Gli allegri sposi di Cortina
Commedia in tre atti di Gino Rocca
PERSONAGGI
GLADIO
PAMELA
GIOVANNA
CAMERIERE DI FUMAFRONTI
FUMAFRONTI
COLOMBINA
AROSIO
A Cortina, d'agosto.
ATTO PRIMO
Arde un tramonto arroventato sulle Dolomiti: ma le tende che coprono le due finestre in fondo e la grande portiera - e si protendono obliquamente sulla veranda - ne riflettono soltanto il riverbero soffuso e quasi malato. Un'altra porta a sinistra: una porticina, in primo piano a destra. La saletta, che si chiude su di un vano, dove si accendono, a sera, delle luci a grappoli di seta, dove si gioca a carte, si legge, si ascolta la radio o il grammofono, dove si pranza sopra un deschetto volutamente ed elegantemente rustico, giace nella penombra. Un gran fascio di fiori dentro un vaso di cristallo, nel mezzo della scena, accanto ad un divano. Una scrivania, libri dovunque, in disordine: una corda, un sacco, due piccozze, molti ferri per il gioco del golf, alcune babbucce con la suola di feltro per la scalata alle rocce, fiaschette e manubri per ginnastica da camera, monticchiati, in un angolo. Il pubblico s'accorge che Pamela esiste perch vede un esile e bianco braccio nudo sbucare dai cuscini che coprono il divano e ributtare nervosamente una coperta di seta. Un gemito, un rimescolio, un libro scaraventato contro la parete. Pamela scatta sul divano e cerca con gli occhi feroci, pronta ad afferrare un cuscino, qualche cosa che le ronza d'intorno. Ora seduta e tutti la possono vedere. Vedono, infatti, una signora bionda, avvolta in una larga tunica azzurra. Un ciuffo di penne di struzzo adorna certe pantofoline d'argento. Pamela convinta di essere una donna superiore: e con un lieve tono di compatimento, di condiscendenza, sempre, parla con tutti, anche quando dice delle cose umili, anche quando si compiange e si confida. D'un tratto Pamela sobbalza ancora e tutti i suoi nervi vibrano: ha sentito ronzare, pi vicina, la mosca... Il ronzio dileguato: poi, si rivela trapanando qualche lontano velo d'ombra. Si avvicina... Pamela in agguato come una tigre famelica sul divano, sulle ginocchia e le mani. Scruta, fiuta, freme, suda. Le pare che la mosca si sia posata sulla coperta, l accanto. Cerca di acciuffarla senza farsi scorgere, muovendo a poco a poco la zampa feroce dagli artigli rossi, fingendo di guardare da un'altra parte, quasi che la mosca possa, in tal modo, essere meglio tratta in inganno... Piomba sulla preda, invano: si torce per il ronzio che si ridesta e che pare una beffa... Allora Pamela si arma del cuscino e balza in piedi ansando. Vorrebbe accendere la luce di una piccola lampada, che accanto al suo giaciglio. Ma i suoi nervi hanno gi sofferto troppol Ricade decisamente vinta. E suona il campanello. Di destra, discreta, vestita dimessamente, ma con un grembialino ricamato, bianco e grande come un fazzoletto, e un fiore fra i riccioli neri, senza et, senza profilo e senza volont, entra la cameriera confidente, Colombina.
Pamela - (con un filo di voce, come in agonia) Colombina!
Colombina - (accorre) Signora...
Pamela - (c. s.) Colombina... le mosche!
Colombina - Credo che vengano per questi fiori. Proviamo a portar via fiori.
Pamela - (livida, balzando) Sei pazza?
Colombina - Hanno un profumo cos dolciastro, signora: come di miele. Le mosche...
Pamela - (il cui volto si trasforma) Quelle mosche... (in estasi) Venivano attirate dal profumo di questi fiori? Tu erodi?
Colombina - (ritorna con il vaso tra le mani) Non una cosa tanto difficile!
Pamela - (c. s. accarezzando prima i fiori) E perch non lo metti qua, pi vicino a me, quel vaso, cos? Perch non spalanchi le finestre, non rialzi le tende?...
Colombina - Ma non ancora calato il sole, signora!
Pamela - (c. s.) Soffrire per lui, per i suoi fiori... sentirsi trafiggere, mentre egli parte, da tanti, da tanti ronzii di mosche che sono come... pensieri musicali! (a Colombina che ha deposto il vaso e si avvia verso il fondo) Colombina, alza le tende, spalanca le vetrine sul tramonto acceso, sui prati verdi, sulle Dolomiti azzurre...
Colombina - (eseguisce).
Pamela - (tuffa una mano nel mazzo dei fiori e tenta istintivamente di mascherarsi contro un raggio di sole, che entra obliquo nella sala e la ferisce proprio sugli occhi. Ma poi si abbandona con un gemito e con le labbra voluttuosamente chiuse) Ah!... Soffrire per lui! (La cara cugina Giovanna, gi matura, ma ancra bella femmina, ardente, onesta, romantica, infaticabile e ciarliera, entra dal fondo, dopo di aver sostato un attimo sulla terrazza per guardare la strada e dopo di aver spiato dentro. Ha un pacco di dischi sotto il braccio e lo depone accanto al fonografo. Vestito semplice, elegante, un po' sportivo, da montagna: labbra molto rosse, occhi molto ardenti).
Colombina - (se n gi andata).
Giovanna - Pamela!
Pamela - (guizza a sedere con un sorriso che pare la maschera di un singhiozzo e tende le mani all'amica) Giovanna, cugina mia, cosi tardi?...
Giovanna - Ho dovuto litigare con il pi piccolo dei miei marmocchi che ha gi cominciato a lasciare dei conti al bar... E liquori, capisci? Liquori.
Pamela - Bisogna pensare che fanno tutti cos.
Giovanna - A tredici anni?
Pamela - Giovanna, il mondo pieno oggi di bars e di ragazzi di tredici anni - (cambia tono). Io ti aspettavo con il cuore ridotto come un fazzoletto; e tu, che ieri sera m'hai veduto e puoi capire, entri finalmente e mi parli delle tue sfuriate materne! Ma quali sono, dunque, i veri drammi della vita?
Giovanna - Quel ragazzo non pu avere speso cinquanta lire nel bar! Ho riveduto il conto io: il cameriere un ladro: 18 lire per un bicchierino di grappa!
Pamela - (c. s.) ...Soltanto quelli che sentiamo noi. Gli altri... quelli sono gli spettatori che, quando se ne sono andati, quando sono usciti di teatro, entrano appunto in un bar e parlano dei conti della sarta o del prezzo del carbone... o di un bicchierino di grappa che puzza... Anche per i cortei dei funerali, dopo tutto, succede questo.
Giovanna - (pentita ma non troppo) Hai ragione, Pamela. Ma io non ho un marito che guadagna (e si stempera il rosso sulle labbra, di nascosto).
Pamela - Oh, se non avessi la possibilit di capire tante cose, come- dimmi tu? -come potrei vivere?
Giovanna - (siede) Ma forse perch ero innervosita dall'idea che tu mi aspettavi, ho ecceduto litigando, lass.
Pamela - (si alza) E, naturalmente, neanche l'hai veduto.
Giovanna - S' chiuso subito in camera, e studia perch, all'ultimo momento, gli hanno completamente cambiato la seconda parte del programma del concerto.
Pamela - Studiava al pianoforte. Poteva studiare?
Giovanna - Credo. Ma a colazione era bianco come la tastiera.
Pamela - Come i tasti bianchi.
Giovanna - Si capisce. Non poteva, Pamela. Doveva. Ha alzato quei suoi occhi umidi verso di me, e non ha avuto bisogno di dirmi una parola. Gli ho sussurrato, passando: Ve la saluter. Non vi muovete . Ho fatto male?
Pamela - Hai fatto bene. Anche perch mio marito tornato fuori per un caso.
Giovanna - (sorpresa) Ma uscito ancora?
Pamela - S.
Giovanna - tornato prima del solito...
Pamela - Si cambiato, uscito per andare a giocare a golf!
Giovanna - (sbalordita) No!
Pamela - S.
Giovanna - portentoso!
Pamela - Poveretto... se non avesse questa vitalit portentosa, da somaro...
Giovanna - Ma non andato a scalar le Tofane alle tre di notte?
Pamela - S. il suo modo di vivere. tornato alle quattro bruciato dal sole. Gli ho detto: Riposati . io ero ridotta come... (Torce il fazzoletto e si frena per non ripetersi). Sono venuti a cercarlo per una partita a golf. Ha preso i suoi ferri; non tornato ancora. Non voleva andare perch gli pareva che io fossi sofferente. Come fare a nasconderglielo? Mi sono sforzata -per ridere. S' messo a ridere anche lui con quella sua bocca che mastica i sassi. venuto a prenderlo, a portarselo via - sai? - quel commendato: Fumafronti, quello che non legge mai neanche i giornali. - Io avevo tanto bisogno di restar sola!
Giovanna - E sono le cinque.
Pamela - (con voce tremula) Partir fra due ore, Giovanna. E, poi, quel giro di concerti in Svizzera. E, poi, temo, l'America...
Giovanna - Me l'ha detto. Ma mi ha anche detto che per l'America non aveva ancora deciso.
Pamela - (con uno scatto) Davvero? Se ieri, Giovanna, ricordi?...
Giovanna - Calmati: stai ferma. Non ha ancora deciso.
Pamela - (con un velo di malinconia) Ma la sua gloria?
Giovanna - Ce n'ha tanta di gloria! Che cosa vuoi che gliene importi dell'America?
Pamela - Per me?
Giovanna - Si capisce. Tanto pi che lui rimane sempre al cospetto dei secoli, ormai, Hans Sturm.
Pamela - vero. Ma io non posso dirglielo troppo, se no...
Giovanna - (saputa) Ricordati, Pamela, che agli uomini si pu sempre dire qualunque cosa... Gli uomini pensano ad altro quando noi parliamo.
Pamela - (rattristata) Perch dici questo?
Giovanna - Perch li conosco.
Pamela - Tutti?
Giovanna - Tutti.
Pamela - (la scruta) Hai amato tanto?
Giovanna - Non ho amato alcuno: per ci ti dico che li conosco tutti. Amare un lusso: io non posso.
Pamela - Non hai mai amato tu? Non sai che cosa sia l'amore tu?
Giovanna - So che cosa l'amore.
Pamela - E puoi capirmi? e puoi essermi cos vicina come l'altra sera? come oggi? come durante lo svolgersi di tutto questo pauroso dramma?
Giovanna - Vedi: tutte le mie amiche mi hanno sempre parlato cos. Io sono stata l'amica di tanti amori: la vera amica. Credi tu che se io amassi, o avessi amato, potrei esserlo?
Pamela - (si comprime le tempie) Non ti capisco.
Giovanna - Tu ami; ami per conto tuo. Potresti andare, venire, ragionare, affannarti, parlare, fingere, per l'amore di un altro? Gli amori degli altri, se ami come dici, devono sembrarti miseria.
Pamela - Certo che gli altri... le altre, infatti...
Giovanna - Vedi? E io invece son qua. Non soltanto perch conosco Hans Sturm, e fin dai tempi dei suoi primi debutti, e gli sono amica... e perch sono la tua vecchia cugina Giovanna...
Pamela - (sorride perplessa, temendo che Giovanna si ricordi che stata in collegio con lei).
Giovanna - ... ma perch a me questo vivere nell'incantesrmo degli altri basta. In genere, il mondo giudica male. Le donne come me son chiamate... con un brutto nome.
Pamela - (inorridisce) Giovanna!
Giovanna - Ma non capisce, il mondo, che c' un sistema per essere felici della felicit o del dolore degli altri!
Pamela - (dopo un attimo) Tu mi hai detto che non hai mai amato d'amore nemmeno tuo marito...
Giovanna - E ci siamo sposati - vedi? - appunto perch lui si seccava che io, qualche volta, tardassi a tornare a casa, o non ci tornassi affatto... La causa dell'ultimo litigio fu appunto per un mio viaggio a Genova, al tempo della furibonda passione di Anita per un ufficiale di marina che doveva imbarcarsi...
Pamela - (con una smorfia) Anita Corte? Ah, deve essere stata una bella e sudicia commedia da strapazzo!
Giovanna - Perch dici questo?
Pamela - (scatta) Ma, scusa, non vorrai - spero - fare dei confronti...
Giovanna - (la calma con una carezza lieve) No, cara, no. Neanche per sogno...
Pamela - Meno male, (Pausa). Il mio dramma? Chi lo potrebbe scrivere il mio dramma?
Giovanna - Ah, nessuno! Certe cose non si scrivono.
Pamela - Legata qua a questo marito che mi adora, che, senza di me, malgrado i suoi muscoli e i suoi tendini, crollerebbe come un castello di carte...
Giovanna - Ti ama molto?
Pamela - Talvolta penso: Se sapesse, morrebbe . E sudo freddo. Ho il diritto di ucciderlo?
Giovanna - Hai il dovere di aiutarlo a vivere!
Pamela - E, invece, amo... amo un altro; un uomo che fragile e sensibile come me... e che parte. Oh, come lo seguirei, Giovanna !
Giovanna - Hai il dovere di rimanere con chi ha pi bisogno di te.
Pamela - Solo il dovere di servire, dunque? di sacrificare il bene mio per il bene degli altri.
Giovanna - Hans un uomo che non ri dimenticher... che rivedrai pi presto di quanto tu non possa credere...
Pamela - Essere nell'ombra, vederlo trionfare... o, pure, aspettarlo ansante, dopo ogni trionfo, nel buio del nostro piccolo nido... GiovannaI E non poter neanche muovermi di qua, oggi, per portargli un saluto alla stazione... per portargli un fiore... (indica il vaso) Mi ha mandato tutti quei fiori, poveretto!
Giovanna - S, lo so... sono andata, anzi, io... (si morsica le labbra).
Pamela - (guizza) Come?
Giovanna - (si ricompone) Volevo dire: quando sono andata io da lui, ne aveva conservato uno, e lo teneva sul pianoforte... e lo odorava ogni tanto.
Pamela - (splende) Come me? Questi accordi istintivi, nel silenzio, da lontano... (decisa) Se mio marito torna prima delle sei e sono sicura che non esce pi di casa, vado alla stazione.
Giovanna - No. Commetteresti una sciocchezza: no. Non c' soltanto tuo marito a Cortina, d'agosto.
Pamela - Gi (sogna): e pure, in cosi poco tempo, una cos divorante passione... Non avevo mai provato.
Giovanna - (la scruta) Ne sei ben sicura?
Pamela - Cos, mai. E devo fingere con tutti... specialmente con lui che... (si avvicina alla scrivania) Guarda: tutte queste lettere d'affari... Se non rispondessi io...
Giovanna - Ma tuo marito, scusa, che un uomo politico, un uomo dinamico e positivo, lascia i suoi affari in mano tua?
Pamela - un analfabeta... un povero piccolo uomo che stato aiutato dalla fortuna, e che ha trovato me. Certe cose lui neanche sa che io le ho volute e predisposte. Non sa neanche farsi la valigia. Io gli ho detto: Gioca a golf! . Se non ci fossi io, andrebbe in giro conciato come uno straccione! E non sa che agli straccioni non si fa credito: non intuisce neanche questo. M' piaciuto perch era cos infantile, robusto, quasi istintivo... Vive del mio respiro: respira le mie parole: le assimila. Vedi? Io sto leggendo Voltaire. Se qualcuno si prendesse la briga di stare attento ed avesse una discreta cultura, ascoltando lui capirebbe che io sto leggendo, ora, Voltaire come, un mese fa, Leopardi.
(Fumafronti, entra dal fondo. un uomo di cinquantanni, robusto e pigro, con il cranio pelato che suda sempre e le saccocce colme di carte. Sembra un poco preoccupato).
Fumafronti - Disturbo?
Pamela - (sorride e gli tende con fatica la mano) Oh, Fumafronti... commendatore emerito: le pare? Anzi. Siam qua sole sole...
Fumafronti - (salutando Giovanna) Signora... (sorpreso, guarda l'orologio) Ancora non c'?
Pamela - venuto a prender Gladio. Me l'ha portato via per una partita a golf.
Fumafronti - (molto imbarazzato) S, ma poi ho dovuto dirgli che deve tornare, che deve partire...
Pamela e Giovanna - (si guardano) Partire?
Fumafronti - Gi. Con il treno delle sette. Trova la coincidenza a Padova alle 11,50. Domattina a Roma.
Pamela - (guarda sorpresa Giovanna) Ma... perch?
Fumafronti - Lo hanno chiamato al telefono.
Pamela - Giocava a golf.
Fumafronti - Sono andati a cercarlo al campo di golf.
Pamela - Qui non sono venuti.
Giovanna - E perch qui non sono venuti?
Pamela - (a Fumafronti) E lei gli ha parlato?
Fumafronti - Parlato... Perbacco se gli ho parlato.
Pamela - Deve?
Fumafronti - Deve.
Pamela - Affari?
Fumafronti - Affari (corrugando la fronte) Gravi affari.
Pamela - (balzando) Non mi spaventi.
Giovanna - Non la spaventi.
Fumafronti - (sorridendo con uno sforzo grottesco) Perch dovrebbe spaventarsi?
Giovanna - Credevo che lei la conoscesse.
Pamela - (con un gemito a Giovanna) Ha detto Gravi .
Fumafronti - Gli affari sono sempre gravi.
Pamela - Ma, di questa stagione...
Fumafronti - (con molta importanza) Tutto l'anno, signora!... Per mi sorprende che non sia ancora qui - (guarda l'orologio).
Pamela - (con una lieve smorfia) Non la valigia che lo preoccupa. Quella gliela preparo sempre io. Quanto tempo rimarr via?
Fumafronti - Al massimo, cinque giorni.
Pamela - (aggrappandosi a Giovanna) Cinque giorni, Giovanna! E proprio oggi... mi lascia qui sola. Non potr neanche andare alla stazione. (Vacilla e piomba sul divano, mordendo il fazzoletto).
Fumafronti - Non faccia sciocchezze lei che stanca. Poi non c' niente di pi ridicolo che andare a salutare qualcuno alla stazione.
Giovanna - Gliel'avevo detto anch'io.
Fumafronti - (sorpreso, a Giovanna) Come faceva a sapere, lei?
Giovanna - (riprendendosi) Che oggi non deve uscir di casa per nessuna ragione al mondo, perch non si sente bene.
Fumafronti - (preoccupato, a Pamela) E vuol faticarsi a far la valigia? Non avete una cameriera?
Pamela - (gemendo) Oh, le cameriere! Ma non sa che se non sono io quella che gli fa la valigia, quel benedetto uomo, quando arriva non sa dove mettere le mani? Se morissi, Gladio non partirebbe pi! Mai pi! (rigirandosi): Fumafronti, lei sa la giornata di Gladio di oggi? Si svegliato alle tre. Ha fatto una scalata con una comitiva di amici sulle Tofane. tornato all'una. Ha mangiato un boccone. andato a vedere una partita di tennis. S' cambiato. Voleva riposare un poco ed invece venuto lei a prenderlo per una partita di golf. Adesso torner: si cambier ancora, andr alla stazione-Quattro ore da qua a Padova, una notte di treno... (languida) Ma non si stanca mai quel mio benedetto marito?
Fumafronti - (leccandosi stupidamente le labbra) Nessuno pu saperlo meglio di lei, signora !
Pamela - (fa un gesto di disgusto) Oh!
Fumafronti - (cambiando tono) Quando azzeccava giusta la pallina, cantava come un usignolo!
Pamela - (reprimendo un gesto istintivo di ribellione) Ma che usignolo! Quello un bisonte.
Giovanna - (rimproverandola) Pamela!
Pamela - Un cammello. Ho sentito dire della vitalit di certi animali che simile alla sua.
Fumafronti - forte, si sa.
Pamela - Se la forza si raccogliesse soltanto nei muscoli... Non forte, Fumafronti... Lei non sa. come un ragazzo. E i ragazzi...
Fumafronti - Ragazzo, si... Insomma, di una certa et.
Pamela - ... che si prodigano, si prodigano... e, poi, s'ammalano. E io devo vigilare molto, sempre. Questa volta, per esempio...
Fumafronti - Vorrebbe impedirgli di partire?
Pamela - (guarda Giovanna e si riprende) No. Lei mi ha detto: un affare grave. Parta. Ma la puntura la deve fare prima di mettersi in treno: e nella valigia le pillole non mancheranno. (Si alza a stento) Perch, vede, quando stanco cos; mangia come un lupo, mangia continuamente e non digerisce. Se lei sapesse da quanti medici sono andata! Lui non sa...
Fumafronti - (sorpreso) Lui era il malato, e non veniva?
Pamela - (sgrana gli occhi) Portarlo da un medico? Ci andavo io.
Fumafronti - E il medico capiva?
Pamela - E il medico capiva... Misurando la pressione a me, capiva esattamente qua-l'era la pressione sua.
Fumafronti - Strano.
Pamela - Perch, vede, io nella sua vita, non sono un corpo estraneo.
Fumafronti - (un po' interdetto) Capisco.
Pamela - No, non capisce. Oppure capisce a modo suo. Se non ci fosse questo ritmo, che se si fa pi forte in lui diventa pi debole in me...
Fumafronti - So che lei gli vuol molto bene.
Pamela - (con un gesto rassegnato) una
missione.
Fumafronti - una cosa commovente. Ma, creda che anche lui...
Pamela - Oh, lo so.
Fumafronti - Ed essere chiamato dagli affari, via, lontano, lontano da lei, stato per lui... cosi, all'improvviso, nella quiete delle vacanze... Anche se vi vedete poco, per un'altra vita quass. Dica la verit, signora. La sera, almeno... soglia) Ah, e i tovagliolini... quelli ricamati da me.
Colombina - Ricamati da lei, signora, non ce ne sono.
Pamela - (un po' piccata) Ricamati da me, insomma... con le mie idee... e poi, dopo tutto, con i miei soldi. (Colombina, esce).
Pamela - (si lascia cadere sul divano con la fronte fra le mani) Giovanna, sono ubbriaca. Guardami negli occhi. Cosa ci vedi?
Giovanna - Un pensiero.
Pamela - (sorridendo lusingata, come in sogno) Ah!
Giovanna - Pensi al tuo abito bianco nuovo.
Pamela - (contrariata) Oh!
Giovanna - Di' la verit... Ti vestirai, spero.
Pamela - S, mi cambier - (avvolgendosi nella tunica) Mi vestir, s'intende.
Giovanna - (un po' ironica) Quando si ha il dubbio di doversi spogliare, prima ci si veste sempre.
Pamela - (con un gesto d stizza) Mi ripugni.
Giovanna - (pentita) Come sei morbida! E ti devo dire che quel tuo vestito bianco, che ho veduto io sola, veramente bello.
Pamela - (con un sorriso) Infatti, sono rimasta contenta, questa volta.
Giovanna - Vedi? Ci pensavi.
Pamela - E lui?
Giovanna - Oh, lui sar vestito di nero.
Pamela - Lo credo... E ti pareva contento lo stesso?
Giovanna - Sai, ha la voce cosi arsa, cos stanca... Non si capisce bene.
Pamela - Lavorava. Fuma. Bisogna che mi ricordi di mandare Arosio a prendere le sigarette. Poi, lo mander a dormire subito.
Giovanna - E se sentir il violino?
Pamela - Non dorme qui.
Giovanna - Di Colombina ti fidi?
Pamela - L'ho in pugno.
Giovanna - T'invidio.
Pamela - (dopo una breve pausa, in estasi) tanto caro!
Dal fondo entra Gladio. un uomo robusto, un po' bruciato dal sole, arso, sanguigno, inquieto e famelico sempre. Ha in mano un ferro del golf che consegna ad un ragazzetto il quale lo seguiva con la borsa a tracolla. Si toglie un guanto e tende la mano a Giovanna, salutando.
Gladio - Cara signora Giovanna! (consegna il ferro al ragazzo) Pulisci. (// Ragazzo scompare).
Pamela - (a Gladio) Oh, caro! Sarai stanco.
Gladio - Un poco.
Pamela - Fumafronti ti cercava.
Gladio - L'ho visto. Non ti ricordi? venuto a prendermi qui per accompagnarmi al campo di golf.
Pamela - Ti cercava, dopo. Mi ha detto che stasera parti. Ma proprio vero?
Gladio - Gi - (e siede sul piccolo divano asciugandosi il sudore dei polsi e della fronte).
Pamela - cosi serio quel tuo amico... Per lo meno, cos opaco. Con me non scherza mai. Tu dici che ti fa ridere, che ti diverte. Questa sera ha tentato di scherzare con me.
Gladio - In che modo?
Pamela - Dicendomi che hai intenzione di partire.
Gladio - Non scherzava; parto.
Pamela - (con un piccolo scatto grottesco e bugiardo) Gladio!
Gladio - (si alza, snoda i muscoli e sorride) Devo.
Pamela - Ma se mi hai detto che sei stanco?
Gladio - Devo.
Pamela - (gemendo) Gladio, tu morirai. La fatica veleno.
Gladio - (accendendo una sigaretta) C' anche qualcuno che dice anche che il denaro una sudicia cosa... (butta il cerino).
Pamela - Che c'entra?
Gladio - Se parto, per affari, per guadagnar denaro, lo sai.
Pamela - (si accascia sul divano) Gli affari, gli affari: sempre gli affari!
Gladio - (si accosta a lei e le carezza i capelli con aria di protezione) La vita, piccola. La vita degli uomini forti che hanno il dovere di faticare appunto perch sono forti. E per render pi felice, o meno infelice, la vita delle deboli creature.
Pamela - (accarezzandogli una spalla) Ma pensa che hai fatto un'arrampicata sulle rocce...
Giovanna - E poi la gara di golf: pazzie...
Gladio - (ballonzolando soddisfatto) Ho vinto. Sedici buche (a Pamela) Leggerai domani il mio nome sui giornali, piccola! E non solo ho fatto questo - (cava di tasca un pacchetto) Guarda, arrivata quella medicina famosa, per i tuoi nervi, per la tua insonnia. Ma bisogner aprirla solo quando sar gi partito. E ti ho fatto mandare dei libri: cos il tempo trascorrer pi veloce.
Pamela - Che libri?
Gladio - Non so: libri. Vedo che leggi sempre litri. Quelli che ti porteranno, dice il libraio, vanno moltissimo...
Pamela - (con una lieve smorfia) Pornografia...
Gladio - Come lo sai?
Pamela - Indovino.
Gladio - (leccandosi le labbra) Allora, passando, li prendo io e li porto via con me. (Ma si pentisce subito e si morsica le labbra).
Pamela - No: se devi parlare d'affari hai bisogno di essere calmo.
Giovanna - (che ha seguito il discorso, dilatando le narici, a Gladio) Lei deve essere calmo. (A Pamela) Tu devi essere calma. Li legger io. (Pamela e Gladio si guardano scrollando il capo).
Pamela - Ma parti proprio alle sette?
Gladio - Alle sette.
Pamela - Tutta la notte in treno: arriverai fracassato.
Gladio - (con un sorriso di scherno) Io? Potrebbe darsi che arrivasse il treno domattina fracassato da me.
Giovanna - (a Pamela) Russa?
Pamela - (a Gladio) Mi fai male ! (e si comprime le tempie).
Gladio - (a Giovanna) Non la perda di vista signora... E, soprattutto, sorvegli perch prenda quella medicina e non mangi intingoli.
Giovanna - Non dubiti.
Pamela - Tornerai subito?
Gladio - (evasivo) Non so: tre giorni, cinque giorni...
Pamela - E ti prego di non bere. Hai sentito che cos'ha detto il medico?
Gladio - Era il tuo medico. Per ogni persona ci vorrebbe un medico diverso - (ride).
Giovanna - E come vivrebbero i medici, allora?
Gladio - Morirebbero di fame. Ma morirebbero loro... Ah! (ride) Gli uomini come me non hanno bisogno di medici.
Pamela - Oh, gli uomini come te hanno bisogno di pi cure degli altri.
Gladio - (si avvicina a Pamela e le mette una mano sulla fronte preoccupandosi di rendere lieve la carezza) Ti duole il capo?
Pamela - Un poco.
Gladio - Dove?
(Pamela si tocca le tempia).
Gladio - (commosso) Povero pulcino mio! Ma poi dovrai fare quella cura. Il farmacista mi ha detto che miracolosa - (p. p.) Ma, bisogna che prepari la valigia...
Pamela - Gi pronta: l'ho fatta io...
Gladio - Ti sarai stancata.
Pamela - Da morire.
Gladio - Ma se t'illudevi che io non partissi?
Pamela - So che non mi dai mai retta...
Gladio - Certo che se vivessi sdraiato sui cuscini come te tutto il santo giorno, si morrebbe di fame.
Pamela - Hai ragione: saremmo gi morti da un pezzo (Si alza a sedere) Povero caro! Ma non mi devi dare questo rimorso. per me?
Gladio - (si sottrae alla carezza e la guarda punto da un lieve sospetto) Per noi. Tu hai bisogno di vivere come vivi. E io non so che cosa sia la vita senza fatica. Dunque, la valigia pronta?
Pamela - Troverai tutto.
Gladio - (commosso) Grazie (vedendo la moglie ripiombare sui cuscini, con gli occhi chiusi, a Giovanna) un angelo! (scrolla il capo) Peccato... Ma ci sono questi pugni e questi muscoli che difendono il suo malato sopore. E questa testa.
Pamela - (che ha sentito, senza muoversi) La tua testa cos'?
Gladio - Un macigno.
Pamela - Appunto: macigno (perch Gladio s' avvicinato ai dischi, scattando come una molla) Ti prego di non aprire: dischi.
Gladio - Dischi? Ah! me li farai sentire al mio ritorno.
Pamela - Non ti piaceranno.
Gladio - - (sorpreso) Come puoi dirlo? (si avvia verso destra).
Pamela - (lo segue con uno sguardo di infinita commiserazione) Povero caro!
Gladio - Vado a cambiarmi almeno di scarpe. (Sui punto di varcare la soglia, indicando il pacco) Bada: non pi di dieci gocce, con lo zucchero, con molto zucchero, prima di andare a letto. Troverai il cucchiaino speciale: due cucchiaini colmi. Ma non aprire il pacchetto fintanto che non sono partito.
Pamela - (tenera) Con tutto il daffare che hai, ti sei preoccupato anche della medicina per me, amore. Quanto sei buono! (e pare che stia per piangere, commossa).
Gladio - Ma non ti agitare, adesso: non ti agitare(a Giovanna) Signora... un minuto (esce).
Pamela - (appena uscito, balza ancora in piedi e afferra le mani di Giovanna) Se sapesse, se sospettasse...! Morrebbe. Capisci il mio dramma? D'altra parte, come posso amarlo? Volergli bene gi uno sforzo per me: come tutti i doveri. Piangerei se non avesse detto che torna subito. Trovandomi con gli occhi rossi e gonfi, quello sarebbe capace di non partire pi!
Giovanna - (un po' seccata, respingendola) Ma tu non hai affatto intenzione di piangere!
Pamela - (si tocca il petto) Basta che io lo voglia! (e si asciuga le labbra).
Giovanna - Pensa che fra un'ora avrai la felicita in casa...
Pamela - Lo so... ed lui che me la guasta. Se fosse cosciente, se fosse diverso, con quella poca forza che mi resta nei nervi, con poche lire per una rivoltella...
Giovanna - (spaventata) Pamela!
Pamela - Ma un povero mastodonte che ha bisogno di me, che non saprebbe procedere se non lo conducessi io... Una volta ho veduto un bue grosso cos condotto per il sentiero da un ragazzino di tre anni...
Giovanna - Forse al macello, Pamela...
Pamela - Non lo so. Comunque, quello era il destino di un terribile animale: carne che fatica e che rende (guarda lontano) Una funicella che girava intorno...
Giovanna - Di1 pure: alle corna.
Pamela - (con una smorfia) Non essere volgare... Un bimbo alto cosi, un bue grosso cosi... una strada, una meta (prende in mano il pacchetto portato da Gladio) Mi ha portato la medicina, mi ha detto di non aprire il pacco... (curiosa) Aprilo tu (e le porge il pacchetto che Giovanna apre. Accanto al piccolo barattolo della medicina, c' un vivace anello d'oro e rubini, avvolto in un pezzo di carta).
Giovanna - (sgranando gli occhi) Oh! (fa vedere fanello a Pamela): Guarda!
Pamela - (guarda l'anello, l'ammira, lo infila al dito) Bellissimo! (guarda la porta donde e uscito Gladio) Che vigliacco! (restituisce l'anello a Giovanna perch lo riponga e cade a sedere sul divano): Mi guasta tutto: mi ha guastato sempre tutto nella vita!
Giovanna - (sorpresa) Regalandoti gioielli come questi?... Ma sai che...
Pamela - Non farmelo vedere (e si tappa gli occhi): Ti prego, almeno, di non farmelo vedere. E chiudi subito il pacchetto. Potrebbe rientrare. Lui si cambia in un baleno. Fa tutte le cose in un baleno. E senza sapere di farmi tanto male, ha speso chiss che cifra!
Giovanna - Oh, per lo meno diecimila lire!
Pamela - (esterrefatta) No! (guarda un punto lontano) E si ammazza per guadagnarle credendo di farmi felice! (si soffia il naso).
Giovanna - Piangi? Vedi che adesso piangi?
Pamela - (che veramente ha gli occhi lucidi) Di rabbia!
Giovanna - E allora, vatti a cambiare anche tu. Io volo su all'albergo.
Pamela - Mi abbandoni?
Giovanna - Devo.
Pamela - Almeno quando viene lui, sarai qui?
Giovanna - Passer di qua. Mi fermer un attimo.
Pamela - Sai: per vincere il primo disagio. Parleremo di te.
Giovanna - Conosco questo vostro modo di parlare di me senza neanche guardarmi.
Pamela - Abbi pazienza, Giovanna.
Giovanna - Ne ho tanta, non ti pare? Ma sono invitata a pranzo e non posso andarci vestita cosi. Tuo marito uscir un quarto d'ora prima delle sette. Forse io verr in gi con l'altro. Lo pregher di accompagnarmi. Va bene?
Pamela - Sei un tesoro.
Giovanna - E anche una medicina: come quel pacchetto l...
Pamela - (con stizza) Portalo via!
Giovanna - E se tuo marito non lo vede pi ?
Pamela - Hai ragione: lascialo. Veleno. Veleno!... Mi ha portato il veleno (pausa).
(Giovanna esce).
(Pamela si accosta alla vetrata di fondo ed tentata ancora dal pacchetto, ma si domina perch Gladio rientra di sinistra). (Gladio, s' mutato di scarpe ed ha alcune cravatte nuove fiammanti in mano. Le nasconde dietro la schiena).
Pamela - (rigirandosi) Caro!
Gladio - Cara (fa vedere le cravatte): Ma perch hai fatto questo?
Pamela - Ho pensato alle tue cravatte... A quelle che hai dimenticato a Milano, ricordi?... Quass non ne porti...: sei sempre sulle rocce o al golf. Almeno ti piacciono?
Gladio - Sono bellissime.
Pamela - Mi son detta: Forse dovr partire . Infatti...
Gladio - (avvolge le cravatte in un pezzo di carta e sospira) Infatti...
Pamela - E parti cos?
Gladio - Mi cambier quando arriver. Di notte si pu viaggiare come si vuole. E non hai dimenticato nulla nella valigia?
Pamela - Ti raccomando quel barattolino di latta: la tua salute. Devi pensare alla tua salute che sprechi tanto.
Gladio - Ci penser (la guarda con rimorso e con infinita tenerezza, quasi paterna) Come mi vuoi bene!
Pamela - (sottraendosi ad un abbraccio) Ho cos poco da fare, io!
Gladio - Ed io talvolta mi occupo cos poco di te...
Pamela - Ma non parti per me, scusa?
Gladio - Affari! Gi, in fondo, per vederti un poco pi serena. Ma hai sempre gli occhi tanto tristi!
Pamela - Non vero. In ogni modo, con un po' d'acqua gelata, passa. Quando tornerai?
Gladio - Ma ti ho detto che torner fra due giorni, amore!
Pamela - Vederti partire cos stanco...
Gladio - E non sono neanche stanco... Per, un caff... (si accosta al campanello).
Pamela - (prontamente) Ho mandato la cameriera in paese. Vuoi che te lo prepari io?
Gladio - No. Mi baster un bicchierino (mesce e tracanna un bicchierino di liquore).
Pamela - (rimproverandolo) Ne bevi troppi.
Gladio - Questo il primo. (Sulla terrazza appare Fumafronti e si avvia per entrare in scena).
Pamela - (con la voce velata) Perdonatemi, Fumafronti... salgo un momento (e scappa via di destra).
Fumafronti - Piangeva?
Gladio - Temo.
Fumafronti - Sei una carogna.
Gladio - Sono un uomo. Un povero uomo condannato ad essere peccatore... So che non la posso rendere completamente felice. Ma dal momento che rappresento tutto per lei... Pensa che mi ha comperato delle cravatte.
Fumafronti - Saranno orribili!
Gladio - Basta il pensiero. Le ho trovate nella valigia gi pronta. Nella solita valigia che vuol prepararmi lei, con quella orribile veste da camera.
Fumafronti - Se sapesse!
Gladio - (traballando) Ah, guai! Il mio dramma: morrebbe! E noi dobbiamo vigere cosi. Anche questa volta...
Fumafronti - (ironico) Consolati: questa volta non partirai.
Gladio - Ma che cosa dici?
Fumafronti - Ti cerco da un quarto d'ora come un dannato.
Gladio - Ero andato a farmi la barba.
Fumafronti - Un contrordine.
Gladio - Fai vedere.
Fumafronti - (rovistando fra le carte che riempiono le sue saccocce) Un telegramma urgente: aspetta...
Gladio - Ti ha telegrafato?
Fumafronti - (c. s.) S - (non trova il telegramma): Ma dove l'ho messo?
Gladio - (molto preoccupato) L'hai perduto?
Fumafronti - Impossibile. Del resto nulla di compromettente: era indirizzato a me.
Gladio - (guarda per terra dovunque) Ma hai cercato qui?
Fumafronti - Anche qui, ma...
Gladio - (pallidissimo, drammatico) L'hai perduto qui?!
Fumafronti - Impossibile. Me lo ha portato proprio qui un fattorino dell'albergo. Ricordo che l'ho aperto...
Gladio - (c s.) Dove? Dove l'hai aperto? (l'afferra per un braccio e lo scrolla come una marionetta).
Fumafronti - (si guarda intorno) Oh Dio... qua... l... Insomma, l'ho letto e me lo sono messo in saccoccia per correre a cercarti. Non potevo dire...
Gladio - Saresti stato capace! Hai ricevuto il telegramma qui. Hai creduto di metterlo in tasca e ti e caduto per terra.
Fumafronti - Se fosse caduto, si vedrebbe, no?
Gladio - Stupido! (e lo allontana da s con un gesto brutale) Se successo questo sono rovinato.
Fumafronti - Esageri.
Gladio - Tremo.
Fumafronti - Ma esageri... Un telegramma indirizzato a me, al mio albergo... Io posso farmi scrivere... telegrafare liberamente da chi voglio, no?
Gladio - Nessuno pu .pensare che una donna ti telegrafi: Io sono te .
Fumafronti - S, c'erano queste parole. Ma come fai a saperlo?
Gladio - Tutti i suoi telegrammi, tutte le sue lettere finiscono con lo svolazzo di questa frase: Io sono te. la sua firma. Ti sei soffiato il naso...
Fumafronti - No.
Gladio - S: tu hai questo vizio. Anche quando non sei raffreddato e sei nervoso. C' chi tossisce chiss perch? prima di fare un discorso difficile. Mia moglie era qui.
Fumafronti - Naturalmente: le avevo appena annunziata la tua partenza.
Gladio - E quando hai letto il telegramma, che cosa le hai detto?
Fumafronti - Niente: te l'ho detto.
Gladio - Qualche cosa devi pure aver detto.
Fumafronti - Non ricordo. Sono scappato a cercarti... un po' imbarazzato, si sa (si toglie il fazzoletto dal taschino).
Gladio - Vedi che ti soffi il naso? Lo vedi? E lei era pallida: era strana.
Fumafronti - Era strana?
Gladio - S: adesso che ci penso: s. Mi ha fissato due o tre volte in un certo modo... Sei uscito di qua; dove sei andato?
Fumafronti - Ad aspettarti fino al crocicchio.
Gladio - Cerchiamo fuori. Ti ricordi almeno la strada che hai fatto? Almeno quella te la ricordi?
Fumafronti - Non c' che una strada. Ma ti avverto che ci passano anche le automobili.
Gladio - (trascinandolo sulla terrazza) Vieni.
Fumafronti - Perch?
Gladio - Aiutami almeno a cercare prima che cada la notte. Hai dei cerini? Vieni (e lo trascina imperiosamente, tumultuosamente fuori). (Pausa lunga).
Colombina - (entra, accaldata, con pacchi e pacchetti. Chiama) Arosio! (Arosio, il cameriere, molto calvo, compare sbadigliando).
Colombina - Arosio, io porto questi pacchetti di l. Sono scatole: bisogna aprirne qualcuna. E poi, preparare per due quella tavola. Senza tovaglia, come vuole la signora. Io devo mettere nei vasi e pulire questi fiori. I due posti, come il solito. Le stoviglie quelle grezze alla montanara. Vino: il porto con la marca rossa. Questa una scatola di caviale. Il caviale nel barattolo di cristallo, quello per le marmellate: scender poi io in cucina per abbrustolire il pane. Burro: questo.
Arosio - A pezzetti?
Colombina - No, intero su di un piatto. E intorno al barattolo del caviale in modo che affondi fino all'orlo, molto ghiaccio triturato. Ghiaccio ce n'? Ce ne dev'essere - (muovendosi per uscire da sinistra, si arresta e si ricorda di un'altra cosa) Ah, ci sono dei limoni in dispensa. Squartarli(e fa per uscire, quando dal fondo entra)
Gladio - (concitato. Ad Arosio, investendolo) Tu!
Arosio - (spaurito) Sissignore.
Gladio - (a Colombina) Tu! C'era qualche cosa per terra qua dentro, un pezzo di carta. L'ho visto. Adesso non c' pi. Dov'?
Arosio - Io non entro pi qua da stamane alle otto, signore (esce).
Gladio - (indicando i pacchi che ha portato Colombina) E tutta questa roba che cos
Colombina - Pacchi.
Gladio - Non m'interessano. Ma un foglio di carta gialla, un telegramma, l'ho visto, io.
Colombina - L'avr raccolto la signora...
Gladio - La signora era qua che dormiva. E, poi, cos miope... e oggi anche cos debole... Se si fosse trattato di raccogliere qualche cosa ti avrebbe chiamata. Non ti ha chiamata?
Colombina - S.
Gladio - Dunque?
Colombina - Ma per dirmi altre cose.
Gladio - Ho capito. Va pure.
Colombina - S, signore (ed esce di sinistra).
Gladio - (fruga dovunque. Apre un libro abbandonato. Lo sfoglia, legge il titolo: La vita di Beethoven ) Il pi grande musicista del mondo... perch era sordo. Naturalmente, non sapeva quello che faceva. Perci: grandi cose! Grandi cose! (Butta per aria i cuscini. Siede sul divano con la testa fra le mani): Grandi cose! (sbad-glia): Gi, un poco stanco lo sono: e proprio di scenate non ne avrei bisogno. (Guarda fuori, oltre il terrazzo): E quell'imbecille...
Pamela - (entra. I due si fissano titubando.Pamela guarda l'ora) tardi, Gladio.
Gladio - Ho pensato che non si pu darti torto mai. Hai ragione tu. Sono stanco.
Pamela - Tu?!
Gladio - Non lo dicevi?
Pamela - (con un filo di voce) S...
Gladio - (con un filo di voce) Morto... (/ due si guardano titubando, perplessi).
Pamela - In treno si dorme cos bene...
Gladio - Non vero...
Pamela - Io no; ma tu lo dicevi...
Gladio - Dicevo delle sciocchezze per darmi delle arie.
Pamela - (con un tremito) Non parti pi?
Gladio - No.
Pamela - Oh! (decisa) E allora vado a telefonare a Giovanna che non ci secchi stasera, che non venga qui. Parleremo meglio soli... di tante cose.
Gladio - Di tante cose? (tremando) Quante?
Pamela - Non so: tante - (via). (Arosio, entra e si accinge a preparare la tavola).
Gladio - Per due? Perch?
Arosio - Cos ha ordinato la signora.
Gladio - Ah!
Fumafronti - (entra dal fondo) Non ho trovato niente.
Gladio - (al colmo dell'esasperazione) Che cosa vuoi aver trovato! Che cosa vuoi aver trovato!? Niente. Lo sapevo - (e ride nervoso).
Fumafronti - L'hai trovato tu?
Gladio - No, l'ha trovato lei (indica la tavola che Arosio ha gi quasi preparato) Guarda.
Fumafronti - (sorpreso) Per due?
Gladio - Gi. Non capisci. Capirai.
Pamela - (rientra esitante) Ho telefonato. Giovanna... Io sono qua... te...
Gladio - (guarda rapidamente Fumafronti, sudando freddo, poi a Pamela) Che cosa hai detto? Io... sono te?
Pamela - (tenta di sorridere) Pensi che potrei dirla io una frase simile? Io? a te? No, caro, sono parole che non pronun-zier mai. Qualche altra te le potr dire: io mai.
Gladio - Per hai ordinato lo stesso che si preparasse per due.
Pamela - Avevo capito che non saresti partito, che eri stanco. Tu forse non te ne saresti accorto se io non avessi parlato. Quante volte ti ho detto: Tu hai mal di capo , e mi hai risposto: perbacco, vero (lo fissa) Non te n'eri accorto. Di quante cose che senti non ti accorgi: e io le so.
Arosio - (entra di sinistra, portando il caviale).
Gladio - (annusando) Caviale? Quella roba che puzza di sciacquatolo, che mi ha sempre rivoltato lo stomaco! (ad Arosio) C'era del caviale in casa?
Arosio - No, signore.
Gladio - Ed allora?
Pamela - (come se esalasse l'ultimo respiro) Sono idee di Colombina (fa cenno ad Arosio di portar via il caviale).
Gladio - (ad Arosio che sta per uscire) Rinfrescate la memoria a Colombina. Dite a quella stupida che non si dimentichi i miei gusti.
Giovanna - (appare dal fondo un poco agitata e guarda Pamela).
Gladio - Ma non vi ha telefonato di non disturbarvi? Di non venire?
Giovanna - Gi.
Gladio - Perch io non parto pi ed abbiamo tante cose da dirci... (indicando il tavolo) Due posti. Non vedete i due posti?
Giovanna - Oh, scappo subito! (sottovoce, accostandosi a Pamela) Non verr. Gli ho parlato. Non temere: non si muover.
Pamela - (con uno sforzo) Ti ringrazio, cara. Tu hai fatto molto per me.
Gladio - (continuando a gironzolare intorno a Fumafronti e squadrandolo con cipiglio feroce) Io sono te!
Fumafronti - Ma che cosa dici?!
Pamela - (afferrando un polso di Giovanna) Giovanna... ho capito. Ha fatto finta di dover -partire per un grosso affare. rimasto improvvisamente con una piccola scusa ed ha visto i due posti preparati. Ha toccato i dischi... ha sentito la puzza del caviale... Che pena! Guarda com' nervoso!
Gladio - (a Fumafronti, con i denti stretti) Sei un cretino! Guarda come mi guarda Sul telegramma c'era scritto: Non partire . vero?
Fumafronti - vero.
Gladio - Sapeva. Sa.
Pamela - (a Giovanna, rompendo un singhiozzo che le trema in gola) Sa. Vai pure, cara. Tutto inutile: sa. Succeder quello che Dio vorr! (e si avvia verso, la tavola, vacillando).
CALA LA TELA
ATTO SECONDO
La stessa scena, dopo pranzo. Splendore di stelle sulle Tofane. Gladio uscito per andare in paese. Una bella valigia gialla, aperta, i in un angolo. Pamela ha rovistato dovunque: ha buttato camicie di seta, nnnoli e cravatte. S' impadronita di un pacco di lettere preziose. Ne scorre qualcuna storcendo le labbra con un senso di compatimento e di nausea. ginocchioni e si alza. Guarda l'orologio, guarda una lettera, s guarda dentro lo specchio. Pare molto mutata: la sua espressione feroce, i suoi capelli sono arsi.
Suona un campanello: si agghinda e siede sul divano dopo di aver nascosto le lettere. Appare Colombina.
Pamela - (con la voce di un colonnello) Colombina, un cognac,
Colombina - (eseguisce con una certa titubanza non perdendo mai d'occhio la padrona) Ma gi il terzo, signora! Lei non abituata...
Pamela - (ritte livida e si alza) Ti sembro gi ubriaca?
Colombina - No, ma...
Pamela - (tracanna) Ho la lingua grossa... e forse coriacea e nera come quella di un pappagallo. Devo ripetere molte cose a memoria.
Colombina - Le far male.
Pamela - (strdula) S, ed questo che voglio. Per far male, bisogna sentirsi male. Il signore ha detto che aveva sonno, che andava solo fino al negozio dei giornali...
Colombina - No, fino dal tabaccaio.
Pamela - (irritata) Dove si vendono giornali. inutile fare delle osservazioni imbecilli!
Colombina - (mortificata) Io non ho fatto delle osservazioni, signora!
Pamela - Basta! (si sdraia sul divano: fa cenno a Colombina che le porta la scatola delie sigarette e accende un fiammifero).
Colombina - (esce).
Pamela - (brontola qualche cosa rigirandosi fra i cuscini. Pausa. Dal fondo entra Giovanna molto agitata).
Giovanna - (ansando) Quella tua telefonata... Ma che c'? (guarda la valigia aperta) Per fortuna dai Miricozzi c'era ed rimasto anche l'ingegner Bastiani. L'ho pregato di non muoversi.
Pamela - (scatta dal divano e fissa la cugina, lvida, spettrale).
Giovanna - (indietreggia, barcollando) Ma che cosa hai? Leggevi?
Pamela - S, delle lettere (le porge il pacco delle lettere) Lggine qualcuna anche tu.
Giovanna - Ma io, cara mia, dopo pranzo
Pamela - Una (cerca nel pacco, ridendo beffarda) Questa.
Giovanna - Ma che lettere sono?
Pamela - Le ho trovate in quella valigia.
Giovanna - Che non la sua.
Pamela - Che la sua... di quando parte per affari. E l'amico Fumafronti la tiene in deposito all'albergo. Il facchino, stanco di aspettare alla stazione, ha portato la valigia qui. (Indica un cartellino) C' anche il suo nome: non vedi?
Giovanna - Ma ci possono essere diverse persone che portano lo stesso nome...
Pamela - (senza badarle) Guardo. Apro. Pigiama di seta, alcuni ciondoletti d'oro, un libriccino di note... pantofole con le quali si pu girare per i corridoi degli alberghi senza neanche svegliare una mosca, profumi che non ti dico, cipria da cortigiana... E un pacco di lettere: questo (recisa) Gladio ha un'amante!
Giovanna - Ma tu, adesso...
Pamela - No. Ci sono particolari, in quelle lettere, che sono precisi. Gladio ha una amante!
Giovanna - Chi ?
Pamela - Si firma... Che cosa importa? Sai bene come si fa in quei casi. Si firma Cici . Non vuol dir nulla.
Giovanna - Si capisce: ma credevo...
Pamela - E io faccio uno sforzo per credere.
Giovanna - Gi... (ci ripensa) Ti secca?
Pamela - Figurati!
Giovanna - Pare di s.
Pamela - (sorride con scherno) Anzi, tut-t'altro.
Giovanna - Anzi, per te...
Pamela - Oh, per me un peso che mi tolgo dallo stomacol
Giovanna - Mi pare!
Pamela - (dimenandosi nervosamente) Il signorino, ehi Del resto, fa bene. Ma perche ha bisogno di una valigia speciale per andare dall'amante? (ripone, con ostentato senso di schifo, ogni cosa nella valigia: quella onesta, logora, semplice, piccolina. Pamela guarda l'una e l'altra) Molte volte gli ho detto: Perch non ti comperi una valigia nuova? . Mi ci sono affezionato!... Si era affezionato! E io ci mettevo sempre dentro il ritratto di Santa Corona, il bicarbonato, le pancere... Si vergognava a farle vedere. (Scatta mugolando) Si vergognava! Appare sulla soglia un Giovinotto un po' volgare e scanzonato. Si toglie il berretto prima d entrare.
Il Giovinotto - La signora Cartone? La moglie dell'ingegner Cartone?
Pamela - (avanzando con aria di sfida) Io.
Il Giovinotto - Lei?
Pamela - Io, s. Perch?
Il Giovinotto - Io sono mandato dal commendator Fumafronti. Un'ora fa un facchino della stazione, probabilmente ubbriaco, ha portato qua una valigia.
Pamela - (storce le labbra) Gi.
Il Giovinotto - Un errore.
Pamela - (indicando la valigia nuova) Questa.
Il Giovinotto - Gi. (Guarda l'altra valigia) La valigia dell'ingegner Cartone l'altra, che era gi pronta. Questa del commen-dator Fumafronti, che doveva partire con il suo signor marito.
Pamela - (lo fissa, dura) Non sono partiti.
Giovinotto - Ecco l'errore I... (e fa per impadronirsi della valigia iella).
Pamela - (imperiosa) Un momento, ragazzo! Neanche il commendatore partito.
Giovinotto - (indietreggia) Se no, non sarebbe avvenuto l'errore.
Pamela - Logico. E qui giunta una valigia che appartiene al commendator Fumafronti (lo fissa) Siete sicuro di quello che dite? (Arresta con un cenno Giovanna che sta per muoversi).
Giovinotto - (un po' confuso) Caspita! Sono qua per...
Pamela - (indica la valgia modesta) So esattamente che cosa c' dentro l. Ho messo tutto a posto io, come sempre: io sono la cameriera di mio marito.
Giovinotto - Oh, questo molto bello!
Pamela - Molto coniugale.
Giovinotto - (confuso, interdetto dallo sguardo implacabile di Pamela, non osa guardarla negli occhi: le guarda le mani) Gentile. Si vede.
Pamela - Cosa si vede?
Giovinotto - Si vede che lei ha le mani... La mia fidanzata commessa in un negozio d collane, d 'piattini, di perle...
Pamela - Naturalmente, false.
Giovinotto - Di vetro, signora... Non sono false; sono di vetro. Non c' niente di falso a questo mondo. Tutto vero. Basta dir la verit.
Pamela - (c. s.) E voi la dite sempre?
Giovinotto - (arrossisce) Credo.
Pamela - A tutti?
Giovinotto - Si capisce.
Pamela - (cambiando tono, feroce) Allora, volete far quattro chiacchiere con il signor questore? Telefono perch vi vengano a prendere.
Giovinotto - (impallidisce) Signora!
Pamela - Voi siete venuto per rubare una valigia!
Giovinotto - Ma queste sono cose dell'altro mondo. Ve ne ban portata un'altra! La vecchia l.
Pamela - Ed di mio marito: d'accordo. L'ho confezionata io.
Giovinotto - Dunque?
Pamela - Ma anche questa, che vorreste portarvi va, di mio marito. Guardate il biglietto da visita. L'ho aperta. Ci sono dentro tante roselline innocenti. inaudite!
Giovinotto - Ho detto: un errore.
Pamela - Volete spiegare la faccenda in
Giovinotto - Signora!
Pamela - Ho molta piet per la vostra fidanzata, giovinotto!
Giovinotto - Eh, le assicuro che sar felice!
Pamela - Lo dovr comunque a me che non vi ho mandato in galera!
Giovinotto - (con un lieve scatto) Ma questo linguaggio...
Pamela - E lasciate la valigia.
Giovinotto - Io ho eseguito un ordine.
Pamela - il vostro mestiere.
Giovinotto - Ma se non riporto al commendatore...
Pamela - (congedandolo) Dite al signor commendatore che pu benissimo parlare, quando vuole, con me (E gli volge le spalle).
Giovinotto - Va... bene. (E scappa a precipizio).
Pamela - (suona il campanello. Appare Colombina).
Pamela - (a Colombina, indicando le due va-lig) Colombina... Colombina! Questa roba di l, nella camera del signore.
Colombina - (eseguisce).
Pamela - (a Giovanna) Hai sentito? E dovresti leggere queste lettere! Non parliamo della grammatica.
Giovanna - (spaurita) E che cosa farai? Spero non farai una scenata.
Pamela - (enigmatica) Si: far una scenata!
Giovanna - E lui ti dar uno schiaffo.
Pamela - E io me ne andr, come ardentemente desideravo, per i fatti miei. (Gironzola inquieta) Perch, vedi... ci sono cose terribili nella vita. Lui ti dice: Stasera alle dieci guarder quella stella... .
Giovanna - Quale?
Pamela - Non so come si chiami. Lui studia anche astronomia: Giove, Marte? Chiss? Quella. E tu guardi. Sono le dieci in punto e pensi: Lui guarda;). Poi leggi un libro d'amore stupido: trovi la stessa frase, sussurrata da un collegiale imbecille ad una pupattola stordita. E ti vien voglia di piangere. Guarda (Apre uno scrignetto chiuso a chiave' ne ricava un fascio di lettere) Queste sono le lettere che mi ha scritto Hans. Le ho conservate. Legate da un filo d'argento, cos come era legato il pacchetto che ho trovato nella valigia di mio marito. A prima vista la stessa cosa. Ma leggi. Hans mi descrive un plenilunio a Venezia... Lei gli parla di un'osteria di Venezia dove si mangia il baccal come in paradiso... E gli dice: Frugolo! Capisci? Ma pensa: frugolo, con quell'aria da can barbone che si gratta, che si lascia condurre al guinzaglio dove ti pare... che sembra non veder niente, non fiutare che per cercare qualche pezzo di carne da masticare... Accanto a me, alla mia sensibilit insultata e prigioniera, al mio sforzo continuo per nascondere, per nascondere tutto, per rinunziare a tutto... si pu dire: per proteggere la sua muscolosa ingenuit, per premiare la sua creduta fedelt e devozione...
Giovanna - (la sbircia con sarcasmo) Premiare?
Pamela - (pi precisa e convinta) Premiare! E tu mi capisci anche se fingi di prendermi in giro per calmarmi. La mia vita ho sacrificato per lui!
Giovanna - Per illuderlo. Non dire cose strane almeno a me che conosco tutti i tuoi svaghi... svaghi musicali, letterari ed anche cinematografici!
Pamela - Per illuderlo, come vuoi tu. E ti par poco? La mia vita.
Giovanna - E adesso?
Pamela - Chi sa con quale serva da strapazzo. Gi non pu essere che una serva. Guarda la scrittura e questa parola cancellata. Qua sotto c' un errore d'ortografia.
Giovanna - E che cosa gli dirai? Scusami: questo che m'interessa: che cosa gli dirai?
Pamela - Niente: calma, gelida... Gli metto sotto il naso qualche cosa...
Giovanna - Ma bada che rimescoli tutto.
Pamela - Oh, non temere. Ma bisogna coglierlo all'improvviso. Lui non immagina. Adesso torna: ha sonno. Quando ha sonno pi lento a capire del solito. Ma questa volta capir, e questa notte dormir agitato. (Si sente, nella notte, un passo sulla ghiaia, lontano).
Pamela - Eccolo! Andiamo di l. Mi voglio mettere la vestaglia nera: so che la detesta, e dice che gli porta sfortuna (chiude tutto confusamente nello scrigno).
Giovanna - Sei feroce!
Pamela - Come le vedove nelle tragedie greche, che si rappresentano adesso, quando non si vuole che la gente vada troppo a teatro. Vieni.
Giovanna - (spaurita) No, cara. Scappo.
Pamela - Ti divertirai.
Giovanna - Hai parlato di tragedie greche... Cara mia, no! no! Mi racconterai dopo... (Esce frettolosa di sinistra, e Pamela la segue con una smorfia di compatimento. Poi, come sente avvicinarsi il passo sulla ghiaia, spegne un lume e infila, stridula, l'uscio di destra).
(Gladio appare. Fuma ed ha sonno. Sbadiglia e suona il campanello. pacifico, ignaro. (Colombina entra).
Gladio - La signora in camera sua?
Colombina - Credo di si.
Gladio - Fa caldo anche di notte. Dammi un bicchier d'acqua... (tracanna). (Colombina esce).
(Pamela ritorna, ambigua, sorridente, felina. Torcendosi dentro la tonaca funeraria, si avvicina senza rumore a Gladio, e gli carezza la nuca).
Gladio - (che pensava terribili cose, si rigira e scatta in piedi, vibrando) Ah! (Tenta di sorridere, ma il sorriso si spegne sulle labbra arse dinanzi alla visione di quella tonaca) Perch sei vestita cos?
Pamela - Ti devo far paura... Terribili cose! (E trae dalla manica una piccola chiave, e si avvicina allo scrignetto. Infila la chiave nella toppa, ma Gladio l'arresta fulmineo).
Gladio - Che cosa c' qua dentro?
Pamela - Me lo chiedi solo questa sera?
Gladio - Ho visto sempre questo stipo ermeticamente chiuso. Colombina mi ha detto che tieni sempre la chiave con te: sotto il capezzale, anche quando dormi, o legato al fazzoletto... (Fissandola) C' una rivoltella, l dentro. Una volta ne avevi una, che, adesso, non vedo pi.
Pamela - Molto meno. Per ci non agitarti. Quest'anno non ti dar preoccupazioni.
Gladio - Oh, me ne darai sempre! Tu dici che ci si abitua a vedere la gente malata. Ma, quando si vuol bene...
Pamela - Non dire questo! (Ha una smorfia di disgusto).
Gladio - (tentando di parere affettuoso) Non credi che io ti voglia bene?
Pamela - (dolorante) Non parlare! come se tu mi picchiassi.
Gladio - Va bene: tacer (accende una sigaretta).
Pamela - Vorrei pregarti di una cosa.
Gladio - Dimmi.
Pamela - Tu fumi troppo. Ti fa male.
Gladio - Lo so. Ma cosi consolante!
Pamela - Tutte le sere... tutte le sere! Almeno trenta sigarette: ho contato i mozziconi. Mi prometti che, in seguito, ne fumerai meno?
Gladio - Me le nascondi.
Pamela - (romantica) Non te le nasconder pi... mai pi.
Gladio - Sarebbe una prova di fiducia.
Pamela - Ho sempre avuto fiducia in te.
Gladio - Grazie (sbadiglia). E buona notte.
Pamela - ( si avvicina allo scrigno) Aspetta. (Infila la chiave) Devo dirti una cosa grave. Tu rispondi quando ne hai voglia soltanto alle domande che ti fanno gli altri. A te stesso tu non domandi mai niente.
Gladio - Mi pare inutile. Si potrebbe anche giungere all'assurdo: litigare con s stessi.
Pamela - (affranta) Si lotta sempre con s stessi !
Gladio - (ci ripensa, poi crolla le spalle) Ma va l!
Pamela - (lo fissa) Sempre: io, sempre. Da molto tempo. E, se sono ridotta cosi, questo l'effetto di una lotta massacrante, impari (si appoggia allo scrigno per non cadere).
Gladio - Ma sei ridotta cos con quella vestaglia!...
Pamela - No, Gladio! Ascoltami... (apre lo scrigno, Gladio tenta di impedirglielo preoccupatissimo) Lasciami! (E acciuffa una manata di lettere prima che Gladio riesca a chiudere di colpo lo scrigno. S' pizzicata un dito, e se lo succhia) Mi hai fatto male!
Gladio - Scusami - (tenta di avvicinarsi a lei, ma Pamela si scosta con un guizzo, nascondendo le lettere dietro la schiena).
Pamela - (decisa) Gladio... io ho un amante.
Gladio - (non sa se ridere o impaurirsi) Buffona!
Pamela - (scatta) Non offendermi! (con un altro tono) Io ho un amante, Gladio! Ti ho tradito: ti tradisco. Amo come una pazza. Ora non ragiono che per trovare la forza, la lealt, il coraggio civile di dirtelo: ho un amante. Tu meriti questa confessione: sei buono, sei generoso, sei...
Gladio - (la guarda incredulo) S, sono tutto questo... Pu darsi. Ma tu... Va l!
Pamela - (con un gemito) Non mi credi?
Gladio - (sempre spiando quella terribile mano dietro la schiena di Pamela, dopo un attimo) Noi
Pamela - (c. s.) Per te?... o per me?
Gladio - Non fare domande difficili.
Pamela - (livida) Risponder io, allora: non lo credi per te.
Gladio - Pu darsi.
Pamela - E io, invece, ho un amante.
Gladio - (aggiustandosi la cravatta) Tu sei pazza.
Pamela - Te lo dimostro... (butta sul tavolo le lettere) Leggi queste lettere: sono d'un uomo, di un artista, di un grande artista che tutto il mondo conosce ed ammira. Leggile.
Gladio - (che s' liberato da una grave preoccupazione, poi che la mano di Pamela ora inerme e visibile) venuto il medico a visitarti ieri.
Pamela - No.
Gladio - Piccolina... tu sci pazza!
Pamela - Come tutti i cerebrali.
Gladio - Cosa vuol dire cerebrale ? Avere un cervello. Tu ne avevi uno grande come un fagiolo. L'hai perso.
Pamela - (furente) Leggi, ti dico.
Gladio - Mi rifiuto.
Pamela - (sarcastica) Scrive un po' complicato per te... ma, con uno sforzo...
Gladio - (nervoso) Faccio gi uno sforzo per... Tu ti senti male!
Pamela - (meno aspra) No, Gladio! Anche se vacillo, sono lucida. Ma ho capito che devo essere implacabile (pausa) Per te, per la tua vita, io sono stata tutto per dicci anni: l'ordine, l'inuelligenza, la... permettimi di dirtelo: l'educazione, il calduccio del nido, il senso sano ed onesto della responsabilit. Sentivo, capivo, sapevo. Nessuno al mondo pu conoscerti come ti conosco io. Non so che cosa farai quando sarai solo!
Gladio - (ferito) Io? Ah, sacr...! Io? (ride dando un pugno sul tavolo).
Pamela - Tu, povero cane fedele, che crede di essere forte perch mangia, mangia, cammina, salta, russa, abbaia, e con le sue zanne sane fa paura ai piccioni... A me no, Gladio! A me non ha fatto paura che la bambinesca, cara, poppante fragilit della tua forza. Ti ho curato anche quando non sapevi di essere ammalato; li ho dato l'illusione del mio smisurato amore, anche quando questo non c'era pi, anche quando io ero ormai disperatamente, definitivamente la donna di un altro.
Gladio - Tu?
Pamela - Ma leggi: sono le lettere del mio amante. Ti offro il mezzo di cacciarmi di casa come una ladra... Leggi.
Gladio - (incredulo) Dici sul serio?
Pamela - Faccio sul serio: non vedi? E ti posso dare altre prove, infinite prove. Ho resistito tanto per piet. Ora mi sono detta: Muoia lui di dolore o mi ammazzi a legnate... pur che se ne esca .
Gladio - (che comincia a innervosirsi) Ma io, cara mia...
Pamela - (pronta al sacrificio) Ammazzami (vedendo che Gladio ride, con una smorfia). Ridi?
Gladio - Rido, si, rido. Cosa posso fare io?
Pamela - E allora leggi. Ti divertirai meglio. (Gli butta le lettere sotto il naso).
Gladio - (si scosta) No (sospettoso). Mi dici queste cose oggi per uno scopo.
Pamela - Naturalmente. Era disonesto quello che facevo. Quello che faccio, sar crudele, ma eroico. Se tu fossi partito, ieri sera, al tuo ritorno non mi avresti trovata. Avresti trovato un biglietto con queste parole: Gladio, un uomo che mi ama e che io amo, e senza del quale non posso vivere, partendo mi scrive: - Seguimi o mi perdi... - Non posso perderlo. Impazzirei sul serio. Non posso pi mentire: impazzirei. So quanto sei stato paziente con me, conosco la fiducia che hai sempre riposto in me... Mi hai coperta di attenzioni, di ricchezze, mi hai confortata sempre con la tenerezza fedele di un buon cane... Ti chiamavo: San Bernardo, qualche volta... Ricordi?
Gladio - Ma che San Bernardo d'Egitto!
Pamela - Sei stato paziente...
Gladio - (scatta) Ora non pi. Senti!
Pamela - (lo sfugge. Ma poi lo affronta) Ammazzami! So che c' sulla tavola quel coltello da caccia. Non l'ho nascosto: potevo. l. Ti offro il mezzo di risolvere cos il mio problema: di fargli sapere che, se non l'ho seguito, gli perch ho dato la mia povera vita per lui (indica il coltello). l - (denuda la gola).
Gladio - (guata il coltello) Ma con quello si sgozzano le bestie che hanno ancora un po' di sangue nelle vene (si allontana dal tavolo).
Pamela - (estenuata) Hai ragione. Io non ne ho quasi pi. Ma devi pensare che da cinque notti non dormo...
Gladio - (dopo un attimo, torvo) Chi ?
Pamela - Chi?
Gladio - Quel coso... l'artista.
Pamela - Non ha importanza... Guarda: questo il solo momento in cui il suo nome, tanto importante, non abbia importanza. Quello che importa che tu sappia da me e non da altri, no! da me, che io ti tradivo metodicamente, fisicamente, moralmente...
Gladio - (divampa) E io?
Pamela - (ipocrita) E tu, povero figliolo...
Gladio - Lascia stare. Cosa credi? che io?...
Pamela - (pronta) Non ti domando niente. Quel poco denaro che ho, mi basta. L'uomo che mi attende povero, ma ardente come un rogo. Non sar pi il tepore: sar l'arsura. Forse ne morir: ma beatificata.
Gladio - (che comincia a perder la pazienza) Giovinetta mia!...
Pamela - Conosco i tuoi ragionamenti piatti ed elementari...
Gladio - (gridando) Non li conosci!
Pamela - Ti dico di s. Potrei ripeterti per filo e per segno quello che hai in animo di dirmi.
Gladio - (esasperato) Per la trippa di Budda, no!
Pamela - (provocante) S, Gladio; s.
Gladio - (rigirandosi) Queste sono le sue lettere.
Pamela - Che ti lascio. E la mia valigia pronta. Non premio la tua generosit e la tua fedelt.., Lo so.
Gladio - (furente perch non pu parlare) Ah, lo sai? Mi hai messo in una posizione ridicola... Questo non lo sai. Non posso parlare: questo non lo sai!
Pamela - (sorride a pena) Oh, lo so.
Gladio - (grida) No.
Pamela - S.
Gladio - (c. s.) Ti dico di no. Ma i conti non sono chiusi.
Pamela - Per sempre.
Gladio - Persuaditi, che non sono chiusi! Non farmi impazzire! Persuaditi. Sono un uomo anch'io! Eh, perdinci... che uomo!
Pamela - Un ragazzo, che, per ora, deve stare calmo.
Gladio - Sono calmo. La mia calma mi consente di dirti anche che l'auto a posto... che puoi servirtene per andare almeno alla stazione.
Pamela - Non ci sono pi treni: tardi. Ma partir. Mi accompagner alla stazione Giovanna domattina. Questa notte dormir da lei.
Gladio - E io, invece, dormir qui. E dormir sul serio.
Pamela - Bravo, ma Colombina?
Gladio - (nervoso) Porta via anche quella tua Colombina della malora! fammi il piacere... E riprendi le tue lettere.
Pamela - No! Devi leggerle!
Gladio - Portale via!
Pamela - Le leggerai con calma. Sono le lettere d'amore d'un artista. Imparerai...
Gladio - Ma io non ho bisogno d'imparare... Che cosa? Da te? (stridulo). Intanto, vai via! o mi costringi a diventare stupido. Perch stupido non lo sono. Questo, un giorno, saprai: che stupido, come credi, non Io sono. (Accende una sigaretta). Fammi il piacere: vai via! (Si appoggia allo stipite della vetriata di fondo).
Pamela - (esce lentamente di destra, guardandolo con commiserazione) Povero straccio d'uomo. (Pausa). (Appare, congestionato, Fumafronti).
Fumafronti - Claudio!... Han portato qua anche... l'altra, quella che avevo io.
Gladio - (che non ha ben compreso) Mia moglie se ne va.
Fumafronti - Logico. Nella valigia che tu lasciavi sempre in consegna a me, anche a Milano, so che c'erano delle carte compromettenti. Avr aperto anche la seconda valigia. Lettere mi hai detto?
Gladio - (sgrana gli occhi) Lettere, si.
Fumafronti - Le avr trovate: e parte, logico. Ma io lo ammazzo!
Gladio - Chi?
Fumafronti - Il mio domestico, che, anche questa sera, andato al cinema con l'amorosa. E tua moglie se ne va?... Guardami bene; quando si amici da tanti anni e si assumono degli incarichi cosi delicati... Se si dice, s, s. Se no, si dice: no. Se ne va?
Gladio - (stralunato) Non mi hai guardato bene! (e guarda le lettere sul tavolo).
Fumafronti - Ma anche tu, sai, ora che non sei pi un ragazzino, a fare il maiale, senza ombra di pudore, senza precauzioni!... Va bene che lei - poveretta- viveva con gli occhi chiusi e sempre tappata in casa... malata, inerte, innocua...
Gladio - (lo afferra per il bavero) Innocua?
Fumafronti - (allibisce) Ha minacciato di ucciderti?
Gladio - (con scherno) Me?
Fumafronti - Vedo un pacco di lettere... (Fruga, legge qualche frase): Caspita! era da immaginarselo. Le ha trovate. E, poi, scrivere queste imbecillit con il tuo criterio, con la tua mania di farti chiamare Grande Ufficiale anche negli alberghi...
Gladio - Quali imbecillit?
Fumafronti - (con una lettera in mano) Le tue: il tuo stile.
Gladio - (acciuffa la lettera che Fumafronti sta scorrendo) Dammi! (capisce). Ah! Due valigie: quella che fa lei, quella che hai in consegna tu... Il tuo domestico al cine... Ha trovato le lettere di Genovieffa!
Fumafronti - Aveva una rivoltella? Ti ha minacciato?
Gladio - (dopo di aver letto qualche periodo) No? (muove qualche passo verso la porta donde uscita Pamela. Vuol chiama-r) Pam... (e si frena) Io avevo intuito! Non so: come un senso ironico, una voglia di ridere quasi, mentre si dicevano cose serie, qua... Ed erano cose serie, ma quasi ridicole... (sballottola Fumafronti verso il divano) Si accusata lei, capisci?
Fumafronti - (suda) Non capisco!
Gladio - (con un nodo in gola) Si coperta di fango, si piantata le unghie nell'anima per giustificare la propria partenza... (chiama) Pam... (e si frena, e si accascia sul tavolo e poi legge una lettera, e, poi, un'altra. Allibisce) Il violino... qui si parla di violino... Era vero, dunque! Mi hai mai visto suonare il violino tu?
Fumafronti - Saresti bello!
Gladio - (furente e disperato) E non lo sono? e non lo sono?... Ci sono lettere indirizzate a me: ci sono lettere indirizzate a lei: c un pasticcio. Ma c' la storia del violino: una verit. Ah, che ridicola verit! (Cammina congestionato, fingendo grottescamente di suonare il violino) Che ridicola verit!
CALA LA TELA
ATTO TERZO
La stessa scena.
Mattina di sole.
Gladio riverso sul divano, insolitamente pallido e spettinato. Cravatta sfatta, vestiti in disordine: fuma rabbioso ed ha la voce arsa. Giovanna entra di destra, cautamente. Crede che Gladio dorma. Al rumore del passo lieve. Gladio balza a sedere, e la guarda.
Giovanna - Non avete dormito?
Gladio - S, qua.
Giovanna - Vi siete accorto quando siamo rientrate? Dal cancello dell'orto...
Gladio - (ironico) Non ho l'orecchio musicale... Stridea l'uscio dell'orto!... . Non ho sentito.
Giovanna - Nel mio albergo non c'era neanche una cuccetta per un cane. Pamela poteva riposare nella stanza dei ragazzi... C' un divano. Ma quando i ragazzi l'hanno veduta con quella faccia da spiritata il pi piccolo s' messo a strillare. L'ho ricondotta qui. Ha voluto che non la lasciassi neanche per un attimo sola. socso ora il portiere a portarmi l'espresso. Scrive che partir stasera per l'Egitto: una scrittura improvvisa. Lei lo vuol raggiungere... Ma lui... Eh, Io conosco bene lui. Anche questa dell'Egitto deve essere una delle solite scuse che Pamela, poveretta, beve. E non si pu dirle nulla: meglio lasciarle le sue illusioni. Per, dove andr?
Gladio - (che pensa ad altro) Chi?
Giovanna - Mi sembrate assente.
Gladio - (butta la sigaretta) S.
Giovanna - Le avete viste tutte?
Gladio - Che cosa?
Giovanna - Le lettere.
Gladio - S, tutte.
Giovanna - Cattiva letteratura. Molti luoghi comuni...
Gladio - Io non sono un letterato, un artista.
Giovanna - Ma lui...
Gladio - Parlate di lui.., o di me?
Giovanna - Di lui, si sa: del celebre violinista. E lei... collezionista innamorata. Lui che corre dietro a tutte le gonnelle... Lei ha perso la testa... (con un sospiro) Ma come si fa? Vedete poi cosa succede? Prende le vostre lettere, prende le sue, smania,..: vuol bruciare. Le dico: Non fare la pazza!. Gi fatto: ve le ha buttate sotto il naso. (Si avvicina al tavolo) Non fatele del male anche voi. So che siete buono: ridatemele.
Gladio - E lei che le vuole?
Giovanna - Io.
Gladio - (porgendo il fascio di fogli) Ecco. una matassa, un guazzabuglio.
Giovanna - Non importa. Che pazzie! (ripone le lettere nella borsetta).
Gladio - Gi.
Giovanna - Con quella calligrafia saltellante, da nevrastenico.
Gladio - Io?
Giovanna - Lui. Scrive come se suonasse il violino. E fra loro due non c' stato che un poco di carta.
Gladio - Ma di chi parlate?
Giovanna - Di Hans.
Gladio - Chi ?
Giovanna - Un pazzo, del resto, anche lui.
Gladio - Gi.
Giovanna - Perch i conti che voi avete pagato a Cici non sono quelli che salda un uomo che ha la testa sulle spalle. Ottantamila lire.
Gladio - C'erano anche le bollette dei conti saldati?
Giovanna - Tutti, credo. E il notes. E il salvataggio del marito dalla rovina non si sa bene quanto vi sia costato.
Gladio - Un'operazione di banca.
Giovanna - Non me ne intendo. Per...
Gladio - Voi conoscete questo Hans.
Giovanna - Lo conoscete anche voi, almeno di fama.
Gladio - Mai sentito nominare.
Giovanna - (sorpresa) Il pi celebre violinista d'Europa.
Gladio - (con una smorfia) Ah, quello che ha suonato per beneficenza al Cristallo?
Giovanna - Appunto.
Gladio - Fra un pisolino e l'altro, l'ho veduto (con una smorfia di nausea). lui? Con quei capelli?
Giovanna - (che ha qualche ricciolino finto) Capelli suoi.
Gladio - Oh, lo credo! Non li vorrebbe nessuno! E, poi, gli occhi di una lumaca... (storce il naso) E, poi, forse, sporco.
Giovanna - Ah, signor Gladio, non degno di un gentiluomo quanto voi dite!
Gladio - Giusto. Un ganimede impomatato! Dovrei dire: un ganimede! Giovanna - Un artista.
Gladio - E io? Non mi arrampico su per i canaloni di roccia come un gatto? Volete dire di no, forse? Domandatelo a chi mi ha visto!
Giovanna - un'altra cosa, scusate!
Gladio - Ci si pu rompere l'osso del collo!
Giovanna - Lo credo. Ma...
Gladio - Dunque? (pausa) Dunque? (ci ripensa) Lo ha veduto al Cristallo, quando venuta... quando mi ha costretto a farsi accompagnare da me, ed io mi sono dovuto mettere il colletto duro?
Giovanna - Lo ha sentito suonare per la prima volta allora, appunto. Poi, voi ve ne siete andato.
Gladio - Soffocavo.
Giovanna - Lui stato festeggiato: lei si fatta presentare.
Gladio - Un mese fa?
Giovanna - Circa.
Gladio - Ed eravamo qua da tre giorni. E lui non ha fatto che scrivere.
Giovanna - Gli piace scrivere. Ci sono delle donne che s'innamorano soltanto delle parole scritte. Hanno bisogno di vederle!
Gladio - (incredulo) Di vedere le parole?
Giovanna - S. Anche Cici, del resto, scrive molto, scrive troppo, oserei dire.
Gladio - Non glielo chiedo io che faccio una fatica a leggere... una fatica! (rimuginando un pensiero fisso) Un mese fa! Mettiamo: un mese e mezzo fa!
Giovanna - Lui venuto su ai primi di luglio. Dopo un giro di concerti era estenuato. Voleva mantenere l'incognito. Ma come si fa?
Gladio - (storce le labbra) Con quei capelli!
Giovanna - Anche per quei capelli. Sono una cosa cos caratteristica! (cambiando tono) Salvatela! Non lasciate che s'impigli in quella selva di capelli I Lui gira. Capace, lei, di seguirlo dovunque, di consumare quel poco che ha, diventando ridicola !
Gladio - Gi, ridicola!
Giovanna - Perch* i geni sapete come sono.
Gladio - Non lo so.
Giovanna - Rapidi guadagni: disastrose bollette. E ammiratrici povere e amanti ricche dovunque.
Gladio - I geni!... (si esalta) E gli imbecilli no, dunque?
Giovanna - Non m'interessano.
Gladio - (si aggiusta la cravatta) Credete che io non sia pieno di donne?
Giovanna - Siete ricco.
Gladio - (protesta) Ma no! Non per questo, non per questo. Anzi: vi proibisco di dire questo!
Giovanna - Gladio, i conti saldati...
Gladio - Roba mia.
Giovanna - Voi avete una pelliccia di castoro di trentamila lire?
Gladio - Per far piacere a me. Lei, in fondo, non sapeva.
Giovanna - Mi sorprende che non se ne sia accorto suo marito, che nomina sempre! Deve essere l'ultimo dei mascalzoni!
Gladio - Anzimonti?! un bell'uomo, un brav'uomo, lavora.
Giovanna - Anzimonti? Quello che fallito?
Gladio - (seccato) Ma non dite storie!
Giovanna - Volete che non lo conosca?
Gladio - Non fallito. Gli sar andato male qualche affare!
Giovanna - (sorridendo ironica) Ah, Genovieffal Con quella faccia da madonna di cera e gli occhi blu!
Gladio - (investendola) Che cosa intendete dire?
Giovanna - Niente.
Gladio - Una signora, intanto.
Giovanna - S'intende. Di quelle che incantano. E di vostra moglie; e per vostra moglie, non trovate alcuna attenuante? Se avesse il vizio di bere, se si fosse avvelenata con gli stupefacenti?... So che l'avete portata in non so quante cliniche per un presunto difetto di cuore...
Gladio - I medici, allora, non hanno capito niente. Adesso capisco che difetto di cuore ha.
Giovanna - La musica...
Gladio - S, la musica...
Giovanna - Ha perso la testa... Si pu perdere la testa anche per una zanzara. E voi correreste come un matto per acchiappare la zanzara per tutta la stanza, per schiacciarla contro il muro.
Gladio - (torcendo le mani) Volete che corra dietro a quel violinista senza muscoli, che Io schiacci come si fa con una zanzara? Ma io vi dico, cara amica, che questa una istigazione a delinquere.
Giovanna - (calmandolo') No. Non vi ho detto uccidetelo. Vi ho detto: Salvatela. Con lui che le sfugge, non potrebbe fuggire. Vorrebbe venire con, me. Io, capite? I miei figli... S: siamo amiche da tanti anni, anche se siamo cugine. Ma... la mia vita un'altra. D'altronde voi avete delle colpe che non potete dimenticare (lo fissa) Anche delle vecchie colpe.
Gladio - (spaurito) Come sapete?
Giovanna - Dico cos; per dire.
Gladio - lo sono un uomo.
Giovanna - il fuoco purifica. Queste lettere le sue e le vostre che lei ha rimescolato si bruciano. E, adesso, quando uscir per salutarvi, siate generoso. Le togliete il cappello... la fate seder l. Compirete un'opera buona. Se no, con tutto questo pasticcio, nel quale involontariamente sono implicata anch'io - si potrebbe venire a sapere tante cose. Lass, poi, quell'alber-guccio cos pettegolo. Tutto finito: non ci si pensa pi. Lei ha bisogno di voi. Andate in giardino: prendete dei fiori con le vostre mani. Li metterete in questi vasi qua. Non l'avete mai fatto.
Gladio - Le ho portato, una volta, un vaso di fiori che, poi non so pi chi abbia rotto... per lo meno sparito.
Giovanna - Di vetro azzurro?
Gladio - Gi. Ma come avete fatto a vederlo?
Giovanna - Non l'ho visto qui.
Gladio - (eccitandosi) Ohe, dico, dove l'avete visto? Sotto il leggio del violinista?
Giovanna - No. Dicevo: non qui in questa stanza: di l, forse, nella sua. E lei era commossa. Mi ricordo. Per combinazione, forse, avete indovinato con quel vaso il colore della sua vestaglia di quella sera.
Gladio - (sorpreso) Della vestaglia di chi?
Giovanna - Di vostra moglie.
Gladio - (c. s.) Ha una vestaglia azzurra?
Giovanna - (conciliante) Distrattone! E poi volete che non vi tradisca, almeno platonicamente?
Gladio - Gi (improvviso): Le mando a prendere le meringhe... lo le detesto, ma a lei piacciono tanto da impazzire. L'altro giorno, durante i soliti due passi, che, qualche volta, la costringo a fare, s' termata dinanzi a una vetrina di pasticciere... C'era un gran piatto di meringhe; disse; Che buone! . Si leccava le dita. Oggi, a quest'ora, devono essere fresche... Anzi, vado io. E pi gentile. E voi, trattenetela, se mai... Due minuti. (Si accomoda ancora la cravatta e si avvia. Si scontra sulla soglia in fondo, con Fuma-fronti).
Fumafronti - (sottovoce a Gladio) Ti devo parlare.
Gladio - (a Giovanna) Due minuti - (a Fumafronti): Fai compagnia, intanto, alla signora.
Fumafronti - (c. s.) Una cosa urgente. Una lettera di lei.
Gladio - Dammela. Quelle tue tasche mi fanno terrore. La legger poi... Povera Cici (guarda di sottecchi la busta della lettera e l'annusa): Ha sentito bisogno di scrivere subito per giustificarsi. (Ripone la lettera): Ti ho detto: fai compagnia, intanto, alla signora. Due salti e ritorno. Perdinci, hai ben visto come salto io? (prima di andarsene saltellando come un ragazzo, afferra Fumafronti per un polso); Ha voluto prendersi una rivincita. Voleva crearsi una dignit. Te l'ho detto: sapeva. Ed ha trovato un coso... che fa ridere e che ti descriver (esce a precipizio).
Fumafronti - (a Giovanna) La signora Pamela?
Giovanna - in camera sua. Adesso uscir.
Fumafronti - E lui dov' andato?
Giovanna - A prender delle meringhe.
Fumafronti - (sorpreso) Delle meringhe?
Giovanna - Almeno, cos ha detto.
Fumafronti - Ma se non gli piacciono? Lo so io perch, l'altro giorno...
Giovanna - Sapr che piacciono a Pamela.
Fumafronti - E va lui?!
Giovanna - Dice che sa dove sono sempre fresche.
Fumafronti - Al Concordia; lo so anch'io.
Giovanna - Sar andato al Concordia. (Di destra entra Pamela con cappello e borsetta).
Fumafronti - (salutandola) Signora.
Pamela - (a Fumafronti) Ah, qui lei? (parla con un filo di voce): Le faccia compagnia lei.
Fumafronti - Perch, lei esce?
Pamela - S.
Fumafronti - Ma se andato a prender le meringhe?
Pamela - (sgrana gli occhi e guarda Giovanna. Non sa se sogghignare o singhiozzare) Per me?
Fumafronti - Per me, no, certo.
Pamela - (traendo in disparte Giovanna, scossa da un tremito isterico) Vedi? Lo vedi? E se c' un dolce che io detesto proprio quello. Ne ho mangiata una, una volta, per far compagnia, per far piacere a lui che le divorava sporcandosi anche la punta del naso! Diceva: Buone!. Naturalmente, rispondevo: Buone! . Perch, se no, si arrabbia: quello che piace a lui deve piacere a tutti. Ma ho sofferto di nausea per una settimana... (storce le labbra, afferra decisa Giovanna per un braccio): Andiamo.
Giovanna - No.
Pamela - (sorpresa) Perch?
Giovanna - C' il signor Fumafronti.
Pamela - E che cosa vuoi che me n'importi?
Fumafronti - (accostandosi sorridente alle due donne e rivolgendosi a Pamela) Diceva, signora?
Pamela - Lei cercava di mio marito?... Badi che deve essere andato al Concordia - (lievemente ironica): Penso che abbia una cosa urgente da dirle.
Fumafronti - Lui? Io no, signora.
Pamela - Lui. Lo raggiunga. E vada... (quasi con scherno); E corra... se pu. Urgentissima.
Fumafronti - Perbacco! (e rimane interdetto).
Pamela - (imperiosa) S.
Fumafronti - A rivederci.
Pamela - Addio.
(Fumafronti se ne va traballando).
Pamela - (a Giovanna) Andiamo.
Giovanna - Non fare sciocchezze!
Pamela - Una camera sar libera, stasera. Me lo ha telefonato il direttore. Intanto resto con voi; con lui, qui... capisci... (e tenta di trascinarla).
Giovanna - (reagendo) Pamela!
Pamela - Andiamo.
Giovanna - Ma noi si parte fra due giorni. E tu, dove vuoi andare se Hans ha gi spiccato il volo?
Pamela - (recisa) Vi seguo.
Giovanna - Impossibile.
Pamela - So che i tuoi figli mi detestano, ma avranno la buona educazione di non dirmelo. Io finger di non capire. Andiamo.
Giovanna - (suadente) Il tuo .posto qui. accanto a tuo marito che tu devi rimanere. Con noi... con me...
Pamela - (scostandosi) Non mi volete?
Giovanna - Ma figurati, cara! .
Pamela - Hai sempre detto che sei per me come una sorella.
Giovanna - Sei la pi cara amica del mondo. Non sei l'ospite pi comoda.
Pamela - (mortificata) Capisco. Anche se avete un appartamento grande come una caserma.
Giovanna - I ragazzi comincerebbero col darti noia. E, poi, c' la chiesa vicina. Le campane cominciano a suonare alle sei del mattino. Io so che quando senti suonar le campane, dici che ti si spacca il cranio.
Pamela - Ah, le campane!... Andr all'albergo.
Giovanna - (con forza) No: tu resterai qui. Per lui.
Pamela - Per farmi cacciare da lui?
Giovanna - No, per curarlo.
Pamela - Del suo mal di cuore? Giovanna - Del suo male... (la fissa) Che sei stata tu. Pamela - (sgomenta) Sapeva? Sapeva che so?
Giovanna - Hai messo le lettere di lui, con quelle di Hans.
Pamela - (c. s traballa e si appoggia al dipano) No!
Giovanna - Ti amava... ti ama... Ti tradisce, sa che lo tradisci, e pure non potrebbe vivere senza di tei
Pamela - Sa? Fammi vedere quelle lettere... (Legge) Ah, che mascalzone!
Giovanna - Doveva pur prepararsi un'eventuale rivincita! Al momento opportuno doveva crearsi una dignit, di fronte a s stesso e di fronte agli altri.
Pamela - (butta la borsetta) Ah, la dignit!
Giovanna - E a quale prezzo, cara mia! Sai chi Ci?
Pamela - No.
Giovanna - Genovieffa.
Pamela - (con un sobbalzo) No!
Giovanna - Genovieffa Anzimonti.
Pamela - Quel dromedario?!
Giovanna - Con molte pellicce.
Pamela - (continuando) ...che non sa dire una parola, che non sia una cretineria?... (si toglie cappello): Oh, povero Gladio!
Giovanna - E il marito chi 1 ha salvato? E quel pacchetto di conti pagati?... Per te...
Pamela - (protestando) Oh, per me, poi, scusa.
Giovanna - (incalzando) S, per te, per colpa tua. E lavorare come una bestia. Genovieffa una signora per bene che costa almeno mezzo milione all'anno. Anche perch ha tre figli.
Pamela - Uno pi cretino dell'altro!
Giovanna - Uno pi cretino dell'altro.
Pamela - (pensosa) Gi: le ripetizioni, il collegio in Svizzera... Oh, povero Gladio!
Giovanna - Tu lo devi guarire. Egli sa di essere un povero .piccolo uomo vicino a te. I tuoi consigli sono la sua vita: le tue parole sono le uniche parole che lui sa dire. Ti capisce come pu, ma ti sente. Se gli mancassi, morrebbe. Tu gli hai buttato sotto il naso le lettere del tuo amante. Egli corso per andarti a prendere le meringhe fresche...
Pamela - (con un gesto di nausea) Non parlarmi delle meringhe: il lattemiele!...
Giovanna - Ma se ti piacciono tanto!
Pamela - A me? Mi fanno orrore. Io mi ero fermata dinanzi a una vetrina di pasticciere per guardare figurati! un piccolo violino di zucchero... Ah, c'era un bel piatto di meringhe, s. Ma pensa se io guardavo quelle! (sgrana gli occhi, storce la bocca): E lui ha creduto?... (drammatica). Vedi a che punto siamo arrivati?
Giovanna - Ho detto che ti capisce come pu.
Pamela - Poveretto.
Giovanna - Eccolo.
Gladio - (entra con un pacco in mano) Ho ordinato il t (a Pamela): Queste sono le meringhe che ti piacciono tanto. Che sono andato a prendere io stesso al Concordia perch so che a quest'ora le hanno fresche.
Pamela - Grazie. Piacciono anche a te.
Gladio - (con una smorfia) Tanto! (a Giovanna): Lei, signora? (Offre una meringa).
(Ma intanto apparso sulla terrazza un garzone d'albergo che cerca Giovanna ed ha una lettera in mano).
Il Garzone - (a Giovanna) Signora... C' un espresso per lei. Il portiere mi ha detto di portarglielo qui.
Giovanna - (capisce, ghermisce subito la lei' tera, la nasconde e congeda il Garzone) Grazie.
Gladio - (a Giovanna) Mangi.
Giovanna - Subito.
Pamela - (a Gladio) Sei sudato.
Gladio - Ho fatto una corsa (e mentre si asciuga il sudore)
Giovanna - (dice rapidamente a Pamela) Ci dev'essere una lettera per te. la sua calligrafia.
Pamela - Me la darai dopo.
Gladio - (offre le meringhe a Pamela) Mangia, cara. So che ti piacciono tanto.
Pamela - (accosta la lingua a una meringa con disgusto e poi la butta).
Gladio - (a Giovanna, fingendo di mangiare una meringa, ma buttandola dentro un vaso) Non le posso soffrire! Mi stanno sullo stomaco. Ma quando una cosa piace a lei deve piacere a tutti, se non si recita, si arrabbia! (a Pamela): Buone, no?
Pamela - Ottime.
Giovanna - Ed cos che si marcia insieme per la lunga via... (quasi religiosamente): Cos sempre stato: e cos sia.
FINE DELLA COMMEDIA
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