Mamouret


MAMOURET

Commedia in tre atti e sette quadri

di JEAN SARMENT

Versione e adattamento italiano di Vittorio Guerriero e B.L. Randone

PERSONAGGI

MAMOURET

ANTONIO MAMOURET, padrone del Leone doro

FERDINANDO MAMOURET, sindaco di San Savary

ALFONSO MAMOURET, droghiere

LO ZIO GIOVANNINO, colonnello a riposo

MARCO FRANCONI, domatore

MONSIGNOR FRANCESCO MAMOURET

LORENZO MAMOURET

GUGLIELMO MAMOURET

ARMANDINA MAMOURET, moglie di Antonio

GISELLA MAMOURET

MARIA MAMOURET

STELLA, cavallerizza

UN GIORNALISTA

A San Savary, una cittadina francese di provincia.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Una vasta sala d soggiorno al pianterreno dell'albergo del Leon d'oro, nella cittadina di San Savary. Sulla parete di fondo, la porta d'entrata principale della locanda e una finestra. Si scorge la strada. A sinistra, due porte verso le stanze. E' sera. (All'alzarsi del sipario, Maria e Gisella, stanno sparecchiando la tavola).

QUADRO PRIMO

Gisella - (viene dal fondo con un cesto vuoto per le stoviglie) Gi le nove... Saranno qui fra poco - (ironica)... i signori del Consiglio...

Maria - Ancora una riunione?

Gisella - S... riservata ai consiglieri membri della famiglia Mamouret.

Maria - (ripiega la tovaglia aiutata da Gisella) Ne fanno delle chiacchiere per preparare la festa della nonna.

Gisella - (ripiegando la tovaglia) Non capita tutti i giorni un parente che compie cento anni... E poi gli uomini si divertono a chiacchierare, a discutere... Le nostre chiacchiere le chiamano pettegolezzi... le loro, politica...

Maria - Quanti coperti c'erano? Sai che se manca un cucchiaino pap ne fa una tragedia.

Gisella - Erano sette, mi pare. (Porta sulla tavola il cesto e le due ragazze lo riempiono d stoviglie) Maria, sai il viaggiatore... quello che partito stamattina?

Maria - Quale viaggiatore?

Gisella - Quello con i capelli da musicista e i calzini a quadretti rossi. Mi ha fermata nel corridoio e mi ha detto che innamorato di me.

Maria - E poi?

Gisella - (indecisa, ridendo) E poi... poi... mi ha stretto alla vita cos (abbozza il gesto intorno alla vita di Maria) come per farmi capire meglio quello che diceva. Mi ha parlato d'amore.

Maria - Come nelle canzonette!

Gisella - E mi ha detto che nel viottolo, dietro al mulino, di notte, non ci passa mai nessuno. Bella scoperta! Come se io, che sono del paese, non me ne fossi mai accorta!

Maria - (con una punta di severit) E tu l'hai lasciato fare?

Gisella - (riprendendo il lavoro) E tu, piuttosto, quel giovanotto che stato qui poco fa?

Maria - (sussultando) Quello con gli stivaloni e il frustino?

Gisella - Gi, quello con gli stivaloni e il frustino. Quello del circo.

Maria - Quello che vestito come nei film, col cappello largo, alla messicana?

Gisella - Un bel giovane, ma sai che ti ha guardata tre volte di seguito: con queste camicette da estate le occhiate vanno a finire dove vogliono...

Maria - Ma Gisella! Io non me ne sono accorta. (Un po' trasognata) Deve essere tanto bello sentire il cuore che fa male, quando si pensa ad un uomo, e che lui fa l'indifferente...

Gisella - (stupita) Leggi troppi fumetti, tu.

Maria - (sempre in estasi) Lui l, davanti a te, come se fosse venuto apposta. E, invece, no... Vorresti che lui ti dicesse: Signorina, va anche lei da quella parte? Allora possiamo fare un pezzo di strada insieme... . Invece non dice niente, sorride... forse a un'altra donna... forse a un paese che ha veduto. E se ne va.

Gisella - Sei gi innamorata di lui! (Si sente rumore di passi) E non il momento di fare della poesia... stanno arrivando i signori consiglieri. (Dalla porta che da sulla strada, entrano, insieme, Ferdinando Mamouret, farmacista e sindaco di San Savary, cinquant'anni, accompagnato da Giovanni Mamouret, ottantenne un po' rimbambito, che marca un passo militare).

Ferdinando - (entra e guarda l'orologio della sala confrontandolo con il suo) Come sempre arrivo per primo. (A Gisella che sta andandosene) Dov' l'illustrissimo Antonio Mamouret, proprietario del Leon d'oro.

Antonio - (comparendo da una delle porte a sinistra e scendendo la scaletta) Eccomi qua. (A Maria) Hai sparecchiato? Hai contato i coperti?

Maria - S, pap.

Antonio - Hai fatto bene. Il mondo pieno di ladri di cucchiaini. (Gisella e Maria escono).

Giovannino - (dopo aver cercato, sempre marcando il passo, una sedia, si siede) Uno, due... Battaglione... alt! Uno... due. Rompete le righe!

Antonio - Riposo!

Ferdinando - Sarebbe bene che anche i due ragazzini fossero presenti.

Giovannino - E' giusto. Tutti all'appello!

Alfonso - (comparendo da una porta a sinistra) Sono anche loro dei Mamouret... Almeno presumibilmente.

Antonio - Adoperi delle parole troppo difficili per un droghiere. (Chiama) Lorenzo... Guglielmo...

Lorenzo - (appare da una porta a destra) Cosa c'? (Vede presenti e intuisce l'imminenza della riunione) Ancora discussioni? Proprio ora che c' alla radio il Quarto d'ora dello sport.

Antonio - Sei della famiglia, s o no?

Lorenzo - E va bene! S, lo sono. (Convenevoli abituali).

Guglielmo - (entra dalla porta a sinistra) Eccomi qua. (Ad Alfonso) Sai, pap, avremo il circo equestre per due sere, con i leoni e le cavallerizze.

Giovannino - Cavallerizze a cavallo? Flop... Hop...

Alfonso - Me ne infischio del circo... preferisco il cinema.

Ferdinando - (un po' solenne) Dunque, non perdiamo tempo. Noi ci siamo riuniti qui perch...

Antonio - Lo so benissimo, perch vi siete riuniti qui: perch, con la scusa che siamo parenti, bevete la mia birra... Ed io la faccio venire apposta da Strasburgo.

Ferdinando - Senti Antonio, a forza di morire poco e di nascere molto, siamo riusciti in famiglia ad essere centoquarantasette fra padri, figli, zii, cugini. E su centoquarantasette Mamouret d'ambo i sessi, c' un solo avaraccio, e sai chi ?

Armandina - (esce da una porta a destra. E' una donna sulla quarantina, vivace) Non avrete mica cominciato senza di me?

Ferdinando - No, cara. Sediamoci, e... (guarda Antonio un po' di sbieco) da bere.

Antonio - (a Lorenzo) Va' a prendere tre bottiglie di birra fresca. (Lorenzo esce) No, no... due. Basteranno per ora.

Ferdinando - Dunque, il problema da risolvere sempre quello: dove bisogna fare i festeggiamenti? Davanti al municipio o qui? Io starei per il municipio.

Alfonso - Naturalmente. (Lorenzo torna con le bottiglie).

Ferdinando - Qual il punto pi importante, il centro, il cuore, la mente, di una citt? Il municipio. Dunque, municipio. Baster far costruire una bella tribuna d'onore.

Alfonso - Certo, per il ministro e per il prefetto, la tribuna indispensabile.

Antonio - (interviene furibondo) Tribuna d'onore, ministro, fanfare. Ma la locanda del Leon d'oro, gloria ed orgoglio della famiglia Mamouret? La meravigliosa locanda fondata nel 1856 con le sue specialit regionali, vini scelti e birra, saloni per banchetti, eccetera, dove me la mettete?

Ferdinando - Ma non si tratta di questo, Antonio.

Antonio - Ascoltami bene, Ferdinando, tu sei sindaco, ma sono proprio le specialit regionali, vini scelti e birra, che tu hai l'aria di disprezzare, quelle che ti hanno permesso di fare gli studi da farmacista. Se oggi sai fare delle pillole purgative, lo devi ad esse; se oggi sei sindaco lo devi alle specialit...

Ferdinando - Eccetera... eccetera. Ma cosa vai a tirar fuori? Nonna Mamouret, con i suoi cento anni che sta per compiere, appartiene a tutti i cittadini, a tutta la citt.

Antonio - Ebbene, sulla tribuna d'onore ci andrete voi e ci giuocherete a scopone con il ministro e con il prefetto.

Alfonso - Parla chiaro, Antonio.

Armandina - Cosa intendi dire?

Antonio - Intendo dire che su quella tribuna la nonna non ci salir.

Ferdinando - Come sindaco, ho diritto s o no, di dire la mia? La nonna una specie di monumento nazionale. Il capofamiglia sempre lei, non bisogna dimenticarlo. Ha la testa stanca, dice spesso delle sciocchezze, d'accordo...

Antonio - Ma sentitelo, parla della nonna come se fosse una rimbambita. Ah, se non ci fossi stato io, qui, tu l'avresti messa all'ospizio.

Alfonso - Andiamo, Antonio...

Antonio - E' penoso sentir insultare una povera vecchia che fra qualche giorno avr cento anni.

Giovannino - E io? Ne ho ottanta suonati. Dopo la nonna vengo io.

Antonio - Tu mi fai il piacere di non divertirti a sferrare controffensive, perch, se vuoi che ti lascino presidente onorario della fanfara, devi dire sempre di s.

Giovannino - S, ma quarantanni fa...

Antonio - Quarantanni fa il vino costava due soldi il litro e tu andavi a cavallo. Adesso vai a piedi e il vino costa cento franchi.

Ferdinando - Allora, la tribuna d'onore dove la mettiamo?

Antonio - Dove volete metterla? Davanti al Leon d'oro , che diamine! Lorenzo, ancora due bottiglie... no, basta una... (Lorenzo esce).

Ferdinando - Abbi pazienza, Antonio, ma c' anche una questione di prestigio: come sindaco e di fronte al ministro...

Antonio - Se il ministro non contento, non ha che da conservare in tasca il discorso e la medaglia... La medaglia alla nonna gliela daremo noi, con il cuore, e sar meglio.

Alfonso - Posso dire una parola?

Antonio - No... o fate la tribuna d'onore davanti al Leon d'oro e allora musica, discorsi e decorazioni. Se fate la festa davanti al municipio, allora mi dispiace tanto, festeggerete i cento anni della nonna senza la nonna.

Alfonso - Perch? (Lorenzo rientra con le bottiglie).

Antonio - Perch la nonna io la chiudo a chiave nella sua stanza. Tu riporta indietro le bottiglie. Capito?

Alfonso - Senti, Antonio...

Antonio - Dovrei prestarvi la nonna per far piacere agli invitati del signor sindaco e perch la gente che avr sete, dopo la cerimonia, vada a prendere la birra, una pessima birra, al caff della Posta? Io qui ho dodici finestre che danno sulla strada e che affitter a prezzi eccezionali, senza contare gli scalini laterali. Si tratta s o no di onorare l'et, la famiglia, la virt, il lavoro? E allora che la gente paghi.

Ferdinando - Certo hai ragione, gli interessi legittimi del commercio... Bisogna pensare anche a quelli.

Antonio - Allora che cosa decidiamo?

Ferdinando - Debbo riconoscere che il tuo punto di vista giusto. (Consensi, mormorii).

Giovannino - Vorrei un po' di birra, non ne ho ancora avuta. (Mostra il suo bicchiere vuoto).

Antonio - Un momento: tu dove la vuoi la tribuna d'onore?

Giovannino - Davanti al Leon d'oro.

Antonio - Benissimo. E allora eccoti la birra. (Lo serve).

Ferdinando - (che vuol concludere la discussione) Vedo che siamo tutti d'accordo. Allora, davanti al Leon d'oro.

Antonio - (esultante) Lorenzo, va' a riprendere la bottiglia di birra. Anzi, portane due! (Lorenzo esce).

Ferdinando - C' un'altra questione: ci siamo messi in rapporto con il direttore di un circo equestre che si trova nella regione.

Guglielmo - E' un pezzo che non c' stato un circo in paese, un circo vero, coi leoni, le tigri... (Lorenzo rientra con le bottiglie. Serve da bere).

Lorenzo - E le cavallerizze, te le sei dimenticate?

Ferdinando - Pare che sia un buon circo. Ecco il manifesto stampato. (Tira fuori un manifesto, lo apre e legge) Il domatore Marcus, i suoi leoni, le sue tigri del Bengala. Vedete, a colori. (Tutti guardano il manifesto).

Armandina - Un bell'uomo quel domatore.

Alfonso - Sai, nei manifesti, tutti gli artisti sono belli.

Lorenzo - (guardando il manifesto) E che bella cavallerizza...

Ferdinando - Non si tratta di sapere se la cavallerizza ti piace o no. Lo diamo questo permesso per sabato e domenica nella grande piazza?

Alfonso - Ma sabato c' la festa della nonna!

Antonio - E allora?

Ferdinando - Troppe feste tutte in una volta. La festa della nonna richiamer molta gente, anche senza il circo.

Alfonso - Per i commercianti meglio separare le due cose.

Ferdinando - Allora diciamo di no al circo. Daremo l'autorizzazione per la settimana ventura.

Antonio - (nervosamente d un pugno sul tavolo) Come volete!

Alfonso - Senti, Antonio...

Antonio - Ho da fare i conti della giornata e abbiamo gi chiacchierato abbastanza.

Ferdinando - Non t'arrabbiare, Antonio.

Antonio - E' inutile avere una locanda di prim'ordine, per poi vedersi boicottare ogni momento.

Alfonso - Ma cosa dici?

Antonio - (che stava andandosene, ritorna bruscamente indietro) Io voglio la fiaccolata, la giostra, le baracche, e sabato sera anche il circo, poi ballo notturno... tutta la notte. Se cos va bene, altrimenti prendo il treno e vado a passare la domenica altrove.

Alfonso - Ma perch tanti festeggiamenti in una volta?

Antonio - Perch se c' un circo equestre, se ci sono delle baracche, delle giostre, dei balli, la gente dei paesi vicini verr la sera prima per il circo e per le baracche, poi assister alla festa della nonna, e alla sera avranno talmente bevuto e mangiato che non se la sentiranno pi di tornare a casa.

Ferdinando - E allora?

Antonio - A questo punto intervengo io e triplico il prezzo delle camere. Voglio che la festa della nonna sia utile a tutti, che sia domenica per tutti e, a cominciare da sabato, uffici chiusi, niente scuole e niente poste. La farmacia, quella, pu restare aperta.

Lorenzo - (ironico) La farmacia Mamouret.

Antonio - Bisogna pensare a quelli che nei giorni di festa mangiano e bevono troppo. Come farebbero, poverini, ad andare all'altro mondo senza la tua magnesia?

Ferdinando - Certo. I Mamouret si sono sempre fatti trovare in prima fila sulla strada delle grandi idee umanitarie.

Alfonso - I Mamouret hanno sempre saputo fare i loro affari molto bene, per non bisogna essere troppo rapaci.

Antonio - Rapaci? Non dimentichiamoci che da cinque generazioni i Mamouret del Leon d'oro fanno vivere il paese. Cosa c'era qui prima della fondazione del Leon d'oro ? Due o trecento disgraziati che non avevano mai sentito parlare n del rubinetto dell'acqua, n del libretto di risparmio. Adesso sanno perfettamente che cosa debbono fare dei loro soldi e fanno il bagno una volta il mese... la civilt insomma...

Ferdinando - Andiamo, Antonio, questo lo sanno tutti.

Antonio - (senza calmarsi) La famiglia Mamouret come una regina del paese, una regina dalle idee repubblicane, ma regina lo stesso.

Alfonso - Bravo Antonio.

Ferdinando - Bravo per tutti i centoquarantasette Mamouret!

Guglielmo - I Mamouret li rispettano tutti.

Antonio - E possono farlo. Mai uno scandalo nella famiglia.

Armandina - Mai uno scandalo!

Ferdinando - Non una famiglia, ma un blocco di marmo bianco!

Alfonso - Centoquarantasette Mamouret che fanno onore al paese.

Ferdinando - Alla regione!

Lorenzo - (divertendosi) Alla nazione.

Giovannino - (alzandosi in piedi e battendo i tacchi) Alla Patria.

Antonio - Al mondo! (Improvvisamente) E il latte per la nonna? Sono le dieci, Armandina.

Armandina - Hai ragione. Vado subito. (Esce).

Ferdinando - Allora per il circo siamo intesi? Firmo il permesso. (Scrive).

Antonio - E adesso parliamo un po' di cose serie. Lo zio Giovannino si sta occupando delle prove della fanfara?

Giovannino - Tutte le mattine, dalle undici a mezzogiorno.

Antonio - E come se la cavano?

Giovannino - Cos, cos... i pi bravi suonano lentamente in modo che gli altri possano seguirli.

Alfonso - (ad Antonio) E ti preoccupi per questo?

Antonio - No, quelli che mi preoccupano sono i discorsi.

Alfonso - Quali discorsi?

Antonio - In una cerimonia come quella che stiamo preparando, ci vogliono i discorsi.

Ferdinando - E hai paura che il ministro non trovi le parole?

Antonio - I ministri non sono capaci di ascoltare i discorsi degli altri. Si annoiano persino quando leggono i loro. Penso a quello che dovr dire la nonna.

Lorenzo - Volete farla parlare?

Antonio - Se avesse una cinquantina d'anni di meno, non sarei preoccupato.

Ferdinando - Se avesse cinquantanni di meno, non sarebbe centenaria.

Antonio - (cercando di spiegare il suo concetto) Ci vorrebbe qualcuno che le suggerisse quel che deve dire una centenaria che ancora padrona dei suoi ricordi e che prende regolarmente i suoi pasti all'eccellente locanda del Leon d'oro .

Ferdinando - Andiamo, via, risolviamo la faccenda del discorso. Ci vorrebbe qualcuno che sapesse cosa deve dire una centenaria nel giorno della sua festa.

Alfonso - Il maestro di scuola, per esempio.

Antonio - No, ci metterebbe subito la politica.

Ferdinando - E il cugino vescovo? L'onore della famiglia?

Alfonso - Se ci si mette di mezzo anche il vescovo...

Antonio - Volevate escluderlo?

Alfonso - Allora dovremo anche sopportarci il vescovo qui?

Antonio - S, mio caro, il vescovo, il cugino vescovo, monsignor Mamouret verr qui e sar ricevuto con tutti i riguardi perch le sottane nere' a me non piacciono, ma intendo rispettarle.

Ferdinando - (stupito) E' la prima volta che ti sento fare dei discorsi simili.

Antonio - S. Sono fiero di avere un cugino vescovo.

Alfonso - Ma anch'io ho un cugino vescovo (indica Ferdinando) e anche lui. Tutti i Mamouret hanno un cugino vescovo, ed lo stesso cugino e lo stesso vescovo.

Antonio - E il vescovo verr alla festa. (Con dignit) L'ho invitato io.

Ferdinando - Tu? Hai invitato monsignore?

Antonio - Nella lettera gli ho perfino ricordato che quando eravamo bambini giuocavamo sempre insieme, alle boccette.

Alfonso - E lui che cosa ha risposto?

Antonio - Che non lo ricorda molto bene, ma che verr lo stesso. Spero che verr vestito da vescovo.

Alfonso - Certamente. Per tu, Antonio, non avresti dovuto invitarlo, lo sanno tutti che sei anticlericale.

Antonio - Sono anticlericale, ma sono orgoglioso di avere un cugino vescovo. Non si diventa vescovo cos...

Ferdinando - Per potevi consultarci.

Antonio - (scattando) Ma fatemi il piacere, vi conosco, signori anticlericali. Voi sarete tutti felicissimi di andare ad aspettare il signor vescovo alla stazione. (Gli altri tentano di protestare) Certo posso garantirvi una cosa: io, l'anello al vescovo, non glielo bacio. No e poi no. Per sar una bellissima festa lo stesso.

Ferdinando - Non saranno un po' troppe tutte queste emozioni per la nonna?

Antonio - Ma sta benissimo. Guardala.

Armandina - (ha aperto la porta del pianterreno ed entra sostenendo la signora Mamouret) Sta talmente bene che ha voluto venire qui a darvi la buonasera. (La signora Mamouret, aiutata da Armandina, si dirige verso il centro della scena dove le preparano una sedia. Saluti e premure da parte di tutti).

Antonio - (intenerito) Cara, santa donna.

Giovannino - (battendo tacchi) Buonasera, mamma.

Armandina - Allora, nonnina, niente sonno stasera? (La signora Mamouret borbotta scuotendo il capo: Cos, cos) Fra poco bisogna andare a nanna.

Mamouret - A nanna, io? E' presto per me. Tu piuttosto, Giovannino, sei ancora in piedi?

Alfonso - I bambini a quest'ora dovrebbero essere gi a letto.

Mamouret - Per chi stai parlando? Per me o per Giovannino? S, andr a dormire. Un momento...

Armandina - La nonna vuole prima il latte con il pane.

Mamouret - S, il latte con il pane.

Ferdinando - La nonna si ricorda di tutto... si ricorda perfino le guerre...

Mamouret - S, avevo quasi vent'anni, i tedeschi sono venuti fino a Parigi. Li ho visti, il generale si chiamava Bismark. Aveva un chiodo sull'elmetto.

Alfonso - E le altre guerre?

Mamouret - S, le altre, ogni tanto c' una guerra; perch sono cos cattivi gli uomini che non riescono mai a mettersi d'accordo? Molto zucchero nel latte, mi raccomando.

Antonio - Ma certamente. Pane e latte, lo so che vi piacciono.

Mamouret - Mi piacciono, mi piacciono... fino a un certo punto...

Lorenzo - (offrendo una bottiglia) Nonna, un goccio di vino?

Antonio - Non voglio che la facciate bere. Non voglio. Rimetti via la bottiglia.

Mamouret - Che vino ?

Lorenzo - Bianco passito.

Mamouret - Ai miei tempi il bianco passito lo facevano bene, onestamente, senza intrugli. Adesso mi hanno detto che lo fanno perfino con le polverine. (Decisa) Non lo voglio. Ma voglio molto zucchero nel latte. (Guglielmo porta il latte alla nonna che comincia a mangiare).

Antonio - Stasera la nonna in vena... ci sono delle sere che non si riesce a tirarle fuori nemmeno una parola.

(Antonio, Alfonso e Ferdinando sono vicini alla ribalta. La signora Mamouret in secondo piano con Armandina).

Alfonso - Sai, Antonio, quanto ai tuoi progetti di fidanzamento...

Antonio - Quale fidanzamento? Ferdinando con Maria...

Alfonso - Non so se facciamo bene ad affrettare le cose.

Ferdinando - Secondo me c' tempo, si possono lasciar liberi ancora un poco.

Antonio - Questi matrimoni sono una tradizione nella nostra famiglia. Li abbiamo lasciati liberi questi bravi ragazzi fino a vent'anni. Hanno avuto tutto il tempo di divertirsi e di profittare della giovinezza. Adesso basta.

Alfonso - Pu darsi che tu abbia ragione per Lorenzo. Ma Guglielmo, credi che piaccia a Maria?

Antonio - Credo che Maria si lasci sbaciucchiare volentieri da Guglielmo.

Alfonso - Forse, ma senza convinzione. Non credo che Maria incontri Guglielmo in tutti i suoi sogni. Ah! il cuore che macchina delicata! Chiedi un po' ad Armandina: le donne di queste cose se ne intendono pi di noi.

Antonio - (ironico e ad alta voce) Armandina, vieni qui. (Armandina si avvicina) Alfonso vuol sapere se, prima di sposarmi, mi sognavi tutte le notti.

Armandina - No. Ho sempre sognato poco.

Antonio - (ad Alfonso) Armandina era una ragazza seria. Ci davamo qualche bacetto, cos... avevamo vent'anni... Ma pensavamo alla famiglia.

Armandina - Avevano cominciato a dirmelo da bambina: Tu sposerai Antonio.... E l'ho sposato.

Antonio - Del resto, con mio padre Gaspare, c'era ben poco da discutere... E Gustavo il nonno... (Armandina torna a spingere la poltrona a rotelle sulla quale Mamouret) Non vero, nonna? Vostro marito Gustavo, quello s che era un uomo!

Mamouret - Lo era s.

Antonio - Con lui bisognava filar diritto.

Mamouret - Gustavo non mi ha mai fatto un rimprovero.

Antonio - E tutti lo rispettavano, non vero, nonna?

Mamouret - E avevano paura di lui, e lui, in fondo, era contento di far paura alla gente.

Ferdinando - E allora sposiamo i ragazzi, e che facciano presto degli altri Mamouret.

Antonio - Ne faranno... ne faranno. I Mamouret, una volta sposati, non stanno mai in ozio, non vero, nonna?

Mamouret - C' un proverbio che dice: quando il gallo canta da solo non ha nessun bisogno di domandare quale sia il parere delle galline . (Tutti ridono).

Ferdinando - (alzandosi) Arrivederci, nonna, arrivederci, Antonio. (Bacia la nonna).

Antonio - Arrivederci.

Ferdinando - (che stava allontanandosi) Ah, senti, se viene quello del circo equestre, ecco il permesso gi firmato.

Antonio - Va bene.

Ferdinando - Ci metterai il suo vero nome, non il nome da circo. E' pi regolare.

Antonio - D'accordo. (Ferdinando se ne va) Guglielmo, metti un po' d'ordine.

Guglielmo - S, zio. (Entrano Gisella e Maria).

Gisella - Finito il consiglio?

Alfonso - Ah! ecco le due primavere.

Lorenzo - (a Gisella quasi abbracciandola) Sei pi primavera del solito!

Antonio - Piano, Lorenzo, un po' di contegno, che diamine! Dev'essere il tempo che vi scalda la testa!

Alfonso - Be', sono ragazzi. E con questo, buona sera a tutti. (Bacia la nonna, fa un altro saluto militare allo zio Giovannino ed esce incrociando Marco. Questi un uomo sulla trentina, robusto, distinto, nervoso, con le tempie leggermente inargentate. Ha stivaloni e un cappello alla cow-boy. Tutti lo guardano con curiosit).

Marco - Buonasera, signori.

Antonio - Buonasera. (Maria, che stava parlando con Guglielmo, si svincola bruscamente). E' un po' tardi, veramente. Siete quello del circo?

Marco - S, Circo Marcus. (Guarda Gisella e Maria che frattanto si sono avvicinate) Buonasera, signorine... come vedete, ci si ritrova... (Gisella e Maria ridono).

Antonio - Stasera niente spettacolo?

Marco - No, abbiamo terminato il giro. Una settimana di riposo prima di partire verso il Mezzogiorno.

Antonio - Allora vi farebbe comodo dare due rappresentazioni qui, sabato e domenica?

Marco - Certamente. Ci farebbe comodo e piacere.

Antonio - Non c'eravate mai stato a San Savary?

Marco - No, mai; non pensavo nemmeno di venirci.

Antonio - E invece...

Marco - (accendendo una sigaretta) E invece, eccomi qua. Scusate, c' qui in paese una famiglia che si chiama Mamouret?

Antonio - Certo che c'.

Marco - Mio nonno, che morto molto vecchio, mi ha detto un giorno, e l'avevo scritto in un quaderno: Se ti capita di andare a San Savary, va' al cimitero e informati dove sepolta una certa signora Mamouret, Caterina Mamouret. Va' sulla sua tomba e mettici un fiore, uno solo, ma bello.

Antonio - Perch poi vi avr detto cos?

Marco - Chi lo sa? Una raccomandazione. Avr certo avuto una sua buona ragione.

Antonio - Ebbene, vostro nonno si sbagliava. A San Savary c' la famiglia Mamouret, ma la nonna, la signora Caterina Mamouret, ancora viva. Compie cento anni domenica prossima.

Marco - (indifferente) Beata lei!

Antonio - Eccola, guardate, non avete che da voltarvi: quella l la signora Caterina Mamouret. (Marco si volta e vede la centenaria. La signora Mamouret fa un cenno di saluto).

Mamouret - Chi questo giovanotto? Non l'ho mai visto.

Antonio - E' un signore di passaggio che ha un circo equestre.

Mamouret - Un circo... un circo... quando ero giovane mi piaceva andare al circo... E che cosa fa nel circo, questo giovanotto? Fa i salti mortali o cammina con le mani?

Marco - No, faccio il domatore, signora; entro nella gabbia delle bestie feroci.

Mamouret - (un po' trasognata) Ah! certo... le bestie feroci... in un circo...

Antonio - A proposito, signor Marco, il sindaco mi ha dato il vostro permesso. Basta mettere nome e cognome. (Gli mostra la carta).

Marco - Va bene.

Antonio - Per la legalit del permesso necessario mettere il proprio nome vero; non Marcus.

Marco - D'accordo, mi chiamo Franconi: Marco Franconi.

Antonio - (ripete scrivendo) Franconi Marco.

Mamouret - Che cos'hai detto?

Antonio - Niente di importante, nonna.

Mamouret - Importante o no, hai detto Franconi?

Antonio - E' il signore del circo che si chiama cos. Franconi. Avete capito? Adesso siete contenta, nonna?

Mamouret - Franconi... Franconi...

Antonio - Adesso capacissima di ripetere il vostro nome per un'ora di seguito. (Marco guarda la centenaria con una curiosit sorridente) Signor Franconi, dovete firmare qui. (Gli d il permesso).

Marco - Grazie. (Firma) Buonasera. (Fa alcuni passi. Mentre sta per passare davanti alla centenaria, la signora Mamouret, con un gesto tremante della mano, lo ferma).

Mamouret - Hai detto che ti chiami Franconi... Franconi...

Marco - S, signora, Franconi.

Mamouret - Tuo padre ancora vivo?

Marco - Morto... caduto dal trapezio...

Mamouret - Come si chiamava?

Antonio - Adesso non la finisce pi.

Marco - Leonardus nei manifesti. Luciano... Luciano Franconi.

Mamouret - E tuo nonno?

Marco - Morto vent'anni fa... Quelli della vostra epoca devono averlo conosciuto. Lo chiamavano Alessandro nei manifesti... L'uomo che spezza le catene.

Mamouret - Di', Maria, ha ben detto Franconi questo giovanotto?

Maria - S, nonna.

Mamouret - (a Marco) Allora, buonasera, Franconi.

Marco - Buonasera, signora.

Mamouret - (con ardore) No, chiamami nonna. Ci verr anch'io al tuo circo. Domenica la mia festa e voglio andare al circo. Mi piace il circo... e vedrai come batter le mani... (Batte le mani e palesa una grande gioia, accennando a una specie d salto danzato, accompagnata subito da Giovannino).

Antonio - (severo) Cosa fate, nonna? Conservate le energie per la cerimonia di domenica. Calmatevi.

Mamouret - E a te, Franconi, piace ballare?

Antonio - Ma, nonna, cosa vi piglia? (A Gisella e Armandina) Portatela in camera sua. (A Marco) La nonna diventa un po' anarchica quando ha ce-

nato, - (ha signora Mamouret segue docilmente Gisella che la guida, ma sembra bruscamente trasformata, come agitata da nuovi pensieri).

Mamouret - Il ballo... il circo... la musica da circo... (Accenna accompagnata da Giovannino) Pa, pa, papa... (Si allontana ed esce da sinistra con Armandina. Giovannino e Gisella accompagnano la sua canzone con piccoli gesti scuciti).

Antonio - Maria, chiudi tu? (A Lorenzo e Guglielmo) Andiamo, aiutatemi a fare i conti. Buonasera. (Escono da destra. Rimangono Maria e Marco. Maria si accinge a chiudere il locale. Ad un certo momento finge di accorgersi della presenza di Marco).

Maria - Voi? Credevo foste gi uscito.

Marco - (calmo) Vi riconosco, siete la signorina che non ride mai... nemmeno quando la guardano per tre volte di seguito. Come vi chiamate?

Maria - La bruna, quella vestita di rosa, si chiama Gisella.

Marco - Ride un po' troppo, ma una bella ragazza. Ma il vostro nome che desidero sapere.

Maria - Mi chiamo Maria. (Ha la voce un po' velata dalla timidezza).

Marco - Bello.

Maria - Troppo comune, ma necessario in famiglia. Qui ci deve sempre essere una Maria, per tradizione... E' capitato a me.

Marco - Se ne avessi diritto, vi chiamerei Mariellita.

Maria - Mariellita mi farebbe pensare alla Spagna, dove portano dei fiori rossi in mezzo ai capelli. (Ride).

Marco - Allora... Kild... come la mia leonessa preferita, quella alla quale voglio pi bene.

Maria - Kiki... un bel soprannome. (Pausa).

Marco - E la vostra festa quand'? Scusatemi, non me ne intendo molto di santi e di calendari.

Maria - Ci sono troppe Marie e non se ne festeggia nessuna. La nonna, quando se ne ricorda, festeggia il mio compleanno.

Marco - Non se ne deve ricordare molto spesso la nonna.

Maria - Vive un po' nel sonno. Cento anni.

Marco - Sono molti!

Maria - Ha detto che mi far un regalo quando compir vent'anni: il 18 settembre... il giorno della mia nascita.

Marco - Settembre.... io sar in Provenza o gi in Corsica...

Maria - Sempre in viaggio con i vostri leoni?

Marco - S.

Maria - Sono cattivi?

Marco - Dipende dalle giornate.

Maria - E quando brontolano, che cosa fate?

Marco - Sparo dei colpi di rivoltella.

Maria - E i leoni si lasciano impressionare?

Marco - I leoni no, ma il pubblico s. La rivoltella non fa paura ad un leone di cattivo umore.

Maria - E che cosa, allora, gli fa paura?

Marco - Lo sguardo.

Maria - (turbata) Avete un modo di guardare voi... Ora capisco; ma non sono mica una leonessa io. (Chiude una finestra) Fa fresco...

Marco - E come vi guarda il vostro innamorato?

Maria - Non l'ho.

Marco - Davvero? Non ci credo.

Maria - Ho un cugino che debbo sposare, ma...

Marco - Se non gli volete bene perch lo sposate?

Maria - Hanno deciso cos. Nella nostra famiglia ci si sposa sempre fra parenti.

Marco - E le spose sono felici?

Maria - (che ha udito suonare le dieci, dopo aver guardato l'orologio) Le dieci. E' tardi. Allora, debuttate sabato?

Marco - S. (Le si avvicina e le carezza dolcemente i capelli. Maria lascia fare in un primo momento, poi si svincola) Vi ho fatto male?

Maria - No, avete una mano dolce... non lo avrei creduto.

Marco - Perch faccio il domatore? Non sono sempre stato nel circo. Mio padre aveva delle ambizioni per me e ho studiato. Poi, la fatalit mi ha costretto a ritornare nel circo. Mio padre caduto dal trapezio, morto, e anche il circo sarebbe morto. Non si pu lasciar morire un circo: ho lasciato i libri e ho ripreso la frusta.

Maria - E adesso?

Marco - I carrozzoni... la vita nomade... Mai pi di due o tre giorni nello stesso luogo. Non so neppure dove sono nato, perch sono venuto al mondo su un piroscafo. E' la prima volta che mi fermo otto giorni di seguito nello stesso paese.

Maria - Domenica sera verr al circo. Quando ripartirete? Subito dopo lo spettacolo?

Marco - Bisogna... ma vi rimpianger un poco. E penser molto a voi.

Maria - Davvero?

Marco - Per legare i miei ricordi ad un paese, ad un paese qualsiasi mi ci vuole un volto di donna.

Maria - Un volto in ogni paese?

Marco - No... Quando vi ho veduto, mi sono detto: da lontano potr pensare a lei qualche volta... Siete tanto graziosa...

Maria - Ad ognuna delle vostre tappe, ce ne devono essere delle ragazze graziose.

Marco - Solo le ragazze sfrontate si interessano di me. Per le altre, sono uno che passa... uno che se ne va. Per me, invece, sono loro che passano, che se ne vanno. Domenica sera, dopo lo spettacolo, potrete venire da me un momento?

Maria - Impossibile.

Marco - Dopo la mezzanotte!

Maria - Impossibile, vi ho detto.

Marco - Partir all'una.

Maria - Dalla mia finestra, forse, potr salutarvi, ma cos... da lontano.

Marco - Siete un po' triste, Maria. Perch?

Maria - Siete uno che passa, uno che se ne va...

Marco - (vicino a lei, tenendole le mani) Partite con me, Maria... Non sar uno che passa, uno che se ne va... (Tenta di baciarla, Maria si divincola, si allontana da lui).

Maria - (convulsa) No... no... non posso... Non potr mai partire... non voglio., perch m'avete detto questo?

Marco - (dopo una pausa) E' giusto.. Voi non siete come le altre... non dovete pi pensare a quello che ho detto.

Maria - S, non ci penser... non ci penser...

Marco - Verrete allo spettacolo e mi farete un cenno di saluto quando sar nella gabbia. Capir, Maria...

Maria - Forse verr a salutarvi dopo lo spettacolo, ma un minuto, un minuto soltanto... Voce di

Gisella - (dall'interno) Maria, non hai ancora finito? Con chi stai parlando?

Maria - Con nessuno. Voce di

Gisella - Non ti senti bene?

Marco - (sottovoce) A domenica sera. .

Maria - (gli fa cenno di andarsene senza far rumore. Marco esce in punta di piedi dalla porta d'ingresso della locanda. Poi Maria si rivolge a Gisella) No, sto benissimo.

Gisella - (appare sull'uscio) Allora vieni a dormire. Perch stai l a sognare davanti a una finestra aperta?

Maria - Niente. Guardo le stelle... Dicono che una ci appartiene; bisogna saperla indovinare.

Gisella - Per farne?

Maria - Oh, niente... (Rimane in un atteggiamento sognante mentre si chiude il primo quadro).

QUADRO SECONDO

Stessa scena del quadro primo. (Guglielmo sull'alto di una scala, intento ad appendere dei lampioncini alla veneziana per la festa. Lorenzo sta mettendo in ordine altri lampioni, per poi passarli a Guglielmo e guarda ansiosamente verso l'entrata della locanda, come se aspettasse qualcuno).

Guglielmo - Allora, la cavallerizza ha detto che sarebbe venuta qui?

Lorenzo - S... con la scusa di cercare Marco.

Guglielmo - Il domatore?

Lorenzo - S, quello che fa lo scemo con mia sorella.

Guglielmo - Con Maria?

Lorenzo - Si. Non te ne sei accorto? Si vede che non sei geloso. L'ho sempre detto che, in fondo, di Maria non te ne importa nulla.

Guglielmo - A pensarci bene, no... e tu? Sei geloso di Gisella?

Lorenzo - Gisella che c'entra. Credi che sia il suo amante?

Guglielmo - Chi?

Lorenzo - Il domatore?

Guglielmo - L'amante di Gisella? Ma sei impazzito?

Lorenzo - Non di Gisella che sto parlando, ma della cavallerizza: di Stella. Credi che vada a letto con Marco?

Guglielmo - Ma, sai, gli zingari...

Lorenzo - Eccola... (Appare Stella, sorridente. Entra nella locanda).

Stella - Buongiorno.

Lorenzo - (andandole incontro) Oh! Buongiorno, Stella.

Stella - Scusate... Avete veduto Marco? Mi ha detto che l'avrei trovato qui... Ma cosi bugiardo...

Lorenzo - No, non l'ho visto... ma potete aspettarlo, se volete...

Stella - S, ma non pi di cinque minuti. La vita troppo corta... se si deve anche aspettare... e poi, aspettare una parola che non mi piace. Venite allo spettacolo questa sera?

Lorenzo - S... certo...

Stella - Ma avvicinatevi. Non vi mangio mica... e perch mi guardate cos... con quegli occhi che mi spogliano tutta. Non sta bene. Avanti, siate sincero, vi piaccio?

Lorenzo - S... Stella. Vi guardo cos perch mi piacete.

Guglielmo - (scende dalla scala) Vi d un grosso dispiacere. Vado di l a prendere altri lampioncini. (Esce).

Stella - (senza avere notato l'interruzione di Guglielmo) Allora vi piaccio? (Pausa) Tanto?

Lorenzo - Troppo.

Stella - In amore non esiste il troppo...

Lorenzo - E lui, Marco?

Stella - (evasiva) Marco?

Lorenzo - E' il vostro amante? Vi bacia spesso?

Stella - Qualche volta, ma tra noi la cosa non ha importanza. Siamo sempre insieme e viviamo tanto vicini...

Lorenzo - Sempre?

Stella - S, ma non bisogna essere gelosi, Lorenzo. La vita fra artisti cos: una sera, in cui si sono fatti buoni affari, ci si d un bacio un po' pi lungo degli altri; oppure un giorno che non c' spettacolo e che ci si annoia. Ma sono baci senza importanza, il giorno dopo chi se ne ricorda ancora? Uno parte per Londra, l'altro per l'Algeria, ci si ritrova, un anno dopo, a Marsiglia, a Madrid... Qualche volta non ci si riconosce nemmeno. No, vi assicuro, queste storie fra artisti non contano niente. Bisogna capire le cose.

Lorenzo - Forse, ma sono cose che prima di capirle fanno una certa impressione. Io non vivo nel circo. E se sono innamorato di voi, soffro.

Stella - Altri uomini sono stati innamorati di me, ma non tutti hanno sofferto. Anzi! Ho l'impressione che vi annoiate in questo piccolo paese.

Lorenzo - S... un poco. (Pausa).

Stella - Andiamo, dite qualche cosa...

Lorenzo - Dopodomani, quando sarete andata via, mi sentir solo.

Stella - Credete che non ci sia rimedio alla solitudine? C', ed semplice: per quello che vi riguarda abbandonate tutto e venite via con me.

Lorenzo - Lasciare tutto? Andare dove?

Stella - Non so dove andiamo, e non importa di saperlo. Andiamo via. Altrove... lontano... Se volete imbarcarvi a bordo della mia nave, c' posto. Ma badate che la mia nave un carrozzone.

Lorenzo - Imbarcarmi... per sempre?

Stella - Avete gi paura?

Lorenzo - Paura no, soltanto...

Stella - Bisogna sapere che cosa si cerca e ci che si vuole: sono il grande amore della vostra vita o il pretesto per fare una passeggiata al chiaro di luna? Decidetevi! Che cosa sono per voi?

Lorenzo - Non so, avete un modo di dire le cose...

Stella - Ci penserai fino a domani, ragazzo! Intanto, ci vedremo stasera dopo lo spettacolo.

Lorenzo - (entusiasta) S, dopo lo spettacolo.

Stella - Ti piace, eh? Una passeggiata va bene; tutta la vita era troppo!

Lorenzo - (sforzandosi) Ne parleremo stasera.

Stella - Non necessario parlarne; basta sapere ci che si vuole. Arrivederci. (Pausa).

Lorenzo - Arrivederci, Stella. Mi piacete tanto... Grazie della visita.

Stella - Non c' di che. (Esce dalla porta vetrata, accompagnata da Lorenzo che resta sull'uscio).

Lorenzo - (estatico) Arrivederci... amore... (Nel frattempo, accompagnata da Armandina, entrata Mamouret ed ha osservato Lorenzo).

Mamouret - (a Lorenzo, che si scuote come preso in fallo) Amore... Ti piace un po' troppo quella cavallerizza, ti fa parlare come nelle canzonette.

Lorenzo - Ma no, la salutavo, nonna.

Armandina - Sei uno stupido. Non ti basta Gisella?

Mamouret - Lascialo fare. Alla sua et necessario.

Antonio - (entra da destra, con un pacco di lettere) Guardate, tanta posta come per un ministro.

Mamouret - Sono i parenti che annunciano la loro visita? Vogliono tutti abbracciare la nonna?

Antonio - S, e fare un pranzetto gratis.

Mamouret - A tue spese. (Siedono. Antonio apre le lettere).

Antonio - Questa dello zio Severino.

Mamouret - Quello che mette la dentiera nel brodo per divertire i bambini.

Armandina - Ma nonna...

Mamouret - Mettesse solo la dentiera nel brodo! Ma mette anche le dita nel naso!

Antonio - (continuando a guardare le lettere) Ernestina, la cuginetta di Montpellier... Quella s che nata con la camicia.

Mamouret - E' vero che poi, nella vita, non ha fatto altro che togliersela... e farla togliere agli altri. (Reazioni) Ha visto pi uomini nudi Ernestina che un colonnello medico del consiglio di leva. (Nuove reazioni mentre entra Ferdinando).

Ferdinando - Buongiorno, nonna. Buongiorno a tutti.

Mamouret - E Cecilia, quella coi baffi, non viene?

Antonio - Viene, nonna, viene... con i suoi sette figli. E bisogner metterli a dormire in qualche posto. Te ne occupi tu, Ferdinando?

Ferdinando - Io? E dove vuoi che li metta: otto persone!

Antonio - Oh bella... in casa tua.

Ferdinando - Fio gi quindici ospiti, fra cui il cugino Venanzio.

Mamouret - Quello il pi grande asmatico di tutta la provincia. Alla notte fa una di quelle orchestre...

Antonio - Allora metti Cecilia all'ospizio o nella portineria della scuola. E' povera gente, non abituata a star comoda.

Mamouret - Bei principi! Ai parenti poveri non bisogna mai far sentire troppo la loro miseria. Diventano bolscevichi.

Antonio - Vi dir, io voglio molto bene alla famiglia, presa in blocco.

Mamouret - (aiutata da Armandina s avvia verso destra) Ma non hai poi tempo di intenerirti sui casi individuali. Mi succede la stessa cosa con la patria. Voglio bene a tutti i miei compatrioti messi insieme; presi ad uno ad uno, li trovo insopportabili.

Armandina - Andiamo, nonna. (Escono).

Ferdinando - E il cugino vescovo, quando avremo l'onore...

Antonio - Alfonso gi andato alla stazione ad aspettarlo. Qui, potresti riceverlo tu. (Sottovoce) A proposito, per la faccenda dell'anello episcopale mi sono informato: bisognerebbe baciarglielo, anche se non si credenti: questione di educazione. Io per non glielo bacer. Si anticlericali o no.

Ferdinando - Prima di essere anticlericale, io sono il sindaco. Vado incontro al vescovo. (Esce).

Antonio - E io vado ad occuparmi dello champagne. (Entrano Gisella e Maria) Ehi, voi, Gisella, Ilaria, date un aiuto per i lampioncini. (Esce a destra).

Gisella - (dopo una pausa, guardando fuori dalla finestra) Io lo trovo interessante il tuo domatore. E' pi bello dei giovanotti del paese. Andrei pi volentieri con lui a passeggio la sera, che con gli altri.

Maria - Zitta, eccolo!

Marco - (entrando dalla comune) Signorine... Buongiorno per la seconda volta, signorina Maria.

Maria - Buongiorno. Ho visto il serraglio.

Gisella - Ci siamo passate davanti poco fa.

Marco - Dovevate chiamarmi, entrare. Sono tutte belve prese nella foresta vergine, niente belve di allevamento. Sono andato a cercarle io stesso, nel Siam e a Sumatra. (Mostra una cicatrice al braccio) Ecco un ricordo... un ricordo di sei centimetri.

Gisella - Che muscoli!

Maria - Chiss come avete sofferto!

Guglielmo - (appare da destra) Gisella... Maria... andate ad aiutare di l.

Maria - Ma abbiamo da fare qui.

Guglielmo - Su, presto, poche storie. (Gisella e Maria salutano Marco e se ne vanno. Guglielmo ha sorpreso un lungo sguardo di Marcxt su Maria) Voi preferite Maria, lo si vede.

Marco - E' una bella figliola.

Guglielmo - Un po' magra per il mio gusto. Non ha molto appetito. Ma ingrasser... il matrimonio, i figli... ingrasser anche troppo...

Marco - E' la vostra fidanzata?

Guglielmo - S. In famiglia ci si sposa sempre fra cugini.

Marco - E voi, le volete bene?

Guglielmo - Anche se nei primi tempi sar un po' selvatica, finir con l'ammaestrarla, come fate voi con le tigri. (Rumori. Si vedono Ferdinando e Alfonso che precedono il vescovo. Guglielmo e Marco si traggono in disparte).

Ferdinando - Di qua, monsignore, la nonna vi aspetta nella sua stanza.

Il Vescovo - Bene, bene, figlioli. Andiamo senz'altro dalla nostra amata Caterina, la cara centenaria.

Guglielmo - (si avvicina e si inchina) Eminenza... (Anche Marco si avvicinato).

Il Vescovo - Ancora dei Mamouret. Chi questo bravo figliolo? (Indica Guglielmo).

Ferdinando - (indicando Alfonso) E' il figlio di Alfonso.

Il Vescovo - Me lo ricordo bambino, al battesimo. Non stava mai fermo e aveva paura dell'acqua be-nedetta. E questo? (Indica Marco).

Ferdinando - Non un Mamouret. E' il padrone del circo che venuto in paese per la festa... il domatore.

Il Vescovo - Tutti facciamo i domatori: dobbiamo domare i nostri cattivi istinti e i nostri cattivi pensieri; sono pericolosi pi delle vostre belve, figliolo.

Marco - Le mie belve non sono troppo cattive.

Il Vescovo - In ogni modo, cercate di non farvi divorare dai leoni; stata una cosa bella per i martiri dei primi tempi del Cristianesimo, ma adesso se ne pu fare a meno.

Marco - Cercher, eminenza.

Il Vescovo - Chi sono i pi cattivi, i maschi o le femmine?

Marco - I maschi ruggiscono, mostrano le zanne, sono orgogliosi.

Il Vescovo - Come gli uomini.

Marco - Le femmine, invece, la Sultana, la Capricciosa, Kiki... sono i nomi delle leonesse...

Il Vescovo - Non vi vogliono bene?

Marco - Me ne vogliono anche troppo: la Sultana, durante l'esercizio sembra una scolaretta timida, ma la pi pericolosa: ipocrita, falsa... una vera donna!

Il Vescovo - Se fossi in voi, figliolo, diffiderei. Ma ritorniamo alle creature umane e andiamo dalla nostra cara Caterina.

Antonio - (entra di corsa) Caro Francesco. (Si corregge) Eminenza...

Il Vescovo - Sei Antonio, non vero? Ti ricordo. Giocavamo insieme da bambini, mi pare.

Antonio - S, e vostra eminenza era imbattibile alle boccette. Vostra eminenza giacca ancora?

Il Vescovo - No. Da qualche tempo, come sai, mi occupo di una sola partita: quella che si gioca tra la nostra anima e il cielo. E' una partita molto importante. Sono lieto di averti riveduto, Antonio.

Antonio - Eminenza... (Esita poi, invece di stringere la mano che il vescovo gli offre, prende la mano e bacia l'anello. Il vescovo e gli altri si allontanano verso la stanza della vecchia Mamouret. Quando sta per uscire, Ferdinando si volta ironico verso Antonio e gli fa cenno al baciamano. Antonio stizzito) Sono un anticlericale e non mi rinnego; io da una parte e le sottane nere dall'altra, per avere un cugino vescovo una bella soddisfazione.

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

QUADRO PRIMO

La stanza della centenaria.

(Mobili modesti. Seduto su una sedia il vescovo. Mamouret sonnecchia).

Il Vescovo - Andiamo, Caterina, ancora un piccolo sforzo, l'ultimo. Cerca di metterti bene in testa la frase di chiusura.

Mamouret - Non mi stancare, Francesco. Sono vecchia, lo sai. (Sente aprire la porta) Chi ? (Mamouret non si volta, entra Giovannino con Armandina).

Il Vescovo - Caterina, lo vedi quante visite?

Mamouret - Certamente dei seccatori; la vita piena di rompiscatole, caro Francesco.

Il Vescovo - Ma no, Caterina. Non sono quelli che dici tu: tuo figlio Giovannino con Armandina.

Mamouret - Ah, sei tu, Giovannino? Non ti avevo visto. Giovannino, perch non approfitti di questi giorni di festa per prendere moglie? Non puoi vivere sempre solo.

Giovannino - Mamma, mi permetto di ricordarti che sono vedovo gi due volte!

Mamouret - Lo so, lo so: Leontina e Gilberta. Io, per conto mio, preferivo Gilberta. Aveva il sedere un po' troppo grosso e un po' troppi peli sulle labbra; aveva anche... (accenna ai seni. Reazione del vescovo) ma era in fondo una brava donna. No, Giovannino, adesso dovresti cercarti una donna ragionevole, una donna della tua et o con qualche anno di meno.

Giovannino - Che ne diresti di un'infermiera? Cos le punture per i reumatismi le avrei gratis.

Mamouret - In ogni modo, faresti bene a smetterla di vivere solo. L'uomo deve vivere con una donna e la donna con un uomo. La solitudine cattiva consigliera, e poi, Giovannino, non hai niente da fare tutto il giorno.

Giovannino - Sono un vecchio artigliere, in pensione da vent'anni.

Mamouret - In artiglieria come nell'amore: bisogna essere giovani. (Guardando) E Armandina s' seduta?

Armandina - S, nonnina.

Mamouret - Brava... cos non ti vedo. Tanto di guadagnato.

Armandina - Sempre la stessa, la nonna.

Il Vescovo - Anche Giovannino avr la sua festa come centenario, no?

Mamouret - Giovannino, quale festa? Ma ha appena compiuto ottant'anni!

Giovannino - Non ne ho che ottantadue, per una festa simile c' ancora tempo.

Il Vescovo - Cento anni... ottantadue anni... Alla sera dovete averne dei ricordi da raccontarvi...

Mamouret - I ricordi ci sono, ma non si raccontano. E poi, non c' gusto a chiacchierare coi parenti.

Il Vescovo - Bisogna voler bene a tutti, Caterina, ed essere indulgenti.

Mamouret - Sarai il trentesimo prete che mi dice la stessa cosa. Nel vostro mestiere, devo dire, non fate troppo spreco di fantasia. E, in quanto a consigli, avete un repertorio limitato.

Il Vescovo - Andiamo, Caterina, ancora un piccolo sforzo e per oggi baster. (Sillaba lentamente, come per un bambino) Abbiamo sopportato le sofferenze e le avversit... .

Mamouret - E' vero, le abbiamo dovute sopportare per forza.

Il Vescovo - No, Caterina, ripeti insieme a me: Abbiamo sopportato....

Mamouret - (indifferente) Abbiamo sopportato le sofferenze e le avversit... . (Bruscamente, ad Armandina) Armandina proprio sulla piazza del municipio che hanno messo il circo equestre?

Il Vescovo - Caterina, parleremo pi tardi del circo. Abbiamo sopportato le sofferenze e le avversit con santa rassegnazione, perch Dio che le manda e le distribuisce agli uomini....

Mamouret - Le distribuisce senza economia e qualche volta le manda dove non dovrebbe.

Il Vescovo - (in tono di rimprovero) Caterina... Caterina... Andiamo via, concludi...

Mamouret - (recitando tutto d'un fiato) Questo per dirvi che ci siamo sempre voluti bene e che la famiglia Mamouret pu camminare con la testa alta, dappertutto.

Il Vescovo - Brava, Caterina (Armandina aggiusta il cuscino di Mamouret) Adesso sai il discorso a memoria, te lo far ancora recitare due o tre volte, vedrai quanti fazzoletti e quanti occhi umidi.

Mamouret - Perch? che c' da piangere?

Armandina - Piangeranno per l'emozione, nonna. Tutta San Savary pianger di gioia.

Mamouret - (semplice) Io voglio bene alla mia citt, piccola piccola, ma le voglio bene lo stesso. Armandina, ieri dalla finestra, mi parso di vedere Maria che passeggiava sotto l'olmo. Credi fosse lei?

Armandina - Va spesso a passeggiare da quelle parti con il suo ricamo. E' una sentimentale.

Mamouret - Ieri, quando l'ho vista, sembrava che aspettasse qualcuno.

Armandina - Guglielmo, certamente.

Mamouret - (testarda) No, ho l'impressione di no.

Armandina - Chi aspettava allora, secondo voi?

Mamouret - Sono cento anni che i miei segreti li tengo per me. (Ride. Poi riprende a recitare, come una bambina che ripete la lezione) Questo per dirvi che ci siamo sempre voluti bene e che la famiglia Mamouret pu camminare con la testa alta dappertutto. (Al vescovo) Sei ancora qui, Francesco?

Il Vescovo - Caterina, bisogna anche pensare un poco a quello che dirai ai signori dei giornali, perch verranno certamente a trovarti e a farti delle domande. Alla tua et, si possono dire delle belle cose da mettere sui giornali. Potresti, per esempio, parlare di tuo padre.

Mamouret - S, volentieri, povero pap... faceva il falegname, con san Giuseppe.

Il Vescovo - Ma no, Caterina, cosa c'entra san Giuseppe? Dovresti dire, parlando di lui, il mio povero pap, che oggi sarebbe tanto tanto vecchio...

Mamouret - Perch vuoi che dica una cosa simile? E' una bugia. E' morto cos giovane, poverino! Aveva quarantanni; anzi, non li aveva nemmeno compiuti, era in piena forza, era giunto all'et in cui si sanno gi tante cose, ma non si sono ancora imparate tutte. Perch vuoi che parli di un pap vecchio vecchio, mentre l'ho sempre qui, nel mio cuore, giovane, bello, forte, come quando mi ha lasciata?

Il Vescovo - Ma io non ti ho detto...

Mamouret - Ti sei sbagliato, Francesco. Quelli che muoiono giovani sono sfortunati: la vita una bella cosa e la parte migliore del fuoco sempre sotto le ceneri. Le persone care, che sono morte giovani, bisogna ricordarle com'erano in vita, sorridenti e fiduciose di fronte all'avvenire. Non bisogna ricordarle come vecchie.

Il Vescovo - Certo, Caterina... certo...

Mamouret - lo rifletto sempre su quello che dico, prima di parlare.

Il Vescovo - Un'altra cosa molto bella, da parte tua, sarebbe di chiedere spontaneamente, di tua volont, di andare al cimitero.

Mamouret - Al cimitero? Vuoi farmi morire proprio il giorno della mia festa?

Il Vescovo - No, Caterina; ho detto: andare al cimitero, perch sarebbe bene, da parte tua, andarti ad inginocchiare sulle tombe dei tuoi morti. In tanti anni, devi averne dei morti...

Mamouret - Tanti... tanti...

Il Vescovo - Dirai semplicemente: vado sulle tombe dei miei morti a portare dei fiori e a dire una preghiera.

Mamouret - Perch sulle loro tombe? Sarebbe triste davvero per i morti, se dovessero passare il loro tempo ad aspettare delle visite. Avere a disposizione l'eternit per aspettare che arrivi un parente a rovesciare un po' d'acqua del suo annaffiatoio sulle piante della tomba. No, i nostri morti non sono nelle tombe.

Il Vescovo - Certo, sono alla destra di nostro Signore. Lo spero per loro. Per, tu al cimitero che li hai accompagnati per l'ultima volta.

Mamouret - Io li ho portati l, ma non ci sono pi; sento che non sono pi in nessun posto.

Il Vescovo - Certo, Caterina, ma tu hai voluto bene a tutti i Mamouret.

Mamouret - A tutti, no. Ho voluto bene ad alcuni Mamouret, ma quelli cui ho voluto bene, non debbo andarli a cercare: li ho qui, sempre con me, nel mio cuore.

Il Vescovo - Un giorno, Caterina, tu non ci sarai pi e il cimitero, invece, sar sempre l.

Mamouret - Ci avranno messo le mie povere ossa. Questo non vorr dire che ci sar anch'io. Io sar nel cuore di quelli che avranno conservato il mio ricordo.

Il Vescovo - E Dio, Caterina? Come la mettiamo con Dio?

Mamouret - (meccanicamente) Credo nel Padre nostro onnipotente, creatore del cielo e della terra...

Il Vescovo - Brava Caterina, cos mi piaci. Torno domattina e, dopo una buona confessione, una bella comunione, va bene?

Mamouret - Si, voglio fare la santa comunione. Mi confesserai tu e mi darai tu la santa comunione. Anche se siamo parenti. Per la verit avrei dovuto confessarmi dal parroco, ha il naso un po' troppo pieno di tabacco e ha un debole per il vino bianco, ma un brav'uomo. Per, la famiglia prima di tutto. Si ha un cugino farmacista, bisogna andare da lui per comprare le pillole. Si ha un cugino vescovo, bisogna servirsene... giusto.

Il Vescovo - Allora, Caterina, a domani. (Il vescovo si alza e accarezza sulla testa la centenaria).

Mamouret - A domani, se sar ancora viva.

Il Vescovo - Ma certo che lo sarai, Caterina.

Mamouret - E se sarai ancora vivo, tu. Non si sa mai chi vive e chi muore.

Il Vescovo - Certo, il Signore che decide queste cose. Lui soltanto.

Mamouret - E' quello che dicevo anch'io... solo che io lo dicevo in un altro modo. Tu, invece, lo dici come ti hanno insegnato al Seminario. Ciao, Francesco. (Il vescovo si rivolge a Giovannino che seduto a cavallo su una sedia. Anche Giovannino assonnato).

Il Vescovo - Arrivederci, Giovannino. Non scomodarti. (Giovannino assente ed assonnato. Il vescovo esce, accompagnato da Armandina).

Mamouret - Giovannino, cosa fai? Hai pescato bene stamane nel fiume?

Giovannino - (uscendo dal suo sogno) Cosa? (Con fare da bimbo) No, mamma, l'acqua era troppo limpida. Si pesca male (Si alza vacillando sulle gambe e siede al pianoforte. Armandina rientra).

Mamouret - Armandina, vai al circo stasera?

Armandina - Col lavoro che c' nella locanda!

Mamouret - lo, invece, ci vado. (Giovannino accenna la marcia dell' Aida ).

Armandina - (a Giovannino) E' questo che suonerai per la festa di tua madre? E' una marcia che non mi piace. Ma in fin dei conti la festa di tua madre e non la mia. Cento anni... quando si sta bene, non poi difficile arrivare a cento anni.

Mamouret - Armandina, inutile cercare di mordere; in fine dei conti o al principio dei conti, l'essenziale che i conti tornino. (Appaiono Ferdinando, Antonio e Alfonso, con un giornalista).

Antonio - Entrate, entrate pure, signor giornalista... io leggo il Corriere Nazionale tutte le mattine.

Armandina - Una visita per la nonnina! (La camera invasa. Sorrisi. Cordialit. Antonio e Ferdinando sono nello stesso tempo gioviali e commossi).

Ferdinando - (indicando Mamouret) Eccola la nostra gloriosa nonnina. Cento anni. Un secolo, ci pensate!

Antonio - Ecco la nostra decana...

Il Giornalista - Ma sta benissimo... una bella nonnetta!

Mamouret - Finche possono farlo, i vecchi dovrebbero sempre cercare di non disgustare la gente.

Il Giornalista - Cento anni? Proprio cento?

Mamouret - Domani... sono del '52, in settembre. Fate il conto...

Antonio - E' ancora vivacissima e risponde perfettamente a tono.

Ferdinando - E' sempre stata allegra.

Il Giornalista - Mai ammalata, signora Mamouret?

Mamouret - Un po' d'influenza dopo la fine dell'altra guerra, la spagnola come la chiamavano allora.

Il Giornalista - Grippe spagnola! (Annota sul taccuino).

Mamouret - Sono guarita in tre giorni. (Indica Giovannino) Lui no, ha avuto il tifo, e allora non c'era la pinnillina... la pancillina... non so, quella roba che c' adesso... Ma chi prendeva il tifo allora, era un brutto affare.

Il Giornalista - Avete visto Napoleone III, l'Imperatore?

Mamouret - S, venne una volta a San Savary. Avevo otto anni, sono stata io ad offrirgli un mazzo di fiori al municipio, ero la beniamina del sindaco.

Antonio - Che memoria, non vero, signor giornalista?

Mamouret - L'Imperatore mi ha chiesto: Che cosa fa tuo padre? . Il falegname, gli ho risposto io, come S. Giuseppe. Un bel mestiere, ha detto l'Imperatore. E mi sembrato sincero. Era la met di agosto. L'Imperatore aveva un collettone inamidato che gli saliva fino a met faccia. Resistevano meglio al caldo, gli uomini di una volta. Adesso, appena viene giugno, si mettono in mutande e in maniche di camicia.

Il Giornalista - E non l'avete pi riveduto?

Mamouret - Chi? L'Imperatore? Nove anni dopo, a Parigi, alle Tuileries.

Antonio - I ricordi si confondono un poco nella sua testa. Domandatele piuttosto...

Mamouret - Gli ho parlato anche quella volta. Avevo qualcosa da chiedergli...

Antonio - No, sta confondendo. Non affaticatevi, nonnina. Se non ve ne ricordate, non importa.

Il Giornalista - Dite, dite, signora. E' interessantissimo! Sono pochi quelli che hanno visto Napoleone IH fuori del vocabolario.

Mamouret - (lentamente e guardando i presenti ad uno ad uno) Non mi ricordo io? Ma mi credete proprio rimbambita? L'ho visto, l'Imperatore. Era seduto ad un tavolo, vicino a lui, in piedi, c'era un bellissimo uomo con una corazza tutta luccicante. Mi sono accorta allora che l'Imperatore aveva gli occhi celesti come mio marito. E questo mi ha dato coraggio.

Il Giornalista - E che cosa vi ha detto alle Tuileries?

Antonio - (cercando di cambiare discorso) Le solite cose che dicono gli Imperatori.

Mamouret - Mi ha detto che ero una brava ragazza. Lui aveva una faccia gialla come un cero. Avevo voglia di dirgli: Imperatore, sta' attento a quello che mangi. Non gliel'ho detto perch c'era quello con la corazza che mi intimidiva. Si timidi a diciassette anni. (Ridono).

Il Giornalista - (intenerito) Interessante! Ditemi ancora qualche cosa; veramente interessante.

Antonio - (al giornalista, sottovoce) Sono poi ricordi imprecisi, vaghi... confonde Napoleone col pizzo da quell'altro.

Mamouret - Come sarebbe a dire? (Al giornalista) Tu credi?

Il Giornalista - Come no?! Vi credo, nonnina. E dite, vi piacciono le canzoni?

Mamouret - Tanto. Mi ricordo perfino una canzone italiana. La cantavano i garibaldini nel '70, quando vennero in Francia ad aiutare l'Imperatore. Addio mia bella, addio!...

Giovannino - (dimenticando che ci sono gli ospiti) Addio mia bella addio... l'armata se ne va.

Mamouret - Non ti stancare, Giovannino... sono canzoni che non usano pi. (Pausa) Armandina, a che ora comincia il circo?

Armandina - (al giornalista) Dopo un po' vedete? Si stanca! Divaga.

Il Giornalista - Sono molto lieto di avervi veduta, signora Mamouret. Domani, alla cerimonia, il prefetto vi domander, davanti al microfono, come avete fatto a conservarvi cos bene la salute e il buon umore. E dieci milioni di persone vi ascolteranno.

Mamouret - So io quello che devo dire. In ogni modo, sappiate fin d'ora che la famiglia Mamouret pu camminare con la testa alta, dappertutto.

Antonio - E domani ci saranno tutti i Mamouret, vicini e lontani; cinque generazioni di Mamouret... centoquarantasette Mamouret!

Mamouret - Mancher soltanto Rosina, una brava ragazza... vittima dell'amore... sono dieci anni che risiede a Parigi e fa una vita un po' movimentata. (Reazione della famiglia).

Antonio - Nonnina, cosa dite? (Al giornalista) Non state a sentirla, vi prego.

Ferdinando - (al giornalista) A volte, dice la prima sciocchezza che le passa per la testa.

Mamouret - Ah! no... non forse vero? Oramai, Rosina ha pi di quarant'anni, che cosa le pu importare quello che noi pensiamo di lei? A me Rosina stata sempre simpatica. Se non viene, vuol dire che non sta bene... Questo per dirvi che ci siamo sempre voluti bene e che la famiglia Mamouret pu camminare con la testa alta dappertutto. (Antonio e Ferdinando conducono via il giornalista).

Antonio - Venite, venite di l a bere qualcosa. Ho un certo vermouth che mi arrivato proprio ieri da Torino.

Il Giornalista - Volentieri. Permettete, nonnina... E complimenti... A domani! (Il giornalista, Ferdinando e Antonio escono).

Armandina - (severa) Siete diventata pazza, nonnina? Cosa andate a tirar fuori davanti ad estranei? Non sta bene, alla vostra et, fare dei pettegolezzi.

Mamouret - Pettegolezzi? Sono cent'anni che la verit non mi fa paura. Adesso aiutami a vestirmi. Voglio andare al circo.

Armandina - Al circo? Ma siete diventata pazza? Dovete conservare le forze per domani.

Mamouret - Domani sar quel che sar. Stasera vado a vedere Franconi.

Giovannino - Andiamo al circo!

Armandina - Niente affatto. Dovete andare a letto presto cos domattina sarete fresca come una rosa.

Mamouret - (testarda) No, vado al circo. E voglio il cappello d'estate, quello con i fiori azzurri. Tu vieni con me, Giovannino. A te piacciono i cavalli e la musica.

Giovannino - S, mamma... Parapan, parapan, parapan. (Imita i tamburi).

Armandina - Andiamo, nonnina, siate ragionevole. Andrete al circo un'altra volta.

Mamouret - L'ultima volta che venuto il circo stato venti anni fa. Non posso pi aspettare altri vent'anni, sono troppi, e poi il circo che venuto vent'anni fa non era il circo Franconi...

Armandina - Quello stupido domatore, con i suoi stivaloni, ha dato alla testa anche a voi nonnina. Su, andiamo a letto.

Mamouret - Non toccarmi, sai. Ma cos' questa storia? Ho il diritto s o no, a cento anni, di fare quello che voglio? Sono abbastanza grande per sapere quello che faccio, no? (Antonio rientra).

Armandina - Oh! meno male che sei ritornato. Aiutami tu, Antonio, la nonna si messa in testa di andare al circo.

Antonio - (agitando un dito, minaccioso) Nonnina, a letto! Andiamo, non c; niente di pi bello al mondo che un letto.

Armandina - Ma certo che ci va.

Mamouret - (ad Antonio) Di' un po', giovanotto, con chi credi di parlare? Se la mia festa ho diritto di divertirmi io per prima, oppure volete mostrarmi alla gente come un vitello a due teste? Io ne ho una sola di testa; una, ma buona. Migliore della tua, Antonio. Questa sera andr al circo e domani aprir il ballo con un cavaliere che mi sceglier io. Ecco come intendo profittare della mia festa.

Antonio - Andiamo, nonna, non vorrete compromettere, con le vostre imprudenze, una grande festa come quella di domani! Bisogna riposare.

Mamouret - Occupati dei tuoi fornelli e delle tue salse! E tu, Armandina, va' a vedere che cosa vogliono i clienti. (Decisa) Stasera io vado al circo, e domani berr un bicchiere di moscato di quello che fa pssicht . Volete andarmi a cercare il vestito nuovo o debbo proprio andarmelo a cercare da me?

Armandina - (ad Antonio) Cosa debbo fare, Antonio?!

Antonio - (congestionato) Non so... non lo so...

Guglielmo - (appare sulla porta) Zio, sono arrivati i cugini di Tolosa e i clienti del primo piano.

Antonio - Vengo subito. (Furioso) Dal momento che non vuol capire, faccia un po' quello che vuole. (A Guglielmo) Guglielmo, va' subito a portar via gli asciugamani di spugna ai clienti del primo piano. Sono quelli che ci puliscono le lamette per la barba! (A Mamouret) Non ragionevole quello che fate, nonnina. Domani sarete stanca. (A Guglielmo che sulla porta) E le coperte di seta, che ci si puliscono le scarpe! (Guglielmo esce. A Mamouret) Non voglio mica che moriate al circo...

Mamouret - Preferirei morire al circo che nella tua locanda, piena di asciugamani rammendati e di coperte sporche.

Antonio - (ad Armandina) Be', daglielo questo vestito. Che sia finita. (Antonio esce scuotendo la testa e sbattendo la porta. Armandina, rassegnata, porta a Mamouret il vestito indicato).

Mamouret - Fa' piano, Armandina, sta' attenta a non sciupare il mio vestito, abbastanza conservato. L'ho fatto ventotto anni fa. Giovannino, cerca di non dormire allo spettacolo. So che da bambino ti addormentavi sempre. E' la terza volta che vedo un circo in vita mia. La prima volta c'era Alessandro, l'uomo che spezza le catene. Aggiustami un po' i capelli, Armandina. Brava, cos! Dammi il braccio, Giovannino. Ma sta' dritto, bambino mio, dritto con le spalle. Sono ottant'anni che mi fai dire la stessa cosa. (Mentre Mamouret si guarda con emozione il vestito, Giovannino continua la sua evocazione militare. Battendo il tempo con i tacchi: uno... due... uno... due... Si avviano. La luce si abbassa rapidamente, fino a spegnersi del tutto. Il sipario calato. Una musica, prima lontana, poi sempre pi vicina, rievoca una scena di circo. E' una delle classiche marcette da banda).

QUADRO SECONDO

Di nuovo la camera di Mamouret. (La vecchia sdraiata sul letto. Guarda, attraverso la finestra aperta, la notte estiva. Sta mormorando fra s parole che non si comprendono, come se biascicasse un rosario. Entra Maria con una lampada).

Maria - Cosa c', nonnina?

Mamouret - Niente... non c' niente.

Maria - Parlate da sola, allora?

Mamouret - S, mi piace parlare da sola. Mi dico tante cose, Maria...

Maria - E che cosa vi dite?

Mamouret - Cose che non posso dire a nessuno.

Maria - E' il circo che vi ha stancata, nonnina?

Mamouret - Il circo... Dov' che dorme Frnconi... il domatore?

Maria - Non so... credo nel suo carrozzone.

Mamouret - Quei carrozzoni... Ne fanno di strada, ogni anno...

Maria - Buona notte, nonnina... Accendo la lampada?

Mamouret - Maria... (Indicando la finestra) Chi ha fatto il bucato e ha messo una tovaglia ad asciugare sul prato?

Maria - (andando verso la finestra) Dove, nonnina?

Mamouret - (indicando qualcosa) L!

Maria - Non c' nessuna tovaglia. E' la luce della luna che forma una specie di quadrato luminoso l, in fondo al viale degli olmi.

Mamouret - Non bisogna mai lasciare la biancheria sotto la luna. Diventa gialla.

Maria - Non ce n' biancheria, nonna.

Mamouret - Quando mi sono sposata, ho portato in dote ventiquattro tovaglie. Dove sono andate a finire?

Maria - Sono nell'armadio, nonnina, stirate e ripiegate.

Mamouret - Non sono mai diventate gialle, perch io non le ho mai messe ad asciugare sui prati, sotto la luna. Non mi piace vedere sciupare la biancheria.

Maria - Nonnina, vi ho detto che si tratta di un effetto di luce. Non pensateci pi. Sar meglio dire le preghiere.

Mamouret - Hai ragione, mi faranno bene le preghiere; mi aiuteranno a dormire... (Maria bacia Mamouret ed esce chiudendo la porta della camera. Mamouret, come un bimbo diligente, recita l'Ave Maria. Si vede una figura umana scavalcare, senza far rumore, il balconcino. E' Marco. Esita un poco, poi si introduce nella stanza. Mamouret calma) Sei tu, Franconi? (Marco scorge la vecchia nel letto e vorrebbe indietreggiare) Stavo proprio pensando a te. Di notte dormo poco.

Marco - Ma io, scusate...

Mamouret - Hai fatto bene a venirmi a trovare. Sono ormai tanti e tanti anni che nessun uomo scavalca pi il balcone per venirmi a trovare... Sono pi di ottant'anni. Avvicinati, ragazzo mio, e siediti.

Marco - Vi dir, signora... C' stato un errore da parte mia, io non avevo affatto l'intenzione di entrare...

Mamouret - Come? Non era a me che venivi a far visita?

Marco - S... era voi che volevo vedere, e adesso sono contento di avervi veduta, buona notte...

Mamouret - Hai paura che ci sentano, che qualcuno ascolti quello che diciamo? Non aver timore. Lo sanno che di notte parlo da sola, per ore di seguito. Baster che tu parli piano. Non alzar la voce... ci sento ancora bene, siediti, siediti qui. (Marco silenziosamente ubbidisce sedendo vicino al letto) Hai dato da mangiare alle tigri?

Marco - S... s...

Mamouret - E i tuoi uomini sono tutti a letto, nei carrozzoni?

Marco - Certo... s...

Mamouret - Meglio cos, qui non avrebbero trovato posto. Il paese pieno zeppo di parenti, sono saltati fuori da ogni parte. Ma vieni pi vicino, non ti vedo bene. (Marco avvicina la sua sedia evitando di far rumore) E' ancora viva tua nonna, Franconi?

Marco - No. Anche lei lass.

Mamouret - E' andata lass prima di lui?

Marco - S, prima di mio nonno.

Mamouret - E lui, quando partito per andare lass?

Marco - Non so, una ventina d'anni fa.

Mamouret - Era rimasto solo, senza nessuno. E' triste essere soli, diventar vecchi da soli. (Altro tono) E quanti figli aveva?

Marco - C'era mio padre...

Mamouret - E dei nipotini, ne ha avuti?

Marco - Certo... dal momento che ci sono io!

Mamouret - Quanti nipotini?

Marco - Quattro.

Mamouret - E dove sono.

Marco - La guerra... le guerre... Non rimango pi che io...

Mamouret - Io, tra giovani e meno giovani, in queste maledette guerre, ne ho perduti ventiquattro. Troppi, anche quando se ne hanno molti. (Marco fa per alzarsi ma Mamouret lo trattiene) Mi piace il tuo circo. Per, non c'era questa volta il mio numero preferito: l'uomo che spezza le catene.

Marco - Alessandro... il nonno...

Mamouret - (un mormorio, un cenno malizioso del capo, uno sguardo complice e affettuoso) S.

Marco - L'avevate visto ai vostri tempi?

Mamouret - S. (Con dolcezza) Il suo vero nome era Filippo.

Marco - Allora l'avete conosciuto.

Mamouret - Se non l'avessi conosciuto non ti parlerei di lui...

Marco - Adesso capisco perch un giorno il nonno mi ha parlato di voi: Se un giorno capiti a San Savary, porta un fiore....

Mamouret - Io non ho mai parlato di lui, perch non ne ho avuto l'occasione. (Attira Marco verso il letto e gli mostra un settore del muro) Guarda, ecco il suo ritratto. (Sguardo malizioso) Non si vede, ma io ce l'ho appeso tanti anni fa e non l'ho mai pi staccato.

Marco - (stupito, come imbarazzato) Signora Mamouret...

Mamouret - (parlando tra s e s) Filippo Franconi... un bel nome armonioso, come lo sono quasi tutti i nomi degli italiani. E' passato dal paese come sei passato tu... Lo abbiamo visto arrivare, come abbiamo visto arrivare te... c'era la primavera nel cielo. La gente era contenta di vivere... Non m'ero ancora sposata...

Marco - (inquieto) Parlate pi piano, signora...

Mamouret - (abbassando la voce) Mettono tutto sossopra per la mia festa, ma non sanno cos'erano le feste di una volta. La sera, dopo cena, sui prati, vicino al mulino, giovanotti e ragazze... poi a giocare a moscacieca fra le rovine del castello. Caterina di qua... Caterina di l... chiamavano tutti Caterina. (Ride da sola: una piccola risatina convulsa).

Marco - Non vi stancate, signora Mamouret.

Mamouret - Che bei tempi! Un giorno, noialtre ragazze abbiamo deciso di prendere tutte le pere andate a male e di tirarle sui giovanotti. Un altro giorno, sono salita io sul tiglio. Erano in due sotto l'albero con la scusa di reggermi la scala... invece era per guardarmi le gambe... Era la fine di giugno... l'aria era profumata...

Marco - Il profumo del tiglio...

Mamouret - Tu lo indovini, ma loro lo sentivano, il tiglio ha un bel profumo, ma non nelle infusioni che mi preparano qui. E poi, a settembre, nel ruscello, si prendevano le trote con le mani. Eccone una bellissima, diceva Gerolamo... Lo credo, faceva finta di prendere una trota e mi carezzava il polpaccio. E gli altri non vedevano niente. Non mi ero ancora sposata con Gustavo Mamouret...

Marco - Non vorrei che tutti questi ricordi vi stancassero.

Mamouret - Povero Gustavo, mi ha lasciata sola presto, troppo presto (Tace, un'ombra dolorosa passa sul suo volto. Voi riprende con vigore) E' a quell'epoca che ho conosciuto Filippo Franconi...

Marco - E che cosa successo?

Mamouret - (candida) Mi entrato qui (indica il cuore) e non ne pi uscito... Sono passati tanti anni e c' ancora.

Marco - (guardando Mamouret con curiosit) Quanto tempo rimasto a San Savary?

Mamouret - Abbiamo fatto qualche passeggiata insieme, alla sera... tenendoci per mano... Poi ripartito col suo circo... L'ho salutato con la mano...

Marco - Un piccolo amore, molto prudente, ragionevole...

Mamouret - (animandosi, martella lo spazio del muro, dove ha detto d aver messo il quadro, con piccoli pugni, assestati nel vuoto) Non sei stato abbastanza coraggioso, Filippo... l, nel circo, sembravi un colosso, con la maglia color ciliegia, i braccialetti a chiodo e le marce dell'orchestra che accompagnavano i movimenti... (Pausa. Con un tono d bimba sottomessa) Ecco tutto... va' pure a dormire, Franconi... E' tardi...

Marco - Nonna... posso permettermi di chiamarvi cos? (Mamouret fa cenno di s) A domani. (Si avvicina alla finestra. Sul terrazzo, si sente un rumore di passi. Marco indietreggia).

Mamouret - Sono le piccine che prendono il fresco... Forse aspettavano le visite dei loro innamorati questa notte... Perch non dici niente, Marco? (Altro tono) Andiamo, parla... Per quale delle due ragazze sei entrato qui?

Marco - Per nessuna.

Mamouret - Bugiardo! Non vorrai mica farmi credere che sei venuto per vedere me! Quale delle due? Gisella o Maria?

Marco - Maria...

Mamouret - (contenta) Preferisco... la pi bella... fresca come una goccia di rugiada. Mi fa piacere che sia Maria... Sono contenta, come se la mia festa fosse gi cominciata. Ma va', spicciati, ragazzo mio! Cosa aspetti? La vita corta, sai?

Marco - Volevo semplicemente salutare Maria. Dirle che non ci pensi pi, che non faccia progetti, sogni... dirle addio insomma.

Mamouret - Perch addio?

Marco - Il circo viaggia.

Mamouret - Non aver paura degli ostacoli, Marco. Prendi Maria e portala via con te.

Marco - Bel consiglio, nonna, ci mancherebbe anche questo.

Mamouret - Portala via con te. Maria un po' come ero io ottant'anni fa, calma, serena, poco ingombrante. Non ti dar nessun fastidio in viaggio, vedrai. Ti guarder (fa un cenno verso il muro) come io guardavo lui. Portala con te.

Marco - Ho gi alle mie spalle una strada troppo lunga. Non possibile...

Mamouret - (resta stupefatta. Lascia cadere le braccia, come davanti ad un ostacolo insormontabile. Si rivolge di nuovo verso il ritratto immaginario del muro) Tuo nipote ancora pi stupido di te. (A Marco) Alessandro mi ha detto le stesse cose quando mi ha lasciata. Tu sei giovane e io ho tanta strada alle mie spalle. Invece morto... A che et?

Marco - Non so... ottanta...

Mamouret - E io sono ancora qui, con ventanni pi di lui! L'et... l'et, mi fanno ridere i giovani che parlano di et... Andiamo, portala con te... le farai il pi bel regalo della sua vita!

Marco - Volete che la strappi alla sua famiglia, al fidanzato?

Mamouret - Guglielmo? (Con asprezza) Non vale quattro soldi. E' figlio di gente che si sposata senz'amore, che ha fabbricato figli senza amore e che ha fatto l'amore senza amore! (Lo guarda lungamente, come se fosse decisa a convincerlo) Sai che cosa succeder? Quel che successo ad Alessandro e a me. Ero gi maritata da due anni con Gustavo, ma non ero felice. Sono andata a Parigi per vedere l'Imperatore...

Marco - L'Imperatore?

Mamouret - S, una storia che loro, i Mamouret non vogliono neanche sentire. Prima ho visto l'Imperatore poi mi sono detta: Perch non vai a trovare Franconi? . Avevo letto il suo nome sui manifesti. Mi ha detto: Sei tu?. Gli ho risposto: S, sono io. Per oggi non sono pi una signorina da maritare e sono venuta semplicemente perch mi ha fatto piacere di venire. Alessandro aveva ancora degli scrupoli: pensava all'oggi e al domani. Ah, se potessi tornare indietro! mi ha detto. Inutile pensarci. Non si pu. Sono ammogliato e mia moglie mi rende infelice. Nemmeno io sono felice con Gustavo, credimi. Ah! se potessimo ricominciare insieme la nostra vita! . Ebbene, ricominciamola, Non posso, non ne ho pi il coraggio. Alessandro era un uomo che spezzava facilmente le catene... quelle di ferro soltanto... Per a casa sua non avrebbe saputo spezzare nemmeno uno spago! Gli ho detto: Senti, Alessandro, bisogna che prenda tutti i miei ricordi e che ne faccia una bella fiammata come se fossero foglie secche, in modo che bruci tutto e non resti assolutamente pi niente. Conto su di te, Alessandro. Cos gli dissi, e adesso, ragazzo mio, ti assicuro che ho fatto un gran bel fuoco! (Lo guarda intensamente) Portati via Maria! Forse il giorno in cui Maria verr a cercarti, tu non sarai in casa! O sar troppo tardi...

Marco - (esitante) Nonna, bisogna che me ne vada. Buonanotte.

Mamouret - (sollevandosi sul letto) Portala via. E se non hai tempo per pensare al matrimonio, non importa. Sar un bel romanzo d'amore vissuto con il cuore, in pieno vento... Prendila, portala via...

Marco - (cercando di calmarla) Andiamo, nonnina, andiamo...

Mamouret - (con energia) Gli altri possono dire quello che vogliono. Ho dormito per mezzo secolo, ma adesso sono sveglia. Portala via a Guglielmo, caro Franconi... Portala via ai Mamouret. Io non voglio bene ai Mamouret...

Marco - Andiamo, nonnina, calmatevi.

Mamouret - Non voglio bene ai Mamouret... I Mamouret non sono la mia gente, il mio mondo...

Marco - Non urlate cos, vi sentiranno.

Mamouret - Oggi la mia festa e ho tutti i diritti. (Con animazione) Un bel giorno arrivi tu, con i tuoi stivaloni e la tua frusta. Hai fatto bene, ragazzo mio. Rimetti un po' a posto le cose. (Ricade sul letto come stordita dalle parole che ha pronunciato).

Marco - (curvandosi su di lei) Nonna, non vi sentite male?

Mamouret - (semi-cosciente) Voglio dormire un poco. Domani debbo fare il discorso, ho bisogno di riposare. (Dopo un momento di esitazione, Marco si allontana senza far rumore. Giunto sul terrazzo, esita ancora, scavalca la ringhiera bruscamente, deciso a scendere).

Mamouret - (sollevandosi sul letto) Dove vai, sciocco? Devi andare a destra, la seconda finestra. Perch scappi? Non farai lo stupido, eh? come tuo nonno? (Chiama) Franconi... (Marco scompare. Rivolta al muro dov' il ritratto immaginario) Filippo... Filippo... (La porta si apre).

Armandina - Andiamo, nonnina, cosa vi piglia? Parlate... non fate che parlare... sembrate un moscone che ronza sul vetro di una finestra.

Mamouret - Dicevo le mie preghiere.

Armandina - Potete dirle senza strillare tanto... Dio non sordo, nonnina. Ci sente benissimo, sente tutto.

Mamouret - Sente tutto? Allora ne sentir delle belle. Anche da me.

QUADRO TERZO

Camera di Mamouret. Mattino. Le finestre sono spalancate. Sole e allegria.

(Armandina sta vestendo Mamouret. Gisella l'aiuta, ed ha fra le mani il vestito della centenaria. Armandina sta aggiustando una gonna sulle reni di Mamouret).

Armandina - Ci voleva un busto, Gisella. Lo avrebbe sopportato benissimo e cos, una volta tanto, avrebbe camminato con la testa alta, come deve dire alla fine del discorso.

Mamouret - Camminer lo stesso con la testa alta, non aver paura; mi hanno gi fatto la lezione. (Gisella ride).

Mamouret - Cos'hai da ridere, sciocchina?

Armandina - Vuoi finirla, Gisella?

Gisella - Non si pu pi nemmeno ridere?

Mamouret - Gisella avr dormito male stanotte...

Gisella - Ho dormito benissimo, ve l'assicuro. Ho fatto una nannina che era un amore...

Mamouret - Sei tu che fai la bambina o io che non lo sono pi?

Gisella - Quando avr la vostra et, nonna...

Mamouret - (con semplicit) Prima arrivaci, cara...

Armandina - (a Gisella, guardandola attentamente) Flai gli occhi stanchi. Scommetto che sei tornata a casa tardi...

Gisella - Volevo sorvegliare un po' Lorenzo... per via di quella cavallerizza.

Mamouret - La cavallerizza del circo Franconi? Io la trovo bella... Fossi un giovanotto le darei dei pizzicotti. (Ride).

Armandina - Nonna, perch dite sempre delle cose indecenti?

Gisella - Una cavallerizza... una donna che mostra le gambe a tutti!

Mamouret - Noi ci sbagliamo nel giudicare la vita. Il cuore e le gambe fanno tutti e due parte del nostro corpo. Un uomo si innamora di una donna e naturalmente gli piace tutto di questa donna, il cuore e le gambe... (Reazione di Armandina) Cos' che ti scandalizza, Armandina? Quand'ero giovane, avevo il sangue pi caldo del tuo.

Maria - (entrando) Pap dice che dovete far presto. La cioccolata pronta.

Armandina - Vado a calmare Antonio, si svegliato cos nervoso stamattina. (Esce).

Mamouret - Aggiustami la camicetta, Maria.

Maria - (aggiustando la camicetta) Nonna, qui che il ministro attaccher la medaglia.

Mamouret - Speriamo che non mi punga, altrimenti urlo. (Osservando Maria) Non mi sembri troppo allegra, Maria? Cosa c'?

Maria - Ma s, nonnina, sono contentissima.

Mamouret - Stanotte ho fatto un sogno. La finestra era aperta: ho sognato che Marco, il domatore, entrava dalla finestra e poi mi diceva: vengo a trovare quella che mi piace.

Gisella - Se fosse entrato in camera mia, anche soltanto in sogno lo avrei messo alla porta.

Mamouret - Io invece l'ho lasciato dire e l'ho lasciato fare. Mi sentivo giovane, come se avessi vent'anni... Marco mi ha abbracciata a lungo. Il cuore mi faceva male, batteva forte. Marco mi ha presa per mano e mi ha detto delle cose... che non ricordo pi, ed meglio che non le ricordi pi.

Gisella - Dovevate svegliarvi, nonnina, reagire. Non dovevate permettere a quel giovanotto di dirvi... Vado a prendere la cioccolata. (Esce).

Mamouret - (guarda a lungo Maria che tace, come assorta nei suoi pensieri) Dici niente, Maria?

Maria - No... niente, nonnina.

Mamouret - Lo so perch sei cos triste, Maria. Franconi entrato nel mio sogno per te, per cercare te...

Maria - Non capisco, nonna...

Mamouret - Capisci benissimo... lo aspettavi!

Maria - Nonnina, cosa dite?

Mamouret - Sei innamorata, come lo ero io quando avevo la tua et. Mi prendeva qui, il male, e poi mi saliva fin qui. (Con le mani magris-shne fa un gesto per risalire dalle gambe al cuore) Ma il male rimasto in me, per sempre... anche adesso, dopo tanti anni... e tu hai il mio stesso male, un male che ha un nome d'uomo...

Maria - Non lo so nonna. E' un male che mi venuto di colpo, come una febbre. So soltanto che gli voglio bene. E non capisco.

Mamouret - Per fortuna ci sono cose che non si capiscono, altrimenti ci sarebbe nulla d'interessante nella vita.

Maria - Una cosa per capisco: non ho mai voluto bene a Guglielmo.

Mamouret - Te ne sei accorta tardi. Non vale la pena, cara. Piuttosto, dimmi, hai una valigia?

Maria - Ce n' una in solaio, vecchia...

Mamouret - E' grande abbastanza per metterci dentro un vestito, un paio di scarpe, un po' di biancheria? Devi piegare tutto per bene, dentro la valigia e lasciare un po' di posto per il regalo che ti far io. Voglio che tu prenda il mio vecchio cappellino di seta nera, sar contenta di saperlo in viaggio.

Maria - (stupita) Ma nonnina, perch? Cosa dite?

Mamouret - Dico che devi andartene.

Maria - Dove? Quando?

Mamouret - Il pi presto possibile.

Maria - Nonnina, voi dimenticate che sono fidanzata.

Mamouret - Senti bene quello che debbo dirti, Maria. (Rumore di passi sulla scala. Mamouret furiosa) Eccoli! Non mi lasceranno mai un momento tranquilla, nemmeno alla mia et... Va', Maria, va' a preparare la tua valigia. Mi occupo io di te. Il passato non conta, ma per quel che riguarda l'avvenire, ho la testa perfettamente lucida e so quello che debbo consigliarti. (Alza la voce in tono aggressivo) Ma chi c' ancora? (Entra il vescovo, seguito da Antonio e da Alfonso, si avvicina a Mamouret che fa il baciamano).

Il Vescovo - Caterina... figliola...

Mamouret - Dammi la tua benedizione, Francesco, perch ho peccato. (Il vescovo pronuncia le parole della benedizione, punteggiando sull'amen. Poi aiuta Mamouret a rialzarsi) Ieri non ti avevo visto abbastanza bene, Francesco, ma alla luce mi sembri un po' dimagrito, sei un po' gi.

Il Vescovo - Si invecchia, Caterina.

Mamouret - Mangia poco e bene. Dove prendi i pasti?

Il Vescovo - Al vescovato, naturalmente.

Mamouret - Ah, vero. Profittane. Mi dicono che nei vescovati i cuochi sono molto bravi. Sei sempre a Chambery?

Il Vescovo - No, sono vescovo a Bayonne.

Mamouret - Non me lo avevano detto. Deve esserti dispiaciuto lasciare Chambery dopo tanti anni.

Il Vescovo - L'uomo deve essere pronto in ogni istante a spezzare i suoi legami con le cose del mondo.

Mamouret - S, ma tu non sei di quelli che spezzano le catene... In ogni modo, Chambery o Bayonne, l'importante il posto di vescovo. (Reazione) Maria, dammi una gugliata di filo: nella sottana del vescovo c' un bottone che ha una gran voglia di ruzzolare per terra.

Il Vescovo - E' bello, Caterina, arrivare alla tua et con tanto spirito.

Mamouret - Basta invecchiare sorridendo, senza contare gli anni.

Armandina - (entra) Stanno preparando il corteo. Bisogna scendere per la Messa.

Mamouret - S, vado alla Messa, voglio fare la comunione.

Il Vescovo - La nonna vuole prima confessarsi. Me lo ha detto ieri.

Mamouret - S, voglio confessarmi. (Con gesto imperioso) E voi, tutti via.

Armandina - Cosa dobbiamo fare, monsignore?

Il Vescovo - (indulgente) Questa non pu essere una confessione, date le circostanze, ma l'eccezionalit della cosa mi permetteranno di ascoltarla ugualmente e di assolverla.

Mamouret - Dipende.

Il Vescovo - Intendo dire che le tue infrazioni alle leggi di Dio, non possono davvero essere gravi.

Mamouret - Ti dir anche gli altri, Francesco, tutti gli altri, quelli che non ho mai voluto confessare ai diciassette parroci che ho visto sfilare in paese, uno dopo l'altro.

Il Vescovo - E perch, Caterina, non li ha mai confessati?

Mamouret - Perch erano peccati che desideravo tanto conservare nel mio cuore. (Ridono con indulgenza).

Il Vescovo - (sorridendo) In ogni modo non credo si tratti di peccati molto gravi.

Mamouret - Non lo so... Per sono peccati di cui non arrossisco. Non so ancora l'effetto che ti faranno, caro Francesco, ma vedremo. Allora, voialtri ve ne andate s o no? (Tutti accennano ad andarsene) A te, Francesco, racconter per filo e per segno tutte le mie colpe (Tutti escono) Sono andati via?

Armandina - (sulla soglia) Fate presto, nonnina. (Al vescovo) E' vero che le buone intenzioni piacciono molto al Signore?

Mamouret - Vuol dire che il Signore in fondo una gran brava persona. Chiudi bene la porta, Armandina. (Il vescovo e Mamouret sono soli). L... (Cerca di inginocchiarsi davanti al vescovo che si seduto).

Il Vescovo - Rimani pure seduta, Caterina. (Un po' meccanicamente) Confiteor tibi... Io mi confesso a Dio...

Mamouret - (docilmente) Io mi confesso a Dio... (II vescovo mormora rapidamente il Confiteor. Si sentono le parole: mea culpa, mea maxima culpa , che Mamouret ripete battendosi la mano sul petto, lievemente).

Il Vescovo - (chiudendo gli occhi) Vi ascolto, figlia mia.

Mamouret - (piene di slancio, con lo sguardo vivacissimo e malizioso) Ebbene Francesco, ecco come andarono le cose... (Si fa buio mentre cala la tela).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

QUADRO PRIMO

La sala di soggiorno, al pianterreno dell'albergo del Leon d'oro. Le finestre sono spalancate. Ghirlande, lampioncini e altri segni di festa. (Mamouret entra dalla comune appoggiandosi al braccio del giornalista; questi ha un apparecchio fotografico appeso al collo. Seguono Ferdinando con la sciarpa tricolore da sindaco, Antonio con un'aria soddisfatta e trionfante, Alfonso, Armandina, Gisella, Maria, Guglielmo, Lorenzo. Mamouret ha sulla camicetta, appuntata con uno spillo, la medaglia conferitale dal ministro).

Mamouret - Quante emozioni!

Il Giornalista - Sedete, signora.

Mamouret - S, voglio sedermi. Non la stanchezza, ma desidero bere un bicchierino di vermouth. Signor giornalista, se ne volete uno anche voi, non fate complimenti.

Il Giornalista - (come se parlasse ad una bambina) Avete sentito tutte le belle cose che ha detto di voi il ministro?

Mamouret - Ah! La sa raccontare bene... Mi sono ricordata che da bambina, per dar maggior importanza a quello che dicevo, parlavo dentro a un imbuto.

Il Giornalista - Perch non avete risposto al ministro?

Antonio - (confidenzialmente) La nonna parler alla fine del pranzo; vero, nonnina?

Mamouret - S... s... Di' un po', giornalista, sei ammogliato?

Il Giornalista - Non ancora.

Mamouret - Hai ragione e profittane, perch, dopo, c' pi poco tempo...

Il Giornalista - Per la nostra edizione del mattino, vorrei una fotografia della centenaria nell'intimit, fra i suoi parenti.

Antonio - Diciamo, fra i parenti pi importanti... fra i parenti preferiti...

Mamouret - Ci sono quasi tutti... Manca solo Franconi. Dov' Franconi? (Entra Giovannino).

Antonio - Cosa c'entra Franconi con la fotografia?

Mamouret - Voglio Franconi.

Antonio - Sar con le tigri, non lo so...

Mamouret - Mandalo a chiamare. Voglio che sia sulla fotografia.

Antonio - Fate presto questa fotografia, signor giornalista, la nonna sta delirando.

Mamouret - Se Franconi non viene, io mi metto un fazzoletto davanti alla faccia, cos la fotografia non vi servir.

Armandina - (esasperata) Ma le inventa proprio tutte...

Antonio - Lorenzo, va' a cercare il domatore. Sar al caff! (Sbuffando) Pregalo di venire qui. (Lorenzo esce).

Armandina - (a Mamouret) Adesso siete contenta? Vi piace incomodare la gente, vero?

Mamouret - Oggi la mia festa e voglio essere ubbidita.

Antonio - Non perdiamo altro tempo e mettiamoci a posto per il gruppo.

Ferdinando - Andiamo... mettiamoci in posa.

Antonio - Maria vicino a Guglielmo...

Mamouret - Non voglio che Maria sia vicino a Guglielmo.

Guglielmo - Ma se siamo fidanzati!

Mamouret - Non voglio che siano fidanzati e non voglio che si sposino. Perci inutile che siano insieme sulla fotografia.

Antonio - E invece, nonnina, vi state proprio sbagliando. A primavera Maria e Guglielmo sposeranno. Voi assisterete al matrimonio... oppure non assisterete, non lo so... ma il matrimonio si far.

Mamouret - E invece non si far. Maria e Guglielmo non sono fatti l'uno per l'altra e non si vogliono bene. I matrimoni fra gente che non si vuol bene, riescono male. Lo so per esperienza personale.

Ferdinando - Voi?

Antonio - Se tutta la vostra vita stata un esempio di felicit familiare!

Mamouret - Perch tutta la vita io sono stata una moglie, una mamma e una nonna tuttofare, come si dice negli annunci dei giornali. Hai capito, Maria, non voglio che tu faccia la stessa fine che ho fatto io, perch io non mi sono affatto divertita a far da serva a tutti!

Antonio - Nonna!

Armandina - Ma non vi vergognate?

Antonio - (furioso, come se scoppiasse) Armandina, slegami la cravatta... altrimenti scoppio... Andiamo, a posto... Maria, mettiti a posto.

Mamouret - (calma ma decisa) Non ti mettere, Maria, te lo proibisco... E tu

Guglielmo - (Guglielmo ha abbozzato il gesto d prendere per un braccio Maria) non toccare Maria. Deve toccarla soltanto il fidanzato che io le ho scelto. (Curiosit generale).

Guglielmo - Cosa dite?

Antonio - Qui finir male. Signor giornalista, scusateci... scusatela... Nonna, la volete smettere?

Mamouret - Non la voglio affatto smettere alla vostra maniera; la smetter alla mia maniera. Ed inutile tirarmi fuori la storia della famiglia Mamouret e la faccenda dei soldi: l'amore non problema di soldi; l'amore si fa con i sensi e con il cuore.

Antonio - Nella nostra famiglia, ci si sposa nell'interesse della famiglia.

Mamouret - E io non voglio che la pronipote di mio figlio, Camillo il Marinaio, rimanga in una casa di egoisti e di vanitosi. Maria vuol bene ad un tale che io conosco, ed lui che Maria deve sposare, non Guglielmo.

Antonio - Chi questo tale? Come si chiama? (Entra Marco con stivali e cappellone alla messicana, seguito da Lorenzo) Zitti! Non c' bisogno di discutere queste cose davanti ad estranei. Buongiorno, signor Franconi, scusateci se vi abbiamo disturbato. E' stato un capriccio della nonna.

Armandina - (melliflua) Oggi la nonna ha diritto di fare i capricci; la sua festa.

Mamouret - (guarda Marco attentamente, con un sorriso pieno d tenerezza. Poi dondola dolcemente la testa) Ah, sei tu, Franconi? Non hai il bel vestito da domatore, ma hai gli stivaloni. Mettiti qui, vicino a me, e da' il braccio a Maria. Andiamo, Maria, non arrossire come una stupida. Sei a braccetto di un bell'uomo e devi esserne fiera. Gli altri si metteranno come vorranno. Se poi qualcuno nella fotografia non si vedr, poco male! (Tutti si guardano stupefatti. Marco esita; non capisce bene che cosa sia accaduto).

Antonio - (a Marco) Andiamo, mettetevi in posa e finiamola una buona volta!

Ferdinando - (a Marco) Non cercate di capire.

Alfonso - E' un capriccio della nonna!

Armandina - (toccandosi la fronte) La festa le ha fatto male qui.

Il Giornalista - (aggiustando l'apparecchio e disponendo gli astanti a soggetto) Allora, ci siamo? Signora Mamouret, non abbassate la testa. Pronti? Fermi... un bel sorriso... Conto fino a tre: uno... due... tre, grazie signore e signori. Vado subito a sviluppare la pellicola. I miei rispetti a tutti. (Esce).

Antonio - (a Marco) Signor Franconi, se avete da fare... (Maria commossa. Si svincola dal braccio di Marco).

Mamouret - Che furia di andartene, Maria! Perch non rimani a braccetto del tuo fidanzato?

Maria - (commossa e timida) Nonna... cosa dite?

Guglielmo - Vieni qui, Maria.

Mamouret - (a Maria, indicando Marco) Ecco l'uomo che ho scelto per il tuo destino. (A Marco) Franconi, la sposerai quando ne avrai il tempo. Per adesso, l'importante volerle bene...

Guglielmo - Nonna, stiamo scherzando o parliamo sul serio?

Antonio - Guglielmo, va' di l. Sistemo tutto io.

Guglielmo - Ma si tratta della mia fidanzata.

Antonio - Vattene, ti ho detto! Lascia fare a me.

Guglielmo - (minaccioso, a Marco) Non posso permettere... (Vorrebbe insistere, ma vedendo il gesto imperativo di Antonio, si allontana).

Mamouret - (calmissima) S, Maria, ti d Marco e ti dico: un bel partito, non ricco, ma ha del coraggio e le bestie feroci... E' un capitale anche quello. L'amore di un bell'uomo una buona rendita, credi a me. Io lo so... E' una buona rendita, con la quale si vive benissimo... (Pausa) Te la pigli la mia nipotina, Franconi?

Marco - (commosso) S, nonna.

Mamouret - E tu, Maria, lo vuoi Marco?

Maria - (come Marco e come se fossero davanti all'ufficiale di stato civile) S, nonna.

Mamouret - La cosa fatta. E adesso un bicchiere di vermouth a tutti.

Antonio - (a Marco, con ironia cerimoniosa) Scusate, signor Franconi, ma la nonna non sa pi quello che dice. Sono convinto, del resto, che voi siete il primo a capire che si tratta di uno scherzo. Intendiamoci, io mi sentirei contentissimo di darle mia figlia perch lei una persona per bene, ma nella nostra famiglia c' la tradizione di sposarsi fra parenti. Maria sposer suo cugino...

Mamouret - Invece proprio come ho detto io: sposer Marco Franconi, perch Marco cugino di Maria, esattamente come lo Guglielmo. (Rumore generale e reazioni).

Antonio - Cara nonna, perdete la testa.

Mamouret - Niente affatto: so perfettamente quello che dico. Franconi cugino di Maria, dello stesso sangue. Sono cugini a modo loro, ma cugini lo stesso. E' chiaro?

Antonio - Non affatto chiaro. Cosa volete insinuare?

Mamouret - Franconi ha avuto come nonno un altro Franconi: Alessandro, l'uomo che spezzava le catene. Maria la nipote di Antonietta, e Antonietta era la figlia di Camillo il Marinaio. Camillo il Marinaio era figlio dell'uomo che spezzava le catene, figlio di Alessandro Franconi. E' chiaro adesso?

Antonio - No. Ma Alessandro Franconi con chi lo ha avuto questo figlio?

Mamouret - Non l'hai ancora capito? (Pausa. Tutti sono sgomenti) Lo ha avuto con me! (Reazione generale. Rumori).

Antonio - Nonna, siete impazzita?

Mamouret - Ho una buona memoria. E quando ce n' bisogno, come vedi, me ne servo. (Silenzio stupefatto e costernato. Ferdinando cerca per primo d rompere quel silenzio con un risolino sardonico).

Ferdinando - Io continuo a credere che si tratta di uno scherzo.

Mamouret - (serena e strizzando l'occhio a Marco) Non vogliono credermi, perch ho cento anni. Per il semplice fatto che ho cento anni, non vogliono mettersi in testa che c' stato un momento nella mia vita che ne ho avuti venticinque e ho saputo servirmene. S, ho avuto un figlio con Alessandro, perch Alessandro ed io ci siamo amati.

Antonio - (furibondo) Ma dove? Quando?

Mamouret - Quando sono andata a Parigi per sistemare le cose di famiglia. Sono andata io da Alessandro; poi il piccolo Franconi nato a San Savary col nome di Mamouret. (Mormorio d disapprovazione e d indignazione).

Antonio - Volete star zitta s o no?

Armandina - L'ho sempre detto che Caterina non ha pi la testa a posto!

Antonio - Ma come? Con un saltimbanco! (Marco lo guarda).

Mamouret - Marco, hai capito adesso perch mi piace tanto il circo?

Antonio - (in collera, rivolgendosi a Marco) Dite un po', non vi sembra che sarebbe meglio permettere alla famiglia di esaminare da sola questa storia?

Marco - Non me ne vado mai, quando si parla della mia gente. Non nelle mie abitudini.

Guglielmo - (che ricomparso, e minacciando cl pugno) Sistemer tutto io!

Marco - Non spaventatemi troppo, giovanotto, lo avrete capito che sono timido.

Guglielmo - Anche delle minacce, adesso? Vado a chiamare la polizia!

Antonio - Sei pazzo... niente scandali!

Mamouret - (calmissima) Siediti, Franconi. In casa mia, sei in casa tua...

Antonio - (riavvicinandosi a Mamouret) Allora, ma sul serio avete fatto questo al nonno Gustavo? (Mamouret annuisce sorridendo) Insomma, avete tradito Gustavo durante il vostro viaggio a Parigi.

Mamouret - S, ma non era la prima volta. Quella per, debbo dirlo, stata la volta in cui ci ho messo tutta me stessa.

Antonio - (balbettando e cercando le parole) Come?... Come? Avete avuto altre avventure?

Mamouret - Sono troppo vecchia, oramai, per dire delle bugie. S, non ho scelto i miei cavalieri soltanto fra i giovanotti che mi piacevano pi degli altri. Sono stata sensibile anche agli innamorati che sapevano dire delle cose belle. Ricordo un sottotenente... Poi uno studente di medicina...

Armandina - Antonio, falla star zitta!

Antonio - Ve la facevate con tutti! Come se Gustavo non esistesse...

Mamouret - Non vero. In principio ho voluto molto bene a Gustavo... Ma lui vedeva in me una specie di strumento da lavoro, a trent'anni mi considerava gi vecchia. Debbo dire che ho lavorato molto... sempre... dalla mattina alla sera tardi: lava, rammenda, soffia il naso ai bambini, cuci qui e cuci l, prepara la minestra, ricama una cuffietta per il battesimo, scrivi le lettere per tutti i Mamouret che non sanno scrivere; invece di conti non c'era bisogno: tutti i Mamouret sanno fare i conti molto bene. Alla sera ero stanca e sentivo il bisogno di un po' di tenerezza. Gustavo non sapeva cosa fosse la tenerezza.

Antonio - Insultate anche la sua memoria?

Mamouret - Ma non gli serbo rancore. Io vorrei che fosse ancora qui... fra noi...

Antonio - Con tutte le corna che gli avete fatto?

Mamouret - Magari con le corna, ma ancora fra noi... (Guglielmo scoppia in una grossa risata).

Antonio - Tu vattene, te l'ho gi detto! (Guglielmo esce).

Armandina - Insomma, non ha rispettato il nome dei Mamouret: ecco la verit!

Mamouret - L'ho sempre rispettato e, anzi, al nome dei Mamouret ho restituito l'onore. Tu forse non ricordi il disertore.

Antonio - (a Marco) Signore, come vedete, si parla di cose strettamente famigliari.

Mamouret - (autoritaria) Resta con la tua fidanzata, Franconi, e impara a conoscere la famiglia.

Armandina - Adesso insulta anche la famiglia!

Mamouret - Non insulto la famiglia, insulto i Mamouret. Una famiglia in cui ci si mette in cen-toquarantasette per accumulare soldi e per fare in modo che restino sempre nello stesso sacco; una famiglia in cui si d la mano soltanto per impedire agli estranei di avvicinarsi alla cassaforte. Una famiglia fatta cos, non una famiglia.

Antonio - Nonna, fareste meglio a star zitta!

Mamouret - Nella mia giovinezza mi sentivo orgogliosa di poter fondare una famiglia, sarei stata fiera di diventare la vostra decana, ma i Mamouret non sono una famiglia. Non il nome che fa la famiglia: il cuore.

Armandina - Sta perdendo il fiato... finir soffocata!

Mamouret - Ricordate perch sono andata a Parigi a vedere l'Imperatore? Per il disertore, lo zio Onorato, il fratello di mio marito Gustavo.

Antonio - Non vero.

Mamouret - E' stata l'unica volta che ho visto piangere. Gustavo, ma non piangeva per la sventura del fratello, piangeva per il disonore del Leon d'oro. Allora sono andata a trovare l'Imperatore, a Parigi, e gli ho detto tutto. L'Imperatore ha accordato la grazia. Era un brav'uomo, l'Imperatore... I Mamouret hanno subito rialzato la testa. Soltanto, avevo profittato del mio soggiorno a Parigi per rivedere l'uomo che spezzava le catene: mi piaceva pi dell'Imperatore. Adesso sapete tutto, e sapete perch Marco e Maria sono cugini fra loro.

Antonio - Ma a chi volete dar ad intendere queste fandonie?

Mamouret - (calma e sicura) Marco, torna pure al circo. Maria va' nella tua camera, ma prima abbracciatevi, figli miei, davanti a me. La nonna ha la testa a posto e sa quello che fa.

Armandina - Che vergogna!

Mamouret - (a Marco e Maria che escono con gli altri ragazzi) Formate una bella coppia, tutti e due... vi benedico.

Antonio - Adesso benedice, come il vescovo.

Mamouret - (impavida) S, sono fatta cos, mi piace persino benedire gli innamorati. E non uscir da questa stanza finch non avr visto il notaio.

Antonio - Il notaio... Cosa c'entra il notaio?

Mamouret - Bisogna proprio spiegarvi tutto? Maria se ne va con Marco Franconi, ma non pu andarsene come una mendicante, povera Maria! Bisogna prima darle quanto le spetta di dote.

Antonio - Occupatevi dei fatti vostri, nonna.

Mamouret - E' il notaio che deve regolare la cosa.

Antonio - La dote di Maria non uscir dalla cassaforte dei Mamouret, ve lo giuro.

Mamouret - No, Maria partir con il denaro che! le spetta. E le dar anche qualcosa di mio.

Antonio - Insomma, volete mandare il Leon d'oro in fallimento?

Mamouret - Il Leon d'oro una bestia che ha la pelle dura. (Serena) Siamo tutti d'accordo.

Antonio - Avete sempre sentito dire che i discendenti di Camillo il Marinaio non erano fatti come noi. Quando mai un vero Mamouret si sarebbe fatto vescovo?

Ferdinando - Questo vero, non siamo mai stati bigotti, in famiglia.

Antonio - E adesso basta con le chiacchiere inutili. Maria non uscir da quella porta, senza prima I aver chiesto perdono alla famiglia, in ginocchio e con tanto di lacrime. E uscir da quella porta soltanto per sposare Guglielmo.

Alfonso - Permetti...

Antonio - E se qualcuno prende le sue difese, sar cacciato via dal Leon d'oro per sempre. Piuttosto che dare la dote a Maria appicco il fuoco alla locanda, capito? C' un tentativo di ribellione nella famiglia, ho il dovere di reprimerlo. (Mamouret scoppia a ridere) E non c nessun bisogno di ridere.

Mamouret - Insomma, Antonio, se ho ben capito tu rifiuti di darmi soddisfazione.

Antonio - Rifiuto? Rifiuto, si!

Mamouret - Allora dir davanti a tutti quello che devo dire. Tutti sapranno di che cosa capace una donna che compie cento anni. Sar divertentissimo.

Antonio - Vi impediremo di parlare.

Mamouret - E io mi far capire a gesti.

Armandina - Lasciatela dire. Racconti un po' quel che vuole.

Antonio - Faremo suonare forte la musica appena comincer a parlare, cos nessuno sentir.

Mamouret - Quando il prefetto, anche lui come tutti, mi chieder come ho fatto ad arrivare fino a cento anni, se il latte o la verdura che fa bene, io gli dir cos' stato che mi ha conservato la salute...

Ferdinando - L'affetto di tutta la famiglia.

Mamouret - (ride) L'affetto? Una sola cosa mi ha permesso di aver pazienza e di sopportare la vita: la soddisfazione di darla da bere a tutti.

Antonio - Cos' quest'altra storia?

Mamouret - Mi divertivo ad osservare in silenzio la vostra stupidit e la vostra boria, come se non ci fosse al mondo nessun altro pollaio al-l'infuori del vostro. Io vi guardavo e pensavo: siatene pur fieri del vostro pollaio, ma se sapeste che non il risultato di un solo gallo, sareste un po' meno boriosi.

Antonio - (congestionato) Spero che non discenderemo tutti dall'uomo che spezzava le catene.

Mamouret - Su cinque figli che ho avuto, quattro non erano di Gustavo, questo posso dirvi.

Antonio - E chi dei cinque era il vero?

Mamouret - Non farti cattivo sangue: il primo, il primogenito, quindi tu sei un vero Mamouret.

Antonio - E gli altri? Da chi li avete avuti?

Mamouret - Te l'ho detto. Il sottotenente, lo studente, poi c' stato un commesso viaggiatore in biancheria... come sapeva parlare bene, quello! Poi... (Lentamente e vacillando, Giovannino si avvicinato a sua madre) Ah, sei tu, Giovannino... Mi dispiace, avrei preferito che non lo sapessi.

Giovannino - Allora io non sono un Mamouret?

Mamouret - No, figlio mio. Ma io sono sempre tua madre. (Giovannino scuote dolcemente la testa e bacia la mano a Mamouret).

Alfonso - Io voglio sapere da dove sono uscito. Andiamo, nonna, dite tutto, non potete pi tornare indietro. Chi sono? Chi siamo? Mio padre da chi lo avete avuto?

Ferdinando - E il nonno di chi era figlio?

Armandina - E lo zio Achille? Lui che venerava la memoria di Gustavo.

Alfonso - E noi, il giorno dei morti, andavamo a portare dei fiori a un vecchio cornuto che s'era fatto prendere in giro per tutta la vita.

Giovannino - (pallido) Lasciatela tranquilla.

Alfonso - Noi abbiamo il diritto di sapere.

Giovannino - Io non le domando nulla.

Antonio - Tu non sei curioso. Un fatto solo chiaro: noi non apparteniamo pi alla stessa famiglia, come un quarto d'ora fa. Non ci sono pi legami fra noi.

Mamouret - Ci sono io. Voi discendete tutti da me.

Armandina - Voi non contate nulla, dopo quello che avete detto.

Mamouret - E se conto nulla perch mi avete organizzata la festa?

Alfonso - Forse avreste fatto meglio a raggiungere pi presto il povero Gustavo.

Antonio - Silenzio. Non permetter a nessuno, dico a nessuno, di insultare mia nonna e la memoria di mio nonno. Voi siete in casa di un Mamouret vero, un Mamouret... come dire... a diciotto carati.

Alfonso - Insomma, se ho ben capito, io sarei un Mamouret meno autentico di te e dovrei starmene zitto.

Antonio - E' chiaro che dopo le rivelazioni della nonna il vero Mamouret, il Mamouret che non si pu discutere, sono io. Del resto, siate giusti, che cosa fareste tutti voi in paese senza di me, senza il Leon d'oro? Adesso, dopo quello che ha detto la nonna, rischiate di ritrovarvi senza nome e senza famiglia... degli zingari.

Alfonso - Ho una voglia matta di mandarvi tutti a quel paese.

Antonio - In ogni modo, non saprete mai esattamente da dove venite, in fatto di albero genealogico, perch la nonna non dir pi niente. Vero, nonnina? La nonna conserver il segreto.

Mamouret - Parler, invece, e dir tutto.

Alfonso - E quando? Subito?

Mamouret - No, al banchetto, dopo la torta alla cioccolata, quando ci saranno tutti: la famiglia, la gente del paese, il ministro. (Si alza) Voglio andarci, a questo banchetto.

Alfonso - (trattenendola) Ah no, abbiamo gi fatto abbastanza scandalo. Non bisogna parlare davanti agli estranei.

Ferdinando - (con aria contenta) Vedete che fate il blocco, il fronte unico, davanti agli estranei? Nel sangue dei Mamouret ci pu anche essere qualche goccia venuta da fuori, ma la famiglia Mamouret esiste lo stesso.

Antonio - Bench tu non sia che un falso Mamouret, dici delle cose abbastanza giuste. Insomma, l'incidente chiuso. Il Leon d'oro continua ad essere la migliore locanda della regione e noi siamo tutti Mamouret come una volta. Il nonno Gustavo era un brav'uomo. Avanti, diciamo qualcosa alla nonna.

Armandina - (melliflua) Non vi serbiamo rancore per quello che ci'avete detto, nonnina.

Mamouret - Grazie, Armandina.

Alfonso - Anche se avete commesso qualche errore, ognuno fa i suoi nella vita.

Mamouret - Grazie.

Antonio - (gioviale) E io l'abbraccio a nome di tutti. La nonnina vuol tanto bene al suo Antonio, gli ha sempre voluto bene. Andiamo al banchetto, adesso. Aspettano la nonnina.

Mamouret - (stanca, ma decisa) Io, invece, aspetto il notaio. Voglio che Maria sia messa in condizione di profittare della sua giovinezza.

Antonio - Allora non venite al banchetto?

Mamouret - S, ma se non vedo il notaio, dopo la torta alla cioccolata spiffero tutto.

Antonio - (ha le gote gonfie dalla collera) Sentite, nonna, sentitemi bene...

Ferdinando - Non perdere tempo, Antonio, far lo stesso quello che vuole.

Antonio - Allora, sempre ostinata?

Mamouret - Non ho pi paura di niente, ormai. Sono talmente vicina alla fine... (Silenzio. Antonio interroga presenti con lo sguardo).

Antonio - Che cosa bisogna fare?

Alfonso - Io non sono un Mamouret a diciotto carati e, francamente, non so cosa suggerire. Per, per l'onore della famiglia, abbiamo lo stesso nome.

Antonio - E allora?

Alfonso - Allora penso che bisogna soffocare lo scandalo e tener conto della giovinezza, delle sue aspirazioni...

Antonio - E tu cosa ne dici, Ferdinando?

Ferdinando - Io dico che se uno non se la sente di vivere in famiglia, bisogna lasciarlo andar via.

Antonio - (con un gesto risolutivo, come se volesse spazzare l'aria) Chiuso l'incidente. Nonna, sarete contenta adesso? Maria non fa pi parte della societ dei Mamouret; liquideremo il suo conto. E adesso, volete venire?

Mamouret - Io mantengo la mia parola. Parola d'onore, Antonio? (Antonio, un po' a malincuore, le stringe la mano).

Antonio - Parola d'onore. (Si ripete la stretta di mano con gli altri Mamouret).

Mamouret - ( sfinita, stordita. Si apparta con Giovannino) Giovannino, figlio mio... (Parla ancora pi sottovoce e china il capo) Sai... tutto quello che ho detto, stato perch volevo dare una lezione a quei fanfaroni, ma non vero niente. Le cose non sono andate cos.

Giovannino - (come assente) Come vuoi che non lo abbia capito, mamma?

Mamouret - (sempre sottovoce, a Giovannino) La verit... la verit vera, te la dir poi.

Giovannino - Quando vuoi tu, mamma.

Mamouret - E ora andiamo. Mettiti il berretto, Giovannino, e andiamo. Sei sempre stato cos delicato, mettiti il berretto. (Si avvia a braccetto di Giovannino).

Antonio - (a Ferdinando) E' la prima volta nella mia vita che sono costretto a cedere, e mi fa male alla gola, qui... (Entra il vescovo, si spalancano le porte, genuflessioni generali).

11 Vescovo - Caterina! Sembrate tutti molto commossi. Cos' successo? (Offre il braccio a Caterina).

Antonio - Francesco... Eminenza... abbiamo evocato dei ricordi di famiglia, abbiamo parlato del nonno Gustavo...

Il Vescovo - Bene... bene... Allora, Caterina, sei pronta per il discorso? Non devi essere triste, Caterina. Per te, questa deve essere la giornata pi bella della vita.

Mamouret - (con una lacrima negli occhi) Il pi bel giorno della mia vita... Ma dici davvero, Francesco? Tu non hai la pi piccola idea di che cosa sia il pi bel giorno della propria vita... (Tutti si avviano verso la comune, mentre la banda dall'esterno inizia una marcia. Grida di evviva, battimani, mentre cala il sipario).

QUADRO SECONDO

La camera di Mamouret.

(Assopita sul letto, con la testa buttata all'indietro, Caterina respira con difficolt. Vicino a lei, Armandina. Giovannino con Varia smarrita, le braccia a penzoloni, guarda sua madre).

Armandina - Sembra che respiri meglio.

Giovannino - Sembra anche a me. Quando svenuta, era pallidissima. Antonio, quando l'ha presa in braccio ha avuto l'impressione che, del suo corpo, non restasse niente.

Armandina - La giornata della sua vita alla fine, bisogna pensare che stata molto lunga.

Giovannino - Alla mia et duro perdere la mamma. E' un dolore che non si aspetta pi, non si pi preparati. Ti disturbo?

Armandina - No, zio Giovannino, tieni cos poco posto, tu.

Giovannino - Come figlio, ci sono soltanto io. (Guarda attentamente sua madre. Poi si attorciglia i baffi) Armandina, come sono, secondo te, gli occhi della mamma: verdi o blu?

Armandina - Come? Non lo sai?

Giovannino - Bisogna che li guardi meglio. Mi accorgo, che non li ho mai guardati come dovevo. (Mamouret si agita, s sveglia) Blu, sono blu.

Mamouret - Cos' che blu?

Giovannino - I tuoi occhi, mamma.

Mamouret - E non ti piacciono? Li preferivi neri? Hai dei gusti da Don Giovanni... Gli occhi debbono essere di ogni colore, per tutti i gusti. Armandina, morta molta gente in paese in questi ultimi tempi?

Armandina - Gioved scorso una ragazza di ventitr anni, due settimane fa una piccina di sedici.

Mamouret - Ventitr anni... sedici anni... non sono et per morire.

Armandina - Sar Dio che le avr volute lass!

Mamouret - Quello lass, a volte, ha un po' fretta.

Armandina - Nonnina!

Mamouret - Personalmente, a Dio ho nulla da rimproverare, o quasi. Ma qualche giorno me lo potrebbe ancora lasciare. Poi, mi ha per sempre... Farmi andar via cos, il giorno dopo la mia festa... Quello che vorrei sapere in che tono Dio ci rivolger la parola. Avrebbe diritto di essere molto in collera con tutti noi. (A Giovannino) Cosa stai facendo, Giovannino? Hai la faccia di uno che ha perduto qualche cosa. E' bel tempo, non fa troppo caldo, perch non vai alla pesca?

Giovannino - Non la giornata per pescare, oggi, mamma.

Mamouret - (guardandolo) Ah! Non la giornata. Ho capito: vuoi chiuderli tu i miei occhi. (Bussano alla porta. Mamouret si volta. Bussano di nuovo) Sei tu, Franconi?

Lorenzo - (entra timidamente) No, sono io, nonna... sono Lorenzo.

Mamouret - Ah! Sei tu? Chiudi bene la porta. Sei venuto a dirmi addio, prima di andartene con la cavallerizza?

Lorenzo - Sono venuto ad abbracciarti da parte di Maria e di Franconi.

Mamouret - Cosa c'? Non ce la facevano ad arrivare fin qui?

Lorenzo - Lo desideravano tanto, ma... Allora Maria mi ha incaricato...

Mamouret - Come mai?

Lorenzo - Pap non ha voluto.

Mamouret - Antonio mi ha fatto questo?

Armandina - (a Mamouret che si sollevata) Tornate a stendervi, nonnina, non vi fa bene... (Tasta il polso di Mamouret e scuote la testa. Pausa).

Mamouret - E loro se ne sono andati senza dir nulla?

Lorenzo - Franconi stava per rispondere, ma Maria glielo ha impedito... Non voleva scenate al momento della partenza.

Mamouret - E tu, Lorenzo, che cosa hai fatto?

Lorenzo - (timidamente) Io non me ne vado, nonna.

Mamouret - Perch non te ne vai anche tu?

Lorenzo - (vilmente) Non voglio lasciarvi, nonna.

Mamouret - (con asprezza improvvisa) Ma a chi le racconti queste fandonie? Perch non te ne vai? Trovi forse che la cavallerizza non abbastanza bella?

Lorenzo - S, nonna, soltanto che...

Mamouret - Vuoi restare qui, con la corda al collo.

Lorenzo - Adesso ho vent'anni, ma non li avr sempre, non li avr per tutta la vita...

Mamouret - Hai vent'anni e hai gi il petto curvo, la gobba e il respiro corto. Mi vergogno di te.

Armandina - Calma, nonnina... calma.

Mamouret - E tu, Armandina, sta' zitta quando parlo io. Camillo il Marinaio si sarebbe vergognato di avere un pronipote che ha paura dei viaggi. Vattene, Lorenzo, credevo fossi un Mamouret, di quelli buoni, e invece... Vattene!

Lorenzo - Nonna...

Mamouret - Invece, sei di quegli altri... soldi nella cassaforte e Leon d'oro . Vattene. (Lorenzo esce a testa bassa. Mamouret si rivolge a Giovannino) Vieni qui, Giovannino. Chiudi bene la porta, Armandina. (A Giovannino, che si china verso di lei) Giovannino, tu sei il solo che, ieri, non mi hai fatto delle domande. E invece eri il solo che avesse veramente il diritto di farne. Ormai hai un'et che devi sapere tutto. (Sottovoce) Le mie avventure, i miei amanti, niente di vero. Come al teatro: stata una commedia che ho recitato per me, nella mia testa, da giovane mi raccontavo tutte quelle belle storie d'amore, per passare il tempo e per dimenticarmi che avevo tanto bisogno di tenerezza, capisci?

Giovannino - Capisco... ma l'uomo del circo? Quello che spezzava le catene?

Mamouret - Ah! S... (Giovannino si china ancora verso la mamma. Mamouret posa sul figlio uno sguardo pieno di timida fiducia) S, figlio mio... una sera... verso la met di settembre, ho sentito che quello era l'uomo che mi ci voleva, quello che avevo aspettato sempre. (Sospira) Ma quel giorno stato il nostro unico appuntamento d'amore, ci siamo abbracciati e poi ci siamo messi a piangere. E quelle lacrime, quelle lacrime stupide, senza senso, sono state tutto il nostro amore.

Giovannino - E gli altri? Tutti gli altri uomini di cui hai parlato? Non sono esistiti?

Mamouret - S che sono esistiti, il sottotenente, lo studentino, il commesso viaggiatore che sapeva parlare cos bene, e poi gli altri, tanti altri che mi dicevano delle belle cose, qualche volta, quando Gustavo era pi freddo del solito con me; allora s... lasciavo correre un poco la fantasia, immaginavo tutto un romanzo, un romanzo d'amore da vivere con questo o con quello. Poi, quando il sottotenente e lo studentino mi parlavano realmente quando me li vedevo vicini, in carne ed ossa, allora me ne andavo con una scusa o con l'altra... il bucato da finire... la cena da preparare. Ero onesta, ma senza merito. La virt forse l'avevo in me, come un altro ha un vizio.

Giovannino - Allora i Mamouret sono tutti dei Mamouret veri?

Mamouret - S. Qualche volta... sempre quella mia stupida mania di abbellire le cose... immaginavo che i miei figli fossero figli di un altro. Tu figlio del sottotenente... non potevi lagnarti... il sottotenente era il giovane barone di Pontarson, e tu diventavi il barone di Pontarson. (Antonio entra, in punta di piedi e va lentamente a chiudere la finestra) Perch chiudi la finestra?

Antonio - C' troppo sole fuori, nonnina.

Mamouret - Lascia, una cosa tanto bella, il sole. Non chiudete le persiane, non chiudete le finestre; non sono ancora morta.

Armandina - Nonna Caterina!

Mamouret - (si alza e grida) Non vogliono che dalla casa si veda il circo equestre che se ne va. (Entrano Ferdinando e Alfonso).

Ferdinando - E qui, avete chiuso?

Giovannino - (in collera, ritrova per un istante. la sua energia e grida) Che scherzi sono questi? Chi si permette? Vi insegner io come dovete comportarvi!

Mamouret - (agitata) Manda via tutti, Giovannino. In casa mia, faccio quello che voglio. (Si alza e si dirige verso la finestra con l'intenzione di aprirla. Armandina cerca di sbarrarle il passo. Mamouret la respinge con energia mentre tutti escono, compreso Giovannino) Vorrei vedere anche questa. (Apre la finestra) Eccoli... eccoli! Si vede benissimo da qui... ecco i carrozzoni, ed ecco le gabbie, le tigri di Franconi... ecco la famiglia. Ed ecco Maria... Maria con Marco... E i cavalli, che bei cavalli Tutte le briglie nuove, come per una rivista. (Si sente dall'esterno una fanfara) Maria e Marco, mi dicono con la mano arrivederci. Non mi hanno dimenticata. (Fa gesti di addio) Arrivederci Maria, arrivederci Franconi. Sai, Marco, sarei partita anch'io volentieri con Alessandro, tanti anni fa, ma non era scritto cos nel mio destino. Buon viaggio a tutti. Cento anni vi dicono buon viaggio. Cento anni... oggi comincio il centouno. (Grosse lacrime le rigano il volto. I carrozzoni si sono gi allontanati) Maria, sei contenta? (Batte le mani) Anch'io sono tanto contenta, e mi sento leggera leggera, come se dovessi partire anch'io per un bel viaggio. (Lancia un grido breve, poi vacilla, tenendosi ancora aggrappata per un istante alla finestra) Andate, andate... Buon viaggio! Voi almeno vivrete la vostra vita, e la vita molto bella. (Si accascia, mentre cala il sipario).

FINE

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