(1923)
di Luigi Pirandello
Arnoldo Mondadori Editore - Milano - 1960
PERSONE DEL DIALOGO
L'uomo dal fiore in bocca.
Un pacifico avventore.
N. B. - Verso la fine, ai luoghi indicati, sporger due volte il capo dal cantone un'ombra di donna, vestita di nero, con un vecchio coppellino dalle piume piangenti.
Si vedranno in fondo gli alberi d'un viale, con le lampade elettriche che traspariranno di tra le foglie. Ai due lati, le ultime case di una via che immette in quel viale. Nelle case a sinistra sar un misero Caff notturno con tavolini e seggiole sul marciapiedi. Davanti alle case di destra, un lampione acceso. Allo spigolo dell'ultima casa a sinistra, che far cantone sul viale, un fanale anch'esso acceso. Sar passata da poco la mezzanotte. S'udr da lontano, a intervalli, il suono titillante d'un mandolino.
Al levarsi della tela, l'Uomo dal fiore in bocca, seduto a uno dei tavolini, osserver a lungo in silenzio l'Avventore pacifico che, al tavolino accanto, succhier con un cannuccio di paglia uno sciroppo di menta.
L'uomo dal fiore. Ah, lo volevo dire! Lei dunque un uomo pacifico ... Ha perduto il treno?
L'avventore. Per un minuto, sa? Arrivo alla stazione, e me lo vedo scappare davanti.
L'uomo dal fiore. Poteva corrergli dietro!
L'avventore. Gi. da ridere, lo so. Bastava, santo Dio, che non avessi tutti quegli impicci di pacchi, pacchetti, pacchettini... Pi carico d'un somaro! Ma le donne commissioni... commissioni... non la finiscono pi! Tre minuti, creda, appena sceso di vettura, per dispormi i nodini di tutti quei pacchetti alle dita; due pacchetti per ogni dito.
L'uomo dal fiore. Doveva esser bello! Sa che avrei fatto io e Li avrei lasciati nella vettura.
L'avventore. E mia moglie?Ah s! E le mie figliuole?E tutte le loro amiche?
L'uomo dal fiore. Strillare! Mi ci sarei spassato un mondo.
L'avventore. Perch lei forse non sa che cosa diventano le donne in villeggiatura!
L'uomo dal fiore. Ma s che lo so. Appunto perch lo so.
Pausa.
Dicono tutte che non avranno bisogno di niente.
L'avventore. Questo soltanto? Capaci anche di sostenere che ci vanno per risparmiare. Poi, appena arrivano in un paesello qua dei dintorni, pi brutto , pi misero e lercio, e pi imbizzarriscono a pararlo con tutte le loro galanterie pi vistose! Eh, le donne, caro signore! Ma del resto la loro professione... Se tu facessi una capatina in citt, caro ! Avrei proprio bisogno di questo... di quest'altro... e potresti anche, se non ti secca (caro, il se non ti secca)... e poi, giacch ci sei, passando di l... Ma come vuoi, cara mia, che in tre ore ti sbrighi tutte codeste faccende? Uh, ma che dici?Prendendo una vettura... Il guajo che, dovendo trattenermi tre ore sole, sono venuto senza le chiavi di casa.
L'uomo dal fiore. Oh bella! E perci?
L'avventore. Holasciato tutto quel monte di pacchi e pacchetti in deposito alla stazione; me ne sono andato a cenare in trattoria; poi, per farmi svaporar la stizza, a teatro. Si crepava dal caldo. All'uscita, dico, che faccio? Sono gi le dodici; alle quattro prendo il primo treno; per tre orette di sonno, non vale la spesa, E me ne sono venuto qua. Questo caff non chiude, vero?
L'uomo dal fiore. Non chiude, nossignore.
Pausa.
E cos, ha lasciato tutti quei pacchetti in deposito alla stazione?
L'avventore. Perch me lo domanda? Non vi stanno forse sicuri? Erano tutti ben legati...
L'uomo dal fiore. No, no, non dico!
Pausa.
Eh, ben legati, me l'immagino: con quell'arte speciale che mettono i giovani di negozio nell'involtare la roba venduta...
Pausa.
Che mani! Un bel foglio grande di carta doppia, rossa, levigata... ch' per se stessa un piacere vederla... cos liscia, che uno ci metterebbe la faccia per sentirne la fresca carezza... La stendono sul banco e poi con garbo disinvolto vi collocano su, in mezzo, la stoffa lieve, ben piegata. Levano prima, da sotto, col dorso della mano, un lembo; poi, da sopra, vi abbassano l'altro e ci fanno anche, con svelta grazia, una rimboccaturina, come un di pi per amore dell'arte; poi ripiegano da un lato e dall'altro a triangolo e cacciano sotto le due punte; allungano una mano alla scatola dello spago; tirano per farne scorrere quanto basta a legare l'involto, e legano cos rapidamente, che lei non ha neanche il tempo d'ammirar la loro bravura, che gi si vede presentare il pacco col cappio pronto ad introdurvi il dito.
L'avventore. Eh, si vede che lei ha prestato molta attenzione ai giovani di negozio.
L'uomo dal fiore. Io? Caro signore, giornate intere ci passo. Sono capace di stare anche un'ora fermo a guardare dentro una bottega attraverso la vetrina. Mi ci dimentico. Mi sembra d'essere, vorrei essere veramente quella stoffa l di seta... quel bordatino... quel nastro rosso o celeste che le giovani di merceria, dopo averlo misurato sul metro, ha visto come fanno e se lo raccolgono a numero otto intorno al pollice e al mignolo della mano sinistra, prima d'incartarlo.
Pausa.
Guardo il cliente o la cliente che escono dalla bottega con l'involto appeso al dito o in mano o sotto il braccio... li seguo con gli occhi, finch non li perdo di vista... immaginando... uh, quante cose immagino ! Lei non pu farsene un'idea.
Pausa. Poi, cupo, come a se stesso:
Ma mi serve. Mi serve questo.
L'avventore. Le serve? Scusi... che cosa?
L'uomo dal fiore. Attaccarmi cos dico con l'immaginazione alla vita. Come un rampicante attorno alle sbarre d'una cancellata.
Pausa.
Ah, non lasciarla mai posare un momento l'immaginazione: aderire, aderire con essa, continuamente, alla vita degli altri... ma non della gente che conosco. No, no. A quella non potrei! Ne provo un fastidio, se sapesse, una nausea. Alla vita degli estranei, intorno ai quali la mia immaginazione pu lavorare liberamente, ma non a capriccio, anzi tenendo conto delle minime apparenze scoperte in questo e in quello. E sapesse quanto e come lavora! fino a quanto riesco ad addentrarmi! Vedo la casa di questo e di quello; ci vivo; mi ci sento proprio, fino ad avvertire... sa quel particolare alito che cova in ogni casa? nella sua, nella mia. Ma nella nostra, noi, non l'avvertiamo pi, perch l'alito stesso della nostra vita, mi spiego? Eh, vedo che lei dice di si...
L'avventore. S, perch... dico, deve essere un bel piacere codesto che lei prova, immaginando tante cose...
L'uomo dal fiore (con fastidio, dopo averci pensato un po'). Piacere? Io?
L'avventore. Gi... mi figuro...
L'uomo dal fiore. Mi dica un po'. stato mai a consulto da qualche medico bravo?
L'avventore. Iono, perch? Non sono mica malato!
L'uomo dal fiore. Non s'allarmi! Glielo domando per sapere se ha mai veduto in casa di questi medici bravi la sala dove i clienti stanno ad aspettare il loro turno per essere visitati.
L'avventore. Ah, s. Mi tocc una volta d'accompagnare una mia figliuola che soffriva di nervi.
L'uomo dal fiore. Bene. Non voglio sapere. Dico, quelle sale...
Pausa.
Ci ha fatto attenzione? Divano di stoffa scura, di foggia antica... quelle seggiole imbottite, spesso scompagne... quelle poltroncine... roba comprata di combinazione, roba di rivendita, messa l per i clienti; non appartiene mica alla casa. Il signor dottore ha per s, per le amiche della sua signora, un ben altro salotto, ricco, bello. Chi sa come striderebbe qualche seggiola, qualche poltroncina di quel salotto portata qua nella sala dei clienti a cui basta questo arredo cos, alla buona, decente, sobrio. Vorrei sapere se lei, quando and con la sua figliuola, guard attentamente la poltrona o la seggiola su cui stette seduto, aspettando.
L'avventore. Iono, veramente...
L'uomo dal fiore. Eh gi! perch non era malato...
Pausa.
Ma neanche i malati spesso ci badano, compresi come sono del loro male.
Pausa.
Eppure, quante volte certuni stanno l intenti a guardarsi il dito che fa segni vani sul bracciuolo lustro di quella poltrona su cui stan seduti! Pensano e non vedono!
Pausa.
Ma che effetto fa, quando poi si esce dalla visita, riattraversando la sala, il rivedere la seggiola su cui poc'anzi, in attesa della sentenza sul nostro male ancora ignoto, stavamo seduti! Ritrovarla occupata da un altro cliente, anch'esso col suo male segreto; o l, vuota, impassibile, in attesa che un altro qualsiasi venga ad occuparla.
Pausa.
Ma che dicevamo? Ah, gi... Il piacere dell'immaginazione. Chi sa perch, ho pensato subito a una seggiola di queste sale di medici, dove i clienti stanno in attesa del consulto!
L'avventore. Gi... veramente...
L'uomo dal fiore. Non vede la relazione? Neanche io.
Pausa.
Ma che certi richiami d'immagini, tra loro lontane, sono cos particolari a ciascuno di noi; e determinati da ragioni ed esperienze cos singolari, che l'uno non intenderebbe pi l'altro se, parlando, non ci vietassimo di farne uso. Niente di pi illogico, spesso, di queste analogie.
Pausa.
Ma la relazione, forse, pu esser questa, guardi: Avrebbero piacere quelle seggiole d'immaginare chi sia il cliente che viene a sedersi su loro in attesa del consulto? che male covi dentro? dove andr, che far dopo la visita? Nessun piacere. E cos io: nessuno! Vengono tanti clienti, ed esse sono l, povere seggiole, per essere occupate. Ebbene, anche un'occupazione simile la mia. Ora mi occupa questo, ora quello. In questo momento mi sta occupando lei, e creda che non provo nessun piacere del treno che ha perduto, della famiglia che lo aspetta in villeggiatura, di tutti i fastidi che posso supporre in lei.
L'avventore. Uh, tanti, sa!
L'uomo dal fiore. Ringrazii Dio, se sono fastidi soltanto.
Pausa.
C' chi ha di peggio, caro signore.
Pausa.
Io le dico che ho bisogno d'attaccarmi con l'immaginazione alla vita altrui, ma cos, senza piacere, senza punto interessarmene, anzi... anzi... per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicch veramente non debba importare a nessuno di finirla.
Con cupa rabbia:
E questo da dimostrare bene sa? con prove ed esempi continui, a noi stessi, implacabilmente. Perch, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c', c', ce lo sentiamo tutti qua, come un'angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si pu mai soddisfare, perch la vita, nell'atto stesso che la viviamo, cos sempre ingorda di se stessa, che non si lascia assaporare.
Il sapore nel passato, che ci rimane vivo dentro. Il gusto della vita ci viene di l, dai ricordi che ci tengono legati. Ma legati a che cosa? A questa sciocchezza qua... a queste noje... a tante stupide illusioni... insulse occupazioni... S, s. Questa che ora qua una sciocchezza... questa che ora qua una noja... e arrivo finanche a dire, questa che ora per noi una sventura, una vera sventura... sissignori, a distanza di quattro, cinque, dieci anni, chi sa che sapore acquister... che gusto, queste lagrime... E la vita, perdio, al solo pensiero di perderla... specialmente quando si sa che questione di giorni...
A questo punto dal cantone a destra sporger il capo a spiare la donna vestita di nero.
Ecco... vede l? dico l, a quel cantone... vede quell'ombra di donna? Ecco, s' nascosta!
L'avventore. Come? Chi... chi era ...
L'uomo dal fiore. Non l'ha vista? S' nascosta.
L'avventore. Una donna?
L'uomo dal fiore. Mia moglie, gi.
L'avventore. Ah! la sua signora?
L'uomo dal fiore (dopo una pausa). Mi sorveglia da lontano. E mi verrebbe, creda, d'andarla a prendere a calci. Ma sarebbe inutile. come una di quelle cagne sperdute, ostinate, che pi lei le prende a calci, e pi le si attaccano alle calcagna.
Pausa.
Ci che quella donna sta soffrendo per me, lei non se lo pu immaginare. Non mangia, non dorme pi. Mi viene appresso, giorno e notte, cos, a distanza. E si curasse almeno di spolverarsi quella ciabatta, che tiene in capo, gli abiti. Non pare pi una donna, ma uno strofinaccio. Le si sono impolverati per sempre anche i capelli, qua sulle tempie; ed ha appena trentaquattro anni.
Pausa.
Mi fa una stizza, che lei non pu credere. Le salto addosso, certe volte, le grido in faccia: Stupida! scrollandola. Si piglia tutto. Resta l a guardarmi con certi occhi... con certi occhi che, le giuro, mi fan venire qua alle dita una selvaggia voglia di strozzarla. Niente. Aspetta che mi allontani per rimettersi a seguirmi a distanza.
Di nuovo, a questo punto, la donna sporger il capo.
Ecco, guardi... sporge di nuovo il capo dal cantone.
L'avventore. Povera signora!
L'uomo dal fiore. Ma che povera signora! Vorrebbe, capisce? ch'io me ne stessi a casa, quieto, tranquillo, a coccolarmi in mezzo a tutte le sue pi amorose e sviscerate cure; a godere dell'ordine perfetto di tutte le stanze, della lindura di tutti i mobili, di quel silenzio di specchio che c'era prima in casa mia, misurato dal tic-tac della pendola del salotto da pranzo. Questo vorrebbe! Io domando ora a , lei, per farle intendere l'assurdit... ma no, che dico l'assurdit! la macabra ferocia di questa pretesa, le domando se crede possibile che le case d'Avezzano, le case di Messina, sapendo del terremoto che di l a poco le avrebbe sconquassate, avrebbero potuto starsene tranquille sotto la luna, ordinate in fila lungo le strade e le piazze, obbedienti al piano regolatore della commissione edilizia municipale. Case, perdio, di pietra e travi, se ne sarebbero scappate! Immagini i cittadini di Avezzano, i cittadini di Messina, spogliarsi placidi placidi per mettersi a letto, ripiegare gli abiti, mettere le scarpe fuori dell'uscio, e cacciandosi sotto le coperte godere del candor fresco delle lenzuola di bucato, con la coscienza che fra poche ore sarebbero morti. Le sembra possibile?
L'avventore. Ma forse la sua signora...
L'uomo dal fiore. Mi lasci dire! Se la morte, signor mio, fosse come uno di quegli insetti strani, schifosi, che qualcuno inopinatamente ci scopre addosso... Lei passa per via; un altro passante, all'improvviso, lo ferma e, cauto, con due dita protese le dice:
Scusi, permette? lei, egregio signore, ci ha la morte addosso . E con quelle due dita protese, la piglia e butta via... Sarebbe magnifica! Ma la morte non come uno di quegli insetti schifosi. Tanti che passeggiano disinvolti e alieni, forse ce l'hanno addosso; nessuno la vede; ed essi pensano quieti e tranquilli a ci che faranno domani e doman l'altro. Ora io
Si alzer.
caro signore, ecco... venga qua...
Lo far alzare e lo condurr sotto il lampione acceso.
qua sotto questo lampione... venga... le faccio vedere una cosa... Guardi, qua, sotto questo baffo... qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo... pi dolce d'una caramella: Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentir che dolcezza: epitelioma... La morte, capisce? passata. M'ha ficcato questo fiore in bocca, e m'ha detto: Tientelo, caro: ripasser fra otto o dieci mesi!
Pausa.
Ora mi dica lei, se con questo fiore in bocca, io me ne posso stare a casa tranquillo e quieto, come quella disgraziata vorrebbe.
Pausa.
Le grido: Ah s, e vuoi che ti baci? S, baciami! Ma sa che ha fatto? Con uno spillo, l'altra settimana, s' fatto uno sgraffio qua, sul labbro, e poi m'ha preso la testa e mi voleva baciare... baciare in bocca... Perch dice che vuol morire con me.
Pausa.
pazza...
Poi con ira:
A casa io non ci sto. Ho bisogno di starmene dietro le vetrine delle botteghe, io, ad ammirare la bravura dei giovani di negozio. Perch, lei capisce, se mi si fa un momento di vuoto dentro... lei lo capisce, posso anche ammazzare come niente tutta la vita in uno che non conosco... cavare la rivoltella e ammazzare uno che come lei, per disgrazia, abbia perduto il treno...
Rider.
No no, non tema, caro signore: io scherzo!
Pausa.
Me ne vado.
Pausa.
Ammazzerei me, se mai...
Pausa.
Ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche... Come le mangia lei 2 con tutta la buccia, vero? Si spaccano a met; si premono con due dita, per lungo... come due labbra succhiose... Ah, che delizia!
Rider. Pausa.
Miossequi la sua egregia signora e anche le sue figliuole in villeggiatura.
Pausa.
Me le immagino vestite di bianco e celeste, in un bel prato verde in ombra...
Pausa.
E mi faccia un piacere, domattina, quando arriver. Mi figuro che il paesello dister un poco dalla stazione. All'alba, lei pu fare la strada a piedi. Il primo cespuglietto d'erba su la proda. Ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivr.
Pausa.
Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando.
Rider. Poi:
Buona notte, caro signore.
E s'avvier, canticchiando a bocca chiusa il motivetto del mandolino lontano, verso il cantone di destra; ma a un certo punto, pensando che la moglie sta l ad aspettarlo, volter e scantoner dall'altra parte, seguito con gli occhi dal pacifico avventore quasi basito.
T E L A
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