Glisenti… calibro 9

GLISENTI. CALIBRO 9

Dramma giallo in tre atti

di GIUSEPPE ROMUALDI

PERSONAGGI

LA CONTESSA ANNA quarantenne

CONTE PAOLO DRIEUX cinquantenne

IL CAMERIERE

IL COMMISSARIO PAOLI trentenne

LA CAMERIERA

IL DIRETTORE

IL MACCHINISTA

ATTORI E ATTRICI

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Lo studio del conte Paolo Drieux, elegantissimo, a destra un ampio scrittoio. Accanto a questo una poltrona dallo schienale molto alto; oltre una sedia a bracciuoli per chi sieda normalmente allo scrittoio stesso.

Sulla parete, dirimpetto allo scrittoio, un uscio, per il quale si accede ai piani sottostanti. Sulla parete di fondo un uscio che d adito allappartamento privato del conte.

Al levarsi del sipario il conte siede allo scrittoio, dinanzi a lui un cameriere con un vassoio su cui posata una lettera.

Il conte - (continuando a scrivere) La solita lettera?

Il cameriere - S, Eccellenza.

Il conte - Trovata dove?

Il cameriere - Sul davanzale di una delle finestre della serra.

Il conte - Da chi?

Il cameriere - Dal giardiniere, Eccellenza.

Il conte - Chiamatelo.

- (Il Cameriere tende il vassoio, da cui il Conte prende la lettera ed esce)

Il conte - (rimasto solo, guarda un p la busta e riflette, poi scrolla le spalle e si decide ad aprirla)

La contessa - (entra ansante, ha corso; si avanza fino alla scrivania; stenta a pronunciare le prime parole) Un'altra... vero? un'altra?

Il conte - (con indifferenza) Un'altra.

La contessa - E te ne stai l, tranquillo; indifferente?

Il conte - Vuoi avere la bont di consigliarmi il contegno che dovrei tenere?

La contessa - Oh! Sei ammirevole, Paolo! Eroico!

Il conte - Non eroismo, Anna; un'altra cosa.

La contessa - Io vorrei sapere che si propone costui. Quello che non mi d requie, questo pensiero: che chiede?

Il conte - Gi! Che chiedono?

La contessa - Ah! Tu credi che si tratta di molti?

Il conte - Mi pare evidente.

La contessa - Perch? Scusa.

Il conte - Uno solo sarebbe stato gi colto in qualche modo. qualcuno che agisce dal di fuori, ma che indubbiamente ha un socio nel castello.

La contessa - Ma questo terribile, Paolo!

Il conte - Ti prego di non cominciare con le tue solite smanie.

La contessa - Ma scusa, come vuoi che io resti tranquilla se in ognuno qui dentro possibile che si nasconda il complice?

Il conte - Eppure il modo migliore per scoprirlo quello d mostrarsi indifferente alle minacele, tranquillo con tutti.

La contessa - Hai qualche sospetto?

Il conte - E tu?

La contessa - Battista.

Il conte - Battista sono dieci anni che con noi. Perch lo sospetti?

La contessa - Non lo so. Cos. un istinto. sempre cos chiuso, cos silenzioso.

Il conte - Fantasie! Piuttosto...

La contessa - D, d;

Il conte - No, nulla... Del resto il problema oramai non appartiene pi a me.

La contessa - Come non appartiene pi a te?

Il conte - Sono le otto passate. Io non ho pi tempo per risolvere nessun problema.

La contessa - Che vuoi dire? Vuoi che davvero diventi pazza?

Il conte - Mi sembra, Anna, che tu hai dimenticato una cosa, che, forse, pu avere qualche importanza.

La contessa - Quale? Ne dimentico tante da quando siamo sotto quest'incubo! !

Il conte - Ed io non vorrei ricordartela; ma pu accadere qualche cosa questa notte... oh! Dio! S... pu anche accadere... qualche cosa che ti coglierebbe impreparata...

La contessa - Questa notte?

Il conte - Primo Dicembre...

La contessa - (con un sussulto che le toglie il respiro) Ah!

Il conte - (dopo averla guardata) Ecco! La lettera che ho ricevuta, adesso, me lo annuncia con sicurezza!

La contessa - Che dice?

Il conte - Innanzi tutto prega di constatare che gli aranci della serra non avranno pi la gioia di fiorire.

La contessa - Tagliati?

Il conte - Pare.

La contessa - Ma un'ombra? Un fantasma? Un essere incorporeo?

Il conte - Penso, invece, che abbia due corpi massicci. Ma io non sono riuscito a metter la mano intorno al collo dell'uno, n a forare la pelle dell'altro. Ora non ho pi tempo.

La contessa - Non ti difendi? Non prepari uno scampo? Nulla! Cos; attendi rassegnato che la minaccia si compia?

Il conte - Ho l'impressione di essere nella mano di un destino. Aspetto che si stringa senza pi volont di lotta. Mi sembra che qualunque cosa tenti, non potr evitare quella stretta.

La contessa - Ma questo un racconto fantastico, non vero? una novella di Poe che noi stiamo vivendo.

Il conte - Gi, sembra la pagina di un romanzo realizzata da un mago.

La contessa - E tu non hai pi la forza di reagire. Sei paralizzato.

Il conte - Ecco; la parola giusta; paralizzato. Mi sembra che sia inutile lottare. Ho addosso come un torpore ipnotico. Non ho paura... piuttosto curiosit.

La contessa - Curiosit di che cosa?

Il conte - Di come possa realizzarsi l'inverosimile. Mi sembra che la minaccia non riguardi me... ma un altro... e che io sia qui curioso di sapere quel che avverr.

La contessa - Ma quel che avverr tu lo sai. Ti stato annunciato. Ed avverr, sii certo, avverr... come tutto avvenuto quel che era stato annunciato.

Il conte - Hai ragione... la curiosit diversa...; idei modo come avverr. Perch, devi riconoscerlo, interessante.

La contessa - Paolo, a volte ho la speranza che tu abbia voluto riempire la noia delle nostre giornate con un giuoco di misteri.

Il conte - E che l'ora passi senza che nulla avvenga... o meglio, che porti una graziosa sorpresa... un fuoco d'artificio che s'accenda improvvisamente nel parco... una serenata d'archi... una pioggia di fiori... che so io... vero?

La contessa - E che domani ci svegliassimo senza pi questo incubo... (con un subito grido) Paolo! L, l... (indicando il balcone)

Il conte - (balzando in piedi. Una grossa rivoltella in pugno) Dove?

La contessa - L, dietro il vetro... una faccia...

Il conte - (si precipita al balcone, ne apre la finestra di scatto, si sporge a guardare, con la rivoltella in pugno, curvo sulla ringhiera) Nessuno.

La contessa - Ti dico che ho veduto una faccia... l dietro ai vetri...

Il conte - S, avrai veduto anche una faccia... ma evaporata. C'era, c'era... ed ora non c' pi... Come in una favola... ed inutile che io balzi... inutile quest'arma... inutile tutto... Verr! Come verr? Questo interessante...

La contessa - Perch non partiamo? La macchina alla porta; se non ti fidi di Giacomo... puoi guidare tu stesso... in meno di un'ora siamo in citt...

Il conte - Non riusciremmo a fare un chilometro... e qualche cosa ci arresterebbe in piena campagna...

La contessa - Ma che cosa?

Il conte ........................ - Un filo d'acciaio teso tra due alberi, un tronco abbattuto sulla strada... una gomma forata... che ne so io?

La contessa - Se ha tutto preparato per qui... non pu avere il tempo...

Il conte - E chi ti dice che le minacce non siano fatte apposta perch io abbandoni il castello?

La contessa - Tu pensi?

Il conte - Eh! s!, ho pensato anche questo. Che tutti i vandalismi compiuti, e tutte le minacce siano state fatte per indurmi a uscire di qui, dove, in fondo, sono difeso. Credi, Anna, c' una sola possibilit di scampo... restare qui...

Voci dal di fuori e dal basso - Eccellenza!

La contessa - (indicando il balcone) Chiamano... senti?

Il conte - (tornando ad aprire il balcone) Chi ? (si curva a guardare) Battista!

La voce del cameriere - Eccellenza!

Il conte - Che cosa fate l voi?

La voce del cameriere - Sono stato a chiamare il giardiniere, Eccellenza.

Il conte - Non con voi?

La voce del cameriere - Non stato possibile trovarlo in alcun posto.

Il conte - Perch avete chiamato?

La voce del cameriere - Speravo che il giardiniere fosse giunto, mentre io lo cercavo a casa sua.

Il conte - Bisogna trovarlo, ad ogni costo e subito. Dove credete che sia andato?

La voce del cameriere - Mah! Eccellenza; s' cercato dappertutto.

Il conte - Bisogna trovarlo, Battista. Capite?

La voce del cameriere - S, Eccellenza. Si trover!

Il conte - (rientra nella camera lasciando aperta la finestra) Comincia a svilupparsi il piano di attacco.

La contessa - Che vuoi dire?

Il conte - Il giardiniere! Eh! s! il solo su cui tornava costantemente il mio sospetto.

La contessa - Tu pensi che l'ultima lettera...

Il conte - Tutti i punti della casa e del giardino erano sorvegliati. A lui era affidata la serra; ebbene, proprio nella serra che hanno tagliati gli aranci e posata la lettera.

La contessa - Ma sarebbe restato, qui, allora, per sviare i sospetti.

Il conte - Tu dimentichi che sono le 9 meno pochi minuti...

La contessa - Ebbene?

Il conte - Eh! perbacco! Bisognava restar liberi per agire!

La contessa - Non ti capisco.

Il conte - Ammetti che il giardiniere sia davvero il complice che io sospetto,... egli deve aver sentito che io dubitavo di lui... certamente... queste cose si intuiscono... checche si faccia per dissimulare...

La contessa - Ebbene?

Il conte - Ebbene... ha temuto che io lo sequestrassi, mentre necessario che sia libero, per poter agire... tra qualche ora...

La contessa - No; non possibile; mi rifiuto di crederlo. Ma come? Qui? A pochi chilometri da una grande citt; nella propria casa vigilata... possibile dire ad un uomo... io ti uccider ad un'ora precisa? Mi rifiuto di crederlo. oltre ogni limite di verosimiglianza.

Il conte - Eppure... la scuderia era vigilata... ed i cavalli furono sgarrettati... il padiglione da caccia era sorvegliato, e fu distrutto dall'incendio...

La contessa - Ma perch allora non ti avrebbero sparato subito, addosso?

Il conte - Perch assaporassi il terrore, prima di morire. Non un delinquente volgare. uno psicologo formidabile. Ha voluto che io sentissi il veleno del dubbio e del sospetto; che mi amareggiasse tutto... mi cacciasse via dalla mia casa... mi togliesse il sonno... cos! cos! E venisse a poco a poco questo torpore, questo avvilimento, questa rassegnazione vigliacca a quello che deve avvenire. (Lo squillo del telefono) Taci...

La contessa - Chi credi?

Il conte - l'ultima difesa... All! S, io in persona. S, il conte Paolo Drieux... E lei Eccellenza?...S, una novit... hanno reciso alle radici tutti gli aranci della serra... Come lo ha saputo?... Ah! Il giardiniere? presso di lei? Hanno fatto benissimo, Eccellenza. Effettivamente non sospettavo che di lui, qui. Oh! Sono tranquillo, sebbene, non pensi come lei, mi perdoni. ( una pausa pi lunga) Tanto meglio, Eccellenza. Grazie, Eccellenza, anche a nome di mia moglie, (riattacca il microfono)

La contessa - Ebbene?

Il conte - il Prefetto. Il giardiniere stato fermato - per precauzione - da uno degli uomini del Commissario Paoli che da mezzogiorno nei dintorni del castello. Pare che tutti i possibili sbocchi siano vigilati. Il Commissario sar nel castello quando creder pi opportuno.

La contessa - Ah! Sia ringraziato Dio. Non era vero, dunque, che non avevi provveduto .

La cameriera - (irrompendo nella scena) Eccellenza, Eccellenza

Il conte - Che c'?

La cameriera - Un contadino, laggi, s' affacciato alla porta di servizio... gli ho domandato che volesse... non ha risposto... se n' andato... ma nell'ombra c'era un altro che l'aspettava...

Il conte - Nulla; nulla; non montatevi la testa...

La cameriera - Ma, Eccellenza...

Il conte - Nulla, vi dico. Tornate gi e chiudetela quella porta... (La cameriera incerta, vorrebbe ancora parlare) Andate vi dico. (la cameriera esce, evidentemente non ancora rassicurata) Devono essere agenti. Ma ho il presentimento che sia tutto inutile.

La contessa - Oh! se gli agenti sono al loro posto... e s il Commissario... (si arresta per un subito sospetto) un momento...

Il conte - Che hai?

La contessa - E se, sotto la veste del Commissario...?

Il conte - Che dici?

La contessa - Sei sicuro d'aver parlato con Sua Eccellenza...?

Il conte - Sicurissimo. Ne ho riconosciuto la voce.

La contessa - Le voci si imitano alla perfezione...

Il conte - (lieve pausa) Eh! s, sarebbe elegantissimo.

La contessa - Chiama tu. il centralino della Prefettura. Chiedi di parlare personalmente col Prefetto...

Il conte - giusto. Hai ragione... (Cerca nell'elenco e compone il numero) Occupato...

La contessa - Cerca un altro numero del centralino.

Il conte - (cercando nell'elenco) Naturalmente. (Compone il numero) Libero!... Centralino Prefettura? Sua Eccellenza il Prefetto... Sono il Conte Drieux... S, personalmente con lui... Come? non pu? in Commissione? Ma se mi ha parlato un momento fa. Come impossibile? Le ripeto; ho necessit assoluta di parlare personalmente con Sua Eccellenza. Ne va della mia vita, capisce?

La contessa - (strappa il ricevitore al marito e parla lei affannosamente) Sono la Contessa Drieux... Le giuro che ci indispensabile parlare con Sua Eccellenza personalmente... Qualcuno ci ha telefonato fingendosi il Prefetto... siamo minacciati nella vita... Ella diventa responsabile... ma non capisce che per telefonarle cos?... Interrotto!...

Il conte - Interrotto? Come interrotto? Hanno tagliato i fili?

La contessa - isolato. avvenuto altre volte.

Il conte - Ma le altre volte non era la notte del 1 dicembre; e non si telefonava alla Prefettura.

La contessa - Ed ora?

Il conte - Come ora? Ora non capisco pi nulla. Chi che ha telefonato prima? Perch il centralino ha risposto che era impossibile che Sua Eccellenza avesse telefonato? Chi son questi agenti che, mi dicono, sono in servizio intorno al castello? Chi li ha veduti? Chi che ha allontanato il giardiniere? E questo Commissario Paoli chi ? Ecco; ecco; non capisco pi nulla, ed ho paura, ora ho paura veramente.

La contessa - Ascolta me. Non chiamiamo nessuno... non chiediamo nulla. La macchina dinanzi, al portone.

Il conte - Ma non capisci che non giungeremmo a fare un passo fuori... E che mi fucilerebbero come una lepre?

La contessa - Ma in nome di Dio! Che cosa cercano? che vogliono?

Il conte - Uccidermi, solamente uccidermi. Non l'hai capita?

La contessa - Perch? Offri loro una somma.

Il conte - A chi? ai fantasmi dei nostri sogni? Quando mai hanno tentato di entrare in contatto con me?

La contessa - Lo faranno. Vogliono spaventarci perch il ricatto sia pi sicuro... ma alla fine chiederanno denari...

Il conte - No; chiedono la mia vita... soltanto.

La contessa - Perch? perch?

Il conte - Io ho molti nemici.

La contessa - Dove?

Il conte - Un po' dappertutto; ho lottato, ho vinto... ma ho schiacciato, senza scrupoli... tu lo sai... (Lo squillo del campanello del telefono) Sta zitta. Non erano tagliati i fili (prende il ricevitore) S, Eccellenza (il volto gli si rischiara in un sorriso) Grazie, grazie; veramente un atto squisito... S, ero preoccupato, non lo nego... eh! s, anche mia moglie... mi avevano detto che era impossibile che Ella avesse telefonato. Oh! s, s; completamente rassicurato. Grazie...

La contessa - (al colmo dell'entusiasmo strappa ancora una volta il microfono dalle mani del marito) Grazie, s, Eccellenza. Grazie, con tutte le forze dell'anima... viviamo un'ora d'agonia. S, s, riconosco benissimo la sua voce. Siamo tranquilli... ora. No, ora non occorre pi. Ora sono certa. Grazie (riattacca il ricevitore). Voleva che richiamassimo noi il centralino, per meglio tranquillizzarci.

Il conte - Non occorreva! Mi ha detto che l'agente di servizio al centralino gli aveva fatto sapere della nostra telefonata. veramente in Commissione, ma a noi ha telefonato col suo apparecchio personale. Sei pi tranquilla?

(Improvvisamente s'ode un colpo d'arma da fuoco).

La contessa - Hanno sparato.

Il conte - (prende la grossa Kolt sul tavolo e si precipita verso la porta) Resta qui, tu.

La contessa - Dove vai? Sei pazzo?

Il conte - Non posso, non voglio essere affumicato nella tana. Va in camera tua, meglio.

La contessa - Non uscire, ti uccideranno.

La voce del cameriere - Eccellenza, Eccellenza!

Il conte - Sta bene, Battista. Subito. Va in camera tua, ti dico.

La contessa - Non uscire, Paolo... sono certa che ti uccideranno.

Il conte - Fa come vuoi (si precipita fuori).

- (La Contessa, restata sola, si guarda intorno indecisa. Non sa che fare. In ogni angolo pu essere l'agguato; poi d'un subito si arresta, gli occhi fissi, sbarrati verso il balcone, sul quale apparso improvvisamente un uomo. Questi punta una rivoltella contro la donna e dice: Silenzio o tiro ).

- (La Contessa come paralizzata dal terrore. Subito dopo - con la rivoltella sempre puntata - l'uomo avanza nella camera. vestito da sport, col giubbone di cuoio degli automobilisti, ma prima di avanzare, agendo con la mano sinistra dietro lo schiena, ha chiuso la finestra, ed ha tirato le tende).

L'uomo - - Signora, non ho alcuna intenzione di farle del male. Non deve restare qui. per il suo bene! (Le indica l'uscio che d adito all'appartamento privato. La donna, sempre sotto la minaccia della rivoltella, senza una protesta, si avvia. L'uomo la segue ed esce di scena. Torna poco dopo, e chiude la porta a chiave. Esplora rapidamente il piano della scrivania, sopra e sotto. Guarda in terra, sollevando il tappeto. Trovati alcuni fili elettrici, sorride, e li taglia con una tronchessa. Poi siede sulla poltrona dall'alto schienale che lo nasconde a chi entri dall'uscio dirimpetto allo scrittoio. Ha sempre in mano la rivoltella.

Il conte - (entrando, si ferma un momento sulla soglia dell'uscio, si volge a parlare a qualcuno che fuori) Nessuno lasci il suo posto, a meno che non senta il campanello d'allarme. Intesi? (Chiude la porta, si avvia allo scrittoio, vi posa su la grossa pistola Kolt, poi s appoggia col dorso allo scrittoio stesso; le braccia allargate, le mani sull'orlo del piano, la testa curva sul petto. L'uomo allunga il braccio e prende la Kolt. Una breve pausa) Ma perch non viene? (gira intorno allo scrittoio, fa per prendere il ricevitore del telefono e vede l'uomo seduto sulla poltrona, il quale ha, ora, la rivoltella in pugno, ma non puntata... e che sorride. Il Conte stende la mano verso il punto in cui era la Kolt. Non la trova e rimane in piedi, a guardare fisso l'altro. tornato il lottatore di altri tempi).

L'uomo - Conte Paolo Drieux, non vero?

Il conte - E voi?

L'uomo - Commissario Paoli. Non mi aspettavate?

Il conte - Non cos!

L'uomo ........................ - stato necessario. In ogni altro modo, sarei stato notato. Ed indispensabile che nessuno sappia che io son qui.

Il conte - Di dove entrata?

L'uomo - Di l (indicando la finestra). veramente incredibile come si trascurino i particolari pi semplici, quando si organizzano i grandi mezzi di difesa.

Il conte - Che cosa vuol dire?

L'uomo - Mezza brigata di Polizia gira, vestita con tutte le fogge pi grottesche, intorno alla sua propriet, ed ella lascia incustodita la miglior via di accesso al suo studio.

Il conte - Quale?

L'uomo - Il balcone; che diamine! C' un ramo di quel magnifico cipresso, che come una scala per penetrare qui dentro.

Il conte - Pu essere.

L'uomo - Io ho potuto seguire tutto il colloquio tra lei e sua moglie, comodissimamente allungato su quel ramo.

Il conte - Ah! quando mia moglie ha creduto intravvedere...

L'uomo - Una faccia; precisamente. Ero io.

Il conte - Perch non ha dato qualche segno?

L'uomo - Perch c'era qualcuno che non era della polizia, e che osservava il balcone con commovente attenzione. Non son potuto balzare gi che quando quell'osservatore sparito, forse per il colpo di fuoco che si udito.

Il conte - Ha ragione. Avrei dovuto pensare a quel ramo e reciderlo.

L'uomo - E pensare anche che, quando si sotto una minaccia, tenere gli sportelli aperti e la luce accesa, significa far proprio un grazioso invito ad un proiettile.

Il conte - Mia moglie? Io l'ho lasciata qui.

L'uomo - Ed io sono stato costretto a pregarla... con qualche energia... a ridursi nella sua camera... (Il Conte fa per uscire) No; la lasci stare. Le donne finiscono sempre, senza volerlo, per diventare le alleate del nemico. E qui il nemico pericoloso...

Il conte - Ella crede?

L'uomo - Eh s! proprio lo credo... e la mia responsabilit enorme.

Il conte - Ebbene... sar sincero; non importa che accada.

L'uomo - Ha finalmente qualche idea in proposito dei suoi avversari?

Il conte - S, ho l'idea che Ella sia proprio uno di essi.

L'uomo - Il sospetto perfettamente ragionevole.

Il conte - Ella entrata qui come un aggressore, non come un protettore...

L'uomo - Capisco. Ella allude al fatto che io le ho tolto la sua magnifica Kolt. Non potevo fare altrimenti...

Il conte - Perch?

L'uomo - Ma perch Ella era in uno stato di tensione suprema... tornava dall'aver cercato inutilmente chi avesse esploso un colpo... era sotto l'incubo d'una minaccia precisa... se mi avesse veduto improvvisamente qui dentro... (fa il gesto di chi tiri un colpo) non le pare?

Il conte - giusto.

L'uomo - Ed ora che quel pericolo passato, eccole la sua Kolt... (riponendo la pistola sullo scrittoio) naturalmente ancora carica... verifichi. E perch non abbia pi alcun sospetto, eccole le mie carte... questa la mia tessera di riconoscimento; c' naturalmente la mia fotografia... sono senza barba... esclusa ogni possibilit di trucco... ella ne ha ricevuto una da Sua Eccellenza il Prefetto... confronti...

Il conte - (prende di sopra lo scrittoio una busta, ne estrae una fotografia, confronta le due... guarda fissamente l'uomo...) Ha ragione... le domando scusa, Commissario! (Gli restituisce la tessera) Ma sono cos eccitato... mi sento cos circondato... da un nemico invisibile... di cui non ho potuto scoprire la pi piccola traccia... e che, invece, riuscito a compiere i vandalismi pi audaci... sotto gli occhi stessi dei miei dipendenti.

Il commissario - veramente sicuro di essi?

Il conte - gente provata... solo del giardiniere avevo il diritto di sospettare...

Il commissario - Forse... ma quello, almeno per questa notte, non pu nuocere. Quando l'assunse?

Il conte - Cinque mesi fa. Da allora son cominciate le lettere di minaccia e i danneggiamenti.

Il commissario - Ho letto il suo esposto in Prefettura. Non contiene un elemento solo che potesse darci una traccia, uno spunto... per una ricerca.

Il conte - cos...

Il commissario - Non ha nemici?

Il conte - Ne ho troppi.

Il commissario - E non sa scegliere.

Il conte - Ho lottato... come ho potuto... ed Ella sa, la lotta ha i suoi vincitori.

Il commissario - E i suoi sconfitti, capisco; pure in mezzo a questi sempre possibile ricordare un nome e rivedere una faccia...

Il conte - I miei avversari sono stati tutti uomini rudi, di ferro... ognuno di essi capace di tirare un colpo di revolver per vendetta.

Il commissario - Ma sono altrove... Ella ha svolto la sua vera attivit all'estero...

Il conte - Oh! certo; uomini incontrati sul ponte di un piroscafo, su una calata di un porlo, nell'inferno di una. borsa...

Il commissario - Sui piani gelati di un paese del nord.

Il conte - Gi! Creda, Commissario. Non ho un'idea.

Il commissario - O meglio, ne ha troppe!

Il conte - Cosa vuole? cos. Senza falsi sentimentalismi. Ho camminato nel mondo con scarpe ferrate, forse qualche goccia di sangue vi restata. Ho schiacciato molti. E, ripeto, erano duri, violenti, primitivi...

Il commissario - Nessuna donna?

Il conte - Quelle non contano.

Il commissario - Perch?

Il conte - Non mi son mai curato troppo di loro... avevo altri bersagli.

Il commissario - Tuttavia non pu escludere che le scarpe ferrate non ne abbiano schiacciato qualcuna.

Il conte - Naturalmente. Ma le donne per gli uomini come me, non sono che il bicchiere di wisky che si beve tra un lavoro e l'altro.

Il commissario - Capisco. Una necessit fisica soltanto.

Il conte - Ecco. Non ho mai capito come si possa pensare giorni e giorni ad una donna.

Il commissario - E la Contessa?

Il conte - Che c'entra! Anna un'altra cosa.

Il commissario - Un'associata...

Il conte - (lo guarda sospettoso un momento) Sempre il dossier?

Il commissario - S.

Il conte - Non bisogna crederci troppo.

Il commissario - Oh! noi abbiamo l'abitudine della tara.

Il conte - Cio?

Il commissario - Consideriamo soltanto vero il venticinque per cento di quello che scritto.

Il conte - E la mia percentuale?

Il commissario - ragguardevole, Conte. Ma che importa?

Il conte - La vita bella soltanto in un modo, Commissario. Quando ogni giorno rappresenta una nuova battaglia; quando ogni sera porta un nuovo bottino. Oggi un pacchetto d'azioni che ci fa padroni di un'industria; questa sera un banco fatto saltare alla roulette; pi tardi una donna che ci sia piaciuta.

Il commissario - E se di un altro?

Il conte - Qualunque cosa gi di un altro e c' sempre qualcuno che tenta d'impadronir-sene. Il mondo sa che questo vero per tutti, soltanto ha qualche apparente suscettibilit circa il mezzo adoperato.

Il commissario - Nel dossier il nome di una donna che le tir un colpo di rivoltella.

Il conte - S; ricordo il fatto; non il nome.

Il commissario - Mi son domandato se il pericolo venisse di l.

Il conte - Di l? dal mondo dei fantasmi, allora.

Il commissario - morta?

Il conte - Che vuole che ne sappia! Fu condannata.

Il commissario - Perch?

Il conte - Ma! la solita storia! M'era piaciuta... la presi. Era attaccaticcia... ci sono delle donne che credono sul serio ai giuramenti.

Il commissario - Non ne ricorda nemmeno il nome?

Il conte - No; ... i nomi delle donne che ho avuto si confondono in un solo. Sono tutte: Gianna. un metodo, anche questo.

Il commissario - Credo che si chiamasse Luisa.

Il conte - Pu essere. Anzi mi pare che si chiamasse proprio cos.

Il commissario - Non ne ha avuto pi notizia?

Il conte - Fu condannata, le ripeto. Poi si perduta nella bruma dei ricordi.

Il commissario - Sarebbe interessante, se la minaccia venisse da quella parte.

Il conte - Ma a quest'ora dev'essere morta.

Il commissario - morta infatti.

Il conte - Ed allora?

Il commissario - Ma aveva un figlio. Il dossier lo descrive come un ragazzo taciturno, chiuso in s stesso, che vide tutti e cap tutto. Sono i tipi che non perdonano, Conte.

Il conte - Se era un ragazzo!

Il commissario - Pure, forse, vide e cap.

Il conte - Che cap?

Il commissario - Che la madre era una buona, una sincera creatura. Vissuta onesta fino al giorno in cui non incontr lei. Oh! ella doveva essere irresistibile in quel tempo. Il marito era un povero essere incapace di rivolta, un animale da lavoro che non aveva se non una ricchezza: la sua casa. I conigli sono affezionati alle loro tane.

Il conte - Perch mi parla di questo, ora?

Il commissario - Perch sono persuaso che il pericolo l. Quel ragazzo dev'essere oggi sulla trentina. Ed ha sangue di Corsica nelle vene. I corsi ricordano maledettamente certe cose.

Il conte - Allora ella ha il dovere di sapere dove si trovi.

Il commissario - Lo so, con sicurezza

Il conte - Dov'?

Il commissario - qui, nella sua casa.

Il conte - Chi ? il giardiniere?

Il commissario - Vede, come pericoloso non ricordare nemmeno il nome delle proprie vittime!

Il conte - Aspetti... Paoli... ora ricordo... Lei?...

Il commissario - Come il destino scherza alle volte con gli uomini! Io sono qui con l'incarico di proteggerla. Non le pare inverosimile?

Il conte - Ella davvero il Commissario mandato dalla Prefettura?

Il commissario - Io; e stia sicura... il mio dovere l'ho compiuto... nessuno entrer qui... n prima n dopo la mezzanotte... terreno di caccia riservata...

Il conte - A chi?

Il commissario - A me, naturalmente

Il conte - Che cosa vuole da me? (Allunga la mano per riprendere larma posata sullo scrittoio. Ma il Commissario lo previene; l'arma cade sul pavimento).

Il commissario - Innanzi tutto mi ascolti, senza cercar di riprendere la sua Kolt. In secondo luogo che non cerchi di premere col piede il campanello d'allarme sotto il tappeto. Tanto inutile!

Il conte - Ha tagliato i fili!

Il commissario - Desidero che ella mi ascolti, senza che nessuno venga a disturbarci. Io ho studiato bene tutto il dossier che la riguarda.

Il conte - Ella non un giudice. Ella non che un funzionario di polizia.

Il commissario - lo sono un uomo, e so che tutto ci che scritto in quel suo fascicolo personale una verit. Fatti dimenticati, prescritti; gli occhi che han pianto sono spenti per sempre! Ella ricco, potente, temuto. Ed ecco che un piccolo uomo torna dal pi remoto suo passato, ed qui nell'ora in cui ella aspetta la morte. il bambino di una volta; quello che era in un angolo della vita, e vide tutto, ed ebbe, i capelli bagnati dalle lacrime della madre, e la vide dietro le sbarre d'una gabbia, e sent sulla piccola mano tremare la mano del padre, che non poteva, non sapeva, se non chinare il capo e tacere.

Il conte - Con quale intenzione entrata qui, lei?

Il commissario - Come strana la vita! C' tutto un gruppo di esseri che fu distrutto, la parola distrutto dall'egoismo di un altro , e questi ne ha dimenticato le lacrime; come se non fossero mai esistite. I singhiozzi si sono allontanati, sperduti, finiti nel nulla; nel cimitero delle voci morte, che pi triste, pi vasto, pi profondo, dei cimiteri dei corpi.

Il conte - Le ripeto; desidero sapere con quali intenzioni entrata qui.

Il commissario - Noi Corsi siamo cos romantici! Siamo una razza antica, inalterabile, incapace di modernizzarsi. Amiamo ancora le nostre vecchie canzoni, noi; e una canzone dice : Se gli occhi di tua madre piangono come asciugherai tu le sue lacrime? Ho atteso a lungo per asciugarle, io. Ed, ora, sono il suo giudice.

Il conte - Giudice di che?

Il commissario - Della sua vita. Quando alla Prefettura ebbi l'ordine di occuparmi del suo caso, compresi che c'era qualcuno che m'investiva del potere del giudice. Due doveri mi si presentavano. Uno semplice, formale, legato alla mia divisa ed al mio ufficio, proteggere la sua vita. Un altro pi alto, pi profondo, legato alla mia anima: giudicarla. Ho scelto quest'ultimo.

Il conte - E la sentenza?

Il commissario - Sar eseguita.

Il conte - Quale?

Il commissario - Sono entrato senza che alcuno mi abbia visto. Il colpo che l'ha attirato fuori di qui l'ho sparato io. Posso eseguire la sentenza con assoluta sicurezza.... nessuno sapr nulla... perch ci che Ella sta scrivendo l, con quel suo lapis... sar distrutto da me... I suoi servi sono tutti al pianterreno. Ella sar per tutti la vittima di colui che la minacci... io perder il mio ufficio per non aver saputo proteggerla... tanto mi sarei dimesso ugualmente...

- (Improvvisamente lo squillo del telefono).

Il commissario - Sua Eccellenza che domanda notizie...

Il conte - (si precipita all' apparecchio; ne stacca il ricevitore; grida...) Eccellenza... Eccellenza... qui, nel mio studio... il Commis... (il Commissario, tranquillo nel viso e nel gesto, tira; il Conte si abbatte sullo scrittoio prima che riesca a finire la parola Commissario. Questi riattacca il ricevitore, e si curva sullo scrittoio per prendere la carta su cui il Conte stava scrivendo. Ritira improvvisamente la mano con un senso di raccapriccio. Lo guarda: poi si curva sul Conte, lo scuote; mormora:) Parboni! Parboni! che hai? (gli solleva la faccia e la lascia ricadere con un gesto di orrore. Si appoggia allo scrittoio, non pu camminare. Si dirige verso l'ufficio di sinistra, e, a voce bassa: Parboni ferito. Il direttore; chiamate il direttore! . Poi grida, fuori di scena: Dottore! Dottore! Dottore! Il grido si allontana; mentre attori, macchinisti, servi di scena entrano da tutte le porte. Si avvicinano al tavolo su cui abbattuto Parboni).

- vero - Vedi che sangue? Non si deve toccare. Perch? Siete pazzi? Chiamate il medico. Il medico di servizio. Non in teatro? Non soltanto ferito. Quanto sangue! Vi dico che non si deve toccare.

- (Questa scena deve essere tumultuaria, disordinata, le varie frasi devono essere dette quasi contemporaneamente, con altre a soggetto; in modo da simulare perfettamente la sorpresa di tutti. L'attore che recitava la parte del Commissario, rientra ansante. E gli altri lo assaltano di domande: Come successo? Non viene il dottore? Non l'hai trovato? Ci deve essere certo.

(Un macchinista in maniche di camicia, e con la borsa del suo mestiere)

Il macchinista - Ecco il Direttore.

Il direttore - Che cos' stato?

Il commissario - Non lo so; non lo so, ho sparato; l'ho veduto cadere... poi ho visto il sangue...

- (Altri attori, comprese ora le donne, vengono sulla scena)

Il direttore - Non toccate nulla. Voi tornate ai vostri posti. Il Commissario di servizio. Non c' il Commissario di servizio?

Un attore - Ma guardi, guardi quanto sangue!

- (Mentre tutti gli attori sono raggruppati a destra intorno al tavolo su cui caduto, appare all'uscio di sinistra il Commissario Ponti, un tipo sulla cinquantina, sbarbato occhiali a stanghe, soprabito cucito male tasche piene di giornali. Appare incerto malsicuro, indeciso meno poche volte in cui il volto dimostra improvvisamente fermezza ed energia).

Il commissario ponti - Ma recitano o fanno sul serio?

Il direttore - il Commissario lei? Venga, venga; guardi. (Il Commissario si avvicina al caduto, gli solleva, per osservare meglio la ferita, il volto).

Il commissario ponti - Il sipario! Abbassate il sipario!

Il direttore - Gi il sipario! Gi, vi dico.

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Personaggi del secondo atto:

Signora Magnifici 26 anni

Signorina Tina Dolci 20 anni

Signora Clara contessa del I atto

Magnifici il commissario del I atto

Nardi il trovaroba quarantenne

Il direttore

Stresa il suggeritore trentenne

Renato Scalzo ventiduenne

Il Commissario Ponti cinquantenne

Brigadiere Maugeri in borghese

Brigadiere Sergiacomo in borghese

Il Barone DHarcourt quarantenne

In fondo alla scena un sipario che la chiuda. Al di l di esso giunge il rumoreggiare del pubblico. Il palcoscenico con tutti i suoi fondali a met sollevati; si intravedono mobili librerie. Un pianoforte ecc. ecc. Della scena precedente che formava la stanza dove si svolto il dramma non resta al suo posto che la scrivania, & alcune sedie, ma altre, di tutte le fogge sono sparse per, la scena. Sono in iscena i seguenti gruppi: Signora Magnifici, signora Tina Dolci, signor Magnifici, (Il Commissario Paoli del 1 atto vestito come nel 1 atto) Renato Scalzo; a destra dello spettatore: il trovarobe Nardi, il Direttore, Stresa (il suggeritore); verso il centro della scena passano a quando a quando macchinisti. Si intravede un pompiere di servizio.

Signora magnifici - (al marito) Che te ne importa a te? Che possono farti?

Magnifici - Sono sempre noie... cara mia.

Il direttore - Ma non si pu lasciare il pubblico, cos.

Renato - Oramai la Direzione passata alla polizia.

Il direttore - Che ne pensi tu, Stresa?

Stresa - Non mi interroghi. Io sono istupidito. Ecco, istupidito. ,

Signorina dolci - (a Magnifici) Non ti potranno accusare...

Magnifici - Macch... non questo.

Il direttore - Come possiamo lasciare lo spettacolo in sospeso!

Il trovarobe - Perch? Caso di forza maggiore!

Il direttore - l'amministratore che non si vede. Dove si cacciato quel tipo?

Renato - Ma se non c' mai...

Signora magnifici - Se si tratta d'una disgrazia...

Nardi - Ma che disgrazia! L'hanno voluto ammazzare, l'hanno voluto...

Il direttore - Il buffo sarebbe che ci andassi di mezzo tu, povero Nardi.

Nardi - Io?

Il direttore - Non sei tu il trovarobe?

Nardi - E che vuol dire?

Il direttore - Chi che prepara le armi?

Il trovarobe - Io sono a posto; non ci pensi : io sono a posto.

- (Entra la Sig. Clara. (La contessa del 1 atto) Stessa toletta del 1 atto). Va verso U gruppo formato dalla Signora Magnifici, Signorina Dolci, ecc.).

La signora Clara - Perch cos lungo questo intervallo? Come! La scena non ancora pronta!

Signorina dolci - Ma non sa niente lei? Non ha udito niente?

Signora magnifici - Ma come? con tutto il chiasso che si fatto?

Signora Clara - Ma che vuoi che senta relegata lass. una vera indecenza quel camerino! Gi, sempre cos, non appena non si pi giovanissime...

Signorina dolci - Parboni, l'hanno ammazzato!

Signora Clara - Hanno ammazzato Parboni? Ma doveva morire al finale del primo atto, no?

Renato - Gi; e per fare la scena pi al naturale l'hanno ammazzato sul serio.

Signora Clara - L'hanno ammazzato sul serio? E chi stato?

Signora magnifici - La rivoltella con cui gli ha sparato...

Signora Clara - Tuo marito? Volevo dirlo!

Magnifici - Stia zitta. Mi faccia il piacere. Non avventi parole...

Signora Clara - No... Volevo dire che ho capito... la rivoltella del primo atto... stata una disgrafia, vero?

Nardi - Ma stato un assassinio; stato. La rivoltella l'hanno cambiata...

Signora magnifici - Questo veramente non stato provato ancora, scusi, Nardi.

Nardi - Ma che bisogno c' di prove, me lo dice lei?

Direttore - Eh! qualche prova necessaria.

Nardi - Ma che, vi meravigliate che qui ci sia stato qualcuno...?

Il direttore - Nardi, ti proibisco di pensare cos dei tuoi compagni...

Nardi - Ma se l'odiavano tutti; l'odiavano...

Signora magnifici - E lei vuole che in mezzo a noi ci sia un assassino? lecito questo, Stresa? Lo dica lei.

Stresa - Non mi interrogate! Io sono inebedito. Non capisco, ecco, non riesco a capire.

Signorina dolci - Perch poi non bisogna dimenticare che Parboni fuori di qui... eeh!...

Signora magnifici - Adesso specialmente, anche al cinema! un divo!

Signora Clara - S; s; la ricerca non facile... Per la rivoltella stata sparata qui...

Renato - Che significa? Non mica il luogo dove si sparato, quello che conta.

Il direttore - (a Magnifici) Di' un po', Giannina venuta mai nel tuo camerino?

Magnifici - Stasera venuta. quello che stavo pensando.

Stresa - (improvvisamente) Non vero! questa una menzogna che dici.

Magnifici - Come? Una menzogna? Ma l'avranno vista, no? L'avranno vista.

Stresa - Se ci fosse stata l'avrei vista anch'io...

Magnifici - Ma che io sto accusando Giannina?

Signora Clara - Che hai? Stresa?

Stresa - No, perch io so dove si vuol parare, e questa un'infamia, ecco, un'infamia. (A bassa voce) E di Giannina non bisogna parlare, vi scongiuro; lasciatela in pace quella poveretta...

Il direttore - Questo si sa! Io poi sono convinto che questo Commissario non capisca niente.

Renato - Come si chiama?

Il direttore - E chi lo sa? Il Commissario! Ma un tipo... non so come lo tengono alla polizia. Mi sembra un medico condotto di paese.

Il trovarobe - (a bassa voce) State zitti. Eccolo qua.

(All'entrare del Commissario i gruppi si sciolgono, ognuno degli attori assume un atteggiamento di indifferenza, quasi ad ostentare che quanto avvenuto non li riguarda).

Il commissario - Di l non c' proprio pi niente da fare. Avevo sperato in un ferimento... non sarebbe poi stato grave... nossignore...

Signora Clara - Non c' proprio nessuna speranza?

Il commissario - Eh! no! signora gentilissima. Colpo a bruciapelo... la testa... fulminato. Proprio a me doveva capitare... Colpa loro...

Il direttore - Colpa nostra, Commissario?

Il commissario - Eh! s! Spesso mi faccio comandare qui, al vostro teatro. Ho la mania del giallo, io. Mi piacciono tanto quei rebus... Loro non hanno alcuna idea? Nessun sospetto? Ma, benedetto il Signore, proprio a me doveva capitare...

- (Gli attori parlotteranno continuamente fra di loro, commentando ci che sar detto o dal Commissario, o da qualche altro personaggio).

Il direttore - Scusi, Commissario, esclusa la possibilit di una disgrazia?...

Il commissario - Purtroppo, figliuolo... mi perdoni, io ho l'abitudine di chiamar tutti cos...

Il direttore - Poco male; un vocativo affettuoso...

Il commissario - Ma il male si che chiamo cos anche i delinquenti. Una disgrazia! Volesse Dio! No; volevo dire che, dato quello che avvenuto... certo sarebbe meglio si fosse trattato d'una disgrazia... Invece... la rivoltella era carica proprio con un proiettile vero... calibro nove!

Nardi - Ah! Ecco!

Il commissario - Questo le fa piacere?

Nardi - Eh! capir! cominciavano a tirar fuori la storia della disgrazia.

Il commissario - Lei preferisce che sia stato un assassinio?

Nardi - Io, vede, sono il trovarobe...

Il commissario - Che mestiere fa lei?

Il direttore - (a voce bassa) Ma chi ci hanno mandato? (A voce alta) Ella non sa chi il trovarobe?

Il commissario - Io non so nulla. Il palcoscenico mi pare un mondo incantato, quando sono gi in poltrona...! Non ho mai voluto sapere chi sono i maghi del retroscena...

Nardi - Io sono incaricato di procurare tutto quello che occorre per la scena...

Il commissario - Eh! quindi la rivoltella... l'ha procurata lei. Ho capito.

Nardi - Sissignore... la rivoltella l'ho procurata io...

Il commissario - Ma la sua era carica a salve...

Nardi - Si capisce. Perci o hanno messo una cartuccia carica a palla al posto dell'altra, o hanno cambiato la rivoltella...

Il commissario - Scusi; che differenza c'? ha ucciso egualmente, mi pare!

Nardi - Questo a me non riguarda.

Il commissario - Beato lei! Questo riguarda me, lo so... ma non capisco... Eccola qui quella maledetta rivoltella; quella che ha trovata lei?

Nardi - (osserva attentamente l'arma, mentre tutti gli attori gli si affollano intorno) Non la mia.

Commissario - La sua era della stessa marca?

Nardi - - La marca e il calibro sono gli stessi: Glisenti. Calibro nove... ma l'arma non quella.

Il commissario - E come l'ha visto?

Nardi - La mia aveva una ammaccatura sulla canna. Quella l nuovissima; scommetto che non ha sparato che un colpo.

Il commissario - Signori, io debbo aver trovato qualche cosa prima di domani... bisogna che loro mi aiutino un po'. Mi sento cos impacciato in mezzo a loro...

Il direttore - Perch, Commissario?

Il commissario - Eh! loro sono abituati a vedere miracoli tutte le sere... Si immaginano che tutti i Commissari di polizia siano come quelli dei drammi gialli. Non cos, mi credano, non cos. O almeno io non sono cos... bisogna che mi aiutino un po'!... Per esempio, lei (al signor Magnifici) lei, mi pare che recitava la parte del Commissario Paoli...

Magnifici - Proprio io, sissignore.

Signora magnifici - (a bassa voce) Ecco, lo dicevo io...

Signorina dolci - (a bassa voce) E che, credeva che non l'avrebbe interrogato?

Il commissario - Vorrei pregarli di tacere un po'. C' un bruso qui intorno... me ne andr presto, signori... tanto lo so che non scoprir nulla... ma debbo fare il mio dovere...

Signorina dolci - (a bassa voce) Ha ragione.

Signora magnifici - (a bassa voce) Ma scusi, sempre lei che parla...

Signora Clara - Ha ragione. Un dovere altissimo... confidi nel nostro silenzio...

Il direttore - E il pubblico? non lo sente?

Il commissario - Ma vada dove vuole! Vuole che mi occupi anche del pubblico?

Il direttore - (va verso il fondo, solleva il sipario e lo lascia ricadere alle sue spalle) Signori... una grave disgrazia... l'attore...

Il commissario - E poi, bisogna provvedere che non entri nessuno... facciamo almeno questo. (Chiamando) Maugeri.

Brigadiere maugeri - Comandi, Commissario.

Il commissario - Mettiti alla porta di ingresso del palcoscenico...

Brigadiere Maugeri - Gi fatto, signor Commissario. Ho chiuso a chiave.

Il commissario - (al Direttore che torna sul davanti della scena) Beh?...

Il direttore - Se ne sta andando...

Il commissario - - Dio la benedica! Sergiacomo dov'?

Brigadiere Sergiacomo - Comandi, signor Commissario.

Il commissario - Ci hai pensato tu a quell'altro ingresso?

Brigadiere Sergiacomo - Signors.

Il commissario - N entrare, n uscire nessuno... (i due si allontanano ed escono di scena) Perch poi, non debbano n entrare, n uscire non lo so... ma bisogna fare cos.

Clara - (a bassa voce) Per mi simpatico...

Il commissario - Signora, proprio lei... ricomincia?

Clara - Ha ragione... mi perdoni...

Il commissario - (a Magnifici) Dunque lei... come si chiama?

Magnifici - Carlo Magnifici.

Il commissario - (annotando) Ah! ma lei non ha avuto ieri una scena violenta col Parboni? o un altro?

Magnifici - Oh! Dio! una scena violenta non si pu dire....

Il commissario - Oh! non si spaventi sa; se ha avuto una scena violenta... tanto meglio... non pu essere lei...

Magnifici - Mi prende in giro?

Il commissario - Io? crede che ne abbia voglia? dico cos, perch sono sere e sere che studio i loro drammi; ... lei deve avere imparato... naturalmente; ... quando c' qualche indizio grave contro qualcuno... a colpo sicuro innocente; ...perci... lei ieri litig con Parboni, non abbia paura; pi litig forte, e pi dimostrato che lei innocente.

Magnifici - Ebbene, s; si litig forte.

Il commissario - Ecco; benissimo! e lei a posto. Cio... a posto se si trova qualcuno che, in vece sua, abbia combinato il trucco... se no...

Signora magnifici - Perch?... Se non riesce a trovarlo... lei vuol tenere mio marito... in ogni caso, come un sostitutivo dell'assassino?

Il commissario - Ah! la sua signora. Scusi, se l'avessi saputo... Non volevo offenderla. Ma, capir, suo marito aveva quella pistola tutte le sere... litig forte... poi quel Parboni colpito alla testa... se non posso arrestare altri... debbo arrestare almeno lui; non le pare?

Magnifici - Ma scusi... e le pare che io, proprio la sera dopo in cui ho litigato con Parboni...?

Il commissario ............. - Gli spari contro? giusto... quello che dicevo io... Qui, il colpo stato fatto da qualcuno che non ha mai avuto alcun precedente con Parboni. Chi la persona pi buona, in mezzo a loro?...

Signora magnifici - Stresa.

Signorina dolci - Stresa.

Signora Clara - Stresa! D'accordo tutti.

Renato - Un plebiscito!

Il commissario - E chi il signor Stresa?

Il direttore - il nostro suggeritore... su, Stresa...

Stresa - Ma lascino andare... questa come una presa in giro. Che buono! Che buono!

Il commissario - Bene, signor Stresa... mi congratulo con lei per l'opinione dei suoi amici... ma... badi... un brutto precedente.

Stresa - Lei non sa chi fosse Parboni... e nessuno qui ha il coraggio di dirglielo... quasi che ognuno avesse ancora paura... quasi che lui fosse ancora vivo...! Tutti in segreto lo odiavano... tutti hanno, in fondo, piacere di quello che avvenuto... ma nessuno parla... nessuno...

Signora Clara - Bravo, Stresa. Ha ragione. una vera vigliaccheria.

Il direttore - Ma, Stresa... che hai? Impazzisci, vecchio mio?

Il commissario - Perch? Niente affatto... gi a me pare di conoscerla, signor Stresa... Non ci siamo incontrati nei pressi della stazione in questi ultimi giorni?

Stresa - Nossignore... io non l'ho incontrata...

Il commissario - Ma io l'ho veduta per di l...

Stresa - Pu essere, ci sono stato.

Il commissario - Ecco, la sola qualit che ho io... sono un po' fisionomista... Diceva, dunque, signor Stresa...

Stresa - Dicevo la verit. E poich tutti hanno paura di parlare... ebbene... parler Stresa, il povero Stresa... che di sotto la sua cuffia pare che non ci sia mai... e vede tutto... Lei non sa a quale punto di cattiveria... di prepotenza... di rapacit... giunto qui Parboni... Magnifici, dillo, che paura hai?

Magnifici - Ma io l'ho gi detto... mi pare, che avevamo litigato forte.

Stresa - Ma dillo il perch... ti fa onore, Magnifici. Sei stato il solo tu a mettergliti contro... mentre era vivo.

Signorina dolci - (a voce bassa) Ma che ha Stresa, oggi?

Renato - (c. s.) Pare un altro uomo.

Signora Clara - (c. s.) Ha ragione... Ha ragione...

Il commissario - E perch lei non l'ha fatto?

Stresa - Io? Io non conto... come non ci fossi... di me Parboni neanche si accorgeva... ma domandi a Nardi.

Il commissario - Chi ?

Stresa - Il trovarobe... gli domandi quanti dispetti... quante volte lo ha costretto a ripetere lo stesso lavoro... senza una ragione... senza un perch; ...il Direttore era contento... lui no... e si ostinava... cos per tormentarlo, come ha tormentato tutti... per malvagit.

Signora Clara - Oh! Stresa... che Dio ti benedica. Signor Commissario, qui Parboni non ha lasciato in pace nessuno.

Commissario - (con intenzione) Neanche lei?

Signora Clara - Neanche me. Oh! non pensi...; ma quando poteva, un'umiliazione... una parola offensiva... un'allusione alla mia et... al mio passato d'artista... Con le altre poi!...

Il commissario - Beh! un po' d'ordine... un po' d'ordine... per l'amore di Dio. Dunque cominciamo...

Signora magnifici - (a voce bassa) Cos non facciamo che lanciare dubbi su tutti.

Signorina dolci - (a Clara e. s.) Che cosa ha inteso dire lei? con le altre?...

Signora Clara - (c. s.) La verit... cara mia... la verit... venuta l'ora della verit...

Il commissario - Signora, mi raccomando. Non ricominciamo... Cerchiamo di capire qualche cosa... per il bene di tutti... (A Magnifici) Dunque lei, signor Magnifici, ha sparato... cominciamo di qui. Da chi ha avuto la rivoltella?

Magnifici - Da Nardi, naturalmente.

Nardi - Ma quando? Di' quando te l'ho data. Questo importante.

Magnifici - Dalla prima sera di Dramma al Castello , vero.

Nardi - L'ho ripresa pi io la rivoltella?

Magnifici - No. Dalla prima sera, non l'ha ripresa pi.

Il commissario - E da quante sere?

Magnifici - Da cinque. Questa di stasera era la quinta ed ultima replica.

Il commissario - Ah! Sicch... l'affare della revolverata sparata in iscena non si sarebbe ripetuta pi... H lavoro di domani sera ha qualche omicidio in scena? Sa, perch questi drammi loro... senza un paio di morti...

Il direttore - No, il dramma di domani sera un giallo per modo di dire.

Il commissario - (con meraviglia) Non c' un cadavere?

Il direttore - C' ma fuori di scena. Quando si leva il sipario il delitto gi avvenuto.

Il commissario - Ah! questo molto importante.

Il direttore - Ah! s! lei trova?...

Il commissario - Eh! s! perch colui che ha deciso di fare il colpo per mezzo dello scambio della rivoltella, doveva approfittare dell'occasione di questa sera... dopo sarebbe stato impossibile. Andiamo avanti... (A Nardi) E come mai lei aveva consegnato la rivoltella per la prima rappresentazione e poi non la aveva ripresa pi? Non la caricava sera per sera?

Nardi - Sissignore! Alla fine dell'atto la ricaricavo con una cartuccia a salve, e la riconsegnavo al Magnifici, pronta per la sera dopo.

Il commissario - E non pu averla rincaricata - per distrazione, sa, si capisce! con una cartuccia vera?

Nardi - No; perch le cartucce le prendevo sempre da questa scatola. Guardi. (Consegna una piccola scatola al Commissario).

Il commissario - (dopo aver osservato attentamente) Tutte a salve! (A Magnifici) E lei?

Magnifici - Ogni sera, finita la rappresentazione, la chiudevo nel cassetto della mia toletta.

Il commissario - A chiave?

Magnifici - Naturalmente. Poi quando mi vestivo la ritiravo.

Il commissario - Prima o dopo di essersi vestito?

Magnifici - Qualche volta prima, qualche volta dopo.

Il commissario - E questa sera?

Magnifici - Sono sicuro che l'ho posata sulla toletta, vicino alla scatola del trucco...

Il commissario - Come? a portata di tutti, allora! Questa, per lo meno, una colpa!

Magnifici - Ma scusi, c'ero io l, pel camerino, che mi vestivo.

Il commissario - Eh! s, capisco: ma lei non mica sicuro di aver tenuto sempre gli occhi sulla rivoltella.

Magnifici - Oh! Dio! Mi sar voltato qualche momento per prendere qualche cosa, ma mi sembra di no...

Il commissario - Non chiaro... Purtroppo non chiaro... E scusi ancora... quando lei ha preso l'arma non s' accorta che non era quella di prima?

Magnifici - Come voleva che me ne accorgessi, se era dell'istesso calibro...

Il commissario - Una qualche differenza si sente sempre. Beh! speriamo di scoprire qualche cosa...

Magnifici - Seno?.,.

Il commissario - Sar costretto ad arrestare lei, gliel'ho detto. Ognuno deve mettersi a posto, figliuolo. L'autorit giudiziaria, poi, prov-veder a chiarire.

Magnifici - Scusi, le sembra giusto, questo?

Il commissario - Per lo meno mi sembra prudente. Lei ha avuto una recente questione col Parboni, per ragione d'onore, penso...

Magnifici - Aveva insultato mia moglie...

Il commissario - E le pare niente? Lei dispone della rivoltella; ella non s'accorge che stata cambiata... ella spara proprio come se avesse mirato alla testa!

Magnifici - Ho sparato a caso!

Il commissario - Forse che s... forse che no. Chi ci pu entrare nel suo cervello?...

Magnifici - Cosicch io divento un assassino da un momento all'altro...

Il commissario - Io penso di no! Ci sono troppi indizi contro di lei, perch sia lei, ma, in mancanza di meglio!... Vediamo... la rivoltella non pu essere stata cambiata se non da chi entrato nel suo camerino dopo che lei l'ha tolta dal cassetto. Mi dica...

Magnifici - Sono molti quelli che entrano nel camerino di un artista, in coscienza non posso ricordarli tutti... e non vorrei creare equivoci dolorosi.

Il commissario - Figliuolo mio, badi...

Signora magnifici - Ma parla, Dio benedetto... non aver riguardi per nessuno... tanto nessuno li avr per te.

Magnifici - S, venuto per un momento il barone d'Harcourt... ma sono venuti anche altri...

Il commissario - E chi questo Barone? Ha un cognome che mi fa sperar bene!

Magnifici - il rappresentante di una casa cinematografica inglese. Stava scritturando me e Parboni... Questa sera doveva prendersi una decisione.

Signora magnifici - Ma non questo che devi dire.

Signora Clara - Se no, lo dico io.

Signorina dolci - Ma s; meglio! Tanto a quest'ora...

Magnifici - Ebbene, s. Parboni era diventato l'amante della Baronessa... Siete contente?

Il commissario - E dov', ora?

Magnifici - Era nel palco di proscenio di seconda fila, a sinistra!

Il Direttore - il palco fisso per loro... (Con ironia) Ma questa sera, per combinazione, la signora non c'era.

Il commissario - (chiamando) Maugeri.

Brigadiere maugeri - Comandi.

Il commissario - Vedi se ancora in teatro un certo Barone d'Harcourt...

Brigadiere maugeri - Signor Commissario, deve essere il signore che vuole entrare per forza...

Il commissario - E non mi hai avvertito?

Brigadiere maugeri - Lei ha detto di non fare entrare nessuno...

Il commissario - Hai ragione tu. Non si pensa mai a tutto. Fallo entrare...

Signora Clara - (al Commissario, a voce bassa, come per confidargli un segreto) Se vero che l'intuito l'intelligenza della donna, il mio intuito...

Il commissario - Che cosa fa il suo intuito, signora? Mi aiuti anche lei...

Signora Clara - (a voce pi alta, rivolgendosi pi ai colleghi che al Commissario) M'avverte che sta per entrare qualcuno che sa molte cose.

Il commissario - Dio sia ringraziato. E speriamo che ce le voglia dire!

Signora Clara - Oh! una persona distinta; non si pu negare; ma mi fa l'impressione...

Brigadiere maugeri - (accompagnando il Barone. Capelli biondi, barba bionda, elegantissimo) Ecco, signor Commissario.

Barone d'harcourt - Monsieur le Commissaire?

Il commissario - Commissario Ponti. (Il Barone gli consegna una carta di visita) Bene, bene! Ha saputo della disgrazia?

Il barone - Turellement! monsieur le Commissaire; e per questo son qui. La mia amica...

Il commissario - La sua signora...

Il barone - No, no, la mia amica... tout simplement...

Il commissario - Ma vuole che io sappia anche il francese? Dio benedetto!

Il barone - La mia amica, semplicemente... la figlia di un grande industriale...

Il commissario - (che si distratto evidentemente, si cerca affannosamente e disordinatamente nelle tasche; ne estrae un taccuino).

Il barone - Ella non mi ascolta, signor Commissario. (A parte) Mais c'est une poire!

Il commissario - Mi perdoni un momento; all'ufficio mi aspettano. Ho dimenticato che bisogna rilasciare un disgraziato... Santo Dio! Chiss a che ora finir questa notte. (Chiamando) Maugeri! (Scrive qualche parola).

Brigadiere maugeri - Comandi.

Il commissario - (a Maugeri) Va, telefona all'ufficio che in Camera di sicurezza c'... il nome te l'ho scritto qui... un padre di famiglia... che debbono rilasciare subito... non posso lasciarlo l tutta la notte. Fa presto. (Al Barone) Diceva dunque?

Il barone - La mia amica proprietaria di un grande studio cinematografico... io non sono che il suo segretario.

Il commissario - Onoratissimo.

Il barone - Questo per mettere - point - a posto le cose; ora la mia amica - che vorrei non nominare - era molto affezionata - vous nCentendez - voi capite! al povero signor Parboni. Intendeva filmare un soggetto... ed aveva proposto un contratto a due artisti: il Parboni e il signor Magnifici.

Magnifici - vero.

Il barone - Il signor Parboni proprio stasera ha firmato il suo... le voil! (mostrando una carta).

Il commissario - Non importa, non importa; le credo sulla parola...

Il barone - Il signor Magnifici non ha creduto, invece, di firmare, ad onta delle mie pressioni ripetute anche questa sera. Cest-ca?

Magnifici - Esatto.

Il commissario - Ottimamente! Ma non questo che interessa me. Sa qualche cosa intorno all'assassinio?

Il barone - Oh! otti, monsieur le Commissaire; so che da tre giorni il signor Parboni riceveva - per posta - ogni giorno un biglietto con le seguenti parole : Questa sera morirai . L'ultimo diceva : S, proprio questa sera morirai .

Il commissario - Ella ha veduto quei biglietti?

Il barone - Certamente, signore.

Il commissario - (estraendo quattro buste) Sono questi?

Il barone - Precisamente, monsieur!

Il commissario - Oh! Benone! ma non facciamo un passo avanti. Queste buste con relativi biglietti le ho trovate nel camerino di Parboni. Ma chi le ha scritte? Perch Parboni non inform la polizia? E perch non si guard in qualche modo?

Il barone - Ah! oui, il tait choqu un petit peu! Il primo giorno s'impression un poco, ma non pensava mai al teatro... pensava che potessero attenderlo per la strada un guet-apens, un agguato... perci lo rilevavamo ogni sera in auto... proprio alla porta degli artisti.

Il commissario - E non ebbe sospetti per nessuno?

Il barone - S; per la verit... egli pensava ad una certa sua ex fidanzata. Ma aggiungo che non la riteneva affatto capace... de tout! de tout!

Il commissario - E chi era? Non so che valore abbia quello che lei dice... ma per lo meno qualche cosa... posso farci un rapporto... Chi era?

Il barone - Sono dolente di dover fare un nome... ed io non conosco che il nome... Jeannette... Giannina.

(Tutti gli attori che sono stati intenti ad udire, si allontanano, ora, fingendo improvviso disinteresse).

Il commissario - Ecco! Ecco! Signor Magnifici, questa Giannina, questa sera stata nel suo camerino?

Magnifici - (dopo una pausa di esitazione) C' stata!

Commissario - A che ora?

Magnifici - Poco prima dello spettacolo.

Il commissario - Dove abita?

Magnifici - Non lo so.

Il commissario - Nessuno qui lo sa?

Il direttore - (poich tutti gli altri tacciono, si decide, pur di malavoglia, a parlare) Ma s, Commissario; la signora Clara...

Signora Clara - Lo sa anche Stresa, no? Abitiamo insieme... Via dell'Orto, 25, 4 piano.

Il direttore - Stresa, Stresa; che cos'hai? (Stresa piombato a sedere e si nasconde il volto con le mani).

Signora Clara - (come per pensarlo) molto affezionato a Giannina.

Magnifici - Che significa? Non c' nulla contro Giannina.

Signora Clara - - Ma, Stresa, non capisce che questo suo contegno la compromette?

Signorina dolci - Se sa qualche cosa, perch non parla, Stresa?

Signora magnifici - Deve dirlo, allora, deve dirlo.

Signorina dolci - S, s, deve dirlo, Stresa.

Magnifici - Allora tu lo sai, eh, Stresa! tu lo sai chi ha cambiato la rivoltella.

Signora Clara - Lei un uomo d'onore.

- (// Commissario guarda intensamente; un momento tacciono tutti, guardando l'uomo. Questi stacca un momento le mani dal volto. Guarda in giro tutti, poi mormora accasciandosi di nuovo)

Stresa - Un uomo d'onore?! Un vigliacco! un vigliacco! Ecco chi sono!

Il commissario - (con voce e con gesto improvvisamente energici, mentre tutti gli attori sono intorno a Stresa assalendolo con mille domande a soggetto) Maugeri! Questa Giannina, qui... subito.

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Personaggi del terzo atto

Il Commissario Ponti

Il direttore

Il Brigadiere Sergiacomo

Il brigadiere Mangeri

Signorina Giannina Ross 22 anni

Stresa

Magnifici

Nardi

Il barone DArcourt

Lamante del Barone

Tutti gli attori del 2 atto

La camera del Direttore. Alle pareti cartelli di reclame per spettacoli gialli. Cartelloni con programmi teatrali. Uno scrittoio. Una bustiera.

Il direttore - Crede che questa stanza sia adatta?

Il commissario - S, una qualunque, una qualunque, un po' al riparo dal cicaleccio di quei signori... passeri a sera su un albero di acacia.

Il direttore - Disturbati da un colpo di pistola.

Il commissario - Gi, vero! Io ho il senso della natura. Sono idilliaco! Vedo attori che parlottano tra loro e subito mi sorge l'immagine di passeri che cinguettano. E invece c' quel maledetto colpo di rivoltella... e quella povera ragazza...

Il direttore - Veramente quella la poteva lasciare in pace.

Il commissario - Gi. Crede che sia un divertimento per me interrogarla? Ma come si fa? Il contegno di quel suo amico Stresa... entrata nel camerino di quel... come si chiama?...

Il direttore - Chi?

Il commissario - Quello che ha sparato...?

Il direttore - Magnifici.

Il commissario - Proprio. Il mio collega nel dramma! Bel tipo di commissario! Ella non pu immaginare come io li invidi questi commissarii del teatro giallo.

Il direttore - Perch?

Il commissario - Pronti, precisi, sempre all'erta. I proiettili si incrociano sulle loro teste garrendo come le rondini... e loro, sempre in piedi. Senza dubbi. Senza tentennamenti... mentre pare che tutto indichi un tale come il delinquente, loro vanno in un angolo, allungano una mano e paf! eccolo qui il vero assassino. Beati loro!

Il direttore - Sfido io, tutto predisposto all'autore perch avvenga cos.

Il commissario - Anche nella realt. Tutto predisposto...

Il direttore - Come?

Il commissario - Ma s, ma s, caro Direttore; come in tanti piccoli drammi gialli. Tutto predisposto...

Il direttore - Da chi?

Il commissario - Dalla vita... per Bacco! I fatti... le causali, sono come elementi chimici in sospensione, un po' dappertutto, per precipitare hanno bisogno di un reagente... si dice cos?... Un delitto possibile in ogni ambiente... se sorga un reagente umano; un criminale. Qui, per esempio, in questa sua compagnia, gli elementi in sospensione erano molti... troppi; ecco, proprio troppi... questo il difficile...

Il direttore - Ma mi permetta di rifiutarmi di credere che nella mia compagnia sia presente il criminale.

Il commissario - Passeri... fringuelli... Gliel'ho detto. Graziosi passeracei... ma attori...

Il direttore - Cio?

Il commissario - Capaci di assumere tutte le personalit... e, poi, divisi un po' dalla vita, come dal sipario che li divide dal pubblico. Le reazioni sono un poco anormali, qui dentro; questo voglio dire. Attori! non si sa mai... Oh! simpatici divulgatori di bellezza, ma... mondo chiuso... trib, ecco! Ed io non mi ritengo capace di penetrare in questo mondo... Questa ragazza dunque... come si chiama? Come dimentico i nomi io! Arteriosclerosi!

Il direttore - Giannina Bossi...

Il commissario - Ecco; Giannina Bossi... ha mai recitato?

Il direttore - Eh, sa, tutti quelli che sono intorno ad una compagnia finiscono per recitare qualche sera...

Il commissario - Lo so, lo so... i bambini, anche quelli in fasce... il cagnolino della prima attrice... lo so, Io so... Ma la signorina Giannina...?

Il direttore - Cominci a lavorare con qualche successo... faceva qualche particina... bene...

Il commissario - Innocua?

Il direttore - Che cosa vuol dire?

Il commissario - Non ha mai recitato in parti di sedotta che si vendichi, per esempio?

Il direttore - Eh, ma, caro Commissario, ella si riferisce ad un teatro di cinquanta anni fa...

Il commissario - Oh! io sono un profano! Non ci sono pi donne sedotte che si vendicano?

Il direttore - Ma il teatro non se ne occupa pi... che diamine!

Il commissario - Bene, bene! Ma quella signorina Giannina...

Il direttore - La posso assicurare, Commissario, che Giannina Rossi assolutamente incapace di pensare ad un delitto.

Il commissario - S; pu aver ragione lei... anzi, indubbiamente ha ragione... ma debbo vederla.

Il direttore - Ma come se non esistesse... non ha rilievo...

Il commissario - Ottimo elemento. Credo che ci siamo...

Il direttore - Ci siamo?

Il commissario - Una figura senza rilievo... quello che ci vuole. Vedr! tra poco... (fa il gesto di acciuffare qualcuno e di consegnarlo all'altro) Pan l! Quella piccola creatura che io indovino, umile, buona, fiduciosa... della quale nessuno parla... proprio nessuno...

Il direttore - Ma ella non ha domandato nulla a nessuno.

Il commissario - vero. Ma mi ero accorto che non se ne voleva parlare... e non ho voluto apparire indiscreto... Ho riserbi e pudori fantastici...

Il direttore - Giannina stata fidanzata di Parboni.

Il commissario - Fidanzata soltanto? Possibile mai che la mano rapace del povero Parboni... povero, solo perch defunto, si. capisce... non si sia tesa anche su quella creatura cos fragile, per una presa di possesso... dir definitiva?...

Il direttore - Era questo che voleva sapere?

Il commissario - Non volevo... dovevo... purtroppo... dovevo...

Il direttore - S... credo che ci sia stato qualche cosa... di pi di un fidanzamento. Dico, credo...

Il commissario - Ecco; vede; come posso non interrogarla?

Il direttore - Ma in ogni caso, passato pi di un anno da quando l'ha lasciata... perci non se n' parlato... non ci si pensa pi...

Il commissario - Ma non si pu sapere se Giannina non ci pensi ancora...

Il direttore - Ma scusi... avrebbe reagito subito...

Il commissario - Eh! Caro Direttore. Problema grosso questo, problema grosso.

Il direttore - Quale?

Il commissario - Se la reazione sia pi facile immediatamente dopo l'offesa oppure quando i mezzi di resistenza sono esauriti...

Il direttore - Ebbene, allora dir... che la reazione ci fu, ed immediata.

Il commissario - Gi, ma uno stato d'animo non si esaurisce con una scenata...

Il direttore - No; ci fu qualche cosa di pi.

Il commissario - Allora la questione un'altra. Allora vale una altra regola... il passionale che ha esploso una volta... ha esaurito la sua carica.

Il direttore - Ha esploso che cosa?

Il commissario - lo intendevo parlare della carica psichica; ne inventano sa, ne inventano i criminalisti! Lei invece intende di una rivoltella. Dunque quella povera ragazza? (fa il gesto di sparare).

Il direttore - S! Soffocammo la cosa...

Il commissario - Ottimo metodo, per non aver noie dalla polizia, e sopratutto non darne. Spero senza conseguenze, naturalmente...

Il direttore - Macch!...le tremava tanto la mano che il proiettile and a finire a trenta centimetri da terra...

Il commissario - Povera figliola! E tutto questo avvenne?

Il direttore - Un anno e mezzo fa. Di sera, al momento dello spettacolo... giustificammo...

Il commissario - Eh, sfido, con tutte le rivoltelle che sparano qui da loro... un colpo partito per disgrazia.

Il direttore - Cos, precisamente... Egli l'aveva lasciata da un mese... senza risorse... umiliandola...

Il commissario - (commosso) La prego di non continuare, altrimenti non potr interrogarla pi... (Si picchia alla porta) Se non mi sbaglio, qui. Avanti.

Il brigadiere Sergiacomo - La ragazza, Commissario.

Il commissario - Non le avrai messo paura, spero!

Il brigadiere Sergiacomo - Signor no.

Il commissario - Eh! Perch hai certi modi tu.

Il brigadiere Sergiacomo - Signor no; le ho detto che doveva interrogarla il Direttore, perch si era smarrito un oggetto di valore.

Il commissario - Sorpresa?

Il brigadiere Sergiacomo - Un po', s. Cuciva... aveva un cesto di biancheria accanto...

Il commissario - Oh! Signore Iddio! Perch sono costretto? Era sola?

Il brigadiere Sergiacomo - Signor s. Anzi non voleva aprirmi, perci ho dovuto dichiarare la mia qualit.

Il commissario - Non avrai mica gridato: La forza! no?

Il brigadiere Sergiacomo - Signor no. Ho detto chi ero, e che mi mandava il Direttore.

Il commissario - Meno male. Trovato nulla?

Il brigadiere Sergiacomo - S, signor Commissario (consegna al Commissario una busta).

Il commissario - (dopo averne, estratto due foglietti) Questo un conto di biancheria, e questo bianco, scioccone!

Il brigadiere Sergiacomo - Non c'era che quelli!

Il commissario - Sa nulla la ragazza? No? Falla entrare. E tu va via! Non c' bisogno che, resti alla porta. Non bisogna spaventarla!

(Il Brigadiere esce e poco dopo riappare con Giannina).

(Questa entra con fare impacciato; pallida, sciupata, vestita modestamente).

Giannina - Buona sera, Direttore. Io non so come ella abbia potuto credere... scusi...

Il direttore - No, Giannina, io non ho nulla da chiederti, io, per mio conto.

Il commissario - Sono io, sono io, figliuola, che ho bisogno d'una informazione. Ma io la conosco lei...

Giannina - Me, signore?

Il commissario - S; devo averla incontrata in questi ultimi tempi nei pressi della stazione...

Giannina - da molto tempo, signore, che io non esco di casa che per venire a teatro.

Il commissario - Curioso! Mi sono ingannato! Ma una somiglianza quasi perfetta...

Il direttore - Ma scusi, ella ha la mania di aver conosciuto tutti nei pressi della stazione.

Il commissario - 'ero. Spesso mi accade di credere... Beh!... Poco male, no? La signorina non c' stata. Dunque, ho sbagliato io.

Giannina - Il signore?

Il commissario - Doloroso mestiere, figliuola! Io sono il Commissario di polizia, che, questa sera, per sua sventura, era di servizio al teatro.

Giannina - accaduto qualche cosa?

Il commissario - Una cosa che pu farle piacere e dispiacere... a seconda.

Giannina - Che cosa?

Il commissario - (improvvisamente) stato ucciso il signor Parboni...

Giannina - ( presa da un tremito, che non riesce a vincere) No! no!

Il commissario - Con un colpo di revolver... per isbaglio.

Giannina - Allora non stato un delitto.

Il commissario - S, figliuola, un delitto.

Giannina - Ma come?

Il commissario - Il signor Magnifici avrebbe dovuto tirargli contro con un colpo a salve... invece la cartuccia esplosa conteneva il proiettile.

Giannina - Un errore... un equivoco del trovarobe...

Il commissario - No; no; non possibile. La rivoltella era stata cambiata...

- (Giannina curva la testa, pensosa, poi risolleva il volto coraggiosamente).

Giannina - Ebbene, che cosa si vuole da me?

Il direttore - Ecco, vedi, pare che tu sii stata questa sera nel camerino del Magnifici.

Giannina - Ci sono stata...

Il commissario - La rivoltella era ancora posata sul tavolo?

Giannina - Non lo so. Non ci ho badato. Ho consegnato la biancheria al signor Magnifici... ho ritirato il danaro e sono uscita subito...

Il commissario - Con qualche precipitazione...

Giannina - Sissignore.

Il commissario - Perch?

Giannina - Perch non volevo venire in teatro all'ora dello spettacolo. Non ci sono pi venuta da un anno e mezzo.

Il commissario - Ma stia attenta a quello che dice. Ecco che ammette che proprio questa sera ha fatto un'eccezione.

Giannina - (abbassa la testa e non risponde).

Il commissario - Per carit, figliuola mia, per carit, non cominci a non rispondere. pericolosissimo per lei. Ne rovina pi il silenzio che la confessione.

Giannina - Avevo bisogno che il signor Magnifici mi pagasse il lavoro questa sera stessa. Avevo chiesto un prestito a Stresa... ma aveva gi speso tutto.

Il commissario - Ah! ah! questa mi ha l'aria di una scusa.

Giannina - Non cerco scuse io; non ne ho mai cercate; avevo promesso ad una mia amica una restituzione per questa sera. Sapevo che il signor Magnifici avrebbe questa sera riscossa la cinquina.

Il commissario - S, mi pare sincera...

Giannina - E poi, perch tutte queste domande, proprio a me?

Il direttore - Sai, s' dovuto parlare al Commissario...

Giannina - Che io ero stata sedotta? A chi debbo render conto? Alla mia vita? L'ho reso. A mio figlio? L'ho perduto!

Il commissario - (con doloroso stupore) Ah! C' stato un figlio?

Giannina - S.

Il commissario ............. - E l'ha perduto?

Giannina - Meglio per il piccolo. Non crede?

Il commissario - Coraggiosa ragazza! Vorrei proprio che non fosse...

Giannina - Ma che cosa? Si spieghi.

Il commissario - Oh! Dio... ella ha cos coraggiosamente ammesso... pu avvenire, si pu dubitare... per quanto non si usi pi... che lei...

Giannina - Che io?

Il direttore - Ma non capisci, Dio benedetto?

Giannina - Ho capito. Ma desidero che si formuli un'accusa precisa.

Il commissario - Ha ragione. Con le creature della sua tempra non si giuoca di sotterfugi. Si sospetta che ella per gelosia e vendetta, abbia cambiato l'arma carica a salve con la rivoltella carica sul serio.

Giannina - Il sospetto stupido. Io avevo qualche cosa da chiedergli... a lui... direttamente... non avevo bisogno di cercare un tranello spregevole.

Il commissario - (al Direttore): E lei diceva che questa una timida... una senza rilievo... ma lei, tra tutte le sue bambole di l, non ha una donna che abbia quest'anima; e questo temperamento. Bene, signorina, sempre meglio! Ha parlato proprio come avrei voluto.... ha ammesso che avrebbe potuto apertamente... tanto pi che altra volta...

Giannina - Cedetti ad un impulso; feci male. Non aveva cuore... proprio come non lo avesse fisicamente,... io non potevo chiedere quello che non mi poteva dare. L'ho capito dopo.

Il commissario - Sicch non l'amava pi?

Giannina - Non credo, signore, che ella abbia il diritto di chiedermi questo.

Il commissario - giusto. Ma la risposta pericolosa per lei; perch se lei, invece, mi dicesse che non l'amava pi... che non era pi nulla per lei... io crederei perfettamente... ed allora...

Giannina - L'amavo ancora... ma egli non lo ha saputo pi!

Il commissario - Ella straordinaria! Straordinaria! Gelosa?

Giannina - S, signore, lo ero!

Il commissario - E sapeva che una donna... una mondana molto ricca...?

Giannina - Sapevo, signore, che spesso era al teatro la sera, nel palco di proscenio di seconda fila, ma non l'ho mai vista.

Il direttore - Giannina, ma che dici? sembri presa dalla frenesia di accusarti...

Giannina - Di che? di che cosa? Signor Direttore? Dovrei mentire il mio sentimento? Porre una maschera alla parte pi viva di me stessa, per respingere un'accusa ridicola?

Il commissario - Ella nega di aver cambiato rivoltella?

Giannina - Non ho mai visto rivoltelle nel camerino del signor Magnifici.

Il commissario - Non conosceva : Dramma al Castello?

Giannina - Conoscevo il titolo, non il lavoro.

Il commissario - Nega, insomma, ogni e qualsiasi partecipazione al delitto.

Giannina - Sar bene, signor Commissario, che ella cerchi nel mondo della nuova amica... della ricca mondana...

Il commissario - Bene. Io credo perfettamente alla sua innocenza... ma... ho un elemento... non psicologico... un elemento concreto... Ma lo spieghi ed io le chieder scusa, creda, umilmente scusa...

Giannina - Un elemento concreto? contro di me? Impossibile, si spieghi bene, lei!

Il direttore - Bada, Giannina; non cedere a cotesta tua fierezza; rifletti bene, prima di ammettere o negare...

Giannina - Ripeto che non ho nulla da temere... e questa non fierezza, soltanto coscienza di non aver compiuto nulla di male. Perci questo elemento concreto, o non esiste, o non mi riguarda. Qual'?

Il commissario - (mostrandole un foglio) Questo. (Giannina stende la mano per prenderlo. Il Commissario l'allontana) Ah, no! per quanta simpatia... non posso dimenticare il mio dovere.

Giannina - (dopo aver guardato il foglio) Non ho nessuna ragione di negare.

Il commissario - suo?

Giannina - il conto che dovevo portare al signor Magnifici. Egli intendeva farsi rimborsare dall'amministrazione, perci me lo ha chiesto.

Il commissario - di suo pugno?

Giannina - Certo.

Il commissario - L'ha scritto in casa sua?

Giannina - In casa mia.

Il commissario - In che punto?

Giannina - Sul piccolo scrittoio del salot-tino, che anche la stanza d'ingresso.

Il commissario - Un solo calamaio?

Giannina - S, signore.

Il commissario - La carta?

Giannina - Un foglio da lettera.

Il commissario - Simile a questo? (estraendo il foglietto contenuto nella busta che gli ha consegnato il brigadiere Sergiacomo).

Giannina - Precisamente. L'ha preso il brigadiere, mentre attendeva che io mi mettessi il cappello, vero?

Il commissario - cos. Come vede il foglietto su cui ella ha scritto il conto e questo bianco, mancano entrambi di un angolo, in alto, a destra... perch?

Giannina - Semplicissimo! Una goccia d'olio aveva macchiato tutti i foglietti del quinterno, in quel punto, ed io tagliai in quel punto, con le forbici, l'angolo destro dell'intero quinterno.

Il commissario - Infatti, se si sovrappongono, coincidono perfettamente. (Esegue).

Giannina - Vede, dunque?

Il direttore - E questo tutto? Dio sia ringraziato.

Il commissario - (con sincera tristezza) Eh! no! purtroppo, non tutto. Ed io sono davvero desolato... di non poter credere pi alla sua bella fierezza...

Giannina - Come?

Il direttore - Giannina, hai detto la verit su tutto?...

Giannina - E perch avrei dovuto mentire?

Il commissario - (sempre con tristezza) Ha detto la verit, che non poteva negare... il conto di suo pugno... l'altro foglietto l'ha preso il brigadiere in casa sua... No, no; questo non poteva essere negato. Ma non questa la verit pericolosa. (Giannina ora fissa il Commissario intensamente).

Il direttore - Ma allora... qual'? Noix vede che siamo in agonia?

Il commissario - La signorina non sa che si trovano in mia mano anche le lettere che minacciavano la morte al signor Parboni.

Il direttore - Bene, che ne vuol dedurre?

Il commissario - Le lettere sono state scritte - evidentemente con scrittura alterata - con listesso inchiostro del conto, e sulla carta dell'istesso quinterno. Ecco qua... tagliati gli angoli di destra in alto...; se si sovrappongono... anche questi coincidono perfettamente con gli altri. Dunque chi ha scritto il conto... ha minacciato la morte a Parboni.

(Giannina, a mano a marno che l'altro parlava stata presa da un tremito sempre pi forte, finch cade a sedere; le mani in grembo, gli occhi fissi a terra...).

Il direttore - Giannina... Ma di' qualche cosa, parla, non possibile che resti cos... questo significa accettare... capisci? accettare la responsabilit di un assassinio...

(La ragazza nasconde la faccia sulle braccia ripiegate sullo schienale della sedia, e prorompe in un pianto a singhiozzi, infrenabile).

(Il Direttore continua a guardarla inebetito. Il Commissario passeggia, grave, pensoso...; si odono i singhiozzi della donna...).

Il commissario - (si arresta un momento, guarda la poveretta) Debbo considerare questo pianto come una confessione? (La ragazza continua a singhiozzare). (Il Commissario al Direttore) Ella testimone. (Il Direttore allarga le braccia).

Il commissario - Addolorato... davvero addolorato... mi pareva cos simpaticamente coraggiosa... Beh! non pi il caso di sentimentalismi... Si prepari, signorina... (Va verso la porta, l'apre, nel vano di essa compare la figura scialba di Stresa).

Il commissario - Lei ascoltava?

Stresa - (entra pallido, disfatto, e subito fissa gli occhi su Giannina) Che ha detto?

Giannina - (solleva la faccia, guarda il nuovo venuto) Stresa... quel che doveva accadere, vedi, accaduto... mio povero Stresa!... Tu solo mi puoi capire!... Io ti sono grata, con tutta l'anima mia, della piet che hai avuto di me... Sei stato un fratello per me, Stresa, un fratello... e dovunque andr mi capisci? dovunque, il mio pensiero sar per te...

Stresa - Ma dove vuoi andare? dove puoi andar tu?

Il direttore - Ha confessato, Stresa.

Stresa - Che cosa?

Il direttore - Di avere ucciso Parboni.

Stresa - Chi? Giannina? E chi stato l'imbecille che l'ha creduto?

Giannina - Stresa, non cercare di salvarmi; ho confessato. Tu non sapevi nulla. Fino al giorno in cui non morto mio figlio, ho sperato, poi 1 no... non pi... l'ultima ingiuria stata la goccia che il cuore non ha potuto contenere...

Stresa - Ma sta zitta. Povera piccola... sta zitta... rideranno tutti - come polli rideranno - quando sapranno questo. Hai confessato? Ma questo basta a loro; non a me. Se hai confessato... dimmi un po' dove hai comprato la rivoltella identica a quell'altra?

Giannina - Da un armaiuolo...

Stresa - Niente affatto... il nome di quest'armaiuolo?

Giannina - Mi preg di tacerlo... perch teme di compromettersi; non voleva vendere.

Stresa - Ecco la bugia... che ti cammina sulla fronte...

Giannina - Perch, Stresa?

Stresa - Come si chiama quella rivoltella? Di che marca ? Come facesti a chiederla all'armaiuolo, per trovarla identica?

Giannina - Me ne fece vedere tante... finch trovai. Per questo sospett, e non voleva vendere, e mi fece giurare di non comprometterlo.

Stresa - Come sai mentire! Dove l'hai imparato?

Giannina - Non mentisco, Stresa.

Stresa - Ma s che mentisci... perch credi ch'io abbia sempre la mia stessa animuccia... perch credi che il parlare con te, lo stare dove tu stavi... il mangiare dove tu mangiavi... non abbia dato anche a me... qualche cosa, qualche cosa che non so dire...; e credi che io possa accettare il tuo sacrificio... ora, ora che ti vedo piangere?

Giannina - Signor Commissario, necessario che ella sappia che Stresa mi ama; non me l'ha 1 mai detto; m'ama con infinita tenerezza ed ora vuole salvarmi.

Il commissario - S, s, lo so, figliuola mia.

Giannina - Egli capace di qualunque bugia, per questo. Badi.

Stresa - Ma no, piccola, non farmi diventare un romantico. Io? Non ci mancherebbe altro. No, cara... non ci riuscirai... Io, e solamente io... e senza romanticismi... senza sentimentalismi... ma per un fenomeno di suggestione che stato pi forte di me... E non negare... perch io ho prove schiaccianti... (Si fa sulla porta e chiama) Magnifici... vieni qui... Ella permette, Commissario?

Magnifici - (entrando in scena) Che vuoi? Si ricomincia?

. Stresa - No, si finisce. Ricordi che sono tre sere che io vengo nel tuo camerino, con le pi stupide scuse, proprio mentre tu ti vestivi?

Magnifici - Ricordo che sei venuta.

Stresa - Ricordi che questa sera sono venuto ancora?

Magnifici - S, l'ho gi detto... mi pare...

Stresa - No, non l'hai detto... ed io non avevo alcun interesse a ricordartelo, prima... Ricordi, perch son venuto?

Magnifici - Per una battuta della mia parte che dicevi non corrispondente al copione.

Stresa - Benissimo. Ricordi che ti ho pregato di confrontare il fascicolo della tua parte, che io vedevo sul baule, in fondo al camerino?

Magnifici - cos.

Stresa - Dov'era allora la rivoltella?

Magnifici - Sul mio tavolo di toletta, vicino alla scatola del trucco.

Stresa - Oh! Dio benedetto! Non vi basta? (Si fa sulla porta e chiama) Nardi... Senti... Puoi entrare. Il Commissario permette.

Nardi - (entrando) Che vuoi, Stresa?

Stresa - vero che alla prima rappresentazione di a Dramma al Castello io ti chiesi che diavolo di arnese fosse la rivoltella che stavi caricando?

Nardi - Ma io non l'ho detto a nessuno, Stresa.

Stresa - Lo so che non l'hai detto, e so anche il perch, e te ne ringrazio, Nardi. Tu solo potevi sospettare di me... Ma che mi rispondesti quella sera?

Nardi - Che era una Glisenti, calibro nove.

Stresa - Ecco; cos potetti chiederla all'armaiuolo.

(Intanto si sono avvicinati alla porta tutti gli attori; le signore spinte dalla curiosit sono anche entrate, pur restando vicino alla soglia).

Il direttore - Tu, tu, Stresa? L'uomo pi mite, l'uomo pi buono...

Stresa - ...che viveva nel suo buco, sotto la cuffia, come il coniglio, nella tana, sotto un ciuffo d'erba. Come per una suggestione, non so. Mi pareva di far bene, non di far male.

Il commissario - Che cosa vuol dire, con la sua suggestione? Da parte di chi?

Stresa - Da parte di lui (indicando Magnifici).

Magnifici - Mia? Sei pazzo, Stresa?

Stresa - Non di Magnifici... non di lui nella vita, voglio dire... ma di lui nel dramma... di lui commissario di polizia Paoli... Tanti giorni abbiamo ripetuto le prove di quel finale del primo atto. Tutte le sere ho suggerito a lui le parole che non leggevo pi nel copione oramai... era il mio cuore che le gridava...: hai calpestato tutto... hai preso quello che ti piaciuto... e c' stata una creatura che non ha potuto che piangere in silenzio... che era piena di onest, e che stata distrutta... . Ed era vero... era la vita... non era pi la finzione scenica... e tutte le sere c'erano quelle parole di verit... seguite da quel gesto di giustizia... che io non potevo compiere... perch io era un coniglio, s un coniglio... che viveva l, nella sua tana... vero... ed allora ho voluto che la finzione diventasse una realt. Fargli avere ogni giorno un biglietto con la sua sentenza... compiere l'atto di giustizia con la mano di un altro. Tutte le sere entravo nel camerino di Magnifici, con la rivoltella carica in tasca. E l'altra era l, sulla toletta, a portata di mano... E non potevo... e andavo via col ribrezzo di quello che avevo tentato... Poi, nella mia buca quelle parole tornavano a farmi piangere.

Il commissario - E neanche stasera ha potuto... (Movimento di sorpresa in tutti. Stresa guarda intensamente il Commissario) No, neanche stasera! Lei sta gridando cos perch crede la signorina Giannina colpevole... e la signorina Giannina crede colpevole lei. Attori! Attori! Chi sa quante volte questa scena si ripetuta su queste tavole.

Il direttore - Ma che cosa dice, Commissario?

Il commissario - Ma davvero credono che si diventi omicidi cos, improvvisamente, come nel loro teatro? M'era sembrato un momento... macch! macch! Attori! A rifletterci appena, se la signorina Giannina avesse scritto le lettere di minaccia, non avrebbe mai scritto poi il conto per il Magnifici sulla stessa carta... e se il signor Stresa fosse stato lui a combinare il trucco, non avrebbe gridato poco fa : Sono un vigliacco! .

Stresa - vero, vero!

Gli attori - (come sollevati da un incubo) Ah! ecco! No, Stresa. Non era possibile. Ma era incredibile, era! Bene, Stresa.

Stresa - Ogni volta, quando tornavo a casa, e vedevo il volto di quella poveretta, con quel sorriso, che era come un pianto, dicevo... deve morire... e deve saperlo prima. E scrivevo un biglietto: Stasera morrai.

Il commissario - E l'impostava alla stazione...

Stresa - Lei m'ha veduto!

Il commissario - Non l'ho veduta! Ma i timbri son lutti della stazione...

Stresa - Giannina non sapeva. Ma m'aveva veduto scrivere sui foglietti che ha visto nelle sue mani, signor Commissario., ha creduto che fossi stato io... ed ha voluto salvarmi...

Giannina - cos... cos!

Stresa - Certo che cos. Ho voluto e non ho potuto. Ogni volta che ho stretto nella tasca la rivoltella carica, per metterla al posto dell'altra, non ho potuto estrarla... pareva che pesasse un quintale...

Il commissario - E se la tolga quella rivoltella dalla tasca dei pantaloni... non vede che gliela sfonda? carica, vero? La dia a me... Santo Iddio!

Il direttore - E allora, Commissario, l'assassino?

Il commissario - Eh! l'assassino! Io m'aspetto che esca da un mobile, di dietro una quinta, dalla buca del suggeritore... chi lo pu sapere... qui da loro tutto sorpresa... (Improvvisamente, fuori di scena, un colpo di rivoltella) Eccolo, Lo dicevo io!

- (Una donna elegantissima si precipita in iscena, mentre di fuori giunge la voce soffocata di qualcuno che grida: Baldracca! Baldracca! No! lasciatemi! Che volete da me?).

La donna - (ansante, si porta le mani ai petto dalla parte del fianco sinistro) Aiutatemi! Lui... lui... l... stato lui!

Il commissario - ferita, lei? ferita?

La donna - Non lo so; mi ha sparato qui (indica il fianco).

Il commissario - Non c' sangue...

La donna - stato lui... stato lui...

Il commissario - Lui, chi?

La donna - Che ha fatto uccidere Parboni... Ora... ora racconter tutto... tutto... ma ho paura...

Il commissario - Di che?

La donna - Di lui... se sapeste... l'hanno arrestato? ...

- (La voce dell'uomo... fuori di scena: Lasciatemi, vi dico... una baldracca... che volete da me?).

Il commissario - (sulla porta) Maugeri... portatelo qui...

La voce di maugeri - indemoniato, signor Commissario.

La donna - (si ritira in fondo alla stanza) Qui no! Qui no! Ho paura!

- (Sulla porta - stretto da Sergiacomo e Maugeri, di cui l'uno ha avvinghiato l'uomo per le braccia di dietro - compare il Barone. Capelli sconvolti, l'abito sgualcito, la cravatta e il colletto strappati).

Il commissario - Calma, signor Barone... calma... ci spiegheremo meglio, non le pare?

Il barone - (ridiventato freddo e cauto) Che si vuole da me? Crederete a quello che pu dire una baldracca?

Il commissario - Chi la baldracca? La proprietaria della Casa cinematografica?

Il conte - la mia amante... ed una ricattatrice...

La donna - lui... l'assassino di Parboni... Parboni gli aveva raccontato dei biglietti di minaccia ricevuti... Parboni ne rideva... lui invece ne ha approfittato...

Il barone - Sta zitta... bocca d'inferno... sta zitta... tu inventi.

La donna - No, parler, ora parler... ho taciuto sempre... ora parler...

Il barone - Che puoi dire tu? Nulla, capisci, tu non puoi dir nulla.

La donna - Me lo aveva avvertito lui stesso, all'albergo.

Il commissario - Avvertita di che?

La donna - Che questa sera sarebbe stato ucciso Parboni.

Il commissario - E lei non ha fatto nulla?

La donna - Non ho potuto. Ero pronta per venire a teatro, ma lui mi ha legata nella camera... un bavaglio... sono riuscita a liberarmene... ho gridato... sono venuti ad aprirmi... son corsa qui. Dalla folla ho udito che Parboni era stato ucciso. stato lui! stato lui!

Il barone - Non la credete... capace di tutto.

Il commissario - Ma che l'ha legata vero.

Il barone - Questo s... vero.

Il commissario - Perch?

Il barone - Perch non venisse qui. Stasera doveva incontrarsi col suo Parboni.

Il commissario - Uh! Gelosia?

Il barone - L'inferno. Ed stata sempre lei la mia dannazione.

Il commissario - Per questo hai ucciso.

La donna - Per me? No, no; Parboni sapeva una cosa di lui...

Il commissario - Quale?

La donna - Non lo so; ma lui ne aveva paura.. Voleva servirsi di me per un tranello. Non ho voluto.

Il barone - Menzogna! Era diventata l'amante di Parboni, sotto i miei occhi. Oggi l'ho saputo. Le ho detto che questa sera Parboni sarebbe stato ucciso, per farla soffrire. Ma era stato lui, Parboni, che aveva detto ridendo: Questa sera mi uccideranno!. Io non ne so nulla.

La donna - Non vero. Appena mi ha veduta tra la folla m' saltato vicino. Aveva la rivoltella in tasca. Me l'ha appoggiata sul fianco... mi camminava accanto... fingeva di ridere... una parola, una sola parola, e m'avrebbe uccisa... Ho visto una porta aperta; ho cercato di fuggire... ha sparato.

Il barone - (fa per slanciarsi contro di lei, ma trattenuto) Taci, maledetta; tu sai che t'ho amata; come un pazzo t'ho amata...

La donna - Amata? Torturata, vuoi dire. Mi hai fatta vivere sotto l'incubo della morte, notte per notte.

Il barone - Una prova! Una prova sola! Si vuol liberare di me... vuol mandarmi, in galera. Io non ho sparato!

Il commissario - Hai sparato tu! T'avevo riconosciuto, sai, ad onta della barba cresciuta. Nel biglietto che detti al brigadiere, non c'era scritto il nome di colui che si doveva rilasciare... c'era scritto che tu dovevi essere pedinato... senza perderti di vista. Sei Giovanni Cremieux, tu, detto Passe-partout. Retour d'Amerique!... Vedi che lo so il francese!

Il barone - Bene. un delitto chiamarsi Giovanni Cremieux? Per questo son vere tutte le fandonie di quella grue? Perch mi son cambiato nome? Perch sono un rat d'Hotel; s, un topo d'albergo, ma non perch sono un assassino. Voler! bien c'est mon metier, mais pas de song... jamais... monsieur le Commissaire. Io non ho rivoltella... se avessi sparato a bruciapelo su quella l... come non l'avrei uccisa?

Il commissario - Hai sparato per atterrire la donna... ma la rivoltella era carica a salve... quella che hai presa nel camerino di Magnifici... e vi hai lasciato la tua carica a palla...

Il barone - Dov' quella rivoltella?

Il commissario - L'hai gittata. Perci hai fatto la commedia dell'epilessia. Vecchio trucco.

Il barone - Chi l'ha raccolta?

Brigadiere Sergiacomo - Io, signor Commissario. (Presenta una rivoltella).

Il commissario - Ah! Glisenti... calibro 9! (Ne estrae il caricatore) Ecco, caricatore vuoto!

Nardi - Canna ammaccata! Questa la mia!

Il barone - (a Sergiacomo) M'hai veduto a gittarla tu?... di' la verit, in coscienza, m'hai veduto gittarla?

Brigadiere Sergiacomo - No, non l'ho veduto.

Il barone - Una prova, io domando una prova...

Il commissario - (sorride, poi si avvicina al Barone, sempre trattenuto dai due brigadieri. Rovescia una tasca dello smoking del Barone stesso) Bruciata la fodera. Guarda! (Avvicina la fodera al naso) Puzzo di polvere! Annusa. Hai sparato all'americana, eh? Hai imparato dai gangsters? (Il Barone abbassa la testa. vinto) Portatelo via!

Il barone - ( trascinato via. Quasi sulla soglia della porta, si volge, con mossa improvvisa e con ultimo sforzo, alla donna) Vache, vache!...

Il commissario - Via!

(I due brigadieri trascinano via il Barone. Appena uscito il Barone, tutti si fanno attorno al Commissario. Sola, in disparte, rimane, ancora ansante e spaurita, ramante del Barone).

Giannina - Signor Commissario...

Signora Clara - Magnifico...

Gli altri - Grande! E non pareva! Gi, proprio non pareva. E noi si pensava...

Il commissario - (un po' burbero) No, no... non ho tempo... ho da fare un rapporto lungo un chilometro... (All'amante del Barone) A proposito, lei, venga in ufficio... Buona notte a tutti! (Si avvia. Poi sulla soglia si ferma, si volta. tornato bonario. Sorride) Per... eh! Ho imparato anch'io! Chi ci avrebbe pensato al Barone? E invece (fa il gesto di chi prenda qualche cosa da un sacco, la ritiri e la mostri) Pan! Proprio lui!

FINE

    Questo copione è stato visto: