LA VOLPE AZZURRA
Commedia in tre atti
di FERENC HERCZEG
PERSONAGGI
IL PROF. PAOLO
ILONA
TIBOR
LISI
IL BARONE VON TRILL
ATTO PRIMO
II salotto di una villa signorile nei dintorni di Budapest. Nel fondo una larga finestra, dalla quale si vede una zona boschiva, e tetti di ville sparpagliate. A sinistra una vetrata da nell'ingresso, a destra un'altra immette nel retro dell'abitazione. Un caminetto con sopra uno specchio. Intorno al camino sedie e poltrone, fra le quali risalta una grande, antica poltrona a braccioli. Su questa non siede nessuno, all'infuori di Tibor. Un pianoforte. Tavola con sedie; sulla tavola una bomboniera. Eleganza solida e lieta. Il padrone di casa ricco, ama le antichit, si intende di quadri, ha buon gusto un po' conservatore. Pomeriggio d'estate. Nel giardino cantano gli uccelli.
Lisi - (non bella, ma piacente; veste molto semplicemente, quasi poveramente per con gusto e impronta personale; ha quasi l'aspetto di una istitutrice. I suoi modi sono caldi, insinuanti, graziosi, molto femminili. Fa rilevare a ogni occasione la coscienza della sua posizione inferiore. Entra da sinistra con cappello a parasole, recando un sacchetto da lavoro e, sospeso al mignolo, un pacchetto rosa delle dimensioni di una cartolina, che contiene un piccolo acquerello. Non vedendo nessuno saluta ad alta voce per richiamare l'attenzione) Buongiorno, cara zia Ilona! (Dopo una pausa, a voce pi alta) Buon giorno, zio Paolo! (Nessuno si fa vivo. Lisi si avvicina in fretta al tavolo, apre la bomboniera e ne toglie con destrezza alcuni bonbons. Ne caccia uno in bocca, gli altri nel sacco. Ode la voce del professore e si allontana in fretta dal tavolo).
Paolo - (appare sulla porta di destra, con in mano un piccolo acquerello, volge le spalle a Lisi e parla adirato con il signor Kutschera, che non si vede) Perdonate, signor Kutschera; pur essendo un professore, non indispensabile che sia anche un idiota. Ci sono gi stati dei professori che non erano idioti! Avete capito? (Entra, gli viene in mente qualche altra cosa da dire a Kutschera e torna indietro con aria di battaglia; per si domina, chiude la porta e ritorna di nuovo avanti del tutto tranquillo) Scusa, Ilona! (Riconosce Lisi; sembra piacevolmente sorpreso) Ah, siete voi Lisetta?
Lisi - Proprio io.
Paolo - Credevo che fosse mia moglie.... Ebbene cosa fate di bello? Non vi si vede mai!
Lisi - Eccomi qua di nuovo male a proposito.
Paolo - D nuovo? Ma non siete mai venuta male a proposito. E non potreste mai venire male a proposito, assolutamente.
Lisi - Voi siete cos buono, cos generoso, e con tratt questo vi fanno inquietare, zio.
Paolo - (arrabbiandosi di nuovo) Il signor Kutschera! Sempre Kutschera! Mi vengono i nervi al solo vederlo! Ma oggi gli ho detto il 1 fatto suo.
Lisi - E chi questo signor Kutschera?
Paolo - Lui sostiene d'essere un pittore, Leonardo von Altofen... Mi si offerto per illustrare il mio nuovo libro...
Lisi - (balza su) Le idre d'acqua dolce dell'Ungheria e dei paesi vicini?
Paolo - (un po' sorpreso) Gi... le idre di acqua dolce dell'Ungheria... gi... e dei paesi vicini... Oggi finalmente mi ha portato il primo lavoro... Ecco, guardatelo un po'! (Le porge l'acquerello) Questa dovrebbe essere una idromedusa... (Borbottando) Pasticcione!
Lisi - (osserva la figura con aria d'intenditrice, tenendola lontana dagli occhi) Appena mediocre.
Paolo - Sostiene che un artista non pu copiare pedestramente... Ha le sue vedute personali, lui, sulle idromeduse... Delle sensazioni... La sensazione lo trascina, dice lui, come; le ali fanno con. l'aquila... Kutschera un'aquila, e perci dipinge in viola quello che grigio...
Lisi - (osserva la figura con aria di stimarla poco) Questa vorrebbe essere una Habarnica grisea ?
Paolo - Quello che mi irrita a causa di Kutschera che sar di nuovo in ritardo... Ogni paese che si rispetti ha gi trattato le sue; idre d'acqua dolce; noi soli, naturalmente, sia-; mo indietro... Sicuro, c' quasi da vergognarsi, a farsi veder per Te strade... (Tornando indietro nel discorso) Ma Lisetta, cosa ne sai tifi che questa sia una Habarnica Grisea?
Lisi - Dio mio, bisogna ben conoscere le idre d'acqua dolce del proprio paese.
Paolo - Assolutamente... Per mi meraviglia... Non sapevo che le ragazze da noi sta- ; diassero di queste cose...
Lisi - (rde con affetto) E infatti non ne studiano! (Sincera) Io mi interesso della Habarnica solamente perch voi ci scrivete un libro.
Paolo - Perch io ci scrivo un libro? Il motivo non proprio scientifico... e neanche logico... Ma e gentile... Siediti un po', dunque, Lisi... Cosa posso offrirti? Una sigaretta?
Lisi - (alzando gli occhi al cielo, con voluta comicit) Per carit!
Paolo - Ebbene, fondante?
Lisi - (seria) Grazie. Mai!
Paolo - Ma alle signorine piacciono, i dolci!
Lisi - Alle signorine; mia una povera ragazza non ci si deve abituare.
Paolo - Oh, qui hai assolutamente torto! Appunto i poveri non debbono rinunciarvi; debbono pur avere un compenso nella vita...
Lisi - Ebbene... uno solo! (Prende un fondant con la punta delle dita) Sapete perch sono venuta? Signor tutore, ho l'onore di presentarmi a voi quale professoressa di disegno.
Paolo - Ancora un altro diploma? Ma quanti ne hai gi nel cassetto?
Lisi - (mostra le cinque dita) Cinque! Cinque diplomi, e nemmeno un impiego.
Paolo - Vuoi a tutti i costi rendere infelici quei poveri ragazzi a scuola?
Lisi - Bisogna pur vivere... Sarei una buona maestra, io: adoro i bambini.
Paolo - Quando una signorina adora i bambini, non le resta che sposarsi. Un bambino pi di cento bambini.
Lisi - (ride pensierosa) Lo credo... ma le cose non sono cos semplici... Chi sposa oggi una ragazza povera?
Paolo - Su, via, Lisi; non bisogna giudicare tanto male gli uomini! Mia moglie non era forse anche lei una povera ragazza?
Lisi - (con calore affettato) Ilona. Gi, Ilona! Ma lei una natura privilegiata! Cos bella, cos fiera, cos distinta. E' nata per risplendere, lei!
Paolo - La bellezza, nel matrimonio, non proprio un requisito assolutamente indispensabile... Ci si fa l'abitudine e si finisce col non notarla quasi pi... Cio: la si fa notare. La bellezza in certo qual modo un'arma carica in casa: bisogna tenerla sempre d'occhio...
Lisi - (apre il pacchetto) Ho portato il mio lavoro d'esame... Un piccolo acquerello... Volete vederlo?
Paolo - Una natura morta? Un piatto di Dresda con delle pesche. Fai un po' vedere! (Osserva la figura) Santo Dio! Ma questa una vridis! (Raggiante) Si abbarbica a un Ceratphilum! Oh s, questa s ch' una illustrazione! Quei tentacoli par proprio che vibrino e si contraggano... E quelle trasparenze di colori opalini! Kutschera uno sporcaccione. (Commosso) Lo hai fatto tu, questo? Ma non sapevo proprio. (Deciso) Lisi, tu devi illustrare il mio libro! Ma seriamente, bimba mia; dobbiamo metterci subito al lavoro! La miglior cosa sarebbe che tu venissi a star qui... Puoi traslocare domani?
Lisi - Domani sera... (In estasi) Ah, come lavorer. Lavorer tanto, e voi dovrete essere contento di me. Quando mi sento in vena, e mi ci metto con entusiasmo, faccio ancora di meglio! Oh, vedrete! (Un poco pensierosa) Ma la zia Ilona che cosa ne dir?
Paolo - Non si interessa di scienze naturali, la zia!
Lisi - (con sentimento affettato) E' una natura superiore... E' nata...
Paolo - (completando) ... S, per risplendere; gi. (Accende una sigaretta).
Lisi - (indagando) E' andata in citt?
Paolo - (umoristicamente) Alla caccia della volpe! Vuole acquistare una guarnizione di volpe azzurra.
Lisi - Ancora, sempre? Ma gi da questa primavera che voleva...
Paolo - Sembra che la scelta di una volpe azzurra sia pi difficile di quella di un marito. Con me ha fatto tarato pi presto... Ora lei, o dal pellicciaio, oppure a casa, attaccata al telefono, a parlare col pellicciaio... Il problema. se debba essere un boa o una mantiglia, le procura delle notti insonni...
Lisi - Pregher Iddio che mi guardi dalle volpi azzurro... Una bestia simile potrebbe farmi Impazzire...
Paolo - La pazzia Ilona se la fa curare dal pellicciaio.. Due anni fa c'era la moda del bridge, l'anno scorso si giuocava al golf e quest'anno infierisca lo sport della caccia. Questa la vita!
Lisi - (indagando) II barone Trill viene sempre spesso a trovarti?
Paolo - (turbato) Trill? Come ti viene in mente Trill adesso?
Lisi - (vede di essere stata imprudente) Cos, a caso! Proprio a caso! L'ho incontrato oggi nella Turkenstrasse. Abita nella Turkenstrasse, lui... Strano; l'eroe di moda passa l'estate a Budapest... (Ingenuamente) Del resto, anche voi e la zietta passate l'estate a Budapest!
Paolo - Quest'anno Ilona non ha voluto saperne di bagni... Bisogna godersi la propria villetta, ha detto...
Lisi - E ha proprio ragione. (Guardandosi intorno) Qui tutto cos bello, cos comodo...
Paolo - E per ci che riguarda l'aviatore, il barone Trill, quello non viene pi da noi, assolutamente... (In confidenza) Pare che tra Ilona e lui sia accaduto qualcosa...
Lisi - (facendosi pi vicina, curiosa) Ah s?
Paolo - Ilona deve certo avergli fatto capire che la sua compagnia non le era gradita, deve avergli dato una lezioncina, con quel suo modo speciale. (Ride) Come solo lei sa!
Lisi - Gi, deve certo esserci stato qualcosa... (A sinistra suona il campanello elettrico. Un suono lungo, uno breve, e poi uno lungo, mantenuto).
Paolo - (salta su sorpreso, felice) Ma... Senti, Lisi?
Lisi - Dio mio, ma questo il modo di suonare del signor Tihor!
Paolo - (corre agitato alla porta) Strano! Se in Svizzera! (Esce da sinistra).
Lisi - (rimasta sola, prende in fretta la sigaretta accesa che Paolo ha posato sul tavolo, ne aspira con visibile godimento due boccate, poi la rimette al suo posto).
Paolo e Tibor - (s salutano ad alta voce nell'ingresso; si sente qualche frase: Che sorpresa!. Hai ricevuto la mia lettera? . Ma hai una cera meravigliosa!. Entra, prego! ).
Tibor - (con Paolo da sinistra; commosso e festante) Secondo il programma, dovrei essere ancora sul ghiacciaio del Rodano... ma tutto il panorama delle Alpi mi diventato improvvisamente insopportabile... (Si scuote) Di', quei ghiacciai! (Vede Lisi, le porge la mano ridendo) Le piacciono i ghiacciai, signorina Lisi?
Lisi - Di freddo non mi piace che il gelato di limone.
Paolo - Ti prego di rispettare questa signorina! Sai, ha cinque diplomi. (Mostra le cinque dita) Cinque! E dipinge come un angelo; e poi capace di tutto.
Tibor - Tutto, eccetto una cosa.
Lisi - Si sbaglia; so anche far di cucina.
Tibor - Una signorina di citt? (A Paolo) Ci credi?
Paolo - (categorico) Ci credo! Credo anche l'inverosimile.
Lisi - (vede l'aria incredula di Tibor) Quale il suo piatto preferito?
Tibor - Una volta, prima che quegli infami cuochi francesi guastassero la nostra cucina nazionale, era lo storione del Danubio, lessato alla Kornor.
Lisi - Conosco la ricetta!
Tibor - Signorina Lisi; con certe cose non permesso scherzare.
Lisi - Lei avr il suo storione lessato alla Kornor!
Tibor - Quando? dove?
Paolo - Qui da noi, domani sera. Lisi dar domani il suo esame di storione a lesso.
Lisi - (fuori di s, entusiasmata) Vado immediatamente a ordinare il pesce per domani... Per quante persone?
Paolo - Noi tre; basta!
Tibor - (con rimprovero) E Ilona?
Paolo - (riprendendosi vergognoso) Giusto, gi... mia moglie! Allora quattro...
Lisi - Ad ogni modo vi telefoner dal negozio... Allora Ilona sar certamente a casa... Pu darsi che voglia invitare qualcun altro...
Tibor - Io sono un vecchio scapolo, signorina Lisi, ma se lo storione riesce bene... allora... allora non garantisco pi nulla!
Lisi - (con. grazia) Io sono una vecchia zitella, signor Tibor, e la prego di non prendermi in giro! (Fa una riverenza, bambinescamente) Tanti saluti alla zia Ilona! (Via da sinistra).
Paolo - (le grida dietro) Non dimenticare domani colori e pennelli!
Tibor - Simpatica ragazza, proprio!
Paolo - (serio) E' pi che simpatica. Una vera donna. Cento per cento di femminilit. E' come un pianeta. Risplender veramente, quando trover il suo sole.
Tibor - Ecco, senti; non proprio la stella che vedo e stimo in lei... bens la monella accorta, che sa come si lessa uno storione e si cuoce un professore... (Si guarda intorno) Ilona non c'?
Paolo - Torner da un momento all'altro... E' andata in citt... Ma siediti... (con affetto) sulla tua poltrona.
Tibor - (con affetto) La mia poltrona! (Si siede) Vorrei un po' sapere chi stato quel brigante che ha messo in testa all'umanit di viaggiare! Cosa deve importare a me dei ghiacciai? (Con un altro tono) E' gi da molto tempo in citt?
Paolo - Ilona? Da stamattina presto... (Con ironia) Alla caccia della volpe. .
Tibor - (ridendo) Sempre la volpe azzurra?
Paolo - Una bestia incredibilmente furba; non vuoi venire a tiro... E' sperabile che ora ti fermerai.
Tibor - Ma certamente! Non ridere; ma debbo dirtelo: soffrilo per la vostra mancanza.
Paolo - Ecco, siamo precisi: tu soffrivi per la mancanza di mia moglie... Non arrossire, ma ti dovresti essere innamorato, durante il viaggio, di Ilona.
Tibor - (serio) Ilona non la donna della quale ci si possa innamorare cos, senz'altro... Vi sono delle cose che per il loro immenso valore sono, diciamo cos, fuori concorso... Per esempio, la Madonna della Cappella Sistina, oppure, vediamo un po'... (F un gesto come se volesse indicare una cosa grande). In-somma: le stelle, alle quali non si arriva! Per, in viaggio, ho pensato molto a voialtri... a te e a Ilona. La vostra amicizia rappresenta per me molto... molto... certamente la miglior cosa della mia vita...
Paolo - Oh, caro mio, tu ci innalzi troppo, esageri... Per Ilona forse no, ma per me certo, assolutamente...
Tibor - Tutto ci che v' di buono e di puro, in certo qual modo di nobile, nella mia vita, ' mi viene da voi. Se l'uomo non ha qualcosa che lo sostenga, intristisce e cade definitivamente... Nella vostra anticamera, io lascio insieme con il cappello tutti i miei pensieri impuri... (Tace commosso).
Paolo - (domina la sua commozione; con tono affettuoso) Un sigaro? ecco, dolce.
Tibor - (stesso tono) Grazie, non fumo che dopo cena.
Paolo - Resti qui, stasera, naturalmente?
Tibor - Mi rincresce proprio... impossibile... (In confidenza) Sono impegnato...
Paolo - (in confidenza) La piccola Riki?
Tibor - (con un sorriso d'imbarazzo) Non ci vediamo da due mesi...
Paolo - (con lo stesso sorriso) Eh, gi. L'uomo in fin dei conti non di marmo... Ma a Ilona rincrescer...
Tibor - Per carit, non dirle nulla! Lo sai che, cos, scherzando...
Paolo - Di Riki? Ma come! So bene che le nostre donne non vogliono capirle certe cose... Non ammettono che l'uomo non di marmo...
Tibor - (su un altro tono) Ma dove avr fatto colazione, essendo sola in citt?
Paolo - (scuote le spalle) La portinaia le avr preparato qualcosa... Forse un bicchiere di latte... Le donne d'oggi non mangiano; spiluzzicano appena, come i canarini... (Con vivacit) Ma resterai sorpreso quando la vedrai!
Tibor - Com'?
Paolo - Del lutto cambiata! Di tanto in tanto si cambia... Cambia pelle, come i serpenti in primavera.
Tibor - Una natura ricca!
Paolo - Quest'anno intonata in bemolle, Cos dolce e lieve.. .Parla in tono minore.
Tibor - (improvvisamente rabbuiato) Viene! ancora molto a trovarvi, Trill, l'aviatore?
Paolo - (buio) Trill? Come ti viene in mente?
Tibor - Cos, a caso... L'ho visto oggi; cio: volevo vederlo...
Paolo - Non viene pi. Dal mese di maggio sparito. (Piano) Credo che Ilona gli abbia dato una lezioncina, con quel suo modo speciale, come solo lei sa...
Tibor - (ride) S, dev'esser cos! Ma mi fa piacere! Non era fatto per la mia, cio, perla tua casa!
Paolo - Per la nostra casa!
Tibor - Non ha nulla, sia nel cuore che nel cervello... Voglio raccontartene una; una cosa che lo dipinge bene... Sono andato oggi da lui1 abita nella Turkenstrasse... Prima che partissi mi offr in vendita la sua automobile rossa.,. Vuole prendere in cambio una cento cavalli. (Borbotta) Che odioso!
Paolo - Gi; quando uno non ha nulla da fare al mondo, ha proprio bisogno di una cento-cavalli!
Tibor - (approvando) Ben detto, benissimo! La macchina rossa ancora come nuova. A Ilona piaceva tanto, e io cos la volevo.
Paolo - Avete gi concluso?
Tibor - A mezzogiorno sono andato da lui ma non ho potuto parlargli... Sua Eccellenza era in casa, ma non mi fece entrare...
Paolo - Diavolo!
Tibor - Per le scale incontrai un cameriere del ristorante del club... Gli portava il pranzo... Pasto per due... Dolce, frutta Chteau Trac in ghiaccio...
Paolo - Ah, ah! Aveva certo una donna.., E' proprio un viveur irresistibile...
Tibor - Ma stai a sentire; ora viene il bello! Tornavo indietro a piedi. Nel Parco Elena oltrepassai la sua macchina; riconobbi subito il rosso vivo dell'auto del barone. Era ferma nel viale dei castagni; lo chauffeur si infilava sotto le ruote; doveva esserci qualche guasto. Sotto la capote erano rannicchiate due figure. Nonvidi che le gambe. Due paia di scarpe angosciosamente strette l'ima all'altra. Un paio di americane massicce e due eleganti scarpette da donna: vernice, con guarnizione di antilope. Belle,ti dico!
Paolo - Quel birbante porta in giro la sua Dulcinea...
Tibor - (indignato) Ora, vedi; un uomo che va in giro di pieno giorno con delle cocottes, giunto al limite dove cessa il barone e incomincia l'AIphonse.
Paolo - (ridendo) Tu esageri, Tibor! Del resto pu darsi che non fosse una cocotte. Potrebbe anch'essere una signora.
Tiror - Ma sei pazzo? Trill con una signora! E' troppo asino!
Paolo - Pi che giusto. Per un asino che sa volare. Un animale orecchiuto che traversa le nuvole. (Pettegolo) Sai chi sospetto, io? La moglie di Dietrich, il dottore. Abita l, dall'altra parte, al Lindenberg; ha degli occhi cos (mostra i pugni) eun po' di baffi. Suo marito conosciuto da tutti per un idiota.
Tibor - (si seduto al piano e suona una canzone, di Grieg. Dopo una pausa) Sono felice di essere a casa. Per il pianoforte deve essere accordato...
Ilona - (entra da sinistra; scarpette di vernice con guarnizione d antlope; fa segno a Paolo di star zitto, va senza far rumore dietro Tibor e comincia a cantare la canzone con voce dolce e flebile).
Tibor - (felice, commosso) Ilona!
Ilona - Che novit in montagna? V' sempre la libert, lass? (Offre la fronte a Paolo pel bacio consuetudinario) Buona sera, Paolo! Mi sono decisa. La volpe azzurra deve essere a mantella.
Paolo - (a Tibor) Ecco, ora puoi fare direttamente a lei la tua dichiarazione. (A Ilona) Mi ha fatto la corte appassionatamente.
Ilona - (si ferma davanti allo specchio del camino) Tibor? e appassionatamente? Ma se stava sonando una favola dei tempi preistorici! (S toglie dinanzi allo specchio cappello e velo) Perch non avete mandato un teledramma? Si dato il caso di donne uccise da una gioia inattesa... . . .
Tibor - (fissa pallido e colpito le scarpe di Ilona).
Ilona - (sempre dinanzi allo specchio, in tono lesser di scherzo) Ma la vostra gioia non si manifesta affatto tumultuosa... Sembra che la vostra amicizia in mezzo ai ghiacciai si sia preso un raffreddore... Avreste dovuto cercare qualche posto pi caldo... Vedete, sul Danubio cos bello, in estate... Si vive in un forno d'oro... l'aria rovente e dolce. Perfino la polvere ha uno splendore d'oro. E le nebbie, che alla notte rotolano dal monte! (Preme il fazzoletto sulle labbra, come se avesse scoperto una piccola ferita).
Paolo - In Svizzera o qui, non importa. Ognuno porta dentro s stesso la sua estate e il suo inverno.
Ilona - Molto ben detto. Devi scriverlo nell'album, di Lisi. (Si strofina le labbra).
Tibor - (la osserva. Sottovoce, cattivo) Niente paura, non si vede nulla!
Ilona - (si volge di scatto) Prego? Si vede... che cosa non si vede?
Tibor - Assolutamente nulla! (Si fissano entrambi acutamente).
Paolo - (erompe in una sonora risata. Indica le scarpe di Ilona) Guarda un po', Tibor; ma guarda! Scarpe di vernice con guarnizione di antilope!
Ilona - Ma cosa avete, insomma?
Paolo - (diventa serio) Amico, da onesta storia s deve trarre tra insegnamento. Non si pu credere nemmeno ai propri occhi... Se non fosse Ilona, ma un'altra donna - una donna qualsiasi (scuote il capo) sarebbe certamente un caso dal quale ci sarebbe molto da imparare!
Tlona - Ora cominciate, a farmi venire i nervi! Vuoi dirmi cosa c', una buona volta?
Paolo - Niente, bambina. Niente per te. Un caso molto buffo. Parlavamo, cos, di scarpe da donna. (Pettegolo) Di' un po', la moglie del dottor Dietrich ne ha un paio simili?
Ilona - Cosa vuoi che ne sappia, io? Ma avete ragione: con un paio di scarpe simili non si dovrebbe pi uscire. Tutte le cameriere ne hanno di eguali... (Dal guanto le cade un biglietto del treno).
Tibor - (che segue attentamente ogni suo movimento, raccoglie il biglietto) Avete perduto qualcosa.
Ilona - Ve lo regalo. Forse vi metter di migliore umore.
Tibor - Un biglietto. Siete stata in tram?
Ilona - Certo. Dalla piazza Calvino fino a casa.
Tibor - Da piazza. Calvino? Ah! per voi fanno dei prezzi speciali. Gli altri pagano 60 centesimi per questa corsa; e questo un biglietto da 40.
Paolo - Forse il conducente un suo muto adoratore.
Tibor - Probabilmente. E' per anche possibile che la signora sia andata in auto fino al Parco Elena - con un taxi, per esempio - e che solo l abbia preso il tram...
Ilona - (lo guarda sbigottita) Strano!
Tibor - Le donne passano volentieri per econome agli occhi del marito. Anche quelle che hanno le mani bucate.
Ilona - Mi ritenete una prodiga, Tibor?
Tibor - Quanto a danaro? No!
Ilona - Oggi siete insopportabile. (Leggermente, a Paolo) E' una cosa tanto stupida, ma io non mi ci trover mai, coi biglietti del tram. Anche oggi ne ho staccato uno che non era giusto e poi ho dovuto pagare...
Paolo - (ridendo) Ecco le donne, come sono!
Tibor - (profondamente triste) Ecco le donne, come sono!
Paolo - (lo fissa stupefatto) Ma di' un po'; si pu sapere cos'hai?
Tibor - Niente.
Paolo - A me non la dai a intendere; ci vedo bene... Cos' successo?
Tibor - C' una verit che mi tormenta... Talvolta si dimentica, ma poi torna di nuovo, mi afferra alla gola, mi strozza.
Paolo - Oh, oh, via! Che razza di verit pu essere, cos terribile?
Tibor - La vita una sozzura. Eccola, la verit! Sporcizia, marciume! (Si riprende) Oh, perdonami! Sono proprio pazzo...
Paolo - (preoccupato) Pazzo, no di certo, ma nervoso s... Questo pessimismo cos nero, questo mutare improvviso, il tipico nevrastenico! Hai consultato un dottore?
Tibor - (si prepara per andarsene) Voglio farlo subito
Paolo - No, non puoi andartene cos. Prima devi calmarti un poco...
Ilona - Ma lascialo un po'. Lo aspetta il dottore: il dottor Riki.
Paolo - (sorpreso) Come, tu sai? (A Tibor) Sa di Riki!
Ilona - Per il suo malessere gli ordiner champagne in ghiaccio.
Tibor - (cattivo) Chteau Irac! (Grida) Chteau Irac! (Si fissano a vicenda).
Paolo - Ma finitela un po' con questo spirito. Non Io trovo affatto divertente! Qui ti trovi fra buoni amici; dovresti essere sincero,,, Hai qualcosa che ti tormenta. Hai qualche dispiacere... (Con voce premurosa) Ti avesse, alle volte, la piccola Riki fatto qualche torto?
Tibor - (nega, seccato).
Ilona - La piccola Riki non pu mai essere abbastanza volgare. Non pagata per questo, forse? Tibor sempre uguale, in sostanza, con le varie specie di donne. Vi sono delle donne che devono essere oneste. Al mare e in citt, eternamente oneste... Poi vi sono delle donne, dalle quali aspetta il contrario. Se la piccola Riki diventasse un giorno involontariamente onesta, Tibor ne sarebbe dolorosamente sorpreso.
Paolo - Lasciamo stare Riki. Ma qui c' di mezzo una donna, certo.
Ilona - Sempre c' di mezzo una donna, Per occorre essere discreti; pu trattarsi di una signora.
Tibor - Precisamente. Ben detto! Si deve essere discreti anche se la signora guazza nel fango fino alle ginocchia.
Ilona - Fango? Che cosa intendete con questa abusatissima parola? Quello che voi chiamate fango pu essere ben altro per quella donna. (Pausa) Ditemi, vi prego, la amate, que-sta persona?
Tibor - La disprezzo.
Paolo - Benissimo! Allora sei proprio nella via giusta.
Ilona - Se la amaste, io vi darei un consiglio! Rovinate questa donna, schiacciatele la testa come a una mala bestia. Ma giacch non l'amate, vi chiedo: che cosa v'importa di tutta questa storia? Caro amico, voi vi volete prendere ci che non vi riguarda! Tutto deve essere vostro, tutto deve servire al vostro magnifico godimento; a virt, il peccato... Il peccato il vostro champagne francese. (Con un sorriso cattivo) Chteau Irac. Voi volete ogni tanto prendervi la vostra ubbriacatura. Ma anche la virt deve darvi il ' suo tributo. La virt la chiara fonte nel bosco, fatta apposta perch voi possiate spegnervi l'ebbrezza che lo champagne vi ha data... S, amico, ma sapete qual' il destino ultimo delle sorgenti? Ognuna tende al mare.
Tibor - Ma giunge appena, di regola, fino alla pozzanghera, e le bestie vi bevono.
Ilona - (leggermente malinconica) Tanto meglio per le bestie! Che fortuna per le bestie!
Tibor - (improvvisamente) Addio, vado!
Paolo - Addio. Riposati. Quando ti si rivede?
Tibor - Non so. Domani parto.
Paolo - Parti? Domani?! Ma, e per dove?
Tibor - Torno in Svizzera. Debbo ammirare il ghiacciaio del Rodano.
Paolo - (irritato) Questa pazzia bell'e buona! Ti si dovr mettere la camicia di forza... Ti prego, Ilona, parlagli tu! Non devi lasciarlo andar via!
Ilona - (posa la mano sul braccio di Tibor) Voi avete qualche dolore che vi tormenta. Una persona che stimavate si mostrata indegna. Ma siete per sicuro di questo? Voi avete visto qualcosa; e ne avete dedotto una conclusione... Non credete di aver potuto sbagliare?
Tibor - (fa una smorfia di disprezzo, ma non risponda).
Ilona - ( un po' scoraggiata) Ad ogni modo vi consiglierei di parlare con questa persona... Chiaramente e sinceramente. Forse potr darvi delle spiegazioni...
Tibor - E' molto probabile; specie se le si lascia il tempo di inventare delle menzogne.
Ilona - Le donne non mentono sempre, ma soltanto quando non possono fare diversamente. (Vede l'espressione sarcastica di Tibor e si adira) Del resto, fate pure come pi vi piace! (Sarcastica) Non siete da invidiare! Partirete, partirete; per vi porterete sempre i vostri dubbi tormentosi. Ascoltate ci che vi dico; voi non vedrete mai chiaro in questa faccenda! Mai! Sia la donna innocente o colpevole: anche la pi stupida ha tanto spirito da saper nascondere i suoi segreti.
Tibor - Nell'acqua bassa si vede il fondo.
Ilona - S? E che cosa ci vedete, voi?
Tibor - Fango!
Ilona - (con un sorriso cattivo) Io vi ritengo un uomo intelligente... Per quella che si chiama una vista acuta non l'avete davvero. No, di vista acuta non lo siete proprio! Se io fossi vostra moglie e volessi ingannarvi, potrei farlo sette volte la settimana e voi mi riterreste invece un modello di virt.
Tibor - Ingannare, m'ingannereste certo; ma solo una volta... E darmela a intendere? Neanche per cinque minuti!
Paolo - (con la superiorit dell'esperienza) Ecco un giudizio arrischiato! Molto arrischiato.
Ilona - Ebbene, mettiamo il caso ch'io sia realmente vostra moglie. Io ho passato la giornata di oggi in citt.
Paolo - (ironico) A caccia della volpe!
Ilona - (a Tibor) Non le trovate sospette, voi, queste frequenti gite a-caccia? Siete sicuro che sia azzurra, la volpe di cui vado a caccia? Guardate un po': ho tutto nuovo fiammante.
Paolo - (con un riso represso) Una camicetta abbottonata!
Ilona - Scarpe nuove, guanti nuovi!... Un fazzoletto di trina ben profumato... Odoratelo, prego! (Gli getta il fazzoletto. Tibor lo butta, senza odorarlo sul piano) Guardatemi le unghie... curate proprio oggi... Per la caccia alla volpe? Molto e molto sospetto!
Paolo - Ci ch' pi sospetto che la signora si getti spontaneamente addosso l'apparenza del sospetto
Ilona - (a Tibor) Tutto in me sospetto. Ma dove la certezza?
Tibor - Se fossi realmente vostro marito me la potrei procurare in due minuti la certezza.
Ilona - Io vi investo di tutti i diritti di un marito. (Si riprende sorridendo) Di un marito che odia sua moglie.
Tibor - Volgilo farvi cascare in trappola con una domanda.
Paolo - In trappola? Non avrai mica preso mia moglie per un topo?!
Ilona - Domandate pure, caro Tibor.
Tibor - Voi cadrete nella trappola, sia mentendo che dicendo la verit. (Si fissano un momento) Cosa facevate oggi nella Turkenstrasse?
Paolo - (dopo una pausa penosa, con voce malsicura) Nella Turkenstrasse? Ma l c'... ma l abita...(Guarda ora Ilona, ora Tibor).
Ilona - Tutta qui la trappola? (A Paolo) Ricordi come si chiama il mio pellicciaio?
Paolo - II tuo pellicciaio?
Ilona - (nervosa) S, ma s, devi saperlo! Ricordati! Tu ne pronunci sempre il nome alla francese...
Paolo - (lieto, sollevato) Ah, ecco; Messinger! (Pronuncia alla francese).
Ilona - Messimger. (Pronuncia alla tedesca).
Paolo - (trionfante) Turkenstrasse 13! S, l ha il laboratorio. (Inchinandosi sarcasticamente dinanzi a Tibor) La parola adesso al marito geloso.
Tibor - (chiuso e beffardo) Sembra che il rispondere alle domande sia proprio la vostra specialit.
Paolo - (a Tibor) Oggi non una buona giornata, per te. (A destra suona il telefono) Questo per me... la piccola Lisi che telefona per il pranzo di domani. (Va verso destra) Non una buona giornata! (Esce da destra).
Ilona - (dopo un momento di silenzio, con improvviso impulso gli tende la manoin un gesto grazioso di preghiera).
Tibor - (rigido e freddo, indietreggia).
Ilona - (piano, con calore) Vi prego, datemi la mano!
Tibor - (si mette le mani in tasca, con seriet amara) Non posso, non posso, ora, signora.
Ilona - (lo guarda addolorata) Non pi: Ilona?
Tibor - Non c' pi, Ilona... E' morta... La avete uccisa voi... (Pieno d'odio) Voi, un'altra donna, la avete uccisa e ne portate in giro la larva... Ma io non vi conosco, non voglio conoscervi...
Ilona - Cattivo, crudele, siete; come un bambino. Come un bimbo viziato. (Raddrizza il capo) E tutto questo perch avete un sospetto!
Tibor - Non un sospetto, una certezza. Voi stessa me l'avete data. Siete cascata nel tranello...
Ilona - (interdetta) Oh?
Tibor - Guardate, non sapevo affatto che oggi foste andata nella Turkenstrasse... So soltanto che l abita un tale... Ho pensato che se eravate stata da questo tale, certamente dovevate esservi preparata una scusa, un alibi... per-che, furba, lo siete, certo! Le donne come voi hanno sempre, nella strada del loro amante, un dentista, una sarta, o un pellicciaio... Vedete: quando si vuoi essere troppo furbi, si finisce con l'essere stupidi. (Le afferra brutalmente il polso) Avete il coraggio di negare che siete stata da Trill?
Ilona - (si libera, calma) Prego prego! Avete dei modi molto ordinari; e tuttavia non siamo marito e moglie... (Si strofina il polso, ridendo) Se ho il coraggio di negare? Caro amico, ho il coraggio di negare delle cose molto pi verosimili... Ma vi prego, smettete di fare l'uomo feroce! Non vi va, e non c' scopo. Se l'ho fatto non sono certo cos sciocca da raccontarvelo. E se non l'ho fatto inutile che neghi, non volete credermi! Cos scelgo la via di mezzo. Vi dichiaro che mi sento troppo fiera per difendermi. Ecco; e ora credete quello che volete... (Dopo una breve pausa; sincera) La nostra amicizia ormai morta, per la rimpiango... E la rimpianger ancora da vecchia, coi capelli bianchi...
Paolo - (rientra da destra) Dunque, Ilona, domani sera viene Lisetta e ci prepara lo storione. Vorrebbe sapere in quanti saremo.
Ilona - (scuotendosi) Tre, Tibor e noi..,
Paolo - (con rimprovero) Gi, e Lisi?!
Tibor - Io non posso venire; parto...
Paolo - (con forza) Tu devi venire! Lo sto; rione vien fatto proprio in tuo onore alla Kanor!
Ilona - (quasi supplichevole) Partirete, sta bene; ma un pranzo d'addio non potrete rifiutarlo.
Paolo - La compagnia indicata quando il malinconici. Lisi un tipo allegro; e, se vuoi porta con te qualcun altro... qualche vecchio ragazzo allegro, sai...
Tibor - (ha un'idea maligna) Ho liberai scelta?
Paolo - Certo ; chi fa piacere a te, far pii-l cere anche a me.
Tibor - (a Ilona) Posso condurre chi voglio?
Ilona - (inquieta) Certo.
Tibor - Deciso. Vengo e condurr un ospite. Il barone Trill.
Paolo - (col viso lungo) Trill? L'asino che vola? Strana idea. (Guarda Ilona. Pausa) Ehi Se ci tieni ad avere questo signore, (indicando Tibor) per me va bene... Pu anche darsi chi finisca per farci divertire, col suo asino che vola... Allora, cinque! (Via da destra).
Ilona - Quell'uomo, quel signore non verr,!
Tibor - Verr. So come fare. Gli dir che! tenendosi palesemente lontano da voi finir col compromettervi ancora di pi. E allora verr. Malgrado tutto un gentiluomo.
Ilona - Non verr.
Tibor - Non verr, se voi glielo ordinate; mai allora non verr neanch'io.
Ilona - Tibor, cosa volete che sia?
Tibor - Quello che voi avete detto: il pranzo d'addio. Io invito un ospite raro:' la verit.!
Ilona - (triste) Amico mio, la donna e la verit non debbono mai sedere alla stessa tavola, Sarebbe il banchetto dei Nibelungi: intorno alla tavola scorrerebbe il sangue.
Tibor - La donna uccide la verit.
Ilona - O la verit la donna.
Tibor - Ad ogni modo, un pranzo interessante.
Ilona - Dove volete arrivare, insomma? Pretendete proprio saper tutto!
Tibor - Voglio convincere non me, ma voi stessa. Voglio convincervi che vi siete rovinata, gettata via. Mi capite? Gettata via! E pensare che vi ho venerata come una regina, una dea! Voi eravate tutto quello che vi di pi bello e di pi buono al mondo! Che idiota sono stato! Avevo il sacco pieno di ciottoli e mi credevo milionario... Non v' fedelt, non v' virt, non vi proprio nulla, nulla... La regina, la dea, si copre il viso con un fitto velo e si precipita alla Turkenstrasse col cuore freddo e il sangue caldo... Incredibile! Un brutto sogno! E' orribile.. spaventoso!
Ilona - (getta uno sguardo preoccupato vers destra) Tibor, vi prego!
Tibor - (come pazzo) E' questo che volevate? E sta bene. Per dovete continuare la commedia sino in fondo. E diventer una tragedia ; me ne incarico io! Quando la virt salta nel fuoco, bruci pure!
Ilona - (si accorge che Paolo sta entrando e da improvvisamente sulla voce a Tibor, con audacia e in tono lieto) Ingomma, domani sera verrete... molto gentile da parte vostra, Tibor!
Paolo - (da destra) Bravo! Allora siamo a posto!
Tibor - (che l'audacia di Ilona ha interdetto, si riprende, e seccamente) Buona aera! (Via da sinistra).
Paolo - (lo accompagna fino alla porta) Riposati! Domani devi essere di buon umore. (Al ritorno si avvicina a Ilona) Avete parlato concitati... Ha detto qualcosa?
Ilona - (ancora sempre immersa in pensieri) E' innamorato.
Paolo - Oh Dio! Innamorato? Questo non lo sapevo.
Ilona - Neanch'io. Neanch'io.
Paolo - E lei lo ha tradito?
Ilona - (lo guarda, scuote le spalle) Non si pu mai sapere con precisione una cosa simile... e poi non ha importanza.
Paolo - Non ha importanza? Ma guarda un p! E cosa che importa, allora?
Ilona - Tibor si crede tradito, ecco l'essenziale.
Paolo - (indignato) Gli sta molto bene! Trovo proprio che gli sta bene! (Circonda col braccio la vita di Ilona e la conduce lentamente attraverso la sala) La vita di uno scapolo piena di piccole vilt... Perch non si sposa?
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Il giorno dopo. Il salotto del primo atto. Sera di estate. Attraverso la finestra si vede sul monte l'ultimo sole. La luce elettrica della hall sar accesa pi tardi da Paolo, quando nella sala si far scuro.
Ilona - ( rannicchiata nell'angolo del divano; triste e sbadata; fuma una sigaretta).
Paolo - (passeggia per la stanza, l'orologio alla mano; parla sottovoce) Straordinario come la gente debba essere sempre in ritardo... (Il suo sguardo cade su Ilona; si ferma e chiede con voce tenera) Hai bisogno di qualcosa, Ilona?
Ilona - (scuote il capo).
Paolo - Emicrania? Non c' da meravigliarsene; non fai che fumare tutto il giorno, una sigaretta dopo l'altra... (Commosso) E ora piangi, anche!
Ilona - (unisce le mani e prega, in silenzio, di lasciarla tranquilla).
Paolo - Non fa certo piacere di annoiarti, ma in fin dei conti sono ben qualcosa, sono tuo marito, no? Tu piangi e io non so il perch... Qui c' qualcosa che non in regola e di questo sono io responsabile...
Ilona - (trova la sua ingenuit quasi divertente).
Paolo - Sembra che anche la scienza possa portare l'uomo alle passioni, alle tristi, alle cattive passioni, come il giuoco, l'alcool... Effettivamente vi sono dei giorni in cui scappo a chiudermi nel mio studio come un bevitore nella bettola,.. Se qualcuno volesse fermarmi, potrei giungere ad ucciderlo a sangue freddo. E attrai verso ai miei sogni nuotano di tanto in tanta delle meduse di nuove specie, dai colori dell'arcobaleno, grandi come un ombrello da giardino... S, io corro dietro alle meduse e tu segui altre vie... E cos con l'andar del tempo ci siamo allontanati, separati... Sei proprio sincera, Ilona: ti rendo molto infelice?
Ilona - Ti prego, tientelo per detto una volli per tutte: tu fai sempre ci ch'io voglio. Ei corri dietro alle meduse, lo fai appunto per mia volont. E se io non avessi voluto, allora le meduse avrebbero potuto ben diventare gelose; a tu non ti saresti curato di loro. E di tutto quel che succede in casa, la responsabilit soltanto mia.
Paolo - S?
Ilona - Se io non dovessi esser pi...
Paolo - Non esser pi... cosa ti mente?
Ilona - Amico, non sole le meduse, ma anche le donne debbono morire un giorno... Se pi caso la mia ora dovesse suonare, al primo colpo di campanello nell'anticamera - attenzione! quella che entra sar quella che mi dovr sua cedere, poich tu sei il marito nato, e un uomo cos non lascia le donne disoccupate(Suonano).
Paolo - (ascolta, tranquillo) Viene qualcuno Ti prego, lavati gli occhi, altrimenti la gente creder che io ti abbia battuta.
(Ilona esce da destra).
Lisi - (entra da sinistra; ha un grosso storione nella rete a braccio e una scatola di colori e tavolozza) Buona sera!
Paolo - Oh, finalmente! Che lungo viaggio
Lisi - Vengo in compagnia (Gli mette il pesce sotto il naso) Simpatico, vero?
Paolo - (con aria di approvazione) Questo uno storione! Questo s, ch' uno storione!
Lisi - Quel ladro di un pescivendolo ne voleva sette corone il chilo, ma gliene ho dette per. Costa sei e novanta. Hanno portato il mio baule?
Paolo - E' gi un bel po' che ti sta aspettando nella camera. Allora domattina ci mettiamo al lavoro!
Lisi - (con slancio) Ah, fa cos bene sapere che non si inutili al mondo... Servire, la pi bella missione della donna! Servire!
Paolo - La donna non deve servire. La donna nata regina, dice non so chi...
Lisi - Se serve un re.
Paolo - Ma proprio strano: sono il tuo tutore eppure non abbiamo mai parlato ancora di certe cose... Dimmi un po', Lisi, non mai avvenuta nel tuo cuore l'incoronazione di un re?
Lisi - (vergognandosi timida) Dio mio, che domanda mi fate...
Paolo - Ma sono il tuo tutore...
Lisi - (piano, poi sempre pi accendendosi) ogni anima credente ha il suo re, il suo Dio, al quale si attacca in muta fedelt... Egli procede per le vie luminose, felice, non mi conosce, e io, io taccio e soffro... (Alza al cielo pesce e scatola di colori) Ma se la sfortuna dovesse cader su di lui, se egli fosse povero e abbandonato, allora andrei da lui, allora parlerei. (Vede arrivare Ilona e continua imperturbabile) Ah, buon giorno, carissima zietta! (Le bacia la mano) Cosa ne dici della mia sfacciataggine: ficcarmi cos in casa tua?
Ilona - (stanca) Sei la benvenuta.
Lisi - Sono cos felice di poterti esser vicina... Lo sai, tu sei la mia passione, il mio ideale, pi bella, la pi fine, la pi spiritosa... , (Si accorge che il suo cicaleccio da noia e si volge a Paolo) Ho visto il signor Tibor... Io venivo in tram, e lui era in carrozza...
Ilona - (con interesse improvviso) Era solo?
Lisi - Solo, solo! (A Paolo) II pesce deve essere per cinque... (Indagando) Chi il quinto?
Paolo - (secco) II barone Trill.
Lisi - (si volge a Ilona e la fissa) II barone Trill?
Paolo - (un po' impacciato) Gi, Tibor ha voluto ad ogni costo...
Lisi - (fissa Paolo) Tibor ha voluto? (Sii accorge di sbagliare e con un tono bambinesco di comicit) Dio mio, purch il pesce mi riesca! Ho una paura... neanche al mio esame ho avuto tanta paura! (Capisce di seccare) Bene; porto il pesce in cucina... (Esce da destra).
Ilona - (irritata) Per quanto tempo star qui la ragazza?
Paolo - (alla finestra) Lisi?
Ilona - (pentita della sua vivacit s'impone la calma) Del resto, pu starci finch ti far piacere...
Paolo - Eccolo! Ora volta il viale... Vi lascio soli... Parlagli... Ma possibilmente non con la solita ironia, ma col cuore, con calore, come una sorella... Quel povero ragazzo pare proprio cascato nelle mani di una brutta bestia... (Esce da destra).
Ilona - (si scuote, corre incontro a Tibor, ma poi si pente e va alla finestra).
Tibor - (entra in fretta da sinistra, oltrepassa Ilona senza vederla, guarda intorno cercando).
Ilona - Tibor!
Tibor - (si inchina orgoglioso).
Ilona - Grazie, Tibor!
Tibor - Di che cosa?
Ilona - D'essere venuto solo... Di non averlo condotto con voi... E' tanto pi buono, pi degno...
Tibor - Sbagliate! Trill mi segue alle calcagna. Ho avuto la sua parola, e la sua parola lui la mantiene. Ve l'ho detto, malgrado tutto sempre un gentiluomo. (Fa per andare a destra) Paolo di l?
Ilona - Restate, vi prego, devo parlarvi... ma vi prego, vi supplico, basta con quel tono di ieri. Io... non sono n fiera, n in vena di lottare. Soltanto triste, profondamente triste... (Pausa) Dite, dite, Tibor, non potreste cancellare dalla nostra vita la giornata di ieri?
Tibor - (ride amaramente) Che domanda deliziosamente ingenua! Ieri stato il terremoto... Tutto ci ch'era in piedi stato scaraventato nella polvere, infranto; il mondo intero non che un campo di cadaveri, un deserto di rottami... e voi volete cancellare tutto questo dalla nostra vita! Sapete, i miracoli non succedono pi.
Ilona - Anche i miracoli succedono ancora, quando si ha fede.
Tibor - La fede cade proprio a puntino. Io non credo pi a niente. Non credo neanche che la vostra umilt sia sincera. Una donna orgoglioso come voi. Se ora vi frenate, perch avete paura!
Ilona - Non avete mai conosciuto delle donne orgogliose che si farebbero maltrattare, insul-tare volentieri, da Uno ? (Si interrompe).
Tibor - (pungente) Siete stata maltrattata, l nella Turkenstrasse?
Ilona - La Turkenstrasse? Bene! Supponiamo: io sono stata l. E con questo? Sono una cattiva moglie. Ma voi non siete n mio marito, n il mio amante. N voleste mai esserlo. Voi non avete mai amato la donna in me ; ma soltanto una persona; voi eravate il mio amico. E io non vi ho ingannato, mai. La vostra amicizia l'ho portata fuori pura ed intatta, dalla Turkenstrasse; se realmente ci sono stata. Perch dunque mi respingete lontano da voi? Perch mi parlate il linguaggio dell'odio?
Tibor - Vedete; io non sono un santo. No, non lo sono proprio. Ho anch'io le mie debolezze e i miei peccati, come tutti. Ma per condurre ciononostante la vita degna di un uomo, per restare un po' in equilibrio, ricorro a certi sostegni morali. La terra gira e si sposta, ma in cielo devono esserci delle stelle fisse. Debbono! Una stella fissa era per me la virt femminile. Voi eravate la mia stella. Voi eravate per me la donna e la virt! Ed ora, s, ora anche voi girate; la virt, con un ghigno, fa un salto mortale. Tutto esce d'equilibrio e io, io ho la sensazione orribile di essere precipitato nel vuoto, nel nulla. E' spaventoso! Ora lo sapete perch vi respingo da me, perch vi disprezzo!
Ilona - (gli posa delicatamente la mono sul braccio) Se per voi una necessit essere crudele, soffrir volentieri. Ma vi prego di ascoltarmi. Voi dite che avrei perduto tutto. Tutto, l nella Turkenstrasse... Ma cosa ne sapete, voi, di ci che sia tutto per me! Posseggo in me abbastanza tesori per far ricco un uomo! E li offro a voi, cos, lealmente e senza riserve, come finora mai un uomo ha donato al suo amico. Ieri non sapevo cosa fosse l'amicizia, cosa foste voi per me. Doveva venire il terremoto, tutte le muraglie dovevano cadere ; solo Ora vedo chiaramente!
Tibor - Sentite, Ilona, quello che state facendo ora, si chiama civetteria. Non che comu-nissima civetteria. Certe donne credono di poter comperare tutti con la stessa moneta. Vi prego di convincervi, una volta per sempre, che io non sono di quegli uomini a cos buon mercato.
Ilona - Che peccato, che gran peccato che voi uomini non ragionate mai con la vostra testa, ma sempre soltanto con quella di vostro nonno.
Tibor - Se voi aveste ragionato con la testa di vostra nonna, non sareste mai andata nella Turkenstrasse!
Ilona - (sorride stanca, con se stessa) Gi, noi parliamo, parliamo, ma mi sembra che nessuno dica ci che si dovrebbe veramente dire. Voi non fate che ripetermi: Virt, Stelle, salto mortale . Voi certo credete che il peso delle parole simili debba schiacciarmi... Ma io le trovo invece vuote e leggiere come piume... Voglio dirvi una cosa, Tibor! Io forse non sono stata nella Turkenstrasse, forse non ci sono stata... In certe condizioni per avrei potuto andarci... Dipende soltanto da chi abita nella Turkenstrasse... Credo che sarei capace di ben altre cose, in certe condizioni... Ma questo non ha importanza! Ci che importa solo che voi volete abbandonarmi. Ascoltatemi, Tibor! Noi siamo ora l'uno di fronte all'altro come forse mai un uomo e una donna sono stati di fronte. Questa la nostra ora! Voi dovete guardarmi! Dovete riconoscermi! Possiamo lasciarci, noi?
Tibor - (prende di sul piano un fascicolo di una rivista illustrata che sfoglia distrattamente),
Ilona - (nervosa) Io mi sono umiliata dinanzi a voi pi di quanto una donna poteva umiliarsi. Ma ora dovete rialzarmi voi. E' vostro dovere! Siete forte e intelligente; non potete abbandonarmi a me stessa!
Tibor - (ride sul fascicolo) Ah, ah! La granduchessa Xenia! (Mostra a Ilona una illustrazione della rivista) Vi prego di ricordarvi il nome; granduchessa Xenia!
Ilona - (lo guarda stupita).
Tibor - Non abbiate paura, non sono pazzo.,. La granduchessa Xenia era la nipote di un imperatore... La povera giovane principessa morta (sfoglia il fascicolo, cercando) morta sei anni fa... Vi prego, ricordatevi questo... Sei anni fa, morta! La continuazione a pi tardi! Ah ah! (Ride).
Paolo - (entra da destra e stringe la mano a Tibor) Mi sembri di ottimo umore, ne ho proprio piacere! (Va per la stanza e accende la luce elettrica e parla) Ora per, ragazzi, state buoni! E tu, degna padrona di casa, copriti il cuore tremante con la corazza della virt, perch si avvicina, gi qui l'Icaro alato, il famoso conquistatore e divoratore di donne... (Di fuori un lungo e armonioso segnale di automobile).
Tibor - (guarda Ilona) II cavaliere dell'oggi?
Paolo - II cavaliere dell'oggi?
Ilona - (fa un passo incerto, poi si volta improvvisamente ed esce da destra).
Paolo - (confuso) Ma cos'ha?
Tibor - Vorr farsi bella, indossare un abito nuovo... darsi un po' di cipria...
Paolo - (poco convinto) Per Trill? Allora la conosci male, Ilona! Ilona e Trill!
Trill - ( un bel giovane, elegante. Tipo di Oxford. Non ridicolo, ne antipatico, ne affatto stupido. Il suo male che le donne lo hanno completamente guastato. Quando si parla di donne e la sua vanit entra in gioco, allora perde ogni controllo di se. Dinanzi a Paolo egli si mostra di una cortesia aperta, franca, quasi affettuosa. Tratta invece Tibor, nel quale sente il nemico e il rivale, con la condiscendenza propria degli aristocratici, bench gli dia del tu. Dinanzi a Ilona d una discrezione cavalleresca che ha una punta di investigazione) Vi ringrazio per il vostro gentile invito... E' un vero onore per me. E sono felice, veramente felice di potervi vedere, professore... (Cerca Ilona, si avvicina a Tibor, stretta di mano confidenziale) Salve, Tibor!
Tibor - Come va, barone Icaro dalle ali di aquila?
Trill - (modesto) Gi, ecco, ali d'aquila! Sto appena fra i piccoli volatili, professore... Diciama ali di gazza, ali di cornacchia... (Cerca Ilona).
Paolo - Di tanto in tanto si legge che voi volate a qualche migliaio di metri sulle nostre teste...
Tibor - Ma non c' da seccarsi lass, al di sopra dei comignoli?
Trill - Niente affatto, ti incontrano meno colleghi di club!
Paolo - (ride).
Trill - II volo divertente e noioso, come qualsiasi giuoco d'azzardo...
Paolo - ... Che ha per posta l'osso del collo di un gentiluomo.
Trill - (sorride felice) Molto ben detto! L'osso del collo d'un gentiluomo. Voglio tenerlo a niente.
Paolo - E se la domanda non indiscreta, avrete gi fatto girar la testa a chiss quanti angeli, lass?
Trill - (modesto) Noi uomini comuni anche lass non troviamo che aria, aria libera... (Si inchina a Paolo) I grandi geni invece scoprono anche nelle pozzanghere della terra meraviglie radiose... A certe altezze spirituali non possiamo salire mai, noi, noi poveri aviatori; no, non ci possibile, questo; ma abbiamo il diritto di essere fieri dei nostri compatrioti la cui fama corre il mondo... (Si avvicina alla porta di destra, cercando Ilona).
Tibor - (a Paolo) Capito? E' fiero di te, come di un compatriota la cui fama corre il mondo.
Paolo - E' stato un bel brindisi!
Trill - (con vivacit) Ebbene, signori, cosa c' di nuovo in; societ?
Paolo e Tibor - (si guardano sorpresi).
Tibor - Oh! guarda, proprio tu, l'uomo del giorno e il re dei re, lo chiedi a noi? !
Trill - Sto cos poco a Budapest, ora... Viaggio molto in provincia... Anche nelle grandi citt di provincia devono aver luogo delle gare aviatorie... Proprio ora sono stato tre giorni a Klansemburg... (Con molta efficacia). Tre giorni assente da Budapest... Tornato soltanto stamattina...
Paolo - Ieri eravate ancora a Pressburgo?
Trill - S, cio, a Klansembuorg.
Paolo - Allora vi consiglierei di mettere a posto il vostro domestico.
Trill - Ha fatto qualcosa?
Paolo - Ha bevuto in casa vostra dello Chteau Irac e ha portato in giro, con la vostra macchina rosso-fuoco qualche servetta...
Trill - (senza scomporsi) Ah s? bene, se cos lo metter alla porta... lui e lo chauffeur... La sfacciataggine della servit, oggi, addirittura non ha pi limiti... (A Tibor) Noni hai tu alle volte qualche domestico fidato da indicarmi?
Ilona - (entra da destra; saluta Trill con un inchino del capo, poi s siede vicino a Tibor come se cercasse protezione in lui).
Trill - (all'entrare di Ilona) Oh, oh, signora, voi a Budapest? Voi a casa? (Si siede nella grande poltrona di Tibor. Tibor e Paolo la guardano ostilmente. Trill continua a parlare senza interruzione) Ma proprio una sorpresa, una immensa sorpresa! Credevo che foste da un mese negli alti Tatra. Mi avevano detto una signora di mia conoscenza mi aveva detto - di avervi vista sui Tatra... ad AltSchmecks, mi pare, oppure a Neu-Schmecks? Vi avr scambiata con qualche altra signora... Esistono nella vita delle somiglianze cos straordinarie... Gi, ma se avessi saputo che voi eravate a casa, in certo qual modo a Budapest, sarei gi da tempo venuto a presentarvi i miei omaggi... Pensavo si , trattasse, oggi, di un pranzo di un vedovo temporaneo.. (Minaccia Tibor col dito) Hai voluto tenermi nascosta la signora! In certo modo sottrarmela. (Non reagendo nessuno, resta confuso, tace; poi prende di nuovo lo slancio) Ma voi avete un aspetto veramente incantevole," signora... Dacch ho il piacere di conoscervi non avete mai avuto tanto splendore... (Agli uomini) Voi non potete notare la differenza, signori miei, perch vedete la signora tutti i giorni... Ma io non la vedevo da molto tempo... Proprio da molto, no... Un mese... Aspettate un po'... dev'essere di pi! L'ultima volta l'ho vista al tiro al piccione all'isola Margherita... Vale a dire?... stato il 17 maggio... Oggi ne abbiamo... Dio mio, un mese e mezzo che non vedevo la signora! E' gi quasi pi di un mese e mezzo, ormai! Come passa il tempo! Mi passato anzi molto lecitamente... (Si ferma di nuovo, si vede senza aiuto; poi riprende lo slancio) Ma voi, egregio professore, state anche voi splendidamente... (A Tibor) Vero che sta splendidamente bene? Ed. naturale: l'aria pura, la bella veduta, qui, l'armonia, la pace dell'anima... (Si asciuga la fronte) Si vede dall'ambiente che qui deve regnare la pace... C' qui, nella casa, qualcosa di puro, qualcosa di buono... s, certo, qualcosa di amore, e, nello stesso tempo, di salito; c' qui nella casa... ecco.. (Non riesce a continuare).
Tibor - (dopo una piccola pausa) Sei sparito per un mese e mezzo? Allora certo sei stato in sogno, ai piedi di una bella donna... (A Ilona) Non potete immaginare che fortuna abbia con le donne... Favolosa! E non gi coni le sartine e le commesse. Neanche per sogno! Con le signore della miglior societ... Voi naturalmente non potreste neanche pensarlo.
Paolo - Certe volte gli invadono l'anticamera, e un domestico deve dare il numero, come alla Banca... Non spingete, signore; ognuna viene a suo turno! .
Trill - (bonariamente) Mi sento ormai perfettamente maturo per la caricatura. Posso fumare?
Tibor - (gli d il fuoco) Vecchia volpe, ti fa comodo, eh? quando la cosa va a finire nello scherzo? (A Ilona) In fondo per lo invidiamo tutti, noi uomini... Ma niente da dire: merita la sua fortuna... E' l'uomo pi discreto che io conosca... Ne ho conosciuti molti nella vita, di uomini discreti, ma fino a questo punto nessuno...
Paolo - Una signora come si deve non pu mettere la sua riputazione in mani migliori di quelle del barone Trill!
Trill - (sorride leggermente a Paolo, poi pungente a Tibor) Se una bella donna ti sorride, tu lo fai mettere sui giornali?
Tibor - Oh, le donne hanno perso l'abitudine di sorridermi...(Vivacemente e deciso) Ma di', gi molto tempo che non vedo la tua raccolta di ciocche di capelli. Hai acquistato qualche altro bell'esemplare??
Ilona - (alle parole ciocche di capelli ha una mossa di spavento appena percettibile).
Trill - (evidentemente irritato) Ma senti, non vorrai mica... (Guarda Ilona tace d'un tratto; dopo un breve silenzio mormora) Mi pare che non sia il caso qui...
Tibor - (candidamente) Ma non farmi l'ingenuo. Che male c', del resto?... E la signora Ilona non si scandalizza... Uno fa raccolta di cartoline, un altro di capelli... Lo trovo: pieno di poesia... L'amore passa, la ciocca rimane ... Ciocche brune, rosse, bionde, nella scatola odorosa ... (Spiega con sicurezza) Le ciocche ricevono un numero d'ordine; i nomi delle donatrici sono raccolti in un catalogo; il libro naturalmente segreto (A Ilona, che con mano malsicura ha preso una sigaretta, ma strofina il fiammifero alla rovescia) Siete un; po' nervosa, oggi. (Le porge il fuoco).
Trill - (che stava gi per interrompere Tibor) Scusate, mia non vero affatto... il nostro amico Tibor lavora di fantasia; ha proprio la fantasia d'un poeta... Klopstock addirittura. (Con gravit) Pu anche darsi che molti anni fa, quando ero un giovanotto, accogliessi dei ricordi simili... Si giovani una volta sola, non vero? E il giuoco e gli altri eccessi del gemere non li ho mai potuti soffrire. Ma oggi non faccio pi nessuna raccolta... quelle cose sono lontane da me, ora; molto lontane, dacch ho imparato a conoscere la seriet della vita... (Con sentimento) E se oggi una signora volesse onorarmi di un ricordo, (secco) e del resto assolutamente escluso, parlo solo per ipotesi! (di nuovo con sentimento) se una signora oggi dovesse! farmi un dono, lo custodirei ben solo, assolutamente solo. Per me, come un tesoro, come una sacra reliquia... (Fa un profondo sospiro; a Tibor, con astio) Perch devi tirar fuori queste storie, inconcepibile!
Tibor - (fingendo di non sentire a Ilona) Lo crediate o no, io credo che nella sua raccolta si trovi anche la ciocca di una testa coronata.
Trill - (lo guarda sbalordito) Credo che sia il caso di telefonare subito alla Croce Verde!
TIbor - Un nome, dico soltanto un nome, e tu dovrai tacere: Xenia!
Trill - Xenia? Mai sentita!
Tibor - (lo guarda suggestivamente) La granduchessa Xenia!
Trill - Granduchessa? (Il titolo gli si impone).
Tibor - L'estate scorsa l'amico etra a Scheweningeini. Nello stesso tempo vi comparve anche la granduchessa Xenia. Nessuno sospett che potesse esservi una coincidenza.
Trill - Strano, una coincidenza dove diecimila persone villeggiano!
Tibor - Io non c'ero, ma al club se ne parla ancora adesso...
Trill - Di che cosa?
Tibor - (sempre a Ilona, il cui viso ancora duro, impenetrabile) In pubblico facevano finta di non conoscersi, la granduchessa e lui... Poi una volta vi fu una grande tempesta... A notte alta fu vista una coppia strisciare per le dune. Si godevano il muggito del mare e l'accavallarsi delle nubi. Vi fu chi tenne d'occhio la coppia. Il cavaliere era il 'baronie Trill, questo si pot ben accertare... La dama... circa la dama le opinioni erano diverse. Alcuni sostenevano che fosse una commessa di negozio.
Trill - (rabbioso) Puri pettegolezzi di Budapest!
Tibor - Altri invece facevano allusioni pi in alto, molto pi in alto... Dicono' che una principessina quella sera abbia (preso una lezione di volo, senza motore e senza elica.. Io per sono convinto che la famosa raccolta si sia arricchita d'una ciocca bionda di Russia...
Trill - (che la storia lusinga oltre ogni dire) Questo lo nego assolutamente! Devi provarlo, se puoi!
Tibor - Avresti anche il coraggio di negare che hai conosciuto la granduchessa?
Trill - (sorpreso, dopo un breve silenzio) Conoscersi e regalare, delle ciocche di capelli...
Paolo - Concedere! Una principessa non regala; concede!
Trill - Conoscersi e concedere delle ciocche di capelli non la stessa cosa! Ammesso anche che Sua Altezza mi abbia concesso l'onore di esserle presentato, non vi affatto motivo, assolutamente alcun motivo, per trarne delle conclusioni maligne. E io non le avrei tollerate!
Tibor - Sembra per che Sua Altezza abbia concesso al signor barone l'onore di accompagnarla di notte, nella nebbia su le dune... Oppure si trattava della commessa di negozio?
Trill - (lealmente) Una giovane principessa che si sente superiore al giudizio della moltitudine pu ben permettersi simili innocenti stravaganze... Qualsiasi gentiluomo deve capirlo!
Tibor - Allora confessi la passeggiata notturna?
Trill - Una passeggiata con tutti i riguardi, ebbene, perch dovrei negarlo?
Lisi - (entra da destra, agitata; ha un grande grembiule da cucina; in una mano un mestolo, nell'altra il libro dei cuochi) Zio, scusami. {Vede Trill) Ah, chiedo scusa...
Paolo - (presenta) Il barone Trill.
Lisi - (con una riverenza) Il famoso aviatore?
Paolo - Aviatore segreto granducale.
Tibor - Il principe dell'oggi.
Lisi - Zio, scusate, che cosa ne dite voi: i funghi devono essere fatti a pezzetti? La descrizione del libro non chiara... (Gli mostra il libro).
Tibor - I funghi a pezzetti? (A Paolo) Vai a vedere se c' ancora da salvare qualcosa dello storione!
Paolo - (guarda nel libro) La cosa prende una brutta piega... (A Lisi) Andiamo uni po' a vedere...
Lisi - (intimidita) S, vi prego, venite. Ho una paura... una... (Si interrompe, spalanca gli occhi su Trill) paura... (Via da destra con Paolo).
TtBOR - (prende il fascicolo con l'illustrazione di Xenia e lo porge in silenzio a Ilona).
Ilona - (lascia cadere il fascicolo a terra).
Trill - (si precipita premurosamente, lo raccoglie, getta uno sguardo alla figura, intuisce una gaffe, si guarda intorno turbato).
Tibor - Povera buona granduchessa Xenia! Ti era riservata una sorte ben tragica. Dovevi morire cinque anni prima della tua passeggiata notturna sulle dune!
Trill - Come, scusa? (Si riprende subito, con sfacciataggine unica) Ah ah! te l'ho fatta proprio bella! Ci sei cascato.... (Si avvicina a Ilona) Voglio spiegarvi lo scherzo...
Ilona - (con voce spenta) Io - io non voglio offendervi - non sono affatto cattiva, io, ma vi prego: andatevene! Non state l a guardarmi cos. Vi prego, andate!
Trill - Ma, cara signora, non capisco proprio...
Ilona - (furiosa) Non. m'importa nulla! nulla!
Tbor - (a Trill) Un momento di nervi... Ed io ch'ero convinto che tu potessi soddisfare ogni desiderio della signora!
Trill - (in collera) Un desiderio ben strano! Un desiderio che offende! Ce n' pi che abbastanza...
Tibor - Bah! Pu una bella signora offendere un gentiluomo?
Trill - (guarda Ilona, scuote le spalle) Berne. Me ne vado. Ma cosa penser il professore! (Mordace) Del resto, pensi pure quello che vuole! Buffo! Veramente buffo! (Si incastra nell'occhio il monocolo, che non ha mai adoperato finora, ed esce a destra).
Tibok - (accende una sigaretta) Di quell'uomo non conoscevate l'animo, ora io vi ho presentato l'animo. Un essere simile non pu certo considerarsi della specie dell'Homo sapiens... Non che una bestia... Nato per portare le corna... Corna lunghe dei metri... Ma che un tipo simile voglia far portare le corna agli altri, una vera rivoluzione zoologica. Nelle vene gli scorre della vanit al posto del sangue. La bellezza della donna lo lascia freddo; egli non vuole appagato che il suo orgoglio. (Si sente la tromba dell'automobile).
Ilona - La vita urna cosa ben vile...
Tibor - Trovate anche voi? Allora giacch ve ne siete ormai accorta, il mio compito finito. Buon divertimento, signora. (Fa per andare).
Ilona - (lo guarda con gli occhi sbarrati) Mi abbandonate?
Tibor - Ma certo! Non devo andare ad ammirare i ghiacciai del Rodano?
Ilona - E cosa sar di me? Cosa debbo fare? Cosa dire a mio marito?
Tibor - A vostro marito? Non avete ancora trovato? Via, signora mia, non abbiate paura; potete guardare l'avvenire con piemia fiducia, poich alla fine saprete ben trarvi d'impiccio e trovare la via... Come, non so proprio; ma troverete bene il modo di uscirne! Ho osservato che i matrimoni fra un uomo molto ricco e una donna povera del tutto, sono di regola incredibilmente duraturi... Voi siete legata a Paolo a doppio giro: le calze di seta a cento corone il paio, la volpe azzurra! Pensate alla volpe azzurra; vi dar la forza di lottare per la vostra felicit coniugale.
Paolo - (entra da destra) Pazienza, ragazzi; si va subito a tavola... Ma dov' Trill?
Tibor - Volato.
Paolo - Eh?
Tibor - La signora Uosa ti piagher. Ti spiegher tutto
Paolo - (sbalordito) E' successo qualcosa? (Nervoso) Ebbene?
Tibor - (poich Ilona tace ostinata) Niente di grave, stato chiamato al telefono; deve andar subito in citt. Affari gravi! Fra noi: credo che lo chiamasse la granduchessa Xenia.
Paolo - Che razza di bestia! Se ne va cinque minuti prima del pranzo... Per me, poco importa. In quattro staremo meglio.
Tibor - In tre meglio ancora... Vado via anch'io.
Paolo - (incollerito) Tu? Ti ripiglia un altro attacco di pazzia?
Tibor - La signora Ilona avr la bont di spiegarti tutto.
Paolo - (grida) Ormai ne ho pi che abbastanza dei vostri enigmi! Che cosa succede, insomma?
Ilona - (prende una sigaretta) Cosa succede? Ti ho tradito!
Paolo - (impaurito) Che cos'hai, bimba mia?
Ilona - (getta via la sigaretta, grida) Tra-di-to!
Paolo - (dopo un breve silenzio; pallido) Mi hai... tradito!
Ilona - (indica Tibor) Ecco l'accusatore!
Tibor - (tentando di uscire) Non crederle.., ancora eccitata...
Ilona - (lo afferra per il braccio) La virt saltata nel fuoco... Volevate una tragedia.., L'avrete!
Paolo - (a Ilona) E' vero?
Ilona - Chiedilo a lui.
Tibor - Chiedilo a lei.
Ilona - No, caro signore! Io vi ho fatto il piacere di mettere la testa sul ceppo, ma tagliarla da me non posso davvero! Per questo occorre il carnefice. Io sono pronta. (A Tibor, con ironica gravita) Fate il vostro dovere! (Via da destra).
Tibor - (va su e gi agitato) Crede che io non possa farle del male... Perch poi dovrei sentirmi le mani legate? Quali scrupoli ho da difendere? La moglie ruba al marito l'onore, e io, il gentiluomo, devo intanto sviare la sua attenzione... Fare un muro , si dice nel linguaggio dei ladri... Ora, a questa specie di complicit io non mi ci adatto! Non faccio nessun muro, io! Se debbo scegliere fra l'onore e il disonore, io scelgo l'onore in gonnella o in calzoni che sia. (Afferra Paolo per la giacca) Ebbene, ecco! Tua moglie ti ha tradito! Ti ha tradito! Tradito!
Paolo - (calmo) Con chi?
Tibor - Con quella specie di barone, quell'asino con le ali...
Paolo - (atterrito) Trill? Ma come! Trill? Oh, Dio mio! Dio mio! (Pausa) Povera Ilona!
Tibor - (furioso) Come, la compiangi anche? Di', lo capirci? Ilona una donna perduta!
Paolo - Appunto per ci la compiango Una donna simile avrebbe meritato una fine migliore! (Andando sulle furie) Ma colpa tua! Tu, tu avresti dovuto vigilarla meglio!
Tibor - Io? Io? Sei pazzo? Ma sono io o ei tu, il marito?
Paolo - Io, lo sono... ma appunto per questo... Pu forse vigilare la propria moglie, il marito? Quello che succede in casa nostra noi lo sappiamo sempre per ultimi, se lo sappiamo... Ma tu... eri il suo amico, tu! Tu avevi un ascendente su di lei. In te aveva fiducia... Ti sei mostrato ben sciocco di fronte a lei... pietosamente sciocco!
Tibor - Fenomenale! Adesso finir con l'essere io la causa di tutto.
Paolo - E chi, allora?
Tibor - Cosa pensi di fare, adesso?
Paolo - Questo me lo vedr con Ilona.
Tibor - Ti racconter qualche frottola.
Paolo - Con me sincera. Sono un marito in, cos buona fede che il darmele a bere non le da nessuna soddisfazione.
Tibor - Fuori di casa, devi cacciarla! Devi divorziare! Lo devi per il tuo nome e per i tuoi amici.
Paolo - Sembra che i miei amici siano diventati dei creditori impazienti!
Tibor - Paolo, non avrai forse l'intenzione di perdonarle?
Paolo - Quello che penso proprio una cosa secondaria. Non si fa ci che si pensa, ma ci che si deve.
Tibor - E per quanto riguarda Trill, quella sporca canaglia...
Paolo - Per questo deve essere una canaglia?
Tibor - Ma guarda un po'! Non ti ha sedotta tua moglie?
Paolo - Questo non lo so; io non e'ero. E probabilmente neanche tu! So soltanto che quando un giovanotto capita vicino a una donna come Ilona, dovrebbe proprio essere un rammollito, via! (Fa un cenno di concessione con la mano).
Tibor - Hai dei principi straordinari!
Paolo - Quando si tratta di donne non ho proprio nessun principio... mi ricordo per quando eravamo giovarti noi, e specialmente tu, via! (Cenno come sopra).
Tibor - Chiederai soddisfazione a quel...
Paolo - (sogghigna) Io chieder?
Tibor - (sorpreso) Paolo, non hai mica p aura?
Paolo - Ma certo... E molta paura! Ci sono cento cose di cui avrei paura. Ma la morte, guarda combinazione, non la temo. Ma se comincio a riflettere ai giudizi del prossimo, allora tremo. Mi batter, cos, contro la mia convinzione, per pura vigliaccheria. Scusa, vuoi essere tu il mio secondo ? Credo che nel vostro linguaggio del club si dica cos.
Tibor - Quel mascalzone domani si trover davanti alla tua pistola.
Paolo - (ghigna) Alla pistola dev'essere?
Tibor - Certo!
Paolo - Come lo odii, quel disgraziato!
Tibor - Sei un enigma, per me! Non capisco proprio questa tua flemma e questa tua indecisione.
Paolo - Posso spiegarti tutto molto semplicemente. Vedi, il nostro non era affatto un matrimonio; era un malinteso, sanzionato dal sindaco... Se Ilona aveva le sue idee espansive, per le quali il matrimonio era troppo angusto, anch'io per avevo le mie idee. La mia coscienza non linda; come posso darle la croce addosso? La compiango. E' gi molto tempo che la osservo, dal mio tavolo da lavoro, e che la compiango.
Tibor - Non c' niente da compiangere! E' una donna furba! un'intrigante.
Paolo - Certo ch' furba! Ma con dimenticare che intrigava per piacere a noi uomini! Mi ricorda, alle volte, la bestia misteriosa dal serico pelo che eccita tanto la sua fantasia: la volpe azzurra! Con le sue zampine trottare quieta per le nevi polari, sotto il sole di mezzanotte, sguscia via da un iceberg all'altro, sempre cercando, senza tregua... S, la bestiola astuta. Ma credo che tutta questa astuzia non le serva che a procacciarsi un posticino al caldo... (Pausa). Sapevo anche che prima o poi Ilona mi avrebbe ingannato; solamente, credevo che tutto questo avvenisse ben diversa mente, proprio diversamente (Semplicemente) Ero convinto che fosse con te!
Tibor - Con me? Sei pazzo?
Paolo - Certamente, con te; e tutti pensavano la stessa cosa.
Tibor - Con me!? Ecco, permetti, non so davvero. E precisi la cosa cos, come se niente fosse? Non ci avresti trovato nulla da ridire?
Paolo - Dio- mio, giacch doveva succedere, meglio te che un altro! Tu sei una persona per bene, sei mio amico: non avresti messo in ridicolo il mio nome. E poi sei ricco, avresti potuto sposare Ilona, e lei avrebbe guadagnato nel cambio. Ecco, ora sai perch sono cos freddo. E ora voglio anche dirti perch tu, invece, te la prendi tanto!
' Tibor - Ci che v' di buono e di puro nella mia vita, io lo trovavo qui, in casa tua.
Paolo - (voltandogli le spalle) Non declamare, ti prego! Tu hai detto una cosa veramente giusta, quando hai chiamato Trill il cavaliere dell'oggi . C'era uno che se ne andava diritto e nero per il viale dei castagni. Venne per una sbuffante automobile rosso-fuoco, che lo scaravent a terra e gli pass sopra... Ora l al suolo, quel tale... quello nell'automobile il cavaliere dell'oggi; quello a terra il povero cavaliere dell'ieri... Il cavaliere del l'ieri sei tu! Anche tu fosti, una volta, un cavaliere dell'oggi, amico; avresti potuto diventare il re di domani. Ma non hai creduto alla tua ricchezza. Ora sei morto.
Tibor - (ridendo beffardo) Sono morto, io?
Paolo - Io sono del parere che chi morto deve restarsene tranquillo e beato. Un cadavere bene educato, non fa, soprattutto, nessuno scandalo.
Ilona - (entra da destra, in cappello e mantello da estate). Allora, Paolo, addio!
Paolo - (breve pausa) Vai via?
Ilona - Vado via.
Paolo - Ma dove?
Ilona - In citt, dalla zia.
Paolo - E' proprio necessario?
Ilona - S.
Paolo - E sia! E poi?
Ilona - Poi procederemo alla separazione legale, Paolo. La nostra unione... (Fa un caratteristico con la mano).
Paolo - Eh, s! (Ripete il gesto di lei) E il motivo del divorzio?
Ilona - Questo avr la compiacenza di trovarcelo il signor Tibor. Io mi sottometto a qualsiasi vostra decisione.
Paolo - No. Il mio avvocato trover per lo meno un motivo decoroso... Ma giacch ormai finita, giacch ormai cos, desidererei tanto sapere se Tibor ha ragione.
Tibor - Dubiti ancora?
Ilona - (accomoda at Paolo la cravatta scomposta) Vedi, mio vecchio Paolo, ora che ci lasciamo e non importa affatto ci che pensiamo l'uno dell'altro... Voi due invece restate insieme, perci dovete andare d'accordo; quindi la cosa migliore che tu creda in tutto a Tibor. E ora, addio.
Paolo - (guarda l'orologio) Come fai ad andare in citt? Manca ancora molto all'ultimo tram... (A Tibor) Hai una vettura?
Tibor - (s'inchina muto).
Ilona - Quando una donna lascia per sempre la sua casa dev'essere accompagnata da un amico- fidato. Non si deve poter dire che stata cacciata di casa... Io l'ho, un amico fidato. (A Paolo) Scusa, mi vuoi condurre dalla zia Erna?
Paolo - (un po' commosso) Volentieri, bambina, prendo il cappello... (Via da destra).
Ilona e Tibor - (mentre Paolo fuori stanno entrambi in silenzio, immobili).
Ilona - (con voce spenta) Avete colpito con malvagit. Sono ferita, ma delle mie ferite sanguinerete voi!
Paolo - (viene da destra in soprabito e cappello. A Ilona5 con leggera commozione) Giacch dev'essere... (Le offre il braccio. Si guarda attorno come se fosse lui quello che deve lasciare la casa) Dopotutto, abbiamo passato delle belle ore qui, in questa camera!
Ilona - (via da sinistra con Paolo) Peccato!
Tibor - (sopraffatto dal dolore si accascia nella grande poltrona vicino al camino).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Un anno dopo. Il salotto del secondo atto. Attraverso la finestra si vede il rosso ruggine autunnale del fogliame del bosco. Un limpido pomeriggio d'autunno. La sala tappezzata a nuovo. I mobili sono gli stessi, ma sono disposti diversamente. Di nuovo si notai una pelle di tigre o di orso bianco dinanzi al camino, alcuni cuscini di seta colorata, un gran quadro di un nudo femminile, manierato. Molti fiori. La poltrona di Tibor sempre al vecchio posto. I cambiamenti devono dare l'impressione che una personalit giovane ed esuberante abbia cercato di adattarsi al vecchio ambiente.
Paolo- (siede al tavolo, leggendo le bozze del suo libro, e fa di tanto in tanto correzioni a matita. Ha una elegante giacca da camera colorata. Lisi sgrida la servit, fuori della scena, a destra. La porta di destra aperta).
La voce di Lisi - Credo anche che faccia i versacci, quella l! Oh, ma questo non lo tollero proprio! In casa mia comando io, e chi non contento non ha che da prendere i suoi fagotti e andarsene... Rinuncio agli otto giorni... se ne pu andare su due piedi. Ma far delle storie, con me, non va. (Entra irritata; ha un kimono giapponese di seta a colori vivi; collo e braccia scoperti. Ha i capelli raccolti in un fazzoletto di seta civettuolo, all'uso delle lavandaie viennesi. II fazzoletto ha gli stessi colori del kimono. Lisi di cattivo umore).
Paolo - (senza alzare gli occhi dal lavoro, con calma stoica)Che cosa c' ancora, che non va, cara?
Lisi - La porta di dietro era aperta! E quando chiedo chi stato, allora diventano tutte marmotte e fanno a chi dice pi bugie... Ah, ma come mentisce Mademoiselle, poi! Quella batte tutti i records!
Paolo - (come sopra)Ebbene, cara, ammesso che la porta di dietro sia aperta, poi ima disgrazia tanto grande?
Lisi - (in battaglia)Una disgrazia non , ma pu portarla, caro! Tutta la casa del resto una vera gabbia da uccelli; il vento' entra e gira per le camere come gli pare. E del resto ben naturale! E' fatta per l'estate, una villa; e si pu abitare in estate; ora siamo in ottobre! ...
Paolo - Nella villa vicina la gente ci sta anche d'inverno.
Lisi - (amara)Certo,.anche in Groenlandia c' della gente che ci sta in inverno e che trova la cosa naturalissima... ma sono degli esquimesi!
Paolo - (arrabbiato) I vicini non sono degli esquimesi, ma dei commercianti in filati!
Lisi - (gli si siede d'un tratto su un ginocchio, affettuosa) E chi questo tiranno che sgrida cos la sua mogliettina?
Paolo - (calmissimo) Ma io non grido affatto...
Lisi - (gli si serra contro; pregando con fave bambinesco) Quando ce ne andremo in citt una buona volta, caro?
Paolo - (rassegnato) Ah, sto cos bene qui, in inverno! Il giardino coperto di neve, la pace della collina... Dovresti vedere coni' bello! E quanti merli... Io potrei finalmente terminare il mio' libro Le idre d'acqua dolce dell'Ungheria , e tu potresti illustrarlo...
Lisi -Io? Oli, ti sbagli, ma di grosso, caro. Non mi sono proprio sposata per dipingere di quelle bestie l! Te le far il tuo Kutschera; e te le far meglio.
Paolo - Kutschera non vuole pi saperne, di me... Mi saluta appena...
Lisi - Perch tu gridi sempre cos con la gente. Sai, convincer io Kutschera... Vado da lui allo studio, lo chiamo caro Maestro e vedrai; ne faccio quel che voglio.
Paolo - (rallegrato) Lo farai proprio, cara?
Lisi - Ma volentieri! Anche tu per devi farmi un piacere: far ritorno in citt!
Paolo - Peccato, peccato, che tu non sia amica della natura.
Lisi - Io voglio essere soltanto la piccola amica tua. (Gli da un bacio sonoro su ogni guancia) Dunque deciso!
Paolo - (si alza improvvisamente, guarda l'orologio) Santo ciclo, avevo proprio dimenticato. Di', mi ha scritto!
Lisi - Chi? lei! (Rabbuiata con forza) Lei?
Paolo - (annuisce).
Lisi - Che cosa vuole ancora, insomma?
Paolo - E' per la rendita che le ho assegnata... C' ancora qualcosa da stabilire, e cos mi scrive che il modo pi semplice sarebbe che venisse qui.
Lisi - Gi, proprio; ma impazzita? Qui, vuoi venire, in casa mia? Ma tu le hai scritto che non possibile?
Paolo - Certo che gliel'ho scritto. (Sottovoce) Soltanto, non le ho potuto spedire la lettera; non conosco il suo indirizzo di Budapest.
Lisi - Benissimo! Allora Mademoiselle l'aspetter in giardino e le dir che non si riceve.
Paolo - No, no, questo non va! Ho un espediente; parler con lei Tibor
Lisi - Tibor? Ma a Budapest?
Paolo - Da una settimana.
Lisi - A Budapest da una settimana e non ancora venuto a trovarmi? Ma lo trovo ben strano, questo.
Paolo - Timidezza! Noni sa quale accoglienza tu gli faresti.
Lisi - Un'ottima accoglienza. Al tempo della catastrofe si mostrato uomo integro e amico fedele. (Minacciandolo) Tu invece fosti, allora, incerto e debole.
Paolo - Ti prego, lascia un po' stare le cose vecchie!
Lisi - E di che cosa dovete parlare?
Paolo - Di quella rendita...
Lisi - Hai sempre intenzione, allora, di dar del danaro alla signora?
Paolo - Cos non se ne parler pi. E poi ho promesso. E' una cosa ormai stabilita.
Lisi - Ah, voi uomini! (Lo bacia con impeto) Poverino, come ti ha fatto soffrire!
Paolo - Questo non potrei dirlo. Soffrire non mi ha fatto davvero.
Lisi - (perentoria) Ti ha fatto soffrire! Solamente, tu non te ne sei accorto...Gi, tu sei cos, te ne intendi tanto poco! Quello che pi mi fece felice, allora, fu l'idea che io ti avrei compensato di tutte le sofferenze,
Paolo - Eppure allora non eri che una bambina.
Lisi - Una bambina, ero; per rodevo bene che la vostra unione ora destinata a infranger, (Nell'anticamera risuona un lungo trillo di campanello, poi uno corto, poi uno lunghissimo).
Lisi - Oh Dio, eccolo, lui proprio! Vado e vestirmi. (Scappa per la porta di destra).
"Tibor - (entra da sinistra. E' un po' dimagrito, nervoso e stanco) Buon giorno!
Paolo - Benvenuto, caro! Per riuscire a vederti bisogna proprio bombardarti, la parola, a suono di lettere espresse. Mi sembri proprio il Vascello fantasma : sempre in giro, sempre in treno...
Tibor - (osserva la sala) Il Vascello fantasma girava in ferrovia?
Paolo - Siediti, via! Il mio matrimonio ti avr certamente sorpreso!
Tibor - Sorpreso? No, affatto... Me lo immaginavo che tu avresti sposato Li... la signora,
Paolo - (meravigliato) Immaginavi? Stiano: anche Lisi se lo era immaginato... Soltanto io... (Cambia) Come stai?
Tibor - Bene, grazie.
Paolo - Hai una bella cera... bellissima.., Un po' dimagrito., no? Sei stato ammalato?
Tibor - (seccato) No.
Paolo - E ora ti ferini a Budapest?
Tibor - In qualche posto devo pur fermarmi... Per a Budapest mi urta... La gente qui cos... strana.
Paolo - E negli altri posti com', la gente?
Tibor - Strana lo stesso...
Paolo - Lo sai di che cosa hai bisogno? Di una occupazione, hai bisogno tu.
Tibor - S... Soltanto non c' nulla che mi interessi, proprio niente...
Paolo - Niente niente, affatto?
Tibor - Affatto... (Guarda fisso innanzi a se; si rinfranca) Be', lasciamo stare! Qual' questa te questione vitale che io devo di nuovo risolvere?
Paolo - Figurati, ricomparsa di nuovo!
Tibor - (lo guarda con gli occhi sbarrati).
Paolo - (seriamente) Nell'ora della catastrofe mi fosti vicino ed ebbi in te un uomo e un amico... Io allora fui debole, ma tu mi indicasti la via del dovere e dell'onore...
Tibor - Dovere! Onore! Eccone un altro che ragiona con la testa di suo nonno... Ma di' un po', hai almeno la certezza che ti abbia realmente tradito?
Paolo - Su questo non pu esserci pi alcun dubbio.
Tibor - E di dove ti viene la certezza?
Paolo - (riflette) Dio mio, da te! Tu mi hai convinto completamente (Improvvisamente turbato) Tibor! Non ti sarai forse pentito del mio divorzio?
Tibor - (nega, stanco) Lasciamo queste cose! Dunque che cosa c' di nuovo, ora?
Paolo - Figurati; mi scrive che oggi alle quattro sar qui.
Tibor - Qui? Ilona? Alle quat...? (Guarda l'orologio) Quattro e mezzo... Vado via... non la voglio pi vedere...
Paolo - Ma se ti ho fatto venire apposta per questo! Devi parlarle in nome mio... Solo una volta ancora, per l'ultima volta! (Estrae di tasca un documento) Lei deve firmare qui sotto, e allora io dar corso alla sua rendita mensile...
Tibor - (scuote la testa) Non lo faccio. Ne ho gi abbastanza di queste storie.
Paolo - Non vuoi? E' un vero peccato! Lisi la far rimandare dalla servit...
Tibor - Dalla servit? (Pausa) Dai qui!
Paolo - (gli da la carta) Ecco; lo sapevo bene che non l'avresti permesso! Per me sarebbe stato troppo penoso rivederla...
Lisi - (entra da destra. Si vestita. Ha un abito molto originale, assai fine ed elegante. Non ha il cappello, ma calza un paio di guanti bianchi e fuma una sigaretta. E' pettinata alla moda. Il suo contegno di una calma serena superiore. 'Nelle sue movenze e nel suo modo di parlare si nota un leggero tono aristocratico che piace) Oh, buon giorno, Tibor... E' molto gentile, da parte vostra, venirci a trovare... (Si siede con grazia sul bracciolo della poltrona di Paolo, appoggiandosi sulla spalla di Paolo e guarda ridente Tibor in viso) E' tanto tempo che desideravo vedervi. Dovete sapere, qui tutto cambiato, ora; soltanto la vostra poltrona ancora al suo vecchio posto... E' tanto tempo che vi aspetta. Sedetevi, prego... (Tibor prende un'altra poltrona) Io mi sono abituata a vedere il mondo con gli occhi di mio marito; quello che piace a lui, piace anche a me; e a voi Paolo vuoi tanto bene...
Paolo - (commosso) Cara!
Lisi - Se voi poteste un giorno dedicarmi una mezz'ora, si potrebbe parlare di diverse cose. Ho i miei progetti per l'inverno e mi farebbe piacere se voi voleste aiutarmi...
Paolo - (impensierito) Scusa, che progetti hai?
Lisi - (tenera) Tu devi vivere un po' nel mondo, caro; quello studio continuo ti danneggia la salute... (A Tibor) Neanch'io posso vedere le riunioni rumorose; adorerei un circolo intimo di amici... Ho l'idea di organizzare un piccolo dotto intellettuale... Artisti, letterati, studiosi qualche uomo politico e qualche aristocratico. In tutto, al massimo, venti,, trenta, quaranta persone...
Paolo - (nervoso) Al salotto intellettuale ci penseremo poi. Vieni, cara, vieni; da un momento all'altro pu arrivare...
Lisi - Tra un'oretta saremo di ritorno... Restate a cena con noi, vero? (Civettuola) C' lo storione lesso alla Kornor.
Paolo - (la trascina via) Usciamo dalla porta di dietro, se no vi potreste incontrare. Dio ce ne guardi.. (A Tibor) A pi tardi. (Via con Lisi da destra).
Tibor - (resta solo. Va qua e l per la sala. Guarda l'orologio. Trova un fazzoletto sul pianoforte e lo porta avidamente alle narici; ma sente un profumo sconosciuto e lo getta via. Guarda di nuovo l'ora. Si siede al piano e suona l'aria di Grieg del primo atto).
Ilona - (elegantissima, entra inosservata da sinistra. Porta una volpe azzurra. Vede Tibor, resta stupita, commossa, poi va fino a lui senza rumore, si china sulla sua spalla e canta a mezza voce la canzone).
Tibor - (si alza e la osserva commosso).
Ilona - E' per voi un impiego fisso quello di amico di famiglia?
Tibor - (la fissa, burbero) E' oggi la prima volta che vengo qui; precisamente come voi...
Ilona - Gentile da parte vostra osservare l'anno di lutto... Sapete cosa ho provato, prima... Venivo per il giardino, in mezzo alle mie povere dalie, quando riconobbi il vostro tocco, al piano... E' stato come se fossi un anno pi giovane, come se non fosse successo niente... come se fossi rimasta un po' in citt.
Tbor - (pungente) Alla ricerca della volpe nella Turkenstrasse...
Ilona - (cade dalle nuvole) Oh, di quello non rimane che il ricordo. E' gi suonato l'Hailali. Ecco la preda... (Tocca la pelliccia) Parliamo di affari. (Si guarda intorno) II padrone di casa?
Tibor - Paolo fuori. Ha incaricato me di parlare con voi.
Ilona - (ride) Bene, bene! Vi si tiene a portata di mano contro di me, come l'aspirina per l'emicrania.
Tibor - Paolo vi prega di voler firmare qui. (Le porge il documento).
Ilona - (col foglio in mano) Dio mio, Cos' diventato il mio nido? Guardate, i miei poveri mobili non vogliono pi riconoscermi... A furia di batterli hanno preso un'aria istupidita.
Tibor - Scusate, volete firmare?
Ilona - Certo, giacch avete tanta fretta. (Si toglie il guanto destro, raggiante) Ecco; dunque, coni' il ghiacciaio del Rodano?
Tibor - Non ricordo.
Ilona - Ma eravate l, in settembre.
Tibor - Come lo sapete?
Ilona - II mondo piccolo. Cos piccolo, che l'inverno scorso ci siamo quasi incontrati all'hotel Majola... Io partii il 10 gennaio...
Tibor - (dimenticandosi) Il 20...
Ilona - (sorpresa sorride) Sembra proprio che il mondo sia molto piccolo...
Tibor - Volete aver la bont... (Le avvicina il foglio).
Ilona - (prende la penna) Trovate che sono dimagrita?
Tibor - (alza le spalle) Non so davvero.
Ilona - (allegra) Figuratevi, sono diminuita di due chili... I dolori di cuore mi accomodano sempre la figura. Ancora un altro dispiacere come questo ed avr la sagoma di una mannequin... (Osserva l'impazienza di Tibor) Bene, bene! Allora cosa dice questo pezzo di carta? (Si curva sul foglio).
Tibor - Se lo firmate avrete del denaro.
Ilona - (legge) La sottoscritta perde ogni diritto all'assegno, se cori un contegno immorale e scandaloso... . (Parla) Guardate un po'! Che una donna sia pagata per essere immorale, si capisce; ma essere onesta per danaro, questo lo trovo grottesco!
Tibor - Per sono sicuro che firmerete lo stesso.
Ilona - Ma certo! Il signore veste gratis sol. tanto i gigli dei campi, purtroppo; noi donne dobbiamo pagarcele da noi, le nostre toilettes. (Firma il documento) Che ora ?
Tibor - Le quattro e mezzo...
Ilona - (fa per mettere il guanto) Dio; e ho un appuntamento alle quattro in pasticceria. Allora, addio! Spero, se avr ancora degli affari con Paolo, di rivedervi... (Sulla porta) Buon giorno!
Tibor - Buon giorno!
Ilona - (esce da sinistra; la porta rimane aperta. Tibor resta un momento solo. E' in piedi, col capo chino, e guarda fisso dinanzi a m, tetro. Poi trova il guanto che Ilona ha dimenticato e lo porta avidamente alle narici. Ilona riappare sulla porta, non vista da lui. Poi si avvicina) Tibor, scusate, il guanto!
Tibor - (confuso) Il vostro guanto? (Cerca per la sala).
Ilona - (con dolcezza) Lo avete nella mane,
Tibor - Ah, gi!
Ilona - (calza il guanto, dopo una pausa) Tibor, scusate, datemi quella carta!
Tibor - La carta? (Cerca sulla tavola).
Ilona - L'avete nella tasca della giacca (Getta uno sguardo allo scritto, poi guarda verso Tibor e strappa lentamente il foglio inpezzi).
Tibor - Ma cosa fate? Il vostro assegno vitalizio!...
Ilona - Non. so che farne!
Tibor - Non una cosa che mi riguarda ma dovreste considerare... i vostri mezzi so modesti...
Ilona - Gi, i miei beni sono l'unica modesta che io abbia...
Tibor - Come vedete ora il vostro avvenire
Ilona - II mio avvenire me lo son proprio buttato dietro le spalle...
Tibor - (mordace) E le calze di seta? volpe azzurra?
Ilona - Non datevi pensiero' per questo! Il destino pu anche riservarmi qualche altra sorpresa; ma una cosa non potr mai vedere, il destino: che io porti del castoro. E perch non possiate avere nessuna preoccupazione per me vi partecipo che ho deciso di maritarmi.
Tibor - Proprio ora, in questo momento, vi venuta questa bella idea?
Ilona - No, gi di l nell'anticamera. Se volete seguirmi fino alla pasticceria, conoscerete quell'uomo fortunato.
Tibor - Ecco, cos curioso non lo sono davvero. (Pausa) Naturalmente!, ricco?
Ilona - Naturalmente!
Tibor - Non sono indiscreto, per vi rivolgerei volentieri una domanda.
Ilona - Ma io vi rispondo anche senza che domandiate! S, il mio futuro sposo conosce la storia della Turkenstrasse. Dovr anzi ringraziare precisamente la Turkenstrasse se mi vorr sposare.
Tibor - (pieno di disprezzo) Ci sono uomini di tale1 sensibilit morale?
Ilona - Gli uomini sono sempre diversi da quello che si credono di essere. Anche le donne sono cos. Voi vi figurate certamente che la buona societ sia chiusa per noi divorziate? Sono stolte opinioni diffuse dai romanzi francesi da strapazzo; idee superate! Nella vita tutto diverso. Non v' nulla che interessi la societ come urna bella donna la cui fama - come posso dire? la cui fama diffonde il profumo del peccato. Vedete, prima non c'era un cane che mi girasse intorno ; io non ero che una donna come si deve, per nulla interessante. Dopo la storia - la storia della Turkenstrasse - le mie azioni sono salite! Tutti i giovanotti, e anche certi signori di mezza et, sentono il dovere di venire a cercare da naie la loro gioia. Sono il caviale degli intellettuali! I pi freddi vicino a me si infuocano; i giovani pi cretini credono di esser furbi. E quando fanno fiasco, allora pensano: L'affare della Turkenstrasse dev'essere una frottola, una calunnia! , e certe volte si mettono perfino in testa di sposarmi. Molto spesso, vogliono sposarmi. Veramente, compiango le mogli per bene. Le poverette continuano a pascolare nella magra steppa del matrimonio. E come mi invidiano! Ma non ve lo nascondo: mi minaccia un pericolo! La mia cattiva fama comincia gi a impallidire. Mi si comincia a calcolare di nuovo fra le donne oneste, E questo mi preoccupa! Non mi rester altro da fare: ravvivare la mia aureola con un altro scandalo.
Tibor - (amaro) Con questi principi dovete certo essere felice!
Ilona - Felice? S, amico; ma chi pu essere felice? Voi siete felice? A me non la date a intendere, vi conosco, io; soltanto io! Voi, oggi, siete uno degli uomini pi infelici del mondo! Comprendo bene il vostro silenzio!
Tibor - (ride sarcastico).
Ilona - Anche il vostro riso beffardo comprendo! Questo non ,il riso di un uomo vivo; il riso di un fantasma. S, voi siete morto, amico, i!.orto. (Batte sul bracciolo della grande polirono) Eccolo, il trono della vostra vita: io vi ho cacciato e ora siete morto. Ma fatevi animo! Vi ridar la vita. Sentite; io mi sposer e voi sarete di nuovo- il mio amico di famiglia... Non sono una donna di buon cuore?
Tibor - (furibondo) Ilona, questa una malvagit troppo spudorata!
Ilona - Ora scappo in fretta alla pasticceria. Non so proprio che scusa trovare al mio fidanzalo... (Sulla soglia piena di cattiveria spavalda) Quando leggerete l'annunzio del mio matrimonio, potrete farvi vedere... Gli amici di casa potranno venire tutti i giorni dalle 6 alle 8!
Tibor - Strega!
Ilona - (si rannicchia, come se temesse d'essere picchiata. La corda si spezza d'un tratto; la tensione dell'anima cede. La donna stupita, rasserenata, commossa. Ritorna, si avvicina umile a Tibor e lo guarda sorridente).
Tibor - (si vergogna della sua brutalit; mormora confuso) Ma voi provocate, voi fate d'un uomo!... C' da impazzire!
Ilona - (un po' commossa; sincera e con dolcezza) Noi ci tormentiamo l'un l'altro; e ne soffriamo. E' proprio una cosa insensata. Almeno nella morte si dovrebbe andare d'accordo. Debbo confessarvelo: anch'io sono gi morta, non sono pi che il mio fantasma... L'incontrarsi nei vecchi luoghi gi cari terribilmente triste... Non ci mancano che le scar-pette di antilope bianca... Di che cosa parlano i fantasmi quando si trovano all'ora degli spiriti? Certo della vita; qual' stata, quale avrebbe potuto essere... (Afferra a un tratto un'idea) Vi prego, sedetevi! L, nella vostra poltrona! (Tibor in piedi vicino alla poltrona; non si siede, ma fissa Ilona, che animata, e si toglie il cappello) Fino al canto del gallo siamo liberi; faremo come se vivessimo ancora; il giuoco prediletto degli spiriti. Io sono la padrona di casa e voi - voi - siete il mio amico... Paolo si chiuso nella biblioteca; fino all'ora di cena invisibile... Scusate, datemi una di quelle vostre sigarette egiziane-.. (Tibor le da la sigaretta e gliela accende) Noi chiacchieriamo... Possiamo permetterci d'essere sinceri come non siamo mai stati in vita... Io, almeno, sento in me il bisogno di una sincerit mostruosa... Voi ora potreste sapere tutto da me, perfino le cose che una donna non ha mai rivelate nemmeno a se stessa. Per prima una domanda: a che punto la relazione con la vostra piccola Riki? (Pausa) Non volete rispondere? Bene. (Ride) So gi tutto lo stesso. Si sposata. Le avete comperato un marito. Quella brava ragazza mi era tanto- simpatica. Gi, perch mi somigliava tanto... (Tibor ha un moto di sorpresa) Vi stupisce che io- sappia di questa somiglianz? Gi; noi donne ne sappiamo sempre di pi di quanto voi non crediate... Molto di pi, ne sappiamo... Riki mi somigliava e coltivava questa somiglianza... Si faceva persino vestire dalla mia sarta...
Tibor - (si siede; un po' impacciato) Si tratter al massimo di una vaghissima rassomiglianza... anche il cigno e l'oca si rassomigliano, in fin dei conti...
Ilona - (piacevolmente sorpresa) Ah? Grazie per il cigno! Ad ogni modo il mio candido manto da cigno l'ho mal conciato.., Il cigno nel carbone . Ma perch la povera Riki caduta in disgrazia? Quella era certo un'oca incensurabile.
Tibor - Vi prego, lasciate andare...
Ilona - (soffia il fumo verso il soffitto) Sentite: non bisognerebbe mai trattare con un uomo che ha un'amante...
Tibor - (con ironia velata) Dio, questa moralit intransigente!
Ilona - No, caro amico; qui non si tratta di morale... ma di tutt'altro... Noi giochiamo con probabilit ineguali. Voi siete tutti falsi giocatori! Noi donne mettiamo sulle carte il cuore, il sangue, i nervi... La nostra ignoranza della vita, il nostro prepotente bisogno di vivere... tutto in gioco! Voi uomini invece giocate solo col cervello. La partita troppo ineguale... Non proprio da meravigliarsi se poi voi ci depredate a vostro agio... Se Riki, che mi somiglia tanto, non fosse stato d'atout nel falso gioco, allora... allora... (Esita, poi decisa) S, allora mi avreste sposata.
Tibor - (molto sbalordito) Cosa avrei fatto?
Ilona - Sposata, mi avreste.
Tibor - Sposata... io... voi? Permettete... quando vi conobbi... eravate bene... s, allora eravate gi fidanzata al mio pi caro amico!
Ilona - (annuisce, come in sogno) Sei anni fa, stato, una sera di estate, 23 luglio, all'Isola Margherita... Paolo vi aveva dato appuntamento alle rovine del convento, per presentarvi a me... Io ero una ragazza di vent'anni... Avevo un abito bianco... Ah, voi non saprete mai che palpito, che gioia, sotto la mia blouse di foulard! Quando ci lasciammo, l al ponticello, avreste potuto dirmi soltanto (sussurrando ardentemente); Vieni via! , e io, ve lo giuro, avrei lasciato Paolo a sedere e la zia Caterina in piedi, e vi avrei seguito.
Tibor - Seguito... S, e dove?
Ilona - Questo non ve lo avrei chiesto davvero! Incredibile, vero? A un primo incontro non mai successa urla cosa simile... Ma sapete anche perch? Soltanto perch nessun uomo ha ancora avuto il coraggio di dire a una ragazza di famiglia: Vieni con me! . Voi uomini siete proprio tanto vili. Il vostro coraggio... gi, il vostro coraggio, anche quello lo lasciate da Riki... Ebbene, voi non mi chiamaste, ma io vi seguii lo stesso e divenni vostra moglie.
Tibor - Cosa diventaste?
Ilona - Vostra moglie! Non vi accorgeste affatto d'essere voi mio marito? Me l'aspettavo. Per cinque anni, sono stata vostra, fedele. Tutto ci ch'era mio, era in vostro possesso. Tutto ci che v'era in me, buono e cattivo... Soltanto la mia bellezza, no... Voi vi contentaste della copia. Riki! Pu essere stato pi comodo, questo; per siate un po' sincero! Onesto non lo era! Voi venivate ogni sera... ricordate ancora lenostre serate?
Tibor - (accenna di s commosso).
Ilona - Passavo delle ore dinanzi allo specchio. Volevo essere bella (Ride) Ricordate le nostre battaglie?
Tibor - (accenna di s).
Ilona - La vostra flemma mi rendeva furiosa... Vi ricoprivo di sarcasmi ed ero cos felice quando potevo colpirvi con una frecciata cattiva! Alle undici ve ne andavate... Noi vi accompagnavamo al cancello... E quando tornavamo indietro, Paolo e io, nella casa illuminata, vuota, allora mi sentivo- il cuore strettoi e mi pareva cos strano! Mio marito se t'era andato e il mio amico Paolo era rimasto! (In tono diverso) Ecco, vedete? Io ho il coraggio di dir tutto.
Tibor - Giacch avete questo coraggio, dite, allora perch avete tradito Paolo?
Ilona - Paolo? Ma cosa c'entra quel brav'uomo in tutto questo? Se io avessi tradito qualcuno, quello sareste voi. E se qualcuno lo avesse meritato, voi lo avreste meritato. (lo guarda in pieno viso, erompe in una risata; ride per nascondere le lacrime; alla fine si asciuga gli occhi col fazzoletto).
Tibor - (molto irritato con voce calda, oppressa) Perch ridete? Perch ridete?
Ilona - Perdonatemi, non colpa mia. (Fra le lacrime) Ma gli uomini sono cos strani.,! cos strani... (Piange amaramente. Pausa).
Tibor - (come sopra) Perch piangete? Dovete dirlo, non dovete vergognarvi; non siamo che ombre!
Ilona - Penso. No! Anche le ombre non potrebbero che sussurrarselo piano, molto piano, all'orecchio.
Tibor - (le si avvicina) Sussurratemelo al- i l'orecchio!
Ilona - (gli prende la mano) Pi vicino! (Piano) Voi mi parlate come se veramente fossi l'ombra della vostra bisnonna... E non ho che ventisei anni, io! Ventisei anni! E se voi nonio sapete, io debbo confessarvelo: nelle mie vene pulsa la vita e il cuore palpita...
Tibor - (le cade dinanzi in ginocchio, l'abbraccia, insieme con la sedia su cui ella seduto).
Ilona - ...credo che palpiti forte.. (Attira il capo di lui sul suo petto, a sinistra) Sentite?
Tibor - (piano, con voce tremante) Batte forte...
Ilona - (gli posa la mono sulla bocca. Parla sommesso, a tratti, come a un bambino) Ora taci. Io so gi quello che pensi.. So anche cosa vuoi... Me, vuoi! Non vero? (Pausa) Ma amico adorato, non c' nulla di pi semplice! Quando ero ancora una signora per bene, era il mio sogno pi fiero, diventare la tua amante... E dovrei aver degli scrupoli ora, che non ho pi nulla da perdere? (Con tenerezza) Sentite, Tibor, mi viene in mente una piccola idea graziosa! Quattordici mesi fa voi mi deste un pranzo d'addio... Invitaste come ospite la verit. Fu un peccato! Questa sera vi dar io un pranzo di rivincita. Volete? Anch'io invito un ospite; non la verit, no: la vita! La vita, in un manto dorato!
Tibor - Tu sei la vita, tu sei tutto, tu sola! (Lo vuoi baciare a forza sulla bocca).
Ilona - (gli si sottrae; parla con leggera ironia) Dacch la piccola Riki non pi presente, amico, voi giocate senza cervello! Se volessi, potrei ora vincervi tutto, anche la vita. Ma io sono una giocatrice leale; non gioco con la gente ebbra, non giuoco, io! (Si alza).
Tiboe - (deluso) Ma cos'avete?
Ilona - Anche voi dovete uscire dall'ebrezza! (Incrocia le braccia, guarda in aria) Trilli Barone Trill! Trilli! Trilli
Tibor - (pesta il piede a terra, in furia) Che vuoi dire?
Ilona - H mezzo efficace? Tibor, non posso cenare con voi... N oggi, ne pi tardi... Trill si presenterebbe, terzo non chiamato... Lo conosco; un compagno indiscreto. E allora sarebbe di nuovo un banchetto dei Nibelungi: intorno alla tavola scorrerebbe il sangue.
Tibor - Ma cosa dite? E' lontano, in America...
Ilona - (con stupore mal simulato) Cosa dite?
Tiboh - Ha sposato la vedova Jacquette, la vedova di quel grosso fabbricante di rasoi... Ora anche lui fabbrica rasoi, credo a Boston. Non sapevate?
Ilona - Lo sapevo perfettamente. Ma non del Trill che sta a Boston che ho paura; bens dell'altro barone che vive nella vostra testa... Non voglio pi incontrarmi, con quello. Vi sono delle cose che non ei possono sopportare una seconda volta.
Tibor - (dopo una breve lotta interna) Ecco, Ilona, non lo credo!
Ilona - (spalanca gli occhi) Che cosa, non credete?.
Tibok - Tutta l'assurda storia con Trill... No, non ci credo... Una donna come voi e quella zucca vuota? Inammissibile! E poi non c' assolutamente nessuna prova! Il biglietto del tram,, Chteau Trac? Sciocchezze! Sogni malati di un pazzo: geloso! Ili vostro pellicciaio sta nella Turkenstrasse, si chiama Messinger. Voi in quel giorno siete andata da lui... Ecco! E le scarpe con la guarnizione di antilope? S, certo, una donna nell'automobile c'era; ma chi fosse...
Ilona - (lo interrompe con dolcezza) Io, ero, amico!
Tibor - (con rabbia) Questa una menzogna!
Ilona - Non siate scortese, Tibor! Ma perch dovrei accusarmi di una cosa simile, senza esserne colpevole?
Tibor - Chi pu comprendervi? Voi eravate irritata con me, e Paolo vi dava fastidio... Vi sono state delle donne che per piccole cose si sono gettate nel Danubio'. Forse anche voi avete voluto finirla in qualche modo. Chi lo sa? E perch oggi continuate ad insistere? Voi siete una natura fiera. Io vi ho offesa, non lo nego: vi ho offesa, e voi siete orgogliosa come un demonio! Voi pensate all'avvenire... Voi non potreste provare la vostra innocenza ; non v' nulla di pi difficile che poter dare una prova negativa! E perci attirate addosso la colpa... Ebbene! Se la passione e l'ardore che sprigionate costituiscono il peccato, io non vi sfuggo, non mi difendo pi, ma vi grido: vi amo, vi amo, con tutto il peccato, Bona! (Pausa) Ma queste non sono- che parole, parole vuote esenza peso, come piume! Ci che importa che - ora ci siamo- ritrovati e che non ci separeremo mai pi!
Ilona - (assorta, con calma piena di mistero) Come volete, amico! Come credete!
Tibor - (la serra fra le braccia, tremante di passione contenuta) Sei mia!
Ilona - (come sopra) Lo sono stata sempre, lo sono anche oggi!
Tibor - Vieni via di qui!
Ilona - Ti seguo dove vuoi. (Diventa vivace d'un tratto) Per a una condizione, una sola! (Lo guarda negli occhi) Oggi voglio bere dello Chteau Irac!
Tibor - (trasalisce la guarda fosco).
Ilona - (gli si serrai contro) Devo bere dello Chteau Irac! Con te!
Tibor - (esita; sorride) . Questa dev'essere la mia punizione? (Rabbiosamente) Ebbene.- (La stringe contro di se).
Ilona - (si svincola) Il resto me lo direte a tavola... (Si guarda intorno) Non voglio che Paolo ci sorprenda; ora che non pi mio marito! (Sottovoce) Dite, Tibor, e non si potrebbe fare un piccolo viaggio...
Tibor - (raggiante) Insieme? Ma certo!
Ilona - In, Svizzera... Al ghiacciaio del Rodano...
Tibor - (c. s.) Al ghiacciaio del Rodano...
Ilona - (imbarazzata, esitante) E non si potrebbe abitare insieme, fuori?
Tibor - Ma s! Si pu!
Ilona - Non temete uno scandalo?
Tibor - Si pu evitare... Prender le miei precauzioni... Piccole formalit.
Ilona - S, c' una piccola formalit con la quale si pu evitare qualsiasi scandalo... (Lo guarda in pieno) Andiamo al Municipio!
Tibor - (la fissa sconcertato).
Ilona - (maternamente) E' meglio Tibor. Vi conosco e mi conosco. Prima o poi mi sposerete. E' meglio che prendiate vostra moglie per amante, anzich la vostra amante per moglie... Lo debbo anch'io al mio fidanzato!
Tibor - S, giusto. Il ricco fidanzato! Chi questo signore?
Ilona - II mio fidanzato? Voi, Tibor. Credete che intendessi un altro?
Tibor - (la guarda, immoto).
Lisi - (entra con Paolo, da destra) Ora, signor Tibor... (Vede i due che stavano per uscire da sinistra; si arresta; squadra alteramente Ilona dalla testai ai piedi).
Ilona - (gioviale) Ah, buona sera, caro Paolo!
Paolo - (nel pi grande imbarazzo, a Lisi) Non vedi? E'Ilona!
Lisi - ( d'un tratto ripresa, dall'impressione dei vecchi ricordi; in tono fanciullesco) Buona sera, cara zia Ilona!
FINE
- Questo copione è stato visto:


