La stanza dell’hobby

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LA STANZA DELL’HOBBY

Commedia in due tempi

di ALDO NICOLAJ

                                   

PERSONAGGI

NINO

RITA

LA NONNA

L'azione si svolge in una grande città, oggi.

Commedia formattata da

PRIMO TEMPO

La stanza degli hobby, può essere anche una soffitta. Ad un lato una porta che scende al terrazzo. Al centro un grande letto pieno di cuscini colorati, poltrone, scaffali, libri, un hi-fi, amplificatori, magnetofoni, ecc. Dischi, cassette e riviste in disordine, attrezzi sportivi, caschi per motocicletta, racchette. Grandi pannelli sui quali sono attaccati cartelli stradali. Nino e Rita, jeans e t-shirt, si rincorrono ridendo su una musica rock a tutto volume. Rita ha 14 anni, Nino 16. Sono entrambi snelli, riccioluti, al primo momento non si riesce quasi a capire chi sia lui e chi lei.

Rita                               -  (cercando di non farsi prendere) No… per favore… lasciami… Nino, smettila… non voglio… non voglio…

Nino                              -  (che l'ha agguantata) E io sì. (l'abbraccia mentre)

Rita                               -  (si divincola ridendo) Lasciami… bruto… mostro… maniaco… (ma si lascia spingere sul letto dove si sdraia liberandosi della camicetta. Anche Nino si è tolta la maglietta e le è addosso. Lunghissimo bacio)

Nonna                           -  (d.d.) Nino? Nino? (bussa alla porta) Vuoi aprire?

Rita                               -  (divertita e melodrammatica) Cielo! E ora?

Nonna                           -  (c.s.) Nino? Ma cosa stai facendo, Nino?

Nino                              -  (rassegnato, riassestandosi i pantaloni va ad aprire dicendo) Maledizione! (mentre Rita raccatta la sua maglietta e sparisce dietro uno dei pannelli)

Nonna                           -  (sui sessant'anni, curatissima, giovanile entra) Ti chiudi anche dentro, ora? (si tura le orecchie e gli fa cenno di abbassare la musica) Non puoi metterla più piano?

Nino                              -  No. (abbassa la musica)   

Nonna                           -  Perché così forte?

Nino                              -  Per isolarmi dall'esterno e concentrarmi meglio.

Nonna                           -  Non per studiare, però. Non hai freddo così nudo?

Nino                              -  (la guarda come un marziano) Freddo?!? Freddo, dici?

Nonna                           -  Sta nevicando…

Rita                               -  (esce fuori da dietro al pannello un po' risistemata. Con mezzo inchino) Come sta, signora?

Nonna                           -  Ah, ecco, mi pareva. Ora capisco cosa vuoi dire isolarsi e concentrarsi.

Rita                               -  Infatti, stavamo studiando.

Nonna                           -  Insieme? Tu fai la terza media, Nino il liceo…

Nino                              -  L'aiutavo a risolvere un problema difficilissimo. Mi ha fatto sudare sette camicie…

Nonna                           -  Ecco perché non ne avete nemmeno una addosso.

Rita                               -  Io… sì.

Nonna                           -  Alla rovescia.

Rita                               -  (realizza) Giusto, ha ragione. (si toglie la maglietta e senza fretta se la rimette per il verso giusto)

Nonna                           -  (stupita dalla sua disinvoltura) Non porti niente sotto?

Rita                               -  (sfottente) Pensa abbia bisogno di un reggiseno?

Nino                              -  Hai visto che seni, nonna?!? La fine del mondo.

Nonna                           -  Copriti, prendi freddo. Anche tu, Nino. (i ragazzi si vestono)

Nino                              -  Mi fai un bel maglione a treccia blu petrolio? Come questo… (le fa vedere una rivista) Abbondante, però. Me ne hai fatto uno l'inverso scorso che mi arrivava all'ombelico e le maniche toccavano terra. Devi impegnarti di più. Sai lavorare solo per i bebé. Quando mi hanno fatto Mister Baby dell'Eleganza è stato il più bel giorno della tua vita. O no?     

Nonna                           -  Da piccolo eri così grazioso. Un bambolotto. Crescendo si è guastato.

Rita                               -  A me piace.

Nonna                           -  Credi non l'abbia capito? Dimmi Rita, tua madre sa che sei sempre qui? (Rita alza le spalle) Ti ha per lo meno spiegato che i bambini non nascono sotto i cavoli?

Rita                               -  Ho fatto tre corsi di educazione sessuale. Per capire che i bambini non nascono sotto i cavoli ma con un'altra procedura.

Nino                              -  (per cambiare discorso) Non ti aspettavamo.

Nonna                           -  Me ne sono resa conto.

Nino                              -  A cosa dobbiamo quest’onore?

Nonna                           -  C'era tua madre al telefono. Ti ho chiamato, non hai sentito…

Nino                              -  Quando capirai che senza una derivazione telefonica qui sono isolato?

Nonna                           -  Ti ostini a startene qui, mentre hai una stanza giù…

Nino                              -  La mia musica ti dà fastidio e, qui, sono più libero. (facendo il verso alla nonna) «Per favore… ho l'emicrania… Più piano… Dove siamo? Nella giungla?!? Nino, spegni!»

Nonna                           -  Se ascolti la musica con la cuffia non dai fastidio a nessuno.

Nino                              -  La cuffia limita e stordisce. La musica va sentita in piena libertà. Va bene in motorino, per non sentire i rumori del traffico…

Nonna                           -  Non mi domandi di tua madre?

Nino                              -  Se vuoi… Elsa come sta?…

Nonna                           -  Ha avuto un trionfo con l'Aida. Applausi da impazzire.

Nino                              -  A Buenos Aires?

Nonna                           -  A Buenos Aires ha cantato sabato la Traviata. Ora è a Boston.

Nino                              -  Credevo fosse ancora in Uruguay…

Nonna                           -  Buenos Aires è in Argentina. Speravo che le tournée di tua madre servissero per    lo meno a farti imparare la geografia. Tra ventitre giorni capiterà qui, da noi.

Nino                              -  Per fermarsi?

Nonna                           -  Di passaggio, quando andrà dal Cairo a Stoccolma.

Rita                               -  Accidenti, che bella vita. Sempre in movimento. La invidio.

Nonna                           -  Non fa dei viaggi di piacere, ma di lavoro. Ho detto a tua madre di farci sapere con che volo arriva, così andiamo a prenderla all'aeroporto.

Nino                              -  (sfottente) Con la tua Torpedo?!?

Nonna                           -  Se vuoi andarci tu, col motorino…

Nino                              -  Mamma ha il terrore di come guidi tu…

Nonna                           -  Guido benissimo. Ho la patente da quarant'anni…

Nino                              -  (la sfotte anche per divertire Rita che si diverte) Passa col rosso… non rispetta gli stop… sorpassa a destra… si ferma in curva…

Nonna                           -  A proposito, dove li avete presi tutti quei cartelli stradali?

Nino                              -  Li abbiamo portati qui perché tu impari a conoscerli. Questo cos'è?

Nonna                           -  Zona di sorpasso.

Rita                               -  (ridendo) No, divieto di sorpasso… Sa cos'è quello?

Nonna                           -  Certo che lo so. Sosta autorizzata.

Nino                              -  … limitatamente agli autocarri. Saresti bocciata, nonna.

Nonna                           -  Se vi pescano a rubarli, vi mettono dentro…

Nino                              -  È il mio hobby del momento. Vieni qui un paio di ore al giorno, così ti fai una cultura.

Nonna                           -  La mamma ha una grande voglia di vederti. Mi ha fatto tante di quelle domande: cosa fai… chi vedi… se studi… se sei cresciuto… se mangi… se fai dello sport. Quest'estate vuol passare le vacanze con te.

Nino                              -  Lo dice sempre. Poi, le capita una scrittura ed addio!     

Nonna                           -  Una cantante non può sacrificare la carriera per una vacanza.

Nino                              -  Per una vacanza no, per un figlio sì.

Nonna                           -  Finché c'è la voce, bisogna cantare. Purtroppo viene il giorno in cui la voce se ne va ed allora… addio. Venite giù, vi faccio una buona merenda.

Nino                              -  Dobbiamo finire il tema.

Nonna                           -  Non era un problema? Ragazzi, cercate di risparmiare le vostre energie altrimenti vi prenderete un esaurimento. (fa una carezza a Nino, un sorriso a Rita e se ne va)

Rita                               -  (appena è uscita) Per fortuna non ci eravamo tolti i pantaloni.

Nino                              -  Di solito non viene mai. Questa stanza le ricorda quando mio padre veniva a chiudersi qui, dopo aver litigato con mia madre e per non sentire i suoi vocalizzi…

Rita                               -  Non si stanca tua madre di starsene sempre in giro?

Nino                              -  Elsa è un'artista. Canta e vola, vola e canta. Come un'allodola.

Rita                               -  Uomini?

Nino                              -  Niente relazioni fisse, dopo la catastrofe del matrimonio. Lei un'artista, papà un borghese pantofolaio. (le va vedere una foto) Un vero capo tribù… (indica) Questa è la sua attuale moglie… questi due piccoli i miei fratellastri… Questi tre ragazzetti sono figli del primo matrimonio della seconda moglie e questi due del secondo. Questi tre sono invece, figli del marito della seconda moglie di mio padre, si sono affezionati a lei, che se li è tenuti. Io avrei dovuto andare a vivere con questa tribù, ma ho preferito stare con mia nonna…

Rita                               -  (guardando altre foto) Sempre tua madre? Una donna interessante. Canta così bene?

Nino                              -  Dicono che sia una delle migliori cantanti del mondo, ma a me come canta fa schifo. Senti… (infila una cassetta e si sentono i gorgheggi della scena della pazzia della Lucia di Lammermoor. Qualche istante, poi, la toglie) Ti pare musica?

Rita                               -  Per carità! Vuoi mettere una cantante rock?!? Però tua madre, per lo meno è in gamba. La mia invece… È anziana, ha quasi 37 anni, mi dà l'impressione che non abbia ancora risolto il suo problema sessuale…

Nino                              -  (con sussiego) Se non l'ha risolto da giovane, ormai… (cambia) Hai notato che ho il divieto di segnalazioni acustiche? È abbastanza raro. Me lo ha ceduto Ornella per un paio di jeans e due polo che mi ha portato mia madre dagli USA.     

Rita                               -  Non tocca maschio da un secolo…

Nino                              -  Ornella?

Rita                               -  Mia madre. Le ho detto di darsi da fare prima che invecchi troppo; mi ha dato uno schiaffo, cosa che non fa mai, poi giù a piangere come una fontana, elencando tutti i sacrifici che ha fatto per me. Quasi quasi preferirei stare con mio padre, anche se con la sua love-story non capisce più niente. Ma non mi vuole. Pare dica che non sono sua figlia.

Nino                              -  E chi sarebbe allora tuo padre?

Rita                               -  Figurati, mia madre ha sposato mio padre a ventiquattro anni ed era vergine. Allora si faceva l'amore solo dopo il matrimonio per procreare… E lei non ha conosciuto altro uomo che mio padre. Dice che non sono sua figlia, per non avermi tra i piedi.

Nino                              -  I genitori sono fatti così, procreano, poi se ne fregano dei figli…

Rita                               -  Non mi dirai che soffri di carenze affettive, tu… Hai tua nonna…

Nino                              -  Sai quanti anni ha? Sessanta. È proprio decrepita. Del resto è anziana anche mia madre: ne ha trentasei. E mio padre addirittura 48. Viviamo in un mondo di vecchi… I nostri genitori sono dell'età del ferro, non possono capire la nostra generazione.

Rita                               -  Perciò stiamo bene soltanto tra di noi. Abbiamo sempre tante cose da dirci e qualsiasi cosa facciamo è sempre tutto ok. E noi abbiamo anche un posto tutto nostro per restare insieme.

Nino                              -  … la stanza per l'hobby. Mio padre l'ha voluto e l'ha fatta rivestire di materiale isolante per non essere disturbato dai gorgheggi di mia madre. Quando lui se ne è andato, la stanza è toccata a me per diritto.

Rita                               -  E noi ci stiamo felici e contenti. Non facciamo come i vecchi che litigano sempre: andiamo d'accordo.

Nino                              -  Perché il nostro è un amore a prova di bomba.

Rita                               -  Perché tra di noi la gelosia non esiste. Tant'è vero che quando tu hai voglia di far l'amore con Ornella, ci vai tranquillo, basta che me lo dica.

Nino                              -  Non esageriamo, è successo solo una volta, quando tu eri in vacanza.

Rita                               -  E io non mi sono arrabbiata. Basta che sia a me che vuoi bene.     

Nino                              -  Anche tu devi sentirti libera. E se ti va di fare qualche esperienza… No, dico sul serio… se non lo fai mi sento a disagio…

Rita                               -  Non posso andare a letto con un altro ragazzo solo perché tu ti senti a disagio. Se mi andasse, lo farei. Ma, per ora, ho solo voglia di fare l'amore con te. Ma, ora, ho paura che torni tua nonna…

Nino                              -  Stai tranquilla, non sale mai da me. Lo ha fatto oggi perché ha telefonato la diva. E, per essere sicuri, chiudiamo a chiave. (esegue. Poi raggiunge Rita che si è allungata sul letto) Ecco il lupo che ti mangerà in un solo boccone… (il giuoco deve essere ingenuo ed innocente)

Rita                               -  Ho bisogno di carezze… Abbracciami più forte… Ed, ora, chiudi gli occhi devo confidarti un segreto… Non guardarmi… Qualche volta ho paura… tanta paura…

Nino                              -  Paura? Di che cosa?

Rita                               -  Non so di che cosa. Se lo sapessi avrei meno paura. Ho paura della vita.

Nino                              -  Della vita in genere? A te la vita fa paura?

Rita                               -  A te no?

Nino                              -  Non lo so… Non ci ho mai pensato…

Rita                               -  Prova a concentrarti… in questo mondo capitano cose terribili… spaventose… come succedono agli altri potrebbero succedere a noi…

Nino                              -  Cose di che genere? Fai un esempio…

Rita                               -  L'aids, per esempio.

Nino                              -  Con me non devi neanche pensarci. Di cos'altro hai paura?

Rita                               -  … della violenza… della guerra… di un bombardamento nucleare che distrugge tutto, proprio tutto…

Nino                              -  Distruggendo   tutto,   distruggerebbe   anche   noi,   perciò   non   avremmo   più problemi…

Rita                               -  A te non fa paura la morte? Se mentre andiamo allacciati stretti stretti sul motorino…

Nino                              -  Sul mio?     

Rita                               -  Sul mio o sul tuo, non importa… finissimo sotto le ruote di un TIR o di un altro grosso camion cingolato, non sarebbe terribile?

Nino                              -  Ma perché ti vengono di queste idee?

Rita                               -  Non lo so, mi vengono.

Nino                              -  Manda via questi brutti pensieri. Pensa, invece, quando avrai una casa tua, tanti bambini… o anche uno solo carino carino…

Rita                               -  Un bambino potrei già averlo…

Nino                              -  Un po' presto, no?

Rita                               -  Potrebbe succedere, però.

Nino                              -  No, stai tranquilla, non succede. Anche se ci vogliamo un bene matto, un bene da perdere la testa, io ci sto attento. (si abbracciano)

Rita                               -  Come sarebbe bello se, la sera, quando vado a dormire, nel letto ci fossi tu, al posto dell'orsacchiotto…

Nino                              -  Dormi ancora con l'orsacchiotto come se fossi piccola, piccola? (Rita fa cenno di sì e si abbracciano) Buio. Nino e Rita, qualche settimana dopo. Sono seri, vestiti di tutto punto. Dalla stanza sono sparite le segnalazioni stradali.

Nino                              -  Per che ora ci aspetta?

Rita                               -  Alle cinque.

Nino                              -  Meglio andare, allora.

Rita                               -  Sono appena le quattro, c'impieghiamo dieci minuti ad arrivare.

Nino                              -  Prendi. (le dà del denaro) Devo collaborare anch'io.

Rita                               -  Chi te li ha dati questi soldi? Tua nonna?

Nino                              -  Porto fuori il cane della signora del primo piano. Due volte al giorno. Non è che mi    dia molto, ma si tratta di un cane piccolo… piccolo… Un sacco di signore mi fermano e mi dicono «Che carino!».

Rita                               -  A te o al cane? Perché sei carino anche tu. Le signore lo diranno al cane per dirlo a te. Stacci attento, perché sai cosa è successo a Giorgio? Una signora l'ha preso in autostop, si è fermata in mezzo al parco e gli è saltata addosso. Giorgio era vergine… Pensa lo choc!

Nino                              -  Faccio sempre l'autostop, non è mai capitato.

Rita                               -  Uomo avvisato, mezzo salvato. Che accarezzino il cane, non te.

Nino                              -  Non ho mica quattordici anni come Giorgio.

Rita                               -  Ne hai quindici.

Nino                              -  Quasi sedici. Sono un maschio navigato.

Rita                               -  Se una signora ti dice che sei carino, aizzale contro il cane.

Nino                              -  Mi metterò la targa come alle auto: Rita uno.

Rita                               -  Io posso mettermi la targa Nino uno, perché ero vergine, come Eva prima del serpente.

Nino                              -  Vorrai dire prima di Adamo…

Rita                               -  C'è stato anche il serpente, altrimenti l'umanità dove lo avrebbe preso, tutto quel veleno?…

Nino                              -  Anche tu? In collera con me?

Rita                               -  No, te le giuro.

Nino                              -  Mi vuoi bene? Nonostante tutto?

Rita                               -  Ti amo… ti amo… ti amo…

Nino                              -  Paura? (Rita scuote la testa) Neanche quella paura che hai ogni tanto… paura della vita? (Rita scuote la testa) Su, andiamo.

Rita                               -  Non fare come mia madre che arriva sempre un'ora prima… C'è tempo.

Nino                              -  Andiamo col tuo motorino? No, meglio col mio…     

Rita                               -  Mi sembri preoccupato…

Nino                              -  Ho un po' di batticuore…

Rita                               -  Non c'è motivo. Tutto si risolve. Non ne hai parlato in giro?!?

Nino                              -  No, figurati!

Rita                               -  Mia madre stamattina mi guardava in un modo…

Nino                              -  Figurati, sarà stata una tua impressione. Metto un po' di musica? (Rita fa cenno di no) Tra poco tireremo un sospiro di sollievo, vedrai. E stasera andremo a festeggiare al cinema. Su andiamo…

Rita                               -  Aspetta, non è divertente stare seduti in una sala d'attesa…

Nino                              -  Tanto ci sono io a tenerti compagnia.

Rita                               -  Nossignore, tu aspetti giù al bar.

Nino                              -  Perché?

Rita                               -  Perché sì.

Nino                              -  Non essere nervosa. Vedrai che non è niente. Potrebbe essere il fegato.

Rita                               -  E le nausee? E il ritardo? E i giramenti di testa? (tira fuori un seno) Guarda come si sono induriti i capezzoli… e poi… sono alonati…

Nino                              -  Non vedo la differenza. I tuoi seni… (fa per toccarli)

Rita                               -  (lo respinge) Non è il momento, Nino. Sai cosa vuol dire se in questo pancino c'è un bambinotto?

Nino                              -  Non riesco a capire come potrebbe essere successo…

Rita                               -  Non crearti complessi, quando ci si vuole bene come noi, è normale possa capitare… Rifiutiamo tutto quello che è antiecologico… i contraccettivi… le pillole… gli spermicidi… Certo che se sono incinta, diventerai un uomo.

Nino                              -  E non è meglio?

Rita                               -  Io ti preferisco ragazzino. Ma cos'hai? Tremi come una foglia… Sei diventato pallido pallido…       

Nino                              -  Non preoccuparti… non è niente…

Rita                               -  Stai quasi per svenire… Cosa ti prende?

Nino                              -  E al medico se ti scopre incinta, dici che sono stato io?

Rita                               -  Non posso mica dirgli che è stato lo Spirito Santo…

Nino                              -  Però non è giusto… Solo perché ci siamo voluti bene e siamo restati un poco di più abbracciati…

Rita                               -  Per i fiori è anche peggio. Basta una farfalla che posi un po' di polline nella sua corolla… Se fosse così anche per le donne, dovremmo andare in giro sempre con una bombola di D.D.T. Andiamo, metti giaccone e sciarpa, fuori fa freddo…

Nino                              -  Io non ho freddo. Anzi, sono sudato.

Rita                               -  Su, coraggio… Possibile che dobbiamo sempre essere noi a far coraggio al sesso forte?

Nino                              -  Non ho bisogno che mi si faccia coraggio. (tira fuori del cioccolato) Vuoi? Prendine, è energetico, fa bene alle gestanti… (Rita alza le spalle) Speriamo che non sia troppo lunga la visita, perché ho un sacco di compiti per domani… una ricerca sull'illuminismo… un tema di storia… cinque esercizi d'algebra…

Rita                               -  Ho una paura matta che domani mi interroghi quella di scienze Non so niente… Allora io prendo il mio motorino e tu il tuo…

Nino                              -  No, andiamo col mio. Così fino a quando arriveremo dal dottore, resteremo abbracciati. (escono insieme) Buio. Nino sta aspettando Rita. Va avanti e indietro, controlla l'ora, mangia cioccolato, sfoglia una rivista, guarda dalla finestra, poi finalmente sente dei passi per le scale e va ad aprire.

Rita                               -  (entrando)  Scusa,  mi  si  è  bucata  una  gomma,  sono  dovuta  venire  a  piedi spingendo il motorino. Il tuo gommista me lo ridarà tra un'ora.

Nino                              -  (dopo averla abbracciata) Questi motorini tutti i giorni ne hanno una. Ormai costano quasi come delle Rolls Royce… Al mio ieri si è rotta la frizione… tre giorni fa si è ingrippato… lunedì ho dovuto rifare i freni…      

Rita                               -  (tira fuori dalla tasca un panino e comincia a mangiare) Ho sempre fame… Mia madre dice che, forse, ho il verme solitario… Altro che verme… Io che, come Mafalda, ho sempre odiato le minestre, ora me ne mangio dei piatti così… Non sei andato a salutare tua madre?

Nino                              -  Non  importa,  fa  Stoccolma,  poi si  ferma  a  casa  per  una  settimana. Mi  ha telefonato, era in gran forma. Dev'essere di nuovo innamorata.

Rita                               -  Allora… cosa hai deciso?

Nino                              -  Niente. Quello che decidi tu per me è ok.

Rita                               -  Abortire, allora?

Nino                              -  Se a te pare una soluzione…

Rita                               -  Saresti più tranquillo, no?

Nino                              -  Fai come ti senti, non ho nessuna intenzione di forzare la tua decisione.

Rita                               -  Dobbiamo decidere insieme. La responsabilità è anche tua. Fino a ieri non volevi sentire parlare d'aborto, ora, invece…

Nino                              -  Se tu sei d'accordo. Io la mia responsabilità, me l'assumo, ma vorrei fare quello che pensi tu.

Rita                               -  L'idea di avere un bambino non ti entusiasma…

Nino                              -  Mettere al mondo un bambino non è mica come cambiare un motorino…

Rita                               -  Nemmeno abortire è come mangiarsi un gelato alla panna…

Nino                              -  Maria Chiara lo ha fatto e tutto è andato ok.

Rita                               -  Maria Chiara non fa testo. (pausa) Qui, all'angolo ho visto un negozio per neonati… c'erano tutine… completini… Le scarpine, poi… dio che tenerezza le scarpine… C'erano anche dei guantini… un orso di péluche…

Nino                              -  Rita… vorresti farlo nascere?

Rita                               -  No, ma pensavo che sarebbe qualcosa di nostro… qualcosa che abbiamo fatto insieme… che ci appartiene, ecco.

Nino                              -  Non pensi che ci complicherebbe maledettamente la vita?     

Rita                               -  Forse, ma in questi giorni hai trovato tante di quelle ragioni per opporti all'aborto che io… ci ho ripensato, ecco.

Nino                              -  Tu mi hai convinto che era la soluzione migliore. In fondo, si tratta solo di un grumo di sangue…

Rita                               -  Un grumo di sangue con qualcosa dentro… un germoglio di vita…

Nino                              -  L'intervento è una sciocchezza, non si sente niente, dicono.

Rita                               -  E lo choc? Dove lo metti lo choc? (lunga pausa) Per lo meno potessi parlarne con mia madre… Se le accennassi qualcosa, morirebbe d'infarto. Lei pensa che sia vergine, come lo era lei alla mia età. Il Medio Evo.

Nino                              -  Però far nascere un bambino… tu quattordici… io quindici anni…

Rita                               -  Quando nascerebbe tu ne avresti sedici e io quindici.

Nino                              -  Volevo dire che non siamo maggiorenni, ecco.

Rita                               -  Essere maggiorenni serve solo per il voto… Insomma, non ci sono altre soluzioni: o abortire o farlo nascere…

Nino                              -  Adesso che mi avevi convinto ed accettavo l'idea dell'aborto…

Rita                               -  Insomma, tu non lo vuoi il bambino? Non ti piacerebbe diventare padre?

Nino                              -  Non lo so. È un'esperienza che non ho mai fatto…

Rita                               -  Nemmeno io. Non ti pare sarebbe bello avere un bambino… nato dal nostro amore?

Nino                              -  Certo, sarebbe bello, ma…

Rita                               -  Allora ascoltami bene, che tu sia d'accordo o no, il bambino, lo metto al mondo. (Nino si lascia cadere sul letto) Se non sei d'accordo, non ti coinvolgo, forse non sei ancora abbastanza maturo per la paternità. Io lo metto al mondo perché è qualcosa di nostro. Cos'abbiamo di nostro, in fondo?

Nino                              -  Il motorino.

Rita                               -  È nostro perché ce lo hanno comprato gli altri. Il bambino sarà nostro invece, perché fatto da noi.

Nino                              -  Mi sento girare la testa…              

Rita                               -  La testa dovrebbe girare a me, non a te. Sdraiati e non drammatizzare. Posso cavarmela da sola, dire che non so chi sia il padre…

Nino                              -  No, questo mai!

Rita                               -  Allora   quando   dicevi   di   non   voler   l'aborto,   era   solo   per   scaricare   la   tua coscienza?!?

Nino                              -  Ero convinto, ma non riuscivo ancora a realizzare… Realizzo solo ora. E mi sento sconvolto… sconvolto…

Rita                               -  E io felice… Felice come non mai. Eravamo in due e diventeremo tre. Non è meraviglioso?

Nino                              -  Un parto può essere pericoloso… ci sono dei rischi…

Rita                               -  Si può morire in tanti modi, anche attraversando la strada, Nino. E, poi, si muore quando è destino. Basta fare le cose per bene. Ed io ho già un mio piano. Senti. All'esame di licenza media consegno in bianco il mio compito e faccio scena muta all'orale. Così…

Nonna                           -  (sta salendo le scale) Nino? Ci sei, Nino? (entra e si guarda attorno stupita) Niente musica? Non vi isolate dal mondo, oggi? Perché così seri? Cosa vi succede?

Nino                              -  Parlavamo della vita. Ogni tanto un po' di serietà ci vuole.

Nonna                           -  (siede, con tenerezza) Età meravigliosa, la vostra, avete sempre qualcosa da dirvi, sapete parlare di tutto tra di voi… A una certa età, invece, non si è più capaci… non si comunica più… E nessuno ha più voglia di starti a sentire… La vostra età è quella del dialogo. Quando si è vecchi è l'età del monologo… E sarà sempre peggio… (cambia di tono) La mamma avrebbe tanto voluto vederti, è rimasta delusa… Ad ogni modo, dopo Oslo, Stoccolma e Copenaghen viene qui da noi per una settimana, prima di andare a Varsavia…

Nino                              -  Sta bene l'allodola? (la nonna non capisce) La mamma, voglio dire. Vola e canta.

Nonna                           -  Ma, ora, dovrà fermarsi per fare il nido. Posso parlare davanti a Rita? (Nino fa cenno di sì) È felice, ha disdetto tutti gli impegni per l'estate; rimarrà da giugno a settembre con noi.

Nino                              -  Deve far riposare la voce?

Nonna                           -  Nessun problema di voce. Non ha mai cantato così bene e non ha mai avuto tanto successo. E sai perché? Perché nella sua vita c'è qualcosa di nuovo e avrebbe voluto essere lei a dirtelo. Aspetta un bambino.     

Rita                               -  Anche lei?

Nonna                           -  Come sarebbe a dire anche lei?

Rita                               -  Perché tutti aspettano un bambino… la mia professoressa di matematica… la mamma di Annamaria…

Nino                              -  La moglie del bidello… la moglie del pasticciere… insomma tante donne.

Nonna                           -  Ed anche tua madre. (un tempo) Ti dispiace?

Nino                              -  Figurati. E chi è stato a metterla incinta, tra un aereo e l'altro?!?

Nonna                           -  Elsa si è legata ad un famoso basso inglese che sta aspettando il divorzio per sposarla. Ho impressione che abbia trovato l'uomo della sua vita. Sono artisti entrambi, fanno la stessa vita. Hanno cantato per la prima volta insieme a Bruxelles, canteranno di nuovo insieme a Mosca il Trovatore…

Nino                              -  E quando nascerà il bambino?

Nonna                           -  … lo lasceranno a me.

Nino                              -  La carriera è più importante.

Nonna                           -  Nino, sei contento o no?

Nino                              -  Sono affari che riguardano loro, non me. Soprattutto l'allodola.

Rita                               -  Di quanti mesi è?

Nonna                           -  Al secondo mese.

Rita                               -  Nascerà a fine luglio.

Nonna                           -  Sei svelta a fare i calcoli. Mi spiace che Nino abbia accolto con tanta freddezza questa notizia…

Rita                               -  I maschi, di solito, non sono molto sensibili all'annuncio di una maternità. Quando sentirai tua madre, dimostra più entusiasmo, Nino. La maternità è importante per una donna. Con la maternità si realizza.

Nino                              -  Non mi pare che quando sono nato io, si sia sentita realizzata.

Nonna                           -  Era troppo giovane.           

Rita                               -  Secondo lei qual'è l'età giusta per avere un bambino?

Nonna                           -  Dipende da donna a donna…

Rita                               -  … alla mia età?

Nonna                           -  Alla tua età succede in Africa…

Rita                               -  (con odio) Tra i selvaggi, vuol dire?

Nino                              -  Il padre sarebbe quel tipetto nervoso che ci ha presentato due o tre mesi fa?

Nonna                           -  Quello era un direttore d'orchestra, questo è un basso.

Rita                               -  Chissà tra tutti e due che belle ninna nanne canteranno al baby. Continuerà a cantare anche col pancione?

Nonna                           -  Si fascerà… porterà un busto… dei costumi ampi…

Nino                              -  Non potrà portare i pantaloni…

Nonna                           -  Mamma non li ha mai portati. E, poi, i pantaloni segnano, mettono in evidenza…

Rita                               -  (a sé)… addio jeans…

Nonna                           -  Quest'estate pensa di passare l'estate con noi, in un posto di mezza montagna…

Nino                              -  Bel divertimento…

Nonna                           -  Una località ben attrezzata turisticamente, dove tu possa fare dello sport e divertirti… Potrai invitare Rita…

Rita                               -  Grazie,  ma  passo  le  vacanze  in Inghilterra,  tornerò  dopo  Ferragosto…  Devo studiare l'inglese che non so…

Nino                              -  Vai in Inghilterra?

Nonna                           -  Nino sentirà la tua mancanza. (si avvia, poi tira fuori un foglietto) Per favore, domani vammi a pagare questa multa. Sono passata col rosso. Cosa vuoi, sono le sole trasgressioni che posso fare alla mia età.

Nino                              -  Nonna, io accetto il bambino, ma tu fammi mettere una derivazione telefonica in questa stanza.     

Nonna                           -  Già fatto domanda. (uscendo) Se volete mangiare qualcosa, vi preparo la merenda. (esce. Lunga pausa. Nino cammina pensieroso avanti ed indietro)

Rita                               -  Vieni qui. (lo fa sedere accanto) A cosa pensi?

Nino                              -  Se mia madre mette al mondo un figlio e poi se ne va di nuovo per il mondo, perché non dovremmo metterne al mondo uno anche noi, che del bambino ci occuperemmo?… Dimostreremo noi giovanissimi, quelli dell'ultima generazione, come si deve essere genitori. Anzi, sai che ti dico, diremo ai nostri amici di fare come noi… a Marino e Fiorella… a Giulio e Marcella… a Vittorio e Samantha e così…

Rita                               -  Per il momento meglio che non diciamo niente a nessuno. Allora è deciso. Lo faremo nascere.

Nino                              -  (parlando al ventre di Rita) Hai sentito, piccolino? I tuoi genitori ti fanno venire al mondo e si prenderanno cura di te. Se, poi, il mondo non ti piacerà, non dovrai prendertela  con  noi.  Siamo  giovani,  non  abbiamo  ancora  fatto  in  tempo  a cambiario.

Rita                               -  Non soffrirà di carenze affettive, gli daremo tutto il nostro affetto e ce lo terremo noi, senza far sapere niente a nessuno.

Nino                              -  Neanche a mia nonna?

Rita                               -  Non dovrà sapere nessuno di lui. Quando avrò il pancione, farò come tua madre, mi fascerò, porterò dei vestiti ampi, non si vedrà niente. E quando sarò sui sette mesi, via… In Inghilterra.

Nino                              -  Mi spieghi cos'è questa storia dell'Inghilterra?

Rita                               -  Semplice. Mi faccio bocciare in inglese, così mia madre si persuaderà a mandarmi a Londra ad imparare l'inglese. Il bambino nascerà a Londra e nessuno ne saprà niente.

Nino                              -  … Dovrò venire a Londra anch'io?

Rita                               -  No, tu dovrai stare qui e provvederai ai bisogni della famiglia.

Nino                              -  Cioè?

Rita                               -  Dovrai lavorare e guadagnare. Niente vacanze.

Nino                              -  Cosa dovrò fare? Portare a far pipì a tutti i cani del quartiere?

Rita                               -  Andrai a raccogliere frutta… a vendere fiori ai semafori… a sorvegliare i bambini    in una colonia… darai lezioni di surf… farai il marinaio…

Nino                              -  Ma quando tornerai da Londra dovremo pur dirlo del bambino. Non possiamo certo nasconderlo…

Rita                               -  Lo  nasconderemo  qui.  Anche  se  piangerà  la  stanza  è  rivestita  di  materiale isolante e nessuno sentirà… Ce ne occuperemo noi, io e te.

Nino                              -  Brava! Hai pensato a tutto. Anche al nome?

Rita                               -  Lo  chiameremo  Pussi,  come  il  mio  orsacchiotto.  Non  ti  piace?  Oh,  Nino,  è bellissimo… facile da pronunciare… Pussi… Pussi… Pussi…

Nino                              -  Ma per quanto tempo pensi di tenerlo nascosto qui?

Rita                               -  Nel duecento, una principessa bellissima fece nascere il bambino, avuto da un paggio nelle soffitte di un castello. Lo presentò a suo padre solo il giorno in cui compì vent'anni…

Nino                              -  Un castello è una cosa… una stanza per l'hobby un'altra. E, poi, non siamo nel Medio Evo. Non vorrai che lo teniamo qui per vent'anni…

Rita                               -  Quando nostro figlio avrà vent'anni, noi saremo vecchi… Ascoltami, Nino. Stanotte non ho chiuso occhio ed ho pensato a tutto, ma proprio tutto. Io tornerò da Londra col bambino di pochi giorni… tu mi verrai a prendere all'aeroporto… e sai cosa faremo?

Nino                              -  No.

Rita                               -  Abbracciami forte e te lo dico.

FINE DEL PRIMO TEMPO

SECONDO TEMPO

Pomeriggio di fine agosto. Nino è sdraiato sul letto in maglietta e con le gambe nude. La nonna, seduta vicino, gli fa degli impacchi alla caviglia e al polpaccio. I pannelli sono messi in modo da dividere la stanza in due parti. In quella che è nascosta, per ora, al pubblico ci sarà la camera del bambino, con culla, bagnetto, bilancia e tutto ciò che occorre ad un neonato. Sui pannelli ci sono, ora, poster con animali e sereni paesaggi.

Nonna                           -  È inutile che continui ad agitarti, devi stare buono, e lasciarti fare gli impacchi… Guarda come si è gonfiata la gamba… Per fortuna non ci sono fratture, il medico    ha esaminato le lastre, ma, ora devi stare a riposo…

Nino                              -  (nervoso, agitatissimo) Nonna, ascoltami… devo uscire… devo assolutamente uscire. (la nonna si alza e sta per andare dall'altra parte della stanza. Urlando) Cosa fai? Resta qui…

Nonna                           -  (stupita) E perché? Volevo prenderti altri cuscini…

Nino                              -  Non puoi andare oltre i pannelli… È pericoloso, può saltare tutto in aria… Torna qui!

Nonna                           -  (ritorna vicino alletto) Salta in aria che cosa?

Nino                              -  La stanza… il palazzo… in quartiere. Sto facendo degli esperimenti.

Nonna                           -  Esperimenti qui?!? Ma cosa ti viene in mente? Sei impazzito?!?

Nino                              -  Se io controllo, non c'è pericolo. Ma per i non addetti ai lavori, sì! (alla nonna che si è di nuovo diretta verso i pannelli) Vuoi morire? (la nonna si ferma) Nessuno deve entrare in questa stanza, te l'ho già detto. Nemmeno la donna delle pulizie. E, ora, aiutami ad alzarmi. Non posso stare a letto, devo uscire… Mi accompagni giù, mi metti su di un taxi e vado all'aeroporto…

Nonna                           -  Non sei in grado di camminare… Non riesci a fare un passo… Stai qui tranquillo… Che bisogno hai di andare all'aeroporto? Se Rita vede che non sei ad aspettarla, telefonerà…

Nino                              -  È sicura che ci sarò. Ci conta. Se non mi vede avrà uno choc. Devo andare, devo andare assolutamente…

Nonna                           -  Fermo, non agitarti. Lascia che ti faccia gli impacchi. Capisco che non vedi Rita da due mesi, ma mezz'ora prima o mezz'ora dopo è la stessa cosa… (gli fa gli impacchi)

Nino                              -  Maledetto il diavolo! Per la miseria. Proprio oggi doveva capitare. Avrebbe potuto succedere un altro giorno. No, oggi, invece. Sono proprio iellato. Guarda… guarda in che stato… una caviglia e un ginocchio da elefante… Ma come ho fatto a cadere così stupidamente?

Nonna                           -  Ti sei stancato troppo quest'estate. Saresti stato così bene in collina, con me e con tua madre… era un posticino delizioso, in mezzo al verde…

Nino                              -  Come faccio… come faccio… come faccio… Sono un disgraziato, darei la testa al muro…

Nonna                           -  (come se nulla fosse) La mamma sarebbe stata felice di averti con noi.     

Nino                              -  Quando io volevo passare le vacanze con lei, si è sempre rifiutata. Preferiva cantare… andare a vendere la sua ugola persino nei paesi del terzo mondo…

Nonna                           -  Una cantante non può uscire dal giro.

Nino                              -  È entrata nel giro delle grandi voci, ma è uscita dal mio. E lo stesso toccherà a quel piccolo disgraziato che ha messo al mondo. Ma come le è venuto in mente di chiamarlo Massimiliano? Un nome così lungo per un bambino così piccolo…

Nonna                           -  Prima di tutto è un nome bellissimo, poi, il padre del basso, che era austriaco, si chiamava così…

Nino                              -  Il nome sarà bello, ma il bambino è orrendo, un mostriciattolo.

Nonna                           -  L'hai visto appena nato, quando era ancora rosso e congestionato. Se lo vedi, ora, ti accorgerai quanto è carino. A parte il colore degli occhi, ti somiglia come una goccia d'acqua. Sembra te da piccolo.

Nino                              -  Me ne frega niente di Massimiliano. Io voglio uscire… non posso stare qui disteso… Bisognerebbe avvertire l'aeroporto, lasciare un messaggio per Rita farle sapere che non posso essere all'aeroporto…

Nonna                           -  Posso andare io a prendere Rita, se vuoi. Così le dico cos'è successo.

Nino                              -  No! Non ci vado io e non ci vai nemmeno tu. Restiamo a casa tutti e due. Ma io qui, capito? E tu giù. Maledizione, proprio oggi doveva capitare… proprio oggi… iella, iella, iella, iella dannata. Oggi.

Nonna                           -  Sarebbe meglio ti fosse capitato quando facevi lo schiavo su quella barca. Un'idea brillante quella di passare l'estate a fare il mozzo.

Nino                              -  Non il mozzo, lo skipper. Non criticare le mie scelte. Ho fatto bagni splendidi e visto posti favolosi… E, poi, mi hanno pagato bene.

Nonna                           -  Cosa ne hai fatto di quei soldi?

Nino                              -  Li ho spesi.

Nonna                           -  Non ti sei comprato nemmeno una maglietta nuova…

Nino                              -  Non mi servivano le magliette, stavo sempre a torso nudo. Ma cos'è questo? Un interrogatorio di terzo grado… Ora provo ad alzarmi…

Nonna                           -  Non ci pensare. E non essere così nervoso. Vedrai, domani starai meglio.     

Nino                              -  È oggi che volevo star bene. Le quattro e trentacinque. Passami il telefono… anche l'elenco, altrimenti come faccio a sapere il numero?

Nonna                           -  (gli passa elenco e telefono) Non agitarti così, Rita non vedendoti telefonerà e le spiegherai… Avrei potuto andare io a prenderla…

Nino                              -  (al telefono) Pronto, mi passa le informazioni??? Vorrei sapere se è arrivato il volo da Londra A 562 da Londra… Sta atterrando in questo momento? Grazie. (posa il microfono e dà dei pugni nel muro) Sta atterrando… sta atterrando… quando uscendo non mi vedrà… Madonna Santa… (alla nonna che porta via la bacinella. Urlando) Dove vai? Non di là. In bagno.

Nonna                           -  (eseguendo) Posso telefonare a tua madre, forse tra una poppata e l'altra può venirti a trovare… Certo avresti preferito fossero venuti a vivere qui, ma devi anche capirli. È la prima volta che possono vivere assieme in una casa. Questa, per loro, è come una luna di miele. Forse Peter per Natale ha il divorzio e si sposano subito subito…

Nino                              -  Tanto, ormai ci si sposa solo per poter divorziare.

Nonna                           -  Insieme fanno tenerezza, non trovi?

Nino                              -  Cantano, non fanno che cantare. Duetti orribili.

Nonna                           -  Peter ha una voce splendida. Canta come un angelo.

Nino                              -  Eh, già, solo un angelo poteva acchiappare un'allodola in volo. Stai qui ancora dieci minuti, poi te ne vai. Non voglio che Rita arrivando ti trovi. Esci, vai a trovare Massimiliano… Fagli fare il bagnetto. Quando ho tentato di farglielo io, strillava come un'aquila, quel piccolo mostro.

Nonna                           -  Non ci sai proprio fare coi bambini. Lo hai fatto per gentilezza ma non occorre. Tanto quando verrà qui, ci sarà una bambinaia che si occuperà di lui…

Nino                              -  A quest'ora starà passando il controllo del passaporto… poi va a ritirare i bagagli ecco, sta passando in questo momento Ia sua valigia… la prende… passa alla dogana… non ha niente da dichiarare… guarda verso l'uscita, è sicura di vedermi lì che l'aspetto… non mi vede, ha uno choc tale che sviene… giuro che potrebbe svenire… (intanto la nonna vede appesa ad un pannello una borsa di plastica e va a prenderla per far ordine) Lascia stare! (ma troppo tardi)

Nonna                           -  (tira fuori dalla busta oggetti) Borotalco per bebé… colonia per bebé… olio per bebé… Per Massimiliano? Che pensiero carino, Nino. Visto che non puoi andare tu, li porto io a tua madre… E pensare che Elsa era preoccupata perché pensava che non accettassi il fratellino…

Nino                              -  Nonna, lascia tutto dov'è. Non ti azzardare a toccare niente. Oh, Madonna,    Madonna santa, perché non telefona? Non mi ha visto, deve telefonare… deve per forza telefonare…

Nonna                           -  Andrà a casa sua e di là ti chiamerà…

Nino                              -  No, deve venire qui, a casa sua non c'è nessuno. Sua madre è a un congresso. Vai, nonna, vai dalla mamma, lasciami in pace…

Nonna                           -  È piaciuta l'Inghilterra a Rita? Si è divertita?

Nino                              -  Come vuoi che si sia divertita nelle sue condizioni?!?

Nonna                           -  In che condizioni?

Nino                              -  Non aveva soldi. La vita in Inghilterra è carissima. Ha dovuto anche starci una settimana più del previsto.

Nonna                           -  Perché?

Nino                              -  Ha avuto un ritardo…

Nonna                           -  Un ritardo? Che ritardo?

Nino                              -  Dell'esame che doveva dare.

Nonna                           -  È andato bene, almeno?

Nino                              -  Bene, tutto benissimo. Se l'è sbrigata in cinque ore…

Nonna                           -  Cinque ore?!? Dura così tanto un esame?

Nino                              -  C'è gente che impiega anche di più. Pensa che ha avuto i dolori…

Nonna                           -  I   dolori? Che dolori?

Nino                              -  A scuola le interrogazioni si chiamano dolori. E Rita è stata bravissima, tanto che il dottore si è persino congratulato con lei…

Nonna                           -  II dottore?!?

Nino                              -  I docenti in Inghilterra si chiamano dottori… E poi (suona il telefono) Questa è lei! (al microfono) Rita, sei tu Rita come sono contento di sentirti, Rita… No, tutto bene, solo che sono a letto, caduto dal motorino… No, niente di grave… Ci sei rimasta male? Lo so, ma come ti avvertivo, non potevo mandarti mia nonna… No, non posso parlare. C'è gente. Come chi? Mia nonna. Su, salta al galoppo, frusta i          cavalli, io faccio piazza pulita di tutto… io e te… Baciami Pussi. Ciao. (posa il telefono)

Nonna                           -  Chi è Pussi?

Nino                              -  (tutto di seguito) L'orsacchiotto. Se lo porta sempre dietro. Sì, alla sua età, perché no? È un portafortuna. Ed ora, grazie di tutto e sparisci. Non venirmi più tra i piedi, scusa. Nemmeno la donna. Da quando ho fatto il marinaio, non ho più bisogno di nessuno. E, poi, c'è Rita. Vai… vai dalla mamma… salutami lei… il basso e Massimiliano… Guai se torni su. Ricordi che mio padre quando si chiudeva qui, nessuno aveva il diritto di venirlo a disturbare? E io faccio come lui. Se ho bisogno di qualcosa me la prendo… Ecco… guarda come faccio… (scende dal letto e saltella per la stanza su di un piede solo)

Nonna                           -  Su, ritorna a letto. Non sei come tuo padre, sei peggio. E se tua madre vuole venire a trovarti?

Nino                              -  Si dispensa dalle visite, non fiori ma opere di bene. Ciao, nonna. Prenditi un taxi e vai con Dio. (si rimette a letto felice)

Nonna                           -  Mah! Speriamo che questa crisi ti passi. Ciao. (esce)

Nino                              -  (la lascia uscire, poi, sempre saltellando fa scorrere i pannelli ed appare la stanza preparata per il bambino… dispone meglio gli oggetti… mette sul tavolo il pacco dei pannolini… tira fuori dall'armadio un corredino nuovo per il cambio, gioca col carillon appeso alla culla. Sul suono del carillon un cambiamento di luce che indica un passaggio di tempo, poi)

Rita                               -  (d.d.) Nino… Nino… Nino… (entra con un valigione, indossando una mantella, sotto la quale, appeso ad una bretella porta il bambino)

Nino                              -  (saltella per correrle incontro, per errore mette a terra la gamba malata, lancia un urlo, poi) Rita… Rita… Rita… (le fa posare a terra la valigia e l'abbraccia senza pensare al bambino)

Rita                               -  Attento, sotto c'è il bambino… Non schiacciarlo. (glielo fa vedere) Ecco Pussi…

Nino                              -  Mamma mia, com'è piccolo. Massimiliano è quasi il doppio…

Rita                               -  Massimiliano? E chi è Massimiliano?

Nino                              -  Il bambino di mia madre.

Rita                               -  Per forza, ha un mese. Pussi, invece, solo dieci giorni. Ma crescerà. Crescerà anche lui. Già è grosso per la sua età. Anche in maternità mi hanno detto «A big nice baby». È nato di 2 kg. 930 grammi, il che non è poco. Perché lo guardi così? Non ti piace? È bellissimo, lo dicono tutti.   

Nino                              -  (osservandolo) Ha tutto, proprio tutto… non gli manca niente… le orecchie… il naso… la bocca… gli occhi… le manine… Lo hai fatto bene, brava. E hai sofferto molto?

Rita                               -  Il corso preparatorio mi ha aiutato. E Pussi è venuto fuori a tempo di record…

Nino                              -  Come mai è senza capelli?

Rita                               -  Gli sono caduti…

Nino                              -  E resterà calvo?!?

Rita                               -  Non erano capelli, ma peluria protettiva. Ora gli verranno i capelli veri. Su, prendilo in braccio…

Nino                              -  Pesa come una piuma… Io sono tuo papà, sai? Presentiamoci, ciao Pussi… il tuo papà sono io… Guarda dove ti metto, in questa bella culla che ho comprato per te…

Rita                               -  È quella che avevamo vista insieme… Costava un sacco di i soldi…

Nino                              -  In barca mi sono fatto un culo così, ma ho guadagnato… e ho comprato anche il bagnetto-fasciatoio… la bilancia… i biberon… i completini.

Rita                               -  (dopo aver messo il bambino nella culla) Che buon padre, sei, Nino. Mi hai commosso, mi sono venute le lacrime agli occhi… Ma la tua gamba?

Nino                              -  Niente di rotto, ho fatto le radiografie. Per non investire una vecchietta, sono andato a sbattere e sono caduto… Non ti preoccupare per me. Sono contento di aver fatto tutto quello che dovevo. Non è stata un'estate facile, ma per te sarà stato anche peggio. Raccontami…

Rita                               -  Ho imparato bene l'inglese… avevo molte amiche… ma non vedevo l'ora di tornare… Sognavo questa stanza come il paradiso… (si abbracciano) In aereo è stato un sogno. Nemmeno la hostess credeva fossi la mamma del bambino… Credevano fosse il mio fratellino. Quando ho tirato fuori un seno per allattarlo, tutti mi guardavano a bocca aperta…

Nino                              -  Guardavano il seno… Lo allatti tu?

Rita                               -  Ho tanto di quel latte, vuoi vedere? (tira fuori un seno e ne strizza un po' di latte) Prova, dev'essere buono. A Pussi piace. (strizza un po' di latte sulla mano e lo porta alla bocca di Nino, imbarazzato)

Nino                              -  Strilla molto?     

Rita                               -  Fa certi acuti…

Nino                              -  Avrà preso da mia madre. Ma noi due… io e te ce la faremo a farlo crescere… ad allevarlo senza che nessuno venga a saperlo? Qui non verrà nessuno nemmeno la donna delle pulizie… ho detto a mia nonna che sto facendo esperimenti di fisica che possono essere pericolosi… Ma il fatto è che dovremo stare noi col bambino… mai lasciarlo un momento…

Rita                               -  Certo, lo so, credi non ci abbia pensato? Ci daremo il cambio… ci metteremo d'accordo… Guarda come dorme, vorrei cambiarlo, ma mi spiace svegliarlo. C'è una cosa che mi pare strana… ho chiesto al pediatra… ma lui mi ha detto che è normale…

Nino                              -  Cioè?

Rita                               -  Come faccia a fare tanta pupù. Ma proprio tanta, da far impressione…

Nino                              -  Per fortuna non sei una gatta. Le gatte, quando hanno i piccoli, per pulirli leccano tutta la loro pupù. (ridono, poi lui di scatto saltella fino alla porta) Dio che imprudenza, c'eravamo dimenticati di chiudere a chiave. Qui bisogna sempre tener chiuso a chiave. E chi di noi due deve entrare, si fa riconoscere con dei segnali… (batte sul muro tre colpi) Così… Come in quel film che abbiamo visto insieme, ricordi? Quando lui voleva comunicare con lei nell'altra stanza…

Rita                               -  (lo abbraccia) Amore, mi pare un sogno… Mi pare impossibile di esser di nuovo qui con te, dopo tanto tempo… E non devo nemmeno andare da mia madre perché è a un congresso… Stringimi, stringimi forte…

Nino                              -  Mi sembra di non averti mai voluto così bene… Sei diversa, più bella… più importante… una vera donna… Ti sono venuti degli occhi enormi. E questa pettinatura ti dona Non mi hai mai tradito?

Rita                               -  Sul pancione avevo scritto: Nino uno. Non dirmi che è più bello del nostro il bambino di tua madre? Non c'è al mondo bambino più bello del nostro… Finché non ritorna mia madre dormirò qui, quando torna le dirò che vado a dormire da un'amica…

Nino                              -  Pensi che tua madre non si accorga di niente?

Rita                               -  Certo. Non sono tale e quale come prima?

Nino                              -  Come prima, tale e quale come prima. (l'abbraccia, ma urta con un piede e lancia un urlo) Ahi! (il bambino si sveglia e si mette ad urlare. Rita lo prende tra le braccia, Nino abbraccia Rita e cullano insieme il bambino) Buio.      Nino dorme profondamente sdraiato sul letto, accanto c'è la culla del bambino. Rita è fuori e fa il segnale convenzionale per entrare. Nino non lo sente.

Rita                               -  (d.d.) Nino? Nino? (più forte) Nino? (finalmente Nino si sveglia e corre ad aprire) Dormivi?

Nino                              -  Scusa, non so come mi sia successo… (guarda il bambino) Dorme anche lui, non si è svegliato. Com'è andata?

Rita                               -  Bene, benissimo. L'insegnante si è anche complimentata con me. Ed anche questa è fatta, entro al liceo.

Nino                              -  (l'abbraccia) Brava, sei stata proprio brava. (vedendo che guarda il bambino) Guarda come sta bene con questo completino giallo. L'ho rubato a mia madre. A Massimiliano aveva preparato il corredino tutto giallo canarino…

Rita                               -  Sembra un anatroccolo. Ha mangiato?

Nino                              -  Si è scolato tutto il biberon…

Rita                               -  E il ruttino? Glielo hai fatto fare? Scommetto che te ne sei dimenticato. (Nino è mortificato) Devi farglielo fare, altrimenti un rigurgito può soffocarlo. Com'è stato stanotte?

Nino                              -  Non ha fatto che strillare. È dispettoso. Dorme di giorno invece che di notte. Ma perché fa così? Non si rende conto che di notte è buio e di giorno è chiaro? Ero così stanco che non riuscivo a tenere gli occhi aperti. Ecco perché dormivo.

Rita                               -  Siccome è nato di notte, ha i fusi orari sbagliati. Ma col tempo li risistema.

Nino                              -  Mia nonna vedendomi con gli occhi così segnati, si è preoccupata ed ha telefonato a mia madre. Le ha detto di farmi fare delle iniezioni ricostituenti. È seccata con me perché non vado a trovarla, ma come faccio? Anche Raimondo non fa che telefonarmi per invitarmi a giocare a tennis. È un sacco di tempo che non gioco, mi piacerebbe…

Rita                               -  Non è solo colpa di Pussi. Prima avevi caviglia e ginocchio gonfi… Guarda com'è carino quando dorme…

Nino                              -  Massimiliano dorme senza svegliarsi di notte… Ed è nato di notte anche lui.

Rita                               -  Uffa, come rompi con questo Massimiliano, avrà già sistemato i suoi fusi orari. I problemi si risolvono poco a poco. Mi spiace vederti così stanco e depresso, ma un padre deve fare qualche sacrificio anche lui per un figlio.     

Nino                              -  Io non mi sono mai tirato indietro. Anche quest'estate ho fatto due mesi lo schiavo sulla barca. Ma ti pare giusto che, ora rinunci alla mia vita per lui? Niente più cinema, feste, sport, amici… Sempre chiuso qui dentro, col terrore che entri qualcuno e mi sorprenda col bambino… Ma ti pare una vita possibile? Perché non dire a tutti che abbiamo un figlio e non fare più questi misteri?

Rita                               -  I patti sono questi, abbiamo deciso così. Vorresti mandare tutto per aria, ora? Ho finito i miei esami, adesso, ti darò il cambio io…

Nino                              -  Anche a Pussi non può far bene stare sempre dentro una stanza. Dovrebbe essere portato a passeggio; respirare aria buona… L'ho letto anche su questo manuale di puericultura… C'è un intero capitolo dedicato all'aria aperta ed alla sua importanza per il neonato…

Rita                               -  Ne scrivono tante, di cose. E i figli delle carcerate, allora? Se ne stanno chiusi in cella con le loro madri fino al raggiungimento dei tre anni. E ti dirò di più, che la mortalità dei bambini che vivono in prigione è minima, quasi inesistente…

Nino                              -  Ma ti pare giusto, ti pare umano tenere un bambino in carcere? E, poi, che c'entra, tu non sei una carcerata. Il carcerato lo sto diventando io. E con l'inizio delle lezioni, cosa faremo? Lo lasceremo solo? Perché a scuola ci devi andare tu e ci devo andare anche io.

Rita                               -  Andremo a scuola a turno, tre giorni tu, tre giorni io.

Nino                              -  E  come  giustificheremo  le  nostre  assenze?  Faremo  meglio  a  dire  tutto…  a confessare…

Rita                               -  No, no, no. Sono andata perfino a partorire a Londra per non farlo sapere a mia madre ed adesso… Se lo dicessimo, tutti si metterebbero di mezzo per portarcelo via, con la scusa che noi siamo troppo giovani per occuparci di lui…

Nino                              -  Ma  chi  può  portarcelo  via?  Soltanto  qualcuno  che  soffre  d'insonnia…  (Rita scoppia a ridere) Scusami, Rita, ma questa vita non può durare…

Rita                               -  Allora dovremmo andarcene… lasciare tutto… ricominciare una vita lontano da qui… in India, per esempio.

Nino                              -  E perché, in India?

Rita                               -  È un paese affascinante, meraviglioso. Lo dice anche Renata che c'è andata la scorsa estate. C'è misticismo, mistero… Potremmo vivere in una comunità… Ci faremo pagare il viaggio dai nostri genitori, poi potremmo restarcene lì.

Nino                              -  (poco convinto) lo, te e Pussi? E cosa potremmo fare in India?     

Rita                               -  Gli indiani cosa ci fanno? Ci vivono. Potremmo viverci anche noi. Basta un niente per tirare avanti. Un pugno di riso. Fa caldo, non occorre vestiario. Pussi potrebbe vivere sano e forte, all'aria aperta, come vuoi tu. E quando Pussi avrà vent'anni, ritorneremo dai nostri genitori per presentare loro nostro figlio… Se tra vent'anni non saremo morti. In India con tutte le malattie che ci sono e le catastrofi che succedono, non si vive mica a lungo.

Nino                              -  Allora è meglio restare qui. Ti è tornato il latte?

Rita                               -  Ne ho poco. Basta per una mezza poppata. Avrei voluto comprare delle pastiglie che lo fanno ritornare, ma mi è parso inutile perché Pussi cresce benissimo anche col latte artificiale.

Nino                              -  Allora il tuo latte non è più necessario? Perciò… Li conosci i Pallettoni? Li avrai visti venendo da me. Abitano al primo piano, hanno tre macchinoni lunghi così… una cameriera orientale… sono ricchissimi. E si sentono paurosamente infelici perché non possono avere un bambino. Pensa che felicità se un mattino trovassero dentro un bel cesto, davanti alla loro porta un bambino: Pussi.

Rita                               -  Sei diventato matto?!? Pussi, il nostro Pussi… regalarlo ai Pallettoni? Quella è una coppia borghese che farebbe del nostro Pussi un orribile bambino borghese, prepotente e consumista. E poi abbandonarlo perché?…

Nino                              -  Una volta era consuetudine lasciare i bambini dentro un cestino sugli scalini di una chiesa… o nella ruota di un convento… Le madri lo facevano per disfarsi di un figlio bastardo…

Rita                               -  Pussi non è un bastardo. È figlio mio e tuo.

Nino                              -  Certo che non è bastardo, ma è nato da genitori non sposati.

Rita                               -  Vuoi che ci sposiamo?

Nino                              -  Non conta sposarsi, ma volersi bene. Facciamo un gioco troppo difficile… troppo complicato… La sera a me piace uscire… trovarmi con gli amici… andare al cinema… a una festa… mi piace fare dello sport. Ora non mi sento più libero. Anche il nostro amore non è più quello di prima… Non è che non gli voglia bene, a Pussi, gli voglio un sacco di bene. Mi piace quando sorride… perché sorride già… quando mi guarda… credi che mi riconosca?

Rita                               -  Ma certo, se uno riuscisse ad insegnarglielo, riuscirebbe persino a leggere il giornale… lo, poi, non so… non riesco ad esprimermi… Devo essere un poco esaurita… Non so perché abbia perso il latte… Forse perché, tutte le volte che me lo attacco al seno, mi si riempiono gli occhi di lacrime: troppa emozione… È qualcosa di fisico, sto per piangere… non so cosa mi capiti… (si mette a piangere é singhiozza forte)     

Nino                              -  (abbracciandola) Cosa ti prende? Non fare così? Calmati, non daremo Pussi ai Pallettoni, ce lo terremo noi… (si commuove e si mette a piangere anche lui. Ma i singhiozzi di Rita hanno svegliato Pussi che strilla forte anche lui) Siamo in tre a piangere, ora…

Rita                               -  (corre a cullarlo) Su, Pussi, non piangere… la tua mamma ti è vicino… ti è vicino anche il tuo papà… su, buono… (a Nino) Si calma, si sta calmando… si è addormentato…

Nino                              -  Invece la notte continua a strillare…

Rita                               -  Un poco di latte ce l'ho… Cosa ne dici? Lo attacco… (Nino fa cenno di sì. Si attacca il bambino al seno) Vedi, mi si riempiono gli occhi di lacrime… Pensa se mi potessero vedere Monica… Paola… Pensa se mi vedesse Ornella…

Nino                              -  Se mi vedesse col bambino Gianluca che non è ancora stato con una donna… Tra un anno potrà venirmi a prendere a scuola chiamandomi «Papà… papà… papà». Guarda, non succhia più. Si è addormentato. Si prepara i polmoni per questa notte… Avremmo dovuto cambiarlo…

Rita                               -  Con questi pannolini la pipì non passa…

Nonna                           -  (d.d.) Apri, Nino… sono io…

Nino                              -  Dio Santissimo. Non abbiamo chiuso a chiave… (tira i pannelli per chiudere la stanza, ma Rita non fa in tempo a nascondersi e la nonna entrando la trova col bambino tra le braccia)

Nonna                           -  Non fai più esperimenti pericolosi visto che non ti chiudi più a chiave. (vedendo Rita con Pussi) E da dove viene questo bambino?

Nino                              -  Da dove vuoi che venga?

Rita                               -  È della famiglia.

Nonna                           -  Massimiliano? (i due che non sanno che pesci pigliare si guardano senza sapere che dire) Eh, già con quel costumi no giallo non può essere che Massimiliano. E la mamma ti ha permesso di portarlo qui? Non lo lascia a nessuno…

Nino                              -  Io sono suo fratello…

Nonna                           -  (a Rita) Dallo un poco a me. (lo prende tra le braccia) Come sta il mio pulcino? Non dorme… ha gli occhi aperti…

Rita                               -  … dorme con gli occhi aperti.      

Nonna                           -  Strano, a quest'ora non dorme mai… Come ti è venuto in mente di portarlo qui? E come lo hai portato?

Nino                              -  In motorino.

Nonna                           -  In motorino? E come hai fatto? Sei pazzo…

Rita                               -  Ero sul sellino di dietro e lo tenevo in braccio io…

Nonna                           -  Ma come ha potuto venirvi in mente? E se si prende una polmonite? La mamma lo sa che siete venuti in motorino? Non lascia mai avvicinare nessuno al bambino… Strano, però, mi sembra più piccolo del solito…

Rita                               -  10 non lo trovo piccolo, ha soltanto ventiquattro giorni. Ed è carino…

Nonna                           -  No, Rita, non ha ventiquattro giorni, ma un mese e mezzo… Ero salita per domandarti se volevi venire con me dalla mamma, visto che ho la macchina scassata e ci vado in taxi… Se non vuoi venire, Massimiliano gliela riporto io. Strano che sia così calmo… È l'ora della pappa… Non ti ha detto la mamma di riportarlo per l'ora della pappa?

Rita                               -  Possiamo anche dargliela noi…

Nonna                           -  Non credo che i tuoi bei senini siano pieni di latte… Guarda, guarda… ero convinta avesse gli occhi azzurri come quelli di Peter… invece li ha scuri come quelli della madre… come i tuoi…

Rita                               -  11  colore degli occhi dei neonati cambia sempre…

Nonna                           -  Ero convinta avesse gli occhi azzurri del papà…

Rita                               -  Il papà li ha scuri… (si accorge della gaffe)

Nonna                           -  Cosa ne sai? Non conosci nemmeno Peter. Gli occhi sono la cosa più bella che ha, insieme alla voce. Di un azzurro così intenso… Chissà perché a casa sua mi pareva più grosso… E va bene, non dirò alla mamma che lo avete portato in motorino… Ora a casa, pupetto…

Rita                               -  Non vuole che gliela porti io fino al portone?

Nonna                           -  Sei ancora troppo bambina, non mi fido…

Rita                               -  Posso dargli almeno un bacino? Anche tu, Nino…

Nonna                           -  Fate piano, non lo svegliate… (i due ragazzi sfiorano commossi la guancia del            bambino) Devo dire qualcosa a tua madre? No? Allora me ne vado. Arrivederci ragazzi.

Rita                               -  E

Nino                              -  Arrivederci.   (la   nonna   esce.   I   due   si   guardano,   allargano   le   braccia   ed all'improvviso scoppiano in una risata liberatoria)

Rita                               -  E come farà tua madre con due Massimiliani? (ridono, ma la risata si spezza. Silenzio)

Nino                              -  Ho le gambe che mi tremano… (siede) Non avremmo dovuto lasciarcelo portare via…

Rita                               -  Non ti preoccupare. Ora tutto si risolverà.

Nino                              -  Devo avvertire mia madre… dirle tutto…

Rita                               -  Tutto?

Nino                              -  Tutto no… cioè. Tutto.

Rita                               -  Insomma, cosa pensi di dirle?

Nino                              -  Non lo so. Ora vedo. (forma un numero) Pronto? Sei tu, mamma? Senti, ora arriva da te la nonna… Sì, mamma, la nonna con un bambino. Lei crede sia Massimiliano. Invece non è Massimiliano, è Pussi. Chiaro. Ciao. (posa il ricevitore) Visto come sono stato bravo? (e scoppia a ridere sollevato,. abbracciandola) Buio. In scena i pannelli che nascondevano la stanza del bambino nascondono qualcosa che non sappiamo cosa sia. Musica soft. Sui pannelli foto di cantanti e di complessi musicali. Rita sta sul letto, Nino ai piedi del letto, seduto per terra.

Rita                               -  Lei ha detto che aveva spiegato benissimo, io che invece aveva spiegato senza farci capire niente, allora lei mi ha mandato in presidenza e tutto è finito in una bolla di sapone. Magari mi avesse sospesa un paio di giorni. Ho una voglia di dormire… Invece l'insegnante di inglese mi adora, dice che sono la migliore della classe.

Nino                              -  Sarà contenta tua madre, visto che ha speso un sacco di soldi per farti passare le vacanze in Inghilterra… (ridono) Come sta?

Rita                               -  Bene, direi. Ora riusciamo finalmente a comunicare, stiamo diventando amiche. Una di queste sere la convinco a venire a ballare con me. Ci siamo legate di più dopo che mio padre è venuto in casa per farmi una scenata. Lei mi ha difesa…    Sai che lui dava la responsabilità di tutto quello che è successo a mia madre?

Nino                              -  Mio padre è quasi commovente con quel suo modo di voler vivere in tribù. Sarebbe disposto a prendersi anche Pussi… In fondo per lui avere in casa dieci bambini invece che nove, non fa grande differenza. Si sarebbe preso anche Massimiliano…

Rita                               -  E tua madre?

Nino                              -  Parte tra tre giorni per andare a fare la Tosca a Tokio, disperata perché il basso va a fare Rigoletto a San Paolo del Brasile. Non si preoccupa di lasciare il bambino, ma si dispera di dover separarsi da quel mostro che sembra uno stomaco con testa e gambe.

Rita                               -  A quale festa andiamo? Da Rudi o da Tania? Da Tania ci sono sempre i genitori che fanno da sentinella… Lì mi annoio…

Nino                              -  Andiamo un poco da Tania, poi rimorchiamo i più simpatici e li portiamo da Rudi. Sai che ho battuto a tennis Raimondo? L'ho proprio stracciato: sei a tre, sei a due, sei a quattro. Mi sono ripreso perché, adesso, la notte dormo.

Rita                               -  Stanotte è stato buono?

Nino                              -  Un angelo. Non ha fiatato.

Rita                               -  Dorme ancora?

Nino                              -  (guarda dietro il pannello) Sì.

Rita                               -  Accidenti, quanto dorme…

Nino                              -  Dorme la notte, dorme il giorno, non è troppo?

Rita                               -  Quando sono piccoli dormono continuamente. Ha mangiato?

Nino                              -  Un po' di latte, stamattina.

Rita                               -  Poi… più niente? Un po' di latte bisognerà darglielo. Sveglialo, mentre io preparo il latte… (da un armadio tira fuori una bottiglia di latte ed un piattino) Stamattina glielo hai scaldato?

Nino                              -  Dovevo scaldarglielo?

Rita                               -  Non è necessario. (versa il latte nel piattino)

Nino                              -  (sposta il pannello, dentro non c'è nulla, solo un cestino sul tavolo. Dal cestino tira  fuori un gattino e lo posa sul tavolo)

Rita                               -  (gli mette davanti il piattino e il gatto comincia a leccarlo) Ha fame.

Nino                              -  È proprio carino.

Rita                               -  Delizioso. E, poi, sai una cosa?

Nino                              -  Che cosa?

Rita                               -  Dà meno problemi. (si sorridono ed escono sorridendo)

FINE

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