Il rumore

IL RUMORE

Tre atti diBoris VIAN

Titolo originale dell'opera: LE BATTISSEURS D'EMPIRE

Traduzione di Maripiera De Vecchis

da IL DRAMMA n. 292 - Gennaio 1961

LE PERSONE

ZENOBIA, 16 anni

LA MADRE, 40 anni

IL PADRE, 50 anni

CRUCHE, cameriera

LO SMURZ

IL VICINO

ALCUNI SMURZ

Lo "Smurz", personaggio-base dell'opera di Vian, anche se sulla scena non parla: nei simboli di questo dramma, tale personaggio l'esistenza, perci continuamente insultato, battuto, colpito, malmenato.


ATTO PRIMO

(La scena si svolge in una stanza priva di particolarit, ammobiliata borghesemente con un buffet stile Enrico II sul fondo. Un tavolo con sedie intorno in un angolo, finestre chiuse, porte per andare ovunque si voglia. All'angolo opposto una scala doppia: una rampa scende e l'altra sale. La scena vuota all'alzarsi del sipario. Dalla scala si sentono delle voci).

Voce del Padre(pressante) Andiamo Anna, svelta... soltanto cinque rampe.

(Si sente qualcuno cadere, poi un grido).

Te l'avevo detto di non mettere la mano dove io mettevo il piede... Siete indisciplinate, colpa vostra...

Voce di Zenobia(singhiozzante) Perch sei sempre tu a passare per primo.

Voce del Padre Taci...

(Si sente dal di fuori un rumore pauroso, imprecisato, ma grave, rullante, frammisto a stridii acuti).

Voce di Zenobia(calma) Ho paura...

Voce del Padre Svelte, un ultimo sforzo...

(Appare sulla scena Il Padrecon una scatola di attrezzi e delle assi di legno sotto il braccio. Si lascia cadere su una sedia, si rialza e guarda intorno a s. Intanto appaiono anche gli altri membri della famiglia: Zenobia, la figlia sui quindici sedici anni; Anna, la madre, trentanove-quarant'anni; il padre un cinquantenne barbuto; la cameriera Cruche. Tutti sono carichi di pacchi e valigie. Segue lo Smurz, avvolto di bende e vestito di stracci: ha un braccio al collo e sull'altro un bastone. Zoppica, sanguina, ha un brutto aspetto. Si accovaccia in un angolo)

Il Padre Figliole mie ci siamo, quasi. Un ultimo balzo...

(Si sente di nuovo il Rumore al di l della finestra. Zenobia ha un sospiro soffocato).

La Madre Ma cara, andiamo... su... (Si avvicina alla ragazza, ma il Padre la trattiene).

Il Padre Anna, svelta, dammi una mano, pi urgente.

(Il Padre si precipita alla scala dove comincia a chiudere la parte discendente con gli assi, la moglie corre ad aiutarlo. Passando vede lo Smurz, si ferma, gli lancia uno sguardo furioso ed alza le spalle)

Tieni l'asse mentre cerco un chiodo.

(Cerca nella scatola per attrezzi) Veramente dovrei metterci delle viti, ma ci comporterebbe una quantit di problemi.

La Madre Perch?

Il Padre Primo perch non ho viti, secondo perch non ho tenaglia, terzo perch non ho mai saputo da che parte si gira per avvitare.

La Madre Cos... (Indica nel senso sbagliato).

Il Padre No, cos... (Indica nel giusto senso; il Rumore riprende).

Zenobia(urla furiosa) Su, su, svelti...

Il Padre Ma dove ho la testa... E tu mi fai chiacchierare... (Inchioda).

La Madre Come, io ti faccio chiacchierare?

Il Padre Non discutiamo, cara. (Abbraccia violentemente la moglie) Ah, ah, cosa mi ispiri... (Ritorna all'asse).

Zenobia Ho fame.

La Madre Cruche, di da mangiare alla piccola.

(La cameriera intanto si data da fare a mettere ordine, evitando ogni volta, con cura, di avvicinarsi allo Smurz).

Cruche S, signora. (A Zenobia) Vuoi latte uova porridge cioccolato caff tartine marmellata d'albicocche uva frutta legumi?

Zenobia No, voglio mangiare.

Cruche Bene, ed io che sto dicendo? (Le tende un pacchetto di biscotti) Siccome non vuoi niente, prendi e mangia.

(Ripassando davanti allo Smurz lo evita. Il Padre si toglie il mantello e si alza).

Il Padre Finalmente, eccoci. Potr distendermi un poco. (Si stiracchia).

La Madre Quest'anno il cuoio non coster caro.

Il Padre Come dici?

La Madre Dico che il cuoio non sar caro quest'anno. I vitelli si stirano. un vecchio proverbio della Normandia. Dovresti saperlo.

Il Padre Perch dovrei saperlo?

La Madre Non ti ricordi pi che eri scuoiatore in Normandia? Una volta? o ancora prima?... Chiss.

Il Padre No... tutto ci mi sfuggito.

La Madre A Arromanches.

Il Padre Ah, guarda... (Si gratta la barba)

molto strano. (Va verso lo Smurz e di colpo lo schiaffeggia; poi ritorna, sempre soprapensiero) Mi stupisce.

La Madre Perch?

Il Padre Mi stupisce, ecco tutto. L'avevo completamente dimenticato. (Batte le mani) Allora, Cruche, hai finito di mettere in ordine? (Fa un giro d'ispezione attorno alla stanza) grazioso qui.

(La Madre si avvicina allo Smurz e gli d un calcio).

Zenobia orribile.

Il Padre Come non sei contenta?

Zenobia Quanto tempo durer? Quante volte ancora saremo obbligati a fuggire cos nella notte costretti a lasciarci dietro met delle cose che ci appartengono, i luoghi conosciuti e il sole, gli alberi...

Il Padre Ma guarda, siamo stati fortunati... Guarda, guarda questa scala...

La Madre Non certo straordinaria. La piccola ha ragione.

Il Padre Ed io insisto: ripeto che non male. La si pu salire anche al buio pesto. (Prova a salirla, correndo; poi ridiscende).

La Madre Certo meno bella della precedente.

Il Padre Deve essere tutto uguale. (Si stropiccia le mani per togliersi la polvere).

Zenobia Ma come puoi essere tanto in mala fede? Gi avevo una stanza tutta per me...

Il Padre Come? Gi c'erano tre stanze, come qui, e tu dormivi nello studio.

Zenobia Ma no, non parlo di ieri... Voglio dire in basso, molto tempo prima.

Il Padre(rivolto alla moglie) Come, aveva una stanza?

La Madre Non ricordo pi bene. (A Zenobia) Avevi una stanza per te?

Zenobia Siii... la mia stanza era di fianco alla vostra, davanti al salotto.

Il Padre Il salotto?

Zenobia Il salotto con le poltrone rosso scuro e lo specchio veneziano. C'erano delle belle tende in seta rossa, un tappeto rosso e il lampadario dorato.

La Madre Zenobia, sei sicura di quello che dici?

Il Padre Io non me ne ricordo pi... di conseguenza, tu che sei una ragazzina, come puoi...

Zenobia proprio per questo: sono i giovani che possono ricordare, i vecchi dimenticano tutto...

Il Padre Zenobia, abbi rispetto per i tuoi parenti.

Zenobia C'erano sei stanze.

La Madre Sei stanze? Perbacco, che sistemazione.

Zenobia Anche Cruche aveva la sua stanza. E lui non c'era.

Il Padre Chi non c'era?

Zenobia Lui. (Indica lo Smurz; segue un lungo silenzio).

La Madre Zenobia, piccola mia, ma di chi parli?

Il Padre Zenobia, tu dovresti riposarti.

(Cruche uscita, il Padre e la Madre si avvicinano a Zenobia).

La Madre Non vedi dunque che non c' nessuno? (Si avvicina allo Smurz e lo picchia sulla testa) Non c' nessuno. (Trattenendo il respiro).

Zenobia C'erano sei stanze... eravamo soli... c'erano degli alberi davanti alla finestra.

Il Padre(alza le spalle) Alberi. (Si avvicina allo Smurz e lo picchia) Uhm, alberi...

Zenobia E bagni tutti bianchi...

(Entra Cruche).

Cruche Signore...

Il Padre Che c' ancora?

Cruche Qui ci sono solo due stanze, dove dormir io?

Il Padre Ecco... Mia moglie, mia figlia ed io ci metteremo da una parte e voi... voi dormirete qui.

Cruche(fredda e decisa) No!

Il Padre (ride imbarazzato) No... bene, dice di no, ecco...

La Madre Farai un tramezzo. (Rivolta a Cruche severa) Volete almeno decidervi?

Cruche(alzando le spalle) Va bene, signore, fatemi un tramezzo. (Va allo Smurz e lo batte distrattamente) Con un tramezzo posso dormire qui. (Esce dalla stanza).

(Silenzio).

Zenobia Vedi, non abbiamo che due stanze, ne ero sicura.

Il Padre(un po' sconcertato, per la prima volta, si siede) Due stanze... Non sono affatto male... e poi c' tanta gente che vive in uno spazio ancor pi limitato.

Zenobia(desolata) Ma perch... perch?...

La Madre Perch, cosa?

Zenobia Perch, perch fuggiamo tutte le volte che si sente quel Rumore? Che cos' quel Rumore, che cos', dimmelo, dimmelo mamma...

La Madre Zenobia piccola cara, te l'abbiamo detto cento volte di non fare questa domanda...

Il Padre(evasivo) Non si sa... Se lo sapessimo te lo avremmo gi detto.

Zenobia Ma tu sai sempre tutto.

Il Padre Sempre, ma ecco una circostanza eccezionale. E poi le cose che io so hanno soprattutto un'importanza concreta, reale, non miraggi.

Zenobia Allora questo rumore non ha un'importanza concreta?

Il Padre In fondo no.

La Madre ... un'immagine.

Il Padre ... un simbolo.

La Madre ... un segno.

Il Padre Un avvertimento. E non bisogna confondere l'immagine, il segnale, il simbolo, l'avvertimento con la cosa stessa. Sarebbe errore gravissimo.

La Madre Sarebbe una confusione.

Il Padre Tu non immischiarti nella discussione, dopo tutto la piccola tua figlia.

Zenobia Ma allora se tutto ci non ha un'importanza concreta, perch ce ne andiamo?

Il Padre ... pi prudente.

Zenobia pi prudente anche se lasciamo un appartamento di sei stanze dove eravamo soli per averne solo pi due. (Guarda lo Smurz).

Il Padre Prudenza prima d'ogni altra cosa. (Si avvicina allo Smurz gli sputa sulla testa e torna al suo posto).

Zenobia Avevo la mia stanza, un grammofono, dei dischi; ora non ho pi niente, e bisogna ricominciare da zero.

Il Padre Da zero, ma senti. Abbiamo qui un buffet Enrico II pi che decoroso.

La Madre Non sei certo da compiangere, pensa agli altri.

Zenobia Quali altri?

La Madre C' gente molto pi sfortunata di te.

Il Padre Di noi. (Con aria soddisfatta) Due stanze con i tempi che corrono...

La Madre(declamando) Dove vai, dove corri, cosa importa - piano, piano ten vai di porta in porta... No, non cos.

Il Padre Hai cominciato bene, perch non continui?

La Madre Stanchezza...

Il Padre In quanto a me sono molto soddisfatto per questa scala. (Va a toccare la scala) quercia.

La Madre Faggio, tipo quercia.

Il Padre Faggio? Ma no, abete se vuoi, ma non ha niente a che vedere col faggio. un legno un po' troppo... il faggio, voglio dire...

La Madre Dov' la cucina?

Il Padre(indicando una parte qualsiasi) Deve essere di l.

Zenobia(con voce di contrappunto) In basso avevo la mia stanza, era blu come per un ragazzo. In mezzo c'era una scrivania, nel cassetto di destra il mio album di fotografie di divi, scaffali con tanti libri. Dalla finestra si vedevano gli alberi e c'era sempre il sole, erano anni con dodici mesi di maggio, ed ogni mese aveva trenta domeniche. Ed erano domeniche dall'odore di cera fresca e di confetto, la coperta del mio letto era di pizzo, falso pizzo ma molto bella. Cruche la lavava nel t perch prendesse il colore dorato del pane. La domenica sera io ballavo.

La Madre Cara, alla tua et non si vive di ricordi.

(La Madre mette ordine, il Padre ha aperto tutte le porte, finestre, il buffet dando di tanto in tanto qualche botta allo Smurz).

Il Padre Ecco la porta principale, cos detta perch d sul pianerottolo.

Zenobia Che cosa d?

Il Padre Zenobia non prendere le mie frasi sempre in senso letterale. Mi dai le vertigini.

Zenobia Senso letterale...

Il Padre Zenobia dovresti prima di tutto fare i tuoi compiti.

(Intanto sulla porta e scruta l'appartamento davanti. Ritorna in mezzo alla stanza mentre Zenobia scrive distrattamente)

Mi pare che il vicino abbia l'aria di un uomo per bene.

La Madre Perch, l'hai visto?

Il Padre No, ho letto il suo biglietto di visita sulla porta.

La Madre Il biglietto di visita non fa l'uomo. Te l'ho gi detto molte volte.

Il Padre un consigliere.

La Madre Pu essere utile.

Cruche(entra) Cosa devo fare per pranzo?

Zenobia Per pranzo o per noi?

Cruche Cosa faccio cuocere?

La Madre Uno spuntino freddo.

Zenobia Spuntino di che cosa?

Il Padre Gi di che cosa?

Cruche Vitello minestra insalata ravanelli pesce o polpette? Oppure anguilla salame frittura carne di maiale?

La Madre Prima di tutto cosa ci rimane?

Cruche Tagliatelle.

Il Padre Non voglio delle tagliatelle, ma comunque dopo una notte come questa...

La Madre Allora fate delle tagliatelle, se non c' altro...

Cruche Non il caso di farle, ce ne sono gi pronte...

La Madre Allora fatele cuocere.

Cruche Bene. (Esce).

Il Padre Mi domando che genere di consigli pu dare.

La Madre(picchiando lo Smurz) Chi?

Il Padre(in poltrona accende la pipa) Il vicino.

La Madre Gi, il consigliere.

Zenobia Mamma, posso accendere la radio?

La Madre(al padre) Pu accendere la radio la piccola?

Il Padre La radio. L'avevo ravvolta dentro la borsa gialla. Sei tu che l'hai presa?

La Madre No, io avevo la vecchia valigia nera, il sacco della biancheria e le provviste.

Il Padre Io avevo un cestino di vimini, la scatola degli attrezzi, le assi... (Chiama) Cruche! (Cruche entra).

La Madre Non troviamo pi la radio, che cosa portavate quando siamo saliti?

Cruche La grossa lampada, le stoviglie, il quadro di vostro cugino, il baule di zinco, la cassetta di bottiglie, il portavivande, la casset-tina per le scarpe, l'aspirapolvere e la mia roba.

Il Padre E naturalmente avete dimenticato l'imballo di stoffa gialla.

Cruche Nessuno mi aveva detto di prenderlo. (Va a picchiare lo Smurz. La Madre scuote la testa).

Il Padre Ebbene, faremo a meno della radio.

La Madre Del resto non l'ascoltiamo mai.

(Zenobia esce)

La piccola offesa.

Il Padre Perch?

La Madre Non so.

Il Padre Vado a far visita al vicino.

La Madre Vai, vai, ti occuper il tempo. (Prende un lavoro a maglia).

(Il Padre esce lasciando la porta aperta. Lo si sente bussare alla porta del vicino, poi la porta che si apre e si richiude. Zenobia rientra).

Zenobia(con voce di minaccia) Che accadr adesso?

La Madre Tuo padre si occuper di tutto.

Zenobia Sar tutto come prima, forse un po' meno bene, si vivr meno comodamente rifacendo gli stessi gesti un po' meno vivi, gli stessi lavori con meno cura, e le notti passeranno lente, ed i giorni tutti uguali come le notti, quando improvvisamente udremo il Rumore, e si salir ancora, lasciandoci dietro qualcosa, non avremo pi che una sola stanza e forse da dividere con qualcuno.

La Madre(con voce suadente) Taci piccola, tu sragioni.

Zenobia Ma io qui in mezzo cosa diventer?

La Madre Ti ho detto che tuo padre si sta occupando di ci. Abbiamo a disposizione una quantit d soluzioni.

Zenobia Allora ammetti che un problema.

La Madre Zenobia, mi irriti. I ragazzi della tua et pongono problemi ai loro parenti soltanto quando sono i parenti a riconoscerli come tali.

Zenobia Riconoscono cosa, i problemi o i ragazzi?

La Madre Poi noi, grazie a Dio, non abbiamo alcun problema. (Si alza, batte con disprezzo lo Smurz e poich ha una forbice in mano lo colpisce con questa) Non capisco cosa possa tormentarti.

Il Padre(entra accompagnato dal Vicino) Ecco, le presento la mia famiglia. Anna, mia moglie e Zenobia mia figlia.

Il Vicino(inchinandosi) Signora...

Il Padre Il signor Garet.

Zenobia Lo conosciamo da molto tempo... stava davanti a noi gi quando avevo la mia stanza e i dischi.

Il Padre Non necessario farle visitare l'appartamento, visto che il suo uguale.

Zenobia ... Poi quando siamo saliti, era sempre lui l'inquilino dell'appartamento davanti.

Il Padre Questo buffet, vede? non ha nulla da invidiare al suo.

Il Vicino(guarda lo Smurz) proprio uguale al mio.

Il Padre Vero? In fondo, trovo che si assomigliano tutti.

(Il vicino d un calcio allo Smurz).

Zenobia E quando noi siamo saliti pi in alto, lui ha fatto lo stesso.

Il Vicino Ma che memoria ha questa ragazzina.

Il Padre Che ne dite?

Il Vicino Ma s, i giovani sono sorprendenti, oggi.

Il Padre Cosa intende esattamente con ci?

Il Vicino Ebbene una volta erano... abbastanza diversi.

La Madre(convinta) Avete ragione.

Zenobia In che cosa erano diversi una volta? Allora eravate voi dei ragazzi, come potete sostenere il paragone?

Il Vicino(al Padre) Sua figlia riflette molto... chiaro.

Il Padre Devi capire, Zenobia, che un paragone pu aver luogo solo se considerato nel tempo.

Zenobia Ma chi paragona in quel momento? Tu non puoi proprio, oggi, con la tua mentalit paragonare il ragazzo che eri una volta con quella che sono io ora.

Il Padre Zenobia, mi pare che esageri.

Il Vicino Nondimeno sua figlia ha toccato un punto vitale. il problema dell'osservatore imparziale.

Zenobia Non esiste.

Il Vicino Sarei curioso di conoscere il suo punto di vista.

Zenobia Se osserva, non imparziale; c' gi un desiderio, quello di osservare. 0 allora osserva distrattamente e non pi un buon osservatore.

Il Padre Pu... pu essere imparziale per costruzione.

Zenobia E chi l'avrebbe costituito cos?

Il Vicino La sua educazione pu avergli insegnato soprattutto l'imparzialit.

Zenobia(sprezzante) Quale educazione? Quella data dai genitori? E chi giudicher della sua educazione imparziale? I suoi parenti parziali?

Il Padre(scattando) insopportabile. Vuoi tacere finalmente?

Zenobia(calma) Taccio.

(Silenzio. Il Vicino tamburella colle dita sui ginocchi. La Madre va a picchiare lo Smurz, che si attacca cerotti alle ferite. Con cattiveria gli strappa un cerotto che si stacca con dolore e difficolt).

Il Vicino Sua figlia affascinante.

Il Padre Eccoci... Finalmente al punto da cui avreste dovuto cominciare. Mi facilita il compito. Continuo. (Con tono mondano) Anche suo figlio, che io del resto ho soltanto intravisto passando, mi pare un sano e gagliardo giovane.

Zenobia Tenta di nuovo di farmi giocare con suo figlio? Non ne ho pi l'et.

Il Padre Basta! (Al Vicino) L'animaluccio difficile da domare... ah... ah...

Il Vicino A momenti raggiunger i suoi diciotto anni...

Zenobia E come li raggiunger? a piedi, a cavallo o con i pattini a rotelle?

La Madre(al Vicino) Dovrebbe condurlo qui, sarebbe una festa per la piccola.

Zenobia Se Xavier vuole vedermi non ha bisogno d'esser accompagnato dal padre.

Il Vicino La ringrazio dell'amabile invito; mio figlio sar entusiasta di conoscere una compagna come Zenobia.

Il Padre(rivolto alla madre) Che cosa dicevo poco fa, in principio?

La Madre Aspetta... Ah, s, che non pi troppo giovane come l'ultima volta. Penso che bisogna... (Gli mormora qualcosa all'orecchio, mentre il Vicino va a storcere malvagiamente un braccio allo Smurz e poi torna a sedere).

Il Padre Hai ragione.

La Madre Dipende tutto da questo.

Il Padre(al vicino) Su che piano terremo la cosa?

Il Vicino Alla loro et mi sembra che...

La Madre Ma naturalmente, Leone... l'amore,

Il Padre Bene. (Si alza e annuncia) Professo la mia fede.

Zenobia(si alza ed esce dalla stanza) L... l.

La Madre(al vicino) bene educata, che discrezione, vero?

Il Vicino La trovo affascinante. E mio figlio veramente fortunato.

Il Padre Un momento: professo la mia fede. (Pausa) Io non sono uno di quegli esseri tirannici che spesso ci vengono mostrati dai libri e dalla natura stessa a scapito della cultura mondiale e del progresso della vera civilt.

La Madre(a mezza voce) Leone, non sei mai partito meglio.

Il Padre(le fa segno di tacere e riprende. Il Vicino si assesta in posizione pi comoda e scaraventa il portacenere contro lo Smurz) Del resto, se non fosse stato che da me i falsi valori sarebbero stati sommersi da valori ben pi sicuri e cio la morale, le idee in cammino, il progresso delle scienze fisiche, l'illuminazione delle vie e il macero dei residui putridi, di una demagogia che si sgretola all'insegna dei grandi costruttori di una volta che fondavano il loro lavoro sul senso del dovere e della cosa comune.

Il Vicino Non le pare di aver perso un po' il filo?

La Madre Gi, non mi sembra infatti, che si possa arrivare proprio al punto che interessa...

Il Padre sciocco. Ho la stessa impressione. Credo che le parole mi trascinino.

La Madre Ricordati che si tratta di tua figlia e di suo figlio.

Il Vicino Non pu trattarsi d'altro. I giovani devono essere il centro dell'interesse generale.

Il Padre Sto cercando di ritornarvi. (Tono declamatorio) Che piacere veder sbocciare intorno a noi le gemme. (Si ferma).

La Madre Vai, continua, si annunciava bene...

Il Padre Sono a corto di aggettivi...

(Entra Cruche).

Cruche Questa cucina ignobile disgustante infetta sporca brutta sordida nauseabonda indicibile cadente scrostata maleodorante vomitevole e via di seguito. (Pausa) Eppure debbo tornarci.

La Madre Eccoti gli esempi.

Il Padre Ah, male trovare solo aggettivi dispregiativi... Ma le gemme... vai ti passo il compito.

La Madre Le gemme verdeggianti.

Il Padre No, verdeggianti pesante. Vorrei evocare il verde tenero dell'involucro della noce, o la tinta chiara che va sul verde del tiglio, ma delicatamente pi scuro alla base, una fragile inflorescenza di un verde quasi pistacchio che da commozione fino a stringere la gola quando si passeggia in primavera in un sentiero pieno di stereo.

La Madre Ma Leone!

Il Padre vero, cara, quei porci vengono sempre a sporcare gli angoli pi incantevoli.

La Madre Calmati.

Il Padre(pi calmo) Hai ragione. (Tono declamatorio) Che gioia sar per noi vedere queste due teste teneramente vicine... orecchio contro orecchio...

La Madre Leone, divaghi.

Il Padre Senti, avendo detto delle due teste vicine, bisogna ben che si accostino a qualcosa.

La Madre Con le braccia.

Il Padre Una testa non ha braccia.

Il Vicino Su tutto ci che astratto non ci sono mai braccia. Cara signora, guardi un po' ad esempio l'agricoltura.

La Madre La Venere di Milo astratta?

Il Padre(si alza e con aria pensierosa e insieme vagamente distratta va a colpire lo Smurz) Noi divaghiamo, divaghiamo. (Rivolto alla Madre) Faccio la domanda?

La Madre No, tu corri troppo... e poi lui che la deve fare. il padre del giovane che chiede la mano della giovane.

(Zenobia rientra mordendo un sandwich).

Zenobia La cucina immonda. E voi state ancora dicendo le vostre buffonate?

La Madre Mia figlia molto impulsiva, ma io sono di vedute moderne e penso che i giovani debbano parlare francamente.

(Lo Smurz svenuto. Il Padre lo guarda, poi va in cucina; ritorna con una caraffa piena d'acqua e gliela rovescia in testa. Lo Smurz si riprende a fatica)

Io sono partigiana... no sono dalla parte... no, io sostengo ecco, io sostengo che bisogna essere abbastanza severi con i bambini quando sono piccoli perch imparino che la vita non tutto miele, ma una volta superato lo scoglio dell'et dobbiamo far s che possano navigare pi in fretta ed a vele spiegate nelle tiepide acque della vita.

Zenobia Teoria, d'altronde, assolutamente sbagliata.

Il Vicino Si intender a meraviglia con Xavier.

(Zenobia si siede, si toglie una scarpa, si gratta un piede. Si sente lontano quel Rumore: subito il Padre, la madre ed il vicino si alzano. Cruche entra. Tutti si immobilizzano, tranne lo Smurz. Il Rumore cessa e tutti paiono sollevati).

La Madre Credo che noi non avremo il tempo di abituarci a questo delizioso alloggio.

Cruche Debbo smettere o posso continuare a lavare fregare pulire lucidare spazzolare ordinare lavare spolverare e a far rilucere?

La Madre Continua, continua, naturalmente.

Il Padre Noi saremo qui per un certo tempo, a occhio e croce direi... pi o meno... pi o meno un certo periodo.

Il Vicino Ho anch'io questa impressione, per meglio che... rientri nel mio appartamento per verificare la cosa sul mio libro dei conti.

Il Padre(accompagnandolo alla porta) Niente vi affretta. (Spingendolo fuori) Arrivederci. (Chiudendo la porta) Che seccatore.

La Madre Forse la piccola ha ragione; mi pare di conoscere gi la sua faccia.

Il Padre Comunque sempre in famiglia che si sta meglio. (Trova tra i vari pacchi una frusta e ne approfitta per sfogarsi selvaggiamente sullo Smurz).

La Madre Quel neo che ha vicino al naso mi fa pensare di averlo gi incontrato.

Il Padre I suoi tratti hanno qualcosa di familiare.

La Madre Di comune.

Il Padre ... E di banale, anche.

Zenobia(con tono sognante) Quando avevo la mia stanza ed i miei dischi, Xavier aveva la stessa stanza dall'altra parte del cortile. Ci scambiavamo i dischi tutto il tempo e li sentivamo due volte per uno. Suo padre stato sempre cos idiota. (Guardando il padre grida) Cosa gli fai, cosa gli fai? Lascialo stare.

Il Padre(smette, tranquillamente) Dov' Cruche con le tagliatelle?

La Madre(laconica) vero. Deve esser pronto.

(Zenobia esce).

Il Padre Vuoi che disfi la valigia nera? Ho il tempo prima che Cruche prepari.

La Madre Certo mio caro, mi faresti un piacere. Credo che le forchette siano in fondo. Per carit non dimenticare le assi.

Il Padre No, no, le far subito dopo aver mangiato. (Si stropiccia le mani guardandosi attorno) Io mi sento gi completamente a mio agio, qui.

(Entra Cruche con un piatto fumante seguita da Zenobia con il pane e una caraffa d'acqua. La Madre ha preparato la tavola. Padre e Madre si abbracciano).

Zenobia No, sentite non ne avete pi l'et.

La Madre Non c' et per amarsi.

Zenobia Allora sono io che non ho pi l'et per guardare: mi disgusta, ora mi disgusta. (Padre e madre si siedono).

La Madre L'amore non mai ridicolo.

Zenobia L'amore forse... (Si siede) Non ho fame.

Cruche Si raffredder...

Il Padre Uh... buono.

La Madre Mi sembrano ben riuscite: lascia pure il piatto, Cruche, ci serviremo da noi.

(Cruche fa per uscire, evitando lo Smurz; il padre la richiama).

Il Padre Cruche non dimenticate nulla?

(Cruche si ferma e con aria rassegnata si avvicina allo Smurz ed incomincia a frustarlo). La Madre eccellente.

(Zenobia lascia cadere la testa sulle braccia a curva sulla tavola si tappa gli orecchi, restando ferma in tale posizione, mentre il Padre e la Madre mangiano. Cruche, somministrata la razione, smette ed esce).

Il Padre Fantastiche queste tagliatelle.

La Madre Molto buone. Davvero.

Il Padre Direi succulenti.

La Madre Deliziose.


ATTO SECONDO

(Scena cambiata. Una mansarda, un po' pi brutta della prima, con meno porte. Stessi elementi: i bagagli e pacchi del primo atto. C' di tutto, dal fornello su un tavolo, al catino sull'altro. Sul fondo allo stesso posto dell'atto precedente la porta che d sul pianerottolo, ed un'altra porta che d sulla stanza dove dormono padre, madre e Cruche. Zenobia distesa su un divano mezzo rotto. Lo Smurz in pietoso stato si cura una ferita alla gamba con vecchie garze e muover spesso e con fatica il braccio per allontanare le mosche. All'alzarsi del sipario Cruche seduta sul bordo del letto-divano e disfa un vecchio maglione perch ridiventi gomitolo. Nella stanza c' una scala nella stessa posizione dell'atto precedente pi stretta e pi vacillante).

Zenobia Che giorno ?

Cruche Luned sabato marted gioved Pasqua Natale prima domenica di Quaresima seconda domenica di quaresima o niente domenica e neppure la Pentecoste.

Zenobia Mi dicevo che il tempo passa, ma passa male.

Cruche Non ne ha il posto.

Zenobia C' troppa gente o troppo cosa? Cos' che gli impedisce di passare? Del resto, dove pu passare, per la strada o nella cruna di un ago?

Cruche passato di qui, ripasser di l.

Zenobia Dgli un bicchiere d'acqua mentre non ci sono.

Cruche Cosa?

Zenobia(indicando lo Smurz) Dgli un bicchiere d'acqua.

Cruche(con voce assente) A chi?

Zenobia(alzando le spalle) Dammi un bicchiere d'acqua.

Cruche(la guarda ed esita) Sei sicura di aver sete?

Zenobia No, volevo darlo a lui.

Cruche Ma di chi parli?

Zenobia Perch sono coricata?

Cruche Perch non stai bene. Sei in cattiva salute. Hai un brutto aspetto, con evidenti sintomi di disordine generale. Il tuo stato di salute non soddisfacente.

Zenobia Sono malata?

Cruche Non si potrebbe veramente dire che tu sia malata.

Zenobia a causa della scala. Siamo saliti troppo in fretta. (Guarda attorno) Non potremmo star peggio.

Cruche Non abbiamo pi la cucina.

Zenobia Nient'altro che una stanza, e questa. Ma come la posso chiamare questa?

Cruche Non ha nome. Si pu chiamare ripiego riparo ripostiglio armadio a muro conca di lavanderia e ancora altre cose ancora, senza contare il guazzabuglio. E speriamo che non ci piova, almeno.

Zenobia Perch sono malata?

Cruche Nemmeno io sono proprio fiorente, come d'altronde tuo padre e tua madre. In essi si possono gi vedere i sintomi premonitori.

Zenobia Di che tipo?

Cruche(alzando le spalle) Di tipo inquietante.

Zenobia Al di fuori della loro totale idiozia non mi sono accorta di altri sintomi inquietanti.

Cruche(guardandola fissamente negli occhi) Niente? Proprio nulla?

Zenobia Cosa stai facendo con questa lana?

Cruche Un maglione una maglia un vestito un pullover una camiciola un lavoro al crochet.

Zenobia O un golf.

Cruche Non c' lana abbastanza per un golf. Questo consumato ai gomiti, quindi il prossimo non avr maniche.

Zenobia Anche uno scialle.

Cruche Forse, ma non avr il tempo di finirlo.

Zenobia(improvvisa) Che cos' il Rumore, Cruche?

Cruche Quale rumore?

Zenobia Mah... il Rumore.

Cruche Ci sono mille specie di rumori. Quando poi non si tratta di gridi d'animali. Zenobia No, quel Rumore: il rumore di tutte le volte che ce ne andiamo, che ci alziamo in piena notte per salire le scale, come dei pazzi, dimenticando tutto, facendoci male... Perch non ci fermiamo mai neppure un momento? Perch si ha paura, di continuo? Perch? grottesco...

Cruche Non si ha paura; saliamo pi in alto; ecco tutto.

Zenobia Ma se rimanessimo, se fossimo rimasti?

Cruche Nessuno rimane.

Zenobia Ma ora sopra cosa c'? Non si sente niente, non si sente mai niente. Se si cercasse di ascoltare e di capire... E se discendessimo?

Cruche Hai la febbre, la tua temperatura aumenta. Anche il calore cresce come l'agitazione molecolare.

Zenobia Io voglio tornare di nuovo gi.

(Lo Smurz si mosso un poco e si trasporta lentamente verso la scala).

Cruche Tuo padre ha chiuso la scala...

Zenobia Schioder le assi... voglio discendere. Voglio vedere chi vive adesso in casa nostra, voglio scendere, scendere fino in basso; fino alla mia stanza di prima, quando avevo dei dischi. (Si alza, trema un po', Cruche la sostiene).

Cruche Ridistenditi rimettiti a letto coricati allungati riposati calmati.

Zenobia(va verso la scala e vede che lo Smurz si coricato sulle travi, sbarrando il passaggio. Ha un gesto di disperazione e si appoggia alla tavola)

Dammi un bicchiere d'acqua.

(Cruche riempie un bicchiere dalla brocca sul tavolo, lo d a Zenobia, ed esce. Zenobia si avvicina allo Smurz e gli tende il bicchiere. Con un gesto che pare un colpo d'artiglio lo Smurz fa volare il bicchiere. Zenobia indietreggia spaventata e cade sul letto, singhiozzando. Cruche rientra, asciuga per terra, raccoglie il bicchiere e si avvicina a Zenobia).

Cruche Non piangere.

(Zenobia si mette a sedere. Entrano la Madre e il Padre con facce di circostanza).

La Madre Quel povero uomo ha davvero troppa sfortuna.

Il Padre S, certo. Se ci consideriamo al suo confronto, noi... non siamo assolutamente da compiangere.

Zenobia Come sta Xavier?

La Madre Ascolta, piccola cara, dopo tutto quel ragazzo non lo conoscevi profondamente.

Il Padre Insomma noi viviamo qui soltanto da due giorni e Xavier era poco pi di un vicino, un conoscente.

La Madre Non puoi prender tanto gravemente tutto ci, come se si fosse trattato di tuo fratello, per esempio.

Il Padre Tuo nipote.

La Madre Tuo cugino.

Il Padre Tuo figlio.

La Madre Oppure il tuo fidanzato.

Zenobia Xavier morto?

Il Padre Eh... Eh, disgraziatamente, non si pu dire che ci sia pi molto da sperare.

La Madre Il poverino l'hanno sotterrato ieri.

Zenobia(ripete con voce assente) Xavier morto.

La Madre Fa pena vedere il dolore dei parenti.

Il Padre S, quella gente stata molto provata. Noi abbiamo veramente fortuna. (Guarda intorno a s, si frega le mani, va a colpire lo Smurz e ritorna).

La Madre Non si pu nascondere che sia molto duro per loro.

Zenobia Ah, si faranno una ragione. Tutto il mondo se ne fa una. Anche noi ci facciamo una ragione e... senza sforzo.

Il Padre La nostra sorte invidiabile, ti assicuro che invidiabile.

Zenobia Che ora ?

La Madre(guardando intorno a s) Non vedo la pendola.

Il Padre L'ho messa nella borsa grigia l'altro ieri. Cruche avete portato voi la borsa?

Cruche No. (Esce).

Il Padre Guarda... oggi non ama discutere...

La Madre Allora?

Il Padre Dobbiamo averla lasciata in basso. E non ne sentiamo la mancanza. La prova inconfutabile ne sia il fatto che siamo qui da due giorni e nessuno si era ancora accorto che mancava.

La Madre Devono essere le tre e mezzo... le quattro...

Zenobia Se avessi ancora il mio grammofono o almeno la radio...

La Madre Come? La radio? Ma noi non abbiamo mai avuto la radio, cara...

Zenobia Prima di venire quass avevamo una radio.

Il Padre Ti assicuro che sotto non avevamo radio. La pendola, s, d'accordo. Ma radio niente.

Zenobia Ho detto prima di venire quass, per dire quando eravamo in basso proprio gi.

La Madre Comunque io ho buona memoria e non ricordo di questa radio. come per il vicino, tuo padre afferma che ha l'impressione di averlo gi incontrato, quel poveretto, e anch'io gli trovo un aspetto familiare, ma non ricordo in nessun modo le eventuali relazioni che potevano legarci. Comunque, ho buona memoria e per dartene un esempio posso rievocare in un solo istante il gagliardo portamento di tuo padre il giorno che mi accompagn in municipio.

Il Padre(alla madre) Bisogna distrarre questa ragazzina. (A voce alta) Evidentemente noi non conoscevamo quasi questo Xavier, ma per pura umana solidariet, dir di pi, per spirito di buon vicinato comprendo che tu provi un vivo rammarico per la sua dipartita e provi nello stesso tempo il bisogno di attaccarti a delle futilit.

Zenobia spaventoso come si possa trovare la forza di parlare tanto ad una certa et... alla vostra et.

(Il Padre va a colpire lo Smurz a calci e ritorna).

La Madre La morte di Xavier ti ha toccato soltanto cos poco?

Zenobia Penso che sia fortunato.

Il Padre Fortunato? Ma coniglietto mio, tu non ti rendi conto che noi abbiamo un tetto, da mangiare, un po' di spazio...

Zenobia Sempre di meno...

Il Padre Sempre di meno? Ma il nostro vicino non ne ha certo di pi.

Zenobia Che me ne importa del vicino? Se a lui basta, tanto meglio per lui. Tutto ci non toglie che, una volta, anche lui avesse sei stanze come noi.

Il Padre Sei stanze? Esibizionismo.

(La Madre va a colpire lo Smurz).

Zenobia Quanti piani ci sono ancora sopra di noi?

Il Padre Non capisco la tua domanda.

Zenobia E se il Rumore ritorna?

La Madre Ma quale rumore?

(Si sente lontano il Rumore. Tutti si irrigidiscono tranne lo Smurz che continua a gorgogliare un po').

Zenobia(pallida, a pugni chiusi) E se il Rumore ritorna?

Il Padre Saliremo. (Si accosta alla scala e la scuote).

Zenobia E se non c' altro sopra di noi?

Il Padre Questa scala deve ben condurre in qualche luogo. Mi concederai almeno questa affermazione.

Zenobia(pazientemente) Ma di sopra non avremo che una sola stanza.

Il Padre Non assolutamente provato, tu non ne sai niente, non hai alcun diritto di concludere che in un cambiamento ci sar meno spazio.

Zenobia E se non ci fosse pi scala, quando avremo salito un'altra rampa?

Il Padre Se non ci sar pi scala, vuol dire che non ne avremo bisogno e di conseguenza tu non sentirai pi il tuo famoso rumore.

Zenobia(scoraggiata) Se questa la tua maniera di ragionare...

Il Padre Trovo che sei strana. Al tuo posto molte ragazze sarebbero felici.

La Madre Dimentichi che un po' febbricitante la mia povera stellina. (Va ad accarezzare Zenobia che si scansa).

Zenobia Cosa farete adesso?

Il Padre Come, cosa faremo? una domanda inutile. Il vento sta alzandosi, tentiamo di vivere.

La Madre Ti assicuro che ha la febbre. (A Zenobia) Vieni a coricarti, carina.

(Zenobia lascia fare, la madre la corica e va a battere lo Smurz. Poi ritorna mentre il padre ha preso ha sfogliare un libro canticchiando, pianissimo, quasi senza accorgersene).

Zenobia Di cosa morto Xavier?

Il Padre Scusa?

Zenobia Di cosa morto Xavier?

Il Padre Mah... di tutto e di niente. Sai bene come si muore quando si giovani.

Zenobia No.

Il Padre Insomma, Xavier avr fatto qualche imprudenza, ed il padre ha avuto il torto di non impedirgliela.

Zenobia Ha sceso la scala?

Il Padre(imbarazzato) Non so.

Zenobia Si rifiutato di abbandonare il piano inferiore?

Il Padre Eh... io non so. L'essenziale che morto.

Zenobia Ha cercato sicuramente di scendere, se non fosse cos non l'avrebbero sotterrato. Se fosse rimasto nessuno avrebbe osato di andare a cercarlo.

Il Padre Sotterrarlo, sotterrarlo, infine supponiamo che l'abbiamo sotterrato, dal momento che era morto era la sola cosa da farsi, dopo tutto.

Zenobia(sognante) E di Jean che cosa stato?

Il Padre(sinceramente sorpreso) Jean?

La Madre Di chi parli, Zenobia?

Zenobia Quando noi vivevamo nelle quattro stanze con il balcone, proprio di fianco a noi, il figlio dei vicini dall'altra met del balcone, veniva a lanciare i suoi aeroplani di carta. Si chiamava Jean e danzava molto bene.

La Madre Zenobia, pulcino mio, tu sogni ad occhi aperti.

Zenobia Non sogno.

La Madre Ascolta, perla del mio cuore, tu prendi tua madre per una vecchia matta. (Al Padre) Bisogna distrarla, ti giuro che necessario distrarla. (Va a picchiare lo Smurz).

Il Padre Come? Vero che i genitori, per quanto in loro potere di farlo, hanno il compito di formare i figlioli, dando loro un'educazione tale che il contatto con la realt della vita, che spia la loro uscita dal nido, si produca dolcemente e insensibilmente, ferendoli il meno possibile. Ma anche loro compito distrarli? E la loro formazione comporta anche la distrazione?

La Madre Un'educativa distrazione. Certamente Xavier non era unico e Zenobia deve essere preparata all'incontro con il suo futuro compagno.

Zenobia Io e questo futuro compagno, supposto che lo incontri, dove vivremo?

La Madre Non ha importanza.

Il Padre un problema che si risolver da s.

Zenobia E sar proprio il solo. Del resto chi oser porselo un simile problema?

La Madre Sono persuasa, a ben pensare, che l'esempio la migliore guida. Nel caso il nostro esempio.

Il Padre Il nostro esempio effettivamente esemplare. (Alla madre) E se miniassi la nostra avventura?

La Madre Caro, tu mimi cos bene. Parla e non limitarti a mimare. Perch privarti di un mezzo d'espressione di cui hai la pi completa padronanza?

Il Padre Ricostruiamo. (Comincia il racconto) Un bel mattino di primavera la citt era in festa, con gli stendardi ondeggianti al vento. Il chiasso dei veicoli a motore copriva il giocoso rumore sorgente dall'enorme formicaio umano. Io, con il cuore vibrante di scariche elettriche, contavo le ore con l'aiuto di un antico abbaco cinese, ereditato da un mio prozio che aveva partecipato al saccheggio del Palazzo D'Estate di Pechino. (S'interrompe e riflette) A proposito: dov' andato a finire questo abbaco? (Alla Madre) Non l'hai pi visto recentemente?

La Madre No, mai pi visto. Te lo assicuro. Forse lo ritroverai disfacendo i bagagli.

Il Padre Non importa, comunque il fatto c'.

Zenobia Se successo molto tempo fa, il fatto non c' pi. Il fatto che tu ricordi di tutt'altro ordine.

Il Padre Zenobia, io cerco di distrarti, ma tu non farmi perdere il filo.

Zenobia(con indifferenza) Continua, continua. (Esce per andare nell'altra stanza).

Il Padre In breve, io contavo le ore, e poich sono ferrato in aritmetica, il calcolo non presentava alcuna difficolt. Non pi di certi altri calcoli, come la circonferenza del cerchio, il numero di grani di sabbia contenuti in un mucchietto di sabbia, per il qual calcolo si procede come la somma dei mucchi di sassi e cos di seguito. I fornitori andavano e venivano incessantemente nell'anticamera della felice sposa, piegati sotto il peso dei mazzi di fiori, di frutti, di biancheria sporca, perch molti - non so come - la confondevano con la lavanderia vicina. Ma io tutto ci non lo ripeto che per sentito dire, perch lei era a casa sua e io a casa mia. Io ero pronto, risplendente dall'aria di salute che aleggiava intorno alla mia faccia ben rasata. E, solo con i miei pensieri, che significa veramente solo, mi preparavo a questa unioni di stati civili di cui si ben potuto dire che... eh...

La Madre(riflettendo) Ma chi ha potuto dire...

Il Padre Collaboriamo, collaboriamo. Ti passo il compito.

La Madre Io, da parte mia, timida e nello stesso tempo avvampante, nonostante sapessi, perch i miei parenti erano gente moderna, che cosa mi sarebbe capitato, ch questo birbone non aveva pace fino a quando soli, io e lui, non mi avesse afferrata, parlavo continuamente di una cosa e dell'altra, degli argomenti pi disparati, circondata dalle damigelle d'onore, perch una sposa in quel giorno non pensa che a quel piccolo incidente che la societ si rifiuta di nominare prima di averlo subito... Tranne che tra i primitivi, che sono ben da compiangere... (Al Padre che ritorna da aver colpito lo Smurz) Leone, riprendi tu. Questa evocazione mi snerva.

Il Padre Io bollivo, il sangue era in effervescenza. Quando il sangue fa delle bolle, l'embolia non lontana. Cos dicevo a mio cugino Gautier, Jean Louis Gautier che stava entrando in casa e che aveva terminato gli studi di medicina. Non credi che un salasso mi farebbe bene? , il cugino scoppi a ridere. (Ride anche lui) Rideva tanto... che anch'io mi misi a ridere. Era davvero troppo ridicolo... (Pausa, poi riprende con calma) Come ci siamo divertiti quel giorno.

La Madre Avevo ventidue anni.

Il Padre Passo subito alla cerimonia. (Sempre mimando) Accettate di prender in moglie questa incantevole biondina? Come, signor sindaco, voi cosa fareste nei miei panni? Io, rispose il sindaco, non c'entro, prima perch sono il sindaco, poi perch sono invertito. (Ridendo e battendosi le mani sulle cosce) Questa era divertente, cosa viene in mente al sindaco di fare una simile dichiarazione proprio in quel momento. Sincero o no che fosse, ormai l'aveva detto.

La Madre Peccato. Era cos un bell'uomo.

Il Padre Il parroco a sua volta: Amatevi gli uni e gli altri . L'incenso, i bambini del coro, la questua. In breve, avevano fatto le cose molto bene: le questue sono state cinque.

La Madre Sei sicuro?

Il Padre Affastello un po' le cose, ma ricordo con precisione le cinque questue, perch il fatto era straordinario. Poi il pranzo dai suoceri.

(Cruche appare con un piatto ricolmo di carne: bue e punte di pollo. Il Padre, facendo il verso con la gola)

Ci siamo ingozzati.

La Madre Esageri.

Il Padre Ci siamo ingozzati di cibo.

(Prende il piatto che gli porge Cruche e si mette a mangiare. Cruche far per uscire ma il Padre facendo schioccare le dita la richiama. Cruche capisce e rif la scena, cio picchiare indifferentemente lo Smurz. Assegnatagli la consueta razione di botte, esce)

Lo champagne correva a torrenti, come si dice, che inebriavano tutti.

La Madre Era spumante.

Il Padre I tuoi parenti erano avari, vero. (Entra Zenobia mangiando un sandwich).

Zenobia finito il tuo suono e luce ?

Il Padre Il seguito lo lascio alla vostra immaginazione. Noi eravamo soli, sposati dal mattino, nella piccola stanza...

Zenobia(troncando) Nove mesi pi tardi sono nata io.

La Madre Noi ci andammo a stabilire a Arromanches dove ti offrirono un buon mestiere.

Il Padre Scorticatore. Un po' come essere scultore, ma pi vario.

La Madre Ed eccoci qua, una famigliola sorridente.

(Il loro balletto termina, lei va verso il marito, lui verso di lei e insieme verso lo Smurz che colpiranno con violenza)

Felici, uniti malgrado le avversit.

(Scarica finale allo Smurz).

Zenobia(con voce pallida) E dopo non successo nulla? (Si siede sul letto).

Il Padre Dopo?

Zenobia Dopo Arromanches.

Il Padre Abbiamo lasciato il villaggio per la grande citt, e continuiamo la nostra vita di coppia unita nel bene e nel male, ed in ci che sta nel mezzo di questi limiti e che pi normale, perch il bene ed il male sono come le ore di punta, sono eccezionali.

Zenobia Per l'elettricit le ore di punta non hanno nulla di eccezionale: consuetudine giornaliera.

La Madre Zenobia, io mi domando da chi tu puoi aver preso questo tuo carattere tanto raziocinante.

Zenobia L'ho preso da voi e probabilmente per legge di contrasto.

La Madre Ho un bel ripensare ai membri della famiglia, non arrivo a immaginare per quale fenomeno hai ereditato queste particolarit e da chi le hai avute.

Il Padre(alla madre) Si pu studiare con metodo la famiglia. Se lo desideri. Tutto ci che fatto con metodo, m'incanta. Si potr ricostruire un albero genealogico e tu mi aiuterai.

Zenobia Farai meglio a non ricostruirlo. Io lo lascerei cadere, l'albero.

(Cruche entra e comincia la sua filastrocca).

Cruche Lei passa la mano - si libera - abbandona - non cammina pi. Zenobia evade -fa vacanza - se ne infischia - si disinteressa della situazione.

Il Padre(imperativo) Cruche, ci si domanda perch voi vi immischiate.

Cruche Chi che si pone questa ridicola domanda?

Il Padre Io.

Cruche Allora non dite ci si pone, dite: io mi domando... ecc. . Oppure dite: Cruche sono grattacapi vostri? . Oppure: in cosa vi riguarda tutto ci? . Ed ancora: quale interesse pu avere per voi? . Ma siate diretto, perbacco; non procedete per allusioni. Alludo forse io? (Tranquillamente si mette a lucidare un qualsiasi pezzo del mobilio).

Il Padre Ah... in nome di Dio... (Furioso va a versarsi un bicchiere d'acqua, mentre la Madre, che ha trovato uno di quegli antichi e lunghi spilloni da cappello, lietissima della nuova arma, va a punzecchiare lo Smurz) Non vi pago per discutere.

Cruche Ho un certo lavoro da vendere, e lo vendo; al prezzo che me lo pagate, vi assicuro che non ne siete derubato. Ed al di fuori della vendita, nulla vieta al venditore di discutere col compratore, specialmente poi se non c' frode nella merce. (Sbatte rumorosamente per terra il suo strofinaccio) Del resto io chiudo.

Il Padre Come chiudete?

Cruche Non vendo pi. Andr a vendere altrove, o meglio, e se pi vi piace, voi andrete ad acquistare altrove.

Zenobia Cruche, tu te ne vai veramente?

Cruche Senti, tuo padre veramente troppo idiota. Cosa e come si crede? Io sono l'unica che non rischia niente qui...

Il Padre(superiore e sarcastico) Potreste spiegarmi in che cosa voi non rischiate?

Cruche Perch io vendo un lavoro molto richiesto dai fannulloni, pigri, buoni a niente, inutili, poltroni, elementi sfruttatori della societ. Di tali elementi, di tali bestie, abbonda la terra. (Si preme il cappello di paglia in testa, afferra una valigetta ed esce).

Il Padre A momenti mi insultava.

(Cruche ritorna, posa la valigia, abbraccia Zenobia).

Cruche Arrivederci, gattino. Fai molta attenzione. (Riprende la sua valigia e si avvia).

Il Padre(imperativo) Cruche, voi dimenticate qualcosa...

(Cruche guarda intorno a s, fissa per qualche attimo lo Smurz, fa segno di no).

Cruche No, non vedo niente... (Esce e chiude la porta).

Il Padre(fregandosi le mani) Bene. Abbiamo fatto bene a sbarazzarcene: questa ragazza diventava sempre pi insolente. Sono soddisfatto. (Va picchiare lo Smurz) Inoltre faremo economia, e praticamente avremo una stanza in pi.

Zenobia(freddamente) Non dormir sola qui.

Il Padre Bene, non sarai sola se dormirai con noi, da una parte.

Zenobia Potrei dormire sola, da una parte.

Il Padre(ride) Come corri, la camera migliore per la signorina...

Zenobia Perch si hanno dei figli? Per dar loro la camera pi squallida?

La Madre Zenobia, non prenderla su questo tono... Del resto, non sempre si hanno figli intenzionalmente.

Zenobia(duramente) Se non si sa, ci si trattiene.

Il Padre Uhm... (Alla madre) Trovo che molto cresciuta.

La Madre Possiamo ancora considerarla una bambina?

Il Padre vicina all'et adulta.

La Madre un'adolescente, ma gi formata.

Il Padre Non ci sarebbe niente di strano che fosse sposata.

La Madre Se fosse sposata non sarebbe giusto che si sacrificasse per i vecchi genitori?

Il Padre Bisogna aggiungere che noi siamo gi sistemati nell'altra piccola stanza a parte.

(La Madre va alla porta, gira la maniglia ma non si apre).

La Madre(con voce bassa e turbatissima) Leone!

Il Padre(ritorna asciugandosi le mani dopo aver colpito lo Smurz) Cos'hai? mi hai fatto paura.

La Madre Leone, la porta non si apre pi.

Il Padre Non dirlo... C' la valigia nera e la mia macchina fotografica. (Va alla porta e cerca di aprirla, invano) Cruche che l'ha chiusa con la chiave, andandosene.

(Si sente lontano il Rumore: tutti si immobilizzano).

Zenobia(indifferente) Cruche non si avvicinata alla porta.

Il Padre Non chiusa con la chiave, la maniglia come bloccata. Saldata.

Zenobia(imitando Cruche) Incuneata fissata in strappabile inchiodata impossibile a muoversi. E, per cos dire, non si pu pi girare. (Scoppia a ridere ma si ferma subito).

Il Padre(va alla porta del pianerottolo, cerca di aprirla, si apre. Giovialmente, con un sospiro) Ah, pensavo che questo funzionasse ancora... si ha torto ad allarmarsi subito. Tutto va bene: ci rimane una stanza di dimensioni abbastanza vaste, e per fortuna da questa parte che si trovano il fornello e il lavandino. (Ride) Vedi? Saremmo rimasti rinchiusi se fossimo stati nell'altra stanza. (Rivolto a Zenobia) Che, detto tra noi, non aveva proprio nulla di eccezionale, te l'assicuro. Starai molto meglio qui, con noi.

Zenobia Certamente.

Il Padre Nondimeno, mi credo in dovere di prendere altre elementari precauzioni. (Va alla scala e la scuote) Mi sembra pi traballante di ieri. Non trovi, Anna?

La Madre Non ci ho badato, ma se lo dici tu, mio caro, certamente vero.

(Il Padre con slancio sale pi volte la scala per provarla).

Il Padre No, ha l'aria di mantenersi ancora. Organizziamoci. Dove faremo dormire la piccola?

Zenobia Per terra, star bene. (Si siede portandosi una mano al capo; oscilla un po').

La Madre Zenobia, non essere sciocca, ti metteremo in un angolo molto comodo. (Al padre) Leone, ho un'idea: potresti chiedere al vicino in prestito il letto di Xavier.

Il Padre Eccellente suggerimento. (Si frega le mani) Anche se la cosa mi imbarazza un po' dato il lutto molto recente.

La Madre Xavier amava molto la piccola. Ma cos'hai mio pulcino verdolino?

Zenobia Ho mal di testa.

(La Madre si avvicina, le prende il polso come fanno i medici, mentre il padre grattandosi il mento si guarda intorno).

La Madre Non niente, un po' di febbre.

Zenobia Vorrei delle arance.

La Madre Ascolta, gattino mio, non sei ragionevole. Lo sai bene che le teniamo per tuo padre che ne ha bisogno per la sua salute.

Zenobia S, ma io le vorrei lo stesso.

La Madre Zenobia, cerca di renderti conto della situazione attuale. Abbiamo soltanto pi poche arance, tuo padre un uomo adulto, un uomo fatto, con i suoi scompensi e le sue necessit; le arance non sono per lui una golosit, ma una necessit. Noi abbiamo il dovere di dare a tuo padre quel succo vitaminico del quale abbisogna. D'altra parte tu, una ragazzina, una bambina... sei soltanto una promessa della vita, e noi non possiamo puntare su di te. Io sono per persuasa, notalo, che arriverai ad essere qualcuno; ma credo anche che, per ora, tra il fiore e il frutto prudente scegliere il frutto.

Zenobia Sarebbe pap il frutto?

La Madre Non che un paragone, ma significativo: il fiore deve sacrificarsi al frutto.

Zenobia Ah.

Il Padre(uscendo da una meditazione) La miglior cosa sarebbe che la piccola stessa andasse a chiedere il letto di Xavier al vicino. Non pu rifiutare. Tutto questo mi mette un po' a disagio... non proprio mia abitudine...

La Madre Lei non domanda di meglio, in fondo per lei il letto; vuoi provare, mia piccola perla?

Zenobia(voce stanca) Ma certo, perfettamente normale che ciascuno se la sbrogli da s.

La Madre Cos questa sera avrai un buon letto per dormire.

Zenobia l'essenziale. (Si alza).

Il Padre Del resto cosa rischiamo a domandare questo letto al vicino? Se accetta, bene: se rifiuta...

Zenobia Rifiuta.

Il Padre Ecco: non c' nessun pericolo.

Zenobia Tu il pericolo non l'hai mai visto, come puoi parlarne?

Il Padre Me ne rendo conto quando c'. Tu credi di conoscerlo meglio?

Zenobia da molto tempo che lo vedo. (Guarda lo Smurz). No, non ho paura del vicino... (Va alla porta, esce, traversa il pianerottolo, la si vede bussare alla porta del Vicino ed attendere).

Il Padre C' sicuramente, insisti un po'.

(La Madre va ad aggredire lo Smurz, il Padre si siede con un libro. Zenobia batte, poi ritorna e si affaccia alla porta).

Zenobia La porta sembra bloccata.

Il Padre Ma no, suona bella mia... Sei abbastanza grande per prendere da te un'iniziativa cos semplice...

(Zenobia alza le spalle, riattraversa il pianerottolo e risuona all'uscio del vicino. La porta del Padre si chiude immediatamente. Zenobia bussa inutilmente alla porta del Padre. Il Rumore si fa man mano pi forte. La Madre atterrita e immobile; il Padre ha abbandonato il libro, la Madre va alla porta e cerca di aprirla, lascia cadere il braccio, ritorna sul letto, liscia la coperta. Il Rumore cessa e anche i colpi di Zenobia. Silenzio. Lo Smurz sembra torcersi dal ridere)

Calmati, mia cara. I ragazzi finiscono sempre col lasciare i genitori. la vita. (Va a picchiare forsennatamente lo Smurz, ma pi con dolore che con rabbia. Lo Smurz ride, si contorce dal ridere, sghignazzando).


ATTO TERZO

(Una stanza ancora pi piccola delle precedenti. Una mansarda. Un'alta piccola finestra da cui si vede un blu luminoso. Una scala da cui si vedr arrivare il padre. Una porta bloccata. La stanza scura senza alcuna comodit, un letto squassato, un tavolo vecchio, uno specchio screziato, nessuna scala che sale. Il Rumore in piena azione, monotono e fastidioso. Una lieve luce sale. Senso di trambusto. Lo Smurz in penombra. Grida indistinte della Madre, poi voce del Padre dal basso mentre sta salendo, come al primo atto).

Il Padre(gridando) La borsa gialla. Soprattutto non dimenticare la borsa gialla, Anna: c' il macina-legumi, dentro.

(Appare con pacchetti che lancia davanti a s, e scende per tre o quattro volte)

Anna, Anna, vieni, svelta, andiamo, passami la borsa gialla. (Innervosito)

Ma no, che non rischi niente, passami la borsa gialla. Ti dico che abbiamo tutto il tempo... Adesso la valigetta di fibra...

(Mormorio indistinto della Madre)

Ma s, buon Dio, appoggiata al tavolo della toletta, l'avevo preparata io stesso. (Ridiscende, prende la piccola valigia e riappare). Credo che resti solo la borsa della biancheria).

Voce della Madre Non avr il tempo.

Il Padre Ma certo che avrai il tempo... l, l, quante storie per cos poco...

(Si sente un grido atroce della Madre)

Anna, Anna cosa c'?

(Voce confusa, non comprensibile della Madre)

Ma certo, cara, sono qui. (Risalendo) Fa' uno sforzo... Ridiscendere per cercarti? Andiamo Anna, non fare la bambina, ho le braccia e le mani ingombre di pacchetti.

(Secondo grido acutissimo)

Anna, non giocare a farmi paura, andiamo non pi per la tua et.

(Indietreggia prudentemente, prende gli attrezzi dalla scatola e le assi. Incomincia a chiudere la botola. Si piega con un orecchio in ascolto, chiama con tono inquieto, pi ipocrita che inquieto)

Anna... insomma, rispondi. Ti prego, Anna, devi rispondermi. Capisci che significa? Non possibile, non risponde pi.

(Resta in ascolto: il Rumore cessa, si sente solo movimento al piano di sotto)

Anna, non la maniera di tenere in agitazione la gente... andiamo, Anna.

(La luce viene pi forte dalla finestra e illumina lo

Smurz in un angolo. Il Padre con un martello in mano e i chiodi in bocca chiude febbrilmente la botola monologando con frasi mozze)

Dopo vent'anni di matrimonio, abbandonare un uomo in questa maniera... Le donne sono proprio incredibili... (Scuote la testa) Incredibili. (Inchioda l'ultima asse e si rialza) Ecco... cos... cos deve andar bene.

(Si rialza, guarda intorno, ha un sussulto vedendo lo Smurz)

Vediamo... uhm... grazioso qui. (Percorre la stanza passando rasente i muri) I muri sono buoni. (Alza la testa) Nessuna possibilit di fuggire dal tetto. (Prova la porta che non si apre) Niente porta... Tutto come... voglio dire come supponevo. Non ci sar pi ragione di servirsene. (Passandogli accanto d un calcio allo Smurz) Cosa perfettamente logica, non importa se non riconosciuta dagli altri. Non sono una persona qualunque, io. Ben lontano dall'essere una persona qualunque. (Si irrigidisce) Chi sono, io? (Tono declamante) Ricapitoliamo: Leone Dupont, et quarantanove anni, dentizione buona, vaccini elegantemente distribuiti sulle membra. Altezza un metro e ottanta, che superiore alla media, conveniamone; sano di corpo e di spirito, intelligenza di cui egualmente si hanno ragioni tali da credere superiore alla media. Campo di azione: una stanza di proporzioni, parola mia, largamente sufficienti per un uomo... ehm... un uomo solo. (Silenzio)

Un uomo solo. (Lieve riso) Ma s. (A voce alta come uno che si fa coraggio al buio) Per un uomo solo, ecco. Domanda: cosa fa un uomo solo nella sua cella? (A se stesso) Cella forse troppo forte? C' una finestra, qui, che largamente sufficiente per lasciare il passaggio ad un uomo di corporatura normale. Dunque, perch cella? (Si avvicina alla finestra) Un passaggio normale da permettere ad un uomo... (guarda in basso, si volta e ritorna) ... di rompersi la faccia sul selciato, cadendo da un'altezza di ventinove metri e rotti... C' un piccolo balcone sul quale si potrebbero far crescere piselli odorosi anemoni caprifoglio convolvoli malvarosa, sempre che si desiderassero delle distrazioni. Strano, questo modo di enumerare scandendo, mi ricorda qualcuno, non si sa bene perch. Chi? Ecco tutto il problema. Del resto quando dico far crescere, un modo di parlare; detto tra noi questi vegetali se la sbrigano molto bene da loro. (Ritorna al centro della stanza) Ma io mi ero fatto una domanda. Cosa fa un uomo solo nella sua... nel suo ritiro? Ritiro: l'espressione non proprio esatta. Cio esatta, se la si considera in una delle sue accezioni pi correnti: l'eremita nel suo ritiro, il benedettino nel suo ritiro... Ma nel ritiro non c' anche fuga, manca la volont per la stessa deliberata decisione di isolarsi. Fuga dal nemico: una fuga questo continuo ascendere? Un uomo... (va a picchiare lo Smurz) ... degno di questo nome, non fugge mai. Fuggire passi; ma fuga va bene per il gas. (Pausa, non ride) No, questo non fa ridere. strano. Per sovente si batte in ritirata... cosa si batte? Il nemico. Cos per ritorno continuo nelle cose questo mio ritiro sar anche la mia vittoria sul nemico. Quale nemico? (Pausa) Ecco ci che bisogna riconoscere. Non ho raggiunto l'et matura dell'uomo senza aver manifestato, come tutti gli uomini liberi, un attaccamento all'entit invisibile ma palpabile, intangibile, ma quanto impressionante, che siamo d'accordo di chiamare la patria, bench nelle lingue straniere abbia un altro nome. Con l'aiuto delle mie ordinarie qualit ho ottenuto, al servizio della mia patria, titoli di riconoscenza discretamente manifestati da qualche filetto dorato sulla manica della giubba. (Si abbassa per aprire la valigia, si rialza e s'interroga) Quale forza mi spinge, ora, ad indossare la mia divisa di Conestabile di riserva? Sono dunque una bestia da agire secondo istinto? No! Alla base di ogni mio atto c' una ragione ragionante, una riserva ragionante, un'intelligenza attiva e quasi cibernetica e questo perch essa governata da una legge pi alta e forte di me: il disinteresse. (Si gratta il mento) Innegabilmente il Rumore la causa del mio ascendere. E perch vestire la mia uniforme udendo il Rumore? Ah, se qualche staffetta fosse entrata nella stanza coperta di sangue e fango secco, brandendo un messaggio profilato di nero e carico di un amaro significato, gridando: all'erta! o all'armi! accasciandosi eroicamente al suolo, certo in un caso simile mi troverei giustificato... (Spinge la valigia con un piede) Ma cosa successo? Ho sentito un Rumore e sono salito. Una situazione identica a quella in basso. l'origine che bisogna colpire... il Rumore che causa di tutto. (Si volta, colpisce con veemenza lo Smurz, ghigna) Un tempo ho finto di non udire... l'apparenza... di fronte alla famiglia. (Riflette) La mia famiglia. Avevo dunque una famiglia. A momenti mi sembra di essermi appropriato dei ricordi di un altro. (Ride) Di qualcun altro, dal momento che sono solo... impagabile. Per tornare a questo Rumore, non mi si toglier dalla mente che un segnale... (Si interrompe, pensieroso) Sono sicuro che, essenzialmente, la mancanza di una reale calma mi impediva di scoprire l'origine e il fondamento delle cose. (Con soddisfazione) Ed eccone la prova. Sento di essere sulla strada di fare una enorme scoperta. (Pausa) Un segnale. Un segnale d'allarme, innanzi tutto. Il mio segnale d'allarme; ma questo il suo compito per me. Questo segnale che si fa udire. (Pausa)

Supponiamo che il problema sia risolto. Abbandono il campo. Non salgo pi di un piano. Bene. Perch? perch sento il segnale. Va da s che questo segnale dunque diretto contro il fatto che io resti. Che cosa pu dunque accadere se resto? Me lo domando e me lo domander sempre, ma il mondo fatto cos. Il segnale diretto contro di me. dunque aggressivo; un segnale d'attacco. (Ritorna presso la valigia) Che si voglia attaccare un uomo come me, questo mi riempie di stupore, ma una cosa sicura: chi dice attacco, dice difesa. E chi dice difesa... (Si sporge e tira fuori dalla valigia la sua uniforme) Per fortuna, in caso di difesa, sono parato. Conestabile di riserva... non gran cosa, forse... ma ci penseranno due volte. (Comincia a cambiarsi e mettersi l'uniforme) Ecco fatta luce sulla mia situazione. Mi si attacca: mi difendo... o almeno mi preparo a difendermi. Per il fatto che in questa stanza mancano le uscite sono incline a credere, mi sono detto, che gli attacchi sono oramai senza oggetto. Se si vuole che me ne vada di qui, ho gi notato, me ne avrebbero dati i mezzi. (Pausa. Si aggiusta addosso la uniforme)

La mia sciabola. (Apre un'altro involto arrotolato a guisa di tappeto e ne tira fuori la spada che cinge) Metter il kep a suo tempo e se sar il caso. Ricordo...

(Pausa, freddamente)

Non ricordo. Un uomo della mia et non vive nel passato, sto costruendomi un avvenire.

(Si butta sullo Smurz e tenta di strangolarlo, con fredda calma, parlando con una voce assolutamente normale)

Credo che ci che star meglio sulla finestra saranno dei piselli odorosi. Amo il loro profumo.

(Si rialza. Lo Smurz resta inerte per qualche minuto poi ricomincia a gorgogliare ed a riprendersi)

Dei piselli odorosi che raccoglier a suo tempo, al momento giusto, all'occasione, sarebbe a dire grosso modo quando saranno in fiore. Perch io amo i fiori. Un guerriero che ama i fiori, potr sembrare bizzarro, ma comunque io sono guerriero ed amo i fiori. Ma forse tale dichiarazione sta a giustificare che non sono guerriero, ma credo soltanto di esserlo?

(Pausa, si rialza e annuncia)

Confessione. In realt, quale momento sarebbe migliore per aggredire la realt, come lo sparviero la sua vittima, che quello in cui l'uomo, isolato per forza di cose, si trova davanti la sua anima nuda che lo guarda bene in faccia? L'abitudine di giudicare dalle apparenze esteriori ancorata nel cuore dell'uomo come il muschio alla pietra. In realt, malgrado la mia divisa, non faccio altro che manifestare una caratteristica nazionale, fondamentalmente antimilitarista. (Pausa) Ci si perde sovente in congetture sulle ragioni che spingono nel seno di un popolo il gusto e il desiderio dell'uniforme. (Sogghigna) Ah... ah... il motivo per semplice: la ragione d'essere del militare la guerra; la ragione d'essere della guerra il nemico. E un nemico vestito da militare, per un antimilitarista, due volte un nemico. Un antimilitarista non ha meno forte il sentimento nazionale e dunque cerca di nuocere al nemico della sua nazione. Ora quale mezzo migliore di opporre al nemico vestito da militare un altro uomo anch'esso militare? Ne deriva da ci, che tutti gli antimilitaristi devono entrare nell'esercito. Cos facendo, raggiunge tre scopi: primo irrita il militare nemico; secondo, dispiace nel proprio paese ad un militare di diversa arma, poich sacrosanto che tra uomini in diverse uniformi ci si detesti; terzo, egli si trasforma in elemento di un esercito che aborrisce e che perci sar un cattivo esercito. Perch un'armata antimilitarista ha in s il suo cancro e non sapr opporsi ad una vera armata, composta di civili patrioti. (Si gratta il mento) Il mio nemico sar civile?

(Pausa e cambiamento di tono)

Si ha torto di consacrare alla pura speculazione un tempo che dovrebbe essere dedicato all'esame delle realt tangibili, udibili, in una parola accessibili ai nostri sensi. In certi momenti io mi domando se non sto giocando con le parole.

(Pausa. Guarda la finestra)

E se le parole fossero fatte per questo? (Pausa, poi annuncia) Ritorno alla realt. Questo ritorno che interrompe per una confessione ben iniziata, mi sembra essenziale. Prova in effetti che ho idee un po' su tutto, non c' che constatare ci che ho scoperto a riguardo di una uniforme, e l'uniforme banale di un Conesta-bile di riserva. Avrei potuto, e non tutti sono in grado di farlo, dare opinioni su altri grandi problemi dell'uomo... Ma una lusinga? I grandi problemi non si pongono unicamente quando si vive in societ? (Pausa) Ora io sono solo. Solo.

(Si gira e vede lo Smurz che si alzato e si avvicina alla finestra. Ha un moto di paura. Si capisce che per la prima volta egli ha l'impressione di non essere di fronte ad un oggetto. Parla come se volesse difendersi)

Io ho sempre avuto l'impressione di essere solo, comunque. Ci vorrebbe l'evidenza... Una chiara prova di mutamenti per indurmi a rivedere questa impressione, tanto vicina alla certezza. Ho avuto torto o ragione di ricapitolare prima di passare al repertorio... di fare passare la sintesi, prima dell'analisi? (Si tocca gli occhi, parla come per difendersi) Vedo. (Si tocca le orecchie) Sento. Inventario.

(Da questo momento eviter sempre di pi lo Smurz che invece non lo perder d'occhio un istante)

Il mondo non ha ragione di stendersi molto al di l dei muri che mi circondano: sicuro, per, che io non ne sono il centro. Devo elencare anche i miei organi interni? Forse sarebbe spingere troppo oltre l'analisi. E io non conosco il mio corpo di dentro che per sentito dire ed in maniera troppo vaga. possibile che il mio cuore faccia circolare il sangue, potrebbe anche esser vero che il movimento del sangue faccia battere il cuore... No, soltanto l'esterno. (Va allo specchio) Con il suo aiuto posso progredire pi in fretta. Mi sono sempre chiesto per quale motivo un uomo portato a desiderare un indirizzo particolare nel suo aspetto fisico, e specialmente a farsi crescere la barba. (Si carezza la barba) Forse preoccupato di rispondere a questa domanda, mi sono lasciato crescere la barba? E mi sento in grado di affermare che di motivi non ce ne sono: mi sono lasciato crescere la barba per capire perch ci si lascia crescere la barba, ma non ho trovato nient'altro che una barba. La barba ha come ragione la barba e basta. (Riflette)

Buon inizio. No, decisamente le mie capacit non si sono indebolite con l'altezza. (Intenzione nel riferimento all'altezza; quindi si piega con una mano alla fronte) Mi pare che una volta noi eravamo in molti qui e che faceva meno caldo...

(Si toglie la cintura dell'uniforme, della quale automaticamente si va spogliando piano piano)

Questa mansarda mi rattrista. Eravamo in molti, ma io conservavo la maggioranza assoluta. Non siamo pi in molti e sento che la mia maggioranza si sta disgregando. Paradosso... a colpo sicuro. Paradosso. (Cambia tono; si affaccenda intorno ad una valigia) Una volta avevo una rivoltella oltre alla spada. Preferisco la rivoltella. (Tocca la rivoltella, la verifica) un'arma leggera, ben manovrabile, che deve permettermi di riconquistare le sedi perdute...

(Punta su alcuni oggetti, indi sullo Smuri, fermamente, ma questo lo impietrisce non cessando di fissarlo. Abbassa infine l'arma. Divagando)

Parlavamo della mia barba? Vive, perch cresce; se la taglio, muore. Una pianta, niente di pi di una pianta. (Va alla finestra) Delle cappuccine, invece di piselli odorosi? Sono bellissime e potrei mangiarle in insalata. Prodigiosa armonia di ossa, di carne, del sistema solare che riunisce nell'uomo il regno animale, minerale e vegetale. Si pu dire altrettanto di qualunque altra bestia pelosa; e questo perch... l'uomo il solo animale che non sia un animale.

(Freddamente alza la rivoltella, punta, spara sullo Smurz che rimane impassibile. Pausa. Riprende con voce meno ferma)

A quanto ricordo questa rivoltella era caricata a salve. Se non fosse cos, evidentemente non mi sarebbe venuto in mente di sparare nella mia stanza, col rischio di ferire qualcuno.

(Comincia a girare e rigirare attorno allo Smurz come attorno ad un serpente)

Le persone che si lasciano trasportare da atti cos sconsiderati, non meritano di fregiarsi del titolo di piante pensanti... Eppure fa comodo. (Mira alle finestre e il vetro si rompe con fracasso) Beh?! Caricato a salve? (Guarda la pistola e la getta via) Per ci che mi riguarda, questo individuo pu andare a farsi benedire; bisognerebbe trovare il tempo per fare un inventario, ed io non ho questo tempo. L'avevo una volta sul mio camino, in una scatola. (Si inginocchia per terra, appoggia un orecchio, ascolta)

Si devono esser dimenticati di salire. (Finendo di sfilarsi l'uniforme, si ritrova in mutandoni)

No, non ho pi il tempo, forse non l'ho mai avuto. La vita uno scandalo. Bisogna che mi rivesta. (Fruga nelle valigie e ne ritira un austero completo: calzoni grigi e giacca nera) Ecco un abito che mi ricorda qualcosa. Una cerimonia. Solennit. (Scuote la testa) No, non ricaver nulla dagli oggetti. (Si riveste con l'abito che aveva all'inizio) Cos mi sento meglio non c' che dire. (Scopre un movimento dello Smurz e scatta. Pausa) Il sentimento della solitudine, nell'individuo adulto pu svilupparsi altrimenti che a contatto con i suoi simili? Se cos questo sentimento io l'ho provato da sempre e mi veniva da una o da diverse persone con le quali convivevo. Forse, persone ipotetiche. Tento tutto ci per facilitare il ragionamento da cui mi libero in questo momento.

(Mentre parla prende oggetti vari dai bagagli e li avvicina allo Smurz come deponesse omaggi)

Se io mi sentivo solo era perch non ero solo; quindi, ne deriva che se continuo a sentirmi solo... (Si interrompe, va alla porta, cerca di aprirla invano e la batte in un eccesso di rabbia) Non vero: sono solo... Ed ho sempre fatto il mio dovere. (Pausa) Noi corriamo a rompicollo verso l'avvenire e andiamo cos in fretta che il presente ci sfugge e la polvere che segue la nostra corsa ci nasconde il passato. Da qui... l'espressione ben conosciuta... (Pausa) Uh, sono centinaia le espressioni ben conosciute che potrei enumerare... Frasi fatte.

(Comincia ad avere il fiato corto. Pausa. Riprende in tono differente e voce atona)

Io non sono solo, qui.

(Sembra cercare qualcosa senza togliere gli occhi dallo Smurz. Si sente il Rumore lontano che per man mano, distintamente si avvicina)

Chiudere gli occhi dinnanzi alla evidenza un metodo che non ha mai dato alcun risultato... passi per un cieco... Non sento niente. (Pi forte) Non sento niente. (Prende il trita-legumi dalla borsa gialla e cerca di manovrarlo)

Una volta almeno ci restava la speranza di una generazione futura che lavasse i panni sporchi degli antenati... nel... in un trita-legumi.

(Grida mentre il Rumore cresce)

Non sento niente. (Getta il trita-legumi e si guarda le mani) Queste mani sono bianche. (Guarda la finestra)

L'idea delle cappuccine non era cattiva, ma penso che il caprifoglio mi dar soddisfazioni certo migliori. Pi elevate. Non si mangia. Controller i miei appetiti. (Urla) Lo giuro, controller i miei appetiti. Per rendermene meglio conto e meglio sopirli. (Si getta in ginocchio ed urla) Non sento niente, non sento niente.

(Il Rumore cessa, lo Smurz si accascia a terra visibilmente morto contro il muro. Si sente battere alla porta: il Padre si scuote sorpreso)

Conti? Non ho conti da rendere. Sono stato sempre solo. Nella polvere del passato non distinguo niente. (Traballa, resta attaccato alla finestra) Copre la gente come le coperte, come i mobili... Erano dei mobili... non erano che dei mobili.

(I colpi sono cessati. Il Rumore riprende, molto vicino: brancola, cerca un appoggio per il piede) Scusate... non sapevo... (Scivola e cade urlando) Io non sapevo...

(Il Rumore e il buio trasparente invadono la scena: si apre la porta e entrano vaghi, spettrali profili di Smurz).

♦ Copyright 1961 by eredi Boris Vian * Vietato ogni adattamento, anche parziale. Protetti i diritti per il cinema, la radio e la TV.

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