Non abbiamo più ricordi

NON ABBIAMO PIU RICORDI

Titolo originale: Nous navons plus de Souvenirs

Commedia in tre atti e cinque quadri

di JEAN BLONDEL

Versione italiana di Claudina Casassa

PERSONAGGI

PRINCEPS, (personaggio invisibile)

ANDREA

MARCO cugini

DAMIANO

PIERO I

PIERO II altri cugini

PIERO III

GWENDOLINA - MARIE - NICK

L'AZIONE SI SVOLGE NEL CASTELLO ALTENVELD IN QUALCHE PARTE DELLE FIANDRE, TRA BRUGES E ZOUTE

ATTO PRIMO

Un pomeriggio d'agosto del 1938

(Un angolo del parco Altenveld che forma una specie d terrazza naturale, alla quale s'accede per mezzo d'una larga gradinata di terra battuta i cui scalini sono visibili sul fondo a destra. Lungo tutta la scena, sul fondo, corre un boschetto che forma, siepe e elle chiude il panorama che dalla terrazza si potrebbe avere sul parco. Al centro sono sparsi disordinatamente dei mobili da giardino - tavola e sedia in ferro - che avrebbero gran bisogno di essere riverniciati. In fondo, a sinistra, un'altalena. A sinistra ed a destra, sul davanti, uno spazio di circa un metro di terreno libero, rappresenta un sentiero parallelo alla siepe di fondo. Sole abbagliante sui primi gradini della scala; la scena, per, piacevolmente immersa nell'ombra. Dietro al sipario chiuso si alza, chiara e forte, la voce di Princeps).

Voce di Princeps - Per di Qua, signore e signori: vogliatemi seguire, per favore. Per di qua. (Rumore di passi e mormorio di voci. Princeps tossicchia per schiarirsi la voce) Fermiamoci un momento, prego. Da questa terrazza, signore e signori, si pu godere la pi bella veduta sul castello e sul grande stagno che lo circonda. (Mormorio di approvazione e rumore di passi) I signori avranno certamente notato, poco fa, la diversit delle ninfe sulla superficie dell'acqua. E' noto che la propriet Altenveld possiede lo stagno pi fiorito del Belgio. (Tossicchia) Per di qua, signore e signori, seguitemi, per favore. Siamo vicini alle serre: ne abbiamo diciassette da visitare. Per di qua. (Rumore di passi e risa soffocate) La prima serra nella quale entreremo racchiuda i pi rari e strani esemplari. Vogliatemi seguire, signore. Per di qua, signori. Potremo ammirare anche, fra l'altro, la... (La sua voce si perde. Il rumore dei passi si allontana. I mormorii si spengono. Ed il sipario si apre).

(Sono in scena Andrea, Marco e Damiano. Tutti e tre indossano eleganti abiti sportivi e sono senza cappello. Damiano non ancora completamente in scena: dall'alto dell'ultimo scalino, con le spalle rivolte al pubblico, contempla il castello invisibile. Andrea all'estrema sinistra della scena, pronto ad avviarsi sul sentiero da cui sono scomparsi Princeps ed i visitatori. Marco si fermato al centro: in maniche di camicia, il colletto aperto e la giacca piegata sotto il braccio, Si sta asciugando il sudore con un largo fazzoletto di seta, mentre continua a sbuffare).

Marco - (alzando le braccia) Auff! Io lascio perdere. Che caldo, ragazzi! (Si lascia cadere su una sedia da giardino) V'interessano davvero molto i pi rari e strani esemplari ? Per conto mio apprezzo le orchidee soltanto sul petto delle donne.

Andrea - E' un'opinione, la tua. Sembra per che l'antico proprietario abbia davvero ottenuto degli incroci meravigliosi.

Marco - Benissimo. Ed allora andate a mera-vigliarvene finch ne sarete sazi.

Andrea - (volgendosi verso il fondo) Vieni, Damiano?

Damiano - (senza muoversi) Veramente i fiori di serra a me...

Marco - (tra s, guardando l'orologio) Le tre. Posso dunque starmene qui al fresco con i miei pensieri una buona oretta. Un'ora durante la quale avr tutto il tempo di creare un simpatico e tirannico personaggio di vecchia vedovella dal carattere giudiziosamente scelto ed accuratamente studiato. (Sospirando comicamente) Un'ora per prepararmi ad una nuova delusione.

Andrea - (che si fermato ascoltando il discorso di Marco) Che delusione?

Marco - Una delusione di puro ordine immaginativo. Sono certo, infatti, che la vecchia maniaca dei miei sogni sar cento volte pi viva, cento volte pi maniaca della vecchia maniaca della realt.

Andrea - (sbalordito) Ma di quale vecchia maniaca stai parlando?

Marco - (con semplicit) Della vecchia maniaca che stiamo per incontrare.

Andrea - (c. s.) Ma chi ha parlato di una vecchia maniaca?

Marco - (divertendosi) Io, mio caro fratello, io ne ho parlato. Si tratta della vecchia maniaca del castello Altenveld, la stessa che ci ha convocati qui.

Andrea - Veramente, chi ci ha convocati qui, stato il notaio.

Marco - (c. s.) Esatto: il notaio della vecchia maniaca.

Andrea - Ma, insomma, che cosa ti autorizza a pensare che il signor Zuidappel agisca per conto di una vecchia pazza, come tu dici?

Marco - Hai la lettera?

Andrea - (eccitato) Quale lettera? Questa?

Marco - Vuoi farmi il favore di leggerla? (Andrea apre la lettera ed incomincia a leggere) E forte.

Andrea - (irritato, s rimette in tasca la lettera) Oh, basta! Sei soltanto un istrione indiavolato!

Marco - (volgendosi solennemente verso Damiano) Cugino, sei testimone che i metodi non sono affatto cambiati in famiglia dai nostri giovani anni. E' evidente che tutto il mio da fare per sollecitare l'orgoglio della trib diventando un celebre autore drammatico, ha servito un bel niente: i membri di essa, infatti, nei momenti di collera o d'impazienza, continuano a buttar fuori il loro veleno nel vocabolario- teatrale pi infamante che orecchie possano sentire. (Volgendosi al fratello) Apri bene le tue, asino gigante. (Trae un foglio di carta dalla tasca) Ho anch'io il mio invito. (Leggendo) ...Studio del signor Zuidappel, Bruges. Al signor Marco Altenveld. Signore, mi si in carica di avvertirvi che il castello Altenveld, si tuato a Drooigenhuis-les-Bruges, sar messo in vendita tra breve. Se la cosa vi interessa particolarmente, sar bene veniate a trattare di persona al castello stesso. Ogni sabato, alle sedici, dopo la visita pubblica alle serre, pu essere il momento adatto. Vogliate gradire, signore, ecc.. (Ad Andrea) E cos, quale conclusione trai tu da questa lettera per quanto riguarda la sua ispiratrice?

Andrea - (alzando le spalle) Ispiratrice! Io dico che si tratta soltanto di una lettera di notaio, una lettera d'affari, semplicemente.

Marco - (perentorio) Ed io dico invece che non vi neppure l'ombra di un uomo d'affari in tutta questa storia. E neppure di un uomo. Un uomo non si preoccupa certo di tutte, queste cianfrusaglie notarili ed avrebbe inviato una convocazione al maggiore degli Altenveld, a te all'occorrenza, preoccupandosi di farla copiare in tre esemplari. E questo stile, non ti dice niente? Mi si incarica... invece di Il mio cliente o la mia cliente . No: mi si . Mi si , le due parole del mistero. Tutto questo risente di vecchia civettuola romantica lontano un miglio, mio caro. E questo appuntamento sornionamente imperativa, per il sabato alle sedici? Il sabato, il giorno in cui il castello pi presentabile ed attraente giacch i domestici l'hanno rimesso in ordine prima del giorno festivo. (Voce di Princeps in lontananza) Lo senti, quello? Non forse l'accessorio essenziale di ogni vecchia maniaca degna di questo nome, come lo pu essere un pappagallo delle isole o un gatto siamese? No, non, vi possono essere dubbi: ci troviamo veramente nell'antro della pi autentica maniaca.

Andrea - (prestandosi al gioco) Non facciamo delle conclusioni affrettate. Non sono per nulla convinto che tutti questi indizi portino infallibilmente ad una vecchia maniaca, ed ho piuttosto l'impressione che ci mettano sulle piste di una specie di vegliardo bizzarro, un piccolo vecchio pignolo e ficcanaso.

Marco - (ruggendo) Un piccolo vecchio? Come osi dirmi questo? E cos, mi sarei dunque strappato alle delizie della creazione - il mio secondo atto marciava cos bene, infatti - per venire a contemplare, nel suo castello, un brutto vecchietto...

Andrea - (c. s. interrompendolo) Non ho detto affatto che fosse brutto.

Marco - Brutto o non brutto, tu non puoi farmi questo, Andrea! Professionalmente parlando, necessario ch'io conosca una vecchia maniaca. Devi capire: proprio una vecchia maniaca che ha la parte della fatalit nella commedia che sto scrivendo. Bisogna che la mia vecchia maniaca viva: estremamente importante. Tutti i tipi di mia conoscenza hanno lasciato Bruxelles per il mare o la campagna e questa ormai la mia ultima speranza. (Patetico) Andrea, ritira subito la tua assurda ipotesi del vecchio pignolo ed unisciti a me nel pensiero della vecchia maniaca! (Andrea ride).

Damiano - (irritato, voltandosi improvvisamente) E fatela finita con la vostra vecchia maniaca!

Marco - (ironico) Ma guarda, ci sei anche tu! (Con aria falsamente afflitta si rivolge ad Andrea) Questo ragazzo ha davvero un brutto carattere, non trovi? Durante tutto il tragitto1 non ha aperto bocca e quando l'ha fatto stato per imporci il silenzio. (Volgendosi a Damiano) Che tu avessi un pessimo carattere lo sapevamo, ma evidentemente il tuo soggiorno in colonia lo ha tutt'altro che migliorato.

Damiano - (alza le spalle, fa un mezzo giro sui tacchi e ricade nella contemplazione dell'invisibile paesaggio).

Marco - (volgendosi ad Andrea che sta sempre sul davanti della scena) Come siete divertenti, tutti e due, nelle vostre pose classiche! (Ad Andrea) E tu, poi, perch non vai alle tue orchidee?

Andrea - Ma...

Marco - (volubilmente) Se incontri il maggiordomo, digli di portarmi della birra o del whisky o un'aranciata: ci che gli pare, insomma, purch sia bevibile. Si muore di sete. (Vedendo che Andrea sempre fermo al proprio posto) Manchi di decisione, Andrea. No, no, tu non arriverai mai a nulla nella vita.

Andrea - Insomma, anch'io trovo che fa troppo caldo. (Si siede) E poi non mi piace essere confuso tra la folla dei turisti del sabato. E mi secca anche passare da estraneo in questo parco di cui il nonno ha tracciato il piano.

Marco - Il tuo istinto di proprietario ne contrariato, vero?

Andrea - Chiamalo come vuoi. In ogni modo deploro che la propriet Altenveld sia stata ceduta ad estranei. E' un bene di famiglia, ed io trovo che...

Damiano - (voltandosi improvvisamente e dirigendosi verso la tavola) E tu trovi, ed anche Marco trova, bench finga di riderne, che uno stato di cose inammissibile; lonore della famiglia, il sentimento della grandezza Altenveld - astrazioni di cui io m'infischio altamente - esigono che noi rientriamo in possesso dell'eredit del vecchio Cornelio, vergognosamente abbandonata dai nostri padri. Tu vuoi, ed anche Manco vuole, che io vi aiuti a ricomprare il castello e le sue terre. E va bene. Tutto questo mi sembra ridicolo, ma non importa: io sono a vostra disposizione, felice di farvi cosa gradita dal momento che in mio potere il farla. Ma permettetemi una domanda: si pu sapere perch, avendo il mio consenso, fate ancora tante storie? Perch avete voluto portarmi da Bruxelles fin sul luogo conteso? Ho cose ben pi importanti da fare che venire a trattare e discutere in una certa parte delle Fiandre Occidentali con una vecchia pazza!

Marco - (trionfante ad Andrea) Pazza! Hai visto?...

Andrea - (senza dargli ascolto si rivolge a Damiano) Non sapevo che il tuo tempo fosse cos misurato. Avevo anche pensato che, non essendo lontani da Zoute, avresti potuto venire a passare una settimana nella mia villa prima di ripartire per il Congo. Enrichetta ed i bambini sarebbero stati felici di vederti. Se per...

Damiano - (interrompendolo, rassegnato) Va bene, vecchio mio. Sar contento di vedere i piccoli.

Marco - (fra i denti) Non ti rallegrare troppo. (Continuando) Quando t'imbarchi?

Damiano - Alla fine della prossima settimana.

Marco - Non si potr dire di averti visto molto durante queste vacanze.

Damiano - Ho viaggiato.

Marco - Per divertimento?

Damiano - Se cos s pu dire.

Marco - Hum! Non mi sembri molto entusiasta. Scommetto, per, che tu non hai visto l'Ungheria giacch se l'avessi vista...

Damiano - Ho visto anche l'Ungheria. E la Scandinavia, e...

Marco - E che cosa pensi esattamente della Scandinavia?

Damiano - Esattamente ci che penso dell'Ungheria e di una quantit di altri paesi. Vi sono delle grandi pianure, delle foreste, dei laghi sui quali volano gli uccelli e calano dei bellissimi tramonti. Tutti i paesi che ho attraversato avevano pianure, foreste, laghi, uccelli e crepuscoli. A seconda delle regioni, le pianure erano pi o meno estese, le foreste pi o meno scure, i laghi pi o meno profondi; gli uccelli avevano nomi strani ed i tramonti una pi o meno grande magnificenza. E tutto era monotono e non serviva che a far rimpiangere i tramonti della propria giovinezza, gli uccelli che volavano nel proprio paese, i laghi o gli stagni nei quali s'aveva l'abitudine di tuffarsi, le foreste in cui un giorno vi siete perduto e le pianure nelle quali avreste voluto perdervi. (Una brevissima pausa. Damiano sembra imbarazzato di aver detto tanto. Andrea lo guarda con stupore. Marco rimane assorto per un istante).

Marco - (convinto) Ho sempre saputo che eri un tipo strano ed avrei voluto conoscerti meglio, al di fuori della famiglia: davvero. Credo che dovrebbe essere magnifico viaggiare con te. Gi: mi accorgo adesso che ho sprecato le mie vacanze.

Andrea - (ironico) Questo non davvero un complimento per Sylvabella!

Damiano - (ironico) Ma guarda, guarda! Sylvabella un nome carino.

Andrea - Veramente, tutta carina...

Marco - Tu non hai voce in capitolo: il tuo conformismo e la tua pedanteria te lo vietano. Zitto! (A Damiano) Tu, invce, non devi certo conoscere delle complicazioni con, le tue negre. L'amore senza parole, nei cespugli... che vita!

Damiano - (ridendo allegramente) Diavolo d'un Marco! Non sapevo che tu fossi tanto romantico! (Si siede sull'altalena).

Marco - S, sono proprio un indiavolato tipo romantico come tu sei un indiavolato brontolone e cerne Andrea un dannato ipocrita. E tutti e tre siamo degli stupidi sentimentali. (Scaldandosi a poco a poco) Insomma, una mezz'ora che siamo in questo parco dove abbiamo passato le vacanze dei nostri diciott'anni e che ci ritroviamo, dopo tredici anni, su questa terrazza della quale avevamo fatto il nostro gran quartier generale, e vorreste farmi credere che la cosa non vi fa n caldo n freddo? Eccoci nuovamente riuniti attorno a questa stessa tavola dove abbiamo tante volte cospirato, scritto, fatto merenda e giocato ad una infinit di giochi stupidi. E l'altalena sulla quale seduto Damiano, non forse la stessa altalena tarlata su cui ci siamo bilanciati fino alla nausea? Nessuno di noi, per, si arrischiato ad evocare i fantasmi di un'estate da tanto tempo trascorsa, cos come nessuno ha osato ancora nominare il quarto fantasma.

Damiano - (dolcemente, bilanciandosi) Gwendolina?

Marco - S, Gwendolma.

Andrea - (come un'eco) Gwendolina. (Pausa. Ognuno segue il proprio pensiero. Andrea, con tono cambiato, posatamente, come se stesse leggendo un nome su una lapide) Gwendolina Altenveld.

Marco - (furioso) Costui bisogna sempre che ce l'abbia con la famiglia!

Damiano - (dondolandosi) Questa volta non posso dargli torto. Quella famosa estate del 1925, Gwendolina compresa, cosa fu se non un canto, fra molti altri, delle gesta Altenveld? Una storia di famiglia, infatti.

Marco - No: la storia dei nostri diciottenni, invece.

Damiano - (con disprezzo) Spaccone!

Andrea - Lascialo parlare. E' stato un anno abbastanza eccezionale perch si possa permettere a Marco di consacrarvi il suo traboccante lirismo.

Damiano - (pomposo, chiarendo) L'eccezionale anno della riconciliazione Altenveld! L'anno in cui il patriarca Cornelio, in urto con l'intera famiglia, fece sapere ai suoi discendenti che desiderava fare la conoscenza dei suoi tre nipoti, eredi del suo nome, la qual cosa la famiglia, che da vent'anni si dava da fare per trovare un terreno d'intesa...

Marco - (come Damiano) ... vedi successione...

Damiano - (proseguendo) ... accett con la pi vile sollecitudine.

Marco - E fu cos che in una bella sera di luglio, contro la nostra volont, fummo tutti e tre spediti, accuratamente raccomandati come dei pacchi al castello Altenveld.

Andrea - E malgrado le fanfaronate sfoggiate durante il viaggio, tutti e tre ci sentivamo terribilmente impressionati nella grande hall di marmo bianco.

Marco - Vi ricordate ancora del discorso della sera, nella sala da pranzo, prima di sederci a tavola?

Damiano - La rivelazione d'un ramo Altenveld povero ed illegittimo? Certo che la ricordo: fu da quel momento che cominciai a sentirmi a mio agio. Sapere che la prozia Etna si era lasciata sedurre da un militare straniero col quale aveva preso la fuga per le Indie e che sua figlia, la nostra zia Milicent, si era fatta rapire a sua volta da un ballerino russo...

Marco - (idem) ... Fu nel 1906. Da quest'ultima unione, fugace quanto illegittima, nacque... (imitando la voce grave ed esile dell'avo)... vostra cugina, ragazzi, Gwendolina Altenveld che sar questa sera tra noi e che io ho invitata a passare le vacanze in vostra compagnia. Suppongo che alla vostra et non si sia ancora imbevuti di quei pregiudizi cosiddetti d'onore di cui i vostri padri e le vostre madri tengono il monopolio, e sono certo che saprete comportarvi verso vostra cugina come dei veri parenti. Io la penso cos. Una raccomandazione davvero superflua, per: la cugina veniva da un paese straniero ed era affascinante.

Andrea - Piena di brio...

Damiano - ... e meravigliosamente giovane.

Marco - Cominciarono cos le vacanze indimenticabili.

Damiano - (rettificando) Cominciarono cos delle vacanze piacevolissime.

Marco - (con stupore) Perch vuoi mortificare il tuo piacere a tanti anni di distanza?

Damiano - (che ha fretta di giustificarsi) Appunto per la distanza. Rimetto le cose sul loro piano normale, mio caro poeta. Quelle furono per me delle piacevoli vacanze: non indimenticabili. La prova che mi son rimasti solo vaghi ricordi e che ho dimenticato la maggior parte dei dettagli.

Marco - Hai dimenticato con quale maestria Gwendolina conquist il nonno? Non ricordi pi che dopo otto giorni egli non poteva addormentarsi se ella non andava ad abbracciarlo in camera sua prima di andare a letto? H che faceva dire ad Andrea che ella era un'intrigante e che cercava il posto migliore nel testamento.

Andrea - (indignato) Questo ignobile! Io non ho mai detto una cosa simile!

Marco - (impassibile) Non ignobile: umano e tu l'hai detto. Devo per aggiungere che son molto soddisfatto di vedere che stai ritornando a dei sentimenti meno bassi.

Andrea - (toccato sul vivo) Credo fosse gi un fatto compiuto a quell'epoca. Non vi furono, infatti, amici migliori di Gwendolina e me.

Marco - S, invece: vi fu Gwen e me.

Damiano - No, Gwen e me.

Andrea - (conciliante) Insomma, eravamo quattro buoni amici. Vi ricordate le nostre interminabili partite a tennis?

Marco - Durante le quali Damiano attirava sempre la sfortuna nel suo campo tanto era maldestro!

Damiano - E tu, quando ballavi, schiacciavi cos bene i piedi di Gwen da obbligarla a gridare in mezzo alla sua pi allegra risata.

Marco - (alzando le spalle) Ho sempre considerato la danza come un afrodisiaco volgare e poco costoso, adatto agli intellettuali stanchi.

Damiano - (con maggior forza di quanto sia necessario) E' dunque per questo che stringevi talmente forte la tua ballerina da lasciarle, per un buon momento, la traccia delle tue dita sulla sua schiena nuda?

Marco - (guardandolo con stupore) Ma guarda, non hai dimenticato i suoi abiti a quanto pare!

Andrea - (seguendo i suoi ricordi) Com'era orribile la moda, allora! E che cosa si ballava? Il charleston ?

Marco - No. C'era gi la gran moda dei tanghi.

Andrea - Ah, s. Ve n'era uno ch'ella amava in modo particolare e che canticchiava continuamente. Non ricordo pi bene com'era... la, la, la... E tu?

Marco - Nemmeno io. (A Damiano) E tu?

Damiano - (esitando) Io... (bruscamente) No.

Andrea - Ed i suoi fiori preferiti, quali erano? De rose tea?

Marco - Idiota. Porse che era una vecchia signora? A lei piacevano gli anemoni.

Damiano - (alzando le spalle) Era una ragazza e non si era ancora specializzata: amava tutti i fiori, e, se alcuni avevano la preferenza, erano le grandi ninfee pallide dello stagno.

Marco - (continuando) Che lucevano come lampade quando ci bagnavamo al tramonto.

Andrea - E poi, imprudentemente, ci coricavamo sull'erba, avvolti nei nostri accappatoi da bagno, aspettando la notte.

Marco - (intenerito) E come degli idioti contavamo le stelle.

Andrea - Apparivano ad una ad una ed io ricordo che una sera... (s'interrompe bruscamente).

Marco - (ironico) Una sera?...

Andrea - (imbarazzato) Nulla... non ricordo pi.

Marco - (c. s.) Bugiardo. (Disinvolto) E cos stato dunque sull'orlo dello stagno che hai fatto la tua dichiarazione?

Andrea - Da mia dichiarazione?...

Marco - S, la tua dichiarazione. E sono anche sicuro che balbettavi. Avevi vent'anni ed era certo la tua prima dichiarazione.

Damiano - E che cosa ti rispose, lei?

Andrea - (che vuole cambiare argomento) Non so pi... io...

Marco - (ironico) Sta tranquillo, non racconteremo nulla ad Enrichetta, vero Damiano? Cos come non le diremo che il solo ritratto che l'architetto Altenveld ha dipinto stato quello di sua cugina in abito da ballo. Per quanto ricordi, mi pare fosse anche abbastanza ben riuscito.

Andrea - (idem) Anche a me sembra di ricordare che la protagonista della tua prima commedia si chiamasse Gwendolina.

Marco - Ho sempre trovato Gwendolina un nome molto poetico. E siccome a quel tempo ero molto preso di Maeterlinek...

Andrea - E' stato anche Maeterlinck che ti ha spinto a baciare Gwen sulla foocca?

Marco - (stupefatto) Allora ci hai visti! E me lo dici soltanto ora! Sei di una spaventosa falsit. (Interessato) E non sei stato geloso?

Andrea - Pfft! Era prima della mia dichiarazione!

Marco - (sprezzante) E questo ti ha incoraggiato a fare altrettanto, vero? Ho sempre pensato che tu eri un tipo senza personalit, Andrea.

Andrea - In ogni caso ho il senso della grandezza, io.

Marco - Puh! Sull'orlo di un po' d'acqua! Rococ al cento per cento!

Andrea - (idem) E sulla scaletta della cava, allora!

Marco - D un po', Damiano: dov' successa a te la cosa?

Damiano - (imbarazzato) Io... ebbene, io...

Marco - Andiamo, non fare storie! Dove?

Damiano - (rapidamente) E' stato una sera, dopo una delle nostre interminabili chiacchierate, lass, nella Camera Proibita.

Marco - (a Damiano) E che cosa ti rispose?

Damiano - (c. s.) Ci che rispose a voi, suppongo.

Andrea e Marco - (con diverso stupore) Ah! (Si guardano tutti e tre, poi scoppiano in una risata come dei collegiali che s sono giocati un bel tiro).

Marco - (quando il riso si calmato) Come eravamo stupidi e simpatici!

Andrea - E Gwendolina?

Marco - Come, Gwendolina?

Andrea - S, com'era, lei?

Marco - (ad Andrea) L'importante sapere che ora mistress Jeremy Bleemstone. Pochi mesi le bastarono per dimenticare tante folli dolci e melanconiche giornate, tutti i sogni appena abbozzati, e sposare all'et di diciott'anni, il grande editore

Marco - Si pu leggere talvolta, in qualche risposta.

Andrea - E non abbiamo mai pi saputo nulla di lei. Come il nonno, morto su per gi all'epoca di quel matrimonio, ella scomparsa. Come il nonno, ella morta per noi.

Marco - Si pu leggere talvolta, in qualche rivista americana, la cronaca di un ricevimento dato da Mrs. Jeremy Bleemstone, moglie del famoso editore, nei suoi saloni della Quinta Strada; si pu anche trovare, in qualche rivista di moda, la fotografia di questa certa Mrs. Jeremy Bleemstone: un'affascinante giovane donna, elegantissima, che noi non conosciamo pi.

Andrea - Noi abbiamo conosciuto una ragazza forse troppo romantica, che amava la vita con passione e che aveva i pi bei capelli del mondo.

Marco - (lasciandosi trasportare dal lirismo) I biondi capelli di Gwendolina...

Damiano - (rettificando) Gwen aveva i capelli castani che talvolta, al sole, prendevano dei riflessi biondi.

Marco - (proseguendo) La Gwendolina dei miei ricordi bionda ed ha gli occhi grigi. E bench sua madre, la cantante d'operetta, l'abbia allevata nella sua atmosfera chiassosa e sgargiante, si veste in modo semplicissimo e non porta gioielli.

Damiano - (lasciandosi trasportare anche lu dai ricordi) E la sua voce, Marco! Quella sua voce simile ad uno strumento magico, capace di dare ad ogni parola la sua esatta risonanza!

Marco - (stupito) Mi ricordo anche quel suo leggero accento inglese che faceva s che la frase pi banale prendesse sulle sue labbra un significato strano...

Damiano - (c. s.) Non era accento inglese, ma qualche cosa di pi impreciso che le veniva dal collegio di Losanna nel quale aveva imparato il francese. Non so spiegare... non la senti la sua voce, Marco? Io la sento. La sento come la sentivo tredici anni fa, quando Gwen partiva alla nostra ricerca nei viali del parco lanciando il suo famoso grido di richiamo.

Tutti e tre - (insieme, come un tempo) Oh! I cugini! . (Tacciono, stupefatti, giacch sembrato loro che una quarta voce si sia unita al loro richiamo. E prima che abbiano il tempo di riflettere, una Quarta voce ripete, effettivamente, come un'eco).

La Voce - Oh! I cugini! (Dal viale di destra appare improvvisamente Gwendolina. E' bellissima ed ha un modo di camminare flessibile e danzante di fanciulla. Si ferma quasi in scena, li abbraccia un attimo con lo sguardo, poi, giungendo le mani ed alzando gli occhi al cielo in una posa comica commovente, grida).

Gwendolina - Provvidenza, ti ringrazio! Sono tutti, tutti e tre. E non ho avuto nessuna difficolt a riconoscerli. Nessuno dei tre calvo, n panciuto, e nessuno porta una grossa catena d'orologio sopra il panciotto. Grazie, grazie davvero! (Poi senza interrompersi) Ho visto la vostra macchina ferma nel viale delle magnolie, come una volta, ed ho saputo cos che eravate venuti. Mi sono detta subito che vi avrei trovati al nostro Gran Quartiere Generale ed ho indovinato. (Tutti e tre sono immobili e non riescono ad articolar parola. Ella, ride) Non avete nessun diritto di essere stupiti: a forza di parlare di fantasmi, questi finiscono sempre per apparire.

Marco - (come in un sogno) Ci stavi ascoltando?

Gwendolina - Rassicurati. Arrivo in questo momento e non ho sentito che la fine, ci che dicevate, cio, del mio accento e della mia voce. Era cos carino...

Marco - (quasi scusandosi) Stavamo evocando dei ricordi.

Gwendolina - (con un sospiro) Eh, s! Abbiamo gi l'et dei ricordi, ormai.

Andrea - (uscendo dal suo sbalordimento) Ma insomma, che cosa...

Gwendolina - (interrompendolo) Lo so ci che vuoi domandare, Andrea. Che cosa faccio qui, vero? Come voi, evoco dei ricordi: gli stessi, probabilmente. Un parco proprio il luogo adatto per essere malinconici, non vi pare? E questo parco, in modo particolare...

Marco - (che ha ripreso tutta la sua sicurezza) Puoi dirci in virt di quale caso stai passeggiando in questo parco?

Gwendolina - Il caso non c'entra. Passeggio tutti i giorni nel mio parco.

Marco e Andrea - (insieme) Come? Eh?

Gwendolina - (senza notare la loro emozione) E' tanto vasto ed a me manca totalmente il senso dell'orientamento che spesso mi ci perdo. E' proprio durante uno di questi smarrimenti che pensai come sarebbe stato piacevole perdersi in vostra compagnia, come una volta. Allora ho domandato al signor Zuidappe di farvi venire.

Andrea - (interessato) Vuoi vendere?

Gwendolina - Nemmeno per sogno. Tu, per, desideri certo comprare. Lo immaginavo. La vendita era il solo mezzo per farvi venire tutti e tre insieme: un motivo abbastanza importante per strapparvi alle vostre abituali occupazioni. (Sospirando) Giacch immagino che siate delle persone molto occupate. Vero? (Presa da una subitanea apprensione) Non siete in collera, per caso?

Andrea - (che non riesce a nascondere la sua delusione) Figurati. D'altronde, apprezziamo molto i tuoi scrupoli tardivi.

Marco - (esultante) In collera? Mia cara Gwendolina, ma meraviglioso ci che sta accadendo! Lo sai che potresti essere un bravissimo autore drammatico? Hai il senso delle situazioni.

Andrea - (cercando di darsi un contegno) Congratulazioni, Marco. Sei un perfetto giocatore: sai nascondere molto bene la tua delusione.

Marco - (sorpreso) La mia delusione? Che delusione?

Andrea - (c. s.) La tua delusione professionale nei riguardi della vecchia maniaca.

Marco - (sempre sorpreso) La mia vecchia maniaca? Quale vecchia maniaca?...

Andrea - (trionfante) Lo senti, Damiano? Quale vecchia maniaca?

Gwendolina - S, quale vecchia maniaca? Vi una storia di vecchie maniache in giro?... Marco ha forse avuto delle noie con una di esse? Ditemi tutto come una volta, volete? Raccontatemi.

Marco - Non c' nulla da raccontare. E' un vecchio motivo di scherzo fra Andrea e me.

Gwendolina - (in estasi) Oh, Marco! Oh, Andrea! Siete dunque ancora sempre alle prese con i vostri reciproci scherzi stupidi? Che miracolo ritrovarvi non cambiati! (Lanciando un'occhiata a Damiano che ha lasciato l'altalena e si spostato all'estrema destra) Per quanto riguarda Damiano, dovrei invece avere delle inquietudini ed avrei tutto il diritto di crederlo muto se il suono della sua voce non mi fosse pervenuto quando stavo venendo qui. So dunque ch'egli sempre Damiano il taciturno. (Senza interruzione) Ed io? Che pensate di me? Vi sembro molto cambiata? Pensate che...

Marco - (interrompendola, con ammirazione) Oh, Gwen! tu sei sempre cos...

Gwendolina - (mettendosi un dito sulle labbra) Zitto. Non mi dire che sono bella. Troppi sciocchi me l'hanno ripetuto Ano a disgustarmi d'esserlo.

Marco - Ma che cosa pu mai importare che tu lo sia? Ci che conta, invece, che tu abbia sempre il tuo flessibile passo di danzatrice, che tu sia Semprefollemente romantica e che tu porti sempre dei vestitini chiari. E che tu sia la Gwendolina dei nostri diciott'anni e che i tredici anni passati siano diventati, tutt'ad un tratto, un'immaginazione ed un pretesto.

Gwendolina - (in estasi) ...che i tredici anni passati siano diventati, tutto ad un tratto, uimmaginazione ed un pretesto... Oh, Marco, quant' bello sentirsi parlare cos! (Inquieta e gioiosa) Allora vero che non vi ho delusi e che tutto quello non ha lasciato dei segni troppo evidenti.

Marco - Tutto quello?

Gwendolina - (vaga ed offuscata) S, tutto quello: la vita, insomma.

Marco - (sorridendo) Ragazzi, la sentite? Vorrebbe farci credere di aver molto vissuto nei suoi saloni della Quinta Strada!

Gwendolina - (c. s.) Non vi sono soltanto i saloni della Quinta Strada... Ho vissuto molto, Marco. Ed ho commesso molte follie per divertirmi o, piuttosto, cercando di divertirmi. Ho speso molto denaro, ho avuto un'infinit di avventure ed ho viaggiato lungamente.

Marco - Risultato?

Gwendolina - Continuo a fare delle spese ed avere delle avventure per abitudine: nulla pi mi diverte.

Damiano - (suo malgrado) Ed i viaggi?

Gwendolina - I viaggi? Oh, s, in principio mi piacevano. Ma poi... Si vedono delle grandi pianure, delle foreste, dei laghi sui quali volano degli uccelli, e calano dei bellissimi tramonti. Tutti i paesi che ho attraversato avevano pianure, foreste, laghi, uccelli e crepuscoli. A seconda delle regioni, le pianure erano pi o meno grandi, le foreste pi o meno scure, i laghi pi o meno profondi; gli uccelli avevano nomi strani ed i tramonti una pi o meno grande magnificenza. E tutto era monotono e non riusciva che a far rimpiangere i tramonti della propria giovinezza - il tempo in cui ci si poteva ancora commuovere dinanzi ad un tramonto - ed a far rimpiangere gli uccelli che volano nel proprio paese, i laghi o gli stagni nei quali s'aveva l'abitudine di tuffarsi, le foreste dove vi eravate, un giorno perduta, e le pianure in cui avreste voluto perdervi... (Un silenzio. Marco ed Andrea si guardano, poi guardano Gwen e Damiano, sorpresi e turbati).

Damiano - (che sente di dover dire gualche cosa) E siccome sei una sentimentale e nello stesso tempo troppo ricca, ti sei comperata i paesaggi che ti erano familiari ed i tramonti della tua giovinezza. E' cos, vero?

Gwendolina - (fissandolo) S, Damiano. Ho comperato il castello Altenved. (Una pausa. Con forza improvvisa) Con il denaro di Jeremy, s. Jeremy una bravissima persona... Possedere, a quarantacinque anni, i due terzi della stampa degli Stati Uniti non una cosa da poco... Mi vizia terribilmente.

Andrea - E' qui?

Gwendolina - (che ha trovato strana lidea) Lui, in un castello delle Fiandre? Egli detesta l'Europa e non vi viene che quando non pu proprio farne a meno, per un congresso o qualche cosa del genere. Non ama che New-York e vi abita quasi tutto l'anno, mentre io vado qua e l...

Marco - Incompatibilit di carattere?

Gwendolina - Nemmeno questo. Ci piace cos, ecco tutto. Del resto, i nostri rapporti, quando ci incontriamo, sono cortesissimi.

Andrea - (serio) E sei felice?

Gwendolina - (posando il capo sulla spalla di Andrea, carezzevole) Mio piccolo Andrea, adoro questo tuo far sempre domande serie come all'epoca dei tuoi vent'anni... Sono anche convinta che tu lo sei, felice. Mi sembri bene a posto nella vita e sono certa che attorno al tuo orizzonte tu costruisci delle ville in stile fiammingo e che devi essere anche molto convinto dell'importanza di ogni tuo atto di ogni mattone che fai posare. Per avere l'aspetto pi convincente, ti sei, infatti, lasciato crescere i baffi. Non ti stanno affatto bene, mio vecchio Andrea, ma devono imporsi assai a tua moglie. Suppongo, infatti, che tu sia anche sposato e che tu abbia dei deliziosi bambini.

Andrea - (dissimulando un sorriso di soddisfazione) Due.

Gwendolina - (con un grido di tenerezza) Oh, Andrea! E' splendido! Bisogna che li conosca.

Marco - Calmati, Gwen. La vanit gli sta dando al cervello: ha gi la tendenza a credersi la cicogna stessa che andata a cercarli in paradiso.

Gwendolina - (c. s.) I bambini di Andrea!

Marco - Ti assicuro che non affatto il caso di stupirsi troppo. Sono cose che possono accadere a tutti.

Gwendolina - (con improvvisa depressione) Non a me, per. (D nuovo gaia) N a te, sacripante! Porti gli occhiali, era?

Marco - Sia detto tra di noi, una posa.

Gwendolina - Autore, va! (Con un voltafaccia, viene a trovarsi proprio di fronte a Damiano) E tu?

Damiano - Io?

Gwendolina - S. L'ultima volta che ci siamo visti ti preparavi in una scuola coloniale di Anversa. E ora?

Damiano - (freddamente) Non vorrai farmi credere che la tua armata di agenti privati non ti abbiano informata anche su questo punto. Sono agente territoriale.

Gwendolina - (confusa ed interessata) Ah!

Marco - S, lui che incaricato di incivilire quei poveri negri stupidi. Spetta anche a lui decidere se il negro ha avuto ragione di uccidere il bianco che andava a letto con la sua donna o se il bianco non ha avuto torto di non approfittare di pi della stupidit del negro. Insomma, egli incarna la giustizia. E fa anche una quantit d'altre cose; costruisce dei ponti, traccia delle strade e riferisce sulla regione., Suppongo anche, bench non me rabbia mai detto, che vada a caccia e che si dia, con pi o meno ardore, al traffico dell'avorio e che terrorizzi il suo boy ogni qualvolta ubbriaco.

Gwendolina - (spalancando gli occhi) Oh! Egli traccia delle strade e terrorizza il suo boy... Ma davvero...

Damiano - (con molta calma) Ti prego, risparmiaci il tuo piccolo elogio sulla magnifica vita di questi uomini rudi che...

Gwendolina - (seccata) Non avevo alcuna intenzione del genere. In quanto agli uomini rudi ed alla loro vita magnifica, mi permetto avere miei dubbi sulla loro esistenza nel nostro secolo e 'confesso, per parte mia, di non aver mai incontrato qualcuno che potesse essere classificato come tale, all'infuori, forse, dei domatori dea circo.

Marco - (prendendola fra le braccia) Ben detto, carissima. Come vedi, il nostro Damiano rimasto il simpatico ragazzo che conoscevamo. Aggiungi poi che in questo momento beneficiamo anche di uno sbalzo d'umore tutto particolare giacch abbiamo commesso l'imprudenza di costringere il signore a lasciare Bruxelles, dove aveva molto da fare, e lo abbiamo condotto qui solo per fargli perdere il suo tempo.

Gwendolina - (pi afflitta di quanto voglia sembrare) Ah! Cos egli trova che sta perdendo il suo tempo? Se cos, non vorr certo fermarsi per il week-end.

Andrea - Quale week-end ?

Gwendolina - Il week-end che potremmo passare tutti e quattro ad Altenveld.

Andrea - Tutti e quattro?

Gwendolina - (guardando Damiano) Se la cosa piace ad ognuno di voi...

Andrea - Veramente...

Gwendolina - (afflitta) Oh, Andrea, non dire qualche cosa di ragionevole, ti prego. Le fanciulle come me hanno tanto bisogno che le s lasci essere un poco pazze!

Andrea - Veramente avevo promesso ad Enrichetta... quindici giorni fa... che... capisci... a meno che... (Con improvvisa ispirazione) Gwen, non ti piacerebbe conoscere Enrichetta?

Marco - (prima che Gwendolma possa rispondere) In nome della nostra vecchia amicizia., Gwendolina Bleemstone, non abbiate un simile desiderio, ve ne scongiuro. (Volgendosi al fratello) Bada, ti avverto che se tu introduci la ragionevole Enrichetta in questi luoghi, io telefono a Sylvabela di raggiungerci immediatamente, per via aerea, magari.

Gwendolina - (improvvisamente stanca) Well, mettetevi d'accordo. Oppure si mettano d'accordo Enrichetta e Sylva... Sylvabela.. (A Damiano) E per te, Damiano, chi debbo invitare? (Damiano tace. Gwendolina si dirige verso l'altalena, sale in piedi su di essa e comincia a dondolarsi piano).

Andrea - (rompendo il silenzio) Telefoner ad Enrichetta di essere trattenuto a Bruxelles.

Marco - Va bene cos, Gwen?

Gwendolina - (con voce lontana) Aspetto la risposta di Damiano.

Damiano - (Con slancio) Damiano d'accordo.

Gwendolina - (piano dondolandosi dolcemente) I sogni si realizzano... (lanciando improvvisamente il grido di richiamo) Oh! I cugini! . Siamo dunque in piena estate e queste sono le vacanze dei nostri diciott'anni! I baffi di Andrea sono dei baffi posticci; Marco ha trovato i suoi occhiali in una scatoletta a sorpresa; Damiano si abbronzato la pelle per aver un colore olivastro, ed il brillante che io porto al dito di vetro e non ha alcun valore. Noi abbiamo diciott'anni e le nostre mani sono libere, i nostri visi chiar, i nostri sguardi precisi e le vostre guance imberbi. E questa sera, come tutte le altre sere, andremo a cospirare nella Camera Proibita. Ah! bisogna che vi avverta che non dovrete stupirvi se il ritratto del vecchio Cornelio stato tolto. E' rimasta soltanto la cornice.

Andrea - (interessato) Davvero? Incomincerebbe dunque a presentarci qualche cosa d'insolito, quella banale stanzaccia che chiss perch noi abbiamo avvolta di non so quale mistero?

Marco - Perch ci era (riprendendosi) perch ci proibita come nelle favole. E, come nelle favole, il perch non l'abbiamo mai saputo.

Damiano - E, come nelle favole, noi abbiamo disobbedito. Ed forse questo che il vecchio Cornelio desiderava.

Gwendolina - E, come, nelle favole, saremo forse puniti un giorno per questo. Tuttavia, aspettando, dobbiamo divertirci. Chi mi aiuta a far muovere questo strumento? Sono stanca di dondolarmi da sola.

Damiano - (saltando sull'altalena) Oh! Issa, Gwendolina! (In piedi, viso contro viso, cominciano a dondolarsi).

Gwendolina - (con un gran grido di gioia) Oh, issa, Damiano! Dondoliamoci! Non abbiamo pi ricordi!

Marco - (ripetendo, meravigliato) Non abbiamo pi ricordi...

Andrea - (macchinalmente) Non abbiamo pi... Gwen, ma non il titolo di quella canzone che tu canticchiavi sempre? (Come una risposta Damiano comincia a canticchiare le prime note della canzone).

Gwendolina - (estasiata) S, il tango di moda. (Ella accompagna Damiano in sordina. Gli altri due, macchinalmente, accennano la vecchia melodia ritrovata. Gwendolina canticchia) Non abbiamo pi ricordi. Oh, issa, Damiano. (L'altalena descrive una traiettoria sempre pi lunga) Pi forte! Pi in alto! (Ride e grida, il suo viso unito a quello grave di Damiano) Dondoliamoci, Damiano. Dondoliamoci fino a soffrirne. (Con delle lacrime nella voce) E' tanto tempo che non ho pi avuto male al cuore...

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Alcune ore pi tardi: le dieci di sera, nella Camera proibita.

La certezza che non si tratta di nessun'altra camera del castello data dal grande quadro vuoto appeso al muro di destra. Sotto questo quadro vi una specie di cassettone siriaco, di pessimo gusto, incrostato di madreperla. Il resto del mobilio improntato ad una certa uniformit dovuta a degli orribili mobili in stile Secondo Impero. Degli sgabelli imbottiti, alcune sedie, una serie di tavoli inseriti lun nell'altro. Una lampada a piedestallo, sul fondo a destra e, vicino ad essa, un imponente mobile-grammofono. Quasi al centro della stanza, un enorme divano messo diagonalmente in rapporto al muro del fondo. In mezzo a questa parete, una grande vetrata nascosta da pesanti tende felpate si apre sulla terrazza che, su quel piano, corre lungo tutta la facciata. Lungo tutta la parete di sinistra, in alto, una galleria-biblioteca alla quale si accede per mezzo di una scaletta fissa, posta sul davanti della scena, a sinistra. La porta d'entrata, alla camera assai bassa e si trova in mezzo al pannello di sinistra, sotto la galleria. La tappezzeria dei muri scuris-sima; il lampadario di cristallo ha un aspetto pretenzioso. Sui muri, delle armi esotiche ed alcuni paesaggi cupi quanto la tappezzeria. Di tutto questo, tuttavia, non si pu vedere assolutamente nulla all'alzarsi del sipario, giacch la scena immersa nella pi completa oscurit.

(Dopo qualche istante si sentono dei passi precipitati sulla terrazza. La pesante tenda felpata viene sollevata a pi riprese. Corsa nella camera. Urti nei mobili. Delle imprecazioni soffocate e delle risate giovanili. Si intravedono delle ombre che gesticolano).

Voce di Piero I - (ansante) Questa volta, signorina, non ci scapperai pi.

Voce di Piero II - (ansante) Il tuo nascondiglio scoperto. Hai scelto male, giacch... (Urta contro qualcosa) Acc... giacch noi conosciamo perfettamente tutti gli angoli della tua tana.

Voce di Piero I - Ci senti, cara cugina? Ti puniremo. (Urta) Ahi! Ma dove si cacciata?

Voce di Piero II - Scommetto che si nascosta sotto il divano. (Chinandosi) Aspetta: vedrai che la faremo uscire.

Voce di Piero I - (che si china a sua volta) S. E voglia o non voglia, dovr baciarci.

Voce di Piero I e di 'Piero n - (insieme, con un grido di trionfo) Ci siamo! L'ho presa!

(Luce. Piero III entrato ed ha girato l'interruttore, vicino alla porta. Piero I e Piero II sono seduti a terra, dinanzi al divano, spettinati, accaldati ed anelanti, e tengono ciascuno fra le mani un lembo del mantello da sera di Marie-Nick. Subito si sente risuonare il fresco e gioioso riso di quest'ultima. Ella sulla galleria-biblioteca ed appoggiata alla balaustra contempla i suoi due cugini alle prese con il loro pezzo di seta scura. E' una sottile e bella fanciulla dai modi estremamente graziosi. Indossa un lungo ed ampio abito da ballo bianco che sembra assorbire tutta la luce della camera. I suoi cugini, i tre Pieri, sono dei ragazzi dall'aspetto sportivo e dai movimenti vivaci. Piero III senza dubbio il pi giovane: pi magro degli altri due, biondissimo, e possiede molto meno disinvoltura dei cugini. Tutti e tre sono in abito da sera),

Piero I e Piero II - (sorpresi, alzano il capo ed ascoltano il riso ironico della fanciulla, che continua a crescere d'intensit).

Marie-Nick - (con la stessa intonazione di Gwendolina nel primo quadro) Oh! I cugini!

Piero n - (mezzo furioso e mezzo ridente, si alza con un salto e si dirige verso la scaletta) Ti credi proprio al sicuro sul tuo trespolo, mia cara colomba?

Marie-Nick - (ridendo sempre, si volta verso i piani carichi di libri) Guai a voi se vi avvicinate, barbari! (Prendendo una pila di libri e minacciando Piero II di lasciarglieli cadere sulla testa) Altrimenti Platone e Bossuet s'incaricheranno di difendere la mia virt.

Piero II - (salendo la scaletta) Abbasso Bossuet! (Marie-Nick, con precisione, gli lancia alcuni libri sulla testa).

Marie-Nick - (soave) Ho ancora a disposizione tutto Sant'Agostino.

Piero II - (fregandosi la testa) E va /bene! Ho compreso il sermone.

Piero IH - (approvando) Infatti, non la letteratura adatta ad una notte d'agosto.

Marie-Nick - (sporgendosi fino a scoprire Piero III) Ma guarda, anche il terzo cacciatore qui. E sempre in agguato, a quanto sembra.

Piero I - Cacciatore! Pesa le tue parole, Marie-Nick. Renderai questo sbarbatello folle d'orgoglio.

Marie-Nick - (rivolgendosi a Piero I) Piero... (Tutti e tre alzano il capo) Voglio dire Piero, il maggiore, Piero il duagenario... vuoi avere la cortesia di restituirmi il mantello? (Vedendo ch'egli lo rigira con imbarazzo) Lo so, il fondo tutto strappato. Sono stata presa nello sportello poco fa, saltando dalla macchina.

Piero I - Veramente... vi dell'altro. Anche il colletto completamente strappato. (Le lancia il mantello) Ad ogni modo non credo avresti ancora tanta superbia se i nostri giochi si facessero improvvisamente pi seri. Dopo tutto, gi accaduto pi di una volta che tre ragazzi di diciott'anni abbiano deciso di ridurre alla loro merc una giovane e 'bella fanciulla. Che cosa faresti in questo caso, tu? Quali sarebbero i tuoi mezzi di difesa? Credo che tu sappia che tutti e tre abbiamo un reale desiderio di baciarti.

Marie-Nick - (esaminando lo strappo del mantello) Per conto mio trovo che il desiderio simulato ha dato dei risultati sufficientemente reali.

Piero I - (continuando nella sua idea) A quanto pare non sei curiosa e non hai affatto risposto alla mia domanda. Che cosa faresti?

Marie-Nick - Beh! Penso che ci sarebbe sempre uno dei tre che sarebbe geloso degli altri due e che, per questo, s appiccicherebbe al mio fianco. Allora, la lotta sarebbe uguale giacch io so molto bene difendermi, sapete. E poi, perch preoccuparsi di tutte queste cose, cari cugini? Non siete forse dei ragazzi bene educati? E dal momento che lo siete, scendo ad unirmi a questa cortese assemblea.

Piero I - (rigirandosi sul divano) Non siamo affatto dei ragazzi educati: siamo dei ragazzi che s'annoiano.

Marie-Nick - (dall'alto della scala) Allora preferisco risalire.

Piero III - (uscendo dal suo angolo) No, Marie-Nick, scendi pure. Ti garantisco la tranquillit: io mi metto sempre al fianco del pi debole.

Marie-Nick - (divertita) Il mio caro boy-scout... Sei molto cavalleresco. Per, dovresti diffidare delle frasi fatte: non piacciono molto alle fanciulle moderne. (Comincia a discendere).

Piero II - (si precipita ai piedi della scaletta e grida) Non scendere, Marie-Nick! Stop. Non muoverti pi... Stop, ho detto. Stop. (Indietreggia per contemplarla meglio) Perfetto. Il peso del corpo sulla gamba sinistra; la scarpina che esce dalle pieghe della gonna; quella punta idi seta scura sulla bianchezza della spalla e, sulla nuca, i riflessi iridati del lampadario. Capelli tagliati dall'ombra... Splendido! Sei una meravigliosa fotografa!

Marie-Nick - (sospirando) Ancora!

Piero II - Silenzio. Non una parola n un gesto. (Volgendosi agli altri due) Io resto qui per sorvegliare. Che uno dei due Pieri corra a prendere la mia macchina fotografica nell'automobile.

Marie-Nick - Nient'affatto! Nessuno dei due, e nemmeno il terzo Piero andr, perch io non ci tengo a farmi venire un crampo. (Continua a scendere).

Piero II - (prendendosi la testa tra le mani) E pensare che esistono donne capaci di sopportare questo per delle ore anche sotto la luce accecante dei riflettori! E tu, tu non sei nemmeno capace di conservare la posa per due minuti, per paura dei crampi i

Marie-Nick - Hai ragione, ma io non ho af fatto l'ambizione di diventare una diva.!

Piero II - Come se si trattasse di ambizione!

Marie-Nick - (seccata) Oh! lo sappiamo benissimo che si tratta di te e della tua interessante vacazione di cineasta. So anche che tu mi fai un insigne onore coi permettermi di cooperare ai tuoi tentativi di esordiente, ma per la verit un onore di cui vorrei fare a meno.

Piero I - (cambiando posizione sul divano) E' vero. Questa ragazza ha tutte le ragioni di essere irritata. E' dal primo giorno delle vacanze che la perseguiti con la tua macchina da presa e quella fotografica, in tutti gli angoli del castello ed in ogni sentiero del parco.

Piero II - E con questo? Non forse la pi grande ambizione di ogni graziosa ragazza diventare una bella immagine?

Piero I - Pu darsi. Ma tu, di immagini, ne hai fatte troppe, ecco tutto. Marie-Nick al suo balcone, Marie-Nick dall'alto della torre, Marie- Nick tra le ninfe, Marie-Nick sotto la pioggia, Marie-Nick nella serra delle orchidee, effetti di vento nei capelli di Marie-Nick, ed un'infinit di altre cose ancora. Anche questo pomeriggio, nel parco degli Speelenaere, ha dovuto posare dinanzi al getto d'acqua, in piedi sull'orlo della vasca, e...

Piero II - (sorridendo al ricordo) Quella mi pare sia riuscita magnificamente.

Piero I - (riprendendo con maggior foga) Le impedisci di dormire col pretesto degli effetti lunari, e la vai a svegliare prima dell'alba perch vuoi fotografare la sua immagine riflessa nello stagno al levar del sole.

Marie-Nick - (sorridendo a Quel ricordo) Oh! stato tanto divertente quel mattino, vero Piero? (Piero I, seccato, si volta sul divano).

Piero II - (incoraggiato) Sai che cosa mi tormenta da qualche giorno? Una tua fotografia in abito da ballo, in quel vecchio quadro vuoto. Ne potrebbe venir fuori qualche cosa di straordinario, se tu fossi capace di starci.

Piero I - (alzando gli occhi al cielo) In un quadro, adesso! Invece di perdere in tuo tempo in queste elucubrazioni, faresti molto meglio a ripassare il tuo Diritto, altrimenti vi sar qualcuno che ha fatto l'allocco a luglio e far l'allocco in ottobre!

Piero II - (furioso) Non ho bisogno di governanti, hai capito? (Scimmiottandolo) E sappi che, per principio, io detesto le persone che per essere nate due anni prima e perch il loro pap le occupa nella sua officina e la loro madrina ha regalato loro, per il ventesimo compleanno, un'automobile, si credono ormai cos a posto nella vita da permettersi al riguardo degli altri una serie di piccoli consigli protettori. Ho detto.

Piero III - (venendo alla riscossa) Anch'io seno del parere di Piero. Ho sempre pensato che tu fossi l'esempio tipico del figlio unico, con un ricalcato complesso di fratello maggiore.

Piero I - (sibilando tra i denti) Ricalcato complesso di fratello maggiore . Con un simile gergo non mi stupisco pi che tu ti sia comportato cos bene all'esame di filosofia. Perch non provi a ripetere quello che hai detto adesso in calzoncini corti ed in cappello largo, alla domenica, dinanzi ai tuoi amici boy-scouts?

Marie-Nick - (ridendo) Diavolo d'un. Piero! Trio indiavolato di Pieri! Io credo che malgrado i vostri sforzi non riuscirete mai a bisticciarvi con convinzione. E' magnifico!

. Piero I - (lugubre) S, siamo un trio indiavolato e gioioso. E con te, formiamo un quartetto esilarante: il quartetto esilarante del cugini germani.

Piero II - (lugubre) li quartetto dei piccoli cugini di Jeremy Bleemstone.

Piero III - (idem) E come quartetto su indicato, passiamo delle frivole vacanze al maniero Altenveld, nelle Fiandre Occidentali...

Marie-Nick - (idem) ...uno dei numerosi manieri del detto Jeremy, nostro illustre cugino, lontano e sconosciuto.

Piero II - (idem) Jeremy illustre, e Gwendolina la sua sposa.

Marie-Nick - (idem) E Gwendolina bella...

Piero II - (idem) E Gwendolina affascinante...

Piero III - (idem) E Gwendolina romantica...

Piero II - (idem) E malgrado Gwendolina sia romantica, una svaporata romantica anglo-americana, i nostri rispettivi genitori, tutti compresi di quella saggezza borghese trasmessa loro da generazioni di avi circospetti, si sono detti che sarebbe stato assurdo trascurare l'invito della moglie d'un cugino d'America cos celebre e cos poco prolifico. Molto diplomaticamente, quindi, hanno saputo infischiarsi di quella innata ripugnanza che la borghesia prova per l'americanismo, la futilit ed il romanticismo.

Piero I - (furioso) E perch Gwendolina romantica e noi le ricordiamo non so quali vaghi cugini ch'ella conobbe un tempo in questo castello, siamo costretti a perdere qui il nostro tempo e sprecare cos completamente le nostre vacanze!

Marie-Nick - (vivamente) Non devi dire questo, Piero.

Piero III - Non crede una sola parola di quel che dice, il Piero in questione. Questa piccola sfuriata ce la serve a solo titolo di allusione supplementare al bel viaggio mancato...

Piero II - (u Piero I) Il viaggio nel paese dei fiordi. Non temere, andrai ugualmente nella tua Norvegia. Pap non vorr certo privare il suo caro rampollo d'un cos appassionante viaggio di studio. E l'anno venturo...

Piero I - (con un po' di cattivo umore) Mi auguro che mi porti un minor numero di serate sprecate, l'anno venturo...

Marie-Nick - (alzando le spalle) Esistono forse, alla nostra et, le serate sprecate?

Piero II - E come no! Ci si spedisce a Bruges per passare il sabato e la domenica l; arrivati nel castello di Speelenaere, bisogna indossare l'abito da sera; e nel momento in cui il ballo sta per incominciare, eccoti la vecchia padrona di casa che cade in convulsioni e se ne va all'altro mondo mentre tutti gli invitati vengono gentilmente messi alla porta. Non la chiami una serata sprecata, tu, questa?

Marie-Nick - Io la chiamo piuttosto una serata imprevista. E mi pare anche che abbia molto pi sfascino di una serata ufficiale. Sta a noi renderla divertente.

Piero I - (ironico) Giocando al bridge, per esempio?

Marie-Nick - (alzando le spalle) Lo sappiamo benissimo che tu manchi d'immaginazione.

Piero III - Perch non facciamo una 'corsa in bicicletta nel parco, a lumi spenti?

Piero II - No. Raccontiamoci invece delle storie macabri. Mi sento particolarmente in vena, dopo l'incidente di questa sera. Incidente che, detto fra noi, mi ha tutta l'aria di essere una storia preparata. Lo sanno tutti che la propriet di Speelenaere sull'orlo del fallimento e che il castello ipotecato. Poich la tradizione voleva che il ballo avesse luogo, il pi sontuoso ballo di Fiandra, io sono certo che hanno cercato un espediente e che hanno ingozzato l'avola apoplettica fino a provocarne 3a morte per poter cos sospendere la festa all'inizio, prima che gli invitati potessero accorgersi di come sarebbe stata scadente. Il trucco riuscito in pieno e l'onore stato salvo. L'estate prossima avveleneranno certamente il vecchio zio Sulpicio.

Marie-Nick - (scoppia in una risata, poi si stira come una giovane gattina) Oh! I cugini!. Qualunque cosa, ne dica il vecchio Piero, questa una meravigliosa serata... Non sentite che ha dell'eccezionale?

Piero I - (ironico) Intensamente. Devono essere circa le dieci e come tutte le sere a quest'ora ci troviamo al secondo piano del castello, nella Camera Proibita, dove abitualmente chiacchieriamo, discutiamo e ci domandiamo a vicenda che cosa si potrebbe fare per divertirci.

Marie-Nick - S, ma questa sera ci troviamo qui all'insaputa di Gwen.

Piero I - Come tutte le sere. Non dico certo che Gwen ignori completamente che noi abbiamo scelto questa stanza per riunirci, ma se anche Io sa dimostra di infischiarsene altamente.

Marie-Nick - Ne sei proprio sicuro? Non senti che dovunque ella si trovi, da qualsiasi parte del castello, ella ci .osserva, ci spia, immagina i nostri atteggiamenti ed i nostri gesti, - e ricostruisce i nostri discorsi? Questa notte, invece no. Ella ci crede a Bruges, presso gli Speelenaere, e noi siamo quindi liberi dalla sua discreta e tenace sorveglianza. Ed in questo mondo di sogni e di ricordi, viviamo la nostra vita, e se questa sera ci annoieremo, sar una noia veramente nostra; se bisticceremo, saranno bisticci nostri e non ispirati a bisticci d'un tempo, cos come le nostre parole non saranno l'eco di parole intese in questa stessa stanza tredici anni fa. Abbiamo ritrovato peso e volume, le nostre voci e la nostra sensibilit. Abbiamo anche ritrovato nostri nomi: Infatti non vi ho ancora chiamato - come invece dobbiamo fare anche quando siamo soli - Andrea, Marco e Damiano, per quanto non sia facile capirci con i vostri tre nomi identici. Forse Gwen ha avuto ragione a ribattezzarvi.

Piero IH - (con ardore) Lascia perdere queste storie di un tempo passato, Gwen-Marie-Niek. Dobbiamo godere veramente questa notte senza fantasmi che ci data.

Mari-Nick - (continuando) Questa notte densa e pura come una campana che suona a stormo. Anche le nostre pi insignificanti parole sembrano stasera prendere una risonanza strana e perfino i nostri minimi gesti pare si ripercuotino all'infinito.

Piero I - Ma intanto, cari figli del secolo, continuiamo ad annoiarci!

Piero III - (dopo una breve pausa) E se si ballasse? (Indicando il grammofono) Non vi sono che dei vecchi dischi, l dentro, ma certo sono buoni.

Piero n - (andando verso il fondo) Si potrebbe andare sulla terrazza.

Piero I - Gi.E siccome vi sono tre cavalieri per una sola dama, saremo in due a girare i pollici. E Marie-Nick avr la parte principale e diventer l'indispensabile donzella, la Gwendolina della nostra generazione.

Marie-Nick - E chi vi ha detto che desidero ballare?

Piero I - Ma se non desideri che Quello! Quante volte ci hai detto che ami la danza sopra ogni altra cosa?

Marie-Nick - E con questo? Vuol dire forse che desidero ballare con qualcuno di voi? Certo che mi piace ballare, ma sola, libera, con i miei pensieri ed i miei gesti.

Piero I - Ma s, lo sappiamo: la danza il tuo mezzo d'espressione. Segui dei corsi di danza perch questo ti aiuta a realizzarti , come tu dici. Ebbene, realizzati pure, mia cara. Va a danzare. Non sacrificarti per noi.

Marie-Nick - (soavemente) Piero I, Piero duagenario, tu sei il ragazzo pi insopportabile ch'io conosca.

Piero III - Non dirgli questo, Marie-Nick: l'inorgoglisci. Essere insopportabile la sua maniera d'avere della personalit.

Piero n - (che ha tirato le tende sulla vetrata del fondo, ritorna correndo) Marie-Nick, quanti soldi hai a tua disposizione? Rispondi senza riflettere. Non calcolare. E non inventare.

Marie-Nick - (esitando) Ehm!... Duecento lire.

Piero II - (a Piero III) E tu?

Pietro in - Perch lo domandi? Una cinquantina di lire, credo.

Piero I - Anch'io. Sono al verde.

Piero II - Diciamo 300 in tutto. Pi le 22 lire mie. Niente da fare. Fiasco.

Gli altri tre - Che cosa?

Piero II - Pensavo che avremmo potuto andare a finire la serata a Zoute. Dicono che sia stato aperto un localetto molto carino, La coccinella. Lo champagne per a 300 lire e noi siamo in quattro. Una bottiglia in quattro troppo poco, non vi pare?

Piero III - Veramente, quei locali a me...

Piero II - Benissimo. Una bottiglia in tre, allora. Va gi meglio. (Rivolgendosi a Piero I) Se Piero fosse tanto gentile di non venire, sarebbe perfetto. Ci presti la macchina e ci. andiamo, Marie-Nick ed io.

Marie-Nick - Se Marie-Nick vuole venire.

Piero n - Niente civetterie, cugina. Le ragazze sono sempre pronte a divertirsi.

Piero I - Ed anche i ragazzi. Propongo dunque che si faccia un sorteggio.

Piero II - Nemmeno per sogno. (Bruscamente) Ma siamo davvero stupidi. Andiamo a cercare Gwen: a lei piace fare delle piccole follie. La conduciamo con noi e sar un piacere per lei regolare il conto.

Marie-Nick - Siete disgustanti. Vi comportate come dei volgari sfruttatori di donne.

Piero I - La gelosia le fa perdere il controllo. La regina detronizzata che si esprime come una venditrice di aringhe.

Piero II - Dopo tutto, gli attori si fanno sempre pagare. Perch Gwen non dovrebbe retribuirci la quotidiana rappresentazione che le diamo?

Piero III - E' inutile che vi irritiate. Questa sera Gwen rifiuterebbe certo il vostro.. invita. Ha gente.

Gli altri tre - (insieme) Come?

Piero III - Non avete notato, quando siamo ritornati, che c'era luce nel viale delle magnolie?

Piero I - S. Doveva essere il giardiniere che ritornava alla sua casetta sulla vecchia Ford.

Piero III - Macch. La luce era immobile e proveniva dai fari di una torpedo sportiva dalla carrozzeria verde giada, che era ferma l. Sono andato a rendermene conto mentre voi vi scalmanavate a proposito della curva presa male.

Piero I - Ma guarda che modi! Ed hai aspettato fino ad ora a metterci a parte della tua scoperta!

Marie-Nick - E secondo te, che cosa prova la presenza di questa automobile nel parco?

Piero III - Nulla d'importante, certo. Ma ci che vi di pi significativo, sono le voci che ho udito e che provenivano dalla sala da pranzo.

Piero II - (meravigliato) Delle voci nella sala da pranzo! Ma se nessuno mette mai piede in quel salone monumentale.

Piero III - Per questa sera Princeps vi serviva il pranzo.

Piero I - n maggiordomo! Ma se il sabato ha vacanza, dopo la visita delle serre....

Piero II - Su una delle consolle di marmo nella hall, ho visto i suoi guanti bianchi ed il suo cappello a popone, vicino ad un vassoio colmo di stoviglie sporche. Voi non avete visto nulla, naturalmente: stavate rincorrendo Marie-Nick.

Piero I - Ed hai inteso delle voci?

Piero III - La voce di Gwen. Rideva. Ed un uomo le rispondeva.

Piero II - (curioso) E che cosa dicevano?

Piero III - Io non ascolto alle porte. Del resto, vi ho seguiti subito.

Piero I - (intrigante) Un uomo!

Marie-Nick - (timidamente) Forse sar Jeremy.

Piero III - (impassibile) Non credo. L'automobile aveva la targa belga e portava il n. 999.888.

Piero II - (eccitato) Allora lo ha tradito.

Gli altri tre - (meravigliati) Chi?

Piero II - (semplicemente) Jeremy, il nostro caro cugino. E' becco. (Perentorio) Questa notte Gwen riceve, in casa sua, il suo amante.

Marie-Nick - (proseguendo) H quale arrivato al tramonto su una torpedo verde giada che, come tutti sanno, il colore inseparabile dal concetto amante. Hai troppa inventiva, mio povero Piero. E se Owendolina, invece, ricevesse semplicemente dei vicini di campagna?

Piero II - (andandole dinanzi) E tu credi davvero che Gwendolina non sia il tipo d'avere un amante?

Piero I - (correggendo) Degli amanti.

Marie-Nick - E se...

Piero II - (interrompendola) E il suo amante, ti dico. La prova inconfutabile sta nella premura con la quale ci ha allontanati da casa sua durante questo pranzo. Che cosa puoi rispondere a questo?

Marie-Nick - (che comincia ad irritarsi) Che data la disinvoltura con la quale il nababbo la tratta, lui che vuole essere becco e Gwendolina ha mille volte ragione di prendersi un amante.

Piero II - Che ne pensa il boy-scout di tutto questo?

Piero III - Che avete delle mentalit di zitelle appostate dietro le persiane.

Marie-Nick - (improvvisamente ispirata) E chi vi dice, per quanto Piero abbia inteso una sola voce maschile, che non ve ne fossero delle altre che, nel momento preciso in cui egli passava, non avevano nulla da dire?

Piero Ut - Evidentemente.

Marie-Nick - E che direste se, invece di ricevere un uomo, come voi credete, Gwendolina non ne avesse ricevuti tre?

Piero II - (stupefatto) Tre amanti?

Marie-Nick - Questo non lo so. Tre uomini. Tre giovani, piuttosto...

Piero I - (continuando la frase)... Andrea...

Piero II - ... Marco...

Piero ni - ...e Damiano...

Marie-Nick - (terminando) Altenveld.

Piero n - I nostri sosia!

Piero I - (scoppiando) Questa poi! E' proprio un'idea che non poteva venire che ad una ragazza!

Piero m - (rettificando) Un'idea bislacca, vuoi dire, ma che rassomiglia molto a Gwendolina.

Piero II - Un'idea di autore drammatico. Loro e noi! Confronto tra i personaggi ed i loro riflessi. Formidabile!

Piero I - Assolutamente ridicolo.'

Piero III - Nient'affatto ridicolo. Del resto, non succeder niente, giacch noi, i riflessi, stasera siamo qui per caso e quindi non chiamati per il confronto.

Piero IX - Si, ma intanto ci siamo.

Piero III - ... E sembreremo benissimo dei signori Altenveld.

Piero II - (rassegnato, si siede su uno sgabello) Ma perch poi dovrebbero proprio venire a perdere il loro tempo qui? Marco l'autore pi celebre del momento e sono certo che a quest'ora star pavoneggiandosi sullo yacht di qualche stupido mecenate, in qualche parte dei mari del sud.

Piero III - E Damiano in Africa.

Piero I - E l'architetto Andrea Altenveld senza dubbio un signore troppo morigerato per venire a prestare il suo concorso alle follie organizzate della cugina Gwendolina. E' un privilegio, questo, riservato alla giovane generazione.

Marie-Nick - Beh! noi non abbiamo certo il tempo di essere morigerati. Da parte mia, anzi, spero di non esserlo mai. La mia unica ambizione quella di diventare una vecchia signora elegante con alcune delle folli idee di Gwendolina nella testa.

Piero II - Non aver la sua fretta, almeno.

Marie-Nick - D'avere delle idee folli?

Piero II - No, di diventare una vecchia signora.

Marie-Nick - Forse che Gwendolina ha fretta di diventare una vecchia signora?

Piero II - Non vedi che ne prende gi le manie con questa sua idea di raggruppare i suoi ricordi attorno a s e di invitare dei ragazzi ed una fanciulla per ascoltare la loro storia?

Piero III - Del resto non ci tiene affatto delle conferenze e dobbiamo convenire Che ci lascia perfettamente tranquilli accontentandosi di guardarci.

Marie-Nick - (colpita) E' vero: ci guarda sempre. Con due occhi fissi ed inquieti di vecchia signora segue il nostro andirivieni nella speranza forse di ritrovare in esso i passi dimenticati di un balletto: il balletto della sua giovinezza.

Piero I - Mi permetto ricordarti, Marie-Nick, che Gwendolina non , malgrado tutto, una settuagenaria e che ancora capacissima di ballare.

Marie-Nick - Ma non quel ballo, Piero. Deve aver gi ballato troppo: ha i piedi stanchi e le manica il respiro. Io posso ballare, invece. Possiamo anche, voi ed io, ballare la sua giovinezza, ma non dobbiamo dimenticare di ballare anche la nostra.

Piero III - Non le balliamo forse tutte e due insieme?

Marie-Nick - Non credo, Piero. Sono anzi certa che non si dovrebbe fare. Qui, stiamo recitando. Balleremo per noi stessi nel luogo che il nostro cuore avr scelto.

Piero III - E che ci rester, allora, di questo ballo d'oggi?

Marie-Nick - Dei bei ricordi leggeri, ma tenaci, come la neve sui rami.

Piero III - Forse nemmeno. Se il vento della vita sar molto forte, non ci rimarr nulla. E noi non sapremo nemmeno pi se tu ti chiamavi Marie-Nick o Gwendolina.

Marie-Nick - Questo non ha importanza. Ci conta che oggi io sia la vostra Gwendolina e che voi siate il pi famoso trio di cugini.

Piero n - Obbligati a stare insieme.

Marie-Nick - Obbligati.' Questa poi! Come se aveste veramente bisogno di essere obbligati!... (Vedendo che essi stanno per protestare) Insomma, ho avuto o non ho avuto delle dichiarazioni da quando siamo ad Altenveld? E quante volte avete cercato di baciarmi? Quanti miei fazzoletti sono scomparsi?

Piero II - Protesto energicamente per i fazzoletti.

Marie-Nick - Zitto, tu! Come si spiega allora il fatto che io non riesco pi a trovare il nastro dei capelli? Perfino i lacci delle mie scarpe da tennis sono stati portati via stamattina.

iPiero n - Non c' dubbio, vi dev'essere proprio un appassionato di feticci fra noi...

Marie-Nick - O un collezionista. Ad ogni modo, gli domando il favore di cambiare mana. Che voi siate innamorati di me pu anche non dispiacermi, ma che voi vi appropriate di tutto il mio corredo non mi va affatto a genio.

Pietro I - Cugina cara, ti pare davvero elegante addossare la colpa agli altri quando si perde tutto e si alle prese con i propri diciott'anni?

Marie-Nick - Ah s? Che qualcuno osi dirmi sul viso che non innamorato di me!

Piero I - (scoppiando a ridere) Innamorati!

Piero II - Certo, non neghiamo che tu sei abbastanza carina e giovane per provocare in noi un certo turbamento e che, se ci capita di avere delle preoccupazioni sentimentali, si irradiano pi o meno attorno a te. Ma da questo a dire che siamo innamorati!....

Marie-Nick - (rivolgendosi a Piero III) E' questa anche l'opinione del terzo Piero?

Piero I - Non dir nulla, lui. Non lo sai che la legge dei boy-scouts disapprova il flirt? E poi egli di quei tipi che, nelle notti d'estate, invece di stringere una ragazza fra le braccia, preferiscono raccontarle una infinit di sciocchezze sul chiaro di luna. E tutte le frasi che pronunciano salgono loro alla testa e d'un tratto non conoscono pi che una ripetizione monotona e noiosa: il Grande Amore.

Marie-Nick - Mentre, secondo te, il Grande Amore non esiste, vero?

Piero I - Non lo so. La cosa non mi preoccupa ; ho altro a cui pensare io. Nella vita vi una infinit di trucchi pi interessanti.

Marie-Nick - Sei scoraggiante, Piero!

Piero II - E tu consolati pensando che si pu benissimo vivere anche senza questo.

Marie-Nick - (quasi piangendo) Ma chi mi ha affibbiato dei simili cugini?

Piero II - (battendole amichevolmente su un braccio) Non te la prendere, Marie-Nick. Non vi sono soltanto dei cugini sulla terra.

Piero I - (imperturbabile) Vi sono anche dei Romeo e Giulietta, fortunatamente.

Marie-Nick - (colpendolo nervosamente sulla schiena) Idiota!

Pietro III - Credete proprio che si debba risalire cos lontano?

Marie-Nick - Risalire cos lontano?

Piero III - S, che si debba ritornare indietro nel tempo fino a Romeo e Giulietta per incontrare un grande amore? Potrebbe essere, invece, una cosa molto pi frequente di quanto immaginate e che non appartenga soltanto alla letteratura. Una cosa della vita... una cosa che potrebbe avvenire anche qui...

Marie-Nick - (con un falso gridolino di stupore) Qui?...

Piero III - Una cosa che forse avvenuta qui... in una notte d'agosto...

Piero I - (interrompendolo) Vedo che la notte di agosto non stata dimenticata.

Piero III - (continuando) ... tredici anni fa, tra Gwendolina e...

Marie-Nick - (c. s.) Chi?...

Piero III - (in un soffio) Uno dei cugini.

Marie-Nick - Quale?

Piero III - (imbarazzato da questa insistenza) Questo non ha importanza. Uno dei tre cugini che l'avrebbe amata e che lei avrebbe amato.

Marie-Nick - (bruscamente) Non pu essere. Se questo fosse accaduto, sarebbero partiti insieme.

Piero III - (ansiosamente) Per dove?

Marie-Nick - Non importa dove. In un luogo qualunque dove sarebbero stati soli. L dove non vi sarebbero stati che loro al mondo.

Piero I - (interessato) E' questo che tu faresti se...

Marie-Nick - E' ci che far il giorno in cui amer.

Piero II - (concludendo) Ed in cui sarai amata.

Marie-Nick - (come un'eco) Ed in cui sar amata. (Breve pausa).

Piero I - (fingendo di essere addolorato) E cos tu non mi ami, mia piccola Marie-Nick?

Marie-Nick - (gioiosa) No, mio vecchio Piero.

Piero II - (c. s.) E non ami neppure me?

Marie-Nick - (c. s.) No, Piero.

Piero III - (pi addolorato di quanto dovrebbe) Non mi ami, dunque?

Marte-Nick - N... (Sta per dire ano, ma dinanzi al viso supplichevole di Piero III, evita la risposta diretta) Ma s, ma s, vi amo tutti, e pi di quanto si dovrebbe amare dei cugini. Come una sorella vi amo, con tutta la mia tenerezza e la mia indulgenza.

Piero II - (imitando la sua voce) Baciandoci sulla bocca.

Piero I - E quale di noi tre, tu ami di pi?

Marie-Nick - Quando eri piccolo ed una signora bene intenzionata ti domandava: chi ami di pi, il pap o la mamma?, tu rispondevi: tutti e due . E non era assolutamente vero. Alla tua domanda io rispondo tutti e tre, ma ti giuro che la verit.

Piero II - Una verit molto comoda.

Marie-Nick - Io non amo nessuno dei tre e vi amo tutti e tre.

Piero II - (in piedi su uno sgabello, solenne) Abbiamo diciott'anni e non ci amiamo. Meraviglioso!

Marie-Nick - (gioiosa) Meraviglioso! (Ella ride. I tre Pieri la imitano).

Piero I - Dal momento che siamo in cos serie disposizioni, propongo di andarci a tuffare nello stagno; il chiaro di luna non ci far brutti scherzi. Che ne dite dell'idea?

Piero II - (scendendo con un salto dallo sgabello) Splendida! Mi sento capace di battere Marie-Nick ai cento metri!

Marie-Nick - (ridendo) Accetto la sfida!

Piero I - Io mi accontenter di fare l'arbitro.

Marie-Nick - Chi giunge primo allo stagno avr il diritto di prendere la canoa! (Un subito avventarsi verso la vetrata del fondo, aperta sulla terrazza. Marie-Nick rimane un istante sul davanti della scena guardando fuggire i cugini. Sorride. Piero II gi sulla terrazza; Piero I lo sta raggiungendo. Ella fa per seguirli. La luce si spegne bruscamente. Marie-Nick getta un piccolo grido di stupore. Si sente la corsa dei due Pieri sulla terrazza. Marie-Nick, nel buio, si dirige verso questa ultima. Nel momento in cui sta per uscire dalla camera, la lampada a destra si accende. Una luce debole e calda. Soltanto la met della scena illuminata. Zone d'ombra a sinistra. Piero III in piedi vicino alla lampada che ha acceso. Appare un po' stordito).

Piero III - (timidamente) Marie-Nick...

Marie-Nick - (stupita, si volta) Che?

Piero III - (senza muoversi, ad occhi bassi) Ti dispiace arrivare ultima allo stagno?

Marie-Nick - (entrando nella zona illuminata) Affatto. Perch?

Piero III - (c. s.) Debbo dirti qualche cosa.

Marie-Nick - (rassegnata) E sia. Per mi devi promettere che dopo verrai a nuotare.

Piero III - Oh... nuotare...

Marie-Nick - Ti far bene. Prometti?

Piero in - (piano) Far tutto ci che vorrai.

Marie-Nick - (prendendolo gentilmente per mano e conducendolo in mezzo alla scena) E' questo che volevi dirmi?

Piero III - (esitando) Oh, no! E'...

Marie-Nick - Dimmi.

Piero III - E'... una cosa stupida.

Marie-Nick - - Lo so. Ne dici sempre.

Piero ni - (ad occhi bassi, tenendo sempre la mano di Marie-Nick) Ecco. Poco fa, quando ritornavamo sul calesse ed io ero solo sul sedile posteriore, ho guardato tanto le stelle cadenti. Non domandavo nulla perch un solo desiderio era in me: che la testa di Marie-Nick riposasse, pesante e tiepida, sulla mia spalla. Ma tu, sul davanti, chiacchieravi e ridevi con gli altri due cugini ed il vento spingeva verso di me il tuo riso ed il profumo dei tuoi capelli contro la mia guancia ed ero tutto stordito. Ho potuto soltanto contare le stelle cadenti. Ve ne sono state 47. Ecco. (Brevissima pausa).

Marie-Nick - (come un'eco) Ecco.

Piero III - (senza alzare la testa) E' tutto quanto mi dici?

Marie-Nick - Oh, Piero! E' la pi bella dichiarazione che mi sia mai stata fatta. Ma non avresti dovuto: per me, vedi, non sono che parole. Vorrei sgridarti, Piero-Damiano, ma non ne ho il coraggio; vorrei anche prendere la tua testa fra le mani e stringerla contro di me, ma non ne ho il diritto.

Piero III - Perch parlarmi come ad un bambino, Marie-Nick? Non riuscirai a nulla. (Con grande slancio, prendendole le mani) Marie-Nick, vieni... partiamo.

Marie-Nick - (senza muoversi) Per dove?

Piero III - Non importa per dove. L dove non ci saremo che noi al mondo.

Marie-Nick - (ritirando la mano, seccata) No.

Piero III - (confuso) Scusami. (Avvicinandosi a Marie-Nick) Ma un giorno verrai, vero Marie-Nick? Dimmi che un giorno partiremo insieme.

Marie-Nick - (con semplicit) Mai.

Piero m - (scuotendo il capo) E' una parola di bambina, questa.

Marie-Nick - (selvaggiamente) O d'innamorata, vuoi dire!

Piero III - (colpito) Sei... sei innamorata?

Marie-Nick - S.

Piero III - (dopo un istante) Di uno dei cugini?

Marie-Nick - No. Non lo conosci. Nemmeno io lo conosco ancora.

Piero III - (sollevato) Il Principe Azzurro? Oh! ma allora la cosa non grave.

Marie-Nick - Credi?? Non hai mai letto nelle fiabe che i fantasmi e le ragazze si fanno sempre buona compagnia?

Piero III - La vita non una fiaba ed i fantasmi non esistono.

Marie-Nick - Non ti vergogni di parlare in questo modo a diciott'anni? (Lo prende gentilmente per mano e lo trascina verso il divano) Vieni qui, Piero. Siediti vicino a me. (Si siedono ambedue per terra, ai piedi del divano. Piero III, nell'ombra, invisibile; solo Marie-Nick nella zona illuminata) Ti voglio fare il pi bel dono che una fanciulla possa dare a colui che non ama: aprir per te il mondo dei miei sogni e ti parler dell'uomo che amo. (Comincia a parlare con voce monotona e cantante come quella di un corifeo) L'uomo che io amo , prima di tutto, un uomo. Non conosco il suo viso, la forma delle sue mani, n lo splendore del suo sguardo. Ignoro se alto o basso - lo sogno alto, naturalmente - ma , prima di tutto, un uomo. Un uomo, cio, che abbia gi molto1 vissuto, molto sofferto, molto amato. Un uomo che al contatto di queste vecchie cose umane, non solo non si sciupato ed esaurito, ma diventato duro e levigato come il ciottolo sbattuto da tutte le onde dell'oceano. E' nuovo come un marmo antico ed come un fiume che fluisce dall'inizio del mondo e le cui acque, senza posa, si rinnovano, talvolta tumultuose, talvolta calme, ma sempre sicure del proprio destino. Ed io sar il giovane torrente che scende saltando dalla montagna e verr a portargli la mia frescura. Mi lascier andare sulla sua corrente ed insieme attraverseremo tanti paesi. Ed io mi annienter in lui. (Pausa. Ella continua il suo sogno ulteriormente).

Piero III - (a bassissima voce) Marie-Nick, non potr mai diventare io quest'uomo?

Marie-Nick - S, Piero, lo diventerai. Ti occorrer coraggio e pazienza. Ma quando quel momento sar giunto, io non sar pi Marie-Nick: sar una placida signora che si chiamer Maria o Monica, ed un'altra fanciulla sorger per te.

Piero ni - (con visibile pena) Non hai mai pensato che quest'uomo potrebbe anche non venire?

Marie-Nick - (serena) Verr, Piero. Un segno sul cielo o sulla terra me lo far certo riconoscere. Ed egli verr diritto verso di me che mi preparo cos bene per lui. (Si alza).

Piero in - (sarcastico) ... come una vergine folle, danzando e...

Marie-Nick - (interrompendolo) S, danzer per lui. Soltanto per lui. (Risale verso il fondo della scena),

Piero III - (afferrandole una mano e poggiandovi sopra la guancia) Non andartene dalla luce, Marie-Nick. Non mi lasciare solo. Ho diciott'anni e tutto quanto ho conosciuto fino ad ora mi sembrato falso e vano. Non credo pi in nulla, Marie-Nick. Solo in te, credo. Tu sola puoi ricostruire il mondo per me. Mi dannerei per te, Marie-Nick, se questo fosse ancora possibile...

Marie-Nick - (passandogli una mano nei capelli, con dolcezza) Quanto sei stupido! A che servirebbe? (Liberandosi) A nulla. Nulla. Non voglio nulla da te. Non ti chiedo nulla. (Vedendolo prostrato ai suoi piedi) AU'infuori di alzarti e di mantenere la promessa. Andiamo a nuotare.

Piero in - (alzandosi ed implorando) Marie-Nick...

Marie-Nick - (con durezza) Niente lacrime, Piero. Non voglio disprezzarti.

Piero III - Vorrei... dal momento ch'egli non ancora venuto... per una volta sola... vorrei che tu danzassi per me.

Marie-Nick - (dopo un attimo d'esitazione) Dal momento che sei pronto a dannarti per me... Metti un disco.

Piero III - (andando verso il grammofono) Quale?

Marie-Nick - (gettandosi U mantello sulle spalle) Quello che vuoi tu. (Con gioia trionfante) E poi non danzer mai pi per nessuno.

Piero in - (mettendo un disco) Ecco un tango. Non abbiamo pi ricordi . (Mette a posto il grammofono).

Marie-Nick - Una canzone di tredici anni fa. Non abbiamo pi ricordi. Fra tredici anni non ricorderemo pi nulla di questa serata, Piero, vedrai.. Tu dimenticherai questa danza ed i miei sogni selvaggi di ragazzina. Bisogner dimenticare, Piero -Damiano. Bisogner dimenticare, dimenticare, dimenticare... (Su queste ultime parole, la musica comincia. Una musica lamentosa dal ritmo lento e pesante. Marie-Nick muove su questa musica alcuni passi esitanti, poi sempre danzando, si dirige verso la terrazza. Giunta dinanzi alla finestra, non si trattiene pi e con un salto si slancia fuori della camera. Piero III, che non l'ha lasciata mai con gli occhi, la segue).

SI CHIUDE IL SIPARIO

La musica, dietro al sipario chiuso, sale e s'afferma. Al ritornello si sente una voce grave e triste di lady-crooner che accompagna la melodia. Quando l'orchestra riprende, U sipario si alza sul...

QUADRO SECONDO

(La scena esattamente quella del quadro precedente. La musica suona in sordina. La piccola porta a sinistra si apre bruscamente ed entra Gwendolina che getta un piccolo grido di sorpresa. Corre verso il grammofono e s ferma vicino ad esso, ascoltando la musica. Indossa un elegantissimo abito da pranzo in broccato a fiori. Il suo corpo comincia a muoversi al ritmo della musica. Marco, che entrato dietro di lei, s'avvicina a sua volta. Il suo passo non molto sicuro. Allaccia Gwendolina e la trascina in un giro di danza attraverso la stanza. Ella appare inerte, perduta nel suo sogno. Entrano nella zona d'ombra. Il lampadario si accende: Damiano che ha girato l'interruttore. Gwendolina e Marco sono immobili, abbracciati, bocca contro bocca. Sotto la luce improvvisa, Gwen si stacca vivamente da Marco. Andrea, che entrato per ultimo, attraversa la camera in silenzio e va a fermare il grammofono, Damiano chiude la porta).

Andrea - (fermando il grammofono) E' scoraggiante, questa musica. (Pausa).

Gwendolina - (tanto per darsi un contegno) Balli sempre molto male, Marco.

Marco - (aggiustandosi la cravatta) Tu, per, baci molto meglio.

Damiano - (camminando in lungo ed in largo attraverso la scena) Felicitazioni, Gwendolina. La ricostruzione perfetta. Neppure un mobile ha cambiato di posto. (Passando un dito sul mobile incrostato di madreperla) E vi sempre lo stesso spessore di polvere sul cassettone siriaco.

Andrea - Credo anche che nessuno di noi possa ammettere che quel quadro l sia vuoto, tanto l'immagine del nonno presente alla nostra memoria.

Damiano - (vicino alla scaletta) Gi. Si potrebbe infatti credere che abbiamo lasciato questa camera precipitosamente, qualche minuto fa, dimenticando di fermare il grammofono... (chinandosi e raccogliendo alcuni dei libri gettati da Marie-Nick nel quadro precedente) e di riordinare i libri che stavamo leggendo. (Aprendo uno o due libri) Platone... Bossuet... Perdinci, che giovinezza erudita abbiamo avuto!

Gwendolina - Non capisco. Io non entro per nulla in questo disordine. Devono essere stati... Ma no, impossibile, non ci sono...

Marco - (con voce un po' pastosa) Questa una nota falsa, Gwen. Mi par di ricordare, infatti, che se ci capitava di frugare in quei vecchi libroni, era sempre nel raggio dei narratori galanti del XVHI secolo che ci avveniva. Non ricordi quando Andrea ricopriva di carta azzurra le opere del marchese di Sade per farci credere che stava leggendo i Trattati del paesaggio di Leonardo da Vinci? Non protestare, Andrea. D'altronde, questo non ti ha impedito affatto di essere sottoscrittore per la Lega della Moralit Pubblica. Che vecchio satiro sarai quando avrai l'et del nonno!

Andrea - (sprezzante) Queste sono idee d'ubriaco.

Marco - (andando verso di lui, minaccioso) Sta in guardia: lo whisky mi rende cattivo, talvolta. (Lasciandosi cadere su uno sgabello) E talvolta voluttuoso. Oh! Gwen, che famoso whisky il tuo! Princeps non ne ha per caso alcune bottiglie di riserva in questa stanza?

Gwendolina - Princeps non beve e non fuma. E certamente non legge Bossuet perch metodista.

Marco - Felici settari!

Gwendolina - Chi?

Marco - Princeps e Bossuet, E Platone, anche... e tutti quei fottuti ed eretici predicatori di verit contrarie. Vi una sola e vera verit: lo whisky,

Andrea - (scuotendo il capo) Credo sia al completo come quella sera in casa Wiskedare quando pretendeva che io gironzolassi attorno alla sua Sylvabella,

Gwendolina - (con rimprovero) Andrea! Avevamo giurato che non avremmo parlato degli assenti. Dobbiamo essere soltanto noi quattro, stasera.

Marco - (alzando un dito in aria) Se Bossuet avesse conosciuto lo whisky...

Gwendolina - (prendendo i libri dalle mani di Damiano) Vado a rimetterli a posto. Porse questo lo far cambiare argomento. (Sale la scaletta).

Damiano - Una volta detestavi l'ordine. Senza dubbio era una posa di ragazza, ma ti stava molto bene. (Gwendolina, sorpresa, si ferma e poi si siede su uno scalino, una gamba sospesa fuori della scaletta, un gomito appoggiato sulla pila dei libri che ha posati vicino a lei).

Andrea - (contemplandola) Guarda, Damiano, sulla scaletta tale e quale la dipinsi, quando studiavo. (Gwendolina, rapita, s'immobilizza in quella posa).

Damiano - S, ma allora il suo abito era bianco e non portava quel pesante braccialetto.

Andrea - (sorridendo) Nella mano destra teneva un grappo d'uva.

Gwendolina - (sorridendo) E tu eri furioso perch lo la piluccavo quando la seduta era troppo lunga.

Andrea - (giustificandosi) Nessun grappolo mi era mai parso cos bello.

Gwendolina - (ridendo) Ed a me, cos buono. Avevo la gamba piena di formicolii e tu mi costringevi a sorridere senza posa...

Andrea e Gwendolina - (insieme) Come una ballerina. (Ridono).

Gwendolina - Come ti ricordi bene di quel ritratto! Scommettiamo che talvolta sali nel granaio e lo trai da quell'angolo dove stato rilegato tra una vecchia valigia ed una lanterna magica?

Andrea - (stupito) Io? Ah, s...

Gwendolina - (alzando le spalle) Non arrossire. E' gentile da parte tua mentirmi in questo modo. (Ricomincia a salire la scaletta).

Marco - (a suo fratello) Te l'ho sempre detto che non saresti mai stato capace di ingannare correttamente una donna. Come sei ancora giovane!

Gwendolina - (dall'alto della galleria) S, giovane. Siamo tutti giovani, vero?

Damiano - (guardando Gwendolina) Giovani e presuntuosi.

Marco - (alzandosi ed andando sotto alla galleria) E sentimentali. Come potrebbero, del resto, non essere sentimentali tre giovani riuniti in una stanza dove si trovano una donna ed un balcone?

Andrea - Che c'entra adesso, il balcone?

Marco - Idiota! Non sai a che serve un balcone?

Andrea - A prender aria, per esempio. (Marco scoppia a ridere).

Damiano - Ve ne sono di quelli che si aprono su dei paesaggi mirabili, ma non credo che Marco voglia alludere a questi. Per lui, infatti, un balcone non pu che evocare delle serenate.

Marco - (riscaldandosi) S, delle serenate, delle mattinate, delle mascherate, delle scalate, Romeo e Giulietta...

Andrea - (sospirando) Li attendevo al passaggio, quelli...

Gwendolina - (con voce stanca) Avete dimenticato un'altra specie di balconi: quelli dai quali si desidererebbe gettarsi nel vuoto.

Damiano - Questo uno di quelli?

Gwendolina - (c. s.) Cadrei nelle vostre braccia.

Damiano - Non forse ci che desideri?

Marco - Scusa, vecchio mio. Sono io lo sbronzo, qui, e spetta a me dire delle verit.

Gwendolina - (sedendosi sulla galleria, al suolo) Non lo so nemmeno io ci che desidero. Non lo so pi...

Damiano - Questo non fa parte del repertorio giovanile. E' una frase di 'bambina viziata, questa.

Gwendolina - (stanca) Non darti pena di essere cattivo. E' cos facile Tesserlo!

Marco - (afferrando Damiano per la cravatta) Non essere cattivo con la piccola cugina, hai capito? La si deve amare, la piccola cugina, la si deve soltanto amare, b... (lasciando andare Damiano, bruscamente) Mio Dio, che sete!

Andrea - (che era rimasto in disparte guardando fuori nella notte dalla vetrata aperta) E non bisticciatevi, voi due. Mi pare che si potrebbe trovar di meglio per passare la serata.

Damiano - Non mi sarebbe dispiaciuto fare un po' di boxe con Marco, come ai vecchi tempi. Che facciamo una domanda che si sentita spesso in questa camera.

Marco - Beviamo!

Damiano - No. Questo non risponde alla domanda d'un tempo. Bere un piacere solitario che ognuno di noi ha appreso per conto proprio. Perch non andiamo a tuffarci nello stagno e facciamo alcune nuotate?

Andrea - Sentilo, l'Intelligente. Dopo il pasto che abbiamo sullo stomaco e nello stato in cui si trova Marco.

Damiano - Beh! L'acqua fredda rischiara le idee.

Marco - (battendo col pugno chiuso contro lo schienale del divano) Non voglio disbronzarmi. E non voglio neppure che Andrea si dia delle arie da patriarca. Lo so perch lui non vuole che ci si butti nell'acqua: perch a lui la cosa proibita per causa della respirazione. Proprio cos. Ed Enrichetta poi, gli ha fatto anche promettere d non disobbedire. Poverino! Nuotava cosi bene una volta! (Brevissima pausa).

Andrea - Che Damiano ci racconti allora una di quelle paurose storie che l'hanno sempre particolarmente affascinato.

Gwendolina - (uscendo dal suo torpore e battendo le mani) Benissimo! Spegnamo tutte le luci, ci stringiamo gli uni contro gli altri e lui racconta. Formidabile!.

Damiano - Veramente... non ho pi l'abitudine. Siete davvero strani.

Gwendolina - (che discesa dalla scaletta soltanto quattro gradini per volta, viene vicino a Damiano) Oh, s, s!.Tu ne conosci certamente delle nuove, di quelle vere, quelle di cui sei stato testimone. Raccontacene una molto terribile, molto .tetra, o con dei negri.

Marco - (spegnendo il lampadario) E delle negre... (Va a sedersi sul divano, a sinistra di Gwendolina).

Gwendolina - (ad occhi chiusi) Quando sarai pronto, spegni anche la lampada, Damiano,(Da-miano, senza rispondere, si dirige verso la lampada a piedestallo e la spegne. Oscurit completa).

Marco - (imitando il rumore del vento nella tempesta) Huhuhuhuhuhu! (Scoppi di risa di Gwendolina. Breve riso di Andrea. Marco, con solennit) Silenzio!

Damiano - La storia che sto per raccontarvi, non spaventosa. Gli altri tre (con delusione) Oh! Damiano (con voce lontana) E' semplicemente una storia triste. Una storia, soprattutto, che a Gwendolina non piacerebbe sentire a luce accesa. Si tratta di persone che un giorno sono state giovanissime e che, nel momento in cui vi parlo, sono ancora molto lontane dall'essere mature e portano in s la nostalgia dei loro giorni sereni. Una sera in cui queste persone si trovarono riunite come nei giorni lontani del loro mattino, decisero di giocare alla giovinezza. Un'idea bizzarra e piacevole. La realizzazione sembrava facile: non era neppure necessario truccarsi - come vi ho detto, infatti, non avevano ancora neppure una ruga - per ritrovare i loro antichi orizzonti. La commedia era ben abbozzata, e tuttavia fu una triste e pietosa commedia perch gli attori non sapevano pi che cosa dire. Avevano dimenticata la loro parte. E tutto quanto improvvisavano aveva un suono falso; anche le loro voci erano falsate. Erano senza memoria, anche, ed agivano stupidamente. E nulla era pi penoso di quel loro torturarsi l'immaginazione per trovare una frase spontanea ed una formula poetica. Non sapevano pi. (Luce. Gwendolina, Andrea e Marco, sul divano, si sono un po' staccati gli uni dagli altri. Si guardano le mani, Damiano sempre in piedi vicino alla lampada, lo sguardo sperduto lontano).

Gwendolina - (appoggia i gomiti sulle ginocchia la testa tra le mani. Con voce debole) Che fantasia, signori! (Si alza e cammina su e gi dinanzi al divano).

Marco - (sbalordito) Ma non una storia, la tua. E' una parabola.

Gwendolina - (avvicinandosi a Damiano, con voce-sibilante) Baro! Perfido baro! (Si rifugia nell'ombra. Damiano non si mosso).

Marco - (c. s.) Peggio di una parabola, anzi. E un sermone. Oh, l l, cari catecumeni, a chi venuta la bella idea di farci subire una predica? Al virtuoso Andrea, naturalmente. Che gioco stupido! Avremmo fatto meglio a raccontarci delle storielle piccanti. Mettiamo il reverendo fratello in penitenza: cominci lui. Ne conosce una quantit, il vecchio santarellino! Avanti, comincia! Ne vogliamo una breve, con dei preti. Io adoro le storie dei preti (Scuotendo U fratello) Andiamo, comincia! Comincia!

Andrea - (liberandosi con violenza) E lasciami in pace!

Marco - Com' ringhioso stasera il san Bernardo! (Avvicinandosi ad Andrea e sottoponendolo ad una scarica di pugni) Cosa c', vecchio fratello, che non va? Hai forse mangiato troppo? Non ti, senti bene? O hai troppo bevuto? A che cosa pensi? (Volgendosi vivamente verso Damiano) E' colpa tua e di tutte quelle corbellerie che ci hai spiattellate nel buio. Ne rimasto impressionato, il ragazzo. Per la verit, non so pi bene ci che ci hai raccontato, ma mi ricordo che ha impressionato, anche me. E pure Gwen, giacch tremava. Lui, poi, tutto sconvolto. Non vero, vecchio mio, che quanto ha detto il cugino ti ha sconvolto?

Andrea - (alzando le spalle) Non ho neppure ascoltato.

Gwendolina - (nell'ombra, a denti stretti) Bari! Tutti bari, siete!

Marco - Anche Gwen ringhiosa, a quanto, pare! Si pu sapere quale rapporto c' fra i vostri due ringhii?

Andrea - Quale rapporto vuoi che ci sia tra noi? Ella vive nella notte dei suoi sogni ed io nelle mie preoccupazioni.

Marco - Silenzio! Vi una parola d'ordine, questa sera, non te ne dimenticare: Non pi ricordi niente preoccupazioni, niente pensieri . Non si deve disobbedire a Gwendolina.

Andrea - Io ho disobbedito, invece: ho peccata col pensiero. Durante tutta la sera mi sono detto continuamente, senza riuscire a persuadermi: i puntini bianchi in gola non sono sempre sintomi della difterite .

-

H

Gwendolina - (andando verso di lui, correndo) Hai dei puntini bianchi in gola?

Andrea - (con dolcezza) Non io. Ghislain.

Gwendolina - Ghislain?

Marco - (spiegando) Suo figlio.

Andrea - (felice di potersi spiegare) Al telefono Enrichetta mi ha detto di non preoccuparmi. Ghislain debole di gola: sar senza dubbio un'angina. Lo specialista doveva venire subito. Non sar nulla - mi ha detto - gli viene spesso una temperatura cos alta. La voce di Enrichetta, per, mi sembrata alterata, lei che sempre cos calma in ogni circostanza.

Gwendolina - (nervosa) Tutti abbiamo avuto dei puntini bianchi in goda e nessuno di noi morto per questo!

Andrea - (atterrito) Morto!

Marco - (con voce in falsetto) Ghi-L! Ghi-L! E' il nome della sua villa, Gwendolina. Ghi-L. E sai perch?

Gwendolina - Perch che cosa?

Marco - Perch la sua villa si chiama Ghi-L.

Gwendolina - (brusca) E lasciami in pace con la sua villa.

Marco - (ridendo) Ghi-L. E' un'idea di mia cognata. La loro figlia si chiama Liliana; il loro figlio Ghislain. Ghislain: Ghi; Liliana: Li. Ghi-L. Ghi-L!

Andrea - (ripetendo a voce bassa) Morto!

Gwendolina - (che ha sentito, si avvicina) Ghi-L un nome meraviglioso. Sono sicura, Andrea, che la tua un'adorabile villa piena di sole e di risa di bimbi, che alla finestra sono appese le pi graziose tendine di tutto il litorale e che lo steccato, all'entrata, viene dipinto di fresco ogni anno. Enrichetta deve infatti essere una sposa completa e squisita. Vegliato da una simile mamma, non pu accadere nulla al tuo ragazzo. Lo bacerai per me, quando andrai a ritrovarlo. Addio, Andrea.

Andrea - (alzando il capo) Come?

Gwendolina - (stanca) Perch costringermi a ripetere le stesse cose? Ho detto addio all'Andrea dei miei diciott'anni. Noi non viviamo nella stessa sfera, l'hai detto tu stesso, e tu sei incapace di recitare la commedia. Va. Troverai un telefono, gi al primo piano, nel salotto. Ti occorreranno due minuti soltanto per avere la comunicazione con Zoute. Sentirai la voce di Enrichetta ed ubbidirai ad essa. Va, non preoccuparti di me. Un principio ha sempre sorretto le mie serate e le mie vacanze e ne ha assicurato la riuscita: i miei ospiti sono assolutamente liberi delle loro azioni.

Andrea - (si alza e va verso la porta).

Gwendolina - (in un grido) Andrea! (Egli si ferma) Non ti scaccio.

Andrea - Ho forse l'impressione di fuggire? Vado soltanto a telefonare e poi...

Gwendolina - E poi...

Andrea - (sulla porta) Anch'io amo i miei ricordi, Gwendolina. I nostri ricordi.

Gwendolina - Sei molto gentile, Andrea. E' la tua seconda pietosa menzogna di stasera.

Andrea - (esce).

Gwendolina - (selvaggiamente) Avrei dovuto tagliare i fili del telefono!

Marco - (gridando dietro al fratello che scomparso) Andrea, Andrea, in nome della nostra antica fraternit, risali con una bottiglia di whisky, per favore! O due bottiglie, Andrea. Whisky, Andrea... te l'ordino! Old scotch whisky. Buon accento, vero Gwendolina?

Gwendolina - (senza rispondere, passa dinanzi a Damiano sempre fermo nella stessa posizione vicino alla lampada).

Damiano - (a mezza voce) Siamo rimasti in tre nel cerchio incantato.

Gwendolina - (facendogli fronte) Anche una volta capitava di essere soltanto in tre a passare la serata, perch uno di noi se n'era andato a fare il broncio nel suo angolo. Ma non era Andrea, allora: eri sempre tu che te ne andavi.

Damiano - Posso andarmene anche adesso se desideri un immediato tte--tte con Marco.

Gwendolina - (trattenendolo con una mano) A che servirebbe? Rimani. Egli completamente sbronzo.

Marco - (die ha inteso) Non sbronzo: soltanto un po' ebbro. E mi dispiace: ho sempre detestato le mezze misure. Vorrei essere ubriaco tanto da rotolare sotto il divano... E' una sensazione magnifica di riposo... di nulla,.. E quando ci si risveglia, ci si sente doloranti ed amari come un uomo perduto sulla terra nel primo giorno della creazione. Una sensazione unica.

Damiano - E' dunque a titolo sperimentale e professionale che ti applichi con tanto impegno alla sbronzografia?

Marco - No, mi piace. (In estasi) Whisky. Il tuo whisky, Gwendolina! (La costringe a sedere presso di s) Mia cara, ti disgusta davvero molto ch'io sia un disgustante ubriaco?

Gwendolina - No, t'invidio. Vorrei poter avere anch'io un simile entusiasmo a stordirmi.

Marco - Vi sono donne che sono delle indiavolate bevitrici. Sylvabella, per esempio, si sbronza meravigliosamente. Quando tutti e due non comprendiamo pi niente, ci mettiamo davanti al nostro piccolo bar ed apriamo una quantit di bottiglie. Poi cominciamo a svuotarle, metodicamente, e giunge cos il momento in cui ci troviamo l'uno nelle braccia dell'altra.

Gwendolina - E' una soluzione facile.

Marco - Mi sono sempre piaciute le cose facili. Le donne facili, gli scritti facili, gli scherzi facili. La facilit il mio difetto. Un difetto piacevole e che, soprattutto, comporta pochissimi tormenti. E poi, in tal modo, si pu ridurre la vita al proprio livello,

Gwendolina - Tu non hai dunque mai nostalgia di qualche cosa di meraviglioso?

Marco - Succede a tutti d'avere il torcicollo. Ma tu conosci il mio rimedio...

Gwendolina - Lo whisky, lo so. Ma che cosa rimpiangi, stasera? Perch ne hai bevuto tanto?

Marco - Prima di tutto perch tu me ne hai offerto; e poi perch il tuo un whisky famoso. E forse anche perch mi hai costretto a ricordare il tempo in cui non amavo le cose facili, o fingevo di non amarle. Non sono infatti ben certo che anche a diciott'anni il mio ideale d'arte intransigente e di vita esaltante non fosse una posa. Non ho mai avuto stoffa: possiedo tutt'al pi una piccola verbosit da commesso viaggiatore che, andando alla svelta, pu anche sbalordire la massa. Non sono un creatore: vi sono molte idee nell'aria ed io mi considero abbastanza fortunato di captarle. Racine stesso ha detto che la grande regola quella di piacere. (Pausa) Adesso parlo di Racine! Non lo amo pi ed ho anche dimenticato quanto lo amavo... a diciott'anni. Amavo soprattutto le sue fanciulle selvagge e tenere; trovavo che tu rassomigliavi a Junie. E ti amavo, credimi, quando avevo diciott'anni. Il mio amore per te stato forse il meno artificiale, quello al quale mi sono dato col maggiore entusiasmo e la pi grande sincerit. Se fossi stato tenace, forse... Ma stasera si tratta di ricordi, e non di rimpianti. E poi, per la verit, n il mio entusiasmo n la mia sincerit sono andati sprecati: essi hanno infatti creato un personaggio di teatro, il primo personaggio della mia prima commedia, il solo vivente di tutta la mia opera. Una fanciulla reale, un essere fantastico, un poco lunare, ma sensibile e umano, che ho chiamato Gwendo-lina.

Gwendolina - (meravigliata) E cos, io vivo eternamente?

Marco - E' la Gwendolina dei nostri diciott'anni che vive eternamente. (Pausa. Tutti e tre rimangono un istante immersi nei loro pensieri. Poi Marco riprende) Dammi da bere, Gwendoilina.

Gwendolina - Non c' nulla qui, Marco. I domestici sono a letto.

Marco - (si alza e va verso U cassettone siriaco) E qui dentro?

Gwendolina - No. Vi sono soltanto dei vecchi giornali illustrati.

Marco - Puah! Pieni di polvere e con fotografe ingiallite. E cos, non vuoi proprio pi darmi del tuo whisky?

Gwendolina - Ma...

Marco - Quando faccio un discorso, Sylvabella mi d sempre da bere. Oppure mi bacia.

Gwendolina - (quasi supplicando) Oh, Marco, davvero non desideri ancora mettere la testa sotto il rubinetto? Io ne sarei cos felice!

Marco - (ostinato) Voglio bere, io. Voglio bere.

Damiano - (a Gwendolina) Non ne caverai altro, stasera.

Gwendolina - (come se recitasse) I liquori sono chiusi nell'armadio a sinistra della sala da pranzo. La chiave nella serratura: i miei domestici sono onesti.

Marco - (andando verso la porta, titubante) Io scendo un momento, Gwendolina. Risalgo subito con qualche bottiglia. Vuoi che ti porti del sherry per te? E' il liquore delle signore... A fra poco... Ho tanta sete! (E' sulla porta) Non mi vuoi proprio dare un bacio, Gwendolina?

Gwendolina - Testardo.

Marco - (come un bambino viziato) Voglio essere baciato! Baci bene, tu!

Gwendolina - (bacio furtivo) Il bacio d'addio.

Marco - (uscendo) Ha davvero fatto dei propressi, sai Damiano?

Gwendolina - (volgendosi a Damiano, dolorosamente provocante) Vuoi controllare?

Damiano - (senza muoversi) Non sei per caso tu che ne hai il desiderio?

Gwendolina - Non lo so. Anche tu hai diritto al bacio d'addio: suppongo infatti che anche tu troverai presto un pretesto per andartene.

Damiano - (impassibile) Sono invece curioso di conoscere quello che inventerai tu per trattenermi.

Gwendolina - (lasciandosi cadere sul divano, stanchissima) Sei libero. Come vedi, non ho neppure chiuso la porta.

Damiano - Abbandoni dunque la partita?

Gwendolina - (con rancore) Sono loro che se ne sono andati. Non hanno voluto giocare.

Damiano - Non' hanno saputo, vuoi dire. Non pi un gioco per noi. Abbiamo dimenticato le regole.

Gwendolina - Ed io ho dimenticato la ricetta per prolungare il sortilegio. Mezzanotte suonata e la fata mi ha abbandonata. Mi sento spogliata come Cenerentola dopo il ballo. Lasciata a me stessa mi sento completamente sciocca ed incapace.

Damiano - (categorico) Non posso fare nulla per te, Gwendolina.

Gwendolina - (impennandosi) Non ti ho chiesto nulla.

Damiano - Potrebbe accadere. Non saresti una donna se non ti aggrappassi alla tua debolezza ed ai tuoi desideri. Per questo ci tengo a prevenirti che la mia presenza qui non deve autorizzare in te alcuna speranza.

Gwendolina - (osando appena girare il capo) Sei molto sicuro di te stesso.

Damiano - (con profonda amarezza) Sono soprattutto sicuro di te, purtroppo. (Ha chiuso la porta).

Gwendolina - (con un tremito nella voce) Tu rimani!

Damiano - (ritornandole vicino) S, per due ragioni. Prima di tutto perch tu possa andare fino in fondo alla tua esperienza e conoscerne cos l'irrimediabile fallimento. Ed anche per dimostrarti che la tua corsa verso il passato non ti conduce che in un mondo scomparso. Vorrei risparmiarti delle assurde ed inutili nostalgie.

Gwendolina - Sei molto buono. Dio te ne render merito. E la seconda ragione che ti spinge a tenermi compagnia, si pu conoscere?

Damiano - E' la curiosit.

Gwendolina - (volendo fare una bravata) Vuoi vedere se mi scoraggio con eleganza?

Damiano - Non ho detto sadismo: ho detto curiosit.

Gwendolina - (con un po' troppa fretta) Che cosa vuoi sapere? Hai delle domande da fare?

Damiano - (le siede vicino) S, nel caso tu abbia deciso di rispondere francamente.

Gwendolina - (desolata) Oh! Damiano! Una volta mi trovavate cos ardita... Sono dunque cambiata tanto?

Damiano - (eludendo la domanda) Vedo che sei tu che fai delle domande.

Gwendolina - Rispondi prima a me e poi potrai domandare a tua volta. Sono davvero cambiata tanto?

Damiano - No. Sei sempre la stessa fanciulla avida i cui capricci devono essere immediatamente soddisfatti. Ma dimmi: qual era il tuo scopo preciso convocandoci al castello? Che cosa speravi?

Gwendolina - (vaga) Delle cose pazze. Si sperano sempre cose pazze.

Damiano - Ti ho chiesto una risposta, non un luogo comune.

Gwendolina - (lasciandosi cadere ai piedi del divano) Volevo ricominciare, Damiano.

Damiano - Ricominciare ad avere diciott'anni?

Gwendolina - S: ad essere quella che ero a diciott'anni. Una giovane vagabonda che avevano chiusa in un bel dominio della Fiandra Occidentale, che si era attaccata alla sua prigione e ne aveva fatto la sua patria. Non avevo conosciuto che gli affetti delle ragazze dei collegi d'Europa nei quali avevo soggiornato. Un bel giorno mi inventarono tre cugini che vennero a vivere con me nel pi dolce paese che mai fosse stato scelto, e tutt'e quattro diventammo inseparabili, non esistendo che in funzione l'uno dell'altro. Facevo progetti per l'avvenire con ognuno dei tre e se Dio fosse stato buono avrebbe dovuto accordarmi tre esistenze diverse giacch mi era impossibile preferire l'uno all'altro. Questa, era la vera Gwendolina. Ed rimasta in questo castello. Talvolta, in mezzo ad una festa o durante una crociera, mi si presentavano alla' mente molte immagini: il viale attorno alla facciata vittoriana del castello, il tronco del grosso tiglio sul quale avevamo inciso le nostre quattro iniziali, come un segno sacro, nell'interno di una enorme A maiuscola: 1A Altenveld; oppure i vostri tre volti singolarmente confusi in uno solo, che si chinavano sull'acqua dello stagno. E pi il tempo passava, pi queste immagini si facevano frequenti e precise. Le collezionavo gelosamente, come se sapessi che la mia vera vita fosse fra esse.

Damiano - I ricordi non permettono di ballare il girotondo e trascinano nel loro mondo chimerico ed inanimato.

Gwendolina - Ricordi, ricordi!... non erano ricordi! Non erano cose morte quelle che mi chiamavano cos! Ho voluto cos non avere pi ricordi e continuare a vivere le vacanze dei diciott'anni. Rivivere. Per questo ho comprato il castello: le pietre erano soltanto un poco pi patinate dal tempo e le nostre iniziali, sul tiglio, non avevano quasi cambiato. Seduta vicino al tavolino di ferrodel nostro Gran Quartier Generale, ho atteso il vostro ritorno. E spiavo, nella curva del viale, i tre cugini con i quali avrei ripreso un nuovo cammino. Ma voi tardavate a venire ed io allora ho popolato il castello di personaggi che vi rassomigliavano come dei fratelli e che mi distraevano nell'attesa: erano le vostre ombre che vi precedevano. E questa sera i cugini sono venuti ed io ho scacciato le loro ombre; ho avuto torto: le ombre ballavano meglio di loro. S, proprio cos, perch loro sono delle marionette... tre piccoli giri e poi se ne vanno. Se ne vanno, loro, eppure io te l'assicuro, la vera Gwendolina, la Gwendolina dei vostri diciott'anni, qui.

Damiano - (guardandola) Si potrebbe crederlo.

Gwendolina - Ma tu non lo credi, vero?

Damiano - Io credo che tu lo credi.

Gwendolina - (a bassa voce) Quanto sei crudele, Damiano!

Damiano - Mi hai chiesto di essere sincero.

Gwendolina - La sincerit non esclude la dolcezza e la tenerezza.

Damiano - Scusami. Non sono pi abituato a queste cose. Credi, ci si preoccupa molto poco della dolcezza nelle pietraie. Che vuoi che se ne faccia della tenerezza? Non si pu essere teneri con dei corpi, soprattutto con dei corpi di negre.

Gwendolina - Non senti mai il bisogno di essere tenero?

Damiano - Non stasera, ad ogni modo.

Gwendolina - No. Stasera senti piuttosto il bisogno di essere crudele.

Damiano - Gi. Pu darsi anche che ti deluda e che non ti appaia cerne mi avevi fissato nel ricordo. In questa nostra epoca, vedi, i sentimenti cambiano pi presto dei volti.

Gwendolina - (sedendosi un'altra volta vicino a lui) Ma tu non sei cambiato, Damiano... Tu non hai, come Andrea, una famiglia che ti preoccupa, n un vizio o una mania come quella di Marco che ti assorbe completamente. Non vi sono neppure delle donne nella tua vita.

Damiano - Che ne sai, tu?

Gwendolina - Non bluffare! Vi sono soltanto delle negre, l'hai detto tu stesso, poco fa. Tu non hai ancora dato nulla, a nessuno. E neanche il contatto con gli altri uomini ti ha sciupato. Ti sei conservato nella tua solitudine come in un blocco di ghiaccio. E sei sempre il mio giovane cugino fedele e taciturno, il mio giovane cugino dalle tempie brizzolate. Neppure il tuo sguardo cambiato; anzi, sembra quasi si sia fatto pi chiaro nel tuo viso tutto bruciato dal sole. Ed i tuoi denti sono cos bianchi che si pu vederli brillare fra le labbra. Baciami.

Damiano - (cinico) E' un bacio di ragazzo che

desideri?

Gwendolina - Baciami. (Egli si china su di lei) Come una volta, quando mi amavi.

Damiano - (staccandosi senza averla baciata) Ma io non ti amo pi.

Gwendolina - (con un riso forzato) Come lo dice bene, questo, lo stesso uomo che tredici anni fa voleva perdersi per me! Me l'ha anche detto, che si sarebbe perso per me. Me l'ha detto in una notte d'agosto tutta palpitante di stelle. Ce n'erano tante, quella sera, e molte cadenti! Sono passati tredici anni, tredici mesi d'agosto senza stelle cadenti, tredici mesi d'agosto soltanto, ed egli non mi ama pi. Neanche ricordarsi d'avermi amata, vuole!

Damiano - (.nervoso) Basta! Basta! Non vuoi proprio trovare qualche cosa di pi nuovo e di pi gaio?

Gwendolina - Non voglio essere gaia. Voglio ricordare e ricordare a te che mi hai amata. E d'un amore pi forte, pi esclusivo e pi esigente di quello degli altri. Volevi fuggire con me, ricordi? l dove non saremmo stati che noi al mondo.

Damiano - (c. s.) Taci!

Gwendolina - Perch dovrei tacere, io che non ho pi che delle parole?

Damiano - Non ti amo pi. Ti chiedo scusa se te lo ripeto, ma credo sia necessario. Ho l'impressione che tu debba essere della famiglia del signore calvo degli annunci pubblicitari, sai, quel tipo che ha un piccolo cuneo piantato nel cranio sopra cui sta un martello in movimento, e al disotto del quale sta scritto: mettetevi bene in testa questo . Non ti amo pi, Gwen: mettiti bene in testa questo.

Gwendolina - La tua ironia diventa di cattivo gusto, Damiano.

Damiano - Infatti. Cambiamo argomento, allora. Parliamo della mia ironia: andr benissimo.

Gwendolina - Non parliamo pi, invece. (Buttandosi tra le braccia di Damiano) Prendimi fra le tue braccia.

Damiano - Ecco che ricominci. Che giocatrice incorreggibile!

Gwendolina - S, voglio giocare ancora un po' al mio bel gioco triste e disperato. Anche se ci non ti piace. Te lo chiedo in nome dei nostri amori defunti. Se mi hai veramente amata, non possibile vi sia ora tra noi soltanto indifferenza. Non indurire il tuo volto, Damiano: lasciati andare. Senza timore nel domani, anche, giacch tanto non mi ami pi. Domani, infatti, tu ritornerai, libero, all'esistenza che ti sei scelta ed io rester sola in questo grande castello vuoto. Non dobbiamo lasciarci senza esserci nemmeno incontrati. Suvvia, caro vecchio cugino, sii gentile e dammi qualche minuto di quel passato che sto per perdere per sempre.

Damiano - (chiudendo le braccia attorno al suo corpo) Ecco. Credi che ci comprenderemo meglio, cos?

Gwendolina - (ad occhi chiusi) Zitto. (Si abbandona contro di lui).

Damiano - (suo malgrado un po' stupito) Hai davvero l'intenzione di addormentarti?

Gwendolina - (socchiudendo gli occhi e cercando i suoi) No.

Damiano - (con violenza improvvisa e disperata) Ma s, invece, dormiamo. Te ne prego. Il sonno l'ultima speranza che ci rimane di non ferirci irrimediabilmente. La nostra ultima speranza.

Gwendolina - Non ti comprendo.

Damiano - (con fervore angosciato) Dormiamo, ti dico. Solo nel sonno possiamo ritrovarci come fummo, come siamo in noi stessi, simili a dei fanciulli. Ed anche i nostri sogni d'adolescenti, forse, ritorneranno in noi. Ci ritroveremo, ci ritroveremo!

Gwendolina - (stringendosi a lui) Vi un altro mezzo...

Damiano - (coni disperazione) No. Dobbiamo dormire. Io lo so. Te ne supplico, Gwendolina, dormiamo.

Gwendolina - (beffandolo) Saresti forse vile?

Damiano - (rassegnato) No. Ma ho paura di ci che stai per dirmi.

Gwendolina - Sai dunque gi ci che ti dir?

Damiano - (che ha ripreso la sua voce dura) Tu stai per dirmi ci che tutte le donne dicono quando si trovano nelle braccia di un uomo. Stai per dirmi che...

Gwendolina - (mettendogli un dito sulle labbra) Lascia che lo dica io.

Damiano - S. Ti permetter di pronunciarle quelle parole che ti sei giurata di dire a chi di noi tre avrebbe voluto ascoltarle. Forse anche a tutti e tre.

Gwendolina - (in un grido) Damiano! Sei tu quello che amo!

Damiano - (coti un riso cattivo) Sono rimasto io solo ad ascoltarti, vero?

Gwendolina - (con un sussulto) Mi credi dunque capace di questo? Sei rimasto tu, s, perch sei tu che io amo. Ti ho sempre amato.

Damiano - Piccola menzogna assurda e patetica.

Gwendolina - Ti amavo, s. Ed in questo momento ti amo perch mi stringi troppo forte sperando ch'io non senta come il tuo braccio e la tua mano tremino contro di me. Le tue labbra sono posate sulla mia tempia e sono aride. E ti amo perch, come un timido adolescente, tu lotti contro il desiderio che hai di me.

Damiano - (respingendola rudemente) Il desiderio! Quando eri una fanciulla di diciott'anni e ti guardavo andare e venire, discendere una scala, raccogliere un flore o fermarti in uno slancio come un uccello diventato di marmo, allora s che il desiderio di te mi prendeva con una violenza tale da farmi appoggiare a qualche cosa per non cadere o stringermi le braccia per non barcollare. Avevo le mani umide, gli occhi brucianti e sentivo il cuore che si staccava dal petto. Questo era il mio desiderio.

Gwendolina - (riavvicinandosi a lui) Ed oggi i tuoi denti scricchiolano per lo stesso desiderio e le parole escono anelanti dalla tua bocca. Perch lottare ancora?

Damiano - (con un riso amaro e scaldandosi a poco a poco) S, perch? Sei qui nelle mie braccia, abbandonata, alla mia merc. Ti sei offerta tu stessa e fra poco mi mormorerai all'orecchio delle parole senza seguito mentre le tue mani scivoleranno sul mio corpo... Ecco dove dovevamo arrivare! E ci siamo, come vedi, ci siamo!

Gwendolina - (buttandosi contro di lui e mettendogli le mani sulla bocca) Taci, Damiano, taci, amor mio!

Damiano - (liberandosi bruscamente ed alzandosi di scatto) Ti comporti come una donnaccia con l'ultimo cliente della serata. (Alzando la voce) T'attacchi a me come una donnaccia disperata!

Gwendolina - (con un grido) Damiano!

Damiano - E come tutte le donne, quando ti vedi scoperta, non sei capace che di gridare un nome.

Gwendolina - (balbettando) Damiano, ma che cos'hai? Che cosa ti ho fatto?

Damiano - (chinandosi su di lei, coi pugni chiusi) Ma non senti dunque che ho un desiderio immenso di punirti, di farti male, di torturarti? (Con forza) Sgualdrina! (La guarda con occhi smarriti e dice con una specie di tenerezza dolorosa) Mia bella piccola sgualdrina! (Si lascia cadere sul divano, la testa fra le mani. Con voce rauca) Ti odio perch ti sei fatta disprezzare cos. (Sentendo che ella vuole riavvicinarsi per consolarlo o per parlargli, le lancia un'altra volta, in un ultimo sussulto di collera) Ti odio! (Questa volta finita; egli ha ormai esaurito tutto il suo furore, giacch con voce triste ed impersonale aggiunge) Gwendolina. (Ripetendo) Ti odio, Gwendolina. (Alza le spalle) No. Hai un nome che non s'accorda con sentimenti violenti. Perdonami. Sono ridicolo. (Un silenzio).

Gwendolina - (con pena e con voce che cerca disperatamente di rendere sicura) E' perch sei stato ridicolo per tredici anni, che ti venuta questa bella collera? Ridicolo perch durante tredici anni hai votato un sentimento violento ed esclusivo ad una piccola creatura artificiale quanto il suo nome?

Damiano - (sordamente) D'aver consacrata la mia vita a qualcuno che non esisteva, vuoi dire. Ad un fantasma. Ad un ricordo. C' quasi da domandarsi se non sono stato per caso e fin dal principio, il trastullo di un'allucinazione. Ma no, non pu essere: anche tu, infatti, ricordi la fanciulla che sei stata un giorno. Quella fanciulla trionfante che aveva saputo riconoscere il suo destino ed era avida di abbandonarvisi. Dicevi che eri stata creata per la gioia e la dolcezza di qualcuno che, in un angolo del mondo e senza saperlo forse, ti attendeva. A costo di qualunque cosa tu dovevi andare da lui perch soltanto lui avrebbe avuto il potere di far sbocciare il grande sogno che portavi in te. E per camminare pi liberamente verso questo essere immaginario, mi hai scartato dalla tua strada. E perch tu potessi seguire il tuo destino, io sono partito... io che non vivevo che della tua presenza.

Gwendolina - (con tenerezza disperata) Sciocco!

Damiano - S, la parola esatta. Nel secolo in cui viviamo, infatti, non si dovrebbe avere un'anima cos all'antica e romantica. Lo rimpiango. Ma tu eri cos sicura del tuo destino ed anch'io vi ho creduto. Ho creduto nell'amore, nella sua grandezza, nella sua forza; ho creduto anche che l'amore poteva essere la fede di coloro che non credono in nulla. A questa piccola entit, -tu avevi saputo dare un corpo: il tuo corpo sottile di fanciulla. Ed anche un'anima: la tua anima ardente. Cos sono partito: senza speranza, ma senza amarezza, anche. Portavo nel pi profondo di me stesso la certezza dell'amore e del suo viso umano: il tuo. E non mi hai lasciato un solo giorno, nemmeno se l'avessi desiderato. Nemmeno quando l'ho desiderato. (Con ironia) Che stupida storia, vero? (Vedendo ch'ella fa un gesto, riprende subito a parlare giacch ora che ha incominciato vuole andare alla fine del suo discorso) E questa sera mi apparsa, colei che avevo conservata cos gelosamente in me, colei da cui mi ero allontanato perch il mio amore non proiettasse un'ombra sullo splendore del suo. Mi apparsa. Oh, Gwendolina, nel vedere con qual febbre ti cercavi, ho compreso subito fino a qual punto ti eri persa! Mi sei apparsa: una donna come centomila altre donne, con una sola differenza in pi: quella di essere anche una delle pi ricche del mondo. Quale derisione! Bah! Vi sono altre donne, non vero? Una infinit di altre donne. S, ma fra tutte quelle donne e me vi sar sempre un'immagine che verr ad interporsi e che m'impedir di prestar loro l'attenzione dovuta: l'immagine di una fanciulla vestita di chiaro che part un giorno incontro al suo destino, il viso proteso ed i gesti precisi e disinvolti di danzatrice. E nessuno sa che cosa ella diventata. (Si prende la testa tra le mani, in un gesto di rabbia impotente) Sono uno stupido idiota, lo so, ma non potr mai dimenticarla.

Gwendolina - (pianissimo, con voce spezzata) Ti domando perdono, Damiano.

Damiano - (con violenza contenuta) Non posso perdonarti. Il tuo peccato senza remissione. Tu hai peccato contro il sogno.

Gwendolina - (con ardore improvviso) E se ridiventassi simile al tuo sogno? Se io... Oh, s, s, deve essere possibile! Se ho potuto sdoppiarmi al punto che la fanciulla che fui una volta mi diventata un'estranea, deve anche essere possibile ch'io mi trasformi di nuovo ed in modo tale che quella che sono oggi diventi un'estranea a sua volta, un fantasma. Oh, Damiano, forse la nostra storia somiglia un po' a quella della terra che nei primi tempi della creazione non era che una massa compatta ed uniforme... Sono state necessarie le scissioni ed i cataclismi per trasformare la terra in granito, poi in calcare, poi in marmo, in porfido e poi... (Come per dare maggior importanza al suo argomento) Sai, Damiano, queste cose s'imparano alle lezioni di geografa. Se tu vuoi aiutarmi, Damiano, io potr forse ritornare quella che fui un tempo. S, perch io lo voglio con tutte le mie forze... E potr nuovamente essere quella fanciulla vestita di chiaro che tu un giorno amasti...

Damiano - (interrompendola) Quella fanciulla vestita di chiaro che tanti uomini hanno tenuta tra le braccia.

Gwendolina - (coti un grido doloroso che termina in un singulto) Ah! come sei giovane, Damiano! E senza piet, come l giovinezza. Per te i miracoli sono ancora possibili: verr, verr, ne sono sicura, quella che hai saputo cos bene attendere. Verr e la troverai, per poco che ti darai la pena di riconoscerla. Ti auguro dunque una fanciulla molto intuitiva, Damiano (ed aggiunge in un sussulto di odio disperato) ed autenticamente vergine, dal momento che questo ci che vuoi. (A quest'ultime parole Damiano balza in piedi di fronte a lei, contro di lei. Con un gesto istintivo nel quale si riassume tutto U suo rancore, la sua disperazione ed il suo amore, la schiaffeggia. Ella non si muove: alza semplicemente verso di lui il suo viso sconvolto dall'amore e dalla tenerezza. Egli allora l'abbraccia e la stringe a s, con forza)

Damiano - (balbettando) Gwen... amor mio... (Lascia cadere la sua testa sulla spalla di lei, pesantemente. E restano cos, strettamente allacciati e silenziosi).

Gwendolina - (distogliendo il capo, a voce bassa) Che meravigliosi amanti avremmo potuto essere.

Damiano - (con voce rauca) Che meravigliosi amanti saremo.

Gwendolina - (con un povero sorriso) E che meraviglioso disprezzo tu avrai per me domani, al risveglio. (Liberandosi bruscamente) No. Questo no. Non potrei sopportarlo. (Improvvisamente grave e solenne) Ascolta, Damiano: io ti faccio in questo momento il solo dono che mi sia ancora possibile: il rifiuto. (Comincia ad allontanarsi da lui, camminando a ritroso verso la porta di sinistra) Perch solo cos potr conservare il ricordo del tuo viso trasfigurato dall'amore...

Damiano - (andando verso di lei a braccia tese) Gwendolina!

Gwendolina - (voltandosi e correndo verso la porta) E ricordare che tu pronunciasti il mio nome con tenerezza. (Ha aperto la porta. Nel momento di varcarne la soglia, si volta ancora, porta al viso la sua mano sinistra e l'appoggia teneramente sulla guancia che Damiano ha colpito. Poi con pena, mentre le lacrime cominciano ad arrochire la sua voce) Ti amer tanto, Damiano, ti amer tanto... (La porta si richiude. E' uscita).

Damiano - (dinanzi alla porta) Perch non me l'hai detto quella notte, Gwendolina? Quella notte tutta palpitante di stelle... attraversata da stelle cadenti... (Si dirige verso la vetrata del fondo, aperta. Qui s ferma, si appoggia allo stipite e contempla il cielo stellato. Poi dice con voce completamente cambiata) Una notte simile a questa!

SI CHIUDE IL SIPARIO

(.che rimane chiuso per qualche istante. Il tempo di permettere a Damiano una breve meditazione, si riapre quasi subito sul.)

QUADRO TERZO

La stessa scena e la stessa luce circoscritta della lampada. Nella camera nulla cambiato: solo Damiano ha mutato posto ed ora sdraiato sul divano, piedi al di fuori di esso, ad una delle estremit. Sembra che dorma. Sono trascorsi appena alcuni minuti.

(Pausa. Entra, dalla vetrata del fondo e correndo, Marie-Nick. E' avvolta in un grande accappatoio bianco di spugna che le ricade sopra i piedi nudi. I suoi capelli sono umidi e molto sommariamente pettinati. Appena entra si ferma).

Marie-Nick - (chiamando a bassa voce) Piero! Piero! (A se stessa) Scommetto che rimasto rintanato qui. (Alzando la voce) Piero-Damiano!

Damiano - (sul divano, ha un sussulto ed apre gli occhi).

Marie-Nick - (avendo scorto i due piedi che sporgono dal divano, si mette in ginocchio dalla parte del mobile nascosta al pubblico, in modo che solo la sua testa sorge dall'alto dorsale che separa le due parti del divano,. S china verso Damiano sempre sdraiato e che lei erede Piero UT, e con tono di rimprovero e di soddisfazione insieme grida) Damiano! ,

Damiano - (si rialza e, prima che abbia avuto il tempo di vederla, un nome uscito dalle sue labbra, inconsciamente) Gwendolina! (Ora sono di fronte, viso contro viso e nella luce dorata della lampada si accorgono del reciproco errore).

Marie-Nick - (facendo un balzo indietro) Oh scusate!

Damiano - (come chi ritorna in se dopo uno svenimento) Chi siete?

Marie-Nick - (che ha ritrovato la sua disinvoltura) Non certo colei che attendete. (Si alzata, fa il giro del divano ed ora, nel raggio della luce, passa dinanzi a lui).

Damiano - (che ha ritrovato a sua volta la presenza di spirito) Non aspetto nessuno. (Scoprendola improvvisamente nel suo grande accappatoio, tutta umida ancora) Ma voi, da dove uscite?

Marie-Nick - (che riprende sempre pi la sua sicurezza) Dallo stagno. E vi ritorno. Ero venuta per consolare qualcuno che era triste. Vi chiedo scusa. (Risale verso la vetrata del fondo).

Damiano - (afferrandola al passaggio) Rimanete.

Marie-Nick - (ritirando, dopo un secondo d'esitazione, la mano che egli le aveva presa) Anche voi avete bisogno di essere consolato? (Vedendo per la prima volta il viso di lui in piena luce, un grido che non pu reprimere le esce dalle labbra) Come siete bello! (E subito, per attenuare l'effetto della dichiarazione) Oh, m' sfuggito! (Furiosa) Insomma, ridicolo: voi uomini, ogni volta che noi vi compariamo dinanzi, vi credete sempre in diritto di fare sulla nostra bellezza, fascino ed eleganza e via dicendo, un sacco di complimenti ai quali, il pi delle volte, non credete nemmeno voi stessi; perch una ragazza non dovrebbe avere lo stesso diritto di dichiarare ad un uomo che lo trova bello se questa la sua impressione? (Arrabbiandosi sempre pi) Adesso m'impappino, anche! (Furiosa) Insomma, quel che detto detto. Siete bello, ecco tutto.

Damiano - (divertito) Vi chiedo scusa di esserlo, credetemi.

Marie-Nick - (sempre pi furiosa) E soprattutto non fate il fatuo! Sarebbe di cattivo gusto trarre partito dal vantaggio che la mia storditaggine vi ha dato su di me! (Vedendo ch'egli sorride sempre) Ebbene, eccovi consolato, a quanto pare. Confessate per che sono in gamba e che vado alla svelta, io. Buonasera. (Falsa uscita).

Damiano - (trattenendola per un lembo dell'accappatoio) Non volete proprio rimanere?

Marie-Nick - E perch dovrei rimanere?

Damiano - (alzando il capo verso di lei) Mi ricordate qualcuno che ho conosciuto un tempo.

Marie-Nick - (cercando di liberarsi) ' E' molto banale come motivo. E se un complimento, non mi piace. Le ragazze della mia et tengono troppo alla loro personalit nascente e non desiderano affatto essere messe nei ranghi delle evocazioni...

Damiano - (che non ha cessato di guardarla) Tuttavia voi rassomigliate straordinariamente a qualcuno che io ho molto amato. A qualcuno che non esiste pi.

Marie-Nick - (confusa) Ah! (Aggiunge in un soffio) Anche voi...

Damiano - Che cosa?

Marie-Nick - Anche voi rassomigliate a qualcuno... (Alzando le spalle) ... A qualcuno che non esiste. (Brusco voltafaccia) Addio.

Damiano - (che si alzato, questa volta, per trattenerla) Decisamente, la mia compagnia vi insopportabile.

Marie-Nick - (spontaneamente) Oh, no! (Pi calma) No. Ma non vorrei che la mia diventasse imbarazzante per voi.

Damiano - Come sarebbe a dire?

Marie-Nick - Per il modo col quale dovreste giustificarvi se qualcuno entrasse.

Damiano - Non devo giustificazioni e vi ripeto che non attendo nessuno.

Marie-Nick - Nemmeno colei che porta il nome che avete pronunciato svegliandovi?

Damiano - (premuroso di giustificarsi) E come avrei potuto non pensare a lei vedendo un viso femminile chino su di me? Per quanto sapevo, era la sola donna che abitasse nel castello.

Marie-Nick - Infatti, non sa che sono ritornata.

Damiano - E non lo sapr certo prima di quando lo vorrete voi: rassicuratevi. Deve essere nella sua camera e non credo ne debba uscire. (Inventando - chiss perch - una spiegazione plausibile alla sua presenza nella Camera Proibita) Andavo anch'io nella mia camera e mi sono fermato qui per prendere un libro. E poi quel divano mi ha tentato... e stavo per addormentarmi quando...

Marie-Nick - (con un sorriso soave) Ma voi non avete affatto bisogno di giustificarvi. (Si siede sopra uno sgabello) E poi, se desiderate davvero ch'io rimanga, non dovete pi dirmi che vi ricordo una persona scomparsa. Sono stufa di giocare ai fantasmi, capite? No, non potete capire. Ad ogni modo sappiate che sono ben viva! (Stirandosi come un giovane animale) Viva! (Si alza con un salto come per dar prova della sua vitalit) Mi sento cos viva! Poco fa, nello stagno, le mie sensazioni erano cos acute e precise che ho creduto di comprendere, in un solo istante, tutto il mistero del mondo! Mi parso che il mio corpo non fosse pi che una cellula inseparabile da tutta quella vita notturna che mi circondava e che la mia anima fosse simile alle canne. C'era una luna cos bianca che mi lasciava scorgere la mia ombra al disotto di me. Mi sono tuffata per rincorrerla e mentre le mie braccia penetravano in quella profonda frescura, sentivo sulla nuca il tiepido peso dell'acqua che aveva conosciuto il sole. Ed attorno a me, in me, sentivo ondulare e fremere tutto il piccolo mondo acquatico che mi circondava... La luna era cos trasparente che il cielo e l'acqua sembravano essersi confusi in un solo elemento e gli astri, riflessi nello stagno, sembravano fiori brillanti di una vegetazione sottomarina. Mi si anche avvinghiato un piede in una radice, che si annodata alla mia caviglia, e mi pareva di trascinare dietro di me una fioritura di stelle. Poi ho scorto la barca. Le sono scivolata sotto e come un delfino burlone, hop, con un colpo di reni l'ho fatta rovesciare con tutti quelli che c'erano sopra. Essi si sono messi a rincorrermi, mia io con alcune bracciate mi son messa subito fuori del loro tiro. Si saranno seccati molto di non essere buoni nuotatori, giacch sapevano che ero nuda. (Tutto ad un tratto si accorge della presenza di Damiano che aveva completamente dimenticato durante la sua evocazione e, con un istintivo gesto di pudore, si chiude attorno al collo l'accappatoio).

Damiano - (con voce rauca e quasi aggressiva) Adesso so chi siete.

Marie-Nick - (rimettendosi a sedere) Spero non mi abbiate scambiata per la cameriera.

Damiano - (c. s.) Si parlato di voi, questa sera. Me ne ricordo. Di voi e dei vostri compagni.

Marie-Nick - (rettificando) Dei miei cugini.

Damiano - (come a se stesso) S. E' proprio cos. (A Marie-Nick) Quale dei tre venivate a consolare?

Marie-Nick - (che non ricorda pi) Consolare? Ah, s! Era...

Damiano - (c. s.) Aspettate: vi rispondo io. Era il pi giovane.

Marie-Nick - (interdetta) S.

Damiano - (come se volesse dare ragione a se stesso) S. (A Marie-Nick) E qual era la causa del suo dolore?

Marie-Nick - (.alzando le spalle) H suo dolore! Ma se un ragazzo!...

Damiano - (.sempre aggressivo) Ha la vostra et, suppongo. Ma forse vi fa comodo tacciare di puerilit il dolore che gli avete arrecato, vero?

Marie-Nick - (mezzo confusa e mezzo furiosa) Che gli ho arrecato? E come sapete questo, voi?

Damiano - (che cerca di contenere il flusso di violenza che sente salire in s a poco a poco) Lo so; e molte altre cose ancora so,(Affermando pi di quanto interroghi) Vi ha detto che vi amava, vero? Che era pronto a perdersi per voi? E che, se gli aveste permesso di dannarsi...

Marie-Nick - (alzandosi, furiosa e turbata) Ma insomma, ascoltate alle porte, voi?

Damiano - Se voi non siete una cameriera, neppure io sono un domestico. (Continuando il suo interrogatorio) E voi l'avete respinto, vero? E non perch egli vi fosse odioso, insopportabile o indifferente. No. Voi provate anche della simpatia per lui, dell'amicizia, ed forse quello dei vostri cugini che vi sembra possieda la pi bella anima e la bocca pi piacevole. Ma non l'amate e l'avete respinto! L'avete rigettato lontano da voi, con una gioia strana. Con quale diritto? A quale titolo? In nome di che? In nome dell'amore. Dell'amore che il vostro destino, non vero? Gli avete anche tenuti molti discorsi sull'amore... L'amore questo, l'amore quello, e ancora questo e quello. Ed egli vi ha creduta... anche se gli aveste detto che la terra quadrata, vi avrebbe creduta, giacch la vostra bocca non pu non dire delle meraviglie. E forse vi siete creduta anche voi stessa e vi siete ineb-briata delle vostre stesse parole. (E' tutto contro di lei, viso contro viso) E tuttavia, piccola lettrice di romanzi, in fondo a voi stessa sentivate benissimo che l'amore non era affatto questo e quello!... S, il Principe Azzurro.., ne parlate tutte, con un'abitudine che stata trasmessa alle ragazze di tutti i secoli. Ma voi non lo desiderate e ve ne infischiate anche, del Principe Azzurro. Chi conta per voi ragazze, colui che soltanto a guardarvi vi ha tolto il respiro. Non importa chi. L'amore il primo venuto, colui che con la sua gamba impaziente vi aprir le ginocchia, il primo venuto che avr le braccia tanto dure da farvi piangere mentre vi stringe e le labbra cos secche da bere le vostre lacrime. (Ora tiene Marie-Nick quasi fra le sue braccia).

Marie-Nick - (cercando di protestare) Non vi permetto di dire simili...

Damiano - (chiudendo le braccia attorno a lei) Allora, perch permettete che vi stringa fra le braccia?

Marie-Nick - (tentando d liberarsi, ma senato veemenza) Lasciatemi! Lasciatemi...

Damiano - (allentando la stretta pur senza lasciarla) Non vedete dunque che colui che vi ama pi grande del vostro sogno? Pensate forse di ritrovare nella vita un amore cos nuovo, cos sincero, cos assoluto e violento come quello che avete fatto nascere in quel ragazzo soltanto col passargli vicino? Credete forse di poter giocare impunemente alla silfide in un parco frequentato da giovani mortali? (Con violenza improvvisa, richiudendo la stretta) Non volete dunque capire che per quel ragazzo avete ormai preso il posto di tutte le fanciulle e di tutte le donne? Non comprendete che per lui l'amore siete e sarete sempre voi? Voi e i vostri capelli arruffati che sentono di erba selvaggia; voi con la vostra pelle dolce e dorata come un frutto maturo; voi ed i vostri gesti flessibili di ondina; voi che nel vostro accappatoio bianco siete simile...

Marie-Nick - Lasciatemi, mi fate male!

Damiano - (con veemenza) Ed a lui, non avete fatto male?

Marie-Nick - (guardandolo negli occhi, mormora) E' forse vostro fratello perch mettiate tanto ardore nel vendicarlo?

Damiano - (allontanandola bruscamente) Correte a raggiungerlo! Correte a raggiungerlo in quell'angolo del parco dove non vi attende pi e dove stringe un albero mormorando il vostro nome. Andate verso di lui come se andaste verso quell'uomo di cui gli avete parlato e che non che il frutto dei vostri desideri e della vostra immaginazione, quell'uomo che non esiste affatto.

Marie-Nick - (guardandolo e con un grande grido di fervore) S, egli esiste!

Damiano - (senza ascoltarla) Camminate verso di lu come nel suo sogno ed appoggiate la vostra fronte sulla sua spalla. Sentirete le sue braccia chiudersi attorno al vostro corpo. Egli timido, senza dubbio, ma il suo amore sar ardente e primitivo come quello di un giovane silfo... Pu darsi anche che, dopo, la vostra avventura finisca come tutte le cose di questo mondo che sono peribili, ma non avrete nulla da rimpiangere almeno, ed egli avr conosciuto l'acme del suo amore. (Con violenza) Sbrigatevi! Che cosa aspettate invece di andare ad accontentarlo o a deluderlo? Non deve continuare la sua vita correndo dietro al suo inguaribile miraggio giovanile... Non deve, capite, consacrare la sua esistenza ad una fantasmagoria e seppellirsi vivo in un ricordo!

Marie-Nick - (che a queste ultime parole lo ha riconosciuto) Damiano!

Damiano - (sulla difensiva) Come sapete il mio nome?

Marie-Nick - (ripetendo con riconoscenza) Damiano! (Riprendendo immediatamente il suo tono) Non forse sentendomelo pronunciare che vi siete svegliato svelandomi il segreto dei vostri sogni? In compenso vi riveler il segreto dei miei... Non raggiunger colui che difendete con tanto ardore, perch amo un altro.

Damiano - Il principe azzurro, lo so.

Marie-Nick - No, un uomo. Volete che vi parli dell'uomo che amo? Certamente dopo mi disprezzerete, giacch avr dato ragione alle vostre teorie sulle ragazze romantiche. (Siede a terra, vicino a lui. Damiano rimane in piedi, a braccia conserte, lo sguardo duro e lontano).

Damiano - Tacete.

Marie-Nick - No, dovete ascoltarmi. E' l'ultima volta che esigo qualche cosa. (Alza la testa verso di lu, mette un dito sulla bocca e poi comincia con tono da melopeo) L'uomo che amo sar... (riprendendosi) innanzitutto un uomo. Conosco il suo viso, la forma delle sue mani ed il suo sguardo. So anche che alto, ma innanzitutto un uomo. (Mentre parla la luce, a poco a poco, si abbassa fino ad assorbirsi in due piccoli cerchi: uno aureola il viso di Damiano che, insensibilmente, si china verso Marie-Nick; l'altro inquadra la fanciulla nel suo bianco accappatoio spiegato a ventaglio. Marie-Nick ripete) Un uomo, cio qualcuno che ha gi molto vissuto, molto amato, molto sofferto... (La sua voce, contemporaneamente alla luce, si spenta. Oscurit).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Nel parco, alcune ore pi tardi: verso le sei del mattino, circa.

Stessa scena del primo atto: il a Gran Quartier Generale . Il sole si alzato da poco ed il cielo ancora velato da una nebbia lattiginosa. La giornata si preannuncia bellissima.

(All'aprirsi del sipario sono in scena Marie-Nick e Damiano. Sono seduti sulla tavola da giardino, le schiene contro i volti parallelamente girati verso la direzione del castello, dietro al quale sta alzandosi il sole. Indossano gli stessi abiti del quadro precedente. Marie-Nick, che dissimula i piedi nudi nelle pieghe dell'accappatoio, ha forse i capelli leggermente pi arruffati di quanto li aveva nel quadro precedente. Una pausa abbastanza lunga durante la quale essi seguono gli ultimi strascichi rossi dell'alba nel cielo. Poi)

Marie-Nick - (volgendosi a Damiano con stupore nella voce) Sai, la prima volta che vediamo insieme sorgere il sole.

Damiano - (senza voltarsi) Suppongo che tutte le spose pronuncino una frase simile il giorno dopo le nozze.

Marie-Nick - Credi ne abbiano l'occasione e che tutte, come me, si sveglino al canto dell'allodola in una chiara capanna che sente di resina e che si riflette nello stagno? E credi anche che esse si trovino cos a loro agio nel proprio corpo nuovo da poter, come me, ripetere senza alcun imbarazzo i loro gesti di ragazza: correre a piedi nudi sull'erba umida, inseguire sull'acqua il volo di un martin-pescatore e respirare il profumo di rose fresche che il vento porta dal parco vicino? (Appoggiando la testa sulla spalla di Damiano) Mio caro! Lo sai che non provo alcun stupore nel chiamarti mio caro? Sono abituata a queste due parole: le avevo mormorate tante volte nei miei sogni! Mio caro... (Si stringe appassionatamente contro di lui e poi, con un balzo, salta a terra, gira volteggiando attorno al tavolo e si ritrova in piedi a sinistra di Damiano, si ferma per contemplare ancora una volta il cielo nella direzione del castello, poi dichiara, lasciando pesare la testa sulla spalla di Damiano) E' il primo mattino del mondo!

Damiano - (immobile, con voce lontana) S...

Marie-Nick - Come lo dici, mio caro! Guardami. A che pensi?

Damiano - (che non ha mosso il capo) Agli altri mattini che seguiranno.

Marie-Nick - Ed hai paura, vero? Hai paura di non ritrovare pi lo splendore di questo? Non devi. Io so che tutti i mattini saranno meravigliosi perch io mi sveglier vicino a te e perch il primo alito ch'io sentir sar il tuo soffio nei miei capelli. (Abbracciandolo con passione) Damiano! Damiano mio! (Con improvvisa angoscia) Ma tu non mi hai ancora guardata da quando si fatto giorno! Damiano, voglio i tuoi occhi... Guardami. Come? Tu ti volti... Ma che hai? Perch non mi vuoi guardare?

Damiano - (che si voltato) Adesso che l'incanto della notte si dissipato, ho paura di scoprire il tuo vero volto.

Marie-Nick - Ma io non ho che un volto solo: quello che il tuo amore ha scolpito sui miei tratti ancora imprecisi di fanciulla. Puoi guardarmi, Damiano: non sarai deluso.

Damiano - (lentamente, volge il capo verso di lei e la guarda intensamente).

Marie-Nick - (umilmente) Somiglio sempre a quella che tu ami e che hai voluto distruggere stringendomi tra le braccia? Non protestare, Damiano: tu sogni ad alta voce. Lo so che attraverso me hai cercato di raggiungere un fantasma. Ma non ti sfuggir pi, te lo giuro. Conosco il modo di trattenerlo. Si legge nelle fiabe che le apparizioni possono, per amore, conservare talvolta l'apparenza umana che un giorno piacque loro di rivestire; cos le sirene, per amore, diventano principesse... Ebbene, io, per amore, sapr prendere la forma dei tuoi sogni e confondermi in essa. Diventer quella che tu desideri. Mi sar facile, vedrai, e non sembrer un trucco giacch abbiamo la stessa statura, lei ed io, e la stessa figura... S direbbe che tutti i suoi abiti - li ho provati -siano stati fatti per me. Anche le nostre voci sono simili ed io ripeter le parole che lei diceva: tu me le suggerirai. Potrai anche, per completare la trasformazione, darmi un altro nome. Il suo nome, potrai darmi. E potrai chiamarmi...

Damiano - (in uno slancio di tenerezza) Marie-Nick! (Si alzato e sta in piedi vicino a lei. Con un gesto protettivo le passa un braccio attorno alla vita).

Marie-Nick - Grazie. E' la prima volta che pronunci il mio nome. Se vuoi, potr anch'esso diventare dolce alle tue labbra. Nelle sue sillabe potrai rinchiudere tutto il tuo amore e tutta la tua tenerezza, vedrai. Mio caro cieco. S, tu sei come un cieco che nella sua notte si costruisce un universo chimerico e poi, quando un miracolo gli dona la vista, non riconosce pi i suoi paesaggi illusori perch tutto cambiato. E nella luce del giorno tutto gli sembra falso e barocco e non crede pi alla bellezza del mondo. Ma ci sono io, Marie-Nick; io, la reale; io, la viva, e vengo verso di te per condurti nel mio regno- di realt. Ti guider. Ti render il desiderio delle reali primavere e ti guarir del tuo lungo letargo. (Stringendosi appassionata-mente a lui) Non voglio che tu soffra; voglio che tu porti sempre sul tuo corpo trionfante il viso luminoso di questa notte; quel corpo e quel viso che io ho amato. Voglio che tu abbia la fronte serena di un dio antico. Voglio che tu sia felice. Felice. Camminer dinanzi a te e con i miei piedi danzanti traccer il cammino della tua felicit: la tua felicit che io desidero pi di ogni altra cosa al mondo. E per assicurartela, far tutto ci che sar in mio potere. (Si stacca da lui e lo guarda con risoluzione selvaggia) Tutto, capisci? Ti lascer anche, se lo desideri. In questo istante stesso. (Si allontana, infatti, pronunciando queste parole).

Damiano - (colpito) Ma che stai dicendo? Che cosa vogliono dire questi scherzi infantili?

Marie-Njck - (con disperazione) S, sono una piccola bimba presuntuosa! Parlo, parlo, formulo progetti per l'avvenire, dispongo di te come di un bene che mi appartiene, poi oso dire che penso soltanto alla tua felicit. Come ti amo male! Mi attacco a te come schiava, forse, ma mi attacco e m'impongo. Ed immagino di essere la fiamma che deve illuminare la tua vita. M'impegno anche di essere la gioia di tutta la tua esistenza, senza nemmeno domandarti se essa non composta di mille piccole cose fra le quali io potrei avere il mio piccolo posto. (Si esprime con pena, la voce arrochita dai singhiozzi) Ebbene, me ne vado, sai? me ne vado. (Vedendo ch'egli le si avvicina, lo ferma con un gesto della mano) No, non ti muovere; non dire nulla. E non ti tormentare con dei rimorsi inutili per ci che successo stanotte. Io non rimpiango nulla. Tu eri s colui che attendevo, ma in nessun posto era scritto che tu fossi anche colui che restava. Sei passato nella mia vita come un raggio di sole attraverso una stanza: non lo si pu trattenere, ma si pu per conservare in se stessi, per lungo tempo, il suo calore. Addio, mio bel sole-Addio. (Si dirige verso la scoia, ma dopo due passi Damiano l'afferra per le spalle, le fa compiere un voltafaccia e stringendosela al petto, con voce che vorrebbe essere severa, ma nella quale si sente l'angoscia)

Damiano - Che cosa sono tutte queste storie, mia piccola pazzerella? Che ti succede? Mia cara piccola bimba pazzerella...

Marie-Nick - (cercando di liberarsi dalla sua stretta) Lasciami. Non voglio la tua piet, Damiano. (Sentendo che la stretta di lu si fa pi forte e che non pu liberarsi, scoppia in singhiozzi e come una bimba disperata grida) Come sono infelice! (Poi riprendendosi, con ira) Non voglio che tu abbia piet di me, non voglio...

Damiano - (completamente sconvolto, la stringe pi forte contro di s e la copre d baci dati a caso) Ma chi ti parla di piet? Non senti che io ti desidero fino a morirne? Non senti che ho bisogno delle tue braccia attorno al mio collo, delle tue labbra nuove sulle mie labbra, del tuo giovane petto contro il mio petto, e di tutto il tuo corpo fra le mie braccia? Non senti ch'io voglio ubriacarmi della tua voce, del tuo riso, dei tuoi singhiozzi, di tutte quelle cose cristalline e pure che si irradiano da te? Mia piccola bimba cara...

Marie-Nick - (balbettando) Allora... allora dimmi quelle parole che si dicono sempre alla propria piccola bimba cara...

Damiano - (in un grido d'amore) Ti amo, Marie-Nick!

Marie-Nick - (abbandonata nelle braccia di Damiano, con voce che viene da lontano) Le magiche parole... le parole fatte di nulla. (Alzando il viso verso quello di Damiano, con improvvisa inquietudine) Dimmi, caro, sei proprio certo di essere ben sveglio?

Damiano - (sorridendo) Se vuoi, posso dimostrartelo. (Lungo bacio).

Marie-Nick - (piano) Portami via. L dove non ci saremo che noi al mondo.

Damiano - (meravigliato) L dove non ci saremo che noi al mondo? Oh, cara, tu vuoi venire con me in quell'aspro paese solitario, e non hai paura?

Marie-Nick - (con improvvisa gravit) Ed a te, mio caro, non fa paura l'aver avuto questa cosa gratuita che ci stata accordata, questa cosa ingiusta che l'amore? Per tutta la vita dovremo cercare di meritarci questo presente caduto dal cielo... Pensa che spetter a noi provare che Dio, talvolta, pu essere giusto. Non ti fa paura, questo?

Damiano - Io non ho paura dell'avvenire. I miei timori sono dietro di me e per essermi troppo a lungo voltato verso di essi, ero disorientato. Adesso ho trovato la strada della mia vita e m'incammino su di essa con te, mano nella mano. Essa ci porter fino alla terra pi antica e pi arida che esista: la terra africana. Laggi, in mezzo alle erbe folte, piantata sotto la croce del Sud, vi una piccola casa senza grazia: la nostra casa.

Marie-Nick - (sfuggendo alle braccia di Damiano, comincia ad andare e venire sulla scena in una specie di danza gioiosa) S, abiteremo in una casa ai margini del mondo. Ed al tramonto, stanca dell'attesa di tutta la giornata, io verr sulla soglia ad attendere il tuo ritorno. Il tuo passo, decuplicato dal silenzio della sera, risuoner in me prima ancora che i miei occhi avranno potuto distinguere la tua figura all'orizzonte. Ed improvvisamente sar nelle tue braccia, tutta sconvolta dall'odore caldo del lavoro e del sudore che tu porterai con te. E la nostra vita comincer. Io sar la tua fanciulla e la tua folle danzatrice, sar il tuo piccolo gatto carezzevole e la tua gazzella selvaggia; sar la dolcezza e la pace della colomba contro la tua gota, e sar anche il pipistrello che giocher fra i tuoi capelli e ti grafiter. Sar la tua odalisca; la tua fata, la tua schiava, la tua naiade, la tua gitana: tutto ci che desideri. Sar la frescura delle tue notti e l'ardore dei tuoi risvegli. Sar l'amaro sapore delle tue partenze e la febbre dei tuoi ritorni. Sar tutte le ore della tua vita..,(Stirandosi come un giovane animale) Perch noi dovremo vivere, vivere, vivere...

Damiano - (con un grido di liberazione) E non avremo pi ricordi!

Marie-Nick - (che si nuovamente seduta sulla tavola come all'inizio del quadro, ripete) Non avremo pi ri... Ma s, mio caro scioccherello, avremo invece un mucchio di ricordi! E per costituirne una magnifica collezione, la nostra vita dovr essere bella e sempre varia. E quando saremo vecchi, molto vecchi, sar con meraviglia che li evocheremo. Avremo tanti ricordi meravigliosi. Dovremo ricordarci di tutto, caro: com' avvenuto il nostro incontro, la storia della nostra prima notte e del nostro primo sonno. Nessun dettaglio dovr essere trascurato. Dovremo ricordarci dell'ultima parola che io ho pronunciato prima di addormentarmi sul tuo petto e della prima cosa che tu hai visto risvegliandoti. Qual la prima cosa che hai visto risvegliandoti?

Damiano - (appoggiato alla tavola, in piedi, dietro di lei) Il tuo accappatoio bianco spiegato sulla cassapanca, che rischiarava tutta la capanna.

Marie-Nick - (proseguendo) Bisogner ricordare anche che io ho danzato per te nella rugiada e che il paesaggio, attendendo l'aurora, era simile ad un'acquaforte, con alcune macchie colorate, e che nel cielo brillava l'ultima stella e sotto ai miei piedi v'era la prima foglia morta. Bisogner ricordare che, eccetto l'allodola, tutti gli uccelli tacevano e che una rana, tuffandosi nello stagno, ci ha fatti trasalire.

Damiano - (proseguendo) Bisogner ricordare che abbiamo corso fino a questa terrazza per vedere il sorgere del sole fra le torri del castello, come a teatro, e che nella luce pallida del mattino io ho provato la straziante impressione dell'indomani di una festa. Bisogner ricordare...

Marie-Nick - ...che in questo giardino le mie lacrime di dolore sono state brucianti come le mie lacrime di gioia della notte. (Alzandosi in piedi sopra la tavola) E tu dovrai ricordarti, Damiano, che ad un certo momento io mi sono messa in piedi sulla tavola di ferro per potermi sentire cadere nelle tue braccia. (Si getta, infatti, nelle braccia di Damiano) E che ti ho domandato di portarmi subito lontano da questo vecchio parco in cui l'autunno gi mette fuori le sue corna rosse. E che tu mi hai portata verso la vita, tutta nuda, come una bimba appena nata o come una donna che si sta per amare... E ricorderai anche che io ti mordevo l'orecchio, come si sprona un corsiero, perch tu fuggissi pi presto, pi presto... (Man mano ch'ella parla, Damiano obbedisce. Quando Marie-Nick termina la sua frase, egli ha gi disceso alcuni scalini con lei fra le braccia. Ora quasi non li si vede pi... Si sente ancora, per un momento, il passo di Damiano che s'allontana e la voce di Marie-Nick che ripete) Pi presto... pi presto... (Pausa. Musica. Entrano da sinistra Marco e Piero II conversando animatamente. Ambedue indossano un accappatoio da bagno multicolore, di spugna. Hanno i piedi nudi dentro i sandali ed un asciugamano attorno al collo. I loro capelli sono umidi; sempre parlando e camminando, Marco si pettina).

Marco - Non c' che dire: non si ancora trovato nulla di meglio dell'acqua fredda per neutralizzare l'effetto del whisky. Quel bagno stato magnifico. (Porgendo il pettine a Piero II) Grazie per il pettine. E grazie anche d'essere venuto a raccogliermi all'alba sotto la tavola della sala da pranzo. (Colto da un'apprensione improvvisa) A proposito: quando mi hai risvegliato fra bicchieri e le bottiglie, non ti ho per caso chiesto di baciarmi? Piero n - (sorridendo) S.

Marco - (fermandosi di botto) Che vergogna! Che maledetta mana di voler esser baciato a tutti i costi... Chiss che cosa avrai pensato di me...

Piero II - (sorridendo) Veramente non mi sono troppo commosso giacch avete detto, s, baciami , ma avete anche soggiunto: Gwendolina.

Marco - Meno male. Se cos, l'equivoco chiarito e nello stesso tempo tu hai potuto sapere chi la dama dei miei pensieri. (Rettificando) Dei miei pensieri mattutini. (Stirandosi e facendo giocare i muscoli delle braccia) E virginali. Proprio cos: mi sento nuovo ed intrepido come un ragazzino, dopo quel bagno. Ho delle idee di popolano in libert. Mi sembra di aver ritrovato davvero i miei diciott'anni. E pensare che ieri sera ci siamo sfibrati nel tentativo di risuscitare degli anni morti con il deficiente soffio della nostra immaginazione, mentre basta tuffarsi nello stagno della nostra giovinezza per uscirne rigenerato! Vado subito a comunicare questa ricetta agli altra. (Risale verso il fondo. Ora sul primo gradino) A condizione che li trovi. Non abbiamo ancora trovato alcuno, vero? Tuttavia non possono essere fuggiti, giacch la macchina era ancora allo stesso posto quando siamo usciti poco fa. Almeno, mi sembrato cos.

Piero II - S, le macchine erano tutt'e due l. La vostra con i fari accesi da ieri sera.

Marco - E tu non hai incontrato nessuno quando sei salito a prendere gli accappatoi?

Piero II - Nessuno. Il castello ed il parco erano vuoti e silenziosi come dopo un incantesimo.

Marco - Insomma, incantesimo o non incantesimo, io reclamo la mia colazione. (Battendo col pugno sul tavolino di ferro) Ehi, ragazzo! Come si chiama quel tale?

Piero II - Princeps.

Marco - Ah, s! (Battendo le mani e gridando) Princeps! Ehi, Princeps! Zitto... Non c' nemmeno l'eco.

Piero II - E' inutile: la colazione viene sempre servita nella hall ed il maggiordomo terribilmente protocollare.

Marco - Ai miei tempi veniva sempre servita qui, a questa tavola.

Piero II - Ai vostri tempi?

Marco - S, ai miei tempi. Ed eccomi nuovamente di cattivo umore. Tu mi hai ricordato che sono venuto a perdere il mio tempo qui, mentre un lavoro urgente mi attende a Bruxelles. E mi hai ricordato anche che quella vecchia maniaca, invitandomi a venirla a visitare in questo parco, mi ha fatto fare una bella figura.

Piero II - (sorpreso) Quale vecchia maniaca?

Marco - (eccitato) Non puoi capire. Ad ogni modo, sappi che io devo assolutamente vedere una vecchia maniaca.

Piero II - Peccato non abbiate detto questo ieri! Vi avrei presentato a qualcuno che avrebbe fatto proprio al caso vostro. Disgraziatamente morta proprio ieri sera!

Marco - (accorato) Evidentemente non ho fortuna! E neppure lei, per.

Piero II - (bruscamente) Aspettate. Forse posso aiutarvi... Conoscete la nostra vicina, la contessa di Droogenhuis?

Marco - No. Quanti anni ha?

Piero II - Novantaquattro. Vede senza occhiali, sente tutto quanto si sussurra attorno a lei, porta la parrucca, ha tutti i suoi sensi e, molto spesso, dello spirito.

Marco - (afferrando Piero II per le braccia) Non mi racconti una storia?

Piero II - (divertito da tanto ardore) No. A meno che non sia morta anche lei nella notte...

Marco - (ruggendo) Niente scherzi; continua la tua descrizione.

Piero II - Veramente io non la conosco di persona. So per che ha un carattere infernale...

Marco - (esultando) Magnifico!

Piero II - Che di origine normanna... e che le occorre un quartino d sidro ad ogni pasto. Annusa, chiama le sue cameriere sgualdrine, fa allevare dei polli a grano per darli al suo gatto, ed obbliga il suo maggiordomo a giocare alla pelota con lei fino alle ore piccole.

Marco - Splendido! Provvidenziale! Miracoloso! Mio vecchio Piero, bisogna proprio che ti baci! (Gesto) Puoi condurmi da lei?

Piero II - E in lite con tutti i vicini per delle questioni divisorie, ma io ho le mie piccole entrate segrete.

Marco - Dalla scala di servizio, eh? Sono appetitose le sgualdrine fiamminghe?

Piero II - No. Si tratta di una piccola casti-gliana, la figlia del giardiniere.

Marco - (non stando pi nella pelle) Bisogna assolutamente ch'io vada a vedere tutto questo. Voglio dire, la contessa. Faremo colazione in fretta e poi prendiamo la macchina. Presto: andiamo a vestirci. (Si precipita verso destra seguito da Piero II verso cui si rivolge, dicendo) Mio vecchio Piero, tu mi rendi un servizio inestimabile. Voglio assolutamente ricambiartelo. Non hai nulla da domandarmi?

Piero II - (seguendo Marco) Veramente s... vorrei parlarvi di un soggetto cinematografico che ho scritto. E' una storia senza donne... assolutamente senza donne... (Si allontanano rapidamente da destra continuando la loro conversazione. Pausa. Musica. Entrano da sinistra Andrea e Piero I. Questi in costume da tennis, bianco. Andrea invece in maniche di camicia, colletto aperto. Tutti e due hanno la giacca gettata sulla spalla e portano una racchetta e delle palle. Camminano posatamente e si fermano un momento in mezzo alla scena).

Andrea - (rompendo il silenzio) Spero non siate seccato d'essere stato battuto da un uomo della mia et.

Piero I - (irritato) Lo sono certo meno di quanto lo sareste voi se foste stato battuto da uno sbarbatello di vent'anni.

Andrea - (sorridendo) Senza dubbio. (Pausa).

Piero I - (per giustificarsi) Avete avuto una fortuna straordinaria, 6 a 2, 6 a 0 dopo aver passata la notte accovacciato in una poltrona.

Andrea - (sorridendo) Rimpiangereste per caso d'avermi svegliato?

Piero I - (eludendo la domanda) Bisogna proprio che mi insegnate il vostro rilancio. E' magnifico.

Andrea - Con piacere, se lo desiderate. Ma credo che in una partita normale non sarei stato cos brillante. Ho giocato con i nervi, in una specie di reazione dopo l'angoscia di questa notte. Pensate che ho potuto avere la comunicazione soltanto all'una del mattino. Mi comprenderete pi tardi, quando vostri bambini saranno malati.

Piero I - (educatamente) Spero siate tranquillo, ora.

Andrea - S. Mia moglie ha detto che non era il caso di preoccuparsi. Credete che avrei potuto dormire su quella poltrona, se non fosse stato cos?

Piero I - (ridendo) Il fatto , che dormivate davvero sodo!

Andrea - (guardandosi attorno) Mi sto chiedendo dove possono essere gli altri.

Piero I - Non ho ancora visto nessuno stamane.

Andrea - Sapete dirmi a che ora vi una messa, e dove?

Piero I - (sorpreso) Una messa?... S... alla chiesa di Droogenhuis, a cinque chilometri di qui. In quanto all'ora... uno dei miei cugini potrebbe forse informarvi meglio di me o, meglio ancora, Gwen che la castellana.

Andrea - Anche voi la chiamate Gwen? Mi pare strano sentirla chiamare cos da altri giovani.

Piero I - E' anche nostra cugina. Ma rassicuratevi: non l'abbiamo affatto in tutela.

Andrea - E l'altra vostra cugina, bella?

Piero I - Volete dire nei confronti di Gwen?

Andrea - No. Nei vostri confronti.

Piero I - Ha diciotto anni e noi le vogliamo molto bene.

Andrea - Allora sposatela, credete a me.

Piero I - Ma io non affatto l'intenzione di sposarmi.

Andrea - Ebbene, la sposi uno di voi. Ci far due felici d'un - (giorno anzich due infelici per sempre.

Piero I - Ma di che cosa state parlando?

Andrea - Non fate caso. Ho sognato, questa notte... Ma ditemi, voi che vivete da qualche settimana vicino a Gwen:'la credete disposta a vendere? (Sempre parlando cominciano a discendere la scala).

Piero I - (sorpreso) A vendere?

Andrea - S. La propriet Altenveld.

Piero I - (come un'eco) La propriet Altenveld... (Scompaiono. Pausa. Musica pi lenta e pi grave, che riprende il motivo del tango del secondo atto. Dalla destra entra correndo Piero III, seguito da vicino da Gwendolina, che lo afferra all'estrema sinistra della scena, nel momento in cui egli sta per uscire. Egli indossa ancora l'abito da sera della vigilia, tutto gualcito. Ha i capelli arruffati ed il viso disfatto, come quello di una persona che non ha dormito. Gwendolina appare pi giovane che mai, con una camicetta ed una sottana di grossa tela di colore contrastante, separati da un'alta cintura di cuoio. Ha i piedi nudi nei sandali).

Gwendolina - (trattenendo Piero III per la manica e sbuffando) Piero, non davvero carino da parte tua farmi correre cos. Sai bene che non ho pi diciotto anni!

Piero III - (cercando di liberarsi) Perch non mi lasciate tranquillo? Voglio star solo.

Gwendolina - (conducendolo con autorit in mezzo alla scena e facendolo sedere su una sedia di ferro) Guarda come ti sei ridotto: si direbbe che tu abbia gozzovigliato tutta la notte. Pettinati. Non hai il pettine, naturalmente. (Gli passa le dita nei capelli e col dorso della mano lo spazzola sulla schiena) Alzati. Che aspetto! E quelle tracce nere sul viso! Non c' da stupirsene, con le mani che hai! Dammi il fazzoletto! Non l'hai pi, immagino... o troppo bagnato? (Toglie il proprio fazzoletto dalla cintura) e si mette a pulire il volto di Piero III) Lo sai che sei bello?

Piero m - (volgendo via il capo) Non prendetemi in giro.

Gwendolina - Non ti prendo affatto in giro: cerco soltanto di renderti presentabile. Voltati. Credi forse che un naso rosso e degli occhi gonfi facciano parte del fascino che deve sedurre una donna? Credi che sia piangendo che la puoi far tornare a te? C' di meglio da fare, credi a me.

Piero III - (lasciandosi cadere sulla sedia, disperato) Non e' pi nulla da fare.

Gwendolina - Ma s, ma s! Prima di tutto va a rinfrescarti ed a cambiarti, e poi ritorna a trovarmi ed insieme prepareremo un piano d'attacco.

Piero III - (a testa china) E' inutile giocare alla strategia, ormai: il posto occupato.

Gwendolina - (alzandogli il mento) Che cosa hai detto?

Piero III - (cercando di liberarsi) Ho detto che il posto preso e che noi arriviamo troppo tardi. (Con rabbia disperata) Vi dico che l'ho vista, stamattina all'alba, uscire dalla capanna dove si mettono gli strumenti della pesca, nel suo accappatoio bianco, seguita da un uomo.

Gwendolina - (sorpresa) Un uomo!

Piero III - (battendo il pugno sul tavolo) S, un uomo con il quale ha passato la notte. Un uomo che s messo a correre dietro di lei nell'alba. Ed ella stata nelle sue braccia: li ho visti.

Gwendolina - (che a sua volta si lasciata cadere su una sedia) Un uomo... Com'era? (Con la mano impedisce a Piero III di parlare) No. (La sua voce incerta) Non mi dire che alto, che il suo passo grave e che il sole traeva dei riflessi di fuoco sulla sua testa bionda...

Piero III - (stupito) Lo conoscete?

Gwendolina - (stringendo i pugni con rabbia disperata) Non pu amarla! Non lei che ama, lo so! Non pu amarla! (Afferrando Piero III per le braccia, gli grida in pieno viso) Va, va a riprendergliela! Va a difendere la tua felicit!

Piero III - (selvaggiamente) Non si tratta della mia felicit, ma della felicit di Marie-Nick!

Gwendolina - (con improvviso rilassamento) Tu sai amare meglio di me. Mentivo, poco fa. Perch non dovrebbero essere felici dal momento che hanno la giovinezza e l'amore, come nelle fiabe? Scusami se sono stata violenta. E la sofferenza che mi ha fatto gridare cos... Non sono ancora abituata al mio castigo.

Piero in - (alzando gli occhi verso di lei) Che castigo?

Gwendolina - (sordamente) H castigo per il mio peccato: la dannazione.

Piero III - (avvicinandolesi) Che state dicendo?

Gwendolina - Dico che la mia pena l'inferno. Ti ricordi che nel catechismo detto che la pena dei dannati sar quella di non vedere giammai Colui per il quale si stati creati? Anch'io non vedr mai pi colui per il quale ero,stata creata e che doveva essere il mio amore. E' questo il mio castigo.

Piero III - (sordamente) E' anche il mio.

Gwendolina - Non si pu essere dannati quando non si ha ancora vissuto. Tu cominci appena a vivere. E bisogna vivere: alla tua et tutto pu essere magnifico, perch tutto nuovo. Alla tua et non si ha ancora un passato. Chiss?... forse un giamo ti racconter una storia molto sentimentale che si svolge in un vecchio parco dove riluce uno specchio d'acqua. Sapr consolarti, vedrai. (La voce le si spezza a quest'ultime parole).

Piero IH - (che si chinato dolcemente verso di lei) Credo siate voi che avete - (bisogno di essere consolata, Gwendolina.

Gwendolina - (sorridendo attraverso le lacrime) S. Noi ci rassomigliamo. Il dolore ha posato sui nostri volti due maschere simili. Noi ci rassomigliamo e siamo vicini come forse non lo saremo mai pi. E' un momento raro, questo. (Prendendogli la mano) Se vuoi, Piero, prenderemo subito la macchina ed andremo nel vento verso il mare, come due bambini infelici che alla fiera si stordiscono nella vertigine delle montagne russe.

Piero III - Andremo avanti fino a notte, vero?

Gwendolina - (con tenerezza) S, fino a quando ti addormenterai sul volante. Va a prepararti. Io t'aspetto qui. (Piero III corre verso sinistra ed esce. Pausa. Gwendolina si alza e come una donna ebbra, comincia a muovere alcuni passi, senza scopo. Giunta sull'alto detta scaletta si ferma perch sente un rumore d passi precipitati da Quella parte).

La voce di Princeps - (soffocata, dal basso della scala) Sono molto contento di incontrare la signora... sono molto imbarazzato. Tutti quei signori invitati sono nella hall e gridano per avere la colazione. Poich la signora, in via eccezionale, mi aveva dato ordine di servirla su questa terrazza...

Gwendolina - (bruscamente) Non pu essere, Princeps. Tu sogni: io non ho mai detto questo.

La voce di Princeps - Al nostro Gran Quar-tier Generale, Princeps. Sono esattamente le parole della signora.

Gwendolina - (seccata) Ho detto questo tredici anni fa. Oggi ti dico: Ritorna nella hall e falli tacere tutti dando loro il pasto. Va.

La voce di Princeps - S, signora. (Si sente che comincia ad allontanarsi. Gwendolina, appoggiata alla siepe di destra che forma l'angolo della scala chiama).

Gwendolina - Princeps.

La voce di Princeps - Signora?

Gwendolina - Mi dispiace d'essere stata un po' vivace: dimenticalo. Stavo per prendere una grande decisione e tu sei venuto ad interrompere la mia meditazione. Per, dal momento che sei qui, forse puoi aiutarmi con i tuoi consigli.

La voce di Princeps - La signora mi onora moltissimo.

Gwendolina - (con voce stanchissima) Una volta quando una signora del gran mondo voleva dimenticare una pena d'amore troppo opprimente, si chiudeva in un convento. Era l'epoca delle grandi fedi. Oppure si gettava a capofitto negli intrighi della politica: era il tempo dei grandi regni. Ma oggi, che pu fare una donna in casi simili? Che cosa mi consigli? Credi che potrei scoprire in me un'improvvisa passione per l'orticoltura e passare la mia vita a guardar vivere le piante?

La voce di Princeps - Per queste cose occorre una dose anche minima di pazienza, ed io temo molto che la signora non la possieda.

Gwendolina - Infatti: essere collezionista non nel mio temperamento. Potrei occuparmi di opere di carit...

La voce di Princeps - Per essere sincero, non vedo la signora come dama di patronato.

Gwendolina - Nemmeno io, Princeps. Potrei anche, come le grandi dame del principio del secolo, farmi rapire dal mio autista o dal mio guar-diacaccia...

La voce di Princeps - (dopo un istante di esitazione) Veramente, signora, sono problemi delicati che richiedono molta riflessione. Confesso che io sono un po' imbarazzato..,

Gwendolina - (si stacca dalla siepe e si dirige lentamente verso sinistra):

La voce di Princeps - Vedo che la signora ha saputo decidere. Va verso il nord. Ih direzione della casa del guardiacaccia, forse?

Gwendolina - No, Princeps. Vado a dondolarmi. Mi piaceva tanto, una volta, dondolarmi. (Sale sull'altalena e ripete) Dondolarmi...

La voce di Princeps - Posso salire, se la signora lo permette... Potrei aiutare la signora a mettere in movimento quell'arnese. Potrei anche dondolare la signora, se questo la diverte...

Gwendolina - (con voce lontana ed infinitamente stanca) No, grazie, Princeps. Non ha pi importanza, ormai,

FINE

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