LUMIE DI SICILIA
di Luigi Pirandello
Personaggi:
Micuccio Bonavino, sonatore di banda
Marta Marnis, madre di Sina
Sina Marnis, cantante
Ferdinando, cameriere
Dorina, cameriera
Invitati
Altri camerieri
Scena:
In una citt dellItalia settentrionale. Oggi. La scena rappresenta una camera di passaggio, con scarsa mobilia: un tavolino, alcune sedie. Langolo a sinistra (dellattore) nascosto da una cortina. Usci laterali, a destra e a sinistra. Infondo, luscio comune, a vetri, aperto, d in una stanza al bujo, attraverso la quale si scorge una bussola che immette in un salone splendidamente illuminato. Sintravede in questo salone, attraverso i vetri della bussola, una sontuosa mensa apparecchiata.
ATTO UNICO
notte. La camera, al bujo. Qualcuno ronfa dietro la cortina. Poco dopo levata la tela, Ferdinando entra per luscio a destra con un lume in mano. E in maniche di camicia ma non ha che da indossare la marsina per essere pronto a servire in tavola. Lo segue Micuccio Bonavino; campagnuolo allaspetto, col bavero del pastrano ruvido rialzato fin su gli orecchi, stivaloni fino al ginocchio, un sudicio sacchetto in una mano, nellaltra una vecchia valigetta e lastuccio duno strumento musicale, che egli quasi non pu pi reggere, dalfreddo e dalla stanchezza. Appena la camera si rischiara, cessa il ronfo dietro la cortina, donde Dorina domanda:
Dorina: Chi ?
Ferdinando (posando il lume sul tavolino): Ehi! Dorina, s! Vedi che c qui il signor Bonvicino.
Micuccio (scotendo la testa per far saltare dalla punta del naso una gocciolina, corregge): Bonavino, veramente.
Ferdinando: Bonavino, Bonavino.
Dorina (dalla cortina, in uno sbadiglio): E chi ?
Ferdinando: Parente della signora. (A Micuccio:) Come sarebbe di lei la signora, scusi? cugina forse?
Micuccio (imbarazzato, esitante): Ecco, veramente no: non c parentela Sono... sono Micuccio Bonavino; lei lo sa.
Dorina (incuriosita, sebbene ancor mezzo assonnata, uscendo fuori della cor tina): Parente della signora?
Ferdinando (Stizzito): Ma che! No. Lasciami sentire: (A Micuccio:) Compaesano? Perch mi avete allora domandato se cera zia Marta? (A Dorina: Capisci? Ho creduto parente, nipote. - Io non posso ricevervi, caro mio.
Micuccio: Non potete ricevermi? Se vengo apposta dal paese!
Ferdinando: Apposta, perch?
Micuccio: Per trovarla!
Ferdinando: Ma non si viene a trovare a questora. Non c!
Micuccio: Se il treno arriva adesso, che posso farci io? Potevo dire al treno cammina pi presto? (Congiunge le mani ed esclama sorridendo, come pe persuadere a una certa indulgenza:) Treno ! Arriva quando deve arrivare. - Sono in viaggio da due giorni...
Dorina (squadrandolo): E vi si vede, oh!
Micuccio: S, eh? molto? Come sono?
Dorina: Brutto, caro. Non voffendete.
Ferdinando: Io non posso ricevervi. Ritornate domattina e la troverete. Adesso la signora a teatro.
Micuccio: Ma che tornare! Dove volete che vada io adesso, di notte forestiere? Se non c, laspetto. Oh bella! Non posso aspettarla qua?
Ferdinando: Vi dico che, senza permesso...
Micuccio: Ma che permesso! Voi non mi conoscete...
Ferdinando: Appunto perch non vi conosco. Non voglio mica prendermi una sgridata per voi!
Micuccio (sorridendo con aria di sufficienza gli fa cenno di no, col dito): State tranquillo.
Dorina (a Ferdinando): Ma s, avr proprio testa da badare a lui, questa sera, la signora! (A Micuccio:) Vedete, caro? (Gli indica il salone in fondo, illuminato.) Ci sar una gran festa!
Micuccio: Ah s? Che festa?
Dorina: La serata... (sbadiglia) donore.
Ferdinando: E finiremo, se Dio vuole, allalba!
Micuccio: Va bene, tanto meglio! Sono sicuro che appena Teresina mi vede...
Ferdinando (a Dorina): Capisci? La chiama cos lui, Teresina, senzaltro. Mi ha domandato se stava qui Teresina la cantante.
Micuccio: E che ? Non cantante? Se si chiama cos... Volete insegnarmelo a me, lei?
Dorina: Ma dunque la conoscete proprio bene?
Micuccio: Bene? Cresciuti insieme, da piccoli, io e lei!
Ferdinando: Che facciamo?
Dorina: E lascialo aspettare!
Micuccio (risentito): Ma sicuro che aspetto... Che vuol dire? Mica sono venuto per...
Ferdinando: Sedete pur l. Io me ne lavo le mani. Devo apparecchiare. (Savvia al salone infondo.)
Micuccio: bella, questa! Come se io fossi... Forse perch mi vede cos, per tutto il fumo e il vento della ferrovia... Se lo dicessi a Teresina, quando ritorna dal teatro... (Ha come un dubbio, e si guarda intorno.) Questa casa, scusate, di chi ?
Dorina (osservandolo e pigliandoselo a godere): Nostra, finch ci stiamo.
Micuccio: E dunque! (Allunga di nuovo lo sguardo fino al salone:) E grande la casa?
Dorina: Cos Cos.
Micuccio: Quello un salone.
Dorina: Per il ricevimento. Questa notte ci si cena.
Micuccio: Ah! E che tavolata! che luminaria!
Dorina: Bello, eh?
Micuccio (si stropiccia le mani, contentone): Dunque vero!
Dorina: Che cosa?
Micuccio: Eh... si vede... stanno bene...
Dorina: Ma sapete chi Sina Marnis?
Micuccio: Sina? Ah gi! ora si chiama cos. Me lha scritto zia Marta. - Teresina... sicuro... Teresina: Sina...
Dorina: Ma aspettate... ora che ci penso... voi... (Chiama Ferdinando dal salone:) Ps! Vieni, Ferdinando... Sai chi ? Quello a cui scrive sempre, lei, la madre...
Micuccio: Sa scrivere appena, poverina...
Dorina: S, S, Bonavino. Ma... Domenico! Voi vi chiamate Domenico?
Micuccio: Domenico o Micuccio, la stessa cosa. Noi diciamo Micuccio.
Dorina: Che siete stato malato, vero? ultimamente...
Micuccio: Terribile, s. Per morire. Morto! Con le candele accese.
Dorina: Che la signora Marta vi mand un vaglia? Eh, mi ricordo... Siamo andate insieme alla Posta.
Micuccio: Un vaglia, s. E sono anche venuto per questo. Lho qua, il denaro.
Dorina: Glielo riportate?
Micuccio (si turba): Denari, niente! Denari, non se ne deve neanche parlare! Ma, dico, staranno ancora molto a venire?
Dorina (guarda lorologio): Eh, ci vorr ancora... Questa sera poi, figuriamoci!
Ferdinando (ripassando, dal salone alluscio laterale a sinistra, con stoviglie, gridando): Bene! Bravo! Bis! bis! bis!
Micuccio (sorridendo): Gran voce, eh?
Ferdinando (riavviandosi): Eh s... anche la voce...
Micuccio (si stropiccia di nuovo le mani): Me ne posso vantare! Opera mia!
Dorina: La voce?
Micuccio: Glielho scoperta io!
Dorina: Ah s? (A Ferdinando:) Senti, Ferdinando? Glielha scoperta lui - la voce.
Micuccio: Sono musicante, io.
Ferdinando: Ah! musicante? Bravo! E che sonate? La tromba?
Micuccio (nega col dito, seriamente; poi dice): No. Che tromba! Lottavino. Sono della banda, io. La banda comunale del mio paese.
Dorina: Che si chiama... aspettate: me lo ricordo...
Micuccio: Palma Montechiaro, come volete che si chiami?
Dorina: Ah gi, Palma - s.
Ferdinando: E dunque la voce glielavete scoperta voi?
Dorina: Su, su, diteci come avete fatto, figliuolo! Sta a sentire, Ferdinando.
Micuccio (alzando le spalle): Come ho fatto! Cantava...
Dorina: E voi subito, musicante... eh?
Micuccio: No! subito, no; anzi...
Ferdinando: Vi c voluto del tempo?
Micuccio: Lei cantava sempre... anche per dispetto...
Dorina: Ah s?
Ferdinando: Perch, per dispetto?
Micuccio: Per non pensare a tante cose...
Ferdinando: Che cose?
Micuccio: Dispiaceri, contrariet, poveretta; eh s, allora! Le era morto il padre. Io, s, le ajutavo, lei e la madre, zia Marta. Mia madre per non voleva... e... insomma...
Dorina: Le volevate bene, dunque?
Micuccio: Io? a Teresina? Mi fate ridere! Mia madre pretendeva che la abbandonassi perch lei, poverina, non aveva nulla, orfana di padre... mentre io, bene o male, il posticino ce lavevo, nella banda...
Ferdinando: Ma... niente niente, allora, fidanzati?
Micuccio: Non volevano i miei parenti, allora! E apposta cantava per dispetto Teresina...
Dorina: Ah! guarda, guarda... E allora voi?
Micuccio: Il cielo! Proprio posso dirlo: ispirazione del cielo! Nessuno ci aveva mai badato; neanche io. Tutta un tratto... una mattina...
Ferdinando: Quando si dice la fortuna!
Micuccio: Non me lo scordo pi! Era una mattina daprile. Lei cantava alla finestra, sui tetti... Stava in soffitta, allora!
Ferdinando: Capisci?
Dorina: E zitto!
Micuccio: Che male c? Di questerba si fa il fascio...
Dorina: Ma si sa! Dunque? Cantava?
Micuccio: Centomila volte lavevo sentita, cantata da lei, quellarietta nostra paesana...
Dorina: Arietta?
Micuccio: S: una musica! Non ci avevo mai fatto caso. Ma quella mattina... Un angelo, ecco, un angelo mi parve che cantasse! Zitto zitto, senza prevenire n lei n la madre, verso sera condussi su nella soffitta il maestro della banda, che mio amico... - Uh, amicone, per questo: Saro Malaviti... tanto buono, poveretto... - La sente... - lui bravo, un maestro bravo... che l a Palma lo conoscono tutti... - dice: Ma questa una voce di Dio!. Figuratevi che allegrezza! Presi a nolo un pianoforte, che per arrivare lass, in soffitta... basta! Comprai le carte da musica, e subito il maestro cominci a darle lezione... ma cos... contentandosi di qualche regaluccio che potevo fargli di tanto in tanto... Che ero io? Quel che sono adesso: un poveraccio... Il pianoforte costava, le carte costavano ... e poi Teresina doveva nutrirsi bene...
Ferdinando: Eh, si sa!
Dorina: Per aver forza di cantare ...
Micuccio: Carne, ogni giorno! Me ne posso vantare!
Ferdinando: Perbacco!
Dorina: E cos?
Micuccio: Comincia a imparare. E si vide fin dallora ... Stava lass, in cielo si pu dire... e si sentiva per tutto il paese, la gran voce ... La gente... cos, sotto, nella strada, a sentire... Ardeva... ardeva proprio... E quando finiva di cantare, mafferrava per le braccia... cos (afferra Ferdinando) e mi scrollava... pareva una matta... Perch lei gi lo sapeva; vedeva che cosa sarebbe diventata... Il maestro poi ce lo diceva. E lei non sapeva come dimostrarmi la sua gratitudine. Zia Marta, invece, poveretta...
Dorina: Non voleva?
Micuccio: Non che non volesse; non ci credeva, ecco. Ne aveva viste tante, povera vecchia, in vita sua, che non avrebbe voluto neppure che a Teresina passasse per il capo di sollevarsi dallo stato, a cui essa da tanto tempo sera rassegnata. Aveva paura, ecco. E poi sapeva quel che costava a me... e che i miei parenti... Ma io la ruppi con tutti, con mio padre, con mia madre, quando venne a Palma un certo maestro di fuori... che teneva concerti... uno... adesso non ricordo pi come si chiama, ma nominato assai... basta! Quando questo maestro sent Teresina e disse che sarebbe stato un peccato, un vero peccato non farle proseguire gli studii in una citt, in un gran Conservatorio... io presi fuoco: la ruppi con tutti; vendetti il podere che maveva lasciato, morendo, un mio zio sacerdote, e mandai Teresina a Napoli, al Conservatorio.
Ferdinando: Voi?
Micuccio: Io, io.
Dorina (a Ferdinando): A sue spese, capisci?
Micuccio: Quattranni la mantenni agli studii. Quattro. - Non lho pi riveduta, da allora.
Dorina: Mai?
Micuccio: Mai. Perch... perch poi si mise a cantare nei teatri, capite? di qua, di l... Preso il volo, da Napoli a Roma, da Roma a Milano ... poi in Ispagna... poi in Russia... poi qua di nuovo...
Ferdinando: Furori!
Micuccio: Eh, lo so! Ce li ho tutti l, nella valigia, i giornali ... E qui poi ci ho anche le lettere... (cava dalla tasca in petto della giacca un mazzetto di lettere) sue e della madre... Ecco qua: queste sono parole sue, quando mi mand il denaro, che stavo per morire: Caro Micuccio, non ho tempo di scriverti. Ti confermo quanto ti dice la mamma. Curati, rimettiti presto e voglimi bene
Teresina.
Ferdinando: E... vi mand assai?
Dorina: Mille lire, no?
Micuccio: Mille, gi.
Ferdinando: E il vostro podere, scusate, quello che vendeste, quanto valeva?
Micuccio: Ma che poteva valere? Poco... Un pezzettino di terra...
Ferdinando (ammiccando a Dorina): Ah...
Micuccio: Ma lho qua, io, il danaro. Non voglio niente, io. Quel poco che ho fatto, lho fatto per lei. Eravamo rimasti daccordo daspettare due, tre anni, perch lei si facesse strada... Zia Marta me lha sempre ripetuto nelle sue lettere. Dico la verit, ecco: questo danaro non me laspettavo. Ma se Teresina me lha mandato, segno che ne ha davanzo, perch la strada se l fatta...
Ferdinando: Eh, altro! E che strada, caro voi!
Micuccio: E dunque tempo -
Dorina: - di sposare?
Micuccio: Io sono qua.
Ferdinando: Siete venuto per sposare Sina Marnis?
Dorina: Sta zitto! Se c la promessa! Non capisci niente. Sicuro! Per sposare...
Micuccio: Io non dico niente: dico: Sono qua. Ho piantato tutto e tutti, l a paese: la famiglia, la banda, ogni cosa. Ho litigato coi miei parenti per via di queste mille lire che arrivarono senza chio lo sapessi, quandero pi morto che vivo. Ho dovuto strapparle di mano a mia madre, che se le voleva tenere, Ah, nossignori, denari, niente! Micuccio Bonavino, denari, niente! Dovunque, sia, anche in capo al mondo, io, per me, non posso perire. Larte, ce lho. Ci ho l lottavino, e...
Dorina: Ah s? Avete portato con voi lottavino?
Micuccio: E come no! Facciamo una cosa sola, io e lui!
Ferdinando: Lei canta, e lui suona. Capisci?
Micuccio: Non potrei sonare in orchestra, forse?
Ferdinando: Ma sicuro! Perch no?
Dorina: E... sonerete bene, mimmagino!
Micuccio: Cos cos... Suono da dieci anni...
Ferdinando: Se ci faceste sentire qualche cosa? (Va a prendere lastucci dello strumento.)
Dorina: S, s! bravo! bravo! Fateci sentire qualche cosa!
Micuccio: Ma no! Che volete sentire? a questora?
Dorina: Qualche cosina, via! Siate buono!
Ferdinando: Un pezzettino...
Micuccio: Ma no! Ma che!
Ferdinando: Non vi fate pregare! (Apre lastuccio; ne cava lo strumento Ecco qua!
Dorina: Su, via! Per sentire. .
Micuccio: Ma non possibile... cos... io solo...
Dorina: Non importa! Su! Provatevi!
Ferdinando: Altrimenti, oh, suono io!
Micuccio: Per me, se volete... Vi suono larietta che cantava Teresina, in soffitta, quel giorno?
Ferdinando e Dorina: S! S! Bravo! quella!
Micuccio siede e si mette a sonare con grande seriet. Ferdinando e Dorin fanno sforzi per non ridere. Sopravvengono ad ascoltare laltro cameriere in marsina, il cuoco, il guattero, a cui i due primi fan cenni di star serii e zitti, sentire. La sonata di Micuccio interrotta a un tratto da un forte squillo del campanello.
Ferdinando: Oh! Ecco la signora!
Dorina (allaltro cameriere): Su, su; andate voi ad aprire! (Al cuoco e alguattero:) E voi, subito, sbrigatevi! Ha detto che vuole andare a tavola appena rientra. (Via laltro cameriere e il cuoco e il guattero.)
Ferdinando: La mia marsina... Dove lho messa?
Dorina: Di l!
Indica dietro la tenda, e savvia di corsa. Micuccio si alza, con lo strumento in mano, smarrito. Ferdinando va a prendere la marsina, se la reca in dosso, di furia; poi, vedendo che Micuccio sta per andare anche lui dietro a Dorina, lo arresta sgarbatamente.
Ferdinando: Voi rimanete qua! Devo prima avvertire la signora.
Ferdinando, via. Micuccio resta avvilito, confuso, oppresso da un angoscioso presentimento.
La voce della zia Marta (dallinterno): Di l, Dorina! In sala! in sala!
Ferdinando, Dorina, laltro cameriere, rientrano dalluscio a destra e attraversano la scena, diretti al salone in fondo, reggendo magnifiche ceste di fiori, corone, ecc. Micuccio sporge il capo a guardare nel salone, e vi intravede tanti signori in marsina che parlano tra loro confusamente. Dorina rientra in gran fretta in iscena, diretta alluscio a destra.
Micuccio (toccandole il braccio): Chi sono?
Dorina (senzafermarsi): Gli invitati!
Via. Micuccio guarda di nuovo. La vista gli si annebbia. tanto lo stupore, tanta la commozione, che non saccorge egli stesso che gli occhi gli si sono riempiti di lagrime. Li chiude, e si restringe in s, quasi per resistere allansiet e allo strazio che gli cagiona una squillante risata: Sina Marnis ride cos, di l. Dorina rientra con altre due ceste di fiori.
Dorina (senza fermarsi, diretta al salone): O che piangete?
Micuccio: Io? No... Tutta quella gente...
Entra dalluscio a destra zia Marta col cappello in capo, oppressa, povera vecchia, da una ricca, splendida mantiglia di velluto. Appena vede Micuccio d un grido subito represso.
Marta: Come! Micuccio... tu qua?
Micuccio (scoprendo il volto e restando, quasi impaurito, a contemplarla): Zia Marta... Oh Dio... voi, cos?
Marta: Che... che mi vedi?
Micuccio: Col cappello? voi?
Marta: Ah, gi... (Tentenna il capo e alza una mano. Poi, sconvolta:) Ma come mai? Senza avvertire! Che stato?
Micuccio: Sono... sono venuto...
Marta: Giusto questa sera! Oh Dio, Dio... Aspetta... Come si fa? Come si fa? Vedi quanta gente, figliuolo mio? la festa di Teresina...
Micuccio: Lo so.
Marta: La sua serata, capisci? Aspetta - aspetta un po qua...
Micuccio: Se voi... se voi credete che me ne debba andare...
Marta: No: aspetta un po, ti dico. (Savvia per il salone.)
Micuccio: Io per non saprei... in questo paese...
Zia Marta si volta, gli fa cenno con la mano guantata dattendere, ed entra nel salone, ove si fa a un tratto un gran silenzio. Si odono chiare, distinte, queste parole di Sina Marnis: Un momento, signori!. Di nuovo Micuccio si nasconde la faccia tra le mani. Ma Sina non viene. Torna invece poco dopo zia Marta, senza cappello, senza guanti, senza mantiglia, meno imbarazzata.
Marta: Eccomi qua... eccomi qua...
Micuccio: E... e Teresina?
Marta: Lho avvisata ... glielho detto... Ora, appena... appena pu, un momentino... si far vedere ... Noi, intanto, ce ne staremo un po qua, eh? ... sei contento?
Micuccio: Per me...
Marta: Io star con te.
Micuccio: Ma no... se... se volete... se dovete andare di l anche voi ...
Marta:. No no... Adesso di l si cena, capisci? Ammiratori... limpresario... La carriera, capisci? Ce ne staremo qua noi due. Dorina ci apparecchier subito subito questo tavolino... e... e ceneremo insieme, io e tu, qui, eh? Che ne dici? Noi due soli. Ci ricorderemo de bei tempi... (Rientra Dorina dalluscio a sinistra, con una tovaglia e loccorrente per apparecchiare.) Su, su, Dorina... Qua, lesta... Per me e per questo mio caro figliuolo. Caro il mio Micuccio! Non mi par vero di trovarmi con te.
Dorina: Ecco. Intanto, seggano.
Marta (sedendo): S s... Qua, cos appartati... noi due soli... L, capirai... tanti signori... Lei, poverina, non pu farne a meno... La carriera ... come si fa? Li hai veduti i giornali? Cose grandi, figlio mio! Cose grandi ... E io, sai? sono come sopra mare... Non mi par vero che me ne possa star sola con te, qua, stasera. (Si stropiccia le mani e sorride, guardandolo con occhi inteneriti.)
Micuccio (cupo, con voce angosciata): E... verr, vi ha detto? Dico... dico per... per vederla, almeno...
Marta: Ma certo che verr! Appena avr un momentino di largo, non te lho detto? Ma anche per lei, figurati che piacere sarebbe starsene qua con noi... con te, dopo tanto tempo... Quanti anni sono? Tanti, tanti... Ah, figlio mio, mi pare jeri e mi pare uneternit... Quante e quante cose ho visto... cose che... che non mi pajono vere. Non lavrei creduto, se qualcuno me lavesse detto, quando stavamo l, a Palma, che tu venivi su in soffitta... coi nidi delle rondinelle nella travatura del tetto, ti ricordi? che ci svolavano per casa... in faccia tante volte... e i miei bei vasi di basilico alla finestra... E donna Annuzza, donna Annuzza? la vicinella nostra? che ne ?
Micuccio: Eh... (Fa con due dita il segno della benedizione, per significare: Morta!)
Marta: Morta? Eh, me limmaginavo... Vecchierella fin dallora... pi di me... Povera donnAnnuzza... col suo spicchietto daglio... ti ricordi? veniva con questa scusa... uno spicchietto daglio in prstito, giusto quando stavamo a mandar gi un boccone... e... Poveretta! E chi sa quanti altri morti, eh? a Palma... Ma! almeno, morti, riposano l, nel nostro camposanto, coi loro parenti... Mentre io... chi sa dove lascer io queste mie ossa... Basta... su, su... non ci pensiamo! (Viene Dorina col primo servito e saccosta a Micuccio, perch si serva.) Oh, brava Dorina... (Micuccio guarda Dorina, poi zia Marta, confuso, impacciato; alza le mani per servirsi, vede che sono sudice dal viaggio e le riabbassa pi che mai confuso.) Qua, qua, Dorina! Faccio io... Lo servo io... (Eseguisce.) Cos... va bene, eh?
Micuccio: S, s... grazie...
Marta (che si servita): Ecco qua...
Micuccio (strizzando un occhio e facendo con una mano un gesto espressivo su la guancia): Uhm... Roba... roba buona...
Marta: La serata donore, capisci? Su, mangiamo! Ma prima... (Si fa il segno della croce.) Qua posso farmela, davanti a te ... (Micuccio si fa anche lui il segno della croce.) Bravo figliuolo! Anche tu ... Bravo il mio Micuccio, sempre lo stesso, poverino! Credi che... quando mi tocca di mangiare l... senza potermi fare la croce... mi pare che, quel che mangio, non mi possa andar gi... Mangia, mangia!
Micuccio: Ah, ho una fame, io! Non... non mangio da due giorni, sapete!
Marta: Come! Non hai mangiato in viaggio?
Micuccio: Mero portato da mangiare... Ce lho l, nella valigia. Ma...
Marta: Ma?
Micuccio: Ve lo debbo dire? Mi... mi sono vergognato, zia Marta. Mi... mi pareva poco, e che tutti me lo dovessero guardare...
Marta: Oh, che sciocco! E sei rimasto digiuno? Su, su ... mangia, povero Micuccio mio... Sicuro che devi aver fame! Due giorni ... E bevi... su, bevi... (Gli versa da bere.)
Micuccio: Grazie... Ora bevo...
Di tratto in tratto, ogni qual volta i camerieri, entrando nella sala in fondo coi serviti o uscendone, schiudono la bussola, viene di l come unondata di parole confuse e scoppii di risa. Micuccio alza il capo dal piatto, turbato, e guarda gli occhi dolenti e affettuosi di zia Marta quasi per leggervi una spiegazione.
Ridono...
Marta: Gi... Bevi, bevi... Ah, il buon vino nostro, Micuccio! Quanto lo desidero, sapessi! quello di Michel che stava sotto di noi... Che ne , di Michel? che ne ?
Micuccio: Michel? Sta bene, sta bene...
Marta: E sua figlia Luzza?
Micuccio: Ha sposato... Ha gi due figliuoli...
Marta: S? davvero? Veniva su a trovarci, ti ricordi? sempre allegra! Oh la Luzza... guarda... guarda... ha sposato... Chi ha sposato?
Micuccio: Tot Licasi, quello del dazio, sapete?
Marta: Ah s? Buono... E donna Mariangela, dunque, nonna? gi nonna? Beata lei! Due figliuoli, hai detto?
Micuccio: Due, gi ... (Si turba, a unaltra ondata di rumori dal salone.)
Marta: Non bevi?
Micuccio: S... ora ...
Marta: Non ci badare! Si sa, ridono: sono in tanti! Caro mio, la vita, che vuoi? la carriera. C limpresario... (Dorina si ripresenta con un nuovo servito.) Ecco, Dorina... Qua, Micuccio, il piatto... Anche questo ti piacer. (Facendogli la porzione): Dimmi tu...
Micuccio: Fate voi, fate voi!
Marta (facendogli la porzione): Ecco, cos. (Si serve anche lei. Dorina, via.)
Micuccio: Come avete imparato bene voi! Mi fate restare proprio a bocca aperta!
Marta: Per forza, figlio mio!
Micuccio: Quando vho vista con quella mantiglia di velluto... col cappello in capo...
Marta: Per forza! Non mi ci far pensare!
Micuccio: Lo so... eh! dovete fare la vostra comparsa! Ma se vi vedessero, se vi vedessero vestita cos a Palma, zia Marta!
Marta (nascondendosi la faccia con le mani): Oh Dio mio, non mi ci far pensare, ti dico! Ci credi che... se ci penso... mi prende una vergogna! Mi guardo; dico: Io, cos? e mi pare che sia per finta... Ma come si fa? Per forza!
Micuccio: Ma, dunque... dunque, dico, proprio ... gi arrivata? Si vede! Grandezze! - La ... la pagano bene, eh?
Marta: Ah, s ... bene...
Micuccio: Quanto per sera?
Marta: Secondo. Secondo le... le stagioni... i ... teatri, capisci? Ma, sai figlio mio? costa, eh, costa, costa pur tanto questa vita... Non c denari che bastino! Tanto, tanto costa, se sapessi! Se... se ne vanno come vengono... abiti, gioje... spese dogni genere... (Sinterrompe a un forte strepito di voci nel salone in fondo.)
Voci: Dove? dove? Lo vogliamo sapere! Dove?
Voce di Sina: Un momento! Vi dico un inomento!
Marta: Eccola! lei... Viene.
Sina tutta frusciante di seta, parata splendidamente di gemme, nudo il seno, nude le spalle, le braccia, si presenta frettolosa e pare che la cameretta dun tratto sillumini violentemente.
Micuccio (che aveva steso la mano al bicchiere, resta col volto in fiamme, gli occhi sbarrati, la bocca aperta, abbarbagliato e istupidito, a mirare, come innanzi a unapparizione di sogno; balbetta:) Teresina...
Sina: Micuccio? Dove sei? Ah, eccolo qua... Come va? come va? Stai bene, ora? Bravo, bravo... Sei stato malato, eh? Senti? ci rivedremo tra poco... Tanto, qua hai con te la mamma... Siamo intesi, eh? Tra poco... (Scappa via di nuovo. Micuccio rimane trasecolato, mentre nel salone scoppiano altre grida alla ricomparsa di Sina.)
Marta (dopo una lunga pausa, domanda timorosa, per rompere lattonimento in cui egli caduto): Non mangi pi? (Micuccio la guarda sbalordito, senza comprendere.) Mangia... (Glindica il piatto.)
Micuccio (si porta due dita al colletto affumicato e spiegazzato e se lo tira, provandosi a trarre un lungo sospiro): Mangiare?
Agita pi volte le dita presso il mento, come se salutasse, per significare: non mi va pi, non posso. Sta ancora un pezzo silenzioso, avvilito, assorto nella visione or ora avuta, poi mormora
Come s fatta... Non... non mi parsa vera... Tutta... tutta... cos...
Accenna, senza sdegno ma con stupore, alla nudit di Sina.
Un sogno... La voce... gli occhi... Non ... non pi lei... Teresina...
Accorgendosi che zia Marta scuote mestamente il capo e che ha sospeso anche lei di mangiare, come aspettando:
Che!... Neanche... neanche a pensarci pi... Tutto finito... chi sa da quanto!... E io, sciocco ... io, stupido... Me lo avevano detto al paese ... e io... mi sono rotte le ossa a ... a venire... Trentasei ore di ferrovia... per ... per fare... Per questo, il cameriere e quella l... Dorina... che risate! Io, con ...
Accosta pi volte tra loro glindici delle due mani e sorride malinconicamente, scotendo il capo.
Ma me lo potevo figurare? Ero venuto per... perch lei, Teresina, me... me lo aveva promesso... Ma forse... eh s!... come avrebbe potuto lei stessa allora supporre che un giorno sarebbe divenuta cos? Mentre io... l ... sono rimasto... col mio ottavino ... nella piazza del paese... lei... lei tanta via ... Ma che! Neanche a pensarci pi ... (Si volta, brusco, a guardare zia Marta.) Se ho fatto qualche cosa per lei, nessuno qua ora, zia Marta, deve sospettare che io, con questa mia venuta, voglia accampare...
Si turba sempre pi, si leva in piedi.
Anzi, aspettate!
Si caccia una mano nella tasca in petto della giacca e ne trae il portafogli.
Ero venuto anche per questo: per restituirvi questo denaro che mi avete mandato. Vuol essere pagamento? restituzione? Che centrava! Vedo che Teresina divenuta una... una regina! Vedo che... niente! neanche a pensarci pi! Ma questo denaro, no! non mi meritavo questo da lei... Che centra! finita, e non se ne parla pi ... : ma denari, niente! denari, a me, niente! Mi dispiace solo che non sono tutti ...
Marta (tremante, afflitta, con le lagrime agli occhi): Che dici, che dici, figliuolo mio?
Micuccio (facendole segno di star zitta): Non li ho spesi io: li hanno spesi i miei parenti, durante la malattia, senza chio lo sapessi. Ma vanno per quei pochi quattrinucci che spesi io allora per lei... vi ricordate? Non niente... Non ci pensiamo pi. Qua c il resto. E io me ne vado.
Marta: Ma come! Cos subito? Aspetta almeno che lo dica a Teresina. Non hai sentito che voleva rivederti? Vado ad avvertirla...
Micuccio (trattenendola a sedere): No, inutile. Sentite!
Giunge dal salone il suono del pianoforte e un coro salace e sguajato doperetta intonato, tra le risa, da tutti i commensali.
Lasciatela star l... L sta bene, al suo posto... Io, poveretto... Lho veduta; m bastato... O piuttosto... andate pure voi di l... Sentite come si ride? Io non voglio, non voglio che si rida di me... Me ne vado...
Marta (interpretando nel peggior senso quella risoluzione improvvisa di Micuccio, cio come un atto di sdegno, un moto di gelosia, dice tra le lagrime): Ma io... io non posso pi farle la guardia, figliuolo mio...
Micuccio (leggendole a un tratto negli occhi il sospetto chegli non ha ancora avuto, le grida, rabbujandosi in volto): Perch?
Marta (si smarrisce, si nasconde la faccia tra le mani, ma non riesce a frenar limpeto delle lagrime irrompenti: e dice soffocata dai singhiozzi): S, s, vattene, figlio mio, vattene... Non pi per te, hai ragione... Se mi aveste dato ascolto...
Micuccio (prorompendo, chino su lei, e strappandole a forza una mano dal volto): Dunque... Ah, lei dunque, lei... lei non pi degna di me? (Il coro e il suono del pianoforte sguitano nel salone.)
Marta (accenna, angosciata, piangente, di s, di s col capo, poi alza le mani giunte in preghiera, con atto cos supplice e accorato che lira di Micuccio cade subito): Per carit, per carit, per piet di me, Micuccio mio!
Micuccio: Basta, basta... Me ne vado lo stesso... Anzi, anzi... tanto pi ora...
Rientra a questo punto dal salone Sina. Subito Micuccio lascia zia Marta e si volta a lei; la afferra per un braccio e se la tira davanti.
Ah, per questo, dunque... tutta... tutta cos? (Accenna con schifo alla nudit.) Petto... braccia... spalle...
Marta (di nuovo, supplice, con terrore): Per piet, Micuccio!
Micuccio: No. State tranquilla. Non le faccio niente. Me ne vado. Che sciocco, zia Marta! non lo avevo capito... - Non piangete, non piangete... - Tanto, che fa? Fortuna, anzi! Fortuna. Cos dicendo, riprende la valigetta e il sacchetto e savvia per uscire; ma gli viene in mente che l, dentro il sacchetto, ci sono le belle lume, chegli aveva portato a Teresina dal paese.
Oh, me ne scordavo: guardate, zia Marta... Guardate qua...
Scioglie la bocca al sacchetto e, facendo riparo dun braccio, versa su la tavola i freschi frutti fragranti.
Sina (facendo per accorrere): Oh! Le lume! le lume!
Micuccio (subito fermandola): Tu non le toccare! Tu non devi neanche guardarle da lontano!
Ne prende una e la avvicina al naso di zia Marta.
Sentite, sentite lodore del nostro paese... - E se mi mettessi a tirarle a una a una su le teste di quei galantuomini l?
Marta: No, per carit!
Micuccio: Non temete. Sono per voi sola, badate, zia Marta! Le avevo portate per lei... (Indica Sina.) E dire che ci ho anche pagato il dazio...
Vede sulla tavola il danaro, tratto pocanzi dal portafogli; lo afferra e lo caccia nel petto di Sina, che rompe in pianto.
Per te, c questo, ora. Qua! qua! ecco! cos! E basta! - Non piangere! - Addio, zia Marta! - Buona fortuna!
Si mette in tasca il sacchetto vuoto, prende la valigia, lastuccio dello strumento, e va via.
SIPARIO
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