L’onorevole deputato

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IL DEPUTATO (Onorevole)

L' ONOREVOLE DEPUTATO

Commedia brillante in due/tre atti di Pasquale Calvino e Valerio Di Piramo.

(4 Uomini+4Donne; scena unica)

(Posizioni Siae n. 180531 e 71467 al 50%)

 Il copione si può avere anche con numero diverso di personaggi e/o battute...

 Per altre info: calvinopasquale@gmail.com  (celll. 347-6622400)

e valeriodipiramo@vodafone.it (cell.  338-4290005)

 Questo copione è stato liberamente ispirato da  "Le député "(1884) di Alexandre Bisson(1848-1912)

Gli autori gradirebbero essere informati delle eventuali messinscena tramite email.

Personaggi:

1m-Il Conte Arnulfo di Carpineto;

2m-Amedeo, segretario del Conte;

3m-Riccardo, amico di Arnulfo;

4m- Barone Castrozzo Altomiri;

1f-Elena, moglie di Arnulfo;

2f-La Marchesa Frasia di Luciorana, madre di Elena

3f-Renata, sorella di Elena

4f-Giulia, cameriera

Scene:

Agli inizi del Novecento, nella villa di Carpineto, presso Firenze. Ambiente ricco. Gabinetto da lavoro riccamente e artisticamente addobbato. Gran porta in fondo aperta sul parco; due finestre da una parte e dall’altra della porta. Porte nelle pareti laterali e porte negli angoli. A destra, una scansia di libri; a sinistra, un caminet­to. Scrivania davanti alla scansia. Tavolino da­vanti al caminetto. Poltrone, divano, sedie, quadri, statuette, ecc.

ATTO PRIMO

SCENA I

Amedeo, Barone Altomiri

Amedeo legge un giornale; Altomiri entra dal fondo.

BARONE - (comparendo dal fondo) Chiedo scu­sa! Non vi disturbo, mio caro Amedeo?

AMEDEO - Ma niente affatto, mio caro signor Barone.

BARONE - Come stanno oggi i vostri calli? So che ne soffrite…

AMEDEO - Non c’è male, grazie. Quando migliora il tempo migliorano anche loro…(al pubblico) Che sfrontato!

BARONE - Questo sole mi ha tentato… Mi sono chiesto: “chissà come stanno i calli del signor Amedeo?” Ho sellato il mio puledro ed eccomi qua…

AMEDEO – (Al pubblico) E dai con questi calli! (ad alta voce) Siete venuto solo per i miei calli?

BARONE-Eh, come siete permaloso! E’ forse colpa mia se soffrite di calli? Il Conte Arnulfo è tornato?

AMEDEO- Come sarebbe a dire tornato?

BARONE - Vi domando questo perché lo lasciai la notte scorsa a Firenze, dopo lo spettacolo in teatro. Non sembrava che avesse fretta di rientrare al castello, anche perché fu visto organizzare una cena alla quale io non fui invitato.

AMEDEO – Davvero?!?

BARONE – Davvero.

AMEDEO - Mi fate stupire.

BARONE - Non mi aspettavo una cosa simile… da un amico come lui.

AMEDEO - (al pubblico) Amico… lui è  un amico interessato! Ha fatto bene!

BARONE - Perché, quando ho degli amici, io non li rinnego.

AMEDEO – Comunque sia, il Conte è tornato presto, ed è fuori per la sua cavalcata mattutina già da un’ora.

BARONE - Ah!… E la signora Elena sua moglie è con lui?

AMEDEO – No, no, la signora Elena è uscita con la madre, la signora marchesa!

BARONE- Con la madre…con la Marchesa di Luciorana?

AMEDEO- Certo, che io sappia quella è l’unica madre che ha.

BARONE-Mi prendete in giro?

AMEDEO- Lungi da me tale idea…ma a volte ve le cercate.

BARONE – Insomma, se ho capito bene non c’è nessuno?

AMEDEO- Ci sono io…se io sono nessuno…

BARONE-Volevo dire, nessuno a parte la servitù.

AMEDEO- Io non sono la servitù. Sono il segretario e l’amico del cuore del Conte. Comunque tra poco saranno qui. Oggi vanno tutti a visitare le Suore di Clausura del monastero di Gattapelata (o Gattavillosa a piacere del regista)

BARONE – Che donna la Marchesa di Luciorana…da quando è arrivata in questo castello ha messo tutti in riga. Non passa settimana che non trascini tutti al monastero…

AMEDEO - Non me ne parlate!

BARONE-E invece ve ne parlo…Che mente elevata! Che anima an­tica! Più realista del re… più religiosa  del papa e di tutti i vescovi messi insieme!

AMEDEO – Già.

BARONE - Una fra le ultime rappresentanti del­la nostra vecchia nobiltà! E pensare che suo padre era solo un povero negoziante di caffè all’ingrosso!

BARONE – E che importa? Il marchese di Luciorana, suo marito, era abbastanza nobile per due! Ah! Il Conte è ben fortunato di avere sposato una delle figlie di lei!

AMEDEO - E a voi non dispiacerebbe di sposare l’al­tra figlia, vero?

BARONE – E così… ve ne siete accorto, eh? E bravo il signor Amedeo…perché, non è forse graziosa la signorina Renata?

AMEDEO – Ma certo! Avete la vista buona, voi…

BARONE - Che ado­rabile fanciulla, la signorina Renata! Quanta gentilezza…gra­zia! Quanta eleganza!

AMEDEO - …quanta dote!

BARONE-Ora che c’entra la dote?

AMEDEO-(Al pubblico) C’entra, c’entra…

BARONE - Cinquecentomila lire, m’hanno detto!

AMEDEO – Una cifra enorme...Però…siete bene informato!

BARONE-Lo sapevate?

AMEDEO- Sì…è come se fossi uno di famiglia..(Al pubblico)…com’è fastidioso!

BARONE – Ditemi sinceramente: credete che io abbia qualche possibilità?

AMEDEO- No.

BARONE-No?

AMEDEO – No.

BARONE - E perché?

AMEDEO - Perché è giovane, cortese, ardente, intelligente, spi­ritosa. Temo che voi non possiate conve­nirle.

BARONE – Però  converrebbe benissimo a me! Dite, Amedeo… fra noi… c’è forse qual­che altro innamorato dietro le quinte?

AMEDEO – Ascoltate signor Barone. Il sono il segretario del signor Conte, non il vostro informatore.

BARONE - Diavolo! Siete suscettibile, oggi! Non credo di aver detto nulla che abbia potuto offendervi.

Se sapeste quale viva simpatia m’inspiri la vostra persona, e quale interesse vero io vi porti… Parola d’onore, vi voglio molto bene! (Gli stringe la mano)

AMEDEO - Vorrei ringraziarvi come si conviene, ma credetemi, non trovo le parole adatte…

BARONE – Sarà la commozione…

AMEDEO – (Al pubblico) O lo schifo.

BARONE-Mi fareste un favore, amico mio?

AMEDEO- Se posso.

BARONE – Potete, potete…voi siete amico del conte Arnulfo; siete stato suo compagno all’Università, ed esercitate su lui la più grande e la più le­gittima influenza… mettereste una parolina buona sul fatto che io vorrei…impalmare la signorina Renata?

AMEDEO – Ho paura che non basterebbe una parolina…

BARONE – Ah no?

AMEDEO – (al pubblico)-Ci vorrebbe un’enciclopedia...Anzi, ci vorrebbe un'intera biblioteca!

BARONE – Ma via! Sta tutto in come si dicono le cose… Voi siete così intelligente…

AMEDEO – Tentate di adularmi?

BARONE - Farete il mio elogio… senza averne l’a­ria… in modo naturale…

AMEDEO – Sarà una cosa... difficile…

BARONE-Parlerete bene di me…

AMEDEO – Sarà una cosa... molto difficile…

BARONE - Mettete in luce le mie qualità, i miei pregi, le mie seduzioni…

AMEDEO – Allora sarà una cosa... quasi impossibile.

BARONE – Sappiate che io saprò ricompensare la vo­stra gentilezza.

AMEDEO - Mi accorderete un piccolo vitalizio… una pensione?

BARONE – Certo. A cose fatte c’intenderemo.

AMEDEO - (a parte) Che fanfarone!

SCENA II

AMEDEO, BARONE e RENATA

RENATA - (entrando dal fondo, vestita da amazzone. Porta un mazzo di fiori selvatici che posa sulla tavola) Buongiorno, signor Amedeo. (Scor­gendo Barone) Ah, il barone Barone Castrozzo Altomiri! Che gradita sorpresa!

BARONE – Ecco un saluto che mi riempie il cuore di gioia, signorina…marchesina…gentile fanciulla…

RENATA –  Troppo buon Barone…Era tanto tempo che non vi facevate vedere.

BARONE - Da circa tre mesi, è vero! Ma stamani il sole mi ha tentato… Mi sono detto: “Se andassi alla villa di Carpineto?

AMEDEO-(Al pubblico) …A vedere come stanno i calli di Amedeo? (Ad alta voce) Allora fece sellare il suo puledro… ed eccolo qua!

BARONE - Ed eccomi qua! (A Renata) Avete fatto la vostra passeggiatina quotidiana?

RENATA - Sì; ogni mattina un giro di galoppo per la campagna…è il mi­glior momento della giornata. Ci si annoia tan­to qui! Non è vero, signor Amedeo? Mai una festa! Mai un ballo! Una vita così calma, tran­quilla… C’è da morire di noia!

BARONE – Però ricordo che un tempo sua madre la Marchesa dava feste in continuazione!

AMEDEO – E’ passato un bel po’ di tempo…

RENATA – Già… quando papà passò a miglior vita, tutto cambiò…niente feste…niente balli…forse morirò zitella!

BARONE - Oh, sarebbe davvero un peccato! Ma basta guardarsi intorno(fa un passo avanti)...ci sono ottime persone che sarebbero felici di sposare la marchesina Renata!

RENATA – Già…ma... ma se ci sono non frequentano questa casa...qui non viene mai nessun uomo, tranne il curato…e io non posso certo sposare un prete!

AMEDEO – Povero curato! La Marchesa lo comanda a bacchetta…praticamente la parrocchia la dirige lei…

BARONE - (rimane male)...Che donna, la Marchesa!

AMEDEO - Da due giorni essa ha trasformato in cap­pella una sala della villa. È in estasi per questo!

BARONE – Allora vivete qui come in un mona­stero?

RENATA – Precisamente!

AMEDEO – Ho paura che la Marchesa mi voglia far diventare prete…

RENATA - …e io suora…

BARONE - Oh! sarebbe una sventura!

AMEDEO- Non mi ci vedete con la tonaca da prete? A me piacerebbe più diventare frate…dedicarmi alla cucina…frate cuciniero…

BARONE- Vi vedo bene in cucina…a mangiare a più non posso…Vedo benissimo la signorina Renata con l’abito da sposa… e con un marito di grandi qualità… eccezionale (ripete il passo avanti)...(a voce più bassa)...simile a me!

RENATA - (allegramente) Si… Penso anch’io lo stesso! La mia vera vocazione è quella di prender marito, al più presto possibile, altro che suora! Ma deve essere un uomo meraviglioso!...eccezionale veramente!

BARONE - (con nuova leziosaggine) Pretendenti non ne mancheranno!

RENATA - Ho già il mio piccolo ideale…voglio un marito giovane, adorabile, di ma­niere gentili… elegante, amabile e spiritoso, dolce e buo­no, un pochino orgoglioso e leale co­me un cavaliere d’altri tempi.

BARONE (A Amedeo) Ma sono io! E' il mio ritratto!

AMEDEO – (Al pubblico) E’ davvero un perfetto imbecille… oligofrenico…frenastenico…

stupidazzolo…(a piacere del regista)

RENATA – Sono forse troppo esigente?

BARONE – No, no…ne avete tutto il diritto!

RENATA - Voglio un marito perfetto… semplicissima­mente. E lo sarà…per me, dal momento che l’a­merò…

AMEDEO - (al pubblico) Che piccolo gioiello di donna. E quel cretino di Barone chissà cosa si immagina!

SCENA III

AMEDEO, BARONE, RENATA e CONTE

CONTE - (entrando dal fondo) Buongiorno, cognatina! (abbraccia Renata) Guarda! Il Barone!… Tutto bene? (a voce bassa) Ma ieri sera dopo lo spettacolo dove andaste? (Renata aggiusta il suo mazzo di fiori aiutata da Amedeo)

BARONE - Me ne andai a letto… Ed a questo pro­posito, debbo dirvi, mio caro Arnulfo, che non siete stato cortese con me.

CONTE – Perché?

BARONE – Lo sapete benissimo perché…invitaste tutta la compagnia teatrale, compresa la bellissima Salomè, e non pensaste a me…

CONTE - Guarda! Avete fatta la rima! Però è vero… non ci pensai proprio!

BARONE – Bell’amico…

CONTE – Ma che diavolo! Lo potevate anche dire! Io ero in tutt’altre faccende affaccendato…

BARONE – Mi imbarazzava chiedervelo…

CONTE-Vi imbarazzava? Che sciocchezza! Mi sembra che siamo abbastanza amici per poter mettere al bando l’eti­chetta… bastava che mi chiedeste, prima di cena;” Vengo anch’io?” e io vi avrei risposto: “No, tu no, mio caro!” E tutto finiva lì!

BARONE – (Sorpreso) No? Non mi avreste voluto?

CONTE-No…(A lui solo) capitemi…non c’era la compagnia teatrale…c’era solo Salomè…che resti tra noi…(gli stringe la mano)

BARONE – Adesso capisco! Mi sembrava strano…con la nostra amicizia… sapete? Vi sto preparando una piccola sorpresa che spe­ro vi farà piacere…

CONTE - (inquieto) Ah! Ah… una sorpresa?

BARONE - Non vi dico ancora nulla… È un se­greto…

CONTE - Bene! Bene! Tenetevelo. Io non ho fretta.

RENATA - Ecco il mio mazzo di fiori terminato… Guar­date, cognato.

CONTE - Oh! È superbo… ma un po’ grosso… Non potrai portarlo. Il galante Barone ti aiuterà.

BARONE - Con piacere.

RENATA - Oh! Non vorrei disturbarvi, signore!

BARONE - (prendendo il mazzo) Che bel mazzo...di fiori! Non è disturbo, signorina, è un gran piacere! Ahi! (si punge)

RENATA - State attento! Vi sono alcuni ramoscelli di biancospino…portano fortuna…

BARONE- Andate a dirlo al mio dito…

RENATA- Ah,ah! Come siete spassoso, Barone!

BARONE - Grazie! Andiamo? (Esce a sinistra, dalla porta dell’angolo con Renata)

SCENA IV

CONTE e AMEDEO

AMEDEO – Allora? Sei stato a Firenze?

CONTE - Sì, ed ho rivisto Salomè.

AMEDEO - Ebbene?

CONTE - Essa ritorna a Roma oggi stesso; parte col treno diretto delle cinque.

AMEDEO - E tu?

CONTE - Io pure.

AMEDEO - Sei proprio deciso?

CONTE - Assolutamente, deciso!

AMEDEO - E che dirai a tua moglie?

CONTE - Oh, nulla di più semplice! Ho studiato questa faccenda a fondo…

AMEDEO – Tua moglie non è scema, stai attento.

CONTE - Nessun pericolo, ti dico! Mi è venuta una idea luminosa e allo stesso tempo di una sem­plicità…

AMEDEO – Quando ti vengono le idee è pericoloso.

CONTE – Ma smettila! Ho spedito al mio amico Riccardo un telegramma concepito così: “Chiamami a Roma, con dispaccio immediato, per affare ur­gente.”

AMEDEO - L’espediente non è molto nuovo.

CONTE – Però è comodo! Fra un’ora avrò la risposta di Riccardo, e alle cinque… alle cin­que...!

AMEDEO - Il signor conte Riccardo è un amico prezioso… Già il mese scorso tu raccontasti a tua moglie che lo avevi incontrato per caso a Roma e che ti aveva condotto a una festa notturna!

CONTE - (ridendo) Al Circolo della Stampa! Sì! Non potevo confessarle di essere rimasto a ce­nare fino alle cinque del mattino… Una cena squisita, inebriante… benché platonica! Il mio primo appuntamento con Salomè!

AMEDEO - È dunque una piccola meraviglia, codesta Salomè?

CONTE - Ah! Amico mio, figurati la creatura la più fine, la più piccante, la più deliziosa! Che vi lascia travedere l’ebbrezza in uno sguardo e il cielo in un sorriso… e che sembra colmarvi dei suoi favori, quando ha la degnazione di abban­donarvi la punta dei suoi graziosi ditini color di rosa…e che vi guarda dall’alto della sua statura con i suoi occhioni spalancati!

AMEDEO- Praticamente una civetta.

CONTE- Ma quale civetta! E' una vera donna...tutto fuoco!

AMEDEO- E a curve come è messa?

CONTE-Cosa c’entrano le curve?

AMEDEO- Conte! Vorresti dire che sarebbe la stessa cosa se Salomè fosse una tavola piallata?

CONTE- Ma quale tavola… se tu la vedessi…una venere…formosa come un cesto pieno di mele…E' un trionfo della natura! Tu ti immagini mele, pere, kaki, angurie, banane, fichi, mozzarelle...Tutte le cose più belle e saporite…profumate!!!...Se tu sapessi quanto fu adorabile, ieri se­ra! Io mi trovavo in una poltrona di terza fila; i suoi occhi non mi lasciavano un momento; es­sa recitava e cantava per me solo! Che ap­plausi! Che gran successo! E dopo lo spet­tacolo, durante la cena, che grazia! Che spirito! Che brio! Che giovinezza! Io mi sentivo rina­scere, vicino a quella donna adorabile…che donna! Ero a cento leghe, a mille leghe da questa lu­gubre villa dove la tristezza vi cade in pioggia sulle spalle e dove non si conoscono altri piaceri ine­brianti che la lettura del giornale, la partita a carte della domenica e le omelie rusticane del Curato scritte da quella vecchia ciabatta di mia suocera! Perbacco baccone! So bene che potrei ribellarmi e dichiarare che intendo di vivere a modo mio e non a modo degli altri! Ma sarebbe lo stesso che litigare con la ciabatta, e, per contraccolpo, con mia moglie! No, no, preferisco andarmene via da questi infausti lidi…

AMEDEO – Bene. Dimmi un po’, Conte, mi conduci con te a Roma?

CONTE – Non ci penso neanche. Tu resti qui.

AMEDEO - (scontento) Ah! Io… Credi che sia utile?

CONTE - È indispensabile! Tu mi terrai al corrente di quello che succede! (guardando verso il fondo) Diavolo! Mia suocera! La vecchia ciabatta! Io scappo! (Trasognato) Ah! Amico mio, se tu l’udissi cantare… “Ad ogni primavera io palpito d’amor….”

AMEDEO –  Tua suocera palpita?

CONTE - Imbecille! Parlo di Salomè! (esce)

AMEDEO – Ha perso la testa… Volerlo fermare adesso sulla china fatale dei piaceri, sarebbe un tentativo inutile! Se almeno lo po­tessi accompagnare! Almeno uscirei da questa casa degli orrori!

SCENA V

AMEDEO, la MARCHESA, ELENA e GIULIA

LA MARCHESA - (entrando dal fondo con Elena e Giulia) Buongiorno, signor Amedeo. (Esse danno a Giulia i loro cappelli e i loro mantelli)

ELENA - Mio marito…il conte è in casa?

AMEDEO - È tornato poco fa, signora contessa.

LA MARCHESA - (a Giulia) Ah! Giulia, prendete il tappeto e i candelabri della gran sala e portateli nella cappella. Il curato mi ha giu­stamente fatto osservare ch’essa è addobbata in modo troppo meschino.

GIULIA - Quale cappella, signora marchesa?

LA MARCHESA – Come quale Cappella? La nostra Cappella! Non sapete che abbiamo trasformata la sala d’armi in una Cappella?

AMEDEO – Cose da pazzi!! Come si fa a trasformare una sala d’armi in una Cappella? E’ come mettere un crocifisso in una casa di tolleranza!

LA MARCHESA – Voi tacete! Il fatto che voi siete un socialista convinto non vi giustifica dal fare tali osservazioni. An­date Giulia…potete andare…(Giulia esce a sinistra) Avete la no­stra piccola nota?

ELENA - Sì, eccola. (Leva una carta di tasca) Pren­dete, signor Amedeo, abbiate la bontà di far comprare i diversi oggetti qui segnati e di man­darli alle povere persone i cui nomi stanno scritti accanto.

AMEDEO - Li porterò io stesso, signora, (ironico)…se me lo permettete...

LA MARCHESA – Ve lo permetto…ve lo permetto… Dedicatevi alle opere buone; così riscatterete in parte il male che ci fate col vostro maledetto socialismo…con sapore anarchico…

AMEDEO – Il mio socialismo non è così cattivo come lei insinua, signora Marchesa, e il vostro Vangelo somiglia moltissimo al nostro socialismo!

LA MARCHESA – Va bene, va bene…voi vi tenete le vostre idee e io mi tengo le mie…

SCENA VI

GLI STESSI, BARONE, RENATA, POI CONTE

BARONE - (entrando dalla porta dell’angolo de­stro con Renata) Signora Marchesa! Signora Con­tessa!

LA MARCHESA - Come! Siete voi, BARONE? Era molto tempo che non vi facevate vedere…

BARONE – Perdonatemi… in questi ultimi tempi sono stato occupatissimo.

LA MARCHESA-Santo cielo, ma almeno un rosario serale insieme…o magari un Te Deum…

BARONE-Sapeste come ne ho sentito la mancanza…(al pubblico)..La marchesina mi ci vuole…altro che rosario o Te Deum!!!

LA MARCHESA – Ho piacere che abbiate sentito la mancanza delle preghiere e mi sorprende… e che avete fatto di bello?

BARONE -  Della politica!

LA MARCHESA - Bah!

BARONE - (a parte) A questo proposito, marchesa, debbo parlarle.

LA MARCHESA - A proposito di politica?

BARONE - Sì. Le elezioni generali hanno luogo fra una quindicina di giorni, e noi abbiamo pensa­to, i miei amici ed io…di fare una sorpresa a vostro genero…

LA MARCHESA – Una sorpresa?

BARONE - (additando Conte che entra) Sì…ma ecco che arriva il Conte…ve lo dirò dopo…è ancora un segreto…

CONTE - (entrando dalla sinistra) Buongiorno a tutti! Mia cara Elena! Mamma!

LA MARCHESA – Ed ecco qua mio genero, che si permette il lusso di tornare a casa alle quattro del mattino! Vi ho sentito rincasare, sapete? Ma si può tenere una condotta simile?!? Vi siete perso persino il rosario di ieri sera!

CONTE – Mi dispiace, mamma…ero con il membro di fuori…

LA MARCHESA- CHE COSA? CON IL MEMBRO DI FUORI?!?

CONTE- Sì, volevo dire il membro più importante del Consiglio agricolo…quello che viene da fuori, da Bologna… Abbiamo discusso in modo eccitato,  lungamente, lun­ghissimamente… a proposito… a proposito delle sovvenzioni che chiederemo al ministro dell’agri­coltura…

LA MARCHESA - (facendo un movimento brusco) Come? Delle sovvenzioni? Al ministro? Non mi direte che anche voi siete socialista!

CONTE – Socialista?!? Io? Ma neanche per sogno… è solo per affetto, per puro affetto dell’agricoltura…

LA MARCHESA - Un Conte non deve occuparsi del Governo che per combatterlo! Viva il re!

AMEDEO – Ancora!

CONTE - Bene! Bene! Non avevo riflettuto a tutto questo! Infatti… avete ragione! Non ne par­liamo più. (A parte) Le undici! Perché non arriva il dispaccio?

SCENA VII

GLI STESSI E RICCARDO

Giulia entra dal fondo portando un biglietto da visita.

LA MARCHESA -  Che c’è?

CONTE - Un dispaccio? Finalmente!

ELENA – Un dispaccio? Che dispaccio? Giulia, c’è un dispaccio?

GIULIA – No, c’è un signore che desidera vedere il si­gnor conte.

CONTE - (prendendo il biglietto) Riccardo di Bombardone!

AMEDEO – Ma senti! (Ride)

CONTE - (imbarazzato) Riccardo qui! Non è possibile! Non è dunque nella sua casa di Roma o nei suoi possessi di  Bombardone?

ELENA - Si direbbe che questa visita vi infastidisca?

AMEDEO - (al pubblico) Appena appena…lupus in fabula!

CONTE – Infastidirmi? Niente affatto! Sono così felice di rivedere il mio vecchio amico… (A Giulia) Fatelo entrare. (Giulia esce) Caro Riccardo! (Sottovoce a Amedeo) E il mio di­spaccio?

AMEDEO - (sottovoce) Ci vuole un’altra copertura…

CONTE - (sottovoce) E Salomè che mi aspetta!

GIULIA - (annunziando dal fondo) Il signor Conte Riccardo di Bombardone! (Riccardo entra, Giulia esce)

CONTE - Vieni! Entra! Che bella sorpresa! (Pre­sentando) Mamma, vi presento uno dei miei migliori amici! La marchesa di Luciorana…La signora Elena, mia moglie! La signo­rina Renata di Luciorana, sorellina di mia moglie e mia cognata… il nostro vicino, Barone Castrozzo Altomiri! E questi è Amedeo, mio segretario, grande amico e vecchio compagno di scuola. Un abominevole socialista!

LA MARCHESA - (a Riccardo) Creda, signore, che noi sia­mo lietissimi di conoscerla.

ELENA - Del resto, mio marito ci ha parlato di lei così spesso che si può dire di averla sempre conosciuta…

RICCARDO – Fortunatissimo….non so come ringra­ziarvi di un’accoglienza così cordiale. Giunsi ieri a Firenze dove passerò alcune settimane presso un mio vecchio zio, e, se la mia visita è un po’ mattutina, è solamente perché avevo un vivis­simo desiderio di rivedere Arnulfo e stringer­gli la mano…è da molto che non ci vediamo… Quanto tempo! Un’eternità!

ELENA - Non mi sembra, amico mio, poiché il mese scorso, a Roma, siete andati insieme a quella tal festa notturna…

RICCARDO - (a parte) Eh? Che festa?

AMEDEO - (al pubblico) Ahi!

CONTE - (imbarazzato) Sì… certo! Ma anche un solo mese, quando due amici si vogliono bene come ci vogliamo bene noi, sembra più di un secolo! (A Riccardo) Ti ricordi,(fa segni, gesti…) Riccardo? Quella festa notturna, al Circolo della Stampa!

RICCARDO - (stupito) E dov’è?

CONTE- Ma come dov’è! Al Circolo della Stampa! Mi ci portasti tu! (fa ancora gesti per farsi capire)

RICCARDO- Ah, ora ricordo! Sì, sì…

CONTE - Una festa superba! Un ballo splendido! Magnifico! Ti ricordi quando ce ne andammo che per poco non  cadevi in quella…quella…quella là, fatta da un cavallo?

AMEDEO - (al pubblico) Che faccia tosta! Inventa anche i particolari!

RICCARDO-Sì, sì, ora ricordo…

CONTE – Ma ora lasciamo il passato e pensiamo al presen­te! Procura che la colazione sia degna dei no­stri ospiti, mia cara Elena.

ELENA – Certamente maritino mio bello…

LA MARCHESA - Vieni, Renata?

RENATA - Eccomi, mamma. (La marchesa ed Elena escono dalla sinistra; il Conte si avvicina a Amedeo)

AMEDEO – E ora Conte che conti di fare?

CONTE – Non lo so, non lo so! So solo che Salomè mi attende…io devo prendere il  treno delle cinque…e ho solo qualche ora per trovare un sotterfugio, un espediente…cosa potrei fare?

AMEDEO - Non saprei davvero…

CONTE – Pensa, pensa! Che intellettuale sei se non sai…pensare!...Per prima cosa devi sbarazzarmi subito del Barone.

AMEDEO – Questo non sarà difficile. (Prende per il braccio il Barone) Venite, Barone, vi farò vedere una bella cosa...una cosa che vi piace molto…di genere femminile… la nostra Sala d’armi dove ora c’è una bellissima Cappella.

BARONE - (condotto via da Amedeo) Dove? Ma non mi interessa!!! (lo porta via sotto braccio)…

AMEDEO – E’ una cosa bellissima!...Nella sala d’armi. Ve la faccio vedere io...la Cappella!...Vi farò vedere, opera della nostra signora marchesa, la nostra nuova cappella!!! (sempre sottobraccio)

CONTE – Accidenti! Andava tutto così bene…

SCENA VIII

CONTE e RICCARDO

RICCARDO – E ora spiegami che cos’è questa storia del Circolo della Stampa!

CONTE - Ti spiegherò…

RICCARDO – Aspetta, fammi indovinare…una delle solite tue scappatelle dove io sono stato protagonista involontario e inconsapevole?

CONTE – Bravo, proprio così. Avevo pas­sato la serata in un teatro, e dopo lo spetta­colo mi ero lasciato trascinare… da alcuni a­mici… un po’ a lungo. E poi c’era Salomè, una stella…Capisci? Per spiegare il tardo ritorno a casa… e per addormentare i sospetti di mia moglie…

RICCARDO - Le dicesti che ti avevo portato al Circolo della Stampa.

CONTE - Sì, proprio così… Ho sempre parlato di te, qui, in termini tanto elogianti e euforici che le signore ti credono un santo.

RICCARDO – Mi mancherebbe solo di essere santificato…. E così io ispirerei fiducia? Cerca di non farlo sapere in giro, altrimenti addio reputazione!

CONTE – Ma si può sapere cosa fai qui invece di essere a Roma o a Bombardone…il tuo paese natale?

RICCARDO – Te l’ho detto, sono venuto a trovare mio zio…

CONTE – Ma smettila! Tuo zio! Come se non ti conoscessi! Come si chiama? Dove abita?

RICCARDO – Hai capito subito, eh? E’ una francese, una donna incantevole! Mischelle Escargò, che, durante due anni, mi ha reso il più felice degli uomini.

CONTE - Davvero? Non è possibile! E io che ti ho fatto passare da santo!

RICCARDO – Eh già!

CONTE – E adesso? La sposerai?

RICCARDO – Ma sei scemo? Appena ha cominciato a parlare di matrimonio sono sparito come farebbe un mago…ed eccomi qua!

CONTE – E’ stata una cosa dolorosa?

RICCARDO – Ma no! Michelle finì coll’intendere la ragione, e otto giorni addietro partimmo in­sieme per Bombardone, dove io possiedo ancora alcune proprietà. Laggiù, la dimorai in una deli­ziosa villa, circondata da parecchi ettari di ter­reno, le augurai sinceramente tutte le felicità possibili, e la lasciai incantata, rapita dalla sua nuova posizione. Essa possiede per conto suo una tren­tina di mila lire di rendita annui; diventerà la regina del paese; godrà la considerazione pubblica e prenderà un marito...felice e becco tutta la vita.

CONTE - E tu?

RICCARDO – Voglio cambiare vita. Ora farò un giro dei parenti, e poi mi cercherò un posticino tranquillo aspettando il momento in cui incontrerò un’anima gemella che mi farà gustare la tranquillità della famiglia…una vita in campagna...ecco la mia attuale aspirazione: una famiglia e la pace dei campi!

CONTE - (ironicamente) Ebbene, mio caro Riccardo, non potevi cascare in un luogo migliore! Non andare più lontano; resta con noi. Troverai in questo luogo una buona dimostrazione di codesta vita di famiglia… tutto ciò che desideri… una casa calma…la tranquillità familiare…niente alti e bassi…potresti sposarti a Carpineto…ci sono bellissime ragazze e piene di quattrini…che se non fanno la felicità…certamente non determinano la noia…la tristezza…

RICCARDO -  Si certo…anche i soldi contano…Potrebbe essere un’idea quella di trovare una dolce e bella fanciulla qui a Carpineto…sarei anche vicino a te... Sono finiti i bagordi della gioventù! Ora bramo una vita tranquilla! Tibullo dice: “Divitias alius sibi fulvo congerat aureo et teneat multi iugera culta soli…”…E’ meglio che te la traduco a senso: Altri accumulino grandi ricchezze…la mia piccola, modesta agiatezza mi faccia trascorrere una vita serena, purché il mio focolare sia sempre acceso…e aggiungo io ai versi di Tibullo: Io possa mangiare bene, con abbondanza e amare la mia unica donna…. Qui , a Carpineto, la vita sociale come si svolge? Ci sono spettacoli teatrali? C’è movimento?

CONTE-  Siii…c’è teatro tutte le sere…Il rosario tutte le sere…e la messa tutte le mattine…

RICCARDO- Il rosario? La messa?

CONTE- Dimenticavo…c’è anche …la visita domenicale al Monastero delle suore…

RICCARDO- Al monastero? Quale monastero?

CONTE-E quella vecchia ciabatta di mia suocera che ti sta col fiato sul collo mattina e giorno…queste sono soddisfazioni…che fortuna, eh?

RICCARDO– O Dio…Ma se verrò io a vivere qui…le cose cambieranno…faremo subito un circolo culturale…culturale…si fa per dire…un circolo ricreativo…!!!

CONTE- Con mia suocera in casa? Auguri!

SCENA IX

Gli stessi e RENATA

RENATA - Scusate! Il signor Barone non è qui?

CONTE - No, perché?

RENATA - Un corriere è giunto qui…. Sembra che abbia  un importante messaggio.

CONTE - Per il Barone?

RENATA - Sì. (misteriosamente) Un messaggio da parte del comitato.

CONTE - Del comitato? Quale comitato?

RENATA - Ah! Non so! Ma sembra che si tratti di cosa importantissima.

RICCARDO – Sentite che misteri ci sono in questa villa…meno male era una vita tranquilla!

CONTE - Che il Barone cospiri?

RENATA - (ridendo) Ma chi? Il Barone? Non c’è pericolo!

CONTE - Credo che lo troverai nella cappella; Renata gliela sta facendo vedere...no scusa Amedeo gliela sta facendo vedere! Lui, il barone,avrebbe preferito che gliela facesse vedere Renata!

RENATA - Vado ad avvertirlo… un cospiratore? Ma figuriamoci! (esce)

SCENA X

CONTE e RICCARDO

RICCARDO - La Marchesina di Luciorana è una fanciulla adorabile….mi piace molto!

CONTE - Sì... è il solo raggio di sole che illumini la casa! È così gaia… così ridente, così vera­mente giovane! Povera Renata! La mia com­pagna di prigionia…

RICCARDO - Prigionia? E chi è che vi tiene prigionieri?

CONTE – Chi? Mia suocera, ecco chi! Quella vecchia ciabatta sfilacciata!

RICCARDO – E che c’entra tua suocera? La villa non è tua?

CONTE -  Da quando è venuta a stabilirsi in casa nostra, essa regna e governa… E ti garantisco che non si tratta di una monarchia temperata! E’ una despota! Comincio a capire le rivoluzioni…voglio diventare un rivoluzionario...un socialista anarchico…come Amedeo…

RICCARDO - Diavolo! Allora non sei felice?, Ti annoi?

CONTE – Tu non ti annoieresti tra rosari Monasteri messe e Te deum?

RICCARDO - Allora bisogna reagire, distrarsi, occuparsi… Viaggia, fa’ qualche co­sa, lavora!

CONTE - Lavorare? Io? Ma sei scemo? Io sono un nobile! Ai nobili è vietato lavorare! Il lavoro è già troppo poco per chi ne ha bisogno…per i poveri…e se anche i nobili lavorassero cosa resterebbe ai proletari? Ai veri lavoratori?

RICCARDO - Allora, potresti fare della politica. Toh! Un’idea… Le elezioni generali avranno luogo fra una quindi­cina di giorni: presentati candidato.

CONTE - Io? Scherzi! Ma io non ho nulla di ciò che occorre per essere candidato…

RICCARDO – Invece hai una cosa importantissima.

CONTE-Che cosa?

RICCARDO- Sei ricco.

CONTE - Che cosa farei alla Camera, Dio mio?

RICCARDO – Niente, esattamente come tutti gli altri deputati...potresti anche dormire mentre qualcuno parla...nessuno ti direbbe niente!...

CONTE - (a parte) Questa sarebbe un’eccellente ragio­ne per partire…per fare le mie cose altrove…

RICCARDO - Una candidatura l’hanno offerta perfino a me…

CONTE - A te?

RICCARDO - Parola d’onore!

CONTE - Dove?

RICCARDO - A Bombardone.

CONTE - Dove hai portato quella Michelle?

RICCARDO - Precisamente.

CONTE - E tu rifiutasti?

RICCARDO - Certamente… io non ho bisogno di distrarmi come te…ma la popolazione di Bombardone non si è data per vinta…anche stamani mi è giunto un messaggio che mi implorava di accettare…Perché non vai tu a nome mio? A Bombardone mi conoscono solo di nome!

CONTE - (riflettendo) Ah! (A parte) Se io pro­fittassi!

RICCARDO - (prendendo una lettera di tasca) È una let­tera urgente. (Legge) “Signor Conte, in pre­senza dei progressi continui che fanno le idee demagogiche, ci è parso necessario di raggrup­pare intorno a un capo rispettato le forze con­servatrici del collegio di Bombardone! Ecc., ecc.” …e finisce con Lunga vita al re!

CONTE - (sempre maggiormente agitato, sino alla fine della scena) Allora, tu rifiuti?

RICCARDO - Assolutamente.

CONTE - Dimmi, che paese è, cotesto Bombardone?

RICCARDO - Ah, mio caro! Un buco, un vero buco, perduto in mezzo alle montagne. Dei luoghi pittoreschi, ma degli abitanti molto primitivi! Sembra di essere a mille chilometri dai paesi civili…

CONTE - (a parte) Ecco ciò che mi oc­corre! (Ad alta voce) L’idea mi piace…  per distrar­mi, mi presentassi candidato in tua vece?

RICCARDO -  Fai sempre una nuova esperienza…nella vita fare sempre le stesse cose annoia…ci si ammala con la noia…A Bombardone potresti fare una nuova esperienza…

CONTE - Credi che i tuoi elettori mi accetterebbero?

RICCARDO – Certamente, a braccia aperte! Tu sei conservatore come me, monarchico come me, cattolico come me. Hai lo stesso mio titolo, sei Conte.

CONTE - (prendendo la lettera) Scusa! C’è il tuo nome, in questa lettera?

RICCARDO - No, non si trova che sulla busta.

CONTE - Allora, la lettera potrebbe benissimo es­sermi stata indirizzata?

RICCARDO – Certamente. Tu sei Conte esattamente come lo sono io.

CONTE – E tu potresti avermela portata a nome degli elettori di Bombardone?

RICCARDO - Senza dubbio….ti divertiresti…reciteresti una parte…come un attore…un grande attore…

CONTE – Bene. Bene…L’idea mi sta piacendo…Parlerai con mia moglie e mia suocera, e le convincerai che è una nobile causa.

RICCARDO- Certamente…Ma  devi essere convinto prima tu…!!!

CONTE-Certo, sono di questo parere anch’io, ma a te crederebbero con più convinzione….poi saremo in due…

RICCARDO – Lo farò volentieri Però, la campagna elet­torale comincia domani l’altro, quindi dovresti partire oggi stesso.

CONTE - (dimenticando di fingere) Proprio per questo!

RICCARDO - Eh?

CONTE - (correggendosi) No, dicevo… è proprio per questo che tu devi convincere Elena e mia suocera!

RICCARDO – Ci penso io. Però debbo avvertirti di una cosa: le idee monarchiche non incontrano molto favore a Bombardone, e tu sicuramente non potrai avere che un centinaio di voti.

CONTE - (storditamente) Anche troppi!

RICCARDO - (sorpreso) Ma che dici?

CONTE – Dicevo, con cento voti l’onore sa­rà salvo… e poi è la prima volta…Non sono ambizioso… e se questa storia servirà a distrarmi, ben venga!

RICCARDO - Alla buon’ora! Vado a cercare le tue signore.

CONTE – Mi raccomando… (Riccardo esce dal fondo) E bravo Riccardo! Non sai che servizio mi hai reso…ma che m’importa delle elezioni? Salomè, preparati…sto arrivando!

SCENA XI

AMEDEO e CONTE

AMEDEO - (rientrando dalla porta dell’angolo destro) Arnulfo, ci siamo. Ti ho trovata la scusa per partire.

CONTE – Tranquillo. Non serve più.

AMEDEO - Ah! Resti? Non parti?

CONTE – Parto, parto…

AMEDEO – E come farai?

CONTE - Fra poco mia moglie e mia suocera tor­neranno qui, e le udrai supplicarmi di partire.

AMEDEO - Vorrei vedere anche questa… E tu parti? Per…?

CONTE - Per Bombardone: hai di fronte a te un candidato alle elezioni.

AMEDEO – Un candidato? Così? Su due piedi!

CONTE - Sì… È un’idea di Riccardo.

AMEDEO- Ma tu di politica non capisci nulla!

CONTE- Esattamente come tutti gli altri candidati.

AMEDEO – Strana idea… allora non vai dalla tua bella?

CONTE- Ma certo che ci vado!

AMEDEO – E come farai ad andare da Salomè e a Bombardone contemporaneamente?

CONTE – Ma che contemporaneamente… La campagna elettorale dura quindici giorni, non è vero? Io passerò questi quindici giorni con Salomè il più allegramente pos­sibile… dopo di che ritornerò tranquillamen­te qui! Racconterò che gli elettori non mi hanno voluto; ecco tutto!

AMEDEO - E nessuno sospetterà che non sei stato a Bombardone?

CONTE - Nessuno! Mi sono informato: Bombardone è un buco, un vero buco perduto fra le montagne! Chi diavolo… potrebbe occuparsi di ciò che vi succede?

AMEDEO – Attento, tua moglie non è scema…sarai costretto a scriverle, e il bollo postale non sarà quello di Bombardone perché tu non ci sarai a Bombardone…

CONTE - Accidenti! Non ci avevo pensato!

AMEDEO - E la stampa? Non pensi alla stampa? Vedrai che si occuperanno anche di Bombardone!

CONTE - Sì, hai ragione… Come posso fare? Ci sono! Io devo andare da Salomè…(riflette)…Idea… splendida idea!!! Tu andrai a Bombardone!

AMEDEO - DOVE?

CONTE - Tu non conosci nessuno a Bombardone?

AMEDEO – Non so neppure dove sia!

CONTE - Io neanche. Allora la cosa è semplice. Prenderai il mio nome e il mio posto.

AMEDEO – Ma tu sei matto… Vorresti che io mi fa­cessi passare per il Conte Arnulfo di Carpineto?

CONTE –  Veramente dovresti dire di essere il conte Riccardo…dirai solo “sono il conte”…e basta!...Ma dai! Camperai a mie spese quindici giorni in una località bellissima!

AMEDEO-A Bombardone?

CONTE-A Bombardone!

AMEDEO – Non ci sono mai stato…Avrei paura di fare qualche fesseria…

CONTE – Ma che paura? Nessuna fesseria…Nessuno lo verrà a sapere!!! Chi vuoi che lo venga a sapere?

AMEDEO – Comunque se ci  dovessero scoprire la colpa sarà tua.

CONTE – Non ti preoccupare, andrà tutto liscio come l’olio. Quanto agli elettori… fregatene! A me basta che tu prenda una decina di voti…e se anche nessuno ti voterà, sai che me ne frega…vattene in giro per le montagne, fai camminate, respira aria buona…trovati una donna…mangia quello che vuoi…tutto a mie spese…

AMEDEO – E come farò a scrivere a tua moglie?

CONTE – Facile: ti consegnerò sette o otto lettere già scritte, che tu spedirai a intervalli di due giorni l’una dall’altra…dentro ci sarà tutto: speranza, delusione…tutte cose vaghe, tra il sì e il no…

AMEDEO - Mi piacerebbe di più venire con te…Salomè potrebbe avere un’amica…per me…!!!.

CONTE – No caro, a Roma, con Salomè ci vado io….da solo…ma se accetti… se fai ciò che ti dico… quando torno ti raddoppierò lo stipendio.

AMEDEO –  Stipendio doppio! (fa finta di pensarci)..Va bene, affare fatto!… A proposito, durante il mio soggiorno a Bombardone dove ti scriverò?

CONTE – E perché mi vuoi scrivere? A che cosa servirebbe? E poi non so neppure dove sarò… Il giorno dopo l’elezioni ci ritroveremo a Firenze, all’albergo della Posta. Il primo che arriva aspetta l’altro…la mattina seguente partiremo insieme…

AMEDEO – Va bene.

CONTE – E allora mi dirai quello che è successo, onde evitare pasticci...Siamo intesi?

AMEDEO – E va bene, mi hai convinto!... Però ti avverto: non mi farò mancare nulla, e tutto a tue spese.

CONTE - Ti do carta bianca.

AMEDEO - Carta bianca? Bene! A che ora partiamo?

CONTE - Dopo colazione.

AMEDEO - Vado a preparare il mio bagaglio! Io candidato in vece di altro candidato…in vece di …! Mah! (Esce a sinistra ridendo) Che Marx me la mandi buona!!! Dovrò recitare la parte di un candidato!

SCENA XII

La MARCHESA, RICCARDO, CONTE, ELENA e RENATA

CONTE - (solo, prendendo un orario delle ferrovie) Vediamo! Il diretto  parte alle cinque e dieci minuti .Va benis­simo.

LA MARCHESA - (entrando dalla porta dell’angolo de­stro con Elena, Renata e Riccardo) Ecco una notizia davvero inaspettata!

RENATA - Partite, Arnulfo?

ELENA - Vi ha proposto agli elettori il signor conte Riccardo?

RICCARDO - Credo di aver fatto la scelta mi­gliore.

LA MARCHESA - Ma non hanno dunque nessun altro da candidare a Bombardone? Magari un politico vero…

CONTE – Oh mamma, come siete severa con me! Non mi ritenete all’altezza? Forse avete ragione: declinerò l’invito.

RICCARDO - Come! Indietreggi?

LA MARCHESA – Arnulfo, non pensate neppure per un momento di rifiutare. Voi farete il vostro dovere fino in fondo, ve lo ordino!

ELENA - Penso lo stesso io pure, marito mio!

LA MARCHESA - Un gentiluomo deve sacrificarsi al trion­fo della buona causa.

CONTE – Davanti a tale fermezza, come rifiutare? Però non aspettatevi molto: Riccardo mi ha illustrato la situazione politica…non avrò molti voti…poi non sono un imbroglion…volevo dire un politico…

RENATA – E allora perché andate?

LA MARCHESA – Andrà perché bisogna contrastare in tutti i modi il socialismo! Viva la monarchia! Viva il re!

CONTE – Via mamma, sembrate spiritata…quindi devo accettare?

LA MARCHESA - Senza esitazione.

CONTE – E sia! Obbedisco… come sempre.

ELENA - Ci scriverai spesso? Ci terrai informate?

CONTE – Scriverò ogni due giorni. Vai a dire a Giulia di preparar­mi il baule.

ELENA - Come, parti oggi?

CONTE - Oggi stesso, alle cinque, col diretto. È necessario… Non è vero, Riccardo?

RICCARDO - Infatti, signora, è indispensabile! La cam­pagna elettorale comincia dopo domani. (Il Barone entra dal fondo, tenendo una lettera in mano) Arnulfo è atteso a Bombardone.

SCENA XIII

Gli stessi e BARONE

BARONE - A Bombardone? Andate a Bombardone?

CONTE - Siete stato a Bombardone!?!?

BARONE - No; ma ci abita un mio cugino, il barone Tan­credi Giodano Orsini del Paretaio. (Con finezza) Ma, mio caro, voi non potete partire, oggi!

CONTE - Come, non posso? E perché?

BARONE - (con finezza) Perché vi ho fatto una sorpresa…siete pronto?

CONTE – Pronto a che?

BARONE - Ascoltate! (Alla Marchesa) Vedrete che sorpresa! (Legge) “Il comitato elettorale mo­narchico del collegio di Firenze , si è pro­nunziato per la candidatura del signor conte Arnolfo, vostro amico…”

CONTE – Cosa?!?

BARONE - (leggendo) “…che voi avete energica­mente raccomandato.”

CONTE - (con collera) Raccomandato! Voi mi avete raccomandato!

BARONE - (leggendo) “Noi speriamo ch’egli non declinerà questo onere e onore e v’incarichiamo di fargli nota questa decisione.” Ebbene! Che ne dite?

CONTE - (a parte) Imbecille!

RENATA - Che piacere! Firenze è molto più vicino!

ELENA - Inutile, ora, di andare a Bombardone.

LA MARCHESA - Elena ha ragione: che vi presentate qui o laggiù, importa poco.

CONTE - Importa molto, invece! Non è la stessa cosa… niente affatto! Qui, i candidati non mancano, mentre laggiù… Non è vero, Riccardo?­

BARONE - Come, rifiutereste?

CONTE – Rifiuto sì!

BARONE – Voi non lo farete!

CONTE – E chi lo dice, voi? Io non amo essere patrocinato, senza che lo ne sappia niente!

BARONE - Io che credevo…!

CONTE – Credevate male.

LA MARCHESA - Siete ingiusto, Raimondo… Il Barone ha creduto farvi cosa grata.

BARONE – E come!

LA MARCHESA - Poiché siete risoluto a difendere la buo­na causa, è meglio farlo qui dove tutti vi sti­mano e vi amano, piuttosto che a Bombardone dove nessuno vi conosce… Che ne dite, signor  Riccardo?

RICCARDO - Confesso, infatti, che ciò sembra più logico anche a me.

CONTE - (furibondo) Cosa? Anche a te? Tu che mi hai proposto agli elettori di Bombardone, vuoi che li abbandoni? Mi prendi forse per una banderuola? Io non ho che una parola!

ELENA - Ma non l’hai ancora data!

CONTE - Ebbene, la do adesso! Presenterò la mia candidatura a Bombardone!

LA MARCHESA - Davvero, amico mio, non capisco la vostra repulsione a candidarvi a Firenze …

CONTE - (Molto imbarazzato) Ah! Non capite? Eppure la cosa è chiarissima! Anzi, mi sorpren­do che non abbiate capito ancora…(pensa poi enfatico)”Nemo profeta in patria”…Nessuno è profeta nel proprio paese… lo sapete! Un fiasco a Bombardone mi sarà indifferente; A Firenze fiaschi non ne voglio! Sono troppo conosciuto!

LA MARCHESA – Questo è vero…

CONTE - E poi, non mi piace mendicare i voti del­le persone che conosco; quelli dei miei fornito­ri, dei miei fittavoli e dei miei servi, che prima mi faranno mille promesse e poi voteran­no contro di me.

ELENA - Ma i nostri amici?

CONTE – Non mi fido degli amici.

BARONE - CONTE!

CONTE - Non dico questo per voi, Barone! Voi credevate di far bene…ma Bombardone mi ha richiesto.

LA MARCHESA – Forse avete ragione…meglio Bombardone…

BARONE - I membri del comitato di Firenze saranno deso­lati.

CONTE - Li ringrazierete da parte mia… poi gli scriverò una lettera di ringraziamento.

RICCARDO - (a parte) Se per caso tu vedessi  Michelle Escardò, laggiù…non parlare di me.

CONTE - Puoi stare tranquillo.

BARONE - (che ha scritto sopra un biglietto di visita) Poiché andate proprio a Bombardone, andate a fare visita a mio cugino.

CONTE - Quale cugino?

BARONE - Il barone Tancredi Giordano Orsini

CONTE - Sì… Sì… non vi preoccupate.

BARONE - Prendete, ecco il suo indirizzo, perché non possiate dimenticarlo.

CONTE – Grazie. (A parte) Stai fresco!

SCENA XIV

Gli stessi, Giulia, poi AMEDEO

Giulia - (comparendo dalla porta dell’angolo sini­stro) La signora marchesa è servita!

LA MARCHESA - Il vostro braccio, Conte Riccardo! Andremo a bere al successo del nostro candidato. (La Marchesa esce con Riccardo dalla por­ta dell’angolo sinistro, seguita dal Barone e da Elena. Amedeo entra dal lato sinistro, sul davanti e va a parlare con Conte)

AMEDEO - (sottovoce) Senti, mi sono accorto che il mio cappotto è in uno stato deplorevole; allora ho preso il tuo.

CONTE-Quello di cammello?

AMEDEO- E’ marrone?

CONTE- Si.

AMEDEO- Allora è quello di cammello.

RENATA - Ebbene! Raimondo, mi lasciate sola?

CONTE - Oh, scusa cognatina bella… (Le offre il braccio)

RENATA - Come sembrate contento di lasciarci!

CONTE - Io? Ma se sono affranto dal dolore!

RENATA-A guardarvi non si direbbe…

CONTE- E’ perché sono bravo a mascherare questa pena che mi lacera il cuore…

AMEDEO- Quale pena?

CONTE-Quella di lasciare sole le mie donne, se pur per tre settimane sole…

RENATA – Oh, come odio la politica! Per fortuna non me ne interesso…

CONTE-Fate male, cognatina…ricordatevi che anche se voi non vi interessate di politica, la politica si interessa di voi…è un interesse materiale...per spillare soldi a voi...e arricchirsi lei!

RENATA- La politica si arricchisce?

CONTE- La politica no...ma i politici siiii!!! Avete mai visto un politico povero? (Escono)

AMEDEO - Allora il dado è tratto! Durante questi quindi­ci giorni io sarò per tutti un ricco e nobile Conte! A spese di Arnulfo di Carpineto…Sì, è vero, sono socialista…ma che c’entra! Una cosa così capita una volta sola nella vita! Al diavolo gli ideali…ci sarà pur il tempo di rimediare… sono sicuro che chiunque al mio posto farebbe lo stesso…è già capitato in passato, e sono sicuro che capiterà anche negli anni a venire! (Esce dalla porta dell’angolo di sinistra)

SIPARIO

ATTO SECONDO

Molti giorni dopo.

SCENA I

GIULIA e AMEDEO

GIULIA - (entrando dal fondo, con un paniere in mano) Dorme ancora, probabilmente… Certo! Quando si torna a casa alle cinque del mattino! (Picchiando alla porta di sinistra, sul davanti della scena) Scommetto che russa a tutto andare! Signor Amedeo! Signor Amedeo! (Picchia) Mi disse di venire a svegliarlo alle dieci… (Pic­chia) Signor Amedeo!

AMEDEO - (lo si sente aprire la porta chiusa a chia­ve. Apre un pochino l’imposta, adagio adagio) Sei tu mia buona Giulia? Sei sola?

GIULIA - Sì. Le signore sono alla messa.

AMEDEO - (scendendo sul davanti della scena) E lui, è tornato?

GIULIA - Chi?

AMEDEO - Il signor Conte.

GIULIA - No, il signor Conte non è ancora tornato.

AMEDEO - Ne sei sicura?

GIULIA - Sicurissima! Anzi, la signora marche­sa e la signora contessa cominciano ad essere inquiete.

AMEDEO - (al pubblico) Accidenti! Non è tornato! E ora?

GIULIA - Sembra che la votazione sia avvenuta domenica, e il signor conte sarebbe dovuto tornare ieri, lunedì…

AMEDEO – Certo che sarebbe dovuto tornare ieri! Sei si­cura che nessuno mi abbia visto entrare, sta­mani?

GIULIA - Oh! Nessuno! Io sola ero alzata.

AMEDEO - Ascolta! Bisogna assolutamente che nessu­no sospetti la mia presenza qui.

GIULIA – E perché non si vuol far vedere?

AMEDEO – Tranquilla, sono piccolezze…mia buona Giulia, porta­mi qualcosa da mangiare. Muoio di fame! Portami del pane, un salame, del provolone, vino, frutta e tutto quello che trovi in dispensa …ho una fame da lupo!

GIULIA - (mostrando il paniere) Immaginavo che lei avesse fame… Prenda! Qui dentro c’è la colazione. (Posa il paniere sopra la sedia)…se non basta porterò altro…

AMEDEO - (prende il paniere) Sei un angelo! Dim­mi! Non è avvenuto nulla di strano, qui, durante la nostra assenza?

GIULIA – No…a parte il signor Riccardo che ormai sono otto giorni che è qui con noi….sta sempre attaccato alle sottane della marchesina Renata…sarà innamorato?

AMEDEO – Senti senti quel Riccardo!… Ah, una raccomandazione. Spierai attentamente l’arrivo del postino e mi consegnerai, a me solo a me, tutti i giornali.

GIULIA - Bene, signore. (Risale verso il fondo)

AMEDEO - Fa’ quello che ti dico, non te ne pentirai. E sopra a tutto, sii discreta…

GIULIA - Quanto a ciò, può stare tranquillo. Sarò muta come una tomba. (Esce dal fondo)

SCENA II

AMEDEO

AMEDEO – (parla da solo ma si rivolge al pubblico) Oggi i giornali annunceranno l’esito delle votazioni… ma perché il Conte non è venuto all’appuntamento all’Hotel della Posta di Firenze? L’ho aspettato fino a questa mattina! Ed eccomi costretto a nascondermi, per non es­sere interrogato. Accidenti a lui e a quella Salomè che gli fa perdere il lume dell’intelli­genza! Ci vorrebbe un po’ più di cervello, e che diamine! A proposito di donne, non mi devo dimenticare di scrivere alla mia adorata Michelle Escardò…l’ho conosciuta… in tutti i sensi …che giornate stupende…e che notti, ragazzi! Insieme a lei ho ritrovato la mia giovinezza che credevo perduta tra queste nefaste mura…forse mi ha amato perché mi sono fatto passare per conte, ma che importa? Quante donne offrono i loro favori a uomini piccoli, grassi e vecchi solo perché sono potenti? E’ sempre stato così…e sono sicuro che sarà così anche tra cent’anni! E allora perché non ne dovrei approfittare anch’io? (Giulia entra dalla destra in fondo con una lettera in mano)

GIULIA - Signor Amedeo, è arrivata una missiva dall’albergo della Posta di Firenze.

AMEDEO - (prendendo la lettera) Hai detto al portatore della lettera che sono qui?

GIULIA - Mi crede stupida? Gli ho detto che le avrei consegnata la lettera al suo ritorno. (Va ad aprire le tende e la porta dal fondo)

AMEDEO - (che ha aperta la lettera, a parte) Ah! È del Conte! (Leggendo) “Mio caro Amedeo, impossibile di partire…” Comincia bene! “Sono trattenuto da una questione di onore; bi­sogna che io tagli le orecchie a un giovine in­solente che ha osato insultare Salomè.” Salomè! Ne ero sicuro! “ Devi ritornare al castello e devi dire a tutti che sei partito prima di me per una fac­cenda personale. Io prenderò domattina il tre­no delle cinque con Salomè…” Come! “…con Salomè che si reca a Firenze per darvi alcune rappresentazioni….Dovrò lasciarla a Firenze e poi venire in villa…arriverò prima di mezzogiorno… Non ho letto niente sui giornali di oggi riguardo alle elezioni di Bombardone… Sei con­tento? Le cose sono andate bene? Ti sei diver­tito molto? Spero che tu abbia raccolto almeno una decina di voti… ti saluto.” Disgraziato! Scherza, lui… Dunque, sono le undici… sarà qui fra circa un’ora.

GIULIA - (in fondo, spolvera i mobili e guarda dalla finestra del fondo, a sinistra) Signor Amedeo sta arrivando la signora Marchesa e la signora Con­tessa.

AMEDEO – O perbacco! Devo nascondermi nella mia camera!(Si muove per entrare a sini­stra)

GIULIA - E la colazione? La porti via! (Gli dà il paniere)

AMEDEO - Grazie! Ricordati quello che ti ho detto. E soprattutto, silenzio. (Entra a sinistra, sul da­vanti. Si sente chiudere la porta a chiave)

GIULIA - (mettendo in ordine la scrivania e le se­die) Dica quel che vuole, ma tutto questo puzza di bruciato... non ci si nasconde quando non si ha nulla a temere.

SCENA III

LA MARCHESA, ELENA e GIULIA

LA MARCHESA - (entrando dal fondo, con Elena) Il po­stino non è ancora arrivato, Giulia?

GIULIA - Non ancora, signora Marchesa.

LA MARCHESA - Appena verrà, ci porterete la posta, qui.

GIULIA - La signora Marchesa sarà servita…(a parte) Finisce che ci vado di mezzo io!

ELENA - Il signor Amedeo tornerà senza dubbio oggi, con mio marito. Bisognerebbe aprire le finestre del suo quartierino per rinnovare l’aria.

GIULIA - Bene, signora contessa. (A parte) O mamma mia! (Esce a sinistra, indietro)

SCENA IV

LA MARCHESA, ELENA e RENATA

LA MARCHESA - Nessuna notizia, ancora! Davvero, Ele­na, il silenzio di tuo marito è imperdonabile.

ELENA - Non ci capisco nulla!

LA MARCHESA - Che negligenza! Che trascuratezza!… Tuo marito è proprio un cane! No il cane è migliore, almeno è fedele! E’ solo un cretino deficiente!

ELENA - Purché non gli sia successo nulla di male! Le passioni politiche a volte… (Giulia entra dalla destra, indietro)

LA MARCHESA - Che c’è?

GIULIA - Un dispaccio per il signor Conte, signora Marchesa. (Lo por­ge ed esce)

RENATA - Infine! Sapremo…

ELENA - (si alza e si avvicina) È diretto ad Arnulfo?

LA MARCHESA - Sì (Lo apre)

ELENA - Ebbene! Che fai madre?

LA MARCHESA - Lo apro! Un dispaccio di mio genero si apre sempre. (Legge) “Bravo! Conte! Bravo!”

RENATA – E’ stato eletto?

LA MARCHESA - (continuando a leggere) “Viva il socialismo!” (Uno sguardo) “Firmato: un fra­tello ed amico.” Che significa ciò? Viva il socialismo?

ELENA - Indovino. Il povero Arnulfo ha fatto fiasco e lo stanno prendendo in giro.

LA MARCHESA - In ogni caso è una burla di cattivo gu­sto. (Riccardo e il Barone entrano dal fondo)

SCENA V

LA MARCHESA, ELENA, RENATA, RICCARDO E BARONE

RICCARDO – Buongiorno signore…che c’è di nuovo?

LA MARCHESA - Nulla.

BARONE - Come? Ancora non si sa nulla?

RICCARDO – Accidenti, è incredibile!

RENATA - Il silenzio di Arnulfo comincia ad essere inquietante.

BARONE - Ed io che sono venuto apposta per avere delle notizie! E che di­cono i giornali? Non li avete letti?

LA MARCHESA – No, e voi?

BARONE – No, no… li leggo solo il giovedì, quando vado al circolo a Firenze.

ELENA - Il postino non è ancora arrivato.

RICCARDO - Forse il Conte Arnulfo ha avuto un numero di voti così misero che si vergogna...

RENATA - È probabile… Io non ho molta fiducia in Arnulfo, come uomo politico.

RICCARDO – In ogni caso questa attesa ci uccide.

LA MARCHESA – Comincio a pensare che non gli importi nulla di noi.

ELENA – Ma via, mamma…

LA MARCHESA - Lo vuoi difendere, tu? Sono oramai di­ciotto giorni ch’egli è partito!

ELENA – Ma ci ha mandato dei giornali… ci ha scritto ogni due giorni…

LA MARCHESA – Lettere vuote, sconclusionate, che non dicono nulla.

RENATA – Questo è vero…tutte le sue lettere sono vuote, vaghe… non parla mai di Bombardone, ne’ dei suoi abitanti…per quel che ne sappiamo questo posto potrebbe essere in Giappone…

LA MARCHESA – E la lettera che gli avete scritto voi, signor Riccardo? Avete ricevuto risposta?

RICCARDO – No, ma sicuramente sarà stato molto occupato!

LA MARCHESA – Ma quale occupato e occupato! Un momento per un amico o una moglie si trova sempre…Il signor  Conte è un egoista, ecco tutto! E appena torna glielo dirò in faccia!

RENATA - (abbracciando la Marchesa) Non lo sgridare troppo mamma… Sono sicura che ha lavorato come non mai, con questa politica…O santo cielo! Devo dar da mangiare ai miei uccellini! Mi accompagnate nella voliera dei passerotti, signor Riccardo?

RICCARDO - Sono ai vostri ordini, dolce e bella marchesina….voliamo insieme nella voliera degli uccellini…!!!

BARONE – Posso venire anch’io a vedere gli uccelli, signorina Renata?

RENATA- (contrariata) Ma certo, signor Barone!...Voi non siete mai (infastidita) inopportuno!

ELENA – Renata, non ti sembra di abusare della pazienza dei nostri ospiti? Lasciaci un uomo!

RENATA – Non abuso per niente! Il signor Riccardo mi segue perché lo vuole….non lo obbligo mica…(Con solennità) Giurate che mi seguite liberamente, volontariamente...senza coercizioni...

RICCARDO - (con solennità) Lo giuro….mi piacciono molto i passerotti e le passerotte della marchesina…son bellissime…bellissimi…i passerotti della voliera!

BARONE – Lo giuro anch’io.

RENATA - (ad Elena) Visto? (Esce, seguita da Riccardo e dal Barone)

ELENA - Il Conte Riccardo sarebbe un eccellente marito per Renata.

LA MARCHESA – (Sovrapensiero) Non ci credo che mio genero non abbia risposto al suo amico…non me la racconta giusta…

SCENA VI

LA MARCHESA, ELENA, RENATA e AMEDEO tra le quinte

AMEDEO - (aprendo un po’ la porta, a parte) Sono an­cora là! (Sparisce)

RENATA – (Rientra con la posta in mano) C’era il postino lì fuori, mamma. Ecco una lettera e una cartolina postale...io torno dai miei uccelli…ho un'uccellina, una passerotta che non canta e non mangia…sarà ammalata o innamorata?! (Le porge la cartolina ed esce)

LA MARCHESA - Una cartolina postale? E di chi? Ah, è per tuo marito…

SCENA VII

LA MARCHESA, ELENA

ELENA - Mamma, non penserai di leggerla?

LA MARCHESA - Certamente! Una cartolina po­stale si legge sempre. (La legge) Bene. Sembra che lo scherzo continui.

ELENA - Come?

LA MARCHESA - (Leggendo) “Cittadino Conte, le parole non provano nulla; gli atti sono tutto. Sei sincero? Lo sapremo fra non molto. Fa attenzione! Il popolo ti tiene d’occhio! Viva il socialismo! Firmato: Il presidente dell’U­nione federale dei socialisti.” Che significa?

ELENA - Io non ci capisco nulla.

LA MARCHESA - Che vogliono dunque alla fine, con i loro Viva il socialismo?!? E chi è il presidente dell’unione federale?

ELENA - Non so! Arnulfo ce lo spiegherà sicuramente.

LA MARCHESA - (prendendo la lettera) E questa lette­ra? Da dove viene questa lettera? Guarda un po’! Da Bombardone! Chi la spedisce? Questa non è la scrittura di tuo marito! E profuma, anche!

ELENA - Mamma! Quella lettera è per mio marito! Non la puoi aprire!

LA MARCHESA - Scommetto che è una lettera di donna!

ELENA - Mamma!

LA MARCHESA - Ti dico che ne sono sicura.

ELENA - Non importa; noi non dobbiamo aprirla.

LA MARCHESA - Infatti, figlia mia, hai ragione! Da parte tua, sarebbe una grave indiscrezione! Ma da parte di tua madre è un dovere. E lo farò!

ELENA – Ti prego, non lo fare!

LA MARCHESA - (aprendo la lettera) La tua felicità, prima di tutto.

ELENA - Allora tu sarai la sola colpevole! Io non voglio essere tua complice. (Esce dal fondo)

SCENA VIII

LA MARCHESA sola

LA MARCHESA – Com’è ingenua mia figlia! (Traendo una foto­grafia fuori dalla busta) Visto? Una foto­grafia di donna! È anche bellina, la sfrontata! Vediamo… C’è qualche cosa scritto dietro. (Leggendo) “Al Conte di Carpineto… Ricor­di eterni! Grotta dell’Arcata, 20 di luglio; Grot­ta del Pastore, 25 di luglio; Grotta dell’Orso nero, 1 di agosto” Ma quante grotte le ha mostrato questa donna? (leggendo la lettera) Vedia­mo la lettera, ora. “Mio adorato barboncino, io non vivo più, dopo la tua partenza! Sento che morirei, se dovessimo stare separati più a lungo! Così, parto questa sera... Arriverò domattina e ti farò sa­pere subito in quale albergo sarò alloggiata. Ti mando, qui unita, quella fra le mie fotogra­fie che ti piace tanto. Possa essa farti aspettare più pazientemente l’ora della nostra riunione! A domani dunque, mio adorato barboncino… Colei che non ha cominciato realmente a vive­re se non quando cominciò ad amarti:  Michelle Escargò.” Ma come! Viene a cercarlo a casa sua? È molto audace, la signorina Michelle! Caro il mio genero, stavolta di te farò polpette!

SCENA IX

LA MARCHESA, RENATA, RICCARDO, BARONE, CONTE, ELENA

RICCARDO - (fra le quinte) Finalmente! Eccolo!

RENATA - (fra le quinte) Arnulfo!

BARONE - (fra le quinte) Caro Conte!

ELENA - (fra le quinte) Mamma! Mamma! (entrando) È lui! E’ tornato Arnulfo!

LA MARCHESA – Era l’ora! (Il Conte entra dal fondo. Ha l’aria inquieta; sembra impensierito. Con lui entrano Riccardo, il Barone e Renata che lo circondano)

CONTE – Eccomi qua! (alla marchesa, facen­do atto di abbracciarla) Cara mamma!

LA MARCHESA - (Scansandosi freddamente) Buongiorno, signore.

CONTE - (a parte) Hum! L’aria è burrascosa! Come mai Amedeo non è qui?

BARONE - Eh! Buongiorno! Come va?

CONTE - (avvicinandosi e stringendogli la ma­no) Benissimo, Barone! Ma Amedeo non è ancora arri­vato?

RENATA – Insomma, Arnulfo! Non mi abbracciate?

CONTE - (avvicinandosele) Oh! Scusa, mia cara Renata! Con tutto il cuore! (la abbraccia) Semp­re così fresca! Così leggiadra!

RENATA - Abbiamo parlato di voi ogni giorno (fiera­mente) col signor  Riccardo.

CONTE - (stringendo la mano di Riccardo) Ah! Ec­coti! (A parte) Amedeo non è qui?

RICCARDO – Dai, non farmi stare sulle spine…com’è andata?

CONTE - (imbarazzato) Ah, mio Dio! Sai… insom­ma… Amedeo non si è visto?

ELENA - No, marito mio.

CONTE - (a parte) Imbecille! Eccomi in un bell’impiccio! Che cosa dirò?

LA MARCHESA - Ebbene, mio signor genero ritardatario?

CONTE - Ebbene, mia signora suocera sempre puntuale?

LA MARCHESA – Vorrei sapere come sono andate le cose, visto che non vi siete neppure degnato di telegrafare un messaggio!

CONTE - (a parte) Ahi!

LA MARCHESA - (continuando) Ora abbiate la bontà di metterci al corrente.

BARONE - (vivamente) Le cose sono andate bene?

RENATA - (vivamente) Siete contento?

RICCARDO - (c. s) Ti hanno eletto?

ELENA - (c. s) Siamo impazienti.

CONTE - Se parlate tutti in una volta! (A parte) O mamma mia che guaio!

ELENA - Su raccontaci! Come è andata; laggiù?

CONTE - Mio Dio! Abbastanza bene! Anche me­glio di quanto avrei osato sperare.

LA MARCHESA - (vivamente) Vi hanno votato?

CONTE – No…ma quale votato! D’altronde io prevedevo il risultato; non vi ho ingannati; vi avevo avvertito. E poi, Riccardo ve l’aveva det­to… Non è vero Riccardo? Nonostante i miei discorsi, il mio impegno…

RENATA – Lo sappiamo, lo sappiamo…!

CONTE - (sorpreso) Lo…sapete?!?

ELENA – Certamente! Anzi, sembra che ti sia mostrato molto elo­quente nella riunione del 23 luglio.

CONTE-Quale riunione?

LA MARCHESA - Come! Non vi ricordate?

CONTE – E come faccio? Ne abbiamo tenute tante di riunioni!

ELENA - Presso l’assessore anziano di Bombardone.

CONTE - Ah, sì, ora ricordo.

RENATA – Vi hanno perfino applaudito.

RICCARDO - Non sapevo che tu fossi un così valente oratore!

CONTE - Oh, mio Dio! Ho fatto meglio che ho potuto… Si va, si va, ci si scalda… il trasporto, l’entusia­smo! Il pubblico era attento… E poi, quando si difende una causa così nobile, così bella!

LA MARCHESA - (ironicamente) Sembra che a Bombardone le riunioni si tengano volentieri nelle grotte.

CONTE - Nelle grotte? (pensa) Certo, è tra le montagne! È naturale.

LA MARCHESA - Si parla principalmente delle grotte dell’Arcata, del Pastore e dell’Orso nero, nelle quali avete lasciato ricordi eterni, a quan­to sembra.

CONTE – Ma quali ricordi eterni! Mamma, non bisogna esagerare.

LA MARCHESA – E NON MI CHIAMATE MAMMA!

CONTE – Chi vi ha fornito tutti questi particolari?

RENATA - Dai giornali che ci mandavate.

CONTE - Guarda un po’! È vero, i giornali! Mi era passato di mente!

ELENA - Avremmo voluto leggere i tuoi discorsi ma il giornale non conteneva mai più di due o tre ri­ghe: il signor di Conte ha fatto questo; il signor di Conte ha fatto quest’altro...

CONTE - Ave­te anche ricevute le mie lettere?

LA MARCHESA – Sì. Ma perché voi non avete risposto alla lettera del signor di Riccardo?

CONTE – Perché non ho risposto?

RICCARDO - Oh, non importa!

CONTE – Visto? A lui non importa.

LA MARCHESA – MA A ME SI’!

CONTE - (imbarazzato) Volevo dire che… non c’era fretta. (A parte) Che cosa mi avrà scritto?

RICCARDO - Hai forse pensato che sarebbe stato meglio parlare della faccenda a voce?

CONTE – Bravo! Ho pensato proprio questo… ma ne parleremo domani….ora sono troppo stanco…

BARONE - Allora, mio caro amico, i monarchici sono numerosi a Bombardone? Quanti voti avete preso?

CONTE - Quanti voti? Non me ne parlate.

BARONE – Cento? Cento cinquanta?

CONTE - Duecento voti...circa…

LA MARCHESA - Sono davvero pochini.

CONTE - Perbacco! Mamma, avrei voluto vedervi al mio posto.

LA MARCHESA - (seccamente) È cosa evidente che non mi sarei regolata allo stesso modo. Le grotte!

ELENA - Che intendi dire, mamma?

LA MARCHESA -  Nulla! Proprio nulla! Ne parleremo più tardi! (Parla sotto voce insieme a Elena)

BARONE – Mi dovevate dare retta, e presentarvi a Firenze…ma volete far sempre di testa vostra…e mio cugino l’avete visto?

CONTE - Quale cugino?

BARONE – Ma come quale cugino! Tancredi Giordano Orsini che dimora a Bombardone… quello di cui vi diedi l’indi­rizzo…

CONTE – Ah, ora ricordo!

BARONE – Meno male... come sta?

CONTE-Ora sta benissimo! È morto.

BARONE – Morto?

CONTE – Morto, stecchito, defunto.

BARONE – Ma se era il ritratto della salute! Pareva volesse vivere cent’anni!

CONTE-Avrà cambiato idea…non è colpa mia…

BARONE - Lo so bene che non è colpa vostra! (Prendendo il cappello) Addio!

CONTE - (fermandolo) Come! Ve ne andate? Do­ve andate?

BARONE - Vado a vestirmi a lutto.

CONTE – Che fretta c’è?

BARONE – A pensarci bene, eravamo cugini di ottavo grado... ci vedevamo solo ogni sei o sette anni…

RICCARDO - (a Conte che prende a parte) Di’ un po’… E Michelle?

CONTE - Michelle?

RICCARDO - Sì, Michelle Escargò… L’hai vista laggiù?

CONTE - No… Poi ti spiego…Avresti voluto…?

RICCARDO - Io? Oh, niente affatto! Al contrario… Ca­pirai bene che dopo quanto ti scrissi!

CONTE - (facendo vista di capire) Perbacco! Se capisco! (A parte) Ecco la famosa lettera!

RICCARDO - Michelle mi spedì da Parigi una lettera che mi fu recapitata qui e con la quale m’informa che essa è contentissima a Bombardone e che anzi spera di sposare prossimamente un alto e potente personaggio.

CONTE - Però! Era proprio un grande amore il vostro…e chi sarebbe questo potente personaggio?

RICCARDO- Dice che è un conte…ma non dice il nome…per un momento ho pensato a te…

SCENA X

Gli stessi, AMEDEO

AMEDEO - (entrando dalla sinistra, sul davanti) Ah! Finalmente sei arrivato! (Saluta le signore)

CONTE - Amedeo!

LA MARCHESA - Come! Eravate di là?

AMEDEO - Sì, nella mia camera, sin da stamani alle cinque. Mi ero buttato sul letto per riposarmi un poco, e dovevo essere molto stan­co, perché mi sono svegliato in questo momento. (Al pubblico) Speriamo che il Conte non abbia ancora detto del­le sciocchezze!

ELENA - Non siete tornato con mio marito?

AMEDEO - No, signora; ero partito un po’ prima di lui, per aggiustare una piccola faccenda personale. (Al Conte) Sei arrivato da molto tempo? (Gli stringe la mano)

BARONE - Certo, non è andata molto bene…

AMEDEO – Davvero, mio buon Barone?

BARONE - Duecento voti circa!

AMEDEO - Duecento voti!?!?

BARONE - Come diceva lei, marchesa, sono dav­vero pochini.

AMEDEO - Come! (Sotto voce a Conte) Lo hai detto tu?

CONTE - (lietamente) Mio Dio! Sì… a caso! Sono troppi?

AMEDEO –(a parte al conte)- Disgraziato! Hai avuto più di duemila voti…sei stato eletto!

CONTE - (stupito) COSA? Ti burli dì me?

AMEDEO - Neanche per sogno.

CONTE - Io! Io! Sono eletto deputato?

AMEDEO - Sì.

CONTE – Accidenti! E ora come si fa?

RENATA - Andiamo, Raimondo, non vi affliggete. Noi vi consoleremo… Lo dicevo io che non siete nato per la politica!

CONTE - (molto allegramente) Via! La prova è du­rata abbastanza. Signore, sono contento di voi.

ELENA - Come? Che succede?

CONTE - Avvicinatevi, moglie mia; e voi pure, mamma; venite ad ab­bracciare il nuovo onorevole deputato di Bombardone.

ELENA - Che dici?

BARONE - Eh?

RICCARDO - Come?

LA MARCHESA – Allora siete stato eletto?

CONTE - Con oltre duemila voti di maggio­ranza.

ELENA – Davvero?

RENATA - Che gioia!

AMEDEO - (al pubblico) Povera gente!

LA MARCHESA – Ma poco fa non avevate solo duecento voti? Avete dunque saputo dal signor Amedeo la notizia della vostra elezione?

CONTE – Ma figuriamoci! (riflette) Ho voluto mettervi alla prova. Ho voluto vedere quale accoglienza fa­cevate al candidato che aveva ignobilmente perso…quando si vuole bene…si amano anche i perdenti…poi  ho anche raddoppiato con questo piccolo sotterfugio, la gioia che vi fa provare il mio trionfo....la mia vittoria…ho solo tolto uno zero...200 invece di 2000!

AMEDEO - (al pubblico) Il suo trionfo!

ELENA - Il signor Amedeo faceva dunque parte della congiura?

CONTE - Evidentemente! Ecco perché è rimasto chiuso nella sua camera! Avevamo combinato tutto… Ebbene, Barone, avevo ragione di non presentarmi candidato a Firenze ?

RICCARDO - Pare incredibile! Un monarchico eletto a Bombardone! Non me lo sarei aspettato.

CONTE – Nemmeno io.

AMEDEO - (sotto voce a Conte) Ora però finiscila…

LA MARCHESA - La buona causa finisce sempre col trion­fare.

CONTE - Già. Però bisogna affaticarsi molto. Eh, Amedeo? Abbiamo lavorato!

AMEDEO - (sotto voce) Te ne supplico, non dir altro, non parlare!

CONTE - (sotto voce) E perché? Sono eletto, sì o no? E allora fammi gioire!

LA MARCHESA - Spero che adesso direte il fatto suo al governo.

CONTE - State tranquilla, mamma. Siete tutti in buone mani.

AMEDEO - (a parte, desolato) Tieni la bocca chiusa!

LA MARCHESA - (sotto voce a Conte) Deputato! Ciò vi fa perdonare molte cose.

CONTE - Come?

LA MARCHESA - Buon per voi che abbiate vinto, cattivo soggetto! Fortunatamente. Elena non sospet­ta di nulla. Io vi farò una lavata di capo e voi mi giurerete di essere più savio, in avvenire… mio adorato barboncino!

CONTE – Barboncino?

AMEDEO - (sotto voce, inquieto) Che ti ha detto?

CONTE - Mi ha chiamato suo adorato barboncino.

AMEDEO - (a parte) Oddio! Come mi chiama Michelle!

RENATA - (continuando una conversazione) Si deve fare una festa…una festa!

BARONE - Io, signore mie, propongo dei fuochi artificiali.

ELENA - E una brillante illuminazione della villa…con candele enormi…

CONTE - E tu, Renata?

RENATA - Ed io un ballo.

LA MARCHESA - Chiedo scusa…

AMEDEO - Conte!

CONTE - Ma insomma Amedeo, lasciami tranquillo!

LA MARCHESA - A me pare che la prima cosa a farsi, per celebrare questo grande avvenimento, sia di ringraziare Dio e di cantare un Te Deum.

AMEDEO - (al pubblico) Ecco, mancava solo il Te Deum!

ELENA - Hai ragione, mamma.

AMEDEO - (sotto voce a Conte) Impediscilo.

CONTE - Vada per un Te Deum!

AMEDEO - (sotto voce) Ma no, dà retta, quale Te deum!

CONTE - (impazientito) Amedeo, ora mi hai scocciato!

ELENA - Vieni Renata, andiamo a preparare i festeggiamenti  con questi signori.

LA MARCHESA - E io vado ad avvertire il nostro buon curato. (Escono tutti, tranne Conte e Amedeo)

SCENA XI

CONTE e AMEDEO

CONTE - Deputato! Io  onorevole deputato e conte!

AMEDEO - Ma tu non puoi, disgraziato, tu non puoi lasciar cantare un Te Deum.

CONTE - E perché? Non sono forse eletto?

AMEDEO - Sì… ma sei stato eletto nelle liste del partito socialista!

CONTE - (stupefatto) Cosa!?!?

AMEDEO – Socialista.

CONTE - Io!

AMEDEO - Eh, si! Proprio tu!

CONTE - Io! Io, il Conte di Carpineto deputato socialista?!?!… ma sei matto?

AMEDEO - (arretrandosi davanti a Conte che cammina verso lui, furibondo) Sapevo bene che ti saresti arrabbiato…Ma ascoltami!

CONTE – Io socialista?

AMEDEO - Ti spiegherò…

CONTE - Non ti avevo raccomandato di non fare e di non dire nulla per la mia elezione?

AMEDEO – Sì, arrivai con l’intenzione di non far niente…ma poi fui trascinato…

CONTE - E da chi fosti trascinato?

AMEDEO - Dalla situazione.

CONTE - Deputato socialista io! No, è troppo grossa…troppo grossa! Non dovevi far niente! Niente!

AMEDEO - Avrei dovuto… avrei dovuto! Facile a dirsi… Ma avrei voluto vederti nei miei panni, te! Non sai che cosa sia un’elezione a Bombardone… Della gente che esagera tutto, in modo ridicolo… Senti! Appena arrivato andai ad una riunione pubblica…

CONTE - Per che fare?

AMEDEO - Per presentare la mia candidatura. Era in­dispensabile. Salgo alla tribuna, dichiaro semplicemente che sono il  Conte  e che sollecito i voti degli elettori…

CONTE – E poi te ne dovevi andare!

AMEDEO - Era precisamente quello che avrei voluto fare… ma la gente…un tumulto, un chiasso…tutti che urlavano “Il programma! Il programma!” e io …io ho detto solamente che per essere onesti non bisogna fare promesse…avrei agito come un buon padre di famiglia agisce per i suoi figli…non sapevo che dire!!! Applausi, spintoni…chi si congratulava, chi mi dava la mano…

CONTE – Tu dovevi dire solo due parole: Dio e il Re!

AMEDEO – Bravo! Così mi facevano a pezzi! Vedessi che facce…sembravano corsari…certe mani callose aveva quella gente…quelli lavorano, che credi…

CONTE - E allora hai fatto una campagna elettorale?

AMEDEO - Io? Niente affatto… Però mi fecero fare un comizio…e tu sai come la penso…dissi che bisognava essere onesti, dividere il pane tra tutti…solidarietà…fraternità…altruismo…e tutti a urlare…un giorno mi portarono perfino in trionfo…

CONTE - Ti avevo forse mandato a Bombardone per fare l’elogio del Socialismo?

AMEDEO – Però tu mi conosci, e sai che non tradirei mai le mie idee…oddio, mai…quasi mai…ma è colpa mia se a Bombardone sono tutti socialisti?

CONTE – E allora? Non è nemmeno colpa mia!

AMEDEO – Non c’era nemmeno la controparte…l’unico che era in lizza con me era una nullità, un ricco e stupido gentiluomo che spendeva un fiume di soldi per farsi eleggere…e anch’io ho speso un po’…

CONTE – Come sarebbe a dire?

AMEDEO - Capirai che io ero obbliga­to a sostenere lo splendore del nome di Conte. Così quando il mio rivale regalava una campana, io ne regalavo due. Quando egli vestiva i bambini di un orfanotrofio, io equi­paggiavo una scuola elementare di tutto l’occorrente.

CONTE - E tutto ciò col mio danaro.

AMEDEO – Certamente... E’ stata una bella lotta, ma credo che con sessantamila lire te la dovresti cavare.

CONTE - (facendo un moto brusco) Quanto? Sessanta­mila lire? E' una cifra pazzesca!Ma sei scemo?

AMEDEO – Però compreso anche il mio vitto e alloggio…

CONTE – Sessantamila lire per diventare deputato socialista?

AMEDEO - Non mi avevi dato carta bianca?

CONTE – LO SAI COSA CI DOVEVI FARE CON LA CARTA?

AMEDEO-Stttt….non strillare, ti sentiranno!

CONTE-TANTO ORMAI SONO ROVINATO! Per colpa di un imbecille…

AMEDEO – Arnulfo, tu mi offendi! Fu il caso, la fatalità!

CONTE - Davvero?

AMEDEO – E poi chi ha voluto che andassi a Bombardone? Volli forse prendere io il tuo nome e il tuo posto? Ti ho mai nascoste le mie opinioni e non conosci da molto tempo la mia franchez­za intrattabile?

CONTE - Sì; ma non conoscevo ancora la tua boria e la tua doppiezza.

AMEDEO - Basta, Arnulfo!

CONTE – Va bene…vattene via!

AMEDEO – Come vuoi tu! Addio! Ho anche conosciuta una donna stupenda…Te ne volevo parlare…ma tu non hai capito… E io che mi sono sacrificato per te…bell’amico che sei…che eri! (Esce)

CONTE – Ecco fatto! Vatti a fidare…E ora come faccio? I giornali divulgheranno la notizia della mia elezione nelle liste socialiste… (La Marchesa compa­re nel fondo indignata, cogli occhi stralunati, tenendo in mano parecchi giornali spiegati. E­lena l’accompagna)

SCENA XII

CONTE, LA MARCHESA, ELENA

LA MARCHESA - Una parola, signore. Parlate! È vero? Rispondete. Difendetevi.

CONTE – Si comincia…

LA MARCHESA - Il giornale s’inganna, non è vero?

CONTE – Perché?

ELENA - Voi siete stato eletto deputato socialista?

CONTE – Io socialista? Ma scherzate?

ELENA – C’è scritto qui sul giornale!

CONTE – Fate vedere…Eh, i vostri giornali vaneggiano! Figuriamoci! Io nelle liste socialiste!

LA MARCHESA – Da quello che dicono sembra che voi abbiate parlato a favore del popolo.

ELENA - (ironicamente) Sembra che il signor  Conte sia partigiano di tutte le libertà…che sia un socialista quasi anarchico…

CONTE – Insomma, non viviamo più nel medio evo, che diavolo! Bisogna appartenere al proprio tempo. Que­sta è diplomazia. Sono andato forse un poco oltre, lo riconosco; mi son lasciato trascinare…

LA MARCHESA - Davvero?

CONTE - Sì, dalla situazione, dall’ambiente. Mi son lasciato vincere dalla effervescenza generale, dalla febbre universale.

LA MARCHESA - Mi sembra che avreste dovuto…

CONTE - Oh! Avrei dovuto… avrei dovuto! Quante cose avrei dovuto! Certamente. Facile a dirsi… Avrei voluto ve­dere voi nei miei panni… Sapete forse che cosa è una elezione a Bombardone? No! E al­lora? Si parla… si parla… senza rendersi con­to esatto di quello che si dice. Le intelligenze si montano, le teste si scaldano!

LA MARCHESA - E si tradisce la propria bandiera.

CONTE – Ma che dite?

LA MARCHESA - Voi! Un nobile…Un Conte!… Voi! I vostri antenati presero parte alle Crociate.

CONTE – Ecco, ora mancavano solo le Crociate! Aspettavo le Crociate. Volete che vi ritorni?

ELENA - Quanto a me, signore, non aggiungerò che una parola: mia madre mi ha illuminata sul piacevole uso del vostro tempo durante questi ultimi quindici giorni.

CONTE - (stupito) Eh? Che cosa? Che intendi dire Elena?

LA MARCHESA - Sì, o signore, l’ho fatto. Gliel’ho detto.

ELENA - Non eravate solo.

CONTE – Non ero solo?

ELENA - Eravate con una donna

CONTE – Ma chi?

LA MARCHESA - Voi signore! Con una donna…la vostra amante!.

CONTE - (a parte) Come sanno di Salomè?

ELENA - Potete andare a raggiungerla. Vi aspetta, sen­za dubbio.

CONTE - Elena, ascoltami… Ti giuro…

ELENA - Non giurate; è inutile.

LA MARCHESA - Ora si sa quanto valgano i vostri giu­ramenti.

CONTE - (rivoltandosi) Questo è troppo!

SCENA XIII

LA MARCHESA, ELENA, CONTE, GIULIA

GIULIA - Signora marchesa…

LA MARCHESA - (a Giulia che entra) Che volete Giulia?

GIULIA - Un uomo arrivato da Firenze viene a dire al signor conte che una signora lo aspetta all’albergo della Posta­.

ELENA - (a parte, in collera) Stavolta è davvero troppo!

LA MARCHESA - (sottovoce ad Elena) La signorina  Michelle Escargò è in trepidante attesa.

CONTE - (a parte) Salomè è diventata matta…

LA MARCHESA - (a Giulia) Pregate quell’uomo di aspet­tare un momento.

GIULIA - Bene, signora marchesa. (Esce)

ELENA - Non vogliamo trattenervi, signore. Se volete andare andate.

CONTE - Ancora una volta, Elena, ti giuro che non so affatto…

LA MARCHESA - Davvero? Ebbene! Vedremo. (Ve­dendo entrare il barone) Ah! Barone!

BARONE - Marchesa, venivo a dirle che per l’il­luminazione della festa…

LA MARCHESA – Potreste farmi un favore?

BARONE - Con piacere! Di che si tratta?

LA MARCHESA - Di andare a … a cercare una persona che desidera veder il signor di Conte.

BARONE - Molto volentieri… (Si sentono due toc­chi di campana)

ELENA - Pare impossibile! Quella donna è qui e ti cerca?

LA MARCHESA - La riceverò io… Vedremo se questo bel tipo ha l’audacia di negare ancora.

CONTE – Benissimo, la vedremo.

ELENA – Che faccia tosta!

LA MARCHESA - Venite Barone; vado a dire a Francesco di attaccare un calesse e vi darò alcu­ne istruzioni.

RENATA - (entrando) Mamma, presto! Presto! Suona­no per il Te Deum.

LA MARCHESA - Un Te Deum? Ci mancherebbe solo il Te Deum! Sospendete! Sospendete! (Esce precipitosa­mente dal fondo, seguita da Elena e da Renata)

SIPARIO(oppure buio o dissolvenza di chiusura-buio per qualche minuto -dissolvenza di apertura luce)

ATTO TERZO

SCENA I

CONTE e RICCARDO

CONTE - (parla, camminando febbrilmente) Ecco… ora sai tutto…ti prego, aiutami ad uscire da questo impiccio!

RICCARDO – Sono senza parole: in tutta questa storia hai dimostrato una stupidità incredibile.

CONTE – Lo so, lo so…ma quello che è fatto è fat­to! Fra un’ora, il Barone sarà qui con Salomè… Allora, io sarò costretto a confessare la verità, e mia moglie non mi perdonerà mai que­sto affronto! Ecco ciò che voglio evitare ad ogni costo! In fondo in fondo amo mia moglie…

RICCARDO – Ma proprio in fondo in fondo…

CONTE – Ora non fare il moralista! Non chiedo il tuo parere su quello che ho fatto, bensì su quello che devo fa­re! Bisogna impedire che Salomè venga in questa casa. Ed io non posso neanche muovermi; mia suocera mi spia, ne sono sicu­ro, e ogni tentativo non potrebbe che compromettermi! Riccardo, mio buon Riccardo, levami da questo im­piccio… salvami! Ed io metterò una parolina buona con Renata…

RICCARDO – Va bene, va bene, forse non è tutto perduto… Forse il  Barone si accorgerà di quello che sta facendo e troverà un pretesto per tornare solo… Non è poi così sciocco…

CONTE – Ma figurati! Chissà cosa farebbe per far passare male me e passare bene lui! No, la soluzione è un’altra: ci vorrebbe un buon amico come te che si prendesse su di sé tutta questa grana.

RICCARDO - In che modo?

CONTE - Salomè è intelligente… basterebbe una parola per farle capire…e mangerebbe la foglia… essa potrebbe essere la tua innamorata, venuta fin qui per impedirti il matrimonio.

RICCARDO - COSA?

CONTE – Ma sì! Supponi che la tua innamorata abbia saputo da me che stai per sposare la mia deliziosa cognatina…la gelosia le farebbe fare questo e altro!

RICCARDO – MA NON E’ LA MIA INNAMORATA! Non la conosco nemmeno!

CONTE- Zitto! Non alzare la voce! Le orecchie di quella vecchia ciabatta di mia suocera sono dappertutto!

RICCARDO – Ma lo capisci che dopo un simile scandalo non avrei più il coraggio di presentarmi in questa casa al cospetto di Renata?

CONTE – Be, è vero anche questo… hai ragione, è un’idea stupida…perdonami…

RICCARDO – Non sarebbe un’idea stupida se tutto questo lo facesse Amedeo…dopo tutto è lui che in qualche modo ha provocato tutto questo…

CONTE – Amedeo? Amedeo non sarebbe credibile… Tutti sanno che Amedeo a parte la politica non ha altre passioni… E poi… ci siamo bisticciati.

RICCARDO – E allora come potremmo fare….CI SONO!

CONTE-Che ti è venuto in mente?

RICCARDO – La cosa più semplice..vado sulla strada ad incontrare Salomè e la faccio tornare in­dietro!

CONTE – Ma certo…che scemi! Vai, amico mio, corri…e fa tornare Salomè indietro!

RICCARDO - Stai tranquillo! La ricondurrò io stesso a Firenze! (Amedeo entra dalla sinistra. Ha l’aria cupa. Si avvicina, senza dire una parola. alla scansia, dove cerca tra i libri)

CONTE - (sotto voce a Riccardo, additandogli Amedeo) Guarda un po’ che aspetto funebre!

RICCARDO - Io scappo! (Esce dal fondo)

SCENA II

CONTE e AMEDEO

CONTE - (Dopo alcuni momenti di silenzio) Cerchi qualche cosa?

AMEDEO - Lo vedi bene.

CONTE - Che cosa cerchi?

AMEDEO – Alcuni libri… libri che ti ho prestato.  Orazio, Catullo e Tibullo!

CONTE - Ti occorrono?

AMEDEO - Certamente.

CONTE - E che vuoi farne?

AMEDEO – li metto in valigia.

CONTE – Te ne vai?

AMEDEO – Certamente.

CONTE – Starai via molto?

AMEDEO - Sempre!

CONTE – E dove vai?

AMEDEO - Presso i selvaggi… in Africa…sono stufo delle per­sone civili!

CONTE - Grazie!

AMEDEO - Non c’è di che!

CONTE - Mio Dio! Caro Amedeo, come sei brutto, quando ti assale il cattivo umore! E perché vai via?

AMEDEO – Semplicemente perché tu mi hai scacciato!

CONTE - Io? Andiamo! Forse sono stato un po’ rude…

AMEDEO – Rude?!? Rude?!? Trattare un amico così…Via, via, fammi andare…

CONTE - Non fare l’asino! Non te ne andare!

AMEDEO - Perché?

CONTE - Perché non ne hai voglia, grazie a Dio! La nostra amicizia è troppo forte, troppo sin­cera, per non resistere a un momento di rabbia… come posso scusarmi? Vuoi che mi getti a terra invocando perdono? Vuoi un duello?

AMEDEO – No.

CONTE - Allora, che cosa vuoi? Vediamo! Parla! Che cosa vuoi?

AMEDEO - (lungamente, un po’ commosso) ….Eh, per Bacco! Rivoglio la tua antica amicizia…L’amicizia è la cosa più bella che esiste al mondo! Cicerone ha scritto un libro sull’amicizia…(diventa serio)…anche quello devi darmi…Ma (ridiventa commosso)…io vorrei la tua mano!

CONTE – Non posso dartela. Sono già sposato.

AMEDEO- Scemo! (Lo abbraccia)

CONTE-(stringendogli la mano) Alla buon’ora! Mio vecchio amico, mio vecchio compagno! Ma tu non sai la novità: mia moglie e mia suocera hanno scoperto la mia relazione con Salomè!

AMEDEO - Come? E chi glielo ha detto?

CONTE - Lo ignoro! Ma esse sono informate di tutto… Sanno perfino che Salomè è qui…

AMEDEO – Ma senti!

CONTE – E per incastrarmi, hanno mandato il Barone a prenderla.

AMEDEO – COSA? Salomè verrà qui?

CONTE – Ormai saranno vicini.

AMEDEO – E ora che farai?

CONTE - Oh, sono tranquillo! Rassicurati! Salomè non verrà. Riccardo le è andato incontro, per farla tornare indietro. (A Riccardo che entra precipitosamente) Come! Sei qui?

SCENA III

CONTE, AMEDEO e RICCARDO

RICCARDO – Non si può uscire dalla villa!

CONTE – No? E perché?

RICCARDO - Il cancello, la porticina, la porta delle scu­derie, tutto è chiuso a chiave!

CONTE – Quella strega malefica!

AMEDEO- La vecchia ciabatta?

CONTE-Proprio lei! Ci ha bloccati qua dentro…

AMEDEO – E adesso cosa facciamo?

RICCARDO - Salomè sta per arrivare…ormai siamo fritti…

CONTE - (a Riccardo) Toh! Prendi questo cannoc­chiale e va’ ad appostarti nella torricella… Guarderai sulla strada di Firenze e appena vedi la carrozza vieni ad avver­tirmi.

RICCARDO - Vado! (Esce. Un momento di silenzio)

CONTE - (passeggiando febbrilmente) Allora? Ti viene in mente nulla?

AMEDEO – No.

CONTE – Neanche a me.

AMEDEO – Io ci devo pensare alle cose…così su due piedi non mi viene niente…

CONTE - Prendi tempo; ma perdinci! Trova una scusa!

SCENA IV

CONTE, AMEDEO e RENATA

RENATA - (aprendo la porta di sinistra, indietro) Si può entrare? (Si avvicina alla scansia e cerca un libro) Che sta facendo il signor di Riccardo, in piedi sulla torricella, con il suo cannocchiale?

CONTE - Riccardo?

RENATA – Sì, Riccardo…Sta a guardare, fisso ed immobile… Aspetta forse qualcuno?

CONTE - (vivamente) Non credo…

AMEDEO - Ammira il paesaggio.

RENATA - Quale paesaggio?

AMEDEO – Quello che circonda la villa.

RENATA – Bel paesaggio davvero! E’ una pianura…

AMEDEO - Sì, sì… ma che pianura…grande…magari guarda anche la luna …le stelle!

RENATA – Sì, di mattina…ma si può sapere cosa sta succedendo? La mamma mi ha detto di restare in camera mia…

CONTE – E allora perché sei qui?

RENATA – Perché mi annoio.

CONTE – Perché non vai a passeggiare nel parco? Dirò a Riccardo di raggiungerti.

RENATA – Buona idea! Vado, non lo far tardare…(Guar­dando dalla finestra) Oh! La mamma! Si sal­vi chi può! Non dite di avermi veduta. (Esce dalla sinistra, indietro)

AMEDEO- La ciabatta! Scappiamo! (Sta per andarsene, ma la Marchesa lo ferma)

SCENA V

CONTE, AMEDEO e LA MARCHESA

LA MARCHESA – Dove state andando signor Amedeo?

AMEDEO – Tho! la signora Marchesa…non vi avevo veduta…

LA MARCHESA-E ora mi avete veduta?

AMEDEO- Certo…

LA MARCHESA – Allora restate, ve ne prego.

AMEDEO - (al pubblico) La bomba è vicina a scoppiare!

LA MARCHESA - Signor conte, la situazione è grave! Il curato, col quale ho conferito or ora, è indignato, scandalizzato, come noi, della vostra incredibile condotta…

CONTE - Davvero?

LA MARCHESA – Certo! ma insomma, io non credo che sia tutta opera vostra… Chi vi ha spinto? Chi vi ha consigliato? Il signor Amedeo, forse?

AMEDEO - (a parte) Ahi! (Ad alta voce) Ebbene sì, lo confesso! E’ stata tutta colpa mia…

CONTE - (a parte) Povero amico mio.

LA MARCHESA - Me l’ero immaginato! Socialista! Cosa ci si può aspettare da un socialista? Inoltre anarchico!

AMEDEO -  Socialista ma pacifista…amo la pace…Creda, signora marchesa, che io sono deso­lato… profondamente desolato…

LA MARCHESA – L’avete proprio tramata bene…fare di un Conte monarchico un sudicio socialista…

CONTE - Ah, questo poi no!

LA MARCHESA - (a Conte) Quello che avete detto ai comizi vi inchioda!

CONTE – Quello che ho detto?

LA MARCHESA – Il giornale ne riporta alcuni frammenti, ecco qua…”Ed è per questo che il popolo si identifica in una sola, unica classe sociale!”

AMEDEO – Perché, non è forse vero?

LA MARCHESA – NO! Perché si mette in discussione la religione, si distrugge la famiglia…

AMEDEO – E’ TUTTO FALSO! IO NON HO MAI PARLATO DI FAMIGLIA NE' DI RELIGIONE! Io ho parlato di fraternità tra gli uomini!

LA MARCHESA – Non sto parlando di voi. Sto parlando del Conte mio genero, per ora.

AMEDEO – Ma quei comizi li ho fatti io.

LA MARCHESA - Cosa? Ma che state dicendo?

CONTE - Sì…lui… io non potevo essere dappertut­to… qualche volta lo avevo incaricato di sostituirmi.

AMEDEO – Ma voi mi conoscete, vecchi ciab…ehm, signora Marchesa. Sulla politica prendo fuoco.

LA MARCHESA – E BRUCERETE ALL’INFERNO! E a voi genero stava bene così? Che un segretario socialista infangasse per sempre il nome dei Carpineto?

CONTE – Non ci ho fatto caso.

LA MARCHESA – NON CI AVETE FATTO CASO? Ah, già, dimenticavo…voi avevate altre occupazioni!

CONTE - (impaziente, nervoso) Signora Marchesa…

LA MARCHESA – E Non potevate frequentare allo stesso tempo, le riunioni elettorali e le grotte del Pa­store e dell’Orso nero!

AMEDEO - (al pubblico) Eh? Che sta dicendo?

CONTE - Riprenderemo più tardi questa conversa­zione.

LA MARCHESA - No, signore, non la riprenderemo affatto! Sta­sera, io e le mie figlie lasciamo questo castello, per non tornarci più!

CONTE – Che cosa? Elena vuole partire?

LA MARCHESA - Sì, signore… di sua spontanea volontà…Gliel’ho ordinato!

CONTE - (furibondo) Voi? Ancora voi? MA INSOMMA, BASTA!

LA MARCHESA – NON ALZATE LA VOCE CON ME! E domani mattina Elena presenterà ai tribunali una domanda di separazione…

CONTE - Sempre per vostro consiglio?

LA MARCHESA - Certamente! Gli ho ordinato anche questo!

CONTE - (esasperato) Signora suocera, ora mi avete stufato! Andate al diavolo voi, la cappella, il curato, il Monastero e il Te Deum! Dovevate fare il Maresciallo! (Esce furibondo)

AMEDEO - (al pubblico) Perché questa donna ha parlato delle grotte del Pastore e dell’Orso nero?

SCENA VI

AMEDEO e LA MARCHESA

LA MARCHESA – Debbo farvi i miei complimenti, signor Amedeo, per aver condotto quel pover’uomo alla perdizione…ma Iddio vi punirà!

AMEDEO - Io? Che c’entro io?

LA MARCHESA - Sì, volete che vi dica tutto il mio pensiero? Io non credo che il signor di Conte abbia potuto conver­tirsi alle vostre idee socialiste...

AMEDEO - (imbarazzato) Ma allora che cosa crede?

LA MARCHESA – Credo che mentre voi ve ne andavate a fare comizi socialisti ed a incitare il popolo mentre il Conte visitava tutte le grotte di Bombardone insieme a quella donna…a Michelle!

AMEDEO - (stupefatto) Michelle!

LA MARCHESA - Avete dovuto vederla anche voi, la signorina Michelle di Bombardone!

AMEDEO – Sì… qualche volta!...Michelle è una donna del massimo rispetto.

LA MARCHESA – Figuriamoci!

AMEDEO – Perché?

LA MARCHESA – E’ un’avventuriera!

AMEDEO – Non ne parlate male, perché io la amo.

LA MARCHESA - Come! Voi l’amate? E siete ricambiato?

AMEDEO – Certo…la conobbi a Bombardone, ed esse ricambiò subito il mio affetto.

LA MARCHESA - È una cosa inaudita! E il signor di Conte… che parte rappresentava in questo romanzo mal riuscito? In questo rapporto a tre!

AMEDEO – Il Conte? Nessuna.

LA MARCHESA - (con ironia) Ne siete proprio sicuro?

AMEDEO - Assolutamente sicuro.

LA MARCHESA – Avete torto…mentre voi vi sollazzavate con gli elettori, lui si sollazzava con quella Michelle.

AMEDEO - Lui? Ma via!

LA MARCHESA - (traendo di tasca la fotografia di Michelle) La conoscete!? (Gliela dà)

AMEDEO - (stupito) Il ritratto di Michelle! Perché era nella vostra tasca?

LA MARCHESA – Non importa. Voltatelo e leggete ciò che vi è scritto!

AMEDEO - (dopo aver letto, sottovoce) Grotta dell’Arcata… (Legge bisbigliando)

LA MARCHESA - Leggete forte, ve ne prego!

AMEDEO – Non importa…so di che si tratta… (Mette la fotografia in tasca)

LA MARCHESA – Rendetemi la fotografia!

AMEDEO – No. E’ per me.

LA MARCHESA – Come sarebbe a dire per voi? la dedica dice “Al Conte di Carpineto”!

AMEDEO - Mio Dio! Signora Marchesa; è uno scherzo, un semplice scherzo!

LA MARCHESA – Uno scherzo? Che scherzo?

AMEDEO – Ora ve lo dico, ma non mi interrompete…voi lo sapete che effetto provoca un nome altisonante come quello del Conte di Carpineto sulle donne…e io mi chiamo solo Amedeo, senza alcun titolo…sono è vero un intellettuale…ma il titolo è un’alta cosa…dovrebbero abolirli i titoli…creano problemi…io sono stato costretto a definirmi conte…volevo conquistarla…

LA MARCHESA - (contenendosi) Avete dunque rubato il nome a mio genero?

AMEDEO – Ma che rubato! Casomai preso in prestito…per quindici piccolissimi giorni…

LA MARCHESA – E che effetto fece sulla signorina Michelle?

AMEDEO – Me la dette subito…Oh, scusate, volevo dire il miglior effetto! Volete che scenda in particolari? In particolari erotici…amorosi?

LA MARCHESA – No, no…certo che la sfacciataggine non vi manca!

AMEDEO – E’ stato solo una burla…

LA MARCHESA – E mio genero la conosce, codesta burla?

AMEDEO – No. Non gliel’ho ancora detto.

LA MARCHESA – E non si è accorto di nulla?

AMEDEO - No, sono stato molto attento.

LA MARCHESA – Ma insomma, se mio genero non si occupava ne’ di donne e ne’ di politica, cosa ci faceva a Bombardone?

AMEDEO - (imbarazzato) Eh! Andava e veniva, pas­seggiava fra le montagne, visitava i monu­menti. Ce ne sono molti…dormiva come un ghiro…le grotte, quelle le visitavo io…con Michela e nelle grotte “ibi illa multa cum iocosa fiebant quae tu volebas nec puella nolebat” sempre Catullo, che tradotto dice:”lì avvenivano  molti giochi d’amore che tu volevi e che la tua donna non disdegnava”…”

LA MARCHESA - (a parte) Sarà vero? Vado a sincerarmi! (Esce dal fondo)

AMEDEO – Ma dove va? Che interrogatorio! (Esa­minando la fotografia) Cara Michela! È pro­prio lei! Ma perché questa fotografia era nelle mani della vecchia ciabatta?

SCENA VII

AMEDEO e CONTE

CONTE - (entrando dalla destra) Sei solo?

AMEDEO – Meno male, eccoti qui…ti devo mettere al corrente…

CONTE – Dopo, dopo, mi racconterai ogni cosa per la stra­da… andiamo.

AMEDEO – E dove?

CONTE - Via! Non voglio essere qui quando arriverà Salomè.

AMEDEO - Ma fuggire così è lo stesso che proclamarti colpevole!

CONTE – Secondo te dovrei negare ancora?

AMEDEO - Senti, sai che cosa farei, io nei tuoi panni? Confesserei tutto!

CONTE - Mai!

AMEDEO - Otterresti il perdono, ne sono sicuro!

CONTE - Una moglie non perdona simili cose… e se perdona, non dimentica! E allora in casa comincia una guerra…e non dimenticare che dalla parte di Elena si schiererà sicuramente quel mezzo macinino arrugginito di mia suocera!

AMEDEO- Ma non era una vecchia ciabatta?

CONTE- L’ho promossa sul campo!

AMEDEO – Aspettami: tra due minuti arrivo. (Esce dalla sinistra, sul davanti. Elena, entra dalla sinistra, indietro)

SCENA VIII

CONTE, ELENA, poi RICCARDO

ELENA - (dolcemente e tristemente) Non vi seccherò a lungo, Arnulfo; Vi devo dire solo poche cose.

CONTE – Non mi dai più del tu? E poi non mi secchi mai, Elena! Al contrario, io sono lieto di vederti ancora una volta, prima della mia partenza!

ELENA - (sussultando) Ah! Parti? Veramente dovevamo partire noi…

CONTE – No, no, me ne vado io…restate pure nella villa, per ora…poi vedremo.

ELENA – Mia madre è arrabbiata con te, Arnulfo…

CONTE – Lo so, e mi ha fatto sapere che do­mani tu presenterai ai tribunali una doman­da di separazione.

ELENA – No, no! Non può comandare così la mia vita!

CONTE - Come?

ELENA - Qualunque cosa avvenga, io non dimenticherò mai che sono la contessa di Carpineto e non darò il mio nome in preda allo scandalo e alla malignità pubblica! Sono tua moglie, Arnulfo; il mio posto è qui, vicino a te… vivrò felice se mi ami ancora, infelice se non mi ami più. Ma vivrò qui…a meno che un’altra non venga a scacciarmi…Voglio solo sapere se è stata un’avventura o un amore??? Voglio sapere chi veramente ami…a chi vuoi bene? Chi stimi? Con chi vuoi invecchiare?

CONTE - Elena! Mia cara Elena!(l’abbraccia)..Solo tu sei il mio unico amore!

ELENA - Ecco ciò che tenevo a dirti… quanto a quello che sta facendo ora il Barone, non ne voglio saper niente…è mia madre che l’ha voluto!

CONTE – Ancora mia suocera! Basta!

ELENA – Mi vuoi confessare qualcosa?

CONTE – Solo questo: ti amo, Elena. E non esiste al mondo donna che potrà mai prendere il tuo posto nel mio cuore. (Si stanno per riabbracciare)

RICCARDO - (entrando precipitosamente, col cannocchia­le in mano)... Oh, mille scuse!

ELENA - Mi ritiro.

CONTE - Sì, va’; ti raggiungerò fra poco! Dico due parole al signor di Riccardo… e sono con te…

SCENA IX

CONTE, RICCARDO, poi AMEDEO

CONTE - Ebbene?

RICCARDO – Arriva la carrozza… Saranno qui fra cinque minuti…

CONTE - Ne sei sicuro?

RICCARDO - Sicurissimo! Ho riconosciuto benissimo il cavallo e la livrea…

AMEDEO - (entrando dalla sinistra con una valigia in mano) Eccomi!

CONTE - Non si parte più.

AMEDEO – Ma insomma, deciditi! Non posso fare e disfare la valigia ogni cinque minuti!

RICCARDO - Ascoltate! (Va alla finestra di destra)

AMEDEO - Una carrozza!

CONTE - È lei!

RICCARDO - (alla finestra) Entra nel cortile!

CONTE - Sono perduto! (cade annientato sopra una poltrona)

RICCARDO - Si ferma davanti alla scala…Il Barone smonta… (Mandano un grido) Ah! Mio Dio!

AMEDEO - È caduto il Barone? (Va alla finestra di sinistra)

RICCARDO - (molto commosso) Non è possibile!

AMEDEO - (alla finestra) Cielo! È Michelle!

CONTE - (alzandosi di scatto) Eh? Che? Michelle? Che c’entra Michelle? Chi è Michelle? (Va alla finestra dalla quale Riccardo si è allon­tanato) Ma non è… non è Salomè!

AMEDEO - (alla finestra, lieto) Eh, no! È la signora di Bombardone…Michelle Escargò!

RICCARDO - (al Conte, addolorato) Amico mio, te ne supplico… salvami!

CONTE - Da che cosa?

RICCARDO - Da Michelle! Mi ha scovato!

AMEDEO - (sempre alla finestra, a parte) Non può vivere senza di me! Angelo caro!

CONTE - (lieto) Ma allora, sono salvo! Io sono salvo!

RICCARDO – E io sono perduto!

AMEDEO - (scendendo sul davanti della scena, a Conte) Ah, amico mio… che donna! Ve­drai!

CONTE - Chi? Quale donna?

AMEDEO - Vado ad incontrarla.

CONTE - Ma chi?

AMEDEO - Michelle!

RICCARDO - (vivamente) No, no! Non ci andate!

AMEDEO - Perché?

CONTE - Dunque, la conosci?

AMEDEO - Se la conosco! Ma è vero… tu non sai… non ti ho detto… Ho passato vicino a lei i più bei giorni della mia vita!

CONTE - Dove?

AMEDEO - A Bombardone, naturalmente.

CONTE - E viene a trovarti?

AMEDEO - Mi adora!

RICCARDO – Ma dai!

CONTE - (irritato) E le hai dato appuntamento in casa mia? Che cos’è la mia villa, una casa di tolleranza?

AMEDEO – Smettila di parlare a vanvera e ascolta: lei ha creduto, come tutti, che fossi il Conte di Carpineto: e qualcuno le avrà dato questo indirizzo.

CONTE - (furibondo) Come, ti servi del mio nome nelle tue avventure galanti?

AMEDEO – Ma ancora non capisci che è stata colpa tua?

RICCARDO - Ha ragione Amedeo!

AMEDEO - Grazie! D’altronde, perché essa non potrebbe venire qui, dal momento che io debbo sposarla?

RICCARDO - Eh?

CONTE- L’hai messa incinta?

RICCARDO- Conte! Ora stai passando il limite!

CONTE-E allora?

AMEDEO – Le feci una promessa…mi disse che era Marchesa e vedova…e mi mossi a compassione…

RICCARDO – Vedova? Ma chi? Michelle Escargò? Ah, ah!

AMEDEO – Certo… ed io sono…

CONTE – Un perfetto imbecille!

AMEDEO - Imbecille? E voi perché ridete?

CONTE – Ride perché la tua vedova non è mai stata maritata… la tua marchesa non è altro che una donna…diciamo…allegra, ecco!

AMEDEO- Conte, misura le parole!

CONTE-Avresti preferito baldracca?

AMEDEO-ARNULFO!

CONTE-Non mi credi? Chiedilo a Riccardo, che la conosce proprio come la conosci tu!

AMEDEO - (a Riccardo) E’ vero?

RICCARDO – Eh sì, mio caro Amedeo! Regalai io stesso a Michelle la villa di Bombardone!

CONTE - Di cui essa prese il nome!

AMEDEO - Come? Non è dunque la Marchesa di Bombardone?

CONTE - Sì, esattamente come tu sei il Conte di Carpineto!

AMEDEO - Ma allora… mi ha truffato?

RICCARDO – Truffato? E perché? In fondo mi pare che tu abbia avuto quello che cercavi…

CONTE - (esasperato) Però una cosa mi fa arrabbiare: che ti sei servito del mio nome, e ora tutti credono che il Conte di Carpineto sposerà una sguardrina!

AMEDEO – E’ la sola donna che mi abbia amato…

CONTE – Non ti è bastato farmi eleggere deputato socialista…dovevi anche infangare il mio nome con questa squallida storia…e meno male che sei mio amico! Se non lo eri che facevi, mi tagliavi un braccio?

AMEDEO – Che sfortuna…

CONTE – E allora io?

RICCARDO - Non lo rimproverare troppo…ricordati che in fondo la colpa di tutto questo è tua e di quella Salomè…che non deve essere tanto diversa da Michela….

AMEDEO - Riparerò!

CONTE - Riparare? E come? Ormai è troppo tardi!

AMEDEO - Vado… Confesserò tutto! Stai tranquillo! (Esce dal fondo)

CONTE - (a Riccardo) E tu non vorrai farti trovare qua?  Esci per il giardino e va’ a trovare Renata in fondo al parco… Ritor­nerete quando la carrozza sarà partita!

RICCARDO - Grazie! Scappo. (Esce dalla sinistra in­dietro)

CONTE - Ah! Finalmente!

SCENA X

CONTE, LA MARCHESA e ELENA

LA MARCHESA – E così ci avete presi tutti in giro!

CONTE - Io?

ELENA - Non siete andato a Bombardone?

CONTE - Eh?

LA MARCHESA - Non negate… non aggiungete bugie alle bugie!

CONTE – E va bene! Non sono andato a Bombardone… vi andò Amedeo a nome mio. Non ha fatto altro che seguire le mie istruzioni.

ELENA - Ma perché?

CONTE – Perché? Ma come perché! Perché qui non si vive più! Monasteri, chiese, Te Deum, messe cantate e recitate…insomma, se volevo fare il frate andavo in convento! E allora decisi di cambiare aria, e andare a respirare un po’ di vita in città.

ELENA – Allora non siete stato eletto?

CONTE – No. E’ stato eletto Amedeo, seppur col mio nome.

ELENA - Ma le lettere che io ricevevo?

CONTE - Ve le mandava Amedeo.

ELENA - I giornali?

CONTE - Amedeo!

ELENA - E la fotografia? E la signorina Michela?

CONTE - Amedeo! Sempre Amedeo! Tutto Amedeo! Solo Amedeo!

ELENA - Ma voi? Voi?

CONTE - Io andai in città, e in quindici giorni mi sono divertito come non facevo da anni…

LA MARCHESA – Volete dunque insinuare che tutto questo è avvenuto per colpa mia?

CONTE – MA CERTO! NON L’AVETE ANCORA CAPITO? VOLETE CHE VE LO METTA PER ISCRITTO?

LA MARCHESA – NON ALZATE LA VOCE CON ME!

CONTE – L’ALZO QUANTO MI PARE E PIACE! QUESTA E’ CASA MIA, E FACCIO QUELLO CHE VOGLIO! E SE NON VI VA BENE IL MIO COMPORTAMENTO, QUELLA E’ LA PORTA!!!!!

LA MARCHESA - Eh, mio Dio! Non andate in collera!

CONTE- CI SONO GIA’ ANDATO, IN COLLERA! E’ UNA VITA CHE MI CONTROLLO, MA ORA BASTA! E NON AZZARDATEVI MAI PIU’ A PENSARE A ME, A IMPICCIARVI DEI FATTI MIEI…Perché altrimenti faccio un omicidio…un femminicidio…un suoceramicidio…

LA MARCHESA-Forse è meglio che vi lasci soli…

CONTE-Brava. farò disporre che siate trasferita nell’ala nord della villa. E cercate di farvi vedere meno possibile. E fate ritornare la sala d’armi una sala d’armi. Avete capito?

LA MARCHESA- Sì, sì…me ne vado… (Esce in fretta)

CONTE – Finalmente! E noi,  cara Elena, noi riprenderemo, se lo vuoi, le nostre buone abitudini di una vol­ta: rideremo, canteremo, balleremo, come nei primi giorni del nostro matrimonio. Siamo giovani; profittiamone!

ELENA - Oh! Arnulfo come ti amo!

CONTE- Anch’io ti amo, Elena…

SCENA ULTIMA

CONTE, ELENA, AMEDEO, RENATA, RICCARDO

(Entra Amedeo)

AMEDEO -Tutto sistemato!

CONTE - Le hai detto chi sei?

AMEDEO – Sì.

CONTE – E lei?

AMEDEO – E’ ripartita con il Barone!

CONTE – Col Barone? Bon pro gli faccia e che le corna gli possano crescere copiose!

(Riccardo e Renata entrano dal fondo, tenendosi per mano)

ELENA - Arnulfo, guarda che bella coppia!

RENATA – Mi ha chiesto di sposarlo!

CONTE – Come! Senza consultarmi?

RICCARDO – Perché, ti vorresti opporre?

CONTE – Ma neanche per sogno! Pensa che fortuna: d’ora in poi quel vecchio macinino arrugginito di nostra suocera ce lo divideremo da buoni cognati! (Tutti ridono; sipario)

SIPARIO

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