LUTERO

LUTERO

di John Osborne

(1962)

Traduzione italiana di Elio Nissim

Persone

Cavaliere

Priore

Martino

Hans

Lucas

Weinand

Tetzel

Staupitz

Gaetano

Miltitz

Leo

Eck

Caterina

Hans, il bambino

Agostiniani

Domenicani

Araldo

Imperatore

Contadini, ecc.

Atto primo

Scena prima Il convento dellOrdine degli Eremiti Agostiniani a Erfurt. 1506.

Scena seconda. La stessa. Un anno dopo.

Scena terza. Due ore dopo.

Atto secondo

Scena prima La piazza del mercato. Jterborg. 1517.

Scena seconda. Il Chiostro degli Eremiti. Wittenber. 1517.

Scena terza. La gradinata della chiesa del Castello. Wittenberg. Vigilia di Ognissanti. 1517.

Scena quarta Il Palazzo Fugger. Augusta. Ottobre 1518

Scena quinta. Un casino da caccia. Magliana, in Italia. 1519.

Scena sesta. La porta di Elster. Wittenberg. 1520.

Atto terzo

Scena prima La Dieta di Worms. 1521

Scena seconda. Wittenberg. 1525

Scena terza. Il Chiostro degli Eremiti. Wittenberg. 1530

Nota. Allinizio di ogni atto, appare il cavaliere. Brandisce uno stendardo e grida rapidamente al pubblico il tempo e il luogo della scena, poi si ritira.

ATTO PRIMO

Scena prima

La cappella del convento degli Eremiti di SantAgostino, a Erfurt, in Turingia, 1506. Martino sta per essere accolto nellOrdine. in ginocchio dinanzi al Padre Priore e in presenza dei frati del convento, riuniti nella cappella.

PADRE PRIORE A te ora la scelta: abbandonare noi o abbandonare il mondo per consacrarti tutto a Dio e al nostro Ordine. Una cosa devo aggiungere: una volta assunto limpegno, non sarai libero, per nessuna ragione, di scrollarti dal gioco dellobbedienza, poich tu lo avrai accettato liberamente quando ancora potevi spezzarlo. (Labito e il cappuccio dellOrdine sono presentati al Padre Priore che li benedice) Investi, o Signore, di Vita Eterna, colui che la Tua Volont ha rivestito del Saio di questOrdine. (Spoglia Martino). Il Signore ti svesta delluomo che eri prima e di tutte le sue opere e ti investa delluomo nuovo.

Il coro intona un canto mentre Martino viene rivestito dellabito e del cappuccio. Il lungo scapolare bianco gli viene passato sul capo e gli va a scendere dietro e davanti: poi Martino si inginocchia davanti al Padre Priore e, ponendo la mando sulla regola dellOrdine, presta il giuramento.

MARTINO Io, frate Martino, faccio voto di obbedienza al Signore Onnipotente, alla Santa Vergine, e a Voi, fratello Priore di questo convento, in nome del Vicario generale dellOrdine degli Eremiti, del Vescovo di SantAgostino e dei suoi successori, e prometto di vivere in povert e in castit secondo la Regola del nostro Venerabile Padre Agostino, sino al giorno della mia morte.

Il Padre Priore mormora una preghiera e Martino si prostra, le braccia aperte, a forma di croce.

PADRE PRIORE Signor Ges Cristo, guida e forza nostra, con il fuoco dellumilt Tu hai messo in disparte questo Tuo servo Martino da tutto il resto degli uomini. Noi preghiamo umilmente acciocch questo fuoco lo distacchi dai rapporti carnali e dalla comunanza degli interessi terreni degli altri uomini, mediante la santit elargitagli dal Cielo; e acciocch Tu gli conceda la grazia di restare Tuo servo e di meritare la vita eterna. Poich, non colui che comincia, ma colui che persevera, sar salvo. Amen.

Il coro canta il Veni Creator Spiritus oppure il Gran Padre Agostino. Una candela accesa viene messa in mano a Martino ed egli condotto sui gradini dellaltare dove i monaci lo accolgono col bacio della pace. Poi, in mezzo a loro, lentamente, oltrepassa la transenna e scompare. La processione si dilegua e, mentre le voci si vanno perdendo, di tutti i presenti restano solo due persone. Una Hans, che si alza di scatto e viene avanti. il padre di Martino, un uomo tarchiato, con muscoli forti da minatore. un uomo di media condizione, che gi si avvia a diventare un piccolo capitalista, del capitalismo primitivo. sbalordito: pieno di orgoglio e risentimento. Il suo compagno, Lucas, termina una rispettosa preghiera e poi lo raggiunge.

HANS Allora?

LUCAS Allora?

HANS E non ripetere sempre quello che dico io, vecchio scemo. Allora, che ne pensi?

LUCAS Che ne pensodi che?

HANS Cosa ne pensi, cosa ne pensi fuori, parla cosa ne pensi di tutto questo.

LUCAS Oh

HANS Di tutti questi frati, di Martino e di tutto il resto, che ne pensi? Sei stato tutta la mattina a sedere in mezzo a questo bel consesso di chiappe molli, e hai visto, no? Allora?

LUCAS Sdevo dire che tutto stato molto solenne, una grande impressione.

HANS Ah s?

LUCAS Non posso negarlo.

HANS Impressione?

LUCAS Molta. Era commovente e

HANS E cosa?

LUCAS Anche a te deve aver fatto una grande impressione.

HANS Impressione? Eh, ci vuol altro, per me!

LUCAS Su, via!...

HANS Impressione!

LUCAS Certo, impressione, e tu lo sai meglio di me.

HANS Tu, tu te lo puoi permettere di farti impressionare.

LUCAS un po tardi, adesso, per i rimpianti e le recriminazioni, Hans. la volont del Signore e basta.

HANS E basta: esatto. Andr benissimo per te, caro mio, benissimo Tu perdi soltanto un genero e ne puoi scegliere quanti ne vuoi come lui, ma io? Io sai cosa perdo? Un figlio. Ecco cosa perdo. Ricordatelo: un figlio.

LUCAS Come puoi dire una cosa simile?

HANS Come posso dirla? La dico, e basta. Due figli dati alla peste e ora questo! Hai visto quella tonsura? Frate Martino!

LUCAS Non c un Ordine migliore di questo, neppure i Domenicani o i Francescani

HANS Sembrava un uovo con la barba.

LUCAS e lo hai detto tante volte anche tu.

HANS Be, saranno cristiani anche loro sotto quelle maledette tonache.

LUCAS C della brava gente qua dentro della gente importante e tu lo sai.

HANS S, certo; gente brava, gente importante.

LUCAS Gente pia, dottissimi, uomini che hanno fatto lUniversit come Martino

HANS Dottissimi? Ce n qualcuno che non sa leggere neppure il suo nome.

LUCAS E con questo?

HANS E con questo? Io sono un minatore, non ho bisogno di libri. Non si pu leggere sottoterra; per Martino uno studioso.

LUCAS Certo che lo .

HANS dottore! E ora cos, me lo sai dire?

LUCAS Be, cos: Dio ha vinto, tu hai perduto.

HANS Se la met di questi frati non fa altro che lavar piatti e chiedere lelemosina!

LUCAS Mi pare che sia ora di andarsene.

HANS Avrebbe potuto diventar qualcuno.

LUCAS Lo diventer, con laiuto di Dio.

HANS Fammi il piacere! Avrebbe potuto essere un uomo di legge.

LUCAS E va bene: non lo sar.

HANS Hai maledettamente ragione: non lo sar. Non sar mai nessuno, n per lArcivescovo, n per il Duca, n

LUCAS Gi.

HANS n per nessun altro.

LUCAS Andiamocene.

HANS Proprio per nessun altro.

LUCAS Io me ne vado.

HANS Frate Martino!

LUCAS Hans!

HANS E tu lo sai perch, Lucas? Perch? Perch lo ha fatto?

Ormai Hans ripete la domanda solo come aspettasse una breve, ma diretta risposta.

HANS Perch lo ha fatto?

Lucas lo prende per un braccio.

LUCAS Andiamocene a casa.

HANS Perch? questo che non riesco a capire. Perch?... Perch?...

LUCAS Andiamo a casa, su, andiamo a casa.

Escono. La campanella del convento suona. Alcuni monaci sono, in piedi, intorno al tavolo del refettorio. Dopo la preghiera si siedono e mangiano in silenzio mentre uno dei frati legge dinanzi a un leggio. Durante questa breve scena, Martino, indossando un grembiule sullabito, serve gli altri frati.

LETTORE Quali sono gli strumenti per bene operare?

Primo, amare Dio con tutto il cuore, con tutta lanima, con tutte le forze.

Poi, amare il prossimo tuo come te stesso.

Poi, non uccidere,

Non commettere adulterio

Non rubare

Non desiderare la roba daltri

Non dar falsa testimonianza

Onorare tutti gli uomini

Rinunziare a te stesso, per seguire Cristo

Mortificare il corpo

Non cercare la vita comoda

Amare il digiuno

Vestire gli ignudi

Visitare gli infermi

Seppellire i morti

Aiutare i bisognosi

Consolare gli afflitti

Nulla preferire allamore di Cristo

Non cedere allira

Non serbare rancore

Non celare nel cuore linganno e la frode

Non far pace che non sia sincera

Temere il giorno del Giudizio

Aver paura dellInferno

Desiderare la vita eterna con tutto lanimo tuo

Aver sempre la morte dinanzi agli occhi

Vigilare costantemente sulle azioni della tua vita

Esser convinto che Dio ti vede ovunque

Sopprimere immediatamente per amore di Cristo i cattivi pensieri del tuo cuore, e manifestarli al tuo padre spirituale

Tener lontani dalla tua bocca discorsi malvagi o depravati

Non parlar troppo

Non pronunciare parole vane o tali da provocare il riso

Ascoltare in letizia le sante letture

Consacrarti frequentemente alla preghiera

Ogni giorno, nelle tue preghiere, confessare a Dio i tuoi peccati con lagrime e sospiri

Non soddisfare i desideri della carne

Odiare la tua volont

Ecco, questi sono gli strumenti dellarte spirituale. Se li adopereremo, giorno e notte e ne renderemo conto nel giorno del Giudizio, allora riceveremo dal Signore quel premio che Egli ci promise: occhio non vide n orecchio ascolt ci che Dio tiene in serbo per coloro che lo amano. Questa la bottega in cui eseguiremo con diligenza tutti questi compiti. Possa il Signore concedervi di seguire queste norme con la letizia di chi ama la bellezza spirituale, spargendo intorno a voi, col raccoglimento del vostro contegno, il dolcissimo profumo di Cristo.

La campanella suona di nuovo. I frati si alzano, chinano il capo in preghiera, poi si avviano in fondo dove si inginocchiano sui gradini. Martino, assistito da un frate, sparecchia la tavola. Poco dopo i frati si prostrano e alla luce delle torce ha inizio la confessione comune. Martino ritorna e si prostra nel proscenio, dietro gli altri. Tutta questa scena sar incalzante, recitata in sordina, quasi sussurrata, confidenziale e segreta, come una preghiera.

FRATE Confesso a Dio, alla Vergine Maria e al nostro Santo Padre Agostino; a tutti i Santi e a tutti i presenti, che ho gravemente peccato col pensiero, le parole e le opere, per mia colpa, mia massima colpa. Pertanto supplico Maria Benedetta e tutti i Santi del Signore e voi tutti qua riuniti, di pregare per me. Confesso di avere lasciato la mia cella per recarmi allUffizio Notturno senza lo scapolare e di avere dovuto tornar indietro a prenderlo. Il che costituisce una trasgressione mortale del primo grado dellumilt, quello della obbedienza immediata. Per questa mia mancanza verso Cristo io, confuso, chiedo perdono e imploro la punizione che il Padre Priore e la comunit vorranno infliggermi

MARTINO Un verme io sono e non un uomo, oggetto di obbrobrio e di scherno. Schiacciate il verme che in me, calpestatemi.

FRATE Confesso di avere sbagliato tre volte nellOratorio, al Salmo e allAntifona.

MARTINO Stavo lottando contro un orso in un giardino senza fiori, che immetteva in un deserto. Le grinfie della bestia mi facevano sanguinare le braccia, tentavo di aprire un cancello che mi avrebbe ridato la libert. Ma il cancello non era un cancello era soltanto un vuoto attraverso il quale io avrei potuto passare ma ero coperto di sangue. Vidi una donna nuda che cavalcava una capra e la capra cominci a bere il mio sangue e io credetti di svenire dal dolore e mi svegliai nella mia cella, tutto inzuppato del bagno di Satana.

FRATE Che frate Norberto ricordi anche di essersi interrotto mentre lavorava in cucina.

FRATE Lo ricordo e lo confesso in tutta umilt.

FRATE E ricordi anche la sua ancor pi grave trasgressione per non essersi presentato immediatamente dinanzi al Padre Priore e alla comunit a far penitenza del suo peccato, aumentando cos la sua colpa.

MARTINO Sono solo. Solo e contro me stesso.

FRATE Lo confesso. Lo confesso e vi imploro di pregare perch mi sia inflitta la punizione pi dura per quanto ho fatto.

MARTINO Come posso giustificarmi?

FRATE Consolati, sarai punito, e severamente.

MARTINO Come posso trovare giustificazione?

FRATE Confesso di non essermi alzato dal letto con la dovuta sollecitudine. Sono arrivato allUffizio Notturno dopo il Gloria del XCIV salmo e, pur avendo mostrato di fare ammenda della mia onta col non prendere il mio posto nel coro e il restarmene invece nel luogo stabilito dal Padre Priore per chi commette tale peccato di negligenza, affinch questi possa essere veduto da tutti, la mia colpa troppo grave e chiedo di essere punito.

MARTINO Mi trovavo in mezzo a un gruppo di uomini e donne, completamente vestiti, e giacevamo gli uni sugli altri in sette, otto file ben ordinate, che diventarono sempre pi alte fino a trasformarsi in una pila umana tanto terrorizzante per me che, pur trovandomi in cima, mi misi a gridare: E quelli che son rimasti sotto? Sotto a tutti? E quelli in mezzo?. Ci alzammo con ordinata lentezza e, guardandoci intorno, ci accorgemmo che di coloro schiacciati non restavan ormai che le vesti le vesti l in terra e ben piegate solo le vesti restavano l in terra e ben piegate.

FRATE Ho dimenticato di tenere pronta la candela per la Messa.

FRATE Due volte, nella mi accidia, non mi sono fatto la barba e ho persino cercato di scusarmi con il pretesto che la mia pelle pi chiara di quella dei miei fratelli e la mia barba meno dura e, cos, meno obbligante il mio dovere. Sono stato vano e accidioso e chiedo perdono e penitenza.

MARTINO Se la mia carne volasse via e si dissolvesse, se potessi vivere solo come ossa, se fossi costruito di ossa, ridotto a ossa e cervello, cuore osseo e calore solo nei capelli, mi sentirei di brandirmi senza paura senza paura potrei essere indistruttibile.

FRATE Ho chiesto di fare un bagno con la scusa che era necessario alla mia salute, ma quando immersi il mio corpo nellacqua compresi che si trattava soltanto di appagare una intemperanza. Era piuttosto la mia anima che aveva bisogno di essere lavata.

MARTINO Le mie ossa mi abbandonano. Le mie ossa mi tradiscono e si sfasciano. Si dissolvono, e tutto ci che resta di me midollo raschiato e gelatina inerte.

FRATE Che frate Paolino ricordi la visita al vicino convento dei nostri fratelli e come egli in citt abbia alzato gli occhi pi di una volta su una donna che gli stava facendo lelemosina

FRATE Lo ricordo e chiedo perdono.

FRATE Ricordi anche che per quanto il nostro Padre Agostiniano non ci vieti di vedere donne, Egli ci biasima se le desideriamo ovvero se desideriamo essere loggetto del loro desiderio. Poich non solo col contatto o esternando sentimenti, ma anche con un semplice sguardo, si pu turbare un cuore femminile. Non puoi dire che la tua mente pura se i tuoi occhi sono lascivi. Occhio impudico, cuore impudico. Anche se non corra parola o gesto impuro, quando cuori non puri si dimostrato con lo sguardo una reciproca inclinazione godono della reciproca brama, distruggono la propria innocenza. Colui che posa i suoi occhi su una donna e trae piacere dallo sguardo di lei, non pensi di passare inosservato ai suoi fratelli.

MARTINO Confesso di avere gravemente peccato di orgoglio poich non sempre ho accettato lietamente il peggio e linfimo di ogni cosa. E non ho voluto riconoscere non solo apertamente con me stesso, ma neanche nel profondo del cuore, di essere ben povera cosa e di valere meno di chiunque altro. Per varie settimane, e mi sono sembrate molte, sono stato messo a pulire latrine. Lho fatto, e lho fatto senza indolenza, con energia e con zelo, senza protestare o lamentarmi con alcuno. Ma pur avendo adempiuto al mio dovere e quel che ho fatto lho fatto bene talvolta il mio cuore ha mormorato. Ho pregato perch il mio cuore cessasse di mormorare sapendo che a Dio che legge nei cuori non sarebbe stato accetto il mio lavoro e quindi era come se non lavessi fatto. Mi sono rivolto al mio superiore ed egli mi ha punito imponendomi due giorni di digiuno. Ne ho fatti tre, ma anche cos non sono sicuro che il mio cuore abbia cessato di mormorare. Vi chiedo di pregare perch mi sia concesso di continuare nello stesso lavoro.

FRATE Che frate Martino si ricordi di tutti i gradi della umilt e continui a pulire le latrine.

La campanella del convento suona. Dopo essere rimasti prostrati alcuni secondi, tutti i frati, compreso Martino, si alzano e si avviano verso il Coro. LUffizio comincia (Versetto, Antifona, Salmi) e Martino si confonde tra gli altri frati. Dopo poco si ode un gemito violento, ma sommesso, appena percettibile tra le altre voci: gemito che diventa poi pi forte e pi disperato, con grida violente che creano una certa confusione nel settore dov Martino. Il canto continua e soltanto alcune teste si voltano a guardare. Sembra che lo scompiglio sia cessato. Martino appare vacillando fra gli scanni. Molte braccia si tendono verso di lui, ma non riescono a fermarlo: ormai tutti lo possono vedere con i muscoli rigidi, il respiro sospeso, scuotersi, senza pi possibilit di controllo. in preda a un attacco di convulsioni. Due frati lo afferrano, ma Martino si contorce con tale violenza che non riescono a tenerlo. Martino cerca di parlare con sforzo immane e riesce, finalmente a urlare, una parola alla volta.

MARTINO No!... Io, no! No!!

Lattacco raggiunge lo spasimo e Martino indietreggia come se si fosse morsicato la lingua e la sua bocca fosse piena di saliva e di sangue. Altri due frati vengono in suo aiuto e Martino riesce quasi a divincolarsi, ma crolla e i frati riescono a trascinarlo via quando sta per vomitare. LUffizio continua come se nulla fosse accaduto.

Scena seconda

Un coltello da macellaio, ma enorme, sospeso orizzontalmente in alto con il filo della lama volta in su. Dal coltello pende il torso nudo di un uomo a testa in gi. Sotto, un enorme cono, come linterno di un barile, circondato dalloscurit.

Dal fondo, in apparenza lontanissima, una figura nera si profila contro laccecante luce interna e diventa, poi, pi visibile. La figura si avvicina attraversando la base del vasto cono e si ferma quando arriva allapertura di questo, verso il proscenio. Martino, smagrito e grondante di sudore.

MARTINO Io persi il corpo di fanciullo, il corpo di un fanciullo, gli occhi di un fanciullo; e questo fin dal primo suono della mia voce infantile. Persi il corpo di fanciullo. E mi spaventai, e tornai indietro a cercarlo. E ancor oggi ho paura, paurae basta! Ma io intendo dire (urlando) sempre! Ho paura del rumore che fa il cane del Priore nel silenzio della sera, quando si rotola sul fianco e si lecca i denti. Ho paura del buio e del suo vuoto. Lo vedo quel vuoto ogni giorno, a una certa ora! Qualche giorno persino pi di una volta, e non ha fondo quel vuoto, e non ha fondo per il mio respiro, e non posso arrivarci. Perch? Me lo volete dire perch? Un pugno chiuso mi stringe le viscere, le immobilizza, e devo starmene seduto tutto in sudore nella mia cella, nella mia celletta di frate, per liberarmi di quella stretta. Il corpo perduto di un fanciullo appeso al capezzolo della madre, accanto al corpo grande e caldo di un uomo. Ed io non posso ritrovarlo.

Scende e si allontana dalla luce abbagliante dellinterno del cono e va nella sua cella sulla sinistra. Si inginocchia accanto al letto, prova a pregare, ma dopo un momento si abbatte al suolo. Appare da destra una processione di frati, che portano diverse vesti sacerdotali, candele e oggetti per la Messa. In testa alla processione frate Weinand. Passano davanti alla cella di Martino e dopo alcune parole proseguono, lasciando frate Weinand con Martino, e spariscono in fondo a sinistra entro una specie di cornamusa dellepoca, enorme, molle, e dallaspetto assurdo e osceno.

WEINAND Frate Martino! Frate Martino!

MARTINO S?

WEINAND arrivato tuo padre.

MARTINO Mio padre?

WEINAND Ha chiesto di vederti, ma io gli ho detto che era meglio dopo.

MARTINO Dov?

WEINAND Sta facendo colazione col Priore.

MARTINO solo?

WEINAND No: ci sono con lui almeno una ventina di amici.

MARTINO C anche mia madre?

WEINAND No.

MARTINO Ma che venuto a fare? Avrei dovuto dirgli di non venire.

WEINAND Sarebbe strano che un padre non venisse ad assistere alla prima Messa del figlio.

MARTINO Non mi aspettavo che sarebbe venuto. E perch non me lo ha detto?

WEINAND Be, in ogni modo ora qui, e ha dato anche venti fiorini di regalo al Capitolo. Vuol dire che non poi tanto scontento di te.

MARTINO Venite monete doro?

WEINAND Allora, sei pronto?

MARTINO Tre volte tanto quanto gli costato mantenermi allUniversit.

WEINAND Non mi sembri pronto. Sei di nuovo tutto un sudore. Ti senti male?

MARTINO No.

WEINAND Aspetta, che ti asciugo la faccia. Non c molto tempo. Sei proprio sicuro di non sentirti male?

MARTINO Sono solo gli intestini che non funzionano. Ma ci sono abituato.

WEINAND Ti sei fatto la barba?

MARTINO S, prima della confessione. Perch, credi che me la dovrei fare di nuovo?

WEINAND No, qualche peluzzo dimenticato non sar cosa grave, non pi che dimenticare qualche peccatuccio immaginario. Ecco, cos va meglio.

MARTINO Che vuoi dire?

WEINAND Stavi grondando sudore come un maiale nella bottega del beccaio. Lo conosci quel detto? La malinconia prepara la strada al diavolo.

MARTINO No, no; cosa intendevi quando hai parlato di dimenticare dei peccati immaginari?

WEINAND Voglio dire che c una quantit di preti che amministrano i Sacramenti con gli orecchi sporchi. Ma non il momento per questi discorsi. Su, Martino, andiamo; tu non hai nulla da temere.

MARTINO Come lo sai?

WEINAND Tu parli come se da un momento allaltro ti aspettassi di essere colpito alle spalle da un fulmine.

MARTINO Ma spiegami quello che hai voluto dire.

WEINAND Ho semplicemente voluto dire che tutto il convento sa che tu tinventi continuamente dei peccati che tu non hai commesso. Non cos? E nessun confessore con un po di cervello ti dar pi retta.

MARTINO A che serve tutto questo parlar di contrizione se non lho nel cuore?

WEINAND Padre Nathin mi ha detto che ancora laltro ieri ti ha dovuto punire perch eri in uno stato di vero isterismo per certi versetti dei Proverbi o qualcosa di simile.

MARTINO Guarda di conoscere bene lo stato delle tue pecore.

WEINAND E tutto, a quanto pare, per la interpretazione di una parola. Ma quando imparerai? Devi pur renderti conto di quello che fai. Ci sono dei fratelli che ridono di te, apertamente; si burlano di te e dei tuoi scrupoli. Hanno torto, lo so, ma tu devi capire perch lo fanno.

MARTINO Sono le singole parole che mi turbano.

WEINAND Hai appena finito di confessarti e ti stai avviando allaltare che gi invochi di nuovo un prete. Dicono che corri dal confessore tutte le volte che molli un peto.

MARTINO Questo dicono?

WEINAND la loro battuta preferita.

MARTINO Ah, cos dicono.

WEINAND Qui, Martino, sei protetto da molti dei mali del mondo. Il tuo dovere per di dominarli questi mali, non di esserne ossessionato. Il Signore, nella Sua infinita misericordia, ci comanda di avere speranza. Certa di tenertelo a mente.

MARTINO Ma sei proprio tu a dirmi questo? A cosa mi servito entrare in questo Ordine? Non sono sempre lo stesso? Invidioso, impaziente, preda delle passioni?

WEINAND una domanda da farsi?

MARTINO La faccio. E la faccio a te! A cosa mi servito?

WEINAND Tutto ci che possiamo imparare come si deve morire.

MARTINO Non una risposta.

WEINAND la sola che so darti in questo momento. Andiamo.

MARTINO Qui dentro mi avete insegnato solo a dubitare.

WEINAND Se appena ti concessa la minima lode, ecco che per un po ti rincuori; ma alla minima prova di peccato o di morte che sfiori il tuo passo, crolli. Non forse cos?

MARTINO Ma questo che mi avete insegnato, tutto quello che mi avete insegnato; e intanto io vivo preda del demonio.

WEINAND Mi fa male vederti cos, a succhiare angosce come una sanguisuga.

MARTINO Mi starai accanto, l, vero?

WEINAND Certo, e se qualche cosa non andr come deve andare, o ti dimentichi qualche parolabe, ci penseremo noi. Ma tutto andr bene, non commetterai errori.

MARTINO Ma se commettessi un errore solo? Una parola? Una parola un peccato.

WEINAND Martino inginocchiati.

MARTINO Perdonami, fratello Weinand, ma la verit questa, di

WEINAND In ginocchio.

MARTINO (si genuflette) questa, proprio questa: che tutto quello che servo, tutto quello che riesco a servire, lodio di Dio.

WEINAND Ripeti il Credo degli Apostoli.

MARTINO ingordo, non mai soddisfatto, mi divora. Mi divora, e poi mi vomita a pezzi!

WEINAND Ripeti con me: Io credo in Dio Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra

MARTINO Sono un truogolo. Te lo assicuro, e lui ci sbevazza dentro, senza darmi tregua.

WEINAND E in Ges Cristo, Suo unico Figliuolo, Signor nostro

MARTINO E in Ges Cristo, Suo unico Figliuolo, Signor nostro

WEINAND Il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, pat sotto Ponzio Pilato

MARTINO (quasi in un soffio) Fu crocefisso, morto e seppellito; discese allinferno; il terzo d risuscit da morte; sal al Cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente; di l ha da venire a giudicare i vivi e i morti. Ogni sorger di sole un canto alla morte.

WEINAND Io credo

MARTINO Io credo

WEINAND Continua.

MARTINO Io credo nello Spirito Santo, la Santa Chiesa Cattolica, la Comunione dei Santi, la remissione dei peccati

WEINAND Ripeti.

MARTINO la remissione dei peccati

WEINAND Ripeti ancora.

MARTINO Credo nella remissione dei peccati.

WEINAND Ci credi? Allora ricordati questo: San Bernardo afferma che quando nel Credo degli Apostoli diciamo: Credo nella remissione dei peccati ciascuno di noi deve credere che i suoi peccati gli sono perdonati. Allora?

MARTINO Vorrei che i miei intestini funzionassero. Sono bloccato, chiuso come una vecchia cripta.

WEINAND Cercherai di ricordartelo, Martino?

MARTINO S, cercher.

WEINAND Bravo. E ora preparati. Su, ti aiutiamo noi.

Alcuni frati escono dalla cornamusa, con vestimenta ecc. ed aiutano Martino a vestirsi.

MARTINO Quanto hai detto che mio padre ha regalato al Capitolo?

WEINAND Venti fiorini.

MARTINO una bella somma per mio padre. un minatore, sai?

WEINAND S, me lo ha detto.

MARTINO un uomo duro mio padre. Dove sieder?

WEINAND Nelle prime file, immagino. Sei pronto?

La campanella suona. Dalla cornamusa esce la processione

MARTINO Grazie, fratello.

WEINAND Di cosa? Una giornata come questa sarebbe una gran prova per chiunque. Tra poco, per la prima volta, terrai fra le tue mani il Corpo e il Sangue di Cristo. Dio ti benedica, figliolo (Fa il segno della croce e gli altri frati escono)

MARTINO In qualche posto nel corpo di un fanciullo Satana previde in me quel che io ora sto soffrendo. Ecco perch mi prepara ogni sorta di trabocchetti e di tranelli per attirarmi gi, perch io mi domandi se sono davvero il solo ad essere adescato, ad essere circondato da incubi, ad avere paura di muovermi.

WEINAND (ora veramente irritato) Sei un pazzo. Un pazzo. Dio non ce lha con te. Sei tu che ce lhai con Lui. (Esce).

Gli altri frati attendono Martino, che si inginocchia.

MARTINO Oh, Maria, Vergine Santa, tutto quello che io vedo di Cristo la Sua fiamma e la Sua collera sul raggio di un arcobaleno. Implora il Figlio Tuo di spegnere la Sua ira perch io non posso alzare gli occhi verso di Lui. Sono forse io il solo, il solo a vedere tutto questo e a soffrire?

Si alza, si unisce alla processione e sparisce con essa. Si sente poi che la Messa ha inizio, fuori scena. La scena vuota. Poi la luce dentro al cono aumenta e diviene pi abbagliante e, dopo un po, Martino riappare, attraversa il cono e viene avanti verso il pubblico. Ha in braccio un bimbo nudo. Scende dal cono, avanza verso il proscenio e rimane immobile.

MARTINO E cos, la lode fin, e cominci la bestemmia.

Martino rientra nel cono, la luce si spegne e la Messa ha termine.

Scena terza

Il refettorio del convento; alcuni frati sono a tavola con Hans e Lucas. Lucas sta chiacchierando animatamente con alcuni di essi, mentre Hans rimugina tra s. Ha bevuto molto vino in poco tempo e il suo cervello comincia a scaldarsi.

HANS (a Weinand) Che ne direste di darmene un altro goccetto, eh? Se sperate di cavarvela con cos poco state fresco! Voglio rifarmi dei miei venti fiorini prima che venga notte. Dopo tutto, stato un gran giorno per tutti quanti. Dico bene?

LUCAS Benissimo.

WEINAND Scusatemi, non avevo visto. (Riempie il bicchiere di Hans).

HANS (cerca di essere amichevole). A chi volete darla a intendere! Niente sfugge a voi frati. I vostri occhi sono succhielli e i vostri orecchi, fogne spalancate. Avanti, su, cosa ne pensate di frate Martino?

WEINAND un buon frate, molto devoto.

HANS Capisco, capisco: non potete sbottonarvi troppo sui vostri compagni, eh! In un certo senso siete un po come una squadra, voialtri. Ma ditemi un po: secondo voi, in questo convento, o in un altro qualsiasi, secondo voi, la forza di tutta la squadra uguale a quella del pi debole dei suoi componenti?

WEINAND No, questo no.

HANS Secondo voi, allora badate bene, non intendo far critiche, me ne interesso solo date le circostanze secondo voi un cattivo frate, diciamo, per esempio, un frate mostruosamente cattivo, una carogna di frate, se proprio si mettesse a farne di tutti i colori, secondo voi non finirebbe per dare a questordine una cos cattiva reputazione da doverlo come dicono ora? da doverlo liquidare? S, liquidazione. Questa la parola. Voi siete un uomo istruito, conoscete il greco e il latino e lebraico

WEINAND Solo il latino, temo, e un pochettino di greco.

HANS (che ha finalmente lo spunto per una innocente vanteria). Davvero? Martino conosce il greco, il latino, e mi dicono che sia a buon punto con lebraico.

WEINAND Martino eccezionale. Non siamo tutti dotati come lui.

HANS No, certo: ma insomma, cosa mi rispondete?

WEINAND Secondo me la Chiesa pi grande di quelli che ne fanno parte.

HANS Daccordo, daccordo: ma non credete che anche pochi basterebbero a screditarla?

WEINAND Molti ci hanno provato, ma la Chiesa ancora l. E poi, una voce umana debole e il mondo grande. La Chiesa per arriva dappertutto e la sua voce si fa sentire ovunque.

HANS E quel tale Erasmo, allora?

WEINAND (con garbo, sapendo che Hans nulla sa di Erasmo). S?

HANS Erasmo. (Sperando che Weinand raccolga). E lui, allora? Cosa ne dite?

WEINAND Erasmo, certo, un grande studioso, rispettato in tutta Europa.

HANS (seccato della lezione). Andiamo, chi sia Erasmo lo so anchio, non c bisogno che me lo diciate voi: vi ho chiesto cosa ne pensate.

WEINAND Cosa ne penso io di Erasmo?

HANS Santo cielo! Volete smetterla di sguizzar via come unanguilla evitando le risposte? Non critica la Chiesa, lui, o pressappoco?

WEINAND Si tratta di uno studioso, e le sue critiche possono essere utilmente discusse solo da altri studiosi.

LUCAS Non vi lasciate trascinare in discussioni! Hans discuterebbe su tutto, specialmente quando non sa quel che dice.

HANS So benissimo quel che dico. Facevo semplicemente una domanda.

LUCAS In un giorno come questo non dovresti far domande. Rifletti, Hans

HANS E che sto facendo, donnicciola svenevole, che non sei altro!

LUCAS una cosa che succede una volta sola nella vita, come un matrimonio, se vogliamo.

HANS O un funerale. A proposito, dov il cadavere? Eh? Dov frate Martino?

WEINAND Penso che sia ancora nella sua cella.

HANS A far cosa?

WEINAND Sta benissimo, solo un poagitato.

HANS (cogliendo la palla al balzo, felice). Agitato! Agitato! E perch agitato?

WEINAND Per unanima sensibile celebrare la prima Messa pu essere una grande prova.

HANS Ah, il pane, il vino e tutto il resto?

WEINAND Certo. E ci sono tante cose da tenere a mente.

LUCAS Io non so come fanno a ricordarsi di tutto.

HANS Lo so benissimo: non credevo mica che inventasse tutto l per l! Lo sa che siamo tutti qui ad aspettarlo? Non glielha detto nessuno che siamo qua?

WEINAND Non pu tardare molto. Ecco, bevete un altro bicchiere del nostro vino. Ha semplicemente voluto restar solo per un po, prima di veder gente.

HANS Credevo che ne avesse avuto abbastanza di star solo.

WEINAND probabilmente anche un poinquieto allidea di rivedervi.

HANS Perch dovrebbe essere inquieto?

LUCAS Be, tra laltro sono circa tre anni dacch ti ha visto lultima volta.

HANS Sono io che ho visto lui. Lui non mi vide

Entra Martino.

LUCAS Finalmente, figliolo! Stavamo domandandoci cosa ti era successo. Vieni, siediti qua, da bravo. Fra me e tuo padre abbiamo quasi asciugato la cantina del convento. E, per me, troppo presto cominciare a questa ora.

HANS Parla per te, allocco, che hai gi gli occhi di fuori! Se non abbiamo neppure incominciato!

LUCAS Figliolo, ti senti bene? Sei cos pallido!

HANS Sta benone. Frate Martino! Frate Lazzaro dovrebbero chiamarti!

Hans ride e Martino sorride allo scherzo. Martino cauto, e cos Hans, che studia la situazione.

MARTINO Grazie, Lucas, sto bene.

HANS Hai dato di stomaco?

MARTINO Sto molto meglio, ora, padre, grazie.

HANS (implacabile). Ti fa male il pancino? questo che hai? Troppi digiuni, immagino. (Nascondendo la sua apprensione). Hai la faccia di un morto che cammina.

LUCAS Vieni, bevi un goccio. Ti permesso, no? Ti far star meglio.

HANS La conosco quella faccia bianca: lho vista gi troppe volte. Hai vomitato, vero?

LUCAS Ha gi cambiato un po faccia. Un goccio di vino gli ridar colore. Stai bene, vero, figliolo?

MARTINO S, ma tu

LUCAS Sta bene. Lo vedete che sta meglio? Sta benone.

HANS Hai vomitato nella tua cella, dappertutto, immagino. (A frate Weinand) Dovr pulire tutto da s, vero?

LUCAS (A Martino) Povero figliolo, non ci pensare pi. Se sei stato male, per forza ti sei fatto aspettare.

HANS Stavolta, non c la mamma che viene a pulire per terra, a ginocchioni.

MARTINO Ho pulito tutto da me. Tu, piuttosto, come stai?

HANS (intuendo un assalto, ma deciso a non perder liniziativa). Io? Io sto benone. Vero, Lucas? Io sto bene sempre. Il tuo vecchio ancora in gamba, perch la gente come noi, come Lucas e me, deve star bene per forza: se non siamo sani e forti in un momento ci liquidano, ci fanno piegare il groppone, o le ginocchiao qualcosaltro. Ci piegano e liquidano: e questo non ce lo possiamo permettere perch se ci liquidano la fine. Dobbiamo resistere come meglio possiamo. la vita, no?

MARTINO Quando sento qualcuno parlare cos non capisco mai bene cosa vuol dire.

LUCAS A tuo padre le cose stanno andando bene, Martino. Ha investito i suoi soldi nella miniera e ora lavora per se stesso, capisci? Cos fanno tutti, oramai.

MARTINO (a Hans) Sarai contento.

HANS Sono contento di far quattrini, ma non son contento di rompermi la schiena per farli.

MARTINO Come sta mia madre?

HANS Non c male. Troppo lavoro e troppi figli, ecco tutto. (Nascondendo il suo imbarazzo) Mi dispiace che non sia potuta venire, ma un viaggio schifoso, e poi tutto il restocos ti manda un abbraccio. Ah, cera anche una torta, ma mi hanno detto (rivolgendosi a Weinand) che non potevo dartela, che la dovevo consegnare al Priore.

MARTINO la regola, padre. Te ne eri dimenticato?

HANS Be, spero che in ogni modo te ne toccher un pezzetto. Lha fatta con tanta cura! A proposito: la figlia di Lucas ti manda a salutare.

MARTINO Oh, grazie. Come sta?

HANS Vero, Lucas, che ci ha detto di salutare Martino?

LUCAS Oh, parla spesso di te, Martino. Anche ora. sposata, sai.

MARTINO Non lo sapevo.

LUCAS Ha due bambini, un maschio e una femmina.

HANS Anzi, due in vetrina e uno in ordinazione, dico bene Lucas?

LUCAS S, ehm. proprio una brava mammina.

HANS Che vuoi meglio di cos! il solo modo di fregare Satana e di fargli marameo quando viene a trovarti: spiattellargli davanti i figli. Questo se sei stato fortunato e la peste te li ha risparmiati. lunico modo per fregarlo: spiattellarglieli in faccia! Allora s che ce lhai fatta e per sempre. Per sempre. Amen. (Pausa). Su, frate Martino, non trascurare i tuoi ospiti. Il povero Lucas l col bicchiere vuoto come il ventre di una suora, vero, imbecille di un ubriacone?

MARTINO Oh, scusatemi.

HANS Cos, bravo. E non dimenticare il tuo vecchio pap. (Pausa). Ecco come ti dicevo mi dispiace che tua madre non sia venuta, ma non credo che si sarebbe, dopotutto, divertita molto, per quanto le sarebbe certo piaciuto vedere suo figlio celebrare la Santa Messa. Una madre, dopo la cerimonia, dovrebbe ballare col figlio, no? Come Cristo ball con sua madre. Be, non me la immagino tua madre che balla. Forse tu pensi che invece baller io con te?

MARTINO Non sei obbligato a farlo, padre.

HANS come quando si accompagna una figlia allaltare, no?

MARTINO Penso di s.

Finora hanno tutti e due evitato un contatto diretto, ma ora si guardano e si lasciano un po andare.

HANS (incoraggiato). Capperipensandoci bene, lo sai che sembri una donna vestito cos?

MARTINO Non una di quelle che piacciono a te, padre.

HANS E cosa ne sai tu, eh? Cosa ne sai? (Ride per un attimo). Allora, frate Martino?

MARTINO Allora? (Pausa). Ti hanno dato del pesce? O dellarrosto, eh, ti piacerebbe un po di arrosto?

HANS Frate Martino, frate Martinoallora, frate Martino, ti sei sentito un re l sullaltare, vero? Eppure io non avrei voluto essere nei tuoi panni per tutto loro del mondo. Tutta quella gente a guardarti, ad ascoltarti, a sorvegliare ogni parola che pronunciavi, a spiare ogni minimo movimento per cogliere anche un errore da nulla. Non ti potevo staccare gli occhi di dosso. A un certo punto, credevamo tutti che non ce lavresti fatta, vero, Lucas?

LUCAS Abbiamo avuto qualche attimo di apprensione

HANS Apprensione! Altroch! Dentro di me pensavo: non ce la fa, non ce la fa. Qual era quel punto, il pi difficile, quando ti sei fermato efrate

MARTINO Weinand.

HANS Weinand, esatto; frate Weinand, tanto buono. Ti ha aiutato, anzi, ti ha addirittura sorretto a un certo punto, vero?

MARTINO S.

WEINAND una cosa che capita spesso a un prete giovane, alla sua prima Messa.

HANS Aveva laria di non sapere pi se era Pasqua o Natale. Per un po abbiamo creduto che non andasse pi avanti, eh? Tutti che aspettavamo e non succedeva niente. A che punto stato, Martino, a che punto?

MARTINO Non mi ricordo.

HANS Ma s che te lo ricordi, quel punto, quando ti sei fermato!

MARTINO (borbotta in fretta). Ricevi, o Signore, Dio, Eterno e Onnipotente, questa Ostia Santa che io, indegno servo, Ti offro per i miei innumerevoli peccati di commissione e di omissione, e per tutti i presenti e per tutti i fedeli cristiani vivi e defunti, cos che possa servire alla loro salvezza o vita eterna. Quando entrai in convento volevo parlare con Dio direttamente senza timidezza volevo parlargli, ma quando il momento arrivato la lingua mi si seccata come sempre.

LUCAS Non vero, Martino, stato un attimo solo, eppoi

MARTINO Grazie a frate Weinand. Perch, padre, ti dispiace tanto che io sia qua?

HANS (offeso da questa domanda diretta). A me? Che vuoi dire? A me non dispiace affatto.

MARTINO Cerca di darmi una risposta precisa, se puoi. Ci tengo molto.

HANS Cosa dici mai, frate Martino, non sai quello che dici. Il guaio che non hai bevuto abbastanza.

MARTINO E non dirmi che avrei potuto diventare un uomo di legge.

HANS Be, proprio quello che avresti potuto diventare, e anche di pi. Borgomastro, giudice, cancelliere: a qualsiasi posizione avresti potuto aspirare. Be, preferisco non parlarne. Ma coshai? Comunque, non voglio parlarne davanti a estranei.

MARTINO Mi fai disgusto.

HANS Ah, s? Ti ringrazio, frate Martino; grazie per avermi detto la verit.

MARTINO Non la verit. Non affatto la verit. Stai bevendo troppo, padre, e io

HANS Bevendo troppo! Non lo sai che potrei bere di questa piscia di convento da qui a quando suona la tromba dellArcangelo Gabriele? A parte il fatto che, a quanto raccontano, quella pu suonare anche domani, quindi che differenza fa? (Hans beve) questo il vino che usate? Questo? Be, sono io ora che faccio una domanda diretta: questo il vino che usate? (A Martino) Su, bevi. (Martino beve). Lo sai come dicono?

MARTINO Come dicono?

HANS Tu sei pane e tu sei vino, e in eterno sarai tale.

Pausa.

MARTINO Mio padre ha voglia di scherzare. un uomo molto religioso, io lo so. (Alcuni frati si sono alzati per andarsene. Martino a Lucas) Ora frate Weinand vi mostrer il convento; se avete finito, naturalmente.

LUCAS Volentieri. Ho mangiato e bevuto a saziet. Allora, frate Weinand, vogliamo andare? Torno a riprenderti, Hans? Tu resti qua.

HANS Come vuoi.

LUCAS (a Martino). Hai una cera migliore, figliolo. Arrivederci. Ma tanto ti rivedo prima di andarmene, no?

MARTINO Certo.

Escono tutti e Hans e Martino rimangono da soli. Pausa.

HANS Martino, non intendevo metterti in imbarazzo.

MARTINO La colpa stata mia.

HANS Non intendevo farlo, cos, davanti a tutti.

MARTINO Non avrei dovuto farti una domanda come quella. Ma stato un colpo rivederti allimprovviso, dopo tanto tempo. Vedi, che la maggior parte della giornata la passo in silenzio, meno che durante lUffizio; e a me piace cantare, tu lo sai, ma parlare si parla poco, eccetto che al proprio confessore. Avevo quasi dimenticato la tua voce.

HANS Dimmi, figlio, cos che ti ha fatto imbrogliare a quel modo durante la Messa?

MARTINO Sei rimasto deluso, vero?

HANS Voglio saperlo, ecco tutto. Sono un uomo semplice, non uno studioso come te, ma le cose le vedo. Tu sei istruito, parli il greco, il latino, lebraico. Sin da quando eri piccino ti hanno insegnato a tenere a mente ogni cosa. Un uomo come te non si dimentica, cos, di quello che ha da dire

MARTINO Non so spiegarmi ci che accaduto. Ho alzato gli occhi verso lOstia e mentre pronunciavo le parole che dovevo pronunciare le ho sentite come se le udissi per la prima volta e di colpo sono rimasto fulminato.

HANS Non lo so non lo so forse, dopotutto, tuo padre e tua madre hanno torto e il Signore ha ragione. Forse, qualunque sia la cosa che cerchi, la potevi trovare soltanto facendoti frate. Forse la risposta questa.

MARTINO Tu, per, non ne sei convinto, vero?

HANS No.

MARTINO Spiegami allora cosa vuoi dire.

HANS E va bene, se ci tieni te lo dico. Per me, un uomo si assassina quando si chiude in un luogo come questo.

MARTINO (ritirandosi immediatamente). Io sono consacrato. Non uccido altri che me stesso.

HANS Sar, ma la cosa mi fa rabbrividire. Ed per questo, se lo vuoi proprio sapere, che non ho potuto portare tua madre.

MARTINO Il Vangelo la sola madre che io abbia mai avuto.

HANS (trionfante). E non hai mai letto nel VangeloNon lo sai cosa c scritto? C scritto Onora il padre e la madre.

MARTINO Tu non mi capisci perch non mi vuoi capire.

HANS Il tuo sar un bel parlare, oh, s, bello e santo, ma non mi convinci, Martino. Non mi convinci perch tu non potrai mai, checch tu faccia, non potrai mai liberarti del tuo corpo, perch nel tuo corpo che tu vivi, in questo soltanto che dovrai morire e non puoi uscire dalla carne di tuo padre e di tua madre! Noi siamo corpi, Martino, e anche tu lo sei, e siamo legati insieme per sempre. Non sei diverso da nessuno altro nato su questa terra, Martino. A te piacerebbe credere che ti sei fatto da te, che sei stato tu a farti e non il corpo di una donna e di un altro uomo.

MARTINO Chiese, re, padri: perch mai chiedono tanto? E perch, tutti, ottengono tanto pi di ci che meritano?

HANS Questo quello che pensi tu. Io penso di meritare qualcosa di pi di quello che mi hai dato.

MARTINO Che ti ho dato! Io non devo darti nulla! Io esisto! E questo il massimo che io possa darti. Questa la tua grande ricompensa, tutto quello che potrai mai avere e pi di quanto un padre abbia diritto di avere. Hai voluto che imparassi il latino per farmi diventare dottore, uomo di legge. Sicuro, quello che tu vuoi che io giustifichi te. Ebbene, non posso farlo, e oltre tutto non voglio farlo. Non posso giustificare nemmeno me. Smettila dunque di chiedermi cosa ho concluso e cosa ho fatto per te. Ormai ho fatto tutto quello che potevo per te: vivere e aspettare la morte.

HANS Perch buttar sempre tutta la colpa addosso a me?

MARTINO Non dico che sia colpa tua, ma non posso esserti grato.

HANS Stammi a sentire: io non sono un uomo particolarmente buono, lo so, ma credo in Dio e in Ges Cristo figlio Suo e la Chiesa penser a me, e io posso sempre farmi una vita che mi dia un po di gioia. Ma la tua gioia dove sta? Mi scrivesti una volta, quando eri allUniversit, che soltanto Cristo pu illuminare il luogo dove si vive, ma a che serve? A che serve che sia illuminato, quel luogo, se poi solo un tugurio? Non credi che sarebbe meglio non vederci affatto?

MARTINO Preferisco vederci.

HANS Ma sentilo!

MARTINO Sei proprio deluso, vero? Dillo, su.

HANS Ma come? Vedo mio figlio, giovane, istruito, pieno di vita, sciupare la sua giovent nella paura e nella mortificazione. Tu, stando qua, credi di guardare la vita in faccia, invece la sfuggi, ecco quello che fai, e non puoi evitarlo.

MARTINO Se qua dentro la vita cos facile, perch mai il resto dellumanit non viene qui a bussare ala porta per entrare?

HANS Perch non si sono arresi, ecco perch.

MARTINO cos, dunque: io mi sono arreso, secondo te.

HANS Proprio cos. Accidenti, questa piscia di frate mi ha fatto venire il mal di testa.

MARTINO Mi dispiace.

HANS Mi dispiaceci dispiacea che serve?

MARTINO Padri e figli si deludono a vicenda, sempre, credo.

HANS Ho sgobbato per te, ho fatto dei sacrifici per te.

MARTINO E con questo?

HANS E con questo! (Quasi con ansia) E se ti ho bastonato spesso, e talvolta anche sodo, non ne hai avute pi di quante non ne prendano tutti gli altri ragazzi, vero?

MARTINO No.

HANS Cos allora che ti rende diverso? Gli altri la prendono come viene, ma tu no, tu eri cocciuto, sei sempre stato cocciuto, avevi sempre bisogno di fare resistenza.

MARTINO Anche tu hai deluso me e non soltanto qualche volta, ma ogni giorno che ricordo di averti visto e sentito. Forse, come dici tu, questo capita pi o meno a tutti i ragazzi. Ma io ti amavo sopra ogni altro. Era sempre te che volevo. Volevo il tuo affetto pi di quello di chiunque altro, e se qualcuno doveva prendermi in braccio, volevo che fossi tu. strano, ma mia madre quella che mi ha deluso di pi eppure le volevo meno bene, molto meno. Cera un solco tra noi che nessuno avrebbe potuto colmare e tutto quello che ha fatto lei stato di renderlo sempre pi profondo, sempre pi insopportabile.

HANS Non so cosa vuoi dire con tutti questi discorsi, proprio non lo so. meglio che me ne vada, Martino. Credo proprio che meglio. E poi tu, chiss quante cose hai da fare, adesso.

MARTINO Una volta mi picchi perch avevo rubato una noce, tua moglie. Me lo ricordo cos bene, mi picchi sulle dita, a sangue. E io rimasi cos male a vedermi quel sangue sulle mani. S, per avere rubato una noce. Ma non questo il punto, perch avevo gi il callo al sedere dalle botte. La questione che prima di allora, ogni volta che le prendevo, mi sembrava che il dolore fosse al di fuori di me, in un certo senso, come se appartenesse a tutti gli altri, e non solo a me. Ma quel giorno, per la prima volta, il dolore mi appartenne, fu mio e di nessun altro, e mi rimane dentro, nel mio corpo piegato in due, tra le ginocchia e il mento.

HANS Lo sai, Martino, tu hai sempre avuto paura, sin da quando hai cominciato a fare i primi passi. E hai avuto sempre paura perch ti piace aver paura. Come quel giorno quando tornavi da Erfurt e ti colse il temporale e ti prese una fifa che ti buttasti per terra invocando SantAnna perch avevi visto un lampo e credevi daver avuto una visione.

MARTINO Lho avuta.

HANS E promettesti a SantAnna che se ti salvava ti facevi frate.

MARTINO Lho avuta, la visione.

HANS Ah, cos? Colpa di SantAnna, allora! Credevo che tu dessi la colpa a me e a tua madre di questaccidenti di tonaca!

MARTINO Forse dovrei darvela.

HANS E forse, un giorno o laltro, dovresti ripensarci un po sopra, a quellapparizione celeste che ti ha fatto finire qua dentro.

MARTINO Cosa?

HANS Voglio dire che spero sia stata davvero unapparizione. Non unallucinazione o un trucco del diavolo. Spero che sia cos, perch non potrei sopportare che fosse diversamente. (Pausa). E ora, addio, figliolo mi dispiace che abbiamo bisticciato. Una giornata come questa non doveva finire cos.

Pausa.

MARTINO Padre, perch mi hai dato il consenso?

HANS Consenso a che? A prendere la tonaca?

MARTINO S, avresti potuto rifiutarlo. Perch non lo hai fatto?

HANS Be, quando la peste mi port via i tuoi fratelli

MARTINO Considerasti morto anche me, cos?

HANS Addio, figlio. Bevi un altro po di questo vino santo. (Esce).

Martino in piedi col bicchiere in mano e lo fissa. Poi beve lentamente come per la prima volta. Siede al tavolo e posa il bicchiere di fronte a s.

MARTINO Mama se non fosse vero?

ATTO SECONDO

Nota per la scenografia. Dopo gli interni del primo atto, che accentuano il carattere intenso e privato delle scene, mediante una diffusa oscurit e la presenza di oggetti di grande evidenza e suggestione, a partire dal secondo atto bisogna dare degli effetti pi complessi e corali, meno personali: tali da suggerire la presenza di uomini cronologicamente determinati piuttosto che di un particolare uomo con il suo inconscio. Caricatura, e non ritratto, sul tipo delle xilografie dellepoca, quelle di Drer ad esempio. In un angolo del proscenio c ora il pulpito massicciamente scolpito.

Scena prima

La piazza del mercato a Jterborg, 1517. Suono di musiche e di campane, mentre una processione si va avvicinando al centro della piazza, ove convergono gli stendardi delle varie corporazioni, raccolte a dare il benvenuto. Alla testa della processione che avanza lenta, con i ceri accesi, accompagnata da canti, da preghiere e da fumo dincenso, viene portata la Bolla della Grazia pontificia sopra un cuscino coperto di una stoffa preziosa. Dietro, le insegne del Papa e dei Medici. Poi, recando una grande croce di legno rosso, avanza il personaggio centrale della processione, Giovanni Tetzel, domenicano, inquisitore, e il pi famoso venditore di indulgenze del suo tempo. Ha tutte le doti dellimbonitore ecclesiastico: i capelli argentei e folti, la voce potente e abilmente calcolata, le intonazioni e la tecnica di un oratore consumato, il fascino terribile e implacabile del fanatico esperto nello spillar soldi dalle tasche dei poveri e dei disperati.

La croce viene presa dalle mani di Tetzel e posta in piena evidenza dietro di lui. Alla croce vengono sospese le armi del Papa.

TETZEL Vi domandate chi sono? O che sono venuto a fare? C nessuno tra di voi, magari un bambino, o uno storpio, o un povero idiota che non abbia sentito parlare di me o che non sappia chi sono? No? No? Se ce n qualcuno si faccia avanti. Come? Nessuno? Mi conoscete tutti, allora? Sapete tutti chi sono? Se cos, va bene. E cos deve essere, niente di pi di cos. Per nel caso, solo nel caso, badate, che ci fosse oggi tra voi un nano cieco e minorato incapace di udire, ci penser io a sturargli gli orecchi e a lavarglieli a forza di sapone benedetto. Quanto a tutti voialtri, so benissimo che mi ascolterete pazientemente mentre istruisco quel poveraccio. Daccordo? Posso cominciare? Ripeto: daccordo? Posso cominciare? Allora: Posso cominciare? (Pausa). Grazie. E cosa c da spiegare a questo nano cieco e deficiente che l, da qualche parte, in mezzo a voi? No, non vi guardate intorno per cercarlo, potreste spaventarlo e allora perderebbe questa occasione unica, unoccasione che difficilmente si ripresenter, o se si ripresenter sar forse troppo tardi. Bene. Che cos dunque la bella notizia che ti porto in questa magnifica giornata? Che notizia ti aspetti da me? Chi questo frate con la sua croce di legno rosso? Chi lha mandato? Cos venuto a fare? Non cercare di indovinarlo, perch te lo dir io e subito.

Io sono Giovanni Tetzel, domenicano, inquisitore, vice-commissario dellarcivescovo di Magonza. Ti porto indulgenze! Indulgenze rese possibili dal rosso sangue di Cristo, e questa croce che vedi dietro di me il vessillo di coloro che le hanno in consegna. Guardala, avanti, guardala. E che cosaltro vedi pendere da questa croce? Ebbene? Che cosa sono? Sono le armi di Sua Santit. E perch? Perch io sono il suo emissario. S, amico mio, il Papa in persona mi ha dato queste indulgenze per te. Benone, dirai tu, ma che sono le indulgenze? o che significano o per me?. Che cosa sono le indulgenze? Sono semplicemente il dono pi alto e prezioso che il Signore abbia concesso allumanit. Davanti al Signore, io ti dico che non cambierei questo mio privilegio neppure con quello di San Pietro in Paradiso, perch io, con queste indulgenze, ho gi salvato pi anime di quante non ne abbia salvate lui con tutti i suoi sermoni. Tu credi che esagero, vero? Ebbene, ascoltami con un po pi di attenzione, amico mio, perch ti dir qualcosa che riguarda proprio te. Le cose stanno cos: per ogni peccato mortale che commetti, la Chiesa dice che, dopo la confessione e la contrizione, devi far penitenza, o in questa vita o in Purgatorio, per sette anni. Sette anni! Chiaro? Mi segui? Bene. Dimmi, allora: quanti peccati mortali commetti s, tu, proprio tu in un solo giorno? Pensaci un momento: in un solo giorno della tua vita. La risposta? Oh, neanche uno al giorno!. Bene, ma allora, quanti in un mese? E in sei mesi? Quanti in un anno? E quanti in tutta la vita? Inutile che ti dimeni: non puoi neanche pensarci, vero? La somma cos lunga che non riusciresti a farla senza laiuto di un contabile. Prova, prova un po a pensare quanti anni di tortura ti aspettano! Ma c qualcosa che puoi fare per uscire da questa tremenda situazione in cui ti sei cacciato? Vuoi proprio saperlo? S, qualcosa c e questo qualcosa ce lho io, qui con me: ecco: lettere, lettere di indulgenza. Tenetele in alto che tutti le possano vedere bene. C nessun nano che non riesca a vederle? Guardatele, eccole qua, ben sigillate, una indulgenza in ogni plico: ciascuno di voi ne pu avere una, oggi, subito, prima che sia troppo tardi. Venite, avvicinatevi quanto volete, non sono un tipo che si lascia schiacciare facilmente. Guardatele, osservatele bene. Non esiste un peccato cos grave che non possa venire rimesso da una di queste lettere. Sfido chiunque di voi a presentarsi davanti a me con un peccato, qualsiasi peccato, che io non possa rimettergli con uno di questi plichi preziosi. Ma come! Persino chi avesse recato gravissima offesa alla Santissima Vergine Madre di Dio sarebbe perdonato, purch paghi tutto quel che pu pagare. Credete che esagero? Lo credete, eh? Ebbene: io sono autorizzato ad andare anche pi in l. Non solo ho il potere di concedervi queste lettere di perdono per i peccati che avete gi commesso, ma posso perfino darvi il perdono dei peccati che non avete commesso(pausa, poi, lentamente)ma che, tuttavia, avete intenzione di commettere! Mi domanderete e con ragione - perch Nostro Signore pronto a distribuire tanta grazia proprio a me?. La risposta, amici miei, anche troppo semplice. per poter riedificare la Chiesa di San Pietro e Paolo a Roma cos che in tutto il mondo non ne esista una eguale. Questa grande chiesa contiene non soltanto i corpi dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, ma anche quelli di centomila martiri e di non meno di quarantasei papi. Per non dir nulla delle reliquie, come il fazzoletto di Santa Veronica, il rovo ardente di Mos e la corda, proprio la corda con la quale si impicc Giuda Iscariota. Ahim, questo edificio antico e meraviglioso minaccia di andare in rovina insieme a tutto ci chesso contiene, se non si trovano i denari per restaurarlo, e presto, anche. (Con ironia appassionata) C forse qualcuno che osi dire che non si tratta di una causa degna? (Pausa) Bene; e tu, amico mio, non vuoi, per un misero quarto di fiorino, comprarti una di queste lettere dimodoch, nellora della morte, le porte che ingoiano i peccatori destinati alle fiamme dellinferno non si aprano per te, ma ti si spalanchino invece quelle che conducono alle gioie del Paradiso? E ricordatevi anche che queste lettere non servono solo per i vivi, ma anche per i morti. Chi, fra di voi, non ha almeno una persona cara che lo ha lasciato e per quale destinazione? Ebbene, queste indulgenze serviranno anche per loro. Non c neppure bisogno di pentimento. Non esitate, dunque, venite avanti, pensate ai vostri cari morti, pensate a voi stessi. Per dodici soldi, o per qualsiasi altra somma che, secondo il nostro giudizio, sarete in grado di sborsare, potrete salvare vostro padre dai tormenti e voi stessi dal disastro sicuro. Anche se possedete solo il mantello che vi copre strappatevelo di dosso, senza perdere un momento, onde ottenere la grazia. Ricordatevi: nello stesso momento in cui il vostro denaro cade qua dentro, e si sente suonare il campanello della cassa, in quel preciso momento lanima esce dal Purgatorio cantando. Avanti, avanti dunque. Tirare fuori il denaro. E che, allora? V sparito il senno insieme con la fede? Sentitemi bene: fra poco io porter via la croce, chiuder le porte del Paradiso e spegner la luce di questa grazia che, oggi, splende, qua su di voi. (Butta nella cassetta una grossa moneta che vi rotola dentro rumorosamente). Iddio Nostro Signore non regna pi. Ha ceduto tutti i poteri al Papa. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Le monete ruzzolano nella cassetta con un gran rumore di pioggia, mentre la luce va morendo.

Scena seconda

Il Chiostro degli Eremiti a Wittenberg, 1517. Seduto sotto un pero Giovanni Von Staupitz. Vicario generale dellOrdine Agostiniano. un uomo di mezza et, tranquillo, dalla voce bonaria, duna quasi stolida estaticit. Egli ha un profondo rispetto per Martino in cui riconosce uno straordinario potenziale dintuizione, di coraggio e, anche, di fanatismo, che supera completamente la sua portata. Tuttavia, Staupitz capisce anche che un uomo con i suoi limiti pu molto offrire a un giovane eccezionale che si trovi a quel punto della sua evoluzione. Il suo modo di trattare Martino un felice impasto di simpatia e di presa in giro. Gli uccellini cinguettano, mentre Staupitz legge allombra del pero e Martino gli si avvicina e si prostra. Staupitz gli fa cenno di alzarsi.

MARTINO (guardando in alto). Appena arrivo io gli uccellini volano via.

STAUPITZ Gli uccellini, purtroppo, non hanno fede.

MARTINO Forse solo perch io non gli vado a genio.

STAUPITZ Non hanno ancora imparato che tu non vuoi far loro alcun male.

MARTINO Unaltra delle vostre allegorie?

STAUPITZ Be, in ogni caso lhai capita.

MARTINO La dovevo capire. Dal momento che sono entrato nellOrdine sono divenuto anchio un maestro di allegorie. Ancora la settimana scorsa, parlando sui Galati, tre, versetto tre, ho allegorizzato sullandare al gabinetto.

STAUPITZ (citando) Siete voi cos insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne?.

MARTINO Esatto. Ma le allegorie non servono gran che in teologia: solo ad abbellire una casa gi costruita sulla forza del ragionamento.

STAUPITZ Una casa che tu sei riuscito ad aprire a molti di noi. Non avrei mai pensato, quando venni qui per la prima volta, che la reputazione di questa Universit sarebbe mai divenuta quella che , e in cos breve tempo, e per merito tuo, soprattutto.

MARTINO (deliberatamente deviando il complimento). Se la vita da frate far mai entrare un uomo in Paradiso, quelluomo sar io.

STAUPITZ Non voglio dire questo: sai molto bene ci che voglio dire. Parlo della tua cultura e delluso che ne fai, non della tua vita da frate come la chiami tu. Le tue mortificazioni mi hanno sempre infastidito e mi fa solo meraviglia che tutte le tue preghiere, le tue veglie e anche, s, tutto il tuo gran studiare, non ti abbiano mandato allaltro mondo. Ma tutte queste tentazioni, queste prove che ti imponiper te sono il pane quotidiano.

MARTINO (in tono paziente). Non la finirete mai di farmi la lezione?

STAUPITZ No che non la finir! E tu, perch credi di essere venuto a trovarmi qua, in giardino, mentre avresti potuto restare dentro a lavorare?

MARTINO Be, se proprio volete saperlo vi dir che tra studio e lezione da fare ho poco tempo per rispettare perfino le esigenze pi elementari della Regola del nostro Ordine.

STAUPITZ Questo mi fa molto piacere. Ma come spieghi di essere stato sempre ossessionato dalla Regola dellOrdine? No, non voglio ascoltare di nuovo tutti i tuoi guai. Te lo spiego io: hai la mania della Regola perch questa ti serve e, molto bene, da riparo.

MARTINO Riparo? E da che?

STAUPITZ Sai benissimo ci che intendo dire, Martino. Non fare quella faccia da innocente. Riparo dalle esigenze dei tuoi istinti, ecco da cosa. Vedi, Martino, tu credi di ammirare lautorit, e lammiri infatti, ma, disgraziatamente, non puoi sottometterti da essa. Cos, con la tua esagerata obbedienza alla Regola, non fai altro che render ridicola lautorit. E lo fai perch sei deciso a sostituire quellautorit con qualcosaltro: con te stesso. Oh, andiamo, Martino, sono vicario generale da troppo tempo per non esser capace di fare questa piccola scoperta. In ogni caso non dovresti preoccuparti troppo di una mancanza come questa; perch daltra parte ti d una grande sicurezza.

MARTINO Sicurezza? Io non la sento.

STAUPITZ Certo, ma ce lhai, e molto pi della maggior parte di noi.

MARTINO E come lavrei raggiunta, questa strana sicurezza?

STAUPITZ Semplicissimo. Esigendo un grado di perfezione impossibile.

MARTINO Non vedo quali opere o meriti possano venire da un cuore come il mio.

STAUPITZ Oh, mio caro, caro amico, io ho giurato mille volte al Signore di vivere pienamente: forse che ci sono riuscito a mantenere i miei voti? No, naturalmente. Ormai ho rinunciato a fare promesse solenni, perch so di non poterle mantenere. Se il Signore non vorr concedermi misericordia per amor di Cristo quando lascer questo mondo, non saranno certo le mie promesse o le mie buone azioni a portarmi avanti a Lui: perir, e basta.

MARTINO Secondo voi io do troppa importanza alle mie sofferenze, vero?

STAUPITZ difficile dirtelo, Martino. Siamo fatti di pasta diversa, tu e io. Certo: tu ti preoccupi molto di te stesso, ma pi grande luomo, e pi ne vale la pena. Come San Paolo, ci sono degli uomini che devono dire: Io muoio ogni giorno.

MARTINO Ditemi, padre: vi siete mai sentito umiliato nellaccorgervi di appartenere a un mondo che sta morendo?

STAUPITZ No, credo di no.

MARTINO Noi stiamo vivendo gli ultimi istanti dellepoca nostra. Ormai stiamo per toccare il fondo.

STAUPITZ Ti riferisci al Giudizio Universale?

MARTINO No. Il Giudizio Universale non centra. qui e ora.

STAUPITZ Meno male. Meglio cos, comunque.

MARTINO Io sono come un escremento nel dolorante sfintere del mondo, dal quale mi staccher, da un momento allaltro.

STAUPITZ Che il mondo sia dannato o stia per morire o non abbia speranza non cosa nuova. stato sempre cos e sar sempre cos. Ma che ti prende ora? Perch fai quella smorfia?

MARTINO Nulla, padre, un leggero disturbo.

STAUPITZ Un disturbo? Ma perch ti premi il ventre? Ti duole molto?

MARTINO Esso, sto meglio. passato.

STAUPITZ Non ti capisco. Cos che passato? Ti ho visto altre volte in queste condizioni, premerti cos la pancia. Che hai?

MARTINO Non riesco ad andare di corpo.

STAUPITZ Stitichezza? Hai sempre qualcosa, frate Martino. Se non sono le coliche, o linsonnia, la fede, la Regola, sono i foruncoli, lindigestione o qualche altro malanno alla pancia. Tutti quei digiuni

MARTINO quel che dice mio padre.

STAUPITZ Tuo padre ha del buon senso.

MARTINO Certo che ce lha: ed anche un teologo. Lho scoperto ultimamente.

STAUPITZ Credevo che fosse un minatore.

MARTINO Lo , ma anni e anni fa scopr quello che io, poi, riuscii a scoprire a forza di sudore e di fatica.

STAUPITZ Non mi sorprende: ci sono sempre, seppellite da qualche parte, delle verit che luomo semplice riesce a scoprire con minor sforzo degli altri.

MARTINO Che luomo non si salva solo con le buone azioni mio padre lo ha sempre saputo. Ma non ha mai detto che la fede conti pi di tutto.

STAUPITZ (citando) Questa la vita e checch tu faccia non la potrai mutare.

MARTINO Gli stessi discorsi!

STAUPITZ Non puoi cambiare la natura umana.

MARTINO Neppure voi lo potete.

STAUPITZ cos. E tu lo hai dimostrato anche troppo chiaramente nel tuo commento ai Vangeli e a San Paolo. Ma non dimenticare che tuo padre, anche lui, ha fatto voto di povert, se pur diverso da quello che hai fatto tu. Lo ha fatto il giorno in cui ha detto a se stesso, e a te, che si sentiva un uomo completo, o, per lo meno, soddisfatto.

MARTINO Anche un maiale che si rivolta nel proprio sterco soddisfatto.

STAUPITZ Appunto.

MARTINO Mio padre, di fronte a unidea inconsueta, resta come un bue davanti a una stalla nuova. Come quelli che guardano la Croce e non vedono nulla. Sentono solo il prete quando li perdona.

STAUPITZ Una cosa ti prometto, Martino: tu non sarai mai uno spettatore, avrai sempre una parte tua.

MARTINO Come fate a trovare sempre il modo di infondermi coraggio?

STAUPITZ Io credo che alcuni di noi non siano molto di pi che delle buone, ma modeste spugne; eppure possono forse riuscire meglio di altri a placare la sete pi ardente. Come va la pancia?

MARTINO Meglio.

STAUPITZ Noi non dobbiamo pentirci onde ottenere il perdono del Signore, perch questo perdono gi in noi. Dobbiamo scendere in basso, raggiungere il fondo del pozzo, perch l che Iddio ci giudicher, e solo allora potremo alzare gli occhi alle ferite di Ges. Mi dicesti una volta, che quando entrasti nellOrdine, tuo padre osserv che era come accompagnare una sposa allaltare. Anche allora tuo padre aveva ragione. Tu sei una sposa e dovresti, come una sposa, tenerti pronto al concepimento. E quando viene la grazia e lo spirito penetra nellanimo tuo, non devi pregare o importi esercizi, ma semplicemente rimanere passivo.

MARTINO (sorridendo). Un ruolo difficile.

STAUPITZ (sorridendo anche lui). Troppo difficile per te, forse. Lo sai che il Duca mi ha parlato lamentandosi di te?

MARTINO Perch? Che ho fatto?

STAUPITZ Hai, di nuovo, predicato contro le indulgenze.

MARTINO Ah, per quelle. Ma sono stato molto mite.

STAUPITZ Ti ho sentito come sei mite dal pulpito! Quando penso alla paura che ti faceva un tempo, una paura tale che non riuscivi a salire i gradini! Paura, terrore, addirittura! Eri terrorizzato allidea di diventare dottore in teologia e non lo saresti ora se non mi fossi imposto io. Sono troppo debole, non sono abbastanza forte, non vivr abbastanza. Ti ricordi quello che ti rispondevo?

MARTINO Non ti preoccupare, c da fare anche in Cielo e ci sono sempre posti vuoti lass.

STAUPITZ Gi. E il Duca pag tutte le spese dei tuoi esami. Era arrabbiatissimo quando mi ha parlato. Ha detto che tu hai persino accennato alla sua raccolta di sacre reliquie nella chiesa del Castello, e molte, come tu sai, sono state comperate grazie alla vendita delle indulgenze. Ne hai davvero parlato?

MARTINO S, ma non di quelle della chiesa del Castello. Ho parlato, cos, di sfuggita, di un tale che pretende di possedere la penna di unala dellAngelo Gabriele.

STAUPITZ Ah, s, ne ho sentito parlare anchio.

MARTINO E dellArcivescovo di Magonza che possiede, dice, una delle fiamme del rovo ardente di Mos.

STAUPITZ Oh, poveri noi! Di questo non dovevi parlarne.

MARTINO E ho concluso chiedendo come mai Cristo aveva dodici apostoli se ve ne sono diciotto sepolti in Germania.

STAUPITZ Be, il Duca ha detto che verr al tuo prossimo sermone per sentirti con le sue orecchie, quindi cerca di evitare questargomento se puoi. Ricorda che tra poco Ognissanti e che tutte quelle reliquie saranno messe in mostra. Il Duca non cattivo, ma molto fiero della sua collezione e non ci si guadagna nulla a criticarla.

MARTINO Ho cercato di non parlarne perch un argomento su cui non ho alcun elemento sicuro. Per questo ho solo protestato molto blandamente, come ho gi detto, in un paio di sermoni.

STAUPITZ Ho capito, ma si pu sapere, esattamente, che hai detto?

MARTINO Che non si pu commerciare con Dio. Che uneresia ebraica, turca, pelagiana, se volete.

STAUPITZ Sempre pi blando! Continua.

MARTINO Ah, ho detto che si tratta di unaberrazione perch solo tu puoi vivere la tua vita, e solo tu puoi morire la tua morte. Nessun altro pu farlo per te. Non ho forse ragione?

STAUPITZ (dubbioso). Forse, ma ci che non facile a spiegare perch i tuoi sermoni abbian tanto successo.

MARTINO Molti mi stanno a sentire verdi dallodio, ve lo assicuro. Lo leggo nei loro volti e non mi sbaglio. Ma volevo dirvi unaltra cosa

STAUPITZ Cio?

MARTINO Si tratta di questo. Laltro giorno mi hanno portato qui un uomo, un calzolaio; gli era appena morta la moglie e gli ho chiesto: Che cosa hai fatto per lei?. E lui: Lho seppellita e ho raccomandato lanima sua a Dio. Ma non hai fatto dire una Messa per la pace della sua anima?. No, - dice e perch dovevo farlo? Appena morta andata in Paradiso. E come fai a saperlo? gli domando. E lui: Ho la prova, eccola qua. E tira fuori di tasca una lettera dindulgenza.

STAUPITZ Oh!

MARTINO Me la butta in faccia e aggiunge: E se voi sostenete ancora che c bisogno di una Messa, allora vuol dire che la mia povera moglie stata truffata dal nostro Santo Padre, il Papa. E se non dal Papa, dal prete che me lha venduta.

STAUPITZ Tetzel?

MARTINO E chi altri?

STAUPITZ Quel procacciatore!

MARTINO C unaltra storia che circola su di lui, e che deve essere vera perch lho controllata presso fonti diverse. Sembra che un certo nobile sassone abbia sentito parlare Tetzel a Jterborg. Quando Tetzel ha finito di dare il solito spettacolo, laltro gli si avvicina e lo prega di ripetere una cosa che aveva detto, e cio che lui Tetzel aveva il potere di perdonare anche i peccati che si ha intenzione di commettere. Tetzel, dandosi grande importanza, - lo conosciamo bene, no? gli risponde: Ma come, non mi siete stato a sentire? Certo che ho facolt di perdonare non solo i peccati gi commessi, ma anche quelli che si ha intenzione di commettere. Benone, - risponde il nobile, - perch io vorrei vendicarmi di uno dei miei nemici. Nulla di serio, sapete non intendo ucciderlo o cose del genere voglio solo prendermi una piccola vendetta. Se io vi do, ora, dieci fiorini, me la date una lettera di indulgenza assoluta e plenaria?. Sembra che Tetzel abbia nicchiato un po ma che poi si siano infine messi daccordo per trenta fiorini. Il nobile se ne va con la sua indulgenza in saccoccia e Tetzel parte per la rappresentazione successiva, a Lipsia. A mezza strada, tra Lipsia e Treblen, in mezzo a un bosco, viene aggredito da una banda di briganti che lo bastonano di santa ragione. Mentre giace in terra, in una pozza di sangue, alza gli occhi e si accorge che fra gli aggressori, che stanno scappando con il suo baule pieno di monete, c il nobile sassone. Appena riavutosi, Tetzel torna di corsa a Jterborg, denuncia il nobile sassone e lo porta davanti al tribunale. E quello che fa? Tira fuori la lettera di indulgenza e la esibisce al Duca Giorgio in persona. Il caso chiuso.

STAUPITZ (ridendo). Va bene. Mi fido di te. Ma cerca di usare prudenza. Ricordati che io sono daccordo con tutto quello che dici: ma solo discutendo con chi non daccordo con noi possiamo renderci conto della forza delle nostre convinzioni.

MARTINO Padre, non sono mai sicuro delle parole finch non le sento pronunciate a voce alta.

STAUPITZ Forse proprio questo il significato del Verbo. Il Verbo me e io sono il Verbo. Cerca, comunque, di essere prudente. Guarda Erasmo: lui non si mette mai nei pasticci, e tuttavia riesce sempre a dire la sua.

MARTINO Gli uomini come Erasmo si scandalizzano perch io parlo di porci e di Cristo tutto insieme. Ma ora debbo andare. (Si preme lo stomaco senza farsi vedere).

STAUPITZ Forse hai ragione tu. Erasmo uno studioso di grande valore, ma ci sono troppi studiosi che si credono superiori agli altri solo perch insinuano in latino ci che tu dici chiaro in tedesco. Che hai? Male, di nuovo? Santo cielo! Martino, prima che te ne vada, ascolta: chi possiede una spada robusta, prima o poi la sfodera, anche solo per rivolgerla contro se stesso. Ma, qualunque cosa accada, non pu lasciarla pendere inerte al proprio fianco. E unaltra cosa: non dimenticare che sei stato tu a cominciare, nel nome di nostro Signore Ges Cristo. Fa ci che Iddio ti comanda, naturalmente, ma ricordati di quel che san Girolamo scrisse a proposito di un filosofo che si era accecato per meglio concentrarsi e meditare. Bada ai tuoi occhi, figliolo, e curati quel tuo maledetto intestino.

MARTINO Lo far. Chiss? Se tiro un peto a Wittenberg pu darsi che la puzzano la sentano fino a Roma.

Scena terza

La gradinata della chiesa nel Castello di Wittenberg, 31 ottobre 1517. Dallinterno della chiesa giunge il canto del Mattutino. Sui gradini seduto un bimbo, sporco, mezzo nudo, intento a giocare da solo. Arriva Martino, con un lungo rotolo di carta. Sono le sue novantacinque tesi per la disputa contro le indulgenze. Martino sale i gradini, si ferma a guardare il bimbo assorto nelle sue private fantasie. Il piccolo dapprima non avverte la presenza di un intruso, ma poi smette di colpo di giocare e guarda fisso lontano, come per stornare lattenzione di Martino. Martino esita appena, tende la mano al bambino che lo guarda con seria decisione, e poi, lentamente, senza sgarberia, ma con molta naturalezza, si alza e saltella via tristemente. Martino lo segue con gli occhi, poi discende, deciso, i gradini, e infine sale sul pulpito.

MARTINO Epistola di Paolo apostolo ai Romani. Capitolo I, versetto diciassette: Poich in esso la giustizia di Dio rivelata da fede a fede. (Pausa).

Viviamo in tempi pericolosi. Forse voi non lo credete, ma quello presente potrebbe essere il momento pi pericoloso da quando la luce illumin la terra. Potrebbe non essere vero, ma molto probabilmente vero: e quel che pi importa che siamo obbligati a farla, questa supposizione. Sembriamo saggi. Noi cristiani siamo savi esteriormente, ma dentro siamo pazzi, e in questa Gerusalemme che abbiamo eretto fioriscono tali empiet che al confronto quelle degli ebrei sono scherzi da bambini. Non si buoni cristiani solo perch si conosce il greco e lebraico. San Girolamo conosceva cinque lingue, eppure inferiore a SantAgostino che ne conosceva soltanto una. Lo so, Erasmo non sarebbe del mio parere, ma, forse, un giorno, il Signore aprir gli occhi anche a lui. Ascoltate: un uomo senza Cristo soltanto un guscio, il guscio di se stesso. Noi ci contentiamo dei gusci. Alcuni gusci sono uomini interi, altri sono gingilli di poco valore. E cosa sono i gingilli? Oggi la vigilia di Ognissanti, e verranno messi in mostra, per tutti voi, per gli affamati che si accontentano di fronzoli, di una processione imponente, o di una mascheratura di ben povere cose. E voi andrete biascicando con candele accese a SantAntonio, cercando magie per la vostra risipola; a San Valentino per la vostra epilessia; a San Sebastiano per la pestilenza; a San Lorenzo perch vi protegga dal fuoco; a SantApollonia per il mal di denti e a San Luigi perch la vostra birra non diventi acida. Domani farete ore di coda davanti alla chiesa del Castello per poter dare unocchiata a buon mercato al dente di San Girolamo, alle quattro reliquie di San Crisostomo e di SantAgostino e alle sei di San Bernardo. I diaconi dovranno fare catena per tenervi indietro mentre vi azzufferete per poter sbirciare quattro capelli della chioma della Madonna, o i resti della sua cintura, o il velo macchiato del sangue del Figlio. Dormirete tutta la notte fuori, per le strade, in mezzo alla spazzatura, per imbottirvi gli occhi come un tacchino arrosto, con un brandello delle fasce del Bambino, con le undici schegge della vera mangiatoia, con una pagliuzza santa della greppia e con una moneta doro coniata dai Re Magi per loccasione. La vostra vacuit si metter a schiumare alla vista di un pelo della barba di Ges o di uno dei chiodi piantati nelle Sue Palme o dei resti del pane dellultima Cena. Gusci per gusci, cose vuote per gente vuota. C chi protesta per queste cose, ma gente che scrive in latino, per le persone erudite. Ma chi parler chiaro e tondo in tedesco? Qualcuno deve pur affrontare il rischio, poich ora che sappiate che non esiste sicurezza, nessuna sicurezza, n nelle indulgenze, n nelle opere sante, n altrove, in questo mondo. Lho capito mentre ero nella mia torre, gabinetto, cesso, latrina, o come altro lo volete chiamare. Stavo faticando sul testo che vi ho letto: Poich in esso la giustizia di Dio rivelata da fede a fede, secondo che scritto: ma il Giusto vivr per fede. Seduto l, sul trono, colla testa china, come quando ero bambino, non riuscivo quasi a respirare per il male alle viscere. Mi pareva di aver sotto di me un ratto enorme, massiccio, un ratto della peste che mi azzannasse le parti intime con i suoi denti di morte. (Si preme il ventre con le nocche delle dita come per sopprimere il dolore. Il viso gli cola di sudore) Pensai allora alla giustizia di Dio, e desiderai che il suo Vangelo non fosse mai stato messo sulla carta perch gli uomini lo leggessero. Il Signore che esige il mio amore e non mi d la possibilit di ricambiarglielo. E stetti l, chino in preda ai miei crampi, finch le parole emersero e si aprirono. Il giusto vivr per fede. Il dolore cess, gli intestini mi si liberarono e potei alzarmi. E vidi la vita che avevo perduto. Nessun uomo giusto perch compie opere giuste. Le opere sono giuste se luomo giusto. Se un uomo non crede in Cristo, non solo i suoi peccati, ma anche le sue buone opere sono mortali. Questo io so: la ragione la meretrice del diavolo, nata da quel fetido caprone di Aristotele, il quale crede che siano le opere buone a rendere luomo buono. La verit che il giusto vivr soltanto per fede. Io ho bisogno solo del mio dolce redentore e mediatore, Ges Cristo, e ne canter le lodi finch avr voce in petto. Chi non vuol cantare con me, ululi pure per conto suo. Se dobbiamo essere lasciati soli, seguiamo Cristo, rimasto solo. (Mormora una preghiera e discende dal pulpito. Poi sale i gradini sino alla porta della chiesa sulla quale inchioda le sue tesi).

Il canto che proviene dallinterno della chiesa si fa pi alto mentre Martino si allontana.

Scena quarta

Il palazzo Fugger, ad Augusta. Ottobre 1518. Come sfondo, una xilografia satirica del tempo in cui sia rappresentato, ad esempio, un Papa in sembianze dasino che suona la cornamusa, o un cardinale vestito da buffone di corte. O magari il disegno di Holbein in cui c Lutero col Papa appeso al naso. Comunque, vi sono ampie possibilit di scelta per il regista e lo scenografo. Seduto a un tavolo c Tommaso de Vio, noto come il Gaetano, Cardinale di San Sisto, Generale dellOrdine dei Domenicani tra laltro il pi eminente teologo di questOrdine -, legato papale, e massimo rappresentante della Chiesa di Roma in Germania. sui cinquantanni, ma ha unaria giovanile, acuto, intelligente, di larghe vedute; proprio lopposto della volgare bigotteria di Tetzel, che sta entrando in scena.

TETZEL qui.

GAETANO Me ne accorgo.

TETZEL Che cosa volete dire?

GAETANO Dalla tua faccia arrabbiata. C anche Staupitz?

TETZEL S. Lui, almeno, bene educato.

GAETANO Conosco Staupitz, un uomo onesto e sincero al cento per cento, e in questo momento, probabilmente, molto preoccupato. Pare che abbia un gran rispetto per questo frate, il che meglio per noi.

TETZEL Ha una paura! E si vede. Questi Agostiniani sono gente senza spina dorsale.

GAETANO E il dottor Lutero cosha da dire in sua difesa?

TETZEL Anche troppo. Gli ho detto che se il Santo Padre gli offrisse un buon vescovado e unindulgenza plenaria per rimettere a posto la sua chiesa, lui cambierebbe subito musica.

GAETANO Oh, povero me. E cosha risposto?

TETZEL Mi ha chiesto

GAETANO Chiesto cosa?

TETZEL Come andava la sifilide di mia madre.

GAETANO Date le circostanze la domanda non era fuori posto. Voi tedeschi dite pane al pane.

TETZEL un porco.

GAETANO Non lo metto in dubbio. Dopo tutto in questo campo che il vostro paese famoso.

TETZEL quello che gli ho detto anchio, che qua non si trover sul suo solito terreno. Questi italiani gli ho detto, sono diversi. Non sono solo eruditi, ma sono anche avversari acuti, sottili, esperti. In cinque minuti ti concian per le feste.

GAETANO E poi?

TETZEL Sono stato in Italia una volta sola, - ha risposto, - ma non mi sono sembrati gran che. Orinano per la strada, come i cani.

GAETANO Spero che non lo abbia visto fare a nessun Cardinale. Conoscendone alcuni come li conosco io, la cosa non sarebbe impossibile. Be, diamo unocchiata a questo tuo frate sboccato.

TETZEL E Staputiz?

GAETANO Che faccia anticamera. Potr digerire con tutto comodo le sue paure.

TETZEL Sar fatto, Eminenza. Speriamo che si comporti bene; gli ho gi parlato.

Esce Tetzel e torna subito con Martino che avanza e si prostra con la faccia a terra dinanzi al Gaetano. Questo gli fa cenno e Martino si raddrizza rimanendo in ginocchio mentre laltro lo esamina attentamente.

GAETANO (affabilmente). Prego, alzatevi, dottor Lutero. Cos voi siete colui che chiamano il dottore violento. Allaspetto non lo sembrate. Vi sentite molto violento?

MARTINO (che sente di essere trattato un po dallalto in basso). una di quelle parole che possono servire a mettere il morso a un uomo.

GAETANO E cio?

MARTINO Lo denigra, e basta.

GAETANO Esatto. Non ho mai avuto alcun dubbio che voi siate stato frainteso e denigrato, come dite voi. Ma che sorpresa siete per me! Maspettavo un vecchio tremolante e con le orecchie tappate, un tipo che a Tetzel sarebbe facile far morire di sincope in mezzora. Invece eccovi qua, pieno di forza e allegro come un torello. Quanti anni avete, figliolo?

MARTINO Trentaquattro, eminentissimo Padre.

GAETANO Tetzel, ma un ragazzo! Perch non me lavevi detto? E da quanto tempo portate al dito lanello di dottore?

MARTINO Da cinque anni.

GAETANO Dottore a ventinove anni! Dunque tutto quello che mi hanno detto di voi vero, dovete essere un giovane eccezionale. Non credevo che in tutta la Germania ci fosse un dottore sotto i cinquantanni. E tu Tetzel?

TETZEL Nemmeno io.

GAETANO Sono sicuro che non ce n nessun altro. Ci che francamente sorprende che tale onore sia stato conferito a una persona inesperta come, inevitabilmente, deve essere un giovane di ventinove anni. (Sorride perch Martino abbia il tempo di accusare il colpo) Vostro padre sar orgoglioso di voi.

MARTINO (irritato). Tuttaltro. Anzi, lho deluso e gli ho dato un sacco di pensieri

GAETANO Davvero? Ebbene, questo il destino dei genitori: amarezze e gioie passeggere. Ed ora, veniamo a noi: stavo dicendo a Tetzel che, forse, ci potremo sbrigare presto, ma prima di cominciare vorrei dirvi che mi dispiaciuto che abbiate chiesto un salvacondotto allImperatore. Non ce nera affatto bisogno, figliolo. E, come dire? Ci addolora sentire che avete questa brutta opinione di noi e non nutrite fiducia nella vostra Madre Chiesa e in coloro i quali, ve lassicuro, hanno a cuore i vostri interessi pi cari.

MARTINO (sconcertato). Io

GAETANO (affabile). Ma questo, ora, non importa. Cose passate, che col tempo non conteranno pi, non vi pare? Il vostro Vicario Generale venuto con voi?

MARTINO qua fuori.

GAETANO Conosco Staupitz da molto tempo. Avete in lui un amico prezioso.

MARTINO Lo so. Gli sonomolto affezionato.

GAETANO E lui a voi, ne sono certo. Figliolo, mio caro figliolo, questa faccenda nella quale rischiamo di essere tutti coinvolti cos stupida e inutile, cos noiosa, penosa, e a che serve? Lintero ordine degli Agostiniani in Germania caduto in disgrazia. Staupitz vecchio e non ce la fa pi. Io ho il mio da fare e, credetelo, non sono tutte rose e fiori per un legato italiano nel vostro paese. Sapete com: la presenza di uno straniero pu anche seccare. I sentimenti nazionalistici, che peraltro rispetto, complicano il mio compito al punto da renderlo impossibile, se vi si aggiunge anche questa storia Mi capite? Il vostro Duca Federico un uomo giusto e onesto come se ne trovano pochi, tenuto in alta considerazione e in gran stima da Sua Santit. E ora, Sua Santit mi ha incaricato di offrirgli la Rosa dOro della Virt, mi spiego? Assieme ad altre indulgenze per la chiesa del Castello. Ma cosa succede? A causa di questi spiacevoli avvenimenti e del chiasso che hanno suscitato in tutta la Germania, il Duca si trova in una posizione delicatissima, e non sa se accettare. Lui, naturalmente, vuol essere corretto verso tutti. Non ha intenzione di tradirvi o di fare nulla di simile, malgrado tenga molto alla Rosa dOro, dopo tutti questi anni. Ed ha ragione. So che ha per voi, e per alcune delle vostre idee, il massimo rispetto, anche se come mi ha detto non sempre daccordo con quelle idee. E io non posso che rispettarlo per questo. Lo vedete, dunque, in che pasticcio ci troviamo. Come facciamo ora, eh? Il Duca scontento, io non sono contento, Sua Santit non contenta, e voi, anche voi, siete scontento.

MARTINO (in tono formale, come se si trattasse di un discorso gi preparato). Eminentissimo Padre, in obbedienza allinvito del mio grazioso sovrano, lElettore di Sassonia, mi sono presentato a voi qual figlio sottomesso e devoto della Santa Chiesa e riconosco di avere pubblicato le proposizioni e le tesi a me attribuite. Sono ora pronto ad ascoltare con umile obbedienza il capo di accusa contro di me formulato, a sottomettermi al vostro insegnamento della verit, se sono in errore.

GAETANO (con impazienza). Figlio mio, avete messo a soqquadro tutta la Germania con le vostre diatribe contro le indulgenze. So benissimo che siete un grande studioso delle Sacre Scritture e che avete gi dei seguaci. Ma, se desiderate restare in seno alla Chiesa e trovare nel Papa un benevolo padre, fareste meglio a starmi a sentire. Ho qua, davanti a me, tre proposizioni che, per ordine di Papa Leone X, io ora vi presento. Primo: Dovete riconoscere la vostra colpa e ritrattare tutti i vostri errori e tutti i vostri sermoni. Secondo: Dovete promettere di astenervi, da ora in poi, dal propagare le vostre idee. Terzo: Dovete comportarvi, in tutto e per tutto, con maggiore moderazione, evitando tutto ci che possa recare offesa, dolore o turbamento alla Chiesa.

MARTINO Mi permesso vedere le istruzioni del Papa?

GAETANO No, figliolo, non vi permesso. Vi si chiede solo di ammettere i vostri errori, di sorvegliare e misurare le vostre parole, e di non tornare, come farebbe un cane, a leccare il proprio vomito. Quando avrete ottemperato a tutto quel che vi ho detto, sono autorizzato dal Santo Padre a rimettere le cose a posto.

MARTINO Capisco tutto benissimo, ma io vi ho chiesto di dirmi in che cosa consiste il mio errore.

GAETANO Se proprio insistete! (Parla molto rapidamente) Per cominciare, dovete ritrattare subito due proposizioni. Primo, il tesoro delle indulgenze non costituito dalle sofferenze e dai tormenti di Nostro Signore Ges Cristo; secondo, colui che ha ricevuto il santo sacramento deve avere fede nella grazia che gli viene elargita.

MARTINO La mia tesi si basa esclusivamente sulle Sacre Scritture.

TETZEL Soltanto il Papa ha potere e autorit in questa materia.

MARTINO Tranne che nelle Scritture.

GAETANO Comprese le Scritture. Spiegatevi meglio.

TETZEL Soltanto il Papa ha il diritto di decidere sulle questioni di Fede. Lui solo e nessun altro pu interpretare il significato delle Scritture e approvare o condannare le idee di altri, chiunque essi siano: dotti, concili, o i padri della Chiesa. Il giudizio del Santo Padre non pu errare quando riguarda la Fede o qualsiasi altra cosa che abbia a che fare con la salvezza delluomo.

MARTINO Questo lo avete detto nelle vostre tesi.

TETZEL S, quelle che i vostri studenti hanno bruciato sulla piazza del mercato di Wittenberga proposito, tante grazie.

MARTINO Io non centro per niente, ve lo assicuro

GAETANO Certo, lo so, e nemmeno Tetzel voleva dire che centravate.

MARTINO Non posso tappar la bocca al mondo intero.

TETZEL E poi, la vostra eresia non nemmeno originale. Non diversa da quella di Wyclif o di Huss.

GAETANO Verissimo, ma non dobbiamo privare questo chiarissimo dottore della sua originalit. Uneresia originale pu anche essere stata concepita da un altro prima. In verit, bisogna riconoscere che una eresia assolutamente originale non pu esistere. originale in quanto originata dal nuovo eretico.

TETZEL Verr il giorno, in cui vi dovrete difendere dinanzi al mondo e allora ognuno potr giudicare chi leretico, chi lo scismatico. Sar chiaro per tutti, persino per quei cristiani pigri e dormiglioni che non hanno mai annusato una Bibbia. Scopriranno da s che coloro che scribacchiano libri e sciupano tanta carta per il proprio piacere e sono gonfi di sprezzo e di spavalderia, finiscono col condannarsi da soli. La gente come voi non sa fermarsi a tempo, per fortuna. Voi fate il nostro giuoco. Vi do un mese, frate Martino, per finire cucinato nel vostro brodo.

MARTINO Avete avuto i vostri trenta denari. Per amor di Cristo, perch non tradite qualcuno?

GAETANO (a Tetzel). Forse sar meglio che tu torni da Staupitz.

TETZEL Come vuole vostra Eminenza. (Si inchina ed esce).

GAETANO Per essere esatti, Tetzel riceve ottanta fiorini mensili pi le spese.

MARTINO E il suo voto di povert?

GAETANO Come tutti gli uomini di genio, anche voi, figliolo, siete unanima candida. Ho scoperto, proprio in questi giorni, che ha anche messo al mondo due figli. Ecco un altro voto che va a farsi benedire! Poh! La pagher, statene certo. Voi gli avete bucato quel suo tamburo. I Domenicani ce lhanno con voi, posso assicurarvelo, lo so, sono il loro Generale. Ed comprensibile perch erano abituati a far sempre a modo loro. I Francescani, poi, sono una massa di ignoranti sporchi e sentimentali. Ma il vostro ordine un vivaio di studiosi e di sedicenti politici.

MARTINO Non mi aspettavo che le mie tesi avrebbero avuto tanta pubblicit.

GAETANO Cosa dite!

MARTINO Pare che siano state stampate e ristampate, e che abbiano avuto una diffusione quale non mi sarei mai sognato.

GAETANO Sono state diffuse e lette in tutti i paesi di fede cristiana.

MARTINO Reverendissimo Padre, io onoro la Santa Romana Chiesa e continuer a onorarla. Ho ricercato la verit e tutto quel che ho detto, penso ancora oggi che sia vero, giusto e cristiano. Ma sono un uomo, posso ingannarmi, quindi sono pronto a farmi illuminare.

GAETANO (con ira). Serbate la vostra arroganza, figliolo, per occasioni migliori. Potrei farvi mandare di filato a Roma, io, e sfido chiunque dei vostri principi tedeschi a tentare di impedirmelo! Si troverebbe davanti alle porte chiuse del paradiso, come un lebbroso.

MARTINO (punto sul vivo). Ripeto, sono qua per rispondere a tutte le accuse che volete muovermi.

GAETANO No, non siete

MARTINO Sono pronto a sottoporre le mie tesi alle Universit di Basilea, di Friburgo, di Lovanio o di Parigi

GAETANO Temo che non abbiate ben compreso la situazione. Non sono qui per entrare in una disputa con voi, n ora n in futuro. La Chiesa di Roma lapice del mondo, secolare e temporale, e pu fermare, con il suo braccio secolare, chiunque abbia ricevuto una volta la fede e si sia poi smarrito. N dovr certamente ricordarvi che la Chiesa non ha bisogno di usare la ragione per combattere e annientare i ribelli. (Sospira) Figliolo, si fatto tardi. Dovete ritrattare. Credetemi, io voglio solo vedere questa faccenda chiusa al pi presto.

MARTINO Certi interessi si tutelano trovando la verit, altri distruggendola. Non mi curo di ci che possa essere gradito o sgradito al Papa. anche lui un uomo.

GAETANO (stanco). Questo tutto?

MARTINO Un bravuomo, per essere un Papa. Ma non molto per un mondo che invoca una riforma, uninvocazione, - direi, - che nel cuore di tutti.

GAETANO Amico, pensate, riflettete bene, cercate di trovare una via di uscita. Io sono pi che disposto a riconciliarvi con la Chiesa e con il Papa. Ritrattate, figliolo, il Santo Padre sta pregando perch ci avvenga.

MARTINO Ma voi non volete discutere

GAETANO Discutere! Io non ho discusso con voi, n intendo farlo. Se cercate una disputa, forse Eck sar disposto a

MARTINO Giovanni Eck? Il Cavaliere di Ingolstadt?

GAETANO Suppongo che voi non ne abbiate molta stima.

MARTINO La teologia la conosce.

GAETANO Ha una fama universale di maestro della disputa.

MARTINO logico: ha uno stile pedestre e unangustia legalitaria che passeranno sempre per saggezza di fronte alla maggioranza.

GAETANO Volete dire che gli manca la vostra originalit?

MARTINO Io non sono originale, non sono neppure un maestro, e sono, a malapena, un prete. Sono convinto che Ges Cristo non ha bisogno della mia opera e dei miei servigi.

GAETANO Va bene, Martino. Discutiamo pure se volete, o almeno lasciate che vi ponga una domanda perch qui si tratta di qualcosa di pi grande della vostra salvazione e della vostra vita, di qualcosa di pi importante di voi e di me, che stiamo parlando qua in questa stanza. Oh, facile, per uno come voi, criticare e cercare di fare a pezzi la Cristianit, ma ditemi, che cosa volete costruire al suo posto?

MARTINO Un braccio secco meglio amputarlo. Un luogo infetto va ripulito senza piet. Poi si prega perch un tessuto sano e qualcosa di vigoroso e di pulito sostituiscano ci che va in disfacimento e ci che pieno di sporcizia.

GAETANO Non vedete, figliolo? Cos voi distruggete la perfetta unit del mondo.

MARTINO C sempre qualcuno che preferisce ci che malato e infetto. Ma la piaga deve venire cauterizzata nel modo che riteniamo pi onesto.

GAETANO E questo lo chiamate onesto? Ditemi: supponiamo che voi riusciste a distruggere il Papa: cosa credete che ne sarebbe di voi?

MARTINO Non so.

GAETANO Precisamente. Vi sentireste perduto perch avete bisogno di lui. Martino, avete bisogno di mettergli i vostri segugi alle costole pi di quanto non abbia bisogno lui di lasciare i suoi cani dietro al cinghiale. I papi ci sono sempre stati e ci saranno sempre, anche se si chiameranno in un altro modo. necessario che ci siano per gli uomini come voi. Voi non siete un vero rivoluzionario, figlio mio siete un comune ribelle, che un animale ben diverso. Non combattete il Papa perch troppo grande: lo combattete perch non grande abbastanza per le vostre esigenze.

MARTINO Il mio Vicario Generale vi forse venuto a raccontare di me

GAETANO (sprezzante). Non ho bisogno che Staupitz mi spieghi come siete fatto. Ci saranno magari degli illusi che potranno vedere in voi il capo della loro rivoluzione; ma voi non siete tipo da infrangere le leggi, voi le leggi volete dettarle, Martino. Vorreste fare e disfare e vorreste che nessuno potesse tenervi testa, che nessuno fosse capace di riparare ai danni che combinate. Ho letto alcuni dei vostri sermoni sulla fede. Volete sapere cosa mi dicono quei sermoni?

MARTINO No.

GAETANO Mi dicono: io sono un uomo che lotta per la certezza, che lotta disperatamente come chi preso da convulsioni, come un animale intrappolato dal dubbio. (Martino sembra sul punto di ingaggiare una lotta contro il proprio fisico). Non vedete le conseguenze di tutto questo? Luomo resterebbe abbandonato, scacciato, lasciato per sempre a se stesso, inerme e in preda al terrore!

MARTINO Vostra Eminenza mi perdoni. Il viaggio mi ha stancato, sento che sto per svenire da un momento allaltro

GAETANO Ecco cosa ne sarebbe delluomo, una volta privato della sua Madre Chiesa, che , pur con tutte le sue imperfezioni, la rocca di San Pietro; senza di essa luomo non ha n protezione n aiuto. Consentite alluomo i suoi peccati, le sue innocue indulgenze, figliolo: che importanza volete che abbiano davanti al conforto che ne riceviamo

MARTINO (quasi isterico). Conforto! Non mi riguarda!

GAETANO Noi viviamo nelle tenebre, tenebre che diventano sempre pi cupe. Come potr luomo trovare Dio se abbandonato a se stesso, se conosce solo se stesso?

MARTINO Dovr provarcisi.

GAETANO Ve ne scongiuro, figliolo, ve ne scongiuro. Ritrattate.

Pausa.

MARTINO Eminentissimo Padre, non posso.

Pausa.

GAETANO Avete laria di star male. Meglio che andiate a riposare. (Pausa). Naturalmente verrete dimesso dal vostro Ordine.

MARTINO Io

GAETANO S?

MARTINO Come volete, Eminenza. Erimetterete la questione al Papa per la sua decisione?

GAETANO Certamente. Chiamate Tetzel. (Martino si prostra, poi si inginocchia. Gaetano molto turbato, tuttavia si domina). Verr il momento ricordatelo in cui alluomo non baster dire: io parlo latino, io sono cristiano per poter andare dove vuole. Frontiere, barriere di ogni genere, che non verranno mai abbattute, sinnalzeranno tra gli uomini.

Martino si alza ed esce. Entra Tetzel.

TETZEL Ebbene?

GAETANO No. Ha rifiutato. Cera da aspettarselo. Quelluomo odia se stesso. E se finir sul rogo tu, Tetzel, potrai avere la soddisfazione di incidervi sopra: Pot solo amare gli altri.

Scena quinta

Un casino da caccia a Magliana, nellItalia settentrionale, 1519. Sul fondo lo stemma dei Medici. Karl von Miltitz, un giovane ciambellano al seguito del Papa, aspetta. Si sentono, fuori scena, grida eccitate e baccano. Entra papa Leone, accompagnato da un capocaccia, da cani e da domenicani. vestito in sgargianti abiti da caccia e stivaloni. Leone X indolente, colto, intelligente, estremamente irrequieto e ha la capacit di cogliere lessenza delle cose con una rapidit eccezionale. Mentre ascolta qualcuno, apparentemente distratto; gioca con un uccello, oppure tira contro un bersaglio. Irrequieto sempre. Miltitz si inginocchia e gli bacia il piede.

LEONE Lascia andare! Ho gli stivali! Ebbene? Avanti, non stiamo a perder tempo, non sprechiamo questa bella giornata! (Si siede e immediatamente si assorbe, almeno in apparenza, nel suo gioco, mentre Miltitz gli legge una lettera).

MILTITZ Al Santissimo Padre, Leone X, Vescovo Sovrano, Martin Lutero, frate agostiniano augura salvazione eterna. Mi consta che circolano voci tendenziose sul mio conto e che il mio nome non suona gradito alla Santit Vostra. Mi si chiama eretico, apostata, traditore, e mi vengono dati molti altri nomi offensivi. Non riesco a comprendere la ragione di tanta ostilit nei miei riguardi e ne sono allarmato. Ma lunica fonte della mia tranquillit , come sempre, la tranquillit della mia coscienza. Degnatevi, Santo Padre, di ascoltare la mia voce, che come quella di un bimbo. (Leone sbuffa ma come assorto altrove). Si sempre mormorato e protestato, nelle taverne, contro lavarizia dei preti e contro il potere delle Chiavi. Questo fin da quando me ne posso ricordare e in ogni parte della Germania. Quanto tali proteste giunsero al mio orecchio il mio zelo si accese per la gloria di Cristo, e mi feci pertanto premura di ammonire non uno ma diversi Principi della Chiesa. Ma quelli o mi risero in faccia o mi ignorarono. Avevano tutti terrore del vostro nome. Fu allora che resi pubblica la mia disputazione, affiggendola alla porta della chiesa del Castello, qua a Wittenberg. E ora, Santissimo Padre, tutto il mondo in fiamme. Ditemi cosa debbo fare. Ritrattare non posso; ma lodio si appuntato contro di me da ogni parte. Non so a chi rivolgermi se non a Voi. Sono troppo poca cosa per presentarmi al giudizio del mondo in una questione di tanta importanza. (Leone schiocca le dita per chiedere la lettera, butta uno sguardo su questultimo passo, poi rende la lettera a Miltitz che riprende a leggere). Per poter acquietare i miei nemici e dar soddisfazione ai miei amici mi rivolgo ora a voi, Santissimo Padre, onde sotto la protezione della vostra ala, io possa esprimere il mio pensiero. grande il mio rispetto per il potere delle Chiavi. Se non mi fossi comportato lealmente, sarebbe stato impossibile al serenissimo Federico, Duca ed Elettore di Sassonia, che brilla del favor Vostro, di tollerarmi allUniversit di Wittenberg. Sarebbe stato impossibile se io fossi cos pericoloso come i miei nemici vogliono far credere. Per questo, Santissimo Padre, io mi prostro ai piedi di Vostra Santit e mi sottometto a Voi con tutto quello che ho e in tutto quello che sono. Dichiarate se ho torto o ragione. Prendete la mia vita, oppure restituitemela, come meglio credete. La Vostra voce sar, per me, la voce di Ges Cristo. Se meriter la morte non mi rifiuter di morire. La terra del Signore e Suo tutto ci che sulla terra esiste. Possa Egli esser lodato in eterno, e possa Egli sostenervi sempre. Amen. Scritto il giorno della Santissima Trinit dellanno 1518. Martino Lutero, frate agostiniano.

Attendono che Leone finisca di giocherellare e presti loro attenzione. Poco dopo Leone si alza e prende la lettera delle mani di Miltitz. Si concentra.

LEONE Bastardo ipocrita di un tedesco! Perch non dice quel che pensa? Che altro?

MILTITZ Dice che pronto a sottoporsi al giudizio di qualsiasi Universit tedesca ad eccezione di quelle di Lipsia, di Erfurt e di Francoforte che accusa di parzialit. E dice che gli impossibile presentarsi a Roma di persona.

LEONE Lo credo.

MILTITZ Perch la sua salute non resisterebbe alle fatiche del viaggio.

LEONE furbo, furbo quel tedescaccio bastardo! E Staputiz che ha da dire in sua difesa?

MILTITZ (leggendo in fretta unaltra lettera). Il reverendo padre, Martin Lutero, il pi nobile e il pi eminente membro della nostra Universit. Da molti anni seguiamo i suoi studi

LEONE Tutto questo lo sappiamo. Scrivi a Gaetano. Prendi nota: Vi incarichiamo di ordinare a Martin Lutero di presentarsi a voi. Invocate, a tal fine, laiuto del nostro carissimo figlio in Cristo, Massimiliano, e di tutti gli altri principi tedeschi, e di tutte le comunit, Universit, dei potentati ecclesiastici e secolari. Una volta che vi sarete impossessato di lui, tenetelo in vostra sicura custodia in modo che possa essere condotto dinanzi a noi. Se, tuttavia, egli di sua spontanea volont tornasse a rispettare i suoi doveri e domandasse perdono, Vi concediamo il potere di accoglierlo nella perfetta unit di nostra Santa Madre Chiesa. Ma qualora egli persistesse nella sua ostinazione e non vi riuscisse dimpadronirvi di lui, vi autorizziamo a dichiararlo fuori legge in ogni parte della Germania, a bandirlo e a scomunicarlo. E a far lo stesso con ogni prelato, ordine religioso, universit, ogni conte o duca che non collabori al suo arresto. Quanto ai laici, se non obbediranno immediatamente ai vostri ordini, dovrete dichiararli infami, privarli di esequie cristiane e spogliarli di tutto quanto essi possiedono per concessione della Sede Apostolica o di qualsivoglia signore. V nella nostra vigna un maiale inferocito che deve essere cacciato e soppresso. Dato sotto il Sigillo dellAnello Piscatorio, ecc. ecc.. Questo tutto. (Leone esce in fretta).

Scena sesta

La porta di Elster, Wittenber. 1520. Sera. Il suono di una sola campana. Come fondale la Bolla contro Lutero. Sopra di essa una testa e una lisca di pesce. Sulla Bolla passano i riflessi delle fiamme che provengono dalla porta di Elster ove i libri di diritto canonico e i decreti papali stanno bruciando furiosamente. Dei frati vanno avanti e indietro con altri libri e documenti e li gettano sul fuoco. Martino entra e sale sul pulpito.

MARTINO Mi hanno sistemato con un pezzo di carta. Lasciate che vi spieghi di che si tratta. Mi giunto da quella latrina che si chiama Roma, la capitale dellimpero di Satana. una bolla papale e pretende di scomunicare me, il dottor Martino Lutero. Da questo pezzo di carta si levano le menzogne come i fumi si levano dal pantano putrido dellEuropa; i decreti del Papa sono gli escreti di Satana. Eccola, la tengo in alto perch possiate vederla bene. Vedete la firma? firmato sotto al sigillo dellAnello Piscatorio da un tipo da letamaio che risponde al nome di Leone, un custode del cesso di Satana, un verme che luccica nello sterco, noto come Sua Santit il Papa, e che voi conoscete come Capo della Chiesa. E forse lo : come la testa del pesce il desinare del gatto; occhi senza pupille, attaccati a uno stecco di lisca succhiata. Iddio mi ha detto: non ci possono essere rapporti fra me e questa roba. E in quanto alla Bolla papale, che vada a farsi friggere assieme alle palle dei Medici. (Discende dal pulpito e scaglia la Bolla tra le fiamme. Comincia a tremare, respirando a fatica, e sembra sul punto di essere accolto da un altro attacco. Si inginocchia scosso dal tremito). Oh, DioOh Dio, mio Dio, aiutami contro la ragione e la saggezza del mondo. Tu devi aiutarmi, Tu solo lo puoi. Soffia in me il Tuo spirito come il leone soffia nella bocca del suo leoncino nato morto. Questa non la mia causa, la Tua causa. Quanto a me, io non sono fatto per trattare coi grandi di questa terra. Voglio per me soltanto pace e solitudine. Soffia il Tuo Spirito in me, Ges. Non posso fare affidamento su nessun uomo, solo su di Te. Mio Dio, mio DioMi senti? Sei morto? Sei morto? No, Tu non puoi morire. Puoi solo nasconderti. Signore, ho paura. Sono un bambino. Il corpo perduto di un bambino. Sono nato morto. Soffia in me il Tuo Spirito nel nome del Figlio Tuo Ges Cristo, mio Protettore, mio Difensore, s, mia forza, mio sostegno, soffia in me il Tuo Spirito, dammi vita, o SignoreDammi vita

Martino prega mentre la luce rossa delle fiamme inonda loscurit intorno a lui.

ATTO TERZO

Scena prima

La Dieta di Worms. 18 aprile 1521.

Una tenda doro con sopra il pi intenso sfolgorio di colori, una vivace rappresentazione di questo eccezionale raduno di principi, Elettori, duchi, ambasciatori, vescovi, conti, baroni, ecc. ecc. Forse ci potrebbe essere anche la carretta che ha portato Lutero a Worms. il mondo del Medioevo in gran parata, pronto per il Rinascimento.

Tali scene, prive di profondit, sono impresse su un fondo oro. Il movimento irrigidito, la recessione nello spazio, ignorata; la prospettiva, ottenuta mediante la sovrapposizione di figure, o di scene. In tal modo il paesaggio viene sostituito da oggetti disposti a strati. Si potrebbe anche fare lopposto, alla maniera, per esempio, di Altdorfer.

Dinanzi alla tenda un piccolo rostro con ringhiera di ottone su cui possa stare una persona. Possibilmente sarebbe preferibile che questa porzione dellavanscena si proiettasse alquanto nella platea. In ogni caso, il fine quello di ottenere il massimo ingrandimento fisico dellazione, nel senso di partecipazione fisica (del pubblico) al teatro, come se chi guarda avesse il mento appoggiato ai lati di un ring di boxeSempre sulla avanscena, piuttosto in avanti, diverse sedie. Da un lato un tavolo con sopra una ventina di libri. Tavolo e sedie che possono esser riprodotte anche sulla tenda doro. Il rostro ha intorno delle sedie a semicerchio. Da ogni parte della sala giunge un fragore di trombe, e vanno avvicinandosi se possibile partendo dalla platea stessa e salendo i gradini dellavanscena alcuni fra i partecipanti della Dieta (anche questi possono esser riprodotti sulla tenda doro). Sono preceduti da un araldo. Prendono posto sulle sedie. Fra loro dovrebbero esserci: limperatore Carlo V (di fronte al rostro); Aleandro, nunzio apostolico; Ulrich von Hutten, cavaliere; lArcivescovo di Trier e il suo segretario, Joan von Eck, che siedono dinanzi al tavolo su cui si trovano i libri. Le trombe tacciono. Tutti restano in attesa. Martino appare dalla scena e sale sul rostro al centro.

ECK (alzandosi) Martino Lutero, Sua Maest Imperiale vi ha fatto portare qui perch rispondiate a due domande. Riconoscete pubblicamente di essere lautore dei libri che qui vedete? Ieri, quando vi posi questa domanda mi rispondeste senza esitazione che quelle opere sono vostre. Lo confermate? (Martino assente col capo). Allorch vi posi la seconda domanda chiedeste tempo per poter riflettere. Per quanto un argomentatore della vostra esperienza e un dottore in teologia eminente come voi non avrebbe avuto bisogno di altro tempo, Sua Maest Imperiale ha graziosamente aderito alla vostra richiesta. Ebbene: ormai tempo ne avete avuto: un intero giorno e una notte. Quindi vi ripeto la domanda. Avete ammesso di essere lautore di questi libri. Intendete difenderli tutti o ne ritrattate qualcuno?

Eck siede e Martino comincia a parlare molto calmo, con semplicit e quasi senza alzare la voce.

MARTINO Altezza Serenissima, illustri principi e nobili signori. Compaio dinanzi a voi per volont di Dio e vi prego di volermi pazientemente ascoltare. Ove, per mia ignoranza, dovessi mancare di rivolgermi a voi nella dovuta maniera e col titolo dovutovi, o in qualsiasi modo dovessi venir meno alle norme di etichetta vigenti in un luogo come questo, chiedo venia, sin dora, per chi, uscito dalle quattro pareti della sua cella, trova difficile orientarsi qui fuori. Abbiamo convenuto che questi libri sono tutti miei e sono stati tutti pubblicati col mio nome. Risponder adesso alla seconda domanda. Chiedo alla Maest Vostra Serenissima e ai nobili signori presenti di tener conto che le mie opere non sono tutte dello stesso genere. Prendiamo, ad esempio, il primo gruppo: in questo io ho semplicemente trattato dei valori della fede e della morale, e persino i miei nemici hanno riconosciuto che il loro contenuto innocuo e che pu essere letto senza alcun danno dal cristiano di pi fragile fede. Persino la Bolla emessa contro di me, pur dura e crudele qual , ammette che alcune delle mie opere non recano offesa ad alcuno. Forse questo un complimento assai strano ed equivoco, dal momento che poi la Bolla finisce per condannare tali opere assieme a tutte le altre che considera offensive. Se io ritrattassi ora quei libri, che cosa farei? Condannerei proprio quello su cui sia amici che avversari si son trovati perfettamente daccordo. Vi , poi, un secondo gruppo di opere da me scritte: queste attaccano, tutte, il potere delle Chiavi che ha devastato la cristianit. Nessuno pu negarlo, ne esistono ovunque le prove, e tutti ne fanno lagnanze. E nessuno ha sofferto di questa tirannia pi del popolo tedesco. Esso stato depredato senza piet. Se io ritrattassi, ora, tali opere, autorizzerei lo scatenarsi di una tirannia anche maggiore, e questo chiedermi troppo. Ho scritto anche un terzo gruppo di opere, contro certi individui gente nobile, di riguardo, almeno in apparenza, importante. Tutti difensori di Roma e nemici della mia religione. Pu darsi che in tali opere io sia stato pi violento di quanto possa sembrare necessario, o di quanto esiga, diciamo, il buon gusto, per uno che, in fin dei conti, non che un monaco. Ma io non mi sono mai prefisso di diventare un santo e non ho inteso difendere la mia vita, ma linsegnamento di Cristo. E cos, anche per queste opere non posso ritrattare, perch se lo facessi la situazione presente continuerebbe come prima. Ma poich io sono un uomo, e non Dio, lunico mezzo che ho di difendere ci che ho scritto di impiegare lo stesso metodo usato dal mio Salvatore. Mentre Anna, il sommo sacerdote, lo interrogava nel Suo insegnamento, Egli fu colpito in viso da uno dei servi. E cos replic: Se ho detto il falso dimmi qual il falso. Se lo stesso Ges, che non poteva sbagliare, era disposto ad ascoltare gli argomenti di un servo, potrei io rifiutare di fare altrettanto? Ci che domando dunque che qualcuno mi voglia indicare i miei errori, alla luce dei Vangeli. Quando ci sar stato fatto io vi chieder di poter essere il primo a gettare le mie opere nelle fiamme.

Mi sembra, questa, una chiara risposta alla vostra domanda. Mi rendo bene conto dei pericoli della mia posizione. E voi me li avete resi ancor pi evidenti. Continuo ugualmente ad essere convinto che la causa del nostro dissenso sia il Verbo di Dio. Perch Cristo ha detto: Non sono venuto a portarvi la pace, bens una spada. Sono venuto per mettere il figlio contro il padre. E noi dobbiamo anche assicurarci che il regno di questo nobile, giovane principe Carlo, cos pieno di promesse, non finisca nella rovina dellEuropa. Dobbiamo temere solo Iddio. Quanto a me, mi affido alla Vostra Serenissima Maest, a tutti voi nobili signori, e umilmente prego che non mi condanniate come vostro nemico. Non ho altro da aggiungere.

ECK (alzandosi) Martino: non avete risposto alla domanda che vi ho posto. Anche se fosse vero che qualcuna delle vostre opere innocua ipotesi che fra parentesi noi non ammettiamo vi dovremmo ugualmente chiedere di sopprimere i passi blasfemi, le eresie, e tutto quanto possa venire interpretato come eresia; di eliminare, insomma, tutto quello che possa essere considerato deleterio per la fede cattolica. Sua Sacra Maest Imperiale pi che disposta ad usarvi clemenza; se farete ci che vi domanda, egli potr usare la sua influenza presso il Sommo Pontefice onde ci che vi di buono nei vostri scritti non vada distrutto con quello che contengono di male. Ma se persistete nel vostro atteggiamento, potete essere certo che ogni memoria di voi sar cancellata e tutto ci che avete scritto buono o cattivo sar dimenticato. Vedete, Martino, voi tornate, come tutti gli eretici, sullo stesso punto: le Sacre Scritture. Chiedete di essere contraddetto dalle Scritture. Non possiamo che ritenervi o pazzo o malato. C forse bisogno di dar sempre spiegazioni a tutti coloro cui salta in mente di fare una domanda? Una domanda qualsiasi? Ma come! Se dovessimo rispondere con irrefutabili argomenti tratti dalle Scritture a chiunque metta in dubbio la corrente interpretazione della Chiesa, o qualunque altro argomento gli venga in mente di sollevare, non esisterebbe pi nel Regno della cristianit alcunch di sicuro e di definitivo. Cosa direbbero gli Ebrei, i Saraceni, i Turchi, a sentirci discutere se sia vero o no quello in cui abbiamo sempre creduto? Per carit, Martino, non crediate di essere il solo a comprendere il significato dei Vangeli. Non valutate cos tanto le vostre opinioni; non ponetele cos al di sopra di quelle di altri uomini eminenti e sinceri. Vi chiedo di non gettare lombra del dubbio sulla fede santa e ortodossa, sulla fede fondata dal pi grande e perfetto legislatore che si conosca, e diffusa nel mondo dai Suoi apostoli, coi loro miracoli e col loro sangue. Questa fede stata definita nei Sacri Concilii e confermata dalla Chiesa. il vostro retaggio; noi non possiamo discuterla ce lo vietano le leggi dellImperatore e quelle del Papa. E poich nessuna discussione porta a una conclusione definitiva, tali leggi possono solo condannare coloro che rifiutano di sottometter visi. Esse prevedono delle pene che saranno applicate. Devo, dunque, ancora una volta, chiedervi di rispondere sinceramente e senza ambiguit, s o no: volete o non volete ritrattare le vostre opere e gli errori in esse contenuti?

MARTINO Poich la Vostra Serenissima Maest e voi tutti, nobili signori, mi chiedete una semplice risposta, lavrete, e senza peli sulla lingua. A meno che non mi si porti la testimonianza delle Scritture poich non credo nei papi e nei concilii a meno che io non venga contraddetto dalle Scritture e la mia coscienza non sia convinta dalla stessa parola di Dio, io non posso e non voglio ritrattare perch agire contro la propria coscienza non onesto e non saggio. Questa la mia posizione: Iddio mi aiuti; altro non posso fare. Amen.

Scena seconda

Wittenberg, 1525. Un canto di guerra, il rombo del cannone, e le grida di uomini feriti. Un gran fumo, uno stendardo logoro con la Croce e lo zoccolo di legno del Bundschuh, emblema della Lega dei Contadini. Un piccolo altare dal lato opposto del pulpito. Sul proscenio un cavaliere sfinito, accasciato, tutto sporco. Al centro un carrettino a mano e vicino, per terra, il cadavere insanguinato di un contadino.

CAVALIERE Che confusione quel giorno! Quel giorno a Worms, voglio dire. Non voglio dire ora, ora no. Da allora sono avvenute tante cose, ma una eccitazione come quella non c pi stata, a meno che non si voglia chiamare eccitazione lassassinio. Ve lo dico io, non potete immaginare a che punto quel frate era riuscito a scatenare tutti quelli che si erano riuniti l, quellanno. Tutti noi, proprio tutti quanti, ci sentivamo cos, non potevamo farne a meno, anche se avessimo voluto, e molti avrebbero voluto farne a meno. Il suo crani era tutto pustole e croste, e bastava guardarlo, quelluomo, per capire che il suo corpo doveva essere tutto umido e bianco, pi bianco ancora della sua faccia e, a toccarlo, pi freddo di una macina da mulino. Aveva sudato tanto quando fin di parlare che sentivo il suo odore da lontano. Come una scintilla appicca il fuoco alla miccia, cos egli appicc il fuoco in noi, dentro di noi, e niente pot fermarlo, quel frataccio: esplose dentro di noi, nessuno di noi pot farci nulla. Io sentii, sentii con assoluta certezza, dentro di me, che nulla, da quellistante, sarebbe pi stato come prima, proprio cos. Era avvenuto qualcosa era cambiato qualcosa, qualcosa era diventato diverso, qualcosa dentro la nostra carne, nella carne e nello spirito, come quando il peso di quel corpo si abbandon sulla sua croce di legno e le tenebre oscurarono la terra. Questo voglio dire fu ci che successe, e successe, pi o meno nello stesso modo, a tutti quelli di noi che si trovavano l, amici e nemici, a tutti uguale. No: credo che neppure se sapessi scrivere o parlare come lui, potrei darvi unidea di quello che pensavamo o che qualcuno di noi pensava in quel momento. Certo, non tutti potevano avere la stessa idea, ma, quanto a me, avrei voluto urlare fino ad assordirmi e sguainare la spada no, non sguainarla, ma strapparla, volevo, come fosse stata un fiore nel mio sangue, e immergerla l dove lui mi avesse ordinato. (Il cavaliere resta perso nei propri pensieri, poi il suo sguardo si posa sul corpo del contadino. D un colpo violento al carretto) Si riuscisse almeno a sapere che vuole, quelluomo. Ma vacci a capire! Comunque, andata male. (Rivolto al cadavere del contadino) Vero, amico? In ogni caso non andata come ci aspettavamo. Certo non come ti aspettavi tu; ma chi mai avrebbe potuto immaginare che saremmo finiti in campi opposti, lui da una parte e noi dallaltra? Che, quando la lotta si scaten tra voi e loro, lui si sarebbe schierato dalla loro parte, a battere il tamburo per loro, davanti allo scannatoio, e a batterlo meglio e pi forte di chiunque altro, a chiedere le vostre teste, a massacrarvi a migliaia e a mettervi a sgocciolare sul fuoco il vostro grasso? Certo, ognuno di quei gruppi voleva qualcosa di diverso, o forse tutti volevano la stessa cosa, volevamo avere tutto quello che potevamo, e molto pi di quello cui avevamo diritto. Tutti uguali quei principi, quegli arcivescovi, quei nobilucci e quei ricconi, tutti ad agitarsi come maiali intorno al truogolo per strappare a quei disgraziati contadini sino allultimo soldo di quello che non avevano mai posseduto. Tutti quegli eminentissimi abati con la pappagorgia che gli pendeva dal collo come uova doca, e, infine, quei cavalieri di poco conto, come me per esempio, gente messa da parte, ridotta alla miseria, che aveva conosciuto giorni migliori, gente impaurita, che si sarebbe attaccata a qualunque cosa per evitare il peggio. Non uno di loro si accorse della parola fine quando questa si rivel evidente, senza possibilit di errore, nelle sofferenze di troppi uomini. cos. Si dice, sai si dice che il movente del profitto e sono sicuro che tu lo sai benissimo si dice che il movente del profitto sia nato con linvenzione nei monasteri della contabilit a partita doppia. La contabilit! Nei monasteri, e anni e anni prima che a noi saltasse in mente di dargli fuoco. Ma, vedi, per quelli che hanno quel movente, non c partita doppia, ce n una sola: il profitto loro e la perdita di qualcun altro e, in generale, non si curano neppure di registrarla. (Smuove con un piede il cadavere) Be, stata la tua solita, vecchia perdita, amico; perdita totale. Si potrebbe dire che la tua vita era stata segnata in perdita dal giorno in cui venisti al mondo. Non cos? E anche per tutti gli altri come te, e che verranno dopo di te. (Il cavaliere, faticosamente, cerca di caricare il corpo del contadino sul carretto. Entra Martino con un libro in mano. Lui e il cavaliere si guardano, poi Martino guarda il contadino. Il cavaliere prende il libro dalle mani di Martino, vi d unocchiata, ma non gli sfugge il gesto di repulsione di Martino per il cadavere) Un altro libro, hai scritto? (Glielo restituisce) Credi che andr a ruba come gli altri? (Pausa). Direi di s. Troverai sempre qualcuno che ti d retta. (Martino sta per andarsene, ma il cavaliere lo ferma) Martino. Un momento. (Si volge e posa le mani, con cautela rituale, sul cadavere. Poi imbratta Martino di sangue). Ecco, cos va meglio. (Martino si accinge nuovamente ad allontanarsi. Il cavaliere lo ferma di nuovo) Sei pronto, ora, sembri un macellaio.

MARTINO Dio il macellaio

CAVALIERE E tu no?

MARTINO Perch non rivolgi i tuoi insulti a Lui?

CAVALIERE Lascia andare, il suo grembiule da macellaio lo indossi tu. (Martino si avvia agli scalini del pulpito). E ti sta bene. (Pausa). Non ti sembra? (Pausa). Quel giorno a Worms (Pausa) eri come un maiale in vetrina, te ne ricordi? Potevo sentire il tuo puzzo anche da laggi dove stavo! Quel che sei riuscito a fare trasformare ogni cosa in puzzo, in morte, in pericolo, eppure ce lavresti potuta fare, Martino, eri il solo che avrebbe potuto farcela. Avresti potuto persino portare ordine e libert insieme.

MARTINO Rivoluzioni ordinate non esistono, e poi, i cristiani sono nati per soffrire, e non per combattere.

CAVALIERE Ma non siamo stati tutti, tutti senza eccezione, senza distinzione di parte, non siamo stati tutti redenti dal Sangue di Ges Cristo? (Addita il contadino) Non era compreso anche lui, quando furono dettate le Scritture? O fosti solo tu ad essere liberato? Tu e i principi coi quali hai fatto combutta, e i ricchi borghesi e

MARTINO Liberato? (Ascende il pulpito) I principi mi condannano, tu mi condanni, i contadini mi condannano.

CAVALIERE (seguendolo sui gradini) Fosti tu a mettere acqua nel vino, no?

MARTINO Nel caos io vedo lorgano del diavolo e ho paura. Ma ora basta.

CAVALIERE Stai di nuovo per scoppiare

MARTINO Vattene.

CAVALIERE Non forse vero?

Martino fa uno sforzo improvviso per buttarlo gi dai gradini ma il cavaliere resta fermo e solido.

MARTINO Indietro!

CAVALIERE Non forse vero? Stai per scoppiare, maiale ipocrita! Sento il tuo puzzo da qui!

MARTINO Non ascolt egli forse i figli di Israele?

CAVALIERE Sempre nella rivelazione fino al collo, eh?

MARTINO E non li fece, forse, uscire dalla terra dei Faraoni?

CAVALIERE Maiale ipocrita!

MARTINO S o no?

CAVALIERE Sangue di Dio! Non puntarmi la tua Bibbia contro il cervello! Di rivelazione ne ho abbastanza qua dentro, e so veder bene coi miei occhi! (Si batte sulla fronte) Punta il tuo Vangelo contro questa! (Il cavaliere afferra la mano di Lutero e se la pianta in testa) Tu stai uccidendo lo spirito e lo stai uccidendo con quello che scrivi. Tu sei andato a grufolare dove non dovevi, nella tua puzza e nei tuoi escrementi. Avanti, tocca qua, ci hai le mani sopra! tutto qua lo spirito santo, e mai avrai pi di questo. Tocca!

Lottano fra loro, ma il cavaliere sempre pi fiacco e Martino riesce a svincolarsi e a salire sul pulpito.

MARTINO Il mondo venne conquistato dal Verbo, e il Verbo sostiene la Chiesa.

CAVALIERE Verbo? Quale Verbo? Qualsiasi cosa significhi Verbo vuol dire probabilmente unaltra vecchia reliquia, una indulgenza e sappiamo cosa ne hai fatto tu, di quella roba l! Nulla mai di tutto questo potr essere altro che poesia. Non ci hai mai pensato, Martino? Poesia! Tu sei un poeta, questo nessuno lo mette in dubbio, sei un poeta, ma vuoi sapere cosa crede la maggior parte degli uomini nellintimo del cuore? Perch loro non vedono a immagini, come vedi tu; loro credono, nellintimo del cuore, che Cristo era un uomo come noi, un profeta, un maestro, e crede, anche, che la Sua ultima cena sia stata un pasto semplice come loro quando hanno la fortuna di farlo -, un pasto di pane e di vino! Un pasto semplice, senza condimenti e senza verbo. E li hai aiutati tu a crederlo.

Pausa.

MARTINO Lasciami.

CAVALIERE Certo. Non c pi ragione di restare. Ti sono rimasto accanto anche troppo, ormai puzzo come te.

MARTINO (rugge dal dolore). Puzzo perch ragiono. Puzzo perch non smetto mai di disputare con Lui. Puzzo perch mi aspetto che Egli mantenga il Suo Verbo. E allora? Se il tuo contadino si ribellato al Verbo, questo stato peggio di un assassinio, perch ha distrutto il paese intero e chi mai pu sapere ci che Dio vorr fare, ora, di noi tedeschi!

CAVALIERE Non dar la colpa a Dio, Martino. (Ride) Non lo fare! Tu eri pi in orgasmo di tutti quella notte in cui i tedeschi vennero concepiti!

MARTINO Cristo! Ascoltami! Le mie parole scaturiscono dal Tuo Corpo! La morte, queste orde di contadini, se la sono meritata! Si sono ribellati allautorit, hanno rapinato e barattato e tutto nel Nome Tuo! Cristo, credimi! (Al cavaliere) Lho chiesto, lho implorato e lho ottenuto! Porta via quella roba. Portatela via.

Il cavaliere si prepara a portar via il corpo sul carretto.

CAVALIERE E va bene, amico. Rimani pure con la tua monaca. Sposatela e riscaldati con lei. Gli altri lo hanno fatto, quasi tutti. Come un bimbo infreddolito, riscaldati con lei nel suo letto. Credi che ci riuscirai?

MARTINO (con noncuranza). Mio padre, almeno, mi dir bravo per questo.

CAVALIERE Tuo padre? (Il cavaliere si stringe nelle spalle, spinge il carretto con stanchezza ed esce).

Martino abbandona la testa sulla ringhiera del pulpito.

MARTINO (sussurra). Ho fiducia in Te, ho fiducia in Te, tu hai soggiogato il mondo, ho fiducia in Te, tu sei tutto quello chio voglio avere, sempre (Si affloscia sul pulpito e sembra aver perduto i sensi. Poi fa uno sforzo per riprendersi come se avesse avuto un collasso durante una predica) Sono certo ecco, sono cerco che ricordereteAbramo. Abramo eraera un uomo molto vecchioun uomo molto, molto vecchio, aveva centanni, infatti, quando gli accadde qualcosa, qualcosa che era un miracolo per un uomo della sua et: gli nacque un figlio. Un maschio. Isacco lo chiam. E am Isacco. Lo am tanto che non si pu descriverlo. Per Abramo il figlioletto era un miracolo, una piccola, continuaanimalemeravigliaE nel figlio cerc il padre. Ma un giorno disse il Signore ad Abramo: Prendi tuo figlio che tanto ami, uccidilo e offrimelo in sacrificio. In quel momento ad Abramo sembr che gli si seccasse tutto dentro per sempre, perch Abramo aveva creduto che Dio gli avesse promesso la vita attraverso il figlio. E cos prese il figlio e si prepar ad ucciderlo legandolo sullara ardente come gli era stato comandato. Gli par dolcemente, alz la scure sul corpicino ignudo del fanciullo che cercava di non battere ciglio. Solo in Cristo si trov mai tanta ubbidienza. Se Dio avesse fatto cenno, Isacco sarebbe morto in quel momento. Ma lAngelo intervenne, il fanciullo fu liberato e Abramo lo ebbe di nuovo tra le sue braccia. A dispetto della vita ci sembra di morire, ma Iddio dice no, e a dispetto della morte viviamo. Se Egli ci uccide, ci fa vivere. (Entra il cavaliere che si ferma osservando, con lo stendardo del Bundschuh in mano, Martino). Cuore di Ges, salvami; Cuore del mio Salvatore, liberami; Cuore del mio Pastore, proteggimi; Cuore del mio Maestro; insegnami; Cuore del mio Sovrano, governami; Cuore dellAmico mio, restami accanto.

Entra Caterina van Bora, la sua sposa, accompagnata da due frati. Martino si alza dal pulpito e le va incontro. Si ode un semplice motivo, suonato da un semplice strumento. Essa prende la mano di lui e si inginocchiano insieme al centro. Il cavaliere li guarda, poi spezza lo stendardo che teneva in mano, gettandone i pezzi sullaltare.

Scena terza

Il Chiostro degli Eremiti Agostiniani. Wittenberg, 1530. Si ode il canto di un inno. La tavola del refettorio apparecchiata per due. I resti di due pasti. Martino seduto, solo. Il vigore di un uomo di quasi quarantanni, nel pieno delle sue energie, si trasformato in un dolore stanco, il dolore dellet di mezzo che cerca di ritrovare la propria forza. Caterina entra con una caraffa di vino. una ragazza robusta, piacente, sui trentanni.

MARTINO Come sta?

CATERINA Sta bene, ora verr. Non ha voluto che lo aiutassi. Credo che abbia vomitato.

MARTINO Povero vecchio. Chi stato in convento tutta la vita, non si abitua troppo facilmente a una cucina come la tua.

CATERINA Non andava bene?

MARTINO Oh, tutto era ottimo, ma troppo buono per uno stomaco raggrinzito come quello di un vecchio frate.

CATERINA Capisco: ma tu tu stai bene?

MARTINO S, sto bene. Grazie, cara. (Sorride) Per mi aspetto di star male pi tardi.

CATERINA Ti piace mangiar bene, non dire di no.

MARTINO Be, preferisco il mangiare al digiuno. Conosci la storia di quel soldato che combatteva nelle crociate? No? Be, il suo capitano gli aveva detto un giorno che se moriva in battaglia avrebbe cenato con Cristo in Paradiso, ma il soldato fugg. Quando ritorn, a battaglia finita, gli chiesero perch fosse fuggito. Non volevi cenare con Cristo? No, - replic il soldato, - oggi io digiuno.

CATERINA Ti ho portato dellaltro vino.

MARTINO Grazie.

CATERINA Ti aiuter a dormire.

Entra Staupitz, appoggiandosi a un bastone.

MARTINO Eccovi qua! Credevo che foste caduto dentro il cesso, dritto nelle amorose braccia del diavolo.

STAUPITZ Chiedo scusa, hoho fatto quattro passi.

MARTINO Allora venite qui, sedetevi. Katie ci ha portato dellaltro vino.

STAUPITZ Non riesco a capacitarmi di essere di nuovo qui. cos strano. Questo posto era cos animato un tempoed ora, ora ci sei solo tu, tu e Katie. inverosimile, inverosimile.

CATERINA Non dovresti star su fino a tardi, Martino. Ieri notte, di nuovo, non hai dormito bene. Ti sentivo, facevi fatica a respirare.

MARTINO (divertito). Mi hai sentito?

CATERINA Lo sai cosa voglio dire; quando tu non dormi, io non riesco a prender sonno. Buona notte, dottor Staupitz.

STAUPITZ Buona notte, cara. Grazie della cena, era ottima. Mi dispiace proprio di non aver potuto farle onore.

CATERINA Non importa, anche Martino ha gli stessi disturbi.

STAUPITZ Ah, s? Allora non cambiato molto.

MARTINO Affatto! Neppure Katie riuscita a farmi funzionare lintestino, vero Katie?

CATERINA E quando non sono quelli, linsonnia.

MARTINO S, Katie, lo hai gi detto. E poi ho la gotta, le emorroidi e il ronzio alle orecchie. Il dottor Staupitz ha dovuto sopportare i miei malanni pi a lungo di te. Non cos?

CATERINA Be, cerca di non dimenticare quel che ti ho detto. (Gli d un bacio sulla guancia).

MARTINO Buona notte, Katie.

Caterina esce.

STAUPITZ Nessuno ti ha mai curato cos bene.

MARTINO un peccato che non tutti possano sposare una monaca. Sono brave cuoche, massaie accorte e splendide madri. Ci sono tre sistemi per salvarsi dalla disperazione: uno di avere fede in Cristo; un altro di infuriarsi contro il mondo e di fargliela pagar cara; il terzo di avere lamore di una donna. Intendiamoci, non che funzionino sempre tutti: ma per un certo tempo s. A volte quando sono sveglio a letto, fradicio del sudore di Satana, mi avvicino a Katie e la tocco e le dico: Aiutami, Katie, ti prego aiutami, tirami fuori. E lei qualche volta riesce a tirarmi fuori. Povera vecchia Katie, che cerca a tentoni, con le sue grosse braccia, di strapparmi al diavolo.

STAUPITZ una buona figliola.

MARTINO Vino?

STAUPITZ Poco. Anchio debbo andare a letto.

MARTINO Vi aiuter a dormire, avete laria stanca.

STAUPITZ Sono vecchio. Vedo che il nostro pero in fiore, lo hai curato bene.

MARTINO Mi piace trovar tempo per il giardino. Mi piace pensare che mi fa bene alle ossa. Dopo aver lavorato in giardino mi sento un po pi contento di me.

STAUPITZ Abbiamo molto parlato sotto quel pero.

MARTINO S.

STAUPITZ Martino, che calma. Non mi ero mai reso conto, prima, di quanta eloquenza c nel silenzio di un frate. stata una voce. (Pausa). Se n andata. (Scuotendo la testa) Come sta tuo padre?

MARTINO Anche lui invecchia, ma sta bene.

STAUPITZ E soddisfatto di te?

MARTINO Non mai stato soddisfatto, n della mia laurea, n di quando divenni il dottor Lutero. Soltanto quando Katie ed io ci sposammo e lei rimase incinta. Allora s, fu contento.

STAUPITZ Ti ricordi di frate Weinand?

MARTINO E come no. Mi reggeva il capo quando mi sentivo svenire in chiesa.

STAUPITZ Chi sa che fine ha fatto. (Pausa). Come cantava, che voce stupenda!

MARTINO Mio caro amico, voi siete triste e me ne dispiace. (Pausa). Noi monaci non servivamo a nessuno, tanto meno a noi stessi, ciascuno di noi rinchiuso come un pidocchio nel manto del Signore.

STAUPITZ S. Tu hai un modo tutto tuo di esprimerti. Dovevo sempre rimproverarti del fanatismo col quale volevi osservare la Regola.

MARTINO E riusciste a convincermi, ve ne ricordate? (Pausa). Padre, siete contento di me, voi?

STAUPITZ Contento di te? Mio caro figliolo, io sono troppo poca cosa per poter giudicare. Quando discorrevi sotto quel pero, tu eri come un bimbo.

MARTINO Un bimbo.

STAUPITZ Figlio mio, ti hanno costretto a diventare uomohai esitato pi di chiunque altro, come chi ha paura dellacqua fredda e sta l a provarla col piede sino a che non ce lo buttano dentro. Ma ormai non sei pi il fraticello impaurito che si rivolgeva al suo superiore per ricevere rimprovero o lode. Ora, ogni volta che fai un rutto, il mondo si ferma e ascolta. Lo sai che quando assunsi la direzione di questo convento si pubblicavano a malapena trenta libri allanno? Lanno scorso se ne sono pubblicati almeno settecento e la maggior parte qui, a Wittenberg.

MARTINO Il pi bel dono che Dio ha fatto a se stesso stata la stampa. A volte mi domando come avrebbe potuto far senza.

STAUPITZ Ho sentito dire, laltro giorno, che il mondo finir nel 1532.

MARTINO Come data va bene quanto unaltra. S, 1532. Potrebbe essere davvero la fine del mondo. Si potrebbe scrivere un libro e chiamarlo 1532, semplicemente.

STAUPITZ Mi dispiace, Martino, non intendevo venir qua, dopo tanto tempo, per criticarti. Perdonami. Sto diventando vecchio e scemo e impaurito. Quella cena era troppo abbondante per la mia et. Non che non labbia

MARTINO Ve ne prego, dispiace anche a me. Non vi agitate, sono avvezzo alle critiche, Giovanni. Aiutano a tenere i muscoli in esercizio, a non farli diventare flaccidi. Tutti quei vacui cavillatori, quello scaltro pagliaccio, Erasmo, per esempio. Dovrebbe far di meglio, invece pensa solo a camminare sulle uova senza romperle. E in quanto a quel sedere di mandrillo, lo scimmione inglese, Enrico, quel lebbroso disgraziato, figlio di una cagna, quello non ha mai avuto unidea sua in testa, tranne che di chiamarsi Difensore della Fede. (Pausa. Staupitz non ha reagito a questo tentativo di portare la discussione su un piano scherzoso). Per c qualcosa da dire in favore di Erasmo. Lui non si perso dietro alle solite comuni sciocchezze sulle indulgenze, sul Papa e sul Purgatorio. Lui andato dritto al segno. ancora dentro sino agli orecchi nelle questioni della moralit e della possibilit per luomo di guadagnarsi da solo la propria salvazione. Nessuno pu agire bene, nessuno. Dio uno e vero. Ma Dio, e questo Erasmo non lo capisce, Dio imperscrutabile, al di sopra della comprensione umana. E la volont delluomo come un cavallo fra due cavalieri: se Iddio gli salta in groppa, il cavallo andr dove vuole Iddio, ma se gli monta in groppa Satana, andr dove vuole Satana. Non solo: il cavallo non pu scegliere il proprio cavaliere. Sta a quei due decidere. (Pausa). Perch mi accusate? Cosa ho fatto?

STAUPITZ Non ti accuso, Martino, tu lo sai. Luomo giusto il proprio accusate. Perch luomo giusto giudica secondo quello che lui .

MARTINO Cosa vuol dire? Che non sono giusto?

STAUPITZ Cerchi di esserlo, altro non puoi fare.

MARTINO Voi pensate a quei maledetti contadini. Secondo voi avrei dovuto incoraggiarli.

STAUPITZ Non dico questo.

MARTINO Cosa dite allora?

STAUPITZ Non dovevi incoraggiare i principi. Sono stati loro a massacrare i contadini, ce li hai spinti tu. E la causa dei contadini era giusta, Martino. Non era giusta, forse?

MARTINO Non ho detto che non lo fosse.

STAUPITZ E dunque?

MARTINO Non vi rammentate di avermi detto: Fratello, ricordati che tu hai cominciato tutto questo nel nome del Signor Nostro Ges Cristo?

STAUPITZ Ebbene?

MARTINO Padre, il mondo non si governa col rosario. Erano turba, plebaglia, e se non fossero stati repressi e massacrati ci sarebbero stati altri mille tiranni, invece di una mezza dozzina soltanto. Erano plebaglia, e, come tali, erano contro Cristo. Nessuno pu morire per un altro, credere per un altro, rispondere per un altro. Nel momento in cui si provano a farlo diventano plebaglia. Se siamo fortunati possiamo trovare la verit in noi stessi e il massimo che possiamo fare morire ciascuno per conto proprio. Vi ripeto, con San Paolo, ogni persona sia sottoposta alle autorit superiori; perch non v autorit se non da Dio; e le autorit che esistono, sono ordinate da Dio; talch chi resiste allautorit, si oppone allordine di Dio. Questo San Paolo, padre, queste sono le Scritture: E quelli che vi si oppongono, si attireranno addosso una pena.

STAUPITZ S, probabilmente hai ragione.

MARTINO Lamore non fa male alcuno al prossimo; lamore, quindi, ladempimento della legge.

STAUPITZ Ebbene, tutto sembra preordinato. Sono stanco.

MARTINO stato preordinato per me.

STAUPITZ meglio che vada a letto.

MARTINO Tentano di far di me una stella fissa, ma io sono un pianeta in moto, padre. E voi ora mi volete lasciare.

STAUPITZ No, non ti lascio. Ti amo, Martino. Ti amo quanto un uomo possa amare la donna. Ma ormai non siamo pi due frati tranquilli che se ne stanno a chiacchierare in un giardino, sotto un pero. Il mondo cambiato. Anzitutto tu hai creato una cosa che si chiama Germania: hai svincolato una lingua e lhai insegnata ai tedeschi e al mondo non resta che abituarsi al suono di essa. Come una volta noi creammo dal pane il corpo di Ges, cos tu hai creato il corpo dellEuropa, e qualsiasi ne siano le conseguenze il resto del mondo le soffrir per noi. Tu hai sottratto Cristo ai biascicamenti e alle voci melliflue, ai parametri ingioiellati e alle tiare, e lo hai rimesso nel posto cui appartiene, nel cuore di ogni uomo. Ti dobbiamo molto, Martino. Tutto quello che chiedo di non essere troppo violento. Nonostante tutto quello che ci hai detto e ci hai dimostrato, ci sono stati degli uomini qui, alcuni uomini che hanno vissuto santamente. Non devinon devi credere di essere tu, il solo, ad avere ragione. ( vicino alle lacrime e Martino non sa cosa fare).

MARTINO Che altro posso fare? Che altro? (Si preme laddome con la mano).

STAUPITZ Che hai?

MARTINO Oh, il solito vecchio male. Tutto qua.

STAUPITZ C qualcosa che mi ha sempre reso perplesso, e che ho sempre voluto chiederti.

MARTINO Cosa?

STAUPITZ Alla Dieta di Worms, quando ti posero quelle due domande, perch chiedesti un giorno di tempo prima di rispondere?

MARTINO Perch?

STAUPITZ Da mesi sapevi quel che avresti risposto. Il cielo sa quante volte me lhai detto. Perch hai preso tempo?

Pausa.

MARTINO Non ero sicuro.

STAUPITZ Lo sei stato, dopo?

MARTINO Ho aspettato la voce del Signore, ma non ho sentito che la mia.

STAUPITZ Lo sei stato, dopo?

Pausa.

MARTINO No.

STAUPITZ (lo abbraccia). Grazie, figliolo. Iddio ti benedica. Spero che tu dorma meglio, ora. Buona notte.

MARTINO Buona notte, padre. (Esce Staupitz e Martino resta solo. Beve il suo vino) Oh, Signore, io credo. Credocredocredo. Impediscimi solo di cessar di credere.

Si accascia sulla sedia. Entra Caterina in camicia da notte con in braccio il loro bambino, Hans.

CATERINA Piangevadeve aver fatto di nuovo un brutto sogno. Non vieni a letto?

MARTINO Fra poco, Katie. Fra poco.

CATERINA Cerca di non far troppo tardi. Hai una ceranon hai la cera che dovresti avere. (Si volta per andarsene).

MARTINO Dammelo qua un momento.

CATERINA Per

MARTINO Dammelo qua un momento.

CATERINA Per cosa? Prender freddo.

MARTINO Non prender freddo, stai tranquilla. Per favore, Katie, dammelo.

CATERINA Lo sai che sei strano?! Va bene, ma solo cinque minuti. Non star l con lui tutta la notte. Si riaddormentato. Se lo tieni qua, ricomincer a sognare male.

MARTINO Grazie, Katie.

CATERINA Eccolo. Che non prenda freddo! tuo figlio.

MARTINO Stai tranquilla.

CATERINA Che non prenda freddo. (Si ferma prima di uscire) Non far tardi.

MARTINO Buona notte, Katie. (Esce Caterina. Resta Martino col bimbo addormentato in braccio. Martino con tenerezza) Cosa stato? Era il diavolo che ti dava noia? Era lui? Il vecchio Satana? Non te la prendere, chiss che un giorno non diventiate amici. Basta che tu impari a voltargli il sedere e fargli un peto. Non avere paura. Il buio non mai cos buio come lo si immagina. Lo sai? Mio padre aveva un figlio e questi dovette imparare una durissima lezione. Impar che luomo un piccolo animale senza difesa, non creato dal padre suo, ma da Dio. difficile accettare che sei figlio di qualcuno, e che non sei il padre di te stesso. Non fare brutti sogni, figlio mio, non farli ancora. Verranno anche troppo presto. (Si alza) Avresti dovuto vedermi alla Dieta di Worms. Ero quasi come te, quel giorno Come se avessi imparato di nuovo a giocare, nel mondo, come un bimbo ignudo, Sono venuto per mettere il figlio contro il padre, dissi allora e mi ascoltarono. Proprio come un bimbo. Eh! E ora andiamo a nanna, vero? Abbi pazienza e mi vedrai. Lo ha detto Cristo, figlio mio. Spero torni ad essere cos. Lo spero. Speriamolo, eh?!... Speriamolo. (Martino si stringe il bambino fra le braccia, poi lentamente esce).

fine

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