature, che mi vogliono bene e miagolano di piacere perché stanno con me.

Paolo             (ammiccando a Mirella)  Ma lei li capisce i gatti, quando miagolano?

Pinuccia        E perché non li dovrei capire?

Mirella          Che si dicono?

Pinuccia        Cosa vuoi che si dicano? Dicono che sono contenti o che non lo sono. E si lamentano, gio­cano, scherzano, come facciamo noi. E ognuno ha il suo carattere. Come cristiani. Il Rosso, per esem­pio, è orgoglioso come un militare e, se sto a guar­darlo, non mangia. Il Grigio, invece, sembra un te­nore e bisogna fargli un sacco di complimenti per farselo amico. E ce n'è un altro bianco e nero che è sempre innamorato e... (Vedendo che Mirella non trattiene il riso)  Ma con voi che non capite, è inu­tile perdere tempo a parlare. Paolo Un altro bicchiere di vino, Pinuccia?

Pinuccia        Lo berrei per golosità, non per sete. Grazie ed arriderci.

Paolo            E che cosa porta a Bianchina in quella borsa? Cuffiette e pannolini?

Pinuccia        Le porto qualche straccio caldo, di lana, e un po' di latte, povera bestia.

Mirella          E, così, lei, ferragosto, lo passa coi gatti...

Pinuccia        Per me Ferragosto, Natale o Pasqua, cosa vuoi che siano? Giorni, giorni come gli altri. Le feste non esistono per chi è solo. (Esce).

Mirella          Madonna Santa! Quella fa la levatrice dei gatti.

Paolo            Impara, tu. Se qualche ragazzo ti ronza  attorno, ricordati di quello che è successo alla Bianchina.

Mirella          Se tutti gli uomini sono come te, non li corro, certi rischi.

Paolo            Oh, senti, senti... Perché io come sono?

Bruno            (entra in scena. È un ragazzo sui 27-28 anni. Indossa un paio di pantaloni di tela e una ca­micia colorata. A Paolo)  Già a casa, stanotte? Il diavolo si fa frate.

Mirella          Stavamo facendo due chiacchiere. E tuo fratello Renato?

Bruno             (non raccoglie)  E bravo, Paolo. Darti alle minorenni, ora.

Mirella          Mamma mia, quanto sei spiritoso. (Gli fa un palmo di lingua).

Bruno            Vieni giù, falle con me, le due chiacchie­re, adesso.

Paolo            Non mi va di rivestirmi, sono già in mutande.

Bruno            È buio, chi  ti vede?  Mirella mica si scandalizza.

Paolo            Passami una cicca che sono rimasto senza.

Bruno             (tira fuori un pacchetto di sigarette e glielo fa vedere)  Se ti va di fumare, scendi.

Paolo            Mi fai rivestire. Con questo caldo. E ti chiami amico. (Scompare dalla finestra).

Mirella          Bruno, sai che Adriana sta per avere un bambino? I miei sono andati da lei e io sono rimasta sola in casa con mia zia. Pensa un po': se l'avessi sposata tu, Adriana, a quest'ora saresti lì lì per diventar papà. Non ti piacerebbe? Antonino Pizzi che è più giovane di te, di figli ne ha già una mezza dozzina.

Bruno            Perché non t'impicci dei fatti tuoi, Mirella?

Mirella          Sei lì, grande e grosso, e non servi a nessuno. Quando ti decidi a sposarti Angela? Se non pensi adesso a formarti una famiglia, invecchi e addio.

Bruno            Vattene a letto, Mirella.

Mirella          Non ho sonno.

Bruno            Dormi, ché devi crescere.

Mirella          Che potesse crescere a te il naso, acci­denti, e le orecchie come agli asini. Begli uomini ci stanno, in questa casa. Ora capisco perché non vi sposate. Non ci sapete fare con le donne. (Con finta indifferenza) Dimmi un po' che notizie hai di Renato?

Bruno            Perché?

Mirella          È da un pezzo che non si fa vedere da queste parti. Dov'è andato per ferragosto?

Bruno            Che ne so? Al mare.

Mirella          Da solo?

Bruno            Cos'è, Mirella? M'hai preso per il gaz­zettino d'informazioni?

Mirella          Mamma mia come sei antipatico. Come rutti quelli che stanno qui. Uno ce n'era di simpa­tico e se n'è andato: tuo fratello Renato.

Paolo             (salta in scena dalla finestra. S'è rimesso i pantaloni)  Eccomi! (Alludendo a Mirella) Con chi ce l'ha, ora, quella?

Bruno            Se fai caso alle ragazzine, stai fresco!

(Mirella si ritira seccata).

Paolo             (a Bruno)  Da dove vieni?

Bruno            Dal Giardinetto.

Paolo            C'era gente?

Bruno            Poca. La cicciona che piace a te ballava un caporale. Saltava e sudava come una cavalla.

Paolo            Tu non hai ballato?

Bruno            Con questo caldo?

Paolo            Ma mi dài da fumare sì o no? (Prende il pacchetto di mano a Bruno e si accende una sigaretta).

Bruno            C'erano anche Mario, Tito, Gigi... Ho fatto la proposta di andare a fare quattro bracciate insieme. Macché, non si sono mossi. Tutti molluschi son diventati.

Paolo            Molluschi che non amano l'acqua. (Ride).

Bruno            Non cercavano nemmeno donne. Se ne stavano lì, come salami.

Paolo            Perché, tu che facevi?

Bruno            Per me è diverso. Io, qui, non ci so più stare. Non ce la faccio più.

Paolo            Ci siamo. Dovevo immaginarmelo che, se mi facevi scendere, era per mettere il disco del Brasile.

Bruno            Certo che avrei dovuto decidermi qual­che anno fa. A quest'ora sarei a posto. Quelli sono paesi giovani, dove, per chi lavora, ci sono soldi e rispetto. Mentre qui siamo troppi, caro mio, siamo troppi. Uno sull'altro, come mattoni.

Paolo            Piantala, che tutto il mondo è paese.

Bruno            Intanto Giovanni... te Io ricordi, Giovanni andava in giro col carrettino dei ge­lati, in Brasile ha tre gelaterie, la macchina e il con­to corrente in banca. Bisogna avere coraggio e but­tarsi, se si vuole riuscire.

Paolo            Quello ha avuto fortuna. E poi sa fare i gelati. Tu li sai fare? Col tornio, i milioni non si fanno in nessuna parte del mondo. Non capisco cosa ti sia preso da un po' di tempo a questa parte. Prima eri contento e soddisfatto. Poi, da quando ti sei messo nella zucca di andartene, ti tormenti e ti lamenti per tutto. E dire che se c'è uno a cui non manca niente, sei tu. Hai salute, lavoro, una bella ragazza che ti vuol bene...

Bruno            E, secondo te, dovrei sposarmela e tirare avanti a strappo e singhiozzo tutta la vita? Va' là, che è una bella prospettiva.

Paolo            Vorrei essere io al tuo posto. Se Elena mi volesse bene...

Bruno            Beato te che ti accontenti. Io, no. Ma che vita è stata la mia? Cos'ho goduto? È dall'età di dieci anni che sgobbo. Renato l'ho mantenuto io, l'ho fatto studiare, gli ho dato anche un diploma. Ho sempre pensato agli altri. E che cos'ho di mio? Niente. Mi alzo alla mattina alle sei, passo la gior­nata in fabbrica e poi, la sera, stanco morto, il ci­nema o una ragazza che finiscono per stordirmi del tutto e a letto, perché il giorno dopo ricomincia la musica.

Paolo            Se ti sposassi, la tua vita cambierebbe.

Bruno            Sì, proprio stasera parlavo con Mario. S'è sposato per amore, lui. E adesso ha quattro figli da mantenere e la moglie che è diventata grassa come una botte. Se è a questo che un uomo deve arrivare...

Paolo            Volersi bene è quello che conta. Volersi bene e non essere soli.

Bruno            ... e sperare di vincere al totocalcio come fai tu. No, caro mio, viviamo una volta sola, perché bruciarla, la vita? Il tempo passa. Non ti accorgi che stiamo già invecchiando? Se ne va così in fretta, il tempo, che quando ci penso... mi viene la pelle d'oca. Ma se si beve un bicchiere insieme ed è già un altro giorno!

Paolo            E perché te la prendi?

Bruno            Pensa a Franco. Aveva la nostra età. La disgrazia che è toccata a lui, poteva capitare a me o a te. E vivere a che gli è servito? Se n'è stato ventisei anni al mondo solo così... per crepare sotto un camion.

Paolo            Almeno ha lasciato qualcuno che lo piange.

Bruno            Elena.

Paolo            Se una ragazza ti piange vuoi dire che non sei vissuto per niente.

Bruno            E, allora, impiccati, se questo ti fa pia­cere.

Paolo            No. Elena ne piange un altro. (Ride, amaro).

Bruno            Ridici sopra, anche.

Paolo            La vita è questa, complicarcela non serve.

Bruno            Se penso che una volta si era così pieni d'entusiasmo. Chi c'era più in gamba di noi nel quartiere? E ci bastava nuotare, parlare di donne, fare i matti in compagnia per sentirci contenti.

Paolo            Io non mi sento affatto cambiato.

Bruno            Perché affondi. E rimbambisci. Ti basta andare al cinema, vederti la « tele » la sera in un bar, dare un pizzicotto a quella cicciona di Maria per sentirti contento... Il cervello non ti serve più. Mangi, dormi e basta. Come una bestia.

Paolo            Una bestia fa anche a meno del cinema. Io, come bestia, allora, sono intelligente. (Ride).

Bruno            Come faccia, poi, a ridere sempre...

Paolo            Cosa ti credi? Che anch'io non abbia dei guai? Ma cerco di non pensarci. Il mio sistema è questo.

Bruno             (si alza e cammina guardando verso il fondo della scena)  E farci seppellire da tutto quel ce­mento... Una volta, di qui, almeno, si vedevano le colline. A due passi da casa nostra si faceva l'amore nei prati...

Paolo            Ora, bisogna fare dei chilometri, invece.

Bruno            Certo che siamo scemi. Due fusti come noi, guarda come passiamo il ferragosto!

Paolo            Gli altri anni non ci sarebbe capitato. Una ragazza bene o male ce la saremmo rimediata.

Bruno            Franco, poveretto, puntava un dito e di­ceva: quella! E noi sotto. Un attimo ed era fatta.

Paolo            Poco da dire: i leoni del quartiere era­vamo noi.

Bruno             (dopo una pausa)  E quando qui demo­liranno dove te ne andrai?

Paolo            Uff, ma proprio stasera devo pensarci? (Pausa) Ma tu, stasera, che hai?

Bruno            Cosa vuoi che abbia?

Paolo            Di solito non sei così giù di morale...

Bruno            Ho il pensiero di Renato, lo sai.

Paolo            Perché?

Bruno            Non si fa vivo. Sono giorni che non ho notizie.

Paolo             Sarà andato fuori con qualche bella fi­gliola.

Bruno            Non so cos'abbia quel ragazzo. Ho messo la pelle sul bastone per lui. E a che mi è servito? A niente.

Paolo            Cos'ha? Qualche altra mania?

Bruno            E chi lo sa? Credevo di averlo sistemato e invece mi mette in croce. Ha un buon lavoro, no? Guadagna bene. Ed ho fatto tanto per farglielo ot­tenere. E lui ha quasi del rancore verso di me... E se pianta tutto un'altra volta, non lo riprendono di certo.

Paolo            A quello non gli va di starsene in un ufficio.

Bruno            Ma cosa vuol fare? Non le ha tentate tutte? S'è messo a suonare la chitarra, voleva can­tare alla radio. Ha fatto la comparsa nel cine... s'è rotto un braccio correndo in motocicletta... Ad un certo punto dovevo pure fermarlo io. Se ho sudato per dargli un diploma, cerchi di guadagnarsi la vita con quello.

Paolo            Vi siete litigati, l'ultima volta?

Bruno            Sono quindici giorni che nemmeno mi telefona...

(A Mirella che da qualche momento è apparsa sul balcone) Tu cosa vuoi?

Mirella           Che ora è?

Bruno            Mezzanotte e venti.

Mirella          Accidenti, non passa più, stanotte, il tempo. Parlavate di Renato?

Paolo            Vattene a letto. Non startene lì affac­ciata. Cos'hai da guardare?

Mirella          Il paesaggio. Immagino che lì ci sia il mare, là gli scogli e che voi siate in acqua ad af­fogare.

Paolo            Che caratterino, la piccola!

Mirella          Piccola un  corno.  Sono uno e ses­santa.

(Si sente un ronzio di un aereo).

Bruno            Ecco, questa è l'ora degli aerei.  A te, Paolo, non piacerebbe volare?

Mirella          Per uno come lui che sta tutto il giorno in aria, su di una scala, a tappezzare, volare non dev'essere una grande emozione...

(Ridono. Ora tutti tre guardano in alto).

Bruno            E quelli, affondati in una poltrona, se ne volano verso un altro continente. Certo per loro la vita non è un tram affollato che si prende di corsa, col caffelatte in gola.

Angela           (entrando con Elena. Tiene in mano un cono gelato)  Presto, Mirella, il gelato si squaglia.

Mirella          Eccomi. (Sparisce dal balcone).

Paolo             (ad Angela e ad Elena)  Sedete qui con noi a far quattro chiacchiere.

Elena             Ma è tardi.

Paolo            Uh, domani ne avete, di tempo, per dor­mire.

Mirella           (entra in scena e prendendo il cono ge­lato dalle numi di Angela)  Grazie. (Siede in un angolo e lo lecca golosa).

Bruno            Che afa. Non uno spiffero di vento.

Paolo            Bisogna godercele, queste serate. L'estate fa così presto ad andarsene. Basta che piova una volta e, addio, è già autunno.

Angela          Vorrei che ce lo lasciassero ancora pas­sare in questa casa, l'inverno.

Bruno             (lontano)  In Brasile non fa mai freddo.

Elena             Quest'anno non vorrei vederlo l'autunno.

Mirella          Perché? È una bella stagione. Si man­gia l'uva.

Elena             In settembre dovevo sposare Franco...

Paolo            Su, Elena, su...

Angela          Non ci devi pensare.

Elena             Come faccio? Ci sono certi momenti... Franco mi viene in mente così all'improvviso che non ho nemmeno il tempo di pensare. Mi dico sta­sera lo vedo, stasera usciamo insieme...

Mirella          Anche la signora Clara nella sua ru­brica « Ditemi le vostre pene » a una ragazza che...

Paolo            Stai zitta, Mirella.

Mirella          E che ho detto? (Continua a succhiare il gelato, offesa).

Elena             Non è facile rassegnarsi. Una vedova al­meno ha vissuto con suo marito delle ore impor­tanti. A me che ricordo è rimasto di Franco? Delle parole. Troppo poco per riempirmi la vita.

Angela          La morte, almeno, è una cosa vera, reale. Si guarda in faccia, la morte, e ci devi credere. Un morto non  si  risuscita.  Ma  quando un  uomo lo perdi senza saperne il perché... È davanti a te che parla e ride, ma tu per lui non esisti più.

Bruno            Canti per me, Angela?

Angela          Non canto, parlo. Dico quello che penso.

Bruno            Per voi donne non esiste che l'amore.

Mirella          Bravo, furbo. E senza l'amore la vita cos'è?

Bruno            Tu mangia il gelato e sta' zitta.

Mirella           (sbuffa)  Uff, ma se non si può nem­meno parlare... Il più furbo è Renato. Chissà a quest'ora dov'è!

Elena              Con Franco, le sere come questa, anda-vamo al fiume, sotto gli alberi. Pareva quasi d'es­sere in campagna.

Paolo            Però, porco mondo. Come prende ogni tanto la voglia di verde. All'improvviso, così, come di un bicchiere di vino. Ma in campagna non le tappezzeranno, le case? Io ci andrei in picchiata, mi dessero da mangiare e dormire e potessi passeggiare nei campi, quando ho finito.

Mirella          E io che me ne dovevo andare al mare, oggi...

Bruno            C'è chi ci passa dei mesi, al mare, altro che andarci per un giorno. Bruciarsi la pelle solo a ferragosto è da cretini.

Mirella            Se ti metti un po' d'olio di noce mica te la bruci la pelle.

Elena             L'anno scorso c'eravamo andati con Fran­co, ricordate? C'era un mare fermo, verde...

Mirella          Io sogno di poter dormire una notte in una stanza sul mare. Aprire la finestra al mattino e vedermelo davanti, respirarne l'odore...

Angela          Io ed Elena avevamo proprio una stanza sul mare, l'anno scorso.

Elena              (cupa)  E Franco dormiva nell'altra stanza. E l'ho lasciato dormire solo.

Mirella          Che gusto! Se non approfitti di certe occasioni...

Angela          Basta, Mirella. Vai a letto. Fila!

Mirella          Ma cos'ho detto, diavolo! Possibile che non ne azzecchi mai una? Cerco di tirare un po' su il morale a tutti. Mi sembrate in un mortorio. Vec­chi bacucchi, siete, coperti di muffa. Vecchio per vecchio, allora, preferisco mia zia. (Entra in casa fiera ed offesa).

Angela          Vorrei parlarti, Bruno.

Paolo            Lasciamoli, Elena:  andiamo a far due passi.

Elena             Vado a dormire, è tardi.

Angela          Vai con Paolo, ti raggiungo subito.

(Paolo prende sottobraccio Elena ed esce con lei).

Bruno            Che c'è ancora, Angela?

Angela          Allora... sei proprio deciso ad andartene?

Bruno            Te l'ho detto, no?

Angela          Hai pensato bene a quello che fai? Commetti una sciocchezza. Ormai la tua vita è fatta, qui...

Bruno            Ti sei messa in testa di convincermi a restare, ora?

Angela          Non parlo per me, né per tutto quello che abbiamo avuto insieme, ma è per te che mi preoccupo. Cosa credi di trovare in America?

Bruno            Non lo so.

Angela          Certe volte, dopo un abbraccio, rimanevi disteso sul letto guardando il soffitto. E parlavi di terre sconosciute, di isole, di mari lontani. Ma come io ti abbracciavo, non pensavi più a niente. Eri felice con me, il resto non contava. Erano sogni, favole... Perché ora hai deciso di partire?

Bruno            Te l'ho detto. Angela. Qui non ci so stare più.

Angela          Portami con te, allora.

Bruno            No, Angela. T'immagini Cristoforo Co­lombo che va a scoprire l'America con una ragazza?

Angela          Tu non sei Cristoforo Colombo.

Bruno            Ma quando si parte come parto io si va sempre a scoprire l'America.

Angela          Scappi perché hai paura.

Bruno            Paura? E di che cosa?

Angela          Di accettare la tua vita così com'è. Ma non risolvi nulla scappando.

Bruno            Angela, che ne sai tu?

Angela          Non parlo per trattenerti, non parlo perché ti voglio bene. Non riesco a rassegnarmi a vederti partire. Pensaci ancora prima di decidere. La tua vita è qui, te la sei già costruita.

Bruno            Sono successe troppe cose, qui, ormai...

Angela          Per te nulla è cambiato.

Bruno            Lo so, ma non riesco a fare a meno di pensare...

Angela          A che cosa?

Bruno            È difficile spiegarti. Ecco, vedi... Mio padre è morto. Chi pensa più a lui? Ed era mio padre. Il padre di mio padre. Chi era? E la vecchia Agnese che mi ha allevato da ragazzo? E Franco? Ho bevuto insieme con Franco, poche ore prima della disgrazia. E abbiamo parlato di cose serie, im­portanti... dell'avvenire. E, ora, Franco non c'è più, ci dimenticheremo tutti di lui... come se non fosse mai esistito...

Angela          E con questo cosa vuoi dire?

Bruno            Che siamo delle formiche, Angela... delle piccole formiche che corrono in fila, una dietro l'altra. Ne schiacci dieci, cento, mille e subito la fila si ricompone e le formiche continuano a correre, correre avanti, solo per farsi schiacciare. Per questo me ne voglio andare. Perché mi ribello. Esco dalla fila. Prima di essere schiacciato voglio vivere. E potrei volerti bene cento volte di più e me ne andrei lo  stesso. Perché ho deciso così.

Angela           (dopo una lunga pausa)  E per andar­tene rinunceresti a un figlio tuo?

Bruno            Sarebbe solo un'altra  piccola  formica, Angela.

Angela          Ma se questa è la nostra natura a che serve ribellarci? (Bruno alza le spalle e guarda lon­tano).

Mirella           (comparendo sul ballatoio)  Allora... hanno rifatto la pace gli innamorati? (Silenzio)

Ehi, dico a voi...

(Angela senza parlare esce verso la strada. Bruno, dopo un attimo di esitazione, la se­gue. Mirella scuote il capo)

L'amore...

(Si rimette a cantare, ma questa volta una dolce canzone ro­mantica).

Il Guardiano            (affacciandosi al finestrino)  Sss!

Mirella           Che fastidio vi dò se canto?

Il Guardiano           E smettila.  (Sparisce dal fine­strino).

(Mirella smette di cantare. Recita piano le parole della canzone. Pinuccia entra in scena e si dirige verso la sua casetta).

Mirella          Pss! Pss! Pinuccia? Sono nati?

Pinuccia        Sì. Cinque.

Mirella          Cinque? Accidenti!

(Il motore di una motocicletta che si avvicina. Mirella si fa attenta e guarda in quella direzione. Poi piena di gioia e festosa)

Renato? Renato?

(Renato entra in scena su una grossa motocicletta rossa. È un ragazzo sui venti-ventidue anni. La sua entrata in scena è ru­morosissima. Non risponde a Mirella e va a fermare la stia motocicletta davanti alla finestra di Bruno).

Mirella           (allegra)  Salve, Renato! Finalmente! Da un po' non ti facevi vedere! Come va la vita?

Renato           (asciutto)  Non c'è Bruno?

Mirella          È uscito con Angela. Ma non tarda a tornare.

(Renato accende una sigaretta, intanto guarda la moto. Con un fazzoletto la spolvera amo­rosamente)

Non mi dici niente? Sai che sono sola in casa, con la zia? I miei sono andati da Adriana che aspetta il maschio. Pensa che rabbia. E io che ci contavo proprio d'andare al mare... E tu? Niente villeggiatura?

(Silenzio)

E cos'è? Hai paura di guardarmi?

(Silenzio)

Ho tante di quelle cose da raccontarti... Non vuoi che scenda a far due chiacchiere e tenerti compagnia fino a quando torna Bruno?

Renato           (secco)  No.

Mirella          Scusa, come hai detto?

Renato          Ho detto: no!

Mirella           Accidenti! Ma lo sai che sei un bel villano?

La Zia             (di dentro)  Mirella? Mirella?

Mirella          Mamma mia, e quella s'è svegliata un'altra volta. (Con stizza)  Se il mondo prendesse fuoco e per spegnerlo bastasse un bicchier d'acqua, non muoverei un dito e lo lascerei bruciare.

(Rientra in casa con rabbia. Renato col fazzoletto continua a togliere la polvere dalla motocicletta mentre cala la tela).

ATTO  SECONDO

(La stessa scena. Qualche minuto dopo, Renato s'avvicina alla motocicletta e la mette in moto. Ne varia l'intensità fino a mettere il motore al massimo. Pare che non senta il fracasso infernale che sta fa­cendo e guarda la macchina assorto, come un inna­morato).

Il Guardiano            (mette la testa fuori dal finestrino della sua baracca. Furibondo)  Ehi, ma che dia­volo state combinando?

Renato           (fa un segno che non capisce. Diminuisce l'intensità del motore)  Eh?

Il Guardiano           Volete lasciar dormire?

Renato           (candido)  Io?

Il Guardiano           È l'una di notte.

(Mirella mette la testa fuori dal balconcino, divertita e subito si ritira).

Renato          E chi vi dice niente?

Il Guardiano            (urlando)  La moto!

Renato          Beh?

Il Guardiano           Spegnete quel maledetto motore. Lasciateci dormire.

(Renato alza le spalle e sbuffa. Poi, lentamente, spegne il motore, sempre restando a guardare la motocicletta)

Al diavolo tutti, stanotte!

(Si ritira. Renato siede sulla sella della moto, mol­leggiandosi).

Mirella           (entra in scena, molto graziosa. Indossa un paio di pantaloncini corti da spiaggia ed una ca­micetta. Cammina eretta per la scena, avanti ed indietro, tenendo in equilibrio, sulla testa, un gros­so libro: non guarda Renato, sempre a cavalcioni della motocicletta, ma parla per lui)  

Sembra fa­cile, ma come esercizio è faticoso. Però non c'è di meglio per abituarsi a camminare col busto eretto e il passo elastico. Le ballerine americane fanno que­sto esercizio per due ore al giorno. E le indossatrici anche. Anch'io ho deciso di diventare indossatrice. Con i miei studi posso benissimo frequentare i corsi. Non sono mica molte le ragazze che hanno fatto la scuola media come me. Quando si riesce d'ingra­nare come « volante » i biglietti da mille fioccano. Dovrò fare dei sacrifici, ma non importa, nella vita basta sapere cosa si vuole. Io voglio diventare qual­cuno perché è giusto che sia così. (Con intenzione) Farà bella figura l'uomo che s'innamorerà di me. La gente s'accorgerà che non avrà scelto una cre­tina. Non ti pare? Io sono orgogliosa. Per conto mio mi accontenterei anche del lavoro che faccio, ma siccome in questo mondo per vivere bisogna essere in due, voglio essere degna dell'uomo che amerò.

(Guarda di sottecchi Renato che non sta badando a lei, ma con la testa tra le mani è assorto nei suoi pensieri. Gli va vicino e in una giravolta fa cadere il libro che ha sulla testa)

Acciderba!

(Per racco­glierlo si trova davanti a Renato, guardandolo seria) Renato? Che cosa hai? Non hai voglia di parlare, stanotte?

Renato          Non far domande, Mirella.

Mirella          Cos'è che non va? (Siede accanto a lui sulla motocicletta).

Renato          Niente.

Mirella          Ti dò fastidio? (Silenzio) Ho pensato tanto a te, oggi. Chissà dov'è andato a finire Renato, mi dicevo. (Con intenzione) Ti pensavo su di una spiaggia in compagnia di una bella ragazza...

(Renato si alza. È nervoso)

Nervoso? (Pausa) Di­spiaceri d'amore? Non te la prendere, sono cose che passano. Sai cos'ha risposto la signora Clara a un giovanotto che era stato piantato dalla sua ragazza? e Non piangere l'amore perduto, ma guardati attorno. L'amore può essere vicino a te più di quanto tu creda ». Una bella risposta, no?

(Silenzio. Renato passeggia nervoso)

Più niente cinema? No? Pec­cato. Eri bravissimo a fare la « folla »... Ma perché non ti mettevano mai in primo piano? Per ricono­scerti tra gli altri facevo una fatica... Dovevano es­sere degli stupidi, quei registi! Un bel ragazzo come te, invece di valorizzarlo...

Renato          Dov'è andato Bruno?

Mirella          Te l'ho detto. È uscito dietro ad Angela. Prima litigavano... Che scemi, litigare in una notte come questa. Io se avessi un ragazzo a cui voglio bene, vorrei passarla con lui, questa notte. Camminare insieme, sotto gli alberi, tenendoci per mano. Dev'essere bello. (Breve silenzio)  Tu che ne pensi?

Renato          Di che cosa?

Mirella          Dell'amore!

(Renato resta un attimo a guardarla, poi riprende a camminare)

Non m'hai mai portato a fare un giro in moto. M'hanno detto che vai come un dio, così forte che nemmeno le guardie riescono a prenderti il numero per farti la multa, è vero?

(Renato fa un mezzo sorriso)

Anch'io se fossi un uomo vorrei avere una moto come la tua.

Renato          Vado a cercare Bruno. Se intanto lui torna, digli che devo parlargli.

Pinuccia         (esce dalia sua casetta e siede sul gra­dino della porta. Brontola tra sé)  Con questa luna si vede meglio fuori che dentro.

Mirella           (delusa, a Renato)  Te ne vai?

Renato          Diglielo, ricordati. (Esce).

Mirella          Accidenti anche a te! (Con rabbia) Ma dove va a cercarlo? Non poteva starsene qui? (Cam­mina arrabbiata per la scena, dando calci a quello che trova. Poi si ferma accanto al bidone e giuoca con l'acqua).

Pinuccia        Con chi ce l'hai?  

(Mirella alza  le spalle. Siede sulla motocicletta. Accarezza il manu­brio, il serbatoio, con una grande voglia di pian­gere) 

Non hai sonno? Alla tua età io avrei dormito anche venti ore di seguito. Adesso che sono vecchia invece non dormo più. (Si alza e fa per uscire).

Mirella          Dove va, Pinuccia?

Pinuccia        Avevo un po' d'avanzi. Li porto alla Bianchina.

Mirella          Comincio a darle ragione. I gatti de­vono dare più soddisfazione degli uomini. Ci vuoi poco.

Pinuccia        Non è che diano più soddisfazioni. Ma se si è soli, i gatti fanno compagnia. Sono be­stie che capiscono.

Mirella          Ha visto che bella moto? È di Renato.

Pinuccia        Io li brucerei quegli affari lì che fan­no un chiasso di inferno. Se fossi io che comando, li proibirei tutti.

Mirella          A me piacerebbe, invece, guidare una moto.

Pinuccia        Forse perché ai miei tempi tutte quelle diavolerie non c'erano. Sono vecchia io.

Mirella          Quanti anni ha?

Pinuccia          Mia nonna diceva che dai settanta in su, tutti gli anni che vengono sono regalati. A me ne hanno già regalati cinque.

Mirella          Mi dica una cosa: con tutto il bene che vuole lei ai gatti, perché non se ne tiene uno in casa?

Pinuccia        Là dentro? (Indica la casa) Per i gatti ci vuole spazio, aria, per stare contenti. Sono bestie intelligenti, loro. Non stupide come noi che ci adat­tiamo a tutto. (Si avvia).

Mirella          Posso venire con lei a vedere i figli della Bianchina?

Pinuccia        No, tu le metti paura.

Mirella          Mi lasci venire, farò piano, neppure s'accorgeranno di me. Non posso dormire, stasera.

Pinuccia        Come mai?

Mirella           Non  le è mai  capitato di aspettare tanto qualcosa... e poi, questa cosa succede, ma tutta diversa da come uno se l'è immaginata?

Pinuccia         Capita sempre così, Mirella.

Mirella          Ma non dovrebbe, non dovrebbe...

(Si avvia con Pinuccia. Elena ed Angela avanzano dal fondo).

Angela           (vedendo Mirella)  Dove vai, tu?

Mirella          Faccio due passi con Pinuccia e torno.

Angela          E tua zia?

Mirella          Se Dio vuole s'è addormentata.

Angela          Torna presto, Mirella.

(Mirella esce con Pinuccia).

Elena             Non vuoi che saliamo da me?

Angela          No, da te fa troppo caldo. Sediamoci qui. 

(Siedono sotto l'albero)

Capisci, allora, come mi sento?

Elena             Lo so, non è una situazione facile la tua.

Angela          Avrei dovuto trovare il coraggio di dirgli così, semplicemente:  aspetto un bambino. Ma in quel momento sembrava che glielo dicessi per trat­tenerlo e impedirgli di andarsene. Non voglio che rinunci a partire perché ha pietà di me.

Elena             Avresti dovuto farglielo capire però...

Angela          Pensavo che vedendomi, l'avrebbe in­dovinato... E, poi, in queste condizioni, come puoi dire a un uomo che aspetti un figlio? Sono successe troppe cose... Tutto è cambiato...

Elena             Ma Bruno ti vuole ancora bene...

Angela          Come spiegarti? Prima per lui rappre­sentavo il mondo. Tutto quello in cui credeva. Ora non gli basto più. Forse è questa vita che corre che gli ha fatto venir voglia di spazio, di respiro. Che ci posso fare, io? Se sente il bisogno di andarsene, è inutile obbligarlo a restare.

Elena              (dopo una pausa, lontana)  A Franco, in­vece, davano come una gioia tutte queste fabbriche, quest'attività attorno. Passavamo la sera passeggian­do avanti ai cantieri, sognando anche per noi una casa piena di luce, con le stanze odorose di nuovo. « È il mondo che cammina anche per noi » diceva...

Angela          Anch'io, con Bruno, prima sognavo una casa. Quando abbiamo ricevuto lo sfratto, non ce la siamo presa. Anzi ridevamo. È un segno, dicevamo, un segno che ci decide a sistemarci sul serio. Poi... di sposarci, non se n'è più parlato. Lo sentivo più attaccato a me, disperatamente. Ma non gli bastavo più. (Dolorosa)  Meglio lasciarlo andare.

Elena             Un anno fa eravamo così felici, io e te, Angela. Tanti progetti, tanti sogni... E, ora...

Angela          Se penso che se ne va, mi sembra d'impazzire. Ma poi mi ricordo del bambino che deve nascere... allora mi sento forte, capisco che devo resistere per lui.

Elena             Io non credo più in niente. Per me la vita s'è fermata la sera in cui Franco è morto.

Angela          Per te è diverso. Tu devi dimenticare...

Elena             Ma come faccio? Nelle orecchie sento sempre quell'urlo... e la sterzata del camion. E da­vanti agli occhi la visione di quella sera non si can­cella più. Perché non aveva più nulla d'umano, An­gela... Ridotto ad una macchia, una macchia scura, piena di sangue. E il fanale d'una motocicletta, fer­ma lì, gli buttava la luce addosso...

Angela          Basta, Elena, ti prego...

Elena              (sfogandosi, disperata)  E un attimo prima mi teneva tra le braccia. Era grande, forte, non ave­va paura di niente. E io non volevo che continuasse a baciarmi... Mi ribellavo... come una stupida. Se invece l'avessi lasciato fare, nulla sarebbe successo... Lui s'è alzato e se n'è andato. Cantando. Per farmi dispetto. Ecco perché non ha sentito il camion sbu­care dalla curva, mentre attraversava la strada. Can­tava. Io, in quel momento, stavo per chiamarlo, per­ché tornasse indietro. La disgrazia è successa in quell'attimo. Sono io che l'ho mandato a morire.

Angela          Tu non hai colpa... questo devi met­terti in testa. È stato il destino a volere così.

Elena             No. Siamo noi a farlo il destino. Il de­stino di Franco sono stata io, che l'ho mandato a morire. Per questo il rimorso non mi dà pace. E l'ingiustizia, anche. Perché non era giusto che mo­risse così. Era un ragazzo, pieno di vita...

Angela          Quella sera non la dimenticherò mai. Abbiamo perso la testa tutti. Ci guardavamo senza sapere cosa fare... E Bruno... Bruno non diceva nien­te. Pareva inchiodato lì. Ed è stato lì tutta la notte. Non riuscivamo a portarlo via. (Quasi a sé)  E da allora è cambiato. Cambiato anche con me.

Elena             Se quella sera fossimo usciti noi quat­tro, come facevamo sempre... Tante cose avremmo potuto fare e non camminare verso la campagna e poi sederci lì, nell'erba, e metterci a parlare.

Angela          È stata una brutta primavera. La più brutta che abbiamo avuto.

Elena             Per me era qualcosa di più di un innamorato. Come un fratello, un amico... Stando con lui, mi sentivo calma... protetta...

Angela          Gli volevi bene, più che esserne inna­morata.

Elena               È morto per colpa mia.

Angela          Non devi pensarci più.

Elena             Non ci riesco.

Angela          Non puoi costruirti la tua vita se non riesci a dimenticarlo.

Elena             Almeno... almeno avessi avuto un figlio da lui. Invece... neanche quello. Nessuna gioia gli ho dato, nessuna prova d'amore. Ma perché? An­che quella sera, mi abbracciava, e io avevo voglia di scappare...

Angela          Con noi la vita è stata dura, Elena.

Elena             Per te è più facile. Devi dire tutto a Bruno: non partirà, ne sono sicura.

Angela          Ma se sente il bisogno d'andarsene è perché io non gli basto più.

Elena             Io se potessi... se mi fosse possibile tor­nare indietro...

Angela          Un figlio a Bruno non basta. Vuole di più. Vuole qualcosa che io non gli so dare...

Elena             Ma non ci può essere nulla di più. (Lontana, accorata) Come sogno un figlio, io...

Mirella           (entra gaiamente)  Spero che mia so­rella non abbia fatto come la Bianchina. Accidenti! Cinque figli in una volta. Ma uno diverso dall'al­tro. Possibile che siano dello stesso padre? Ehi, voi due... Cos'avete con quella faccia?

Angela           (facendo uno sforzo per dominarsi)  Che stai dicendo, Mirella?

Mirella          Parlavo dei figli della Bianchina del ponte. Sapete che la natura è veramente fantastica? Sono appena nati, non ci vedono ancora e già si difendono per mangiare. Sono al mondo da un'ora e, accidenti, si sente che sono già attaccati alla vita. (Va a sedere sulla sella della moto).

Elena              (piano ad Angela)  Resta qui. Aspettalo, Bruno. Parlagli quando torna.

Angela           (debolmente)  No... no...

Elena             Io vado su. Prima di andare a letto, pas­sa da me. Fatti coraggio:  digli tutto. (Si asciuga gli occhi lucidi di lacrime).

Mirella          Cos'hai, Elena? Piangi?

Elena             Non è niente, Mirella. Buonanotte. (En­tra in casa).

Mirella           (alludendo a Elena)  Quella avrebbe dovuto nascere in India, dove le vedove si fanno bruciare col corpo del marito.

Angela          Non essere cattiva, Mirella.

Mirella           Non sono cattiva. Capisco, voleva be­ne a Franco. Ma davanti alla morte non c'è rimedio, bisogna rassegnarsi. Non si può passare la vita a piangere. Mia mamma ha una cugina che è rimasta vedova tre volte. E se sempre risposata. (Pausa)  Pu­re tu sei giù di giri, eh? Ci deve essere qualcosa nell'aria, stanotte... Anch'io poco fa avevo certi ner­vi... Perché non ti confidi con me? Ho il torto di avere solo quindici anni, ma le cose le capisco. (Si­lenzio)  L'America, eh? Gli uomini sono tutti uguali. Ma tu insisti con Bruno, non lasciarlo partire. Ri­cordi il primo fidanzato di Adriana? Anche lui a un certo momento s'è fatto venire la sua brava crisi di coscienza ed è partito per l'Australia perché aspi­rava ad un avvenire diverso. Ma se Adriana invece di accontentarsi di mettersi a piangere, gli avesse detto chiaro e tondo che l'avvenire di un uomo è quello di crearsi una famiglia, lui non sarebbe par­tito. (Pausa)  Fortunata Pinuccia che oramai non ha più di questi problemi. S'è stesa a terra, vicino al cespuglio della Bianchina, e se n'è rimasta lì a dor­mire. Chi più felice di lei? Certo, però, che se bi­sogna diventare vecchi per trovare un po' di pace... Imparare a vivere quando la vita è finita, a che serve?

Angela          Ma quante cose sai. Si vede che leggi molto.

Mirella          Leggi, leggi la signora Clara an­che tu. Vedrai quanto impari. (Breve pausa) Che notte, eh? Cosa credi? Che sia il caldo a far matu­rare i pensieri? Ti giuro che non ho mai pensato tanto come questa sera. E per arrivare a quali con­clusioni? Che in questo benedetto mondo ognuno pensa a se stesso e gli altri non contano.

Angela          Forse hai ragione, Mirella.

Mirella          Non ridere, che ti faccio una confi­denza. Sai cosa mi ero messa in testa? Che stanotte mi sarebbe successo qualcosa d'importante. Pensa­vo: se il destino non m'ha lasciata andare al mare, è perché deve capitarmi qualcosa che cambierà tut­ta la mia vita. Incontrerò l'uomo che mi ama. (Ride amara) E, invece dell'uomo che mi ama, ho incon­trato dei gatti.

Angela          Bell'età la tua, Mirella!

Mirella          Però, com'è la vita. Avevo una rabbia perché quel cretino di Renato non mi aveva nem­meno degnata d'uno sguardo... mi sentivo scoppiare. Poi, tanto per far qualcosa, sono andata con Pinuc­cia e, sentendo i suoi discorsi, vedendo quei gattini appena nati muoversi e cercare protezione accanto alla madre... e poi, stando lì, ferma, a guardare il fiume, con tutte quelle luci dentro... mi sono cal­mata. E sentita felice. In un modo diverso dal so­lito, ma felice.

Angela          Hai quindici anni, Mirella, hai tempo per incontrare l'uomo che ti ama.

Mirella          Sai cos'ha risposto la signora Clara a una ragazza che si lamentava per non avere ancora incontrato l'amore? « Attendi serena. Più l'amore tarderà, più gioia ti darà quando lo troverai ». Dà delle risposte da padreterno, quella signora Giara. Se avessi una domanda difficile, gliela farei per ve­dere cosa mi risponde. (Pausa) E, allora, non vuoi dirmi com'è andata con Bruno? Ha proprio deciso di andarsene in Brasile?

Angela          Gli uomini hanno problemi che noi, a volte, non riusciamo a capire.

Mirella          Storie. Il fatto è che gli uomini quan­do credono di avere un problema, fanno diventare matti gli altri. Mio padre, per esempio, da quando è arrivato lo sfratto, tormenta tutti. E perché la col­pa è sua. Lo sapeva che non potevamo star qui in eterno. Avrebbe dovuto cercarla prima la casa, quan­do di occasioni ne ha avute. Io la penso come mia madre. Tanto meglio se ci sfrattano. Troveremo an­che noi una casa più decente, come hanno fatto gli altri. È che noi donne siamo piene di buonsenso. Gli uomini invece...

Angela          Ma senza gli uomini che facciamo noi donne?

Mirella          Accidenti. È complicata la vita.

Angela          Complicata sì.

Mirella          L'amore rovina tutto.

Angela          Quando  un  uomo entra  nella  nostra vita, il resto non ha più importanza.

Mirella          Brava! Lo dice anche la signora Clara!

(Si sentono le voci di Paolo e di Bruno che si avvicinano)

Sentili, gli uomini. Stanno tornando. Andiamo a dormire?

Angela          Vai tu, intanto. Devo vedere Bruno.

Mirella          In bocca al lupo, allora. Buonanotte. (Entra in casa).

Bruno             (entrando con Paolo)  Angela, ancora in piedi?

Angela           (gli si avvicina)  Sì, ti volevo...

Bruno          (vedendo la motocicletta di Renato)  È venuto Renato?

Angela          Sì.

Bruno            L'hai visto?

Angela          No, me l'ha detto Mirella.

Paolo             (guardando la moto)   Bella macchina. (Con le mani molleggia la sella)  Solida, robusta.

Bruno            Dovresti sentire che motore. Cosa sarà venuto a fare Renato a quest'ora?

Paolo            Hai visto? Tu poco fa ti tormentavi per lui e lui... stava venendo a farti visita.

Bruno             (ad Angela)  Ha lasciato detto qualcosa? Quando torna?

Angela           (scoraggiata per il fatto che Bruno non fa caso a lei)   Non so, non l'ho visto.

Bruno            Quindici giorni che non si fa vivo. Nemmeno con una telefonata.

Angela           (cercando, nonostante tutto, il coraggio di parlare)  Bruno, io...

Bruno             (con orgoglio, a Paolo, alludendo alla moto)  Se l'è comprata coi suoi risparmi in meno di due anni di lavoro. E non d'occasione. Nuova. Questo vuol dire che la volontà non gli manca. (Ad Angela)  Volevi dirmi qualcosa?

Angela           (rinunciando avvilita)  No. Buonanotte.

(Entra in casa. Mirella contemporaneamente viene sul balcone).

Paolo            A domani.

Mirella          Renato s'è raccomandato di dirti di lasciargli la porta aperta.

Bruno            Dov'è andato?

Mirella            A cercarti.

Bruno            Com'era? Allegro?

Mirella          Allegro non direi. Aveva una faccia... Non m'ha quasi rivolto la parola. E io che ho fatto di tutto per essere gentile con lui. Cos'ha? Qualche altra grana?

Bruno             (s'incupisce)  Già. È strano che sia ri­masto in città.

Paolo            Che c'è di strano? Avrà fatto una gita fuori e tornando è passato a salutarti.

Mirella          Diglielo che è un villano. E che non si tratta una ragazza come lui ha trattato me. Già, voi uomini tutti uguali! (Si ritira).

Bruno             (preoccupato)  Chissà cos'avrà da dirmi questa sera.

Paolo            Ti preoccupi troppo. Lascia che se la trovi da solo la sua strada. Se sbaglia, peggio per lui, paga. Ce la siamo fatta tutti la nostra esperienza.

Bruno            Ma io mi sento delle responsabilità. Non posso vederlo fare delle sciocchezze. Dopo tutto quel­lo che ho fatto per lui... Perché un diploma, sembra nulla, ma i biglietti da mille che ho dovuto sbor­sare per poterglielo dare... E, adesso, vederlo perder­si dietro a delle illusioni... Rinunciare ad una vita tranquilla per delle smanie da ragazzino...

Paolo            Lascialo fare, te lo dico io... Poi capirà che cosa vuol dire aver rinunciato ad un impiego sicuro, ad uno stipendio fisso...

Bruno            Ormai è giunto ad un'età in cui deve capire che la vita non è uno scherzo. Ha ventidue anni. Deve pensare al suo avvenire. Deve dare an­che a me una tranquillità morale, almeno. Se pen­so che ho rinunciato a tante cose per lui e che ora. quando mi vede, mi guarda come un nemico...

Paolo            Non esagerare, che ti vuol bene...

Bruno            Mi vorrà bene, non dico di no. Ma tutti i mici sforzi per metterlo a posto, per sistemarlo, li giudica stupidi, inutili. L'ultima volta che ci siamo visti, m'ha perfino rinfacciato di averlo mandato a scuola e di averlo obbligato a studiare. E poi... basti dire che quando gli ho trovato l'impiego, un impie­go buono, di fiducia... non voleva nemmeno presen­tarsi. Del resto, lo sai... Ha avuto anche il coraggio di lasciarlo ed ho dovuto andare io a supplicare perché lo riassumessero. Ma perché fa così, mi domando. Guadagna più di me. In due anni s'è anche com­prato la motocicletta. Io che sgobbo da quando sono alto così, ci sono mai riuscito?

Paolo            Dovrebbe provare a lavorare come noi... a sgobbare sul serio, altro che restarsene seduto die­tro ad una scrivania.

Bruno            Ogni tanto mi viene una rabbia. A por­tar calcina dovevo mandarlo, non a scuola. Almeno avrebbe anche portato soldi a casa. E pensare che se le avessi avute io, le possibilità che ha avuto lui! Ho perfino pianto, quando mio padre, poveretto, m'ha tolto di scuola per mandarmi a lavorare. Ero sempre stato il primo della classe. E studiavo a lu­me di candela perché mio padre non voleva che sciupassi la luce. Quando nostro padre è morto e mi sono trovato Renato... a cui dovevo pensare, mi sono imposto di dargli tutto quello che non avevo avuto io. L'ho cresciuto come un signore. E invece di mandarlo a imparare un mestiere com'ero andato io, l'ho mandato a scuola e gli ho comprato libri, gli ho pagato le tasse. Non me lo compravo io un ve­stito, perché ne potesse avere uno nuovo lui e fa­cesse bella figura e non si dovesse vergognare della sua condizione. E quando ha preso il diploma, m'è venuto da piangere, te lo giuro. Ero fiero di lui co­me se fosse diventato presidente della repubblica. E invece, dopo il diploma... non ci siamo capiti più. Quando se n'è voluto andare di casa, non ho fiatato, ma dentro... quello che ho provato! E, poi, è sem­pre andato peggio. Ogni volta che ci vedevamo era una storia nuova. Lui a dirmi che non capivo niente delle sue aspirazioni, io a litigare... Sono cose che fanno male, caro mio...

Paolo            Non te la prendere. Lascia che batta il naso, se gli fa piacere. Così imparerà anche lui cos'è la vita.

Bruno            Una testa matta, ecco quello che è. Sai perché quindici giorni fa abbiamo litigato? Voleva lasciare un'altra volta l'impiego perché aveva letto che cercavano « volti nuovi per lo schermo ». Il si­gnorino vuole il successo. Crede che la vita si possa conquistare così, come si giuoca a biliardino. Lui si sente artista. Dice che non è fatta per lui la vita dell'impiegato, non gli va l'orario, la disciplina. E tira fuori dei paroloni, dice che non si sente d'essere un mediocre, che in un modo o nell'altro arriverà. La verità, mi costa dirla, è questa, invece: non ha voglia di lavorare.

Paolo            È giovane.

Bruno            E noi non lo siamo stati giovani? Ma sul lavoro s'è sempre filato dritto. Forse aveva ra­gione Angela, che non voleva che lo lasciassi an­dare a vivere per conto suo. Qui, lo dovevo tenere, con gli occhi sempre addosso.

Paolo            Non fartene una croce. Lascia che pren­da un po' di botte dalla vita. Poi le idee storte an­dranno a posto anche a lui.

Bruno            Anche per questo ho voglia di andar­mene. Tagliare, tagliare con tutti. Altro che farmi una famiglia. L'ho già avuta con mio fratello l'espe­rienza di cos'è una famiglia. Voler bene non serve.

Paolo            Su, forza, Bruno... Può darsi che Renato questa notte venga qui per far pace... Forse ha ca­pito di avere sbagliato...

Bruno             (dopo una lunga pausa)  A volte mi do­mando se valga la pena di vivere.

Paolo            Abbiamo tutti i nostri guai, ma bisogna farsi forza.

Bruno            E quando penso che la morte può ve­nire da un  giorno all'altro...  come è successo a Franco... senza aver goduto niente...

Paolo            Eh, dopo quella disgrazia, l'abbiamo con­siderata tutti in un modo diverso, la vita.

Bruno            Adesso tutto mi fa paura.

Paolo            E per me la morte di  Franco non  ne ha cambiate di cose? Chi ci pensava, prima, ad Elena? Per me era sacra: la ragazza di un amico. Ma quando l'ho vista sola, disperata, tutta la tenerezza che avevo per lei m'è venuta fuori all'improvviso. Ed è un amore senza speranza il mio, un amore che mi fa soffrire e basta.

Bruno            Se trovassi la forza di parlarle...

Paolo            Come faccio? Parlar d'amore ad una don­na che piange un altro? Forse sono un timido, non dico di no. Ma ho sempre pensato che una persona debba andare verso l'altra perché ne sente il biso­gno. Quando l'amore è corrisposto, le parole non servono. E quando non lo è, parlarne è inutile.

Bruno            Guarda un po', si è tranquilli, pieni di voglia di vivere, tutto sembra bello, facile... Poi, succede una disgrazia e tutto cambia.  Non ci si ritrova più. Se qualcuno mi avesse detto un anno fa che mi sarei deciso a piantare tutto per andar­mene in  Brasile, avrei detto:   quello è matto.  E, invece, adesso questa mi pare sia l'unica soluzione.

Paolo            È che la vita, a volte, ti fa certi giri...

Bruno            Da un po' di tempo a questa parte, io penso troppo.

Paolo            Ma la testa te la porterai dietro anche in Brasile, no?

Renato           (entra in scena. A Bruno)  Finalmente. Ti cerco da un'ora.

Bruno            E chi  poteva  immaginare che saresti capitato qui?

Paolo            Che c'è di nuovo, Renato?

Renato          Niente. Si tira avanti.

Paolo            Ti pensavo da qualche parte. Con una bella ragazza sul sellino posteriore della motocicletta.

Renato          Tira via.

Bruno            Che c'è? Qualcosa che non va?

Renato          No. (Si asciuga il sudore) Fa caldo.

Paolo            Se non fa caldo adesso che siamo in agosto...

Bruno            Dormi qui?

Renato          No. Sono venuto soltanto a salutarti e a lasciarti la moto.

Paolo            La moto? E perché?

Renato          Non mi serve.

Bruno            Cos'hai in mente?

Renato          Niente.

Bruno            Puoi parlare davanti a Paolo. È un amico.

Paolo            Se avete qualche cosa da dirvi, vi lascio. Mi dò una rinfrescatina e me ne vado a letto. (Si rinfresca alla botte).

Renato          Volevo  solo  dirti  che  mi   spiace   per quello che è successo l'ultima volta. Mi sono com­portato come uno stupido. Ho detto cose che non volevo dire, che nemmeno pensavo.

Bruno            Hai fatto bene a venire, Renato.  (Gli mette una mano sulla spalla).

Paolo            Spero di fare una sola tirata e dormire fino a mezzogiorno. Se tu, Bruno, vieni a svegliar­mi,  fallo con  garbo,  eh?  (Salta in  camera dalla finestra) Buonanotte, ragazzi.

Bruno            Ciao, Paolo.

Renato          Buonanotte. 

(Paolo chiude le persia­ne, accende la luce e la spegne dopo pochi secondi).

Bruno            Hai capito che avevi torto?

Renato          Sì.

Bruno            Ti vedo giù. Che cos'hai?

Renato          Niente.

Bruno            Qualcosa che non va?

Renato          No.

Bruno            Hai bisogno di soldi?

Renato          No.

Bruno            Parla chiaro. Stai covando qualcosa, lo vedo dalla tua faccia. Non avrai in mente di fare qualche altra sciocchezza?

Renato          Già, perché secondo te io so fare sol­tanto sciocchezze.

Bruno            È soltanto per portarmi la moto che sei venuto qui? (Lo guarda cercando d'indovinare i suoi pensieri).

Renato           (si sente a disagio)  Perché? Dovrei ave­re qualche altro motivo? (Per sviare altre domande) Che fretta hanno di buttar giù. (Indica il muretto).

Bruno            È terreno che costa, questo. Deve ren­dere.

Renato          E scommetto che l'hanno comprato per un pezzo di pane. Che porcheria il mondo.

Bruno            Non cambia niente, se uno si lamenta. (Studiandolo)  Come va il lavoro?

Renato          Al solito. Sto tutto il giorno seduto a maneggiare milioni.

Bruno            Beato te.

Renato          Già,  beato me.  Fossero miei.

Bruno            Io, alla sera, torno a casa e ho le ossa rotte.

Renato          Fai un lavoro che ti piace.

Bruno            Il lavoro che so fare.

Renato          Non te ne stai otto ore al giorno in un gabbiotto a contar danaro.

Bruno            Sto in fabbrica, a sudare attorno ad un tornio. Preferiresti essere al mio posto?

Renato           (cupo)  Non so al posto di chi vorrei essere.

Bruno            Non  ti salterà in  mente di licenziarti un'altra  volta?  Questa  volta  non   interverrei  più. Del resto non ti riassumerebbero.

Renato          Stai tranquillo. Ho messo giudizio an­ch'io.

Bruno            Meno male. Questa è la migliore noti­zia che tu possa darmi.

Renato          Lo so.

Bruno            Proprio poco fa ne stavo parlando con Paolo: se tu ti rendessi conto di quello che io ho fatto per te...

Renato          Lo so, lo so. Hai fatto tanti sacrifici per me ed io non te ne sono stato nemmeno grato, non è così?

Bruno            Non dico questo.

Renato          Ma spesso lo hai pensato.

Bruno            Vorrei vederti a posto, sereno, senza delle ambizioni sbagliate...

Renato          Non ne ho più ambizioni. Non ne ho più.

(Silenzio. Bruno lo guarda preoccupato)

Ti lascio la moto, allora. Forse me ne vado per qual­che tempo...

Bruno            Te ne vai? Lasci l'impiego?

Renato          Forse sì,  ma  è  ancora  troppo  presto per parlarne.

Bruno            Di che lavoro si tratta?

Renato          Per me è una sistemazione definitiva.

Bruno            Parla chiaro: che lavoro è?  Si tratta di qualcosa di serio?

Renato          Non ti posso dire niente. Prima voglio concludere, poi te ne parlerò. Soltanto... siccome la moto, per ora, non mi serve, te la lascio. Tratta­mela bene. Lo sai, è l'unica cosa veramente mia che ho. Dalle una buona pulita, ogni tanto. E se hai voglia, lucidala qui e... qui (indica)  che sono parti delicate. E quando metti in marcia, stai at­tento: fallo con un colpo sicuro e rapido, altrimenti si rovina. Ho messo io olio e benzina, prima di portartela. È a posto. Il motore è in ordine: canta. È un poco come se fosse la mia creatura, questa moto...

Bruno            Però non capisco perché la lasci qui...

Renato          Perché sento della gratitudine per tut­to quello che hai fatto per me.

Bruno            E questo che c'entra?

Renato          Voglio dire che se oltre ad essere mio fratello non fossi anche mio amico, non te la la­scerei. È tutto quello che ho, quello a cui più tengo. Però tu devi promettermi una cosa.

Bruno            Cioè?

Renato          Domani la fai correre. E ti porti Angela insieme. Andate in campagna, in un bel posto e dove ci sia tanto verde. E cercate di essere allegri, di divertirvi. Voglio che domani per voi sia una bella giornata.

Bruno            Prima voglio sapere che intenzioni hai tu. Cos'è che mi nascondi? Cosa sono tutte queste storie del posto che ti offrono e...

Renato          Non farmi domande, Bruno. Poi ti dirò. Abbi fiducia in me. Ho messo la testa a posto, come hai detto tu. Rinuncio a tutto. (È teso. Pare che abbia una grande voglia di piangere).

Bruno            Se sei venuto a cercarmi, è perché sen­tivi il bisogno di parlare, di sfogarti con qualcuno. Non voglio litigare: dimmi quello che pensi, quel­lo che hai deciso. C'è qualcosa che non va... è così?

Renato          Non ho niente, cosa ti metti in testa? Soltanto... fa caldo e forse ho bevuto un po' troppo. (Mentendo) Girando da un posto all'altro, si finisce per bere più di quanto si vorrebbe: qui un bic­chiere di vino, lì un aperitivo. Così poi ti senti la testa girare, un cerchio qui alle tempia... Ma, di­cono, fa bene bere. Per dimenticare, voglio dire...

Bruno            Cos'hai tu da dimenticare?

Renato          Io? Niente. (Dopo un'incertezza)  Cioè, una ragazza. Una ragazza che mi ha piantato. Fa sempre un po' male. (Accarezza la moto) Le corse che ho fatto su questo bestione! Quando ci andavo sopra, in una bella strada dritta, asfaltata, a tutta velocità, mi sentivo qualcuno... Sentivo veramente di essere qualcuno.

Bruno            Quando torni  a  prendertela?

Renato          Non so, dipende...

Bruno            Dipende da che cosa?

Renato          Non obbligarmi a parlartene, ora. Por­ta male.

Bruno            Assicurami, almeno, che si tratta di un lavoro serio. E onesto.

Renato          Una sistemazione definitiva, ti ripeto.

Bruno            E come torni, ora, a casa?

Renato          A piedi.

Bruno            Ma è lontano.

Renato          Si cammina volentieri a quest'ora. Non fa caldo e non c'è gente in giro. (Commosso) Buonanotte, Bruno. E grazie, grazie di tutto.

Bruno             (non capisce)  Di che cosa?

Renato          Della... moto. E mi spiace di avere liti­gato, qualche volta. Ma io ti voglio bene e ti sono grato per tutto quello che hai fatto per me. Ah, dimenticavo... quando vedi Mirella...  l'ho trattata male, stanotte. E non avrei voluto. È una cara ra­gazza. Proprio una cara ragazza. Diglielo.

Bruno            Perché non resti qui a dormire?

Renato          Ho un appuntamento. Un appuntamento importante.

Bruno            Vieni domani, dopodomani... appena puoi. Andiamo a mangiare tutti insieme, come una volta...

Renato          Sì, appena sarà possibile, verrò. Tu divertiti, domani. Guarda che me l'hai promesso. Ciao, salutami tutti. (Accennando alla moto)  E... trattamela bene.

(Esce).

(Bruno resta a guardarlo, in­deciso. Vorrebbe richiamarlo, ma vi rinuncia. Alza le spalle. Si mette una mano tra i capelli come per cacciare i brutti pensieri, poi guarda un momento la moto, quasi affettuosamente, ed entra in casa mentre cala la tela).


ATTO  TERZO

(La stessa scena, un poco più tardi. All'alzarsi del sipario, la scena è vuota. Poi da dentro si sente Pinuccia chiamare. La voce si avvicina e Pinuccia entra in scena).

Pinuccia         Presto! Svegliatevi! Presto, qualcuno! Ragazzi! Ragazzi!

(Non sa che fare per farsi sentire e con un bastone trovato in scena picchia contro il bidone dell'acqua).

Il Guardiano            (mettendo fuori la testa dal finestri­no)  Cosa diavolo c'è ancora? Avete proprio deciso di non lasciar dormire nessuno, stanotte?

Pinuccia        S'è sparato... Renato...

Il Guardiano           Speriamo sia morto.   (Rimette dentro la testa).

Pinuccia         (continua a gridare)  Aiuto! Aiuto!

Paolo             (si affaccia alla finestra)  Che c'è?

Pinuccia        Renato s'è sparato!

(Mirella è venuta sul balcone all'ultima battuta e lancia un grido. Poi subito si ritira).

Paolo             (salta giù dalla finestra. È in canottiera e pantaloni del pigiama. Picchia contro l'imposta di Bruno)  Bruno! Bruno!  (A Pinuccia)  Dov'è?

Pinuccia        Vicino al fiume.  Ero lì dalla Bian­china...

Bruno             (si affaccia alla finestra)  Cos'è successo?

Paolo            Una disgrazia a Renato. Salta giù.

Bruno            A Renato? Cosa dici?

Paolo            Salta giù, svelto, non perdiamo tempo.

Pinuccia        Sono venuta di corsa...

(Bruno salta giù dalla finestra. È in pigiama).

Mirella           (entra in scena. È in pigiama anche lei. A Pinuccia)  Dov'è?

Pinuccia        Vicino al fiume. Ero lì dalla Bianchina.

Bruno            Cosa gli è successo? Pinuccia, parla...

Mirella          Svelti. So io dov'è. Venite con me. Andiamo, subito. (Esce di corsa).

Bruno            Una disgrazia? Ma che disgrazia?

Paolo            Corri, andiamo a vedere. (Segue, correndo, Mirella).

Bruno             (a Pinuccia)  È morto?

(Pinuccia alza le spalle, fa un gesto conte per dire che non sa)

Dio mio! (Esce anche lui dietro a Paolo).

Il Guardiano            (entra in scena abbottonandosi i pan­taloni)  Che diavolo è capitato?

Elena              (entra in scena in vestaglia)  Che c'è?

Pinuccia        S'è sparato. Il fratello di Bruno...

Elena             Non è possibile!

Il Guardiano            S'è ammazzato?

Pinuccia        Non so... Non credo. Non ho avuto il coraggio di guardare.

Elena             Ha sentito lo sparo?

(Angela entra in scena, in vestaglia).

Pinuccia        L'ho visto mentre si sparava.

Angela           (disperata)  Bruno? Parlate di Bruno?

Elena             No, calmati, non si tratta di Bruno...

Angela          Dov'è Bruno, allora? Rispondimi, dov'è?

Elena             Non si tratta di lui.

Il Guardiano           Il fratello. Quello della moto.

Angela           (con un grido)  Renato?

Elena             Pinuccia,  parli...  Dica  quello che ha visto.

Angela          Dov'è andato Bruno? (Fa per andare).

Elena             Stai calma, Angela... Aspetta... Rimani qui con me.

Il Guardiano            (a  Pinuccia)   Insomma,  com'è stato?

Pinuccia         Un momento, lasciatemi prendere fiato.

Il Guardiano            (la fa sedere)  Calma, sieda.

Angela          Voglio andare anch'io... Voglio andare anch'io...

Il Guardiano           Lei stia lì. Già c'è andata la ragazza. E non avrebbe dovuto.

Angela          Che ragazza?

Elena             Mirella. Forza, parli, Pinuccia...

Il Guardiano           Con calma... con calma...

Pinuccia        Ero lì che dormivo. Più che dormire, riposavo...

Il Guardiano           E lui è venuto lì?

Pinuccia        Ho sentito qualcuno. Ho aperto gli occhi e me lo sono visto davanti.

 Angela         Ma è sicura che fosse proprio lui?

Pinuccia        L'avevo visto mezz'ora fa, qui, con la motocicletta.

Il Guardiano            S'è sparato davanti a lei?

Pinuccia         (impazientita)  Volete  lasciarmi  par­lare? Io ero coricata nell'erba. Lui non poteva ve­dermi. Era buio. Era fermo proprio di fronte. Stava guardando i gattini. E sono rimasta lì, senza osare fiatare. Lui s'è chinato. Ha raccolto un gattino, il più piccolo, che s'era staccato dalla madre e la cer­cava e non la trovava più... e l'ha tenuto un poco tra le mani, guardandolo. Poi, piano, piano... l'ha rimesso vicino alla madre, perché potesse di nuovo succhiare. Se n'è stato lì, un poco, con le mani in tasca... poi, ha fatto qualche passo... s'è seduto dietro un cespuglio. L'ho sentito fischiettare, dopo... silen­zio. All'improvviso un colpo di rivoltella...

Angela          Dio mio, Dio mio. Ma perché lei non l'ha fermato in tempo?

Pinuccia        E come potevo prevederlo?

Elena             Bisogna darle un  po' d'acqua. È spa­ventata... trema tutta...

Il Guardiano           Ci penso io. (Prende una ciotola che è vicino al barile, la riempie d'acqua e la porta a Pinuccia).

Pinuccia        Proprio lì doveva venire. Con quella povera bestia che aveva appena partorito...

Angela          Ma forse non è morto...

Pinuccia        Non so. Io l'ho visto muovere e sono scappata. A me fa paura vedere il sangue.

Il Guardiano           Sì, Pinuccia, beva...

Pinuccia  (      dà una sorsata, poi rifiuta la ciotola)  È calda.

Angela          Perché l'avrà fatto?

Elena             Un ragazzo che ha un buon lavoro... che guadagna bene...

Il Guardiano           Purtroppo se ne leggono ogni giorno sul giornale di fatti come questi.

Angela          Bruno non s'è mai preoccupato che di lui... Ma non riusciva a capirlo...

Il Guardiano Era qui, prima... Faceva un bac­cano con quella moto. Mi sono affacciato per dirgli di piantarla...

Elena             È tremendo. Come può un ragazzo avere il coraggio di...

Pinuccia        Era una notte così calma...

Il Guardiano           Quanti anni avrà? Venti... ven­tuno...

Angela          Lasciami andare, Elena. Devo esserci io  vicino a Bruno...

Elena             Dov'è, Pinuccia? Vicino al fiume, ma in che punto?

Pinuccia        Ecco... Sapete dov'è il ponte? A de­stra, scendendo giù, ci sono dei cespugli che...

Mirella           (arriva in  scena, senza fiato, gli occhi lucidi, tra il pianto e il riso)  S'è soltanto ferito... ferito sulla spalla. Sta tornando qui. Pare che non sia niente di grave. (Scappa via).

Pinuccia        Meglio così.

Il Guardiano           Meno male.  Però...  altro che dormire, stanotte.

Angela          L'importante è che sia vivo.

Elena             L'angoscia che mi ha preso quando ho sentito gridare... Mi sono buttata giù dal letto...

Angela          Io non capivo cosa stesse succedendo... Ho pensato subito a Bruno...

Pinuccia        Mi sento meglio anch'io, adesso.

Elena             Bisognerà medicarlo, ora. Ci vorrà dell'alcool, delle bende. Io non ho niente in casa.

Il Guardiano            C'è tutto l'occorrente nella ba­racca:  una specie di farmacia da campo. Lasciate fare a me che sono pratico di queste cose. (Entra nella baracca).

Elena              (ad Angela)  Sei più calma, ora?

Angela          Gliel'avevo sempre detto di non lasciarlo solo. Doveva tenerselo qui, con lui.

Elena             Eccoli,  stanno arrivando.  

(Entrano inscena Paolo e Bruno. Tra di loro è Renato, pallido. Si comprime una spalla con la mano. Mirella viene avanti con loro, girandogli attorno, senza lasciarlo mai con lo sguardo, sempre con la stessa emozione, pronta a piangere o a ridere).

Pinuccia        A me il sangue fa impressione. Me­glio che non veda niente. Vado da quella povera bestia che chissà come si è spaventata... (Facendo un giro per non trovarsi di fronte a Renato, esce di scena).

Paolo            Facciamolo sedere qui, sul carrettino. Vado a prendere i cuscini.

(Salta in casa attraverso la finestra e subito butta fuori a Mirella, che li prende a volo, dei cuscini).

Elena             Non sarebbe meglio portarlo in casa?

Bruno            No, qui è più fresco. State tranquille, ragazze. Non è niente.

Mirella          Quando siamo arrivati, stava già tor­nando, da solo...

Angela          La ferita non è grave?

Bruno            No. Un colpo di striscio. Lì, sulla spalla.

Elena             Perde molto sangue...

Bruno             (a Renato)  Mettiti giù, distenditi.

Renato          No, non ce n'è bisogno.

Mirella           (energica)  Fai quello che ti diciamo. Mettiti giù. (Renato si distende sul carrettino, tra i cuscini).

Il Guardiano            (entra in scena con la cassetta-farma­cia. L'appoggia accanto all'albero e la apre)  La­sciate fare a me.

Paolo             (salta giù dalla finestra e raggiunge il gruppo)  Ve ne intendete?

Il Guardiano           Ho fatto il portaferiti, in guerra. E poi, una pallottola intelligente m'ha fatto restare tre mesi in un ospedale dove aiutavo gli infermieri. (Si avvicina a Renato, gli strappa la camicia intrisa di sangue dalla spalla. Gli altri si mettono attorno a lui perché il pubblico non possa vedere la scena della medicazione)

Coraggio, giovanotto, stringere i denti, ora.

Mirella          Ti fa male?

Renato          No.

Angela          Ci vorrebbe qualcosa di forte.

Elena             Ho del cognac, in casa. (Scappa via ed entra in casa).

Bruno            Allora, capo?

Il Guardiano           Un momento: fatemi vedere.

Paolo             (a Renato)  Volta la testa dall'altra parte, non guardare.

(Un momento di silenzio).

Il Guardiano           Non è niente: la pallottola è pas­sata qui e l'ha preso di striscio. Poco più di una graffiatura.

Mirella           (spaventata)  Ma tutto quel sangue...

Il Guardiano           Le bestie giovani di sangue ne hanno da buttare quanto vogliono. Date qua la mia cassettina. Un po' di cotone... alcool e bende...

(Angela gli dà quanto le chiede).

Questo vuol dire essere fortunato. Tutto in superficie. Non ha neanche bi­sogno di punti.

Bruno              Per ora gli faccia una fasciatura. Poi lo porteremo dal medico.

Il Guardiano           Non ce n'è bisogno. Andate dal medico, quello comincia a far domande, vuol sapere il perché e il per come... E poi finisce che la storia viene fuori anche sui giornali. Pubblicità, mi direte, ma non so se vi serva. Ad ogni modo, se proprio volete, dal medico avete tempo a portarlo domani.

Mirella           (ad Angela)  È pallido...

Il Guardiano           Due dita più in giù e si rovinava sul serio. (Pausa)  È forte il ragazzo. Ed ha buoni muscoli. Eh, anch'io... una quarantina d'anni fa ero come te. Ne ho fatte diventare matte, di donne. Era l'epoca dei baffi. Li portavo a spazzola. E le donne per dei baffi come i miei, perdevano la testa. Non avevamo la moto, noi, per le nostre conquiste... Ecco, con questa fasciatura il signorino è servito. Domani, se vorrete, gliela cambieremo. Fai sentire... Ha febbre? (Gli prende il polso) No, polso regolare. Tra un paio di settimane potrai anche andare a fare il bagno. Della ferita non si vedrà nemmeno il segno. Ecco... Un nodino qui... Chi mette il dito?

Mirella          Io.

Il Guardiano           Benissimo. Adesso, visto che sono sveglio, vado a fare un giretto d'ispezione. Così, per quando torno, spero di trovare il campo sgom­bro, qui. E potrò dormire. Toh, già comincia a far giorno.

Bruno            Non so come ringraziarvi...

Il Guardiano           E perché ringraziarmi? Dobbiamo essere gli uni per gli altri, no? (A Renato) Questa volta t'è andata bene, giovanotto. Ma che ti serva da lezione.

(Esce di scena).

Angela          Povera Mirella. Come sei spaventata.

Paolo            È arrivata sul posto prima di noi. Era così pallida che credevo svenisse.

Mirella          Però non sono svenuta.

Bruno            Cove va, Renato?

Renato          Sto bene. Mi  vergogno soltanto di essere stato...

Bruno             Zitto, non parlare, ora. Riposati.

Angela          Ti fa male?

Renato          Mi brucia.

Mirella          Gli ha versato mezza bottiglia di alcool sulla ferita e lui non ha fiatato. Bravo! Sei un vero uomo.

Elena              (arriva con la bottiglia del cognac ed un bicchiere)  Non riuscivo a trovar niente, in casa. Scusatemi, se vi ho fatto aspettare. (Serve a Renato)  Bevi, ti fa bene.

Bruno             (allontanandosi da Renato a Paolo)  Guar­da un po' cos'ha avuto il coraggio di fare questo ragazzo...

Paolo            Non ritenterà un'altra volta, vedrai.

Bruno            E io che non ho capito niente. M'era parso  strano,   questo  sì,   ma   pensavo   che  avesse bevuto...

Paolo            Cos'era venuto a dirti?

Bruno            Che mi lasciava la motocicletta. Ma me ne parlava in un modo... come se non avesse dovuto vederla più. Ma io ero così lontano dall'immaginare che...

Paolo            Non ci pensare. È finita bene anche que­sta. Piuttosto, di' qualcosa ad Angela. È bianca come un cencio, poverina.

Bruno             (si avvicina ad Angela ed appoggiando af­fettuosamente il braccio sulle spalle di lei)  Brutta notte, eh?

Angela          Quando sono venuta giù, non capivo più niente. Volevo correre da te, ma Elena e il guar­diano non hanno voluto. Volevo esserti vicino in quel momento...

Bruno            Mi sei vicino ora. E non è meno impor­tante.

Angela          Promettimi che ora ti metterai a letto e non penserai più a niente.

Bruno            Ho fatto tanto per lui, e a che è servito?

Angela          Si aggiusterà ogni cosa. Ne sono sicura. Stai tranquillo, Bruno.

Bruno            Tu fai sempre coraggio a tutti.

Elena              (si avvicina con la bottiglia)  Un sorso di cognac anche a voi.  Prendi, Bruno, bevi, che ne hai bisogno.

(Bruno fa bere un po' di cognac ad Angela, poi beve anche lui).

Mirella           (è seduta accanto a Renato, lo guarda tre­pidante, piena d'amore)  Va meglio, Renato?

Renato          Sono un buono a niente. Un buono a niente...

Mirella          Stai zitto, Renato... stai zitto...

Elena             Hai tutto il mondo davanti a te, Renato...

(Renato evita il suo sguardo. Ha gli occhi pieni di lacrime)

Non hai pensato agli altri? A quelli che avresti lasciato?

Renato          Non ho nessuno, io.

Bruno            Perché? Io che sono?

Mirella           (con effusione)  E io? (Si riprende) Noi ti vogliamo tutti bene, qui.

Renato          Ma quando si è un fallito come sono io...

Paolo            Un fallito, tu? Ma se hai sempre avuto più di noi. T’hanno dato un diploma, guadagni bene, hai un posto buono...

Renato          Ma non si può vivere soltanto perché si guadagna... Perché si ha un impiego...

Paolo            Cosa dovremmo fare noi, allora? Non stiamo peggio di te?

Renato          La vita che sognavo non è questa.

Elena             Se si potesse avere quello che si sogna...

Angela          Devi ingranarti nella vita, accontentarti di quello che puoi avere. Misurare le tue forze e non metterti in testa di arrivare dove non puoi.

Bruno            Volontà ne ha, coraggio anche. Se il la­voro che fa non gli piace, ne cercherà un altro che sia più adatto a lui...

Renato          Ma devo rinunciare a tutto... a tutto...

Bruno            ... alle illusioni con cui ti sei montato la testa e basta. Prendila com'è la vita, abituati a con­siderarla una cosa seria. Quando avrai imparato a risolvere i problemi dell'esistenza, quelli veri, ogni piccola conquista ti darà una gioia che nemmeno immagini.

Angela          Se fosse rimasto qui, con noi, avendo la nostra vita sempre sotto gli occhi, la sua gli sarebbe parsa meravigliosa.

Bruno            Un ragazzo che sa mantenersi, che basta a se stesso, non deve sentirsi un fallito. Vedi, Renato... guardami. E non metterti a piangere, ora. Non è il caso. Ho voluto fare di te un uomo più fortunato di noi, che sgobbiamo dalla mattina alla sera in una fabbrica, in un cantiere, in un'officina. Forse mi sono sbagliato, ma...

Mirella          Ma perché gliene fate una colpa se voleva di più? Arriva al successo certa gente che non è proprio meglio di lui. È un bel ragazzo, ha una bella voce, va in motocicletta come un dio...

Angela          A chi non piacerebbe il successo, Renato? La foto sui giornali, la gente che parla di te... le tasche piene di quattrini...

Mirella          E perché, allora, gli altri sì e lui no?

Paolo            Uno su un milione riesce ad arrivare. Ma gli anni di sforzo, di sacrificio per diventare qual­cuno, non li conti?... Le cose a cui devi rinunciare... E quanti cadono prima di arrivare, e quanti sacri­ficano la loro vita senza arrivare mai.

Bruno            Impara ad essere pratico, a stare al mondo con gli occhi aperti, smettila di fare dei castelli in aria che non si potranno realizzare mai.

Renato          Avete ragione tutti. Ma il guaio è che al mondo io non ci so stare. Per me non c'è posto nella vita.

Mirella          Se tu avessi una ragazza che pensa a te... e tu potessi pensare a lei... Vivere uno per l'altro, capiresti che c'è posto anche per te nella vita.

Elena             La mia vita è stata più dura della tua. Eppure non ho mai rinunciato a vivere. Pensa cos'è stato Franco... per me.

Angela          La vita può dare tante cose buone a te, come a tutti. Ne dà di cattive, lo so. Ma se si è forti, se si è preparati, le cose cattive passano e si dimen­ticano e si va avanti lo stesso. Guai a non volere accettare la realtà così com'è. Se hai paura di met­terti in fila... se non te la senti di accettare il tuo destino di formica, non troverai mai equilibrio nella vita. Perché siamo formiche,   Renato,  siamo  for­miche... (La sua voce è rotta da un singhiozzo).

Bruno            Angela... ma cos'hai?

Elena             Non l'hai capito, Bruno?

Bruno            No.

Angela          Non dirgli niente, Elena... Non dirgli niente...

Elena             Angela aspetta un bambino, Bruno.

(Angela scappa in casa piangendo. Bruno resta sorpreso, commosso e le corre dietro uscendo anche lui).

Mirella          Bruno non l'aveva capito, ma io sì.

(Lunga pausa. Paolo si stacca dal gruppo e rimane a parte, guardando Elena che è seduta sotto l'al­bero, pensosa)

Ora è passato, Renato?

(Renato fa un gesto affermativo, commosso anche lui)

Ora che tutto è passato mi sento quasi contenta. Se potessi dartelo io, il coraggio di cui hai bisogno... Perché io ho tanta fiducia nel mondo e nella gente... E, poi, hai tante persone che ti vogliono bene. Se tu vivessi un poco più vicino a noi... E poi sei un giovanotto in gamba, che riesce bene in tutto, questo lo dice anche mio padre, che, non ti credere, ma è difficile... Io sono sicura che quando incontrerai la ragazza che fa per te e sentirai per lei un affetto sincero, la vita per te avrà tutto un altro senso. Tu mi guardi stu­pito, ma ti parlo perché noi donne abbiamo molta più esperienza di voi. Nasciamo così, più preparate alla vita. Tu non leggi mai la rubrica della signora Clara?

Renato          No.

Mirella          Ti aiuterebbe a capire tante cose. Sull'ultimo numero c'era una frase così bella... Te la voglio dire. Senti: « Quando nel cuore di una crea­tura c'è l'amore, allora è sempre primavera ».

(Lo guarda. Lunga pausa).

Renato          Mi sento così umiliato di fronte a te...

Mirella          Non ti preoccupare. Sono giovane, ma sapessi quante ne ho viste. Ti basti dire che il mio primo fidanzato l'ho avuto a otto anni.

(Renato ride)

Il fatto è che sei anche tu di quella gioventù d'adesso... quella che chiamano la gioventù bruciata. Noi giovani crediamo che si possa fare strada nella vita così come si fa in motocicletta: col tubo di scap­pamento aperto e a tutta velocità. Però se qui... (si tocca il cuore) ... non abbiamo niente, caro mio, siamo fregati.

Renato           (la guarda sorpreso)  Sai che parli come una vera donna?

Mirella          E che non lo sono forse?

Renato          E te la prendi tanto per uno come me...

Mirella          Tu non m'hai mai dato spago. Quando andavi all'istituto, io facevo solo le elementari, ma ti tenevo già d'occhio. Ecco un tipo che mi piace, pensavo. Ma tu non ti sei mai accorto di me. Mai una volta che mi abbia portata in motocicletta...

Renato           (pausa.  Guardandola,  con  un'espressione nuova)  Mirella, ma tu mi vuoi bene!?!

Mirella          E te ne accorgi ora, stupido? (Si butta su di lui con affetto e lo bacia sulla guancia.

Lun­ghissima pausa).

Renato           (sorpreso e commosso la stringe a sé e le restituisce il bacio sul viso e la tiene contro di lui)  Come puoi volere bene a me che nella vita non ho concluso niente?

Mirella          È che per concludere qualcosa, bisogna essere in due.

(Si accorge che Paolo ed Elena stanno guardandoli) 

Scusateci, voi due...

(Elena è commossa anche lei).

Paolo             (a Elena)  Anch'io da tempo volevo farti un discorso serio, Elena. E forse il coraggio mi viene proprio ora. Forse tu non ti sci mai accorta di quello che provo per te...

Elena             È ancora troppo presto per parlarne, Paolo. Lascia che passi ancora un poco di tempo... che mi stacchi da tutto quello che è successo...

Paolo            Ma io non ti chiedo che di lasciarmi aspet­tare. E avere una speranza...

Elena             E se questa speranza, poi, te la deludo?

Paolo            Non importa. Almeno, per questo tempo, avrò avuto l'illusione di non essere solo.

Bruno             (si avvicina con Angela)  Allora, come va?  (Vedendolo stretto a Mirella)  Perbacco, mi pare che vada bene, ora. (Alludendo ad Angela)  E questa non mi diceva niente. Se la teneva per lei, la notizia.

Mirella          Dovrei domandarlo a te, Bruno, come ti senti, ora...

Bruno            Le donne. L'avete trovata voi, la maniera, per ribellarvi alla morte. Mettendo al mondo un figlio.

Mirella          Però la fretta ce l'hai messa tu. (Ride).

Bruno            Stai zitta, tu, linguaccia. (A Renato)  Te la senti di camminare per arrivare in camera?

Renato           (a Mirella)  A domani, tu.

 Mirella         A domani. E guardate che vi voglio veder  tutti   d'accordo  così  come ci   lasciamo  ora. (Poi fa per aiutare Renato ad alzarsi)  Te compreso.

Renato          Lascia, faccio da solo.

(Mirella scoppia a ridere).

Bruno            Che ti salta, ora?

Mirella          Penso a mia zia. Beata lei che dorme! (A Renato) Buonanotte, gioventù bruciata. Ciao a tutti.

(Corre in casa allegra e leggera dopo aver dato un bacio a Renato. Renato resta un attimo a guar­dare verso la porta e poi esce anche lui).

Bruno            A domani, Angela. Stiamo insieme, do­mani.

Angela          Sì. (Esce dietro a Bruno).

Paolo             (indica la finestra)  La mia porta è questa. (Salta in casa). Buonanotte, Elena.

Elena              (lo guarda con gratitudine, poi)  Buona­notte. (Esce).

(La scena resta per qualche attimo vuota poi il guardiano entra in scena. Si guarda intorno evidentemente sollevato per il fatto che non c'è più nessuno. Fa per entrare in casa).

Pinuccia         (appare in scena)  Tutto sistemato?

Il Guardiano           Pare di sì.

Pinuccia        Non l'hanno lasciato dormire quei ra­gazzi, eh? A me non importa. Più di un'ora o due non dormo mai.

Il Guardiano           Io, invece, più invecchio, più sento il bisogno di dormire.

Pinuccia        Sposato?

Il Guardiano           Vedovo.

Pinuccia        Figli?

Il Guardiano           Chi da una parte... chi dall'altra... Sono solo.

Pinuccia        Non lo vorrebbe un gattino?

Il Guardiano           E che me ne farei?

Pinuccia        Così... tiene compagnia. (Pausa) Quan­to ci vorrà prima che mi buttino giù la casa?

Il Guardiano           Non lo so... forse un anno, forse di più...

Pinuccia        Sa cosa mi piacerebbe? Una bella ba­racca come la sua. Con le ruote. La città cammina? E io spingo la mia baracca un poco più avanti. E me ne andrei lontano, verso il verde... sempre più lontano...

Il Guardiano            (la guarda, poi)  È un'idea, Pinuccia.

Pinuccia        Già, è un'idea.

(Entra nella sua casetta, così pure il guardiano nella sua baracca mentre cala la tela).

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