L’uomo che sorride

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L’UOMO CHE SORRIDE

Ovvero la Bisbetica domata in altro modo

Commedia in tre atti

di Luigi BONELLI e Aldo De Benedetti

PERSONAGGI

PIO FALDELLA

ERCOLE PIAZZA

ADRIANA

DINO SANTINI

AGOSTINO RIFREDI

LA SIGNORA CLELIA

EDVIGE

NOTA

FILIPPO

NERINA

GIOVANNI

AGNESE

ORESTE

A Roma, oggi.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

La camera da letto del gr. uff. Ercole Piazza, consigliere delegato della Soc. An. Cappellifici Settentrionali. Nel fondo, a sinistra, con un'a­pertura che taglia l'angolo, si apre l'alcova en­tro cui è un letto grande e massiccio e qualche altro piccolo mobile. Vicino all'alcova, sempre nel fondo, verso destra, è il cassettone con specchio e, in angolo, la porta-finestra d'una grande terrazza che guarda il giardino. Nella parete di sinistra si apre, verso l'alcova, la por­ticina del gabinetto da bagno; più verso il pro­scenio un'altra porta. Varie poltrone e sedie sono sparse lungo le pareti. All' alzarsi della te­la, la stanza appare sconvolta come per un im­minente sgombro; scatole, casse, ceste e tappeti arrotolati sono sparsi ovunque; l'armadio a specchio è scostato dal muro e, al suo posto, si drizza una scala doppia.

Sulla scala, è intento a infiggere un chiodo nel muro Ercole Piazza- (cinquantenne, cordiale, rumoroso, distratto, esuberante).

Nerina, la cameriera, regge la scala; Giovan­ni, Fautista, e Agnese, la cuoca, cercano di spo­stare il cassettone; Gaspare Nota, il segretario, con una busta di pelle sotto braccio, sta misu­rando coi passi la lunghezza della stanza.

Agnese                                   - (a Giovanni) Forza! Forza!

Giovanni                                - Che forza! È incollato in ter­ra, è!

Agnese                                   - Puntati al muro e spingi verso di me!... Lo vedi se si muove?!

Ercole                                     - (che si è data una martellata sul dito) Accid... (A Nerina, che sta leggendo un gior­nale aperto sopra una sedia, vicino a lei) Guar­da un po' dov'è andato il chiodo! Oh! dico a te!... Guarda, deve esser lì...

Nerina                                    - Lì, dove?

Ercole                                     - Lì!... Lì!... Lì!... Beh! Dammene un altro... (Nerina fa per allontanarsi e andare a cercare la carta dei chiodi, eh'e aperta su di un'altra sedia). Non lasciare la scala!

Nerina                                    - Che paura ha?! Non è mica su un filo! (Cerca i chiodi).

Ercole                                     - (reggendosi al muro e all'armadio a specchio) Sbrigati! Sbrigati!...

Nerina                                    - (cercando i chiodi) Un momento!

Ercole                                     - (a Nota) Nota, faccia il piacere: venga lei a reggermi la scala...

Nota                                       - Subito, signor commendatore! (Cor­re a reggere la scala). Dunque, sa: sono sette metri e trentacinque...

Ercole                                     - Va bene... (Vedendo Oreste, il giardiniere, che entra cercando qualche cosa). Che vuoi, tu? Si può sapere che cosa fai?!

Oreste                                    - Cercavo...

Ercole                                     - Che cercavi?... Che cercavi?! Vai a prendere i quadri, piuttosto!

Oreste                                    - (uscendo)  Sissignore...

Nerina                                    - (dando un chiodo al padrone) Ecco il chiodo.

Ercole                                     - Oh, brava! (A Nota) Lei, Nota, faccia un salto dalla signorina a vedere se ha bisogno di qualche cosa... (Nota esce. Ercole dà un colpo) Maledetto muro! (A Nerina) Dam­mi un chiodo.

Nerina                                    - Ma gliel'ho già dato!

Ercole                                     - Un altro! Dammene un altro! (Battendo con rabbia) Il mattone!... Sempre il mattone!

Oreste                                    - (entrando con vari quadri) Dove li metto? !

Ercole                                     - (seccato) Che cosa? Che cosa?

Oreste                                    - I quadri...

Ercole                                     - Portali via! Non ingombrare! Non vedi che disordine?!... Anche i quadri, ora! Non ci mancano che i quadri!... (A Nerina, mentre Oreste s'avvia) Un altro chiodo.

Agnese                                   - (al giardiniere, richiamandolo) Oreste, vieni a darci una mano anche tu!

Dino                                       - (entrando da destra e dirigendosi rapi­damente verso sinistra) Adriana! Adriana!... Dov'è la signorina?

Agnese                                   - E che ne so?! (A Oreste) Verso la porta! Verso la porta...

Dino                                       - Insomma si può sapere dov'è?

Ercole                                     - Di là! Di là!

Dino                                       - Dove, di là?

Ercole                                     - Di là! In terrazza, in giardino... non lo so! (A Nerina) Dammi un chiodo...

Dino                                       - (avviandosi per uscire) Oh! Santo Dio!... Santo Dio! (Esce, gesticolando furiosa­mente).

Nota                                       - (a Ercole) Guardi, commendatore, che c'è di là... quel signore... alto, magro... arrivato ieri...; sa, quel...

Ercole                                     -  Ah! È coso... coso... coso... Come si chiama?!... Oh! Perbacco! Lo faccia acco­modare...

Nota                                       - Dove?

Ercole                                     - Di là! Non so! Dove capita! Vengo subito! Due minuti... (A Nerina) Dammi un chiodo, presto! Dammi un chiodo!...

Agnese                                   - (spingendo il cassettone verso la por-ta, a Oreste) Piano!... Così!... Tira verso di te...

Oreste                                    - Ma che! Non ci passa!

Agnese                                   - Ci passa! Ci passa!... Prova... Avanti!

Adriana                                  - (entrando, con dei cuscini in mano, dalla stessa porta dalla quale i domestici cer­cano di far passare il cassettone) Che cosa fate? Dove lo portate?

Agnese                                   - Di là. Qui bisogna sgombrare...

Adriana                                  - Ma niente affatto! Di là c'è già troppa roba!

Agnese                                   - E, allora, dove lo mettiamo?

Adriana                                  - Non lo so. Vedremo. Per ora la­sciatelo qui...

Ercole                                     - Come qui? !  Ma non hai detto che qui faremo il buffet? !

Adriana                                  - Senti, papà, fammi il piacere, non metter bocca anche tu!... Se siamo in cento a comandare, non si combina più nulla! Che cosa fai, lassù? Si può sapere che cosa fai? Hai rovinato tutto il muro!

Ercole                                     - Macché rovinato! Che esagerazio­ne! Ho messo un chiodo! (A Nota) Il quadro! Dov'è il quadro?! (Oreste corre'a prendere il quadro) Capirai! Bisognava trovare l'interstizio tra i due mattoni... Ma ora è forte... (provan­dolo col dito) Non si stacca nemmeno se... (il chiodo viene via) Maledizione (piano a Nerina) Dammi un altro chiodo!

Adriana                                  - (a Nerina) Tu, invece di perder tempo, va' a stendere i tappeti! (A Agnese) Tu accomoda questi cuscini... e poi tira fuori le cristallerie... (lancia i cuscini su un gruppo di casse, a sinistra).

Agnese                                   - Sì. E il pranzo? Il pranzo chi lo prepara?

Adriana                                  - (avviandosi verso la porta) Ma che pranzo?! Niente pranzo... (chiamando) Dino! Dino! (Esce, seguita da Agnese).

Ercole                                     - (rassegnato) Niente pranzo! (A Oreste che entra con un quadro piccolo e tondo) Che è quell'affare?

Oreste                                    - Il quadro...

Ercole                                     - Ma no! Più grande! Più grande! Il più grande che c'è! (Oreste esce).

Dino                                       - (entrando con la solita aria furiosa) Insomma, dove s'è cacciata Adriana?!

Giovanni                                - È uscita adesso. Lo cercava... (Esce anch'egli).

Dino                                       - Dov'è andata? Adriana! Adriana!... (sulla soglia, a Ercole) Si può sapere chi è quell'individuo che sta girando per casa?

Ercole                                     - Che individuo?

Dino                                       - (uscendo) Un affare lungo, magro...

Ercole                                     - Uh! È coso... coso... Come si chia­ma?! Ah! Perbacco! (Chiamando) Nota! Nota! Quello stupido, quando si ha bisogno di lui non si trova mai... (a Oreste che porta un quadro grandissimo) Che vuoi tu?! Si può sapere che cosa vuoi?

Oreste                                    - Il quadro...

Ercole                                     - Eh! Aspetta un momento. Debbo ancora attaccare il chiodo! Che confusione fate, fra tutti! Reggimi la scala...

Rifredi                                   - (entrando) È permesso!

Ercole                                     - (battendo il chiodo) Chi è?

Rifredi                                   - Sono io.

Ercole                                     - Chi io? Ah! Ciao, Agostino...

Rifredi                                   - Ciao...

 Ercole                                    - Accomodati, accomodati; mettiti a sedere... (Rifredi cerca invano una sedia libera) Abbi pazienza... Un momento... Attacco questo quadro...

Rifredi                                   - Vedo, vedo! (Guardando il qua­dro che ha in mano Oreste) Ma questo non sarà troppo grande, per quella parete?

Ercole                                     - Ma naturale, che è troppo grande! (a Oreste) Te l'ho già detto! Dammene uno più piccolo... (Oreste esce) Che gente stupida c'è a questo mondo!

Rifredi                                   - Senti Ercole, visto che ti trovo in un momento tranquillo, vorrei parlarti di... Ma non potresti scendere da quella scala?

Ercole                                     - Già: è vero! Che ci sto a fare? (Scende alcuni gradini e si siede sulla scala) Dimmi, caro, dimmi...

Rifredi                                   - Dunque: sono stato dal Trabacchi e gli ho accennato l'affare nelle linee generali...

Èrcole                                     - Ah! Bene! Bene! Ci sta?

Rifredi                                   - Diamine se ci sta! La cosa si pre­senta magnificamente! Ma ora c'è una questio­ne importante. Date le trattative che abbiamo intavolato con...

Ercole                                     - (chiama) Nota... Nota!...

Rifredi                                   - Che Nota?

Ercole                                     - Niente! Non parlavo con te. Abbi pazienza! Cosa mi dicevi?

Rifredi                                   - Dicevo che, date le trattative in­tavolate con...

Ercole                                     - (scattando) Senti! Fammi il pia­cere! Non stare a parlarmi d'affari! Ti pare il momento adesso?! Ho altro per la testa... Te l'ho già detto: finché questo matrimonio non è avvenuto... Capirai: devo pensare a tutto io!

Rifredi                                   - Vedo... Vedo...

Ercole                                     - E nessuno mi aiuta! Guarda qua... Questo cassettone, per esempio... Che ci sta a fare, domando io? (Chiamando) Agnese! Gio­vanni! Oreste! Ma non c'è più nessuno in que­sta casa?!

Oreste                                    - (entrando con un altro quadro) ... Questo va bene?

Ercole                                     - Oh! Bravo! Perfetto! Perfetto! Da qua. Reggi la scala... No. Reggi il quadro... (si arrampica).

Nerina                                    - Oh! Commendatore, c'è di là un tale che cerca di lei...

Ercole                                     - Chi è?!

Nerina                                    - Uno lungo, allampanato...

Ercole                                     - Ah! Perbacco! È coso!... Dio mio! Coso... Come si chiama? (Chiama) Nota! No­ta!... (A Rifredi) Senti, Agostino, fammi il pia­cere: vacci tu!... Digli che fra due minuti, due minuti soli, sono da lui...

Rifredi                                   - (avviandosi) Va bene... (va via).

Ercole                                     - ( a Oreste) Avanti! Dammi il qua­dro!

Nota                                       - (entrando con Dino che porta due vasi)

 

                                               - Vede, signorino: io penso che il buffet si potrebbe mettere lungo quella parete. Non le pare?

Dino                                       - (nervoso) Sì, mi pare, mi pare... Ma questi vasi, dove li mettiamo?

Nota                                       - Ha detto la signorina di portarli in casa, ma poi...

Dino                                       - (a denti stretti) La signorina!... Ha certe idee, la signorina! (Volgendosi verso Er­cole) Di un po'...: lo sai tu che bisogna farne di questa roba?

Ercole                                     - Un momento! Un momento! (A Oreste) Reggi forte, mammalucco!

Nota                                       - (indicando la parete di fondo) An­che il signor commendatore diceva che così va bene...: mettendo il buffet lungo la parete...

Ercole                                     - Sì. Benissimo! Prenda le misure... (Nota tira uno spago da un punto all'altro del­la stanza).

Dino                                       - (spolverandosi, dopo aver posato per terra i due vasi) Guarda come mi sono ridotto! E tutto per le idee di quella...

Ercole                                     - (volgendosi di scatto con il quadro in mano) Ehi! Giovanotto! Non cominciamo!

Dino                                       - Macché cominciamo! Non vedi che non sa neanche lei quello che vuole! Porta là! Trasporta qua! (Spolverandosi) Un vestito nuo­vo!...

Ercole                                     - (affettuoso) Senti, mio caro Dino, io mi rivolgo a te che sei il più equilibrato! Un po' di pazienza! Un po' di pazienza! Sai come è lei! Non cominciare con le questioni!

Dino                                       - Ma no! Che centra! Niente questioni! Ma capisci! È da stamattina che...

Ercole                                     - (cordiale) Allegria! Allegria! Pen­sa che tra due giorni sarai lo sposo più felice della terra! Bisogna prender le cose con sere­nità... (Indicando Giovanni che entra con dei vasi) Vedi? Anche lui porta i vasi! Fiori! Fiori! Molti fiori... (Vedendo Agnese con altri vasi) Anche lei con i vasi?! Ma che ne facciamo di tutti questi vasi? !

Agnese                                   - Ha detto la signorina...

Ercole                                     - Ebbene, portateli sul terrazzo e pensate piuttosto al cassettone. Vi decidete, si o no, a portarlo fuori?!

Nerina                                    - (a Dino affacciandosi alla terrazza)

                                               - Guardi! Lo vuole subito la signorina! Dice che corra!

Dino                                       - (coi denti stretti) Corro! Corro! (Si incontra sulla porta con Rifredi).

Rifredi                                   - (cerimonioso) Oh! Mio giovane amico! Permetta che io lo esterni, fin da ora, i più vivi e sinceri auguri...

Dino                                       - (interrompendolo) Grazie, grazie... Scusi! Ho da fare... (Esce).

Agnese                                   - (a Rifredi, spingendo fuori il casset­tone, aiutata dall'autista) Permette?!... Per­mette, signore!

 Rifredi                                  - (indietreggia e va ad urtare nel filo teso da Nota) Oh! Senti: non c'è mica sai, quel tale...

Ercole                                     - Come non c'è?

Rifredi                                   - Macché! L'ho cercato dappertutto! Non si trova!

Ercole                                     - Non si trova? Oh! Perdio! Quello s'è offeso..., se n'è andato (urlando) Nota! Nota!

Nota                                       - (volgendosi) Son qui, signor com­mendatore...

Ercole                                     - E allora risponda! Faccia il pia­cere... Vada a cercarlo! Nel giardino! Per la strada!... Lo rincorra! Gli dica che mi scusi!

Nota                                       - Sissignore! Sissignore... (va via).

Rifredi                                   - Ma si può sapere chi è?

Ercole                                     - (solenne) Chi è? Gappellificio Ga­rat! Garat: quello di San Gallo... (si prova ad attaccare il quadro).

Rifredi                                   - Garat? Oh! Perbacco! Sai che avrei avuto proprio piacere di conoscerlo?

Ercole                                     - (scoraggiato) Auff! Mi s'è stancato il braccio!

Rifredi                                   - Che uomo è? In gamba?

Ercole                                     - Che vuoi che ti dica!  Un tipo stra­no! Di cappelli ne capisce poco!... È inutile!... Non ci sta questo quadro! Non ci sta! Forse è meglio senza! (Scende dalla scala e depone il quadro) Non ti pare?

Rifredi                                   - Sì. È meglio! Dunque: mi dicevi?

Ercole                                     - (guardando la parete) Però, mi sembra che qualche cosa ci vorrebbe, lassù!

Rifredi                                   - Eh! Sfido! Col massacro che hai fatto!... Che ci vuole a mettere un quadro?

Ercole                                     - Già! Che ci vuole...?! ... Vuoi provar tu?

Rifredi                                   - (salendo sulla scala) Io... E perché no?! Reggimi la scala...

Ercole                                     - Però... Sai che mi dispiace...?

Rifredi                                   - Oh!... Figurati!... Per me...

Ercole                                     - No... No... Dicevo per quell'altro... Ma anche lui, benedett'uomo, poteva avere un po' di pazienza! Chissà dove sarà andato! (A un tratto) Oh!...

(Entra dalla terrazza Adriana, che porta dei vasi, seguita da Giovanni e da Pio che portano anch'essi dei vasi).

Ercole                                     - Eccolo là!...

Adriana                                  - (a Giovanni e a Pio) Avanti!... Presto!... Non state a gingillarvi... Portateli di là!

Ercole                                     - Ma Adriana!...

Adriana                                  - Che c'è?!...

Ercole                                     - Far portare i vasi al signor coso... coso... come si chiama?!... Oh! Ma è enorme!...

Pio                                          - (ossequioso) Per carità, commenda­tore...

Ercole                                     - Buon giorno! Come sta? Abbia pazienza!... Dia a me... Dia a me!

Pio                                          - Ma no, commendatore!...

 Ercole                                    - Ma io non capisco, Adriana!... La scusi sa!... (Presentando) Mia figlia Adriana!... Il signor... Il signor...?

Pio                                          - Faldella...

Ercole                                     - Già... Mi pareva... Faldella...

Pio                                          - (cercando di togliersi il cappello e di porger la mano, senza riuscirvi, impacciato com'è dai due vasi) Fortunatissimo, signo­rina!

Adriana                                  - Tanto piacere!... Mi scusi sa... Io non sapevo... (al padre) Capirai! Me lo son tro­vato lì che non faceva niente e allora...

Pio                                          - (c. s.) Ma ha ragione la signorina!... Io sono lietissimo!...

Ercole                                     - (presentando) Il mio amico Ago­stino Rifredi... Il signor Faldella...

Rifredi                                   - Tanto piacere...

Pio                                          - (c. s.) Lietissimo! Lietissimo!

Ercole                                     - Ma li posi, quei vasi!... Mi faccia il piacere! Li posi!

Pio                                          - Non importa! Non importa!... Non pe­sano mica! E, poi, i fiori...

Adriana                                  - E allora, visto che c'è, tanto vale che li porti qua...

Pio                                          - Sì, signorina... Con gran piacere...

Ercole                                     - Ma Adriana!

Adriana                                  - Lascia fare, papà, lascia fare. (A Pio) Di qua, signor Faldella, di qua... (Escono).

Ercole                                     - Oh, santo Dio!...

Rifredi                                   - (a Ercole) Dunque, è quello Garat?!

Ercole                                     - Il successore..., il successore di Garat!... Perché?

Rifredi                                   - Perché, visto che ci sono, quasi quasi potrei combinare qualche cosa con lui...

Ercole                                     - Ma che vuoi combinare?! È venu­to a parlare d'affari con me..., d'un affare importantissimo... Anzi, bisogna che veda... (Chiamando) Nota... Nota... Di che si tratta­va?! Aspetta... Perbacco! Con questa confu­sione..., adesso non mi ricordo più.

Rifredi                                   - Se gli proponessi quella partita di feltri?...

Ercole                                     - Sei matto? I feltri?! Ma se non li vuole nessuno, i feltri!...

Rifredi                                   - Ma io glieli do per poco. Oh! Guarda che ne ho quindicimila, sai?

Ercole                                     - E io?!... Ne ho i magazzini pie­ni!... È inutile! Quelli ci restano nel grop­pone...

Rifredi                                   - Credi proprio che non sia il caso?...

Ercole                                     - Ma che ti pare! Non è mica il pri­mo venuto! (Vedendo entrare Pio) Oh! Caro Faldella... Venga, venga qua! Scusi il disordi­ne... Ma, capirà...: siamo alla porta coi sassi, oramai! Fra ventiquattr'ore tutto è finito!

Pio                                          - Come finito?

Ercole                                     - No! Volevo dire... Tra ventiquat­tr'ore... Imene! Imene! Imene!

 Pio                                         - Già! Anzi, io rinnovo le più vive feli­citazioni...

Ercole                                     - Grazie, grazie, caro Faldella... Dunque... s'accomodi... Sedie non ce ne sono perché non so dove l'hanno messe... Ma vedia­mo un po'... Possiamo sistemarci, qui. (Apre l'armadio a specchio e fa sedere Pio nell'in­terno).

Pio                                          - Grazie.

Ercole                                     - Dunque... Noi dobbiamo parlare lungamente.... e seriamente... (A Rifredi) Guar­da un po' se vedi Nota... (A Pio) In quan­to al nostro affare... io l'ho tutto chiarissimo nella testa... Si tratta appunto... si... del... del...

Pio                                          - Ecco... Proprio così!...

Rifredi                                   - (a Ercole) Non c'è mica, sai...

Ercole                                     - (preoccupato) Ah!... Non c'è...?! (A Pio) Senta... Siamo chiari!... È inutile che ci perdiamo in quisquilie... (a Rifredi) Ma sei proprio sicuro che Nota...

Rifredi                                   - No. Non c'è...

Ercole                                     - Non le nascondo caro Faldella che la cosa mi sembra pericolosa...

Pio                                          - Eh! Certo! Un po' pericolosa...

Ercole                                     - E non le nascondo che io, perso­nalmente mi sento portato più per il no che per il sì...

Pio                                          - Va bene! Va bene! Non ne parliamo più!...

Ercole                                     - Come non ne parliamo più?!... Un momento... Non è mica detto... Parliamo­ne! Non creda mica che io abbia paura! Quan­do una cosa la vedo bene, sono pronto a firmare anche subito...

Pio                                          - Va bene. Firmiamo subito.

Ercole                                     - Subito!! Eh!... Un momento... Bi­sogna sapere, almeno... Permette?!... Scusi... (A Rifredi) Io bisogna che lo trovi, questo Nota...

Rifredi                                   - Perché?

Ercole                                     - Perché di quest'affare non me ne ricordo un accidente... Io non so nulla..., lui mi da sempre ragione...

Rifredi                                   - Oh! Ma è stupido, sai!...

Ercole                                     - Eppure dovrei avere degli appun­ti... (a Pio) Abbia pazienza un momento...

Pio                                          - Faccia!... Faccia!...

Ercole                                     - (si fruga nelle tasche) Ce l'avevo qui (cava delle carte). Questo no... questo no... questo?... (Leggendo) «Ha il piacere di parte­cipare il matrimonio di sua figlia... » Che c'en­tra questo? ! ... (Ricaccia il foglio in tasca. Ne leva altri. Poi riprende vivamente il foglio che ha letto) Oh! Perbacco!... La partecipazione!... Dovevo darla al tipografo!... (A. Rifredi) Ricor­damelo!... Ricordamelo...

Rifredi                                   - (a bassa voce) Sai che faccio?... Io gli rifilo i feltri...

Ercole                                     - Finiscila, anche tu, coi tuoi feltri...

Rifredi                                   - Quello... mi sembra proprio il tipo.

Ercole                                     - Eppure... l'avevo qui... l'avevo...

Dino                                       - (entrando e vedendo Pio che, seduto nell'armadio, si sventaglia con la bombetta) E voi?!... Voi, che cosa fate, lì?!

Pio                                          - Sa... Aspettavo...

Dino                                       - Ma che aspettavo?!... Con tutto il da fare che c'è... starsene lì seduto nell'arma­dio...?! Andate di là... Andate di là...

Pio                                          - Dove, di là? (Si alza).

Dino                                       - (spingendolo) Di là, di là, dalla si­gnorina!... Un po' d'energia, giovanotto!...

Pio                                          - Sì, sì... vado!... Vado!... (Esce).

Dino                                       - (a Ercole) Ha telefonato il tappez­ziere?

Ercole                                     - Il tappezziere? Oh! Caro Dino! No... Mi pare di no!... Vieni che ti presento il signor... (cerca invano Pio) Dov'è andato?... Era qui...

Dino                                       - Quello?! L'ho mandato di là...

Ercole                                     - A che fare?

Dino                                       - Ad aiutare Adriana... Stava lì, in ozio!...

Ercole                                     - Oh! Santo cielo! Quel povero uo­mo! Ma è una manìa di volerlo far lavorare...! (A Rifredi) Agostino, vacci tu, fa' il piacere!... Spiegagli... spiegagli... (Rifredi esce. Ercole si rivolge giovialmente a Dino) ... Dunque, caro Dino: Tutto è a posto! Adesso non resta che mettere un po' d'ordine... Ma è cosa da nulla... Il buffet si mette là... Cioè no... là... Beh!... In qualche posto si metterà... Lassù, naturalmente, ci si mette un quadro...

Dino                                       - Sai che ti dico? Che io comincio a essere seccato...

Ercole                                     - Seccato?!

Dino                                       - Sono due giorni che si sta a sfacchi­nare inutilmente! Che bisogno c'era, domando io...? Si poteva andare in un albergo! Invece! Questa fissazione di voler far tutto in casa...! Io glielo avevo detto, sai?... Ma lei cocciuta... ostinata...

Ercole                                     - (gaiamente) Allegria! Allegria!... Non stiamo a guastarci il sangue, adesso!

Dino                                       - Tu credi proprio che riusciremo a sposarci, tra due giorni? !

Ercole                                     - (spaventato) Sicuro! Perché?!... Cosa è successo?

Dino                                       - Niente è successo... Ma ti pare possi­bile...?! Manca tutto... A proposito...: le parte­cipazioni non si sono ancora viste...

Ercole                                     - Ah! Le partecipazioni?! Ci ho pen­sato io! Già pronte!...

Dino                                       - E poi senti…. Se ci si sposa, bene e se non ci si sposa tanto di guadagnato.

Ercole                                     - Che c’entrano questi discorsi ora? Lei t’ama… tu l’ami…. Mostrati sorridente... Guarda me come sono sereno! In fondo, se ci fosse qualcuno che si dovrebbe lamentare, sarei io!... Questa è la mia camera!... Ci fanno il buffetl Ebbene, non importa!... Sono contento lo stesso!... Fortuna che mi hanno lasciato il letto!...

Dino                                       - Il letto?!... Macché!... Bisogna ti­rarlo fuori!... Là dentro ci viene il Bar!... Ercole             - Il bar?!

Dino                                       - Sì!... Un'altra luminosa idea di Adriana...

Ercole                                     - Bellissima!... Bellissima!... Io an­drò a dormire nel bagno...

Dino                                       - Nel bagno?!... Figurati!... È pieno di fiori!... Pare che tu dorma sul biliardo...

Ercole                                     - Sul biliardo?... Va bene, va bene! Allegria! Allegria!

Nota                                       - (entrando) Signor commendatore... adesso... vengono le capre...

Ercole                                     - (urlando) Le capre! Che ce ne fac­ciamo delle capre? !

Nota                                       - Per il buffet, signor commendatore! Per il buffet...

Ercole                                     - Le capre? ! ...

Nota                                       - (indicando Giovanni e Oreste che por­tano dei cavalietti) Eccole...

Ercole                                     - Ah! Ma quelli sono i cavalietti!... Che idee di chiamarli capre...?!

Nota                                       - Si chiamano, capre, sa...

Ercole                                     - Ma mi faccia il piacere...

Giovanni                                - Dove le mettiamo?

Dino                                       - Là, lungo la parete... Ecco...: una qui... una lì... No, un po' più indietro...

Ercole                                     - (a Nota) Ah! Nota! È un'ora che la sto cercando...

Nota                                       - Ero di là, con la signorina.

Dino                                       - (all'autista e a Oreste) Adesso, voial­tri, levate il letto...

Adriana                                  - (che incrocia suo padre, sulla porta della terrazza) Oh! Papà..., hai sentito che bell'idea?

Ercole                                     - Sì, lo'so... dormo sul biliardo...

Adriana                                  - Sul biliardo?... Per carità! C'è tutta la cristalleria!

Ercole                                     - E allora dove dormo?

Adriana                                  - Ma, non so! Vedremo! Dio! Co­me sei egoista! Non pensi che a te!

Ercole                                     - Beh! Non importa! Allegria! Al­legria! (A Nota) Senta, Nota... (Escono).

Adriana                                  - (a Dino) Oh! Caro... caro il mio Dino... Toh!... (Gli dà un bacio).

Dino                                       - Oh!... Piccina mia!...

Adriana                                  - Sono contenta, contenta, con­tenta!

Dino                                       - Anch'io... Anch'io...

Adriana                                  - Quante ore... quante ore man­cano?

Dino                                       - Me lo hai domandato mezz'ora fa...: erano cinquantatrè...: adesso saranno cinquan­tadue e mezzo!...

Adriana                                  - Ancora cinquantadue ore e mezzo e poi... treno di lusso... Parigi... Londra... L'Irlanda... La Scozia...

Dino                                       - Ma come?!... Non s'era deciso Ve­nezia, Vienna, Budapest, Costantinopoli?...

Adriana                                  - Che?! Sei ancora fissato con Co­stantinopoli?!...

Dino                                       - Mah!... Avevamo detto...

Adriana                                  - Non avevamo detto niente. Ma non importa... Non litigheremo per questo! Caro!... toh!... (Altro bacio).

Dino                                       - Piccina mia!...

(Entrano Pio e Rifredi reggendo ai due capi una lunga tavola. Pio cammina all'indietro).

Pio                                          - (urtando contro il letto) Piano... pia­no... signore...

Rifredi                                   - (che spingeva guardando indietro) Uh! Scusi!

Adriana                                  - A che servono quelle tavole?

Dino                                       - Per il buffet]... Si posano su quei cavalietti!... Il buffet resterà lungo quella pare­te... Mi pare stia bene, no?!...

Adriana                                  - (senza convinzione) Lì?!... Sì... sì... Però... però... (A Pio e Rifredi) Posino in terra quelle tavole e vadano a prendere le altre...

Pio                                          - Sì, signorina... Con piacere... (De­pone la tavola).

Rifredi                                   - (prendendolo a braccetto)  Dun­que, caro Faldella, lo dicevo che avrei da pro­porle un affare interessante...

Pio                                          - Mi dica, mi dica...

Rifredi                                   - Io avrei una partita di feltri co­lorati!... Qualità ottima... Lei sa che i feltri colorati in questo momento vanno a ruba..., letteralmente a ruba... (Escono).

Adriana                                  - (a Dino) Vedi, caro Dino... Non per contraddirti..., ma io credo che il buffet dovrebbe star laggiù, in fondo all'alcova...

Dino                                       - Laggiù?!... Allora non si fa più il bar?!

Adriana                                  - Del resto l'avevi detto anche tu che il buffet stava bene là!

Dino                                       - Sì... L'avevo detto!... Ma non era ancora venuta fuori la genialissima idea del bar...

Adriana                                  - Oh!... In quanto alla genialissima idea del bar, ti faccio osservare che l'hai avuta proprio tu!

Dino                                       - Io?!

Adriana                                  - Sì... Quando si parlava del buffet, tu hai detto: ce Non ci mancherebbe altro che mettere il bar] ».

Dino                                       - Eh!... Appunto!...

Adriana                                  - Beh! Se non parlavi del bar, io non ci avrei neanche pensato!... Del resto... sai, io non ci tengo, al bar] Se non lo vuoi fare, non lo facciamo!...

Dino                                       - Oh! Brava! Finalmente sei ragione­vole... (Agli altri) Allora, voi, rimettete a posto il letto... (A Adriana) Il buffet si mette qui...

Ercole                                     - (entrando) È arrivato un altro blocco di telegrammi... Magnifici! Magnifici! Senti, senti, Dino... (Si prepara a leggere).

Dino                                       -  Scusa, papà, me li immagino... Falli leggere a Adriana...

Ercole                                     - (leggendo ad Adriana) « Felicitómi»... No: « Felìcitomi con coppia felice...».

Adriana                                  - (nervosa) Senti, papà, non mi seccare!...

(Rientrano Pio e Rifredi reggendo un'altra tavola).

Rifredi                                   - (a Pio) Proprio perché è lei... le cedo i miei quindicimila feltri colorati a due lire l'uno... Va bene?...

Pio                                          - Troppo buono! Troppo buono!

Ercole                                     -  Ancora! Ma come? Ma Adriana!... I miei ospiti vengono a parlarmi d'affari e tu fai loro portare le tavole?!

Adriana                                  - Ma lascia fare!... Si divertono!... Piuttosto, va' a dare una mano anche tu...

Rifredi                                   - (uscendo con Pio) Lei fa un af­fare d'oro!... Due lire!...

Ercole                                     - (segnandoli) Caro Faldella... Caro Faldella... (Esce).

Dino                                       - Così, tutto è semplificato... Del bar non se ne parla più!...

Adriana                                  - Però, in questa casa... Mai un'i­dea nuova... Mai un'idea originale!...

Dino                                       - Perché?!... Che hai, ora?!...

Adriana                                  - Niente, ho!... Ma era così cari­no, il bar]... Invece, niente!... Il solito tavo­lone... colle solite aranciate... coi soliti babà...

Dino                                       - Ho capito!... (A Giovanni e a Ore­ste) Riportate fuori il letto...

(Pio entra come sopra, ma questa volta, all'altro capo della tavola, c'è Ercole).

Ercole                                     - (a Pio) Come le dicevo, dunque... avrei una partita di feltri colorati...

Pio                                          - Ah!...

Ercole                                     - Lei sa che i feltri colorati...

Pio                                          - (posando la tavola) Sì... lo so...: van­no a ruba... letteralmente a ruba...

Ercole                                     - Per due e cinquanta l'uno glieli cedo tutti... Prezzo d'amico!... Va bene?

Pio                                          - Sì... sì... benissimo!... Ma, vede, com­mendatore..., quel suo amico me li ha offerti per due lire!... Non vorrei che si offendesse, se li comprassi da lei per due e cinquanta...

Ercole                                     - Due lire?!... (Tra se) Manigoldo! (A Pio) Due lire, vi ha detto?... E allora sa che cosa faccio?... Glieli do per uno e cin­quanta... (A Giovanni e a Oreste che cercano invano di far passare il letto dalla porta di si­nistra) Oh!... Attenti, voi, con quel letto!...

Oreste                                    - Non ci passa dalla porta!...

Adriana                                  - Portatelo sulla terrazza allora!...

Pio                                          - (a Rifredi, che entra) Scusi... Cava­liere... Volevo dirle, per quei feltri...

Rifredi                                   - Beh?!... Siamo d'accordo, no?

Pio                                          - Sì... Ma... vede... Il commendatore me li ha offerti ora per uno e cinquanta... Sa...: non vorrei che s'offendesse se li com­prassi da lei per due lire...

Rifredi                                   - (a Ercole che s'è avvicinato) Tu gli dai i feltri per uno e cinquanta?

Ercole                                     - Sì... per uno e cinquanta...

Rifredi                                   - E come è possibile?! Ci rimetti!...

Ercole                                     - Sì... va bene... ci rimetto!. Ma, cosa vuoi? !  È un amico!

Pio                                          - Grazie! Grazie!

Rifredi                                   - (risoluto) Ebbene... Agostino Ri­fredi sa essere ancora più amico!... (A Pio) Una lira... e non se ne parli più... (Lo trae fuori).

Ercole                                     - (rincorrendoli) Una lira! Una lira! Ma come si fa? ! ...

Dino                                       - (a Ercole) Senti un momento, papà...

Ercole                                     - (uscendo) Adesso non posso... Una lira!... Canaglia!...

Oreste                                    - (a Dino) Guardi che il letto non passa nemmeno di qui!

Dino                                       - Ebbene, bisogna smontarlo!

Adriana                                  - Ma che! Non è smontabile! È tutto d'un pezzo!...

Oreste                                    - Già! E allora come hanno fatto a portarcelo...?!

Dino                                       - Prima hanno fatto il letto e poi han­no costruito la casa intorno...

Adriana                                  - Come sei spirituoso!... E ora, che se ne fa?

Dino                                       - La miglior cosa era di lasciarlo dove stava!... Rinunziare a quella stupida idea del bar...

Adriana                                  - (montandosi a poco a poco) Già! Stupida perché è mia!... Tutte le mie idee sono stupide!... Tu solo hai le idee geniali! Tu sei il genio!... L'infallibile!...

Dino                                       - (conciliante) Ma no... senti... Adria­na... (Oreste e Giovanni si mettono a sedere pacificamente sul letto aspettando che i due si mettano d'accordo).

Adriana                                  - Lasciami stare!... Tutti contro di me... Sembra che lo facciate per dispetto!...

Dino                                       - Senti, Adriana... Pensa che manca­no... (Tra se) Ventiquattro e ventiquattro qua­rantotto... e sette...

Adriana                                  - (esasperata) Finiscila, con i tuoi conti. Finiscila!... Finiscila!...

Dino                                       - Ma non strillare, fammi il piacere!...

Adriana                                  - E invece strillo!... Strillo quanto mi pare!... Avrò almeno il diritto di strillare...

Dino                                       - E allora strilla!

Adriana                                  - Piantala, Dino, con quel tono...

Dino                                       - Che tono?!

Adriana                                  -  Sì... quell'aria pacifica e irritan­te, impastata d'ipocrisia...

Dino                                       - (cominciando a perdere la pazienza) Oh!... Senti, Adriana...

Adriana                                  - Sì, ipocrisia! Ipocrisia!... Già l'ho sempre detto, io...: «Quell'uomo è un ipocri­ta! Mi farà infelice per tutta la vita!

Dino                                       - (scoppiando) Basta, perdio! Basta!

Adriana                                  - Che?

Dino                                       - (urlando) Basta, ti dico!... Va' al diavolo te, tuo padre, le prepotenze... Io ne ho piene le tasche di questa casa, del letto... del bar... del matrimonio... di tutto... di tutto!

(Entrano, allarmati, Ercole, Agostino e Pio).

Ercole                                     - Ragazzi!... Ragazzi!... Che suc­cede?!

Dino                                       - Succede che io me ne vado!

Adriana                                  - Sì... Vattene!... Vattene!... Vat­tene subito!

Ercole                                     - Ma figlioli... calmatevi!... Alle­gria!... Allegria!...

Adriana                                  - Ma che allegria!... Che se ne vada... Se ne vada... Non voglio più vederlo...

Dino                                       - Sicuro che me ne vado!... E guar­dami bene... perché questa faccia non la ve­drai mai più!...

Adriana                                  - Sai che perdita?!...

Dino                                       - E ricordati che un altro cretino come me, non lo troverai...

Adriana                                  - Lo spero bene!...

Ercole                                     - Allegria! Allegria!...

Dino                                       - Non troverai un cane che si decida a sposarti!...

Adriana                                  - Ppff!... Quanti ne voglio!...

Dino                                       - Oh! Cercalo! Cercalo!

Adriana                                  - Vattene, ti dico!... Vattene!... Mascalzone! ...

Dino                                       - Stupida!...

Adriana                                  - Facchino!... (Via da sinistra).

Dino                                       - Oca!... (Via da destra).

Pio                                          - (a Dino, che esce) Arrivederla...

Ercole                                     - (correndo da una porta all'altra) Dino!... Adriana!... Dino!... (Spingendo fuo­ri Rifredi) Fammi il piacere!... Corrigli dietro! Adriana!... Adriana!... (Vede Oreste e Gio­vanni seduti pacificamente sul letto) E voi, che fate lì?

Oreste                                    - Smontiamo il letto!

Ercole                                     - (spingendoli fuori) Via!... Via!... Via!...

Ercole                                     - (a Pio, che è rimasto in un angolo) Ha visto?! Tutto all'aria!... Mancavano due giorni alle nozze!... Tutto pronto... tutto a po­sto!... Inviti, regali, partecipazioni... Oh, per fortuna, le partecipazioni non ci sono ancora!... Sul più bello, pin... pun... pan!... Ed eccoci qua!... Lui via da una parte: lei via dall'altra!... È la quarta volta che s'arriva a que­sto punto... La quarta volta!

Pio                                          - Davvero?...

Ercole                                     - Denari, fatiche, noie!... Gente che manda regali e li ritira... Fiori sprecati... Dolci che vanno a male!... Senza contare, poi, quella  povera disgraziata della zia Amelia...

Pio                                          - Già, poveretta...

Ercole                                     - Lei la conosce, la zia Amelia?

Pio                                          - No. Non ho il piacere...

Ercole                                     - La zia Amelia! Mia sorella! Ma­ligna, sa! Maligna come sua nipote... Però, po­veraccia, buona e affettuosa... Tutte le volte si muove per assistere al matrimonio... Capirà!... Abita a Santiago!... Trentacinque giorni di na­vigazione! E soffre il mare... E, a farlo appo­sta, tutte le volte che viaggia lei c'è una tem­pesta!... Ora, per esempio, naviga!... Naviga!... Che le raccontiamo quando arriva?...

Pio                                          - Già!  Che le raccontiamo? !

Ercole                                     - È inutile! È inutile! Non si spo­sano! Non si sposano! Capirà: anch'io comin­cio ad averne abbastanza!... Ho quarantasette anni... Non sono più un ragazzo, ma, insom­ma... ancora potrei... Invece! Con questa figlia tra i piedi... Che?... Devo passare tutta la vita a far la balia... l'istitutrice... la madre di fa­miglia?... Si tira su una figliuola... ma poi un bel giorno deve venire bene qualcuno a por­tarsela via!... Se no dove si va a finire?!... Ed il bello è che tutto questo guaio, sa chi l'ha voluto? L'ha voluto lei!

Pio                                          - Io?!

Ercole                                     - No! Lei! Quell'oca di mia figlia! Io glielo avevo detto! Quell'uomo non è per te! Ma lei niente!  « Lo amo!  Lo amo!  Lo amo!  ». Ecco come lo ama! Già, lui è un cretino! Bravo ragazzo... Intelligente..., ma cretino! Posizione magnifica!... Poi, ha visto?, un bel giovanot­to!... Bisogna sentirlo come canta... Una voce, sa!... Una voce! Quando lui canta, lei è rapi­ta... va in estasi!... E allora, tu che lo sai, canta mammalucco invece di star li a discutere! Sa che cosa ci vorrebbe, qui? Un uomo energico! Ma come intendo io!... Uno che, al momento opportuno, le sapesse dare magari quattro schiaffi! Non so... un lottatore... un boxeur...

Pio                                          - Eh già!...

Ercole                                     - Che? !  Avrebbe forse qualcuno da propormi?

Pio                                          - No... Non so... Posso informarmi!... Quanti anni ha?

Ercole                                     - Gliel'ho detto: quarantasette...

Pio                                          - No, non lei...: la signorina...

Ercole                                     - Ah! La signorina. Venti, venti­cinque... Non ricordo bene...

Pio                                          - Beh, facciamo ventitré!... Quanto di dote?

Ercole                                     - Erano quattrocento! Ma guardi... purché me la levino di torno, non bado a spe­se! Tutto le do!...

Pio                                          - Beh, facciamo seicento...

Ercole                                     -  Eh! No. Seicento è troppo!

Pio                                          - Allora cinquecento...?

Ercole                                     - Va bene: cinquecento...

Pio                                          - Mila, eh?!

 

Ercole                                     - Si capisce! Mila! Mila!

Pio                                          - Costituzione sana?

Ercole                                     - Sanissima! Sanissima! Un pesce!

Pio                                          - Liquida?

Ercole                                     - Come liquida?!

Pio                                          - No, dicevo, la dote?...

Ercole                                     - Ah! Si! Liquida! Contanti!... Perché? Mi dica!  Ma davvero ha in vista qual­cuno? !

Pio                                          - Sa. Io sono scapolo...

Ercole                                     - (scherzando) Lei?

Pio                                          - Sì... Io...

Ercole                                     - (guardandolo da capo a piedi) Ma mi faccia ii piacere!  Lei? !  Lei vorrebbe sposare mia figlia?!

Pio                                          - No! Non è che vorrei!... Ma, visto che sta cercando qualcuno!... Se posso rendermi utile...

Ercole                                     - Ma lei è matto, caro Faldella! Io la ringrazio della sua cortesia... Se le sto dicen­do che ci vuole un uomo energico!

Pio                                          - Ma io sono energico...

Ercole                                     - Ma mi faccia il piacere! Le pare questo il momento di scherzare? !

Pio                                          - Ma io non scherzo mica...

Ercole                                     - Parla sul serio?... Un matrimo­nio tra lei e mia figlia? !

Pio                                          - Perché? Ci sarebbero delle difficoltà?

Ercole                                     - Per lei?!... Si figuri! Io gliela da­ rei di volo! Magari!... Ma non le farei un ser­vizio da amico (Si ode un fragore d'oggetti infranti) Sente?! ...

Pio                                          - Sento!... Sento!...

Ercole                                     - Dia retta a me!... Venga, venga! Ecco la sua bombetta, i suoi guanti, il suo om­brello...

Pio                                          - Ma, veramente, io vorrei ossequiare la signorina!

Ercole                                     - Ma che vuole ossequiare?! Mi fac­cia il piacere!... Venga!... Venga!...

Adriana                                  - (entra impetuosamente) Papà!

Ercole                                     - (sulla soglia) Che vuoi cara?

Adriana                                  - (sbattendo sul tavolo un pacco) Queste sono le sue lettere! Questo è il suo anel­lo! Questo è il suo braccialetto! Questi sono i suoi ritratti!... Riportagli tutto!... Non voglio più niente di suo!... Aspetta un momento! Il suo ritratto a cavallo!... Anche quello gli vo­glio restituire!... Anche quello... (Esce).

Pio                                          - Non le pare che sarebbe il caso di par­larle ora di quella cosa?...

Ercole                                     - Che cosa?

Pio                                          - La mia proposta... la mia proposta di matrimonio...

Ercole                                     - Ora?! Ma non l'ha vista, in che stato è?... Manda scintille... ed io dovrei an­darle a dire...?!

Pio                                          - No! Non voglio che lei si disturbi... Se crede, posso dirglielo io!...

Ercole                                     - Senta, figliolo, mi pare che lei...  (Fa cenno che ha perduto la testa) Oh... Poi, sa... se vuol dirglielo... padronissimo!... Io me ne vado...

Adriana                                  - (rientrando e gettando sul tavolo un nuovo pacco) Ecco il ritratto! E questi sono gli edelweiss che ha colto sul Cervino! Digli, da parte mia, che sarebbe stato meglio, quella volta, che fosse cascato nel precipizio!...

Ercole                                     - Va bene!... Glielo dirò! Ma calma­ti!... Sei troppo agitata!... Vedi, Adriana...

Adriana                                  - Lasciami in pace, papà! Va! Sbri­gati!...

Ercole                                     - (spaventato) Vado! Vado! (A Pio) Allora, caro Faldella, cosa fa? Vuole aspettare o mi accompagna?

Pio                                          - Se mi permette, aspetto!

Ercole                                     - (stringendosi nelle spalle) E va be­ne!... Arrivederla!

Pio                                          - Arrivederla, commendatore... (Ercole esce, facendo un ultimo segno d'invito a Pio, il quale risponde con un inchino. Una pausa. Adriana cammina irosamente in lungo e in lar­go per la stanza. Pio la guarda con un mite sorriso).

Adriana                                  - (improvvisamente) Lei deve par­lare con mio padre?

Pio                                          -: No, signorina? Devo parlare con lei...

Adriana                                  - (sorpresa) Con me?

Pio                                          - Sì, signorina... se non la disturbo...

Adriana                                  - (diffidente) Beh?! Che cosa vuole?

Pio                                          - Ecco, signorina... complicata...

Adriana                                  - Che è? !  Un incarico di mio pa­dre? Sì, sì: adesso capisco! Lui le ha racconta­to... si è sfogato... le ha fatto una testa così!... Naturalmente ha dato tutta la colpa a me!... Già, perché per loro, sono io la pazza! Sono io che ho il carattere impossibile!... Io! Se c'è una donna docile, mansueta, sempre pronta a pie­garsi...

Pio                                          - È vero... È vero...

Adriana                                  - Oh!  Sa! ... È inutile che mi dia ra­gione!  Lo so qual'è la sua tattica!  Lasciarmi sfogare, e poi scappar fuori con la predica... « In fondo è un bravo giovane, laborioso, attivo, onesto... ».

Pio                                          - No, signorina, no...

Adriana                                  - Come no?!  Tolto il caratteraccio infame, contro di lui, non c'è niente da dire! È un ottimo partito!

Pio                                          - Ah, sì! Un ottimo partito!...

Adriana                                  - Io non lo volevo! Ma mio padre, testardo: «Sposalo, sposalo, sposalo!...». E va bene! Sposiamolo! Ma mi dica lei...: crede che avremmo potuto esser felici?... Avanti!... Mi dica, lei che mi sembra un uomo di buon sen­so... che cosa farebbe, se fosse nei miei panni?

Pio                                          - Io? La domanda è un po' imbarazzante!... Però, tutto sommato... quasi quasi me lo sposerei!...

Adriana                                  - Sposarlo?! Ma lei è pazzo! Piut­tosto preferisco rimanere zitella?

Pio                                          - Già... Tutto sommato... forse è me­glio...: vita calma, serena... Può dedicarsi alle opere di beneficenza...; oppure infermiera...; oppure..., perché no?... Se ha la vocazione...: anche monaca...

Adriana                                  - Niente affatto. Questa soddisfa­zione non gliela voglio dare! Piuttosto la co­cotte voglio fare!

Pio                                          - Ecco!... Tutto sommato, anche questa può essere un'idea!...

Adriana -                                - E poi, scusi: è così semplice! Q sono tante donne e tanti uomini a questo mon­do! Lui si sposa un'altra e io mi sposo un altro! Non ho ragione forse?

Pio                                          - Sì, sì, ma... temo che non sia facile...

Adriana                                  - Non sia facile? Perché?

Pio                                          - Sa, signorina... c'è scarsezza di mariti! Molta scarsezza! Non si sa com'è!... Mogli più del necessario!... Ma mariti pochissimi! Si con­tano sulle dita! Quei pochi che ci sono, vanno a ruba, letteralmente a ruba!

Adriana                                  - Ma che cosa dice? Ma mi faccia il piacere! Basta che voglia! Sapesse quanti mi hanno detto in questi giorni: « Ah!  peccato che lei sia fidanzata con Dino! Se fosse libera! ».

Pio                                          - Già! Appunto, signorina!... Vede: di­cono sempre così: « Peccato che lei sia fidanzata. ».

Adriana                                  - Si capisce poveracci! Come do­vrebbero dire?

Pio                                          - Dovrebbero dire: « Fortuna che è an­cora libera! ». E questo... non si sa com'è... questo non lo dicono mai!

Adriana                                  -  Ma, insomma, che cosa vuol con­cludere, lei? !  Che una ragazza come me non possa trovar marito?

Pio                                          - No, no... lo trova!... Lo trova! Ma bi­sogna aver pazienza!... Bisogna aspettare!... Aspettare dei mesi, forse degli anni!... C'è, per esempio, una signorina che conosco io: carina,, sa, molto carina! E poi ricca, ricchissima!... Ebbene, poverella, non è riuscita a trovare ma­rito!... Aspetta ancora!... Adesso ha quasi settant'anni!

Adriana                                  - Ma io non ho mica settant'anni, sa! E poi che cosa crede, lei? Che io sia pro­prio una ragazza da buttar via? Sta a vedere che adesso, un uomo dovrebbe fare un sacri­ficio per sposar me!

Pio                                          - No! Niente sacrificio!... Ma, vede, si­gnorina, io, per esempio...

Adriana                                  - Che c'entra lei?! Sfido! Lei ha moglie!

Pio                                          - Io! No! Chi le ha detto che io ho mo­ glie?

Adriana                                  - Ah! Non ha moglie? E allora... lei, proprio lei... Facciamo un'ipotesi! Suppon­ga che io le dica: «Signor Faldella, vuole spo­sarmi? » Che cosa mi risponderebbe, lei? Sen­tiamo! Che cosa mi risponderebbe?

Pio                                          - Io?!... Oh! Dio!... Veramente... io non so...

Adriana                                  - Come non sa?!... Non mi vor­rebbe?

Pio                                          - No... non dico che non la vorrei... Ma sa..., così a bruciapelo...: bisogna che ci pen­si... mi consigli...

Adriana                                  - Ah! Benissimo! Dovrebbe pensar­ci su! Dovrebbe consigliarsi!... Oh! La farebbe anche cascar dall'alto!... Ma chi crede d'esser lei?!... Ma mi faccia il piacere...! Crede d'esser bello? Interessante?! Con quella bombetta? Quell'ombrello? !

Pio                                          - Già, appunto, signorina... appunto...: lo capisce anche lei!... Non ne parliamo più!

Adriana                                  - Come non ne parliamo più?... Ma, scusi, le pare gentile il suo modo di trattare?! Una ragazza abbastanza carina, abbastanza ric­ca, le chiede se la vuol sposare... E lei: «Ci penserò... vedrò...».

Pio                                          - Tanto, signorina, si faceva così per dire...

Adriana                                  - Che c'entra?! Va bene che si fa­ceva così per dire... Ma supponga che io glielo avessi domandato sul serio...

Pio                                          - Sul serio?!  Non è possibile! Mi conosce appena...

Adriana                                  - Che cosa significa questo? Io pos­so averlo trovato simpatico! Può darsi che lei mi sia piaciuto! Anzi... vuole che glielo dica? E proprio così... Lei mi è piaciuto!... Non so come sia, ma è così! Mi è piaciuto!

Pio                                          - (ridendo) È una domanda ufficiale?

Adriana                                  - Ufficialissima! Avanti! Si decida! Mi vuole sposare si o no?

Pio -                                       - Se la voglio sposare?! Ma certo che la voglio sposare!... Però... Se non le dispiace... Io sono un po' superstizioso... Vorrei affidare la decisione al destino!  Lo interrogo con un sol­do!... Se viene «testa» ci sposiamo, se viene «croce » no...

Adriana                                  - (a bocca aperta) Eh?! ... Va bene! Va bene! Butti! Butti!

Pio                                          - (butta il soldo. Si chinano tutti e due e Pio lo raccoglie) « Croce »... Ha visto, signo­rina? Il destino ha detto di no! Peccato! Vera­mente peccato! Pazienza! Non ne parliamo più! (S'avvia per uscire). Non è possibile!...

Adriana                                  - (fermandolo) Ma scusi! Non le pare enorme: giocar tutto l'avvenire su un sol­do?! Avanti. Un bel gesto!... Su... coraggio!... Un po' di volontà, santo Dio!

Pio                                          - (esitante) Lei crede?

Adriana                                  -  Ma certo!... Allora?!... Sì?!... Sì?!...

 Pio                                         - (arrendendosi) E va bene! Sì! E non ne parliamo più!

Adriana                                  - Oh, bravo! Venga qui!... (Lo prende sotto braccio). Da questo momento, sia­mo fidanzati.

Pio                                          - Già! Fidanzati! (Tacciono; si guar­dano; sorridono forzatamente; non sanno che dire. Pio, dopo un lungo silenzio, esitando) Allora..., visto che siamo fidanzati..., possiamo darci del tu?

Adriana                                  - Ma certo! Dammi del tu!

Pio                                          - Mia cara Adriana...'

Adriana                                  - Mio caro... A proposito: come ti chiami?

Pio                                          - Pio.

Adriana                                  - Pio? !  Come si fa a chiamarsi Pio?

Pio                                          - Mi hanno chiamato così!

Adriana                                  - Non hai un altro nome?

Pio                                          - Sì... un'altro: Maria.

Adriano                                  - Maria?!  Non posso chiamarti Ma­ria!... Vediamo: ti chiamerò... Pio, Pio, Pio, Piuccio, Pietto, Piolo... Beh! Ci penserò...

(Altra pausa. Silenzio imbarazzante).

Pio                                          - Senti, Adriana... Ora che siamo fidan­zati, possiamo darci un bacio?

Adriana                                  - Ma sì. Dammelo pure...

Pio _ Dove?

Adriana                                  - Dove vuoi...

Pio                                          - Sulla guancia?

Adriana                                  - Ma sì! Sulla guancia!

(Si ode la voce di Dino che canta).

Pio                                          - È una radio...?

Adriana                                  - (un po' turbata) Ma che radio!... È Dino...

Pio                                          - Ah, Dino? !   - (Breve silenzio).

Adriana                                  - Che idea di venire a cantare qui!: Che cosa vuole, vorrei sapere?! Che cosa vuole?

Pio                                          - Già... È strano...

Adriana                                  - Spera d'intenerirmi!... Sì, sì: al solito! Una cantatina e non se ne parla più! Ma si sbaglia! Questa volta, si sbaglia! Oramai sono fidanzata... (Piglia con violenza sotto brac­cio Pio). È vero che siamo fidanzati? (Trascina Pio su e giù per la stanza).

Pio                                          - Sì, sì... siamo fidanzati...

Adriana                                  - Canta, canta pure!... Adesso gli buttiamo il soldo nel piattino...

Pio                                          - (dopo una pausa, ascoltando) Però... ha una bella voce...

Adriana                                  - Che bella! Stonata!... Stonatisi sima!... Ma non ci preoccupiamo di lui! Par­liamo di noi...

Pio -                                       - Sì, sì: hai ragione! Hai ragione!..., (La voce dal giardino ha finito di cantare).

Adriana                                  - Ah, ecco!... Ha smesso di canta­re! Adesso viene su! Sì... sì... ne sono sicura!... Viene su per constatare l'effetto della serenata! Non voglio vederlo!... (Avviandosi verso la porta). Se entra, digli che se ne vada subito. Non voglio aver più niente da dividere con lui. Ora­mai sono fidanzata!...

Pio                                          - Va bene... Glielo dirò...

Adriana                                  - (sulla porta, prima di uscire) Se ha qualche cosa da dirmi, che mi scriva...

Pio                                          - Va bene...

Adriana                                  - Piuttosto, no! Niente scrivere! Che dica a te, quello che mi vuol dire! E tu mi riferirai...

Pio                                          - Va bene... Riferirò...

Adriana                                  - Oppure no!... Forse è meglio che gli parli!... Almeno gliene dico quattro! Se in­siste molto..., chiamami... Ma intanto digli che sono arrabbiatissima... (Si avvia per uscire da sinistra).

Pio                                          - Va bene... Glielo dirò...

Adriana                                  - (sulla soglia) Cioè... No... Non gli dir nulla... (Esce).

Pio                                          - Va bene. Non gli dirò nulla...

(Pio attende, paziente, deponendo con cura, su di una cassa, a sinistra, in mezzo ad alcuni libri voluminosi e vicino a un cestino da carta straccia, la bombetta e i guanti. Appare Dino che entra cauto, guardandosi intorno).

Dino                                       - Buon giorno...

Pio                                          - Buon giorno... (Una pausa).

Dino                                       - La signorina Adriana?...

Pio                                          - È di là... Anzi, mi ha détto di dirle... Cioè, no! Mi ha detto di non dirle niente...

Dino                                       - Ah!...

Pio                                          - Già... (Pausa). Ha fatto bene, sa, a tornare...

Dino                                       - Ho fatto bene?!...

Pio                                          - Sì, sì... Sono piccole nuvole che dile­guano...

Dino                                       - Già!... Ho pensato che sarebbe stato stupido, per così poco... (Esita). Com'è adesso?

Pio                                          - Calma!... Abbastanza calma!...

Dino                                       - Quando m'ha sentito cantare... le ha fatto effetto?

Pio                                          - Oh, Dio!... Fino a un certo punto... Non mi pare mica, sa, che quello sia un buon sistema!...

Dino                                       - Ah, no?

Pio                                          - No, no... Senta... Mi permette... Lei conosce la « Bisbetica domata » di Shakespeare?

Dino                                       - La « Bisbetica domata »? Altro che!  Mi pare... d'averla vista al cinematografo...

Pio                                          - Si ricorda del metodo che adoperava Petruccio per domare la moglie?

Dino                                       - Mi ricordo, mi ricordo...

Pio                                          - Ecco quello che ci vuole per ridurre alla ragione una donna come la signorina Adria­na!... Provi!... Provi e vedrà...

Dino                                       - Provare? Come?... Che cosa dovrei fare?

Pio                                          - È semplicissimo!... Adesso, quando rivedrà la signorina, non le parli, non le dica nulla... e, mi raccomando, non canti!

 Dino                                      - No?...

Pio                                          - No... No... Altrimenti rovina tutto!... La guardi un istante... Poi, senza pronunciare parola, l'afferri alla vita; la sollevi da terra e se la porti via...

Dino                                       - Dove?

Pio                                          - Dove vuole!... Basta cominciare a do­marla!... Farle capire che c'è una volontà più forte della sua!...

Dino                                       - Ah, ecco!... Ha ragione, sa!

Pio                                          - Cura radicale!.

Dino                                       - Sicuro! Una volta per sempre! Si­curo!... Era un grand'uomo, in fondo, quello Shakespeare!

Pio                                          - Eh! Altro che!...

Dino                                       - Allora, eh?! Uno sguardo risoluto... zac... zac... e via!

Pio                                          - Proprio così: zac... zac... e via...! Vuo­le che gliela chiami?

Dino                                       - Sì, sì... Sono pronto.

(Pio si avvicina alla porta di sinistra e bussa. Entra Adriana che si è pettinata, ricomposta ed ha indossato un vestito graziosissimo. È un po' languida e assorta... Dino, all'altro estremo del­la stanza, ben piantato sui piedi, la fissa riso­luto).

Adriana                                  - (dolcissima) Sei tornato, Dino?...

Dino                                       - Sì! Sono tornato...

(Pio s'è avvicinato alla porta della terrazza come per uscire. Dino gli getta un'occhiata in­terrogativa. Pio, coi gesti, lo incoraggia ad at­tuare il sistema energico).

Adriana                                  - Allora, Dino, che cosa vuoi?!

Dino                                       - (esitante) Che cosa voglio?!... Che cosa voglio?! (Con improvvisa risolutezza) Ecco! (L'afferra a mezza vita e la solleva da terra).

Adriana                                  - (divincolandosi disperatamente) Lasciami... Lasciami, ti dico!.,. Cosa fai?!... Sei pazzo?!... Lasciami!... Lasciami... Vigliac­co... Mascalzone!... (Con un gesto violento rie­sce a liberarsi). Va' via! Va' via! Vigliacco! Facchino! Fuori di qui! Fuori di qui!...

Dino                                       - (sconcertato)  Ma, Adriana!...

Adriana                                  - (fuori di se) Fuori! Fuori! Fuori! (Afferra un cuscino e glielo scaglia addosso). Via!... Fuori!... (Invasa da una vera frenesia furente, scaglia contro Dino tutto quello che le capita tra le mani, mentre egli esce, impaurito). Mascalzone! Mascalzone!...

(Pio che ha assistito impassibile alla scena, si piazza a sinistra in fondo e porge ad Adriana dei volumi ch'ella continua a scagliare. Alla fine ella afferra la bombetta di Pio e fa per lanciarla contro Dino. Pio le afferra la mano, le toglie il cappello e lo sostituisce col cestino, che Adriana fa volare attraverso la scena, men­tre si chiude il velario).

Fine del primo atto

 

ATTO SECONDO

Una sala in casa di Pio Faldella. Porte a de­stra e a sinistra. Quella di sinistra, più ampia, dà sul giardino. In fondo, al centro, una parte rialzata adibita a saletta da pranzo illuminata da ampie vetrate e separata dal resto della scena da un arco. Anche questa saletta ha uscite dalle due parti. La sala è arredata molto moderna­mente, a guisa di salotto-studio: a destra, un pianoforte a mezza coda; a sinistra, due basse librerie e una scrivania su cui è una radio con « foneco ». Nella saletta da pranzo, una tavola imbandita e un mobile basso per i servizi.

(Al levarsi del sipario, sono seduti a tavola, uno di fronte all'altro, Pio e Adriana. Filippo serve in tavola. Adriana mangia, leggendo un libro che tiene poggiato contro le condiglie. Pio condisce, con devota attenzione, col sale e col pepe, una coppa d'insalata).

Pio                                          - (a Filippo) Hai messo un po' d'aglio?

Filippo                                    - Non so. Ci ha pensato Rosina...

Pio                                          - Beh, caro: vaglielo a chiedere... Cioè... no... aspetta! (Annusa il piatto). Sì, sì. C'è... c'è... (Una pausa operosa). Ci sarebbe stato bene un po' di prezzemolo, tritato fino fino... O , meglio ancora, una foglia di basilico... (A Adriana) Cara, preferisci prezzemolo o basilico?

Adriana                                  - (intenta a leggere, non risponde).

Pio                                          - Adriana... Scusa se ti disturbo: pre­ferisci...

Adriana                                  - (scattando) Che c'è?! Cosa vuoi?'

Pio                                          - Volevo sapere se, nell'insalata di po­modori, preferisci il prezzemolo o il basilico...

Adriana                                  - Lasciami in pace coi tuoi pomo­dori! Mettici quello che ti pare! Che vuoi che me ne importi?!

Pio                                          - (a Filippo, mentre Adriana riprende a leggere) Allora, va' a prendere un po' di prezzemolo e un po' di basilico...

(Filippo esce e Pio, con infinita precauzione e dopo molte esitazioni, toglie da dietro il libro di Adriana le condiglie, sostenendo il libro con la mano e sostituendole con la bottiglia dell'acqua. Versa nell'insalata, con grande cura, l'olio e l'aceto e comincia a mescolare. Adriana, sempre intenta a leggere, cerca con la mano la bottiglia dell'acqua e non la trova).

Adriana                                  - L'acqua?! Dove è andata a finire l'acqua?

Pio                                          - Ce l'hai lì, dietro il libro...

Adriana                                  - Ah!... (Si versa dell'acqua).

Pio                                          -  Sai? Ho dovuto prendere l'olio e l'a­ceto per condire i pomodori...

Adriana                                  - Ancora?! Non hai finito? È già un'ora che li stai mangiando!... (Riprende a leggere).

(Entra Filippo con un piattino su cui è il prezzemolo e il basilico).

Pio                                          - Oh! Bravo, Filippo... Da' qua... (Me­scola con cura l'insalata). Porta alla signora...

Filippo                                    - (prende il piatto e s'avvicina ad Adriana, la quale non si accorge di lui. Dopo una pausa) Signora... (Adriana non rispon­de). Signora...

Adriana                                  - Che c'è? (Volgendosi) Ancora i pomodori?! Non ne voglio. Non ne voglio...

Pio                                          - Guarda, cara... prendine... Sono rin­frescanti...

Adriana                                  - Finiscila con le tue prescrizioni igieniche! (A Filippo) Via! Via! (Filippo si av­vicina a Pio che si serve abbondantemente. Una lunga pausa. Adriana legge. Pio comincia a mangiare, poi leva di tasca il giornale, lo spiega e comincia a leggere. Adriana, dopo qualche istante, posa il libro. Guarda Pio, comincia a mostrarsi inquieta e, a un tratto, erompe) Il giornale! Lo sapevo! Sempre il giornale!... Sembra d'essere in una sala di lettura!

Pio                                          - (affrettandosi a piegare il giornale) Sai... volevo vedere...

Adriana                                  - Ti par questo il momento di ve­dere? Vedrai dopo! L'unica ora che stiamo in­sieme..., subito il giornale! Gentile, non c'è che dire!... Molto gentile!... (Aggressiva a freddo) Oh! È inutile che mi rinfacci che stavo leg­gendo anch'io!...

Pio                                          - Non ho aperto bocca...

Adriana                                  - Sì, sì: l'ho capito subito dalla tua occhiata!... Eh, sfido! Se tu leggi il gior­nale, che cosa vuoi che faccia?... (A Filippo) La frutta. (Filippo serve la frutta).

Pio                                          - Ah! Ci sono le pere!...

Adriana                                  - Già! Pere! Pere! Pere! Non san­no comprare che pere in questa casa! Dite a Rosina che compri qualche cosa di diverso!

Filippo                                    - Sissignora! Che cosa debbo far comprare?

Adriana                                  - Ma… faccia lei… scelga lei….. (A Pio) A te… che cosa piace, a te?

Pio                                          - A me? Oh per me, è lo stesso. Lo sai: mi piace tutto.

Adriana                                  - Santo Dio! Ci sarà qualche cosa che preferisci… possibile che tu non abbia mai un’opinione?

Pio                                          - Ecco… se debbo proprio analizzare i miei gusti…..

Adriana                                  - Beh?

Pio                                          - Non dico che non mi piacciano, ma se dovessi scegliere, lascerei le fragole!

Adriana                                  - Le fragole?

Pio                                          - Si…. Non so com’è ma le fragole non  mi hanno mai entusiasmato!...

Adriana                                  - Com'è possibile?! Le fragole? Ma se c'è una cosa buona a questo mondo... Per esempio...: le fragole col limone!... Le hai mai provate?

Pio                                          - No. Col limone, veramente no...

Adriana                                  - Beh! Provale e poi mi ringra-zierai del consiglio! Filippo, dite a Rosina di comprare un chilo di fragole.

Pio                                          - Ma, almeno, che non siano quelle pic­cole piccole!

Adriana                                  - Bravo! Son proprio quelle le mi­gliori! (A Filippo) Le vere fragole di campo, mi raccomando! (Squilla il telefono).

Pio                                          - Chi può essere?

Adriana                                  - Eh! Senti...

Pio                                          - Ah, già! (Va al telefono) Pronto... Pronto... Casa Faldella... Sì... Sono io... Chi parla?! Oh, caro papà! Grazie! Grazie! Sì... (Si volge ad Adriana) È tuo padre! (Al tele­fono) Sicuro... (A Adriana) Ti saluta...

Adriana                                  - Beh! Che cosa vuole?

Pio                                          - Ah! (Al telefono) Senti, papà, c'è Adriana che vuol sapere che cosa vuoi!... Ah! Benissimo. (A Adriana) Non vuole niente...

Adriana                                  - Va bene!... Digli che venga a prendere il caffè da noi...

Pio                                          - Sì... (Al telefono) Senti, papà...

Adriana                                  - E digli che non si dimentichi di portare i cataloghi.

Pio                                          - Sì... (Al telefono) Dice Adria... Certo, certo... Dice Adrian... Oh! Senti!... Senza dub­bio... Scusa, papà..., scusa...: dice Adriana che tu venga a prendere il caffè e ti ricordi di por­tare i cataloghi... Sì... i cataloghi. I ca-ta-lo-ghi... Sì... No... Aspetta che glielo chiedo... (A Adriana) Quali cataloghi?

Adriana                                  - Ma lo sa bene! Ne abbiamo par­lato anche prima!...

Pio                                          - (al telefono) Dice che lo sai... che ne avete parlato anche prima... Come?... Ah! No?!... (A Adriana) Dice che non se ne ri­corda...

Adriana                                  - Oh, benedett'uomo! Ma quelli delle macchine... delle automobili...

Pio                                          - (al telefono) Quelli delle automobili... Ecco... Sì... Sì... Già! Quelle più convenienti... Sì... Sì...

Adriana                                  - Tutti! Tutti!

Pio                                          - (al telefono) No! Tutti!... Tutti!... Sì... Sì... Ecco... Molto buona!... Sì... Così ca­rina!... Così gentile!...'Così affettuosa!...

Adriana                                  - (aggressiva) - Di chi parli?

Pio                                          - Di te, cara!... (Al telefono) Allora ti aspettiamo... Eh?! Vieni a prendere il caffè?! Ma sì..., d'accordo... A tra poco... Va bene: me lo dirai!... A tra poco... (Depone il rice­vitore).

Adriana                                  - Oh! Mi raccomando, Pio: non cominciare, ora, a creare le solite difficoltà,... perché la macchina la voglio! E la voglio bella..

Pio                                          - Io sono lietissimo di offrirtela...

Adriana                                  - Non è vero! L'ho capito da un pezzo! Tu non vorresti comprarla!...

Pio                                          - Ti assicuro, Adriana... Non hai che da scegliere.

Adriana                                  -  Rieccoci allo scegliere! Mi fai ve­nire un nervoso... Un marito carino, che avesse avuto veramente voglia di accontentare la mo­glie, un bel giorno sarebbe arrivato con una bella automobile e avrebbe detto: «Ecco! Prendila! È tua! ».

Pio                                          - Ci avevo pensato, ma ho avuto paura di non incontrare ì tuoi gusti...

Adriana                                  -  Sì! Bella scusa! E allora l'ul­tima volta perché non hai preso lo ce spider » che avevamo fissato?

Pio                                          - Perché mi hai detto di non compe­rarlo! ...

Adriana                                  - Io?!... Io?!... Io ti ho detto di non...?! Lo vedi come inventi le cose?!

Pio                                          - Aspetta, cara! Non arrabbiarti!... Può darsi che mi sbagli!...

Adriana                                  - Ah!...

Pio                                          - (avvicinandosi alla scrivania) Ho qui il tuo espresso...

Adriana                                  - lì mio espresso?! Che espresso?!

Pio                                          - (cercandolo fra le carte) Quello che mi mandasti quando andai a Torino per l'acqui­sto... Io non butto via mai nulla... Eccolo qua... (Leggendo) « Non prendere lo spider color ca­narino! È detestabile! Preferisco restare senza automobile!... Torna subito... ».

Adriana                                  - Si capisce! Ma è naturale! Ti eri messo in mente di comprare quella stupida mac­china gialla, così pacchiana... Come volevi che io...?!

Pio                                          - Già... Ma, vedi, Adriana: eri tu che l'avevi scelta!...

Adriana                                  - Non è vero! Non è vero!

Pio                                          - (mostrando un foglietto) Ecco la mi­nuta del telegramma che mi hai fatto mandare al direttore della fabbrica: « Prego prenotare vettura spider color canarino stop Senza im­pegno »...

Adriana                                  - (trionfante) Lo vedi?! «Senza, impegno»!...

Pio                                          - Già. Ma il « senza impegno » l'ho ag­giunto io!

Adriana                                  - Tu?! Perché?! Con quale diritto?

Pio                                          - Per il caso che tu cambiassi idea!...

Adriana                                  - Infatti... ho cambiato idea! Beh! Che c'è di strano?! Cosa? Vorresti farmi il processo per questo?!... Del resto, non s'è mai fatto una questione di colore. Tutte scuse! An­che ieri... Ah, ecco!... Anche ieri..., qui, in questa stanza... Guarda se mi ricordo bene di tutto...? Dicevo: «Io mi contento di qualsiasi marca! Fai tu!» E tu che hai fatto?

Pio                                          - Niente! Perché hai mostrato il desi­derio di veder prima i cataloghi!

Adriana                                  - Io ti ho detto che volevo vedere i cataloghi? Non è vero! Non è vero! Chi ha parlato mai di cataloghi?

Pio                                          - Scusa, Adriana: li hai chiesti perfino a tuo padre...

Adriana                                  - Ma no! Ma no!... Che pasticcio­ne! È lui che mi ha suggerito di consultarli... Ma questo è avvenuto dopo!... Prima, invece... io volevo che... Vedi come sei tu? Cambi le carte in tavola! Mi fai venire una stizza!... Una stizza!...

Pio                                          - Eppure, credi, Adriana...

Adriana                                  - E c'insisti, eh?! Ma sai che sei te­stardo! Cos'hai? Altri documenti? Altre prove scritte?...

Pio                                          - No... Ho il filo...

Adriana                                  - Il filo?! Che filo?

Pio                                          - Sì: un apparecchietto che ho compe­rato l'altro giorno...: il foneco!...

Adriana                                  - Il foneco? Cos'è questa roba?!

Pio                                          - È un filo di metallo magnetizzato che si svolge da un rocchetto e s'avvolge in un altro e, passando, registra i suoni.

Adriana                                  - Beh! Che c'entra?

Pio                                          - Ecco... Appunto: proprio ieri - nota la coincidenza! l'avevo messo in funzione per provarlo un poco... Adesso sentiamo... (Manovra il foneco annesso alla radio). Se per caso avesse registrato...

La voce di Adriana                - (nel microfono) È inu­tile che tu cerchi di persuadermi!... Che vuoi dire? Sentiamo: che vuoi dire?!

La voce di Pio                        - (c. s.) Che hai perfetta­mente ragione, come sempre, mia cara!...

Adriana                                  - Che c'entra questo?! Qui non si parlava d'automobili!

La voce di Pio                        - Credi, piccina mia...

La voce di Adriana                - Non mi chiamare così!  Smettila! Non mi seccare!... (Rumore di por­cellane che si rompono).

Adriana                                  - E questo che cos'è?

Pio                                          - Deve essere il piatto...

Adriana                                  - Che piatto?

Pio                                          - Quello che avevi in mano...

Adriana                                  - Ah!...

Pio                                          - La registrazione è perfetta!

Adriana                                  - Però, ammetterai che di cataloghi non si è parlato affatto...

Pio                                          - Eppure mi pareva... Aspetta... Ora sentiamo...

La voce di Adriana                - Te lo dico una volta per sempre! Voglio scegliere a modo mio!

La voce di Pio                        - Naturalmente...

La voce di Adriana                - Voglio vedere prima i cataloghi!...

Pio                                          - Senti?!...

Adriana                                  - Oh! Beh! Mi sarà sfuggito così... Una parola... senza pensarci...

La voce di Adriana                - Esigo!... Capisci?!... Esigo... Procurami subito i cataloghi.

La voce di

Pio                                          - Ma...

La voce di Adriana                - Ma niente!... (Rumore come sopra).

Pio                                          - Dev'essere un altro piatto...

Adriana                                  - (erompendo) Ebbene: vuoi che te lo dica?! È una vera vigliaccheria ripetere parola per parola a una donna quello che ha detto il giorno avanti. È una bassezza che umi­lia... Umilia più te che me, badiamo bene! Mi pare d'aver sposato un giudice istruttore! Tiene l'archivio, mette in agguato il filo! È odioso!... Te lo dico in faccia: è odioso!...

Pio                                          - (che, intanto, ha fatto tacere il « foneco ») Mia cara: pensa che un giorno, in virtù di questo apparecchietto..., potremo riudire i col­loqui della nostra luna di miele!...

Adriana                                  - Che miele! Che miele!... Non far dell'ironia... (Volgendosi a Filippo che appa­re) Che c'è?

Filippo                                    - (sta per aprir bocca) C'è...

Adriana                                  - Non posso! Non ho tempo! Non voglio veder nessuno!

Filippo                                    - Va bene... (Fa per andarsene).

Adriana                                  - Chi è?

Filippo                                    - La ragazza della sarta, signora...

Adriana                                  - Ah! Falla aspettare in camera mia!... (Dà uno sguardo furibondo a Pio e se ne va sbattendo l'uscio di destra).

(Pio rimane solo nella stanza. Si sdraia vo­luttuosamente su di una poltrona, prende sul tavolino un piccolo apparecchio di metallo con un'asticciola di legno, per preparare le sigaret­te. Trae da due borse due qualità di tabacco e comincia a mescolarle sapientemente. Entra Fi­lippo e comincia a sparecchiare brontolando).

Pio                                          - E allora, Filippo: come va il nuovo giardiniere?...

Filippo                                    - Male, come gli altri!... Non dubiti che, con la signora, non ne troveremo mai uno che vada bene! (Brontolando tra se) Aaaah!... Ma che!... Ma che!... Roba da... Oh! Oh!...

Pio                                          - Che hai Filippo? Non mi sembri del tuo solito umore...

Filippo                                    - Ma, abbia pazienza!... Anche il fatto delle fragole, oggi!... L'unica frutta che a lei non piace..., proprio quella si deve com­prare!

Pio                                          - Già!... Guarda che il fruttivendolo, qui all'angolo, ne ha di bellissime... proprio di quel­le di campo... e neanche troppo care... Gli ho detto, anzi, di metterle da parte per noi...

Filippo                                    - (sbalordito) Quando?

Pio                                          - Poco fa... Prima di pranzo...

Filippo                                    - Ma, allora...

Pio                                          - Allora va ad aprire... Senti: suonano... (Filippo esce e Pio, con cura meticolosa, pren­de a pizzichi il tabacco mischiato e comincia a disporlo nell'apparecchio. Entra Ercole).

Ercole                                     - Ciao, caro...

Pio                                          - Buon giorno, papà...

Ercole                                     - Non sono ancora venuti?!

Pio                                          - Chi?

Ercole                                     - Oh! Ma è strano! Eppure... Mi avevano detto... Che ore sono?

Pio                                          - Le due...

Ercole                                     - Ah! Beh! Credevo... Il mio orolo­gio fa le quattro e mezzo! Ma insomma dovreb­bero essere già qui... Forse è meglio che li va­da a prendere... Che ne dici?...

Pio                                          - Ma... Non so...

Ercole                                     - Non vorrei che si sbagliassero!... Con questi benedetti nomi d'artisti!... Cimabue, Cimarosa... Io, per esempio, non mi ricordo mai!... Il vostro com'è? Cimarosa o Cimabue?

Pio                                          - Cimabue.

Ercole                                     - Ah! Già. È vero: Cimabue! Mu­sicista?

Pio                                          - Pittore...

Ercole                                     - Pittore! Pittore! «Cimabue, pitto­re»... Ho paura d'aver detto Cimarosa! Beh! In ogni modo, s'informeranno. Ah! Scusa, a proposito, se mi son permesso d'invitarli a ve­nir qui, a prendere il caffè...

Pio                                          - No! No! Figurati! Hai fatto benissi­mo! Ma chi sono?

Ercole                                     - Come? Non te l'ho detto? Rifredi! Sì... Agostino Rifredi... con la sua cosa... Come si chiama? Sua cognata... (Vede la mac­chinetta che Pio adopera) Che cos'è quell'af­fare lì?!

Pio                                          - Un apparecchietto per fare le siga­rette...

Ercole                                     - Oh! Guarda! Come funziona?

Pio                                          - Vedi: qui s'infila la cartina... Poi, qui si dispone La quantità di tabacco occorrente per una...

Ercole                                     - Ho capito! Da' qua... (S'impadro­nisce della macchinetta).

Pio                                          - Ma aspetta che ti spieghi.

Ercole                                     - (prendendo anche la scatola del ta­bacco) Se ti dico che ho capito! Adesso ti faccio vedere... La cartina si mette qua, è vero?

Pio                                          - No...

Ercole                                     - Ah! Qua!... Praticissimo! (Prova a fare una sigaretta) Ma sai che io non sapevo che Rifredi avesse una nipote così carina?!

Pio                                          - Non era la cognata?

Ercole                                     - Ma no! La figlia!

Pio                                          - La figlia?

Ercole                                     - Oh! Come sei tardo! La figlia del­la cognata. C'è la figlia e c'è la cognata. Carina sai!... Un amore... Dammi un'altra cartina... È pratico, sì: ma bisogna prenderci la mano... Ah! Dunque! Adesso la vedrai! Ventitré anni... Due occhi... così. Dammi un'altra cartina...

Pio                                          - Quando son finite quelle, nella sca­tola ce n'è un pacchetto nuovo...

Ercole                                     - Ah! Bene! Si chiama Edvige. Bel nome eh? Che? Non ti piace? Già il nome non è un gran che!  Anzi, è brutto!  Non capisco che idea, chiamarla Edvige!... Ma lei è carina!... Tanto carina... Anzi... vorrei che tu mi dessi un consiglio...

Pio                                          - Figurati!

Ercole                                     - Dunque: che ne diresti, tu, se io... Cioè, no! Che cosa ci sarebbe di male se un bel giorno... No... Aspetta! Dimmi, piuttosto, una cosa...: Ti pare che un uomo di quarantanove anni si possa dir vecchio?

Pio                                          - No! Vecchio no! Maturo!

Ercole                                     - (risentito) Maturo! Che significa maturo? (Si ode squillare il telefono).

Pio                                          - Permetti?... (Prende il ricevitore) Pronto, casa Faldella. Chi parla?... Ah! Buon giorno, signor Rifredi...

Ercole                                     - (strappandogli il ricevitore) Ah... È Agostino? Lascia... Gli parlo io... (Al telefo­no) Beh! Agostino, che fate? È un'ora che vi aspettiamo!... Ma no! Cimarosa! Cimarosa! Te l'ho detto tanto chiaro! Sei tu che non hai ca­pito! Come? Ah! Sei in via Cimarosa? E allo­ra devi venire in via Cimabue! Beh! Prendi un tassì. Ce l'hai? Meglio!... Sbrigati!

Adriana                                  - (entrando) Oh! Senti Pio, fammi il piacere... Buon giorno, papà...

Ercole                                     - (facendo atto di baciarla in fronte) Buongiorno piccina mia... Come stai?

Adriana                                  - Bene, bene... (A Pio) Dunque, fammi il piacere di licenziare subito Gaetano...

Pio                                          - Sì, sì, come vuoi, cara! Chi è Gae­tano?

Adriana                                  - Il giardiniere!

Pio                                          - Ah! Il giardiniere... Va bene. Lo li­cenzio... subito!... Che cosa ha fatto?

Adriana                                  - Stamani mi sono lamentata perché non curava abbastanza il giardino e lui, per dispetto, ha rovesciato un carretto di concime proprio sotto la finestra di camera mia, con la scusa di governare le rose!

Ercole                                     - Oh! Perbacco!

Adriana                                  - Fammi il piacere di scacciarlo su­bito, su due piedi! Non voglio vederlo mai più!

Pio                                          - Va bene!... (S'avvia per uscire dal fon­do) Permetti, papà?

Ercole                                     - Fa, fa pure...

(Pio esce).

Adriana                                  - Me li hai portati i cataloghi delle macchine?

Ercole                                     - Sicuro! Eh! Perbacco! Vuoi che me li sia dimenticati?

Adriana                                  - Beh! Dove sono?

Ercole                                     - (cercando) Ma... Veramente... Li .. avevo in mano poco fa! Non capisco!... Ah! Forse... Sì, sì... Ecco., ecco: devo averli lasciati dal parrucchiere!. Adesso telefono...

Adriana                                  - Ma no! Lascia fare! Non importa! Tanto, ormai, della macchina m'è bell'e passa­ta la voglia...

 

Ercole                                     - Ma, insomma, che c'è, piccina mia? Non sei felice?

Adriana                                  - Ma, sì! Lo sono…lo sono….

Ercole                                     - E, allora, perché?...

Adriana                                  - Perché?... Perché?... Come sei insistente coi tuoi perché! Cosa credi? Che non ci si possa seccare anche a furia d'esser felici?

Ercole                                     - Hai da lamentarti di Pio?

Adriana                                  - No, no... Che lamentarmi!

Ercole                                     -  Non è abbastanza gentile?...

Adriana                                  - ...Ma sì! Gentilissimo...

Ercole                                     - Forse... qualche piccola divergen­za... d'opinioni?

Adriana                                  - Macché divergenza! Lui, opinioni non ne ha! Accetta sempre le mie!...

Ercole                                     - Beh! Questo è molto carino!...

Adriana                                  - Senza dubbio! Chi dice di no!

Ercole                                     - Insomma: io non capisco ancora se vivete in pace sì o no!

Adriana                                  - In pace... in pacissima! Per for­za... Non te l'ho detto? Pio è un uomo col qua­le non si può discutere!

Ercole                                     - Perché? Ti dà sempre torto?

Adriana                                  - Ma no! Mi dà sempre ragione!...

Ercole                                     - E te ne lamenti?!

Adriana                                  - Chi si lamenta? !  Io non mi lamen­to affatto!... Ma è appunto questo che mi esa­spera! Che non posso lamentarmi di niente! Se sapessi che bile! Si diceva, appunto, anche ieri, con Dino...

Ercole                                     - Chi Dino? Chi Dino?

Adriana                                  - Come « chi Dino? » Dino!  Non sai più chi è Dino?

Ercole                                     - Dino... il tuo ex... il tuo ex... coso come si chiama?

Adriana                                  - Sì... sì, lui! Lui! Gli stavo dicen­do, appunto, che...

Ercole                                     - Ma, Adriana: ma come? !  Tu hai visto Dino?

Adriana                                  - Sì... L'ho visto. Che male c'è? L'ho incontrato per la strada! M'ha salutato!... Che cosa dovevo fare? Voltare la testa dall'al­tra parte?

Ercole                                     - No, no... non dico questo... ma però... Già, dopo tutto, è vero., a pensarci bene..., in fondo, non c'è niente di male! Un incontro casuale...

Adriana                                  - Del resto non è mica la prima volta...

Ercole                                     - Non è la prima volta?

Adriana                                  - No... Sarà un mese... che ci ve­diamo tutti i giorni...

Ercole                                     - Oh! Perbacco! Tutti i giorni?

Adriana                                  - Si... Prima si andava da Latour: ora invece, ci troviamo... in un piccolo caffè... vicino al Vaticano...

Ercole                                     - Oh! Perbacco! Vicino al Vatica­no?! E che cosa fate..., vicino al Vaticano?

Adriana                                  - Niente... Si chiacchiera del più e del meno! Sai com'è Dino?! Ha quel suo modo di parlare così brioso... Ogni tanto una barzel­letta... Una sta a sentire...; passano le ore e non se ne accorge neppure...

Ercole                                     - Va bene, figliola mia, d'accordo, ma però...

Adriana                                  - Sempre lo stesso caratteraccio im­possibile, il solito spirito di contraddizione!... Ma, almeno, Santo Dio, è un uomo con cui si può ragionare... si può discutere..., si può li­tigare!

Ercole                                     - Ma, Adriana, piccina mia..., ma non ti rendi conto della gravità di quello che fai...?

Adriana                                  - Sì, sì... me ne rendo conto! Ma che vuoi? Anch'io ho bisogno, qualche volta, di uscire da quest'atmosfera di gentilezza asfis­siante...

Ercole                                     - E vai a litigare con Dino?

Adriana                                  - Sì... Vado' a litigare con Dino»!... Che vuoi che ti dica?... Non so com'è, ma, dopo, mi sento meglio!...

Ercole                                     - Insomma, Adriana, dimmi la ve­rità: gli vuoi bene o non gli vuoi bene?

Adriana                                  - Non lo so... Non lo so... Non me lo son mai domandato... In certi momenti mi pare d'odiarlo! In certi momenti invece...! In fondo, devi riconoscerlo anche tu..., avrà i suoi difetti, ma è simpatico... Ha tante risorse..., sa fare tante cose...

Ercole                                     - Ma di chi parli?

Adriana                                  - Di chi vuoi che parli? Di Dino!

Ercole                                     - Ma no: ti ho chiesto se vuoi bene a Pio...

Adriana                                  - Ah!... Pio!... Sì, sì... che gli vo­glio bene! Sfido!... È mio marito...

Ercole                                     - E, allora, non pensi, figliola, che cosa accadrebbe se lui venisse a sapere che tu t'incontri con l'altro...?

Adriana                                  - Che cosa accadrebbe...! Niente, accadrebbe!  Scommetto che mi direbbe: « De­sideri d'andare a prendere il thè con Dino?! Ma sì, cara! Va' pure! Va' pure! ». E sarebbe capace di invitarmelo a casa!...

Ercole                                     - Ma no... Cosa dici?! Non è pos­sibile...

Filippo                                    - (apparendo alla porta) C'è il si­gnor ingegnere Santini...

Adriana                                  - (stupita) Dino?!

Filippo                                    - Non so, signora...

Ercole                                     - Dino? !  E cosa vuole, qui?

Adriana                                  - Mah!... (A Filippo) Fallo entra­re... (Filippo esce. Adriana aspetta vicino alla porta, mormorando tra se) Io non capisco..., non capisco... (Entra Dino, che non vede subito Ercole) Beh?! Dino! Si può sapere cosa vieni a fare?

Dino                                       - Ah! Adriana! T'assicuro che sta suc­cedendo una cosa che... (accorgendosi di Er­cole) Commendatore...

Ercole                                     - Buongiorno! Buongiorno!

Dino                                       - Già... Appunto, dicevo... Come sta, signora? È tanto tempo che non avevo il pia­cere...

Adriana                                  - Lascia correre...! Tanto, papà sa tutto!

Dino                                       - Sa tutto?!  Che cosa sa?!

Ercole                                     - (severo e solenne) Tutto! Anzi, giovanotto non ti nascondo che debbo disappro­vare severamente...

Adriana                                  - (interrompendolo) Beh! Finiscila, papà...! (A Dino) Dimmi, piuttosto: si può sa­pere cosa vuoi?

Dino                                       - Io? Niente... È tuo marito... che...

Adriana                                  - Mio marito?

Dino                                       - Sì... (Rivolgendosi a Ercole) Scusi, Commendatore, lei dice che sa tutto..., ma guar­di che tra me e la signora non...

Ercole                                     - Lascia andare...! Lascia andare!... Altrimenti...

Adriana                                  - Dunque: hai incontrato mio ma­rito?!...

Dino                                       - Si... L'ho incontrato stamattina! Io avevo fatto finta di non vederlo!... Ma lui mi è venuto incontro tutto gentile e sorridente: « Co­me sta ingegnere?! Che cosa fa di bello?!... Era tanto tempo che non ci vedevamo»... E m'ha invitato a prendere il caffè!...

Ercole                                     - Il caffè?

Adriana                                  - Il caffè?

Dino                                       - Già! Il caffè!

Adriana                                  - (guardando il padre con intenzione) Lo vedi papà!...

Dino                                       - (preoccupato) Perché?! Che cosa c'è?...

Adriana                                  - Niente... niente...

Dino                                       - Forse faccio meglio ad andarmene...

Pio                                          - (apparendo in fondo) Oh! Ingegnere... Come sta?

Dino                                       - Buongiorno, signor Faldella...

Pio                                          - Cominciavo a temere che lei non ve­nisse più!

Dino                                       - Oh! S'immagini! È stato per me un vero piacere! (Imbarazzato) ...Tanto tempo che non ci vedevamo...

Adriana                                  - S'accomodi, prego...

Dino                                       - Grazie...

(Lunghissima pausa. Tutti si guardano, sorri­dono e non sanno che dirsi).

Pio                                          - Non si diceva, spesso, con mia moglie: «Chi sa che cosa farà l'ingegnere...! ». È vero, Adriana?

Adriana                                  - Già... infatti... Mi pare... (Altra pausa).

Ercole                                     - (improvvisamente) Ed anch'io di­cevo spesso: Ma, Dino...: chi sa dov'è an­dato a finire?!

Dino                                       - Eh! Vede..., invece..., quando uno meno se l'aspetta...

Pio                                          - Proprio così... Proprio così... Eh! Adriana?

 

Adriana                                  - Certo: proprio così!... (Pausa).

Ercole                                     - (che non resiste più) Beh! Ragazzi, mi dispiace, ma bisogna che vi lasci...

Adriana                                  - Te ne vai, papà?

Ercole                                     - Per forza, figlia mia, per forza... Un appuntamento urgente... (Guarda l'orologio) Anzi..., perbacco!... Le quattro e mezzo! Sono già in ritardo... (A Dino) Lietissimo d'averti rivisto...

Dino                                       - I miei ossequi, commendatore...

Ercole                                     - Addio, piccina mia...

Adriana                                  - Addio, papà...

Ercole                                     - Ciao, Pio!

Pio                                          - Aspetta, t'accompagno...

Ercole                                     - Non ti muovere.; per carità! Co­modi! Comodi! Mi raccomando!...

Pio                                          - (quando Ercole sta per, varcare la soglia) Scusa, papà...

Ercole                                     - Che c'è?

Pio                                          - Se vengono quei signori, che cosa dob­biamo dire?

Ercole                                     - Che signori?

Pio                                          - Rifredi con la sorella...

Ercole                                     - (tornando precipitosamente) Ah! Già! È vero! Chi ci pensava più....?!

Adriana                                  - Rifredi? Che centra Rifredi?!

Ercole                                     - Ah! Non te l'ho detto? Abbi pa­zienza, Adriana!  Mi son preso la libertà di dire a Rifredi di venir qui con sua cognata e sua ni­pote... Sai...: son di passaggio... Desideravano tanto conoscerti... (S'ode il campanello) Ah, ec­co! Devono essere loro! (Esce dal fondo).

Adriana                                  - Che bisogno c'era d'invitare quel­la gente!

La voce di Ercole                   - (Ercole accoglie, fuori, con alte grida di giubilo, i nuovi venuti) Oh! Buon giorno! Buon giorno! Ben arrivati! Come sta, signora Clelia?... Si accomodi! Si acco­modi!...

Pio                                          - Bisognerà, offrire qualche cosa, a que­sti signori!...

Adriana                                  - Che offrire?!... Daremo loro il caffè! ...

(Appare sulla soglia la signora Clelia, mentre si ode ancora la voce di Ercole che indugia fuori parlando con gli altri. La signora Clelia, imbarazzata, scambia dei sorrisi e dei mezzi in­chini con Pio, Adriana e Dino, attendendo che Ercole rientri e compia le presentazioni).

La voce di Ercole                   - (c. s.) Cara signorina! Come?! Ah! Ah! (Risata fragorosa accompa­gnata da squillanti risate femminili) Lo so! Lo so! È questo mattacchione di Agostino. Non gli dia retta, sa! Calunnie! Calunnie!... Ah! Ah! Ah!

(Imbarazzo crescente di Clelia, Pio, Adriana e Dino, che guardano verso la porta, aspettando che Ercole si decida a entrare).

Pio                                          - (andando verso Clelia) Io sono il ge­nero...

Clelia                                      - Piacere...

Pio                                          - E questa è la mia signora.

Clelia                                      - Piacere!...

Adriana                                  - (nervosa) Piacere! Piacere! Ma che cosa fa papà?

Pio                                          - (indicando Dino che s'inchina) L'in­gegner Santini!

Adriana                                  - (chiamando) Papà!... (A Dino) S'accomodi anche lei... (Chiamando e. s.) Papà!

Ercole                                     - (entrando) Eccomi! Eccomi! Ah! Scusate... Signora Clelia, permetta che le pre­senti...

Adriana                                  - (a denti stretti) Già fatto...

(Entrano Edvige e Rifredi).

Èrcole                                     - Ah! Bei,e! Benissimo! Allora... questa è la signorina Edvige. (Presentando) Mia figlia... Mio genero...

Adriana                                  - Piacere...

Pio                                          - Molto lieto...

Edvige                                   - Fortunatissima...!

(Edvige rimane a guardare Dino, sorridendo, in attesa di essere presentata. Ercole si accorge dell'atteggiamento e aggiunge:)

Ercole                                     - Ah! Mi dimenticavo: l'ingegner Santini...

Dino                                       - (s'inchina) Onoratissimo.

Edvige                                   - (a Dino) Ah!  Lei è l'ingegner San­tini?

Dino                                       - Sì, signorina...

Edvige                                   - Dino Santini?

Dino                                       - Sì, Dino... Perché?

Edvige                                   - Ma allora lei è quel signore che è stato fidanzato della signora...?

Clelia                                      - (severa) Edvige!

Edvige                                   - Come? Non è lui?

Agostino                                - (evasivo) Ma si. È lui!... Caro ingegnere: è molto tempo che non ci si vedeva...

Dino                                       - Già sono stato quasi sempre fuori di Roma...

Adriana                                  - S'accomodino, prego... (Siedono tutti).

Ercole                                     - Eccoci qua!... Beh! Come sta la nostra simpatica signora Clelia?

Clelia                                      - (con un sospiro) Eh! Mica tanto bene!

Ercole                                     - Ah! Ho piacere! Ho piacere!... Raccontateci un po': che avete fatto di bello, stamattina?

Agostino                                - Ecco... Adesso ti dirò, caro Er­cole...

Edvige                                   - (scoppiando a ridere) Pff...

Ercole                                     - Che c'è?

Edvige                                   - (ridendo) Niente... Mi vien da ri­dere... per il... suo nome...

Ercole                                     - Beh! Un nome come un altro!...

Edvige                                   - (sempre ridendo) No... Ma è che stamattina l'abbiamo visto al Museo...

Ercole                                     - Chi?

Edvige                                   - Ercole!... Tutto nudo..., in una posa... (Ride).

 Clelia                                     - Edvige!... Ma Edvige!...

Edvige                                   - Ti sei messa a ridere anche tu!

Clelia                                      - Ma non dire sciocchezze!...

Edvige                                   - Ma si! Quando lo zio Agostino ha detto: Ve l'immaginate il signor Ercole...

Ercole                                     - Ma come?! Agostino!

Agostino                                - Non ci badare, Ercole!... Si scherzava!...

Clelia                                      - (alludendo a Edvige) La scusino, sanno! Certe volte, parla così, senza riflettere...

Dino                                       - Oh! Ma è deliziosa, signora! Anzi! Questa... fresca spontaneità giovanile... riesce molto simpatica... (Ad Adriana) È vero?

Adriana                                  - (che, aiutata da Filippo, ha prepa­rato il caffè. A denti stretti) Sì, sì...: sim­paticissima! Se vuole favorire, signora...

Clelia                                      - (alzandosi) -  - Grazie... Non potrei prendere nulla, ma tanto per gradire...

Ercole                                     - Mangi, mangi, signora... e stia al­legra!...

Adriana                                  - (ad Edvige) Prego, signorina. (A Rifredi) Lei, Rifredi, non faccia complimenti: se vuol fumare il suo sigaro...

Rifredi                                   - Grazie, signora... Approfitto...

(Si avviano tutti verso il fondo, tranne Er­cole e Pio).

Ercole                                     - A proposito, Pio, che idea t'è ve­nuto d'invitare Dino?

Pio                                          - Così... Immaginavo che potesse far piacere ad Adriana... .

Ercole                                     - Piacere ad Adriana?! Ma che sei matto?!

Pio                                          - Che vuoi?! Si vedono ogni giorno in un piccolo caffè vicino al Vaticano...

Ercole                                     - Oh! Perbacco! Lo sai?

Pio                                          - Sì! Lo so! Allora è meglio che si ve­dano qui! Almeno ci sono anch'io...

Ercole                                     - (trattenendolo come se Pio avesse in­tenzioni aggressive) Pio..., mi raccomando! Calma eh?! Non facciamo sciocchezze!... Se vuoi che gli parli io...

Pio                                          - A chi?

Ercole                                     - A Dino...

Pio                                          - No, no! Ti prego, papà non t'inco­modare...

Ercole                                     - Ah! Perché?! Preferisci parlargli tu?

Pio                                          - No, no! Non gli parlo neanche io...

Ercole                                     - E, allora, chi gli parla?

Pio                                          - Nessuno...

Ercole                                     -  Come nessuno?! Che l'hai fatto venire a fare, allora?

Pio                                          - Te l'ho già detto, papà! Per far pia­cere ad Adriana!

Ercole                                     - Oh! Senti, Pio..., io non so come definirti!... Tu sei un coso, come si dice? Un... coso..., un...

Pio                                          - Lascia fare, papà! Non importa!

Adriana                                  - (che s'è avvicinata) Beh! Che co­sa fate qui, voi due?

 

Pio                                          - Lo vedi? Niente!

Adriana                                  - Niente!... Niente!... E mi lascia­te lì sola, con quelle due streghe!...

Ercole                                     - Streghe?! Ma che cosa dici, Adriana?!

Adriana                                  - Sì! Quella vecchia accidentata e quella ragazza idiota...

Edvige                                   - (a Dino) Ingegnere mi presta il suo fazzoletto.

Dino                                       - Ecco, signorina.

Edvige                                   - Mi sono sporcata le dita con la cioccolata...

Dino                                       - Lasci, che faccio io!...

Edvige                                   - Ingegnere, posso farle una do­manda?

Dino                                       - Faccia, faccia.

Edvige                                   - Perché non ha sposato la signora Adriana?

Clelia                                      - Edvige, sono domande da farsi?

Edvige                                   - Che male c'è? Una ragione ci sarà stata! ...

Dino                                       - (imbarazzato) Per carità!... Nessuna ragione!...

Edvige                                   - Come nessuna ragione? Se mi di­ceva lo zio Agostino...

Agostino                                - (a bocca piena) Che dicevo? Io non dicevo niente! Non hai capito. Mi dica piuttosto, ingegnere...: lei costruisce sempre i suoi ponti, è vero?

Dino                                       - Io?! No... Io non ho mai costruito ponti! Per ora, faccio degli studi sugli asfalti...

Clelia                                      - Ah! Gli asfalti! Interessante! In­teressante! A che cosa servono gli asfalti?

Agostino                                - Eh! Che domande! Non lo sai? Per metterli sulle strade e far slittare le mac­chine...

Dino                                       - (ride sproporzionatamente) Ah! Ah! Ah! Questa è buona!

Edvige                                   - Non è mica sua! L'ha letta sulle « Cartoline del pubblico »!

Agostino                                - Non è vero! L'ho pensata ades­so adesso...

Ercole                                     - Eh! Si sente! Non potrebbe essere più scema!... Piuttosto ne so io una carina, sull'asfalto...

Clelia                                      - Ce la dica! Ce la dica!

Edvige                                   - È sporca?!

Ercole                                     - No! Che sporca! Si figuri! Non mi permetterei mai!... Cioè... Aspetti... Ora che mi ricordo... Sì, sì...: è sporca, è sporca...

Edvige                                   - Ce la racconti! Ce la racconti!

Clelia                                      - No, signor Ercole! Mi raccoman­do! Se è sporca, no...

Ercole                                     - Beh! Allora ve ne racconto un'al­tra.

Adriana                                  - Per carità non fate raccontare le storielle a papà...

Ercole                                     - Perché? Le racconto male?

Adriana                                  - Malissimo!

Ercole                                     - Dillo tu Pio!  Non ti ho fatto ridere come un matto, l'altro giorno, con quella sto­riella della cosa... della cosa..., della pulce...?

Pio                                          - Sì... forse... Non ricordo!... Piuttosto, ingegnere, ci racconti lei qualche storiella...

Dino                                       - Io? Ma io... non ne so...: non ne so...

Pio                                          - Sì che le sa!... Mi hanno detto che lei le racconta con molto spirito!

Edvige                                   - Davvero?! Ce ne racconti! Ce ne racconti qualcuna?

Dino                                       - Oh! Per carità! Io...

Clelia                                      - Via ingegnere, non si faccia pre­gare...

Dino                                       - Le assicuro, signora, che io...

Agostino                                - Su... Non faccia il modesto!

Dino                                       - Non è questione di modestia, ma..., così d'improvviso, non me ne viene nessuna in mente...

Pio                                          - Beh! Ci pensi!... Non c'è fretta! Noi possiamo aspettare!

Adriana                                  - Non insistere, Pio! Se l'ingegne­re non ha piacere!...

Dino                                       - No, signora! Non è questione di pia­cere! Io sarei lietissimo...

Edvige                                   - Avanti, allora! Sia buono!

Clelia                                      - Ci faccia divertire un poco!

Adriana                                  - Beh! Ingegnere! Le faccia di­vertire! Si decida! Ce le racconti queste famose storielle... Così, poi non ci pensiamo più...

Dino                                       - Eh! Va bene... Se proprio lo deside­rano...

Clelia                                      - Oh! Bravo!...

Ercole                                     - (piano, a Pio) Io non capisco che idea...

Edvige                                   - (a Ercole) Zitto! Zitto, non faccia chiasso!

Clelia                                      - Dunque?

Dino                                       - Dunque... Posso raccontar loro... Ma non è neanche una storiella...: è un indovi­nello...

Edvige                                   - È lo stesso.

Dino                                       - Lo sanno perché tutti quelli che si sposano diventano americani del Nord?

Tutti                                       - (in coro) Perché sono stati uniti.

Edvige                                   - È vecchia!...

Agostino                                - La conoscevamo da un pezzo...

Ercole                                     - A me l'hanno raccontata quando ero un bambino così...

Dino                                       - (imbarazzato) Già... ma io... L'ave­vo detto...

Pio                                          - Questa, realmente, è un po' diffusa! Ma non importa!... Ce ne racconti un'altra, ingegnere...

Dino                                       - Un'altra?

Edvige                                   - Sì, sì: un'altra! Un'altra!

Agostino                                - Avanti, ingegnere, siamo tutti orecchi...

Dino                                       - Non ne so... non ne so... Cioè... ne avrei un'altra! Ma è un po' complicata...

Clelia                                      - Ce la dica! Ce la dica!

Dino                                       - Beh! Stiamo attenti!... Oh! Inten­diamoci, è un po' stupidina...

Ercole                                     - Sì. Abbiamo capito!... C'è da aspettarselo!

Dino                                       - Qual'è quella città... Ma è stupidi­na, veh!.... Quella città che risponde gentil­mente, alla sorella di sua madre, che le chiede se in casa c'è ancora dello zucchero?

Agostino                                - Oh! Questa poi?!

Edvige                                   - Aspetti che voglio riuscire ad in­dovinare!

Clelia                                      - Ah! Io non mi ci provo neppure!

Agostino                                - (a Adriana) Lei lo sa, signora?

Adriana                                  - (irritata) No, no, non so niente!

Edvige                                   - È Crema!

Dino                                       - No.

Edvige                                   - Cremona!

Agostino                                - Che c'entra?

Edvige                                   - Eh! Lo zucchero!

Agostino                                - Ah! Già! Lo zucchero...

Dino                                       - No, no, signorina: non ci siamo!

Clelia                                      - Beh! Allora, avanti! Ce la dica lei!

Dino                                       - Devo dirlo?

Edvige                                   - Sì, sì... Che cos'è?! Che cos'è?!

Dino                                       - (solenne) Ebbene: è Venezia!

Edvige                                   - Venezia?

Clelia                                      - Venezia?!

Agostino                                - E che c'entra?

Dino                                       - (compitando per spiegare) Ve n'è, zia!

Ercole                                     - Venezia? !  Humm!  Non capisco!

Edvige                                   - Venezia?

Dino                                       - Sì: « Ve n'è, zia! ». Oh, Dio! La zia chiede alla nipote: « C'è ancora dello zucchero in casa? ». E la nipote risponde gentilmente: «Sì. Ve n'è, zia! ».

Clelia                                      - (ridendo) Ah! Ah! Ah! Bellissima! Bellissima!

Agostino                                - Perché? Che cosa significa?

Clelia                                      - Ma! Non lo so... Deve essere un gioco di parole...

Edvige                                   - Ma che c'entrano la zia e la ni­pote, domando, io?!

Dino                                       - (evasivo) Beh! Non importa. Lascia­mo correre...

Agostino                                - Ma no... Ce lo spieghi... Ormai che ci siamo...

Dino                                       - (spazientendosi) Ma è tanto chiaro, santo Dio! ... La zia chiede: « Ce n'è dello zuc­chero, in casa?». E la nipote risponde: «Sì. Venezia».

Ercole                                     - Ma perché Venezia?! Allora, po­trebbe dire anche Genova!... Taranto... Costan­tinopoli...

Dino                                       - (dominandosi) No, vede...: dice così perché... Ma lasciamo correre! Tanto non ha importanza! Queste cose o si capiscono subito, oppure...

Ercole                                     - Ma no, perbacco! Perché non lo dobbiamo capire?! Non siamo mica stupidi!

 Clelia                                     - Scusi, ingegnere, io vorrei sapere una cosa sola...

Dino                                       - Dica, signora...

Clelia                                      - Io non capisco che cosa c'entra la madre...

Dino                                       - Che madre?...

Clelia                                      - Lei ha detto: la sorella di sua madre...

Dino                                       - (disperatamente) Ma è la zia! La sorella della madre è la zia!... La prego... la­sciamo andare!... Non ne vale la pena!... (Al­zandosi) Parliamo d'altro... Parliamo d'altro!...

Adriana                                  - (nervosa) Ma sì, parliamo d'altro. (A Clelia, gelida, tanto per dire qualche cosa, lanciando verso Dino occhiate furibonde) E lei, signora, si trattiene molto a Roma?

Clelia                                      - Ma, non so... Dipende... Debba farmi visitare dal professor Maggelli... Dicono ch'è tanto bravo!...

Adriana                                  - Ah! Bravissimo! Bravissimo!

Pio                                          - (piano, a Edvige) Gliene faccia rac­contare un'altra...

Edvige                                   - Un'altra?! No! Non c'è gusto!

Pio                                          - Allora gli dica di fare i giochi di prestigio!

Edvige                                   - Sa fare i giochi di prestigio?

Pio                                          - Altro che! Glielo domandi... Lui dirà di no... Ma lei insista.

Edvige                                   - (avvicinandosi a Dino) Ingegnere...

Dino                                       - Dica, signorina...

Edvige                                   - Perché non ci fa qualche gioco di prestigio?!

Dino                                       -  Gioco di prestigio? !  Ma no, signo­rina... Per carità!...

Clelia                                      - Sa fare i giochi di prestigio?... Oh! Interessante! Interessante!

Dino                                       - Ma no, signora!... Sapevo qualche scherzetto... così... Ma, ormai, è tanto tempo...

Agostino                                - Faccia quello di mangiare le si­garette accese!

Clelia                                      - Mangia le sigarette accese?! Oh, mio Dio! Deve essere impressionante!

Agostino                                - E anche le candele! Anzi: fac­cia quello delle candele!

Dino                                       - Ma no, signor Rifredi: la prego...

Edvige                                   - Sì. Sia buono! Mangi le candele! Mangi le candele!

Ercole                                     - E beh! Mangiale! Che ti ci vuo­le?!... Per due candele? ! ...

Dino                                       - Ma, signor commendatore! Ci vuole tutta una preparazione... Un'altra volta, con grande piacere! Ma oggi..., oggi non sono in vena! Abbiano pazienza!... Un'altra volta...

Clelia                                      - Ma lei è un uomo enciclopedico! Sa far tutto!

Dino                                       - Oh, per carità!

Pio                                          -  E i salti mortali? !  Sa fare anche i salti mortali?

Agostino                                - Sì, sì! Ora mi ricordo! Accidenti com'era bravo! (A Ercole) Li faceva nel tuo giardino... È vero?

Ercole                                     - Sì! Infatti m'ha rovinato tutte le aiuole!

Edvige                                   - Oh! Senta ingegnere! I salti mor­tali, almeno ce li faccia!

Dino                                       - La prego, signorina! Come vuole che mi metta a fare i salti mortali, ora?!

Rifredi                                   - Coraggio, giovanotto! Ci dia un saggio della sua agilità!

Dino                                       - Ma com'è possibile, qui, in un sa­lotto... in mezzo ai mobili?...

Pio                                          - Si può andare in giardino...

Edvige                                   - Ah, già! In giardino! Andiamo in giardino! Andiamo in giardino!... Là, almeno, di spazio, ne ha quanto ne vuole!

Dino                                       - Sì, d'accordo, signorina... Ma che bisogno c'è, adesso, domando io, di fare i salti mortali? ! ...

Rifredi                                   - Oh! Senta, ingegnere! Oggi lei non è punto compiacente! Se tutti glielo chie­dono!... Scusi...

Dino                                       - (con rabbia) E va bene! Va bene! Facciamo i salti mortali! Se è proprio neces­sario!...

Edvige                                   - Oh, bravo! Finalmente!

Clelia                                      - Non sarà mica pericoloso?

Dino                                       - Ma no! Che pericoloso! Avanti! Do­v'è questo giardino?! (Avviandosi, con gli al­tri).

Edvige                                   - Andiamo, signor Ercole! Andiamo a vedere...

Ercole                                     - Sì, sì, andiamo, andiamo pure!... Ma non si elettrizzi tanto, signorina...

Pio                                          - (a Clelia) Se vuole accomodarsi, si­gnora...

Clelia                                      - Grazie... (Escono tutti, meno Adriana).

Pio                                          - (a Adriana) Tu non vieni, Adriana?

Adriana                                  - (irritatissima) Non t'occupare di me!

La voce di Rifredi                 - Ecco! Mettiamoci qui sulla scala, che si vede bene!...

(Sono tutti in giardino tranne Adriana che è rimasta, nervosissima, al suo posto. Si odono le voci confuse degli altri che attendono le acrobazie di Dino. Pio resta sulla soglia, tra la sala e il giardino).

Pio                                          - (dopo una breve pausa, riavvicinandosi ad Adriana) Scusa, Adriana: non per insi­stere, ma mi pare che sarebbe meglio...

Adriana                                  - Che cosa?! Che cosa?!

Pio                                          - Perché non vieni anche tu a vedere...

Adriana                                  - Non m'interessa!... Non m'inte­ressa! Stupidaggini! Cretinerie!... Lasciami in pace! Fammi il piacere!

Pio                                          - Va bene! Come vuoi!... (Si avvicina al fondo proprio nel momento in cui si ode un'ovazione: applausi; voci confuse: «Bravo! Bravo! Magnifico! Bellissimo! Ancora! An­cora! ». Pio applaude forte, sorridendo).

Adriana                                  - (a denti stretti) Ha finito?

Pio                                          - No. Non ancora! Li sta facendo all'indietro!... (Dopo una pausa e un nuovo ap­plauso) Ma sai che è veramente straordinario! Credi, Adriana, che vale proprio la pena di ve­derlo!...

Adriana                                  - Me l'immagino! Me l'immagi­no! (Con impazienza) Beh! Cosa fa ancora?! Cammina sul filo?!...

Pio                                          - Non so... Pare che abbia finito!...

Adriana                                  - Oh, finalmente!... (Si odono an­cora applausi e voci che dicono: «Bravo! Bra­vo!... Che bello!... », ecc. Tutti compaiono sulla soglia del giardino seguendo Dino che, un po' ansante, si sta rinfilando la giacca. Al­tri complimenti rivolti da Rifredi, Edvige e Clelia a Dino: «Che agilità!... Che destrezza!... Un vero ginnasta! »).

Dino                                       - Oh, niente di straordinario!

Clelia                                      - Si riposi, poverino, che ci ha il fiatone!

Dino                                       - (ansante) No! Che fiatone! Sto benissimo

Adriana                                  - (a denti stretti) Bravo! Molto bravo! Si riposi... Si riposi!

Clelia                                      - Ed

Edvige                                   - (a Ercole) Ecco: così mi piacciono gli uomini: giovani, agili, forti...

Ercole                                     - (piano, a Pio) Ma è stupida, sai! Proprio stupida!

Pio                                          - Chi?

Ercole                                     - Edvige! Per quattro capriole che ha fatto quello lì!... Anche tu, scusa..., che bi­sogno c'era di fargli fare tante bravure?

Pio                                          - Visto che le sa fare!...

Ercole                                     - Non ci mancherebbe altro, adesso, che si mettesse a cantare!

Pio                                          - (avvicinandosi a Dino) Ah, già! È vero! Ingegnere! Perché non ci canta qualche cosa? !

Ercole                                     - Ma Pio!

Dino                                       - (fuori di se) Cantare?! Cantare, an­che?!

Edvige                                   - Come? !  Sa anche cantare? !

Pio                                          - Canta e compone!

Clelia                                      - Ah, senta! Questa volta sono pro­prio io che la prego!

Dino                                       - (furente) Non s'incomodi, signora!... Non s'incomodi! Vuole che canti? Va bene! Sono pronto! Prontissimo. Che cosa debbo can­tare? Una cosa mia o una cosa d'altri?

Tutti                                       - Sua... sua!...

(Dino siede al pianoforte tra l'attento silen­zio generale. Clelia, in posa languida, con gli occhi al cielo, sospira. Rifredi, con le gambe accavallate, ascolta battendo il tempo con la mano. Ercole bolle e gesticola silenziosamente verso Pio che, impassibile, si è rimesso a fare le sigarette, con volto atteggiato ad un benevolo sorriso. Edvige è appoggiata al pianoforte e fissa Dino che, seccato, getta ogni tanto una pavida occhiata verso Adriana la quale ha una espressione spaventevole di rabbia contenuta.

Dino                                       - (eseguendo degli accordi, nervosamen­te) Eseguirò una mia piccola fantasia di carattere russo che ho buttato giù in questi giorni... Una sciocchezzuola intitolata: «Il la­mento del deportato! ». Si svolge, naturalmen­te, in Siberia! Neve, gelo, squallore! Canta il deportato       - (cantando):

« Va la troica nella steppa che di neve è piena zeppa...». (Commentando) A questo punto un'ondata di gaiezza, al pensiero della donna amata... (canta un motivo ritmato vivacemente accompagnandosi con piccoli gridi). Un ritorno di malinconia: il coro dei Cosacchi    - (canta il motivo grave). Per la donna amata...:  (Riprende il motivo gaio).

Clelia                                      - (a un tratto, a Rifredi; a voce bassa) Agostino, che ore sono?

Rifredi                                   - (guarda l'orologio) Le quattro.

Clelia                                      - (c. s.) Oh, Dio mio! L'udienza da Monsignore!...

Rifredi                                   - (c. s.) Perbacco! Hai ragione! Me n'ero dimenticato!

Clelia                                      - (c. s.) Ora che cosa si fa?

Rifredi                                   - (c. s.) E che cosa vuoi fare? Bi­sogna andar subito...

Clelia                                      - (ad Adriana, sempre a voce bassa) Avevamo alle quattro l'udienza da Monsi­gnore...

Adriana                                  - (fa l'atto di avvertire Dino).

Rifredi                                   - (c. s.) No, no... Senza disturbare nessuno... Filiamo all'inglese... Andiamo, Ed­vige!...

Edvige                                   - (a voce bassa) Oh, Dio! Che noia! Proprio ora!

Ercole                                     - (a voce bassa) Che? ! ... Ve ne  andate?

Rifredi                                   - (c. s.) Ssss... zitto! Ce lo saluti tu, l'ingegnere...

Pio                                          - (alle signore, a voce bassa) Speriamo di vederle ancora, prima della loro partenza...

(Tutti, sottovoce, avviandosi verso il fondo, si scambiano saluti confusi: «Abbiano pazien­za! Ci scusino! Per carità! Grazie, signori!... A domani... », ecc. Escono tutti. Dino, infer­vorato, continua a cantare con vigore, lancian­do grida cosacche, senza accorgersi di rimaner solo. Rientra Adriana, che si ferma a guardarlo con disprezzo infinito).

Adriana                                  - Finiscila, buffone!

Dino                                       - (fermandosi, sconcertato) Come?!... (Si guarda attorno) Sono andati via tutti?

Adriana                                  - Già! Sono andati via tutti! Non c'è più pubblico per ammirare le tue prodezze...

Dino                                       - Ma, Adriana...

 

Adriana                                  - Sta' zitto, fammi il piacere! Se fossi in te mi vergognerei! Fare il pagliaccio in questo modo! Non ti restava che girare in­torno col piattino!

Dino                                       - Abbi pazienza! Sono stati loro che me l'hanno chiesto!

Adriana                                  - E tu dovevi rifiutare, se avevi un po' di dignità!

Dino                                       - Come facevo?! Capirai!... Ero in una situazione imbarazzante! Non volevo che potessero pensare...

Adriana                                  - Ma che pensare! Che pensare! Il fatto è che ti ci diverti anche tu, a queste pagliacciate!...

Dino                                       - Ti giuro, Adriana!... Come potevo fare?... È stato proprio tuo marito che...

Adriana                                  - Non mi parlare di mio marito! Lui, almeno, per grazia di Dio, non sa far niente! Non canta! Non balla!... Non mangia le candele!...

Dino                                       - Zitta! Zitta!... Eccoli...

(Entrano Pio e Ercole).

Èrcole                                     - Oh! Guarda, Dino, m'hanno in­caricato di salutarti... Sono dovuti andar via d'urgenza...

Pio                                          - Si sono divertiti un mondo!

Dino                                       - Oh, troppo buoni! Troppo buoni!... (Rreve pausa). Adesso dovrò andarmene anch'io! Toglierò il disturbo...

Pip                                          - Disturbo? !  Per carità!  Si figuri!  È un piacere per noi!...

Dino                                       - Grazie, signor Faldella... (A Adria­na) Arrivederla, signora...

Adriana                                  - (secca) Arrivederci...

Dino                                       - (a Ercole)      - Commendatore...

Ercole                                     - Addio, caro... Addio!

Pio                                          - (cordialissimo, accompagnandolo fino al­la porta) Torni, qualche volta... Senza com­plimenti... Quando vuole... Ci farà sempre piacere...

Dino                                       - Grazie! Arrivederla! (Esce).

Pio                                          - (rientrando) Simpatico, vero?!...

Adriana                                  - Senti, Pio! Fammi il favore! Non invitare più quell'individuo!

Pio                                          - (rimettendosi a far sigarette) Perché?

Adriana                                  - Perché?! Perché... perché... perché non lo posso soffrire!

Ercole                                     - Ma, Adriana...

Adriana                                  - E anche tu, papà, non mi sec­care! Che vi "rende, adesso? Tutta questa sim­patia per quell'imbecille!

Ercole                                     - Imbecille?!...

Adriana                                  - Sì. Imbecille, stupido, antipatico, odioso!... E pensare che io sono stata sul pun­to!... Ah! Ma per fortuna!... (Si slancia su Pio e lo bacia furiosamente) To', to', to!... (Esce come un ciclone. Pio è rimasto impassibile, sorridente a fare la sua sigaretta; Ercole lo guarda sbalordito, non credendo ai propri occhi).

 Ercole                                    - (sbalordito) Pio!... Pio!... Ma, al­lora...?!

Pio                                          - (porgendogli una sigaretta) Tieni, papà... Guarda come è riuscita bene... (Gli infila la sigaretta tra le labbra).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Un salotto in casa di Ercole. Porte e finestre ce ad libitum ».  In fondo, una veranda che co­munica col giardino.

Arredamento signorile. Da un lato una ta­vola con degli album; dall'altro una scrivania con telefono. Su di una parete, la riproduzione della ce Gioconda » di Leonardo. Sulle altre pa­reti, quadri e quadretti.

Ercole                                     - (entra camminando all'indietro e pre­cedendo Clelia, Edvige e Rifredi) Là c'è la cucina... con la porta di servizio... Laggiù, poi, c'è il coso, come si chiama, ma questo non im­porta... E qui c'è il mio studio... Studio!... Studio per modo di dire! Insomma, la stanza dove sto sempre...; cioè, veramente, non ci sto mai perché son tutto il giorno alla fabbrica...

Clelia                                      - Bello!

Edvige                                   - Molto carino!

Ercole                                     - (a Edvige) Le piace? Oh, guardi! Guardi... Quella è la ce Gioconda»... di D'An­nunzio... Bella, eh?!

Clelia                                      - Ah! Quel sorriso!

Edvige                                   - Io dirò una sciocchezza, ma a me la ce Gioconda » non mi piace affatto!

Ercole                                     - Oh, brava, signorina! Meno male che ne trovo una!... Non piace neanche a me! Anzi non capisco come mai... Beh! Ma lascia­mo andare... De gustibus...! (Indicando due quadri vicini) Guardi, piuttosto, questi due quadri... Uno è falso..., una porcheria, non vai niente!... Ma l'altro è un capolavoro, sa! Ga­rantito autentico!... Un quadro di Sebastiano del Piombo... (Ad Agostino) Piombo, vero?!

Rifredi                                   - Si, sì... Piombo! Piombo!

Edvige                                   - Qual'è?

Ercole                                     - Qual'è?!... Aspetti un momento!.... Dunque!... Si vede subito! Capirà... Un ce Se­bastiano del Piombo »...! Mi pare che sia que­sto... Oppure no?!... Adesso non ricordo bene.... Beh! Fa lo stesso! Uno dei due!...

Edvige                                   - (guardando dei quadretti) E que­sti, che cosa sono?

Èrcole                                     - Ah! Gente di famiglia... Paren­ti..., amici...

Clelia                                      - Si può curiosare?

Ercole                                     - Faccia, faccia, signora! S'imma­gini!... (Traendo da parte Rifredi) Che mi con­sigli, Agostino? Le parlo adesso?

Rifredi                                   - Ma sì: parlate pure adesso!...

Ercole                                     - Il difficile è entrare in argomento! Dovresti aiutarmi tu...

 

Rifredi                                   - Io?!

Ercole                                     - Sì! Sai...: facendo cadere il di­scorso... che so?!... sul matrimonio... sulla tri­stezza della solitudine... sul bisogno di crearsi una famiglia... Tu mi capisci, eh?...

Edvige                                   - (guardando un album) Signor Er­cole, chi è questa bella bambina?

Ercole                                     - Quale, signorina?

Edvige                                   - Questa qui!

Ercole                                     - Ah! Quella bella bambina sono io!

Edvige                                   - Lei?!

Ercole                                     - Sì. Io! Non mi riconosce?

Edvige                                   - (ridendo) Lei?... Ah! Ah! Ah! Zio Agostino, vieni a vedere il signor Ercole con la sottanina!

Clelia                                      - Uh! Quant'era grazioso!... Con tutti quei riccioli!...

Edvige                                   - Quando gliel'han fatta, questa fo­tografia?

Ercole                                     - È molto tempo!  Capirà!  Avevo due anni!

Rifredi                                   - Ah! Guarda! C'è qui la data: milleottocento...

Ercole                                     - (interrompendolo) Lascia stare! Lascia stare... (Riprendendo a mostrare la casa alle due signore) Oh, dunque: di qua si scende in giardino! E qui sotto c'è il berceau] Ci ho fatto portare il tavolino del bridge]... Faremo lì la nostra partita...

Clelia                                      - Ma sa che lei ha una casa ma­gnifica?!

Ercole                                     - Oh, Dio! Magnifica! Abbastanza comoda, ecco! Io, le confesso, ci sto molto volentieri...

Rifredi                                   - Sì, ma, Ercole, di' la verità...: devi sentirti un po' solo, in questa casa così grande...

Ercole                                     - Io?! No! No! Mi ci trovo benissimo…..Anzi, ti assicuro: non sono stato mai tanto bene!

Rifredi                                   - (urtandogli il braccio) Via, via, Ercole, confessalo! La solitudine comincia a pesarti...

Ercole                                     - (che non capisce) Ma neanche per sogno! Da che son solo mi par di essere rinato! Faccio il comodo mio! Vado... vengo... Senza noie... senza preoccupazioni...

Rifredi                                   - No, Ercole: tu adesso dici una cosa che non pensi!...

Ercole                                     - Come non la penso?! Perbacco se la penso! La libertà è una gran cosa!... (Gesto di Rifredi). Perché? Che c'è?! Non ho ragione, forse?

Rifredi                                   - Sì, sì: hai ragione! Ma anche tu, santo Dio, sentirai, qualche volta, il bisogno dì crearti una famiglia!

Ercole                                     - (ricordando) Ah, già! È vero! È vero! Eh, perbacco! Adesso non ci pensavo!... La famiglia! Eh, la famiglia!... Perché, vede, signora... Agostino mi conosce bene... Io posso sembrare così... sì... insomma... ma, in fondo, io sono un uomo sentimentale e, principalmen­te, un uomo familiare... È vero, Agostino?

Rifredi                                   - Eh! Perbacco!...

Ercole                                     - E, poi, c'è poco da dire: l'uomo è un animale socievole... La libertà! Chiacchie­re! Finisce che uno quando ce l'ha, non sa che farsene!... E, allora vogliamo parlarci chiaro? Prima o poi, viene il momento in cui...

Edvige                                   - (che sta guardando verso il giardino) Guardate chi c'è!...

Ercole                                     - Chi c'è?

Rifredi                                   - Ma già! Guarda: è Santini...

Ercole                                     - (stupito) Dino?! Possibile?!... E che cosa vorrà?

Edvige                                   - Vado io... vado io ad aprirgli! (Esce dal fondo e grida) Ingegnere! Ingegnere!...

Clelia                                      - (avvicinandosi alla vetrata) L'inge­gnere Santini?... Tanto simpatico!

Ercole                                     - (a Rifredi) Che simpatico... simpa­tico! Un rompiscatole! Che viene a fare a quest'ora? Proprio nel momento in cui avevo co­minciato il discorso!... E ora come si fa?

Dino                                       - (entrando e salutando Clelia) Buon giorno, signora!

Clelia                                      - Buon giorno, ingegnere!...

Dino                                       - Caro Rifredi...

Rifredi                                   - Buon giorno! Buon giorno!

Dino                                       - (a Ercole) Eccomi qua, commen­datore!

Ercole                                     - Eh, lo vedo!

Dino                                       - Sa: sono venuto appena mi è stato possibile...

Ercole                                     - Ah!... Bravo!

Dino                                       - Anzi: ho lasciato in sospeso la get­tata che stavo facendo per un nuovo esperimen­to d'asfaltatura...

Ercole                                     - Ah, sì?!... E perché?!

Dino                                       - Eh, che vuole!... Dal momento che dovevo venire... Anzi..., se mi fosse possibile poter ripartire al più presto... Vorrei esser giù prima che la gettata si raffreddi...

Ercole                                     - Oh, per me! Figurati...! Perché vuoi lasciarla raffreddare? Va'! Va'!

Dino                                       - Grazie, commendatore... Allora?

Ercole                                     - Allora che cosa?

Dino                                       - No... Appunto... Dicevo: io sono qui a sua disposizione...

Ercole                                     - Grazie, caro, grazie... Ma, insom­ma, se hai fretta, è inutile che stiamo a farci dei complimenti... Dimmi che cosa vuoi...

Dino                                       - Io?

Ercole                                     - Eh! O chi?!

Dino                                       - Scusi: non è lei che mi ha telegra­fato?!

Ercole                                     - Telegrafato?

Dino                                       - Si. M'ha detto che aveva urgente bisogno di parlarmi...

Ercole                                     - Io?!... Ma no... Qui c'è un equi­voco... Figurati se io...

Dino                                       - Le assicuro, commendatore... E, poi, perbacco! Devo aver qui il suo telegramma... (Cerca nelle tasche).

Ercole                                     - Fa' vedere...

Dino                                       - Eccolo... Guardi (leggendo): a Ur­gente necessità conferire prego trovarti ore di­ciassette mio domicilio. Saluti »... e la sua fir­ma...

Ercole                                     - Io t'ho telegrafato così?!

Dino                                       - (dandogli il telegramma) Eh, guardi!

Ercole                                     - (dopo aver guardato il telegramma) Già! Non c'è dubbio! Sono io... Perché, poi, ho dovuto telegrafarti?!

Dino                                       - Mah! Non so...

Ercole                                     - Non capisco... Certo, se t'ho tele­grafato dovevo avere qualche cosa d'importante da... Ma, cosa vuoi che ti dica?, non lo so perché ti ho telegrafato! Beh, non importa!... Aspettiamo... Può darsi che mi venga in men­te... Mettiti a sedere...

Edvige                                   - Oh, bravo, ingegnere! Così ci tie­ne un po' di compagnia! Giusto, non sapevamo che fare!

Ercole                                     - Come, non sapevamo che fare?! E il bridge?

Edvige                                   - Ah, già! Il bridge! Benissimo! Faremo una bella partita! Io e lei, contro il signor Ercole e lo zio Agostino!... I giovani con­tro i vecchi!... (Ercole fa per protestare...).

Agnese                                   - (apparendo a destra) Guardi, si­gnor commendatore: c'è la signorina Adriana...

Ercole                                     - Adriana?! Anche lei?!... Ma che accade, oggi?! Capitano tutti qui?!... Beh, dov'è?...

Agnese                                   - Ma, non so!... S'è fermata giù a dar degli ordini alla cuoca...

Ercole                                     - Ordini alla cuoca? O questa?!... (Agli altri) Abbiate pazienza un momentino... Vado a vedere... (Ercole esce da destra).

Clelia                                      - Che è successo?

Rifredi                                   - Mah! Chi lo sa?

Edvige                                   - (a Dino) Uhm! Come si turba, lei, a sentir dire che c'è la signora Adriana!

Dino                                       - Io?! Si figuri!

Edvige                                   - Come no? È diventato tutto rosso!

Adriana                                  - (entra da destra, consegnando una valigia ad Agnese) Tieni, Agnese; questa portala in camera mia...

Agnese                                   - In camera sua?

Adriana                                  - Sì. In camera di papa! È lo stesso...

Clelia                                      - Buon giorno, signora.

Adriana                                  - (secca) Buon giorno! Buon gior­no... (A Dino) Ah, bravo! Già arrivato?

Dino                                       - Sì, arrivato... Perché?

Adriana                                  - E papà? Non c'è papà?

Rifredi                                   - Sì... È andato giusto a cercar lei...

Ercole                                     - (di fuori) Adriana!... Adriana!... Ma dove s'è cacciata? Adriana!... (Entrando dal fondo) Ah, sei qui?!...

Adriana                                  - Sicuro che sono qui. Non hai ricevuto la mia lettera?

Ercole                                     - La tua lettera? Uhm! Io non ho ricevuto nulla!

Adriana                                  - Se te l'ho mandata due ore fa, per mezzo di Nerina...

Ercole                                     - (traendo la lettera dalla tasca) Ah, già! È vero: ce l'ho in tasca... Sai? Tra una co­sa e l'altra, mi son dimenticato d'aprirla... Abbi pazienza... adesso la leggo subito!... (Apre la busta che non è incollata).

Adriana                                  - No, no... Non importa! Ormai!...

Ercole                                     - Già. Ormai, mi puoi dire tu... (bagna con la lingua la gomma della busta, chiude la lettera e se la rimette in tasca) Che c'è? Che è successo?

Adriana                                  - Che è successo? È successo che... (Fermandosi, interdetta per la presenza degli estranei). Ma... veramente... Possiamo andare un momento di là...

Rifredi                                   - No, signora, non si disturbi. Sia­mo noi che scendiamo, intanto, a preparare il tavolo del bridge... Vieni, Clelia... (Si avvia per uscire dal fondo).

Ercole                                     - Sì... bravi... (A Clelia) Mi scusi, signora! Vengo subito... (Escono dal fondo Ri­fredi e Clelia).

Edvige                                   - (avviandosi) Oh, faccia pure con comodo!... Noi possiamo anche incominciare a giocare... (A Dino) Andiamo, ingegnere?...

Dino                                       - Eccomi, signorina... (Ad Adriana) Con permesso...

Adriana                                  - No, no: lei, rimanga qui...

Dino                                       - Io?! Perché?!

Adriana                                  - Rimanga qui, le dico...

Dino                                       - (rassegnato) Va bene. Come vuole... (A Edvige) Mi scusi, signorina!...

Edvige                                   - Oh, Dio! E, allora, come si fa?

Ercole                                     - Abbia pazienza: è questione di pochi minuti... Sa... una cosa molto impor­tante... Non so di che si tratta... ma, insom­ma... Mescolino le carte... mescolino le carte...

Edvige                                   - Almeno, mi raccomando: fate presto...

Ercole                                     - Sì, sì... Nondubiti, signorina... (Edvige esce dal fondo. Ercole torna da Adria­na) Beh! Cerchiamo di esser brevi, perché ci sono quelle signore, poverette...

Adriana                                  - Oh! Potevi anche mandarle via, quelle due antipatiche!...

Ercole                                     - Adriana!

Adriana                                  - (a Dino) È molto tempo che sei qui? ...

Dino                                       - No, no: saranno dieci minuti... un quarto d'ora...

Ercole                                     - Ah, già! A proposito: sai che ca­pita una cosa veramente strana? Figurati che Dino ha ricevuto un telegramma...

Adriana                                  - Sì, sì... Lo so...

Ercole                                     - Come lo sai?

Adriana                                  - Gliel'ho mandato io...

Dino                                       - Tu?!

Adriana                                  - Sì... io! Come?! Non l'avevi ca­pito?

Dino                                       - No. Come facevo a capirlo?! C'era il nome di tuo padre...

Adriana                                  - Eh, per forza! Altrimenti avrei dovuto spiegarti troppe cose... A proposito, papà, guarda che tra poco arriveranno i miei bauli e le mie valigie...

Ercole                                     - (spaventato) I bauli?!... Le va­ligie?!... E perché?

Adriana                                  - Perché torno a casa!

Ercole                                     - (atterrito) A casa?!

Adriana                                  - Sì... A casa... Per sempre!

Ercole                                     - (cominciando un discorso) Per sempre?!... Figliola mia...

Adriana                                  - (interrompendolo) Papà, è inu­tile che cominci a declamare... Tanto, ormai, è deciso... e non cambio idea!

Ercole                                     - Ma, in nome di Dio, figliola mia, si può sapere che cosa è successo?

Dino                                       - Già: che cosa è successo?!

Adriana                                  - È successo... è successo... (A Di­no, che sbircia l’orologio) Beh! Che hai da guar­dare sempre l'orologio? Hai fretta?

Dino                                       - No, no... Ma è che ho dovuto la­sciare in sospeso la gettata...

Adriana                                  - La gettata?!...

Dino                                       - Sai?... Certi esperimenti d'asfalta-tura che sto facendo ad Anzio...

Adriana                                  - Senti...: mi farai il piacere di la­sciare da parte l’asfaltatura! Altro che asfalta­tila! Abbiamo qui delle cose molto più serie e più gravi!

Dino                                       - Va bene! Va bene! Dunque, dicevi?

Adriana                                  - Dicevo che Pio è un uomo de­testabile!

Dino                                       - Detestabile?

Ercole                                     - Pio?!

Adriana                                  - Sì! Pio! Pio! Pio!

Ercole                                     - Ma come è possibile? Un uomo cosi delicato... così complimentoso...! Sempre gentile... Sempre sorridente...

Adriana                                  - Sorridente! Già è vero! Lui sor­ride! Sorride sempre!... Mi dice: «Sì cara... Certo, cara... », e, intanto, mi chiude in una prigione di cui non riesco a trovare le pareti!... Le vedessi... ci fossero..., ci potrei battere so­pra i pugni, la testa...: potrei gridare di rabbia e di dolore... Dopo, potrei anche calmarmi... Ma non ci sono! Capite?! E allora?!

Ercole                                     - E allora..., se non ci sono, che bi­sogno c'è di andare a sbattere la testa contro le pareti?!

Adriana                                  - È inutile papà, tu non capisci niente.

Ercole                                     - Sei tu che non ti fai capire!... Tuo marito lo conosciamo bene...

Adriana                                  - Che conoscete!  Che conoscete, per l'amor di Dio! Anch'io credevo di conoscerlo! Invece!... (A Dino con rabbia) Fammi il piace­re: finiscila di guardar quell'orologio!

Dino                                       - Ma no!... Mi stavo guardando le un­ghie! ...

Adriana                                  - Ah! Beh!... È un mostro, mio ma­rito! Ecco che cos'è! Un mostro! A poco a po­co mi ha tolto tutti i piaceri della vita...! Tutti! E non mi posso neanche sfogare!... No, perché, io mi infurio..., mi infurio e a furia di infu­riarmi a vuoto, non ho più la forza d'alzare la la voce!

Ercole                                     - Oh! Perbacco!

Adriana                                  - Sai che non riesco più ad avere un'opinione? Che desidero una cosa e finisco col farne un'altra? Non ho più volontà! Non ho più preferenze!... Perfino i divertimenti! Guarda! Vuoi un esempio?! Il foot-ball...

Ercole                                     - Che c'entra il foot-ball?!

Adriana                                  - È una piccola cosa... una scioc­chezza... Ma serve a spiegarti... Ti ricordi che io ero « Laziale »! ...

Dino                                       - Già!... (Con tono sprezzante) «La­ziale »!

Adriana                                  - (voltandosi inviperita) Oh! È inu­tile che tu faccia dell'ironia perché la ce Lazio », per me, varrà sempre più della « Roma »!

Dino                                       - Ma la «Roma», in classifica, sarà sempre davanti alla « Lazio »!

Ercole                                     - (separandoli) Beh! Non comincia­te a litigare, adesso, per la « Lazio » e per la «Roma»... Ci sono quelle povere signore...

Dino                                       - È lei che ha cominciato!...

Adriana                                  - Io?! Oh! Io non parlavo di te! Parlavo di Pio!

Dino                                       - Beh! Che cos'è Pio... Sentiamo! È per la « Roma »?

Adriana                                  - No. È per la «Lazio »!

Dino                                       - E allora?...

Adriana                                  - (o Ercole) È appunto questo che mi fa rabbia! Capirai! Un po' di tifo in fami­glia ci vuole!... Invece, lui..., appena si è ac­corto che io ero « Laziale », si è messo a par­teggiare per la «Lazio »..., ma l'ha fatto in un modo così sfacciato che mi è venuta subito la voglia di mettermi ad applaudire quelli della «Roma»... Figurati!!... Allora... Sai com'è fi­nita?! Che non vado più a nessuna partita!

Dino                                       - Oh! Povera Adriana!

Adriana                                  - Eppure ho tollerato..., ho tolle­rato fino a stamani...

Ercole                                     - Oh! Finalmente! Veniamo al fat­to. Che cosa c'è stato stamani?

Adriana                                  - Stamani... c'è stato il cane!...

Edvige                                   - (affacciandosi dal fondo) È finito?!

Ercole                                     - Ancora un momento... ancora un momento!

Edvige                                   - Può venire il signor Dino?!

Dino                                       - Non so... credo... (A Adriana) Pos­so andare?

Adriana                                  - Ma no! No! (A Edvige, aggressi­va) Senta, signorina...

Ercole                                     - (trattenendola) Zitta, Adriana... (a Edvige) Abbia pazienza signorina...- È que­stione proprio d'un minuto... Scelgano i posti, mescolino le carte... Tanto...: tra un attimo...

Edvige                                   - Sì, ma fate presto, che noi ci an­noiamo...

Ercole                                     - (accompagnandola, di nuovo, fuori) Un attimo, signorina! Un attimo!... Mescoli­no le carte...

Dino                                       - Scusa Adriana, io sono molto dolen­te di quello che t'accade... Ma sai... (guarda l'orologio) ... In fondo... mi pare, che in tutta questa storia... io c'entri poco...

Adriana                                  - Aspetta... Aspetta un momento e vedrai che c'entri...

Ercole                                     - (tornando vicino ad Adriana) Al­lora?! Veniamo al sodo. Questo cane?! Da quando in qua avete un cane?!

Adriana                                  - (a Ercole) Da due giorni... Han­no voluto regalarmelo... Sai! Uno di quei bel­lissimi cani così brutti che usano ora?!... Io ne avrei fatto volentieri a meno... Sarebbe ba­stato che Pio avesse detto di no. Ma lui, al so­lito, non ha detto nulla e il cane è venuto in casa!... Rovina tutto..., rompe ogni cosa...! Sporca ogni momento! Si capisce: è cucciolo, poverino!... Figuratevi che stanotte ha voluto dormire nel nostro letto! Ora, domando io: che cosa avresti fatto tu, se avessi trovato un cane ilei letto?

Dino                                       - Io l'avrei preso delicatamente per la collottola e l'avrei scaraventato fuori della finestra!

Adriana                                  - (aggressiva) Bravo! Me l'imma­ginavo! La solita brutalità! Una povera be­stiola!...

Dino                                       - Che c'entra! Le povere bestiole si tengono in cucina!

Ercole                                     - (separandoli) Figlioli! Lasciamo andare!... Si può sapere che cosa ha fatto, Pio? Lo ha scaraventato dalla finestra?

Adriana                                  - Macché?! Figurati! L'ha accarez­zato! Gli ha detto «caro»!... Gli ha fatto un po' di posto e s'è addormentato pacificamente! E così il cane è rimasto sul letto tutta la notte!...

Dino                                       - E allora?!

Adriana                                  - Ha rovinato tutto! Ha sporcato tutto! Ha stracciato le coperte, i lenzuoli! Tut­to a brandelli! Un disastro! Capirete che, allo­ra, stamattina..., si capisce..., non ne potevo più... e gli ho fatto una scenata!

Ercole                                     - Al cane? !

Adriana                                  - No! A Pio!... Mi sono un po' esal­tata! Sai, come capita? Una parola tira l'altra... e, alla fine, gli ho detto che, un'altra volta, in­vece di un cane, mi sarei portata nel letto un amante!

Ercole                                     - Oh! Oh!

Dino                                       - E Pio che cosa ha risposto?

Adriana                                  - Niente... È rimasto lì, davanti allo specchio, tranquillamente, a strapparsi i peletti del naso... Pensate! Un marito sente che sua moglie si prende un amante e continua a strapparsi i peletti del naso!

Ercole                                     - Beh! Si capisce! Che volevi? Che ti pigliasse sul serio?

Dino                                       - Ha pensato che dicevi così... per dire...

Adriana                                  - No no... Gliel'ho anche ripetuto! Due... tre..., quattro volte! Gli ho detto che me lo sarei preso subito... un amante... Sapete che cosa mi ha risposto? ce Mia cara, fa quello che ti suggerisce la tua coscienza! » Capite la vigliac­cheria di quell'uomo? Ci ha messo di mezzo anche la mia coscienza!... Allora, io mi son detta: - Basta! Basta! Basta!... Ho preparato la mia roba, gli ho lasciato una lettera e mi son presa un amante!

Ercole e

Dino                                       - Un amante?

Adriana                                  - Sicuro! Ho voluto mettere l'ir­reparabile tra noi! Non ho fatto bene?

Dino                                       - Sì, sì... Benissimo! Ma, scusa: chi è quest'amante?

Adriana                                  - Chi è?! Che domanda! Sei tu!

Dino                                       - (sobbalzando) Io?

Adriana                                  - E: Si capisce!  Chi volevi che fos­se? Ti ho telegrafato apposta, di venire...

Dino                                       - Ah! È per questo?!

Ercole                                     - E gli hai telegrafato a nome mio?!

Adriana                                  - Eh! Per forza! Sei mio padre! Non voglio mica fare le cose di nascosto, io! Voglio che lo sappia tutto il mondo! E lui per primo! (A Ercole) Anzi, fammi il piacere, te­lefonagli..., telefonagli subito!

Ercole                                     - Telefonargli? Per dirgli che cosa?

Adriana                                  - Digli che son qui, a casa tua, col mio amante!

Ercole                                     - Oh! Senti, figliola! Ma che pro­prio io...?! Io che dovrei arrabbiarmi....! Ma s'è visto mai un padre!...

Adriana                                  - Telefona! Telefona ti dico! Avan­ti...: tre... cinque... quattro... due... due...

Ercole                                     - Tre... cinque... quattro... due... due...?

Adriana                                  - Sì! Il numero di. casa nostra! Non lo sai?

Ercole                                     - Ah! Già! (Formando il nume­ ro) Tre... cinque... quattro... due... due... (A- scollando) Non risponde nessuno! Probabil­mente non è in casa...

Adriana                                  - A quest'ora c'è! So bene che c'è!

Ercole                                     - Fa: tuuu... tuuu... tuuu! Ah! Pronto... Sei tu, Pio? Oh! Guarda che c'è qui una situazione gravissima... Cioè... forse una cosa da nulla!... Sai come è Adriana...

Adriana                                  - Non far chiacchiere inutili!...

Ercole                                     - Già... appunto!... Sarebbe bene che tu... Come?... T'ha lasciato una lettera?... Ah! Sì... Appunto: sarebbe meglio che tu venis­si a parlarle... Sì... Glielo dirò...

Adriana                                  - Che ha detto? !

Ercole                                     - Ha detto che adesso ha un po' da fare... e che, del resto, va tutto bene!...

Adriana                                  - Ah! Va tutto bene, eh?... Ma glielo hai detto che son qui col mio amante?

Ercole                                     - No...: questo, sai?!, non mi pare conveniente! ...

Adriana                                  - Era questo che dovevi dirgli! Ri­telefonagli... Anzi... (A Dino) Telefonagli tu!

Dino                                       - Io?!

Adriana                                  - Sì. Tu! Digli che sei il mio amante...

Dino                                       - Ma scusa, Adriana: ti pare possibile!

Adriana                                  - Perché?... Hai paura?!

Dino                                       - Ma no! Che c'entra?! Perché do­vrei aver paura?!... Credi, però, che è asso­lutamente fuori luogo...

Adriana                                  - (componendo lei il numero del te­lefono) Tu non ci pensare! Fa quello che ti dico... Tieni: parlagli...

Dino                                       - Oh! Santo Dio!... (Al telefono) Pron­to... Pronto... Buongiorno, signor Faldella. So­no... sono l'ingegnere Santini... Bene, grazie... Lei?!... Senta... Molto gentile... Sì, sì... tutti bene... Per carità! Troppo buono! Senta... Grazie! Grazie!... Oh! Molto cortese!... Sen­ta!... Lei mi confonde!... Lusingatissimo... Ma certo... Senta... Grazie... (Lasciando il ricevito­re) Ma io non posso... Non posso! Come faccio, a dirgli?! A una persona così cortese?!

Adriana                                  - Lascia fare a me!... Siete due buoni a niente!... (al telefono)... Pio! Vieni qui subito!...- Ti dico di venir qui subito!... (Furente) Come?! Come?!... (Smontata) Ah! Va bene...

Ercole                                     - Che t'ha detto?

Adriana                                  - Che viene subito!...

Rifredi                                   - (apparendo, dal fondo) Senti, Er­cole, noi ce ne andiamo...

Adriana                                  - (scattando) Oh! Senta, Rifredi, non ci stia a seccare, anche lei! Se ha fretta, se ne vada...

Rifredi                                   - Sa, signora: non lo dicevo mica per me..., ma quelle due povere donne...!

Adriana                                  - Ebbene! Se le porti via, quelle due povere donne!... Anzi: adesso glielo dico io. (Va alla porta del fondo, scartando Ercole) Abbiano pazienza, signore... Non vorremmo che si annoiassero ad aspettar tanto...

Ercole                                     - Adriana, sta zitta.

Adriana                                  - (sempre parlando verso il giardino) Sì, vadano pure!  Li saluto io!  Li saluto io! ... Anche l'ingegnere, sì! Arrivederle! Arriveder­le!...

Ercole                                     - (correndo in giardino) Ma, Adria­na!... Ti pare questo il modo?!... (Chiamando) Signora Clelia!... Signorina Edvige... (esce sconvolto).

Rifredi                                   - Beh! Allora...: arrivederla, si­gnora!

Adriana                                  - Arrivederci! Arrivederci!... (Ri­fredi esce, con un gesto d,addio rivolto a Dino che, preoccupato com'è, non se ne accorge) Che seccatori! Finalmente, si son levate dai piedi!... (Lunga pausa. Con dolcezza) Hai una sigaretta? (Dino, sempre preoccupatissimo, le porge la si­garetta e gliel’ accende).

Dino                                       - Senti Adriana, si può sapere che cosa hai intenzione di fare?

Adriana                                  - Ma come? Non te l'ho detto?

Dino                                       - Ma via! Hai detto delle cose che non stanno né in cielo né in terra! Innanzi tutto, quando verrà tuo marito tu mi farai il santis­simo piacere di buttargli le braccia al collo e di farla finita una buona volta!

Adriana                                  - Gettargli le braccia al collo? !  Do­po le infamie di cui è stato capace?! E sei tu che me lo consigli?! Ah! Ah! No! No! Fossi matta!... Neanche per sogno!

Dino                                       - Beh! Se non gli vuoi gettare le brac­cia al collo non importa! Fa quello che ti pa­re!... Basta che lasci in pace me!

Adriana                                  - Come?!

Dino                                       - Eh! Mi pare abbastanza chiaro! Io sono stato zitto e buono, fino adesso... Ero giù a lavorare tranquillo... Ho dovuto interrompe­re la gettata..., correre qui per quello stupido telegramma... Beh! Pazienza! Non dico nulla! Mi fai fare una parte ridicola davanti a quel pover'uomo di tuo padre... Beh! Ormai è fat­ta! Non ne parliamo più! Ma ora basta, ragaz­za mia! Anche la pazienza ha un limite. Scusa se te lo dico, ma cominci a seccarmi...

Adriana                                  - Ah!  Ti secco? !

Dino                                       - Sì, mi secchi! Anzi te lo dico chiaro e tondo; io di te, di tuo padre, di tuo marito, ne ho piene le tasche!

Adriana                                  - Oh! Senti Dino, ora che ho detto a mio marito che sei il mio amante non vorrai mica farmi fare la brutta figura di dirgli che non è vero? ! ...

Dino                                       - Hai fatto male a dirglielo! Anzi, av­verto subito tuo padre!... Non voglio che anche lui possa credere...! (Entra Ercole) Giusto: ec­colo qua! Scusi, commendatore...

Ercole                                     - (urlando) Lasciami stare, fammi il piacere! Lasciami stare!... (Ad Adriana) Sen­ti, Adriana! Io sono fuori di me! Io non so nem­meno che cosa dirti!...

Adriana                                  - Beh! Non dir nulla, papà! Non dir nulla!...

Ercole                                     - E, invece, voglio dirti:          - Ma co­me?!... Quelle povere signore!... Ospiti di tuo padre...! Cacciate via in un modo così villano?! Ma tu credi che tutto il mondo sia a tua dispo­sizione! Tutti pronti ai tuoi capricci!...

Dino                                       - Ha ragione, commendatore!...

Ercole                                     - (rivoltandosi contro Dino) Sta zitto, anche tu! Che la colpa di tutto questo è proprio tua!

Dino                                       - Mia?!

Ercole                                     - Sì! Tua! Se te la fossi sposata a suo tempo!...

Adriana                                  - Oh! Per carità! Sarei stata fre­sca! Ringrazio Dio giorno e notte!...

Dino                                       - E io?! Figurati! Benedico quel gior­no che ti ha sposata un altro.

Adriana                                  - Ma lo senti, papà... lo senti?!

Ercole                                     - Ha ragione! Ha ragione! Sei una pazza scatenata...

Dino                                       - In quanto a me, commendatore...

Ercole                                     - Oh! Va' all'inferno anche tu!...

Dino                                       - Sicuro che me ne vado! Ma la prego di dire a sua figlia che se ha bisogno di un bu­rattino, per le sue liti famigliari, si rivolga pu­re ad un altro! Ah! Capito?! (Esce infuriato).

Adriana                                  - (piangendo) Vigliacco! Che vi­gliacco! Papà, fammi il piacere di corrergli dietro...: piglialo a schiaffi!...

Ercole                                     - Se dovessi dar degli schiaffi, dovrei incominciar da te!

Adriana                                  - Sì? !  Bravo!  Non ci manca che questo! Anche gli schiaffi, ora! Fa' pure! Schiaf­feggiami! Schiaffeggiami! (Piange).

Ercole                                     - Non piangere, fammi il piacere!

Adriana                                  - Niente affatto! Voglio piangere! Avrò almeno il diritto di piangere?!

Ercole                                     - E allora piangi! Piangi! Piangi quanto ti piace!

(Ercole si precipita infuriato verso la porta del giardino. Sulla soglia vede Pio. Rimane un momento sconcertato. Vorrebbe gridargli qual­che cosa, ma poi alza le braccia, con un gesto di esasperazione, ed esce di colpo. Pio è rimasto immobile, presso la porta, col cappello in mano e il volto atteggiato a un benevolo sorriso. Adria­na si agita, combattuta da opposti sentimenti; infine, come obbedendo a un'improvvisa deci­sione, va al telefono e compone rapidamente un numero).

Adriana                                  - (parlando al telefono) Pronto... Parlo con casa Faldella?... Sono io..., io, sì... Io...: la signora... Ah! Filippo!... C'è il si­gnore?! È uscito? Fatemi il favore, caro Fi­lippo, andate a cercare il signore...; presto, mi raccomando!... Ditegli che ho da parlargli con la massima urgenza...

Pio                                          - Parla pure... Che cosa vuoi, cara?

Adriana                                  - (volgendosi vivamente) Ah! Sei qui?

Pio                                          - Già! M'hai ordinato di venire...

Adriana                                  - (gentile) Ordinato...! Che ordi­nato!... T'avevo detto così...! Anzi... mi di­spiace... Se avevi da fare...!

Pio                                          - Oh! Non importa...! Ormai!... Beh! Che cosa volevi dirmi?...

Adriana                                  - Ah! Ecco... Ti dirò... Sai... Vo­levo dirti... Ma..., mettiti a sedere... (Pio sta per sedersi lontano da lei) No... no: vieni qui..., vicino a me... Il cappello... Dammi il cap­pello...

Pio                                          - (sedendosi di fronte a lei) Grazie, gra­zie...: non mi dà noia!... (Una brevissima pausa) Allora?

Adriana                                  - Allora, senti..., Pio...: io non so che cosa tu abbia pensato di quella lettera che t'ho scritto... L'hai letta?...

Pio                                          - Sì... sì...: l'ho letta!...

Adriana                                  - Ebbene...: che cosa ne dici?

Pio                                          - Che cosa vuoi che ne dica? Mi pare che non ci sia nulla da dire... Ossia..., sola­mente, se mi permetti...

Adriana                                  - Di, pure, caro...

Pio                                          - Ecco: io credo che non si possa seri-vere «Ne ho assai»..., ma sia preferibile «Ne ho abbastanza! ».

Adriana                                  - Beh! È lo stesso! Che c'entra ora, questo discorso? !

Pio                                          - Niente. M'hai chiesto che cosa trovavo da dire sulla tua lettera... Siccome è un fran­cesismo...

Adriana                                  - Beh! Va bene! Grazie della le­zione! Ne terrò conto! Allora... di tutto quel che ti ho scritto, non t'ha colpito che il fran­cesismo!?... Di tutto il resto non t'importa nulla?!

Pio                                          - Sicuro che me n'importa! Anzi, posso assicurarti che la tua lettera mi ha fatto molto dispiacere!...

Adriana                                  - Allora avresti preferito che non ti avessi scritto quella stupida lettera?

Pio                                          - Certo che avrei preferito!

Adriana                                  - Io non so come mi è venuta in mente...! L'ho buttata giù, così, in un momen­to di rabbia! ]\on so neppure che cosa ho scrit­to! Già l'hai vista anche tu!... Tutta piena di errori..., di francesismi...

Pio                                          - Uno... uno solo!... ,

Adriana                                  - Beh! Senti, Pio: fai finta che io non te l'abbia scritta... È stata una sciocchez­za!... Non ci pensare più!... Dimentica...

Pio                                          - Ma sì, cara! È già dimenticata!

Adriana                                  - Oh! Bravo!... Del resto, a pen­sarci bene... Ma ti pareva possibile che io ti lasciassi così, senza un motivo?! E, papà... po­vero papà...: tornar qui a dargli tanti fasti­di...?! Lui, poveretto, sai,... m'ha, subito aperto le braccia, contento come una pasqua...!

Pio                                          - Sì, sì: l'ho visto!

Adriana                                  - Non parliamo, poi, di quel Dino! Se c'è un uomo che non posso soffrire...! Sai bene quanto m'è antipatico!...

Pio                                          - Sì, sì: lo so.

Adriana                                  - Allora tutto è chiarito! Non ne parliamo più!

Pio                                          -  Va bene: non parliamone più...

Adriana                                  - E allora, andiamo...

Pio                                          - Dove?

Adriana                                  - Eh! A casa...

Pio                                          - A casa di chi?

Adriana                                  - A casa tua... a casa nostra...

Pio                                          - Per che fare?

Adriana                                  - Come, per che fare?!  Che doman­de! Per restarci! Torno con te... per sempre!

Pio                                          - (con un gesto di contrarietà) Oh!  Per­bacco!... E, allora come si fa?

Adriana                                  - Come si fa?!

Pio                                          - Eh! Capirai!... Appena letto la tua lettera, così perentoria... così precisa, ho avver­tito l'avvocato...

Adriana                                  - L'avvocato?! Oh! Dio! Che fret­ta c'era di avvertire l'avvocato?! Che mania che avete voi uomini di pigliar tutto alla lette­ra! Beh! Che importa che tu abbia avvertito l'avvocato? Si telefona... e buona notte.

Pio                                          - Già...: all'avvocato si potrebbe tele­fonare, ma la cosa grave è che adesso... c'è di mezzo una donna!...

Adriana                                  - Una donna? !  Che donna? !

Pio                                          - Eh! Capirai! Ho dovuto provvedere alla mia sistemazione sentimentale...

Adriana                                  - Cosa significa questo discorso. Non capisco!

Pio                                          - Significa che appena ho saputo che tu mi saresti mancata, ho preso i provvedimenti del caso...

Adriana                                  - Che cosa sarebbero questi prov­vedimenti del caso? Un'amante, forse?

Pio                                          - Un'amica!

Adriana                                  - Ah! Benissimo! Benissimo! Non hai perso tempo! Ah! Sei veramente straordi­nario!... In pochi minuti..., rinunzi alla mo­glie... ti prendi un'amante!...

Pio                                          - Io non ci vedo niente di straordinario! Anche tu, in pochi minuti, hai rinunciato al marito e ti sei presa...

Adriana                                  - Che c'entra? Dino non è affatto il mio amante!

Pio                                          - Ma neanche quella signora è la mia amante!

Adriana                                  - E, allora, che cos'è?

Pio                                          - Te l'ho detto: un'amica. Una buona amica che tenevo di riserva...

Adriana                                  - Di riserva?!

Pio                                          - Sì, vedi: io sono previdente, in tutte le mie cose. Ci sono alcuni che aspettano a com­prare l'ombrello il giorno in cui piove...; io, invece, lo compero prima... In modo che, quan­do piove, ce l'ho già pronto!...

Adriana                                  - Ah! Stupendo! Veramente stu­pendo...! E si può sapere da quando tempo ti sei procurato questa donna-ombrello?

Pio                                          - Sono circa due mesi... Del resto la data esatta devi saperla anche tu!...

Adriana                                  - Io?!

Pio                                          - Naturalmente! Sei stata tu, a propor-melo! ...

Adriana                                  - Come? Come? Come?

 

Pio                                          - Ricordati bene... Tre mesi fa... Aspet­ta... Per essere esatti... Proprio l'Il Febbraio: il giorno della Conciliazione...

Adriana                                  - Beh! Che cos'è accaduto il gior­no della Conciliazione?

Pio                                          - Abbiamo litigato! Eri un po' nervosa... e, nel calore della discussione, mi hai detto: « Invece di starmi sempre qui tra, i piedi, pren­diti un'altra donna! Sono proprio io che te lo dico! Mi fai un piacerone! ».

Adriana                                  - Io t'ho detto questo?!

Pio                                          - Sì, sì... Deve essere, anzi, registrato nel filo...

Adriana                                  - Non mi parlare del filo!... Va bene. Va bene. Vattene, vattene con il tuo om­brello. Ora ti capisco, sai! Aspettavi con impa­zienza l'occasione di liberarti di me! E adesso approfitti d'una piccola cosa...

Pio                                          - Che piccola cosa? !  Scappi di casa!  Ti prendi un amante...

Adriana                                  - Ma che amante! Che amante! Se non mi vuole più nessuno! Papà mi caccia via! Dino mi respinge!... Tu... Ma, siamo giusti...: che deve fare una povera donna nelle mie con­dizioni?!... Ma già... io lo so... Parlo, parlo e tu non mi stai neppure a sentire! Non vedi che soffro..., non vedi che piango?...

Pio                                          - Piangi?

Adriana                                  - No, non ancora... ma sto per piangere!... Già lo so... tu non vedi l'ora d'es­sere libero per corre da quell'altra!... Scom­metto che lei sarà tutta umile, docile, sotto­messa!... Anche io vorrei essere docile, gentile, carina! Ma non mi riesce! Che colpa ne ho? Se tu avessi avuto un po' d'energia, qualche vol­ta, sarebbe stata tutta un'altra cosa! Questo, do­vevi dire: ce Finiamola con queste buffonate!  Voglio così e basta! ».

Pio                                          - (si avvicina ad Adriana e le accarezza la testa).

Adriana                                  - (con tenerezza) Pio!...

Pio                                          - (sorridendo e prendendo per burla e a voce bassa un tono autoritario) Voglio così e basta!

Adriana                                  - (tenera) Allora... che vuoi fare?...

Pio                                          - (coi solito tono) Io? ... Niente! ... Quel­lo che vuoi tu!

Adriana                                  - No! Non dirmi così! Comanda­mi. Maltrattami, ma comandami!... Posso ri­tornare a casa?

Pio                                          - Ma sì!

Adriana                                  - Ordinami di tornare a casa!

Pio                                          - Se proprio ci tieni! Va bene! (Con tono estremamente autoritario) Va' a casa!

Adriana                                  - (umile, felice) Sì, caro..., sì... caro... (Esce dal fondo. Pio si calca risoluta­mente il cappello in testa, si erge nella perso­na ed esce sicuro di sè).

FINE

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