L’amante di prima

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L’AMANTE DI PRIMA

Commedia in tre atti

di GINO VALORI

PERSONAGGI

MAG

PIERIL

TOM

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Scenario per i tre atti: salottino elegantissimo e moderno in casa di Mag. Porta a sinistra. Nel fondo, verso destra, un arco di accesso all'anticamera. (Destra e sini­stra del suggeritore).

Mag e Pieril bisticciano. Mag è seduta di traverso su una poltrona, con le gambe ciondoloni da un bracciolo; Pieril passeggia, inquieto.

Mag                               - Non sei elegante, Pieril.

Pieril                              - (risentito) Io non sono elegante? (Incalzando) Io?

Mag                               - Tu, tu, tu!

Pieril                              - Vorrei soltanto vedere un giovanotto più elegante di me.

Mag                               - (con noncuranza) Sei stupido, Pieril, Non capisci nulla. (Pieril la guarda interdetto). Non pensare all'eleganza dei vestiti e delle cravatte. Dico che non sei elegante in amore.

Pieril                              - Perché? Che cosa faccio per non essere elegante?

Mag                               - Domanda piuttosto che cosa non fai per esserlo.

Pieril                              - È la stessa cosa.

Mag                               - No. Vedi? Non lo capisci. Non sei mai elegante in amore, povero Pieril. (Pieril non capisce; è umiliato e deluso). Hai tante qualità: credi che io non me ne accorga?... (Pieril inorgoglisce). ...Ma ti manca l'eleganza. (Pieril è desolato). Non mussi.

Pieril                              - (non ha capito) Non...?

Mag                               - Mussi! Mussi! Non spumeggi. Non frizzi. Come devo dirti? Vedi Mieli, per esem­pio, è elegante? Non parlo di vestiti, adesso.

Pieril                              - (risoluto) Ah, no! Non vorrai dire che sia elegante Mich!

Mag                               - (scoraggiata) Non sai frenarti: non sai dominarti: non hai l'eleganza morale. (Pieril se ne infischia e fa una spallucciata). Ti avrei detto io stessa: Mich non è elegante. (Pieril è soddisfatto). Eppure, è vestito bene; si serve dal tuo stesso sarto, è inappuntabile, non gli manca nulla, ma non è elegante come te. (Pieril esulta). In amore, tu... sei vestito benissimo, ma non sei elegante. Sei geloso... (Pieril si ferma e fissa Mag). ...Sospettoso...

Pieril                              - Vorresti dire che l'eleganza, in amore consiste nel lasciarsi fare le corna?

Mag                               - (con dispregio) Quanta importanza dai a certe sciocchezze...

Pieril                              - (stupito) Le chiami «certe scioc­chezze »?

Mag                               - Non saprei come chiamarle in altro modo.

Pieril                              - (risentito) Corna!

Mag                               - Se ti fa piacere!.

Pieril                              - (più calmo) Mag, hai un certo modo di considerare le cose...

Mag                               - Elegante. Moderno. Sono al di sopra delle piccole banalità.

Pieril                              - (tra se, strabiliando) Banalità!

Mag                               - E voglio essere libera. Mi hai spo­sato, tu? Sei a mala pena il mio amante.

Pieril                              - (offeso) A mala pena?

Mag                               - Sì: così, qualche ora al giorno.

Pieril                              - Se lo sono qualche ora, lo sarò anche nelle altre, spero. Per il ricordo, almeno.

Mag                               - (con indifferenza) Sì... così...

Pieril                              - Come « così »?

Mag                               - Così.

Pieril                              - (rinuncia a capire) Mah! (Passeg­gia per la stanza). Tu sarai elegantissima, in amore, ma ti dirò che questo non mi piace affatto. Da qualche tempo hai una maniera di ragionare...

Mag                               - Perché mi annoi, Pieril.

Pieril                              - Io? Ti annoio?

Mag                               - Sì, mi opprimi. Vuoi fare il tiranno, e io detesto i tiranni. Finirai col farti odiare o col gettarmi tra le braccia di un altro.

Pieril                              - Ah! Pensi a questo?

Mag                               - Non ci penso: sei tu che me lo fai pensare con le tue gelosie, con le tue proibi­zioni, con i tuoi sospetti... Io vorrei entrare nella tua testa per sapere che cosa pensi. Sei convinto che ti amo?

Pieril                              - Non lo so.

Mag                               - (irata) Sciocco! Sciocco e idiota! Se non ti amassi, perché sarei la tua amante?

Pieril                              - Così...

Mag                               - Non certo per divertimento. Sei tutt'altro che divertente. Ti assicuro che, se non ti amassi, non ti sopporterei.

Pieril                              - Grazie. Ma non mi dai mai una prova d'amore.

Mag                               - Che cosa dovrei fare, secondo te?

Pieril                              - Non lo so: non debbo suggerirte­lo io.

Mag                               - E tu, che fai? Che prove mi dai?

Pieril                              - Io? Tutto quello che faccio è una prova d'amore. Se sono qui, adesso, ci sono perché ti amo, mi pare.

Mag                               - E se io ti ricevo è per la stessa ra­gione.

Pieril                              - Vorresti non ricevermi? Mettermi alla porta?

Mag                               - Se continui a bisticciare, lo prefe­risco.

Pieril                              - Mag, non mi ami più.

Mag                               - Sei noioso.

Pieril                              - (infuriato) Finiscila con questo noioso, noioso, noioso, mancante di eleganza... Mio Dio! Se ho tutti questi difetti, piantami, una buona volta, chiudimi la porta in faccia... Così, finalmente, potrai andartene a San Remo quando vorrai.

Mag                               - A San Remo?

Pieril                              - Ma sì, ma sì! Tutta questa storia dell'eleganza e non eleganza è venuta fuori perché vuoi andare a San Remo! Credi che non l'abbia capito?

Mag                               - No, caro: non l'hai capito.

Pieril                              - (interdetto) Come no?

Mag                               - No. Te l'ho detto io. (Pieril rimane male). Te l'ho detto io perché ci vado, a San Remo. E non ho affatto bisogno del tuo per­messo, caro.

Pieril                              - Ah, no. Assolutamente, no. Tu sei liberissima: lo hai detto anche cinque minuti fa: «Sei mio marito? ». «No». Hai detto che sono a mala pena il tuo amante...

Mag                               - Appunto. E poi?

Pieril                              - Ah, ecco: poi. Va' pure a San Remo, cara. Poi, non ci vediamo più.

Mag                               - E questo è il tuo amore? Il tuo gran­de amore? Fai dipendere la nostra relazione da una gita a San Remo?

 Pieril                             - No, sei tu che non puoi rinunciare per il nostro amore a una gita a San Remo.

Mag -                            - E tu non vuoi tollerarla. Siamo pari.

Pieril                              - No. Sai benissimo per quali ragioni ti proibisco di andare a San Remo.

Mag                               - «Ti proibisco»? Tu mi proibisci? (Ride jorzatamente) Ah, ah! E le famose ra­gioni, poi, caro, sono stupidaggini delle tue so­lite. Ti sei messo in testa che ci sia lui. Intanto, non è affatto certo, e, poi, qui non c'è lui?

Pieril                              - Non è una buona ragione per an­dare a fare una gita insieme.

Mag                               - Eh, insieme! Saremo centomila! Non è detto che dobbiamo capitare nella stessa mac­china.

Pieril                              - Oh, quanto a questo, puoi star certa che i cari amici farebbero di tutto per farvi trovare insieme.

Mag                               - (sorride soddisfatta) E quand'anche fosse?

Pieril                              - Quand'anche fosse, non mi pare questa la maniera di dimostrarmi l'amore.

Mag                               - Sai benissimo che tra lui e me non c'è più nulla.

Pieril                              - Ma ne parli sempre.

Mag                               - No. Ne parli tu.

Pieril                              - Perché tu ci pensi.

Mag                               - Mi leggi nel pensiero? Saresti più di buon gusto se facessi l'indifferente.

Pieril                              - Già. E ti lasciassi andare a San Remo con lui.

Mag                               - Che ci sarebbe di strano? Sai che ti amo... Basta.

Pieril                              - (impazientito) Sai che ti amo, sai che ti amo... Alla fine, questo diventa un alibi per far tutto quello che ti pare e piace. Domani ti prende un capriccio per un altro, ci vai a letto insieme, e, poi, mi dici: «Sai? Non te ne preoccupare, perché ti amo».

Mag                               - (calmissima) Che ci sarebbe di strano?

Pieril                              - (indignato) Ah, questa, poi! No, mia cara: non potremo intenderci mai. Asso­lutamente.

Mag                               - (calma) Potremo intenderci sempre. Basta che tu sia ragionevole. Se mi lasci libe­ra, non faccio nulla di male.

Pieril                              - Con certe teorie non mi fido del tuo discernimento tra il bene e il male. Tu cominci col voler andare a San Remo...

Mag                               - Mio Dio! Pare che vada alla perdi­zione! Anche se lo incontro, anche se gli par­lo, non sarà, poi, questo un gran male! Sai bene che è stato sempre riguardosissimo, mi ha voluto bene, e mi avrebbe anche sposata.

Pieril                              - Ma brava! Ma bene! Non manca altro che tu faccia il suo elogio davanti a me.

Mag                               - Preferiresti che fossi stata l'amante di un mascalzone?

 Pieril                             - Preferirei che non fossi stata l'a­mante di nessuno...

Mag                               - Bella soddisfazione!

Pieril                              - ...Ma, dal momento che questo non è, preferirei che non mi ricordassi i miei pre­decessori.

Mag                               - Non sono centomila, sai? È uno.

Pieril                              - Uno o centomila, fa lo stesso.

Mag                               - Bene a saperlo. Ne approfitterò.

Pieril                              - Mag! Sei sconveniente!

Mag                               - Non più di te.

Pieril                              - Ti approfitti perché ti voglio bene, ma...

Mag                               - (canterellando) Schiavo non sono...

Pieril                              - Anche queste tue ironie non mi piacciono.

Mag                               - Si può sapere che cosa ti piace di me? La maniera di fare, no; maniera di par­lare, no. Che cosa ti piace?

Pieril                              - Più nulla, se continui così.

Mag                               - (si alza, si avvicina a Pieril) Sei di cattivo umore, oggi. Vuoi il tè?

Pieril                              - (sgarbato) Come credi.

Mag                               - (suona il campanello) Di' un po': intendi di continuare su questo tono?

Pieril                              - E tu intendi di andare a San Remo?

Mag                               - Ancora?

Tom                               - (dal fondo) La signora ha suonato?

Mag                               - Il tè. (Siede di nuovo).

Tom                               - (s'inchina ed esce dal fondo. Pausa).

Pieril                              - (passeggiando) Si può sapere dove andasti ieri sera?

Mag                               - Ieri sera?... (Finge di pensare).

Pieril                              - Non pensare tanto. Lo sai benis­simo.

Mag                               - Certo che lo so: andai a ballare.

Pieril                              - (furibondo) A ballare? Andasti a ballare? (Precipitosamente) Dove? Con chi? Fino a che ora?

Mag                               - (alzandosi in piedi) Sei sconvenien­te, Pieril!

Pieril                              - (imperioso) Rispondi!

Mag                               - (risoluta) No! Non ti risponderò af­fatto.

Pieril                              - Oh, lo credo! Non puoi confes­sare...

Mag                               - Che cosa non posso confessare? Di essere andata a ballare?

Pieril                              - Perché non me lo avevi detto?

Mag                               - Perché mi avresti fatto una scenata.

Pieril                              - Ah, sì? E tu, per evitare la sce­nata, mentisci.

Mag                               - Non mentisco: taccio.

Pieril                              - È una forma di menzogna.

Mag                               - È una difesa contro la tirannìa.

Pieril                              - Dimmi dove andasti. Chi c'era?

Mag                               - Credi che io sia obbligata a rispon­derti?

Pieril                              - E tu credi che io sia obbligato a tollerare?

Mag                               - Tolle: l'amante di prima

Mag                               - Tollerare che cosa? E sostieni di amarmi? Questo non è amore, è orgoglio, egoismo...

Pieril                              - Parli di egoismo, tu. Sei straordi­naria.

Mag                               - (irata) E tu sei...

Tom                               - (entra dal fondo col vassoio del tè; si sofferma sulla soglia; capisce di giungere in un brutto momento ; fa un passo indietro ; dice con molta dignità) Permesso? (Va a posare il vassoio sul tavolino).

Mac                               - (appena si accorge della presenza di Tom, a Pieril, con tono affettuosissimo) Sei un tesoro, caro: sei un amore.

Pieril                              - (volta le spalle a entrambi; si rigira su se stesso e guarda Mag stupefatto).

Tom                               - (dà uno sguardo dignitoso a entrambi; a Mag) La signora desidera che serva io?

Mag                               - (con doppio senso) No, grazie, Tom: ci serviamo da noi.

Tom                               - (s'inchina ed esce dal fondo).

Mag                               - Vorrei sapere come facevi quando eri l'amante di Claude.

Pieril                              - (molto lusingato) Claude mi ama­va molto.

Mag                               - E non eri geloso di suo marito?

Pieril                              - (stupito) Geloso? Dal momento che lo tradiva per me...

Mag                               - Allora, se io avessi marito e lo tra­dissi con te, non saresti geloso? Non mi manca che prendere marito.

Pieril                              - No, perché lui .verrebbe dopo di me. Allora, tu tradiresti me per lui.

Mag                               - Sei complicato.

Pieril                              - Tutt' altro.

Mag                               - Claude andava sempre a ballare e non le dicevi nulla, quantunque tenesse un certo contegno...

Pieril                              - Mag, ti prego. Claude ha sempre tenuto un contegno di una signora onestissima.

Mag                               - ...Che faceva le corna al marito e flirtava con tutti.

Pieril                              - Non è vero!

Mag                               - Se era la tua amante.

Pieril                              - Non è vero che flirtasse con tutti. Del resto, se avesse tenuto un contegno scor­retto, questo riguardava suo marito, non me.

Mag                               - Mi dispiace il ragionamento.

Pieril                              - Certo! Dal momento che era spo­sata, il responsabile era il marito, i torti rica­devano su di lui.

Mag                               - (con ironia) Giusto!

Pieril                              - Con me, era così affettuosa...

Mag                               - Benissimo, adesso fammi l'elogio di Claude. Dimmi anche che devo imparare da lei, ad avere due uomini nello stesso tempo.

Pieril                              - (con disprezzo) Due uomini? Uno era il marito...

Mag                               - Va' là che Claude ne avrà avuti an­ che tre.

Pieril                              - Mag, non posso permettere...

Mag                               - Oh, non fare il paladino! Claude era una mia amica...

Pieril                              - Le dai una bella prova di amicizia, in questo momento.

Mag                               - Del resto, lo dicono tutti. Anche ieri sera, a cena, Clementi...

Pieril                              - (La interrompe, furibondo) Ieri sera? A cena? Andasti anche a cena, ieri sera?

Mag                               - Sì. Dopo il ballo.

Pieril                              - E con quello scemo di Clementi? Con quell'imbecille che fa la corte a tutte?...

Mag                               - Ti faccio notare che il Clementi è un tuo amico.

Pieril                              - (furibondo) È un imbecille e un mascalzone che si permette di farti la corte, sapendo...

Mag                               - Chi ti ha detto che mi facesse la corte?

Pieril                              - Oh, lo conosco! È un filibustiere...

Mag                               - Li scegli bene i tuoi amici...

Pieril                              - Ah, vai a cena coi giovanotti...?

Mag                               - C'erano anche due uomini sposati.

Pieril                              - E credi che io possa permetterti...?

Mag                               - Non ti domando nessun permesso. Non sei come il marito di Claude sul quale ri­cade il ridicolo delle sue leggerezze. Io sono libera: tutto ricade su di me.

Pieril                              - Ma appunto per questo.

Mag                               - «Appunto per questo» che cosa?

Pieril                              - Senti. Patti chiari. Vuoi che ad­diamo avanti? Proibizione assoluta e tassativa di andare a ballare, di andare a San Remo, di andare in qualsiasi posto senza il mio permes­so. O così, o nulla.

Mag                               - (calmissima) Nulla;

Pieril                              - (attonito) Eh?

Mag                               - Ho detto: nulla.

PiEfiiL                          - Oh, capisco! Per te è indifferente.

Mag                               - No: tutt'altro. Non è affatto indiffe­rente. Ti dico sinceramente che ti amo con tutte le mie forze, quanto sono capace di amare...

Pieril                              - Poco.

Mag                               - Poco, se ti fa piacere. Ma quanto sono capace di amare: non ti ho mai tradito, non ti tradisco, ma non posso sopportare que­sta tirannìa. Voglio essere libera. Te l'ho detto sempre: fedele, ma libera. Tu mi dai a sce­gliere: o così o nulla. E io scelgo. Nulla. Me­glio nulla che la tortura.

Pieril                              - È quello che desideravi.

Mag                               - Sì, proprio. Si vede che sei intelli­gentissimo. Allora, ti dirò che non so come farò a vivere senza di te, ma preferisco marto­riarmi, soffrire, piuttosto che andare avanti così. Basta, basta, basta!

Pieril ............................ - Basta debbo dirlo io.

Mag ............................. - Perché tu?

Pieril                              - Perché sono io che ti pianto, ca­pisci? Sono io che ti pian-to.

Mag                               - (ironica) Gentile! Carino! Bèlla que­sta espressione! Elegante! E, poi, non è vero: sono io che non accetto le tue condizioni. Io, capisci? Vattene!

Pieril                              - Sì. Ma non sei tu che mi mandi via. Me ne vado da me. E non tornerò mai più. Sta' certa. Non credere di fare alle solite.

Mag                               - E cioè? Cioè? Ti dico che non voglio più saperne, di te!

Pieril                              - Io, non voglio più saperne di te.

Mag                               - Allora, siamo d'accordo, una volta tanto. Perché ti inquieti?

Pieril                              - Perché tu capisca bene che me ne vado io.

Mag                               - Certamente. Non penserai che me ne vada io. Sono in casa mia. Per fortuna.

Pieril                              - Oh, la fortuna è un'altra: quella di non essermi mai deciso a vivere con te, perché altrimenti...

Mag                               - Non ho voluto io.

Pieril                              - Io, non ho voluto.

Mag                               - Tu, tu, tu! Sempre tu! Non ci sei che tu! Finalmente, non ci sarai più nella mia vita.

Pieril                              - No, non ci sarò più: dal momento che sono, a mala pena, il tuo amante, perché poi tu faccia tutto il comodo tuo, preferisco non essere nulla.

Mag                               - Sei odioso.

Pieril                              - Odioso? Anche odioso? (Si avvia verso il fondo). Bada! Non mi vedrai più.

Mag                               - Tanto meglio.

Pieril                              - Non scherzo.

Mag                               - Nemmeno io.

Pieril                              - Me ne vado.

Mag                               - Vattene!

Pieril                              - Addio!

Mag                               - Ciao.

Pieril                              - (rimane un momento incerto, poi esce dal fondo).

Mag                               - (scoppia in lacrime. Dopo un po' si alza, corre al fondo, chiama) Pieril! Pieril!

Tom                               - (sulla soglia, nel fondo) Il signore è uscito.

Mag                               - (tornando in avanti) Bene. Grazie.

Tom                               - (esita un momento, poi si ritira).

Mag                               - (si lascia cadere sul divano, e piange. Poi si alza, e, senza asciugarsi le lacrime, pren­de una margherita da un vaso di fiori, la sfo­glia, mormorando con voce di pianto) Mi ama, non mi ama, mi desidera, mi disprezza, mi ama, -non mi ama... (Continua a sfogliare la margherita sino all'ultimo petalo, ripetendo le frasi. L'ultimo petalo coincide con la frase «Non mi ama». Rimane con la margherita tra le dita, imbronciata).

Tom                               - (entra dal fondo) Posso portar via il cabaret?

Mag                               - (con voce di pianto) Tom, le margherite, si deve incominciare a sfogliarle u cendo: «Mi ama», o dicendo: «Non mi ama»;

Tom                               - Dipende, signora: se si comincia sfo­gliarle dicendo: «Mi ama» e alla fine risulta: «Non mi ama», vuol dire che si doveva inco­minciare a sfogliarle dicendo: «Non mi ama» perché alla fine risultasse: «Mi ama».

Mag                               - Tom, sono molto infelice.

Tom                               - Ne sono molto addolorato, signora.

Mag                               - Il signore se n'è andato.

Tom                               - Ho veduto, signora.

Mag                               - E non tornerà più.

Tom                               - Oh, tornerà, signora.

Mag                               - Come lo sapete?

Tom                               - Perché se non tornasse non potrebbe andarsene un'altra volta.

Mag                               - Allora, credete che tornerà?

Tom                               - Credo, signora.

Mag                               - Oh, no, no! Mi ha piantata! (Riflet­tendo) È stato lui che mi ha piantata: non sono stata io. Lui, lui, lui! È stato lui!

Tom                               - La signora non si affanni a dimo­strarlo: se ne pentirebbe presto. Nel primo momento si vuol sempre sostenere di essere stati piantati, ma in un secondo tempo fa pia­cere, invece, di aver piantato. È una piccola soddisfazione morale.

Mag                               - Forse, avete ragione, Tom: l'ho pian­tato io.

Tom                               - La signora è già al secondo tempo.

Mag                               - Me ne sono pentita. (Tom non sa che farci). È colpa sua: non mi dà mai pace; è geloso, opprimente. Tom, sono triste: con­fortatemi: mi avete sempre confortata.

Tom                               - La signora è troppo buona. La si­gnora si compiaccia di dirmi in quale modo desidera di essere confortata: se per aspettare il ritorno del signore, o per prepararsi a non rivederlo più.

Mag                               - (allarmata) Oh, Dio! Perché? C'è, dunque, pericolo che non lo riveda più?

Tom                               - Certamente, signora. Se la signora gli chiuderà la porta in faccia.

Mag                               - No, no.

Tom                               - Allora, la cosa è facile, ma la signora mi permetta di dirle che tutto sarà completa­mente inutile finché la signora continuerà a tener il contegno che ha tenuto in passato.

Mag                               - (risentita) Tom! Che cosa potete dire del mio contegno? Non diventate sconveniente: se io vi accordo una certa confidenza...

Tom                               - (rispettosamente) La signora mi ono­ra, e io non mi permetterei mai di venire meno alla sua fiducia, o di censurare la sua condotta. Del resto, la condotta della signora è incensu­rabile...

Mag                               - (soddisfatta) Grazie, Tom.

Tom                               - È doveroso riconoscerlo: del tutto incensurabile. Fino al punto di diventare ina­bile.

Mag                               - Sì, è vero: bisognerebbe che gli fa­cessi le corna, e allora...

Tom                               - Non mi permetterei mai di consi­gliarlo alla signora. La signora ama troppo il signore.

Mag                               - (sospirando) Purtroppo.

Tom                               - Ma lo ama male.

Mag                               - Eh?

Tom                               - Lo ama: semplicemente; senza nulla di più.

Mag                               - Di più? Che cosa potrei fare di più di quello che faccio?

Tom                               - La signora mi permetta di dirle che non fa nulla.

Mag                               - Nulla? Come potete dirlo, voi, Tom?

Tom                               - Non so chi altri potrebbe dirlo, oltre me. La signora crede di far abbastanza andando a letto con il signore?

Mag                               - (risentita) Tom!

Tom                               - La signora mi ha ordinato di con­fortarla...

Mag                               - Vi pare questo il modo?

Tom                               - Bisogna prendere un punto di par­tenza.

Mag                               - Potevate sceglierne uno migliore.

Tom                               - Difficile, signora, uno migliore. D'al­tra parte, la signora sa benissimo che molte volte ho servito la colazione a letto alla signora e al signore.

Mag                               - Non è una buona ragione per ricor­darlo.

Tom                               - (sospirando) Oh, molto migliore di quanto la signora non creda.

Mag                               - Insomma, perché dite che amo male il signore?

Tom                               - Perché il signore ha bisogno di es­sere amato diversamente.

Mag                               - In che modo?

Tom                               - La signora, permette? (Con compa­timento) Non è un uomo che possa guidare: è un uomo che ha bisogno di essere guidato.

Mag                               - E cioè?

Tom                               - Quando, poco fa, la signora rimpro­verava al signore di non essere elegante in amo­re, aveva ragione. (Mag ha un gesto di sorpresa e di protesta perché Tom ha ascoltato). La si­gnora perdoni: ho dovuto ascoltare per poterle dire la mia opinione.

Mag                               - (convinta) Ah, è giusto, è giusto!

Tom                               - Sono lieto che la signora lo riconosca.

Mag                               - Certamente.

Tom                               - Ecco: il signore, al posto della si­gnora, mi avrebbe licenziato. Il signore manca di elasticità: ha l'amore rigido, esclusivista, pauroso.

Mag                               - Non vi capisco, Tom.

Tom                               - Non mi stupisce, signora.

Mag                               - (risentita) Tom! Non vi capisco perché non vi spiegate.

Tom                               - (rispettosissimo) È quanto intendevo, signora.

Mag                               - Spiegatevi, dunque, Tom.

Tom                               - Il signore ha un concetto primor­diale dell'amore: è ancora di quegli uomini che hanno paura delle corna: non godono nemmeno l'amore perché stanno continuamente in so­spetto. Il signore non capisce che, quando si viaggia in treno, può capitare anche uno scon­tro, ma questa non è una buona ragione per non sederci al wagon-restaurant senza pensieri.

Mag                               - Sì, Tom. Ma... come farglielo ca­pire? Io ho tentato sempre di rassicurarlo, e...

Tom                               - Oh, la signora mi permetta di dirle che ha sempre sbagliato. Il signore non ha pau­ra delle corna in se stesse: ha paura del ridi­colo. È la mentalità di quasi tutti i signori e anche in gran parte delle signore.

Mag                               - Come potete dirlo, Tom? Scusate: senza offendervi, avrete esperienza in fatto di cameriere, ma per le signore la cosa è diversa.

Tom                               - Domando scusa, signora: sono i si­gnori che amano le cameriere: noi, general­mente, siamo costretti a trattare soltanto con le signore.

Mag                               - Credete, dunque, che io abbia sba­gliato?

Tom                               - Completamente, signora.

Mag                               - Lo dite voi.

Tom                               - Lo diceva, poco fa, anche il signore.

Mag                               - Perché avrei sbagliato?

Tom                               - La signora non ha mai dato una prova d'amore al signore.

Mag                               - Ma che dite, Tom? Un momento fa, avete affermato...

Tom                               - Intendo, signora, una prova d'amore convincente. In quale modo la signora ha di­mostrato al signore di amarlo? (Mag fa per parlare). Intendo: al di fuori di certe intimità.

Mag                               - Non saprei.

Tom                               - Ecco perché il signore poteva affer­mare, poco fa, che la signora Claude gli dava prove maggiori del suo amore.

Mag                               - (stupita) Ma siete stato ad ascoltare proprio tutto?

Tom                               - Supponevo che la signora mi avrebbe fatto l'onore di domandare il mio parere.

Mag                               - Allora, parlate: non vorrete dire che Claude...

Tom                               - Oh! Sono convinto che la signora Claude non amava il signore nemmeno per la quarta parte di quanto lo ama la signora.

Mag                               - Certo! Certo!

Tom                               - Invece, il signore l'amava, probabil­mente, cento volte di più.

Mag                               - E questa è la vostra maniera di con­fortarmi?

Tom                               - Analizzo, signora. Ma ogni male ha il suo rimedio. Fuorché la morte. Appunto per questo, la morte non è un male.

Mag                               - E il rimedio per me?

Tom                               - Semplicissimo, signora. Il signore stesso lo ha indicato senza accorgersene.

Mag                               - Pieril?

Tom                               - Sì, signora. Il signore, parlando della signora Claude ha detto: « Claude, sì, mi dava una prova d'amore: tradiva suo marito per me; e io non potevo essere geloso di lui dal momen­to che essa mi preferiva, né potevo essere ge­loso di lei perché il ridicolo di qualunque torto sarebbe ricaduto su di lui ». La signora non. ha che seguire l'esempio della signora Claude.

Mag                               - Prendere marito?

Tom                               - Non è necessario che sia un marito...

Mag                               - (offesa) Tom!

Tom                               - (con rassegnazione) Dove è andata la nave può andare il navicello...

Mag                               - Non dite certe cose, Tom! Del resto, quale vantaggio ne avrei? Quando il signore mi ha parlato di Claude, io gli ho detto: «Allora, dovrei prendere marito? ». Ed egli mi ha ri­sposto...

Tom                               - « No, perché lui verrebbe dopo di me. Allora, tu tradiresti me per lui».

Mag                               - (stupefatta) Non avete perduto una sillaba!

Tom                               - Ho buona memoria.

Mag                               - Almeno consigliatemi.

Tom                               - Ho già avuto l'onore di esporre alla signora il mio punto di vista.

Mag                               - (non ha capito nulla) Sì, ma... In conclusione?

Tom                               - Accontentare il signore in tutto.

Mag                               - Fare come Claude, dite?

Tom                               - La signora ha la fortuna di avere avuto un altro amante...

Mag                               - (con rimprovero) Tom!

Tom                               - La signora sa che ho avuto l'onore di servirle la colazione a letto anche allora.

Mag                               - Non è necessario ricordarlo.

Tom                               - Indispensabile, signora. Per quanto ho l'onore di suggerirle, indispensabile. Se la signora lo accogliesse di nuovo, il signore di prima potrebbe fare le veci di un marito di fronte al signor Pieril.

Mag                               - Tornare ad Antony?

Tom                               - Soltanto per tradirlo col signor Pie­ril. Egli teme che la signora lo tradisca con lui...

Mag                               - E, dunque, se tornassi ad Antony, non lo tradirei?

Tom                               - No. La signora tradirebbe il signor Antony col signor Pieril. Sarebbe una bella soddisfazione per il signor Pieril. Dopo una prova simile, tornerebbe certamente a lei, e l'amerebbe molto di più.

Mag                               - (preoccupata) Tornerebbe certamen­te? Dunque, non siete sicuro che torni? Lo avete affermato finora.

Tom                               - Sono cose che si dicono, signora. Bisogna vedere se il signor Pieril lo farà. (Suo­no di campanello). Ecco: forse il signore è già qui: la signora segua il mio consiglio. Se ne troverà bene. (Esce dal fondo).

Mag                               - (rimasta sola, si guarda allo specchio)

Tom                               - (entra dal fondo, desolato).

Mag                               - (si volta) Non era lui?

Tom                               - No, signora. Ma c'è una lettera del signore. (Gliela porge). È già qualche cosa.

Mag                               - (con premura) Date qua. (Prende la lettera, l'apre, la scorre; è desolata) È finita!

Tom                               - Possibile?

Mag                               - (legge con voce di pianto) «Non cer­carmi, non scrivermi, non telefonarmi Ti pre­vengo che ogni tuo tentativo sarebbe inutile».

Tom                               - È una buona notizia.

Mag                               - (irata) Tom!

Tom                               - Certamente. La lettera del signore significa: « Sono pronto a tornare: aspetto un pretesto ».

Mag                               - Ma, allora, gli telefono subito! (Cor­re al telefono).

Tom                               - No, signora! Meglio procedere per via indiretta. La signora sa come dice la can­zone (canterella): Chi può mai veder nell'animo degli amanti che bisticciano?...

Mag -                            - E per saperlo?

Tom -                            - La signora non avrà che da affidarsi a me.

Mag -                            - E voi riuscirete?

Tom -                            - Lo spero.

Mag -                            - Credete che tornerà subito? Stasera stessa?           

Tom -                            - Stasera stessa, non so, ma il ritardo non è preoccupante, perché quando il signore tornerà, tornerà per sempre.

Mag                               - Allora, dovrò scrivergli?

Tom                               - Oh, no! Se la signora mi permette, parlerò io al signore.

Mag                               - Voi?

Tom                               - Sì, questa sera stessa. Adesso, anzi, subito.

Mag                               - Ma sì, ma sì! Andate subito, e di­tegli...

Tom                               - No, signora. Non andrò dal signore: lo incontrerò per caso, e non dirò certamente nulla a nome della signora, ma spero di fare molto più.

Mag                               - Che cosa?

Tom                               - Dare alla signora la certezza del ri­torno del signore.

Mag                               - Allora, andate, andate, subito, Tom.

Tom                               - Vado, signora. (Esce dal fondo).

Mag                               - (corre a prendere con ansia una mar­gherita, e la sfoglia, ripetendo) Mi ama, non mi ama, mi desidera, mi disprezza... Termina, sconsolata, mormorando) Non mi ama.

Tom                               - (dal fondo; si è tolto la giacca da ca­meriere e ha indossato la giacca nera; ha il cappello in mano) La signora ha sbagliato di nuovo: doveva incominciare dicendo: «Non mi ama».

Mag                               - Credete?

Tom                               - Ne sono certo. (Per congedarsi) La signora ha altri ordini?

Mag                               - Andate vestito così? (Tom si guarda, stupito). Con quella cravatta?

Tom                               - È la mia cravatta, signora: cravatta da cameriere; non so perché dovrei vergognar­mene.

Mag                               - Oh, non intendevo questo, Tom!

Tom                               - Con questa cravatta, tutti vedono che sono un cameriere: con un'altra sarei uno qua­lunque. Posso assicurare alla signora che molte persone si mettono in maggior soggezione da­vanti a un cameriere che davanti a un'autorità. Chi mangia il pollo con le dita quando è solo, si affanna a servirsi del coltello e della forchetta in presenza al cameriere. Questo mi ha fatto sempre pensare che, in genere, la società serva i camerieri e non i camerieri la società. La mia cravatta è il mio bastone di maresciallo.

Mag                               - Tom! L'avete avuto a male?...

Tom                               - Tutt'altro. Se la signora non ha altri ordini, vado: il signore prende il vermouth al «Little Bar» verso quest'ora.

Mag                               - Sì, sì! Andate, Tom. Fate presto! Mi raccomando a voi.

Tom                               - La signora è in buone mani.

(Durante l'ultima parte del dialogo, Mag è Tom erano al centro del palcoscenico. Il sipario si è chiuso lentamente, a poco a poco, fino a lasciare vedere soltanto i due personaggi come su una soglia. Tom s'inchina a Mag ed esce alla ribalta, mettendosi il cappello. Il sipario si chiu­de. Volendo, invece del sipario, si può chiudere un velario raffigurante in modo bizzarro e cari­caturale le facciate delle case di una strada. Tom, come si trovasse sulla porta di casa, si ferma, accende una sigaretta, passeggia in su e in già. Rumore di strada movimentata. A de­stra, mentre il sipario si è chiuso, sono stati collocati, inavvertitamente per il pubblico, un tavolino e due sgabelli, e un cartello con la scritta: «Little Bar». Si ode da un grammo­fono la musica della canzone « Non sì sa mai », della quale ha cantato il ritornello Tom).

Pieril                              - (entra da sinistra).

Tom                               - (passeggiando in senso opposto, scorge Pieril, affretta il passo, saluta togliendosi il cappello, con l'aria di voler continuare la sua strada).

Pieril                              - (lo guarda distrattamente, poi lo rico­nosce quando è già passato, si sofferma, lo chiama) Tom!

Tom                               - (torna indietro, si toglie il cappello) Signor Pieril?

Pieril                              - Dove andate così di premura?

 Tom                              - Se non fosse irriguardoso, la preghe­rei di non domandarmelo.

Pieril                              - (sorride) Avventure?

Tom                               - È la mia ora di libertà.

Pieril                              - La signora è in casa?

Tom                               - Quando sono uscito, l'ho lasciata in casa.

Pieril                              - Che faceva?

Tom                               - Piangeva, signore. E sfogliava delle margherite.

Pieril                              - (fatuo) Buon divertimento.

Tom                               - Credo che il divertimento non du­rerà molto. La signora aveva già devastato quasi tutte le margherite che si trovavano in casa...

Pieril                              - Sperava che tornassi, forse?

Tom                               - La signora non mi mette mai a parte dei suoi pensieri. Certo la signora lo ama molto.

Pieril                              - (fatuo) Mah!

Tom                               - Ma lei ha i suoi torti.

Pieril                              - Io? Non vi ho domandato la vostra opinione.

Tom                               - Per questo ho dovuto esprimerla spontaneamente.

Pieril                              - (severamente) Tom!

Tom                               - Signore! Qui non sono il cameriere. Credevo che mi avesse fermato per parlarmi come si parla tra uomini, come a un amico...

Pieril                              - (reprime un moto nervoso) Sì... Certamente..

Tom                               - (porgendo la mano a Pieril) Mi fa piacere, signor Pieril. (Pieril, a malincuore, porge la mano. Tom, accennando il tavolino) Posso offrirle un vermouth'ì

Pieril                              - (forzatamente) Grazie.

Tom                               - (avviandosi al tavolino, seguito da Pie­ril, siede) Con amaro?

Pieril                              - (impacciato, sedendo) Sì.

Tom                               - (ordinando ad alta voce, verso l'interno) Due vermouths con amaro. (A Pieril, confiden­zialmente) Detto tra noi, signor Pieril, lei manca di penetrazione psicologica con le donne.

Pieril                              - (punto sull'orgoglio) Io manco... (Frenandosi) Credete?

Tom                               - Ne sono certo. Generalmente, quasi tutti gli uomini che riescono a farsi amare da una donna mancano di penetrazione psicologica.

Pieril                              - (a disagio) Non so che intendiate.

Tom                               - Pochi si domandano per quale mo­tivo le donne li amino... Pensano che questo sia dovuto al loro fascino, alla loro bellezza,, alla loro eleganza...

Pieril                              - Lo credo bene!

Tom                               - Errore, signor Pieril. (Viene servito il vermouth). Prego! (Porge il bicchiere a Pie­ril, prende il suo, lo alza per un brindisi) Cin­cin! (Pieril, impacciato, alza il bicchiere. Tom, dopo bevuto) Errore, signor Pieril! Ogni amante deve la propria fortuna a una combinazione del momento: a una ragione di contrasto.

Pieril ............................ - Contrasto?

 Tom                              - Appunto. La donna cerca nel nuovo amante le qualità opposte a quelle che aveva l'amante di prima. È la solita storia del toujours perdrix. Stanca di un gusto, la donna ne cerca uno diverso. Molto spesso cade in peggio. Non importa. Ha mutato.

Pieril                              - Con questo non vorrete dire...

Tom                               - Voglio dire semplicemente che lei, signor Pieril, non si è curato di tenere presente le qualità del suo predecessore.

Pieril                              - (risentito) Tom!

Tom                               - Non c'è niente di male, signor Pie­ril! Lei sa di avere avuto un predecessore; sa che io lo so: dunque, possiamo parlarne...

Pieril                              - A che scopo?

Tom                               - Nel suo interesse.

Pieril                              - Nel mio interesse? Ma, dunque, voi credete che io pensi ancora alla signora?

Tom                               - Sì, signore.

Pieril                              - Ah, vi sbagliate.

Tom                               - No, signore.

Pieril                              - Siete straordinario!

Tom                               - No, signore, sono nella normalità, Lei non deve credere che la signora torni con en­tusiasmo al signor Antony.

Pieril                              - Torna ad Antony?

Tom                               - Non posso affermarlo. Ho soltanto portato un biglietto a casa del signor Antony.

Pieril                              - Ah, avete portato un biglietto... Ah, molto bene! Molto bene!

Tom                               - Oh, la signora è ricorsa al signor Antony come... non saprei: come al chinino. Spera che le faccia passare la febbre d'amore. Ma... la signora ama lei.

Pieril                              - E cerca Antony?

Tom                               - Cerca!... Così... E per una ragione di contrasto, come le ho detto.

Pieril                              - Lo cerca.

Tom                               - Lei, signor Pieril, se volesse far bene, dovrebbe... caratterizzarsi di più.

Pieril                              - Che cosa?

Tom                               - Caratterizzarsi di più. Sì: rendere più spiccate le sue qualità personali, diverse da quelle del signor Antony.

Pieril                              - Me ne infischio. Di Antony e della signora.

Tom                               - Non è vero.

Pieril                              - Come: «Non è vero»?

Tom                               - Se fosse vero, non lo direbbe.

Pieril                              - Avete uno strano modo di ragionare. Vi ripeto che me ne infischio di Antony, della signora e delle qualità personali di Antony, ammesso che ne abbia,

Tom                               - Ne ha. Negative, ma ne ha.

Pieril                              - (trionfante) Ah! Negative!

Tom                               - Appunto. Era il caso di approfittar­ne, per lei. Il signor Antony è la negazione dello sport: la signora lo adora. Le assicuro che una ragione per la quale lei è piaciuto alla signora è appunto il suo atteggiamento sportivo. Ma, santo cielo! Doveva approfittarne. Poteva mostrarsi più sportivo ancora! Piaceva tanto alla signora in abito sportivo...

Pieril                              - Non mi vedrà mai più.

Tom                               - (senza tener conto delle parole di Pie­ril) Lei aveva cento modi per incatenare la signora: il signor Antony è cupo, sentimentale, romantico, timido... Un uomo di altri tempi: lei doveva essere gaio, ironico, scettico, spaval­do, spregiudicato... Moderno! 1935. Sport. Audacia. Vivere pericolosamente. Peccato! Un'oc­casione perduta. Ma, in altra circostanza, si­gnor Pieril, dia retta a me; si informi delle qualità del predecessore. Non sbaglierà.

Pieril                              - Oramai...

Tom                               - No, signor Pieril. Non si deve dire: « Oramai ». Oramai, niente. Non bisogna subire le situazioni: bisogna dominarle. (Mette alcune monete sul tavolino).

Pieril                              - (dopo un silenzio) Credete che sia proprio tornata ad Antony?

Tom                               - Per adesso, il signor Antony, a casa, non si è veduto.

Pieril                              - È una sciocca.

Tom                               - Probabilmente la signora penserà la stessa cosa di lei.

Pieril                              - (quasi tra se) Ho fatto male a scriverle.

Tom                               - Le ha scritto?

Pieril                              - Non è arrivata la mia lettera?

Tom                               - È arrivata una lettera per la signora, ma io non mi sono permesso di domandare chi la mandasse.

Pieril                              - (si alza nervosamente) Ho fatto male a scriverle. Vi trattenete?

Tom                               - (si alza) No, no...

Pieril                              - (osserva le monete lasciate da Tom sul tavolino) Non aspettate il resto?

Tom                               - (con un'occhiata alle monete) Oh, no. La mancia...

Pieril                              - (accenna a destra) Venite in qua?

Tom                               - No. Vado in là (accenna a sinistra). Signor Pieril, per favore: non dica alla signora che ci siamo incontrati: non sarebbe discreto da parte mia frequentare una persona che non frequenta più la casa della signora.

Pieril                              - Oh, potete star certo. Tanto più che non vedrò certamente la signora.

Tom                               - Di questo non sono sicuro.

Pieril                              - Ne sono sicuro io. Be', grazie del vermouth.

Tom                               - Prego: grazie della compagnia.

Pieril                              - Arrivederci, Tom.

Tom                               - Arrivederci, signor Pieril.

(Pieril esce a destra. Il grammofono suona «Non si sa mai»). Tom, canterellando, si dirige pian piano verso il centro del proscenio. Insen­sibilmente, vengono tolti il tavolo, le sedie e il cartello: «Little Bar», Tom, giunto al centro del proscenio, si ferma, getta via la sigaretta.

Si apre il sipario per circa due metri. Tom en­tra, come se entrasse da una porta, e si toglie il cappello. Il sipario si apre del tutto).

Mag                               - (è sdraiata, imbronciata, su un divano. Appena scorge Tom, balza in piedi) Tom! Tom! Lo avete veduto?

Tom                               - Sì, signora.

Mag                               - Gli avete parlato?

Tom                               - Sì, signora: gli ho offerto un ver­mouth.

Mag                               - E lui che ha detto?

Tom                               - Lo ha accettato.

Mag                               - Ma di me? Che ha detto di me?

Tom                               - Ha detto che la signora è una sciocca.

Mag                               - Eh?

Tom                               - È il meno che potesse dire.

Mag                               - Tom!

Tom                               - La signora non può pretendere di ricevere dei complimenti dopo averlo piantato.

Mag                               - È stato lui che ha piantato me.

Tom                               - La signora aveva detto il contrario.

Mag                               - Insomma, tornerà?

Tom                               - Se la signora lo richiamerà.

Mag                               - (felice) Davvero? È pronto a tornare?

Tom                               - Credo di averlo convinto.

Mag                               - Oh, Tom! (Gli salta al collo e lo ab­braccia).

Tom                               - (allontanandola) Signora! Coi pre­giudizi del signore... Se lo sapesse, non gli fa­rebbe certamente piacere...

Mag                               - Me ne infischio! Purché torni. Ma tornerà, dunque? Tornerà?

Tom                               - Sì, ma bisogna che la signora segua i miei consigli.

Mag                               - Sì, sì. Ditemi: che debbo fare?

Tom                               - Scrivergli.

Mag                               - (corre alla scrivania) Subito! (Per scrivere) «Tesoro mio...».

Tom                               - (intervenendo) No! Bisogna che la signora scriva quanto le detterò io.

Mag                               - Che cosa mi detterete?

Tom                               - La signora sentirà. (Detta) ce Merco­ledì, notte».

Mag                               - (stupita) Notte?

Tom                               - Sì: notte. Fa sempre effetto. (Mag scrive. Tom detta) «Perdonami!, esclamativo. Perdonami!, punto esclamativo. Perché offen­dermi coi tuoi sospetti?, punto interrogativo. Pure, voglio solo ricordare l'affetto e la tene­rezza che mi hai dato e che ho ricambiato con tutta me stessa. Punto. E giacché sono sempre stata sincera con te, virgola, ti dirò che, virgola, sentendomi disperatamente sola, virgola, ho commesso la debolezza di scrivere ad Antony».

Mag                               - No! Mi ucciderà!

Tom                               - Lo sa già: gli ho detto che ho por­tato io la lettera...

Mag                               - Gli avete detto questo? Ma siete im­pazzito?

Tom                               - Se la signora vuol seguire il mio consiglio, scriva: poi, se le dispiacerà, non man­derà la lettera.

Mag                               - (pensa un attimo; poi, scrive) «Ho commesso la debolezza di scrivere ad Antony ».

Tom                               - (detta) «Virgola, domandandogli di vederlo. Punto. È stato qui».

Mag                               - No!

Tom                               - Sì, signora: lo immagina già.

Mag                               - Ma come potete pensare, allora, che torni?

Tom                               - La signora ha promesso di seguire i miei consigli...

Mag                               - Ma mi chiedete l'impossibile.

Tom                               - La signora scriva. (Detta) ce È stato qui. Punto. Ho pianto tanto, virgola, tanto. Punto. Tra qualche giorno, virgola, partirò con lui. Punto ».

Mag                               - Mi ucciderà!

Tom                               - La signora permetta: lo disarmo su­bito. (Detta) « Tra noi non c'è ora, virgola, che un'amicizia fatta di ricordi. Punto. Mi serve a vincere il tormento e la passione disgraziata che mi tengono legata ancora a te. Punto».

Mag                               - (terminando di scrivere) Sì, sì! Que­sto è vero! Bravo, Tom!

Tom                               - (detta) « Soffro e soffrirò ciò che non ho mai sofferto e per questo ho bisogno di qual­cuno vicino. Punto. Perdonami!, punto escla­mativo. Perdonami!, punto esclamativo. Mag».

Mag                               - (prima di firmare) Vi siete dimenti­cato di dirgli che lo aspetto.

Tom                               - Guai, signora, dire una cosa simile!

Mag                               - Perché?

Tom                               - Perché è la verità.

Mag                               - Ma, allora, non verrà?

Tom                               - Oh! Verrà. Tuttavia, certo, sarebbe meglio aggiungere una frase... Un poscritto: meglio un poscritto.

Mag                               - (suggerisce) Se volessi salutarmi...

Tom                               - No, no. (Pensando, tra se) Occorre una frase molto invitante.

Mag                               - Sì, molto invitante.

Tom                               - Ecco. (Detta) «Ti prego, virgola, ti scongiuro; punto e virgola; se non vuoi farmi soffrire da morire, virgola, non rivediamoci più. Punto».

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

 (Mag, al pianoforte, suona e canta la canzo­ne: « Non si sa mai ». Tom entra al termine del­la canzone, fumando).

Mag                               - (si volta nel sentire entrare Tom) Tom! Che fate? Che cosa sono queste novità? Venite a fumare in salotto? Vi prendete troppe confidenze.

Tom                               - Domando scusa, signora: fumo le si­garette del signor Antony: «Matossian»        - (mo­stra la scatola). Per l'odore locale. Bisogna pure che il signor Pieril constati che il signor Antony è stato qui.

Mag                               - Tom! Ho paura!

Tom                               - La signora fa bene ad aver paura. La paura le dona.

Mag                               - (con civetteria) Vi pare?

Tom                               - (insinuante) Io trovo la signora deli­ziosa. (Spegne la sigaretta).

Mag                               - (con tono di rimprovero) Tom!

Tom                               - La signora me lo ha domandato... (Getta il mozzicone della sigaretta).

Mag                               - Ma che fate? Gettate in terra i moz­ziconi di sigaretta?

Tom                               - (con un sospiro) Purtroppo, il signor Antony aveva questa deplorevole abitudine. (Accende una seconda sigaretta).

Mag                               - Fumate ancora?

Tom                               - Il signor Antony fuma come un tur­co... (Getta in aria boccate di fumo come se vaporizzasse la stanza).

Mag                               - Tom, mi fate fare una sciocchezza.

Tom                               - La signora vedrà che tutto andrà be­nissimo.

Mag                               - Perché non verrà.

Tom                               - Se sapessi che farne, direi che sono pronto a scommettere il signore con la signora.

Mag                               - Ho paura che ingelosirlo sia peggio.

Tom                               - Ingelosirlo? Oh, signora! Non è que­sto che io voglio. Suscitare la gelosia è inoculare il timore di perdere: io, invece, intendo dare al signor Pieril la gioia di avere col tradimento. Sono certo che la signora riuscirà. (Spegne la sigaretta e getta il mozzicone in terra). Soltanto, raccomando vivamente alla signora il contegno.

Mag                               - Ma sì, ma sì!

Tom                               - Ma signora, mi scusi... (Accorato) Non gli getti le braccia al collo... Lo dico perché conosco il temperamento della signora.

Mag                               - (risentita) Tom!

Tom                               - La signora mi consideri come un fra­tello. La livrea dà l'intimità della famiglia.

Mag                               - Non vorrete che lo metta alla porta?

 Tom                              - Tra la porta e le braccia e è di mezzo il divano. (Trae di tasca un astuccio). Ecco: l'anello.

Mag                               - Che anello?

Tom                               - (porgendole un anello vistoso) La si­gnora non penserà che se il signor Antony si fosse rappacificato con lei, non le avrebbe rega­lato un anello. Farebbe torto al signor Antony. Il signor Antony è troppo fine per non pensare a questo. La signora, permette? (Le pone in dito l'anello). Credo che il signor Pieril lo no­terà. (Ripone in tasca l'astuccio).

Mag                               - (ureoccupata) E dovrò dirgli che è di Antony?

Tom                               - Se lo domanderà, lasciarglielo capire.

Mag                               - E poi?

Tom                               - Poi, la signora sa quello che le ho consigliato.

Mag                               - Non ci riuscirò mai.

Tom                               - Tutto dipende dalle prime parole. Il resto viene da sé. Basta non ingelosirlo. Bisogna che la signora gli dia l'illusione di fare le corna al signor Antony. È una soddisfazione alla quale gli uomini non resistono facilmente.

Mag                               - (con un po' di malinconia) Povero Antony !

Tom                               - (guardandola con stupore) È straordi­nario: la finzione può più della realtà.

Mag                               - Perché?

Tom                               - Perché non è facile che una signora dica: « Povero Antony! » quando fa davvero le corna ad Antony.

Mag                               - Oh, io non ne sarei capace!

Tom                               - Purtroppo, signora!

Mag                               - Come «purtroppo»?

Tom                               - Perché, in questo momento, giove­rebbe alla signora immedesimarsi nella parte. Sopra tutto, è importante l'accoglienza. Non calorosa e non fredda: accorata. «Perché sei tornato?». Col tono di dire: «Tu vieni e vin­ci». Ma con l'aria di non voler essere vinta.

Mag                               - Vi par facile?

Tom                               - La signora pensi alle scene di gelosia del signore, e ii tono le verrà naturale.

Mag                               - No, per carità! Se ci penso, mi viene voglia di non rivederlo più. Non dovevate ri­cordarmelo. Adesso, ricomincerà da capo...

Tom                               - No, signora.

Mag                               - Oh, lo conosco!

Tom                               - No, signora; perché adesso c'è un amante nell'ombra, sul conto del quale il si­gnor Pieril scaricherà tutto il proprio orgoglio: si sentirà protetto dal signor Antony come da un parafulmine. Temeva di essere tradito: adesso è lui che tradisce; non ha più nulla da temere. La signora vedrà che non le proibirà più né balli, né cene, né gite a San Remo... Niente. Perché non avrà più la responsabilità della si­tuazione, e avrà invece la certezza di essere amato.

Mag                               - A sentir voi, tutto è molto semplice.

Tom                               - Sì, signora. Non ho mai capito perché le signore si affannino tanto per ingannarci. È così facile...

(Campanello del telefono).

Mag                               - (corre all'apparecchio, e afferra il rice­vitore) È lui, è lui! (All'apparecchio) Pron­to! Pronto!... Ma pronto! (Tom le fa cenno di calmarsi). Pronto! (Depone il ricevitore). Non è nessuno.

Tom                               - Forse, signora, cercavano me.

Mag                               - Voi?

Tom                               - Potrebbe darsi. Ho qualche amica... In ogni modo, la signora mi permetta di dirle che, se riceverà il signore con questa foga...

Mag                               - È stata l'emozione del momento.

Tom                               - Ho paura appunto di questo.

Mag                               - No, no: mi comporterò benissimo. Vedrete che... Cioè: voi non vedrete ma...

Tom                               - (accennando la stanza accanto) Senti­rò, signora.

Mag                               - (severa) Tom! So che avete l'abitu­dine di stare ad ascoltare, ma oggi, proprio...

Tom                               - Oggi, la signora ha necessità di essere controllata. Sapendo che io sto in ascolto...

Mag                               - Vi prego di non farlo.

Tom                               - Sono dispiacente, ma non posso accet­tare la preghiera della signora.

Mag                               - (severa) Tom!

Tom                               - La signora deve pensare che la re­sponsabilità della situazione è mia. (Compa­nello del telefono. Mag accorre all'apparecchio. Tom previene Mag e prende il ricevitore. Sot­tovoce) Prego, signora. (All'apparecchio) Pron­to... Sì, signore, i miei rispetti, signore... Sì, signore: sola. È uscito in questo momento il signor Antony. Veramente, sarei obbligato al signore se mi risparmiasse questa ambasciata... Non so: credo, anzi, che la signora la riceve­rebbe, ma... Il signore mi permette di dirgli il mio pensiero?... Credo che il signore farebbe meglio ad arrivare all'improvviso... Appunto: capisco. Ma le visite inaspettate sono le più gra­dite... Mah! Il signore vuol darmi una grande responsabilità... Oh, la signora è troppo fine per fare una cosa simile... È molto meglio, si­gnore: non le dirò nulla... I miei rispetti, si­gnore. (Depone il ricevitore).

Mag                               - (che ha seguito con ansia la conversa­zione) Era lui?

Tom                               - Sì, signora.

Mag                               - Perché gli avete detto che era stato qui Antony? Non verrà più.

Tom                               - Al contrario, signora. Mi aveva pre­gato di annunciarle la sua visita, ma poi (con una certa importanza) ha domandato il mio con­siglio, e io gli ho risposto... La signora ha sen­tito. Verrà... all'improvviso...

Mag                               - Subito?

Tom ............................. - Tra pochi minuti. Telefonava da casa.

Mag                               - (esultante) Davvero?

Tom                               - La signora pensi alle scenate di ge­losia.

Mag                               - (c. s.) Non me ne farà più: lo avete detto anche voi.

Tom                               - Ma se la signora si comporterà così...

Mag                               - (dominandosi) Sì, è vero. Telefonava da casa?

Tom                               - Sì, signora: da casa.

Mag                               - Ma, allora, ha telefonato subito, ap­pena ricevuta la mia lettera.

Tom                               - Era prevedibile: la signora lo aveva scongiurato di non farsi più rivedere...

Mag                               - Come mai era in casa a quest'ora?

Tom                               - Mah!

Mag                               - Anche lui, dev'essere un pesce fuor d'acqua... Oramai, non possiamo più stare l'uno senza dell'altro...

Tom                               - Raccomando ancora una volta alla si­gnora di non farglielo capire.

Mag                               - Ma è la verità. Io, senza Pieril, mi trovo... Non so: come se fossi raffreddata e mi mancasse il fazzoletto.

Tom                               - Io ho detto al signor Pieril che il si­gnor Antony è per la signora come il chinino...

Mag                               - Tom, se gli gettassi subito le braccia al collo?

Tom                               - Mi rendo conto che la signora ne ab­bia una gran voglia, ma la dignità, il pudore...

Mag                               - (stupita) Tom!

Tom                               - La signora ha lasciato in questo mo­mento il signor Antony.

Mag                               - È vero! Sarò bravissima. Da lontano, lo amo pazzamente; quando siamo vicini, c'è qualche cosa che mi raffredda.

Tom                               - La signora mi permetta di dirle che ne ha bisogno. (Accende un'altra sigaretta).

Mag                               - Tom, che cosa mi dirà?

Tom                               - Signora, è difficile ragionare col cer­vello degli altri.

Mag                               - (atterrita) Non mi ucciderà?

Tom                               - Dal tono della voce, dovrei escluderlo.

Mag                               - Perché? Che tono aveva?

Tom                               - Non da assassino. E, poi, il signor Pieril non è uomo capace di uccidere.

Mag                               - Che ne sapete voi?

Tom                               - Oh, signora! Sono stato per un anno al servizio di un signore che aveva ucciso la si­gnora... Altra tempra. Del resto, il signore vo­leva che domandassi alla signora se era disposta a riceverlo... Generalmente gli assassini non usano certe finezze.

Mag                               - Mi rimprovererà?

Tom                               - Non saprei, signora; forse.

Mag                               - Oh, Dio! Che cosa mi dirà? Non vo­glio rimproveri, Tom! Dovrebbe essere conten­to, invece...

Tom                               - Contento perché la signora si è get­tata tra le braccia di un altro?

Mag                               - Ecco, vedete: è tutta questa vostra stupida finzione. Chi sa come soffre. Si getterà ai miei piedi?

Tom                               - Non credo, signora.

Mag                               - Ma, insomma, che cosa farà? (Squillo di campanello). Oh, Dio! Già qui? Ha volato! Correte, Tom!

Tom                               - (spegne la sigaretta e getta in terra il mozzicone) Calma, signora; la signora sieda (le indica il divano). Quando io annuncerò il signore, la signora si alzerà. Il giornale che la signora stava leggendo è già in terra. La signora mi permetta di aggiungere che se il signor Pieril sarà in abito da passeggio, la signora dovrà fare di tutto per sedurlo; se, invece, sarà in abito sportivo, basterà che la signora si limiti a di­fendersi malamente.

Mag                               - Che cosa? Ma che c'entra il vestito?

Tom                               - La signora vedrà. (Esce dal fondo. Mag si guarda intorno, smarrita. Ore rumore. Va a sedersi sul divano. Tom rientra dal fondo, annuncia) Il signor Pieril! (A gesti indica che Pieril è in abito da golf. Accenna anche le mosse di un giocatore di golf. Mag si alza, con­fusa, e tace. Tom le fa cenno di rispondere).

Mag                               - (con un filo di voce) II... signor... Pieril? Fate entrare. (Tom le fa cenno che è soddisfatto; esce dal fondo. Mag, come ricor­dandosi le istruzioni ricevute, corre nel mezzo della stanza e si volge verso il fondo).

Pieril                              - (entra dal fondo; è vestito in abito da golf: ostenta grande disinvoltura) Permesso? Ciao, Mag.

Mag                               - (con tono caricaturale melodrammatico) Perché sei tornato?

Pieril                              - (un po' stupito dal tono di Mag, con grande semplicità) Per riprendere il mio pi­giama: l'ho lasciato qui, e siccome ne avrei bi­sogno...

Mag                               - (rimane un po' sconcertata dalla risposta di Pieril, ma si riprende e assume di nuovo il tono caricaturale) Ti avevo scongiurato di non tornare!

Pieril                              - (c. s.) Sì, ma, giacché passavo di qui...

Mag                               - (piccata dalla menzogna di Pieril) Ah, passavi di qui?

Pieril                              - Sì, tornavo dal golf. (Si dà delle arie sportive).

Mag                               - (c. s.) Ah, tornavi dal golf? Hai rico­minciato a giocare?

Pieril                              - (con noncuranza) Sai che adoro il golf.

Mag                               - Mi sostituisci con lo sport?

Pieril                              - Tu mi hai sostituito con Antony... Non so se sia altrettanto divertente.

Mag                               - (piccata) Più di te.

Pieril                              - (piccato) Ne dubito.

Mag                               - Hai torto.

Pieril                              - So quel che valgo.

Mag                               - Anch'io so quel che valgo.

"


Pieril                              - Molto.

Mag                               - Non fare dell'ironia.

Pieril                              - Tutt'altro, sono sincero: so che vali molto.

Mag                               - Meno male.

Pieril                              - (fissa gli occhi su una mano di Mai, si avvicina e gliela prende con la punta delle dita) Pardon. Che anello! Da dove l'hai ti­rato fuori? Non te lo avevo mai veduto.

Mag                               - (con finta noncuranza e come se volessi nascondere l'anello) Non lo avevo... È... un ricordo... un regalo...

Pieril                              - Ah, un regalo di... rifidanzamento?

Mag                               - Ti prego di non scherzare.

Pieril                              - No! Tutt'altro! Anzi, capisco che è una cosa seria... Vi sposerete?

Mag                               - Lui vorrebbe.

Pieril                              - E tu?

Mag                               - Io... Non so... Credi che farei bene?

Pieril                              - Forse. Se lo ami...

Mag                               - Oh, Dio... Amare...

Pieril                              - Del resto, non è detto che, per spo­sarsi, sia indispensabile essere innamorati. Ma, dal momento che sei la sua amante...

Mag                               - (pronta e sincera) Non è vero!

Pieril                              - Come « non è vero »?  

Mag                               - (per rimediare) Non è vero perché... perché lui è molto riguardoso. Non siamo an­cora tornati amanti...

Pieril                              - (con gioia dissimulata) Ah, no? (Ride). Meno male che, secondo te, io ero a mala pena il tuo amante. Mi pare che lui lo sia più a mala pena di me... (Tira fuori una pipa e la carica).

Mag                               - (lo guarda con stupore) Hai ricomin­ciato a fumare?

Pieril                              - (con importanza) Sì... Sai? Facen­do dello sport... Ti disturba?

Mag                               - (osservandolo) No, no...

Pieril                              - Del resto, vedo che ci sono anche altre persone che hanno fumato qui... Non di­rai che non è stato a trovarti...

Mag                               - Te l'ho scritto.

Pieril                              - Ma, evidentemente, è tornato anche oggi.

Mag                               - È venuto a salutarmi un momento...

Pieril                              - (piccato) Ah!

Mag                               - Ti dispiace?

Pieril                              - (sprezzante) A me? Figurati! Che c'entro io? Per me, puoi fare anche le capriole nuda in mezzo a una piazza... Non riguarda me, riguarda lui.

Mag                               - Non mi è mai venuta l'idea di fare le capriole nuda in mezzo a una piazza.

Pieril                              - Se ti viene questa idea, per me, non ho nulla da ridice.

Mag                               - (piccata) Naturalmente.

Pieril                              - (passeggia per la stanza, fa delle fles­sioni delle braccia e delle gambe) E lui avrà qualche cosa da ridire?

Mag                               - Perché?

Pieril                              - È geloso?

Mag                               - Veramente, mi aveva fatto promettere che non ti avrei riveduto...

Pieril                              - (trionfante) Ah, geloso di me? Che sciocchezze!... (Mag lo guarda, stupita). O un uomo si sente sicuro di se o non si sente sicuro...

Mag                               - Non pretenderai che gli facciano pia­cere le tue visite.

Pieril                              - Perché? Che c'è di male? Sta' a vedere che una signora, anche se ha un amante, non può ricevere un giovanotto.

Mag                               - (stupita) Eh?

Pieril                              - Ma certo! Quanti pregiudizi! Idee sorpassate! Già, lui è un uomo d'affari d'altri tempi: sentimentale, romantico... Non lo capi-eco. Che vuoi? Io sono 1935, non ho pregiudi­zi... Sono moderno. Lui intristisce sui libri; io golf,tennis,equitazione... Sporti Audacia! (Mag continua a fissarlo, stupefatta). Vivere pericolo­samente! Già, tu non mi hai capito. Preferisci Antony.

Mag                               - Non l'ho mai detto.

Pieril                              - (contento) Ah, no? Allora, ti piac­cio più io?

Mag                               - Che te ne importa? Oramai...

Pieril                              - « Oramai »?  Non posso sentir dire «oramai». «Oramai», niente: non bisogna su­bire le situazioni, bisogna dominarle. Io, le domino.

Mag                               - (attonita) Tu?

Pieril                              - Sicuro: e sono più sincero di te. Io non dico «oramai». Io dico...

Mag                               - (con. speranza) Dici?

Pieril                              - Dico che... (Si trova un po' imba­razzato). Dico che mi piaci ancora... Forse, di più...

Mag                               - Il frutto proibito!

Pieril                              - Oh, proibito! (Come dire: «Non per me»).

Mag                               - (un po' offesa) Eh? Credi che lo tra­direi?

Pieril                              - Con me, non sarebbe un tradimen­to... Siamo stati insieme tante volte... Una più o una meno...

Mag                               - Ah, no!

Pieril                              - No?

Mag                               - (con finta ingenuità) Te, non ti ho mai tradito.

Pieril                              - Naturale.

Mag                               - Come «naturale»?

Pieril                              - (orgoglioso) Io ero un'altra cosa.

Mag                               - Perché?

Pieril                              - Lo ami?

Mag                               - (rimane incerta sulla risposta).

Pieril                              - No, non lo ami. Non ti piace nep­pure. Anzi, credo che non ti sia mai piaciuto.

Mag                               - Mi vuol bene.

Pieril                              - Può darsi. Ma non è l'uomo da sa­perti capire, apprezzare, come me.

Mag                               - In bel modo mi hai apprezzata tu.

Pieril                              - Perché?

Mag                               - Martoriandomi continuamente.

Pieril                              - Perché ti amavo, e...

Mag                               - «E...»?

Pieril                              - Come sei carina con codesta espres­sione!

Mag                               - Te ne accorgi adesso?

Pieril                              - No, me ne sono accorto sempre... Non credere che, se qualche volta sono stato un po' prepotente, ti abbia voluto meno bene... (Le si avvicina). Sei proprio carina... Mi pia­ci... (Breve pausa). È tu? Dimmi la verità: non mi ami più? Non ti piaccio più? Mag... (Tenta di abbracciarla).

Mag                               - (si ritrae debolmente) No... No... la­sciami !

Pieril                              - (prendendo coraggio) Perché vor­resti rinunciare alla gioia dell'amore se la de­sideri quanto me, più di me?... È vero che la desideri più di me?... (L'abbraccia).

Mag                               - Non so... Non so... lasciami... Ho paura...

Pieril                              - Di che?

Mag                               - Di lui. È geloso.

Pieril                              - Che importa? Non saprà nulla, non si accorgerà di nulla...

Mag                               - (liberandosi) No! E poi? Dopo? Sa­rebbe come prima, come adesso... Dal momen­to che dobbiamo separarci, perché prolungare quest'agonia?

Pieril                              - E chi ti dice che dobbiamo sepa­rarci?

Mag                               - (con gioia) No? Davvero?

Pieril                              - Ma certo! Potremo vederci ancora, sempre, continuamente...

Mag                               - Come prima?

Pieril                              - Oh, Dio! Non proprio come prima, perché bisognerà essere prudenti...

Mag                               - (stupitissima) «Prudenti»?

Pieril                              - Si capisce. Altrimenti potrebbe in­sospettirsi.

Mag                               - (c. s.) Ma chi?

Pieril                              - Lui: Antony.

Mag                               - Come? Ma vorresti...

Pieril                              - Non aver paura: siamo più furbi noi di lui.

Mag                               - E credi che io...?

Pieril                              - Tu... Che cosa?

Mag                               - Vorresti che io continuassi con An­tony, e lo tradissi con te?

Pieril                              - Non mi ami abbastanza?

Mag                               - (offesa) Sei tu che non mi ami abba­stanza, se sei disposto ad accettare una situa­zione simile!

Pieril                              - Che c'è di strano? Lo hai detto sempre anche tu: «Sai che ti amo: basta». Dunque, basta.

Mag                               - Ma questo, no. Ah, questo, no!

Pieril                              - Perché?

Mag                               - Ma ti rendi conto di quello che dici? Ti rendi conto che mi offendi, che mi proponi di dividermi tra te e Antony?

Pieril                              - Dividerti? Nemmeno per sogno. Se ami me, sei mia, non sei sua.

Mag                               - È enorme!

Pieril                              - Enorme? Quanta importanza dai a certe sciocchezze!

Mag                               - Le chiami « certe sciocchezze »?  Hai un certo modo di considerare le cose...

Pieril                              - Elegante. Moderno. Se non lo ap­provi, vuol dire che preferisci lui.

Mag                               - No! Ti giuro, di no. Sono pronta a piantarlo anche subito, sul momento, a non ri­vederlo più...

Pieril                              - Non ci mancherebbe altro!

Mag                               - Come ce non ci mancherebbe altro »?  Ma che cosa credi? Finché sarò con Antony, rimarrò fedele a lui, come ero fedele a te.

Pieril                              - E questo è il tuo amore?

Mag                               - Naturalmente: non pretenderai di an­dare avanti tutta la vita così.

Pieril                              - Così, come?

Mag                               - A ingannare Antony.

Pieril                              - Perché no?

Mag                               - Perché... (È imbarazzata). Perché non è possibile.

Pieril                              - Allora, mi metti alla pari di lui: o lui o me. Purché sia uno.

Mag                               - Certo. Uno. Non vorrai credermi ca­pace di avere due amanti nello stesso tempo.

Piekil                             - Ma che « due amanti »! Se ami me, lui non conta. È come se fosse il marito.

Mag                               - (stupita) Eh?

Pieril                              - Anzi, potrà diventare tuo marito. L'hai detto tu che vorrebbe sposarti.

Mac                               - Ma non lo sposo.

Pieril                              - Hai torto. Che noia ti dà?

Mag                               - Questo, è vero: Antony non dà nes­suna noia, ma...

Pieril                              - No, ma... Non ricordi più quanti momenti deliziosi abbiamo passati insieme? (Le si avvicina). Nessuno ti darà quei momenti che ti ho dato io; non amerai più così... Mag! Ti rammenti la gioia delle nostre ore belle? Mi piacevi tanto... (L'abbraccia). Mi piaci ancora tanto... Ti desidero... Ti voglio...

Mag                               - (smarrita) No, Pieril! No!

Pieril                              - Sì, sì: mi ami ancora, lo so, lo sento... Dimmi che ami ancora...

Mag                               - Pieril...

Pieril                              - Più di tutti! Più di tutti!

Mag                               - (abbandonandosi) Sì. Più di tutti!

Pieril                              - (si curva su Mag per baciarla) Mag!

Tom                               - (entra precipitosamente dal fondo) La signora mi scusi...

Pieril                              - (si allontana da Mag).

Mag                               - (seccata) Che c'è?

Tom                               - (con finto imbarazzo) Non so se...

Mag                               - (c. s.) Dite.

Tom                               - (sempre più agitato) C'è il... signor Antony.

Mag                               - (con sopportazione) Ah, c'è il signor Antony?

Tom                               - Sì, signora. La signora mi scusi: non sapevo se introdurlo o no.

Mag                               - (spazientita) Ebbene: introducetelo!

Tom                               - Ma, signora, mi mette veramente in un grande imbarazzo. Ho detto al signor An­tony che la signora ha la sarta, e sta provando un abito...

Mag                               - Potevate dirgli che non ero in casa.

Tom                               - La signora mi perdoni: sul momento, sono rimasto imbarazzato. Temevo che il signo­re potesse insospettirsi... Non so come la signora potrebbe fare...

Pieril                              - Nulla di male: me ne vado io.

Mag                               - (subito) No!

Pieril                              - È la mia parte...

Tom                               - (per riparare il tono di Mag) Il signor Antony potrebbe vedere uscire il signore.

Pieril                              - È vero.

Tom                               - Se la signora facesse passare per un momento il signor Pieril di là... (accenna a sinistra).

Mag                               - In camera mia?

Pieril                              - Spero non avrete occasione di an­darci.

Tom                               - La signora potrebbe trattenere il si­gnore soltanto pochi minuti.

Mag                               - Ma...

Tom                               - Il signor Antony non sospetterà nulla.

Pieril                              - (ridendo) Infatti, non mi pare mol­to furbo.

Mag                               - (con rimprovero) Pieril!

Pieril                              - Pardon. Ma, se lo fate aspettare ancora, finirà con l'insospettirsi.

Tom                               - Il signore abbia la compiacenza di entrare in quella stanza.

Pieril                              - (per uscire a sinistra) Sì, sì... (A Mag) Ma sbrigalo presto; e salutalo da parte mia! (Esce, ridendo, a sinistra).

(Tutta la scena che segue tra Tom e Mag av­viene a bassa voce).

Mag                               - Ma che c'è, insomma? Mi spieghe­rete!

Tom                               - La signora mi perdoni, ma stava per commettere un errore irreparabile.

Mag                               - Io?

Tom                               - Se la signora fa tanto di cedere al signor Pieril in queste condizioni, chi la libe­rerà più dal signor Antony?

Mag                               - Se voi stesso mi avete detto di non resistere.

Tom                               - Ma credevo che il signor Pieril fosse pieno di dignità, di amor proprio, di orgoglio e non si abbassasse fino ad accettare di dividere la signora col signor Antony.

Mag                               - Ma che dite?

Tom ............................. - Dico, signora, che, al punto in cui erano giunte le cose, avrei creduto che il signor Pieril, sentendo annunciare il signor Antony, pregasse la signora di metterlo alla porta. In­vece, si è nascosto... Capisco il piacere di tra­dire, ma fino a questo punto... E nauseante!

Mag                               - Tom, per carità, finitela con le vostre sciocchezze. Per poco non lo avete fatto fuggire.

Tom                               - Oh, non lo avrei permesso! Ma la signora deve pur rendersi conto che, in un modo o nell'altro, bisogna indurre il signor Pieril a far mettere alla porta il signor Antony.

Mag                               - Gli dirò che l'ho piantato.

Tom                               - Oh, no, signora! Dev'essere il signor Pieril a costringere la signora a lasciare il si­gnor Antony. Così, la signora potrà sempre rin­facciarglielo in avvenire. Sono cortesie indispen­sabili tra innamorati.

Mag                               - Ma se lui non mi dice nulla...

Tom                               - Purtroppo, il signor Pieril ha uno spirito di adattamento molto pronunciato.

Mag                               - Già: date la colpa a lui! Antony, lo avete inventato voi. E badate bene: se mi fate perdere Pieril per colpa dì Antony, guai a voi.

Tom                               - Dipende dalla signora. La signora faccia il possibile per costringere il signor Pie­ril a pregarla di mettere alla porta il signor Antony.

Mag                               - Ho fatto di tutto per ingelosirlo.

Tom                               - Non direi. La signora ha avuto l'im­prudenza di dichiarare che il signor Antony si limita all'amore platonico... Come può ingelo­sirsi? Veramente, speravo che il signor Pieril lo mettesse almeno in dubbio, ma questi bene­detti innamorati credono a tutto... A dare ascol­to agli amanti delle signore, tutti i coniugi vi­vono come fratello e sorella.

Mag                               - Ma, insomma, che cosa debbo fare?

Tom                               - La signora faccia credere al signor Pieril che il signor Antony le toglie tutta La li­bertà... Non so... Ecco: la signora può dirgli che il signor Antony tornerà più tardi a pren­dere la signora per partire insieme per un lun­go viaggio.

Mag                               - E se mi lascia partire?

Tom                               - La signora potrà sempre trovare un pretesto per rimandare la partenza... Potrà dir­gli che lo ama troppo per separarsi da lui... In­somma, la signora deve convincersi che il signor Antony incomincia a diventare imbarazzante... Si può passare la vita a tradire un amante che esiste ma non un amante immaginario.

Mag                               -  È vero, è vero...

Tom                               - La signora minacci la partenza. Ho sperimentato che è sempre un mezzo molto ef­ficace .

Mag                               - Ma se non riuscisse?

Tom                               - Ne troveremo un altro. L'importante è di sbarazzarsi del signor Antony.

Mag                               - Sì, sì, ma adesso andate...

Tom                               - Raccomando alla signora di essere molto angosciata per la sua partenza. Voce di pianto... (Si avvia; poi, si ferma) E anche qual­che lacrima... È un effetto sicuro. (Esce dal fondo).

Mag                               - (sola, si atteggia a grande tristezza; si guarda nello specchietto provando l'espressio­ne; fa finta di asciugarsi una lacrima. È sod­disfatta di se, e va ad aprire a Pieril. Con voce triste) Pieril!

Pieril                              - (entra, ridendo) È andato via quel­lo scemo?

Mag                               - (c s.) Sì.

Pieril                              - Che hai? Che è accaduto?

Mag                               - Devo partire...

Pieril                              - Partire?... Perché?

Mag                               - Perché... perché vuol partire.

Pieril                              - Chi?

Mag                               - Antony.

Pieril                              - E dove vuole andare?

Mag                               - Non so... A fare un viaggio. Ma un viaggio lungo, sai? Lunghissimo... Al Congo...

Pieril                              - E quando dovresti partire?

Mag                               - Subito. Oggi stesso. Tra un'ora.

Pieril                              - Tra un'ora? Per andare al Congo? Ma i preparativi?

Mag                               - Gliel'ho detto anch'io; mi ha risposto che compreremo in viaggio tutto quello che sarà necessario. Dice che, per adesso, basta una va­ligia...

Pieril                              - Ah! Capisco...

Mag                               - Che cosa?

Pieril                              - (fatuo) Evidentemente, è geloso di me, e vuole portarti lontano per paura...

Mag                               - (lusingandolo) In fondo, non hai torto.

Pieril                              - Per lo meno ti farà divertire.

Mag                               - Io? Divertirmi?

Pieril                              - Ti distrarrai.

Mag                               - (annientata) Non mi dici altro?

Pieril                              - Che cosa devo dirti? (Pausa). A che ora torna?

Mag                               - Alle quattro.

Pieril                              - Non hai tempo da perdere... Vuoi che ti aiuti?

Mag                               - Tu?

Pieril                              - Se posso esserti utile... Dal momen­to che vuoi partire...

Mag                               - Io, voglio?

Pieril                              - Pare.

Mag                               - Non dipende da me.

Pieril                              - E da chi?

Mag                               - Da lui.

Pieril                              - Perché sei andata a ricercarlo?

Mag                               - Lo sai.

Pieril                              - Lo hai preferito a me.

Mag                               - No, Pieril.

Pieril                              - Ma parti con lui.

Mag                               - Se tu volessi, non partirei.

Pieril                              - Oramai...

Mag                               - - Hai detto che non si deve dire «ora­mai».

Pieril                              - È vero; non si deve dire.

Mag                               - E allora?  « Si devono dominare gli eventi»... (Col tono di ripetere le parole di Pieril in parodia).

Pieril                              - Dominarli.

Mag                               - Io?

Pieril                              - Naturalmente.

Mag                               - Non posso dominarli da sola.

Pieril                              - Hai bisogno di un aiuto?

Mag                               - Sì: del tuo aiuto.

Pieril                              - Per...?

Mag                               - Per non partire.

Pieril                              - Ti piacerebbe rimanere?

Mag                               - (accenna di sì, con birichineria).

Pieril                              - Con Antony?

Mag                               - (accenna di no, scandalizzata).

Pieril                              - E con chi, allora?

Mag                               - Con chi mi vuol bene.

Pieril                              - Antony ti vuol bene.

Mag                               - Ma io no.

Pieril                              - Perderesti l'occasione di sposarti.

Mag                               - Uff!

Pieril                              - Non te ne importa?

Mag                               - M'importa di voler bene a una per­sona che me ne voglia. (Pausa).

Pieril                              - (si allontana a un tratto da Mag) Su, su, via! Prepara la valigia.

Mag                               - (stupita) Eh?

Pieril                              - Sono già le tre e tre quarti. Se vie­ne a prenderti alle quattro...

Mag                               - (balzando in piedi, furibonda) Catti­vo! Perfido! Mascalzone! Non t'importa nulla di me. Ti diverti a farmi soffrire...

Pieril                              - Io? Ti ho detto di fare la valigia: non ti ho detto di partire con Antony.

Mag                               - (raggiante) Pieril!

Pieril                              - Eh?

Mag                               - Con te?

Pieril                              - (ride) Si. Con me. Presto. Mag .(esuZton-cfo) Subito! Subito! Tom! Tom! Toom!

Tom                               - (dal fondo) La signora, comanda?

Mag                               - La valigia: subito. Parto, Tom.

Tom                               - La signora lo aveva già annunciato.

Mag                               - Sì: ma non parto più con Antony.

Tom                               - (finto stupore) No?

Mag                               - No, Tom: parto col signor Pieril. (Va a prendere a braccetto Pieril).

Tom                               - (quasi scandalizzato) Oh!

Mag                               - Anzi, ascoltate bene, Tom. Alle quat­tro verrà il signor Antony. Io sarò già partita.

Pieril                              - No, scusa, Mag. Perché? Non sa­rebbe gentile. Anzi, troverà tutti e due noi...

Mag                               - (atterrita) Noi, ma chi?

Pieril                              - Te e me.

Mag                               - Ma non hai detto che partiamo?

Pieril                              - Sì, ma, adesso, ho imparato. Non ti credo più. Non voglio fare la parte di Anto­ny, io. Non hai detto che deve venire a pren­derti alle quattro?

Mag                               - (con un filo di voce) Sì.

Pieril                              - Bene: e io voglio che tu gli dica, che non lo ami.

Mag                               - (stralunata) Io... dirgli... Ma sei paz­zo. Ma come vuoi che faccia?

Pieril                              - Semplice: parlandogli.

Mag                               - Davanti a te? (Si volge a Tom che fa un gesto disperato).

Pieril                              - Oh, questo, sì: tassativamente.

Tom                               - (segue con ansia tutta la scena).

Mag                               - È impossibile!

Pieril                              - Perché? Dal momento che sa che ero il tuo amante e che domani saprà ugual­mente che sei tornata con me...

Mag                               - Ma non c'è bisogno di...

Pieril                              - Se lo sa!...

Mag                               - Sì, ma io non posso...

Pieril                              - Che cosa non puoi?

Tom                               - (fa cenno a Mag di scrivere).

Mag                               - Gli scriverò un biglietto. Eh? Vuoi?

Pieril                              - No.

Mag                               - Perché?

Pieril                              - Perché voglio che tu glielo dica.

Mag                               - Davanti a te?

Pieril                              - Sì: davanti a me.

Mag                               - Ma è impossibile!

Pieril                              - Perché impossibile?

Mag                               - Sarebbe una scorrettezza.

Pieril                              - Non vuoi umiliarlo? Preferisci non umiliare lui e perdere me?

Mag                               - No, Pieril! No!

Pieril                              - Mi pare che tu abbia il dovere di darmi una soddisfazione. Lui ha creduto di por­tarti via a me; io voglio dimostrargli che ti porto via a lui per la seconda volta.

Mag                               - Ma lo saprà ugualmente.

Pieril                              - Non mi basta. E ti prego di non ostinarti. Per carità: non ricominciamo con le picche! Non fare la bambina. (Affettuoso) Vero, Mag? Su, via! Corro a mutarmi vestito, e torno subito con la macchina.

Tom                               - (accenna a Mag di dire di sì).

Mag                               - Ma...

Pieril                              - No, non dir nulla. E quando verrà, fallo aspettare, eh? E non parlargli prima che arrivi io. Ma bada: non mandarlo via. Non te lo perdonerei più per tutta la vita. No, zitta. A tra poco. (Fa per baciarla, ma, nel voltarsi, vede Tom che si irrigidisce. Si trattiene, incer­to. Poi, corre via dal fondo mentre Tom si in­china). A tra poco!

Mag e Tom                    - (si guardano senza fiato).

Mag                               - (dopo un silenzio) Avete sentito?

Tom                               - (annientato) Ho sentito, signora.

Mag                               - E adesso?

Tom                               - (cadendo su una sedia) Mah!

Mag                               - Mah! (Cade su una sedia).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

 (Mag e Tom sono nella stessa identica posa assunta al finale del secondo atto).

Mag                               - Bell'effetto avete ottenuto col vostro strattagemma! Magnifico!

Tom                               - (umile) La signora mi perdoni: non pensavo...

Mag                               - (irritata) Che cosa non pensavate? Sentiamo!

Tom                               - La signora deve riconoscere che ho fatto tornare il signor Pieril.

Mag                               - In bel modo lo avete fatto tornare.

Tom                               - Certamente, il signor Pieril ha preso troppo gusto a tradire il signor Antony.

Mag                               - Sì: adesso, date la colpa a lui.

Tom                               - Oh, no, signora. Purtroppo la colpa è della morale corrente. Prima, si diceva: «Non c'è più religione». Adesso, bisogna dire: «Non c'è più amore».

Mag                               - Io preferirei che non ci fosse più religione.

Tom                               - Non dipende da me.

Mag                               - Che cosa volete dire con questo? Che mi ama soltanto per dispetto?

Tom                               - Oh, no, signora!

Mag                               - Del resto, che importa? Tra poco saprà la verità, si accorgerà che l'ho ingannato e mi disprezzerà.

Tom                               - Questo, mai. Bisognerà evitarlo con ogni forza.

Mag                               - Ma in che modo?

Tom                               - La signora vede che sto riflettendo.

Mag                               - Dovevate pensarci prima di inventare il vostro Antony.

Tom                               - Mi permetto di far notare alla si­gnora che il signor Antony non è mai stato mio.

Mag                               - Non è il momento di fare discussioni dì proprietà. (Pauso).

Tom                               - Non avrei mai supposto che il signor Pieril spingesse la sua brutalità fino al punto di voler vedere il suo rivale! Questo è sadismo.

Mag                               - Non so che cosa significhi, ma bisogna trovare un rimedio anche al sadismo.

Tom                               - È presto detto.

Mag                               - Provare a dirgli che Antony è caduto? Che si è ferito? Che si è ammalato improvvi­samente?

Tom                               - Il signore sospetterebbe, potrebbe in­formarsi e...

Mag                               - (disperato) Mio Dio! Mio Dio! Come posso far venire qui Antony, e tenergli il di­scorso che pretende lui? Ditemelo voi.

Tom                               - Certamente è impossibile.

Mag                               - E se io non lo accontento, crederà che lo faccia per un riguardo ad Antony, cre­derà che lo ami, crederà che mi prepari a tra­dirlo con lui... E dire che non l'ho veduto più da mesi e mesi...

Tom                               - Ah! Se non c'è proprio altro rimedio, adesso, quando il signor Pieril verrà qui, la si­gnora tenti una scena di seduzione.

Mag                               - Bravo! Aspettavo proprio il vostro consiglio! Non vedete che sono rimasta in vesta­glia appunto per questo?

Tom                               - E, dunque, perché la signora vuol dubitare delle sue armi che sono tanto deli­ziose?

Mag                               - Perché quando Pieril si è messo in testa una cosa, non c'è modo di persuaderlo del contrario.

Tom                               - Se la signora mi autorizza, tenterò l'assurdo.

Mag                               - Cioè?

Tom                               - Parlerò col signor Antony.

Mag                               - Parlare ad Antony? E che cosa gli direte?

Tom                               - La signora mi lasci il tempo di ri­flettere. Qualche cosa gli dirò certamente. Lo pregherò, tenterò di indurlo a...

Mag                               - A...?

Tom                               - Ad accettare questa parte.

Mag                               - Quale parte?

Tom                               - Quella che il signore pretende di far­gli sostenere.

Mag                               - Venire qui a farsi dire in faccia?... È fantastico!

Tom                               - Sì, la signora dice bene: è fantastico proporre a un uomo: «Venite a farvi dire in faccia da una signora che non siete amato e non sarete amato mai». E in presenza di un altro uomo. Tuttavia, la signora sa che il si­gnor Antony è un gentiluomo... E, poi, aveva molta simpatia per me... Io ho avuto occasione di rendergli qualche piccolo favore in passato...

Mag                               - (stupita) Voi?

Tom                               - Sì, signora. Gli ho imprestato di tanto in tanto qualche migliaio di lire... Oh, il signore me le ha sempre restituite... Non tanto puntualmente, questo è vero, ma me le ha restituite. Forse per gratitudine potrebbe...

Mag                               - Credete?

Tom                               - Non so, signora. Tenterò. D'altra par­te, non c'è altra via di scampo. Se la signora crede...

Mag                               - Fate voi: fate quello che credete, Tom, ma non voglio perdere Pieril. Era tanta carino, tanto tenero, tanto affettuoso, oggi. Tom, vi scongiuro, salvatemi da questa situazione.

Tom                               - La signora vede che faccio il possi­bile. La signora mi permette di telefonare?

Mag                               - A chi volete telefonare?

Tom                               - Al cameriere del signor Antony. Mi dirà dove potrò trovare il signore.

Mag                               - Lo conoscete, il cameriere?

Tom                               - Sì, signora! Siamo amici! Mi prestava i denari che io imprestavo al suo padrone... (Si avvicina all'apparecchio, compone il nume­ro, e parla) Pronto. Chi parla? Francesco?... Sono Tom... Bene, grazie. E tu?... Già: è mol­to tempo. Naturalmente, dato che i nostri pa­droni non hanno più rapporti... Mah! Così... Di' un po', Francesco: avrei bisogno di parlare un momento col tuo padrone, subito... Come?... No... Ecco, ecco... Capisco... Non posso parlare a lungo in questo momento: ti richiamerò più tardi... Sicuro... Benissimo, grazie Ciao...

(Depone il ricevitore).

Mag                               - Non è in casa?

Tom                               - No, signora.

Mag                               - Vi ha detto dove potete trovarlo?

Tom                               - Sì, signora.

Mag                               - E, allora, presto, andate!

Tom                               - Difficile, signora. Il signor Antony è al Congo.

Mag                               - Al Congo?

Tom                               - Da una settimana.

Mag                               - (lasciandosi cadere su una poltrona) È andato al Congo davvero! (Pausa). È finita!

Tom                               - La signora si faccia coraggio...

Mag                               - (sfiduciata) Sì: coraggio, coraggio...

Tom                               - Cercherò di rimediare in qualche al­tro modo.

Mag                               - Ma non dite bestialità! Lo capite che vuole vederlo, che lo vuole qui, tra cinque mi­nuti, e quello è al Congo?

Tom                               - (imperturbabile) Questo deve dimo­strare alla signora la impossibilità che il signor Antony sia qui tra cinque minuti.

Mag                               - Come fare? Come fare?

Tom                               - La signora non si disperi. Sopra tutto, bisogna che la signora abbia la faccia tranquilla, sorridente, gaia, per ricevere il signore.

Mag                               - Sì! La faccia gaia! Domando e dico come posso avere la faccia gaia!

Tom                               - La signora sa che l'ho sempre assi­stita in ogni circostanza: farò il possibile per trarla d'impaccio.

Mag                               - Ma come volete fare?

Tom                               - C'è un rimedio.

Mag                               - Un rimedio? Dite! Presto!

Tom                               - Il signore non conosce il signor An­tony: quindi, qualunque sconosciuto può essere, per lui, il signor Antony.

Mag                               - (battendo le mani) Ma è vero! È vero!

Tom                               - Appena sarà qui il signore, la signora mi mandi dalla sarta: io prenderò questo pre­testo per correre in cerca di un signor Antony.

Mag                               - Sì, sì. Spero non vi sarà difficile tro­vare un'altra persona che...

Tom                               - Nemmeno facile, signora. La signora comprende che occorre una persona dall'aspet­to distinto, signorile... Non potrei mai permet­tere che la signora facesse, davanti al signor Pieril, la figura di aver avuto per amante un uomo qualunque.

Mag                               - Vi ringrazio di questo riguardo, Tom, ma non è il momento di preoccuparsi...

Tom                               - Oh, non posso dimenticare in nessun momento il rispetto dovuto alla signora. Occor­re una persona in tutto come si deve.

Mag                               - Ma dove la troverete? Non c'è tempo da perdere.

Tom                               - Forse, ho in vista la persona adatta.

Mag                               - Chi è?

Tom                               - Francesco: il cameriere del signor Antony.

Mag                               - (dubbiosa) Il cameriere?

Tom                               - La signora può fidarsi del mio giudi­zio. Non ho mai veduto un uomo più distinto e più dignitoso di Francesco. Un vero principe. Oh, molto superiore al signor Antony!... Posso assicurare la signora che non avrà a lagnarsene.

Mag                               - Ma Pieril non si accorgerà...? Non capirà?... Non lo conoscerà, per caso?

Tom                               - La signora stia tranquilla. Prevedere tutto. Andrò io stesso a prendere Francesco per curare la sua toilette e insegnargli quello che deve dire... (Suono di campanello). Il signore! Tra cinque minuti, la signora mi chiami e mi dia ordine di andare dalla sua sarta. La signora sorrida. (Esce dal fondo).

Mag                               - Mio Dio! Mio Dio! Speriamo bene! Non vedo l'ora di uscirne!

Pieril                              - (entra, vestito da viaggio) Ho fatto presto?

Mag                               - (sorride forzatamente) Caro! Sì...

Pieril                              - Non è ancora venuto?

Mag                               - No.

Pieril                              - (guarda l'orologio) È in ritardo.

Mag                               - In ritardo?

Pieril                              - Non doveva venire a prenderti alle quattro?

Mag                               - Sì. Alle quattro.

Pieril                              - Dunque è in ritardo... Perché non vai a vestirti, intanto?

Mag                               - Già... Sì...

Pieril                              - Ti dirò che preferirei non lo rice­vessi vestita così.

Mag                               - Hai ragione. È vero.

Pieril                              - Dunque, va', cara, va'...

Mag                               - (imbarazzata) Sì, vado... Tanto, an­cora non è qui...

Pieril                              - Ma può arrivare da un momento all'altro.

Mag                               - No!

Pieril                              - Come « no »?

Mag                               - Sì... certo...

Pieril                              - (insospettito) Mag! Non mi avrai fatto lo scherzo di avvertirlo di non venire, eh?

Mag                               - Io?

Pieril                              - (risoluto) Bada: ti prevengo che, se non verrà, è segno che tu lo hai avvertito, e, allora, vado io a cercarlo a casa sua.

Mag                               - (atterrita) No!

Pieril                              - Sì! E lo prendo per un orecchio, e lo porto qui per forza.

Mag                               - (c. s.) No!

Pieril                              - Sì! E vorrò ridere a vederlo con il suo occhio di pesce morto spalancato dietro la caramella.

Mag                               - (senza fiato) Eh?

Pieril                              - Che cosa?

Mag                               - Lo conosci?

Pieril                              - Sì. L'ho veduto una volta...

Mag                               - Ah... L'hai veduto... una volta?

Pieril                              - Sì, e oggi lo vedrò la seconda. Non hai fatto lo scherzo di avvertirlo, eh?

Mag                               - Ti giuro che non l'ho avvertito.

Tom                               - (entra dal fondo) La signora ha qual­che ordine per me?

Mag                               - (confusa) No... Nessun ordine.

Pieril                              - (siede e legge il giornale).

Tom                               - La signora forse dimentica che doveva mandarmi dalla sua sarta.

Mag                               - No, grazie, non è più necessario. (Piano) Lo conosce.

Tom                               - (piano) Ho sentito, naturalmente. Ma la signora mi mandi ugualmente dalle sua sarta.

Mag                               - (c. s.) Ma che farete?

Tom                               - (c. s.) La signora si fidi di me.

Mag                               - (c. s.) Ne ho avuto abbastanza, di voi.

Tom                               - (c. s.) Correrò ai ripari.

Mag                               - (c. s.) Correte al diavolo!

Tom                               - (forte) Sì, signora. Se le scarpe sa­ranno pronte, dovrò ritirarle io?

Mag                               - Sì... No... Come vorrete...

Tom                               - Bene signora. La signora ha altri or­dini?

Mag                               - No, grazie.

(Tom esce dal fondo. Mag fa un gesto come per dire: «Che accadrà?»).

Pieril                              - (interrompe la lettura del giornale) Non si vede il signor Antony!...

Mag                               - Già... Non capisco come mai... Ma ci tieni proprio a incontrarti con lui?

Pieril                              - Ah, sì. È un punto d'impegno.

Mag                               - Cioè?

Pieril                              - Una rivincita.

Mag                               - (andandogli vicino) Ma rivincita di che, scioccone? Non sai che ho amato sempre te solo? No? Non fare il bambino, non fare il ca­priccioso, il puntiglioso... Partiamo! Andiamo­cene via così, in silenzio... Gli. mando un bi­glietto, e buonanotte. No?

Pieril                              - (contrariato) Vuoi risparmiargli l'u­miliazione.

Mag                               - Io?

Pieril                              - Bada: questa tua insistenza non mi piace.

Mag                               - Perché, Pieril?

Pieril                              - Potrei anche sospettare che tu lo ami.

Mag                               - Io? Ma non lo sai, non lo senti che sono tua?

Pieril                              - E, allora, perché non vuoi che mi trovi qui?

Mag                               - Perché ho paura.

Pieril                              - Paura?

Mag                               - Sì: tra uomini, tante volte, non vor­rei che...

Pieril                              - Credi che io abbia paura di An­tony?

Mag                               - Oh, no! Appunto per questo mi pre­occupo...

Pieril                              - Non preoccuparti. Sta' tranquilla: non accadrà nulla. E allora va' a vestirti. Va'...

Mag                               - (fa per avviarsi, poi si ferma. Con voce supplichevole) Pieril...

Pieril                              - Che c'è?

Mag                               - Non vuoi proprio rinunciare a ve­derlo?

Pieril                              - Mag, ti prego di non insistere. Sa­rebbe la sola maniera di turbare questo nostro momento che potrebbe essere, invece, delizioso.

Mag                               - Sì, hai ragione... Perdonami... (Ri­mane incerta).

Pieril                              - (dopo un poco) Ma non vai a ve­stirti?

Mag                               - E se, poi, non venisse?

Pieril                              - E perché non dovrebbe venire?

Mag                               - Non so: per una ragione qualunque...

Pieril                              - Ma, guardami bene in faccia: l'hai avvertito di non venire?

Mag                               - Ti giuro che non l'ho avvertito.

Pieril                              - Ma sai che non verrà.

Mag                               - No... non lo so... Ma potrebbe non venire.

Pieril                              - Perché?

Mag                               - Per una ragione qualunque.

Pieril                              - Mag, tu mi nascondi qualche cosa. Bada: te ne pentiresti.

Mag                               - No, Pieril, no!

Pieril                              - Che cosa « no »?

Mag                               - Non ti nasconderò nulla: non voglio nasconderti nulla.

Pieril                              - Nulla di che? Parla! Spiegati! Lo hai avvertito?

Mag                               - No.

Pieril                              - E allora, perché potrebbe non ve­nire?

Mag                               - Perché...

Pieril                              - Perché?

Mag                               - Antony non è mai stato qui.

Pieril                              - Non è mai stato qui?

Mag                               - No.

Pieril                              - Tu non gli hai scritto? Non lo hai mandato a chiamare?

Mag                               - No.

Pieril                              - Ma se lo sapevo prima che me lo scrivessi tu, che lo avevi mandato a chiamare: me lo aveva detto Tom che gli aveva portato la tua lettera.

Mag                               - Non è vero! Tom non ha portato una mia lettera a Antony.

Pieril                              - Ma se lo ha detto lui! (Chiama) Tom! (Ricordandosi) Ah, no! Tom è uscito. Ma adesso, quando tornerà, sentirai. Glielo farò ripetere davanti a te.

Mag                               - Ma non è vero!

Pieril                              - Ah, no? Dunque, tu non hai mai scritto ad Antony?

Mag                               - No.

Pieril                              - E Antony non è mai stato qui?

Mag                               - No, mai.

Pieril                              - Ma se è stato qui anche poco fa, quando c'ero io.

Mag                               - Non era lui.

Pieril                              - Non era lui? E chi era, allora?

Mag                               - Nessuno.

Pieril                              - Come « nessuno »?  Se ti ho sentita parlare!

Mag                               - Parlavo con Tom.

Pieril                              - Impossibile!

Mag                               - (chiama) Tom! (Ricordandosi) Ah, no! Tom è uscito. Ma adesso tornerà, sentirai: glielo farò ripetere davanti a te.

Pieril                              - E credi di convincermi con questo? Ma se hai ancora in dito l'anello che ti ha re­galato lui!

Mag                               - Non me lo ha regalato lui: me lo ha regalato Tom.

Pieril                              - Tom ti regala degli anelli? Que­sta, poi...

Mag                               - E domandaglielo!...

Pieril                              - E le sigarette? (Prende a pedate i mozziconi di sigarette). Le sigarette? Non vedi che ci sono ancora i mozziconi in terra? Tu non fumi! Chi ha fumato? Tom?

Mag                               - Sì, Tom.

Pieril                              - Ah, questa è enorme! Ma mi hai preso per un imbecille?

Mag                               - No, Pieril! Ti giuro!

Pieril                              - Che cosa? Che cosa giuri? Che non hai mai scritto a Antony? Che Antony non è stato qui?

Mag                               - Sì: te lo giuro.

Pieril                              - E quando io fossi tanto stupido da credere a tutto questo, che cosa avresti con­cluso? Sentiamo! Avresti dimostrato di aver mentito una volta di più...

Mag                               - Sì: ho mentito. Ho mentito.

Pieril                              - Ma a che scopo?

Mag                               - Per ingelosirti, per farti tornare...

Pieril                              - Ingelosire me? E credi che io sarei stato geloso di Antony? Io? Ma bisogna essere pazzi per pensare a una cosa simile.

Mag                               - Eppure, è la verità.

Pieril                              - È fantastico! Tra poco, mi dirai che anche tutta questa storia l'ha inventata Tom.

Mag                               - Ma è vero: l'ha inventata Tom.

Pieril                              - Ah, no! Basta! Intanto, prima di tutto, non ci credo, ma anche se credessi...

Mag                               - Devi crederci! È la verità: te lo giuro!

Pieril                              - Mi giuri che tutta la storia di km tony è inventata di sana pianta?

Mag                               - Sì: di sana pianta.

Pieril                              - Ah, be'! Allora, basta davvero. Allora, questo significa che tu hai creduto di poterti far giuoco di me come d'un ragazzo, che hai voluto ingannarmi, sorprendere la mia buona fede, abbindolarmi, credendo di riuscire, con questa fandonia, a farmi tornare. E hai potuto essere tanto ingenua da supporre che io avrei abboccato all'amo, e sarei tornato?

Mag                               - Infatti, sei tornato, Pieril

Pieril                              - (rimane male) Ma non per questi

Mag                               - E allora, se non sei tornato per questo, che cosa t'importa che sia vero o non vero

Pieril                              - M'importa per giudicare la tua sincerità. (Pausa). Senti: o Antony è stato qui, e tu mentisci ora; o non è stato qui, e hai men­tito prima. Menzogna per menzogna, dimmi al­meno ora la verità: voglio sapere come stanno le cose. Sii sincera, una buona volta.

Mag                               - Non è stato qui.

Pieril                              - Non ci credo. Bada, Mag: io noni potrò mai perdonarti una menzogna simile. I Dimmi tutto: di' la verità.

Mag                               - Ma l'ho detta!

Pieril                              - No!

Mag                               - Che cosa debbo dirti, allora?

Pieril                              - (dopo una pausa) Senti: non credere che io non capisca e voglia essere intransigente. Capisco benissimo, invece, che lo hai richiamato in un momento di disperazione, di solitudine, in un momento di incoscienza, e che te ne sei subito pentita, tanto è vero che noni hai voluto ridiventare la sua amante. Ti giustifico: ti perdono. Ma se adesso continui a mentire e a negare l'evidenza, non ti perdonerò mai più. Mai più, capisci? (Pausa). Dunque? È così, vero? È inutile che tu neghi perché, tanto, l'ho capito: ne sono convinto e, se continui a mentire, mi perdi per sempre. È stato qui, vero?

Mag                               - (dopo un attimo di esitazione) Sì: è stato qui.

Pieril                              - Lo vedi? Tanto, con me, non puoi mentire, lo sai.

Mag                               - (arrendevole) È vero: con te, non posso mentire, Pieril! Perdonami.

Pieril                              - Bambina! Ti metterò nel cantuccio! Così, quando verrà Antony, ti troverà in castigo!

Mag                               - Ma come? Vuoi aspettarlo ugualmente? Anche adesso che ti ho detto tutta la verità?

Pieril                              - Naturalmente! Che cosa è mutato? Nulla!

Mag                               - No, senti, Pieril: non voglio che tu lo veda.

Pieril                              - Ricominci?

Mag                               - Sì: non voglio!

Pieril                              - Ma perché?

Mag                               - Perché... Perché... Perché ha giurato che, se ti trova qui, ti uccide.

Pieril                              - Oh! Finalmente, è venuta fuori la verità! Sciocchezze! Che temi? Credi che si uc­cida un uomo come una mosca? E sopra tutto, credi che io mi lascerò uccidere da Antony? Su, cara, su! Non aver paura! Non tremare! Vedrai che quando ci parleremo ci intenderemo a meraviglia, e non mi ucciderà affatto.

Mag                               - Ma perché vuoi aspettarlo per forza? Pieril, senti: ti prego, ti scongiuro: andiamo via... Andiamo via... Ti amo...

Pieril                              - Bambina! E c'era bisogno di in­ventare tante bugie per dirmi che mi ami? Non era meglio dirmi la verità fin da principio?

Mag                               - Non ne avevo il coraggio.

Pieril                              - Perché? Non credere che ti serbi rancore per aver richiamato Antony. Anzi, è stata una prova d'amore: forse la sola, vera, glande prova d'amore che tu mi abbia data, perché lo hai tradito subito con me, prima an­cora di essere sua... Ora, so che mi ami davvero più di lutti.

Mag                               - Sì: più di tutti...

Pieril                              - E devi dirglielo proprio così, quan­do sarà qui.

Mag                               - (inorridita) No!

Pieril                              - Sì: devi dirglielo. Devi dirgli: «Amo Pieril, soltanto Pieril, e, di te, me ne infischio»... Glielo dirai?

Mag                               - Ma se non verrà?

Pieril                              - Se non verrà, andremo a cercarlo a casa.

Mag                               - (inorridita) No!... Partiamo subito!

Pieril                              - Sciocchina! Hai paura?... che mi ammazzi?  0 che mi sfidi a duello?  Non temere: non ci sono questi pericoli. Non vedi come sono calmo io? (Si sdraia in poltrona). Aspettiamolo comodamente. E, intanto, va' a preparare la valigia, perché, subito dopo, via! Partiremo di volata! Va'!

Mag                               - (calma) Pieril!

Pieril                              - Che c'è ancora?

Mag                               - Senti, Pieril: dal momento che ti ho detto tutta la verità, voglio dirti anche questo... (Pausa). Antony non verrà.

Pieril                              - Non verrà?

Mag                               - No... Non verrà, perché... avevo tanta paura che succedesse una tragedia, e gli ho det­to io di non venire.

Pieril                              - Ah, sì? Nulla di male. Andremo noi da lui.

Mag                               - No!

Pieril                              - No? Allora, avvertilo che venga qui.

Mag                               - Ma è impossibile!

Pieril                              - Ricominci da capo? Bada, Mag! (Squillo di telefono. Pieril solleva il ricevitore, e risponde, allontanando col gesto Mag). Pron­ to... 660980... Sì, signore: sono Tom. (Ride piano e fa cenni a Mag). Chi parla, per favore?  Oh, scusi, signore, non avevo riconosciuto la voce: mando subitola signora... Prego. (Appog­gia la mano al microfono). È lui! Cretino! Mi ha preso per Tom.

Mag                               - (attonita) Ma «lui» chi?

Pieril                              - Antony.

Mag                               - Antony?!

Pieril                              - Dunque, non lo avevi avvertito?...

Tom                               - (compare dal fondo e fa cenno a Mag, non veduto da Pieril, di negare).

Mag                               - No, non lo avevo avvertito. Te l'ho detto perché non volevo che aspettassi, perché avevo paura...

Pieril                              - Benissimo: allora, rispondigli.

Mag                               - Io?

Pieril                              - Certo!

Tom                               - (fa cenno a Mag di accondiscendere).

Mag                               - Ma che cosa?

Pieril                              - Quello che ti suggerirò io. (Le por­ge il microfono e la prende tra le braccia).

Mag                               - (prende il ricevitore; parla con voce in­certa, interrotta continuamente da Pieril) Pronto... Sì, sono io, Antony... No, no... Bisogna ritardare la partenza. (Interroga con lo sguardo Pieril).

Pieril                              - (suggerisce) Digli che non partirai.

Mag                               - Sì, ma, sai? Non fa nulla se la mac­china è guasta...

Pieril                              - (c. s.) Me ne infischio.

Mag                               - Me ne infischio.

Pieril                              - (ride, soddisfatto e suggerisce) Del­la macchina e di te!

Mag                               - Mi infischio della macchina e di te!

Pieril                              - (raggiante, le dà un bacio).

Mag                               - Vuol dire una cosa molto semplice: vuol dire che me ne infischio, e che amo Pieril, che lo adoro, che mi adora, che non so che cosa farmi di te, che fra cinque minuti partirò con lui e che non ti rivedrò mai più...

(Un grammofono suona in sordina la can­zone: «Non si sa mai»),

Pieril                              - (prende tra le braccia Mag) Amore!

Mag                               - Mi vuoi bene?

Pieril                              - (la stringe) Mi piaci tanto...

Tom                               - (s'è fatto avanti, a destra, presso il si­pario; prende un lembo del sipario e lo accom­pagna a poco a poco verso centro facendo al pubblico segno di tacere, mentre i due amanti rimangono nel mezzo del palcoscenico. Cante­rella soltanto il motivo della canzone al punto in cui è giunta la musica del grammofono): ...e l'appassito amor a nuova fedeltà rifiorirà. (Il sipario è quasi tutto chiuso; Tom prende un lembo della parte sinistra, s'inchina): ... rifiorirà. (Chiude il sipario).

FINE

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