DRAMMA IN CINQUE ATTI
diPaolo Giacometti
PERSONAGGI
CORRADO
Il medico ARRIGO PALMIERI
Monsignor abate GIOACHINO RUVO
DON FERNANDO
GAETANO
ROSALIA
EMMA
AGATA
L'azione ha luogo in un grosso paese della Calabria ulteriore
a' tempi del cessato Governo Borbonico.
ALCUNE PAROLE
CHE L'AUTORE HA SCRITTE
PERCH SIANO LETTE
Se per ben stabilire il principio, dal quale parte il mio dramma, io mi facessi a discorrere della morte civile in generale, considerando lo spirito della legge e gli effetti della pena, susciterei, con poco frutto e fuori di luogo, una grave questione morale, legislativa, teologica, e per quanto mi studiassi di essere breve, sono persuaso che la materia supererebbe la mole del presente fascicolo.
Lascio cui spetta il compito severo, e cito frattanto a' miei benevoli lettori l'opuscolo in proposito del signor Antonio Ascona, dove troveranno convenientemente svolto l'argomento, per ci che riguarda gli effetti civili.
Siccome per l'onesto scopo che mi sono prefisso venne frainteso da alcuni, falsato e contraddetto da alcuni altri, cos trovo indispensabile di premettere al dramma le seguenti riflessioni.
Appunto perch la legge civile, privando il condannato dei diritti di cittadino, ne scioglie i vincoli colla societ e colla famiglia, e la moglie di lui ritiene in perfettissimo stato di vedovanza, mentre per altra parte i sostenitori del diritto divino ci vengono innanzi colle abusate parole - Quod Deus conjunxit homo non separet - appunto per questo ho scritto come meglio ho saputo, onde far meditare, chi ne avesse voglia, sulla manifesta contraddizione de' due poteri, dello Stato e della Chiesa, sulla lotta scandalosa o piuttosto ridicola, di due legislazioni, delle quali l'una scioglie in nome dell'umanit, l'altra lega in nome di Dio, contrastandosi a vicenda il libero e perfetto adempimento de' loro statuti.
Di fatti, che importa mai che il tribunale secolare ritenga per morto il condannato, quindi per vedova la costui moglie e per illegittimi i figli che, per avventura, nascessero durante la incorsa morte civile, se la Curia romana, alla barba di tutti i legislatori, vi proclama indissolubile il matrimonio, e con poca spesa usa com'ella da secoli a far mercato delle cose sacre vi legittima i figli di mezzo mondo?
Contro quegli stoici mitrati, per tanto, che nel famosissimo Concilio di Trento dichiararono indissolubile il matrimonio, rivolsi unicamente e chiarissimamente l'arma della mia penna, proclamando la necessit di una riforma, di una eccezione (che non verr mai se si aspetta dalla Roma dei preti) almeno nel caso di morte civile, per togliere la enorme ingiustizia di veder aggravate sulla moglie innocente le conseguenze della pena inflitta al colpevole. Di fatti la moglie di un uomo condannato al carcere perpetuo, mentre viene dichiarata vedova e maritata nel tempo stesso, deve rassegnarsi a vivere o monaca senza vocazione, o adultera per illegittimi amori.
Considerata da questo lato la morte civile, impresi a svolgere il dramma che alcuni potranno credere mediocre, altri cattivo per ci che riguarda l'arte e la letteratura, ma del quale nessuno, per quanto mi son dato a credere, riuscir ad impugnare lo scopo arditissimo, se si vuole, ma giusto, umanitario e nell'indole de' tempi.
So che mi accusarono di aver trasportata la cattedra sul teatro, usurpando l'uffizio dei pubblicisti e dei libri. Sar benissimo, ma oramai tutti sanno sotto quale aspetto severo io mi sia accostumato a riguardare il teatro. Io sono d'avviso che le idee generose, comunque e dovunque esposte, possono dare qualche buon frutto e disporre, se non altro, il terreno a ricevere l'altrui semente.
Parmi, inoltre, che sia debito d'ogni uomo onesto di difendere con tutte quelle armi che sono in suo potere, la causa dell'umanit, e di combattere ogni specie di oppressione, molto pi quando questa per illudere e fuorviare le classi meno illuminate, si presenta ricoperta del manto augusto della Religione.
Non ignoro nemmeno che in qualche citt, anime semplici e sfrenati cattolici si scandalizzarono alla recita del mio dramma, scorgendovi un abate a fare il suo mestiere. Veramente io non immaginai s fatto abate che in sostanza veste i panni di tanti altri che ben conosciamo, per far la satira ai monsignori. Non vi questo bisogno, dacch avversando ogni idea pura, grande, cristiana, sappiano essi medesimi rendersi, per stolte infamie, ridicoli e provvidenzialmente suicidi.
Ma per la natura dell'argomento, od in ragione del principio che volevo combattere, mi occorreva indispensabilmente un cagnotto dell'Episcopato che avesse interesse a sostenere, nel dramma, la decisione del famoso Concilio, rappresentandovi il preteso diritto divino.
Le poche suscettibilit religiose o settarie che sirisvegliarono provano unicamente che tutti gli errori e i pregiudizi non sono vinti ancora e che per proseguire vittoriosamente l'opera della civilt politica e cristiana non bisogna stancarsi d'illuminare i semplici e di far guerra ai tristi, a qualunque casta o luogo essi appartengano. Gli uomini dell'intelligenza vi pensino sopra tutti.
Parma, 8 luglio 1862.
Paolo Giacometti
ATTO PRIMO
Sala in casa del medico Arrigo Palmieri, mobiliata con molta decenza. La porta d'ingresso nel mezzo, altre laterali che conducono al giardino, alla biblioteca, alle camere.
SCENA PRIMA
Don Fernando eAgata.
FERNANDO Dunque, mi avete riconosciuto subito?
AGATA Subito: come si possono dimenticare le fattezze di un giovane, quando lo si allattato?
FERNANDO Dite piuttosto che aveva quindici anni almeno allora che l'abate, mio zio, mi mand in Catania agli studi, per cui...
AGATA Ma da quell'epoca molto tempo trascorso. Non vedete, don Fernando mio, come mi sono invecchiata? Voi, all'incontro, siete sempre giovane.
FERNANDO forse per qusto che, vedutomi appena, mi squadraste con tanta meraviglia, esclamando: ancora lo stesso?
AGATA Eh no! La mia esclamazione, che riguardava solamente lo stato vostro, voleva dire: sempre secolare!
FERNANDO Ah! ora capisco. La mia buona nutrice sperava di rivedermi canonico, prelato, vero?
AGATA S, mi ero raccomandata tanto a san Gennaro!
FERNANDO Mi facevate un bel servizio! Sia lode al Santo che non vi ha esaudita.
AGATA Ohim! che sentimenti son questi?
FERNANDO Da galantuomo, mia cara, perch i mestieri non si fanno senza una certa inclinazione, o se si fanno, si fanno male. verissimo che lo zio monsignore desiderava d'incamminarmi alla prelatura, e perci da Catania mi fece passare a Roma, raccomandandomi al cardinale suo cugino - ma fu un conto sbagliato. Io speso il danaro, studiai poco, ho goduto molto, mi scandalizzai moltissimo, e se ritornai alla Abbadia appena cristiano, fu un vero miracolo!
AGATA Ges mio, cosa sento! E dire che io vi ho allattato cristianamente, divotamente! che prima di adagiarvi nella culla vi esorcizzavo con preghiere, con segni di croce... che vi coprivo il petto di medaglie benedette, di reliquiarii Ah meschina me! figurarsi la collera di monsignore se vi sente a dire certe eresie!... Almeno abbiate prudenza con lui.
FERNANDO Diavolo! non son poi stato a Roma per nulla, ed un po' di santa impostura l'ho imparata-tanto vero che son qui per rendere un servigio a monsignore - un servigio di esplorazione: vedete che sono ancora un buon cattolico.
AGATA Di esplorazione?
FERNANDO Esplorazione, per altro, innocentissima ed anche piacevolissima, giacch si tratta di esplorare una donna.
AGATA Una donna? Ah, forse... credo di coglier giusto, ma non mi pare un incarico per voi, giacch... basta, monsignore fa sempre bene. Io per supponevo che voi foste venuto qui semplicemente per vedere il , medico Palmieri, col quale avete passata,l'infanzia, e anche per veder me.
FERNANDO Difatti non v'ingannaste del tutto: vi ho riveduta volentieri, rivedr con piacere Arrigo... ma la; donna misteriosa, che, per quanto ho inteso dallo zio, il medico rec con s da Catania coll'intento forse di nasconderla in quest'ultimo lembo della Calabria, quella che ora mi interessa moltissimo - Chi costei? come si chiama?
AGATA Chi ? non si sa. Come si chiama? Rosalia.
FERNANDO Rosalie ve ne sono tante in Sicilia... ne ho conosciute parecchie. - Ditemi piuttosto: questa Rosalia zitella?
AGATA Chi lo sa!
FERNANDO maritata?
AGATA Chi lo sa!
FERNANDO vedova?
AGATA Chi lo sa!
FERNANDO Non si sa niente! - Infine, bella?
AGATA (stringendosi nelle spalle) Uh!...
FERNANDO Veramente non avrei dovuto farvi questa ultima domanda.
AGATA Perch mo'?
FERNANDO Perch una donna vecchia non vi risponde mai, e si stringe sempre nelle spalle come avete fatto voi. Ne giudicher io. Il punto sta che questa incognita pone in angustie l'animo dello zio, giacch, nella sua qualit di abate, deve - egli dice - sorvegliare il buon costume, prevenire gli abusi, gli scandali... e questa Rosalia, secondo quello che ne ho inteso, risveglia certi sospetti, certe trepidazioni di coscienza negli abitanti, che naturalmente e sventuratamente sono un po' pinzoccheri, molto pregiudicati...
AGATA Eh! lo scandalo c', pur troppo! lo sa Maria Santissima, alla quale mi rivolgo sempre, perch mi conceda la grazia di uscire da questa casa, senza peccato!
FERNANDO E perch non ne uscite?
AGATA Non posso. Sono stata acconciata presso il medico - che, in confidenza, un eretico - dal signor abate, il quale anche il mio confessore.
FERNANDO Per verit, ci molto strano. Allora, probabilmente, mio zio non aveva ancor avuto certi motivi di disgusto col medico...
AGATA Non lo so.
FERNANDO E questi motivi di disgusto in che consistono?
AGATA Ah, don Fernando! le son cose che non si possono dire, perch offendono troppo la religione.
FERNANDO Ma allora - domando io - in qual modo il vostro padre spirituale vi ha messa, per cos dire, sulla porta dell'inferno? forse come una sentinella?
AGATA No, don Fernando, come una povera peccatrice che ha bisogno di guadagnarsi il Paradiso.
FERNANDO (fra s) Facendo la spia. Avvertir l'amico.
AGATA Permettete che io vada per le mie faccende...
FERNANDO Aspettate; vorrei farvi un'altra interrogazione.... ma vi prego di non rispondermi con una stretta di spalle.
AGATA Uhm!...
FERNANDO Il medico non aveva moglie?
AGATA L'aveva certamente, ma morta da molto tempo.
FERNANDO E dove mor?
AGATA In questa casa medesima, due anni prima che il medico andasse a stabilirsi a Catania con la sua piccola Emma, nata fra gli spasimi della madre agonizzante.
FERNANDO A Catania?... per certo, dopo che io ne ero partito, perch altrimenti ci saremmo incontrati... E l'amico rimase sempre vedovo?
AGATA Chi lo sa!
FERNANDO Da capo con questi chi lo sa!
AGATA Eh, mio Dio! che devo dire?
FERNANDO Dite molto. Vi dunque il sospettoche abbia contratto un secondo matrimonio?...
AGATA Uhm!...
FERNANDO Forse segreto? colla misteriosa Rosalia?
AGATA Ma!...
FERNANDO Uhm!... ma!... Voi mi fate diventare pi curioso di una governante.
AGATA Per me non lo sono punto. - Volete vedere l'incognita? guardate l. (Indica una delle porte che si trovano a sinistra.)
FERNANDO Non posso ben distinguere... ha seco una giovinetta... Chi ? sua figlia? la figlia del medico?
AGATA Non so niente.
FERNANDO Corpo del diavolone! che io mi diverto moltissimo. Mi piace lo straordinario, e se riesco a scoprire...
AGATA Non riuscirete...
FERNANDO Ad ogni modo... aspettate; esse vengono verso di noi - ritiriamoci un poco. (Si ritirano nel fondo della scena.)
SCENA SECONDA
Rosalia, Emma ed i suddetti.
ROSALIA (tenendo per mano Emma) Volete, la mia cara Emma, che scendiamo in giardino a cogliere i fiori?
EMMA Col massimo piacere: faremo un bel mazzolino che presenter al papa quando ritorner dai suoi ammalati. Non va bene che io gli offra dei fiori come per ringraziarlo delle consolazioni che egli lascia sempre agli infermi? Poverini! Io gli d dei fiori, e ricevo dei baci. Vi guadagno, vero?
ROSALIA Oh s! i baci dei proprii genitori sono una santa cosa; lo sa chi non pu pi averne!
EMMA (dolorosamente) Ah! io non li ho che da lui!
ROSALIA (subito) Andiamo, andiamo in giardino. (Si muovono per andare, mentre don Fernando, il quale si era mosso lentamente verso dimoro, le incontra.)
FERNANDO Domando scusa se...
EMMA (sottovoce a Rosalia) Un signore! Chi ?
ROSALIA (dopo d'aver considerato don Fernando) Credo di averlo veduto un'altra volta, ma...
FERNANDO Io cercavo una semplice curiosit... (Piano ad Agata) Mi pare di conoscerla.
AGATA Davvero?
ROSALIA (guardando don Fernando, dice fra s) (Ah! non m'inganno, no... come evitarlo?) Perdonatemi, signore, se essendo aspettata...
AGATA (Da chi?)
FERNANDO Un momento, di grazia. Adesso che ho interrogate le mie rimembranze, sono certo di non ingannarmi. Noi ci siamo conosciuti a Catania.
ROSALIA Non me ne ricordo, signore.
FERNANDO Non ricordate quel don Fernando, che praticava in casa di vostro padre, che fu poi anche amico di...
ROSALIA (subito per interromperlo) Pu darsi... di fatti mi sembra... ma dopo tanti anni...
FERNANDO Quattordici circa...
ROSALIA S, quattordici!
AGATA (Si conoscono... sapremo qualche cosa.)
FERNANDO Che fortunata combinazione! (Fra s) (Per, prima di farle certe domande assai delicate, vorrei...) E questa leggiadrissima giovinetta una vostra figlia?
EMMA Ah! no, signore! io non ho conosciuta mia madre, perch morta nel darmi alla luce... ed io ne provo tanto rimorso! non ho ragione forse? non un furto che io ho commesso?
FERNANDO Poverina!
EMMA Ah! se questa buona Rosalia fosse mia madre!...
AGATA (E probabilmente lo .)
EMMA Non avrei, no, una spina fitta nel cuore. Dicono che la mia salute un po' gracile, che mi scuoto per le pi leggiere impressioni, che piango facilmente... Ma egli perch non posso perdere la memoria... e quando penso che mia madre morta per farmi vivere, e che io l'ho fatta morire, soffro molto, soffro sempre, signore... E senza un padre s nobile, s generoso, s buono che mi vuoi tanto bene, che mi accarezza ad ogni momento...
FERNANDO Voi dunque siete la figlia di Palmieri?
EMMA Lo sono, signore.
FERNANDO Del mio amico d'infanzia?
ROSALIA (sorpresa) Egli vostro amico?
AGATA (Pare che le rincresca.)
EMMA Ah! voi lo conoscete? lo amate? Ci mi fa piacere. Dite, signore, non ho io un angelo per padre?
AGATA (Con quell'odore di zolfo!)
FERNANDO Oh s! Arrigo Palmieri uno di quegli uomini rari che Dio fa nascere qualche volta sollievo dell'umanit sofferente. Egli meritava un premio quaggi, ed ora che vi ho veduta ed ascoltata, comprendo che lo ha ottenuto. Di fatti, adesso, ricordo benissimo ch'egli era divenuto padre...
AGATA Non ve lo dissi, don Fernando? qui divenne padre, precisamente qui... e la fanciullina coll'andare degli anni, si molto cangiata, massimamente negli occhi, che da neri divennero azzurri... almeno, secondo quello che osserva la sua nutrice, e le nutrici - io lo so per prova - non isbagliano.
FERNANDO San Gennaro avr fatto il miracolo.
AGATA Eh! potrebbe darsi.
ROSALIA Che cosa avete inteso di dire, mia cara Agata?
AGATA Nulla, precisamente nulla. Ho ripetuto ci che udii a raccontare le cento volte.
ROSALIA Badate molto ai racconti voi... ma adesso ne sappiamo abbastanza, e vi pregherei di andare pei fatti vostri, giacch...
AGATA Come la mi comanda.
ROSALIA Vi ho pregata.
AGATA Non pu comandare? In sostanza, non la padrona di casa?
ROSALIA Il padrone uno solo.
AGATA Sar...
EMMA Brutta Agata! sei sempre in collera. Cosa vieni a raccontarci di occhi neri od azzurri? Gli occhi me li ha fatti il Signore, e poteva anche cangiarmeli. Non mi piace che tu sia sempre piena di stizza verso questa buona Rosalia, che mi tiene luogo di madre, che amo come mia madre.
AGATA Gi, gi...
EMMA Va, non ti voglio pi bene.
AGATA Vado vado. (Partendo dice fra s) (Che aria si danno queste figlie del peccato!)
FERNANDO (guardandole dietro) (Sono le gran streghe, certe sante!)
ROSALIA (Bisogna soffrire!)
FERNANDO Ora poi, signora Rosalia, mi parlerete un poco di voi, della vostra famiglia, di...
ROSALIA (facendogli cenno di tacere) Emma, io vorrei dire qualche cosa a don Fernando: vorreste frattanto scendere voi sola in giardino?
EMMA Volentieri; preparer i fiori pel papa prima che ritorni. - A rivederci, Rosalia; addio, don Fernando.
FERNANDO Addio bell'angiolo! (Emma esce a sinistra.) Mi spiace disturbarvi... ma per la signorina poteva rimaner con noi. - Vi del mistero in ci che avete da dirmi?
ROSALIA La giovinetta ignora il mio passato, e siccome fu assai doloroso, cos, per rispondere alle vostre interrogazioni, avrei amareggiato il suo mite animo... giacch la poverina mi vuole un gran bene... Voi lo avete inteso.
FERNANDO S, ma ignoro che male vi sia a sapere che voi avevate un marito, mentre, non vedendolo presso di voi, e la vostra umile condizione in questa casa - se le apparenze sono reali,- mi fanno credere che vostro marito non viva pi.
ROSALIA E se vivesse?
FERNANDO Allora bisogna convenire che le apparenze ingannano. Vive! la cosa molto diversa... e come, dove vive egli? che mai accaduto? una separazione?
ROSALIA Non vi posso rispondere.
FERNANDO Per i vostri occhi mi lasciano comprendere... Vi ha abbandonata? Voi piegate il capo? - Abbandonata! - Eh! perbacco! era da prevedersi. Certe passioni esaltate, pi proprie del romanzo che della vita reale, conducono a precipizi... Inoltre, ricordo bene come fu fatto il vostro matrimonio... Rapita da quel forsennato! - Egli era veramente una di quelle nature, le quali si sviluppano spesso sotto il nostro cielo di fuoco, presso i vulcani, che non ammettono la via di mezzo, ma spingono l'uomo ad una eccentricit assoluta, o per grandi virt o per grandi delitti:
ROSALIA Grandi pur troppo!
FERNANDO I vostri genitori eran dunque profeti quando...
ROSALIA Ah! tacete!
FERNANDO La fatalit esiste a questo mondo!... io me ne persuado. Se almeno foste libera!... Come ve la passate col medico? non troppo bene, egli vero? Io capisco: senza un titolo giusto... un legame approvato dalla Chiesa...
ROSALIA (offesa) Don Fernando, che dite voi?
FERNANDO State tranquilla, perch io non ho n pregiudizi, n scrupoli, ma delle idee affatto particolari circa il matrimonio, giacch trovo che il pi legittimo di tutti fu quello celebrato nel Paradiso terrestre... ma per le costituzioni civili... la Curia romana... il conciliabolo di Trento...
ROSALIA Non proseguite. Anche voi! anche qui calunniata... dappertutto! Eppure sono innocente; povera, abbandonata dalla mia famiglia, accettai questo uffizio di aia, che la mia unica risorsa. Il dottor Arrigo l'uomo pi virtuoso che io mi abbia conosciuto; stato un salvatore mandatomi dalla Provvidenza. Nulla abbiamo da rimproverare a noi medesimi; credetemi, don Fernando, le nostre anime sono pure.
FERNANDO Vi credo, signora Rosalia, ma ad ogni modo vi avrei stimata egualmente, giacch certi sacrifizi mi sembrano inumani, e non li posso ammettere. Che diavolo! preferisco la logica al diritto canonico, il quale ne ha sempre poca. Ma ben naturale che non la pensi cos l'abate mio zio.
ROSALIA (con gran sorpresa) Che dite? Monsignore vostro zio?
FERNANDO Ve ne rincresce?
ROSALIA Molto - egli il mio persecutore.
FERNANDO Veramente dai suoi discorsi ho capito che non vi troppo amico... ma perseguitarvi poi... a meno che non lo facesse per coscienza.
ROSALIA Per coscienza non si calunnia.
FERNANDO Siamo d'accordo - ma mettetevi un po' nella sua tonaca. Egli agisce per principio, con fede, da apostolo, da inquisitore se volete - ma da santo inqui-sitore. Egli persuaso che fra voi ed Arrigo esista una corrispondenza, la quale, non essendo perfettamente ascetica, offende la santocchieria di questi poveri abitanti, che potrebbe ledere i diritti di successione, quelli della Banca romana...
ROSALIA Ma questa corrispondenza non esiste.
FERNANDO Io lo ammetto. - Ma non sapete voi che l'opinione pubblica un tribunale, che giudica senza prove, che condanna senza misericordia?
ROSALIA Per l'opinione pubblica pu essere corretta, illuminata...
FERNANDO Ahim! da chi?
ROSALIA Da chi ne ha il dovere, da chi si vanta seguace di una legge di amore e di carit.
FERNANDO Lo capisco, ricordo anch'io le parole che il Redentore ha scritte sulla sabbia...
ROSALIA (risentita) Non questo il caso... e nondimeno se lo fosse, il signor abate non ricord quelle parole misericordiose, mentre fu il primo a raccogliere la pietra, che il suo sapiente Maestro aveva fatto cadere dalle mani dei lapidatori, per lanciarla contro di me, che non sono la peccatrice di Maddalo.
FERNANDO Egli? mio zio?
ROSALIA Dove nacque la calunnia? dentro le pareti dell'Abbazia. Da dove si mosse per recare il suo sordo ronzio di casa in casa? Da un luogo che non ardisco di nominare.
FERNANDO (fra s) (Ah! quella pinzocchera avr fatto il male.) Ma per, mio zio vi ha rivolto qualche rimprovero? Vi ha minacciata?
ROSALIA Ah, mio Dio! certe guerre si fanno all'ombra e nel mistero, la vittima si sente colpita e non vede la mano - i pozzi spirituali esistono ancora. Io vivo in continue apprensioni, sempre in forse del domani, perch l'odio sacerdotale non perdona.
FERNANDO L'odio? convengo nella massima - nulla-meno non posso supporre che... L'abate vi odia?
ROSALIA Profondamente.
FERNANDO Allora vi dev'essere una causa segreta...
ROSALIA Vi .
FERNANDO Tale che io possa saperla?
ROSALIA No - sono generosa.
FERNANDO (La sapr.)
SCENA TERZA
Agata premurosamente, ed i suddetti.
ROSALIA Che desiderate, Agata?
AGATA Sapere se il padrone rientrato, perch vi in sala monsignor abate, il quale ha somma premura di parlargli.
ROSALIA (con sbigottimento) L'abate?
FERNANDO (vedendo l'imbarazzo di Rosalia) E cos?
AGATA Alla signora non piace questa visita?
ROSALIA Non certamente per me - chi sono io? Il padrone non ritornato, ma non dovrebbe tardare. Se monsignore si degna di attenderlo, potete introdurlo in questa camera, dove ritrover suo nipote.
AGATA (ironica) Tante grazie! - (Che lunga conversazione! non ho potuto bene ascoltarla... ma sapremo poi.) (Esce.)
ROSALIA Io vado in giardino da Emma.
FERNANDO Vi consigliere! a rimanere; la vostra presenza mi darebbe coraggio per...
ROSALIA Io rimanere qui?... impossibile. Per mi raccomando a voi, don Fernando, che mi conoscete giovinetta, che avete detto di credermi senza colpa. Assicuratelo che non ne ho commessa alcuna, ditegli che non merito le sue persecuzioni, perch ho patito tanto: che mi lasci vivere tranquilla, obliata in questo asilo, che mi ha dato il Signore... Ditegli ci, o almeno non mi compromettete di pi, siate onesto, prudente, per carit.
(Esce per la porta dalla quale partita Emma.)
FERNANDO Lo sar. - Una causa d'odio? Eh! non vorrei che monsignore, in luogo di far guerra al vizio, la facesse alla troppa virt... Non sono gonzo io, e ricordo benissimo che questo pastore, nei suoi anni pi verdi, aveva delle predilezioni, poco spirituali, per certe pecorelle, e non sarebbe difficile che, trovatane una smarrita, si fosse ingegnato di tirarla all'ovile... per carit evangelica.
SCENA QUARTA
L'Abate ed il suddetto.
ABATE Siete ancora qui? come and l'esame?
FERNANDO Ho fatto da inquisitore - cos alla meglio. Voi non ne sarete persuaso, ma il mestiere difficile.
ABATE Che vi sembrato della malinconica avventu-riera? Voi che non avete voluto darvi a Dio, ma vivere al secolo, dovete intendervi per pratica di certe arie sentimentali, rugiadose, seducenti...
FERNANDO Me ne intendo un poco - ma non quanto un confessore.
ABATE Donne simili non si confessano.
FERNANDO (Se fossero matte!)
ABATE Dunque?
FERNANDO Dunque questa Rosalia, nel suo mite dolore, di una bellezza affascinatrice, e mi pare che anche un santo anacoreta potrebbe preferirla alle radici e alle flagellazioni... motivo per cui ne sono edificato.
ABATE Cosa vi edifica?
FERNANDO Quell'odio sacro che voi le portate.
ABATE Odiarla? al contrario, io ne sento piet - una austera piet. Vorrei richiamarla sulla buona strada, e perci sappiate ch'ero venuto perfino nella determinazione di offrirle un sicuro asilo all'abbazia presso di me.
FERNANDO Da vero? (Voleva proprio tirarla all'ovile!) E lo ha rifiutato?
ABATE Sdegnosamente ed assolutamente, per non abbandonare...
FERNANDO Chi mai?
ABATE Il suo amante - e forse...
FERNANDO Arrigo?... v'ingannate - non si amano.
ABATE Non si amano? Eh! voi, don Fernando, non conoscete a fondo il medico Palmieri, come lo conosco io.
FERNANDO Siete il suo confessore?
ABATE Di chi? di un ateo?
FERNANDO Arrigo un ateo?
ABATE E quando lo si vede in chiesa? Mai. Scopre egli il capo davanti alle sacre imagini, che la pietdei divoti ha effigiate sulle pareti esterne delle case? Mai. Che cos' per lui il miracolo di san Gennaro? Una superstizione alimentata dal clero. In questa casa si leggono libri perniciosi, empi, non si prega. Fuori di un crocifisso, perch lo si creda opera di Cellini, voi non trovereste l'immagine di una Madonna, di un Santo... Ma invece nella biblioteca del medico stanno appesi i ritratti di Sarpi, di Arnaldo, di Giordano Bruno, di Campanella, di Filangieri, di Francesco Conforti, di Domenico Cirillo.
FERNANDO Uomini grandi...
ABATE Dite settari che finirono quasi tutti sul patibolo.
FERNANDO Come Cristo.
ABATE Che dite voi, don Fernando?
FERNANDO Io sono sorpreso, e non so come monsignore possa sapere cos bene quello che si fa, che si dice, che si pensa, che si mangia in una casa, dove ella viene cos di rado.
ABATE Vedo attraverso i muri.
FERNANDO (Cogli occhi della sacra referendaria.) Per non capisco che relazione possano avere le trasgres-sioni di culto col carattere morale, cogli amori supposti di Arrigo e di Rosalia.
ABATE Non capite che senza religione non si pu dare moralit?
FERNANDO Non lo capisco, perch ho sentito a decantare il medico - massimamente dai poveri - per uomo illuminato, filantropo, generosissimo; lo chiamano l'angelo delle capanne.
ABATE Qui esiste il pervertimento - ecco la corruzione, lo scandalo. Quest'uomo pernicioso tanto alla morale pubblica quanto alla fede.
FERNANDO Qui si fa una guerra di principi religiosi... lo comprendo, e comprendo che la povera Rosalia ne sar la vittima.
ABATE La povera Rosalia alla vigilia di andar molto lontano di qui.
FERNANDO La farete partire? Voi? Monsignore, disonorare una donna sopra alcune apparenze, tal cosa...
ABATE Apparenze, voi dite?... ma sappiate che ho in mano dei fatti... e tali che mi costringono ad agire energicamente.
FERNANDO Monsignore, pensateci. Rosalia non me-rita un simile trattamento; io la conosco da molto tempo; fu sempre buona, onesta... e senza un malaugurato matrimonio...
ABATE (sorpreso) Maritata? essa?... tanto peggio - o tanto meglio. - E dov' suo marito?
FERNANDO ci che ignoro...
ABATE Divisa da lui?
FERNANDO Non per sua colpa.
ABATE La colpa sempre della donna.
FERNANDO Adagio un poco - bisogna distinguere.
ABATE In casi di matrimonio noi non facciamo distinzioni.
FERNANDO Ed avete torto.
ABATE (severo) Come?
FERNANDO Cio... (Fra s) (Difatti, gi Roma non distingue che fra scudo e zecchino.)
ABATE Frattanto vi ringrazio di avermi avvisato.
FERNANDO (Credendo di far bene ho fatto male.)
SCENA QUINTA
Agata ed i suddetti.
ABATE rientrato questo signore?
AGATA Da qualche tempo; ma si ferm in giardino a ricevere il solito mazzolino di fiori dalla... figlia: quindi molte tenerezze; poi, gi s'intende, complimenti, sorrisi alla signora... aia.
FERNANDO (Maledetta!)
ABATE Insomma, mi fa l'onore di ricevermi?
AGATA entrato nella biblioteca, e prega monsignore di attenderlo un momento.
FERNANDO Va bene; lo vedr io pure con molto piacere.
ABATE Non adesso, giacch ho bisogno di parlargli io, senza testimoni; favorite di andarvene.
FERNANDO Ma...
ABATE Devo comandarvelo?
FERNANDO Vado. (Che demonio di un santo!) (Esce.)
ABATE (ad Agata con aria grave e significante) Altro di nuovo?
AGATA No. Ma circa alla ragazza certo che...
ABATE Ne so quanto basta. Andate. (Agata gli bacia la mano.) Vi aspetto domani.
AGATA S, monsignore. (Esce.)
ABATE Ora se il filosofo viene disposto ad azzuffarsi meco, io sono preparato a riceverlo.
SCENA SESTA
Il dottor Palmieri ed il suddetto.
PALMIERI Monsignore, vi prego a scusarmi se vi ho fatto attendere un poco, ma...
ABATE Sono io anzi che desidero di essere scusato per esservi venuto a rapire, cos all'improvviso, alle gioie domestiche, o alle vostre filosofiche speculazioni... Capirete bene per che senza un motivo...
PALMIERI Qualunque sia, monsignore, favorisca di accomodarsi.
ABATE Tante grazie. (Siedono.) Nessuno pu ascoltarci ?
PALMIERI Nessuno.
ABATE Egli perch le cose che ho a dirvi sono piuttosto gravi.
PALMIERI Ed lo le ascolter colla mia solita pazienza.
ABATE Per non abusarne soverchiamente, tralascier dunque gli oziosi preamboli per toccare subito l'argomento.
PALMIERI Ve ne sar obbligato.
ABATE Vengo a parlavi di quella certa donna...
PALMIERI Chi quella certa donna?
ABATE Uhm?... Rosalia.
PALMIERI L'argomento non nuovo, ma per sempre piacevole.
ABATE Questa volta non lo sar poi tanto, giacch assolutamente necessario che la donna si allontani, non solo da questa casa, ma anche dal paese.
PALMIERI E perch, signor abate?
ABATE Non vorrei spiegarmi di pi.
PALMIERI Allora il nostro colloquio terminer presto, perch se vero che io sono filosofo, saprete che in filosofia si cerca e si vuole sempre la ragione delle cose e dei fatti. La necessit che ammette, monsignore, non appoggiata a ragioni, molto meno poi a diritti. Rosalia una donna onesta, vive nella casa di un uomo onesto - l'aia di mia figlia e tanto basta.
ABATE Di vostra figlia!...
PALMIERI Vi ha dei dubbi, monsignore?
ABATE Tutt'altro. Temo solamente che la fanciulla non sia la stessa che diede alla luce la vostra moglie, e che io ebbi l'onore di battezzare.
PALMIERI Come?
ABATE Credo che la bambina - la vera Emma - abbia cessato di vivere in Catania, alcuni mesi dopo il vostro soggiorno in quella citt.
PALMIERI Siete male informato.
ABATE Non potrei esserlo con maggior esattezza, giacch stamattina appunto quell'abate dei Benedettini si dato la premura di spedirmi l'attestato di morte, che io gli avevo chiesto, per tutti i casi possibili e che ho l'onore di presentarvi. (Gli d un foglio.) Ritenetelo a vostro bell'agio, perch io ne ho un altro. Voi vedete che, quantunque semplice teologo, cerco anch'io la ragione delle cose.
PALMIERI Quando si tratta di nuocere... Vedo che il signor abate s'interessa - pi che non dovrebbe - dei fatti miei.
ABATE Non dovrei interessarmi di ci che potrebbe turbare la tranquillit delle coscienze?
PALMIERI Povere coscienze, come sono ben governate!
ABATE Ora dunque - poich vostra moglie morta nel dar alla luce la bambina, n !voi siete passato a nuove nozze - non rimane alcun dubbio; la seconda Emma illegittima.
PALMIERI Potrei disingannarvi... Ma delle mie azioni, signor abate, io non rendo ragione che alla mia coscienza, la quale non ha bisogno del vostro governo. L'avere io una figlia - illegittima, se vi piace, e che d'altronde potrei far legittimare dal santo padre, con poca spesa - non prova che Rosalia sia sua madre.
ABATE Lo si pu supporre facilmente.
PALMIERI Simili supposizioni le fanno i cattivi.
ABATE Ma nullameno stabiliscono lo scandalo morale. Che Rosalia sia o no la madre di Emma poco importa; il mondo lo crede e basta.
PALMIERI Il mondo crede ci che gli impostori gli fanno credere.
ABATE Infine vi una cosa che non pu mettersi in dubbio ed che Rosalia un'adultera, perch ha marito. Vede, signor dottore, che io so anche questo.
PALMIERI Ah, bisogna convenirne. Se io, come il signor, abate mi fa l'onore di credere, sono l'erede di Domenico Cirillo, martire della scienza e della patria, ella il legittimo erede di Torquemada, inquisitore e carnefice.
ABATE Badate bene a quello che dite!
PALMIERI Vorreste denunziarmi al Sant'Ufficio? non ho paura; il soffio della civilt ha spento per sempre i santi roghi.
ABATE Forse... Ma bene che ci calmiamo per ritornare al punto da cui siamo partiti. Questa donna che vive con voi, separata dal proprio marito...
PALMIERI Separata - ci incontrastabile. Ma il perch lo sa monsignore?
ABATE No.
PALMIERI Eppure giudica? condanna?
ABATE Ch'essa ritorni...
PALMIERI Dove?
ABATE Presso suo marito.
PALMIERI Nell'ergastolo di Napoli!
ABATE Come?
PALMIERI Da tredici anni egli stato condannato e rinchiuso nella casa di forza.
ABATE Condannato?... Ah, buon Dio! ed essa intanto, invece di piangere la disgrazia di suo marito?...
PALMIERI E cosa ha fatto finora?
ABATE Non lo so.
PALMIERI Lo so io. La situazione di questa donna falsa, lagrimevole, disumana - lo comprendo ma la colpa non sua, bench ne porti la pena.
ABATE E di chi dunque?
PALMIERI Il signor abate me lo domanda? del Concilio di Trento.
ABATE Ah vorreste alludere alla indissolubilit del matrimonio?
PALMIERI Appunto.
ABATE Ed ignorate che comandata da Dio?
PALMIERI Non lo credo.
ABATE Voi dite cose empie.
PALMIERI Monsignore pu non ascoltarle, se vuole.
ABATE Aspetto le vostre risoluzioni circa a Rosalia.
PALMIERI Le mie risoluzioni, signor abate, sono che nessuno ha facolt di anatomizzare il mio cuore, di inquisire i miei intimi rapporti, la mia famiglia. Che Rosalia povera, percossa dalla legge, respinta dalla societ, calunniata dall'ipocrisia religiosa. Che io le ho offerto un ricovero onorato e tranquillo, per quella legge di carit che imparai dal pi grande dei filosofi - dal Vangelo, monsignore. - Che infine, per consigli, delazioni o minaccie, io non rinunzier il mandato di benefattore che ho ricevuto dalla Provvidenza.
ABATE ci che vedremo.
PALMIERI Quando vi piacer. - Il signor abate ha altro a dirmi?
ABATE No.
PALMIERI Tanto meglio.
(L'abate esce.)
Povera Rosalia! lasciarla partire? Dividerla da sua figlia?... Oh no! sarebbe lo stesso che farla morire!
ATTO SECONDO
Sala di studio nell'appartamento dell'abate. Una libreria, quadri religiosi, inginocchiatoio con crocifisso, ecc.
SCENA PRIMA
L'Abate
ABATE legge attentamente, seduto allo scrittoio, dopo un momento, alzando gli occhi dal grosso libro, dice:
Nell'ergastolo?... per qual delitto? - lo sapr. Questa scoperta importantissima e rende sempre pi misteriosa la situazione di Rosalia, che ho bisogno di allontanare dal paese, per molte ragioni... Imprudente che fui! Le ho fatto capire troppo bene certe cose, certi progetti... le ho scoperto la mia debolezza... e non vorrei che un giorno o l'altro mi facesse perdere quell'odore di santo, del quale ho goduto finora... Testimoni e accusatori non ne voglio. Inoltre, se la scomparsa di Rosalia far un po' di rumore, tanto meglio. Lo scandalo che, in questi casi, suole edificare le coscienze, scemer anche la riputazione del medico. Un incredulo virtuoso? un ateo caritatevole?... Ah! bisogna far isparire l'esempio, perdere l'uomo. Perderlo?... mi balenata un'idea. Se quell'uomo - il marito - non fosse l incatenato! Se, in qualche modo, lo si potesse far comparire come un fantasma, o piuttosto come un giudice, alla moglie che vive in braccio di un altro... Ah! certo che quell'uomo, un galeotto, spinto dalle proprie passioni, diventerebbe, assai naturalmente e senza saperlo, un sicario del Santo Ufficio. L'idea stupenda, e potendola tradurre in azione... chi sa! Le mie aderenze in Napoli son tali che... il confessore della Regina pu tutto, e... basta, ci penser questa notte.
SCENA SECONDA
Gaetano ed il suddetto.
GAETANO (reca la lucerna accesa che depone sul tavolo) Dio vi salvi, monsignore.
ABATE Voi pure, Gaetano.
GAETANO Devo dirle che uno sconosciuto, giacch non ricordo di averlo mai incontrato in questi contorni, si introdotto nel cortile interno dell'abbazia, forse dalla parte della chiesa.
ABATE A quest'ora?... non lo avete interrogato?
GAETANO Subito; quantunque, a dir vero, cos sul far della sera, non m'ispirasse molta confidenza quella figura strana, che non potevo ben distinguere, mezzo coricata, com'era, sul piedistallo d'una colonna. Basta, al rumore de' miei passi, giacch mi dirigevo verso di lui, l'uomo si scosse d'improvviso, guardandomi, direi, con un senso di sbigottimento, per cui naturalmente presi coraggio e lo interrogai. Dalle sue risposte, fattemi con poche parole interrotte e con voce pi tremante che spaventata, capii ch'era un viaggiatore smarrito fra questi monti, e che desiderava di essere presentato a monsignore, probabilmente per chiedere un poco di ricovero.
ABATE Il ricovero non si niega ad alcuno... ma per siccome vi sono ancora dei banditi, i quali vanno scorrazzando la montagna...
GAETANO Mi pare senz'armi, a meno che non le porti nascoste...
ABATE Come veste?
GAETANO Presso a poco alla foggia dei nostri montanari. Stivali larghi, lungo tabarro e cappello calabrese, il tutto per in cattivo stato. alto della persona, ha viso bruno, scarno, affilato, occhi piuttosto grandi, barba ispida, lunga...
ABATE L'et?
GAETANO Questa poi... forse sopra i quaranta... Insomma un essere straordinario, perch, avendolo meglio osservato al chiarore della lucerna, mi ha fatto una impressione diversa, singolare. La sua fisonomia non ha un carattere deciso: non si sa precisamente se esprima la ferocia, il disprezzo, la malinconia, la piet, il rimorso... Ma forse tutte queste cose nel tempo stesso. Potrebbe anche darsi che appartenesse ai banditi, in questo caso lo giudico ammalato, perch il suo respiro affannoso, si regge poco sulle gambe, probabilmente a cagione della stanchezza. Ma ad ogni modo se monsignore volesse interrogarlo...
ABATE Certo che lo voglio. La vostra descrizione ha risvegliato la mia curiosit. Andate ad introdurlo... per, non senza ordinare alla mia gente di stare sullo avviso.
GAETANO Ci resta inteso, monsignore. (Esce.)
ABATE Un bandito? chi sa!... Ma di che dovrei temere? I banditi, in fondo, non sono poi cattiva gente; hanno molta divozione; recano sempre indosso qualche medaglia benedetta... e non gran tempo che prestarono servigi importantissimi alla causa del Sanfedismo; dunque... Mi pare che venga.
SCENA TERZA
Gaetano che introduce Corrado, ed il suddetto.
GAETANO (a Corrado) Eccovi monsignore.
ABATE Venite avanti galantuomo; non abbiate timore. Siete stanco? dategli da sedere. (Gaetano eseguisce.)
CORRADO Grazie, monsignore. (Siede.) Grazie anche a voi (a Gaetano).
ABATE (a Gaetano) Lasciateci.
(Gaetano esce. L'Abate l'osserva attentamente,) (Gaetano aveva ragione, la sua fisonomia ha un carattere singolare.) Or su, parlate, chiedete ci che vi occorre da me.
CORRADO Nient'altro che un po' di ricovero per questa notte, un po' di riposo. Ho camminato tutto il giorno ed il tramonto mi sorprese sulla china della montagna, davanti alle guglie di questo tempio. Allora i tocchi dell'Ave Maria risvegliarono nel mio cuore le memorie dell'infanzia... ed ho sentito il bisogno di entrare in un luogo santo. Dopo molti anni ho pregato!
ABATE Dopo molti anni?... Ci non va bene, e per questo, sia ringraziato il Signore che vi ha condotto fin qui; forse io potr giovare alla vostra anima.
CORRADO Alla mia anima ci penso io.
ABATE Se inferma, io la guarir.
CORRADO Guarirla?... Non lo credo, monsignore...
ABATE E perch?... quando si sente il rimorso...
CORRADO Il rimorso?... io?...
ABATE Non trasalite cos, figliuolo, quietatevi.
CORRADO Quiete! rimorso!... monsignore mi crede un delinquente!
ABATE No; ma in tutti i casi abbiate confidenza in me; siete in un luogo ben sicuro; la mia abbazia gode tuttora il privilegio d'immunit...
CORRADO Mi noto.
ABATE Ed per questa ragione che siete entrato?
CORRADO Vi dissi che sono entrato per chiedere una notte di ristoro. Volete accordarmela, s o no?
ABATE S, figliuolo... io vedo in voi pi l'uomo del dolore che quello della colpa, e vi so dire che m'inspirate molto interesse. La vostra fisonomia, bench alterata forse dai patimenti, mi prova abbastanza che la vostra condizione non tanto umile, come indicherebbero questi abiti... che indossate... per caso.
CORRADO Per fatalit!... Sventuratamente non sono figlio dei monti; non fui molto agiato, ma esercitavo una nobile arte.
ABATE Quale?
CORRADO La pittura.
ABATE Siciliano?
CORRADO Non lo fossi stato mai!
ABATE Avete famiglia?
CORRADO L'avevo!
ABATE Ed ora siete solo?
CORRADO Solo?... Ah! guai a me se... Basta cos, monsignore. Non ho che una speranza - lasciatemela. Le vostre interrogazioni mi sembrano quelle di un giudice; voi mi fate paura - tacete. Vi ho chiesto un po' di ristoro pel mio corpo, ma non vi ho dato il diritto di avvelenarmi l'anima. Che v'importa pi in l? Io non sono per voi che l'apparizione di una notte; domani, svegliandovi, non mi ritroverete pi. Su, via monsignore, non vi chiedo che poca paglia, un pane bianco e una brocca d'acqua per ispegnere l'ardore che ho nel sangue - non mi abbisogna altro.
ABATE Che dite? voi sarete trattato come merita lo stato vostro... ma siccome vorrei pure giovarvi meno materialmente, cos desidero di sapere dove siete diretto.
CORRADO Verso l'Etna, a Catania.
ABATE Se avessi delle cognizioni un poco pi esatte sulla vostra persona, potrei dirigervi...
CORRADO Grazie.
ABATE la prima volta che vi recate in quella citt?
CORRADO Vi sono nato.
ABATE Allora ditemi - un'ultima interrogazione -conoscete voi a Catania un giovane per nome Fernando Merrano?
CORRADO Mi sembra di ricordare questo nome... Ma dopo tanto tempo... Egli studiava le leggi?
ABATE Appunto.
CORRADO S, ci siamo conosciuti e fummo anche amici.
ABATE Amici? allora vi sar utile, vostro malgrado. Sappiate che quel don Fernando figlio di una mia sorella, e si trova all'abbazia, presso di me.
CORRADO (sorpreso e con dispiacere) Qui?... che me ne importa? Ho bisogno di riposo - la terza volta che ve lo dico - fatemi condurre al giaciglio del vostro cane.
ABATE Abbiate un poco di sofferenza; mio nipote vi rivedr con piacere. Ora lo far chiamare.
CORRADO Non voglio vedere alcuno, non voglio essere esaminato - lo fui abbastanza da voi.
ABATE Permettete che vi usi questa violenza. (Suona il campanello, e comparisce Gaetano.) Avvisate mio nipote di venir qui, sul momento: ditegli che un suo amico di Catania desidera di vederlo.
GAETANO (Suo amico? allora sapremo chi .) (Esce.)
CORRADO Monsignore, avete poca carit: vi nota la mia condizione civile, mi vedete in s misero arnese, e ci non vi impedisce di espormi alle Interrogazioni di un indiscreto, alla vergogna... Mi fate pagar cara l'elemosina. Ma anche il povero ha la sua superbia - per Dio! - e giacch mi accorgo di esser entrato nella casa degli inquisitori, io ne uscir tosto. (Con mal garbo si muove per partire.)
ABATE Di grazia, fermatevi. Se non mi aveste detto di essere nato ai piedi dell'Etna, ora lo indovinerei da questa vostra natura accensibile. Non va bene; moderatevi, amico, perch con simili temperamenti si commettono errori... e molte volte delitti.
CORRADO Delitti?... (Calmandosi, ed appoggiato il gomito sullo schienale della sedia) vero!
ABATE (fissandolo) (Ci bastato a calmarlo... Eh, forse...) (Avvicinandosi a Corrado) Dunque, io vi lascio con mio nipote, giacch mi pare che venga.
CORRADO (a capo basso) Come comanda monsignore.
ABATE Con un amico avrete maggior confidenza. (Partendo, dice fra s) Ed io sapr se si pu credere ai presentimenti. (Entra a destra.)
CORRADO (sollevando lentamente il capo) Vi sono delle parole che agghiacciano! Che dir a costui?... che mi dir egli?... Ah! forse potrebbe darmi qualche indizio... Se quelle due creature vivono, io camminer tanto, finch le avr raggiunte... se sono morte, andr a cercarle sotterra... ho meco quanto basta per dormire eternamente con loro.
SCENA QUARTA
Don Fernando, Gaetano e detto.
FERNANDO (appena entrato dice a Gaetano) Dov' l'abate?
GAETANO S sar ritirato per lasciarvi in tutta confidenza coll'incognito, che si dice vostro amico - eccolo l.
FERNANDO (sorpreso dalla foggia di vestire di Corrado) Quello?...
GAETANO Appunto; io mi ritiro, ma se avete bisogno, chiamatemi. (Esce.)
FERNANDO (Un montanaro!... basta... [Si avanza e considera Corrado.] Non lo ricordo.) Amico, dove ci siamo conosciuti?
CORRADO A Catania.
FERNANDO Sono molti anni?
CORRADO Molti.
FERNANDO (osservandolo con maggior attenzione) Eppure, una rimembranza... mi pare...
CORRADO Infine, sono Corrado.
FERNANDO Corrado?... s, certo... Abbracciamoci dunque... ma... direi che un sogno ben strano... Voi!... come vi siete cangiato!...
CORRADO E voi no; la ragione chiara: non avete sofferto.
FERNANDO Pu darsi. Infatti il vostro abbigliamento alquanto singolare... E come va che...?
CORRADO Vicende crudeli...
FERNANDO Capisco... mi noto...
CORRADO (subito con apprensione) Che cosa vi noto?
FERNANDO (correggendosi) Quasi nulla... so che avete sofferto... questo gi lo si capisce guardandovi... (Non vorrei commettere imprudenze... Cosa viene a fare? Scaviamo.)
CORRADO Che pensate fra voi?
FERNANDO Penso alla combinazione, che, a dir vero, assai stravagante, perch mai pi mi sarei immaginato di rivedervi presso l'abate mio zio, del quale non ricordo di avervi mai parlato, e qui poi, ai piedi degli Appennini, in un paese che... Su, via, raccontatemi qualche cosa. Dove siete stato finora? da dove venite?
CORRADO Non lo so.
FERNANDO Ci anche pi singolare della vostra apparizione... Ma, permettete... mi sovviene benissimo che allorquando partii da Catania per avviarmi a Roma, vi lasciai ammogliato...
CORRADO Lo ero!
FERNANDO E quella vostra moglie, che, per quanto mi ricordo, era buona, bella...
CORRADO Molto bella!
FERNANDO Dove si trova adesso?... morta?
CORRADO (subito) Spero di no!
FERNANDO Sperate?... ma, dunque... forse vi siete cor-rucciati?... forse una separazione?...
CORRADO Una separazione!
FERNANDO E il motivo?
CORRADO Orribile!
FERNANDO Orribile?... Potrei saperlo?
CORRADO No.
FERNANDO Pazienza. E adesso pensate di avviarvi a Catania?
CORRADO S.
FERNANDO Probabilmente, nella lusinga di ritrovarvi la moglie.
CORRADO E la figlia!
FERNANDO (sorpreso) La figlia?
CORRADO S, la mia Ada, che non ho veduta da tredici anni... Io volevo chiedervi conto di loro, ma sfortunatamente mi accorgo che ignorate...
FERNANDO Non del tutto.
CORRADO Don Fernando, che dite? vivono esse? presto, parlate... A Catania?
FERNANDO Cio... ecco, mio buon amico, io potrei dirvi qualche cosa della moglie.... ma della figlia poi...
CORRADO Vivr colla madre.
FERNANDO No veramente.
CORRADO Dunque, avete veduta Rosalia?
FERNANDO L'ho veduta, e, se vostra intenzione di ricongiungervi a lei...
CORRADO E perch ho camminato tanto?
FERNANDO Allora fermatevi.
CORRADO Fermarmi? qui?
FERNANDO Qui, dove vive Rosalia.
CORRADO (esaltato) Rosalia qui?... Non m'ingannate?... L'ho ritrovata s presto?
FERNANDO Ohim!... vi vien male?... forse sono stato imprudente.
CORRADO Al contrario... egli che la mia fibra si fatta s debole... Rosalia!... ma Ada?...
FERNANDO Vi ho detto che la figlia non c'.
CORRADO Ne siete sicuro?
FERNANDO Sicurissimo.
CORRADO Ah, buon Dio! sar morta... era assai gracile... la povert, l'inedia avranno consumato quel suo corpicino... Tutto fu inutile - non la vedr!
FERNANDO Chi sa!... potrebbe vivere in una qualche casa di educazione... Calmatevi, saprete meglio da Rosalia.
CORRADO vero, potrebbe vivere... vivr. Perch ri-nunziare alla speranza? Ho bisogno che viva... Or bene, conducetemi tosto da Rosalia.
FERNANDO Adagio un poco... Cos all'impensata... di notte... senza prima sapere se...
CORRADO Avete ragione; vi sono molte cose a sapersi - molte, don Fernando!... Rosalia sar disposta ad accogliermi?... avr dimenticato?... Oh! impossibile! io le far orrore.
FERNANDO Orrore poi... Eh, per bacco! vi siete amati con tal trasporto, che... l'amore, in fin dei conti, perdona a tutto.
CORRADO Tutto?
FERNANDO S, tutto... d'altronde Rosalia stata sempre s buona...
CORRADO buona ancora?... mi ha ricordato mai?... dite... non lo sapete?... Un'altra interrogazione vorrei farvi. Rosalia sar povera, vero?... Come vissuta? come vive?
FERNANDO Vive in qualit di aia.
CORRADO Aia? mia moglie! - e presso chi?
FERNANDO Presso un'ottima persona.
CORRADO Una donna?
FERNANDO (Ahi!) No, un uomo - il medico - Arrigo Palmieri, il quale, avendo una figlia... una cara giovinetta...
CORRADO ammogliato?
FERNANDO Vedovo.
CORRADO Vedovo?... e quanti anni avr?
FERNANDO Trentasei forse...
CORRADO giovane ancora!... E Rosalia l'aia di sua figlia!... aia solamente?
FERNANDO Credo - ne sono certo.
CORRADO (stringendogli la mano) Grazie, don Fernando. - Ma dopo tanti anni!... Ahim! Rosalia ne aveva diciannove quando lo la lasciai...
FERNANDO E ci che vuoi dire?
CORRADO Me lo domandate? Vuoi dire che Dio, nella sua sapienza, rese eterno il sonno delle morte, ed ha fatto bene. Guai se gli estinti potessero risvegliarsi!
FERNANDO Che strane idee son queste?
CORRADO Non tanto, o amico, perch io avrei dovuto dormire per sempre.
FERNANDO Non vi comprendo, in fede mia... ad ogni modo confortatevi: Rosalia pur sempre vostra moglie, e spero che verr con voi, dovunque vi piacer di andare.
CORRADO Dovunque? con me?
FERNANDO Credetelo fermamente; per esempio, mi pare che potreste recarvi con lei a Catania, presso la sua famiglia.
CORRADO Quale famiglia?
FERNANDO Forse i genitori di Rosalia non esistono pi? ma vivr, per lo meno, il fratello di lei, Alonzo...
CORRADO (scosso grandemente) Alonzo?... qual nome proferiste! Alonzo!... (Si lascia andare sulla sedia, coprendosi il viso colle mani.)
FERNANDO Corrado, perch questo sbigottimento eccessivo?... Insomma, io non capisco... non so pi che dire...
SCENA QUINTA
L'Abate ed i suddetti.
FERNANDO Monsignore, venite in buon'ora.
ABATE Ebbene, chi questo amico vostro?
FERNANDO Chi ?... consolatevi, perch ci occorre appunto la vostra santa opera: trattasi di perdono, di riconciliazione.
ABATE Di riconciliazione?
FERNANDO S; giacch io vi presento il marito di Rosalia.
ABATE (scosso) Che cosa dite?... Ah! se fosse vero!... Ma il marito di Rosalia, del quale ignoro il nome, trovasi per condannato a vita nell'ergastolo di Napoli.
CORRADO (alzandosi con impeto) Monsignore, chi vi ha detto?...
FERNANDO (con grande stupore) Corrado?...
ABATE E voi siete quel desso?... ma come mai?... sarei stato prevenuto? vi fu condonata la pena? Parlate con confidenza; siamo in luogo sicuro.
FERNANDO Noi vi salveremo a qualunque costo. Sareste fuggito?
ABATE Ditelo pel vostro meglio.
CORRADO Ebbene, che giova il negarlo? sono fuggito.
ABATE Ah! ci va a seconda de' miei desideri: perocch sappiate, mio caro, che lo stato incerto, infelice, pericoloso di Rosalia mi aveva intenerito siffattamente, che con l'aiuto del confessore di Sua Maest, mi disponevo ad impetrare la vostra liberazione, ed ero certo di ottenerla. Ma questa fuga non distrugger i miei progetti - al contrario. Informatemi delle circostanze che accompagnarono la vostra disgrazia, le quali, siccome spero, mi faciliteranno i mezzi per riuscire nell'intento e farvi ottenere un salvacondotto; vedrete. Da bravo, dunque; raccontateci tutto; poi vi condurremo al riposo, e domani vi troverete in caso di fare una dolce sorpresa a vostra moglie, che certamente non vi aspetta... Ah! io ne godo in anticipazione!
CORRADO Riaprir la piaga. Don Fernando vi avr gi informato di ci che riguarda il mio matrimonio...
ABATE Poco mi disse.
FERNANDO E poco ne sapevo. Ricordo solamente che amavate Rosalia da forsennato, ch'essa pure vi amava, contro il divieto de' suoi genitori, ai quali non garbava punto il vostro umore fantastico, il vostro carattere fiero, violento; che voi, senza tante cerimonie, e poco badando alle conseguenze, una bella notte rapiste Rosalia alla sua famiglia e ve la siete sposata. Ecco quanto mi noto; in seguito partii da Catania, e non seppi pi nulla dei fatti vostri.
CORRADO Fu meglio cos. - Vi lascio imaginare il dolore che provarono i genitori di Rosalia, l'odio che concepirono contro di me. Era giusto, ma allora non mi sembrava cos. Mia moglie aveva un fratello di nome Alonzo, il quale era riuscito ad intenerire il cuore di suo padre... ma non verso di me. L'onesto vecchio avrebbe volentieri perdonato alla figlia, l'avrebbe riaccolta in casa, se si fosse decisa a lasciarmi. Rosalia, gi divenuta madre di una vaga bambina... resist coraggiosamente ai consigli, alle preghiere, non meno che alle minacele... ma invano, perch decisero di rapirmela ad ogni costo, ed Alonzo se ne tolse l'incarico. Fui avvertito della trama da un vecchio servo della famiglia, che gi aveva favorito ed agevolato la fuga di Rosalia dalla casa paterna. Una notte-era la notte fatale destinata da Alonzo al rapimento della sorella... io mi appostai sulla cantonata, e vedutolo, mentre si dirigeva per entrare in mia casa, gli chiusi il passo, di modo che, pel suo meglio, avrebbe dovuto retrocedere sul momento... ma invece lo sventurato ebbe l'imprudenza di minacciarmi... minacciar me egli, in quel luogo, in quell'ora!... Subito le mie braccia diventarono d'acciaio come la lama dello stile, che gi serravo nel pugno. Al grido di Alonzo, si spalanc la finestra, e vi comparve Rosalia spaventata, sclamando: Corrado, rispetta mio fratello!... A quel secondo grido i miei occhi infoscati non videro pi che sangue... e difatti la mia lama aveva gi spaccato il cuore di Alonzo.
FERNANDO Che orrore! capisco adesso perch poc'anzi trasaliste in quel modo!
ABATE Infelice, continuate.
CORRADO Avevo appena consumato l'omicidio che, la Giustizia divina era l per vendicarlo, giacch fui arrestato sul fatto dalla pattuglia, che passava per caso. Il mio processo fu breve; le prove non mancavano; le circostanze rendevano pi grave la colpa, anche per la resistenza sanguinosa da me opposta ai soldati. Venni condannato a vita, e condotto nella casa d forza a Napoli.
ABATE I giudici avrebbero potuto mitigare la pena perocch, a mio avviso, se fu grave la colpa, apparteneva per meno al cuore che al temperamento.
CORRADO Pu darsi - ed infatti non giunsi mai a domarlo, perch il vizio era nel sangue. Tredici anni di lavori forzati non fece che aggiungere fiele a questa lava che mi scorre ancora per le vene. Per cui vi avete a figurare ci che abbia patito un uomo quale io mi sono, giovane allora di ventotto anni. Artista, marito, padre, costretto come una fiera dal guinzaglio di ferro ribadito nel masso del carcere. La mia immaginazione mi fu sempre fatale, e nell'ergastolo addoppiava i miei tormenti: vedevo Rosalia sola, spregiata, mendica... ma giovine e bella! - Quindi, o costretta a vivere col pane della elemosina, o con quello della colpa... m'intendete voi? E mentre nel bagno urlavo per gelosia, la sferza dell'aguzzino invece di punire l'omicida, flagellava il marito. - Non basta. -Avevo lasciata la mia figliuolina Ada, dell'et di un anno, o poco pi, grama, pallida come un angioletto di cera, e me la figuravo ora stesa sopra un letto di giacinti recata al cimitero; ora coperta .di cenci, stretta ai fianchi della madre nell'atto di stendere le sue manine ai passeggeri; e spesso invece tutta ben vestita vispa saltellante in una bella casa intenta a prodigare la cure e l'affetto di figlia ad un ricco signore, ganzo della madre... e quest'ultimo pensiero incessante, questo orribile sogno bastava per condurmi al delirio.
ABATE Lo credo; e per verit, se la vostra immaginazione non vi avesse ingannato!... Ah, pover'uomo!... Ma in seguito?
CORRADO In seguito pensai al modo di fuggire. Questa idea fissa, tanto naturale nel prigioniero, questo enigma che non riuscivo a sciogliere, questo lavoro assiduo, ostinato, mi produsse una lenta febbre cerebrale. Allora il Regio Commissario ebbe compassione di me, e mi fece trasportare in un carcere pi umano, dove ero solo, trattato con un poco di carit, poich fui anche sollevato dalle catene. Guarito dalla febbre ritornai alla prima idea, al consueto lavoro. Mi diedi ad esaminare il piccolo carcere, ch'era piuttosto una cella penitenziaria, e vidi che l'unica ferriata non era molto alta. Coll'aiuto di un tavolo, che mi avevano recato per collocarvi i medicamenti, mi arrampicai, e mi accorsi con gioia che al di l del muro si trovava un cortile, poi subito la campagna. Non ero pi sorvegliato, perch, fingendomi tuttora infermo, non si credeva che mi bastassero le forze per alzarmi dal mio giaciglio, dove stavo coricato tutto il giorno per ingannare quelli che venivano a visitarmi; ma nella notte, simile al paziente meccanico, proseguivo con diligenza il mio lavoro, che cresceva. Oh! nessuno sa quanta forza acquistino le facolt del prigioniero, nessuno sa che le sue unghie diventano lime e scalpelli! Ma la catena stessa, che per buona fortuna, i secondini avevano sospesa al muro, mi fu strumento di liberazione, perch mi sono servito de' suoi lucchetti, de' suoi anelli per iscalcinare le pietre, che tenevano confitte le spranghe della ferrata. Alla perfine mi riusc di smuoverne una; con questa sollevai la seconda, poi la terza, la quarta... l'adito era aperto, ma bisognava spiccare un salto pericoloso. Qui pure mi giov la catena, giacch avendola raccomandata alle spranghe rimaste, mi calai facilmente nel cortile, e da questo, pi facilmente ancora, guadagnai la campagna.
FERNANDO Ottimamente.
ABATE M'immagino ci che avrete provato dentro di voi vedendovi libero!
CORRADO No, non lo potete. Bisogna essere stati sepolti vivi per tredici anni. Bisogna aver contati quei lunghi anni, ora per ora, aver desiderato la libert, la famiglia, l'aria, il sole!... Io mi sentivo sano, robusto, felice! la mia fronte si rinfrescava, i miei polmoni si dilatavano dentro a quella atmosfera imbalsamata dagli aliti di tante esistenze!... Del resto inutile che vi parli. Camminando tutta la notte ben presto mi posi in salvo fra le gole delle montagne. Un buon abruzzese mi forn queste vesti, un altro assai ricco e caritatevole un po' di denaro, e per tal modo, sulla cresta degli Appennini, mi trascinai fin qui.
ABATE La Provvidenza vi ha assistito finora. Voi vedete dove vi ha condotto - presso vostra moglie.
FERNANDO Dunque coraggio.
CORRADO Coraggio?... io ne ho avuto molto, vorrei averne ancora... ma da che intesi che la mia Ada non vive con sua madre, nella casa di questo medico...
ABATE La vostra Ada?... Aspettate... secondo quello che ho inteso, la giovinetta dovrebbe avere quattordici anni...
CORRADO S.
ABATE Presso a poco l'et della fanciulla, che, per quanto si fatto credere, il medico ha dato in custodia alla vostra Rosalia... Ma riflettete bene - siccome la figlia legittima del dottor Palmieri cess di esistere da lungo tempo...
FERNANDO Come?
ABATE (andando allo scrittoio) Tengo presso di me l'atto mortuario, che ho gi reso ostensibile al medico, e...
CORRADO (subito, infiammandosi) Ma chi dunque la madre della fanciulla? ...
ABATE Ma!...
CORRADO Per l'anima vostra, spiegatevi!...
ABATE Buon Dio! come vi lasciate subito trasportare dalla vostra immaginazione meridionale!... Io che non sono s facile a supporre il male, volevo dire solamente che la vostra Ada potrebbe vivere nella pretesa figlia...
CORRADO Ada?
FERNANDO Diavolo!... questo impossibile.
ABATE Chi sa!... fra le varie spiegazioni che si possono dare ad un mistero...
CORRADO La mia Ada credersi figlia di un altro? a-mare un altro?... Non erano visioni d'inferno le mie?...
FERNANDO Lo erano, siatene certo.
ABATE Voi avrete bene un qualche indizio per riconoscere vostra figlia.
CORRADO Ahim! quale? vi dissi che aveva poco pi di un anno quando la lasciai.
ABATE Certo che... ma, infine, di quali indizi ha bisogno un padre? la natura stessa.
CORRADO Ah! vero, il cuore mi dir... che potr mai dirmi dopo tredici anni?
ABATE Allora interrogherete Rosalia; la madre vi render ragione della figlia, la moglie di se stessa.
CORRADO Di s?...
ABATE Sono questi i vostri diritti.
CORRADO I miei diritti? Non lo so, monsignore; posso dirvi, per, che desiderai tanto, che tanto ho fatto per rivedere mia moglie, ed ora che le sono vicino, tremo, vorrei fuggire, ritornare nel carcere.
ABATE Perch?
CORRADO Vi dico che non lo so.
FERNANDO Via, Corrado, voi siete troppo agitato, siete debolissimo; vi occorre una buona tavola, ed un ottimo letto.
ABATE Sia vostra cura di fargli apprestare l'una e l'altro. Dimani poi... Coraggio, la misericordia del Signore grande.
CORRADO Ma la sua giustizia?... l'una o l'altra che mi ha qui trascinato?... lo saprete domani! (Esce con don Fernando.)
ABATE Domani il leone avr riacquistato le forze... e noi - signor dottore - ripiglieremo il nostro discorso. (Entra.)
ATTO TERZO
La scena dell'atto primo.
SCENA PRIMA
L'Abate entra seguito da Agata.
ABATE Nemmeno oggi il medico in casa?
AGATA Glie l'ho detto, monsignore. questa l'ora consueta delle visite e non ritorner s presto, perch non fa solamente il medico, ma il moralista, il pervertitore; risana i corpi e infetta le anime.
ABATE Ancora per poco.
AGATA Cos piacesse a Maria Santissima! Dunque se monsignore si degna di aspettarlo anche oggi...
ABATE Ne far a meno; chiamatemi colei.
AGATA Subito. E quando cesser lo scandalo?
ABATE Presto.
AGATA Cos sia! (Entra a sinistra.)
ABATE Lo scandalo crescer, forse. Ci dipende dalla risposta che mi dar Rosalia. un dramma che pu finire o incominciare... Vedremo.
SCENA SECONDA
Rosalia ed il suddetto.
ROSALIA Il signor abate mi ha fatta chiamare. Ma egli con me che desidera d'intrattenersi o col signor dottore?
ABATE Col dottore parlai abbastanza ieri mattina.
ROSALIA Troppo.
ABATE Pu darsi. Nullameno tranquillizzatevi; non mi occorre pi di rivolgervi alcun rimprovero, giacch la vostra posizione in questa casa, grazie alla divina Provvidenza, sta per cessare intieramente.
ROSALIA So infatti che monsignore ha avuto la carit d'ingiungere al mio benefattore di scacciarmi siccome una vile mantenuta. Io potrei invocare l'appoggio della legge civile, che certamente troverei pi umana della vostra: forse una mia parola, fors'anche l'alito delle mie labbra basterebbero ad appannare la falsa aureola di santit, che vi trema sulla fronte... ma voi sapete che sono virtuosa; cos fra voi e me, bisogna che lo confessiate, non vi permesso di guardarmi con quella sicurezza, con la quale vi guardo io... Questa vittoria mi basta, monsignore ; non voglio cercarne altre, ostinandomi in una lotta, la quale riuscirebbe funesta a persone, che io non posso rendere infelici per cagion mia... no, sono pronta a partire.
ABATE Partire se questo sar il vostro piacere; ma almeno non partirete sola.
ROSALIA E chi mi accompagner?
ABATE Vostro marito.
ROSALIA Monsignore si prende anche giuoco di me?
ABATE Tutt'altro, mia cara.
ROSALIA Ella ormai non ignora in qual luogo d'ignominia si trovi l'uomo, che, fatalmente, fu mio marito.
ABATE Fu?... lo sempre, figliuola mia, tanto vero che non potendo resistere al desiderio di rivedervi, trov l'ardire nella disperazione, e col divino aiuto pervenne a frangere i ceppi dell'ergastolo, non solo, ma fino da ieri sera si ricoverato alla mia abbazia.
ROSALIA (con estrema meraviglia) Corrado?... ma possibile? vero?
ABATE Potrei ingannarvi in cosa di s gran momento?
ROSALIA Corrado qui?... ma come? perch venuto? chi cerca?
ABATE La sua famiglia.
ROSALIA La sua famiglia!
ABATE Appunto; ma io sono ben sorpreso, per non dire scandalizzato nel vedervi ricevere con simile disgusto la nuova, che mi diedi la premura di recarvi... ne ero s lieto!... Ah! mio Dio! ogni altra moglie mi avrebbe ringraziato.
ROSALIA Ogni altra fuori di me.
ABATE Badate bene a quello che dite.
ROSALIA E monsignore prima di giudicare sappia...
ABATE So che Corrado ebbe la disgrazia di uccidervi un fratello, ma...
ROSALIA E dopo di ci ardisce di credere che quell'uomo abbia ancora una famiglia? che io sia sua moglie? che debba seguirlo?
ABATE S, credo tutto questo, perch una legge divina mi autorizza a crederlo.
ROSALIA Non pu essere divina, perch nel mio caso sarebbe ingiusta e disumana. Spero che monsignore non vorr calunniare Dio.
ABATE Vedo che beveste a larghi sorsi ad una fonte impura, pestilenziale... Ma vedo anche altra cosa - la difficolt della posizione In cui si trova quell'uomo pi infelice che colpevole. Ricomparire nella societ, dopo tredici anni di assenza e di oblio... trovarsi cos d'improvviso - troppo d'improvviso - al cospetto di una moglie, ancor giovane, bella, che ha saputo consolarsi... Ahim! non una dolce sorpresa, non un bel giuoco, nemmeno per la moglie; ma ci vuoi pazienza. Inoltre meglio partire con un marito qualunque che sola e discacciata.
ROSALIA Preferisco il secondo caso.
ABATE Non avete il diritto della scelta. A quanto pare, dimenticaste affatto la natura gelosa, violenta di Corrado...
ROSALIA Verrebbe ad usarmi violenza?
ABATE Non avr questa intenzione, perch pieno di amore per voi... ma non conviene percuotere la selce se si temono le faville. Prima ch'egli venga a prendervi voi stessa andate da lui... o, per meglio dire, venite, io vi condurr fra le sue braccia.
ROSALIA Fra le sue braccia? io?
ABATE Ascoltate. Per ora, vostro marito nulla ha da temere. Qui nessuno lo conosce, nessuno lo scoprir. Di pi, io gli ho promesso di fargli ottenere un salvacondotto, e sono certo di riuscirvi; cosicch, sotto altro cielo, voi potrete ancora essere felici. Non vi pare che io renda bene per male? Or dunque approfittate del mio consiglio. Venite.
ROSALIA (dopo aver riflettuto) impossibile.
ABATE (Tanto meglio!) Badate per, che verr egli stesso, perch gi poco lontano di qui.
ROSALIA Qui egli? Ah no!...
ABATE E dovrete rispondere alle sue interrogazioni... ne avr molte da farvi. Per esempio, bisogner confessargli a chi appartenga la giovinetta misteriosa... dirgli che sia avvenuto della sua piccola Ada...
ROSALIA (sbigottita) Di Ada?
ABATE Certo... egli la ricorda, e la desidera, la vuole, e... basta; ad ogni modo, son ben contento di avervi prevenuta. Vi resta un po' di tempo per fare il vostro esame di coscienza, per prepararvi ad un colloquio, che assolutamente difficile e potrebbe assumere lo aspetto di un giudizio e di una condanna. Addio, mia signora.
ROSALIA E che gli direte voi frattanto?
ABATE Che lo aspettate con desiderio infinito.
ROSALIA No, ditegli piuttosto che non venga, che rispetti il mio stato, che abbia compassione di me.
ABATE Dovrei commettere una simile imprudenza? pungere il leone, del quale ho gi ascoltato il ruggito? No, pensateci voi, mia cara, e disponetevi a riceverlo con mansuetudine. (Uscendo dice fra s) (Il colpo non pu fallire).
ROSALIA Corrado! rivedere Corrado?... Ah! direi che un sogno, del quale non mi dato di risvegliarmi intieramente. Dopo quella orribile notte, dopo tanti anni, rivederlo parlargli? oggi, qui! Io credo che non ne avr la forza; mi mancheranno le parole, mi mancher il coraggio" di guardarlo... guardarlo io?... oh mai!... L'abate aveva ragione, io dovrei rispondere a molte interrogazioni... e come? con che viso? con quali parole? rispondere a lui!... dirgli... che dirgli di Ada? nulla? tutto?... Per fatalit il dottore non in casa, non posso consigliarmi... Vorrei fuggire, o almeno nascondermi; ma potrebbe essere peggio... E d'altronde ho io veramente il diritto di fuggire, di respingerlo, di negargli le consolazioni che viene a cercare?... non l'ho amato io? non sono fuggita con lui dalla casa di mio padre? Ah pur troppo il nostro amore ha partorito il delitto... Eppure senza la situazione strana, spaventevole nella quale mi trovo, io sento nel mio cuore che volerei incontro a Corrado per aprirgli le braccia... ma, mio Dio! Corrado viene ora a prendermi tutto, -a rapirmi... (Vedendo comparire Emma, si arresta visibilmente commossa.)
SCENA TERZA
Emma e la suddetta.
EMMA (accorgendosi dell'alterazione di Rosalia, le corre vicino) Che cos'avete, mia buona Rosalia?
ROSALIA Nulla, cara Emma.
EMMA Nulla? veramente?... eppure mi sembrate pi malinconica del solito, e mi fate tanto dispiacere. Via abbracciatemi un poco... Non lo merito?
ROSALIA Voi! (abbracciandola)
EMMA Ma voglio anche un bacio, altrimenti creder di essere stata cattiva. (Rosalia la bacia.) Mi avete bagnata di lagrime; guardate (raccogliendo sul dito una lagrima e mostrandola a Rosalia). Perch piangete? perch mi guardate con tanta compassione? sono pallida io? mi credete malata?
ROSALIA No...
EMMA Ma dunque?... Oh! anche il papa, da qualche giorno, ha perduto il suo buon umore; mi trascura, si dimentica di baciarmi quando gli presento i miei fiori... Sta troppo fuori di casa, e poi quando ritorna serio, taciturno, non si accorge che io gli vado dietro sulla punta de' piedi, per fargli una burla... Ma, mio Dio, che cos'ha egli mai? in collera con me? gli ho dato qualche dispiacere?
ROSALIA Voi?... poverina! e quale?
EMMA Forse minacciato da una disgrazia? oh! parlate se lo sapete... parlate.
ROSALIA Una disgrazia?... non credo... povera Emma! Voi amate molto vostro padre, vero?
EMMA Lo amo tanto, che non posso- dirlo - gi voi lo sapete. Vi ricordate, quando il cattivo si era provato a mandarmi nell'Istituto di Napoli? quanto tempo vi sono rimasta? sei mesi, e poi stato costretto a levarmi di l, perch non potevo vivere fra persone straniere, senza sorrisi, senza baci, io che ho bisogno ogni mattina di volare come una lodoletta nello studio del papa, di saltargli al collo, di dargli i miei baci, di riceverne altrettanti. Sentite: se vero qhe le fanciulle, quando si fanno spose, debbono uscire dalla casa paterna, io non mi far sposa: no, non posso comprendere come una figlia si rassegni a lasciare i suoi genitori per andare con un uomo, che ha appena veduto... che cattiva figlia!... Ebbene, Rosalia? perch vi accigliate cos? ho detto delle brutte parole io?
ROSALIA Tutt'altro, figlia mia!
EMMA Ah? cos mi piace - figlia! Questo nome sulla vostra bocca mi riesce s caro! quando le vostre labbra lo proferiscono, io le bacerei, come le bacio adesso (le bacia la bocca). Vi ho pregata tante volte di chiamarmi sempre figlia, e voi non ve ne sovvenite quasi mai... Ma perch? non sapete che, chiamandomi figlia, mi fate dimenticare la mia disgrazia? Oh! ascoltate, voglio dirvi una cosa, ma non mi sgriderete, vero? Una notte, cio per varie notti, ho sognato che voi eravate proprio la moglie del pap, e per conseguenza, mia madre... io ero seduta fra voi due: mi divertivo a legarvi con una bella ghirlanda di rose... era tutta felice!... All'indomani mi svegliai, corsi allo studio del papa... era solo, e piansi tanto fra le sue braccia!
ROSALIA Ah! (Estremamente commossa, senza poter proferire parola, abbraccia e bacia Emma con trasporto ; quindi, per nascondere la commozione eccessiva, che non potrebbe pi reprimere, fugge rapidamente nella sua camera.)
EMMA Mi fugge via... ma mi ha abbracciata e baciata in un modo affatto nuovo... le sue labbra fremevano... Ah! il mio sogno!... Egli che non sognai solamente; ho anche pensato... forse feci male; non devo pensare... ma pure... la colpa non fu mia, bens di quel pietoso racconto, che ho letto con tanto trasporto, e mi lasci tale impressione!... Ah s! que' due poveri giovani si erano sposati segretamente... nessuno lo sapeva, e non potrebbe darsi che?... Ah! se fosse vero!... no, no; io ho aperti gli occhi quando li chiuse mia madre! (Si pone a sedere tutta malinconica, facendo delle mani velo agli occhi.)
SCENA QUARTA
Corrado e la suddetta.
CORRADO (sulla porta) Dov'... ricusare di vedermi?... Ah! (Avanzandosi impetuosamente vede Emma.) Una fanciulla? forse... (Si avvicina lentamente, e siccome per l'atteggiamento di Emma non potrebbe ben vederne il viso, le prende la mano per allontanarla dal medesimo.)
EMMA (sentendosi toccare si alza spaventata, e vedendo Corrado si scosta paurosa, dicendo) Un uomo! qual uomo... Chi siete? Chi cercate? il pap forse?...
CORRADO (subito) Chi vostro padre?
EMMA Il pi buono, il pi grande degli uomini.
CORRADO In fine?
EMMA Il benefattore di queste contrade, il medico Arrigo Palmieri.
CORRADO Palmieri? (Dessa!)
EMMA Non lo conoscete?
CORRADO Desidero di conoscerlo.
EMMA Ma allora... (scostandosi)
CORRADO (movendo verso di lei) Allora...
EMMA Non vi avvicinate...
CORRADO E perch? (fissandola attentamente)
EMMA Ohim! i vostri occhi sembrano due tizzi ardenti... non mi guardate; sento che il mio viso brucia.
CORRADO Ma io ho bisogno di guardarvi.
EMMA Bisogno? (come per coprirsi il viso)
CORRADO Lasciate che vi guardi... io cerco nei vostri lineamenti l'imagine d'una mia figlia.
EMMA Avete una figlia?... allora prender un poco di coraggio, perch un padre non mai cattivo.
CORRADO vero! ed io sarei cos buono se mia figlia fosse con me!
EMMA L'avete perduta?
CORRADO S, ma la trover, se viva... Lasciate che vi guardi... (Dopo di averla osservata attentamente, come cercando di risvegliare le sue memorie, dice con dolore sdegnoso) Ah, sono pur pazzo io! di che vorrei ricordarmi? Il vostro nome?
EMMA Emma.
CORRADO Emma?
EMMA Non vi piace questo nome?
CORRADO No; vorrei che vi chiamaste Ada.
EMMA Perch Ada?
CORRADO Perch il nome di mia figlia... Nessuno ve l'ha nominata?
EMMA Nessuno.
CORRADO Nemmeno vostra madre?
EMMA Mia madre in cielo.
CORRADO In cielo!... ed essa fu la moglie del medico?
EMMA Certo, e spir nel darmi la vita.
CORRADO (fra s) Menzogna! Ora ecco l'orribile dubbio. Se la mia Ada morta, la figlia legittima di Palmieri morta essa pure... e costei da chi nacque?... dalla colpa? da Rosalia? Devo abbracciarla, o... (movendosi minaccioso verso Emma)
EMMA (Impaurita) Volete farmi del male?
CORRADO (rimettendosi) No, mia fanciulla, non abbiate timore.
EMMA Ma ve l'ho detto; i vostri occhi mi bruciano.
CORRADO Dai miei occhi non spirano sempre le fiamme; vi anche una luce d'amore, vi la sorgente delle lagrime, ed io ne ho versate tante... e orribili lagrime! Mi piace guardarvi... siete s bella e soave, che osservandovi, mi pare di ritornar giovine, puro, tranquillo... Oh! guardatemi anche voi!
EMMA Ahim! adesso la vostra tenerezza mi fa pi paura della vostra collera...
CORRADO (impetuoso) Paura? sempre paura! (Pi dolce) Non avete detto che un padre non mai cattivo?... Ebbene, io vi chiamer Ada, voi chiamatemi padre... voglio esserlo... (appressandosi)
EMMA (allontanandosi) Voi mio padre?
CORRADO (con impeto) Guai se non lo fossi! guai a voi!... (minacciandola)
EMMA Misericordia di me! chi mi soccorre? aiuto!...
SCENA QUINTA
Rosalia ed i suddetti.
ROSALIA (spaventata dal grido di Emma, senza aver visto ancora Corrado) Che fu, Emma?
In questo punto vede Corrado, lo fissa, e dopo un momento riconosciutolo, manda un grido di sorpresa e di terrore: quindi, come se avesse perduto la favella, serrando Emma fra le sue braccia, la spinge dentro alla porta, dalla quale essa uscita, e rimane sulla soglia, esterrefatta, immobile, a capo basso.
CORRADO (che al venire di Rosalia s era scosso profondamente ora, superato il primo assalto, dopo di aver attesa invano una parola dalla moglie, si muove verso di lei)
Rosalia.
(Rosalia si copre il viso colle mani rivolgendo un poco il capo.) Sono io un fantasma per farvi tanta paura?... In ogni modo, dopo il vostro rifiuto di venire da me, voi dovevate essere preparata alla mia apparizione in questa casa. Il vostro contegno un enigma. Ignoro se poc'anzi vi abbia colpita di terrore la mia persona, o piuttosto lo avermi trovato a colloquio con una fanciulla, che io amo di credere nostra figlia.
ROSALIA Ada? voi delirate. La fanciulla non vi ha detto che si chiama Emma?
CORRADO Lo ha detto.
ROSALIA Che l figlia del medico Palmieri?
CORRADO Ha detto anche questo... Ma voi lo ripetete?
ROSALIA Lo ripeto.
CORRADO Tanto peggio; poich se certo che quella giovinetta figlia di Palmieri, non meno certo che la sola figlia legittima ch'egli ebbe da sua moglie morta da lungo tempo. Cos io vi domander, e voi mi direte chi sia la madre di questa fanciulla, che vi affrettaste tanto a salvare dagli impeti gelosi di vostro marito.
ROSALIA Chi sua madre? - lo ignoro. Quando ridotta all'estrema povert, fui accolta per istitutrice in questa casa, mi sono creduta dispensata dal chiedere la fede battesimale della giovinetta. Chiedetelo a suo padre.
CORRADO Lo far - frattanto rispondete ad un'altra interrogazione, e guardatevi dal mentire. Dov' la mia Ada? che ne faceste voi?
ROSALIA Strana domanda! che ne ho fatto? morta.
CORRADO Ada morta?
ROSALIA S, perch la povera moglie disprezzata di un condannato non raccoglieva tanto di elemosina per alimentare la sua bambina, che spir di languore.
CORRADO La mia Ada? e con simile freddezza mi annunziate la sua morte? Voi a me?... non vi credo. Mi mostrerete l'attestato mortuario...
ROSALIA Andate a Catania a domandarlo... col vi risponderanno che un omicida, fuggito dall'ergastolo, non ha diritto di chiedere conto della propria famiglia; egli vi ha rinunziato.
CORRADO Io vi ho rinunziato?... io? (Commovendosi gradatamente) Ma perch dunque ho potuto trascinare per tredici anni la mia pesante catena? perch curvai anima e dorso sotto orribili pesi, senza cadere affranto come il giumento? Perch non agonizzai sotto il bastone? Chi mi ha tenuto in vita, se non la speranza di riposare, ancora una volta, nel mio letto nuziale? di riveder mia figlia? - e perch ho scassinate, corrose le spranghe della mia inferriata? perch, colla morte sul capo, tra vepri e burroni, trafelato, ansante ho camminato fin qui reggendomi sugli stinchi logorati dai ceppi, e lacerandomi i piedi? Dov'ero diretto, se non alla casa in cui avevo lasciato mia moglie? Chi son venuto a cercare in questa casa se non Rosalia, il mio primo amore, la sola donna che amai con entusiasmo, e che ho posseduta per s poco tempo? Ah! s, Rosalia, per dirle: guarda a quello che ho patito, e perdonami a quello che ho fatto per istrascinarmi fino alle tue ginocchia (inginocchiandosi) e tu, generosa, rialzami... prendi il tuo fardello e vieni con me!
ROSALIA Coll'uccisore di mio...?
CORRADO (subito alzandosi lentamente) Non proferire un nome, che dall'ora fatale mi sempre risuonato nel cuore, come voce di rimorso, che mi ha fatto trasalire, piangere, imprecare ai miei trasporti. Non odio, no, ma amore e gelosia mi armarono la mano -lo sai. Alonzo voleva rapirmi tutto, ed io gli tolsi tutto... fu rappresaglia, fu colpa orribile... ma l'ho espiata duramente.
ROSALIA Lo credete?... io non voglio negarlo, ma per patimenti e castighi si espia forse l'infamia? no, essa dura incancellabile, e diventa un legato che gli eredi, innocenti, sono condannati a raccogliere. Ma se io accettai di portare il vostro nome, quando era puro e onorato, non potete voi, non pu nessuno, costringermi a portarlo ora, che coperto di vergogna e di sangue. Quando l'aguzzino vi ribad la catena lacer il nostro contratto nuziale.
CORRADO No, Rosalia, non questa la legge che hanno fatto i sacri legislatori.
ROSALIA Tanto peggio per loro, se ne promulgarono una diversa. Nessuno obbligato a rispettare i codici che ha fatto la barbarie. Io ho il diritto della ribellione.
CORRADO Rosalia! il cuore il pi giusto e il pi pietoso dei codici; leggivi dentro, e vi troverai scritto che la pi sublime fra le mogli fu quella di Caino, perch os baciare la fronte fulminata da Dio. Ma se ti spaventano i giudizi od i pregiudizi del mondo, noi possiamo ingannare il mondo, giacch lo vuole. Ricusi di portar il mio nome? Non lo porterai: io lo canger. Andremo a nasconderci in luoghi vergini, lontani, dove vorrai.
ROSALIA E cangiando nome e paese, cangerete natura? io perder la memoria? Non sorgeranno sempre due spettri fra noi?... S, quello pure di mia madre, che mor di dolore, che ci ha maledetti... Or via, siate giusto, e tronchiamo questo amaro colloquio; io avevo una casa, e voi la distruggeste; or dunque lasciatemi questa - partite.
CORRADO Partire senza di voi? lasciarvi in questa casa!... Rosalia, ci assolutamente impossibile... bisogna pure che lo confessiate. Se temete tanto i giudizi che pesano sul mio nome, non dovete temer meno quelli che potrebbero pesar sul vostro.
ROSALIA Che dite ora voi?
CORRADO Ora dico ci che ho taciuto fin qui, perch amai d'illudermi... perch ho voluto tentare il vostro cuore, che trovai chiuso, inesorato pi di quello dei miei giudici... Dico che se vi ostinate a rimanere, creder di essere stato un pazzo a sollevar la pietra del mio sepolcro; creder veramente di esservi apparso come un fantasma, venuto a sorprendere i vostri segreti, a disturbare le vostre gioie, la vostra felicit... (infiammato ognor pi)
ROSALIA Le mie gioie? la mia felicit?
CORRADO Credo infine che questa casa sia molto pi bella e deliziosa di quella che vi ho distrutta, perch nasconde i vostri nuovi amori, la vostra nuova figlia.
ROSALIA Or bene, credete ci, credete tutto. In mille guise fui calunniata per cagion vostra. Nessuno ha creduto alla virt, al sacrificio di una donna giovane, povera, sola, maritata, senza marito... Ora voi unitevi agli stolti, ai calunniatori; gettatemi un po' di fango sul viso, non farete che continuare.
CORRADO Io voglio scuoterlo dalle vostre vesti. Per piet venite prima che io m'incontri con quest'uomo. Salvatemi... salvatelo!
ROSALIA Vorreste commettere un secondo delitto?
CORRADO Ma, per Dio! chi dunque che fa scattar la molla? che mette la mano sull'aspide? Io non voglio commettere delitti, voglio comandare a me stesso, ma il mio sangue non ubbidisce sempre. (Disperatamente) Rosalia, vieni!
ROSALIA (spaventata) Compassione di me!... (In questo mentre vede comparire sulla porta Palmieri, e manda un grido di terrore) Ah! egli!
SCENA SESTA
Il dottor Palmieri ed i suddetti.
CORRADO (al grido di Rosalia si rivolge, e vedendo Palmieri, dice) Egli? lui? Palmieri?
PALMIERI Io stesso - ma chi siete voi ?
CORRADO Un uomo che viene a reclamare sua moglie.
PALMIERI (colla massima sorpresa) Corrado?...
CORRADO Corrado che vi giudicher entrambi.
PALMIERI (freddamente) Lo farete.
ATTO QUARTO
La sala dell'atto precedente.
SCENA PRIMA
Corrado e Fernando.
CORRADO (a sedere presso il tavolo) Amico, la seconda volta che vi prego di lasciarmi in pace... se potr trovarla.
FERNANDO Ed io vi prego nuovamente a volermi dire qualche cosa riguardo all'accoglimento che avete ricevuto. In primo luogo perch m'interessa la vostra situazione singolarissima, ed inoltre perch vorrei appagare il desiderio di mio zio che aspetta la vostra risposta con grande impazienza.
CORRADO Il signor abate ha molta premura e non so perch. Ma posso io rispondere? dire quello che non so?
FERNANDO Non avete veduto Rosalia?
CORRADO L'ho veduta.
FERNANDO Che vi ha detto?
CORRADO Molte cose mi ha detto, e ne ho compreso una sola.
FERNANDO Potrei saperla?
CORRADO (segnando il cuore) Sta qui, amico.
FERNANDO Ne pu uscire?
CORRADO Senza aprirmi il cuore, no.
FERNANDO Davvero che vi rinunzio... Ma la figlia?
CORRADO Figlia di chi?
FERNANDO Volevo appunto sapere. L'avete esaminata?
CORRADO S.
FERNANDO Che impressione vi ha fatta?
CORRADO Come si possono spiegare certe impressioni? L'avrei abbracciata ed uccisa.
FERNANDO Nel tempo stesso?
CORRADO Appunto.
FERNANDO Dunque, buio perfetto?
CORRADO Orribile. Attendo una spiegazione dal medico che si fa molto desiderare; l'attendo con ansia, con febbre. qui che noi ci dobbiamo parlare, e per questo vi ho detto di uscire. Ve lo dico per la terza volta, non aspettate la quarta.
FERNANDO Non l'aspetter, ma vorrei lasciarvi pi tranquillo, farvi riflettere alle vostre circostanze, le quali potrebbero diventare anche pi gravi, giacch ho veduto alcuni gendarmi a cavallo, che si dirigevano all'abbazia, e forse per...
CORRADO Per arrestarmi?... Tanto meglio! quando non si ha pi famiglia, si pu anche morire! Io ho vissuto per mia moglie e per mia figlia, altrimenti, non sapete voi, che se mi fosse mancato ogni altro mezzo, avrei fracassato il mio cervello contro i macigni della prigione? Ma sappiate che io possedevo un mezzo migliore, allora, e men doloroso; sappiate che lo posseggo anche oggi... dunque, abbiamo un po' di pazienza... non ho bisogno che di poche ore per far ci che devo in questa casa, e poi...
FERNANDO Amico, sono enigmi spaventevoli questi. Badate bene che, in qualunque caso, voi non avete il diritto della punizione, e molto meno quello della vendetta.
CORRADO Chi parla dell'una? chi pensa dell'altra?
FERNANDO Perch Rosalia, in fin dei conti, merita d'essere compatita; non dessa che vi ha lasciato.Per bacco! trovarsi maritata e vedova nel tempo stesso!... nell'et di diciannove anni!... Che cosa avreste fatto voi nel suo caso?
CORRADO Siete un gran filosofo voi che nulla soffrite. (Impazientandosi) Ma non viene? non viene costui?...
FERNANDO Pur troppo verr! e mi spaventano le conseguenze di questo colloquio. Se Arrigo ha la generosa imprudenza di confessarvi... Ah! buon Dio!... che farete voi?
CORRADO So io quello che mi dir? quello che far? Sa la palla micidiale dove andr a colpire quando non ancor fuggita dal suo carcere di bronzo?... Andate, insomma! Voglio raccogliermi prima di parlare col medico.
FERNANDO Raccoglietevi e meditate: troppo giusto; giudicherete bene dopo di aver interrogata la vostra coscienza. Coraggio, mio povero amico! (Gli stringe la mano ed esce.)
CORRADO Non ho il diritto della punizione e molto meno quello della vendetta: sono abbastanza giusto per convenirne. Rosalia, slanciata da me sull'orlo della voragine, senza guida, debole, sola, poteva sdrucciolare, cadere... chi lo nega? Rosalia avr desiderato la mia morte, l'avr attesa di giorno in giorno come una buona novella, per esser libera e felice, e... In-somma, non viene pi questo medico? Perch tarda cotanto?... Avr voluto consigliarsi con lei sul modo d'ingannarmi... Oh guai a loro! se non mi confessano... guai! (Vedendo venire Palmieri) Ecco che egli viene; finalmente! Ora Dio ci guardi!
SCENA SECONDA
Il dottor Palmieri ed il suddetto.
PALMIERI Eccomi a voi. Scusate se vi ho fatto attendere, ma dovevo prepararmi a questo colloquio, cos improvviso, dovevo riflettere riposatamente alle cose che sono per dirvi.
CORRADO Cos ho pensato.
PALMIERI La risoluzione non era facile nel mio caso. Si trovano presto i consigli nella rettitudine del proprio cuore, ma io dovevo interrogare anche l'altrui volont.
CORRADO Quella di Rosalia?
PALMIERI Appunto, e lo feci. Le nostre decisioni, le speranze che abbiamo concepite partono da un principio, ed che quando un uomo ha commesso errori gravissimi, deve saperli riparare anche a costo della propria vita.
CORRADO questa la vostra confessione?
PALMIERI Non ancora. - Io ho parlato di voi.
CORRADO Di me?... Prima d'ogni altra cosa, voi favorite di mostrarmi la fede di nascita di vostra figlia.
PALMIERI Mi domandate l'impossibile, poich io non ho figli.
CORRADO Non avete figli?... ma quella giovinetta...
PALMIERI Quell'angelica giovinetta che si crede, che tutti credono Emma, si chiama Ada.
CORRADO (con grido) Ada?...
PALMIERI la figlia vostra.
CORRADO Ada viva?... qui?... l'ho veduta! era lei!... (vacillante)
PALMIERI Ohim!... le forze vi abbandonano?... tremate tutto...
CORRADO Non volete ch'io tremi di gioia? Eh signore! vi son gaudii che possono far morire, ma io vivr, adesso che vivo. La mia Ada cos bella... Ma perch vi crede suo padre? perch vi ama? tacete; non voglio saperlo. Voi me la restituite e basta; vi perdono il resto, perdono tutto... ed a tutti.. Ah! corro a dirle...
PALMIERI Aspettate.
CORRADO Vi ripeto che mi basta.
PALMIERI Ma io ho bisogno di sapere se siete degno di Ada.
CORRADO Non lo fui - lo sar.
PALMIERI ci che spero, ci che vedremo. Ponete in calma lo spirito, fate tacere il cuore, acciocch la vostra mente possa bene intendermi e meditare sul molto che vi dir, giacch finora vi ho detto poco. Piuttosto sediamo.
CORRADO (serrando le braccia al petto) Parlate.
PALMIERI inutile che io vi spieghi di quali mezzi si giov la Provvidenza per farmi incontrare Rosalia. Ci avvenne alcuni mesi dopo la vostra carcerazione. Io la conobbi afflitta, grama, poverissima, senza famiglia, senza tetto, respinta benanco dalla madre agonizzante spirata d'angoscia sul sepolcro del misero Alonzo... La sua situazione deplorabile mi parl subito al cuore; mi persuasi che, non a caso, il Signore mi aveva condotto presso quella infelice creatura, e ben presto diventai il suo benefattore; senza altro scopo che quello del benefizio. Ero infelice io pure; da poco tempo avevo perduto la moglie e la mia piccola Emma; non mi sarebbe stato possibile di nutrire una passione colpevole, perch quelli che soffrono sono sempre buoni. Nulla di meno vi confesso candidamente che, se Rosalia fosse stata libera, io le avrei dato il mio nome per riabilitarla... ma la poveretta era legata alla vostra catena! Io osservavo con un senso ineffabile di piet la piccola Ada, che rassomigliava un poco alla mia Emma, e per una predestinazione singolare, mi si andava affezionando ogni giorno di pi, forse perch la ricolmavo di carezze. Quantunque avesse oltrepassati di poco i due anni, mi accorgevo dai suoi lineamenti, dalla tinta pallidissima del viso e, pi di tutto, dalla conformazione del suo cervello, che col crescere dell'et si sarebbe sviluppata dentro di lei una di quelle nature sensitive ed essenzialmente nervose, che le pi leggiere impressioni del dolore o della gioia scuotono con forza, quasi direi, con violenza. Osservandola, mi persuadevo che coll'andare degli anni la cognizione del proprio stato e della domestica infamia avrebbe potuto benissimo affievolirne la salute gi gracile, e condurla benanche a fine immatura. Dicevo fra me: Povera bambina! quando, fra poco, giunta all'et della ragionevolezza, chiederai di tuo padre, che ti risponder la madre tua? che ti diranno gli altri? Ahim! un'idea fissa, umiliante si mischier sempre alle tue gioie, alle tue affezioni, ti turber i sonni, e, pi tardi, nell'et delle felici illusioni, quando l'anima vergine avr bisogno di dare amore chi verr a profferirtelo? chi vorr dare il proprio nome alla figlia di un forzato? Queste riflessioni mi fecero pensare al rimedio; pensai di correggere, a suo riguardo, il vecchio pregiudizio, e dissi un giorno a Rosalia: - Buona madre, se voi lo volete, io costringer il mondo a rispettare questa fanciulla. Se non posso riabilitare la madre, posso per riabilitare la figlia, darle un nome intemerato, il mio nome. Credendo di aver fatto un cattivo sogno, riabbraccer la mia Emma nella vostra Ada; avr un angiolo in cielo, ed una figlia in terra. - Cos avvenne... ed ora voi giudicatemi.
CORRADO Senza dubbio, vi della generosit in ci che faceste... molto pi se nessuna ricompensa...
PALMIERI Una ne aspetto da voi.
CORRADO Da me?... Nulla meno vi dir che cessa il merito di una buona azione, quando per farla si usurpano i diritti altrui. Signore! quella fanciulla aveva un padre.
PALMIERI Non sapevo persuadermene in forza di un principio che non mi ha mai permesso di distinguere fra il carcere perpetuo e la tomba, fra l'uomo che muore per legge fisica, e quello che cessa egualmente di esistere per legge civile. Ad ogni modo se violai un diritto noi feci con cattiva intenzione; se commisi un errore, fu per lo meno un nobile e pietoso errore.
CORRADO Che voi riparerete - io faccio appello alle vostre parole.
PALMIERI Le mie parole - lo dissi - riguardano unicamente i vostri errori, ben pi gravi del mio; a voi spetta la riparazione. Rosalia, che stata, e continua ad essere la vostra vittima, vi offre un insigne esempio di coraggio, giacch comprenderete bene che per accreditare il nostro inganno, perch ognuno si persuadesse che la mia Emma non era morta, Rosalia ha dovuto rinunziare ai suoi diritti, alle sue gioie di madre.
CORRADO Come? Rosalia si rassegnata?... ma voi comprenderete che io non posso n voglio rassegnarmi...
PALMIERI Vi rassegnerete perch necessario.
CORRADO Necessario?
PALMIERI E come no?... Io ignoro dove troverete le parole per dire a questa fanciulla, la di cui tempra delicata e fragilissima ha verificato i pronostici del medico: Senti, o mia fanciulla, ti hanno ingannata: l'uomo onesto che rispetti ed ami con tanto entusiasmo, non tuo padre, ma io, che sono ancora bagnato del sangue di un innocente che era tuo zio; io che ti mostro i polsi lacerati dalla catena, che trascinai per tredici anni; che non ho ancora scontata la mia pena, che sono fuggito, che posso essere preso di giorno in giorno, di ora in ora e ricondotto all'ergastolo, io, io sono tuo padre. Se morirai di crepacuore, di vergogna, non importa, purch io ti abbia abbracciata.
CORRADO Oh! in nome di Dio tacete!
PALMIERI Io tacer... ma vorrei che parlasse il vostro cuore.
CORRADO Mi diceste di farlo tacere.
PALMIERI Ma adesso...
CORRADO Adesso che lo avete squarciato volete che parli ?
PALMIERI Dunque tronchiamo il colloquio. (Si accosta a destra facendo cenno a persone che si suppongono dentro la camera.)
CORRADO Che significa ci?
PALMIERI Vedrete. Io ho fatto il mio dovere, voi farete il vostro. Giudicate, assolvete, punite come pi vi aggrada. Volete distruggere la mia opera di redenzione? La legge vi autorizza a farlo; io ne convengo. Vi accorda anche il diritto di uccidere vostra figlia... Guardate; viene essa medesima, ed la povera, la magnanima madre, che la conduce al giudizio.
CORRADO Ah!
PALMIERI Su dunque, coraggio, con una parola voi potete trafiggere due cuori. Io star ad osservarvi.
CORRADO Che tortura questa!
SCENA TERZA
Rosalia, Emma ed i suddetti.
EMMA (senza vedere Corrado, corre subito verso Palmieri) Finalmente ti ritrovo! cattivo papa!... Io non sapevo pi stare senza vederti, quando la buona Rosalia venne a dirmi che mi aspettavi... Via, meno male! vuoi farmi un po' di carezze?
PALMIERI Dovevo dirti alcun che... ma adesso stavo ragionando con quell'uomo...
EMMA (osservando Corrado con isbigottimento) Ancora qui?
PALMIERI Come? ti fa paura?
EMMA Molta paura: devi sapere che l'ho veduto una altra volta, e Rosalia giunta appena in tempo, per salvarmi dalla di lui collera.
CORRADO Ma allora io... (Rosalia tiene sempre gli occhi sopra Corrado nella massima apprensione.)
EMMA Allora, cosa vi avevo fatto? Figurati papa! pretendeva che io mi dovessi chiamare Ada...
CORRADO Perch... (incontrandosi cogli occhi in Rosalia si arresta.)
EMMA Perch si chiama cos una vostra figlia; e per questo un'Ada ogni fanciulla?... E poi voleva abbracciarmi, voleva assolutamente che lo chiamassi padre...
CORRADO Ah!
PALMIERI (subito) E non ti piacerebbe ch'egli fosse tuo padre?...
EMMA Morirei subito!... Ma sei tu mio padre... (tremante e con un grido di dolore misto a senso di paura) Lo sei, non vero? non mi abbandonerai! rester sempre con te!... (slanciandogli le braccia al collo)
PALMIERI (guarda Corrado in modo che significa: "vedete..." Corrado abbassa la testa, e Palmieri allora ponendo la mano sul capo di Emma, dice) Sempre!
EMMA Sempre? Ah! cos va bene... Dunque andiamo di l, quell'uomo mi fa male al cuore... andiamo di l se devi parlarmi.
PALMIERI Precedimi nello studio... vengo subito.
EMMA (con dolcezza) Non farmi aspettare. (Entra.)
PALMIERI (si accosta a Corrado, il quale si scuote dalla sua concentrazione fosca, profonda) Riflettete su ci che avete udito, che avete veduto. (Entra.)
ROSALIA (dopo un momento di silenzio) Corrado, hai nulla a dirmi?
CORRADO Molto devo dirti... Mi si comanda di riflettere su ci che ho udito, che ho veduto, ed un uomo vestito di carne, soggetto alle mie stesse passioni quello che mi dice di riflettere, che ordina al mio cuore di tacere quando ha bisogno di urlare, e vuole che parli quando un sepolcro... S, ho udito e veduto. Ho veduto mia figlia, pi bella di un angiolo, mia figlia, alla quale io faccio paura, che mi odia senza conoscermi, e non si accorge che io respiro dentro di lei. Mia figlia che ama un altro uomo, lo accarezza, lo bacia, si stringe al suo collo... e siete voi che avete permesso ci, voi, che invece d'insegnarle a piangere sulla mia sciagura a pregare pel misero carcerato, coltivaste nel suo cuore un affetto falso, menzognero, in onta alla natura e alle leggi.
ROSALIA Corrado, io mi sono creduta in diritto di dare a quella infelice ci che tu le avevi tolto: un buon padre ed un nome onorato.
CORRADO Un buon padre?... S, sono costretto ad ammirare ci che faceste, che ha fatto Arrigo... ma so che altro il raziocinio della mente, altro quello del cuore; so che vi sono castighi superiori alle colpe, che non si possono imporre senza offendere l'umanit. E si pu comandare ad un padre, che dopo tanti anni s'incontra colla propria figlia, di starle davanti impassibile, freddo, muto?... Ah! l'immobilit si ottiene da' macigni. Poc'anzi mi sono frenato, non so come; forse la generosit di quell'uomo mi aveva istupidito, pietrificato. Ma ora il sangue torna a circolare; ora sento il dolore, la gelosia - una orribile gelosia. Vi domando mia figlia.
ROSALIA Ma non l'hai inteso? tua figlia muore.
CORRADO Non morir; io le racconter le mie pene, le mie angoscie, i miei rimorsi. Se buona e santa si rassegner volentieri a diventare il mio angelo redentore. Ah s! io ho bisogno di una bianca mano che mi spiani la fronte, che mi rinfreschi il sangue, che mi guidi e mi assista. Ma, se non fosse che per una volta sola, lasciate che io mi stringa al seno la mia... la nostra Ada - poi fuggir.
ROSALIA Per una volta sola!... E dopo che sarebbe di lei? di Ada?... Ah! Corrado, non possibile. Tu mi parli delle tue pene, che sono crudeli, - io lo vedo, lo sento; ma non vedi, non senti le mie, tu? Vuoi dire alla nostra Ada che sei suo padre! ma io, quando le ho detto di essere sua madre? io che per non doverle spiegare, un giorno, chi era, cosa avevo fatto, dove vivea suo padre, mi sono privata de' miei diritti e di quelle gioie, che tu ora reclami da me?... S, per riparare i tuoi falli, per non costringere Ada ad arrossire de' suoi genitori, mi sono assunta l'uffizio di edu-catrice, di aia, di serva... e spesso, nel silenzio della notte, mi accostai leggermente al suo letticciuolo, per contemplarla con occhi di madre, senza essere veduta: la baciai con timore e fuggivo subito, come inseguita dal grido della pubblica opinione, che a Catania, qui, dappertutto mi han creduta una prostituta.
CORRADO (scosso) Tu?... per cagion mia!
ROSALIA bene che tu lo comprenda; cos comprenderai egualmente che non puoi, che non devi rapirmi il frutto della patita vergogna, di un sacrifizio che non ha nome nell'istoria delle madri. No, non priverai tua figlia degli agi, dei quali ha bisogno la sua debole complessione; non la chiamerai a dividere con te il disonore, il duro pane dell'elemosina; non la trascinerai sulle montagne per nasconderla in una capanna, col rischio di essere inseguito, scoperto ad ogni momento, ucciso a' suoi piedi... Ah! no, Corrado si ricusi di esaudire la preghiere della madre, se non t'inteneriscono le lagrime della moglie, abbi compassione almeno della povera donna, che ha salvata tua figlia! (inginocchiandosi)
CORRADO In ginocchio, ai miei piedi? tu?... alzati, Rosalia, alzati!
ROSALIA (si alza) Piuttosto, sentimi, Corrado, la mia risoluzione presa. La nostra Ada serbi il nome di Emma, e rimanga col nobile uomo che le ha dato il suo nome. In quanto a me, giacch la donna una schiava, legata alla volont del marito, finch questi respira, sia cos; non me ne lagno, io ti seguir sulla montagna, nel carcere, al patibolo, se lo vorrai.
CORRADO Tu mi seguiresti?... mi seguirai?
ROSALIA Non hai detto: Rosalia, prendi il tuo fardello e vieni con me? Sono pronta a prenderlo anche oggi. Non abbisogni di una mano che ti spiani la fronte? che ti rinverdisca il sangue? che ti guidi e ti assista? ebbene, la mano che ricerchi la mia, questa: prendila, questa ben tua.
CORRADO Ah! io non son degno di toccarla...
ROSALIA Povero Corrado, non lo eri... ma in questo momento s, ora puoi appoggiare il tuo capo ardente sul mio seno... Vieni, infelice, vieni! (allargando le braccia)
CORRADO (slanciatosi, ed ora tenendola abbracciata nell'estrema commozione) Rosalia... che gioia questa !
ROSALIA la gioia del sacrifizio, una santa gioia! Dio ti avr assolto perch hai patito molto; io ti perdono tutto perch sei rassegnato... Lo sei, vero?
CORRADO Lo sono, s; la mia energia caduta; non posso pi resistere; la mia anima di bronzo si scioglie in lagrime fra le tue braccia!...
SCENA QUARTA
L'Abate ed i suddetti.
ABATE (avanzandosi) Scusate se vengo cos all'improvviso; ma, da quanto vedo, giunsi almeno in un buon punto per prendere parte ad un colloquio molto edificante.
ROSALIA Monsignore piuttosto viene a troncarlo... ma un poco tardi, per nostra fortuna, giacch nulla ci resta da dire, e siamo perfettamente intesi; non vero, Corrado?
CORRADO S.
ROSALIA Ci basta, monsignore se ne rallegri, e frattanto mi permetta di ritirarmi. (Entra.)
ABATE Voi le avete perdonato?
CORRADO Il signor abate sbaglia - Rosalia che ha perdonato a me.
ABATE Va bene, un'assoluzione reciproca veramente evangelica. Ma io ho anche inteso - giacch, arrivato a caso, mi fermai un poco dietro l'usciale, per non turbare le nobili manifestazioni - che le mie previdenze non fallirono; che la vostra Ada vive nella supposta Emma.
CORRADO Vive, ma non per me.
ABATE Non per voi?
CORRADO Ho dovuto rinunziarvi.
ABATE Dovuto?... Ah, ci non pu stare... Un marito ed un padre non perdono mai i propri diritti.
CORRADO Li perdono, monsignore, perch il delinquente scioglie i vincoli, che aveva contratti con l'onesto uomo.
ABATE Non siamo d'accordo.
CORRADO ben naturale... ma ditemi, signor abate, se la legge nell'atto che priva il condannato d'ogni diritto civile, d'ogni rapporto colla societ e colla famiglia, dichiarasse pure sciolti i legami che, in sostanza, pi non esistono che nella cerimonia e nel nome, credete voi che la punizione non riuscirebbe pi morale, pi utile?
ABATE Che strano legislatore!
CORRADO Meno di tanti altri, mentre vi so dire che in poche ore ho espiata qui la mia colpa, assai pi che in tredici anni di lavori forzati: nel carcere ruggiva la fiera, qui l'uomo che piange.
ABATE Nessuno ha il diritto di farvi piangere; la vostra famiglia vi appartiene. Infelice! non avete ancora compreso che si vuole allontanarvi? Che se il medico vi usurp i diritti di padre, spera anche di proseguire ad usurparvi quelli di marito?
CORRADO (con forza) Voi mentite, e non dovreste farlo.
ABATE Mentisco io?
CORRADO Lo ripeto... Ma giacch vi degradaste, fino al mestiere di spiatore, avreste anche dovuto intendere che Rosalia pronta a seguirmi.
ABATE S, lo dice, perch non ignora che siete reclamato dalla giustizia, per cui...
CORRADO Tacete, non oltraggiate quella santa donna.
ABATE Santa poi...
CORRADO Santa. Voi che appartenete ad una setta di egoisti, non potete comprendere la generosit di quell'uomo, i sublimi sacrifizi di quella donna. I cattivi non riescono mai a farsi una giusta idea del bene. Ma se fosse anche vero ci che voi asserite - con quale scopo di carit lo ignoro - di chi sarebbe la colpa se non di que' strani legislatori appunto, che pervertirono il senso di sapienti parole, per imporre al mondo una legge stolta, inumana come i loro cuori?
ABATE Che dite voi?
CORRADO Dico ci che il mondo vede e soffre... Ma che mai un uomo condannato alla reclusione perpetua, se non un cadavere, al quale si conserva ancora un po' di moto, perch rimanga sulla superficie della terra ad ammorbare l'altrui esistenza?... Se non vi manca il lume dell'intelletto, vedete e considerate. Una fanciulla pura, onorata muove al vostro altare, certa di unire la sua esistenza a quella di un uomo onesto. Ma poco dopo, quest'uomo si fa reo di un delitto; la legge lo colpisce, viene chiuso in un carcere, sepolto vivo in una tomba... e la donna? Ahim! la misera superstite, la vedova del condannato, coperta di vergogne, mendica, spregiata, deve serbar fede ad un talamo che non ha pi, che la legge le ha tolto; deve comandare al suo cuore deluso di non battere, al suo sangue di non fremere nell'et delle passioni, sotto pena di essere tacciata d'adultera, di meretrice. Cos, mentre senza concorso della volont, non si pu ammettere la colpa ed inumano il castigo, voi eredi dell'Inquisizione, punite, torturate sempre l'innocente in nome di Dio... Ed legge divina questa? religione? quale? dove?
ABATE Le vostre parole sono sacrileghe; vi comando di non proseguire.
CORRADO Io proseguo per dirvi che compatisco mia moglie se am, che l'assolvo se ha peccato.
ABATE Che ascolto! Ora io non posso pi che compiangervi; ma giacch siete ricercato dalla giustizia, vi avverto che le porte della mia abbazia non si a-priranno per voi ; seguite il vostro destino.
CORRADO Io credo anzi che voi mi denunzierete.
ABATE Voi ardite di crederlo?
CORRADO E voi ardite di negarlo?... Andate, monsignore; dite a quelli che mi ricercano, che io son qui ad aspettarli... ma pochi istanti mi bastano per essere pi pietoso di voi: pi grande della legge.
ABATE In qual modo?
CORRADO Non mi confesso che a Dio. (L'abate esce.)
ATTO QUINTO
Ancora la medesima sala.
SCENA PRIMA
Corrado, poco dopo Rosalia.
CQRRADO Rosalia non comparisce... perch? i miei istanti sono pochi e possono sfuggirmi... Ah eccola: mi ha esaudito; va bene.
ROSALIA Corrado, hai desiderato di parlarmi? eccomi; l'ora della nostra fuga venuta?
CORRADO Non ancora; prima ho bisogno di dirti alcune cose, di farti qualche interrogazione con quella calma che non avrei potuto ritrovare poche ore sono. Ero troppo commosso, troppo esaltato; mi mancavano le idee; ma adesso mi trovo pi tranquillo. Rosalia, vieni a sedere presso di me; noi ci faremo le nostre confidenze... vieni. (Rosalia siede vicino a Corrado.) Principier io. Dimmi anzi tutto. Ho mantenuto la mia promessa? ho saputo rassegnarmi? tacere? soffrire? incatenare le braccia?
ROSALIA S, Corrado.
CORRADO Dovevo farlo, e lo feci, e lo feci volontieri dopo la inesprimibile soavit gustata sul tuo petto, dopo che tu avevi promesso di dividere la mia sorte, di seguirmi dovunque.
ROSALIA Ed io pure manterr la promessa.
CORRADO S, ma con quale, con quanto sacrifizio? Ecco quello che ho bisogno di conoscere, ecco la confidenza che io ti domando. Rosalia. Non si spezzer il tuo cuore nell'abbandonare questi luoghi? questa casa?
ROSALIA Questa casa?... tu me lo domandi? non qui che noi lasceremo, forse per sempre, la nostra Ada?
CORRADO Lo comprendo... ma oltre la figlia, non ti dorr di lasciare un'altra persona?
ROSALIA Chi?
CORRADO Non esitare a rispondere chi rester con Ada?
ROSALIA L'uomo generoso...
CORRADO Al quale devi molto, che hai rivestito de' miei diritti di padre... Ho detto tutto?
ROSALIA Corrado, spiegati.
CORRADO Sei tu che devi spiegarmi come sei vissuta per tanto tempo presso di lui, se lo hai amato - ed in qual modo - s'egli ti ama.
ROSALIA Corrado, simili interrogazioni!...
CORRADO Se non ho il diritto di fartele, ho bisogno per che tu vi risponda. Rosalia, confessati con coraggio ad un colpevole, ad un amico, se lo vuoi. Il colpevole piegher il capo davanti a te, l'amico gi pronto ad assolverti.
ROSALIA Ebbene; io voglio che l'amico mi giudichi, che il marito mi condanni se lo avr meritato. Saprai quello che nessuno sa a questo mondo, fuori di me -ed giusto. Ormai conosci Arrigo, la nobilt, la grandezza dell'animo suo, e ti noto abbastanza ci che ha fatto per tua figlia e per me. Aggiunger solamente ch'egli mi ha salvata da un mostro spaventevole, che qualche volta rende possibile la colpa - dalla miseria. Quindi la mia riconoscenza rassomigliava ad un culto religioso, perch, infatti, Dio solo poteva avermi spedito quell'angelo custode ed io era tranquilla. Nessun timore, nessun rimorso mi turbava; ma cominciai a perdere la calma, quando mi accorsi che quel mio affetto, a poco a poco, cangiava aspirazioni, forma, natura: e quando me ne accorsi, il mutamento era avvenuto. Allora mi posi subito in guardia; mi esaminai e capii che ero forte, che potevo resistere. La battaglia, per, fu crudele, lunga, ostinata; ma la vinsi, perch piuttosto che cedere, sarei fuggita... e non mi bastava l'animo di lasciare mia figlia. La nostra Ada mi salv.
CORRADO Ed egli?
ROSALIA Credo ch'egli pure soffrisse e lottasse al pari di me; lo credo, giacch se i nostri occhi errarono, qualche volta, le labbra furono pi prudenti e rimasero suggellate. Cos abbiamo vissuto e trionfato; te lo giuro, Corrado. Abbiamo trionfato, perch risoluti entrambi di non giustificare mai la calunnia, di non voler mai abbassare gli occhi davanti a lei. Per, se alle mie inquietudini, alle mie materne torture, tu aggiungi queste lotte incessanti, inumane, comprenderai ci che stata la mia vita in questi tredici anni di prova, di virt sconosciuta, di calunnie, di sacrifizio. Ora che mi sono confessata, aspetto la tua sentenza.
CORRADO Ma non mi hai detto tutto.
ROSALIA Tutto, Corrado...
CORRADO No, non mi hai detto se nel fervore de' tuoi interni combattimenti, nei giorni della debolezza, una idea si presentata alla tua mente - un'idea ben naturale - quella della mia morte.
ROSALIA Della tua morte?
CORRADO Non vi hai pensato? non l'hai desiderata? non la chiedesti a Dio, in premio di tanta virt?
ROSALIA Mai... ti giuro anche questo. Non avrei potuto guardare in viso tua figlia.
CORRADO Ma se Dio, che pi misericordioso degli uomini, avesse spezzata la tua catena, non saresti divenuta volontieri la sposa di Arrigo?
ROSALIA Corrado, questa tua interrogazione non generosa; vi posso rispondere io?
CORRADO E perch non vi puoi rispondere? sii sincera al pari di lui. Egli mi ha detto, che se tu fossi stata libera, ti avrebbe dato il suo nome per riabilitarti.
ROSALIA Egli?... la prima volta che conosco le sue intenzioni.
CORRADO Tanto meglio. Io ti domando se avresti accettato il suo nome e la sua mano. Rosalia, il marito non ti ascolta! parli all'amico - rispondi.
ROSALIA (a capo basso) S.
CORRADO E dopo tutto ci, sei rassegnata, sei pronta a lasciare questa casa per seguirmi?
ROSALIA Non te l'ho detto? partiamo.
CORRADO Ma se la nostra fuga non fosse pi possibile? io sono ricercato, e forse a quest'ora... forse a momenti verranno a prendermi...
ROSALIA Dici il vero, Corrado?
CORRADO Poniamo che ci avvenga... tu allora che farai?
ROSALIA Verr ad abitare in vicinanza del tuo carcere o mi accoglier un monastero; perch il mondo mi ha troppo calunniata e... Oh! ma il Signore protegger la nostra fuga... la notte vicina; noi fuggiremo... il mio cuore si risvegliato; io voglio vivere con te. Ti amo, Corrado, come prima, pi di prima.
CORRADO Mi ami? mi ami?... Ah, Rosalia, quali e quante gioie ho respinte da me!
ROSALIA Noi le gusteremo di nuovo, saremo ancora felici...
CORRADO Felici?... s, va dunque a prepararti per questa notte, e lasciami solo; ho tanta commozione nel cuore che se tu resti qui un altro momento, io muoio...
ROSALIA A questa notte dunque... Addio, povero Corrado (Gli stringe la mano ed entra a destra.)
CORRADO E nullameno morir... ma dopo aver fatta giustizia. Sventurata, magnanima donna! Io l'ho divelta dalle braccia de' suoi genitori; le uccisi un fratello; feci morire d'angoscia la madre sua; la coprii di miseria e di vergogna; l'ho esposta alla calunnia; ho torturato il suo cuore... Essa amava il pi generoso degli uomini, che l'avrebbe rilevata dal fango, sotto il quale io l'aveva sepolta... Ma un cadavere steso fra loro li separava... ebbene il cadavere sparir, perch io lo seppellir... Oh! voi, rappresentanti di un diritto, che alcuni bestemmiatori han chiamato divino; voi che avete piantato i vostri aculei anche nei penetrali della famiglia, guardate qui adesso, a questo omicida che vi rampogna, a questo galeotto che vi insegna la carit. (Estrae un medaglione.) Poche gocce di liquido nascoste in questo medaglione che i miei aguzzini non si sono creduti in diritto di rapirmi, cancelleranno il vostro codice. Poveri stolti! miserabili tormentatori! Vorreste darmi ancora il pane amaro dello schiavo, per continuare la tortura di due cuori?... no; io berr per dormire... (Arrestandosi) E mia figlia?... che importa? io le faccio ribrezzo... una disposizione della Provvidenza anche questa; Ada non pianger vedendomi morto. (Vedendola venire) Ah! lei!... in tal momento non a caso ch'essa viene... il Signore me la invia.
SCENA SECONDA
Emma ed il suddetto.
EMMA (vedendo Corrado) Sempre quest'uomo!... (Fa per partire.)
CORRADO Non mi fuggite ora, o fanciulla, perch ho gran bisogno di parlarvi.
EMMA Parlarmi?... Sempre parlarmi!
CORRADO l'ultima volta!
EMMA Partite?
CORRADO S... domani non mi vedrete pi... ci vi far piacere?
EMMA Un poco, perch...
CORRADO Perch vi atterrisco, lo so... ma non vi sembra di vedere in me qualche cosa di diverso? non sono tranquillo? non vi parlo pi soavemente? - Or bene, se temete che anche adesso io possa farvi del male, mi metter ginocchioni davanti a voi... (S'inginocchia.)
EMMA Oh! questo poi no...
CORRADO Volete che io mi alzi? sono debole... aiutatemi, stendetemi la mano (protendendo le braccia).
EMMA S, pover'uomo... (Nel prendergli le mani si accorge delle fossette e contusioni che sogliono produrre i serrami delle catene.) Che vedo? i vostri polsi furono offesi, straziati?... Ah forse... mio Dio!... foste condannato ai ferri?... Oh!... (Coprendosi gli occhi..Corrado profondamente colpito dal ribrezzo di se medesimo, dopo di aver cercato, di coprire i polsi, barcollante per commozione eccessiva, si appoggia allo schienale della sedia, chinando il capo.) Condannato! e per quale delitto?... non me lo dite; ho fatto male a interrogarvi; non vi sdegnate... ma vedo che i vostri occhi si gonfiano di lagrime... Ah! non mi fate pi paura, ma molta piet... Sventurato! e se incontrerete vostra figlia, la vostra Ada?... io tremo tutta pensando a lei!
CORRADO Non la incontrer... essa gi morta...
EMMA Ah! il Signore le stato misericordioso! perch, toccando le piaghe dei vostri polsi, come feci io, un poco fa, sarebbe morta di dolore e di vergogna (Corrado non potendo pi resistere si lascia cadere sulla sedia.) Vi viene male? Ges mio! come impallidite! forse vi ho offeso, poveretto! non volevo offendervi... Voi soffrite molto... volete che chiami qualcheduno?...
CORRADO No... guardate, dentro a questo medaglione conservo un liquore che mi far guarire (mostrando il medaglione ).
EMMA Abbisognate di aiuto?
CORRADO Del vostro aiuto per?... oh no! - Piuttosto, giacch siete s buona, rivolgete il capo e pregate Dio per me.
EMMA Lo pregher in ginocchio (s'inginocchia e giunge le mani).
CORRADO (non visto da Emma la guarda appassionatamente, quindi levando gli occhi in alto, dice) Mio Dio! tu sai per chi prega questa fanciulla; esaudisci la sua preghiera, e nella tua sapienza perdona al suicida! (Beve, quindi posato il medaglione sul tavolo, si accosta ad Emma e le dice affettuosamente) Grazie, mio buon angelo... io mi sento gi meglio.
EMMA Ah! vorrei che fosse vero, perch non posso spiegarvi quello che, nell'atto della mia preghiera, ho provato per voi... Vedete che io piango. Ohim! voi siete venuto per far pianger tutti...
CORRADO Io?...
EMMA S; anche mio padre, anche Rosalia si sono fatti cos malinconici dopo il vostro arrivo!...
CORRADO Eppure sono venuto per rendervi tutti felici... per lasciarvi una dolce memoria di me.
EMMA Voi partite... singolare! temo che anche Rosalia abbia in mente di partire, di abbandonarmi...
CORRADO Ve lo ha detto essa?
EMMA No, veramente, ma, poco fa, mi ha abbracciata e piangeva, come si sogliono abbracciare le persone che si amano, come si piange quando si parte per non ritornare s presto... e forse mai pi.
CORRADO Vi sarete ingannata... abbandonarvi essa? perch... Ma voi ne soffrireste?
EMMA Tanto ne soffrirei!
CORRADO Amate dunque molto la povera Rosalia?
EMMA Come mia madre.
CORRADO E godreste assai se lo fosse veramente?
EMMA Oh! ne godrei tanto! Sappiate che io nel segreto del mio cuore ho creduta possibile questa felicit... io la sognai pi volte... sognai che Rosalia ed il pap erano sposi, uniti segretamente... guardate un po'!
CORRADO (dopo aver riflettuto) E se voi non aveste sognato che il vero?
EMMA (sorpresa) Buon Corrado, che dite voi?
CORRADO Ecco perch sono venuto, o mia fanciulla; per dirvi: no, non giusto che duri l'amaro inganno; che rivolgiate sempre i vostri occhi al cielo per cercarvi la madre vostra, mentre dessa vive quaggi, in questa casa...
EMMA Rosalia?
CORRADO S, ecco la memoria che volevo lasciarvi.
EMMA Rosalia mia madre?... ma non sogno anche a-desso? non ho sognato allora? Ah! se vero, grazie, mio amico, grazie! Ma dov', dunque, Rosalia?... che non parta, che non mi lasci ora... dov' mio padre? (Corre verso la porta a destra.) Ah! venite, venite!
SCENA TERZA
Rosalia, Palmieri ed i suddetti.
ROSALIA Che volete Emma?
PALMIERI Corrado?...
EMMA (a Palmieri) Ah, dimmi se vero ci che mi ha fatto credere il povero Corrado. Mia madre non morta nel darmi alla luce? (A Rosalia) Parlate anche voi, toglietemi la spina dal cuore... siete voi... sei tu mia madre?
ROSALIA (con terrore e sorpresa) Ah!
PALMIERI Che?... voi le diceste?...
CORRADO Tranquillatevi: le ho detto che ancora un nodo legittimo vi unisce a Rosalia.
PALMIERI Come?
CORRADO Perdonatemi se le ho svelato il segreto... ma potevo, dovevo farlo nel momento solenne in cui lo ostacolo che si opponeva alla pubblicazione del vostro matrimonio, sparisce per sempre.
ROSALIA (spaventata) Sparisce?...
PALMIERI Corrado, che avete voi fatto?
CORRADO Ho riflettuto su ci che vidi e udii.
PALMIERI Ah! temo di comprendere...
CORRADO Su via dunque, o fanciulla, temete ancora che io vi abbia ingannata? (La prende per mano.) Venite che vi unisca alla madre vostra, che vi veda abbracciate... (serrandola fra le braccia della madre)
EMMA Ah! il mio sogno!
ROSALIA (sempre spaventata) Oh! figlia!... (Vedendo Corrado che sta per cadere) Corrado!...
EMMA (vedendolo infatti cadere sulla sedia) Egli sviene!...
PALMIERI (con una mano sul polso, l'altra sulla fronte d Corrado) Egli muore!
ROSALIA Muore!...
EMMA Aspettate; questo medaglione contiene un liquore salutare, egli ne ha bevuto qualche goccia, momenti or sono... proviamo a dargliene ancora...
PALMIERI (vedendo il medaglione aperto, lo afferra, e dopo averlo aspirato) Veleno! si avvelenato!
ROSALIA Mio Dio!
EMMA Avvelenato !
ROSALIA Presto dunque, un rimedio...
PALMIERI Ah! non ve n' alcuno - tardi!
CORRADO (ripetendo macchinalmente le parole) tardi. (Con vaneggiamento, o sogno febbrile) Povera donna! nobile uomo! magnanimi cuori!... meritavano un po' di bene, un premio... e l'ottengono da me...
ROSALIA (fra s, costernata) Ah! la mia confessione lo ha reso suicida!
PALMIERI (Muore per noi!)
CORRADO (c.s.) Dite che vengono a prendermi?... Ah! il delatore... Vile! stolti! il cadavere civile perde il moto... ho terminato di ucciderlo io... Ah! la mia Ada... la mia Ada!
ROSALIA Chiama sua figlia!... (Ad Emma) Egli ha creduto che tu lo fossi... Ah! se lo credesse anche adesso!... accostati a lui... chiamalo padre, perch muoia in pace!
EMMA Oh s! (Si accosta a Corrado, e ponendogli la mano sulla fronte, gli dice con grande affetto) Padre, padre mio! guarda la tua Ada.
CORRADO (trasognato) Ada?... (Si alza e la stringe convulsamente fra le braccia, ma guardando Rosalia e Palmieri, torna in s, e dice) No, no, Emma!...
Fa cenno a Palmieri di accostarsi, e cos pure a Rosalia; pone fra loro Emma, e dopo di averli strettamente aggruppati, stende le sue mani sui loro capi... poi cade e spira. Rosalia ed Emma mandano un grido di dolore e si curvano sul corpo di Corrado.
PALMIERI (rimasto in piedi, ed allargando le braccia coll'accento doloroso e solenne dell'uomo che pensa all'umanit) Legislatori, guardate!
F I N E
Rizzoli Editore Milano 1962
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