IL VELO IMPIGLIATO
Commedia in un atto
di GINO ROCCA
PERSONAGGI
LEI
LUI
STREVI
Commedia formattata da
Notte d'autunno in una piccola stazione della pianura . sper-duta fra due lontananze)). Contro i piatti sfolgoranti delle lampade elettriche sbattono ancora certi farfalloni moribondi: e sulle pietre della banchina deserta crepita, striscia e balza qualche foglia secca ad ogni soffio dilla tramontana. Lungo le rotaie, da un punto lontano sull'orlo della boscaglia, cola una luce immobile, di sangue. La pianura si sperde, come il fondo d'uno stagno notturno, sotto un velo di bruche algose e giallastre, attraverso le quali si sollevano gli acquitrini a. scendono le rugiade.
Lux fermo sulla soglia della lugubre sala d'aspetto: giovane, snello, pallidissimo. Ha In labbra arse e un cerchio di dolore intorno agli occhi. Chiede qualche cosa ad un impiegato che passa rapidamente: la sua voce pare spenta da un tremore nervoso, da un'ansia repressa. L'impiegato si sofferma un attimo naturalmente ha i gomiti lustri ed il berretto di sghimbescio stringe le spalle con una smorfia di noia; guarda l'ora. Quando guardano l'ora, gli impiegati ferro-viari sbadigliano sempre. Risponde: Pu darsi. Ma c' tempre ritardo... Lui ringrazia. L'impiegato se ne va saltellando perch un soffio pi crudo della tramontana gli ha fatto volteggiare alcune foglie tra i piedi. E adesso giunta anche qualche stilla di pioggia. Schiude le imposte del bettolino: ne esce il rumore di una disputa, un acciottolio confuso, una striscia di luce gialla, calda, fumosa, che attraversa la banchina. Lui rientra, siede in fondo alla sala d'aspetto, accanto alla propria valigia; accende una sigaretta. Nella sala d'aspetto c' odor di tizzi spenti e di malinconia. Ci sono, lungo le pareti, gli alberghi di tutte le riviere, i colori di tutte le illusioni del mondo incontro alle quali si parte da ogni sala di aspetto, nitide, eguali ed assurde; con il sole sulla spiaggia, con la luna sul parco, con una folla di persone belle, ricche, felici, gentili e grottesche intorno, vestite secondo l'usanza di trent'anni fa, sotto un cielo sempre terso, in riva ad un mare sempre placido, all'ombra di una pineta sempre morbida e fonda.
Lei giunge frettolosamente dal piazzale: prima di varcare la soglia volge ancora indietro uno sguardo angosciato. Lui balza in piedi e butta la sigaretta.
Un denso velo grigio da viaggio copre il cappello ed il volto di Lei, le fascia il collo, scende lungo la schiena fin quasi a terra. E' alta e formosa: le brillano sul bavero di volpe grigia e sulla trama del velo infinite stille di pioggia. Depone una piccola valigia accanto alla valigia di Lui, che sorride e la fissa senza tenderle la mano. Lei quasi evita il suo sguardo, e si allontana nervosamente per spiare, attraverso i vetri polverosi, anche la banchina deserta.
Lei - (sommessamente) C' nessuno?
Lui - (le si avvicina, le sussurra sul nodo del velo, presso la nuca:) Amore!
Lei - (si volge, tenta di sorridere con uno sforzo) Sei qui da un pezzo?
Lui - Da circa un'ora.
Lei - (nervosamente) Perch sei venuto cos presto?
Lui - Non sapevo dove andare. Ho lasciato l'albergo alle undici e mezzo: ho gironzolato tra poco... Mi sono rifugiato con i miei pensieri qui, ad attenderti.
Lei - (c. s.) Eri qui all'arrivo del diretto d Verona ?
Lui - Giunsi appunto quando il diretto ripartiva.
Lei - (battendo il piede) Ed i viaggiatori uscivano...
Lui - Tre ombre. Chi vuoi che arrivi a questa ora ed in questo paese?
Lei - Tre ombre: tre persone. Ti avranno veduto.
Lui - Non credo. In ogni modo...
Lei - No, mi secca che si cominci subito a fare delle chiacchiere...
Lu - Domani tutti lo sapranno: inevitabile.
Lei - Ma si pu benissimo evitare che ne comincino a parlare stanotte!
Lui - Per avermi veduto alla stazione? E' logico ch'io parta, se sono arrivato tre giorni fa e se ho la disgrazia di non abitare qui... Ma, del resto, nessuno mi conosce.
Lei - Tutti.
Lui - Cos, in borghese?
Lei - Anche in borghese ti hanno veduto quest'estate. Durante la guerra sei stato qui un anno, e tutti ti conoscevano; e conoscevi tutti (Inquieta) Non starmi cos vicino!
Lui - (si guarda intorno sorpreso) Chi c'?
Lei - C' la guardia che buca i biglietti...
Lui - (sorridendo) Dorme su di una panca nell'atrio.
Lei - (con uno scatto) Insomma, non voglio! (Si tolta un guanto e lo torce convulsamente fra le dita. Pausa. Lui si allontana da lei un po' contrariato ed incerto).
Lui - Ma che cosa hai?
Lei - Nulla. (Sorride con uno sforzo). Che cosa dovrei avere? Secondo te non naturale ch'io mi senta turbata! E' tutta la vita, tutto il passato, capisci? che sta per crollare dietro le mie spalle! E' un miracolo se non mi ha ancora schiacciata, se sono qui, se ho avuto la forza per giungere fin qui! (amaramente) Io non sono uscita da una camera di albergo !
Lui - (abbassa il capo) Comprendo... e ti ringrazio.
Lei - Hanno suonato il campanello alle dieci: ho creduto, per un attimo, che fosse lui che ritornava...
Lui - Ma se ha sempre scritto e detto che prima di marted non poteva in nessun modo...
Lei - Era, infatti, un suo telegramma, con il quale annunzia il ritorno per domani sera, e prega di fargli trovare la macchina alla sta-zione. Ho dovuto chiamare Giovanni che dormiva. Giovanni forse ha capito...
Lui - Che partivi?
Lei - Povero vecchio, sa tante cose! Anche di noi - ti ricordi che te lo dissi? anche di noi due; sapeva che tu eri qui da tre giorni, e non me ne ha mai fatto cenno!... Quando sono uscita di casa ed ho richiusa pian piano la porta... Che buio fuori, stanotte! (Con un nodo di pianto, cercando la mano di Lui). Ma tu saprai darmi quello che cerco, quello che non ho mai trovato, quello che - dicono - inutile cercare nella vita!
Lui - (corrucciato, stringendo la mano di lei) Perch mi chiedi questo adesso?
Lei - (lo guarda) Sei tanto giovane!
Lui - Ma ho sofferto anche tanto, lo sai! E sono tanto solo: e posso, per ci, essere tanto tuo! Ti dono la mia vita anch'io con lo stesso coraggio con il quale tu mi doni la tua: e con la stessa lealt, e con la stessa fede... Ho aspettato due anni laggi, accontentandomi delle rare gite che potevo fare. Ma quest'estate, ai bagni... Ti ricordi?
Lei - (rabbrividendo) Taci! (libera le mani e serra le tempie) Dove andremo?
Lui - Hai preso il biglietto per Brescia?
Lei - S.
Lui - Ma ci fermeremo a Verona: poi, devie-remo verso un cantuccio del lago. E' meglio far smarrire le nostre tracce, per ora.
Lei - S, meglio
Lui - Credi che ci cercher?
Lei - (amaramente) Per ucciderci? Troppe noie...
Lui - No, ma...
Lei - Lo turber un poco lo scandalo: il suo dolore sar breve, o lungo, come quelle chiacchiere. Non uomo capace di altra sensibilit. In fondo, io non gli chiedevo che un po' di bont. Mi sarei accontentata di vivere anche senza amore, anche al di sotto dei suoi affari, dei suoi interessi, del suo smisurato egoismo, se mi fosse stata concessa almeno una parvenza di bont, una finzione qualunque... una di quelle menzogne semplici, facili e gentili che bastano a riempire tutta la vita di una donna. Ma egli ha negato tutto a tutti, sempre; fuor che a se stesso. Guarda: credo non abbia un amico (con tristezza) Chiedo poco anche a te, piccolo! voglio soltanto avere l'impressione di essere qualche cosa per qualcuno, di esistere anche all'infuori di me stessa. So che chiedere di pi sarebbe pericoloso...
Lui - Ma perch ti tormenti e mi tormenti? Se sono riuscito a farti prendere questa decisione dopo tanto tempo e tante esitazioni, segno che non mi temi pi, che non dubiti, che sai, che senti... Dunque?
Lei - (va a sedere sul divano) Oh, non dubito per oggi! Ma domani? Ma poi?
Lui - Se saprai amarmi...
Lei - Non basta questa prova che ti do? la pazzia di questo mio gesto?... Ah, io sono pazza di te! ed ho chiuso gli occhi per lasciarmi guidare dove vuoi, dove credi, anche incontro all'abisso. (Lo scruta con forza). E tua madre?
Lui - Le ho gi scritto.
Lei - Sapeva?
Lui - Sapr.
Lei - (disperatamente) E come puoi credere che mi perdoner di averle rubato cos l'unico suo figliolo? E verso quale di noi due sentirai di doverti incamminar tu, un giorno? (Abbassa improvvisamente il capo, e con un lembo del velo si copre la bocca e il mento. A Lui, che sta per parlare, fa cenno di scostarsi. Con la voce soffocata) Va', va'... va' via! C' qualcuno che guarda! Oltre i vetri polverosi della porta, dall'interno della stazione, si affacciato il volto pallido di un uomo, illuminato da due occhi nerissimi, fermi, acuti, maligni).
Lui - Chi c'?
(Si guarda intorno sorpreso. Ma il volto pallido sparito).
Lei - (c. s.) Esci, allontanati! Ci guardano!
Lu - Ma se non c' anima viva!
Lei - (muove il capo, guarda di sottocchi la porta) C'era un uomo l.
Lui - Ma che sciocchezza! E che t'importa!
Lei - Lo conosco, capisci? L'ho riconosciuto.
Lu - E chi ?
Lei - Un amico di mio marito. Lo conosco da bambina: Strevi... no, tu non puoi ricordare. Abita a Firenze. Ed qui da pochi giorni. E' venuto a casa nostra l'altra sera... (Nervosamente) Allontanati, ti prego: esci. Aspetta fuori: ci troveremo poi, nel treno.
Lu - Partir anche lui.
Lei - Non lo so. In ogni modo, se rimane, domani mio marito sapr a che ora e con chi ero qui stanotte.
Lui - Ah, lo sapr lo stesso! Non temere.
Lei - (c. s.) Non importa. Cerca di capirmi!... Non lo so che cosa sia: pudore, timore, stoltezza... come vuoi tu. Ma io sono una provinciale, sono ancora malata di questi ridicoli turbamenti. Fin tanto che mi trovo qui, mi sento legata ai miei doveri, alle apparenze... mi sento offesa dalla curiosit della gente! Va', esci: ti prego!
Lui - (rassegnato) Ti aspetto fuori.
Lei - Perdonami.
Lui - Passegger.
Lei - (consultando l'orologio sul polso) C' poco da aspettare... In treno staremo vicini.
Lui - esce. Quando apre la porta, il vento balza su certi trucioli e li mette in fuga. Lei si rannicchia nell'angolo, accanto alle due piccole valigie, abbassa il capo e chiude gli occhi. D'un tratto la porta si apre: entra Strevi. Lei rabbrividisce indovinando. Strevi saluta e tocca con due dita, rapidamente, l'ala del cappello: gironzola per la sala e finge di badare ai cartelli che sono appesi lungo le pareti senza perdere di vista Lei. Dentro le ampie tasche dell'impermeabile azzurro le sue mani sono irrequiete, come i suoi occhi e come le sue labbra aride, sinuose, mobilissime. Si ferma e si appoggia al bordo della tavola, dinanzi a Lei: incrocia le braccia, e la fissa con insistenza, decisamente. E' un uomo alto e robusto, ma un po' stanco e curvo, di oltre quarant'anni. La sua eleganza un poco guai-cita e incrinata come i lineamenti signorili del suo volto di gaudente. Con un movimento nervoso e continuo delle labbra sposta la sigaretta spenta da un lato all'altro della bocca. Lei sente il fastidio di quello sguardo acuto formicolare sulle ginocchia ed avvamparle su per il volto, insopportabilmente: due volte leva gli occhi ed incontra gli occhi di lui che la costringono subito a torcere il capo. La terza volta egli dice: Buona sera! Ma adesso Lei ha trovato la forza di reagire ed afferra la propria valigia, e si alza di scatto per uscire e sottrarsi a quella insistenza fastidiosa e villana. Sul punto di muoversi, uno strappo la trattiene: il lungo velo che le flut. tuava lungo la schiena s' impigliato fra i regoli del divano, arraffiato, forse, dalla punta di un chiodo. Lei si curva per districarlo: Strevi, pi rapido, la previene. Ancora curvo, con il lembo del vlo fra le dita, Strevi le domanda: Voleva uscire?
Lei - (cercando lo strappo) S.
Strevi - Piove. E poi, anche stanotte il treno ha pi di mezz'ora di ritardo. C' tempo!...
Lei - Volevo essere pronta: il diretto non si ferma che un minuto in questa stazione.
Strevi - (guarda l'orologio) Mancano esattamente diciassette minuti. E poi, posso aiutarla io.
Lei - (siede. Freddamente) Grazie.
Strevi - (indicando la valigia, sulla quale ella ha posato una mano) Questa la sua valigia?
Lei - S.
Strevi - (indicando l'altra valigia) Anche quella ?
Lei - No. (si morde le labbra, pentita).
Strevi - (con una lieve ironia) Appartiene forse a quel signore che, poco fa, era qui a chiacchierare con lei?
Lei - Credo.
(Pausa. Sono tutti e due inquieti, nervosi, indecisi. Strevi butta la sigaretta spenta; ne trae un'altra dall'astuccio: dura, legnosa, e la spezzo, e la sgretola.
Strevi - Io non parto. Sono venuto alla stazione soltanto per caso... e per impostare una lettera.
Lei - (incredula) A quest'ora?
Strevi - Una lettera urgente. E poi, le mie abitudini di nottambulo non mi consentono di andare a dormire, come fa la gente per bene di questo beato paese, quando si chiudono le taverne... diciamo cos: i caff! a mezzanotte. Anche ieri sera, dopo la partita a briscola con il Sindaco, ho fatto una passeggiata fino alla stazione.
Lei - (ironica) Per imbucare un'altra lettera urgente?
Strevi - Per bere un cognac.
Lei - Non si diverte quass?
Strevi - Non sono venuto per divertirmi, signora: ne per rinsavire. Ci sono da cinque giorni: contavo di andarmene domani. Ormai io non ho pi casa, quass: tutto venduto. Non ho pi parenti, e, forse, nemmeno amici. Qualche memoria!... Noi due eravamo amici una volta, s ricorda?
Lei - Una volta!
Strevi - Poi... la vita! L'altra sera, quando sono venuto a prendere una tazza di caff a casa sua, quasi non mi riconosceva pi! Va lontano?
Lei - No. Mi fermo a Mestre.
Strevi - (sorpreso) A Mestre?
Lei - (evitando il suo sguardo) Lei sa che noi abbiamo una villetta a pochi chilometri da Mestre: a Spinea. Vado a mettere un po' di ordine...
Strevi - (incredulo) Di questa stagione?
Lei - Prima che sopraggiunga l'inverno.
Strevi - (ironico) Con quel giovanotto che 1 parlava pochi minuti fa?
Lei - (arrossendo, con un guizzo) Che cosa dice?
Strevi - (calmo, freddo, pungente) Dico che non molto comodo arrivare alle tre di notte a Mestre, e fare sei chilometri a piedi - o in carrozza - per andare a mettere un po' di ordine in una villa che loro non si sono sognati di abitare mai!
Lei - (piccata) Dovrei renderle conto?
Strevi - No: dovrebbe tacere, o dire la verit.
Lei - Dico quanto necessario che lei sappia.
Strevi - Ma non sa quanto naturale che io indovini. Lei ha preso il biglietto per Brescia...
Lei - (ostile, fissandolo) Che cosa venuto a fare lei qui?
Strevi - A imbucare una lettera urgente.
Lei - (e. s.) Od a spiare?
Strevi - (inammissibile) Le giuro che non mi sarei mai aspettato di assistere allo spettacolo emozionante della sua fuga dal tetto coniugale!
Lei - Nessuno m'insegue, vede?
Strevi - Sfido! Carlo assente, poveretto! Ma torner domani.
Lei - E non m'inseguir.
Strevi - Non lo pu sapere lei!
Lei - Posso prendermi il lusso anch'io di avere della fantasia... come lei! Andiamo, Strevi: non diciamo pi sciocchezze (si alza).
Strevi - Io sono qui da cinque giorni: mancavo da dieci anni. Ma in cinque giorni ho potuto mettermi al corrente su tutto quanto successo, durante la mia assenza, nelle penom-bre e nella piena luce del mio paesello natio. La mia sagacia mi permette di intuire anche alcune cosucce che succederanno! Durante la guerra, durante l'occupazione militare, come tante altre, lei ha conosciuto molti ufficiali, e ne ha sclto uno: l'amante!
Lei - (vivacemente) Ma che cosa dice?
Strevi - Era logico, dati i suoi rapporti - che io conosco - con Carlo, che conosco - o, meglio, conoscevo pi di lei.
Lei - Ebbene?
Strevi - Questo un giovanotto calabrese - amore ardente! ai bei tempi tenente aviatore nella squadriglia di Ornice voli vertiginosi attraverso le nuvole! e attualmente ricco, libero... e innamorato sempre.
Lei - (con una lieve malinconia) E lei, che ha voluto prendere tutto, senza esitazioni, tutto quello che le piaceva e che le era consentito di prendere, nella vita, lei che conosce Carlo e conosce me e le atroci agonie di questo paesello sepolto, mi condanna?
Strevi - S, signora. Cio...
Lei - Se mi si presenta l'occasione di amare - finalmente! di sentirmi amata - finalmente! di sorridere un poco, di rinascere...
Strevi - Non potrebbe rinunziare?
Lei - Ormai si tratta della mia vita, Strevi!
Strevi - Ah, si tratta anche della sua vita?
Lei - (sorpresa) Perch ?
Strevi - (prorompendo, deciso) Io gioco la mia sorte, questa notte, come lei, signora! Ascolti... La vita mi ha insegnato a sogghignare, sempre, di queste fughe incontro all'oblio. E sarei passato oltre quei vetri, sogghignando ancora e senza entrare, se non avessi intraveduto, con il suo, in gioco il mio destino.
Lei - (c. s.) Il suo destino?
Strevi - Una parte: ridicola, ma capitale. Non mi guardi in quel modo: non sono pazzo. Si pu anche parlarne sorridendo; ma bisogna parlarne. La vita mi ha insegnato a conoscere ed a giudicare gli uomini di colpo, con una sola occhiata: cos. Io sono diventato vecchio, signora, perch dall'ultimo giorno che ci siamo veduti, pi di dieci anni fa. ho percorso molta strada. Ritrovo ancora lei in capo a quella strada; ma lei non rimasta giovane: rimasta ferma. Quel suo amico, invece, giovane sul serio...
Lei - (minta) Meglio cos; i giovani sanno amare di pi.
Strevi - Ma non nella forma migliore.
Strevi - Nella forma pi spontanea.
Strevi - E per quanto tempo?
Lei - Non domando che un attimo di felicit: quello al quale anch'io ho diritto.
Strevi - Le costa la vita.
Lei - E che cosa vale, che cosa valeva la vita per me?
Strevi - Lei non. ha chiesto mai a Carlo di abbellire questa sua vita, di renderla pi intensa, pi varia, pi degna!...
Lei - Non chiedo che di amare.
Strevi - Per piangere?
Lei - Ho pianto tanto lo stesso!
Strevi - Ed ora ha deciso?
Lei - S: anche se spuntato lei a tentare di dissuadermi. Pi fermamente, anzi. N voglio sapere per quale proprio Lei - un estraneo, quasi, per me, e forse non il pi saldo, il pi sincero amico di mio marito - ha tentato di fare questo!
Strevi - (un po' risentito) Non generoso il suo sarcasmo, signora. Io voglio pregarla di protrarre di un giorno badi: soltanto di un giorno! la sua partenza.
Lei - Per avvertire Carlo?
Strevi - (offeso) Signora!
Lei - Mio marito arriva domani sera.
Strevi - Lo so.
Lei - (ironica) Ah, lo sapeva? Strano!
Strevi - Mi ha scritto: mi ha lasciato due righe prima di partire.
Lei - Lo avvertir lo stesso... dopo; e lo metter sulle mie tracce facendogli sapere che ho preso il biglietto per Brescia.
Strevi - (c. s.) Signora, io le ho detto che con questa sua partenza in gioco anche il mio destino!
Lei - Ma non deve pensare che sono una sciocca se continuo a non capire!
Strevi - Senta: io sono ritornato al mio paese per un'ultima salvezza. La mia vita mi ha condotto sull'orlo della rovina.
Lei - Lo sapevo.
Strevi - Non me ne vergogno e non me ne pento: cerco soltanto di rimanere su Quell'orlo quanto pi a lungo possibile. E' inutile ch'io le rifaccia la storia di un certo traffico nel quale mi sono trovato impigliato. Sono venuto quass dove forse qualcuno poteva aiutarmi. Parenti non ne ho pi: amici... pochi e infidi, dal momento che anch'io sono stato sempre un cattivo amico. Ma... Il denaro che mi serve per domani, e senza del quale io devo farmi saltare le cervella l'America non pi l'America di tin tempo ora che diventata anche tanto... vicina! il denaro che rappre-senta, se non una salvezza, almeno una tregua, Carlo, suo marito, me lo deve dare domani. Se lei fugge... se la sua fuga porta nella vita di quell'uomo uno scompiglio cos grave e improvviso, proprio domani, certo io sparisco: le mie necessit non hanno pi importanza, la mia piccola tragedia naufragher nella grande... E sono preso alla gola; capisce?
Lei - (che lo ha seguito attentamente, senza batter Ciglio) Carlo le dar del denaro?
Strevi - S, signora.
Lei - A lei?
Strevi - A me. (Breve pausa).
Lei - (alzandosi) Senta, Strevi: lei crede che io conosca bene mio marito?
Strevi - Non lo conosce, come non lo conoscevo io.
Lei - Pu darsi... ma non posso prestar fede lo stesso a quanto lei mi dice.
Strevi - Perch ?
Lei - (con uno scatto) Ma perch... (riprendendosi) L'agguato che lei tende puerile: il pretesto anche sciocco, indegno di lei, che, dopo tutto, una persona vissuta ed intelligente, (avviandosi) Mi lasci andare.
Strevi - (trattenendola) Lei diffida di me?
Lei - Non mi pare illogico. E non per quello che lei ha fatto, sa? Oh, Dio! in fondo, il male lei lo ha fatto, sempre, pi a se stesso che agli altri. Ma per quello che mi dice. Io so che Carlo non ha molta... diciamo cos: molta predilezione per lei. E so che le opere buone, i salvataggi generosi, non sono troppo frequenti nelle sue abitudini. Lei ha fatto a mio marito, una volta, molto tempo fa, un giochetto poco simpatico, a proposito ancora di denaro... Siamo sinceri fino in fondo! Riconosce e ricorda?
Strevi - (chiude gli occhi) Ricordo.
Lei - Ebbene, ora Carlo avrebbe, di punto in bianco, dimenticato, per largire con un gesto cos nobile una parte, anche una minima parte, di quel denaro che sta accumulando con tanto accanimento, con tante rinunzie, da anni? E per lei?
Strevi - Ecco la lettera, (trae di tasca un biglietto gualcito),
Lei - Un biglietto?
Strevi - (porgendoglielo) Legga. Scritto in fretta, prima di partire. Forse lei stessa ha veduto quando lo ha vergato: me Io ha portato Giovanni all'albergo, tre giorni fa. Dice che deve improvvisamente assentarsi, ma riconferma la promessa. Annunzia il suo ritorno e mi aspetta negli uffici della sua piccola banca, domani, (insistendo) Legga!
Lei - (afferra, il biglietto) Ricordo quando lo ha scritto. Ma non sapevo...
Strevi - Protrarre di un giorno non vuol dire rinunziare. A quel ragazzo racconteremo una storiella qualunque... Ed io sono salvo!
Lei - (scorre attentamente le parole del biglietto. Leva, stupefatta, gli occhi) Carlo stato capace di questo?
Strevi - Oh, nemmeno io, sa? lo speravo... da lui. Ma la disperazione ci fa tentare ogni strada. Tutti lo giudicano diverso da quello che in realt egli , signora! Anche lei. E' profondamente buono e generoso. E se ha accumulato senza badare, senza sostare, torvo, rozzo, ritroso, caparbio, stato per lei!
Lei - Per me?
Strevi - Mi parlava, anche l'altro giorno, di una villa sul mare, che lei desiderava tanto, da tanto tempo, e che ora gli era possibile di acquistare... Gli affari non gli sono andati troppo bene per un certo periodo...
Lei - Quando?
Strevi - Ha taciuto e si accanito di pi. Vede anche per il caso mio? Non ha detto una parola ad alcuno, non ha parlato nemmeno con lei... E' fatto cos.
(Fuori comincia a tinnire, fioco, il campanello che annunzia il treno in arrivo. Lei percorsa da una inquietudine mal repressa, dolorosa).
Strevi - Un giorno solo, signora! Se lei crede ancora che la felicit sia in fondo a quelle rotaie, nel buio, la raggiunger pi tardi. Ma ora mi salvi.
Lei - (dopo un attimo di esitazione, con forza, serrando i denti) Lo chiami.
Strevi - (sorpreso, incredulo, raggiante) Lui?
Lei - Lo chiami!
(Strevi esce a precipizio. Lei s'irrigidisce contro la tavola; una fermezza angosciosa ora la imbriglia facendole curvare le labbra e sollevare la fronte. Strevi rientra seguito da Lui. Lei, prende la valigia di lui, gliela porge: lo trae in disparte. Parla a stento, soffocata dall'ansia).
Lei - Sentite... senti: io non posso partire sta-notte.
Lui - (boccheggiando, pallidissimo) Perch ? (Strevi finge di badare ai cartelli, che sono appesi lungo le pareti, e accende una sigaretta).
Lei - Non posso pi partire.
Lui - (deciso) Io non ti lascio!
Lei - No, tu partirai: ed io ti raggiunger... domani, o dopo.
Lui - Ma se domani arriva tuo marito!
Lei - Non mi sar difficile allontanarmi con un pretesto. Tu mi aspetti a Brescia: per qualunque comunicazione che io debba farti, passa all'ufficio postale... domani stesso.
Lu - (nervosamente, disperatamente) Ma perch ?
Lei - Il trambusto di questi ultimi giorni mi aveva resa immemore di ogni altra cosa. C' qualche cosa che ha una grande importanza per me, che bisogna chiarire, che devo conoscere... Noie.
Lui - Un pericolo?
Lei - Affari.
Lui - Ma ti pu essere tutto comunicato...
Lei - Dove? se non si deve sapere dove sar.
Lui - (caparbio) Io ti aspetto.
Lei - (carezzevole) No: tu partirai, piccolo! Le chiacchiere elio si sono gi fatte in paese sul tuo soggiorno potrebbero farsi pi insistenti ed ostacolare i nostri progetti. Tu partirai. (Un fischio lontano).
Lei - E' il treno che arriva: senti?
Lu - Mi ami?
Lei - (spingendolo verso la soglia) Oh, se ti amo !... Tanto, piccolo. Tanto! (si morde le labbra per non piangere) Tanto! Ma va', corri!... E aspettami a Brescia: troverai in ogni modo, domani sera, notizie mie precise.
Lui - (dal buio) Fermo in posta?
(Lei, fa cenno di s ed agita la mano salutando. Ha gli occhi pieni di lacrime e si appoggia allo stipite della porta. La tettoia si riempie di un fumigare e di uno stridore di fucina, con sbattere di incudini e fiammate di forni. D'in sulla soglia ella ancora saluta, saluta... Un fischio, un rincorrersi di luci; poi, una gocciola rossa di sangue nel buio, verso la boscaglia, sempre pi piccola, sempre pi piccola, che cola lungo le rotaie... E il silenzio).
Lei - (scuotendosi, rientrando) Andiamo, Strevi! (e si avviluppa nel velo).
Strevi - Partir domani, signora! Questa prima rinunzia, questa prima generosit le porter fortuna. Io non so come...
Lei - Taccia! Lei sa benissimo che io non partir pi.
Strevi - Anche se quel ragazzo tornasse a riprenderla?
Lei - (con la voce rotta) Gli scriver. Quando legger la mia lettera, non torner... Lei ha capito anche questo, Strevi: taccia. E andiamo! (escono).
FINE
- Questo copione è stato visto:


