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MARIA

Commedia in due tempi

Di ANDRE’ OBEY

Da una novella di Faulkner

Versione italiana di Paolo Campanella

PERSONAGGI

IL DIRETTORE

GIORGIO

IL DOTTORE

IL CURATO

L' UOMO DALLA BARBA

ENRICO

MARIA

MATILDE

EMMA

LA SIGNORA FORESTIER

GIOVANNA

Commedia formattata da

PRIMO TEMPO

 (Il sipario si alza sulla scena vuota, senza scenari ne personaggi, fuor che uno: il direttore. È seduto di schiena, a cavallo di una sedia, e, fumando la pipa, segue con lo sguardo un fondale che scende lentamente dal soffitto).

Voce di Maurizio          - (il capo macchinista, dal sof­fitto) Ancora!... Ancora!... Adagio!... Ancorali.. Stop! (Il fondale chiude tutta la scena. Breve pausa. Dal soffitto giunge indistinta una discussione tra i macchinisti. Lontani colpi di martello. Il direttore se­guita a fumare, poi, bruscamente)

Il Direttore                    - (senza muoversi) Maurizio... (A voce più alta) Maurizio!...

Voce di Maurizio          - Sii...

Il Direttore                    - Lo sai che è spaventosamente piatto quel fondale?

Voce di Maurizio          - Eh, lo so...

Il Direttore                    - Beh, e allora? Bisogna provve­dere in qualche modo.

Voce di Maurizio          - E come?

Il Direttore                    - Che ne so, io!...

Voce di Maurizio          - (arrogante)  E io? (Il diret­tore alza le spalle scoraggiato) Ehi, voi, là sotto, che cosa aspettate? Portate quell'affare in scena, andiamo! È incredibile, bisogna dir loro tutto, tutto!... (Entrano, dal fondo a destra, due macchinisti che portano un praticabile. Lo appoggiano a terra verso il centro della scena).

Il Direttore                    - Più in centro... (I macchinisti spostano in avanti il praticabile) Ancora un poco... Ecco.

I Macchinisti                 - (ritornano tra le quinte. Il direttore si alza, va verso il praticabile, vi sale sopra e, camminando, ne prova la solidità e la silenziosità, poi, scendendo, ritorna rapidamente verso il pubblico).

II Direttore                   - (al pubblico) Vogliate scusarmi. Tutto ciò è... un po' strano, ma si sistemerà. Sì, sì, abbiate fiducia in me, andrà tutto a posto. Capirete... (Rumore tra le quinte) Scusate!... (Ritornano i macchinisti portando due piccoli cipressi. Il direttore al pubblico) Un secondo, vi prego... (Ai macchinisti) Gli alberelli... uno a destra, l'altro a sinistra vicino al praticabile... Ecco, benissimo. Portate il resto. Senza perdere tempo, eh? Fate attenzione all'arco! (I macchinisti escono. Al pubblico) Dicevo?... Ah, sì! Bisogna capire questa nostra specie di fatica che, qui, nasce da ogni cosa. Da ogni cosa che abbia attinenza al teatro... ma anche dal resto. (Ride) Ma, questa è un'altra cosa... (Seriamente) Sì, una grande fatica e un grande... smarrimento. L'impressione... come dire?... (Ai macchinisti che rientrano portando un piccolo elemento a forma d'arco) Attenzione all'arco! E collocatelo ben diritto! (I macchinisti fis­sano Varco sul praticabile. Al pubblico) L'impressione che ogni cosa sia stata detta, che tutto è stato detto su questa... (indicando la scena) piazza pubblica, deserta, desolata... Questa specie di Foro di rovine e di fantasmi... (I macchinisti escono un'altra volta, rumorosamente. Il direttore li segue con lo sguardo) Se ne infischiano, loro! (Ritornando al pubblico) Eschilo, Shakespeare, Molière... e alcuni altri, sono un peso, capite? Fatti che contano su queste assi! Un peso glorioso, ma terribile! (Con sincerità) Ter­ribile! Drammi, commedie, tragedie, farse, tutte quelle opere di teatro, quei personaggi... quella ressa di gente, quelle grida!... Allora, naturalmente, si desi­dera un po' di silenzio... un poco di quella vita silen­ziosa che si crea in fondo a noi, lontana da ogni regola, al di fuori della legge, di quella vita senza logica come l'ebbrezza o i sogni. E silenziosa... ah, silenziosa come la bocca spalancata di Melpomene, sapete? (la rifà), quella grande bocca quadrata, messa un po' di traverso, dalla quale esce un alito nero, fatto di stupore di vivere... (Rifà ancora la maschera di Melpomene. Ritornano i macchinisti portando altri elementi di scena: una panca, una colonna, una balaustra... che, senza fretta, depongono intorno al praticabile. Il direttore li guarda un momento con occhio assente, poi, ritornando al pubblico) Occorre­rebbe trovare una situazione drammatica senza cor­nice, ecco, al di fuori di questa cornice (indica il boccascena), concepita al di là di questa scatola... morta, densa di odori funebri! Basta con le opere di teatro! Ce ne sono troppe! Eliminiamo il bocca­scena! Eh lo so, lo so bene. Voi mi direte: il cine­matografo! Ma vi risponderò... (Ritornano i macchi­nisti portando gli ultimi elementi di scena) No, non vi risponderò niente. Ci condurrebbe troppo lontano! (Un lungo sguardo alla scena) Questa scatola morta... eppure... qualche cosa in essa c'è! Rimane qualche cosa di vivo, di magico... Il fatto solo di essere davanti a voi, sulla soglia... di questo regno... ebbene, è mera­viglioso! (I macchinisti escono definitivamente. Sotto­voce) Il segreto del teatro!... (A voce più alta) Il segreto del teatro... è lì, in qualche angolo, sicuramente! Non c'è che da farlo uscire! (Voltandosi verso il fondo) Guardate! Guardate! (Gridando) Maurizio!... Mau­rizio!...

Voce di Maurizio          - (dall’alto) Direttore?

Il Direttore                    - Dacci un po' più di luce su quel piccolo mondo. (Una pausa, la luce aumenta) Bene!... Bene!... (Al pubblico) Visto? Lì dentro, tutto è possibile! Tutto! (Indicando il piccolo scenario al centro del palcoscenico) Che cos'è? Dove siamo? In quale luogo, in quale epoca?... Eh?... eh?... (Animandosi) È meraviglioso!... Un piccolo tempio?... Una trat­toria di campagna?... L'arcata di un vigneto famoso, in Borgogna?... Oppure quella villa di Gambais dove, un tempo, Barbanera metteva nel forno le sue donne?... Una tomba?... Un sepolcro in piena cam­pagna, nella campagna romana? Eh?... Che ne dite? Scegliete! Un portico? Una loggia? Il giardino di un parroco? Il viale di un cimitero?... (Si frega le mani) Ah, ah... che cos'è... eh?... quest'isolotto di luce nell'ombra e, intorno, niente... il mistero... l'ignoto!... (Bidè) Ah, ah, ah! (Entra dal fondo, a destra, la signora Forestier, la vestiarista).

La signora Forestier      - Direttore!

Il Direttore                    - (senza voltarsi) Non seccatemi! (Voltandosi) Oh, la signora Forestier! Le chiedo scusa. Che cosa desidera?

La signora Forestier      - (con tono asciutto) Se la disturbo...

Il Direttore                    - Ma no, aspetti! Allora, che cosa c'è?

La signora Forestier      - (c. s.) È pronta.

Il Direttore                    - Chi? Maria?... venga!...(Soddisfatto) Venga, (Al pubblico) Ci siamo! (Alla signora Forestier) E gli altri?

La signora Forestier      - Vado a vedere.

Il Direttore                    - Bene! (La signora Forestier si avvia verso il fondo a sinistra) Si presenta bene?

La signora Forestier      - Maria?

Il Direttore                    - Sì.

La signora Forestier      - È come... come il mo­dello. Se il modello piace...

Il Direttore                    - E a lei non piace.

La signora Forestier      - (senza convinzione) Sì... sì... Vado ad aiutare gli altri.

Il Direttore                    - Vada. E... sorrida un poco, signora Forestier!

La signora Forestier      - (asciutta) Quando si è stanchi... vero?

Il Direttore                    - Ma certamente! (Essa esce) Ma certamente! Tutti sono stanchi! (Sospira, poi al pub­blico) Avete visto che faccia? È incredibile, ma in questo dannato mestiere, chissà perché, bisogna sempre avere intorno delle facce così! (Gridando verso il fondo a destra) Maria!... Andiamo, Maria! (Al pub­blico) Vedrete, fra poco ci sarà una scena. È previsto. Io mi domando se al cinema sono nelle nostre con­dizioni... (Entra Maria dal fondo a destra) Ah, ecco l'eroina!... (Maria è una bella figliola, alta, bruna sottile - 22-23 anni - vestita di bianco. Avanza sino al centro della scena e rimane lì, immobile, misteriosa, lo sguardo vuoto. Il direttore la osserva da lontano, senza dire nulla, poi) Girati, fatti vedere... (Maria esegue) Fai qualche passo... (Essa cammina lentamente verso il fondo) Bene! (Essa si ferma) Guardami! (Essa si gira) Sei splendida! (Maria ha un gesto di indif­ferenza) Sì, sì magnifica! Forse... un po' solenne, non trovi? Voglio dire, nobile, drappeggiata... tragica. Ecco la parola. Sì, un po' tragica per una ragazza... insomma, del popolo, vero? (Maria ripete il gesto di prima) Tu sei del popolo, non è vero? (Maria, come sopra, scaldandosi) Ah, senti, rispondi!

Maria                             - (con voce rude) Che importanza può avere?

Il Direttore                    - Eh no, ragazza mia, non inco­minciamo. Soprattutto non incominciamo! I musi, le brutte facce, i malumori: per gli altri! Non per me. Io sono il direttore, capisci?... Giove... Sono io a fabbricarti, non tu a farmi muovere!... Smonta gli altri, se vuoi, me ne infischio, ma con me funziona a dovere! Oppure, dì le tue ragioni! Avanti, cammina! (Con una tristezza, una nobiltà « antiche », Maria avanza lentamente dal fondo verso il boccascena) Cam­mini in un modo formidabile!... Cammini... come dice più quel tale della storia? Aspetta che me ne ricordi... (cerca, poi) all'incirca così: «il suo abito bianco cam­minava nel crepuscolo... Era il suo abito a condurla dolcemente in qualche luogo... o forse era lei che conduceva l'abito? Abito e fanciulla procedevano insieme. Quando la fanciulla si fermò, l'abito fece come lei... » (Maria si ferma) Così, sì, così... (Maria è all'avanscena, diritta, bianca; solitaria. Egli le si avvicina lentamente, la guarda di fianco, poi, con emozione) Strana cosa, eh, ragazza mia, saper ispirare l'amore! Che cosa faticosa! (Maria sospira) E non è finita! Sei giovane, vedrai, un calvario! (Maria nasconde il volto tra le mani) Eh sì, che cosa ci vuoi fare? (Circonda con un braccio quelle spalle bianche e stanche) Quando penso che c'è una quantità di ragazze brutte, ma tranquille, che ti invidiano... (Una pausa).

La signora Forestier      - (entrando dal fondo a si­nistra) Le mando il fidanzato?

Il Direttore                    - (sottovoce) Coraggio!... (A voce alla) Lo mandi! (La signora Forestier si fa da un lato per lasciar entrare un uomo alto e tarchiato di 35-38 anni, timido e impacciato: ha l’aspetto di un contadino ricco con l'abito della festa. Vedendolo, Maria si ricompone) Enrico!... Entra pure. (Enrico avanza mentre la signora Forestier rientra tra le quinte) Bravo, il nostro buon Enrico... Il migliore tra tutti quanti!... (Gli stringe la mano) Buonasera, come stai?

Enrico                           - (con un leggero accento dialettale) Beh, potrebbe andare, se... Lei sa com'è...

Il Direttore                    - Sì, ma... non prendertela. Tutto andrà a posto.

Enrico                           - Uhm!...

Il Direttore                    - Sì, sì, vedrai!

Maria                             - (sottovoce) Non può andare a posto.

Il Direttore                    - Che cosa brontoli tu?

Maria                             -  Nulla.

Il Direttore                    - Bene!... (Un attimo di imbarazzo. Il direttore osserva pensieroso i due, poi, arretrando di un passo) Non vi abbracciate!

Enrico                           - Sì... certamente. (Si avvicina a Maria e, sottovoce, ma con sorda passione) Buonasera, Maria.

Maria                             - (con tristezza) Buonasera, Enrico. (Si abbracciano come usa in campagna).

Il Direttore                    - Dì un po', è il vestito che ti sei fatto fare in città, questo

Enrico                           - (senza voltarsi) Sì.

Il Direttore                    - Per le tue nozze?

Enrico                           - Sì. (Pausa).

Il Direttore                    - In quale città, esattamente?

Enrico                           - Non lo so.

Il Direttore                    - Come, non lo sai?

Enrico                           - No. E poi, non voglio... non voglio saperlo! (Girandosi verso il direttore, con improvvisa violenza) Una cosa è certa: non avverrà qui... come laggiù! Questo è più che sicuro!...

Il Direttore                    - Non arrabbiarti, giovanotto.

Enrico                           - Non posso ricominciare a tormentarmi, a rodermi sino a temere di impazzire.

Il Direttore                    - Vedremo, vedremo...

Enrico                           - C'è poco da vedere, non accadrà. È al di sopra delle mie forze... Senza contare che tutto il villaggio, perdìo, se la rideva alle mie spalle. Cre­devano che io non vedessi nulla! Ah sì, eh? Povera gente! Io vedevo tutto, tutto! Soltanto che... (guarda Maria che gira il capo) ...l'adoravo. (Pausa).

Il Direttore                    - (sottovoce) Sì... sì... (Pausa più lunga).

Enrico                           - L'uomo, come ogni cosa del resto, ha dei limiti, vero? Ebbene, in tutta la storia, io ho dovuto dimenticare di averne.

Il Direttore                    - Sì...

Enrico                           - (con disperazione) Tutto, mio Dio, sino alla fine ho dovuto capire, tutto! Sempre mettendomi al posto degli altri. « Mio buon Enrico, andiamo, mettiti al mio posto!... ». Nei panni del vecchio, nei panni del giovane... Poi al posto suo, di lei! Al posto del villaggio! E mai nel mio. Ah, mai! (Maria sin­ghiozza, il viso tra le mani).

Il Direttore                    - Eh sì, povero Enrico...

Enrico                           - Non sono il povero Enrico, perché è ricco chi ha nel cuore una grande amicizia. Gli altri, sono poveri... (Lunga pausa).

Maria                             - (senza togliere le mani dal viso) Enrico!...

Enrico                           - (assorto) Sì...

Maria                             - (scoprendo il viso) Enrico!...

Enrico                           - (volgendosi verso di lei) Sì, Maria...

Maria                             - Ti chiedo... (Con voce più sicura) Ti chiedo;.. (Non continua).

Enrico                           - (con timore) Che cosa sta ancora per accadere?

Maria                             - È meglio, te lo giuro. Non offenderti, Enrico, ma ti giuro che è meglio... rinunciare.

Enrico                           - (con un grido) Al matrimonio?

Maria                             - Sarebbe meglio.

Enrico                           - Mai!... Mai, Maria!

Maria                             - Eppure sì, Enrico... sì!

Enrico                           - Mai! Preferirei... qualunque altra cosa. Tanto peggio, accadrà ciò che dovrà accadere, ma tu sei mia e ti voglio conservare per me!... No, non sei ancora mia, ma... (si avvicina a Maria) sei prossima ad esserlo... (Con passione) Molto vicina! (Fa ancora un passo).

Maria                             - (con un grido di ribellione) No!... (Con maggiore dolcezza) No... Non si può avermi. Tu lo sai, Enrico... Nessuno può avermi.

Enrico                           - Ma sì!... Conosco qualcuno...

Maria                             - (con violenza) Nessuno!

Enrico                           - Ah... il solito orgoglio!

Maria                             - L'orgoglio non c'entra. È la verità. (Con tristezza) Non posso, è più forte di me, « non posso! ». (Tace).

Enrico                           - Io ti aiuterò.

Maria                             - Povero Enrico! (Pausa. Si guardano con espressione di scoraggiamento).

Il Direttore                    - (avvicinandosi) Domando scusa se mi intrometto... ma pare più difficile di quanto non pensassi. Vediamo, ...non si potrebbe? Senza rinunciare alle nozze, non sarebbe possibile...

Enrico                           - Rinviarle? Ancora? Ah, no!... Siamo al secondo rinvio, direttore! Due anni!... Lei non sa...

Il Direttore                    - Ma sì, immagino...

Enrico                           - Si crede si saper immaginare! (Tra sé) Due anni di sofferenza!... (Al direttore) È stata pro­messa a me. Ella stessa mi si è promessa e sapeva ciò che faceva! Io non l'ho forzata, non ho fatto nulla per costringerla. Ho solamente atteso... (Con un grido) Ebbene, non ce la faccio più ad aspettare!

Il Direttore                    - Non montiamoci la testa. Ve­diamo... Non so,... supponendo che si decidesse...

Maria                             - (interrompendolo bruscamente) Attenzione, ecco lo zio!

Il Direttore                    - E con ciò?

Maria                             - Non si può... (Si sposta un poco verso la destra con Enrico. Entra, sempre dal fondo, un uomo grande e magro - 50-55 anni - dai capélli bianchi, l'occhio limpido ma infossato. Cammina un po' curvo più per il peso della solitudine che per gli anni. Il direttore gli si avvicina).

Il Direttore                    - Buonasera, dottore.

Il Dottore                      - Buonasera, signore... Sono in ritardo?

Il Direttore                    - Affatto. Abbiamo tempo e siamo completamente liberi.

Il Dottore                      - (di scatto) Credete?

Il Direttore                    - (un po' smontato) Ma sì... insomma, voglio dire...

Il Dottore                      - (meno aggressivo) La comprendo perfettamente e la prego di scusare questa mania che mi ha preso di... inalberarmi di fronte a certe parole. La parola « libertà », per esempio È l'età, senza dubbio.

La signora Forestier      - (comparendo dal fondo) Direttore!

Il Direttore                    - (seccalo) Sì...

La signora Forestier      - È passabile il dottore?

Il Direttore                    - Un momento! Vede bene che siamo...

La signora Forestier      - Scusi! Dicevo così... Credevo che si lavorasse... (Sta per uscire).

Il Dottore                      - Non si lavora affatto. Quella signora ha ragione: bisogna lavorare. Dunque... (offrendosi ad un esame) sono passabile?

Il Direttore                    - (dopo una pausa) Sì... può andare, all'incirca. Si avvicini, signora Forestier.(Essa esegue con degnazione) La supplico,... non imbronciata così!

La signora Forestier      - Imbronciata? Io?...

Il Direttore                    - Oh, assolutamente no! Senta... (La prende in disparte) Ciò che stiamo per fare è un po' difficile. Non è proprio il caso, perciò... di com­plicare. Come dice? Sì, della pazienza, del buon voi ere. Dell'affabilità, ecco, soprattutto dell'affabilità! (Riaccompagnandola vicino al dottore) Che cosa le pare? All'incirca va?...

La signora Forestier      - (guardando il dottore) Trovo... che lo invecchia.

Il Dottore                      - (sussultando) Accidenti!

Il Direttore                    - (ridendo) Ah, ah, dottore, ecco il punto sensibile, vero? L'ho capito subito. (Alla signora Forestier) Come si può rimediare?

La signora Forestier      - Mah,... dipende. Nella storia, deve essere vecchio?

Il Direttore                    - Sì... ecco... (Girando intorno al dottore) È un uomo, vede...

Il Dottore                      - (imbarazzatissimo) Signore!

Il Direttore                    - (con -freddezza) Che cosa? (Com­prendendo) Le chiedo scusa. (Conducendo per un braccio la signora Forestier verso il fondo) Vede, è un uomo... (La sua voce diventa indistinta. Il dottore sospira, prende il fazzoletto e si asciuga la fronte, poi, lenta­mente, si avvicina alla coppia, all’avanscena. Frattanto il direttore e la signora Forestier, visti di schiena, sul fondo).

Il Dottore                      - Allora?...

Enrico                           - (imbarazzato) Allora, signor dottore...

Il Dottore                      - Siamo d'accordo, spero.

Enrico                           - Oh, per questo sì, siamo d'accordo, vero Maria? (Maria, chiusa, tace) È persino strano pensare che, dopo tanto tempo da quando ci fre­quentiamo, dopo tutto ciò che si è visto, non ci si sia mai bisticciati. Non è vero, Maria?

Maria                             - (a voce bassa) È vero, sì, Enrico.

Enrico                           - Tra tutti gli uomini che essa conosce, sono sicuro che è con me che se la intende meglio... Questo sì, se la intende bene, ma... non mi ama.

Il Dottore                      - (distratto) Col tempo...

Enrico                           - Lei crede?

Il Dottore                      - Certamente.

Enrico                           - Oh, finalmente! Glielo dico sempre anch'io! Senti, Maria? Tuo zio la pensa come me. Bisogna aver fiducia: un giorno l'amore verrà!

Maria                             - (a voce bassa) No, non verrà! (Più forte) E lui lo sa! (Brutalmente al dottore) Sì, lei lo sa. Lo sa così bene che è per questa ragione...

Il Dottore                      - Maria!

Maria                             - Ah, non lo neghi! La conosco, « zio », l'ho sempre conosciuto... dal primo giorno! (Ad Enrico, indicando il dottore) Quell'uomo...

Il Dottore                      - (gridando) Maria!...

Il Direttore                    - (dal fondo, girandosi) Ehi, laggiù, che cosa succede? (Si avvicina velocemente. La signora Forestier lo segue senza fretta).

Il Dottore                      - (stravolto) Ti sbagli, Maria, ti sei sempre sbagliata... dal primo giorno, sì, da quando sei venuta da me, diciassette anni fa. Ricordo il tuo sguardo...

 Maria                            - Ed io il suo! Non c'è voluto molto, no... Avevo ancora la mia valigetta in mano.

Il Dottore                      - Non avevi valigetta, era un pic­colo... pacco.

Maria                             - (con rabbia) Sì, e dentro c'erano due camicie strappate. Non c'è chi non sappia, può esserne certo, che lei mi ha dato tutto!

Il Dottore                      - Ti sei sempre sbagliata! Ancora, ancora adesso! (Disperato) Non ci posso fare nulla. E neppure tu. È stato sin dal primo istante un fal­limento. Completo!... Subito! Dal primo momento. Il tuo sguardo mi ha raggiunto in fretta - lo rivedo -come una dolce freccia nera. Anziché fermarsi, è scivolato di fianco e si è perduto... perduto!...

Maria                             - (fuori di sé) Perché? Dica, dica... Perché i suoi occhi mi hanno subito colpita?... Oh, ero ancora una bambina, ma, immediatamente ho visto che cosa c'era dietro a quegli occhi! Ho visto, le dico! (Avan­zando verso di lui) Ho visto!...

Il Direttore                    - (intervenendo) Andiamo, basta!... (Più dolce) Basta! (Breve pausa).

Maria                             - (come risvegliandosi) Che cosa vuole quello lì?

Il Direttore                    - « Quello lì » vuole che ci si man­tenga calmi e che si tenti di vederci chiaro! Ecco! (Con tono diverso) Tu stai per sposarti...

Maria                             - No!

Il Direttore                    - Non devi sposarti?

Maria                             - No!

Il Dottore                      - Sì, Maria, ti assicuro, è necessario! Non puoi più...

Il Direttore                    - (seccato) Lasciate fare a me, dot­tore! (A Maria) Ascolta, bambina mia, la cosa non mi riguarda, non c'è dubbio, e sta a te di decidere... Bene! Ma, allora, decidi! Non è di mio gusto perdere tempo... Ti sposi, e si va avanti. Non ti sposi, e mandiamo all'aria la faccenda e tutti se ne vanno. Ho altro da fare...

Maria                             - Lei non può capire...

Il Direttore                    - Matrimonio... non matrimonio?...

Enrico                           - (a Maria) Abbi fiducia. Su, andiamo... vedrai!

Maria                             - (con vivacità) E se faccio la tua infelicità? E, con la tua, la mia? Sei buono, tu!...

Enrico                           - La mia infelicità... mi aggiusterò. La tua... non è possibile. No, con tutto ciò che c'è nel mio cuore, non può essere che io ti renda infelice. Non felice, questo è possibile. Infelice, mai!

Il Dottore                      - (a Maria) E poi, rifletti...

Maria                             - (interrompendolo) Ah no, proprio lei, no!

Il Direttore                    - (guardando l’ora) Allora? Eh?... Decidiamo: matrimonio, oppure no. (Tutti e tre le sono intorno).

Maria                             - (sbottando) Ah... basta! Eccoli tutti in­torno a me! Se penso che non ho mai potuto vedere gli uomini che così, tutti intorno a me... a darmi la caccia... a costringermi!... Ma, non sapete dunque... (È interrotta dall'ingresso di Matilde, la vecchia came­riera, che attraversa il piccolo scenario, passa sotto l'arco, discende e dice).

Matilde                         - Signor dottore...

Il Dottore                      - Che c'è?

Matilde                         - Il notaio aspetta per il contratto. È impaziente...

Il Dottore                      - Bene. (Una breve pausa, poi con fermezza) Andiamo, Maria.

Enrico                           - Vieni!

Il Direttore                    - Ma sì, vai! Non è il contratto che fa le nozze, come non è il testamento a prepa­rare il funerale. Avanti, coraggio!

Maria                             - Ah, povera me, che vita!... (Alga le mani, con gesto popolaresco, ai suoi capelli, si gira verso il fondo e, seguita dai due uomini, si avvia ancheggiando verso il piccolo scenario con quella specie di pomposità che le è consueta. Una pausa).

Il Direttore                    - (con un cenno del capo) Ebbene?

La signora Forestier      - Sì...

Il Direttore                    - Strana gente! Mah... Si vedrà, no? (Scorge Matilde rimasta davanti allo scenario) E lei che cosa fa lì? Non entra?

Matilde                         - Eh no, non è il momento. Li lascio tranquilli mentre combinano i loro pasticci.

Il Direttore                    - Quali pasticci?

Matilde                         - Le loro faccende, laggiù, di interesse... dote, donazioni, assicurazioni... Che ne so, io? Ah, ce ne vogliono di quattrini per convincere la ragazza! E se lei si immagina che, con questo, tutto proceda liscio! Rimproveri, lacrime, grida... Cosicché, io, lon­tana a sbrigare le mie commissioni! (Pausa) Però, è sempre una cosa triste...

Il Direttore                    - (al proscenio, alla signora Forestier) Non mi sembra male... Un po' troppo colore, forse?

La signora Forestier      - Pare anche a me... Dipende dal fatto che, dapprincipio, si pensava di far svolgere la storia in Italia.

Il Direttore                    - In Italia, è vero! Me ne ero dimenticato. Dalle parti di Napoli, no?

La signora Forestier      - No, nei dintorni di Milano.

Il Direttore                    - Ma sì, ricordo, c'entrava la no­vella di un Americano...

La signora Forestier      - Ecco!

Il Direttore                    - Ricordo.

Matilde                         - (tra sé) Una cosa molto triste!...

Il Direttore                    - Era una buona idea quella dell'Italia. Perché si è cambiato?

La signora Forestier      - Si sono dette tante cose: che...

Il Direttore                    - Immagino! Il carattere... il mi­dollo... l'essenziale!... (Ridendo) Finiremo per presen­tare i nostri personaggi nudi.

La signora Forestier      - (con rimprovero) Diret­tore!

Il Direttore                    - Che cosa? (La signora Forestier indica con il mento il pubblico. Al pubblico) Scusate! (Ridendo da solo) I caratteri. (Passeggiando) Adamo ed Eva, nudi, nel mondo deserto: ecco la tragedia. Usciti di lì, non c'è che del cinematografo, degli aneddoti, delle bazzecole. (Dirigendosi verso Ma­tilde) Vero?

Matilde                         - Eh?

Il Direttore                    - Che cosa ne dici tu?

Matilde                         - Dico che è triste.

Il Direttore                    - Che cosa è triste?

Matilde                         - Tutto ciò che si vede.

 Il Direttore                   - D'accordo, ma che cosa, per esempio?

Matilde                         - Maria.

Il Direttore                    - Ah sì, Maria, certamente. (Alla signora Forestier) Non si lascia confondere, lei! Come si chiama?

La signora Forestier      - Matilde.

Matilde                         - Non è vero. Nella storia...

Il Direttore                    - (interrompendola) Me ne infischio, io, della storia. Ti chiami Matilde. E allora, avanti, vuota il sacco su Maria!

Matilde                         - È una sgualdrina.

Il Direttore                    - Buon inizio.

Matilde                         - Una sgualdrina e, dicendo così, sono gentile.

Il Direttore                    - Non metterti soggezione, sai!

Matilde                         - E dico che è triste vedere una sgual­drina simile vezzeggiata, viziata, coccolata come è. Le sembra possibile?

Il Direttore                    - Io? Io capisco tutto, vecchia mia. Sono molto intelligente.

Matilde                         - Ebbene, io ne sono nauseata. Da non poterne dormire.

Il Direttore                    - Prendi del Veronal.

Matilde                         - Perché deve avere una simile fortuna? Me lo spieghi.

Il Direttore                    - Perché ha quello che hai tu. Ma ne ha molto di più, capisci? Il « sex-appeal ». Sai che cos'è?

Matilde                         - Già. (Sentenziando) Gli uomini sono dei maiali!

Il Direttore                    - Non lo sono abbastanza, visto che ti hanno lasciata ragazza.

Matilde                         - (indignata) lo? Che si provino a toc­carmi...

Il Direttore                    - Stai tranquilla, nessuno ci pensa.

Matilde                         - Ah sì, dei bei maiali. Da quando li vedo cacciarsi sotto le sue sottane... tutti, tutti!...

Il Direttore                    - Da molto tempo?

Matilde                         - Mah!... Aveva sei anni quando è venuta da noi e, adesso, sta per compirne ventitré. Per tutto questo tempo!

Il Direttore                    - Vuoi scherzare...

Matilde                         - Dal primo giorno!... E l'ho detto al signore. Perché il signore non è... il suo vero zio. Lo sapeva?

Il Direttore                    - Continua.

Matilde                         - Sì, lui l'ha raccolta. Glielo ho detto subito. Dal primo momento ho capito che cosa por­tava a casa nostra!

Il Direttore                    - Sei indovina?

Matilde                         - Non era necessario. Bastava guar­darla! Quel suo modo, che ne so io, di far muovere gli occhi sotto le ciglia... quei suoi atteggiamenti... Tutto! E poi, c'era sua madre.

Il Direttore                    - Sua madre... che cosa?

Matilde                         - Ah, quella!... Viveva in una camera facendo lavori di cucito. Ah, ah, strani lavori! Erano sempre uomini quelli che glieli portavano. Lavori...

Il Direttore                    - Parla pulito!

Matilde                         - Ebbene, doveva accadere tutto: che la madre si ammalasse, che fosse il dottore a curarla, che lei morisse nella sua soffitta e che il signore non avesse il coraggio di lasciare la bambina sola. L'ha portata a casa. Ma io l'ho avvisato e subito.

Il Direttore                    - E sua moglie?

Matilde                         - Quale moglie?

Il Direttore                    - Quella del dottore, probabil­mente...

Matilde                         - Niente moglie. Era vedovo.

Il Direttore                    - Ah, ecco. E allora?

Matilde                         - Allora tutto si è svolto come avevo previsto. La bambina è cresciuta in fretta, si è fatta carina...

Il Direttore                    - Ancora più in fretta...

Matilde                         - Eh sì, perbacco, vitto abbondante, vita comoda... A tredici anni sembrava una donnina e gli uomini cominciavano a ronzarle intorno.

Il Direttore                    - No!

Matilde                         - Uno spettacolo terribile; dei cani! Dei cani da caccia.

Il Direttore                    - E... anche il dottore ronzava?

Matilde                         - No, lui... lo faceva di nascosto. Era, forse, ancora peggio. Non la vedeva che a tavola, due volte al giorno e non la guardava neppure, fis­sando sempre il piatto.

Il Direttore                    - E lei?

Matilde                         - Ne era felice.

Il Direttore                    - (incredulo) Ne sei sicura?

Matilde                         - Ma sì... una vera donna, le dico: civetta quanto si può esserlo, ma poi gelida come la neve. Povero signore! Quante ne ha passate! Essere costretto a viverle vicino, quando lei aveva sedici anni, respirando il profumo dei suoi capelli, guar­dando i suoi occhi luminosi... Deve essere terribile per un uomo. Se lei l'avesse vista quando aveva sedici anni!...

Il Direttore                    - Anche adesso, però!

Matilde                         - Non lo nego, ma ora c'è già su di lei l'impronta della vita. A sedici anni... una bellezza!

Il Direttore                    - Immagino. E, allora?

Matilde                         - Allora... che cosa? Non è chiaro? Quelle sgualdrinelle, capisce, nascono con la cono­scenza dell'uomo.

La signora Forestier      - Oh!...

Matilde                         - Che cosa?

Il Direttore                    - Continua, non occupartene. E il dottore?

Matilde                         - Pover'uomo! Cieco... « È giovane, diceva, le piacciono le distrazioni ». Non ha mai visto niente. (Bidè) La spudorata, quante non ne ha com­binate! Lui la pensava vergine e l'amava... come una vergine. Ammetterà che è buffo!

Il Direttore                    - (lugubre) Buffo? C'è da smascel­larsi dalle risa...

Matilde                         - Doveva arrivare quel losco figuro di Giorgio, perché il signore... si svegliasse.

Il Direttore                    - Chi? Giorgio?

Matilde                         - Un brutto tipo. Il signore ha subito capito come andavano le cose perché, di quello lì, la ragazza sembrava impazzita. E il vero amore la ragazza non poteva... (8i interrompe di colpo guar­dando verso destra) Attenzione! Eccolo che arriva.

Il Direttore                    - Chi?

Matilde                         - Giorgio. Preferisco non incontrarlo.

                                      - (Esce rapidamente. Una pausa. Qualcuno entra fischiet­tando dalla prima quinta a destra).

Il Direttore                    - (alla signora Forestier) E allora?

La signora Forestier      - (con calore) Ah, diret­tore, lei dovrebbe...

Il Direttore                    - Dovrei?

La signora Forestier      - Mandare tutto a spasso, sì... sgombrare queste faccende con l'aspirapolvere e poi salire, salire... (appoggia con il gesto) molto in alto... molto in alto... Il Cid!

Il Direttore                    - Ah, non si accontenta di poco, lei! Il Cid... con l'onore e tutto il resto, vero?... (Di scatto) Ehi, voi, laggiù! (Si avvicina, uscendo da una quinta a destra, Giorgio, 26 anni, bel ragazzo, biondo, volgare) Giorgio!

Giorgio                          - (senza fermarsi) Salute!

Il Direttore                    - Altrettanto! Ascolta...

Giorgio                          - Non ho tempo. Ho un affare.

Il Direttore                    - Che cosa?

Giorgio                          - Non ho tempo, glielo ho detto. Arri­vederci. (Prosegue)'.

Il Direttore                    - (gridando) Giorgio!

Giorgio                          - Ah, che barba! (Esce, sull’avanscena, a sinistra. Una pausa).

Il Direttore                    - Non lo vedrai nella parte di Rodrigo, no?

La signora Forestier      - (con tristezza) No.

Il Direttore                    - Né Maria in quella di Cimena.

La signora Forestier      - (o. s.) Oh, no!

Il Direttore                    - (osservandola) Che cosa c'è?

La signora Forestier      - Nulla, nulla...

Il Direttore                    - (ridendo) Non sarà triste davvero. Andiamo! (Le si avvicina) Così ingenua? Così... can­dida?... (Essa scuote il capo) Non s'immaginerebbe che ci sono... dei tipi così!

La signora Forestier      - No, non si tratta di questo. Ne ho visto ben altre in via de Lappe, dove sono nata! È nel mestiere, nel nostro mestiere che... (sottovoce) mi sento scoraggiata.

Il Direttore                    - (di cattivo umore) Ah sì?...

La signora Forestier      - Che sgretolamento, direttore! Quanta polvere!

Il Direttore                    - (con durezza) I bei tempi sono finiti.

La signora Forestier      - (sottovoce) Sì.

Il Direttore                    - (a voce alta) Sì, e con questo? (Animandosi) Ci si deve forse distendere tra le ma­cerie come loro? E, magari, cospargersi la testa di polvere? Oppure...

La signora Forestier      - Oppure?

Il Direttore                    - Oppure, non è meglio rialzarsi da sotto i calcinacci, attaccandosi a qualche sistema di fortuna, che, a lungo andare, chissà... (È interrotto dall'ingresso, dal fondo a destra, di un uomo nero e barbuto - circa 40 anni - che indossa un lungo sopra­bito con cilindro) Non c'è modo di stare tranquilli! (All'uomo) Desidera, signore?

L'Uomo dalla barba      - Non si scomodi.

Il Direttore                    - Scusi, ma non siamo noi a sco­modare... Lei è della commedia?

L'Uomo dalla barba      - Sì.

La signora Forestier      - Ah, no! (Con disgusto) Quel vestito non l'ho fatto io.

L'Uomo dalla barba      - Grottesco?

La signora Forestier      - Non dico questo...

Il Direttore                    - Lo dico io: si direbbe che lei sia diretto ad un matrimonio.

L'Uomo dalla barba      - Esatto!

Il Direttore                    - Oppure ad un funerale.

L'Uomo dalla barba      - Più esatto ancora. Vengo, come si dice, a prendere due piccioni con una fava. (Tra sé) Non sarà un piccione solo. Non so ancora bene come andranno le cose, ma sicuramente non sarà un solo piccione.

Il Direttore                    - Che cosa?

L'Uomo dalla barba      - Due... forse tre.

Il Direttore                    - Non capisco.

L'Uomo dalla barba      - Non importa. Lei ci vedrà un tono enigmatico...

Il Direttore                    - Ma lei chi è?

L'Uomo dalla barba      - Silenzio.

Il Direttore                    - Ah, basta, facciamola finita!

L'Uomo dalla barba      - Subito? (Fa un passo verso lo scenario).

Il Direttore                    - Che cosa, subito?

L'Uomo dalla barba      - Lei vuole che la finisca subito?

Il Direttore                    - Ma... finire che cosa?

L'Uomo dalla barba      - Il compito, il «laido compito », come dicono quelli che sono delicati.

Il Direttore                    - (battendosi la fronte) Capisco!

L'Uomo dalla barba      -  Però!...

Il Direttore                    - Lei è... della polizia?

L'Uomo dalla barba      - Se lei parla greco, si. Politeia significa...

Il Direttore                    - (interrogandolo) Bene, bene. Lei è della polizia ed è qui per procedere... (Alla signora Forestier) Ci siamo! (All'uomo) C'era da immaginar­selo. (Alla signora Forestier) Vero? Si capiva che c'era qualche cosa di poco pulito in questa storia. (All'uomo, eccitandosi) Allora, che cosa?... Una truffa?... Un furto?... (L'uomo scuote il capo) Peggio ancora? Perbacco! Un assassinio? (L'uomo come sopra) Andiamo, ci dica! Con noi può essere certo...

L'Uomo dalla barba      - Non appartengo a... quella polizia. È esatto che io vengo per arrestare imo o l'altro tra quella gente, ma non per portarlo... nelle vostre prigioni. L'ho detto, non appartengo alla vostra polizia.

Il Direttore                    - Ma a quale, allora?

L'Uomo dalla barba      - Non lo capisce?

Il Direttore                    - No.

L'Uomo dalla barba      - (alla signora Forestier) Neppure lei?

La signora Forestier      - Proprio no!

L'Uomo dalla barba      - « Quell'uomo cupo, dalla carnagione pallida, con la barba nera » del quale parla... Ci siamo?

Il Direttore                    - Ma no!

L'Uomo dalla barba      - (sospirando) Non si studia più, non c'è più cultura! Neppure le tradizioni ci sono più! Ebbene... (Si avvicina al direttore e gli sussurra in un orecchio il suo nome).

Il Direttore                    - (impressionato) Oh!... (Breve silenzio).

La signora Forestier      - (angosciata) Chi?...

 Il Direttore                   - (le si avvicina e le sussurra il nome).

La signora Forestier      - (a sua volta) Oh!... (Altro silenzio, più lungo).

Il Direttore                    - (riprendendosi) Prenda una sedia e si segga.

L'Uomo dalla barba      - Grazie, non è necessario.

La signora Forestier      - Ma sì, si accomodi. (Va a cercargli una sedia).

L'Uomo dalla barba      - (si siede) Grazie. (Li scruta uno dopo l'altro per un momento) Ebbene?

Il Direttore                    - Ebbene... lei potrà... Fa un certo effetto, però, sa?

L'Uomo dalla barba      - Lo credo. (Estrae la pipa e la riempie).

Il Direttore                    - lo la immaginavo... come dire... donna!

L'Uomo dalla barba      - (indifferente) Sì? (Accende la pipa, fuma un po', poi) Chi è il candidato?

Il Direttore                    - (con sforzo) Nella storia, vera, è... il fidanzato che...

La signora Forestier      - (a bassa voce) Oh!...

L'Uomo dalla barba      - Vada per il fidanzato. (Fa per alzarsi).

La signora Forestier      - (con vivacità) Ma si può trovare di meglio.

Il Direttore                    - (stesso tono) Sì,... cioè... di peggio. Qualcuno, lei mi capisce, che più di quel povero Enrico, meriti... la cosa... Mi spiego?

L'Uomo dalla barba      - Benissimo. Ma è un errore prendere... quella cosa, come lei dice, per un castigo.

Il Direttore                    - Mi voglia scusare.

L'Uomo dalla barba      - Non c'è offesa. Voi non potete sapere. (Pausa) Allora, chi?...

Il Direttore                    - Ebbene... ehm... (Si volta verso la signora Forestier).

La signora Forestier      - Non vedo.

Il Direttore                    - Forse... quel losco individuo, no? Quel Giorgio!

La signora Forestier      - Forse.

Il Direttore                    - Oppure il dottore?

La signora Forestier      - Crede? (Breve pausa).

Il Direttore                    - (alla signora Forestier, sottovoce) Andiamo, mi aiuti!

La signora Forestier      - (stesso tono)  Non posso... io...

L'Uomo dalla barba      - Su!... Su!...

Il Direttore                    - (in fretta) Maria?

La signora Forestier      - (con un grido) Oh no, lei no!

Il Direttore                    - (seccato) E perché, poi?

La signora Forestier      - È giovane... bella. Nonostante tutto, si tratta di una donna giovane.

L'Uomo dalla barba      - E allora?

La signora Forestier      - (che ha un'idea improvvisa) Lei prende... mi scusi... persone di servizio?...

Il Direttore                    - Ma sì, perbacco, Matilde! (All'uomo) Una vecchia cattiva.

L'Uomo dalla barba      - (sorridendo) Ah, siete di una gentilezza tutti e due!... (Si alza ridendo) E come siete imbarazzati!

Il Direttore                    - È che non abbiamo l'abitudine.

L'Uomo dalla barba      - Ecco, imparerete a fare a meno dell'autore! L'autore, ma è un dio. Certo! È privo di cuore: fa nascere, uccidere, con una specie di... gloriosa stupidità. Andate là, che è comodo!... Posso aiutarvi?

Il Direttore                    - Sì.

La signora Forestier      - Oh sì!

L'Uomo dalla barba      - Come è la storia!

Il Direttore                    - Ecco... la vigilia delle nozze.,.

La signora Forestier      - L'antivigilia...

Il Direttore                    - È vero. L'antivigilia delle nozze, Enrico, il fidanzato, è assalito da un male misterioso. Si pensa che sia cosa da poco, ma, la sera, non sta meglio, il giorno dopo...

La signora Forestier      - ... peggiora e, il mattino del matrimonio,...

Il Direttore                    - ... muore senza pronunciare una parola.

L'Uomo dalla barba      - Ebbene, ma è splendido! Che cosa ci vedete che non vada?

Il Direttore                    - Chi lo ha ucciso?

L'Uomo dalla barba      - La storia non lo dice?

La signora Forestier      - No.

L'Uomo dalla barba      - Beh, allora si fa a meno di saperlo. Non vorrete finire, spero, in un dramma poliziesco.

Il Direttore                    - No, anche se... (guarda il pub­blico) essi lo preferiscono.

L'Uomo dalla barba      - Se si facesse ciò che piace al pubblico! E poi, è il dottore!

Il Direttore                    - Il dottore?

L'Uomo dalla barba      - Sì, il colpevole. Possiede certamente un armadietto dei veleni. Il malore di Enrico?... Arsenico, stricnina, oppure... come vi piace di più, ciò che si trova nei romanzi. Io preferirei la cicuta, il veleno di un serpente, ma... (Sospira).

Il Direttore                    - Ed il movente?

L'Uomo dalla barba      - Felicissimo. Il vecchio, innamorato, teme di perdere la ragazza...

La signora Forestier      - Ma se è lui che la fa sposare!

L'Uomo dalla barba      - Sì, per toglierla a Giorgio, ma quando capisce che la perderà in ogni modo e che quel balordo di Enrico se la porterà via per sempre... un'angoscia indicibile, complicata da... ciò che vi pare... lo precipita nel delitto: il contratto è appena firmato, portano dello spumante, si invi­tano i vicini a festeggiare gli sposi, e, allora, appro­fittando del disordine del momento, il bravo dottore, tira fuori dal taschino una bustina e... giù! (Allegro) Vado a prepararmi! (Alcuni passi verso lo scenario).

La signora Forestier      - (con un grido) No!

Il Direttore                    - (stesso tono) No!

La signora Forestier      - È impossibile!

L'Uomo dalla barba      - (fermandosi) E perché?

La signora Forestier      - (tremante) Non so... perché tutto... è vile e volgare e una tragedia... (Si volta verso il direttore).

Il Direttore                    - Sì, una tragedia esige,., un po' di nobiltà!

L'Uomo dalla barba      - (con rincrescimento) Già, la spada, il laccio, il serpente, la cicuta...

Il Direttore                    - No, no, non proprio così...

L'Uomo dalla barba      - (proseguendo) La cicuta... ricordo, che grande invenzione! Splendida... silen­ziosa... Mi pare ancora di vederlo, Focione, sullo sfondo del sole che tramonta... (Pausa).

Il Direttore                    - Signore...

L'Uomo dalla barba      - (assente)  Sì...

Il Direttore                    - Mi voglia scusare... ma è proprio necessario che ce ne sia una?

L'Uomo dalla barba      - Una... che cosa?

Il Direttore                    - Ma sì, una morte.

L'Uomo dalla barba      - (sobbalzando) Cosa dice?

Il Direttore                    - Ci scusi ma, vede, non sappiamo... ci manca il coraggio...

L'Uomo dalla barba      - (infuriandosi) Ah, incre­dibile! E venite a parlarmi di tragedia?

La signora Forestier      - Non si arrabbi, signore.

L'Uomo dalla barba      - Ma come! Io mi scomodo... mi scomodo io, personalmente...

La signora Forestier      - Signore, la prego!...

L'Uomo dalla barba      - Arrivo qui, felice... per essere subito deluso da questo luogo sgradevole, vuoto, da questa decadenza. Ebbene, non dico nulla, sorrido!

Il Direttore                    - È vero.

L'Uomo dalla barba      - Aiuto, collaboro, lavoro, invento!...

Il Direttore                    - Verissimo.

L'Uomo dalla barba      - E, al posto di un eroe, coperto di sangue, che urla, trovo una coppia tre­mante, dal cuore timoroso... per la morte di un altro! (Dirigendosi verso i due) Mi occorre quel morto!

Il Direttore                    - Bene, signore, bene!

L'Uomo dalla barba      - E apprezzate la mia gentilezza! Parlano di «tragedia»... Ma una tragedia esige... non so... tre, quattro, cinque, sei... dieci morti! Fate un giretto nel castello di Elsinore: ad ogni porta un cadavere. Va bene, non pretendo tanto, uno solo, ma quello mi occorre!

Il Direttore                    - Lo avrete.

L'Uomo dalla barba      - Lo spero bene!

Il Direttore                    - Ma... più tardi, fra poco... Noi non siamo ancora... Al momento giusto, è inteso, lo avrete.

L'Uomo dalla barba      - (calmandosi) Oh, final­mente! Non chiedo altro. E adesso, calmatevi. Ho un giochetto da fare nei dintorni: venti minuti. Approfittatene, vero?

Il Direttore                    - Sì, signore.

La signora Forestier      - (come una eco) Sì, si­gnore. (L'uomo si avvia verso il fondo a sinistra. Al momento di uscire)

L'Uomo dalla barba      - Per i « Piccoli Magazzini » si cambia in piazza della Concordia, vero?

Il Direttore                    - Come? Ah sì, piazza della Concordia.

L'Uomo dalla barba      - Grazie. (Esce. Il direttore e la signora Forestier si abbandonano su di una sedia e si guardano affranti).

Il Direttore                    - Non sa che cos'è, lui...

La signora Forestier      - Che cosa?

Il Direttore                    - La morte.

La signora Forestier      - Ah proprio no, ma provate a dirglielo!... (Pausa. Appare sullo scenario Enrico, piuttosto nervoso).

Enrico                           - Mi... mi hanno cercato?

Il Direttore                    - Chi!

Enrico                           - Non saprei... Non è venuto qualcuno per me!

Il Direttore                    - No, perché!

Enrico                           - Un'idea così... Mi era sembrato di sen­tire qualcuno che mi cercava.

Il Direttore                    - Errore, mio caro, nessuno.

Enrico                           - Ah!... (Si guarda intorno. Appare il dottore).

Il Dottore                      - Andiamo, Enrico, venga! Che cosa le è preso?

Enrico                           - Un'idea... (Guarda di nuovo).

Il Dottore                      - Venga, venga. Bisogna farla finita!

Enrico                           - Sì, vengo... Ma controvoglia... (Si guarda intorno ancora una volta, poi esce).

Il Dottore                      - (al direttore, agitato) Tutto bene, qui?

Il Direttore                    - Perché non dovrebbe andare bene?

Il Dottore                      - Intendo dire: non c'è niente che... lei capisce.

Il Direttore                    - No.

Il Dottore                      - Sì, di allarmante...

Il Direttore                    - Qui non c'è nulla di diverso da ciò che c'è in lei.

Il Dottore                      - Se è così, sono tranquillo.

Il Direttore                    - Bene. E... andate avanti?... Quel contratto, procede bene?

Il Dottore                      - Quasi finito.

Il Direttore                    - Un vero volume, avete fatto!

Il Dottore                      - Beh, bisognava prevedere l'avvenire.

Il Direttore                    - Salute!... Affrettatevi!

Il Dottore                      - (fa un passo, poi, girandosi) Se... se mi cercassero...

Il Direttore                    - Parò aspettare.

Il Dottore                      - (preoccupato) No, no. Mandate via... via tutti!

Il Direttore                    - Intesi!

Il Dottore                      - La ringrazio. (Come Enrico, guarda intorno a sé, poi esce. Una pausa).

La signora Forestier      - (sottovoce) Lo hanno sentito.

Il Direttore                    - Storie!... Un caso.

La signora Forestier      - Caso?

Il Direttore                    - Ma sì! (La guarda) Ah no, eh, la prego. Non mettiamoci, adesso, a... (Entra, cor­rendo, Giorgio in primo piano da sinistra. Si ferma di colpo e fa una specie di saluto militare).

Giorgio                          - Presente!

Il Direttore                    - Presente... che cosa?

Giorgio                          - Ebbene... eccomi! Non aveva bisogno di me?

Il Direttore                    - No... Ah sì, poco fa.

Giorgio                          - Poco fa non potevo. Ora sono libero: eccomi.

Il Direttore                    - Di corsa.

Giorgio                          - Al galoppo. Ah, io sono un tipo svelto...

Il Direttore                    - Già... Mi spieghi un po'... (Un rumore, che viene dal soffitto, lo interrompe) Ehi, lassù, che cosa accade? (Voci dei macchinisti) Cosa c'è, lassù?

Voce di Maurizio          - Niente, un filo che ha ceduto.

Il Direttore                    - Quale?

Voce di Maurizio          - Quello della carrucola grande. A momenti Gastone... (Bidè) Vedesse come è pallido! (I macchinisti ridono).

Il Direttore                    - (alla signora Forestier) Andiamo a vedere. (A Giorgio) Aspettatemi. (Giorgio ripete, senza parlare, il suo saluto militare. Il direttore e la signora Forestier escono velocemente da destra. Giorgio, rimasto solo, guarda intorno a sé, scopre una sedia, si siede a gambe accavallate e incomincia a lucidarsi le unghie sul palmo della mano. All'improvviso entra Maria, dal fondo, attraverso lo scenario. Si capisce che è agitata. Si sofferma un momento sotto Varco e vede Giorgio).

Maria                             - Giorgio!

Giorgio                          - Eh?

Maria                             - Giorgio!... (Si avvicina di corsa).

Giorgio                          - (senza alzarsi) Cosa c'è, piccola?

Maria                             - (con stanchezza) Vogliono ch'io metta il mio nome... che scriva il mio nome...

Giorgio                          - Dove?

Maria                             - Sul loro pezzo di carta.

Giorgio                          - Il contratto?

Maria                             - Sì.

Giorgio                          - E allora?

Maria                             - Non posso.

Giorgio                          - Racconta.

Maria                             - C'è qualche cosa che mi impedisce di farlo. Tre volte ho afferrato la penna, l'ho intinta nell'inchiostro... e ogni volta mi sono messa a fare domande cosicché l'inchiostro si è asciugato e, al momento di scrivere, sulla carta non restava nulla... La terza volta ho detto che non mi sentivo bene, che avevo bisogno di un po' d'aria.

Giorgio                          - Ebbene, prendila, l'aria, in fretta e poi ritorna!

Maria                             - Debbo ritornare?

Giorgio                          - Lo credo bene! Non si firmerà da solo il contratto...

Maria                             - Ma io non voglio firmare.

Giorgio                          - Che cosa?

Maria                             - Non voglio mettere il mio nome.

Giorgio                          - (alzandosi) Che cosa dici?

Maria                             - Giorgio, io non voglio sposare Enrico!

Giorgio                          - Accidenti! E dici queste cose così, tranquillamente?... Non ricordi più niente di quello che si è detto? Non è stato discusso abbastanza questo punto?

Maria                             - Non dirmi queste cose! Mi farai morire... Niente è deciso sino a quando...

Giorgio                          - Arcideciso! E i quattrini?...

Maria                             - Oh, quelli...

Giorgio                          - Ah sicuro, per te non contano niente, me hai sempre avuti quanti ne volevi, ma io, eh?... Credi che io molli la torta, io che non ho mai messo sotto i denti che pane duro? Andiamo, bellezza, sii ragionevole...

Maria                             - Non voglio mettere il mio nome su quel pezzo di carta.

Giorgio                          - Ma perché, Dio mio?

Maria                             - Perché... non so... la sento così. Ascolta Giorgio, per i soldi hai ragione. Il vecchio me ne ha sempre dati tanti da non sapere dove metterli. Hai ragione... e non hai ragione, perché avevo un bel averne, sapevo che non erano miei. L'ho capito e, allora, era come se non ci fossero.

Giorgio                          - Già... si dice così!

Maria                             - Te lo giuro, Giorgio! Non ho avuto che una sola cosa al mondo: il mio nome... e, il mio nome, non voglio che se lo prendano.

Giorgio                          - Non sarai, per caso, impazzita!

Maria                             - Lo voglio dare a te, Giorgio. A te!

Giorgio                          - Che cosa me ne faccio?

Maria                             - Me lo hai detto, sono la tua Maria. Me lo hai detto cento volte, e ci credo... andiamocene, Giorgio, noi due insieme!

Giorgio                          - (breve risata) Ah, ah!

Maria                             - Piantiamoli tutti, qui, con le loro case, le loro terre e i loro armadi pieni di trucchi... (Lo prende per un braccio) Vieni, Giorgio, andiamo. Lavoreremo...

Giorgio                          - (svincolandosi in modo rude) E dove andiamo? In città, vero? In una soffitta? Ed io farò l'autista di autotreni, mentre tu farai dei servizi ad ore. Sempreché vada bene!... Ma tu sei pazza, Maria!

Maria                             - Per ehi ama, sai, la miseria...

Giorgio                          - Non seccarmi! Certo che ci amiamo. E con ciò? Quindici giorni di soffitta e di autotreno e mi dirai qualche cosa del nostro amore! No, capi­scimi, dobbiamo ragionare da grandi: l'amore, pic­cola, è un lusso. Una cosa diversa dagli affari. Il tuo affare... sarà il matrimonio. E non sarà poi così pesante.

Maria                             - (con un grido) Giorgio!

Giorgio                          - Che cosa?

Maria                             - (decrescendo) Giorgio, Giorgio... ma quell'individuo verrà a letto con me!

Giorgio                          - Lo so. (Duro) Non hai bisogno di ricordarmelo.

Maria                             - Entrerà nel mio letto tutte le sere.

Giorgio                          - (gridando) Ti ho detto che lo so. (A voce più bassa) In principio, forse, come in tutti i matrimoni nei primi tempi. Ma poi ti arrangerai... Ciascuno di voi avrà la sua camera.

Maria                             - Non lo conosci!

Giorgio                          - Lui? Farà quello che vorrai tu! Non avrai che da dire... qualunque cosa, che sei amma­lata...(Ridacchiando) Il vecchio ti darà una mano, non temere.

Maria                             - Non conosci Enrico.

Giorgio                          - Ma sì, come se l'avessi fatto io!

Maria                             - Non lo conosci, non lo conosci... Adesso, prima, è arrendevole... dopo, quando mi avrà spo­sata, sarà geloso... come un selvaggio!

Giorgio                          - (ridendo) Mi auguro che abbia di che esserlo!

Maria                             - E mi farà fare figli, uno dopo l'altro.

Giorgio                          - (come se lo avessero schiaffeggiato) Che cosa? (Alza il pugno su di lei, poi lo abbassa e lo affonda in una tasca) Bambini, bambini... Incomin­cerà forse con uno, no?... E poi, perché mi dici questo? Perché mi racconti queste cose? (Pausa).

Maria                             - (con semplicità) Perché è la verità. (Pausa).

Giorgio                          - Uhm!... (Pausa più lunga) Perdìo, andava troppo bene. (Passeggia; all'improvviso fer­mandosi, lontano da Maria, furente) Non posso lavorare, non mi va!... (A voce meno alta) Non mi va e poi non so... (Con gentilezza) Non so lavorare, Maria. Sembra una storia, ma è la verità. (Con tono simpatico) Proprio non ci sono fatto... (Abbassa la testa).

Maria                             - (con tutta l'anima) Come sai essere carino! (Singhiozzo) Come sai essere carino! (Corre nelle sue braccia) T'insegnerò, Giorgio, io so. Vedrai, t'inse­gnerò!

Giorgio                          - Credevo che non piacesse neppure a te.

Maria                             - Anch'io lo credevo. Con gli altri... Ma con te!... (Singhiozzo) Vedrai, tu che parli di soffitta! La vedrai dopo due giorni! Oh, Giorgio!... (Con voce rotta) Giorgio... ci starai così bene, ci sarà tanto calore, tanta dolcezza, che tu non potrai più... (piange) non potrai più...

Giorgio                          - Non si direbbe, ma ci sai fare... (La rinchiude tra le sue braccia. Pausa. Maria, tra le braccia di Giorgio, piange. Lui le accarezza i capelli).

Una voce di donna       - (aspra, dalla quinta a sinistra) Giorgio! (Entra una bella donna, un po' matura -38-40 anni - una popolana ma molto « agghindata », bionda, con pettinatura alta, collana chiara, lunghi orecchini. Ha le mani affondate nelle tasche di un grembiule di seta nero. Tipo di bella barcaiola fiam­minga. È Emma, la zia di Giorgio. Giorgio e Maria sciolgono il loro abbraccio).

Emma                            - (a Giorgio) Allora? Non puoi lasciarla tranquilla?

Giorgio                          - Ma, zia, non sono io...

Emma                            - (interrompendolo) Tutte le parole che si sono dette... buttate al vento? Proprio bisogna che tu le corra dietro?

Giorgio                          - Zia...

Emma                            - (proseguendo) ... che tu le corra dietro come un cane?

Maria                             - (intervenendo) E lei, allora?

Emma                            - Non parlo con lei, Maria.

Maria                             - Ma io sì, io parlo con lei... Emma!

Emma                            - Non le risponderò. (A Giorgio) Ehi, parla!... Non ti riesce di lasciarli che se la sbrighino I da soli? Vuoi proprio metterti nei pasticci? Di che cosa ti vai impicciando, Giorgio?

Maria                             - Si impiccia di cose che mi riguardano.

Emma                            - Ho detto che non parlo con lei. (A Giorgio) Perché stai attorno a questa ragazza?

Maria                             - (furiosa, ad Emma) E tu? Perché stai j attorno a questo ragazzo?

Emma                            - Io?... Io sto attorno a lui?

Maria                             - Sino a far vomitare!

Emma                            - Oh!... (Stringendo i denti) Non le rispondo!

Maria                             - Credi che il gioco non si capisca, di, «Zia Emma?». Ah, ah!! Zia Emma!... (Si avvicina squadrandola) È ancora... discreta! E come si è fatta bella... ricciolini, gioielli, il suo grembiulino... un altarino!

Emma                            - (sottovoce, con odio) Finiscila, taci!

Maria                             - Un vero altarino! Ci manca solo il santo!

Emma                            - Taci, Maria, altrimenti...

Maria                             - Ma come non averci pensato? Il santo c'è... San Giorgio!... (Afferra Giorgio con la mano),

Emma                            - (gridando) Maria!

Maria                             - Ti basterà, vero, questo qui per le tue orazioni? Sì?... Ebbene, non si tocca! È per me!

Emma                            - Che cosa»

Maria                             - (gridando) Ho detto che è per me! (Avan­zando verso Emma) Oh, ti ho ben vista arrivare sui tuoi zoccoletti... come lo «zio» nelle sue pantofole! Come mio « zio »! Una bella coppia! Ciascuno di voi, nel suo piccolo cervello, aveva pensato: se lei sposa quel povero ingenuo, ci siamo sbarazzati, lo zio di Giorgio, e tu, la zia, di me. Ma non funziona, perché, vedi Emma, Giorgio mi ama ed io l'adoro.

Emma                            - No!

Maria                             - Ma sì! Partiamo insieme...

Emma                            - Non è vero! (Con un grido) Giorgetto!

Giorgio                          - Basta, basta...

Maria                             - (furente) Giorgetto?... (A Giorgio), Ti chiama Giorgetto?

Giorgio                          - Lascia andare! (Pausa).

Maria                             - Me ne infischio! Ciò che è stato non conta, conta ciò che sarà.

Emma                            - (addolorata) Giorgio, non è possibile...

Maria                             - Non è possibile? (A Giorgio) Ebbene, diglielo tu che partiamo insieme!

Giorgio                          - Ma...

Maria                             - Buttaglielo in faccia... Giorgetto!

Giorgio                          - Senti, Maria...

Maria                             - Avanti!...

Giorgio                          - Non bisogna precipitare...

Maria                             - Che cosa dici?

Giorgio                          - Dico che non bisogna montarsi la testa.

Emma                            - (tremando) Ma certamente...

Maria                             - Tieni chiuso il becco, tu!... (A Giorgio) Così... tu non hai premura?

Giorgio                          - Sì... ma non quanto te. Tu, vero,...

Maria                             - (interrompendolo)  Basta così. (Pausa). Indicando Emma) Tu l'ami oppure... che cosa?

Giorgio                          - (evitando una risposta) Ah, ah... sei un bel tipo tu!

Maria                             - Ti pare?

Giorgio                          - Sì, ti trovo straordinaria nel voler sempre mettere l'amore... ma non c'è solamente l'amore al mondo!

Emma                            - (rinfrancata) È vero, c'è anche...

Maria                             - Ti ho detto di tenere il becco chiuso! (Pausa) Non sei che un vigliacco, Giorgio!

Giorgio                          - (scrollando le spalle) Ma va!

Maria                             - (dirigendosi verso di lui) Un vigliacco! (Quasi sfiorandolo) Devo aver ingerito del veleno per amarti così... ma t'amo! Non c'è niente da fare! (Gli prende il capo tra le mani, lo bacia con frenesia, poi respingendolo) Va bene! Accadrà ciò che accadrà, come dice... il fidanzato, ma voglio dire una cosa... (Prende fiato come per parlare, poi con un sospiro di rinuncia) No... niente... non dirò niente... (Si gira verso il fondo e, col suo passo regale da tragico corteo, esce. Una lunga pausa).

Emma                            - Giorgio...

Giorgio                          - Tu... non mi seccare. (Un'altra pausa più breve. Entra dalla destra il direttore).

Il Direttore                    - Allora, qui, tutto bene? (Scor­gendo Emma) Toh, e chi è quella?

Giorgio                          - Mia zia Emma.

Il Direttore                    - (distratto) Ah sì!... (Avvicinandosi alla zia) Perché fa quella faccia? (In direzione della quinta a destra) Forestieri... Forestieri...

Voce della signora Forestier - Direttore?

Il Direttore                    - (verso la quinta) Venga qui a vedere la zia! (Agli altri) Nella storia c'è una zia? Non me ne ricordavo.

Giorgio                          - È anche... la mia matrigna. Ha sposato mio padre dopo la morte di...

Il Direttore                    - (interrompendolo) Bene! Allora, beninteso,... incesto e tutto il resto... (A Giorgio) Sei un bel sudicione!

Giorgio                          - (avanzando d'un passo) Che cosa?

Il Direttore                    - (indietreggiando) Ehi, non pren­dertela... terrore! (Alla signora Forestier che entra) Venga un po' a vedere la zietta! (La signora Forestier si dirige verso Giorgio) No, non quella! (Indi­cando con un dito Emma) Quell'altra!

La signora Forestier      - (confusa) Oh, chiedo scusa!

Il Direttore                    - (ridendo) Un errore ben scusa­bile!... Ma credo che non abbia anche questo... (A Giorgio) Ti piacciono le donne, vero?

Giorgio                          - Le dispiace?

Il Direttore                    - Al contrario! (Ad Emma) An­diamo, si faccia vedere, zia, ma anche matrigna, che ama, ne sono certo, il suo simpatico figliastro! (Alla signora Forestier) Insomma, Fedra.

La signora Forestier      - (con rimprovero) Diret­tore!

Il Direttore                    - (alzando le braccia) Mi arrendo!... (Ad Emma) Allora, zia Emma? (Essa nasconde bru­scamente il volto tra le mani) Su, che cosa le prende? (Interroga Giorgio con lo sguardo).

Giorgio                          - (scrollando le spalle) Bah!...

Il Direttore                    - No?... Colpita a quel punto? (A Giorgio) Ma si può sapere che cosa hai nel ventre, tu?

Giorgio                          - (infastidito) Ah, non ne so nulla... davvero!

Il Direttore                    - (alla signora Forestier) Una coppia fatale. Elena e Adone!... (A Giorgio) E la nostra amica Maria? Come la prende, lei?

Giorgio                          - Maria?... Capirà... (Esce dallo scenario Matilde).

Matilde                         - Il contratto è firmato.

Il Direttore                    - Ah, bene! Un bell'affare!

Matilde                         - Vado a prendere dello spumante. Il dottore dice che chi è qui non ha che da venire a bere un bicchiere. (Pausa. Essa esce. Silenzio. D'un tratto, Giorgio, con passo maestoso, si avvia).

Emma                            - (gridando) Giorgio!

Giorgio                          - (fermandosi) Che cosa?

Emma                            - Dove vai?

Giorgio                          - Eh... a bere un bicchiere, perbacco! Non mi dispiace la tisana.

Emma                            - (correndo a Vai) Non ci andare!

Giorgio                          - Toh, e perché? E poi voglio felicitarmi con i fidanzati.

Emma                            - No, no! (Si aggrappa a Giorgio).

Giorgio                          - (svincolandosi) Già le zampe, mamma! (Sale sulla pedana).

Emma                            - (di sotto) Giorgetto, te ne supplico!

Giorgio                          - (girandosi) Vuole venire con me?

Emma                            - (costernata) Io?... Oh!...

Giorgio                          - Ma sì, perbacco! (Scende dalla pedana e la prende per un braccio) È anche un affare suo, in fondo! (La spinge sugli scalini).

Emma                            - (gridando) Giorgio, no!

Giorgio                          - Bisogna festeggiarli. (Escono attraverso lo scenario, lunga pausa).

Il Direttore                    - (imitando la voce di Giorgio) E se si andasse, pure noi, a bere un bicchiere di tisana?

La signora Forestier      - (triste) Deve essere amara!...

Il Direttore                    - Non è detto. Il dottore deve possedere una buona cantina.

La signora Forestier      - Non alludevo... a quel genere di amarezza.

Il Direttore                    - (ridendo) Avevo... (imitando Giorgio) ...individuato, bellezza! (Pausa) Quello strano modo di esprimersi, eh? (Sospira) Ah, perbacco, ho proprio il morale a terra!

La signora Forestier      - Anch'io... (Abbassano tutti e due il capo. Pausa. Si sente, dal fondo, una fresca voce che canticchia).

Il Direttore                    - (con espressione ancora imbronciata) Che cosa c'è ancora? (Gesto interrogativo della signora Forestier) Ce ne sono altri da vedere?

La signora Forestier      - Ma no! (Consulta un elenco) Il conto torna.

Il Direttore                    - Tutto a posto. Il solo uomo dalla barba è... in soprannumero.

La signora Forestier      - (con un brivido) SI... è vero... l'uomo dalla barba! (La voce che canta si avvicina).

Il Direttore                    - Non sarà lui, spero! (Muove alcuni passi in direzione della voce, ma si ferma perché dal fondo entra una ragazzina bionda, giovanissima, allegra, graziosa che porta, appoggiato sul fianco, un fagotto che la fa camminare piegata).

La Ragazzina                - Buongiorno, signore... mi scusi...

Il Direttore                    - (nervoso) Signorina?

La Ragazzina                - È ben qui, vero... (Scorgendo la signora Forestier) Oh, signora, mi scusi... Non l'avevo vista... Buonasera, signora.

La signora Forestier      - (sorridendo) Buonasera, signorina.

La Ragazzina                - È ben qui, dicevo, che c'è un matrimonio?

Il Direttore                    - (con crescendo) Scusi, scusi, scusi! Per prima cosa, lei chi è?

La Ragazzina                - Giovanna, la lavandaia.

Il Direttore                    - Biancheria?... Ma, andiamo, c'è una porta di servizio!

Giovanna                      - Ma non è la loro biancheria! Io non faccio il bucato per questo quartiere, ma solo per il quartiere alto... È la biancheria del mugnaio, del principe e... (sottovoce) del parroco.

Il Direttore                    - Una bella insalata!

Giovanna                      - Oh, signore,... tutto ben diviso.

La signora Forestier      - C'è, dunque, un principe?

Il Direttore                    - E un parroco?

Giovanna                      - Ma certamente! Anche un mugnaio... come dappertutto, non è vero?

La signora Forestier      - Un grande mulino... a vento?

Giovanna                      - Sicuro... un mulino rustico. (Bidè).

 La signora Forestier     - Delle pale... che spaz­zano...

Il Direttore                    - (interrompendola) Ma è il quar­tiere alto. Noi siamo la città bassa e la signorina non ha niente da fare qui. (A Giovanna) Vero? Lei, con la storia, non c'entra...

Giovanna                      - (che non capisce) La storia?

Il Direttore                    - Perbacco! (Con tono rude) Se ne vada!

Giovanna                      - Signore...

Il Direttore                    - Via, via, se ne vada!

La signora Forestier      - (con un rimprovero) Direttore! È molto carina...

Il Direttore                    - (dopo una pausa) È vero, sì... (Sospiro) È riposante... Allora, signorina Giovanna, qual buon vento...

Giovanna                      - Sono venuta a vedere gli sposi.

Il Direttore                    - Ma, le nozze sono per domani.

Giovanna                      - Intendevo dire i fidanzati... Si dice che lei sia tanto bella...

Il Direttore                    - Ah, per questo sì. E di lui?

Giovanna                      - Di lui?

Il Direttore                    - Di lui, che cosa si dice?

Giovanna                      - Si dice... che sia buono, forte e molto ricco. Devono essere molto felici, vero signore?

La signora Forestier      - Come no!

Il Direttore                    - Allora, signorina Giovanna, è magnifico, no?

Giovanna                      - Che cosa, signore?

Il Direttore                    - Quel matrimonio.

Giovanna                      - Oh, sì... Saremo tutti lì, domani, per assistere al corteo nuziale.

La signora Forestier      - Lei si vuol sposare, Giovanna?

Giovanna                      - Oh, se non dipendesse che da me, io sono già pronta. (Tutti e tre ridono).

Il Direttore                    - (con gentilezza) In definitiva, dunque, la vita è bella?

Giovanna                      - Non c'è nulla di più bello!

Il Direttore                    - Sì, sì... (All'improvviso) Sentite, un'idea! Se andassimo a bere dello spumante?

La signora Forestier      - Direttore...

Il Direttore                    - Tutti e tre... Ci si va? (A Giovanna) Le piace?

Giovanna                      - Lo spumante!

Il Direttore                    - In cammino! Sottobraccio come tre buoni amici! (Prende sottobraccio Giovanna).

Giovanna                      - E la mia biancheria?

Il Direttore                    - La portiamo con noi! Su, su, il!  mugnaio... il principe... il parroco! (Afferrando il fagotto) A nozze!... A nozze!...

Giovanna                      - (ridendo) Signora... (Porge il bracci» alla signora Forestier).

La signora Forestier      - Direttore... veramente!...

Il Direttore                    - Tre buoni amici... che cantano! (Si avviano verso lo scenario cantando l'aria di Gio­vanna. Entra, dal fondo a sinistra, l'uomo dalla barba. I tre si fermano di colpo. Giovanna scoppia in una  risata).

L'Uomo dalla barba      - Disturbo?

Il Direttore                    - No, no... (Cerca di far tacere Giovanna che seguita a ridere).

L'Uomo dalla barba      - Che cos'ha, dunque, la ragazzina?

Giovanna                      - Nulla... nulla! (Sottovoce) Ma è così ridicolo!

Il Direttore                    - Taci! (La stringe vicino a sé, poi all'uomo dalla barba) Si andava là dentro a bere un po' di spumante.

L'Uomo dalla barba      - Ma fate... fate pure! (I tre, esitando, proseguono a camminare) Non ho alcuna fretta. (Si siede su di una sedia, posa il cap­pello in terra e si accinge a riempire la pipa mentre cala la tela).

Fine del primo tempo

SECONDO TEMPO

 (Quando il sipario si alza, scena vuota, fatta ecce­zione per l'uomo dalla barba che dorme con la pipa in bocca. Una pausa. Si sente, proveniente dal fondo, «» rumore di voci irritate come per un violento alterco. Il rumore aumenta sino ad uno scoppio di voci che risveglia l'uomo dalla barba).

L'Uomo dalla barba      - (ancora nel dormiveglia) Che cosa accade? (La pipa gli scivola dalla bocca, la raccoglie e se la mette in tasca) Che cosa sto com­binando io, su questa sedia? (Al pubblico) Eh? (Il rumore delle voci gli fa girare la testa verso il fondo) Ah sì, ricordo... Quella gente, gente di teatro, che cerca... (sbadiglia) una tragedia... (Ridacchia) Cer­cano una tragedia. Discrezione. Ricompensa... E pensare che, una volta... (Rinuncia) Bene! (Breve pausa. Un rumore di voci) Ce ne mettono del tempo! Deve essere nascosta bene. (Ha un brivido) Che ghiacciaia!... (Alza il bavero del pastrano) Finirò per prendere un accidente mortale, io qui dentro, vedrete! (Si agita sulla sedia come chi si rigiri nel letto) Ah, perbacco, io sono troppo buono! (Sbadiglia ancora una volta, china il capo su di una spalla e si riaddor­menta. Pausa. Il rumore delle voci, che si era attenuato, aumenta di nuovo. Nuovo scoppio di voci. Tra di esse emerge, irritatissima, quella del direttore).

Il Direttore                    - E poi, basta, infine! Sbrigate-vela! (Appare dietro Varco) Basta! (Con rabbia cam­mina in direzione del pubblico) Basta! (Le voci diminuiscono. Tra poco cesseranno completamente) È l'ul­tima volta che lavoro così! Sì, in questa atmosfera di mercato, di fiera, mi spingono... mi maltrattano. A casa mia ho l'aria di un invitato, macché, di un parassita! Di un povero scroccone. Ah, è inaudito! Sono piatti miei, in definitiva! Sì, va bene, del teatro... Sono i miei macchinisti che hanno portato il tavolo e le mie coppe per lo spumante... Scherziamo! Per lo spumante che è roba loro... se lo tengano! Ci lavino dentro i loro panni sporchi, non merita di più. (Le voci si rianimano) Ah, ma esagerano! (Si avvia rab­bioso ma si ferma di colpo e ritorna verso il pubblico) La signora Forestier fa una faccia!... Non ve la potete immaginare! Si dibatte in un bulicame di passioni: odio, amore, danaro... Rischia di annegare! (Rumore di voci) Ascoltateli! (Rumore che aumenta) Avanti!... (Id.) Avanti!... (Le voci diminuiscono) C'è lì dentro (indica l'arco) molta elettricità. Una specie di carica elettrica allo stato potenziale, che ribolle!... (Ride, poi avvicinandosi di più al pubblico) Simpatica la provincia, vero? E poi riposante! (Breve pausa) Ma, dopotutto, forse non siamo in provincia. Che cosa ne dite? Porse siamo in campagna, eh? Un branco di case spiaccicate intorno ad una chiesa, come delle mucche sotto un albero e, intorno, il deserto, un deserto opulento, ma sempre un deserto: il cielo, il vento, il tempo e quel silenzio tanto assoluto da dare l'impressione di un muro vertiginoso, inclinato sino a rischiare di cadere. Un muro che non cade mai ma che se un giorno cadrà, quel giorno: trombe, lampi, « dies illa» eccetera. (Breve pausa) E niente da fare, là dentro, se non grattare la terra... Io gratto, tu gratti, egli gratta... prima, durante, dopo il grano oppure l'uva... A piedi, a cavallo, sul carro! Porse anche sul trattore! Grattare la terra, grattarla e poi rigrattarla sino a quando non giunge la morte. E, naturalmente, la morte...

L'Uomo dalla barba      - (svegliandosi di sopras­salto) Come?

Il Direttore                    - (concludendo macchinalmente) ... giunge. (Pausa. I due uomini si guardano) Mi ero scordato di lei.

L'Uomo dalla barba      - Oh, accade spesso! Allora? (Si alza e si stira) A che punto siamo?

Il Direttore                    - Ebbene, va... va...

L'Uomo dalla barba      - Si va avanti?

Il Direttore                    - Lentamente...

L'Uomo dalla barba      - (sarcastico) Ma

Il Direttore                    - Lei sa come vanno queste cose. Si discute, ci sono delle spiegazioni, si gira intorno al piatto...

L'Uomo dalla barba      - Il piatto... sarei io?

Il Direttore                    - (protestando) Ma no! (Gentile) Per lei si potrebbe, semmai, parlare di... urna. (Ride incoraggiante).

L'Uomo dalla barba      - (gelido) Ha dello spirito. (Un passo verso il direttore).

Il Direttore                    - (spaventato) Io? Oh no... (Indie­treggia di un passo) Assolutamente no! Sono seccato e, allora, cerco... sì... Sono molto seccato.

L'Uomo dalla barba      - (più cordiale) Che cosa c'è, esattamente?

Il Direttore                    - C'è che... alcuni personaggi... dirò meglio, dei personaggi del dramma, abbando­nati a loro stessi, fanno di tutto per soffocare il dramma. (Voci violente dal fondo).

L'Uomo dalla barba      - Non si direbbe...

Il Direttore                    - Perché? Perché strillano? Reci­tano! Questo non è il loro vero dramma, è il loro romanzo, la loro commedia... fatta di scene e di grida... Il loro vero dramma, quello oscuro... la loro tragedia... Ah, per quella, niente da fare! Ammetterà che è strano.

L'Uomo dalla barba      - Sì, molto strano, ma io, personalmente... (Guarda l'ora).

Il Direttore                    - Ha fretta, vero?

L'Uomo dalla barba      - Strano. Ho delle gior­nate... sovraccariche...

Il Direttore                    - Influenza o che cos'altro?

L'Uomo dalla barba      - La vita... (Breve pausa).

Il Direttore                    - Sì, sì, capisco, il suo dramma è la vita. Gli altri: le malattie, i delitti, le disgrazie, sì... è romanzo. In fondo, c'è qualche cosa di simile tra di noi.

L'Uomo dalla barba      - Sì, ma io, prendo ciò che trovo e... se permette... (Si avvia verso l'arco).

Il Direttore                    - Fermo! (L'uomo dalla barba si ferma) Ma lei non capisce...

L'Uomo dalla barba      - Capisco che mi state prendendo in giro.

Il Direttore                    - Lei non capisce che, se io la lasciassi fare, lei non prenderebbe quello... vero.

L'Uomo dalla barba      - Vero?

Il Direttore                    - Sì, il vero morto...

L'Uomo dalla barba      - Sa, tutto fa numero.

Il Direttore                    - (non sente) Lei avrà un falso morto e ciò non è possibile.

L'Uomo dalla barba      - Perché! Non sarebbe giusto?

Il Direttore                    - Me ne infischio della giustizia. È un problema di ordine... un problema artistico...

L'Uomo dalla barba      - Me ne infischio dell'arte...

Il Direttore                    - Un problema di verità!

L'Uomo dalla barba      - Ah, ah... C'è da ridere!

Il Direttore                    - Vediamo, sinceramente, forse che non è bene schiudere l'apparenza come i labbri di un frutto?

L'Uomo dalla barba      - (ridacchiando) Ah, ah...

Il Direttore                    - Di giungere al nocciolo, sino in fondo sino a...

L'Uomo dalla barba      - ... all'anima? C'è vera­mente da ridere.

Il Direttore                    - (animandosi) Che importanza può avere per noi che quella ragazza sposi Giorgio, Enrico o il dottore?

L'Uomo dalla barba      - Ah, nessuna, d'accordo!

Il Direttore                    - (proseguendo) Che essa faccia becco l'uno, se la spassi con un altro, mentre il terzo come un dannato, ruggisce?

L'Uomo dalla barba      - Niente, glielo ho detto. È perciò... (Vuole passare).

Il Direttore                    - (frapponendosi) Ma... ma, se solamente mi riesce di forzarli - non so come - a recitare la loro vera parte, senza gridare, con delle parole... nere come gli abissi... sì, di costringerli a rivelare il loro segreto - un segreto che, senza dubbio, sfugge a loro stessi - a chiarire davanti a noi lo strano incrociarsi dei loro passi nella vita, a seguire sino alla fine la loro strada: quella barriera che rompe fatalmente le svolte del caso..., allora, caro signore, io potrò dare a questo dramma volgare un finale da tragedia, una conclusione funebre così da ispirare, come diceva... l'altro, orrore ma anche pietà. Dopo di che, le consegnerò un morto, una vittima, un eroe degno di lei!

L'Uomo dalla barba      - E poi?

Il Direttore                    - E poi... niente. Finito. Poi ce ne andiamo.

L'Uomo dalla barba      - Preferisco andarmene io... prima! (Avviandosi).

Il Direttore                    - (irritato) È incredibile che il tempo possa avere tanta importanza per voi, gli eterni...

L'Uomo dalla barba      - Non il tempo, chiacchierone, è il silenzio, la pace. Mi stordisce con tutte le sue storie: arte, ordine, verità, anima e... non so che cos'altro ancora. Mi parla di segreto. Ebbene, gliene dirò uno io di segreto, brav'uomo: ogni cosa è chimica. Ecco. La vita, la morte, l'amore, l'inferno, il cielo, il mondo: chimica! Universale! Chimica nera e muta... (Ironico) Come si sente?

Il Direttore                    - Non è vero.

L'Uomo dalla barba      - Non è vero? (Si muovi verso il direttore che indietreggia verso destra).

Il Direttore                    - No! E se anche fosse vero, do­vrebbe lodarmi di cercare, tra quella gente, la... reazione esatta.

L'Uomo dalla barba      - Ah, ah, ah!

Il Direttore                    - Certamente! E anche di dar prova di una specie di onestà scientifica...

L'Uomo dalla barba      - Basta! La scienza adesso!... (Si avvicina ancora al direttore).

La voce della signora Forestier          - (dal fondo) Direttore!... (I due uomini si fermano. Sono all'estrema destra. La voce della signora Forestier, più vicina) Direttore!

Il Direttore                    - Eccomi. (Si avvicina all'arco dal quale esce, molto agitata, la signora Forestier).

La signora Forestier      - (con tono di rimprovero) Direttore! Ma che cosa fa? La nostra gente è sotto pressione, ribolle letteralmente e lei sparisce...

Il Direttore                    - Avevo bisogno di respirare... di cambiare... Che cosa accade?

La signora Forestier      - Quella casa è una pol­veriera. Salterà in aria.

Il Direttore                    - (soddisfatto) Benissimo! Mi rac­conti. Si riscalda?

La signora Forestier      - Cova, sotto la cenere....

Il Direttore                    - Ma bene! (Si frega le mani) E...come cova il nostro dottore?

La signora Forestier      - Lui? Sorprendente!

Il Direttore                    - Ha un certo contegno, immagino!

La signora Forestier      - Sì, ma con qualche... cedimento... È come una di quelle vecchie costru­zioni, sotto la loro impalcatura...

Il Direttore                    - L'impalcatura resiste?

La signora Forestier      - Ho sentito uno scric­chiolìo.

Il Direttore                    - No!... Davvero?

La signora Forestier      - Due o tre volte... Poco fa, per esempio, ha domandato ai futuri sposi se vorranno, ogni tanto, a trovarlo...

Il Direttore                    - Perché? Se ne vanno?

La signora Forestier      - La sera delle nozze, in una casa comperata da Enrico sulla costa.

Il Direttore                    - Bene, e allora?

La signora Forestier      - E allora Maria rispondi « Certamente » ma con un tono così gelido... È un; donna terribile.

Il Direttore                    - Sì, sì, e poi?

La signora Forestier      - Allora, altro « oraci dell'impalcatura. Il dottore fissa Enrico con una espressione... atroce... da asfissiato... e mormora «E lei, Enrico? ».

Il Direttore                    - È stupido, questo.

La signora Forestier      - Certamente... ed Enrico butta lì un « si vedrà!... » osservando i piedi del dot-tore con estremo interesse... Il povero dottore diventa verde...

Il Direttore                    - Altro « crac » dell'impalcatura...

La signora Forestier      - Molto di più! Si sente un «hau» e vacilla dall'alto al basso.

Il Direttore                    - Povero diavolo!

La signora Forestier      - Sì, un poveretto. (Breve pausa) Ho visto, capisco, affacciarsi nel suo sguardo il delitto...

L'Uomo dalla barba      - (avanzando da destra) Scusi!...

La signora Forestier      - (con un grido soffocato) Oh!...

L'Uomo dalla barba      - Di nuovo buonasera, cara signora. (Gesto della signora Forestier) Non si scusi: mi aveva dimenticato, vero? Che cosa si è affacciato nello sguardo del dottore?

La signora Forestier      - Ma...

L'Uomo dalla barba      - Il delitto, mi sembra di avere capito.

La signora Forestier      - Posso... posso essermi sbagliata!

L'Uomo dalla barba      - Difficile! È uno sguardo che non lascia dubbi...

La signora Forestier      - ... era, forse...

L'Uomo dalla barba      - Forse?

La signora Forestier      - Non so, non me ne intendo molto. Il suicidio?

L'Uomo dalla barba      - Ma sì, anche il suicidio, può andare. (Al direttore) Vero?

Il Direttore                    - (burbero) Io? Lei sa come la penso. Ma... se siamo a questo punto, preferisco il delitto. È più... animato.

La signora Forestier      - Direttore!...

Il Direttore                    - Sì, sì, capisco, ma... è ora di finirla! Il signore è stanco. E allora, pazienza, andiamo avanti. Sarà antipatico, ma... (al pubblico) io non ne sono responsabile. (Verso il fondo) Bene, si manda al Creatore Enrico... Chi lo manda? Il dottore?

L'Uomo dalla barba      - E chi altri?

Il Direttore                    - Allora, vada per il dottore. Veleno?

L'Uomo dalla barba      - Veleno.

Il Direttore                    - Benissimo. Quale veleno?

L'Uomo dalla barba      - (con gesto di indifferenza) Ma...

Il Direttore                    - Perfetto! Lei se ne infischia. (Feroce) L'importante è di fare in fretta!... Bene. Dentro a che cosa, il veleno?

L'Uomo dalla barba      - Direi... nella coppa del giovanotto. È già stato combinato così. Il dottore ricorda? - prende nel taschino del gilet una bustina...

La signora Forestier    - (con voce incolore) In­ somma, si segue la storia.

Il Direttore                    - Lo hai detto, bella mia.

La signora Forestier      - È una cosa sordida.

Il Direttore                    - Sì, ma spiccia.

La signora Forestier      - Ma no che non è spiccia! Nella storia... la faccenda è andata avanti per due giorni. Fu ritornando la sera, l'antivigilia delle nozze, che Enrico si sentì...

L'Uomo dalla barba      - Ah no, eh? Niente di tutto questo! (Al direttore) Quell'uomo muore, io lo prendo con me e... (È interrotto da un rumore di voci, nel fondo, tra le quali si distingue quella di Enrico).

La voce di Enrico         - (indistinta) Immagino che finiranno tutte queste storie! (Voce chiara) Perché, capite, vorrei essere tranquillo. (Appare sotto Varco e continua brontolando) Una faccenda complicata, il matrimonio... (Il direttore e la signora Forestier si avvicinano ad Enrico. L'uomo dalla barba rimane da » lato).

Il Direttore                    - Che cosa c'è, ragazzo mio?

Enrico                           - Ah, è lì? C'è che ne ho abbastanza, che voglio che la facciano finita... Sono d'accordo nel voler sposare la ragazza, ma non lo zio! Ah, lo zio no!

Il Direttore                    - Che cosa accade?

Enrico                           - Che cosa accade? Non posso dire una parola, fare un gesto a Maria... senza che il vecchio entri in crisi. Lei capisce...

Il Direttore                    - Entra, davvero... in crisi?

Enrico                           - Avrò il diritto di abbracciare Maria, no? Non l'ho mica rubata?

Il Direttore                    - Ma certamente!

Enrico                           - Ebbene, pare di no. Eravamo in giar­dino su di una panchina. Lei era uscita ed io l'avevo seguita perché, in quella sala, si soffocava...

Il Direttore                    - Già...

Enrico                           - Bene, eccoci tutte e due lì. Soli. Sotto i rami dì una pianta. Lei sa come vanno queste cose...

Il Direttore                    - Altro che!

Enrico                           - Un uomo, è un uomo. Posso dire queste cose davanti alla signora?

La signora Forestier      - Dica, dica...

Enrico                           - La guardo e, come è naturale, l'amore mi trabocca dal cuore.

Il Direttore                    - Bravo, Enrico!

Enrico                           - Non è così?

Il Direttore                    - (con simpatia) Ma sì! (Alla signora Forestier) Di tutti, il migliore è lui.

La signora Forestier      - Oh, sì!

Enrico                           - E poi, dopo tutto, è mia "moglie. Non sarà perché dopo domani sindaco e curato... Bene. La prendo fra le mie braccia... Pensi che ero giunto sino a chiederle il permesso...

Il Direttore                    - Voglio sperare che te lo abbia accordato!

Enrico                           - Questo sì, persino gentilmente, posso dirlo, gentilmente... con quel suo sorrisetto... (Con slancio) Io l'amo, quella ragazza, l'amo! (Sottovoce) La .abbraccio... (Breve pausa. Poi cambiando tono) La abbraccio ed ecco che sento un urlo, non c'è altra parola, un urlo bestiale. Ho un sobbalzo e mi vedo, tra i tronchi di due alberi, il dottore... scavato, pallido come la morte. « Enrico - mi dice - En-ri-co... - tremava come una foglia. - Lei mi scuserà, Enrico, ma debbo parlare immediatamente a Maria ». « Par­late!...». «Ah, non davanti a lei, questo no, non si può. Non in sua presenza. Ci lasci...». «Dopotutto -dico io - dopotutto... ». Allora diventa furioso. « Silenzio! Se ne vada!... ». Me ne sono andato.

Il Direttore                    - Incredibile!

La signora Forestier      - E Maria?

Enrico                           - Non una parola!... (Breve pausa) Che cosa ne dice? (Silenzio) Sono scoraggiato. Sono tre anni che andiamo avanti così! Dovremmo essere sposati da... (Fa mentalmente un calcolo) Sono stati due anni a Pasqua... Pensi! E mia madre che invecchia...

Il Direttore                    - E tuo padre?

Enrico                           - Non c'è più... per fortuna. Non avrebbe mai ammesso... Ma che cosa ho nel ventre?

Il Direttore                    - Amore...

Enrico                           - No, peggio... Quando penso che, sulla mia terra, io sono il padrone, dò degli ordini... Non è possibile, andiamo, debbo aver ingerito del veleno!... (Abbassa il capo. Silenzio. Oli altri si guardano l'un l'altro. L'uomo dalla barba lentamente, silenziosamente, si avvicina) Pensare che essa avrebbe una bella vita...

La signora Fobestier     - Meravigliosa...

Enrico                           - Mia madre la aspetta, laggiù, seduta nella sala grande... pronta ad alzarsi ed a cederle il posto... Ogni volta che ci vado, la trovo così, nella sua poltrona, sotto all'orologio che ha cento anni... Riconosce il mio passo. Quando apro la porta, per prima cosa vedo il suo vecchio sorriso ma anche, nascosta dal sorriso, la sua tristezza per aver ascoltato il mio passo, ancora solo... (Breve pausa, poi con collera) Maria non ha mai voluto venirci! Mai! Non una sola volta in tre anni!... (Più dolce) E tutti, laggiù, pur non conoscendola, tutti la chiamano «la piccola padrona...». La biancheria aumenta nell'armadio, le stoviglie nella madia e c'è, vicino a mia madre, una cassapanca colma di lana bianca e di tela fine per il corredo dei bambini. Quando la giovane padrona sarà lì, mia madre farà accostare la sua poltrona al caminetto e riposerà su di essa, ma non prima. Porta disgrazia... Capisce?

Il Direttore                    - Capisco.

Enrico                           - E non dico niente! Abbasso la testa! Avanti e indietro, come un vagabondo, dalla mia casa a quella casa!... Ciò che più è penoso è di vedere mia madre - lei che ha avuto per marito un padrone - rassegnarsi a pensare che il suo ragazzo non sia un vero uomo... E poi... no! Non è questa la cosa peggiore. Terribile è di desiderare, desiderare come un pazzo, una ragazza che non vuol saperne di me... (Breve pausa) Non c'è dubbio: mi hanno avvelenato. (Una pausa).

L'Uomo dalla barba      - (dietro a lui) Perché no?

Enrico                           - (sobbalzando) Oh!...

L'Uomo dalla barba      - (ora di fronte) Buonasera, signore...

Enrico                           - (in atteggiamento difensivo) ... Buona­sera. (Al direttore) Chi è?

L’Uomo dalla barba      - Non mi riconosce?

Enrico                           - No.

L'Uomo dalla barba      - Ne è sicuro? (Si colloca in piena luce).

Enrico                           - Può essere che lei mi dica qualche cosa, ma... da lontano, nel buio. L'ho già vista?

L’Uomo dalla barba      - Intravisto... lontano, nel buio...

Enrico                           - Come... in un brutto sogno?

L'Uomo dalla barba      - Perché brutto!

La signora Forestier      - (scandalizzata) Signore!...

L’Uomo dalla barba      - Un po' di calma!... (Ad Enrico) Mi ascolti, amico. Lei è un uomo...

Enrico                           - (con diffidenza) ... Perché?

L’Uomo dalla barba      - Lei è un uomo che appartiene all'umanità, alla terra... un uomo che non ha, della vita idee borghesi. Lei vede giusto, con idee larghe... precise.

La signora Forestier      - Signore... signore!

Enrico                           - (spaventato) Che cosa sta per dirmi? (Pausa. L'uomo dalla barba e lui si osservano).

L'Uomo dalla barba      - Nulla, perché... « lei sa! ».

Enrico                           - (dibattendosi) Che cosa? Cos'è che so? Ma non è vero! Non so nulla.

L'Uomo dalla barba      - Tutti eguali!... fatta eccezione per cinque o sei: fingono di non capire. (Ad Enrico) Ebbene, signore, ho il rincrescimento di doverla informare...

Il Direttore                    - (interrompendolo) Le chiedo scusa. Vuole lasciar fare a me? (Ad Enrico) Vieni con me, giovanotto. (Lo prende per un braccio e, parlando!) sottovoce, lo conduce verso il fondo. Pausa).

La signora Forestier      - (tra sé) È orribile!

L'Uomo dalla barba      - Dio mio... (Sbadigli Così è la vita. (Consultando l'ora) Sarà possibile trovare un tassì?

La signora Forestier      - (assente) Un... tassì

L’Uomo dalla barba      - Sì, una macchina col tassametro, con l'autista sul sedile...

La signora Forestier      - (comprendendo) Ah. un tassì!

L'Uomo dalla barba      - Esattamente.

La signora Forestier      - (scialba) Gastone andrà a cercarne uno.

L'Uomo dalla barba      - Gastone?

La signora Fobestier     - Sì, un macchinista. (Pausa) Così... lei si serve di tassì...

L’Uomo dalla barba      - Uno per volta...

La signora Forestier      - Ma è terribile!

Enrico                           - (con un grido sordo, nel fondo) Ah!.. (Lo si vede, di schiena, abbandonarsi sulle spalle d direttore).

La signora Forestier      - Terribile!

L'Uomo dalla barba      - Sa che cosa mi sorprende in voi? Sì, in tutti che voi che siete qui?

Enrico                           - (ancora con un grido più indignato eh spaventato) Ah!... (Si raddrizza, abbandona il direttore, e, di colpo, si volta verso il pubblico. Con'i tutto il cuore) Ah, che porco!

L'Uomo dalla barba      - (inalberandosi) Ma chi?

Enrico                           - Il dottore!... Che porco! (Avanza seguito dal direttore) Tendermi un simile tranello, una trap­pola simile!

Il Direttore                    - Può essere che non sia lui.

Enrico                           - (alzando le spalle) Uhm... con ciò!.. (All'uomo dalla barba) Bene, vede, lei Barbanera, la rabbia che ha il sopravvento. Non ho paura, no ma rabbia!

L'Uomo dalla barba      - Bene!

Enrico                           - Una rabbia!... Che porco!

Il Direttore                    - Ti ripeto, può non essere I Non si sa mai.

La signora Forestier      - Non si è mai saputo

Enrico                           - Vedo tutto, adesso. Tutto! A ritroso! Sì, capisco tutto... anche perché in quella casa _ sentivo così a disagio. C'era qualche cosa, in fondo a me, che... si ribellava. Capisco, adesso, capisco

L'Uomo dalla barba      - (abbottonandosi il soprabito) . Allora... ragazzo mio... se tutto è chiaro...(Fa un passo in avanti).

Enrico                           - (senza ascoltarlo) Ed io che credevo - idiota che sono stato! - di avere avuto un'indi­ gestione!

L'Uomo dalla barba      - Beh, press'a poco. Enrico - Sì, un'indigestione formidabile! Ah, rivedo tutto! Di ritorno, la sera, dopo il contratto - ah, ah il contratto... - mi sento poco bene e subito mi metto a letto. La notte... Dio mio, che notte! All'indomani andava un po' meglio e per tutto il giorno un po' peggio un po' meglio.(Con disgusto) Puah, come le onde del mare... Ma verso le cinque di sera... non vi dico! Una nebbia nera, che veniva da lontano, dai limiti della terra... e che avanzava verso di me, in piedi, come un uomo! (Bruscamente all'uomo dalla barba) Ma, mi dica un po', in quella nebbia...

L'Uomo dalla barba      - Sì?...

Enrico                           - È lì che l'ho vista?

L'Uomo dalla barba      - Ah!...

Enrico                           - È lì!... Lontano... Nell'oscurità... Com'era possibile? (Tra sé) Non era un sogno...

L'Uomo dalla barba      - Non cerchi, giovanotto, non cerchi più! (Gli appoggia una mano sulla spalla).

Enrico                           - (svincolandosi) Lei è buono.(Tra sé) Vediamo, vediamo... È vero che... sono stato avve­lenato? (Alla signora Forestier) Eh?...(Al direttore) Dica lei...

Il Direttore                    - Non si è mai saputo con cer­tezza. Si è pensato, come te, ad... un'indigestione.

Enrico                           - (ridendo) Un'indigestione!... (Pausa, poi seriamente) Ho persino pensato al fegato! Si cerca si capisce... ci si difende... Si ha l'impressione che se si sapesse con certezza... E si cerca, si cerca per tutta la notte! Il fegato... oppure, chissà, un tumore improvviso... Il fegato, oppure...(Di colpo) Per Dio, era nello spumante! Ci sono, ci sono: era nello spu­mante!

L'Uomo dalla barba      - Che importanza può avere?...

Enrico                           - Ah, canaglia!... Tutto è chiaro! Lo rivedo porgermi la coppa, con quel suo sorriso di traverso... La sua mano tremava, ora me ne ricordo, e la fronte era imperlata di sudore...

Il Direttore                    - Puoi sbagliarti...

Enrico                           - Sbagliarmi? Non più, adesso! Ricordo ogni cosa. (Lentamente) Tenevo in mano la coppa... qualcuno ha fatto un brindisi... Ho alzato il calice con gli altri. (Ancora più lentamente) Tutti hanno bevuto... e anch'io! Nella storia!... (Pausa, poi rapi­damente) Ma questa volta, ah, questa volta ho visto! Ho visto... lo sguardo del... galantuomo!... (Trion­falmente) E non ho bevuto! Ah, questa volta no, non ho bevuto! (Bidè) Ah, ah! (Una breve pausa. Entra, passando sotto l'arco, la piccola Giovanna. Ha in mano una coppa).

Giovanna                      - (con un gentile rimprovero nella voce) Signor Enrico, il suo spumante... (La ragazza gli porge la coppa. Un silenzio. Enrico, con movimento meccanico, la prende).

L'Uomo dalla barba      - (ridacchiando) Questa si chiama fatalità! (Lunga pausa. Tutti abbassano il capo).

Giovanna                      - (inquieta) Che cosa c'è?

La signora Forestier      - Nulla, piccina.

Giovanna                      - (spaventata) Che cosa ho fatto? (8i butta tra le braccia della signora Forestier) Che cosa ho fatto?

Enrico                           - Niente, bambina mia. Non sei tu... è il destino. (Guarda la coppa).

Giovanna                      - (con voce strozzata) Signora... signora... (La signora Forestier le accarezza i capelli. Pausa).

L'Uomo dalla barba      - (facendo un passo in dire­zione di Enrico) Andiamo, giovanotto...

Enrico                           - (come uscendo da un sogno) Sì... (Alza la coppa) Ma... perché?...

L'Uomo dalla barba      - Ah, questo... (Pausa).

Enrico                           - (rassegnato) Bene. (Al direttore) C'è tuttavia una cosa... se posso permettermi...

Il Direttore                    - Parla, parla pure...

Enrico                           - C'è tuttavia una cosa che non va...

Il Direttore                    - Sì?

Enrico                           - Quella ragazza lì, quella gentile signo­rina... non c'era laggiù!

Il Direttore                    - (imbarazzato) Già... (Guarda la signora Forestier che gli restituisce lo sguardo).

Enrico                           - Vero? Io rivedo tutto, naturalmente: l'altra volta non c'era...

Il Direttore                    - (con sforzo) Eppure, ragazzo mio, c'era. (Altro sguardo alla signora Forestier, poi ad Enrico con tono di colpa) Io sono un imbecille, capisci... (Con brusca violenza) Un imbecille pericoloso, che gioca con cose che non conosce... (Ha la gola stretta dal pianto) La ragazza c'era, Enrico...

Giovanna                      - Io?

Il Direttore                    - Sì tu, bambina mia... Eri vicino ad una fontana, su quella piccola piazza italiana... sotto un albero grigio.

La signora Forestier      - (sottovoce) Un platano...

Il Direttore                    - Ma non era un fagotto di bian­cheria quello che appoggiavi sul tuo fianco. Era un bambino...

Giovanna                      - Un bambino!

La signora Forestier      - Un bambino...

Il Direttore                    - (con rabbia) Ah sì, eh, turista!... (A Giovanna) Guardavi con i tuoi occhi azzurri spalancati la grande casa delle nozze...

Giovanna                      - Un bambino...

Il Direttore                    - Sì... e noi, turisti, vaganti come uno stupido gregge, noi che passavamo sotto il sole di un altro popolo, con occhi di borghesi francesi... noi che chiudevamo occhi e cuore al vento che si era levato quel giorno, a quel gran vento di un altro cielo...

Giovanna                      - (con un grido) È vero! Maestrale! Ricordo...

Il Direttore                    - ... avevamo staccato dalla nostra spalla la cinghia della macchina fotografica e ti abbiamo fotografata, figlia mia, perché poteva sem­pre esserci utile... (Con dolore) Sì, utile... utile. (Un pesante silenzio. Giovanna singhiozza).

Enrico                           - (con voce rotta) Non prendetevela! Ciò che è scritto, è scritto... (Guarda il cielo attraverso il soffitto) Vorrei solamente... (all'uomo dalla barba) ... se è permesso... sapere ciò che... è avvenuto dopo... dopo. La ha poi... sposata, lui?

La signora Forestier      - (con uno scatto) Chi lui? Il dottore?

Il Direttore                    - (ad Enrico) Ma no, ragazzo mio, no! Lo sai bene... che non poteva farlo!

Enrico                           - Perché?

Il Direttore                    - Ma, andiamo... tu sai perché!

La signora Forestier      - Il dottore... non era dottore.

Enrico                           - (con stupore) Non era dottore? Ah, questo... E che cosa era allora?

Il Direttore                    - (esitando) Non te lo ricordi più?

Enrico                           - No... c'è come una lacuna...

L'Uomo dalla barba      - Beh, basta! Il tempo passa e... tutto ciò non ha alcuna importanza. (Con la mano sulla spalla di Enrico) Andiamo!

Enrico                           - Vengo... (Come una eco) Nessuna impor­tanza... (Sospira) Andiamo... (Smuove il vino nella coppa come chi voglia bere sino alla feccia).

Giovanna                      - (disperata) Signor Enrico!

Enrico                           - (sorridendo) Bevo il mio spumante... (Alza il calice verso di lei; come se brindasse... ma non beve: all'improvviso si sentono, dal fondo, una risata, dei rapidi passi).

L'Uomo dalla barba      - (seccato) Eh no!... È intollerabile... (Si volge verso Varco dove è comparso Giorgio molto eccitato).

Il Direttore                    - (in fretta, a bassa voce ad Enrico) Via! Via! (Fa un segno, che Enrico non afferra; allora passa velocemente dietro all'uomo dalla barba, si avvicina ad Enrico e, strappatagli la coppa dalle mani, la va a deporre lontano, a sinistra dell'avanscena, su di uno sgabello).

Giorgio                          - (che non ha visto l'uomo dalla barba) Ah ragazzi, che commedia! Avete fatto male ad andarvene! Un divertimento, non vi dico...

L'Uomo dalla barba      - (al direttore che si è avvici­nato) Chi è quel merlo lì?

Giorgio                          - (ad Enrico) Ti avevo visto, capisci, che te la squagliavi e, dalla sala, li sorvegliavo: lei sulla panchina con le braccia incrociate e lui, in piedi, che si contorceva... Dopo un po', non resistevo più e mi sono avvicinato nascondendomi tra un albero e l'altro. (Agli altri) Salute che razza di predica! Bisognava sentirlo il vecchio! Che lei era una ragazza tanto fine, così bella, straordinaria, fiera... Una vera regina! (Bidè) Io me la spassavo! (Ad Enrico) Ma tu, poveretto, sapessi come ti ha servito! Un con­tadino... uno zoticone, una specie di bue con due zampe e poi... ancora... che sarebbe stato un'infamia di buttarti fra le braccia come moglie una cerbiatta una gazzella come la nostra Maria... Ah, ah!...

Enrico                           - Non rida così...

Giovanna                      - No! (Inconsciamente fa un passo verso Enrico. Breve pausa).

Enrico                           - (a Giorgio) E lei, che cosa ha detto lei?

Giorgio                          - La cerbiatta?... Niente. La conosci! Una porta chiusa. Anch'io la conosco, puoi immagi­nare... Ebbene, mi... mi faceva impressione!

Enrico                           - E poi?

Giorgio                          - Beh, poi... il vecchio si è scatenato. Il silenzio della ragazza lo esasperava. Io te Fa. servita con un paio di scapaccioni... Ma lui si tava, tremava, il fuoco gli usciva dagli occhi... I di colpo, eccotelo che crolla in ginocchio: «I puoi - si mette a sbraitare - tu non puoi fare cosa simile! Non ne hai il diritto! Sei troppo b^ troppo giovane, sei troppo pura... ». (Entusiasmane Ha detto pura, capisci! Non è formidabile? Mi fatto talmente ridere che dovevo trattenermi non soffocare. Pura!... Ah, ah, ah! Lei è... tra pura!... (Bidè sino alle lacrime).

Enrico                           - (fa due passi in direzione di Giorgio) Le ho detto di non ridere così!

Giorgio                          - E perché?

Enrico                           - Perché queste cose... non sono da ridere… Queste cose, queste cose... (Gesto di scoraggiamento)

Giorgio                          - Che cosa ti prende?

Enrico                           - (al direttore) Io l'avrei salvata, Fa tirata fuori di lì. Con la dolcezza, con la pazienza…

Giorgio                          - (alzando le spalle) Macché, non l'avresti fatta.

Enrico                           - Sì!

Giorgio                          - Ma no, ce l'ha nel sangue!

Enrico                           - (con improvvisa violenza) E chi gli ha messo? (Avvicinandosi a Giorgio) Chi glielo messo nel sangue?

Giorgio                          - (indietreggiando) Non arrabbiarti Enrico.

Enrico                           - Lei è ancora più immondo dell'altro

Giorgio                          - Ah, questa poi...

Enrico                           - Lui, almeno le vuole bene. Ma lei ci penso... (Proteso su Giorgio) Sporco muso e….. (Lo prende per il bavero alzando il pugno).

Giorgio                          - (gridando) Direttore!

Il Direttore                    - (gridando) Enrico! (Con dividerli).

Enrico                           - (abbandonando la presa) E poi... mi infischio. Me ne infischio di tutto!

L'Uomo dalla barba      - (in collera, al direttore) Di che cosa s'immischia lei?

Il Direttore                    - Beh...

L'Uomo dalla barba      - Eh?... (Avvicinando lui) Chi le chiede niente?

Il Direttore                    - Ma io non potevo...

L'Uomo dalla barba      - (interrompendolo) non poteva... Vorrà ammettere che lo fa appena… Queste persone non chiedono che di uccidersi l'altro. È lei che li trattiene!

Il Direttore                    - Lei deve comprendere che…

L'Uomo dalla barba      - Io capisco benissimo, signore, capisco il suo gioco e non mi diverte È chiaro?

Giorgio                          - Però... è cattivo!

L'Uomo dalla barba      - Taci tu!

Giorgio                          - (con falsa sfrontatezza) E perché?

L'Uomo dalla barba      - Basta! (Si avvicina a  Giorgio).

Giorgio                          - (intimorito) Bene, bene... sto zitto

L'Uomo dalla barba      - (squadrandolo) guarda... ma guarda! Sei un bel campione, tu!

Giorgio                          - Si fa come si può...

L'Uomo dalla barba      - E non si può me (Al direttore) Ma è idiota, quella ragazza!

Il Direttore                    - L'amore, lei sa...

L'Uomo dalla barba      - Non so niente. (Di nuovo a Giorgio) Un tipo in gamba! Ah, sì, sì, in gamba... Forge un po' debole di petto...

Giorgio                          - (brontolando) Ehm... (Indietreggia).

L'Uomo dalla barba      - Che cosa? Ah sì, un po' delicato... (gli punta un dito fra le costole) qui, vicino ai bronchi... (Giorgio indietreggia, ma l'uomo lo segue) E questo collo esile!... (Al direttore) È incredibile come è piccolo questo collo...

Giorgio                          - (con una mano al collo) Perché mi dice queste cose?...

L'Uomo dalla barba      - Un piccolo collo da galeotto! Non aver paura! Non ancora... (Bidè dol­cemente) Ah, ah... (Aprendo il portasigarette) Una sigaretta?

Giorgio                          - (con voce strozzata) Non fumo.

L'Uomo dalla barba      - Mai?

Giorgio                          - Queste cose non mi vanno...

L'Uomo dalla barba      - Chissà, un giorno... all'alba... (Chiude con un colpo secco il portasigarette, poi al direttore) Lo imbarco?

Il Direttore                    - D'accordo.

Un grido di Donna       - (dal fondo) Giorgetto! (Tutti si girano verso il fondo. Correndo, entra attra­verso l'arco Emma che è costernata).

Emma                            - Giorgetto! Giorgetto! Fai attenzione. Sa tutto ed è fuori di sé...

Giorgio                          - Tutto... che cosa?

Emma                            - Tutto, Giorgetto mio! Quella donnaccia gli ha detto tutto, buttandoglielo in faccia: i suoi sotterfugi, le sue avventure, i suoi uomini... Gli ha detto che di lui se ne è sempre infischiata...

Giorgio                          - (allarmatissimo) Non è possibile...

Emma                            - (proseguendo) ... che nel villaggio non ci sono che due persone a non averla mai posseduta: lui e l'altro, il fidanzato...

Giorgio                          - Ah, perdìo...

Emma                            - Ha anche parlato di te, Giorgetto, pic­colo mio... Ha detto che solamente per te rimpiange la sua condotta immorale... che hai un bel essere un povero diavolo, tu sei il suo uomo - così ha detto quella donnaccia! - il suo uomo... Puoi immaginare lui in che stato si trova!

Giorgio                          - Dio buono... Dio buono! (Cerca intorno a sé come una bestia braccata).

Ih Direttore                   - Attenzione! (L'uomo dalla barba e lui rapidamente si mettono l'uno a destra, l'altro a sinistra di Giorgio).

Giorgio                          - Ehi voi, non starete mica per caso per...

L’Uomo dalla barba      - Non ti agitare! (Gli lascia cadere una mano sulla spalla).

Giorgio                          - (piegandosi) Mi lasci...

Emma                            - Lo lasci! (Accorrendo) Di tutto ciò lui non ha colpa! (Al direttore) Lei lo sa bene! Se quell'uomo non lo avesse...

Il Direttore                    - Quale uomo? Il dottore?

Emma                            - (fuori di sé) Il dottore non c'entra, an­diamo! Sempre lì, a tirar fuori la storia del dottore... Ne ho la nausea, alla fine! (Gridando) Il dottore non c'entra! C'è un vecchio sudicione che ha fatto rin­chiudere Giorgio, per tre anni, in una caserma. Ecco che cosa c'è... Ed è laggiù che Giorgio ha incominciato a girare male. (All'uomo dalla barba) Signore, lei che non è del paese, cerchi di capire... Il ragazzo è debole di petto. La commissione di leva lo aveva riformato. Questa è la verità, signore, si può provarlo! Nessuno pretendeva niente, né Giorgio né io, ed io lo curavo...

Il Direttore                    - Come una madre, indubbiamente...

Emma                            - Meglio della sua, in tutti i casi... Ma, un giorno, il destino ha voluto che Giorgio incontrasse quella donnaccia! Allora il vecchio si è dato da fare e, poiché ha le braccia lunghe, i gendarmi hanno preso il ragazzo. Questo è l'inizio di tutto... È la verità! (Afferra l'uomo dalla barba) È la verità! Diglielo tu, Giorgio!

L'Uomo dalla barba      - (allontanandola) Andiamo, signora...

Emma                            - (disperata) Diglielo tu, Giorgio! Ti por­terà via...

Giorgio                          - (svincolandosi brutalmente) No, che non mi porterà via.

L’Uomo dalla barba      - Davvero?

Giorgio                          - Certo... Io - ora le spiego - io non ci sono!

L'Uomo dalla barba      - (ironico) Ma no!

Giorgio                          - Certo che sono qui, poiché le parlo, ma non ha importanza. Intanto una cosa è sicura: nella storia non crepo!

L'Uomo dalla barba      - (breve risata) Ah!

Giorgio                          - Non crepo, perché non ci sono. (All'uo­mo dalla barba) Vede, il direttore mi ha fatto venire per discutere con lui di una storia che conosco a fondo. Va bene, eccomi, ma... da amico, non bisogna dimenticarlo! Se qualcuno cerca di prendermi, buo­nasera alla compagnia! Giusto?

L’Uomo dalla barba      - (ironico) Continua...

Giorgio                          - Ma, se vi dico che non c'ero! Quando hanno firmato il contratto la prima volta, non c'ero. Ero ancora in quella caserma dove il vecchio mi aveva fatto rinchiudere, come le ha spiegato mamma. Sono ritornato tre giorni dopo, proprio la sera del suo funerale. (Indica Enrico) Lui può dirglielo. (Ri­prendendosi) No, non può... Ma è vero. Tutti, in paese, mi hanno visto quando sono ritornato in bici­cletta. (All'uomo dalla barba) Ci siamo? (L'uomo dalla barba ride silenziosamente. Giorgio sospira) Non la vuole capire... (Avvicinandosi ad Enrico) Lui ed io, siamo due vittime. Capisce? Davamo fastidio al vecchio. Lui... lui c'è rimasto...

Enrico                           - La prima volta!

Giorgio                          - Ma non avrà me la seconda... Mi sem­bra che sia chiaro. (L'uomo dalla barba non apre bocca) Bene, rinuncio. A lei, direttore...

Il Direttore                    - (all'uomo dalla barba, con imba­razzo) In un certo senso... quel ragazzo dice la verità. (Alla signora Forestier) Non è vero?

La signora Forestier      - Sì... credo...

Il Direttore                    - (all'uomo dalla barba) Ecco il fatto: arriviamo al crepuscolo di una sera di ottobre...

La signora Forestier      - (sottovoce) Fine di settembre...

Il Direttore                    - (seccato) È la stessa cosa. Non mi interrompa per così poco. (All'uomo dalla barba) Scusi. Dunque, arrivando... (sottolineando) era la fine di settembre        - (normale) in quel piccolo villaggio ita­liano, la prima cosa che facemmo, fu...

L’Uomo dalla barba      - ... di comperare delle cartoline illustrate.

Il Direttore                    - Se vuol prenderla in quel tono...

L'Uomo dalla barba      - (sbottando) Ma lo sa che ha una bella faccia tosta, lei, direttore?

Il Direttore                    - Ma...

L’Uomo dalla barba      - Una faccia tosta incre­dibile! Ma come, mi chiama...

Il Direttore                    - Io? Io l'ho chiamata?

L’Uomo dalla barba      - Sì lei... Proclama con squilli di tromba che vuole mettere su una tragedia...

Il Direttore                    - Mai...

L’Uomo dalla barba      - Silenzio! (Riprendendo) ... che, finalmente, ci sarà, da lei, un banchetto dei bei tempi! A questa notizia, accorro... ma, non sola­mente non c'è la tragedia...

Il Direttore                    - Non è colpa mia.

L’Uomo dalla barba      - Non solamente non esiste una situazione drammatica...

Il Direttore                    - Le ho detto...

L’Uomo dalla barba      - Ma non c'è neppure il testo!

Il Direttore                    - Le ripeto, non è colpa mia, è colpa loro.(Indica i personaggi) Sono loro che non funzionano. Non so che cosa abbiano nel cervello!

Giorgio                          - Divertente, lui! Noi dovremmo farci accoppare...

L’Uomo dalla barba      - Niente testo, niente canovaccio, neppure una storia...(Rumore tra le quinte. Appare Matilde sul fondo della scena. Essa cammina rapidamente lungo quello che si suppone essere uno dei muri della casa).

Matilde                         - Signora!... Signora!... (È all'altezza dell'arco) Oh, quanta gente! (Molto agitata) Dov'è quella signora... la sarta?

La signora Forestier      - (facendosi avanti) Io?

Matilde                         - Sì, sì lei. Venga subito, bisogna con­vincere quel pover'uomo... È terribile. È fuori di sé. È perduto! Perde la sua anima!

La signora; Forestier     - Ma...

Matilde                         - Sarà dannato!

La signora Forestier      - Che cosa posso fare, io?

Matilde                         - Deve riprendere il suo abito, capisce? Dobbiamo rimetterglielo... rinchiuderlo nel suo abito nero!...(Eccitandosi) Dobbiamo costringerlo, sotter­rarlo nel fondo del suo abito nero! Andiamo, signora!

La signora Forestier      - Io...

Matilde                         - (sospingendola verso l'arco) Andiamo! (Rivolta alla Forestier mentre essa entra) Anche i guanti!... gli metta anche i guanti neri, che non si vedano più quelle sue due mani nude, magre, agitate torcersi vicino a quella ragazza bianca... Dio mio! (Girandosi verso la scena) Dio mio!...(Affonda il volto tra le mani. Silenzio. Matilde parla senza alzare il capo) Le ha offerto di sposarla. Non è più lui, ha perso la testa.(Con orrore, scoprendosi il volto) Le ha offerto il matrimonio!...(Breve pausa, poi al direttore) Ah, ci volevate ancora voi, lei e questa signora! Dovevate proprio finire da noi...

Il Direttore                    - (a voce bassa) Eravamo stanchi. Avevamo fame... Nel villaggio non ci sono alberghi.

 Matilde                        - Sareste morti se aveste passato la notte senza mangiare?

Il Direttore                    - E poi c'era quel vento che, dal mattino, turbinava nelle nostre orecchie. Volevamo sentirci... protetti da dei muri.

Matilde                         - Anche la chiesa ha dei muri.

Il Direttore                    - Siamo andati in chiesa, ma c'era...(guarda Enrico) ... il funerale.

Matilde                         - Dovevate restare fuori, non importa se col vento nelle orecchie e la fame nel vostro ventre... Bisognava camminare tutta la notte piuttosto che condurre fame e vento sotto il nostro tetto! Il mae­strale è entrato, dietro a voi, nella nostra casa! (Breve pausa).

Il Direttore                    - Non sapevamo.

Matilde                         - Non sapevate! (Gli si avvicina) Osi ripetere che non sapevate! (Il direttore abbassa il capo) No, non furono fame e vento a condurvi da noi! Sì, fame... ma fame di scandalo! Tutti, nel vil­laggio, ve ne avevano parlato... ed avevate fame di scandalo!

Il Direttore                    - No...

Matilde                         - Sì, invece... E questa fame faceva tacere quell'altra... Ed anche il vento dello scandalo turbinava nelle vostre orecchie con maggiore vio­lenza del maestrale.(Gesto del direttore) Non dica di no! (Breve pausa) Non dica di no! (Pausa. Rientra, silenziosamente, la signora Forestier) La prova è che, quando sono ritornata, dopo essere salita per farli tacere, voi non c'eravate più. Né lei... (indicando la signora Forestier) né la signora.

La signora Forestier      - (a voce bassa) È vero.

Matilde                         - Avevate appena mangiato la minestra ed assaggiato il pane. Solamente il boccale del vino era vuoto. Voi eravate già andati via.

La signora Forestier      - Sì, sì... è vero.

Matilde                         - Avevate lasciato del denaro sul tavolo ed eravate ritornati alla caccia, a dispetto della fame e della fatica, a dispetto della notte e del vento... a caccia dello scandalo!

La signora Forestier      - È vero, è vero.

Il Direttore                    - (con forza) No, non è vero! Era­vamo partiti per fuggire quello scandalo che incom­beva sulla vostra casa, che urlava più del vento, quello scandalo che non avevate saputo fare tacere. Quella voce d'uomo e quel riso di ragazza che ci giungevano dal soffitto... quella lamentosa voce d'uomo e quel giovane riso insultante - come oggi, sì, come questa sera - ebbene, è per sottrarci ad essi che, quella sera, abbiamo lasciato la casa.

Matilde                         - No.

Il Direttore                    - Sì, invece, e la prova è che camminavamo diritti davanti a noi, senza voltarci mai, allontanandoci dal dramma.

Matilde                         - Ma siete ritornati.

Il Direttore                    - (proseguendo) ... diritti davanti a , noi, verso le luci del villaggio, lasciando il dramma, quella passione, quel giardino squassato dal vento e quella forma bianca apparsa ad una della vostre cupe finestre. Volevamo che tutto ciò rimanesse nelle tenebre, mentre noi camminavamo veloci verso il villaggio e le sue luci.

Matilde                         - Siete ritornati...

Il Direttore                    - Non subito. Abbiamo percorso la strada, sino a quella piazza...

La signora Forestier      - ... a quella fontana...

Il Direttore                    - ... alla fontana ed all'albero grigio. Lì abbiamo visto quella ragazzina... dov'è ora?... (Cerca Giovanna) Ah, eccola! (Le si avvicina) Tenevi, appoggiato sul fianco, un bambino... (Le fa assumere la posa descritta) ... camminavi e ti giravi verso la strada buia e la buia casa dello scandalo... (La sospinge. Giovanna cammina e si gira verso l'arco, procedendo lentamente verso la destra dell'avanscena) La seguivamo. (Alla Forestier) Venga, venga! (Essa si avvia al suo fianco) Lia, seguivamo ammirando la sua lenta andatura italiana... Eravamo tristi ed angosciati ma anche presi da estatica ammirazione perché quel crepuscolo in Italia - quel vento gelido, quella terra brucata - fondeva, nel bacino di pietra, una bevanda di morte e d'amore...

La signora Forestier      - È vero. Eravamo così.

Il Direttore                    - All'estremità della piazza, sotto un platano, nel cerchio di luce di un fanale, c'erano un chitarrista ed un suonatore di fisarmonica. La ragazza si ferma e noi con lei. Il suonatore di chitarra canta... ed il maestrale, che si scontra con le foglie secche del platano, raccoglie la voce del cantante per disperderla nella notte, violenta e pura, dove le stelle sembrano pupille dilatate... La ragazza guarda il cantante... Tre giovanotti guardano la ragazza mentre il bambino, sul suo fianco, dorme... Oh, Italia!

La signora Forestier      - Ma, d'un tratto...

Il Direttore                    - Sì, d'un tratto, i tre giovanotti, la ragazza, il suonatore di fisarmonica, noi con loro, tutti si girano verso la viuzza buia dove, come la luna nel suo silenzio e nella sua solitaria regalità, il lungo abito bianco appare... La voce del cantante tace. (Appare Maria sotto l'arco, e si sofferma, im­mobile. Pausa) L'abito bianco guidava la ragazza, oppure era la ragazza a guidare l'abito... non ricordo più. Ma quando la ragazza si mosse (Maria si avvia lentamente in direzione del pubblico) si mosse anche l'abito. La guardavo, la guardavo! E pensavo «tra un secondo essa sarà vicino a me quanto mai più lo Bara... ». (Maria, giunta all'avanscena, si ferma) Poi se ne andrà... (Maria si volta verso il lato sinistro iella scena) ... nel suo abito bianco, per sempre... (Maria, lentamente, cammina verso sinistra dove, una volta ancora, si ferma) All'improvviso vedemmo il soldato balzare a terra dalla bicicletta...

Emma                            - (dal fondo della scena, a Giorgio, che le è vicino) No! Non andarci!

Giorgio                          - E lasciami!

Emma                            - (aggrappandosi a lui) Tu non ci andrai!

Giorgio                          - Ti ho detto di lasciarmi... (Si svincola e attraversa la scena in direzione di Maria).

Emma                            - (tendendo le braccia) Oh!... Giulio!...

Giovanna                      - (sottovoce, come se le ritornasse il ricordo) Sì, sì... Giulio. Ecco: Giulio... Giulio Cavalcanti...

Il Direttore                    - La raggiunse all'estremità della piazza... l'altra estremità... (Giorgio raggiunge Maria a sinistra dell'avanscena) e rimasero lì, in mezzo alla strada, in mezzo alla gente, viso a viso, senza toc­carsi. Forse non parlavano neppure. Non aveva importanza. Nulla aveva importanza. Anche il tempo non contava più...

Enrico                           - (che è solo nel fondo della scena a sinistra) Il tempo non contava più... da due ore la terra premeva sulla mia tomba... da due ore solamente, per sempre... Erano due ore che giacevo nella terra, ed essi... essi ci camminavano sopra.

Il Direttore                    - Si misero in cammino... (Maria e Giorgio si muovono insieme verso il fondo della scena) risalendo, tutti e due, la strada nera che l'abito aveva percorso discendendo. Quando erano per scomparire, si fermarono, rimasero di nuovo viso a viso, poi entrarono nelle tenebre... C'era un vento terrificante! (Maria e Giorgio si fermano sul fondo a sinistra della scena, al limite dell'ombra).

Enrico                           - Anch'io ero entrato, e per sempre, nelle tenebre... e sul cimitero doveva soffiare un vento terribile. Probabilmente, la terra fresca della mia tomba incominciava ad indurirsi... (Pausa) Oh, Maria... (Pausa).

Il Direttore                    - (con un sospiro) Vieni, Forestier.

La signora Forestier      - (sottovoce) No, direttore.

Il Direttore                    - Sì... ci resta ancora un tratto di cammino... Coraggio, andiamo! Ci avviciniamo... (All'uomo dalla barba) Ci avviciniamo... (Ripren­dendo il tono dell'azione) Quando l'abito bianco disparve, tutti, nella piazza, se ne andarono. Per prima la ragazzina col bambino a cavalcioni sul fianco che, dormendo, oscillava con la testa come un uomo su di un elefante... (A Giovanna) Vattene, figlia mia, la storia per te è finita.

Giovanna                      - Ma io non so...

Il Direttore                    - Nessuno sa... Vattene, cara... (L'accompagna lentamente verso il fondo a destra) Tu non hai visto il matrimonio, né il funerale, ma, non temere, ti sposerai e... morirai.

Giovanna                      - Mi sposerò?

Il Direttore                    - ... e morirai, esattamente come se tu fossi la prima alla quale accadono queste cose... Addio, ragazzina, porta via la tua biancheria... che si è trasformata in bambino.

Giovanna                      - Forse era quello di una vicina...

Il Direttore                    - Probabilmente... (Giovanna scom­pare sul fondo a destra. Ritornando in scena il direttore incontra Emma) Emma, lei deve ritornare a casa.

Emma                            - Mentre Giulio se ne va in giro?

Il Direttore                    - Senza Giulio. È abbastanza grande per uscire la sera senza la compagnia della zia.

Emma                            - lo...

Il Direttore                    - Zitta, a letto! (La sospinge verso destra).

Emma                            - Oh, Giulio!... (Esce).

Il Direttore                    - Ecco... Ci sei, Forestier, vecchia mia?

La signora Forestier      - (supplicando) Direttore...

Il Direttore                    - Il direttore, ormai, è lui... (Indica l'uomo dalla barba. Scorgendo, a sinistra in centro, Enrico) E questo bravo giovanottone, che cosa fa?

Enrico                           - Nulla.

Il Direttore                    - Giusto. Vatti a coricare, vai!

Enrico                           - Ci sono già.

Il Direttore                    - Anche questo è giusto.

Enrico                           - Da tre ore, ormai, sono coricato. Ho trovato la posizione giusta. Ci sono molte probabilità che non mi muova mai più.

Il Direttore                    - È. vero, ma sarebbe meglio...

Enrico                           - Dò fastidio? Sul serio, ho mai dato fastidio a qualcuno?

Il Direttore                    - No, mio buon Enrico...

Enrico                           - Questo non è neppure il mio nome...

Il Direttore                    - È vero? (Alla signora Forestier) Come si chiama?

La signora Forestier      - La storia non lo dice. (Breve pausa).

Enrico                           - (a mezza voce) Dimenticato!... (Altra pausa).

Il Direttore                    - Sì... eliminato, mio povero ragazzo! (Imprendendosi) Ebbene, proseguiamo. (A Matilde che era rimasta al centro della scena) Fu allora che ritor­nammo.

Matilde                         - Silenzio... (Tende l'orecchio in ascolto. Si sente una voce indistinta che grida, lontano, dietro Varco).

Il Direttore                    - (sottovoce alla signora Forestier) Che cosa dicevi quella sera? Che cos'era che ripetevi continuamente ?

La signora Forestier      - Il vento.

Il Direttore                    - Già, il vento. Dicevi sempre: ma che vento! Ti ho domandato: dove andiamo?... e tu hai risposto...

La signora Forestier      - Dove lei vorrà, purché non ci sia più vento!

Il Direttore                    - (all'uomo dalla barba) Sì, perché il vento era fantastico!

La Voce                        - (da dietro l'arco) Maria!...

Matilde                         - (al direttore) Ma taccia, dunque!

La Voce                        - (più vicina) Maria!... Maria!... (Matilde, d'un balzo, raggiunge Varco. Una breve pausa. Sotto l'arco appare il dottore, che non è più dottore ma un curato, un alto, magro curato italiano - mantello, cappello, guanti neri - il viso stravolto dalla passione. Si ferma un istante alla sommità degli scalini dell'arco, gettando da destra a sinistra, sulla scena oscurata, la fiamma del suo sguardo profondo. In disparte, frattanto)

L’Uomo dalla barba      - (al direttore) Diavolo!

Il Direttore                    - (come scusandosi) Eh sì!...

L’Uomo dalla barba      - Bisognava dirlo subito.

Il Direttore                    - Non... non osavo.

L’Uomo dalla barba      - E perché poi! (Poiché il direttore indica il pubblico, alzando le spalle) Puerile... (Breve silenzio, poi)

Il Curato                       - (a Matilde) Dov'è?

Matilde                         - Non lo so.

Il Curato                       - Devi dirmi dov'è.

Matilde                         - Giuro che non lo so. (Scende uno scalino, ma Matilde gli sbarra il passo) No! (Breve pausa).

Il Curato                       - Rientra!

Matilde                         - No!

Il Curato                       - (più forte) Rientra!

Matilde                         - Se lei entra con me.

Il Curato                       - No. (Altra pausa) È uscita?

Matilde                         - E dove sarebbe?

Il Curato                       - Dovevi impedirle di uscire. .

Matilde                         - Lei... lei doveva impedire al demonio di entrare.

Il Curato                       - Pregavo in camera mia...

 Matilde                        - Bisognava continuare.

Il Curato                       - (più forte) Pregavo in camera mia quando, di colpo, l'angoscia... è scivolata dietro di I me. L'angoscia... come una nebbia.

Matilde                         - Lei non pregava abbastanza intensamente.

Il Curato                       - Pregavo, povera donna, così intensamente... che il pavimento tremava sotto le mie  ginocchia.

Matilde                         - Era il vento.

Il Curato                       - (a voce alta) E di dove viene il vento? '. Di dove viene la violenza celeste? E la violenza del cuore dell'uomo? Sono nelle sue mani, capisci? Sono nelle mani del Signore. Egli sa che cosa io sto sopportando. Lo vuole Lui... (Breve pausa) Perché è I uscita questa sera?

Matilde                         - Perché, allora, fa tutto ciò che fa! (Pausa).

Il Curato                       - Le ho parlato, poco fa...

Matilde                         - (ironica) Parlato!

Il Curato                       - (con impazienza) ... urlato!... (eccitandosi) gridato, urlato... perché si urla davanti ad un muro e, alla fine, il muro crolla... (Più calmo) Avevo pensato molto a lei durante il funerale del  ragazzo...

Matilde                         - Non stento a crederlo.

Il Curato                       - Molto. Con... forza... con dolcezza.  Non solamente il corpo di lui, durante l'assoluzione, ho benedetto ed asperso di acqua santa, ma anche lei. Il corpo... di lei. Ora è salva.

Matilde                         - E lei, signor curato?

Il Curato                       - (senza ascoltarla) Salva! Adesso,  adesso è salva! Glielo ho detto, al ritorno, e credo . che mi abbia capito.

Matilde                         - (sospirando) Aaah!...

Il Curato                       - Glielo ho detto con energia e, questa volta, mi ha capito...

Matilde                         - Non capisce che le cose che essa...

Il Curato                       - Taci! Lo scetticismo è come il gelo: della terra fa una pietra. Nei verdi pascoli del cuore, f a piene mani, semina la cenere!... Le ho rivelato la  vita! Adesso sa che la morte del povero ragazzo è per lei una liberazione, ma anche una catena...

Matilde                         - Lei è un uomo disgraziato...

Il Curato                       - Al contrario, felice! Pieno di pace! .

Matilde                         - (forte) Sì, un uomo disgraziato, rovinato... (Gridando) Ma l'altro... l'altro è ritornato!

Il Curato                       - (dopo una pausa, con voce rotta) Che I cosa dici?

Matilde                         - È ritornato dalla caserma. Proprio oggi. Proprio oggi doveva...

Il Curato                       - (allibito) Vattene!

Matilde                         - (accorrendo vicino a lui) Padrone!

Il Curato                       - (respingendola) Vattene, vattene! (Matilde scompare dietro l’arco. Il curato con sollievo) ', Oooh!... (Scende, traballando, gli scalini e si ferma, di fronte al pubblico, a testa bassa, ansante).

Il Direttore                    - (a voce bassa) Vicino al giardino I della casa parrocchiale, c'era un campo cintato da  un piccolo muro e da una siepe bassa, nera come l'inchiostro sul grigio del campo. Il vento soffiava con violenza. (Seguito dalla signora Forestier ha fatto, mentre parla, alcuni passi verso il fondo. Di colpo si  ferma) Perché non ci fermammo? Perché rimanemmo lì, addossati al muro, con gli occhi fissi sulla siepe! (Una pausa breve. Dall’ombra, dal fondo della scena, emergono Maria e Giorgio. Fanno alcuni passi verso la sala, si fermano e, con violenza, si abbracciano. Un lungo momento. Si sente un sospiro di Enrico, poi lo si vede incamminarsi lentamente, da sinistra, verso l’avanscena).

Enrico                           - (dando l'impressione della sua solitudine) Sì, sì... ho visto. Ho ben visto tutto ciò che è avve­nuto... dopo. (Si avvia verso la sinistra) Essere morti... significa essere ciechi. Ciechi e sordi contro il dolore... e muti... come una radice. (Esce).

Il Direttore                    - Allora, all'improvviso, al disopra del rumore del vento, sentimmo...

Il Curato                       - (con voce bassa, intensa) Maria!... Maria!... (Cerca, a caso, sulla scena. Più forte) Maria!... (Forte) Maria!... (Quest'ultimo grido divide i due amanti sul fondo a sinistra).

Giorgio                          - Hai sentito? (Si stacca da lei).

Maria                             - Sì... sì. (Oli si avvicina) Vieni!

Giorgio                          - Bisogna stare attenti!

Maria                             - Vieni, ti dico! (Lo riprende tra le braccia. Pausa. I passi esitanti del curato lo conducono verso il fondo a sinistra. Scorgendo, all'improvviso, i due amanti abbracciati, getta un urlo sordo e profondo).

Giorgio                          - (spaventato) Maria!

Maria                             - Taci!

Giorgio                          - È qui! (Vuole sciogliersi dall'abbraccio).

Maria                             - (trattenendolo) Non occuparti di lui!

Il Curato                       - (più forte di prima) Aah!! (Alza i pugni chiusi).

Giorgio                          - (smarrito) Maria!

Maria                             - Non ti muovere! (Pausa. Come un masso, il curato crolla a terra).

Giorgio                          - (svincolandosi) Guarda!

Maria                             - (trattenendolo) Ti dico di non muoverti.

Giorgio                          - Ma guardalo!

Maria                             - Ebbene? (Si aggrappa a lui).

Giorgio                          - (lottando) Ma non si può, Maria. (Si svincola) Non si può fare questo, io...

Maria                             - Vigliacco! (Gli gira la schiena). ,

Giorgio                          - (ansando) Domani... ritornerò domani. Non si può... domani... (Fugge dal fondo a sinistra. Pausa lunga. Maria, calmissima, si aggiusta i capelli e le pieghe del vestito, poi, girandosi verso il curato, lo squadra dall'alto. Silenzio. Il direttore, lentamente, si avvicina all'uomo dalla barba e, indicandogli il curato)

Il Direttore                    - Se lo prenda, glielo dò.

L'Uomo dalla barba      - (assorto) Sì, sì... (Pausa) La... cosa finisce così?

Il Direttore                    - No, certamente.

L’Uomo dalla barba      - Allora?

Il Direttore                    - Così finisce ciò che abbiamo visto.

L’Uomo dalla barba      - E poi?

Il Direttore                    - Beh, poi... siamo partiti. La signora Forestier non poteva più sopportare il vento...

La signora Forestier      - (alludendo al curato) Né quello spettacolo...

L’Uomo dalla barba      - Sensibile?

La signora Forestier      - Non eccessivamente.

Il Direttore                    - (sorridendo) - Le piacciono gli uomini forti...

L’Uomo dalla barba      - Il « fidanzato », per esempio.

La signora Forestier      - (secca) Sì, lui, per esem­pio. (Breve pausa).

L’Uomo dalla barba      - Ebbene... (Si alza).

Il Direttore                    -  Vorrà ammettere che quell'uomo vestito di nero vale molto di più del giovanotto...

L’Uomo dalla barba      - Il giovanotto mi piaceva, ma non ho difficoltà ad ammettere... Andiamo! (Infila i guanti) Quanto alla tragedia, mio caro, ne riparleremo. Quell'uomo (indica il curato) può essere, ma non è detto che susciti l'orrore, ma la pietà...

Il Direttore                    - Certamente! Lei mi ha messo in agitazione!

L’Uomo dalla barba      - In agitazione? Ah, ah, ah!... Quando la metterò davvero in agitazione... quel giorno, o quella notte...

Il Direttore                    - Quando... press'a poco?

L’Uomo dalla barba      - Silenzio!... (Infila il secondo guanto).

La signora Forestier      - (che, nervosa, segue i suoi movimenti) Venga, direttore, venga...

Il Direttore                    - Dove?

La signora Forestier      - Non fermiamoci qui. (Lo conduce all'avanscena a sinistra. Tutti e due si fermano al riparo di un arlecchino. Pausa. L'uomo dalla barba si avvicina al curato. Maria, sul fondo - vicino al cipresso, posto a sinistra dell'arco - immo­bile, eretta, segue con calma la scena).

L’Uomo dalla barba      - Signore...

Il Curato                       - (senza muoversi) No, no...

L’Uomo dalla barba      - Signor curato...

Il Curato                       - Lasciatemi tranquillo... lasciatemi tranquillo!... (Ancora in ginocchio, come si trovava, solleva un poco il capo e scorge l'uomo dalla barba. Movimento di sorpresa. Con difficoltà si rimette in piedi) Che cosa c'è? Chi è lei? (Silenzio) Non mi guardi così... che cosa vuole? (Crescendo) Andiamo, parli!... E non mi guardi in questo modo!

L'Uomo dalla Barba     - Non ci metto alcuna intenzione.

Il Curato                       - (scettico) Ehm!...

L'Uomo dalla barba      - («ecco) Alcuna! (Pausa).

Il Curato                       - Allora... lei è terribile!

L’Uomo dalla barba      - Non io, lei!

Il Curato                       - lo? (Indietreggia).

L'Uomo dalla barba      - (seguendolo) Quando un uomo brutto sì guarda in uno specchio, dice « questo specchio è orribile ». E indietreggia, come lei sta indietreggiando.

Il Curato                       - Non sono orribile. (L'uomo non risponde) Non sono orribile. E soffro... Ah, non mi guardi così! Lei mi guarda come...

L'Uomo dalla barba      - (interrompendolo) Non lo dica! Non è vero. Non dica che io la guardo « come un serpente... » perché altrimenti il serpente è lei...

Il Curato                       - E lei?

L’Uomo dalla barba      - Che cosa?

Il Curato                       - Lei... lei che cosa è? (L'uomo non risponde) Non mi lasci in questa angoscia! Di dove viene? (Pausa) Forse che lei viene mandato da?...

L’Uomo dalla barba      - Da?...

Il Cubato                       - (con sforzo) ... da quel ragazzo là, che è morto? È cosi, vero?

L’Uomo dalla barba      - Perché, in questo paese i morti hanno l'abitudine di servirsi di messaggeri?

Il Cubato                       - (sottovoce, con terrore) Lei è straniero?

L'Uomo dalla barba      - (proseguendo) Ed io ho forse l'aspetto di uno che fa da messaggero agli altri?

Il Curato                       - Ma non faccia sempre domande! Risponda, su, risponda!...

L’Uomo dalla barba      - È lei che lo vuole.

Il Curato                       - Sì.

L'Uomo dalla barba      - (avvicinandoglisi ancora) Lo vuole proprio?

. Il Curato                     - (con un grido) No!... (Più calmo, scostandosi) Lei giunge in un momento molto... dolo­roso della mia vita, in un'ora tristissima... Mi scusi. (Breve pausa) Quell'uomo... che è morto ieri l'altro, ebbene... ebbene...

L’Uomo dalla barba      - Lo ha ucciso lei.

Il Curato                       - No!

L’Uomo dalla barba      - Sì. Aggiungo che la cosa non mi riguarda.

Il Curato                       - Le voglio spiegare...

L’Uomo dalla barba      - E inutile.

Il Curato                       - (con tono imperioso) Le voglio spie­gare... (Pausa. Poi, con voce rotta) Ho avuto quella creatura... dal cielo... È il cielo che me l'ha mandata...

L’Uomo dalla barba      - Curioso modo di ge­nerare...

Il Curato                       - (coti forza) Il cielo me l'ha data... (Dominandosi) Un dono celeste. La guardi!... (Sospira) Un dono sacro, ricevuto al letto di morte di una madre... (Nuovo sospiro) Ero prete. D'un tratto sono divenuto padre. E non ero prete, ero padre! Prima lo ignoravo. L'ho scoperto dopo. Avevo trentott'anni. Ero puro. Tutto in me era giovane ed ogni cosa ha germogliato, si è sviluppata!... Una fanciulla!... Quella fanciulla per la quale ero padre, madre... anche fratello...

L’Uomo dalla barba      - Numerosa la famiglia...

Il Curato                       - Avrei voluto... giocare con lei in quella primavera che ella aveva fatto nascere in me. Ma lei non giocava... Non correva... Camminava... come anche ora cammina, con quell'aureola di gloria... di solitudine... Ho dovuto accettare che vivesse sola... lontana da me. Ed ero padre, mille volte padre. E sapevo che non avrei avuto altra figlia ohe lei, quella fanciulla invisibile.

L'Uomo dalla barba      - (guardando l'ora) Si fa tardi...

Il Curato                       - (con disperazione) Le figlie!... Non sono nulla e poi diventano tutto. Un giorno, esse sono tutto. Non lo sanno ancora, quando già noi lo abbiamo compreso. È una rivelazione improvvisa come il fulmine. Un giorno ho alzato lo sguardo su di lei ed il fulmine mi ha colpito...

L’Uomo dalla barba      - Sempre questo suo lin­guaggio figurato...

Il Curato                       - (con rabbia) Ma sì, il fulmine! (Pausa) Ho voluto allontanarla. Ma... ma senza perderla perché mi è stata donata. È il cielo che me l'ha affidata e consegnata. (Breve pausa, poi più calmo) Ho pensato al convento. Volevo...

L’Uomo dalla barba      - ... rinchiuderla.

Il Curato                       - (senza ascoltarlo) Una suora, sorella... sorella in Cristo. E poi, chissà, una santa... una bella santa Chiara...

L'Uomo dalla barba      - (riso ironico) Ah, ah, ah!...

Il Curato                       - Non ha voluto. Così, ho dovuto pensare a... darle marito. Sì, io! Come un notaio. Ma non ha voluto...

Maria                             - (facendosi avanti) Che cosa?

Il Curato                       - (gridando) Tu non hai voluto!

Maria                             - (con indignazione) Oh!... (All'uomo barba) Lo sente, signor commissario? Con la facilità con la quale respira, mente. (Al curato) Sono stata io a non volere? Chi ha firmato il contratto? Lei oppure io?

Il Curato                       - È stato necessario pregarti, implo­rarti...

Maria                             - Risponda, chi ha firmato?

Il Curato                       - Ma chi, per due anni, ha respinto quell'uomo e, un giorno, lo ha persino... cacciato di casa?

Maria                             - Oh, signor commissario! (Al curato) E perché, glielo domando, perché ho cacciato via ili ragazzo? Dica, perché?... Perché?...

Il Curato                       - Perché...

Maria                             - (interrompendolo) Taccia! Perché non volevo che un uomo che mi adorava...

Il Curato                       - (gridando) Non ti adorava, non è vero che ti adorasse! Non devi dire queste cose... E poi, tu sai che non era per te. Andiamo, lo sai bene!

Maria                             - (gridando) Talmente bene lo so, che,  sin dal primo giorno, quando lei è venuto da me, con quel suo fare ipocrita, a parlarmi di matrimonio...

L'Uomo dalla barba      - (forte, per ottenere il silenzio)Insomma... (Maria tace) Insomma, se ho ben capito,  la morte di quel poveretto fa comodo a tutti e due.

Maria                             - (con uno scatto) Ci siamo! Ha vinto. Ma ero sicura, sicurissima che gli sarebbe riuscito di I addossare a me la responsabilità!... Ma, signor commissario...

L’Uomo dalla barba      - Non sono un commissario.!

Maria                             - (interdetta) Ah! (Riprendendosi) Beh, forse non è il suo grado ma però lei è della giustizia...

L’Uomo dalla barba      - No.

Maria                             - Eppure lei viene per l'affare...

L’Uomo dalla barba      - Quale affare?

Maria                             - Sì... la morte di Enrico.

L’Uomo dalla barba      - Io? Assolutamente nel

Maria                             - Ah!... (Pausa) Ma, allora?... (Un pwsom verso di lui) Allora?

Il Curato                       - (sottovoce, dietro a lei) Pai attenzione!!

Maria                             - (alza le spalle, avanza ancora di un passo. All'uomo dalla barba) Lei non è di qui, vero?

Il Curato                       - (sottovoce) No, è uno straniero.

Maria                             - Uno straniero... (All'uomo) Davvero?

L'Uomo dalla barba      - (sorridendo) Meglio, io sono lo straniero. Anche la gente del mio paese mi considera come un nomo d'altra origine.

Maria                             - Dov'è il suo paese?

L’Uomo dalla barba      - Sono di origine greca.

Il Curato                       - (con un sospiro soffocato) Ah!... (Pausa) Il suo nome?

L’Uomo dalla barba      - Ade. (Una lunga pausa).

Maria                             - È bello, da voi?

L’Uomo dalla barba      - È grande... grande e calmo.

Maria                             - Davvero? (Muove ancora un passo in direzione dell'uomo).

Il Curato                       - (sottovoce) Attenta! (Le posa una mano sul braccio).

Maria                             - (sottovoce, svincolandosi) Ma, mi lasci tranquilla! (All'uomo) Grande e calmo, lei dice...

L’Uomo dalla barba      - Sì, calmo e grande.

Maria                             - Ebbene, signor curato, mi piacerebbe molto conoscere quel paese.

L’Uomo dalla barba      - È facile.

Il Curato                       - (sottovoce) Maria!

Maria                             - (senza ascoltarlo) Molto! Perché, lei deve sapere che qui è piccolo... e non è calmo.

L’Uomo dalla barba      - Sì.

Maria                             - Lo sa?

L’Uomo dalla barba      - L'immagino.

Maria                             - Bisogna vederlo per convincersene. (Sospira) Ah, che vita! Uomini! Sempre uomini intorno alla mia sottana, sui miei passi! Giovani, vecchi, ragazzi... grassi, alti, magri, gobbi, storpi! E tutti a fissarti con quello sguardo da pesce. Non una parola: solamente pietre quando si passa davanti a loro. Ma, non si è ancora passati, che già incomin­ciano a sussurrare, a ridacchiare, e si sentono i loro occhi, tutti quegli occhi, posarsi come tigne sulla tua schiena, sui tuoi fianchi, lì dove il tuo corpo ondeggia - è colpa nostra? - mentre si cammina... Tutti quegli occhi appiccicati! Per non parlare di quelli delle donne! E poi, biglietti amorosi, mazzi di fiori deposti davanti alla porta... E poi, ancora, le lettere anonime, raccolte di sconcezze da toglierti il sonno per molte notti... E il ragazzo che vuole suici­darsi, quell'altro che ti vuole uccidere! Grida, sospiri, lacrime, serenate! Per me, per me che non amo l'amore! Glielo giuro, mi ossessiona! Mi piacerebbe vivere tranquilla, tra quattro mura... e, invece, sempre uomini, sotto le finestre, in giardino... Ce n'era uno, una notte, sin sul tetto della casa... Lo sentivo muoversi con circospezione... Non ho più osato coricarmi senza aver guardato, prima, sotto il letto... Non ho più osato spogliarmi se non al buio, senza luce. Quando ero nuda, mi facevo l'impres­sione - ah, non so come dirlo! - di una... malattia!

Il Curato                       - Maria!

Maria                             - (al curato) Sì, di una malattia! Ed è colpa sua! Di ogni cosa la colpa è sua! (All'uomo) Quello lì! Lui non dice niente, ma ha gli stessi pensieri degli altri... La sua bocca è chiusa, ma parla con gli occhi... e, se ha gli occhi abbassati, parla con le mani, con quelle sue mani che diventano bianche per il troppo torcersi... che se ne va senza avere aperto bocca, ma in qualche modo resta lì, come la nebbia, come il fumo... Ah, quell'uomo nero, quell'ombra, quel fuoco spento!... Sono diciassette anni che si va avanti così! Dal primo giorno! Subito sono stata afferrata, spo­gliata, distesa sul letto da quelle mani spaventose che non mi hanno mai toccata... da quegli occhi spaventosi che non mi hanno mai guardata... da quella bocca spaventosa che non mi ha mai detto altro che parole paterne... Fuoco spento, del quale per diciassette anni, senza sosta, ho sentito l'alito di tenebre e di ghiaccio sulla pelle. Terribile fuoco spento, senza fiamma, ma che mi ha consumata... (con stanchezza) consumata!... Ridotta in cenere... ed ora, ora... (Guarda intorno a sé con smarrimento) Ah, voglio andarmene! Voglio andarmene di qui!...

Il Curato                       - Maria!

Maria                             - Sì, andarmene... Lasciare questa casa della santità e del delitto... della corruzione e della preghiera... Andarmene!... Andarmene!...

Il Curato                       - Pai attenzione!

Maria                             - (avviandosi) Andarmene!

Il Curato                       - Pai attenzione, è la morte!

Maria                             - (si ferma di colpo, sta per retrocedere, poi correndo verso l'uomo) Andarmene! Andarmene!... (Si abbandona sul petto dell'uomo che la trattiene con un braccio).

Il Curato                       - Dio mio! (Cade in ginocchio. Pausa).

La signora Forestier      - (sottovoce) Oh!...

Il Direttore                    - Zitta! (Ancora una pausa).

L’Uomo dalla barba      - (a Maria) È vero?

Maria                             - Non c'è niente di più vero.

L’Uomo dalla barba      - Bene. Allora... (Cingen­dole la vita con un braccio, lentamente la conduce verso l'avanscena a sinistra).

Maria                             - (mentre cammina, sottovoce) È forte, lei!... solido... silenzioso.

L’Uomo dalla barba      - Un poco come Enrico, vero?

Maria                             - Ma lei non è buono!

L’Uomo dalla barba      - No.

Maria                             - E non sa di uomo, lei!

L’Uomo dalla barba      -  Ah! (Sono giunti allo sgabello sul quale è stata appoggiala la coppa. Si dividono. L'uomo dalla barba prende la coppa e la porge a Maria).

Maria                             - Debbo berla?

L’Uomo dalla barba      - Sì.

Il Curato                       - (in ginocchio, senza guardarla) Maria! (Maria prende la coppa e sta per portarla alle labbra).

L'Uomo dalla barba      - (trattenendola) Aspetti!

Maria                             - No, perché? (Vuole bere, ma l'uomo la trattiene).

L’Uomo dalla barba      - Perché lei... è bella.

Maria                             - E allora?

L’Uomo dalla barba      - Allora, lei potrebbe combinare qui... delle strane cose... (La guarda) Veramente bella!

Maria                             - (inquieta) Spero che, anche lei, non...

L'Uomo dalla barba      - (ridendo) No, no... io non so di uomo!

Maria                             - (con sollievo) È vero. (Breve pausa).

L'Uomo dalla barba      - (con una mano sulla coppa) La bellezza, vede, è una cosa che conta... è una forza.

Maria                             - Trova?

L’Uomo dalla barba      - Ne sono certo. Non avrebbe, per caso, desiderio...

Maria                             - No. Di che cosa?

L’Uomo dalla barba      - Di... non so... di regnare? Ho visto donne meno belle di lei...

Maria                             - Essere tranquilla, glielo ho detto. Tran­quilla tra quattro mura...

L’Uomo dalla barba      - Sì... ma potrebbero essere le mura... di un palazzo!

Maria                             - Per carità! Preferisco... quattro assi...

L’Uomo dalla barba      - È strano, mi sto doman­dando perché essi le hanno deposto sulle spalle quel mantello regale.

Maria                             - Chi « essi? ».

L’Uomo dalla barba      - Ebbene... sì... gli dèi, vero?... Gli dèi.

Maria                             - Affari loro.

L’Uomo dalla barba      - Giustissimo. Allora? (Toglie la sua mano dalla coppa) Nessun rimpianto?

Maria                             - Oh no, nessuno. Ma lei... lei mi ha proprio detto la verità?

L’Uomo dalla barba      - Quale verità?

Maria                             - Laggiù... « è » veramente... grande... calmo ?

L’Uomo dalla barba      - Intendiamoci: è eccessi­vamente calmo!

Maria                             - Bene. (Sta per alzare la coppa).

L’Uomo dalla barba      - Calmo... in modo for­midabile.

Maria                             - Non mi fa paura. (Alza la coppa).

La signora Forestier      - (involontariamente) No! (Tende le braccia).

Il Direttore                    - (trattenendola) Zitta! (Maria vuota la coppa, la lascia cadere, barcolla).

L'Uomo dalla barba      - (sostenendola) Ecco... bene... una ragazza coraggiosa, una brava ragazza! (La circonda con il braccio) Non soffre troppo?

Maria                             - (a voce bassissima) No... no... sono solamente triste, immensamente triste!

L’Uomo dalla barba      - Passerà!... Adesso, cara-M miniamo... (la conduce con dolcezza verso il lato destro) ... lentamente, tutti e due insieme... Camminiamo: sino a quando queste lunghe gambe... questo corpo... questa giovane testa, non acquistino il peso, il freddo... e la bellezza del marmo. (Escono dalla destra. Pausa).

La signora Forestier      - (scoppiando in lacrime) Direttore!... Direttore!...

Il Direttore                    - Silenzio!

La signora Forestier      - Ma...

Il Direttore                    - (con voce roca) Ti prego, non una parola! (Guarda a lungo verso destra, poi riprenden­dosi) Andiamo, andiamo, si chiude! (Alla signora Forestier) Protesterai nel tuo letto.

La signora Forestier      - (poco convinta) Sì, direttore.

Il Direttore                    - Bene, andiamo. (Risalgono l scena e incontrano il curato che, volgendo la schiena al pubblico, è rimasto in ginocchio, prostrato) Ebbene, che cosa fa ancora qui, lei! (Gli batte sulla spalla) Si chiude, caro mio!

Il Curato                       - (trasalendo) Come?

Il Direttore                    - Sì, è ora di andar via.

Il Curato                       - Andare via?

Il Direttore                    - Ma guarda!... (Lo aiuta a rimet­tersi in piedi).

Il Curato                       - (barcollando) Andarmene?

Il Direttore                    - Sì, rientrare... Tornare a casa sua... Andiamo! (Lo spinge con gentilezza. Il curato, tremando, cammina verso il fondo e sta per passare sotto Varco) Lei... laggiù! (Corre verso l'arco) Non di lì! (Facendo cambiare direzione al curato) Quella storia, adesso è finita!

Il Curato                       - (come un fantasma) E dove, allora?

Il Direttore                    - Dove lei vorrà, povero vecchio, dove potrà!... (Seguito dallo sguardo degli altri due, il curato, muovendosi incerto come una foglia secca, se ne va e scompare nel fondo. Il direttore, parlando a qualcuno tra le quinte) Sipario!

FINE

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