LE MONTAGNE
Commedia in tre atti
di GIUSEPPE ROMUALDI
PERSONAGGI
Donna ELISA
GIANNINA
ALDA
Il dott. CIRO RAIMONDI
Lo zio GIOVANNI
GIORGIO
Lo zio ANTONIO
Oggi - In un paese d'Abruzzo non lontano dalla montagna
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Una camera in casa del dott. Ciro Raimondi. arredata molto semplicemente con tracce di gusto provinciale; sulle pareti ritratti a pastello di uomini e donne in foggie del medio '800, insieme con qualche stampa di buon gusto. Sui mobili ceramiche rustiche, ma ricche di senso d'arte come sono le ceramiche abbruzzesi di Castelli.
La camera il salotto ed insieme il luogo dove si riunisce a lavorare la famiglia, quando non sia adibita a gabinetto di consultazione del dottore. Questi vestir alla buona; sar bonario e gioviale, ma non perder mai una certa aria di superiorit derivatagli pi che dalla sua posizione, dalla consapevolezza della riconosciuta superiorit intellettuale della sua famiglia, che per qualche generazione ha esercitato nel paese una vera egemonia spirituale, sebbene sia restata sempre di condizioni economiche modeste.
Il figliuolo Giorgio medico anch'egli, laureato da poco; evidentemente animato da desiderio - sia pure inespresso - di nuova vita e di nuovi orizzonti.
Donna Elisa il tipo della madre di provincia, specie se di origine montanara; piena di tenerezza verso il marito e verso i figli; modesta, un po' umile, economa, paurosa dell'avvenire, attaccata alla tradizione della famiglia che diventata sua.
Giannina - sulla trentina - maestrina in una scuola rurale, non lontana dal paese. Rude negli atteggiamenti, anzi, quasi aspra, pronta invece ad ogni rinunzia.
Alda la fanciulla moderna; vivace, dinamica, audace e piena di cuore. (Giannina entra togliendosi il cappello).
Donna Elisa - A piedi? Sei tornata a piedi?
Giannina - Credi pure, mamm, che sempre il mezzo pi sicuro.
Donna Elisa - E l'automobile non l'hai incontrata?
Giannina - La nostra Isotta Fraschini ? Poveretta! Ha dovuto chiedere aiuto al pi antico mezzo di trazione animale.
Donna Elisa - Come?
Giannina - Arriva trionfalmente rimorchiata da un magnifico paio di buoi.
Donna Elisa - Che successo?
Giannina - Mistero! Mamm, mi son convinta che le macchine hanno la loro vita e i loro capricci. L'uomo a furia di dare alle automobili le funzioni dei propri organi, ha finito per dar loro anche un'anima. Naturalmente un'anima primitiva; a volte feroce, a volte obbediente come quella di uno schiavo; a volte capricciosa come quella di una donna.
Donna Elisa - E' che tuo padre si sempre fidato del primo imbroglione che gli capitato tra i piedi.
Giannina - Questa volta credo che veramente abbia gittato via quelle povere cinquemila lire.
Donna Elisa - Fidarsi di Mand? Prima vendeva cavalli bolsi ed oggi automobili tenute insieme col filo di ferro. Zingaro era e zingaro resta. E tuo padre a sentirlo incantato! Un bambino ecco, un bambino!
Giannina - Povero pap.
Donna Elisa . - D'accordo, ma perch ogni tanto deve perdere la testa dietro ad ogni novit? A sentir lui quest'automobile! Quattro tubi...
Giannina - Cilindri, mamm.
Donna Elisa - Valvole, confricazione...
Giannina - Frizione, mamm.
Donna Elisa - Gi, gi, tutto perfetto, tutto in ordine, ed ecco che tre volte uscita, e due tornata con i buoi.
Giannina - Eh! anche Luigi ne capisce poco.
Donna Elisa - Naturale! Naturale! Anche quello! Da cocchiere ad autista. Cos, improvvisamente!
Giannina - Gli autisti veri costano troppo.
Donna Elisa - E allora non meglio lasciare stare le automobili? E contentarsi del cavallo che sar lento, ma sicuro, ed ha portato tuo padre per tutta la vita, e che sa benissimo, per conto suo, dove fermarsi per la visita?
Giannina - Pap, veramente, non ha voluto l'automobile per se.
Donna Elisa - Per Giorgio? E Giorgio non ci vuol andare con la caffettiera, come la chiama lui. Lui preferisce la carrozza e la [sella. Ringraziamo Dio, e non gli mettiamo noi grilli per la testa. Ma insomma questa volta che successo?
Giannina - E chi lo sa? La macchina arrivata davanti alla scuola rombando e strombettando. Sono scappati tutti i polli dei dintorni; i cani, di casolare in casolare, hanno riempito la valle di latrati ; i miei ragazzi si son disposti in corona come per rendere omaggio. Luigi troneggiava con il volante in mano. Ma quando son salita io, la macchina ha avuto un capriccio niente cavalleresco. Si rifiutata di 'fare un metro. Niente; inchiodata!
Donna Elisa - E Luigi?
Giannina - Che cosa volevi che facesse il povero Luigi? Ha pulito le candele...
Donna Elisa - Le candele?!
Giannina - Lascia stare, mamm. Troppo difficile. Ha toccato timidamente qualche pezzo, poi ha chiamato i buoi. Ed io, per mio conto, me ne son tornata per la mia scorciatoia.
Don Ciro - (entrando) Oh, Giannina! Sei gi qui? Hai visto che la povera calunniata vetturetta comincia a servire a qualche cosa?
Donna Elisa - Servir a ridurci in miseria la vetturetta; credimi qualche volta.
Don Ciro - Ma non vuoi capire che ho fatto tutti i calcoli?
Donna Elisa - S ; come quelli che fai tu, non vero? Mettendo le cifre della tua speranza e della tua illusione come cifre certe.
Don Ciro - Viene a costare meno del cavallo, ti dico; o, per lo meno, costa lo stesso, ma si guadagna in velocit ; il giro degli affari si allarga.
Zio Giovanni - (entrando) E la spesa dei buoi l'hai calcolata?
Don Oro - Dei buoi? Che c'entrano i buoi? Ha preso un'automobile per un aratro, povero notaio!
Zio Giovanni - Un aratro?! Ma un aratro dietro i buoi fa il suo onesto lavoro, e la tua famosa macchina non fa nulla, nulla, nulla; peggio, si fa trascinare.
Don Ciro - Oh, per una volta! anche le macchine pi potenti, sai! Ed ora, con le bronzine nuove, non accadr pi.
Zio Giovanni - Io non so che siano coteste bronzine - e non ricominciare con i nomi misteriosi - non mi imbrogli pi! La tua macchina, la tua vetturetta, beve benzina come una spugna, ma senza i buoi non cammina.
Don Ciro - Giannina?
Giannina - Eh, s, pap, credo che a quest'ora sia per arrivare. (Guardando dalla finestra del fondo) Eccola. Il pi antico e il pi moderno dei mezzi di locomozione, mostruosamente congiunti!
Zio Giovanni - (ad Elisa) Che bellezza, eh? Ma, carissima cognata, quando io dicevo no, no; tu invece, la solita pasta frolla: Non lo contrariare. In fondo pu essere meglio davvero! . Eccolo il meglio, guardalo sulla piazza.
Don Ciro - E' il tuo trionfo; godine! Sguazzaci dentro!
Zio Giovanni - E tra poco laggi, al solito, intorno alla cos detta macchina, si riuniranno tutti gli sfaccendati e tutti i ragazzi del paese. Uno scandalo! Quella diventa lo scandalo di casa Raimondi.
Don Ciro - Sta bene. E la vergogna cada tutta su di me: io curvo la fronte sotto l'orrendo peso.
Donna Elisa - A proposito di peso, bisogna mandare l'agnello a donna Olimpia. Cinque chili ha pesato. (Esce),
Don Ciro - (alla finestra, chiamando) Luigi! Ma insomma che succede?
La voce di Luigi - Non ha voluto spostare.
Don Ciro - Ma che cos'? difetto di accensione?
Zio Giovanni - Non tira la canna fumaria. Piglia il soffietto.
La voce di Luigi - E chi lo sa?
Don Ciro - Come chi lo sa? lo devi sapere tu. Ti ho fatto dare lezione per due mesi.
La voce di Luigi - Ha camminato bene fino alla scuola della signorina, poi non ha voluto ripartire. Che ci posso fare io?
Don Ciro - Hai provato all'americana?
Zio Giovanni - Eh, l'americana, la cinese, l'indiana! Non parte; qualsiasi metodo internazionale, inutile!
Don Ciro - (volgendosi a parlare al fratello) Giovanni, ecco, sei tu qua? E' finita. Non parte pi.
Zio Giovanni - Ah, io sono jettatore? sono diventato anche jettatore!
Don Ciro - Non dire sciocchezze.
Zio Giovanni - Naturalmente io dico sciocchezze. Il luminare della famiglia sei stato sempre tu.
Don Ciro - Ma non vero che non l'hai potuta soffrire, fin dal primo giorno, quella povera macchina?
Zio Giovanni - No, non l'ho potuta soffrire. Tu hai fatto il garage - oh, il garage ! la rimessa vecchia! proprio sotto il mio studio, e picchi, e martellamenti, e rombi, e scoppi; un'ira di Dio! Io non posso scrivere pi.
Don Ciro - Ma che scrivi? Si pu sapere che scrivi?
Zio Giovanni - Quello che mi pare! Debbo affiggere i manifesti?
Don Ciro - Gi, perch, dico, strumenti, caro il mio notaio, non ne fai pi.
Zio Giovanni - Come tu, visite, caro il mio dottore, non ne fai pi un accidente!
Giannina - Ma possibile che dobbiate bisticciare ogni giorno da quando sorge il sole a quando tramonta?
Don Ciro - Non l'ha mai potuta soffrire, quella povera macchina! Quando vede che va, gli ripiglia la colica epatica! E non capisce che l'automobile oggi un mezzo di concorrenza.
Zio Giovanni - (ironico) E allora si compra una macchina nuova...
Don Ciro - Costa migliaia e migliaia di lire, disgraziato! E non le ho.
Zio Giovanni - E allora ci si rinunzia, e si resta col cavallo! Quello almeno non si mai fatto rimorchiare, e se ne sta buono e muto alla mangiatoia; e la biada e la paglia te la danno i contadini, ma la benzina non spunta a marzo e non si miete a luglio.
Don Ciro - Beh, con te di questo non si pu ragionare. Tu non pensi a Giorgio.
Zio Giovanni - Ci penso, ci penso anche troppo.
Don Ciao - E allora devi capire che Giorgio non si pu accontentare del cavalluccio del padre. Santo Iddio!
Zio Giovanni - Tu hai fatto sempre il medico col cavallo.
Don Ciro - E Giorgio ha bisogno di 40 cavalli, di 50 cavalli, di 80 cavalli!
Zio Giovanni - Che Dio ci protegga. E' impazzito. Don Ciro Raimondi impazzito.
Don Ciro - La solita ostilit contro il progresso. Storia antica. Lo so. Ogni volta necessaria una battaglia! E' il destino dell'uomo.
Zio Giovanni - Povero martire! Galileo Galilei! Cristoforo Colombo!
Don Ciro - No, n Galileo n Colombo, ma le novit a me non fanno paura; hai capito? N le meccaniche, n le politiche, n le morali.
Zio Giovanni - E tu rinnova, rinnova. Intanto 5000 lirette hanno preso il volo ; e quelle non si rinnovano pi.
Don Ciro - Buon viaggio. Non pianger per questo. E non le ho chieste a te.
Zio Giovanni - A me? per l'automobile? Ma quella pu morire a pezzo a pezzo, prima che io tiri fuori un soldo.
Don Ciro - E allora lasciami fare, benedetto Iddio! (Rifacendosi alla finestra) Oh, bravo Liberatore, vedi un po' tu di capirci qualche cosa. Prima di tutto, la batteria. Fosse scarica?
La voce di Liberatore - No, la batteria va. Sentite? (rumore rombante dell'avviamento).
Don Ciro - Il sistema elettrico lo hai verificato?
Zio Giovanni - (a Giannina) Io me ne vado; se no il mio sistema nervoso che scoppia; sono carico come una pila.
La voce di Liberatore - Perch non scendete anche voi a dare un'occhiata?
Don Ciro - Magari! Ma io conosco la teoria soltanto. Sul libro, capisci? Non ho mai toccato un pezzo.
La voce di Liberatore - L'elettricit va bene.
Don Ciro - Ma allora?
La voce di Liberatore - Dev'essere il diaframma della pompa.
Don Ciro - Che cosa?
La voce di Liberatore - Il diaframma della pompa della benzina, oppure le punterie che non funzionano. Ma qualche colpo il motore dovrebbe darlo.
Don Ciro - E invece?
La voce di Liberatore - Niente; sentite? (rumore dell'avviamento).
Don Ciro - E che si deve fare?
La voce di Liberatore - Ora provo a smontare la pompa.
Don Ciro - S, s, ti ringrazio. Ma fa stare indietro gli altri. Tutti toccano, svitano; tutti professori! Cos non si trover pi un pezzo.
Una voce - Don Ciro, io credo che si siano fuse le bronzine.
Don Ciro - Sono nuove, sono nuove, l'ho fatte cambiare.
Altra voce - E allora dev'essere la bobina che non funziona.
Don Ciro - Mi raccomando. State indietro, figliuoli, non toccate. (Togliendosi dalla finestra e volgendosi a Giannina) Sai quello che mi secca? Che torni Giorgio e trovi questo spettacolo.
Giannina - Perch, pap?
Don Ciro - Non so. Ho paura che gli sembri ridicolo.
Giannina - Tanto, Giorgio non ha molta simpatia per la macchina.
Don Ciro - Non ci credere. Prima che comperassi questa era lui che diceva che una macchina avrebbe potuto seguire la clientela.
Giannina - Che significa?
Don Ciro - La nostra clientela, vedi, si va rarefa-cendo perch tutti scendono verso il mare. Con un'automobile si potrebbe giungere al mare in un'ora e mezza.
Giannina - Con un'automobile!
Don Creo - Gi. Ma costa, ed io non ho pi mezzi, e tuo zio non dar mai un soldo. L'hai sentito. E' molto triste e temo che Giorgio... Oggi speravo fargli trovare la macchina in buono stato. Riverniciata faceva la sua figura!
Giannina - Ah! era il regalo della sua festa?
Don Ciro - Brava! Invece ho paura che tutto gli sembrer proprio ridicolo. (Improvvisamente dalla piazza il suono di una tromba e il rumore di un motore acceso) E' partita! Bravo, Liberatore!
Giannina - (alla finestra) Che bellezza!
Don Ciro - (accorrendo anche lui) Vero eh? Vedrai? vedrai! Avr ragione io. Finir con l'aver ragione.
Giannina - Un' Alfa-Romeo sul serio, pap. Guarda,
Don Ciro - Che? Non la nostra che partita?
Giannina - Oh, uno splendore.
Don Ciro - (alla finestra) Eh, s, uno splendore! Ma una donna sola; o m'inganno.
Giannina - Domanda della casa nostra. (Parlando dalla finestra) S, s, signorina. Il dott. Raimondi qui,, accomodatevi.
Don Ciro - E chi ?
Giannina - Qui tutto in disordine. (Chiamando) Mamm, mamm. (Comincia rapidamente a rassettare; con un cencio toglie la polvere da un tavolo; mette in ordine simmetrico i soprammobili).
Don Ciro - (che ha continuato a guardare dalla finestra) Sai, s' fermata a vedere la nostra macchina.
Giannina - Anche lei?
Don Ciro - Gi! pare impossibile l'attrazione che esercita un'automobile in panna.
Donna Elisa - (entrando) Mi hai chiamata? E' partita finalmente?
Giannina - No, arrivata.
Donna Elisa - Arrivata!
Giannina - Un'automobile sul serio, guidata da una signorina. Guarda, guarda, mamm.
Donna Elisa - (alla finestra) Oh, quella s! Una donna sola! In un paese sperduto come il nostro.
Giannina - Ha chiesto di noi; eccola. Entra nel portone, io le vado incontro. Mamm, prepara qualche cosa.
Donna Elisa - Che cosa?
Giannina - Qualche cosa. (Esce).
Donna Elisa - (al dottore) Ne sai niente, tu?
Don Ciro - Che vuoi che ne sappia; si sentir male.
Donna Elisa - Ecco, vedi. Tu dici sempre che sei finito, e invece ti vengono a cercare fin quass, ed in automobile. Ma chi sa da dove viene quella l? E dev'essere ricca.
Don Ciro - Gi, gi. Io sono stato sempre il medico dei poveri; chiss se la potr capire la malattia di una ricca.
Donna Elisa - Non ti buttar gi, secondo il solito. (Da destra Giannina che precede Alda. Questa elegantissima, giovanissima, in toletta da sci).
Giannina - E questo pap, il dottore. A me datemi permesso. (Esce).
Alda - Il dottor Ciro Raimondi?
Don Ciro - Sono proprio io, signorina.
Alda - La vostra macchina rovinata.
Don Ciro - Rovinata?
Alda - S, temo definitivamente. Mi dispiace darvi questa notizia. E' un modello molto antico.
Don Ciro - Preistorico...
Alda - Quasi. Ma lo conosco. Quattro cilindri, cilindrata 1452 come. Regime di rotazione 4100 giri. Accensione a batteria. Lo conosco. E' stata un'ottima macchina, ma la vostra deve aver fatto almeno centomila chilometri.
Don Ciro - Tanti, credete?
Alda - Non meno.
Don Ciro - Ed ora che le successo?
Alda - Paralisi cardiaca. C' acqua nella benzina, quasi certamente deve esser rotto un cilindro. A meno che non si sia bruciata la guarnizione della testata.
Don Ciro - E non c' rimedio?
Alda - Nel secondo caso .s; nel primo, chirurgico, o meglio ortopedico.
Don Ciro - Cambiare il cilindro?
Alda - Eh! no! cambiare il motore; ma non franca la spesa, e poi credo che non trovereste pi i pezzi di ricambio.
Don Ciro - Prognosi disperata! .
Alda - Temo di s. Speriamo che per me la vostra prognosi sar diversa.
Don Ciro - Beh! Intanto la paralisi cardiaca per voi mi pare che sia da escludere. Siete malata?
Alda - Mi sento male, dottore. Passavo qui vicino, quando improvvisamente... non so che ho avuto... Mi hanno insegnato il vostro paese e di vostro nome.
Don Ciro - Sapete; il mio occhio clinico si va attenuando ogni giorno pi. Ma, insomma, per quel che la vista ancora mi consente, mi sembrate l'immagine della salute e della giovinezza.
Alda - Sono una sportiva, dottore.
Don Ciro - Ottimamente, figliuola mia; tennis?
Alda - Certo.
Don Ciro - Sci?
Alda - Venivo appunto per trovare un campo di neve.
Don Ciro - Ce ne sono ancora. Ma pi verso la montagna vera. Ah, io benedico lo sci.
Alda - L'amate anche voi?
Don Ciro - Non penserete mica che alla mia et io m'attacchi quegli affari ai piedi, e me ne vada volando sulla neve.
Alda - Naturale. Ma lo amate avete detto.
Don Ciro - Vedete, prima dello sci, noi eravamo ta-gliati fuori del mondo. Abbarbicati alle nostre rocce come i trogloditi; adesso invece ogni tanto passa una carovana di sciatori, e sono come folate di primavera.
Alda - Anche se arrivano d'inverno?
Don Ciro - Appunto! Passano come la gioconda affermazione della forza e della grazia sulla solennit della neve.
Alda - Mi fa piacere che voi parliate cos.
Don Ciro - Beh! Ma voi, insomma, che vi sentite?
Alda - Un - (dolore qui al fianco.
Don Ciro - Destro o sinistro?
Alda - Un po' in tutta la regione ma prevalentemente a destra.
Don Ciro - E' cominciata, come un banale dolore di?...
Alda - Di pancia, volete dire?
Don Ciro - I miei clienti sono stati sempre contadini. Temo che certe espressioni anatomiche possano sembrarvi troppo volgari.
Alda - Ma la pancia si chiama la pancia, dottore.
Don Ciro - Gi. E d'altra parte ventre mi sembra anche pi volgare di pancia. Trattandosi del vostro diremo pancino .
Alda - Un dolore prima diffuso a tutto l'addome.
Don Ciro - Ah, ecco, l'addome! La parola pi nobile; avete ragione.
Alda - Dico cos, perch il dolore lo sentivo anche nella regione renale; ma forse si trattava di un riflesso.
Don Ciro - E, poi? S' localizzato verso il fianco destro?
Alda - Voi pensate ai sintomi di un'appendicite?
Don Ciro - Ma siete sbalorditiva voi! Il riflesso renale, i sintomi dell'appendicite!
Alda - Sono laureata in medicina, dottore.
Don Ciro - Una collega? Ma perch non dirmelo prima? Io sto qui annaspando per mettere insieme una diagnosi, e voi siete una collega! E uscite di fresco dai gabinetti: radiologia, batteriologia, urologia... Mentre io sono un vecchio arnese arrugginito che si sempre dovuto servire solo dei propri occhi, quando vedevano bene, e dei propri orecchi. Ma sapete che questo quasi un tradimento?
Alda - Io credo che l'occhio e l'orecchio siano ancora gli strumenti pi sicuri.
Don Ciro - Non dite cos, non dite cos; se sapeste quante volte mi sono coricato col tormento di un punto interrogativo nel cervello, per un dato che il microscopio avrebbe risolto in un minuto.
Alda - Mio padre diceva sempre che l'occhio e l'orecchio...
Don Ciro - Vostro padre era medico anche lui?
Alda - Professor Di Monica.
Don Ciro - Conosco il nome, conosco il nome. Collega illustre. L'avete perduto?
Alda - Due anni fa.
Don Ciro - Prima della vostra laurea?
Alda - Prima. Era il suo grande orgoglio sapermi laureata... E invece...
Don Ciro - Quante volte accade cos. Si, sta per toccare la meta. La si sfiora quasi con le dita e... Dunque voi credete che non si tratti dell'appendice?
Alda - Oh, no di certo, dottore.
Don Ciro - Pure, quel dolore diffuso che poi si localizza a destra.
Alda - Capisco. E' caratteristico.
Don Ciro - E allora?
Alda - E' impossibile.
Don Ciro - Ma perch?
Alda - Perch non l'ho pi.
Don Ciro - L'appendice?
Alda - Me la son fatta togliere l'anno scorso.
Don Ciro - Soffrivate?
Alda - No. L'ho fatta togliere cos. Un organo inutile, ingombrante e pericoloso. Amo molto lo sci. E un attacco di appendicite in montagna, non sarebbe comodo. Un colpo di forbici e via.
Don Ciro - Ma non si tratta soltanto di un colpo di forbici.
Alda - E una piccola incisione all'addome.
Don Ciro - Ecco, ecco. Uno sportellino che permetta di acciuffare quell'indecoroso residuo di una vita inferiore, e zac! tagliarlo via.
Alda - Precisamente.
Don Ciro - Magnifico! Un'operazione di toletta!
Alda - Un po' pi intima, ecco tutto.
Don Ciro - Dunque appendice nulla. Il fegato? Non vi sarete mica fatto togliere anche il fegato?
Alda - Non credo che ci sia nulla a carico del fegato. Non ho avuto mai un accenno a coliche del genere.
Don Ciro - Figliuola mia, e carissima collega, debbo avvertirvi che il mio orizzonte clinico molto limitato.
Alda - No, non dite cos. Un 'dottore della vostra et... In medicina chi ha visto sa; chi non ha visto tira ad indovinare.
Don Ciro - Ecco, brava, benissimo detto. Chi ha visto sa. Ma io ho visto poco.
Alda - Alla vostra et?
Don Ciro - Io credo che ogni regione ed ogni classe sociale abbiano le proprie malattie. Io ho esercitato qui, ed i miei clienti sono, nella massima parte, contadini. D'inverno qualche polmonite, qualche bronchite; infiammazioni di gola, in genere senza conseguenze; d'estate, qualche caso di tifo, enteriti infantili, indigestioni per frutta; prima della bonifica, gi nella valle, malaria. Questo che io chiamo il mio orizzonte clinico. Perci, se il vostro pu rientrare in uno di questi casi di mia conoscenza, eccomi qua a darvi qualche consiglio.
Alda - [No, dottore, credo che ci debba essere qualche cosa a carico del cuore.
Don Ciro - Del cuore? In una sportiva?
Alda - Appunto.
Don Ciro - Sentiamo il polso. Vediamo se si riscontra uno dei 62 polsi della scuola salernitana. (Alda porge il polso all'osservazione). Mah, o io non capisco proprio pi niente; o questo polso batte il ritmo alla pi allegra fanfara di vita.
Alda - Sarebbe necessaria un'osservazione diretta sul cuore.
Don Ciro - Ma, scusate, non mi avevate detto che avevate un dolore nella regione destra dell'addome?
Alda - S, ma la mia vera preoccupazione il cuore: non so se si tratti di una nevrosi o di un vizio valvolare o demiocardio.
Don Ciro - Nientemeno! Se basta un vecchio stetoscopio per rassicurarvi...
Alda - Sarebbe opportuno uno pi moderno.
Don Ciro - Col fonendoscopio vero? C'. Ma bisogna che abbiate la bont di attendere mio figlio.
Alda - Medico anch'egli?
Don Ciro - Da parecchie generazioni, nella mia famiglia, tutti medici. I vecchi erano pastori, e noi medici. Unica eccezione mio fratello Giovanni.
Alda - Avvocato?
Don Ciro - Peggio. Notaio, oggi in pensione. Il mio primo figlio ad Addis Abeba; il mio secondo in Brianza, direttore di un Sanatorio, e l'ultimo qui con me, a continuare la tradizione della famiglia.
Alda - Avete esercitato sempre qui?
Don Ciro - Sempre, come tutti i miei vecchi.
Alda - E siete contento della vostra vita?
Don Ciro - E' una domanda curiosa.
Alda - E' una specie d'inchiesta che io faccio. Quando vedo un uomo della vostra et son curiosa di sapere se stato contento della sua vita.
Don Ciro - Questo vuol dire che non siete soddisfatta della vostra.
Alda - In parte s.
Don Ciro - E non siete sicura del vostro avvenire.
Alda - Infatti non lo sono.
Don Ciro - Perci volete sapere se la strada bella o no, da chi l'ha percorsa prima di voi.
Alda - Ecco.
Don Ciro - Ebbene, figliuola, la vita bella! Siatene certa; purch si sia sani e si lavori.
Alda - Anche vissuta qui? In un paese un po' fuori del mondo come il vostro?...
Don Ciro - Vissuta qui?! Ma io, mia giovane collega, se potessi ricominciare, vorrei riviverla proprio qui la mia vita.
Alda - Non avreste preferito esercitare in una grande citt?
Don Ciro - Io? E perch? La mia vita qui stata piena e feconda. Ho fatto tutto il bene che ho potuto. Ho educato i miei figli; li ho fatti uomini. Il pi piccolo con me e tra qualche anno l'antica culla di famiglia scender dalla soffitta, e nei miei ultimi giorni, risentir accanto a me, lo stesso ritmo che, forse, sent la mia piccola anima di bambino. Cos, vedete, la mia vita si svolta e si chiude come un ciclo armonioso. Perch dovrei rinnegarla? Importante compiere il proprio dovere nella trincea che ci assegnata.
Alda - Da chi?
Don Ciro - Dalla nostra razza, dalla tradizione della nostra casa, dal destino, da Dio. Scegliete a seconda del vostro gusto o della vostra fede. Io sento che ho compiuto il mio dovere nella mia trincea, perci sono sereno, sebbene la nebbia degli anni mi si cominci ad addensare negli occhi.
Alda - L'inverno dev'essere duro quass.
Don Ciro - Ma l'aprile vi giunge come voi, in un'automobile scintillante, a cento all'ora. Sulla terra c' ancora la neve e gi i mandorli fioriscono. (Tendendo l'orecchio) Ed ecco mio figlio Giorgio, che arriva invece a pochi chilometri all'ora. (Chiamando verso la comune) Giannina, Giannina!
La voce di Giannina - Pap.
Don Ciro - (parlando dalla soglia) Di' a Giorgio che venga subito qui. C' una visita da fare ad una povera primavera che si ammalata mentre andava a portare viole alla montagna.
La voce di Giannina - S, pap.
Don Ciro - (tornando nel mezzo della scena) Io veramente non ho capito 'di che siete ammalata, ma mio figlio capir, vedrete. Oh, medico nato. Istinto ereditario, si capisce. Oggi il suo compleanno.
Alda - E non lo festeggiate?
Don Ciro - Come no! A tavola. Gli uomini non han trovato un mezzo migliore. Volevo offrirgli una macchina con l'autista ma... voi avete visto. Ecco Giorgio. Preparate... Che cosa?
Alda - Il cuore, dottore.
Don Ciro - Ah, benissimo, niente addome, allora: il cuore. (Chiamando) Giorgio.
Giorgio - (entrando in scena) Pap.
Don Ciro - Meno male che sei tornato presto. Ecco qui la signorina... A proposito, non mi avete detto ancora il vostro nome.
Alda - Alda.
Don Ciro - Dottoressa, nostra collega. E questi Giorgio. Ultimo di una serie ininterrotta di medici, dei quali il primo portava parrucca e ordinava brodi di civetta con la stessa fiducia con cui noi ordiniamo i sui fa... come si dice?
Giorgio - Sulfamidi, pap.
Don Ciro - Ecco, io non lo ricorder mai. Un caso clinico interessantissimo, sai.
Giorgio - (con una qualche ansia nella voce) E' malata?
Don Ciro - Mah! Io non ci capisco niente. Dev'essere una qualche malattia di moda che ancora non giunta quass da noi.
Giorgio - Ma che cos'ha?
Don Ciro - L'appendicite, intanto, no di certo.
Giorgio - Lo so.
Don Ciro - Lo sai?
Giorgio - S, immagino; asportata.
Don Giro - Ecco, asportata. Senza che fosse nemmeno infiammata. Cos, per evitare una possibile noia futura.
Giorgio - Effettivamente cos si evitano le appendiciti.
Don Giro - Naturale! E speriamo che un giorno si possa asportare la cistifellea, cos si evita la colite; il fegato, cos si evita la cirrosi. E via via, svuotando tutto! Magnifico!
Giorgio - (ad Alda) Ma voi, insomma che vi sentite?
Don Ciro - Ah, un complesso di sintomi, che partono da un dolore diffuso all'addome con riflessi renali, e che poi si localizzano nel cuore, che viceversa batte con un ritmo di primato. Ma quel capricciosissimo cuore vuol essere osservato e sdegna i vecchi stetoscopi. Esige quello col fonendoscopio. L'hai con te?
Giorgio - E' gi nello studio.
Don Ciro - Vado io, vado io. Intanto tu puoi raccogliere i dati necessari. Qualcuno posso riferirtelo io. Sportiva, laureata in medicina, innamorata dello sci, del tennis, con derivato ping-^ong e di non so quali altri sport.
Alda - Scherma e automobile.
Don Ciro - Innamorata di tutte queste nobili cose! Non ho indagato se di altro. Trattandosi del cuore, per, un dato importantissimo da accertare. Prima ancora dell'auscultazione col fonendoscopio. Vado a prenderlo. (Esce).
Giorgio - (andando verso Alda) Sei venuta fin quass?
Alda - Senti: non cominciare con le prediche.
Giorgio - Ma come hai fatto?
Alda - Sono partita da Roseto a serbatoio pieno. Ho cambiato due volte marcia. Ho forato ama gomma ; e sono giunta con pi di 50 km. di media oraria.
Giorgio - Sei sempre la stessa cavallona.
Alda - 'Non ricominciare con gli accrescitivi ingiuriosi. Tuo padre molto pi cavaliere di te; mi ha chiamata primavera.
Giorgio - Ma a Roseto come ci sei giunta?
Alda - A Roseto il mio villino!
Giorgio - Il tuo villino?
Alda - Piccolo, ma delizioso. Su cui un glicine comincia ad ingemmarsi. Tra qualche giorno io dormir sotto un cielo di grappoli azzurri.
Giorgio - Sei matta?
Alda - Ma non sono azzurri.
Giorgio - Che cosa?
Alda - I grappoli del glicine non sono azzurri. Di che colore sono? Lilla; ecco, sono lilla. Dormir sotto un cielo lilla.
Giorgio - Pensi ai grappoli del glicine adesso. Hai preso un villino a Roseto?
Alda - S, caro. Le triglie dell'Adriatico sono pi saporite di quelle del Tirreno.
Giorgio - Mi farai la cortesia di tornartene a Roma...
Alda - Oh, oh, che tono! E chi sei tu? Sei il mio fidanzato tu? No! Lo sei stato, ma enne-i-n tutto fin. Sei mio marito? Vuoi esserlo? No! E allora niente toni e niente pretese, caro mio. Io ime ne sto al mare, tu a mezza montagna, e se qualche organo del mio prezioso corpo accenni appena appena ad ammalarsi ho il sacrosanto diritto di venire quass a consultare la sapienza medica tradizionale, anzi secolare, della famiglia Raimondi. E' chiaro?
Giorgio - Ed io, invece di prescriverti una ricetta, ti prendo a sculacciate.
Alda - E provati! Io remo due ore al giorno; nasco ogni mattina dalla spuma del mare. Sono in forma perfetta. Guarda i bicipiti guizzanti. (Fa il gesto dei lottatori inarcando ambedue le braccia e poi palpeggiandosi le braccia stesse) Ferro!
Giorgio - Ma ti rendi conto della pazzia che hai commesso?
Alda - Sei tu che non ti accorgi della pazzia che stai commettendo chiudendoti quass, segregandoti, rinunciando al tuo avvenire... e, quel che peggio, al mio.
Giorgio - Eravamo d'accordo.
Alda - Ma che accordi? Hai approfittato di un momento di debolezza e vuoi soffocarmi come con un trattato di Versaglia. Hai visto che ne restato di quello?
Giorgio - Tu quass non ci puoi venire.
Alda - E' inteso.
Giorgio - Io non posso lasciare i miei e non ho mezzi per mantenermi in citt attendendo la fortuna. Perci... (Cambiando tono) Credi che non abbia sofferto?
Alda - Per carit non mi parlare del sogno infranto, delle lacrime ribevute, della speranza appassita! Una volta, io non ne potevo pi, le gambe mi si piegavano sotto, il cuore mi si spezzava in petto, soffocavo, eppure tu mi costringesti anche a spintoni a camminare, a camminare, finch non si giunse sulla cima. Fu al Terminillo, ricordi?
Giorgio - La vita un'altra cosa.
Alda - La vita quella che si vuole che sia.
Giorgio - Ti ripeto che si era d'accordo.
Alda - Io non ho firmato un atto di abdicazione. E poi le condizioni sono cambiate.
Giorgio - Cio?
Alda - La tua famiglia non ha mezzi per mantenerti a Roma ad attendere, come dici tu, la fortuna?
Giorgio - Non ne ha; ed io non ho alcuna intenzione di servirmi dei tuoi, ne di fare il principe consorte.
Alda - E' un sentimento del tempo del padrone delle Ferriere; ma sia.
Giorgio - Ed allora?
Alda - Ed allora... guardami; io sono una donna... Ebbene tra un momento, al pronunziare di una mia parola magica, diventer una colomba con una lettera nel becco, per la tua festa.
Giorgio - Incisione a colori per le lettere delle domestiche.
Alda - Ma viva.
Giorgio - Che vuoi dire insomma?
Alda - (solenne) Signori e signore, ho il piacere di annunziarvi che il dottor Giorgio Raimondi ha vinto il suo concorso di assistente.
Giorgio - Ma va!
Alda - Ecco la lettera ufficiosa che un vecchio amico di mio padre mi ha comunicato.
Giorgio - Fa vedere...
Alda - No, non cos: nel becco! nel becco! (Imita con le braccia il movimento delle ali, Giorgio la in-segue finche la prende e se la stringe tra le braccia, togliendole la lettera dalle labbra).
Giorgio - Amore, amore mio.
Alda - Antipatico! (E le labbra si uniscono in un lungo bacio).
Don Ciro - (sulla soglia) Che lai?
Alda - (pronta) Mi sta auscultando, dottore.
Don Ciro - (entrando) Bravi: ed ecco il famoso fonendoscopio!
Giorgio - E' inutile, pap.
Don Ciro - Tanto meglio. Il cuore?
Giorgio - Condizioni perfette.
Don Ciro - Oh, avete visto che il vostro polso non mi ingannava. Malato? Ma lo sapete che c' nel vostro cuore? Una fiumana di maggio, gonfia di vita! Dapprincipio mi avevate allarmato, sapete? E per punizione pranzerete con noi. Festeggiamo il compleanno di Giorgio. Volete?
Alda - Oh, si dottore!
Don Ciro - Appetito?
Alda - Fame! Una fame magnifica, dottore!
Don Ciro - E allora... qua; il mio braccio, e che il giovane medico crepi di gelosia!
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Un terrazzo. Esso si stende dinanzi alla parete della casa che a destra dello spettatore, con la comune a guisa di porta-finestra; ed limitata dagli altri due lati da un parapetto su cui sono posati diversi vasi di fiori; altri vasi e tinozzi, sono in terra. Poltrone di vimini dipinte in verde. Cielo azzurro; luminosit di un giorno di primavera; nello sfondo cime di montagne ancora bianche di neve. Al levarsi del sipario il dottor Ciro va con uno spruzzatoio proiettando liquido insetticida sui fiori. La moglie Elisa taglia via il seccume da ogni pianta.
Don Ciro - Tu dici che ce ne sono ancora?
Donna Elisa - Ancora? Le rose sono piene di pidocchi.
Don Ciro - Gorgoglioni, cara. Si chiamano gorgoglioni. E vogliono vivere anch'essi. In fondo io mi domando se nella lotta tra la pianta e l'insetto, noi abbiamo il diritto d'intervenire con la forza.
Donna Elisa - Oh, s, per il risultato che ha il tuo intervento.
Don Ciro - Lo so; ci vorrebbe estratto di tabacco. Ma i poveri fiori con quell'odorino addosso mi pare che debbano morire per asfissia.
Donna Elisa - Non credo che preferiscano morire anemizzati dagli insetti.
Don Ciro - E chi lo sa? Tra i fiori e i gorgoglioni si forse stabilito un equilibrio dal tempo dei tempi, mentre il fetore del tabacco un elemento nuovo per tutti e due. I gorgoglioni muoiono, ma muoiono anche i fiori.
Donna Elisa - Esageri.
Don Ciro - S, Elisa, perdono il profumo che la loro anima. (Cambiando tono) Guarda un po' se i tulipani cominciano a spuntare.
Donna Elisa - (sollevando la lastra di vetro che copre un vaso) Neanche uno.
Don Ciro - E' strano. Con questo sole! Vedrai che le formiche, ad onta del vetro, avranno mangiato i germogli.
Donna Elisa - Bisogna mettere petrolio se vogliamo liberarci di quelle...
Don Ciro - Noi passiamo la vita ad avvelenare e ad uccidere. Stamattina la mia prima impresa stata un fatto di sangue.
Donna Elisa - Nientemeno!
Don Ciro - Mi sono schiacciata una zanzara sulla guancia.
Donna Elisa - Avresti voluto che avesse continuato a succhiarti?
Don Ciro - Eh, no, si capisce. Ma intanto, a pensarci bene, la mia tranquillit non l'ho conquistata che con un gesto di violenza.
Donna Elisa - Per schiacciare una zanzara!
Don Ciro - Che c'entra? Per la zanzara era un cataclisma. E la violenza devi misurarla non su chi la esercita, ma su chi la subisce. (Suono di tromba lontano, ripetuto in modo caratteristico e convenzionale). Oh, ecco la signorina Alda.
Donna Elisa - (dopo aver guardato oltre il parapetto) E' proprio lei.
Don Ciro - Erano cinque giorni che non si faceva viva.
Donna Elisa - Non ti pare che siano un po' troppo come dire...
Don Ciro - Che?
Donna Elisa - ... frequenti le sue visite?
Don Ciro - A me no. Mi pare invece che siano troppo distanziate.
Donna Elisa - In meno di un mese venuta nove volte.
Don Ciro - E non ringrazi i Santi che io abbia ogni tanto la possibilit di scambiare una parola che non sia con mio fratello Giovanni. Giorgio non c' mai; Giannina ha la scuola tutti i giorni...
Donna Elisa - S, si, capisco, ma... mi sembra...
Don Ciro - Oh, dico, non sarai mica gelosa della signorina Alda?
Donna Elisa - Tu sei sempre lo stesso ingenuo, e non vedi mai quello che ti accade intorno...
Don Ciro - Ma che accade?
Donna Elisa - Non lo so, ma...
Don Ciro - Ho capito! Giorgio? Tu li guardi con gli occhi della tua giovinezza, quei ragazzi; quando avvicinare per una volta sola una fanciulla significava comprometterla.
Donna Elisa - Non pi cos?
Don Ciro - Non pi cos. Adesso i giovani vivono proprio come camerati, e possono darsi del tu, e sciare insieme, e magari dormire sotto la stessa tenda.
Donna Elisa - Senza che accada nulla fra loro?
Don Ciro - Naturale!
Donna Elisa - Naturale?... uhm!
Don Ciro - In ogni caso questa volta puoi stare tranquilla. Ho imparato a conoscere la signorina Alda. Garantisco. Ama correre di qua di l e forse ha trovato che la nostra casa merita qualche simpatia.
Donna Elisa - La nostra casa...
Don Ciro - Sta zitta, eccola qua. (Alda entra con passo di gloria, porta un ampio mantello e la cuffia per automobile).
Alda - Buongiorno, signora Elisa: dottore, guardate che cosa ho scovato a Pescara.
Don Ciro - Prima di tutto esigo sapere perch per cinque giorni di seguito, io sono stato qui inutilmente di fazione con grave disturbo di alcuni poveri gorgoglioni. Per cinque giorni ho tenuto in allarme i miei orecchi; nessun segnale di tromba mi giunto sull'ala dei venti.
Alda - Ho dovuto fare una scappata a Roma.
Don Ciro - A Roma? Senza il mio permesso? E con un cuore ridotto in quelle miserevoli condizioni?
Alda - Non ho potuto farne a meno. E vi dir la verit; stato a Roma, e non a Pescara che ho scoperto questo tesoro.
Don Ciro - E che cos'?
Alda - La guarnizione della testata della vostra famosa macchina. Credo che sia l'ultima che si trovi sul mercato.
Don Ciro - E che ne facciamo?
Alda - Che ne facciamo? Risuscitiamo la vetturetta. Se , come penso io, bruciata la guarnizione, con questa nuova rimettiamo in efficienza la vettura, e la porteremo ad ubriacarsi d'aria e di sole, verso il mare o verso la montagna, a nostra libera scelta.
Don Ciro - E' possibile questo miracolo? non v'illudete un po'?
Alda - Macch! Ora vedrete. (Si toglie la cuffia e il mantello; in tuta turchina).
Donna Elisa - Oh, come siete vestita!
Alda - E' la mia tuta. Per il lavoro che ho da fare, un vestito discreto si ridurrebbe un cencio. Venite, venite, dottore. Ho bisogno di Luigi che mi aiuti a svitare i bolloni.
Don Ciro - Voi siete anche capace di farmi diventare un meccanico.
Alda - Voi siete un uomo moderno.
Don Ciro - Una modernit con la cuffia, gli occhiali e la goccia al naso.
Alda - Che c'entra? Ci sono uomini che sono moderni in ogni minuto della loro vita. Voi siete uno di questi. Io sto con voi perfettamente a mio agio, come sto col vostro figlio Giorgio.
Don Ciro - (alla moglie) A te! Hai sentito?
Donna Elisa - Non sudare.
Don Ciro - Sudare! Noi andiamo a svitare bolloni, a sollevare testate, a cambiare guarnizioni, a ubriacarci di aria e di sole, verso il mare o verso la montagna (imitando Alda) a nostra libera scelta. Che bellezza!
Donna Elisa - Non andar lontano. Gi, tanto, la macchina non partir.
Don Ciro - Non metterti a fare concorrenza a Giovanni! Tocco ferro.
Alda - Vedrete, vedrete. (Escono).
- (Donna Elisa rimasta sola resta un momento a guardare la porta per dove sono usciti i due. Poi si stringe nelle spalle).
Donna Elisa - Sar! (Torna a curare i fiori. Poco dopo Alda torna in iscena con un gran fascio di rose).
Alda - Signora Elisa, perdonatemi, le avevo dimenticate in macchina.
Donna Elisa - Oh, bellissime! Per me?
Alda - Certo; e vorrei portarvene ogni giorno.
Donna Elisa - Siete molto gentile.
Alda - E' che voi somigliate un po' a mia madre. E, sapete, quando si perduta troppo presto, rimane una sete di mamma nella vita, che tutti gli sport della terra non possono placare.
Donna Elisa - Vi capisco, figliuola mia.
Alda - Ecco: quando mi chiamate cos... Io sono la nemica giurata delle cos dette lacrime di tenerezza; roba inutile, soprammobili di gesso dipinto, cartoline illustrate, decalcomanie! oh, io le ho ingiuriate come ho potuto quelle povere lacrime eppure quando mi chiamate figliuola...
Donna Elisa - Non mi farete credere che vi vengano le lacrime agli occhi?
Alda - Mi vengono e non me ne vergogno. Macch! anzi, sentite, le rose non mica vero che le avevo dimenticate nella macchina. L'ho fatto apposta per restare un momento sola con voi, mentre il dottor Ciro laggi che assiste allo svitamento dei bolloni. E' cominciato! udite? E ce ne sar per un bel po'. (Giungono in scena, infatti, rumori metallici).
Donna Elisa - Dovete dire qualche cosa a me sola?
Alda - Datemi del tu, vi prego. Se mi darete del tu avr pi coraggio.
Donna Elisa - Pi coraggio? E chi pu averne pi di te?
Alda - Ecco: te! Brava e grazie. Coraggio fisico s, forse; sapete, gli sport! Ed anche di quell'altro, non crediate; ma oggi mi sembra che possa farvi tanto male quello che vi debbo dire.
Donna Elisa - Tanto male? Perch? Che puoi dirmi tu che mi debba far male? Giorgio?
Alda - Infatti io non posso farvi bene o male che attraverso a Giorgio.
Donna Elisa - Ebbene, Giorgio?
Alda - Ci vogliamo bene, signora Elisa.
Donna Elisa - Eh, io l'avevo capita.
Alda - Da molto tempo.
Donna Elisa - Vi eravate gi conosciuti a Roma?
Alda - Siamo stati compagni di corso all'Universit.
Donna Elisa - Sicch la malattia improvvisa, il bisogno di tranquillit marina...
Alda - Tutte balle; ma grosse cos.
Donna Elisa - Come?
Alda - Ah, gi, scusate; pretesti, per rivedere Giorgio che non voleva pi, lui...
Donna Elisa - Non voleva pi?
Alda - ...sposarmi.
Donna Elisa - Sposare? Ma figliuola, tu dici una parola che, almeno qui da noi, pesa pi -di tutte le altre.
Alda - Non mi dite che non ho riflettuto. Sono stati fatti tutti i calcoli possibili. Si studiata la questione sotto tutti i punti di vista; e poi, in fondo, non c'era niente da studiare. Ci vogliamo bene, questo tutto.
Donna Elisa - E la vita, figliuola mia?
Alda - Non ci fa paura; macch! Ci si vuol bene, ci si stringe fianco a fianco sul sedile, e si parte in quarta. Abbiamo litigato - ma sul serio sapete, a non guardarsi pi - cento volte, e sempre siamo tornati insieme. Questo il segno pi certo che dobbiamo viverla insieme la famosa vita.
Donna Elisa - Ho paura che abbiate fatto un bel sogno.
Alda - Io non sogno mai, signora Elisa. Dormo come un ciocco, ma non russo.
Donna Elisa - E i sogni si vendicano. Tu non li fai di notte, ed essi vengono di giorno. Meglio sognare ad occhi chiusi, dormendo.
Alda - La nostra una realt concreta. Giorgio ed io non possiamo vivere separati. La soluzione pi semplice,, meno pericolosa, pare che sia quella di diventar marito e moglie. Prima - non nego - mi sembrava un po' banale... un po' troppo consuetudinario...
Donna Elisa - Ecco, vedi. Tu gi dimostri che non conosci che cosa sia il matrimonio. Lo giudicavi gi Ma ora no! Ora non pi! Macch! Ora mi sembra una cosa difficile e solenne.
Donna Elisa - Il matrimonio, figliuola, qui da noi, ancora molto montanari, il sacrificio di te stessa per tutta la vita. Non vivi pi per te stessa, voglio dire, non vivi che per la casa in cui sei entrata; ed il dolore e l'orgoglio di essa, anche i pi antichi, diventano tuoi.
Alda - Sono pronta. Di dolori intanto qui non ne conosco, mentre intorno alla vostra casa c' un profumo secolare di probit e di intelligenza.
Donna Elisa - Non basta questo. Io non mi so spiegare, ma sento che tu non puoi considerare il matrimonio come io, per esempio, l'ho considerato. Da noi il marito ancora come l'antico; il signore, il padrone, anche quando sia bonario, comprensivo e indulgente come il mio.
Alda - Non riuscite a spaventarmi. Sono stata la compagna di Giorgio per quattro anni. Egli diventato uomo a Roma.
Donna Elisa - Ma nato qui. E' come la pianta selvatica, su cui si sia fatto un innesto. Baster che cacci un solo pollone, perch torni la pianta originaria in tutto il suo vigore; e l'innesto scompaia. Ogni sguardo della moglie dev'essere per lui, ogni pensiero, prima per lui e poi per i suoi figli.
Alda - Signora Elisa, io e Giorgio ci conosciamo; siamo andati sempre d'accordo.
Donna Elisa - Ma se per caso domani non sar pi cos?
Alda - Sar possibile?
Donna Elisa - Certo, figliuola, sar possibile.
Alda - E perch?
Donna Elisa - Perch vi siete conosciuti da tempo. Vi siete dati del tu, prima assai di sposare. Avete bisticciato insieme, siete stati eguali, compagni; qualche volta avrai avuto ragione tu, l'avrai pretesa...
Alda - Si capisce. Non potevo mica dirgli che aveva ragione lui, mentre aveva torto.
Donna Elisa - Ecco: giusto per quello che tu pensi. Per noi un'altra cosa. Vorrei potertelo saper dire. Per noi c' nell'amore un senso di soggezione della donna verso l'uomo - anche oggi - un qualche cosa che rassegnazione e devozione insieme; amare, insomma, per noi sentire un po' la gioia di servire. Pu essere cos anche per te?
Alda - A me pare che sapr essere buona come moglie e come madre. Ma, sinceramente, quel che dite voi qualche cosa che pu avere forse la sua dolcezza, ma certo un po' barbaro, un po' selvaggio; dovete convenirne.
Donna Elisa - Forse. Ma per noi nate qui la nostra gioia e il nostro orgoglio. Perci ti dico che, qui, per diventare una moglie degna, necessario quasi una vocazione, come per farsi monaca. Bisogna serbare al proprio marito la stessa fede che si serba a Cristo, con la stessa umilt; e qualche volta molto difficile.
Alda - Ma cos il matrimonio somiglia ad un carcere! Per come lo penso io - come lo pensiamo tutte del mio tempo - un'altra cosa; non so, mi sembra che vi circoli dentro pi aria, pi gaiezza, maggiore possibilit di essere felici.
Donna Elisa - Perch per voi non pi un sacramento. Voi pensate, prima ancora di unirvi, che se non si trover la felicit, potrete separarvi, sciogliere, annullare. Qui, figliuola mia, quando ci si sposa si sa che il vincolo sar eterno davvero; che non potr mai essere spezzato.
Alda - Nemmeno, se non si vada pi d'accordo in nessun modo?
Donna Elisa - E' necessario andare d'accordo con se stessi, o meglio col voto che si pronunziato, con la fedelt che si giurata.
Alda - Ma, scusate, signora Elisa, se lui che tradisce questa fedelt?
Donna Elisa - Che faresti tu, se sul serio sposassi Giorgio, e questi ti tradisse?
Alda - Macch!, non sar mai.
Donna Elisa - Ma se per caso avvenisse?
Alda - Signora Elisa, sul serio mi domandate che cosa farei?
Donna Elisa - Sul serio.
Alda - Non lo so, non ho mai pensato ad una probabilit simile, ma, certo, imi sembra che gli romperei in testa tutta la ceramica di famiglia, e lo pianterei. Oh, se lo pianterei!
Donna Elisa - Io invece ho finto di non sapere.
Alda - Come?, il dottore?
Donna Elisa - E' un uomo anche lui, figliuola. Ed ho taciuto ed ho atteso che passasse il capriccio. Perch io ero la moglie e la madre, e la solidit della casa dipendeva da me e non da lu.
Alda - Be', pu darsi che imparer anch'io. Certo molto difficile... ma non ne avr bisogno, credetemi. Quando saremo sposati...
Donna Elisa - Non pu essere, credimi figliuola, non pu essere. E poi, tu hai visto il nostro paese la prima volta sotto il sole di aprile; sulla terra c'era gi molto verde, e molto roseo era sugli alberi. Non l'hai visto d'inverno. Quando qui intorno, a perdita d'occhio, tutto bianco. E non arriva la posta e la neve blocca le strade, e la vita pare che torni indietro, che ridiventi quella di cento anni fa; di pi, quella di lontano lontano nel tempo. Come ci potresti vivere qui, tu che non ci sei nata?
Alda - (timidamente) Ma io non dovrei vivere qui.
Donna Elisa - Non dovresti vivere qui?
Alda - Io ho un appartamento a Roma...
Donna Elisa - E Giorgio... verrebbe a stare a Roma?
Alda - (con slancio) Ecco, questo dovevo dirvi, perci temevo di farvi tanto male.
Donna Elisa - S, tanto!, avevi ragione!
Alda - Giorgio ha vinto il suo posto di assistente all'ospedale.
Donna Elisa - Avete gi calcolato tutto... Giorgio contento?
Alda - Vuol sentire da voi.
Donna Elisa - Da me? Io conto poco. E' dal padre che dovr sentire.
La voce del Dottore - Signorina Alda, tutti i bolloni sono svitati. Avevate ragione. La guarnizione bruciata.
Alda - (rispondendo dal parapetto) Vengo, sono a voi, dottore. (Riavvicinandosi alla signora Elisa) Mi lasciate andare cos?
Donna Elisa - (con un qualche senso di ostilit nella voce) Ripeto, il padre che deve decidere. Ma non bisogna dirglielo subito. Cercher di prepararlo io a poco a poco.
Giannina - (entrando, ad Alda) Per amor di Dio, scendete ,gi! Pap fuori di s, ha in mano un paio di pinze con maggiore solennit che se avesse uno strumento chirurgico.
Alda - Ha scoperchiato la testata?
Giannina - La testata?! Ma lui crede di aver fatto una laparatomia, e mi ha mostrato un certo affare tutto bruciacchiato: Guarda che c'era , come se avesse estirpato un tumore maligno.
Alda - S, la guarnizione bruciata.
Giannina - E voi credete che ora potr tornare a camminare?
Alda - La vettura? Spero di s. Se non c' altro difetto.
Giannina - Mamm, che hai?
Donna Elisa - Nulla. Perch?
Alda - Allora vado.
Giannina - Se non volete che pap salga qui come un ciclone.
Alda - S, s. (Esce).
Giannina - Ma che hai tu, mamm?
Donna Elisa - Non so. Un po' di pesantezza di testa.
Giannina - Sei stata troppo al sole. Ora ricominciata la mania dei fiori.
Donna Elisa - Bisogna pure curarli.
Giannina - S, ma non bisogna pigliarsi emicranie per loro. Giorgio tornato?
Donna Elisa - Non ancora. (Una pausa). Sai; se ne va anche lui.
Giannina - Lui chi?
Donna Elisa - Tuo fratello.
Giannina - Se ne va? E dove?
Donna Elisa - A Roma.
Giannina - Cos? Improvvisamente? Chi te l'ha detto?
Donna Elisa - La signorina Alda. Sono d'accordo da molto tempo. Si sono conosciuti all'Universit.
Giannina - Si sposano?
Donna Elisa - Questo il loro progetto.
Giannina - E i mezzi a Giorgio chi glieli d per vivere a Roma?
Donna Elisa - Ha fatto un concorso per assistente in un ospedale, di nascosto del padre.
Giannina - E l'ha vinto?
Donna Elisa - S.
Giannina - E se ne va?
Donna Elisa - (accenna di s col capo).
Giannina - Fa bene.
Donna Elisa - Fa bene?
Giannina - Ha ragione!
Donna Elisa - Ma non pensate che a voi stessi soltanto? Ed a noi mai? Fa bene! Ha ragione! Ed io? e tuo padre? Avevo la casa piena di vita, l'avevo fatta io piena di vita, e debbo vederla svuotarsi a poco a poco. Tutti i figli, come se morissero. Se ne vanno, ad uno ad uno; ad uno ad uno via tutti. Che fanno? Che pensano? Quale la loro giornata? Sono contenti? Sono tormentati? Nulla; non so pi nulla. [Nulla, come se fossero morti.
Giannina - Non esagerare! Scrivono spesso!
Donna Elisa - Oh! s; scrivono; una lettera ogni tanto. E non saper mai se hanno scritto la verit, o se hanno mentito per piet dei lontani. E tenere fra le mani non la loro carne, non i loro capelli, ma quella carta bianca e fredda. Oh! s! scrivono! Ma tu dici che hanno ragione, che fanno bene. Perch vuoi andartene anche tu, vero?
Giannina - Io non me ne andr.
Donna Elisa - Non vuoi fare il concorso per maestra superiore? Non sei pronta?
Giannina - Sono prontissima, ma non lo far.
Donna Elisa - Non lo farai?
Giannina - No. Rester qui. Ma non questo che possa darvi la gioia che speravate. Mi accetterete come un'infermiera. Lo so; lo so. Non sono il maschio io, e non posso dare a pap la continuazione dell'orgoglio di famiglia, n a te quello che veramente aspetti: riprendere la tua missione di allevatrice di vite. Non posso darvi questo, ma non me ne andr.
Donna Elisa - Come lo dici, Giannina!
Giannina - Eh! mamm! Nel momento che decido cos, non vorrai che io mi ;metta a cantare. Perch, mamm, in questo momento io rinuncio a tutto; e resto qui per essere io l'ultima a chiudere le finestre della casa, come si chiudono le palpebre ad una morta.
Donna Elisa - Se dev'essere tanto sacrificio per te...
Giannina - No, mamm, non scivoliamo nel romantico e nel patetico, non il caso, credimi. In fondo io ho contato sempre poco nella casa. Ma s, come in tutte le nostre case conta poco la figlia, che dovr portare un altro nome, che dovr andarsene un giorno. Io non me ne sono andata, e perci conto anche meno! Non importa. Fino ad oggi ho stupidamente creduto che Giorgio potesse restare, ed io mi sentivo anche pi inutile di quello che sono. Giorgio se ne va? Per me meglio: vuol dire che cominciata, anche per me, una ragione di vivere nella mia casa.
Zio Giovanni - (entrando richiamato dai rumori metallici) Che cosa sono questi rumori da officina, che sto sopportando con inverosimile pazienza da un'ora.
Giannina - Accomodano l'automobile, zio Giovanni.
Zio Giovanni - Niente meno! Ma non era morta e sepolta?
Giannina - La stanno risuscitando. C' la signorina Alda, in tuta di meccanico che le sta gridando: Lazzaro esci fuori .
Zio Giovanni - E tuo padre, naturalmente, l accanto raggiante di felicit, trepido di speranze. E la signorina Alda in tuta di meccanico! quella con i pantaloni?
Giannina - Di tela turchina. Del resto se ti affacci... (Lo zio Giovanni si sporge un momento dal parapetto della terrazza).
ZioGiovanni - Ed venuta dal mare cos?
Giannina - Pudicamente coperta da un mantello da viaggio. Eccolo l (indicando l'indumento lasciato da Alda su una sedia).
Zio Giovanni - (sporgendosi a guardare dal parapetto) Lavora in calzoni.
Giannina - In tuta, zio.
Zio Giovanni - Ma il pubblico vede i calzoni e non guarda il resto. In calzoni! di fronte a tutti! Ma questo uno scandalo! Questo lo scandalo di casa nostra! E tuo padre assiste beato! E non ha nulla da dire! Un vecchio medico! Un Raimondi! Ripeto: uno scandalo. E se non protesta lui, protesto io! Prima di tutto per i rumori che sono proibiti nell'abitato, quando sono molesti come questi. E poi perch non permetto affatto che la signorina Alda venga in casa nostra vestita da uomo. La casa anche mia. E se tuo padre ne dimentica il decoro intendo ricordarmene io. (Si avvia verso il parapetto).
Donna Elisa - Lascia stare, Giovanni.
Zio Giovanni - Anche a te, vero?, ha fatto girare la testa con le mossette, con le graziette, con le pose modernissime, con i suoi macch! Siete stanca, signorina Alda?. Io? macch. Vi siete fatta male?. Io? macch. Non temete di viaggiare di notte?. Io? macch . La signorina macch; ecco! La voglio chiamare cos. Vi ha fatto girare la testa a tutti. Ficca il naso e le mani dappertutto, e voi a bocca aperta. Oh, cos queste poltrone idi vimini hanno un'aria melanconica! Dipingiamole in verde . Ed eccole qui queste mostruosit su cui non sieder mai pi finch non avranno perduto il colore. E la cucina? Oh, come nera! ridiamole un po' di bianco . Ed eccola l che abbacina. Fa male agli occhi, d le vertigini. Oh, qualche tendina alla finestra, una gala intorno al lume, vedrete la vecchia cucina ringiovanita , ed io non la riconosco pi la mia cucina. Mi pare trasformata in un bar, in un tabarino di terz'ordine; e non c'entrer pi fino a che non abbia riacquistato la sua patina. Perch, aiutando Dio, finir l'estate; e la rondine di primavera, come la chiama quel rimbambito di mio fratello, sar cacciata via dal nostro vento e dalla nostra neve, che fa sul serio, e non come quella da burla su cui la signorina va volicchiando con i suoi sci!
Giannina - Eh, zio; chi lo sa?
Zio Giovanni - Lo so io e basta.
Giannina - Non lo sa nessuno, zio.
Zio Giovanni - Ma perch? C' la minaccia che passi qui l'inverno? Io faccio le valigie in questo momento. Dove vado non Io so. Magari nella grotta del Cavallone.
Giannina - Con un letto da campo ed un fornello a spirito, pu essere che ti scambino per un santo eremita.
Zio Giovanni - Meglio che conquistare la palma del martirio in casa mia.
Giannina - E se la signorina Alda diventasse tua nipote?
Zio Giovanni - Che cosa?
Donna Elisa - (ammonendo) Giannina.
Giannina - Eh, mamm, tanto bisogna pure che gli uomini comincino a saperlo.
Zio Giovanni - Che cosa? Che cosa? Sentiamo. (Sie-de su una poltrona e ne balza su come bruciato dal fuoco) No. Su questi orrori mai. Piuttosto in piedi un anno. Dunque?
Giannina - C' un progetto di matrimonio in aria.
Zio Giovanni - Di matrimonio? Tra chi?
Giannina - Indovina.
Zio Giovanni - C' poco da indovinare. Mica vorrete far sposare me. Dunque Giorgio e la signorina. E di chi questo progetto? Tuo padre vero? Va al manicomio, io vi assicuro che va al manicomio.
Donna Elisa - Lui non ne sa ancora niente.
Zio Giovanni - Progetto della signorina, allora? Si innamorata di Giorgio? E lui, s, dico, lui, mio nipote che ne pensa?
Giannina - Pare che si fossero intesi da tempo.
Zio Giovanni - Fin da Roma?
Donna Elisa - Fin ida quando erano studenti insieme.
Zio Giovanni - Ah, ma questa un truffa che si compiuta a nostro danno. E tuo padre sta laggi a baloccarsi intorno a quella mummia metallica! Questo uno scandalo, questo lo scandalo di casa nostra! Si sono intesi! Bisogna sapere fino a che punto si sono intesi!
Giannina - Zio Giovanni!
Zio Giovanni - Che zio Giovanni e zio Battista! Quella ragazza l capace di tutto. All'Universit insieme. Voi credete che alla Universit ci si vada per studiare? Macch, direbbe la signorina. E poi; in medicina! Corpi nudi, organi vergognosi; uno scandalo. Fino a che punto si sono intesi? Questo tutto. Perch se l'intesa - s dico - non andata troppo lontano, qui in casa mia la signorina non c'entra davvero.
Giannina - In ogni caso sarebbe Giorgio che ne uscirebbe.
Zio Giovanni - Che? Oh! ho capito! (Precipitandosi al parapetto e chiamando) Ciro, Ciro!
La voce di don Ciro - Stiamo rimettendo a posto la testata.
Zio Giovanni - La testa... metti a posto la tua testa prima di tutto, e vieni su.
La voce di don Ciro - Perch?
Zio Giovanni - Vieni su, ti dico; subito!
La voce di don Ciro - E' successo qualche cosa?
Zio Giovanni - S.
La voce di don Ciro - A Elisa?
Zio Giovanni - A tutta la casa. Vieni o mi getto idi qui a capofitto. Ah, Giorgio; sei tornato? Sali anche tu, caro, sali anche tu. (Scendendo in iscena) Vengono. Io trasecolo, ecco, trascolo.
Donna Elisa - Non precipitare le cose, Giovanni, ti scongiuro.
Zio Giovanni - Ma proprio quello che voglio /fare: un precipizio!
Donna Elisa - Non prenderlo, idi petto, Giorgio.
Zio Giovanni - Pel collo, voglio prenderlo pel collo. E che scherziamo! (Entrano il dottor Ciro e Giorgio. Il primo precede. Giorgio alle spalle del padre fa un gesto alla sorella per domandarle di che si tratta. Ma laltra si stringe nelle spalle evitando di rispondere).
Don Ciro -Oie avvenuto dunque? A voi, intanto, mi pare, niente, per fortuna.
Zio Giovanni - Lo sai il progettino che ha fatto la graziosissima 'signorina Alda?
Don Ciro - S che lo so.
Zio Giovanni - (sbalordito) Lo sai?
Don Ciro - Cambiare la guarnizione della testata che era bruciata.
Zio Giovanni - (rassicurato) E va all'inferno, tu, la testata e la guarnizione!
Don Ciro - Va bene, ci andr in cos innocente compagnia. Ma io 'di progetti della signorina Alda non ne conosco altri.
Zio Giovanni - Naturalmente! Perch tu sei accecato. Accecato come se avessi il sole negli occhi.
Don Ciro - Eh, s, questo un po' vero. Il sole negli occhi e un poco anche nel cuore, confesso.
Zio Giovanni - Vedete, che vi 'dicevo? Il sole anche nel cuore. Questo uno scandalo.
Don Ciro - (imitandolo) E' lo scandalo di casa nostra! Per te, sui muri della casa gli scandali nascono come i funghi su un tronco, dopo la pioggia. Ma dovete convenire che da quando quella figliuola venuta a trovarci, quass tutto pi gaio, pi giovane, e, pare inverosimile, pi semplice.
Zio Giovanni - Gi, gi, pi semplice.
Don Ciro - Pi semplice, vi dico. Mi sembra che essa con tutti i suoi atteggiamenti, un po' spregiudicati, almeno nell'apparenza, sia pi semplice, e pi sincera di noi, blindati di prudenza e di saggezza.
Giorgio - Hai ragione, pap.
Zio Giovanni - Tu sta zitto. Dunque dicevamo, semplice e sincera. E che diresti tu di una ragazza, che senza aver l'ombra idi una malattia, viene in una casa dove sa che vi sono due medici; l'uno vecchio quanto No, ma l'altro giovane. E riuscisse ad abbindolarli tutti e due, fingendo di essere ammalata all'appendice.
Don Ciro - No, quella non l'ha pi. Se le fatta togliere.
Zio Giovanni - Ah, era stata malata?
Don Ciro - Niente affatto.
Zio Giovanni - Allora senti: o era stata malata e va mostrando a tutti che crepa di salute, e questo un'ipocrisia; o non era malata, e allora di una donna che senza un perch, si fa aprire la pancia e si fa sforbiciare via un pezzo d'intestino, c' da stare alla larga. Non si sa mai quel che pu fare agli altri se stata capace di far questo a se stessa. Ma semplice e sincera! Cerca d'imbrogliare come pu prima il padre, poi il figlio, per farsi osservare...
Don Ciro - Io non l'ho osservata affatto. Non le ho sentito che il polso.
Giorgio - Io non ho nemmeno sentito il polso.
Zio Giovanni - E che hai fatto allora quando sei restato solo con lei dopo aver allontanato tuo padre con la scusa dello stetoscopio col fondo... col fondo... quell'affare, insomma?
Giorgio - (guardando in volto lo zio e con fermezza) L'ho presa tra le braccia e l'ho baciata, una, due, tre, infinite volte! E vuoi sapere perch? Perch non la vedevo pi da mesi e mesi, ed era il mio amore, era la mia piccola, buona, onesta e sincera; era la testimone e la compagna migliore della mia giovinezza, e adesso non permetto pi che si dica una sola parola contro di lei.
Zio Giovanni - A tuo zio?
Giorgio - A mio zio! E a chiunque non voglia comprendere il mio sentimento e rispettarlo.
Donna Elisa - Giorgio, Giorgio, ti scongiuro, sii calmo, siate calmi tutti, fatelo per me.
Zio Giovanni - (al fratello) Ecco il progetto! L'hai capita adesso? Le nozze con tuo figlio Giorgio. E l'automobile era un pretesto. Le poltrone da verniciare in verde un pretesto. Un pretesto la cucina. E tutto in segreto. Tutto in silenzio.
Giorgio - Sono stato io che l'ho pregata di tacere. Con voi bisognava essere prudenti.
Zio Giovanni - Toh! e perch?
Giorgio - Perch vi allarmate e sospettate di tutto. Vi conosco! Del resto, bisognava essere fuori del mondo per non capire.
Zio Giovanni - Come tuo padre, come tuo padre.
Don Ciro - Va bene, si, risaputo; io sono fuori del mondo. Ma desidero capire.
Zio Giovanni - E non ha ancora capito. Signori miei, non ha capito!
Don Ciro - No, non ho capito il perch di tutta questa tragedia. La signorina Alda innamorata di Giorgio? Beh, e che male c'? Avresti preteso che si fosse innamorata di te? (a Giovanni).
Zio Giovanni - Ora comincia Panglos; Panglos ora comincia!
Don Ciro - Scusate: mi sembra che sarebbe stato umiliante per mio figlio se non fosse andata cos.
Zio Giovanni - (Ma vogliono sposare, capisci? Spo-sa-re!
Don Ciro - E non ringraziamo tutti Iddio?
Zio Giovanni - Ah, senti; fuori del mondo va bene, poeta andato a male, ancora sopportabile; ma, per il dio dei ladri!, che si arrivi a questo punto di cecit...
Don Ciro - Ma come? Un fior di ragazza, piena di salute e di onest; ne sono certo...
Giorgio - (sempre con la stessa fermezza) E' cos, pap. E' cos.
Don Ciro - Laureata in medicina, il che non nuoce; figlia di un collega, quasi illustre, il che meglio. Accetta di entrare nella nostra casa; e voi state l come se fosse avvenuta una sventura familiare. Ma io ringrazio Dio, non una, cento volte. E se temo qualche cosa non per mio figlio, non jper me; per quella povera figliuola che si illude di poter vivere qui...
Zio Giovanni - Ma non si illude affatto. Questo il punto! Non lei che entra in casa nostra, tuo figlio che se ne va.
Don Ciro - (cambiando tono e fisonomia, volgendosi al figlio di scatto) Giorgio, vero? (Giorgio curva la testa e non risponde). Oh, ma allora! si proprio abusato della mia fiducia e della mia dabbenaggine! Peggio! Era un colpo che mi si dava alle spalle. S, mi si colpiva, mentre mi si dava il narcotico dei sorrisi e delle gentilezze.
Donna Elisa - Senti: non prenderla cos...
Don Ciro - Ti prego, Elisa. Qui non ci siamo pi che mio figlio ed io. E' una cosa da regolare fra noi due. E vi prego tutti di lasciarmi solo con lui.
Donna Elisa - S, caro: lo so. Ma bisogna essere calmi. Questa la sola mia preghiera. Ricordati. (Esce).
Zio Giovanni - Io me ne vado. Ma prima di andarmene voglio dirvi che il pi truffato di tutti sono io. Non mi sono ammogliato nella sicurezza che, almeno uno dei tuoi figli, sarebbe rimasto qui. Ho sacrificato qualche cosa - tutto - perch quel poco di patrimonio familiare, restasse intatto intorno a questa casa, a patto che essa continuasse qui, la sua tradizione attraverso i tuoi figli. Il primo part, santus!; il secondo se ne andato, buon viaggio; il terzo se ne va; ed io? come rimango io? come un imbecille, s dico, come un ramo che non ha dato frutto e intorno a cui crepitano soltanto foglie secche! Il pi truffato di tutti sono io. Ed ora me ne vado, perch se no mi scoppia una colica epatica. E quando sar morto, dopo qualche anno non ci potr essere pi un cane che venga a portare un cencio di fiore sulla tomba di famiglia. Vieni via, Giannina. (Esce).
Don Ciro - Dunque, Giorgio, proprio vero?
Giorgio - Ma pap, tu lo sai meglio di me.
Don Ciro - Che cosa so io?
Giorgio - Che qui non possibile esercitare la professione.
Don Ciro - Io ve l'ho esercitata tutta la vita. Dava poco, ma con quel poco ho potuto mantenere i miei figli agli studi.
Giorgio - Non dico in questo senso.
Don Ciro - Meno male, perch saresti il primo della nostra famiglia a pensar di fare della professione il1 mezzo di arricchire. La professione dev'essere il mezzo per vivere degnamente e qualche volta duramente la propria vita, come l'utensile per l'artigiano, come la terra pel contadino. Questa la verit per la quasi universalit dei tuoi colleghi. Il medico che vuole arricchire nasconde quasi sempre un ciarlatano.
Giorgio - T'ho detto che non per questo.
Don Ciro - Tanto meglio. Non ne parliamo pi. E allora perch?
Giorgio - Ma a che serve qui, tutto quello che ho studiato? Ed ho studiato pap! Tu stesso hai sentito pi il bisogno di aprire un libro di medicina? Eh, no! pap, confessalo. Tu hai imparato Dante a memoria; hai ripreso l'algebra; hai studiato botanica, sei arrivato fino all'astronomia. Perch? se non perch ti erano inutili i nostri libri?
Don Ciro - Perch dopo anni di speranze e di illusioni ho compreso che spesso, se non quasi sempre, la funzione nostra quella di suscitare energie morali nel letto e intorno al letto dell'ammalato. Perch spesso, se non quasi sempre, non possiamo dare altro ; niente altro! S, so benissimo che si pu esercitare in altro modo. Sostando due minuti presso il letto dell'ammalato, e scappando via subito, perch l'automobile attende col motore acceso, e delegando ai gabinetti ogni esame-Esame del sangue, esame dell'urina chimico e microscopico, esame delle feci, esame del tampone. Ottimo metodo, certo; ma che forse costa troppo al malato! Ma da quando ho personalmente visto morire di polmonite donna Olimpia Sabelli, intorno al cui letto erano in permanenza due professori, ed ho visto guarire di polmonite doppia il nostro vecchio Lorenzo, nella sua capanna di pastore sulla montagna, mi sono persuaso che il pi delle volte la guarigione dipende da un elemento che ci sfugge del tutto, e che il pi delle volte vale meglio un nostro sorriso, una nostra parola di speranza, magari una bugiarda assicurazione, che tutto l'armamentario di aghi e di siringhe. Ma quella parola e quel sorriso debbono essere dati dal dottore per cui si senta stima, s, ma soprattutto affetto; che sia stato da tempo l'amico, prima di diventare il medico.
Giorgio - Ecco, vedi: anche tu, cos, convieni che tutto quello che ho studiato mi mutile qui!
Don Ciro - Prezioso, invece; se anche una volta sola pu metterti in grado di salvare una vita. Ma necessario, in ogni caso, appunto perch il tuo sorriso, la tua parola di speranza siano, per il malato, rivestiti dell'autorit e della suggestione che possono ridare speranza e volont di vita. Cos io sono stato l'amico e 1 fratello dei miei clienti e molti mi sono fedeli anche oggi, che sanno come io non ho pi occhi per scrivere, ne per leggere.
Giorgio - Questi? I nostri contadini? Ma al Mago sono fedeli. Il Magarone di Morr raccoglie cento volte pi di me.
Don Ciro - E tu credi di non incontrarlo in citt? Vestito in altro modo; con altra eloquenza, e perci pi pericoloso? Il medico che scrive ricette di una pagina? E quello che prescrive specialit che sa perfettamente inutili? E quello che trasforma una volgare tonsillite in difterite? E quello che rida le forze della giovent, ecc., ecc., che non si finirebbe mai? Ma guarda certe quarte pagine nelle quali trionfa la ciarlataneria dei ritrovati pi moderni, e pi impressionanti, e dimmi che cosa sono in paragone le povere pratiche magiche di un ignorante del nostro paese. E poi, ti sembra missione poco degna e poco nobile la lotta contro questa menzogna? Restare qui, e convincere questa povera e buona ed onesta gente che la medicina non magia. Che questa sottomissione alla ignoranza pi abbietta, e che quella rappresenta la lotta pi lucida e pi nobile dello spirito umano? Vedi, io non ti parlo di me, dei miei personali sentimenti, di quello che tua madre ti dir forse con gli occhi. (Non voglio che tu ti decida per ragioni di sentimento. Tanto se tu ami quella ragazza non ci sar sentimento che potr resistere a questo. Ma se davvero quella che credo, e ti ama, forse potr anche comprendere quello che tu sei per la tua casa.
Giorgio - Pap, io sento che la mia vita mi chiama altrove, ma far quello che tu vorrai. Te lo prometto e sii sicuro di questo.
Don Ciro - Ed io ti ringrazio, ed accetto la responsabilit di una decisione. Forse non ci siamo detti tutto. In questo momento il cuore pesa troppo a me, e forse anche a te. Va da tuo zio. E' un po' strampalato ma ti vuol bene. Sei stato duro con lui!
Giorgio - C' Alda laggi che ha capito ed aspetta... Non posso lasciarla andar via cos.
Don Ciro - L'ami molto?
Giorgio - Molto, pap.
Don Ciro - E va da lei, figliuolo, e dille quello che ti ho detto. (Giorgio va via. Don Ciro appoggia il gomito sul parapetto della terrazza, fissa la montagna mentre durante il precedente dialogo la sera lentamente scesa. Poco dopo, timidamente, Alda; prende dalla sedia su cui li aveva posati il mantello e la cuffia; si avvicina al dottore. Questi la sente, ma resta immobile).
Alda - (quasi sottovoce) Dottore, siete irritato con me?
Don Ciro - No! guardo le montagne.
Alda - Anch'io le amo le vostre montagne.
Don Ciro - Lo so, lo so. Per andarci su in comitiva con gli sci e la colazione nello zaino.
Alda - Eh, si deve pur fare colazione. Ognuno ama come pu.
Don Ciro - E' proprio cos: come pu.
Alda - E non posso mica mettermi a far riverenze da lontano appena appare una montagna.
Don Ciro - Non scherzare. Lo so che il tuo scherzo come un'ultima lusinga. Ma io volevo dirti una cosa un po' triste. Volevo dirti che tu non puoi amarle le montagne come chi ci nato accanto, e devi capire che cosa voglio dire. Tu l'ami per lo sport. Noi nati qui l'amiamo come la rondine ama la gronda, sotto cui ha attaccato il nido. Tu la montagna l'hai vista la prima volta, quando ti hanno portata in torpedone sul Terminillo. Quando da casa tua ti affacci, tu non vedi che balconi, finestre e una fetta di cielo sulla tua testa.
Alda - 'No, ho la casa sul Lungotevere! Ho innanzi il fiume, e cielo quanto ne voglio.
Don Ciro - Non scherzare, ti ripeto.
Alda - Non voglio che abbiate un'idea sbagliata della mia casa.
Don Ciro - E tu goditi il tuo fiume, ma io da quando son nato ho avuto innanzi agli occhi la solennit di quelle cime, e sono state per me come i campanili e le cupole della tua citt. Ne ho imparato i nomi da bambino, come s'imparano i primi nomi necessari della vita: padre, madre, pane. Non ho atteso la moda degli sci per conoscere i pericoli e le bellezze della montagna. E sempre, la sua gioia dei mattini sereni, stata la mia stessa gioia, la sua divina tristezza della sera, la mia stessa tristezza; come se la montagna ed io fossimo le stesse cose, le stesse creature, fatte della stessa materia, animate dello stesso spirito; bisognoso ora di scrosci d'acqua e di sinfonie di venti, ora del silenzio vasto, solenne, che si stende, come un velluto, sulle cose, quando la montagna prega! Io ho conosciuto Dio dinanzi a questo altare; dinanzi ad esso ho pregato e nelle ore del tormento, del dubbio, da quelle cime m venuto il consiglio della saggezza, della tenacia o della rassegnazione. Le mie montagne! Chi ha ragione? Voi che mi tenete qui, o la voce che viene di l da voi, dalle lontananze d'oltre questo orizzonte? (Chi ha ragione? Questo mio cuore che vorrebbe mio figlio accanto a me per sempre, o il cuore di mio figlio che va al di l di voi e al di l di voi sente la sua felicit? Chi ha ragione? Questo mio cuore che cos grave di ricordi, di dubbi, di rimpianti? ; o questo piccolo cuore di donna che pieno di speranza, di sicurezza e di audacia? E voi, o montagne della mia gente, se per me vi tendete le mani l'una all'altra, in catena, per dirmi: Resta resta, perch mostrate a mio figlio il cielo che sopra di voi, per dirgli: Di l, di l, altro mondo, altra vita ? Perch dite a me: Resta ? Perch dite a. lui: Cammina ? Non lo so, non lo so, ma certo che mai, l'ombra scesa nella valle pi trista e pi fredda di questa sera.
Alda - (umilmente, col pianto nella voce) Dottore, perdonatemi. Io sono una piccola sciocca, s, proprio una piccola sciocca! Ma ora l'anima mia ha capito, credetemi.
Don Ciro - Va, va, lascia che capisca io, quel che vuole veramente l'anima mia.
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
(La stessa scena del secondo atto. Giorgio in piedi, appoggiato al parapetto, quasi nello stesso punto in cui era il padre alla fine del secondo atto. Giannina gli accanto, seduta, con un piccolo telaio di ricamo a mano).
Giannina - Ieri sera pap restato qui in terrazzo fino a tardi.
Giorgio - L'ho visto.
Giannina - Dov'eri tu?
Giorgio - Gi nell'orto. Non potevamo dormire nessuno dei due. E tu?
Giannina - (ironica) Oh! io non ho pi nulla da chiedere alle stelle.
Giorgio - Sei mai stata innamorata tu?
Giannina - Naturale!
Giorgio - Ebbene?
Giannina - Niente! Fin cos!
Giorgio - Racconta.
Giannina - Cominci cos... fin cos! Che bella storia! eh?
Giorgio - Chi era?
Giannina - Non l'ora dei fantasmi questa. Non vedi che sole?
Giorgio - Come sei! Chi sa quanto gli hai voluto bene, e neanche a me hai detto mai nulla.
Giannina - C'era tanto poco da dire. Part; promise di tornare, ed ormai non l'aspetto pi. Ecco tutto.
Giorgio - Non era degno di te.
Giannina - Ma no! La lontananza! Perci ti dico: Se vuoi bene a quella ragazza sposa e parti .
Giorgio - E pap? Mi sembrerebbe di commettere un tradimento.
Giannina - Se resti, la tua vita che tradisci. Pap verr il momento che perdoner; la vita non perdona mai.
Giorgio - Si direbbe che ti dispiaccia che io resti qui.
Giannina - E dovrebbe essere il contrario, vero?
Giorgio - Certo; se io restassi, saresti pi libera di andartene tu.
Giannina - Se anche partissi tornerei dopo un mese. E' inutile, Giorgio: questa la mia sorte. Sono come un uccello di passo chiuso in gabbia. Quando i suoi compagni partono si rompe la testa contro le grtole, ma resta l.
Giorgio - Non c' nessuna gabbia intorno a te.
Giannina - Le gabbie pi forti sono quelle che non si vedono. Le altre si possono spezzare; quelle no! Io debbo restare qui, accanto ai vecchi. Ma se tu partirai mi sembrer che tu porti un pezzetto dell'anima mia nella tua valigia. Proprio, tra le calze e la camicia, un pezzetto dell'anima di tua sorella.
Giorgio - Quando parli, spesso non so se hai voglia di ridere o di piangere.
Giannina - Il bello che non lo so nemmeno io. Ma, intanto, una cosa sicura.
Giorgio - Che non piangi.
Giannina - Ecco! (Una pausa). Roma da quella parte, vero?
Giorgio - Non lo sai?
Giannina - Non l'ho mai domandato a nessuno.
Giorgio - Curioso! E perch?
Giannina - Toh! Perch non ho voluto. Che c' di curioso?
Giorgio - Ah! ho capito! Io, invece, l'ho voluto sapere fin da quando ero piccolo. Sai la strofetta che ci cantavano mettendoci a cavalluccio sul ginocchio? Ah! Ah! Ah! attacca, cocchiere, che a Roma si va!...
Giannina - (con qualche tristezza, pur scherzando): Metti la sella, la briglia alla mula. Attacca, cocchiere, ch' uscita la luna!
Giorgio - Io domandavo sempre: dov' Roma? Allungavano il braccio e rispondevano: l; come se fosse in una lontananza di favola. Ora, ne so anche le strade. L, vedi; - (accennando a destra) Monte Corno; si passa l sotto, per la Salaria, vicino ad Aquila; oppure di l (accennando a sinistra) attraverso la gola di Popoli e la montagna di Forca.
Giannina - E il mare?
Giorgio - Pi in l di Roma, ma poco; meno che di qui all'Adriatico: molto meno.
Giannina - E' vero che dalla cima di Monte Corno si vede Roma?
Giorgio - Dicono di s. (Una pausa. 1 due sono come assorti in una visione che va oltre le cime che chiudono lorizzonte). Senti: se io andassi a Roma, terrei una camera sempre pronta solo per te.
Giannina - (come per celiare, ma si sente che non tutta celia soltanto): Ahi Ah! Ah! attacca, cocchiere, che a Roma si va! Scemenze!
La voce della Madre - Giannina!
Giannina - Sono qua, mamm, sul terrazzo. (Sulla soglia della comune donna Elisa).
Donna Elisa - Ah! Giorgio: ci sei anche tu? Ti credevo nello studio.
Giorgio - Mi hai cercato?
Donna Elisa - S. Volevo sapere quel che ti ha detto tuo padre. Sono sicura che non ti ha detto ci che per lui l'affanno maggiore.
Giorgio - Lo so. Non me l'ha detto per orgoglio.
Donna Elisa - Forse. Ma io quell'orgoglio non l'ho: e non voglio tu creda che ci che non detto non esista.
Giannina - Ma scusa; Giorgio ha dichiarato che far quello che vorrete voi. Mi pare che non gli si possa chiedere di pi.
Donna Elisa - No; egli non deve restare qui soltanto per obbedire ad un obbligo.
Giorgio - E per che altro, mamm?
Donna Elisa - Ecco: vedi. Tuo padre ti ha parlato soltanto di convenienza, di esercizio professionale.
Giannina - Oh, l'esercizio professionale... non mi far ridere, mamm...
Donna Elisa - Appunto... poich questo ti fa ridere... Giorgio ha l'impressione che gli si domandi un sacrificio inutile. Ma non questo, non questo che deve deciderlo.
Giannina - Ma Giorgio, ha gi deciso, mamm.
Donna Elisa - E tu credi che tuo padre accetter che resti qui se gli vedr sulla faccia un'aria di rassegnazione e di scontento?
Giorgio - Non vorrai che mi metta a ballare, no, mamm?
Donna Elisa - No. Capisco la tua tristezza, tutta quanta la capisco; ma vorrei che fosse serena, illuminata, ecco, illuminata da quello che non ti si detto, che tu non puoi sentire per tuo conto.
Giorgio - Eh! mi pare che pap ha illustrato tutto. Ma s, s, ha tirato fuori un'eloquenza che non gli conoscevo, per distruggere ogni mia illusione.
Donna Elisa - Ti ha parlato di quello che tu potevi pi facilmente capire; non ti ha parlato del suo vero sentimento, del suo bisogno.
Giorgio - Bisogno?
Donna Elisa - Anche bisogno. Quando tuo padre si laure aveva forse le tue stesse speranze.
Giannina - No, no, mamm, non dir questo.
Donna Elisa - Perch?
Giannina - Perch non vero. In quel tempo il mondo era tutto qui. Un viaggio era un avvenimento da registrare nella storia. E non c'era la radio.
Donna Elisa - Non ti capisco, Giannina.
Giannina - Forse tu non mi puoi capire. Ma per me ogni volta che apro la radio mi pare di essere l a Roma. Se chiudo gli occhi ho proprio l'impressione che, se stendo la mano, posso toccare le cose intorno a me. E appena cessa la trasmissione, subito, immediatamente le montagne balzano all'orizzonte, e tutto ridiventa lontano, lontano, lontano. Ma quella sete di altri paesi resta in fondo all'anima. .
Donna Elisa - A me, non fa quest'effetto.
Giorgio - Si capisce, mamm, che non pu farlo a te. Ma Giannina ha ragione, proprio cos. Perci, anche per questo, che il meno, pap non pot sentire il mio tormento di oggi.
Donna Elisa - Io non so, se pot sentire quel che dici tu. Ma certo che il suo professore scrisse da Napoli, qui in casa, che se tuo padre fosse restato a Napoli, gli avrebbe garantito un sicuro e magnifico avvenire.
Giannina - E perch pap non accett?
Donna Elisa - Perch, a quel tempo, la casa era ancora la casa, per chi c'era nato dentro. Egli era il maggiore dei fratelli, la terra rendeva troppo poco, e tuo nonno non aveva i mezzi per tirar su gli altri figli.
Giorgio - Ma io sono il minore dei fratelli e non c' pi nessuno da tirar su.
Donna Elisa - Ma tuo padre gi non pu pi leggere, fra qualche anno forse non potr pi vedere del tutto, che Dio non voglia!
Giorgio - Noi potremo provvedere a tutti i vostri bisogni. Questo s che il nostro dovere di figli.
Donna Elisa - E voi lo compireste e largamente, e con tutto il cuore. Ne sono certa. Ma tu credi che sia lo stsso? Che abbia lo stesso valore e lo stesso significato, godere dell'agiatezza che deriva dal lavoro di un figlio, il quale nella stessa nostra casa, la parte pi viva della stessa famiglia, e ricevere, invece, ogni tanto, una rimessa di danaro fatta attraverso le mani del procaccia? Non ti sembra che sarebbe come ricevere una elemosina, come una pensione di un impiegato che avesse raggiunti i limiti di et?
Giannina - Ecco il sentimento che guasta sempre tutto, e deforma sempre la verit! L'elemosina, la pensione! e siate pi vicino alla realt, Dio benedetto! Sarebbe l'aiuto che i figli danno al padre, che ha lavorato tutta la vita per loro. Una restituzione in minima parte.
Donna Elisa - S, s. Ma questa minima restituzione, come tu dici, pesa spesso a chi la d, sempre a chi la riceve. Ma non tutto quello che volevo dirti, e che tuo padre non ti avrebbe mai detto. Che faremmo noi tutti, quando qui fossimo restati tuo padre, tuo zio Giovanni ed io? Perch anche Giannina verr il momento che se ne andr.
Giannina - Tu sai che non vero, mamm.
Donna Elisa - Ma se non vorrai tu, sar tuo padre a costringerti al concorso.
Giannina - Mi far bocciare.
Donna Elisa - Preferisco che tu te ne vada. Pap perdonerebbe tutto, e non questo.
Giannina - E va bene; vincer il concorso. Servir come un titolo; ceder il posto a chi sta peggio di me; ma rester qui. Fosse stato subito dopo il collegio, beh, forse, ma oramai ho rimesso radici qui; un trapianto sarebbe pericoloso.
Donna Elisa - Eh, Giannina, il sentimento tu dici che ti fa schifo, e cos, senza parere...
Giannina - No, mamm, non mi far credere che sia una questione sentimentale questa. E' un'altra cosa.
Donna Elisa - Sia!, vuol dire che saremo in quattro,- in questa casa che fatta per venti persone. Saremo in quattro a girarci dentro per le camere deserte; noi tre a diventar decrepiti e tu, Giannina, ad invecchiare.
Giorgio - Ma scusa, mamm, se io resto qua, tu credi che non si invecchierebbe lo stesso?
Donna Elisa - S, ma non ce ne accorgeremmo; avremmo ancora una ragione di vivere.
Giorgio - Quale?
Giannina - Ma non l'hai capita ancora? I nipoti! Perch lei muore dal desiderio di riavere bambini da lavare, da spupazzare tutto il giorno, da cullare la notte vicino al letto suo; e pap non vede l'ora di ricominciare ad insegnare aritmetica e grammatica latina. Questo tutto, Giorgio; l'affare del bisogno una scusa. Anche soli potremmo vivere, sta tranquillo.
Donna Elisa - Forse, hai ragione, questo tutto. Ma per noi davvero tutto.
Giorgio - E non potremmo tornare noi, ogni tanto, e portarveli questi nipoti?
Donna Elisa - Non la stessa cosa, Giorgio, oh, no! Anzi, quando qui si fosse fatta l'abitudine al silenzio, il chiasso dei bambini, il disordine inevitabile, credo darebbe fastidio pi che gioia. Ad altri avvenuto cos. Perch non si ama veramente che coloro che ci crescono accanto; solo cos, credo che si possa sacrificare notti intere vicino ad una culla, perch il bambino abbia qualche ora di sonno. Solo cos raccogliere sorridendo la cosa pi cara che egli abbia rotta giuo-cando. E, qualche volta, il cuore.
Giorgio - Ed allora, mamm?
Donna Elisa - Tu non puoi rinunziare ad Alda?
Giannina - Eh! Per te, mamm, la soluzione subito trovata.
Giorgio - Non posso pi.
Donna Elisa - (allarmata) Che cosa? Perch?
Giorgio - No, no, non pensare a niente che non sia la onest stessa. Alda io l'ho tenuta tra le braccia tante volte, ho sentito la sua semplicit, la sua buona volont, la sua salute, e mai una volta ho avuto un'idea che non fosse soltanto di tenerezza. L'uomo innamorato pi dell'innocenza di una donna che della sua bellezza, e si pu essere nate in citt e restar pure ed innocenti ; si pu essere stati insieme soli, ci si pu essere baciati senza aver pronunciato una parola sola che offendesse la soavit di quel momento, fatta di anima soltanto. Anche tra noi, i calunniati giovani di oggi. Lo sai quando io ho veramente sentito di amarla, e che l'amore era davvero per sempre? (Le due donne si sono avvicinate a Giorgio e formano gruppo nell'angolo sinistro della scena, volgendo il dorso al fondo di essa. Dalla porta di fondo, mentre Giorgio diceva lultima battuta, entrato lo zio Giovanni. Egli ha sul braccio un soprabito estivo; in bombetta, ed ha in mano una valigia. A vedere il gruppo si ferma ed ascolta).
Giorgio - Quando fui malato di tifo! Fu pi grave di quanto voi abbiate saputo.
Donna Elisa - E non ci chiamasti!
Giorgio - Io dettavo i telegrammi, ma Alda non li spediva, perch credeva che, se fosse venuto qualcuno della famiglia, la cosa sarebbe diventata subito pi grave. Per superstizione, ecco. Non bisogna volergliene. E' fatta cos. Modernissima fino alla punta delle unghie, ancora credente in tante cose inverosimili.
Giannina - O non fu perch temette che la presenza nostra avrebbe impedito?...
Giorgio - No, no. Nessuno pot allontanarla dal mio letto; n la zia, n la governante, n il padre; nessuno. E neanche la notte. L'infermiera dormiva, era lei la mia infermiera, infaticabile, sempre pronta. Quando un giorno mi aggravai e il dottore le disse di aversi riguardo, perch il contagio era possibile, volle baciarmi sulla bocca. E fu la prima volta. Quando mi riebbi da un collasso, la prima cosa che vidi, fu la sua faccia curva su di me, ma viva, sorridente, come una promessa sicura di guarigione. E quando fui convalescente mi cant tutte le canzoni che sapeva, a mezza voce, con la faccia sul guanciale, accanto alla mia. Non si stancava di cantare, e io non mi stancavo mai di chiedere, con l'egoismo del malato: la sua voce... ed io vedevo paesaggi sereni, strade bianche, marine tranquille; e anche nel sogno io ero con lei, sempre con lei. Fu allora che compresi che la mia vita non potevo viverla che con lei, oppure solo. Dopo la laurea, tornato qui, ho cercato di dimenticare, ma ora mi impossibile. Credi, mamm, impossibile! (Giovanni sul cui <viso son passati i pi diversi sentimenti dall'ironia alla commozione, posa la sua valigia).
Donna Elisa - E allora, che venga qui; che diventi nostra figlia, nella nostra casa. Anche qui ci si pu amare completamente; come io e tuo padre ci siamo amati.
Giannina - Mamm, tu credi davvero?
Donna Elisa - Lo so che un errore, lo so. Ma proviamo. Se non sar proprio possibile...
Giorgio - Restare qui, mamm? Ma Alda, a Roma, col nome del padre, ha una posizione morale e, se vuole, professionale di primo ordine, mentre io qui dovr uccidermi dalla mattina alla sera.
Zio Giovanni - (scoppiando) Idiota! Idiota! Triplice, quadruplice idiota!
Donna Elisa - Giovanni, ti prego. Abbiate un poco piet anche di me, che sto soffocando qui dentro tutto, tutto, tutto - (picchiandosi a mano aperta sul petto).
Giannina - Tu volevi partire, zio Giovanni? E parti.
Giorgio - Vuoi costringermi a mancarti di rispetto, zio Giovanni?
Zio Giovanni - Mancami di rispetto. Ti impongo di mancarmi di rispetto.
Giorgio - Mi ci stai tirando per i capelli.
Zio Giovanni - Esigo che mi si manchi di rispetto. Chiamami idiota.
Giorgio - Ma chi idiota?
Zio Giovanni - lo! io! Giovanni Raimondi, R. Notaio in pensione! Giorgio, tu devi sposare quella ragazza, altrimenti io ti diseredo. Non avrai un soldo da me se non la sposerai. Sarebbe uno scand... No. Quell'imbecille di tuo padre mi ha tolto anche il gusto di gridare allo scandalo. Sposa quella ragazza, Giorgio.
Giorgio - Ma io non chiedo di meglio, zio Giovanni.
Zio Giovanni - E' adorabile!
Giannina - Ma come, ieri, non pi tardi, tu trovavi odiosa perfino la vernice delle poltrone!
Zio Giovanni - Giorgio, in fondo all'anima di tuo zio c' un rubinetto... no, dico meglio, c' una fontanella che non ha dato mai acqua. Non che non ne avesse ; un fiume, un fiume, ne aveva; ma nessuna bocca mai s' avvicinata per bere. Ed io sono restato cos e qua dentro mi s' raggrinzita l'anima. Notaro; notaro; notare E istrumenti, e rogiti, e testamenti e repertori. Solo notaro sono stato. Ma ora ch' successo? Ch' successo? La fontanella ha cominciato a dare acqua. Un giardino, l'anima di tuo zio diventer un giardino.
Giannina - Ma allora? Perch fino a ieri?
Zio Giovanni - Perch mi pareva che quella ragazza ci prendesse in giro. Mi pareva falsa ed era sincera, mi pareva leziosa ed era una bambina. Mi pareva che si burlasse di noi, ed io restavo notaro, notaro in pensione. Ma ora ho sentito! Ed ecco che il rubinetto, no, la fontanella d acqua. Elisa, quella ragazza del nostro legno, no, dico, della nostra pasta, s, insomma voglio dire che quando sar il momento, sapr essere forte, come te, cognata mia. Ora scherza, dice macch, fa le smorfiette, ma quando Giorgio ebbe il tifo... oh! ma badate che fu magnifico! E domani quando avr la polmonite...
Giorgio - Non mica necessario, zio.
Zio Giovanni - Putacaso, putacaso, quella ragazza... Oh! dico, s, sar magnifica. Ed io, idiota, non l'avevo capita. Sposala. E se quel cretino di mio fratello non vuole, gli avvelener le giornate ora per ora. E' un tesoro. La pregher di dipingere in verde anche le sedie del mio studio. E che metta le gale a tutti i lumi della casa. Giorgio, sposa quella ragazza! Il cuore di tuo zio s' rinverdito. Non si pu ingannare pi. Squisita! Adorabile! (Suono di tromba dalla strada) E' il postale. Ma non parto pi. Anzi vado a letto. Sono troppo commosso, troppo emozionato. Avr una colica; certo. Nulla peggio dell'emozione per questo. Giannina, ti prego una borsa d'acqua calda. (Esce).
Giannina - Cominciano le opere assistenziali.
Donna Elisa - E chi ci capisce niente?
Giannina - Manicomio!
Giorgio - Povero zio Giovanni! Che si senta male davvero? (Fa per uscire, ma sulla soglia s'incontra con un vecchio ancora vigoroso. Ha i pantaloni corti che gli arrivano sotto i ginocchi. Calze bianche e lunghe, giacca di velluto, corpetto rosso. E' senza cravatta, ma la camicia col collo rovesciato nitida).
Giorgio - Oh, zio Antonio! Mamm, zio Antonio! Come sta il discendente diretto dell'antico ceppo?
Zio Antonio - Bene; e tutti i miei in buona salute, grazie a Dio. Qui da voi?
Giannina - Tutti bene, zio Antonio. Come va questa visita improvvisa?
Zio Antonio - Sono venuto per parlare un momento con don Ciro.
Donna Elisa - E sempre don Ciro lo chiami! Non ti parente?
Zio Antonio - Lo stesso sangue, si capisce. Ma lui medico ed io pastore.
Giannina - E che significa?
Zio Antonio - Non mi pare buona creanza. Non c'?
Donna Elisa - S, c'. E' in camera sua: lo chiamo.
Zio Antonio - Vi ho portato un agnello, l'ho lasciato di l.
Donna Elisa - Grazie. Ma perch disturbarti sempre?
Zio Antonio - Eh! Sempre! vengo una volta all'anno e anche meno.
Donna Elisa - Vieni troppo di rado, e porti sempre troppo. Dammi permesso. (Esce).
Giorgio - Ed anche a me. Avverto zio Giovanni che sei venuto.
Zio Antonio - Il comodo vostro: il comodo vostro. (Giorgio esce).
Giannina - Perch non siedi, zio Antonio? Gradisci un caff o un bicchierino di centerbe?
Zio Antonio - Grazie. Ho da ripartire subito, la casa lontana e la mula mi zoppica un po'.
Giannina - Eh, il tempo per prendere un caff. Ecco pap. (Giannina esce).
Don Ciro - (entrando) Antonio, oh, che bella sorpresa, se sei venuto per una cosa buona. Come stai?
Zio Antonio - Bene, grazie a Dio. E tu? L'ultima volta ti lagnavi degli occhi.
Don Ciro - Ci vedo poco, cio non ci vedo a leggere, ecco.
Zio Antonio - Eh, tu hai sempre guardato troppo il nero sul bianco.
Don Ciro - Tu invece non l'hai guardato mai, e perci scommetto che vedi ancora una pernice sulla cima della montagna.
Zio Antonio - La vista grazie a Dio ancora buona. Giuditta invece la cruna dell'ago non la trova pi.
Don Ciro - Ma per il resto bene, no?
Zio Antonio - Una csara. Sono venuto a riportarti quei soldi.
Don Ciro - Te li ho richiesti io?
Zio Antonio - Levarsi un debito levarsi un dente cariato. Eccoli qua. (Tira fuori dalla tasca interna della giacca un piccolo involto di carta). Contali.
Don Ciro - Non li hai contati tu?
Zio Antonio - Li ho contati e ricontati.
Don Ciro - Perci inutile. (Pone l'involto in tasca) Vuoi che ti faccia una ricevuta?
Zio Antonio - Che forse te l'ho fatta io quando me l'hai dati? No! E allora?
Don Ciro - Come vuoi tu. E' andata bene quest'anno eh?
Zio Antonio - No, ma ho venduto le pecore.
Don Ciro - Hai venduto le pecore?
Zio Antonio - Non rendevano pi. E poi i miei figli partono.
Don Ciro - E dove vanno?
Zio Antonio - In Africa Orientale.
Don Ciro - In Africa?
Zio Antonio - S, nell'Impero. Hanno fatto i conti loro. Laggi stanno meglio.
Don Ciro - E che faranno?
Zio Antonio - Tutto quello che c' da fare, ma credo che lavoreranno la terra. Cos mi hanno detto.
Don Ciro - Partono tutti quanti?
Zio Antonio - Eh, s, tutti quanti.
Don Ciro - E tu?
Zio Antonio - Come io?
Don Ciro - Tu con chi resti?
Zio Antonio - Con Giuditta: con chi vuoi che resti? Io sono troppo vecchio per partire. I figli invece hanno la febbre.
Don Ciro - E tu li lasci partire cos?
Zio Antonio - Eh, che debbo fare? Hanno tutti pi di vent'anni. Laggi trovano la terra pi buona di quei pezzetti che abbiamo noi in montagna; dove, qualche volta, lasci la terra e, dopo, se piove, trovi la pietra nuda. Il governo li aiuta. Partono e fanno il bene loro, come di giusto.
Don Ciro - Come di giusto? Solo il diritto loro esiste? Solo quello del figlio? E quello del padre no? Soltanto loro debbono pensare al meglio della loro vita e noi no? Noi neanche a quel poco di bene che la vita ci pu dare ancora?
Zio Antonio - Ma scusa, vuoi mettere i figli che hanno da campare chiss quanti anni, e noi che abbiamo quasi finito il tempo nostro? Quelli contano di pi, si sa.
Don Ciro - E tutto quello che abbiamo dato a loro? Tutto noi abbiamo dato, tutto. E che ne riceviamo, se se ne vanno? Niente! Lo strazio di saperli lontani.
Zio Antonio - E beh, quello che abbiamo dato a loro essi lo daranno ai figli loro. E' legge di natura.
Don Ciro - Ma con tuo padre, tu non hai fatto cos! Con i vecchi nostri non abbiamo fatto cos! Allora non era legge di natura!
Zio Antonio - Eh, cugino, quando la terra non basta se ne deve cercare un'altra! Vuol dire che, qualche volta, non c' la forza e si resta a campar male per non campare peggio! Adesso la sementa nostra s' fatta pi gagliarda e, si capisce, mette radiche pi lontano. 'C' un'erba sulla montagna che le pecore non toccano. E' un'erba forte. Un anno ne vedi solo quattro o cinque piante, tutte in gruppo, mezzo nascoste, come se avessero paura. L'anno dopo di piante ne trovi cento in due o tre posti. Dalle tempo e ti copre mezza montagna. Cos la razza nostra. E' legge di natura, ti dico.
Don Ciro - Ma tu e Giuditta come restate?
Zio Antonio - Come piace a Dio, cugino, come piace a Dio!
Don Ciro - E la casa? Casal Raimondi! Fatta di pietre strappate col piccone, ad una ad una, alla montagna? portate a spalle ad una ad una? La casa con le fondamenta sulla roccia viva e il tetto a guardare lontano nella valle? Allora non era stata fatta per sempre? Per nascervi e morirvi dentro? Per impararvi i giovani quello che gli altri hanno trovato di bene e di male lungo il cammino? Per impararvi i figli le canzoni dell'amore e i lamenti del lutto che vengono da lontano, non si sa da dove e da quando? Dove le nuore e i bambini restavano come in una fortezza, mentre gli uomini scendevano ai pascoli nella terra di Puglia, ai primi freddi, e tornavano alla montagna nostra in primavera, e la casa la lasciavano l tutta chiusa e colma di ciocchi di quercia, e la ritrovavano a maggio fiorita di gerani e di violaciocche ad ogni finestra? Allora tutto questo non era vero per sempre? Allora a Casal Raimondi si pu chiudere la porta, voltarle le spalle e gittare la chiave in un crepaccio?
Zio Antonio - Cugino, tu sei stato un po' sempre cos, scusami sai, forse m'ardisco troppo, ma vero che sei stato sempre pi poetante che dottore. Del resto nella razza nostra c' sempre stato qualcuno come te. Tu parli della casa antica; come se fosse Castel del Monte nella Puglia. Tu non l'hai vista dopo il terremoto di Avezzano. Ce ne vorrebbero di migliaia di lire per rimetterla su sul serio. E figli, grazie a Dio, ne ho assai; non c'entrano pi! Troveranno le pietre per le loro case, sta tranquillo. E si porteranno le canzoni e il lamento della montagna nostra, e saranno la sementa nostra, la sementa gagliarda della razza che si spande per il mondo. Tu sei poetante cugino. Ti ricordi come diciamo noi per dirci addio?
Don Ciro - Che c'entra questo, Antonio, che c'entra?
Zio Antonio - E invece c'entra. Gli altri, di altri paesi, si dicono: Addio: arrivederci: statti bene, ecc., ecc.. Noi, qua da noi, diciamo: Sta' in cervello. E questo mi pare che il saluto pi bello di tutti.
Don Ciro - Perch? Ti pare che il cervello mio non funzioni?
Zio Antonio - Ah, cugino, tu sei il fiore pi galante che fiorito sulla pianta nostra.
Don Ciro - Ma il cervello non ti pare buono.
Zio Antonio - Sai com'? Ma non t'arrabbi?
Don Ciro - Di', di', come ti pare?
Zio Antonio - Mi pare come la cima di Monte Corno
Don Ciro - Eh, perdio! cugino!
Zio Antonio - Cos mi pare. Certe volte, bella, chiara, spicca sul cielo turchino, che se allunghi la mano la tocchi; certe volte si mette una nebbietta intorno che quasi niente, un fumo, e intanto la cima a volte la vedi e a volte no; s'infosca.
Don Ciro - Ed oggi, come ti pare? Infoscata, vero?
Zio Antonio - Cugino, ho la mula che mi zoppica un po'. Debbo passare dal maniscalco.
Don Ciro - Ho capito. C' la nebbietta; un po' di fumo eh?
Zio Antonio - Cugino, debbo andare.
Don Ciro - Ma il caff, almeno te lo prenderai, no? (Chiamando) Giannina, Elisa, il caff per zio Antonio
Giannina - Pronto! Aspettavo Graziella per... (Entra col vassoio e versa il caff) Ma cos in piedi? Non vi volete accomodare un momento?
Zio Antonio - No; bevo in un sorso e vado via-La strada lunga. Ma torner presto, se Dio vuole e la Madonna!
Giannina - Ma il sole cala tardi ora. (Al padre) Pap, c' Alda.
Don Ciro - C' Alda?
Giannina - Dice che ha dimenticato di dirti una cosa.
Don Ciro - Cugino, fammi un ultimo piacere; un momento solo. La ragazza che sta per entrare in progetto per il mio figlio. Guardala; e fammi cenno di come la trovi; se crdi che sia adatta per lui o no.
Zio Antonio - Posso capire questo io, don Ciro?
Don Ciro - Eh, cugino, come lo capisci tu, a colpo d'occhio, non lo capisce nessuno. (A Giannina) Falla entrare.
Alda - Dottore, buona sera.
Don Ciro - (serio) Buona sera.
Alda - Ho da dirvi una cosa, ma... a voi solo.
Don Ciro - Sta bene. Allora, cugino, buona notte.
Zio Antonio - (fa l'atto di attorcigliarsi i baffi- spalancando gli occhi come per dire che Alda di qualit superiore) Sta' in cervello, cugino!
Giannina - Vi accompagno, zio Antonio. (Escono)
Alda - E' un vostro parente?
Don Ciro - Non so pi in che grado; ma siamo della stessa pianta. Lui nato e cresciuto proprio vicino alle radici.
Alda - Come vestito!
Don Ciro - Qualche vecchio da noi veste ancora cos. Che cosa c' di nuovo? Hai saputo tutto, vero?
Alda - S, e perci volevo dirvi una cosa che nessuno ha detto ancora.
Don Ciro - Sentiamo.
Alda - (prima con qualche timidezza e poi risolutamente) E' un progetto che sarebbe tanto bello, sapete?
Don Ciro - Li conosco i tuoi progetti; sono sempre molto belli.
Alda - Oh, ma questo! Ecco: non potreste venire a star con noi in citt?
Don Ciro - Infatti, anche questo un bellissimo progetto. Ma anche questo fuori della realt.
Alda - Scusatemi, perch?
Don Ciro - Perch io non voglio sentirmi morto prima di morire.
Alda - Venendo a star con noi vi sentireste morto?
Don Ciro - Cerca di capirmi. Qua, vedi, io sono don Ciro. Non passa un bambino che io non sappia di chi figlio; non passa un vecchio che io non abbia curato e che non ritenga, nella sua innocenza, che la vita la debba a me. E non c' uno che non mi saluti.
Alda - Credete che in citt non vi saluterebbero? Ma tutti.
Don Ciro - E tu chiami questo conoscere? Io girerei per le strade e tutti mi sembrerebbero fantasmi, che non saprei chi siano, donde vengano, dove vadano. E cos potrei io sembrare un fantasma. Sarei un fantasma. Ti ringrazio della proposta, ma alla mia et non si cambia paese.
Alda - Allora siete proprio deciso a farmi piangere. Non vi credevo cos, sembravate tanto buono con me.
Don Ciro - Lo sono stato, fino a quando...
Alda - ... avete saputo che io e Giorgio ci eravamo voluti bene a Roma. Voi credete che io Giorgio l'abbia conosciuto chi sa in quale locale. Si capisce: in citt, ci sono le sale da ballo, ci sono le sale dei piccoli Caff nascosti.
Don Ciro - Vedo che li conosci.
Alda - Naturale. Ci sono stata con Giorgio, tante volte. Ma credete che siano sconvenienti? Niente affatto. Vorrei che ci veniste una volta con me...
Don Ciro - Io?!
Alda - Dico cos, per dire. Sono puliti, gentili, pieni di silenzio. Una bibita, una pasta, e si sta li a sedere; il pi delle volte a guardarsi, senza parlare.
Don Ciro - E Giorgio lo hai conosciuto in uno di quegli innocenti localetti sacri al silenzio?
Alda - Niente affatto. Ci siamo andati dopo; quando ci siamo voluti bene. Il nostro incontro stato carino, gentile, come se fosse avvenuto qui, nel vostro paese.
Don Ciro - Vi siete conosciuti vicino ad un tavolo anatomico?
Alda - Oh! Che orrori andate pensando.
Don Ciro - In un gabinetto scientifico?
Alda - Questo sarebbe stato noioso! Voi non immaginate nemmeno dove ci siamo incontrati.
Don Ciro - Dove, insomma?
Alda - Al giardino zoologico.
Don Ciro - Dinanzi alle gabbie delle scimmie?
Alda - Macch!
Don Ciro - Dell'elefante e del rinoceronte?
Alda - 'Macch! vi dico, macch! Su un ponticello... Ah! Ora spalancate gli occhi... sul ponticello del lago degli uccelli acquatici. Proprio cos. E vicino a noi c'era un salice. S, proprio un salice piangente: Salix babylonica a fiori diclini e dioici.
Don Ciro - Che significa?
Alda - Non lo so, ma sulla targhetta c'era scritto cos. E sul lago correvano cigni bianchi e neri. Ma chi mi present a Giorgio fu una specie di piccola anitra, di tanti colori; una Moretta ArlecchinoHystrionicus, Hystrionicus, Hystrionicus .
Don Ciro - Tre volte?
Alda - E' il nome tecnico latino: Hystrionicus,, Hystrionicus, Hystrionicus.
Don Ciro - Sei forte in zoologia!
Alda - Macch! Conosco solo questo nome perch m'interessava, capirete!
Don Ciro - E fu quella che ti present Giorgio?
Alda - Fu proprio cos. Io avevo gettato tutto il pane ai cigni, quando non ne avevo pi si avvicin la Moretta Arlecchino Hystrionicus ...
Don Ciro - Ho capito.
Alda - Si avvicin e cominci a dimenare la coda, a tuffarsi per far vedere che era brava e che meritava qualche premio.
Don Ciro - E il nome latino che le avevano dato.
Alda - Credete? Beh, visto che io non potevo darle niente cominci a gridare, cio a fare un fischio lamentoso come la preghiera di chi ha fame. Io allargai le braccia per dirle non ne ho pi! . E allora lui...
Don Ciro - Lui chi?
Alda - Il palmipede - perch avete capito che era un palmipede - si mise a guardare Giorgio e fischiando gli diceva: Che cosa fate voi l? Siate cavaliere! . Giorgio cap e corse a comprare pane, l nel chioschetto vicino al cancello d'ingresso. Torn e lo dette a me. Oh, fu tanto carino! La Moretta Arlecchino...
Don Ciro - ... Hystrionicus tre volte.
Alda - Gi; fu contenta, e io e Giorgio ci sorridemmo per la prima volta.
Don Ciro - Sembra la fine di una favola.
Alda - E invece fu il principio di un grande amore. Tutto avvenne con la stessa gentilezza con cui sarebbe avvenuto lungo un ruscello del vostro paese.
Don Ciro - S; sebbene da noi cos miracolosi palmipedi non esistano. Ma dopo?
Alda - Dopo ci vedemmo all'Universit. Credete che non ci abbia fatto bene?
Don Ciro - Eh! come no!
Alda - Bene! bene! Perch per vederci tutti i giorni siamo stati costretti a frequentare tutti i corsi. E voi capite che, tra un sorriso e l'altro, una guardata e l'altra, qualche appunto l'abbiamo pur preso.
Don Ciro - Perbacco, tutti i corsi e tutti i giorni!
Alda - Meno qualche volta che siamo stati a colazione insieme.
Don Ciro - Ecco. In trattoria?
Alda - Macch! al Lido di Roma, sulla sabbia, mica da Urbinati ; oppure alla pineta di Castel Fusano, in quei vialetti su cui scritto pedoni con la freccia ; o nel piazzale della Vittoria, a Ostia-Scavi, sull'erba. Poi siamo stati al Terminillo, a Ovindoli - questo non ve lo avevo detto - e siamo stati sempre insieme; e vogliamo stare ancora insieme per tutta la vita.
Don Ciro - (freddo, quasi ostile) Brava! Perci ora tu prendi la tua potente Alfa Romeo e te ne torni a Roma in quarta velocit.
Alda - (in uno scatto di ribellione) Macch! Io non mi muovo da Roseto. Mica mi potete scacciare di l voi.
Don Ciro - (c. s.) E io ti dico che ti far tornare a Roma a cento all'ora.
Alda - (col pianto nella gola) Perch, perch?
Don Ciro - Perch la montagna mi ha risposto.
Alda - Vi ha risposto?
Don Ciro - Gi. La montagna risponde sempre. Non c' pericolo che dica che la lettera non l'ha ricevuta. Risponde a volte con un rabbuffo di nuvole e di tuoni; a volte telegrafa con lampi di sole sulla neve. Qualche volta ti manda un suonatore di zampogna; qualche volta una ragazza con un canestrino di fragole.
Alda - E, oggi, ha mandato la zampogna o le fragole?
Don Ciro - No, ma qualcuno che portava un agnello sotto il braccio; con i pantaloni corti, ed il corpetto rosso.
Alda - Il vostro parente?
Don Ciro - Pareva. Ma era l'anima antica della montagna.
Alda - Oh Dio! se era antica, sono rovinata.
Don Ciro - Ti fa paura eh?
Alda - Naturale! Qui ogni cosa antica che ho trovato mi si messa contro.
Don Ciro - Si capisce; questo accade quando una bambina va a mettere il disordine in un salotto di persone rispettabili.
Alda - Rispettabilissime, ma hanno tutte una barba lunga cos.
Don Ciro - In casa mia nessuno porta la barba.
Alda - Voi non la vedete, ma c'. Il matrimonio! Per carit: il marito il sultano e la moglie 'gli deve girare attorno con lo scacciamosche! La tradizione di famiglia! guai a dire che la parrucca non pi di moda. Perfino le poltrone di vimini! Pericolo di morte a dar loro un po' di vernice. Figuratevi un po' l'anima antica della montagna. Che vi ha detto?
Don Ciro - Presso a poco quello che mi stai dicendo tu.
Alda - No?!
Don Ciro - (imitandola) S! Mi ha detto che il diritto dell'avvenire pi forte di quello del passato. Che questo spesso nasconde l'egoismo del vecchio dietro il paravento delle cose solenni. Che la cosa pi solenne di tutto la giovinezza.
Alda - Questo ha detto? Veramente? Quell'omino l con i pantaloni corti?
Don Ciro - E mi ha insegnato che c' una febbre nuova nel nostro Paese; e che se bello volere che i figli ci restino accanto, nella casa, pi bello spandere il proprio nome nel mondo. Carlo ad Addis Abeba, Tot in Brianza; l'uno al sud dell'Impero, l'altro a nord, e Giorgio al centro eterno, a Roma.
Alda - Io soffoco... Vi giuro che soffoco... Questo ha detto?
Don Ciro - L'ambasciatore di quelle cime!
Alda - (balzando al parapetto si protende fuori di esso e come parlando alle cime lontane) Care! care! care! Vi adoro! Verr a conoscervi ad una ad una. A carezzarvi verr...
Don Ciro - A portarvi i cioccolatini! Per ora invece tu vai a Roma, a fornirti di tutte le carte con relativi bolli, ed a preparare la casa; la vostra casa. E di' a Giorgio che venga con te.
Alda - (che non crede a se stessa) Con me?! A Roma? In macchina?
Don Ciro - Eh, dico, la casa dovr piacere anche a lui, no? (Alda si precipita fuori del terrazzo gridando. Le prime parole saranno dette in scena, le altre fuori).
Alda - Giorgio, Giorgio! Si va a Roma. Insieme io e te. Ci sposiamo, sai. Ci sposiamo... (Don Ciro rimane solo col dorso appoggiato al parapetto. Ad onta delle sue affermazioni, la tristezza del futuro abbandono lo vince. Dalla porta-finestra appare donna Elisa. Questa lo interroga con gli occhi. Don Ciro allarga le braccia, rassegnato).
Donna Elisa - E dove corre?
Don Ciro - E' proprio una fiumana di maggio. Appena la si lascia fare, straripa. Eccola l che s'avventa alla sua gioia, senza voltarsi indietro un momento, neanche per fare un cenno di addio. Crudele? Non pi del vento di marzo che scuote dal ramo le foglie secche! E non si deve piangere per questo, Elisa.
Donna Elisa - No, no.
Don Ciro - E' tornato il tempo delle primavere sacre - tempo della sementa gagliarda - quando i figli partivano a cavallo, in cerca della loro donna e della loro casa. Il nostro parte in automobile e la sua donna l'ha gi trovata. Tanto meglio. Parte, come di giusto, direbbe Antonio; e noi restiamo come di giusto, perch tutte queste cose qui intorno son cos piene della nostra vita, che abbandonarle sarebbe eguale a morire. (Donna Elisa reclina il viso, con gli occhi chiusi e il pianto nella piega delle labbra. Intanto Giannina entrata ma restata nel fondo, col dorso appoggiato alla parete; guarda).
Donna Elisa - S, s.
Don Ciro - E non bisogna piangere, Elisa. Bisogna essere sereni come sono io. (Ma la commozione gi vibra nella sua voce). Loro se ne vanno a fianco a fianco sul loro sedile, e noi restiamo a fianco a fianco sul nostro. Come piace a Dio. Quanto giusto quello che ha detto Antonio. Come piace a Dio! (Le parole ora sono come singhiozzi. Elisa non ne pu pi. Continua con la testa a far cenni di consenso rassegnato. Ma il pianto prorompe).
Don Ciro - No, no. Non bisogna piangere, ti dico. Non cos. Ti far male... (Guardandosi intorno vede la figlia che restata immobile fino ad ora) Oh, Giannina... Sei qua tu?
Giannina - (con fermezza come se la breve risposta contenesse il proposito di tutta la sua vita) S, pap.
Don Ciro - Un po' d'acqua per tua madre, ma presto.
Giannina - Anche per te, pap?
Don Ciro - No, io non ne ho bisogno! Io non piango io. Io sono sereno e orgoglioso... s, sereno e orgoglioso... (E invece piange).
FINE
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