L’importanza del latino

Stampa questo copione

L’IMPORTANZA DEL LATINO

Commedia in un atto

di ERMANNO CARSANA

PERSONAGGI

GAETANO

MIMMA

Commedia formattata da

 (Una stanza da pranzo con i mobili strettamente necessari all'azione: un divano, un tavolo, due se­die, una cristalliera con qualche stoviglia e molti libri ammucchiati confusamente, uno specchio. Sul tavolo l'occorrente per scrivere ed un magne­tofono. Gaetano, in una giacca da casa bisunta e sfilacciata, accende il magnetofono e ascolta).

 La voce di Gaetano     - Signore... (Si raschia la gola) Signori, amici tutti dell'Associazione « Scuola-fami­glia », non vi nascondo che quando il signor Pre­side...

Gaetano                        - Alt. (Applaude) Ripetere.

La voce di Gaetano      - Non vi nascondo che quando l'insigne signor Preside...

Gaetano                        - (applaude più a lungo) Aspettare... Ri­prendere.

La voce di Gaetano      - ...che quando il...

Gaetano                        - (applaude con calore) Sfottono. Pro­seguire.

La voce di Gaetano      - ... che quando il signor Presi­de mi ha detto che avrei dovuto fare questa con­ferenza, mi sono sentito tremar le vene e i polsi.

Gaetano                        - Polsi, terrone. Polsi. Correggere l'esse impura.

La voce di Gaetano      - L'importanza del latino.

 La voce e Gaetano       - (insieme) L'importanza del latino!

La voce di Gaetano      - Qualcuno di voi forse si chiederà: ma in fondo a che serve più questo latino?

Gaetano                        - (rapido, esasperato, quasi gridando) E invece il latino serve, e come!

La voce di Gaetano      - (calma) E invece il latino serve, e come!

Gaetano                        - Più energia! Più energia!

La voce di Gaetano      - Si dice: è lingua morta. (Risatina) Morta!...

Gaetano                        - Più marcato: morta... (Ride con suffi­cienza).

La voce di Gaetano      - Ma, signori miei, come può dirsi morto ciò che ancora ci parla in termini di accesa bellezza, di luminoso insegnamento?

Gaetano                        - (soddisfatto) Bravo!

La voce di Gaetano      - Purtroppo in tempi recenti anche nelle più alte e responsabili sfere ministe­riali  - (Gaetano si inchina) alle quali tuttavia ci inchiniamo con rispetto, l'insegnamento del latino è stato - come dire? - un po' sottovalutato. (Entra Mimma, formosa, provocante, ma trasandata, in disordine. Ha in mano un piumino per spolverare. Resta qualche attimo ferma, poi avanza con passo stanco, strascicato) Ma proprio perciò noi sentia­mo il dovere di richiamare l'attenzione dell'opi­nione pubblica e in particolare la vostra su un pro­blema che... su una questione, vero... (raschiamento di gola) in altri termini io io ritengo... (Gaetano, avvilito e contrariato, nasconde il viso nelle mani) ... Cicerone, per esempio. Pensate un po': Ci-ce-rone! in quale lingua credete che parlasse Cice­rone? Signori miei, in latino! Forse sto divagando, ad ogni modo, per tornare all'argomento... io dico che... io mi permetto di affermare... (debole, rinun­ciando) io...

Gaetano                        - (guarda la donna con astio) Vattene, mi fai confondere. (Mimma si siede pesantemente) E si siede! (Aspro) che vuoi? (Ferma il magnetofono).

Mimma                          - Dovevo dirti una cosa.

Gaetano                        - E dilla, sputa.

Mimma                          - (sospirando) Eh...

Gaetano                        - Come eh?

Mimma                          - Non t'arrabbiare.

Gaetano                        - (fremente) E chi s'arrabbia?!

Mimma                          - Ricordarsene!

Gaetano                        - Importante?

Mimma                          - Forse.

Gaetano                        - Come forse? Una cosa è importante o non lo è.

Mimma                          - (remissiva) Se lo dici tu.

Gaetano                        - Non lo dico io, lo dice la logica. Sen­tiamo.

Mimma                          - Che?

Gaetano                        - La cosa, forse importante e forse no.

Mimma                          - Ma se non riesco a ricordarmela!

Gaetano                        - E allora perché sei venuta?

Mimma                          - Per dirtela.

Gaetano                        - Naturalmente!

Mimma                          - (si preme il fianco, con una contrazione di dolore) Ahi!

Gaetano                        - (a denti stretti) Scommetto che ti senti male.

Mimma                          - Qua. Come una pugnalata. Tu ci ridi.

Gaetano                        - Se dovessi ridere di tutti i tuoi acciac­chi a quest'ora sarei morto ridendo come Margutte.

Mimma                          - Come chi?

Gaetano                        - Non ti riguarda.

Mimma                          - Tu credi che me l'invento.

Gaetano                        - Francamente, sì.

Mimma                          - Ti diverti solo a tormentarmi.

Gaetano                        - Lasciami. Sto lavorando.

Mimma                          - Ti pagano?

Gaetano                        - No, non mi pagano.

Mimma                          - (sprezzante) Bel lavoro!

Gaetano                        - Non puoi capire. Lasciami in pace.

Mimma                          - Una fiacca, sapessi. Mi sento tutta cosata.

Gaetano                        - Grazie dell'informazione. Adesso vat­tene.

Mimma                          - Che fastidio ti do?!

 

Gaetano                        - Mi impedisci di lavorare.

Mimma                          - Fossero ripetizioni... A te solo le chiac­chiere.

Gaetano                        - Non sono chiacchiere, è una cosa im­portante.

Mimma                          - Ti pagano?

Gaetano                        - T'ho già detto di no.

Mimma                          - E allora?!

Gaetano                        - E' un'occasione per mettermi in luce. Ho dovuto lottare perché il Preside scegliesse me. Preferiva Battistelli.

Mimma                          - (si alza) Ci ha anche lottato! Pover’omo! (Si avvia stancamente, si ferma) Sai...

Gaetano                        - Che?

Mimma                          - (si tocca i fianchi) La pugnalata. Da parte a parte...

Gaetano                        - Uno spiedo.

Mimma                          - Vorrei che lo provassi.

Gaetano                        - Grazie tante.

Mimma                          - Morissi almeno.

Gaetano                        - Di chi parli, scusa?

Mimma                          - Tu non vedi l'ora.

Gaetano                        - Lasciami lavorare.

Mimma                          - (accennando al magnetofono. Sprezzante) Con quel coso!

Gaetano                        - Non si chiama coso.

Mimma                          - Per l'aspirapolvere non c'erano i soldi, ma per quello...

Gaetano                        - Non si può dettare una conferenza all'aspirapolvere. Non riceve.

Mimma                          - Sei un egoista.

Gaetano                        - Sono un egoista, ma lasciami in pace. Hai visto che succede quando la preparazione è scarsa. Io credo, io ritengo, un colpetto di tosse e ti sgonfi. Preparo una scaletta. (Comincia a scri­vere) Uno: il latino come estremo baluardo della cultura umanistica. Due: il latino come... (Mimma si è messa a spolverare intorno a lui. Gaetano infastidito, alza lo sguardo su di lei, uno sguardo di riprovazione).

Mimma                          - Spolvero.

Gaetano                        - E ti sembra questo il momento?!

Mimma                          - Dici sempre che è sporco.

Gaetano                        - Ciabattona. Ciabatti. Ciabattare.

Mimma                          - Chi m'ha ridotta così?

Gaetano                        - Io naturalmente.

Mimma                          - Ero un fiore.

Gaetano                        - Campestre.

Mimma                          - Una stella ero.

Gaetano                        - Non scomodiamo l'astronomia.

Mimma                          - Per poi chiamarmi Capra.

Gaetano                        - Capra professor Gaetano: suona be­nissimo.

Mimma                          - Mimma Capra. Capra Mimma. Signora Capra.

Gaetano                        - Signora però. Signora! Non te ne di­menticare.

Mimma                          - Sarò stata niente, ma ero allegra, pia­cevo. (Unendo la punta delle dita) Sempre così, intorno.

Gaetano                        - Le mosche e il miele. Un miele vischio­so. Un'insidiosa carta moschicida.

Mimma                          - Sai come ti chiamano?

Gaetano                        - Lasciami lavorare.

Mimma                          - Lo sai?

Gaetano                        - Due: il latino come...

Mimma                          - Anche gli studenti. Forse te l'hanno appioppato proprio loro.

Gaetano                        - Due: il latino come...

Mimma                          - Neppure la furberia di non farti sco­prire.

Gaetano                        - Due: il latino come...

Mimma                          - (ridendo) Quando me l'hanno detto la prima volta, ci ho quasi pianto.

Gaetano                        - Lo vedo.

Mimma                          - (canta con derisione) Dove sta Zazà...

Gaetano                        - M'assolveranno.

Mimma                          - Chi?

Gaetano                        - Se t'ammazzo m'assolveranno.

Mimma                          - (allegra) L'ergastolo.

Gaetano                        - Sempre meglio.

Mimma                          - E provaci.

Gaetano                        - (afferra il microfono e detta impetuosa­mente) Ma soprattutto, signori, lo studio del latino impone una rigida disciplina mentale, in altri termini dispone all'autocontrollo, al dominio dei propri impulsi omicidi. (Infervorandosi) E allora, signori miei, perché trascurare un insegna­mento tanto utile alla educazione non solo intel­lettuale, ma anche morale? Perché dunque...

Mimma                          - (placida) E' fermo. (Gaetano resta a bocca aperta, impietrito) Il coso. Non gira. E' inutile che ti sfiati. (Attimo di pausa).

Gaetano                        - Sei contenta. Ti si legge in faccia.

Mimma                          - (amara) Sapessi che contentezza, sem­pre.

Gaetano                        - Ero partito così bene. Vedrai che non mi riuscirà più.

Mimma                          - (avviandosi con passo strascicato) Non vedo proprio niente io, me ne vado.

Gaetano                        - Alleluja. (Deluso della mancata rea­zione, con più calore) Osanna! (Idem) Eia eia alala.

Mimma                          - (si ferma, si volta) ... che ti dovevo dire?

Gaetano                        - E lo chiedi a me?

Mimma                          - Quando sono entrata, dovevo dirti qual­che cosa. Sono venuta apposta.

Gaetano                        - (a denti stretti) Rilassati. Fatti i ba­gnoli sulla fronte.

Mimma                          - Sapessi che rabbia!

Gaetano                        - E come no!

Mimma                          - Lo porti fuori tu il cane a sporcare?

Gaetano                        - (grida) Basta con le volgarità!

Mimma                          - A quest'ora sporca, lo sai.

Gaetano                        - Mi rifiuto di ricevere certe informa­zioni.

Mimma                          - Dentro casa non ci riesce.

Gaetano                        - Scoppi.

Mimma                          - Sei anche crudele.

Gaetano                        - D'accordo.

Mimma                          - Povera bestiola!

Gaetano                        - Portacelo tu.

Mimma                          - Come se non avessi niente da fare!

Gaetano                        - Ma guarda! Io invece...

Mimma                          - Tu fai due passi. Ti distrai.

Gaetano                        - (quasi piangente) Debbo concentrarmi io, debbo pensare.

Mimma                          - Mentre il cane sporca, tu pensi.

Gaetano                        - Ero sicuro che avevi pronta la solu­zione.

Mimma                          - Non ti va?

Gaetano                        - Vorrei prendere una gomma e cancel­larti come uno scarabocchio.

Mimma                          - Non aver paura: ti libererai presto di me. Sto tanto male.

Gaetano                        - Che cosa ti fa male adesso?

Mimma                          - Qua. Una fitta.

Gaetano                        - Non più il fianco?

Mimma                          - Anche il fianco.

Gaetano                        - Ecco, mi preoccupavo.

Mimma                          - Non ci credi, eh?

Gaetano                        - Non sei una donna tu, sei un trattato di patologia.

Mimma                          - Quando sarò morta, ci crederai.

Gaetano                        - (con estrema violenza) No. Neppure allora. Mai. Sei falsa. Tutta. Come un soldo bucato. Certe volte ti guardo e mi chiedo : ma almeno quel corpo, quella carne che mi degrada, almeno quello sarà vero? Oppure il mio è solo un vizio solitario? Falsa sei, sino alla cima dei capelli. Ti nutrì di menzogne.

Mimma                          - (calma) Che vuoi per cena?

Gaetano                        - M'assolveranno.

Mimma                          - Meglio che non ti risponda.

Gaetano                        - Rispondi invece. Parla. Grida. Sempre fiacca, sempre stracca, ti trascini per casa come una lumaca, sbavando. E qui dentro puzza. Per questo nessuno ci viene più. Puzza. E questo puzzo è la nostra aria, il nostro ossigeno. Neppure ce ne accorgiamo.

Mimma                          - Senti Capra professor Gaetano, senti un po', chi te l'ha fatto fare? Perché non sei stato al largo.

Gaetano                        - (esilarato, con uno sgambetto) Oh! Oh oh oh! Ma naturale, ma più che giusto! E la pan­cia? Cresceva a me la pancia?

Mimma                          - Può succedere. Lo disse anche il dot­tore.

Gaetano                        - Quel cerusico! Quell'infermiere! Era­vate d'accordo. E allora un uomo colto, un uomo dalla fronte spaziosa, uno che ha studiato il latino - timeo Danaos - un minchione pensa: impossi­bile che sia un tranello. Troppo stupido, troppo banale. Inventerebbe di meglio. E invece era un tranello: il più turpe, il più vieto, quello usato da sempre da tutte le luride cagne di questa sporca terra. Guai a sopravvalutare i propri nemici. (Mimma ride convulsamente) Allegria, allegria! Gaetanino il seduttore, Gaetanino il porcaccione. Andrà dal Preside, dal Provveditore. Lo minaccia­sti. E' capace di tutto. (Mimma continua a ridere) Ma no, non è questo, questo non c'entra. (Si batte la fronte) Il marcio è qua, qua dentro..I sedimenti di una cultura balorda. L'onore, il dovere, e l'idea detta donna! Ah, l'idea della donna! Essere ange-licato, vergine e madre, fiore incontaminato nep­pure da annusare, chi tocca i fili muore, e stupidi cavalieri erranti in giro per il mondo a lessarsi nella pentola delle loro armature. Tutto sbagliato, non ci crede nessuno, ma la molla scatta lo stesso e zac, sei fregato. E' poi dicono: l'importanza del latino! Mi fanno ridere.

Mimma                          - Hai finito?

Gaetano                        - Quasi.

Mimma                          - Tu sei convinto d'avermi fatto un regalo.

Gaetano                        - Per fortuna c'è un'involontaria giu­stizia nelle cose.

Mimma                          - Bell'acquisto! Una mezzacalzetta. Un pupazzo. La gente ti ride dietro.

Gaetano                        - Mi mandi in giro come un rubagalline.

Mimma                          - Se l'impiego statale non fosse un ospi­zio dove nessuno può essere cacciato via, t'avreb­bero già preso a calci.

Gaetano                        - Non ero così.

Mimma                          - Sta' a vedere che adesso scappa fuori la tua famosa tesi di laurea.

Gaetano                        - Certo. Non ero così. Una tesi che fece scalpore. Volevano persino pubblicarla. Il Preside della facoltà mi disse : « Bella, Capra. Una bella tesi. Originale ».

Mimma                          - E t'abbracciò.

Gaetano                        - Era monco, se no l'avrebbe fatto.

Mimma                          - Una tesi sulla forca! Solo a te poteva venire in mente.

Gaetano                        - Sulla tua bocca tutto diventa stupido e volgare. No, non sulla forca. « La tecnica della esecuzione capitale come quintessenza delle ci­viltà ». L'arte, il diritto, la letteratura : specchi deformanti, immagini contraddittorie, rimastica­ture, scopiazzamenti. La sola espressione pura, genuina, di una civiltà, di un'epoca è il patibolo che essa ha saputo inventare; è là che rivela la sua nota dominante, il suo volto vero. La cupa brutalità medioevale col carnefice incappucciato e armato di scure, l'ira purificatrice dell'Inquisi­zione coi suoi roghi fiammeggianti, l'umanitari­smo ancora artigianale della ghigliottina, il mili­tarismo pignolo e burocratico della fucilazione, il tecnicismo e l'amore per l'igiene della sedia elet­trica, il trionfo della socialità delle camere a gas. « Bella, Capra - mi disse - originale ». Gaetanino non è un fesso, cara mia, nonostante qualche pa­rere contrario... Che stai facendo?

Mimma                          - (che ha fatto funzionare il magnetofono. Ridendo) Così potrai risentire le tue scemenze,

Gaetano                        - Smettila, non sai usarlo. Cancelli la conferenza.

Mimma                          - Sai che danno!

Gaetano                        - E poi non sono scemenze.

Mimma                          - Ma certo! Bella capra, mi disse.

Gaetano                        - Un giorno o l'altro ti strozzo.

Mimma                          - Bravo, continua. Lo farò sentire al giu­dice, ti rovinerò.

Gaetano                        - Un altro dei tuoi tranelli? Provocarmi per... (Afferra il microfono) E allora senta, giudice. Senta la verità. (Mimma spegne l'apparecchio, Gaetano lo riaccende. L'azione viene ripetuta di­spettosamente, ad intervalli) Pane e cicoria, mille sacrifici per continuare gli studi, per strappare una laurea. Una tesi geniale. Un avvenire. Ero un uomo vivo. E poi, giudice - giudice, mi senta -dove sono finiti poi il mio ingegno, le mie ambi­zioni, la fiducia in me stesso? Nel letto di questa donna, giudice. Strangolati nel groviglio delle sue lenzuola non sempre immacolate.

Mimma                          - Buffone!

Gaetano                        - (querulo) Ha sentito come m'insulta, giudice?

Mimma                          - Come se fosse colpa mia.

Gaetano                        - E di chi allora?!

Mimma                          - Mia non di certo.

Gaetano                        - Ah no?... (Si toglie una scarpa e mostra un calzino bucato) Guarda... la mela è l'uomo.

Mimma                          - Che posso farci se hai il tallone ro­vente?

Gaetano                        - Mia madre li rammendava.

Mimma                          - Oggi si ricomprano.

Gaetano                        - Sono uno studioso, io. Non posso occu­parmi di queste inezie.

Mimma                          - Vorrei proprio sapere di che cosa ti occupi.

Gaetano                        - (colpito, riflettendo) Di che cosa mi occupo? (Va davanti allo specchio e si guarda) Gaetanino, di che cosa ti occupi? (Si dirada i capelli) Accidenti, sto diventando anche calvo! E' questa vita, questa vitaccia infame! (Si volta) Mi occupo della conferenza, per esempio.

Mimma                          - Ti pagassero almeno.

Gaetano                        - L'hai già detto.

Mimma                          - Lo ripeto.

Gaetano                        - L'hai anche ripetuto.

Mimma                          - Lo ripeto ancora.

Gaetano                        - Non esiste solo il denaro.

Mimma                          - Povero fesso

Gaetano                        - (esaltandosi) I valori dello spirito...

Mimma                          - (lamentosa comprimendosi il petto) Oddio! che male! Qua, un dolore...

Gaetano                        - Carne. Solo carne. Sabato trippa. Che cosa puoi capire tu dei valori dello spirito? Il latino, signori miei, non è soltanto una sterile esercitazione mentale, no. E', diciamo pure, il simbolo, il vessillo, il... Perché non te ne vai?

Mimma                          - Di là mi annoio.

Gaetano                        - Porta a spasso il cane.

Mimma                          - Non dovevi portarcelo tu?

Gaetano                        - Io devo lavorare, lavorare.

Mimma                          - E lavora.

Gaetano                        - Davanti a te non posso.

Mimma                          - Perché? Ti vergogni?

Gaetano                        - Mi schiacci le idee come una massa inerte.

Mimma                          - Se mi volessi un po' di bene, non parle­resti così.

Gaetano                        - Ma io ti voglio bene: a sacchi, a muc­chi, tonnellate di bene. Basta che sparisci.

Mimma                          - Ti diverti solo a tormentarmi.

Gaetano                        - Non fai che eternamente ripetere le stesse cose. Il tuo vocabolario è di ventisette parole.

Mimma                          - Ma dico la verità.

Gaetano                        - E come può un uomo - anzi, anzi, un laureato - come può vivere vicino a te? S'avvili­sce, s'abbrutisce. Pascola, bruca, rumina.

Mimma                          - E nient'altro? (Un attimo di pausa).

Gaetano                        - Eh già! Già!... La tua forza. Il feroce inganno del sesso. Vedi due seni imperiosi, due glutei danzanti e pensi: che nobiltà d'animo, che delicatezza di sentimenti. Spasimo bestiale, sus­sulti da agonizzante. Venere callipigia! Oh, potessi avere un martello!

Mimma                          - Tutto chiacchiere sei.

Gaetano                        - Aspetta e vedrai. Non è ancora detta per me la parola fine. Aprirò le finestre: aria fre­sca, aria pura. Il Preside per fortuna è un amico.

Mimma                          - Credici.

Gaetano                        - E' un amico, me l'ha dimostrato.

Mimma                          - E come?

Gaetano                        - Be', parlando grasso. Da noi quando una persona importante vuole dimostrarti della familiarità, parla grasso. M'ha preso sottobrac­cio e m'ha detto : « Senta, Capra, per la dignità della scuola! Almeno in classe, non dica troppe fregnacce ». Ma che posso farci io se ho dimenti­cato tutto? Tutto, persino la consecutio temporum. Qualche volta mi viene il dubbio di non averla mai saputa. Ma ricomincerò, da capo ricomin­cerò: rosa rosae. Basta che te ne vai.

Mimma                          - Voglio proprio vederti.

Gaetano                        - Basta che te ne vai. Finalmente l'occa­sione buona: una conferenza brillante, senza pe­danterie e la gente dirà : « Accidenti, quel Capra; non sembrava! ». Ho già la ricetta: un paio di ci­tazioni - Catullo magari, o il dottor Schweitzer -un pizzico di humor all'inglese; e soprattutto agi­lità, scioltezza. I colleghi no, c'è poco da sperare. Dei pedanti, quelli, dei rompiscatole: i nostri rap­porti sono fondati sul più cordiale disprezzo. Ma gli altri, quelli che contano, le famiglie, gli alunni, e il Preside soprattutto. Il Preside è un amico.

Mimma                          - Stai tranquillo, te ne darà subito un'al­tra dimostrazione.

Gaetano                        - Tu non puoi avvilirmi così. Tu ci godi.

Mimma                          - Sapessi quanto!

Gaetano                        - Ci godi, ci godi. Hai una paura matta che io riesca a riabilitarmi. Per te sarebbe la fine.

Mimma                          - Ecco, mi fai sentire male un'altra volta.

Gaetano                        - E dove stavolta? Dove?

Mimma                          - Dappertutto.

Gaetano                        - (esplode) Oh! Compendium magnum, summa malorum!

Mimma                          - Che stai dicendo?

Gaetano                        - Troppo difficile, non puoi capire. Vat­tene.

Mimma                          - Mi tratti come uno straccio.

Gaetano                        - (forte) Dolcezza mia!

Mimma                          - Forse ho anche la febbre.

Gaetano                        - Misuriamo la febbretta, misuriamo. La malattia e il dottorino, come fanno i bambini, per scoprirsi e titillarsi. In puero homo. (Le pog­gia una mano sul seno, palpando) Come batte il cuoricino, come batte! (La respinge bruscamente) Vade retro. Lavorare, bisogna lavorare. (Si toglie il cordone della giacca da casa e si lega a una sedia).

Mimma                          - Ma che fai?

Gaetano                        - Mi lego alla sedia, come quel tizio.

Mimma                          - Sei proprio scimunito, sai.

Gaetano                        - Ignorante : Volli, fortissimamente volli. Ecco così sto bene. Oh lussuria, lussuria, incene­risci del tuo stesso fuoco! Accidenti, sembro Scespir. Lasciami, femmina, vattene. E così si­gnore e signori, la lingua dei nostri padri, questa lingua perfettamente logica, questo idioma che esalta ed esalterà sempre il nostro spirito con i suoi tesori di eterna bellezza... Vedi come vado forte adesso! Debbo scrivere, se no me ne scordo. (Tenta di scrivere) Ma come faceva quel tizio a scrivere, legato come un salame?! Il registratore allora, accendi il registratore.

Mimma                          - Se credi che abbia voglia di giocare!

Gaetano                        - Accendi il coso, maledetta!

Mimma                          - Non era meglio comprare l'aspira­polvere?

Gaetano                        - Nego. Sbrigati. (Mimma preme un tasto. Gaetano sbraita) Così va indietro!

Mimma                          - Non è lo stesso?

Gaetano                        - No. L'altro tasto, quello rosso. (Mimma preme il tasto giusto) Oh! (Declamando) Signori miei, purtroppo io non sono un oratore come Demostene; da bambino non ho mai messo in bocca i sassolini, preferivo le caramelle. Ma è l'argomento che mi rende eloquente, la profonda convinzione che difendendo l'insegnamento del latino, noi difendiamo... che difendiamo?... Be', qualche cosa difendiamo. Dice Catullo... cercami Catullo.

Mimma                          - Dove?

Gaetano                        - E' un libro, Catullo. O per meglio dire, è un uomo che ha scritto un libro. Mi correggo, è un uomo che da vivo ha scritto delle poesie che poi oggi... insomma, prendimi Catullo.

Mimma                          - Dove?

Gaetano                        - Attenta, che anche così legato posso incenerirti.

Mimma                          - Se non mi dici dove...

Gaetano                        - Dove vuoi che sia un libro? Tra i suoi simili.

Mimma                          - (va stancamente verso la cristalliera, poi) Qui non ci sono che libri gialli.

Gaetano                        - Cerca meglio. Un volume grande, pro­porzionato alla statura dell'autore.

Mimma                          - (gli porge un libro) Questo?

Gaetano                        - « Sesso e carattere ». No

Mimma                          - (c.s.) Questo allora?

Gaetano                        - Ma non sai leggere? « Igiene sessuale ».

Mimma                          - Io che ne so? (c.s.) Eccolo forse.

Gaetano                        - Non è Catullo, è il Marchese de Sade.

Mimma                          - Uffa!!

Gaetano                        - Vattene. Lo fai apposta. Per farmi perdere il filo.

Mimma                          - Io non capisco perché devi perdere il tempo.

Gaetano                        - Volli sempre volli.

Mimma                          - Sei un incapace.

Gaetano                        - Non mi distrarre.

Mimma                          - Persino il bidello ha l'automobile, solo tu no.

Gaetano                        - Ferma il registratore.

Mimma                          - (esegue) Oh, ti sei deciso!

Gaetano                        - Le tue parole sporcano la bobina.

Mimma                          - (sprezzante) Meglio le tue!

Gaetano                        - Dopo la conferenza, vedrai.

Mimma                          - (ridendo) Ah, la conferenza!

Gaetano                        - Strega! Vattene via.

Mimma                          - Mi fai pena.

Gaetano                        - Credi che non lo sappia? Tutto per impedirmi di lavorare. Se conoscessi i segreti del tuo corpo, come conosco quelli del tuo cervellac­cio, a quest'ora sarei libero.

Mimma                          - Ma chi ti trattiene?

Gaetano                        - (furente) Vattene, esci fuori.

Mimma                          - (ride e canta, spolverando col piumino) Dove sta Zazà...

Gaetano                        - E allora ti annullo. Faccio lo yoga, ti annullo. (Rigido, ad occhi chiusi) Tu non esisti, il tuo corpo non esiste, la tua idiozia bovina non esiste. Solo la mia mente esiste. Controllare il re­spiro... uno... due... (Respira ritmicamente) Eccomi in un bagno di pura contemplazione...

Mimma                          - E poi pretendi che la gente ti prenda sul serio.

Gaetano                        - Non esisti, non esisti più. Gentili si­gnore, egregi signori, è con senso di vera beati­tudine che...

Mimma                          - Devo accendere il coso?

Gaetano                        - Non esisti. Gentili signore, egregi si­gnori, sapete cos'è la lingua che noi comune­mente parliamo rispetto alla nobiltà del latino? (Sprezzante) De vulgari eloquentia... No, meglio non provocare, qualcuno potrebbe offendersi. Ve­diamo... Signore e signori, vi ricordate di Boezio e Cassiodoro? (Entusiasmandosi) Eccola l'idea buona! Boezio e Cassiodoro, i fraterni di latte. Sapevo che ci sarei riuscito. Eureka!

Mimma                          - Tanto non si fa. (Gaetano la guarda, ammutolito) Non si fa più.

Gaetano                        - Chi lo dice?

Mimma                          - Il Preside. Ha telefonato.

Gaetano                        - Quando?

Mimma                          - Poco fa. Sono venuta per dirtelo.

Gaetano                        - Impossibile.

Mimma                          - Rimandata. Sire die.

Gaetano                        - Sine die, bestia, sine die.

Mimma                          - Basta che hai capito.

Gaetano                        - E tu... tu m'hai visto penare, sudare sangue come un Cristo, e niente, neppure una parola.

Mimma                          - Ma se è un sacco di tempo che ti sto dicendo di smettere.

Gaetano                        - (si divincola sulla sedia, cerca di scio­gliersi. Con violenza) E' falso!

Mimma                          - Credilo, se ti fa piacere.

Gaetano                        - (tentando ancora di liberarsi, muove qual­che passo con la sedia attaccata dietro) E' tutto falso. Un'altra delle tue! Scioglimi.

Mimma                          - Fossi matta.

Gaetano                        - Era questa dunque la cosa che non riuscivi a ricordare.

Mimma                          - Quale cosa?

Gaetano                        - Sei entrata dicendo che avevi qualche cosa da comunicarmi, ma che la memoria ti fa­ceva cilecca. E' questa?

Mimma                          - Forse.

Gaetano                        - Come forse? C'è ancora di peggio?

Mimma                          - Ma che ne so? Non mi tormentare.

Gaetano                        - (fremente) Le forbici! (Riesce a scio­gliersi).

Mimma                          - (intimorita) A che ti servono?

Gaetano                        - (cerca convulsamente tra le sue cose) Le forbici... le forbici...

Mimma                          - Se ci provi un'altra volta, me ne vado. Non mi vedi più.

Gaetano                        - (con sarcasmo) Che sventura!

Mimma                          - Tu credi che io scherzi. Bada, non re­sterò in questa casa un attimo di più.

Gaetano                        - (trova un grosso paio di forbici. Le impu­gna minacciosamente) Eccole, le forbicine. (Ri­de cupamente).

Mimma                          - Assassino!

Gaetano                        - Giustiziere.

Mimma                          - Boia!

Gaetano                        - Per necessità. (Prende una grande foto­grafia di Mimma in costume da bagno).

Mimma                          - (cercando di strappargliela di mano) Dammi quella fotografia. Dammela.

Gaetano                        - (minacciandola con le forbici) Allon­tanati.

Mimma                          - Chiamerò la polizia. Ti denuncerò.

Gaetano                        - (con solennità) Silenzio. Rullino i tam­buri. Si procede alla decapitazione... Zac! (Con un taglio netto stacca la testa della fotografia di Mimma. Mimma istintivamente si porta le mani al collo. Gaetano infierisce contro la fotografia trafiggendola ripetutamente con la punta delle forbici) E le cosce... E i seni... e il ventre... (Getta a terra la fotografia dilaniata e la calpesta).

Mimma                          - Sei un bruto. Mi fai paura. Ma te la farò scontare. Amaramente. T'avevo avvertito. Que­sta volta non tornerò; neppure se dovessi pregarmi in ginocchio.

Gaetano                        - E vattene. Che aspetti?

Mimma                          - (lamentosa) Dio, come mi sento male!

Gaetano                        - S'è già pentita!

Mimma                          - (avviandosi) Preparo la valigia. Solo come un cane resti. (Esce).

Gaetano                        - (le grida dietro) La valigia, il baule, la cappelliera, la cuccia del cane, tutto! (Ride con eccitazione) E sappi che la conferenza io la pre­paro lo stesso, anche se non si fa. Per soddisfa­zione mia. Per dimostrare a me stesso che valgo ancora qualche cosa. (Ansimante) Se ne va... (Ri­de)... Se ne Va! Finalmente potrò lavorare in pace. Registratore. (Armeggia sempre assai eccitato, in­torno al magnetofono) Dunque, dove eravamo ri­masti? Boezio e Cassiodoro. Se ne va!... Boezio e crede di farmi un dispetto. Calma, per lavorare ci vuole calma. Neppure un figlio ha saputo darmi. Soltanto sporco piacere. Basta, bisogna calmarsi. Dunque... (Si siede al tavolo stringendosi la testa tra le mani) Dunque, dunque... Riprendiamo. I tempi di Boezio e Cassiodoro erano tempi neri, signori miei. L'Impero romano d'occidente era ap­pena andato in frantumi, un pezzo di qua, un pezzo di là. E in Italia erano arrivati gli Ostro­goti -      - (dubbioso) o i Visigoti? - Tutto m'ha fatto dimenticare. M'ha smidollato. - Insomma c'erano i Goti. Sapete come succede? tra questi Goti era corsa voce che in Italia si stava bene: cielo az­zurro, belle donne, vino buono, e perciò ogni tanto caricavano mogli e figli su un carro e via, anti­cipando così il turismo di massa. (Grida) E se credi di farmi dispiacere, ti sbagli. Io sono felice. (Attende un attimo una reazione che non viene) Che stavo dicendo? Ah sì, gli Ostrogoti. - Tono leggero, spigliato, divertire l'uditorio - Il guaio è che naturalmente gli Ostrogoti parlavano ostro­goto e del latino nisba, proprio non ne volevano sapere,          - (ammiccando e minacciando bonariamente col dito) come certi studentelli che conosco io. -Qui c'è la risata. (Imita forzatamente una risata) Ah ah ah... (Resta un attimo in ascolto. Silenzio. Ripete la risata) Ah ah ah... (Ancora in ascolto. Riprende) E allora Boezio e Cassiodoro, che non solo sapevano bene il latino, perché a quei tempi lo imparavano in fasce, ma conoscevano a mena­dito tutte le grandi opere della latinità, pensa­rono: ohe, qui se non corriamo ai ripari succede un patatrac. Così Boezio e Cassiodoro un bel gior­no, incontrandosi, sapete che dissero? - Natural­mente traduco per facilitarvi la comprensione. Cassiodore- disse Boezio a Cassiodoro -    - (Nella tensione di ascoltare e di capire cosa avviene di là, si distrae) ...Cassiodoro, non ti sembra che questi fresconi di Ostrogoti non abbiano capito l'importanza del latino? ed ecco, signori miei, che torniamo nel vivo dell'argomento. (Si alza e si av­vicina in punta di piedi alla porta da dove è uscita Mimma. Ascolta, tenta di spiare) Allora Cassiodoro piano piano a Boezio: Boezie - disse... Boezie... (Dalla parte opposta appare Mimma, vestita di nero, pronta per uscire) Amice, anch'io, sapessi, ho una paura matta... (Si volta e vede Mimma) ... Ancora qua?

Mimma                          - Volevo solo dire che il Preside - non è vero, non ha telefonato. Era uno scherzo. (Un attimo di pausa).

Gaetano                        - Al diavolo la conferenza!

Mimma                          - Ma guarda!

Gaetano                        - Ti sei vestita a lutto, vigliacca!

Mimma                          - (avviandosi) Addio.

Gaetano                        - (le si para davanti) Mimma, Mimmetta, Mimmoletta, sai che mi succede dopo che abbia­mo litigato. Lo sai che non so resistere alla voglia di abbracciare la mia vedova.

Mimma                          - Sei un verme.

Gaetano                        - Mimma... (L'afferra per un braccio).

Mimma                          - (divincolandosi per liberarsi) Lasciami. Ti sputo addosso.

Gaetano                        - Aspetta... Ti faccio ridere. Eh?... Ti ricordi? (Gaetano comincia a muoversi come un grosso indolente scimmione. Si gratta. Prende una pulce, la uccide tra i denti. Si avvicina al magne­tofono e lo guarda con curiosità animalesca. Mim­ma non riesce a trattenere una risatina, divertita e sprezzante. Contento) Ridi eh?... Ride   - (Gaetano sempre imitando lo scimmione, tocca i tasti del registratore a casaccio. Lo fa andare indietro, con mugolio indistinto. Lo fa andare avanti. Ascolta. Musica: Bach. Gaetano balza indietro simulando spavento; Mimma ride. Gaetano comincia a bal­lare pesantemente sul ritmo di Bach. La musica s'interrompe e comincia la voce. Gaetano mima grottescamente il confuso discorso).

La voce di Gaetano      - Signore (si raschia la gola) signori, amici tutti - della ghigliottina, il militari­smo - da bambino non ho mai messo in bocca -il latino! E allora senta, giudice. Senta - nel letto di questa donna - pensate un po': Ci-ce-rone. Nel groviglio delle sue lenzuola - volli sempre volli. (Risata) Ah ah ah        - (seguono parole monche) la com - ostro - tino (rumore secco) udì - ilio – forc ecu - nino - L'importanza del latino! - la - scepu - (Continua. Mimma appare sempre più di­vertita. Di scatto Gaetano strappa il filo del regi­stratore, afferra Mimma tra le braccia, la spinge verso il divano).

Mimma                          - (resistendo) Che vuoi adesso? Che cer­chi?... No. (Cadono sul divano. Gaetano la tocca freneticamente, cerca di slacciarle il vestito).

Gaetano                        - (ansante) Perché non riesco mai a sa­ziarmi di te? (La bacia. Mimma tenta di respin­gerlo poi, lentamente, risponde all'abbraccio. Sci­volano sul pavimento).

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 1 volte nelle ultime 48 ore
  • 1 volte nell' ultima settimana
  • 4 volte nell' ultimo mese
  • 8 volte nell' arco di un'anno