Mi voleva Strehler

 


di Umberto Simonetta

Scritto con Maurizio Micheli

Personaggi

FABIO ALDORESI

IL PIANISTA DEL LOCALE


ATTO PRIMO

(A sipario chiuso: bruso di pubblico. Due, tre risate singole, femminili. Si distinguono con chiarezza alcune battute: Tre gin fizz... Non so, domandaglielo a Franco, lui che decide... I maccheroncini sono quattro o cinque? No, io fino a Natale non mi posso muovere... Allora signori questi maccheroncini: quattro o cinque? Sssst... non fate tutto sto casino che voglio seguire cosa dice....

Si apre il sipario. Fabio Aldoresi sulla pedana di un cabaret di terz'ordine, sta terminando il suo numero. Indossa un costume di scena: una giacca chiassosa, con lustrini.)

fabio aldoresi. ... e allora il signore inglese si rivolge all'altro signore inglese e gli fa: No, sorry io detesto il salmone in bottiglia.... Bene signori, ci vediamo dopo, vi lascio ai vostri maccheroncini ma soprattutto vi lascio con il personaggio clou della serata. Il... anzi El... El trumb dell'acquedott... che tradotto in Italiano suonerebbe: il trom... il trombadore... no, in italiano non suonerebbe. (Mentre si sente una canzone diatettale lombarda, quella cantata evidentemente da El trumb, lui va nel suo camerino, attiguo alla pedana, un camerino ridotto all'essenziale: una sedia, un tavolinetto con specchio per truccarsi, qualche attaccapanni per i costumi.) Il momento giun... arrivato. Giunto: non si pu pi dire giunto... arrivato... sta per arrivare... a portata di mano... oddo anche a portata di mano non scherza... curioso che io quando penso, penso in lingua... Deformazione professionale. Ma poi quale deformazione professionale, non sono mica un retore senese. Stasera ho fatto uno spettacolo pessimo. Non me ne frega niente di quei quattro cialtroni provinciali. Ogni volta che uno tenta una battuta un pochino pi decente... niente, il vuoto. Anche il salmone in bottiglia non ha funzionato: non la capiscono. O forse per loro normale che uno prenda il salmone in bottiglia. Certo che se domani mi andasse bene qua non mi ci vedono pi... Anzi, no: mi ci vedono, mi piacerebbe tornarci da vincitore... Col padrone, sua moglie, i suoi schiavi: Uehil, tel ch... chi non muore si rivede.... Perch loro non ti danno mai la soddisfazione, anche se sanno dei tuoi successi fingono di ignorare: E alura, Fabio, cusa te fet adess?.

Niente, faccio un Mercuzio al Piccolo...

Ma no? Mercuzio? Mercuzio proprio quello l del... come mai?

Come come mai, mi ha chiamato per un provino, gli sono piaciuto...

Stasera butto via tutto, non ci voglia, non vedo l'ora di finire, mi manca completamente la concentrazione... sar veramente pessimo... Oddo e se... se Lui fosse venuto qua per vedermi?... No, l'avrei riconosciuto subito: bello, alto, azzurro. Dio mio che vergogna, se viene a vedermi qua la fine... Lo odio questo posto, odio il padrone, sua moglie, la sua famiglia, i camerieri... i clienti, il pianista, gli artisti... "Artisti"... i cani... Odio l'odore di questo posto, l'arredamento, tutto... Mi tocca fare un repertorio gretto, populista, folklorico: tutto un ammiccamento e un sospiro sulle vecchie ringhiere, le case con le vecchie ringhiere, che me ne frega a me delle vecchie ringhiere, son di Livorno io. Il bulldozer ci vuole per le ringhiere... (Si sentono risate e applausi.) Senti, senti come ridono sti imbecilli minorati, qui hanno successo quei tre l, i Topi di Foggia, giocano sul calembour: raffinatissimo: Foggia-fogna-topi... Cantano le osterie in dialetto pugliese... "cantano": squittisco-no... con le code, i baffi... schifosi... No, l'importante uscire da questa cloaca. Deve andarmi bene domani, devo farcela... (Si segna e manda il bacino.) Io sono un hegeliano, razionale, ma un bacino a Ges... non si sa mai... Se c'... No ma c', c'... (Si risegna.)

pianista. Signore e signori ecco di nuovo a voi il simpatico Fabio Aldoresi!

(Lui sale di nuovo sulla pedana.)

fabio aldoresi. Signore e signori io spero che i maccheroncini siano stati di vostro gradimento... Bene signori cercher di alzare un momento il livello artistico della serata anche perch vedo che questa sera c' della bellissima gente, un pubblico molto chic e signorile che venuto per assistere al nostro cabaret... Vi voglio far ascoltare una cosina breve, un flash biblico... C' Ges in un american-bar, entra un signore trafelato e gli grida: Ges, presto corri fuori... c' un falegname che cerca suo figlio.... Ges velocissimo esce, corre incontro al falegname: Pap!. E il falegname: Pinocchio!. (Imbarazzato perch il pubblico evidentemente non ha riso) Cio... Ges figlio di un falegname, no?... Ma anche Pinocchio, ricordate?... figlio di Geppetto, no? un falegname anche lui... C' uno scambio diciamo no, c' questo equivoco giocato sulla professione in comune fra san Giuseppe e Geppetto... L'equivoco, no? che sempre stato fonte di inesauribile comicit... specie in teatro... Vabbe'. Bene, signori ritornano a voi i Topi di Foggia! (Rientra nel suo camerino.) Stasera c' veramente un pubblico ignobile, non ridono mai. (Guarda l'orologio.) Mezzanotte. Tra dieci ore esatte sono l, davanti a Lui... in via Rovello.. Rovellostrasse!... Bisogna che arrivi una mezzora prima, meglio un'ora, perch l non c' mai parcheggio... Potrei prendere il metro o il 50 ma magari un colpo d'aria mi va gi la voce... Sarebbe terribile... (Senza voce) Mi spiace dottore, ma proprio oggi... ieri sera avevo una voce incantevole... stamattina invece... il massimo che riesco a dare... io sono perseguitato dalla scarogna... No! non devo dire che sono uno scarognato senn ho chiuso, i perdenti non li vuole nessuno. Magari domattina mi compro il miele che fa bene alle corde vocali, lo diceva anche la Pavlova, me ne mangio un paio di barattoli e spacco tutto. Il problema come mi vesto. Avevo pensato alla calzamaglia nera, al Berliner Ensemble un po' come la tuta di lavoro, ho visto le foto, ma come faccio a uscire di casa in calzamaglia e d'altra parte non posso mica arrivare l e chiedere un camerino, non devo far vedere che ci tengo troppo, che sono emozionato: devo esser l cos, quasi per caso... Lei deve fare il provino?

Chi, io? s, credo... non so... io vado al bar, caso mai mi chiamate...

No, al bar troppo. Sto in quinta e fumo una sigaretta. No, il fumo no... la voce... e poi il pompiere mi sbatte fuori... Leggo un giornale... Ecco, s: leggo un giornale. Che giornale leggo? se mi sorprende a leggere La Gazzetta dello Sport finita. Le Monde. No. Le Monde voluto. Variety. Be' se voluto Le Monde figuriamoci Variety... Sipario!... hmm... non lo legge nessuno, squinzio. Non leggo. Io vado in giacca e cravatta e non leggo. La giacca marrone e i pantaloni... no, aspetta. Meglio se mi metto il completo blu. No, cerimonia. Lei venuto per il matrimonio? non qui, di fronte... Poi l'attore dev'essere un po' bizzarro, un attimo eccentrico... Un foulard... non ce l'ho maledizione, bisogna che lo comperi, domani mattina, presto... all'alba. S, alle otto emmezza... saranno aperti i negozi alle otto emmezza, no?... non lo so, non mi sono mai alzato a quell'ora... faccio l'attore io, non faccio mica... S, un foulard... annodato negligentemente... un po' buttato... sbarazzino... col petto nudo... un baschetto... No, un baschetto no. Un bel maglione. Dolce vita. Di quelli che porta anche Lui. Vecchio, liso sui gomiti, largo... cos Lui pensa che il suo maglione molto pi bello del mio e mi vede di buon occhio, mi prende a benvolere: Dove l'ha comperato quel simpatico maglione?. Dove l'ho comperato? A Londra, a Portobello... no, banale. Al march des puces... No... Alla fiera di Sinig... No, non l'ho comperato: me l'hanno regalato. Chi? ci vuole uno importante. Sbragia. Giancarlo. S, lui ha la casa piena di maglioni, maglioni dappertutto, credo che abbia anche un commercio... E se poi glielo domanda? gli telefona: Pronto, Giancarlo, vero che hai regalato un maglione a.... No, pericoloso... Maranzana!... Ma s, Maranzana pu regalare maglioni benissimo... Bisogna che stia attento, la prima impressione fondamentale. Devo impressionarlo subito, a prima vista. Se no non mi ascolta nemmeno, lo so, Lui cos, me l'hanno detto. Potrei vestirmi da Arlecchino. Entrare saltellando: buongiorno sior paron, come la sta? come la va?... Tremendo. Io sono negato per il veneziano. Non poteva essere di Livorno, Arlecchino, no? doveva essere per forza di Venezia!... Goldoni maledetto. No, Arlecchino assurdo. Se ho remore sulla calzamaglia figurarsi se esco di casa vestito da Arlecchino. Il portinaio chiama il 113. Gi mi odia perch lui portiere e io faccio l'attore. Poi dicono che le classi non esistono. Tutte le volte: E alura sciur Gassman, cume va el teater?. Lo uccider. Non posso neanche rispondergli. Se esistesse un Gassman dei portinai lo ripagherei col suo stesso spirito: E alura sciur... come va la portineria?. Ma non c', non c' nessun Gassman dei portinai.

Anche Lear non sarebbe male. Metto la barba bianca che ho usato l'anno scorso in dicembre. Pensa se mi avesse visto fare il Babbo Natale davanti alla Rinascente! D'altra parte scrittura di un mese... No, Lear l'ideale. Un mantello, gli occhiali da cieco, un Lear un po' beckettiano... mi presento l, non dico neanche buongiorno: Soffiate venti e fatevi scoppiare le gote!... infuriate!... soffiate cateratte e trombe del cielo!... sulfurei guizzi di fuoco.... Suggestivo, un effettaccio. Per sembra una ruffianata. Non c' niente di peggio, s'insospettisce. La cosa migliore essere naturali, essere se stessi. Se il Maestro mi ha chiamato e vuole vedermi significa che stufo dei suoi soliti attori, degli attori-attori: vuole dei personaggi. Potrei fare il timido, l'impacciato, l'introverso che poi si scatena al momento del provino. Fingermi balbuziente: Buon... buon... buon... gior... giogiorno.... No, balbuziente troppo. S'inquieta. Allora entrare e fare: ha ha ha ha... (Ride.) Ha ha ha ha... Mi sbatte fuori. Non mi d neanche il tempo di spiegargli che una finzione. D'altra parte il mio dev'essere un provino diverso, io devo fare una cosa che non... Devo sorprenderlo. Meravigliarlo. Stupirlo. (Attacca a cantare brevemente un brano da L'opera da tre soldi: due battute.) No, non si stupisce. Potrei attaccare a recitare dalla platea o addirittura... s. s: mi nascondo in galleria e salto gi urlando: soffiate venti e fatevi scoppiare... No. Ormai anche al don Orione entrano dalla sala. Mi ricordo lo spettacolo alla Befana del vigile a Cinisello: Addio Giovinezza. Camasio e Oxilia. Dorina sconvolta perch Mario la lasciava correva gi in platea e cercava di coinvolgere gli spettatori perch il suo era un dramma non privato ma di classe, perch lei una sartina, no? e Mario invece fa il dottore. Che poi ai vigili urbani le rivendicazioni delle sartine, non che... se ne fottono. Non per insensibilit politica, ma... No, l'entrata dalla sala una stronzata. Per il concetto giusto: devo stupirlo. Potrei... s, potrei far chiudere il sipario... sbucare prima con la testa, poi col resto del corpo e aprire io il sipario... Vengo in proscenio e con un'espressione quasi di sfida lo stupisco: Serum in quater cul Padula, cunt el Rudolfo, il Gana e p mi... quater amis.... No, non si stupisce, come il re Lear... Per, aspetta... forse una cosa mista... (Accenna a cantare sul motivo di prima) Soffiate venti e infuriate... sulfurei guizzi del fu.... No, non si stupisce: s'incazza. Stupirlo, stupirlo... Provocarlo! il teatro provocazione... Entro dentro, timoroso, tremante, mi guardo in giro: il palcoscenico troppo grande per me... mi volto indietro, sono chiaramente spaesato... la platea buia m'angoscia... sto per scoppiare in lacrime... poi di colpo: To' vieni qua brutto porcone, serpe lasciva, immondo epicureo.... No, no... se prima sono entrato tutto tremante, timoroso non posso all'improvviso... se faccio il patetico non posso fare anche il laido: o l'uno o l'altro, altrimenti si accavallano i personaggi... Potrei lasciar perdere il patetico, fare subito il laido: To' vieni qua brutto porcone, serpe lasciva, immondo epicureo... Io esprimo carnalit e satiriasi...

No, satiriasi no. Sale su e mi d due schiaffi: Vattene assassino, cane, fuori! . No, lui triestino: Vattene assasino, fiol d'un can.... Questo veneziano non triestino, imbecille. Bella differenza. Trieste mitteleuropea, Venezia... cos' Venezia? Venezia muore. Una tragedia. No, non devo lasciarmi prendere dal panico, dallo sconforto... Non pu andarmi male: deve andarmi bene! Io mi butto ai suoi piedi, singhiozzo... gli dico che sono innamorato di lui... s, s, questa un'idea: buttarla sull'omosessualit... gli dico che sono un attore diverso, che lo sogno tutte le notti... di mezza estate... no, che c'entra... tutte le notti, anche in inverno... Lo ricatto: Se non mi scrittura lei fa del razzismo teatrale.... No, perch teatrale? fa del razzismo punto e basta. Al limite mi denudo. Gli faccio un pezzo della ragazzina nel Giardino dei ciliegi... Oppure no: lo piglio per le gambe: Ti amo! ti amo! Bello! sei bello! ladro di cuor!. Non esageriamo, c' un'omosessualit pi contenuta, pi discreta, fatta di sguardi, di titubanze, di finte distrazioni: Come ha detto dottore? oh, scusi, stavo guardando le sue labbra.... (Guarda l'orologio. Il pianista attacca la canzone L'uselin de la comare.) Ecco. il momento pi umiliante della serata. L'uselin della comare. Mai avrei immaginato negli anni della mia adolescenza piena di ingenue speranze che un giorno sarei salito su una pedana a cantare una canzone disgustosa, rozza, una canzone sguaiata che non ha neppure il pregio dell'autentica sana onesta trivialit... L'uselin della comare. Quel demente del padrone mi obbliga a cantarla. Me l'ha insegnata lui. La insegna a tutti quelli che lavorano qui. Quando la sente s'entusiasma. E s'entusiasma e si diverte anche il suo pubblico di fallofori e prosseneti. Un anno che canto L'uselin della comare. Tutte le sere. Come la odio. No, devo uscire da questa cloaca.

pianista. Ecco di nuovo a voi, Fabio Aldoresi!

(Lui salito di nuovo sulla pedana mentre il pianista, come introduzione, suona una canzonacela volgare.)

fabio aldoresi. Oehil... sentite?... Il maestro insiste con il don Giovanni di Mozart! Lo sai chi era Mozart, maestro? (Il pianista risponde con una pernacchia.) Ah, risposta esauriente. Ti avevo chiesto di Mozart... (Al pubblico ammiccando penosamente) Lui crede che sia il centravanti del Borussia!... Bene signori e signore... anzi: signore e signori... siamo arrivati alla fine del nostro simpatico spettacolino, io lo chiamo spettacolino ma dovrei chiamarlo spettacolone... Come? devo continuare a chiamarlo spettacolino? d'accordo, non insisto... il cliente ha sempre ragione... Allora signori col vostro gentile permesso vado un momento a prendere una cosina in quinta... (Esce e rientra subito con in testa un cappello a cono, buffo e plateale.) La canzone popolare lombarda vanta come voi certamente sapete un repertorio vastissimo. Ebbene io sono andato a frugare in questo repertorio e ho scoperto una delle canzoni pi nobili e pi malinconiche: canter dei reiterati tentativi che un certo uccellino fa per librarsi sempre pi in alto negli azzurri cieli... in alto insomma... o in basso... Ma spalanchiamo la gabbia e facciamo volare... (Canta, accompagnato dal pianista) L'uselin de la comare... non sapea dove volare... volato sulle tette... l'uselin sbattea le alette... ma ancor pi in gi volea volare... l'uselin de la comare... e ancor pi in gi volea volare... l'uselin de la comare... L'uselin de la comare... non sapea dove volare... volato sulla panza... l'uselin sensa creansa... Ma ancor pi in gi volea volare... l'uselin de la comare... e ancor pi in gi volea volare... l'uselin de la comare... (S'inchina per ringraziare e, salutato da fiacchi applausi, esce di scena. Per rientrare subito dopo: la scena cambiata: la sua camera da letto, squalliduccia. Si siede e comincia a spogliarsi. Squilla il telefono.) Pronto, ciao... s, sono rientrato in questo momento. Come vuoi che sia andata... una merda... no per carit amore, stasera non ne ho voglia... non neanche che sono stanco... che domani... domani ho un impegno importantissimo... No, scusa non te ne parlo per scaramanzia... per ti assicuro che se vinco questo terno al lotto... ma poi no, perch terno al lotto, devo impormi per le mie capacit, per i miei valori professionali, non devo sperare in un colpo di fortuna... No, scusa Alessandra... seguivo un mio pensiero... Ti dicevo che se mi va bene domani sera ti giuro che ti faccio passare una delle pi belle serate da quando ci conosciamo!... andiamo a mangiare fuori poi veniamo qua da me e facciamo follie per tutta la notte... No, se mi va bene domani sera non vado a lavorare in quella cloaca... Veniamo qua, io e te... ti possiedo come... come... adesso non mi viene la citazione precisa... mi viene in mente Ronald Colman, figurati... un attore inglese che non ha mai fatto grandi scene erotiche... come... Michele Placido in Io sono mia... la scopata fallocratica, hai presente? cupa... sordida... da bisonte... ciao Alessandra, scusami ma ho assoluto bisogno di concentrazione, so che mi capisci... Nooo non farmi gli auguri, maledizione! mena gramo, Cristo, mi vuoi rovinare?!... come non lo sapevi, sei la donna di un attore, sei mica la donna di un... noto no, che gli attori sono superstiziosi porca puttana!... Ma no, dai, era un'esclamazione... voglio dire che risaputo che gli attori sono sensibili a certi riti scaramantici, c' tutta un'aneddotica... Ma no, io sono contrario anche alle bocche dei lupi e ai culi delle balene... si glissa, si glissa, non se ne parla... ciao amore, scusami, buonanotte... (Posa la cornetta.)

Niente, niente, non gli porto niente. Non mi preparo su niente, nessun pezzo gi pronto, nessun brano a memoria... sa di falso, di artificioso... di vecchio... No, no: semplicit, naturalezza... Candore. Mi presento l: Buongiorno dottore, come sta? e gli racconto tutta la storia della mia vita artistica. Anzi, no: non gliela racconto: gliela interpreto... Domani ore 10, via Rovello... Unica grande recita... Fabio Aldoresi presenta: Ein Leben fr das Theater... ingresso riservato: Spettatore Unico.

(Musica dell'Opera da tre soldi. Lui si mette un impermeabile tipo Arturo Ui col cappello a tese larghe. Percorre il proscenio fissando il pubblico, fumando ad arte. illuminato da luci di taglio. Smette la musica di Weill e parte Ciu ciu c. Lui canta. Al termine, togliendosi il cappello e rivolgendosi all'immaginario Strehler seduto in platea.)

Ho voluto cominciare il provino con questa canzone dottore perch Ciu ciu ci cantava un usignol che lei ricorder senz'altro nell'interpretazione di Natalino Otto e del Duo Fasano, si classific seconda al Festival di San Remo del '56, l'anno della sua prima messa in scena dell'Opera da tre soldi, che io vidi anche se avevo solo nove anni ed ero alto come un soldo di cacio. No... che lo vidi quando avevo solo nove anni ed ero alto, punto. E mi ricordo che mi colp moltissimo come del resto mi colp Ciu ciu c che cantai poi durante uno spettacolino per alunni delle elementari dai Salesiani... e quello, dottore, fu il mio primo impatto col palcoscenico. Fu un successo, naturalmente in una dimensione infantile... questo accadeva a Livorno dov'ero nato... dove sarei nato... dove sono nato... Poi la mia famiglia si trasferisce a Bari... scusi se le parlo della mia famiglia, dottore, anzi poi in un secondo tempo vorrei farle conoscere il mio pap e la mia mamma che sono suoi grandissimi ammiratori... A Bari, nel '65, m'iscrivo alla locale universit e inizio a frequentare... non l'universit ovviamente ma il TUA: il Teatro Universitario d'Avanguardia... Io dottore, pensi! sono stato uno di quelli che hanno fatto venire il Living in Puglia. Julian Beck e Judith Malina, si ricorda com'erano bravi? magri! non mangiavano mai: bevevano e fumavano e basta, ogni tanto qualche mela... che bravi che erano! ... quante mele! Si ricorda l'Antigone, i Misteries, il Frankenstein... scendevano in platea e spaventavano il pubblico... la gente se ne andava bestemmiando. Stupendo. Una provocazione continua. Non li potevamo pagare moltissimo, li mantenevamo a panzerotti. Ne andavano ghiottissimi. Due ne ho ospitati io in casa mia... mia madre se li ricorda ancora... lasciavano le ditate sui muri... sporchi... fetenti... ma era una scelta, no?... Mio padre non li capiva: Se ma perch 'un tirano mai la corda? bucaioli!. Noi al teatro universitario eravamo innamorati di loro... Nel '66 abbiamo fatto uno spettacolo riallacciandoci al loro genere... S'intitolava Frankestein di Bitonto: una storia della cosiddetta bestialit calata nella realt locale... Tutta una cosa di fonemi... La parola pi lunga era FRDGH... Testo mio e di un altro, Di Fonzi, un appassionato di teatro che adesso in Germania, lavora a Stoccarda, alla Mercedes. Lo spettacolo era un continuo coinvolgimento del pubblico, io avrei voluto far la pip addosso ai critici... ci tenevo... allora si pisciava molto ma critici non ne vennero. Cos l'ho fatta, ma pochissima, due gocce, sull'avvocato Molfetta, segretario della federazione monarchica. Facemmo solo due repliche e una pip sola perch l'avvocato la sera dopo non venne. Ci denunci tutti per. Bello, un'esperienza esaltante. Subito dopo cominciata la battaglia, anzi la guerra. Contro il logoro rapporto palcoscenico-platea. Per ribaltarlo, no? Cos al nostro teatrino alla casa dello studente mettevamo il pubblico sul palcoscenico e noi attori tutti gi nella sala che poi era anche la mensa. Sul palco ci scavano solo tre persone ma la battaglia, la guerra era vinta. Ma forse se gli racconto sta roba Lui se ne frega. No, perch? s'interessa invece, gli piacciono le tranches de vie degli attori, i primi passi incerti... Abbiamo messo su I Cenci di Antonin Artaud, la regia era di un socialista, ma non era male... anzi, scusi: era bravissimo... Lo spettacolo era incentrato sulla crudelt... molto crudele... pieno di corde, di fruste, di catene... torture... io facevo il comico... cio la parte del comico non esisteva, per... io, diciamo, mi sentivo comico... perch non gliel'ho ancora rivelato dottore ma io sono un comico... ho l'animo del... ho proprio una innata naturale tendenza per la comicit... Ecco, entravo in scena e siccome anche l il testo era mio... cio di Artaud e Aldoresi... da Artaud, no?... entravo in scena e dato che lo spettacolo si chiamava I Cenci io cantavo una canzone su uno straccivendolo... S, non c'entrava molto, esulava da... per prendevo la risata. Gli altri della compagnia non erano d'accordo un po' perch invidiosi, perch facevo ridere e un po' perch secondo loro iniziative di quel tipo si distaccavano dalla linea culturale del lavoro di Antonin Artaud. Allora: Mi dispiace ragazzi ma io tento la mia strada... e ho abbandonato la compagnia del teatro universitario per entrare a far parte della Soffitta. Il gruppo si chiamava La Soffitta perch la sede era curiosamente in una soffitta, per gli spettacoli li facevamo, polemicamente, in cantina. Era il 1967... Montammo L'Eccezione e la Regola di Bertolt Brecht, un testo che ha fatto anche lei, dottore, se non sbaglio anche in una famosa edizione radiofonica... Io ero il mercante spietato che uccide il portatore: anche l non per antipatia personale ma per un fatto di classe. Ma al di l della contesa classista, pur nobilissima, io ero felice di uccidere il portatore perch era un cane pazzesco, tremendo. Io lo feci notare subito: Guardate ragazzi che quello non va bene, recita in dialetto, funziona per la festa della matricola non per L'Eccezione e la Regola.... Lei capisce dottore, fare il teatro epico, straniato... insomma Bertolt Brecht... in barese, non possibile... Se lo immagina, dottore? (In pugliese) Entrare nella tenda sarebbe una pazzia, quello, il mercante, non capisce... Se 'n gi porto la borraccia pensa che 'n gi voglio rompere la testa con un sasso e mi punta contro la pistla... il mercante mi odia! Certo che lo odiavo, cane maledetto! se non fosse stato per il grande rispetto che ho sempre avuto per Brecht l'avrei ucciso dopo cinque minuti. Per carit non vorrei che lei pensasse: "Questo uno di quei maniaci fissati sulla dizione corretta...". No, no, anzi, una leggera inflessione dialettale d forza, fa essere pi autentici, pi credibili, ma (di nuovo in pugliese) entrare nella tenda... mi punta contro la pistla... Lei capisce, dottore... Fu giocoforza per me... no, se uso il termine giocoforza non mi fa andare avanti, mi caccia via... devo parlare in modo normale... Fui cos costetto a... anche quest'orgia di passati remoti... il passato remoto fa morto di fame... Fui!... perch fui? sono stato!... Sono stato costretto a lasciare la cantina della Soffitta perch m'avevano messo in minoranza: ero l'unico a sostenere che si diceva csa e non csa, pistla e non pistla... pilta e non pilta... e quindi venivo considerato uno straniero. E venne il '68!.. il maggio del '68... a Parigi. Qui ci vorrebbe un effettino... (Fruga fra i suoi dischi, ne mette su uno ma poi lo toglie. Un altro, un altro ancora: nessuno va bene. Rinuncia.) Niente, inutile star l a sottolinearlo. Nessuna enfasi: e venne il '68. Dopo il '67 venne il '68... A Parigi nel maggio del '68. Sembra il titolo di un film. Questo me lo tengo per me o lo dico a Lui? No, posso anche dirglielo: ha notato, dottore? sembra il titolo di un film... Invece vita vissuta. Io nel maggio del '68 ero a Parigi, dal 4 al 14, undici giorni: viaggio, pernottamento, prima colazione, escursioni: 98.000 lire tutto compreso. Una trasferta-studio organizzata dal Circolo Turati di Barletta, culturalmente una delle associazioni pi avanzate della zona che culturalmente una delle zone pi depresse... Be' certo un modo un po' inelegante di andare a Parigi ma a quell'epoca io non potevo permettermi certi lussi... Perch, adesso s?

Se mi fa questa domanda sono fottuto. Cosa gli rispondo? Be' dottore, adesso... s, adesso... Lo sa benissimo che non vero. No dottore, neanche adesso. Forse mai. Forse io non potr mai andare a Parigi con un viaggio singolo: sempre in comitiva, sempre intruppato... Com'era bella Parigi nel maggio del '68!... i bistr, le gargottes... Pigalle... le Trocadero... le belles de nuit e poi... e poi, certo, gli eskimo, le lunghe interminabili assemblee alla Sorbonne... l'acre odore delle Gau-loises, le rincorse sul lungosenna inseguiti dai fischietti minacciosi dei flic... l'occupazione dell'Odeon... che peccato!... un teatro cos bello! Chiuso! La faccia di Jean-Louis Barrault, la faccia di Barrault quando venne nel suo teatro occupato e sal sul podio per prendere la parola, la faccia che aveva non me la scorder mai: sembrava un eroe di Racine. Fedra sembrava. Con gli studenti che urlavano: Ce n'est que le dbut... Ce n'est que le dbut.... E lui l, immobile. Io ero seduto in prima fila, cercavo di aiutarlo a gesti, di esprimergli la mia solidariet, di tirarlo su... Niente. Lui sempre l, immobile. Terreo. Fedra. Fedra di Racine. E io insistevo... Forse non mi vedeva... Lei che lo conosce di persona, dottore, Barrault ci vede bene?... Sempre l, immobile. A un certo punto gli gridai. Jean-Louis... je suis un acteur italien et je voudrais chanter pour vous une petite chanson italienne.... L'ho fatto per aiutarlo naturalmente, mi sembrava cos gi... Ho eseguito Conosci mia cugina... (Canta.) Fu un delirio. Gli studenti che gridavano, applaudivano: Bis! bis! la cousine, la cousine.... Lui sempre l, immobile. Con questa faccia stupenda. Fedra, Fedra di Racine. Immobile. Forse non gli piacque la mia canzone, troppo swing. I francesi si sa se non gli dai l'organetto... Ma gli studenti continuavano a applaudire, a battere i piedi per terra, a gridare: Encore... encore! bis! bis!... e allora io non so... non so cosa mi ha preso ma vedermi l, a Parigi, in quell'ambiente, in quell'atmosfera... di colpo mi sono sfilate davanti agli occhi delle immagini rapidissime, come antiche stampe: la sala della palla-corda... l'assalto alla Bastiglia... la marcia su Versailles... Maria Antonietta che si reca per l'ultima volta a teatro... la fuga a Varennes!.. la presa delle Tuileries... sono balzato sul podio, accanto a lui e... (Canta dopo essersi calato in testa un berretto frigio) Danson la Carmagnole vive le ton... vive le ton... Danson la Carmagnole vive le ton du canon.... Un disastro. Gli studenti che fischiavano, imprecavano... mi hanno strappato gi dal podio, tutto l'eskimo scucito... Mi son voltato: lui sempre l, Fedra. Fedra di Racine. Immobile. Come se non fosse successo niente. Scusi dottore, lei che lo conosce... Barrault ci sente bene?... non per altro ma... un minimo di reazione...


ATTO SECONDO

fabio aldoresi. Quant' bella Parigi!... le donne parigine poi sono facili, depravate, sensuali... con gli italiani ci stanno tutte... Questo il commento unanime dei compagni del circolo Turati durante il viaggio di ritorno. Io stavo zitto ma fu in quel momento che presi la decisione: abbandonare le Puglie. Un giovane che vuol intraprendere la carriera dell'attore con un minimo di seriet professionale non pu starsene a vivacchiare qui in mezzo agli ulivi e ai capretti... deve andarsene. Ma dove, dove deve andarsene un giovane che vuoi fare l'attore? A Roma dice lei. S, effettivamente... Io invece ho preferito Milano... sono venuto a Milano attratto dalla sua fama, maestro, me lo lasci dire, non vuoi essere una leccata... (Ci ripensa.) Leccata, hmmm. No. Piaggeria. Incensamento... ecco, s: incensamento. Non vuoi essere un incensamento, dottore. Subito, si pu dire appena varcato il casello daziario ho cominciato ad avere problemi con la u lombarda: la famosa spia celtica. Spia s, delinquente, ladra, schifosa... per innegabilmente efficace perch chiaro che paura fa molto pi paura di paura: fa pi orrore la paura, pi cupa, pi raccapricciante... Non stato subito facile intrattenere rapporti con quella vocale barbarica: ma mi sono applicato, tenace, costante e oggi dottore, oggi io so dire non solo paura ma bseca, Rgabela, ggia, brmista. E le dir di pi: pedri... scighera... Cassla... gibigiana... scarliga' merlss... Dottore: sono pronto per El nost Milan. Ma che fa in genere a Milano un toscano? apre una trattoria. Cio procede per gradi: prima fa per vent'anni il cameriere alle Colline Pratesi, al Mulino Pistoiese, alle Fattorie Lucchesi, alla Procace Pisana, si fa la sua clientela e poi apre un posticino tutto suo. Magari un po' rustico. Ci appende dei bei fiaschi vuoti al soffitto, un finto caminetto di mattoni finti, tre pignatte di rame, qualche foto con autografo di Tony Renis, Joe Sentieri, Wilma de Angelis e Tony Dallara da giovani e si pu cominciare: Spaghetti alla come mi pare... Penne come le faceva il mi nonno Asdrubale... Budellini fritti alla zia Adalgisa... queste le specialit della casa che hanno sempre nomi spiritosi e ribelli... E quando il cliente domanda: Scusi, cosa sarebbero i budellini? subito una battutaccia pronta, alla toscana: Lei pensi a masticare... che a cucinare ci si pensa noi!... Lei ci metta i denti e noi le pentole! e un cliente appena appena dignitoso a questo punto dovrebbe alzarsi e andar via anche un po' stravolto... e invece no, perch alla gente piace essere maltrattata, c' quest'ansia di masochismo gastronomico... eppoi, via! i toscani sono cos burloni... beffardi... uccellatori... ce l'hanno sempre pronta, sulla punta della lingua, proprio maledetti i toscani... No, aprire una trattoria non faceva per me anche se avrei potuto farlo benissimo... cio incominciare a fare il cameriere... e forse chiss, adesso non sarei qui... per carit, dottore: non che mi lamenti di essere qui, su questo glorioso palcoscenico... magari potessi restarci... No, questo non glielo dico altrimenti Lui risponde: Be' si vedr, vedremo.... facile fare il trattore se si toscani, un'attitudine naturale: Vole du' asparagini teneri teneri? vole du' carciofi fritti?... du' cavolini di Brusselle?. Avrei potuto inventare il geniale personaggio dell'oste canterino, del burbero vivandiere: una pappardella e uno strambotto, due stornelli e una melanzana al funghetto... Ma io non ero a Milano per fare il trattore, dottore. In quel periodo ho bisogno di meditare sulle esperienze fatte nel teatro d'avanguardia pugliese e di maturare il processo di autosensibilit scenica interiore per dirla con l'amico Stanislavskij, che cresceva dentro di me. Quale poteva essere la sede migliore per i miei studi della scuola del P.T.? Piccolo Teatro? Vi trascorsi... (ci ripensa) trascorsi... Passai. Vi passai due anni intensi e fondamentali... L appresi l'arte della danza, della scherma, della recitazione ma soprattutto imparai a conoscere il mio corpo e a usarlo: il mimo!

(Parte una musica classica adatta a fare da sottofondo a una pantomima. Lui compie tutta una serie di gesti inconsulti, ingiustificati e assolutamente non collegati fra loro. Per esempio: taglia la legna, beve un bicchier d'acqua, scruta l'orizzonte, esegue una camminata da fermo, s'infila giacche, si pettina, mangia, taglia di nuovo la legna e di nuovo beve, cammina ancora da fermo, prega, batte a macchina e ricomincia a tagliare la legna...)

Ecco, questa, l'avr capito subito dottore, era la notissima pantomima del pic-nic. Le confesso che in quel periodo, mentre approfondivo i miei studi sulla gestua-lit e imparavo a conoscere il mio corpo cominciai a dubitare dell'utilit e del valore della parola in teatro. Il gesto per me era tutto! Tutto, tutto. E non solo sulla scena ma anche nella vita privata. Mi scusi se parlo di faccende personali dottore, ma d'altra parte secondo me, e non solo secondo me, arte e vita per certi versi coincidono... per cui mi fidanzai con una mima. Bellissima. Di Piacenza, anzi vicino a Piacenza: Fiorenzuola, patria di mimi. Non ci parlavamo mai, proprio mai. Gestualit pura, un po' per tenerci continuamente in esercizio e poi perch non ce n'era bisogno... il mimo ci bastava! La gente per strada ci prendeva per sordomuti. La gente non capisce, si sa, ed cattiva. Ma a noi non c'importava della gente. Eravamo felici cos. In silenzio. Una sera siamo andati a vedere Marcel Marceau, che grande artista, sublime, abbiamo pianto in silenzio per tutto lo spettacolo, poi siamo andati a trovarlo in camerino per comunicargli tutto il nostro entusiasmo, la nostra fede: naturalmente non con le parole, ma mimicamente, adoperando il linguaggio universale del mimo... Io pi o meno gli dissi: (ripete gli stessi gesti della pantomima precedente) ... lui per si vede che non cap, perch prima mi ha fissato come incredulo, poi s' incazzato come una bestia, gridava come un'aquila... non mimava: urlava proprio... come un'aquila, senza fare il gesto delle ali... In francese urlava, in argot: Pousse ta viande!... Merde toi et toute ta famille! dpche-toi merde! . Una cosa terribile. Mortificante. Specie poi per uno come Marceau cos lirico, cos spirituale... la faccia bianca, il fiore... una delusione atroce... Per certi versi mi ha ricordato un po' il mio incontro con Barrault... Forse io coi francesi non riesco a legare o forse chiss il mimo non era il mio specifico... Entrai un attimo in crisi, stavo addirittura per abbandonare il mestiere dell'attore ma per fortuna in quel periodo a Milano fioriva il cabaret. Era la grande stagione del cabaret milanese che teneva conto e dell'esperienza russa e di quella di Weimar coinvogliandola in un inquietante discorso incentrato sul territorio e lievemente, lievemente ammiccante... (Canta su una musica finta folk.)

E la mia mama fa la ptana,

la va semper de chi e de l:

sui Bastiuni quand vegn la sira

la so burseta e via a lavur...

P vegn l'Osvaldo

ghe d un sciafun

vegn fora el sang alla mia mama:

me l'ha picada quel rfianun!

El me pap l' all'uspedal

l' and sota al solit tram:

el ventid ch'el va alla Barona,

el g schisci la gamba bona.

La mia surela l' semper ciuca

la g tr ann ne dimostra trentott

la sta de c alla Bicoca

l'han scritrada in d'un casott.

El me fradel l' a San Vitur

che ne cumbina de ttti i culur:

a Natal g mand el panatun,

el me fradel l' un clatun.

Milano cara, Milano bella,

me sciopa el coeur me vegn el magun:

luntan de ti me tuca and:

a Bst Arsisi a lavur...

E la mia mama fa la ptana...

Ecco, questa era una canzone dal titolo Ona famiglia de fanigutuni: il tema della famiglia era uno dei temi pi cari al cabaret milanese che si rifaceva alla celebre Ona famiglia de cilapponi di Carlo Dossi... a proposito, dottore: cosa vuol dire "cilapponi"? No, questo non devo chiederglielo, anzi devo mostrarmi esperto di vernacolo... Io dottore ho cercato d'inserirmi nello spirito del cabaret milanese, cos profondamente legato alla Scapigliatura lombarda proponendo, in una cave di piazzale Cadorna, una favoletta surreale dal titolo: Hanno rubato il duomo . Gli autori, indimenticabili erano Rulli, Crucchi, Murri, Luppi e De Filippis. (Canta la canzone, una vecchia canzone degli anni '40.) I risultati non furono esaltanti: forse a Milano il mito del duomo era in declino, non so, io ebbi l'impressione che il pubblico anche di fronte a un furto cos sacrilego tutto sommato se ne fregava. Forse il cabaret milanese non il mio specifico, dottore. Ma un attore non deve arrendersi mai e come diceva Stanislavskij o forse De Coubertin un attore deve gettare il cuore oltre l'ostacolo. Eppoi in fondo a Milano non c'era solo il cabaret. C'era... c' il cinema! Produzioni commerciali forse, per... C' modo e modo di fare la pubblicit. Io poi sono un attore e qualsiasi cosa faccia la faccio da attore: restando attore dentro. (Finge di parlare con un collega.) Ciao Ruggero carissimo, che fai di bello quest'anno? ah, fai Zeno nella Coscienza di... Io?... be' io la prossima stagione faccio ancora Scottex... Scottex, un personaggio che sento molto... Sai una parte molto lunga, molto scorrevole... tipico personaggio scespiriano, ti ricordi il Macbeth? ecco: Macduff, Lennox, Scottex... (Si mette una sciarpa al collo. Come se entrasse in uno studio) Buongiorno a tutti. Che begli studi, che troupe simpatica. Sono contento di lavorare con voi. Sento che faremo delle bellissime cose insieme. Allora, io mi metto qua? Bene!... che costume ho? ah, questo grembiulone bianco... E le battute? perch non ho ancora letto il testo... non che io abbia problemi di memoria: io leggo due volte e lo so gi, per sempre meglio... Come?... ...ah, non ho battute?... ho capito. Bene. Come vengo ripreso? Primo piano? piano americano? ah il primo piano sul prodotto... io sono sullo sfondo che mangio il salame con gli altri... benissimo, ma... volevo sapere... che espressione devo fare? disgusto?... ira?... gioia?... ingordigia?... perch m'interesserebbe che venisse fuori questo mio rapporto col salame... fra l'altro io lo sento molto perch ho sempre creduto in un certo tipo di affettato... Ecco sarebbe bello per esempio se io venissi fagocitato da questo salamone emblematico... Ah, non mi si vede?... solo un gruppo di salumai sullo sfondo che fanno il verso dei maiali?... in coro?... Ho capito. Ma come dev'essere questo maiale? profondamente suinesco? va bene cos? (Grugnisce.) No, perch c' maiale e maiale, potrei farne uno un po' sofferto, anche un po' ribelle... magari cos... (Grugnisce ancora.) Cio il maiale che ha preso coscienza della sua condizione di sfruttato e cos io potrei uscire dal gruppo dei salumai, staccarmi e venire avanti carponi verso la macchina da presa e far tutta una serie di grugniti di denuncia verso una societ che reprime i mai... sul fondo, eh?... in coro con gli altri... benissimo!... Io potrei fare anche la maiala se vi va... cio un maiale con dei grugniti languidi, romantici... No? benissimo! (Emette tristemente grugniti a ripetizione che diventano e si mescolano a singhiozzi. Si siede sul letto, si guarda attorno: le pareti della sua camera sono tappezzate di manifesti e foto di attori celebri. Si mette a sfogliare un librone di attori del cinema americano. Legge) Clark Gable with Charles Laughton in Mutiny on the Bounty... gli ammutinati... San Francisco! con Jeanette MacDo-nald... Gary Cooper in For Whom the Bell Tolls... per chi suona la... tu guarda che faccia! Bella, magnifica!... Gary Cooper... Bing Crosby... Clark Gable... Cooper, Crosby, Gable: un suono perfetto... Fabio Aldoresi... come il gesso sulla lavagna. Chi c' in quel film? Dustin Hoffman? Aaaah! Chi? chi c'? Fabio Aldoresi? buah... Robert Redford: un attore nato! Non ha neanche bisogno di dirlo, si vede subito che un attore... A me non si vede. Bisogna che lo dica io e a volte non ci credono nemmeno: Ah, lei attore? di che cosa?. Come di che cosa, attore. Ah, lei fa l'attore? ma dov' che lo fa che io non l'ho mai visto... E va be' lei non mi ha mai visto ma io lo faccio lo stesso, non ho capito, devo farmi vedere per forza da lei? schifoso! Certo che faccio l'attore, dappertutto lo faccio, l'attore!... l'attore!... ma perch faccio l'attore?... con tutti i mestieri che ci sono proprio l'attore! Per fare l'attore ci vuole la faccia... potevo fare un'altra cosa, non so... il programmatore elettronico alla IBM, l non ci vuole la faccia, basta programmare... Uno dice: Io faccio il programmatore, e tutti quanti ci credono: basta, finisce l, senza risolini, senza commenti: Ah lei fa il programmatore? dove?.

Alla IBM.

Ah lei fa l'attore? dove lavora?

Purtroppo attualmente...

Come, fa l'attore e non lavora?

Perch un attore disoccupato suscita indignazione. Pensano che non sia vero, che stia recitando - abusivamente - il ruolo del disoccupato. L'attore! Io sono qua e faccio l'attore! Senza la faccia, senza essere figlio di attori...

Chi quel giovane?

Ma come chi , il figlio di...

Ah, per. Bel ragazzo, faccia interessante, tutto suo padre da giovane quando faceva La maestrina con Niccodemi...

Oppure sua madre, sua nonna, sua zia... Il mondo pieno di figli, nipoti, parenti di attori noti... sono tutta una famiglia gli attori. Io sono un senzafamiglia... Ettore Malot: Senza famiglia. Io. Ecco, dottore... se io riuscissi a avere una parte... parte! particina... una particina che mi permettesse per di conquistarmi una segnalazione dalla critica... due aggettivi mi basterebbero... due paroline... Fabio Aldoresi ha reso il suo personaggio con nitida caparbia:Mi dispiace Ersilia, no, no e poi no!... Fabio Aldoresi ha disegnato il ruolo del consigliere Rubliof con scaltra autoironia... Scaltra autoironia: Non vendere la pelle dell'orso, Irina Dublovnia, prima di... ci siamo capiti?... Da ricordare infine Fabio Aldoresi nella sua spensierata ambiguit : Ebbene s, O'Connor... avete indovinato: sono anche un ebreo....

Ecco, ha capito dottore? una particina per due aggettivi: cosa sono per i critici due aggettivini? con pacata animosit, solare trasparenza, penetrante vischiosit, lucida aderenza, delirante pignoleria... persino bestiale ottusit... due aggettivi, dottore! (Implorando) Insolito sarcasmo... audace insolenza... vigorosa intransigenza... ammirevole fermezza... aristocratica duttilit... stupefatto cipiglio... aggressiva imbecillit... sorprendente arrendevolezza... calda determinazione... due aggettivi, dottore!... il massimo sarebbe: tonta buffoneria! (Interpreta una battuta come secondo lui andrebbe interpretata appunto con tonta buffoneria) Sono proprio un asino: il mio padrone mi ha mandato a comperare un somaro e io torno ciuco!

(Sfoglia di nuovo il libro.) Ecco qua: Laurence Olivier... (Legge) La sua straordinaria carriera inizi quasi per caso una sera del 1931... Per un'improvvisa indisposizione del primo attore fu chiamato a sostituirlo nel ruolo di Otello, malgrado avesse, fino a quel giorno, sempre lavorato nelle toilettes del teatro... e ottenne alla fine 132 minuti di applausi... 132 minuti... Mascalzone!... Un sacco di folgoranti carriere sono cominciate cos, per caso, con una sostituzione improvvisa. Perch un tempo gli attori si ammalavano. Un tempo! Adesso sono tutti l, bianchi e rossi, sanissimi. Si riempiono di antibiotici e via!... E stattene a letto no, che dio ti stramaledica! Niente. Fuori ci sono due metri di neve, il teatro tutto coperto, ci rotto l'impianto di riscaldamento, ci saranno s e no tre o quattro lupi infreddoliti in loggione, c' lo sciopero dei taxi, stattene a casa almeno per il matine!... Niente, imbottito di antibiotici: Devi parlare, Desdemona.... chiaro, hanno paura, temono il confronto!... Presto, presto... il protagonista ha la scarlattina... mancano cinque minuti allo spettacolo, il teatro esaurito, il pubblico gi rumoreggia... chi pu sostituirlo? Io! Io posso! Ma la parte lunghissima, piena di allitterazioni, di cacofonie, ci vorr il suggeritore...

Il suggeritore morto...

Non importa, niente suggeritore... non ho bisogno di suggeritore: la so marcia...

(Prende una spada, si mette in testa una corona e mentre parte una musica aulica recita) Non abbiate timore, aspetteremo il signore di Norfolk sulle bianche scogliere di Dover...

fatta! fatta! Il giorno dopo tutti i giornali parlano di te, la gente ti guarda per strada... ti riconoscono, ti hanno visto in TV... Buongiorno, buongiorno... bravissimo... complimenti... Grazie, grazie, troppo buoni... Non pi la gente: il tuo pubblico! e tu sei cordiale con tutti, fingi interesse per tutto: Che bel portale barocco! del Seicento? perbacco!... Com' finita la partita? otto a zero?... ah, questa benedetta Inter!... Ceausescu m' simpatico... ha un viso, un viso curioso, rumeno... Mi piace abbastanza come scrive quel Calvino... No, io Buuel non lo vedo: lo vivo... lo vivo... lo... capisci? Caro, amore, che tenero, che dolce... scusami tesoro ma domani ho due spettacoli... sono anche senza voce... chiamami luned mattina... non prima delle due mi raccomando...

Attore! (Prende un copione, lo sfoglia.) E questo che cosa sarebbe? Ah, questo secondo voi un copione? No, questa una merda. Io non pretendo una storia complicata, non sono vincolato a una trama, non chiedo che ci debbano essere necessariamente delle vicende... per datemi una cosa, una cosina... una cosina da portare in scena, perch chi ci mette la faccia sono io... fatemi fare una cosa qualsiasi ma fatemela fare... datemi un personaggio, un personaggio me lo dovete dare: un... non so... un assassino, un cardinale, un nazista sadico, una lesbica... una cosina cos, uno zoppo, un suicida, una zitella inglese, uno spretato... portatemi un copione che sia un copione per favore, con tutte le sue cosine a posto e se ne riparla... Intesi? va bene adesso basta, posso offrirvi uno scotch?... Ecco, cos devono essere gli attori. Solo cos! E poi la sera al ristorante... la sera, la notte! Ma come, chiudete alle tre? Marisa, amore, non mi puoi fare ste cose... siamo attori, siamo mica bancari, non si pu mica mangiare alle otto! com' sta polpettina, fai un po' assaggiare... Hm, sai che c'? c' troppo aglio. Buona per. No, a me mi dai una fettina di carne... magari me la fai rosolare un animino... com' la carne, buona, s?... No, la polenta te la mangi te, tesoro!... per quanto un'ombrina di polenta... ma s, va... hai vinto, Galileo!... Oh, sono stato a vedere Rodolfo stasera... be'... orrendo... per carit non ci andate, di una noia mortale!... lei, poi... ne-ga-ta! ... Lui, sai, le solite cose... parla, grida, fa la vecchia, si sbraccia, urla tutto il tempo... insopportabile... poi lo sai com' Rodolfo in scena... un armadio, ignobile!... (Finge di vedere entrare nel locale Rodolfo.) Rodolfo, amore!... ti ho visto stasera!... No, non chiedermi niente, ti supplico, io sono troppo fazioso nei tuoi confronti, lo sai che tu per me sei un fratello, perdo il senso critico... No, per me la cosa pi bella che hai fatto... La scena dove hai un recupero di dignit e rifiuti di farti sodomizzare... guarda, i brividi... ho ancora la pelle d'oca... Ciao amore, sei stupendo... Hai sentito? qua ci cacciano, figurati che chiudono alle tre!... Ma dove possiamo andare a mangiare noialtri disgraziati attori dopo aver lavorato? ormai qui casca tutto, si sfascia tutto, finisce tutto Rodolfo mio, finiremo a panini!... Ti ricordi quella sera a Cesena che Vittorio ubriaco, lui sempre ubriaco a Cesena, mise una rana viva nella scollatura di Lilla... no, aspetta... era Lilla ubriaca che la mise nella scollatura di Vittorio... s, a quei tempi lui faceva solo personaggi femminili, s'era fissato... Senti vero che si son separati con Cristina?... be' sai lei poverina... ogni tanto, vero, anche la donna vuole la sua... eh be'... per stato molto bello comunque, bellissimo... Vittorio e Giorgio che mangiavano queste rane... enormi... nelle scollature... che risate! (Tornando in s) Che bello avere degli aneddoti da raccontare la sera, a tavola, dopo lo spettacolo, con tutti che ridono intorno anche se li sanno a memoria... io che aneddoti racconto? ... L'altro giorno sono passato all'ufficio scritture della RAI, dalla signora Leonetti: Signora io sono qua... eventualmente... se c' lavoro... No, dovevo fare un Durrenmatt ma mi saltato... se c' qualche cosina... e alla fine la signora Leonetti mi ha detto che non c' lavoro fino all'anno prossimo, fanno solo un Ben-Hur ma il cast gi chiuso e io al ritorno mi sono messo a piangere sul tram. Questi non sono aneddoti, sono tragedie.

Vede dottore, quello che m'interessava era una fuga dalla realt. La ricerca del ludico puro, abbandonando per un attimo quell'impegno civile che ha sempre contraddistinto la mia carriera. Mi lasciai scritturare da una compagnia d'operette, quasi senza opporre resistenza. Ma era fin troppo facile intuire, vero, che io non potevo farmi condizionare da quel genere di teatro digestivo, privo di contenuti e spesso ispirato a un ottimismo pericolosamente qualunquista. Lei capisce dottore che io non potevo, dopo che nella Repubblica Popolare Cinese c'era stato quel po'po' di rivoluzione culturale, non potevo cantare Cincill e fare il cinesino scemo con i principini che tubano nei giardini imperiali... In una serata memorabile mi ribellai... (Il pianista attacca il motivo di Cincill. Lui esce e rientra subito con giacca militare, berretto con visiera da comunista cinese e libretto rosso in mano. Canta serissimo agitando il libretto rosso. Smette quasi subito e si toglie gli indumenti militari.) La sera stessa l'impresario decise che l'operetta non era il mio specifico. Ma quella sera stessa io capii qual era la mia autentica vocazione. Io ho una personalit frivola che unita al mio sincero amore per il teatro mi hanno tenuto a lungo estraneo alla realt e ai veri problemi del paese. Quando andavo a vedere i miei colleghi che recitavano dei testi di quelli... politicamente contemporanei... io mi annoiavo a morte perch dopo cinque minuti avevo gi capito qual era l'attore che faceva la parte del Potere: come scoprire subito l'assassino. Ma ormai avevo deciso: dovevo fare l'unico teatro che oggi per un giovane ha senso: il teatro politico! Si trattava soltanto di vedere quale spazio occupare, anzi quale spazio era rimasto disponibile. Poi, all'improvviso, la folgorazione: dovevo scavalcare Fo. Ero indeciso per se scavalcarlo a destra o a sinistra: e a questa mia indecisione contribuiva peraltro lo stesso Fo. Decisi di non scavalcarlo. Avrei fatto con entusiasmo animazione: ma non ho mai capito cos'. Poi, finalmente, un altro lampo di genio: decido di fare un teatro femminista. Scritto, diretto e recitato da soli maschi. Scartato un musical sulla vita di Anna Kuliscioff, in cui avrei recitato ovviamente la parte della protagonista, ho pensato a una proposta dissacrante, in chiave rigorosamente diffamatoria: Karla e Fed erica, il riferimento a Marx ed Engels era preciso. Nella mia operina diventavano due cantanti tedesche, un po' Marlene Dietrich un po' Zarah Leander, in esilio a Londra, dove grazie all'aiuto di Florence Nightinghale e di Madame Curie riuscivano a mettere in scena un lavoro rivoluzionario-musicale intitolato La manifesta del '48. Io ero Federica perch avevo dovuto cedere la parte di Karla a uno studente bolognese che adesso ha aperto un ristorante radicale. Alla prima, in uno scantinato, le femministe ci hanno urlato: Mascoloidi - buffoni - tagliatevi i coglioni mentre i pochi compagni presenti si sono limitati a scandire: Sce-me... sce-me... . Noi pensavamo che si rivolgessero alle femministe, un discorso all'interno della sinistra, invece erano diretti proprio a noi. Ecco, questo quanto dottore mio... Ma forse a sto punto posso chiamarlo anche Giorgio... Gli ho aperto tutta l'anima... Che dire di pi, Giorgio? ci vorrebbe una citazioncina finale... L'attore come un recipiente vuoto dove il regista versa... No, un momento, senza esagerare... L'attore come un recipiente... a disposizione... No, a disposizione no... L'attore... l'attore un recipiente. (Si segna.) La Madonna di Montenero che per me come un cornetto l'ho lasciata in camerino. So gi che stanotte non dormir...

(Buio. Musiche. Quando la luce torna lui sul palcoscenico del Piccolo : pronto per iniziare il provino. vestito con un abito che riassume le sue "ipotesi" precedenti: maglione, Arlecchino, foulard, Lear...)

Buongiorno dottore...

(Viene investito da un fascio di luci azzurre. Si sentono tuoni e lampi.)

Nel '56 dottore io... io a Bari ribaltavo mentre lei faceva pip in edizione radiofonica... No, non lei... lei non fa mai... il Living... il Living faceva Cincill... (Canta senza accompagnamento, come un'esplosione, Mackie Messer dall'Opera da tre soldi.) Nel '68 mia cugina Fedra Racine coinvolgeva Marceau...

(Nuove luci e tuoni.)

Ah s, s, certo dottore... S, uno dei miei cavalli di battaglia... glielo faccio un po' straniato... No?... lo vuole elisabettiano?...

(Entra un macchinista, gli porge un pacchetto. Ne estrae un cappellino: quello che usa nel suo numero di cabaret. Rimane un attimo sconcertato.) Ah, lei dice per un recupero... milanes-popolare... S... Grazie...

(Si mette il cappello e canta L'uselin de la comare: Il pianista lo accompagna per qualche istante, poi lui continua senza musica mentre scende la luce.)

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