Nostro figlio si droga

NOSTRO FIGLIO SI DROGA

NOSTRO FIGLIO SI DROGA

dramma in tre atti di

Carmine Pagano

Ormai ci sono dentro...

E' l'unica cosa che mi rimasta.

Non credo pi a nulla,

n agli amici n al lavoro...

SIAE codice opera 360925 A

CARMINE PAGANO COMMUNICATIONS s.a.s.

Via Eugenio Siciliano, 37

84014 Nocera Inferiore (Salerno)

tel. 081934099 0819369403 - 3474850055 e-mail: producer@credit.tin.it

E', in sintesi, il dramma di una intera famiglia improvvisamente coinvolta in una terribile situazione di droga. Gianni, ventenne, attore di prosa e figlio d'arte, esasperato e insoddisfatto dal programma di vita preparatogli dai genitori, si ritrova vittima del "buco" senza averne la convinzione di averlo cercato. Protagonista di questo dramma pi che Gianni, la cui funzione soprattutto quella di "promotore del discorso droga", la sua famiglia. La ricerca ossessiva delle cause e delle responsabilit diventa il filo conduttore dell'opera e assume toni e atteggiamenti ora lirici e profondamente sofferti, ora fin troppo banali e superficiali, in evidente contrapposizione con gli interpreti stessi di tali sentimenti, ma pur sempre nel rispetto di una verit oggettiva che quella della droga, che provoca e giustifica, infatti, reazioni ora sensate e ora insensate, in una altalena di interpretazioni che , inequivocabilmente, il tormento dei due genitori che si danno per vinti e gi partono sconfitti per la battaglia alla conquista del loro unico figlio. Il commissario Lombardi, amico di famiglia e compagno di sventura, sua nipote Giuliana infatti che ha iniziato Gianni all'eroina, apre il secondo atto con un braccio di ferro tra l'impotenza generatagli dalla sua professione, motivata da importanti e sconcertanti rivelazioni, e la volont, come uomo e come zio di Giuliana, di combattere la droga e di "andare questa volta fino in fondo". Quando Gianni lascia la casa, Silvana, sua madre, nemmeno se ne accorge, presa ormai da quel vortice di pensieri e di rimorsi che la porter, senza alcuna possibilit di ritorno, nel mondo della follia, unica dimensione per non sentire pi la gravit delle colpe che convinta di aver commesso nei confronti di Gianni. "Soluzione" anzitempo del suo problema personale?

No. Silvana, dentro di s, ha gi la certezza di una conclusione tragica dei fatti. Non ha bisogno di ascoltare la telefonata finale del commissario Lombardi che annuncia il ritrovamento di un'ennesima vittima della droga: suo figlio Gianni.

LAutore


Introduzione

Carmine mi aveva pi volte parlato di voler scrivere un lavoro sulla droga, centrato su una fragile ed evanescente figura femminile, protagonista assoluta del dramma, a cui avrebbero fatto da contorno personaggi di secondo piano. Aveva anche pensato a un'interprete ideale, un nome famoso, un mostro sacro delle scene, capace di dare, con la sua sensibilit e la sua intensit espressiva, un volto e un'anima a un personaggio complesso e ricco di sfumature.

Era solo un sogno e l'autore lo sapeva bene, perch quel nome era quello di Giulietta Masina.

Ma Carmine un sognatore incallito e, tracciando il personaggio di Silvana, non poteva fare a meno di pensare a lei. Chiss... forse... La speranza l'ultima a morire e chi fa teatro, teatro autentico, sa bene il valore di questa massima. Prima che cominciasse la sua lettura mi chiedevo perch mai l'autore avesse scelto un titolo cos banale per il suo dramma; mi sembrava una limitazione alla sua creativit. Sentendo quel titolo, chi non lo conosceva bene avrebbe potuto pensare al solito intreccio psicologico, caratteristico dei fatti di cronaca nera, popolati da stereotipi consunti e archiviati: il figlio frustrato che si rifugia nel paradiso artificiale della droga per sfuggire allo squallore di una vita scontata, una coppia di genitori alle soglie del divorzio, ciechi al dramma che quotidianamente si consuma davanti ai loro occhi, perch insensibili e preoccupati solo dal loro personale dramma, l'immancabile spacciatore incallito dal male, duro e spietato e, infine, il deus ex-machina di euripidiana memoria che risolve le fila col suo intervento miracoloso evitando la tragedia finale. Insommaun successo di botteghino, un dramma sciropposo condito di lacrime, buoni sentimenti e l'inevitabile lieto fine che, inducendo al sorriso fa dimenticare alla massa la mediocrit della rappresentazione e la gravit del problema. Ma conoscendo Carmine, la sua professionalit e la sua profonda sensibilit, prima ancora di ascoltarlo, sapevo che il suo obiettivo doveva essere diverso, ben pi profondo e coinvolgente. Se si era deciso a scrivere un lavoro sulla droga, un terreno minato su cui bisogna muoversi con cautela per evitare di cadere nel ridicolo dei luoghi comuni, Carmine aveva senz'altro qualcosa da comunicare al suo pubblico e questo qualcosa era un messaggio sofferto e appassionato, un appello disperato, quasi un ultimatum. Un messaggio forse un p troppo pessimista ma senz'altro pi vicino al vero di certi films e pubblicazioni letterarie sullo stesso problema, che inducono con superficialit, a false speranze e gratuiti ottimismi. Il messaggio di Carmine uno solo, inequivocabile e perentorio: di droga si muore. Non bisogna fare la politica dello struzzo, occorre affrontare il problema di petto e cercare di risolverlo nell'ambito della famiglia, ricercando la causa di eventuali errori e la possibilit di correggerli con il dialogo e la comprensione. Ascoltare la voce di Carmine che, in un crescendo di emozioni e chiaroscuri espressivi passava da un personaggio all'altro con estrema disinvoltura e totale coinvolgimento interiore, stata una vera sorpresa. Mi sono sentito come un bambino davanti a un giocattolo nuovo: una buffa matrioska dal viso sornione ed enigmatico. Ho provato il suo stesso entusiasmo nello scoprire man mano una matrioska dentro l'altra, fino a giungere all'ultima bambolina, alla cui scoperta seguono insieme una soddisfazione e una delusione tenere e infinite perch, finalmente, il bambino arrivato alla soluzione del gioco. finita l'ansia, ma anche il gioco, purtroppo, finito. Cos mi sono sentito io alla fine della recita improvvisata: ero contento di aver placato la tensione interiore ma, al tempo stesso, avrei voluto che il pathos e la plasticit emotiva che trasparivano da quei dialoghi incalzanti, non avessero mai fine. Ma il lavoro era finito! Non c'era pi niente da dire: i personaggi avevano esaurito la loro carica emotiva,avevano raggiunto una totale compiutezza espressiva. L'obiettivo era stato raggiunto, le luci si erano lentamente affievolite e il sipario era calato pietoso su quelle povere figure tormentate. Gianni aveva smesso di soffrire e di far soffrire. Quella sofferenza collettiva fortemente corrosiva, perch dilazionata nel tempo, si era placata come le onde minacciose di un mare dopo la tempesta. Gianni era morto. Morto per overdose. Suicidio, disgrazia, omicidio? Questo l'autore non lo dice; non importante ai flni del suo messaggio. Lascia agli spettatori la conclusione. Cos se vi pare avrebbe detto Pirandello. Viene fuori un dramma di piccoli eroi, ribelli, appassio-nati, indomiti ma vinti perch la droga non lascia vincitori. un'amara verit ma cos. Un'altra particolarit del lavoro di Carmine Pagano la mancanza di un protagonista assoluto, intorno a cui ruotano, in ruoli minori, gli altri personaggi. I personaggi sono quattro e tutti apportano, in egual misura, un contributo indispensabile alla comprensione e allo sviluppo del dramma, perch il vero protagonista non un singolo ma la famiglia in tutta la sua unit. E non c' un minuto, un solo attimo che potrebbero distogliere lo spettatore dallo sviluppo della vicenda. Si rimane incollati alla sedia finch l'affievolirsi delle luci di scena non annuncia la fine della rappresentazione. Francesco Apicella

Personaggi

GIANNI

(giovane tossicodipendente)

ANDREA

(suo padre)

SILVANA

(sua madre)

LOMBARDI

(commissario di Polizia)


ATTO I

Una musica triste, dove il suono del pianoforte predominante e assume un ruolo nostalgico, quasi evocativo, accompagna la lenta apertura del sipario sul salotto di casa Di Lorenzo. L'arredamento di stile classico. Lampade alle pareti e quadri impreziositi da pesanti cornici barocche.

La parete di fondo occupata, sul lato destro, da una gran vetrata di tipo inglese e da uno spazio adibito a studio, con libreria e scrivania primo novecento, sul lato sinistro.

Un divano con poltrone, posto frontalmente al pubblico, occupa lo spazio centrale della camera. Sulla parete di sinistra una apertura ad arco lascia intravedere l'ingresso di casa.

Quasi adiacente alla vetrata, sulla parete di destra, un altro arco permette l'accesso alla camera da letto.

E' sera. Tutta la scena appare in penombra. L'unica fonte di luce data da un piazzato centrale che, dall'alto, producendo un cono di colore ambra, illumina il centro esatto del palcoscenico dove, sul divano, seduto Gianni in una plasticit quasi fotografica. Andrea, suo padre, sul fondo, di spalle, in prossimit della vetrata dalla quale si intravedono soffuse luci serali.

Al termine di un crescendo di note, atto a sottolineare il culmine della tensione fra i due personaggi, si accenderanno tutte le luci di scena.

GIANNI - (Alzandosi di scatto) Non puoi continuare ad assillarmi con le tue domande...! Dove vado, cosa faccio, con chi esco, con chi parlo... Sono stufo, capisci...? Stufo!... E' ora che tu e la mamma ve ne rendiate conto...! Posso ragionare col mio cervello... Non sono pi un bambino!...

ANDREA - E mi dispiace che tu non possa pi esserlo neanche per un momento. Vorrei tornare indietro nel tempo per capire dove abbiamo sbagliato con te. So che anche tu hai un cervello... Certo che lo so...! Quando eri piccolo e ti tenevo tra le braccia, mi sentivo il cuore gonfio mentre pensavo: "Ogni giorno questo mio bambino cresce e finalmente un giorno diventer un uomo". Il mio pi grande desiderio stato quello di diventare padre, di avere un figlio mio, una mia creatura... Un figlio al quale dare tutto... l'amore, la sensibilit, il pensiero che era in me... la voglia di fare teatro...!

Quando ti tenevo stretto fra le mie braccia sapevo che un giorno forse ti avrei perduto e che avresti perduto me perch con gli anni la societ ti avrebbe preso, cambiato... cos come sono stato preso e cambiato io stesso...! Sapevo che quella testolina di riccioli biondi che avevi avrebbe corso dei rischi, che i mali del mondo sarebbero stati pronti ad aggredirti... ma mi sentivo forte, pronto a lottare, a combattere per te... Non ho mai immaginato di dover arrivare a tanto.

GIANNI- A tanto... cosa?

ANDREA - Sai bene quello che voglio dire...! Ma non ti guardi?... Non ti accorgi?... Possibile che non te ne renda conto?... (Carezzandogli i capelli) Guarda come sei diventato... Ma guardati, per la miseria!...

GIANNI - (Senza nascondere il crescente nervosismo) Smettila!

ANDREA - Sei tu che la devi smettere, Gianni!

GIANNI - Ma smettere cosa?!...

ANDREA - ... E non certamente per me o per tua madre che lo devi fare...

GIANNI - (Sempre pi agitato) Fare! Fare!... Fare cosa?...

ANDREA - ... ma per te stesso! Per la tua vita!... E' tua, d'accordo, ma io e tua madre non possiamo pi permettere che tu te la tolga in questo modo, giorno dopo giorno...!

GIANNI - (Ostentando una finta calma) Va bene, giochiamo a carte scoperte... (Con aria di sfida) Casa stai cercando di dire?... Che sono un drogato?!... (Incalzando) questo che vuoi dirmi?... questo che pensi di me...? Avanti, dillo!...

ANDREA - (Smarrito per il tono assunto dal figlio) Vorrei non pensarlo e non dirlo, credimi... ma tutto cos assurdo... Continuo a ripetermi dentro le stesse parole "Nostro figlio... si droga! Nostro figlio si droga!!..." Ed un vortice nel cervello, giorno e notte, un vortice di parole e di immagini che si susseguono, si rincorrono come tanti fotogrammi di una pellicola impazzita... E rivedo le siringhe, i tuoi occhi, le tue braccia, le tue vene, il tuo sangue!... E mi pare di entrare anch'io in quelle piccole vene che hai, insieme all'eroina... e di impazzire!... E di notte non dormo... Come potrei dormire al pensiero che tu... E poi un nuovo vortice di domande senza risposte e di risposte senza domande... I rimorsi terribili che mi attanagliano e non mi lasciano respirare, mi trascinano indietro negli anni con la mente... e tutto a un tratto torna il ricordo della paura, la tua paura di fronte a un ago, di fronte a una siringa... E in un momento rivedo le corse per la casa, l'infermiera che ti corre dietro con una siringa di antibiotici per una brutta influenza che non ti fa pi andare a scuola gi da qualche giorno... e tu che scappi, ti nascondi e piangi per la paura di un ago... E allora non mi sembra pi vero... non mi pare pi possibile... che tu abbia trovato il coraggio di infilarti un ago nelle vene...!Sono tre giorni che sappiamo tutto; tutto, capisci?... Tua madre distrutta. Ha perfino rifiutato quel contratto con la RAI... e tu sai quanto era importante per lei quel film. Fra poco avremmo dovuto iniziare anche le prove del nuovo spettacolo e proprio non so pi come faremo... Anche lei, povera Silvana, aveva i suoi sogni, i suoi progetti per te, figlio mio...

GIANNI - (Quasi in lacrime) Tutti hanno sognato per me. Tutti hanno progettato e programmato per me... Tutti, tranne io...

ANDREA - Ma... tesoro mio, progettare per te non significa toglierti la libert di decidere... Non significa che tu non possa scegliere comunque quello che vuoi o quello che non vuoi fare. I nostri sogni, i nostri progetti erano solo... o volevano essere... un modo per aiutarti a crescere meglio, con meno difficolt...

GIANNI - S, ma avete sempre pensato voi per me...

ANDREA - Noi abbiamo soltanto pensato che almeno tu non vivessi all'ombra degli altri come invece successo per me e per tua madre...

GIANNI - E non vi mai passato per la mente che forse anch'io vivevo i miei giorni all'ombra di qualcuno...?! Non avete mai considerato che le scelte che avrebbero dovuto essere anche mie sono state sempre e soltanto vostre...?

ANDREA - Ma tu non puoi parlare cos...

GIANNI - Lo so e mi dispiace, credimi... ma la verit.

ANDREA - E' stato solo per amore se qualche volta...

GIANNI - Lo so...! Ma stato tutto un errore... Tutto uno sbaglio! Anche quando decideste di non farmi partire...

ANDREA - Partire?... Ma quando successo...?

GIANNI - Per il servizio militare... (Con disprezzo) Avete pagato e corrotto perch io non partissi...!

ANDREA - Ma l'abbiamo fatto solo perch tu non perdessi inutilmente un anno di teatro...! Perch tu potessi continuare a crescere e a migliorare in palcoscenico, giorno per giorno...

GIANNI - Ma vi siete forse preoccupati di chiedermi il parere?

ANDREA - Forse lo abbiamo fatto... o forse no, per potevi rifiutarti. Potevi dircelo che la pensavi diversamente...

GIANNI - Vedi che non capisci...?! Non il fatto in s...

ANDREA - Ma io voglio capire!...

GIANNI - Tu stesso lo hai detto un attimo fa... "Forse lo abbiamo fatto o forse no..." Questo vuoi dire che il problema di chiedere il mio pensiero non mai esistito... che per voi talmente naturale pensare al posto mio, che neanche ve ne accorgete quando lo fate! Il palcoscenico!... E vi siete mai chiesti se mi interessava per davvero, se anch'io provavo tutto quell'amore che voi due provate per il teatro?...

ANDREA - (Quasi come se parlasse a se stesso) Speravo che almeno tu ti facessi un nome, quel grande nome in cartellone che io e tua madre non abbiamo ancora avuto...

GIANNI - Ecco! Vedi...? Avete voluto soddisfare i vostri desideri... Volevate che io fossi quello che voi non siete stati... Ma perch?... Perch?!...

ANDREA - Perch tu puoi farcela! Perch tu sei molto pi bravo di me e di tua madre. Perch tu hai una grande sensibilit, figlio mio...!

GIANNI - Ma ho anche una mia personalit!

ANDREA - Giusto!... Hai una tua personalit, certo...! Ed proprio perch tu hai la consapevolezza di averla che non puoi prendere la tua vita e sbatterla cos facilmente con un calcio nell'immondizia!...

GIANNI - E' troppo facile parlare adesso...

ANDREA - Sar anche troppo facile ma non sar inutile! Non pu essere inutile parlarti in questo modo...!

GIANNI - Non ti accorgi che anche adesso sei convinto che io debba pensare come tu vuoi...?! Non senti che anche adesso dai risposte tu stesso a domande che invece fai a me...? Ma non senti che annulli il mio pensiero?!...

ANDREA - (Vacillando, termina su una poltrona) Io... io sento solo di volerti aiutare... e forse non so farlo. Sicuramente sto sbagliando tutto, ancora una volta, con te, figlio mio...

GIANNI - Pap, ti prego... non continuare.

ANDREA - Perch non dovrei...?

GIANNI - difficile capire, te l'ho gi detto...

ANDREA - (Alzandosi, nervosamente) difficile capi-re!... Lo so anch'io che difficile capire!... Ma tu non puoi chiedermi di fingere di non sapere! Io sono tuo padre, capisci...? Tu... tu sei mio figlio! Noi due non stiamo parlando di un fatto di droga che successo fuori dalle pareti di casa nostra!... Il ragazzo drogato di cui stiamo parlando mio figlio... quel bambino che ho desiderato insieme a sua madre. quel bambino che ci ha fatto passare le notti con le orecchie sulla culla per sentire il respiro, per sentire se il suo naso s era liberato...

GIANNI - Si! lo stesso figlio di allora... ma non pi un bambino! cresciuto! I suoi raffreddori se li cura da s, se ne ha voglia... L'hai detto tu che il mondo ci cambia...

ANDREA - Ma questo non significa che si debba accettare la droga come se fosse un fatto normale, come se fosse una tappa obbligatoria per ogni povero ragazzo di questo mondo!

(Dominandosi e ritrovando la calma, mentre Gianni torna a prendere posto sul divano) E i tuoi amici...? I tuoi compagni di lavoro... Michele, Roberto...

GIANNI - Cosa vuoi sapere...? Se sanno che mi buco?... Si, credo che l'abbiano capito...

ANDREA - L'hanno capito, vero...? E allora...?

GIANNI- Allora cosa? Niente. Ognuno rincorre i suoi sogni, le sue chimere...

ANDREA - Ma... non vi frequentate pi?...

GIANNI - Si... cio, per la verit, no... Ci vediamo soltanto alle prove.

ANDREA - E come stanno andando?...

GIANNI - Le prove...? (Con un'alzata di spalle) Mah...!

ANDREA - Non t'importa proprio pi nulla, dunque...? E dopo...? Dopo le prove, non restate insieme...?

GIANNI - No... Esco con altri, se questo che vuoi sapere. Ho altri amici...

ANDREA - Immagino...questi altri amici. Poveretti, poveretti anche loro... (Dopo una lunga pausa) Da quanto tempo?... Da quanto tempo ti stai drogando?

GIANNI - Da pi di un mese...

ANDREA - Un mese?

GIANNI - Si. Fu il giorno del mio compleanno...

ANDREA - Il tuo compleanno?... (Dopo una breve riflessione) Ma... eri qui. Festeggiammo tutti insieme, ricordo benissimo... C'era tutta la compagnia, i tuoi amici, perfino i vecchi compagni di liceo... Ma quando successo?...

GIANNI - E' stato dopo... Di sera...

ANDREA - Dopo?... Dopo la festa vuoi dire?... (Ricordando) Ma tu... quella sera... mi chiedesti la macchina... Si, adesso ricordo... Volesti accompagnare Giuliana perch si era fatto tardi e... (Cogliendo la verit) Anche lei?!... Anche Giuliana?!... E' stata lei...?!

GIANNI- Si...

ANDREA - Oh... Dio mio! E i suoi genitori sanno che si droga...?!

GIANNI - No! E non devono sapere! ... (Con tono quasi minaccioso) Non lasciarti scappare neanche una parola o non mi rivedrai pi!...

ANDREA - (Ripetendo meccanicamente a se stesso) Giuliana... Giuliana Lombardi...! Proprio lei...! La nipote del commissario Lombardi...!

GIANNI - Bada bene a non parlarne a nessuno! A nessuno, capisci?... Tanto, non servirebbe a nulla... Peggioreresti soltanto le cose...!

ANDREA - Come fate a procurarvela...?

GIANNI - La compriamo...

ANDREA - (Incalzando) Lo so anch'io che si compra! Ma con quali soldi...? Dove...?

GIANNI - (Avviandosi) Si fatto tardi ...

ANDREA- (Trattenendolo) Aspetta, Gianni...

GIANNI - Devo andare, te l'ho gi detto...

ANDREA - Aspetta solo un momento...

GIANNI - (Scostandosi bruscamente) Lasciami!... Fammi uscire! (Quasi pentito) Non vedi che sto andando via..?

ANDREA - (Colpito dalla inaspettata reazione del figlio) Certo che ti lascio andare... Non chiudendoti a chiave in questa casa che risolverei il problema... Ormai ci sei dentro, vero...? (In lacrime) Non fare altre sciocchezze... (Estrae una banconota dal portafogli e gliela porge) Aspetta... Tieni, prendi... Ti serviranno... Poi, domani stesso, vedremo quello che bisogner fare...(Ripetendo tra s, mentre torna alla vetrata, affranto) Domani stesso... Domani stesso...

GIANNI - (Dopo essere rimasto per un attimo fermo a guardare i soldi tra le mani) Sai una cosa...?

ANDREA- Dimmi, Gianni... (Riportandosi verso il figlio) Tutto quello che vuoi... Io voglio trovare il modo per aiutarti...

GIANNI - (Sincero) Ti voglio bene, pap...

ANDREA - (Stringendolo forte a s) Anch'io , figlio mio!... Tanto! (Gianni si scioglie dall'abbraccio e fa per uscire) E a tua madre?... (Gianni si ferma sulla porta, vorrebbe rispondere qualcosa ma non gli riesce. Abbassa gli occhi e si smarrisce in una lunga pausa) Non pensi alla mamma...? Non pensi a quella poveretta che si sta distruggendo per te?... (Gianni solleva lo sguardo verso la porta di destra, come se volesse portarsi in quella direzione, poi, lentamente, torna con gli occhi al padre e infine, con uno scatto, abbandona la stanza) Gianni!... (Rimasto solo, completamente smarrito, si trascina nel tentativo di raccogliere le idee.) Dio mio... Dio mio...! Che devo fare?... (Finalmente riesce a dominarsi e a decidere il da farsi). Devo farlo!... (Si porta freneticamente al telefono, fa per alzare la cornetta ma qualcosa gli sfuggito: deve prima cercare il numero da comporre. Lascia l'apparecchio e consulta rapidamente l'elenco telefonico. Trova il numero che gli interessa; lo compone e si terge il sudre, rimanendo ad occhi chiusi, sfinito, in attesa che qualcuno gli risponda. Intanto, alle sue spalle, sull'arco di destra, apparsa Silvana, sua moglie. una donna di carattere debole, gi completamente sconfitta). Pronto...? Buonasera... Vorrei parlare con il commissario Lombardi, per favore... Sono Andrea, un suo amico... E' gi andato via...? Allora lo chiamer a casa sua... Buonasera. (Riattacca e, mentre ancora di spalle, curvo sul telefono, avverte la presenza di sua moglie).

SILVANA - (Grave, con un filo di voce). Non ho avuto il coraggio di esserci... ma ho sentito tutto.

ANDREA - Silvana... Angelo mio... Hai sentito quello che diceva..?

SILVANA - (Sempre con voce grave che sembra giungere da remote profondit dell'animo e con gli occhi che sembrano perdersi in fondo al teatro). Quanti errori abbiamo fatto, Andrea... Quanti errori! E non siamo capaci di correggerli. Questa la cosa pi odiosa...! Nostro figlio si droga. Il nostro bambino si buca... Sono tre giorni che sappiamo e soltanto oggi hai trovato il modo di affrontarlo e di parlargli... e basta..! E di nuovo siamo qui a disperarci come le altre sere... e a perdere la testa come le altre sere...

ANDREA - Hai ragione, Silvana... Intanto io ho chiamato il commissario Lombardi...

SLVANA - Ho sentito...

ANDREA - Qualcosa faremo, vedrai. Lui potr farlo seguire e scoprire, intanto, chi che gli passa la droga...

SILVANA - Gli dirai anche di Giuliana...?

ANDREA - Si... Glielo devo dire. Non posso tacere...! Si tratta di sua nipote...

SILVANA - (Lentamente, quasi sillabando) Il commissario Lombardi... Il nostro caro commissario Lombardi... Anche lui, come noi, coinvolto in questa brutta storia... Chi l'avrebbe mai detto...? Giuliana, la piccola Giuliana... e il nostro Giannino... e chiss quanti altri...! Chiss quante mamme e quanti pap stanno impazzendo prima di trovare una soluzione... e chiss se mai la troveranno...!? Poveri figlioli...! (Quasi ridestandosi gradatamente) E io...? Che cosa ho fatto in questi venti anni...!? (Con sarcasmo) L'attrice...! (Subito amara) Ho recitato il mio ruolo di madre per venti anni... e, visti i risultati, non stata una buona interpretazione. (Ripetendo a se stessa) Venti anni... Madre da venti e moglie da diciotto... (Al marito) Una volta me lo chiese, sai?

ANDREA - Che cosa...?

SILVANA - Tanto tempo fa... Mi chiese di noi due... Voleva sapere perch ci eravamo sposati solo quando lui aveva gi due anni. Era... turbato ma... cercava di non farmelo capire...

ANDREA- E tu...?

SILVANA - Gli raccontai di noi, del nostro grande amore... per noi e per il teatro... (Con tono di rimprovero) Da quando nato non abbiamo fatto altro che riempirgli la testa di teatro...! Gli dissi che l'avevo portato con me, dentro di me, sulle scene, davanti al pubblico... Ricordi, Andrea... quando portammo in tourne "LETTO MATRIMONIALE"...? (Rivivendo le meravigliose sensazioni della maternit) Gianni era gi dentro di me... ed io ero immensamente felice che mio figlio fosse con me, in palcoscenico, in quella maniera. Una sensazione unica, meravigliosa, irripetibile... come se anche lui recitasse con me. Peccato... Peccato. (Smarrendosi) Cosa... cosa stavo dicendo prima...? Ah, si... Gianni pensava che io e te ci fossimo sposati solo per lui... costretti, perch ormai avevamo questo figlio... e dovevamo dargli una famiglia.

ANDREA - Non possibile che Gianni abbia potuto pensare una cosa simile...

SILVANA - Anch'io rimasi stupita quando me lo disse... Non che me lo avesse detto chiaramente ma... io capii lo stesso... da una strana domanda... "Perch non tentasti di abortire, mamma...?" Capisci, Andrea...?

ANDREA - E tu cosa gli rispondesti...?

SILVANA - La verit... Che non abortii perch non ce ne fu affatto bisogno... perch era un figlio che avevamo voluto e come!... Un figlio che avevamo desiderato... amato fin dal primo momento. E gli spiegai che non ci eravamo sposati prima solo perch non lo avevamo ritenuto indispensabile. Stavamo bene insieme, anche senza il matrimonio. E poi per il gran lavoro... Sbattuti da un paese all'altro, da un teatro all'altro, senza soste, senza neanche il tempo materiale per poterlo preparare il nostro matrimonio...! (Con una reazione improvvisa) Ma non possibile...! Non possibile che io me ne stia qui a chiacchierare come una stupida mentre mio figlio muore!... Muore, muore!! Muore, capisci?!... Questa la verit!... Questa vita, non teatro...! (Portandosi, in preda alla crescente disperazione, al centro del palco) Non siamo in palcoscenico, sotto i fari...! Questa casa nostra... E non c' un sipario che si apre e si chiude quando vogliamo noi...! E non c' un copione che ti dice quello che devi fare..! (Improvvisamente smarrita) Io...io non so pi nulla...Fa qualcosa tu... Io non capisco pi niente... Non ho pi voglia di nulla... Non ho pi voglia di nulla...!

ANDREA - Ma cosa stai dicendo..? Smettila... Smettila, Silvana, per carit...

SILVANA - Per me si gi chiuso questo sipario... Ho dato tutta me stessa a questo maledetto teatro...! Tutta la mia vita, tutte le mie forze, tutto il mio amore... Sono stata io... sono stata io a distruggere tutto!...

ANDREA - Silvana, per l'amor di Dio...! Tu non ti rendi conto di quello che dici...

SILVANA- Tu non sai i rimorsi...

ANDREA- Ma quali rimorsi...?

SILVANA - Tu non sai i sensi di colpa che mi stanno soffocando...!

ANDREA - Ma quali sensi di colpa possiamo avere io e te...?!

SILVANA - Le mie notti negli alberghi tu non le conosci!!... (Pi pacata) Anche allora soffrivo ... Si, soffrivo... Soffrivo perch sentivo che mio figlio aveva bisogno di me... Aveva bisogno di qualcuno con cui parlare, confidarsi ... (Quasi con rabbia crescente)... e che non fosse sempre e soltanto il solito amico o il solito compagno di lavoro o anche noi... ma a centinaia di chilometri di distanza e attraverso uno squallido filo di telefono!... Lui ha sofferto tutte le nostre lontananze e noi... noi non abbiamo fatto niente per impedire tutto questo!... Lo abbiamo soltanto buttato in palcoscenico, spinto ad ogni costo nelle compagnie pi importanti, pensando solo di sistemarlo bene...! (Con altro tono) E lo abbiamo sistemato bene... (Implorante e in lacrime) Apriamoli questi occhi...! Apriamoli, finalmente, e rendiamoci conto che la colpa anche nostra... se nostro figlio si droga!...

Fine del primo atto.

ATTO II

Stessa scena. Il commissario Lombardi sul fondo,di spalle, rivolto verso la vetrata. Andrea pi avanti, frontalmente, accanto alla poltrona. Sono trascorse alcune ore.

LOMBARDI - Non dobbiamo perdere la calma, Andrea... Non commettiamo l'errore di farci prendere dal panico altrimenti perderemmo gi tutto in partenza.

ANDREA - Intanto non ancora rincasato... quasi mezzanotte e io sono preoccupato. In genere, quando non ha lo spettacolo e non ha le prove, alle dieci gi qui... oppure ci avverte, ci telefona... insomma qualcosa dice, capisci?

LOMBARDI- E Silvana...?

ANDREA - in camera da letto... distrutta. Quasi non la riconosco pi.

LOMBARDI - Povera donna...

ANDREA - A volte mi fa paura... Ha gli occhi fissi, nel vuoto, io le vado vicino, le parlo ma lei... non risponde, non mi ascolta...

LOMBARDI - Falla vedere dal medico, domani stesso. Le dar almeno dei tranquillanti...

ANDREA - Si, infatti... quello che ho pensato di fare. E tu invece, come ti muoverai?...

LOMBARDI - Per prima cosa far pedinare sia Gianni che Giuliana da uomini dell'antidroga...

ANDREA- Uomini dell'antidroga...?

LOMBARDI - Dobbiamo risalire alla fonte, Andrea. la rete degli spacciatori che deve essere scoperta e resa impotente...!

ANDREA - Non vorrai servirti dei nostri ragazzi per le tue indagini...?

LOMBARDI - No, stai tranquillo... Non questa l'intenzione. Ma devi pur capire che se si rende impossibile lo spaccio, sar pi facile salvarli. Non dimenticare che sono loro, gli spacciatori, i veri responsabili!... Sono loro che uccidono giorno per giorno i nostri figli...! E non semplice toglierli di mezzo... (A denti stretti, quasi a se stesso) Questa volta, giuro davanti a Dio che andr fino in fondo, costi quel che costi!

ANDREA- Questa volta? E tutte le altre volte, quando non c'era di mezzo tua nipote, cosa facevi allora?!...

LOMBARDI - Quando, tanti anni fa, iniziai questo mio cammino, ero un giovane pieno di belle speranze e tante illusioni, laggi, in un piccolo paese del sud. La mia famiglia era fatta di gente semplice, gente di campagna che lavorava la terra... Ogni notte, io e mio padre ci alzavamo alle tre, per controllare gli argini del fiume che passava sulle nostre terre. Ogni tanto, soprattutto d'inverno, il fiume straripava, impazziva, e distruggeva ogni cosa... Spazzava via l'intero raccolto. E noi, con santa pazienza, ci alzavamo a quell'ora per controllare il livello dell'acqua perch, in caso di pericolo, avremmo almeno messo al riparo gli animali. Era quello il nostro unico nemico... il fiume. I mali del mondo non li conoscevamo. Ogni tanto arrivavano le notizie dalla radio; sentivamo parlare di rapine, omicidi... ed io credevo che una divisa e una pistola al fianco bastassero per fare un mondo un poco pi pulito...!

ANDREA- Credevi?!...

LOMBARDI - S, credevo, credevo perch non conoscevo i meccanismi del potere, gli ingranaggi, gli interessi che stritolano gli uomini, li schiacciano moralmente e spesso... anche fisicamente...!

E cos iniziai questa mia carriera dove la prima regola era l'obbedienza... Obbedire era la parola d'ordine. Obbedire...! Obbedire e basta!

ANDREA - Ma tu oggi sei un commissario!

LOMBARDI - E ancora adesso devo obbedire...!

ANDREA - Ma...Non capisco.

LOMBARDI - Tu credi di dare degli ordini, di dare delle disposizioni ma... in realt, ti accorgi di dare solo ordini e disposizioni che a loro volta sono stati gi programmati e predisposti pi in alto... E a volte ti trovi a fare marcia indietro...

ANDREA - Marcia indietro?...

LOMBARDI - S, marcia indietro. Marcia indietro, proprio quando sei convinto che ormai sei arrivato in fondo, ad un passo dalla verit... E indietreggi senza accorgertene, senza capire che lo stai facendo... Ti ritrovi a farlo e basta...! E poi... qualcuno ti ricorda che devi solo obbedire!

ANDREA - Tommaso, ma tu stai parlando delle cosiddette... mani legate...?!

LOMBARDI - Le mani legate..! Non so fino a che punto... e da chi... o da che cosa... So solamente che arrivi ad un certo momento e poi frana tutto... e non vedi pi nulla davanti a te... Ma questa volta voglio vedere, voglio vedere per Dio!

ANDREA - E nel frattempo... come mi devo comportare con Gianni? Che cosa devo fare ,Tommaso?

LOMBARDI - Devi continuare a parlargli. Cercare il colloquio, un contatto al di l delle parole, un punto d'incontro interiore, capisci...? Gianni deve sentirsi di fronte non pi al padre, ma ad un amico... un amico pronto a capirlo incondizionatamente.

ANDREA - Si, quello che ho cercato di fare... ma i risultati non sono stati...

LOMBARDI -Devi insistere...! E soprattutto non devi lasciarti andare come Silvana. Considera che se non sarai forte, potresti non rivedere pi tuo figlio... Io, intanto, parler a mio fratello... Sar un duro colpo anche per lui ma deve ritrovarsi faccia a faccia con Giuliana e parlare, parlare finalmente...! E' solo cos che possiamo riconquistare questi ragazzi. Devono ritrovare un credo, una ragione per credere ancora nelle loro capacit che, nonostante tutto, sono ancora tante. Devono sentirsi forti dentro... e questa forza gliela dobbiamo dare noi.

ANDREA- Capisco...

LOMBARDI - Intanto, fai bene a dare a Gianni dei soldi... Gli eviterai di procurarseli in maniera diversa.

ANDREA - quello che ho pensato anch'io quando glieli ho dati ma... Gianni non sarebbe capace di commettere qualche brutta azione...Tu lo conosci bene...Gianni un bravo ragazzo.

LOMBARDI - Sono tutti dei bravi ragazzi questi poveretti che si drogano ma devi sapere che purtroppo, quando hanno bisogno di eroina, sono capaci di tutto. Sono capaci di commettere le azioni pi ignobili... E questo lo dobbiamo evitare assolutamente. Se dovessero cacciarsi in un guaio giudiziario, stai pur certo che li perderemmo per sempre...!

ANDREA - Dio mio...! Ma perch...? Perch lo ha fatto?... (E' sul punto di scoppiare in lacrime, quando il commissario gli stringe le braccia).

LOMBARDI - Dobbiamo essere forti se vogliamo vincere. Non dimenticarlo, Andrea... Senza chiederci i perch. Senza cercare le cause. Senza tormentarci inutilmente. Non addossando a noi le colpe che salviamo questi figlioli. No, Andrea. Ognuno ha le proprie responsabilit, d'accordo, ma non dobbiamo dimenticare che alla fine sono loro a scegliere la droga...

Tu e Silvana state sbagliando. Lei pi di te. Si tira addosso tutto il peso di una colpa che non esiste, che non ha...

E questo atteggiamento non l'aiuta di certo a superare questo momento cos delicato, a ristabilire un equilibrio ormai compromesso. E poi, se proprio vogliamo trovare una ragione, dobbiamo cercarla nel fondo del loro animo. Spesso, la loro debolezza che li spinge a dire "si alla droga".

ANDREA - E non sanno che dicendo "si alla droga" come se dicessero "si alla morte"! Non sanno che quando dicono il loro primo "si", per chiss quale assurdo motivo, non sanno che poi molto difficile tornare indietro...

Io gli parler ancora. Continuer a farlo finch Gianni non sar convinto che tutto sbagliato e che se qualcosa non va nella vita, nel lavoro, non certamente con una dose di morte che si possono ottenere dei risultati migliori.

LOMBARDI - Intanto, io mi metter in contatto con una comunit terapeutica, un centro per il recupero dei tossicodipendenti...

ANDREA - Si, mi pare una buona idea...

LOMBARDI - ... Ma se prima non li abbiamo convinti, non servir a nulla.

ANDREA - Cosa vuoi dire, Tommaso...?

LOMBARDI -Voglio dire che devono, essi stessi, essere capaci di dire "Adesso basta. Ho capito che la droga mi sta uccidendo e voglio smettere!" Se non arrivano a questa determinazione, mi spiace dirlo, il nostro intervento sar perfettamente inutile.

ANDREA - Inutile?... Ma non dovr essere inutile il nostro intervento! Noi dobbiamo fare l'impossibile! Dobbiamo portarli a questa convinzione! Non possiamo arrenderci...

LOMBARDI - (Raccogliendo il soprabito, in atto di andar via). Non possiamo arrenderci ma... se non matura in loro questa forza di volont, questa voglia di tornare a vivere, nessun centro potr mai aiutarli...

SILVANA - (Entrando. Esile, lenta nei movimenti). Andrea... perch non vieni a letto...? S' fatto tardi... ( Viene avanti e si accorge della presenza di Tommaso Lombardi). Oh... Tommaso, sei ancora qua...? Ti ho sentito arrivare poco fa... ma pensavo che fossi andato gi via... Ti preparo un caff?

LOMBARDI - No, non ti preoccupare, Silvana... Stavo per andare... S' fatto davvero molto tardi...

SILVANA - (Assorbita dai suoi pensieri, senza seguire il senso della frase che sta pronunciando) Il caff non fa dormire... (Rivolta ad Andrea) E Gianni...? E' rientrato Gianni?...

ANDREA - (Dopo un attimo di esitazione, incoraggiato a rispondere affermativamente dalla mimica di Tommaso) Si... E' rientrato... E' in camera sua, adesso.

SILVANA - (Con un leggero moto di preoccupazione). Forse non ha cenato... Vado a vedere... (Muove per andare ma Andrea la ferma, rassicurandola).

ANDREA - Ha cenato... Ha cenato. Ha detto di aver mangiato fuori, con gli amici. A quest'ora avr gi spento la luce... (Lentamente, trattenendo il pianto). In questo momento... star gi...dormendo.

SILVANA - cos bello quando dorme... cos dolce... Sembra ancora un bambino. L'hai mai visto dormire, Tommaso...?

LOMBARDI - No...

SILVANA - un amore... Ha il respiro leggero leggero... come suo padre... ( Quasi portata dalla musica, si gira su se stessa, volgendo le spalle al pubblico e muove verso la vetrata, come se r ispondesse ad un richiamo che proviene dal fondo. Quando alla vetrata, scosta con una mano un lembo della tenda e comincia a parlare senza voltarsi). Eppure... dicevano che non avrebbe nevicato quest'anno... (Girandosi verso il pubblico molto lentamente) Dicevano che avremmo avuto un Natale senza neve. Ma tu non mi stai ascoltando... Vero, Andrea?

ANDREA - (Con il viso rigato dalle lacrime, dando le spalle a Silvana) Certo che ti ascolto... Ti sto ascoltando...

SILVANA - (Sempre molto pacata) E allora perch piangi?...

LOMBARDI- (Intervenendo con amore) No, non sta piangendo... l'aria della notte. Siamo stati fuori, in giardino. per quello che ha gli occhi arrossati.

SILVANA - Glielo dico sempre che deve riguardarsi dai colpi di freddo... Sono terribili. Ma non mi ascolta... Anche Gianni cos, un po' come suo padre... (Con un'ansia crescente) Poveretto...! A quest'ora star ancora provando... E in quel teatro dove provano, poi, c' un freddo...

ANDREA - Ma che cosa stai dicendo...? Ti ho detto che in camera sua...

SILVANA - (Come se non avesse sentito) Per strano...

ANDREA - Strano cosa?...

SILVANA - Gianni... da pi di un mese che Gianni non come quello di una volta. distratto, preso da chiss quali cose... Non ti sembra diverso...?

ANDREA - (Prendendole il volto tra le mani, come per cercarvi una risposta). Ma che dici?... Ma cosa ti sta succedendo Silvana...? Tu sai benissimo da quali cose stato preso Gianni...

LOMBARDI- (Ancora una volta intervenendo per alleggerire la situazione) logico che non pi quello di prima. Il tempo passa, Silvana... Ormai l'et delle cotte, degli amori...

SILVANA - (Torna verso il fondo) Sapete a cosa stavo pensando, prima...? A quei Natali di tanti anni fa...! A quelle cene lunghissime che si organizzavano dopo gli spettacoli... A quelle interminabili partite di Poker. Quelle cene... quei Natali... avevano un profumo diverso, un profumo particolare che poi, con gli anni, si perde e non si ritrova pi. N la volont, n il desiderio ricreano il passato... Non come a teatro che si replica e, allora, si ripetono le sensazioni, si rivivono le stesse emozioni.

ANDREA - Tu sai perfettamente che non sempre sono le stesse. Ogni sera, ad ogni replica, sono diverse, quasi nuove... Tu lo sai bene, Silvana...

SILVANA - Ma almeno hai la possibilit di rivivere certi momenti, di ripeterli attraverso le stesse battute dieci, venti, cento volte... e puoi rifare quello che hai sbagliato, puoi correggere i tuoi errori... Invece, qui, quello che fai un giorno non puoi ripeterlo, non puoi riviverlo, se non con la fantasia...

(Tornando verso la vetrata) Vedi, Andrea... Mi piacerebbe restarmene qui, dietro questa finestra, dietro questi vetri a guardare fuori le altre case, spiare la gente, le macchine che passano e... pensare di andare indietro nel tempo... sette, otto anni fa, quando ero qui, allo stesso posto e nello stesso atteggiamento, preoccupata solo dal pensiero dello spettacolo del giorno dopo... (Rivivendo le sensazioni) Immaginare il teatro pieno di gente, gli applausi, il costume di scena, i compagni di lavoro, la paura che ti prende prima dell'apertura del sipario... l'applauso finale! (Presa e come divertita dai ricordi). Tommaso...! Ricordi quella volta ... quella volta che nessuno riusciva a vincermi a poker...? Vi lasciai tutti senza un soldo in tasca...! Te lo ricordi anche tu, vero, Andrea...? Fu una sera d'inverno... prima del debutto di... "Tristi amori"!

ANDREA - (Preoccupato) Tu non stai bene. Devi tornare a letto, Silvana. tardi...

SILVANA - Ma no, lasciami ... (Continuando, divertita) E quando ci stringevamo tutti in quella tua cinquecento...? Te Io ricordi, Tommaso...?

LOMBARDI- (Amaro) E quante volte l'abbiamo spinta quella macchina...!

SILVANA - (Triste) Quanto tempo sembra che sia passato... Eppure, sono solo pochi anni... La verit che siamo invecchiati presto. Siamo gi vecchi... (Con un'ansia crescente nella voce e nel movimento) Ho letto qualcosa di molto bello a proposito della vecchiaia... E' una scena stupenda! (Cercando tra i libri) E' in un libro che ho lasciato qui... Eccolo! L'ho trovato...! Ho messo il segno perch volevo leggertela, Andrea. Ascolta... (Leggendo) "Hai avuto brutti momenti, mia cara, ma la vita ancora continua. C ancora il cuore che batte e ti ricorda che tutto continua. C ancora il sole che ogni giorno nasce, ti riscalda e muore e ti ripete che fuori tutto uguale. La vita fatta di cose semplici. Accontentiamoci di queste cose. Accontentiamoci della loro semplicit. Portare il tuo piccolo cane fuori, di sera, una cosa semplice, bella. Fallo ancora, fallo sempre. Lo faremmo ancora,insieme, se capitasse loccasione. Non importa dove Non importa in quale paese e per quali strade perch se il cane lecca la mano delluno e batte la coda sulla gamba dellaltra, mentre ci si tiene stretti, non ha pi alcuna importanza il posto E se un giorno, su una panchina di un parco, ci fosse ancora un cagnolino a leccare la mano invecchiata delluno e a battere la coda sul bastone di legno dellaltra, allora potremmo raccontare di aver saputo costruire la felicit, in un momento in cui questa parola (Abbassa lentamente il libro fino allaltezza della vita, rimanendo con lo sguardo sul pubblico) moriva.

(Lasciando cadere il libro ai suoi piedi, si porta le mani al viso. Il respiro diventa pesante e la bocca si apre in una smorfia di sofferenza e di richiesta di aiuto) Andrea!

LOMBARDI - (Accorrendo) Silvana!

SILVANA (Quasi barcollando) Andrea!

ANDREA Per lamor di Dio! Silvana!

SlLVANA Andrea! Non vedo pi!

Fine del secondo atto.

ATTO III

Una settimana dopo. Stessa scena. Silvana in vestaglia, seduta al centro del divano. Prime ore del pomeriggio di una grigia giornata invernale. Andrea, in piedi, dietro al divano, le carezza la testa con una mano mentre col palmo dell'altra si cancella le lacrime che gli rigano il volto.

ANDREA - Sei tu... Sei tu che non vuoi pi vedere. Il dottore ha parlato chiaro. Hai sentito anche tu quello che ha detto... E' la tua mente che rifiuta di vedere la realt... Ma tu devi tornare come prima, devi guardare in faccia la realt...! Lo so che terribile ma tu devi vedere...! Dobbiamo vedere, insieme! Insieme dobbiamo essere forti e lottare... come abbiamo sempre fatto nella vita. Abbiamo superato tanti brutti momenti nella nostra vita, abbiamo fatto tanti sacrifici prima di poter avere qualche piccola soddisfazione... per eravamo insieme, io e te, eravamo uniti, capisci...? Tu non puoi lasciarmi solo, proprio adesso, non puoi lasciarmi solo, a combattere da solo, perch io... io da solo, senza di te... sarei un uomo finito... un uomo finito, finito...!

S1LVANA - (Presa dai suoi pensieri, come se non avesse sentito) C' il sole, fuori...?

ANDREA - Il sole...? No... Oggi il cielo coperto... E' tutto grigio.

SILVANA - E quando sei andato in farmacia, stamattina, c'era il sole...?

ANDREA - No... Non lo so, Silvana... Io, io... mi pare di no.

SILVANA - Non ne sei sicuro, vero...? A volte il sole non c'... e noi lo sentiamo lo stesso... perch dentro di noi...

ANDREA - S, vero...

SILVANA - Altre volte, invece, il sole lass, e risplende forte. Ci guarda, ci chiama, ci chiede di poter entrare dentro di noi... e noi, invece, lo lasciamo fuori. Non ci accorgiamo che ci invita ad aprire le porte del nostro cuore... Non ci accorgiamo che vorrebbe sentirci dire... "Vieni, vieni dentro di me e riscaldami...! Dammi la certezza che ci sei veramente...

ANDREA - Volevo dirti una cosa, Silvana... Io, stamattina, non sono uscito soltanto per andare in farmacia...

SILVANA - (Sempre molto pacata, con una strana tranquillit interiore) Lo so... Ti conosco fin troppo bene. Sei stato a passeggio con i tuoi pensieri e scommetto che sei andato al Parco delle Rimembranze...

ANDREA - No, Silvana... Ci sono soltanto passato ma, questa volta, non mi sono fermato...

SILVANA - Ci andavi sempre, ogni volta che stavi male, ogni volta che volevi sentire il sole dentro...

ANDREA - Stamattina... Stamattina sono stato in chiesa...

SILVANA - Erano anni...

ANDREA - Erano tanti anni...! Ho sentito il bisogno di ritornarvi e mi sono vergognato di me stesso di fronte a Dio perch, a momenti, non sapevo neppure recitare una piccola preghiera...!

SILVANA - Hai pregato?...

ANDREA- Si...

SILVANA - Hai pregato... per me?...

ANDREA - Non lo so... Non so se ho pregato per te, per me, per tutti noi o forse proprio per nessuno... So soltanto che l'ho fatto e basta...!

SILVANA - (Ansiosa) E l'hai sentito...?

ANDREA - (Disorientato) Che cosa?

SILVANA - (Illuminandosi) Il sole...!

ANDREA - (Dopo una lunga pausa) Si... L'ho sentito...

SILVANA - (Sempre pi ansiosa) Ed era caldo...?

ANDREA- Si...

SILVANA - (Felice) Che bello...! E le musiche...? Le hai sentite le musiche..?

ANDREA- Quali musiche...?

SILVANA - Quelle di Natale... Quelle che si sentono per le strade, davanti alle vetrine dei negozi... Ecco!... Ecco, le senti ...?

ANDREA - Ma che dici...? Non ci sono musiche in questo momento...

SILVANA - Non le senti anche tu...?

ANDREA - No... Io, io sento solo un gran silenzio...

SILVANA - Bisogna imparare a sentire, a sentire il silenzio... E' proprio nel silenzio che nascono e finiscono gli incontri dell'animo. E' dal silenzio che provengono messaggi di verit di un mondo a noi ancora sconosciuto... E' il silenzio che cattura e tiene prigionieri i desideri del nostro animo, le speranze di un futuro che non sia pi freddo, vuoto, senza sole...

E' il silenzio che ti trasmette suoni e melodie di musiche meravigliose che gi conosci... ma non sai quando e dove le hai gi sentite... E' nel silenzio che matura la fede...! Sai perch hai pregato...? Hai pregato per ritrovare Dio... E' ormai da tempo che non ci incontriamo pi con Lui... Ci siamo smarriti. L'uomo ritorna a Dio solo nei momenti di vuoto, di smarrimento, di abbandono, per ritrovare la forza in qualcuno che al di sopra di tutti e di tutte le cose, per affidare a Lui le sorti delle proprie azioni, della propria vita...Una volta, il nostro teatro era dedicato a Dio... Dedicavamo a Lui tutto il nostro lavoro, tutti i nostri sacrifici... C'era sempre uno spiraglio di fede nelle nostre interpretazioni e sai perch...? Perch eravamo pieni di problemi, di dubbi, di incertezze, di ansie... La nostra vita era una continua altalena di travagli... Si viveva giorno per giorno senza la certezza del domani. Tutto era incerto, perfino il pranzo del giorno dopo. E allora, eravamo l, ad un passo da Lui, a tenderGli le nostre mani, a rivolgerGli il nostro pensiero, a chiedere il Suo aiuto... Poi, ce ne siamo dimenticati... Siamo stati presi dall'ingranaggio della vita e ci siamo dimenticati di Lui...

ANDREA- Ma noi... noi crediamo in Lui...!

SILVANA - Lo so... Ma non basta... Manca qualcosa, Andrea...

ANDREA- Cosa...?

SILVANA - Manca la fede viva.

ANDREA - La fede viva?...

SILVANA - Si, la fede viva, Andrea. Non basta credere. Bisogna operare in fede. Bisogna coltivare dentro di noi questo sentimento della fede fino a lasciarlo traboccare. Bisogna renderlo attivo, presente, vivo nelle azioni di tutti i giorni, come un abito che una volta indossato ci accompagna nelle azioni di tutta la giornata... E' presente e lo vedi in ogni gesto, in ogni movimento, in ogni nostro operato... E noi questo abito lo abbiamo tolto. L'abbiamo rinchiuso in un vecchio armadio ad ammuffire... L' abbiamo adoperato per un certo tempo e poi lo abbiamo abbandonato, come un costume di scena... Proprio come un costume di scena.

(Si sente suonare il campanello di ingresso. Andrea esce lentamente di scena, profondamente turbato dalle parole di Silvana che ha seguito con molta attenzione. Rientra, subito dopo, in compagnia del commissario Lombardi).

ANDREA - Vieni, entra... Siamo qui, in salotto.

LOMBARDI - (In disparte, dopo aver dato una rapida occhiata a Silvana) Come sta...?

ANDREA - Il dottore le ha prescritto altre iniezioni... Ha detto che torner pi tardi... Ha bisogno di cure particolari e deve essere controllata giorno per giorno... Vuole farla ricoverare oggi stesso nella sua clinica...

LOMBARDI - Speriamo in Dio...

ANDREA - Si... Speriamo in Dio, Tommaso... (Portandosi verso Silvana che, intanto, non si accorta dell'arrivo di Tommaso perch assorbita completamente dai suoi stessi pensieri) Silvana... E' venuto Tommaso... E' qui, accanto a te... Vuole salutarti...

SILVANA - (Volgendo lentamente il capo in direzione di Tommaso) Ciao, Tommaso...

LOMBARDI - (Prendendole una mano) Ciao, Silvana... Come ti senti?...

SILVANA - Bene... E tu, come stai...?

LOMBARDI - (Sedendosi accanto a lei) Bene... anch'io.

SILVANA - Che ore sono, per favore...?

LOMBARDI - Quasi le tre...

SILVANA - (Rivolta ad Andrea) A che ora passa il dottore...?

ANDREA - Verso le quattro... Stai tranquilla. presto...

SILVANA - Sai, Tommaso, che vado in clinica...?

LOMBARDI - Si, lo so. Penso che sia la soluzione migliore... Sarai curata meglio e potrai riposare...

SILVANA - Mi pare di essere tornata indietro di vent'anni, quando ero pronta per entrare in clinica perch doveva nascere Gianni. Quella volta, per, era primavera... Ora, invece, c' un freddo...! Non lo sentite anche voi, questo freddo...?

LOMBARDI - Si, un po' si...

ANDREA - Vieni, Silvana... Torna a letto. Ti chiamer quando verr il dottore... (Andrea la sorregge mentre si alza) Vieni, ti accompagno.

SILVANA - No, grazie... Faccio da sola.

ANDREA - Almeno fino alla porta...

SILVANA - (Avviandosi) No, preferisco... Conosco cos bene, ormai, questa casa... Ci salutiamo dopo, Tommaso... immagino che sarai ancora qua... Avete sempre tante cose da dirvi... (Giunta sulla porta, mentre Andrea si ritira sul fondo e resta con le spalle al pubblico, Silvana si volta lentamente in direzione di Lombardi) Tommaso...?

LOMBARDI - Dimmi, Silvana...

SILVANA - Non c' nemmeno un po' di sole, fuori...?

LOMBARDI - No... oggi no.

SILVANA - Nemmeno uno spiraglio...? Allora... E' proprio inverno... (Esce).

LOMBARDI - (Portandosi verso Andrea) Non fare cos, Andrea... Non piangere.

ANDREA - (Asciugandosi gli occhi con un fazzoletto) Sono sette giorni che non abbiamo pi notizie n di Gianni n di Giuliana... Ma che cosa sar successo, Tommaso...?

LOMBARDI - Nulla... Stai tranquillo, non successo nulla... Avremmo gi saputo.

ANDREA - Avremmo gi saputo, vero...?

LOMBARDI - Piuttosto, hai preparato la foto?...

ANDREA - (Estraendola da un cassetto della scrivania) S... la prima che ho trovato. piccola ma il viso abbastanza chiaro... Non ho avuto la testa per cercarne una migliore...

LOMBARDI - (Con la foto tra le mani) Si... Si, molto chiara... Ne trasmetter subito una copia a tutti i commissariati, come ho fatto per mia nipote.

ANDREA - A proposito di Giuliana... E tuo fratello, come sta...?

LOMBARDI - meglio che non ne parliamo... distrutto. Ieri sera, verso mezzanotte, una pattuglia lo ha visto che girava dalle parti di Piazza Amedeo, tra quei gruppi di sbandati... Chiedeva a tutti notizie della figlia... Ero gi a letto quando mi hanno telefonato per avvertirmi. Ho dovuto raggiungerlo a quell'ora e ho dovuto passare tutta la notte con lui, in giro per la citt... Soltanto stamattina sono riuscito ad accompagnarlo a casa... (Tra le lacrime) Ho dovuto metterlo a letto... come si fa con un ragazzino.

ANDREA - Ma come fanno a non capire tutto il male che fanno anche a noi genitori...? Ma com' possibile che non

se ne rendano conto?...

LOMBARDI - Non possono. Non riescono. La droga molto pi forte di loro. Diventa tutto per loro. Diventa l'unica ragione di vita... e sostituisce, purtroppo, tutti gli interessi, tutti gli affetti, tutti gli amori...

ANDREA - Ma non possono essere andati lontano...! Gianni non aveva nulla con s... Avranno pur bisogno di cambiarsi, di mangiare, di dormire... Quei quattro soldi ormai saranno gi finiti...

LOMBARDI - Non un problema, purtroppo... Riescono sempre a trovare il modo di provvedere. In ogni citt, in ogni paese, ovunque siano in questo momento, avranno gi trovato ragazzi come loro... E si intendono subito, fra loro, come se provenissero tutti da una stessa famiglia...

ANDREA - Una famiglia nella quale ci si ammazza giorno per giorno, l'uno con l'altro... Tommaso, ogni volta che sentivo parlare di droga, ogni volta che, per la strada, incontravo un povero ragazzo drogato, io pensavo che questo fatto a mio figlio non sarebbe mai successo... Ero convinto che Gianni non avrebbe mai avuto motivi per drogarsi. Dicevo a me stesso: "Mio figlio non avr nessuna ragione". E invece...

LOMBARDI - E invece anche lui, anche Giuliana... e tanti altri... Purtroppo, gli ultimi ad accorgersi che un ragazzo si droga, sono sempre i suoi stessi genitori... Sembra una cosa assurda ma proprio cos...

ANDREA- Ma perch lo fanno?... Perch?

LOMBARDI - una domanda alla quale, nonostante la mia lunga esperienza, non riesco ancora a dare una risposta. I motivi possono essere tanti... ma, certamente, nessuno di essi giustifica chi si droga e fa arricchire, sulla propria pelle, spregevoli venditori di morte...!

ANDREA - (Con un moto di ira) Spregevoli venditori di morte! L'hai detto, Tommaso...! Spregevoli venditori di

morte!... Ma com' possibile che non si riesca a trovare un rimedio, una soluzione, qualcosa che possa davvero eliminarla, questa maledetta droga...!? Tommaso, noi sappiamo ormai, con assoluta certezza, che esistono interi paesi, intere nazioni nelle quali si coltivano piante per estrarre sostanze stupefacenti che serviranno a far morire tanti altri poveri ragazzi, abbandonati, per la strada, come se fossero dei cani!... Perch continuiamo a permettere una cosa tanto mostruosa?!... Ma cosa ci vuole a distruggere una pianta!?...

LOMBARDI - Esistono alla base interessi internazionali!... Migliaia e migliaia di miliardi che si estraggono da quei campi di morte a cui fai riferimento e che tengono su le economie di intere nazioni!

ANDREA - ( Con tutta la rabbia possibile ) Migliaia e migliaia di giovani sono morti, per Dio! Morti, capisci?! E noi non possiamo pi starcene a guardare!... ( Si sostituisce alla forza dell'ira il pianto spontaneo di chi consapevole della propria impotenza di fronte alla gravit del fatto drammatico ) Il numero dei ragazzi che vengono trovati morti con gli occhi spalancati e con una siringa ancora infilata in un braccio spaventoso! La verit, la verit che abbiamo messo su una societ tutta sbagliata...! Abbiamo fatto la corsa al progresso, abbiamo riempito questo nostro mondo di macchine e ci siamo proprio dimenticati che noi siamo degli uomini, che abbiamo una mente, un cuore, un'anima...! Questi nostri figlioli, in un momento di abbandono, in un momento di solitudine, non hanno pi il coraggio di alzare gli occhi al cielo per cercare una stella, lass, per poterla sentire negli occhi, nei loro cuori... Questi poveri figli non hanno pi neanche il coraggio di raccogliere un fiore, di tenerlo tra le mani per sentirne il profumo, prima di offrirlo a qualcuno... E sai perch, Tommaso?... Perch se lo facessero si sentirebbero ridicoli...! Ridicoli, capisci...?! E forse la colpa di tutto questo nostra...! Un nuovo fiore e una nuova stella, ecco quello che ci vorrebbe, Tommaso... E anche per noi. (Si sente suonare il campanello).

LOMBARDI - Hanno suonato... Vuoi che vada io...?

ANDREA - Si, deve essere il dottore... Fallo entrare... (Tommaso esce e Andrea, tra le lacrime continua da solo) Figlio mio... Non dovevi farlo...! Non dovevi... (Si asciuga il pianto e rimane a capo chino. Dopo una breve pausa, rientra Tommaso seguito da Gianni).

LOMBARDI - (Accanto ad Andrea, sfiorandogli la testa con una carezza per invitarlo ad alzare lo sguardo) Andrea...

ANDREA- Gianni...!

GIANNI - (Fermo sulla porta, abbozzando un sorriso) Ciao, pap...

ANDREA - (Portandosi verso Gianni) Gianni, figlio mio... Dove sei stato in tutti questi giorni...? Ma perch non mi hai avvertito...? Perch non hai telefonato...?

GIANNI - Non farmi le prediche, pap. Io ti voglio veramente bene! Anche alla mamma voglio bene. A tutti e due... anche se forse non riesco a dimostrarvelo. Per lasciatemi stare... Lasciatemi vivere la mia vita a modo mio...!

ANDREA - Ma che cosa dici, Gianni...? Io vorrei...

GIANNI - Si, lo so. So quello che vorresti dirmi. So anche che sbaglio a drogarmi...

ANDREA - Ma certo che stai sbagliando...!

GIANNI - Ormai ci sono dentro... E' l'unica cosa che mi rimasta. Non credo pi a nulla, n agli amici n al lavoro... n a questo tipo di vita. Qualche sera fa volevi parlarmi, ricordi...?

ANDREA - Certo che volevo parlarti ... Anche adesso, se tu lo vuoi..

GIANNI - Ma di cosa pap...? Di cosa vogliamo parlare noi due...?

ANDREA - Di tutto quello che vuoi, l'importante che lo facciamo...!

GIANNI - Di questo schifo di societ?!... (Sedendosi) O forse volevi parlare del mio primo buco...?

ANDREA - Il tuo primo buco...?

GIANNI - Volevi sapere quello che ho provato la sera del mio compleanno?...

ANDREA- No...

GIANNI - Quando ho fatto cos col braccio e Giuliana mi spingeva l'ago in una vena...?!

ANDREA - Figlio mio...

GIANNI - Volevi sapere quello che ho provato in quei giorni...? Il vuoto. Il vuoto totale...! Guardarsi intorno e non ritrovare pi nulla... n il senso di quello che hai fatto il giorno prima, n il senso di quello che farai il giorno dopo...

ANDREA - (Completamente smarrito) Il senso... di quello che hai fatto...? Il senso di quello che farai, dici...? Ma Gianni... Gianni, tu... Tu non puoi morire...!

GIANNI - (Alzandosi) Ma io non voglio morire...! Tanto, un giorno, smetter di bucarmi...

ANDREA - Ma certo che smetterai di bucarti!... Ma devi smettere subito!... Pu succedere di tutto da un momento all'altro...! Una dose tagliata male, il fisico che si logora giorno per giorno, il cuore che all'improvviso potrebbe...

GIANNI - (Con un tenero sorriso) Per il momento so quello che faccio... Stai tranquillo...

ANDREA - Ma come puoi avere il coraggio di chiedermi di stare tranquillo...

GIANNI - Senti, pap... Sono senza documenti... Sono venuto a prenderli perch... stasera partiamo per l'Olanda...

ANDREA - Ma che dici?... Tu sei appena tornato... Con chi parti?...

GIANNI - Con Giuliana...

ANDREA - Giuliana?!...

LOMBARDI - E dov' adesso...?

GIANNI - E' andata a casa sua...

ANDREA - In Olanda...!? Ma cosa andate a fare in Olanda?

GIANNI - Giuliana ha degli amici ad Amsterdam che vivono per conto loro in una fattoria...

ANDREA - Ma ti rendi conto che andare in Olanda, in questo momento, nelle condizioni in cui ti trovi, tu e quella poveretta di Giuliana, significherebbe soltanto la fine, la fine di ogni nostra speranza di salvarvi, di farvi tornare come una volta...

LOMBARDI - Ascolta, Gianni... Per l'Olanda partirete un'altra volta, quando sarete fuori da questa brutta storia... Ora, in questo preciso momento, voi due avete solo bisogno di disintossicarvi al pi presto. Io mi sono gi interessato... Ho gi parlato con una comunit terapeutica, un centro dove sarete... (Gianni si scosta facendo capire in tal modo il suo diniego).

ANDREA - Ma tu proprio non pensi pi a nulla... Non t'importa proprio niente neanche di me e di quella poveretta di tua madre che da quando sei andato via...

GIANNI - Voi non c'entrate, pap... La colpa non vostra...

ANDREA - Ascoltami, Gianni... Ascoltami anche se dovesse essere per l'ultima volta... Ascoltami e poi, se vuoi, puoi anche andartene... Non sar certo io a trattenerti... Ormai non ne ho pi la forza... Ricordi quando, tanti anni fa, io e te giocavamo a chiudere gli occhi e a indovinare il colore delle macchine che passavano fuori, per la strada...? E ogni volta la mamma ci diceva chi dei due aveva indovinato....

GIANNI- Perch dici questo...?

ANDREA - Prova a chiudere gli occhi adesso e a immaginare di essere diventato cieco all'improvviso...! A immaginare di non poter mai pi vedere le cose che ti circondano, a immaginare di non poter mai pi guardare la luce del sole o gli occhi di qualcuno che ti sta parlando e che ti vuole bene, come in questo momento! Pensa di rimanere in queste condizioni per una giornata intera, per una settimana... senza vedere nient'altro che il buio e senza sapere per quanto tempo rimarrai cieco... se sar solo per una settimana, per un mese, per un anno o per tutta quanta la tua povera vita...!

GIANNI - Perch dici questo...?

ANDREA - (Continuando) ...E non puoi pi vedere se non con la fantasia o attraverso i ricordi di tutto quello che una volta vedevi... Prova a pensare di startene immerso in questo buio, questo buio che pare voglia farti soffocare, questo buio nel quale ti perdi e non trovi nessuno...

GIANNI - (Ormai nervoso) Perch dici questo?...

ANDREA - Perch la mamma ... non vede pi..!

GIANNI - (Smarrito) Ma che dici...? Come... come... Non vede pi...? Non vero...

ANDREA - (Indicando un angolo della scena) La vedi quella valigia...? E' di tua madre... Dovresti riconoscerla... Entrer in clinica oggi stesso. E' di l, in camera da letto, sta aspettando il dottore che verr a prenderla tra poco. La mamma non vede pi... Non vede pi...

GIANNI - (Smarrito e prossimo alle lacrime) Come... Non vede pi?! Ma... cosa dici?! Che significa?... (Rivolgendosi a Tommaso) Com' possibile?!... Com' successo...? Quando?...

LOMBARDI - Quando tu sei andato via, Gianni... E' come se il suo cervello avesse ordinato ai suoi stessi occhi di non vedere pi... Un rifiuto della realt che la circonda... Una specie di autodifesa, un meccanismo che si scatenato nella sua povera mente per dimenticare, per dimenticare che... (Non riesce a continuare la frase e cerca con gli occhi Andrea. Poi, evita ogni sguardo abbassando la testa).

ANDREA - Per dimenticare... che nostro figlio si droga!...

GIANNI - (Quasi balbettando) Vuoi dire... che la mamma... non vede pi... per colpa mia?

LOMBARDI - (Intervenendo) No, Gianni... Tuo padre non voleva dire questo...

GIANNI- (Al padre) Rispondi...!

ANDREA - No, Gianni... Io volevo soltanto farti capire...

GIANNI - Rispondi...!

ANDREA - Gianni...! Io...

GIANNI - (Forte, mentre Andrea si accascia al centro esatto del divano) Rispondi!!!

Le luci di scena si spengono di colpo, sostituite da tre coni di luce provenienti dallalto, di colore ambra quelli laterali , a sinistra per il commissario Lombardi e a destra per Silvana e Gianni, e bianco quello centrale che illumina Andrea sul divano. Un sottofondo musicale accompagna l'entrata lentissima di Silvana,la cui azione commentata da una voce che si diffonde in sala. E' la voce registrata di Andrea che ricorda gli ultimi momenti vissuti accanto alla moglie e al figlio Gianni.

VOCE - Quel pomeriggio, Silvana usc dalla camera da letto e, senza dire una parola and verso Gianni. Quando le sue mani finalmente lo trovarono, ricordo che Gianni tremava come una foglia al vento. Silvana gli carezz con tutte e due le mani i capelli, tocc le guance per riconoscere quelle del figlio, scese lungo le braccia e strinse forte le mani di Gianni; le un alle sue e se le port al viso. Pi tardi il dottore venne a prendere Silvana e l'accompagn in una casa di cura per malattie nervose, dove purtroppo le sue condizioni peggiorarono.Gianni lasci che Giuliana partisse per l'Olanda verso il suo destino e rimase con me ancora per un mese. Poi, improvvisamente, un giorno, and via di nuovo. Una settimana dopo, fu proprio Tommaso a telefonarmi per dirmi di correre all'ospedale... Il nostro caro commissario Lombardi non aveva avuto il coraggio di bussare alla porta di casa per dirmi che era stato ritrovato il corpo di un giovane di vent'anni, con gli occhi spalancati e con una siringa ancora infilata nel braccio...!

Quel corpo... era di mio figlio Gianni...!

Sull'ultima frase, i coni laterali si abbasseranno completamente, fino a lasciare in luce solo Andrea. Dalla giacca da camera che indossa, estrae una foto di Gianni e la bacia con trasporto. Un segno di Croce sar il suo ultimo saluto a Gianni, lass.

SIPARIO

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