LINCONSOLABILE
Un atto
Di MIGUEL ZAMACOIS
PERSONAGGI
DURETON
PONCEAU
LULU
Uno studio di pittore relativamente modesto. A sinistra una tavola con un tappeto e, sopra, un vaso contenente dei pennelli, libri, matite. Intorno alla tavola alcune sedie. Porta in fondo. A sinistra delia porta un cofano di stile. Sul cofano un libro. Al muro uno specchio, qualche studio. A terra, posate contro il muro, delle tele, dei cartoni, ecc. A destra un cavalletto sul quale una tela, messo in modo che il pubblico veda il retro della tela. Appeso al legno del cavalletto, un cartone che l'ingrandimento di una fotografia. A sinistra, vicinissimo al cavalletto, un tavolino sul quale c' una scatola di colori aperta, e un giornale. Dureton, con la tavolozza in mano, sta lavorando per riprodurre la fotografia sulla tela. Il signor Ponceau, in lutto, seduto e sfoglia una rivista. Silenzio, rotto ogni tanto dai sospiri profondi di Ponceau. A un tratto egli si mette a singhiozzare forte nascondendo il viso in un fazzoletto.
Dureton - (smettendo di dipingere) Signor Ponceau, sii, su...
Ponceau - (asciugandosi gli occhi) Niente... niente... Non fatevi caso... Passa, passa... E' perch ho visto in questo giornale una via di Chtellerault... E' il paese della mia povera moglie... Ci eravamo andati l'estate scorsa per vendere la casa dove era nata, che amava tanto... Era un anno prima di morire... (Piagnucolando) Allora... capirete... vedere questi posti... m'impressiona... Riconosco tutto... le case... i negozi... Ricordo: ella aveva dimenticato il fazzoletto all'albergo e ne aveva comperato uno da lutto perch non ne avevano altri nel negozio.(Piangendo) Avevamo riso... Un fazzoletto come questo... Anzi quello con la sua cifra ricamata... Lei certo non avrebbe immaginato che l'avrei pianta con questo fazzoletto!
Dureton - Io... sono desolato... Di tutto questo ne ho un po' di colpa!
Ponceau - Non eravate obbligato a sapere che nella rivista c'era una veduta di Chtellerault e che io ero stato l con mia moglie.
Dureton - No. Ma invece di uscire, camminare per distrarvi un po' dal vostro dolore, siete obbligato a restare qui, in un'atmosfera di tristezza, mentre io eseguisco questo ritratto.
Ponceau - Non mi pento d'essere qui. Vi sono anche molto riconoscente per essersi incaricato di fare il ritratto della mia povera moglie, e capisco, data la difficolt di farlo da una brutta fotografia, che io debba esser qui per darvi dei consigli.
Dureton - S... non c' lavoro pi ingrato che fare questi ritratti da fotografie. E' l'ultimo che accetto. Come volete che riescano con questi ingrandimenti vaghi in cui le persone sembrano sempre che abbiano il vaiolo? (Mostrando la fotografia) Guardate qui!
Ponceau - Sapete che lei l'aveva avuto...
Dureton - (esaminando da vicino l'ingrandimento) Ah?... Credevo che fossero i grani della carta...
Ponceau - (vicino al cavalletto) No, sono quelli del vaiolo... Ne era cos seccata.
Dureton - Li attenuo?
Ponceau - S... Perch quando aveva messo un po' di crema, di rossetto e di cipria, si vedevano molto meno... Almeno lei credeva.(Va vrso la tavola).
Dureton - (chiamandolo) Signor Ponceau... (Mostra un punto della fotografia) Qui di fianco alla bocca una ruga? (Ponceau ritorna vicino).
Ponceau - (ha messo gli occhiali e guarda la fotografia) No... Sono un po' di baffi... Ne aveva un po'... Ma non tenetene conto... Sarebbe seccata se sapesse che ne abbiamo parlato!... Credeva che anche questi non si vedessero !
Dureton - (s' rimesso a dipingere) Grazie.
(Ponceau si siede e sfoglia ancora la rivista. Pausa. A un tratto Ponceau si rimette a singhiozzare).
Dureton - Cosa c'?
Ponceau - (singhiozzando) Vedo l'esposizione agricola con le oche e i vitelli...
Dureton - (stupito) E vi ricordano vostra moglie?
Ponceau - S... E' l'ultima esposizione che abbiamo vista insieme... Mi ricordo... (Passando dal pianto ai riso) Lei rideva davanti ai maiali ... (Singhiozza).
Dureton - Su, bisogna reagire, altrimenti non finirete pi! Singhiozzereste anche davanti a tutti gli autobus col pretesto che lei ne prendeva... O in altri posti col pretesto che lei ci andava !
Ponceau - (in pianto) E' cos: ci piango! Lo so che stupido e che non pu cambiare nulla... ma bisogna che passi un po' di tempo... La cosa ancora troppo fresca... Pensate: otto
Ponceau - Commerciavo in bretelle, ma gli affari non erano buoni. Un giorno vennero a offrirmi il brevettto delle bretelle a doppia fibbia... Guardate: come questa.(Sbottona il gilet e fa vedere le bretelle a Dureton) Bisognava versare 4000 franchi in contanti. Io ero indeciso... mia moglie mi era vicino, mi disse con autorit: Firma, Roberto! . E io ho firmato. Ed con questa fibbia che ho fatto fortuna!
Dureton - (tanto per dir qualche cosa) Era una donna con una gran testa.
Era una buo-
Dureton - (sempre lavorando) na donna, signor Ponceau?
Ponceau - Ah, s!... Non era pi una donna come... voi mi capite... una donna come nei primi tempi... Pensate, aveva un anno pi di me: 51... Sono pochi, ma non per una donna... Non per questo che la piango ma... mi faceva compagnia... Non posso restare solo... E poi avevo della riconoscenza per lei: le devo la mia situazione.
Dureton - (sempre lavorando) Come?
Ponceau - No... non neppure questo. Era piuttosto... non sciocca, intendiamo: ma semplice. Ero io che parlavo e lei mi stava ad ascoltare... Solamente il giorno del brevetto fu come ispirata... S!... Ebbe l'intuizione che la fbbia a doppia punta fosse la bretella del domani.(Con lo sguardo al soffitto) Era un avvertimento del cielo!(Silenzio. Dureton lavora. Ponceau ha posato la rivista sulla tavola, ha preso un catalogo di mode e lo sfoglia. Dopo un momento altra esplosione di dolore).
Ponceau - Non mi occupavo mai della mia biancheria, dei colli, dei polsini!(Mostrando il catalogo) E' questo che mi fa rammentare... Non ho mai messo un bottone di camicia!... Ah, duro restare soli!...
Dureton - Ora ve li attaccher un cameriere.
Ponceau - (in lagrime) Non sar con cuore!
Dureton - (calino) Purch tengano!(Pausa durante la quale Ponceau si calma) Volete guardare un momento, signor Ponceau? E' per gli occhi... Come li aveva?
Ponceau - (si avvicina al cavalletto e cerca di ricordarsi) Gli occhi?... Piccoli... Ah... stupido... ma... Aspettate che mi ricordi...
Dureton - Azzurri?
Ponceau - No, azzurri me li ricorderei.
Dureton - Grigi?... Verdi?... Marrone?...
Ponceau - (dopo uno sforzo di memoria) S, s, marrone.
Dureton - Marrone scuro? Chiaro? Forte, con dei riflessi d'oro? Come me? (Spalanca gli occhi in viso a Ponceau che glieli esamina da vicino).
Ponceau - No... un marrone solito... comune...
Dureton - (guardando gli occhi di Ponceau) Come voi, allora... Aspettate che guardi.(Preparando i colori sulla tavolozza) Giallo indiano, un po' di terra di Siena bruciata... (Confronta con gli occhi di Ponceau).
Ponceau - (con gli acchi spalancati e fissi) I miei sono pi grandi, pi aperti, pi viri, pi svegli...
Dureton - Ecco, ho il tono... (Richiamando Ponceau che se ne andava verso la poltrona) Sentite, prima di sedervi; (mostrando qualche cosa sulla fotografia) cos' questo sopra la tempia? Una cicatrice?
Ponceau - (dopo aver guardato) S... E' la famosa cicatrice del fornello.
Dureton - Del fornello?
Ponceau - S - eravamo sposi novelli - lei volle prendere da sola un grosso fornello che era in alto su un'asse in cucina... era troppo pesante, e le casc l... sul cranio.
Dureton - Poveretta! E' spaventoso.
Ponceau - Pam! Rotto! In pezzetti!... I due fornelli, il tubo in due pezzi, un piede tagliato netto... 30 franchi di riparazione.
Dureton - E la signora Ponceau?
Ponceau - Svenuta... Con i prezzi d'oggi sarebbe costato 90 franchi... almeno... Tanto quanto prenderne uno nuovo.
Dureton - Naturalmente. Levo la cicatrice?
Ponceau - Per favore. Le seccava molto... cercava di nascondersela con i capelli
Dureton - A proposito, e i capelli? Che colore?
Ponceau - (cercando di ricordarsi esattamente) Bruni... castani con riflessi rossicci... Ecco, come quel mobile. (Segna il cofano) ... Preciso... Si tingeva... Io le dicevo sempre: Ma tienti i tuoi capelli grigi , ma mi rispondeva che avrebbe avuto l'aria d'esser mia madre. Ed era vero. Aveva proprio quell'aria. (Singhiozzando) E' come s'io fossi orfano! E' spaventoso!
Dureton - (continuando a lavorare; macchinalmente) E' spaventoso... (Pausa) Spaventoso... (Assorto dal lavoro ripete macchinalmente le parole senza pensare al loro senso e finisce per canterellarle) E' spaventoso, spaventoso, spaventoso.(Ecc. ecc., a volont. Poi, sentendo Ponceau che si soffia U naso, ha bruscamente la rivelazione della sua sconvenienza, tace e dice in tono tragico) E' spaventoso!(Pausa. Ponceau ha preso un opuscolo).
Dureton - Il pi importante il fondo... Che cosa direste d'un fondo blu? Blu pavone, per esempio? Con i capelli rossicci staccher bene, risalter.
Ponceau - Risalter? Non sar forse troppo allegro per un ritratto di questo genere?
Dureton - (che ha posato la tavolozza e ha preso la pipa, cerca di confortare il suo cliente) Non bisogna che sia triste, che diamine! E' per ricordarvela in vita, in piena salute, in pieno buon umore, in piena felicit. Bisogna che la vista di questo ritratto sia una consolazione!
Ponceau - (lugubre) Forse avete ragione... Vada per il blu pavone... che risalter.
Dureton - (che cercava nella scatola dei colori) Oh!
Ponceau - Che c'?
Dureton - E' una sfortuna! Il tugo di blu di Prussia finito... Il cobalto e l'oltremare anche... E avrei voluto incominciare il fondo per riprenderlo domani... Peggio per me! Faccio una corsa fino dal venditore in via La Rochefoucauld... Ci metter venti o venticinque minuti appena... Mi aspettate?
Ponceau - Certamente... Dove volete che vada?
Dureton - (prendendo il cappello) Fate qualche cosa... leggete... (Prendendo dei giorndli) C' anche un giornale divertente con delle donnine vestite il meno possibile...
Ponceau - (con tono di rimprovero) Signor Dureton !
Dureton - Ah! vero. Scusate... (Pren dendo un libro che era sul cofano) Ecco, prendete la Rivista scientifica ed economica A presto.
(Esce).
Ponceau - (solo, seduto presso la tavola, si mette a leggere la rivista. Si vede subito che questa lettura l'annoia. Volta le pagine, sospira e, poi la getta. Una pausa; che fare? Dopo un po' di esitazione va a prendere il giornale divertente illustrato. Guarda la copertina di un soggetto e-videntemente leggero e scuote la testa... Fa un grosso sospiro e va a sedersi sulla sedia del pittore davanti al cavalletto... Volta una pagina, poi un'altra... guarda macchinalmente le figure e a poco a poco s'interessa e aumenta l'attenzione... Ha un vago sorriso d'indulgenza, ma quasi divertito... Continua a guardare le figure... davanti a una di esse pronunzia un oh! dove c' un po' di pudore offeso e un po' d'interesse e di piacere che sente per questa vista. Allora, quasi per caso, i suoi occhi guardano il ritratto di sua moglie... nasconde precipitosamente il giornale dietro la schiena e pudicamente volta la tela... Poi riprende il giornale in fretta e finisce di sfogliarlo un po' nervosamente. Ppi lo posa sulla tavola. Si alza bruscamente e si mette a camminare. Si capisce che quelle figure l'hanno turbato... Poi si ferma davanti a delle tele posate contro il muro. Ne volta una: uno studio di donna. Lo prende e lo ammira con compiacenza... Si bussa alla porta e siccome si entra contemporaneamente, Ponceau non ha il tempo necessario di rimettere la tela a posto. La persona entrata Lul, vestita semplicemente, ma con l'eleganza speciale delle mi-dinettes parigine).
Lul - (passando la testa per l'apertura della porta) Buongiorno, signore... Avete bisogno di una modella?
Ponceau - (sorpreso, non lasciando la tela) No, grazie, signorina.
Lul - (entrata, con un broncetto di dispiacere) Siete sicuro?
Ponceau - S, tanto pi ch'io non sono il...
Lul - (interrompendolo E' straordinario! Ci sono sei studi nel quartiere e in tutti sei non c' bisogno d'una modella per il nudo... (Vedendo a un tratto che Ponceau tiene la tela in mano, felice) Ma voi fate del nudo, signore! Oh, signore, prendetemi! Appena per qualche seduta!...
Ponceau - Ma vi dico, signorina, che io non sono il...
Lul - (interrompendolo) Non siete, non siete! che cosa non siete? Non mi direte che non fate il nudo... (Guarda la tela) E' bella, sapete... Me ne intendo, ne vedo abbastanza... Solamente, il modello non va... Ha le gambe troppo lunghe... E poi, il seno: c' una piega. Se volete vedere un seno, vi far vedere io!... (Supplicando) Oh! fate un quadro con me, uno studio! Non perderete tempo e poi vi giuro che mi farete un favore!
Ponceau - (che ha messo la tela al suo posto contro il muro) Non chiederei di meglio che farvi un favore. Ma vi ripeto, signorina, che...
Lul - (birichina, levandosi i guanti) Mi vedrete, mi vedrete! Sono certa che quando mi avrete vista desidererete fare uno studio... un intero o una parte...
Ponceau - (impacciato) Ma signorina...
Lul - (levandosi presto il cappello) E poi, so tenere le pose, sapete! Ho posato alla scuola di Belle Arti, dove faticoso... Poi ho posato per una delle bagnanti di Chatas... (Comincia a sbottonarsi l'abito) E delle ninfe per Colbet... (Fiera) Vedrete e poi mi saprete dire!
Ponceau - (turbato) Bimba mia... signorina...
Lul - (continuando a svestirsi) E poi ho la pelle bianca, sapete, come le donne di Rubens !
Ponceau - (sempre pi impacciato) E' certamente molto bello, ma...
Lul - (continuando a spogliarsi ad essendo saltata sulla tavola) E non ho avuto mai figli!... (E' in combinazione) ... E guardate le mie caviglie!... Mi devo levare le calze?
Ponceau - (turbato sempre pi) No! No!
Lul - Giudicherete meglio le gambe, le ginocchia, le cosce... Guardate... (Alza la sottana per mostrare le gambe) Domergue dice che ho bellissime gambe!(Ponceau che incomincia a perder il sangue freddo ha aperto la porta in fondo per assicurarsi che non viene nessuno e poi l'ha rinchiusa).
Ponceau - E' vero, sono belle... Solamente...
Lul - Solamente che cosa?... I seni belli sono pi rari? Non mi preoccupa... Vedrete se sono fatti bene.(Fa per far scivolare gli spallini della combinazione).
Ponceau - (il cui turbamento va aumentando progressivamente) No, no, piccina... questo no!
Lul - (stupita) Perch?
Ponceau - Perch... perch aspetto qualcuno da un momento all'altro... Un cliente... E' in ritardo... Mi par di sentire che salga le scale...
Lul - (prendendo vivamente la sua roba) Oh, allora, davanti a un uomo comune, no! Davanti a voi, davanti a un pittore s, non mi fa nulla... per lavoro... Ma davanti a un curioso, no... Peccato che non si abbia avuto il tempo!... Sono certa che mi avreste fissato delle sedute... E ci mi farebbe molto comodo... (Parla rivestendosi) E' una crisi anche per noi, sapete... Non abbiamo lavoro... Ci fanno torto i pittori nuovi: non hanno bisogno di modelle... O quelli che lavorano dal vero, capite... Pi le modelle sono brutte, pi sono contenti. Non pi tardi d'ieri uno mi disse vedendomi nuda: Tu sei troppo bella, troppo ben fatta e troppo bianca... hai l'aria d'un quadro di Chaplin! Dammi invece della carne tormentata, nera, rovinata... Che peccato che tu non abbia dei seni completamente afflosciati .
Ponceau - E che cosa tu... (si riprende) che cosa gli avete risposto?
Lul - Che era lui che era afflosciato.
Ponceau - (divertito, ridendo) Mica male!
Lul - Oh! ma si troveranno delle sedute, perbacco, ma dagli intenditori!
Ponceau - Siete una bimba saggia, seria.
Lul - (mettendosi i guanti) Fino a un certo punto... Ho avuto un amico... Non si pu stare senza un amico... Un signore d'una certa et... Quasi come voi... Dolce, buono, come voi... Saranno otto mesi.
Ponceau - (colpito) Otto mesi? (A parte) Anche lei?
Lul - S, era vedovo... E molto gentile... che mi regalava tutto ci che mi occorreva... Allora, naturalmente, non posavo... E mi tenevo molto bene, elegante... Gli ero fedele... Ve lo giuro! Non una storia!... Vi stupisce? Intanto a me non piacciono i giovani!
Ponceau - (interessato) Ah! non vi piacciono i...
Lul - I giovani? No... Adesso me ne andr... Vedete, il vostro cliente non ancora venuto: avrei avuto... dieci volte il tempo di farvi vedere.(Facendo il gesto di spogliarsi) Sarei ancora in tempo, forse.
Ponceau - (vivamente) No! No! Verr certamente. Sar per un'altra volta.
Lul - Va bene. Ritorner... Domani, se volete.(Ha un'idea) Intanto posso farvi vedere le fotografie che mi fece un pittore... (Cerca nella borsetta) Potrete, cos, rendervi conto... (Ha trovato una fotografia) Ecco... mi vedete di dietro... Che ne dite?
Ponceau - (guarda la fotografia molto turbato) Dico che... che... S... Molto bene... Molto
carina.
LULU - Fatemi dunque dal vero, per uno studio, un quadro... (Accorgendosi della tela sui cavalletto) Che cosa state facendo? Un ritratto, scommetto!(Volta la tela) Che cosa vi dicevo?... (Ridendo) Oh! com' brutta, la signora !
Ponceau - (serio, voltando subito la tela) E' una brava signora... Molto onesta!
Lul - (continuando a ridere) Questo non c'entra! E' brutta! brutta! Non colpa vostra... Ma certamente lavorereste con pi piacere avendo una piccola modella come me... (Osservando la cravatta nera di Ponceau) Guarda! Siete in lutto? Di chi?
Ponceau - (impacciato) Di... di una parente...
(Lul va verso la tavola e Ponceau si siede davanti al cavalletto).
Lul - (che ha preso altre fotografie dalla borsetta va vicino a Ponceau e si siede sulle sue ginocchia) Ho altre fotografie. Eccomi di fronte... Ben fatta, eh?
Ponceau - (guardando avidamente e sempre pi turbato) Sicuro!(Tende l'orecchio verso la porta un po' preoccupato).
Lul - Eccomi seduta.... E poi in ginocchio. Era per un quadro... E poi eccomi facendo la Diana. Era faticoso con questa gamba alzata... Eccone delle altre... ma troppo tanto... (Scappa nascondendo le fotografie contro il petto).
Ponceau - (seguendola e prendendole a forza le fotografie) Fate vedere, fate vedere!(Le guarda una per una, pi contento ogni volta e sorridendo con degli oh! e ah! di soddisfazione. Pausa. Ponceau si alzato turbatissimo, ha reso le fotografie e s' messo a passeggiare avanti e indietro per calmarsi. Ritorna poi verso Lul) Allora, avete perduto un amico? Un signore del mio genere?...
Lul - S... Se non l'avessi perduto non sarei qui!... Bisogna che cerchi di lavorare per vivere... Se voi poteste darmi delle pose... (Levando un biglietto) Ecco il mio indirizzo: 54 via Menniers... Giovanna Minot... Mi chiamano Lul... Metto qui il mio biglietto.(Lo mette sulla tavola).
Ponceau - (commosso) Ascoltate, Lul... (Riprendendosi) Piccola mia... M'interessate... Avete avuto un dolore. Anch'io ne ho avuto vino... Vediamo, se potessimo parlarci, un poco?
Lul - (come se cercasse indovinare il pensiero di Ponceau) S... Di che cosa?... Quando?... Dove?.,.
Ponceau - (turbato) Di... di affari... Di cose di sentimento... Subito.(Turbatissimo) Aspettatemi... Vediamo, dove?...
Lul - (vivamente, felice) Volete al caff di Piazza Bianca?
Ponceau - S, va bene! Al caff di Piazza Bianca! Andate! Piccola Lul, correte perch il mio cliente non vi veda!
Lul - (raggiante e commossa di speranza) Oh! vorreste essere il mio amico... seriamente?
Ponceau - Vedremo... Forse ci si potrebbe mettere d'accordo... Su, scappate!
Lul - (felice) Oh! Indovino che siete molto buono!... Baciatemi, volete? (Si getta con slancio fra le braccia di Ponceau che la bacia perdutamente) Vi piace il mio profumo?
Ponceau - (perdendo la testa) Oh! s...
Lul - Forse un po' forte.... Si chiama Vertigine .
Ponceau - (al colmo dell'emozione) E' ben trovato... Presto! al caff, piccina mia!(La spinge verso la porta. Lei gli manda un lungo bacio, e poi scappa).
(Ponceau solo. E' stordito e respira un po' affannosamente tanto il cuore gli batte forte. Si precipita a prendere il soprabito e il cappello con molta impazienza. Entra Dureton con dei tubetti di colore).
Dureton - (posando il cappello) Vi chiedo scusa. Ho incontrato un compagno... Vi sembrata molto lunga questa attesa?
Ponceau - (impazientissimo di andarsente) No... per niente...
Dureton - Avete fatto qualche cosa?
Ponceau - S, s...
Dureton - (che si voltato, scorgendolo col cappello in mano) Ve ne andate?
Ponceau - (nervosissimo e impacciato) S... Avevo dimenticato... un appuntamento d'affari...
Dureton - Oh! seccante... Avrei desiderato che foste qui per i capelli...
Ponceau - (presto, impaziente di andarsente) O!, andr bene ugualmente!... Rossicci come i mobili... Esattamente... Fate cos a vostra i-dea... Andr certamente bene... Arrivederci! Verr domani... (Scappa via).
Dureton - (solo, sorpreso) Non naturale questa cosa... (Guarda in giro. Sente un'aria, un profumo) Che profumo ? (Si guarda ancora in giro, scorge sulla tavola un biglietto di visita. Lo prende e legge) Giovanna Minot, modella, via Menniers, n. 54 .(Allora ha l'intuizione di quello che avvenuto durante la sua assenza, si lascia andare in una poltrona al colmo della sorpresa) Ah, vecchio rimbambito!
FINE
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