La torre sul pollaio

 


Tre atti e due quadri

di VITTORIO CALVINO

PUBBLICATA SU IL DRAMMA N. 81 DEL 16 MARZO1949 25 ANNO

LE PERSONE

(per ordine di entrata in scena)

LA VEDOVA BARAN

LA SIGNORA FULVI A

LA PORTINAIA

ALFREDO GOSS

ANNA

LUCIA

ANDREA ROSSI

IL MEDICO L'INGEGNERE

MARIO

GUIDO

IL SIGNORE

UN USCIERE

IL PRESIDE

IL POSSIDENTE

ATTO PRIMO

PRIMO QUADRO

L'androne di una casa popolare in un sobborgo d'una citt di provincia. L'ambiente squallido, tetro. Pomeriggio d'un giorno d'autunno. A sinistra l'ingresso della portineria, un piccolo bugigattolo la cui porta a vetri sormontata dalla scritta Portineria. Nel fondo dell'androne si vede l'inizio delle scale.

(Di fianco alla porta della portineria c' una panca di legno sulla quale, all'inizio della scena, sono sedute due donne, la vedova Baran e la signora Fulvia. Le due donne siedono in silenzio, ma con l'aria vigile e tesa di chi attenda il vendicarsi di un fatto molto importante. Entrambi guardano con impazienza verso il fondo).

Fulvia (una donnetta magra e mite, vestita modestamente di scuro. Dopo un momento) Eh, quanto tempo ci impiega!

La vedova Baran (grassa, autoritaria, veste di nero, con uno scialle nero di seta, pieno di pretese. Sulla cinquantina) Sono cinque piani, sa... Mica uno: cinque.

Fulvia Eh, lo so. Ma ho lasciato il negozio incustodito. Se viene qualcuno...

La vedova Baran (seccamente) Se viene qualcuno chiamer. E poi, non le interessa sapere?

Fulvia (con avidit) Non mi interessa? E me lo chiede? Non vedo l'ora di sapere! Che ne pensa lei?

La vedova Baran (sentenziosa) L'ultimatum far effetto.

Fulvia Come dice? Che cosa?

La vedova Baran (seccata) L'ultimatum. Ho detto ultimatum. Far effetto perch irrevocabile. O quell'uomo cede o saranno presi dei provvedimenti.

Fulvia E chi li prender?

La vedova Baran L'Amministrazione. Non ammesso tenere un pazzo in una casa, con tutte le conseguenze che possono derivarne per gli altri inquilini. L'Amministrazione deve provvedere.

Fulvia (con un brivido) Io penso che succederanno cose grosse...

La vedova Baran Perch?

Fulvia Se lui si ribeller.

La vedova Baran Non si ribeller.

Fulvia Ho sentito storie di pazzi che si sono barricati in casa. Hanno dovuto sfondare la porta per prenderli.

La vedova Baran (con sopportazione) Oh, non siamo a questo punto... Lui un pazzo, senza dubbio, ma tranquillo. Credo che sia affetto da mania religiosa.

Fulvia Come?

La vedova Baran Mania religiosa. (Seccata) Ma bisogna sempre dire le cose due volte? Non le capisce alla prima?

Fulvia (umile) perch lei parla difficile. Ultimatum... mania religiosa... sono termini che una merciaia come me non adopera tutti i giorni... Lei, invece...

La vedova Baran (lisciandosi lo scialle, contegnosa) Mio marito buon'anima era professore alle scuole serali... Quello che so lo devo a lui... Pace all'anima sua.

Fulvia (con rispetto) Certo, lei la sola in grado di spiegare. stato un bene che abbia preso l'iniziativa. Un bene per tutti noi. E anche per la famiglia di lui... (Giungendo le mani) Poveretti! La moglie, i bambini... Perch non dicono nulla, non si oppongono?

La vedova Baran quello che mi domando. Ho cercato di capire, ma inutilmente.

Fulvia Forse hanno paura... Anche se sono tranquilli i matti fanno paura...

La vedova Baran Tra poco sapremo. Domani dovr finire tutto. E io ricomincer a vivere tranquilla. Ah, s. Con quella maledetta torre che minaccia di crollare sul mio pollaio... Gi due mattoni sono caduti sul mio terrazzo e per poco non mi morto il gallo.

Fulvia Con quello che costa un gallo oggigiorno!

La vedova Baran (comprimendo i battiti del suo cuore) Comincio ad aver paura. cos preso nella sua idea fissa che capace di tutto... Sa che non parla mai? terribile.

Fulvia (che guarda verso il fondo, la prima ad avvistare la portinaia che arriva dalle scale) Oh, eccola! Finalmente!

La Portinaia (entra in scena dal fondo. una donnetta scialba sulla sessantina. Viene avanti zoppicando un po').

Lavedova Baran (si alea di scatto e le muove incontro) E allora? Allora?

La Portinaia (conscia della sua importanza, non parla ma va a sedersi).

La vedova Baran (la segue, irritata e delusa) Ebbene?

La Portinaia (sgarbata) Permetterete che mi sieda, no? Cinque piani sono cinque piani. E poi ho la sciatica. (Siede e si frega una gamba).

Fulvia (premurosa) Ma certo! (Alla Baran) Ha ragione, no? (Alla portinaia) Racconti bene, per filo e per segno come se noi fossimo state li...

La vedova Baran Ha la risposta?

La Portinaia (con sussiego, mostra una busta) qui.

La vedova Baran Ah, meno male. (Soddisfatta) Ha ceduto.

Fulvia Crede?

La vedova Baran (siede, accomodandosi bene la gonna) Certo. Altrimenti non avrebbe risposto, come le altre volte.

Fulvia (alla portinaia, gentile) Ebbene?

La Portinaia Ecco, ecco! Dunque, ho suonato il campanello. Mi hanno fatto aspettare un poco. Poi finalmente la porta s' aperta, con molta cautela e si affacciata lei, la moglie...

Fulvia Che faccia aveva?

La vedova Baran (irritata) Sst! Sst! Lasci parlare! (Alla portinaia) Che faccia aveva?

La Portinaia Cos. Non saprei. Un po' pallida. Mi ha detto che stava riposando.

Fulvia la paura che la rode dentro...

La vedova Baran Sst! Sst! Allora?

La Portinaia Allora le ho detto che, da parte della Amministrazione dello stabile, dovevo personalmente consegnare una lettera a suo marito e ottenere subito, personalmente, una risposta.

La vedova Baran Bene! E lei?

La Portinaia Ha sospirato. Poi mi ha pregato di sedermi e aspettare un momento. E mi ha lasciata in anticamera.

Fulvia Allora lui non lo ha visto?

La Portinaia Oh, s. venuto personalmente a darmi la risposta. Del resto non me ne sarei andata senza averlo visto di persona. Questi erano gli ordini.

La vedova Baran (approva) Bene.

Fulvia E che faccia aveva?

La Portinaia Mah, non saprei. Tranquilla. Mi ha consegnato la busta e mi ha detto Ecco la risposta.

Fulvia E poi?

La Portinaia Niente. Mi ha detto Buonasera.

La vedova Baran (a Fulvia) Che le dicevo? Non parla. Lo so benissimo. Sono settimane ormai che non lo sento pi.

Fulvia Prima lo sentiva?

La vedova Baran Ah, certo. Attraverso le pareti si sente tutto. (Alla portinaia) E questa risposta, allora?

La Portinaia La porter all'Amministratore.

La vedova Baran (insinuante) Non sarebbe il caso di dargli un'occhiatina?

La Portinaia Ma la busta chiusa.

Fulvia (delusa) Chiusa!...

La vedova Baran Oh, ma basta aprirla. E poi si mette in una busta nuova. (Decisa) Dia a me. (Prende la busta dalle mani della portinaia, la apre tranquillamente, ne estrae un foglietto, lo spiega, lo legge. Ha un moto di sorpresa) Oh!

Fulvia (con evidente curiosit) Che dice? Che dice?

La vedova Baran (legge) Spettabile Amministrazione, mi duole di non poter accogliere il vostro invito, ma affari molto pi importanti delle vostre questioni me lo impediscono. Distinti saluti.

Fulvia (con stupore) Oh! Questo significa allora...

La vedova Baran Che respinge l'ultimatum! (Si alza).

La Portinaia Se cos, domani ne vedremo delle belle! Ah, certo! (Si alza).

La vedova Baran (acre) Delle belle, eh?! Ma mi faccia il piacere! Come se non sapessi che ci vogliono mesi di pratiche per cacciar via un inquilino! Dei mesi! E intanto che cosa succeder?

La Portinaia (irritata) Ora lo vedremo... E sar la volta buona per far nascere uno scandalo...

Goss ( il piccolo famelico direttore del giornale locale L'Opinione. Un ficcanaso che va sempre in cerca di storie per il suo giornale. Egli entra sulla battuta della portinaia) Uno scandalo? Dove?

La Portinaia E lei chi ? Che vuole?

Goss (con un inchino) Oh, amabile signora... Io sono Alfredo Goss, direttore de L'Opinione... Mi sono permesso di disturbare per chiedere un'informazione... Ecco tutto. Sono entrato per domandare se una delle gentili signore conosce per caso la signora Bertini, quella che ha avuto due gemelli... Abita qui, non vero?

La Portinaia (con malgarbo) Ma s, abita al terzo piano... Perch? Cosa vuole da lei?

Goss Oh, nulla di particolare... Sono un giornalista che va in cerca di notizie. Capite? Non succede mai nulla di eccezionale nella nostra piccola citt... E anche un parto gemellare , sotto un certo aspetto, un avvenimento... Voglio dire, in mancanza d'altro... Ma entrando qui ho sentito parlare di scandali... E se veramente ci fosse un bello scandalo non nascondo che mi farebbe piacere... Da un punto di vista professionale, s'intende...

La Portinaia (con malgarbo) Macch scandalo! Abbiamo a che fare con un matto, ecco!

Goss Un matto? Oh! Ma questo ancora meglio... Un matto ha detto? E dove si trova?

La vedova Baran Al quinto piano!

Goss Oh! E si tratta di un matto pericoloso! Non ha ancora avvertito la polizia?

Fulvia Non abbastanza pericoloso, finora..

Goss Ma pu diventarlo...

La vedova Baran (trionfante) Vedete! Ho ragione io... Pu diventarlo.

Goss Senza dubbio, gentile signora... La follia non ha confini precisi. Il matto che oggi tranquillo domani dar fuoco alla casa...

Fulvia (spaventata) Oh Dio!

Goss (dandosi importanza) Senza dubbio. Occorre prevenire. Sorvegliare.

La vedova Baran (contenta di trovare un alleato nel giornalista) L'ho detto fin dal primo momento Ho preso l'iniziativa di mettere sull'avviso l'Amministrazione dello stabile...

Goss Saggia iniziativa, signora. A chi ho l'onore di parlare?

La vedova Baran (con sussiego) Sono la ve-dova Baran. Vedova del professor Erminio Baran insegnante alle Scuole Serali.

Goss (si inchina) Oh! Il tanto apprezzato e stimato professor Baran! Ma certo!

La vedova Baran Lo conosceva!

Goss No. Ma lo immagino. E sono onorato di salutare la sua vedova. (Si inchina) Mi metto interamente a vostra disposizione. Se non erro, il case mi ha condotto qui in un momento un po' delicato.., Sento parlare di un matto che desta preoccupazioni... forse un parente di lor signore!

Le Donne (insieme con ribrezzo) Oh, no!

Goss Tanto meglio. Questo ci consente una maggior libert di giudizio, se cos posso dire. E in che consiste la follia di questo individuo!

La vedova Baran Se glielo dico non creder.

Goss Conosco abbastanza il mondo e la vita per non sorprendermi pi di nulla.

La vedova Baran (con un tono un po' misterioso) Ecco: c' un uomo, in questa casa, che si messo a edificare una torre sulla terrazza... la terrazza del suo appartamento, si intende... Lavora da solo a costruire questa torre che assomiglia a un fumaiolo, mettendo insieme calce e mattoni in una strana maniera...

Goss Ma un capomastro! Un muratore!

La vedova Baran No! un impiegato, un contabile alle Vetrerie Riunite...

Goss (un po' deluso) Non mi sembra un fatto allarmante. Costruire una torre, in fondo, cosa lecita...

La vedova Baran Gi! Ma lei non sa perch la costruisce. Quest'uomo, un certo ragionier Andrea Rossi, s' messo a edificare la torre perch vuole arrivare a incontrarsi con Dio...

Goss (sorpreso) Come dice! Incontrarsi con chi!

La vedova Baran Con Dio.

Goss Ma assurdo!

La vedova Baran Cosa le dicevo! Pare assurdo anche a lei!

Goss Credo che lo sarebbe per chiunque. Un progetto simile pu venire in mente solo a uno squilibrato.

La vedova Baran (trionfante) Non squilibrato, matto. E io, come sua vicina di casa, ho il dovere di mettere sull'avviso gli altri inquilini.

Goss suo vicino!

La vedova Baran Purtroppo. Vivo in continua palpitazione.

Fulvia Per poco non le ha ammazzato il gallo...

Goss Che cosa!

La vedova Baran Un gallo, un gallo. Stia a sentire. Tutto cominciato dal giorno in cui quest'uomo, trasportando i suoi maledetti mattoni, ne ha fatti cadere un paio sul mio pollaio... Io ho un pollaio nella mia terrazza. Bene: per poco non mi uccide il gallo.

Goss Ma sa che un fatto grave, questo!

Fulvia Eh, con quello che costano i galli oggi-giorno...

Goss Ma no, ma no: lasci stare. Questo il meno. l'altra faccenda che mi interessa. Non capisce che razza di notizia sensazionale sta per venire fuori! Se vero quello che lei mi ha raccontato...

La vedova Baran (risentita) Vero! Osa mettere in dubbio le mie parole!

Fulvia Ne parliamo da diversi giorni... Io sono la merciaia che ha il negozio qui sull'angolo... se la interessa...

Goss (distratto) Oh, certo. (Si volge alla vedova Baran) Non vorrei averla offesa, gentile signora, ma pu comprendere la mia emozione...

La vedova Baran Capisco, capisco...

Goss Il mio senso professionale si destato di colpo, se cos posso dire. (Febbrile) Mi dica, mi dica... come ha saputo che il suo vicino vuole giungere a incontrarsi con... con... s, insomma, costruire una torre sopra una terrazza non significa niente.

La vedova Baran Naturale! Io, sulle prime, quando ho notato che trafficava con calce e mattoni, ho pensato che volesse costruire anche lui un piccolo pollaio come il mio...

La Portinaia L'Amministrazione lo permette.

La vedova Baran Ma s, ma s. Poi, osservando bene attraverso la lamiera...

Goss Quale lamiera!

La Portinaia Le terrazze sono separate da una lamiera... Questo per evitare i furti di biancheria.

Goss Ma non si pu vedere attraverso le lamiere.

La vedova Baran (schiva) Ho fatto un piccolo buco... Un buchino.

Goss Capisco... La curiosit femmina...

La vedova Baran Oh, sa, una povera vedova sola non ha molte distrazioni...

Fulvia In una citt come questa, poi...

Goss (impaziente) Andiamo avanti, amabili signore... Osservando attraverso il buco che cosa ha notato!

La vedova Baran Che il ragionier Rossi non costruiva un pollaio ma un fumaiolo... 0 almeno qualcosa che somigliava a un grosso fumaiolo... E non capivo cos'era. Per quanto mi sforzassi non capivo. Ora, quando una cosa non chiara sempre sospetta...

Goss (infervorato) Ben detto... Permette che prenda appunti!... (Estrae un taccuino e una matita e comincia a scrivere) Quando una cosa non chiara sempre sospetta... Bene. E poi? Voglio dire, la spiegazione dell'enigma come giunta?

La vedova Baran (placida) Attraverso la parete.

Goss (stupito) Un altro buco?

La vedova Baran Oh, no! Non necessario... Le pareti di queste case moderne, sa, sono cos sottili che perfino i sospiri si sentono da una stanza all'altra...

Goss E lei ha sentito...

La vedova Baran Una notte, marito e moglie parlavano...

Goss Ah! quest'uomo ha una moglie?

Fulvia Una moglie e tre figli.

Goss Oh! (Prende appunti) Tre figli.

La Portinaia Una figlia di diciannove anni, un ragazzo di quattordici, un bambino di sette anni...

Goss (prendendo appunti) E la famiglia lo lascia fare?

Fulvia (in tono misterioso) Hanno tutti paura di lui!

Goss Oh! (Prende appunti) Vivono nel terrore... Li costringe a lavorare?

La vedova Baran No, no. Veramente io ho visto soltanto lui, al lavoro.

Goss Ah! straordinario. Ma il motivo dunque? Il motivo? Che dicevano fra loro marito e moglie?

La vedova Baran Ecco, avrei dato non so cosa per udire bene. Ma c'era la radio del vicino accesa... E per quanto mi sforzassi non sono riuscita che ad afferrare poche parole... Sentivo che discuteva con la moglie... Parlava a scatti, concitato... A un certo punto udii questa frase: Non si pu pi andare avanti cos.... Ma ritenendo che si trattasse del solito discorso sull'aumento del costo della vita, non prestai molta attenzione... E poi sentii che parlava dei figli... e finalmente - c'era la radio, capite? -finalmente sentii queste parole : Un giorno arriver a incontrarmi con Dio. Quando la torre sar pi alta; allora salir fino in cima, e mi incontrer con Lui....

Goss (scrive, affannato) Come? Come? Un momento... sar pi alta, allora....

La vedova Baran Allora salir fino in cima e mi incontrer con lui....

Goss (scrive) ... con Lui. chiaro, E poi?

La vedova Baran Nient'altro. Il resto mi sfuggito. E da allora non ho pi udito niente.

Goss Peccato! Veramente peccato...

La vedova Baran Lo dice a me! Sapesse quante ore sono rimasta con l'orecchio incollato alla parete... E non per bassa curiosit.

Goss Lo credo. C' una curiosit bassa, ma c' anche una curiosit alta, voglio dire, elevata, che propria delle anime nobili...

La vedova Baran (lusingata) Troppo gentile...

Goss Ancora una cosa, un piccolo particolare... Ha detto che quest'uomo lavora da solo?

La vedova Baran Proprio cos. Da solo trasporta i mattoni e la calce sulla terrazza che sovrasta il suo appartamento, da solo lavora... Ha cominciato diciotto giorni or sono, proprio all'inizio delle vacanze annuali... In qualit di contabile anziano alle Vetrerie ha diritto a venti giorni di vacanza...-

Goss In questo caso il ragionier Rossi non avr il tempo di terminare la sua torre... Tra due giorni dovr tornare in ufficio...

La vedova Baran Ma lei crede davvero che una simile torre possa essere mai terminata?

La Portinaia Il padrone di casa si opporr...

Goss (sorride) Oh, no. Anche se il padrone di casa lo permettesse, non arriverebbe mai...

La vedova Baran (ride cordialmente con un certo sollievo) Ah, meno male. Le dir sinceramente che cominciavo a dubitare che lei avesse preso sul serio questa faccenda...

Goss Sul serio? Mia gentile signora, un bravo giornalista non prende mai nulla sul serio... Questo un fatto di cronaca, interessante (infervorato) che pu diventare sensazionale... tutto dipende dall'abilit di chi lo presenta al lettore... Mi spiego? Destare l'interesse del lettore; ecco quello che conta! E in una citt come la nostra, dove anche un parto gemellare un avvenimento, ebbene un matto che vuole scalare il Cielo veramente quello che occorre per suscitare la curiosit del pubblico. Ah! Non lo avrei mai creduto. Ma domani, domani L'Opinione uscir con un titolo su sei colonne... Giunger il ragionier Rossi a incontrarsi con Dio?. E poi: Un modesto contabile vuole dare la scalata al Cielo.... Chiedo scusa, amabili signore, ma devo correre in tipografia prima che sia tardi... Bacio le mani... Bacio le mani... (Corre via facendo grandi gesti di saluto. Le tre donne, in piedi, lo guardano uscire, interdette).

SECONDO QUADRO

L'interno della casa del ragionier Andrea Bossi. Il tinello, una modesta ma decorosa stanza in cui la famiglia vive. Due porte, una a sinistra, in alto, che conduce all'ingresso, un'altra a destra che mette nel resto dell'appartamento. In centro una finestra-balcone aperta, con le tende bianche lunghe fino a terra. In un angolo della stanza - in alto a destra - scala a chiocciola, in ferro, che conduce alla terrazza. La stanza ammobiliata semplicemente: un tavolo, alcune sedie, una vecchia poltrona, un divanetto, ecc. Per terra, in primo piano, un mucchio di mattoni.

(Quando si accende la luce sono in scena la signora Anna, moglie del ragionier Rossi, e sua figlia Lucia. La signora Anna una donna che da poco ha oltrepassato la quarantina, ma dimostra qualche anno di pi. Le cure della casa, il continuo lavoro, l'hanno ridotta cos. E tuttavia spesso un dolce sorriso illumina il suo viso sfiorito. La ragazza, Lucia, ha diciannove anni: bellina, impetuosa, con qualche pretesa di eleganza, sebbene i suoi mezzi non le consentano quello che vorrebbe. Anna seduta nella grande vecchia poltrona era intenta a rammendare. Un mucchio di roba da aggiustare presso di lei. Ma ora non lavora; il suo volto preoccupato, i suoi occhi sono fissi nel vuoto. Questo perch sua figlia, in piedi presso di lei, ha appena terminato di leggerle l'articolo che L'Opinione ha pubblicato. La ragazza, infatti ha il giornale in mano).

Lucia (con ira, veemente) Ora capisco perch quando sono scesa, la portinaia, la merciaia, la frut-tivendola, tutti, tutti mi guardavano in uno strano modo! Sono la figlia, capisci, la figlia del piccolo contabile che vuol dare la scalata al Cielo! (Quasi con il pianto nella voce) una cosa ignobile quello che hanno fatto! Io non avr pi il coraggio di uscire di casa...

Anna (con calma tristezza) Ma no, cara, no... Non angustiarti a questo modo...

Lucia (c. s.) Mamma! Ma tu non capisci la gravit di questo fatto! Ci coprono di ridicolo, te ne rendi conto? Fra poche ore questa piccola citt pettegola non parler che di noi!

Anna (con un sospiro) S, cara. Me ne rendo conto. (Riprende a cucire, rassegnata).

Lucia (cercando di scuotere, sua madre) E tu stai l, cos, non trovi nulla da dire, non cerchi di rare qualcosa?

Anna (a fatica) Ma cara piccina mia... Io cerco di pensare... Ecco: cerco di pensare. Ma il mio cervello tanto stanco. E poi devo terminare d'imbastire il vestito nuovo di Mario... Fra pochi giorni dovr prenotarsi agli esami... Che cosa vorresti fare tu?

Lucia Bisogna denunziare quella donna. Insegnarle a tenere la lingua a posto! lei che ha parlato, che ha raccontato tutto al direttore del giornale... Non possibile che la legge consenta...

Anna (improvvisamente la interrompe) Sst! Sst! Il babbo sta scendendo. Non dire nulla, eh? Non dire nulla.

Lucia Ma il babbo deve sapere! Bisogna che sappia!

Anna No, no: te ne prego. Anzi, dammi il giornale. (Prende il giornale dalle mani della figliola, lo piega, lo nasconde nella poltrona) E non parlare. Non parlare, te ne prego. Sarebbe un colpo troppo grave per lui.

Lucia (tenta di protestare) Ma io penso invece...

Anna (implorante) No, no. Eccolo...

(Dalla scaletta a chiocciola discende lentamente il ragionier Andrea Rossi. un mite e tranquillo uomo sui quarantacinque anni, con i capelli pi grigi che neri, un po' trasandato nell'insieme, tipico campione dell'essere mansueto e indifeso che forma il gregge umano. Andrea Rossi in maniche di camicia, e indossa uno strano grembiule da giardiniere. Sulla testa ha un vecchissimo cappello di paglia. Egli appare contento e soddisfatto. Quando sceso nella stanza fa un piccolo saluto alla moglie poi si dirige verso il mucchio di mattoni e ne raccoglie un po' per portarli su).

Andrea Il lavoro procede molto bene oggi... Sono contento. (A Lucia) E tu non vuoi venire su un momento a vedere la mia torre?

Lucia No.

Andrea Come credi, come credi. (Alla moglie) Sai, mamma, mi sono accorto che oggi c' molta gente che mi guarda lavorare... Tutte le finestre delle case vicine sono piene di gente. strano, no? Sembra che la torre li interessi molto... (a Lucia) Quando ne avrai tempo e voglia, vieni su anche tu... bello sai? Si vedono tutte le montagne lontane. E pi si sale, pi si allarga il cerchio dell'orizzonte. Ho scoperto perfino delle montagne che prima non avevo mai visto. Mentre le guardavo, cos limpide e chiare... pensavo che sembrano dipinte a pastello... come quella cartolina che ci mand lo zio Augusto... Te la ricordi?

Lucia (appare distratta, chiusa, e ostile) No.

Andrea Era molto bella. Peccato che Guido l'abbia strappata. (Continua a mettere insieme i mattoni. Alla moglie) Mamma, credi che tu potrai venire su a vedere?

Anna S, caro, se ti fa piacere. Ma pi tardi. Ora ho tanto da fare.

Andrea (avviandosi verso la scala) Stasera lavorer finch ci sar un raggio di luce... Voglio andare avanti pi che posso...

Anna Non ti stancherai troppo? Sei sempre al lavoro senza un attimo di sosta... E queste dovrebbero essere le tue vacanze...

Andrea (con un sorriso) Non ho mai avuto vacanze cos belle... (Sale la scaletta portando i mattoni finch scompare in alto).

Lucia (di scatto) Hai sentito. Tutta la gente gremisce le finestre per guardarlo e ridere, ridere di lui! (Corre alla finestra, guarda fuori) Ecco, vedi? Centinaia di persone! E hanno perfino i cannocchiali... Che vergogna! Che vergogna! (Si getta a sedere sul divanetto con la faccia tra le mani e grida, quasi piangendo) Non posso sopportare, tutto questo! Non posso sopportarlo!

Anna (addolorata, stupita, si alza e va a sedere accanto alla figliola, l'accarezza) Suvvia, cara... Non mi sembra il caso di addolorarsi tanto... Se la gente ha piacere di guardare, ebbene, si accomodi. Non c' nulla di male...

Lucia (scattando) Nulla di male, tu dici? Ma non ti rendi conto che stiamo per diventare lo zimbello di tutta la citt? Non capisci che non oser pi presentarmi davanti a Roberto?

Anna Oh, cara! Se Roberto ti ama non far caso a queste sciocchezze...

Lucia Ma ci sono i suoi parenti! Loro non perderanno l'occasione per ridere alle mie spalle e divertirsi a nostre spese! Sono gi tanto maligni e altezzosi con tutta la loro maledetta boria! (Si alza, dura, decisa) Senti mamma: tu devi parlare al babbo. Devi dirgli le cose come stanno. Finch tutto restava tra noi era anche ammissibile che egli si dedicasse alla sua torre... Perch vorrai ammettere lealmente che questa idea del babbo non ha alcun fondamento logico, vero? Tu e io sappiamo molto bene che assurda. Non cos?

Anna (umile, affettuosa) Figliolina mia, ti capisco benissimo... Ma che cosa vuoi che ti dica? Il babbo non da noia a nessuno ed tanto contento... Perch dovrei indurlo a rinunziare? Ha sempre avuto cos poche gioie il poveretto... E in quanto al giudicare se la sua idea logica oppure no... ebbene, perch dovremmo affermare che le cose che sfuggono alla nostra comprensione immediata non hanno senso?

Lucia Allora tu credi veramente che lui?... (Non osa proseguire).

Anna (c. s.) Ma no, ma no... Non lo credo. Ma egli appare tanto convinto che proprio non ho cuore di dissuaderlo... cos felice! Non hai notato com' mutato da quando s' dedicato alla sua torre? Sembra un altro uomo. sereno, tranquillo... (Si alza) Lasciamolo fare, dunque, e sopportiamo la curiosit della gente. Tanto, prima o poi, tutto finir. Il babbo si stancher oppure la gente si interesser d'altro... Credi a me, cara... Tutto si risolver prima di quel che tu non creda... E ora vai a prendere le patate e comincia a sbucciarle... I ragazzi torneranno affamati come sempre... Io continuo il mio lavoro, intanto... Guido deve avere le sue calze rammendate per andare a scuola domattina...

Lucia (non appare convinta. Sta per dire qualcosa, poi ci ripensa ed esce).

Anna (ritorna alla sua poltrona e riprende il lavoro interrotto. Ma subito si interrompe, prende il giornale nascosto, lo spiega, lo rilegge con attenzione e tristezza).

Andrea (dall'alto) Mamma!

Anna (piega il giornale di scatto, ma mentre sta mettendolo via suo marito scende) S caro... Eccomi...

Andrea (agitato) Mamma! accaduta una cosa stranissima!

Anna (si alzata) Che cosa, mio Dio...

Andrea (sorpreso e agitato) Sono venuti a farmi la fotografia!

Anna Come? Chi venuto?

Andrea Un tale, dalla terrazza della vedova Baran... Si arrampicato con una scaletta... Io non mi ero accorto della sua presenza perch gli voltavo le spalle... Allora lui mi ha chiamato... Ehi!. Mi ha gridato. Mi sono voltato e lui ha scattato l'obbiet-tivo con un lampo, cos... Poi si dileguato. Cosa pensi che sia?

Anna Mah!? Non saprei...

Andrea Per quale ragione mi ha fotografato? Non riesco a capire. Ho cercato di chiamarlo, di trattenerlo... Ma fuggito in gran fretta... Proprio non capisco. Credi che ci sia una ragione?

Anna Non so...

Andrea Forse a causa del pollaio... La vedova Baran deve aver paura che qualche mattone mi sfugga ancora com' accaduto i primi giorni... (Divertito) Povera donna, come si arrabbiata! Ma non deve temere: ora sto molto attento... Senti... Io penso che tu dovresti andare un momento dalla nostra vicina per chiederle se a conoscenza che un tale si introdotto nel suo terrazzo per fotografarmi... Forse non lo sa. Ma sii gentile con lei, mi raccomando. Non vorrei urtarla. In fondo una brava donna... (Si avvia verso la scala) Io continuo, eh? Poi vieni su a riferirmi... (Sale).

Anna (rimane interdetta a guardare il marito che sale e scompare).

Lucia (entra precipitosamente) Mamma! C' un signore che vuol vedere il babbo...

Il Medico Permesso? Permesso? (Entra immediatamente, spingendo da parte Lucia che esce chiudendo la porta. Il medico un piccolo signore, correttamente vestito, dai gesti rapidi e nervosi) Buona sera, buona sera... questa l'abitazione del... del... (Consulta un pezzetto di carta che ha in mano) del ragionier Andrea Rossi, impiegato alle Vetrerie Riunite, vero? Benissimo, benissimo... C' il ragioniere?

Anna (sulla difensiva) In questo momento... veramente... Io sono sua moglie... se posso sostituirlo...

Il Medico Ah, sua moglie... Sua moglie... Bene, benissimo... Io sono il medico ispettore della Cassa Mutua Malattie tra gli Impiegati dell'Industria... e sono qui allo scopo di... di... (Cerca invano le parole, poi cambia tono) Ecco, signora, le parler con molta franchezza. Ho avuto dal vice presidente delle Vetrerie Riunite, presso le quali suo marito impiegato, il preciso incarico di compiere una visita, qui, in casa di suo marito, per assicurarmi delle sue perfette condizioni di... di... diciamo, di salute.

Anna Ma mio marito non malato...

Il Medico Non voglio dire questo, signora... si tratta solamente di una misura precauzionale... Mi permetto di dirle che talvolta gli stessi malati non si rendono conto di esserlo... E nemmeno i familiari avvertono lo stato di... di... diremo cos...

Anna (in tono che non ammette replica) Dottore!

Il Medico Signora non si offenda, per carit. Nessuna intenzione da parte mia di mancare di rispetto a lei, n a suo marito che ritengo una degnissima persona pur non avendo il piacere di conoscerlo... Tuttavia io ho avuto un incarico tassativo, io ho una funzione ben definita alle dipendenze della Cassa Mutua Malattie tra gli addetti alle Industrie, quale Ispettore Sanitario... e lei vorr convenire meco che il sospetto che nato nella mente dei dirigenti le Vetrerie Riunite sul conto di suo marito , diremo cos, pienamente giustificato...

Anna Sospetto? Ma di che sospetto parla?

Il Medico (sbrigativo) Beh, signora. Parliamo senza tante perifrasi. meglio. (Estrae dalla tasca un giornale: L'Opinione) Lei ha certamente letto L'Opinione vero? C' una storia che riguarda suo marito... Immagino che sia al corrente...

Anna (con improvvisa energia) Dottore!

Il Medico Signora mia, inutile far tanti complimenti. Mi auguro che suo marito sia sano come un pesce, ma desidero visitarlo...

Anna(c. s.) Quello che lei dice offensivo, per mio marito, e per tutti noi... La prego di non insistere!

Il Medico (irritato) Come? Come? Signora! Ma lei si rende conto della mia funzione? Impedendo a me di esplicare il mio mandato, lei viene a compiere un atto di arbitrio che pu avere le pi gravi - ho detto le pi gravi - conseguenze! La prego di chiamare suo marito.

Anna No.

Il Medico (con ira crescente) Ha detto di no?

Anna Ho detto di no. Non far questo affronto a mio marito.

Il Medico Ah, bene! Benissimo. Ne prendo atto. (Avviandosi verso la porta, irritato e ironico) Ne prendo atto, signora. Far il mio rapporto a chi di dovere... Un uomo che costruisce una torre per incontrarsi con Dio, eh? Ma non si rende conto che un'esplosione di follia? A chi pu venire in mente un progetto simile se non a un malato? Eh? Incontrarsi con Dio! E, di grazia, a quale altezza lo incontrer?

Anna (sopraffatta) Esca! Esca immediatamente!

Il Medico (sulla porta) Oh, me ne vado, non dubiti. Ma ci vedremo presto! E questa volta sar lei a chiamarmi... perch occorre un mio visto per internare un malato in casa di salute... (Uscendo) Stia bene, stia bene, signora... ( uscito).

Anna ( rimasta immobile, come impietrita. Si passa lentamente una mano sul viso).

Lucia (entra, spaventata) Mamma! Chi era quel signore? Se n' andato come una furia sbattendo la porta... Cosa voleva?

Anna (si riscuote a fatica) Niente, cara, niente... Pretendeva di parlare col babbo... (Con un pallido sorriso) Ma io non ho voluto, non ho voluto disturbarlo... Povero babbo...

Lucia Che vogliono da lui?

Anna (sospira) Oh, non so. Darei qualunque cosa purch lo lasciassero in pace... Non possono lasciare in pace la gente a questo mondo?

Andrea (scende le scale e viene in scena, imbarazzato) Mamma... guardami un po'... C' qualcosa di ridicolo in me?

Anna Perch, caro?

Andrea Forse questo vecchio cappello? (si leva il cappellaccio di paglia e lo guarda con aria dubbiosa) Certo un po' fuori moda. (A Lucia) ridicolo, vero?

Lucia (con una smorfia) Beh, s: io non lo metterei...

Andrea (candido) La gente ride.

Anna Quale gente?

Andrea Quella che sta affacciata alle finestre per vedermi lavorare. Mi indicano a dito e ridono.

Anna Oh!

Andrea Certamente per il cappello... molto brutto, lo so. Ma per lavorare l'ideale. (Getta il cappello sul divano) Posso farne a meno. Ora non c' pi sole. (Fa una carezza a Lucia che lo guarda) La gente ride di nulla... Non hai mai notato? In fondo gli uomini sono come dei bambini...

La Portinaia (entra) Permesso? Permesso? Scusino... ma ho trovato la porta aperta... e sono entrata... (Getta intorno un'occhiata indagatrice).

Anna (a Lucia) Vai subito a chiudere, cara...

La Portinaia (che parla in tono un po' sostenuto con aria d leggera superiorit) Lasci, lasci... Ho chiuso io. Sono salita per accompagnare l'ingegnere dell'ufficio tecnico comunale che deve parlare con lei... (si rivolta ad Andrea) con lei personalmente... Permette? (Si fa sulla porta e chiama) Ingegnere? Si accomodi, si accomodi...

L'Ingegnere ( un uomo di mezza et, un po' rustico, con un eterno sigaro spento in bocca. Entra) Buona sera.

La Portinaia Ecco, questo l'ingegnere del comune. Il ragionier Rossi.

L'Ingegnere (sostenuto) Piacere.

Andrea Piacere. Permette? Mia moglie. Mia figlia. (Saluti a, soggetto) In che cosa possa servirla?

L'Ingegnere Mi risulta che lei ha iniziato sulla sua terrazza la costruzione di un... di un... Andrea (gentile) Di una torre.

L'Ingegnere Ah?! Una torre. Addirittura una torre.

Andrea S. Non proprio una vera torre, voglio dire, ma le assomiglia molto.

L'Ingegnere (freddo) Bene. Devo compiere un sopraluogo e chiederle anzitutto se ha espletato le formalit previste dalla legge e dai regolamenti comunali...

Anna (che si seduta e ha ripreso a cucire, allarmata) Ci sono formalit?

L'Ingegnere Ma certo, signora. Suo marito deve esserne al corrente.

Andrea (imbarazzato) Veramente no.

L'Ingegnere (sorpreso) No?! Allora, se ho ben capito, lei costruisce cos, senza aver ottenuto alcun permesso n espletata alcuna pratica...

La Portinaia Eh, gi! Mi sembrava...

L'Ingegnere (la interrompe) Lasci, lasci... Parlo io. (Ad Andrea) Lei avr certo un progetto della sua costruzione...

Andrea (umile) No.

L'Ingegnere (sopraffatto) - No?! Nemmeno un progetto?

Anna (accorre in soccorso) Ma s, caro... Certo che hai un progetto! Me lo hai fatto vedere una volta e ne abbiamo discusso un pomeriggio intero... Non ricordi?

Andrea (illuminandosi) Ah, s! vero! Hai ragione!

Anna Dev'essere... dev'essere... qui, nella mia cestina da lavoro. (Fruga un momento) Un foglietto che abbiamo strappato da un quaderno di Mario... Lo ricordo benissimo... Eccolo! (Ha trovato il progetto, ovvero un misero foglietto da quaderno di scuola elementare) Tieni.

Andrea (trionfante, si affretta a prendere il foglietto, lo porge con un sorriso all'ingegnere) Eccolo. Mi sembrava bene che ci dovesse essere...

L'Ingegnere (prende il foglietto con la punta delle dita come fosse una cosa immonda, con disprezzo) Questo sarebbe...?

Andrea (tranquillo, sicuro di s) Il progetto. Fatto da me.

L'Ingegnere (sbuffa) Caro signore, in che mondo crede di vivere, lei?

Andrea Perch?

L'Ingegnere (irritato) Ma perch lei assolutamente fuori della realt! Questo, per sua norma e regola, non un progetto. uno scarabocchio.

La Portinaia (ride).

Lucia (irritata, alla portinaia) Faccia a meno di ridere lei!

La Portinaia Perch? Io rido se c' da ridere.

Lucia Ma non qui.

Andrea Sst! Sst (A Lucia) Non interrompere, cara... Noi parliamo d'affari... (All'ingegnere con gentilezza) Allora non le sembra abbastanza chiaro?

L'Ingegnere (che sta perdendo la pazienza) Chiaro? Ma io intendo un progetto tecnico, un piano preciso elaborato da un architetto, corredato da piante e disegni... Che diavolo dice! E poi, a parte questo, dove sono i permessi? Ha i permessi in regola lei? Ha svolto la pratica presso la Commissione di Edilizia?

Andrea (balbetta) Commissione?

L'Ingegnere (dall'alto del suo sdegno represso) Qualsiasi privato o ente, anche statale, che intende compiere nuove costruzioni o modificare costruzioni gi esistenti, deve sottostare a particolari norme e regolamenti che riflettono le pratiche e i permessi precedenti la costruzione delle opere; che riflettono le prescrizioni concernenti l'esecuzione delle opere stesse; le norme interessanti la solidit dei fabbricati e le cautele di sicurezza pubblica, l'altezza delle case, la sistemazione degli spazi privati... (estenuato, sbuffante), oh, insomma, ci siamo capiti mi pare, no?

Andrea (che ha lanciato sguardi disperati a sua moglie, ora fissa l'ingegnere come un coniglio affascinato dal serpente e tace).

L'Ingegnere (impaziente) Allora?

Andrea (annientato) Allora?

L'Ingegnere Bisogna buttare gi tutto. Demolire.

La Portinaia (con maligno compiacimento) L'avevo detto fin dal primo giorno, io.

Lucia Vuoi tacere s o no?

La Portinaia (acida) Eh, quante arie! E il permesso al padrone di casa l'avete chiesto?

L'Ingegnere Silenzio! Silenzio! (Ad Andrea) Se non vuole demolire pu anche pagare la multa...

La Portinaia (ride) E i soldi?

Andrea (sperduto) La multa... molto forte?

L'Ingegnere (burbero) Non so. Non affar mio. Venga domani al Comune per parlare con l'ingegnere capo. Riceve dalle dieci a mezzogiorno. Oh, intendiamoci: intanto la costruzione deve essere tassativamente interrotta. Capito?

Andrea (annuisce con un cenno del capo, rattristato).

La Portinaia (all'ingegnere) Bisogna anche sapere che il padrone di casa ha minacciato di sfrattarlo...

L'Ingegnere (con malgarbo) Non mi riguarda. Buonasera. (Si avvia verso la porta ed esce).

La Portinaia Buona sera. (Esce a sua volta, sostenuta, seguendo l'ingegnere).

Andrea (dopo un istante di silenzio, a sua moglie, con timidezza) Hai sentito? Quante complicazioni... Non lo avrei mai immaginato... (Si aggira sperduto nella stanza) Ora comincio a capire perch c' la crisi degli alloggi... Soltanto al pensiero delle pratiche e dei permessi, uno si scoraggia e non costruisce... Gi. (Sorride pallidamente alla figliola che lo osserva) Sembra che gli uomini si divertano a complicare le cose, non ti pare? Se non sono abbastanza complicate non vanno bene... Ma io non mi scoraggio, oh no. A proposito, se non sbaglio, Roberto studia architettura, vero ?

Lucia (allarmata) S.

Andrea (illuminandosi) Ah, bene. Bene. un bravo figliolo, Roberto. Perch non lo inviti a venire un momento su da noi stasera dopo cena? Forse non gli dispiacer vederti, eh? E poi io potrei chiedergli

un parere... Gi. Un parere sul mio progetto... Sarei lieto di studiarlo con lui...

Lucia (esterrefatta) Ma babbo!

Andrea Perch?

Lucia Non possibile! Non chieder mai una cosa simile a Roberto.

Andrea (guarda sua moglie interrogativamente) Perch, mamma?

Anna (pronta) Forse Roberto ha molto da fare in questo momento... Sai... gli esami... tanto da studiare...

Andrea Oh! Mi dispiace proprio... (A Lucia) Ma se tu lo pregassi... solo per un consiglio, voglio dire... Non credo che negherebbe a te questa gentilezza...

Lucia (dura) Ma impossibile, babbo. Non voglio che Roberto rida di te.

Andrea Ridere... di me? (Si odono dall'esterno rumori e voci di persone).

Anna (si alza, allarmata) Che succede? Lucia! (Le due donne si dirigono verso la porta, quando entra come un bolide Mario, il ragazzo).

Mario (ha quindici anni. un ragazzo solido, con i pantaloni corti. Ha una maglietta da giocatore di calcio e porta sottobraccio un pallone. allegro, divertito) Babbo! Tutta la mia squadra vuole vedere la torre! Tutti vogliono vedere te! (Getta per aria il pallone e lo riafferra) L'uomo del giorno!

Anna (in tono di rimprovero) Mario!

Mario (incosciente) Sono qui fuori che aspettano! Hanno tutti letto il giornale e ardono dall'impazienza di conoscerti...

Andrea (sorpreso) II giornale?

Anna (spingendo via il ragazzo) Ma non niente... Una sciocchezza... (A Mario) Vai, vai a giocare con i tuoi amici...

Mario (resistendo) Ma lasciami, mamma! Non capisci che se non gli mostro il babbo credono davvero che sia matto? (Un silenzio terribile).

Andrea (a Mario) Che hai detto?! Ripeti!

Mario (spaventato) Babbo... io credevo che tu lo sapessi... che tu avessi letto il giornale...

Anna (a Lucia) Vai e manda via quei ragazzi... presto!

Lucia (esce).

Anna (cercando di distrarre Andrea) Senti, babbo, adesso ti spiego, ascoltami...

Andrea No, lasciami... (A Mario) Dov' questo giornale?

Mario (timido) Qui. (Tira fuori il giornale dalla tasca dei pantaloni, lo porge a suo padre) Eccolo. In prima pagina.

Andrea (apparentemente calmo ma in realt ferito e offeso siede nella vecchia poltrona, inforca gli occhiali e, spiegato il giornale, comincia a leggere. Alle sue spalle, muta angosciata, sta Anna. Mario si tiene un po' in disparte imbarazzato. Dopo un lungo momento di penoso silenzio, Andrea lascia cadere per terra il giornale e resta immobile con lo sguardo fisso nel vuoto).

Anna Andrea...

Andrea (fa appena un cenno con la mano per dire che inutile parlare. In questo momento la porta si apre e, invano trattenuto da Lucia, entra Guido).

Guido ( un bambino grazioso di sette anni, vivace, intelligente. Indossa il grembiule da scuola, con un colletto bianco e una grande cravatta azzurra a fiocco. A tracolla porta la cartella. Entrando si precipita allegramente da suo padre) Eccomi babbo! Sono tornato! Mi dai un bacio? Oggi ho preso otto nel componimento...

Andrea (vincendosi, sorride al bambino, lo stringe a s, lo accarezza) Bravo, caro...

Guido Sei stanco, babbo?

Andrea S, caro. Un poco.

Guido Oh, allora quando ho fatto i compiti ti aiuto io... Mi fai lavorare con te, vero? La facciamo grande la torre noi due...

Andrea (accarezza il suo bambino, poi dice con un sorriso triste) Non la facciamo pi la torre...

Guido No, babbo?

Andrea (piano) No, caro... Non si pu... Non vogliono... (E si prende il volto tra le mani) Lasciatemi solo...

Anna (prende il bambino per mano e fa cenno agli altri due, Lucia e Mario, d'uscire) Vieni... venite... Il babbo vuole restare solo...

(Escono tutti. Solo Andrea rimane, seduto, triste, nella stanza che si va facendo buia. Ormai sera. Improvvisamente accade qualcosa. Una luce bianchissima illumina dall'esterno la finestra e nello stesso tempo le tende si muovono, fluttuano, sospinte da uno strano vento. Ma Andrea non se ne accorge. E Dio entra. Egli entra attraverso la finestra, come per magia. La luce si spegne. Dio ha l'apparenza d'un vecchio signore molto fine, molto distinto. Ha i capelli bianchi, alto, magro, col volto glabro. Veste di nero, ha un bastone col pomo d'avorio, di modi affabili, cortesi, e pure senza ombra di fami-liarit. Entrando, il Signore, si avvicina alla poltrona e osserva un momento l'uomo seduto. Poi parla con voce calda e dolce).

Il Signore Avevi bisogno di me, Andrea Rossi?

Andrea (Alza la testa. Non lo riconosce. un po' seccato, anzi, dalla presenza di questo estraneo) Scusitanto, ma... mia moglie sa che volevo restare solo...

Il Signore (sorride appena. E ripete) Avevi bisognodi me, Andrea Bossi?

Andrea (Capisce. stupefatto, sconvolto, annientato. Si alza di scatto, balbetta) Signore... Com' possibile! proprio vero?

Il Signore (amabile) Sono io, certo.

Andrea Oh, scusi, scusi tanto se mi presento in queste condizioni... Dovrei almeno mettermi la giacca...

Il Signore Non importa, caro. Non per la tua giacca che io sono qui, ma per te. Se mi stato riferito esattamente, tu volevi incontrarti con me.

Andrea (sperduto) S, s, certo... Ma non avrei mai osato pensare che ci potesse realizzarsi... cos...

Il Signore Perch, Andrea Rossi? Quello che tu immaginavi era tanto diverso?

Andrea (esitante, intimidito) Posso... parlare, Signore?

Il Signore Certo. Sono qui per questo. Per ascoltarti.

Andrea Ecco... Anzitutto io non m'aspettavo di vederti... cos... Almeno m'ero fatta un'idea diversa guardando le fotografie della Cappella Sistina... Sai, il giudizio di Michelangelo...

Il Signore (sorride, divertito) Ah, capisco. Ma se ti fossi apparso con tutta la mia barba forse ti saresti spaventato.

Andrea Eh, s. Forse s.

Il Signore E poi c' ancora qualcosa che vorresti chiarire!

Andrea S. Io non immaginavo che tu saresti mai venuto qui. Sulla terra, voglio dire.

Il Signore Non accade sovente, infatti. Ma avvenuto. Al tempo dei Patriarchi, per esempio, gli uomini avevano maggiore dimestichezza con me e mi vedevano spesso. Io parlavo loro ed essi mi parlavano. C'era tra loro e me un legame che col tempo si affievolito, e non per colpa mia. Io, devi saperlo, non vado che da chi mi chiama. Ma se qualcuno ha bisogno di me, non mi chiama invano. (Una pausa) E tu, Andrea Rossi, che volevi costruire una torre per giungere fino a me, che cosa hai da chiedere?

Andrea (intimidito, umile) Signore... veramente... ora che sei qui, mi sembra proprio che si trattasse di cose senza importanza... Non avrei voluto disturbarti per tanto poco...

Il Signore Credi veramente che sia cos? Ne sei proprio sicuro?

Andrea Ecco, signore... Posso dire tutto?

Il Signore Ma certo! Anzi, sediamoci. Parleremo meglio. (Siede sul divano) Siedi.

Andrea Oh, no! Non oser mai! Piuttosto penso che dovrei inginocchiarmi. Chiedo scusa se non l'ho fatto subito.

Il Signore (sorride) Ma no, caro. L'umilt non un atteggiamento esteriore... In ginocchio o in piedi, tu sei sempre un bravo figliolo col quale mi fa piacere d'intrattenermi. Dimmi, dunque. Cosa c' che non va?

Andrea Signore, poich me ne di il permesso, ti dir che sono stanco di questa vita.

Il Signore Oh! E come mai?

Andrea Le cose non vanno molto bene quaggi. C' troppa cattiveria, troppa violenza, troppa malizia, troppo egoismo, troppa disonest...

Il Signore (con leggero rimprovero) Ah! Ah! Mi sembra che tu stia giudicando il tuo prossimo, Andrea Rossi... Questo grave.

Andrea Oh, no, Signore! Non giudico, io riferisco soltanto. Perch c' molta confusione, troppa confusione dentro di me. In una parola, io non riesco pi a capire in che maniera devo comportarmi...

Il Signore Vivere diventato dunque tanto difficile quaggi?

Andrea (prendendo coraggio) Eh, s, Signore. Purtroppo. Uno si alza la mattina e non sa come fare per arrivare fino a sera senza essere calpestato, a meno che non voglia a sua volta calpestare qualcuno... Ecco, difficile vivere da persona per bene su questa terra. Quanto ci hanno insegnato da ragazzi sembra una favola sciocca a paragone di quello che accade nella realt. difficile guadagnare il proprio pane senza essere sfruttati, difficile crearsi un piccolo posto senza essere sopraffatti, difficile educare i propri figlioli, renderli adatti alla vita, senza farne dei disonesti o degli ipocriti... Per conto mio, dopo tanti anni di lavoro, mi ritrovo con una grande amarezza dentro. Ero partito pensando di poter edificare qualcosa di solido e di duraturo e invece non c' niente. Sono alla merc del caso, del capriccio; di uno, dell'ambizione di un altro... L'avvenire non mi appartiene: come pu avere un avvenire un uomo come me che conosce ormai l'amara esperienza di troppe speranze deluse? No, no, Signore: non si pu fare affidamento sugli uomini. Sono troppo cattivi. Ed perci che sono stanco. Stanco di camminare a questo modo. Non ho pi fiducia. Mi sembra di essermi smarrito in un labirinto dal quale non uscir mai... Mi capisci!

Il Signore (accenna di s, gravemente, col capo).

Andrea (con patetico coraggio) Insomma, Signore, scusa se te lo dico, ma quaggi qualcuno ha cancellato i confini tra il bene e il male, ed proprio difficile orientarsi. Per questo volevo incontrarmi con te, Signore. Perch non so proprio come fare ad andare avanti senza... senza diventare cattivo a mia volta... E se questo accade, come va a finire?

Il Signore Gi? (Riflette un istante) Capisco. Mi rendo conto che tu sei sincero. Ed proprio questo che mi rattrista. Non immaginavo mai che un uomo potesse aver paura di vivere in mezzo agli altri uomini. Intendiamoci: non mi sono mai fatto molte illusioni sugli uomini, ma, insomma, le cose finora procedevano discretamente. Per il tuo grido d'allarme mi preoccupa. S, certo. (Riflette) Ti dir: da un po' di tempo non ero pi venuto sulla terra. Un po' per il gran daffare che c' nell'Universo... Amministrare l'Universo non tanto semplice.

Andrea Oh, lo immagino, Signore! Devi avere un lavoro!

Il Signore Oh, s! Altro che riposare la domenica! E ci non mi ha permesso di seguire con attenzione le vicende della Terra. I casi normali sono sbrigati dai miei collaboratori e io del resto non ho mai ricevuto appelli particolarmente urgenti, salvo il tuo... S, s, tanto che una volta mi sono detto perfino : ma guarda come se la cavano bene gli uomini senza di me!. (Altro tono) L'avessi immaginato! Bene: il tuo caso mi induce a esaminare la situazione un po' da vicino. (8i alza) Ho deciso: vado a vedere.

Andrea (allarmato) Signore, mi lasci gi? E non mi dici nulla!

Il Signore (rassicurandolo) Oh, no! Vado soltanto a fare un rapido giro d'ispezione... Voglio dare un'occhiata al cuore degli uomini... (Si ode bussare alla porta, e la voce di Anna che chiama).

Voce di Anna (dall'esterno) Babbo! Andrea!

Il Signore (presto) tua moglie che vuol dirti che l'ora di andare a tavola...

Voce di Anna (c. s.) l'ora di andare a tavola!

Il Signore (presto) Sta tranquillo. Torner. Aspettami con calma e fiducia. Riprenderemo il discorso. E vedrai che non ti abbandoner... Andrea (fa per inginocchiarsi) Signore mio...

Il Signore (sorridendo, benevolo, lo trattiene, dall'inginocchiarsi) Su, su, caro. Mi ringrazierai dopo, semmai... E adesso, arrivederci, Andrea Rossi... (Esce dalla finestra, cos come era entrato, mentre la bianca luce si accende e il vento agita le tende).

Andrea (in piedi, sconvolto, spaventato, felice, fissa la finestra a bocca aperta).

Anna (entra quando le tende si muovano ancora) Oh! Non senti che comincia a far fresco? Vedi, si levato il vento... (Va a chiudere la finestra, poi torna presso il marito).

Andrea (non si mosso. Dice, piano) Non era il vento...

Anna (non ha capito. affettuosa, premurosa) . Senti Andrea... Abbiamo un po' parlato della situazione con i ragazzi... Loro vogliono dirti qualcosa... Siediti qui, nella poltrona e ascoltali... (Accompagna Andrea e lo fa sedere) Cos. (Chiama) Ragazzi! (Lucia, Mario e Guido entrano. Hanno Varia compunta, seria e grave).

Lucia (si rischiara la voce) Babbo... Oggi ti stato dato un dolore ingiusto... tu sei buono e non lo meriti... E per quanto noi non si condivida le tue... le tue speranze tu vedi che siamo leali per quanto il tuo sogno ci sembri un po' assurdo, e scusaci se te lo diciamo, tuttavia abbiamo deciso di aiutarti perch ti vogliamo bene. Io andr a chiamare Roberto, subito dopo cena, e Dio sa quanto mi costi affrontare i commenti ironici dei suoi familiari... Mario rinunzier a giocare al pallone per aiutarti a portare su i mattoni... Guido piccolo ma anche lui far qualcosa... E la mamma...

Anna Io veglier su di te. Nessuno entrer in casa fino a quando la torre non sar finita...

Andrea (sorpreso, commosso, guarda i suoi che gli si stringono intorno. Sorride) Miei cari, cari, carissimi... Siete infinitamente buoni con me. Ma io voglio, dirvi una cosa: non costruir pi la torre...

Lucia Oh babbo! Vuoi proprio rinunziare?

Mario (con entusiasmo) Forza babbo! Se permetti faccio venire la mia squadra a darci una mano!

Andrea (scuote la testa e sorride) No, no: non pi necessario. Io costruivo la torre per innalzarmi al di sopra del mondo, per raggiungere un ambiente puro e incontrarmi con Dio... ma Dio, in persona, sceso sulla terra ed venuto da me.

(Un silenzio. Istintivamente tutti si ritraggono da Andrea, spaventati. Lo guardano con apprensione).

Anna Andrea! Ma che cosa stai dicendo?

Andrea (si alza, semplice, sorridente) La verit, cara. Il Signore stato qui, poco fa. Ho parlato con lui.

Lucia (con improvviso terribile sospetto, grida) Mamma! (I tre figli si stringono alla madre, spaventati, lontani da lui).

Andrea (per nulla scosso, sempre sorridente, fa un passo verso di loro. Ma i quattro si allontanano rifugiandosi dietro il divano. Egli li guarda, deluso) Oh, perch non volete credermi? Vi dico la verit. Ho parlato con lui. Anzi, stato seduto l (indica) per tutto il tempo...

Anna (spaventata) Andrea! Andrea! Tu non stai bene! Vai a gettarti sul letto, per piacere, vai!...

Andrea (Sorride. Guarda i suoi e sorridendo si avvia verso la porta. Essi lo fissano con terrore. Ma mentre per uscire, il piccolo Guido si stacca dalla madre e corre verso Andrea, trepidante).

Guido Babbo! Babbo! A me mi racconti com'era?

Andrea (accarezza il bambino, tenero) S, caro... S, vieni. (Lo prende per mano ed esce, mentre gli altri guardano spaventati).

ATTO SECONDO

In casa del ragionier Andrea Rossi, un pomeriggio, tre giorni dopo. La stanza insolitamente pulita e ordinata. Ogni cosa al suo posto e tutto brilla d'una inconsueta lucentezza. Un mazzo di fiori in un vaso sulla tavola e il sole che entra dalla finestra non fa che aumentare il senso di festosa solennit che nell'aria.

(All'inizio dell'azione, il ragionier Andrea Rossi in scena e passeggia gravemente in lungo e in largo, con le mani incrociate dietro la schiena. Il ragionier Rossi vestito a festa: indossa cio il suo abito migliore, l'abito scuro della domenica, col colletto duro, le scarpe nere lucide, una spettacolosa cravatta. lustro e pulito come tutto quello che lo circonda. Dopo un momento,da destra, entra Anna, la moglie. Essa contrasta nettamente col marito: sul suo povero abituccio da casa ha un grembiale da cucina. Ha le maniche rimboccate,e, entrando, si asciuga le mani, le povere mani che lavorano tanto. Essa guarda il marito con amorevole pena. Senza essere inquieta con lui, tuttavia essa un po' preoccupata per il contegno inspiegabile di quest'uomo, suo marito. Si rivolge a lui col tono che adoprerebbe una madre che sopporta le bizze d'un bambino capriccioso).

Anna Sono gi le due e mezza, babbo...

Andrea (interrompe appena il suo andirivieni e controlla con calma l'ora estraendo dal taschino del fiotto un grosso vecchio orologio) Le due e trentasette... vero. (Sospira) L'attesa interminabile.

Anna Ma... non vai in ufficio nemmeno questo pomeriggio?

Andrea Eh, no. Non posso. (Si asciuga il sudore) Fa caldo, oggi, eh?

Anna (gli si avvicina, cercando di convincerlo) Andrea, perch non vuoi andare in ufficio? Cosa penseranno di te? Avresti dovuto riprendere servizio gida ieri mattina...

Andrea (con calma, come se fosse la cosa pi naturale del mondo) Ma te l'ho spiegato... Il Signore miha detto che sarebbe ritornato e io lo aspetto...

Anna (scoraggiata) S, caro, s... Ma non potresti intanto andare in ufficio?

Andrea E se Lui viene mentre io non ci sono?

Anna Andrea... ma tu credi davvero che...

Andrea Naturalmente, cara. Me lo ha promesso. Pensi che io possa dubitare della parola del Signore! (Riprende a camminare, si asciuga il sudore e si fa vento col fazzoletto) Soltanto si fa attendere un po'...

Anna Levati almeno la giacca. Stai scoppiando. Questo vestito di lana va bene per l'inverno...

Andrea Non vorrai mica che lo riceva in maniche di camicia, vero? Sarebbe inopportuno.

Anna Andrea caro, ascoltami... Abbi pazienza se, una volta ancora, ti dir cose che potranno ferirti...

Andrea (bonario, con sopportazione) S, cara, lo so, lo so. Tu vuoi dirmi che non hai creduto una sola parola di quanto ti ho detto, che io sono vittima di una allucinazione, che il mio contegno, da tre giorni, assolutamente inesplicabile... Tutto questo lo so. Ma so anche, d'altra parte, che non c' nulla di pi vero di quanto ti ho riferito. Tutto accaduto come te l'ho descritto, n pi, n meno. E se ora sono qui e attendo con ansia il Suo arrivo proprio perch so con certezza che Egli verr.

Anna (crolla il capo) Non si tratta di questo. Tu sei padrone di credere quel che pi ti conviene, di immaginare le cose che pi ti fanno piacere, ma devi anche misurare le conseguenze dei tuoi atti.

Andrea Ho forse mancato ai miei doveri?

Anna Finora no. Ma adesso cominci a preoccuparmi. Che accadr di noi se tu non andrai al lavoro? Credi forse che ti daranno ugualmente lo stipendio alla fine del mese?

Andrea (infastidito) Ma s, ma s... Non ti rendi conto che in questo momento io sono impegnato in qualcosa di molto pi importante di tutte le Vetrerie Riunite di questo mondo? (Si riprende, tenero, affettuoso) Abbi pazienza, cara... Non temere nulla per te, per noi... Se Dio si occupa benevolmente di me, vuoi che non pensi anche che io devo avere il mio stipendio? In qualche modo provveder. Ti pare?

Anna N... no. Temo che queste cose siano troppo piccole per il Signore. Insomma, io credo che tu esageri un poco. E almeno levati la giacca. Stai sudando come se fossi nel forno.

Andrea Non posso. Quello che mi fa sudare non tanto il vestito quanto il terribile odore di naftalina che ne sprigiona.

Anna (lo guarda con commiserazione, come se fosse davvero ammattito e sospira) Non preoccuparti anche di questo, caro. Iddio sapr bene che i vestiti di lana devono essere tenuti al riparo dalle tarme. (Si ode dall'esterno il suono del campanello) Oh, ecco qualcuno... Speriamo che non siano cattive nuove!... (Esce da sinistra, preoccupata).

Andrea (si asciuga il sudore. Per un istante tentato di levarsi la giacca, e infatti comincia a sfilarsela, ma poi ci ripensa e, presto, la riabbottona con cura e riprende a camminare).

Anna (Rientra da sinistra. Ha una lettera in mano ed pi che mai preoccupata) C' una lettera urgente dalle Vetrerie Riunite. L'ha portata su la portinaia... Vuoi aprirla?

Andrea Aprila pure tu...

Anna (legge la lettera) Egregio Signor Ragionier Andrea Rossi. Citt. Non avendo Ella ripreso servizio regolarmente allo scadere del Suo periodo di ferie, Le comunichiamo che siamo costretti a considerarla dimissionario, a meno che Ella non sia ammalato. In questo caso per Ella tenuto a presentare al pi presto un regolare certificato medico che comprovi la sua malattia. Distinti saluti. Il Direttore Generale. (Un silenzio) Hai sentito Andrea?

Andrea (per nulla scosso) Eh, s. Ho sentito. Articolo 15 del contratto di lavoro. Niente da dire. Anna (implorante) Andrea caro... tu devi correre immediatamente in ufficio... Capisci? Altrimenti sei considerato dimissionario.

Andrea (disperato) Ma ti ho gi detto che non posso muovermi!

Anna (quasi all'estremo della pazienza) Ma come posso farti capire che questa tua ostinazione non ha senso? Vuoi o non vuoi andare in ufficio?

Andrea Lasciami aspettare almeno fino a domani mattina!

Anna No! Devi andare subito. Oppure... oppure io andr a chiamare il medico. Se non vai in ufficio sei malato. Ecco: sei malato. Convincer il medico a rilasciarti il certificato...

Andrea Ma io sto benissimo!

Anna No! Quando il medico verr gli dirai che ti senti male. Hai dei dolori qui, alla milza, nello stomaco. Quando sono dolori interni i medici non capiscono niente. E allora ti rilascer il certificato.

Andrea (piagnucolando) Non vuoi proprio farne a meno, cara? Adesso non il momento pi adatto... Se il Signore viene...

Anna (scattando) Tanto meglio! Se il Signore viene saremo in tre a vederlo! (Con furia e disperazione) Io non ne posso pi, ecco! Tu vuoi mandare in rovina la tua casa, vuoi ridurre tutti noi alla disperazione. Almeno, poi, tu cercassi di renderti utile, ma no! Tutto il peso della casa soltanto sulle mie povere spalle! Io non faccio che sgobbare e lavorare e per giunta devo anche badare a te e alle tue idee, adesso!... Non ne posso pi.

Andrea (umile, servizievole) Anna... Non arrabbiarti... Tu sai che ti voglio bene... Cosa posso fare per farmi perdonare?

Anna Sbucciare le patate.

Andrea (un po' scandalizzato) Oh, ma le patate...

Anna Non puoi fare nemmeno questo, vero? Dovevo aspettarmelo. (Sta per piangere) Dovevo aspettarmelo... (Piange).

Andrea Ma no, cara... Ascolta... Sbuccer le patate... Come vuoi tu...

Anna (esce da sinistra, poi torna subito dopo con un recipiente pieno di patate, un piatto e un coltello, sostenuta) Ecco. E sar bene che tu ti metta il grembiale per non sporcarti il vestito... (Si leva il grembiale e lo fa indossare al marito, che, poveretto, triste come un cane bagnato) Cos. E ora vado a chiamare il medico. Siamo intesi? Dolori interni. Cerca di ricordartene.

Andrea (remissivo) S. (Siede nella grande poltrona con il piatto delle patate sulle ginocchia e guarda la moglie timidamente) Anna?

Anna (ruvida) Cosa c'?

Andrea Non sei in collera con me?

Anna Ma no, ma no. Soltanto... terribile che ti sia venuto in mente di voler parlare con il Signore. Se avessi immaginato quello che sarebbe successo... (Se ne va crollando il capo, esce).

Andrea (si mette gli occhiali e comincia malinconicamente a sbucciare le patate mentre si asciuga il sudore. Dopo un momento, preceduta da una luce abbagliante e dal vento che agita le tende, entra il Signore. Questa volta il Signore ha un'espressione severa e cor-rucciata. Sembra che non sia affatto contento di quello che ha visto nel suo giro d'ispezione sulla terra).

Il Signore (si ferma, accanto ad Andrea e lo guarda. Andrea sbuccia le patate, assorto) Eccomi, Andrea Rossi.

Andrea (vede il Signore e sobbalza spaventato e vergognoso. Cerca di nascondere le patate) Oh, Signore!

Il Signore Che fai? Perch vuoi nascondere le patate? Sono un eccellente frutto della terra...

Andrea (confuso) S, Signore. (Si alza e cos, col grembiale, veramente buffo, balbetta, sperduto) Mi ero preparato per riceverti degnamente, Signore. Ma mia moglie ha voluto... Non capiscono proprio nulla le donne... Non era il momento di sbucciar patate, questo...

Il Signore (con un gesto per tagliar corto) Lascia stare. C' ben altro che le patate ora. Devo parlarti.

Andrea (si raddrizza, come un soldato sull'attenti) Eccomi, Signore.

Il Signore (dopo un momento, con gravita) Quello che ho visto nel mio breve giro sulla terra mi ha convinto che tu hai ragione, Andrea Rossi. Gli uomini non sono pi quelli di una volta.

Andrea Purtroppo, Signore.

Il Signore Anzi, non hanno proprio pi nulla in comune con gli uomini che io ho immaginato dovessero popolare questo mondo. In origine la mia idea era diversa. Intendiamoci, ho avuto ben presto dei dispiaceri a causa d'un certo Caino, ma non avrei mai immaginato che, coll'andare del tempo, gli uomini peggiorassero a tal punto. Hai proprio ragione tu, Andrea Rossi.

Andrea (emozionato) Oh, Signore! Sono commosso d'aver avuto ragione.

Il Signore S, cos. (Cammina nella stanza, prende un fiore, ne aspira il profumo, voltando le spalle ad Andrea).

Andrea (rapidamente ne approfitta per togliersi il grembiale che nasconde sotto la poltrona).

Il Signore (senza voltarsi) Perch ti sei tolto il grembiale, Andrea Rossi?

Andrea (sorpreso e confuso non risponde).

Il Signore (si volta e viene verso Andrea) Su, su: non fare quella faccia. Dicevo dunque che le cose quaggi non camminano a dovere. Io non sono affatto contento. Anzi, sono molto scontento. Gli uomini hanno abusato della mia pazienza.

Andrea (sempre umile, ma confidenziale) Hai ragione, Signore. E, se posso dire il mio parere... (Si riprende) Posso?

Il Signore Senza dubbio.

Andrea Ecco, Signore. Tu li hai abituati male perdonandoli sempre. Sicuri come sono d'essere perdonati, perch tu sei paziente, gli uomini se ne approfittano. Io stesso, Signore, ho sovente trasgredito alla tua legge, me ne rendo conto. E quando ci mi capitava, io udivo una voce dentro di me che diceva: Oh, tanto Dio buono. Basta pentirsi, chiedere perdono e tutto cancellato.

Il Signore Anche tu, Andrea Rossi?

Andrea S, Signore. Mi dispiace molto. E tuttavia io non ne ho profittato, ma c' chi pensa che il pentimento a ripetizione un sistema comodo per non avere rimorsi...

Il Signore (severo) Credi forse che io continuer in eterno a essere cos paziente? Lo credi? Ho visto quaggi troppe cose che mi hanno rattristato e offeso, per non trarne ammaestramento. E ti dico una cosa sola: adesso basta!

Andrea (lo guarda con spavento).

Il Signore (sempre pi severo) Ho deciso di farla finita!

Andrea (tremante) Signore... cosa intendi per farla finita?.

Il Signore Non sono abbastanza chiare le mie parole? Ricordati che c' gi stato un precedente nella storia dell'umanit. Speravo proprio di non dover ricorrere a questo mezzo estremo, ma non vedo altra soluzione. Gli uomini avranno quello che si meritano.

Andrea (si fa piccolo piccolo. Con un filo di voce) Hai proprio deciso?

Il Signore S. Ho deciso. Vorrei che gli uomini sapessero che anche la pazienza di Dio ha un limite.

Andrea (c. s.) Questo significa... che li sterminerai tutti?

Il Signore Non chiedere troppe cose, Andrea Rossi. Io ti considero con benevolenza ma non posso ammettere che un uomo indaghi i miei propositi. Ho un progetto e lo metter in pratica. Aspetta e vedrai.

Andrea (sperduto) S, Signore. Come vuoi tu.

Il Signore Cos mi piace. Ascoltami bene: tu non ti muoverai di qui. Resterai qui in attesa. A te non succeder nulla. Mi intendi?

Andrea S, Signore. Non mi muover.

Il Signore Bene. Non ti muoverai. E adesso lasciami andare. Non ho pi tempo da perdere. (Esce rapidamente dalla finestra che si illumina mentre le tende si muovono agitate dal vento).

Andrea (annientato, guarda con gli occhi sbarrati e si asciuga il sudore. Poi cade a sedere nella poltrona, sbalordito).

Anna (Entra da sinistra precedendo il medico. tutta affannata e preoccupata) Venga, venga, dottore... Da questa parte... si accomodi...

Il Medico (entra, sostenuto, recando la valigetta dei ferri, e si guarda in giro. Anche lui ha caldo e si asciuga il sudore) Ah, eccolo qui... E perch non a letto il malato?

Anna Sa... ci sta poco volentieri a letto...

Il Medico (osserva Andrea che, ancora sotto l'effetto della rivelazione terribile, non s' mosso) Beh? Come mai siamo vestiti a festa?

Anna Oh, dottore! Non vestito a festa... Gli ho fatto indossare un abito pesante, l'unico che possiede, perch aveva freddo...

Il Medico (brontola) Freddo? Fa un caldo da scoppiare! Io sudo, lui suda, lei suda...

Anna (annuisce, con un mite sorriso) Sudare fa bene, non vero dottore?

Il Medico (mentre estrae dalla borsa lo stetoscopio) Non sempre. (Ad Andrea) Dunque abbiamo smesso di costruire torri, eh? (Andrea non reagisce) Beh, non parla?

Anna Sta molto male... (Ad Andrea) Come ti senti, caro?

Andrea (guarda sua moglie, imbambolato) Eh?

Anna Ti senti male, vero?

Il Medico (ruvido) Il malato lo interrogo io. (Ad Andrea) Si levi la giacca, presto... E si alzi.

Andrea (si leva la giacca macchinalmente, esegue).

Il Medico (comincia ad auscultarlo) Tossisca... Dica: trentatr...

(Intanto l'aria si fatta oscura. Il sole scomparso. Improvvisamente si ode un formidabile rombo di tuono).

Anna (sobbalzando) Che paura! Ma che succede?

Il Medico (guarda verso la finestra) C' un grosso temporale in vista... Con questo caldo!... Sentir tra poco... (Ad Andrea) Su, su: dica trentatr.

Andrea (ribellandosi) Macch trentatr! Non si rende conto di quello che sta per succedere? (Altro tuono) Sente?

Il Medico Ma mi faccia il piacere! Per un temporale si emoziona tanto?

Andrea Le dico che non un temporale! (Ad Anna, angosciato) Dove sono i figlioli? Bisogna che vengano subito a casa. Sta per accadere una cosa terribile!

Il Medico (spazientito) Ma vuole lasciarsi visitare s o no?

Anna Lasciati visitare, caro. Altrimenti come far il dottore a rilasciarti il certificato?

Andrea Ma il certificato non serve pi a niente ormai! troppo tardi! Vai a cercare i ragazzi, corri! Corri!

Il Medico (a Anna) Senta signora, o suo marito si lascia visitare per bene o io me ne vado!

Anna (implorante) Te ne prego, caro... Tu sei tanto paziente e ragionevole...

Il Medico Metta il termometro, su! (Gli ficca il termometro in bocca) Sieda!

Andrea (Obbedisce. Siede, col termometro in bocca e un'espressione di spavento).

Il Medico Adesso accavalli le gambe. Cos. (D un colpo sul ginocchio di Andrea col taglio della mano. La gamba sobbalza) Ah, ecco! (Ripete).

(La scena sempre pi buia. Sembra notte. Tuono lontano. Un lampo livido rompe le tenebre).

Anna Che lampi! Dev'essere proprio un grosso temporale... (Accende la luce).

Andrea (fa dei cenni disperati perch Anna si avvicini).

Il Medico Vuole stare fermo s o no? Accavalli l'altra gamba...

Andrea (Esegue, rassegnato ma non domo. E continua a far gesti a Anna mentre il medico lo studia, lo esamina).

Anna Ma cos'hai caro! Non puoi stare un po' tranquillo?

Il Medico (non capisce niente) Ma che razza di malattia pu avere?

Anna Dottore? Non sar mica grave, no?

Il Medico Non vede com' eccitato? Non normale. Ha delle reazioni sproporzionate. Vediamo il termometro. (Prende il termometro dalla bocca di Andrea).

Andrea (balza in piedi) Vogliamo smettere questa storia? Io sto benissimo. E non posso pi star fermo.

Anna Ma cosa dici, Andrea? Se stavi molto male poco fa... (Al medico) Dottore, le assicuro che sta male...

Il Medico Oh, me ne accorgo. Non ha febbre, ma il suo stato preoccupante. Deve mettergli subito del ghiaccio sulla testa. Ha del ghiaccio in casa?

Anna No.

Il Medico Compresse di acqua fredda, allora. Presto! (Ad Andrea) E lei sieda! Domani la far ricoverare.

Andrea Ricoverare? Domani? (Ride istericamente) Domani! (Siede ridendo) Domani!

Anna (esce da destra, di corsa).

(Un lampo e un tuono fortissimo).

Andrea (al medico, cupo) Sente? Comincia la fine.

Il Medico (lo guarda con apprensione) Stia calmo, stia calmo...

Andrea S, s. Pensi all'anima sua, piuttosto. il momento.

Anna (rientra, preoccupata, con una pezzuola bagnata e la mette sulla fronte di Andrea) Cos, dottore?

Il Medico Va bene. Ma occorre ben altro. Venga, subito con me, andiamo in farmacia... Le dar tutte le prescrizioni. (Chiude la valigetta).

Anna S, dottore, s...

Andrea (ad Anna) Non andare, Anna! Resta qui! Resta qui!

Il Medico Su, signora, spicciamoci!..

Andrea Anna! Devo dirti una cosa! Ma a te sola! Ascolta!

Anna Dopo... me la dirai dopo...

Andrea (si alza, getta via la pezzuola) I bambini! Bisogna mettere in salvo i bambini!

Il Medico (ad Andrea, calmandolo) Non ci pensi, adesso... Stia calmo... Si sieda, si sieda... (Ad Anna) Venga, signora... (Mentre esce con Anna) Povera signora! (Escono insieme).

Andrea ( inquieto, preoccupato. Si alza, si mette a camminare come un leone in gabbia. E un nuovo colpo di tuono lo fa sussultare. Geme) Dio mio! Almeno i figlioli, no? Almeno i figlioli... (Siede, si prende la testa tra le mani, angosciato, oppresso).

Guido (entra da sinistra, indossa una mantellina impermeabile) Babbo?

Andrea Oh! Guido! Sei qui? Vieni! Vieni! (Lo stringe a s, lo abbraccia freneticamente) Caro! Caro il mio bambino!...

Guido Babbo, posso tornare a giocare per strada?

Andrea ... A giocare per strada?! Ma non vedi che tempo fa? Tuoni, lampi, pioggia... E sai che cos' questo? Il principio della fine... la fine del

mondo... Hai capito? Del mondo. Ah, tu sei troppo piccolo per capire che cosa terribile questa... La collera di Dio... Il castigo di Dio... spaventoso.

Guido Dio, che ha parlato con te, babbo?

Andrea (febbrile) S, s, caro. Sai, Dio tor-nato oggi da me. E mi ha detto che vuol punire gli uomini cattivi... tutti gli uomini...

Guido Li fa morire?

Andrea (quasi spaventato) S. (Dopo un istante si alza) Guido, devi correre a cercare Lucia e Mario... Sei capace di cercarli per farli venire a casa? Lucia da Roberto e Mario a scuola... Vuoi andare subito a chiamarli?

Guido S, babbo.

Andrea Bisogna far presto, per. Anche la mamma verr, e cos staremo tutti insieme qui... riuniti, al sicuro...

Guido Noi non siamo cattivi, vero?

Andrea (perplesso) No. Cio, non credo.

Guido Anche lo zio Enrico non cattivo, vero? A Natale mi ha regalato una scatola di soldatini...

Andrea (guarda suo figlio con sorpresa) Come hai fatto a indovinare che pensavo allo zio Enrico! (Si china sul bambino) Bisognerebbe avvertire anche lui... Mi capisci?

Guido (annuisce) E la zia Evelina?

Andrea (sospira) Eh! La zia Evelina... Certo non si pu lasciarla cos... (Angustiato) Bisogna avvertire anche lei... Povera donna!... E il mio amico Giannelli, lo conosci? Quello che viene sempre a pescare con me sul fiume...

Guido Oh, s! Devo avvertire anche lui?

Andrea Io direi di s. (Combattuto) Non ti pare?

Guido E il figlio del droghiere, quello che ha il grosso cane bianco che si chiama Tom... bravo, sai ? Mi ha promesso di farmi un aquilone... E poi mi ha dato un fischietto... (Tira fuori un fischietto dalla tasca e lo prova, poi lo porge ad Andrea) Prova anche tu, babbo...

Andrea (sempre pi angustiato) No, figliolo, no... Lasciami pensare... Come si fa? Come si fa? (Improvvisamente) Senti, Guido... Sei capace di correre, presto presto, con le tue piccole gambette? Perch devi correre in fretta, prima che venga il peggio, capisci?

Guido S, babbo...

Andrea Bravo caro! Sei proprio un bravo figliolo. Io non posso muovermi, sai? Ho l'ordine di non muoverni. Ma tu puoi... Tu devi correre... E devi avvertire lo zio Enrico, la zia Evelina, il signor Giannelli, il signor Augusto, il figlio del droghiere...

Guido Anche il cane Tom?

Andrea Certo, anche il cane Tom... E poi la signora Annamaria, il fruttivendolo Giuseppe, la moglie del farmacista, il postino... E a tutti dirai che la fine del mondo vicina... Hai capito? Che vengano tutti qui, da me... Ma presto! Presto! Hai capito?

Guido S babbo. E posso dirlo anche alla mia maestra?

Andrea Sicuro. Anche alla tua maestra... Ma adesso vai, corri... (Bombo di tuono) Non hai paura?

Guido No, babbo.

Andrea (lo stringe forte forte) Allora, vai, mio caro... Vai... (Mentre il bambino sta per uscire lo richiama, dice, in fretta): Aspetta... senti... Passando vicino alla posta guarda se c' il signor Filippo... e avverti anche lui. tanto un brav'uomo, poveretto... Ma corri, corri...

Guido (esce).

Andrea (rimasto solo, sperduto e spaurito, sussulta a un lampo accecante seguito da un rombo di tuono. Raccoglie il recipiente delle patate e, tremebondo, si accinge a ricominciare il lavoro interrotto, sedendosi nella grande poltrona. Ma il suo pensiero lontano, ed egli rimane con gli occhi fissi nel vuoto, finch non sorpreso dall'ingresso della portinaia seguita dalla vedova Baran).

La Portinaia (entra con fare sostenuto) Ragioniere!

Andrea (sussulta. Poi si alza) Eh? Che c'? Ma come mai entrata lei?

La Portinaia Il suo bambino, che sceso adesso, ha lasciato la porta aperta. C' qui la signora Baran che desidera parlarle.

La vedova Baran (abbozza appena un cenno di saluto con la testa) Appunto.

Andrea (cortese, quanto glielo consente il suo stato di inquietudine) Prego, prego... Si accomodi... In che cosa posso essere utile?

La Portinaia a cagione della sua torre...

La vedova Baran Mi lasci parlare, prego. Non ho bisogno di intermediari. (Ad Andrea) Ragioniere, sono qui per farle presente che reclamo il pagamento dei danni provocati dalla sua torre. Poco fa, a causa del vento, una fila di mattoni crollata danneggiando gravemente il mio pollaio.

Andrea Oh, mi dispiace!

La vedova Baran (acre) Il suo dispiacere non mi fa n caldo n freddo. C' di peggio, ragioniere. Il mio gallo scomparso. Un danno irreparabile le dico. Si tratta d'un gallo di razza pregiata, un gallo che non ne esisteva uno in tutta la citt.

La Portinaia Era l'amore di tutte le galline.

La vedova Baran Era il mio orgoglio! scomparso. (Lampo e rombo di tuono. I tre sussultano spaventati. Lugubre) Non c' pi! Forse sar sepolto sotto le macerie! Morto! Ha capito? Morto! Ed io ritengo lei responsabile della morte di quel povero animale!

Andrea Io, responsabile? Ma si rende conto di quello che dice? Cosa vuole che sia la morte di un gallo!

La vedova Baran (offesa, vibrante, lo interrompe) Ah, s? Non le sembra niente, eh? Un gallo come quello! Robusto, forte, intelligente e bello, con una coda cos! Deve risarcirmi i danni, capisce?

Andrea (risentito) Signora, non voglio diminuire il valore del suo gallo, ma le dico che non me ne importa nulla. In questo momento c' ben altro da pensare! Succede ben altro! Che cos' un gallo morto di fronte al flagello che fra breve si abbatter sul mondo? Perch lei non lo sa, ma qui sta per scatenarsi un uragano tale che non solo del suo gallo ma di lei stessa e della sua rispettabile memoria non rester alcuna traccia.

La vedova Baran (strozzata dall'emozione) Che dice? Che dice? (Alla portinaia) Ha sentito? Minaccia di farmi fare la fine del gallo!

Andrea (ispirato) Non io, ma qualcuno pi forte di me! (Rombo di tuono e scroscio di pioggia) Sente? Ecco avvicinarsi la fine. Perch questo il principio della fine! (Incalzante) Non c' tempo da perdere, capite? Che farete ora? Dove andrete? (Le due donne lo guardano, spaventate) Sentite? Sentite? La collera di Dio sugli uomini!

La vedova Baran (prendendo la portinaia per un braccio fa per trascinarla verso l'uscita) Andiamo! Andiamo via!

Andrea (con slancio, trattenendole col gesto) No! Non andate ! Se uscite di qui siete perdute. Non andate! Restate qui... Vi offro la salvezza!

La vedova Baran (con vigoroso sdegno) Vade retro Satana! (Esce, trascinando la portinaia sbigottita).

Andrea (resta ancora un attimo col braccio levato come per fermare le due donne. Poi crolla il capo deluso. Nel ritornare verso il proscenio, si trova di fronte a Dio. Il Signore, infatti, entrato, come sempre dalla finestra, nell'istante in cui le due donne erano appena uscite. Ed ora l severo e terribile, che affronta Andrea Rossi).

Il Signore (irritato) Cosa hai fatto, Andrea Rossi? Come ti sei permesso di intralciare i piani del tuo Signore?

Andrea (annichilito balbetta) Ma... Signore... che ho fatto?

Il Signore (terribile) Non te ne rendi conto, sciagurato? Chi ti ha detto di metterti a strillare come una gazza per avvertire i tuoi simili delle mie intenzioni?

Andrea (c. s.) Signore, io pensavo...

Il Signore (lo interrompe) Tu pensavi! Tu pensavi! Ma possibile che voialtri uomini dobbiate sempre pensare a qualcosa? Ma dimmi un po', Andrea Rossi, cosa credi che sarebbe successo se anche No avesse pensato con la sua testa? Per fortuna quel brav'uomo, docile e fidente, mise in atto le mie istruzioni senza discutere e senza pensare. Fece le cose a modo, con zelo e con impegno, e tutto and benissimo. Dopo quaranta giorni io potevo considerare con soddisfazione il lavoro compiuto. Mentre invece no. Questa volta mi sono imbattuto in un tipo che pensa. il colmo. Ma vuoi dirmi almeno a che pensavi?

Andrea (umiliato) Signore, ti chiedo perdono. Gi che ci sei, annienta anche me e fammi fare le fine degli altri... Me lo merito.

Il Signore (seccato) Non dire stupidaggini. Io comincio a non capire che cosa volete da me voialtri uomini. Tu, per esempio; mi cerchi, mi chiami, costruisci una torre per incontrarti con me, e tutto questo per dirmi che le cose del mondo vanno male per la cattiveria degli uomini, io decido di fare piazza pulita, salvando te, beninteso, che sei meno peggio degli altri, e tu, nossignore, quand' il momento ti metti a strillare dando l'allarme...

Andrea (c. s.) Signore, abbi pazienza... Io non ho strillato... Ho soltanto avvertito qualche amico...

Il Signore E ti pare niente? Che razza di amici hai avvertito! Il fruttivendolo: un omaccio che ogni tanto mi insulta...

Andrea Ma una brava persona, in fondo. Se qualche volta bestemmia perch gli affari vanno male... E tuttavia il fruttivendolo, a conoscerlo bene ha un cuore d'oro. Non una sola volta che ha dato frutta e verdura a credito a mia moglie. E poi, al momento di pagare... lui faceva finta di non ricordarsene pi.

Il Signore Beh, passi per il fruttivendolo... Ma quell'Augusto...

Andrea Eravamo ragazzi insieme... Tanti bei ricordi in comune...

Il Signore (severo) Ma lui beve e picchia sua moglie!

Andrea Oh, Signore?! Dovresti conoscere sua moglie.

Il Signore E Filippo, quello che sta vicino alla posta? Anche lui hai avvertito, vero? Eppure so che eravate nemici...

Andrea S, Signore. A causa di differenti opinioni politiche.

Il Signore E allora? Volevi salvarlo per riprendere a discutere e leticare in un altro mondo? Andrea (allarga le braccia e non risponde).

Il Signore Su, avanti! Perch hai avvertito anche lui?

Andrea (piano) Perch mi faceva pena immaginare che sarebbe morto. Non cattivo, a pensarci bene. Soltanto ostinato, ma non cattivo...

Il Signore Ma insomma, i cattivi, i malvagi dai quali volevi essere liberato, chi sono, si pu sapere?

Andrea (guarda il Signore come un bambino colto in fallo e non risponde).

Il Signore Rispondi!

Andrea (piano) Ora non lo so pi, Signore.

Il Signore Come?

Andrea cos, Signore. Poco fa, quando si udito nell'aria il primo rombo di tuono, il cuore mi si riempito di spavento e di angoscia. Mi sembrava impossibile pensare che tutti quelli che io conosco fossero condannati... Rivedevo i loro volti, uno per uno... Morir, mi dicevo. Morir. Morir il direttore generale delle vetrerie, il droghiere, il postino, l'uomo delle fogne, il presidente della banca, il dottore, il fruttivendolo, il mio amico Augusto, tutti, tutti moriranno. Anche quelli che non conosco. Anche quelli che non ho visto mai... Tutti, tutti. E il mio cuore era pieno di angoscia... Dimenticavo tutto, dispetti, litigi, ingiustizie, sopraffazioni, malignit, cattiverie... tutto. Pensavo soltanto a questo: morir. E mi veniva una malinconia addosso, una pena senza nome... Perch pensavo che, in fondo, non sono cattivi... Un poco, forse. Ma potevo io giudicarli e condannarli?

Il Signore Se per questo non preoccuparti. Sono io che giudico e condanno. (Siede sul divano) Io soltanto.

Andrea - S, Signore, s. Ma io parlavo per me. Perch sovente anch'io ho giudicato e condannato. Una volta, per esempio... Abitavo in un'altra casa, e una notte mi svegliai a causa d'un rumore che continuava a ripetersi senza sosta. Era il mio vicino del piano di sopra a far rumore... Camminava avanti e indietro e i suoi passi suonavano pesanti sull'impiantito. Bum, bum, bum... Bum, bum, bum... Una cosa insopportabile. Non riuscivo a riaddormentarmi. Bum, bum, bum... Quei passi: un'ossessione. Guardai l'orologio: erano le due di notte. Allora mi venne una rabbia, una rabbia cieca. Io dovevo andare al lavoro la mattina e desideravo riposare, avevo il diritto di riposare. E lui, bum, bum, bum, senza sosta, senza riguardo per nessuno. Non potendo fare altro, cominciai a maledirlo, a mandargli degli accidenti. Domattina andr su, pensavo, e gli romper la faccia. Allora ero giovane e potevo farlo. L'indomani mattina salii al piano di sopra. Allora soltanto seppi che il bambino del mio vicino era morto all'alba. E durante tutta la notte il padre se l'era passeggiato tenendolo stretto tra le braccia, quel piccino bruciato dalla febbre, come per impedirgli di andarsene, come per dargli ancora vita e vigore... (Un silenzio) Mi dispiaciuto tanto, Signore. Oggi mi sono tornati alla mente quei passi nella notte... Che ne sappiamo noi, Signore? La nostra interpre-tazione dei fatti, sovente sbagliata. Bisognerebbe conoscere tutto, proprio tutto, per poter giudicare. E ancora, non basterebbe nemmeno...

Il Signore (crolla il capo) Gi.

Andrea (timidamente) Signore...

Il Signore ( assorbito nei suoi pensieri, non reagisce).

Andrea (c. s.) Signore...

Il Signore Che c'?

Andrea Vorrei rivolgerti una preghiera.

Il Signore Lo so. Vorresti chiedermi di perdonarli ancora una volta.

Andrea S, Signore.

Il Signore Il male che io non posso tornare sulle mie decisioni.

Andrea Oh, Signore! Ma tu non devi rendere conto a nessuno! cos semplice per te. Non hai nessuno al di sopra.

Il Signore (sorride) Lo vuoi proprio?

Andrea S, Signore.

Il Signore (si alza) E in avvenire non dovrai pentirti di questo che ora mi chiedi?

Andrea Spero di no, Signore.

Il Signore (mette una mano sulla spalla di Andrea) Sono contento di te, Andrea Rossi. Mi fa piacere che tu sia giunto alle mie stesse conclusioni.

Andrea (sorpreso) Anche tu, Signore, avevi deciso di perdonare?

Il Signore (con un sorriso) Oh, certo. E non da oggi soltanto. E quando tu mi hai chiesto aiuto contro la cattiveria degli uomini, ho voluto che tu stesso ti rendessi conto, pensando come tu dici, del perch io perdono. Ci sei arrivato da solo. Questo mi fa piacere.

Andrea (c. s.) Oh, Signore... ma allora tu?

Il Signore (continua a sorridere, benevolo) Io li conosco meglio di te, Andrea Rossi. Non li vedo soltanto dall'alto del mio regno, no. Talvolta scendo in mezzo a loro, li guardo da vicino, li osservo, li ascolto... S, s, non nego che essi mi diano dei dispiaceri, e anche con una certa frequenza, specialmente oggigiorno... Ma in compenso, quanti fedeli e devoti e silenziosi amici ho io nel mondo! Non lo immagini nemmeno, Andrea Rossi. Certo, se tu ti fermi unicamente a guardare il male, ti parr di vederlo dilagare e trionfare in ogni luogo. Ma volgiti a osservare il bene e fai attenzione, lo vedrai moltiplicarsi ovunque in mille forme, sotto mille aspetti, con una forza e un vigore incredibili... una folla sterminata di gente che compie il proprio dovere senza chiedere nulla in cambio, che cammina guardando avanti con speranza, che offre senza pretendere niente, gente che serve, gente che aiuta, gente che ha coraggio e fiducia, oppure soltanto che ha pazienza e tolleranza... Questi sono gli uomini come li vedo io, l'interminabile colonna che cammina e cammina attraverso i secoli sostenuta dalla certezza che un giorno raggiunger la mta promessa... S, s: tu hai detto bene; i passi dell'uomo nella notte... Qualche volta vien fatto di irritarsi con troppa facilit. Ma che ne sapete voi uomini per giudicare e condannare? (Un silenzio. Il Signore continua a sorridere, assorto).

Andrea (umile) Mi hai dato una bella lezione, Signore. Sono veramente desolato di averti disturbato per cos poco. Ma tu che sai tutto perch ti sei mosso per me! Non lo meritavo davvero.

Il Signore (sorride) Oh, adesso non cominciare a giudicare te stesso dopo aver giudicato gli altri. Anche tu sei migliore di quello che credi. Anzi, Andrea Rossi, ti voglio considerare come uno dei miei molti amici...

Andrea (incredulo) Dici davvero, Signore?

Il Signore Certo. Ci terremo a contatto, noi due. Di tanto in tanto verr a trovarti e discorreremo insieme.

Andrea (emozionato, commosso) Ne sono felice, Signore. Felice e onorato. Puoi contare su di me, te lo prometto. Sar sempre un tuo amico fedele. Ah, come mi farebbe piacere presentarti mia moglie e i miei figli!...

Il Signore (bonario) Un'altra volta, un'altra volta... L'occasione non mancher. (Si avvia verso la finestra).

Andrea Signore! Signore! Perdona la mia curiosit... Vorrei sapere una cosa...

Il Signore (paziente) Dimmi, Andrea Rossi...

Andrea Ma... i lampi, i tuoni... la pioggia torrenziale...

Il Signore (sorride) Come sei sciocco, caro uomo! Un semplice temporale... La terra aveva bisogno d'acqua... E poi era proprio quello che occorreva per un'anima candida come la tua... (Fa un cenno di saluto con. la meno ed esce dalla finestra, circonfuso in un bianco chiarore. Le tende si agitano, fluttuano, mosse dal vento).

Andrea (rapito, commosso, guarda estatico la finestra. Poi, pieno di gioia, comincia a muoversi nella stanga. Vorrebbe fare qualcosa. Finalmente vede il recipiente delle patate. Indossa presto il grembiale e si mette a sedere in poltrona sbucciando patate. E comincia a cantare una specie di inno gioioso. Mentre egli canta, la porta dell'ingresso si spalanca e sua moglie, Anna, appare sulla soglia, sconvolta, irritata. Questa volta Anna ha veramente perduto la pazienza. Andrea si volta, verso di lei, contento) Anna! Vieni! Vieni! Ti dir una cosa meravigliosa!

Anna (irritata, viene avanti) Senti: una sola cosa voglio sapere da te. Se hai la testa a posto s o no. Perch oggi ne hai fatta una grossa e non te la perdono...

Andrea Non capisco, scusa...

Anna (cambiando tono, implorante) Ma babbo caro, come ti saltato in mente di mettere in giro certe voci? Tutta la citt in subbuglio per causa tua! Hai mandato Guido a dire che il temporale era la fine del mondo... Sai chi mi ha riferito questo? Il fruttivendolo. L'avessi sentito! Era fuori della grazia di Dio. Mi ha detto che agli uccelli del malaugurio tuoi pari non far pi credito nemmeno per un soldo...

Andrea (sorpreso, offeso) Ha detto questo il fruttivendolo? Proprio lui?

Anna S, lui. Non solo, ma siccome io ho tentato di rimediare dicendo che era uno scherzo, mi ha gridato che tu, scherzi del genere, puoi farli con i tuoi amici e non con lui che non ti ha mai dato confidenza...

Andrea (annientato) Ah... Ma guarda un po'... il fruttivendolo...

Anna Dov' Guido? Non potevi tenerlo a casa quel povero bambino invece di mandarlo fuori sotto la pioggia?

Andrea Ma io pensavo... (Ancora risentito) Dimmi un po', piuttosto, il fruttivendolo ha veramente detto...

Anna Lascia stare, lascia stare. In fondo ha ragione. E io mi domando che bisogno avevi di propalare simili notizie...

Andrea (sicuro di s) Oh, se anche tu avessi parlato con Dio, come accaduto a me... Sono sicuro che non avresti agito in modo diverso.

Anna (si tappa le orecchie, disperata) Smettila con questa storia o me ne vado da casa e non ritorno pi. (Decisa, prende un pacchetto dalla tasca) E senti, queste sono le medicine che ha ordinato il medico per te. Mi fai il santo piacere di cominciare la cura stasera stessa. Ci sono iniezioni e cartine da prendere prima dei pasti.

Andrea Ma io sto benissimo! Non sono stato mai tanto bene come ora!

Anna (spazientita) Ah, no, caro mio! Questo non devi dirmelo. Ho speso un patrimonio per le medicine, dunque, adesso ti curi. Malato o no, ti curi.

Andrea (malinconicamente apre il pacco delle medicine) Non so perch sei tanto nervosa, oggi...

(Sulla porta appare Lucia. Ha l'aspetto di chi abbia subito onta e dolore. Bimane appoggiata allo stipite, col cappello in mano. chiaro che ha pianto).

Anna (nota la presenza di Lucia e va verso di lei premurosa) Bambina mia! Cos'hai? Che ti successo? Vieni...

Lucia (senza parlare, si lascia condurre fino al divano. L si siede di schianto e comincia a piangere).

Andrea (sorpreso, si alza e si avvicina).

Anna (consolando Lucia) Via, bambina cara... Non piangere... Cos'hai? Che ti hanno fatto? Guardami...

Andrea (si china sulla figliola) Lucia... Non vuoi dirlo a me che cos'hai? Al tuo babbo che ti vuol bene?

Lucia (si raddrizza di scatto ed esplode contro suo padre) Vattene via! proprio per colpa tua che successo tutto! (Ricomincia a piangere).

Andrea (mortificato) Oh!

Anna (insistendo) Dimmi, su... Parla, cara...

Lucia (tra i singhiozzi) Tutto finito con Roberto... Abbiamo leticato e ci siamo lasciati... (Piange).

Anna Oh! Ma raccontami... C' una ragione, no?

Lucia (soffiandosi il naso) Puoi immaginarla... Gi l'altro giorno c' stata una discussione tra lui e me a causa di quel maledetto articolo sul giornale... Roberto, naturalmente, era istigato dalla sua famiglia... Tu sai come sono... Gente difficile, piena di prosopopea... Ma io ero riuscita a superare il momento scabroso, ad appianare tutto... E oggi, anzi, mi avevano invitato al t con tutti i parenti... C'era una zia molto vecchia, molto ricca, venuta apposta dalla campagna per conoscermi... Quando improvvisamente arriva Guido, tutto bagnato, per dirmi che il babbo mi vuole subito a casa, perch Dio lo ha avvertito che la fine del mondo era cominciata, e tutti i cattivi sarebbero morti ad eccezione di noi... Puoi immaginarti i commenti, le risate... Ma erano risate di scherno, di compatimento... Non solo, ma la vecchia zia ricca si offesa terribilmente perch Guido l'ha considerata tra i cattivi destinati a morire... E questa stata la cagione di tutto... (Piange).

Anna Oh! (Si volge a guardare Andrea che, in disparte, mortificato, si gratta la testa).

Andrea Sono sinceramente addolorato... Ma quando vi avr spiegato...

Lucia (lo interrompe con furia) Non voglio sentire niente! Ne ho abbastanza io della mia famiglia! Me ne vado! (Si alza e fa per uscire).

Mario (Entra. Ha la cartella dei libri di scuola. Dice con aria funerea) Addio esami. Sono stato sospeso a tempo indeterminato da tutte le scuole della citt.

Lucia (violenta) Dimmi un po', Guido venuto per caso a dirti che la fine del mondo era cominciata?

Mario Eh, s. arrivato proprio quando ero a met del compito in classe di francese... Non so come riuscito a infilarsi nell'aula. Te lo immagini quello che successo, dopo? (Animandosi al ricordo) La fine del mondo! Tutti i ragazzi ridevano, saltavano, gridavano... E chi c' andato di mezzo sono stato io. Il preside mi ha mandato fuori dalla scuola, dicendomi di non presentarmi pi.

Andrea (annuisce tristemente. Poi si riprende) molto spiacevole... Sentite, miei cari... No, non andar via Lucia. Lasciami parlare...

Lucia Ma hanno suonato alla porta! (Esce).

Andrea (ad Anna) Bisogna che vi spieghi tutto...

Anna (risentita) Non ti basta quello che accaduto? Vuoi anche aggiungere delle spiegazioni!

Andrea indispensabile. (Ostinato) All'origine di tutto c' Dio.

Anna (esplode) Basta!

Lucia (rientra, allarmata, seguita dalla portinaia e dalla signora Fulvia. Le due donne hanno l'aspetto agitato e compunto insieme) Mamma?

Anna Cosa c'?

Lucia Guido stato...

Anna (con un grido) Guido!

La Portinaia (premurosa) Non si allarmi, signora... cosa da poco... La signora Fulvia...

Fulvia (intervenendo) a casa mia, s...

Anna Ma cosa successo, ditemi, presto!

Fulvia (calmandola) Niente, niente... roba da ragazzi... Gli hanno tirato un sasso in testa... Ha una ferita qui... (Si tocca la fronte) Ma non niente di grave...

Anna Oh!

Mario (pronto a rintuzzare l'offesa fatta al fratellino) Chi stato! Dove?

Fulvia Dei ragazzi... Mentre attraversavo la piazza della Stazione, ho visto il bambino alle prese con un gruppo di ragazzi... Dapprima pensavo che giocassero... Poi mi sono accorta che lo schernivano, lo dileggiavano... Lui si difendeva a pugni e calci, e gridava: S, il mio babbo lo sa. Glielo ha detto Dio in persona!. Volevo intervenire ma non ho fatto a tempo. Un ragazzo gli ha tirato una sassata che l'ha colpito alla testa... Allora sono arrivata io con il mio ombrello, ma quelli sono scappati... Ho raccolto il vostro bambino e l'ho portato a casa mia...

Mario (furente) Mascalzoni! Adesso vado io a cercarli!

Anna No, sta buono tu... (A Fulvia) Signora, la ringrazio... vengo con lei... subito...

Andrea (fa un timido tentativo) Vengo anch'io...

Anna (brusca) No. Tu resta qui. (Si volge a Lucia) Andiamo, Lucia... (Escono in gruppo, Anna, Fulvia, la portinaia e Lucia).

Andrea ( disfatto. In un angolo, non osa nemmeno aprire bocca).

Mario (in ginocchio accanto a un mobile, cerca qualcosa) Mascalzoni! Farabutti! Glielo far vedere io! Ma dove si sar cacciato? Ah! Eccolo! (Si rialza trionfante. Da sotto il mobile ha tratto un grosso bastone e lo agita minacciosamente) Ora sentiranno com' pesante... Se ne ricorderanno per un pezzo...

Andrea (guarda suo figlio, lo ferma) Che cosa vuoi fare?

Mario (come un galletto) Vado a spianare le costole a quei figli di... a quei ragazzi che hanno ferito Guido...

Andrea Tu non lo farai!

Mario E perch no?

Andrea (con triste dolcezza trattenendo Mario) No, no, caro figliolo... A che giova la vendetta? Per quanto possa sembrarti difficile, bisogna perdonare. Se Dio perdona perch non dovremmo farlo noi? Dammi il bastone.

Mario (ostinato) No, babbo. Una lezione ci vuole. Lasciami andare.

Andrea (con fermezza) Dammi il bastone.

Mario (irritato, consegna il bastone a suo padre e grida) Va bene. Ci prenderanno per dei vigliacchi! questo che vuoi, tu? questo? (Esce irritato e addolorato dalla porta di destra).

Andrea (col bastone in mano, mortificato, tenta di richiamare il figlio) Ascolta Mario... Non arrabbiarti... Forse tu non puoi ancora capire... (Si accosta alla porta chiusa) Mi ascolti? E pi difficile perdonare che punire... molto pi difficile... sai che faremo noi due? Andremo a cercare quei ragazzi... Lasciami soltanto cambiare le scarpe perch queste mi sono un po' strette... Poi usciremo insieme... Mi ascolti? Troveremo quei ragazzi e diremo loro che non dovranno pi ripetere un gesto tanto malvagio... E li perdoneremo... (Depone il bastone sul tavolo mentre continua a parlare, e sedendo nella poltrona comincia a slacciarsi le scarpe) Il nostro perdono avr su di loro una efficacia maggiore di qualsiasi punizione... Perch la vendetta inasprisce e rende cattivi, mentre il perdono placa e consola... (Mario si affaccia cautamente alla porta, con gesti furtivi si introduce nella stanza, si impossessa del bastone e, nascondendolo dietro alla schiena, indietreggia lentamente fino a raggiungere la porta di sinistra. Andrea continua a parlare) Voi figli non credete mai alle parole dei vostri genitori... e tuttavia io ti assicuro che questa volta anche tu apprezzerai la bellezza di un gesto che dar pace al tuo cuore... Mi ascolti, figlio mio?

Mario S, babbo. Sono d'accordo con te.

Andrea (senza voltarsi) Mi fa piacere, caro.

Mario (in tono deciso) Anche io li perdoner, come tu vuoi. Ma dopo. (Esce rapidamente).

Andrea (sorpreso, si volta) Che vuoi dire? (Il figlio non pi nella stanza, il bastone scomparso. Andrea intuisce, si alza di scatto. Ormai s' sfilata la scarpa e non pu uscire. Tenta di richiamare il figlio) Mario! Ascolta! Mario! Aspetta! Mario! (Ma il figlio ormai lontano e Andrea, impotente, angosciato, avvilito, ripete, piano) Mario...


ATTO TERZO

PRIMO QUADRO

La redazione del giornale L'Opinione. una stanzetta modesta nella quale, in fondo, si apre un arco su cui scritto Tipografia. Tutto l'arredamento consiste in due tavolini di cui uno pi grande, ingombri di carte, libri e giornali, e in quattro poltroncine sgangherate.

(Il direttore, Goss, tutto indaffarato, siede a un tavolino correggendo delle bozze con evidente nervosismo. Dopo un momento, da destra entra l'usciere, un uomo anziano e dimesso che si trascina stancamente. Egli si avvicina al tavolo di Goss).

L'Usciere S... signor di... direttore...

Goss (impaziente, senza alzare la testa) Ebbene? Le altre bozze? Pronte?

L'Usciere S... signor di... direttore...

Goss (alza la testa, nervoso, irritato) Su! Su! Che c'?

L'Usciere (accenna verso l'esterno) Qu... qualcuno... che vuole pa... parlare con lei.

Goss (scattando) Basta! Tutto il paese vuole parlare con me! Devo lavorare, io! Digli che se ne vada e portami le bozze della pagina due. Muoviti.

L'Usciere Ha... ha detto che... che... deve parlare...

Goss (urlando) No! Ti ho gi detto che non voglio vedere pi nessuno! Capito? (Si rimette a scrivere).

La vedova Baran (entra da destra con molto sussiego) permesso?

L'Usciere (allarga le braccia. A Goss) Eccola. qui.

Goss (furioso) Chi?

La vedova Baran Io, caro direttore...

Goss (cambiando improvvisamente atteggiamento e fingendosi gradevolmente sorpreso) Oh! Signora gen-tilissima! Bacio le mani! (Si alza e muove incontro alla Baran) Lieto di vederla...

La vedova Baran (con leggero rimprovero) S, per mi fa fare anticamera...

Goss Oh, chiedo scusa... Ma tutta colpa di questa marmotta che non mi ha detto chi voleva parlare con me... Si accomodi... (All'usciere) E tu vai a prendermi le altre bozze, corri...

L'Usciere (esce dall'arco che conduce alla tipografia).

La vedova Baran (siede con molto sussiego davanti al tavolo).

Goss (agitato) Deve avere pazienza, sa? Io, questa mattina non ho un attimo di pace... Dopo quello che successo ieri sera... Tutti vengono qui al giornale per sapere, per commentare, per chiedere, per sentire... E io, naturalmente, li mando via. Capir, se anticipo le notizie chi mi compra pi il giornale?

La vedova Baran Giustissimo. (Con interesse) E ci ha messo anche quello che le ho raccontato io, nel giornale?

Goss Certo! Parola per parola. il pezzo forte, se cos posso dire...

L'Usciere (rientra dalla tipografia portando dei fogli che posa sul tavolo di Goss) Le bo... le bo... le bo...

Goss Ho capito. Lo bozze. Va bene. Vai a preparare le spedizioni.

L'Usciere (esce, sempre col suo passo strascicato, e se ne torna in tipografia).

Goss Ecco le bozze... Fresche fresche, come il pane appena sfornato... Ah, signora vedova Baran, non forse vero che gli uomini hanno ugualmente bisogno ogni mattina di pane fresco e del loro giornale appena uscito? L'alimento del corpo e quello dello spirito, se cos posso dire...

La vedova Baran (impaziente) Mi faccia vedere, mi faccia vedere...

Goss (spiegando un foglio di bozze) Ecco: ho dedicato tre colonne al fatto... Manca il titolo che in composizione... Ma un titolone: La fine del mondo nella fantasia di un matto. E poi, sottotitolo: La vedova Baran protagonista di una paurosa avventura....

La vedova Baran (storce il naso) Il termine avventura mi piace poco... Non vorrei che si potesse dire che sono una donna che ha avuto delle avventure... Goss (come se ci fosse inammissibile) Oh, no! Questo no! Ma se vuole lo cambiamo... Ecco, mettiamo: La vedova Baran protagonista di un pauroso episodio. Va meglio?

La vedova Baran (con sussiego) S. Ha riferito tutto quello che le ho detto io ieri sera?

Goss Stia a sentire. (Legge) : A questo punto la vedova Baran si trov di fronte a un uomo dai tratti sconvolti, lo sguardo che nulla pi aveva di umano, il quale, con voce terribile si mise a gridare: Un flagello spaventoso sta per scatenarsi sul mondo e lei, signora, far la fine miseranda del suo gallo!. Quindi l'uomo, che ormai non si dominava pi, si lanci sulla povera vedova per tentare di strangolarla. Una lotta disperata si svolse allora....

La vedova Baran (stupita, interrompe) Un momento! Ma io non le ho mica detto questo!

Goss (amabile) D'accordo, d'accordo... Sono io che mi sono permesso di dare alla storia una pennellata di colore per renderla pi attraente... Sa, conosco, il gusto dei miei lettori... Essi amano il brivido.

La vedova Baran Ma temo che lei ne abbia messo un po' troppo...

Goss (con sicurezza) Lasci fare a me: conosco il mio mestiere. O si giornalisti o non lo si ... Ah, signora vedova Baran, quale superbo argomento mi capitato! Non me lo lascer sfuggire. Ora inizier una inchiesta... Chieder l'opinione dei cittadini pi eminenti... Sottoporr il caso alle autorit...

La signora Baran Giusto! Il sindaco dovr occuparsene d'urgenza. Quest'uomo che, nella sua follia, afferma di vedere Dio, un pericolo per tutta la citt.

Goss (colpito) Magnifico! Ben detto! Permette che ne prenda nota subito? (Corre al tavolo e scrive): Quest'uomo, che, nella sua folla, afferma di vedere Dio....

La vedova Baran ... un pericolo per tutta la citt!

Goss (rapito) Meraviglioso! Non si poteva dire meglio... Ah, certo! Ieri, con quella storia della fine del mondo ha messo in subbuglio mezza citt...

Il Preside (Entra. un signore alto, magro, con gli occhiali, e una zazzera grigia. Indossa un soprabito troppo piccolo per lui. Tuttavia un'aria molto autorevole e dignitosa. Porta dei libri sottobraccio e altri libri e carte gonfiano le tasche del suo soprabito) Si pu? Buon giorno, mio caro Goss...

Goss (con molto ossequio, corre incontro al preside) Signor preside! Quale onore! Si accomodi, si accomodi... Mi permetta di presentarle la signora Baran, vedova del professor Baran... Lei certo lo ha conosciuto...

Il Preside (salutando con sufficienza) Piacere, signora... Baran, ha detto? Gi. Baran. Non ricordo.

Goss (sdilinquendosi, alla signora Baran) Il nostro illustre signor preside...

La signora Baran Piacere. Mio marito insegnava... molti anni fa...

Il Preside (distratto) Ah, s? E ora che fa?

La vedova Baran (sorpresa) morto.

Goss (costernato) morto. Certo. Una cos degna persona! (Spiega rapidamente alla Baran) Il signor preside pieno di pensieri...

La vedova Baran (risentita) Capisco. Non afferra subito...

Il Preside (come emergendo dai suoi pensieri) Ah, dunque cos? Gi. Mi dispiace. (Cambia tono) Ho portato la poesia per l'edizione di domenica, mio caro Goss...

Goss (scodinzolante) Pregusto gi il piacere, signor preside... (Alla Baran) Lei legge le poesie che io pubblico sempre sull'edizione domenicale? Sono opera del nostro signor preside...

Il Preside (schernendosi) Oh, per carit! Coltivo le Muse, signora, per non morire nella palude dell'insegnamento. Eh, s! Ciascuno cerca di evadere some pu.

Goss Ma no! Ma no! Sono opere di grande valore, di indiscutibile valore...

Il Preside Grazie, mio caro Goss... Lei ferisce la mia naturale modestia... E tuttavia, s. Amo la poesia e ne sono servo devoto. (A Goss, con calore) Vuole ascoltare questa? (Senza perdere tempo, spiega un foglio e comincia a declamare): Oh spiriti inquieti dalle deserte caviglie! Sulle foreste distrutte gemono i fiori purpurei delle notti insaziate...

La vedova Baran (fissa il preside sbalordita).

Goss (rapito) Meraviglioso!

Il Preside Ma non finito!

Goss Lo credo, lo credo bene. Ma mi permetto li dirle che occorre subito passarla al compositore...

Il Preside Il compositore? Ah, certo. Andr o stesso, anzi. Devo raccomandare a questo onest'uomo di porre maggiore attenzione. Con permesso. (Esce dall'arco).

Goss (guarda la Baran e sbuffa in modo eloquente).

La vedova Baran E lei perch gliele pubblica le poesie? Gi se fossero poesie! Ma non si capisce mai cosa voglia dire!

Goss Perch? Perch? (Confidenzialmente) il preside di mio figlio. Spero che lo promuova all'esame. Sa, mio figlio debole in latino, in fisica e in geografia...

La vedova Baran Capisco. (Sospira) Eh, si fanno dei sacrifici per i figli! (Improvvisamente) Ma, aproposito! Allora se questo il preside deve sapere quello che accaduto nella scuola, ieri! Quando il figliolo di quel matto ha dato l'annunzio della fine del mondo!... Ma s, certo! Non se lo lasci sfuggire! un testimone importante!

Goss (sollecito) Il preside! Certo! L'opinione del preside... La metter in prima pagina. Oltretutto ci lo solleticher molto e io spero che mio figlio possa trarne un beneficio nel suo esame di storia...

La signora Baran Di geografia, no?

Goss Anche di storia, purtroppo. Credo che l'unica materia in cui possa cavarsela da solo la ginnastica.

(Da destra entra un uomo che ha tutto l'aspetto d'un possidente di campagna, robusto e bene in carne, con una grossa catena d'oro che gli attraversa il panciotto. un tipo cordialone ed espansivo).

Il Possidente permesso? Buon giorno... (Si frega le mani) Eccomi qua. Arrivo a tempo?

Goss (un po' seccato) Scusi, lei desidera?

Il Possidente Mettere un avviso sul giornale. Mi hanno detto di venire qui...

Goss Ma io sono occupato, non vede?

Il Possidente Capisco. Ma anch'io non ne ho molto di tempo. Sono di passaggio qui in citt. Abito in campagna. Vorrei mettere un avviso... prima di ritornare al mio bestiame.

Goss (rassegnato, prende un foglio dal suo tavolo) Ecco il modulo. Non deve fare altro che riempirlo. Sieda pure qui. (Accompagna il possidente al piccolo tavolo a destra).

Il Possidente Grazie, grazie. Molto gentile. (Alla signora Baran) Chiedo scusa alla gentile signora, ma gli affari sono affari. (Siede, ed esamina il modulo con attenzione).

Goss (torna presso la Baran) sempre cos. Io devo fare tutto per il giornale. Si pu dire il giornale sono io.

Il Possidente Scusi tanto... Potrei avere una penna?

Goss (seccato) Ecco la penna... (Va a portarla al possidente) Vuole altro?

Il Possidente Eh, s. Un consiglio, se possibile. Sa, per la forma dell'avviso. Io non ho molta dimestichezza con le parole... Il senso questo: disponendo di un certo capitale, vorrei investirlo in maniera redditizia.

Goss Mi pare chiaro. Non c' nulla da aggiungere.

Il Possidente (con molta applicazione, comincia a scrivere compitando) Possidente... disponendo...

Il Preside (rientra) Ecco fatto. Ora chiaro che dovr scrupolosamente rispettare il testo originale. (Getta un'occhiata scrutatrice verso il possidente che gli rivolge un leggero saluto. Il preside, interdetto,

lo saluta) Bene, ora me ne vado. La scuola mi attende. Goss (emozionato) Un minuto, un minuto ancora, caro signor preside...

Il Preside Vuol conoscere il resto della poesia?

Goss No, no, dopo. Ora deve dirmi subito la sua opinione sugli incresciosi incidenti di ieri... Pare che anche nel suo istituto si sia avuta un'eco delle follia di quell'uomo che ha annunziato la fine del mondo...

Il Preside (perplesso) La fine del mondo?

Goss Mio figlio mi ha detto che lei ha espulso il figlio del ragionier Rossi, l'uomo che pretende di aver parlato con Dio...

Il Preside Ah, gi. Sicuro. Infatti ho espulso l'allievo che ha provocato del disordine durante la lezione... Oh, un chiasso intollerabile per me che ho l'ufficio accanto. Le dir che ero appunto intento a meditare i versi che ho scritto... (Declama) Sulle foreste distrutte, gemono i fiori purpurei delle notti insaziate. Bella immagine, vero? Plastica, Efficace.

(Getta ancora un'occhiata indagatrice verso il possidente. Si riprende) Ah, gi. Sicuro. Ho dovuto espellere la causa di tanto baccano. (Improvvisamente) E che c'entra la fine del mondo?

La vedova Baran (delusa) Come? Lei non sa? Ma tutta la citt non parla che di questo!

Il Preside (con dignitosa superiorit) Un poeta ascolta soltanto le sue voci interiori, signora... (A Goss) Credo di aver letto qualcosa sul giornale... L'uomo che costruiva la torre, no?

Goss Infatti. Un certo ragioniere Andrea Rossi.

Il Preside Ebbene?

Goss Lo stesso uomo afferma di aver parlato con Dio in carne e ossa. Anzi: io desideravo chiedere alle persone pi autorevoli della citt, e quindi anche a lei, signor preside, un parere su questo fatto. (Insinuante) Lo pubblicherei in prima pagina...

Il Preside (lusingato) Ah! Oh, intendiamoci non sono un tipo che va in cerca di facile popolarit. Un parere? Ma lei vuole il mio parere di preside o di poeta?

Goss L'uno e l'altro, direi...

Il Preside (si rischiara la voce) Ehm! Gi. Sicuro. (Getta ancora una occhiata verso il possidente. Poi, in tono magniloquente) Dio... Dio... Che ne sappiamo noi? Bisogna confessare, con Cicerone, la nostra ignoranza sulla natura della divinit.

Il Possidente (alza la testa interessato per seguire i discorsi).

La vedova Baran (al preside, spazientita) Ma lei, in sostanza, che cosa ne pensa? Un uomo pu davvero pretendere di parlare con Dio? Non le sembra assurdo ?

Il Possidente E perch, poi?

Tutti (si voltano sorpresi e scandalizzati verso il possidente).

Il Possidente (si alza) Scusino tanto. (Si siede).

Goss (si avvicina al possidente) Insomma, questo avviso ?

Il Possidente (conciliante) quasi finito.

La vedova Baran (al preside) Non ha risposto alla mia domanda, signor preside.

Il Preside (evasivo) Eh! Eh! (Dopo un momento) Ecco, nella mia qualit di preside di un istituto scolastico, dato che rappresento in fondo la cultura, cio il sapere... (Si ferma e, con fare un po' autoritario si rivolge al possidente come se interpellasse un allievo) Lei cosa ha detto? Che non un assurdo? Ma conosce forse l'esatto significato del termine?

Il Possidente (si alza, mortificato) No, signore.

Il Preside (severo) Ah, ecco. Ecco. (Lo fulmina con un gesto) Sieda.

Il Possidente (confuso, siede e si immerge nel suo avviso).

Il Preside (alla Baran) Ricapitoliamo. Un tale (come se parlasse d'un essere trascurabile) un certo Rossi, un uomo, insomma, asserisce d'aver ricevuto una visita di Dio...

Goss (sogghigna) Eh! Eh!

Il Possidente (interessato, si alza e si avvicina ai tre).

Il Preside (volta ostentatamente le spalle al possidente, continuando a parlare) E ci sarebbe accaduto in questi giorni, nella nostra citt...

Il Possidente (molto interessato) Davvero? E qualcuno lo ha visto?

La vedova Baran (seccata) Ma cosa vuoi vedere! Non pretender mica che Dio si possa vedere!

Il Possidente (conciliante) Scusi tanto. Io mi informo. Non si sa mai.

Il Preside (altezzoso) Mi faccia il piacere!

Il Possidente (risentito) Lei non creder mica di umiliarmi perch non ho fatto degli studi! Tenga presente, per sua regola, che ci sono delle cose che io so e che lei non sa!

Il Preside Questa poi! E che cosa, di grazia, signor presuntuoso?

Il Possidente Sa mungere una vacca, lei?

La vedova Baran (ride).

Il Preside (offeso) Me ne vado. Non posso tollerare d'essere insultato.

Goss (trattenendo il preside) La prego, la prego signor preside... (Al possidente, con rabbia) Ma insomma, questo avviso? pronto o no?

Il Possidente (al preside, senza badare a Goss) Scusi tanto. Non intendevo offenderla. Soltanto ci tenevo a dimostrarle che uno, per sapiente che sia, non sa mai tutto. Appunto per questo io rivolgo delle domande: lo faccio per conoscere quello che non so.

Goss (al preside) Vede? Vede? un movente apprezzabile... Il signore, in fondo, s'interessa per istruirsi... E poi un argomento di palpitante attualit, se cos posso dire... E il suo giudizio, appunto, avrebbe un valore definitivo, sarebbe un giudizio chiarificatore...

Il Preside (rabbonito, ma sempre altezzoso) Bene. Bene. Ma che non m'interrompa mentre parlo. (Alla Baran) E come mai lei con tanta esattezza al corrente dei fatti? Conosce per caso questo signor Rossi?

La vedova Baran Ma il mio vicino di casa! Abita nell'appartamento accanto!

Goss (insinuante) E le pareti sono tanto sottili...

La vedova Baran (innocente) Si sente tutto, si conosce tutto...

Il Preside Ah, ma questo molto importante! Mi dica, signora, lei ha per caso notato o avuto sentore di fatti soprannaturali che si siano verificati nelle sue immediate vicinanze?

La vedova Baran (stupita, perplessa) Fatti soprannaturali?

Il Possidente (candido, intempestivo) Una volta a me nacque un vitello con due teste...

Il Preside (lo fulmina con un'occhiata).

Goss (tirando la falda dell'abito del possidente, gli fa cenno di tacere. Alla Baran) Cerchi di ricordare, signora. A lei non fa difetto lo spirito d'osservazione.

La vedova Baran Oh, no! Ma fatti soprannaturali, mi pare, nessuno...

Il Preside Eh, questo importante. Gi. Perch le autorit religiose ammettono anche la possibilit che Dio si manifesti ai mortali, ma sempre nelle dovute forme. Voglio dire, in modo soprannaturale o con accompagnamento di fatti soprannaturali...

Il Possidente (accondiscendente, volenteroso) Sicuro. Come quando parl con Mos. (Incurante della occhiata del preside) La terra, dicono i libri, trem. Goss (con leggera ironia) Ma son cose d'altri tempi, mio caro signore. Cose del passato.

Il Possidente (seccato) Perch, adesso, secondo lei?...

Il Preside (con superiorit) Lasci stare, lasci stare. Crede davvero che Dio si prenda la pena di manifestarsi a un piccolo ometto qualunque, quando la terra piena di spiriti nobili, scienziati e filosofi, religiosi e poeti?

La vedova Baran (annuisce vivamente) Eh!

Il Preside (continua) Un contabile! Ma che cos' un contabile dopo tutto?

Il Possidente (ostinato) Non ci vedo niente di strano. Se non un malvivente, un contabile un uomo per bene come tutti gli altri. E poi, mi permetta, lei dovrebbe saperlo meglio di me che Giovanna d'Arco era una povera pastorella. Eppure! Sa, io ho letto la vita di Giovanna d'Arco e ho visto anche il film.

Il Preside E con questo?

Il Possidente (vivace) E con questo bisogna dire che Dio preferisce la gente semplice e ignorante a quella che sa troppe cose! Vuole che le dica come la penso io? Io... io non so niente, per, prima di giudicare, andrei a informarmi. (Accalorandosi) Ma ci pensa, lei, cosa vorrebbe dire se Dio fosse realmente sceso sulla terra mentre noi stiamo qui, come dei cretini, a discutere?

La vedova Baran (con un sorriso di commiserazione) Lei, lei va troppo al cinematografo, caro signore!

Il Possidente (vivace) E lei ci va troppo poco! Il cinema stimola l'intelligenza, se lo vuoi sapere.

La vedova Baran (insorge) Come si permette di trattarmi cos!

Goss (interviene) Via, via... Non il caso di riscaldarsi...

La vedova Baran (irritata) Ha detto che siamo dei cretini! Non ha sentito?

Fulvia e la Portinaia (Entrano da destra. Le due donne appaiono eccitate, ansanti, apportatrici di grosse notizie) Signora Baran! Signora! (Si fermano subito, confuse) Oh, scusino tanto...

Goss (con una presentazione circolare) Ecco due nuove testimoni... La portinaia della casa, e una vicina... la signora Fulvia.

La Portinaia (con sussiego) Abbiamo le ultime notizie. (Alla Baran) Sa cosa c' di nuovo? La moglie e i figli lo hanno lasciato.

La vedova Baran Come?

Fulvia Sicuro. Se ne sono andati!

Il Preside (a Goss) Che dicono?

Goss Sembra che i familiari lo abbiano abbandonato.

Il Preside E la ragione?

La Portinaia (al preside) Eh, mica si pu vivere con un matto, caro signore!

Il Possidente (alla portinaia) proprio matto? Ma lei ne sicura?

La Portinaia (con superiorit) Non le bastano

le prove? Io, se fosse mio marito, lo avrei gi fatto rinchiudere.

Il Possidente (crolla il capo) Anche Cristoforo Colombo...

Goss (piccato) E che c'entra Cristoforo Colombo? L'ha visto al cinema?

Il Possidente Sicuro! Ci vado tutte le domeniche.

Il Preside (con ironica commiserazione) E su Cristoforo Colombo che cosa ha imparato?

Il Possidente (insensibile all'ironia) Che quando parl di scoprire l'America lo presero per matto... (Prende il cappello, deciso) Io sa che faccio? Vado ad informarmi. Arrivederci. (Si avvia).

Goss (sbalordito) Ehi! Un momento! Non doveva mettere un avviso, lei? E cosa fa?

Il Possidente (misterioso) Aspetto. Prima voglio sapere.

Goss Ma il giornale sta per andare in macchina...

Il Possidente (con fare circospetto) Metta il caso che il fatto di cui abbiamo parlato finora sia vero... Perch, dovete ammetterlo, miracoli ne possono accadere anche oggi giorno... (Al preside) Con tutto il rispetto lei potrebbe negarlo? (A Goss) Oppure lei? (7 due interpellati si stringono nelle spalle).

Fulvia (scossa) Per mi pare che non abbia torto.

Il Possidente (soddisfatto, a Fulvia) Anche lei del mio parere?

Fulvia (quasi scusandosi, alla signora Baran) Io, veramente, comincio quasi a pensare...

La vedova Baran (bruscamente) Ma pensi soltanto a vendere aghi e bottoni, lei!

Fulvia (reagisce con energia) Perch? Solo lei pu giudicare? Per conto mio pi ci penso e pi mi dico che qualcosa di vero ci pu anche essere. E se c' qualcosa di vero...

Il Preside (cattedratico) In ogni caso occorrono delle prove.

Il Possidente Naturale. Lei ha ragione, professore. Ma se le prove ci sono, prove, - voglio dire -convincenti, eh? Noi siamo i primi testimoni di un avvenimento che... di un avvenimento che far parlare il mondo. Che dico: non si parler che di questo. Tutto il resto passer in seconda linea. E vi rendete conto di quel che vorr dire?

Fulvia (sbigottita) Per il mondo?

Il Possidente (trionfante) Per noi! Noi, qui. I primi!

Il Preside (colpito) Eh! Per!

Il Possidente (facendo schioccare le dita sotto il naso del preside) Eh? Afferrato l'idea? I primi sono sempre primi, qualunque cosa accada.

La vedova Baran (agrodolce) E che significa essere i primi, secondo lei?

Il Possidente (con sicurezza) Occupare i posti migliori. In treno come nella vita. Non so se mi spiego. E in questa faccenda, eh? A parte la gloria, diciamo cos, la celebrit, c' tutto il resto... (pieno di sottintesi) ... gli sviluppi...

Goss (ammirato, al preside) Perbacco! Ma non ragiona affatto male il nostro amico!

Il Preside Eh! Lo sto a sentire ammirato! (Batte la mano sulla spalla del possidente) Scarpe grosse cervello fino: una logica che non fa una grinza. Complimenti.

Il Possidente (orgoglioso) Io le cose non le ragiono tanto... Vado a lume di naso e raramente sbaglio.

Fulvia Si capisce! Non si pu negare quello che non si conosce, soprattutto se ha un'importanza cos grande...

La vedova Baran (quasi risentita) E che non lo abbiamo capito subito? Non ho mai detto niente in contrario, io... Semmai qualche altro...

Il Preside (sollecito) Un momento! Io non ho negato nulla. Ci tengo a precisare, anzi, che di fronte a un fatto cos importante, sono stato molto cauto nell'esprimere un giudizio... (A Goss) Non vero, amico mio?

Goss (ossequioso) Certo, signor preside. Noi che abbiamo immediatamente intuito la portata universale di questo avvenimento...

(Da questo momento il dialogo si fa pi serrato, pi concitato. E tutti parlano, vogliono dire la loro, cercando di sopraffarsi, alzando il tono, con voce eccitata).

La Portinaia (a Fulvia) Se l'immagina la gente che verr a visitare la casa?

Fulvia Altroch. Lei non avr pi un attimo di pace. Su e gi per le scale. (Al possidente) Perch verranno visitatori da ogni parte del mondo, no?

Il Possidente Naturale. Pellegrini. Appena si sparge la voce arrivano.

Il Preside (a Goss) La casa sar dichiarata monumento nazionale...

La Portinaia Milioni di visitatori. Mi daranno la mancia. Sar il momento che mi comprer una pelliccia...

Fulvia E dove dormir questa gente? Non c' posto in paese...

Il Possidente Infatti. Ci ho gi pensato.

Il Preside (al possidente) A che cosa?

Il Possidente (facendo schioccare le dita) Alberghi.

Il Preside (sorpreso, al possidente) Come? Come? Pensa gi agli alberghi?

Il Possidente Eh, signore caro... quando si hanno quattro soldi da investire...

Fulvia Se ci mette un po' di capitali ho un negozio avviatissimo...

La vedova Baran Un momento! Un momento!

Goss (sopraffacendo la Baran tira a s il possidente) Senta... senta... Il terreno vicino alla casa in vendita...

Il Possidente Ha fatto bene a dirmelo: subito dopo corro a informarmi...

Il Preside (in tono ammirato, a Goss) Formidabile! Proprio un tipo formidabile questo qui... Ha gi intuito tutti gli sviluppi della faccenda...

Goss Eh, caro professore! Non c' tempo da perdere... Sviluppi colossali, impensati! Bisogna avere il senso degli affari! Essere i primi, ecco!

La Portinaia (tira a s il possidente) Mio cugino un ottimo cuoco... L'albergo avr un ristorante, no?

Fulvia Un momento! Non cominciamo ad accaparrare i posti. Se per questo, mio fratello conosce il francese, l'inglese e lo spagnolo...

La vedova Baran (intervenendo) Io voglio dire una cosa...

Il Preside (alzando la voce) Calma! Calma, signori! Non perdiamo di vista il primo atto da compiere per dare il giusto rilievo a questo importante avvenimento: le prove!

Fulvia Sono sicura che le avremo!

La vedova Baran (al -preside) Vi guider io dal ragionier Bossi... Lo conosco benissimo. Come vicini di casa siamo ottimi amici...

Fulvia (cercando di sopraffare la Baran) Sua moglie si sempre servita nel mio negozio...

La Portinaia Io ho visto crescere i suoi bambini...

Il Possidente Andiamo, allora... Andiamo subito...

La vedova Baran (al preside) Io voglio dire una cosa...

Goss (tirando il preside dalla sua) Sa che faccio? Non esito neppure un istante, butto per aria il giornale, ricompongo tutto da .capo, esco con una edizione straordinaria che far tremare il mondo! Titolo in corpo sessanta: Dio sceso nella nostra citt. Eh? Che ne dice?

La vedova Baran (si rivolge a Goss) Senta, io voglio dire una cosa...

Il Preside (tira a s Goss) Ascolti! Le preparo subito una poesia per l'occasione. Sento che sar una cosa eccezionale... (Ispirato, comincia a declamare) Toccata dal fuoco divino, trema la casa di cemento....

Il Possidente Andiamo, andiamo. Altro che poesie! (Si avvia. Il preside e Goss lo seguono).

Goss (al preside, uscendo) Intanto raddoppier la tiratura... E credo che potr compensarle un po' meglio la sua collaborazione...

Il Preside (schermendosi, ma soddisfatto) Oh... Intendiamoci... accetto... ma tuttavia...

Fulvia (mentre esce con la portinaia si volge alla Baran che, indispettita, offesa, rimasta indietro) Venga, venga, signora...

La vedova Baran (aggiustandosi il coppellino, con sussiego) Oh, certo. Ma volevo dire una cosa e non mi hanno lasciato parlare... Non dimentichiamo che sono stata io la prima ad accorgermi di tutto... Il merito, dunque, mio! (Esce pomposamente scortata dalle due donne).

SECONDO QUADRO

La casa di Andrea Bossi, come al secondo atto. Questa volta, per, l'ambiente non pi in perfetto ordine e qualcosa, ansi, denota una certa trascuratezza. Vi una scopa, ad esempio, appoggiata al tavolo proprio nel bel mezzo della scena e sul tavolo alcuni piatti, una tazza e la cuccuma del caff. Inoltre, sempre sul tavolo, c' un fornelletto a spirito sul quale posato il padellino per friggere le uova.

(Andrea Rossi, che indossa una vecchia giacca da casa, senza cravatta, e calza un paio d vecchie pantofole. Seduto al tavolo, sta terminando malinconicamente di fare colazione. Il suo atteggiamento triste e sconsolato. Egli mangia svogliatamente, a testa china, rassegnato. Dopo un momento, del tutto inattesa da Andrea, entra Anna. Indossa un soprabito, reca una grossa sporta di quelle che le massaie usano per la spesa. Anna ansimante come se avesse corso, ed ha un aspetto sconvolto, impaurito. La sua paura quella della cerva inseguita dai cacciatori. Entrando, essa si appoggia allo stipite della porta come per riposarsi e comprimere i battiti del suo cuore).

Andrea (si volta di scatto, sorpreso, guardando sua moglie) Anna! (Si alza, si avvicina alla moglie; la guarda un momento in silenzio, un po' timoroso. PBoi le dice) Sapevo che saresti tornata...

Anna (con un gesto di sconforto) Oh, taci! Taci!... (Va a sedere nella vecchia poltrona e si nasconde il volto tra le mani) Che cosa terribile...

Andrea (sorpreso, timoroso, si avvicina a sua moglie) Che succede, Anna?

Anna (riluttante) Oh, non parlare per carit... stata una tortura arrivare fin qui... Camminare per la strada ed essere segnata a dito... Sentire le risa di scherno della gente... (Con un brivido) Che orrore!

Andrea E chi rideva?

Anna Chi? Tutti. Tutti. Non c' persona che non sappia ormai che io sono tua moglie, la moglie dell'uomo che pretende di aver parlato con Dio...

Andrea (con un certo risentimento) Perch? Porse non vero? Non capisco cosa trovino da ridere... una cosa seria.

Anna (insofferente) Basta! Non ricominciare, per carit! Con questa storia ci hai reso la vita impossibile. Io non posso quasi pi mostrarmi in giro... I ragazzi stanno tappati in casa per evitare di incontrare i loro amici... E io non so nemmeno come potr resistere da mia sorella perch suo marito cerca di convincermi a farti ricoverare in una casa di salute...

Andrea (sorpreso) Io? Ma se sto benissimo!

Anna (si alza di scatto) Ah, senti! Su questo punto non c' pi da discutere, vero! Il medico verr pi tardi e io spero che stavolta riuscirai a farti rilasciare il famoso certificato... Hai preso le medicine?

Andrea (umile) S. Ma unicamente per fare piacere a te... Sono cattive...

Anna Bene. Lo dirai al medico. E gli dirai anche che, per il momento, i dolori continuano...

Andrea (candido) Quali dolori?

Anna (scattando) Ma i tuoi dolori, no? Sei pieno di dolori... Vuoi o non vuoi che ti rilasci il certificato? Cerca dunque di comportarti abilmente quando verr... Se ti lasci sfuggire quest'ultima occasione veramente finita.

Andrea (smarrito, umiliato) Non si pu proprio evitare questa finzione?

Anna (perentoria) Fai come ti pare. Per conto mio vado via immediatamente. Cos sarai libero di decidere.

Andrea (colpito) Vai via?

Anna S. Devo prendere alcune cose per i bambini e per me... (Comincia a frugare nella cestina da lavoro) Le calze da rammendare, una maglia, un paio di camicie... I bambini hanno bisogno di cambiarsi...

Andrea (triste) E te ne andrai di nuovo?

Anna S.

Andrea (implorante) Anna! Io non posso vivere senza di te...

Anna Senti, caro... Per quanto mi sia difficile, ho deciso di non tornare sulle mie decisioni fino a quando tu non sarai pi ragionevole... La prospettiva di vivere con te mi spaventa...

Andrea (sorpreso, addolorato) Io ti faccio paura?

Anna No, non tu. Ma tutto quello che tu dici e fai... Forse non ti rendi conto che hai suscitato un'infinit di chiacchiere e pettegolezzi... Tutto il paese non parla che di te... E la gente non certo benevola nel commentare queste tue stranezze...

Andrea (con calore) Senti. Senti. Bisogna mettere tutto in chiaro... Devo parlare con questa gente e spiegare. Non voglio che mi credano matto o blasfemo.

Anna (irrigidita) Allora tu insisti?

Andrea (con candore) Ma si tratta di salvaguardare la mia dignit... Quando la gente sapr non rider pi... Mi baster parlare per riacquistare il rispetto della gente...

Anna (scoraggiata) Andrea, te ne prego! Ritorna in te. Sii quello che ho conosciuto e amato. L'uomo semplice, mite, onesto, al quale ho legato la mia esistenza... Che cosa accaduto, dunque, perch la nostra vita debba venire sconvolta, la nostra pace distrutta, l'avvenire dei nostri figli minacciato?

Andrea (annientato) E cosa dovrei fare, secondo te? Dovrei rinnegare tutto?

Anna (incoraggiante, paziente) Non si tratta di rinnegare. un sogno. Tu hai sognato. Porse non te ne rendi conto ma cos. L'esaurimento nervoso ha predisposto il tuo spirito a questo sogno strano... Credi a me. Io mi rendo conto di molte cose, e ti conosco, ti conosco tanto bene. Sei un uomo pieno di qualit, un ottimo padre, un marito sollecito e affettuoso. Ma questo non significa nulla all'infuori che meriti il bene che ti vogliamo e il rispetto che ti circonda... che ti circondava, anzi, perch ora un po' scosso... Ma tu lo riconquisterai presto.

Andrea (con un sorriso amaro) S, certo. Il rispetto della gente vale tanto?

Anna (con molto senso pratico) Se si vive nel mondo, s. Riflettici un momento, caro. Noi abbiamo una dignit da salvaguardare oltre a uno stipendio da difendere... Il tuo stipendio... E i fornitori non ci fanno credito se offendiamo le loro opinioni... Le opinioni dei fornitori hanno una grande importanza per gente come noi che non arriva mai alla fine del mese senza pena... Sta a te, dunque, decidere del tuo, del nostro avvenire... Non ti chiedo l'impossibile, in fondo. Hai abbastanza buon senso per capire... (Raccoglie i piatti, ecc. dalla tavola e fa per uscire da destra).

Andrea (angosciato) Anna! proprio cos?

Anna (sulla porta, si volta. Sorridente ma ferma) proprio cos, caro. Io vado al mercato tutte le mattine per fare la spesa... So benissimo che il Signore Iddio esiste, ma il prezzo delle patate aumenta ogni giorno, e i denari escono dal mio portamonete e non da quello degli angeli...

Andrea (c. s.) Allora te ne vai?

Anna (c. s.) Oh, no. Non vado via subito. Metto un po' d'ordine, poi raccolgo quello che mi necessario, per i bambini e per me... Hai tutto il tempo per riflettere, caro... Basta una tua promessa e rester. (Dall'esterno, il campanello) Vuoi andare ad aprire, caro? Dev'essere il lattaio... (Via).

Andrea (lentamente va ad aprire, uscendo da sinistra. Dopo un momento, si odono voci confuse e poi, uno dopo l'altro, entrano la vedova Baran, il preside, Goss, la signora Fulvia e il possidente, seguiti da Andrea il quale appare un po' sorpreso e mortificato. I nuovi venuti si guardano in giro con evidente curiosit) Prego. Prego... Chiedo scusa della mia tenuta ma non aspettavo visite...

Il Preside (dopo essersi guardato attorno, in tono di superiore benevolenza) Siamo noi che chiediamo scusa... Noi che siamo venuti a importunarla mentre lei forse era immerso in meditazione e preghiera... Ma la gentile signora Baran qui presente ci ha assicurato...

La vedova Baran (tutta dolcezza e amabilit) Io mi sono permessa di guidare questi signori... Dati i nostri buoni rapporti di buon vicinato...

Andrea (soggiogato) Si accomodino, prego... Non rimangano in piedi... Qui sul divano... Le sedie... (Imbarazzato leva di mezzo la scopa) Oh, scusino... Scusino tanto...

La vedova Baran (prende la scopa dalle mani di Andrea) Dia a me... Non arnese da uomini questo... (Va a posare la scopa in un angolo).

Il Possidente (siede nel bel mezzo del divano e continua a guardare in giro).

Andrea (al preside) Ma la prego... (Porge una sedia).

Il Preside Grazie, non si disturbi... (Porge la sedia a Goss) A lei... (Siedono).

La vedova Baran (ad Andrea, amichevole) Se ha bisogno di qualcosa disponga di me... Senza complimenti. Un uomo solo, si capisce...

Andrea (interdetto) Ma chi le ha detto...

La vedova Baran Che lei solo? Oh, ma si sa tutto, in citt...

Il Preside Abbiamo saputo grandi cose! Grandi cose!

La vedova Baran Oh, che stordita! Devo fare le presentazioni... Questo il nostro signor preside...

Andrea (impacciato) Onoratissimo... (Con apprensione) Ma... si tratta forse di mio figlio? stato espulso, ieri...

Il Preside (benevolo) Per carit! Non ne parliamo nemmeno. Suo figlio pu tornare a scuola quando crede...

Andrea Oh, grazie! Grazie! Ma allora...

La vedova Baran (continuando le presentazioni) Il signor Goss, direttore del giornale L'Opinione...

Goss(si inchina) Fortunatissimo...

Andrea Piacere... Sieda... Sieda pure...

La vedova Baran (indicando il possidente) Il signor... Il signor...

Il Possidente (balza in piedi) Matteo Federico Monticelli... Servo suo.

Andrea Comodo... Comodo...

Fulvia (precedendo la Baran) Noi ci conosciamo gi, ragioniere... Lieta di rivederla...

Andrea Grazie. Ma a che cosa debbo...

La vedova Baran Lo scopo della nostra visita? Non lo immagina nemmeno, ragionier Rossi?

Il Preside (con sussiego) Un momento. Non parliamo per indovinelli... (Si alza) Ragionier Rossi, in base a voci che noi abbiamo raccolto, voci che hanno commosso l'opinione pubblica, noi siamo qui animati dal desiderio, dal bisogno di sapere, di conoscere...

Fulvia (rapida) Se vero che ha visto Dio!

Il Preside (getta un'occhiata a Fulvia) Non cos brutalmente! (Ad Andrea) Scusi.

Il Possidente S, insomma, lei capisce...

Goss (dandosi importanza) Sono io che ho dato la notizia della torre...

Andrea (sorpreso, incerto, guarda ora l'uno ora l'altro) Ma io non so, veramente...

La vedova Baran (incoraggiante) Via, ragioniere! Lei pu parlare con piena libert. Noi siamo ansiosi di sapere tutto.

Andrea (con un filo di speranza) Ansiosi?

Il Preside Ma certo! Un avvenimento di tale portata non pu che scuoterci e accendere in noi l'ansia di sapere...

Il Possidente venuto qui dentro?

Fulvia Da che parte entrato?

Goss Come nata l'idea della torre? quello che vorrei sapere...

Andrea Ma loro... loro desiderano veramente...

Il Possidente Certo! Vogliamo che ci racconti tutto. Saremo i primi a sapere!

Andrea ( quasi felice e tuttavia incredulo ancora) Ma... non uno scherzo, vero?

La vedova Baran Oh! Le pare? Crede che il signor preside sia tipo da scherzare?

Il Preside Pu parlare, ragionier Rossi. Abbiamo piena fiducia in lei, sappiamo che lei persona seria, stimata, apprezzata, onorata... ci dica dunque tutto...

Andrea (lasciandosi andare con candore) una grande gioia per me, poterne parlare... So che non avrei potuto tenere dentro di me quello che accaduto...

Fulvia Ah! Allora accaduto veramente!

La vedova Baran Sst! Sst! Non interrompa!

Andrea (a Goss) proprio l'idea della torre che ha dato origine a tutto, che ha provocato questo fatto straordinario... (Andrea parla con calma e dolcezza) La torre che ho voluto costruire per innalzarmi al di sopra del mondo...

Il Possidente (pratico) Non mica facile costruire una torre!

Il Preside (zittisce il possidente) Sst! Sst!

Andrea La mia idea era questa, che dovevo incontrarmi con Dio per parlargli... Nei tempi passati, i profeti, i santi, gli eremiti, coloro che volevano incontrarsi con Dio, per isolarsi dal mondo salivano sulle montagne pi alte... Ma noi non abbiamo montagne nei dintorni. Nemmeno una piccola collina... Niente. E poi non potevo andarmene su una montagna a lasciare la casa, il lavoro...

La vedova Baran Giusto. Quando uno ha famiglia...

Andrea Cos nata in me l'idea di costruire la torre. Pensavo: Ci impiegher un anno, due anni... che importa?. In qualit di contabile alle Vetrerie, che sono associate alla fabbrica di laterizi, potevo avere mattoni di scarto a prezzi di favore... (Con un sorriso mite) Altrimenti sarebbe costata troppo...

Fulvia (annuisce) Eh, gi. Lo dicevamo anche noi...

Andrea Cos ho cominciato...

Goss Ma la sua famiglia... Sua moglie? I suoi figli?

Andrea Oh, sono tanto buoni, tutti. Noi ci vogliamo bene.

Il Possidente Ce la mostrer la torre, vero!

Andrea Certo. Quando vogliono.

Il Possidente Vediamola subito. Le dispiace?

La vedova Baran Dopo. Dopo. Lasci parlare. troppo interessante per interrompere. (Ad Andrea) Continui, per favore. Ci dica subito come ha visto... (non osa pronunziare il nome) insomma, ci dica come avvenuto l'incontro.

Andrea Ecco. Io ero qui, in questa stanza. Solo, stavo seduto l, in quella poltrona. (Tutti guardano la poltrona) Improvvisamente, senza che me ne fossi accorto, ho sentito la sua voce. Una voce calda e dolce. Una voce profonda. Non so nemmeno descriverla...

Goss Ma lei, prima lo ha sentito e poi lo ha visto ?

La vedova Baran (stizzita) Sst! Ssst!

Goss Mi lasci parlare! importante stabilire dei dati precisi, no?

Il Preside Va bene, va bene. Ma ora sentiamo prima il ragionier Rossi. Poi ciascuno, a turno, rivolger delle domande.

Il Possidente (alza la mano) Io, se permette, vorrei rivolgere immediatamente una domanda che mi sta qui. (Ad Andrea) Dove si seduto?

Andrea (stupito) Come sa lei che si seduto?

Fulvia Eh, il suo bambino l'ha raccontato a tutti!

Il Possidente Allora si seduto, no? E dove?

Andrea (con semplicit indica il divano) L.

Il Possidente (si alza di scatto) Qui?

Andrea S. Dov'era seduto lei.

Il Possidente (osserva il divano) Ma... sicuro?

Andrea S.

Tutti (si avvicinano al divano e lo osservano).

Goss (al preside) Sembra impossibile vero?

Il Preside (si china per guardare il divano, poi, a Goss) un comunissimo divano con le molle.

Goss (si inginocchia accanto al divano).

La vedova Baran (a Goss) Ma che fa? Si inginocchia?

Goss (in ginocchio) Voglio esaminare le molle, no? (Guarda sotto il divano, tutti lo osservano).

Andrea (impacciato) Forse c' un po' di polvere...

Goss (si rialza spolverandosi le mani) Infatti. Ma non c' nulla di anormale.

Il Preside (a Goss) Che ne pensa?

Goss (un po' diffidente) Mah! Non mi pronuncio. Le prove. Voglio quelle. (Parlottano tra loro).

Il Possidente (ad Andrea) Senta, se volesse cambiare questo divano con uno nuovo...

Andrea Cambiarlo1?

Il Possidente Dico, nel caso. Io potrei farle un'offerta.

Andrea Ma io non ho intenzione di venderlo...

Il Possidente Oh, se ne pu parlare...

La vedova Baran (si intromette rapidamente) Cosa c'? Cosa c'?

Andrea (candido) Mi chiedeva di vendergli il divano...

Goss (irritato, al possidente) Che significa? Il divano deve restare qui. Ci mancherebbe altro...

Il Preside Certo. La gente che verr qui dovr trovare tutto al suo posto... Come quando avvenuto il fatto. (Al possidente, con rimprovero) Non cominciamo a imbrogliare le carte...

Il Possidente (irritato) Come si permette, lei?!

La vedova Baran (al possidente) Ma se lei che sta manovrando sott'acqua... Il nostro accordo, allora, non vale pi?

Il Possidente Con i capitali miei faccio quello che voglio!

Andrea (guarda ora l'uno ora l'altro sbalordito e perplesso. E di ci si accorge Goss che interviene a calmare gli altri).

Goss Sst! Sst! Signori miei! Che c'entra tutto questo? I nostri accordi riguardano... (con intenzione) un'altra cosa! Di cui parleremo poi, in seguito, fra noi, se cos posso dire...

Il Preside (ha capito l'allusione e tenta di rimediare. Tossicchiando, si rivolge ad Andrea, lo prende sottobraccio con un'autorevole benevolenza) Perdoni, perdoni, caro amico... Noi l'abbiamo interrotto per una questione cos, cos futile... Dicevamo?

Il Possidente (ad Andrea) Ma s, ma s... Continui, per favore... Aveva cominciato tanto bene...

Fulvia Eravamo al punto in cui ha sentito la voce...

Andrea (riprendendo, con un mite sorriso) S. Ero soprapensiero in quel momento. Perci ho udito la voce prima di vederlo... Non mi sono accorto della sua presenza se non quando mi sono voltato...

(La porta di destra si apre, sulla soglia appare Anna. Ha in mano una grossa valigia. Si ferma un momento a guardare, poi, con voce stanca)

Anna Andrea.

Andrea (si volta e ammutolisce, sgomento, comprendendo che la moglie se ne va).

Anna (viene avanti) Addio, caro.

Andrea No, no. Aspetta un momento... Stavo spiegando a questi signori... Sono venuti per sapere... (Tace, imbarazzato).

Anna (senza curarsi dei presenti) Continua pure, io vado.

Il Possidente (tossicchia) Potremmo dare un'occhiata alla torre, intanto...

Andrea (sollevato) Oh, s... s. Se credono...

Da questa parte... (Mostra la scaletta) Si sale... (Invita col gesto il preside e gli altri) Se vogliono accomodarsi...

Il Preside (con sussiego) Certo... certo... sempre un elemento interessante... (Agli altri) Vogliamo andare? (Comincia a salire le scale, seguito dal possidente e da Goss).

Fulvia (fa un cenno di saluto ad Anna) Signora...

Anna (risponde freddamente con un cenno del capo).

Fulvia (offesa, alla Baran) Com' sostenuta... (Le due donne salgono. Un silenzio. Anna, immobile, fissa il marito).

Andrea (si avvicina alla moglie) Anna! Non vorrai andare via proprio ora! Non capisci cosa accaduto? Il preside, uno di quei signori il preside, e poi il direttore del giornale, e quegli altri, sono venuti qui a chiedere, a pregare che io racconti loro tutto...

Anna (gelida) A che scopo?

Andrea Perch sono animati dal desiderio di sapere, di conoscere... Lo ha detto il preside... gente seria, gente per bene... Loro non ridono...

Anna Oh, forse non ora, ma dopo...

Andrea (perplesso) Perch dovrebbero ridere dopo?

Anna Quando ti chiederanno di dimostrare con delle prove che il tuo racconto vero.

Andrea Ma la mia parola dovr bastare, perch io dico la verit!

Anna (con un sorriso amaro) Allora va bene. Se tu ne sei convinto, va bene. Parla pure. Racconta. Temo che avrai molte delusioni. E molte amarezze. Non ho mai saputo di un santo o di un profeta che non sia finito squartato o bruciato...

Andrea Perch dici questo?

Anna Perch lo penso. So quello che ti aspetta. La gente non ama coloro che sognano. E siccome io non posso seguirti sulla strada dei sogni, me ne vado. Ho il dovere di pensare ai figlioli, alla loro educazione, al loro avvenire... Ci sono dei problemi immediati, molto gravi... A tutto questo provvedere da sola, con le mie forze. Forse in un'altra citt sar pi facile...

Andrea (angosciato) No! Anna! No! Aspetta... Ascoltami... Io non voglio perdervi... Non voglio rinunciare a voi...

Anna Oramai ho deciso, mi sembra... Loro ti aspettano lass. Perch non vai a raggiungerli?

Andrea E tu non vuoi unirti a me nel dare questo annunzio cos grande?

Anna (scuote il capo) No.

Andrea (esita un momento, poi con sforzo dice) Allora vado.

Anna (commossa) Addio.

Andrea (dolente) Addio. (A testa bassa si avvicina alla scaletta e comincia a salire. Sale lentamente con passo pesante finch scompare).

Anna (ha seguito con gli occhi il marito e ora, triste e commossa, si avvia verso sinistra con la valigia. Si ode dall'esterno il campanello. Anna esce da sinistra, e, poco dopo, rientra, senza la valigia, precedendo la portinaia e il medico).

La Portinaia (eccitata) Ah, signora! Mi scusi! Mi scusi! Sono ancora qui, vero?

Anna (gelida) S, sulla terrazza...

La Portinaia Meno male! Io ho dovuto trattenermi gi... C' molta gente... Maledetti curiosi! E intanto arrivato il dottore...

Anna Buon giorno, dottore...

Il Medico (brusco) Hm! C' aria di confusione in questa casa, eh? Come sta? Come sta il malato? Meglio? Peggio?

Anna (sommessa) Non so. Bisogna che lo chieda a lui... il solo che pu dirlo...

La Portinaia (interrompe, sempre eccitata) Posso andare sulla terrazza, vero? Sono impaziente di sentire, anch'io... Ah, signora! Un fatto come questo! Non si sa che conseguenze pu avere... Ne parleranno tutti... E poi verr gente... Ci sar movimento, commercio, traffico e un sacco di quattrini... (Si riprende) Oh, scusi... Vado su... vado su... (Sale le scale per andare in terrazza).

Il Medico (sbalordito) Cosa diceva questa qui?

Anna Non so. Parlava di commercio, di quattrini... (Con un sorriso mite) Credo che difficilmente ne troveranno in casa nostra...

Il Medico (brusco) Hm! A me queste faccende non interessano... Dov' suo marito? Entro mezzogiorno devo esporre il mio referto alla Direzione. Comincer col notare, cara signora, che il malato irreperibile...

Anna Oh, soltanto sulla terrazza...

Il Medico (sorpreso, con ironia) Ah! Sempre con la sua torre? Allora proprio migliorato...

Anna Non lo so.

Il Medico Come non lo sa? Se non lo sa lei! Me lo chiami, me lo chiami.

Anna (si avvia verso la scaletta. Ma ora dalla scaletta scendono gli altri. Prima a scendere la Baran, che appare irritata e sostenuta. Anche gli altri, che scendono via via, appaiono irritati, offesi, delusi).

Fulvia (acida, alla portinaia) Bella figura!

La vedova Baran (con disprezzo) S' rimangiato tutto!

La Portinaia (inviperita) Io mi domando perch lo ha fatto...

Goss Eh, si capisce... Si sentito mancare il terreno sotto i piedi e ha battuto in ritirata...

Il Preside Devo dire che me l'aspettavo... (Vede il medico) Buon giorno dottore! Anche lei qui?

Il Medico Oh, professore! A quanto pare c' una grande riunione...

Il Preside Per carit! Mi trovo qui perch mi hanno trascinato...

La vedova Baran (acida) Ah, sentitelo! Trascinato. Per sua norma e regola io abito in questa stessa casa, nell'appartamnto accanto, ecco tutto. Semmai, chi ci ha trascinati il signore... (Allude al possidente che ora in scena. Anche Andrea Bossi scende: piccolo, umile, triste, egli guarda sua moglie che ai piedi della scala e crolla il capo).

Anna (con semplicit) C' il medico, Andrea.

Andrea (vede il dottore e lo saluta intimorito) S, dottore... Eccomi...

Il Medico A quanto pare stiamo meglio, eh? Diamo ricevimenti... Venga, venga... Non mi faccia perdere altro tempo...

Anna (indicando la porta di destra) Da questa parte dottore... (Il dottore esce da destra, seguito da Andrea e da Anna che chiude la porta).

La vedova Baran (agli altri che hanno seguito la scena senza parlare) Beh?! Cosa facciamo qui? Io me ne vado.

Il Preside Da quale parte si esce in questa maledetta casa?

La Portinaia (sollecita) Da questa parte... (Si avvia).

Il Possidente Un momento! Io non ci vedo chiaro in questa storia... Niente affatto. (Gli altri si fermano).

La vedova Baran Che cosa non chiaro?

Il Possidente (con fare circospetto) Per conto mio, il nostro uomo ha cambiato un po' troppo rapidamente...

Goss (sogghigna) Eh, si capisce!

Il Possidente Eh, no! Quando ha cominciato a raccontare era sincero. Sincero e convinto... Io queste cose le sento a naso... Non forse cos?

Il Preside A dire il vero anch'io ho avuto la stessa impressione... Un cambiamento troppo repentino... E poi, avete notato il suo imbarazzo quando venuto su in terrazza?

Fulvia Crede che abbia mentito di proposito?

Il Possidente Eh, eh! Proprio cos. Di proposito. Ho una mezza idea...

La vedova Baran Cio?

Il Possidente La moglie, che non una stupida, deve avergli imposto di tacere. La ragione non chiara, ma questa.

Il Preside Bravo! Bravo! La moglie lo ha costretto...

Il Possidente Eh, ma non ce la fanno mica, quei due! Sapete cosa vi dico? Che se gli offriamo di mettersi in societ con noi lui ci dar le prove...

La Portinaia (riluttante) Ma allora quanti saremo in societ? Se ci sar qualcosa da spartire avanzeranno le briciole...

Il Possidente (ottimista) Eh, via! Si vede che lei non ha ancora capito cosa pu saltar fuori da un fatto del genere... Del resto, o prendere o lasciare... Se vogliamo le prove non c' altro mezzo...

La vedova Baran Va bene. Ma il divano non si tocca, eh? Patrimonio della societ.

Il Possidente D'accordo. Sst! Sst! Eccolo.

Andrea (entra da destra. Mansueto e triste, si sta abbottonando la giacca. Tutti lo fissano ed egli guarda quella gente miserevolmente imbarazzato e tenta un pallido sorriso) Chiedo scusa...

Il Possidente (gioviale) Oh, per carit!... Siamo noi che chiediamo scusa... Ma ci siamo trattenuti proprio per... per avere il piacere di discorrere con lei... (Tutti fanno grandi cenni di assenso col capo) Io ho una mezza proposta da farle...

La vedova Baran (soave) Ma lei, ragioniere, non sta molto bene... pallido... Si sieda, si sieda...

Andrea Grazie. (Fa per sedersi sul divano, ma il possidente lo ferma in tempo).

Il Possidente No, non l, non l... Se non le dispiace... Qui. (Lo accompagna in poltrona e lo fa sedere) Cos.

Il Preside (benevolo) Un disturbo passeggero, immagino...

Andrea (con un mite sorriso) Oh, no...

Fulvia Si tratta di una cosa grave?Quanto mi dispiace!

(Da destra il medico, che attraversa rapidamente la scena nel fondo ed esce, rispondendo con un cenno del capo ai brevi saluti a soggetto dei presenti. Dopo un momento)

La Portinaia Ma il medico, il medico che ha detto?

Andrea (rassegnato) Il medico dice che ci vorr un po' di tempo... una forma acuta di nevrastenia... Le manifestazioni morbose sono molto chiare... I fenomeni...

Goss (sollecito) Quali, quali fenomeni!

Andrea (sconsolato, fissando il vuoto avanti a s) Quando uno vede delle cose che altri non vedono... allora malato...

(Tutti, che erano chini su Andrea, alzano il capo e si guardano con improvviso sospetto).

Il Preside Che cosa dice? Ma lei, per, ha visto ! Ha veramente visto.

Andrea (scuote il capo) No. Non ho mai visto niente... Mi sono illuso d'aver visto... Il medico mi ha spiegato bene di che si tratta...

Il Preside (indignato) Oh! Questo poi! Capite? Abbiamo perduto il nostro tempo per un visionario! (Al possidente) Solo un sempliciotto come lei poteva cascarci!

Il Possidente Sentitelo! Perch, lei porta la sua scienza come una corazza, vero? Per era pronto a scrivere la poesia!

Il Preside E lei non voleva forse mettere su un albergo? (Ironico) Costruire un albergo sulla visione di un malato! Speculazione, ecco! Sporca speculazione!

Il Possidente Guardi come parla! (Si lancia contro il preside, minaccioso).

Goss (interviene) Signori, prego! Calma.

Il Preside (fremente) Io me ne vado. (A Goss) E se posso darle un consiglio, signor Goss, faccia che il suo giornale non si occupi pi di questa ridicola storia! (Esce, rigido, sostenuto).

Goss (mentre esce, al possidente) E lei che cosa fa adesso?

Il Possidente Oh, se permette vengo con lei per mettere quell'avviso sul giornale... Un buon affare spero di combinarlo ugualmente... (Escono assieme).

La vedova Baran (alla signora Fulvia) Andiamo, andiamo... (Le due donne escono in fretta).

La Portinaia (fa per uscire, poi torna indietro si china su Andrea che rimasto seduto, immobile, insensibile e dice con cattiveria) E lei, ragioniere, mi faccia il piacere di provvedere entro domani a sgombrare quei mattoni che sono gi in cortile... Altrimenti glieli butto in mezzo alla strada... (Esce, sostenuta).

Andrea ( triste, angosciato. Sesta seduto, come se cercasse Dio, con lo sguardo volto in alto. Le sue labbra pronunziano parole che, dapprima non si odono e che poi diventano distinte) Dove sei? Dove sei, Signore? Perch non vieni da me, ora? Ah, capisco. Sei in collera con me. Sei in collera perch ti ho rinnegato... Sono stato vile... Ti aspettavi ben altro da me, vero? E invece, vedi? Non c' nulla da fare.... Mi mancato il coraggio... Mi sono arreso. Ma tu sai come vanno le cose quaggi... tu lo vedi... Da ieri sera tutto andato a rotoli... Mia figlia ha rotto il fidanzamento... Il mio ragazzo non potr dare gli esami... Il piccolo ha ricevuto una sassata in fronte... Io perdo l'impiego, la famiglia, tutto quello che avevo... Non so proprio come fare... Vedi bene che difficile essere tuoi amici... (Una pausa. Poi, con improvvisa speranza supplichevole) Ma se tu vuoi, Signore, se vuoi darmi una nuova prova della tua pazienza, vieni ancora a trovarmi... Ci vedremo di nascosto, per... qualche volta, di tanto in tanto... (Col pianto nella voce) Lo sapremo noi due soli... Tu e io... ( scivolato in ginocchio, affranto).

Anna (entra da destra. senza soprabito. Guarda suo marito, sorpresa) Andrea!

Andrea (Si riscuote goffamente. Per darsi un contegno tasta il pavimento con le mani, sorride).

Anna (gli si avvicina, lo guarda) Ma che fai, Andrea?

Andrea (sorridendo, imbarazzato) Cerco... cerco gli occhiali...

Anna (ride) Ma eccoli qui sul tavolino! (Gli porge gli occhiali).

Andrea Ah, sono qui... (Si rialza) Grazie... Grazie, cara...

Anna (sorride, contenta) Il medico mi ha dato il certificato, finalmente... Sei stato proprio ragionevole, caro... (Con un sospiro di sollievo lo stringe a s teneramente) Per fortuna! E magari ti daranno anche qualche giorno di riposo per curarti... Non poteva andar meglio...

Andrea S, cara, s... (Sospira) Non poteva andar meglio... (Con amarezza) Approfitter di questi giorni, prima di tornare al lavoro, per demolire la torre... pericolosa per il pollaio della nostra vicina...

F I N E

Questa commedia ha vinto il Premio Sanremo 1948.

* Tutti i diritti riservati all'autore.

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