LAUTOGRAFO
Monologo
di ALDO NICOLAJ
PERSONAGGI
MARCELLA
Commedia formattata da
MARCELLA
Salotto - studio di una casa della provincia italiana. Una finestra d sulla piazza. Marcella, sulla trentina, pienotta e contegnosa, parler giocando con gli occhiali che continuer a mettersi e a togliersi, nervosamente.
Quando, all'improvviso, me lo sono visto davanti, sotto l'arco del portico, intento a guardare la facciata della cattedrale romanica, l'ho riconosciuto immediatamente e il cuore mi ha fato un balzo. Sicuro di s, con quel suo profilo ascetico, quel suo sorriso freddo, osservava, mordicchiando la pipa di ciliegio, da intenditore, il portale del Mignottini il Vecchio. Portava una camicia azzurra, aperta sul petto villoso, e teneva le mani forti appoggiate sul manubrio della bicicletta. Era lui, non poteva essere che lui, Leonardo Cornovaglia, l'autore de La sofferenza, La carit oggettiva, Interiorit e dolore e di tante altre opere fondamentali della narrativa e della saggistica contemporanea, uno degli artisti pi noti del nostro tempo, il mio scrittore preferito, per la sua sofferta interiorit e per la profondit morale del suo pensiero. Osservava i fregi, attribuiti, forse a torto, al Cicognelli da Cambio e a Luca del Faggetto, con una specie di golosit intellettuale, lisciandosi i capelli, striati di grigio. Bell'uomo, nulla da dire, pi bello ancora di come appariva in fotografia. Lo guardavo e sentivo il cuore gonfiarsi di tenerezza e di commozione. Non per l'uomo, intendiamoci, dell'uomo a me non importava nulla, perch io sono refrattaria ai volgari richiami del sesso, protesa come sono verso i valori dello spirito, che sono i veri ed unici valori della esistenza. Mi commuoveva lo scrittore, l'artista geniale, che con la sua prosa lucida e severa mi aveva offerto tante occasioni di meditata lettura. Perch Leonardo Cornovaglia, come scrittore, inimitabile: moralista acuto, pensatore felice, rigido nella sintassi come nel pensiero, incapace di compromessi morali, pieno di estro e di fantasia, con una sua etica austera... Guardavo l'uomo e lo scoprivo tutto di un pezzo, cos, come me l'ero immaginato. Avrei voluto avvicinarmi per dirgli tutta la mia ammirazione, ma la sorpresa di vedermelo davanti era tale, che non riuscivo a muovere un passo. Mi sentivo felice di osservarlo e di sentire il caldo fascino della sua intelligenza. Non per nulla sono un'intellettuale. La mia vita, l'ho passata sui libri e, oltre ad avere due lauree, ho una discreta cultura, che continuo ad approfondire. Non c' novit editoriale di una certa importanza, che sfugga alla mia attenzione, leggo riviste culturali italiane e straniere, insomma, cerco di tenermi aggiornata come meglio posso. Proprio per questo sono contenta di vivere in provincia, dove la vita calma e distesa; non frenetica come nelle grandi citt, nelle quali manca il tempo di raccogliersi e di meditare. Io, poi, maniaca della lettura come sono, do ai libri un'importanza decisiva. Divido l'umanit in due categorie: chi sa leggere e chi non sa leggere. Per me gli analfabeti nella societ sono un peso morto. Li abolirei, tutti quanti, con qualsiasi mezzo. Invece che chi non lavora, non mangia, direi chi non legge, non mangia. Apprezzo i bambini solo dopo che hanno imparato a leggere. Prima sono animaletti sprovveduti ed inutili, che non significano niente. Odio le bestie, di qualsiasi tipo e razza, perch analfabete. Dicono che i cani siano intelligenti. Errore. Ho comprato un cane di razza purissima e, pazientemente, per mesi e mesi, ho cercato di insegnargli l'alfabeto. Non ci sono riuscita. Perci mi sono sbarazzata di lui. Qui, in paese, non mi risparmio per elevare, come posso, la cultura. Ho creato, una biblioteca circolante, che comincia a funzionare. Ho fondato un'associazione, la Pro-Cultura Pro-Loco, che organizza conferenze, incontri e gite culturali. Sono riuscita a scuotere l'apatia della popolazione, pigra e distratta, che preferisce la buona tavola a un buon libro. Per non parlare della popolazione maschile, che ai piaceri spirituali preferisce ben altri piaceri... Ho formato un comitato direttivo efficiente e io, Presidentessa a vita, com' logico, dedico all'Associazione il mio tempo libero. Anche Alcide, che, prima di conoscermi viveva in letargo, convinto che con una laurea e una farmacia potesse, ormai, adagiarsi nel pi completo ozio spirituale, l'ho messo al passo. Ho accettato di fidanzarmi con lui, soltanto dopo che mi sono resa conto che, per farmi piacere, aveva letto tutto il settecento inglese, l'ottocento francese, Dostojevski, Proust, Kafka e Joyce. I nostri incontri, sono, cos, diventati avvincenti scambi culturali. Gli intellettuali, infatti, devono sentirsi uniti, solo quando il loro spirito li unisce. La parte fisica, la lascio alle bestie, creature inferiori ed analfabete. Concepisco un rapido scambio di tenerezze solo come premio per una raggiunta conquista culturale. Alcide, nonostante il suo fisico, gracile e malaticcio, ha qualche volta degli slanci erotici, ma io glieli spengo sul nascere. La sua farmacia, ora, serve da luogo d'incontro degli esponenti pi in vista della nostra associazione. E, l, in farmacia, dove la gente accorreva soltanto per curare il corpo, noi curiamo lo spirito. stato perci alla nostra Associazione, che ho subito pensato, quando ho visto, davanti a me, Leonardo Cornovaglia. Mi sono immediatamente resa conto dell'importanza che la sua presenza poteva avere nel nostro paese. Se fossi riuscita ad ottenere da lui, che so? Una conferenza, la lettura di qualche sua pagina inedita, sarebbe stato un grosso successo per la nostra Pro-Cultura Pro-Loco. Perch anche nel nostro sperduto paese di provincia, chi non conosce l'autore de La sofferenza, Interiorit e dolore, La carit oggettiva e di tante altre opere fondamentali della letteratura e della saggistica contemporanea? Ma prima che trovassi il coraggio di avvicinarmi, Leonardo Cornovaglia, gi si era allontanato pedalando. Lo seguii con la mia utilitaria. Viveva in una piccola casa con giardino, a un paio di chilometri dal paese. Seppi che l'aveva affittata per un mese. La strabiliante notizia non poteva non stupire Alcide e i nostri amici, quando, al ritorno, mi sono precipitata in farmacia. Ho detto subito che avevo in mente di avvicinare Leonardo Cornovaglia e portarlo ad intrattenere i soci, della Pro-Cultura Pro-Loco. Tutti felici a cominciare da Alcide, grande ammiratore di Leonardo Cornovaglia; solo Maria Rosa Abbadino, la segretaria-tesoriera della nostra associazione, diceva, ridendo, che non avrei mai avuto il coraggio di interpellare un uomo importante come Leonardo Cornovaglia. E perch, poi? Anche lui, come me, era al servizio della cultura. Appena a casa, mi sono rimessa a leggere I pensieri morali del Cornovaglia: non volevo che il grande scrittore potesse trovarmi impreparata sulle sue opere. Anche i giorni successivi, sono rimasta a casa a leggere e a studiare le sue opere, seduta accanto alla finestra senza perdere d'occhio la piazza. Se lui fosse venuto in paese, la piazza, dove c' la Cattedrale, il giornalaio e il tabaccaio, sarebbe stata la sua meta obbligata. Infatti, tre giorni dopo, me lo sono visto, appoggiare la bicicletta al muro della chiesa ed entrare nella Cattedrale. Cos com'ero, con una vestaglietta piuttosto scollata, tanto che il parroco, che lo seppe, ebbe a lamentarsene, l'ho raggiunto in chiesa. Era fermo davanti all'altare di Santa Brigida, che ammirava il dipinto La tentazione tentata, attribuita a Martinello Martinelli, della scuola di Lorenzo Picciuolo detto il Pettirosso, non so se pi grande il maestro o l'allievo. Naturalmente si era fermato davanti al dipinto migliore della nostra cattedrale, trascurando sia l'altare affrescato da Alessandro il Pamparato, che il trittico di Ghibertone degli Angioiesi, opera egregia, ma appariscente ed esteriore, priva, in fondo, di contenuto. Non osando disturbarlo, mi sono limitata ad osservarlo, appoggiata a una colonna. Sentendo il mio sguardo, si volt a guardarmi. Sentii, come se mi mozzasse il fiato, il suo sguardo d'acciaio: mi limitai a sorridergli, come per approvare la scelta che aveva fatto. Mi ha guardata per qualche secondo, poi, ha ripreso la sua passeggiata per la chiesa. L'ho seguito a distanza e stavo per raggiungerlo, quando, fingendo di non accorgersi di me, uscito rapido e si allontanato pedalando. Mi rimproveravo di non aver osato rivolgergli la parola, ma non era facile in una chiesa e nell'abbigliamento frivolo in cui mi trovavo. La sera, in farmacia, abbiamo parlato a lungo dell'avvenimento e Maria Rosa Abbadino ancora a dirmi che non avrei mai osato chiedere a Leonardo Cornovaglia una conferenza. Le ho risposto secca che, tempo una settimana, avrei saputo dirle la data. Il giorno dopo, mentre ero in macchina, ho visto Leonardo Cornovaglia dirigersi verso la parte vecchia del paese. L'ho seguito a passo d'uomo, ma lui, voltandosi, mi ha vista e ha avuto un'espressione seccata. Ho preferito non insistere. Il giorno dopo ancora me lo sono trovato davanti al tabaccaio, ma l'incontro, cos inatteso, mi ha paralizzata. Alla sera non ho detto di averlo visto a Maria Rosa Abbadino, ma ho litigato con Alcide, che mi ha proposto di andare con lui da Leonardo Cornovaglia. Perch? Pensava non ne avessi il coraggio? La presidentessa della Associazione ero io, lasciasse a me gli oneri e gli onori. Il mattino dopo l'ho visto dalla finestra, che leggeva il giornale, in un angolo della piazza. Mi sono precipitata a scendere, ma quando gli sono stata davanti, non sono stata capace di parlare. Le gambe mi tremavano e i suoi occhi di acciaio, pareva avessero il potere di pietrificarmi. Sono rimasta ferma, davanti a lui, senza osare dirgli una parola. Delusa, avvilita, sono risalita in casa: non sapevo spiegare quello che mi stava succedendo. Non avevo mai sofferto n di complessi, n di timidezza... Mi veniva da piangere di rabbia! Poi ho riflettuto: Alcide aveva ragione, meglio che andassi io a trovarlo, non potevo fermarlo per strada, sotto gli occhi di tutti, per chiedergli una conferenza. Perci ho fatto una doccia, mi sono lavata i capelli, me li sono pettinati con cura, ho indossato un bel vestito, che mi stava forse un po' troppo attillato, mi sono truccato pi del normale, ma allo specchio ho visto, che il trucco mi stava bene. Avevo bisogno di tutta la mia sicurezza per affrontare quel colloquio. Lasciai la macchina a qualche centinaio di metri dalla sua casa. Vidi, in giardino appoggiata al muro, la bicicletta: dunque era in casa. Consultai l'orologio: le cinque e sette minuti. Un'ora buona per una visita. Mentre suonavo il campanello, riprovai quel senso di paura e di sbigottimento, ma mi feci forza: per la nostra associazione, per la Pro-Cultura Pro-Loco non potevo tirarmi indietro. Il cancello si apr e mi apparve davanti lui, Leonardo Cornovaglia, l'autore de La sofferenza, La carit oggettiva, Interiorit e dolore, e di tante altre opere fondamentali della cultura contemporanea. Sorrideva. Stavo per parlare, quando lui mi ha messo un braccio alla vita e mi ha spinto dolcemente nel giardino. La sua mano forte indugiava calda sui miei fianchi. Senza parlare mi ha spinta in casa e, prima che potessi aprir bocca, mi ha presa tra le braccia, mi ha baciata a lungo sulle labbra e mi ha adagiata sul divano. Non capivo pi nulla. Lasciavo fare, proprio come se per questo io fossi venuta. Tutto successo rapidamente. Senza una parola. In un silenzio assoluto. Quando, finito l'amplesso, lui si staccato da me, mi sono sentita morire di vergogna e stavo per dirglielo, ma lui, controllato l'orologio e visto che erano le cinque e un quarto precise, mi disse che aspettava gente e che dovevo filarmela. Mentre mi ricomponevo, scomparso dietro la scrivania. Poi riapparso e, con lo stesso gesto di prima, cingendomi i fianchi, mi ha accompagnato al cancello. Mi ha messo qualcosa in mano e ha richiuso il cancello, lasciandomi sconvolta. Ho raggiunto la mia macchina, ho aperto la portiera e mi sono seduta al volante. Pensavo a che cosa avrei detto ad Alcide, come mi sarei giustificata con Maria Rosa Abbadino; cosa potevo raccontare, ormai, al Direttivo della Pro-Cultura Pro Loco. In quel momento mi sono ricordata che Leonardo Cornovaglia mi aveva messo qualcosa nella mano. Forse era un ringraziamento, un saluto, una parola d'amore. Si trattava di una piccola busta chiusa. L'ho aperta con furia. Dentro... c'era un biglietto di banca. Nemmeno l'autografo!
FINE
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