Jaques e il suo padrone

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PERSONAGGI

PERSONAGGI

JACQUES

IL PADRONE

L’OSTESSA

BIGRE PADRE

BIGRE FIGLIO

JUSTINE

IL CAVALIERE DI SAINT-OUEN

AGATHE

LA MADRE DI AGATHE

IL PADRE DI AGATHE

IL COMMISSARIO

IL MARCHESE

LA FIGLIA

LA MADRE

CONTADINI

IL GIUDICE

DOMESTICI

JEAN, il garzone della locanda


ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

(Jacques e il suo padrone entrano in scena; fanno qualche passo, poi lo sguardo di Jacques si posa sugli spettatori; Jacques si ferma…)

Jacques            (Con discrezione.) Signore... (Indicando il pubblico al suo padrone.) Perché ci fissano tutti in quel modo?

Padrone           (Ha un lieve sussulto e si aggiusta i vestiti, come se temesse di attirare l’attenzione per una qualche trascuratezza nel vestire.) Fa’ finta che non ci sia nessuno.

Jacques            (Al pubblico.) Vi dispiacerebbe guardare da un’altra parte?.. Insomma, che cosa volete sapere?... Da dove veniamo? (Tende il braccio dietro di sé.) Da laggiù.  E dove andiamo? (Con filosofico disdegno.) C’è forse qualcuno che sappia dove va? (Al pubblico.) Voialtri,  lo sapete dove andate?

Padrone           Purtroppo, Jacques, io credo di sa­pere dove andiamo.

Jacques            Davvero Io sapete?

Padrone           (Tristemente.)  Già. Ma non intendo metterti a parte dei miei tristi doveri.

Jacques            Volete costringermi a ricordarvi quel che successe a Esopo? Un giorno il suo padrone lo mandò alle terme. Per strada si imbatté nelle guardie. «Dove vai?». «Non lo so» disse Esopo. «Non lo sai? Bene, dato che non lo sai vuoi dire che verrai con noi.» «Vedete,» disse loro Esopo «non avevo ragione di dire che non sapevo dove andavo? Ero diretto alle terme e finisco in gattabuia.»  Credetemi, Signore, uno non sa mai dove va. Ma , come diceva il mio capitano, è scritto lassù.

Padrone           E aveva ragione...

Jacques            Che il diavolo si porti Justine e la lurida soffitta dove ho perso la mia verginità!

Padrone           Perché maledici quella donna, Jacques?

Jacques            Perché quando ho perso la verginità mi sono ubriacato, allora mio padre va in bestia e me le suona, proprio in quell’istante passa un reggimento e io mi arruolo, scoppia una battaglia e mi becco una pallottola nel ginocchio. E quella pallottola si è tirata dietro una sfilza di avventure. Senza la pallottola, ad esempio, non mi sarei mai innamorato.

Padrone           Sei stato innamorato? Non me l’hai mai detto!

Jacques            Sono ancora molte le cose che non vi ho detto.

Padrone           E allora, com’è successo che ti sei innamorato? Racconta.

Jacques            Dov’ero rimasto? Ah sì, la pallottola nel ginocchio. Una montagna di morti e feriti, io giaccio sotto di loro. Il giorno dopo mi trovano e mi sbattono su un carretto per portarmi all’ospedale. Il carretto sobbalza e io urlo di dolore a ogni scossone. Poi all’improvviso si ferma. Li prego di mettermi per terra. Siamo all’estremità di un villaggio e davanti a una casupola c’è una giovane donna.

Padrone           (Contento.) Oh, finalmente!

Jacques            Lei entra in casa, ritorna con una bottiglia di vino e mi offre da bere. Quelli vogliono rimettermi sul carro, ma io mi aggrappo alla veste della donna. Poi perdo i sensi e quando mi sveglio sono dentro la casa. Intorno a me ci sono i suoi bambini, suo marito, e lei mi passa sulla fronte un fazzoletto umido.

Padrone           (Con allegra eccitazione.) Mascalzone! Ho già capito come va a finire!

Jacques            Non avete capito un bel niente, signore.

Padrone           Quell’uomo ti aveva accolto in casa sua e tu l’hai ricambiato in quel modo?

Jacques            Padrone! Siamo forse responsabili dei nostri atti? Il mio capitano diceva: tutto il bene e tutto il male che ci capita quaggiù sulla terra è scritto lassù. Conoscete un sistema per cancellare ciò che è scritto? Dite, signore: posso forse io non essere? Posso essere un altro? E dal momento che io sono io, posso fare qualcosa di diverso da quello che faccio?

Padrone           C’è una cosa che non mi quadra. Tu sei un mascalzone perché così è scritto lassù? Oppure così è scritto lassù perché di te si sapeva già che eri un mascalzone? Qual è la causa e qual è l’effetto?

Jacques            Non so, signore, ma non chiamatemi mascalzone.

Padrone           Un uomo che seduce la moglie del suo benefattore…

Jacques            E non chiamate quell’uomo mio benefattore. Avreste dovuto sentire come se la prendeva con sua moglie perché aveva avuto pietà di me e mi aveva portato in casa.

Padrone           Faceva bene...  E lei com’era, Jacques? Descrivimela!

Jacques            La donna?

Padrone           Sì.

Jacques            (Esitante.) Statura media...

Padrone           (Non troppo soddisfatto.)  Hum…

Jacques            Ma direi più alta che bassa…

Padrone           (Annuisce con soddisfazione.)  Ah, alta...

Jacques            Sì.

Padrone           Questo mi piace.

Jacques            (Mimando.) Un bel seno.

Padrone           Più abbondante di seno o di sedere?

Jacques            (Esitando.) Di seno.

Padrone           (Tristemente.) Peccato.

Jacques            A voi piace il sedere grosso?

Padrone           Sì... Come quello di Agathe... E gli occhi?

Jacques            Non me ne ricordo più. Ma i capelli li aveva neri.

Padrone           Agathe li aveva biondi.

Jacques            Io non posso farci niente, signore, se non era come la vostra Agathe! Dovete accontentarvi di quello che era. Ma aveva delle belle gambe lunghe.

Padrone           (Sognante.) Gambe lunghe. Così va bene.

Jacques            E un sedere grandioso.

Padrone           Grandioso? Davvero?

Jacques            (Mimando.) Un sedere così

Padrone           Ah, mascalzone! La dipingi in un modo tale che già ardo di desiderio! E tu a quel brav’uomo, tu l’hai...

Jacques            No, signore, fra me e quella donna non c’è mai stato niente.

Padrone           Allora perché me ne parli? Perché stiamo perdendo tempo con lei?!

Jacques            Signore, Voi mi interrompete, e questa è una pessima abitudine.

Padrone           E io che avevo già una gran voglia di lei...

Jacques            Io vi racconto che sono a letto con una pallottola nel ginocchio, che soffro le pene dell’inferno, e voi pensate solo al vizio. E per di più tirate in ballo una certa Agathe.

Padrone           Non ricordarmela, Jacques!

Jacques            Siete stato voi a ricordarla.

Padrone           Ti è mai capitato di desiderare pazzamente una donna che non vuol saperne di te? Per nessuna ragione?

Jacques            Sì, Justine.

Padrone           Justine? È quella con cui hai perso la verginità?

Jacques            Proprio lei.

Padrone           Raccontamelo.

Jacques            Dopo di voi, signore...

SCENA SECONDA

(In fondo, sulla parte rialzata della scena sono apparsi già da qualche istante altri personaggi. Bigre figlio è seduto sulla scala e Justine è in piedi accanto a lui. Dalla parte opposta della pedana c’è un’altra coppia. Agathe è seduta su una sedia che le ha portato il cavaliere di Saint-Ouen, e il cavaliere è in piedi vicino a lei.)

Saint-Ouen      (Forte, rivolgendosi al padrone.)  Amico!

Jacques            (Si volta insieme al padrone in direzione della voce; con un cenno della testa indica Agathe.)  È lei? (Il padrone annuisce.)  E quello accanto a lei?

Padrone           Un mio amico. Il cavaliere di Saint-Ouen. È lui che me l’ha fatta conoscere.  (Indicando Justine con lo sguardo.)  E quella è la tua?

Jacques            Sì. Ma la vostra mi piace di più.

Padrone           E a me piace di più la tua. È più grassa. Non vuoi fare a cambio?

Jacques            Avreste dovuto pensarci allora. Adesso è troppo tardi.

Padrone           (Con un sospiro.) Eh già, è troppo tardi. E quel tipo chi è?

Jacques            Bigre, un amico mio. Quella ragazza la volevamo tutt’e due. Solo che, per qualche incomprensibile motivo, lui ce l’ha fatta e io no.

Padrone           Proprio come me.

Saint-Ouen      (Passa davanti ad Agathe e si avvicina al padrone sul bordo della pedana.) Caro mio, evidentemente hai mancato di discrezione. I suoi genitori cominciano a temere che nascano pettegolezzi su di lei.

Padrone           (A Jacques, con indignazione.) Dannati borghesi! Ma quando la coprivo d’oro, quella ragazza, non sembravano tanto infastiditi!

Saint-Ouen      Ma no, ma no, ti stimano. Solo vorrebbero che tu ti decidessi a dichiarare le tue intenzioni. Altrimenti, pare che tu debba smettere di frequentare casa loro.

Padrone           (A Jacques, con indignazione.) Se penso che è stato lui a presentarmi! E mi ha incoraggiato! E mi ha assicurato che la ragazza sarebbe stata arrendevole!

Saint-Ouen      Amico mio, io non faccio che riferirti il loro messaggio.

Padrone           (A Saint-Ouen.) Benissimo. (Sale sulla pedana.) Tu allora riferisci che non mi trascineranno mai all’altare! E di’ ad Agathe che in futuro dovrà essere molto più carina con me, se vorrà conservarmi. Non ho voglia di sprecare con lei tempo e denaro che potrei impiegare ben più fruttuosamente con un’altra!

(Saint-Ouen ascolta il messaggio del padrone, poi si inchina e ritorna verso Agathe.)

Jacques            Magnifico, signore! Così mi piacete! Per una volta nella vita siete stato davvero coraggioso.

Padrone           (A Jacques, dalla pedana.) Anche a me capita ogni tanto. Ho smesso di vederla.

Saint-Ouen      (Si avvicina di nuovo al padrone descrivendo un semicerchio.) Ho riferito tutto come desideravi. Ma ho l’impressione che tu sia stato un po’ crudele.

Jacques            Crudele? il mio padrone?

Saint-Ouen      Chiudi il becco, servo. (Al padrone.) L’intera famiglia è spaventata dal vostro silenzio. E Agathe...

Padrone           E Agathe?

Saint-Ouen      Agathe piange.

Padrone           Piange.

Saint-Ouen      Piange. Piange dalla mattina alla sera.

Padrone           Insomma, cavaliere, pensate che dovrei rifarmi vivo?

Saint-Ouen      No, sarebbe un errore! Ora non puoi dargliela vinta. Se tu tornassi là adesso, tutto sarebbe perduto. In fondo non sarà un male dare una lezione a quei bottegai…

Padrone           E se non mi chiamassero più?

Saint-Ouen      Ti chiameranno.

Padrone           E se ci mettessero troppo tempo?

Saint-Ouen      Vuoi essere il padrone o lo schiavo?

Padrone           E così Agathe piange...

Saint-Ouen      Meglio che sia lei a piangere, e non tu.

Padrone           E se non mi chiamassero?

Saint-Ouen      Ti dico che ti chiameranno. Adesso però devi trarre da questa situazione tutti i possibili vantaggi. Agathe deve rendersi conto che non ti tiene in pugno come credeva, e che dovrà fare qualche sforzo in più...  Ma, cavaliere, in fondo siamo amici, dimmi sinceramente: davvero non c’è mai stato nulla fra voi due?

Padrone           No.

Saint-Ouen      Vuoi essere discreto.

Padrone           Purtroppo, ho detto la verità.

Saint-Ouen      E non ha mai avuto un solo istante di debolezza?

Padrone           No.

Saint-Ouen      Mi chiedo se tu non ti sia comportato un po’ come un babbeo. Le persone oneste hanno spesso questa tendenza.

Padrone           E voi, cavaliere? Non avete avuto mai voglia di lei?

Saint-Ouen      Certo che ne avevo voglia. Ci ho provato per molto tempo. Ma poi sei arrivato tu e per Agathe io sono diventato di colpo puro spirito! Siamo rimasti amici, è vero, ma non c’è altro. Ho una sola consolazione. Se riuscirà ad averla il mio migliore amico, sarà come se l’avessi avuta io. Credimi, farò di tutto per infilarti nel suo letto…  (Ciò detto, si allontana lentamente verso il fondo della scena, in direzione di Agathe, che è sempre seduta sulla sedia.)

Jacques            Avete notato, signore, come vi ascolto? Non vi ho interrotto neanche una volta. Magari voi seguiste il mio esempio.

Padrone           Ti vanti di non interrompere solo per potermi interrompere.

Jacques            Se vi tolgo la parola è solo perché voi mi date sempre il cattivo esempio.

Padrone           Come padrone ho il diritto di interrompere il mio servo ogni volta che ne ho voglia. Ma il mio servo non ha il diritto di interrompere me.

Jacques            Io non vi interrompo, signore, converso con voi, come voi avete sempre desiderato. E voglio dirvi la mia opinione: il vostro amico non mi piace affatto, e sono pronto a scommettere che vuole farvi sposare la sua amichetta.

Padrone           Basta! Non ti dirò più nemmeno una parola! (Scende infuriato dalla pedana.)

Jacques            Padrone! Vi prego! Continuate!

Padrone           E per quale motivo? Con la tua boriosa e inopportuna sagacia hai già indovinato tutto! Al diavolo la tua dannata e inutilissima arguzia!

Jacques            Sono d’accordo con voi, signore, ma continuate. Se ho indovinato qualcosa, saranno soltanto le grandi linee della storia, ma sono ben lontano dall’immaginare tutti gli appassionati dettagli delle vostre conversazioni con Saint-Ouen e tutti i risvolti dell’intrigo.

Padrone           Mi hai seccato e non dirò più nulla.

Jacques            Vi prego!

Padrone           Se vuoi fare la pace, dovrai essere tu a raccontare e io ti interromperò ogni qualvolta me ne verrà il capriccio. Voglio sapere come hai perso la verginità. E puoi star certo che ti interromperò spesso, anche nel bel mezzo del tuo primo atto d’amore!

SCENA TERZA

Jacques            Come volete, signore, ne avete il diritto. Guardate.  (Indica in fondo, verso la scala sulla quale stanno salendo Justine e il giovane Bigre. Ai piedi della scala c’è Bigre padre.) Il mio padrino, il vecchio Bigre, nella sua bottega di carraio. La scala che porta alla soffitta, e nella soffitta il letto dove dorme suo figlio, il giovane Bigre..

Bigre Padre    (Grida in direzione della soffitta.) Bigre, dannato pelandrone!

Jacques            Il vecchio Bigre nella bottega ci dormiva anche. Ogni volta che si addormentava, il giovane Bigre scivolava giù dalla soffitta, faceva entrare Justine e se la portava di sopra.

Bigre Padre    L’Angelus è già suonato e tu te ne stai ancora lì a ronfare? Devo venire lassù e farti scendere a colpi di scopa?

Jacques            Quella notte se l’erano spassata talmente che poi non erano riusciti a svegliarsi.

Bigre Figlio    (Dalla soffitta.) Non arrabbiarti, padre.

Bigre Padre    Il fattore aspetta che gli consegni l’asse del carro. Muoviti!

Bigre Figlio    Arrivo! (Scende abbottonandosi i pantaloni.)

Padrone           Sicché Justine non poteva più uscire!

Jacques            Era in trappola, signore.

Padrone           (Tra le risa.) Doveva sudare freddo!

Bigre Padre    Da che si è invaghito di quella puttana, non farebbe altro che dormire Se almeno ne valesse la pena!  Ma per una sgualdrina come quella! Se la mia povera moglie, buonanima, avesse visto una cosa simile, avrebbe già spezzato le ossa a lui e a lei avrebbe cavato gli occhi, di domenica, all’uscita dalla chiesa! E io, come un idiota sopporto tutto! Ma da oggi questa storia finirà! (Al giovane Bigre.) Questo è l’asse, portalo al fattore! (Il giovane Bigre se ne va con l’asse.)

Padrone           E lei da lassù aveva sentito tutto!

Jacques            Sicuro.

Bigre Padre    Accidenti, dov’è la mia pipa? Quel buono a nulla me l’avrà presa e l’avrà lasciata di sopra...  (Sale su per la scala.)

Padrone           E Justine?! E Justine?!

Jacques            Si era nascosta sotto il letto.

Padrone           E il giovane Bigre?

Jacques            Dopo aver consegnato l’asse, corre da me per un consiglio. Io gli dico: «Vai a farti una passeggiata in paese, e intanto io vedrò di far uscire tuo padre affinché Justine possa scappare. Devi solo lasciarmi il tempo sufficiente...». (Sale sulla pedana; il padrone ride.)  Che avete da ridere?

Padrone           Nulla.

Bigre Padre    (Che nel frattempo è ridisceso dalla soffitta.) Il mio figlioccio! Che piacere vederti! Come mai così di buon’ora?

Jacques            È proprio questo il punto. Non so come fare per rientrare a casa.

Bigre Padre    Ah, figlioccio, figlioccio, stai diventando uno scapestrato.

Jacques            Non lo nego.

Bigre Padre    Tu e quel mio ragazzo fate proprio il paio. Hai passato tutta la notte fuori!

Jacques            Non lo nego.

Bigre Padre    Con qualche puttanella.

Jacques            Sì. Solo che con mio  padre non si scherza.

Bigre Padre    Tuo padre ha ragione e dovrebbe prenderti a legnate, come dovrei fare io col mio ragazzo. Ma adesso facciamo colazione. Il vino porta consiglio.

Jacques            Non posso, padrino. Casco dal sonno.

Bigre Padre    Vedo che non ti sei risparmiato. Spero che ne valesse 1a pena. Beh, pazienza. Mio figlio non c’è, vai su in soffitta e infilati nel suo letto.  (Jacques sale su per la scala.)

Padrone           (Gridando rivolto a Jacques.) Traditore! Infame! Dovevo aspettarmelo!

Bigre Padre    Ah, questi figlioli, questi dannati figlioli... (Dalla soffitta giungono rumori e gemiti soffocati...)  Sta sognando, il ragazzo... si vede che ha passato una notte movimentata!

Padrone           Ma quali sogni! Non sta sognando un bel niente! Vuole costringerla con le minacce. Lei resiste, ma ha paura di essere scoperta, e così è costretta a tacere. Furfante! Meriteresti di finire in tribunale per violenza carnale!

Jacques            (Affacciandosi dalla soffitta.) Padrone, non so se le ho fatto violenza oppure no, ma alla fin fine non è andata tanto male per nessuno dei due, ho dovuto soltanto prometterle...

Padrone           Che cosa le hai promesso, furfante?

Jacques            Che il giovane Bigre non l’avrebbe mai saputo.

Padrone           Ed è bastato questo perché tutto andasse per il meglio.

Jacques            E poi ancora meglio.

Padrone           Ma quante volte?

Jacques            Molte, signore, e ogni volta meglio.  (Torna il giovane Bigre.)

Bigre Padre    Perché ci hai messo tanto tempo? Adesso finisci quel cerchione, ma mettiti fuori dalla porta.

Bigre Figlio    Perché fuori dalla porta?

Bigre Padre    Per non svegliare Jacques.

Bigre Figlio    Jacques?

Bigre Padre    Ma sì, è in soffitta e dorme della grossa. Ah, poveri padri! Che il Signore abbia pietà di noi. Siete uno più canaglia dell’altro! Su, muoviti! Perché te ne stai lì impalato? (Il giovane Bigre si lancia verso la scala e fa per salire.) Dove vai? Lascialo dormire, quel poveretto!

Bigre Figlio    (Con tono esasperato.) Padre! Padre!

Bigre Padre    Cascava dal sonno!

Bigre Figlio    Devo andare di sopra!

Bigre Padre    Va’ fuori! Ti piacerebbe che ti svegliassero mentre dormi?

Padrone           E Justine sentiva tutto!

Jacques            (Seduto in cima alle scale.)  Come voi sentite me!

Padrone           Oh oh! Magnifico! Che birbante matricolato! E tu che cosa facevi?

Jacques            Sghignazzavo.

Padrone           Pendaglio da forca! E lei?

Jacques            Si strappava i capelli, alzava gli occhi al cielo, si disperava.

Padrone           Jacques, siete un bruto, e avete un cuore di pietra.

Jacques            (Scendendo le scale e con tono molto sincero.) Niente affatto, signore, sono una persona sensibile. Ma questa mia sensibilità la tengo in serbo per un’occasione migliore. Chi sperpera la propria sensibilità a destra e a manca, poi non ne ha più quando gli serve veramente.

Bigre Padre    (A Jacques.) Oh, eccoti qua. Il sonno ti ha fatto bene! (Al figlio.) È più fresco di una rosa! Va’ in cantina a prendere una bottiglia. (A Jacques.) Ora forse mangerai volentieri qualcosa!

Jacques            Molto volentieri.  (Il vecchio Bigre prende la bottiglia che gli porge il figlio e riempie tre bicchieri.)

Bigre Figlio    (Allontanando il suo bicchiere.) A quest’ora del mattino non ho sete.

Bigre Padre    Non hai voglia di bere?

Bigre Figlio    No.

Bigre Padre    Lo so io il perché. (A Jacques.)  È per via di quella Justine. È stato fuori un bel po’, sarà passato da lei e l’avrà sorpresa con un altro. (Al figlio.) Ti sta bene, te lo dicevo che era una puttana! (A Jacques.) E ora se la prende con questa innocente bottiglia.

Jacques            Direi che avete colto nel segno.

Bigre Figlio    Jacques, piantala con gli scherzi.

Bigre Padre    Se non vuole bere, pazienza... (Alza il bicchiere.) Alla tua salute, figlioccio!

Jacques            (Alzando il bicchiere.) Alla vostra! (Al giovane Bigre.) E tu bevi con noi, amico mio, non te la prendere per così poco...

Bigre Figlio    Ho già detto che non berrò.

Jacques            La rivedrai e tutto si chiarirà. Sta’ tranquillo.

Bigre Padre    Che lo faccia soffrire, invece, quella donna!…  E noi adesso prepariamoci ad andare da tuo padre, e vediamo di fargli dimenticare le tue scappatelle. Ah, ragazzacci indegni, scellerati, siete tutti uguali!... Su, andiamo...  (Prende Jacques sottobraccio ed esce con lui; il giovane Bigre sale in soffitta; Jacques dopo pochi passi si ferma, scende dalla pedana e torna verso il padrone; il vecchio Bigre si allontana dalla scena.)

Padrone           Mirabile aneddoto, Jacques. Ci insegna a conoscere meglio le donne e a conoscere meglio gli amici.  (Sulla pedana Saint-Ouen si dirige verso il padrone.)

Jacques            (Con tono malinconico.) E voi credete forse che un vostro amico disdegnerebbe la vostra amante o vostra moglie, se gli si presentasse l’occasione?

SCENA QUARTA

Saint-Ouen      Caro amico! Amico mio! Venite... (È sul bordo della pedana e tende le braccia verso il padrone, che si trova sotto di lui. Il padrone sale e Saint-Ouen lo prende a braccetto e vanno su e giù lungo la pedana come fossero a passeggio.) Ah, com’è bello, amico mio, avere un amico cui si è legati da un’amicizia sincera...

Padrone           Mi commuovete, cavaliere.

Saint-Ouen      Sì, devo dirvelo, voi siete il migliore degli amici, mentre io, amico mio...

Padrone           Voi? Anche voi siete il migliore degli amici.

Saint-Ouen      (Scuotendo la testa.)  Ho paura che non mi conosciate, amico mio.

Padrone           Vi conosco come me stesso!

Saint-Ouen      Se mi conosceste, non vorreste conoscermi!

Padrone           Non dite così.

Saint-Ouen      Sono un uomo infame. Sì, è così che devo definirmi di fronte a voi: sono un uomo infame.

Padrone           Non vi permetto di umiliarvi davanti a me!

Saint-Ouen      Un uomo infame!

Padrone           No!

Saint-Ouen      Un uomo infame!

Padrone           (Si inginocchia davanti a lui.) Tacete, amico mio. Le vostre parole mi straziano il cuore. Cos’è che vi tormenta? Che cosa vi rimproverate?

Saint-Ouen      Nel mio passato c’è una macchia. Una sola e unica macchia, sì... una sola macchia, però...

Padrone           Ebbene, una sola macchia, cosa volete che sia?

Saint-Ouen      Una sola macchia può insozzare una intera vita.

Padrone           Una rondine non fa primavera. Una sola macchia, nessuna macchia.

Saint-Ouen      Oh no! È una sola e unica macchia, ma è terribile. Io, il cavaliere di Saint-Ouen, ho tradito un amico! Sì!

Padrone           Ma andiamo! Come è potuto accadere?

Saint-Ouen      Io e quel mio amico frequentavamo all’epoca la stessa casa, per via di una stessa ragazza. Lui era innamorato di lei e lei era innamorata di me. Lui la manteneva e io approfittavo di lei. E non ho mai avuto il coraggio di confessarglielo. Ma devo farlo. Se lo ritroverò, dovrò dirgli tutto, dovrò confessarglielo e liberarmi da questo peso tremendo che non riesco più a sopportare...

Padrone           Farete bene, cavaliere.

Saint-Ouen      Voi me lo consigliate?

Padrone           Sì. Ditegli tutto.

Saint-Ouen      Ma come credete che la prenderà, questo mio amico?

Padrone           Sarà commosso dalla vostra sincerità e dal vostro rimorso. Vi abbraccerà.

Saint-Ouen      Lo credete davvero?

Padrone           Certamente.

Saint-Ouen      Anche voi vi comportereste così?

Padrone           Io sì. Certamente.

Saint-Ouen      (Allargando le braccia.) Amico mio, abbracciami dunque!

Padrone           Come?

Saint-Ouen      Abbracciami. Quell’amico che ho tradito, sei tu!

Padrone           (Affranto.) Agathe?

Saint-Ouen      Sì... Ah, fate la faccia scura! Vi restituisco la parola data! Sì, sì! Potete trattarmi come volete. Avete ragione, ciò che ho fatto non ammette perdono. Respingetemi! Odiatemi! Disprezzatemi! Ah, se sapeste che cosa ha fatto di me quella miserabile! Quanto ho sofferto per l’ignobile parte che mi ha costretto a recitare...

SCENA QUINTA

(Dialogo incrociato)

(Il giovane Bigre e Justine scendono per la scala e si siedono uno accanto all’altra sul gradino più basso. Entrambi hanno l’aria afflitta.)

Jacques            Lo giuro. Lo giuro su mio padre c su mia madre!

Bigre Figlio    Non ti crederò mai!  (Justine scoppia in lacrime.)

Padrone           (A Saint-Ouen.) Quella sciagurata! E voi! Voi, cavaliere, come avete potuto! Voi...

Saint-Ouen      Non torturatemi, amico mio!

Jacques            Ti giuro che non mi ha neppure sfiorata!

Bigre Figlio    Bugiarda!

Padrone           Come avete potuto!

Bigre Figlio    Con quel mascalzone!  (Justine scoppia in lacrime.)

Saint-Ouen      Come ho potuto? E vi meravigliate? Sono l’uomo più ignobile che esista sulla faccia della terra! Ho per amico l’uomo migliore del mondo, e lo tradisco ignobilmente. Vado a letto con la ragazza che lui adora. E voi vi domandate perché l’ho fatto? Perché sono un mascalzone! Nient’altro che un mascalzone!

Jacques            Non è un mascalzone! È tuo amico!

Bigre Figlio    (Con rabbia.) Amico?

Jacques            Proprio così: amico! Non mi ha neanche sfiorata!

Bigre Figlio    Sta’ zitta!

Saint-Ouen      Sì, nient’altro che un mascalzone.

Padrone           No, smettetela di sputarvi addosso.

Saint-Ouen      E invece voglio farlo!

Padrone           Malgrado quel che è accaduto, non dovete sputarvi addosso.

Jacques            Mi ha detto che ti vuole bene e che con me non farebbe nulla neanche se fossimo soli su un’isola deserta!

Padrone           Smettetela di tormentarvi.

Bigre Figlio    Ha detto così?

Jacques            Sì!

Saint-Ouen      E invece voglio tormentarmi.

Padrone           Siamo stati entrambi vittime di quella strega, voi e io! È lei che vi ha sedotto! E voi siete stato sincero. Mi avete detto tutto. Siete sempre mio amico.

Bigre Figlio    Ha detto: neanche su un’isola deserta?

Jacques            Sì!

Saint-Ouen      Non sono degno della vostra amicizia.

Padrone           Al contrario. Ne siete degno più che mai. Avete pagato con il tormento dei vostri rimorsi!

Bigre Figlio    Davvero ha detto che mi vuole bene e che non ti toccherebbe neanche se foste soli su un’isola deserta?

Jacques            Sì!

Saint-Ouen      Ah, che animo nobile!

Padrone           Abbracciatemi!  (Si abbracciano.)

Bigre Figlio    Davvero ha detto che non ti toccherebbe neanche se foste soli su un’isola deserta?

Jacques            Sì!

Bigre Figlio    Su un’isola deserta? Giuralo!

Jacques            Lo giuro!

Padrone           Venite, beviamoci sopra!

Jacques            Ah, padrone, non ho il coraggio di guardarvi!

Padrone           Alla nostra amicizia, che nessuna sgualdrina potrà mai distruggere!

Bigre Figlio    Neanche su un’isola deserta. Gli ho fatto torto. È un vero amico.

Jacques            Ho l’impressione, signore, che le nostre storie si assomiglino stranamente.

Padrone           (Uscendo dalla parte.) Che cosa?

Jacques            Dico che le nostre storie si assomigliano stranamente.

Bigre Figlio    Jacques è un vero amico.

Jacques            Il tuo migliore amico.

Saint-Ouen      Ormai penso solo alla vendetta! Quella sciagurata ci ha ingannati entrambi, e noi ci vendicheremo insieme! Ordinatemi quel che devo fare!

Padrone           (Incuriosito da Jacques e dalla sua storia, a Saint-Ouen.) Più tardi, finiremo di parlarne più tardi!

Saint-Ouen      No, adesso! Adesso! Farò tutto ciò che mi ordinerete! Ditemi solo che cosa volete!

Padrone           Sì, ma più tardi. Ora voglio vedere come va a finire con .Jacques.  (Scende dalla pedana.)

Bigre Figlio    Jacques!  (Jacques sale sulla pedana e si avvicina a Bigre.)  Ti ringrazio. Sei il mio migliore amico. (Lo abbraccia.) E ora abbraccia Justine. (Jacques esita.)  Su, non vergognarti! Davanti a me hai il diritto di abbracciarla! Te lo ordino! (Jacques abbraccia Justine.) Noi tre rimarremo amici per la pelle fino alla morte... Su un isola deserta... Davvero non la toccheresti? Neanche su un’isola deserta?

Jacques            La donna di un amico? Scherzi?

Bigre Figlio    Sei il mio amico più fedele.

Padrone           Canaglia! (Jacques si gira verso il padrone sorridendo.) Ma la mia storia è tutt’altro che finita.

Jacques            Non vi bastavano le corna?

Bigre Figlio    (Al colmo della gioia.) La donna più fedele... l’amico più fedele. Sono felice come un re! (Dicendo queste parole il giovane Bigre esce di scena insieme a Justine. Saint-Ouen rimane ancora qualche istante, poi esce anche lui.)

SCENA SESTA

Padrone           La mia storia continua. E ha una conclusione terribile. La conclusione più terribile che una storia possa avere...

Jacques            Qual è la conclusione più terribile, per una storia?

Padrone           Pensaci.

Jacques            Ci penserò… Qual è la conclusione più terribile che una storia possa avere... Ma neanche la mia storia è finita, padrone. Avevo perso la verginità e avevo trovato il mio migliore amico. Ero così felice che mi sono ubriacato.  Mio padre va in bestia e me le suona, passa di là un reggimento, mi arruolo, mi ritrovo  in piena battaglia, mi arriva una pallottola nel ginocchio, mi mettono su un carretto, il carretto si ferma davanti a una casupola e sulla porta appare una donna...

Padrone           Questo l’hai già raccontato.

Jacques            Ricominciate a interrompermi?

Padrone           Allora continua.

Jacques            Neanche per sogno. Non tollero queste continue interruzioni.

Padrone           (Anche lui offeso.) Benissimo. Almeno facciamo un altro po’ di strada. Abbiamo un lungo viaggio davanti a noi... Maledizione, come mai non abbiamo cavalli?

Jacques            Dimenticate che siamo su un palcoscenico. Dove lo trovate un cavallo?

Padrone           Per via di questo assurdo spettacolo sono costretto ad andare a piedi. Eppure il padrone che ci ha inventati ci aveva assegnato dei cavalli!

Jacques            Ecco cosa succede a essere inventati da troppi padroni.

Padrone           Mi domando spesso, Jacques, se la nostra storia sia stata scritta bene. Tu pensi che sia stata scritta bene?

Jacques            Dove, signore? Lassù?

Padrone           Lassù era scritto che qualcuno quaggiù l’avrebbe scritta, e io mi domando se costui l’abbia scritta bene. Aveva talento, almeno?

Jacques            Se non avesse avuto talento, probabilmente non avrebbe scritto.

Padrone           Come?

Jacques            Dico che se non avesse avuto talento non avrebbe scritto.

Padrone           (Scoppiando a ridere.) Ora dimostri proprio di essere solo un servo. Tu credi che quelli che scrivono abbiano talento? E che mi dici di quel giovane poeta che un giorno si presentò al nostro comune padrone?

Jacques            Non so nulla di questo poeta.

Padrone           Vedo che non sai nulla del nostro padrone. Sei un servo molto ignorante.

Ostessa            (Entra sulla scena, avanza verso Jacques e il padrone e fa loro un inchino.) Siate i benvenuti, signori.

Padrone           I benvenuti? E dove, signora?

Ostessa            Alla locanda del grande cervo.

Padrone           Non ho mai sentito questo nome.

Ostessa            Portate un tavolo! E delle sedie! (Due camerieri entrano in scena di corsa con il tavolo e le sedie e li sistemano davanti a Jacques e al padrone, che prendono posto.) Era scritto che durante il viaggio avreste fatto sosta nella nostra locanda, dove ora mangerete, berrete, dormirete e ascolterete la padrona, nota ovunque come un’emerita chiacchierona...

Padrone           Come se non bastasse il mio servitore.

Ostessa            Che cosa prendete, signori?

Padrone           (Guardando compiaciuto l’ostessa.) Ecco una domanda degna di riflessione.

Ostessa            Non dovete riflettere, poiché è scritto che prenderete anatra con patate e una bottiglia di vino.  (Esce.)

Jacques            Signore, non volevate dirmi qualcosa a proposito di un poeta?

Padrone           (Ancora affascinato dall’ostessa.) Un poeta?

Jacques            Quel giovane poeta che si presentò al nostro comune padrone.

Padrone           Ah, sì! Un giorno si presentò al nostro padrone, colui che ci ha creati, un giovane poeta. I poeti venivano molto spesso a importunarlo. Di giovani poeti ce n’è sempre a bizzeffe. Ogni anno ne spuntano più o meno quattrocentomila. E parliamo solo della Francia. Figuriamoci nei paesi meno evoluti!

Jacques            E che cosa ne fanno? Li ammazzano?

Padrone           Così si usava una volta. A Sparta, nei tempi antichi. Là i poeti li gettavano a mare da una rupe appena nati. Invece nel nostro secolo illuminato si consente a chiunque di vivere fino alla fine dei suoi giorni.

Ostessa            (Porta una bottiglia di vinoe riempie i bicchieri.) Vi piace?

Padrone           (Assaggiando il vino.) È ottimo! Lasciateci la bottiglia. (L’ostessa esce.) Dunque, una volta si presentò al nostro padrone un giovane poeta e tirò fuori di tasca un foglio. «Guarda, guarda, che sorpresa,» disse il nostro padrone «sono versi!». «Sì, maestro, sono versi, sono i miei versi.» disse il poeta. «Vi prego di dirmi la verità, nient’altro che la verità.» «E non avete paura della verità?» disse il nostro padrone. «No.» rispose il giovane poeta con voce tremante. E il nostro padrone gli disse: «Mio caro amico, non solo questi versi valgono meno di niente, ma non ne scriverete mai di migliori.» «Che tristezza,» disse il giovane poeta «vuol dire che scriverò brutti versi per tutta la vita.»  E il nostro padrone disse: «Vi avverto, giovane poeta! Né gli Dei, né gli uomini e nemmeno i paracarri hanno mai perdonato a un poeta la mediocrità!» E il poeta rispose: «Lo so, maestro, ma non posso farci niente. Seguo un impulso.»

Jacques            Che cosa seguiva?

Padrone           Un impulso. «Un impulso irresistibile che mi spinge a scrivere dei brutti versi.»  «Vi avverto!» lo ammonì ancora una volta il nostro padrone, e allora il giovane poeta gli rispose: «Lo so, maestro, che voi siete il grande Diderot e io sono un cattivo poeta, ma noi cattivi poeti siamo più numerosi, e saremo sempre in maggioranza! L’umanità intera è composta di cattivi poeti! E anche il pubblico, per lo spirito, per il gusto, per i sentimenti, non è altro che un branco di cattivi poeti! Come potete pensare che dei cattivi poeti possano nuocere ad altri cattivi poeti? L’ideale dei cattivi poeti, ossia dell’umanità, è senza alcun dubbio la cattiva poesia! Che ne direste se diventassi un grande e onorato poeta proprio grazie ai miei pessimi versi?»

Jacques            Questo ha detto il giovane poeta al nostro padrone?

Padrone           Esattamente questo.

Jacques            C’è un fondo di verità nelle sue parole.

Padrone           Indubbiamente. E mi fanno venire in mente un pensiero blasfemo.

Jacques            Io so qual è.

Padrone           Lo sai?

Jacques            Sì.

Padrone           Allora dillo.

Jacques            No, non lo dico. L’avete pensato prima voi, non io.

Padrone           L’hai pensato anche tu, non mentire.

Jacques            Sì, anch’io, ma dopo di voi.

Padrone           E allora, che cosa avrei pensato? Forza! Dillo!

Jacques            Avete pensato che forse il nostro comune padrone era anche lui un cattivo poeta.

Padrone           E chi può dimostrare che non lo fosse?

Jacques            Credete che saremmo stati migliori se ci avesse inventato qualcun altro?

Padrone           (Con aria pensierosa.) Dipende. Se ci avesse inventato un autore davvero grande, un genio, allora sì, certamente.

Jacques            (Dopo una pausa, con tristezza.) Sapete che è triste?

Padrone           Che cosa è triste?

Jacques            Che abbiate una così cattiva opinione del nostro creatore.

Padrone           (Guardando Jacques.) Io giudico il creatore dalla sua opera.

Jacques            Dovremmo amare il nostro padrone, colui che ci ha inventati. Se lo amassimo, la nostra vita sarebbe migliore. Saremmo più tranquilli e più sicuri di noi. E voi invece vorreste un autore migliore. Francamente, padrone, voi bestemmiate…

Ostessa            (Portando un vassoio carico di vivande.) Ecco la vostra anatra, signori...  Quando avrete finito, vi racconterò la storia di Madame de La Pommeraye.

Jacques            (Protestando.) Quando avremo finito, sarò io a raccontare come mi sono innamorato!

Ostessa            Deciderà il vostro padrone chi deve cominciare per primo.

Padrone           No, non io! È stato deciso lassù.

Ostessa            Lassù è stato deciso che sarò io a cominciare.

SIPARIO

FINE PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

(La scena è la stessa: è completamente vuota, a eccezione di un tavolo, sul proscenio, davanti al quale Jacques e il padrone stanno finendo di mangiare.)

Jacques            Tutto è iniziato quando ho perso la verginità. Poi mi sono preso una sbronza terribile, mio padre me le ha suonate, passava di là un reggimento…

Ostessa            (Entrando.) Vi è piaciuto?

Padrone           Era ottimo!

Jacques            Squisito.

Ostessa            Un’altra bottiglia di vino?

Padrone           Perché no?

Ostessa            (Gridando verso le quinte.)  Un’altra bottiglia!... (A tutti e due.) Ho promesso a lor signori che dopo questa buona cenetta avrei raccontato la storia di Madame de La Pommeraye...

Jacques            Signora! In nome di Dio! Sto raccontando come mi sono innamorato!

Ostessa            Gli uomini si innamorano con facilità, e poi con altrettanta facilità ti abbandonano. È risaputo. Perciò ora vi racconterò una storia che vi farà vedere a quali castighi vadano incontro certi tipi.

Jacques            Siete una terribile chiacchierona, signora. Avete in bocca ventimila tonnellate di parole e aspettate solo di rovesciarle addosso a qualcuno.

Ostessa            Avete un servo maleducato, signore. Chissà perché crede di essere spiritoso e si permette di interrompere una signora.

Padrone           (Con tono di rimprovero.)  Jacques, per favore...

Ostessa            Dunque, c’era un marchese che si chiamava des Arcis, ed era proprio un bel tipo. Un incredibile donnaiolo, signori, e in generale una persona assai piacevole. Ma non stimava le donne.

Jacques            A buon diritto.

Ostessa            Voi mi interrompete, signor Jacques!

Jacques            Signora ostessa del Grande Cervo, non sto parlando con voi!

Ostessa            E questo marchese des Arcis aveva messo gli occhi sulla  Marchesa de La Pommeraye. Lei era una vedova morigerata, ricca e orgogliosa. Il marchese dovette impiegare parecchio tempo ed energie prima che la marchesa finisse per cedere e accordargli i suoi favori. Tuttavia, dopo qualche anno, il marchese cominciò ad annoiarsi. Sapete cosa intendo, signori. All’inizio le propose di fare più vita mondana. Poi di ricevere più gente. Poi, quando lei aveva ospiti, lui non si faceva nemmeno vedere. Aveva sempre qualche impegno urgente. E quando ci andava, parlava appena, si sdraiava su un divano, prendeva un libro, lo gettava via, giocava col cane e si addormentava in presenza della marchesa. Ciò nonostante, Madame de La Pommeraye lo amava ancora e soffriva atrocemente! Ma dato che era una donna orgogliosa, un giorno si infuriò e decise che era ora di finirla!

SCENA SECONDA

(Durante l’ultima battuta dell’Ostessa il marchese compare sul fondo della scena e sale sulla pedana; porta con sé una sedia, la posa e vi si accascia con aria pigra e annoiata.)

Ostessa            (Rivolgendosi al marchese.) Amico mio…

Voce                 (Fuori scena.)  Padrona!

Ostessa            (Verso le quinte.) Che cosa c’è?

Voce                 (Fuori scena.) La chiave della madia!

Ostessa            È appesa al chiodo!... (Al marchese.)  Amico mio, avete l’aria assorta...  (L’ostessa sale sulla pedana e si avvicina al marchese.)

Marchese        Anche voi sembrate assorta, marchesa...

Ostessa            Non sbagliate. Sono assorta in tristi pensieri.

Marchese        Che cosa avete, marchesa?

Ostessa            Nulla.

Marchese        (Sbadigliando.)  Non è vero. Coraggio, ditemelo. Almeno servirà a scacciare la nostra noia.

Ostessa            Voi vi annoiate?

Marchese        Ma no!... Però ci sono dei giorni...

Ostessa            In cui insieme ci annoiamo.

Marchese        No, no! Vi sbagliate, mia cara... Però ci sono dei giorni in cui.. Dio sa perché...

Ostessa            Mio caro, è da molto tempo che volevo dirvi una cosa. Ma temo di rattristarvi.

Marchese        E in che modo voi potreste rattristarmi?

Ostessa            Dio sa che non ne ho colpa.

Voce                 (Fuori scena.)  Padrona!

Ostessa            (Verso le quinte.) Vi ho detto che non dovete chiamarmi di continuo! Rivolgetevi al padrone!

Voce                 (Fuori scena.) Non c’è!

Ostessa            Insomma, che cosa volete?

Voce                 (Fuori scena.) È arrivato il venditore di paglia.

Ostessa            Pagalo e mandalo via... (Al marchese.)  Sì, marchese, non ne ho colpa e sono io la prima a soffrirne. Passo la notte a pensare: che il marchese non sia più degno del mio amore? Posso forse rimproverargli qualcosa? Mi è infedele? No. E allora, perché il mio cuore è cambiato, mentre il suo è rimasto lo stesso? Non provo più quell’inquietudine quando tarda a venire, né quella dolce emozione quando arriva...

Marchese        (Con gioia.)  Sul serio?!

Ostessa            (Coprendosi gli occhi con le mani.) Ah, marchese, risparmiatemi i rimproveri. anzi, no, non risparmiatemeli. Li merito... Ma dovevo nascondervi tutto questo? Sono io che sono cambiata, non voi. Per questo vi stimo più che mai. Ma non posso mentire a me stessa. L’amore che provavo è svanito. È una scoperta terribile, ma è la verità.

Marchese        (Si getta ai suoi piedi, felice.) Siete incantevole, siete la donna più incantevole del mondo! Mi avete dato una gioia immensa! La vostra sincerità mi riempie di vergogna. Quanto siete superiore a me! Quanto sono piccolo di fronte a voi! La storia del vostro cuore, infatti, è identica alla storia del mio cuore. Ma io, io non ho avuto il coraggio di confessarvelo.

Ostessa            È la verità?

Marchese        La pura verità. E possiamo soltanto rallegrarci che quel fugace e ingannevole sentimento che ci univa ci abbia abbandonati nello stesso istante.

Ostessa            È vero. Che disgrazia sarebbe se il mio amore fosse ancora vivo e il vostro fosse ormai morto.

Marchese        Mai mi siete sembrata bella come in questo momento. Se l’esperienza non mi avesse reso prudente, direi che vi amo come non vi ho mai amato prima.

Ostessa            Ma che cosa faremo, marchese?

Marchese        Noi non ci siamo mai ingannati, né mai ci siamo detti bugie. Voi avete diritto a tutto il mio rispetto e forse io non ho ancora perso il vostro. Possiamo rimanere ottimi amici. Io sarò per voi un tenero amico a cui confidare le vostre conquiste, e voi sarete lo stesso per me. Io consiglierò voi e voi consiglierete me. Ci aiuteremo l’un l’altro nei nostri intrighi amorosi. E chissà che alla fine non possa accadere...

Jacques            Questo nessuno lo sa.

Marchese        Può darsi che...

Voce                 (Fuori scena.) Moglie!

Ostessa            (Stizzita, verso le quinte.) Che cosa c’è?

Voce                 (Fuori scena.) Niente.

Ostessa            (A Jacques e al padrone). Signori, io divento pazza! Quando finalmente c’è un po’ di calma, in questa bettola, e i clienti russano, ecco che mi chiama lui. E mi ha fatto perdere il filo. Quel vecchio balordo... (Scende dalla pedana.) Sono proprio da compatire, signori miei...

SCENA TERZA

Padrone           Vi compatisco volentieri, signora ostessa, (Le dà una pacca sul sedere.) ma al tempo stesso devo complimentarmi con voi, perché siete un’ottima narratrice. Mi è passata per la testa un’idea singolare. Che cosa succederebbe se aveste per marito, invece di quello che avete appena definito un balordo, il mio Jacques? Ovvero: che cosa farebbe un marito che non smette mai di parlare con una moglie che non sta zitta un momento?

Jacques            Farebbe esattamente quel che facevano con me mio nonno e mia nonna quando vivevo con loro. Erano persone molto serie. Si alzavano, si vestivano, andavano a lavorare, pranzavano, poi tornavano a lavorare; di sera la nonna cuciva e il nonno leggeva la bibbia e durante tutto il giorno nessuno pronunciava una parola.

Padrone           E tu che cosa facevi?

Jacques            Correvo per la stanza con un bavaglio sulla bocca!

Ostessa            Un bavaglio?

Jacques            Il nonno amava il silenzio. E così ho trascorso i primi dodici anni della mia vita con un bavaglio...

Ostessa            (Verso le quinte.)  Jean!

Voce                 (Fuori scena.)  Che cosa c’è?

Ostessa            Due bottiglie! Non di quelle che diamo ai clienti! Quelle che stanno in fondo, dietro alle fascine!

Voce                 (Fuori scena.) Ho capito!

Ostessa            Signor Jacques, ho cambiato idea. Ora mi fate tenerezza. Vi ho immaginato con il bavaglio sulla bocca e una voglia terribile di parlare, e in quel momento ho provato per voi un amore sconfinato. Sapete che vi dico? Facciamo la pace. (Si abbracciano. Entra in scena Jean e mette sul tavolo due bottiglie. Le stappa e riempie tre bicchieri.) Signori, in vita vostra non berrete mai un vino migliore di questo!

Jacques            Signora ostessa, dovevate essere una gran bella donna!

Padrone           Screanzato, la signora ostessa è una gran bella donna!

Ostessa            Non sono più quella di una volta. Avreste dovuto vedermi! Ma lasciamo stare. Torniamo a Madame de La Pommeraye...

Jacques            (Alza il bicchiere.) Ma prima beviamo alla salute di tutte le teste che avete fatto girare!

Ostessa            Volentieri. (Brindano e bevono.) Ma torniamo a Madame de La Pommeraye...

Jacques            Prima però beviamo alla salute del signor marchese, perché ho paura per lui.

Ostessa            E ne avete ben donde.  (Brindano e bevono.)

SCENA QUARTA

(Durante le ultime battute della scena precedente la madre e la figlia sono entrate dal fondo, salendo sulla pedana.)

Ostessa            Riuscite a immaginare la sua rabbia? Dichiara al marchese che non lo ama più e il marchese fa salti di gioia! Eh, signori miei, era una donna orgogliosa! (Si gira verso la madre e la figlia.) Così andò a cercare queste due donne, che aveva conosciuto tempo addietro. La madre e la figlia. Erano venute a Parigi per via di una causa, l’avevano persa ed erano cadute in miseria, sicché la madre si era ridotta a gestire una piccola bisca.

Madre              (Dalla pedana.) Bisogna fare di necessità virtù! Ho tentato in ogni modo di far entrare mia figlia all’Opéra. Ma che cosa ci posso fare se quest’oca non ha un filo di voce!

Ostessa            La bisca era frequentata da signori, che giocavano, cenavano, e c’era sempre qualcuno che si fermava a passare la notte con la figlia o con la madre. Insomma facevano le...

Jacques            Proprio così. Ma beviamo ugualmente alla loro salute, poiché non sono niente male.  (Jacques alza il bicchiere e tutti e tre brindano e bevono.)

Madre              (Rivolgendosi all’ostessa.) Sarò sincera, signora marchesa: facciamo un mestiere delicato e molto pericoloso.

Ostessa            (Sale sulla pedana e si avvicina a loro.) Non è che con questa vostra professione...  avete raggiunto una notorietà eccessiva?

Madre              Credo di no, per fortuna. La nostra... bisca... si trova in Rue de Hambourg, piuttosto fuori città.

Ostessa            Suppongo che non teniate molto al vostro mestiere e che accettereste con gioia, qualora decidessi di offrirvi una sorte migliore.

Madre              (Con gratitudine.) Ah, signora marchesa!

Ostessa            Però dovrete obbedirmi alla lettera.

Madre              Potete contarci.

Ostessa            Tornate a casa. Vendete tutti i mobili e tutti i vestiti che siano anche lontanamente appariscenti.

Jacques            (Alza il bicchiere.) Bevo alla salute della signorina. Ha un’aria malinconica, certo perché è costretta a cambiare padrone ogni notte!  (Brinda con il padrone e bevono.)

Ostessa            (Dalla pedana, a Jacques.) Non scherzate. Se sapeste che disgusto, certe volte. (Alle due donne.) Vi affitterò un piccolo appartamento. Come mobilio avrete solo lo stretto necessario. Ne uscirete unicamente per andare in chiesa e tornare indietro. Simulerete il massimo distacco dal mondo. Camminerete a occhi bassi e non andrete mai in giro l’una senza l’altra. Parlerete sempre e soltanto di Dio. Io, naturalmente, non verrò a farvi visita. Non sono degna di frequentare delle donne così pie... E ora andate!  (Le due donne escono.)

Padrone           Quella donna mi fa paura.

Ostessa            (Dalla pedana al padrone.) E ancora non la conoscete!

SCENA QUINTA

(Il marchese entra dalla parte opposta a quella da cui sono uscite le due donne e tocca delicatamente il braccio dell’ostessa. Lei gli rivolge uno sguardo sorpreso.)

Ostessa            Oh, marchese! Sono lieta di vedervi! Come vanno le vostre avventure? Le vostre giovinette? (Il marchese la prende sottobraccio e insieme passeggiano lentamente sulla pedana; lui si china verso di lei e le risponde sottovoce.

Padrone           Guarda, Jacques! Le racconta sul serio le sue tresche! Quel maiale scriteriato!

Ostessa            Vi ammiro. (Il marchese le sussurra di nuovo qualcosa.) Avete sempre un gran successo con le donne!

Marchese        E voi non avete nulla da confidarmi? (L’ostessa scuote la testa.) E che mi dite di quel conte, quell’omuncolo, quel nanerottolo, che era tanto assiduo...

Ostessa            Non lo vedo più.

Marchese        Senti, senti! E perché mai avete respinto quel nano?

Ostessa            Non mi piaceva.

Marchese        Com’è possibile che non vi piacesse? Il più adorabile di tutti i nani! Ditelo, che mi amate ancora!

Ostessa            Può darsi...

Marchese        Voi contate sul mio ritorno e volete riservarvi tutti i vantaggi di una condotta irreprensibile?

Ostessa            Questo vi fa paura?

Marchese        Siete una donna pericolosa!

(Il marchese e l’ostessa vanno su e giù per la pedana come se stessero passeggiando; in quel mentre avanza verso di loro un’altra coppia, la madre e la figlia.)

Ostessa            (Con aria sorpresa.) Ah, buon Dio, è possibile? (Lascia il marchese e si avvicina alle due donne.)  Siete proprio voi, signora?

Madre              Sì, sono io...

Ostessa            E come state? Che cosa avete fatto in tutto questo tempo?

Madre              Conoscete le nostre disgrazie. Conduciamo una vita modesta e ritirata.

Ostessa            Rinunciare alla vita mondana è lodevole, ma evitare anche me...

Figlia               Carissima signora, quante volte vi ho ricordata a mia madre, ma lei diceva sempre: «Figuriamoci, Madame de La Pommeraye ci avrà sicuramente dimenticate.»

Ostessa            Che ingiustizia! Sono felice di vedervi.  Questo è un mio amico. Il marchese des Arcis. La sua presenza non deve turbarvi. Com’è cresciuta la signorina! (Continuano a passeggiare tutti insieme.)

Padrone           Senti, Jacques, l’ostessa mi piace. Scommetto che non è nata in questa locanda. Credo che abbia tutt’altre origini. Di queste cose io me ne intendo.

Ostessa            Davvero, la signorina è diventata proprio bella!

Padrone           Credi a me, quella donna ha sangue nobile.

Marchese        (Alle due donne.)  Ma restate ancora un po’! Non andate via!

Madre              (Timidamente.)  No, no, dobbiamo andare al Vespro...  (Fanno un inchino e si allontanano.)

Marchese        Mio Dio, marchesa, chi sono quelle donne?

Ostessa            Le creature più felici che io conosca. Avete notato la loro calma? La loro serenità? Ho l’impressione che vi sia una grande saggezza nel vivere appartati.

Marchese        Marchesa, avrei dei rimorsi se la nostra rottura dovesse portarvi a conclusioni tanto tristi.

Ostessa            Preferireste che tornassi a ricevere il contino?

Marchese        Il nano? Certo che lo preferirei.

Ostessa            Me lo consigliate?

Marchese        Senza esitazioni.

Ostessa            (Scende dalla pedana e si avvicina al padrone e a Jacques.) Ma sentitelo! (Prende dal tavolo il suo bicchiere e beve. Si siede sul bordo della pedana e il Marchese le si siede accanto.) Dinanzi a lei improvvisamente mi sento vecchia. Quando l’ho vista per la prima volta era un soldo di cacio.

Marchese        Parlate della figlia di quella signora?

OSTESSA         Sì. Oggi mi sentivo come una rosa appassita accanto a un bocciolo.  L’avete notata?

Marchese        Naturalmente.

Ostessa            Che ne dite?

Marchese        È come una vergine di Raffaello.

Ostessa            Che occhi!

Marchese        Che voce!

Ostessa            Che pelle!

Marchese        Che portamento!

Ostessa            Che sorriso!

Jacques            Accidenti, marchese, se continuate così non ve la caverete!

Ostessa            (A Jacques.) È ovvio che non se la caverà! (Si alza, solleva il bicchiere e beve.)

Marchese        Che personale!  (Dopo queste parole, pronunciate con un sospiro, si alza ed esce descrivendo un semicerchio sulla pedana.)

Ostessa            (A Jacques e al padrone.)  Ha abboccato.

Jacques            Signora ostessa, quella marchesa è un mostro.

Ostessa            E il marchese, allora? Non doveva smettere di amarla.

Jacques            Signora ostessa, voi forse non conoscete la bella favola del coltellino e della guaina.

Padrone           Questa non me l’hai mai raccontata!

SCENA SESTA

Marchese        (Rientra in scena, si avvicina all’ostessa descrivendo un semicerchio e le parla con voce supplichevole.)  Marchesa, avete visto le vostre amiche?

Ostessa            (A Jacques e al padrone.) Vedete come c’è cascato?

Marchese        Non è bello da parte vostra... Sono così povere, e voi non le invitate mai nemmeno alla vostra tavola...

Ostessa            Le ho invitate, ma invano. Non c’è da stupirsi. Se si venisse a sapere che mi frequentano la gente direbbe che Madame de La Pommeraye le protegge, e così non riceverebbero più elemosine.

Marchese        Come! Vivono di elemosine?

Ostessa            Di quelle della loro parrocchia.

Marchese        Ma sono vostre amiche, e voi permettete che vivano di elemosine?

Ostessa            Ah, marchese, noi gente di mondo non siamo in grado di capire la sensibilità delle anime pie. Non accetterebbero aiuto da chiunque, ma soltanto da una mano pura e senza macchia.

Marchese        Sapete che ho avuto la tentazione di andare a trovarle?

Ostessa            Sarebbe la loro rovina. Quella ragazza è così bella... Non immaginate che orribili pettegolezzi ne nascerebbero?

Marchese        (Sospira.)  Che cosa crudele...

Ostessa            (Con tono maligno.)  Sì, davvero crudele...

Marchese        Voi mi prendete in giro!

Ostessa            Cerco invece di risparmiarvi un dolore! Perché voi, marchese, vi state preparando a soffrire. Non confondete quella fanciulla con le donne che conoscete! Non si lascerà sedurre! Non raggiungerete il vostro scopo!  (Il marchese si allontana con aria abbattuta verso il fondo della scena descrivendo un semicerchio.)

Jacques            È cattiva questa marchesa.

Ostessa            Non difendete gli uomini, signor Jacques. Avete forse dimenticato quanto era innamorata Madame de La Pommeraye? Ed è ancora pazza del marchese! Ogni sua parola è per lei un colpo al cuore! Ma non vedete che ciò che si prepara è l’inferno per entrambi? (Il marchese, sempre descrivendo un semicerchio, si riavvicina all’ostessa. L’ostessa alza gli occhi su di lui.) Dio mio, marchese, che brutto aspetto avete!

Marchese        (Andando su e giù per il palcoscenico.)  É diventata un’ossessione. Non resisto più.  Non riesco a dormire. Non riesco a mangiare. Per due settimane ho bevuto come una spugna, poi per altre due settimane sono stato devoto come un monaco, per poterla vedere in chiesa... Vi prego, marchesa, fatemela rivedere... (L’ostessa sospira.)  Amica mia!

Ostessa            Vi aiuterei volentieri, marchese, ma è difficile. Potrebbero sospettarmi di essere vostra complice...

Marchese        Vi supplico!

Ostessa            (Imitandolo.) Vi supplico!... Ma che m’importa, in fondo, se siete innamorato oppure no! Perché devo complicarmi la vita? Sbrogliatevela da solo!

Marchese        In nome di Dio, marchesa! Se mi abbandonate sono perduto. Se non volete farlo per me, pensate a loro! Perché io ho proprio perso la ragione! Mi introdurrò in casa loro con la forza, e non potete immaginare quello che farò!

Ostessa            E sia... Ma lasciatemi il tempo per pensare... E organizzare tutto...  (Sul fondo della scena i domestici collocano un tavolo e delle sedie. Il Marchese esce.)

SCENA SETTIMA

Ostessa            (Verso il fondo della scena, da dove giungono la madre e la figlia.) Venite avanti, venite. Accomodatevi a tavola e iniziamo a mangiare. (Prendono posto a tavola, sul fondo della scena. Così ora ci sono due tavoli, uno in basso, sul proscenio, davanti al quale sono seduti Jacques e il suo padrone, l’altro sulla pedana.) Quando arriverà il marchese ci fingeremo estremamente sorprese. Non dovete confondervi.

Jacques            (Gridando, all’ostessa.) Signora ostessa! La vostra marchesa è una iena!

Ostessa            (Seduta al tavolo in alto, verso Jacques seduto al tavolo in basso.) E che mi dite del marchese, signor Jacques? È  forse un angelo?

Jacques            E perché dovrebbe essere un angelo? Secondo voi l’uomo non ha altra scelta che essere una bestia o un angelo? Dovreste conoscere la favola del coltellino e della guaina, allora forse capireste qualcosa.

Marchese        (Si avvicina alle signore sedute a tavola fingendosi sorpreso.) Oh... Ho l’impressione di avervi disturbato!

Ostessa            (Anche lei sorpresa.)  In realtà... non vi aspettavamo, marchese...

Padrone           Che commedianti!

Ostessa            Ma visto che siete qui, sedetevi con noi...  (Il marchese bacia la mano alle tre signore e si siede.)

Jacques            Ora sarà una noia. Nel frattempo, padrone, vi racconterò la favola del coltellino e della guaina.

Marchese        (Intervenendo nella discussione.) Sono pienamente d’accordo con voi, care signore. Che cosa sono i piaceri della vita? Solo polvere e fumo. Sapete qual è l’uomo che in assoluto ammiro di più?

Jacques            (Al padrone, che è attirato dalle parole del marchese.) Non dategli retta, padrone!

Marchese        Non lo sapete, mie signore? E San Simeone Stilita. Il mio santo protettore.

Jacques            La favola del coltellino e della guaina è la morale di tutte le morali e il fondamento di tutte le scienze.

Marchese        Provate a immaginare, mie signore! San Simeone visse per quarant’anni in cima a una colonna alta quaranta metri, pregando Dio perché gli desse la forza di resistere quarant’anni in cima a una colonna alta quaranta metri a pregare Dio...

Jacques            Non dategli retta, signore!

Marchese        …perché gli desse la forza di resistere quarant’anni in cima a una colonna alta quaranta metri...

Jacques            Date retta a me! (Il padrone si gira finalmente verso Jacques.) Un giorno il coltellino e la guaina litigarono furiosamente. Il coltellino disse; «Guaina, amor mio, siete proprio una bella sgualdrina; ogni giorno offrite asilo ad altri coltellini.»  E la guaina disse al coltellino: «Coltellino, amor mio, siete un bel porco! Ogni giorno cambiate guaina!»

Marchese        Provate a immaginare, mie signore. Vivere per quarant’anni in cima a una colonna alta quaranta metri.

Jacques            La lite si svolgeva a tavola. E colui che era seduto fra la guaina e il coltellino, disse: «Cara guaina e caro coltellino, fate bene a cambiare coltellini e guaine, ma avete commesso un errore fatale promettendovi l’un l’altro di non cambiarli mai. Diamine, coltellino, ancora non sai che Dio ti ha creato perché ti infilassi in molte guaine?»

Figlia               E quella colonna era davvero alta quaranta metri?

Jacques            «E tu, guaina, non lo sai che sei stata creata per molti coltellini?»  (Il padrone, che ha smesso di interessarsi al marchese e ascolta Jacques, scoppia a ridere.)

Marchese        (Con amorosa tenerezza.)  Sì, bambina mia. Quaranta metri.

Figlia               E San Simeone non aveva le vertigini?

Marchese        No, non aveva le vertigini. E sapete perché, bambina mia?

Figlia               No.

Marchese        Perché dalla sua colonna non guardava mai verso il basso. Guardava incessantemente verso l’alto, verso Dio. E chi guarda in alto non avrà mai le vertigini.

Le Signore       (Con meraviglia.)  Sì! È vero!

Padrone           Jacques!

Jacques            Sì?

Marchese        (Congedandosi dalle signore.)  È stato un grande onore... (Esce.)

Padrone           (Divertito.) La tua favola è immorale, Jacques, e io la rifiuto, la rinnego e dunque la considero nulla.

Jacques            Ma vi è piaciuta!

Padrone           Questo non c’entra. A chi non piacerebbe? Certo che mi è piaciuta.

(I domestici portano via dalla pedana il tavolo e le sedie. Jacques e il padrone guardano di nuovo verso la pedana, dove il marchese si sta riavvicinando all’ostessa.)

SCENA OTTAVA

Ostessa            Allora, marchese, c’è forse in tutta la Francia un’altra donna disposta a fare per voi quello che faccio io?

Marchese        (Inginocchiandosi davanti a lei.)  Siete la mia unica amica...

Ostessa            Cambiamo argomento. Come va il cuore?

Marchese        Se non riuscirò ad avere quella ragazza, morirò.

Ostessa            Sarò felice di salvarvi la vita.

Marchese        So che andrete in collera, ma devo dirvelo. Ho mandato loro una lettera. E un cofanetto di gioielli. Ma me l’hanno restituito.

Ostessa            (Con severità.) L’amore vi corrompe, marchese. Che cosa vi hanno fatto quelle brave donne per volerle infangare così? Credete di poter comprare l’innocenza con un paio di gemme?

Marchese        (Sempre in ginocchio.) Perdonatemi.

Ostessa            Vi avevo avvertito. Ma con voi non c è rimedio.

Marchese        Mia cara. Voglio fare un ultimo tentativo. Donerò loro una delle mie case di città e un’altra in campagna. Cederò loro la metà dei miei averi.

Ostessa            Come credete... Ma l’onore non si compra. Conosco quelle donne. (Si allontana dal marchese, il quale resta inginocchiato; dall’altra parte della scena la madre avanza incontro all’ostessa e anche lei si inginocchia ai suoi piedi.)

Madre              Signora marchesa, non ordinateci di rifiutare! Una tale ricchezza! Tutte quelle proprietà! Una simile fortuna!

Ostessa            (Alla madre inginocchiata.) E voi credete che io abbia intrapreso tutto questo per fare la vostra fortuna? Rifiutate immediatamente tutte le offerte del marchese!

Jacques            Che cosa vuole ancora questa donna?

Ostessa            (A Jacques.)  Che cosa vuole? Certo non fare del bene a quelle due donne. Che cosa gliene importa a lei di loro, signor Jacques? (Alla madre.) O mi obbedite, o vi rispedisco difilato al vostro bordello! (Volta le spalle alla madre e si trova di nuovo di fronte al marchese inginocchiato.)

Marchese        Ah, amica mia, avevate ragione. Hanno  rifiutato. Sono un uomo finito. Che cosa devo fare?...  Sapete che cosa ho deciso, marchesa? La sposerò.

Ostessa            (Fingendosi sorpresa.) Amico mio, questa è una faccenda seria. Bisogna riflettere.

Marchese        A che serve riflettere. Più infelice di così non potrò mai essere.

Ostessa            Adagio, marchese. È in gioco la vostra vita, non bisogna precipitare le cose... (Finge di ragionare ad alta voce.)  Certo, è vero: sono due donne oneste. Il loro cuore è puro come il cristallo... Forse avete ragione... La povertà non è un disonore...

Marchese        Andate da loro, vi supplico. E rivelate le mie intenzioni.

Ostessa            (Si gira verso il marchese e gli tende la mano; il marchese si alza e si ritrovano faccia a faccia; la marchesa sorride.)  Bene. Ve lo prometto.

Marchese        Grazie.

Ostessa            Che cosa non farei per voi.

Marchese        (Rianimandosi di colpo.) Ma ditemi, mia unica vera amica, perché non vi sposate anche voi?

Ostessa            E con chi, marchese?

Marchese        Con il contino.

Ostessa            Il nano?

Marchese        È ricco, è brillante...

Ostessa            E chi mi garantisce che sia fedele? Voi?

Marchese        Oh, della fedeltà di un marito si può fare a meno.

Ostessa            No, no, io ne sarei oltraggiata. E poi sono vendicativa.

Marchese        Se siete vendicativa, vuol dire che ci vendicheremo! Non è una cattiva idea! Sapete che faremo? Affitteremo un palazzo tutti e quattro insieme e formeremo un quartetto felicissimo!

Ostessa            Non è una cattiva idea.

Marchese        Se il vostro nano ci darà noia, lo metteremo in un vaso sul vostro comodino.

Ostessa            La vostra proposta mi piace moltissimo. Ma non mi sposerò. L’unico uomo che avrei potuto sposare...

Marchese        Sono io?

Ostessa            Ora posso ammetterlo tranquillamente.

Marchese        E perché non me lo avete detto prima?

Ostessa            Come vedete, ho fatto bene. Colei che avete scelto vi si confà mille volte più di me!...  (Dal fondo della scena, la figlia, con l’abito bianco da sposa, avanza lenta e solenne.)

Marchese        (La vede e le va incontro affascinato.) Marchesa, vi sarò grato in eterno...  (Avanza lentamente incontro alla figlia. Si abbracciano, rimanendo a lungo in questa posizione.)

SCENA NONA

(Il marchese e la figlia sono ancora abbracciati. L’ostessa, senza smettere di guardarli, arretra fino all’estremità opposta della pedana.)

Ostessa            (Gridando.)  Marchese!   (Il marchese non le bada e rimane abbracciato alla figlia.)  Marchese! (Il marchese si volta appena.) Siete soddisfatto della vostra prima notte?!

Jacques            Dio mio! Eccome!

Ostessa            Ne sono lieta. E ora ascoltate. Avevate una donna onesta, e ve la siete lasciata scappare. Quella donna onesta sono io. (Jacques ride.) Mi sono vendicata facendovene sposare una degna di voi. Ora andate subito in Rue de Hambourg e scoprirete come si guadagnava da vivere vostra moglie! Vostra moglie e vostra suocera! (L’ostessa scoppia in una risata satanica. La figlia si getta ai piedi del marchese.)

Marchese        Svergognata... Svergognata...

Figlia               (Ai piedi dei marchese.) Signore, calpestatemi, schiacciatemi...

Marchese        Andate via, svergognata...

Figlia               Fate di me quel che volete...

Ostessa            Correte, marchese! Correte in Rue de Hambourg! E fateci mettere una lapide commemorativa: «Qui la marchesa des Arcis fece la puttana»!  (Scoppia di nuovo in una risata satanica.)

Figlia               (Per terra, inginocchiata ai piedi del marchese.) Signore, abbiate pietà...  (Il Marchese respinge con il piede la figlia, che tenta di trattenerlo aggrappandosi alle sue gambe, e si allontana.)

Jacques            State attenta, ostessa! Non può essere questa la fine della storia!

Ostessa            E invece sì! Non vi azzardate ad aggiungere qualcosa!  (Jacques sale con un balzo sulla pedana e si mette dove prima stava il marchese; fa Figlia gli afferra le gambe.)

Figlia               Marchese, in nome di Dio, consentitemi almeno di sperare nel vostro perdono!

Jacques            Alzatevi.

Figlia               (A terra, stringendosi alle sue gambe.) Fate di me ciò che volete. Subirò qualsiasi cosa.

Jacques            (Con tono sincero.) Vi ho detto di alzarvi... (La figlia non ne ha il coraggio.) Tante ragazze oneste sono diventate donne disoneste. Perché per una volta non potrebbe accadere il contrario? (Con dolcezza.) E poi sono convinto che il vizio vi abbia soltanto sfiorata. Che non vi abbia veramente guastata. Alzatevi. Non mi sentite? Vi ho perdonato. Anche quando più mi sono sentito oltraggiato, non ho mai smesso di vedere in voi la mia sposa. Siate onesta, siate fedele, siate felice e fate il possibile perché sia felice anch’io. Non voglio altro da voi. Alzatevi, moglie mia. Signora marchesa, alzatevi! Alzatevi, Madame des Arcis!  (La figlia si alza, abbraccia Jacques e lo bacia appassionatamente.)

Ostessa            (Grida dall’altra parte della pedana.) È una puttana, marchese!

Jacques            Chiudete il becco, Madame de La Pommeraye! (Alla figlia.) Vi ho perdonata. E voglio che sappiate che non ho rimpianti. Quella signora là (Indica l’ostessa.)  non si è affatto vendicata di me, anzi, mi ha reso un immenso favore. Non siete forse più giovane di lei, più bella e cento volte più devota? Partiremo insieme per la campagna e là trascorreremo degli anni meravigliosi... (Attraversa con lei la pedana e poi si rivolge all’ostessa.) E a voi debbo dire, signora ostessa, che furono felicissimi. Perché non c’è nulla di sicuro a questo mondo e le cose cambiano senso appena soffia il vento. E il vento soffia sempre, e voi neanche lo sapete. Il vento soffia e la fortuna si tramuta in sfortuna e la vendetta in ricompensa e una ragazza leggera in moglie devota, una moglie con la quale nessuna può misurarsi.

SCENA DECIMA

(Durante le ultime frasi di Jacques, l’ostessa è scesa dalla pedana e si è seduta al tavolo accanto al padrone; il padrone le cinge la vita e beve con lei...)

Padrone           Jacques, non mi piace come hai fatto finire questa storia! Quella ragazza non meritava affatto di diventare marchesa! Mi ricorda tremendamente Agathe! Sono due emerite imbroglione.

Jacques            Vi sbagliate, signore.

Padrone           Come sarebbe mi sbaglio?

Jacques            Sì, vi sbagliate di grosso!

Padrone           Un certo Jacques pretende di dire a me, il suo padrone, se sbaglio oppure no?

Jacques            (Lascia la figlia, che subito dopo uscirà di scena, e salta giù dalla pedana.) Io non sono un certo Jacques. Ricordatevi che mi avete addirittura definito vostro amico.

Padrone           (Prendendosi delle confidenze con l’ostessa.) Se avrò voglia di chiamarti amico, sarai un amico. E se avrò voglia di chiamarti un certo Jacques, sarai un certo Jacques. Perché lassù, tu sai dove, lassù, come diceva il tuo capitano, è scritto che sono il tuo padrone. E ti ordino di rimangiarti immediatamente questo finale, che non piace né a me né a Madame de La Pommeraye, alla quale mi inchino, (Dà un bacio all’ostessa.) perché è una nobile dama con un gran bel sedere...

Jacques            Voi pensate davvero, signore, che dopo aver raccontato una storia, Jacques possa rimangiarsela?

Padrone           Se sarà il suo padrone a chiederlo, Jacques si rimangerà la sua storia!

Jacques            Neanche per sogno, padrone!

Padrone           (Continuando a prendersi delle confidenze con l’ostessa.) Se Jacques seguiterà a impuntarsi, il suo padrone lo manderà a dormire nella stalla con le capre!

Jacques            Non ci andrò!

Padrone           (Baciando l’ostessa.) Ci andrai.

Jacques            Non ci andrò!

Padrone           (Gridando.)  Ci andrai.

Ostessa            Signore, lo fareste un piacere alla signora che state baciando?

Padrone           Tutto quel che desidera.

Ostessa            Allora smettetela di arrabbiarvi con il vostro servitore. È vero che è molto insolente, ma ho l’impressione che sia proprio quello che fa per voi. Lassù sta scritto che non potete fare a meno l’uno dell’altro.

Padrone           (A Jacques.) Hai sentito, servo? Madame de La Pommeraye ha detto che non mi sbarazzerò mai di te.

Jacques            Ve ne sbarazzerete, signore, perché me ne vado a dormire nella stalla, con le capre.

Padrone           (Si alza.) Fu non vai da nessuna parte

Jacques            Ci vado!

Padrone           Non ci vai!

Jacques            Ci vado! (Si allontana lentamente.)

Padrone           Jacques! (Jacques continua ad allontanarsi molto lentamente.) Mio caro Jacques!  (Jacques si allontana.) ...Mio caro, carissimo Jacques! (Il padrone gli corre dietro e lo afferra per un braccio.) Ma insomma, non hai sentito? Come farei senza di te?

Jacques            E va bene. Ma per evitare altre discussioni dovremmo accordarci su alcuni punti una volta per tutte.

Padrone           D’accordo!

Jacques            Dunque: visto e considerato che lassù è scritto che vi sono indispensabile ne approfitterò ogni qualvolta ne avrò l’occasione.

Padrone           Questo non è scritto lassù!

Jacques            Così è stato disposto nell’istante in cui il nostro padrone ci ha creati. Egli ha deciso che voi avreste avuto l’apparenza, e io la sostanza. Che sareste stato voi a dare gli ordini, ma sarei stato io a stabilire quali. Che voi avreste avuto il potere, ma io l’influenza.

Padrone           In tal caso voglio prendere senz’altro il tuo posto.

Jacques            Non otterreste nulla. Perdereste l’apparenza e non avreste comunque la sostanza. Perdereste il potere senza avere l’influenza. Restate ciò che siete, signore. Se sarete un padrone buono e ubbidiente, non vi troverete affatto male.

Ostessa            Amen. È notte fonda, e lassù è scritto che abbiamo bevuto molto e che adesso andremo a dormire...

SIPARIO

FINE SECONDO ATTO

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

(La scena è completamente vuota. Il padrone e Jacques sono sul proscenio.)

Padrone           Ma insomma, dove sono i nostri cavalli?

Jacques            Smettetela con queste domande insulse, padrone.

Padrone           Che razza di assurdità! Come se un nobile francese potesse girare per la Francia a piedi! Chi mai si è permesso di riscriverci, Jacques?

Jacques            Un imbecille, signore. Ma ormai siamo riscritti, e non c’è più niente da fare.

Padrone           Vadano in malora tutti quelli che si permettono di riscrivere ciò che è stato scritto! Che siano infilzati su uno spiedo e arrostiti a fuoco lento! Che vengano castrati e siano loro mozzate le orecchie! Mi fanno male i piedi!

Jacques            Di solito, signore, chi riscrive non viene arrostito, e tutti gli credono.

Padrone           Tu pensi che crederanno a quello che ci ha riscritti? Che non andranno nemmeno a riguardare il testo per vedere chi siamo in realtà?

Jacques            Si riscrivono ben altre storie che la nostra, signore. Tutto ciò che è avvenuto al mondo è già stato riscritto cento volte, e a nessuno viene in mente di controllare come sono andate in realtà le cose. La storia degli uomini è già stata riscritta tante di quelle volte che essi non sanno più chi sono.

Padrone           Tu mi spaventi. Allora costoro (Indicando il pubblico.) crederanno che non abbiamo nemmeno dei cavalli e che per tutta la nostra storia dobbiamo andare a piedi come due pezzenti?

Jacques            (Indicando il pubblico.) Quelli là? Quelli sono pronti a credere ben altre sciocchezze.

Padrone           Oggi mi sembri di cattivo umore. Avremmo dovuto fermarci più a lungo alla locanda del grande cervo.

Jacques            Io non avevo niente in contrario.

Padrone           Eppure... Quella donna non è nata in una locanda. Te lo dico io.

Jacques            E dove?

Padrone           Non lo so. Ma non in una locanda. Perché... Quel suo modo di esprimersi, quel portamento, quella finezza, no, non sono cose che si possano imparare...

Jacques            Ho l’impressione, signore, che vi siate innamorato.

Padrone           (Con un’alzata di spalle.) Se era scritto lassù... (Dopo una pausa.) Questo mi fa venire in mente che non hai ancora finito di raccontare come ti sei innamorato tu!

Jacques            È che non dovevate dare, ieri, la precedenza alla storia di Madame de La Pommeraye.

Padrone           Ieri ho dato la precedenza a una gran dama. Tu non capirai mai che cos’è la galanteria. Ma adesso che siamo soli ti do la precedenza assoluta.

Jacques            Vi ringrazio, signore. Dunque, ascoltate. Quando ho perso la verginità, mi sono ubriacato. Quando mi sono ubriacato, mio padre me le ha suonate. Quando mio padre me le ha suonate, mi sono arruolato...

Padrone           Ti stai ripetendo, Jacques!

Jacques            Ripetermi? Io? Signore non conosco nulla di più vergognoso che ripetersi. Questo non dovevate dirlo. Vi giuro che non dirò più una sola parola sino alla fine dello spettacolo.

Padrone           Jacques, ti prego...

Jacques            Voi mi pregate? Sul serio mi pregate?

Padrone           Ma sì.

Jacques            Va bene. Dov’ero rimasto?

Padrone           Tuo padre te le ha suonate, tu ti sei arruolato e alla fine ti sei ritrovato in quella casupola dove si sono presi cura di te e dove c’era quella donna bellissima con il sedere grosso... (Si interrompe.)  Jacques...  Senti, Jacques... Dimmi sinceramente... ma proprio sinceramente, capisci... Quella donna aveva davvero un sedere così grosso, o lo dici per farmi piacere?

Jacques            Perché queste domande inutili, signore?

Padrone           (Malinconico.) Non aveva il sedere grosso, è evidente.

Jacques            Non chiedetemelo, signore. Lo sapete che non mi piace mentirvi.

Padrone           (Malinconico.) Allora mi hai mentito, Jacques.

Jacques            Non me ne vogliate.

Padrone           (Con nostalgia.) Non te ne voglio, mio caro Jacques. So che mi hai mentito per amore.

Jacques            Sì, padrone. Io so che vi piacciono le donne con il sedere grosso.

Padrone           Sei un brav’uomo. E un bravo servitore. I bravi servitori devono dire ai loro padroni ciò che essi vogliono sentirsi dire. E niente verità inutili, Jacques.

Jacques            State tranquillo, signore. A me non piacciono le verità inutili. Non c’è cosa più stupida di una verità inutile.

Padrone           Per esempio?

Jacques            Per esempio che dobbiamo morire. Oppure che questo mondo è corrotto. Come se non sapessimo certe cose. Li conoscete anche voi quegli uomini che entrano in scena proclamando con tono eroico: «Questo mondo è corrotto!»  Il pubblico applaude, ma a Jacques non interessa, Jacques lo sapeva già da almeno duecento, quattrocento, ottocento anni, e perciò mentre loro gridano che il mondo è corrotto, lui preferisce star lì a inventare per il suo padrone...

Padrone           Per quel depravato del suo padrone...

Jacques            ...A inventare per quel depravato del suo padrone delle donne con un sedere enorme, come piaccio)no al padrone...

Padrone           Soltanto io e colui che è al di sopra di noi sappiamo che sei il servitore migliore di tutti i servitori che abbiano mai servito...

Jacques            E allora non fate domande, non preoccupatevi della verità e credetemi: aveva il sedere grosso... Un momento, ma di quale sto parlando?

Padrone           Di quella della casupola, quando si sono presi cura di te.

Jacques            Ah, sì. Sono rimasto a letto più o meno una settimana e nel frattempo i dottori si erano bevuti tutto il loro vino, sicché i miei benefattori volevano sbarazzarsi di me al più presto. Per fortuna uno dei medici che mi curavano era il cerusico del castello e sua moglie ha interceduto in mio favore e così mi hanno accolto in casa loro.

Padrone           Allora fra te e la bella donna della casupola non c’è stato proprio niente.

Jacques            No.

Padrone           Un vero peccato. Niente dunque. E la moglie del medico, quella che ha interceduto in tuo favore, com’era?

Jacques            Bionda.

Padrone           Come Agathe.

Jacques            Con le gambe lunghe...

Padrone           Come Agathe. E il sedere?

Jacques            Grosso così, padrone!

Padrone           Tale e quale Agathe! (Con indignazione.) Ah, quella dannata sgualdrina! Io con lei mi sarei comportato ben più severamente del marchese des Arcis con la sua piccola imbrogliona! Ben diversamente dal giovane Bigre con Justine!

(Saint-Ouen da qualche istante è salito sulla pedana e ascolta con interesse il dia1ogo fra Jacques e il padrone.)

Saint-Ouen      E perché non avete fatto nulla?

Jacques            Lo sentite, come si fa beffe di voi? E un furfante, signore, e io ve lo avevo detto subito, la prima volta che mi avete parlato di lui...

Padrone           Ammetto che sia un furfante, ma per il momento non ha fatto nient’altro che quello che hai fatto tu al tuo amico Bigre.

Jacques            Eppure è evidente che lui è un furfante e io no.

Padrone           (Colpito dalle parole di Jacques.)  È vero. Entrambi avete sedotto le donne dei vostri migliori amici. Eppure lui è un furfante e tu no. Come mai?

Jacques            Non lo so. Ma mi sembra che in questo enigma si celi una profonda verità.

Padrone           Certamente! E io so quale! Ciò che vi distingue, infatti, non sono le vostre azioni, ma le vostre anime! Tu, quando hai fatto becco il tuo miglior amico, ti sei andato a ubriacare per il dispiacere...

Jacques            Non vorrei togliervi quest’illusione, ma io non mi sono ubriacato per il dispiacere, bensì per la gioia.

Padrone           Non ti sei ubriacato per il dispiacere?

Jacques            È vergognoso, signore, ma è così.

Padrone           Jacques, mi faresti un favore?

Jacques            Per voi farei qualsiasi cosa.

Padrone           Decidiamo che quella volta ti sei ubriacato per il dispiacere.

Jacques            Se lo desiderate, signore.

Padrone           Lo desidero.

Jacques            E sia, padrone, mi sono ubriacato per il dispiacere.

Padrone           Ti ringrazio. Vorrei che tu ti distinguessi il più possibile da questa canaglia, (Mentre parla si volta verso Saint-Ouen, che è sempre sulla pedana.) il quale per altro non si è affatto limitato a farmi becco... (Il padrone sale sulla pedana.)

SCENA SECONDA

Saint-Ouen      Amico mio! Adesso penso unicamente alla vendetta! Quella sciagurata ci ha offesi entrambi, e noi ci vendicheremo insieme!

Jacques            Sì, ora ricordo, è qui che eravate rimasti. E voi, signore? Voi che cosa avete risposto a quel topo di fogna?

Padrone           (Si volta verso Jacques e assume un tono patetico e pietoso.) Io? Guardami, Jacques, guardami e compiangimi! (A Saint-Ouen.) Sentite, cavaliere, ho riflettuto. Se volete che io dimentichi il vostro tradimento, voi dovete accettare una condizione...

Jacques            Bene, signore! Tenete duro!

Saint-Ouen      Farò qualsiasi cosa. Devo buttarmi dalla finestra? (Il padrone tace e sorride.) Impiccarmi? (Il padrone tace.) Affogarmi? (Il padrone tace.) Piantarmi questo coltello in petto? Sì! Sì! (Si apre la camicia e si punta il coltello contro il torace.)

Padrone           Lasciate quel coltello. (Glielo strappa di mano.) Venite, prima di tutto andiamo a berci un bicchiere e poi vi svelerò a quale terribile condizione perdonerò ciò che avete fatto. (Il padrone prende una bottiglia, rimasta lì dalle scene precedenti.) Ditemi, com’è Agathe, è voluttuosa?

Saint-Ouen      Vorrei che voi lo sapeste quanto me, non c’è cosa che io desideri di più.

Jacques            (A Saint-Ouen.) Ha le gambe lunghe?

Saint-Ouen      (A Jacques a mezza voce.) Direi di no.

Jacques            E un bel sedere grosso?

Saint-Ouen      (Come prima.) Piatto come una ta­vola.

Jacques            (Al padrone.) Vedo che siete un sognatore, padrone, e per questo vi amo ancora di più!

Padrone           (A Saint-Ouen.) Ecco la mia condizione. Mentre ci beviamo questa bottiglia tu mi parlerai di Agathe. Di com’è a letto. Che cosa dice. Che cosa fa. Come sospira. Tutto. Tu racconterai, intanto berremo, e io immaginerò... (Saint-Ouen tace e fissa il padrone.) E allora, sei d’accordo? Insomma, parla! (Saint-Ouen tace.) Che cosa c’è? Mi hai sentito, sì o no?

Saint-Ouen      Sì.

Padrone           E ci stai?

Saint-Ouen      Sì.

Padrone           Allora perché non bevi?

Saint-Ouen      Ti sto osservando.

Padrone           Lo vedo.

Saint-Ouen      Tu ed io abbiamo la stessa corporatura. Al buio potremmo essere scambiati l’uno per l’altro.

Padrone           Che hai in mente? E perché non cominci a raccontare? Non vedo l’ora di immaginare! Accidenti, cavaliere! Non ce la faccio più! Voglio che tu racconti!

Saint-Ouen      Voi mi chiedete, amico mio, di descrivervi una notte con Agathe?

Padrone           Tu non sai che cos’è la passione! Sì, questo ti chiedo! È forse pretendere troppo?

Saint-Ouen      Al contrario. È poco. Che cosa diresti se invece della descrizione di una notte ti offrissi una vera notte?

Padrone           Una vera notte? Una notte vera?

Saint-Ouen      (Cavando di tasca  due chiavi.) Quella piccola è  del portone, quella grande è dell’anticamera di Agathe. Ecco come faccio, mio caro amico, da sei mesi a questa parte. Passeggio per la strada finché non appare alla sua finestra un vaso di basilico. Allora apro il portone, richiudo silenziosamente, in silenzio vado di sopra, in silenzio apro la porta di Agathe. Accanto alla sua stanza c’è uno spogliatoio, dove mi svesto. Agathe lascia la porta della sua stanza socchiusa e mi aspetta al buio, nel suo letto.

Padrone           E voi mi cedereste il vostro posto?

Saint-Ouen      Con immensa gioia. Ma avrei un piccolo desiderio.

Padrone           Ebbene, dite!

Saint-Ouen      Posso?

Padrone           Si capisce, non ho altro desiderio che quello di farvi piacere.

Saint-Ouen      Siete il miglior amico del mondo.

Padrone           Cerco di non esservi da meno.  Dunque, che cosa dovrei fare?

Saint-Ouen      Vorrei che rimaneste con lei fino al mattino. A quel punto arriverei io, come se nulla fosse, e vi sorprenderei!

Padrone           (Con una risatina incerta.) È un’idea magnifica. Ma non sarà crudele?

Saint-Ouen      Non sarà tanto crudele. Divertente, piuttosto. E poi io, nello spogliatoio, prima di entrare, mi toglierò i vestiti, sicché quando vi sorprenderò sarò...

Padrone           Nudo! Oh! Siete un bel vizioso! Ma come faremo? Abbiamo un solo mazzo di chiavi…

Saint-Ouen      Entreremo insieme. Ci spoglieremo insieme nello stanzino e voi andrete da lei. Quando ne avrete voglia, mi farete un segno... E io dovrò semplicemente unirmi a voi!

Padrone           Ma è splendido! È divino!

Saint-Ouen      Siete d’accordo?

Padrone           Naturalmente!... Ma...

Saint-Ouen      Ma?

Padrone           Ma vedete... no, no, non sono pienamente d’accordo... Capite, la prima volta, visto che è la prima volta, forse, dopo tutto, preferirei essere solo... In seguito, magari, potremmo...

Saint-Ouen      Intendete dunque far la nostra vendetta più di una volta.

Padrone           Poiché è una vendetta così dolce...

Saint-Ouen      Eccome se lo è. (Mostra al padrone il fondo della scena, dove Agathe giace distesa. Il padrone si dirige verso di lei come stregato e Agathe gli tende le braccia...)  Attenzione, fa’ piano, tutti dormono! (Il padrone si stende accanto ad Agathe. Lei lo abbraccia...)

Jacques            Vi faccio i miei complimenti, signore, ma ho paura per voi.

Saint-Ouen      (Dalla pedana, a Jacques.) Amico mio, di regola un servo dovrebbe essere felice quando il suo padrone viene gabbato.

Jacques            Il mio padrone è una brava persona e mi obbedisce. Non mi piace quando altri padroni, che non sono brave persone, lo prendono per il naso.

Saint-Ouen      Il tuo padrone è uno stupido, e merita la sorte degli stupidi.

Jacques            Da un certo pulito di vista, forse, il mio padrone è uno stupido. Ma nella sua stupidità io trovo un’amabile saggezza che cercherei invano nella vostra intelligenza.

Saint-Ouen      Un servo innamorato del padrone! Allora sta’ ben attento e guarda come va a finire per il tuo padrone quest’avventura!

Jacques            Per il momento è felice e io me ne rallegro!

Saint-Ouen      Aspetta e vedrai!

Jacques            Io dico che per il momento è felice, e tanto basta. Che altro possiamo desiderare se non essere felici per qualche istante?

Saint-Ouen      Lo pagherà caro questo istante di felicità!

Jacques            E se in questo momento fosse felice a tal punto che tutte le sciagure che gli avete preparato non avessero alla fin fine un grande peso?

Saint-Ouen      Chiudi il becco, servo! Se dovessi procurare a quello sciocco più piacere che tormento, mi pianterei davvero questo coltello in corpo. (Grida verso le quinte, fuori della scena.) Ehilà! Sbrigatevi! È quasi giorno.

SCENA TERZA

(Si sentono rumori e grida. Un gruppo di persone si precipita verso il padrone e Agathe, che giacciono abbracciati; tra queste, il padre e la madre di Agathe in camicia da notte e un commissario di polizia.)

Commissario   Silenzio, signori e signore. Il delitto è flagrante. Questo signore è stato colto sul fatto dalla polizia. A quel che so, e un aristocratico e un galantuomo. Spero che vorrà riparare spontaneamente alla sua colpa, anziché esservi costretto dalla legge.

Jacques            Dio mio, padrone, vi hanno beccato.

Padre di Agathe      (Trattiene a forza la madre, che vuole picchiare la figlia.) Lasciala, vedrai che tutto si sistemerà...

Madre di Agathe    (Al padrone.) Sembravate una persona tanto onesta, e invece...

Commissario   (Al padrone, che nel frattempo si è alzato.) Venite, signore.

Padrone           Dove mi volete portare?

Commissario   (Conducendo via il padrone.) In prigione.

Jacques            (Sbalordito.) In prigione?

Padrone           (A Jacques.) Sì, mio caro Jacques, in prigione...

(Il commissario si allontana, tutte le persone che affollavano la pedana escono di scena, il padrone resta solo. Saint-Ouen si precipita verso di lui.)

Saint-Ouen      Amico mio, amico mio, è terribile! Voi, in prigione! Ah, com’è potuto accadere! Sono andato a casa di Agathe, non hanno nemmeno voluto parlare con me, sanno che siamo amici, gridavano che sono la causa di tutti i loro guai. Agathe per poco non mi cavava gli occhi, dovete capirla...

Padrone           Dipende solo da voi tirarmi fuori da questa orribile situazione.

Saint-Ouen      E come?

Padrone           Basterebbe che voi confessaste come sono andate le cose.

Saint-Ouen      Sì, ho minacciato Agathe di farlo. Ma non posso. Immaginate in che cattiva luce ci metterebbe... E comunque è colpa vostra!

Padrone           Colpa mia?

Saint-Ouen      Sì, colpa vostra! Se solo aveste accettato la mia piccola porcheria, Agathe sarebbe stata sorpresa con due uomini e tutto si sarebbe concluso in una beffa. Ma voi siete stato troppo egoista, amico mio! Voi avete voluto spassarvela da solo!

Padrone           Cavaliere!

Saint-Ouen      È così, amico mio. Siete stato punito per il vostro egoismo.

Padrone           (Con tono di rimprovero.) Amico mio!  (Saint-Ouen si volta ed esce precipitosamente di scena.)

Jacques            (Al padrone, gridando.) In nome di Dio, quando la smetterete di chiamarlo “amico”! L’hanno capito tutti da un pezzo che quel tipo vi ha teso un tranello e poi è andato lui stesso a denunciarvi, soltanto voi continuate ad essere cieco! Ora tutti mi prenderanno in giro per la stupidità del mio padrone.

SCENA QUARTA

Padrone           (Si gira verso Jacques e durante il dialogo che segue scende dalla pedana.) Magari fosse solo stupido, mio caro Jacques. Ma è soprattutto infelice, e questo è peggio. Alla fine sono uscito di prigione, però ho dovuto pagare un indennizzo per l’oltraggio arrecato.

Jacques            (Consolandolo.) Poteva finire anche peggio, signore... Pensate se quella donna fosse stata incinta.

Padrone           Hai indovinato.

Jacques            Come?

Padrone           Sì.

(Il seguente dialogo è pervaso da una tristezza sincera e privo di teatralità.)

Jacques            Era incinta? (Il padrone annuisce, Jacques lo abbraccia.) Oh, padrone, mio caro, carissimo padrone. Ora so qual è la conclusione più terribile che si possa immaginare per una storia.

Padrone           Non solo ho dovuto pagare per l’onore infangato di quella sgualdrinella, ma mi è toccato anche provvedere alle spese del parto e poi al mantenimento e all’educazione di un marmocchio che assomiglia in modo disgustoso al mio amico, il cavaliere di Saint-Ouen.

Jacques            Ora lo so. La conclusione più terribile che una storia possa avere è un marmocchio. Che triste fine per un’avventura. Che macchia sulla fine di un amore. Adesso quanti anni ha?

Padrone           Dieci. Finora l’ho tenuto in campagna. Voglio passare di là nel corso del viaggio, pagherò per l’ultima volta quella gente e manderò il moccioso a imparare un mestiere.

Jacques            Ricordate che all inizio mi hanno domandato (Indica il pubblico.) dove andavamo, e io ho risposto: «C’è forse qualcuno che sappia dove va?»  Voi invece sapevate perfettamente dove stavamo andando, mio caro e triste padrone.

Padrone           Lo manderò a fare l’orologiaio. Oppure il falegname. Il falegname! Passerà la vita a fare una quantità di sedie e avrà dei figli, e anche loro faranno altre sedie e altri figli, che a loro volta genereranno moltitudini di figli e di sedie...

Jacques            Il mondo pullulerà di sedie e questa sarà la vostra vendetta.

Padrone           (In tono di amaro disgusto.) Non crescerà più erba, i fiori non fioriranno, ovunque ci saranno soltanto bambini e sedie.

Jacques            Bambini e sedie, solo bambini e sedie, è una spaventosa immagine dell’avvenire. Per fortuna, signore, noi moriremo in tempo.

Padrone           Lo spero, Jacques, perché a volte sono angosciato all’idea di questa eterna ripetizione di figli, di sedie e di tutto... Sai, ci pensavo ieri, mentre ascoltavo la storia di Madame de La Pommeraye. È sempre la stessa identica storia. In fondo Madame de La Pommeraye non è che una replica del cavaliere di Saint-Ouen. E io sono soltanto un’altra versione del tuo povero Bigre e Bigre non è che una variante di quell’allocco del marchese. E Justine è uguale ad Agathe e Agathe è uguale a quella puttanella con la quale alla fine il marchese è stato costretto a sposarsi.

Jacques            Sì, padrone, è come una giostra che gira in tondo. Sapete, mio nonno, quello che mi metteva il bavaglio sulla bocca, leggeva tutte le sere la Bibbia, ma non ne era affatto contento, diceva che la Bibbia non fa che ripetersi, e lui sosteneva che chi si ripete prende per scemo quello che ascolta. E a questo proposito, signore, mi viene da pensare che chi ha scritto tutto questo, lassù, si è anche lui ripetuto moltissimo, e se si è ripetuto significa che ci ha preso per scemi... (Dopo le ultime parole di Jacques il padrone tace e Jacques cerca di consolarlo.) Ma santo Dio, signore, non siate così triste, farò di tutto per distrarvi; sapete che c’è, caro padrone mio? Vi racconterò di come mi sono innamorato.

Padrone           (Malinconico.) Racconta, mio buon Jacques.

Jacques            Quando ho perso la verginità, mi sono ubriacato.

Padrone           Sì, questo lo so già.

Jacques            Ah, perdonatemi. Passerò subito alla moglie del medico.

Padrone           È di quella che ti sei innamorato?

Jacques            No.

Padrone           (Si fa attento e si guarda attorno.) Allora saltala e arriva velocemente al dunque.

Jacques            Perché tanta fretta, signore?

Padrone           Qualcosa mi dice che non ci rimane più molto tempo, Jacques.

Jacques            Signore, voi mi spaventate.

Padrone           Qualcosa mi dice che dovresti raccontare più in fretta.

Jacques            E va bene, signore. Ero a letto da una settimana in casa del medico quando, un giorno, finalmente, sono potuto uscire a fare una passeggiata. (È tutto preso dal suo racconto, e si rivolge più al pubblico che al padrone, il quale guarda il paesaggio con aria sempre più inquieta.) Era una bella giornata, e io zoppicavo ancora parecchio…

Padrone           Jacques, ho l’impressione che questo sia il paese dove vive il mio bastardo.

Jacques            Ma signore, mi interrompete proprio sul più bello! Io zoppicavo ancora e il ginocchio mi faceva ancora male, però era una bella giornata, la rivedo come se fosse oggi.  (Sul proscenio, proprio al limite del palcoscenico, compare il cavaliere di Saint-Ouen. Non nota il padrone, ma il padrone lo vede e lo guarda fisso. Jacques è rivolto al pubblico ed è completamente immerso nel suo racconto.)  Era autunno, padrone, e gli alberi erano di tanti colori e il cielo era azzurro, e io camminavo per un sentiero nel bosco e incontro a me veniva una ragazza e io vi sono molto grato di non interrompermi era una bella giornata e la ragazza era bella, ora non mi interrompete, signore, veniva verso di me, lentamente, e io la guardavo e lei mi guardava e aveva un viso bello e triste, signore, aveva un viso così bello e così triste...

Saint-Ouen      (Finalmente scorge il padrone e ha un sussulto.)  Siete voi, amico mio...

Padrone           (Sfodera la spada; Saint-Ouen fa altrettanto.)  Sì, sono io! Il tuo amico, il miglior amico che tu abbia mai avuto! (Si slancia su di lui, duellano.) Che cosa fai qui? Sei venuto a trovare tuo figlio? Sei venuto a vedere se è bello grasso? Se gli do da mangiare a sufficienza?

Jacques            (Segue con ansia il duello fra i due.) Attento, padrone! State in guardia! (Il duello non dura a lungo e il cavaliere di Saint-Ouen cade trafitto. Jacques si china su di lui.) Credo che per lui sia finita. Ah, signore, sarebbe stato meglio che questo non accadesse!  (Jacques è chino sul cadavere di Saint-Ouen e sulla scena accorre un gruppo di contadini.)

Padrone           Presto, Jacques! Scappa!  (Il padrone esce di scena correndo.)

SCENA QUINTA

(Jacques non è riuscito a fuggire. Dei contadini lo hanno afferrato e ora gli legano le mani dietro la schiena. Jacques è in piedi sul proscenio, legato, e il giudice lo squadra.)

Giudice            Allora, amico, che cosa hai da dire, visto che sarai arrestato, processato e infine impiccato?

Jacques            (In piedi, con le mani legate dietrola schiena.)  Posso dire solo quello che diceva il mio capitano: che tutto ciò che accade quaggiù sulla terra è scritto lassù...

Giudice            Una grande verità.  (Esce lentamente insieme a tutti i contadini, e Jacques resta solo in scena durante tutto il monologo che segue.)

Jacques            Ma che va1ore abbia ciò che è scritto lassù, è tutt’altra faccenda. Ah, padrone mio, io sarò impiccato perché voi siete innamorato di quella sciocca di Agathe, vi pare sensato questo? E non saprete mai come mi sono innamorato. Quella ragazza bella e triste lavorava al castello come domestica e anch’io in seguito entrai come domestico al castello, ecco, e voi non lo saprete mai, perché sarò impiccato, e si chiamava Denise e io l’amavo, dopo di lei non ho più amato nessuna,  ma la nostra relazione è durata due settimane, ve lo immaginate, due settimane soltanto, due settimane, perché il mio padrone di allora, mio e di Denise, mi ha venduto al commendatore La Boulay, che poi mi ha ceduto a suo fratello maggiore che poi mi ha dato a suo nipote, il procuratore generale di Tolosa, il quale dopo un certo tempo mi ha passato al conte di Trouville, e questi mi ha donato alla marchesa di Belloy, quella che è fuggita con quell’inglese, che poi ne è nato uno scandalo, ma prima ha fatto in tempo a raccomandarmi al capitano de Marty, sissignore, proprio quello che diceva che è tutto scritto lassù, che poi mi ha ceduto a monsieur Hérissant, che mi ha fatto entrare a servizio da mademoiselle Isselin, che voi, signore, mantenevate, ma che vi dava sui nervi perché era magra e isterica, e mentre lei vi dava sui nervi io vi divertivo con le mie chiacchiere, e voi vi siete affezionato a me e di certo mi avreste dato da vivere anche da vecchio, perché me lo avevate promesso, e io so che avreste mantenuto la parola, non ci saremmo mai separati, noi siamo stati creati l’uno per l’altro, Jacques per il padrone, il padrone per Jacques. E questa assurdità ci ha divisi! Maledizione, che cosa me ne importa se vi siete fatto abbindolare da quel furfante! Perché devo finire impiccato a causa del vostro buon cuore e del vostro cattivo gusto? Quante sciocchezze stanno scritte lassù!  Signore, colui che ha scritto la nostra storia lassù deve essere davvero un cattivo poeta, un pessimo poeta, il peggiore di tutti i poeti, il re, l’imperatore dei cattivi poeti!

Bigre Figlio    (È comparso sul proscenio durante le ultime frasi di Jacques; lo guarda con aria interrogativa e poi lo chiama.)  Jacques!

Jacques            (Senza guardarlo.) Andate al diavolo!

Bigre Figlio    Jacques, sei tu?

Jacques            Andate tutti al diavolo! Sto parlando con il mio padrone!

Bigre Figlio    Per Dio, Jacques, non mi riconosci? (Afferra Jacques e lo gira verso di sé.)

Jacques            Bigre...

Bigre Figlio    Perché ti hanno legato?

Jacques            Perché mi vogliono impiccare.

Bigre Figlio    Ti vogliono impiccare? Ehi, amico! Al mondo per fortuna ci sono ancora degli amici che non dimenticano gli amici! (Slega la corda e libera le mani a Jacques; poi lo gira di nuovo verso di sé e si abbracciano; mentre sono abbracciati Jacques scoppia in una sonora risata.)  Che hai da ridere?

Jacques            Ho appena insultato un cattivo poeta accusandolo di essere un cattivo poeta, e lui si è affrettato a mandare te per correggere il suo cattivo poema, e credimi, Bigre, neanche il peggiore dei poeti avrebbe potuto inventare una fine più allegra per il suo cattivo poema!

Bigre Figlio    Tu vaneggi, amico mio ma non importa. Non ti ho mai dimenticato. Ti ricordi la soffitta? (Ride e dà una pacca sulle spalle a Jacques, che ride a sua volta.) La vedi?  (Indica la scala in fondo alla scena.)  Quella non è una soffitta, caro mio! È una cappella! È il tempio della vera amicizia! E neanche immagini, Jacques, la fortuna che ci hai portato. Ti eri arruolato, ricordi, e un mese dopo abbiamo scoperto che Justine... (Tace con aria eloquente)

Jacques            Justine, che cosa?

Bigre Figlio    Che Justine... (Nuova pausa eloquente.) Aspettava... (Pausa.)  Beh?... Non indovini?...  Un bambino!

Jacques            Lo avete scoperto un mese dopo che mi ero arruolato?

Bigre Figlio    Mio padre non poteva più dire niente, ha dovuto accettare che sposassi Justine, e nove mesi dopo... (Pausa eloquente.)

Jacques            E che cos’era?

Bigre Figlio    Un maschio!

Jacques            Ed è venuto su bene?

Bigre Figlio    (Con orgoglio.) Eccome! Ora ha dieci anni! In tuo onore l’abbiamo chiamato Jacques!  Ma lo sai che ti assomiglia persino? Devi venire da noi! Justine farà salti di gioia!

Jacques            (Voltandosi.) Le nostre storie, caro padrone, si assomigliano in un modo ridicolo...  (Il giovane Bigre, tutto allegro, conduce Jacques fuori dalla scena.)

SCENA SESTA

Padrone           (Entra con aria infelice sulla scena deserta e grida.) Jacques!... Caro Jacques! (Si guarda attorno.) Dall’istante in cui ti ho perduto, il palcoscenico è deserto come il mondo e il mondo è deserto come un palcoscenico vuoto. Che cosa darei per sentirti ancora raccontare la favola del coltellino e della guaina! È una favola disgustosa. Perciò la rifiuterei immediatamente, la revocherei, la dichiarerei nulla e così tu potresti raccontarla un’altra volta, e un’altra volta ancora, e ogni volta come fosse la prima... Ah, mio caro Jacques, se potessi revocare anche tutta quella storia con il cavaliere di Saint-Ouen... Ma le tue belle favole sono revocabili mentre la mia stupida storia è irrevocabile e io ci sono dentro e ci sto senza di te e senza quei bei sederi che tu evocavi al semplice muovere le tue labbra amabilmente ciarliere... (Recita trasognato, come fossero alessandrini.) Culi rotondi come la luna piena!... (Continua con voce normale.) E comunque avevi ragione tu. Nessuno sa dove va. Come Esopo quando andava alle terme. Pensavo che avrei rivisto il mio bastardo, e invece ho perduto per sempre il mio carissimo Jacques...

Jacques            (Entra dalla parte opposta della scena e si avvicina.) Caro padrone...

Padrone           (Si volta con gioiosa sorpresa.) Jacques!

Jacques            Sapete bene che cosa diceva l’ostessa, quella nobildonna dal sedere grosso: che non posiamo stare l’uno senza l’altro. (Il padrone, profondamente commosso, si getta fra le braccia di Jacques. Jacques lo rincuora.) Su, basta, basta, ditemi piuttosto dove andiamo!

Padrone           C’è forse qualcuno che sappia dove va?

Jacques            Nessuno lo sa.

Padrone           Nessuno.

Jacques            E allora guidatemi.

Padrone           Come posso guidarti, se non sappiamo dove andiamo?

Jacques            Come è scritto lassù: voi siete il mio padrone ed è vostro compito guidarmi.

Padrone           Sì, ma tu dimentichi quel che è scritto un po’ più in là. Il padrone darà gli ordini, ma sarà Jacques a stabilire quali. Dunque aspetto.

Jacques            E va bene. Allora voglio che mi guidiate... in avanti.

Padrone           (Si guarda attorno imbarazzato.) E sia. Ma avanti dove?

Jacques            Vi svelerò un grande segreto. Un trucco degli uomini da tempo immemorabile.  Avanti... è ovunque.

Padrone           (Si guarda attorno girando su se stesso.) Ovunque?

Jacques            (Descrive un cerchio con un ampio movimento del braccio.) Ovunque rivolgiate lo sguardo, è sempre avanti!

Padrone           (Con malinconia.)  Ma è fantastico, Jacques! È fantastico. (Gira lentamente su se stesso.)

Jacques            (Con la stessa malinconia.)  Sì, padrone, piace molto anche a me.

Padrone           (Dopo una breve scena muta, con tristezza.) E allora avanti, Jacques!

(Si dirigono diagonalmente verso il fondo della scena.)

SIPARIO

FINE

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