L ARRIVISTA
ovvero
IL NANDO DEL 15 KM
Di Carlo Terron
RACCONTO PER TEATRO IN TRE ATTI
PERSONAGGI
NANDO, benzinaro, per gi con la 600 Fiat
FULVIO, barista. Luno e laltro al servizio di...
LIGABO, gerente della stazione di servizio al 15Km
MIRKO, pittore, bravissimo a rifar gli altri
PIERGIORGIO, figlio di pap, un principe del Foro di Milano (suo padre, beninteso, non lui)
TULLIO, figlio di un altro pap:
il... GALLUZZI, forniture igienico-sanitarie, reddito concordato: 155 milioni, padre anche di...
GABRIELLA, detta economicamente LELE, anni ventitr
ELSA, figlia di un terzo pap del ramo liquori
ELSA, proprietaria della Galleria antiquaria La cantina
EDDA, unaltra della compagnia; naturalmente possiede un fratello Benito
NANDA, sorella di NANDO
UN TALE, che pronuncia poche parole e sarebbe meglio che non ne pronunciasse nessuna
DUE INNAMORATI, alla maniera di Giorgio Gaber, che ne pronunciano ancor meno e sono troppe anche quelle
Lunico punto della storia da lasciar saviamente in ombra se si sia trattato dellautostrada dei laghi, oppure dellautostrada del sole, o, anche, chiss mai, quella dei fiori. Le autostrade che fanno capo a Milano sono sei o sette. Libero, ognuno, di scegliere quella che pi gli garba, tanto gi il significato non cambia. E dire che sarebbe una curiosit cos facile da togliersi. Una cinquantina, almeno, di quelli l, in platea, conoscono bene quale fosse. Non tanto, magari, per esperienza diretta in tal caso, si scenderebbe a venticinque, ammesso che la normale proporzione dei sessi, in platea, sia pari certamente per sentito dire, e una buona percentuale sarebbe anche disposta a farlo. Ma, dacch il protagonista saltato da un pianerottolo allaltro, si vuol dire ha cambiato stato e quindi professione degna di indagine psicanalitica la sua gioia, fin da piccolo, nel salire le scale tanto ha perso di sfacciataggine e spregiudicatezza, quanto ha acquistato in riservatezza e suscettibilit, tendenze, del resto, potenzialmente possedute gi prima, e non gli si pu dar torto: ad ogni ceto la propria regola. Son cose per le quali ha sempre posseduto un istinto innato. uno che ha sempre guardato in su. Lui, esempio, nullatenente, votava i partiti dellordine. Ad esser troppo precisi, insomma, c da rischiar querela e, daltra parte, non sarebbe che legittima difesa. E, con lui, ancora ancora, anche se era meno antipatico quando era pi mascalzone, anzi, allora, era decisamente simpatico. Ma non c soltanto lui. Se lui ha potuto fare il dritto, molto dipeso da chi non ha potuto far a meno di lasciarglielo fare e anche quando, come capita nove volte su dieci, vincitori e vinti diventano amici e alleati, la resa si lascia sempre dietro qualche sbavatura di rancore attaccabrighe in cerca di soddisfazione da sfogar su terzi. Limpasto giusto, in altre parole, si potr avere alla prossima generazione a beneficio di chi avr la malinconia di scrivere la commedia dei figli dei figli. Ecco i pericoli a cui ci si espone col promuovere la cronaca provvisoria al rango di letteratura stabile. E allora, legittima difesa per legittima difesa e letteratura per letteratura, sotto ad imbrogliar le carte, quel tanto che basta, e non di pi, per lanciare il sasso senza rimetterci la mano. Anche perch, siamo giusti, episodio limite indubbiamente, quello del NANDO non , poi, un caso n isolato n troppo paradossale. In quanti mai modi, proporzioni, esiti, ardimento e fantasia, palese o nascosta, insospettabile o sospetta, dacch, faticosamente ma a passo di carica, leguaglianza dei sessi s messa a correre gomito a gomito con leguaglianza sociale, larrampicatore sessuale va diventando un personaggio di prima fila sul palcoscenico di questa italica societ, fluida ed evanescente fin che si vuole, ma non priva di divertimento; lo sbaglio, semmai, di insistere a raccontare seriamente una realt che soltanto comica; questo un paese dove niente si fa sul serio, ma guai aver laria di voler scherzare. Non si vede, quindi, a ragione, a diritti pari, perch dovrebbe rimanere esclusivo privilegio di usucapione della donna, precluso alluomo, ci che, in ultima analisi, si identifica in unarma di difesa. Ecco quel che si chiama un campo ancora vergine, bench, dato largomento, vergine, forse non sia la parola pi adatta; diciamo: ancora tutto da arare, spalancato a delle indagini statistiche i cui risultati potrebbero stupire soltanto i ciechi e i siciliani. Ci si pu credere sulla parola quando si garantisce che la pi facile delle inchieste non impiegherebbe mezza giornata a stabilire che, ormai, il numero dei poveri giovanotti illusi, sedotti, goduti e abbandonati, con o senza gratifica di licenziamento, non inferiore al numero delle ragazze che subiscono la stessa sorte, con lo sgravio, oggi, per la seduttrice, del minor rischio e delle minori conseguenze; e con laggravio, per il sedotto, di quel tanto di deprezzamento di mercato che loperazione inevitabilmente si tira dietro, per le ripercussioni, non fosse altro in forma di umiliazione personale e di ridicolo sociale, proiettate sul declinato ma pur sempre resistente orgoglio del maschio; mentre, scomparso lantico disonore, nel caso della vittoriosa e vindice femmina, dopo il danno, si va sempre pi attenuando anche la delusione, che, del resto, pu sempre contare sulla anacronistica consolazione degli arcaici residuati di solidale comprensione e compassione della gente: gratifica morale che non toccher mai alluomo, e Dio non voglia, se del caso, sarebbe non miele bens aceto sulla piaga del ripudiato. Ormai non c ragazza abbandonata che, esposto dai giornali il suo incidente, non trovi subito un ottimo partito; fate il caso corrispondente del giovanotto e poi sappiateci dire. E allora, quando, capito il gioco, dopo averne valutati i pericoli e calcolati i vantaggi, presentatasi loccasione favorevole, uno la sfrutta fino in fondo, senza scrupoli, a proprio pro, adottando la strategia dellabile generale che, in condizioni dinferiorit, accetta una sconfitta inevitabile per tendere unimboscata al nemico, passando alloffensiva da posizioni migliori anche se pi arretrate, vogliamo chiamarlo un profittatore? O non sarebbe pi umano e giusto dire un pioniere? Nel progressivo ed inevitabile slittamento del giudizio dal primo al secondo di tali due sostantivi contenuta una non trascurabile fetta del progresso dei prossimi decenni. Lo si pu giurare e non , poi, nemmeno una gran scoperta. In fondo, il problema a che si riduce? A un semplice scambio delle vecchie parti. Mettete Armando al posto i Margherita e Margherita al posto di Armando e La signora dalle camelie, a patto, beninteso, che la partita venga spostata dal sentimento al senso, torna a diventare la commedia pi attuale del secolo, tanto gi, se si getta lamo in fondo a quel gran buco che si chiama anima, tutto quel che si riesce a pescare il sesso o poco pi. Basta. Il quindicesimo chilometro, niente di speciale, n grandezze, n lussi, per comodo in vari sensi, letterali e figurati. Per chi arriva: una frenata, un caff al banco, un gettone e un colpo di telefono: fra un quarto dora sono a casa, butta gi la pasta. Per chi parte: il pieno di benzina, unocchiata allacqua e allolio e via. Stazione di servizio. Si fa per dire. Il distributore della Shell, il baretto a dieci passi e due persone in tutto: il NANDO alla pompa e il FULVIO alla macchina dellespresso: dipendenti, a percentuale, col gestore a Milano ad ingrassare. Si fa vivo ogni paio di giorni, un quarto dora, per i conti ed intascar lincasso. Giudizio, ragazzi, fatevi gli affarucci vostri ma senza esagerare; fin che non so niente, niente da dire. Dinverno grigia, nella nebbia, un cliente ogni paio dore e pile di Gazzette dello Sport unico diversivo accumulate sotto il banco; ma da aprile ad ottobre, tutta unaltra musica. Intanto, il bosco, a mezza schioppettata, fresco ed ombra, con la gibigianna, delle fronde di tutti quei mobili pioppi adolescenti che danno vento anche quando non c, a farti il solletico addosso, e par di muoversi pur se si sta fermi dopo che ci si dati da fare. La notte, meglio ancora, senza doversene star col cuore in gola e le ossa ingarbugliate come luomo serpente, chiusi in una macchina alla merc dei sottoproletari immigrati, dediti alla rapina a mano armata, in attesa di un posto allAlfa Romeo; tanto, in caso di emergenza, se non c il FULVIO a far urlare Milord sullo jukebox, fino ad arrivare in galleria, non c pericolo che non giunga il doppio fischio del NANDO, e uno ha tempo di farsi trovare a posto e in piedi, qualsiasi cosa stesse facendo, si trattasse di sottane o di pantaloni, e potersi dichiarare amico del fresco e basta. Ma capiter una notte su mille, quelli del buoncostume hanno il loro bel daffare in citt. Cos, nei mesi caldi, una mezza processione. Fatto il carico a viale Maino o a corso Sempione o al Vigorelli, quando non si gi in compagnia, in dieci minuti uno sistemato e, poi, si respira anche un po daria pura in questa Milano avvelenata. Che, se ci si vuol risparmiare anche la fatica della scelta, c sempre il FULVIO in grado di rimediare col telefono, per ogni gusto; e intanto che si aspetta la merce motorizzata, chi vuole pu far quattro salti sotto la luna, tanto gi gente allegra l ce n sempre. Anche queste, alla fine, son percentuali; per quanto, alla prudenza ed anche a una certa bulla malagrazia del NANDO, ci non vada troppo a genio; e niente del tutto qualche traffico sottobanco del FULVIO. Passi per le svizzere di contrabbando ch farla al Monopolio un civico dovere; ma la volta che ebbe il sospetto di veder passare da una mano allaltra qualcosa molto pi piccola, incartata come le polverine del farmacista, gli spacc la faccia senza neanche spiegargli perch; e certi tipi con una certa cera da telegramma, che avevano cominciato ad apparire e scomparire nelle ore bastarde come fantasmi con la febbre, cambiarono giro. Cos se, ora, quello, li continua a rifornire, lo far quando smonta dal servizio, ma l no. Il NANDO, ha, anche lui, i suoi giri e le sue ore, per certa gente o troppo gi perch troppo gi, o troppo fuori perch troppo fuori, lha sempre tenuta alla larga. Chi si prende confidenza con lui bisogna che lui glielabbia data e che linteresse a non far chiacchiere sia reciproco. La conoscenza del motore viene di rinforzo al possesso di un maschio fisico di proletario dai modi educati e signorili, in grado di portare, con eguale disinvoltura, la tuta azzurra e la camicia bianca: due risorse in una, specie con queste tediate signore confindustriali e queste agre ragazze senza timor di Dio che hanno lo spider prima ancora di riuscire a distinguere il cambio dal freno a mano e, se vogliamo, in un certo senso, una risorsa anche codesta. Quando sta in vena, e a ventisei anni, con due spalle cos e quei capelli da mulatto, esclusa linfluenza, vorrei vedere i giorni che non lo fosse; e se gli simpatica, capace anche di mettersi alla guida e, in un quarto dora di lezione, andata e ritorno, farle provare che tutto funziona facile e bene, basta solo toccar le leve giuste, mandandola a casa soddisfatta, senza che suo marito o i suoi genitori sappiano chi devon ringraziare di vedersela restituita meno nervosa del solito e fare tutto un sonno senza bisogno del tranquillante. accaduto fra lestate e lautunno, un anno fa.
ATTO PRIMO
Oggi pomeriggio, primo settembre, gioved, trascorse di una decina di minuti le sei, qui, nel bar, fra un temporale e laltro, non passata molta gente. In questo momento, oltre al FULVIO, dietro al banco e a cui la Gazzetta dello Sport, aperta davanti, non impedisce di gettare, ogni tanto, sguardi di ricognizione, fuori, verso il distributore della benzina che dal suo posto pu veder bene, ci sono soltanto due anemici e patetici viaggiatori, maschio e femmina, portatori, in volto, delle stimmate di un preciroco innamoramento, platonico fino allindecenza, oppure lascivo fino allo struggimento? Nessuno pu dirlo, tanto gi, al giorno doggi, i segni esteriori sono i medesimi, e anche una volta, probabilmente, del resto ci ha poca importanza. Stanno in piedi, presso il juke-box, ognuno, naturalmente, con la sua inevitabile Coca-Cola in pugno, ascoltando intensamente una di quelle irreparabili canzoni parlate, lente, stracche e interminabili, che trattano di amore e di miseria incoercibili, con copia di precisazione economiche e toponomastiche, concernenti generalmente la zona fra Porta Romana e Ticinese, e una particolare predilezione per gli incontri alle fermate dei tram della linea 13 e 25. Pi volte, il FULVIO li ha gratificati di qualche sguardo dove la pazienza professionale non esclude una vaga ostilit contingente; e sempre, dopo o prima di loro, non ha mancato di gettare unocchiata allorologio sopra la scansia, specie in occasione di un paio di rabbiose strappate di clacson, provenienti evidentemente da unautomobile ferma fuori, da un bel po. Finalmente, lultimo ritornello (...E poco quel che ho. Ma baster, per Ad acquistar, lo so Un letto ed un com) suggella, sulle labbra dei due, un sorriso grondante di sogni, e la musica cessa di disturbare il frusciante rumore delle macchine che procedono veloci sullautostrada. Senza fretta, si avviano, si fermano davanti al banco, depongono i bicchieri, lui paga e lei domanda.
LEI - Conosce mica, per cortesia, la casa discografica che ha messo in vendita la canzone di poco fa?
FULVIO - Spiacente.
LUI - Ci sar pure su letichetta, no? E fa per tornare indietro.
FULVIO - Escluso. E se c, tanto non si vede. Mandano qui la macchina gi con tutti i dischi infilati in pancia, bella e sigillata.
LEI - Vuol dire?
FULVIO - Stitica come una cassaforte. Fregare un centone, l dentro, pi difficile che svaligiare la Banca dItalia.
LUI - Naturalmente. un brevetto americano.
FULVIO - Gente che non si fida.
LEI - Grazie lo stesso.
FULVIO - Sera...
LUI - Sai cosa facciamo? Telefono io, domattina, in ufficio, alle Messaggerie Musicali, gli canto il motivo, e, a mezzogiorno, te lo faccio gi trovare a mensa, sotto il tovagliolo.
LEI - (dopo essersi alzata in punta di piedi per dargli un bacetto riconoscente sulla guancia) Cos la Beruti crepa dalla rabbia. Escono, raggiungono la loro utilitaria e non se ne sentir pi parlare. Ci non toglie che, nei prossimi ventanni, non contribuiscano copiosamente allincremento demografico della Lombardia. Accertatosi che siano partiti,
FULVIO - va al juke-box, preme i tasti necessari e fa esplodere Milord. Evidente che si tratta di un segnale di via libera, perch pochi secondi dopo, entra
UN TALE - molto su, elegante con una certa eccentricit vistosa, forse giusta e simpatica in un giovanotto sotto i trenta, certo un po stonata ed equivoca in un uomo sopra i quaranta, per giunta vagamente insicuro e palesemente ansioso. Appena lo vede comparire,
FULVIO - abbassa il volume della musica e torna dietro il banco. una scena che potrebbe svolgersi in silenzio, tanto ci che dicono, salvo la cautela, non ha n significato n vigore particolari.
QUEL TALE -Stavo fuori da un quarto dora.
FULVIO - Ho sentito.
QUEL TALE - Sera detto alle sei in punto.
FULVIO - Colpa di quei due rompiballe che non si decidevano a levarsi dai piedi. Nel parlare, si chinato sotto il banco a frugare e a prendere qualche cosa. Il tempo occorrente allaltro per tirar fuori dalla tasca dei pantaloni un mazzetto di carta moneta.
QUEL TALE - Dieci da dieci. Daccordo? E si vede gettar sul banco, una dopo laltra, delle innocenti bustine da caff. Una, due, tre, quattro e cinque. Stanno, ciascuno, allungando la mano verso la propria merce e non fanno in tempo ad andar pi in l che gi entrato violentemente il NANDO.
NANDO - Acqua, olio e gomme tutto a posto. Gi losso! Una sberla sulla mano del FULVIO e unaltra su quella del cliente. Poi, piglia su un foglio da diecimila, di quelli che erano stati messi sul banco e, secco, dandolo al collega: Spiccioli. Laltro, torvo, glielo cambia, alla cassa, in cinque biglietti da mille e uno da cinquemila, pi uno da mille. Il resto. Agguanta le altre nove banconote rimaste e gliele caccia in una tasca della giacchetta. Questi qui se li ripiglia e li offre a SantAmbrogio per grazia ricevuta. E al bicarbonato ci penso io. Consiglio da amico: non farsi pi vedere da queste parti, nemmeno in caso di terremoto. E, passando, accelerare; o, meglio ancora, cambiar autostrada. Ci dicendo si impossessato delle bustine. Ora, il FULVIO, non fosse altro, per salvare la faccia, si decide a reagire, esce dal banco e tenta di strappargliele.
FULVIO - Tu ti fai i fatti tuoi, capito? Ma uno sberlone lo getta contro il banco.
NANDO - Buono! Che son anche fatti miei. Ostia di un Dio, per finire tutti in galera! (schiaffeggiandosi una guancia) Guardatela bene questa faccia, se la volete conoscere. Il sottoscritto non ha n tempo, n voglia di farvi compagnia a San Vittore. Chiaro?
FULVIO - Tu non pensarci.
NANDO - E invece ci penso. Ho il terzo occhio sulla nuca, io. Non penso che a quello, guarda un po! Qualcosa in contrario? Ed ora guarda. S diretto verso un inequivocabile uscio, l vicino, che ha su dipinti, tre zeri in fila una sbarra per traverso.
QUEL TALE - (fermandolo quando ha gi la mano sulla maniglia, non si sa se pi spaventato o pi implorante, lo sforzo pietoso) Son senza da ventiquattrore.
LEI - non pu capire.
NANDO - Non si preoccupi, capisco anche troppo. Succedeva, tale e quale, a mio nonno, pi economicamente, con la grappa, prima di crepare a Mombello.
QUEL TALE - Almeno una. Sento che mi piglia una crisi.
NANDO - (un viso crudele, tutto silenzioso, solo di denti. Rivolto a FULVIO) Se ora gli dico: fallo fuori che te le d tutte, capace che ti spedisce allaltro mondo a bottigliate in testa... Si soffre, eh?! Vedi un po perch uno si deve sentir tirare i nervi. (Improvvisamente, gli getta una delle cartine che laltro afferra famelico) Mica buon cuore. Solo tanto per evitare la crisi qui, che sarebbe scomodo. Gratis. Offre la casa. E ora: tela! Girare al largo. A duecento allora, visto che si possiede una fuoriserie che li fa. Con tanti auguri di fracassarsi losso del collo e una croce sopra. Scompare, un momento, nello stanzino, donde si sente lo sciacquone dello scarico... Quando ricompare, laltro s dileguato. Abbiamo inventato le bustine del caff. Si fanno progressi. Ora passiamo a brevettare lidea e poi la si presenta alla Fiera Campionaria: la streppa espresso.
FULVIO - Sei fortunato che son pi debole e pi vigliacco di te.
NANDO - No, tu non sei pi vigliacco, sei soltanto vigliacco. E fesso. Vigliacco e fesso, che la peggiore combinazione.
FULVIO - D un po, piuttosto; e il centomila, adesso, chi lo rimette? Son mica sbruffoni come te, quelli.
NANDO - Li mandi da me i tuoi grossisti. Ci parlo io. Li voglio vedere in faccia.
FULVIO - Gli fai la paternale?
NANDO - No. Gli d dei fessi anche a loro.
FULVIO - Ho sloggiato da casa a quindici anni per levarmi la tutela del vecchio, ed era mio padre. S che, adesso, a ventiquattro, mi vengo a mettere a balia da te! Cosa sono, per caso, tuo fratello, mi passi uno stipendio, ti faccio da leccapiedi, vengo a letto con te?
NANDO - Questi son gusti che lascio alla tua ghenga. Per il momento niente da fare. Puoi sempre sperare in seguito. Per me, puoi, pure, metterti a svaligiare le banche, a dir messa fra i binari del tram, ad uscire in mezzo alla strada e farti stendere dal primo camion che passa e io non muovo un dito. Io non penso che a me.
FULVIO - Si vede che ti vuoi bene.
NANDO - Tanto!
FULVIO - E allora, tu fatti i fatti tuoi e, me, lasciami fare i miei.
NANDO - Fin che tu stai qui e io sto l, i fatti tuoi sono anche i fatti miei.
FULVIO - Parliamoci chiaro.
NANDO - E quello che sto facendo. La prima volta, ti ho rotto la faccia, la terza piglio il telefono.
FULVIO - Chiami il principale e mi fai licenziare. Sai che perdita! Puoi risparmiarti il gettone. Stasera o domani qui a fare i conti. Gli spifferi tutto e ti aumenta anche il salario per fedelt allazienda con la promessa di farti socio.
NANDO - No no. Telefono ad un altro numero. Non ti faccio licenziare, ti faccio impacchettare. Liscio. Questione chiusa.
FULVIO - Tutto per il mio bene.
NANDO - Per il mio.
FULVIO - Carte in tavola. Cos tutta st manfrina? Vuoi anche tu la tua parte, vuoi entrare nel giro anche tu? Laltro non ha fretta di rispondere. S andato a versare un aperitivo e lo sta bevendo, senza seltz, cos pi forte. Cosa pretendi, si pu sapere? Ci vuoi stare? Io ti conosco come le tue mutande... Mica me la dai ad intendere a me.
NANDO - Bravo, se mi conosci, dovresti aver annusato che odore ho.
FULVIO - E perch mi pare daverlo proprio annusato che non mi torna perch ti scandalizzi tanto.
NANDO - Il tipo capace di scandalizzare me ha ancora da nascere.
FULVIO - E ben quello che ho sempre pensato.
NANDO - Solo non voglio correre tanto cos di rischio. Ti torna, adesso? Fin che sono i liquori, i Longines o le svizzere sottobanco, niente da dire. Fregare il monopolio un dovere nazionale e il fumo d pi gusto... Male che vada, finisce con la condizionale e la non iscrizione. Ma quella roba l, no.
FULVIO - (quasi cordiale) Dritto come sei, con tutte quelle cretine che filano le bave per la tua bella faccia e vengono a far benzina nella speranza di caricarti in macchina, con la scusa di farti controllare il motore, si potrebbero far soldi a carrettate. Basterebbe fargliene provare il gusto una volta sola e poi ci restano. Ci hanno tutti la tendenza e i mezzi, quella gente l, te lo dico io.
NANDO - Quelle sono gi abbastanza calde per conto loro e, in quanto al gusto, avrebbero pi da perderci che da guadagnarci a cambiarlo, ho idea.
FULVIO - Figurarsi, con un drago come te!
NANDO - Modestamente, so quel che mi dico. Del resto, non sono io che le vado a cercare. E, tanto perch sia chiaro: a me mi cerca solo chi voglio io che mi cerchi.
FULVIO - E diventato, si pu dire, un distributore per sole donne.
NANDO - Perch, proibito dal codice della strada? In compenso il bar rischia di diventar un bar per soli uomini, cos la divisione del lavoro completa.
FULVIO - Ti disturba lopinione della gente, adesso?
NANDO - Mi disturba lopinione della gente.
FULVIO - Che lussi!
NANDO - Me li paghi tu?
FULVIO - Cosa credi, che ci sia poi molta differenza fra le mie bustine da caff e i tuoi giretti in auto con le clienti che saldano venti litri di benzina con diecimila lire e il resto mancia?
NANDO - Enorme. I milanesi sono generosi, tutti lo sanno.
FULVIO - Ma non per essere fatti cornuti.
NANDO - E che cosa posso farci io se, in questo momento, vanno di moda le tute? Mai chiesto niente il sottoscritto. Io so solo che se non mi rigiro un paio di donne durante il giorno, la notte dormo male e la mattina mi sveglio col mal di testa. E questo si chiama esser sani, normali ed invidiati.
FULVIO - Resta da stabilire se sei tu a rigirare loro, o loro, te.
NANDO - Ognuno approfitta delle situazioni che trova o si difende come pu. Non sono stato io a combinare il mondo in un certo modo. cos? Mi ci rannicchio dentro e cerco di starci meglio che posso, coi maggiori vantaggi possibili. Ma rispettando le regole del gioco.
FULVIO - Che sono abbastanza larghe per starci comodi.
NANDO - Tanto di guadagnato. Ci dovrebbe facilitare i movimenti.
FULVIO - Tre pasti al giorno e due donne!
NANDO - E la mia razione. Di meno mi ammalo.
FULVIO - Hai detto niente!?...
NANDO - (dopo un po, riflessivo) Tu facci caso: oggi, quelli gi guardano in su...
FULVIO - Come non ci avessero sempre guardato. Bella scoperta...
NANDO - S. Ma quelli su han cominciato a guardare in gi. Questa la novit.
FULVIO - E allora?
NANDO - Ricordarsene... Ricordarsene e tenersi pronti.
FULVIO - Bisogna sapere come e fino a che punto guardano in gi, e dove sono disposti ad incontrarci.
NANDO - Si sta a vedere.
FULVIO - Attenzione a non farsi venire il torcicollo.
NANDO - Disturbo da poco.
FULVIO - Letto e polverina. Non si va pi in l. Oltre, scatta il dispositivo di sicurezza.
NANDO - Si sta a vedere, ti dico. Laltro ridacchia fra s, va al juke-box e mette in moto un ballabile in sordina; ci fa su anche qualche passo di danza e, senza il minimo residuo di rancore, anzi affettuosamente.
FULVIO - Met e met?... Tanto per dare una occhiatina in su, visto che il collo ti tira da quella parte.
NANDO - (ricambiando la cordialit. Son da tanto tempo amici e si conoscono talmente in fondo!) Quando si dice aver deciso di non capir niente!
FULVIO - Scrupoli?
NANDO - Buonsenso.
FULVIO - O paura?
NANDO - Diciamo: prudenza.
FULVIO - Cosa tha preso, la malattia dellonest?
NANDO - Anzi il contrario, guarda un po!
FULVIO - Ah s?! E questo ti fa diventare moralista?
NANDO - Sono tanto poco moralista che, per mio conto, figurati, potrei aprire uno spaccio in piazza del Duomo e drogare tutta la Lombardia, senza che la mia coscienza faccia una piega. Mettitelo bene in testa: il mio colpo, se mi capiter di farlo, io lo voglio fare dallaltra parte e una volta per tutte.
FULVIO - Vale a dire?
NANDO - Da quella giusta. Col codice, il Vangelo, la Bibbia, la morale e il resto, tutto dalla mia.
FULVIO - Non che se, domani, leggiamo sul giornale che hanno assaltato la Montecatini, sappiamo subito chi ha fatto il colpo?!
NANDO - La Montecatini, vedi, sta dalla parte sbagliata. Ed esce, ch un clacson ha gi chiamato un paio di volte.
FULVIO - (dopo aver messo a tacere la canzone) Quello l deve essere convinto davere la Cassa di Risparmio nei calzoni. Vengono dentro
TULLIO - e ELSA. Una decina di anni di differenza a vantaggio di
LUI - che ne deve avere non molto pi di venti; e il contrasto esistente fra un tipo vagotonico e uno simpatico-tonico; in parole povere ma comprensibili: fra chi lascia fare e chi si d da fare, aiutandosi con un turbante, dei capelli tinti in blu ed un involto, n grande n piccolo, da dimenticare in qualche posto e si sapr in seguito il perch.
ELSA - Salute, FULVIO! Il solito veleno della solita fermatina.
FULVIO - Per due?
ELSA - Per due.
TULLIO - E se io, per esempio, avessi voglia di una camomilla?
ELSA - Mancherebbe altro. E chi ti recupera pi, poi? Hai bisogno del montacarichi in condizioni normali, figurarsi dopo una camomilla. Per tirarti su, ti ci vuole il carro attrezzi!
FULVIO - Allora, diciamo: un Negroni e una camomilla.
ELSA - No no: due Negroni.
FULVIO - Vuol dire che, quando si saranno messi daccordo, mi mandano un telegramma. Io son qui.
TULLIO - E se facessimo due camomille? Mi sa che la indovineresti a cominciare a farne uso. Forse, ti distenderebbe un po il temperamento.
ELSA - Mai bevuta camomilla in vita mia. Se comincio con la camomilla, invece di venti pastiglie di simpamina al giorno, me ne occorrono cinquanta. Scombinerei tutto il mio bilancio.
TULLIO - ( verso FULVIO) Per non dormire.
LEI - lInsonne, leterna sentinella. Il sonno, dice, si porta via met della vita. E cos, quando non ha altro di meglio, passa le sue notti a leggere libri di vampiri. Si eccita con la paura. In economia. Ha lhobby dei vampiri.
FULVIO - Ma se, poi, il vampiro non arriva?
TULLIO - B, sai uno si aiuta con la fantasia.
LEI - lascia la finestra aperta e si sente la coscienza a posto. Peggio per il vampiro se non passa da quelle parti. O meglio, gusti suoi.
FULVIO - (interessato) Come ha detto? Simpamina?
TULLIO - Famosa. Sin da quando studiava a Brera e le serviva a tener sveglia, la notte, la compagnia, per istruirla sulla pittura informale e sul teatro di Brecht. Per portarsi a letto le matricole non c niente di meglio.
FULVIO - Cos? La cocaina dei poveri?
ELSA - Fa conto. Io lavoro, FULVIO. Sono una proletaria come te, mica una figlia di pap come i miei amici.
FULVIO - Cos che fa, la barista anche LEI?
TULLIO - No, LEI fa lantiquaria a trucco. Alimenta il proprio conto in banca, fregando i borghesi per mantenersi fedele al suo ideale progressista.
FULVIO - Come sarebbe?
TULLIO - Per esempio spara a pallini contro i com nuovi e poi li vende come fossero delle nostre nonne, facendoseli pagare quattro volte tanto.
ELSA - I tarli costano.
TULLIO - Vorrai dire i pallini.
FULVIO - Meno male fin che impallina i com.
TULLIO - S, ma vedi, listinto dello sparare a zero fa parte del suo carattere. Il suo ideale sarebbe sparare ai com con gli uomini nei cassetti, chiusi a chiave.
ELSA - Levami una curiosit.
TULLIO - Agli ordini, cara.
ELSA - C caso che tu abbia chiesto una camomilla perch ti senti troppo spiritoso?
TULLIO - Vuoi dire?
ELSA - Fa attenzione che, poi, non ti venga il mal di testa.
FULVIO - Allora, cosa servo?
ELSA - Facciamo due whisky, cos nessuno ha limpressione di cedere.
FULVIO - LEI cosa ne pensa?
TULLIO - Vada per due whisky.
FULVIO - Non c neanche gusto a scommettere. Finisce sempre cos.
TULLIO - Cos, cosa?
FULVIO - Io lo sapevo gi. Son sempre loro che decidono.
TULLIO - Loro, chi?
FULVIO - Le donne: il cosiddetto sesso debole. E va ad occuparsi delle consumazioni, mentre, da fuori, si sente il rumore di unautomobile che parte.
TULLIO - (che guarda oltre i vetri) Volevo ben dire, la EDDA, tutta la sua insistenza per far sosta. Il solito giretto col NANDO.
ELSA - Purch non mi sciupino il Gobelin.
TULLIO - Cos, ora, si dovr anche star qui chiss quanto ad aspettarla.
FULVIO - Di solito, fanno presto. Il
NANDO - veloce.
ELSA - Tanto, gi, dobbiamo aspettare anche tua sorella col PIERGIORGIO, no?
TULLIO - Dovrebbero essere gi arrivati. Venivano dietro a noi.
ELSA - Generalmente, in macchina, quando si baruffa, si rallenta.
TULLIO - Perch tu, ti intendi anche di questo?
ELSA - Ho fatto di quelle baruffe, in macchina, io, che una volta, i primi tempi, col MIRKO, quando aveva ancora un po di spina dorsale, appena venuto su dalla Sicilia, geloso come un saraceno, siamo arrivati senza una portiera. Come se la spina dorsale non fosse stata
LEI - a sfilargliela!
TULLIO - Unemiliana e un siciliano, hai capito la combinazione?
ELSA - La migliore, per lunificazione degli italiani. Garantito. Una pausetta da poco.
TULLIO - Vorrei che il Giorgio le rompesse la faccia, a quellegoista, guarda.
ELSA - Io vorrei che fosse
LEI - a rompergliela a lui, pensa un po.
TULLIO - Figurarsi se, tra voi, non vi tenete mano.
ELSA - Ma cosa pretende ancora, quel mollusco sentimentale?
TULLIO - Forse soltanto di non essere usato come uno straccio e via.
ELSA - Tua sorella ha avuto fin troppa pazienza, te lo garantisco io.
TULLIO - Se lo garantisci tu come avesse parlato la Sibilla. S gi mosso il
FULVIO - con le consumazioni e il suo zelo si spinge fino a porre in mano a ciascuno quella che gli compete.
FULVIO - Questo doppio. ( Lo d a LEI) E questo semplice, con uno schizzo darancia e un grano di caff. E questo un toast, penso che ne avr bisogno.
ELSA - Sei pieno di delicatezze, tu. Quasi quasi, mi faresti venire un sospetto.
FULVIO - Non ci rinunci.
ELSA - Sta a vedere che non mi ero sbagliata.
FULVIO - Adesso non si dia delle arie. La scoperta dellAmerica stata molto pi difficile.
ELSA - Te ne vanti, anche?
FULVIO - No. Mi difendo. Ci difendiamo.
ELSA - Da che?
FULVIO - Dalle nostre nonne, dalle nostre mamme, dalle nostre sorelle, dalle nostre mogli, dalle nostre amiche: da quella parte del genere umano che spara a pallini contro laltra, in parole povere.
ELSA - Cosa sei di simpatia,
FULVIO!
FULVIO - Mi cpita sempre quando mi ritrovo di cattivo umore. Allora, mi ricordo daver fatto le scuole serali e vien fuori tutta la mia virilit rientrata.
ELSA - Ti salterei al collo.
TULLIO - Ed capace di farlo.
FULVIO - E meglio che non si provi. Non ci ricaverebbe un gran che.
ELSA - Non si pu mai dire. E, in questi casi, non c soddisfazione che li paghi.
TULLIO - La vertigine dellimpossibile.
FULVIO - Lo so. Oggi va di moda. Spiacente.
ELSA - Si tratta dellultima parola?
FULVIO - Ultimissima.
TULLIO - Se disturbo, esco a far due passi.
FULVIO - Avrei creduto di trovar maggior solidariet. Si vede che mi ero sbagliato. Torna, contrariato, dietro il banco.
ELSA - ( dopo in po. Intanto finiscono di bere) Allora, che si decide? Telefono?
TULLIO - Io, stasera, avevo una mezza idea di andare alla boxe!
ELSA - Chi c?
TULLIO - Loy contro quel negro, come si chiama? Un gigante. Quarantotto incontri, quarantotto vittorie per knock-out.
ELSA - Meglio ancora. Prima si va alla boxe. Ho voglia, anchio, di farmi pettinare un po i nervi, assistendo a una bella pestata. Deciso?
TULLIO - Tanto gi, sarebbe deciso lo stesso.
ELSA - Vedi che era sconsigliabile prendere la camomilla.
TULLIO - A me, la camomilla mi d corda, figurati.
ELSA - Tu sei tutto a rovescio. Va al telefono e chiama. Sta a vedere che hanno gi tirato gi la saracinesca... S, io, ELSA... non chiamarmi padrona, bestia! Te lho detto cento volte! Cosa facciamo, del feudalesimo?... Passami il MIRKO... E va bene, sveglialo... Ah, d un po: il Longhi almeno, lha finito?... Il Longhi, il Longhi, quello schifo di Alessandro Longhi: 1733-1813: un suo collega, un pittore del tempo antico... Neanche presi in mano i pennelli. Era prevedibile. Attende lispirazione... Di, mandamelo al telefono. (Verso TULLIO) Tre mesi che se lo ricama, dieci minuti al giorno. E oggi, via io, nemmeno quelli. Dorme. Quando lo appiopperemo al Triulzi, non sar pi una crosta del Settecento scoperta in una vecchia villa veneta, ma un capolavoro contemporaneo messo allasta da Bagutta a favore delle opere assistenziali... E dire che, se volesse, sarebbe in grado di rifar Giorgione!... Viene?... Ah sei gi l?... S, io, e chi, senn?... Sei in grado di capire, o hai bisogno, prima, di andarti a mettere la testa sotto lacquedotto?... Ne sei sicuro?... (Come una schioppettata) Sei per otto?... E, invece, quarantotto: quarantotto, non cinquantatr... Ma gi, i numeri tu li sbagli anche da sveglio... e fossero soltanto i numeri. Vatti a rinfrescare, va... Come vuoi... Visto che le cose vanno per le lunghe, mentre
LEI - continua, il
TULLIO - si avvicina al barista, paga e poi gli fa segno che si ritira un momento per lavarsi le mani, si fa per dire. Che centra? Niente. Ma cos, assicurano i maestri del neorealismo, riesce pi naturale. E allora, stammi a sentire... S, qualcosetta, ma dopo aver girato per quasi duecento chilometri, meno male che eravamo in compagnia... Ma di...: il
TULLIO - e sua sorella, la
EDDA - e il PIERGIORGIO... Ti telefono dal quindicesimo chilometro... Tho detto di s... In un granaio, sepolto sotto le patate... Cambio merce. Nelle campagne sempre pi facile... Un arazzo mezzo mangiato dai topi... Topi depoca, credo, a giudicar dai buchi... Fa molto antico. Ce n uno al Poldi-Pezzoli, guarda... Siamo l...; un trum mancante due cassetti e una coppia di pistole del Seicento, una priva di una canna, laltra del grilletto. Ci facciamo un attaccapanni...Tutto per il solito Marelli a diciassette pollici, senza secondo canale... No. Lantenna se la installano loro... Ma cosa centra tutto questo? non fai che far perdere tempo... Mi senti?... E allora, accendi e poi fai attenzione... Ci sei?... Stanotte, il
TULLIO - dorme con noi... Con con...No, mica: da: con... Ecco, bravo. Meno male che, fino a tre, riesci a contare. Speriamo... Fatti onore... Prima, per, si va insieme alla boxe. Chiss che, quella, non ti tiri su la pressione. Cosa dici? Parla pi forte, sembri in agonia... Un arabo, ecco quel che sei... Andare alla stazione a veder arrivare il mostro di Garbagnate, ammanettato fra i carabinieri?... Ma no!... A che ora lo sbarcano?... Forse facciamo in tempo... E senn, andremo a vederne arrivare un altro, uno di questi giorni. Non c abbondanza che di mostri... S s, capisco. Vorr dire che invece della madre, la nonna, la moglie e tre sorelle, avr sbranato il padre, il nonno, il marito e tre fratelli... Ah, gi, il marito non possibile peccato... Ma a che capostazione venuto in mente di farlo arrivare alla stessa ora dellincontro di Loy?!... Sempre rinunce. Pazienza... Saremo l prima delle sette. Tu datti da fare, facci trovar qualche cosa da cena... L, in negozio, si fa pi presto. E, intanto, comincia a vestirti... No! Contrordine! Appuntamento alla tavola calda della Centrale. Purch il treno arrivi in orario, ce la facciamo. Se riusciamo ad infilarci anche il mostro, mi sa che si riesce a mettere insieme una serata passabile... Ciao, ciao.... (Credendo di rivolgersi verso TULLIO - che, invece, sta per fare la sua riapparizione dal lato opposto) Eh, ma abbiate pazienza, con voialtri, come trascinare un macigno fin sul monte Bianco!... Dov? E fuggito?
FULVIO - Niente paura.
TULLIO - Son qua, son qua.
ELSA - Ah!... Forse non ci si fatto caso, ma, fuori, deve essersi fermata unaltra automobile, e piuttosto violentemente, a giudicare dallo stridore della frenata. Infatti, scura in volto e accigliata, senza che ci guasti la sua agra bellezza bruna, un po dura e vorace, entra GABRIELLA, detta confidenzialmente LELE, per quanto poco il grazioso nomignolo le si addica, ma uso del suo ambiente. Uno, viceversa, a cui il proprio nome si addice tutto intero e, pi lungo , pi fragile e morbido risulta, lemozionato PIERGIORGIO, il giovanotto che la segue: poco pi dun adolescente, per drammatico in volto, come avesse il doppio della sua et. Senza dir niente,
LEI - si va a sedere in un angolo e non smetter un momento di fumare; lui, altrettanto silenzioso, raggiunge il juke-box, ci traffica dietro e ne fa uscire qualcosa sul tipo patetico e mormorato. I presenti non hanno parlato. Subito, quasi automaticamente,
TULLIO - si avvicina allamico e lo sta ad osservare.
LELE - (dopo un po) Tanto per saperlo, faceva parte del programma anche una sosta dedicata a un concerto?
ELSA - Si aspetta il ritorno di EDDA.
LELE - Pure?!
ELSA - Sar qui a momenti. Le si avvicina e le parla, breve ma fitta, allorecchio.
LELE - (non partecipe, anzi piuttosto infastidita) Come una macchina a gettone. Me lhai gi detto. Sai che divertimento!
ELSA - Chiamala una comodit da poco!
LELE - Questione di gusti.
ELSA - LELE, non farmi venire il nervoso. Sai come la penso. Non si pu parlare di ci che non si conosce.
LELE - Non farlo venire tu a me. Mi trovi proprio al momento adatto.
ELSA - Aspetta a vedere e poi giudica. Tu, dopo ogni scenata col PIERGIORGIO, diventi intellettuale, non so capire.
LELE - Se m infilo una lampadina tra le dita, guarda, giuro si accende. Figurati se ho voglia di condividere i tuoi entusiasmi nel genere carburanti.
ELSA - (unocchiata significativa, l, verso la macchina ammazzamusica) Almeno qui si va per le spicce, senza creare complicazioni.
LELE - Ognuno si regola come crede.
ELSA - Che ti devo dire? Per me lodor di benzina ha qualcosa di afrodisiaco. Prova. Due parti di colonia e una di benzina. sorprendente. Io, sempre... Provi?
LELE - No.
ELSA - Che ti costa?
LELE - ( al fratello) TULLIO... Ma
LUI - o non ha sentito o non gli va di rispondere.
LELE - ( pi forte) TULLIO. Sei diventato sordo, o lo fai apposta?
TULLIO - B?
LELE - Ti fa niente cedermi il tuo posto in macchina con
ELSA - e tu prendere il mio su quella del Giorgio?
PIERGIORGIO - Le faccio schifo, capisci?
ELSA - Ma cosa vuoi farle schifo? Son cose che si dicono. Se ne dicono tante fra una dormita e laltra.
PIERGIORGIO - Bene.
LEI - non ha neanche bisogno di dormirci su.
TULLIO - E io ti dico che dovresti essere tu ad aver schifo di
LEI - .
LELE - Allora?
TULLIO - Ma s, ma s, certo. Risparmiati la fatica. Lo accompagno io.
PIERGIORGIO - Io non ho bisogno di essere accompagnato da nessuno. Ho solo bisogno che mi lasci stare.
TULLIO - E io ti accompagno lo stesso.
ELSA - Cosa lo accompagni? Tu ti devi trovare, alle sette, alla Stazione Centrale.
TULLIO - A far che?
ELSA - Ad assistere allarrivo del mostro di Garbagnate fra due carabinieri. Te ne eri dimenticato?
TULLIO - Perch, con le tue aderenze, sei riuscita ad ottenere un colloquio intimo, in cella, per festeggiargli la condanna?
ELSA - Purtroppo, il nostro non ancora un paese abbastanza civilizzato da pensare ai bisogni fisiologici dei giovani nostri condannati allergastolo. Dico bene?
TULLIO - Che vuoi farci? Da noi, la pianta dellassistenza sociale sta mettendo appena le prime foglioline. Devi aver pazienza.
ELSA - ( persuasa, probabilmente, di contribuire ad un alleggerimento dellatmosfera) Tu, che idea hai del disfattismo di tuo fratello?
LELE - A te, ELSA, mancher tutto, ma non si pu dire che ti manchi il tatto.
ELSA - Oh, sapete cosa vi dico? Cominciate a seccarmi le scatole.
TULLIO - Sta buona che, alla boxe, dopo, ci vediamo. Non ci perdi niente.
ELSA - Ma che bisogno c di complicare la serata. Noi ci si stringe un po e il Giorgio, a Milano, ci arriva da solo. Probabilmente, lo preferisce anche lui.
PIERGIORGIO - Proprio cos.
ELSA - Lo vedi?
TULLIO - Tu non te ne incaricare. Il Giorgio, a Milano, ce lo porto io, punto e basta.
ELSA - Mio Dio, ragazzi, scoppiata la guerra? Per un po si tace e si lascia alla musica il vano compito di rasserenar latmosfera.
TULLIO - ( inaspettato ed esplosivo) Giorgio, sei un cretino!
PIERGIORGIO - Hai scoperto lacqua calda. Lo so. Da farci su le fotografie e vendere la mia faccia alla Rinascente: fesso nato.
TULLIO - E smettila con questa lagna. Decapita di colpo la canzone e, quasi con risentimento, prendendolo per il bavero della giacchetta. Cosa fai adesso? Ti metti anche a piangere? Le vuoi dare pure questa soddisfazione? Sei senza dignit. Hai idea la figura che fai?
PIERGIORGIO - Altro, se ho idea? Come mi vedessi al cinematografo, tale e quale, guarda, grande cos.
TULLIO - Per quella degenerata l! Ma non lhai conosciuta ancora?
ELSA - Dico, se poi non parlasse di sua sorella, chiss cosaltro ci sentiremmo raccontare.
FULVIO - ( dal banco) Serve niente?
ELSA - Ma s, porta un paio di cognac. Chiss che non aiutino a raddrizzare la navigazione.
FULVIO - Vuol dire?
ELSA - Si pu sempre tentare, no? Allimprovviso, dimpeto,
PIERGIORGIO - attraversa la stanza e investe convulsamente lamica imperturbabile, fra la sorpresa generale che impedisce di prestare attenzione al ritorno del NANDO. Il quale, senza scomporsi, i gomiti tesi dietro, appoggiati al banco, sta ad ascoltare. Lo ha preceduto EDDA, una bionda che somiglia a qualcunaltra, e si accosta, con aria interrogativa, al gruppo delle donne.
PIERGIORGIO - Ci sono forse entrato io, al Forte, di notte, in camera tua? Mi sono infilato io nel tuo letto? Ero io che, al largo, sottacqua, ti sfilavo, da sotto, il costume da bagno? Rispondi. D: sono stato io a venirti a cercare, che neanche mero accorto che esistevi?...
ELSA - E di che ti lamenti se ti ha fatto diventare uomo? Non lavesse mai detto. Prima ancora di poter finire, lhanno raggiunta due ceffoni del TULLIO, uno per guancia. Ah!... E poi dicono che la solidariet esiste soltanto fra donne. (Pi stupita che offesa: inequivocabilmente contenta) Averlo saputo prima! Ma lo sai che tuo fratello possiede una sberla da far girare la testa? Ed io che dubitavo della sua virilit.
PIERGIORGIO - ( senza quasi essersi interrotto) Ore, cos: muta. Un posto vuoto che fuma. Non mette neanche pi conto che se ne parli. Lo trova tempo perso. Liquidato! Perch, poi, si scopre che se ne avuto abbastanza. Non va pi. Tutto finito come cominciato. La ragione? Mah!... Cambiata pelle. Preso e mollato. Ci provo schifo, ti senti dire; cercatene unaltra. E, uno, volta pagina e ricomincia. Tanto, gi, non sono quelle pronte a farti passare che mancano. Disposta, magari, a trovarmela
LEI - la sostituta. Favori che ci si scambia. Ne sappiamo qualche cosa, tutti, in compagnia. E mica reagisce, mica risponde niente! E s, dico, ci siamo lavorati abbastanza, ci si dato dentro! Ci conosciamo bene, noi due, centimetro per centimetro, sotto la camicia; ne abbiamo fatte di cose con queste mani!...
TULLIO - (cercando di trascinarlo fuori) Smettila, Giorgio. Andiamo, che, poi, ti senti male.
ELSA - A rischio di unaltra sberla, visto che non parla
LEI - , devo dir qualcosa io. (A PIERGIORGIO, essa con didascalica condiscendenza, LUI - con aggressiva emotivit) Abbi pazienza. Ci sei andato a letto? Che volevi di pi?
PIERGIORGIO - Forse volevo solo non andarci subito. E, quando ci fossi andato, che fosse unaltra cosa.
ELSA - Oh bella, quale per esempio?
PIERGIORGIO - Non so, non so. Non cos, ecco, unaltra cosa.
ELSA - Come se ci fossero diversi modi di andare a letto.
PIERGIORGIO - E invece ci sono, pu darsi, ci devono essere.
ELSA - Perch, cos, ti accorgi adesso che non ti andava?
PIERGIORGIO - Mi andava, mi andava anche troppo. Forse, ecco, era quello. Non vi preme niente altro. Mi andava troppo e, dietro non cera a altro... Che ora abbiamo fatto!... dammi una sigaretta... tempo di rivestirsi... Ci si vede domani... Ora tale.... Niente altro, cera!
TULLIO - ( scuotendo sua sorella) E d qualcosa, vedi come si ridotto?
LELE - Gira al largo, tu e lui, meglio. Mi date il voltastomaco tutti e due. PIERGIORGIO... Una vacca, ecco cosa sei, una vacca e basta!
TULLIO - E di, vieni via. Lha tirato fin quasi sulla porta.
ELSA - Del resto, che ci si poteva aspettare da uno che scrive ancora poesie con la rima?
TULLIO - Su, vieni. Vieni, ti dico! Ma per riuscirci deve portarcelo quasi di peso. N il
NANDO - n il
FULVIO - si son mossi.
ELSA - lo ha seguito sulluscio e gli grida dietro.
ELSA - Alla boxe. Non dimenticartene. (Ritorna sui propri passi come non fosse successo niente, e, allamica) Stasera dorme fuori. Tu, avverti i vecchi. E cerca, per piacere, di non dimenticartene anche tu. Senn, capaci, le mummie genitrici, di farlo cercare dalla questura. Cose da matti.
EDDA - B, posso essere messa al corrente: cos successo di preciso?
ELSA - Niente, figlia mia, hai sentito, abbiamo recitato il rosario.
EDDA - Cosa pretende ancora?
ELSA - E ben quello che ci domandiamo tutti.
EDDA - Per un flirt balneare, guarda che cagnara mette gi. Ma da che secolo ci stato conservato?
ELSA - Far mente locale: queste cose cpitano nel settentrione. E poi ti senti dire che siamo evoluti. Mitteleuropa! Abbiamo la Sicilia in camera e non lo sappiamo, questa la realt!
EDDA - Antidiluviano, parola donore. Deve aver la sensibilit di un bidello della Cattolica!
ELSA - Tu non dir male dei bidelli. Reazionaria!
EDDA - Non parlo di quelli di Brera.
FULVIO - ( ma LUI - che centra? B, centra)
LEI - scusi, si chiama EDDA, vero?
EDDA - Cos, una novit?
FULVIO - Naturalmente, disporr di un fratello che si chiama Benito.
EDDA - Perch, proibito? Contemporaneamente,
LELE - ad
ELSA - : Passami le sigarette, le mie le ho finite. E mentre Otavia: Non hai fatto che fumare da quando sei arrivata, prima che laltra le risponda: E che dovevo fare? Prenderlo a sberle?, NANDO, senza muoversi dal suo posto, le getta il pacchetto delle sue Nazionali e ne riceve un: Grazie distratto con una punta di sorpresa. Ho detto: proibito?
FULVIO - Mai pi. E, poi, suo padre, verso la fine, ha fatto parte della Resistenza. Mi corregga se sbaglio.
EDDA - E con questo?
FULVIO - Si capisce tutto. sempre la stessa menata.
EDDA - Tutto cosa?
FULVIO - Tutto regolare, voglio dire.
ELSA - Ah, se ci facciamo entrare anche la politica, adesso siamo a posto. Hai scelto proprio bene il momento di fare lattivista.
FULVIO - Ma
LEI - , scusi, non ha detto che rossa, come me?
ELSA - E che vuol dire, FULVIO? Abbi pazienza. Siamo obbiettivi. Sono due parrocchie separate.
FULVIO - Mica tanto, per i furbi.
ELSA - Vorrai dire per i fessi. Mancherebbe anche che i letti avessero la bandiera e, prima di coricarvisi, ci si dovesse scambiare le tessere!
FULVIO - Mi sa che sarebbe il caso. Non mai prudente mescolare i colori. Poi si vendicano. Ma per chi parla, che vuol dire precisamente e che ragione c di sbirciare il compagno, l vicino?
ELSA - E dove andrebbe a finire luguaglianza? Con tutti i partiti che ci sono in Italia, vorrebbe dire ridurre a niente il proprio margine di scelta.
FULVIO - E
LEI - di che si lamenta? Il suo un partito di massa. La verit che, al momento buono, i colori contano ancora. Gi, ma fino ad un certo punto, neh, NANDO?
EDDA - Dicevi, cos che si capisce?
ELSA - Son curiosa anchio. Mica un discorso chiaro.
FULVIO - Non ha afferrato? Ora glielo spiego.
NANDO - (calmo, per con un pugno perentorio sul banco) Tu non le spieghi niente.
FULVIO - Il sultano non vuole. Peccato. Sar per unaltra volta.
LELE - si alza di scatto, decisa.
LELE - Si parte, o non vi pare ancora abbastanza?
ELSA - (fermandola) E lasciali andare avanti. Che la scottatura gli si rinfreschi. C il caso che ti aspetti in mezzo allautostrada per ricominciare. Laltra si rimette a sedere, torva.
EDDA - Dio non voglia, fa uno sproposito; e con un celebre penalista per padre, capace, poi, che lo fa assolvere per ragioni donore e ce lo vediamo portare in trionfo.
FULVIO - E pressa poco quello che volevo dire. Altro pugno sul banco da parte di
NANDO.
ELSA - Lha solo presa male, ecco tutto. La prima esperienza sempre, pi o meno, traumatizzante. Cpita ancora anche a noi donne, qualche volta. Per, anche tu, sai, che ti vai a mettere coi ragazzi vergini. Ma lo era poi per davvero?
LELE - ( fra i denti) Figurati, a ventanni!
ELSA - Si sa mai. La verginit uno stato danimo. Uno se la porta dietro tutta la vita come i reumatismi.
LELE - E se la smettessimo?
ELSA - Un paio di settimane, va tutto a posto. Bisogna lasciargli fare il suo spogliarello morale e poi gli passa.
LELE - Tho pregata di farla finita.
ELSA - Sei solo una borghese complessata, ecco cosa sei. Ha ragione il FULVIO, se ho ben capito quel che voleva dire. E non fare quella faccia da venerd santo. ( Agli altri) Cosa sar mai successo?!... Sciocchezze. Il
NANDO - e il
FULVIO - sono amici e capiscono benissimo.
FULVIO - Da dietro questo banco, se ne vedono che una giostra.
ELSA - Ma tu pensa un po. Non ti puoi rimediare uno straccio amante senza sentirti subito accusata che il tuo fidanzato. vita questa?
FULVIO - Peggio potrebbe essere il contrario.
ELSA - Cio?
FULVIO - Farsi uno straccio di fidanzato e sentirsi accusata che sia un amante.
ELSA - Ecco la prova. Permane la concezione magica della vita. Si concepisce far lamore come uno dei sacramenti, come se non ce ne fossero gi abbastanza. A proposito, quanti sono?
FULVIO - Dipende dal temperamento. Anche una ventina, se uno molto arrabbiato!
LELE - Piantatela. Piantatela! Lento, sorridente, il primo dei due proletari, ora va al juke-box per che risorsa questo organetto! e libera un ballabile; dopodich, con la maggiore disinvoltura, si avvicina allarrabbiata.
NANDO - Non ci faccia caso. Cose che succedono. Calmo, sicuro, uno di loro, ora fa il gesto, non pi che il gesto, con le braccia, di invitarla a ballare.
LEI - lo guarda stupita. lultima sorpresa di questa giornata storta.
ELSA - Ma che distratta! Nessuno vi ha ancora presentati.
LELE - GALLUZZI... Un gesto di
LUI - a farla tacere, come dire che non necessario, e senza togliere lo sguardo dallaltra. Che, alla fine, indifferente, si alza e cominciano a ballare lentamente. Vanno avanti cos un po, nel silenzio generale. LELE... Sicch, tu saresti il celebre NANDO.
NANDO - E tu la celebre
LELE - GALLUZZI. La danza continua, lenta, vischiosa, mano a mano,
LUI - stringendola sempre pi al proprio corpo. Qualcosa di spontaneo, sano, naturale e, nello stesso tempo, sfacciato, una punta di indefinibile oscenit. La si sospetta nel punto quando
LEI - ha un lieve scatto della testa, in su, a sogguardarlo e, sulle labbra di lui, scorre un ambiguo sorriso. Ma ha gi riabbassato il viso e anche
LEI - gli si stringe addosso quel poco che ancora decentemente possibile. Improvvisamente, prima che la musica sia terminata,
LUI - si stacca. Ecco. Via libera. A questora devono gi essere usciti dallautostrada. Essa ha accusato unombra di sorpresa, un attimo di disappunto. Non dice niente, non saluta.
LELE - ( afferrando il proprio soprabito) Si va? Restituisce il pacchetto delle sigarette a chi gliele ha gettate, con lo stesso gesto onde le ha avute. Grazie.
ELSA - Si va. Notte, ragazzi. Ci vediamo.
FULVIO - Sempre agli ordini.
NANDO - Notte... Quando la prima gi fuori e la seconda sulla soglia.
EDDA - (allELSA) Dimentichi la cassetta delle pistole.
ELSA - (a mezza voce) E lasciale dove sono. Servono di pretesto a mantenere i contatti. Uscite, il
NANDO, davanti alla porta, le osserva partire.
FULVIO - (dal suo posto al banco) Per oggi, met razione.
NANDO - Non ancora notte.
FULVIO - S che quelli vedono un bel mondo! Ma loro possono permetterselo. Gli impianti igienico-sanitari del vecchio provvedono a sistemare tutto. Prova a dire quanto ha concordato, di reddito, il GALLUZZI, collagente delle tasse? Sta sul Corriere di stamattina. Una pausa non breve.
NANDO - (sempre senza voltarsi) Quanto?
FULVIO - Centocinquantacinque milioni. E, quindi, miseria che vada, saranno, a dir poco, il doppio. Altra pausa, non lunga.
NANDO - (nellaccendersi una sigaretta) Nemmeno un milione al giorno. ATTO SECONDO Quanto tempo facciamo che sia passato? Un tre settimane crescenti, forse quattro o cinque, come corre il tempo; sera gi in ottobre e sembrava prima, perch, volesse far dispetto allautunno tenuto fuori dalluscio ad attendere, lestate era come tornata indietro. La
NANDA - non era stata scarsit di fantasia, piuttosto semplice sentimento dellunit figliale a suggerire per il maschio, venuto parecchio dopo, il medesimo nome della femmina sera scelta quel sabato, senn, poi, al luned, si sarebbero riaperte le scuole e, coi ragazzini da preparare a da raccomandare alla maestra nuova, avrebbe avuto ancor meno tempo di quel niente che le restava, per traversare mezza citt, trentacinque minuti di tram, e venir a mettere un po dordine nella casa di suo fratello: una camera n bene n male, per, piuttosto pi bene che male, e i servizi, ma la vasca no, solo la doccia, ventimila lire al mese, dietro a piazza Napoli. E, lo stesso, unora, un paio di volte al mese,
LEI - la rimediava sempre, altrimenti chi s visto s visto, pi difficile incontrarsi in queste citt grandi che se si stesse in due province separate; ci si perde docchio e, cos, tante famiglie si scollano del tutto. Scomparsa la loro madre da quanti mai anni, piccoli comerano,
LEI - se la ricordava unombra grigia e
LUI - nemmeno; portatosi in casa il padre fin da quando sera maritata, e con la sua avara pensione da tranviere era un aiuto alla baracca e, poi, una provvidenza per tener a bada i bambini quattro in otto anni, troppi, mai fermi un momento, dispettosi da sberle, uno peggio dellaltro, a chi somigliavano Dio lo sa? - , la chiave di casa e quelloretta fra gli odori della propria carne, rimanevano gli unici legami tra fratelli. S, che, otto volte su dieci,
LUI - nemmeno cera i suoi orari erano sempre stati un mistero, fin dai diciotto anni quando sera messo solo a dar aria alla camera, a rammendargli la biancheria, a smacchiargli i vestiti, tre in tutto, ma eleganti, di figura, eppure era un legame saldo, elementare, animale quasi, quando c tutto da dirsi perch non c niente da dirsi o niente perch c tutto o non ci si parla o si parla troppo, e fa lo stesso. E per le disgrazie, caso mai, provvede il telefono, invenzione fatta apposta. Come quando il vecchio ebbe il suo mezzo infarto e il cognato lincidente addosso al filobus del 93 con la spalla rotta in tre pezzi e stette quaranta giorni col gesso che, dinverno, sotto quellacqua e quella nebbia, continuare a far lautista di piazza, son dolori da disperato. Metti caso, oggi, nel suo giorno di libert, se capitava dincontrarsi, erano mezze domande e mezze risposte pi che altro, eppure bastava.
LEI - sta, con la trielina e con un batuffolo di cotone a sgrassargli il colletto di un impermeabile; lui, pantaloni e canottiera, coricato lungo disteso sul letto, le mani dietro alla nuca, guarda per aria e solleva, adesso una adesso laltra, le gambe a piedi nudi.
NANDA - Di, NANDO, tirati su da quel letto, se devo cambiar le lenzuola. Passa un altro po di tempo. Il Berto smonta dal lavoro alle sei e mi devo far trovare a casa. Ancora nessuna risposta. Hai unidea che ora ?... Sono le cinque e mezzo passate.
NANDO - Mi sempre piaciuto, il mio giorno di riposo, starmene coricato a guardare il soffitto. Ci leggo lavvenire.
NANDA - Quando sono entrata, neanche mi hai sentita. Dormivi come unasse.
NANDO - Mero riaddormentato.
NANDA - Capace di non aver buttato gi un boccone da ieri sera, tu.
NANDO - Fatto tutto.
NANDA - Due panini imbottiti e sar ancora molto. Come tu faccia a fare una vita cos barbona, non ti capisco.
NANDO - Mi son fatto, invece, mandar su un fottio di roba dalla latteria. (Preceduto da un paio di schiaffi sullo stomaco) Ho aperto gli occhi a mezzogiorno, con una fame che avrei mangiato le gambe della tavola.
NANDA - Chiss a che ora eri andato a letto.
NANDO - Mah. Lorologio mi si era fermato.
NANDA - Naturalmente, sarai stato a ballare.
NANDO - Ballare? B, s, anche pure, in un certo senso... Si possono anche dir balli... dipende.
NANDA - Quanto tempo che non faccio quattro salti, io. Nemmeno pi capace, scommetto, di distinguere un valzer dalla marcia dei bersaglieri.
NANDO - Ogni tanto, per, il Berto potrebbe disturbarsi a portartici. Una volta, gli piaceva. Vi siete ben conosciuti l.
NANDA - Dopo lincidente, figurati, e sette ore a farsi venir la nevrastenia alla guida del tass, pieno di spifferi. Quando riporta i piedi a casa, la sera, non riesce a tener aperti gli occhi altro che il tempo che gli faccio le fregagioni collalcool canforato alla spalla. Ch, uno di questi giorni, mi si dovr rimettere in Mutua. S che ha voglia di portarmi a ballare. Pass quel tempo!...
NANDO - E diventato troppo grasso. Gli farebbe bene.
NANDA - Si sta lasciando andare, quello . E poi, di sera, coi bambini... sembra davere il Luna Park nella testa. Sordi.
NANDO - C sempre il vecchio, no? Ha un debole, lui, per i mocciosi.
NANDA - Vorrei che provassi te. Quattro fra i piedi e il primo meno di sette anni. E poi, anche lui, ormai... E perch un pezzo che tu non lo vedi... Ogni giorno regalato.
NANDO - Quanti anni sono?
NANDA - Settantatr quando saremo a domenica. A proposito, fin che ho in mente: gli si fa festa per il suo compleanno. Lascia, una volta tanto, perdere le tue sottane e procura di esserci.
NANDO - La domenica, per noi, giorno di fatica. Potrei farmi dar riposo luned.
NANDA - Va bene. Basta che tu ci sia. Mi sa difficile che si festegger un altro compleanno.
NANDO - Siamo allegri, eh, NANDA?!
NANDA - Che vuoi farci? Siamo al solito. Verr a mancarci anche la sua pensione e, coi figli che, un paio di scarpe, dopo quindici giorni, son gi da buttar via, e poi mandarli al mare, non so lanno prossimo, come ce la caveremo. Colpa sua, pu darsi, ma quel maledetto incidente s mangiato tutto quel poco che sera messo via.
NANDO - Al mare ce li mando io i mocciosi. Tu non pensarci.
NANDA - Non lho detto per questo.
NANDO - Di, che lo so. Ci roviniamo! Balza a sedere sul letto e fa un nodo sullangolo del lenzuolo. Luned dieci ottobre, ricordasi: Chianti per il compleanno del genitore, scarpe nuove per i nipoti e consiglio al cognato: attenzione a fermar la macchina fabbricamocciosi.
NANDA - Sta attento tu a non buttar via troppi soldi piuttosto, come hai sempre fatto, che hai le mani un colabrodo.
NANDO - I soldi son da risparmiare da una certa cifra in su. Ma, da una certa cifra in gi, spendi dieci o spendi cento, il bilancio sempre uguale. Spiegami un po questo mistero. Finito con limpermeabile,
LEI - , ora, va ad appenderlo e comincia a controllare i cassetti del com, nel mentre le scappa locchio allo specchio che c sopra.
NANDA - Guarda l. Trentadue anni e ne dimostro almeno dieci in pi.
NANDO - Va l che saresti ancora una bella ragazza. perch non ti sai tener su.
NANDA - Anche per tenersi su, bisogna averne il tempo e i mezzi, siamo sempre a quella. Lui, intanto, si alzato e si prepara a farsi la barba nello stanzino del bagno, continuando il discorso colluscio aperto.
NANDO - La voglia e la volont bisogna avere. tutto l.
NANDA - Se fosse tanto semplice!...
NANDO - E tu ringrazia daver sfangato dallet di quindici anni, prima in fabbrica e poi in famiglia. Qua per far da mamma allorfano e l per far da moglie allinfortunato. E dire che avresti potuto sposare il capo del personale e ora circoleresti collautista accanto, invece di avere un autista per marito. La ragazza che eri! Facevi voltar la gente per la strada, Cristo! Avevi un capitale addosso e lhai buttato via.
NANDA - Mi piaceva il Berto, me lo son preso, non sono stata capace di dirgli di no dalla seconda sera e non lo cambierei per tutto loro del mondo.
NANDO - E allora, che ti vieni a lamentare? Almeno, sotto le lenzuola, sei contenta.
NANDA - Mi lamento con te, le poche volte che ci si vede, perch, in casa vecchia ci si sempre lamentati, ecco tutto. Uneredit della mamma.
NANDO - Le belle abitudini familiari! Parlando,
LEI - ha tolto delle lenzuola pulite dal com e le sta sostituendo a quelle del letto. Losservazione che fa, in qualche modo, le deve riguardare.
NANDA - NANDO, almeno i pantaloni del pigiama, quando dormi, dovresti tenerli addosso.
NANDO - E dallet di quattordici anni che me lo rimproveri.
NANDA - Tanto gi, come parlare al vento.
NANDO - E allora, voltiamo pagina.
NANDA - ( dopo un po) Dove sei stato a ballare? Son venuti su, mi dicono, tanti bei posti, adesso.
NANDO - Sottoterra. In mezzo a un fracco di quadri rotti senza cornice, di statue nude senza testa, di mobili che cascano da tutte le parti e di sedie scompagnate che guai a sedercisi sopra, quando perdono poco, perdono lultima gamba.
NANDA - Coshanno fatto, una festa da ballo nel magazzino di un museo?
NANDO - Metti conto. La chiamano galleria darte e fan soldi quanti vogliono.
NANDA - Ho capito: i tuoi amici signori.
NANDO - Ormai, son gli unici che si trovano. Pare impossibile, ma, oggi, ci son pi signori che poveri. La miseria non pi di moda. Si va incontro allinflazione capovolta.
NANDA - Te lo sei imparato da loro a non voler portare le calze rammendate?
NANDO - Bisogna dar respiro al commercio. Pi consumo, pi benessere. Li leggi i giornali?
NANDO - E deciso, le vuoi proprio scartare queste qui?
NANDO - Tho detto di s. Portatele via, nel caso ti servano per il vecchio.
NANDO - Mi servono per il Berto. Son quasi nuove. Ed tornata a trafficare dentro ai cassetti. Guarda qui la confusione. Tale e quale come da piccolo. Basta che tu infili le mani in un calto per prendere un fazzoletto, ed la fine del mondo.
NANDO - NANDA, mi incominci a diventare troppo materna.
NANDA - Ti devi sposare, NANDO. Guadagni bene, scoppi di salute, piaci da matti, che aspetti ancora? Ti puoi trovare una brava ragazza. Non puoi continuare a vivere come in un accampamento, resterai sempre uno spostato.
NANDO - Volevo dire che non arrivasse! Al momento buono, ti mander la partecipazione. Contenta? Un timido colpo di campanello.
NANDA - Aspetti gente?
NANDO - Pu essere. Lavvenire arriva a cavallo del campanello.
NANDA - Almeno, infilati la giacchetta.
NANDO - Non prescritto. Bastano i pantaloni. Fila.
LEI - comincia a raccogliere la sua roba, prima di aprire la porta, far entrare chi ha suonato ed andarsene. Altro colpetto di campanello.
NANDA - Ma che fretta. Se, almeno, tutte queste matte che ti girano intorno, ti tenessero un po in ordine la casa!...
NANDO - Mhai dato unidea: mezzo servizio in cambio merce. Le sfiora la guancia con un bacio frettoloso, prima di tornare in bagno. Vai. E lascia entrare. Ci vediamo luned.
NANDA - Ti telefono sabato per ricordartelo. Ciao. Va a letto presto, alla sera. Ape luscio e va scontrandosi, sulla soglia, con
GABRIELLA - che entra. Appena un cenno reciproco del capo per saluto e forse nemmeno. Ma, poi, gi, il sentimento non resiste. Glielo dica anche
LEI - , se gli preme, che non stia tanto in giro di notte. E scompare senza aspettar risposta. Segue un certo silenzio e non , come ci si potrebbe aspettare, un silenzio di imbarazzo. Appena cauto, ma, forse, nemmeno, un silenzio e basta, senza strascico di aggettivi.
LEI - lo adopera a guardare, a impadronirsi della camera, dove, si capisce, mette piede per la prima volta.
LUI - bada a lavarsi i denti, la faccia, le ascelle, trionfalmente immerso nella propria felicit, e, quindi, lultimo pensiero che gli potrebbe passar per la testa sarebbe di nascondere ci che fa.
LELE - Chi era? La donna delle pulizie?
NANDO - (che, forse, si sta gi asciugando, e senn pi avanti) Mia sorella.
LELE - Scusa.
NANDO - Che scusa? Mia sorella che cpita qui, ogni tanto, a mettere un po in ordine e a farmi la paternale.
LELE - Deve esserti affezionata.
NANDO - Perch non dovrebbe esserlo? mia sorella. Come vedi.
LELE - Non mi riferivo alle pulizie.
NANDO - Ah no?
LELE - Sento che, anche
LEI - , si preoccupa delle tue notti bianche.
NANDO - E chi altri?
LELE - Mah... non so.
NANDO - Solo
LEI - . E, per
LEI - , non andar a letto presto ha qualcosa a che fare coi dieci comandamenti. Fa parte dei suoi doveri materni. la trappola delle sorelle maggiori, quando si resta senza madre da piccoli.
LELE - In un modo o nellaltro, delle mamme, da noi, non si riesce mai a liberarsi.
NANDO - Vuol farmi ammogliare, pensa un po!
LELE - Che ti dicevo?
NANDO -
LEI - combinata cos. Se non lo facesse, si sentirebbe in debito con la coscienza.
LELE - Pu darsi che non abbia tutti i torti.
NANDO - Mi trovi sciupato?
LELE - E chi lo sa? Non ho ancora avuto la grazia di vederti in faccia.
NANDO - Ah, gi, ora vengo.
LELE - Finita la toilette, te lo potr saper dire.
NANDO - E vero. Son sempre un po lungo nelle mie cosette. Ora si sta pettiNANDO. C, nella sua animalesca lentezza, qualcosa di sicuro e calcolato, ma anche una naturale gentilezza, una durezza morbida;
LEI - , piuttosto, reprime a sforzo unombra di indefinibile irritazione dalle cause non ben afferrabili e che, comunque, devono avere unorigine meno vicina. Mai, per, - listinto! da parte di lui, per quanto educato parli, un aiuto a far andare disinvoltamente il discorso. Viene a galla, sottaciuto fin che rester sottaciuto, un rapporto come per dire, fra punti fermi e punti interrogativi. E cos, si rende inevitabile, unaltra pausa che
LEI - utilizza mettendosi a sedere sul letto una maniera di arrivare pi presto al dunque? e accendendo una sigaretta.
LELE - Niente, poi, male qui.
NANDO - Cos, la ricognizione non tha delusa? gi qualcosa.
LELE - Perch mi doveva deludere?
NANDO - Si sa mai.
LELE - Era per questo che non mi ci hai mai fatta venire?
NANDO - Neanche passato per la testa.
LELE - Di farmici venire? Grazie tanto.
NANDO - No, di deluderti.
LELE - Meglio ancora.
NANDO - Certo, linterno della tua Mercedes meglio.
LELE - Ma anche pi scomodo.
NANDO - Trovi?
LELE - Comunque, lo linterno della tua Seicento.
NANDO - Poverina, fa quel che pu. Finalmente, col proprio corpo terminata e, gettando in aria un asciugamano, viene avanti. Scusa tu, piuttosto.
LELE - Scusa cosa?
NANDO - Di farmi trovare cos. Va per prendere una camicia che sta infilata sulla spalliera di una sedia, vicina al letto, e, mentre sta per introdurre un braccio in una manica,
LEI - gliela toglie di mano. Nemmeno ora
LUI - reagisce domandando o con la parola o col gesto, come se non ne avesse compreso il significato. Lascia fare e passa a frugarsi nelle tasche dei pantaloni in cerca di sigarette che non trova.
LEI - gli offre delle sue, guardandolo disinvoltamente in faccia.
LELE - Una volta per uno. Fosse solo nella stanza, non sarebbe altrettanto spontaneo il suo sdraiarsi su una poltrona e concentrarsi, cos, nel gusto di fumare. Disturbo, per caso?
LUI - la guarda, piglia tempo a rispondere quello necessario ad allungare pigramente la mano, reperire, in qualche posto, lorologio, osservare che ora fa, con una punta di insistenza, ed allacciarselo al polso.
NANDO - (molle) No no.
LELE - Aspettavi qualcuno?
NANDO - E chi?
LELE - Qualcuna?
NANDO - (falsamente falso perch si senta) Tho detto di no.
LELE - Ti imbarazzo?
NANDO - (cadendo letteralmente dalle nuvole nello spazio di due monosillabi) Di che?
LELE - Che ne so? Desserti capitata qui, per esempio.
NANDO - Mancherebbe altro. Anzi.
LELE - Eh gi, tu non conosci nemmeno di vista cosa sia limbarazzo.
NANDO - (sempre quella noncurante e rude gentilezza) Proprio no. Non ho questo disturbo.
LELE - Vuoi dire che eri cos tanto sicuro che ci sarei venuta?
NANDO - Potrebbe stare anche al contrario.
LELE - E perch no proprio io?
NANDO - Gi, perch no, proprio tu.
LELE - Chiss quante altre ci son venute e ci vengono.
NANDO - Vuoi dire?
LELE - Mi sbaglio?
NANDO - Mica tante, il puro bisogno. Non , poi, nemmeno da credere il cento per cento di quel che si dice. C rischio di restar delusi.
LELE - E gi capitato?
NANDO - In faccia non m mai stato detto. Ma, in giro, c gente molto educata!
LELE - La modestia!...
NANDO - Che modestia? Uno mangia, dorme, si lava, fa lamore: bisogni di natura, ma non pi del necessario, senza far indigestione.
LELE - Solo tu?
NANDO - Solo io cosa?
LELE - Solo tu hai i tuoi bisogni di natura?
NANDO - Penso di no. Sarebbe un disastro.
LELE - E quel che dico anchio.
NANDO - Senn, sai che quaresima! Dicendo dicendo, s incominciato a infilare le calze. Ma a che gioco sta giocando?
LELE - Patisci freddo ai piedi?
NANDO - Mai patito freddo ai piedi in vita mia. Anzi piuttosto sul caldo.
LELE - Vedo che te li copri. Hai dei brutti piedi?
NANDO - (alzandoli entrambi verso di
LEI - con la maggior disinvoltura) Trovi, in coscienza, che abbia dei brutti piedi?
LELE - Per carit! Potrebbero essere stati scolpiti, crepi lavarizia, da Michelangelo.
NANDO - Vuoi dire che sono dei piedi grandi?
LELE - Appena sufficienti a farti star dritto, immagino.
NANDO - Per quel che ho visto, un fusto alto una casa, in piazza a Firenze, Michelangelo faceva tutto grosso.
LELE - Avevi detto grandi.
NANDO - Grande, grosso, che differenza fa? E glieli tiene l, una calza s e una no.
LELE - (ancora, meno male: lironia palese salva lorgoglio nascosto) Son dei bei piedi maschili. Ti basta? Sei contento?
NANDO - Grazie, gi lo sapevo. Peccato doverli tener nascosti nelle scarpe.
LELE - Puoi metterti a circolare scalzo.
NANDO - Mi si rovinerebbero subito.
LELE - E allora?
NANDO - Allora che?
LELE - (se non continuasse lironia a distrarre la dignit!) Son dei bei piedi, non patiscono il freddo, sei in casa tua e stai seduto, che bisogno hai di metterti le calze? Qui, se si continua di questo passo con ogni parte del corpo, si finisce il mese prossimo.
NANDO - Ma pi decente, dicono, no?
LELE - Guarda dove sono andati a cacciarsi i tuoi pudori.
NANDO - (siamo l per passare i limiti?) Va bene: levamele. Quante, al posto suo, gli lascerebbero andare un manrovescio?
LEI - no, saccontenta di non aderire alla richiesta, ed un altro vantaggio che
LUI - capitalizza. Millimetro a millimetro, va cos da un mese. Devo aver letto da qualche parte, non so dove; aspetta, com che diceva?... Me la voglio far tornare in mente, perch mera piaciuta, mi ci trovavo... Ah: ecco, a forza di morale, luomo, ormai, si sente naturale solo quando vestito, mentre, invece, sarebbe naturale che si sentisse naturale nudo, o qualcosa del genere. Voleva dire anche la donna, si capisce.
LELE - Eggi, dopo la prima foglia di fico, i vestiti diventarono inevitabili. Per via dei complessi.
NANDO - Vuoi dire?
LELE - Ma tu non sei nudo. Almeno, non ancora. E sei anche uno dei pochi che abbiano capito che la morale vera non ha niente a che fare con la vita sessuale. Cos, un tentativo di risalire sullonda della sfacciataggine?
NANDO - E te, che ti ci vuole per sentirti naturale?
LELE - Io mi sento naturale quando posso fare ci che sento naturale fare.
NANDO - Cos va bene. Anche vestita dunque?
LELE - Cos che intendi?
NANDO - Che, cos, non c bisogno di spogliarsi.
LELE - Ah s?!
NANDO - Si fa tanto per mandare avanti il discorso. Sai, io non son troppo forte in conversazione, e negli indovinelli manco ancora.
LELE - Non mi pare.
NANDO - Son poche le cose, di, in cui sono bravo.
LELE - Tu sei bravissimo, soprattutto, a non capire.
NANDO - Dici niente?
LELE - (seria) Vengono momenti, poco che una dovesse badare alla sua dignit, ti dovrebbe sparare.
NANDO - Con la dignit non si va avanti un passo. Mi sa che se, a non capire, son bravo io, tu non mi resti indietro. Il tono va mutando.
LEI - si alzata, gli s messa davanti e gli parla direttamente.
LELE - Io non ho mai pregato un uomo, NANDO. Mi son sempre corsi dietro loro.
NANDO - Lo credo bene, la ragazza che sei!...
LELE - Ed cominciato o non cominciato, durato o non durato solo se, come e quando ho voluto io.
NANDO - S s. Ne avevo idea. Senti un po, e fidanzata mai? LELLE Anche, un paio di volte. Ma mero sbagliata.
NANDO - Su cosa teri sbagliata?
LELE - Sbagliata. Dopo, maccorgevo sempre di essermi sbagliata.
NANDO - E sempre tu, cominciato, non cominciato, durato, non durato...
LELE - Sempre io.
NANDO - Dalle mie parti, questo si chiama non aver mai voluto bene, bene veramente.
LELE - Che centra il voler bene?
NANDO - Sempre dalle mie parti, centra anche il voler bene.
LELE - Serve?
NANDO - Pare che ci sia pi gusto.
LELE - Tu che ne pensi?
NANDO - Penso di s.
LELE - Tu, dici questo, tu?
NANDO - Lascia stare me. Per quel che conto io!... Si parla in generale.
LELE - E che ne diresti, invece, se fosse ora di venir a parlar un po in particolare?
NANDO - (da sberle) Purch non sia troppo difficile. Io sono un ignorante. Ho fatto poche scuole e vivo senza problemi. Non hai idea quanto mi stufa discorrere con le parole. Trovo che si comunica molto meglio in altri modi.
LELE - Ma certo. Che bisogno c di parlar tanto? Decisa, dopo avergli presa la testa fra le mani, lo bacia, bocca a bocca.
LUI - non ci mette molto a ricambiarla. una stretta calda e tesa, inequivocabile. Ma, ancora una volta, egli vi si sottrae.
NANDO - Fammi fumare una sigaretta, fa il piacere.
LELE - E proprio urgente adesso?
NANDO - S, urgente. ( Stringendosi le palme delle mani contro le tempie) Ah!... Che cosa far lamore!... Va l che ci si intende, s, con la pelle, noi due! Mai capitato qualcosa cos.
LELE - Meno male che te ne rendi conto.
NANDO - S sentito dire che prigionieri, appena liberati dai cancelli dei campi di concentramento, mica domandavano un panino; no, si buttavano sulla prima donna presente.
LELE - Perch, tu avresti fatto diverso?
NANDO - Fame per fame, io avrei fatto lamore, mangiando contemporaneamente il panino. Non deve mica, poi, essere impossibile. Combinazione, essa si trova in un punto dove un panino, o una mela che sia, qualcosa da metter sotto i denti, pu avercela a portata di mano. Non fa che afferrarla e gettargliela. Ma, io, non ho fame.
LELE - Siamo sicuri? E gli si appende al collo. Nuovo abbraccio come prima e, pu trattarsi di impressione, tenta di stringerlo verso il letto. Nel caso che, anche questa volta,
LUI - avesse intenzione di disertare, a risparmiargli la fatica e la figura si presta il telefono che si mette a suonare. Naturalmente che
LUI - fa per andare a rispondere. Essa, per, non gli facilita il proposito e lo trattiene fra le braccia. E lascialo strillare. Stanno l cos. E quello continua a chiamare, una volta, unaltra volta... alla terza, egli si decide e si libera. Unespressione di ironia mortificata.
NANDO - Abbi pazienza, non posso sopportare di non sapere chi mi telefona. Mi distrarrebbe.
LELE - Spicciati e liquidali.
NANDO - (al telefono) ... S, io... Come un pesce nellacqua, invece. A me succede cos... Un sonno solo fino a mezzogiorno... E quando mai il
MIRKO - non dorme?... Basta che stai sveglia tu... Verso le quattro, pi o meno... Va bene: pi... No no... tanto brava... mha condotto fin sotto casa, pora stella. Se ti dico depositato davanti alla porta... Ben, sai, era una bella notte,
LEI - guida prudente... quattro chiacchiere, e il tempo si consuma da s... Com che dici?... Unora senza alibi?... Chi?... Ah s?... Non avevo capito... Mica, spero, lavranno trovata strangolata, i metronotte alle prime luci dellalba, mi dispiacerebbe...
LEI - ... l, la... come ha nome?... Ecco: ELSA, mi pareva. Sai, ieri sera, in quella baraonda, non avevo sentito bene... Son qui che ascolto... Dipende quando... Va bene, tanto non mi muovo prima di cena... Avete tutto il tempo... Hai detto niente!... Sar un terno al lotto... Ben, meglio... Intesi. Ha finito, si volta e scopre la sua ospite intenta a far qualcosa che evidentemente non lo entusiasma troppo. Che fai, ti spogli? Hai mica sentito? Si son messi daccordo per passare a prendermi.
LELE - Ti costava poco rifiutare.
NANDO - Ma, dicono davere una proposta da farmi.
LELE - Vuol dire che, se arrivano prima che me ne sia andata, li lasci suonare e che tornino.
NANDO - Come si fa? Son amici tuoi prima che miei.
LELE - Appunto.
NANDO - Per io gli devo pi riguardi, proprio perch li conosco da meno. Dico male?
LELE - Ma se non t parso vero!
NANDO - Vuoi dire?
LELE - Hai anche il telefono dalla tua parte. A orologio. Da pensare, perfino, che ti potessi esser messo daccordo.
NANDO - Non mica troppo chiaro, sai, quello che stai dicendo, e mi piace anche meno.
LELE - E allora si fa come propongo io e non ci si pensa pi su tanto. Tutto diventa chiarissimo e pu darsi anche che ti finisca col piacere.
NANDO - S, che sei abituata bene, tu!
LELE - Allora?
NANDO - ( unesitazione, beninteso calcolata) No. E ci basta a deciderla a reinfilarsi il giacchettino del tailleur.
LELE - Finalmente una parola precisa. E va bene. Ora per ci si spiega. In qualche caso, anche le parole servono.
NANDO - Non mi torna cosa ci sia da spiegare.
LELE - Tutto. E pi nel tuo che nel mio interesse.
NANDO - Che brutta parola.
LELE - Chiamalo come vuoi. S, perch, dico,
NANDO - : qui, chi rischia di farci la figura pi ridicola che un uomo possa fare, non son certo io. Ti torna?
NANDO - E allora, di! Prima di mettersi tranquillamente a sedere per assistere alla requisitoria, si stira in tutte le membra fino al limite dello sbadiglio. Cera un egoistone di gatto cos, una volta, in casa.
LELE - Noi due, ci si conosce da un mese...
NANDO - Pi...
LELE - Poco pi di un mese. Meglio ancora. Lho qui fotografata: quella sera, nel bar, al quindicesimo chilometro, quando hai voluto, per forza, farmi ballare. Esatto?
NANDO - Voluto...
LELE - Diciamo: mhai fatta ballare. E ho ancora da capire. Era un invito?
NANDO - Era un invito?
LELE - NANDO, non posso sopportare leco. Mi fa venir in mente le poesie del Pascoli.
NANDO - Aboliamo il Pascoli, volevo dire, leco.
LELE - Facciamo che non fosse un invito. Daccordo. Due giorni dopo, tho cercato io.
NANDO - Cercato... Oh, scusa.
LELE - S s, cercato. Cercato, la parola. Son qui mica a negarlo. Una domanda: ci sei stato s o no?
NANDO - Vorrei vedere chi non ci fosse stato. Ti dai mai unocchiata nello specchio?
LELE - Rimandiamo i complimenti. Stabiliamo questi due punti fermi: tho cercato io e tu ci sei stato. Perch non che tu non ci sia stato. Seppur non mi aspettavi gi, stato ci sei. E allora perch tutto questo?
NANDO - Cosa, tutto questo?
LELE - Ma, tutto questo... tutto questo che va avanti da un mese.
NANDO - Di che ti puoi lagnare?
LELE - Sentimi un po: ti risulta di essere il tipo che si comporta con le donne come tu ti stai comportando con me? Rispondimi solo questo. Francamente... Basterebbe, l, l
ELSA - della telefonata, la figlia dellaperitivo.
NANDO - Quale aperitivo? Beve?
LELE - No. Lo fabbrica suo padre.
NANDO - Che nome ha sto aperitivo?
LELE - Non mi viene in mente. Un aperitivo analcolico.
NANDO - E buono?
LELE - Ho proprio voglia, in questo momento, di far la pubblicit agli aperitivi!... S, dico basterebbe
LEI - per dare unidea dei tempi della tua tattica. Presentata e portata in camera tua. cos?
NANDO - Abbi pazienza, non sono uso compromettere le donne che non conosco neanche. Aspetta almeno che le abbia frequentate un paio di volte.
LELE - Per, andarci a letto s, non nemmeno necessario domandar, prima, come si chiamano.
NANDO - Che ne so io degli aperitivi? Ce ne son tanti. E poi che differenza fa? Mica si trattava di rinnovare la carta didentit.
LELE - E, guarda, niente da obbiettare, ma proprio niente niente. Mancherebbe altro!... Fai benissimo.
NANDO - Ho capito, va bene, se lo dici tu...
LELE - Due al giorno, dicesti, il tuo bisogno? Ma tre, quattro, dieci...
NANDO - Frmati, che, senn, mi viene lesaurimento nervoso.
LELE - Affari tuoi. Questo, tanto per essere chiari, nel caso che incominciassi a sentirti importante pensando, chiss mai, a una scena di gelosia.
NANDO - Gelosia di che? Son proprio i tempi!
LELE - Appunto: di che gelosia? I nostri patti son chiari perch non ce ne son mai stati.
NANDO - Proprio cos.
LELE - Un mese. Ci siamo incontrati un giorno s e uno no, spesso tutti i giorni, qualche volta anche due volte al giorno. Siamo stati volentierissimo insieme. Avremo consumato ettolitri di benzina, esplorata tutta la Lombardia. Baci, abbracci, strette, morsi, la fine del mondo, un teatro, in macchina, e sempre fermati l, come a un passaggio a livello chiuso. Tho proposto: andiamocene via un paio di giorni; oggi ti son piombata in casa decisa di venirne in fondo... E sempre la stessa storia. Perch? NANDO, perch non vuoi far lamore con me?
NANDO - Ti lamenti perch ti rispetto?
LELE - Mi lamento perch mi rispetti. Ma potrei anche pensare che si possa trattare del contrario. Di mancanza di rispetto, conoscendoti.
NANDO - Sei un po matta, non ti pare?
LELE - Mi lamento perch, con me, sei lopposto di quello che sei con le altre, la smentita di te stesso.
NANDO - Questo il punto.
LELE - Sentiamo. Una ragione ci deve pur essere.
NANDO - Ma, d un po, francamente: tu, ci tieni proprio cos tanto?
LELE - S. Non ho ritegno a dirlo.
NANDO - Che male c? Se, per te, importante...
LELE - E importante. Oltretutto, a questo punto, cosa vuoi che ti dica? diventato un puntiglio, una questione dorgoglio: unossessione. Disgustoso? Disgustoso. Non so cosa farci.
NANDO - Mi dispiace.
LELE - Non mi importa niente che tu mi dica che ti dispiace. Per farmene una ragione devo conoscerne la ragione.
NANDO - Come sei curiosa.
LELE - Cambia tono, NANDO, un discorso serio.
NANDO - Sapessi per me.
LELE - Dunque, cos? Non puoi? Non ce la fai?
NANDO - Come hai detto? Non ce la faccio, io? E pretendi di parlar sul serio?
LELE - Abbi pazienza... Pu anche darsi. Una, cosa deve pensare?... Tutto possibile. Vatti a spiegare i misteri della pelle! Qualcosa che si mette di mezzo allultimo momento, ti dispiace, ti disgusta. Pu succedere. Basta, qualche volta, unespressione, un gesto, un odore, un profumo e, s no, ci si smonta. Che vergogna c a dirlo? Quello che riesce con novantanove donne, pu non riuscire con la centesima. Non la fine del mondo. Ma saperlo, e
LEI - si mette il cuore in pace, o cambia sapone. Cosho, io, di diverso dalle altre che non puoi? Costa tanto confessarlo? Cos, ne va di mezzo la fierezza maschile?
NANDO - Dritta, tu! Non mi smonto e lo sai. Non serve farla troppo lunga, lo sai fin dalla prima volta che tho presa fra le braccia. Una donna magari s, ma un uomo certe cose non le pu fingere. Cristo, con una grazia di Dio del tuo stampo, vorrei vedere anche questo! Non farmi ridere. Ma che, scherziamo? Va tutto benissimo. Troppo. Non potrebbe andar meglio. E non tormentarmi a farmici pensare.
LELE - Non tormentarmi tu.
NANDO - Veniamoci incontro a met strada e facciamoci il piacere di non tormentarci tutti e due.
LELE - Ti rendi conto che, cos dicendo, diventa sempre pi assurdo?
NANDO - Non so cosa farci. Per me naturalissimo.
LELE - C da proporsi le ipotesi pi scombinate. Non so, cos, hai forse temuto che, poi, ti impedissi di andar con le altre? Toglitelo dalla testa. Arriverei a dire, guarda, scusa, sai, ma lunica qualit che ti valorizza. Senza quella non saresti pi niente.
NANDO - Lo so, lo so, altro se lo so!
LELE - Sarebbe, per caso, questo che hai temuto?
NANDO - Lo vengo a conoscere adesso da te. E poi, sai, quella capace di impedire qualcosa a me deve ancora venir partorita.
LELE - E, quindi, niente di tutto ci?
NANDO - Neanche lombra dellombra.
LELE - E gi qualcosa. Non rimane, quindi, che lultima spiegazione.
NANDO - Quale, quale? Fammi sentire.
LELE - Non vuoi. Puoi, ma non vuoi.
NANDO - Posso, ma non voglio. Ecco.
LELE - Per, anche a questo punto, non che si sia andati molto pi in l. Ci si solo spostati di un gradino. Perch uno non vuole? Ti piaccio, mi desideri, non hai timore che pretenda di limitare la sacra libert della tua virilit proverbiale, sei tu a dirlo, ma non vuoi.
NANDO - (dice sul serio?) E mi costa, sai. Perch, per me, pi importante che per te. Non ti fai undea quanto mi costa. Fino al mal di testa, alle vespe nelle orecchie, fino, guarda, allintorcigliamento delle budella. Se ti dico, mi comincia a costare perfino di notte, coi sogni pieni zeppi di te che scoppiano, sempre meno vestita; io che ho sempre dormito come una zucca vuota!
LELE - (di slancio, le braccia al collo, quellebete)
NANDO!
NANDO - (dopo un po che lha tenuta l) No. E finalmente si porta a casa due sberle. O una sola, se la protagonista non abbastanza sfacciata. Ma lui, placido. Hai ragione, s s. Sono io il primo a dirtelo. Hai ragione. Da vendere. Ma nemmeno io ho torto. Sai perch non voglio e faccio questi sforzi contro la salute? Lo vuoi sapere? Stai attenta che te lo spiego.
LEI - , ora, si mette seduta, lo guarda torva, malevola fuma, fuma... Perch mi piaci troppo, perch il desiderio, macch desiderio, la voglia, il bisogno martire di te, mi scortica vivo, perch mai nessuna donna mi ha fatto leffetto che mi fai tu, ma cosa sei, la cocaina solida? E, se appena mi capita di infognarmi di te, non ne tiro pi fuori i piedi e buonanotte al NANDO. Fila?
LELE - Hai detto niente! Un cerebrale! Raramente, ma guarda, che si pu anche morir dal ridere. A forza di pompar benzina nelle fuoriserie, sei diventato sofisticato anche tu: ti metti a far della letteratura. Il proletario che rinuncia al piacere per paura di innamorarsi di una borghese qualunque e maledizione alla rivoluzione che tarda a venire a ristabilire lequilibrio. Sai che romanzo! Puoi offrirlo a Moravia che, da tanto, aspetta un soggetto cos e rischi che te lo porti via prima.
NANDO - (lironia dellumilt che la pi schifosa) Che ti devo dire? Sar dipeso quando uno, dopo aver fatto le scuole medie, ha lonore di frequentare le tue simili. Qualcosa resta sempre attaccato. A voi lodor di benzina, a noi quello dei romanzi che avete letto. Tu, che ne pensi?
LELE - Penso solo che, alla resa dei conti, ti sarai privato anche di quello che potevi avere.
NANDO - E qui che ti sbagli.
LELE - Son curiosa di ascoltar come. Cos, hai paura di compromettermi?
NANDO - Semmai, la paura che sia tu a compromettere me.
LELE - E tu saresti stato uno col quale si semplificano le cose!
NANDO - Naturalmente! Non realizzi?... Proprio?
LELE - Non voglio pi, ormai, far nemmeno la fatica di tentare.
NANDO - Fin che mi ti nego, tu continuerai a starmi attaccata. talmente semplice!
LELE - Ah, cos?
NANDO - Cos!Pensa un po.
LELE - Perch su questo, non che tu abbia dubbi?
NANDO - Zero. Lhai detto tu, prima. Come hai detto?
LELE - Un puntiglio, s, un puntiglio.
NANDO - T uscita anche unaltra parola, pi forte, pi importante.
LELE - Unossessione.
NANDO - Bella! Ecco. Ci son dentro fino al collo io, per, accidenti! Ci sei dentro mica male anche tu, pi gi ancora. La pelle, cara te, fa mica tante chiacchiere,
LEI - . Decide e basta.
LELE - Com che si diceva una volta? Al cuore non si comanda.
NANDO - E adesso, il cuore ha passato la mano a qualcosaltro. Tutto l. In fondo, non che sia cambiato molto.
LELE - Ma cosa credi... basta che voglia... e del resto, mi conosci, lhai visto... che io non trovi uomini come te, meno presuntuosi, meno volgari, meno ridicoli, pi rispettabili di te?
NANDO - Altro! Quanti ne vuoi.
LELE - Meno male.
NANDO - Ma non me. Non c niente da fare. Dopo, semmai. Mica c da vergognarsi. Tutti, li puoi avere, ma non me. E tu me che vuoi avere. Il primo della lista son passato io e blocco la compagnia. (Paziente, didascalico) Stammi attenta e cerca di capirmi...
LELE - Mi sforzo, mi sforzo, caro. E poi si dice la semplicit dei semplici!
NANDO - (tutte le carte in tavola) Mettiti nei miei pantaloni e considera, un momento, anche il sentimento mio, cara. Questo non volere: una rinuncia, un sacrificio superiore alle mie forze, ma anche lunico capitale che io posseggo in dote per tenerti. Come potrei farti capire? Fa conto... Ci sei?... La mia verginit! S che non ne approfitto e me la gioco cos! A!?... come sei usa te a trattare chi ti cpita sotto! Poi, cosa resto?
LELE - Ah, questo?
NANDO - Mi chiamo mica PIERGIORGIO, io. Sono stato chiaro abbastanza?
LELE - (ora in piedi, eh, in piedi) Bene, vogliamo fare a gara a scandalizzarci?
NANDO - Scandalizzarci voler rimaner vergine? Limitatamente a te, naturale. LELE...Facciamola. Stiamo gi nella stratosfera dellincredibile e dunque avanti. Io posso anche comprarti, cosa credi?
NANDO - Lo so.
LELE - E allora, stammi a sentire.
NANDO - Sentiamo quanto mi valuti sul mercato. Ci sar pur l una matita, una penna, un pezzo di carta, qualcosa per render pi reale e pittoresca lazione.
LELE - Toh. Scrivi tu una cifra. Ma alta, alta, la pi alta che ti pare. Non farti scrupoli, tanto gi, tu non sei tipo da fartene. Colle donne, tu, non che ci abbia mai perso, mi figuro.
NANDO - No, no. Ci ho anche guadagnato, qualche volta.
LELE - Scrivici tu la cifra, ti dico. Quella che vuoi.
NANDO - Non sono in vendita. Mi dispiace, gi prenotato.
LELE - Da chi?
NANDO - Ma da te, cara.
LELE - Ti dico alta. Pur di cavami questa soddisfazione, non sar mai abbastanza alta. E pu anche darsi, lo spero, lo voglio, che, una volta incassata, sia io a mandarti a spasso, senza che tu debba fare nemmeno la fatica di saldare il conto.
NANDO - Tu mi devi creder fesso.
LELE - Lo sei.
NANDO - Non mi pare.
LELE - Lo sei.
NANDO - Penso di no. E poi, ognuno si tiene la sua idea.
LELE - Lo sei, lo sei.
NANDO - Mah!...
LELE - Sei persuaso che lo sei?
NANDO - Mi vuoi?
LELE - S.
NANDO - Proprio?
LELE - S.
NANDO - Guarda che costo caro.
LELE - Tu non preoccuparti. Ora gli mette veramente in mano, con provocazione, una penna. Che gli serve solo per gettarla sul tavolo.
NANDO - Sposami.
LELE - Hai detto?
NANDO - Sposami. La risata! Da esaltarsene, da distruggersi, esserne spazzata via e ritrovarsi mezza strangolata, collumore capovolto.
LELE - Cosa sei di simpatia. Il commediante! Ed io ci son cascata. Come si fa a far a meno di te? Un pomeriggio buttato via in questo scherzo. Ma meritava. Dovresti far lattore. Ti darei un bacio e te lo d, anche. Convinta, disinibita e libera, fa per passare al concreto. Lui, per, la ferma, una palma delle sue grandi mani calde sulla sua spalla, non senza morbida brutalit.
NANDO - Sentimi bene, bella. Io non faccio la commedia. Mai recitato da buffone per nessuno, questo qui, o, quando mai, si sceglie
LUI - momento e compagnia. Quando parlo sul serio, io parlo sul serio. Cos o niente. E, per parte mia, ho finito e non ho pi nulla da dire.
LELE - (la doccia scozzese) No, non possibile. Merce in vetrina a prezzo daffezione, prendere o lasciare!
NANDO - Ecco: cos! Suona il campanello alluscio. Proprio al punto giusto. Scena conclusa. Par di essere a teatro. Va ad aprire ed entrano ELSA, MIRKO, il gigantesco pittore concubino, ed ELSA, la figlia dellaperitivo, una bruna, secca, occhi verdi e seno assente. ELSA - (spiritosa indiscreta, come abituata) Complimenti. (Direttamente alla LELE) Avevamo un bellaspettarti in negozio.
LELE - Sarei passata pi tardi.
MIRKO - Te ne avevo avvertita che si rompevano le scatole.
ELSA - Se si fossero rotte le scatole, padroni di non farci entrare, le serrature sono state inventate per questo. Mica tutti sono come te che, ad ogni tua minima cosetta, hai bisogno tre volte tanto il tempo che basta agli altri. A proposito, non che vi dispiaccia se
ELSA - ci ha chiesto di accompagnarci?
NANDO - No no.
LELE - Anzi, figuratevi, cos al completo. E, di continuo,
ELSA - a NANDO - : Ciao. Hai, poi finito collimpararlo il mio nome?;
NANDO - ad ELSA - : Spero di s. Dormito bene?.
ELSA - a LELE - : LELE, un secolo che non ci si sente, e cos via. A fantasia di chi gli piace la verosimiglianza di precisione.
ELSA - Cosa ti sei persa, LELE, ieri sera! Il ridere che ci ha fatto il NANDO, quando, a furor di popolo, ebbro di whisky e di malabrama, gli toccato esibirsi in uno streap-tease con tuo fratello! Dun estroverso!... Il girasole e la mammola; fa conto Van Gogh e De Pisis ultima maniera.
ELSA - Ti basti, dal ridere, il PIERGIORGIO, garantito: guarito dalla scuffia che sera preso per te.
ELSA - Mani sul fuoco. Fattelo dire dal
MIRKO - ; nei pochi momenti che teneva aperti gli occhi, beninteso, perch lui, dopo la sua solita pantomima di Poppea uccisa a calci da Nerone, non ha pi dato segni di vita. Che numero! In galleria, fra le anticaglie allucinate, colle lampadine blu, guarda: surreale! ben stato allora che m venuta lidea e siamo qua.
LELE - S s, me lo figuro. Quando di impegna, irresistibile. Non vi avr, per, mai fatto ridere come ha fatto ridere me, oggi.
MIRKO - B, si capisce, per te, esibizioni fuori serie.
LELE - Niente, mi ha chiesto di diventar sua moglie.
ELSA - Ma dove le pensa? (E al proprio amico) Impara!
MIRKO - Se non ti serve altro...
ELSA - Che ti dicevo? unico.
MIRKO - Fabbricato lui, s rotto lo stampo.
ELSA - Puoi ben dirlo. Le hai chiesto di sposarla?
NANDO - (serio) Non precisamente. Le ho chiesto di sposarmi.
ELSA - Capito la differenza?
MIRKO - Lascia andare, una differenza che pu avere un senso.
NANDO - Proprio cos.
ELSA - La naturalezza come riesce a dirlo! Il bello del
NANDO - che tutto quello che tocca diventa suo.
LELE - La stessa cosa che notavo anchio. Frattanto,
ELSA - a NANDO, sottovoce, approfittando di essergli vicina e gli altri no: Ti va se, poi, mi fermo?. Lui, una breve riflessione, una sbirciata verso laltra: Mi va, sicuro. Ma s, fermati.
ELSA - (dopo essersi applaudita battendo le mani) Ora, per, al lavoro. Sono riuscita, tutto dire, a persuadere il
MIRKO - di partecipare al concorso per il manifesto delle olimpiadi di Tokio. Il premio dovrebbero darlo a me soltanto per questo. Una cosa inequivocabile, concreta, antiletteraria, tutta sesso, da mettere in allarme, al completo, la rete dei riflessi condizionati. Realismo popolare come lo sente lui, con dietro, un sacco di Freud come lo sento io. Pare impossibile, le cose pi semplici sono le pi difficili da venir in mente. Del Caravaggio drogato, per rendere lidea. Un bel maschio, giovane, dai muscoli in allegria e tutte le sue cose a posto, dipinto come fotografato. Lui! ( Al NANDO) Tu sei nato con la camicia. Per poco che la si imbrocca, questa la volta che il tuo corpo si caccer come un chiodo dentro ai sogni di mezzo mondo. Me ne venuta lispirazione ieri sera, appena andato via. Di, spogliati che il
MIRKO - ti deve fotografare per documentarsi.
LELE - Mancavano solo i quadri plastici. Da parte del chiamato in causa solo un lento giro di testa e una espressione alquanto incerta. Ma si rende anche conto subito che, a questo momento, gli altri non contano pi, la partita diventa solo pi fra
LUI - e
LEI - , che, infatti, lo sta gi aspettando al varco, in sarcastica attesa. Dir di no sarebbe ammainare le vele. E allora, calmo, naturale, giocatore fino in fondo, fa volare le pantofole, si mette pigramente in moto e comincia con lo sfilarsi la canottiera, mentre il pittore gi occupato a preparar la macchina fotografica. Qui si rende indispensabile una parentesi. La pagina non un quadro e, tanto per chi scrive, quanto per chi legge, specie se coltiva il nudismo, non esiste alcun problema. Per chi dovesse recitare e andar a teatro invece s, ce ne rendiamo ben conto. Ecco un caso che lo scenografo diventa il padreterno. La situazione lha in mano lui. Si pensa che la risolver, se ha poca fantasia con una tenda o un paravento, se ne ha abbastanza con un rientro del muro o una parete morta, se ne ha da sprecare singegni un po
LUI - e tante grazie, purch ci che deve essere palese in palcoscenico non lo sia in platea. Ma deve averla gi risolta perch le cose procedono per il verso intrapreso, e, alla fine, non sono affari nostri.
MIRKO - (tal quale un regista) Dilata le narici, fa un po il tipo mulatto.
NANDO - (un pochino seccato) Se vuoi, mi metto le dita nel naso.
MIRKO - Sai, per quella punta polemica antirazzista che sempre bene non far mancare.
ELSA - Che spiegazioni inutili. Son cose che il
NANDO - capisce al volo. Vota rosso come noi.
NANDO - No. Io voto liberale.
ELSA - Oh bella, perch?
NANDO - Perch ho in testa di diventarlo.
ELSA - Ed per tradire il proletariato che ti spogli solo a met! (Da non ammettere replica) Via tutto!
MIRKO - Ma il SantUffizio, la patria censura, matta duna Kap che non sei altro!
ELSA - La verit nuda, la giuria giapponese e l non hanno tante malinconie. Caso mai, per i paesi cattolici, rimedi col fil di fumo della fiaccola olimpica. Del resto, sono chiarimenti superflui; da oltre il riparo, dove il modello s collocato, gi volato un paio di slip. E la corda, comprensibilmente, si spezza.
LELE - (inaspettata) Io vi attendo gi, piglio un caff e mi metto in macchina.
ELSA - Questione di cinque minuti.
LELE - Ci vediamo. E se ne va. Vinta o vittoriosa?
MIRKO - Comincia a metterti in posa.
NANDO - Quale?
MIRKO - Lo scatto della corsa. Ginocchia flesse, braccia oblique indietro, testa tesa in avanti... Ora, dritto in piedi... Petto in fuori, proiettato in alto. Ad ogni posa, si scatta, naturalmente, una fotografia.
NANDO - Na parola! Cos? (Ma sbaglia).
MIRKO - Cos. (Gli mostra come) ... Ecco. Voltati di profilo... Di dietro, correndo avanti... ora dammi un tre quarti...
NANDO - Ne avete basta?
MIRKO - Quasi finito?
ELSA - Deve essere tutto autentico, documentato e sovrapponibile.
MIRKO - Alza un po la mascella... Pi contratta, sofferente, un po crudele... Di meno... Di pi... Ecco.
NANDO - Mi posso rivestire?
ELSA - Momento! Ci dimentichiamo il meglio. Va a prendere un ombrello dallattaccapanni e glielo caccia in mano. Lancio del giavellotto. Il giavellotto piace sempre, chiss perch.
ELSA - Freud, mia cara.
ELSA - Vuoi dire?... Eggi.
MIRKO - Fatto.
ELSA - Spettacoloso! (Rigettandogli, dallaltra parte, gli slip) Si intende che, se si vince, tu avrai la tua parte e sputami in faccia se non finisci al cinematografo, specializzato per i film alla Tarzan con le gambe nude e il vello doro sullo stomaco. (Al proprio amico) Muoviti, che, quella gi in macchina a spazientirsi.
ELSA - Io mi fermo un momento a domandar una cosa al
NANDO.
MIRKO - Qui si fa ad aspettarci a scaglioni.
ELSA - Dai, fila, ebete, che non c da aspettar pi nessuno. Ci si sente. Escono
ELSA - e MIRKO. Prima cosa, il
NANDO - va e d un giro di chiave alluscio.
ELSA - Lo sai che, poi, ho girato in macchina fino a mattina? Coi nervi smollati e le strade deserte fin bella anche Milano.
NANDO - Io ho ficcato la testa sotto il guanciale e, otto ore, morto, mi avrebbero potuto demolire la casa sotto. Va alla finestra e guarda gi, verso strada. Resta l un po, accosta le imposte, le riapre, torna a guardare in basso. Intanto
LEI - , accesa una sigaretta come laltra, non che facciamo spreco di fantasia si seduta sul letto e s messa a lisciarne istintivamente le lenzuola. Sono state cambiate.
ELSA - Sfacciato. Le si avvicina, le sfila dalle labbra la sigaretta e la sostituisce con un bacio fugace, d un paio di tirate, torna alla finestra e insiste vi si fa vedere e la getta in strada. Poi si mette a parlare da l, dov.
NANDO - Non ti avevo mai incontrata con la compagnia.
ELSA - Ho consumato lestate in Inghilterra, non son tornata che una settimana fa.
NANDO - Te la sei spassata?
ELSA - Preferisco i prodotti nazionali.
NANDO - Compreso laperitivo di pap?
ELSA - No, quello no. Lo trovo disgustoso. Altra sbirciata verso la strada.
NANDO - Freddi, eh, lass.
ELSA - B, non tutti.
NANDO - Meno male.
ELSA - Peggio. Quando non son freddi, rischi che ti strangolino con le tue stesse calze e ti seminino, per i boschi, a pezzi, il loro sport nazionale. Ora
LUI - lha raggiunta, ha cominciato a toglierle il giubbetto e, alluscio, squilla il campanello. Accidenti...
NANDO - (dora in poi, sempre sottovoce) Ssst... Naturalmente, fuori si insiste. E sta qui. Lascia che suoni... Basta non aprire, no? Di che hai paura?
ELSA - Chi pu essere?
NANDO - Mah, forse il postino. Si fa finta di niente. Visto che il campanello non serve, si comincia a tempestare luscio di pugni e, inevitabilmente, prima o dopo, arriva anche la voce: ...NANDO, NANDO... Apri... NANDO... Carogna, schifoso!....
ELSA - Non mi pare il postino.
NANDO - Buona... lasciala strillare... vedrai che la serratura resiste. Apri, ti dico, NANDO... Maledetto, apri... So con chi sei, so cosa stai facendo... Ti prego, NANDO... Perch mi tratti cos?... Ti prego.... Ecco, ora va bene.
ELSA - Ma, con te, ci si deve prenotare!...
NANDO - Buona... Le toglie la parola, bocca sulla bocca, la rovescia sul letto, allunga una mano e mette in moto la piccola radio che fa da accompagnamento ai richiami di fuori, con un valzer lento, vecchio ma si ascolta sempre volentieri. ATTO TERZO Si gi alle prime nebbie; precoci questanno. giorno alto ma, dentro al bar, par quasi sera.
FULVIO - sta in piedi, su uno sgabello, addosso a una parete, alla merc di
ELSA - che, dal basso, gli passa un cartellone pubblicitario alto e largo tanto, col
NANDO - dalla testa ai piedi, dal vero al naturale, tutto muscoli ed energia, senza niente addosso, lanciato dimpeto a scagliare il giavellotto e, sopra, scritto: Olimpiadi 1964.
ELSA - Toh, di.
FULVIO - Io lo attacco ma senza pigliarmi responsabilit. Capace che si disturba e, quando lo vede, si mette a sacramentare e farlo a pezzi.
ELSA - Tu, sentiamo, ti disturberesti?
FULVIO - Vorrei possedere quel fisico, mi metterei vivo in vetrina, alla Rinascente; io che, alla sera, vado a letto al buio per non addormentarmi con la malinconia a dovermi vedere spogliato nello specchio.
ELSA - E vuoi che si disturbi lui? Non dispiace a nessuno farsi invidiare, qualunque cosa si tratti, una regola della vita.
FULVIO - Quello, bravo chi lo capisce, massima negli ultimi tempi.
ELSA - Salta gi, piuttosto, e d unocchiata, tu che sei intenditore... Compiuta laffissione, egli scende, si allontana tre passi indietro e se lo ammira. Eh, ti toglie la parola come stato immortalato? Prova a fare un po di luce cos lo si gode meglio.
FULVIO - (dopo aver girato linterruttore) Gi, il tipo atletico, va sempre. Si porta con tutto, come la camicia bianca. Che spettacolo, creature! Gli dovete voler bene, s, voialtri, per averlo valorizzato tanto!
ELSA - Tale come lo vedi, a milioni di copie in tutto il mondo.
FULVIO - Fa vergogna a pensarci. Dico da un punto di vista familiare, dove anche una canottiera ha la sua importanza morale.
ELSA - Un po os, se vogliamo, ma la trovata era ben di rendere sexy le olimpiadi! Rivelare lo stretto legame intercorrente tra leros e la ginnastica. Per, quellaccidente del MIRKO, quando vuole. A forza di star con me, vedi come sente lantico. Se era qualche secolo fa, ora finiva appeso alla pinacoteca vaticana; quel genere l, l dentro, sempre stato apprezzato.
FULVIO - Gente che se ne intende. E avrebbero incamerato anche loriginale, ho idea. ELSA...Ne avesse combinata una giusta! Cosa ci voleva? Gli basta venire al mondo quattro secoli indietro ed eri sistemato. Macch, neanche a nascere lha indovinata. Confezionami un po i miei soliti veleni, va. ( E mentre laltro al banco provvede) B, e sto protagonista arriva, s o no?
FULVIO - Sta fuori, non lha visto? Col gerente, a fare i conti della settimana.
ELSA - Ah, dimmi, piuttosto, una cosa: la
LELE -
GALLUZZI - molto che non compare da queste parti?
FULVIO - Mica spesso come prima, solo una volta, due, alla settimana e anche meno. Ma, ormai, un bel po che non si fa vedere.
ELSA - Con noi, pi fatta viva niente del tutto, vuoi vedere che ci snobba.
FULVIO - Se per quello, mi sa che si son messi a snobbarsi anche tra loro, qua. Arriva come un fantasma dispettoso, entra senza salutare, si stabilisce l in fondo, con una grinta al mitra e una coca-cola al rum, e comincia il film muto, silenzio
LEI - , silenzio
LUI - e son pi le volte che se ne resta fuori e non mette neanche dentro la testa per dir crepa. una storia che si va smollando.
ELSA - Cos, niente pi fughe in macchina?
FULVIO - Un ricordo. Quaresima stretta. Solo, per, con
LEI - . Tipo, se gli capita di combinar gli orari, da fargliela anche sotto gli occhi. S messo a giocare sul cavallo della crudelt.
ELSA - Sar, per caso, invece
LEI - , sopraffatta dal complesso della borghese e si incontreranno di nascosto per non dare nellocchio? Non sha idea le schifose metamorfosi del conformismo.
FULVIO - Non son pantomime per il NANDO, quelle l. Che devo dire? Si vede che rimasta affezionata al posto. Sa mica, se avesse tendenza al paesaggio?
ELSA - Escluso. Ha sempre prediletto la figura.
FULVIO - Va a capire la gente come gli gira!
ELSA - Sta a scommettere che ci si prepara una riedizione della bisbetica domata. Il gusto che ci proverei!... E nullaltro ha il tempo di aggiungere, essendo gi entrato il
NANDO - dietro al Ligab,
UN TALE - che manifesta il proprio ottimismo con una gran giacchetta a scacchi e poco pi.
NANDO - (dopo aver confessato, con un fischio, la soddisfazione di trovarsi di fronte a se stesso) E cos ce lavete fatta.
ELSA - (una strizzatina docchio al FULVIO) Che ti dicevo?
NANDO - Cosa le dicevi?
ELSA - Che sei riuscito una bellezza.
NANDO - E, naturalmente,
LUI - era daccordo.
LIGABO - Cos, ti sei fatto fare il ritratto da mister muscolo e lhai attaccato nel bar per richiamar clienti?
NANDO - Pi o meno.
LIGABO - E adesso, al primo passaggio della squadra del buoncostume da queste parti, mi chiude lesercizio.
ELSA - Come se piazze e musei non fossero pieni di opere darte che valgono molto meno, senza, per questo, essere vestite di pi.
LIGABO - Il fatto , cara
LEI - , che, in questura, larte non li commuove neanche tanto cos; in compenso, per, sono allergici al nudo.
FULVIO - Ci si pu attaccar su la rclame della camomilla Bonomelli che distensiva e calmante.
ELSA - Ma
LEI - , moralista, circola per la strada a occhi chiusi?
LIGABO - Generalmente no, quando si tratta di accontentar la vista.
ELSA - Bene, non si preoccupi che laccontenter. Tempo un paio di giorni, di quei Nandi l ne vedr a migliaia appiccicati ai muri di Milano.
LIGABO - Se me lo garantisce, allora pu restarci. Ad abituare locchio, dopo tutto, rallegra lambiente.
FULVIO - Capaci che lavranno anche pagato per dargli quella soddisfazione.
NANDO - Cos, almeno, sera restati intesi.
ELSA - E lo si ancora, se ci tieni.
NANDO - (perch non si debbano creare equivoci) Non avevo dubbi.
ELSA - Siamo in tre: io lidea, il
MIRKO - il pennello e tu stesso. Un terzo del premio a testa.
NANDO - Vale a dire?
ELSA - Se il cambio giapponese non fa scherzi come quello italiano, un milione largo.
LIGABO - Bel colpo!
NANDO - Mi pu arrivar giusto comodo per qualcosa che ho in testa.
FULVIO - Questa la volta che realizza il suo sogno di passar capitalista.
ELSA - B, io scappo. Se stasera, sul tardi, ti fai vedere in galleria, si festeggia loriginale.
NANDO - Vedr di farcela.
ELSA - E cerca di essere in forma. Prendi esempio l.
FULVIO - Me lo d un passaggio, che, se il
NANDO - mi tiene docchio il bar, avrei una faccenda da sbrigare? Tanto gi, oggi, colla nebbia che comincia a calare, poca gente si vede. Unoretta in tutto. Posso?
NANDO - Che, poi, loretta, non si arrivi a sera.
FULVIO - Ce la faccio anche con meno, capo. E vanno.
LIGABO - Come se la cava quello l?
NANDO - Quando si accontenta di fare quel che deve fare, se la cava niente male. solo questione di tenerlo in corda.
LIGABO - Il responsabile, qui, sei tu e, io, a te, guardo.
NANDO - Mi vuol cavare una curiosit?
LIGABO - Dipende che curiosit.
NANDO - Si sentito dire che vorrebbe cedere, qui, la concessione.
LIGABO - Prima o dopo, sicuro che me ne libero, di questa e anche di quellaltra. Son miserie.
NANDO - Certo, il ricavato no gran che con tutti i mesi morti.
LIGABO - Mi son servite per avviarmi, ma adesso ho bisogno di liquido per qualche cosa daltro.
NANDO - Cambia giro daffari?
LIGABO - Non proprio. Mi estendo, come si dice. Ho in mente un piccolo motel, trenta chilometri pi avanti. Ho gi il terreno. Poca cosa ma ben messa: bar, tavola calda e un dieci camere.
NANDO - Biletto.
LIGABO - Naturale. Per, uniti. Se si sviluppa, come si sta sviluppando, questo andare allamericana, le camere sullautostrada rendono. Possono essere usate anche tre o quattro volte in un giorno. Gente in compagnia che ha voglia di fermarsi un paio dore a riposare in libert, ne circola sempre di pi. Prima gli stranieri e dopo ci vengon dietro gli italiani, non c dubbio, se non ci vanno anche avanti prima.
NANDO - Ho capito.
LIGABO - La trovi mal pensata?
NANDO - Senza rischio non si fa fortuna e il rischio relativo, a tener gli occhi aperti.
LIGABO - Ecco. Trovare un socio dalla parte buona, senza farlo figurare, mi spiego?
NANDO - E lha trovato
LIGABO - Fra gli onorevoli affamati di serie B, se ne trova sempre. Tu, ci verresti a mandarmi avanti la baracca?
NANDO - E una mansione per la quale le potrebbe andar meglio il
FULVIO.
LIGABO - Scrupoli?
NANDO - E che avrei in testa una mezza idea anchio.
LIGABO - Cambi mestiere?
NANDO - Ha detto che, qui, disposto a cedere. Penso che non abbia ancora sottomano chi subentra. Io le potrei dare un milione, anche, forse, uno e mezzo, subito, e il resto, diciamo, a due anni, se va male.
LIGABO - E se va bene?
NANDO - Se va bene, e non escluso, subito subito, tutto sullunghia.
LIGABO - Ma ci vuole almeno cinque sei volte tanto, a non contar gli interessi, ti rendi conto?
NANDO -
LEI - non ci pensi. Qua si pu sempre garantire, no? Fino al saldo, si tiene tutto intestato a
LEI - e dorme senza pensieri.
LIGABO - Non perdi tempo a cercar di mettere a frutto il tuo nuovo capitale.
NANDO - Ho torto?
LIGABO - Anzi,
NANDO - Prima o dopo, bisogna pur lasciar crescere il dente del giudizio.
LIGABO - Fossero tutti come te.
NANDO - Allora?
LIGABO - Ci si pu pensare. Tenuto conto quel che voglio mettere su pi avanti, mi sarebbe comodo aver qui te piuttosto di un altro. Diventa una specie di posto di blocco.
NANDO - Mi pu lasciare, facciamo minimo un mese, prima di prendere altri impegni?
LIGABO - Se ne parla, tanto c tempo. L, prima della fine dellanno, non si cominciano i lavori.
NANDO - Parola?
LIGABO - Parola.
NANDO - Ci si beve su?
LIGABO - Ho fatto gi fin troppo tardi. Devo ancora farmi vedere allaltro distributore. Avrei proprio curiosit di conoscere dove potrai trovare tutti quei soldi.
NANDO - Le ho detto non ci pensi. Se prendo limpegno, in un modo o nellaltro, me la cavo.
LIGABO - Stammi bene. Tu farai strada.
NANDO - Vuol dire?
LIGABO - Lo porti scritto sulla pelle.
NANDO - Si vede che la pelle la mia unica risorsa.
LIGABO - Tientela da conto.
NANDO - Seguir il suo consiglio. Erano gi sulluscio. Si stringono la mano e il
NANDO - resta solo. Tutto considerato, non deve trovarsi di cattivo umore, perch va al juke-box, si offre una canzonetta melodica alla Claudio Villa, la prima che gli capita sotto, e se la sta ad ascoltare a cavalcioni duna sedia, contemplando il manifesto olimpionico. Ed l che lo incontra il
GALLUZZI - padre, un uomo che non sar una cima e che, fuori dellambito del melodramma, sua passione del cuore fin dalla verde et, quandera persuaso davere una miniera doro in gola, meglio non avventurarlo. A meno che non si tratti dei Promessi Sposi che conosce a memoria e, a causa di questo solo, passa per una macchietta, tanto alieno e sospettoso lambiente, al quale appartiene, verso tutti i libri che non siano quelli del dare e dellavere. Ma non nemmeno privo di buonsenso, n carente di spirito di tolleranza, n destituito di un equilibrato colpo docchio nel giudicar la gente senza tener troppo conto del ceto e della rendita dove la fortuna li ha alloggiati. Tanto per dire: pieno cos di milioni, non mai riuscito a nascondere la sua simpatia per Nenni. (Per la precisione, ai Promessi Sposi, da qualche settimana, sarebbero da affiancare I Miserabili, una scoperta recente, merito della televisione, davanti alla quale, essendosi, una domenica sera, a causa di una storta a una caviglia, trovato per caso, non ha pi mancato una puntata del romanzo e non vede lora di conoscere come andr a finire, se lavr vinta Jean Valjean oppure lo sbirro Javert, e guai chi tentasse di raccontarglielo prima che sia finito, anche se finita la storta e il cuore lo ha gi informato di tutto).
GALLUZZI - (che ha sostato, dietro, ad ascoltare, quando il disco sar esaurito) Mica una cattiva voce. Piccola ma niente male. Per, anche quello l, ha il mal della pecora. Laltro si volta e lo guarda con comprensibile stupore. Si accorge che ha il mal della pecora?
NANDO - Sa, io non me ne intendo. Le ascolto cos, tanto per dare aria alle idee, da un orecchio entrano e dallaltro escono.
GALLUZZI - La lacrima, l, ha sentito, che offusca le corde vocali. Hanno tutti il mal della pecora, la malattia dei tenori italiani. Tirano verso il soprano. Anche Di Stefano, anche Corelli, anche Raimondi, anche il Poggi. Voci stupende, sicure, ben educate, ma col mal della pecora.
NANDO - Vuol dire?!
GALLUZZI - Solo Del Monaco non ce laveva.
NANDO - Perch, gli venuto?
GALLUZZI - No, perch gli sta andando via la voce. E stato Beniamino Gigli ad attaccar il mal della pecora a tutti. E il peggio che, allestero, senza il belato patetico, le nostre voci ormai non le apprezzano pi. Due generazioni dopo Caruso, e siamo arrivati a questo.
NANDO - E grave?
GALLUZZI - Se grave?!... Ora, io dico, fin che si tratta di Puccini, Mascagni, Cilea, Massenet, transeat, ancora ancora, tutto passa. Ma cosa vien fuori quando si deve affrontare Verdi, Rossini, Bellini, Donizetti, non parliamo Wagner, i padreterni veri, che poi sono quelli che contano? Qui li voglio. Me lo dice quel che diventa il Trovatore a dover sentire la pira col lutto sulla laringe e la lagrima sul ciglio? Eppure, si sente. Lavr sentita anche
LEI - , del resto.
NANDO - No.
GALLUZZI - E stato fortunato. Del Monaco?
NANDO - Non lho sentita perch non ho mai sentito il... il... il Trovatore.
GALLUZZI - Volevo ben dire. Ah, andiamo bene. Un giovanotto svelto, grande e grosso, dallaria intelligente, dai modi educati e melodramma zero.
NANDO - Lo confesso.
GALLUZZI - Non mica uneccezione. Siete tutti cos. A scuola vi riempiono la testa chi era Cavour, la regina Margherita, ma hai voglia che spendano una mezza parola a informarvi dellesistenza della Malibran e di Tamagno, tanto meno antipatici, oltretutto. I miei figli: lo stesso. Mettergli a disposizione, tutto il tempo dellanno, un palco alla Scala e obbligarli a mangiare di magro in carnevale, per loro, la stessa cosa.
NANDO - Avranno passioni diverse.
GALLUZZI - Altro se le hanno, purtroppo, e sarebbe meglio che non le avessero.
NANDO - Vedo che
LEI - competente.
GALLUZZI - Alla tua et... oh, scusi.
NANDO - Mi dia pure del tu, se questo le facilita lo sfogo.
GALLUZZI - Ma s, mi trovo meglio. talmente raro che qualcuno stia ad ascoltare su questo argomento!... Stavo dicendo?
NANDO - Stava dicendo alla mia et.
GALLUZZI - Alla tua et, io possedevo la pi bella voce da tenore che si fosse udita da cinquantanni.
NANDO - Sai che capitale!
GALLUZZI - Lo credo bene. Sulla brunitura del Michele Fleta, pi robusta sul registro alto e pi morbida in quello centrale, che tutto dire. Te ne fai unidea?
NANDO - Chiss i successi.
GALLUZZI - Vorrai dire i fischi. Son salito sul palcoscenico una volta sola: la fine del mondo. Neanche fossi stato io a far scoppiare la guerra!... Cos stata quella Bohme! Mi credi se ti dico che, ancora oggi, e son passati quarantanni, ogni volta che lascolto, mi vengono i sudori freddi?
NANDO - Timor panico?
GALLUZZI - Quella bestia del mio maestro, fissato che avevo la voce da baritono e cos me lha scassata, ma scassata da non poterne pi mettere insieme i pezzi, e s riescono ad aggiustare perfino i vasi antichi! Avrei potuto trionfare come Rodolfo e sono andato a picco come Marcello.
NANDO - E cos, ha dovuto rinunciare chiss a che carriera.
GALLUZZI - Per forza. Dalla musica allindustria, vale a dire dagli acuti alle porcellane.
NANDO - Coi sacchi di quattrini che avrebbe potuto fare!
GALLUZZI - Per questo, non che mi debba lamentare, e non ho neanche nostalgie, me ne mancato il tempo, se Dio vuole. Ma i soldi non sono tutto nella vita. La vocazione era unaltra. E invece, qualche romanza in famiglia con una voce bastarda, n tenore n baritono, compatito dai parenti, fra amici che mi stanno ad ascoltare perch non possono farne a meno, ed tutto quel che mi restato. Ma cosa posso farci? Uno sfogo, ogni tanto, mi ci vuole.
NANDO - Se non altro, le opere che non ha potuto cantare, ora si consola ad ascoltarle.
GALLUZZI - Come se fosse lo stesso! Dal paradiso al limbo.
NANDO - Mi dica un po, ma perch tutte queste cose le racconta a me? Non conosce i melomani!
GALLUZZI - Mah, forse perch mi sei simpatico, forse il bisogno di distrarmi dalla grana che mi ruga dentro, forse perch sei uno dei pochi che mi siano stati ad ascoltare. Occasioni rare. Cosa vuoi, ogni tanto, lantica ferita si rimette a sanguinare come le stimmate del Padre Pio e a chi tocca tocca.
NANDO - (postosi dietro al banco) Desidera berci su qualcosa?
GALLUZZI - Sono venuto solo per incontrare
UN TALE.
NANDO - Le ha dato appuntamento qui? Non ha che da accomodarsi.
GALLUZZI - Deve gi esserci, deve lavorare qui: un certo NANDO. Sai dov?
NANDO - Ha bisogno il pieno di benzina?
GALLUZZI - Ho bisogno di fagli un discorso.
NANDO - Sono io.
GALLUZZI - Tu?
NANDO - Non ho la tuta perch poco c da fare e presto smonto dal servizio, ma il
NANDO - sono io, glielo garantisco.
GALLUZZI - E perch non me lhai detto prima?
NANDO - Perch non me lha domandato.
GALLUZZI - Ora diventa tutto maledettamente pi difficile.
NANDO - Perch?
GALLUZZI - (gi piuttosto, anzi parecchio diverso) Perch ti ho trattato col tu, ti ho raccontato i fatti miei, ti ho dato confidenza e dovevo assumere un registro tutto al contrario.
NANDO - E sempre in tempo, basta che si spieghi.
GALLUZZI - E allora ecco qua: cavaliere del lavoro Annibale GALLUZZI. Ti dice niente questo nome?
NANDO - (senza aver fatto una piega) Per un grande tenore mi dice che sarebbe stato un nome abbastanza adatto.
GALLUZZI - Giovanotto, ora di cambiar tonalit.
NANDO - Ben s, qualcosa mi dice. E mi rendo conto che, anche il mio, deve dir qualcosa a
LEI - .
GALLUZZI - Vedo che cominci a capirmi.
NANDO - E cos, ha deciso di continuare a darmi del tu?
GALLUZZI - Adesso te lo devo dare per la ragione opposta di prima.
NANDO - Faccia pure, tanto, se ci si deve intendere, una tappa superata.
GALLUZZI - Era del tempo che ti volevo vedere in faccia.
NANDO - Di solito, non dispiaccio.
GALLUZZI - Ho idea che solo una prima impressione.
NANDO - C una cosa che non mi quadra.
GALLUZZI - Sapessi, tu, quante ce ne sono che non quadrano a me! NANDO...Che la LELE, con lamor proprio che ha, sia ricorsa a metter di mezzo
LEI - .
GALLUZZI - Quella disgraziata non sa niente che son venuto.
NANDO - Preferisco cos.
GALLUZZI - Che sia venuto o che LEI - non sappia niente?
NANDO - Che non sappia niente. Perch, tanto per parlar chiaro, maggiorenne io, maggiorenne
LEI - , fino a prova contraria, , prima, tra noi due che ci si deve metter daccordo.
GALLUZZI - E mi farai anche il santissimo favore di non dirle una parola di questo mio passo.
NANDO - Non mi costa niente prometterglielo.
GALLUZZI - Se lo sapesse, finirebbe ancor pi matta di quello che non sia sempre stata e che non si sia aggravata dopo che tha conosciuto. Sulle informazioni di suo fratello, abbiamo ricostruito la tresca io e sua madre, che appena poco meno peste di
LEI - ; solo in maniera diversa e meno immorale, ma, non per questo, meno insopportabile, e cos mi son deciso ad intervenire.
NANDO - Ha detto, scusi, tresca?
GALLUZZI - Hai, tu, da suggerire una parola meglio intonata?
NANDO - Questa la prova che non ha parlato con la
LELE.
GALLUZZI - Giovanotto, io non ho labitudine di raccontar balle.
NANDO - E che ne so io? Abbia pazienza, la prima volta che la vedo. E le dico anche unaltra cosa. Se si fosse, prima, spiegato con sua figlia, si sarebbe evitato una mossa falsa. La
LELE - ha molti difetti, qualche volta fa venir voglia di prenderla a sberle...
GALLUZZI - Ecco lunico punto sul quale andiamo daccordo, con la differenza che, invece di qualche volta, la voglia di prenderla a sberle la mantiene in permanenza.
NANDO - S, va bene, per non ha il difetto di dire una cosa per unaltra. (Una sfumatura di piaggeria, quel dritto!) Si vede che, in questo somiglia a suo padre. Quello che vuole, ma tresca, a me, mi fa il piacere, non me lo dice.
GALLUZZI - Per caso, ti senti calunniato?
NANDO - Valorizzato, semmai. Calunniata potrebbe sentirsi sua figlia e mi fa sorpresa che non se ne renda conto.
GALLUZZI - Cavalleria sprecata. Mia figlia, purtroppo, da quel d che non gi pi calunniabile.
NANDO -
LEI - sta prendendo una cantonata grossa cos.
GALLUZZI - Non domanderei di meglio. Ma, purtroppo, la conosco bene e non da questa volta, e ho anche unidea dei tipi come te.
NANDO - (dopo essersi tranquillamente versato una birra, chiede se desidera gradire) Vuole? Senza complimenti...
GALLUZZI - Ho detto di no.
NANDO - Credevo che le fosse venuta sete.
GALLUZZI - Non escluso che mi venga in seguito.
NANDO - (che s gi messo seduto comodo) Avanti, allora, faccia la sua scena.
GALLUZZI - Cos, siamo gi al secondo atto?
NANDO - Siamo, ormai, al terzo e si sta andando per le lunghe.
GALLUZZI - (il guaio di non riuscir a trovarlo antipatico!) La malora che mi sento stonato peggio di Lauri Volpi e non so da dove cominciare.
NANDO - Cominci dalla fine, cos faremo pi presto. Mi sa che, per
LEI - , come si dice, il tempo danaro.
GALLUZZI - La verit che, cos, escluso che si possa andar avanti. E non neanche che non mi renda conto che se, alla tua et, per quanto mascalzone potessi essermi comportato, mi fossi trovato davanti uno a dirmi quello che ti devo dire io, non sicuro che non lavrei mandato a quel paese; ma sicurissimo che mi sarei messo a ridere. Quel che giusto giusto.
NANDO - Va bene, vuole che mi impegni n a ridere n a mandarla a quel paese?
GALLUZZI - Mi useresti una cortesia.
NANDO - Mi impegno.
GALLUZZI - E ora ti dovrei anche ringraziare.
NANDO - Faccia
LEI - , non c fretta, tanto, gi, qualcosa mavverte che a quella che si dovr arrivare.
GALLUZZI - Cos, avrei fatto anche la figura di Germont!
NANDO - Chi ?
GALLUZZI - Il padre della Traviata. Possibile che il destino mi deva assegnar sempre la parte del baritono che non mi mai riuscita?
NANDO - Forse se, per cinque minuti, si dimentica il canto riesce meglio di venire al dunque.
GALLUZZI - Capiscimi bene, prima di tutto. Non son qui per fare la scena del genitore offeso, a chieder conto della virt oltraggiata di sua figlia e cose del genere. Se c un padre che non in condizioni di farla, sono io. Fin qui, arrivo a rendermene conto. E con che faccia? Oggi usa cos. Le chiamano esperienze prematrimoniali e non ci si fa pi caso. come andar a scuola serale, serve, dicono, ad affrontar, poi, meglio la vita. Bene, Dio lo voglia. Tu come la vedi?
NANDO - Non ci ho mai pensato su.
GALLUZZI - Dico Dio lo voglia perch, diversamente, non ho idea che fine farebbe quella scriteriata. Quello che so che, se mio padre, trentanni fa, avesse avuto una figlia come sua nipote oggi, la avrebbe accoppata di bastonate. Mio padre era un uomo semplice e allantica. Aveva poche idee in testa, ma come chiodi, e, tra queste, una era che i maschi ne facessero peggio di Carlo in Francia, ma le femmine dovevano arrivare vergini al matrimonio, figurarsi! Ora sottoterra e, in un certo senso, ci semplifica le cose, perch, da nonno, non era tipo da cambiar idea. Meno male che la Provvidenza semplifica le cose.
NANDO - Mi sa che, pi o meno, rimasto cos anche il mio.
GALLUZZI - Hai la fortuna di avere ancora il nonno?
NANDO - No, ho la sfortuna di avere ancora il padre. Mio nonno da quel d che sta a veder crescere le patate dal disotto!
GALLUZZI - E cos, oggi, che parlate, mi par di sentire i miei.
NANDO - Non ci badi, si fa tanto per dire.
GALLUZZI - (subitamente esplosivo, chiss perch) Ma tu, Cristo! Sei maschio, puoi fare laccidenti che ti pare!
NANDO - Non mi ha capito. Se mio padre come era il nonno di sua figlia, vuol dire che io sarei indietro di una generazione, ecco, questo.
GALLUZZI - Andiamo sul difficile. Intendi che dovresti pensarla come me che, di suo nonno, sono il figlio?
NANDO - Non mi azzardo, ma non mi dispiacerebbe, sempre che
LEI - me o permetta.
GALLUZZI - Nessuno te lo proibisce.
NANDO - La vedo cos arrabbiato!...
GALLUZZI - Fammi il favore di non continuare a interrompermi. Devo domandarti di nuovo dove ero rimasto.
NANDO - (rimettendolo in carreggiata) Alla verginit delle ragazze che si maritano.
GALLUZZI - Ecco. Una volta! Ora non pi! C stata la guerra, luguaglianza dei sessi, il benessere economico e tutti gli accidenti che ci sono stati, compresa la dodecafonia che, anche quella, ha le sue responsabilit. Niente pi verginit, soppressa.
NANDO - Una fatica di meno!
GALLUZZI - Moderni, modernissimi. Per forza. E pazienza. Per, c chi esagera... Che non deva diventar una malattia! Questo il perno di tutto: c chi esagera. E mia figlia ha sempre esagerato. Che non mi dicano che non ha esagerato perch divento una bestia.
NANDO - E io, scusi, cosa centro?
GALLUZZI - La malora! Tu sei la sua maggior esagerazione.
NANDO - Vuol dire?!
GALLUZZI - E ti regalo tutte le questioni di nascita, di fortuna, di condizione e il resto. Perch, oltre alleguaglianza dei sessi, oggi ci caduta sullosso del collo anche leguaglianza sociale e, fra tutte queste eguaglianze, contenti o no, si deve... come dicono!... aiutami...
NANDO - A far che?
GALLUZZI - Si deve...
NANDO - Non so.
GALLUZZI - Ce lho qui, sulla punta della lingua... Marciare coi tempi, ecco, marciare coi tempi.
NANDO - Bravo.
GALLUZZI - Daltra parte, siamo giusti, chi ero io, quarantanni fa?
NANDO - Un tenore, ha detto.
GALLUZZI - S, va bene, ma se non pompavo benzina, o qualcosa di simile, era solo perch lautomobile non faceva ancora capire il maledetto sviluppo che avrebbe avuto dopo.
NANDO - Ma che discorsi si mette a fare?
GALLUZZI - Sta zitto un momento! Voglio dire, io sono democratico per costituzione... e un po anche socialista. inutile, la botte, d il vino che ha, niente da fare. Mio padre...
NANDO - Sempre suo padre.
GALLUZZI - Eh s, stato un bellincomodo. (Rude ma nostalgico) Mandava avanti, pensa un po, una bottega di manufatti igienici in una traversa del corso Buenos Aires, in fondo, fra un cappellaio e un arrotino, tutti e due falliti. Il primo, causa che, a un certo momento, nessuno ha pi voluto portare il cappello; il secondo non s mai saputo il perch. Laboratorio e magazzino, tutto in cortile: quattro lavoranti e basta e mia madre, la nonna della LELE, alla cassa. ancora viva e pu dirlo: nei momenti che larteriosclerosi glielo permette, se ne ricorda ancora. Poi, da un giorno allaltro, venuta di moda la frenesia di lavarsi. Detto fra noi, penso che ci sia entrata anche quella in tutto questo far lamore del giorno doggi. Il lavandino di porcellana, le piastrelle di maiolica, i rubinetti cromati, lacqua calda e frEDDA, il water, il bidet; tutti hanno avuto il bagno, due bagni, tre bagni, la doccia, il Cobianchi, la piscina... E la fortuna ha cominciato a spingerci avanti a calci, che non ci si pi tenuto dietro. I milioni era pi difficile non farli che farli. Dopo la guerra, la ricostruzione; dopo la ricostruzione, il Mezzogiorno da civilizzare, e al. Parola donore, adesso, quando vedo i due stabilimenti, i duemila operai e i dieci vagoni di roba che se ne vanno ogni giorno chiss dove, mi par quasi che si siano fatti da s, venuti su spontaneamente come linsalata... E ho perso il filo unaltra volta! Tu mi devi fermare, Cristo! Quando senti che cambio discorso.
NANDO - Vogliamo tentare di riprendere dalle esagerazioni?
GALLUZZI - Quello il punto. Mia figlia esagera, dicevo, e tu sei la sua maggior esagerazione. Ora, tu devi farti un esame di coscienza, devi venirmi incontro, mi devi dare una mano, figlio mio, senn dove andremo a finire?
NANDO - Son qua.
GALLUZZI - S, perch, dico, si deve mandar gi il rospo che essa cambi uomo come cambia la camicia? Che, almeno, questo procuri un po di quiete, non lo sconquasso in famiglia.
NANDO - Pi che giusto.
GALLUZZI - Finora, nei periodi che stava attaccata a qualcuno, diventava sopportabile, e, siccome questo avveniva spesso, si tirava avanti discretamente. Il brutto era fra un periodo e laltro, ma s sempre trattato di cosa breve e superabile. Questa volta, successo tutto il contrario, non si respira pi. Un serpente a sonagli, la rabbia incarnata: musi lunghi tanto, villanate da far arrossire un carrettiere, un intero servizio di Svres, duecento pezzi, tirata la tovaglia, in mille frantumi, davanti a dieci invitati.
NANDO - Non le erano simpatici?
GALLUZZI - Non le era simpatica la mia intenzione di cantare la Mattinata di Leoncavallo alla compagnia. Quattro cameriere e due domestici, dico sei, licenziatisi in meno di un mese, rinunciando al benservito: gli nuocerebbe, dicono. Il giardiniere che, per poco, non le ha rotto un badile in testa e avrebbe fato bene, magari! Cinque incidenti di automobile, novecentocinquantamila lire di carrozzeria e sei punti su un polpaccio. E tutto questo, arrivo a dire, sarebbe ancora niente, coi soldi si rimedia. Ma non mangia, in compenso beve peggio di un muratore, dimagrita come una sardella, che potrebbe far la donna serpente al circolo equestre. Non le crescono pi altro che gli occhi, grossi quanto i fanali di una carrozza. Dicono colpa della tiroide, io dico colpa di qualcosaltro. I sonniferi scorrono come la birra e almeno la facessero dormire, si tirerebbe il fiato. A proposito, versamene un piccolo che m venuta sete.
NANDO - Con piacere. (E si appresta a provvedere) Ma non crede di esagerare? Tutto quel che ha perso sar, s e no, un due chili, a vantaggio della linea.
GALLUZZI - Sicuro che esagero, ormai chi riesce pi a mantenere il senso delle proporzioni? Se non fosse che, da ieri, c stato un arricchimento del repertorio. Ieri, abbiamo raggiunto i vertici della Sonnambula. Contraddetta su una stupidaggine e l: fulminata, a terra, collarco addirittura, e oscenit da quella bocca, che neanche una caserma a Livorno. Manca solo scrivere sul portone: manicomio, e siamo a posto. Mi stai a sentire?
NANDO - Chiara o scura?
GALLUZZI - Che chiara e scura? Isterismo galoppante!
NANDO - Dicevo la birra.
GALLUZZI - Com meglio?
NANDO - Gusti.
GALLUZZI - Met e met.
NANDO - Va bene: mezza super e mezza normale.
GALLUZZI - (incoercibile) Ora stammi attento e considera bene: mia moglie non mai stata una testa forte. Mette Dio dappertutto. Ex corista della Scala, convinta che le abbia stroncato una carriera, e arrivava a malapena al mi naturale, quando ci arrivava. Mia madre alla merc dell arteriosclerosi che ne sta facendo un suo capolavoro, mai vista una perfezione simile. Mio figlio ho ancora da capire se sia un ebete, un invertito o un furbo. Quel che ho capito che ci sar da tremare il giorno che metter piede in stabilimento, seppur ce lo metter mai e sha da scongiurar Dio che se ne tenga lontano vita natural durante. Il fallimento, con lui, sarebbe come la villeggiatura; ed lunico sostegno su cui dovrei contare...
NANDO - B, in
LEI - , io non sarei tanto pessimista.
GALLUZZI - Un genero? E dove lo trovo un temerario che resista a quella mentecatta?
NANDO - C anche dei duri in giro.
GALLUZZI - Non ci vorrebbe meno di un custode di Mathausen, ma li han gi processati tutti.
NANDO - Non disperi.
GALLUZZI - Ti sei messo anche a volermi consolare, adesso? Volevo dire: tutto finisce in testa a me. Ma io, figlio mio, oltre alle grane dellindustria ho: luricemia, lartrosi cervicale, la piorrea alveolare, il fegato ingrossato, la dentiera, la pressione a duecentodieci e la colestrina a trecentottanta.
NANDO - Capisco che non risparmia neanche in fatto di malattie.
GALLUZZI - Come vedi, linfarto l, appena fuori dalla porta ad aspettar solo che uno gli dica avanti. E io non ho nessuna fretta di farlo entrare.
NANDO - Mi rendo conto che non ha la vita facile e non trova n molta comprensione n molto aiuto, in famiglia.
GALLUZZI - Ah, ti rendi conto? Ti limiti a rendertene conto?
NANDO - Che vuole che faccia? Mi dica
LEI - .
GALLUZZI - Giovanotto, come la mettiamo? Io sono nelle tue mani. Ma cosa le fai, che, gli altri, il nervoso glielo fanno andar via e tu glielo fai venire? Evidentemente, tu le nuoci alla salute. Che si deve pensare? Ci deve essere un contatto sbagliato, unincompatibilit. Cose che capitano, in natura.
NANDO - Crede?
GALLUZZI - E talmente evidente. Forse dipender che tu sei il primo uomo vero, diverso da tutte quelle mezze Caroline coi quali se lera fatta fino adesso. La
LELE - sempre stata di costituzione delicata. Tu me la distruggi, figlio mio. Tu sei troppo forte per
LEI - , quello . C pure chi non sopporta certe gradazioni di vino; anche se gli piace, non lo sopporta e quando ne abusa, buonanotte! Tu cos per
LEI - , che vuoi farci? E allora, se si deve mettere a repentaglio la salute, perch insistere? A un certo punto, bisogna guardare la realt in faccia. Ve la siete spassata, anche troppo per averla ridotta cos, ora basta, finita la musica e si cambia ballerina. Come
LEI - , del resto, cambier ballerino. Una cosetta pi leggera. E, se a Dio piace, si torner a respirare.
NANDO - Tutto logico, se
LEI - non fosse partito sul piede sbagliato.
GALLUZZI - E pazienza, diciamo anche quello che avevo avuto limpressione che, con te, non fosse il caso di dire. Si vede che mi ero sbagliato.
NANDO - Vuole che lo indovini?
LEI - , adesso sta per tirar fuori il libretto degli assegni per la buona uscita.
GALLUZZI - In affari, ancora il solo modo relativamente rassicurante di sistemare certe faccende. Tutto ha il suo prezzo.
NANDO - Non ne dubito, ma non servirebbe a niente.
GALLUZZI - Si comincia sempre cos da principio. una questione di cifra, poi si finisce col mettersi daccordo.
NANDO - Pista totalmente sbagliata. I soldi non sono tutto nella vita, lha detto
LEI - ! (Canaglia!).
GALLUZZI - Io ho sempre paura di chi rifiuta il denaro. Bene che vada, finiscono col costarti dieci volte tanto.
NANDO - E che, vede, capovolta, se vogliamo, ma questa scena stata gi ascoltata.
GALLUZZI - Come sarebbe a dire?
NANDO - Non ci faccia caso, mi capisco io. In fondo,
LEI - ragiona come sua figlia. Si metta solo in testa che non servirebbe a niente. Soldi sprecati. E lo vuol sapere perch sarebbero sprecati?
GALLUZZI - Cos, non la vuoi lasciare, non puoi fare a meno di LEI? Ma non capisci che lammazzi? Con tutte le donne che ti potresti godere, pi robuste e resistenti di quelle pore quattro ossa! Un po di carit cristiana!
NANDO - Io son pieno di carit cristiana. Lo sa perch, a sua figlia, sta succedendo quello che sta succedendo? Proprio per il contrario, pensi un po. Perch la rispetto.
GALLUZZI - Cosa le fai?
NANDO - La rispetto. Non ci sono mai andato e non ci voglio andare a letto assieme, ecco quanto. Realizza finalmente?
GALLUZZI - E LEI?
NANDO - Altroch! Ma, pi che altro, per orgoglio, per puntiglio, per rabbia, per averla vinta.
GALLUZZI - Fammi capire. Aspetta che mi siedo. Qui la colestrina va a mille.
NANDO - (arcangelo della pazienza) Non ci sono mai andato e non ci voglio andare a letto assieme.
GALLUZZI - E cosa aspetti?
NANDO - Niente. Cosa dovrei aspettare? Una rinuncia, una prova di forza che mi regalo. Ho coscienza che meriterei una medaglia, ma non ho alcuna pretesa che me la diano, ecco.
GALLUZZI - Il mondo capovolto! Non ti piace? (E ora sarrabbia) Ma cosa pretendi, chi credi di essere? Mia figlia, caro te, ha fatto girar la testa a tipi che ti valevano cento volte tanto.
NANDO - E ben questo. Non fa che dirlo anche LEI - .
GALLUZZI - Avrai, per combinazione, mica deciso di conservarti vergine per quando ti sposi!
NANDO - E se anche, si fa per dire, cosa ci sarebbe di male? Esigenze intime.
GALLUZZI - Che, niente niente, anche tu?...
NANDO - Alt! Sta di nuovo sbagliando discorso. Negato: condannato alla normalit. Ho provato: niente da fare, e non me ne vanto, pi uno svantaggio che un vantaggio collaria che tira. Non ci vado a letto, con la LELE, semplicemente perch non voglio perderla, questo quanto. Glielo avevo avvertito che si sbagliava.
GALLUZZI - E, LEI - , ne al corrente.
NANDO - Certo che ne al corrente, se no non funzionerebbe pi.
GALLUZZI - Ti sacrifichi cos?
NANDO - Lascio giudicare LEI - .
GALLUZZI - (se potesse, collacuto addirittura) Dio del Cielo, le vuoi bene?!
NANDO - La storia complicata, centrano tante cose, ma, con un po di buona volont, le si pu dare anche questo nome. Crede che sia da compatire?
GALLUZZI - Infelice! Me la sentivo: Germont, il secondo atto della Traviata.
NANDO - Adesso, per,
LEI - mi toglie una curiosit. Sta Traviata dellaccidenti, sarei io o sua figlia?
GALLUZZI - Non si sa pi, come una giacchetta rovesciata. M fin venuto il mal di testa.
NANDO - Si riposi pure un po, non si faccia riguardo, serve a raccogliere le idee. Il poveruomo si mette a camminare per traverso e, cos andando, locchio gli casca sul manifesto.
GALLUZZI - Chi quel do di petto sopra l?
NANDO - Non mi vede?
GALLUZZI - Hai un fratello gemello?
NANDO - Le ho detto che sono io.
GALLUZZI - B, ora la capisco. Ma!... (Dopo essere riuscito a distrarsi) Non che ci sia speranza che tu possa tornare sulle tue decisioni? Non si pu proprio trattare?
NANDO - Trattare cosa?
GALLUZZI - Al contrario di prima.
NANDO - Non afferro.
GALLUZZI - Che, invece di smetterla, tu cominci, voglio dire. Prima credevo che si fosse ridotta in quello stato perch s, ora mi rendo conto che ci si ridotta perch no.
NANDO - Escluso. No no, non ci conti, sarebbe finita in poco tempo, so come fatta.
GALLUZZI - Ma lo sfacelo. Mi muore, quella povera figlia, mi muore: tisica mi muore, mi fa la fine della Mim e io ci vado dietro come Rigoletto. (Tutti baritoni!).
NANDO - (comincia ad esporsi) La soluzione forse ci sarebbe. Io lho anche fatta presente alla LELE, ma, nella mia situazione, non spetta a me farla avanzare oppure retrocedere. Sta l.
GALLUZZI - E sarebbe? O Dio,
LEI - , comparsa giusta a tempo!
LELE - Farsi sposare.
GALLUZZI - Avresti questo coraggio?
LELE - Lo avrebbe! Non aspetta altro.
GALLUZZI - Ma ti conosce?
LELE - Proprio perch mi conosce, lo avrebbe. O, meglio, perch crede di conoscermi.
GALLUZZI - Per, dicano quel che vogliono, ogni tanto si incontra ancora della giovent che ha del fegato.
LELE - Pap, qui non si tratta di una delle tue opere comiche.
GALLUZZI - Mi dispiace. Avrebbe potuto essere lElisir damore.
LELE - Ma guardalo in faccia, la sicurezza che dimostra! Chiama le revolverate come, un altro, chiamerebbe le carezze. Infatti, badando bene a non intromettersi nel loro discorso, egli si concesso una melodietta allo juke-box, ma poco pu goderla ch
LEI - va e gliela spegne.
GALLUZZI - E tu, prima tanti discorsi e, proprio adesso, ti metti a tacere. Su, fatti sentire.
LELE - Sfido, c un limite allimprontitudine.
GALLUZZI - E di, rispondi qualcosa, mostrale di essere un uomo, o neanche tu ce la fai a tenerle testa?
NANDO - Le carte, ormai, sono tutte in tavola. Sta a voi contarle e decidere la partita.
LELE - Ti fai idea la sfacciataggine?
NANDO - Chiamala, meglio, sincerit, per piacere.
GALLUZZI - E allora, sotto, in due parole.
NANDO - A gennaio ho fatto ventisette anni. Vado ancora forte, la
LELE - pu dirlo, ma mi rendo anche conto che, un anno due, le mie azioni cominceranno a calare e io, non faccio per dire, sono abituato piuttosto bene. Dunque, sto ancora nel mio miglior tempo, per, se mi voglio fare una famiglia, ora che ci cominci a pensare.
GALLUZZI - E cos?...
NANDO - Trovo una ragazza, mi piace, le piaccio...
LELE - E ti senti a posto.
NANDO - No. Perch, neanche a faro apposta, la ragazza figlia del GALLUZZI. Mi dico: gira al largo, NANDO, non fa al tuo caso, attacca i pantaloni da unaltra parte; meglio che vada, son grane e chi ci rimette sei tu.
LELE - Sedotto e abbandonato.
NANDO - Proprio cos: a terra del tutto. E, nelle mie condizioni, alla mia et, non posso permettermelo.
GALLUZZI - Bastava piantarla netto, tu, subito.
NANDO - S, S. Ma non sono uso n a strappare n a strapparmi la pelle di dosso da me, io. Ecco.
LELE - E non c altro, proprio altro?
NANDO - Sicuro che c, per sempre la stessa musica. colpa mia se tu sei piena di soldi come un uovo?
GALLUZZI - Cosa pretenderesti, che regalasse tutto il suo allOpera di San Vincenzo? Ci pensa gi abbastanza sua madre.
NANDO - ( lultima mano) Ma ben a causa che non pretendo niente che mi tiro indietro, lo volete capire? Lo si visto, abbiate pazienza, io avrei potuto anche combinare un affare e farmi assumere mantenuto temporaneo. Nessuna fatica a tirarla a scappare insieme, comprometterla agli occhi del mondo, piantarle nella pancia un figlio... Va bene, poi la solita villeggiatura in Svizzera lavrebbe spedito, espresso, fra gli angeli, ma intanto era avvenuto. Sono stato fesso a condurmi cos?
LELE - Eh no, sei stato furbo: credi di essere stato furbo.
NANDO - Stiamo ai fatti, alla realt. Mi si sta, forse, a fare il processo di non averne approfittato? Cos, lonest diventata un reato?
LELE - O tutto o niente,vero?
NANDO - No, amore, o niente o tutto.
LELE - E allora, perch non vai fino in fondo per metterti il cuore in pace? Perch non sfoderi lultima faccia tosta, quella di domandare, a mio padre, la mia mano e farti dir di no?
NANDO - Non lo posso fare, te lo vuoi mettere in testa? Non ne ho i titoli. Sei tu, lui, semmai, che dovete domandar la mia, se credete che vi convenga. lunico vantaggio che mi offre la condizione dinferiorit, lasciami almeno quello. Perch, poi, alla fin delle fini, dovrei anche fare attenzione se mi converrebbe, a me, la situazione balorda che mi verrei a trovare. Parlo moralmente, si dice cos, mi pare.
GALLUZZI - Io mi domando perch, poi, per far lavvocato chiedono una laurea. Sarai anche una mezza canaglia, ma sei una mezza canaglia che sa il fatto suo, va ben l. Tu hai la qualit rara, di quelli dai quali ci si lascia imbrogliare, sapendo che ti imbrogliano.
NANDO - Caro
LEI - , una moglie, io sono benissimo in grado di trovarmela da me, chiaro? Una moglie, si capisce, senza visone e senza Maserati, ma insomma, una moglie a mia scelta. Tanto gi, pi di un vestito alla volta e tre pasti al giorno, mettici la merenda, l, anche volendolo, uno non pu fare.
GALLUZZI - A chi lo dici?
NANDO - Ecco. Vede? E, se Dio vuole, le soddisfazioni sotto le coperte non sono in proporzione del conto corrente in banca. Ci provvedono altri fondi.
GALLUZZI - E qui, spesso, i pi ricchi sono i pi poveri.
LELE - Ma sentili! Lavrei scommesso che non domandereste di meglio che di intendervela, voi due.
GALLUZZI - Lascia andare, uno che sa giocar cos, nella vita, non potr averla altro che vinta sempre, non c niente da fare.
LELE - E un gran peccato che tu non abbia una seconda figlia per comprartelo per genero.
GALLUZZI - Se non fosse il pericolo che ti venga una delle tue crisi, sarei tentato di dirti unaltra cosa.
LELE - Non darti pensiero.
GALLUZZI - Ma s, crisi pi, crisi meno... Bene. Vorrei scommettere, guarda che non ti sar necessario avere unaltra sorella. Una come te, la propria penitenza ce lha in se stessa. Quando ha trovato il suo castigamatti, difficilmente ci sa rinunciare.
LELE - E allora, chiedigli tu la mia mano. Vediamo se ne sei capace.
GALLUZZI - Per conto mio, anche subito. Perch, sicuro, con questo qui, due sono i casi: o ti raddrizza la testa, o ci libera tutti quanti, spedendoti allaltro mondo e se ne va a passare il resto dei suoi giorni allergastolo. Ma neanche! Raccoglierebbe tante di quelle attenuanti che, con poco, se la caverebbe.
NANDO - Pu darsi che mi sbagli. Se dovessi dir la mia, son persuaso, invece, che si sarebbe fatti luno per laltra, e anche
LEI - 10 sa, ma non lo dice.
LELE - (al limite dei nervi, naso a naso) Ci che pi mi esaspera la fortuna con la quale sei nato. Buon per te, guarda, che io resista alla tentazione di diventar tua moglie, perch, soltanto per arrostirti vivo, meriterebbe di fare lo sproposito.
NANDO - Vuol dire che, se ci ripenserai, io sono sempre qui. A tempo, gli riesce di afferrarle le mani, torcendogliele fino al gemito. E, questa volta, le sberle me le condoni.
LELE - Ed anche lultima volta che mi vedi.
NANDO - (oscenamente affettuoso) Pazienza. Continuer a possederti in sogno. Tutte le notti, LELE. Un tormento che una delizia.
GALLUZZI - Aspettai, dammi un passaggio.
LELE - Hai la tua macchina e, senn, fatti accompagnare da lui, visto che tha sedotto. E fuori, si pu ben dire furiosa.
NANDO - (faccia tosta) E poi, non le si dovrebbe voler bene!...
GALLUZZI - Diceva il condannato a morte alla corda che lo avrebbe strangolato!
NANDO - Ma no. solo questione come saperla prendere.
GALLUZZI - Proprio vero, gli eroi non ci sono solo in guerra. 11 telefono chiama e il
NANDO - va a sentire.
NANDO - ...S, qui... subito. Vogliono
LEI - .
GALLUZZI - Quellaltra matta di sua madre. Avr cominciato a stare in pensiero che fossi stato preso a coltellate. Eccomi, cara... Visto, conosciuto, parlato... tutto, tutto... Come no? venuta anche
LEI - ... Qui, s, qui... Ha fatto la sua solita sbrasata e via... No, senza convulsioni, niente Sonnambula, la serata donore ce la riserba in casa. Stasera non invitar nessuno, sarebbe un rischio... Ma no, stremisset no... tucc al contrari, varda... El saria st propri, lomm adatt a lee. L vun dei noster, lu!... Me capissi mi... Taca, taca.... Allo sfogo dialettale, apparsa alluscio la sorella del protagonista.
NANDO - NANDA?! Disgrazie? Pap?
NANDA - Solo il Berto che doveva andare per un servizio pi avanti e ne ho approfittato per farti un saluto. Sta fuori a cambiare una gomma.
NANDO - Momento, scusa. E raggiunge il vecchio che si sta rimettendo il soprabito, aiutandolo ad indossarlo. Va gi via?
GALLUZZI - (battendogli su una spalla) Ho imparato abbastanza oggi. Non fosse caritatevole augurar disgrazie a chi non le merita, arriverei a dire che mi dispiace. Tutto considerato, tu eri uno col quale saremmo andati daccordo, mi saresti stato di sostegno e avresti fatto strada. Tu possiedi le doti di onest e farabuttaggine, nella proporzione giusta che ci vuole al giorno doggi.
NANDO - Non ci badi, qualcosa mi gratta che noi ci si rivede.
GALLUZZI - Nella speranza, mi viene unidea. Tirami gi, l, la tua effige che io, intanto, comincio a presentarti in casa.
NANDO - Se non vuol altro... Stacca il manifesto, lo arrotola e glielo mette in mano. Per quel che pu servire.
GALLUZZI - Serve serve. Questo qui, ho paura che tirer gi subito dalla tua mio figlio.
NANDO - Mi conosce gi.
GALLUZZI - Ma non cos.
NANDO - Anche.
GALLUZZI - E allora, meglio, che ti devo dire? Tu hai finito per confermarmi unidea che gi avevo in testa.
NANDO - Si pu conoscere?
GALLUZZI - Che dobbiamo rassegnarci ma non dobbiamo pi aver paura.
NANDO - Chi?
GALLUZZI - Noi. Quelli coi soldi.
NANDO - Vale a dire?
GALLUZZI - Vale a dire rivoluzione s ma senza ghigliottina. E, alla fine, non si sapr neanche pi chi avr vinto e chi avr perso. Tutto bene.
NANDO - Se lo dice
LEI - !... S gi allontanato. Visto che padreterno? Ora sarai contenta. Prima del primo dellanno, nove contro uno, quello l mio suocero. La finirai con la fissa che mi devo sposare.
NANDA - A occhio, devono star ben messi.
NANDO - Comincia col dire che paga per centocinquanta milioni di tasse allanno.
NANDA - E, gente cos, sua figlia si innamorata di te?
NANDO - Una cosa molto meno e molto pi, insieme.
NANDA - Sono anche quelle che, pi s che no, finiscono malamente.
NANDO - Mal che finiscano, resta sempre roba parecchia attaccata alle dita. Ma, di solito, poi viene anche il resto. Con quei tipi l, fa di mantenerle gravide dodici mesi allanno per un certo numero dei primi anni, e poi si calmano. Non c altro che lega come i figli.
NANDA - Per, fa malinconia pensare a doversi conservare la propria donna unicamente coricandocisi sopra.
NANDO - Ci son sistemi peggio. Questo, se non altro, d gusto.
NANDA - Fin che dura il gusto.
NANDO - E quando smette non importa pi. Ma, intanto, ti trovi sistemato in permanenza.
NANDA - E cos, qui, te ne andrai? Hai finito di respirar aria buona.
NANDO - Pu darsi che faccia un cambio con lindustria, per qui resta mio.
NANDA - Come sarebbe resta tuo?
NANDO - Rilevo il posto, sono gi in parola.
NANDA - Che bisogno ne hai se fai sto terno al lotto di matrimonio?
NANDO - Si sa mai la vita, meglio sempre viaggiare con la ruota di ricambio. Giusto, a proposito, che ne diresti di badarmici te e il Berto?
NANDA - Qui, noi?
NANDO - Il Berto conosce la partita meglio del meglio e la smette finalmente di arrugginirsi le ossa a portar a spasso la gente, tu tieni docchio il resto collaiuto del barista, un altro, non questo, non tipo... Meglio di cos!...
NANDA - Cominci col licenziare il tuo compagno?
NANDO -
LUI - si potr sistemare pi avanti. Si sempre comportato che non mi piace. Conducendola a guardar fuori. Tre stagioni allanno qua bello, tutto verde e sole, tanta libert e salute per i ragazzi, ora che crescono. Si fa met e met, mica a fisso come me il Ligab. E, nei mesi buoni, potrete portarvi a casa fin le dieci e le ventimila al giorno. Poi, basta cominciare. Fammi ingranare e vedrai se non ti faccio venir su anche , magari, un piccolo motel, il primo, qui, allinizio, e si mangia tutti quelli della strada, dopo.
NANDA - Capisco mai, con te, se scherzi o parli sul serio.
NANDO - Mettiti in testa, NANDA, questo ancora il piano minimo. Colpi agri, di clacson, fuori.
NANDA - Devo andare, il Berto che mi vuole.
NANDO - Non il Berto, fidati del mio orecchio.
NANDA - E chiameresti qui noi?!...
NANDO - Chi pi fidato?
NANDA - S che sarebbe vincere la lotteria! Finirebbero i pensieri. Un solo colpo di clacson, questa volta assai pi molle.
NANDO - Ora s il Berto. Vengo fuori anchio, un momento, a fargli un saluto.
NANDA - Gliene posso parlar gi?
NANDO - Al novanta per cento. E poi, vadano a dire che il
NANDO - non sente la famiglia!
NANDA - Mal che finisca, ci avremo sognato su un po di tempo. Appena fuori i fratelli, rientra
LELE - e si va a sedere senza far capire con che sortita uscir. Dipende anche se torner il
NANDO.
LELE - (ma passa un bel po di tempo) Figurarsi se ti disturbavi a venir fuori! Ti metti anche a trascurare i clienti?
NANDO - Mi sa che, a cominciare dalle clienti, dovr mettermi a trascurarne di cose!...
LELE - Ho bisogno il cambio dellolio.
NANDO - Fino a Milano arrivi. LELE... Contento daver sedotto anche il genitore?
NANDO - Poco merito. S lasciato sedurre da s. Non per niente un uomo in gamba.
LELE - Come dice ELSA? Il bello del
NANDO - che tutto quello che tocca diventa suo.
NANDO -
ELSA - ha delle vecchie riconoscenze e, perci, conserva un debole, per me. Come niente fosse, ha fatto andare il ballabile e sta gi collaria di chi aspetta.
LELE - (non per subito) Come te la far pagare,
NANDO.
NANDO - Pazienza, prima, di conoscere quel che ti aspetta.
LELE - (colla dolcezza di un coltello nel burro) Potrebbe trattarsi, guarda, il paradiso in terra, per te dovr essere linferno.
NANDO - Sar un matrimonio una bellezza, invece. Mi vien caldo solo a pensarci. Senti le mani se dico una bugia. Tanto gi, sai, se tu provi a gettar lamo in fondo a quel gran buco che si chiama anima, tutto quel che si riesce a pescare il sesso e poco pi. Fermo, l, invitante, senza bisogno nemmeno di toccarla, solo le braccia allargate, oscillando il corpo alla musica... e
LEI - ci casca dentro. Ballano, come sempre i loro corpi si avvicinano, si stringono, finisce bocca a bocca. E, come al solito, approfittando che di ritorno il FULVIO,
LUI - si distacca bruscamente, ma lavrebbe fatto lo stesso, guai cedere, ora! Adesso va a casa che ti aspettano e, se vuoi, telefonami.
LELE - (quasi sibilato) Quanto male voglio farti!
NANDO - S, cara, anchio, ma bisogna far presto, prima che venga la nevrastenia anche a me.
LELE - A te, ti verr dopo.
NANDO - (un bacio su una guancia) Ce la divideremo. Abbiamo tanto di quel tempo da parlarne!... Lha avviata fuori e rimane a guardarla partire, tacendo fin dopo aver udito lautomobile avviarsi. Tu, che, nelle gallerie, ci sei di casa a battere, alla Scala ci si annoia proprio tanto?
FULVIO - Dipende. Nei posti comodi, uno pu pure dormire, basta solo che non russino.
NANDO - E nei palchi?
FULVIO - Nei palchi, ci puoi anche aprir casino.
FINE
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