La piramide

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L A P I R A M I D E

L A    P I R A M I D E

Due Atti di Talieno Manfrini

PERSONAGGI :

Avvocato Lunardi

Sua moglie

Geremia

Il contadino

Il sindaco

Tre assessori

Due segretarie


ATTO PRIMO (Durata 30-35 min.)

Studio dell’avvocato Lunardi. Sul fondo e a destra due finestre che danno sulla piazza sottostante. Passaggio di servizio sul fondo a sinistra. Passaggio comune a sinistra. Vecchia scrivania con telefono, due giornali, materiale di cancelleria. Due sedie (una ingombra di cartelle). Sul fondo un attaccapanni e uno scaffale. L'impressione che se ne riceve è desolante.

Musica in dissolvenza fino all'aprirsi  del sipario. E’ illuminata solo la scrivania.

Geremia è in scena. Calza mezze maniche di raso nero. E’ un uomo di mezza età, emaciato, un po' curvo. Siede alla scrivania e scrive. Poi si interrompe e rilegge quanto appena scritto.

Geremia – (fra se) Dunque ... Vediamo … (inizia a leggere) Per tutta una vita ho trascritto parole di altri. Ora è giunto il momento di scrivere qualcosa di mio. E credo che nessun altro meglio di me può sapere come gli avvenimenti si siano effettivamente succeduti. Si sono scritte e dette tante, troppe cose sull’avvocato Giorgio Lunardi  e forse una in più non farà grande differenza. Però i miei occhi hanno visto e le mie orecchie hanno sentito. Quindi non è mia intenzione dare dei giudizi ma riportare solo i fatti. (si alza continuando a leggere) Da due mesi ormai questo studio è chiuso e spoglio. Ma tre anni fa il futuro sembrava sorridere a tutti. Era una splendida giornata quando l’avvocato entrò con un’energia ed un ottimismo che non aveva da tempo.

La scena viene illuminata a pieno giorno. Geremia posa il suo manoscritto sullo scaffale per poi prendere dalla scrivania ingombra di carte e di libri un giornale. Legge impassibile i titoli. 

Lunardi – (Irrompendo in ufficio con dei giornali in mano) Buon giorno Geremia, buon giorno!

Geremia - Buon giorno avvocato.

Lunardi - L'ora della fortuna è scoccata sul quadrante polveroso della nostra vita. (mentre si toglie il soprabito che poi porge a Geremia). Il gioco è fatto. Rienne va plus! Mai, Geremia, come questa mattina l’odore di cartacce e di muffa qui dentro mi ha tanto nauseato Da oggi il mondo è nostro! Anche nostro, siamo obiettivi. Applaudi, mio buon Geremia! Ce ne sarà anche per te.

Geremia - Ci sarà che cosa?

Lunardi - Di gloria, di gloria per Diana! Ci sono riuscito. Ci sono riuscito! (Solennemente) Sono finalmente qualcuno!

Geremia. - Qualcuno!

Lunardi – Ma certo, qualcuno! L’azzeccagarbugli da furti di galline è morto, seppellito per sempre. Non scorgi sul mio volto un'altra etichetta?  L'etichetta dell'onorevole!

Geremia – Veramente … scorgo che lei questa mattina non s’è fatto la barba.

Lunardi - Barba… barba.... barba, che pensiero volgare per un aurora così luminosa. Lo so che tu non mi potrai mai dare ragione.  Ma tu.... tu queste cose non le puoi capire. Tu sei di un altro mondo.

Geremia - Io le sono riconoscente per avermi preso qui con lei... starei ancora in uno scantinato a trascrivere il libro dei morti se non mi avesse… ecco … e cerco di fare del mio meglio, ma il buon senso…

Lunardi - (Interrompendolo bruscamente) No, non parlare di buon senso! Guasteresti tutta la gioia di questo giorno trionfale.  Il buon senso? Ma è un non-senso, oggigiorno, caro Geremia! Invece di pensare al buon senso, respira a pieni polmoni con me! Non senti il profumo inebriante della Dea Bendata?

Geremia - (Fiutando) Non sento alcun profumo, io.

Lunardi - Già, perché il tuo buon senso è senza narici! Guarda......

Geremia - Dove?

Lunardi - Guarda là in alto, nella luce del sole. Non vedi svettare il faro della piramide... La nostra piramide... Una gigantesca piramide.... e un potente faro issato sulla cima a coronare la nostra vittoria...

Geremia - Nell'angolo dove ha puntato il dito lei vedo solo una ragnatela.

Lunardi - Devi aprire gli occhi, Geremia, gli occhi e gli orecchi. Sei cieco e sordo. Ci vogliono occhi che sappiano intuire ed orecchi che ascoltino i silenzi.

Geremia - Forse...non è più contento di me? Oh...  Me lo dica pure, sa!

Lunardi - Contentissimo sono. Anzi… per primo via le mezze maniche (Tende di afferrargli un braccio per toglierle) Via. Via! Finiamola con questa porcheria!

Geremia - (Difendendosi) Si vedranno le toppe della giacca!

Lunardi - Te ne darò un'altra, domani, quando il sarto mi consegnerà il vestito nuovo: un taglio scozzese di gran lusso!...Ed anche qui dentro aria nuova, aria pulita.

Geremia - Saggia decisione. Un po' di calce ci vuole da tempo. 

Lunardi - Ma basterà una ripulitina superficiale per il momento.... Ci trasferiremo.

Geremia - Ci trasferiremo! E dove andremo, se è lecito, signor avvocato?  Lei sa bene che via da qui col mio stipendio e la famiglia....

Lunardi -  Innanzitutto basta col "signor avvocato"; sarà opportuno che, per la gente non per me, anche tu mi chiami “onorevole". E poi che hai capito?  Non ci muoveremo dalla città. La sera potrai continuare a fare la tua partita a scopone! Ci trasferiremo nella piramide: uno studio come si deve, sala d'attesa, sala di rappresentanza, saletta privata e scrivania quadri, arazzi, stucchi! Basta con questo bugigattolo, con questo pavimento che ad ogni scricchiolio agghiaccia il sangue, coi tarli, col puzzo di inchiostro (Aprendo un giornale) Toh, guarda! Nemmeno questi titoli ti convincono?  Leggi: (Leggendo) "L'avvocato Lunardi sbaraglia gli avversari con la sua piramide, tutta la città è con lui, 1'avvocato della piramide!” E quest'altro: "All'ombra della piramide, fioriranno zecchini d'oro"....

Geremia - Pinocchio....

Lunardi - Pinocchio?

Geremia - Sì, anche Pinocchio ha creduto che le monete mettessero radici!

Lunardi - Che vuoi dire?

Geremia - Niente, mi è venuto così per associazione d’idee. 

Lunardi - Il tempo delle favole è tramontato, caro Geremia. O sei pure tu con coloro che mi "fanno" i ragni nel cervello?  I ragni nel cervello. Miserabili! Lo vedremo, lo vedremo. In ginocchio li voglio, ai piedi della piramide!

Geremia - Lei ci crede proprio alla piramide?

Lunardi - E lo metti in dubbio?  Mi fai pensare male, Geremia!

Geremia - Non pensi male. Io non sono con nessuno e pertanto sto con tutti.

Lunardi – L’idea della piramide è mia e la piramide si farà. La piramide dell’avvocato Lunardi salirà nel cielo e la ricchezza giungerà qui in carrozza.

Geremia - (Mostrando un giornale ironicamente) C'è scritto anche qui.

Lunardi - Non hai mai pensato... Tu dovresti...Tu dovresti averlo pensato che il mondo è fatto tutto di piramidi. Piramidi di petrolio, di sabbia, di soldati e di generali, di pigmei e di giganti. Ogni cosa che tocchi, che vedi, che ti passa per la mente è una piramide! Non sono forse una piramide, io? Non sei forse una piramide, tu? Il tuo cervello non è il vertice della tua piramide ed i tuoi piedi non sono la base della piramide che sostiene il cervello?  Anche tu sei una piramide Geremia, come lo è ogni individuo, ed io sono la piramide di me stesso ed anche la tua piramide, perché sono io che ti dà pane e lavoro ...

Geremia - Lavoro, non c'è male, pane... quando capita.

Lunardi - La piramide ti darà anche quello e ne sarò io la sommità. Questa volta è toccato a me avere una grande idea. Un bel giorno ti sveglierai anche tu con un meraviglioso sogno in testa.

Geremia - Mi capita ogni mattina di svegliarmi con una idea meravigliosa qui dentro, ma poi, come metto il naso fuori dall'uscio di casa, cammino ... cammino fra la gente, le automobili, le case, i negozi e mi trovo qui ad infilarmi le mezze maniche ... La grande idea rimane impigliata chissà dove.

Lunardi - E' da codardi rinunciare.

Geremia - Sarà come dice lei, ma non credo proprio di esse re una piramide, io.

Lunardi - Ti metteremo in livrea, Geremia, e allora salirai anche tu i gradini della tua piramide.

Geremia - Speriamo siano pochi. Le mie povere gambe sono ormai stanche (Pausa). La corrispondenza la vuol vedere?

Lunardi - D'ora innanzi la sbrigherai tu, meno quella privata, è ovvio.

Geremia - Poi volevo dirle di quel contadino.  E' tornato ancora ... (Campanello alla porta e contemporaneamente telefono).

Lunardi - Vai a vedere e se sono scocciatori ... che ritornino (Risponde al telefono). Sì, pronto, avvocato Lunardi. Oh, buon giorno signor sindaco!... Tutto bene? ... Lei mi dà ufficialmente la più bella notizia della mia vita!... Il successo non poteva mancare! .... I cittadini hanno saputo acciuffare il destino per i capelli.… No, no è che... alle volte .... non si sa mai, all'ultimo momento una sorpresa. Grazie, grazie per i suoi consensi e la sua comprensione. Passerà, alla storia pure lei. L'attendo per abbracciarla! (Preceduti da Geremia entrano una signora e due signori, gli assessori all'Igiene, ai Lavori Pubblici ed alle Finanze)

Finanze - Le nostre felicitazioni, avvocato! La vittoria era scontata.

LL.  PP. - I nostri più sentiti omaggi.

Igiene - Onorevole, Onorevole!

Lunardi - (Andando loro incontro con le braccia protese). Amici miei, venite, venite, protendete le vostre braccia che vi possa stringere fra le mie!

Finanze - Ma allora lei .... sa già?

Lunardi - Il sindaco, mentre stavate entrando me ne ha dato conferma ufficiale. E’ il premio della nostra battaglia.

Finanze -Del suo talento, caro avvocato, del suo talento!

Lunardi - E del conforto che mi avete dato!

LL. PP. - Ben poca cosa. Tutto merito suo.

Lunardi - Della fiducia che mi avete dimostrato.

Igiene - Sono profondamente commossa: è l'abbraccio del primo onorevole che questa città ha avuto!

LL. PP. – E’ un grande onore per noi essere i primi a felicitarsi con lei.

Lunardi - La vostra trepidazione era la mia.

LL. PP. - (Con un inchino) L 'assessore ai lavori pubblici…

Finanze - (c. s.) l'assessore alle Finanze…

Igiene - (c. s.) l'assessore all’Igiene.... sono qui per porgerle le congratulazioni di tutta la popolazione.

Lunardi - (stringendo la mano ai tre) Grazie, grazie, non ho parole per ringraziarvi.

LL. PP. - Il sindaco è rimasto a dare disposizioni per una spontanea manifestazione di riconoscenza. Ci raggiungerà fra poco.

Igiene – La città vi deve il suo futuro e la sua gente non poteva rimanere insensibile ed assente.

Finanze - La banda, le scuole, i pompieri, la guardia municipale tutti saranno mobilitati e per una volta tanto non baderemo a spese.

LL. PP - Il maestro di canto ha composto l'inno della piramide. Le parole sono mie.

Lunardi – (interrompendolo) Consentitemi di essere emozionato. Non dovrei, ma le responsabilità, voi mi capite ... Ma prego, accomodatevi. Geremia, le sedie.

Geremia - Quali sedie? A meno che dividiamo per quattro la sua.

Lunari - Già, le sedie. Allora vai a prendere la piramide.

Coro - La piramide? (Geremia esce).

Lunari - Oh, solo un modellino. Un grazioso modellino.

Igiene - Fatto da lei?

Lunari - Ispirato da me.

Finanze - Ma lei ha pensato a tutto!

Lunari - E come non potevo.

Igiene - Meraviglioso. Muoio dalla curiosità di vederla.

Lunardi - Ho voluto che fosse una sorpresa. La tenevo nella mia stanza e mi bastava gettarvi sopra lo sguardo per vederci pullulare attorno centinaia di operai indaffarati ad erigere impalcature, trasportare pietre, scalpellarle, metterle una sopra l’altra. E strade, strade giungere da ogni direzione.... e interminabili colonne di automezzi stracarichi di turisti di tutto il mondo arrivare per ammirare il miracolo.... (Con enfasi) "Cittadini. Voi non date il voto a me, ma alla ricchezza che vi attende sulla soglia delle vostre case! Vogliamo ridarvi la fiducia, risollevarvi dall'umiliazione, rinsaldare la dignità di gente cosciente...”

Finanze - Il discorso in teatro?

Lunardi - Precisamente.  Mi è venuto così spontaneo....

Igiene - E quello in piazza …

LL.  PP. - "Demoliremo ogni illusione e offriremo sorrisi a tutti.”

Lunardi - Lei ha una memoria formidabile. Proprio così: "Offriremo sorrisi a tutti”

Lunardi - Ma accomodatevi, signori, accomodatevi

LL.  PP. - In circostanze come questa, in piedi si discorre con maggiore disinvoltura.

Finanze - (Approfittando della sua vicinanza a Lunardi, sottovoce) Le raccomando mio cognato: sarà un ottimo direttore dei lavori.  Sa... lei lo conosce, l’ingegner Galassi... Con la crisi dell’edilizia … una piramide da fare  ...

Lunardi - Quando sarà il momento..... me ne riparli, quando sarà il momento.

Finanze - (Rivolgendosi agli altri due) Dicevo all'avvocato che un giorno o l'altro si dovrà pur costruire anche un Municipio nuovo.

LL. PP. - Ah, certamente .... Un problema di mia competenza (Avvicinandosi a Lunardi, mentre il suo collega alle Finanze discorre con l'assessore all'Igiene). E' un'ottima idea… è un’ottima idea… non le pare avvocato (Sottovoce) Lei sa, vero, che i miei avi erano nobili..... Conti con tanto di stemma a cinque palle! Un conte, in città,  con la piramide non ci starebbe male, lei crede?. Un ramo dell'albero genealogico si è spezzato, ma non le sarà difficile ... lei mi comprende.

Lunardi - Cercheremo, di riattaccare il ramo.

LL. PP. - (Rivolgendosi agli altri) E all'asilo... a tutti i bambini del nostro Comune... chi ci penserà?  L’onorevole. naturalmente. Glielo suggerivo proprio ora.

Igiene - (Prendendo il posto dell'assessore alle Finanze accanto a Lunardi, mentre Finanze e LL.PP. fanno scena per conto loro). Sì, dobbiamo pensare anche ai nostri bambini. E' cosi insufficiente l'asilo! (Sottovoce) Lo chiameremo Hotel alla Piramide! Per lei sarà niente spianarci la strada. Abbiamo già un terreno, avvocato. E’ di mio fratello. Glielo chiedo per lui.... Se fosse stato per me, me ne sarei ben guardata. Lei à tanto gentile.

Lunardi - Signora, come posso dire di no! (Entra Geremia con un mazzo di fiori) Fiori? T’ho detto di portarela piramide.

Geremia – Arrivo, Arrivo. Questi me li ha lasciati il fioraio.

Lunardi – Chi li manda?

Geremia – Non so, c’è un biglietto. (esce)

Lunardi – (Leggendo) Un’ammiratrice! … Ignota.

Igiene – Com’è romantico tutto questo.

Finanza – L’omaggio ad un grand’uomo.

Lunardi – (Porgendo il mazzo all’assessore donna) Prenda, li porti in chiesa. Omaggio al patrono. Farà certamente un bell’effetto. (rivolto a Geremia che sta rientrando reggendo in mano un modellino di una piramide) Ce ne saranno altri, senza dubbio. Fra poco sarà un giardino, qui dentro.

Finanze – Lo credo, un giardino…

Lunardi - Oh, ecco la piramide! Vieni, vieni Geremia, posala qui sulla scrivania. Fai adagio che non si rompa... Così... Ora girala un po' di più verso di noi... Ancora un attimo... Ecco, così... Ora è in piena luce. Signori, che ne dite?

LL. PP. - Un piccolo capolavoro.

Finanze - Un grande capolavoro.

Igiene - Graziosissima.

Lunardi - Non vi parla di maestosità, di forza, di potenza ammaliatrice?

LL. PP.- A base rettangolare, di tipo classico.

Lunardi - Di tipo classico.

Igiene - E l'altezza?

Lunari - I particolari saranno definiti in sede di progettazione.

Finanze - La spesa?

Lunardi - Costi quello che costi!  Milione più, milione meno. E' il risultato che conta ed il Governo è obbligato a venirci incontro.

Finanze - Già, già!  Milione più, milione meno. E il Governo…

Lunardi - Dopo la dinastia faraonica … Parlo di 4 mila anni prima di Cristo... saremo i soli a costruire una piramide e non certo per seppellirvi mummie.

Geremia - (Sulla porta) Il signor sindaco, avvocato!

Lunardi - Oh, finalmente! Quale onore! (Il sindaco appare sulla porta.  E in redingote, fascia e medaglie appese al petto in abbondanza).

I tre - Signor sindaco.

Sindaco - Signori buon giorno. A lei avvocato il mio abbraccio fraterno.

Lunardi – Lei…

Sindaco - La prego non mi interrompa. A lei l'abbraccio fraterno del primo cittadino e, simbolicamente, di tutta la popolazione... (Pausa) Ora la parola a lei.

Lunardi - Grazie

Sindaco - Prego. E' stata una lotta a fil di rasoio.

Lunardi - Davvero? Dica, dica!

Sindaco - Dico. Il testa a testa con il candidato avversario è durato fino alla fine. Non ha molta importanza. Quindi non ci resta che salutare la vittoria e non preoccuparci d'altro. Ed ora permetta che dia qualche disposizione ai miei signori collaboratori. Il tempo stringe.

(All'assessore alle finanze) Di lei c'è bisogno in Municipio, per il rinfresco.  Ha carta bianca.

(All'assessore ai LL.  PP.) Lei mi deve usare la cortesia di dare un'occhiata ai servizi, Prenda accordi coi vigili. Badi che ci siano molte bandiere ... molte.

(All'assessore all'Igiene) Per lei c'è un altro incarico: si occupi delle scolaresche.

(A tutti) Per le 11 tutto deve essere pronto.  Il ricevimento lo faremo nella sala consigliare.  I vigili mi raccomando... in alta uniforme!

Gli assessori - (Inchinandosi) Signor sindaco … avvocato.

Lunardi e Sindaco - A più tardi.... a più tardi. (Gli assessori escono). 

Sindaco - Ed ora che siamo soli, lasci che le stringa la mano un'altra volta.

Lunardi - Prego. La sua stretta mi riempie di orgoglio.

Sindaco - Come vuole il cerimoniale, io l'attenderò in cima alla scalinata municipale.  Dirò due parole, la folla applaudirà ed io la saluterò con un cenno... così... Poi saliremo nell’aula e qui lei riceverà la pergamena e potrà illustrare i suoi programmi.  Intesi?

Lunardi - Perfettamente. Ritiene che debba portare la piramide?

Sindaco - La piramide?

Lunardi - Il modellino. Questo. Non l'ha visto?

Sindaco - Bellissimo. Le darebbe noia?  Lo esporremo in una vetrina.

Lunardi - Ottima idea. Ma prego, s'accomodi.

Sindaco – (non vede sedie, rimane un momento impacciato, poi si riprende) Un buon amministratore, come un buon diplomatico non deve mai essere stanco.... e deve sempre sorridere, se lo ricordi, lei che è all'inizio di una brillante carriera. Il segreto del successo: sorridere.  Mi sono talmente abituato a sorridere che mia moglie mi sorprende a sorridere perfino nel sonno. (Indicando le medaglie sul petto) Guardi... Tutte a forza di sorridere!

Lunardi - Gliele invidio.

Sindaco - (Con ostentazione, indicando le medaglie)... Veramente questa inizia la serie solo per rispetto alla cronologia: è del nonno... Gliel’hanno conferita per aver salvato una giovane durante un incendio...Quella donna è diventata mia nonna.

Lunardi – Però!

Sindaco - Altri tempi, altri tempi, caro mio!

Sindaco - Queste sono le medaglie di capoclasse dalla prima alla quinta elementare... (continuando ad indicare le medaglie) Premio al vincitore della corsa annuale per la festa del Patrono... Campeggio giovanile... Festa dell’uva... Concorso ginnico provinciale… Brevetto sollevamento pesi... Campagna d'Africa.

Lunardi – E’ stato in Africa?

Sindaco - No, non proprio. In tutta sincerità l’ho trovata in un uovo di Pasqua. Però fa una bella impressione... Infine la medaglia della resistenza...

Lunardi – Oh, Partigiano!

Sindaco - No, resistenza subacquea. Immersione nell'acqua. Un minuto e 48 secondi... Era il mio hobby, sa, di quando…

Lunardi - Tutta una vita.

Sindaco - Tutta una vita (Con altro tono) Mi manca solo la croce di cav. uff. .

Lunardi - Di cav. uff. ?

Sindaco - Di cavalier ufficiale.

Lunardi - Ah, capisco. Cav. Uff.

Sindaco - Non che ci tenga, ma sa... fa importanza...  E' indispensabile, direi, nella nostra missione.  La pratica di concessione è da tempo al Ministero, ma chi vuole mai che si occupi del modesto…

Lunardi – Modestissimo…

Sindaco - Grazie… sindaco di un modesto paese. Lei, lei lo potrà fare.

Lunardi - Con entusiasmo, per il mio sindaco.

Sindaco - Le sarò riconoscente. La proporrò alla presidenza delle nostre istituzioni culturali. Ed ora vado anch'io. Abbiamo appena una mezz'ora per il ricevimento.  Siamo d'accordo: io, là, in cima alla scalinata... Lei arriva, io saluto, lei ... io... come abbiamo detto.  Avvocato, a più tardi.

Lunardi - A più tardi. (Chiamando) Geremia, Geremia!

Geremia - (Sulla porta) Ai suoi comandi, avvocato!

Lunardi - Volevo dirti qualcosa e me ne sono dimenticato. Giornate come questa ne capitano una sola nella vita.

Geremia - Questa mattina è venuto quel contadino ....

Lunardi - Contadino? ....

Geremia -Quel poveraccio... per quell'appezzamento di campagna ... Gli aveva parlato lei. Ha detto che ci deve pensare, che non ha altro che quel campo per vivere...

Lunardi - Sì, sì.. gli ho parlato io.

Geremia - Voleva chiederle se non c'è un altro posto per la piramide.

Lunardi - Gli hai detto di venire... di venire domani... che oggi…

Geremia - Ritornerà.  E' già stato qui quattro volte.

Lunari - Che non si preoccupi, comunque... Ci penso io. Oh, ecco cosa volevo chiederti: che abito debbo mettermi per la cerimonia?

Geremia - Uno qualunque.

Lunardi - Non è una risposta. Ce ne vuole uno intonato...

Geremia - Tenga quello che ha addosso. Il grigio va sempre bene.

Lunardi - E il cappello? Grigio, nero o marrone? Gli onorevoli che cappello portano?

Geremia - Non saprei.

Lunardi - Ci fai il ritratto ad una persona dal cappello che porta.

Geremia - Ne ha uno solo?

Lunardi - Due, caro Geremia. Lo dovresti sapere.  Scuro è troppo severo e verde non è serio.

Geremia -Forse gli onorevoli non ne portano. Non so, è il primo che vedo.

Lunardi - Dovresti saperlo che cappelli portano ... Aggiornati, aggiornati.

Geremia - Le posso dare un consiglio?

Lunardi - Purché non sia sconveniente.

Geremia - Prenda il primo che gli capita e lo tenga in mano. 

Lunardi - In mano?

Geremia - Nessuno baderà al colore o alla forma. Lei il cappello lo avrà e sarà quello che meglio si addirà alla cerimonia e non un altro.

Lunardi - E' una trovata, Geremia, non ti facevo cosi astuto. Dammi il cappotto. (Geremia lo prende dall’attaccapanni glielo porge. Lunardi lo passa da una mano all'altra; passeggiando avanti ed indietro prova come tenerlo). Destra... sinistra... destra... No, destra no. Per le strette di mano. Sinistra... con indifferenza... così.

La moglie - (Entrando affannata) Caro! ... Caro ... Caro il mio Giorgio!

Lunardi - (Abbracciandola quasi seccato) Tu qui? Che vuol dire?

La moglie - Come avrei potuto rimanere lontana.

Lunardi - Sono imperdonabile. Ma chi ti ha detto…

La moglie- Ti ha cercato il sindaco.

Lunari - Avrei dovuto telefonarti...

La moglie – Sì, avresti dovuto.

Lunardi - … ma non me ne hanno dato il tempo.  Non è di tutti i giorni svegliarsi onorevoli.  Ti toglie il respiro, ti fa girare la testa!

La moglie - Quando l’ho saputo ho provato una strana sensazione: d’orgoglio e paura insieme.

Lunardi - Di orgoglio, lo capisco.  Di paura... perché?

La moglie - Perché sento che da oggi comincio a perderti.

Lunardi - A perdermi? Oh, che parolona senza senso! Mi preoccuperebbe se fosse la prima volta che me la dici. Su... su sii contenta... sorridi al raggio di sole entrato oggi nella nostra vita. 

La moglie - Fino ieri ve n'era veramente di sole nella nostra vita... Prima della piramide... "Tu qui?  Che vuol dire?" Cono state le parole che hai saputo trovare quando sono entrata ...

Lunardi - Che c'è di strano?

La moglie - Vedi? Non te ne rendi conto.

Lunardi - Non mi rendo conto di che cosa?

La moglie - Che ho spezzato il filo dei tuoi pensieri ormai lontani da me, quando mi hai vista apparire sulla porta. Sono giunta come un contrattempo ... ed ero così felice per te.

Lunardi - Come sei catastrofica questa mattina! Capisco, avrei dovuto telefonarti...

La moglie - E non ci hai pensato.

Lunardi - Non ne ho avuto il tempo. Le notizie si sono succedute così rapidamente che sono stato... preso nel vortice .... Poi sono venuti gli assessori… il sindaco ed ora stanno preparando un piccolo ricevimento... Penso che ti renderai conto ... Non potevo certo eclissarmi in un momento così solenne per la nostra città.

La moglie - Sì, mi rendo conto... mi rendo conto...

Lunardi - Oh, così va bene!  Ora va, torna a casa ... Probabilmente mi stanno già aspettando (a Geremia) Che ore sono?

Geremia - Lei dovrebbe essere già per strada.

Lunardi - (Alla moglie) Vedi .... dovrei essere già per strada.... Torna a casa e lascia fuori dalla porta i brutti pensieri. (La bacia in fretta e senza convinzione sulla guancia ed esce). Ciao tesoro.

La moglie - (Abbandonandosi su di una sedia) Tesoro! Tesoro: una parola meravigliosa per conquistare una donna.... ed anche per liquidarla. (Scoppia in pianto).

Geremia - (Dopo una lunga pausa) Non sciupi i suoi occhi, signora.  Sono ancora giovani e belli.  Le lacrime li invecchiano.

La moglie - Da quando è così... non riesco più a parlargli. Quando gli ho detto che aspettavamo un figlio sembrava … Oddio, Geremia, sembrava più scocciato che contento! E dire che lo abbiamo desiderato per tanti anni. Ora… ora che finalmente potremmo essere ancora più felici… ha tutt’altro per la testa.  Non è più lui...Ha sentito?  Come un'estranea mi ha accolto. E quando salivo le scale non c'era donna più felice di me.

Geremia - Bisogna abituarsi ad essere anche degli estranei per le persone che amiamo. L'avvocato da comparsa è diventato protagonista di un nuovo dramma, uno dei tanti che ogni uomo deve interpretare…

La moglie - … ed ora si è dimenticato della comparsa.

Geremia – Già. Siamo troppo presi nell'ingranaggio di questo gioco, sempre alla ricerca di noi stessi senza accorgerci che ognuno di noi ha dentro di se tutto per essere autenticamente se stesso. (Pausa) Non ha mai sognato, lei, di essere... una diva o una first lady o l'eroina appassionata di un bel romanzo? 

La moglie - Come lo sa?

Geremia - L'hanno sognato tutte le donne ... Evadere da noi, vendendo la felicità per un po' di apparenza, che pazzia! E’ quel poco che siamo che ha valore...

La moglie - Ma lei ...

Geremia – Le ho imparate, queste cose, trascrivendo il libro dei morti… Che vale sbracciarsi, uccidere, ridere, piangere se non riusciamo a presentarci col nostro vero volto.... il volto della nostra umanità... Il solo che conta ...?

La moglie – Io lo amo, mio marito.

Geremia - Certo, lei lo ama.

La moglie - E allora?

Geremia - Continui ad amarlo. Non c'è altra soluzione per riaverlo.

La moglie - L'idea della piramide l'ha stregato.

Geremia - Ed è tardi per fermarlo. Sentieri, solo sentieri, ci dovrebbero essere a questo mondo. Uno per ciascuno di noi. Tutti pianeggianti. Altro che piramidi. (La moglie si alza di scatto ed afferra il modellino della piramide, scagliandolo sul pavimento.  Indi si siede sconvolta dai singhiozzi). Non ha risolto nulla, signora, nulla. Le illusioni non si rompono tanto facilmente.

(subito buio, il sipario si chiude, niente musica, luci in sala a sipario appena chiuso)

ATTO SECONDO (Durata 40-45 min)

Primo quadro

Medesima scena del primo atto. Pareti ritinte a nuovo, ma dello stesso colore di prima, tendaggi alle finestre.  Le scrivanie, sono tre, ciascuna con telefono e qualche foglio.  Sono in scena Geremia, sul fondo, Marisa e Stefania, due segretarie, sedute immobili alle due scrivanie laterali. Indossano vestiti diversi ma piuttosto vistosi.

Musica in dissolvenza fino all'aprirsi  del sipario. E’ illuminata solo la scrivania centrale come all’inizio del primo atto.

Geremia, sul fondo, riprende dallo scaffale il suo manoscritto ed inizia a leggere.

Geremia – Per otto mesi, dopo quel giorno tanto movimentato, tutti i progetti, le telefonate, gli inviti, le raccomandazioni presero alloggio in questo ufficio. (Indicando con un gesto circolare della mano dalla sua destra alla sua sinistra) L’aggiunta di tende, scrivanie, sedie e segretarie nuove non bastava a contenere le ondate di chiacchiere che continuamente s’infrangevano contro queste vecchie pareti. Qui si parlava di tutto, ogni problema veniva ascoltato, discusso e la sua soluzione puntualmente … puntualmente rimandata. Tutto si sarebbe risolto solamente a Piramide costruita!

Geremia ed esce dal fondo con il manoscritto. La scena si illumina. Suona il telefono sulla scrivania di sinistra. Le segretarie si rianimano. Risponde Stefania.

Stefania - Pronto. No, l 'avvocato non c'è... Dovrebbe essere qui fra poco… ha degli appuntamenti... Chi debbo dire?... Va bene, riferirò. (Sbuffando annota la telefonata su di un calendario da tavolo).

Marisa - Chi era, se è lecito?

Stefania - Il contadino, il solito. Voleva l'avvocato, il mio datore di lavoro. Telefona ogni giorno, alle quattro del pomeriggio. Puntuale come un orologio. (Suona il telefono della scrivania di destra. Risponde Marisa).

Marisa - Pronto, mi dica. No, il signor presidente non c'è, ma dovrebbe essere qui fra qualche minuto ... Chi parla? .... Va bene, riferirò. (Prende nota come Stefania).

Stefania - Il contadino, immagino.

Marisa - Voleva il presidente, il mio datone di lavoro. Poveretto, ha imparato la lezione: (indicando le scrivanie) prima lì, poi qui ed infine.... (Suona il telefono sulla scrivania in fondo)

Stefania - Il telefono dell'onorevole!

Marisa - E' ancora lui, il contadino, ma non possiamo rispondere.  L'onorevole dà lavoro a Geremia. Il capo è lui.

Stefania - Dobbiamo chiamarlo.

Marisa - Già. Dobbiamo chiamarlo. (Entrambe muovono verso la porta di fondo e chiamano Geremia).

Geremia -(Apparendo sulla soglia, in divisa pure lui) Che c'è?

Marisa - Il telefono dell'onorevole...

Geremia - (Rispondendo) Pronto! Si pronto. Gabinetto dell'onorevole Lunardi.  No...  il suo segretario privato. L’onorevole non c’è, ma dovrebbe essere qui fra poco... Una intervista? Penso non sia possibile questo pomeriggio... Ho capito, per la piramide. No, io non le posso dire niente... In anticamera ci sono cinque persone che l'aspettano con appuntamento. Poi deve presiedere una tavola rotonda sullo sviluppo della personalità (guardando il calendario degli appuntamenti). Poi inaugurazione di non si sa che cosa ed infine cena con lotteria a beneficio dei poveri.... Come vede... Ritenti, comunque... Prego. (A Stefania e Marisa) Quante volte vi debbo ripetere di non ascoltare mentre parlo all’apparecchio dell'onorevole!

Stefania - Già, non dobbiamo ascoltare.

Marisa - Pensavamo fosse lui. Vero?

Geremia - Lui... chi?

Marisa - Il contadino.

Stefania - Il contadino.

Geremia - No, non era lui questa volta, quella buonanima. (Guardando l'orologio) Suvvia ora sta per arrivare! Badate che sia tutto in ordine. Io sono di  là per gli appuntamenti dell'onorevole. (Esce).

Stefania - Facciamo in tempo a dare una spolveratina.

Marisa - Chissà che non ci scappi un piccolo aumento di stipendio.

Stefania - Si accorgesse per lo meno di quanto fatichiamo per lucidare. (Estrae da un tiretto uno straccio e si mette a spolverare scrivania e sedia  Fa altrettanto Marisa). Avrei proprio bisogno di qualche soldarello in più  Sai, ho visto in vetrina un vestito che mi starebbe così bene.

Marisa – Io avrei bisogno invece di un paio di guanti di camoscio. Ho le mani così delicate.

Stefania - L'avvocato mi ha in simpatia, chissà che non si accorga dell'ammirazione che ho per lui. Un giorno mi ha detto! Bene, bene! E mi ha battuto una mano sulla spalla... anche (in tono più basso) se, per essere sincera, credo poco alla sua piramide.

Marisa - Credo di non dispiacergli nemmeno io. Quando è senza sigarette me ne chiede sempre e dicono che si chiedono alle persone che ci sono simpatiche.

Stefania - (smettendo di strofinare) Che te ne pare? (Alludendo alla scrivania).  Ti pare lucida ed in ordine?

Marisa - (Avvicinandosi alla scrivania pulita da Stefania). Ti ci puoi specchiare. E la mia?

Stefania - (Stesso movimento di Marisa) Stralucida. Superperlucida. Iperlucidissima! Ci vedi il futuro.

Marisa – E com'è?

Stefania - Vestito da arlecchino.

Marisa - Allora ci sarà da ridere?

Stefania - O da piangere. Dipenderà dall'altezza della piramide... (Pausa) Sai l'avvocato mi chiama sempre con il mio nome completo: Stefania, e mi piace che mi chiami così. Il mio ragazzo mi chiama Fanny invece. Mi debbo far chiamare Stefania pure da lui. E’ più signorile

Marisa - Per il mio presidente invece io sono semplicemente Mary.

Stefania - Strano!

Marisa - Strano perché?

Stefania - Perché avvocato e presidente sono così diversi, e sono la stessa persona. L'avvocato non sorride mai, è sempre accigliato e scontroso.  Il presidente ha un'aria allegra, divertente. Sembra più grasso perfino. L’avvocato più magro, e non lo è.

Marisa - Hai l'occhio fino. Non si direbbe.

Stefania – L’avvocato ha un tic all'occhio sinistro. Lo batte.

Marisa - Non l'ho notato.

Stefania -Tiene il telefono con la mano destra.

Marisa - Ed il Presidente con la mano sinistra. Chiama te Stefy e me Mary.

Geremia - (Sulla porta) Ragazze sta arrivando. (Stefania e Marisa ripongono precipitosamente lo straccetto e si mettono a lato delle rispettive scrivanie. Dopo qualche attimo Geremia rientra pure lui e si mette dietro la scrivania di centro).

Lunardi - (Entra speditamente; si toglie il cappello e lo affida a Geremia) Buon giorno Geremia.

Geremia - Buon giorno onorevole.

Lunardi – (serio) Buon giorno Stefania.

Stefania - Buon giorno avvocato.

Lunardi – (sorridente) Buon giorno Mary.

Marisa - Buon giorno presidente.

Lunardi - (Fermandosi un attimo) Ho detto buon giorno a tutti tre?

Geremia - A tutti tre.

Lunardi - D'ora in poi basterà un buon giorno per tutti e tre.  Il tempo ed il fiato sono preziosi. (A Geremia) Novità?

Geremia - (Prendendo di tasca il suo promemoria). Per oggi soltanto un'inaugurazione, un rinfresco, una cena e cinque persone che vogliono conferire con lei personalmente.

Lunardi - Pensioni... divorzi… posti di lavoro?

Geremia - Un po' di tutto. Lo ha visto il sindaco?

Lunardi - L'ho visto e gli ho stretto la mano. Ora lo facciamo entrare. (A Stefania) E tu?

Stefania - Quel contadino, il solito.

Lunardi – Vedremo, vedremo.

Stefania - In clinica, niente di nuovo. Si attende. La signora è entrata ieri sera.

Lunardi - (A Marisa) E tu?

Marisa - Cinquantasette lettere da firmare.

Lunardi - Inviti?

Marisa - No. Convocazione dell'assemblea della Cooperativa Agricola, del Club del Golf, dell’Associazione Reduci, del Circolo Culturale…

Lunardi – Del Circolo? L'abbiamo fatta un mese fa!

Marisa - E’ esatto. Ma pare ci sia un nuovo caso di inosservanza delle norme statutarie.

Luinardi - Chi è?

Marisa - La vicepresidente, dicono.

Lunardi - Con chi?

Marisa - Col figlio dell’assessore all’Istruzione.

Lunardi - Allora ci scappa un bel professorino. Tanto di guadagnato. Geremia fa entrare il sindaco. E voi ai vostri posti. (Geremia, Stefania e Marisa si inchinano ed escono.  Lunardi si rassetta i capelli, la giacca, la cravatta e attende.  Preceduto da Geremia, che esce subito, entra il sindaco).

Sindaco - Onorevole, ossequi.

Lunardi - (Platealmente) Caro il nostro sindaco, sono onoratissimo di riceverla per le ultime volte in questo studiolo. Qual buon vento la porta?

Sindaco - Una visita di omaggio, innanzi tutto.

Lunardi - (Indicandogli la sedia davanti alla scrivania di centro) Ma prego si accomodi.

Sindaco – E’ tornato ora dalla capitale?

Lunardi - In questo momento.

Sindaco - Sarà stanco

Lunardi - (Sedendosi) No, stanco non direi.  Vi è stata una lunghissima seduta ieri sera... movimentata piuttosto... con pugilato e mi ci sono trovato in mezzo. Non so come, mi è arrivato un pugno in testa ed un calcio qui in fondo alla spina dorsale e ne risento.

Sindaco - Lo credo bene.  Si è fatto degli impacchi?

Lunardi - Come potevo... in treno... come potevo in treno. Ma son cose che passano.  Grazie comunque per la sua premura.  Mi dica, mi dica

Sindaco - Ecco. Sono venuto per quell’affare dell’esproprio.

Lunardi – Il contadino.

Sindaco – Esatto, quel terreno su cui verrà costruita la piramide. Mi è stato detto che, trattandosi di Opera pubblica, potremmo anche procedere d’ufficio...

Lunardi - Una questione puramente legale?

Sindaco - Proprio così e sarebbe bene che lei ci illuminasse.

Lunardi - Allora è meglio che ci spostiamo da quest'altra parte. Sentiamo l'avvocato. (Lunardi si alza e va a sedersi alla scrivania dell’avvocato, seguito dal sindaco che si siede sulla sedia per i clienti) Vede, signor sindaco, la cosa da un punto di vista puramente tecnico è possibile. Senonché c'è di mezzo, a mio modo di vedere, un altro aspetto molto importante: si tratta veramente di opera di pubblica utilità o no?

Sindaco - Non dovrebbero esserci dubbi.

Lunardi - Eh no! Ci sono invece i dubbi! Come legale direi di andare coi piedi di piombo...Cautela, molta cautela...

Sindaco - Cautela... Ma se vogliamo costruire la piramide?

Lunardi - Ci vuole cautela lo stesso.! Se lo lasci dire da uno che se ne intende. Come deputato, comunque, posso aggiungere che non c'è da avere paura di niente.. Anzi bisogna spingere a fondo.....

Sindaco - Spingere a fondo che cosa?

Lunardi – Innanzi tutto fare un bell'ordine del giorno firmato all'unanimità da tutti i consiglieri e poi …

Sindaco - E poi .....

Lunardi - E poi se non va il primo farne un secondo, con unita una relazione sulle condizioni di disagio della popolazione.

Sindaco – Il nocciolo è proprio questo. La popolazione è povera e lei lo sa che è povero pure il Comune ... Se fosse possibile, dato che ci sono queste difficoltà d'ordine burocratico ... non so... cercare di farselo regalare il terreno ... Mi capisce... Una donazione …

Lunardi – E’ un'idea! Ma al proprietario cosa diamo?

Sindaco - Gli possiamo assicurare un appartamento nella piramide e nominarlo custode.

Lunardi - Sindaco, lei sta dando prova di una perspicacia eccezionale. Parlerò io col contadino, lei vada pure tranquillo.

Sindaco - Grazie, onorevole.

Lunardi - Risolveremo tutto, risolveremo tutto.

Sindaco - E... dica, onorevole, ora che il progetto è definitivo, la commissione edilizia come la pensa?

Lunardi - Altro argomento..... Spostiamoci da questa parte. Interpelliamo l'onorevole. (Si va a sedere sulla scrivania di centro, seguito dal sindaco un po' perplesso). Si accomodi... si accomodi pure, caro amico. Lei si chiederà di questa ... per così dire... metamorfosi.

Sindaco - (Un po’ confuso) Veramente .....

Lunardi - E' ovvio... ma è della massima importanza.  Sa, mi sento più a mio agio investendomi nel personaggio di volta in volta. Che vuole, non ho ancora la scioltezza, la disinvoltura dei miei colleghi per passare da un ruolo ad un altro... così su due piedi. Ci vuole un attimo di concentrazione. Un esile filo mi lega all'avvocato di provincia e l'avvocato ha paura in un certo senso dell'onorevole. Mi comprende?

Sindaco - (Fa un cenno come per dire di no)

Lunardi - Ha mai studiato psicologia lei?

Sindaco – (Scuote il capo)

Lunardi - Ma non c'è bisogno di averla studiata per capire queste situazioni, A lei non è mai capitato di sentirsi un altro… per esempio sua moglie?

Sindaco - No, mia moglie no. Ci mancherebbe!...

Lunardi - Sua moglie no, ma un altro sì.

Sindaco – E’ vero, mi è capitato.

Lunardi - Ecco, vede che anche lei …

Sindaco - Sì, ma poi...

Lunardi - Precisamente, non le è accaduto nulla. E sta bene per lei che ha soltanto avuto quella sensazione. Ma per me, per altri, le cose cambiano. Non possiamo essere contemporaneamente un altro individuo, o addirittura, due o tre! Impossibile! Quando lei è con gli amici assume un atteggiamento, quando è in casa ne ha un altro, quando fa il sindaco un altro ancora e così via. E allora, perché non creare dei compartimenti per ognuna di queste personalità? Ecco tutto!

Sindaco - Oso dire che la trovata è geniale.

Lunardi - Gliene sono grato. Dunque… in quanto alla commissione, beh, non hanno ancora approvato la costruzione della piramide. Bisognerà che parta dal nostro consiglio comunale una vibrata protesta. E' gente quella che non vive i nostri problemi... E’ lontana ... e non si rende conto... Mi capisce? Da nove mesi il nostro progetto è ancora là, che dorme, ma non dobbiamo scoraggiarci. Il valore dell'iniziativa finirà per entrare anche in quei cervelli arrugginiti dai numeri di protocollo.

Sindaco – Ed i finanziamenti del governo?

Sindaco – Ci sto lavorando… alla capitale… ma ci vorrà ancora del tempo. Comunque, io conto sulla sua discrezione.

Sindaco - Non ne dubiti. Sarò muto.

Lunardi - Quando avrò notizie buone non mancherò di fargliele sapere immediatamente, Ed ora le chiedo io un'informazione. Prego, da quest'altra parte. E' il presidente del Circolo Culturale che gliela chiede.  Distinguiamo.... distinguiamo! Un compartimento per ogni personalità (vanno a sedersi alla prima scrivania).

Sindaco - Distinguiamo!

Lunardi - (misterioso) La vice, lei la conosce?

Sindaco - No, è un nome che non mi suona.

Lunardi - La vice presidente, dicevo, la vice presidente del Circolo.

Sindaco - Avevo frainteso. La vice …

Lunardi - Già. La vice … (con fare ammiccante) Pare che…

Sindaco – Non capisco.

Lunari – Pare che sia incinta.

Sindaco - Non saprei. Finora nessuno mi ha detto niente.

Lunardi - Lo so io. Non vorrei che la faccenda mettesse i bastoni fra le ruote ai nostri interessi .... Uno scandalo, capisce! Lei che farebbe?

Sindaco - Un ordine del giorno?

Lunardi - Un ordine del giorno?

Sindaco - Tanto, gli ordini del giorno…

Lunardi - Lei ha voglia di scherzare!  Adottare un provvedimento radicale è come sventolare una bandiera su una folla. Lei deve mandarla in missione, per qualche tempo, finché tutto sarà accomodato... Poi vedremo ...

Sindaco - Se le cose stanno così.  E dove la mandiamo?

Lunardi - Lontano, il più lontano possibile!

Sindaco - Ci penserò.

Lunardi - Mi dia una risposta, il più presto possibile. Urge.

Sindaco - Provvederò. I miei omaggi.

Lunardi - Arrivederla (Sindaco esce accompagnato sulla porta dal Lunardi). Geremia… Geremia!

Geremia - Eccomi onorevole.

Lunardi - Fai passare.

Geremia - Chi onorevole?

Lunardi - Giustizia, Giustizia! Colui che sta aspettando da più tempo.

Geremia - Il contadino, allora.

Lunardi - E venga il contadino. E poi?

Geremia - Poi son già le 16 e 54 e rimangono sei minuti per arrivare alla tavola rotonda.

Lunardi - Fai entrare. (Geremia esce e fa entrare il contadino) Vuole accomodarsi?

Contadino - Per me è lo stesso, sa. Sono rimasto seduto fino adesso.

Lunardi - Abbiamo deciso di nominarla portiere della piramide,

Contadino - Portiere, io? Io sono un contadino.

Lunardi -- Saprà fare anche il portiere, non si preoccupi. Si fidi di noi, si fidi ...

Contadino - Mi fido. Ma, e la mia campagna? Vivo della terra che ho… mia moglie è molto malata sa e senza i miei campi come potrei tirare avanti. E curarla anche!

Lunardi – Lo stipendio di portiere sarà più che sufficiente. Guadagnerà di più e faticherà di meno. E sua moglie guarirà. Abbia fiducia.

Contadino – Sì, ho fiducia. Però…

Lunari - Ora non è il momento di spiegarle... Avremo tempo di discutere...

Contadino - Allora devo ritornare?

Lunardi - Ritorni, ritorni. Lei ha buone gambe... brav’uomo!

Contadino - Se lo dice lei... E dovrò aspettare?

Lunardi - Avrà la precedenza su tutti... su tutti…

Contadino - Sa, perché a star seduto mi stanco. Arrivederci, allora!

Lunardi - Alla prossima volta, (Contadino esce) Geremia! Geremia!

Geremia – Onorevole.

Lunardi – Mary e Stefania.

Geremia – Marisa, Stefania …(Entrano)

Lunardí – Quanti minuti ancora?

Geremia - Quattro.

Lunardi - Dicevi che era?

Geremia - Tavola rotonda sullo sviluppo della personalità.

Lunardi - E quali autorità?

Geremia - Tre dei suoi vice.

Lunardi – Allora vado bene vestito così? (Trilla il campanello sulla scrivania dell'avvocato; risponde Stefania)

Stefania – Si, ho capito … Riferirò immediatamente! (con stupore e gioia) Onorevole... onorevole!

Lunardi - Che c'è? Che c’è da gridare a questo modo?

Stefania - La signora. La signora... ha avuto un bambino!

Lunardi - Allora la faccenda è risolta! Non occorre mandarla in missione. Falle avere un bel mazzo di fiori ... fiori... fiori ...

Geremia - Bianchi, se è un bambino.

Lunardi - Bianchi, se è un bambino... Perfettamente! Rosa se è una femminuccia!  Geremia, non distraiamoci. Il cappello?

Geremia - Quello nero..... Cappello da tavola rotonda. Lo metto subito in borsa (Geremia prende da sotto una scrivania una cappelliera e le mette dentro il cappello nero appeso all'attaccapanni. Lunardi prende quello che aveva in mano quando è entrato ed esce seguito da Geremia. Lunga pausa).

Stefania - Ma è la signora dell'avvocato che ha avuto un bambino!

Marisa – Allora avevo capito bene. Solo che tu l'hai chiamato onorevole e l'onorevole non è ammogliato. Semplicissimo. Se tu lo avessi chiamato avvocato....

Stefania - Già l'ho chiamato onorevole... e l'onorevole non è ammogliato. Ed i fiori allora?

Marisa - Si è dimenticato della moglie ed avrà pensato a chissà chi... ad un'altra. Sono tante le donne incinte che gli chiedono raccomandazioni! Ed i fiori fanno sempre... scena.

Stefania - Che razza di confusione! Chi ci capisce qualcosa!

Marisa - Non perdere la testa pure tu, ora. Vai a comperare i fiori e falli avere in clinica, alla signora dell’avvocato. Su vai... vai! Si illuderà che siano di suo marito.

Buio d'improvviso.


Secondo quadro

Dopo una breve pausa s’illumina solo la scrivania centrale. Appare Geremia che continua la lettura del suo manoscritto.

Geremia – Siamo andati avanti in questo modo per due anni. Riunioni, ordini del giorno, ricevimenti. E per ogni occasione il giusto copricapo. Insomma, un gran via vai di cappelli! Due interi anni volati così … in uno schioccar di dita. Fin quando l’illusione è svanita all’improvviso. Tutti hanno capito che era una grande, immensa bolla di sapone e le ondate di parole si sono inevitabilmente trasformate in ondate di rabbia. (scompare sul fondo mentre ritorna il buio)

Torna la luce. Urla di folla in tumulto salgono dalla piazza. Un sasso entra dalla finestra aperta nell’istante in cui si accendono le luci e cade sul pavimento dello studio.  Stefania corre alla finestra, la chiude e chiude le tende mentre Marisa è accucciata a lato della propria scrivania, in preda al terrore. Le urla della piazza sfumano non appena Stefania comincia a parlare.

Stefania – Oh Dio mio… salvami da quest'inferno!

Marisa – Quelli ci vogliono lapidare.

Stefania – Io ho paura. Me ne vado.

Marisa - Hanno disselciato la piazza. Quelli ti ammazzano prima di mettere piede in strada!

Stefania - Senti come urlano!.....

Marisa - Se fossi giù, urlerei anch'io. (Rumore di vetro rotto da un altro sasso dietro le tende).

Stefania - Aih!

Marisa – T’hanno colpito?

Stefano - No!

Marisa - E che gridi, allora!

Stefania - Ma non lo sanno che l'avvocato non c'è? Va a dirglielo.

Marisa - Provaci tu. Ma non ce l'hanno con l’avvocato. Ce l'hanno con l'onorevole. Quando hanno saputo che la piramide non si farà più, ha dato loro di volta il cervello.

Stefania - Che colpa ne abbiamo noi se la piramide non si fa più?

Marisa – E’ quello che dico anch’io.

Stefania - Divento pazza se non vengono a liberarci! (Geremia entra affannato seguito dal contadino).

Contadino – (E’ sconvolto ed ha gli occhi stralunati) Mi ascolti! Senta! Sono qui dall'alba che attendo!

Geremia - Ma le pare questo il momento!

Contadino - Sì, il momento è proprio questo! Un uomo lo si salva quando affoga… o lei lo salva quando è morto?

Geremia - Non si salva nessuno qui, se non si farà ragionare quella gente.

Contadino - La gente non ci ha rimesso nulla ... Li hanno illusi... Vedevano la Piramide contro il cielo e sono rimasti col vuoto negli occhi... Io... io ci ho rimesso tutto! Ho regalato il terreno per poter stare vicino a mia moglie ammalata. Lei è morta un mese fa. Da un anno vivo dei pochi risparmi che avevo. Ed ora la piramide non si fa più. Ci ho rimesso tutto… tutto!

Geremia – V’è rimedio a tutto! Tutto si aggiusta!

Contadino - Meno che l'osso del collo. E a me l'osso del collo l'hanno già rotto. Non ci si prende gioco di un pover'uomo come me! Mi dica, dov’è l'avvocato, l'onorevole, il presidente, che il diavolo che se li porti, tutti e tre?

Geremia - Non lo sappiamo nemmeno noi (A Marisa) A te ha telefonato?

Marisa - No!

Stefania - No, non ha telefonato.

Contadino – Sono giorni che non dormo. E non ho visto ancora nulla di quanto mi è stato promesso. Sulla mia terra hanno scavato, hanno scaricato cemento ed ora… più niente. Ci vorranno anni prima che qualcuno si accorga di me. Mi resta solo l’avvocato ed io l’aspetto in strada. E’ questione di vita o di morte (esce).

Marisa – Vado con lui. Vedendomi uscire con quel poveraccio mi lasceranno passare … almeno spero. (Geremia si siede avviato in un angolo).  Venite con me?

Stefania – Ci puoi giurare. Tu Geremia? Ti cali sugli occhi un cappello dell’onorevole e non ti riconoscerà nessuno.

Geremia - Grazie. Io resto. Per voi è finita l'avventura, per me comincia. Andatevene pure, andatevene.

Marisa - E lo stipendio?

Stefania - Già, lo stipendio?

Geremia – Non è il momento di pensare a questo. Passate per la porticina che dà sul cortile. Di lì potrete uscire. La strada è deserta da quella parte.

Stefania - Ci spiace lasciarti, ma capirai anche tu...

Geremia - Non fatevi degli scrupoli, andate. (Marisa e Stefania escono).

Marisa - Buona fortuna.

Stefania - Ci vediamo.

Geremia - Buona fortuna a voi. (Torna a sedersi , in un angolo.  Suona il telefono alla scrivania dell'avvocato) Pronto? ... E'. lei signora? No, non c'è. Mi ha telefonato un’ora fa. Non so da dove, ma è in città. Ha detto che sarebbe venuto qui.. No, passando per il cortile non lo vedrà nessuno... Non gli accadrà nulla, signora. Farò come dice lei... (Si siede. Pausa. Agitatissimo entra Lunardi infagottato nel soprabito, con un cappello a tesa larga.  Geremia terrorizzato si alza e si ritrae contro una parete).

Geremia - Chi è lei? Che cosa vuole? Come è entrato?

Lunardi - (Dopo aver guardato sospettoso in giro, sotto le scrivanie, nei tiretti). Sono io Geremia. Pssssst, non gridare! (Si toglie il cappello).

Geremia - Che spavento mi ha fatto prendere! Mi si è raggelato il sangue!

Lunardi - Non so chi dei due è più spaventato in questo momento.

Geremia – Che è venuto a fare? Qui li ha tutti contro. Poteva rimanersene via.

Lunardi – Doveva accadere, lo intuivo. Sarebbe stato inutile nascondersi. Bisogna pagare per riscattarsi... Nel gioco ci si entra comunque in un modo o nell'altro.

Geremia - Anche in buona fede..... purtroppo.

Lunardi - Dalla stazione ho risalito il corso ed all’angolo della piazza ho visto la gente giungere da ogni parte. Ho capito che era diretta qui... per me. Ho recuperato in qualche modo qualcosa da mettermi addosso perché non mi riconoscessero. A casa non ci sarei arrivato vivo. Era più opportuno qui... qui dove sono nati i fantasmi di cartapesta.

Geremia - Ed ora cosa facciamo? Recriminare è inutile.

Lunardi - Mi è venuta un'idea: telefonare al sindaco che provveda a far sgomberare la piazza ... Se mi ascolterà ancora. Il cav. uff. l'ha avuto da tempo.

Geremia - Il sindaco sarà tappato in casa pure lui. E così gli altri...

Lunardi - Non abbiamo soluzioni. Restiamo qui, non c'è via di scampo.

Geremia - La gente è inviperita.

Lunardi - Lo so, ma ha torto, ha torto! Non è colpa nostra se tutto ci è crollato addosso. La folla condanna sempre, senza andare a fondo.  E' atroce, ma è così.. E' stato un sogno troppo bello ed il risveglio non può essere che tremendamente amaro (Il contadino si affaccia d'improvviso sulla porta, maneggiando una rivoltella). Geremia! Geremia... c’è un’ombra! Come è entrato?

Contadino - Non sono un'ombra, ma quel povero disgraziato di contadino a cui avete succhiato il sangue!

Lunardi - E che cosa vuole?

Contadino - Sono venuto a prendermi la mia terra. Chi me la restituisce? Chi la ripulisce dalla calce e dal cemento? Chi vi farà crescere il grano ed i girasoli come prima? Lei no con la sua maledetta piramide! (ad un gesto di Lunardi) No, non ha nulla da temere. Non ho mai fatto del male... neanche ad un filo d'erba. Ogni volta che mi capitava di calpestarne era una pugnalata al cuore. Come potrei fare del male a lei... a lei ed ai suoi amici. Ho capito: non ha nulla da dirmi, non a nulla da dirmi, vero? Nemmeno mi può dire delle parole... di ritornare … di ritornare domani... che siamo a buon punto che la pratica segue il suo come diceva? ah, il suo iter! No proprio niente, neanche una parola. Ma che ne farei ormai delle sue parole! Seminarle nella polvere come ha fatto lei! La polvere sa non ha vita. Ecco che rimane della vita e lei ha reso così anche me, polvere. Me ne vado... Non si disturbi... So dove andare anche per coloro che ora gridano... Non si scomodi se sentirà ... Non c'è che il sangue che agghiaccia la folla... Non si muova, rimanga lì con le serpi fra le briciole della sua piramide... (esce)

Lunardi -Che vuol fare ora?

Geremia - Pagare per tutti.

Lunardi - Dobbiamo rincorrerlo.

Geremia - E' troppo tardi ... E' troppo tardi ... Era già tardi, molto tempo fa. (Si ode uno sparo.)

Lunardi – (Si copre il viso con le mani soffocando un grido disperato) A chi ha sparato!

Geremia - A se stesso e... a lei.

Terzo quadro.

(Come il secondo.  La scena è poco illuminata. Dalle finestre entra il chiarore di un'alba livida. Lunardi è seduto al centro della scena con il capo ripiegato sullo schienale della seggiola.  Geremia, immobile, guarda giù nella piazza).

 

Geremia - La piazza è deserta.  Se ne sono andati tutti.. Hanno portato via anche lui. L'avevano coperto con un lenzuolo... Sul selciato è rimasta una chiazza di sangue.

Lunardi - Perché l'ha fatto?

Geremia - E' inutile chiederselo. Le piramidi gli davano fastidio.

Lunardi - Non sono stato io! Non sono stato io, Geremia.

Geremia - Non è stato nessuno o siamo stati tutti assieme. Che vale chiederselo, ora?

Lunardi - Già, che vale chiederselo Lui non può rispondere... Per lui è finita! E quella chiazza di sangue?

Geremia - La stanno lavando con secchi d'acqua, ora.

Lunardi - Così poco conta il sangue. Doveva sparare a me! Non sentirei questa angoscia dentro come un veleno che brucia.

Geremia - Stanno aprendo il bar. Vado a prenderle qualche cosa...

Lunardi - Che le farà bene, potevi aggiungere.

Geremia - Non l'ho detto.

Lunardi - Perché non volevi contraddirti.

Geremia - Detesto ciò che sa d'ipocrisia.

Lunardi - Lo so. La coerenza è sempre stato il tuo sentiero. Ma, al posto mio, che avresti fatto?

Geremia - Potrei risponderle: forse ciò che fatto lei.

Lunardí - No. Tu sei sempre stato te stesso. Tu non lo avresti fatto. Tu sei contento di ciò che sei...

Geremia - Un povero diavolo

Lunardi - Sbagli!  Il tuo mondo è quello giusto: guardare noi stessi, rimanere noi stessi, sentirsi noi stessi ed è così difficile! Fuori di noi vi è qualche cosa che ci tradisce. Ma che siamo noi, tu od io, Geremia? La nostra identità è quella da cui vogliamo continuamente sfuggire o l'altra, quella che sfuggiamo? E ho tradito pure te!

Geremia – Sono stato io a voler rimanere suo segretario!

Lunardi - Te l'ho imposto!

Geremia - Mi ha fatto piacere sentirmi addosso questa falsa importanza. Ci ho provato gusto. Per poco non mi convincevo che fosse vero!

Lunardi - "Per poco” tu! Io ho creduto che fosse vero, tutto vero: la piramide, le strette di mano della gente, i sorrisi di ringraziamento, gli applausi...

Geremia - Ora scendo e le porto qualcosa da bere.

Lunardi - Loro possono dimenticare. Torneranno ad essere come prima. Loro sono come te.

Geremia – Toccheranno il fondo dell’ingratitudine. Diranno che sapevano come sarebbe andata a finire. Non si vede più nulla, ora, sul lastricato. Sono andati via tutti. Oltre le case il giorno scende dal cielo... Vado ... (Geremia esce)

Lunardi - Non mi pesa la loro rivolta. Io debbo sapere di me! Devo sapere di me …

(Pausa. Resta seduto immobile. Rintocco di campane: sono le sei del mattino. La luce fioca si abbassa mentre le tre scrivanie che, fino a questo momento sono rimaste poco visibili nella penombra, sono illuminate una alla volta da fasci di luce bianca. Rientra Geremia con un bicchierino di liquore e si avvicina a Lunardi).

Geremia - Lo prenda.

Lunardi - (Scuotendosi) Chi? Io, lui quell'altro o quell'altro ancora? Chi?

Geremia - Solo lei... L'avvocato che mi ha dato la sua giacca come primo stipendio, dieci anni fa.

Lunardi - Che idiota!

Geremia - E' stato un pensiero meraviglioso.

Lunardi - Cosa farai?

Geremia - Cosa farà, lei piuttosto?

Lunardi - Andrò non so dove, in un piccolo paese. Mi cercherò un altro Geremia, se lo troverò.

Geremia - Mi rimetterò a copiare il libro dei morti...

Lunardi - Ad una pagina qualunque potrai scriverci anche il mio.

Geremia - Potrei venire con lei.

Lunardi - Hai ancora fiducia?

Geremia - Più di quando lei mi ha preso qui, più di ieri.

Lunardi - Non prenderti gioco di me.

Geremia - Lei ha cominciato a rivivere da questa notte. L'amarezza di questo nuovo giorno le ha fatto ritrovare se stesso..... Non subito ma un po' alla volta si riconoscerà.

Lunardi - Ho bisogno di restare solo. Non puoi venire con me. Ti lascerò le scrivanie, i miei cappelli, le sedie. Potrai prendere tutto quando vorrai.

Geremia - I tre cappelli? Quello dell'onorevole, del presidente e dell'avvocato?

Lunardi - Senza è meglio, vero? Tu non ne hai mai portato. Quelli, poi, mi scotterebbero in testa ... Meglio senza ...

Geremia - Riporto giù il bicchiere. Torno subito. (Geremia prende dalle mani di Lunardi il bicchiere ed esce.)

Lunardi – (Si alza lentamente e lentamente va verso la prima scrivania, vi si ferma davanti un istante scuotendo la testa e scrollandosi nelle spalle, passa alla seconda e ride, infine si ferma davanti alla terza e ride ancor più forte; poi repentinamente si siede, afferra il cornetto del telefono, compone un numero. Trilla il telefono della prima scrivania. Col dito e lo sguardo puntato verso la prima scrivania... ) - Non risponde!  Non risponde! Dovrebbe rispondere! Lo sa che sono io che gli telefono! Pronto, pronto! Buffo, no? Non può più rispondere se lo voglio! Tu non sei più lì. (Ride) Proviamo l'altro.

(Appoggia il cornetto e rifà un altro numero. Trilla il telefono della seconda scrivania). Nemmeno lui risponde... Silenzio… La piramide ha annientato pure lui. Me ne compiaccio. Le aveva le spalle buone, ma non hanno resistito. Il gioco comincia a divertirmi. Bisogna aggiornare la grammatica: io, prima persona, io seconda persona, io terza persona. Fin dove? Il pozzo è profondo.

(Deponendo la cornetta e rivolgendo la parola al telefono che gli sta davanti). No, non provo con te. Sono certo che non mi risponderesti nemmeno tu. Sei svanito in una notte d’incubi portandoti via la tua evanescente inutilità. Perché non ti sei preso il tuo cappello?

(Si alza e si pone davanti alla scrivania La sua voce, da adesso fino alla seguente pagina, proviene registrata, come se il corso dei suoi pensieri venisse amplificato). Quanto eri ridicolo con quel cappello sbagliato in testa! Te lo toglievi afferrandolo con i polpastrelli dell'indice e del pollice, come se fosse uno zuccherino da lasciar cadere in una tazza di tè, presidente dei presidenti del cavolo! Sì, signor presidente, sarebbe opportuno signor presidente, perché non auspichiamo signor presidente: eri gonfio come un'anatra ingrassata di presidenti. Peccato che Geremia non possa registrarti nel libro dei morti! Causa del decesso: è scoppiato! Bravo: hai recitato con arte da grande attore e ti meriti un applauso: il mio, da questo cantuccio di platea vuoto. (mima un ironico applauso)

(Si mette davanti alla scrivania di centro). E tu? No, non puoi ricevermi? Sei troppo occupato naturalmente! Dovrei attendere? Quanto? Un quarto d'ora, un giorno, un’eternità? Questa volta sono io che non ho tempo: ho una fretta maledetta. Aveva fretta anche il contadino, ricordi? Ora non ho tempo, gli rispondevi; vedremo, faremo, stiamo facendo, abbia fiducia, vedrà, torni domani, torni domani… domani… come un organetto sdentato. No, io non ho tempo di tornare domani! Mi sono attardato per strada, con te, ed ora debbo correre... correre... correre! Ti piaceva il cappello rigido, quello a tese larghe, perché ti dava l'aria di un farfallone svolazzante sopra la povera gente! Tu avevi proposto di rizzare un occhieggiante faro sulla piramide! Mi è venuta un'idea questa notte: sulla cima sventolerà un drappo bianco. L’insegna della sconfitta. Me ne vado e se ti telefonano dì che riprovino… capito? che riprovino…!

(Alla terza scrivania si mette a sedere parlando come se avesse davanti qualcuno) Buongiorno, signore! Lei è … Ah, ho capito! Ma prego, si accomodi e mi dica, mi dica tutto!... (Pausa) Una cosa da poco, non ha da temere! Il codice è chiaro, art. 457 comma seconda! Vuole che glielo legga? Non occorre, vero? Lei si è messo nelle mie mani ed ha fatto bene. La giurisprudenza è con noi... (Si alza e torna davanti alla scrivania). Mi verrebbe la voglia di farti gli sberleffi! La tua prima causa... La ricordi? E non era più comodo e più bello? Sì, gli sberleffi mi verrebbe voglia di farti, anche se dei tre sei stato colui che mi assomiglia di più. Pur di non mettere il cappello ti buscavi il raffreddore. Da studente eri cocciuto con i libri e gli amici ti cercavano perché tu li tenevi allegri. Piacevi anche alle ragazze. Ti ricordi quella brunetta dagli occhi tristi, pensosi, pallida che faceva lettere e filosofia... E poi quell'altra … Maria … Annarosa … e… e Luciana! Il tuo sguardo non aveva confini! Poi è calato il primo sipario e si è aperto su questo studiolo. E' entrato Geremia, sono entrati i tromboni, hai deposto le mezze maniche, sui tuoi libri antichi è piovuta la polvere ed hai salutato la vita di tuo figlio con un mazzo di fiori per una signora qualunque! Che idiota… (breve pausa) Chi vuoi essere adesso?

(Breve pausa. Poi Lunardi gesticola come risvegliandosi, sempre rivolgendosi ad un invisibile interlocutore. La voce registrata termina e riprende il dialogo a voce viva) Come dici? Chi voglio essere adesso? Ma… ormai vorrei essere uno che sa vivere ovunque ... che non dà noia a nessuno... a cui nessuno rifiuta un sorriso. Dove andrò? Me l'ha chiesto anche Geremia. Spero in un posto dove la gente non si faccia illudere da modellini e progetti fantastici, dove non ci siano bilance e “io” di ricambio. Dov'è questo paese? Lo vorresti sapere per andarci anche tu, vero? No, tu … tu non ci puoi andare

(Con rabbiosa collera, fingendo di menare colpi di frusta) Tu non ci puoi andare! Via, via ora! Lasciatemi! Fuori di qui! Truffatori, buffoni, farabutti! Via! (Lunardi gemendo si tocca le braccia, il viso, le spalle ed a stento si regge in piedi). Mi hanno … Mi hanno frustato..... mi hanno frustato, come un cane!

(Si trascina verso la sedia al centro della scena e si accascia. Pausa). Non torneranno, non torneranno più! (Pausa) Che voce mi sento! Strana... eppure non mi è nuova. Già... quella di una volta... di prima. Quella che hai avuto per lei... La voce delle cose semplici... la voce di Geremia... la voce del contadino... Oh il contadino! La voce di tua moglie. Di tuo figlio. Mio Dio… Luciana … cos’ho fatto?

(Abbandona il capo sullo schienale della sedia. Pausa. Dal fondo, a destra, la moglie parla avanzando fino a fermarsi accanto alla scrivania di sinistra).

La moglie - Da quanto tempo non mi chiamavi più così! Col mio nome… come allora… sì come allora, con la tua voce serena. Anche a lui hai pensato per la prima volta come un padre... Sì, sta bene... Sa dire mamma ed anche papà. Gli ho insegnato a chiamare papà. E' buffo: chiamava papà il suo orsacchiotto. Gli sei mancato molto. Ma ora potrai giocare con lui e cancellare dai suoi occhi quell'ombra di tristezza. A casa.

(sorride con un velo di malinconia) Quanto tempo che non ci torni, a casa. No, non è cambiato nulla: lo sveglierino fermo sul tavolo della tua stanza, i libri in disordine sulla scrivania... L'uscio che cigola... la toga appesa in un angolo. (Pausa  Toccandosi le guance). Questi solchi? Oh nulla!... Nella solitudine le lacrime scorrono più facilmente. Sì, anche le lacrime come il ricordo di una musica lontana nel tempo... come un luogo qualunque che rivedi dopo tanti anni... anche le lacrime sono identiche a quelle di sempre... e ci fanno sentire noi stessi. (Pausa) Pure tu ora... hai capito e te ne sono grata. (Pausa) Quando vuoi. Ora posso attenderti senza piangere, come allora fuori dall'Università... Mi siedo qui... accanto a tuo figlio e nell'attesa gli racconterò la favola di suo padre e tu verrai... verrai solo... e riprenderemo a vivere.

(Rimane immobile fino alla fine. Da sinistra, entra il contadino che, girando alle spalle di Lunari seduto, si fermerà poi sulla destra).

Lunardi – Ed il contadino, il contadino. Che tragedia ho provocato.

Contadino – Non si preoccupi? ... Non vede? Non ho mani, non ho piedi, non ho occhi! Un momento fa mi ha dedicato un pensiero gentile e sono venuto a ringraziarla. Non se l'aspettava la mia visita, vero? E forse non avrei mai varcato questa soglia... se lei non li avesse frustati. Quegli altri intendo: l’avvocato, il presidente, l’onorevole.... Li ha fatti andar via a gambe levate. Sono un amico per lei ora. Di là si è tutti amici. Tutti uguali. Ho incontrato mia moglie e le è venuto da ridere quando l’ho chiamata per nome: “Che sciocchezze stai dicendo?” Mi ha risposto. "Qui non c'è bisogno del nome”... Non si può sapere tutto, appena arrivati! Era seduta sotto un ciliegio... Un ciliegio od un pesco?... Ma guarda! Non mi ricordo se fosse un ciliegio od un pesco, io che sapevo distinguere un filo d'erba da un altro. Forse anche gli alberi sono tutti eguali là e in fiore. Il passaggio è così rapido! Meno di un batter di palpebre, meno, molto meno. Si figuri che non ho nemmeno udito lo sparo. Solo un brivido freddo quando la pallottola ha fatto il vuoto... Oh, il vuoto in gran parte lo aveva già fatto lei… cioè quelli che ha mandato via prima! No, non sono qui per rimproverarla. Se non do noia vorrei continuare il discorso che non ho potuto fare l’altro giorno, quando eravate tutti così occupati. Ha tempo ora? Non ce ne debbono essere, sa, piramidi al mondo. Non ce ne sono di là. E’ stata la prima cosa di cui mi sono reso conto. Non se ne vede ovunque si faccia girare lo sguardo. Nemmeno un tentativo di piramide. Tutto e tutti alla stessa altezza… tutto eguale… senza salite e discese… tutto pianeggiante. Faccia conto come un mare calmo di luce incolore e tante, tante piccole vele identiche, palpitanti che scivolano via leggere, leggere… senza toccarsi… senza toccarsi mai… incessantemente.

La scena ripiomba nel buio. Si illumina solo la scrivania centrale e Geremia conclude, seduto, scrivendo le ultime righe del manoscritto come lo si è visto nella primissima scena.

Geremia - Questa è la storia. E ancor ieri, quando ho sentito al telefono l’avvocato, ho rivissuto quei momenti. Ho rivisto come egli stesso mi confida di rivedere continuamente, i volti di quegli uomini e quelle donne passare per un’ultima volta in questo studio. (si alza) Quasi come fosse un palcoscenico di teatro dove i personaggi di una commedia escono per salutare il pubblico prima della definitiva chiusura del sipario. 

Luce piena. I personaggi entrano dal fondo verso il centro, un cenno d’inchino col capo poi, nell’ordine:

Geremia si siede alla scrivania di fondo

Le due segretarie si siedono alla propria scrivania

I tre assessori in piedi davanti alla scrivania di sinistra

Il sindaco in piedi davanti alla scrivania di destra

Il contadino in piedi dietro la segretaria di sinistra

La moglie in piedi dietro la segretaria di destra

L’avvocato in piedi al centro

Tutti immobili poi buio

 

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