LA MISTERIOSA SCOMPARSA DI W
di STEFANO BENNI
PROLOGO
Il giorno che io nacqui un sole improvviso meraviglioso entr dalla finestra della sala parto e illumin la scena, mia madre lanci un trillo melodiosissimo da soprano e senza sofferenza alcuna mi spar nellaria come una palletta di cannone, io feci una doppia capriola e ricaddi esattamente tra le braccia del primario, un uomo bellissimo, brizzolato, virile, non fumatore e in quellattimo MIRACOLO. Per la gioia a tutti i presenti ricrebbero i capelli, a chi non li aveva, si indorarono a chi li aveva, e una suora cresimina si spogli della sua palandrana rivelando un corpo stupendo abbronzato, nato per lamore e un infermiere rozzo peloso bitorzoluto sudato la prese l per terra con il trasporto e la dolcezza di un quindicenne, e MIRACOLO! Tutti i malati si alzarono dai letti e invasero le corsie cantando, battendo il tempo con le stampelle e i gamboni di gesso, ognuno reggendo la sua flebo come un dono, e MIRACOLO! i collassati si riebbero, i fratturati saldarono, i nefritici filtrarono, gli anemici rinsanguarono, i diabetici si amareggiarono, e tutti fecero cerchio intorno per vedere me, la bambina pi bella del mondo, io, Vu! (marcia trionfale)
E ci si inocul morfina, si bevvero sciroppi e anche i pi a lungo lungodegenti si levarono dai capezzali secolari e le loro piaghe da decubito erano diventate splendidi tatuaggi di draghi e sirene e a casa! dissero, andiamo a casa perch abbiamo una casa, parenti, amore che ci aspetta.
E il primario dei primari vetusto barbuto occhi dardeggianti, uno Zeus (finge severit) disse:
Ci dispiace che ve ne andiate. Questo ospedale sar vuoto senza di voi. E in quellistante dalla sala operatoria venne un chirurgo alto, bruno, virile, non inquisito, e tra le mani sporche di sangue reggeva qualcosa di umido e rosso. E al suo fianco cera loperato che si teneva la pancia, cos, ma era felice, non era affatto spaventato e il chirurgo alz la cosa umida e grid: Guardate! Guardate cosaveva in pancia il signore! Non era una metastasi, noera un TRICICLO!. (alza al cielo un triciclo di carta) Un piccolo triciclo rosso. Per me! E io vi salii. Avevo solo dieci minuti di vita ma io vi salii. E partii, pedalando nel corridoio, tra le ali di degenti plaudenti e dalle camere mi lanciavano chi cioccolatini, chi biscotti vecchi, chi libri o settimanali e gridavano: Non sappiamo pi cosa farcene di queste cose, siamo guariti!.
E cos uscii dallospedale tra lo scampanio delle autoambulanze e fuori (si arresta un attimo, si rattrista) fuori cera una nebbia pesante densa soffocante e un ingorgo di macchine che fumavano per il calore come rocce vulcaniche e una canea di clacson e volti cerei e dentro le macchine guidatori agonizzanti che morivano accelerando e uno degli ingorgati, vedendomi rosea neonata sudata col triciclo rosso che cercavo di passare davanti nella fila, mi mir, aspett, spalanc lo sportello dellauto e bammi centr. Poi mi prese per il collo e disse: Credi che la vita sia tutta rose e fiori, eh, puttanella?. (il teatrino di carta si strappa, resta solo il ciclorama tutto intorno. Scena vuota)
Fu allora che persi la fiducia nel mondo.
SCENA I
(cercando al buio, vaga per la scena) Wu? vu?
(si ferma) Io mi chiamo Vu, vu semplice, lettera indicata da questo gesto (mostra le due dita) che significa: Vittoria esibito cos trionfalmente, pi modestamente posso andare a, un gesto assai meno glorioso ma estremamente utile anche questo. Parimenti con questo gesto (mostra) si pu fare lombra cosiddetta cinese del coniglio, dal che si deduce che i cinesi hanno unombra del tutto particolare e artistica mentre noi (indica la sua ombra) sporchiamo per terra. Quella che vedete qua attaccata ai miei piedi, e presumo ai vostri, unombrucola nostrana; questa (mostra quella del coniglio) cinese. Esistono delle differenze impercettibili ma fondamentali tra una cosa e laltra e tra un pezzo e laltro di noi. Parlo oscuro, in modo umbratile?
Ma, vedete, il mio un caso oscuro sia per la medicina tradizionale, sia per quella alternativa. Io sto perdendo luso dei cinque sensi, ho improvvisi accecamenti, crisi di sordit, perdita di sensibilit tattile e papillare, non riconosco pi gli odori e questi fenomeni a volte mi prendono separatamente a volte tutti insieme.
Ho continue variazioni dumore, cio posso passare da un ottimismo sfrenato a un pessimismo abissale nellarco di quattro battiti cardiaci, otti-pessi otti-pessi; posso passare da unindifferenza artica per il mondo a una totale straziata compassione per qualsiasi forma di vita animata e inanimata, posso sentirmi sottilmente felice, mediamente inquieta, ilare poi funebre, catatonica poi iperattiva. Io ho fatto impazzire psicanalisti ed erboristi primari e pranoterapisti, ma non servito a nulla perch rimango un caso oscuro. (a bassa voce, come se fosse spiata) E voi sapete come li risolvono i casi. Vengono a prendervi e vi portano in un posto dove sostituiscono i pezzi. Ma io non voglio farmi riparare anche se alcuni dei miei pezzi sono proprio andati in pezzi.
Ioho la cura segreta. (mostra una strana sedia a rotelle, con flebo, ammennicoli, bandierine che lei pu guidare pedalando)
Ecco, (indica la sedia) questo il modello calmadon duemila. Il calmadon un tranquillante, cio in parole povere il metaidrossilpropiledorazepam. Il calmadon , secondo i sondaggi, il medicinale pi popolare, preso dal cinquantotto per cento degli italiani, quindi il migliore. Per tutti i miei sintomi mi hanno dato una cura: un calmadon alla bisogna, la bisogna una parola dal suono agricolo che non so cos, ma di fatto sono arrivata a venti calmadon al giorno; cio praticamente dovrei guarire con quattro suicidi al mese. E triste. Ma dovete sapere che c un vero perch, per questo malessere, questa malattia: io ho perso Vu doppio.
Non un pezzo qualsiasi, non stavo cos quando lavevo, ero diversa allora. Prima di perdere questo pezzo fondamentale e insostituibile, di cui, ahim, ricordo solo liniziale.
Una volta io ero una persona equilibrata non inquisita, non fumatrice, adattissima per lauditel sondaggi, docile e campionabilema ora sono squilibrata comeunauto senza una gomma, un cinese senza ombra, un coniglio senza un orecchio, una W senza la sua met.
SCENA II
Non ci credete, allora vi faccio un esempio:
Io ho un problema riguardo ai mendicanti. Ci sono dei giorni che c un bel sole e io, ottimista, esco passeggiando sui miei bei tacchetti e li vedo i mendicanti con quei bei visi sofferti da gitano, da samoiedo, quei bimbi liberi, e a ognuno do un mille lire, un duemila; ai bimbi dico da quale etnia provieni carino?. Per questi mendicanti, noto, mediamente inquieta, sono sempre di pi. Almeno una volta davano delle prestazioni, suonavano, invece adesso stan l seduti con quei cartelli scritti a mano e allora io, che pure sono serena e ben disposta, passo e leggo sono profigo non ho magiare e mi viene una fotta! Ma impara litaliano pezzente, che se vengo io a chiedere lelemosina al tuo paese minimo prima imparo la lingua, no! E il comune? Il comune cosa fa per i mendicanti, perch non gli fanno, ad esempio, dei bei cartelli scritti in buon italiano magari a stampa cos la gente passa, legge, approva e non li brucia pi. E i pi odiosi, quelli che proprio non sopporto, son quelli col bimbo che finge di dormire o anche col cagnolino col secchiello da elemosina in bocca. Ma vai a lavorare te e il tuo cagnolino, a portare dei secchi di cemento, lo voglio vedere, altroch secchiello! Per improvvisamente vedo un cagnolino uguale agli altri con lo stesso secchiello e mi guarda con gli occhi bassi vergognoso come a dire a me piacerebbe correre per i prati, andare a caccia sai, ma non posso. Allora io: (straziata compassione) Non puoi??. E penso che mentre cammino sazia e ben vestita in ogni punto del mondo c una mamma con in braccio un bambino, con in braccio un cagnolino che ha in bocca un secchiello vuoto, senza una briciola di pane da mangiare, senza il soldino che n io ma neanche voie tutti i problemi e tutti i bambini e i secchielli si affollano nella mia testa e urlano aiuta prima me, aiuta prima me e io allora balzo in piedi e grido:
E i miei problemi, allora, branco di stronzi?.
Visto che cambio di umore? (orgogliosa)
Ho dei problemi grossi io, altroch i cagnolini. Volete lelenco dei problemi che ho in questo momento nella mia testa? Allora:
a)In che paese vivo, vale la pena di viverci, un paese vecchio o nuovo?
Noterete che ho i problemi a grappolo: il primo problema ne contiene gi tre!
Andiamo avanti.
b)Devo smettere col calmadon?
c)E possibile andar daccordo con gli altri?
d)La guerra inevitabile?
e)Come posso fare a meno di pensare a chi ha meno di me?
f)Devo separare questi problemi o cercare di affrontarli tutti in una volta?
Ad esempio, se vivessi in un altro paese, sapessi tirare le mine anticarro senza
prendere tranquillanti, smettessi di pensare a quei maledetti bambini e cagnolini, mandassi gli altri a fanculo risolverei tutti i miei problemi? (tira la mina) Siete perplessi. Lo so, sono i problemi che abbiamo tutti. Specialmente il pensiero dei bambini. I bambini ruandesi. (soffre, poi con un sorriso diabolico viene avanti, indica il pubblico con sfida)
E voi, voi, cosa fate per i bambini ruandesi?
(pausa, ride furbesca, fischia)
Vi ho messo in difficolt, vero? Con una domanda cos? Basta dirlo per primi. E un vecchio trucco giornalistico, vecchio, ma funziona sempre. Prima che laltro apra bocca:
Lei cosa fa per i bambini del Ruanda?
Ma io veramente, non so. Perch lei cosa fa?
Io non centro, io lho chiesto a lei!
Proprio a me, sono sfigata per, con tutta la gente che c qui. Senta, abbia pazienza per. IoGli abbiamo mandato degli sci, mi sembrano, quelli eran per i ciechi. Che figura
Ho visto il telegiornale ierici risiamo cambio umore, cerano delle immagini (voce rotta), non riesco neanche a parlarne vedetecera un fiume di fango, unalluvione. Sar stato in Italia, sar stata lIndiao il Bangladeshil bersaglio preferito del grande Sadico celestee nel fango la gente camminava, immersa fino alle ascelle e trasportava cos in alto tutte le sue povere cose. E tutto ci che possedevano era meno di quello che io metto ogni giorno nella mia borsa quando esco a passeggioil confronto era terribilee pioveva, pioveva e la voce dello speaker era cos accorata e le immagini cos di altissima qualit. E quei bambini che soffrono al ralenti, cos soffrono pi a lungo, soffrono pi a lungo quelli che li vedono in televisione intendo; e di nuovo tornata quellinsopportabile cosmica compassione. Era cos intollerabile che per un attimo, mi vergogno solo a dirlo, ho pensato di cambiare canale e sullaltro canale (improvvisamente diventa allegra come lo raccontasse a unamica) cera la storia di lei, un gran tocco di gnocca, bionda, ambigua, maniaca sessuale e lui un bisteccone biondo, americano, non inquisito e con una mascella matrimoniale larga cos, che fa il detective. La vicenda: lei, la gran gnocca, sospettata di aver commesso dei delitti a sfondo sessuale, cio va a letto con uno e nel momento dellorgasmo trac! Li pugnala con un merluzzo surgelato ma lui, il bisteccone, ha capito che lei, il gran tocco di gnocca, lassassino e allora le tende una trappola, le stacca il freezer, niente merluzzo. Ma lei sa che lui le tende la trappola e ha due freezer, e poi ci sono delle schermaglie poliziesche ed erotiche, lui si avvicina a lei, e lei si ritrae, poi lei si avvicina e lui si ritrae, poi trombano, poi si pugnalano, poi ritrombano, e ripugnalano fino a quando lei gli spara io muoio (cade a terra) e alla fine si innamorarono perch (serissima, triste) ci si innamora sempre di chi ti uccider.
SCENA III
(depressa) Avete visto come sono squilibrata, vogliono cambiarmi i pezzi, presto verranno a prendermi e, san calmadon, non voglio andare con loro: ti cambiano tutto, anche lombra. stato calcolato che col calmadon che ho preso si potrebbe far dormire per una settimana tutto il Benelux, Belgio, Olanda, Lussemburgo, si potrebbero rincoglionire per tutta la vita sei, dico sei, elefanti indiani con annesso guidatore. Ma voi non sapete cosa posso diventare senza queste pillole! Volete vedermi veramente depressa, depressa come non avete mai vista nessuna fin dai tempi del diluvio universale? Volete che ve lo mostri? (lo mostra raggrinzendosi sulla sedia ed emettendo uno stridio doloroso)
Eppure anche voi sapete bene cosa vuol dire perdere. E il sentimento del tempo, non parliamo daltro, di ci che abbiamo perduto, perdiamo o perderemo: la tranquillit economica, lozono, quello bello e che andato, linnocenza, il sapore della frutta, i panda, le balene, il valore della verginit, tutti i valori, la primavera, le lucciole, la democrazia, ma io ho perso di pi, molto di pi. Ho perso il mio pezzo Vu doppio e quando mi dicono che ogni cosa si pu sostituire, che lassortimento vasto, basta cambiare pezzo perch ognuno uguale allaltro io vi dico che Vu non era come gli altri. Capite? O avete perso il comprendonio? Vu doppio eraera. (musica di carillon. VU, come in trance, canta, saltando su una gamba sola)
Butta la bomba bel musin
butta la bomba bel musin
strappa la miccia coi dentin
corri via, via, via, che poi viene il bum e il bim.
SCENA IV
Quando ero piccola avevo un rapporto ambivalente con i miei genitori, nel senso che io li amavo e loro mi odiavano, ma questa ambivalenza era compensata dallaffetto per i nonni. Avevo centosessanta nonni, tra veri e immaginari, ma il mio preferito era nonno Wilfredo, con la Vu doppia! (si illumina) Nonno Wilfredooh, certo, lui. Era un uomo anarchico che mi aveva insegnato diverse belle canzoni anarchiche quali Addio Lugano bella e appunto Butta la bomba bel musin. E io gli volevo bene e ogni undici del mese lo accompagnavo a ritirare la pensione dinvalidit perch era quasi cieco. Era stato operaio in fonderia, lavorava con larco voltaico che una scintilla che brucia gli occhi se si usa a lungo piccola Vu, uno splendore malefico. E io e il nonno ci mettevamo in fila allufficio postale, la mia manina nella sua manona, e poi lui ritirava la pensione e con i soldi mi comprava il gelato. Ma col passare del tempo il prezzo del gelato cresceva spaventosamente, esponenzialmente e la pensione del nonno calava, finch venne un mese, un orribile mese in cui la pensione del nonno non fu sufficiente a comperarmi il gelato e per il dolore dellaccaduto e le sei ore di fila il nonno stramazz al suolo. Ricordo, butt gi unintera fila di dieci nonni, bam, bam, bam filotto!, gli altri si rialzarono, lui no, lui mor tra le mie braccia.
SCENA V
Da quella volta ho pensato che forse siamo tutti come vecchi nella fila della vita. Quei vecchi, come era il nonno, che ti stanno davanti alla Posta per riscuotere poche lire di pensione o pagare una ridicola bolletta di telefono, tanto a chi telefonano? Per sono l nella fila curvi, impacciati, umiliati e gli tremano le mani e non capiscono cosa dice il cassiere e sbagliano a firmare. E voi che siete dietro nella fila cominciate a sbuffare di compatimento: Poveretto, ma che brutta cosa invecchiare, ma possibile che proprio non sappia fare una firma questo qui? Ma inchiodategli le mani. E vi guardate intorno, vergognandovi del vostro pensiero impietoso, ma poi scrutando nel volto delle persone che stanno dietro a voi notate che tutte stanno guardando il vecchio con la stessa espressione di odio contenuto. E sbuffano e guardano in alto, e fuori dalla finestra verso chiss quali lontananze, verso chiss quali paesi lontani ove non esistono file con vecchi rimbambiti. E voi sentite i loro pensieri gerontocidi nellaria; uno vorrebbe prendere il vecchio per il bavero e lanciarlo fuori dalla finestra, un altro prendere la colla da pacchi e incollargli la dentiera, un altro calpestarlo e passare avantiMa signori, per favore, un po di compassione, siamo tutti come i vecchi nella fila della vita: vecchi fastidiosi in coda, che sbarriamo il passo a qualcuno pi forte di noi che vuol passare avanti. Ma possiamo anche scegliere di stare dalla parte di quelli pi forti, di quelli che sbuffano e spingono. (sbuffa e spinge) Ma allora dovremo lottare ferocemente per il primo posto, mentire, guardi signore che cero prima io, no, quando lei entrata io lho vista entrare, no, ricordo bene io ho visto entrare lei, io ero qui dalle sette di mattina, io ho passato la notte qui, io ci sono nato qui, s sono nato in un ufficio postale, va bene?. Allora meglio essere il cassiere (sbadiglia) che sta allo sportello aspettando che si presenti qualche vecchio rimbecillito a torturarci o qualche giovane arrogante sbuffante a insultarci, no, no, meglio essere il carabiniere che interviene, perch nella vita non si pu andare daccordo con tutti, anzi non si pu andare daccordo con nessuno, specialmente in questo paese dove circola pi odio che se fossimo in guerra. E non riusciamo a vivere insieme, non dico nord e sud, bianchi e neri, religiosi e laici, cacciatori e cardellini, giovani e vecchi, nord e sud. Neanche curva nord e curva sud, e cacciatori di cardellini e cardellinologi, e il vecchio e il nuovo;
cos complicata questa storia del vecchio e del nuovo
cos sfuggente e cos strana.
SCENA VI
(volteggia, a passo di danza) Ma vecchio amico, di nuovo, ancora questi vecchi discorsi, scordiamoli, beviamo insieme un bicchiere di buon vino vecchio in un posticino nuovo che ho trovato nella parte vecchia della citt, dove hanno ristrutturato mantenendo i vecchi muri, ma intervenendo con spirito urbanistico nuovo, perci hanno subito cacciato via i vecchi inquilini e dovreste vedere dentro queste case; le vecchie travi cos ben conservate vicino al nuovo stereo con la vecchia musica anni sessanta e la vecchia vasca di smalto con il nuovo idromassaggio e il salotto neoantico dove la vecchia foto del giudice, ex salvatore della patria, stata sostituita da una nuova foto del nuovo eroe, un vecchio noiosissimo stilista o un nuovo comico di regime. Vedrai il vecchio pavimento di mattone rosso lustrato a nuovo dove zampettano quattro vecchi scarafaggi tipici, ridipinti, laccati come modellini di auto depoca, e guarda l un bonsai di duecentosessantanni sopra il nuovissimo computer. E ti presento il nuovo padrone di casa, un vecchio riciclatore darmi, ora organizzatore di feste di beneficenza a favore di vecchi artisti colpiti da una terribile nuova malattia, al suo fianco la sua nuova amante biondograno, un tempo amante di un vecchio dirigente televisivo, celebre per aver ideato una fortunata trasmissione di nuovi talenti, poi trombato, e allora la giovane biondograno lha mollato per un nuovo dirigente televisivo in auge perch portaborse del vecchio presidente ma poich anche questo nuovo amante stato sostituito per far posto a un vecchio biografo del nuovo presidente allora biondograno si messa con il padrone della nuova casa, nel vecchio quartiere del nuovo paese che sorge dalle rovine del vecchio regime e la favola vecchia che ieri ci illuse che oggi ci illude (cade al suolo) o Atteone, e dimmi dimmi carina: nato prima luovo o luovo nato prima?
SCENA VII
Cielo ci sto ricascando (si alza, brancola) altroch guarita, non ci vedo pie va bene, chi se ne frega, comprer un cane luposono ciecami verranno a prendere e io non li vedr arrivare (va alla sedia a rotelle) ma ora mi calmoperch se doppio Vu non era nonno Wilfredo sar qualcosa daltro e io sono ancora in tempo a trovarloora mi calmo ( a occhi chiusi)respira piano col diaframma e ritroverai la tua parte razionalesei per sei? Trentasei? Capitale del Congo Belga? Non c pi il Congo Belga cretina, mettiti pure in crisi da sola, devo pensare a qualcosa di calmoun mare (barcolla per il mal di mare)uno stagno di media grandezzapiatto, nulla si muoveuna noianoia(di colpo sveglia)
Wolmer! Il mio ultimo fidanzato! Wolmer!!! Vu doppiocalma eh, non perdere il filoallora Wolmer mi diceva: Io sono la tua parte razionale. Perdendo lui ho forse smarrito questa parte cos necessaria allequilibrio.
Quindi, per equilibrarmi razionalmente, se io mi pongo le stesse domande di prima ma le ordino in un questionario, in un modulo come avrebbe fatto Wolmer, la risposta sar assai pi facile e io guarir. Allora, punto primo: come distinguere il vecchio dal nuovo? Ad esempio, questo facile nel caso di un pesce lasciato fuori dal frigorifero molti giorni. Nel caso di un essere umano meno facile perch la chirurgia plastica fa miracoli, nel caso di una formazione politica o di un governo molto difficile. Diremo allora che: nuovo il governo che al momento presente sulla scena, virgola, vecchio quello che cera prima, punto e a capo. Ci evidente se i due governi sono diversi, virgola, mentre nel caso due governi fossero identicipuntinibisogna fidarsi! Punto.
Punto due. La guerra inevitabile. Logico! Perch? Laggressivit fa parte del comportamento animale. Ditemi il nome di un animale e io vi dir subito il nome di un altro animale che lo mangia. Verme? Uccello. Uccello? Gatto. Gatto? Volpe. Volpe? Puma. Puma? (pausa) Balena. Balena? E cos via.
Dobbiamo, fin quando possibile, evitare le guerre, ma se le guerre accadono, specialmente in paesi diversi dal nostro, non possiamo fare altro che accettare il dolore che la visione di queste guerre procurer alle popolazioni che per televisione dovranno vedersele. Riguardo poi alla sua proposta, anima bella, di regolamentare o bloccare il mercato delle armi, allora le dico blocchiamo le auto che investono i passanti e le olive che vanno di traverso e tagliamo il becco agli uccelli, le unghie ai gatti, i denti alle volpi, gli artigli al puma e la proboscide alla balena (pausa sconcertata) e cos via. Riguardo poi alla sua domanda se sia possibile andare daccordo con la gente io le rispondo: esistono libri che possono aiutarla.
SCENA VIII
Se io ripenso alla mia storia damore con Wolmer, cio se ci ripenso come ci penserebbe lui, razionalmente non dovr pi soffrire perch la storia finita perch era logicamente, matematicamente sbagliata.
Matematica, numeri: io conobbi Wolmer il sedici-sette dellottantasei alle ore undici e trenta. Stavo facendo due passi, anzi avendo io un contapassi da footing, ero a duemilatrecento passo da casa quando, in via XX Settembre, lo vidi.
Un metro e ottanta per settanta chili, con centosessanta denti, appoggiato a unauto, 2300 da centoquaranta cavalli.
Io, che non oso mai, osai.
Gli chiesi: Dov via Centotrecento?.
Lui rispose: Saranno due minuti a piedi ma io in macchina la porto in venti minuti.
Ahhhhhhhhhhhhhhhhh!. (ride scioccamente)
Questa lesatta riproduzione della sua risata.
In quattro e quattro otto facemmo amicizia al bar Settebello davanti a due aperitivi, lui mi invit per il nove, io dissi il nove no il dieci s, lui disse il dieci non posso , posso lundici, io dissi lundici ho un impegno, magari il dodici. Si stava mettendo male, eravamo caduti in un ciclotrone di rinvio temporale, fino a quando lui disse va bene, allora, il dieci alle otto per le do conferma alle sette. Alle sette e dieci lui telefon che tardava fino alle nove, alle nove e venti non si era ancora presentato, io dissi lo aspetto fino alle nove e trenta poi esco, arriv alle nove e ventinove, il destino!
Alle dieci e trenta eravamo al ristorante Tre Ganasce dove tra il primo e il secondo Wolmer si dichiar cos:
Vu, dalla prima volta che ti ho vista ho capito che eri la mia met, Vu la met di doppio Vu.
Son stata con Wolmer sei anni e due mesi, di cui veramente insieme, diciamo nellarea di dieci metri quadri, tre anni e sei mesi, compreso il dormire nello stesso letto. Abbiamo totalizzato 12.346 baci e 854 coiti con una media di orgasmi per lui del cento per cento per me del sedici per cento, media complessiva secondo lui cinquantanove per cento, che non male. Ah, ah. Ah.
Veniamo al punto: di questi sei anni e due mesi, un anno stato entusiasmante, un anno e due mesi piacevoli, due anni di routine e due anni un inferno. E perch finita? Per motivi matematici. Il tempo di gestione vitale di Wolmer richiedeva nellarco di un anno: sette mesi per il lavoro, due mesi per amici e vacanze, dieci giorni per ligiene intima, un mese per lo sport televisivo, quindici giorni per la risata. Restavano trentasei giorni per me, il tempo minimo di attenzione che io esigevo per una relazione era di duecento giorni annuali. Di fronte a questa mia posizione rigida lui chiuse la trattativa. Io entrai in sciopero erotico. Lui mi precett. Finch un giorno fece, sulla nostra relazione, una relazione lucidissima da cui non potevo sottrarmi.
(lui) Vedi, cara, tra di noi non ci sono pi sorprese. Abbiamo perduto anche il gusto di scontrarci. Sarebbe meglio dirsi delle cose terribili, invece di questa desolata palude di silenzi. Non siamo neanche pi capaci di insultarci.
(lei) Vattene, pezzo di merda.
(lui) Vedi, dici pezzo. Non sei una donna in grado di prendere una decisione intera, di affrontare un problema globalmente, non proponi soluzioni.
(lei) Prendi le tue valigie, mettici dentro la tua roba e vattene.
(lui) Ecco vedi, spezzetti. Tu sai che io ho un guardaroba vastissimo e ci metterei almeno un mese o due a fare le valigie. Tu rimandi, ecco la verit. Invece di un dolore secco bruciante, preferisci tante piccole ferite, non sarebbe meglio un taglio netto?
(lei lo spinge fuori e lo butta fuori dalla porta, mimando tutti e due, poi mima lui fuori dalla porta)
(lui, bussando alla porta) Vu? Vedi che non vuoi parlarne? Non vuoi affrontare la questione. Vu? Vu? Non mi lasciare. Siamo ancora unazienda sana. Forse con una ricapitalizzazioneVu? Come puoi vivere senza di me, come puoi perdere la tua met, perch la V la met di Vu doppio. Ah, ah, ah.
SCENA IX
(Vu barcolla, tocca intorno come se fosse cieca)
Evidentemente aveva ragione. Cos la vita da soli? A volte, nella solitudine, rimpiango anche la sua orribile risata. La solitudine come unisola deserta dove dopo un anno ti sembrano sexy anche le scimmie. Ahahahahahahah. E una battuta di Wolmer. Ma non era lui Vu doppio. Era qualcosa di pi dolce, di pi lontano, quando avevo tutti i miei piccoli pezzi a posto. Di quandero pi piccola.
SCENA X
(si trasforma in una maestra. Cammina avanti e indietro, come davanti allaula. Voce severa) Signorina Vu, silenzio!
Tema: commentate brevemente questi versi (cerca di ottenere il silenzio) senza permettervi alcuna osservazione negativa sul sommo poeta di cui del resto non vi daremo il nome per impedirvi di odiarlo e quindi di non leggerlo pi per tutta la vita.
Scrivete: (scandisce la dettatura)
Il coniglietto Walter
un bel giorno spos
una coniglia bianca che pi bianca non si pu
e misero alla luce
dopo solo un amplesso
mille conigliettini
(voce di Vu scolara) e li buttarono nel cesso! (risatine)
(maestra) L in fondo, Vu e la sua compagna di banco, al solito, niente risatine e commentini, piantatela di toccarvi, troiette! (riprende)
E misero alla luce
dopo solo un amplesso
mille conigliettini
chiss dove sono adesso
(Vu torna se stessa) poverinis, chiss dove sono adesso, e dove sar adesso lei, la mia compagna di banco Wilma. Perch, pensandoci bene, rimpiango non un amore ma unamicizia. Si pu forse avere pi di un amore ma solo una sar lamica, lamica del cuore, che ti sar confidente, sorella, madre.
Wilma, col Vu doppio, la mia amica Wilma. (alza la voce)
(Vu maestra) Allora, l in fondosi parla da soli adesso? Al solito! Troiette siamesi!
SCENA XI
Troiette siamesi! Cos ci chiamavano, tanto eravamo unite. Eravamo come una persona sola, capite? Allo stesso banco per tanti anni, ci bastava uno sguardo per capirci, io pensavo ci che pensava lei e lei ci che pensavo io, per cui facevamo gli stessi compiti riga per riga. Ma non era lei che copiava come accusava malignamente la maestra, Wilma non avrebbe mai fatto questo, era troppo leale, che cera una simbiosi tra noi. Avevamo gli stessi gusti, ci piacevano gli stessi vestiti, gli stessi libri, gli stessi ragazzi, anzi lo stesso ragazzo, Rino Porcino Ditino Nel Nasino. E poich lei, Wilma, era pi avvenente di me, una piccola gran fica lei, stava con Rino Porcino e aveva con lui un vero legame intimo e carnale. Ma io non mi sentivo esclusa quando lei tornava e mi raccontava quello che aveva provato, cio quello che aveva provato a fare lui e quello che aveva provato lei, era come se lo avessi provato anchio e io ero felice delle sue briciole di felicit. Io la ascoltavo ore e ore. Perch? Perch lei sapeva farmi sognare. Mi diceva: Tu ce la farai perch sei unica, sei insignificante in modo del tutto particolare. Tu hai delle grandi chance seduttive con quel fisico umanoide, hai questo corpicino cadaverico che suscita un turbamento mortuario, da reliquia di santo. E vero non hai seno, ma meglio, visto che non hai neanche culo, ma non si pu dire che tu sia magra perch tutte le curve si sono radunate nel tuo naso. Se troverai un feticista rinofilo, ebbene impazzir per te, ti regaler della lingerie per il naso, ti metter le giarrettiere alle narici. E rideva, rideva Wilma. Che amica buona, insuperabile, lei mi faceva sentire unica, poi la scuola fin e ci perdemmo di vista, pass il tempo.
Intanto io non mi feci una famiglia, non feci dei figli, non trovai lavoro, ero insomma ormai una donna irrealizzata, ma del tutto irrealizzata, quando un giorno entro per caso in un ristorante elegante del centro, sapete quelli con larticolo il nel menu, il maccheroncino con la rucola e le fragole, il rombo con la salsa dastice e i pinoli, il profiterol con il cioccolato caldo, e poi ti portano il conto e telo mettono nelavrebbe detto la Wilma, ebbene, capito? in questo ristorante che ti vedo? (si siede sulla sedia a rotelle) ancora bella anche se un po sintetizzata, rinsecchita, abbronzatissima, una prugna cotta con un vestito nero attillato e tacchi a spiedo e qua sul petto un, cosera, un ostensorio di Zargoni, giarconi, diamandi, brillandi, e seduto di fronte a lei un uomo di rara squisita volgarit che mangiava nonchalant, cos (mostra), un abbronzatone mascelluto. Con il piede faceva sotto il tavolo delle esplorazioni speleolovaginologiche nella topona, nella criceta della Wilma (rotea il piede da seduta) e sorrideva maliardo, e a un tratto, sempre esplorandola col piede lha alzata da terra, su dalla sedia a un metro daltezza, la ravanava e la issava. Una scena di un erotismo sconvolgente, la ravanava e la issava, e lei faceva finta di niente, beveva complice, cos. E poi lui la moll gi e fece un rumore con la bocca come quando muore un lavandino e prese il stecchino tra i denti poich aveva mangiato il paillard ma non gli bast; allora si inser in bocca il rebbio della forchetta, e lo infil in bocca ma non bast; allora estrasse da tasca un coltello da sub e io urlai e lei si volt e mi disse: Carolina.
Mi aveva riconosciuta dopo tanti anni! Aveva sbagliato il mio nome, ma mi aveva riconosciuto!
E parlammo del pi e del meno e lei mi diceva dobbiamo vederci, dobbiamo vederci e lui se le piace la barca abbiamo un dodici metri e io dicevo ti ricordi quella volta che abbiamo messo la fetta di mortadella nel registro del prof (a tre voci) di matematica ed marcito tutto un trimestre e lei ma s, Bettozzi, il professore di matematica, ma che belluomo che era, chiss dov, morto lanno scorso, ma no, ma s, de che? Dun colpo, ma davvero ma allora dobbiamo vederci, dobbiamo vederci e lui se le piace il sci abbiamo un scilet a Curmajer, ma dobbiamo vederci e io le dissi non sei cambiata, sei sempre bella. E lei ma anche tu, ma come sei elegante, veramente riconosco il tuo stile: che colori stupendi, nessuno che centra con laltro, una metafora dellincomunicabilit, e quel bolerino arancione, o un salvagente da barca? E guarda l che scarpe basse bianche da reparto infettivi.
Era sempre la stessa. Poi mi chiese: E Rino Porcino Ditino Nel Nasino?. Rino morto tre anni fa, ma va, ma s, de che? Dun colpo, ma dai, ma incredibile, ma allora dobbiamo vederci, dobbiamo vederci anzi ti presento il mio uomo, Paolone Nasone Manone Nel Marrone.
Lui: Enchant.
Ma adesso che ci siamo rivisti (urlando) dobbiamo vedercie non ci rivedemmo per sette anni.
Ma sette anni dopo la rividi. Non era pi bella. Aveva il volto stanco, segnato. Andammo in un ristorante senza articoli. Mi raccont anni di sconfitte e delusioni, anni di giorni e notti al fianco di Paoloni Nasoni. E io la consolai. Era stata cos buona con me, come non ricambiare?
Le dissi quanto era invecchiata, ma le rughe ti stanno bene, sembri una cartina geografica, forse puoi tentare un lifting, ma forse a quel punto meglio una bitumatura, le chiesi a quante atmosfere teneva le tette e lei si mise a piangere e allora capii che la nostra amicizia era diventata totale, perfetta. Eravamo pari! Ci trovavamo tutti i giorni in un barettino di vecchiettine che trascinavano al guinzaglio piccoli barboncini, alcuni vivi, altri morti da un mese, ma non se ne erano accorte. (con voce di vecchietta) Gli faccio il bagno tutti i giorni, ma fa sempre odorino di selvatico il mio Tot. E le vecchiettine masticavano piccole paste con sopra una briciolina di kiwi e una perlina di ciliegina che costava un occhietto della testa e cosa facevano l? Parlavano male degli altri. Tutto il giorno. E anche noi, io e Wilma, lo facevamo, eravamo bravissime! No, non eravamo intellettuali, eravamo solo maligne.
SCENA XII (Simonetta, Antonella B., Antonella C.)
Eravamo in grado in due ore di fare il bilancio fallimentare dellesistenza di cinquanta persone. Eravamo bravissime. Pensavamo che quel gioco potesse durare per sempre. Poi un giorno entrai nel bar da sola. (si sdoppia in due maligne donne che parlano sottovoce) Ha sentito di Wilma, che brutta fine?
Duecento, Duecento calmadon. Roba da ammazzare sei elefanti, col guidatore annesso. E magari lalcol dietro, perch beveva pure. Ah, era bella, ma tanto insicura. Be, bella una volta, ora non lo era pi, sfiorita un bel po, eeeh. Il suo ultimo uomo poi, un bruto. Ma lei ha sempre avuto sfortuna in amore, poverina. Macch poverina, se li andava a cercare! S, io ho sempre detto che finiva male. E quella sua amica del cuore, quella Vu zitta che l. Pare che Wilma le abbia telefonato che stava male e, u!, lei non voluta andare. Per me non erano neanche amiche. Lesbiche? Non ci avevo mai pensato, per adesso che mi ci fai pensare, certi atteggiamenti
Quella Vu chiss come finir, guardala. Le ics, gli ipsylon, i vu doppi? Uno di questi giorni la vengono a prendere. Ma cosa cerca, cosa scava? Ma cosa cerca, cosa scava?
RACCORDO SCENA XIII
(luce rossa, piena) Entro in questo circo vuoto dove c odore di leone, di piscia e di sudore, si sentono pianti e ruggiti e un domatore, vestito verde insetto, grosso, peloso baffuto come il mio babbo, sghignazza, un po iena un po Wolmer. Mi dice: la tua amica Wilma lha mangiata il calmadon che un animale bianco senza occhi, spaventoso, luminoso nel buio. Ma non era Wilma il tuo doppio Vu, qua siamo nellinconscio, (storpiando le parole con voce da banditore) qua tutto vero, lo spettacolo assicurato, qua si cade dal filo e si mette la testa nelle fauci del calmadone. Venghino a vedere le ombre cinesi giganti e il numero dei pesci ciechi, venghino a vedere la piccola bimba Vu, che salta sul trapesio e dallaltra parte ah ah ah ah non c nessuno, salta sul trapesio e dicci chi era Vu doppio, o ti faccio venire a prendere dai pagliacci pompieri che taglia i pezzi, siori e siori senza rete e senza bugie ecco a voi la bella e spericolata Vu semplice(fa finta di saltare tra due trapezi, vola, cade)
SCENA XIV (censurata)
SCENA XV (Leonor)
(fiera, in piedi. Marcia trionfale) Avevo solo dieci anni quando vidi esplodere la prima bomba delle numerose che mi toccarono e toccheranno in vita. Fu in una piazza vicina a casa. Ricordo che ci che mi colp fu lodore acre dellesplosivo e limmensa quantit di colonnelli e generali militari presenti. Non mi ero mai resa conto di quanti ce ne fossero nel nostro paese finch non ebbi quella fortunata occasione, era tutto un brillare di mostrine e aquile e nastri e medaglie. E io mi sentii come il soldato Nemecek, quello del libro I ragazzi della Via Pal, lunico soldato semplice in un esercito di graduati. Questi medagliati erano circondati dalle loro scorte, uomini addestrati che scostavano la gente per far largo al loro generale, ma intanto altri uomini addestrati di una seconda scorta di un altro medagliato scostavano la prima scorta e la piazza era piena di scorte che si scostavano lun laltra mentre i generali erano in mezzo immobili senza potersi muovere. E gli uomini addestrati urlavano fate largo, qui c il generale e altri anche noi abbiamo un generale, e allora?. E unaltra scorta urlava il nostro di corpo darmata e unaltra il nostro ha la prostata e insomma alla fine si riusc a spingere tutti i generali intorno al cratere della bomba.
Allora io, avr avuto dieci anni, mi feci un berretto di carta da Napoleone, mi attaccai due patacche finte al petto e avanzai verso il cratere gridando largo largo, sono la figlia del generale Nemecek, fatemi passare, sono la figlia del generale. E tutti mi fecero spazio pensando che lo fossi veramente, ero cos piccina bionda e virile e mi trovai anchio l, sullorlo del cratere. Finch giunse dal fondo un uomo vestidebl che doveva essere il pi importante di tutti con una faccia seria seria, un mento da sadico e disse:
Bel buco, eh.
Poi venne la televisione e approfittando del fatto che tutti si radunavano nello stesso punto per venire inquadrati, io mi feci avanti proprio sullorlo del cratere, (avanza, si sporge sul palcoscenico, verso una luce fioca che viene dal fondo) e vidi sul fondo dieci o forse dodici cadaveri sghembi, storti come burattini rotti e un uomo che spalava macerie e mi sorrideva. Mi sembr lunico che avesse veramente qualcosa da fare l, e mi fece cenno di sporgermi ancora e cos vidi che in fondo al cratere cera una bambina morta che assomigliava a me, con un coniglio bianco tra le braccia, e anche il coniglio era morto, naturalmente.
(si rialza, danza e si allontana)
Il coniglietto Walter bum! butta la bomba bel musin
un bel giorno spos
una coniglietta bianca che pi bianca non si pu bum!
e misero alla luce
dopo un solo amplesso bum!
mille conigliettini, chiss dove sono adesso
doppio Vu
chiss dove sei tu.
SCENA XVI
(luce, rumori) Oh dio, vengono a prendermi, poveri i miei pezzi, state tutti assieme, mi raccomando, nessun pezzo si allontani. Ma inutile che veniate a prendermi, sono guarita, ho capito! Se Vu doppio vuol dire viva, vincere, io sto con i vincitori. Maggioranza, io sono una sana esponente della maggioranza, di tutte le maggioranze del paese. Volete una prova che sto bene? (Urla) Fuori dal nostro paese i negri i meticci i creoli gli arabi i musi gialli le lesbiche i transessuali i disoccupati i pugliesi del Sud e del Nordno? Troppo? Pi educatamente? Tipo Ku-Klux-Klan ma con cappuccio di Gauthier? Allora: facciamo garbatamente varcare il confine agli scuretti, ai pervalle persone sessualmente problematiche, ai sierocoscos, alle lesbai tranai transai transistor, ai filipno, ai filippini no, che sono degli ottimi camerieri. Ecco limitiamoci, che si sta cos bene tra di noi. Mettetemi alla prova. Devo avere un padrone? Datemi un padrone! Buon giorno padrone sono il suo servo, si lasci servire, cosa serve avere un servo se non si fa servire, serve qualcosa? Ah, non lei il padrone? Ce n uno nuovo, va benissimo, buongiorno nuovo padrone, cosa devo mettermi in testa: una bandiera, un crocefisso, unantenna televisiva, dica, io eseguo, sono buffa? (si mette in testa un imbuto, preso dal macchinario della sedia) La faccio ridere? S signore, cado, mi faccio male, basta che mi paghi, risponder a tutti i sondaggi anche se non capisco la domanda, far beneficenza s, ai bambini del Ruanda gli sci, ecco i miei vecchi sci e poi (versa della sabbia, fa un cerchio) mi ritaglier uno spazietto, ecco, cos, pi piccolo, pi al centro, ecco, viva al centro, sono perfettamente al centro, e dal mio spazietto far la voce grossa e ringhier. Oh, solo con chi pi debole, naturalmente, insomma ditemi come devo essere, volete che prenda pi tranquillanti? Li prendo, li compro solo da voi. Volete che non veda? Ecco (brancola) sono cieca, non ci vedo pi, sparatoria, quale sparatoria, non ci sento neanche pi, insultate pure i miei amici, sono sorda, ecco tocco per terra. E il mio paese questo? E terra, erba, sangue, merda, non lo so, per me lo stesso. Datemi da mangiare merda, sangue, non sento n il gusto n lodore, anche se dallodore direi che primavera. No, ho sbagliato (si copre il viso di gesso, fa volare il gesso) inverno, la stagione che volete voi, inverno, inverno, inverno (da china si rialza, con aria di sfida) ma non importa se inverno, io so resistere al freddo, so vivere in tutte le stagioni, dalle pi miti alle pi orribili, so vivere in strada, ho amici nascostise sar buonaoh s, sar buona e disubbidiente, non posso essere altro, sono solo una povera donna con tutti i suoi pezzi, tutti i suoi pezzi a posto, (sussurrando) bastardi
SCENA XVII (Simonetta)
(alza la testa)
Un giorno avr un figlio. Una figlia. Mi somiglier. Nascer come nacqui io. Un sole meraviglioso entrer dalla finestra della sala parto e lei voler in aria con una capriola, sorridendo. Dopo qualche anno andai a trovarla. Lei viveva in un grande giardino, era unestate afosa ma nel giardino cera un lago dombra, e mentre ci camminavo dentro i colori del mio vestito cambiavano.
Camminai graffiandomi tra i rovi, nellerba alta, perch sembrava che da anni nessuno entrasse pi in quel giardino. Lei era seduta sotto un albero e giocava con grande seriet, aveva delle biglie di vetro che il sole attraversava, stava a gambe conserte come una divinit, una divinit terribile e giocosa. Era un dio senza altare e senza sacrifici, era un dio perch non aveva ancora perso nulla, se qualcosa perdeva mille altre cose scopriva in un solo giorno.
(inizia a smontare pezzo per pezzo la sedia a rotelle, finch alla fine ne estrarr un triciclo nascosto nella struttura)
Io la guardai, aveva lo stesso colore dei miei occhi e i suoi gesti imitavano la mia poca saggezza perch spesso, pur essendo lei una dea, si era fidata di me, mi aveva ritenuta saggia, e forse lo ero stata, per amor suo.
Le dissi che ero felice di averla ritrovata, e la strinsi tra le braccia ed era vera, era la signorina Vu, amica mia, madre mia, mia sorella, mia sposa, e tutte le perdite e i dolori non avevano prodotto su di lei una sola ruga. Non aveva perso nulla, nessun vecchio o nuovo tiranno (smonta, tira i pezzi in aria) poteva portarle via la libert, nessun fucile puntato, non avrei ascoltato i loro discorsi mai pi. Perch sentivo che per ogni cosa che perdevo unaltra entrava in me, come nei movimenti del respiro. E cos mi sedetti a gambe conserte e mi misi a giocare con le biglie di vetro e sentii delle voci fuori che mi chiamavano.
Uscii e cerano i miei amici.
Tutti, non ne mancava nemmeno uno.
Avevano le facce stanche, come se non avessero dormito per molti giorni. Camminammo tutta la notte, in un fiume di fango portando alta sopra la testa una valigia piccola, con le poche cose che non volavamo abbandonare. Sentimmo sopra di noi il rumore degli aerei. Sentite? Vengono a prenderci, finch ci fermammo.
Allora io portai da bere a tutti.
Sei una bambina molto coraggiosa, mi dissero.
(sale sul triciclo, avanza verso il pubblico)
Non avevo pi paura, infatti.
Mi sporsi sullorlo del cratere e dissi:
spero che non ci perderemo qui, ma ci rincontreremo ancora.
(buio)
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