FRATELLINI
di francesco silvestri
PERSONAGGI:
GILDO
SUO FRATELLO
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La scena rappresenta, in maniera stilizzata eppur vistosa, una camera dospedale.
Il materiale degli elementi scenici, letto, comodini, armadietto e sedie, rigorosamente in alluminio e acciaio. Eppure, qua e l, oggetti di dubbio gusto, coloratissimi e surreali - quadretti, calzini, fumetti, riviste, cordicelle tese, bottiglie, ecc. - rompono lasetticit dellambiente.
Luce al neon.
Ad apertura di sipario troviamo lammalato seduto al centro del letto. Non ha alcun segno visibile della malattia che nasconde, anzi potremmo definirlo addirittura bello, angelico, quasi. Forse perch lo vediamo attraverso gli occhi del fratello. Il giovane intento a massaggiarsi lincavo di un braccio con un batuffolo di cotone, evidente operazione finale di una lunga fleboclisi, come si evince dal flacone di vetro ormai vuoto montato su un treppiedi a rotelle situato a un lato del lettino. Lammalato si alza e si avvicina ad una piccola pattumiera per gettarvi lovatta; ci ripensa, sorride, guarda verso la porta del bagno e torna a sedere massaggiandosi il braccio.
Entra Gildo: un ritardato mentale lieve o, forse, soltanto un innocente. Anzi, sicuramente un innocente. Reca tra le mani una bacinella colma di acqua fumante. In lontananza, il suono delle campane e una musica soffusa segnano linizio di una funzione religiosa.
La stessa (o il suo esatto contrario) che sta per compiersi in questa camera dospedale.
GILDO - (poggia la bacinella su un ripiano e controlla la temperatura dellacqua).
Alleluia. Alleluia. Aa-lle-lu-i. Alleluia. Alleluia. Aa-Ile-lu-i.
bullente. bullente. Faci-mme-la-pus!. Nu pucurillo.
Accuss, nuje abbiammo la funzione. Precisi!
E questa llora.
(Dispone per la stanza alcuni indumenti puliti: calzini, una maglia di lana, un pigiama...).
Tu si pronto?
Io so pronto, tu si pronto ?
Ecco: Nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito e Santo.
Amen.
Il Signore sia e con voi.
(Indica il fratello per indurlo a rispondere).
E nun pozzo fa tutte cose io.
Tu ja risponnere: E con il tuo e Spirito. J, forza!
Il Signore sia e con voi?.
(Indica nuovamente il fratello. Pausa. Ci rinuncia, per ora).
E con il tuo e Spirito.
P, isso sulo: Fratelli, per celebrare.
Oj, o ddice pure o prevete: Fratelli!
Fratelli, per celebrare e degnamente i Santi e Misteri, riconosciamo i nostri e peccati. P se mette accuss e se sta zitto.
(Porta la giacca del pigiama a una guancia per misurarne lumidit).
Guarda Gua comme laggio stirato bello.
Aggio fernuto stanotte e tre. Shh, senza fa rummore, pecch o si no
(Guarda il fratello e gli manda bacetti chiudendo il labbro inferiore tra il pollice e lindice. Nota qualcosa che non va).
Manco chesto fanno? Manco chesto?
(Va a pulire il naso al fratello con un fazzoletto. Poi, lo libera del batuffolo di cotone e lo va a gettare nella pattumiera).
Tutte perete cc ddinto. Perete e pirete, perete e pirete, perete e pirete perepereppepp !
(Si calma a fatica).
E nun se p manco allucc, pecch po Pecch p e picchippo!
Pecch p me ne cacciano a me.
(Prepara una sorta di desco sul letto e tenta di far mangiare il fratello attingendo da un thermos. Questi rifiuta. Ogni tanto, Gildo assaggia una cucchiaiata di cibo. Gioca).
E nnuje? Nnuje comme facimmo?
Facimmo a fine e llove inta spasella. Chiacchete!, facimmo, fratelli. Na bella frittata!
O ssaje che aggio cucenato oggi? No, nun o ssaje. E to dichio.
Allora: aggio miso a tiella ncoppo fuoco e adinto ce aggio menato o llatte.
P, p arrivata essa e stuta o gas e annascunne tutte cose.
Po, per, essa se n ghiuta e guarda che ce aggio miso into llatte?
E corn e flaches!
Brumm brummm L aroplano L aroplano, gu
(Il giovane continua a rifiutare il cibo. Gildo dispiaciuto ma non affranto).
Ce pruvamme adoppo? Eh! Ce pruvammo adoppo.
(Ripone tutto sul comodino affianco al letto).
E preghiamo: Confesso a Dio e Onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto. Oj: Fratelli?!
(Spolvera la stanza).
che ho molto e peccato in pensieri, parole, opere e omissioni.
Au, fratelli, sapisse e che cavero che fa fore. Se more.
Eh! Pure fore se more, tissa credere? Mica sulo cc ddinto.
(Sbatte il panno per la polvere fuori dalla finestra).
per mia colpa e mia colpa e mia grandissima e colpa.
Siente friddo, tu?
No?
(Nessuna risposta).
E no! e supplico la Beata e sempre e vergine e Maria, gli Angeli, i Santi e voi, fratelli, di pregare. Oj: Fratelli!
di pregare e per me il Signore e Dio e nostro. Dio e Onnipotente, e quanta munnezza se fa inta na jurnata sola. Mamma do Carmene, abbia misericordia e di noi, perdoni i nostri e peccati e ci conduca alla vita eterna.
(Indica il fratello. Pausa. Sorride).
Amen.
(Chiude la finestra e si incanta a guardare fuori).
Tanto, isso, m, sta ancora a: Preghiamo, e io tengo tutto tiempo ca ce serve. A te e a me.
muscio ncallato. To ricuorde, no, a zi prevete? Ogni messa dura nora e mmeza. Nora e nu quarto, va.
(Porta la bacinella ai piedi del letto e ne controlla la temperatura. Canta).
bullente. bullente. Faci-mme-la-pu-s!. Nu pucurillo ancora.
(Riporta la bacinella sul ripiano. Il fratello sorride. Gildo lo segue a ruota, felice).
Io pe forza accuss aggia fa. A memoria la devo dire, o si no nun faccio bbuono o tiempo da da? Comme se dice? Da?
Da calcolare! Accuss se dice!
Invece, si a dico purio a messa saccio ca isso sta ll e je stongo cc, e ghiamme nzieme a parapatta e pace!
(Il fratello abbassa lo sguardo. Gildo mortificato).
Ma che te cride ? Che te cride ca nun o ttengo bbuono a mente ca vergognante?!
Ma si nun faccio accuss, po Si nun faccio accuss p e picchippo!
(Dopo una pausa molto triste).
ignorante proprio, guarda, fratelli. Ignorante! Overamente ignorante.
(Si riprende).
Ah, ma da oggi si cambia tutto!
(Prende dalla propria borsa due asciugamani, una confezione di fazzoletti inumiditi, un pannolone, un telo di plastica e altro).
E puressa, puressa adda dicere: Te-ne-vi- ra-ggio-ne!.
E o ssaje o pecch? O ssaje? No no, nun o ssaje. E m,per, nun to pozze dicere. Aroppe, aroppe M sto facenno ati ccose.
Perch oggi: (tocca la sua borsa) Sorpresa!
(Ricordando allimprovviso).
Preghiamo.
(Estrae da sotto al letto una pala e un pappagallo. Chiude gli occhi e sussurra).
E preghiamo
(Li annusa. Apre gli occhi deluso: entrambi gli oggetti sono pulitissimi. Finge di riprendersi e gioca).
Ufff che puzza che puzza che puzza
No, sto pazzianno. Oj, so puliti, so puliti
Ah, ma dimane dimane sarranno spuorche nata vota. E je sarraggio cuntento. Cuntento de pulezz, ecco!
(Lava pala e pappagallo con una salvietta inumidita).
Perch tanto, eh? Si nuno faccio... Si nun o faccio!
Tutte perete cc ddinto! Perete e pirete, perete e pirete, perepep!
(Guarda il fratello).
Comme me chiammo io?
(Silenzio).
No.
(Altro silenzio. Lo sguardo perso nel vuoto).
Pecch?
peccato?
No! E allora?
peccato, s?
No, no, e allora?
peccato j a messa tutte sante juorne?
No!
E vengo cc!
(Ancora silenzio. Chiama).
Gildo!
(Si volta a guardare il fratello).
Eh?
Mh chiammato?
(Stavolta il silenzio insostenibile).
No
(Manda bacetti, poi, canticchiando Alleluia, ripone gli oggetti sotto al letto. Solleva il fratello e lo fa sedere su una sedia. Infine, si appresta a rifare il letto cambiando federe, lenzuola e coperte).
Allora: ce steva na vota nu Re, ca cammenanno Vuo bere?
No?!
E no!
Ce steva na vota stu Re, ca cammenanno dinto bosco da foresta do castiello suo Uhhh, m me scurdavo.
O ssaje, fratelli, chaggio visto? Au, incredibile. Na cosa incredibile!
A proposito di bosco, ajere quanno me ne so ghiuto a cc, annanze a me ce steva nu criaturo, e mmane teneva nu curtiello. Sai, chilli ll, no chille da cucina, chillati ll, chille ca se chiudeno, comme se chiammano?
Va bbuo.
Je stevo cc e isso steva ll, cu a cartella ncoppe spalle.
Chelli cartelle cu tutti chilli lacce comme se chiammano?
(Forse, queste domande sono soltanto banali tentativi per far parlare il fratello, ma solo forse).
Va bbuo. Emb
(Un ricordo improvviso; un ricordo che procura una leggera ansia).
A che stanno, m?
Il Signore e ha detto: Chi di voi senza e peccato scagli la prima e pietra.
(Annusa il materasso e ride).
Uff Che puzza che puzza che puzza No, no, sto pazzianno.
pulito, oj? pul
Riconosciamoci tutti e peccatori e perdoniamoci a vicenda dal, parap parap parap... Abbi piet e di noi.
(Indica il fratello. Silenzio. Ride).
Signore e piet.
(Poi, come se il fratello gli avesse rivolto una domanda).
Eh?
(Ride).
Oj ca a vuo sape a storia do criaturo cu o curtiello?! Tu a me nun me fai scemo. E io ta conto. E je ta conto, a storia.
Emb, chillo nun fa accuss cu o curtiello vicino a narbero e se ne fuje?
Abbi piet e di noi.
Signore e piet.
No, nun ca se ne fuje Jette annanze! Dicimme ca jette annanze, fratelli? Eh! Dicimme ca jette annanze.
Abbi piet e di noi.
Au, incredibile. proprio nu fatto incredibile, eh fratelli?
Signore e piet.
E meno male ca io stavo andando a messa. Cio stevo venenne cc.
Abbi piet e di noi.
Pecch accuvate sotte mele
Signore e piet.
E puparuole E zucchine
(Siede sul letto e si perde nel resoconto).
Che ato accattaje p? Mele, zucchine, puparuole Accio! Pane
No, o zucchero, no, o zucchero gi o tenevo
E basta accuss me pare Abbi piet e di noi.
(Indica il fratello. Silenzio. Ride).
Signore e piet.
(Riprende le sue faccende. Chiama con finta distrazione).
Gildo?!
Oj? Mh chiammato?!
E brioscine! Ecco!
Accuvate sotto tutto o mangi, comprese e brioscine, obbiamente, tenevo tutto pronto: garza, cerotti e sparatrappo.
Maro, fratelli, tu nun puo ave idea chillu puveriello e llarbero quantu sanghe cacciaje. Mamma do Carmene, assaje. Ma assai assai! Au, fino fino e nterra.
(Ride).
Eh, per per, sapisse che medicazione ce aggio fatto io.
(In un crescendo irato).
Manco manco a meglia caposala o o meglio chirurgo e cc dinto a sapessero fa comme laggio comme laggio
(Repentinamente si calma).
Shh nun se po allucc
(Borbottando a voce bassissima, termina di rifare il letto. Poi, nuovamente con la sua verve).
Pecch je p penzaje: chillo, a o frate mio, mica ce servono sti ccose, e m je lauso accuss. E si proprio lavesseno a servi, corna facendo, je sempe dinta nu spitale stongo.
(Un pensiero).
Pe tte! Pi essa, no! Pi essa stongo a chiesa!
(Ride).
Ma quanno maje? Che stai dicenno? Mica me laggio nventato stu fatto e llarbero. Ma tu vide a chisto, vi. Che tumit.
(Con complicit).
U , e pure si fosse? Ma pecch, o prevete nun se nventa purisso e ccose?
E m me nvento purio.
Dio e Onnipotente, origine e fonte e della vita, benedici questacqua che hai creato. Uhh, lacqua!
(Va al comodino).
Vuo bere?
No?
E no.
E m, e m se metteno a cant: Il Signore Dio e dell Universo, i cieli e la terra e sono e pieni e della tua Gloria. Osanna nellalto e dei cieli.
(Notando che il fratello sta sorridendo, scoppia a ridere).
U, ma tu quanta fatti vuo sap?
Eh, sto cuntento, s, va be? Sto cuntento. E o ssaje o pecch? O ssaje o pecch sto cuntento?
Perch tu, da domani, starrai bene.
(Il fratello abbassa lo sguardo).
Chillo cc ddinto nun hanno capito proprio niente.
Anzi, hanno capito fin troppo bene assai: La medicina?
No, la medicina costa troppo cara, e noi non gliela diamo.
Tutte perete, cc ddinto, fratelli. Perete e pirete!
(Nota una macchiolina a terra dallaltra parte della stanza. Le si avvicina).
tuo questo?
Ciucculata ?
O sanghe?
Tu nun tja permettere e cacci sanghe quanno nun ce stongo, h capito?
Pecch po Pecch p e picchippo!
Chi o lleva a terra?
Io, cc, stracci nun ne tengo.
Chi o lleva a terra?
Chisti cc nun vonno manco tras cc dinto, h capito?
Nun te vonno fa sosere, nun te vonno mettere mmiezo lietto, non ti vogliono toccare! H capito?!
(Lungo silenzio).
E nun thanna tucc!
Sulje Sulje o pozzo fa.
Ce laggio ditto, fratelli: no, nun avita trasi Nun lavita tucc!
Sti lloffe apparate e janco diceno ca tieni a brutta malatia.
Eh, a saje, a saje a brutta malatia, a saje E a sapeno pure Iloro, a sapeno.
O sanghe nun sadda tucc. Nun sadda tucca o sanghe, porta infezione.
Ah s!? Porta infezione?! E allora nun lavita tucc manco e cosce e e bracce.
O cuollo, a capa, e rrecchie, niente! O faccio!
Faccio tutte cose io. Jatevenne a parte e fora!
Sta malatia e mmerda! A vuo sape a verit? A vuo sape? E io m ta dico, e io m ta dico a verit: a te t hanno mischiato!
Comme, che saccio?, na freva, n infruenza
Cc ddinto, per! Cc ddinto t hanno mmischiato.
Pecch tu si trasuto ca tenive sulo nu poco e tosse.
Pe mmana mia, pe mmana mia si trasuto cc ddinto.
Sulo nu poco e tosse e basta!
Polmonite, va bene, polmonite, po capit, no?, na polmonite!
Ma dicite a me, dicite a me, che cazzo ce azzecca a diarrea cu a polmonite?
Eh, a diarrea, a diarrea!
E uno adda scatarr a coppa no a sotto!
(Lunga pausa. In altro tono).
Ma forse ciucculata!
(Spande timidamente il sangue con un piede, poi, in un crescendo, lo calpesta, lo percuote, fino a sputarvi sopra).
Signore e piet.
Signore e piet.
Cristo e piet.
Cristo e piet.
Signore e piet.
Signore e piet.
(Pausa. In tono surreale).
Tu me fai asci pazza a me.
(Ancora una pausa. Si sta calmando).
Tutte juorne accuss dice.
Uffa, fratelli Si tu a vedisse S fatta proprio pesante, mamm.
(Solleva il fratello e lo conduce al letto).
Ma chella a vicchiaia, che ce vuo fa? O ssaje, o ssaje comme se dice?
A vicchiaja na brutta bestia.
E llacqua se fa fredda e nnuje ce amma spicci.
(Ride).
Ma primma
(Fa per andare alla sua borsa chiedendo distrattamente).
Vuo bere?
(Inaspettatamente, il fratello fa cenno di s con il capo.
Gildo si intimidisce e ripete).
Vuo vuo bere ?
(Il fratellino sorride e annuisce di nuovo).
E quanno mo dici a me?
Vo~glio-bbe~re!.
(Corre a riempire di acqua un bicchiere e lo porge al fratello; poi si finge distratto e chiama).
Gildo?!. Oj, mh chiammato?
(Osserva, con infinita tenerezza, il fratello bere).
Ma comme aggia fa cu te, eh? Comme aggia fa?
(Canticchia).
Comme aggia fa cu te, comme aggia fa.
(Lo culla premendo con le mani sul materasso. Non si avvede della foga che impiega. Il fratello si lamenta. Gildo si scusa mortificato e si allontana).
No, presto per: Agnello di Dio che togli i peccati e del mondo.
(Prende alcune cose dalla propria borsa e, a terra, costruisce e monta una sorta di strano aquilone).
Girati di l, non guardare.
(Il fratellino esegue).
Indovina a che stanno m? Sbagliato! Stanno a: il Signore sia e con voi.
(Indica il fratello e ride).
E con il tuo e Spirito.
Dal Vangelo secondo a piacere, eccetera eccetera.
E m, primma se mette a leggere e nun a fernesce cchiu, e p dice: Parola e del Signore. E io rispongo: Lode a te o Cristo.
Po se ne vene mmiezallaltare e abbia a parl.
E nnuje tenimme tutto tiempo do munno.
(Si perde nella favola che segue).
Ce steva na vota nu Re, ca nun era n buono e nemmeno cattivo. O nomme do Re era Re. Re e basta. Mentre steva cammenanno dinto bosco del castello suo, vedette e pass a na rondine Na rondine? Eh, na rondine! O n ato animale volante, a stessa cosa. O Re a guardaje e
Tu nun ja guard. Avuotete a ll.
(Ride. Appende laquilone a unasta del treppiedi).
No, no nun to pozzo dicere, nun to pozzo dicere pecch sto cuntento.
Aroppe, aroppe. M sto facenno ati ccose.
Au, fratelli, laggio tenuta annascuse p quatte iuorne sta rrobba.
Si mamm a vedeva, capeva subbito ca je vengo cc.
Mannaggia mannaggia.
A morte a morte a morte, mannaggia!
E uno e due e tre Apri gli occhi!
(Simula una corsa reggendo il filo dellaquilone. Anzi, pi propriamente, Gildo si trasforma in aquilone).
Uhhh O viento o viento o viento Curre, fratelli, curre!
(Canta).
Strada facendo vedrai, vieni, fratelli ,
e non mi ricordo e le parole.
Strada facendo e troverai
il sole e in mezzo al cielo.
E sentirai la strada, vieni, fratelli, curre,
far sbattere e il mio cuore e, e vieni acc! Curre!
(Ride. stanco).
bello, no?
bello.
Si!
Accuss, quanno nun ce stongo e tu te vuo fa quatte passi, vieni cc e te miette a correre.
E me chiamme a me.
(Finge nuovamente di correre).
Gildo ?! Gildo ?!.
(Si accorge del triste sorriso sul volto del fratello ma, soprattutto, dellindifferenza che lo permea. Lunga pausa).
A che stanno, m? No, ampresso per: Scambiatevi il segno e della pace.
(Prende il bicchiere dalle mani del fratello e fa per riporlo sul comodino. Invece, ne scruta il bordo tentando di individuare da che lato abbia bevuto. Lo trova).
Scambiatevi il segno e della pace.
(Beve facendo attenzione ad imprimere limpronta delle proprie labbra su quelle del fratello).
Ecco fatto!
Scambiato!
Preghiamo.
(Pausa. Guarda il fratello).
E si sta zitto.
(Pausa. Guarda il fratello).
E preghiamo pure noi, ch tanto questo tempo qua non vale.
(Siede sul letto. I due si guardano negli occhi. Il giovane, poco dopo, accarezza il volto di Gildo con estenuante lentezza. Dopo la carezza, Gildo invia bacetti con eguale lentezza).
Ecco fatto!
(Canticchiando sulle note di Strada facendo, Gildo spoglia il fratello completamente).
Lacqua nun cchi bullente, e adesso si pu fare. Lacqua.
(Ogni tanto, lammalato si lamenta a causa di evidenti dolori articolari).
fatta fatta fatta
Benedetto sei tu, Signore e Dio e dellUniverso: dalla tua bont abbiamo e ricevuto e questo pane, frutto e della terra e del lavoro e delluomo...,
fatta fatta fatta ....
... lo presentiamo a te, perch diventi e per noi e cibo di vita eterna.
(Indica il fratello e sorride).
Benedetto e nei secoli il Signore.
Pregate, fratelli, perch il mio, oj: Fratelli?!, ...perch il mio e vostro e sacrificio sia gradito a Dio e Padre e Onn....
(Adagia nuovamente il fratello sul letto e lo libera del pannolone, lasciandolo, cos, completamente nudo. Ride).
Uff .... che puzza che puzza che puzza... e fatto o caccone!?
(Stavolta, il fratellino non sorride, anzi, distoglie lo sguardo per la vergogna. Gildo, con infinito amore, lo rimprovera).
No .... no, nun tja mettere scuorno... E fatto bbuono!
E fatto bbuono, o frate!
(Lava il fondoschiena e linguine del fratello con delle tovagliette inumidite. Esagera i toni della voce nel tentativo di farlo riprendere).
Au, fratelli, sapisse che film hanno fatto ajere sera p dinta televisione. Ma proprio nu filmone! Allora: ce steva isso ca se chiamma Giorge e vuole fare le case; e p ce sta n ato chiatto chiatto, brutto brutto e chine sorde ca sta sempe assettato. Au, fratelli, nun saiza mai a coppa seggia.
(Va a gettare il pannolone e le tovagliette nella pattumiera).
Il Signore riceva dalle tue mani e questo sacrificio, a lode e gloria e del suo nome per il bene....
(Infila un guanto di spugna, prende la bacinella e la pone su una sedia; avvicina entrambe al lettino e lava il fratello dalla testa ai piedi. I suoi gesti sono misurati ed armonici. Da quanto tempo li ripete?).
lnzomma, ce sta chistato ca nun ce vo fa fa. Cio, nun ca nun ce vo fa fa, e vo fa purisso e ccase. Ma Giorge, primma se sposa e fa quatto figli e p va annanze pa strada soja. Senonch, a nu bruttu mumento, o zio e Giorge adda j a pusit e sorde e Giorge dinta na banca. Ma nu cuofeno .... nu cuofeno e sorde. O chiatto chiatto o vvene a sape e ce rrobba. No .... nun ca se rrobba, pecch p chillo pe essere brutto brutto assaje ma nun mariuolo overo. Se piglia! Dicimmo ca se piglia, fratelli? E dicimmo ca se piglia, che ce ne mporta a nnuje. Chillu puveriello e Giorge, nun sape cchi addo adda j a sbattere a capa. Primma sappicceca cu a mugliera e cu e figli e p se ne fuje. Emb, fratelli, chillu juorne o Pataterno sera scurdato do tiempo: viento, tempesta, neve... Neve a zuffunno! Adda essere bella a neve, eh? Tu lh vista maje? No? (Silenzio). E no. Uh... Maggio scurdato e cotton fioc. Va buo, j, m te pulezzo accuss e rrecchie... P dimane facimme meglio? Eh! P dimane facimmo meglio. A che stevo, m? (Ride). Ma no cu a messa... Cu o film! O fatto da neve? S .... o fatto da neve. Allora: Giorge arrivaje ncoppo ponte e dicette: M me jetto abbascio. Inta chillu mumento, passaje n Angelo e, no, nun dicette: Amen!, anzi, se jettaje isso a mare po salv. (Si perde nel racconto). Langelo pe salv a Giorge se... O ssaccio, nu poco complicato o fatto ma ajere era facile. Va bbuo. E p langelo dicette: Io aggio salvato a te, no tu a me. Ma quanno maje, dicette Gior ...
(Improvvisamente impaurito).
A che stanno, m ...?
Ah, s: Santo, Santo, Santo, il Signore Dio e delIUniverso....
Io, comunque, dicette Giorge, nun vulesse essere proprio nato. Ma che stai dicenno?, dicette langelo. S.. , rispunnette Giorge, forse era meglio si nun nascevo proprio.
(Il fratello annuisce come ad approvare le parole di Giorge. Gildo visibilmente colpito ma riprende il racconto tentando di non darlo a vedere).
E fu qua .... fu qua che langelo dicette: Amen. E va bene. Non sei mai nato.
Cuntento? Accuss nun sai proprio niente da vita. N de ccose belle e nemmeno de ccose brutte.
Va bbuo, j, penzaje Giorge, chisto tutto scemo, pecch isso nun ce credeva ca chillo era n Angelo, n Angelo overo, e se ne jette a casa.
(Con leggera apprensione).
Prendete e mangiatene e tutti, questo il mio corpo, offerto in sacrificio e per voi.
Ma nisciuno o cunusceva cchi: a mugliera nun sera spusata e pirci, e figli nun ce stevano, a mamma o pigliaje pe pazzo, o chiatto chiatto era addiventato o patrone e tutto paese e o frate ... o frate era muorto!
(Con leggera intenzione). Eh! Era muorto o frate.
Pecch Giorge laveva salvato a dinto ghiaccio quannera piccerillo, e m nun laveva fatto.
Che vo dicere chesto? Che vo dicere?
Mistero e della fede: annunciamo la tua morte, e Signore, proclamiamo la tua resurrezione nellattesa e della tua e venuta.
Ah, ma alla fine do film, pure Giorge resurrette. Mettette a capa a posto e tutto saccunciaje.
Pecch nun steva isso sulo. O paese sano o dette na mano.
Era nato, isso!
(Stavolta, s, con intenzione).
chiaro!?
(Silenzio. Va a gettare lacqua con cui ha lavato il fratello e riprende a parlare).
Au, fratelli, si tu me vedive e chiagnere ajere ssera annanza televisione
Ma poi mi sono soffiato il naso e tutto finito.
Fernesce sempe accuss.
Cu na sciusciata e naso.
E m chi o ssape che film fanno lunner.
Ah, ma dimane jesce o giurnale e o sapimme.
E sapimme pure ca tu, dimane, starrai assai meglio.
(Indica la propria borsa e sorride).
Taggio purtato na cosa Vedraaai.
E noi: obbedienti alla parola e del Salvatore, e formati al suo divino e insegnamento, osiamo dire:.
(Vede le macchie sulla schiena del fratello).
Mamma do Carmene e quante ne so asciute Padre nostro e che sei e nei cieli, ma ajere nun erano accuss assai.
(Il fratello ride. Gildo si associa).
E che ridi a fa?
O saccio je O saccio je pecch stai ridenno.
(Gli deterge con cura la schiena tamponandola).
Faccio chianu chianu, ovvi? Faccio chianu chianu
Tu vuo sape si o pinguino ce sta ancora o se n fujuto. overo ca vuo sape o fatto d`o pinguino? E je m to dico.
(Ha terminato il lungo lavoro di pulizia).
Ecco fatto!
(Ricordando).
Uh! Asp!
(Estrae dalla borsa alcune matite per il trucco).
Guarda che maggio arrubbato a mamm.
No!
Arrubbate no.
Prestate!
Appena arrivo a casa ce e metto a posto. Shhh Senza fa rummore. Accuss essa nun se ne addona. Pecch o si no o si no e picchippo!
(Il giovane abbassa lo sguardo. Gildo si incupisce).
O ssaje je cu essa nun pozzo fa niente.
Nun ce tengo niente a dicere a essa.
E p, mica me capisce a me.
Chiagne sempe.
Chiagne e allucca.
E me chiamma: Gildo?! Gildo.
Me chiamma sempe, essa.
Ma je nun a rispongo mai.
Quanno essa me chiamma, je ce vaco, s, ma nun a rispongo.
Si tu me vedisse a casa, fratelli Tengo sempe a vocca nzerrata.
E penzo penzo penzo Penzo a tutto chello ca taggia dicere inta chestora.
A chello ca taggia cunt.
Je ce dico che vaco a chiesa e invece vengo cc.
(Silenzio).
Comme me chiammo io?
(Malgrado il fratello non risponda, Gildo si riprende dallatristezza).
Gildo ?!. Oj, mh chiammato?!
E io a te te rispongo.
No comme a mamm.
O comme a te cu mme
Allora: (osserva la schiena del fratello) no, mi dispiace, il pinguino non ci sta pi; se ne fujuto. Per Per al posto suo ci sta una bella signora.
Na signora cu e zizze a fora.
(Ridono insieme).
E che rire a fa? Te piacesse, eh? Te piacesse a signora cu e zizze a fora.
E invece, noi, adesso, ci facciamo un bel vestito pecch non sta bene ca jesce accuss annura. Piano piano, per. Senza fare male.
(Disegna sulla schiena del fratellino perdendosi, ancora una volta, nelle parole della favola).
Ce steva na vota nu Re, ca cammenanno dinto bosco do castiello suojo, vedette e pass a na rondine. O Re aizaje a capa e a guardaje. Ma siccome era nu poco scemo, cuntinuaje a cammen pure cu a capa aizata e poffete!, jette a tuzz cu o pede vicino a na preta, na preta grossa, grossa assai, e se facette male.
No comme a me ca nun te faccio niente.
(Impaurito, guardando in direzione della finestra).
Tuo il Regno, tua la potenza e la gloria e nei secoli.
Uhhh, guarda che asciuto cc: nu fiasco e vino. Preciso preciso!
E io m ce faccio nu bellu tavulino asotto accuss nun cade.
Au, fratelli, si tu te putisse vede Pareno pareno tutti tatuaggi!
(Il giovane sorride).
To giuro, to giuro, pareno proprio e tatuaggi.
Comme se portano m. Allurdema moda.
Tu p o ssaje: je so bravo a pitt.
E qua? Che ci sta qua? Vediamo
(Tenta di alleggerire la gravit di ci che sta per dire).
Ce sta nu poco e sanghe, cc.
Nun na macchia, chesta.
na piaga.
S fatta na piaga cc e nassumiglia a niente.
(Manda bacetti alla piaga. il fratellino ha le lacrime agli occhi).
Gildo!?
Io a te te laggia dicere e ccose.
No comme a mamm.
(Cosparge di borotalco il corpo del giovane).
A neve! A neve, fratelli! A neve a zuffunno! Comme a Giorge quanno torna a casa.
Signore e Ges Cristo che hai detto ai tuoi apostoli:, o tiempo sta vulanno, vi lascio la pace, vi do la mia e pace, o tiempo vola sempe quanno sto cc, chi o ssape o pecch?!, non guardare ai nostri e peccati ma alla fede e della tua e chiesa e donale.
Sa che te dico? Sa che te dico, fratelli? Je penzo ca na messa avessa dur perlomeno ddoje-tre ore. Comme minimo. O si no che che ringraziamento ?
Almeno uno accuss se sazia. Emb, si je fosse prevete accuss facesse.
Tu che vivi e regni e nei secoli dei secoli.
(Indica il fratello).
Amen.
La pace e del Signore sia sempre e con voi.
E con il tuo e Spirito.
Scambiatevi un segno e della pace.
(Mostra al fratello le mani imbiancate. Ride e applaude forte per spandere il borotalco nellaria. Il giovane, invece, si raggomitola; per la prima volta, sembra vergognarsi della sua nudit. Gildo, dopo un lungo istante di esitazione, gli si rivolge lentissimamente con una punta di pianto in gola).
Agnello di Dio che togli i peccati e del mondo, dona a noi la pace.
(Silenzio).
E m m teniamo tutto tiempo ca vulimmo. Pecch chill ll se vanno a fa la comunione.
Cento duecento persone.
Il Corpo di Cristo.
E io io ti devo dare la sorpresa
La medicina!
(Il fratello lo guarda allibito).
Qua dentro non te la possono dare pecch, te laggio ditto, fratelli, costa proprio assai. E p so tutte perete e p ...
E cos te la do io! Una al giorno! Da oggi!
A vi.? Sta cc ddinto.
Dice ca lunica medicina pe fa sta bene a malatia tua ... chesta cc.
Io m larapo e tu ta pigli, va bene?
(Silenzio).
Va bene!
(Scarta un profilattico e lo porge al fratello. Questi ride. Gildo, invece, per la prima volta, serissimo).
No!
Nun ridere.
Nun ce sta niente a rirere! M, no!
(Ancora silenzio).
Tie!
Il Corpo di Cristo.
(Il fratello prende il preservativo e lo srotola lentamente sforzandosi di non piangere. Gildo lo osserva con estrema attenzione. Si guardano. Il fratello lascia cadere il profilattico sul proprio ventre nudo).
Se fa accuss?
(Dopo una lunga pausa, il giovane annuisce. Gildo sorride soddisfatto e felice).
Bene.
(Dallesterno salgono le note della musica che sta accompagnando i fedeli a ricevere lostia consacrata. Gildo veste il fratello sussurrando:Il Corpo diCristo e facendo attenzione a non fargli male. Lintera scena della vestizione viene eseguita senza fretta, quasi a mo di rito. Al termine, lo adagia sotto le coperte, siede e osserva il risultato delle sue fatiche).
Comme stai bello.
(Sta per andar via; ci ripensa e torna a sedere per completare la sua Storia di un ramo).
Ce steva na vota nu Re, ca mentre steva cammenanno dinto bosco do castiello suo, vedette e pass a na rondine.
Ma siccome era nu poco scemo, cuntinuaje a cammen pure cu a capa aizata e, poffete!, jette a tuzz cu o pede vicino a na preta. Na preta grossa, grossa assai. O Re se ncazzaje. Se ncazzaje e rumpette nu ramo a vicino a n arbero, e cu stu ramo dette na mazzata alla preta. Na mazzata forte. Forte assai!
O ramo se mettette a chiagnere.
A preta no.
O ramo sera fatto male.
A preta no.
(Silenzio).
E chisto o fatto!
(Gildo raccatta le proprie cose con giovialit. Il fratello molto agitato).
Il Signore sia e con voi.
(Ormai non indica pi il fratello per indurlo a rispondere).
E con il tuo e Spirito.
Vi benedica a Dio e Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito e Santo.
Amen.
La Messa finita e andate in pace.
Rendiamo e grazie a Dio.
( pronto. Bacia il fratello sulla fronte).
Comme me chiammo io?
No, no Sto pazzianno. Ce vedimme dimane.
(Fa per uscire dalla stanza).
FRATELLO - Perch?
GILDO - (dopo un lungo silenzio). Pecch Pecch nun saccio che film fa lunneri. E dimane dimane jesce o Sorrisi e canzoni!
(Sorride e gli lancia un bacio fortissimo).
Ci!
Esce. Il giovane solo. Si alza dal letto con estrema fatica e si aggira per la stanza toccando e accarezzando gli oggetti. Versa dellacqua nel bicchiere. Ne scruta il bordo e bacia la parte da cui ha bevuto il fratello innocente. Si dirige allaquilone, prende tra le dita il lungo filo rosso e, in un sussurro, ... o in un urlo...
FRATELLO - Gildo ...? Gildo ...!
Il buio, lentamente, lo inghiotte.
Letteralmente.
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