LINFEDELE
Sceneggiatura televisiva
di ORESTE DEL BUONO
PERSONAGGI
DINO, 35-40 anni, giornalista
ELENA, 35-40 anni, sua moglie
PAOLETTA, 6 anni, sua figlia
GRAZIA, 20-24 anni
Barista
Cassiera
Signora con cagnetto
Cameriera
Avventori del bar
L'azione si svolge ai nostri giorni.
Cassiere del circo Signora con bambino Marito della signora
Primo uomo - Secondo uomo Terzo uomo
Quarto uomo Quinto uomo della fila
Inservienti, pagliacci, ballerine
Venditore di noccioline, spettatori.
Commedia formattata da
Nel buio una lampadina nuda si accende, si spegne, si riaccende. Una mano maschile entra in campo, ad avvitare, fermare la lampadina. La mano si ritira, la luce batte su uno specchio di stanza da bagno. Nello specchio emerge la faccia di Dino, coperta da un asciugamano, si vedono solo la fronte e gli occhi. L'asciugamano scende a poco a poco, rivelando il resto dei lineamenti di Dino : trentacinquenne o quarantenne, non bello, palpebre gonfie come di chi appena uscito dal sonno, occhiaie come di chi ha avuto un sonno cattivo. Dino, in pigiama, si guarda nello specchio, si passa le dita sulla faccia, storce la bocca con evidente scarsa soddisfazione.
Grazia - (fuori campo, languida e un poco lamentosa) Dino... Dino... (Dino sussulta, apre la bocca per rispondere, poi decide di far finta di non sentire, si ravvia i capelli con la mano, li piega, i capelli ribelli si rialzano appena Dino allontana la mano)
Grazia - (fuori campo, gi irritata, esigente, dura) Ma Dino... dove sei?... cosa fai? Dino... (Dino sospira a se stesso allo specchio, parla alla propria immagine, nel rispondere)
Dino - (tra s rassegnato e impaziente) Sono qui, eccomi, vengo, vengo... (Scompare nello specchio. Rumore di porta che sbatte)
Una stanza da letto immersa nella penombra: s'intravedono i contorni dei mobili, un cassettone, un divano.
Dino - Eccomi... Che buio qui dentro, aspetta che apro... Lo sai che debbono essere le dieci passate?... (La sagoma pi scura, vista di spalle, di Dino che si dirige verso la finestra sulla parete davanti. Urta in un mobile, procede a tentoni, finalmente arriva alla finestra, comincia a tirar su le tapparelle che si sollevano a fatica) Mai che funzioni quest'accidente, e anche il rubinetto di l non funziona... Bisognerebbe proprio chiamare qualcuno... Te lo avr detto mille volte, qui non funziona nulla... mai nulla... Piove, naturalmente... Piove, tanto per cambiare... Mai visto un autunno cosi... (La luce grigia e incerta d'una brutta giornata rivela una stanza non troppo grande, arredata in maniera sciatta e banale, evidentemente d'accatto, molto disordinata, con libri accatastati un poco dappertutto, giornali abbandonati sul pavimento, indumenti ammucchiati sulle sedie. Distesa con la faccia contro il cuscino si vede Grazia. una donna molto giovane, bella, ma la sua faccia un po' vistosa, volgare. Intorno agli occhi qualche sbaffo di nero lasciato dal trucco della sera precedente, i capelli bruni, arruffati)
Grazia - (accorata) Dino, ti prego... sono ancora tutta sconvolta, ho fatto un sogno orribile... Un incubo, non riuscivo pi a svegliarmi... Perch mi hai lasciata sola, amore? Vieni qui. (Tutto di lei, i gesti, come il tono della voce, d una impressione di falsit, di leziosit insincera, d'imitazione di qualche attrice. Mentre parla, Grazia si mette a sedere sull'orlo del letto, cerca le pantofole. Dino fa per avvicinarsi, poi vede sopra il cassettone il pacchetto delle sigarette, lo prende e ne accende una. Grazia lo guarda delusa, disgustata) Quante volte te lo debbo dire di non fumare appena sveglio? Mi avevi promesso... Ho avuto una tale paura... Indovina cosa ho sognato...
Dino - (appoggiato col gomito sul cassettone, fuma e risponde) Come faccio a indovinarlo? Ma ti pare sia giusto prendertela tanto per un sogno?... Orribile, va bene, un incubo, va bene, ma insomma...
Grazia - (mentre racconta si esalta, si commuove, quasi si mette a piangere. Dino, in piedi, sempre appoggiato al cassettone, l'ascolta, annoiato) Ho sognato che ero uscita, tornavo a casa e non ti trovavo... Capivo subito che mi avevi lasciata, ero disperata, volevo telefonare, ma non sapevo dove, il telefono, poi era sempre occupato... Volevo uscire a cercarti, amore, e non riuscivo a muovermi, non potevo staccare i piedi dal pavimento... Ah, che cosa atroce, tremo tutta... guarda, senti... Pareva cosi vero... Invece, non vero, eh, amore?... Non mi vuoi lasciare, dimmi la verit, ti prego...
Dino - Ma Grazia, piantala... Ci volevano anche i sogni adesso... Come se la nostra vita non fosse abbastanza complicata... Non potresti fare sogni un poco pi allegri, gi che ci sei?... Sei proprio lugubre... (Esaltazione, commozione, minaccia di lacrime, tutto scomparso dalla faccia di Grazia: vagamente ironica, adesso, come in attesa di un divertimento improvviso)
Grazia - Ma io mica l'ho fatto...
Dino - Cosa non hai fatto?...
Grazia - Io non l'ho fatto il sogno... Te l'ho raccontato per vedere cosa dicevi, come reagivi, Pussi...
Dino - Quante volte ti debbo dire di non chiamarmi Pussi?... Non lo sopporto... (il divertimento che stava affiorando sulla faccia di Grazia, esita come contrastato dalla tentazione di un violento corruccio)
Grazia - Va bene, va bene, Dino... Posso chiamarti ancora per nome? O debbo usare solo il cognome? Mazzei, signor Mazzei, va bene; mi scusi... Sa come sono le donne... (Dino si muove di scatto, abbastanza corrucciato anche lui. Si ferma in mezzo alla stanza. Si stringe nelle spalle)
Dino - Beh, ti sei divertita almeno con la tua rappresentazione?... Prima o poi con me finiscono per divertirsi tutti... divertiamoci... (Nella mobile faccia di Grazia la tentazione di corruccio scomparsa come prima scomparsa l'attesa di divertimento o prima ancora la minaccia delle lacrime: ora Grazia sbatte le lunghe ciglia, increspa la bocca come un'ingenua del cinema. Una mano di lei afferra una mano di lui)
Grazia - Non t'arrabbiare, su, non essere cosi permaloso... In fin dei conti... dimmi, ma proprio non ti viene neppure in mente?...
Dino - Che cosa c' di nuovo adesso?...
Grazia - Sai che non mi hai dato ancora un bacio... Lo vedi che non mi vuoi pi bene?... I primi giorni quando ti svegliavi... Sar sciocca, sar sentimentale, ma l'abitudine, l'abitudine la cosa peggiore... (La mano di lei tira quella di lui: a poco a poco Dino si china, tra lo svogliato e l'intenerito suo malgrado, a sfiorarle la guancia con un bacio secco, appena simbolico. Le due facce sono cosi vicine adesso, ma restano cosi diverse, paiono negate a ogni possibile intesa, ogni possibile abbandono)
Dino - Ecco il bacio... La signora desidera altro?
Grazia - (in un bisbiglio appena percettibile) Lo sai Pussi...
Dino - Non chiamarmi Pussi... Ti prego, mi pare di essere un cane...
Grazia - Oh... lo sai, Dino...
Dino - Cosa?...
Grazia - (carezzevole, quasi incomprensibile) Lo sai che non esisto la mattina, se non prendo il caff...
Dino - (uscendo dalla stanza tra i denti) Certo, naturale, il caff... La signora mi potr mai perdonare la dimenticanza?... Provvedo subito... (Restata sola nella camera, Grazia cerca qualcosa sul comodino, invaso dagli oggetti, un bicchiere con una rosa vizza, un giallo dalla copertina orripilante, il telefono, la radiolina a transistor. Grazia solleva la radiolina, la accende, se l'accosta all'orecchio, la allontana e va di nuovo a sedersi sul divano)
Voce dell'annunciatore - "Boccuccia di rosa" di Cichellero. Canta Johnny Dorelli. (La faccia di Grazia si intenerisce, si fa, di colpo, sognante, le sue labbra cominciano ad accompagnare la musica, a ripetere sottovoce le parole)
Grazia - Amore...
Dino - (fuori campo, quasi gridando) Eccomi, eccomi, eccomi, pronto...
Grazia - Non senti?...
Dino - (fuori campo, gridando decisamente) Cosa?...
Grazia - Ma non ti ricordi? La suonavano a Ischia quella sera... Com' il titolo?...
Dino - (in campo, ma ancora ad alta voce) A me lo domandi?... Ecco il caff, la signora servita. (Cerca un posto sul comodino dove posare la tazzina del caff e la zuccheriera, rimuove gli oggetti, butta per terra il libro giallo, solo cosi pu ottenere lo spazio necessario. Poi, si rialza, resta in piedi accanto a Grazia)
Grazia - Si, a te... Perch non a te? Tu non ci pensi mai?...
Dino - A cosa?...
Grazia - A noi. (La canzone finita)
Dino - E come no?... Non penso ad altro si pu dire...
Voce dell'annunciatore - (un poco coperta dal dialogo) "Il cielo in una stanza" di Paoli. Canta Gino Paoli. (Grazia ricade indietro sul cuscino del letto, scoraggiata, si copre gli occhi con la mano. Dino s'allontana, va alla finestra, guarda nella strada, in cui sta continuando malinconicamente e violentemente a piovere)
Grazia - Lo vedi, lo vedi che cosi non si pu andare avanti... Mi tratti come se ti fossi indifferente... anzi, peggio, come se... se mi... odiassi... (Le spalle, la schiena di Dino, esprimono la stanchezza, quasi l'incapacit a continuare a lottare)
Dino - (stancamente, senza voltarsi) Ma no, no... Hai ragione, si, la riconosco... La suonavano proprio quella sera a Ischia, ma io i titoli non li ricordo mai... Com' il titolo?...
Grazia - (quasi piangendo) Non ti sei neppure accorto che finita?... Non senti che ne suonano un'altra?... (Spegne la radiolina con un gesto iroso e affonda la faccia nel cuscino come per nascondere il pianto. Un gran sospiro, forse un singhiozzo? Breve pausa. Dino si volta, impacciato)
Dino - Beh... stamani non me ne va bene una... Io vado a farmi la barba... (Esce. Le spalle di Grazia paiono scosse dai singhiozzi, poi lentamente la faccia e-merge, gli occhi asciutti ispezionano la stanza ormai vuota. Grazia allunga una mano, prende dal comodino la tazzina, vi versa un cucchiaino, due cucchiaini, tre cucchiaini di zucchero, attenta a non fare il minimo rumore, beve il caff)
Dino - (fuori campo, con falsa disinvoltura) E piove... Che tempo anche oggi... Continua a piovere, non vuole proprio smettere... Va bene che, tanto, oggi pomeriggio debbo andare a lavorare... (Grazia sbatte la tazzina con violenza sul comodino: la faccia ora senz'altro tragica, una specie di maschera)
Grazia - (pi aspra che dolente) A lavorare?... Ma come, oggi che domenica?... Cos' questa storia? impossibile. (Dino si fa sulla soglia: ha met faccia coperta di sapone da barba, ha il rasoio in mano)
Dino - (la disinvoltura cede all'impaccio, molto pi sincero, ma la voce vorrebbe sempre essere conciliante) Magari fosse impossibile... i giornali non tengono conto delle feste, lo sai, debbono uscire lo stesso... ... E quello scocciatore pu ricevermi solo oggi, non mica colpa mia, tutta la settimana che gli faccio la posta... Lo so, un guaio la domenica l'unico giorno che possiamo stare veramente un poco insieme... Non mica colpa mia...
Grazia - Quale scocciatore?... ( diventata brutta fa quasi paura: tutta la pelle le si tende nel sillabare le parole)
Dino - Ma lo sai benissimo, te ne ho parlato... Rossi... Quello di cui dovrei scrivere le memorie, quello che stato in galera ed era innocente... Dicono, lo dice lui soprattutto... Per me, invece, proprio assassino...
Grazia - (tagliente, sprezzante, le labbra tirate, crudeli, i denti scoperti, feroci) Assassino sarai tu...
Dino - (simulando lo stupore) Ma cosa dici, Grazia?...
Grazia - (sempre pi sprezzante) Hai sentito benissimo, hai capito benissimo... Immagino che andrai a lavorare solo tu, oggi, di tutto il giornale...
Dino - (pi smarrito che stupito) Beh... capitata a me... Una volta a uno, una volta a un altro... Ma perch?... Non ci credi?...
Grazia - (la voce si va progressivamente alzando) Ma per chi mi prendi?... Ti dovrei anche credere?... Abbi almeno il coraggio delle tue azioni, cerca di essere sincero... Sei proprio convinto di potermi raccontare tutte le storie che vuoi? Ma io ti leggo in faccia, sai?... Sei un libro aperto per me... Vai a lavorare, eh?...
Dino - (cerca di interromperla) Ma la pura verit...
Grazia - (urlando, sovrasta la voce di lui) Le memorie dell'assassino... Scrivi le tue... Avrai pi materiale a disposizione... Vai a lavorare la domenica, eh?... Povera vittima, povero lavoratore indefesso, gli tocca lavorare anche la domenica, lo sfruttano, gli dispiace, a lui, ma cosa pu farci?... I giornali debbono uscire...
Dino - (s'avvicina a Grazia, ha il rasoio in mano, ma pare essersene completamente dimenticato, alza la voce anche lui, ora) Proprio cosi... E sii ragionevole almeno una volta... Cerca di metterti in testa, nella tua testa troppo dura, che non tutto va come pare a te... Non siamo soli con... con il nostro grande... grande... amore...
Grazia - (cerca di interromperlo) Adesso mi prendi pure in giro. Si, c' proprio da ridere. Il nostro grande amore... E io ti ho dato retta... Io ho lasciato perdere tutto: stima di me stessa, dignit, comodit, per seguire un uomo che non potevo sposare.
Dino - (urlando, sovrasta la voce di lei) Esiste anche il lavoro, il giornale, lo stipendio, l'indennit del giorno festivo... Ho bisogno di guadagnare, non debbo mica mantenere una persona sola... Perch non mi vuoi credere, cosa pensi che ti voglia nascondere?... Va bene, non mi credi... Telefona a Giulio, allora : stato Giulio a darmi l'incarico, chiedilo a lui, fattelo dire da lui, su, telefona...
Grazia - (adesso urla pi forte lei) Si, a Giulio-Cosa gli telefono a fare?... Per sentirmi raccontare la storiella che gli hai insegnato tu?... Figurarsi se non siete tutti d'accordo, se non vi tenete mano uno con l'altro, tutti bugiardi, tutte carogne...
Dino - (adesso urla pi forte lui) No, no, gli devi telefonare, insisto, voglio che tu lo senta... Guarda, te lo chiamo io... Ti faccio io il numero, cosi sentirai... (Cerca un posto per posare il rasoio sul comodino, non lo trova, butta il rasoio dentro il bicchiere, insieme con rosa. Prende in mano la cornetta del telefono, gira i numeri in fretta. Primo piano sulla cornetta accostata alla met non insaponata della faccia di Dino. Dal telefono segnale libero. Scroscio di pioggia)
UN BAR PASTICCERIA
II locale piccolo, abbastanza elegante. La cassa, il banco della pasticceria, il banco del bar sormontato da un grosso orologio elettrico; da una parte tre, quattro tavolini con relative sedie, in un angolo un juke-box; appeso al muro il telefono a gettone. La porta a vetri che d sull'esterno appannata. Il locale semideserto: un ragazzo e una ragazzina sono quasi incollati al juke-box, un uomo parla con la cassiera, una signora con un cagnetto al guinzaglio, prende un cappuccino al banco, mangiando una pasta. Dino, in impermeabile al telefono: primo piano della cornetta accostata alla sua faccia. Brusio sommesso di voci. Canzone "Odio l'estate" di Bruno Martino suonata dal juke-box inizia con le parole "L'estate che ha creato il nostro amore" e cosi prosegue. Dopo la fine di "Odio l'estate", quasi senza soluzione di continuit, il juke-box suoner: "Cinque minuti ancora" cantata da Peppino di Capri; "Legata a un granello di sabbia" cantata da Nico Fidenco.
Dino - Ancora non s' fatta viva? Beh, vedrai che telefona di sicuro, quella pazza...
Barista - (posa sul banco una tazzina con il caff) Pronto il caff, signore...
Dino - (fa una smorfia d'intesa al barista) Pu anche darsi, ma, se telefona, mi raccomando, eh? Sei il mio redattore capo, si o no?... e tu mi hai mandato dall'assassino, si lo so che per te innocente... e sia innocente, dobbiamo metterci a discutere di questo?... poi trover un'altra scusa per spiegare perch non verranno pubblicate queste memorie... ma ricordatene hai capito? Non combinarmi pasticci come al solito, che poi quella mi cava gli occhi... Certo, certo, ormai assodato che sono un dongiovanni, un rubacuori. castana, sei contento?... Si, si, poi domani ti racconto, magari ti do anche il numero del telefono. Grazie, mi raccomando ancora. Ciao, ci vediamo domani. (Dino appende la cornetta, si avvicina al banco, gira il cucchiaino nella tazzina, poi lo posa. Alza gli occhi all'orologio elettrico: sono le 15,10, controlla l'ora sul proprio orologio da polso)
Barista - (cordiale) La fa aspettare?....
Dino - (sussulta, sorpreso, poi come in colpa, si affretta a cominciare a bere il suo caff, non molto incoraggiante) Gi...
Barista - (passa lo straccio sul banco, continuando a parlare) Fanno tutte cosi...
Dino - Eh...
Barista - Se non fanno aspettare non sono contente. come se fossero meno donne se non arrivano in ritardo...
Dino - Mah... (Il barista si asciuga le mani nel grembiule. Dino ha finito di bere il caff, posa la tazzina, si volta, va verso la porta a vetri. Dino cerca di guardar fuori, pulendo i vetri dall'appannatura. I ragazzi mettono un'altra moneta nel juke-box, parlando piano tra loro, il ragazzo ha un braccio intorno alle spalle della ragazza. Il barista, evidentemente desideroso, avido di conversazione, si rivolge alla signora con il cagnetto)
Barista - Carino... di che razza ?...
Signora - un volpino autentico... puro... Vero, Pucci?... Pucci... Pucci... (Ad alta voce) Pucci... (Dino si gira allarmato, vede che stato chiamato solo il cane, sospira di sollievo, torna a pulire i vetri per guardare meglio fuori. La signora si china leziosamente sulla bestiola scodinzolante) Guardi, guardi come capisce subito, aspetti, stia a sentire... Vuoi la pasta, Pucci, la vuoi? E quale vuoi, tesoro? Vuoi quella con la crema o quella con la cioccolata? Le vorresti tutte e due, golosone?... No, che ti fanno male... cosi intelligente...
Barista - Eh... certe bestie sono pi intelligenti degli uomini...
Signora - Ha proprio ragione, sa?... E hanno una dote che gli uomini non hanno quasi mai : la fedelt... (Parla come ispirata da secoli di amara esperienza) La fedelt... (Si avvia alla porta per uscire, quasi si scontra con Dino che sta tornando verso il banco. La faccia di Dino tesa, molto nervosa. Evidentemente teme che la persona che sta aspettando non arrivi pi)
Barista - Stia tranquillo prima o poi arriva... Penso che non sia neppure colpa loro, le donne sono tutte uguali... Con questo tempo poi... Questa maledetta pioggia...
Dino - Gi... (Gira un poco intorno con impaccio, si ferma un attimo a fissare, senza vederlo, un calendario, si avvicina al juke-box, con ritardo si rende conto di disturbare i due ragazzi, si allontana precipitosamente, torna al banco. Il suo sguardo riva all'orologio elettrico, mentre solleva il polsino della camicia per controllare l'orologio, alle sue spalle la porta del bar si apre, nello specchio dietro il banco appaiono le figure di una donna in cappotto e una bambina in impermeabile)
Barista - Peccato, non lei... (Per un attimo gli occhi di Dino restano inchiodati allo specchio, a quelle due immagini. Poi Dino si volta di scatto, si fa incontro alle due, sorridendo nervosamente. La donna una cameriera piuttosto giovane, con un cappotto scuro, ha in mano un ombrello gocciolante. La bambina sui sei anni, magra, fragile, il cappuccio della mantellina impermeabile le copre quasi completamente gli occhi. Dino vicino a lei, ora, ma pare che non sappia come salutarla, il suo sorriso gi svanito: accenna a un abbraccio, poi ci rinuncia)
Dino - Ciao, piccolina... (Fa un gesto come se volesse stringerle la mano, ma la mano della bambina nascosta sotto la mantellina. Finalmente Dino l'accarezza rapidamente su una guancia. La cameriera contempla la scena stolidamente)
Cameriera - Buongiorno, signore... (Alla bambina) Paoletta, non si saluta il pap?... (La bambina alza un poco la faccia seminascosta dal cappuccio)
Paoletta - Ciao, pap...
Dino - Ma fatti vedere... Come stai, piccolina?... (Tira gi il cappuccio alla bambina, le liscia i capelli arruffati, poi la solleva, la bacia su tutt'e due le guance, la rimette gi)
Cameriera - Dice la signora...
Dino - (subito irritato) Cosa dice la signora?...
Cameriera - (intimidita) Dice che si raccomanda...
Dino - Di che cosa ha paura la signora?...
Cameriera - (davanti all'irritazione di Dino, appare in difficolt) Di nulla...
Dino - E allora?...
Cameriera - La signora si raccomanda di non far prendere freddo alla bambina... di non far tardi...
Dino - Sar capace di badarle per mezza giornata?... Se fosse per tutta la vita, magari, capirei la paura, ma per mezza giornata penso di... (Si azzittisce, cambia tono, diventa umile addirittura) Va bene, star attento... Arrivederci...
Cameriera - Arrivederci, signore... Sta' buona, Paoletta, fa' la brava... (Si avvia alla porta. Ora padre e figlia si fronteggiano)
Dino - (sempre molto nervoso) Piccolina, sono a tua disposizione... Puoi chiedermi tutto quello che vuoi... (La bambina appare un poco perplessa, pensierosa)
Paoletta - Tutto?...
Dino - Tutto, basta che tu chieda...
Paoletta - Pap...
Dino - Si?
Paoletta - Vorrei un gelato...
Dino - Un gelato?... Ti pare giusto?...
Paoletta - Mi hai detto tutto...
Dino - Oh, si, tutto... io per me te lo compro, ma ti pare giusto un gelato con questo freddo?...
Paoletta - (ostinata) Io ne ho voglia...
Dino - (cattedratico, quasi solenne) I gelati vanno meglio per l'estate, quando fa caldo... Ma ora fa freddo... Non bisogna avere voglia delle cose che... (Come prima con la cameriera, s'azzittisce, avendo capito che stava sbagliando tono, diventa persino troppo premuroso) Piccolina, perch non parli?... Ce l'hai con il pap, perch non trova giusto comprarti il gelato? ... Io per me te lo compro, cercavo solo di ragionare... Ma non colpa mia se il gelato freddo e oggi fa freddo... (S'azzittisce ancora, riconosce di stare esagerando in senso opposto, di stare buttandosi eccessivamente gi, cerca di essere disinvolto) Senti, dopotutto, non ci sono mica solo i gelati?... Ci sono anche... le paste, ad esempio... Ti piacciono le paste?... (In tutto il monologo di Dino la faccia della bambina non dovrebbe vedersi: allo spettatore mostrata solo la sua piccola nuca, le sue eventuali espressioni sono da intuire da quelle dell'uomo, soprattutto dai cambiamenti di voce dell'uomo. La faccia della bambina ora visibile, convinta)
Paoletta - Si...
Dino - (esultante, come liberato da un incubo) Ne vuoi?...
Paoletta - S-
Dino - Grazie...
Paoletta - Ma, pap...
Dino - Piccolina?...
Paoletta - Grazie debbo dirlo io... (L'uomo e la bambina sono gi al banco delle paste: il barista si china verso di loro, non ha rinunciato a fare a ogni costo conversazione)
Barista - Cosi arrivata la signorina?... Fa gi aspettare come se fosse grande... Cosa desidera la signorina?... (La bambina schiaccia la faccia contro il vetro del banco delle paste)
Paoletta - Quante posso averne?...
Dino - Tutte quelle che vuoi...
Paoletta - Tre.
Barista - Cosa desidera la signorina?... Brava, brava fa' gi aspettare il pap... (La bambina preme sempre la faccia contro il vetro)
Dino - Scegli...
Paoletta - Tre?...
Dino - Tutte quelle che vuoi...
Paoletta - Quella bianca, quella marrone, quella gialla..
Barista - (tira fuori una pasta poi l'altra, non rinunciando a chiacchierare) Eccone una, eccone un'altra, un'altra ancora, signorina... (Rivolgendosi a Dino) Deve essere intelligente, si vede, carina, poi, molto carina. ... Ho una nipotina io, dell'et di questa... (La bambina comincia a masticare la pasta bianca, infarinandosi tutta)
Dino - Come va a scuola?...
Paoletta - (a bocca piena) Bene...
Dino - Davvero bene?... Hai gi imparato a leggere e a scrivere...
Paoletta - (si lecca le dita, le restato il mento infarinato, ora abborda la seconda pasta, quella marrone) Ma pap, ho appena cominciato... Sono solo in prima, lo sai...
Dino - E come sei?... Sei buona?... Buona o cattiva?...
Paoletta - (a bocca piena) Buona... E tu?... (Mastica coscienziosamente)
Dino - (pi smarrito che sorpreso) Io?... Come?...
Paoletta - Tu sei buono o cattivo, pap?... (Si lecca le dita, ora la volta della terza pasta, quella alla crema)
Dino - (falsamente disinvolto) Tu come mi trovi?... (La bambina mastica coscienziosamente, ma dovrebbe apparire anche effettivamente perplessa, pensierosa. Una breve pausa, poi il responso dell'oracolo)
Paoletta - Buono... mi pare che tu sia buono... (Lo guarda calcolatrice) Hai detto che posso avere tutto quello che voglio?...
Dino - (riconoscente) Tutto... tutto...
Paoletta - Voglio... voglio che tu mi porti al circo... Come l'altr'anno.
Dino - (esultante) Certo, certo... Ti ci porto subito. (La sua esultanza scolora di colpo nell'impaccio} ... Se c' il circo da qualche parte... mica c' sempre...
Barista - Si che c'... Ci ho portato la mia nipotina dell'et, dell'et di questa... un bel circo, ma chiss se a quest'ora trover ancora biglietti... (Dino butta dei soldi sul banco, assalito da una gran fretta, prende la bambina per mano, la tira)
Dino - Debbo trovarli... (Alla bambina) Andiamo, piccolina, sbrighiamoci... Con un taxi ce la faremo... (Al barista, alla cassiera, all'uomo che sta sempre parlando con la cassiera, ai ragazzi del juke-box) Il resto non importa... Andiamo, andiamo, arrivederci a tutti... (La bambina e l'uomo vanno verso la porta. Dino la spalanca sulla pioggia violenta e monotona)
Dino - Taxi... Ehi, taxi... Presto... (Scroscio di pioggia)
LA BIGLIETTERIA DEL CIRCO
La biglietteria sistemata proprio all'ingresso del circo, sotto una tettoia. una cabina piuttosto alta, con uno sportello, dietro al quale un impiegato e davanti al quale si accalca, disordinata, una lunga e inquieta fila di persone. La biglietteria all'estrema destra: al centro si apre l'ingresso del circo, un largo vano nella tenda lascia scorgere luci violente, pubblico e indistinti movimenti all'interno. Sull'ingresso un inserviente in divisa complicata, con chiassosi ornamenti, controlla i biglietti. All'estrema sinistra un venditore di noccioline americane e caramelle. Lo spazio antistante l'ingresso, le vicinanze della biglietteria e della fila sono affollati da gruppetti di gente in attesa; madri con bambini, ragazzi, soldati. Durante tutta questa scena la gente continuer a entrare nel circo. Dino arriva da destra, tenendo per mano la bambina sorridente ed eccitata. Su tutta la scena musica del circo. "Marcia dei Gladiatori" eseguita molto forte, ritmata, quasi eccessiva. Brusio accentuato della folla.
Voci di richiamo - Maria! Maria! andiamo, sbrigati, su... Un momento!... gi cominciato?... Carlo... dove sei Carlo?...
Voce di altoparlante - (con evidenti inflessioni dialettali) I signori e le signore... (Pronuncia: signori e signore, press'a poco come: siori e siore) I signori e le signore sono pregati di prendere posto sotto il tendone. Lo spettacolo va a incominciare...
Dino - (preoccupato) Quanta gente... Vieni, picco-lina, tardi... Speriamo di riuscire a trovare i biglietti...
Paoletta - Ma tu li hai i soldi, vero, pap?...
Dino - Non si tratta di soldi... bisogna vedere se ci sono ancora biglietti, se c' posto...
Paoletta - Noi non occupiamo mica tanto posto, pap...
Dino - No, no, c' tanta gente che vuole entrare... Adesso vado a vedere. Tu aspettami qui... Non ti muovere, eh, mi raccomando... (Lascia Paoletta accanto a una signora che tiene per mano un bambino sui sei anni, e va a mettersi in coda. Si alza sulla punta dei piedi, guarda ansiosamente davanti a s, alla decina di persone che lo precedono nella coda, poi guarda l'orologio al polso. Inavvertitamente si messo davanti a un uomo che aspettava prima di lui)
I uomo della fila - Scusi, sa?... c'ero prima io... Se non si sta in ordine, inutile fare la coda... (Ad alta voce, rivolto in generale) Allora ci sbrighiamo?... Quan to ci vuole per fare due biglietti?... (Un uomo allo sportello dei biglietti lentissimamente tira fuori il portamonete, lo apre, esamina gli spiccioli, scegliendoli con le dita)
II uomo della fila - Quanto ha detto?... Settanta cinque... No, settantacinque non li ho... avrei le venti cinque, se le servono, cosi va bene?... (La faccia di Dino, in un parossismo di nervosa, tesa impazienza. La faccia della bambina: spia, con una certa ansia anche lei, il padre, poi si distrae per guardare un clown che sta entrando nel circo, infine guarda il bambino in attesa insieme con la madre)
Madre - (concitata) Ma quanto ci mette tuo padre?... Eccolo: gli sono passati davanti, figurati... Sempre cosi, lui... Vedrai che non riusciremo a entrare, magari lo spettacolo gi cominciato, adesso. Ma possibile che mai, mai, neppure una volta, sia capace di?... (Mentre la madre parla il bambino guarda in basso, mortificato, come abituato da molto tempo a questo genere di scene, struscia i piedi per terra, poi solleva gli occhi incontro a quelli della bambina: i due si scambiano un sorriso, una specie d'ammiccamento d'intesa. Sono solidali) ... sempre l'ultimo deve essere... che uomo impossibile... E tu cosa stai facendo?... Non strusciare i piedi per terra, rovini le scarpe. (Sopravviene il padre del bambino, il gruppetto si avvia verso l'ingresso. Passaggio di ballerine e acrobati. La bambina torna a spiare la lentissima avanzata di Dino. Dino giunto quasi allo sportello: solo cinque persone sono davanti a lui)
Altoparlante - Si comincia, signori e signore, lo spettacolo che andate a vedere... (La musica del circo rinforza, ossessiva e trionfale)
III uomo della fila - Se non si sbrigano, lo spettacolo finir prima che noi si entri...
IV uomo della fila - (al cassiere) Tre distinti...
Cassiere - I distinti sono esauriti... Solo palchi, ultimi rimasti...
Ili uomo della fila - Adesso sono finiti anche i distinti...
Dino - (ansioso) Sono finiti i biglietti?...
Ili uomo della fila - No, dice che sono finiti i distinti... Pare che ci siano solo i palchi... Capirai, duemila lire i palchi... (Dino tira fuori il portafoglio, ne estrae tre biglietti da mille lire, li stringe forte tra le dita. Davanti a lui, ora, sono solo due persone)
Cassiere - Tutto esaurito, signore, tutto esaurito, mi dispiace... Il prossimo spettacolo alle ore ventuno, se qualcuno vuole prendere ora i biglietti per lo spettacolo delle ore ventuno...
Uomo davanti al botteghino - Ma come?... Esaurito! E ci avete fatto fare tutta la coda... Ma un'indecenza, una vergogna...
Cassiere - Mi dispiace, signore, ma io non posso farci nulla...
Uomo davanti al botteghino - Ma questo prendere in giro la gente... Questo non ammissibile... Questo... (Dino s'infila tra l'uomo che protesta e gesticola, protende la faccia verso il vetro divisorio, dietro il quale il cassiere)
Dino - (a bassa voce, molto educato, quasi insinuante) Mi scusi, ma non proprio possibile?... Anche pagando... qualcosa di pi... (La bambina attende sempre, ora non c' pi quasi nessuno intorno a lei, quelli della fila sono scomparsi. Passa un altro clown di corsa. La bambina lo segue con gli occhi mentre Dino le si sta avvicinando sconfitto, cosi non vede il padre sinch questi non comincia a parlare)
Dino - (avvilito) Mi dispiace...
Paoletta - Non c' pi posto, pap?...
Altoparlante - ... il pi grande acrobata del mondo. Si pu essere bravi acrobati e non aver classe, ma qui assisterete a un'esibizione di classe...
Dino - Non c' pi posto...
Paoletta - Neppure piccolo?...
Dino - Neppure piccolo.
Paoletta - Neppure piccolo piccolo?...
Dino - Neppure piccolo piccolo. (Si avviano per uscire, oltre la tettoia si pu intravedere la pioggia. Lo scroscio della pioggia s'impone alla musica del circo e alla voce dell'altoparlante. Esitano, o, pi esattamente, esita l'uomo, e la bambina aspetta una decisione del padre)
Dino - tutta colpa mia... Dovevo pensarci prima... L'anno scorso ci siamo tanto divertiti... Avrei potuto comprare i biglietti ieri...
Paoletta - (lo tira per la manica) Pap...
Dino - Piccolina?
Paoletta - Ti dispiace, vero, di non vedere i cavalli?...
Dino - (si china a guardarla meglio: stupito, sorride) Mi dispiace moltissimo...
Paoletta - Cosa preferisci, tu, pap?... I cavalli? 1 leoni? Gli elefanti? Gli orsi? Le tigri? Le foche? Le ballerine? I pagliacci? Gli acri... Gli acribati?...
Dino - ( ripreso dalla preoccupazione) Si dice acrobati, piccolina... Vedi, mi dispiace anche perch continua a piovere e io non so dove portarti... Almeno avessi un giornale, per vedere dove c' un film per bambini...
Paoletta - Senti, pap... perch...
Dino - Perch?...
Paoletta - Perch non andiamo a casa?...
Dino - A casa?...
Paoletta - A casa nostra...
Dino - (scuote la testa, impacciato) C' la mamma... Diamo noia alla mamma... Sai com' la mamma?... (Si corregge precipitosamente) No, non volevo dire questo. Volevo dire...
Paoletta - Ma oggi non c' la mamma... La mamma uscita oggi... Non c' nessuno in casa oggi...
Dino - (evidentemente tentato) Proprio nessuno?...
Paoletta - Possiamo giocare quanto vogliamo, pap... Possiamo giocare al circo, pap... Fare chiasso... (Sorride)
Dino - Possiamo fare anche molto chiasso?... Me lo assicuri?...
Paoletta - Anche moltissimo...
Dino - Allora andiamo... Basta trovare un taxi, ma il posteggio dev'essere qui vicino... Ecco facciamo una corsa, via... Vediamo chi arriva prima... Attenta alle pozzanghere!... (Scroscio di pioggia)
PIANEROTTOLO
Davanti alla porta di casa Dino fa tintinnare un mazzo di chiavi, ne prova una, non va bene, ne prova un'altra, non va bene, guarda il mazzo, irritato.
Dino - Sono troppe, mi sbaglio sempre...
Paoletta - Allora perch non butti via quelle che non ti servono? (Finalmente Dino ha trovato la chiave giusta, la porta si apre)
Dino - L'importante sarebbe sapere quali non mi servono...
CORRIDOIO
Dino e Paoletta entrano nella casa abbandonata, silenziosa. Dino fa scattare l'interruttore. La casa un normale appartamento borghese identico in tutto e per tutto a infiniti altri, tanto normale da risultare pi ancora che tipico simbolico d'una condizione.
Paoletta - Cosa, pap?...
Dino - Nulla... Non hai ancora imparato che il pap ogni tanto parla per parlare... Ma togliti l'impermeabile... E i piedi... i piedini come vanno? Te li sei bagnati?... Vuoi toglierti queste scarpe?... (Mentre lui si sfila l'impermeabile e lo appende all'attaccapanni, la bambina scomparsa avanti in una delle porte che danno sul corridoio. Dino resta qualche attimo a guardarsi intorno, come se stesse facendo un confronto tra realt e memoria, tra quello che la casa ove ha abitato con la famiglia e quello che ne ricorda, si riscuote d'improvviso sentendosi chiamato)
Paoletta - Allora, pap, vieni...
CAMERA DELLA BAMBINA
Dino si muove, arriva sulla soglia della camera della bambina, una qualsiasi stanzetta infantile, con disegni appesi alle pareti, un lettuccio, un cassettone carico di giocattoli, una intera trib di giocattoli: la bambina al centro spettinata, scalza, eccitata.
Paoletta - Giochiamo, pap...
Dino - Si, si, giochiamo... (Ma non appare molto convinto di quanto dice, s'avvicina a una parete, guarda uno dei disegni rappresentante un immaginoso e sproporzionato angelo con qualcosa in mano)
Dino - Molto bello... L'hai fatto tu?...
Paoletta - Si, pap, ma giochiamo...
Dino - E chi sarebbe di preciso?
Paoletta - L'ar... L'arcangelo mah... Gabriele o Michele... che...
Dino - Cos'ha in mano?... Una spada... e con chi se la prende?...
Paoletta - Ma con Lucifero, pap... Non lo hai imparato a scuola?
Dino - Gi, a scuola... Beh, passato tanto tempo... Me lo sono dimenticato... (S' distratto, fissa il disegno, ma chiss se lo percepisce, la bambina lo tira per una manica)
Paoletta - Ma mi avevi promesso che si giocava... Non vuoi pi adesso?...
Dino - Quante cose si dimenticano... Le cose pi importanti magari... Il bene, il male... Il bene sta da una parte, il male dall'altra... Ce ne dimentichiamo... Tu dici che ce ne dimentichiamo, piccolina?... O facciamo finta di dimenticarcene, perch ci fa comodo cosi?... Non giusto neppure in questo modo il ragionamento: perch crediamo che ci faccia comodo cosi... In realt non ci fa comodo per nulla, proprio per nulla (Sta parlando solo a se stesso, ha abbassato la voce, smozzica le sillabe, non finisce le parole, pressoch incomprensibile) nulla, nulla... Lucifero era un angelo anche lui, no?... Ma era superbo, pensava di essere chiss chi, pensava di poter fare di testa sua, che tutto gli fosse permesso, permesso, permesso... (S'azzittisce, la bambina lo tiene sempre per la manica, ma appare delusa, corrucciata)
Dino - Scusami, piccolina... Il pap ogni tanto parla per parlare... Ma tu vuoi giocare. Giochiamo... A cosa?... (La faccia della bambina, rifiorisce, di nuovo tutta un sorriso)
Paoletta - Avevamo detto che avremmo giocato al circo...
Dino - Al circo?... Ma siamo solo due... (Il sorriso scompare di nuovo dalla faccia della bambina) No, no, non prendertela... Al circo, giochiamo al circo (Alza la voce) ... Il pi grande circo del mondo... Uno spettacolo colossale... (Ha un attimo di pudore, poi si vince, alza ancor di pi la voce) Venghino, venghino siori, siore, pi gente entra, pi bestie si vedono... (Il sorriso riappare sulla faccia della bambina, qualcosa di pi di un sorriso)
Paoletta - (ride) Sei buffo, pap. (Ride, proprio una di quelle risate dei bambini, irresistibili, astratte, il simbolo dell'allegria) Sei buffo... (Batte le mani. Scroscio d'applausi d'un reale pubblico. La musica del circo, la stessa marcia che si udita durante la scena precedente. Dino appare trasformato, come pi alto, impettito, il padrone del circo che presenta il suo spettacolo. Durante questa e le trasformazioni seguenti, facenti parte integrante dello spettacolo del circo immaginario, l'uomo, e, in qualche modo anche la bambina, faranno ricorso a ogni oggetto a portata di mano: dai giocattoli ammucchiati sopra o dentro l'armadio, a indumenti, cappellucci, vestine infantili, disseminati un poco dappertutto, persino alla coperta del lettuccio, ma soprattutto faranno ricorso a singolari espressioni che verranno, del resto, spiegate e commentate dalle musiche che si succederanno dalla marcia del circo in poi)
Dino - Siori e siore, sono lietto di presentare su questa pubblica piassa uno spettacolo eccessionale che ci piaciuto anche al re di Portogallo, quel che non sa baiar la samba, ma a noi che siamo in gamba soridere ci fa, ah, ah, aaaahh... (Accenna a due, tre mosse che per lui dovrebbero essere di samba, ma si ferma, desiste con malinconia, poi si riprende, si toglie la giacca, la butta sul letto, senza sciogliere il nodo delle stringhe, si leva le scarpe e le scalcia una qua e una l) Atensione, atensione... Questo il numero pi pericoloso che venga mai eseguito in un circo... Un numero acrobattico di alta classe... (S'inchina due, tre volte con la massima seriet, si arrotola le maniche della camicia, gonfia il petto. Le battute di samba si sono perse in un rullo di tamburi forte, ossessivo) Acrobatti ce ne possono essere tanti a questo mondo, ma acrobatti di classe ce ne sono molto pocchi... Guar-datte come il nostro pap eseguirr la giratta a tera con tocamento dela punta del piedde per meso dela punta dele ditta dela manno... Sensa, beninteso sensa, la flessione del relattivo ginocchio... (// rullo dei tamburi s'intensifica) ... atensione, atensione, si pregga il pubblico in salla di non respirarre, per non distur-barre il nostro valoroso pap... (Si china cercando di raggiungere i piedi con le mani tese, non vi riesce, si ferma sempre pi malinconico, strizza un occhio alla bambina, piega vistosamente le ginocchia, si tocca i piedi con le mani tese e si rialza di scatto. Il rullo dei tamburi arrivato al massimo, declina rapidamente in qualche colpo isolato, stanco. Scroscio d'applausi effettivo) Opl... Bravo... (S'inchina due o tre volte) Avete visto?... Era difficile, ma il nostro pap non temme dificolt... Pap che fa piet...
Paoletta - Pap... Tu non fai piet...
Dino - Cossa vuoi bela bambinna?...
Paoletta - Pap, ma non ce la fai davvero a toccarti la punta dei piedi oppure lo dici per ridere?... Io ce la faccio, pap...
Dino - (improvvisamente serio) Ma io sono vecchio, piccolina... Bella forza che ci riesca tu... Tu piuttosto, dovresti aiutarmi, darti un poco da fare, altrimenti il nostro circo sar veramente uno spettacolo da piangere... Che numero vuoi vedere? Che numero... Scusa, cosa ti piace di pi del circo?...
Paoletta - Non so, i leoni, forse... (Battito di mani. Di nuovo qualche marcia del circo. Dino batte le mani, prende uno sgabello, vi si accoccola sopra, si scapiglia i capelli non molto folti, apre la bocca, il pi possibile, ruggisce. Ruggito effettivo di leoni, sovrastante la nuova marcia, poi prosegue la musica)
Dino - Ecco io sono il leone e tu fai la domatrice, siamo intesi... Per farti ubbidire, prendi... prendi... ecco c' li quella riga... Una frusta andrebbe meglio, ma non l'abbiamo, accontentiamoci della riga... Mi raccomando, sii brava, coraggiosa, decisa come domatrice, mi raccomando... (Ruggisce di nuovo, accoccolato sul suo sgabello, riassume il tono da imbonitore) Il numero che vi andiammo a presentante siori e siore, quello pi importante del'interro spetaccolo... Ecco a voi Paoletta, domatrice perfeta... La reggina dei leonni e dele altre belve feroccisime - (Ruggisce ancora) ... Paoletta una creaturra che non temme la paurra... (La bambina ha afferrato la riga scolastica, avanza verso Dino, ma si ferma un attimo esitante a entrare nella finzione)
Paoletta - Ma, pap, non si dice: non teme la paura...
Dino - (pi stupido che stupito) Eh?... cosa...
Paoletta - (seria, pedante come sempre i bambini quando trovano un adulto in colpa) Temere e aver paura sono la stessa cosa...
Dino - (si scuote dall'improvviso intontimento, agita un braccio poi l'altro nel vuoto, come un vero leone, e, naturalmente, spalanca la bocca nei suoi ruggiti) Vedette che tippo la nostra Paoleta?... Sta afron-tando il leonne e ancora pensa a quelo che si dicce o non si dicce... Ma atensione, Paoleta, atensionne al leonne... (ruggisce di nuovo. La bambina entra definitivamente nella finzione, brandisce la riga, la agita)
Paoletta - Brutto leone... Opl... op... op, brutto leone... (Dino si sporge per azzannarla, si ritira appena in tempo per non prendere la riga in faccia) Brutto leone... Op... (Dino si sporge di nuovo, di nuovo si ritira, ma troppo precipitosamente; lo sgabello comincia a oscillare; con espressione spaventata, per nulla leonina, Dino resta in bilico qualche attimo, poi cade clamorosamente) Op... Opl... Op... (Lo sgabello sbatte contro il pavimento. Un gemito di Dino mentre risuonano di nuovo gli applausi di un pubblico effettivo. La marcia del circo prosegue estenuandosi)
Paoletta - Ti sei fatto male, pap?... (Dino si rialza, comincia a rinfilarsi la camicia nei pantaloni)
Dino - Macch... ce ne vuole per far veramente male a un vecchio leone... Leone proprio... Mah, si fa per dire... Bah, non sar leone... Ma a cadere, in compenso, ci sono abituato da un pezzo... (Riassume il tono da imbonitore) Siore e siori... so benissimo... (Si schiarisce la gola) Siori e siore, so benissimo... che vi bate ancorra il cuorre per l'emossione dell'ultimo nummero... stato un verro brivvido blu... proprio per questo che vi andiammo a presentarre Taso della risatta, Dino deto il cretino... il pi fammoso pagliaccio del mondo... (La bambina torna ad accigliarsi)
Paoletta - Ma, pap, non vero...
Dino - Cosa non vero?...
Paoletta - Che sei cretino...
Dino - Grazie, ma stiamo giocando, no?... (Riassunte il tono da imbonitore) Un pagliaccio cosi non lo troverete mai... (Tra i giocattoli del cassettone c' un minuscolo pianino con i tasti colorati. Dino lo afferra, lo trascina sul pavimento, ove si siede; comincia a suonare con l'indice ora un tasto, ora l'altro, senza nessun particolare legame musicale. La marcia si estenuata. Ora la musica che la sostituisce un qualsiasi pezzo classico per pianoforte) Siori e siore, Dino deto il cretino vi canter una cansone di sua composissione... Stattelo a sentire e poi ci saprete dirre cossa ne pensatte... (Tra verso e verso c' sempre qualche pausa, la faccia di Dino si contrae, comicamente nelle sue intenzioni, alla ricerca della rima. Canto in falsetto) Di dirtelo non ho il coraggio ma / sono un po' scarafaggio, / scarafaggio non esatto, / ma qualcosa di malfatto, / scarafaggio un poco, e ratto, / anche, un poco cane e gatto, / anche pecora camusa, / epersino anche medusa...
Paoletta - Pap, cosa vuol dire ratto?...
Dino - Topo...
Paoletta - E camusa?...
Dino - (si schiaccia il naso) Vedi?... Il naso cosi camuso... Le pecore sono cos...
Paoletta - E medusa?...
Dino - (mette da parte il pianino, scoraggiato) Oh... capito, come pagliaccio, non vado bene... Peccato... Senti, vuoi fare la cavallerizza? Io faccio il cavallo... (Tira via la coperta dal lettuccio, se ne fabbrica un gualdrappone, a quattro zampe, si dimena e finge, almeno cosi pensa, di scalpitare. Scalpitio di effettivi cavalli. Il pezzo classico per pianoforte sommerso da un'altra marcia da circo, suonata proprio al modo ritmato, rudimentale che si usa per le esibizioni dei cavalli) Opl, in groppa... In groppa... (Riassume il tono da imbonitore) E ora eccovi... Alta scuola la cellebre cavalerizza Paolota che galopa... e trota... Opl... meravigliosi esercissi d'alta classe... (La bambina sale in groppa a Dino; a quattro zampe Dino comincia a fare il giro della stanza, sollevando ora una gamba ora l'altra secondo il tempo della musica) Brava... Bravissima... brava Paoleta...
Elena - (fuori campo, stupita, quasi severa) Ma cosa succede qui?... (La marcia del circo bruscamente soffocata: da qui in avanti solo silenzio tra una battuta e l'altra del dialogo. Dino e la bambina si voltano: Elena sulla soglia, ancora in impermeabile gocciolante d'acqua; la faccia concentrata nel tentativo di capire. una donna di oltre trent'anni: un poco sfiorita ma dolce. dolce il sorriso cui approda a poco a poco, insieme con un minimo di comprensione della scena abbastanza insolita che ha davanti)
Elena - Ah, sei tu?... (La bambina scende dalla schiena di Dino, corre incontro alla madre. Dino si rialza impacciato, si infila la camicia nei pantaloni, s'aggiusta la cravatta, si tira gi le maniche della camicia)
Paoletta - Mamma, mamma... il pap voleva... portarmi... portarmi... al circo, ma siccome... siccome al circo non c'era posto... Allora siamo venuti qui, qui... a fare noi il circo... Il pap faceva il cavallo, io la cavallerizza...
Dino - Scusami... Ho fatto tardi senza accorgermene... Adesso vado subito... E scusami se ho fatto un poco di disordine... (S'abbottona il polsino della camicia, guarda l'orologio. Riprende la giacca. Elena torna a sorridere)
Elena - Lo chiami solo un poco?...
Paoletta - Dove vai, pap?...
Dino - Debbo andare via, piccolina, mi dispiace...
Paoletta - Ma non abbiamo ancora finito di giocare...
Dino - (le carezza la testa) Torner, torner a continuare...
Paoletta - Quando torni?...
Dino - (scuote la testa) Mah, magari prima di quanto ti aspetti...
Paoletta - Ma dove vai, pap?... (Elena interviene, il sorriso scomparso, la dolcezza forse c' ancora, comunque domina ogni espressione un certo nervosismo, la fretta d'interrompere un discorso che si sta facendo troppo imbarazzante)
Elena - Sta' buona Paoletta. Non dar noia al pap... Deve andar via, salutalo e comincia a mettere un poco in ordine questa camera... Dovrai imparare un giorno o l'altro a non ridurre cosi la tua roba...
Dino - (bacia la figlia) Ti ripeto che la colpa non sua. Caso mai mia... (Esce con Elena nel corridoio. Lei non si ancora tolto l'impermeabile)
Elena - Oh, facevo tanto per dire... Non so mai come dirle quando fa certe domande...
Dino - Gi... bisognerebbe trovare il modo di non fargliele pi fare...
Elena - E come?... C' un solo modo... (S'azzitti-sce, guarda Dino che si sta infilando il suo impermeabile, Dino fa di si con la testa)
Dino - Gi, ci sto pensando...
Elena - (cambia tono, pi fredda, come se si difendesse da qualcosa) Ti trovo un poco sciupato, sai?...
Dino - Beh, quanto che non ci vedevamo... Tre mesi, no?... Tu, invece, tu mi pare che stia proprio...
Elena - Non c' bisogno che tu ti sforzi a farmi dei complimenti... Mi so guardare anch'io allo specchio... una delle cose che ho sempre saputo fare-Dei resto se non l'avessi saputo fare, sarebbe stato peggio al momento opportuno...
Dino - Il momento opportuno... Ci sono certe parole che finiscono per avere un'ironia, un'ironia... Mah, dove sei stata oggi?...
Elena - Dove vuoi che sia stata?... Al cinema con Anna, ho approfittato del fatto che tu mi tenevi la bambina...
Dino - Ti ringrazio per avermela lasciata questa domenica... Bada, che non ha preso freddo, nulla... L'ho portata qui a casa appunto perch non si bagnasse, le ho fatto togliere subito le scarpe...
Elena - Tu, per, sotto l'acqua a testa nuda, vero?... Il solito incosciente...
Dino - ( gi sul pianerottolo, sta scomparendo nell'ombra delle scale) Ricominciamo con i rimproveri?... Se ci siamo appena rivisti... Beh, ti saluto. Ciao, Elena.
Elena - (comincia a chiudere piano piano la porta. Parla pi che altro a se stessa. La faccia premuta contro il battente. Sottovoce) Il solito incosciente. A testa nuda sotto l'acqua... e neppure ti sei messo il golf, e oggi fa freddo... Ti prender il solito colpo di freddo allo stomaco... E ti star bene, eccome se ti star bene. Quando uno se li cerca i guai... (Scroscio di pioggia)
FINE


