L’innocente

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" L' I N N O C E N T E "

" L' I N N O C E N T E "

di

Roberto Solofria


Personaggi:

L'Innocente

Il Custode

Il Giudice

Il Coraggioso Cittadino

L'Appuntato

Il Maresciallo

Il Vero Colpevole

(I personaggi potranno essere portati in scena da un unico atto­re)


(Cella di una prigione, un lettino, una finestra con inferriate dalla quale entra luce, tavolino con bacinella, anfora con acqua. Dall'anfora l'innocente prenderà acqua, gli altri personaggi invece uova, farina, latte e zucchero per cucinare la torta che impasterà e guarnirà il giudice)

Innocente:          O'sole, o'mare, o'cielo, senza culore, senza culore. O'sole, o'mare, o'cielo, senza culore, senza culore. Ho sette anni in più rispetto a quando ho messo piede qui dentro per la prima volta. Faceva caldo, assai caldo. La camicia si appiccicava alla schiena e non tirava un filo di vento. L'ombra delle inferriate disegnava sul muro un simpatico quadro con dei riflessi azzurri, verdi e gialli, il mare, il sole e il cielo lasciavano i loro colori in quel quadro che sembrava aver rubato tutto il rubabile che c'era fuori. Guardavo quel quadrato e pensavo a quello che avevo lasciato. Il mio lavoro, modesto per carità, impiegato di sportello in banca. Una moglie, indaffarata tutto il giorno in casa e due figli, due figli che erano tutto per me, già l'immaginavo grandi, al teatro, al cinema, a cena con noi in un bel ristorante sul mare, magari con le loro mogli e i loro figli, figli dei figli dei figli dei figli... Quanti anni hanno i miei figli? Venti? Quindici? Sette? Tredici?... Tredici! [cambio luce] Sono tredici mesi che son chiuso qui dentro! Sono innocente. Lo volete capire che sono innocente? Di cosa mi accusate, eh? Di cosa? Avete il coraggio almeno di ascoltarmi? Dove siete? Chi siete? Ho il diritto di parlare con qualcuno. Ho il sacrosanto diritto di essere ascoltato. Non è possibile. Fatemi parlare. Voglio parlare. Con chi devo parlare? Sono stufo. E sono anche innocente. Continuate a dire domani, domani, domani, ma quale domani? E' più di un anno che gioco da solo a tris con l'ombra delle inferriate sul muro Voglio parlare! C'è qualcuno? Voi, voi chi siete? Cosa volete? Io sono innocente, voi lo sapete?

Custode:            (Cadenza napoletana) Si, si, d'accordo, dicono tutti così. Sono anni che lavoro qui dentro. Non ho mai sentito qualcuno gridare: "Sono colpevole". Se volete un consiglio, cambiate tattica. Non serve a niente gridare, strapparsi i vestiti e i capelli. Quando vorranno loro, vi ascolteranno. Quando non avranno niente di meglio da fare. Comunque, cambiate tattica. Più gridate la vostra innocenza, più crederanno che siete colpevole. Sia ben chiaro, anch'io penso che siete colpevole, ma il mio giudizio non serve a niente. Sono altri che giudicheranno, più in alto. Ma ripeto, cambiate tattica. E poi se siete qui, vuol dire che siete colpevole. Non c’è bisogno di gridare. Siete colpevole. Comunque stanno arrivando, sono qui.

Innocente           Stanno arrivando? Chi, sta arrivando? Chi è qui? Chi siete? Cosa volete? Ah,ecco... E' lei...

Giudice              Carissimo, carissimo S.. Come andiamo? Ha visto che bella giornata fuori? Piena di colore, questo mare così verde, il cielo così azzurro, il sole così lucen­te. E' davvero una splendida giornata. Ma cosa c’è? La vedo stanco. Si è forse affaticato troppo. L'ho sentita urlare, paroloni, insulti, minacce. Ma che cosa le prende? Su, su, sorrida un po'. Lo sa cosa è successo oggi? Certo, come fa a saperlo, la notizia è freschissima. E' venuta qua a trovarmi una persona. E' venuta una persona e abbiamo parlato anche di lei. Voleva sapere come stava, come se la passava. Come, non ha ancora capito chi è? E' venuto il Signor Vero Colpevole. Si, ha capito benissimo. E' venuto qua ad ammettere la sua colpa, il suo crimine. Si, come vuole che glielo dica, è venuto e basta. Per quanto mi riguarda non ho nulla da rimproverarmi, da che mondo è mondo si procede così. A me bastava che lei fosse imputato. Quale miglior pista da seguire nelle indagini se non quella di un detenuto. Abbiamo indagato sulla sua vita, sulla sua famiglia. A proposito, ha due figli eccezionali, sa che uno ha già avuto la prima fidanzatina? E sua moglie, sua moglie, che splendida donna. Tutta casa e chiesa, chiesa e casa. E i suoi amici? Che simpatici. Sempre con la battuta pronta, sempre allegri. Cosa vuole che le dica, tutte le colpe "presunte", si ha capito bene "presunte", erano contro di lei, c'erano dei testimoni. No, no che non abbiamo indagato anche su di loro, non ce ne era bisogno. Tutte persone dall'aspetto onesto, serio e dignitoso. E tutti avevano giurato, quindi... avendo giurato... E poi c'era il cittadino che l'ha accusata, che simpatico anche lui. Ma sa che è un ottimo giocatore di scacchi e uno stimatissimo numisma­tico? Si, davvero una persona deliziosa. E i due poli­ziotti? Come, quali? I due poliziotti che l'hanno arrestata, ligi al dovere, compunti e compiti. Cosa vuole che le dica ancora?

Innocente           Cosa vuole che le dica, lei ha il coraggio di dire:"Cosa vuole che le dica?". Ma mi sta prendendo in giro? Lei si presenta qui con quell'aria bonacciona:"Carissimo S., Il Vero Colpevole, Il Cittadino che l'ha accusata, i poliziotti". Mi parla della mia famiglia che non vedo da tredici mesi. Ma che diritto ha lei di entrare nella mia vita? Eh? Risponda. Ma per lei basta davvero così poco per dichiarare un uomo colpevole, per spezzare una vita per sempre? Ma come è possibile? Io difendo la mia libertà, la voglio tutta per me, non la voglio certo dividere con lei. E come me, tanti che hanno diritto a vivere, sono rinchiusi, giudicati da gente come lei. Ma non mi darò per vinto. No, combatterò anche fuori di qui. Si, perché gli uomini abbiano la propria libertà, perché gli uomini si ribellino a questo stato di cose. La denuncerò, ne può stare certo.

 

Giudice              Non proverà rancore per me, spero? Cosa mi fa sentire. Cosa c'entro io? Io ho fatto solo il mio dovere. Dica la verità, non ce l'ha con me, vero? Non faccia il bambino. Ecco, bravo. Se non ce l'ha con me, e se si ritiene anche solo un briciolo cittadino di questa nazione libera, se anche solo un po' patriota, allora non mi negherà un favore. Un piccolo favore che non le costerà nulla, anzi, come le dimostrerò, le porterà dei vantaggi. Lei deve dichiararsi colpevole! No, aspetti, non strabuzzi gli occhi, non mi chiami pazzo, le spiegherò tutto. Mi ascolti. poi con sereni­tà, lei deciderà. Punto uno. Lei se l'immagina l'immane catastrofe che scaturirà questa storia nel momento della sua scarcerazione? La campagna denigratoria dei giornali contro i giudici, onesti cittadini che fanno il proprio dovere. Si potrebbe addirittura arrivare ad una mia destituzione per errore giudiziario. Le sembra il caso? E se non vuol farlo per me, lo faccia almeno per gli altri.

 

Innocente           Ma lei continua a prendermi in giro. Mi sembra incredibile. Quest'uomo dovrebbe giudicare me ed altri come me? E quanti, quanti come me ha già giudicato? Dunque io valgo meno di quest'essere vestito di nero?

Coraggioso Cittadino    Salve, come sta, non mi riconosce? Sono l'uomo che l'ha accusat... che l'ha indicata come il possibile colpevole. La vedo bene, questo mi fa piace­re. Come mi ha fatto piacere sapere che lei non è il vero colpevole. Sa, io non ho fatto altro che fare il mio dovere. Solo il sacrosanto mio dovere. Cosa avrebbe fatto lei al posto mio? Credevo, mi sembrava, ci avrei giurato... come poi ho fatto. Sa, ho anche avuto un'onorificenza. Si: al Coraggioso ed onesto Cittadino che con determinazione, audacia e giustizia, senza tener conto del pericolo nel quale poteva incorrere, esempio per l'umanità tutta, ha concesso alle istituzioni la possibilità di essere salvaguardate, permettendo alla libertà dei cittadini di essere eretta come simbolo della vita di tutti. E' la motivazione. Bella vero? E' stata pubblicata anche sui giornali. Titoloni. In prima pagina. E' una bella soddisfazione personale leggere il proprio nome su di un giornale. In prima pagina poi... con tanto di foto familiare. Si, con tutti i membri della famiglia, mia moglie e le due mie figlie. Ah, la mia famiglia. Per loro ormai sono un eroe. Un grand'uomo. E le visite, le visite che vengono a casa. Tutti vogliono sapere i minimi particolari, tutte le sfumature. E i giornalisti, le televisioni. Tuttavia ho venduto il servizio in esclusiva ad un'emittente privata, sa, pagano meglio e allora... "Bisogna battere il ferro finché è caldo", diceva mio padre. Finché è caldo... Ora, con la comparsa del vero colpevole, tutto cambierà, per un semplice caso della vita, tutto finirà. Ah, sfortuna, sfortunella. Sicura­mente i colleghi d'ufficio si burleranno di me. Già mi sembra di sentirli: "Cavaliere illustrissimo ed onore­volissimo, ci risulta che lei abbia individuato il losco malfattore che ogni notte ruba il formaggio dal suo frigorifero. L'ha fatto arrestare? Ha giurato che l'ha visto? Ha ottenuto che il colpevole abbia lunghi anni di reclusione? Cosa? Come dice? Il colpevole era lei stesso? Ma cosa dice mai?". E tutti a ridere alle mie spalle. E il divertimento non sarà minore fra gli amici del bar. Ed io, e la mia famiglia con me, torne­remo ad essere soli, nessuna visita più, nessun giornalista, e il mio nome lo si leggerà nuovamente sui giornali nella pagina riservata ai necrologi: "C.F.: si è spento dimenticato da tutti, per tredici mesi fece suonare le trombe, è morto in un grande silenzio". Questi ultimi giorni che mi restano da vivere saranno per me un inferno. La mia famiglia non mi rivolgerà la parola, la vergogna mi assalirà. Ma, mi dica con fran­chezza, lei ci tiene ad uscire? Ne è proprio convinto? Beh, questo mi dispiace. Sa, getterà fango anche sulla commissione che mi ha premiato. E' proprio sicuro? Ci pensi bene.

 

Innocente           Ma come si permette... Io ci tengo ad uscire come lei ci tiene a vivere. Che uomo è lei. Così meschino. E' dentro al gioco fino alla testa, ha le mani imbrat­tate di pasta e non se ne rende conto. Lei è un burattino, come tanti qui. Una marionetta con i fili mossi da altri. Ma è ora di finirla.

Maresciallo        Salve, salve, salve. Non immagina che gioia quando abbiamo saputo.

Appuntato         Che gioia, che gioia.

Maresciallo        Una persona come lei.

Appuntato         Come lei, come lei.

Maresciallo        Il fiore all'occhiello della società.

Appuntato         Della società, della società.

Maresciallo        Io lo dicevo, fate attenzione.

Appuntato         Attenzione, attenzione.

Maresciallo        Un onesto cittadino come lui.

Appuntato         Come lui, come lui.

Maresciallo        Io ho fatto solo il mio dovere.

Appuntato         Anch'io, anch'io.

Maresciallo        Sa, dovevo per ovvi motivi portarla dentro.

Appuntato         Si, dentro, dentro.

Maresciallo        Che figura avrei fatto.

Appuntato         Fatto, fatto.

Maresciallo        Poi, hanno voluto per forza farmi maresciallo.

Appuntato         A me appuntato, appuntato.

Maresciallo        Ecco vede i gradi, belli eh?

Appuntato         Si, belli, belli.

Maresciallo        Con i gradi arrivano anche più soldi, un aumento di paga.

Appuntato         Anche a me, anche a me.

Maresciallo        Ora però quei soldi dovranno essere restituiti.

Appuntato         Peccato, Peccato.

Maresciallo        Molti già sono stati spesi.

Appuntato         Tutti, tutti.

Maresciallo        Dovrò indebitarmi.

Appuntato         Anch'io, anch'io.

Maresciallo        I giornalisti faranno chiasso.

Appuntato         Chiasso, chiasso.

Maresciallo        Ci licenzieranno.

Appuntato         No, no.

Maresciallo        Non pagherà certo il prefetto o il comandante.

Appuntato         No, no, noi, noi.

Maresciallo        Sa, io sono vedovo, quattro figli a carico.

Appuntato         Io sposato, sposato... ma con un'amante.

Maresciallo        Ho a carico anche una vecchia zia cieca.

Appuntato         Io una sorella paralitica, paralitica.

Maresciallo        Faccia qualcosa, ci pensi bene.

Appuntato         Si, si, ci pensi bene, ci pensi bene.

Maresciallo        Lo faccia anche per noi.

Appuntato         Si, si, per noi.

Giudice              Ma lei è dunque senza cuore? No! Ha visto questi disperati, ha pensato alla loro vita? E alla polizia. Alla deplorevole fama che tutto ciò comporterà. La polizia, la base della nostra società. La protettrice di tutta la gente onesta. L'esecutrice cieca, e sotto­lineo cieca, della legge. E allora, cosa mi dice?

Innocente           Cosa le dico? A quanto pare solo io non ho fatto il mio dovere. Vi hanno decorati tutti per avermi riempito di botte. Bravi! Beh, potevano darvi un'amba­sciata. Dovevate pensare prima alla cecità della zia, alla paralisi della sorella, no! Ora è tardi! Ne ho fin sopra i capelli della polizia, della società, della gente che non si ribella a questo potere indiscusso, alla vostra capacità di plasmare le persone. Quanti come me ora sono dentro? Si sono fatti convincere, senza reagire, senza opporsi, come se la propria vita fosse una matassa di lana in mano ad altri, a gatti famelici che giocano e si passano la palla, per poi finire ad insaccarla in una rete che porta la vittoria, la vostra vittoria, con voi che esultate e con quelli come me immobili, impossibilitati a muoversi, braccati da quella rete fittissima che è la vostra legge.

Vero Colpevole  Felicissimo di fare la sua conoscenza. Amico mio... permette che la chiamo amico? Era mio dovere riconoscere la mia colpevolezza, e l'ho compiuto senza esitare. Lei dirà dopo tredici mesi? Io le rispondo: "Si". Sapevo che non era colpevole, potevo quindi aspettare che avesse dimostrato la sua innocenza, ma... è stato così poco abile. Tenga presente poi che sono venuto prima che la condannassero... Era questo il mio solo dovere... Ma il signor giudice istruttore, di cui apprezzo altamente il sapere e l'onestà, mi ha fatto logicamente osservare che esisteva un altro dovere, più imperioso, più grande, più imponente, alla cui iniziativa ho creduto di dovermi associare. Questo dovere è ovviamente di non turbare tutte queste esistenze! Se mi sono denunciato, è perché volevo rendere un servizio alla giustizia del mio paese. Ma... dal momento che posso servirla meglio conservando l'incognito...

Innocente           Questa poi... Ma allora quante ne vedete di giu­stizie, voialtri?

Giudice              Una sola: la nostra! L'istituzione, la magistratu­ra. I gradi del maresciallo, sua zia. La gratifica dell'appuntato, la sorella. La splendida moglie del coraggioso cittadino con le sue figlie. Il vero colpe­vole... E' tutto chiaro come il sole.

Innocente           E' chiaro come il sole... E' chiaro come il sole... Chiaro come il sole... Chiaro come il sole... Come il sole, come il sole, il sole, il sole. O'sole, o'mare, o'cielo, senza culore, senza culore. O'sole, o'mare, o'cielo, senza culore, senza culore... (grida) Ma chi è il colpevole?  

Giudice              Chi è il colpevole? Dice lei, amico mio... Adesso ci arriviamo... Ma mi permetta di farle prima notare che è per interessi superiori al suo, per quanto legit­timo esso sia, che qui noi peroriamo. Facciamo infatti la somma dei nostri interessi: io, mia moglie e i miei due figli, fa quattro... Oserò soggiungere di sfuggita che il maggiore, Gustavo, che proprio ieri ha preso un bel sette in matematica, mi dà grosse soddisfazioni e confortanti speranze... Diciamo quattro... Abbiamo adesso il coraggioso cittadino, la signora sua moglie e le loro due figlie, il che fa otto... Otto! Più il maresciallo, i suoi quattro figli e sua zia, la cieca: quattordici! L'appuntato, le sue due donne e la sua stimatissima sorella, fa diciotto! Diciotto e il vero colpevole aggiungendo il numero presumibile della sua famiglia e delle sue amanti, fa almeno ventiquattro... Ventiquattro persone il cui interesse si scontra con il suo solo! Solo, giacché parlerò fra poco di sua moglie e dei suoi figli... Non ha nulla da obiettare a questo? Bene. Stabilita ampiamente questa questione umanitaria, voglio ricordarle le istituzioni che, come le ho dimo­strato poco fa, sono minacciate da lei... Quanto al colpevole... non è lei, oh no, siamo convinti della sua innocenza e le rendiamo omaggio... Non è nemmeno il signore che si è presentato spontaneamente, no... no... no... Il vero, il solo colpevole, si libra al disopra di noi, al disopra della vicenda... E' la fatalità. La fatalità! E' d'accordo che tutto debba ricadere su di essa? Ebbene, possiamo incriminarla? No! Possiamo processarla? No! Possiamo arrestarla? Evidentemente no! Ma la giustizia... la giustizia esige una punizione... lei non se l'è meritata, ma è a lei che essa spetta... E su questo non c'è nulla da obiettare. Starà pensando: ma la mia libertà? (ride) La libertà... la libertà (serio) La libertà! Ma è mai esistita la libertà, la vera libertà se non nei discorsi socialisti? Ma qui non siamo per fare politica e ammettiamo che noi gliela restituissimo questa... (con disprezzo) libertà! Che cosa ne farebbe? Eh, risponda, che cosa ne farebbe? (sottovoce) Lei è un uomo finito... tarato, disonorato, spacciato, crollato, demolito. Ha passato tredici mesi in prigione, i giornali... i giornali... spazzatura! Ma i giornali hanno trascinato il suo nome nel fango con l'ingiurioso epiteto di: Colpevole! Nessuno vorrà assumerla. E in queste condizioni, che cosa porterà alla sua famiglia se non il disonore, l'obbrobrio e la povertà? Volere, dopo tutto ciò, rientrare in seno alla propria famiglia, significa essere un cattivo padre! Ma cosa c'è? La vedo ancora perplesso... non è convinto ancora del tutto? Ah, ho capito... la preoccupa la prigione... La prigione. Non abbia nessun timore... Gliela sistemeremo in modo che rappresenti per lei un nido nel quale raggiungere la pace. Gliela renderemo mite, sorridente... onorevole! Sarà la sua casa di riposo. Dirò di più. Benché la cosa sia contraria al mio senso del dovere, dell'integrità e della giustizia e rischi di ritardare la mia nomina a consigliere, farò in modo di concederle delle attenuanti! Eh? Sono genti­le no? Per quanto riguarda la sua famiglia, non si preoccupi. Siamo tutti qui persone di cuore! I suoi figli saranno i nostri. Sua moglie sarà la nostra! (capendo di aver fatto una gaffe) Grazie ad un deputato che deve a me la sua elezione, otterrò per lei un buon posto di giardiniere al comune. Potrà ricevere un ottimo stipendio e imboscarsi negli uffici. Quando lo riterrà opportuno, potrà restare a casa e badare alle faccende domestiche. La moglie del coraggioso cittadino le manderà i suoi vestiti smessi. Il maresciallo s'in­caricherà di farla rispettare nel quartiere. L'appunta­to multerà tutti quelli che le mancheranno di rispetto. Ringrazi dunque queste persone, sono i suoi benefatto­ri. Bene amici, credo che la causa possa ritenersi terminata. L'imputato ha ceduto alla giustezza della nostra giustizia. Ciascuno di noi ha ricevuto la giusta approvazione della propria coscienza. Siete tutti invitati a pranzo da me, signori. La torta è pronta! Ah, imputato, non ha più nulla da temere, domani chiu­deremo l'inchiesta, vada a riposarsi, buona notte!

(Tutti i personaggi a turno dicono: "Buona notte!")

[Cambio luce]

Innocente           Buona notte!... Buona notte. Mi suonò come l'ultima presa in giro. Buona notte a cosa? Alla libertà? A mia moglie, alla famiglia, al lavoro, alla mia indipendenza? Ero ormai uno di loro. Avevo accettato le loro regole, la loro giustizia. Come un cane bastonato avevo abbassato la testa al padrone, loro erano ora i miei padroni, quelli che avrebbero regolato la mia vita, la mia pace, il mio riposo, il mio cibo, la mia aria. Avevo detto si, senza emettere un grido, senza ribel­larmi. Come avevo sempre fatto in anni di vita, incon­sciamente, abbassando il capo... per vivere meglio. Per non avere fastidi. "Ma chi te lo fa fare", "Non ti conviene", "Non ne vale la pena". Ormai ero abituato a questo modo di vivere, a lasciare andare, ed anche quella volta fu così. Mi avrebbero usato come esempio, per i prossimi innocenti. Ero uno di loro. Avrebbero detto: "Guardatelo, ora sta bene, non si è mai lamenta­to, è un innocente modello, fate come lui". Tanti come me mi avrebbero raggiunto, tanti come il giudice sareb­bero diventati consiglieri. Tanti marescialli, tanti colpevoli... Ed io? La mia vita? Eccola qua, non c'è più! Perché? Perché? Perché non ho parlato, perché non mi sono difeso? A che serve la mia vita, la vita che non ho più? A cosa è servita... A cosa? Non posso far altro che guardare fuori, ma ormai per me non ci sono più colori, le persone che riesco a scorgere non hanno colori. O meglio hanno un colore scuro, sempre più nero. Non che nascano così, no, da bambini sono chiari, bianchi, quasi emettono luce, ma poi con il passare degli anni li vedi scurirsi, diventano quasi neri. Non distingui più gli occhi, il naso, la bocca, le orec­chie. Si muovono tutti come automi. Tutti nella stessa direzione, oppressi, impossibilitati a respirare, costretti a boccheggiare. Senza colori. Niente ha più colore, neanche il cielo, neanche il sole, neanche il mare. O'sole, o'mare, o'cielo, senza culore, senza culore. O'sole, o'mare, o'cielo, senza culore, senza culore. O'sole, o'mare, o'cielo, senza culore...

(Sfuma. Buio)

F I N E

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