Niente di male
Commedia in tre atti di Guido Cantini
A MIA MOGLIE
PERSONAGGI
L'ESTRANEO
GIORGIO ZCCARI
FULVIO CHIARINI
GINO SCARLATTI
AMEDEO AMARI
GIUSTINO
IL VECCHIO SIGNORE
PRIMO SERVITORE
SECONDO SERVITORE
ELENA GADDI
LA MARCHESA
ELISA ALBANI
VERONICA MORI
STALLI
In una villa della marchesa - Oggi.
ATTO PRIMO
Il salone di soggiorno di una villa fra Tre viso e Mestre, fra Lucca e Pistoia, fra Napoli e Sorrento: a piacer vostro, signori. In un luogo dove la vita italiana sia stata opulenta, ma non troppo: al tramonto dei Dogi, o nel dominio di Elisa Ranocchi, in quello dei Borboni, o di Giovachino Murai. Luigi XVI, Direttorio, Impero: cos voglio il mio salone. Ma con qualche ritocco moderno nei sedili, nei soprammobili. il salone della grande dama che con incesso sublime vedremo aggirarsi tra le suppellettili del suo passato principesco, spiccando su tutto quel bianco e tutto quell'oro.
Notte le appliques velate mandano luci discrete.
Un servitore - (in gran livrea entra portando due valigie, seguito da un)
Vecchio signore - (aspetto professorale: pitzzetto brizzolato, occhiali, soprabito scuro, cappello a bombetta, bastone)
La marchesa - (entra contemporaneamente da una delle porte del fondo. Veste di bianco, lungo strascico, diamanti (falsi?) capelli grigi: resti d'una bellezza passata e trascorsa) Dunque, caro professore, ci lasciate proprio?
Vecchio signore - Come si fa?
La marchesa - Peccato. Una serata incantevole, dopo la pioggia di questi giorni: si sta divinamente sulla terrazza.
Vecchio signore - Non ne dubito. Ma debbo tornare a Roma: dove mi aspetta un gran lavoro: consegnare il mio manoscritto all'editore, correggere le bozze, curarne la stampa....
La marchesa - Vi predico un grande successo.
Vecchio signore - Davvero non vi sono dispiaciuti i capitoli che vi ho letti?
La marchesa - Dispiaciuti? Mi hanno dato un tale godimento, un tale godimento...
Vecchio signore - Per un lavoro storico-filosofico un liei caso.
La marchesa - Voi non siete soltanto uno storico e un filosofo: siete anche un poeta.
Vecchio signore - (rabbrividendo di felicit) Oh, marchesa, marchesa... (Le prende una mano, gliela bacia) E voi non siete soltanto una dama perfetta: siete anche una preziosa collaboratrice.
La marchesa - (schermendosi) Per carit.
Vecchio signore - Oh s, i vostri consigli...
La marchesa - Allora... all'anno venturo?
Vecchio signore - E me lo domandate?
La marchesa - Badate, vi aspetto.
Vecchio signore - Grazie. Grazie di tutto. (Le bacia vovamente la mano. Esce. Intanto la Marchesa ha sonato. comparso Giustino, il maggiordomo).
La marchesa - Oh, meno male che se n' andato, quel vecchio noioso. Che uomo asfissiante! Giustino, fate metter subito in ordine la camera amaranto: aspetto il signor Zccari.
Giustino - Ma arrivato...
La marchesa - E non me lo dite?
Giustino - ... in questo momento. Giorgio (mostrandosi) Cara marchesa...
La marchesa - Oh Giorgio! (Gli va incontro).
Giorgio - Eccomi qua.
La marchesa - Quasi non vi aspettavo pi.
Giorgio - Non sapete che l'altro ieri ho corso?
La marchesa - Molti pericoli, gi.
Giorgio - E ho vinto una coppa.
La marchesa - Senz'accopparvi?
Giorgio - (sorridendo) Solo qualche ammaccatura.
La marchesa - Ma quando metterete giudizio, Giorgio?
Giorgio - Vi sembra clic ne abbia poco? La trentesima gara e sono ancora vivo!
La marchesa - Come va l'amore?
Giorgio - L'amore?
La marchesa - E vero. Voi vi vantate di non aver mai amato.
Giorgio - O... di aver amato troppo.
La marchesa - Quello non si chiama amore.
Giorgio - Come si chiama?
La marchesa - (piano) In francese, cochon-nerie.
Giorgio - Non lo dite, marchesa; la cosa pi bella della vita.
La marchesa - (minacciandolo col ventaglio) Cinico e villano!... Badate, Giorgio, se ricominciate come l'altr'anno... (Ricordandosi di Giustino, fermo, impalato, nel fondo) Sapete che non posso darvi la camera verde questa volta?
Giorgio - Peccato! Era cos comoda! Potevo sgusciare cos bene in quella di Miss Henderson.
La marchesa - E osate dirlo alla padrona di casa? Vi dar quella amaranto, vi va?
Giorgio - (piano) almeno vicina alla vostra ?
La marchesa - Siete d'un'impertinenza!... (Al maggiordomo) Va bene, Giustino: la camera amaranto.
Giustino - (esce).
Giorgio - (curiosamente) Sentiamo, sentiamo...
La marchesa - Sentiamo che?
Giorgio - (gettandosi su una poltrona, accendendo una sigaretta) Chi sono i vostri ospiti?
La marchesa - No no no no: prima dovete dirmi perch siete venuto.
Giorgio - Ma... perch ve lo promisi, l'anno scorso.
La marchesa - Per fino a pochi giorni fa ne eravate tutt'altro che sicuro; anzi...
Giorgio - E a un tratto ho potuto decidermi per il s.
La marchesa - stato dopo la mia ultima lettera: vi accennavo ai miei ospiti... E subito avete telegrafato: arrivo! Andiamo Giorgio: ormai ci conosciamo abbastanza no? Chi ? Veronica Mori-Stalli, no. Elisa Albani, non credo. la piccola Caddi?
Giorgio - Vi assicuro...
La marchesa - Male! Me lo assicurate molto male. Badate, una signora come si deve...
Giorgio - Lo so.
La marchesa - Da quanto tempo lo sapete?
Giorgio - Un anno.
La marchesa - Un anno, voi!
Giorgio - Pare impossibile, vero? Non m'era mai successo di star dietro a una donna un anno intero: tutte avevano capitombolato prima. Questa...
La marchesa - Resiste.
Giorgio - Questa si difende con le unghie, e naturalmente... sapete come succede.
La marchesa - Vi ci accanite sempre di pi.
Giorgio - Proprio cos.
La marchesa - E avete scelto la mia casa per campo di battaglia. Vi ringrazio.
Giorgio - Andiamo, marchesa: non vi offendete. Voi siete cos buona, fate cos volentieri dei piacieri agli amici...
La marchesa - Ma la piccola Gaddi...
Giorgio - Vi mureremo una lapide, poi.
La marchesa - Dove?
Giorgio - Nell'appartamento verde. Giacch immagino che a Elena Gaddi avrete dato l'appartamento verde, il pi bello...
La marchesa - Perch vi dimor Casanova? Allora avrei dovuto darlo a voi.
Giorgio - Non importa, marchesa, far con to che me l'abbiate dato.
La marchesa - Insolente!
Giorgio - Avete almeno serbato il segreto sulla mia venuta?
La marchesa - Avrei fatto meglio ad annunciarla. Cos Elena avrebbe avuto il tempo di mettersi in salvo.
Giorgio - Ma la curiosit stata pi forte di voi. Non cos?
La marchesa - Se avessi saputo, vi assicuro...
Giorgio - No: non mi avreste tradito. E ora ditemi: chi sono i miei concorrenti?
La marchesa - Fulvio Chiarini.
Giorgio - Giovane? Vecchio?
La marchesa - Un ragazzo strano, interessantissimo.
Giorgio - Interessante come me?
La marchesa - Altro tipo, lui. Tipo intellettuale.
Giorgio - Bah, genere che oggi va poco. Seguitate.
La marchesa - Gino Scarlatti.
Giorgio - Scarlatti?
La marchesa - S, di Firenze.
Giorgio - Ah! Il nipote o lo zio?
La marchesa - Lo zio.
Giorgio - Ahi! Pi pericoloso del nipote: ricco.
La marchesa - E poi non mica vecchio, sapete? Ha soltanto tre anni pi di me.
Giorgio - Quarantaquattro?
La marchesa - Impertinente! Quaranta.
Giorgio - Badate, l'anno scorso voi ne avevate gi quaranta.
La marchesa - Ebbene? Quest'anno ne ho trentasette. E soltanto per voi, intendiamoci. Non sapete che ho fatto la cura del dottor Masseur?
Giorgio - Che consiste?
La marchesa - Ah questo non ve lo posso dire.
Giorgio - Perch?
La marchesa - Perch... Ebbene, una trasposizione di pelle. Ci sono dei volontari...
Giorgio - Oh graziosa!... E in che modo?
La marchesa - No no: non vi ho detto che una trasposizione di pelle?
Giorgio - Ora capisco perch tante signore non arrossiscono pi.
La marchesa - Giorgio (volgendosi) Ohi (Dalla terrazza venuta la signora Caddi: una donna fragile, di vetro: un vero uccellino. Accostandole il capo al seno, le si sentirebbe battere forte forte il cuore: come ai passerotti quando si chiudono nel palmo d'una mano).
La marchesa - Elena...
Elena - (vinto il primo istante d stupore, d'esitazione, si fa avanti risolutamente).
La marchesa - ... vi presento Giorgio Zuccari, se non vi conoscete ancora.
Giorgio - (pronto) No!
Elena - (un po' dura) Io, invece, lo conosco gi, benissimo.
Giorgio - (prendendole una mano, baciandogliela) Possibile? Ah, mi avete forse visto a qualche circuito? A Monza? A Tripoli? E incredibile la pubblicit che riescono a fare i giornali sportivi... Ma, ora che ci penso, marchesa, sapete che io non ho ancora pranzato?
La marchesa - Va bene: vi faccio preparar subito qualcosa.
Giorgio - Non importa. Prender volentieri un marsala con qualche biscotto. Piuttosto vorrei rimanere cos, in abito da viaggio. Posso?
La marchesa - (a Elena) Glie lo concediamo?
Elena - Oh, per me...
La marchesa - Ilo dei biscotti fantastici. Li tengo chiusi; non li offro che...
Giorgio - E allora fuori i biscotti speciali.
La marchesa - Che screanzato! Non ringrazia nemmeno. Oh! (Esce scandalizzata, Elena e Giorgio restano a guardarsi, in silenzio).
Elena - (finalmente) Anche qui?
Giorgio - Volete che me ne ritorni via?
Elena - Inutile. Me ne andr io.
Giorgio - Posso dirvi che ignoravo...?
Elena - Sarebbe fiato sprecato. Non vi crederei.
Giorgio - E allora, non una prova di pi, questa ?
Elena - Non ve l'ha chiesta nessuno. Vi ho fatto capire in cento modi che non voglio saperne, di voi.
Giorgio - Me l'avete fatto capire troppo.
Elena - Troppo?
Giorgio - Questa smania di mettere sempre tra voi e me dello spazio, della gente estranea, dei muri, una prova del vostro timore.
Elena - Che timore?
Giorgio - Quello di trovarvi a faccia a faccia con me: di dovermi ascoltare, di dovermi parlare...
Elena - un anno che la vostra persecuzione continua.
Giorgio - Esattamente. Tenete un diario? No. I diari li tengono le giovinette o le donne sole. Le signore maritate, mai. Ed un laccato. In quel diario avreste potuto segnare giorno per giorno, ora per ora, tutti i modi che io ho cercato per starvi vicino almeno un minuto, per vedervi: per respirare nella vostra atmosfera. E forse avreste potuto anche segnarvi le reazioni che questa insistenza, esagerata, lo ricono sco, al giorno d'oggi, aveva sull'animo vostro...
Elena - Nessuna.
Giorgio - Non mentite.
Elena - Nessuna. Se non forse di noia, spesso.
Giorgio - Debbo ritornarmene via dunque? Non ho nemmeno disfatto le valigie, non ho neanche da cambiarmi.
Elena - Ve ne sarei grata.
Giorgio - Siete fedelissima.
Elena - Non so. La verit che voi mi siete indifferente.
Giorgio - E se io vi dicessi invece che un giorno noi saremo amanti? Che riderete di queste vostre parole?
Elena - Risponderei che siete pazzo e che dovreste farvi curare.
Giorgio - Per avete ciato un piccolo morso al vostro labbro inferiore.
Elena - Quando?
Giorgio - In questo momento: appena pronunciate le ultime parole. Un piccolo morso per punire il vostro labbro d'aver lasciato sfuggire una frase inutile, assurda e che non sarebbe stata neanche l>ella se non l'aveste pronunciata voi.
Elena - Ma insomma che cosa posso lare per sfuggirvi? Per non vedervi pi? Per non sentire pi la vostra voce? Per non aver pi su di me i vostri occhi indagatori ironici, come se veramente io volessi nascondervi qualcosa e voi sapeste benissimo che non vero?
Giorgio - Nulla.
Elena - Cosa?
Giorgio - Non potete far nulla. Perch io non sono pi una cosa estranea, staccata da voi: io v'appartengo di gi, come voi appartenete a me. Se voi voleste capire questa verit che cos semplice sareste meno caparbia, meno crudele con voi stessa e con me.
Elena - Se fosse vero, io vi cercherei invece di andare, sempre, pi lontano che posso.
Giorgio - Andate lontano, s, ma con la speranza che io vi raggiunga, per avere una prova di pi e accumulare tante giustificazioni quante basteranno per soffocare quelli che voi chiamale rimorsi e che temete possano venire a turbarvi, dopo.
Elena - Non vero: quando sono entrata in questa stanza, eravate l'ultima persona voi che mi sarei aspettata d'incontrare.
Giorgio - Ma la mia presenza non vi ha stupita. Perch intimamente avevate la persuasione che prima o poi vi avrei raggiunta. Voi sapevate che vi cercavo e che se non mi riusciva per qualche giorno scoprire il vostro rifugio, prima o poi ci sarci arrivato. Come infatti avvenuto. E sapete come?
Elena - (lo fssa, intenta, curiosa)
Giorgio - Nel modo pi impensato. La marchesa, scrivendomi per invitarmi, parlandomi dei suoi ospiti, ha latto incidentalmente il vostro nome. E vi do la mia parola che la marchesa non aveva il menomo sospetto. Non era dunque destino che io dovessi trovarvi dove meno vi credevo?
Elena - Dunque vero che mi amate?
Giorgio - Non son qui a dimostrar velo?
Ei.ena - E se mi amate non potete dedicarmi un sacrificio, sia pur grande?
Giorgio - Il sacrificio che state per chiedermi va oltre le mie forze; non posso fare una promessa che sicuramente non manterrei.
Elena - Non Io credo. Se io vi scongiurassi di lasciarmi stare, voi lo fareste.
Giorgio - No.
Elena - Neppure se mi vedeste piangere?
Giorgio - Meno che mai. Avrei la prova sicura del vostro amore. E proprio allora dovrei rinunciarvi?
Elena - Quand'c cos, domani io partir. Torner a casa mia.
Giorgio - Partir anch'io.
Elena - Spero che non vorrete seguirmi fino in casa mia.
Giorgio - No; ma bisognerebbe che non usciste pi, che vi votaste a una specie di clausura.
Elena - Son capace di farlo.
Giorgio - Ma via! Come potreste giustificare questo cambiamento repentino?
Elena - Mi riuscir. E se no, dir tutto a mio marito.
Giorgio - Ah. Elena - Mio marito buono. uno spirito delicato. Capir. Trover lui il modo di salvarmi.
Giorgio - Ci metterete l'uno contro l'altro.
Elena - Non gli dir il vostro nome.
Giorgio - Ma, se appena un uomo, mi cercher. Ed io non son tipo da nascondermi.
Elena - Siete spietato.
Giorgio - Ma via! Smettete di giocare a na-scondercllo con la vostra coscienza! Chiudete gli occhi, e con questo credete d'essere sfuggita al pericolo. Ma quale pericolo? Voi siete giovane, sana: come potete vergognarvi dell'amore, quasi che fosse una malattia?
Elena - Basta, basta.
Giorgio - Se dite cos, e segno che la misura colma: che sapete benissimo come tutti i vostri sforzi ormai siano inutili. Ho penato un anno intero, lo avete visto.
Elena - E io? Io non ho penato, vero?
Giorgio - Ebbene, abbiamo, avete lottato abbastanza, ma l'amore stato pi forte di noi...
Elena - Cosa dite?
Giorgio - Stanotte...
Elena - (cori spavento) Stanotte?
Giorgio - ... Vien gente. Ho bisogno di parlarvi ancora. Stanotte verr da voi.
Elena - No!
Giorgio - ... nel vostro salotto. Mi accoglierete come un amico. Niente di pi. Vi prometto che sar rispettoso. Ve lo prometto. Dovete credermi. Baster che non chiudiate a chiave...
Elena - No!
Giorgio - Ed io sono sicuro di s. Lo farete. Voi stessa capite che e necessario. necessario dirci tutto. Poi, se non sarete convinta, se non vi sentirete in pace con la vostra coscienza, me ne andr. Giuro che vi lascer tranquilla. Dovete credermi. Elena.
La marchesa - (entrando) Fra poco avrete i vostri biscotti. Ma, inutile che sguiti a farvi la descrizione dei mici ospiti, Giorgio. Vengono qua.
(Le due porte del fondo si spalancano, nutrano Elisa Albani, Veronica Mori-Stalli, Fulvio Chiarini, Gino Scarlatti, Amedeo Amari).
Amari - (bell'uomo: tipo di filibustiere: quarant'anni) Trasportiamo le nostre tende di qua. Comincia a far fresco in terrazza.
Gino - (d'un'eleganza un po' passata) D piuttosto che di qua speri d'essere pi fortunato.
La marchesa - Perdete, Amari?
Gino - Gi, un bel fatto.
Amari - Bello poi!
Gino - Vince Veronica.
Veronica - (donna un po' grassa, vistosa, piuttosto volgare) Che cancan per millecinquecento lire! (Accende un avana).
Elisa - (giovane sventata gaia) Ohi, ricordati che siamo in societ, noi due.
Veronica - Un momento: hai una piccola partecipazione agli utili, purch tu stia zitta; se no cominci a chiacchierare e a distrarre tutti.
Elisa - Chiacchierare io?
La marchesa - Elisa, venite qui, vi presento Giorgio Zccari.
Elisa - (d'un fiato) Giorgio Zccari? Il grande sportman? Ah, come sono felice. Che spavento l'ultima volta... dove fu... a Monza? S a Monza, quel ritorno di fiamma... Per poco Barbara Page (proti. Peg) non svenne. Sapete che Barbara e innamorata pazza di voi?...
La marchesa - (interrompendola) E dice che non apre mai bocca!
Elisa - Che ho detto? Ho fatto una gaffe? Sapete, pare che io non possa parlare senza fare una gaffe.
Giorgio - (sorridendo) No, nessuna gaffe.
Elisa - Meno male.
La marchesa - (a Veronica) Giorgio Zccari: il nostro grande corridore. Dilettante. Zccari un signore. Veronica Mori-Stalli: la celebre letterata.
Veronica - Un momento. Un momento. Io sono una scrittrice. C' una bella differenza. La letteratura, ohib! Siamo ignoranti...
Giorgio - Ma figuratevi! Pi ignorante di me...
Veronica - ... e avremo l'arte nuova, finalmente. Io non sono una letterata, no. Scrivo perch Dio lo vuole.
Elisa - (piano) Ora la colpa di Dio!
La marchesa - Ha anche ricevuto un premio ultimamente.
Veronica - Un premio?
Elisa - Anzi, tutte le tue opere sono state premiate, vero?
Veronica - Tutte. E la prossima volta bisogner che rifiuti, altrimenti i colleghi...
Elisa - Rifiutare? Non potrai, cara, non potrai...
Veronica - Perch?
Elisa - Ci sono tanti premi! Se vi mettete a rifiutarli, mi dici cosa ne fanno?
Veronica - Pazienza, allora: mi sacrificher.
Elisa - Ecco, brava: sacrificati.
La marchesa - (continuando le presentazioni) Fulvio Chiarini, Gino Scarlatti, Amedeo Amari...
(Gli uomini si stringono la mano. Intanto un servo avr disposto verso il fondo il tavolo da giuoco. Quindi il maggiordomo, seguito da un altro servo recante una guantiera d'argento con su un servizio da liquori, avr cominciato a fare il giro degli ospiti).
Amari - Previsioni per Indianopolis?
Giorgio - Meglio non farne: si potrebbe anche azzeccarla.
Scarlatti - Correrete voi ?
Giorgio - No.
Fulvio - Correrete a Monza?
Giorgio - Per forza. Sono impegnato.
Giustino - (a Fulvio) Whisky, come al solito?
Fulvio - S, poco seltz. Posate l. (ndica il tavolo da giuoco).
Gino - (a Giorgio) Giocate a bridge?
Giorgio - N a bridge, n a poker... e neanche a scopone.
Elisa - Che fortuna! Farete compagnia a noi. (a Giustino) Roba dolce: Chartreuse.
Giorgio - No: sarete voi che la farete a me.
Veronica - Sarebbe a dire? (a Giustino) Cognac.
La marchesa - Ma s: Giorgio fatto cos. Non sembra, ma un miso... mi So...
Elisa - (sventatamente)... misogallo.
Scarlatti - Cosa?
Elisa - Oh Dio, che ho detto? Una cosa sconveniente? (// Veronica) Che cos' questo misogallo?
Veronica - Non saprei. Non ricordo.
Scarlatti - Qualcosa dell'Alfieri, no?
Veronica - No, non credo.
Giorgio - Dunque io sarei un miso...
Veronica - (con un lampo di genio) Un misgino?
La marchesa - Questo poi no: anzi, tuttaltro.
Giorcio - Grazie.
Amari - Allora, un misntropo.
La marchesa - Nemmeno. Oh lui non come Fulvio Chiarini. (Lo indica).
Fulvio - (si seduto nel fondo, al tavolo da giuoco, solo: in compagnia del suo whisky. un giovanotto un po' funebre: sperduto nelle nebbie di una leggera e perpetua ebrezza).
Giorgio - Pagherei a sapere allora che razza di miso sono io.
Elena - Diciamo che e un uomo mi... mi... mi... sterioso.
La marchesa - un uomo abituato a fare il comodo suo, ecco.
Gino - Oh beh, noi tutti qui facciamo il comodo nostro.
Elisa - E per questo ci si viene (Spalancando gli occhi, pentita) Oh!
La marchesa - Ma s, ditelo pure. Del resto e il mio grande segreto: lasciare che gli ospiti siano liberi, come in casa propria (a Giustino) Al signor Zccari, marsala con biscotti. Subito, vero, Giorgio? (Giorgio fa cenno di s).
(Dopo un poco Giustino che intanto sar andato dall'uno all'altro, sentendosi rispondere: cognac, chartreuse, Rimmel, ecc., torner servendo a Giorgio marsala e biscotti. Poscia si ritirer in un angolo e fissando a una a una le persone, prender appunti su un taccuino).
Giorgio - Ora ho fatto la conoscenza di tutti, credo.
Elisa - Ma che dite? Manca il personaggio pi importante.
Gino - Grazie per gli altri.
Elisa - (col solito gesto) Oh!
La marchesa - Non il pi importante: il pi strano.
Elena - Al solito, avete rimediato bene la gaffe di Elisa.
Giorgio - E chi costui?
Amari - Potete togliervi la curiosit: eccolo.
(Da una delle porte laterali entra /'Estraneo. un uomo su la cinquantina: porta soprabito cappello bastone: attraversa la scena facendo un breve cenno del capo, sale la scala, scompare).
Giorgio - (appena l'Estraneo scomparso) E chi ?
La marchesa - Si chiama Dhovery.
Giorgio - Come?
Elisa - Come il plurale di dovere.
Giorgio - Ah. Giustino (contemporaneamente a uno dei servi) Che cosa ha preso il 14? Cognac o charteuse?
Il servo - Cognac. (il maggiordomo segna).
La marchesa - Dhovery, gi. Per il suo nome finisce con la y greca, e tra la D e la o, non si sa perch, mette un'acca.
Giorgio - E con questo?
Elisa - Ma un uomo straordinario.
Veronica - nato nel Turkestan.
Giorgio - Straordinario per questo?
Elisa - No, ma perch quando incontra uno lo fissa in modo inquietante. Forse non avete avuto il tempo di notarlo voi, ma ha degli occhi acuti penetranti indagatori, animati da un fuoco che si direbbe diabolico.
Giorgio - Uhm, mi fate aggricciare la pelle!
Elisa - Eppoi, non parla mai. Non ha mai rivolto Ja parola a nessuno, da che qui.
La marchesa - Prego: una mattina, mi ha detto Giustino, ha chiesto dell'acqua calda... (al maggiordomo) Non vero, Giustino?
Giustino - (che ha seguitato a prendere ap punti, alzando la testa) S, signora marchesa. La macchina centrale non funzionava.
Giorgio - E non ha mai pronunciato altre parole?
La marchesa - Mai. Forse il buongiorno e la buonasera li d: muove un poco le labbra. Ma le parole non si percepiscono. (Nel frattempo Amari, Chiarini, Veronica si sono seduti al tavolo da giuoco. Fulvio ha cominciato a distribuire le carte).
Giorgio - (che rimasto qualche attimo silenzioso) Scommetto che io arrivo a farlo parlare?
La marchesa - Non c' riuscita nemmeno Elisa, che tutto dire.
Elisa - E s che gli ho fatto anche un po' la corte.
Giorgio - Ah s? E come?
Elisa - Per tre giorni mi son messa a leggere nel parco, vicina a lui.
Giorgio - Ah, e lui?
Elisa - 11 quarto giorno ha mutato posto.
Giorgio - Non c'era che da insistere.
La marchesa - Oh, ha insistito.
Giorgio - Ah.
Elisa - Il sesto giorno non venuto pi.
Giorgio - Non c' dubbio: un uomo di cattivo gusto.
La marchesa - Cominciate subito, Giorgio?
Elisa - Lasciatelo fare. Dopo tanto arriva finalmente un uomo simpatico! (/ giocatori alzano la testa. Elisa, col solito gesto) Un'altra gaffe? Oh! (a bassa voce) Beh, questa l'ho voluta fare.
Giorgio - (alla marchesa) E voi non siete riuscita a sapere altro sul conto suo?
La marchesa - Niente altro.
Elisa - Per me un poliziotto.
La marchesa - E che sarebbe venuto a fare qua?
Elisa - Oh non si sa mai: gli alberghi...
La marchesa - (dall'alto in basso) Questo non un albergo.
Elisa - Ma no, naturalmente. Questo ...
La marchesa - I miei amici lo sanno: questo non un albergo. Avevo questa villa, troppo grande per me: ne ho fatto un luogo di riposo...
Giorgio - ... o quasi.
La marchesa - Non fate l'impertinente, Giorgio. Fortunatamente non tutti i miei ospiti sono come voi. C' anche della gente seria.
Elisa - Il signor Dhovery, per esempio, che non parla mai con nessuno.
La marchesa - Quello non conta.
Giorgio - Al contrario: mi sembra che costui conti molto. Da un quarto d'ora non facciamo che occuparci di lui.
Elisa - Avanti, sentiamo la vostra opinione. Chi pu essere?
Giorgio - Mah! Bisognerebbe almeno che Jo avessi visto bene in faccia.
Elisa - Domani.
Giorgio - Si gi ritirato?
Elisa - Certo. Dopo pranzo una piccola passeggiata fino in paese - tornava ora -; e domattina alle sei, sveglia.
Giorgio - Alle sei? Credo che in faccia io non lo vedr mai.
Elisa - Altra passeggiata...
Giorgio - Ah.
Elisa - Rientra sempre con dei fiori...
La marchesa - Ne ha la camera piena.
Elisa - Saccheggia i giardini dei dintorni.
Giorgio - Allora non un poliziotto.
Elisa - ... posa quei fiori su la sua piccola tavola separata, e durante In colazione odora ora questo ora quello...
Giorgio - Come la famosa farfalletta?
Elisa - Ma lui non mosso dall'appetito.
La marchesa - Tocca appena il cibo. La sera non pranza neanche.
Giorgio - Non ne sarete scontenta.
La marchesa - (scandalizzata) Oh.
Giorgio - Tuttavia mi parso tutt'altro che denutrito.
Elisa - Lo credo. Ha le tasche sempre pieni-di dolciumi.
Giorgio - Come lo sapete?
Elisa - Semina oro e argento sul suo cammino...
Giorgio - Mi metto subito alle sue calcagna.
Elisa - ... ma di stagnola.
Giorgio - E paga regolarmente la pensione?
La marchesa - Non so.
Giorgio - Non lo sapete? Voi?
La marchesa - arrivato una settimana fa. Giustino?
Giustino - Signora marchesa?
La marchesa - Avete dato il conto al signor Dhovery ?
Giustino - E l'ha gi saldato, signora mar chesa. Saldato abbondantemente. Il dodici bis molto generoso col personale.
Giorgio - E nemmeno voi, Giustino, siete riuscito a scoprir nulla sul conto suo?
Giustino - Oh signore! Il personale si disinteressa completamente di queste cose. Non abbiamo tempo. D'altra parte gli ospiti della villa non sono dei clienti... qualsiasi. Da noi tutti sono considerati amici personali della signora marchesa. E ove non diano motivo a lagnanze - ci che pel vero non accade mai - sono liberissimi di fare quello che vogliono. Anche di tacere. Nel caso particolare, il numero 12 bis...
La marchesa - (severamente) Giustino!
Giustino - Chiedo scusa, signora marchesa. (Correggendosi) II signor Dhovery, non solo non ha dato motivo a lagnanze, ma al momento di pagare il conto, cio... volevo dire la piccola nota di spese settimanale, si mostrato vero gentleman.. Che cosa dobbiamo desiderare di pi?
Giorgio - Oh scusate, Giustino.
Giustino - Niente, signore. Altri ordini?
Giorgio - No, grazie.
Giustino - (s'inchina e si ritira).
Giorgio - Un bel tatto. Voi, cara amica, date online di considerare tutti noi come degli ospiti vostri...
La marchesa - Naturalmente. Io offro la mia casa. Non faccio l'albcrgatrce.
Giorgio - Questo stabilito. Ma, scusate, come potete considerare e quindi far con sidcrare da noi come un amico un tale che non sappiamo chi sia, da dove venga, cosa faccia? Noi, su per gi, sappiamo tutti chi siamo. Ma quello chi ? Uno che non parla. Un muro senza aperture. Al di l che c'? Il suo silenzio, come vedete, pu dar luogo a mille supposizioni. Del resto mi meraviglia che la curiosit non abbia spinto queste signore a fare una scorribanda in camera sua.
Elisa - E come no? Elena c' stata.
Giorgio - (a Eiena) Ebbene?
Elena - Della Mancher comune, ma in or dine, degli abiti con l'etichetta di sarti diversi.
Giorgio - Quali sarti? Non sarebbe diffcile allora...
Elena - Non sarti di nome: mi sono espressa male. Magazzini. Abiti belli e fatti, in somma; comprati un po' da per tutto: a Milano, a Parigi, a Roma, a Londra..
Giorgio - Carte?
Elena - Nessuna.
Giorgio - Lettere?
Elena - Non ne riceve. Non ne ha mai ricevute.
Giorgio - Fotografie? Di quelle che ciascuno porta con se, viaggiando, che si posano sul comodino, prima ancora di vuotar la valigia?
Elena - Nessuna.
Giorgio - Che fuma? Sigari? Sigarette? Pipa ?
Elena - Non fuma.
Giorgio - Che legge?
Elena - Giornali, molti giornali.
Giorgio - Colore politico?
Elena - Tutti i colori.
Giorgio - Di che nazione?
Elena - Tutte. Perfino greci, perfino turchi.
Veronica - Gi: nato nel Turkestan.
La marchesa - Ma no: che c'entra?... che ne pensate voi, Giorgio?
Giorgio - Quello che ne penso io non ha importanza. L'ho appena intravisto, (a Elena) Piuttosto voi. Che ne pensate?
Elena - Elisa v'ha parlato del suo sguardo. l'unica cosa viva della sua persona. Indubbiamente. Ma io non vi trovo nulla di diabolico. lo sguardo ardente di un uomo che consuma dentro di s quello che non pu esprimere.
Giorgio - S, ma chi sarebbe, secondo voi?
Elena - Non quello che temono gli altri.
La marchesa - E che cosa temerebbero., gli altri?
Elena - (riprendendosi) Nulla, certo... Ma non si pu negare che quando si siede a tavola nella sala da pranzo, la conversazione subisce un arresto: passa un senso di gelo: se qualcuno faceva delle confidenze le rimanila a un altro momento. Insomma quell'indivduo tra noi, veramente, un estraneo.
La marchesa - Nessuno per pu temere qui la presenza d'un estraneo.
Elena - No, no...
La marchesa - Il disagio naturale: creato sopratutto dal suo mutismo.
Elisa - No: creato soprattutto da quello che v'e di singolare nella sua persona, nei suoi gesti e, ripeto, nel suo sguardo.
Giorgio - Ma insomma, signora, secondo voi chi pu essere?
Elena - Ma scusate, si alza presto: va per la campagna, ritorna con dei fiori, li odora di quando in quando durante il pasto? un vedovo.
La marchesa - Vedovo?
Elisa - Vedovo?
Veronica - Perch, poi, un vedovo'
Elena - Perch lo scapolo, per abitudine, si interessa alle donne, a tutte le donne. Lo scapolo con l'immaginazione le fa tutte sue. Il vedovo, che ha amato, dinanzi a s vede quella, sempre quella.
Giorgio - Siete profonda.
Elena - No, sono civetta. E cerco di giusti ficare il suo disinteresse per noi.
La marchesa - Temo invece che siate una grande sentimentale.
Elena - Io non so se sono una sentimentale, ma a volte mi piacerebbe che qualcuno mi raccontasse delle fiabe. E siccome non trovo mai nessuno disposto a contentarmi, me la racconto da me...
Veronica - Hai un temperamento d'artista.
Elisa - Avanti, Veronica, non guastare tutto.
Elena - Per me, dunque, un vedovo. Ebbe un bambino. Pensava di farne un militare.
Elisa - Un militare?
Elena - Si, come fu lui, un tempo. Gioca vano insieme ai soldati. Il bambino domandava sempre: pap, che cos' un affusto, come si fa il presentatami? Collusi d quest'ordine? E questo? E questo:
Giorgio - straordinaria.
Elena - Dtte le dimissioni quando gli mor la moglie, per dedicarsi al bambino. Ma poi gli mor anche il bambino. Rimase solo. E allora perse l'abitudine di parlare.
Giorgio - Se fosse vero, terrebbe delle fotografie sul comodino.
Elena - Le tiene nel portafoglio. Le mette vicino al capezzale soltanto la notte. Con dinanzi i fiori, tutti quei fiori.
Elisa - (scoppiando in una risata strdula) Oh Dio, Dio: troppo buffa.
Elena - Che cosa?
Elisa - Ma s: questa tua storia. Avete sentito come ci ha ricamato su? La moglie il bambino la vita militare... Ah no, mia cara: non questo: quello che ho detto io: un poliziotto. Appuno perch questo non un albergo, ma una pensione privata, di un carattere tutto speciale, appunto per questo la cosa ha dato nell'occhio alla polizia. fi semplice: vogliono sapere che cosa facciamo noi qui.
La marchesa - Nulla di male, grazie a Dio.
Amari - (s' alzato, ha lasciato il tavolo da giuoco, s' avvicinato a Elisa) Davvero? Credete proprio.
Elisa - Ma certo.
Amari - E vi sembra che ci osservi?
Elisa - Quando mio marito fu arrestato, dopo la chiusura della Banca, venne uno come quello. Anzi, l per l mi sembrato la medesima persona.
Amari - La medesima persona?
Elisa - No. Poi me ne sono convinta. Ma l'aspetto, l'aria... Sapete, quell'aria tutta speciale...
La marchesa - Elisa vuole scherzare.
Elisa - (nervosamente) Ma neanche per sogno. Vi pare che scherzerei su una cosa simile?
Amari - (asciugandosi il sudore) Possibile: Possibile?
Elena - Che cosa?
Amari - Un poliziotto. Qui.
La marchesa - Tutte idee di Elisa. Legge troppi libri gialli. Per me una bravissima persona. Capirete, uno che paga regolarmente e non scontenta il personale!
Veronica - (a sua volta; s' alzata) E perch non sarebbe invece un giornalista? Legge tanti giornali!
La marchesa - I giornalisti sono chiacchieroni.
Veronica - Pu essere venuto con uno scopo preciso.
La marchesa - Quale?
Veronica - Osservate da vicino il protesso creativo d'un artista.
Elisa - Un artista? Qui non ce n'.
Veronica - Prego, prego...
Elisa - Ah, te? fi vero, gi. Scusa, me n'ero
dimenticata.
Veronica - Un giornale americano mi annunci l'arrivo di un intervistatore. Pu darsi che, prima d'intervistarmi, costui mi voglia osservare un po'. Sapete bene, questi americani!
Gino - (facendosi avanti) Posso dir la mia:
La marchesa - Sentiamo.
Gino - uno che alle parole preferisce il tacere? Non un fiorentino.
Elisa - Questo si sa[>eva.
Gino - Ma io si che sono fiorentino. E, noialtri, sapete, ai tipi bislacchi siamo avvezzi da secoli. Perci non ce ne curiamo pi. Fate dunque come me.
La marchesa - E voi, Fulvio, non dite la vostra?
Fulvio - ( rimasto solo al tavolo da giuoco. Vicina tiene la bottiglia del whisky) Su che cosa, marchesa?
La marchesa - Ma sul signor Dhovery. Avanti, sentiamo.
Fulvio - Gli esseri umani esercitano su di noi un'attrazione proporzionati agli interessi nostri. Nessun interesse mi spinge verso di lui, nulla pu spingerlo verso di me. Perch dunque occuparmene? Non parla? Gli piacer stare zitto. D laute mance? Vuol dire che generoso, o gli conviene apparir tale, come quasi sempre accade. Son cose che lo riguardano. Per quello che riguarda me, la sua camera e esattamente sopra la mia e con tutto ci, alzandosi alle sei, dico alle sei del mattino, non mi sveglia mai. Ha cinquantanni o poco pi e si contenta di odorare dei fiori. Dunque non insidier mai le mie donne. Ecco perch non ho nessuna ragione per non stimare come si merita il signor Dhovery. (Si versa dell'altro whisky. Beve).
La marchesa - Siete un cinico.
Fulvio - Pu darsi benissimo. Il cinismo , del resto, una forma di dolore. (Ma in questo istante appare in cima alla scala il signor Dhovery, /'Estraneo. Leu tamentc egli scende. S'avvicina a un tavolo, prende una rivista. Siede su una poltrona. S mette tranquillamente a leggere. I personaggi son rimasti immobili, nella stessa attitudine nella quale li ha sorpresi l'entrata dell'Estraneo. Persili Fulvio restato col bicchiere hi aria. L'Estraneo s' immerso nella lettura).
Elisa - (finalmente scoppia in una risata, in una delle sue risate un po' stridule di donnina scervellata. Tutti si scuotono, la guardano stupiti).
L'estraneo - (ha alzato la testa: fissa Elisa).
La marchesa - Che vi prende, Elisa?
Elisa - Oh Dio! Non v'accorgete di quanto siamo buffi?
La marchesa - (con molta dignit) In vita mia non mi sono mai accorta d'essere buffa.
Elisa - Questo silenzio! Il signore avr tutte le ragioni di credere che noi si stesse parlando di cose... di cose che lui non deve sapere.
L'estraneo - (continua a fissarla).
La marchesa - E perch mai dovrebbe crederlo?
Elisa - i\la perch tutti ci siamo ammutoliti... cos.
La marchesa - Ma no, Elisa. Il signore non avrebbe mai potuto fare una supposizione simile. Non vero, signore?
L'estraneo - Certamente, marchesa.
La marchesa - Del resto un po' di meraviglia da parte nostra era naturale, vedendovi qui, tra noi, per la prima volta.
L'estraneo - Ma... io non credevo che fosse necessario...
La marchesa - Oh, no no. Questa una sala comune. E voi avete il diritto di rimanervi quanto volete - come gli altri. Ma qua si vive tutti in una grande dimestichezza, siamo un po' tra amici...
L'estraneo - Oh, capisco, capisco benissimo. E mi scuso. (Fa l'atto d'alzarsi e d'uscire, portando con s la rivista).
La marchesa - Ma no, restate. Anzi, ci fate piacere.
L'estraneo - (siede di nuovo) Grazie.
La marchesa - Potete andare e venire quanto volete.
L'estraneo - Ed io ve ne sono molto riconoscente. Passando con la mia vecchia automobile vidi questa villa meravigliosa, mi prese il desiderio di visitarla e non vi so dire come fui contento quando seppi che, volendo, ci si poteva soggiornare qualche tempo. Mi piacque anche perch, come albergo, era un po' sui generis.
La marchesa - Tuttavia, avrete notato chi-nessuno ha menomamente cercato di turbare il vostro... raccoglimento.
L'estraneo - Ed ho apprezzato moltissimo questa delicatezza. Ma forse io ho turbato abitudini che...
La marchesa - Assolutamente. Volete permettermi di presentarvi...?
L'estraneo - Lo giudicate necessario, marchesa? Suppongo che tutti conoscano gi perfettamente il mio nome.
La marchesa - Non credo.
L'estraneo - naturale. Io sono un estraneo qui. Per forza dovevo attirare su di me un po' di curiosit.
La marchesa - Disgraziatamente vi sono formalit che....
L'estraneo - (interrompendola col gesto) S, s... Ed io son pronto a ripetere il mio nome, per quanto un nome, un semplice nome, dica generalmente ben poco... Che cos' un nome? Ci che la scorza per un limone, la facciata per una casa, la crosta per un mondo. Il mondo che ciascuno porta in s. Ma, lo avrete notato, difficile che due, presentandosi, dicano forte il loro nome: quasi che una specie di pudore li trattenga, o che temano di rivelar troppo di s. come una esitazione sul punto d'iniziare una nuova amicizia, nuove vicende forse... Io, per esempio, di tutte le migliaia di persone che ho avvicinato ne' mici lunghissimi viaggi, quanti nomi riesco ancora a ricordarmi...? Nonostante, se pu bastarvi, ecco qua: mi chiamo Gustavo Dhovery.
Elisa - Non avevo idea d'una presentazione simile.
L'estraneo - Chiedo scusa, ma io sono sempre passato per un originale.
Elisa - Oh, ce n'eravamo gi accorti.
L'estraneo - Davvero? E come?
Elisa - Scusate, uno che in sette giorni apre bocca soltanto per chiedere un po' d'acqua calda!
L'estraneo - Era stato notato?
Elisa - Per forza.
La marchesa - Elisa!
L'estraneo - Ma no, marchesa; anzi...
Elisa - vero che ora state rifacendovi.
L'estraneo - Preferibile il mio mutismo?
Elisa - No, no. Al contrario. Per e strano...
L'estraneo - Che cosa?
Elisa - Oh beh, giacch la conversazione su questo piede...
La marchesa - (piano ad Elena) Sto su le spine.
L'estraneo - Sentiamo.
Elisa - La curiosit femmina. A che dobbiamo l'onore, stassera...?
L'estraneo - Ma semplice: al desiderio di conversare un po' con tutti voi. (Stupore generale).
Elisa - Conversare?
Lestraneo - S. Non vero che io sia un orso. Sono anzi un animale socievolissimo. Vuol dire che i primi giorni, in qualunque luogo mi trovi, io studio, osservo... Se i miei compagni occasionali mi vanno, fo gli approcci necessari; altrimenti, il mio umor nero, strambo, come volete voi, sar l a difendermi.
Giorgio - Come trovata, non c' male.
L'estraneo - Troppo gentile.
Ellna - Dobbiamo dunque accettare le vostre parole come una dichiarazione di simpatia ?
L'estraneo - Non le mie parole soltanto, ma la mia presenza qui.
Elisa - (a Veronica) Comincia a diventarmi simpatico.
Giorgio - Non si pu negare per che siano considerazioni un po' unilaterali.
L'estraneo - Prego prego: io non m'impongo, mai.
Fulvio - (dal fondo) E va bene. Voi ci avete detto il vostro nome. Ma i nostri, di grazia, li conoscete?
L'estraneo - (con un finissimo sorriso) I vostri? Oh gi, i vostri. Permettete, signora Gaddi...? (S' alzato, s' avvicinato ad Elena).
Elena - Come, sapete...?
L'estraneo - (non curandosi dello stupore di Elena) Gustavo Dhovery. (Ella porge la mano automaticamente. Egli gliela stringe) Posso, signora Albani?... (L'Estraneo le ha gi stretto la mano. passato a Veronica). Conosco Vendetta del Dio (Le stringe la mano). Andando per eliminazione voi non potete essere che il notissimo uomo d'affari, avvocato Amari, e voi il turfman celeberrimo, il nobile Scarlatti. (Stringe la mano a tutti e due).
Gino - Mi conoscono in mezzo mondo. Diavolo che non mi conosceste voi.
L'estraneo - (fermandosi dinanzi a Giorgio) Oh! un nuovo arrivato. Ecco la mia presunzione punita. Per i giornali non dovrebbero far mai troppa pubblicit agli uomini celebri: sopratutto agli uomini di sport: li mettono in grado d'inferiorit... quando vogliono fare qualche scappatella. Voi siete Giorgio Zccari o sbaglio? (Gli stringe la mano).
Elisa - Fenomenale!
L'estraneo - (a Fulvio) E voi...
Fulvio - Fulvio Chiarini. Sentite, io son sempre vissuto per conto mio: ho pochi amici, nessun parente, dunque...
Giorgio - Ma, prima di tutto, come avete fatto a riconoscerci a uno a uno...?
L'estraneo - Non c forse un registro degli... ospiti, come ama chiamarci la signora marchesa? Ciascuno non forse libero di sfogliarlo? E se ha appena appena un po' di perspicacia...
Giorgio - Siete curioso, dunque?
L'estraneo - Mio Dio... s. Ed un brutto difetto, lo so.
Giorgio - Bruttissimo. D'ora innanzi ci sembrer di sentir sempre i vostri occhi fissi su di noi e questo francamente...
L'estraneo - Ma sempre ci sono degli occhi fissi su di noi! E il maggiore sforzo che si compie nella vita appunto quello d'ingannare tutti quegli occhi. Per fingerci di versi da come siamo.
La marchsea - Quanto a noi, signore, non abbiamo da ingannare nessuno.
L'estraneo - (sorride).
Giorgio - C' poco da sorridere. Nessuno.
L'estraneo - Ma se prima di tutto cerchia mo d'ingannare noi stessi! Per vederci il meno possibile. Nel timore che i nostri occhi debbano penetrar troppo a fondo! E l'inganno col quale ci presentiamo sempre dinanzi agli altri non che un pallido riflesso di quello che usiamo con noi stessi. fi minimo il tempo, credetemi, che s'im-piega, per esempio, a far del male, in con fronto a quello che si perde per giustifi cario, giacch non si pu occultarlo, dinanzi alla nostra coscienza.
Giorgio - Sia pure. Ma che altri, se non ^ direttamente interessato, s'immischi nei fai ti nostri, questo ci secca maledettamente. Ci mette in una condizione di disagio.
L'estraneo - Ma scusate, pu in coscienza ciascuno di voi negare d'aver fatto indagini e supposizioni sul conto mio? (Tutti tacciono) E allora? Era naturale che anch'io ne facessi sul conto vostro.
Giorgio - Noi. un'altra faccenda! Voi avete fatto di tutto per stuzzicare la nostra curiosit. Col vostro mutismo, col vostro strano modo di fare.
L'estraneo - E chi vi dice che il vostro mo do di fare non sia. per me, altrettanto strano?
Giorgio - Io, che sappia, sono un uomo nor malissimo.
L'estraneo - No.
Giorgio - Oh, prego, prego...
L'estraneo - L'uomo normale non rischia la vita ogni giorno. Voi siete un'eccezione. Nessuno di quanti siete qui, pu dirsi una persona normale... Se mi fosse permesso, potrei di ciascuno mettere in luce il lato singolare... Volete, marchesa?
La marchesa - No, no!
L'estraneo - E voi, avvocato?
Amari - Ma cosa dite?
L'estraneo - (a Scarlatti) Voi ?
Gino - Per carit!
L'estraneo - Mi sembra che sia inutile continuare. Tutti hanno paura.
La marchesa - Oh beh!
L'estraneo - naturale. Una volta che tutti tendiamo a ignorarci.
Giorgio - E anche questa di voler indovinare quello che siamo e quello che non siamo non una prova della vostra curiosit?
L'estraneo - Certo... Ma io, almeno, non sono mai penetrato nelle vostre camere, non ho mai frugato tra la vostra roba...
La marchesa - (offesa) Signor Dhovery!
L'estraneo - Niente di male, marchesa. Alle belle signore si perdona tutto...
La marchesa - (inalberandosi) Ma come...
L'estraneo - La signora Caddi adopra un profumo indimenticabile, marchesa.
Elena - (confusa) Oh io...
L'estraneo - Per carit, signora. Niente di male. E la signora Albani pone tanta grazia nella sua indiscrezione, che non le porto certo rancore d'aver cercato di violare la mia solitudine, diciamo cos... campestre.
Elisa - Credete che...
L'estraneo - Niente di male, signora.
Giorgio - Ma sapete che fareste venir quasi un sospetto...?
L'estraneo - Che sia un poliziotto?
Giorgio - Gi.
L'estraneo - E perch no? (Movimento generale) Scnonch un poliziotto occulta, non svela la propria identit.
Giorgio - Non vi riesce quasi mai.
L'estraneo - Ma tenta ugualmente. Ebbene, io mi sono svelato subito, no?
Giorgio - Fino ad un certo punto.
L'estraneo - Il resto verr, semmai, dopo. Ma ora debbo chiedere scusa e ritirarmi. Ho l'abitudine d'andare a letto presto.
Giorgio - Gi, per alzarvi alle sei.
L'estraneo - Ecco. Vedete? Siete appena arrivato e sapete gi che mi alzo alle sei.
Giustino - (entrando, all'Estraneo) La Gaz zetta della Sera .
L'estraneo - Perch? Non l'avevo chiesta.
Giustino - Lo so, ma ho osservato che il signore la compra ogni mattina...
L'estraneo - Ebbene?
Giustino - La mattina un giornale della sera? Cosi ho disposto che ogni sera, appena arriva...
L'estraneo - Grazie, Giustino. (Giustino si ritira) E anche Giustino ha osservato qualcosa. Dentro di s avr fatto certo anche lui le sue brave supposizioni.
Elena - E giacch la mia non aveva nulla d'offensivo, ditemi una cosa, ve ne prego: vero che siete stato militare, che siete vedovo, che aveste un bambino, vi mor. e ora vivete nel culto di quella memoria?
L'estraneo - M'avete immaginato cos?
Elena - Ho sbagliato, non e vero?
L'estraneo - Forse no. Ed io sbaglio se credo che abbiate una profonda vita segreta?
Elena - Come potete saperlo?
L'estraneo - Non si conosce l'esistenza di certe terre, senza che nessuno vi abbia messo ancora il piede?... Mandano strani messaggi ai naviganti; frutti nuovi, sconosciuti, stormi d'uccelli sperduti... Voi senza volerlo mi avete mandato uno di questi messaggi.
Elena - Come?
L'estraneo - Ma... il modo come mi avete immaginato, come mi avete visto dentro di voi. Io ora so come siete: di colpo avete cessato d'essere il grazioso uccellino svolazzante che avevo ammirato tutti que sti giorni: per un momento vi ho tenuto nella mia mano e miracolosamente ho sentito battere il vostro cuore.
Elena - Credevate che non lo avessi?
L'estraneo - Ora ne sono certo.
Elisa - E noialtre, non abbiamo un cuore?
L'estraneo - Ah signore, signore: sarebbe un'indagine troppo difficile e complicata!
Elisa - Io disgraziatamente temo d'averne fin troppo.
L'estraneo - Non lo escludo, signora, non lo escludo.
Elisa - Non ho mai fatto del male a una mosca.
L'estraneo - A una mosca. Agli altri... potreste giurarlo? Vedete, signori, io ho una mia teoria. Si chiama la Teoria dello Specchio.
La marchesa - E in che consiste?
L'estraneo - semplicissimo. Per me il mondo povero di specchi. Se nel momento preciso che si commette qualcosa che non va bene, si avesse uno specchio a portata di mano, forse ci fermeremmo a tempo. Perch avremmo spavento del nostro volto.
Fulvio - (dal fondo) Ma siccome il mondo povero di specchi...
L'estraneo - Appunto. Gi. E adesso, mi dispiace proprio, ma non posso trattenermi. la mia ora.
Elena - Per una sera...
L'estraneo - Impossibile. Buonanotte. E... a domani, signori. Se il destino vorr farci trovare ancora insieme. Nella nostra vita, saranno pochi giorni: nella vita senza fine dell'Universo, un attimo, meno d'un soffio... Si approda, si riparte, si vive un istante insieme. Perch?... Possibile che il caso ci abbia avvicinati cos, soltanto per separarci, e di tutto questo non resti nessuna traccia? No, non possibile: non avviene mai. Sar un breve segno, ma qualcosa per forza deve rimanere impresso dentro di noi.
Elisa - Ma d, Elena, avevi mai sentito nessuno parlare cos?
L'estraneo - Il vostro stupore non mi meraviglia. Tanti - quelli che non mi conoscono - credono che io voglia atteggiarmi - strano, a cnimmatico, a inverosimile: unicamente per far colpo. Ve l'assicuro, signora, non lo faccio apposta. Son nato cos.
Elisa - Per dovete essere un mezzo mago.
L'estraneo - Se fossi un mago, non vorrei esserlo a mezzo.
La marchesa - E allora, fatemi il piacere, signor Dhovery, dissipate quest'aria che sa di zolfo e di bruciaticcio.
L'estraneo - Il puzzo di zolfo e di bruciaticcio qualche volta pu farci desiderare di uscirne fuori e nel fumo pu succedere di intravvedere paesaggi casti e sereni. Pu nascere in noi il desiderio di raggiungerli.
La marchesa - Sar, ma noi ci contentiamo dei luoghi dove siamo vissuti fino ad ora. Ce ne siamo trovati benissimo.
L'estraneo - Quand' cos, scusate. Per... Chi sa?... Vedremo!... (Egli ha raggiunto la scala, l'ha salita. I personaggi son rimasti a guardarsi l'un l'altro. L'estraneo, prima di scomparire ripete) Buonanotte.
La marchesa - (dopo un attimo, correndo alla finestra) Uff! Aria! Un po' d'aria.
CALA LA TELA
ATTO SECONDO
Nella medesima stanza, l'indomani mattina. (La marchesa, Elisa, Veronica, Giorgio, Fulvio, Gino, Amari: chi in veste da camera, chi in pigiama. evidente che tutti si sono alzati dal letto in fretta e furia e sono venuti qua cos come stavano. Uno fuma, l'altro finisce di bere la sua tazza d caff).
Elisa - Si fa presto a dare della pazza a una persona. Come debbo ripetervi che ho sentito distintamente?
Veronica - Non era una buona ragione pei svegliarci tutti cos. Ho lavorato fino a tardi, stanotte: ho scritto una novella intera.
Giorgio - Che s'intitola?
Veronica - Calamit.
Giorgio - A proposito.
Elisa - Tocca ferro.
La marchesa - (sbadigliando) Le otto e mezza! Ecco la mia cura andata alla malora, stamani.
Elisa - E allora io, che non ho dormito in tutta la notte?
Gino - Che esagerazioni!
Elisa - In tutta la notte, sicuro. A un certo momento mi sono svegliata di soprassalto e non sono stata pi capace di chiuder-occhio.
Fulvio - Ma infine, si pu sapere che cosa avete sentito?
Elisa - Ah gi! Voi arrivate sempre con l'ul timo baule.
Fulvio - Ammetterete che ci voglia un po' di tempo per raccapezzarsi. Uno dorme, tranquillo. Ohi, sveglia. Scendete. Neanche se fosse andata a fuoco la casa. Allora?
Elisa - (a Fulvio) Siete sonnambulo?
Fulvio - Io? Credo di no. Perch?
Elisa - Non v'aggirate la notte pei corridoi? Non vi fermate dinanzi alle porte chiuse, per cercare d'indovinare quello che avviene al di l?
Fulvio - Potr anche darsi. Io per non l'ho mai saputo.
Elisa - Ebbene, stanotte ho udito dei passi cauti felpati leggerissimi avvicinarsi alla ma porta. Ho sentito distintamente il pavimento scricchiolare. Poi, dopo un po', si sono allontanati nella stessa maniera.
Fulvio - E voi non soffrite per caso d'allucinazioni?
Elisa - Ah beh!
Giorgio - Ha ragione lui. Ma scusate, signora: se aveste sentito una mano posarsi su la maniglia, se la vostra porta fosse stata in qualche modo forzata, si capirebbe il vostro spavento; ma in questo modo... Che gusto pu provare uno a girare pei corridoi, diciamo cos... platonicamente?
Elisa - E chi vi dice che sul pi bello non sia stato disturbato...
Amari - Perch no?
Elisa - ... e obbligato a tornarsene in fretta e furia in camera sua?
Veronica - Una cosa per non arrivo ancora a capire: con che scopo si sarebbe ino! irata fino alla tua camera, la persona che sospetti?
Elisa - Ma allora tu non conosci mio marito! Tu non sai fin dove pu giungere la sua gelosia. Da uomini e anche da donni-mi son vista seguire, io!
Fulvio - Generalmente le spie di quel genere si reclutano fra tutt'altra gente.
Elisa - Questa volta Amedeo pu aver voluto giocare d'astuzia: servendosi d'uno che della spia non avesse nulla.
La marchesa - Che fantasia!
Gino - Ed per dirci questo che ci avete svegliato all'alba?
Elisa - Le otto!
Gino Potevate aspettare l'ora della colazione no?
Elisa - No. Avevo bisogno di sapere subito se stanotte qualcuno di voi s'era spinto fino al mio corridoio... che piuttosto appartato.
Fulvio - Beh, ora sapete che tutti abbiamo dormito saporitamente, o quasi. Volete altro?
Amari - Un momento, scusate. I timori della signora Albani non mi sembrano del tutto infondati. Indubbiamente quell'uomo non uno qualunque. E mi appaga solo in parte la spiegazione che si tratta d'un originale. Perch quell'originalit non sarebbe una maschera, un atteggiamento: qualcosa che gli serve a coprire la sua vera identit e i suoi fini reali? Non si pu negare che una singolare suggestione quell'uomo la eserciti. La sua presenza ci mette a disagio. Ed io vi sfido a smentirmi. (Dopo un momento) E allora... visto che siamo tutti d'accordo, preghiamo la marchesa di liberarcene.
La marchesa - Ma cosa dite, Amati? Come posso mandar via di punto in bianco uno che paga regolarmente, che in fondo non d noia a nessuno?
Gino - Accidenti! Ci fa alzare a quest'ora!
La marchesa - E se siete un branco di paurosi, io non so proprio cosa farci.
Amari Andiamo andiamo. Qui non si tratta d'aver pi o meno paura. Qui si tratta di tornare a vivere in pace, tra amici, come siamo stati finora.
La marchesa - Ma non capite che mi chic dete una cosa semplicemente assurda? Co me potrei trovare un pretesto? Ha fissato l'appartamento sino alla fine del mese e bisognerebbe che mi rimangiassi la parola.
Amari - E allora ho una gran paura che dovrete adattarvi a un'altra soluzione.
La marchesa - Cio?
Amari - Chi non si trova pi bene se n'andnV
La marchesa - Ah! un ultimatum bello e buono.
Amari - Chiamatelo un po' come volete.
Elisa - Ma scusate, e la logica conseguenza della vostra ostinazione.
La marchesa - Sciocchezze, cara Elisa. Se veramente una spia di vostro marito, aspettatevi di vederlo ricomparire in qualunque altro luogo andiate.
Elisa - Ed io sono anche capace di farlo arrestare.
La marchesa - Avete delle prove? O non sono tutte supposizioni vostre? Del resto, se vostro marito ha questo brutto vizio difficilmente glielo potrete levare; e se non sar lui, sar un altro. Ma rassegnatevi a star sempre sul chi vive.
Elisa - Facessi qualcosa di male, pazienza!
Amari - Riconoscete per che quell'individuo dotato, come dire? d'una forza magnetica...
La marchesa - In un certo senso, s.
Amari - ... alla quale difficile sottrarsi?
La marchesa - ... s.
Amari - Saprete allora che certa gente riesce ad ottenere quello che vuole da chi cade sotto il suo potere.
Veronica - Tutto quello che vuole? Ah mio Dio!
La marchesa - Segreti?
Fulvio - Oh, c' chi stato spinto perfino al delitto.
Elisa - Che spavento!
Amari - Senza giungere a queste esagerazioni, se veramente quell'uomo avesse un tale potere, nessuno di noi sarebbe forse pi padrone dei propri atti o, almeno, delle proprie parole.
Elisa - Si direbbe... tutto?
La marchesa - (dopo aver riflettuto un istante) Scusate, scusate... Mi sembra che ci sia contraddizione.
Amari - Contraddizione?
La marchesa - Ma s. Prendiamo il caso di Elisa. O quell'uomo una spia qualunque con una maschera ila ciarlatano e allora tutto va bene...
Elisa - Non va bene per niente.
La marchesa ... Elisa ha infatti udito di stintamente dei passi nel corridoio e forse forse una presenza estranea contro la sua porta...
Elisa - Come ora sento voi.
La marchesa - ... O un uomo veramente dotato di |>otere taumaturgico, e perch, scusate, non avrebbe... che so... ipnotizzato Elisa e non si sarebbe avvicinato con tutta tranquillit alla sua camera per accertarsi che vi dorme sola; oppure, meglio ancora: perch non avrebbe per via di suggestione
provocato una confessione pura e semplice da parte della presunta colpevole?... Basterebbe, mi sembra, ragionare in questo modo, per veder crollare tutte le vostre ipotesi come castelli di carte.
Veronica - Siete meravigliosa: tutta una montatura. Riconosciamolo una volta per sempre. E torniamo ciascuno in camera nostra. Il signor Dhovery non niente di pi d'un originale. E quanto alla sua identit, io sola so chi ...
Tutti - (attendono, ansiosi)
Veronica - ... E un giornalista, venuto apposta per me.
Tutti - Oh!
Elena - (vestita di tutto putito: elegantissima nel suo abito da mattina, appare)
Giorgio - Finalmente!
Elena - Buongiorno. Ancora tutti qua?
La marchesa - Ecco una che non si scompone
mai.
Elena - Soltanto perch io sono stata la prima vittima d'Elisa. E entrata in camera mia alle sette, pensate! Beh, a che conclusioni siete giunti?
Giorgio - Siamo al punto di prima.
Elena - Era lui o non era lui?
Giorgio - Chi sa?
Gino - (a Elisa) E se quell'uomo vi amasse? Se avesse voluto drvelo in segreto, nel cuor della notte?
Elisa - Peggio che mai.
Amari - Scusate, mi sembra che la questione una volta di pi si sposti... Quella della signora Albani pu anche essere stata una allucina/ione...
Elisa - Prego, prego...
Amari - Ma naturale: tutti iersera ci siamo ritirati con l'impressione ancora viva della visita inopportuna di quell'individuo. Era naturale che voi, col vostro sistema nervoso, foste la pi scossa... Ma che significa questo? Che la presenza di costui non desiderabile: che in un modo o nell'altro bisogna liberarcene...
Elena - Dov' ora?
La marchesa - Fuori, credo: per la solita passeggiata... Ah no. Eccolo.
L'estraneo - (entrando) Buongiorno, signori. (Porta soprabito cappello bastone: fieri da fuori) Gi tutti alzati?
La marchesa - E voi, gi di ritorno dalla vostra passeggiata ?
L'estraneo - Piove.
Tutti - Piove? Oh che noia! Questa non ci voleva.
L'estraneo - Guardate (accenna i grandi usciali, su la terrazza).
Tutti - Oh!
L'estraneo - Una ili quelle pioggerelle fini silenziose implacabili che posson durare anche una settimana.
Giorgio - (cogliendo la palla al balzo) Immagino che voi scapperete.
Lestraneo - No no, anzi!... Prima di tutto nella giornata vi saranno certo delle pause: eppoi a me la campagna, sotto un cielo piovoso ammorbidita dalle mille gradazioni del grigio piace infinitamente. E a voi?
Tutti - No! Affatto! Per carit! Non me ne parlate! Ma cosa dite?
L'estraneo - Allora vedremo fuggir voi.
Elisa - probabile.
L'estraneo - Peccato!
Elena - Come, non amate la solitudine?
L'estraneo - S, ma... popolata.
Giorgio - Ci avete domandato come mai s'era gi tutti in piedi, a quest'ora?
L'estraneo - Gi. Mi parsa una cosa piuttosto strana.
Giorgio - Ebbene, per causa vostra.
L'estraneo - Mia?
Giorgio - Figuratevi che la marchesa ci ha riuniti per avere un consiglio.
L'estraneo - Ah.
Giorgio - Stanno per giungere degli amici che gi da tempo avevano prenotato il vostro appartamento e che pareva non dovessero pi arrivare.
L'estraneo - Guarda guarda...
Giorgio - Potete immaginarvi l'imbarazzo della marchesa.
L'estraneo - Capisce;. Capisco. Vuol dire che me n'andr... (.7 tutti s'allarga il cuore)... in un altro appartamento pi pccolo, pi modesto. E un sacrificio che faccio volen tieri, per la signora marchesa. (S'inchina profondamente).
La marchesa - Se la cosa fosse cos semplice, io stessa non avrei esitato a pregarvi di... Ma disgraziatamente appartamenti liberi non ce ne sono altri.
L'estraneo - Ahi ahi! Allora siete voi che mi mettete nella condizione di non potervi fare questo piccolo favore... Ma ora, con permesso... La pioggia mi ha preso poco dopo il paese. Debbo cambiarmi... (Aveva gi cominciato a salire la scala. giunto in cima. scomparso nel silenzio generale).
Giorgio - Macche! P. pi attaccato d'un'o-strica.
Amari - Quello non se ne va, neanche a cacciarlo via con la scopa.
La marchesa - lo non so proprio cosa fare.
Amari - Ah ah. ora anche voi vorreste liberarvene?
La marchesa - Se credete che mi taccia piaciere averlo per casa. Eppoi mi avete talmente suggestionalo!
Elisa - Non star l ad ascoltare, per caso?
Giorgio - Guardo io, salendo in camera mia. (Sale, scompare).
La marchesa - ... se fosse venuto per mettere il naso nei miei interessi, prenderebbe un bel granchio. (Va su e gi per la stanza concitatamente). Qui si giuoca un po' forte, lo ammetto. Alla fin dei conti siamo tra amici o conoscenti.
Amari - Qualcuno avr parlato: i maligni sono tanti!
La marchesa - Oh state un po' zitto voi. Che se ho allargato la cerchia dei mici amici stato proprio perch voi me lo avete consigliato. E le mie imprudenze le debbo soltanto a voi.
Amari - Mi rimproverate, quando a me dovete tutto.
La marchesa - lo non rimprovero nessuno: dico soltanto che gli atti d'audacia non vanno bene, in certi casi. Voi siete abituato con le vostre societ anonime dove-fate quello che volete. Ma qui, in questa nostra piccola societ, si doveva essere pi prudenti.
Amari - Vi prego, vi prego...
La marchesa - E tutte le paure vi vengono ora, perch vi trovate davanti a questo individuo che non si sa chi sia.
Fulvio - Perch lo avete accolto?
La marchesa - Si presentato come un turista che voleva visitare la villa. In questi casi, io spalanco le porte. Per non dare sospetti, l'oi, saputo che era d'una specie di pensione, ha chiesto di rimanervi. Ho creduto che si trattasse di pochi giorni. Aveva un'apparenza cos bonaria!... Ora, mandarlo via non si pu: sarebbe un errore. E non soltanto per me.
Fulvio - Infine io, sapete...
La marchesa - Non fate tanto l'indifferente, voi che vi sentite scottare pi degli altri.
Fulvio - Se volete alludere ai mici piccoli guai di borsa!
La marchesa - Non soltanto a quelli. Fareste meglio a bere meno la sera.
Fulvio - (allarmato) Perch? Cos'ho detto?
La marchesa - Nulla, nulla!
Gino - Ma scusate, marchesa, avete ragionato cos bene, poco fa.
La marchesa - Avete ragione. stupido perdere la testa, cos. Bisogna star calmi. E riflettere. Io, intanto, vado a mettermi in ordine. E voi sar bene che facciate altrettanto. Non restiamo qua tutti. Sembra che si complotti chi sa che.
Amari - Avete ragione.
Tutti - (si muovono per uscire e intanto, con fusamente)
Elisa - Andarcene, andarcene via alla svelta.
La marchesa - Restare anzi. E non dargli, in ogni caso, il menomo appiglio.
Veronica - Ma naturalmente.
La marchesa - Voi, Elena, che fate?
Elena - Volevo uscire, ma piove. Resto qui a leggere. (Gli altri escono. Ella prende un libro, l'apre a caso. Ma non legge. assorta).
L'estraneo - (appare al sommo della scala. Scende. I suoi passi non fanno alcun rumore. Si piega un poco su la spalla di Elena, senza che ella se ne accorga). Buongiorno, signora. Elena (si scuote. Balza in piedi)
L'estraneo - Vi ho spaventata?
Elena - Un po' lo confesso. Non vi avevo sentito venire.
L'estraneo - Che leggete?
Elena - Ma...
L'estraneo - (capovolgendo il libro) Cos. Era alla rovescia.
Elena - Oh!
L'estraneo Non leggevate?
Elena - ... no.
L'estraneo - E allora?
Elena - Non so.
L'estraneo - Sogni, al solito?
Elena - Al solito? Che ne sapete voi. di me?
L'estraneo - Vi dimenticate che per pi d'una settimana io ho avuto modo d'osservarvi.
Elena - S? Non me ne sono accorta.
L'estraneo - Lo so. F, so anche il perch
Elena - Perch?
L'estraneo - Perch avete sempre sognato. Cos. Come ora. Come sempre.
Elena - E avete saputo anche indovinare i miei sogni
L'estraneo - Mah!
Elena - Allora e vero?
L'estraneo - Che cosa?
Elena - Quello che dicono tutti...?
L'estraneo - (sorridendo finemente) O che tutti temono? Debbo rivelarvi il mio segreto?
Elena - Non vedete che muoio dalla curiosit?
L'estraneo - ... vi avevo sentito parlare con gli altri. Per una settimana mi sono nutrito, letteralmente, delle vostre parole.
Elena - Oh le parole che si dicono agli altri!
L'estraneo - Ma io le sceglievo a una a una: le guardavo controluce: ce n'eran di quelle che restavano opache, vero; ma ce n'erano anche di trasparcntissimc. Ed eran quelle che io infilavo poi come leggerissime collane, per sentirle tintinnare, e infatti avevano i toni pi delicati della vostra voce.
Elena - Sareste per caso innamorato di me?
L'estraneo - Perch me lo domandate?
Elena - Perch mi dite cose da innamorato.
L'estraneo - ... no, signora. Io non sono innamorato di voi.
Elena - E allora perch mi parlate cos?
L'estraneo - Perch iersera mi piacque in finitamente l'immagine che disegnaste di me.
Elena - E rispondeva al vero?
L'estraneo - Che importa, se per un momento stata vera per voi e anche per me?
Elena - Vi contentate di poco.
L'estraneo - Alla mia et!
Elena - Non siete ancora vecchio.
L'estraneo - Troppo per gli altri, ancora troppo poco per me. Insomma, iersera, mentre i vostri amici volavano terra terra, la vostra mente spaziava. Costoro non sapevano vedere in me altro che un poliziotto, o qualcosa di simile...
Elena - Come lo sapete?
L'estraneo - Non ci voleva molto. Non avete visto, anche dianzi... con che puerile pretesto hanno cercato di mandarmi via? Non avete visto com'erano tutti spauriti?
Elena - Straordinario!
L'estraneo - No, signora, no: sono dotalo d'un certo spirito d'osservazione, ecco tutto. Che volete, lo spettacolo della vita m'interessa tanto! Questo intrecciarsi di drammi di commedie di farse, di tragedie qualche volta. C' chi per passare il tempo se ne va al teatro; io no: il mio teatro questo disperato agitarsi dell'umanit.
Elena - E vi diverte?
L'estraneo - Avete mai provato a gettare un sasso nell'andirivieni nero e brulicante d'un formicaio? A scompigliare un mondo che a tutti sembra ordinato e regolare?
Elena - Son cose che si fanno da ragazzi, per solito.
L'estraneo - Infatti. I ragazzi le fanno con le formiche. E perch un uomo non dovrebbe divertirsi a farle con gli uomini?
Elena - Pu essere uno spasso crudele.
L'estraneo - In certi casi: in altri provvidenziale.
Elena - Non vedo come.
L'estraneo - Nel trambusto provocato da quella mano estranea qualcuno pu trovare, se non la felicit, una calma inattesa, una serenit insperata... Questa gente a voi non piace.
Elena - Ci vivo in mezzo.
L'estraneo - Vi tenta, come tutte le cose pericolose. Ho visto intorno a voi Amari. Chiarini, Scarlatti. Ma ho anche ammirato come avete sapulo allontanarli a uno a uno. Ma...
Elena - Ma? Dite pure.
L'estraneo - ... i sensi non hanno in voi un'eloquenza particolare.
Elena - Il risveglio dei sensi coincide spesso in una donna col risveglio del cuore.
L'estraneo - O della curiosit. Vengono progni donna momenti di stanchezza, di cui il maschio pronto ad approfittare, illudendosi che siano momenti d'abbandono amoroso.
Elena - E allora?
L'estraneo - quasi impossibile reagire. La vittima, chiamiamola cos, si trova in uno stato di semi incoscienza...
Elena - E non pu far nulla?
L'estraneo - Avrebbe dovuto sorvegliarsi prima: non farsi cogliere dal torpore che a poco a poco ha paralizzato le sue forze.
Elena - Ma avete detto che avviene all'improvviso: che si trova a non essere pi padrona ili se, a un tratto, quando troppo tardi... Ed io vi dico che non vero. Prendete l'esempio di una donna che per oltre un anno abbia resistito a un uomo tenace, instancabile. Ebbene, non vero che la crisi la colga alla sprovvista. Sa benissimo che non conta nulla fuggire, rifilarsi, minacciare, pregare. Sente a poco a poco le sue forze cedere. I ragionamenti, nel suo cervello, tendono tutti a dimostrarlr la stoltezza di un sacrificio, del quale in fondo nessuno le sar grato. L'intima soddisfazione, va bene, l'orgoglio soddisfatto: tutte belle cose. Lei continua a ripetere a se stessa: io sono qua per lui, sono qua perch spero che mi raggiunga: ho voluto metterlo alla prova e quando ieri l'ho trovato in questa stanza io... Ah, ma che sciocca! Cosa mi fate dire? Mi avete talmente suggestionata che per un momento mi sono messa nei panni di... di quel l'altra.
L'estraneo - E siete d'un'eloquenza quando vi mettete nei panni delle altre! Vi ascoltavo incantato.
Elena - Perch, incantato?
L'estraneo - Perch voi m'interessate infinitamente.
Elena - V'interesso come?
L'estraneo - Come l'eroina d'un dramma di cui si vuol conoscere la fine.
Elena - Allora voi credete...?
L'estraneo - Nulla nulla. Son persuaso che avete preso il primo esempio che vi si presentato alla mente, ma per un istante avete avuto il terrore di trovarvi forse un giorno anche voi nelle medesime condizioni...
Elena - Ecco.
L'estraneo - ... ed io ho visto agitarsi questo dramma nell'anima vostra. Era terribile.
Elena - Terribile.
L'estraneo - Ma pensate, se veramente vi accadesse! Il dovere in voi parla forte: ma ugualmente forte parlerebbe la passione...
Elena - Oh s.
L'estraneo - Io vi vedo sperduta, incapace di chiamare a raccolta le vostre forze invo cando disperatamente qualcuno che venisse a salvarvi.
Elena - Lo farei.
L'estraneo - Ma chi? Non vostro marito che lontano: a lui voi (ansereste il meno possibile, non vero? Gli avete voluto bene, un tempo.
Elena - Glie ne ho voluto molto.
L'estraneo - Ma tutto finisce, passa: non restano che dei ricordi. Troppo poco per una crcaura giovane e forte come siete voi.
Elena - vero. I ricordi a un certo momento non bastano, non bastano pi.
L'estraneo - E allora?
Elena - Nessuna via di scampo.
L'estraneo - Aggiungete il clima. Questo clima surriscaldato di vizio: questa marchesa, che forse non neanche marchesa, questa piccola Albani che ha avuto cento amanti: tutti quelli che le sono capitati; e quegli uomini, e quella falsa scrittrice, amica dello Scarlatti e del Chiarini nel medesimo tempo! Ah no, l'ambiente, come si dice, non sarebbe proprio l'ideale per sfuggire alle tentazioni.
Elena - S, vero...
L'estraneo - Soltanto... perch non cominciare con lo sfuggir questi?
Elena - Potrebbe anche darsi che in fondo non mi dispiacessero. Io non sono come loro, ma appunto per questo forse esercitano su di me un'attrazione paurosa.
L'estraneo - Potreste diventare come loro. Non vi rincrescerebbe?
Elena - Forse no. Chi mai riesce a conoscersi fino in fondo?
L'estraneo - Ecco. Era vero.
Elena - Che cosa?
L'estraneo - Voi soffrite. Io vi sentivo soffrire. Da lontano. Vedevo il vostro tormento: la lotta continua estenuante dei vostri sentimenti, cos diversi...
Elena - No, ve ne prego.
L'estraneo - Di che cosa mi pregate? Di non farvi del male? Temete che sia qui per questo? Ma allora voi volete confondervi con gli altri. Cos'? Mi supponete anche voi un poliziotto?...
Elena - No no...
L'estraneo - O che cosa?
Elena - Non so. Vedete come vi ho parlato. Non l'avrei fatto con nessuno. Non so neppur capire come sia successo. venuto da se.
L'estraneo - No, non da se. stato perch io l'ho voluto. Perch io vi ho vista disperata. Ma qui non ci sono amici, tanto meno potevano esservi dei confidenti. Vi ho sentita tanto sola!... Ma via, non siate cos sbigottita. Avete paura di me, ancora? Perch vi siete lasciato sfuggire il vostro segreto? Ma io lo conoscevo gi. Un giorno forse vi dir come. Per ora, contentatevi che vi stia vicino... Oh lo so, sono un estraneo. E non meglio? Uno che non vedrete pi. Ma forse io posso essere la vostra salvezza.
Elena - La mia salvezza?
L'estraneo - S, capisco. Quale pu essere la vostra salvezza? Il dovere, oppure...
Elena - Oppure?
L'estraneo - Oppure... Ecco chi pu tenervi compagnia. (Esce).
Giorgio - Che vi diceva?
Elena - Nulla. Si parlava... cos.
Giorgio - Perch avete chiuso a chiave, stanotte?
Elena - una vecchia abitudine.
Giorgio - Vi avevo pur detto... che volevo parlarvi.
Elena - Dite, v'ascolto.
Giorgio - Non qui.
Elena - Perch no?. Si sta benissimo.
Giorgio - Per poco stanotte non vi ho compromessa.
Elena - Ah, eravate voi?
Giorgio - Mi sono perduto." Ho infilato il corridoio dove dorme la signora Albani.
Elena - Potevate entrare da lei. Forse non chiedeva di meglio.
Giorgio - Ma io cercavo la vostra porta.
Elena - E avete fenato di forzarla, ho sentito.
Giorgio - Eravate sveglia?
Elena - M'avete svegliato voi.
Giorgio - E avete potuto resistere?
Elena - Gi.
Giorgio - La vostra indifferenza una finzione semplicemente ridicola.
Elena - Come?
Giorgio - Voi non avete che un desiderio: quello di dirmi ci che vi scotta su la lingua.
Elena - Che vi amo?
Giorgio - Stanotte neanche voi avete dormito, perch il vostro pensiero era assillato, come era assillato il mio... E non soltanto il vostro pensiero.
Elena - Lasciatemi.
Giorgio - Badate, l'avete detto come avreste detto il contrario.
Elena - Perch non smettete di tormentarmi ?
Giorgio - Perch vi desidero.
Elena - Non avete detto vi amo.
Giorgio - No: ho detto vi desidero. L'amore si manifesta nel desiderio. Non v' amore senza desiderio. Se vi dicessi vi amer eternamente, mi credereste?
Elena - No.
Giorgio - E per questo non ve lo dico. Vi dico invece: amiamoci: il nostro amore avr la durata d'una stagione o no: vedremo: lasciamo fare alla vita. Voi mi piaciete, io vi piaccio...
Elena - Oh!
Giorgio - Io vi piaccio. Lo so. Lo sento. Lo vedo. Si capisce da come mi ascoltate, da come... da come camminate dinanzi a me: io vi piaccio. Entrando in una stanza, il vostro primo sguardo... non per me.
Elena - Vedete?
Giorgio - Pi bella prova? Regolarmente voi sfuggite il punto dove io mi trovo, per non incontrare i miei occhi...
Elena - Li so troppo fissi su di me.
Giorgio - ... senza guardare? segno che li sentite. Negate, se potete... E poi, stamani, anche stamani, tutti, svegliati quasi di soprassalto da Elisa, son venuti gi cos come si trovavano o press'a poco: voi sola non siete apparsa che quando eravate ben sicura della vostra toilette. Per chi tutto questo? Ma perch non volete rendervene conto? Tutte queste esitazioni, queste lotte, per chi?... Per lui?... Ma non vedete che vi lascia andare dove volete? Non geloso.
Elena - Ha fede in me.
Giorgio - 0 non vi ama. Questo non vi mai venuto in mente? Ma scusate. Perch vi lascia frequentare questa gente?
Elena - Non sa.
Giorgio - Segno che non vuol sapere, che non glie n'importa. Con chiunque andiate, gli indifferente. Da che siete qui non mai venuto a trovarvi, vero?
Elena - ... no.
Giorgio - Non strano?
Elena - Ha tanto lavoro.
Giorgio - Il lavoro!
Elena - Basta, basta!
Giorgio - Piangete?
Elena - Lasciatemi stare, lasciatemi piangere, almeno.
Giorgio - Non volevo farvi piangere. Ero persuaso che ci foste arrivata da voi.
Elena - No. Quello che avete detto anche troppo vero, forse.
Giorgio - E allora? ridicolo temere tanto la verit, quando questa verit pu forse renderci felici.
Elena - Ma la distruzione di tutto quello che io possedevo. Non credo pi a lui, non credo in voi. Non credo pi in me stessa. E allora? una desolazione, non capite?
Giorgio - Una desolazione! Ma allora voi non mi volete bene, neanche un poco!
Elena - (crollando il capo) Non lo so. Mi piacete.
Giorgio - Elena!
Elena - Mi piacete. (Egli fa per prenderla fra le braccia). No! (Fissandolo) Badate, vi do tutto quello che era la mia forza, il mio orgoglio. E anche la mia dolcezza. Ricordatevcne. (Ella s'allontana un poco). No. Restate.
Giorgio - Elena!
Elena - Non dite nulla. (Scompare).
L'estraneo - (entrando, dopo un momento, s sofferma a guardare Giorgio).
Giorgio - Ancora qui?
L'estraneo - Per forza. S' rimesso a piovere.
Giorgio - Ah.
L'estraneo - Ma che avete?
Giorgio - Nulla. Perch?
L'estraneo - Mi sembrate piuttosto agitato.
Giorgio - Vi sbagliate.
L'estraneo - Eppure!... Guardatevi in uno specchio.
Giorgio - In questa stanza non ce ne sono.
L'estraneo - Il mondo povero di specchi.
Giorgio - L'avete gi detto, mi ricordo.
L'estraneo - La mia teoria non vi persuade?
Giorgio - Nessuna teoria mi persuade. Partono sempre da un presupposto personale. Tanto vero che ognuno ne pu sdori nare almeno una sua,
L'estraneo - Sicuro. Ciascuno se ne foggia una per le occorrenze della vita. Cos, c' la filosofia pura e quella di genere corrente: da magazzino di lusso o da grande emporio.
Giorgio - Voi dove vi servite?
L'estraneo - Io, per me in nessun luogo. Afferro brandelli di questa o di quella, passando: avanzi, briciole. Sono sicuro invece, egregio Zccari, che voi dovete essere ferrato in filosofia. E alla parola filosofia d quel significato che le d il popolo. Di uno, per esempio, che non scia prende per nulla, dice: un filosofo: di uno che trova un accomodamento per ogni cosa, dice: e un uomo pieno di filosofia... Voi dovete essere cos.
Giorgio - Non riesco a capir dove...
L'estraneo - Vedete, io mi picco di conoscere gli uomini. Forse, direte voi, una presunzione eccessiva; ma tant', io fra me e me, nelle mie lunghe passeggiate mi diverto a scomporre e a ricomporre la personalit delie persone che ho incontrato sul mio cammino. Forse, anzi, certo, sbaglio quasi sempre...
Giorgio - Sentiamo un po': me come mi avreste visto?
L'estraneo - Ah beh! Ora mi chiedete troppo. Son fantasie che io tengo per me. E poi, cosa potete farvi voi della mia opinione?
Giorgio - Al contrario: tutti qua vi trovano non so quale potere straordinario. Vorrei vedere fin dove arriva.
L'estraneo - E allora... Non ve ne avrete troppo a male?
Giorgio - A male? Perch?
L'estraneo - Gi gi: son tutte fantasie. Ebbene: voi siete egoista...
Giorgio - Bah, fin IL.
L'estraneo - Vano...
Giorgio - Fanfarone?
L'estraneo - No. Vano pi con voi stesso che con gli altri. Avete con voi stesso degli strani puntigli. Per nulla al mondo rinuncereste a cose che gi nel pensiero avete fatte vostre.
Giorgio - Sarei insomma un uomo, come si dice, dalla volont ferrea.
L'estraneo - Senonch non esercitate mai questa volont su cose di grande importanza. Siete troppo ricco.
Giorgio - Cspita! Sapete anche questo?
L'estraneo - ra la cosa pi facile, se non erro. Un uomo del vostro nome!
Giorgio - Va bene. Andiamo avanti.
L'estraneo - Le uniche cose che v'interessano sono le donne, i cavalli, e le automobili. Ma tutto da dilettante. Cos, per divertimento. troppo poco, lo ammetterete.
Giorgio - Poco? La mia scuderia costa...
L'estraneo - Oh, lo immagino.
Giorgio - Quanto alle automobili, rischio la vita si pu dire ogni giorno...
L'estraneo - Eun rischio sensuale, vorrei dir quasi. Senza lini idealistici.
Giorgio - Ah. E quanto in fine alle donne, mi seminate troppo giovane ancora per sottovalutarle cos.
L'estraneo - In ogni caso troppo poco, per occuparmene quasi esclusivamente.
Giorgio - E questo come lo sapete, di grazia?
L'estraneo - Fama volat.
Giorgio - Per, fa piacere.
L'estraneo - Ed io sono uno qualunque: un passante: un estraneo. Uno della strada, insomma. Pensate, gli altri, quelli del vostro mondo, come debbono stimarvi.
Giorgio - Infatti al Circolo godo di una certa reputazione.
L'estraneo - Ora, al passante, all'uomo della strada, alla persona qualunque, vedendo capitare qui un uomo come voi, in una stagione di grandi attrattive... si dice cos? di grandi attrattive mondane, vicn subito fatto di pensare... scusate, veh!
Giorgio - Ma no, anzi: dite pure.
L'estraneo - Cosa diavolo pu essere venuto a far qua un uomo come quello?
Giorgio - Per quanto una simile curiosit...
L'estraneo - ... e naturalmente viene in mente che sotto ci sia una donna.
Giorgio - A questo punto, vi sarei grato se voleste sospendere le vostre indagini. Anzi, mi fareste un vero piacere se non voleste pi, per nessuna ragione, occuparvi di me.
L'estraneo - Scusate scusate: perch vi riscaldate tanto? Non sono che supposizioni, fantasie.
Giorgio - Io mi riscaldo perch ho le mie-buone ragioni. Perch so benissimo quello che mi dico. Le vostre parole sono enim-matiche sibilline, ma...
L'estraneo - Vi assicuro che v'ingannate.
Giorgio - ... ma per me, invece sono chiarissime. V'aspettavo al varco. Ci siete. Fuori tutto.
L'estraneo - Ma, signor Zccari...
Giorgio - Avanti, senza tanti discorsi: chi siete? Cosa fate qui? Chi vi manda?
L'estraneo - Lo sapete benissimo: io sono il signor Dhovery.
Giorgio - Badate, qualcuno - una signora poco fa ha avuto il sospetto che foste una spia di suo marito.
L'estraneo - Ah s? E come ha potuto...?
Giorgio - In un modo semplicissimo: ha sentito dei passi stanotte avvicinarsi alla porta di camera sua.
L'estraneo - Non ero io.
Giorgio - Questa, caro signore, da provare.
L'estraneo - Ve lo assicuro.
Giorgio - Provatelo.
L'estraneo - Ho un testimone.
Giorgio - Un testimone? E chi?
L'estraneo - Voi.
Giorgio - Io?
L'estraneo - Voi. perch, se gli altri badino avuto paura udendo i vostri passi, io no che non ho avuto paura: io ho socchiuso la porta, vi ho visto: vi ho seguito anche. un poco...
Giorgio - Ma questo, allora, conferma il sospetto della signora Albani: siete una spia.
L'estraneo - Di chi?
Giorgio - Di suo marito, o di un altro. Non so. Vedremo.
L'estraneo - Una spia. Siete pazzo.
Giorgio - Negate che vi abbia mandato qualcuno?
L'estraneo - Lo nego.
Giorgio - E allora, siete qualcosa di peggio: un ricattatore. Perch nessuno s'immischia negli affari degli altri se non ha uno scopo, un interesse. Badate, eh, il primo impulso sarebbe stato quello di prendervi per il petto e di cacciarvi fuori; ma ne va di mezzo una signora. Non c' da scegliere. Avanti, quanto volete?
L'estraneo - Siete molto sollecito dell'onore delle signore, voi!
Giorgio - A me le ironie, le arie stravaganti non fanno effetto, sapete? Potete risparmiarvele. Per me restate quello che siete. Avanti, fuori: parlate. E stesser, via, capito? Subito via di qua... E state attento a non ricomparirmi pi dinanzi, perch un'altra volta non risponderei pi di me.
L'estraneo - Ma via! Non vi riscaldate tanto. Quando avr voglia d'andarmene, non sarete voi a mandarmi via. State tranquillo che me n'andr da me. Oh s: tra voi e me c' aperta una questione, ma non si tratta precisamente di denaro. Perch io non sono quello che supponete...
Giorgio - Cosa sareste, allora?
L'estraneo - Voi siete venuto qua per lei: ma lei non sar mai vostra.
Giorgio - Vi ho gi detto di non immischiarvi...
L'estraneo - (piano) Elcna Caddi non sar mai vostra.
Giorgio - Tacete, perch...
L'estraneo - No. Ho voluto pronunciare il suo nome perch non ci fossero pi ne incertezze u equivoci, fra noi. Non sar mai vostra!
Giorgio - (scoppiando in una risata) Un innamorato, vero? Ah ah ah! Ma voi che consigliate tanto agli altri gli specchi, voi non vi siete mai guardato? Voi non vi guardate?
L'estraneo - Io non ho bisogno di guardarmi: mi conosco gi abbastanza.
Giorgio - E non vi vergognate? Non vi vergognate alla vostra et di posare gli occhi su una donna come quella? E pensereste di farla in barba a me?... Ma andate; andate, povero pazzo!
L'estraneo - Comunque non sar mai vostra. Ve lo dico io. Non sar mai vostra perch io ve la contender finch mi rester fiato per parlare.
Giorgio - (minaccioso, di nuovo) Ohe! Baciate. Una parola sola al marito e io vi strozzo.
L'estraneo - No: il marito non c'entra. Vi ripeto che la questione fra voi e me. Voi siete bello giovane ricco: voi potete dirle delle parole di fuoco; io sono quasi un vecchio: non potr neanche dirle delle parole d'amore. Eppure, ve la strapper.
Giorgio - Pazzo. Mentecatto. Rammollito.
L'estraneo - Ma s, ma s: insultatemi. l'unica cosa che potete fare.
Giorgio - Ma io far ridere tutti. Quando oggi comparirete a colazione, vedrete come sarete accolto.
L'estraneo - Ed io vi dico che non lo farete. In ogni modo, vedremo, vedremo se avrete questo coraggio.
Giorgio - (ridendo) Non mi sfidate, perch sono anche capace d'andar subito di l. di parlare: di dire cosa siete venuto a fare in questa casa.
La voce di Elena - Elisa!
L'estraneo - Beh, perch non andate? Perch non parlate?
Elisa - (compare al sommo della scala)
L'estraneo - Perch non parlate? A dopo, signor Zccari, a dopo. (Esce).
CALA LA TELA
ATTO TERZO
Voglio che il salotto di Elena sia tutto parato di verde: una breve stanza circolare con quattro nicchiette di marmo grigio scavate torno torno nel muro, recante ciascuna un Amorino candido. Ve l'Amor trionfante che invece dell'arco e della faretra e delle fi ecce regge un piccolo stendardo col motto: e Triumphum egi seni per , v'e l'Amore Sconsolato, con le braccia abbandonate lungo i fianchi, l'Amor Cieco con una benda di capelli su gli occhi, e finalmente l'Amore Arguto, nell'atto di lanciar frecce, ridendo, a piene mani. A ogni nicchia corrisponde una mensola del marmo medesimo, senz'altro ornamento che dei leggerissimi festoni di rose. Nel mezzo, una grande porta di noce sostenuta da stipiti di marmo bianco come quello degli amorini, e coronata da un architrave a forma acuta, s'apre su la camera di Elena, mentre altre due strettissime porte, invisibili. Si trovano ai lati. I mobili, parchi: un divano, delle poltrone, qualche tavolinetto. sera: la luce delle lampade e attenuata da grandi paralumi di seta. Elena (porta una vestaglia tutta veli: una cosa leggera, quasi aerea: d'un rosa pallido. giusto che qualcuno le dica, poi: Sembrate una nube. Ella adagiata su una lunga poltrona. Tiene fra le mani un libro). Elisa (vestita da sera, le vitina) Fare pr prio che qualcuno li abbia sentiti altercare.
Elena - Ma non hanno capito quello che si dicevano?
Elisa - No.
Elena - Nessuno lui provato a interrogare Zccari?
Elisa - Ha negato.
Elena - E l'altro?
Elisa - Oh l'altro... E chi ha il coraggio di domandargli nulla?
Elena - Non capisco per quale ragione avrebbero dovuto accapigliarsi.
Elisa - Sai com' Zccari? Probabilmente gli avr detto qualche parola spiacevole, avr fatto, al solito, dell'ironia... L'altro se la sar presa. Sarebbe buffo, sai, un duello tra lui e il signor Zccari.
Elena - A che cosa vai a pensare! Un duello!
Elisa - Zccari fino ad ora stato uno che non ha mai voluto mosche sul naso.
Elena - Questo no. Ma vedrai che si tratta d'una discussione un po' vivace: niente di pi.
(Bussano).
Elena - Chi e?
La marchesa - (ancora invisibile) Sou io. Posso entrare?
Elena - Avanti. La marchesa (entra. Anch'ella vestita da sera) E vero quello che m'hanno detto? State poco bene?
Elena - ... s.
La marchesa - Dunque non scenderete a pranzo?
Elisa - Ma no. Non si vuol muovere di qua.
La marchesa - Debbo farvelo servire qui?
Elena - No. (Grazie. Mi baster un t, se mai.
La marchesa - Ma che vi sentite?
Elisa - Bene non lo sa nemmeno lei. Le duole il capo, dice.
La marchesa - Come mi dispiace!
Elena - Domani non sar pi nulla.
\,\ marchesa - inutile, siamo tutti un po' scombussolati. Quel signor Dhovery ci ha messi in agitazione. Per fortuna, ce ne siamo liberati.
Elena - Cosa?
Elisa - partito?
La marchesa - Non ancora; ma parte stasscra. L'ha annunciato ufficialmente.
Elena - E se ne va via... cos?
La marchesa - Cos... come?
Elena - Mah! Pareva che dovesse succedere chi sa che: tutti, cominciando da te Elisa, eravate pieni di paura. Il signor Dhovery era uno qualunque: un viaggiatore come gli altri. Ah non metteva il conto!
Elisa - Far che?
Elesa - Ma... far lavorare tanto la nostra fantasia. Se tutto doveva risolversi in una maniera cos normale, banale...
Elisa - Cosa vuoi, se ne incontrano cii questi tipi: sembri che nascondano in se chi sa quali cose e si scopre a un tratto che sono degli esseri normalissimi. Per, mi son presa uno di quegli spaventi! (Improvvi-Safttente) Ah ma io so perch parte.
La marchesa - Perch?
Elisa - Perch ha paura. Sicuro. Una paura santissima.
La marchesa - Di chi?
Elisa - Di Zccari. Pare che abbiano avuto una discussione piuttosto vivace oggi...
La marchesa - Lo so. Ma Zccari lo ha recisamente negato, stato non so chi, Chiarini credo, a mettere in giro questa chiacchiera. Dice d'aver sentito delle voci alte rate.
Elena - Chiarini beve.
La marchesa - E ben quello che ho detto anch'io.
Elisa - La verit che da stasscra saremo liberati dalla sua presenza. (Alla Marchesa). E, ditemi... con che pretesto...?
La marchesa - Nessun pretesto. Ha detto semplicemente di aver ripensato alla mia richiesta di oggi. E lascia a mia disposizione l'appartamento.
Elisa - Ma come, se prima...
La marchesa - Ripeto: ha dello d'averci ripensato.
Elisa - Ah benissimo. Lasciatemi andare.
La marchesa - Dove?
Elisa - Ad annunciarlo.
La marchesa - Inutile. Tutti lo sanno gi.
Elisa - Figurarsi come si saranno sentiti allargare il cuore.
La marchesa - Ma no. Tutti son rimasti perplessi. Si son messi ad arzigogolare, a cercare spiegazioni: una pi stramha deli altra, naturalmente.
Elena - (alla marchesa) E voi? Siete contenta?
La marchesa - lo? Non lo so. In fin dei conti, erano stati gli altri a montarmi la testa; se no, questo signor Dhovery non mi avrebbe fatto n caldo ne freddo. E ora, cara Elena, mi dispiace ma debbo lasciarvi. Inutile dirvi che dovete far conto d'essere in casa vostra. Nessun riguardo, eh? Voi venite, Elisa?
Elisa - Per forza! Addio, Elcna. Vuoi che torni per salutarti?
Elena - No, me ne vado a letto. E spero d'addormentarmi subito. Addio.
Elisa - Addio. Buonanotte.
La marchesa - Buonanotte, cara. (Esce con Elisa).
Elena - (dopo un momento va alla porta grande. L'apre).
Giorgio - (la giacca da sera, appare)
Elena - Vedete a cosa m'obbligate? A chiudervi in camera mia, come se gi foste il mio amante.
Giorgio - Non lo sar tra iioco?
Elena - Avreste dovuto avere un po' pi di pazienza.
Giorgio - Ma...
Elena - Qualcuno avrebbe potuto vedervi entrare. Qualcuno pu vedervi uscire.
Giorgio - Non ho potuto resistere. Eravate salita cos presto. Non eravate pi scesa, corsa la voce che vi sentiste male. Ho vo luto aver vostre notizie.
Elena - E siete entrato quasi con la forza. Potevate almeno fermarvi su la soglia. Due persone possono benissimo parlare in un corridoio senza destar sospetti.
Giorgio - M' parso udir dei passi, lo sa pete.
Elena - Non vero. Avete voluto agire d'au torit. Ma quasi subito ha bussato Elisa.
Giorgio - Non mi farete subire un processo. Non deciso, scusate?
Elena - Appunto perch deciso, avreste dovuto aspettare.
Giorgio - Non ho saputo resistere al desiderio ili vedervi.
Elena - E di sapere se ero della medesima idea?
Giorgio - Perch no?
Ei.ena - A motivo ili che avrei dovuto imi tare?
Giorgio - Non si sa mai. Eppoi inutile chiedere di queste spiegazioni a un innamorato. Ma via, Elena: sono nel vostro appartamento, voi consenziente in fin dei conti, puerile continuare in una schermaglia inutile... Non ci siamo dati neanche un bacio.
Elena - Ora no.
Giorgio - Un bacio, se volessi potrei anche strapparvelo. Ma io voglio il Vostro consentimento pieno totale assoluto. Non mi volete un po' di bene?
Elena - No.
Giorgio - No?
Elena - qualcosa di pi e di meno. Non so capire nemmeno io. Ma siete qui, nel mio salotto, all'insaputa di tutti, almeno sperabile. Non una prova?
GioRcfo - No, perch invece d'essere felice, state l a rimproverarmi la troppa audacia Una donna che ama non ragiona.
Elena - Avrei dovuto gettarmi fra le vostre braccia appena vi ho visto? Questo avrei dovuto fare?
Giorgio - S. Siamo soli per la prima volta. Non sapete dunque che cosa vuol dir que sto per due amanti?
Elena - No. Perch voi siete il mio primo amante.
Giorgio - Vuol dire dimenticare tutto. Non pensare pi... (Stringendola a s) Allora non ti ricordi pi quello che ci siamo detti soltanto poche ore fa. Sci mia! Mia! Eun anno che aspetto. Un anno. E tu bai avuto la forza di resistermi fino ad oggi. E pi resistevi, pi mi piacevi... Sapevo che prenderti era una cosa difficile. Ma sapevo anche che ci sarei riuscito. Perch tu mi amavi. L'ho capito subito. Anche tu mi bai amato fin dal primo momento. Peccato! Dietro di noi si avrebbe ora un anno ili felicit...
Elena - O forse tutto sarebbe gi finito. Non meglio cos3... E ora va via. Da un momento all'altro pu sonare la campana del pranzo.
Giorgio - C' tempo.
Elena - No. Non ora. Te ne prego, Giorgio. Anch'io ti amo. Come te. Ma non ora.
Giorgio - Eri cos bella, un momento fa. Perch ricominci a ragionare? A preoccuparti del pranzo, di quello che possono dire gli altri?
Elena - Pi dura il nostro segreto, pi sar lunga la nostra felicit. Io non sono libera, Giorgio.
Giorgio - Non devi dirlo. Proprio in questo momento cominci ad essere libera veramente. E ti metti a pensare a quello che lasci dietro di te? Ritroverai tutto, domani; e se no, pazienza. La vita cammina, corre. Che cos' il passato? Una cosa morta. E le cose morte si debbono seppellire. E neanche l'avvenire conta. La vita fatta di aitimi che s'inseguono. Pochi sono quelli che lasciano in noi qualcosa: gli altri svaniscono come sono venuti.
Elena - ... per dovresti continuare a starmi vicino. Non dovresti lasciarmi mai. Neanche un minuto. Come ti allontani mi riprende la solita angoscia, la solita agitazione...
Giorgio - Cerca di non pensare a nulla, a nulla... che non sia io. Dopo... tutto finir.
Elena - Fosse vero.
Giorgio - Non esisteremo che noi due, vedrai. Come se il mondo si fosse vuotalo di colpo.
Elena - Ah, non senti?
Giorgio - Che cosa?
Elena - La campana. Devi lasciarmi. Ti aspetto subito dopo. Come farai?
Giorgio - Ho trovato il modo di congedarmi dagli altri senza dar sospetto.
Elena - Bada, oggi ti hanno sentito quistionare col signor Dhovery.
Giorgio - Ebbene?
Elena - Incuriosito, qualcuno pu seguirti.
Giorgio - Far attenzione.
Elena - A proposito, perch quella discussione?
Giorgio - Ma... non ricordo nemmeno. Ah! si parlava di automobili. Ha detto una cosa inesatta, ecco. Io l'ho rimbeccato e lui l'ha sostenuta... Ma perch t'interessi tanto a questo signor Dhovery?
Elena - Non m'interesso tanto. Ho la curio sita di sapere cosa c' stato tra voi.
Giorgio - D la verit, ti ha fatto un po' la corte, prima che io arrivassi?
Elena - Ma cosa dici? Per negli occhi gli vedevo degli sguardi di simpata...
Giorgio - M' parso di capire che fosse un |x>' innamorato di te.
Elena - S?
Giorgio - Non ridi?
Elena - Perch dovrei ridere?
Giorgio - Un uomo come quello.
Elena - Sarebbe doloroso, gi.
Giorgio - Sarebbe ridicolo.
Elena - lo stesso, molte volte.
Giorgio - Ma ora, per fortuna se ne va. Beata te che non lo vedrai pi.
Elena - Ma neanche tu!
Giorgio - A pranzo, no?
Elena - La sera non pranza mai con gli altri...
Giorgio - vero, gi. E soltanto a pensarci mi cresce l'appetito.
Elena - Non era dunque l'amore a fartelo passare?
Giorgio - A fra poco.
Elena - A fra poco.
Giorgio - (fa per baciarla)
Klena - No... (Piano) Dopo.
Giorgio - Addio. (Le prende tutte e due le mani. /> baca a uno a uno i palmi).
Elena - Addio. (Poi, com'egli scomparso, si porta i due palmi alla bocca: i due palmi che serbano ancora il sapore del bacio di lui. Resta cos qualche momento, con gli occhi socchiusi. D'un tratto, leggeri colpi alla porta) Chi ?
La voce dell'Estraneo - Sono io.
Elena - Chi?
La voce dell'Estraneo- Io.
Elena - Non posso.
La voce dell'Estraneo - Parto. Desideravo salutarvi.
Elena - Aspettate. (Resta un poco incerta, indi s'avvicina all'altra piccola porta. La apre).
L'estraneo - Scusate.
Elena - Dite.
L'estraneo - State poco bene, m'hanno detto.
Elena - Infatti: ero sul punto d'andar a dormire.
L'estraneo - Oh, mi dispiace... Ma parto, e mi sarebbe rincresciuto non potervi salutare.
Elena - Vi siete deciso, a un tratto?
L'estraneo - Che volete, mi sentivo cos poco gradito, ormai: ero tenuto volutamente da parte...
Elena - Per colpa vostra.
L'estraneo - Evero. Ma iersera sera stati tutti insieme, s'era parlato; credevo... Invece m'hanno fatto capire in modo cos chiaro che davo noia. Anche a voi, signora
Elena - Ma no.
L'estraneo - Scusate, ma non mi avete detto nemmeno di passare!
Elena - Non supponevo che...
L'estraneo - (senza lasciarla finire) Grazie. (Ed entra, obbligando Elcna ad indietreggiare un poco. Poi pian piano, senza parere, chiude le porta) Voi siete l'unica che m'abbia ascoltato volentieri, che mi abbia mostrato un volto amico.
Elena - Non avevo nessuna ragione per non...
L'estraneo - Mi avete anche messo a parte d'un segreto. E questo mi ha riempito il cuore di gratitudine.
Elena - A dirittura?
L'estraneo - Non una cosa esagerata, come pu sembrare a prima vista. Davvero, si gnora.
Elena - E perch?
L'estraneo - Oh sarebbe troppo lunga. (Dopo un momento)... perch, vedete, non sempre piacevole star soli.
Elena - Non per voi, in ogni modo.
L'estraneo - Per forza! Se nessuno ci vuole!
Elena - Come?
L'estraneo - S, signora: la verit... Mi avete visto ironico petulante mordace. Ma io non sono cos.
Elena - Non siete cos?
L'estraneo - Tutta una finzione.
Elena - Vi siete fabbricato una maschera?
L'estraneo - S. Per un momento per vor rei metterla da parte dinanzi a voi... Vi dispiace?
Elena - No, anzi...
L'estraneo - Altrimenti, me ne vado, sapete? Non ho nessuna intenzione d'annoiarvi. (Fa l'atto d'andare verso la porta).
Elena - (d'un fiato) No. Restate.
L'estraneo - (dopo un silenzio) Me non mi ha mai voluto nessuno. Fin da ragazzo, signora. I miei compagni mi tenevano a distanza, proprio come succede ora. Sicch non ho mai avuto amici. E allora mi sono sempre pi chiuso in me stesso. Che ero? Che avevo? Perch tra me e gli altri non c'era, non poteva esserci coesione?... Forse, dovendo lavorare, nella vita, alla fine, avrei potuto incastrarmici anch'io. Ma ero al coperto dalle necessit immediate. E allora... Voi, signora, avrete giocato alla roulette, qualche volta.
Elena - S. Perch?
L'estraneo - Avrete dunque visto la pallina rimbalzare e schizzar fuori, non sapersi incastrare nel numero...?
Elena - S.
L'estraneo - Ecco, io... lo stesso. E allora, per forza dovevo starmene per conto mio. raro, sapete, che abbia incontrato degli occhi buoni, affettuosi. I vostri... s. Ecco, i vostri. Anche un momento fa, quanti ho fatto per andar via, m'avete trattenuto. Nessun altro, ne sono sicuro, lo avrebbe fatto. Voi, s. Non c' quanto sentire su di noi uno sguardo benigno, sapete, perch l'anima nostra... Come succede a certi cani che tutti frustano: diventano feroci, ma a colpo sicuro sanno riconoscere la mano che si tende verso di loro con amicizia.
Elena - Se non vi conoscono, se non sanno...
L'estraneo - Sarebbe lo stesso. Queste cose non avrei potuto dirle ad altri. Non mi avrebbero capito. Le dico a voi: perch noi due ci comprendiamo. Il mio male si chiama incomunicabilit. Certe anime s riconoscono, anche da lontano. Voi non avevate visto in me un poliziotto, ma un vecchio militare: vedovo: che porta il lutto di due amori defunti; io ho indovinalo lavostra pena. Per questo siamo qui, adesso, a parlarci in questo modo.
Elena - Non siete vedovo, non vi morto un bambino?
L'estraneo - No. Se questo fosse accaduto, avrei da accarezzare qualcosa nel mio intimo, un ricordo. Non ho nulla. Intorno a me non c altro che solitudine. Ma voi siete stata capace d'inventare questa fa vola e d'un tratto la favola diventata realt viva. Voi siete buona.
Elena - No.
L'estraneo - S. E per questo soffrite. L'ho visto in tutti questi giorni. Non m'ha illuso nemmeno la felicit che vi ho vista negli occhi...
Elena - Quando?
L'estraneo - Icrsera ero passato dal Salone per ritirarmi...
Elena - Ebbene?
L'estraneo - Mi siete sembrata un'altra. Era vate mutata. Allora sono sceso di nuovo. Ho trovato fra voi un'altra |>ersona. Ho capito. 11 vostro dramma stato chiaro dinanzi a me. Ho sofferto... Oh no! Non vi amo. So d non potervi amare. Ma vi voglio bene. In tutto questo tempo non ho vissuto altro che per voi. Eravate la cosa pi pura della terra: vi avevo immaginata cos: volevo che rimaneste cos. Un uomo che parlasse d'amore, alla mia et, con questo viso devastato, farebbe semplice mente ridere... Il contatto escluso: l'amore, nel senso umano di questa parola, t escluso. Io amo il vostro spirito, la vostra anima. Capite?
Elena - La mia anima!
L'estraneo - Una donna come voi non cede cos: come le altre: una donna come voi fugge dinanzi al pericolo: va da un hiogo all'altro: ma senza trovar mai pace. Perch proprio nel momento che la pace Sta per stendersi sul suo cuore, di nuovo il tormento ricomincia, implacabile.
Elena - Al punto di non potersi liberare. Se potessi dirvi...
L'estraneo - Non siamo nulla, l'uno per l'altro. Potete parlare.
Elena - E voi potrete liberarmi, forse;
L'estraneo - Chi sa?
Elena - Ma io non lo vorr. Ora non voglio pi. Io sono felice della mia infelicit. Ci voglio cadere in questo precipizio. Non voglio tornare pi indietro... Di che cosa potete parlarmi, voi?
L'estraneo - Ma d quello che slata la vostra vita, prima che questo demonio vi possedesse.
Elena - Era una povera cosa: miserabile, squallida.
L'estraneo - Ed ora che cos'?
Elena - Ora? Ma ora io mi sento vivere. Ora sono qualcosa, qualcuno...
L'estraneo - E per gli altri: per quelli che vi hanno amato prima, non provate assolutamente nulla?
Elena - S: un'infinita piet.
L'estraneo - Peccato che noir possiate vedervi: cos vestita sembrate una nube.
Elena - lui che mi d tutto questo. Ha lavorato, continua a lavorare per me. Senza mai una parola di rimprovero. Io lo vedo il suo caro viso, ma non so provare altro che questo sentimento di piet. Niente altro. Se ripenso che ho baciato quelle guancie floscie e quella bocca coperta dai baffi cascanti, se ripenso al luccichio di quelle lenti, mi pare impossibile che per anni abbia potuto dargli tutta me stessa.
L'estraneo - E lo sguardo buono che c'era dietro quelle lenti?
Elena - S: dei piccoli occhi celesti, che ho fatto piangere, a volte.
L'estraneo - Ecco: vi ricordate di averli fai ti piangere.
Elena - S. E, vedete, non so levarmi dinnanzi agli occhi il suo gesto abituale: si toglie le lenti, le asciuga col fazzoletto, e allora quegli occhi restano come due cose spente che fanno pena.
L'estraneo - E quando sapr?
Elena - Ma non volete capire che anche se rientrassi in casa mia, io non sarei gi pi quella di prima? Che importa se il trad mento materialmente non avvenuto? Io l'ho tradito gi cento mille volte col mio cuore e con tutti i miei sensi.
L'estraneo - Questo si dimentica. Appena rimetterete i piedi nella vostra casa, \i sentirete leggera, liberata...
Elena - Cos fosse.
L'estraneo - E cos. Dovete crederlo. Dovete credermi. Questa la verit. E nessun altro ve la pu dire meglio di me.
Elena - Ah, terribile! Terribile! (Piange).
L'estraneo - Non piangete.
Elena - Ho sentito che qualcosa finiva... l' come se mi aveste strappato un pezzo di carne viva. Perch siete venuto?
L'estraneo - Non ve l'ho gi detto? Perch io volevo portare con me il ricordo della vostra immagine migliore. Di voi, come vi ho vista la prima volta: come vi ho pensata, come vi ho sognata. Siete tutto per me, non m'importa d'altro.
Elena - Nessun uomo al mondo pu amare in questo modo.
L'estraneo - Ed il solo, l'unico che si convenga ad uno come me. Nell'altro modo vi lascerei forse il disgusto di me: vi perderei: cos, non vi perdo. E qualunque cosa accada voi non vi dimenticherete mai di me. Oh me ne rendo conto: capire lutto questo molto difficile. Siete ancori troppo giovane. Ci vorranno degli anni.
Elena - Eper avermi, mi dite di tornare a casa mia, con un'altr'uomo?
L'estraneo - Un uomo che io non conosco. S. E che non voglio conoscere. Perch forse lo odierei. E nel sentimento che ho per voi, voglio che non siano mischiati se non sentimenti puri ed alti. Non posso amarvi come un amante: fate conto per un momento che vi ami come un padre: un padre che veda in pericolo la sua crea tura: e cerchi in ogni modo di salvarla. Voi non avete pi padre?
Elena - No. Non ho nessuno. Sono sola.
L'estraneo - E triste.
Elena - Sono sola con questo tormento: che mi fa rinnegare, vedete, ci che un attimo prima desideravo con tutte le mie forze.
L'estraneo - Quand'io sono entrato, eravate decisa?
Elena - S.
L'estraneo - No. Lo credevate. Non era vero.
Elena - Forse cos. E sono ricaduta in questo tormento. Ah non so che cosa fare!
L'estraneo - Perch non provate a fuggire, un volta ancora?
Elena - A che mi ha servito, fino ad oggi?
L'estraneo - Ma siete andata sempre tonta na da casa vostra. Provate a rientrarvi, ora.
Elena - Troppo tarili.
L'estraneo - No... Guardate: potrete dire alla marchesa che vi siete decisa a un tratto.
Elena - Parr strano.
L'estraneo - Che v'importa?... Direte che volete approfittare della mia macchina. Vi accompagner io.
Elena - Lo fareste davvero?
L'estraneo - Lo far.
Elena - E poi?
L'estraneo - Le cose che ora sembrano cos pallide nella vostra memoria ritroveranno i loro contorni esatti. Vi parr d'uscire da un sogno. Sarete contenta.
Elena - S?
L'estraneo - E gli occhi celesti che si poseranno su di voi, pieni di lacrime e di felicit non vi sembreranno pi' cos smorti. Invece di due cose silente, vi parranno due cose vive, luminose come due pccole lampade. E allora le due braccia che v'hanno tenuta stretta per la prima volta vi accoglieranno ancora. Non sar l'abbraccio forte, violento della passione: sar quello pi blando, ma non meno caldo, della tenerezza. (Egli parla piano, lenta rnenle: la sua voce ha un accoramento profondo: ma, pur nella tristezza, assai dolce). l pari; are
Elena - (che l'ha ascoltato con gli occhi socchiusi, dopo un momento) Perch avete smesso di parlare?
L'estraneo - Perch l'ora di agire. Io vado...
Elena - No, non ve n'andate. Non mi lasciate sola. Le vostre parole fanno cos bene: mettono in pace con noi stessi.
L'estraneo - Io vado. tardi. V'aspetter. Voi sonerete. Annuncerete la vostra decisione. Io v'aspetter...
Elena - Non mi lasciate sola.
L'estraneo - necessario, vi ripeto. Bisogna che voi siate libera di fare quello che volete.
Elena - E se io non venissi con voi?
L'estraneo - Niente di male.
Elena - Come?
L'estraneo - Niente di male, quasi nulla, direbbe la gente. Una donna che cade. Che ? Son cose che succedono tutti i giorni... Ed un mondo che crolla: un piccolo mondo di misteri di sogni che si sfascia... Arrivederci.
Elena - Arrivederci. (Poi, come tra se) Non vorrei vedervi andar via.
L'estraneo - Lo so. Ma pure necessario che io m'allontani. Voi resterete sola. Vi vedo riflettere, poi...
Elena - Non amiate via. Aspettatemi. Vengo con voi, subito.
L'estraneo - Ma non potete partire cos.
Elena - (si guarda, smarrita) vero. Che peccato!
L'estraneo - Sarebbe proprio un peccato. (Lentamente esce).
Elena - (resta qualche istante pensosa, nell'atteggiamento che poco prima l'Estraneo ha immaginato. D'improvviso si scuote. Dei piccoli colpi vengono battuti all'altra porticina. Ella resta qualche attimo in ascolto, sospesa. I colpi si fanno pi forti, insistenti. Ella corre dal lato opposto, come per fuggire ma il ritmo dei colpi si fa sempre pi celere e tumultuoso. S'ode la voce di Giorgio che chiama piano: -Elena! Elenal -e l'altra, lontana, dell'Estraneo: - Elena! Ella indietreggia fino alla porta di camera sua. La porta si spalanca: la inghiotte: si rinchiude con un tonfo sordo. I colpi continuano, un poco; poi tacciono).
CALA LA TELA FINE
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