L’isola

LISOLA

Commedia in due tempi

di FABIO MAURI

PERSONAGGI

OMO

SIGNORAANGLOSASSONE

SIRENELLA

II MARINAIO

DIO

LA COSCIENZA

Commedia formattata da

PRIMO TEMPO

Il cielo, il mare e un'isoletta a forma di elmo inglese.

Mattino

(In cima alla collinetta. Orno sta leggendo un giornale di fogli bianchi slavati dall'acqua. Non gli si vede il viso. Dopo dieci secondi circa)

Omo - (leggendo)Un uomo derubato in piena notte, alla periferia di Roma, Australia. (Ripiega con cura il giornale, si guarda attorno, scende, passeggia, raccoglie qualcosa, non sa che farne, lo prova, alla fine potrebbe essere un telefono) Pronto? (Depone l'osso al punto A. Va al punto B, altro capo dell'isola; raccoglie un altro osso, di nuovo l'usa come telefono. Ripeter quest'atto sempre, per la durata della scena, da un capo all'altro dell'isola. Con passione) Ammmoooooore! (Depone. Di nuovo con indifferenza torna al punto A. Ripete l'operazione della cornetta)

Omo - (con voce femminile) Per oggi, niente! Addio. (Torna al punto B)

Omo - (tono maschio e sensualissimo) Ammoooore! Non reggo! (Posa, va al punto A)

Omo - Non ce la fai, eh? Hai bisogno di me... eh?! E sia: ci sto! (Posato l'osso, realizza cosa ha detto. Giulivo, corre all'altro capo dell'isola)

Omo - Amore, amore, amore... vero? Hai detto: si? si, ma dove?... come? (Corre felice verso il capo Nord, fa un salto di gioia, afferra l'osso con impazienza)

Omo - (con voce femminile) Dovevo dirti di no almeno una volta. Mi sono negata, e in coscienza, ora posso darmi. Si, amore. Ti desidero anch'io. E non poco, mio bambino. Non lombrico. Bambinooooo... Ma anche lombrico, si, tanto lo stesso. A proposito, ho un regalino per te: sono nuda! (Comincia a togliersi la camicia) Per te, certo. Il mio un desiderio sottile, e pi forte di me. Ne sono quasi morta. Da quando ti desideravo? Beh, da venerd, che pi di sempre, non ti pare? Quand'era venerd? Non so, non essere possessivo. Arrivi, amore mio? Vieni da me? No!? Come no? Ehi! (Getta stizzito la cornetta in terra, cammina pensieroso all'altro capo dell'isola. Afferra l'altro osso)

Omo - (sicuro e seduttore) Tu, serpentello, devi venire da me. (Fa per riavviarsi; ma t'andare su e gi lo ha stancato. Raccoglie i due ossi e se li porta con s, nel mezzo dell'isola, seguitando il gioco seduto)

OMO - (femminilmente, conciliante) Certo, tesoro mio, arrivo. (Si rinfila i calzoni) Mi vesto in modo sommario... Con un abbraccio mi spogli. Ti va? (Porta l'altro corno all'orecchio, non sa che rispondere, fissa l'osso, gli chiede) Ti va?

Omo - (riconduce l'osso all'orecchio. Poi con voce maschile) Non mi va. (Muta osso e orecchio)

Omo - (stupitissimo) No?! (Quindi altro orecchio e altro osso)

Omo - No-nno-nno-nno... Ti voglio complicata, cavallino mio. Indossa tutti i finimenti, vesti difficile, quasi impossibile da spogliare... voglio estrarre il tuo corpo dalle cinghie... come un cadavere dalle radici.

Omo -(maliziosamente femminile) Seimorboso.

Omo - (maschilmente) Si, vero. (Di scatto) Perch ridurre l'amore all'osso? Se prima c' la pelle e la polpa... sono naturale... (Stacca l'osso dall'orecchio, in fin dei conti si seccato)

Omo - (quale donna) Va bene, fra un minuto sono li (Fa cadere gli ossi di balena, spia intorno, indeciso, scruta il mare. Quindi, lentamente, come se un rumore lo facesse voltare, osserva interrogativo uno dei due ossi. Lo raccoglie con delicatezza, se lo porta all'orecchio)

Omo - ... Si, signorina, ho parlato. (Posa l'osso, ridendo sgangheratamente verso il pubblico) Era un'interurbana! Che fatica, per, la mattina alzarsi! Col mondo gi in piedi. Queste onde, poi, cosi petulanti. Anche i gabbiani mi danno ai nervi. C' un rimprovero per chi pigro, in chi sta in piedi... Chi sgridano, chi, se non me, Robinson Caruso, l'Orno? Ma come si fa? Il piede mi duole, oppure: mi fa male il naso, l'occhio. Oh, perch drizzarsi? Per vivere. (Al gabbiano) E va bene, ubbidisco. (Si alza indolenzito) Ora che sono in piedi, che facciamo? (Comincia a riassettare l'isola) Che ora avanzata gi sulla terra. E il mare, cosi fortemente colorito. Ancora una volta sembra che deve accadere qualcosa. Tocca a me, forse. Far dei giochi, un po' di amore, un po' d religione... Per, che profumo da la vita. Forse lei che deve accadere, in se stessa. Nostro compito di accadere, ma meno della vita. "Facciamo ginnastica." "Perch?" "Perch no?" "Perch no?" "Perch no?" (Detto con vari toni di voce) Dunque ho ragione. Che stai ad insistere? E l'abitudine. So usare vari toni di voce. "Mio Signore, toglietemi una curiosit." "Si." "Si." "Si. (Detto con vari toni di voce) Come le parale diventano le sole, da soli. Le lancio in aria, con tale forza che non tornano gi. Le infilo nelle correnti; pungo le nuvole, rompo i cardini. Scuoto le tempeste. Potenza del verbo. Oh, non mi saprei riabituare al mondo, a uno spreco qualsiasi d parole. Bisogna esserepoeti per parlarein unacitt. Io non sono poeta. Di solito me ne stavo zitto, al mio paese, altrimenti balbettavo. Nemmeno ero sicuro di ci che usciva dalia mia bocca. Qui invece guardate: (grida verso il ciclo) "IO SONO OMO! (Si volta al pubblico, compiaciuto. Ride soddisfatto) Che vi sembra? Qualcuno pu dubitare che ho gridato? Sono solo, non dubito. Posso dire di pi: (grida di nuovo) "II destino dell'uomo grandissimo. (Al pubblico) Pare a qualcuno che l'aria, il cielo, la notte, le balene, l'erba, i fiumi sott'acqua, le correnti d cefali, i morti per naufragio, le navi che non passano di qui, tutte le fiere marine, la luna, il sole, i cicloni e io, possiamo sopportare frasi pili modeste di queste? (Un dubbio) Forse si. "Mi vuoi dare un biglietto d'ingresso?" "Quanto sei sciocchino." "Congratulazioni vivissime." Certo sono innaturali! Piccole, inverosimili, senza realt. In natura non ci sono esempi simili. Faccio un esempio: un etto di caff. Dov'? Dico io, morte, monti, cieli del seme di Dio, dov' un etto di caff? Non c'. Un bel tempo, oggi. Mi sento molto bene. Devo stendere la biancheria umida. (Stende un bel bucato, con capi eleganti, e poi canticchia) Un uomo da solo pu attendere a se stesso in tutto e per tutto! (Al pubblico) Sono solo, naufrago... Lo so. Lo scoglio non gran che; sette passi e mezzo per largo; cinque e mezzo di lungo. C' acqua, erba, ombra di collinetta... arrostito non crepo. L'isola mi va bene. Quanto al mare... lo schifoso! Degli uomini imbarcati sullo "Sparviero", non uno si salvato. Sparivano ai miei fianchi e io dai che nuotavo. Urlavano, e io pi forte, via come un fuoribordo. Me la filavo tra olio bollente, fumo e puzzo. Avevo un chiodo nel cranio, che qualcuno batteva a grandi mazzate; toccare l'isola, quella macchia scura, che ogni tanto, mica sempre, faceva capolino tra gli spruzzi. Ce l'ho fatta. Mamma mia! Ho masticato il cuore, il culo e le braccia, ma sono giunto. Insorama eravamo quindici... Karl Rutheborg, il fuochista, morto, Rinaldo detto "Brill", morto, Needer, il Mafioso, morti imbottigliati, Yu-Pi, il cuoco, come il capitano, morti, per fortuna, meglio cosi. Ma gli altri... un vero peccato. (Va alla riva, grida) Karl Rutheborg...! (Pausa) Needer! (Pausa) Nessuno. (Recitando dei versi) "I vostri teneri corpi. Sott'acqua. Fanno mosse ballerine? (Gli viene un sospetto) Yu-Pi! Yu-Pi! (Ascolta) Yu-Pi, grazie a Dio, proprio morto. Dunque, vediamo... Questo mare vigliacco ha inghiottito tutto, senza aprire bocca. Io, l'unico, tra tanti, bravi, onesti, farabutti di mare, io, io solo respiro. Perch? Perch si! Ero il migliore. Lo ero! Francamente poteva essermi detto a voce, con un'apertura di cielo. Bastava uno spicchio d visione, senza bisogno di ammazzarli lo stesso, con un'onda un po' pi vistosa, un paio di frange in pi. Tant', devo proprio sapere che io. Orno, ero, e sono, l'unico? Cose da pazzi! Ho navigato come un diavolo tra i pescicani, non che abbiano aperto bocca. Facevo schifo. Crepavo di terrore, ma ero sicuro, ben certo di non rischiare niente. Come stessi dentro un corridoio di vetro. Mi sentivo al sicuro. Il corridoio era uno solo. E io l'ho imbroccato. Certo, ma perch? Grazie, mio Dio. Cuoco, cuoco! Ah ah, bevi sott'acqua, fa' le mosse da paparazzo, se sei intatto. Non ti posso pi dimostrare che ero qualcuno, che ero l'Unico. Come profuma il mare! Quanta dolcezza ho steso al sole. Per chi, poi? Se non per te, Dio, che ti piace nasconderti dietro il mondo, senz'altro per me, che al mondo ci vivo in faccia.

Pomeriggio

Omo - (sta facendo un lavoro di cucito) Voi non ve ne accorgete, ma da un dieci minuti, soffia la brezza. Chiss per quali paesi, quali angoli, passata. Ventaccio. Come un pirata, ragazzone, ha visitato le vie di quali contrade? Mmmmm... (Al vento, giocandoci graziosamente) Che vuoi? Che vuoi da me? Ti sento! Fai del tuo corpo un soffio di ogni sorta di carogne, fiori, peccati, di uomini e di animali. Li hai resi fini, profumati, condotti fin qui, nelle mie narici.Che bellezza! Ora gira, il simpaticone! qui a dar fastidio al mare, tanto peggio per chi ci si trova in mezzo. Perch il vento di ponente gioca, con furia tale, che a volte crederesti che ha uno scopo micidiale. Invece, glup, di colpo si ferma, si leva in alto e osserva... contempla il disastro che ha provocato sotto, lui, quindi divaga, generico, fila a terra, tra cieli azzurri, elegantone, a scompigliare i fianchi delle donne, soffiando tiepido su per le loro ginocchia, cos le poverine ci stanno. Trock! In un colpo, le rivolta come ombrelli, ssbuff, quanto c' di segreto... al sole! ah, ah, ah... Corre via. (Rivolto al pubblico) Ero simile a un vento, a una vela in un vento, anni fa. Ero tutto natura. Mi sono rovesciato. Dio vuole la natura, non per che l'uomo le somigli. (Si ode un tuono) S fa cosi per dire... Certo ho perduto il senso. Mi smarrisco. Nonostante l'insieme di civilt da me fondata, perdo terreno, consistenza, peso. Se ero un bucaniere, non lo sono pi. (Fissa il mare, c' qualcosa, fissa meglio) Non possibile! In mezzo all'Oceano, dopo venti anni di deserto... ma si... un coso... come si dice... come no? ha l'ancora, una nave! (Passaggio di una nave) Formicolio di marinai a prua, evidente che gli energumeni puntano sull'isola. Faranno un quindici... meno... un quattord... meno, un tredici nodi... l'ora... sono fermi... Cavolo. Ma qui, non c' niente! N acqua, n datteri. C' solo una banana, toh! (La stacca dall'albero) La butto via! Circumnavigano l'isola. Perch? (Un gesto, di colpo illuminato da un'idea). per la barriera di corallo... certo. Nascondermi, fuggire... (Si agita) Ma dove? (Si guarda attorno) Questo gi un nascondiglio. Sono perso. Addio, isola, ombra dolce, ciao! Non ti ho amato, ma, peggio, mi sono legato a te. Calano uno scafo in mare, una tendina colorata. Chi ci sale? Un marinaio, e... una donna. (Rumore di motoscafo) Pi che altro duro trovare spiegazioni: "Cosa fa lei qui? Perch?" "Come perch?" "Si, lei ci ha visto, e non ha gridato..." ...Se mi daranno del lei! "Tu ci hai visto e non hai gridato." "No, che non ho gridato; posso essere offeso? Sono qui da dieci anni!... Chi mi ha cercato? Chi mi ha salvato mai?" "Ma se ce l'avesse detto... (Ha un sobbalzo) Eccoli! finita! (Bacia la terra) Mio paziente, insonne vassoio,unicorifugio.

Marinaio - (tira la prua al capo sud, fa scendere la dama) Giri l'isola. L'aspetto qui. (Siede di schiena)

Signora -Scusi. (Rivolta al naufrago) Qual realmente la barriera di corallo?

Omo - (buttandosi per terra) Piet!

Signora -Indigno, superstizioso, idolatra, moderno.

Omo - (sollevando il capo) No, no. Sono un pover'uo-mo, ero imbarcato...

Signora - (imperativa) Si alzi. (Omo stupito, esegue subito.La signoraglida unceffone)

Omo - (toccandosi la guancia con un dito) Capisco,.. ma, perch?

Signora - (molto irritata) L'ilimosina sempre in agguato. Si penta, trovi impiego, si no vuole che la dinunci. Accattone! Questi isoli sembrano penisoli. Via. Al yacht! (Si imbarcano)

Omo - Terrina mia, se ne vanno! Voltano la prua. Puntano al largo. Perdono una scia oziosa. Omo salvo! (Muovendo un braccio) Ciao! (Si ferma con l'uso l'altro braccio) Alt. Se no mi vedono. Speriamo che non parli, la vecchia. La sciocca ha schiaffeggiato l'uomo del Pacifico, ma non l'ha capito. (Cantauna canzone)

Ara, ara l'acqua, navuncola,

profondamente,

un gorgo bianco, e uno verde.

Fuma, pilota gentile,

dal tuo comignolo,

semina una via pigra,

che dondola dietro di te.

II mare tanto

fra poco lo scompiglia.

Ara, ara l'acqua, navuncola

profondamente,

un gorgo bianco e uno verde.

Ma che ti piglia. Caruso?

La nave ti sega il cuore.

Ti faunariga infelice

nell'amore che porti per te.

Cancella dal viso il tuo muso

togli le crepe al tuo umore,

devo essere felice

d'essere lasciato a me.

Sfuma, pilotacrudele

colluocomignolo,

semina la mia vita

asperdersi dietrodi te.

Il mare, tanto, fra poco

la scompiglia.

Ara, ara l'acqua, navuncola

profondamente,

un gorgo bianco e uno verde.

Basta attendersi qualcosa, che non capita, persino il dolore. "La Legge dell'Universo resta pi dispettosa che ineluttabile. (Resta un momento fisso perch non ha ben capito ci che ha detto) Cari, sapete cosa facciamo adesso? (Parla sottovoce in conciliabolo, le braccia sopra le spalle di invisibili altri, come almanaccando con loro progetti. Quindi si stacca dal gruppo, infastidito. Rivolto a qualcuno che non c') Va bene, l'ho gi detto. Come? Non mi avete capito. Era un progetto. Non ne facciamo niente. (Gridando) Lasciatemi in pace! (Si sdraia, triste) Come faceva quel motivetto della nave? Dran... ra... ra... (Via luce a striscio in tre secondi. Di seguito, di nuovosuluce,intresecondi)

Pomeriggio

Omo - (svegliandosi di soprassalto) Ma sono le cinque! Santo Dio! Pepepeperepep. (Finge di suonare la tromba. Si arma di un legno, lo tiene come un fucile, si appiatta sulla collina) Capitano, vedo armi, due o tre nidi di mitragliatrici, una... due... tre, insomma, parecchie bandiere. Sono loro. Non male morire e vivere per una guerra. Ci spostiamo? (Si sposta) Morire per una guerra vivere per i nostri! (Pausa) Capitano? Chi sono i nostri, se siamo in uno solo? Comunque bene sbarazzarsi del nemico, se il nemico a cavarci il respiro, e la donna e la terra da sotto i piedi. Il nemico... Nemico? Vado da lui. (Molla il fucile, scende dalla collina, raccoglie una mazza, e galoppanella pianura).

Omo - (come nemico) Che ne dici, vecchio? Avremo la gioia di imbatterci nei vili che ci assediano? Si nascondono. Non sembra a te che una splendida virt affiori nel fatto che noi tutti oggi d'accordo, armati di tutto punto, si combatte per una meta comune? Io ho gli occhi accecati dalla bellezza dei fucili, fermi, in questo loro indicare mille punti nel cielo, come da mille indici cavi. Cavolo. Senza contare i bagliori dell'avanguardia, o i fianchi dei puledri, lucidi, nel ronzio profondo, come un aratro o un battello, dei buoni vecchi nostri aerei da caccia? E il nemico? Sai vederlo diversamente da lepre o scoiattolo, cosi guardingo, chiuso all'agguato, mentre respira per forza gli umidi vapori del terreno orinato dagli eserciti pi disparati, di seme e succo diversissimi tra loro, e concimato dai culi di ogni razza e lingua fino alle midolla; quindi fertile, virilmente ricco? Non ti pare? (Posa la mazza, galoppa via, con minore pompa; come un gregario, risale la collinetta)

Omo - (consussiegoalgregario) Non ti pare?

Omo - (come gregario) No.

Omo - (di nuovo appiattato sulla collina) Capitano, mi sento in pace. Hai mai visto le formiche? Vederle lavorare, una dietro l'altra, col sedere in capo e il sedere in coda, attorno a un piccolo cadavere, sempre nella direzione sbagliata, ma di poco, a zig zag, e poi invece dover ammettere che hanno percorso una riga diritta, fino al bruco, a una mollica, a un insetto e riportarselo via con sei fili di gambe, o di braccia, non so. E non capire perch. Perch cosa? Il perch di quelle lunghe marce. Perch non scavano il loro buco sotto un'appetitosa carogna di gatto o di carne. Sono prive di ambizione, oppure di organizzazione, indaffarate e senza scopo. Ed eccole trascinarsi via a mozziconi un lembo di rana, in nove o dieci. Be', io, di solito,dopo un po', leschiaccio. Si, lo faccio. Intervengo nel loro destino. male? Ma se in una sola passeggiata in giardino si interviene cento volte, nel destino delle formiche, a creare lutti, danno, fatalit. E per caso. La coscienza parla chiaro: non c' colpa. Perci mi sento in dovere di schiacciarlo, se osservo un formicaio. Schiaccio,accuratamente.Schiacciomolto.Procuroidisastri cheposso,lasciomagariunsuperstite,perchvadaa raccontare... Si, lo faccio sempre. Una volta, in un angolo delgiardino,dove,nonso perch,ioeimieifratelli mai ci eravamo spinti, sotto l'erba ho scovato un formicaio grande, foltocome una citt, con veri monumenti, unasocietfreneticaesolida:laSvizzeradelle formiche.Forsedatremila,forseda cinquemilagenerazioni, quel popolo era lasciato in pace. Hanno tutto sistemato i miei piedi. Distruzione totale. Cadeva il ventuno marzo di un anno o l'altro, non ricordo. Ma ricordo benissimo checonl'allucedel piededestro, disegnaila datanel terreno morbido, raggranellato chicco per chicco in migliaiadi anni-insetto,chesonoun po'anni-lucedall'altra parte del binocolo,emai fino a quell'attimo pigiati da piede umano.Disegnai profondamente la scritta:FATO,e giunnuovoscempiodicorpicelli neri. Un'ecatombe.Neisolchi, nelletallonate,sirotolavano decine, e che dico? centinaia di formiche nere. Molte non capivano cosa succedeva, non cercavano di mettersi in salvo, continuavano arisalire i pendii, appena creati, per racimolarela lorospina,illorofilo digrano,ilseme,il chicco,tantoinloroilsensodeldovere facevacorpo con loro, divenuto una seconda natura, divenuto una seconda formica. Mi spiego? Ebbene, mio caro... non la devo chiamare "caro"?Bene, mio capitano, un sentimento simile ioloriprovooggi, eprimadi ogni battaglia, di frontealbrulichiodimiliti.Sonoteso tra ungrande amoree ungrandeodio. Ho bisognodiimprimere me stessoin loro.Fra poco caccer ungrido einterverr. Premer un bottone, far un massacro. Dar vita a destini nuovi,dolori sublimie felicit annidate in vedove voglioseeputtane.Cheaspettiamo?Ah,iononloso! Si da l'assalto? Come fa,miocapitano,ad avere tanta pazienza se il nostro compito cosi alto, simile a quello di Dio? Capitano, mio capitano, dove va? Mannaggia, l'ho convinto.Urrah!"No! "" Ippy! "" No! ""Gulp! "" No! " "Salamoia! Ecco, ecco un vero grido di guerra! Salamoia! (Fa un gesto alla truppa, come un sergente americano, si precipita all'assalto)

Omo - Bang, bang, tuff, acc, rip, slung, crasch! (Cade, si rialza, infilza, infilzato, schiaccia un bottone, schiacciato) Boom! (Scoppia, pesta, uccde, ucciso, si contorce, brucia, sfigurato orribilmente)

Omo - Mamma! Pepeperepep. Ritirata! (Mima la ritirata, si trascina, cade, si rialza, aiuta un compagno, galoppa, si frega le mani perch vince, piange perch perde, corre, va in mezzo alla collina, ci si butta di schiena come un crocifisso, col fiatone grosso)

Omo - Ah! (Tira un sospiro, e scoppia in singhiozzi disperati, per molto tempo, almeno quanto dura un possibile applauso. Quindi si riasciuga le lacrime)

Omo - Ho giocato abbastanza per oggi, siamo seri. Stasera se no, chi mangia? (Va via a pesca. Buio)

(FONDALE MARE. Omo sta pescando. Vengono su gli oggetti pi disparati: un com, un libro, un'insegna, un disco, ecc... Li attacca alla palma)

Omo - (vestito di pelli di capra) Mi son fatto un vestito di capra, e ora mi accorgo che di capre nell'isola non ce ne sono. Oh, oh! Come i preconcetti aiutano l'uomo. E anche la cultura di valido aiuto. Da piccolo ho letto Robinson e... ta, t... ci ho un vestito di capra. Mi va stretto. Sono ingrassato. (Schiaffeggiandosi, rivolto al proprio corpo) Stupidone, ignavo, mangione, donnaiolo, sciupato...

Strenella - (comparendo dall'acqua) Senza memoria...

Omo - Senza memoria, lascivo...

SlRENELLA -AhSI?

Omo - Altro che!Mi facciodisgusto.

Sirenella -Oh,grazioso!

Omo - Una voce. (Si volta)

Sirenella - (con tono argentino, braccia al cielo, mostra il torace, assai carino) Guarda qui!

Omo - (mirando il busto di lei fuori dalle onde)Oeee-eeeee...!

Sirenella - (chiudendolebraccia, civetta) Vieni!??

Omo - Naufraga?

Sirenella -No,sirena.

Omo - Straniera?

Sirenella -Si.

Omo - Allora!Favorisca mostrarmil'altro pezzo

Sirenella -Cosi mi fai arrosto. Fossi matta. (Si scosta da riva e nuota graziosa a qualche metro)

Omo - Triglina. Perch non sali? Prendi un po' d'aria con me!

Sirenella -Vienigi tu!

Omo - (galante) ~ Ci sono i pcscicani!

Sirenella -Lo so.

Omo - Per caso, non sarai gi mangiata per met? Se no, perche non sali? Una mezza naufraga, dico io! (A lei) Scendo... (Si ferma)Equello, chi ? Sirenella - (conaria ingenua) Quellochi?

Omo - C' una specie di coso nero l sotto, un salame, uno squalo. (Pauroso) No-nno-nno... Non scendo

Sirenella -Haipaura?...

Omo - Val, confessalo. unosqualo?

Sirenella - (guardandoinbasso)Guglielmo?

Omo - Chi?

Sirenella - (idem) - Club, glub, Guglielmo! geloso masiallontana.

Omo - Un pesce gentile.

Sirenella - uno squalo inferiore. Ha mangiato un vescovo da ragazzo. un conformista, uno snob Chiss!

Omo - Ma di', perch quel nome: Guglielmo?

Sirenella -Suo nonnoeraunpescecaneitalianoE il tuo?

Omo - Hispano. Mia nonna corsa, da parte di padre Due zie svizzere. Mio padre non so... mia madre puttana. Roba da matti. E... tu... vuoi accostarti un momento? Cosi vedo e decido, oppure no, esamino e rinuncio.

Sirenella -Vorrei, ma tanto inutile.

Omo - Perch?

Sirenella -Si sa, si vede! Tu sembri un uomo, invece... poverino.

Omo - Invece che?

Sirenella -Va l!

Omo - (seccato) Vuoi vedermi nudo?

Sirenella -Mai!

Omo - Sei offensiva e cialtrona! E mi fai essere volgare.

Sirenella - (con furia) Guardati in uno specchio!

Omo - Che mi manca?

Sirenella -Le pinne... per esempio. (Arrabbiata, come chi ha preso parecchie fregature) E non hai una squama aposto!

Omo - Non ce ne ho neanche una, di squama, io!

Sirenella -Facciatosta. Lasciamiin pace,devo andare. Guglielmo? Glub... (Sparisce)

Omo - Serenella, sirenella mia, bustino! (Piange) E sparita? Non si riesce ad afferrarne una che subito s'imbarca con un bruto: quel Guglielmo. Glub! (Imita lo squalo) Inutile, ha ragione lei, ce l'ho sempre saputo, non ho pinne! Ora che ne trovo una diversa dalle altre, mamma mia, perch non ho le pinne? (Va sulla riva) Falena, bestia! Dare della bestia a una bestia, non va. Cribbio, l'hai voluto: attrice, contessa, fotografa, umana! (Con un ghigno divertito) Per, cavolo, anche pesci, come rimangono femmine. (Occhi al cielo. Tra s) Come la metto? L'ho vista o no? C' da impazzire. Dunque vediamo... (Si concentra) possibile che l'abbia vista? No. Dunque non l'ho vista. Che ne farei? Sci, sci. (Ricompare la Sirena, la sola testa, che lo guarda, triste, gi innamorata. Omo la vede) Ah... adesso che hai fatto le porcherie con Guglielmo vieni a cercarmi, eh? Te l'avevo detto. un bruto, non spiccica parola. (Sirenella fugge addolorata) Giusto, via, sci, sci, non c'. Mai incontrata. (S guarda intorno per fare qualcosa, prende la lenza, pesca indifferente) Pipa! (Un servo di scena gli porta la pipa, fuma, tira su un pesciolino, lo butta a riva) Ci ho rimediato una fumata. Manco male. (Tira con tutte e due le braccia. C' Sirenella attaccata, Omo le toglie l'amo di bocca, come farebbe un dentista e la ributta in acqua senza una parola. Buio)

Tramonto

Omo - Mi venuta un'idea. Per esempio: prendo due pezzi di legno, li incrocio, a caso. Prendo un foulard, no... non l'ho... lo stesso, un pezzo di camicia. La butto li. Che vi pare? Sembra un effetto naturale. Invece, mio. E mi ricorda di quando un giorno ero bambino, per... lasciamo perdere. Tanto pi. che non mi ricorda affatto, ma come se ogni volta che mi volto ai due legni e alla pezzuola bianca, io realmente rimpicciolissi fino a cadere in un minuscolo bambino. Mi volto di nuovo, sono uomo! Dietro-front, piombo nel fanciulletto! Vorrei possedere cultura, essere dottore, per capire come mai. Ma sono nostromo. Riconosco un branco di merluzzi a due miglia, anche se un branco di minorenni, Ma una conoscenza cosi naturale, non. sembra nemmeno di sapere qualcosa. Scrivo anche la mia firma... in fondo le cose che so non son poche, ma non le so, perch le so senza sforzo, e se le so cosi, senza rischio di perderle, non le so pi. Mi sono spiegato? Male, per la mia sensazione questa. (Ronzio sul mare, alto, elettronico, innaturale, gonfio di mistero. Omo d'improvviso) Dio. Dio, sei Tu, lo so. Ebbene? Non che io non ti veda confusamente. Mio Dio. Oh, mi quasi facile socchiudere gli occhi e annusarti. Ora sei qui. (Indica con il dito la fronte, a occhi chiusi) Una lastra luminosa, ma, non so come, pallida. Sei Tu, Tu, Tu. Ti amo, teneramente; persino il mio corpo Ti vuole, finire in Te dove si ricomincia, alla fine, da capo... Tu pi stretto a me d quanto non lo sia io. Tu mi ubriachi, mia rete grandissima, tesa non sotto ma sopra il mio capo, in cielo, perch da quella parte cadr io: l cade l'anima dell'uomo. L in fondo, ci sei tu? Fa', mio Dio, che qualcosa in Te sia bellissimo, come qualcosa bellissimo in una certa Anna Maria, che ho visto un giorno che si metteva i sandali, ed era pensierosa, si credeva sola, e non aveva niente sotto. Io non chiedo altro che un tuo arcangelo somigli a un jet che voli internazionale. Che la sua luce non sia meno bianca di un'atomica. Mio Dio, che la tua voce sia come quella di uno che ho sentito per le scale. Che la tua musica sia uno slow americano, o almeno, chieder troppo? un ballabile. Amen. Io ti amo, mia tisi, mio sputo, mio bruco, mio nudo, mio sfinimento. Ti amo dissolutamente. Ma tant', ho bisogno di odiarti. Di starmene senza Te. Cerco da anni un po' di vera solitudine. Un'altra coscienza intrecciata alla mia, non mi va. Esigo di stare solo. Questa della terra una storia che non capisco, sebbene io sia identico alla terra e al mondo, e il mondo e la terra serbino in s ogni conoscenza, sembrino conoscere la loro e la mia storia. E una storia da percorrersi fino in fondo, per conoscere il finale. Mio Dio, voglio me, appassionatamente mi voglio, senza pi Te. E poi, vale la pena che Tu mi sia cosi chiaro da queste parti, mio Dio? Per un solo cliente, io, l'unico che non si pu nemmeno salvare!? Cala invece in una citt. Hai mai visto una citt? Devo ritenere che no, Tu non l'hai pi vista da tempo. In citt ogni giorno ci si deve salvare dalla citt, chi potr mai badare a salvarsi da altro? E tu, lasciamelo dire, Io sei; qualcos'altro. A parte il fatto, che non Ti si vede pi in giro. Ti si incontra? Dove mai? In un juke-box? Tutti i giorni i cittadini ne hanno gli occhi pieni, ne fanno abuso. E tu...? Ti sei espresso una volta sola bene. Hai avuto i tuoi boschi, I nuvoloni, balenii, cieli, terre nuove, e anche pi di un monumento, ma sempre meno, e sempre peggio. Te ne freghi, di' la verit, di comparire tra noi. Hai dato un'occhiata in giro? Sei divenuto piccolo. Te, Dio degli eserciti, degli incesti, della luce, dell'ira, della bellezza trepida e giocosa, Te divenuto una vecchina nera, un calciobalilla rotto, uno stampato color merdina. Ho dovuto fare ogni sforzo per rintracciarti qua e l. Ti ho rivisto per caso l'ultima volta, e ti ho ammirato con dolcezza, mentre Ti condu-cevano via disteso in una rotaia, mi pare. Poi pi, mai pi. Sei scomparso da tutto ci che nuovo, e dormi in tutto ci che vecchio. E la terra, bada! Si muove! Mi viene da piangere. Non avrei mai permesso, al tuo posto, di farmi sostituire. la tua mania, finire morto. Ma poi? Cosa significano questi complessi? Perch lasciarsi sfruttare? Su da bravo, scendi, un poco pi arzillo, ti prego. Vai ad arrangiare Tu le Tue cose laggi, rimboccaTi le maniche, se ce le hai, e se non ce le hai, cala nudo e crudo, sar meno scandalizzato che saperti mascherato, non so, da sacrestano, da vescovo, da balilla. che tu sei presbite: ami guardare le cose da lontano. Sappilo allora da me, dal tuo Omo vero, che solo da lontano un po' di uomini sono un'umanit, solo da lontano una citt una citt di Dio. Dentro, fa schifo. Ma tu, o non ci sei mai venuto, o non ti dicono come stanno le cose, oppure, mio Dio, sei un Do molto diverso chiss, molto diverso da un Dio mio. Sei un Dio Tuo. (Buio)

Notte

Omo - La notte nel Pacifico cosi sensuale, piatta, e sublime, che induce a vizi solitari. Viene voglia di stringere un corpo, (si dimena) un corpo bello, (alza la gamba) ma di una perfezione, di una perfezione... Poverino, cosi attaccato all'anima, cosi nitido, ben fatto, serio, virile, docile, con due mani, due piedi, e ognuna cinque dita, e ogni dito un'unghia... To' un foruncolo! Meraviglia! Ma chi se ne accorge in citt? Dove par strano di non nascere vestiti... E invece no, qui lo stupore supremo. Ci si accorge di respirare... Ehi, Sirenella.

Sirenella -Sonqui.

Omo - Vengo.

Sihexella -Amore.

Omo - Arrivo subito. (Al pubblico) Non so come mai, per qui. Lo immaginavo. Tornano sempre. Difficile tenerle ferme. Ma fuggire e tornare, oh, ne sono capacissime.

Sirenella -Vieni?

Omo - Si, amore, ma non ho pinne.

Sirenella -Cheimporta?Sonocosivolgari!

Omo - Come vuoi.

Sirenella -Mi ami?

Omo - Questo un altro discorso.

Sirenella -Mi ami?

Omo - Se fossi al mio paese, come no? Mi sarei consegnato a te. Ma qui, Sirenella mia, dove non ci sono altredonne, perch legarsicon una sola?

Sirenella -Nonmiami?

Omo - (per tagliar corto) Ti adoro!

Sirexella -Ah, va bene.Scendi?

Omo - D' un po', fa freddo?

Sirenella -Io verrei su, ma poi non ti piaccio.

Omo - Calo io, calo io. (Si cala in acqua)

Sirenella - (subito) C' Guglielmo.

Omo - Dove?

Sirenella -Vicino a noi.

Omo - Non dormea quest'ora?

Sirenella -No... vattene, vattene, soffre troppo!

Omo - Ora che sono tutto bagnato? Come puoi? Sei leggera.

Sirenella - (improvvisamente allegra) Ah, ah, ciao. Volevovederese scendevi.

Omo - Quanta allegria! Ma, di' un po', dove fugg?

Sirenella -Lungo le correnti.

Omo - A che fare?

Sirenella -Ah, ah, perch una correqui corre l?

Omo - Che ne so?

Sirenella -Sopraesotto correnti,escogliere?...

Omo - Non so.

Sirenella -Dove dormono, o vegliano, gli squali? Nemmeno questo,tidice?

Omo - Mannaggia, si, sei una battona.

Sirenella -Ah, ah.

Omo - Spudorata!

Sirenella -Ci vediamo.

Omo - E quel margniffonedi Guglielmo?

Sirenella - (ridendo via) Ah, ah! (SpuntaGuglielmo)

Guglielmo - (contristato) Glup! (Scompare lentamente)

Omo - Come sarebbe? Guglielmo, non t'ho capito! Guglielmo! Glup! Troviamo un arrangiamento, met met. Tu vuoi la sua felicit! Lo so! Conosco queste fregature. Ah, Guglielmino, o sei un filone, e la vuoi scaricare, o sei un illuso, e mideviascoltare. Quellacercaguai, Guglielmino amatssimo, ma guai seri! Vedi la donnina? Ci siaffatica,si spinge,sirompe ilguscio per trovare il fondo, bereiltuorlo...Chetrovi?Laputtana.Spingi ancora,rompigusci nuovi, sicuro ormaicon chihaia che fare, e invece che ti ritrovi? Il peggio? No, il meglio: la mamma. Il meglio sarebbe, fin da principio, avere una mammaputtana. (Escefuorilatestadi unpesciaccio femmina,brutta, inferocita,d'et)

Pesciaccio - (con ira) Gluspglizieirzgluioiruosuguialuz-gerzlupon!! (Via di scatto)

Omo - (al pubblico) La madre! Avevano famiglia. Dovevo immaginarlo. Be', tornata la calma! Si in cima al mondo qui, non fuori. Guardando le luci, nel buio, si scorgono la terra e le sue citt, i possibili mondi, i paesi, e gli eventi in atto, guerre, gente alla finestra, amori, nascite, dolori e morti. Ma tutto cosi pulito e limpido. Il mondo sembra l'Olanda. Si sta bene. (Tira fuori una sigaretta, la fuma come una scimmia) Non mi chiedete attraverso quali raggiri sono venuto in possesso di una sigaretta. In un'isola, non mi corapete. tanto che non ne fumo una. Io non me lo chiedo. Ho pensato, tempo fa, prima del naufragio, ai colmi. Il colmo di naufragare con una nave zeppa di sigarette, ma non possedere fuoco, non un lighter, un qualunque fiammifero svedese. Oppure l'inverso. Di avere 44 tonnellate di zolfanelli, essere fumatore accanito e niente cui dar fuoco.Fumerei i calzoni, le suole, l'anima, gli orecchi, se avessi un naufragome lo fumerei tutto. Oppure un altro tipo di col mo.Sesbarcandoinun'isolatrovassi,cheso?Hitler. Ioelui,soli. Naufraghi.Chefare?Ucciderlo?Legarlo subito? Ubbidirlo mai! Che fare? Se lo trovassi in fin di vita?Oppure...Cona fiancouna ballerinagraziosa.Mi conosco;laballerinamiimpedirebbediucciderlo.In coscienza ;comepotreinonsospettare lamiapassione politica di secondi fini? Ucciderei,quindi, anchelaballerina? Per essere tranquillo? Poverella! Farla morire per ch scrupoloso, ridicolo e malvagio. Dite voi, chedovrei fare? Del resto convivere con quell'uomo, mi sarebbe impossibile. So gi la fine: mi ucciderei. Ma prima uccidereiHitler. Lascerei la ballerinasola, per. Ma prima ci fareil'amore.Eh, no!Miconosco,non avrei pila forzadi uccidermi, ese non ho pura coscienza io non so uccidere. Dovrei rinunciare per ogni versoa far l'a moreconlei.Per...selei volessespontaneamenteof frirsi a me... (Ci pensa un po')Ebbene, lo farei. Ma se mi convincessea non uccidermi perriacquistarela pu rezza di coscienza, metti caso si offrisse di uccidersi an che lei dopo di me, non so; la solitudine le pesasse, e lei nonfossedonnadarimaneresenza uomo...Chefare? So come sono, nonc' soluzione.Rimarrei in vita!Co scienza si, ma la mia. Se poi appena sbarcato "Toh," mi dice Hitler, "prendila", gettandomela fra le braccia? Co sa faresti? Lo ucciderei lo stesso. In questo caso, in dubbio, la mia coscienza parla chiaro. Ma se la ballerina, in tal modo non mi avesse pi voluto, n prima n do po, si fosse uccisa o promettesse di uccidersi anche lei, perch ignara, che quell'uomo fosse Hitler? Avrei ucciso Hitler ugualmente? Avrei ucciso la ballerina ugualmente, mi sarei ucciso ugualmente o no? Meglio essere sbarcati su un'isola deserta. O Dio, fa che se io sbarcher in futuro in un'isola regolarmente fornita di ballerina, l'uomo sia Hitler, lui e non altri. Ti prego, che allora io non sia un uomo pi forte di ora, ma incerto e meschino. Cosi che possa farlo fuori, e poi lasciarmi ragionevolmente convincere a non togliermi la vita. E viva felice e contento... (Tira l'ultima boccata della sigaretta) Con la ballerina, si intende. (Sisegna,s sdraia)

Omo - (notte) Di nuovo calato il sole. Dovrei coricarmi. (Va dietro la cotlinetta) una mia debolezza, perdonate, ma se non spengo la luce, non riposo. (Porta una lampada col filo, l'appende all'albero, la spegne) Se no sogno. Figuratevi chi ha il tempo di capirne il significato. Mi andrebbe di sentire una voce soave... (Va alla riva) Sirenella, Sirenella! facciamo quest'amore. Non ho pi paura, su. Quando la cerco non c'. Ho da mostrarti una cosa buffa. Persino il mio capitano ne possedeva una nella sua cabina. Tutta d'argento e di -vetro. Tu premi un tasto e senti una musica... Sirenella... ho qui un juke-boxe...

Voce di Sirenella - (Sirenella fa capolino poco a poco dal fondo) Non vero.

Omo - (la vede) Ah, c'eri, mi ascoltavi... invece vero, ce ne ho uno. Un po' rotto, ma giusto, mezzo arrugginito, ma va, ancora va. (Sirenella si affaccia. Omo tira fuori uno scatolone sgangherato, un juke-boxe rudimentale, lo mette sulla riva) Basta premere un tasto... prova...

Sirenella - (avvicinandosi) E che si sente?

Omo - (va dietro la scatola, ci entra, col collo fuori. Si-renella schiaccia un tasto, e Omo canta) Cin cin salute a te, cin cin al nostro amore...

Sirenella - (ride, schiaccia) Ancora...

Omo - Cin cin salute a te... (Sirenella si diverte come una pazza, ride, si dibatte, balla in acqua, torna a riva, schiaccia di nuovo. Ma invece della voce di Omo, Questa volta s sente una musica vera di juke-boxe. il miracolo. Restano tutti e due stupiti, interdetti, spaventati. Omo esce dallo scatolone e guardando stupito arretra fino a riva dove Sirenella, istintivamente si abbracciano. La musica si attenua e una voce, proveniente dal juke-boxe, dice: Prego per un minuto i signori spettatori di andare di l per un intervallo, a bere e chiacchierare... Sul juke-boxe si accende la scritta: CONTINUA)

SECONDO TEMPO

Pomeriggio

Omo - (suona con unarmoniumchehascovatodietro lacollina. invecchiato) Unverobucaniere Robinson Caruso di Levante o Gibilterra voltailsedereallamorte voltalespalleallavita. Almeno perlui finita nonharesponsabilit. Il mare e il vento lo appaga gliabissie le storiedi navi, unvero bucaniere senza stazza, n pusaper mai perch vive,scompare, beve, volta a se stesso ilsedere. Scurrile,uomoscurrile.Hounatendenzascurrile. Manon colpamia.La colpadiquesta realtmuta, di lei in persona, bella, cosi, figlia di puttana. Se non lo chiami per nome nontirisponder. La natura la pietra pi impura, siricopredi belletto, mai che perda un suo effetto, sia da sola che in compagnia. Emai, mai,maipi ti dir la verit. (Rimette via l'armonium)

La tempesta

Omo -Dormi, Sirenella? (Spunta Sirenella)

Sirenella -No,no, sogno.

Omo - Perch hai gli occhi chiusi?

Sirenella -Mi raccolgo meglio.

Omo - A che pensi?

Sirenella -Al letto.

Omo - Bugiarda... una sirena.,.

Sirenella -Ti giuro.

Omo - Donna!

Sirenella -Come generalizzi! Un letto tutto granchi, duro, poroso, viscido. Detesto la secchezza. Perch non ti bagni un po'?

Omo - Io amo la secchezza. Delle belle lenzuola d tela stirate.

Sirenella -Si, ma tu sei superficiale.

Omo - Va'adormire, va'.

Sirenella -E tu? Non vieni?

Omo - Io ti amo, ti amo, ti amo, o meglio, ti amerei, ti amerei, ti amerei, che Io stesso... ma a far certe cose sott'acqua mi sembra di essere fuori dalla morale, non c' gusto.

Sirenella -Buonanotte.

Omo - Notte.

Omo - (sedendosi rivolto al pubblico) Una volta una ragazza, moglie di un uomo pi basso di lei, gelosissimo,saputoche...anzi,concalmaeperordine:dico quando era in mare. Questo fatto, che lui era padre, e non ce Io sapeva, ma dopo sei mesi, si, e si sente padre, beh... che ve ne pare? (Sfiduciato sulla comprensione del pubblico) O di quell'altra mia amica, ricca ma infelice, un po' grassa, che ho conosciuto. Bellina, serena. Per ero religioso, a quel tempo, schivo e religioso, un po' schivo e un po' religioso. Insomma, nonostante l'interesse di lei, non le rivolgo parola. Non mi avvicino, n allungo il pi piccolo dito. Mi sono disoccupato di lei. Ebbene, viaggiava molto, risaliva il Nilo, volava in Giappone... Si uccisa. Non per me, certo. Ma a motivo della vita! Avrei potuto avere una storiella con lei, imprimere nel suo destino un po' di me, e io sono uno che, basta conoscermi, non ci si uccide e non verrebbe voglia di uccidersi a nessuno. Se l'avessi toccata, amata... eh? (Fa cenno di no alla platea; come dire: "Questo non vi interessa?") Ma che vi interessa? Eppure un senso ce l'ha. Non piccolo. Avevo uno zio che era guardia del Papa, e si uccise perch suo padre moriva, cinque minuti prima che il padre chiudesse gli occhi per sempre. Che dite, chi sar giunto per primo di l? "C' mio padre?" "Non ancora venuto." "Ma se mi sono impiccato per lui." Il padre vivo, giustificazione, respinta, giti all'inferno! Oh, ah... O di un mio amico, che emigr in Venezuela e s perse di lui ogni traccia. O di quel bambino nato infelice cinquantanni fa da un'amica di un'amica di uno che non ho conosciuto bene... E c'erano pure quattrosorelledimiamadre,ricche,e una moridifame che... ricevo una telefonata: "Pronto, Caruso?" Sono io... "Mio marito non c' domani. Parte. Mi tieni compagnia? Sei libero?"Eh si, sono libero, va bene, ma... concalma!"Avreibisognodidirtidellecose."Gravi?"Sono da te alle dieci. Va bene casa tua?" Come poteva andar male? Ero cosi stupito che dissidi si fiaccamente, pi intento a pensare tra me come sarebbe stata quella ragazza nuda, che a risponderle. Certo un bel regalo, buona,bianca,giusta,profumata,gentile.Unpo'stramba l'offerta, cosi d'un tratto. Non s pu aver tutto, del resto, la stramberia ilminore deimali,elepereche ti cascano in bocca almeno un verme ce l'hanno. che non , giunta sera... non viene. Neanche l'ombra. Passano le dieci, le undici, spengo gli effetti di luce, mi spettino, mitrasando,escodicasa.Ilgiorno dopo, infatti,mi telefona, sissignore, lei in persona. Era uno scherzo. La storiella non ha finale. Ma ci tenevo, citenevo a dirla. Un uomo solo, che ha per destinoun'isola, puessere solo un po' sciocco? Si. Pu essere. Ma perch allora, ad ogni nuova storia di uomini, mi si gonfia il cuore, e si riempie di famelica attenzione? per questo che io verso milioni di storie. Anzi, nel mio giornale di bordo le scrivevo, sissignore, giorno per giorno, con diligenza. "Un levantinoall'albacaduto inmare."Ierinotte, il nostromo giuntoa Cipro,ha datoallaluce unbambino di sei mesi... Voglio dire, riceve una lettera dalla moglie che gli annuncia un suo bambino, nato sei mesi prima. e la figlia, un po' stupida, che amava bere il vino, figuratevi, cosi piccola, se ne and a New York con un negro, divenne una vera donna americana. Scrive ancora "Cara zia...", ma ha tanti bambini. Chiss se la vedr mai pi. E poi, e poi, a sentire storie come queste, io provavo qui, tra naso e occhi, un sapore simile a una visione; femmine e maschi camminano per il mondo, proprio femmine e maschi, ognuno con il sesso fecondo, e vanno, discutono, fanno all'amore, piangono, muoiono. Le storie mi assicurano che ci che accade a me, accade a tutti. Sono nella norma, dramma, fatica, l'istinto di gioia sono regola del mondo. Che dire di pi? Abitare in un'isola tremendo, se tu non sai chi sei, n che fai, o cosa dici: se un'azione comica o drammatica, perch nessuno ride di te, o piange per te, se ti muovi. E un silenzio che uccide chi ha desiderio di esistere, e di incidersi nell'aria con i propri fatti, nell'attenzione d tutti, almeno quanto tutti gli altri sono impressi nella mia. Che vi aspettate? La verit? Non la so. Preferisco che sappiate questo. Non ve Io volevo dire, ma dai e dai: Io sono la verit, chi ascolta me, ascolta la verit. E la prova sia questa; non ne ho un'altra. Ho conosciuto una volta un brigadiere con gli occhi verdi... (Si volta al pubblico con sguardo furbo) Non vi racconter un bel niente di lui. L'unica, a conoscer le storie, di non dirle. triste che l'animo di chi non poeta sia traversato da impulsi alti fino al cielo, proprio come, proprio come l'anima di chi un vero poeta. triste. Le mie parole, in un'isola, valgono quanto il silenzio intutto il resto. (Appareunanaveall'orizzonte)Dinuovolaportadel disordine; un veliero. E la tempesta, anzi un ciclone, lo spinge da me. La nave deserta, sembra ancorata, non da segni di vita, ma dal suo beccheggio, di morte. una brutta, nera, petroliera da magazzino. Batte bandiera tedesca. Inutile nascondersi - (s risollevainpiedi), tanto... (rivolto al mare) per voi finita, signori, piet di voi. (Osserva)Buonpilota,per.Caspita!Sisistemal'onda sotto la chiglia, e in cima ci sguscia di sbieco, perbacco!... in questa direzione. Oh! (Si alza in piedi) scomparsa? Rieccola, bravo. Non c' che dire, sa il fatto suo, e poich lo sa, sicuro come uno sparviero, punta sull'isola. lamorte.Ancoraunmiglioefiniraifracassatosugli scogli perch c' una scogliera a cento piedi da testa. Solo a cinque metri la vedrai, e tidispiacer nonessere un cavallo. Alcune onde ferme, che ti attendonodigrignando i denti afilod'acqua,nonmeno,anzipi spumeggiami delle altre. Non avrai pi tempo, pilota, per rivoltare ilmusodaun'altrapartechenonsia in braccio a queicoltellidi pietre. Taglieranno il legno come una sarta, e gli uomini come acciughe. Si colorer sulla terapia il mare, e chi sar finito in acqua intero, riemerger in pezzi. Lo so, cosi stato per me e i miei compagni. Per io sonovivo. Bisogna ammetterlo. Un paio di uomini, forse nellacollisione,voleranno di qua dagliscogli, a tuffo nel bacino dei pescicani. Gi vedo le bestiacce evitarsi irrequiete, ilmusofisso,catturareinfretta un regalovivodalcielodel loro mare, buonoquantopi sconosciuto, nobile, umano. Ecco, quasi ci siamo. Pppl-po-l, p... se n' accorto. Non ha sterzato la barra, anzi hamollato gi unfiocco,unaltro. tardi.Devimollare la vita, mio bravo marinaio. Ooop! (Chiude gli occhi, si volta di spalle, torna a scuotere il mare) passato sopra la scogliera... Che dico? La prua passata, la poppa sparita tra le onde. Il mare non rosso? Ma Io sar, giuroche lo ,l. Toh,la pruasi incagliata. Se c' qualcuno, salvo.Orno, Orno,haicapito?Avraiospiti stasera? Macch! La nave sbava petrolio. Fuoco! Dio mio, che monotonia, perch si buttano in mare, non vedono che i pescicani fanno ressa sotto lachiglia? (Si chiude gli occhi) Strage, maleficio, magnifica strage! Nessuno si salver! Ehi, ehi! Ma chi quello? Omino! (Al pubblico) C' un ominochecala lalanciacontro vento.Ce l'ha fatta. Ehi. Non ce la fa. O si? Gi rema, ma sta anche fermo, dove va? L'isola qui! Dove... lo so dove, sott'ac-qua. una vecchia lancia, come tutte le lance affonda, scolabrodo. Si tuffato,nuota, eglisquali, ehi,squali, ce n' uno vivo! Ma chi quell'omino? Gnam. L'hanno mangiato.Nuotaancora.No,dico,pescicani?!Guglielmo!Incredibile,nuota.Guardaguarda,segueirelitti, un furbo. Evita le chiazze di petrolio, ma le costeggia, il fuoco gli fa lucee allontana i pescicani.Rallenta,si toglie la giacca, la camicia. Oh, gli stava prendendo fuoco. Ora se ne va al buio. In gamba, ancora quattro bracciate e sar in bocca a Guglielmo. Mi dispiace, sinceramente sei un ragazzo che meriti. Macch, non ci pensa nemmeno...a morire. Ehi! (Gridando all'uomo) Ci sono i pescicani! (Sivoltasbigottitoalpubblico) Cheabbia trovato un corridoio di vetro? (Al pubblico) Chiquest'uomo? E un altro uomo? Non ero io l'uomo? (Gridando)Ce n' gi uno qui... C'..,Porca l'oca.Rallenta.E sfinito. Muore.Staperscompariresotto.Peccato. Ehi. Omino, lotta, lo so, loso,sempre meglio esser cottoe mangiato, che fare una bracciata in pi; il cuore ti scoppia, tu sei disperato, ti odi, ti odi, porti in salvo le tue carni nere, lustre come una foca. Un disordine d fiamme ti segue. (Osservaunattimo) Non poi tanto piccolala tagliadiunmarinaiochenaviga avela:vene varicose, pelle di tela, le ossa e il cuore in uno scheletro duroemorbido,piombo.Tiseisalvato. Hai trovatoil bancodi sabbia.Nessunosqualo, pure piccolo, pu seguirti fin li. Se non anneghi ora, sei salvo. Hai gli occhi zuppi di petrolio. Sei anche prudente! (Al pubblico) Car-poni, si riposa. Certo piange, guarda dentro dis la vita, scopre l'essenza dei dolori, o di odori di cucina annusati qualche volta, sente o vede il fruscio delle vesti di sua madre, le parole di una qualche donna, la sua, vede idettaglidicoseinutili.Ricordatutto, vecchiomarinaio, perch ogni cosa si far ricordare. Ti auguro di vomitare te stesso, per quanto tu senta e ricordi, e veda i dolci e sicuri atti della vita stridere nella tua pelle non in quella di un altro. C' ben altro! Il fuoco, l'odio, la colpa, l'urlo di chi come te giunto nel Grande Incidente, ti piangono dentro. Sapevi che c'era, da qualche parte, ma non riuscivi nemmeno a immaginare dove, e chi piombasse nel rogo, chi rimanesse schiacciato, spezzato, morto soffocato, chi patisse ingiustizia, chi la terra inghiottisse per terremoto. Chiss chi. Ora lo sai. Sei tu. Rifletti ora che sai una cosa nuova. Nessuno pu aiutare l'uomo. Ma l'uomo corre rischio grande. Perch l'uomo grande. Solo un destino grande va sprecato. Ti sei perduto da solo. Ora che conosci il terrore. Soffri. Non troverai piet, nemmeno in te, ma solo disperazione ed equilibrio, orrore e niente. (Orno si gira per scrutare il naufrago in arrivo. Alle sue spalle compare la Coscienza, un bambino. Orno voltandosi lo vede) II diavolo?

Coscienza -No, sono la voce...

Omo - Lavoce... (Abbracciandolo) Carissimo!Non le pare che ho ragione?

Coscienza -Mi pare di si.

Omo -Grazie.

Naufrago -Aiuto!

Coscienza -Chi ?

Omo - il naufrago!Vengo,amico un secondo.

Coscienza -Loaiutiamo?

Omo -Inmododefinitivo.

Coscienza -In modo definitivo.

Omo - Per il suo bene.

Coscienza -Per il suo bene.

Omo - Per il mio bene...

Coscienza -Per il bene mio...

Omo - Perch la vita lo chiede...

Coscienza -Perch la vita Io chiede...

Omo - Sarebbe morto lo stesso...

Coscienza -Pi tardi...

Omo - Si,ma lo stesso...

Coscienza -... Lo stesso...

Omo - Vado e Io uccido... Vado? (La coscienza interrogata, si volta indietro, come se non credesse che la domanda debba riguardarla) Oh, oh, oh, oh, oh,... non ti riguarda? Sei servizievole con chi ti da retta. (Luce in cielo) Oh, ecco la luna, la bufera finita, l'occhio di Dio fa ilbilancio.

Naufrago -Aiuto, gente, aiuto!

Omo - (raccoglie la clava, fa per correre verso la riva quando sulla collina, a met busto, luminoso appare Dio) Dio! Dio!

Dio -Che c'?

Omo - (stupitissima, alludendo alla sua apparizione) Nondovevifarlo.

Dio -Che c'?

Omo - (prende un fazzoletto, s vela la faccia, si inchina) Mi copro.

Dio -Che c'?

Omo - Chi?

Dio -Lei.

Omo - Del lei a me!?

Dio -Si, perch?

Omo - Lo sai, anzi, lo sa che in giro le si da dello sfacciatissimotu?

Dio - (adeguandositagliando corto)Chec'?

Omo - Ho bisogno diconsiglio.

Dio -Che c'?

Omo - Dio,chedi poche parole.

Dio -Che c'?

Omo - No, volevo dire: mi piaci.

Dio -Bravo.

Omo - (riprendendo animo) Dunque, le pare bene che, appena quell'uomo lasci il banco di sabbia, una volta rispintosi in mare, attraverso l'ultimo laghetto intorno all'isola, bene, le sto dicendo, che il Dito di Dio, cio il Suo, gli allontani d torno quei quattro squali che incrociano l dentro, notte e giorno, e che per legge di Natura, devono mangiare gli uomini se il cielo, o il caso, glieli mandano?

Dio -Ci sono squali?

Omo - Alcuni piccoletti, non meno feroci dei grossi. (Dio tace) Rivolgerei ladomanda in unaltro modose permetti.

Dio -Come?

Omo - Se scamper vivo, e toccher l'isola, Dio mio eh? eh?...

Dio -Cosa?

Omo - Non mi spiego?

Dio -Perch?

Omo - No.

Dio -Ma tu che vuoi?

Omo - Mi hai seguito, in questi ultimi tempiDio mio?

Dio -Si.

Omo -Haiosservato che vitaconduco?

Dio -Si.

Omo - Be' siamo onesti. Io sono come sordo, come cieco. Ho tutto. Non ho nulla. Dovrei accoglierloe invece macch. Ti pare?

Dio -No.

Omo - Hai gi capito?

Dio -Che motivo hai di farlo morire?

Omo -Ottimaargomento.Ilmotivo.Dipendetutto dalmotivo.

Dio -Si.

Omo - Ebbene, non ce l'ho. (Ha un lampo) Oh, si uno c'.

Dio -Qual ?

Omo - ... Lo tacer. Anche a te, mio Dio.

Dio -Ma io so.

Omo - Non credo. Questo punto dell'uomo, sono convinto che ti , come dire, invisibile.

Dio -Non pudarsi.

Omo - Guarda, Potentissimo, che l'uomo ha un punto invisibile.

Dio -Grazie.

Omo - Sei pari alla tua fama. Avevo un palo, qua attorno. Lo prendo e mi preparo. (Raccoglie una clava)

Dio -Perch?

Omo - (indicando con l'indice il mare buio) L'amico riprende forza, in arrivo.

Dio -Rifletti, Robinson Caruso!

Omo - Che sarei poi io? Eh gi; conosci il mio nome. Ma quanti ne sai: (guardando con ammirazione Dio) Vigan, Pedrini, Rosselli, tanti, tutti! Dio come un elenco del telefono... io vado.

Dio -Rifletti.

Omo - Ma chi pu fermarsi se Dio parla con me come un amico?

Dio -Puoi dirmi, in una parola, il motivo?

Omo - (fingendo di non sentire e indicando il mare) Nuota, di nuovo nell'acqua fonda, gli ultimi metri, la zonadi Sirenella.

Dio -Se i pescicani Io mangiano?

Omo - Ormai tardi, non puoi farlo mangiare da nessuno, mio Dio, l'acqua bassa, il pesce non si fida della terra. Sono regole eterne. Il Nostromo salvo, diciamo.

Dio -Ti prego, di' al tuo Dio perch lo vuoi morto.

Omo - Nonposso, leassicuro.

Dio -Vuoi il permesso d ucciderlo?

Omo - Si.

Dio -Da me?

Omo - Meglio di no.Leie io, Dio, sappiamo perch muore,chi potrcondannarmi?

Dio -Credi?

Omo - Eh! Ho un groppo qui. Approfitto dell'occasione per dirti una cosina che mi sta a cuore.

Dio -Si.

Omo - Fallo morire. Tu, da bravo.

Dio -La morte non in mano Mia.

Omo - Ma ildolore,si.

Dio -Non in Mano Mia.

Omo - Lo sospettavo. Sei a Mani vuote.

Dio -Ohoooooooooooooooooooo!

Omo - Elimina, annulla,bruciaildolore... o l'uomo.

Dio -Io non posso nulla.

Omo - Ma non sei Dio?

Dio -Sono Dio a me stesso.

Omo - Mettiti nei miei panni.

Dio -Ho provato, ma come una boa in mare, tomo al dritto: io sonoDio.

Omo - Allora, lo uccidiamo?

Dio -II motivo?

Omo - Direi che buono, o non cattivo, non so qual .

Dio -Nel dubbio, astienti.

Omo - Ma io sono certo che una vera ragione, che spinge proprio me, Robinson Caruso, a colpirlo.

Dio - una ragione come quella per cui sono venuto al mondo, per cui ho patito sofferenze e sputo?

Omo - (ricordando)Si. A proposito... midispiace.

Dio -Ti ho rivolto una domanda.

Omo - Non mi chiedere, te ne scongiuro, sono uomo, ho una coscienza.

Dio -Peccato!

Omo - Mi dispiace, mi dispiace proprio, ti metter sulla strada. Chiedi,

Dio -Forse non lo vuoi far pi soffrire?

Omo - Acqua, acqua.

Dio -Sei un uomo molto cattivo?

Omo - Gelo,gelo.

Dio -Che c'?

Omo - Appunto, che c'? C' che tutto vero, per me dipende dal motivo per cui lo uccido. Deve essere una causa fortissima, nell'insieme, una ragione di marmo tra me e lui... Allora? Su, Dio, chiarissimo.

Dio -Per amore?

Omo - Acqua, acqua.

Dio -Per odio.

Omo - Acqua, acqua, e in un certo senso focherello, ma generico, morale. Tu Dio, pensi sempre al bene e al male, eh?

Dio - (abbassando il capo) Si.

Omo - Adorato, cerco di ragionare, come Te, ma sono come un sasso, non volo, torno a terra. Io sono l'uomo.

Dio -A che punto... l'altro? Da vicino, non vedo.

Omo - Gi cammina carponi come una bestia anfibia verso la riva. La corrente... si, perch una corrente assedia vorticosamente l'isoletta, lo ha spinto di qualche metro pi a dritta. li.

Dio -Caruso, ti prego.

Omo - Non stendi nemmeno una mano per fermarmi?

Dio -Se ne tolgo una casca il mondo.

Omo - Vado!

Dio -Ti prego!

Omo - Non chiedermelo, Dio mio. Tu lo sai. Io ti amo teneramente, e non solo a parole. Ti dedico ogni mio affetto, i miei desideri tutti i miei atti, accetta la offerta di un uomo in meno per mano di un uomo in pi. Per me duro resisterti.

Dio - (drammatico) RobinsonCaruso!

Omo - Addio, mio amore, comprendilo da solo, proprio tu il Dio immenso, arguto e augusto, il Dio delle colombe. II cristallo, il coleottero, la nebbia, la foresta, l'uomo. Il Dio amore, il Dio Figlio, il Dio grano, il Dio frusta. Tu mi chiedi di fermarmi. Perch? Quali ragioni? Di vita? O, proprio da Te, no! O ti sei dimenticato? Anche tu, morso dalla vecchiaia, immensa, rifiuti di capirmi? Ma non ricordi? Getta di nuovo il tuo occhio in un intrico di aghi di pino, o nel grembo di una donna, dentro l'ombra delle colline di Sion, o dei boschi di Nepi, gettalo sotto uno scoglio qualunque, uccidimi, se tu non vedi cose pazzesche.

Dio -Ecco, vedo.

OMO - Scruta bene, fino a che capirai. Guarda quei disegni delle nuvole in cielo. Vola, in un attimo attorno alla terra, lungo i corsi, i segni e i disegni di colline, i monti Cantabrici, sulle terre incolori, e sui colori del mondo. Che vedi? Non riconosci pi mio Dio l'opera delle tue mani? La tua ragione la mia, tu non la sai n la vuoi o non la puoi perdere. Vai, scruta, vedi, osserva e riappropriati.

Dio -Fatto. Non vedo nulla.

Omo - Non importa. Son ebbro di te, il mio labbro trema, un ardore mi trascina. Arriva l'uomo, arriva l'uomo, e non sono io. Se mi hai lasciato una eredit, io dovr spenderla. Eccolo! Tocca la riva. Dio mio: un uomo morir tra poco.

Dio -Cantiamo?

Omo - Ah, quanti trucchi conosci! Si... (Sul motivo di un salmo gregoriano, ma pi sonoro e armonico) un mistero colossale, l'uomo vale ci che vuole. Muore infine nel dolore. un mistero che nel sole giace l'uomo dentro il male, e la morte gli prevale.

Dio -Fa'lasecondavoce.

Omo - Come vuoi mio Dio. (Ripetono la canzone ma sbagliano, per esempio cosi, o viceversa)

DIO -OMO -

un mistero un mistero

colossale colossale

l'uomo vaie l'uomo vale

ci che duole ci che duole

muore infine muore infine

nel malore nel malore

un mistero un mistero

che nel sale micidiale

giace l'uomo piange l'uomo

che nonvale che non vale

e la morte che la vita

uncarnevale da morire.

Omo - Abbiamo fatto un pasticcio.

Dio -Da solo, sono un Dio ordinato. (Omo tace) Taci? Tu taci adesso? Che c'?

Omo - Che c'? Che c'? Lasciami. Addio. Solo io, solo io sono Io, l'unico punto instabile dell'Universo, l'unico bisognoso degli altri.

Naufrago -Aiuto,gente,aiuto.

Omo - Vengo, amore mio. Sono qua. (Raccoglie la clava e corre verso la riva, gridando. Alla Coscienza) Fa' qualcosa tu, distraiti, torno subito. (La Coscienza, disimpegnata, tira fuori un piccolo organino e suona una canzonetta ingenua. Nel buio si ode un colpo sordo. Toma Orno, ma sembra cambiato, ringiovanito, quasi un altro. un altro, L'Altro. bagnato, sporco di petrolio,affranto)

Omo come Altro - morto. Voleva uccidermi. (La Coscienza si spenta, non c' pi. Osserva il cadavere in acqua) Che corpaccione anche lui. Rilassato e rattrappito come i miei compagni. Senza l'anima, il corpo pi serio, pi proprio, bisogna dirlo. (Lo sospinge in acqua col piede) Vai, anche tu dolcemente a lottare con uno pi forte di te. Non so di che colore hai gli occhi; color petrolio. Ho visto il tuo sguardo, ma non l'ho voluto vedere. Ti amo, amore mio, ti amo. Certo tu non avrai mai avuto in vita una simile confessione di passione, cosi forte come la mia. (Una luce in cielo) Va' via da qui ora. (Con un palo allontana il corpo in mare) Navigherai di dente in dente, di pesce in pesce, amico mio. Limpido, e non libero, sarai tuffato nelle onde pi gelide e profumate, all'ombra delle chiglie di bastimenti carichi di uomini inesistenti. Ti riposerai, farai scempio di disperati, vivrai come in sogno a met, tra te e il mare, pi agile di uno scoglio, non pi infelice di lui. Bah, tardi. "Accogli, mio Signore, mio Io, il naufrago, perch morto ingiustamente, come ingiustamente vissuto. Amen." Del resto, maraccio, tua la colpa se questa la prima bufera d'inverno. Presto cadr la neve, ma il mare rimarr verde... (Si guarda in giro) Ma che ho oggi? Come un presentimento, per tre volte sono stato sul punto di piangere. Due ho pianto, la terza non pianger. (Sale sulla collinetta e si siede, affranto. Dalla tasca, lentamente tira fuori il giornale, lo apre leggendo) "Ritrovato un vecchio annegato sul Pacifico." Peccato. (Abbassa lentamente il giornale. Immobile sconsolato osserva la platea, un po' ridicolo, per un tempo non breve) Solo! Finalmente ho un motivo per essere solo. (Luce fortissima come un'esplosione e contemporaneamente suono lacerante come una corda che si spezza. Luce lentamente si abbassa. In trasparenza un'immensa citt distrutta e sopra la scritta: THE END)

FINE

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