LA TUA GIOVINEZZA
Titolo originale: La Jeunesse
Commedia in tre atti
di DENYS AMIEL
Versione italiana di Carlo Lari
PERSONAGGI
ISABELLA CHANCEREL
GILBERTA CHANCEREL, sua figlia
MAURIZIO CHANCEREL, marito di Isabella
RAUL MERIGNAC
ANNA MARIA e YVONNE, cameriere.
L'azione si svolge in una bella tenuta, nelle vicinanze di Nancy
ISABELLA: ha 40 anni. Appena la si vede si capisce subito come Maurizio abbia potuto passare sopra a tutto piuttosto che rinunziare a questa magnifica creatura. Grande classe. Femminilit assoluta, con tutto quello che comporta di splendore e di umane debolezze. Adora suo marito, l'uomo della sua vita; ma sembra esistere fra lei e sua figlia tutto un mondo e forse un abisso di differenze.
MAURIZIO: uomo simpatico, seducente; grande classe. Nobilt di modi, ma una nobilt cordiale. Si sente ogni tanto che, dietro la sua apparente serenit e la sua padronanza di s, sonnecchia una possibilit di passioni ardenti, che forse egli sa dominare, ma che non sono, per questo, meno possibili e sempre reali.
GILBERTA: ha 22 anni. Ad onta della sua et, adorabilmente ed infantilmente impulsiva. I conformisti borghesi le rimprovererebbero un'educazione troppo moderna. E' una natura che portata alle contraddizioni e nella quale presumibilmente si urtano due atavismi antagonistici. Ragazza molto attraente. Un calore morale emana da lei, rendendola irresistibile.
RAUL DI MERIGNAC: giovanotto della buona borghesia. Tipo convenzionale.
ANNA MARIA: la vecchia domestica fedele, e, per questo, un poco autoritaria. Sessant'armi.
ATTO PRIMO
Sala di ricevimento in una casa di campagna
Una bella ampia stanza comune in una grande casa d campagna nella regione dei Vosgi, che serve da sala di ricevimento e da biblioteca. In lontananza il bosco. Si scorge qualche tetto di un agglomerato di case operaie in basso; poich la casa sorge su una collina che domina la conca di un centro industriale. Industria di segheria. A sinistra, un grande canap. Dinanzi a questo, un tavolo di notevoli dimensioni e piuttosto basso; a destra una grande tavola collocata obliquamente, Pi indietro, in mezzo alla parete di destra, un camino monumentale. Il fuoco acceso. Mobili rustici, ma rigorosamente di stile. Porte in primo piano, a sinistra e a destra. In fondo, una grande porta che d su una galleria i cui finestroni si aprono sul paesaggio descritto. La galleria disimpegna i locali della casa a destra e a sinistra. Attraverso questa galleria avverranno la maggior parte delle entrate e delle uscite. Un pomeriggio di domenica, sulla fine dell'inverno.
(Isabella, seduta, sta scrivendo alla tavola di destra, con la faccia volta al pubblico. Dal fondo entra la seconda cameriera Yvonne).
Yvonne - La signora desidera che imposti la sua corrispondenza a Nancy? Ci devo andare proprio ora.
Isabella - Scommetto che andrete a chiudervi in un cinematografo, in questa bella domenica!
Yvonne - S, signora.
Isabella - Grazie, non c' nulla di urgente. Le mie lettere possono benissimo aspettare domani mattina. Il signore e la signorina sono usciti?
Yvonne - Mi era sembrato di sentirli. Comunque non possono tardare. Credo siano andati a provare qualche cosa che non andava bene nell'automobile della signorina. (Esce dal fondo. Si sente un bruso di voci proveniente dalla galleria. Yvonne rientra quasi subito dicendo) Eccoli! (Ed esce, tirandosi da parte per cedere il passo a Maurizio e Gilberta, i quali entrano discutendo).
Maurizio - Siamo d'accordo; ma se tu avessi la precauzione di adoperare sempre la medesima qualit di olio, non andresti incontro a questi inconvenienti.
Gilberta - (andando a rimettersi in ordine i capelli, davanti allo specchio) Giustissimo; ma in questo momento bisogna accontentarsi di quello che si trova.
Maurizio - (si porta alle spalle di Isabella, la quale ha continuato a scrivere; osserva quello che sta facendo e la bacia sui capelli).
Gilberta - Ha telefonato qualcuno?
Isabella - Che sappia io, no.
Gilberta - Silvia aveva promesso di chiamarmi... se fosse venuta... Ma siccome, in ogni modo, non ho intenzione di uscire di nuovo... che si fa questo pomeriggio?
Isabella - Io devo terminare la mia corrispondenza.
Maurizio - (a Gilberta) Prima di tutto, mi devi una rivincita alla partita che mi hai vinto poco fa...
Gilberta - (con un grido) Ho trovato! Giochiamo al gioco dell'altro giorno... Ai ritratti degli animali... con l'album di famiglia, sai...
Maurizio - (ridendo) E' vero! Ne avevamo ancora tanti da guardare.
Gilberta - E' divertentissimo. (Va a prendere su un mobiletto un grosso album di fotografie di famiglia, stile novecento; si siede sul divano e apre l'album sulle sue ginocchia) Restiamo qui perch nel salottino fa troppo freddo. Vieni, siediti qui. (Batte con la mano a indicare il posto vicino a lei. Maurizio si siede. Allora si appoggia a lui mettendogli anche un braccio intorno al collo, dopo avere steso l'album sulle ginocchia di tutti e due) Sai che ne ho trovati degli altri, dopo l'ultima volta; sto diventando un asso. (Sfoglia rapidamente l'album) Ecco!... Eravamo rimasti qui. Guarda: questo sembra un barboncino!
Maurizio - (con aria dubitativa) S... presso a poco! Non dico che salti agli occhi!
Gilberta - Oh, senti, indiscutibile: un vero barbone... ha perfino i capelli ricci... e i baffi arruffati... Cosa vuoi di pi? Marco un punto. (Segna con un lapis su un blocco che ha messo accanto a s sul canap. Una pausa. Cercano sfogliando).
Maurizio - (scoprendo un soggetto) Questo un tapiro... un vero tapiro!
Gilberta - (con una risata) Oh, guarda che naso... il naso magnifico!
Isabella - Gilberta, ti prego... pi piano... Sto scrivendo. (Gilberta marca dei punti sul blocco. Ad ogni momento abbraccia Maurizio o lo prende a braccetto o gli d un buffetto in faccia).
Gilberta - Tu sei abilissimo per le somiglianze... Hai gi sette punti ed io tre. Bisogna assolutamente che ti vinca. E questo, di', guarda come buffo! Ah! non c' che dire... una rana!
Maurizio - Brava. Ben trovato... E' davvero brutto! Un vero ranocchio!
Isabella - Maurizio! Siete ridicoli tutti e due; e anche un po' sconvenienti!
Gilberta - Oh, mamma, ci si diverte tanto! E' un gioco appassionante, te lo giuro, appassionante. Non hai il senso dell'umorismo, tu.
Isabella - Ti dico che sconveniente prendere in giro delle brave persone.
Maurizio - Ti assicuro, Isabella... sei in errore. Ci divertiamo a cercare qual l'animale che assomiglia di pi a questa o a quella persona.
Gilberta ---------------- - E facciamo a gara a chi trova pi somiglianze. io
Maurizio - E' molto divertente, ed ottimo per tenere in esercizio lo spirito d'osservazione.
Gilberta - E questa vecchia, guarda, sembra un lama; un lama sdentato.
Maurizio - Temo che sia una prozia di tua madre. (Ride).
Isabella - (si alza, guarda di chi si tratta, s'impadronisce dell'album, lo chiude e lo posa su una tavola) Prima di tutto, chi ti ha permesso di portar" gi quest'album?
Gilberta - Mamma!
Isabella - Scommetto che l'hai preso nell'armadio al secondo piano. Ti ho detto cento volte che non voglio che tu frughi l dentro!
Gilberta - Ma perfettamente inutile avere degli antenati per lasciarli ammuffire nel fondo di un armadio.
Isabella - E non capisci che possa darmi noia sentir insultare, come state facendo, delle persone che ho conosciuto e alle quali ho voluto anche bene!
Maurizio - Ti assicuro, Isabella, che non c' un'ombra di malignit in quello che abbiamo fatto. (Cos dicendo, si alzato ed andato dinanzi allo specchio per ripettinarsi. Gilberta gli prende il pettinino di mano).
Gilberta - Ti pettino io...
Isabella - Lascia un po' tuo padre tranquillo.
Gilberta - (dopo averlo pettinato, gli d un bacio) E' questa la mia mancia. Mi pago.
Isabella - Gilberta, hai sentito quello che ti ho detto?
Gilberta - Oh, senti, ne approfitto! Non qui che la domenica!
Isabella - Non potreste trovare un'occupazione pi intelligente? E' impossibile scrivere... impossibile. Ci rinuncio.
Gilberta - Puoi andare a scrivere in camera tua.
Isabella - Anch'io non ho tuo padre che la domenica, e ho almeno quanto te il diritto di godere della sua presenza.
Gilberta - Ma sei tu che ti apparti... scrivi le tue missive...
Isabella - Scrivo le mie lettere perch voi vi siete messi a giocare a carte subito dopo colazione... Devo pur fare qualche cosa anch'io... E vi assicuro che non divertente! Guardate: (passa ad una ad una le lettere scritte) Signora Miribel! Signora Fourcault, Libreria... Signor Direttore del Credito Lionese a Nancy... Signor Direttore della Compagnia del Gas di Nancy... Sono Madame de Svign dei tempi moderni. E, in generale, cos tutte le domeniche.
Gilberta - Oh, sent, mamma, sei ingiusta. Ingiusta e in mala fede.
Isabella - Oh, basta, Gilberta. Basta!
Maurizio - Mie care, non vorrete mica litigare per questo!
Isabella - Insomma, Maurizio, tu sei testimone...
Maurizio - Hai ragione, hai ragione. Esageri, Gilberta. S, tesoro mio, esageri. Un pochino... un pochino cos... (Mostra scherzando la punta di un dito) Non una cosa grave, va...
Isabella - E dalle anche ragione.
Gilberta - No, mamma, ho detto in quel modo come ti avrei detto: ah no, bella mia, non capisci un corno...
Isabella - Ah... come correttivo non c' male! Non mi abituer mai.
Gilberta - Mammina, ti tratto come un compagno... (Riprendendosi) S... insomma come una amica.
Isabella - Non vorrei che mi fossero riservati soltanto gli inconvenienti dell'amicizia.
Maurizio e Gilberta - (insieme) Oh... oh!
Gilberta - Lo vedi, lo vedi! Non ci eravamo messi d'accordo. E' stato il grido del cuore. Ci hai sbalorditi tutti e due insieme, soffocati...
Maurizio - Maggioranza schiacciante. Sembra un plebiscito. Gilberta, marca un punto, senza contestazioni possibili. Del resto, l'arbitro sono io. Gilberta vince due a zero.
Isabella - Maurizio, basta. Mi stanchi anche tu!
Maurizio - (va a baciare Isabella) Sei nervosa! Cosa c'?
Gilberta - E' vero, mamma, sei nervosa. Ed gi un po' di tempo che l'ho notato...
Isabella - Ragione di pi per non farmi arrabbiare.
Maurizio - Cosa c'? Cos'hai?
Isabella - Niente, te lo giuro, niente... Vado in camera a finir di scrivere.
Maurizio - (che la vuol trattenere) Ah no, no!
Isabella - Non posso immobilizzare tutti per le mie lettere. Lascia che mi levi questo pensiero. (Esce).
Maurizio - (che sembra addirittura un compagno di Gilberta) Per, un po' di ragione tua madre l'ha... Cerchiamo di alzare il tono della conversazione. Dunque, che cosa hai letto questa settimana?
Gilberta - Mi avevi portato Soliman . L'ho letto. Bellissimo.
Maurizio - L'hai finito?
Gilberta - In tre giorni; ed ho preso nella tua biblioteca Il Duca d'Alba che incomincer stasera.
Maurizio - (accento spagnuolo) Ah, ah! Ferdinando Alvarez de Toledo, Duca d'Alba . Ecco un uomo. Interessantissimo: vedrai.
Gilberta - (con ammirazione) Conosci anche lui? Come fai a sapere tutte queste cose?
Maurizio - La storia del Duca d'Alba?
Gilberta - Domenica mi hai parlato almeno per un'ora di Filippo II; la domenica precedente, di Francesco I, e prima ancora di Enrico VILI.
Maurizio - Mia cara figliola, come avrei potuto impiegare meglio che nella lettura le migliaia di serate che abbiamo passate da quindici o venti anni?
Gilberta - Sai che i ragazzi d'oggi non potranno vivere con i loro Agli come viviamo noi due?! Giorgio Breal, levato dalla sua meccanica... Michele Laurent dai suoi prodotti chimici... quel caro Raoul non pensa che alle marmellate... Tu, invece, non ci parli mai della tua officina.
Maurizio - Ma perch un'industria nella quale non c' mai nulla di nuovo. Non ci sono mille maniere di segare il legname.
Gilberta - Non fa niente. Per ne ho imparate delle cose con te... Eppure non ci vediamo molto spesso... Aspetto la domenica con un'impazienza... Meno male che oggi domenica!
Maurizio - Vale la pena... vale proprio la pena...
Gilberta - Cosa vuoi dire?
Maurizio - Allora non ti sei accorta che da quattro settimane, ogni sabato, ritorno dall'officina alle quattro, e ti dedico tutta la fine della giornata?
Gilberta - Ti sei veramente accorto che sono quattro settimane?
Maurizio - Esattamente quattro.
Gilberta - Esattamente?
Maurizio - Cosa vuoi scommettere?
Gilberta - Ma lo so. Figurati se non li ho contati io... io soprattutto...
Maurizio - Perch tu soprattutto ? Allora credevi che fosse per puro caso... (Cambia discorso) A proposito, ti prego - mi capisci - ti prego di essere un po' pi carina con tua madre... s un po' pi...
Gilberta - Allora?
Maurizio - Ecco, voglio dirti che da qualche tempo ho osservato che sei poco gentile con lei... dura... angolosa...
Gilberta - Sono gentilissima con la mamma... insomma sono gentile.
Maurizio - Ah, ti sembra? Se tu avessi una figlia come te, ne saresti soddisfatta?
Gilberta - (ridendo) No.
Maurizio - Meno male!
Gilberta - E' lei che non gentile con me.
Maurizio - Non puoi sapere quanto ti voglia bene...
Gilberta - S, ma non aperta con me... manca di agilit... e qualche volta mi sono accorta che mi osserva senza indulgenza... senza piacere, si direbbe.
Maurizio - (un poco indignato) Stupidaggini! Ti proibisco... E tu non le fai mai feste... non mostri mai la felicit di starle vicino... Ed invece, ti giuro, le puoi voler bene... Certo. Le puoi volere proprio molto bene!
Gilberta - (come se stesse per fare una grande confidenza) Vuoi sapere una cosa? Credo... no, no, niente. E' stupido.
Maurizio - Avanti, su, parla!
Gilberta - Ebbene... credo che sia un po' annoiata... voglio dire... insomma sembra accorgersi che io ti preferisco.
Maurizio - Spero per che questo non sia vero.
Gilberta - No, no. E' vero! Ti adoro.
Maurizio - (alza le spalle e ride un po' goffamente) Cerca di perdere l'abitudine di usare il verbo adorare in un modo cos generico: adoro la vaniglia, adoro le vostre scarpe, adoro questo cane... adoro tutto, insomma!
Gilberta - S. Ma io, veramente non adoro n la vaniglia, n le scarpe, n il cane: adoro te, e basta.
Maurizio - Non mi seccare.
Gilberta - Mi addolori, molto. (Si volta e non vediamo pi il suo volto, ma ci accorgiamo che al colmo dell'emozione).
Maurizio - (le si avvicina) Cos'hai? Cosa ti prende? Scherzerai, no? (Ridendo di un riso insincero, le vuol levare le mani dagli occhi. Gilberta si difende) Gilberta, andiamo, via!... (L'abbraccia).
Gilberta - Non puoi sapere il dispiacere che mi hai dato.
Maurizio - Oh, ma ho detto cos... non so... cara, cara la mia piccola...
Gilberta - (sempre piangente) Mi hai trattata come una noiosa.
Maurizio - (veramente addolorato) Mi dispiace... Ti ho risposto cos perch ... ora te lo spiego! In fondo io sono molto timido, capisci... Ho un difetto, e la mia povera mamma ne ha molto sofferto: quando mi si fa un complimento, quando mi si attesta, o, molto raramente che io non ho nessun merito, insomma quando qualcuno mi dimostra un p di ammirazione, non so pi dove andarmi a nascondere.
Gilberta - Ma io, tua figlia, io! Non ne ho il diritto, forse? E qualche volta fai lo stesso quando ti bacio... Anche l'altro giorno...
Maurizio - Che cosa ho fatto?
Gilberta - Non te ne ricordi? Ho sfiorato i tuoi capelli e ti ho detto: mi piace enormemente baciarti. Ti sei alzato come se avessi commesso una sconvenienza, hai alzato le spalle e sei andato via. E allora, ti puoi figurare che rimenata mi ha fatto la mamma! (Maurizio, improvvisamente rabbuiato, riflette).
Maurizio - (sgarbato e sfuggente) Non me nericordo.
Gilberta - Oh che bugiardo! Per fortuna che non c' tua madre. Dinanzi a lei non l'avrei detto. E' un istinto, capisci, un riflesso. Con te mi sento libera. E non penso. E' proprio quello che rimprovero alla mamma, l'obbligo di costruirmi... Non posso essere naturale con lei. E' pi forte di me. Con te mi sento a mio agio, respiro fino in fondo. (Si abbandona ai suoi pensieri, cammina in su e in gi per la stanza, poi fa una giravolta brusca e tutto a un tratto lancia queste parole) E poi senti: non riesco ad immaginare la possibilit di vivere tutta la vita se non vicino a te. Oh! dico quello che penso, per bacco!
Maurizio - Sei incommensurabile! Sei...
Gilberta - Sei?... Non sai neppure che cosa... ma sei felice! (Ride beata) Ma siccome sei timido - lo sappiamo - e non sai pi dove cacciarti quando ti fanno un complimento, ti credi obbligato a lanciare fulmini... Toccato, caro pap, toccato!
Maurizio - Sei addirittura pazza. In ogni modo, ascoltami: non dire mai, mai, capisci, una cosa simile dinanzi a tua madre.
Gilberta - (trionfante) Vedi che anche tu lo sai... Sai che alla mamma d noia il mio affetto per te!
Maurizio - Tua madre! E' una donna ammirevole... Non lo saprai mai!
Gilberta - (scettica) Ah, s?
Maurizio - (alza il tono, per onest) Come: ah s? Ripeto che stata sempre magnifica nei tuoi riguardi, anche nel pi remoto passato.
Gilberta - Non c' bisogno di arrabbiarsi!
Maurizio - Ma anche tu, per bacco, non hai l'aria di esserne convinta.
Gilberta - Lo sono, lo sono... a condizione per di non risalire troppo lontano nel passato, vero? Perch ... mio Dio... il passato... Perch allora mi ha lasciata tanto tempo a balia, in campagna? (Maurizio ha un sussulto) S, mi dirai che vado troppo lontano, ma ti faccio osservare che sei stato tu il primo a parlare del passato, vero? Rispondimi. Perch mi ha lasciata a balia tanto tempo? Non normale. S, s, lo so. Diceva che la mia salute esigeva l'aria aperta, ma caspita, son rimasta in campagna fino a dieci anni! E poi stata la volta dell'Istituto Bellecour a Zurigo! E poi mi ha spedita in Inghilterra e mi ci ha lasciata per tre anni e di l a Losanna, dove mi ha inchiodata sino a un anno fa.
Maurizio - Perch dici: mi ha messo qui, mi ha spedito l? . Io sono tuo padre. Dunque sono responsabile anch'io... In ogni modo tutto questo ti ha fatto molto bene e tua madre non ha agito che nel tuo interesse.
Gilberta - Ammettiamolo pure. Per tu, solo, non lo avresti fatto. Vuoi che ti dia una prova irrefutabile che stata soltanto lei a spedirmi lontana?
Maurizio - Sentiamo questa prova irrefutabile!
Gilberta - (commossa) La tua gioia, la tua felicit quando io venivo a casa; e l'ultima volta, dieci mesi fa, non hai potuto trattenerti dal manifestarla, questa tua gioia, una gioia sconfinata... Caro il mio paparino, io sono un'osservatrice...
Maurizio - (felice, ma non volendo farlo vedere) Sconfinata. Esageri. Ero contento come dovevo esserlo...
Gilberta - Sta zitto. Non mi togliere questa piccola illusione, anche se un'illusione.
Maurizio - No, Gilberta mia, non una illusione. Ero tanto felice di riaverti, tanto felice! E di riaverti per sempre. Credo che ora mi opporrei tenacemente a vederti spedire... come dici tu.
Gilberta - (con grande slancio si attacca a lui) Ah lo vedi... lo vedi? Pi, mai pi me ne andr di qui.
Maurizio - (scoppia dal ridere tanto felice, ma per mettere un freno alla sua euforia) Mai pi, mai pi ... alla tua et queste parole non hanno valore. Sono delle eternit da ragazzine.
Gilberta - Ah s? Non mi conosci. Non ho nessuna voglia di maritarmi.
Maurizio - Si dice... si dice sempre cos; e poi un bel gomo: mamma, pap, vorrei presentarvi il mio fidanzato! .
Gilberta - S. Ho capito. Alludi a Raoul Merignac... Ebbene, detto fra noi, "confidenzialmente: non c' pericolo... Non dico... simpatico, ma perch stringermi la corda al collo quando qui, con voi due, sto magnificamente bene? Con te, specialmente, caro il mio pap, vicino a te. Abbiamo tanto tempo da recuperare, noi due! O bisognerebbe che andassi a battere il naso in un uomo eccezionale.
Maurizio - (onisco, subitaneo) Senti... vuoi lavorare per me? Cos saresti utile a qualche cosa.
Gilberta - Cosa ti prende?
Maurizio - (ridendo) Eccoti una stilografica... (Va a un tavolinetto a prendere un blocco) E qui c' della carta. Scrivi.
Gilberta - (si comodamente messa a posto) Signore... . (Maurizio cammina su e gi visibilmente preoccupato e non pensa per niente a ci che dovrebbe dettare, e Gilberta ripete) Signore o Caro signore ?
Maurizio - Cosa?
Gilberta - Ti domando se devo scrivere Signore oppure Caro signore o Signora oppure Cara signora ?
Maurizio - Ma non una lettera. Sono delle note, che devono servire a me, domani. Ho la riunione del Consiglio sindacale a Nancy e non ho avuto tempo di preparare niente. (Detta) Informare i fornitori di legno delle miniere che c' attualmente richiesta di pali telegrafici. (Continua a camminare su e gi, si ferma e bruscamente!):, Sent... tua madre non pu passare il pomeriggio in camera sua. E' ridicolo. (Esce. Gilberta si alza, passeggia pensando intensamente. In questo momento Anna Maria viene a ritirare le tazze da caff che sono rimaste qua e l. Gilberta va ad un mobile e vi prende una lettera).
Gilberta - Anna Maria, vai a Nancy?
Anna Maria - Vorrei fare una scappata all'ora del vespro.
Gilberta - Impostami questa lettera.
Anna Maria - Ah... a proposito... Sai che ho ritrovato il tuo spillino?
Gilberta - (con un balzo) No, davvero? Dov'era?
Anna Maria - Attaccato a quel pull-over che portavi l'ultima volta che sei uscita a cavallo. E' un miracolo che non sia andato perso.
Gilberta - Che bellezza! Come sono contenta! Meriti proprio un bacio. (Le salta al collo).
Anna Maria - S, ma per dovresti stare un po' pi attenta.
Gilberta - Va bene, vecchia brontolona! (Anna Maria porta via il vassoio con le tazze ed esce per la porta di destra, primo piano. Gilberta sentendo che, attraverso la porta aperta, giungono delle voci, ritorna al mobiletto dinanzi al quale era seduta e prende un atteggiamento da stenografa dinanzi al blocco di carta. Entra Maurizio, portando per mano Isabella e avendo egli stesso in mano il necessaire per scrivere di Isabella, il medesimo che questa ha portato via poco prima, quando andata in camera sua).
Maurizio - Ma no, ma no... E' proprio ridicolo. Non ci disturbi affatto e noi non ti disturberemo. Mettiti qui. Io detto soltanto qualche nota a Gilberta. Un minuto, al massimo...
Isabella - Puoi dettare... avevo proprio finito di scrivere alcune lettere... e stavo per rileggere l'ultima.
Maurizio - (a Gilberta) Dove eravamo rimasti? (Passa dietro a lei, leggendo quello che ha scritto e tiene la mano appoggiata sulla sua spalla e le accarezza i capelli) Secondo: Ricordare ai nostri aderenti che hanno degli affari con la S.N.C.F. che essi beneficeranno del premio di celerit... a condizione che i traversini e gli incroci siano ricevuti e caricati nelle proporzioni stabilite nei rispettivi contratti. Ecco, pu bastare. Avrei potuto dimenticarmene. (Prende il foglio e lo pone nel portafogli dopo averlo scorso) Ottimamente.
Gilberta - Insomma, potrei benissimo farti da segretaria? E perch non potrei fare un po' di tirocinio all'officina? Perch? No, non rido mica. Un giorno potrei essere chiamata ad occuparmi degli affari... Perch no? Tutti e due i miei nonni erano direttori di officina...
Isabella - Ma non dire sciocchezze! La tua vita non qui!
Gilberta - Come?
Isabella - Ma s, via... la vita di una donna l ove suo marito ha la sua.
Gilberta - E allora?
Isabella - E allora... sai forse dove tuo marito organizzer il suo lavoro? Magari a cinquecento chilometri da qui.
Gilberta - E tu credi che io accetterei di andare... via, cambiamo discorso.
Isabella - Come cambiamo discorso ! No, no. Non cambiamolo affatto. Per una volta che si parla del tuo matrimonio, mi pare che valga la pena di trattenersi sull'argomento.
Gilberta - Non mi voglio sposare. (Si dirige a Maurizio) Ti ricordi quando dicevo: Non sposer mai nessuno, se non pap . Era una cosa carina, non vero? Quanti anni avevo? Sette... otto?
Maurizio - A otto anni si ha l'et della ragione e non sembra veramente che tu avessi l'et della ragione.
Gilberta - Ed ero anche gelosa di te, e come gelosa! E lo sono ancora un pochino, sai! (Ora Isabella appare evidentemente seccata).
Isabella - Gilberta, hai finito di dire delle stupidaggini? Ti faccio osservare che poco fa mi hai interrotto a met di una frase. Sta' attenta. Ti dicevo dunque che una donna ha la sua vita l dove suo marito trova la sua.
Gilberta - Precisamente; ed bai anche parlato di vivere a 500 chilometri dalla propria famiglia. Tu credi allora che io potrei maritarmi e stabilirmi a 500 chilometri da voi?
Isabella - Che cosa ci sarebbe di straordinario? H tuo pensiero gentile, ma... tutte le signorine vogliono bene ai loro genitori e non per questo...
Gilberta - Scusa. Conosco delle signorine e dei giovanotti della mia et che non possono soffrire i loro genitori.
Isabella - In questo caso sono dei mostri, dei veri mostri.
Gilberta - No!
Isabella - S!
Gilberta - Insomma, anche senza odiarli, se ne infischiano, perch i loro genitori non li capiscono, non sono abbastanza i compagni dei loro figli. Ed io, cosa vuoi, esigo che le persone alle quali sto vicino, siano per me dei compagni; ed per questo che, adoro la mia famiglia. (Precisamente a questo punto Gilberta che camminava con energia attraverso la stanza viene a trovarsi dietro a sua madre in modo che questa non la vede, ed invece in faccia a Maurizio, al quale fa segni quando pronunzia la parola adoro : per te che dico in questo modo e gli manda un bacio).
Isabella - (intenerita suo malgrado) Non vuol dire, figlia mia... Ci sono poche probabilit che tu sposi un giorno un giovanotto il quale per puro miracolo si occupi di legnami come tuo padre, perch insomma potrebbe anche essere...
Gilberta - (ironica) Un chimico!... inventore di un prodotto per la conservazione delle marmellate di frutta. Bisognerebbe, in questo caso, che io lo scortassi docilmente al paese ove fioriscono gli aranci, i limoni, i cedri... Non fa per me. (Maurizio non pu trattenersi dal sorridere).
Isabella - (a Gilberta) Stupida! Ebbene, giacch tu fai un'allusione a Raul Mrignac, vuoi che te lo dica? T'auguro un marito come lui... e dicendoti questo non penso che alla tua felicit.
Gilberta - Ci siamo! E' cos. Signori, entra la Corte! . Ecco: comincia il processo. Introducete la ragazza Gilberta Chancerel. (Riproduce comicamente l'ingresso nell'aula di una prevenuta, mani legate come Giovanna d'Arco).
Isabella - Ma s, ma s! Sai benissimo quello che voglio dire.
Gilberta - S che lo so! Oh s! (Voltandosi verso Maurizio) Figurati: la mamma vorrebbe che sposassi Raul fra quindici giorni: fra 24 ore... se fosse possibile... (Alta madre) Tu vorresti in ogni modo che la cosa non andasse per le lunghe.
Isabella - Certamente no. Perch credo che quando una signorina ha dato a un giovanotto, che d'altronde perfettamente serio e gradito ai genitori, tutte le ragioni di considerarsi un po' come un fidanzato, si deve al pi presto possibile...
Gilberta - (comica) Regolarizzare... Ho detto bene?
Isabella - Dopo il tuo ultimo soggiorno qui, un anno fa, non credi che Raul avrebbe potuto ragionevolmente considerarsi un po' come il tuo fidanzato?
Gilberta - Un po'... ma non molto!
Isabella - ... non vi siete lasciati un secondo per pi di tre settimane... tutti a Nancy la pensavano come me.
Gilberta - Naturalmente. Non c'era nessuno in paese in quel momento., perfino pap era in viaggio di affari... bisognava pure...
Isabella - E perch gli hai fatto perdere la testa?
Gilberta - Io?
Isabella - Tu... ed anche a tutti i suoi compagni.
Gilberta - (inorridita) Oh!
Isabella - Ma s... bastava osservare come ti guardavano Alberto Fescourt, Giacomo Brunoy, Luigi Valot... Ma s, diciamolo una buona volta davanti a tuo padre il quale non potr che darmi ragione.
Maurizio - (seccato) Giacch tu invochi la mia testimonianza, io, personalmente, non ho mai rilevato...
Isabella - (a Gilberta) E' certo per incoscienza, ma hai uno strano contegno con tutti gli uomini, in generale: ti ci butti addosso - parlo di giovanotti beninteso - ti strofini a loro, li prendi per le braccia, per il collo, accavalli le gambe senza pudore... Sono certa che tu lo fai inconsciamente... ma ricordati, Gilberta, una donna deve sapersi comportare come si conviene dinanzi ad un uomo, chiunque egli sia, chiunque egli sia.
Gilberta - (indignata) Non vero, pap! Non ho mai fatto queste cose. Anche perch di tutti questi giovanotti me ne infischio altamente! Non vero, non vero, non vero!
Isabella - .Intanto Raul pazzo di te. Stia madre, che la mia migliore amica, ne tutta allarmata. Egli non capisce pi niente per pensare a te.
Maurizio - (con la asprezza di un'ironia nervosa) Al posto di sua madre, io triplicherei ed anche decuplerei i suoi assegni mensili con l'aggiunta di alcuni consigli un po' delicati, ma utilissimi, ad un giovanotto cos frenetico. Ne parler al signor Lafargue, suo zio. Ha delle idee larghe e capir benissimo.
Isabella - In questo momento, Maurizio, sei ridicolo. (Pausa) Non ne parliamo pi! (E rimpiangendo di aver mortificato sua figlia, le passa vagamente la mano sui capelli).
Gilberta - Mamma, ti faccio osservare che la seconda scenata che mi fai, da ieri. E' molto, in 24 ore! (A Maurizio) Tanto peggio, s, glielo dico: ieri, nel pomeriggio, abbiamo avuto una scena penosa, s, penosa.
Isabella - Come esageri!
Gilberta - Per niente, sai... per un abito! Vorrei che giudicassi tu...
Isabella - Benissimo! Anch'io voglio sentire il tuo parere. (A Maurizio) Sono stanca di vedere Gilberta per tre quarti della giornata in calzoni, in pigiama, quando non indossa i suoi eterni calzoni da cavallo.
Gilberta - Per la semplice ragione che vado a cavallo un giorno s ed uno no... e il resto del tempo vado in auto.
Isabella - Ebbene, avrei bisogno di vederla una volta tanto sotto gli aspetti normali d una semplice signorina. Allora le ho fatto fare un abito delizioso.
Gilberta - Che a te sembra...
Isabella - Che delizioso. Del resto, aspetta. Ora lo vediamo. Le avevo fatto fare quest'abito per un ricevimento all'aperto che volevo organizzare per la fine del mese, esattamente per il giorno 21, inizio di primavera.
Gilberta - Hai capito l'idea? Signorina Primavera All'ombra di fanciulla in fiore ...
Maurizio - Ma carina, un'idea carina.
Isabella - Almeno mi sembrata... ma invece pare di no. Ha dichiarato che quell'abito le fa orrore.
Maurizio - Ebbene, chiedo di vedere questo orrendo vestito. Io sono l'arbitro.
Gilberta - Un momento. Non ho detto che fosse orrendo. Soltanto lo trovo un po' gnau gnau . Un po' signorina di buona famiglia ... Insomma troppo conformista , ecco !
Maurizio - Ora fammi il piacere di andare ad indossare il tuo vestito conformista, se mi riconosci la capacit di dare un giudizio.
Gilberta - (squisita, a Maurizio, con una riverenza di stile) Mi rimetto a te, ciecamente.
Isabella - (urtata) Grazie tante. Va' a vestirti, presto.
Gilberta - (esce).
Isabella - Insomma, non ho ragione? Non so pi cosa fare per toglierle quel fare da rompicollo, quei gusti sportivi, quella smania di fare il ragazzaccio... E tutto questo perch in Svizzera e in Inghilterra, dice lei, tutte facevano cos. Ha anche delle fotografie! Sembra .di essere in una scuola di fantini!
Maurizio - In Svizzera, ha passato quasi cinque mesi senza levarsi gli sci ... Che vuoi...
Isabella - S, ma noi siamo in Francia ed in provincia per di pi, e questo atteggiamento da giovinotto, sfiora, in certi casi, l'indecenza. Ora, vedrai questo abito. Se vuoi essere imparziale, mi dirai se merita tanta avversione. Sono sicura che le dirai chiaramente la tua opinione.
Maurizio - Te lo prometto.
Isabella - Tu non mi aiuti affatto, mio caro... insomma non mi aiuti quanto dovresti. Son sempre io che devo sostenere la parte odiosa e fare tutte le osservazioni... e tu hai sempre l'aria di un invitato il quale non abbia che l'obbligo di fare tutti i giorni dei complimenti alla signorina.
Maurizio - Non sono in casa che un paio di ore il giorno, non ho nessuna voglia di fare delle osservazioni, perch questi rari momenti rappresentano per me il riposo. Ti chiedo soltanto un favore, mia cara Isabella: cerca un poco di addolcire il tono con Gilberta... finir per credere che tu non le voglia bene.
Isabella - Io?
Maurizio - Ma s, santo Dio, tutte le volte che ti rivolgi a lei, hai l'aria... certo senza accorgertene... (In questo momento entra Anna Maria).
Anna Maria - Signora, potrebbe venire un minuto di l? C' la cameriera della signora Lagari-ge che le vorrebbe dire una parola. Ha un pacchettino in mano. Vorrebbe spiegare da s alla signora... (Isabella esce. Maurizio si ferma qualche istante, e dalla porta opposta a quella per la quale uscita Isabella, entra Gilberta. E' vestita di un abito tipicamente da signorina, chiaro e di uno stile che rammenta un Wintechilter. Prende subito un atteggiamento neutro, o, si potrebbe dire anche, imparziale, affinch Maurizio possa imparzialmente giudicare. Questi la osserva a lungo, senza dire una parola, e questo silenzio si prolunga in modo da creare un'atmosfera di disagio. Una vera emozione si legge sulla fisionomia di Maurizio).
Gilberta - Su, parla... d qualche cosa... mi guardi come se fossi un'apparizione.
Maurizio - (ammirato) E' proprio cos... sei una apparizione... Sei radiosa... radiosa... radiosa!
Gilberta - Non scherzare. Parli sul serio o mi prendi in giro?
Maurizio - Non ti ho visto mai un abito cos delizioso... e che ti stia meglio... Non c' che una parola: ideale!
Gilberta - (confusa) Ma proprio vero... hai l'aria di parlare sul serio!
Maurizio - Commovente! veramente commovente!
Gilberta - A questo punto?
Maurizio - (con molta commozione nella voce) Se tu potessi restare sempre cos!... Guarda... siamo soli... se ci fosse tua madre mi potresti rimproverare di far lega con lei contro di te, ma io ti dico proprio quello che penso... Vestiti sempre cos, da signorina... Per me, cara, fallo per me!...
Gilberta - Per, ammetterai che qualche volta potr...
Maurizio - S, s... va bene. Capisco benissimo. Per vestiti il pi possibile da signorina. Non c' niente di pi bello che una fanciulla. (Ha detto queste cose con tanta convinzione e quasi con ardore che Gilberta, commossa, non sa pi che dire) Oggi, gli uomini fanno mostra di non dare importanza a questo tipo di donne... Usano la maniera forte - e del resto si cominciava gi ai miei tempi - ...ma in fondo, vedi, sono semplici atteggiamenti da spaccamontagne... L'uomo sempre lo stesso. Rimarr eternamente inconsolabile di essere stato sopraffatto in certe iniziative... privato della gioia di certe scoperte... di esser stato estraniato da certi monopoli... queste cose, alla tua et, le puoi capire.
Gilberta - (Umidamente) Credi?... S... Pu darsi.
Maurizio - Credi a me, cara, credi a me. Niente di pi bello che una vera fanciulla. (Isabella entra su questa frase che percepisce completamente. Gilberta, turbata, senza accorgersene, dall'emozione di Maurizio, che confusamente si comunica a lei, si affretta ad andare a specchiarsi, come farebbe una indossatrice).
Gilberta - Sul serio?... e non ti sembra che sia un po' borghese, che tradisca insomma lo sforzo un po' laborioso di ben catalogarmi: ragazza da marito?
Maurizio - (non osserva l'espressione bruscamente contratta di Isabella, dal momento in cui entrata. Parla indirizzandosi alla moglie) E' di una freschezza! Di un romanticismo! E' ben semplice: a vederla cos, ci si domanda come possa preferire un qualsiasi altro abito a quello. Da parte mia ti d piena ragione.
Gilberta - Sono felice... non sono cocciuta... vedi... sono felice. E non ti pare che una cintura blu vivo, o arancione... per troncare...
Maurizio - Ah, no! Porse l'idea della cintura non da buttar via, ma la vedo in toni molto Marie Laurencin in colori pastello...
Gilberta - Bisogna riconoscere, pap, che hai un gusto magnifico. S, lo confesso, mi hai convinta. E poi dal momento che ti piace, piace anche a me.
Isabella - Tuo padre ha una bella fortuna! Io non sono mai stata onorata di tanta approvazione.
Gilberta - A cosa serve piacere alle donne? L'importante piacere agli uomini.
Isabella - (brusca) Bene... va su nella tua camera. Vestiti come ti fa piacere, non ha importanza. Per lasciaci soli. Devo parlare con tuo padre.
Gilberta - Cosa ti prende?
Isabella - Hai capito?... (Gilberta esce).
Maurizio - Ma perch? Perch le parli con tanta durezza? Non era veramente il caso di essere cos severa, dal momento che ti ha dato ragione con tanta buona grazia... e anch'io ti ho dato ragione.
Isabella - Per una volta!
Maurizio - Ma cos'hai? Ti ho dato ragione perch l'avevi... quell'abito ne fa un tapino delizioso che preferisco anch'io a quel disinvolto stile sportivo. S, lo confesso.
Isabella - Allora perch non ne hai mai parlato? Porse il fatto che non piacesse a me...
Maurizio - Hai torto, mia cara, a parlarmi con questa amarezza! Mi sono sempre astenuto dal criticare questo gusto che effettivamente non mi piaceva, perch ho sempre dubitato che tu vedessi da parte mia una specie di disapprovazione... di ostilit personale a un certo atavismo di Gilberta.
Isabella - Se questo stato il tuo sentimento... ti ringrazio. (Pausa).
Maurizio - (con precauzione) Se fosse stata veramente mia figlia, io mi sarei mostrato un poco pi esigente... ma lei... perfettamente normale.
Isabella - In ogni modo avremo suscitato la sua alta meraviglia se le avessimo detto che i suoi modi non ti piacevano, perch tu hai sempre vissuto nell'estasi delle sue parole e dei suoi atti.
Maurizio - Ti diverti ad esagerare, parli come se fossi stato il testimone quotidiano della sua vita, da vent'anni!... E' soltanto da un anno che io posso aver mostrato di andare in estasi a ognuno dei suoi gesti. Detto questo, confesso che quando l'ho veduta con quell'abito, fu per me veramente un'apparizione... e sono andato in estasi... se ti piace questa espressione... In poche parale: ti approvo senza riserve! (Pausa) Ho avuto una piacevole impressione di freschezza... E' prodigioso. Mi ha rammentato il giorno in cui ho pranzato per la prima volta dai tuoi genitori, a Valencia. Te ne ricordi? Avevi un abito quasi uguale. (Tutto ci detto con squisita gentilezza).
Isabella - Possibile?
Maurizio - Te lo assicuro. Ne ho serbato un ricordo incancellabile... (Pausa) E poco fa, appena entrata... Sconvolgente! Eri tu a ventitr anni, l'et in cui ti ho conosciuta... (Un'idea gli balena improvvisamente) Del resto, la sua et... Inaudito... Tu, tu... identica! Tu... ma con qualche cosa in Gilberta, qualche cosa di pi... come dire? E' indefinibile... qualche cosa...
Isabella - Di pi innocente. Eh, via... dillo! Io, alla sua et, ero madre, lo sappiamo! E per di pi, lei ha diciotto anni meno di me, in questo momento... Anche questo lo sappiamo!
Maurizio - Cosa ti prende?
Isabella - Faccio delle semplici deduzioni. Del resto, quando sono entrata, non sapevi nascondere la tua emozione, e parlavi col cuore in mano! Non c' niente di pi bello che una vera fanciulla. (Ripete la frase come se volesse ferirsi con questo ricordo) Non c' niente di pi bello che una vera fanciulla. Non ti mancava che aggiungere: E sventuratamente io non ne ho mai conosciute . La aspettavo, questa frase, te lo giuro!... E' orribile!
Maurizio - Mai come in questo momento ho capito l'espressione: rimanere senza parole . Come ho potuto lasciarti andare fino in fondo al tuo pensiero? (Con vera solennit) Isabella, ti giuro, da onest'uomo, capisci?...
Isabella - (improvvisamente gli mette la mano sulla bocca con dolorosa tenerezza) Taci... Basta... Taci... mi basta. Sono certamente su una falsa strada; torno indietro; basta, basta. ,
Maurizio - (disarmato) Benissimo. Anch'io torner indietro. Non se ne parler pi. Cancelliamo questi ultimi dieci minuti... Cancelliamoli anche dal nostro ricordo. (Si baciano. Lunga pausa durante la quale si sente che tutti e due, ad onta del loro accordo, seguono i loro pensieri) Ed ora, sebbene si tratti ancora di Gilberta, ci che sto per dirti non si riferisce affatto a quello che abbiamo gi dimenticato. Sai che dianzi sei stata veramente senza piet? L'hai accusata con estrema violenza di comportarsi male con gli uomini in generale; come se le fosse capitato, a mia insaputa, un incidente che avresti fatto di tutto per nascondermi... Scommetto che non vero... a meno che...
Isabella - Allora, ci tieni proprio a ritornare sull'argomento... Si vede che ti sta a cuore!
Maurizio - Andiamo, via! Sono stato colpito dal tono delle sue proteste, di cui la sincerit non pu trarre in inganno.
Isabella - Maurizio, vorrei lasciare Gilberta da parte, per oggi. E' per causa sua che noi due abbiamo costeggiato delle regioni pericolose... Ti chiedo dunque...
Maurizio - (non sorride pi. Accetta il dibattito) Scusami, ai miei occhi la cosa troppo importante... Se Gilberta si fosse compromessa per il sto modo di fare equivoco con un giovanotto, chiunque sia, non avrei lasciato a te la cura di rimproverarla. Porse non Raul, ma probabilmente i suoi amichetti fanno il loro mestiere di uomini, il loro volgare mestiere di uomini, ronzando intorno a Gilberta e giocando una partita di cui tua figlia la posta! E di questo tu la rendi responsabile. Bisogna forse che si costruisca una personalit repellente per servire da antidoto e di calmante alla febbre di pubert di questi giovanotti? Ah, no, no! Nessuno ha domandato mai... nessun legislatore, per quanto pudico e pedante, ha mai obbligato le donne a mutilarsi per assicurare la tranquillit agli uomini, perdio!... (Cammina rabbiosamente).
Isabella - Ma calmati, mio caro! Non c' ragione che tu la prenda a questo modo; non capisco proprio...
Maurizio - Ma no, cara. Soltanto, vedi, mi d noia l'ingiustizia! (Osserva sua moglie, di cui il volto, ad onta di tutti gli sforzi, tradisce una certa angoscia, e tutto a un tratto, assolutamente sincero e forse pieno di rimorso, si avvicina a lei e la prende per le mani) Isabella, amor mio, voglio sapere quello che hai, voglio che tu me lo dica... Qualche f cosa c'... non c' dubbio.
Isabella - Ma ti giuro, non c' niente... ti ho detto tutto.
Maurizio - (in un tono che non ammette pi simulazione) Isabella! (All'improvviso Isabella lo stringe fra le braccia perdutamente) Ah, vedi, dunque, che c' qualche cosa. Lo sapevo.
Isabella - No, no, ti assicuro. Sono cose imponderabili. (Una pausa) In linea generale, i modi di Gilberta qualche volta mi urtano... mi danno noie... mi avviliscono... s, mi avviliscono...
Maurizio - Ma mai possibile? (Con estrema violenza) Hai completamente torto, completamente... S, posso ammettere che qualche volta non abbia forse con te il tono giusto, insomma che non sia al diapason esatto del registro familiare... il che, d'altra parte, molto frequente oggi fra genitori e figli... tutte le tue amiche te lo diranno. E poi credi che prenda veramente con me il tono che deve avere una figlia con suo padre? Perch io, in ogni modo, sono suo padre per tutti, e in particolare per lei.
Isabella - Benissimo. Giacch ne parli, sono contenta che tu faccia per il primo questa osservazione... Trovi naturale, filiale direi, il modo col quale Gilberta si comporta abitualmente con te? (Maurizio mostra di essere stupefatto) Tu non te ne accorgi! Te lo giuro, amore mio... ma lei ti trascina, tuo malgrado, in una specie di cameratismo, di familiarit, che non sopporteresti se ti sentissi fisicamente suo padre... e se tu lo fossi! Ti darebbe noia, ne sono sicura, ne proveresti una specie di disagio morboso.
Maurizio - (simulando ammirabilmente)... di disagio morboso?... Ti assicuro che non capisco tutte queste complicazioni...
Isabella - Ma una cosa naturale, mio caro, istintiva! Non puoi sentirti urtato da certi modi che Gilberta usa con te, come ti sentiresti se tu fossi veramente suo padre. Davvero, sai... Non mi far dire di pi!...
Maurizio - Ah, ti ringrazio, Isabella, ti ringrazio... (Punto sul vivo) Credevo di aver acquistato il diritto dopo... esattamente diciotto anni... di considerarmi proprio...
Isabella - (disarmata) Caro, amore mio... non credere... non ho voluto... te lo giuro!... Grazie a Dio, sei stato per Gilberta un uomo meraviglioso, il pi devoto, il pi affettuoso... dei padri.
Maurizio - Voglio che tu lo riconosca! Voglio... perch ho la piena coscienza...
Isabella - Siamo ridicoli. Siamo noi due soli e parliamo come davanti a un testimone che debba giudicare un grande contrasto sentimentale. Chi vogliamo convincere? Noi stessi no, non vero? E allora? (Lunga pausa) Gilberta mi fa paura. Sono ossessionata e certi pensieri... Ascoltami, Maurizio. (Accento patetico) Su Gilberta pesa un terribile atavismo... terribile , non bisogna esagerare... ma d'altra parte... con la sua natura esuberante, vibrante, troppo accesa pu, da un momento all'altro, prepararci le pi grandi sorprese... le pi gravi!
Maurizio - Sono letteralmente... come dire? non mi sarei mai aspettato...
Isabella - Per questo, vivo sempre in uno stato di preoccupazione, di apprensione... Ho paura che...
Maurizio - Di che hai paura?
Isabella - Mi sembra pericolosa... pericolosa... (Cerca la parola e conclude categorica)... pericolosa! E non parlo da madre in questo momento...
Maurizio - Gilberta?
Isabella - S, s. Gilberta... Se ne parla da mezz'ora.
Maurizio - Isabella, Isabella mia... In questo momento non sei normale.
Isabella - Vivo infatti in un'atmosfera cos anormale! (Fa un gesto largo per indicare l'ambiente. Pausa).
[Maurizio - Cosa vuoi che ti dica...
Isabella - Cambiamo discorso. Per oggi basta... Abbiamo fatto un gran passo!... e difficile! Se stamani, quando mi sono alzata, mi avessero detto che sarei arrivata a questo punto prima di sera...
Maurizio - Isabella, guardami in faccia! Non ti posso permettere queste espressioni torbide, ambigue!... Se acconsentissi a cambiare discorso, come dici tu, avresti il diritto di essere disgustato della mia indifferenza.
Isabella - (si prepara prima, e lancia, il colpo) La tua presenza, la tua semplice presenza fa molto male a Gilberta. (Taglia subito corto alla sorpresa ben costruita di Maurizio) Gilberta confronta tutti gli uomini con te, tutti i giovanotti... ed evidentemente nessuno regge il confronto... Nessuno meglio di me la pu capire... io che ti amo... E siccome lei una creatura mia, e mi rassomiglia in molte cose... Lo so... come potrebbe non essere affascinata, inconsciamente, da te?... Emana dalla tua persona una tal forza di seduzione!... Te l'ha detto lei stessa molto chiaramente, mi pare... Del resto ha fatto due o tre riflessioni, di cui, spero tu abbia sentito il lato tragico...
Maurizio - Tragico? (Lungo silenzio).
Isabella - Voglio che Gilberta prenda marito, e che vada a vivere altrove. Questa mia decisione irrevocabile. Ho l'intenzione di mandarla con Maddalena Berland e la sua famiglia a passare qualche settimana a Chamonx.
Maurizio - (ironico e glaciale) Ci sono infatti molti forestieri.
Isabella - Pu darsi che Raul Mrignac non vada bene per Gilberta... dopo tutto, possibile... che preferisca un giovanotto pi... seducente, pi ardente, s... insomma, un giovanotto che abbia maggiore personalit...
Maurizio - (cercando di contenersi) Ecco. Acconsentiresti anche a cacciarla nelle grinfie di un avventuriero, pur di sbarazzartene. Hai torto, Isabella. (Pausa) Ti disapprovo vivamente. Per tutte le ragioni che hai dette poco fa, per tutte le accuse che hai lanciato contro Gilberta, essa ora al punto in cui la sua educazione esige unicamente e imperiosamente la sorveglianza e l'autorit di una madre... e di un padre!
Isabella - Non sono affatto della tua opinione.
Maurizio - Se chiedi la mia autorizzazione al tuo progetto, te la rifiuto.
Isabella - (tono alto) Maurizio, Gilberta figlia mia. Mia.
Maurizio - (riceve il colpo, tace, riprende ansimante ma con padronanza di s) Isabella, pensa a quello che dici! Non hai assolutamente il diritto di togliermi ora... Ricordati che otto anni fa abbiamo perduto un figlio e che la presenza di un bambino in una casa necessaria anche alle coppie pi felici.
Isabella - Gilberta non pi una bambina, e tu eri un marito perfetto quando essa era lontana. Ed ora non posso pi parlare. Sono sfinita. (Esce. Da quando uscita Isabella, Maurizio rimane pensoso, lo sguardo fisso nel vuoto come se esaminasse la verit, ora che solo d fronte ad essa. Rimane cosi per un mezzo minuto. Poi con precauzione, Gilberta che entrata dal fondo, lo osserva un momento e si fa avanti fino a venirgli vicino. Si rimesso l'abito che aveva all'inizio dell'atto).
Gilberta - E ti meravigli che possa essere arrabbiata con la mamma quando so che ti d dei dispiaceri? Basta guardarti! (Gli mette una mano sulla spalla e gli accarezza i capelli. Dal tono della voce di Gilberta - piuttosto grave - ci si accorge che dalla fanciulla sta nascendo una donna, inconsciamente turbata. Allora Maurizio si libera lentamente dall'abbraccio ed esce dal fondo, senza fretta. E Gilberta, disorientata, lo guarda andar via, senza capire).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
La stessa scena dellatto precedente. Tre settimane dopo.
(All'aprirsi del velario, Anna Maria e Yvonne, altra cameriera, sono occupate a fare dei pacchetti che mettono in una grande borsa da viaggio posta su una delle tavole. Fra i pacchetti si vedono dei piccoli thermos ).
Anna Maria - Che roba questa?
Yvonne - Cioccolata.
Anna Maria - Avvolgila meglio, con un altro foglio... col calore dell'auto potrebbe sciogliersi. Dove sono le arance?
Yvonne - Le metteremo dentro soltanto all'ultimo momento perch non si schiaccino. Non porta via altro la signorina?
Anna Maria - Oh! ben poco... delle caramelle... delle pastiglie... qualche biscotto... Non vuol mai portare con s tanta roba. (Indicando un pacchetto) Questo riportalo in cucina, non ne vuole. Non sono ile trattorie che mancano, per la strada, mi ha detto. Son tutte qui le arance che hai preparato?
Yvonne - Ho preso tutte quelle che erano rimaste da Amabric. Ma perch la signora non ha detto prima che la signorina partiva? Qui si fanno sempre le cose all'ultimo momento.
Anna Maria - Che vuol? Hanno deciso ieri sera... I signori Berland partivano oggi in macchina, la signorina li doveva raggiungere col treno fra qualche giorno... e poi tutto a un tratto la signora ha deciso che avrebbe profittato della loro vettura anzich andare in treno.
Yvonne - Per avrebbe potuto aspettare il ritorno di suo padre.
Anna Maria - L'ho detto anch'io alla signora. Non sar contento domattina quando arriver.
Yvonne - (con i due thermos in mano) In questo c' il brado, in quest'altro il caff.
Anna Maria - Bollente?
Yvonne - S, non dubitare, bollente. Li ho riempiti io tutti e due. La signora ha detto di serbare un po' di posto perch porter una scatola che ora prepara nell' office. (Guarda nella borsa) Oh... ce n' ancora del posto. (Quando sta per passare nella galleria di destra, si sente un rumore d'auto. Va a guardare dal balcone della galleria) Chi c'? Sembra un taxi... Chi pu essere? Oh, guarda! E' il signore! Si vede che ha preso un taxi a Nancy...
Anna Maria - Meno male. Cos potr salutare Gilberta. (Entra Maurizio).
Maurizio - Non mi aspettavate, eh?... Non ho avuto il tempo di avvertire... Cosa state facendo?
Anna Maria - (gi un po' a disagio) I signori Berland partono fra poco in vettura per Chamonix... allora la signora ha preferito che la signorina anticipasse -un poco la sua partenza per viaggiare in auto con loro piuttosto che fare questo lungo viaggio in ferrovia, e di notte, per giunta, fra qualche giorno.
Maurizio - (assolutamente, sbalordito) Come, come? La signorina va a Chamonix?
Anna Maria - Ma s, signore. Ma s. Non lo sapeva? Non glielo ha scritto la signora?
Maurizio - Ma quando? quando parte? E' pazzesco!
Anna Maria - Vengono a prenderla fra un'ora... L'hanno deciso ieri nel pomeriggio, all'improvviso... La signora le dir... (Anna Maria e Yvonne si avviano per uscire).
Maurizio - Anna Maria... Andate subito a telefonare alla signor Berland, ma subito... Ditele: il signor Chaneerel arrivato in questo momento... m'incarica di dirvi che la signorina Gilberta non partir oggi.
Anna Maria - Benissimo, signore.
Maurizio - E per tagliar corto a tutte le spiegazioni, le direte che li raggiunger a Chamonix col treno... uno di questi giorni. E' pazzesco! E la signorina dov'?
Anna Maria - Termina di fare i bagagli, in camera sua. (Esce di corsa per la galleria verso sinistra).
Yvonne - (rientrando in scena) Per glielo avrebbero potuto dire.
Anna Maria - Forse lo avranno avvertito, ma sai, le lettere non arrivano mai quando si cambia indirizzo tutti i giorni.
Yvonne - Non sembrava davvero soddisfatto il signore.
Anna Maria - Lo capisco.
Yvonne - E non abbiamo avvertito la signora! Bisogna che vada a dirglielo. (Esce. Anna Maria termina di fare il bagaglio che chiude proprio nel momento in cui Isabella, affannata, entra per la stessa porta).
Isabella - Che cosa sento! E' arrivato il signore? E' uno scherzo.
Anna Maria - S, proprio ora. E' andato su, dalla signorina.
Isabella - Che cosa ha detto?
Anna Maria - Che non aveva potuto avvertire... E' venuto con un taxi di Nancy.
Isabella - Sa che Gilberta parte fra poco?
Anna Maria - Naturalmente. E' arrivato mentre facevamo la borsa. E' rimasto molto male... molto male. Devo anche telefonare subito il contrordine alla signora Berland.
Isabella - (smarrita) E' terribile, terribile, terribile... Cosa penseranno i Berland?
Anna Maria - Allora... vado a telefonare?
Isabella - Per forza! Telefonerai anche al, signor Mrignac perch non si disturbi. Doveva venire a salutare Gilberta fra poco. Non dimenticartene. In ogni modo... d che Gilberta non sta bene... un po' d'influenza. Accomoda la cosa, fammi il piacere.
Anna Maria - Tanto pi che stata lei a chiedere ai signori Berland di anticipare la partenza.
Isabella - Eh, gi! Proprio cos!
Anna Maria - n signore non voleva che partisse... La signora ha fatto male, glie l'ho detto, si ricorda?
Isabella - Dov'?
Anna Maria - Dalla signorina. (Macchinalmente andata a guardare nella galleria verso sinistra, ma all'improvviso torna indietro) Eccolo... (Scappa da destra, portando via il bagaglio. Entra Maurizio. Va incontro ad Isabella, senza baciarla).
Maurizio - Ma Isabella, cos' questa storia? Sei pazza! Dunque Gilberta partiva per Chamonix quando sapevi benissimo che questo progetto non aveva la mia approvazione? E parte senza che io ne sia avvertito, e durante la mia assenza! No... mi sembra di sognare!... Ma hai veramente la testa a posto?
Isabella - Maurizio, non ti controlli!
Maurizio - Non ho il tempo n la voglia di controllarmi.
Isabella - Potresti darmi un bacio...
Maurizio - (trascurando quest'osservazione) Sono assolutamente... devo ritenere la scarsa considerazione che si ha della mia persona e della mia opinione come la pi grave, la pi offensiva delle ingiurie... la pi inattesa... ed anche la pi imperdonabile.
Isabella - Parola d'onore... si direbbe che Gilberta va al Polo Nord!
Maurizio - Sai benissimo che 'ho subito disapprovato e con energia il progetto di mandarla a passare l'inverno a Chamonix. Tre settimane fa qui, proprio qui, in questa stanza, abbiamo avuto su questo argomento una conversazione molto chiara... e poi tu approfitti della mia assenza... Pino ad ora non mi aveva abituato a queste mancanze di riguardo... Non lo potr dimenticare... non lo potr dimenticare...
Isabella - Dio, che esagerazione! Che scenata inattesa ed eccessiva! Se proprio lo vuoi sapere, mi. era sembrato che Gilberta fosse in questi ultimi tempi un po' palliduccia, stanca; mi capitata la occasione insperata di un viaggio sulle Alpi senza la fatica d'interminabili ore in un vagone ferroviario... e ho voluto procurarle questo piacere.
Maurizio - Non dici la verit.
Isabella - Maurizio! Non posso davvero sopportare...
Maurizio - E' lo stesso. Non dici la verit! E poi non ammetto discussioni. Gilberta non partir. Ne ho abbastanza di queste partenze... ne ho abbastanza! Ormai non voglio pi che ci lasci... Il suo posto non pi nelle pensioni di famiglia o negli alberghi: qui. Deve essere cos e basta. L'idea che ella potrebbe ancora partire, l'idea della casa vuota senza di lei... mi insopportabile... Non mi ci posso abituare, non mi ci potr abituare...
Isabella - Io non ti ho mai...
Maurizio - ...sentito parlare cos? Ebbene, per una volta mi sentirai dire: voglio e non voglio.
Isabella - Maurizio... Maurizio... L'eco delle tue parole ancora in me... Tu hai parlato di Gilberta come avresti parlato di una donna. Voglio dire, come un uomo parlerebbe di una donna che lo avesse completamente preso! Non di Gilberta come di una figlia. Se qualcuno avesse potuto sentire, non avrebbe lontanamente supposto che tu parlassi d tua figlia.
Maurizio - (d'impeto) Non mia figlia!
Isabella - (come colpita da una terribile rivelazione) Mio Dio! Mio Dio! Mio Dio! (Si prende la testa fra le mani) E' cos! Ecco! E' cos... cos... (E con un voltafaccia brusco guarda fisso Maurizio e con accento disperato, ma nel quale non c' la minima violenza) Dunque tu ami Gilberta?
Maurizio - Come, amo Gilberta ? Beninteso, le voglio un bene enorme... e non sarai tu a lamentartene, spero.
Isabella - (con pi fermezza) Tu ami Gilberta... non giocare sulle parole. Non sei l'uomo delle scappatoie... (Maurizio fa un gesto interrogativo, come chiedendo una spiegazione) ...non obbligarmi a precisare.
Maurizio - Cosa intendi dire?
Isabella - Ami Gilberta d'amore? Mi sembra di essere chiara.
Maurizio - (senza che faccia un movimento ci si accorge che improvvisamente colpito) Non lo so.
Isabella - (un silenzio opprimente) Soltanto il fatto che tu non abbia protestato subito con orrore...
Maurizio ---------------- - Puoi forse rimproverarmi un gesto, un atteggiamento, che non siano stati sempre esattamente e strettamente quelli di un padre? Che cosa chiedo, in fondo? Niente, niente! Se non una presenza di cui ho bisogno, lo confesso... di cui ho un bisogno... un bisogno vitale... E' un bisogno unicamente sentimentale... lo dico ad alta voce!... Ed esigo che sia rispettato. L'idea che tra lei e me possa esistere... quello che tu temi... mi fa orrore... mi fa orrore, capisci... perch - abbiamo il coraggio di dirlo - tu temi che diventi la mia amante... Avanti, dillo... diamo alle cose il loro nome, il loro nome, il loro nome! Ah, questa smania disgustosa di dare dei falsi aspetti ai sentimenti! Io invece sono pronto a rivelarti la vera sostanza dei miei pensieri, delle mie mete... Posso dirti in questo preciso momento tutto quello che intendo rivendicare e tutto quello che respingo per sempre e con orrore.
Isabella - Ebbene, poich tu desideri dare ai sentimenti il loro preciso nome, danne uno a quello che provi per Gilberta. Amore paterno? Non aver paura, Maurizio, non aver paura... al punto in cui siamo... (Maurizio riflette a lungo) Ma amore, via!... Non puoi negarlo... E' amore... forse ancora in embrione, ma amore.
Maurizio - (con una sincerit quasi clinica) Forse amore... ma amore nobile, elevato, puramente cerebrale e nel quale mai ha avuto la minima parte l'istinto... il materialismo... insomma... diciamo la parola: il desiderio. E' terribile questa parola, detta da me, in tua presenza, trattandosi di Gilberta.
Isabella - Povero Maurizio, povero davvero. Una domanda, una sola: l'ultima. Insisto perch molto importante. Questo sentimento ha qualcosa di comune con quello che potresti provare per una creatura tua... tua... una creatura che tu mi avessi data... di cui tu fossi il vero padre, il pap... il pap... capisci bene, Maurizio... il pap?
Maurizio - (una breve pausa) No.
Isabella - Ecco. Basta cos. Basta cos... Sei coraggioso, Maurizio, sei di una sincerit ammirevole, ma sei perduto - te lo dico io - sei perduto; anzi siamo perduti, perch lo sono anch'io come lo lei. Tutto finito.
Maurizio - Ma cosa pensi mai? E' mostruoso questo tuo pensiero, mostruoso...
Isabella - No, no, taci. Non sei in grado di ragionare. Qui non ci sono che io a veder chiaro, con lucidit, con freddezza. Sei sull'orlo di un precipizio, e fai tentativi per non cadervi, ma vi precipiterai lentamente, irrimediabilmente, finch arriverai al fondo trascinandoci tutti con te... E' inevitabile. Il solo fatto che tu possa confessare ora il tuo sentimento con tanta magnifica sincerit, la prova pi lampante che esso in te da molto tempo e che ha radici profonde. Vi sono accenti di rivendicazione nella tua sincerit. (Tendendo il dito verso di lui) E tu lo sai!
Maurizio - Non so che farci. Non so che farci. Mi potrai considerare un povero disgraziato... non responsabile di quello che accade. Non mia figlia, non mia figlia... non una creatura mia... Che posso dirti? E' forse la natura cieca che si vendica e riprende i suoi diritti... sempre, la natura, ha qualche cosa da reclamare... lo esige e lo prende. Non una creatura mia, niente da fare, niente da fare. Ho un bel gridare a me stesso: tua figlia, come se fosse la tua bambina... l'hai sempre conosciuta... insomma quasi sempre. Ho un bel gridarlo a me stesso... qualche volta anche ad alta voce. Non sono responsabile... ed colpa tua del resto! Eh s, colpa tua!
Isabella - Ma cosa dici, Maurizio? Sei pazzo?
Maurizio - S, quando ho saputo che avevi quella bambina, era troppo tardi. Ti amavo di gi, lo sai. Ti amavo ciecamente. Ed per questo che insieme abbiamo costruito questa menzogna. Chi pu prevedere le ramificazioni mostruose di una menzogna? Perch io, Isabella, non avevo mai mentito prima di conoscerti. E' cos... non me ne insuperbisco. Ho sempre amato la verit. Per istinto. Ma con Gilberta dalla mattina alla sera non faccio altro che mentire.
Isabella - Allora tu rinneghi cosi i nostri vent'anni di vita perfetta, meravigliosa, unica. E' finita, finita... Non sono mai esistiti questi venti anni! (Isabella scoppia in singhiozzi. Maurizio la guarda con piet, cammina un momento in su e in gi, poi con una certa impazienza).
Maurizio - Ti supplico, per l'amor di Dio, di non complicare la situazione con delle lacrime. Parliamone come dei buoni amici... Cosa volevo dire? (Cerca) Ah, s... s. Soprattutto c' stata da parte tua una grave colpa. Hai tenuto Gilberta lontana da noi.
Isabella - Ma non hai capito allora Maurizio tutta la delicatezza del mio modo di agire?
Maurizio - ...l'ho conosciuta troppo poco da bambina. Quando ha incominciato a entrare veramente nella nostra vita, due anni or sono, stata con me cos adorabile! Ah, se quello che provo per Gilberta e che non esito un attimo a confessare, se potesse essere amore paterno, una forma esaltata di questo amore... tu non puoi sapere quanto ne sarei felice... nessuno lo potrebbe sapere.
Isabella - S, ma tu sai benissimo che non cos.
Maurizio - (riflette a lungo) Non si sa mai, al momento in cui un sentimento ha inizio, come possa trasformarsi... Isabella cara, comprendimi... io provo il bisogno di essere onesto con te.
Isabella - Perch non ho parlato prima! Disgraziato, credi che non ti vedessi quando la guardavi... Ed ora, dieci volte al giorno, quando le parli... chiudo gli occhi: basta ascoltarti quando le dici: Piccola mia, hai dormito bene? Come ti senti stamane? .
Maurizio - (ferito nel suo pudore) Anche questo colpa tua! Tre settimane fa mi hai fatto quella scenata! Pino a quel momento io vivevo sereno, e non davo un nome alla felicit di vederla vivere nel mio ambiente, vicino a noi... Sei stata tu, che hai fatto prendere corpo, che "hai dato consistenza alla mia inquietudine... Ed oggi al mio turbamento, alla mia sofferenza - s, debbo dirlo, alla mia sofferenza quando sento che potrebbe lasciarmi.
Isabella - (lo osserva terrificata) Maurizio, se tu fossi stato il mio avvocato, non avresti potuto parlare meglio... Tu hai coscienza di tutto, hai dosato tutto, tutto hai definito perfettamente, hai fatto una diagnosi sicura del tuo male, che assai pi grave di quel che non credessi... (Una pausa) Allora?... Lascio giudicare a te.
Maurizio - Lasci giudicare a me! Che cosa devo giudicare? (Cammina in su e in gi e all'improvviso) No, non si bara con la vita. (Continua a carni-minore nervosamente, e ad un tratto, con una specie d violenza esasperata) Una cosa sola pu proibire ad un uomo ancora giovane un sentimento per una donna... per la donna: la consanguineit!... Se suo fratello o suo padre, all'infuori di questo, la donna un essere da amarsi... da desiderarsi, e per il quale un uomo ha almeno il diritto di soffrire in silenzio. Ed ha anche quello di amare questa sua sofferenza e di rifugiarvisi come in una specie di ritiro, dove nessuno, capisci, nessuno ha il diritto di entrare. Ecco come giudico, ecco come mi giudico.
Isabella - - (La sua espressione passata gradatamente dal dolore alla freddezza, ed ora si sente che c' una specie di energia glaciale nella sua risoluzione) Senti, Maurizio: abbiamo esauriti tutti gli argomenti, ora ti rispondo io. La mia risposta definitiva e te lo giuro, irrevocabile: o Gilberta se ne andr, e questa volta per sempre; oppure me ne andr io. Basta! (Falsa uscita).
Maurizio - (fermandola) No, non basta. C' una terza soluzione. Ed che potrei andarmene io... Pensaci bene! La mia ultima parola questa: o Gilberta rimane, o io me ne andr. (Si ferma deciso, ansimante, cammina in su e in gi) No, non siamo pi in grado di discutere... E poi debbo andar subito all'officina dove mi aspettano. In ogni modo ti dico che esigo una tua decisione prima di sera, e in base a questa mi regoler. (Fa per uscire, poi ritorna) Ilnostro avvenire, quello di noi tre, nelle tue mani. (Esce. Nel momento in cui Maurizio sta per uscire, Isabella getta un grido disperato e si attacca a lui).
Isabella - Maurizio, come vuoi che in una mezz'ora io possa prendere una decisione dalla quale dipendono il nostro avvenire e la nostra felicit? Tutta la nostra felicit fino alla morte? Perch tu sai che la nostra vita comune pu essere irrimediabilmente spezzata. Lo sai, Maurizio, lo sai? (Maurizio che si era fermato sulla soglia, torna indietro, riflette, rimane un momento in piedi, poi va a sedersi, busto in avanti, con le braccia appoggiate sulle ginocchia, nell'atteggiamento di un uomo che di fronte a un problema difficile. Poi si erge: ha preso la sua decisione).
Maurizio - Forse .hai ragione... Allora ecco quello che ho deciso io. Parto stasera, vado in Alvernia, dove stanno per cominciare i lavori di quello sbarramento. Avrei potuto ritardare, ma a conti fatti, meglio che vada subito. Faccio portare le mie valigie all'officina, da dove andr direttamente alla stazione. Spero che apprezzerai tutta la sovrumana buona volont che c' in questa mia decisione! Ed laggi che mi farai sapere quello che avrai deciso. Hai dunque un mese di tempo per riflettere, per prendere questa grave decisione da cui effettivamente dipende, forse, tutto il nostro avvenire! Gilberta non capir perch io sia ripartito senza salutarla... (C' una grande tristezza in questa prospettiva) Le dirai che ho telefonato dall'ufficio, che sono stato chiamato con un telegramma, insomma troverai qualche cosa... (Al colmo dell'imbarazzo) Isabella, ho fiducia in te; per il momento non ci rimane che rimetterci al tempo. Addio, Isabella. (Le prende la mano).
Isabella - Addio, Maurizio... ti adoro... (Fermato istantaneamente da questa parola, ritorna verso Isabella, le prende la mano e gliela bacia con galanteria, poi si volta ed esce. Isabella rimasta sola si lascia cadere su una poltrona).
Anna Maria - (entra).
Isabella - Cosa vuoi?
Anna Maria - Mi ha mandato Gilberta a vedere... Non ha osato scendere... ma aveva sentito che alzavano la voce... E poi il signore poco fa era molto seccato quando andato su, e l'ha trovata a preparare le valigie... (Un silenzio. Isabella impenetrabile).
Isabella - (con dolcezza) Lasciami sola, Anna Maria.
Anna Maria - Gilberta fuori di s... Vi fate tutti del male... Non so proprio capire la ragione.
Isabella - Gilberta in camera sua?
Anna Maria - S.
Isabella - Bene. Adesso vado. (Anna Maria uscita. Isabella si tuffa di nuovo nelle sue meditazioni; e all'improvviso ergendosi come mossa da una subitanea decisione, si avvia verso la galleria, quando appare Gilberta).
Gilberta - Mamma, ma cosa succede? Cosa avevate, tu e pap? (Gilberta molto angosciata ed estremamente nervosa: fa un grande sforzo a contenersi) Perch tornato prima? Non gli ho mica telegrafato io che partivo per Chamonix... te lo giuro... voglio dirtelo perch avresti potuto credere...
Isabella - Siediti.
Gilberta - Quando l'ho visto apparire a un tratto in camera mia ho pensato che avrei dovuto informarlo che la mia partenza era stata anticipata di due giorni. Perch gli avevo scritto che sarei partita venerd.
Isabella - Cosa? Gli avevi scritto?
Gilberta - (rimanendo in piedi) Ma non sapeva neanche che partivo. Era fuori della grazia di Dio! Lo avresti dovuto avvertire, almeno.
Isabella - (drizzando gli orecchi) Dunque gli avevi scritto che dovevi andare a Chamonix? Perch lo hai fatto senza dirmelo?
Gilberta - (quasi indignata) Cosa? E tu perch non gli hai detto una parola di questo viaggio, lasciandomi credere per di pi che eravate perfettamente d'accordo? Dunque lui non sapeva proprio niente... Adesso capisco che si sia precipitato qui appena ricevuta la mia lettera... (Una pausa) Del resto, ora di partire non se ne parla pi. Mi ha dato l'ordine formale di disfare le mie valigie. (Una pausa) Era fuori di s, irriconoscibile... mi ha fatto paura.
Isabella - (dopo averla osservata per un momento) Siediti. Ascoltami bene, Gilberta, e facciamo tutto il possibile per evitare una discussione. Ci sono dei momenti nella vita in cui, bambine, ragazze o donne, bisogna saper ascoltare la propria madre senza discutere. Bisogna avere in lei una fiducia cieca; e astenersi dal penetrare, persino dal tentare di conoscere le ragioni che la spingono ad agire in un modo piuttosto che in un altro. Noi ci troviamo oggi in una... situazione per cui io sono obbligata, dolorosamente obbligata, a pregarti di seguire le mie direttive senza chiedermi una spiegazione. Fino ad ora io ti ho detto sempre i motivi delle mie determinazioni, ma oggi non posso, credimi.
Gilberta - E allora? Voglio sapere cosa vuoi da me.
Isabella - Tuo padre dunque contrario alla tua partenza? Ebbene, io ti chiedo, bambina mia, di non tener conto dei suoi ordini.
Gilberta - Come! Ma come posso... ma come vuoi che...
Isabella - (man mano che parla sempre pi decisa) Prima di tutto io sono tua madre, e per quello che ti concerne, nessuno pu contare pi di me! mettitelo bene in testa... (Di fronte allo stupore di Gilberta, addolcisce il tono e l'argomento) Perch una madre, ha sulla sua creatura assoluta priorit... Un giorno, del resto, le saprai dalla vita queste cose...
Gilberta - Tutto questo va bene, ma io, cosa dico a pap per questo viaggio?
Isabella - Ma... prenderai tu la responsabilit... Gli dirai che per te una gran gioia raggiungere i Berland a Chamonix fra qualche giorno... Arriva fino a supplicarlo di non privarti d questo piacere... Fa cos, Gilberta, te ne prego, fa cos. E poi, vorrai convenirne, non un sacrificio insopportabile passare qualche settimana a Chamonix... Non bisogna esagerare!
Gilberta - S, normalmente, mi avrebbe fatto molto piacere... Soltanto questo bel progetto avvelenato dalla mia certezza che questo viaggio ancora una volta un allontanamento diplomatico, un esilio! E non riesco a capire da quali reconditi motivi dipenda la mia... partenza... il mio esilio! Mi si spedisce... eh s, me ne sono accorta: tu mi spedisci... Ci tieni troppo ad allontanarmi, e non lo sai nascondere...
Isabella - Dici certe cose...
Gilberta - Ma via, mamma, perch non dirmi semplicemente la verit? Voglio sapere la verit.
Isabella - Ecco, lo vedi, incominci di nuovo a discutere !
Gilberta - Senti, se ti rifiuti di parlare, vado a chiudermi in camera mia, e non mi muovo pi. Non potrai spedirmi come un pacco postale. Non sono pi una bambina, insomma, sono una donna.
Isabella - Lo so. Se non altro ne prendi il tono. Ma non voglio forzarti. Siedi, Gilberta mia cara, parliamo un po' fra noi.
Gilberta - (s siede) Hai ragione, mamma, parliamo.
Isabella - Se parti, voglio che tu lo faccia spontaneamente. (Gilberta ha un gesto che sua madre ferma subito) Un momento! Tu sai quanto io desideri questa partenza. Sai ora che tuo padre contrario a questo progetto. Puoi dunque facilmente concludere da questa divergenza di opinioni, che esiste in questo momento, un disaccordo fra me e mio marito. Quando si vive nella magnifica armonia in cui io e lui abbiamo vissuto, questa improvvisa disarmonia pu avere qualche volta delle conseguenze incalcolabili. Ascoltami, figlia mia; in questo momento la mia felicit coniugale compromessa. Il motivo mi permetterai di tacerlo. Sappi per che tale felicit non pu sussistere se tu non prendi da sola la decisione di partire, e soprattutto si creda che io non ti ho consigliata n spinta. Accordami questa fiducia, rassegnati, sia pure penosamente, a non capire . E' come se ti chiedessi in prestito una grossa somma di danaro, senza dirti che cosa ne volessi fare... E' una specie di aiuto che ti chiedo... e comunque un grande favore.
Gilberta - (con un brusco voltafaccia) Insomma, mamma, non possibile, non possibile! Queste sono parole! Ah no... hai preso troppe precauzioni perch non ci debba essere sotto qualche cosa... Voglio saperlo. Voglio assolutamente saperlo.
Isabella - (si alza per sfuggire allo sguardo terribilmente interrogativo di Gilberta) Non posso dirti di pi. Se lo potessi, non sarei cos impacciata dinanzi a te, in questa schermaglia...
Gilberta - Non posso sentirti cos supplicante... E d'altra parte non capisco che tu rifiuti ostinatamente, con tanta durezza...
Isabella - E va bene. Poich necessario, poich non hai il pudore di risparmiare a tua madre l'odiosit di una spiegazione che non pretenderesti da un'altra donna... da un'altra donna qualsiasi, ti dir tutto!
Gilberta - Dunque, non sai pi cosa fare e mi chiedi aiuto?
Isabella - (non potendone pi) S, s... Ebbene, S!
Gilberta - Insomma, cosa c?
Isabella - (penosamente) Dio mio, come sono imbarazzata! Bisogna proprio che ti consideri come un'amica! Dopo tutto, slamo due donne. Bisogna mettersi su questo piano. Da dieci mesi che vivi con noi, da che fai parte della nostra quotidiana esistenza, hai portato qui in casa, senza rendertene conto, un non so che di giovinezza... di vivacit... un senso di freschezza primaverile. Ricevi delle amiche, molte ragazze della tua et... anche qualche giovane signora... naturale... naturalissimo... Ma ho l'impressione che, in fondo, questi contatti non siano una bella cosa per un uomo ancora giovane... sicuro! Dovr suo malgrado, oh certo suo malgrado... fare dei confronti... allora una donna meno giovane, come me, perde un po' di terreno, perch il confronto pu nuocerle. Bada, cara, che questa differenza l'uomo la osserva incoscientemente. Ma a lungo andare possono nascere in lui delle sensazioni sfavorevoli per la moglie un po' meno giovane, un po' meno piacevole. E' cos attraente e affascinante la freschezza della giovent! Ti confido in questo momento un profondo segreto della mia vita, della mia felicit; credo, del resto, che una donna non abbia mai fatto simili confessioni a sua figlia... Ascoltami: io amo Maurizio... s... tuo padre... lo adoro... nessuno sapr mai ci che egli per me e ci che per me stato nel passato.
Guberta - Insomma, oramai, so benissimo che vuoi bene a pap. Perch provi il bisogno d dirmelo?
Isabella - Ascoltami... si inizia per me l'et in cui una donna comincia ad avere delle preoccupazioni perch per la prima volta, essa ha la vera nozione del tempo e la percezione esatta dell'avvenire. Non vive pi soltanto del suo presente. L'uomo, a parit di anni, rimane sempre un po' pi giovane della donna. E' legge di natura... Sul quarant'anni l'uomo marca il passo, mentre la donna, obbediente alle leggi del tempo, invecchia davvero di un anno ogni anno. Vedrai... vedrai. Quando questo accade, la donna si mette a difendere disperatamente la sua felicit. Sta continuamente all'erta, come se temesse il sopraggiungere di qualcuno che venisse per portarle via il meglio di ci che possiede: il suo amore.
Gilberta - (quasi amichevole) Ma dove vuoi arrivare, mamma? E perch, proprio a me, dici queste cose?
Isabella - (non sapendo come uscirne) Ebbene, volevo dirti che le tue amiche... tutte queste ragazze, che sono piuttosto belle... qualcuna addirittura bellissima... Elsie Verdan, per esempio, o Mado Journet...
Gilberta - (vibrata) Va bene, va bene... E allora? Elsie... Mado... precisa... che cosa hanno fatto? (Alza il tono).
Isabella - Ah, non dico che abbiano fatto nulla di male...
Gilberta - Lo spero. E se ci fosse qualcosa da rimproverare all'una o all'altra, dovresti dirmelo! E stando cos le cose, vorresti che me ne andassi? (Riflette) Ma no, no... Mado fidanzata a Bernardo de Clavaux, e se proprio lo vuoi sapere, Elsie... (un poco esitante) ebbene, Elsie l'amante del signor Leverrier, che ha 19 anni pi di lei, che ha moglie, vero, ma sono innamorati pazzi... Quindi, come vedi... Ti ho confidato un grande segreto, mamma! Ma l'ho fatto per dimostrarti che non hai niente da temere... Avevi l'aria di insinuare che esse avrebbero potuto turbare pap... perch questo, non vero? E' questo...
Isabella - Ma, cara... sono convintissima che esse non pensano neppure lontanamente... Tuttavia... esistono, vi sono... e diffondono un senso di vita ardente, una vivacit... insomma una freschezza alla quale Maurizio...
Gilberta - Oh senti, mamma... ti prego... d pap : la seconda volta che parlando con me lo chiami Maurizio . E' antipatico.
Isabella - (riprendendosi) S s, vero... hai mille ragioni. Ma mi sembrava di parlare con un'amica... Ora basta... ti ho detto tutto. (Si alza e si avvia verso la porta).
Gilberta - (riflette, poi con violenza) No, mamma, no!
Isabella - (si ferma di scatto sulla soglia) Gilberta, ti prego, non mi costringere a spiegarmi meglio. Tu devi ben convincerti che la mamma deve avere le sue buone ragioni per parlarti con tale disperata emozione.
Gilberta - (avvicinandosi a lei, in tono aggressivo) Ti chiedo ancora una volta perch queste cose le dici a me, proprio come se io fossi una di quelle donne di cui tu temi. (Una pausa, e ad un tratto, con un po' di collera) E perch poi dovrei io sbattermi a Chamonix, mentre Elsie e Mado rimangono a Nancy come tutte le altre? Vuoi rispondermi? (Isabella tace) Ah, cos? Non rispondi? Mamma, senti: Mado innocente, Elsie innocente come tutte le mie amiche che sono venute in casa. Se no, me ne sarei accorta io, per la prima. No, la verit che tu stai facendo il processo alla mia giovinezza facendolo alla loro.
Isabella - (debolmente) Ma come puoi...
Gilberta - Tutte queste lamentele, queste ansie non sono che il seguito di quelle mille osservazioni, raccomandazioni, che mi fai ad ogni istante. Ti d perfino noia di vedere che io, tua figlia, vostra figlia, avvicini mio padre, gli dia un bacio... Ora capisco tante cose...
Isabella - Ma cosa dici, cosa vai a pensare?
Gilberta - (aggressiva e indignata) E' proprio a me che, senza dirlo, vorresti fare il processo! D il contrario, se puoi... Dillo. Ti sfido a dirlo. (Isabella che stata a nervi tesi fino a questo momento, scoppia improvvisamente in singhiozzi, la testa fra le mani) Tu, mamma, come hai potuto!... Da parecchi mesi non c' stato un giorno in cui ti abbia sentita serena, a tal punto da farmi moderare perfino i miei slanci verso pap. Tu ci sorvegli, ci spii. Hai paura che ti rubi qualcosa dell'affetto di tuo marito! Non sei intelligente. Ti comporti con tua figlia come una moglie gelosa! Ma s... cos... e per calmare questa degradante gelosia, non hai esitato a scaraventarmi lontana da mio padre. E' una cosa indegna!
Isabella - (si alza improvvisamente con la violenza di una belva, trovando per in certi momenti degli accenti strazianti) Non tuo padre! Ah! basta, non ne posso pi. Questa menzogna durata anche troppo e deve finire! Deve finire! No! Non tuo padre e lo sa. Lo sa, lo sa... Hai voluto sapere, piccola presuntuosa, che vorresti dare lezioni d'esperienza a tutti... Ecco, cos'hai guadagnato a rifiutarmi la fiducia che ti chiedevo! Sono stata una ragazza sedotta: Signorina disonorata , come si diceva a quei tempi. Mi ha sposata malgrado questo. Non avevi ancora tre anni quando mi incontr e ti ha riconosciuta, perch era perdutamente innamorato di me. n nostro amore stato un poema di felicit fino al giorno in cui tu sei ritornata dalla Svizzera con la tua giovinezza provocante! Sei contenta, ora? ti basta? Hai voluto strapparmi questa verit. Sei contenta? (Si abbatte su una poltrona, la testa rovesciata sulla spalliera. Non capisce pi niente. Gilberta, curva, ha ascoltato la battuta precedente col viso affondato tra le mani, poi, non potendone pi, esce barcollante. Dopo un momento, Isabella solleva la testa, guarda e non vede Gilberta. Si guarda intorno. E' tragicamente sola. A poco a poco prende coscienza di ci che ha fatto, si alza, gli occhi sbarrati, con un'espressione di terrore. A un tratto si porta la mano al volto e mormora gi scossa dai primi singhiozzi) Che cosa ho fatto, mio Dio, che cosa ho fatto!
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
La stessa scena degli altri atti.
La stessa scena, ma assolutamente irriconoscibile poich la maggior parte dei mobili stata portata via, e si ha invece immediatamente l'impressione di trovarsi in una bianca serra di fiori. E' addirittura un'orgia di rose, di lilla, di garofani; e dappertutto rosai, piante decorative, piccole palme adornate di fiocchi e di veli vaporosi. Per un istante la scena vuota.
(Attraverso la porta si sente un voco indistinto. Entrano poi Isabella e Gilberta. Isabella in abito da giorno molto elegante, conduce per mano Gilberta, che vestita da sposa, ma senza velo n corona di fiori d'arancio).
Isabella - Rifugiamoci qui, cara... si potr stare finalmente un po' tranquille. (Va a chiudere le porte) Ah, tutta questa gente, da stamani... non ne posso pi. Ho la testa che mi gira. Sediamoci. A che ora avete intenzione di partire?
Gilberta - Raul avrebbe voluto partire presto... perch si vorrebbe arrivare a Poligny prima di notte... Del resto, fra poco andr a vestirsi. E' ancora gi con una quantit di amici e di parenti che non aveva visto chi sa da quanto tempo. Ah... io vado a cambiarmi.
Isabella - Aspetta un momento! Senti!... Non sono ancora le quattro e mezzo... Dimmi una cosa: ti metterai per viaggio il tuo bel completo nocciuola?
Gilberta - S, pratico. Mi tiene caldo e nello stesso tempo leggero.
Isabella - E' perfetto, e come pesantezza proprio indicato, soprattutto se volete andare direttamente nel Tirolo... Che bel discorso ha fatto il signor Jeannetier... che nobilt d'animo e che spirito! Con tuo padre erano grandi amici, prima che ci sposassimo... (Bussano alla porta. Entra Anna Maria).
Anna Maria - Vogliano scusarmi. Non avrei voluto disturbarle in questo momento... Hanno tanto poco tempo da rimanere insieme... ma devo andare subito ad accompagnare alla stazione la signora Salverac, e siccome ho pensato che al mio ritorno non avrei pi trovato qui la signora, ho voluto salutarla. Che peccato levarsi di gi quell'abito bianco! Ma necessario... Allora la signora ci lascia?
Gilberta - (a sua madre) Hai sentito? Mi chiama gi signora e mi parla in terza persona! Cara la mia vecchia Anna Maria! Cos' questo modo di trattarmi?
Anna Maria - Da oggi le cose sono un po' cambiate. Caspita! Ora siete una signora! Che direbbe il signor Raul se vi dessi del tu ?
Gilberta - Spero che vorrai lo stesso darmi un bacio !
Anna Maria - Oh s, e di tutto cuore! (La bacia) Ah mio Dio, com' lontano il Marocco! Come se non ci fosse abbastanza posto in Francia! E ci resterete tanto tempo?
Gilberta - Raul un funzionario all'Agricoltura! La moglie del funzionario deve seguire il marito ovunque piaccia allo Stato di destinarlo. E stai tranquilla... ha un magnifico posto con le pi belle prospettive per l'avvenire!
Anna Maria - Ti auguro ogni felicit!... m' scappato! Pazienza! Ti d del tu per l'ultima volta. (La bacia ancora con molto affetto, e, commossa, esce. In questo momento entra Raul di Mrignac. E' in abito da cerimonia, fiore all'occhiello. E' un bel ragazzo senza niente di particolarmente attraente, ma di un conformismo inattaccabile).
Isabella - Ecco il nostro Raul!
Raul - Vengo a farmi ammirare un'ultima volta, perch chi sa quando metter d nuovo quest'abito...
Isabella - Vi abbiamo preparato la camera al secondo piano.
Gilberta - La porta proprio in faccia alla scala. Vi ho fatto mettere la vostra roba.
Raul - Lo so, lo so. Anna Maria mi ha gi dato tutte le indicazioni. Ora uscir da questo bozzolo matrimoniale per cos dire, e mi metter addosso un prosaico tweed di taglio sportivo. Credo che anche voi farete altrettanto.... (A Isabella) Sono dolente di suonare l'adunata...
Isabella - Ma vi pare...
Raul - (a Gilberta) A proposito... sapete che tutti i miei amici sono pazzi di voi? Me lo aspettavo, naturalmente... ma mi ha fatto molto piacere e ha soddisfatto anche la mia vanit.
Gilberia - Poverini! Non sono molto difficili.
Raul - Mi permetto, gi fin da ora, di proibirvi... di dir male di voi; in secondo luogo, del gusto dei miei amici... e in terzo luogo, del mio!
Gilberta - Fate presto... andate a cambiarvi.
Raul - A fra poco. (Esce).
Isabella - Tuo marito mi piace moltissimo. Tu lo avessi visto stamane quando andava a prendere uno ad uno tutti i suoi amici per portarteli! Aveva l'aria di dire ad ognuno d loro: Ora la vedrai, e dopo mi saprai dire se non sono un uomo fortunato! .
Gilberta - Hai visto quella povera Anna Maria? Credevo mi soffocasse... Se dipendesse da lei darmi la felicit, sarei indubbiamente la donna pi felice del mondo.
Isabella - S, ma... ecco... non da lei, ahim, che dipende la tua felicit! (Prende con forza le mani d Gilberta e la fa sedere vicino a s sul divano) Allora, allora? Dimmi, Gilberta.. io non penso pi che a questo... ogni minuto che passa un'ossessione sempre pi grande... ti ho osservata di continuo, in chiesa, durante quella interminabile ora. Nessuno, nessuno, capisci, potr mai sapere quello che allora passato in me; e non soltanto allora, ma in tutta questa interminabile giornata. Ho seguito ogni minima espressione del tuo volto, ho notato la falsa allegria che sfoggiavi coi tuoi amici ed ho visto anche, in certi momenti, il tuo sguardo fissarsi angosciato. (Gilberta vuol protestare) Stai zitta... Credi che una mamma possa ingannarsi?
Gilberta - Hai proprio osservato tutto questo? Hai una fervida immaginazione!
Isabella - Non un solo momento ho sentito in te la felicit raggiante della giovane sposa! Insomma, dimmi, dimmi... tuo padre sta per venire... sa che siamo qui... ci sono di l cinquanta persone che ci aspettano... Puoi garantire a me che sarai felice, mia cara?
Gilberta - Lo spero bene, mamma; ci conto proprio. E ti assicuro che far tutto il possibile.... Raul molto caro ed io ne ho molta stima... voglio essere con lui assolutamente leale. Del resto, un bravissimo ragazzo, lo sai.
Isabella - Sai che tremendo... aver detto quello che hai detto con tanta calma. Parli come se tu avessi ottant'anni.
Gilberta - Che cosa tremendo? Ognuno costruisce la sua felicit a suo modo. Io sono decisa a costruire la mia, solidamente. E poi il buon Dio me lo deve. Ho fatto quello che ho potuto per assicurare la pace di tutti.
Isabella - Ecco. E' quello che mi aspettavo... e che mi tormenta... perch l'idea che tu possa essere infelice...
Gilberta - Ma no, no... Sar come quasi tutte le mie amiche, una donna senza storia, senza infelicit... e per conseguenza felice. La felicit consiste soprattutto nel non essere infelice . Da quanto tempo imi ripeto questa frase! Ed proprio vero!
Isabella - E dire che avrei desiderato vedere mia figlia affrontare la vita con quell'entusiasmo travolgente che io non ho mai conosciuto!
Gilberta - Ah, senti mamma... (Esita un momento) Beh, pazienza... te lo dico e non ne riparleremo mai pi! Se non avessi preso questa decisione della quale ora sembri lamentarti...
Isabella - Sta' zitta, sta' zitta!... Sono ossessionata dall'idea del tuo sacrificio... ho l'incubo di quello che ho provocato... il rimorso! Se credi che dorma tranquillamente tutte le notti!
Gilberta - Rassicurati: l'ho fatto per me quanto per te! Perch c' una cosa alla quale io tenevo al disopra di tutto; ed era di conservare intatta, inalterata l'affettuosa tenerezza e la magnifica intesa col mio pap . E non voglio considerarlo altrimenti che come il mio vero padre, il mio pap; non stato che questo, io voglio che non sia mai stato altro che questo.
Isabella - Non parlare, non parlare pi, mia cara. Sta zitta. Ora sono io che devo parlarti. Per questo ti ho portata qui. Da quando tuo padre ritornato, io ho vissuto gli otto giorni pi tragici della mia vita, peggiori - te lo giuro - di quelli che hanno preceduto la tua nascita! Fino all'ultimo momento, ho temuto che in una crisi di debolezza, tu gli raccontassi la nostra orribile scena di un mese fa, o che qualche cosa nel tuo contegno ti tradisse... Se questo fosse accaduto, sarei stata perduta. Non me l'avrebbe mai perdonato.
Gilberta - Basta. Sta zitta, mamma, per amor di Dio! E' cosa finita.
Isabella - E invece hai saputo tacere... hai saputo, amore mio. Hai saputo e mi hai salvata, ma s, mi hai salvata. Nessuno sapr mai l'amore sconfinato che ho per te! Un patto ci unisce indissolubilmente; ci fa l'una solidale con l'altra. Ti ammiro, Gilberta mia.
Gilberta - . Ah no, no, mamma. Taci, te ne supplico.
Isabella - Sei stata sublime, e sono disperata perch tu vai via.
Gilberta - Anch'io, mamma. Ho improvvisamente visto chiaro nella tua vita... Ora ascoltami, devo farti qualche raccomandazione. (L'indice teso come se si rivolgesse a una donna della sua stessa et)... Avr tanto bisogno della tua tenerezza... e devi giurarmi che quando sar partita, non dirai mai una parola, non uscir mai dalla tua bocca un'allusione che possa ricordare questa crisi. Oggi ho estirpato tutto questo dalla radice. Ho distrutto tutto. Non se ne parla pi.
Isabella - Gilberta mia cara... come puoi...
Gilberta - E che egli non debba mai, per l'amor di Dio, neppure supporre di essere stato l'origine della mia improvvisa decisione di sposarmi. Se un giorno io venissi a sapere che egli conosce la verit, ti dico con tutta calma che non mi rivedresti mai pi.
Isabella - (prendendole le mani) Ma non capisci, dunque, che soltanto in questo modo posso salvare la mia vita?
Gilberta - Ti pregherei, quando egli verr, di lasciarci soli. Voglio parlargli di te.
Isabella - Mia cara! Siete meravigliose, magnifiche, voi donne d'oggi! (L'abbraccia. La porta si apre; appare Maurizio, in abito da cerimonia).
Maurizio - Vedo che siamo gi agli addii commoventi... Scusatemi, bambine mie... ero con un sacco di gente.
Isabella - Ti aspettavamo.
Maurizio - Lo so... Ma con tutte queste persone da sbrigare... con tutte queste combinazioni di vetture per il ritorno... mi chiamavano da tutte le parti. Ma ora ho messo nel corridoio la brava Yvonne con una consegna da cerbero. Ora nessuno ci disturber. Del resto, Raul mi ha detto che non partirete prima di una buona mezz'ora.
Gilberta - Si vorrebbe, senza fare delle velocit esagerate, essere a Poligny prima di notte...
Maurizio - E cos, tutti i tuoi bagagli sono pronti? Hai dimenticato nulla?
Gilberta - Tutto a posto. La mamma un amore, ha pensato a tutto. E' stata meravigliosa di attenzione, di intelligenza, di tenerezza... Insomma, la mamma . Sei fortunato tu, che rimani con lei. (Isabella al colmo dell'emozione si copre la faccia).
Maurizio - Lo so... lo so bene.
Gilberta - Grazie a voi due, questa giornata riuscita magnifica... S, prima di andarmene volevo rimanere un po' soli, finalmente soli tutti e tre; perch da una settimana, con tutti questi preparativi, non ci siamo visti, o ci siamo visti tanto poco. (Prende per mano Maurizio e Isabella) Cari, cari tutti e due... siete tutta la mia vita!... Siete stati tutta la mia vita... Non dimenticher mai quello che avete fatto per me. Mi auguro soltanto di assomigliarvi, formate una unione meravigliosa... oggi me lo dicevano tutti: Gilberta, vi auguriamo semplicemente di essere felici come i vostri genitori.... E' vero!... (Isabella porta la mano agli occhi) Mamma, mamma cara, cos'hai?
Isabella - (con gli occhi pieni di lacrime) Darei la vita per la tua felicit.
Gilberta - Ma cosa dici? Mamma! (Rivolgendosi a Maurizio) La conosci? Te la presento! Oggi la seconda volta che mi dice queste cose. (A Isabella) Non carino quello che dici; se Raul ti sentisse, ne avrebbe un gran dispiacere, poverino. Io gli voglio un gran bene al mio Raul, mamma. (Tono d rimprovero) S, ,s, proprio cos! La mamma avrebbe voluto che saltassi come un capretto e che gridassi la mia felicit ai quattro venti! Invece io tengo la mia felicit dentro di me... e ti giuro che sono la donna pi felice della terra. Sei contenta?
Isabella - Quale gioia mi dai!... (Squilla il telefono interno) Vuoi sentire, caro?
Maurizio - Subito... Pronto... s... s... ma certamente. D'accordo. (A Isabella) E' tua zia: deve partire. Ha detto che ne avr almeno per tre ore di macchina prima di arrivare a Rozans. Non pu aspettare di pi. Vuol vederti.
Gilberta - Dio, che noiosa! Che vuoi farci? Va! Mi raggiungerai in camera mia. Fra poco debbo cambiarmi. Avr bisogno di te per l'ultima volta.
Isabella - (si alza e bacia sua figlia con slancio) Cara, cara... come ti voglio bene... Sono disperata per la tua partenza.
Gilberta - E fra tutte queste cose, non ti ho nemmeno detto che il tuo abito una meraviglia! Complimenti a Lanvin; Ti hanno fatto un vero splendore !
Isabella - (beata) Grazioso, non vero? Sei tanto cara, bambina mia! (Esce).
Maurizio - Hai osservato, mia cara, che per la prima volta dal mio ritorno dall'Alvernia, otto giorni fa, ci troviamo soli?
Gilberta - Davvero? Senza scherzi? Possibile? Ne sei sicuro?
Maurizio - Certo. Sicurissimo.
Gilberta - - E' proprio vero. Ma come potuto accadere? E' buffissimo... non si trovato neppure il tempo... questi preparativi sono davvero la cosa pi esasperante e odiosa di un matrimonio. Ma anche tu, pap mio, ti sei trattenuto tanto in quella benedetta Alvernia... Cosa vuoi farci? Tutto andato a rovescio...
Maurizio - Eh, s... da dieci anni a questa parte non mi accaduto mai di essere cos occupato... La mia presenza laggi era indispensabile.
Gilberta - Anch'io ho avuto tante cose da fare. Guarda, durante la colazione, Raul mi diceva: Ora potremo finalmente conoscerci . (Mostrando di ridere) Comico, eh?
Maurizio - Mi auguro per te che non abbiate aspettato oggi per conoscervi.
Gileerta - (riprendendosi) Naturalmente. E' un modo di dire. Lo sai benissimo.
Maurizio - Ma no... ma no... non so niente di voi. Di te, io non so niente.
Gilberta - Ma via, pap...
Maurizio - E' cos. Quando ho saputo, laggi nel fondo dell'Alvernia, la tua improvvisa decisione, ne sono stato...
Gilberta - Oh! la mia improvvisa decisione! Ma te l'ho spiegato, via... ti ho scritto che ci siamo decisi a precipitare le cose perch Raul aveva il posto a Marrakeck... Data la morte improvvisa del suo predecessore, era necessario che egli raggiungesse la sede il primo maggio... Cos stanno le cose... del resto lo sai... te l'ho scritto.
Maurizio - Non mi hai scritto molto. (Un silenzio. Si alza e si dirige verso il canap) Bada che ti approvo, bambina mia... se c' qualcuno che ha sempre rispettato le tue idee...
Gilberta - (con grande spontaneit gli prende le Titani) Sei tu... questo certo... sei tu... (Maurizio si siede vicino a lei e, a sua volta, le prende una mano, quella che porta l'anello nuziale, guarda quest'anello e lo fa girare intorno al dito di lei).
Maurizio - Credo che la mia sorpresa non ti possa meravigliare... Tu non mi avevi molto preparato...
Gilberta - E' vero, ma ti ho subito scritto... appena la cosa stata certa...
Maurizio - Non subito... Tanto pi - te ne ricordi? - io ero partito senza rivederti;..
Gilberta - (grave) Me ne ricordo benissimo... me ne ricordo.
Maurizio - Ed proprio questo che mi ha... non puoi sapere... non puoi...
Gllberta - Dimmi, pap mio, dimmi che cosa c' che io non possa sapere?
Maurizio - No... niente. Non voglio turbare questa giornata, che per te una grande giornata, con delle idee ridicole di vecchio cinquantenne.
Gilberta - Come puoi dire ridicole tu? Niente ridicolo in te, pap. E ti proibisco di parlare di vecchio cinquantenne... S, ammetto che tu sia stato un po' sorpreso... mi avevi sempre sentito parlare di Raul con una certa... disinvoltura... Era soltanto per fare arrabbiare la mamma, che teneva a questo matrimonio in modo frenetico... Lo devo confessare... con la mamma sono stata sempre lo spirito di contraddizione. Ma in fondo, di Raul, ero innamorata... s... innamorata.
Maurizio - Perch non l'hai detto a me? Al tuo grande amico? Perch hai voluto defraudarmi di questa fiducia?
Gilberta - Perch in realt non mi sono resa conto del mio grande attaccamento a Raul che un mese fa. Proprio cos. Un mese fa. Eri appena partito.
Maurizio - E cos... io mi sono chiesto se nella tua vita non fosse intervenuto qualche cosa di nuovo... un dolore segreto... insospettato...
Gilberta - Quale dolore?
Maurizio - Ho cercato... ho esaminato tutte le ipo-tesi, anche le pi assurde... mi sono chiesto se tu non volessi fuggire questa casa...
Gilberta - lo? Perch? Ma pap, dici delle cose insensate... Ma cosa sei andato a pescare? Questa poi...
Maurizio - (una pausa) Ho avuto paura che durante la mia assenza, i rapporti che non sono mai stati troppo facili fra te e tua madre, non si fossero aggravati al punto...
Gilberta - Ti giuro che sbagli. Sbagli proprio. La mamma invece stata un amore.
Maurizio - Ebbene, meglio cos. Non parliamone pi.
Gilberta - E' una mamma meravigliosa. E mai avevo avuto il modo di apprezzarla come ora... E sono disperata di lasciarla... Insomma... di lasciarvi... di lasciarvi tutti e due...
Maurizio - Lo credo... (Con un sorriso) Lo spero.
Gilberta - Ti dico proprio la verit... la pura verit... S, la pura verit!
Maurizio - Gilberta, piccola mia, tu stai per partire! Non ho l'intenzione di recitare nella tua vita la parte del padre ingombrante... del suocero geloso; perch ci sono dei suoceri - almeno lo dicono - che sono gelosi dei loro generi... lo dicono.
Gilberta - (fingendo di divertirsi) Davvero?
Maurizio - Ma io sar un signor padre molto discreto... per tutte queste esigenze vorrei riassumertele per sbarazzarmene in una volta sola, e non parlarne mai pi. (Lentamente) Gilberta, mia cara, la tua partenza sar il primo o comunque il pi grande dolore della mia vita. (Nel lungo silenzio che segue questa confessione, egli, a un certo momento guarda l'orologio col proposito di trovare in questo gesto una via d'uscita) E' tardi. Bisogna che tu vada a cambiarti. (Gilberta si precipita con un moto improvviso sulla mano di Maurizio che bacia a lungo. Poi si alza e va ad isolarsi nel fondo della stanza osservando un fiore di ortensia gigante e poco dopo appare Raul in abito da viaggio).
Gilberta - Bello, siete proprio bello, Raul! Mi piacete! Per bisogner decidersi a andare.
Raul, - Sono dolente di dover condividere la vostra opinione, ma credo proprio che fra breve vi dovr rapire.
Gilberta - E a me non rimane che trasformare questa bianca crisalide in una qualsiasi fanciulla.
Raul - Che peccato!
Gilberta - Se proprio lo desiderate, posso viaggiare in bianco... (Ridono) Il pi imbarazzato sareste voi. Signori, vi lascio. (A Raul) Vi raccomando il mio pap perch , lo capisco, sotto la sua maschera impassibile un poco addolorato, un pochino... (Esce. Durante tutta questa scena, Maurizio si sieder, si alzer, camminer, s fermer, profondamente assorto nei suoi pensieri; poi torner presso Raul, ecc. E' un uomo in preda all'emozione, impaziente di liberarsi dall'incubo di tenerla contenuta. In certi momenti sembra che non si accorga neppure che gli sta dinanzi una persona).
Maurizio - Ci siamo visti pochissimo dopo il vostro fidanzamento, perch mi capitato proprio allora quel malaugurato viaggio in Alvernia...
Raul - Ne sono stato molto dispiacente... Mi avrebbe fatto tanto piacere parlare un po' con voi...
Maurizio - Anche a me... anche a me. Avrei proprio voluto... Avremmo potuto dirci parecchie cose... Quando due uomini... vogliano bene alla stessa creatura, c' gi fra loro un buon soggetto di conversazione. (Raul sorride gentilmente, Maurizio lo osserva riflettendo prima di continuare) So benissimo che per gli uomini della mia generazione molto presuntuoso voler dare dei consigli a quelli della vostra... Perch il mondo ha camminato molto tra le nostre due et... Per conseguenza non vi dar consigli...
Raul - Sarei lietissimo di accettarli invece, ve l'assicuro, poich ho per voi tanta considerazione, tanta ammirazione. Non ho avuto mai l'occasione di dirvelo.
Maurizio - Voi avete sposato stamane, mio caro Raul, una brava figliuola, una creatura davvero eccezionale... S! S-
Raul - Lo so, lo so! E in verit non sono in grado ancora di realizzare pienamente la felicit che improvvisamente mi capitata. Gi da molto tempo nutrivo per Gilberta un sentimento... vi confesso che un momento mi ero scoraggiato, e non avrei mai osato sperare che un giorno...
Maurizio - Sedetevi.
Raul - (si siede).
Maurizio - Tra tutte le signorine che conosco non ne vedo una che possa sostenere il confronto con Gilberta... E' una donna... s, insomma, diventer una donna magnifica, sotto tutti i punti di vista: fascino, coraggio, giovialit, tenerezza, lealt. Quando penso alla donna... a questa creatura che per un uomo forse la pi bella opera del Creatore, Gilberta che mi si profila subito nel pensiero... Insomma voglio dire che i miei occhi la vedono un po' cos... c' indubbiamente un po' di fatuit a parlare in questo modo della propria creatura. Scusatemi.
Raul - E' molto bello invece, bello... E' raro infatti che un padre possa esprimersi cos a proposito della sua figliuola, ma in questo caso il soggetto...
Maurizio - Un padre, capite, per una ragazza, come un amico che la natura le abbia elargito. Mentre gli amici sono i genitori che noi stessi scegliamo. Ebbene, a me sembra essere stato un padre ed insieme un amico, e pi ancora forse di un padre, un amico... Oggi vi faccio dono del mio miglior amico, voi mi portate via la mia migliore amica.
Raul - S, vero, capisco... veramente... capisco...
Maurizio - Ci sono, in una ragazza, mille particolari d'animo e di carattere che soltanto un padre pu individuare... Una madre non pu... essa donna... e le donne leggono male nell'anima delle altre donne. Un padre, qualunque cosa se ne voglia dire, il primo uomo di una fanciulla. E' lui che per il primo ha conosciuto le sue civetterie, le sue graziosit, la sua femminilit.
Raul - Ma s, proprio vero... a pensarci bene...
Maurizio - Io credo, senza voler togliere niente alla felicit che vi aspetta... credo che l'affezione di un padre e di una figlia sia la formula ideale della felicit.
Raul - Pu essere, pu essere... Io sono forse ancora troppo giovane per...
Maurizio - E' strano quello che provo in questo momento... ed anche doloroso... molto doloroso. Gilberta mi ricorda tanto sua madre quando aveva la sua et, che mi sembrato, in certi momenti, oggi, di avere... venticinque anni e di ricominciare la mia vita... S, qualche volta si hanno di questi sdoppiamenti in date circostanze... S, ma questo ora non c'entra... Dunque, capirete, sapere che fra poco se ne andr... Devo probabilmente sembrarvi...
Raul - Ma no, al contrario... vi capisco perfettamente.
Maurizio - Amatela... abbiatene cura... guidatela con abilit... (Le sue dita si muovono come se scolpissero nella creta) E' una creatura tanto delicata e sensibile sotto quell'aspetto di spavalderia moderna. Perch quello che c' di speciale in lei, cos personale e attraente, appunto questa misurata mescolanza, ricca e completa, di sentimentalismo e di illibata spregiudicatezza... Come avrei voluto essere un uomo qualunque, e un giorno incontrare Gilberta sul mio cammino! Con quanta cura mi sarei dedicato alla sua formazione spirituale, a trasformare in una donna, una creatura simile.
Raul - (la prospettiva che gli si presenta, di una s bella impresa, suscita in lui una specie di allegria; si alza, non potendo pi star fermo) Avete detto una cosa meravigliosa! Figuratevi se non sono della vostra opinione.
Maurizio - (tutto preso dalla ma idea) Avere fra le mani per la prima volta un essere che si presenta alla vita, e di cui si l'iniziatore, che si educa poco a poco... che cosa vostra, e che tante cose ignorava prima di avervi conosciuto! Credo veramente che questo lavoro di creazione che l'uomo compie su questa materia prima, che una fanciulla intatta, deve essere una delle gioie pi profonde e pi necessarie della vita. Gilberta era ci che di meglio avevo al mondo. Ed ora finita,
Raul - Capisco perfettamente, credetemi, il sacrificio che comporta per voi questa separazione...
Maurizio - (lo guarda con attenzione e questo esame molto significativo. Poi gli porge il porta-sigarette) Volete fumare? Che ora ?
Raul - Quasi le sei.
Maurizio - Tra poco saranno qui. (Accende con il suo fiammifero la sigaretta di Raul. Si trova faccia a faccia con lui. Prende l'atteggiamento di chi stia per dire una cosa importante, ma tutto ad un tratto si mette a fissare la spilla da cravatta di Raul come per far deviare la conversazione) Bella questa spilla.
Raul - Vi piace? E' un regalo di mia cugina De Lorrieux.
Maurizio - Starebbe ancora meglio su una cravatta da caccia, provate. (Rimane cos per qualche secondo, con gli occhi fissi sulla spilla da cravatta, ma in realt non la guarda, perch con modo brusco, prendendo Raul per l'avambraccio) Di tutto quello che vi ho detto, non una parola a nessuno, non una parola!
Raul - Ve lo prometto.
Maurizio - Del resto, non so perch vi abbia detto queste cose... (Entrano Isabella e Gilberta la quale in abito da viaggio).
Isabella - Eccoci.
Raul - Non per contraccambiare il complimento; ma questo tailleur mi sembra indicatissimo per l'occasione, ci che . a mio avviso, il non plus ultra dell'eleganza.
Isabella - Vero? E' perfetto.
Raul - Se avessi dovuto dargli un nome, ad occhi chiusi lo avrei chiamato Viaggio di nozze.
Gilberta - Benissimo. Ci sono ancora in salone cinquanta persone ma. noi fileremo dall'uscita di servizio. Ho detto a Renato di trovarsi l con la macchina.
Isabella - Avete ragione, ragazzi. Del resto, tutti giustificheranno la vostra fuga.
Maurizio - Mi raccomando, Raul, andate piano. Se non potete giungere a Poligny prima di notte, fermatevi prima. Ci sono, sulla strada, dei paesi deliziosi.
Raul - Ho dei fari eccellenti e, del resto, abbiamo ancora tre ore buone d luce. (Breve pausa di disagio).
Maurizio - (con energia) Ed ora, bisogna che andiate. (La sua voce gi velata) Se non vi dispiace, io rimango qui.
Gilberta - (con una semplicit tutta femminile) Rimani anche tu, mamma. (Una pausa di grande disagio. Finalmente Gilberta si decide: abbraccia sua madre mentre Raul stringe la mano di Maurizio. Subito dopo va a baciare la mano a Isabella e questa, per non essere d'imbarazzo all'ultimo saluto di Maurizio e Gilberta e, soprattutto per non vedere, accompagna Raul verso la porta, in maniera che Maurizio e Gilberta rimangano soli. Gilberta esita un attimo, poi si getta nelle braccia d Maurizio, il quale, senza baciarla, la tiene a lungo sul suo petto. Poi Gilberta si allontana, si avvia verso la porta, e, al momento di passare la soglia, si volta e da lontano, col braccio teso verso Maurizio) Addio pap. (Esce rapidamente. Maurizio, sempre in una fissit di automa, si siede, guarda lontano. Una pausa. Isabella entra ed molto turbata. Cerca, senza riuscirvi, un diversivo e cambia posto a diversi oggetti. Si sofferma a contemplare la stessa ortensia gigante che Gilberta aveva osservato poco prima).
Isabella - Chi sa come faranno a ottenere delle ortensie di queste dimensioni. L'hai vista? (Maurizio rimane immobile. La sua attitudine non sfugge a sua moglie, prende macchinalmente il portasigarette, ci giocherella, lo guarda fisso, assente. Prende una sigaretta e la batte a lungo contro il portasigarette richiuso. Isabella che da lontano lo osserva ha un'espressione di grande tenerezza e di intelligente compassione. Si avvicina a lui e molto materna, gli accarezza i capelli. Il suo sguardo che stato fino a questo momento sorridente, cede ad una specie di malinconia e s'immobilizza in una specie di fissit. Con il suo silenzio, Maurizio mostra di accettare la comprensione di sua moglie per il dolore che non cerca pi di nascondere. Lentamente si chiude il sipario).
FINE
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