NOTTI A MILANO
Di Carlo Terron
RITRATTI INVENTATI SU CRONACHE VERE, IN TRE ATTI
Lunica maniera che ancora ci resta di difendere la morale
consista nel combattere il moralismo...
Non solo corroborante scandalizzare la gente di tanto in tanto,
ma salutare scandalizzarla con una certa frequenza.
G.B.Shaw
PERSONAGGI
FRANCA
TOSCA
RINA
DAVIDE
SILVANO
BRUNO
CARLO
UN COMMISSARIO DI POLIZIA
ATTO PRIMO
Nelle citt dasfalto sono di casa. ( Da sempre: Preparato con tutti i sacramenti. Di giornali. E di tabacco. E di cognac. Diffidente o pigro, e contento, (alla fine. B.Brecht Azzardarsi ad entrare nel cuore degli altri e cercar di capire quel che vi succede: tutto qui. Prendete questautunno. Fa nebbia da tre giorni. La luce tenue e lattiginosa di un tetro crepuscolo di novembre lascia, a malapena, intravedere la figura di un uomo buttato di traverso su una poltrona e che tiene, spalancato davanti al viso, un giornale. Non se ne riesce a leggere il titolo ma certamente il Corriere della Sera. Del resto, numerosi altri giornali aperti sono intorno a lui. Un giradischi diffonde una musica jazz clamorosamente triste. Se avesse voce, la cronaca che luomo sta scorrendo, sarebbe, pressa poco, questa: Venerd 3 novembre. San Malachia. Temperatura di ieri: massima pi 11, minima pi 5. Persiste la depressione anticiclonica su tutta la valle Padana. Cielo ovunque coperto al Nord. Mari: Tirreno calmo, Adriatico poco mosso. Visibilit scarsa. Si prevede, entro le prossime dodici ore, la massima onda di piena del Po. Il Polesine nuovamente in allarme... Da tre giorni, Milano semiparalizzata dalla nebbia. Nati 104, morti 63, matrimoni 41... Tre bambini periti nel crollo di un balcone al Giambellino. Alla Barona, anziano disoccupato si suicida col gas, insieme alla moglie... Cuore generoso di Milano: verso i duecento milioni la sottoscrizione per lerigendo monumento ad Alcide De Gasperi. Lepidemia dinfluenza ha reso drammatica la crisi dei letti negli ospedali. Approvato lo stanziamento per lilluminazione delle guglie del Duomo... Incerto il ritorno della Callas alla Scala nella Medea. Sicuro il recital di Wanda Osiris al Gerolamo... Vasta operazione antivizio. Retate della squadra del buon costume in Via Palestro e a Piazzale Gorini. I dipendenti dellAzienda tramviaria minacciano un nuovo sciopero... Ulteriormente aumentato il reddito pro capite nella nostra provincia. Giovane meridionale, digiuno da quattro giorni, raccolto svenuto alla Stazione Centrale... Travestito da donna, viene eletto miss cinema... Mondana orrendamente assassinata, col favore della nebbia, allIdroscalo. Nessuna traccia del sadico omicida. LEuropa comincia a Milano, dichiara lesperto economico del Presidente Kennedy, dopo aver visitato i lavori per la Metropolitana. Giunge, dallanticamera, una scampanellata. Luomo allunga una mano e fa tacere il disco. Poi appallottola tutti i giornali e li getta dietro alla poltrona; si alza, esce per andare ad aprire e rientra, subito dopo, trattenendo qualcuno. DAVIDE Momento. Un po di messa in scena. Gira linterruttore della luce e un lampadario di cristallo illumina un soggiorno chiaro e ricercato fino a sfiorare una certa equivocit per la tenera morbidezza delle tinte e la calda sofficit delle sete e dei velluti che quasi sopraffanno il mobilio abbastanza raro e che, tuttavia, non riesce ad evitare una certa pretenziosit. Luomo, che rimasto appoggiato allo stipite delluscio a spiare limpressione di colei che entrata dietro a lui, sembra un ragazzo invecchiato precocemente. Esprime meno e pi della sua et: 33 anni. Contro la difesa di unironia attenta e malevola che lo fa dire ed agire con una sorta di freddo rancore, preme una febbrile inquietudine, lindefinibile allarme come chi si sente spiato ed inseguito non si sa da chi. Si chiama Davide ed ebreo. Anche la ragazza mostra, forse, qualche poco pi dei suoi ventisei anni, a causa di una bellezza sana, netta e leale che, per non aver nulla n di sofisticato n di provocante, manifesta una femminilit serena e confidente. Si chiamaFRANCA ed della provincia di Pavia. In silenzio e con calma, essa gira gli occhi sulle pareti e sulle cose, quasi a volersene imprimere linventario nella mente. Alla fine, torna con lo sguardo dritto in quello delluomo, sempre senza pronunciar parola. Allora, egli apre una porta per farle prender visione di unaltra stanza. E qui la camera da letto. Naturalmente la spesa maggiore. Comunica direttamente col bagno. Doppio lavabo, vasca e doccia. Le piastrelle andranno sostituite con un rivestimento di marmo verde. Un disturbo di qualche giorno. Escono un momento e poi ricompaiono. Delle due porte in anticamera: una i servizi, laltra la stanza piccola, ancora da arredare. Guardaroba o quel che vorrai. Puoi far mettere un divano-letto per la donna, se si dovesse trattenere, qualche volta, la notte. E qui, dal terrazzo, in caso di impreviste crisi di coscienza e, nebbia permettendolo, ti puoi medicare lanima con la vista del Duomo, oppure gettare dal sesto piano, a scelta. Ancora senza parlare, lei mette gi la grande borsa di coccodrillo, si toglie la ondosa pelliccia di visone e comincia a sfilarsi i guanti. Mura tue. Che effetto ti fa?
FRANCA - Ammobigliato sembra pi piccolo.
DAVIDE - Naturale. limpressione di tutti gli appartamenti nuovi.
FRANCA - Mi ci abituer.
DAVIDE - Ci si abitua sempre con una certa facilit al meglio. Tanto perch tu prenda conoscenza anche, per cos dire, della topografia morale delledificio: ai primi tre piani, uffici; al quarto, lo studio di un avvocato a destra e il gabinetto di un famoso dentista a sinistra. Conosce, come le sue tasche, le bocche della migliore societ e firma le dentiere di tutti i palchi della Scala. Infine, al quinto piano, sotto di te, unanziana signora sola, dal passato ardito e irrevocabile. La conoscerai. Non ti piacer. A me s.
FRANCA - Il terzo cambiamento in tre anni.
DAVIDE - Le tappe di unascensione. Qui, penso, ti ci potrai fermare pi a lungo.
FRANCA - Perch, ritieni che debba cambiare ancora?
DAVIDE - Dipende dai margini che deciderai di assegnare allambizione e alla volont. Non si dice che nessuna meta raggiunta va mai considerata definitiva? Se questa la regola, fanne tesoro. Ancora un breve silenzio. Ora essa parla davanti alla finestra oltre la quale non pu vedere che nebbia.
FRANCA - Quanto?
DAVIDE - Qualcosa meno di quello che eri disposta a spendere.
FRANCA - Cio?
DAVIDE - Venticinque e seicentomila lappartamento. Poi ci saranno le spese del notaio e le tasse.
FRANCA - (voltandosi) Ne avevano chiesto ventotto. Sei bravo.
DAVIDE - Sono le risorse di potersi permettere il lusso di pagare in contanti.
FRANCA - E larredamento?
DAVIDE - Seicentottantaquattromila e rotti, comprese le pentole di cucina. Di l, sulla pettiniera, ci sono tutti i conti al centesimo. Non hai che da staccare gli assegni.
FRANCA - Tutto nuovo. Anche le pentole?
DAVIDE - Aveva la sua importanza psicologica.
FRANCA - Pensi che debba far circolare la gente in cucina?
DAVIDE - Intendo per te.
FRANCA - Le pentole?
DAVIDE - Che tutto fosse nuovo, voglio dire. In compenso, c qualche pezzo di antiquariato. Quasi autentico. Lautenticit assoluta era superflua.
FRANCANon credi che avrebbe potuto servire parte dellarredamento della casa di prima?
DAVIDE - No. Sapeva troppo di Rinascente. Qui, uno deve trovare quello che ha a casa, pi lillusione di quello che non ha a casa. Se il secondo compito tuo, il primo compito dellambiente.
FRANCA - Nemmeno il giradischi? Vedo che nuovo anche quello.
DAVIDE - Ed anche i dischi. Rinnovato lintero repertorio. Dallultimo festival di Sanremo a un trentatr giri di Schnberg.
FRANCA - Chi?
DAVIDE - Schnberg. Un altro ebreo, anche lui. Non stato per solidariet di razza. A qualcuno potrebbe interessare. Ho conosciuto un SS che, tra una tortura e laltra, coltivava nontiscordardim. Nulla vieta che un capitalista lombardo, tra un affare e laltro, possa coltivare la musica atonale. Si incontra di tutto in giro e c qualche luogo comune da sfatare. Tra loro, comincia ad andar di moda perfino la cultura. Finir che non ci lasceranno pi niente. Giradischi e dischi sono un omaggio mio, se permetti.
FRANCA - Grazie. E la roba vecchia che se ne fa?
DAVIDE - E gi in magazzino. Calcola di ricavarne dalle sei alle settecentomila.
FRANCA - Soltanto?
DAVIDE - E sar anche molto.
FRANCA - Totale trentun milioni settecentottantacinquemila. Meno settecentomila di ricupero: trentuno e spiccioli. Una beve pausa.
DAVIDE - Perch? Non va?
FRANCA - Avevi carta bianca.
DAVIDE - Cos, hai per caso idea che ci abbia guadagnato su?
FRANCA - No. Oh no. Non c pericolo. ben questo che riesco a capire sempre meno.
DAVIDE - Vale a dire?
FRANCA - Ne parleremo. Bisogna pure, prima o dopo, che se ne parli.
DAVIDE - (evidente che intende deviare il discorso) A proposito, sarebbe il momento che ti liberassi anche di tutte quelle azioni. Ricomprando, fra un paio di settimane, al ribasso, c caso che ti possa saltar fuori una buona met della spesa che t costata la nuova sistemazione.
FRANCA - Ci avevo pensato. un consiglio che m gi stato dato in viaggio. Domani o dopo, telefoner in banca.
DAVIDE - Meglio domani stesso.
FRANCA - Non c che dire, in una settimana che sono stata via, ti sei dato da fare.
DAVIDE - Mi ci diverto.
FRANCA - Gi. Il tuo hobby. E lufficio?
DAVIDE - Mera rimasta una settimana di ferie arretrate.
FRANCA - Senti. Parte della roba dellappartamento di prima, non potrebbe servirti per la tua tana?
DAVIDE - Escluso.
FRANCA - Naturalmente. Il giorno che mi permetterai di sdebitarmi un po, ti sembrer di macchiarti le mani. La tua protesta sociale. Anche con me?
DAVIDE - (una breve risata secca) Figurati. che quella tana da bestia selvatica proprio ci che fa al caso mio.
FRANCA - Cos, allora? Perderesti la supremazia che ti viene dal disinteresse?
DAVIDE - Fa conto. Chi nulla chiede, chiede sempre di pi. Sei proprio tanto sicura che, un giorno, non ti presenti il conto?
FRANCA - Pi ti conosco e meno ti capisco.
DAVIDE - Accade sempre cos, nella vita. Si capiscono bene soltanto coloro che si conoscono male.
FRANCA - (netta, diretta) Una donna, almeno, ce lhai?
DAVIDE - B, ognuno fa quel che pu, quando pu e come pu.
FRANCA - Tanto perch il mistero si diradi.
DAVIDE - E inutile darsi da fare a scoprire i sepolcri. Nove volte su dieci, sono vuoti. Onoriamo i morti nelle loro lapidi senza cercare quel che ricoprono.
FRANCA - Mah, uomini come te, a seconda delle circostanze, fanno leffetto di essere capaci di portare, sotto la camicia, indifferentemente il cilicio o il mitra.
DAVIDE - E, magari, niente del tutto. O peggio, luno quando sarebbe necessario laltro e viceversa. Siamo i figli della pace, il che, per qualcuno, pi scomodo ancora che essere i figli della guerra.
FRANCA - Come ti pare. Tu continua a farmi da maestro e io continuo a farti da allieva. Se questo a cui tieni...
DAVIDE - Te lho detto. Mi diverte. Del resto, non che tu ne avessi molto bisogno. Non sei certo il tipo dellalunna, tu.
FRANCA - Dipende dallinsegnante. Si alza e lo sfiora sulla guancia con un bacio di confidenza, completamente asessuale. Lui si ritrae con un gesto fin troppo repentino. Non c verso. Irrisarcibile.
DAVIDE - Soprattutto in natura.
FRANCA - (incredula e poi naturalissima) Comincio a temere di s... Ti preparo un caff, cos inauguro la cucina.
DAVIDE - Nemmeno a farlo apposta, ora che ci penso, il caff lunica cosa che manca.
FRANCA - Meno male. Una cosa, almeno, manca.
DAVIDE - Ti dispiace?
FRANCA - Anzi. un piccolo modo, se Dio vuole, di essere umano.
DAVIDE - E soltanto una trascuratezza.FRANCABisogna sapersi accontentare. In compenso, immagino, ci sar gi lo zucchero, il t, la marmellata, il riso, lolio, il burro, gli spaghetti...
DAVIDE - Anche il sale e il pepe e i funghi e i piselli in scatola. Oltre a tutto il rifornimento del bar. Solo marche celebri. Un occhio della testa. Anche di ci troverai la fattura.
FRANCA - Ma certo. Sulla pettiniera. (Affettuosamente ironica) E pretendi di essere un letterato. Sembri un ragioniere.
DAVIDE - Un letterato ragioniere: appunto quel che vorrei essere. Dopo essersi messa a sedere provando due poltrone e il divano successivamente.
FRANCA - Eri qui da un pezzo?
DAVIDE - Una mezzora. Il tempo di dare unocchiata al Corriere.
FRANCA - Anche ad altri giornali, mi pare. Ce n un mucchio dietro al divano.
DAVIDE - Che occhio... C stata la solita mondana assassinata. Lhanno caricata in viale Maino, stanotte, e lhanno scoperta, stamattina, allIdroscalo, con la gola squarciata e un seno decapitato. Come vedi, abbiamo anche noi i nostri delitti allinglese. Il seno stato trovato, a venti metri di distanza, da un prete che passava; ed lunico particolare piccante nella banale monotonia di un classico fatto di cronaca nera. La professione motorizzata va diventando rischiosa.
FRANCA - Povera disgraziata.
DAVIDE - Incerti del mestiere.
FRANCA - Per caso, vuoi farmi paura?
DAVIDE - Sei modesta. Che hai da temere, tu? Appartieni alla aristocrazia della professione. A non contare che, sulla porta, c una serratura americana da far invidia ad una cassaforte.
FRANCA - Non ti rimane che da indicarmi il posto delle prese di corrente del frigidaire e dellaspirapolvere e poi mi hai dato tutte le informazioni. Perch non ti sei segnato tutto su un pezzo di carta? Facevamo pi presto.
DAVIDE - Non che tu sia tornata molto di buon umore, mi pare.
FRANCA - Tuttaltro.
DAVIDE - Mica pericolo che ti scappi di bocca se la baracca ti piace o no.
FRANCA - Hai pensato tu, a tutto.
DAVIDE - Non ti va. E ti fai riguardo a dirmelo.
FRANCA - Non mi va, semmai, questo eccesso di pianificazione. Diventa quasi unattivit scientifica.
DAVIDE - E perch no? La nostra una societ esasperatamente specializzata. Conoscere un numero sempre maggiore di cose su un numero sempre minore di cose. Il segreto tutto qui. Non per niente, viviamo nellera della tecnica.
FRANCA - Oh, sai, in certe faccende...! quello che cercano soltanto di potersi togliere la maschera ed essere, per qualche ora, sinceri con se stessi; e, chi si presta al gioco, gli dia lillusione di non giudicarli, prendendo sul serio le loro debolezze.
DAVIDE - Lo chiami poco? Non ha prezzo. Non ha prezzo la cosa in s e non ha prezzo laverlo capito.
FRANCA - Nove volte su dieci, il meno importante proprio ci che, chi ne fuori, crede il pi importante.
DAVIDE - Meglio ancora. Si investe, nientemeno, lo spirito. (Largo gesto circolare) Abbastanza frivolo per un appartamento normale e sufficientemente borghese per un quartierino particolare. Non dici? Ci che conta sentirsi a proprio agio.
FRANCA - Mah... mi sa un po Signora della camelie. Non trovi?
DAVIDE - Lascia perdere le glorie del passato. Le regine della galanteria hanno fatto la loro stagione, come lhanno fatta le Circi perverse che le sono succedute. Tempi eroici. Oggi va di moda levasione igienica che abbia il pi possibile unaria familiare. Fa conto delle assistenti sociali. Guadagnate, forse, altrettanto, ma non siete destinate a passare alla storia. Soprattutto, non finite n tisiche n suicide. E questo non un progresso da poco. Professionismo puro.
FRANCA - E terminata la lezione?
DAVIDE - Fin che ho in mente: stamattina, hanno consegnato anche la spider nuova.
FRANCA - Mera, giusto, parso daverla vista, scendendo dal tass, gi, davanti al portone. Rossa. Come lavevo scelta io. Un errore, secondo te... Eh, un errore?
DAVIDE - Proprio errore, magari no. Rossa era quella che ci voleva per labitazione di corso Garibaldi. Un po meno per via Visconti di Modrone. Un trascurabile scarto di stile, se vuoi.
FRANCA - Un errore, via. Strano che tu me labbia lasciato commettere.
DAVIDE - Meglio questo che un altro.
FRANCA - Per esempio?
DAVIDE - Per esempio questultimo viaggio.
FRANCA - Mezzo milione e un abito da sera di Dior, per una settimana, ti sembrano un errore?
DAVIDE - Un anno fa, no. Oggi, forse s. La maggior virt di una donna saper scegliere chi la sceglier. Al livello a cui sei giunta, il successo non consiste nellaumento della clientela ma, semmai, nella sua selezione. Il criterio della quantit deve cedere a quello della qualit. Da quel taccuino (fa segno in direzione di un trum) ne andrebbero cancellati un terzo almeno. Ieri sera, avevo unora di tempo, son venuto qui ed ho segnato una croce vicino ai nomi che, secondo me, dovresti cominciare a lasciar perdere.
FRANCA - Nemmeno passato per la mente che potesse entrarci anche qualche preferenza personale?
DAVIDE - Nemmeno passato per la mente. Se tu avessi avuto delle preferenze personali, se ci avessi messo qualcosa di tuo, non saresti mai potuta arrivare dove sei arrivata.
FRANCA - Questo pu essere anche vero.
DAVIDE - E, in ci, sei esemplare. Una perfetta realt del tempo. Eserciti modernamente una professione antica e insostituibile; con pulizia, scrupolo e lealt. Non se ne trovano molte. Tu hai limmoralit onesta come altri hanno la moralit disonesta. A non contare che ci che necessario non mai n disonesto n immorale. C pi rispettabilit di quanto non creda, in tutto ci. Non sarebbe male che ne prendessi coscienza.
FRANCA - Non ci ho mai pensato.
DAVIDE - E anche comprensibile. Tu non devi fare della teoria.
FRANCA - A quella pensi tu. Devi pur raccogliere il materiale per il tuo prossimo romanzo.
DAVIDE - Considerala la mia parte di utili.
FRANCA - Sta attento che la realt non ti diventi uninvenzione.
DAVIDE - Rischio gi preventivato.
FRANCA - Siamo una bella coppia, noi due, va l. E dire che la mia tendenza sempre stata di semplificare le cose.
DAVIDE - Ma appunto quello che stiamo facendo. La fisionomia di una societ definita dai suoi bisogni. naturale che essa paghi il giusto prezzo gli strumenti che li soddisfano. Tutto sta a non barare, n da una parte n dallaltra. C chi marcia in bicicletta e chi circola in fuori serie. Esistono macchinette utilitarie e macchine di lusso, come esistono donne da strada e donne come te, ecco tutto. Pi semplice di cos...!
FRANCA - Ma io? Io per me, dico. Resta da vedere quanto debbo al mio istinto e...
DAVIDE - (interrompendola) Istinto? Ma se la tua forza consiste unicamente nellaver compreso la inattualit dellistinto e del sentimento.
FRANCA - Intendo istinto pratico, buonsenso. Volevo dire quanto devo al mio istinto pratico e quanto debbo a te.
DAVIDE - (ambiguo) Facciamo met e met. Ma ci rimetti.
FRANCA - Ho capito: il tuo romanzo, tu lo stai scrivendo con me. Ma quello che fai, quello che hai fatto, lo consideri onesto, morale, rispettabile?
DAVIDE - (sarcastica) Io sono idealista. E per gli idealisti queste parole hanno un significato mutevole. Supponi che io aiuti la spinta dei tempi verso un loro equilibrio. La fissazione degli idealisti sempre stata quella di voler dare un senso alla cronaca. Non poi detto che il caos non debba avere le sue leggi. Un breve silenzio e una breve riflessione.
FRANCA - Cosa ci sar mai dentro di te?
DAVIDE - (volubile) Della curiosit e nientaltro. Io vivo soltanto di curiosit... E cos, t, poi, piaciuta Parigi?
FRANCA - Non ha fatto che piovere. Quasi quasi, preferibile la nebbia di Milano. Vedevo due films al giorno. Tranne la sera, ero sempre libera.
DAVIDE - Sono i vantaggi delle riunioni del Mercato Comune.
FRANCA - Posso dire che, di Parigi, non ho visto che i cinema e i locali notturni. In sette notti, me ne avr fatti visitare, a dir poco, una trentina. Fuori dalluno, dentro nellaltro.
DAVIDE - Naturale. Obblighi di rappresentanza. Facevi parte del suo prestigio economico.
FRANCA - Mah. Mi sa, povero diavolo, che si annoiasse pi lui di me. Ha fatto eccezione soltanto per la tomba di Napoleone. Me lha voluta far conoscere ad ogni costo. Ha perfino rinunciato ad una riunione, figurati. E mi ha spiegato tutte le bandiere, sbagliando le date.
DAVIDE - Avr il complesso napoleonico. una specialit di molti industriali.
FRANCA - Unica soddisfazione, ho potuto constatare che il mio francese non poi tanto male. Certamente era migliore del suo.
DAVIDE - B, s fatto tardi. Il mio caff vado a bermelo fuori e poi rientro nella mia tana.
FRANCA - Non mi fai compagnia a cena?
DAVIDE - Unaltra sera. meglio che tu prenda confidenza da sola col tuo nuovo appartamento.
FRANCA - Lasciami un po di sigarette. Gliene getta il pacchetto sulla poltrona e, mentre lei ne accende una, si pone davanti alla finestra e con un gesto teatrale verso lesterno, accompagnato da una punta di sinistro istrionismo.
DAVIDE - Penetrando nella cerchia dei Navigli, la gente dovrebbe mettersi sullattenti. Sei allultima stazione. La tua marcia davvicinamento giunta al cuore della fortezza. Nel suo breve raggio, questa nebbia nella nebbia, una nebbia preziosa. Il tesoro che essa custodisce un codice segreto, privilegio di pochi, antico come lumanit. Si rinnovano i modi di farlo rispettare ma i suoi fondamenti rimarranno sempre uguali: la potenza del denaro e limpermeabilit delle caste. Le sue leggi non furono mai scritte; non per questo sono meno rigide e spietate. un ingranaggio affascinante, pauroso e inaccessibile. E tuttavia, dove non permesso entrare per la porta donore, si pu, qualche volta, scivolare per la porta di servizio. Fa una pausa ad effetto. Si volta, si fruga nelle tasche e con molta disinvoltura. Ed eccone i grimaldelli. Queste sono le chiavi dellappartamento e queste quelle della macchina. Sappili usare. Ne hai diritto. Le fa cadere sul divano. Ah, la cosa pi importante. Son riuscito a farti trasferire qui il vecchio numero telefonico. Tanta fatica meno. La miccia di un ordigno esplosivo pu ben essere formata anche dal filo di un telefono.
FRANCA - (giocando a far saltare le chiavi da un palmo allaltro delle mani) D un po, anche se rossa, la macchina vecchia la potresti usare tu.
DAVIDE - Troppo vistosa per me. Io sono un essere grigio che deve passare inosservato. Per quel che ho da fare, mi serve meglio la mia asmatica millecento.
FRANCA - Un favore me lo fai?
DAVIDE - A tua disposizione.
FRANCA - Una cartolina illustrata lavresti accettata, no?
DAVIDE - Mi hai mandato addirittura una lettera e non lho respinta.
FRANCA - Bene. Alla stregua di una cartolina illustrata, mi dovresti insegnare il modo di farti accettare non ridere almeno un pigiama.
DAVIDE - (un affettuoso sogghigno) Che idea t venuta?
FRANCA - Evidentemente sono pi sentimentale di quanto mi creda. Ero entrata in un negozio di Parigi per acquistare delle sottovesti. Curioso, una vetrina splendida, tutta di indumenti femminili, di stupendo pizzo viola. E, in mezzo, un unico pigiama maschile, bianco. Mi sei venuto in mente tu e non ho voluto tornare a Milano senza portartelo per ricordo, ecco tutto. Stupido, no?
DAVIDE - Chi fece quella vetrina dovrebbe darsi alla letteratura morbida. Comunque, non andar mai a raccontare una cosa simile a un psicanalista.
FRANCA - Ce lho in valigia. Te lo vado a prendere.
DAVIDE - Non rincaso subito. Lo porter via unaltra volta. Lasciamolo qui, per ora... Favore per favore e letteratura per letteratura, vuoi fare una cosa? Fallo indossare, una notte, al tuo primo visitatore nella casa nuova.
FRANCA - Ho sentito bene?
DAVIDE - Cos, per scaramanzia. Perch non portino male, i regali devono essere stati usati, no?
FRANCA - Bada che sono capace di farlo.
DAVIDE - Scommetto di no.
FRANCA - Scommessa accettata. Una cena. Lo trover solo un po strano perch ha, su, ricamate, le tue iniziali.
DAVIDE - Meglio.
FRANCA - Mi sa che sarebbe pi grave andare a raccontare questo ad un psicanalista.
DAVIDE - Forse. Le d la mano e si dirige verso lanticamera.
FRANCA - Quando ti rifai vivo?
DAVIDE - Dipende dallumore. Sono sulla soglia e comincia a squillare il telefono. Non si perde tempo.
FRANCA - (tutto un po pi affrettato) Fa attenzione. Con questa nebbia, non si riesce a circolare.
DAVIDE - La nebbia il mio elemento. Mi mette addosso una strana eccitazione. Una citt nella nebbia esaltante, spalancata ad ogni pi inverosimile disponibilit... (il telefono insiste) Ma rispondi, rispondi.
FRANCA - Sii prudente.
DAVIDE - Fin che va...! E via. Si sente chiudere la porta. Il telefono chiama ancora e lei va a rispondere.
FRANCA - (senza nulla di professionale. Pi seria che allegra) S... Oh, chi si risente!... B, s, piuttosto in forma... Come no? La verifica permessa... Ma va!... Certo. Niente malinconia... Allora, sei tu a non essere in forma... Stasera?... Se non ti fa nulla, preferirei domani... Tuttaltro... Ma no. Ho viaggiato tutta la notte e sono un po stanca... Estero, s... Va bene, sei gentile... Senzaltro. Domani, pi in forma che mai. Mi fai una telefonata dopo le undici e cos ti dico dove mi devi venire a prendere... Meglio ancora. A casa mia... Daccordo. Cos inaugurerai il nuovo appartamento. Lindirizzo te lo d domani, quando telefoni... Intesi... Ah s?... Salutalo a nome mio e digli che non si trascurano cos le amiche... Hai capito?... Bene. Che mi telefoni. Sar contenta di vederlo... Da Stresa? Per!... (Una risata discreta a bocca chiusa) B, naturalmente... S. Ciao. Appena finita la telefonata, d voce al grammofono, va dietro al divano, raccoglie tutti i giornali, li rimette in sesto, stirandoli col dorso della mano e li scorre, uno per uno, alla pagina dove sono stati lasciati aperti. Cosa cerca mentre viene cancellata dal buio? Son passati alcuni giorni. Ci se ne accorge da uno stentoreo mazzo di rose brucianti che sono andate a sostituire i taciti gladioli bianchi di prima; e da una sciarpa da uomo a due facce, seta e lana, gettata sulla spalliera di una poltrona. Si fanno sentire tre scampanellate, una lunga fra due brevissime. LaFRANCA, in unelegante vestaglia da casa, esce dalla stanza da letto e va in anticamera ad aprire. Quando ritorna, accompagna un bel giovanotto maschio, atletico, allegro, simpatico e brillante, da mettere la mano sul fuoco. Si chiama Silvano ed di Vigevano.
FRANCA - Un secolo che non sentivo pi sto genere di scampanellata.
SILVANO - E chi sapeva dove eri andata a finire?
FRANCA - Ma va!... Son qui da meno di tre settimane e non teri fatto vivo da sei mesi. Ti credevo morto.
SILVANO - Fa conto. Seppellito, cinque mesi, a Lubiana, dove, il vecchio ha avuto la pensata di aprire una succursale dello stabilimento.
FRANCA - Allegri.
SILVANO - Quello sar felice solo il giorno che gli uomini saranno dei millepiedi e avranno bisogno di cinquecento paia di scarpe ciascuno.
FRANCA - Si capisce, per uno che fabbrica calzature...
SILVANO - Ma che bisogno cera di invadere la Jugoslavia? Hanno due soli piedi a testa anche gli jugoslavi.
FRANCA - Lamentati. Lui semina e tu raccogli.
SILVANO - Ma che se ne fa? Io e lui e la tavola bella e sparecchiata.
FRANCA - Ti sei arreso anche tu a mettere la testa a posto, insomma.
SILVANO - Se cos ti pare. Ma cera la sua ragione.
FRANCA - Per, almeno un saluto alla vecchia FRANCA, una volta tanto...
SILVANOChiamati vecchia. Non tho mai vista cos affascinante.
FRANCA - Per venie da uno come te, un fior di complimento.
SILVANO - Puoi ben dirlo. Due settimane fa, ho fatto un salto su, in corso Garibaldi, ma, nel tuo appartamento, ora c un parrucchiere per signora, carico di braccialetti e biondo come una maionese.
FRANCA - Non ti sar parso vero.
SILVANO - Fa conto la Cabiria. Te lo ricordi alla Giamaica? Lamico di quello specialista in ricatti al quale dovetti rompere la faccia, in galleria alla Scala, in un intervallo del Rigoletto?
FRANCA - Cosa sono, tre, quattro anni? I compagni dei tempi grigi. Ci vai ancora?
SILVANO - E da quel d. Non hanno in testa altro che la pittura informale e la recitazione epica di Brecht. Mhanno stufato. Fa un giro circolare per la stanza e fischia. Accidenti se ti sei sistemata!...
FRANCA - Whisky?
SILVANO - Magari pure. Glielo versa e glieloffre. Alla salute!... Me lo fai levare sto impermeabile?
FRANCA - C bisogno di domandarlo? un impermeabile bianco, a cintura, foderato di pelliccia. Se lo toglie e lo getta, con la sciarpa, su una poltrona.
SILVANO - Non so come tu faccia a resistere in questo caldo.
FRANCA - Ho patito tanto freddo, i primi anni di Milano, che non mi sono ancora rifatta. Stenodattilografa a sessantamila lire al mese, con la fissazione di essere iscritta alluniversit, ne rimanevano pochi per la stufa.
SILVANO - E i tuoi?
FRANCA - Sempre l, fuori Pavia. Non ci si , si pu dire, pi visti. Cosa vuoi? Sarebbero spiegazioni difficili.
SILVANO - Ancora il loro spaccio di sale e tabacchi, scommetto.
FRANCO - Naturalmente. Ci cavano da vivere e, nel quartiere, sono una piccola autorit.
SILVANO - E magari continuano a ignorare lonore di avere per figlia una delle pi quotate ragazze squillo della capitale morale.
FRANCA - Pi o meno. Ma da chi hai avuto il mio nuovo indirizzo?
SILVANO - Dal Davide. Ci siamo incrociati in Piazza Napoli ieri sera. Lui tornava a casa, io stavo filando unAppia.
FRANCA - Perdura la tua specialit dei pedinamenti notturni, a quel che sento.
SILVANO - Luomo una bestia che non cambia. Cos una grande citt di notte! La brava gente che se ne va a letto, dopo aver visto la televisione, non se lo sogna neanche. E nemmeno, ho idea, gli angeli custodi di via Fatebenefratelli che girano con le camionette a fare il pieno dei vizi... E stato lui, il Davide. Sai niente della FRANCA? faccio, nel salutarlo. E mha detto dove teri trasferita.
FRANCA - Il Davide? Stenterei a crederlo.
SILVANO - Ci avr tenuto a farmi sapere che sempre il tuo consigliere segreto. C la sua zampa, qui, vero?
FRANCA - Cambia discorso, Silvano.
SILVANO - D la verit, lamico del cuore? Hai sempre avuto un debole per lui.
FRANCA - Gli devo molto.
SILVANO - Ma lui?
FRANCA - Sei fuori strada. Mai avuto amici del cuore, la sottoscritta.
SILVANO - Una tomba, tu. Fai bene. la tua garanzia. Fosse cos dappertutto.
FRANCA - (a sedere, in faccia a lui) Dunque, ti sei messo a lavorare.
SILVANO - Per forza. Dopo quel che era successo, il vecchio mi ha ingranato. Senn, mavrebbe tagliato i viveri.
FRANCA - Quel che successo cosa?
SILVANO - Ma va l, figurarsi se non lo sai.
FRANCA - Non lo so.
SILVANO - Sei una delle poche in tutta la Lombardia.
FRANCA - Non so che farci. Scusa, se non vuoi dirmelo...
SILVANO - Una pi, una meno, oramai fatta. Una delle solite serate, sai...
FRANCA - Delle solite... vostre, probabilmente.
SILVANO - Oh, hai perso la memoria? Ci mettiamo a scoprire lacqua calda?
FRANCA - Non offenderti. Scusami.
SILVANO - Anzi. Grazie della discrezione; ma, fra noi, non il caso, mi pare.
FRANCA - Va bene. Come vuoi, non il caso.
SILVANO - S, non il caso... Sul lago, in giugno, nella villa del Sergio. E, fino a una certa ora, era anche riuscita mica male. Avevano avuto la trovata di venire: tre camuffati da Cleopatra e uno solo da Marcantonio. Erano stati piuttosto spiritosi. Per, una ventina: troppi. Glielho sempre detto al Sergio. Ma lui un mistico; ha la mania del proselitismo. Sar per via di quella villa che non finisce mai e, per quanta gente ci si insacchi, sembra sempre vuota. Che ti devo dire? I vecchi e quella nasona di sua sorella erano in crociera e lui, immaginarsi, non gli era parso vero. Scatenato. Sai com. Insomma, venti.
FRANCA - (sorridendo, perfino un po affettuosa) Il Sergio. Con la sua aria da sacrestano in peccato mortale.
SILVANO - Cerano rappresentate tutte le classi sociali, dallaristocrazia al proletariato, non escluso un negro ballerino, dallo strip-tease formidabile. Gi, hanno un bel dire: lunico ambiente dove la democrazia non sia un nome vano.
FRANCA - Ed anche la uguaglianza razziale. Ce ne stiamo accorgendo.
SILVANO - B, saranno state le tre e non sera neanche bevuto tanto. Il Bruno fa...
FRANCA - Il Bruno chi?
SILVANO - Non lo conosci. Una fogna. entrato nella ghenga pi tardi, uno di Varese. Sono stufo di Oscar Wilde. Quel povero Manzoni, fa, un poeta trascurato. Usciamo in mezzo al lago e che abbia anche lui la nostra commemorazione. Io gli dico: Guarda che sbagli la geografia. Questo non il lago dei Promessi Sposi. un altro. Piantala. Impazzito! Sei un pedante, si mette a gridare. E mi tira una scarpa in faccia, finendo per colpire una specchierona del Settecento che va in frantumi. Basta. Purch non facesse un disastro, ci si mette met in motoscafo e met in barca pieni cos! e si esce sul lago per lasciargli declamare: Addio monti sorgenti dalle acque....
FRANCA - ... ed elevati al cielo. Piuttosto cretino, tutto ci, abbi pazienza.
SILVANO - Dopo, s, parve cretino a tutti. Recitava anche da cane. Ma, allora, no. La causa di tutto fu di non aver caricato insieme, sulla stessa imbarcazione, il Guido e il Massimiliano.
FRANCA - Sono ancora in circolazione? Buoni, quelli.
SILVANO - A chi lo dici? Come non fossero gi abbastanza gelosi in borghese, quelle matte avevano avuto lidea di travestirsi, il Massimiliano da De Grieux e il Guido da Manon Lescaut, coi famosi smeraldi di sua madre al collo. Serano fatti, nientemeno, disegnare i costumi dalla De Nobili. Una cosa fantastica: la Wanda ai suoi bei d. Il manzoniano da Varese non era ancora arrivato in fondo che De Grieux, dal motoscafo, quella iena, comincia ad insultare, coi peggiori aggettivi, la Manon che stava sulla barca, abbracciata a Marcantonio. Lei si mette a rispondergli per le rime e tenta di colpirlo con un remo in testa.
FRANCA - A rischio di finir tutti in acqua.
SILVANO - E, appunto, quel che accaduto. E ci finirono anche quelli del motoscafo, me compreso, nel tentativo di aiutarli a tirarsi su.
FRANCA - Una bella fifa.
SILVANO - Eppure, guarda, tutto si sarebbe, forse, risolto in un bagno e molti moccoli se non fosse successa la disgrazia.
FRANCA - E successa anche una disgrazia?
SILVANO - Sul primo momento nessuno se ne era accorto. Quando ci siamo contati, ne mancava uno. Il solo svizzero della compagnia, era anche lunico che non sapesse nuotare. Venticinque anni. Due metri, quasi un quintale e, in quel punto, mezzo chilometro di profondit pi o meno. Era andato gi, dritto, senza nemmeno avere il tempo di dir i. Adesso, ogni tanto, vien gi un suo amico da Bellinzona, si fa portare sul punto dove affogato e getta nel lago un mazzo di garofani con una pietra dentro perch caschi giusto e non rimanga a galla. Una cosa commovente, postuma platonica.
FRANCA - Roba da matti.
SILVANO - Figurati, dover chiamare aiuto e tornare a riva conciati a quel modo. Il Guido, dissennato, perch durante la bevuta, gli smeraldi della vecchia, il tesoro di famiglia erano finiti ai pesci e lunica, improbabile eventualit di recuperarli rimane quella di trovarsene qualcuno sul piatto, nello stomaco di una trota lessa. Lo svizzero come neanche fosse mai esistito. Soltanto pi la collana. Pretendeva di far scendere dei sommozzatori. Ora, quella povera donna di sua madre si illude di far rientrare lo scandalo, presentandosi, allinaugurazione della Scala, con una imitazione falsa della collana che, pare, le stia preparando un gioielliere di Monte Napoleone. Nemmeno a farlo apposta, lopera di inaugurazione, questanno, la Manon. Sar una bella Manon quella sera. La donna si mette a ridere, senza riuscire a trattenersi. Tu ridi. Adesso passata. Ma ti dico io... In guardina a Como, fino al pomeriggio del giorno dopo, in quelle condizioni; le tre Cleopatre che battevano i denti dal freddo, il consolato svizzero in agitazione... Per poco non interviene lInterpol. Una cagnara, guarda!...
FRANCA - Per, tutto finito l. Meno male.
SILVANO - La cosa fu messa a tacere. Sai, oh, cera implicata mezza Lombardia. Ma la nostra risorsa fu che il... b, meglio non far nomi. Uno di quella notte, insomma, ha il padre senatore. In qualsiasi occasione, di questi tempi, sempre utile imbarcarne qualcuno. Per, a tacere per modo di dire. Fino a quel giorno se ne mormorava vagamente; da quel momento, capirai, furono obbligati a prenderne atto. Dal delitto Bellentani in poi, non si era mai chiacchierato tanto.
FRANCA - E cos, sei andato in esilio per cinque mesi.
SILVANO - Appunto. Debbo anche dire che il vecchio si comportato meglio di quanto ci si poteva aspettare. Non ha drammatizzato. Si limitato a farsi venire la malinconia. E bisogna riconoscere che gli dona.
FRANCA - Che poteva fare, con una lenza del tuo stampo?
SILVANO - Gi. anche vero.
FRANCA - Di conseguenza la compagnia s dispersa.
SILVANO - B certo. Per il momento.
FRANCA - E stato meglio, va.
SILVANO - Ora ognuno risolve i propri problemi a quattrocchi, che , poi, la cosa pi saggia. LAugusto e il Fausto, approfittando della loro natura anfibia, hanno sposato il trust dei tessili, annunciando, una settimana dopo, in un ricevimento spettacoloso, il loro fidanzamento ufficiale con le gemelle... anche qui meglio lasciare in bianco il nome. Esse sanno tutto, naturalmente, ma non le parso vero. Facevano le bave per loro. Due magnifici ragazzi e con la grana che hanno, capirai. E cos, le sole a guadagnarci qualcosa sono state quelle due racchie. Il Massimiliano e il Guido come il caso non fosse loro. Il dritto stato il Matteo che se l filata a Londra a far pratica di lingua, dice. Bah!... E non s ricordato del Gianfranco B. il quale credette di essere il pi furbo riparandosi dietro a una denuncia per normali atti osceni in luogo pubblico. Sera messo daccordo con un amico della polizia, cos anche lui, e sera fatto sorprendere, alle otto di sera, nel centro di Como, mentre baciava furiosamente una ragazza, ignara della parte che era chiamata a sostenere, senza tener conto che le calava una settimana per compiere diciotto anni. Risultato: adesso deve rispondere dellaggravante di corruzione di minorenne. Evidentemente, per salvare la faccia, nessun prezzo troppo alto. Ecco, questo tutto.
FRANCA - E abbastanza.
SILVANO - B, sai, in seguito, il tempo... quando c interesse a dimenticare, soldi e aderenze in alto loco... sistema tutto. Daltronde, si talmente in tanti, dappertutto, che comincia a non essere troppo prudente averci contro. A un certo punto, diventa una forza elettorale.
FRANCA - Gi. Non ci si pensa mai a questo.
SILVANO - Ci si pensa, ci si pensa. Cosa credi, che, in Parlamento, non ci siano dei nostri rappresentanti?
FRANCA - Un partito nei partiti.
SILVANO - E pi comodo. E poi, che vuoi farci? Mica posso cambiarmi, no? Non tutti i giorni uno finisce in fondo al lago di Como.
FRANCA - Cosa sei!... Si andato rivestendo dellimpermeabile e, senza badarci, anzich la propria, prende laltra sciarpa che sulla stessa poltrona. La ragazza, senza parlare, gli fa di no, gli fa cenno che non quella. Lui la guarda interrogativamente. Ti sbagli.
SILVANOMi sbaglio che?
FRANCAQuella l non la tua sciarpa.
SILVANO - Come non la mia sciarpa?
FRANCASilvano, di. Eccola la tua. La prende ed ora che lha in mano, si accorge che lerrore pi che giustificato. Le due sciarpe sono eguali.
SILVANO - Curioso. Sono identiche. Vedere. (Gliela toglie e la confronta con laltra) Identiche. Guarda qui. Pozzi, Via San Pietro allOrto e Pozzi, Via San Pietro allOrto. Ma naturale. Le ho... (il baleno duna rivelazione incredibile, subito rimediata) lho presa dieci giorni fa.
FRANCA - (vagamente insospettita, per tagliar corto) Chiss quante sciarpe uguali ci sono al collo della gente in tutta Milano. O pretendevi lesclusiva del modello?
SILVANO - A dir la verit, me lavevano garantita. Vatti a fidare. Per strano. Chi te lha data?
FRANCA - (subito mordendosi le labbra) Non me lhanno data. Lhanno dimenticata.
SILVANO - A chi appartiene? lecito?
FRANCA - No. E poi non lo conosceresti.
SILVANO - Chiss!... E un tuo... cliente? Di. Sai che sono curioso come una scimmia.
FRANCA - Anche se volessi, non potrei dirtelo. stato qui due volte in tutto e non ne conosco che il nome di battesimo.
SILVANO - Dimmelo.
FRANCA - Sei suonato, Silvano. Ti posso dire soltanto che una persona molto perbene.
SILVANO - Ah, non ne dubito. Siamo tutti persone perbene. Almeno descrivimelo. Giovane, vecchio, di mezza et...? Di!...
FRANCA - Ma, dico, ti gira? Anzi, scusa, meglio che tu fili.
SILVANO - Lo aspetti?
FRANCA - Aspetto qualcuno. Non far domande. Sai che mi secca.
SILVANO - Noo, non possibile... non possibile. Sarebbe la follia! Nemmeno si fossero messi daccordo, suona il campanello alla porta.
FRANCA - Accidenti. Ora, come faccio?
SILVANO - Non vuoi farmelo incontrare, naturalmente.
FRANCA - Ti sembra di buon gusto? Farei la figura, via uno sotto laltro. Sono una cos?
SILVANO - Pi che giusto. Ne andrebbe della mia stessa reputazione.
FRANCA - Fa una cosa. Nasconditi in cucina e, appena sar entrato, svignatela. Bada a non far rumore, chiudendo luscio. Va. Va.
SILVANO - Dov sta cucina?
FRANCA - Vieni. E comincia a spingerlo in anticamera, dopo aver ficcato la sciarpa sotto un cuscino.
SILVANO - Mi chiudi dentro?
FRANCA - E poi, come fai a battertela? Parola, te ne vai dritto. Mica scherzi. Nuovamente il campanello e lei, ad alta voce, verso la porta. Eccomi. (Ora sottovoce) Ma, insomma, perch ti interessa tanto quella sciarpa?
SILVANO - E che, vedi, una sciarpa uguale io lho regalata a qualcuno. E sarebbero gi tre. Sono usciti. Quando la protagonista rientra per introdurre colui di cui disse di non conoscere che il nome: Carlo, un uomo aitante e sensibile, di cinquantanni, con una sorta di fragilit nellenergia, dimpaccio nella disinvoltura.
FRANCA - Accomodati. Rimette un momento la testa fuori dalla porta e tossisce. Vuol essere il segnale di via libera per chi in cucina. Accosta bene luscio e, molto semplice e molto a suo agio, spegne la luce del soffitto affidando lilluminazione a una pi discreta lampada a gambo; serve del whisky al visitatore, poi accende una sigaretta e gliela porge, quindi ne accende unaltra per s. E, in tutto ci, nemmeno lombra n di volgarit n di professionismo. Sono i modi di qualsiasi ragazza schietta, quando riceve un amico col quale in confidenza.
CARLO - Grazie. Gesto evasivo di lei. Grazie, dico, di avermi dato subito del tu. Mhai evitato un disagio. Basta niente... una piccola preoccupazione e uno si ossessiona e perde qualsiasi spontaneit. Tutto il pomeriggio, in ufficio, non ho fatto che pensare a questa formalit del tu. Ti figuri?
FRANCA - E solo la terza volta che ci vediamo.
CARLO - La terza o la centesima questione di temperamento. Gli altri tuoi amici, immagino, avranno molto pi disinvoltura ed... esperienza di me.
FRANCA - (che non intende raccogliere la domanda) Ti aspettavo pi tardi. Sera detto alle otto. Mi sarei fatta trovare un po pi in ordine.
CARLO - E questo significa che, gli altri, sono anche meno impazienti. Devo sembrarti piuttosto ridicolo, no?
FRANCA - A parlar cos, finirai col diventarlo. E non mi sembri certo un uomo da ridicolo, tu.
CARLO - Oh, quanto a questo... vorrei sapere qual luomo che, nella vita, prima o dopo, riesce a sfuggirci. Nel mio caso, dipende quando ci si decide a saltare il fosso in ritardo. In amore, si riesce maldestri o perch si troppo giovani o perch non lo si pi. Non tho ancora detto niente di me, chi sono, cosa faccio.
FRANCA - (sorridendo) C qualcosa di simile nella Bohme, no?
CARLO - Gi. Mica devi credere per prudenza, per timore, sai.
FRANCA - (chiara, leale) Per pudore. Lo so. Chiss perch, il pudore la cosa di cui ci si vergogna di pi... Lui la guarda e le sorride con una punta di riconoscenza.
CARLO - ...Il pudore del pudore.
FRANCA - Gi... (Schietta) Me lo dirai se lo crederai; quando ci si rivedr, se ci si rivedr. Ha poca importanza.
CARLO - Non che ci siano segreti. La mia vita... Del lavoro, della solitudine e della malinconia, ogni giorno un po di pi. Tutto qui. Niente di interessante. Soldi e scontentezza.
FRANCA - E poi dicono che il genio della civetteria una prerogativa delle donne.
CARLO - Perch?
FRANCA - Sto scoprendo la tua. Finalmente, una breve risata abbastanza sciolta.
CARLO - Parlano di unet critica anche delluomo. Che devo dirti? Sar merito di quella. Come le chiamano? Compensazioni, mi pare. Si sporge dalla propria poltrona, le prende una mano e gliela bacia sulla palma. Che vuoi fare? Uscire? Cenare in qualche posto?
FRANCA - Lascio decidere a te.
CARLO - Hai qualcosa?... Mi sembri, non so, diversa.
FRANCA - Diversa?
CARLO - Un viso serio, insospettito... Essa gli risponde con un sorriso rassicurante, ombrato da un piccolo sforzo affettuoso. Non mi hai detto se vuoi uscire. Si sta cos bene qui.
FRANCA - E ancora la Bohme, ma preferisco anchio.
CARLO - La preferisci davvero, oppure hai capito che lo preferisco io?
FRANCA - (si alzata ed andata alla finestra) Ci son sei gradi sotto zero. Quel termometro l, appeso allimposta, il mio terrore. Soltanto pensare di metter fuori il naso, mi fa rabbrividire. Dinverno, divento indecentemente pigra. E dire che, allestate, la casa mi sembra una prigione. la stessa cosa, hai notato? per tutti coloro che sono nati in campagna.
CARLO - Dove?
FRANCA - Pavia. Un po fuori. E tu?
CARLO - Milano. Un po fuori, anchio.
FRANCA - Che vuoi? Provinciali si nasce.
CARLO - No, provinciali si diventa. E non uno svantaggio.
FRANCA - Posso rimediarti una cenetta fredda.
CARLO - A patto che tu mi faccia compagnia.
FRANCA - Si capisce.
CARLO - E straordinario come, senza far niente, tu riesca a mettere in confidenza, a creare dellintimit. Cedendo improvvisamente alla curiosit finora contenuta, ora essa sfila la sciarpa da sotto il cuscino e gliela getta sulle ginocchia. Si procede, lei inquisitoria senza parere, lui ambiguo senza sapere.
FRANCA - La riconosci?
CARLO - Avevo limpressione di averla dimenticata qui e non osavo chiedertelo. Mi fa piacere recuperarla. Ci tenevo.
FRANCA - E molto bella. Li sai scegliere con raffinatezza i tuoi indumenti.
CARLO - Ti pare?
FRANCA - Dove lhai comprata?
CARLO - E un regalo.
FRANCA - E di chi, se non sono indiscreta?
CARLO - La risposta piuttosto imbarazzante nella mia situazione.
FRANCA - E con la tua riservatezza.
CARLO - No, non per questo.
FRANCA - Se non vuoi dirmelo...
CARLO - E che mi fa sentire quanto sia falsa la mia posizione.
FRANCA - Falsa, hai detto?
CARLO - Poco normale, in un certo senso.
FRANCA - Poco normale? Qui, o fuori di qui?
CARLO - B, qui. Alla mia et, da un momento allaltro, scusa...
FRANCA - Vorresti, forse, dire che prima... mai?
CARLO - Oh molto, molto di rado. Non puoi non essertene accorta. Le donne non hanno mai preso troppo spazio nella mia vita. Non ne ho mai avuto n il tempo, n, probabilmente, la vocazione. Curioso, come se avessi sempre... rimandato. Ecco, cos.
FRANCA - Eppure, con me...
CARLO - Che vuol dire? Ci mancherebbe altro!... Ma, senza il peso di una solitudine ogni giorno pi greve e la fortunata combinazione desserti stato presentato, forse avrei continuato a rinunciare di fare il tentativo. Decidersi a cambiare le proprie abitudini da un giorno allaltro, unavventura rischiosa. E buon per me che, in tua compagnia, viene tutto abbastanza facile e spontaneo; pulito, direi.
FRANCA - (inaspettata) Sai nuotare, tu?
CARLO - Che strana domanda. Perch?
FRANCA - (mentendo come fosse la verit) Pensa un po, mi son rivista improvvisamente ragazzina, sulle rive del Ticino.
CARLO - Son bei posti.
FRANCA - S... Ma sai nuotare?
CARLO - (quasi credendo a un gioco) E cos importante?
FRANCA - Piuttosto.
CARLO - Riesco a non andare a fondo, ecco tutto.
FRANCA - Anche in acqua dolce?
CARLO - E probabile. Comunque, se ci tieni, mi rimetter in allenamento. Lunico sport, vado quindici giorni, lestate, in montagna. Delle lunghe camminate, solo; qualche ascensione. In altri tempi, figurati, ero un rocciatore da non buttar via.
FRANCA - (riprendendo in mano la sciarpa, decisa ad andare fino in fondo) Deve proprio essere una persona di gusto chi te lha regalata.
CARLO - Eh, quello lo possiede, quello s, fin troppo.
FRANCA - Una dona, immagino.
CARLO - E quale? Senza una moglie, senza una figlia... Non mi rimane nemmeno pi una sorella.
FRANCA - Un uomo, allora?
CARLO - Ma da dove t spuntata tutta questa curiosit?
FRANCA - (crudele) Un uomo?
CARLO - Se non stata una donna, si capisce.
FRANCA - Un conoscente, un collega, un amico?
CARLO - Qualcosa di pi.
FRANCA - Deve esserti molto caro da come ne parli.
CARLO - Nonostante tutto, s. Non ho che lui. La vita non ti chiede il permesso quando ti lega in catena a qualcuno.
FRANCA - Ah... Abbiate pazienza, una pausa che tira ancora un po la corda.
CARLO - Mio figlio. Anche se non si tratta del figlio ideale. Non ben chiaro se il sospiro che essa trae, sia di sollievo, oppure di turbamento. Si tratterebbe, comunque, dun turbamento di genere un po meno inquietante del precedente.
FRANCA - Perch tanto ritegno a rivelarlo?
CARLO - (e la sua malinconia) Perch potrebbe essere tuo fratello, forsanche un fratello maggiore. E vedersi cos, doversi rendere conto... confessare la miseria di ridursi a comperare lamore da chi potrebbe esserci figlia, non certo una bella cosa. amaro, triste e piuttosto vergognoso, ecco. Un silenzio di entrambi. Non ti pare?... Taci?... Vedi che il mio ritegno era comprensibile? Mi trovi molto vecchio stile, no?
FRANCA - (sincera) Taccio per tuttaltra ragione. Per una delicatezza danimo che non avrei dovuto ferire con la mia stupida curiosit. Gli si avvicina e lo sfiora con un bacio sulla nuca. Lui le prende le mani e la fissa in viso.
CARLO - Grazie. Sei molto cara.
FRANCA - Scusami. (Altro tono) Ma non ti venuto appetito?
CARLO - Un po.
FRANCA - Cinque minuti e ti passa. tutto pronto.
CARLO - (facendo latto di lavarsi le mani) Se permetti...
FRANCA - Conosci la strada. Puoi usare il mio asciugamano. Egli entra nella camera da letto. Essa rimane soprapensiero, senza accorgersi che la porta dellanticamera si socchiude per lasciar passare la testa del Silvano, figurarsi se se nera andato!
SILVANO - E cos, siamo quasi parenti! Non fa in tempo a voltarsi, per dargli della canaglia, che gi s dileguato. Subito dopo, scatta la serratura alluscita. Allora lei mette su un disco. Melodico, patetico. il Valzer triste di Sibelius. Lospite riappare sulluscio.
CARLO - Ceniamo dopo? Vuoi?
FRANCA - Tanto, gi, la cena una cena fredda. Lo raggiunge e scompaiono nella camera. Sale la musica, scende il sipario.
ATTO SECONDO
Sono cortese con la gente. Mi metto in testa un cappello duro, come usano. Dico: Sono animali con un odore speciale. E dico: Non fa nulla: sono anchio come loro. B.BRECHT E di con la nebbia. passato il tempo bastevole ad inoltrarsi nel pieno inverno milanese. Oggi,
FRANCA - ha invitato a colazione Silvano. Il sorprenderli in simile occasione non vuol dire che ci avvenga spesso. Sar, massimo, la seconda volta dal pomeriggio dautunno in cui si sono rivisti in una circostanza piuttosto singolare, tanto vera da sembrare inverosimile. Semplicemente, serviva un giorno e una combinazione che si prestassero, merc il colloquio di due campioni di un costume, ad informare del procedere di una cronaca. Hanno finito di pranzare, sono al caff, seduti uno di fronte allaltro.
SILVANO - Ti aiuto a sparecchiare?
FRANCA - E cos, ti avrei invitato a colazione per sostituire la donna di servizio.
SILVANO - Perch se ne andata? Scrupoli morali?
FRANCA - No. Eccesso di confidenza con la mia borsetta. Lho spedita io. Egli fa per alzarsi e raccogliere dei piatti. Lascia. Fin che ne avr trovata unaltra, la mia incredibile coinquilina del piano di sotto mi presta la sua, unora al giorno. Non le parso vero di poter fare amicizia.
SILVANO - (che non ha desistito dal fare un paio di viaggi a portare le stoviglie in cucina) Non denigrare le glorie nazionali. Mai conosciuto un anacronismo pi patetico.
FRANCA - Ed anche pi invadente. Se la solitudine riduce in quello stato, c da rabbrividire pensando al futuro.
SILVANO - Crisi in vista?
FRANCA - No. Perch?
SILVANO - Impressione. Mi sa che, da qualche tempo, la campana suoni malinconica.
FRANCA - Pu anche capitare, ogni tanto, quando si getta uno sguardo verso il domani. A te no?
SILVANO - Mancherebbe altro. La vita, per me, una serie di oggi messi in fila e chiuso. Del resto, se c una che non deve aver preoccupazioni sei proprio tu. La tua vecchiaia riposer su materassi doro. Un po duri, se vogliamo, ma solidi e sicuri.
FRANCA - Gi. Tale e quale la disoccupata del piano di sotto.
SILVANO - Ma va! Fra te e lei c la differenza che passa tra il cervello e lutero.
FRANCA - Ah.
SILVANO - Fra la ragione e listinto, in parole decenti. Vale a dire, sulla distanza del tempo, fra il buonsenso e la nostalgia.
FRANCA - La credi una risorsa, domani?
SILVANO - Mollaci, FRANCA; cambiamo discorso. da quel d che lho smessa di intellettualizzare largomento letto. La morale come la felicit: uno stato danimo personale.
FRANCA - Mi levi una curiosit?
SILVANO - Magari. Ma tu sei troppo perbene per aver delle curiosit divertenti.
FRANCA - La tua assiduit, i tuoi inviti in macchina, non vorrebbero, per caso, essere un paravento per la gente?
SILVANO - Mi vedono frequentar te e pensano che sia rientrato nel binario giusto. Questo vuoi dire?
FRANCA - Pi o meno.
SILVANO - Sei fuori binario tu, ora. un trucco che ottiene ancora qualche modesto risultato solo pi in provincia. Gli ultimi a crederci, a Milano, che io sappia, furono un nobile legionario fiumano giusto, abitava l, quasi di fronte e una nota soprano della Scala, domiciliata a Monforte. Avevano messo insieme una commovente societ di mutuo soccorso. Si sacrificarono, a farsi credere amanti, dieci anni. Lui per nascondere i suoi trasporti verso gli autisti che cambiava regolarmente sotto Natale, cedendoli a un ex colonnello dannunziano, suo commilitone a Fiume; lei per mascherare i propri entusiasmi per una giovane farmacista che, tanto di liberarsene, tent perfino di strangolarla con una giarrettiera. Mezzo oltremodo irrazionale con una professione che le metteva a portata di mano bidoni di arsenico e di cianuro di potassio.
FRANCA - Ma chi te le racconta tutte ste storie?
SILVANO - Ne sono un collezionista. La loro specialit era farsi sorprendere abbracciati, allarrivo dellascensore, davanti alla portineria. Tanta fatica e lo sapevano anche i sassi. Te li pensi i loro convegni, collorologio in mano, non vedendo lora di separarsi? Pare che, per far passare il tempo, lui le declamasse versi di DAnnunzio e lei gli cantasse romanze di Donizetti. Quando si dice i rispetti sociali!
FRANCA - E come fin?
SILVANO - Con un infarto. Il nobile legionario rimase secco fra un paio di braccia che era molto pi facile far credere di un baritono che di un soprano. Togliti quindi dalla testa che ti imponga la mia presenza per secondi fini. Ma, se ti dispiace, faccio presto a non farmi pi vivo.
FRANCA - (con un gesto di simpatia della mano, toccandogli il braccio attraverso la tavola) No. Anzi. Mi aiuti a vincere la noia. Ma preferisco vederci qui e non in pubblico.
SILVANO - Franchezza per franchezza: si tratta forse di un riguardo verso il cliente del venerd?
FRANCA - Non toccare questo tasto, per piacere.
SILVANO - E invece s. Mi sa quasi daver scoperto lunica base per una possibile intesa fra il genitore austero e il figlio dissipato. In fondo, le magagne altrui restano ancora il passaporto migliore per le magagne proprie... Alla faccia!... Sei stata il ciclone della sua menopausa. Basti dire che mi ha dato incarico di acquistargli ventiquattro cravatte nuove in una volta sola. Non deve averne consumate tante in tutta la sua vita. Una ogni venerd, ne avr per un semestre. Del resto, dopo aver varcato, al suo fianco, laustera soglia del Savini, qualsiasi soluzione possibile.
FRANCA - Come sai che abbiamo cenato al Savini?
SILVANO - Per poco non succedeva il patatrac. Stavo in Galleria, in compagnia di un tale, e se non mi fossi fermato un momento ad accendergli una sigaretta mai che abbiano i fiammiferi vi sarei passato sotto il naso. Quasi quasi, m dispiaciuto. Te la figuri la scena delle presentazioni? Un bel quartetto.
FRANCA - Me la figuro, s, ma non la trovo per niente comica.
SILVANO - E, appunto, ci che volevo dire. Una breve sosta per accendere una sigaretta con la cicca di quella che lha preceduta. Ma nulla impedisce che possa fumare anche la pipa. Purch non si tratti di sigari toscani. Son rimasto in credito di una domanda.
FRANCA - Sentiamo.
SILVANO - Ma non risponderai.
FRANCA - Dipende.
SILVANO - Io provo.
FRANCA - (un sorriso divertito) Prova.
SILVANO - Sa far bene lamore?
FRANCA - Indecente! Tu non fai che pensare a una cosa sola.
SILVANO - E lui, cosa credi che pensi da quando s gettato nei gorghi della grande avventura? Non ce lo vedo, ecco. Non riesco ad immaginarmeli i suoi cupi godimenti.
FRANCA - (un tantino perfida) E un po difficile per te.
SILVANO - Credi che ci sia poi tutta questa diversit? Ha suonato il telefono. E intanto non hai risposto.
FRANCA - (nellandare allapparecchio) Tranquillizzati. Non ha nulla da imparare.
SILVANO - Mi levi una preoccupazione. Deve essere del genere pudore e tenerezza. uno di quelli che credono ancora che il letto sia fatto per dormire.
FRANCA - (al telefono) ... Finalmente!... Sera rimasti intesi tre giorni fa... No, no, sempre lo stesso... E che ne so? Bisogna che verifichi chi se ne intende... Va bene... S, pu venire. Ma non so cosa debba spiegargli... A che ora?... S, sono in casa... Pressa poco... No, meglio oggi. Intesi. Lo aspetto.
SILVANO - Debbo filare?
FRANCA - No no. Era lofficina. Per la macchina. Manderanno il meccanico a vedere.
SILVANO - Di che si tratta?
FRANCA - E chi lo sa? Laccensione che si incanta. Lho da meno di un mese e sono rimasta, gi non so quante volte, ferma in mezzo alla strada.
SILVANO - Non lo farai, per caso, apposta? Classico ed elegante mezzo dabbordaggio.
FRANCA - Quando lo faccio apposta, lo faccio apposta.
SILVANO - S, ma, di oggi, di domani, laccensione si guasta. naturale.
FRANCA - Periodo superato, storia antica.
SILVANO - Per!...
FRANCA - (altra pausa e, involontariamente, altro tono) E un pezzo che non vedi il Davide?
SILVANO - Se non lo vedi tu...
FRANCA - Non si fa vivo da dieci giorni. Ho provato a telefonargli a casa, nessuno risponde; in ufficio, dicono che non c.
SILVANO - Avr uno dei suoi soliti accessi di misantropia. Chi lha mai capito?
FRANCA - Non sera mai comportato cos.
SILVANO - Sar fuori citt. Sar andato a trovare i suoi.
FRANCA - Quali suoi, se non ha pi nessuno; finiti tutti nei forni di Auschwitz.
SILVANO - Se i tedeschi vincevano la guerra, in Germania, i forni crematori diventavano un elettrodomestico. Ci siamo incontrati una notte, quand stato?... Alla fine di novembre. Un saluto e via.
FRANCA - Dove?
SILVANO - Di, come se fosse una novit.
FRANCA - Con te bisogna sempre saper tutto.
SILVANO - Ignori che il confidente di tutte le passeggiatrici dei quartieri bene della citt?
FRANCA - La fissazione di documentarsi per il suo romanzo. Ma temo che sia un romanzo che non leggeremo mai.
SILVANO - Bah!... Si ferma, le carica sulla sua funerea millecento e sta l, cacciando carte da mille, per farsi raccontare chiss che, poi?... Senza dir niente, lei va al telefono, fa un numero e aspetta una risposta che non viene.
FRANCA - Non c.
SILVANO - Pi precisamente, non risponde.
FRANCA - Se non risponde, non c.
SILVANO - Come fai a dirlo? Mica pu sapere che lo chiami tu.
FRANCA - D la verit, mi nascondi qualcosa?
SILVANO - Che vuoi che ti nasconda?... Mah... Mi puzza che, anche tu, ti sei attaccata storta collamore ideale. Desiderata a pagamento e disprezzata gratis. Il mondo a capo in gi.
FRANCA - (intenzionalmente risentita) Che ne sai tu se lamore ideale?
SILVANO - Mi pareva.
FRANCA - Se lamore ideale soltanto, voglio dire.
SILVANO - Tanto meglio, allora. O tanto peggio. A seconda. Eccone un altro che non riesco ad immaginare in certe situazioni. Squilla il campanello alluscio.
FRANCA - Questa la tua simpatia. S invitata a bere il caff. Si alza e si dirige verso lanticamera. Cerca, se ti possibile, di non darle troppa corda.
SILVANO - Manco per la mente. Le d tutta la corda che posso. Ce n cos di noia al mondo!
FRANCA - Beato te se, contro la noia, riesci a trovar utile la volgarit.
SILVANO - Sta attenta, FRANCA, dico sul serio: c in te una pericolosa tendenza alla rispettabilit che preoccupa.
FRANCA - Trovi? Esce per aprire e torna accompagnando la Tosca, nome ignoto alla storia ma famoso ai gaudenti degli anni trenta. Eh, sessanta e si vedono, tutti, seppure non sono anche di pi. Gagliardi, espansivi, clamorosi, han rinunciato a malincuore alla perentoriet dei vistosi abiti a fiori, dei variopinti belletti e della chioma medusea dun tempo, per ingentilirsi ed umiliarsi nella distinta sobriet dei vestiti scuri, del trucco discreto e della composta capigliatura grigia. E tuttavia... Crede di essersi arresa ed ha soltanto cambiato fronte: linno patetico della nostalgia. Parr strano, ma non bolognese. (Se per facesse comodo allinterprete, si serva pure) Tutti i suoi rapporti con la citt felsinea si riducono allavervi posseduto una casa fra il 28 e il 36, anno in cui, avendo patriotticamente deciso di dare una mano, anche lei, alla fondazione dellImpero, la cedette e part per lAfrica Orientale ad aprirne una ad Addis Abeba, che ebbe vita breve ma non ingloriosa; paginetta di cronaca non trascurabile in un ipotetico diario sul decorso del nostro mal dAfrica. Una simpatia di donna offerta come intermezzo di oscenit innocente al banale quotidiano della platea.
SILVANO - Ciao, Tosca.
FRANCA - Da quando in qua vi date del tu?
SILVANO - Anni prima che tu venissi ad abitarle sulla testa. Ci si rec da lei, in tre, e solo per la minima ma sostanziale differenza che passa fra una i e una e, per poco non ci butt gi dalle scale. Ti ricordi, Tosca?
TOSCA - Malfattori! Erano venuti a propormi di occuparmi di una vera e propria tratta dei bianchi.
SILVANO - Contegno, Tosca; la
FRANCA - si urta. vero e non lo nasconde.
TOSCA - Abbiate pazienza, FRANCA. Ma, a quello l, non gli par vero di provocarmi. E poi, creature, la fatica, costretta a fare la benestante rispettabile e distinta per ventiquattrore su ventiquattro! Se, ogni tanto, non mi lascio andare un po con qualcuno in grado di capirmi, finisco malamente.
FRANCA - Il suo caff s raffreddato, gliene preparo un altro.
TOSCA - Impossibile. Caso mai, una camomilla.
SILVANO - Vergogna, Tosca, lasciarti eccitare ancora dal caff.
TOSCA - Son qua tutta un tremito. Ma non avete dunque sentito la radio delle due?
SILVANO - E scoppiata la guerra?
TOSCA - Il bruto. Unaltra. La terza in due mesi.
FRANCA - Quando?
TOSCA - Stanotte.
FRANCA - Dove?
TOSCA - Hanno scoperto il cadavere, stamattina, in un prato di Cinisello. Un lago di sangue, il ventre squarciato. E la borsetta intatta.
FRANCA - Come fanno a sapere che si tratta sempre dello stesso assassino?
TOSCA - Misericordia, vorreste anche che fossero di pi? Come non bastasse uno solo a terrorizzare la citt.
FRANCA - (piuttosto secca) Ho domandato che elementi hanno per esserne cos sicuri.
TOSCA - Pare, la solita misteriosa automobile nera.
SILVANO - Di automobili nere, a Milano, ne circoleranno, a dir poco, centomila. Nemmeno a farlo apposta, son nere anche la mia e quella di mio padre. E poi, chi pu dire che non si tratti di un assassino in trasferta? Finora, la specialit delluccisione delle mondane ce laveva Roma.
TOSCA - Ah non ci mancherebbe altro che gli assassini di Roma venissero anche a trucidarci le mondane di Milano. Fra poco, ci avranno portato via tutto.
SILVANO - Non dir male di Roma proprio tu. Quale altra citt avrebbe rinunciato ad essere la capitale del cattolicesimo per diventare la capitale del sesso?
FRANCA - rimasta soprapensiero. Senza dir niente, entra nella sua camera. Ricomparir presto, con cappotto e borsa, pronta per uscire.
TOSCA - In mancanza della camomilla, versami un bicchiere di vino, va l. Sono ancora tutta stravolta. Povera creatura.
SILVANO - (accontentandola) La solidariet la virt dei generosi.
TOSCA - Puoi ben dirlo. E non me ne vergogno, in un tempo che , ormai, solo egoismo. Questo il risultato di aver gettato quelle disgraziate figliole in mezzo alla strada, preda di sfruttatori senza scrupoli, alla merc del primo criminale che passa e via. Se avessero ancora una casa, le loro case, ci sarebbe chi le guida, le sorveglia, le consiglia, le difende. Costruiscono case per i disoccupati e loro che avevano case e lavoro, gliele tolgono.
SILVANO - Questa la giustizia sociale.
TOSCA - Che mondo!
SILVANO - (aFRANCA) Che fai? Esci?
TOSCA - Santo cielo, col bruto in libert! Attenta ragazza mia, attenta. Almeno non varcate la cerchia dei Navigli.
FRANCA - Cerchiamo di non essere ridicoli.
TOSCA - Badare alla propria pelle lunica cosa che non sia mai ridicola, figliola.
SILVANO - Esci cos da un momento allaltro? Thanno, per caso, offesa i nostri discorsi?
FRANCAFigurati. Mi hanno solo ricordata di avere appuntamento con la sarta, ecco tutto.
SILVANO - Bene. Togliamo il disturbo.
TOSCA - No, eh, tu scendi gi da me e non ti muovi. Ho paura. In casa sola, no!
FRANCA - Potete rimaner qui. Anzi, mi fareste un favore, nel caso che arrivasse il meccanico prima di me. Fatelo aspettare. Vado e torno. Controlla il contenuto della borsetta ed esce.
TOSCA - Maledetta me. Sono come una cicala che basta grattarle la pancia e perde il controllo. La
FRANCA - un tipo che ci tiene alla forma. Mi dispiacerebbe che si fosse offesa.
SILVANO - In tal caso, uno non se ne va, lui, da casa sua; semmai, caccia fuori gli altri. E questa sarebbe capace di farlo.
TOSCA - Dici?
SILVANO - Dico. (Dalla finestra, dove, attraverso i vetri, teneva docchio la strada) Questa volta, laccensione ha funzionato.
TOSCA - Tanto cara e brava, brava.
SILVANO - Per...
TOSCA - Per cosa?
SILVANO - Per.
TOSCA - Per niente. Hai voglia a farmene dir male. Non fosse altro, il conforto di poter scambiare ogni tanto due chiacchiere, senza finzione, con una creatura giovane, sana e lavoratrice. Sola, gi, occupata unicamente a trascinare avanti e indietro la lucidatrice... Perch, dico, devo aver la mania dei pavimenti lustri, a rischio di scivolarci su e rompermi il femore come la povera Matilde che, poi, dovette mandar avanti la sua casettina di Perugia, sciancata come una cavalletta zoppa?!... La noia, gi, si taglia col coltello. La sera, a letto, istupidita dalla televisione, senza un cane vicino e soltanto un libro giallo a farmi compagnia, che finisce col mettermi addosso una boia duna paura come se non ne avessi gi abbastanza... Ah, pora Tosca, come ti sei ridotta!
SILVANO - Di, finisci il discorso. Lasci il periodo con una gamba per aria?
TOSCA - Voglio dire, sotto le coperte, quando non riesco a prender sonno...
SILVANO - Hai provato i tranquillanti?
TOSCA - Mi imbalordiscono e basta. B, s, insomma, quando lascensore si ferma al piano di sopra e sento che ha portato su un uomo, bene, mi si allarga il cuore, perch gi io, non so come sia, pi invecchio e pi divento giovane.
SILVANO - A una certa et la giovinezza diventa un vizio.
TOSCA - E che gusto ci sarebbe a coltivarla quando una virt? Aspetta e poi sappimi dire.
SILVANO - Come fai a sentirlo che quello che porta su un uomo?
TOSCA - Mi potrebbero, guarda, versare piombo fuso nelle canne delle orecchie, che il passo di un uomo, macch il passo, il respiro, il fumo della sigaretta che gli esce dalla bocca, ebbene, continuerei a sentirlo a un chilometro di distanza. Per il maschio, ho il sesto senso. Sono rabdomante.
SILVANO - Tira via e cerca, se ci riesci, di mettere un punto in fondo al discorso.
TOSCA - Il punto che, quando conosco che, sopra la mia testa, a quattro metri, c un uomo e una donna, soli insieme, che fanno lamore, mi sento pi tranquilla, mi passa la paura, penso che, nonostante tutto, qualcosa di stabile, naturale e sicuro rimasto in questo mondo farabutto e mi addormento contenta, che Dio li benedica!
SILVANO - Quasi come al tempo delle sette vacche grasse.
TOSCA - Non farmici pensare. Togliermi il lavoro e cominciare a morire giorno per giorno stata la stessa cosa. Una volta!... Fin venti la casa di Napoli, con la coda alla porta, e diciotto quella di Milano. Un servizio che nemmeno lhotel Ritz. Al pianterreno i salotti caldi e profumati, con le pitture nude sul muro, in pose storiche e i divani intorno, pieni cos delle risate delle ragazze. Al primo piano, le camere, tutte con acqua corrente a Napoli, e i bagni a Milano. Ognuna di colore diverso, una comodit per tenerle a mente... Buttato gi tutto. Prima le bombe, maledetti! E poi la cattiveria degli uomini. Prova a dire cosa ci hanno costruito su?
SILVANO - Lo lascio dire a te. Non voglio sciuparti leffetto.
TOSCA - Le assicurazioni contro gli incendi e la grandine. Spudorati! Quando passo da quelle parti e massalgono i ricordi, mi viene un crepacuore che, due volte su tre, mi trovo gli occhi pieni di lagrime.
SILVANO - Mi domando come mai non hai sentito lambizione di coronare la tua carriera con una casa a Roma.
TOSCA - Pessimo affare. I romani? Avrebbero preteso di entrare tutti gratis.
SILVANO - Anche l?
TOSCA - Soprattutto l. Quando fanno lamore, sono loro a fare un regalo alla donna mica viceversa.
SILVANO - Non hanno torto.
TOSCA - Pu darsi. Ma, capirai, un commercio su queste basi...
SILVANO - Per, dico, chiss che movimento di capitali, fra Nord e Sud.
TOSCA - Ti basti pensare che si dovevano far battere i materassi tre volte allanno. Quante volte, in un giorno, le signorine facevano lo scalone! Su e gi, su e gi. Sempre di corsa; sempre cantando. Marmo rosso e ferri battuti dappertutto, col Cupido in bronzo dal sedere per aria. Al sabato e alla domenica, eran pi le volte che si dovevano chiamare i carabinieri a dar una mano. (Alla stupefazione dellaltro) Per mantenere lordine pubblico, beninteso. Bei ragazzoni alti cos. Sudavano pi dalla voglia di quel che avveniva dentro che dalla fatica di tener indietro i clienti. E quando cera un momento di respiro, sotto, gratis, che se lo meritavano. Allora s, cera del patriottismo e si andava incontro ai bisogni del popolo: i soldati met prezzo e, nei giorni dispari, riduzione al dopolavoro. A Milano, no. Citt ricca, civile, genere di lusso. Cera il pianoforte a coda, la fontanella in pietra verde nellentrata e la statua del Gemito. Venivano fin dalla Svizzera. Correva champagne. Cosa credi?... tutti questi industrialoni che hanno fatto grande Milano, hanno celebrato la loro festa di addio al celibato, l dentro. Ci si prenotava anche per telefono. Mi fanno ridere queste professioniste indipendenti ed abusive del giorno doggi che credono di aver inventato tutto loro. Interessate, poi! Hanno trasformato in unindustria quella che era unarte, in un privilegio per pochi quello che era un servizio pubblico per tutti e in una malinconia costosa quella che era unallegria economica.
SILVANO - Dici?
TOSCA - E per ci che, io, questa qui, la
FRANCA - e le sue colleghe, le ammiro ma non riesco a capirle. Che ti devo dire? Mi mette soggezione.
SILVANO - Vedi che un per cera?
TOSCA - Manca lentusiasmo. Non hanno cuore. Aride. Senza sangue nelle vene. Solitarie. Tutto ci che sanno fare evadere il fisco. Noi eravamo come una famiglia. Piene di fuoco. Socievoli. Avevamo amici tutti, dal prefetto al vescovo, per non parlare del podest. Loro sapevano che potevano contare su di noi e noi su di loro. Ognuno al proprio posto, ma solidali. Una speculazione? So solo io quanto ho fatto guadagnare, in trentanni, di tasse, allo Stato. Eravamo, si pu dire, soci. Da me, si sono sempre festeggiate le ricorrenze, civili e religiose. Pu sembrar niente ma d lidea di una civilt. Al venti settembre, si metteva fuori la bandiera. A Pasqua, montagne di uova di cioccolata. A Natale, si faceva il presepio. Parlo di Napoli. A Milano, invece, lalbero di Natale. E cera un regalino per tutti.
SILVANO - A questo punto, mi dovrei inserire nella commemorazione per dire: bei tempi!
TOSCA - Non diresti che la sacrosanta verit. Chi non ha vissuto prima del 40 non potr mai sapere cosa vuol dire veramente far lamore in modo naturale e soddisfacente. Adesso, misericordia, quel che si sente raccontare! Di furia, senza un briciolo di sentimento, un po di romanticismo. diventata unimpresa di banditi. Non si riesce pi a concepire la professione se, prima o dopo, non ci scappa il morto. E poi la disorganizzazione, le malattie, la scomodit... Nelle automobili, a farsi venire il torcicollo... Sui prati, a raccogliere reumatismi...
SILVANO - La vita allaria aperta tanta salute, Tosca.
TOSCA - Storture dogni genere. Si fa lamore coi pugni, col revolver, col coltello, con tutto tranne con ci con cui si dovrebbe fare. Vedi quella disgraziata di stanotte... S, ogni tanto, capitava anche qualcuno dalle idee strane. Ma erano eccezioni, non si correvano pericoli. Pi che dare o farsi dare qualche pizzicotto non pretendevano. Al massimo, una pedata, un morso ogni morte di papa. Si sapevano accontentare. Si conoscevano e si compativano, poveri diavoli. Ora? Ora ti ritrovi con le budelle al collo.
SILVANO - Dal quadro che fai, devi essere passata presto dallamministrazione delle tue risorse personali alla gestione di quelle collettive.
TOSCA - (e chi la ferma pi?) Ah s, presto presto. Ero portata per lorganizzazione. Continuamente su e gi per lItalia. Avevo labbonamento al vagone letto. Dal niente. Tutto con queste mani. Avrei voluto seminare case come gli altri fondano ospedali. Perch, vedi, le case erano uno strumento di ordine sociale.
SILVANO - Nel tuo genere, eri una missionaria.
TOSCA - Pi o meno... Oh, dico, in un mese, aerotrasportata una casa ad Addis Abeba. Un gioiello! Per espresso incarico dello Stato Maggiore. Se non veniva il patatrac, giuro sarei stata citata allordine del giorno. Quanto piansi, quella volta! Mica per non essere citata allordine del giorno. Mi importava assai!... Mi bastava sapere daver fatto il mio dovere. No, no, per il mio paese. La fine dun sogno. La pi meglio giovent sacrificata, un capitale damore nei pantaloni, buttato via cos!... Oh, tra una storia e laltra, ci rimisi pi di un milione. Di allora! In coscienza, potevo chiedere i danni di guerra?
SILVANO - In coscienza, no! Il tuo contributo alla patria lhai dato anche tu, va l.
TOSCA - E non me ne sono mai prevalsa. Le mie ragazze le ho sempre trattate coi guanti, abituate al risparmio, consigliate come una mamma. Pi di una si maritata. Le unioni meglio riuscite. E il velo da sposa glielho sempre regalato io. Che baldoria quelle volte! Tutti commossi. Non era un mestiere, era una vocazione. Ci si sentiva parte del tessuto sociale. E poi, sai cosa ti dico?
SILVANO - No, ma lo sapr fra poco.
TOSCA - Il fascismo le capiva. Avr avuto tanti altri difetti, ma le case le capiva.
SILVANO - Ho sentito parlare che tenevi appeso, nelle camere, il ritratto del duce.
TOSCA - A cavallo. Per in anticamera. Nelle stanza sarebbe stato indelicato. (Un grido della memoria) Santa Rita, la volta che venne a trovarci il segretario del partito! Da pensare di murarci una lapide per ricordo, se il federale non ce lo avesse sconsigliato. Tutte le ragazze care! pregavano che lonore toccasse a loro. Si dovette tirare a sorte la fortunata. E debbo dire che fu anche molto brava, perch riusc a trovare una nota patriottica. Al momento culminante, ebbe la finezza di mettersi a gridare: viva i bersaglieri!. E poi, cantarono insieme le canzoni della montagna. Per un momento si corre pericolo che si metta a cantare lei, ora: Mi son alpin, me piase l vin, ma poi viene scongiurato. Fu tanto contento di noi che collaboravamo a tener alto il morale dellesercito che, in considerazione del nostro speciale lavoro, ci dispens dalla proibizione di dare la stretta di mano.
SILVANO - Sarebbe stata una difficolt, in certi momenti.
TOSCA - Parr strano: lo cap subito. E dire che sembrava una testa da mettere nei pantaloni! Ci fece promettere, per, che non avremmo, mai, per nessuna ragione, usato il lei con nessuno.
SILVANO - E, naturalmente, glielo prometteste.
TOSCA - Labitudine di dare del voi mi ben rimasta attaccata da allora.
SILVANO - In un certo senso, sei riuscita a far sopravvivere qualcosa del fascismo.
TOSCA - Ma cosa non gli si sarebbe promesso a quei marziali marcantonii che, della virilit, avevano fatto il fondamento della nazione? Erano tutti duce, donne e famiglia. Arrivavano con quei bei petti carichi di medaglie...!
SILVANO - Gi, alle medaglie piace star in compagnia. Sono come te: detestano la solitudine.
TOSCA - Il solo e unico inconveniente erano gli stivaloni. La fatica a levarglieli! Bisognava tirare in tre. Ma dopo, tutto il resto, lideale! Una bellezza. Erano uomini, loro, italiani veri, non capponi lessati nellacqua santa.
SILVANO - Tosca! Pensa di me quello che vuoi, trattami pure da rinnegato, ma ti devo dare un bacio.
TOSCA - (cordiale, espansiva, materna, che simpatia di donna!) Anche due, caro. Potresti essere mio figlio. Poveri ragazzi, quando penso a quello che vi hanno tolto, mi verrebbe voglia, giuro, di spedire delle bombe al governo. Te le mettono in mano!... Voi non avete potuto conoscere coserano le case, le mie case, nel periodo del loro splendore.
SILVANO - (uno che non ha rammarichi) Anche se lo avessi potuto a me sai... mi avrebbe fatto pi invidia che altro.
TOSCA - Disertore! Se non altro, per la continuit della specie. Io mi domando, di questo passo, come si risolver, fra qualche anno, il problema di mettere al mondo delle creature.
SILVANO - Ci penso io.
TOSCA - (legittimamente incredula) Tu?
SILVANO - Mica scherzi. Non vorrei infliggere lultimo colpo alla tua commovente difesa dellartigianato galante, ma tempo che tu dia aria alle idee.
TOSCA - Non mi meraviglio pi di niente. Non mica colpa vostra. Vi ci hanno ridotti cos. Da gente come voi, ormai ci si pu aspettare di tutto. Se ora mi dicessero che sei tu il bruto che assassina le ragazze, morirei dalla paura ma non me ne stupirei, guarda.
SILVANO - Chiss!... Ma, per il momento, sulla scienza che vorrei aprirti gli occhi. Gli orizzonti della scienza moderna sono sconfinati, Tosca. Non ne avevo idea nemmeno io fino allautunno scorso. perch, vedi, certe statistiche non vengono pubblicate sui giornali. Padrona di non crederci, eppure, in una citt di quasi due milioni di abitanti, esistono gi dalle ottanta alle novanta oneste signore, ogni anno che, disponendo di un marito inadeguato a soddisfare il loro bisogno di maternit...
TOSCA - Si fanno fare un figlio da un altro. Sono tantissime di pi. Non una novit e fanno benissimo.
SILVANO - Mentalit superata. Quelle che dico io vanno da un ginecologo.
TOSCA - Soldi buttati via. A meno che non sia il ginecologo a starci, ma sono quasi tutti vecchi con la barba. No, no. Non c che un rimedio. Antico e sempre quello.
SILVANO - Pare che ce ne sia anche un altro. Con una siringa in mano, un buon medico fa miracoli. Morale, igienico, pulito, nessuno ne sa niente e si evitano le corna al San Giuseppe di turno. Ne conosco uno che non ha ancora trentanni e si sta facendo una sostanza. E non siamo che al principio. Lascia che prenda piede... In America, cento volte tanti. Dicono che, nel futuro, i figli non si faranno che cos. Per migliorare la razza. Amici per la pelle, io e lui, proprio il caso di dirlo: per la pelle.
TOSCA - Ho capito. B?...
SILVANO - E anche lui dellidea che io sia un riproduttore ideale. Salute, avvenenza, buon carattere, longevit negli ascendenti e Wassermann negativa. E cos, fra il giugno e lagosto prossimo, salvo incidenti di parto, senza aver mosso un dito e senza aver visto in faccia nemmeno una delle mie beneficate, nella sola Milano, io avr gi messo al mondo ventisette o ventotto figli, salvo errore. Pi uno a Piacenza. Pensa di qui a dieci anni. Teniamoci pure stretti, ma un cinque, seicento non me li toglie nessuno. Che si debba, noi, ingravidare le donne, il colmo.
TOSCA - (sulla soglia della follia esplosiva) Capisco tutto: Sodoma e Gomorra, larca di No, le macchie solari, i cataclismi del Giappone, la nuvola radioattiva, i viaggi nella luna, linfluenza dellanno scorso, lapertura a sinistra: tutto. la fine del mondo. E ve la sarete meritata.
SILVANO - Perch, tu no? Resti al coperto?
TOSCA - E ben questo che mi fa dar fuori da matta: che ne andranno di mezzo anche gli ultimi innocenti.
SILVANO - Tu ragioni ancora con la testa di Giolitti, Tosca. Pensa un po se quelle creature in viaggio dovessero nascere col mio famoso neo, che bel vedere, fra qualche anno, la meglio infanzia lombarda, sulle spiagge di Santa Margherita e Forte dei Marmi, col marchio di fabbrica!
TOSCA - Hai anche un famoso neo? Dove?
SILVANO - Nel posto dove, di solito, si porta la cicatrice dellappendicite.
TOSCA - E un gran bel posto! Dopo una pausa, un bicchier di vino e al fondo dun patetico avvilimento. E dire che c qualcuna che, dopo averlo messo al mondo in modo naturale, aver sputato sangue per dargli uneducazione, aver posto tutte le sue speranze in un figlio solo, bello come il sole e forte come Maciste, non ha neanche il conforto non pretendo di potergli gettare le braccia al collo, ma nemmeno di sentirsi dir crepa!
SILVANO - Parli per te?
TOSCA - E per chi, per mia nonna Clementina?
SILVANO - Sei anche vedova. O abbandonata?
TOSCA - Macch. Son signorina. Per non significa che suo padre io non labbia conosciuto e non fosse un uomo di qualit. Di preciso non potrei dire; in quel tempo andava e veniva parecchia gente fra le mie lenzuola. Ma, se non figlio del duca di Spoleto, certamente figlio del federale di Benevento... Momento... A meno che non si tratti delluomo serpente del circo Krone. Uno di loro tre, insomma. Non ci si scappa. Ma che vuol dire? Sua mamma ero io. E invece, niente. Sola come una vecchia ciabatta.
SILVANO - Ti morto?
TOSCA - Magari! Avrei la consolazione di piangere sulla sua tomba. Si fatto frate per farmi dispetto. Deve espiare le mie colpe, dice. Se comincia lui a farla tanto grande, figurarsi quello lass! Che accidente di colpe, poi? Nella mia vita, non ho fatto che del bene.
SILVANO - In che convento ?
TOSCA - Uno dei pi severi. Pane e acqua e chiusi dentro a vita. Sta l a rimediarmi un posto in piedi in Paradiso, dove, con quel che d alla parrocchia, son sicura di sedermi in poltrona. Da un po di tempo, senza che se ne siano accorti, comparso un giovane robusto, e torvo. S fermato sulluscio ad ascoltare, facendo saltare, da una mano allaltra, un lungo cacciavite.
BRUNO - Disturbo?
TOSCA - E questo, chi ?
SILVANO - A proposito che tu senti gli uomini a un chilometro.
BRUNO - Il meccanico. Vengo per la macchina della signorina. Cera la porta socchiusa e sono entrato.
TOSCA - Ah, stiamo bene. Con quello che c in giro, lascia luscio aperto. Ma cosa aveva per la testa?
SILVANO(con un interesse lievemente prevaricante) Si accomodi. Sar qui a momenti. Un bicchiere di vino?
BRUNO - No.
SILVANO - Una sigaretta?
BRUNO - No. (Dopo essersi messo su una sedia un po in disparte, non senza aver osservato con molta attenzione il luogo) Magari, un bicchiere di vino, s.
SILVANO - contento di versarglielo. (Semiserio) C mica pericolo che ci sia dentro la cocaina?
SILVANO - Non ne abbiamo ancora bisogno. Forse, in seguito.
TOSCA - Siete il meccanico sul serio?
BRUNO - Ho laria di essere qualcosaltro?
SILVANO - Tosca, piantala.
TOSCA - Va bene. Ma sarei pi tranquilla se mettesse gi quel cacciavite.
SILVANO - (accattivante) Vogliamo accontentarla?
BRUNO - Non ne vedo la ragione.
SILVANO - D un po, Tosca, e se te ne tornassi gi a casa tua, magari a fare un sonnellino? Resto io a far compagnia al giovanotto.
TOSCA - Nemmeno morta mi rintano, sola, gi, oggi. Se vuoi, mi devi venir a far compagnia fin che torna lElvira. Doveva essere anche il suo pomeriggio di libert!... Ma Silvano, come del resto, gli altri due, s accorto della presenza di FRANCA, la quale tornata con un viso serio e preoccupato ed ha avuto un moto di sorpresa alla vista del terzo ospite.
SILVANO - Tutto considerato, sar meglio.
FRANCA - (deponendo su una poltrona un rotolo avvolto in carta da giornale) Grazie. Mi fareste un piacere.
TOSCA - (sottovoce, nellavviarsi di malavoglia) La lasciamo qui sola con quel cacciavite?
SILVANO - Nessun pericolo. Il bruto sono io.
TOSCA - Crescimi pure la paura!... (Uscendo, aFRANCA) Vi serve niente?
FRANCA - No.
TOSCA - Per ogni evenienza, un colpo sul pavimento. Noi siamo gi.
SILVANO - Di, Tosca, che, se mi prometti di star buona, ti faccio vedere il neo.
TOSCA - Manigoldo! Via entrambi. Un silenzio. Non lieve.
BRUNO - Mi devo presentare?
FRANCA - Cos?...
BRUNO - Non si sa mai.
FRANCA - Come sei capitato qui?
BRUNO - Mhanno mandato. Non aspettavi il meccanico?
FRANCA - Da quando sei a Milano?
BRUNO - Saranno otto mesi a Santo Stefano. Ero stufo di rimanere in negozio ad attaccar bollini alle schedine del totocalcio.
FRANCA - E ti fai vivo solo ora?
BRUNO - Era il caso? Essa non risponde. Si leva il cappello e i guanti.
FRANCA - Mamma, pap, la Rina?
BRUNO - Bene, bene. La solita vita. Fa conto come un anno fa, lultima volta che fosti a casa ventiquattrore.
FRANCA - Sai, mi faccio riguardo a farmi vedere, perch... Pi tardi sanno e meglio . Dico per loro, la loro mentalit.
BRUNO - Naturalmente.
FRANCA - Tu hai capito.
BRUNO - Me ne venne il sospetto proprio lultima volta che fosti a casa e raccontasti che ti facevi vedere raramente per via dei viaggi della ditta e forse ti avrebbero trasferita a Zurigo.
FRANCA - Non ho mai saputo mentire bene io.
BRUNO - Poi, qui ero arrivato da pochi giorni e, in ufficio, mero sentito rispondere che teri licenziata da non so quanto tempo una sera uscivo dal cinema Rivoli e tu scendevi da una Mercedes nera con un signore calvo, per entrare al Caprice. Allora, ne sono stato sicuro e non tho cercata pi.
FRANCA - Perch?
BRUNO - (unalzata di spalle) Perch?...FRANCA!...
FRANCA - Cosa teri messo in testa? Che battessi il marciapiede?
BRUNO - B, pi o meno...
FRANCA - (dopo un po) Son contenta di rivederti.
BRUNO - Anchio.
FRANCA - Ti piace qui?
BRUNO - Ah, non c che dire, ti sei messa coi fiocchi. Ma sai, non questo che cambia la situazione.
FRANCA - Va bene, va bene. Me lhai gi fatto capire.
BRUNO - No. Te lho detto chiaro. (Alzandosi, come se non ci fosse altro da aggiungere) E allora, cosha sta macchina che non funziona?
FRANCA - Hai un buon posto, a quel che vedo. Se hanno mandato te, vuol dire che ti stimano.
BRUNO - Non mi lamento.
FRANCA - Ti trovi bene?
BRUNO - Faccio il mestiere che mi piace. Lo sai, i motori sono sempre stati la mia passione.
FRANCA - Fin da quando andavamo insieme a scuola a Pavia. Prendevi quattro in ragioneria ma ti rifacevi spiegando al professore di fisica il motore dellultima Ferrari da corsa.
BRUNO - Sicuro. E non sono arrivato ad avere che una moto.
FRANCA - Non guadagni abbastanza?
BRUNO - Per il mio bisogno, pi che a sufficienza. (Verso una confidenza che lo riprende suo malgrado) Mando perfino qualcosa a casa. E la mamma, figurati, mha fatto un libretto della Cassa di Risparmio. Certo che, al confronto tuo... Ma, del resto, io non ero fatto per diventare un impiegato.
FRANCA - Avvocato. Sarebbe stato il sogno di pap.
BRUNO - Vero. Lui uno di quelli che si vergognano di essere quello che sono. E adesso sarei disoccupato e mi sentirei un pesce fuor dacqua. No no, son contento cos. Mi sento quello che dovevo essere.
FRANCA - Non ci siamo nemmeno dati ancora un bacio. La tocca con le labbra sulla fronte, non senza una sfumatura di timidezza; lui si scosta con scontrosa malagrazia. E s, da piccoli, due fratelli legati come noi eran difficili da trovare.
BRUNO - Sai, poi si cresce. Anzi, tu non mandare troppi vaglia a casa, se vuoi che non se ne accorgano.
FRANCA - Nemmeno questo?
BRUNO - Il reddito eccessivo sempre sospetto.
FRANCA - E cos, anche tu hai del risentimento verso di me.
BRUNO - Anchio? E chi altri?
FRANCA - Dico cos...
BRUNO - Non credere che voglia giudicare e farti la morale. Mancherebbe altro, coi tempi che corrono. Tu hai sempre avuto la testa sul collo e se, a un certo momento, hai saltato il fosso, probabilmente hai avuto ragione tu. A conti fatti!... Cosa hanno ottenuto quei due poveri vecchi a starsene dietro a un banco dalle sette della mattina alle otto della sera per tutta la vita? perch hanno i loro pregiudizi, ma senn... Facessero il bilancio della famiglia, lunica a dargli delle soddisfazioni saresti ancora tu. Lo dico sul serio.
FRANCA - Grazie tante. Se questo deve essere lincontro di due fratelli che non si vedono da un anno...
BRUNO - Dipende dai diversi gradini sociali in cui due si vengono a incontrare. Quando uno si sposta, in alto o in basso, c poco da fare: non si lega pi. A questo mondo, divide di pi il peso del portafoglio che il colore della pelle.
FRANCA - Cosa conta?
BRUNO - Ma s, cosa conta? C, piuttosto, una curiosit che vorrei che tu mi levassi.
FRANCA - Sentiamo.
BRUNO - Ci provi gusto?
FRANCA - Sarebbe a dire?
BRUNO - Gusto. S. Gusto fisicamente. Meri sempre sembrata cos poco portata per certe cose.
FRANCA - E infatti. Mi indifferente. Non mi fa piacere n mi disgusta.
BRUNO - Ecco, vedi, secondo me, il lato immorale proprio qui. Mica il resto. Uno si leva una voglia e, se unisce lutile al dilettevole, non fa male a nessuno. Lunica moralit che esiste ancora nella sincerit dei nostri istinti. Ma cos... Va bene, io sono fatto a modo mio, per esser scelti invece di scegliere, non riesco a concepirlo, ecco. Scusa, sai.
FRANCA - Perch non potrebbe essere pi pulito il contrario?
BRUNO - Come, il contrario?
FRANCA - Farlo senza parteciparvi.
BRUNO - Punti di vista. Deve anche trattarsi di uomini non pi di primo pelo. Non coi giovani leoni che ci si fa una casa cos e lAlfa Romeo alla porta. B, una faccenda tua e pu benissimo darsi che a te non sembri sporca. (Tono di rottura) E cos, di che si tratta? Laccensione, ho sentito dire. Hai fatto guardare la batteria?
FRANCA - (di malumore) S, lho fatta guardare.
BRUNO - Per caso, non premerai il piede sullacceleratore mentre avvii?
FRANCA - Hai proprio tanta fretta di levarti il disturbo?
BRUNO - Cosa vuoi, lassoluzione dopo avermi fatto ascoltare le solite balle come ti ci sei trovata?
FRANCAMi dovresti conoscere. Non cerco nessuna assoluzione, io. Di che?
BRUNO - Quello che dico anchio. E allora?
FRANCA - Ci terrei solo che mio fratello non avesse delle idee sbagliate sul mio conto. proibito?
BRUNO - No no. Ma non ho affatto delle idee sbagliate sul tuo conto.
FRANCA - E invece s. E non male che tu lo sappia. Come mi ci sono trovata? Sembra incredibile tanto tutto stato naturale logico.
BRUNO - E va bene, anche tu hai diritto alla tua scena.
FRANCA - Mi verrebbe voglia di darti una sberla. Come quando non passava giorno che non ci si prendesse a pugni in cortile.
BRUNO - (involontariamente affettuoso) Su, allora. Ma fammi almeno fumare, mentre sto a sentire. Essa gli getta un pacchetto di sigarette sulle ginocchia, dopo essersene accesa una per s.
FRANCA - Tu lhai conosciuto il commendatore.
BRUNOAlt! No, senti, se la vecchia storia della stenodattilografa col principale, finisce a fischi prima di incominciare.
FRANCA - Non la vecchia storia della stenodattilografa col principale. Ero piuttosto brava come segretaria, ero onesta e lui era molto diverso dai soliti commendatori convenzionali che poi, per la maggior parte, sono meno convenzionali di quel che si dice. Vedeva perfino con simpatia che mi fossi voluta iscrivere alluniversit.
BRUNO - E diventato tuo cliente dopo?
FRANCA - Non far lo stupido, Bruno. stato una delle persone pi civili e pi pulite che abbia conosciuto.
BRUNO - Ti credo sulla parola.
FRANCA - Sai, quelle intese, sul piano del lavoro, quando senti che la tua opera apprezzata e serve a qualche cosa.
BRUNO - Non ne eri malcontenta; questo che ci tieni a stabilire?
FRANCA - Appunto. Nel giro del mio orizzonte, era quanto di meglio potessi desiderare. Uno di quei casi, per dire, che, quando una si marita, non rinuncia al posto pi che altro perch c affezionata.
BRUNO - A quel che pare, per, non era la tua vera vocazione.
FRANCA - E chi pensava ad altro, allora?
BRUNO - Cercavi la tua strada anche tu, come tanti.
FRANCA - Niente affatto... Aveva in me una completa fiducia. Qualche appunto e gli preparavo, io, tutte le relazioni, anche importanti, anche riservate. Conoscevo, in ogni particolare, la situazione dellazienda e sapevo quel che voleva. Aveva finito col farsi accompagnare da me in tutti i suoi viaggi a Roma. Piuttosto frequentemente. Una, due volte al mese. Limpressione, la prima volta che salii sul settebello! Credo che gli facesse piacere, forse si divertiva a vedermi prender confidenza con quel treno da signori, dalle poltrone e dai tappeti azzurri, con gli altoparlanti che augurano buon viaggio; quellatmosfera di sicurezza, di eleganza, di benessere, fra gente educata, usa alle belle cose...
BRUNO - Ci facesti labitudine presto, a quel che pare.
FRANCA - Davvero. A pensarci, mi stupisco ancora di non aver provato alcun disagio. Salvo un po la prima volta che mi fece cenare in carrozza ristorante... (Tono raccontato) Un giorno, una fine daprile, col cielo di Milano, che, una volta tanto, sembrava il cielo di Napoli, si doveva partire nel pomeriggio. Alla una, esce dallufficio e fa uno scivolone. Quattro gradini, ma sufficienti a fratturarsi un braccio. Siamo gi in ritardo sulle consegne. Vada lei mi dice . Si tratta soltanto di portare un promemoria al Ministero e far mettere una firma sotto a una proroga gi concordata per telefono. A dir a verit, mi sentivo importante salendo sul treno con la sua cartella di cuoio giallo che era come il simbolo della sua autorit. Lo scompartimento era mezzo vuoto. A Bologna, sale un giovanotto. Una trentina danni. Alto, abbronzato, il tipico giovane industriale sportivo, con quel modo che spesso hanno, fra linsolenza e la timidezza; e si mette a sedere di fronte. Ogni sua cura pareva concentrata come sistemare le lunghe gambe senza dar fastidio. Forse me ne accorsi e mi scapp un mezzo sorriso. una preoccupazione di tutti gli uomini, in treno, a differenza delle donne. Salvo quelli che lo fanno apposta. Fu cos che ci si mise a discorrere. Viaggiava, anche lui, per qualche cosa di simile... Pu anche darsi che si mettesse daccordo col cameriere, durante i cinque minuti che si allontan, fatto sta che ci trovammo, di nuovo, di fronte in carrozza ristorante.
BRUNO - E, naturalmente, pag lui la cena.
FRANCA - Ma fu tutto estremamente naturale; il piacere che mi dava la sua presenza, la sua voce di metallo che discorreva con volubile spontaneit di cose comuni, levitare la falsa disinvoltura di chi ti fa la corte pretendendo di non averne laria... Il treno arriva a Roma a mezzanotte meno dieci. Un temporale mai visto. Lacqua correva, davanti alla stazione. Faccio per salutarlo. Con un certo rammarico, lo confesso. Era uno dei pochi uomini che mi fossero piaciuti: le sue grandi mani, soprattutto, forti e intelligenti. Senza badarmi, egli agguanta al volo un tass, mi fa salire con lui e dice allautista: Prima accompagni la signorina e poi... e fa il nome del suo albergo. Nemmeno lavesse saputo, era lo stesso albergo mio.
BRUNO - Guarda combinazione.
FRANCA - E mi accorsi, solo dopo averne dato il nome allautista, che pot credere che lo avessi scelto allora, di proposito. Perch mi disse: brava e mi dette un bacio sul collo... Ecco.
BRUNO - In quelloccasione, almeno, ci avrai provato gusto. Era la prima volta?
FRANCA - Quasi, guarda... E qui cominciarono le scoperte. Alla mattina, quando mi svegliai, non lo trovai pi al mio fianco.
BRUNO - Hai sempre avuto il sonno duro, tu.
FRANCA - Sto raccontandoti una cosa seria, Bruno.
BRUNO - Il grande amore?
FRANCA - Figurati. Una gradevole avventura di viaggio e chiuso. Ad essere sincera, non mi dispiacque nemmeno che se ne fosse andato cos. Era nello stile di lui e di ci che era accaduto. Ci evitava limbarazzo di salutarci, dicendoci parole a cui nessuno dei due avrebbe creduto... Feci un bagno, mi vestii, chiamai un tass e andai. Quando apersi la borsetta per pagare la corsa...
BRUNO - Derubata di tutti i tuoi averi.
FRANCA - Al contrario. Due righe scritte sul cartoncino delle sigarette e un assegno. Dormi cos bene che non ti voglio svegliare. Ciao. Getto una occhiata sullassegno. Una cifra talmente sbalorditiva pi del mio stipendio di un mese che non mi sentii nemmeno offesa. Ne fui solo stupefatta. Se ti dico... mi venne il sospetto che si trattasse di un assegno falso. Ti giuro, appena di ritorno a Milano, lo presentai in Banca soltanto per averne la conferma. Era regolarissimo, invece, altroch!
BRUNO - Devono essere tutti miliardari.
FRANCA - Non necessario... Cosa saranno passati? Quindici, venti giorni, nemmeno. Una mattina, in ufficio, mi chiamano al telefono. Era lui. Nei due mesi successivi, ogni tanto, ci si torn ad incontrare. Fu, ogni volta, la stessa cosa.
BRUNO - Vorrai dire lo stesso assegno.
FRANCA - Lo stesso assegno... Un giorno, altra telefonata. Un suo amico che aveva avuto lindirizzo da lui. E allora, mi resi conto dellarcano. Pare che sui treni di lusso non sia infrequente il tipo della ragazza sola in cerca di clienti, con laria della donna perbene che cede allavventura. Piuttosto ben trovata. Mavevano preso per una di loro. Guarda un po che merito c a non esserlo!
BRUNO - Poi, un terzo ti telefon con lindirizzo avuto dal secondo e cos via. come la catena della felicit.
FRANCA - Sei mesi dopo, senza n averlo voluto, n, quasi, saperlo, io che, con quel che guadagnavo in ufficio, stentavo ad arrivare alla fine del mese, mi trovai nel cassetto qualche milione.
BRUNO - E mandasti a casa, in regalo alla mamma, il televisore americano. Sbaglio?
FRANCA - No. A casa il televisore ed io la mia prima pelliccia di castoro.
BRUNO - C poco da discutere, hai cominciato dove molte sognerebbero di finire, anche se hai cominciato tardi.
FRANCA - Entrata nellingranaggio, la cosa pi logica fu licenziarsi dallufficio. Ecco tutto. Non lho fatto n per debolezza, n per inesperienza, n per vizio, n per fastidio del lavoro, n per miseria, n per disonest, n per altro. Lho fatto consapevolmente e volontariamente. Per un ragionamento semplice e convincente che risponde ad una legittima esigenza di tutti. Perch mi piace la vita comoda e sicura, le belle cose, i vestiti eleganti, lautomobile, una casa mia e non aver preoccupazioni per lavvenire. Ho avuto torto, ho sbagliato? Personalmente son convinta del contrario. Non colpa mia se, oggi, una donna si sente pi difesa, indipendente e rispettata facendo quello che faccio io che non rimanendo, otto ore al giorno, in un ufficio.
BRUNO - E poi, magari, voti a sinistra. Guarda un po dove si va a cacciare la rivolta sociale!
FRANCA - Neanche passato per la mente. Anzi, lopposto, in un certo senso.
BRUNO - Una donna, per, che rinuncia a farsi una famiglia.
FRANCA - Quanto a questo!... Se avessi voluto, mi sarei gi potuta maritare. E parecchio bene, te lo garantisco.
BRUNO - Che ti devo dire? Il tuo ragionamento liscio come una camicia stirata. Essa gli allunga invano la mano per farsela stringere. Ma, in me, qui, avete uno su cui non potete contare. Lunico guaio, vedi, che sei mia sorella. Evidentemente, io non sono ancora abbastanza evoluto. Sono, anzi, certamente, un fesso; perch, alla fin delle fini, tutti hanno una sorella. Eppure, non so che farci. Se me lo avesse raccontato qualsiasi altra, avrei detto: benissimo, hai avuto ragione. assurdo, me ne rendo conto, ma tu, Cristo, sei mia sorella. Si alzato e fa per andare.
FRANCA - Te ne vai cos?
BRUNO - (la mano sulla maniglia delluscio) E in quale altro modo, abbi pazienza, FRANCA? Io non ce lho con te. Tuttaltro... Meglio cos che peggio, come potevo pensare. Ma cosaltro avremmo da dirci, ormai?
FRANCA - Di te. Come vivi, cosa fai...
BRUNO - (con le mani ficcate nelle tasche del giaccone di cuoio nero, appoggiato allo stipite della porta) Te lho detto. Massa. E mi piace cos. Non ho problemi. Di giorno ho il mio lavoro, la sera vado a casa sto in una camera mobiliata con uso di bagno, presso due vecchi pensionati ; mi d una lavata, mi cambio, butto gi un boccone, passo dal solito caff, d unocchiata alla televisione... Qualche sera, vado al cinematografo, qualche altra imbarco la ragazza...
FRANCA - Conti di sposarti?
BRUNO - Finora non ci abbiamo pensato, n io n lei. ancora solo una questione di pelle. Ma, probabilmente, finir cos. E, senn, sar, unaltra... Certe sere, mi viene voglia di campagna. Allora inforco la moto e vado fuori. Gli alberi, la terra e le campane sono eguali dappertutto; mi fermo in unosteria, ordino un bicchier di vino... Sono le volte che penso a casa e mando una cartolina ai vecchi... Uno come tanti. Lunica cosa che mi distingue da quelli come me, e mi prendono in giro, la mania di leggere le prime pagine dei giornali per cercar di capire qualcosa di quel che succede. I compagni mi domandano: Bruno, scoppier la guerra?. Come faccio a saperlo? Decidono gli altri, dico. Mi danno una manata sulla spalla e ridono... Non c mai tanta pace, nel cuore degli uomini, come alla vigilia di una guerra... Niente altro.
FRANCA - Ma sei felice?
BRUNO - La gente comune ha il dovere di essere felice.
FRANCA - Hai bisogno di qualcosa...? Non so... non farti riguardo.
BRUNO - No, guarda, sto bene cos. Mica per niente, sai, ma mi conosco. Se si comincia a lasciarsi prendere... Non che abbia un gran carattere, io. Non so come potrebbe andar a finire. E voglio star tranquillo. (Per niente patetico, anzi dopo una breve risata) Se rimarr quel che si dice un uomo onesto, dovr ringraziare la mia vigliaccheria.
FRANCA - Se non altro, vederci, ogni tanto.
BRUNO - Ma certo, capiter. Chi vive si incontra.
FRANCA - Ti telefono?
BRUNO - Fa come vuoi.
FRANCA - E quando vai a casa... anche per loro...
BRUNO - Non sar da me che lo sapranno. La Rina, piuttosto, mi far molte domande. Cresce con un caratterino!...
FRANCA - Che vuol fare?
BRUNO - Studia ragioneria e non vede lora di venire a Milano, anche lei. La storia di tutti.
FRANCA - I vecchi resteranno soli.
BRUNO - Era prevedibile, prima o dopo. Ha suonato il campanello.
FRANCA - esce ad aprire e rientra col Silvano.
SILVANO - Se Dio vuole, arrivata lElvira e me la posso battere. Entusiasta del neo! Ti serve niente? Tutto bene?
FRANCA - (una larva di presentazione) Mio fratello, un vecchio amico.
SILVANO - (un fischio) Hai capito!... Complimenti. Tutti fusti cos, in famiglia?
BRUNO - B, ciao. Ormai, tardi. La macchina la manderemo a prendere domani.
SILVANO - (subito) Le serve un passaggio, allora?
FRANCA - Lascia perdere, Silvano.
BRUNO - Perch no? Passa, per caso, dalle parti di Porta Romana?
SILVANO - Volentieri. Per me tutta strada.
BRUNO - Cos, mi fermo un momento a dire una cosa alla mia ragazza.
SILVANO - Come vuole. Poi, la posso portare anche a casa.
BRUNO - E molto gentile. (Alla sorella) Fa la commessa al Motta.
FRANCA - Avrei voglia di vederla.
SILVANO - Te la cavi con un panettone. Se vogliamo andare...
FRANCA - Allora, arrivederci.
BRUNO - Ciao.
SILVANO - Ci sentiamo. Mentre escono, altro squillo di campanello. (Dallanticamera) Guarda chi si rivede! Entra
DAVIDE - raggiunto, subito, da FRANCA.
FRANCA - (schietta, apparentemente priva di imbarazzo) Scusami.
DAVIDEDi che?
FRANCANon vieni da casa tua?
DAVIDENon ci vado dallaltro giorno.
FRANCASe ne pu conoscere la ragione?
DAVIDENo.FRANCACome vuoi.
DAVIDEMa di cosa ti devo scusare?
FRANCA(rifattasi cauta) Niente, niente.
DAVIDEFigurarsi. Sei proprio tu quella che si scusa di niente.
FRANCA - Daverti cercato. Daverti telefonato tante volte. Senza mai la grazia di trovarti, del resto.
DAVIDENon lho fatto apposta.
FRANCAMeno male.
DAVIDEAlmeno, non sempre.
FRANCAEvviva la sincerit. Pausa, qualche passo,s i guardano; lui con alcunch di involontariamente sfuggente.
DAVIDE - Fammi bere qualcosa, se non ti dispiace. Ho la gola arroventata. Lei gli serve da bere, tace, si aspetta.
FRANCA - Che c, Davide?
DAVIDE - Che ci deve essere?
FRANCA - Come se non ti conoscessi.
DAVIDE - (sarcastico) Ah gi, tu mi conosci.
FRANCA - Sei come inseguito. Ti nascondi. Sembra che abbia paura...
DAVIDE - Di che?
FRANCA - Te lo domando. (Tra pausa e pausa) Non lo vuoi dire?... Non posso saperlo?... Nemmeno io?... Qualche volta, non so se tu mi faccia pi rabbia o piet.
DAVIDE - Un sentimento che riunisca le due cose insieme, forse lunico giusto. Soprattutto, per chi s scelta la parte di inquisitore, come te.
FRANCA - Possibile che non si possa mai entrare in un tuo pensiero, in un tuo sentimento, in una tua sensazione? La credi una forza?
DAVIDE - Anzi, una debolezza. A me non piace niente di quel che succede. Quindi...
FRANCA - Viene per tutti il momento di lasciarsi andare, il bisogno... Sapere che esiste qualcuno che ci capisce senza giudicarci. Lui la sogguarda a lungo, vagamente insospettito.
DAVIDE - A questo mondo, il mio posto vuoto; e quel posto lo occupo io senza che, per questo, cessi di essere vuoto, ecco tutto. Ti va?
FRANCA - Credi che ci si possa sempre nascondere dietro alle parole? Egli tace. Un silenzio non facile. Posso aiutarti? Cos che non va?
DAVIDE - Lasciami perdere, FRANCA. meglio.
FRANCA - Per chi meglio? Per me o per te?
DAVIDE - Anche per te.
FRANCA - Questo lo dovr giudicare io, semmai.
DAVIDE - E dire che tutto avrebbe potuto essere cos semplice, cos facile.
FRANCA - E cos naturale. Se ci sono due esseri, al mondo, che sembrerebbero fatti apposta per andar daccordo, siamo io e te.
DAVIDE - Ne sei proprio tanto sicura?
FRANCA - S. (Semplice, intima e senza rossore) Non puoi, non vuoi volermi un po di bene?
DAVIDE - Se, per volerti bene, intendi venire a letto con te, no, non posso. Torna a versarsi abbondantemente da bere ed gi la terza volta.
FRANCA - Non tho mai visto bere tanto. Che ti accade, Davide?
DAVIDE - Ho sete, te lho detto. Che mi deve accadere?
FRANCA - ...Non puoi perch sono quella che sono, perch faccio questo mestiere? E allora? Una risata sardonica come a dire: ci vuole altro! lunica risposta.
DAVIDE - Non posso perch non posso. Chiaro?
FRANCA - Eppure, sembrava quasi che tu fossi orgoglioso di me, di contribuire a spingermi... Lo sappiamo bene noi due. Sarebbe stato sordido se non fossimo gli amici che siamo.
DAVIDE - Appunto. Vedi che sei fuori strada. (Posa il bicchiere) Una dichiarazione damore a me. Il colmo del sarcasmo.
FRANCA - Faresti meglio a dire il colmo della banalit. Avevo perfino pensato... una volta fuori da tutto ci, coi mezzi per viver bene... io e te...
DAVIDE - (sibilato) Marito e moglie!... La tua vocazione borghese! Come rimpiangerai che ti abbia dovuto dire quello che ti dir. E come ti detester per avertelo dovuto dire. Ma, del resto, prima o dopo, ci si doveva arrivare. Lho sempre saputo, fin dal principio. E, forse, senza rendermene conto, avevo pi voglia, io, di dirtelo che curiosit, tu, di conoscerlo.
FRANCA - E per questo che ti facevi vedere sempre pi di rado?
DAVIDE - Ma s, anche per questo. Il gusto masochistico di procrastinare il momento dellumiliazione. Pensa un po!
FRANCA - Tu non usi le parole a sproposito. Umiliazione, hai detto?
DAVIDE - Umiliazione.
FRANCA - Dimmi una cosa. Questa, almeno, ho il diritto di chiedertela. Perch mhai aiutata su questa strada? Per antipatia, per risentimento?... Qualche volta, sono cose che entrano anche nei sentimenti migliori.
DAVIDE - Ma che dici? che dici? Hai creduto che intendessi umiliazione per te?
FRANCA - Eh s, scusa. Considerato il tuo atteggiamento, ora, lunica spiegazione plausibile.
DAVIDE - Fa conto una vendetta.
FRANCA - Contro di me? E che tho fatto?
DAVIDE - Se la smettessimo una buona volta di considerarci sempre dei protagonisti! Nessuno protagonista, mai, nella vita.
FRANCA - Vendetta contro chi, allora?
DAVIDE - (largo gesto) Gli altri, se vuoi; la societ, il mondo, il protagonista senza volto, gli innocenti colpevoli... niente e tutto. Ma, poi, nemmeno questo. Chi lo sa?... Una sorta di vendetta metafisica, scaturita dalle profondit, per un oscuro bisogno di rivalsa... Lunico modo, forse, per illudersi, un momento, di ripagarsi di certe situazioni. La vendetta, in fondo, una sorella bastarda della giustizia. E uno si fa giustizia come pu.
FRANCA - Non tu.
DAVIDE - Soprattutto io. sempre il nostro passato che decide per noi.
FRANCA - E perch questo odio?
DAVIDE - Si direbbe che tu abbia bisogno di vedermi sempre migliore, meno meschino in un senso o nel suo contrario. Chi ha detto odio? Magari, si trattasse di odio. Lodio un sentimento virile ed attivo. Sullodio si pu costruire qualcosa. Ma questo rancore inerte, questa estraneit pigra e cattiva, accesa da torbide fiammate nevrasteniche... Vento!
FRANCA - E che centra con me, col volere o non voler bene?
DAVIDE - Centra collandare o col non andare a letto, che poi la necessaria conclusione, linevitabile coronamento del volersi bene fra un uomo e una donna.
FRANCA - Ma , poi, tanto importante?
DAVIDE - Pu non esserlo per chi in grado di andarci. assolutamente indispensabile per chi, in grado, non lo . unaltra delle tante ironie della vita.
FRANCA - Pi ti ascolto e meno ti capisco.
DAVIDE - Lo credo bene. (E si mette a raccontare. un avvio preordinatamente disinvolto, quasi leggero, fin che pu durare) I tedeschi mi presero che tornavo a casa dalla lezione di latino. Ero preoccupato di unode di Orazio da tradurre per il giorno dopo. Mentre ci spingevano dentro al camion, mia madre mi cacci in tasca quattro caramelle, quattro di numero. Entrai in campo di concentramento a sedici anni e ne uscii a diciannove.
FRANCA - (a mezza bocca, come tutti i suoi interventi durante la rievocazione) Lo so.
DAVIDEMa forse non hai riflettuto abbastanza su un particolare. Io, ebreo, e non certo un colosso, riuscii a venir fuori da Auschwitz. Non so se ti renda conto di ci che significhi. Caso unico e strano, non ne uscii nemmeno troppo malnutrito. E s che si lavorava a tutto spiano a sfoltire la popolazione, l dentro.
FRANCA - Mette conto che tu debba continuare a tormentarti con quei tristi ricordi?
DAVIDE - Metterebbe conto in ogni caso. La maggior colpa, dopo quanto successo, sarebbe dimenticare. Il mio, poi, un caso speciale e mette pi conto ancora. Ogni uomo figlio della propria memoria. Non si scappa. Delle nostre famiglie diciotto persone dopo tre mesi, ero rimasto il solo vivo. Il pi vecchio, mio nonno, aveva settantotto anni, la pi giovane, mia sorella Giuditta, la chiamavano Ditta, ne aveva tre. Venne introdotta nei forni, dopo essere stata gassata, proprio il giorno del suo compleanno. Lundici aprile. Che sole quella mattina!... Era arrivata la primavera anche lass. E tocc a me introdurvela. Migliaia di cadaveri al giorno e mia sorella tocc a me. Non occupava nemmeno la met della pala che la raccolse. Un fascetto dossa e due immensi occhi spalancati. Vivi anche dopo morti. Non osai nemmeno piegarmi per chiuderglieli. Fermarsi un momento, poteva costare la vita, la vita subito, voglio dire.
FRANCA - Che orrore...
DAVIDE - Nemmeno poi tanto. Dopo due mesi di quel lavoro, avvengono adattamenti straordinari della sensibilit. Quel lavoro era il sogno di molti, l dentro. Dava diritto a un supplemento di cibo: da difendere con le unghie e coi denti. Fin che durava, voleva dire vivere; anche se non voleva dire sopravvivere, perch, un giorno o laltro, dopo averne gettati dentro tanti, ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe gettato dentro noi.
FRANCA - Assassini.
DAVIDE - Si dice sempre. E poi, che se ne cava? (In piedi, camminando, afferrato da una crescente agitazione) Cominci a capitare sempre pi spesso, l davanti, un medico del campo. E mi accorsi che non mi levava gli occhi di dosso. Non veniva per godersi lo spettacolo, veniva per me. Si chiamava Friedrich e divideva la sua attivit fra linfermeria e i loro famosi esperimenti.
FRANCA - (un gemito) Noo...
DAVIDE - No. Questo lo seppi molto dopo. Una mattina mi fu ordinato di recarmi da lui. Essa si nasconde il viso fra le palme delle mani. Puoi abbassare le mani. Non ancora il momento. Nonostante tutto, per me, cess il tempo della paura. Fu buono e generoso. Ma s, per quanto enorme possa apparire, si deve dire cos. (L a guarda. Un silenzio) Non capisci, eh... Cerca di sforzarti... Cosa credi? Nemmeno fra le S.S. mancavano i raffinati, dai gusti particolari, come il tuo amico Silvano. Lobermediziner Friedrich era uno di loro ed io non ero un ragazzo da buttar via, si vede. Fui promosso infermiere.
FRANCA - Ma spaventoso.
DAVIDE - Qui, ora. Ma l dentro, allora? Una delle maggiori fortune che potessero capitare. Perch negarlo? Mi ci ero perfino affezionato. Purtroppo, anche qualche altro suo collega aveva i medesimi gusti, senza avere la medesima educazione e Friedrich, ahim era geloso. Geloso, capisci? E rompe in un pianto freddo, fratturato.
FRANCA - Basta, povero Davide, basta, basta.
DAVIDE - (riuscendo a reprimersi) Il meglio deve ancora venire. (Torna a bere) Per il mio protettore si profilavano due pericoli non indifferenti: uno scandalo, oppure che gli fossi portato via da qualcun altro, pi in alto di lui. Escogit il modo di evitarli entrambi, con una trovata degna di loro. Gli servivo, disse, per uno di quei tali esperimenti. E, dato il genere dellesperimento, la mia era let ideale. Niente di drammatico e niente di cruento, ebbe la finezza di rassicurarmi... Diciassette anni! Potevo sapere, allora, di che si trattasse? Che avrebbe voluto dire dopo? Per la vita?...Un laboratorio netto come uno specchio... Un lettuccio candido... Qualcosa di geometrico e lucido che emetteva delle radiazioni... Cinque minuti... nemmeno... qui, davanti... Un ronzio impercettibile, una gradevole sensazione di caldo e niente altro. Il mio corpo non fu nemmeno toccato. Poteva essere un gioco, una finzione... Ora puoi nasconderti gli occhi. Rimasi linfermiere indisturbato, il soggetto in osservazione, a doppia dieta, del dottor Friedrich che doveva studiare gli effetti della sterilizzazione nello sviluppo da adolescente a uomo. Uomo!... Quando giunsero gli americani a liberarci, fecero appena in tempo a strappargli di mano il revolver col quale stava sparandomi per poi spararsi, almeno cos aveva urlato tutta la mattina. Che vuoi? Anche leroismo una professione.
FRANCA - E non lhanno ammazzato?!
DAVIDE - Ora primo chirurgo in uno dei principali ospedali di Monaco. Fu a Milano, tre mesi fa, per partecipare... come li chiamano? A un simposium di chirurgia dellapparato riproduttore. la sua specialit. Lo lessi sul Corriere il giorno dopo. (Convulso) E da allora, da allora... Che mi accaduto, che esploso dentro di me, da allora?... Un enorme sforzo e riesce a trattenersi ancora. Si alzato e cammina agitato. Ci credi che, al momento di varcare i cancelli di Awschwitz, dove entrarono a milioni e uscirono soltanto a decine, ero felice? Non era vero, non poteva esser vero. Era stato un sogno, uno scherzo, un trucco. La vita era mia, l a portata di mano. Diciannove anni! Non avevo che un pensiero: una donna. E non mi resi conto che non era un desiderio, che non sarebbe mai potuto diventare un desiderio; che era e sarebbe stato, sempre, soltanto, un pensiero... Bastava alzare gli occhi, fare un cenno, erano dappertutto, l, giovani, belle, coi corpi che gridavano dalla voglia di ricevere e di dare il piacere... E provai, provai, provai... non feci che provare!... (Sul punto di travolgere lultima barriera) Che odio, in certi momenti, che odio per loro, per te!... (Mordendosi le mani a sangue per non lasciarle libere) Non muoverti, non parlare, non dir niente. Non so cosa potrebbe accadere se tu dicessi una parola. Essa rimane ferma per un po, a fissarlo con una sconfinata piet. Poi riempie un bicchiere, gli si avvicina e, sempre in silenzio, glielo mette in mano. (Ora spento, qualcosa di indifeso e infantile, non privo di un amaro risvolto ironico) Ti rendi conto, adesso, che quando uno, cos, incontra la donna che potrebbe essere la sua donna, possa far di tutto per aiutarla a diventare una prostituta? E se a lei viene in mente di regalargli un pigiama, lo fa indossare agli altri che la godono al posto suo... ti rendi conto?... Mossa da un naturale impulso di tenerezza protettiva, la mano di lei si mette ad accarezzargli i capelli. Lui si scansa con un atto repentino, balza in piedi e si allontana.
DAVIDE - Compassione no! davanti allaltra poltrona. Per potervisi sedere, deve sollevare linvolto che lei vi ha gettato quando rientrata. La carta si scioglie e cadono a terra numerosi giornali arrotolati, con dei segni di lapis rosso ben visibili. Egli li prende in mano e si volge verso di lei con violenza minacciosa. Ma questi... questi?... Come sono qui, questi?
FRANCA - Ce li ho portati io.
DAVIDE - Sei stata a casa mia?!
FRANCA - Il fatto di stanotte maveva sconvolta. Temevo per te... che tavessero preso... non so... Ho sempre temuto per te dopo ogni fatto come quello di stanotte... Non so perch. Sono corsa a cercarti, mi son fatta dare la chiave dal portinaio, ho trovato quei giornali e quei segni, tutti sul fatto di stanotte; sul letto, per terra, sul cassettone, offerti alla vista del primo che fosse entrato...
DAVIDE - Sai?...
FRANCA - Ora, s. Credo di s.
DAVIDE - (freddo, distante) E non hai paura? non hai paura?
FRANCA - S, Davide, ho paura. Ma non importa.
Scende, lento, il sipario.
ATTO TERZO
Di queste citt rester solo chi le attraversa ora: il vento. Noi lo sappiamo, siamo di passaggio. Dopo di noi: nulla di notevole. B. BRECHT Giorni dopo. Dentro buio ma fuori giorno e la luce filtra dalle fessure del balcone; con essa, sale anche il rumore del flusso dei motori della strada, cos parente di questa storia. Poi, secco e stridente, viene a mescolarvisi quello vicino di una chiave che gira nella serratura e la porta aperta e richiusa. Una luce viva nellanticamera. Entra FRANCA, vestita da viaggio, con una piccola valigia. Va alla finestra, fa scorrere le tapparelle e apre le tende. seria, pensierosa. Prima ancora di togliersi la pelliccia e i guanti, solleva il telefono e fa un numero. Sta, parecchio, ad ascoltare ma nessuno risponde. Riprende la valigia e la porta nella camera da letto dove scompare per un po. Si sente, anche di l, aprire la finestra. Torna, senza pelliccia e senza guanti. Resta un po soprapensiero, sposta automaticamente qualche oggetto, poi decide di ritentare al telefono e chiama un altro numero.
FRANCA - ...Un momento il signor Davide, per cortesia... Pi visto?... Credevo... Una sua amica... E fuori citt, per caso?... (Unimprovvisa ombra sul volto) Come? Da quando?... Niente, niente. Non importa. Grazie. Cessa subito la comunicazione e sta l, col mento appoggiato sul pugno. La sorprende cos il trillo del telefono. Lo lascia suonare una, due, tre volte, indecisa se rispondere o no, poi si risolve per il s.
FRANCA - (dopo aver solo ascoltato per un po) ...Sei molto caro... Non ero a Milano... Sono stata via due giorni... (Evidentemente si accorge solo ora, da ci che le viene detto, di una cesta di fiori in un angolo) Sono qui, davanti a me... Molto belli. Grazie... Ha pensato il portinaio a portarli a casa... Avvertirti? Ma via, quarantottore in tutto... Non pensavo che ti saresti fatto vivo... No, nemmeno che avresti telefonato... (Una punta di tenerezza) Per cos poco tempo?... Sul serio, ti dispiace?... No, anzi, perch mi dovrebbe infastidire? Al contrario... Ma no, niente. Son rientrata cinque minuti fa... Niente, ti dico... Solo un po frastornata... Nessuna ragione, ti assicuro... Tu piuttosto... A causa di Silvano? Di tuo figlio, volevo dire... Meno male... Me lhai detto tu che si chiama Silvano... Un discorso importante?... (Un pallido tono di scherzo) Mi preoccupi... Va bene, una cosa seria. Mi preparo... Sinceramente, mha fatto bene sentire la tua voce... Volentieri... No, no. Te lo avrei chiesto io... Sul serio, mi fa bene non restar sola. Una scampanellata. Suonano allo porta. Scusami, a pi tardi. Mette gi il ricevitore, esce ad aprire e ricompare precedendo un uomo anziano modestamente ma decentemente vestito, dai modi discreti ed insinuanti, intelligente senza inclinare alla scaltrezza, fiducioso senza cedere alla credulit e piuttosto indifferente che inquisitorio; sembra pavido ed soltanto prudente. Per accorgersi che si tratta di un commissario di polizia, occorrer che lo dichiari. Uneccezione alla regola e, dal punto di vista del pittoresco letterario, quindi, un vero errore; ma luomo di quel giorno era cos e la verit va rispettata, anche a costo che la polizia, una volta tanto, non ci faccia cattiva figura. Fosse accaduto qualche mese dopo, saremmo stati esonerati da questa finezza: andato in pensione un anno fa. Una pensione modesta, per rinforzata moralmente dalla nomina a cavaliere della repubblica e, in questura, qualcosa.
COMMISSARIO - (che s tolto di tasca un cartoncino e lo fa vedere) Chiedo scusa. Ma il regolamento.
FRANCA - Cio?
COMMISSARIO - Mostrare la tessera. La gente pensa chiss che prepotenze e non sa che pi imbarazzante per noi farla vedere che, per gli altri, controllarla. Siamo, in un certo senso, degli schedati anche noi.
FRANCA - (cauta ed allerta, riuscendo a mantenersi disinvolta) Non riesco a capire.
COMMISSARIO - La ragione della mia visita. E, infatti, lo credo. Il primo persuaso che sar stata inutile e si risolver in una delle nostre solite, come dire? indelicatezze, sono io.
FRANCA - In tal caso, lo capisco anche meno.
COMMISSARIO - Naturalmente. Previsto anche questo. ma che vuole, signora... (Forse ha impercettibilmente accentuato il signora).
FRANCA - Non sono sposata.
COMMISSARIO - Lo sappiamo, signorina.
FRANCA - E forse un reato non aver marito?
COMMISSARIO - Mai pi. Qualche volta un reato, semmai, aver moglie. Un reato contro se stessi che il codice non contempla. Io ne so qualche cosa. Sbagliato tutto, la carriera, la famiglia... Ma io le faccio perder tempo.
FRANCA - Penso anchio. Questo per non mi aiuta a capire.
COMMISSARIO - Non dovrebbe, per, capire sbagliato. E, per rassicurarla, debbo essere nuovamente indiscreto. Lei personalmente fuori causa. Noi viviamo di scandali, di crimini e non il suo caso, questo sia chiaro.
FRANCA - Meno male.
COMMISSARIO - Fossero tutti come lei, i nostri uffici si ridurrebbero a dei posti vuoti, occupati da uno stipendio; come, pi o meno, stato sempre il mio. E anche quello di tanto altri, del resto.
FRANCA - Io non ho esperienza diretta ma, per quello che ne sento dire, lei uno strano commissario. D informazioni invece di chiederne e, per giunta, con laria di domandar scusa.
COMMISSARIO - Esattamente. Le sono grato di avermi capito. Volevo soltanto rassicurarla. Basterebbero le persone che frequenta a garantire della sua intoccabilit; mi scusi, volevo dire della sua ineccepibilit. Come lo chiamano? Un lapsus. Un silenzio senza apparente imbarazzo da parte di lei. Che le dicevo? Il nostro destino lindelicatezza. Necessit professionale. Ma meglio una piccola indelicatezza che un grosso equivoco, non trova?
FRANCA - E allora?
COMMISSARIO - E allora, mi domander, come mai le facciamo la posta da due giorni.
FRANCA - Ah!
COMMISSARIO - Perch nasconderlo? Che vuole? Lopinione pubblica. In certe situazioni, lopinione pubblica obbliga anche noi a dei passi falsi o, per meglio dire, intempestivi, affrettati, che, qualche volta, anche peggio. Bisogna dimostrare di far qualcosa e questo costringe a recar disturbo a chi avrebbe il diritto di esser lasciato in pace.
FRANCA - (evidentemente persuasa di un sopravvento quanto meno opinabile, ma ci che importa che riesca a darle sicurezza) Sar meglio che si spieghi chiaramente. Non ho molto tempo a disposizione.
COMMISSARIO - Giusto, giusto. Vede? Proprio questo, questa mia sensibilit mi ha impedito di far carriera. Vengo al nocciolo... Ci sono stati, negli ultimi mesi, dei fatti, fatti sanguinosi, atroci che hanno molto impressionato. Una macchia su questa operosa e onesta citt. Ne avr sentito parlare.
FRANCA - Se non mi dice di che si tratta...
COMMISSARIO - Gi. Scusi... Quelle disgraziate, uccise di notte. Badi bene, non giudico. Infelici, esposte, se vogliamo, al rischio della loro professione, un rischio limite ma, insomma, ognuno padrone di fare ci che vuole della propria vita, bench ci sia modo e modo, non trova?
FRANCA - E un po difficile non averne sentito parlare, col baccano che ne hanno fatto i giornali, la gente.
COMMISSARIO - Ecco, ecco. Si metta nei panni della polizia. Unossessione. Premuti da tutte le parti. Fare qualcosa diventa la parola dordine. Questa una citt di milionari, signorina, e vuol sentirsi difesa.
FRANCA - (perfino un pizzico aggressiva) Desidera sapere se le conoscevo. No, non le conoscevo.
COMMISSARIO - Cosa dice? Pensare una cosa simile? Lei?
FRANCA - E allora non so proprio in che potrei servirvi.
COMMISSARIO - E che, vede, in questi casi, si va a tastoni. Si seguono cento piste...
FRANCA - A caso?
COMMISSARIO - A caso non proprio... Cento poste, sperando, fra cento, di imboccare quella giusta.
FRANCA - Come giocare al lotto, in altre parole.
COMMISSARIO - Pi o meno. Vaghi sospetti, indizi, meno che indizi, semplici impressioni. La delinquenza di una grande citt ha due facce, una sporca e una pulita. La prima la si conosce bene. Casa nostra, in un certo senso, ingresso libero. La seconda...eh, la seconda.... porta chiusa. Intendo, quando un furto un furto, una rapina una rapina, un assassinio un assassinio, otto volte su dieci portano la firma. Ci si muove nel nostro ambiente, per dire. Tutto semplice, sin troppo semplice. Il guaio comincia quando accade qualche cosa dallaltra parte e si deve esplorare laltra faccia. Allora si inesperti, maldestri, impediti... indifesi, ecco indifesi. Un labirinto: la parola; pavimentato di sabbie mobili, seminato di buche, dove quelli che possono inciampare siamo noi. Intende? Bisogna andare coi piedi di piombo.
FRANCA - Vuol dire che un conto un passo falso con un pregiudicato e un conto con una persona perbene?
COMMISSARIO - Pressa poco. Non si sa mai quali acque si muovono... chi ci sia dietro... le ripercussioni. Ah che bella cosa se i malviventi fossero tutti dalla parte dei pregiudicati e gli onesti tutti da quella delle persone perbene!
FRANCA - Per caso, avete intenzione di arrestare qualcuno e volete conoscere la mia opinione? questo?
COMMISSARIO - Purtroppo non cos semplice. Il fatto , vede, che, oh, non arrestato, e su quali prove? Il colore di unautomobile, figurarsi!...Semplicemente fermato, qualcuno lo stato gi. Indizi, impressioni; come dicevo. Fermato.
FRANCA - (impassibile) Vada avanti.
COMMISSARIO - C ragione di ritenere che questa persona lei la conosca... Forse in grado, sempre se crede, di darci delle informazioni... Il temperamento, le abitudini, il modo di vivere... eventualmente, stranezze sessuali... uno spiraglio qualunque... Qualche volta, una sfumatura... Che vuole, oggi col sesso si spiega tutto.
FRANCA - Aspetto che mi dica chi . Io conosco abbastanza gente.
COMMISSARIO - Tutti superiori ad ogni sospetto. Sappiamo. Un giovane scrittore, un israelita...
FRANCA - (una risata nervosa che tuttavia maschera lo sforzo) Davide?! Avete arrestato Davide? Incredibile.
COMMISSARIO - Fermato, fermato semplicemente... Per accertamenti come si dice. Ebbene, tranne lei, scusi lindiscrezione, non gli si conosce nessunaltra amicizia femminile.
FRANCA - Questo mi fa piacere.
COMMISSARIO - Perch? Ah, io sono imperdonabile.
FRANCA - Permette una domanda?
COMMISSARIO - Ben lieto.
FRANCA - Confessare di avere un amante, ma s, diciamo pure una come me, costituisce un reato?
COMMISSARIO - Ma che dice, signorina?
FRANCA - (falsa come la verit) In tal caso, s.
DAVIDE - il mio amante, lamante del cuore, come si dice. Da parecchio tempo. Anni. Va bene?
COMMISSARIO - Vedo, vedo.
FRANCA - E, fra noi, tutto normalissimo se questo che le interessa.
COMMISSARIO - Lei in grado di saperlo meglio degli altri.
FRANCA - Le dispiace?
DAVIDE - arrestato, pardon: fermato. Lui che non sarebbe capace di uccidersi una pulce addosso.
COMMISSARIO - Questo non vorrebbe dire. Molti efferati assassini sono zoofili emeriti, signorina.
FRANCA - Non il caso, le assicuro. Ora capisco perch le mie telefonate son rimaste senza risposta.
COMMISSARIO - Perch, lei gli ha telefonato?
FRANCANaturalmente. Non lo sapevate? Avete perso labitudine di controllare i telefoni? (Gesto evasivo di lui) A casa ed anche in ufficio, un quarto dora fa, appena rientrata a Milano. Capir, quattro giorni che non ci si vede.
COMMISSARIO - Ha detto, scusi, quattro giorni?
FRANCA - Per la verit avrei dovuto dire quattro notti.
COMMISSARIO - E precisamente? Ci pensi bene. Pu essere molto importante.
FRANCA - Oggi, che giorno ?
COMMISSARIO - Luned.
FRANCA - Luned. Si fa presto a fare il calcolo. Mercoled. La notte di mercoled.
COMMISSARIO - Una notte lunga.
FRANCA - Tutta. Ha cenato qui la sera di mercoled e se n andato la mattina di gioved. Se le interessa, le dir anche che ho il sonno molto leggero. Ma perch scusi?
COMMISSARIO - Certo, se ne cos sicura...
FRANCA - Sicurissima. Me ne ricordo bene perch, il giorno dopo, venne a trovarmi mio fratello che non vedevo da un anno. Poi sono partita...
COMMISSARIO - (gli scappa) Collonorevole. Oh, mi scusi, mi scusi, mi scusi tanto.
FRANCA - Di che? Si trattava dun liberale!... Due giorni di assenza e oggi luned. I conti tornano.
COMMISSARIOSarebbe disposta ad assumersi la responsabilit di testimoniarlo? In via del tutto riservata, beninteso.
FRANCA - Ma certo. Lo devo lasciare in un guaio simile? Mancherebbe altro!
COMMISSARIO - E, semplice scrupolo, qualcun altro che potesse confermarlo?
FRANCA - Signor commissario, difficile che certe cose si facciano in tre. Specie quando ci si vuol bene. Se pu servire la conferma di quando sono partita e quando sono tornata, la persona che mi accompagnava non avr nulla in contrario, penso, a dichiararlo.
COMMISSARIO - Per carit!
FRANCA - (proprio come le venisse in mente in questo momento) Ma, forse, ho di meglio. Sotto il guanciale deve esserci ancora il suo pigiama. Da mercoled io non ho pi dormito in casa, facile trarne le conseguenze. Ci sono ricamate su le sue iniziali:D.F.
COMMISSARIO - Le credo sulla parola.
FRANCA - No. Abbia pazienza. Sbagliare umano. Pu capitare anche alla polizia. Ma, capir, pi presto esce da questo imbroglio e meglio . Prego, signor commissario, entri, entri. solito dormire dal lato sinistro. Il poveruomo entra e ritorna col pigiama che mette su una sedia. Pu conservarlo come corpo del reato, se crede. Desidera altro?
COMMISSARIO - Scusarmi di nuovo e togliere il disturbo.
FRANCA - Dovere. E lo accompagna alla porta.
COMMISSARIO - (uscendo) Peccato. Gi, la nostra nemica sempre limpazienza. la solita storia. Non c maggior sbaglio che ritirar la rete troppo presto. Rumore delluscio richiuso.
FRANCA - riappare disfatta dallo sforzo e crolla su una poltrona. Cala lentamente la luce come se il tempo, dal meriggio al crepuscolo, si contraesse nello spazio di brevi minuti. Dal buio salgono le note del valzer triste di Sibelius. Quando torna chiaro, la stanza illuminata a luce elettrica.
FRANCA - seduta in unaltra poltrona e, di fronte a lei, sta Carlo. Egli ha gi raccontato molte cose di s. C una pausa di silenzio.
CARLO - ...E cos, quando lei mor, non che la mia esistenza mutasse di molto. Cess soltanto la contraddittoriet di una situazione: vivere insieme e non esistere luno per laltro. Divenne reale, anche fisicamente, quellassenza, quellestraneit che aveva vuotato, stavo per dire che aveva riempito, il nostro matrimonio fin da principio. Qualcosa di abbastanza frequente, insomma.
FRANCA - Che avevate da rimproverarvi?
CARLO - Nulla. ben questo. In dieci anni di matrimonio, non ci fu unombra, uno screzio, un dissidio, un torto; mai una parola men che educata e gentile. Un capolavoro della buona educazione.
FRANCA - E dei soldi.
CARLO - E dei soldi... Bench, allora, non moltissimi... Capitano... Capitano, no, momenti che due esseri son l, vicini, uniti e mentre uno ascolta delle campane che suonano, un cane che latra nella campagna, laltro, invece, guarda il colore del cielo, lombra di una foglia su un muro. Tu non vedi quello che vede lui, lui non ode quello che odi tu. Cos. Reciprocamente sordi e ciechi. Tutta la vita. Va un po a spiegarti perch. Le rotaie, pensa alle rotaie. Possono fare il giro del mondo a patto che non si avvicinino mai, tanto cos, luna allaltra. In dieci anni, credo, i nostri orologi non segnarono mai la stessa ora. Tutto ci che facemmo insieme fu mettere al mondo un figlio col quale sarebbe stata la stessa cosa. Se ci fossimo proposti una reciproca vendetta non avremmo potuto inventar di meglio... Chi fu? E chi fui, io, per lei?... Mah! Passatici accanto e via. Sembrava, che so? che ci desse reciprocamente fastidio desistere. Il disco ha finito di girare. Egli si alza per avvicinarsi al grammofono. Lo rimetto, se non ti dispiace. Mai capito perch mi piaccia tanto questo disco. , si pu dire, lunica musica che conosco e non mi stancherei di ascoltarla. Abbi pazienza. Riattacca in sordina il valzer.
FRANCA - Stavi dicendo tuo figlio.
CARLO - Gli voglio bene, so che lui me ne vuole. A modo suo, come io, del resto, a modo mio. Ma affatto vero. Eppure, anche l... Distanti come due pianeti. Non lo giudico, bada bene. lui che lo crede. Debbo confessare che non riesce nemmeno a scandalizzarmi. Un uomo come me, formalista, in fondo, se la gente conoscesse quanto poco sia capace di scandalizzarmi, ne resterebbe stupefatta. Per quanto ne viva fuori, uno, si pensa, fa lorecchio alla realt. E viceversa... no, no. Natura.
FRANCA - Non avrei mai pensato... Proprio vero: qualche volta, i pi spregiudicati sono coloro che lo sembrano meno.
CARLO - Spregiudicatezza? la vecchia storia: dal dire al fare... E se si trattasse soltanto di indifferenza? Me lo sono chiesto pi di una volta. In fondo, tutta la mia vita, fino ad oggi, sta l a dimostrarlo... Silvano. Ti giuro che, qualche volta, perfino lo ammiro. C, nella sua sfacciata incoscienza, una sincerit, una lealt, un ardimento che mi fanno invidia. Eppure, a guardar bene in fondo, pi conformista e convenzionale lui nel credere che io lo veda come una sorta di mostruosit della natura, che non sia io nel non riuscir a considerarlo tale. Ma ci, purtroppo, sufficiente a tenerci distanti e siamo al punto di sempre.
FRANCAMai incontrato nessuno con una capacit di comprendere come te. Son rari gli uomini ai quali si pu confidar tutto come a se stessi.
CARLO - Tutto non lo si confida mai. Per fortuna. Vorrebbe dire infilare la strada dei disastri a ripetizione.
FRANCA - (soprapensiero) B certo. Si fa per dire. Mi domando se il vero coraggio non consista proprio in questo tuo rispetto degli altri.
CARLO - E poi, quando ti accorgi che i tuoi coraggi son soltanto questi? La vita che, dal cervello, non riesce a scenderti nel sangue. Per dire: io, ad esempio, sono convinto dellinettitudine del capitalismo e dellattuale classe dominante, pur senza essermi deciso per i loro avversari politici. Tutti inerti, i miei coraggi; possibilit potenziali, prive dello slancio per realizzarsi.
FRANCA - B, tutte non direi.
CARLO - Il mio lavoro? Non mi ha mai dato veramente n gioia, n orgoglio. Unicamente una medicina per distrarmi dallangoscia di sentirmi un recipiente vuoto. Come, per gli altri, lalcool o la droga, fa conto. C nel discorso, una smagliatura, come avviene nei colloqui di molta confidenza ed intimit. ... La... Laralaralara... Lara.... luomo si sorprende a seguire a mezza voce il motivo diffuso dal grammofono e sorride. Ecco. Probabilmente la mia misura quella di questa banale melodia. Io, per me, sono fatto per le cose ordinarie. Non ho voli. Intorno a me, alla mia vita privata, tutto assume unaria comune, modesta, mediocre. La mia ricchezza medesima, tutto ci che ho costruito, stato senza volont e senza sforzo e perci non ha n splendore n importanza: frutto esclusivo, probabilmente, della paura di vivere. Basta che qualcosa passi attraverso di me per diventar piccola.
FRANCA - Vorrai dire onesta.
CARLO - (un sorriso amarognolo) B, pi o meno, la stessa cosa, no? Tutto questo maledettamente borghese, direbbe mio figlio... Insignificante, sempre. Se mi mettessi al dito un diamante, finirebbe col sembrare subito vetro.
FRANCA - Ma non cesserebbe, per questo, di essere un diamante.
CARLO - Eppure tu, quando dici queste cose, sei sincera.
FRANCA - Probabilmente, non te le sei mai sentite dire perch non ti sei mai aperto con qualcuno.
CARLO - S, pu essere anche vero. Ma la realt non muta. Lironia della vita, vedi, che, alla resa dei conti, tutti i luoghi comuni sono veri. Sempre pi forti di noi. Diventare ci che si . Questo tutto.
FRANCA - E ti par facile?
CARLO - Pi di quanto alla nostra vilt pu far paura. Trovare, una volta, lenergia e la voglia di uscire da se stessi e tutto avrebbe potuto essere diverso. Soltanto con te, ci potuto accadere. (Una pausa, unocchiata) E, purtroppo, io ho cinquantadue anni e tu ventitr.
FRANCA - Ventisei.
CARLO - (ora pi diretto, con una tenerezza di giovanile timidit sovrapposta alla cautela) E puoi pensare che siano sufficienti a colmare il solco?
FRANCA - La realt che stiamo vivendo da tre mesi non lo smentisce.
CARLO - E, su altre basi, continuerebbe cos?
FRANCA - Altre basi?
CARLO - Non immagini ci che intendo dire?
FRANCA - (unombra di perplessit) No.
CARLO - Continui ad essere sincera, sincera fino in fondo?
FRANCA - Non comprendo.
CARLO - Gi. pi che naturale che tu non comprenda. Quando un uomo, alla mia et, sta per decidere, di punto in bianco, un gesto che contraddice tutto il suo passato naturale che non si comprenda. Nulla riesce tanto sconcertante quanto un coraggio che esplode allimprovviso. Una lunga pausa che coincide, vedi caso, col cessare della musica e, se Dio vuole, consente di proseguire non pi a tempo di valzer. Continui sempre a non comprendere?
FRANCA - (seria, schietta) Un po meno, mi pare. Ma sarebbe talmente fuori da ogni logica...
CARLO - Ebbene s. Mia moglie. Ci sono, me ne rendo conto, novanta probabilit su cento che tu dica di no. Ti conosco abbastanza. E, del resto, proprio questa la garanzia. Ma se tu dirai di s, oh se dirai di s, sarai veramente mia moglie. Non ti chiedo lamore. Non tanto perch un uomo della mia et, come me, assurdo che chieda lamore a una donna come te, della tua et. La pretesa dellamore, addirittura, arrivo a dire lipotetica esistenza, da parte tua, dellamore, condurrebbe al disastro certo, in breve tempo. Tengo troppo a te per mettere in gioco tutto sulla carta dellamore. Chiedo insieme, guarda, la tua lealt e il tuo interesse, sicuro come sono che, in te, si tratta di due cose inseparabili.
FRANCA - (pensierosa) E tu sfideresti cos il mondo? Potresti garantire di non considerarti il marito di una moglie clandestina della quale ci si vergogna e che si deve tener nascosta?
CARLO - Mi accorgo veramente che a conoscere il mondo sono io, non voi. Non tu, non mio figlio, non i tuoi amici: io che lo conosco meno di tutti.
FRANCA - Una sfida?
CARLO - Al mondo? (Per la prima volta una risata sarcastica, armata di cattiveria) Ci si pu levare il gusto, avendo questo gusto, della benedizione del Santo Padre e di un telegramma del Capo dello Stato. Gratis, o quasi gratis. Ormai, son le cose che costano meno.
FRANCA - E te stesso, ti conosci?
CARLO - Un po meno. Conosco, per, quel che tu rappresenti per me. E anche, s, ci che io rappresenterei per te. Diventare, insieme, una casa, una famiglia, ci che non ho mai conosciuto e che ho ancora poco, pochissimo tempo per conoscere.
FRANCA - E ti basta?
CARLO - Me ne cresce. Finora, sono stato spregiudicato solo nei riguardi altrui. Sarebbe il momento che lo fossi anche per me stesso, non ti pare?
FRANCA - Una proposta simile!... Inimmaginabile. Qualsiasi altro, ma da te... E, scusa, una domanda... non so come dire...
CARLO - Umiliante.
FRANCA - Non proprio...
CARLO - Ma quasi. Avanti. Va fatta. Unicamente per questa strada pu essere possibile ci che vorrei che fosse possibile. La giovinezza crudele. E, in fondo, non ha torto. Senza crudelt non si pu essere sinceri.
FRANCA - Volevo dire se, io, un giorno...
CARLO - Ho capito. Sarebbe, per caso, diverso con unaltra? Diciamo pure con una ragazza perbene. Ne troverei, senza fatica, sai.
FRANCA - Lo credo bene.
CARLO - O, meglio, ne troverebbe il mio patrimonio, il mio rango...
FRANCA - Anche tu.
CARLO - Lasciamo correre. Con unaltra, avverrebbe forse peggio e pi facile. E come potrebbe essere altrimenti? FRANCA, fra pochi anni, io sar un vecchio. Tu sarai ancora una donna giovane e bella. La realt va guardata negli occhi. Se accadr qualcosa, e probabilmente accadr, sar naturale. E pu anche darsi che, allora, io ti ami abbastanza meno per poterlo sopportare senza soffrirne troppo. Vedi che sono sufficientemente cinico da precostituirmi il rimedio. Non umiliante, soltanto saggio. E poi, fare a meno di te sarebbe peggio di tutto. La verit questa... La vita, me ne sono accorto, sai, unavventura stupenda, a patto di accettarla com, di lasciarsene investire abbandonandosi al suo flusso. Senza una provvidenziale dose di fiduciosa imprudenza, non c felicit... Il mondo, le convenienze, la morale, domani, lanno prossimo... son questi i fantasmi che ci impediscono di essere felici, perch ci impediscono di vivere. Essa lo guarda fra stupita e ammirata. Uno, dici, scopre sempre delle giustificazioni morali ai suoi desideri e ai suoi interessi? Certo. Ma lo trovo giusto e legittimo.
FRANCA - Sembra che stiamo recitando una commedia dove i personaggi si sono scambiati le parti.
CARLO - (serio, dietro allo scherzo) Sono le uniche commedie vere in un tempo in cui le verit si sono capovolte. E, se si sono capovolte, una volta tanto, approfittiamone. Non poi detto che le verit di oggi siano peggiori di quelle di ieri. unepoca in cui tutto provvisorio. Un gesto di lei, spontaneamente affettuoso, la mano sopra la mano. Come sei caro.
CARLO - Probabilmente, si tratta solo di un egoismo che cerca unintesa con un altro egoismo. Ma lesperienza mi ha insegnato che uno dei pochi modi di mettere insieme qualcosa di sicuro che possa durare.
FRANCA - (appena appena amara) Un contratto.
CARLO - Io credo ai contratti. Perch, sai, in ognuno di noi c dellegoismo ma, per fortuna, poi, scopri che non c soltanto dellegoismo. Una pausa alleggerita da due sorrisi timidi.
FRANCA - (un certo imbarazzo) E che, vedi... Ma no, no... niente.
CARLO - Non rispondermi subito. E, soprattutto, non dirmi mai quello che, poi, ti pentiresti davermi detto. Mezza felicit, nella vita, fondata sul non sapere e laltra mezza sul non dire.
FRANCA - E in questa situazione, credi che sia possibile capirsi?
CARLO - E lunico modo. Purch si ricominci, sempre, tutto da capo... Pensaci. Io non te ne parler pi. Baster un semplice s, fra un giorno, fra un mese. Magari al telefono. Fosse stato calcolato, eccolo che squilla. A proposito.
FRANCA - (rispondendo alla chiamata) Ah, lei. Bene, grazie. S, son tornata stamattina... E che non sono sola. Lui un gesto come a dire che se ne va. Va bene. Salga pure. No, no, salga. (Dopo aver deposto il microfono) E linquilina del piano di sotto. Unaltra faccia della solitudine.
CARLO - (alzatosi e per uscire, con in mano la mano di lei)... E se la risposta non verr, pazienza. Non occorrer aggiungere di pi... Capir. Piuttosto di niente, si continuer cos. (La luce di unamarezza sorridente) Mi sapr accontentare. Anche solo cos, sar sufficiente. Senza rispondere, lei lo bacia su una guancia, spontaneamente, non senza tenerezza, e lo accompagna alluscio. Poi rientra, si avvicina alla finestra e guarda fuori, assorta, fino al momento che entrer la Tosca. Porta un vassoio con su una napoletana e due tazzine.
TOSCA - Sono in debito di un caff. Oggi si inaugura la caffettiera nuova. Un gioiello. Vedere per credere: pressione a vapore e due becchi in una volta. Mi fa venire in mente la Vittoria, una delle meglio fra le mie ragazze. Lasci la vita nel 31, dopo dieci anni di carriera. Spos un marchese che poteva essere suo padre e fin a Grosseto a far la Dama di San Vincenzo. Era tanto il tedio che, nel 44, fece cadere la facciata del palazzo senza bisogno delle bombe.
FRANCA - (un sorriso di convenienza) Perch le fa venire in mente la Vittoria?
TOSCA - (offrendole una delle tazzine e sedendosi ad assaporare laltra) Teneva due becchi contemporaneamente anche lei. Tradiva il vecchio con suo nipote e tutti e due con un ciclista che, a causa sua, non riusc mai a vincere il giro dItalia... Buono, eh?
FRANCA - Eccellente.
TOSCA - Merito della napoletana. un espresso fatto coi miei ricordi pi cari. Me lha mandata a regalare la Matilde in cambio del doppio panettone di San Biagio che le ho spedito contro il mal di gola. Pora Matilde, disoccupata, sola anche lei, mezza balorda e con una gamba secca. S ritirata a Bergamo, in pensione dalle monache. Ha fatto vitalizio di quel poco che le era rimasto ed ora ha tutto un convento che prega per lei, nella speranza che si decida a togliere presto il disturbo. E non andr lunga molto.
FRANCA - E malata?
TOSCA - Se ne impossessata larteriosclerosi, e, collaiuto di una vecchia sifilide, ne sta facendo uno dei suoi capolavori.
FRANCA - Non mi sembra molto allegra, lei, oggi.
TOSCA - Mica meno del solito. La noia, ragazza mia, la solita noia di trovarsi soli come un cane. Dio voglia che non ve ne dobbiate accorgere anche voi, pi tardi che sia possibile, detto con tutto il cuore.
FRANCA - Gi, un pensiero che torna spesso. (Quasi senza intenzione, pi che altro per mandare avanti il discorso) Tutto considerato, che ne dice, il matrimonio potrebbe essere ancora il minor male?...
TOSCA - Dipende. Prima di una certa et, pu essere uno sproposito; oltre, come che vada, sempre meglio di niente. Anche a restar vedove, se non una compagnia, almeno unoccupazione. Una tomba da curare conferisce prestigio e aiuta a passare il tempo. Pur di non starci dentro personalmente, una tomba sempre un capitale morale.
FRANCA - Se tutte le prospettive sono queste...
TOSCA - Confidenza per confidenza, da qualche tempo, neanche voi mi sembrate del vostro solito umore.
FRANCA - Infatti.
TOSCA - Affari di cuore?
FRANCA - Non proprio.
TOSCA - E allora, perch vi vengono certi pensieri?
FRANCA - Cos, vengono.
TOSCA - Non vedo di che vi possiate lamentare. Non vorrei essere indelicata, ma, meglio di quel che siete, cosa pretendete?
FRANCA - Non lo so nemmeno io. Chi pu dire perch ci si caccia in certi vicoli ciechi?
TOSCA - Una, con la vostra testa, ne verr sempre fuori. Voi avete i piedi sulla terra. Anche troppo.
FRANCA - (quasi esclusivamente a se stessa) Mai abbastanza. S. Ci che necessario proprio venirne fuori e mantenere i piedi sulla terra.
TOSCA - Che preoccupazioni avete? Fosse stato cos ai miei tempi! Oggi la vita facile anche quando difficile.
FRANCA - Non sempre. Guai a complicare le cose. Per quanto uno cammini con gli occhi aperti, rischia ugualmente di finire in una buca.
TOSCA - Figurarsi! La vostra carriera ancora lunga come una notte dinverno, bella calda, passata in compagnia.
FRANCA - (di nuovo quellidea) Una come me, dunque, il matrimonio, neanche pensarci, secondo lei.
TOSCA - Un momento. Mai dimenticare che, nella nostra professione... Scusate se mi ci metto ancora anchio, la forza dellabitudine...
FRANCA - Diceva, nella nostra professione...
TOSCA - Dicevo, nella nostra professione, una domanda di matrimonio sempre una promozione: un titolo di mercato. Fate conto una specie di passaporto per lonorabilit.
FRANCA - Se tutto fosse cos semplice. Ma non questo il problema.
TOSCA - Il problema, unico e solo, vedere se il gioco vale la candela.
FRANCA - In che senso, per esempio?
TOSCA - Basta applicare la regola delle tre esse e non si sbaglia mai.
FRANCA - E cio?
TOSCA - (enumerando la casistica sulle dita) Sentimento, sesso, soldi. Si fa il calcolo quanto spetta a ciascuno di loro, si tirano le somme e ci si regola sui risultati... Non mi credete?
FRANCA - Se non altro, un modo divertente di semplificare le cose.
TOSCA - Non ditemi che non siete il tipo che apprezza il semplificare le cose. il segreto della vita.
FRANCA - Non lo nego. A conti fatti...
TOSCA - Ecco, a conti fatti. Datemi ascolto; la regola delle tre esse e poi pi. Testimoni le mie ragazze, quelle che si son maritate e quelle no. (Persuasiva e didascalica) Sentimento: i casi sono tre.
FRANCA - Addirittura.
TOSCA - Si capisce: o si innamorate di colui che ha fatto la proposta, o si innamorate di un altro, o non si innamorate di nessuno. Il primo e il secondo rendono inutile la discussione. In un caso, o nellaltro, decidono da soli. Siamo di fronte ai diritti dellanima e cessa ogni altra considerazione. Il terzo caso permette di andare avanti. Mi sembra, scusate, il caso vostro. Lamore non deve occupare troppo posto nel vostro mobilio interno.
FRANCA - (soprapensiero) Crede?
TOSCA - Se non lo sapete voi, ragazza mia. Ma continuare a darvi del voi, abbiate pazienza, mi rende difficile proseguire. Nonostante le apparenze io sono timida.
FRANCA - Mi dia del tu. Dopotutto, lei ne ha pi diritto di tutti.
TOSCA - Alla faccia! Finalmente. Grazie. Spezzati gli ultimi vincoli alla cordialit e alla confidenza, le si avvicina trascinandosi dietro la poltrona, sempre rimanendo seduta, e le mette le mani maternamente sulle ginocchia. Ah, mi pare di essere, di nuovo, ai bei tempi. Torno a sentirmi utile. Dunque: sei innamorata del tuo pretendente?
FRANCA - No. Ma provo per lui qualcosa che non provo per nessun altro.
TOSCA - Cosa, per esempio?
FRANCA - Stima, simpatia, riconoscenza... affetto, anche affetto. Ma fiducia, soprattutto fiducia.
TOSCA - E altro?
FRANCA - Sono cose importanti, no? Per me, almeno, sono molto importanti.
TOSCA - Sono stupidaggini. Sei innamorata di un altro? (Un mezzo silenzio) Sei innamorata di un altro?
FRANCA - (un sospiro) Non facile dirlo. E poi, anche se fosse facile... Lasciamo stare.
TOSCA - Ho capito. Sei innamorata di uno che non ne vuol sapere... E cos?
FRANCA - Facciamo conto che sia cos.
TOSCA - Bada a me. Non insistere. Sono le peggiori situazioni. Tira via. Escluso. Anche il sesso, scusa la franchezza, ma mi pare il tuo punto debole. Per te, deve avere poca importanza. Chi lo sente e chi non lo sente, qualche volta lo si sente con uno e non lo si sente con un altro... non c niente da fare. Natura. Mi sbaglio?
FRANCA - No, no.
TOSCA - Tu sei una cerebrale della professione. la tua forza ma, abbi pazienza, anche la tua debolezza. Forse, oggi, andr meglio cos, non discuto. Son successe tante cose dopo la guerra... Io avr una mentalit sorpassata, come dice il Silvano, ma esercitare questo mestiere, senza laiuto della carne che partecipa, mi sa che debba essere una fatica del diavolo e, a dir come la penso, lo giudico anche poco morale.
FRANCA - (pensando al fratello) Curioso, anche lopinione di qualcun altro.
TOSCA - Ma naturale. Dal lato della carne, quindi, nulla osta al matrimonio, anzi un punto a vantaggio. Nel matrimonio, la carne un di pi. Resta il pi importante: i soldi. Carta e lapis. E se li fa uscire, a sorpresa, dalla borsetta. Quanto guadagni attualmente? (Contro un certo ritegno dallaltra parte) Puoi dirmelo. Non sono una spia delle tasse come quella carogna della portinaia.
FRANCA - Sar un due milioni.
TOSCA - Allanno.
FRANCA - Al mese.
TOSCA - Man della Madonna! Ma il tuo letto la banca dItalia! Non mi prendi in giro, per caso?
FRANCA - No. Certo, non stato sempre cos. Per da un paio di anni a questa parte, pi o meno, siamo l.
TOSCA - Misericordia, aver quarantanni di meno! Sai quanto fa in un anno? Ventiquattro milioni. Non li guadagna un cardinale che ha da fare tanto di pi. Metti anche poco, ma un cinque anni ancora sulla breccia, a questo ritmo, non te li ruba nessuno. Sono un centoventi milioni sicuri in tasca, esclusi gli interessi composti. Aggiungici lappartamento e quelli che ti sei messi via; metti pure sullaltro piatto della bilancia i vantaggi sociali, leventualit degli imprevisti, il ribasso in borsa, le risorse per la vecchiaia... Anche con tutto ci, Cristo, dove lo trovi un marito sopportabile capace di garantirti altrettanto?
FRANCA - Probabilmente questo lo sarebbe e anche assai di pi.
TOSCA - Bont divina! Per quanto non si sia invidiosi, qui finisce che si muore dinvidia. Una sosta.
FRANCA - persiste nellatteggiamento, in parte di assenza, in parte di divertita curiosit, onde ha partecipato alla conversazione. molto deteriorato?
FRANCA - (un sorriso, una scossa della testa) Al contrario.
TOSCA - Ah ben, senti, tu sei nata con la camicia anche se la fortuna te la sei fatta togliendotela. Campanello alla porta.
FRANCA - corre ad aprire. Ritorna senza riuscire a nascondere la propria ansia.
FRANCA - La prego, mi lasci sola. Sulluscio si vede Davide.
TOSCA - Credo daver capito. (Andandosene) Testa a posto figliola. La provvidenza non ci piscia addosso due volte. Non rovinatele la carriera, giovinotto.
DAVIDE - Niente paura. Non sar io a rovinargliela.
TOSCA - Bravo. Cos deve parlare un amico come si deve.
DAVIDE - Senti,FRANCA? Un amico come si deve.
TOSCA - Purtroppo sono quelli che, alla fine, ci mettono sempre nei guai. (Esortativa) E andateci a letto un paio di volte! Cosa vi costa? Oltretutto, fa bene alla salute. E poi, non c come soddisfarla, una voglia, perch cessi di dar fastidio. Lamore si consuma facendolo.
FRANCA - (sulle spine) La prego.
DAVIDE - Perch? Cercheremo di seguire il suo consiglio, signora. Nei limiti del possibile.
FRANCA - (facendole strada) Venga, venga.
TOSCA - Scusami, cara. Abitudine professionale. Certe crudelt mi fanno venire il voltastomaco. Si credono chiss che soltanto perch dispongono di un sesso. E, almeno, non lo risparmiassero. Cosa ne fanno? Lo mettono alla Cassa di Risparmio? Finalmente via.
FRANCA - (mal celando imbarazzo e disagio) Abbi pazienza, non sa quello che si dice.
DAVIDE - (con una stravolta esaltazione che ceder solo verso la fine del colloquio) Non sempre necessario sapere quel che ci si dice per dire una cosa giusta... (Una tonalit caustica, risentita) Contenta? Come vedi, il tuo ardito intervento ha fatto effetto. Hai sfilato loro le carte di mano. Gentilissimi e tante scuse. Eccomi qui. Libero... Per il momento... Salvato da un pigiama mio, indossato da altri. Lemblema della mia vita. Che sinistra buffonata! Essa non cerca nemmeno parole, disinvoltura. E dove trovarle? Per quanto... Come si fa ad essere disinvolti nella sua situazione? Egli la fissa, attende che parli. E adesso?
FRANCA - (una mezza voce) Adesso che?
DAVIDE - Devo ringraziarti, immagino. Propriet tua. Eccomi qui. Agli ordini. Disponi di me.
FRANCA - Non far cos, per carit, Davide.
DAVIDE - Che effetto ti fa, rivedermi in circolazione?
FRANCA - Ti prego, gi abbastanza penoso.
DAVIDE - ...Eh s, perch un conto la corda per tirar su la bestia dal precipizio, e un conto ritrovarsi di fronte la belva. Io sono un personaggio che non doveva pi tornare in scena. Chi ci resiste, faccia a faccia, a uno come me? Che ci vengo a fare? A raccontare come facevo ad accoltellare le prostitute?
FRANCA - Non parlarne, non dirmi niente, pi niente. Ho creduto di impazzire.
DAVIDE - Sfido!
FRANCA - Un incubo. stato tutto talmente spaventoso che non mi sembra vero, non pu esser vero.
DAVIDE - E stato?
FRANCA - Per ora limportante che tu ne sia venuto fuori. Non voglio pensare ad altro. Poi si vedr.
DAVIDE - (via via, perdendo il controllo) Gi, tutto risolto e sistemato. Mi domando se ci sia pi assurdo o pi grottesco. E, del resto, una cosa non esclude laltra. Una spugna sopra e il conto saldato. Tutto come prima. Lavato e stirato. Il demonio che ho nel sangue si addormentato per sempre; torno in ufficio, pranzo in trattoria, vado al cinematografo, ti vengo a trovare, ascoltiamo insieme dei dischi, parliamo del romanzo che hai letto, ti d dei consigli che tu metti in pratica... Tu mi mandi delle cartoline, mi regali dei nuovi pigiama e continui a volermi bene, nascondendo lorrore che ispiro.
FRANCA - Che dici?
DAVIDE - Uno specchio. Dovresti avere uno specchio per vedere il tuo povero viso. Orrore, orrore, giusto e sacrosanto. Mancherebbe altro! Lorrore che ho, io stesso, di me. Cosa credi?... Cos, vero? Come niente fosse accaduto, come non fossi quello che sono. Ma immaginabile?
FRANCA - Ti scongiuro, Davide, non resisto pi, abbi piet.
DAVIDE - La piet. Che occasione. Perch non approfittarne per darti ad intendere che s trattato di unorribile serie di equivoci? Rattoppare la situazione recitando la parte dellinnocente ingiustamente sospettato. Sai che scena! E il colmo che non sarebbe forse nemmeno difficile, perch si finisce col creder sempre ci che ci fa comodo. Pensa il vantaggio. Io potrei tornare ad andare e venire con disinvoltura; tu, se non altro, potresti guardare le mie mani senza rabbrividire. Le risposte di lei sono ridotte, quasi esclusivamente, alle espressioni del viso, ai moti e ai gesti incontrollati che il discorso di lui suggerisce. una sorta di dialogo fra uno che non sa contenere il flusso tumultuoso delle parole e un altro che non riesce ad articolare una frase sicura. Eppure, non c sfumatura, la pi impercettibile, di ci che avviene nellanimo di lei, che egli, nellesasperata sensibilit del momento, non riesca a cogliere. A questo punto, esempio, s gi accorto che essa ha sollevato istintivamente il viso guardandolo un attimo negli occhi con una fugace luce di sollievo, subito spenta. Ma come si fa? Dove metti la paura? Se Dio vuole, c lei a riportare le cose a posto. La paura quando sar qui, la paura quando sar via di qui. La paura che ti leggo negli occhi anche ora. Perch se non avessi paura sarebbe mostruoso, pi mostruoso ancora. E lavrai sempre e sempre di pi. Credi di poterci resistere?
FRANCA - Che fare, che fare, mio Dio!
DAVIDE - Ecco: che fare? (Una risata sardonica) Un viaggio, per esempio. Perch non mi consigli un bel viaggio lungo? O, magari, trasferirmi in unaltra citt, meglio ancora. Scomparire per un po di tempo e poi tornar fuori come niente fosse accaduto, rimesso a nuovo. Va alla finestra, scosta le tendine, getta uno sguardo fuori. E quelli l, che mi tengono, che ti tengono docchio? No, nemmeno il turismo serve. Sai cosa sarebbe necessario? Te lo dico io. Devi pur completare la tua opera di salvatrice, visto che lhai cominciata. Sarebbe necessario che io venissi, qui, ogni sera, che passasi tutte le mie notti qui, fin che si persuadessero che la tua menzogna era la verit. Magari, marito e moglie, ah, che soluzione... Te le figuri le nostre notti qui, seduti uno davanti allaltro, in silenzio... quel silenzio, te lo figuri? Fin che tu non ti mettessi a urlare dal terrore... oppure, fin che io... Eh gi, perch non so quando mi prende... Mica mi manda ad avvisare: giorno tale, ora tale... E quando mi prende, quando mi prende...
FRANCA - (soffocato) Davide, Davide, Davide...
DAVIDE - Lo vedi? Comincia gi, no? Comincia gi. La paura. Ne so qualche cosa, che credi? Una vecchia conoscenza. Un maestro della paura, io. La conosco perch lho letta nello sguardo, lho sentita nella voce di quelle disgraziate. un attimo ed eterna, come la vita e come la morte. Come se la provassi io stesso, tale e quale. Te la potrei descrivere. Si tocca, si palpa, letteralmente, sulla pelle... e poi... Poi mi cala come un rasoio di fuoco dentro al cervello... Lo scoppio di un fulmine e allora non si torna pi indietro. E quando cessa lincoscienza, tutto fatto e tinvade un senso di distensione, di dolcezza... La medesima cosa che si deve provare quando s fatto lamore... Ma dopo, cinque minuti dopo: linferno! Ti giudichi come si trattasse di un altro. La stessa repulsione, lo stesso orrore, lo stesso odio che prova luomo che non lha fatto contro quello che lha fatto. Sei tornato dallaltra parte, capisci? E vivi anche tu, tu stesso, nella paura... Oh, non quella che ti colgano, quella niente. Una paura lunga, lunga, presente ad ogni momento, una paura incollata addosso come una camicia sul corpo sudato. Una paura amica, guarda. Il galeotto e la sua catena... La ragione dei miei congedi repentini, le mie assenze inesplicabili, le mie lontananze astiose... cosa credi? Te lo sei mai domandato? Prova a dire... Su, prova...
FRANCA - Non so, non so, abbi compassione.
DAVIDE - Unaltra paura sulla paura. La paura che, da un momento allaltro, mi capiti qui, con te, contro te. (Gridato, la disperazione) Contro te, FRANCA!
FRANCA - (impercettibile) No, no...
DAVIDE - (repentinamente freddo, quasi istrionesco) Eh gi... perch la logica, la logica di tutto, se ci pensi... te che io uccido nelle altre, te che non posso avere, che non potr mai avere, che vorrei disperatamente avere... e che tutti gli altri hanno, basta che vogliano. Chiedevi che ti amassi. Almeno un poco, hai detto. Ebbene, ti amo cos. Ti va di essere amata cos?... Perch non rispondi, perch ti allontani!... So ci che provi, capisco tutto. Comincia gi, vero? Lo vedi? Comincia gi...
FRANCA - (soffocata) Povero Davide, povero Davide, che tormento.
DAVIDE - (duro) Taci. Un silenzio, alcuni passi, poi, fermo, davanti a lei rannicchiata su un divano. Credi di avermi aiutato, togliendomi dalle loro mani?
FRANCA - Che avrei dovuto fare?
DAVIDE - Lunico modo di aiutarmi era dir tutto a quel commissario, favorire la macchina che si era messa in moto per distruggere il mostruoso scherzo di natura che sono. Perch, in un modo o nellaltro, va distrutto e pi presto sar, meglio sar. Mavresti teso una mano per superare la vigliaccheria che mi ha impedito di gridare in faccia a coloro che mi interrogavano, chi avevano davanti.
FRANCA - Aiutarti nella tua rovina.
DAVIDE - Mavresti evitato una rovina peggiore. E lo sapevi, lo sai. C un ordine da ristabilire. Ma sei stata vile anche tu. (Ancora uno scarto di tono, un livido umorismo discorsivo) Sono inesauribili le mascherature della vilt. Che brava, che brava. Capace perfino di rivestirsi dellapparenza del coraggio. Stanotte, per dirti, stamattina, mentre stavo l, martellato di domande, via uno sotto laltro, ed era facile, sempre pi facile sfuggire alla presa; bastava dire no, sempre no, anche solo tacere: un gioco... ebbene, mi sentivo crescere dentro un pensiero folle, esaltante. Che ne sanno costoro, che centrano? Troppo semplice, troppo banale darsi a questa stupidit, mi dicevo. Non devono essere loro, devi essere tu, semmai, a giudicarti e a punirti. Devi trovare da te stesso il modo e la misura della tua espiazione. Naturalmente una bella espiazione, memorabile, magari un po teatrale. Lorgoglio, capisci? si appropriava della morale per venire in soccorso alla vigliaccheria. Porco dun!... Mi son perfino compiaciuto al pensiero che, scrivendo tutto ci, avrei scritto una bella pagina!... E possibile un labirinto simile dentro a un uomo? (Teatrale) E cos, ora c anche questo nuovo conto aperto. Unaltra trappola dove mi sono cacciato da me stesso.
FRANCA - Che vuoi dire, Davide, che vuoi dire?
DAVIDE - (crollando) Ma se lo sai che non c pi rimedio. (Ora quasi flebile) Se tu avessi parlato, la catena si sarebbe spezzata. Tutto sarebbe diventato pi facile. Chiudere gli occhi, abbandonarsi alla corrente...
FRANCA - E poi, che sarebbe stato, poi?...
DAVIDE - Sarebbe finita la lotta... Quello era, almeno, il modo di suicidarmi lasciandone ad altri il compito; scendere fino in fondo, finalmente, nel piacere della vergogna... Sento di sprofondare di giorno in giorno verso la catastrofe, FRANCA. Qualcosa pi forte di me, al di fuori di me, mi spinge a distruggermi distruggendo. La verit questa. Peggio che ingiusto, sarebbe inutile resisterci. Ancora ancora, il meglio di me rimasto lass, fra quei reticolati e quelle muraglie. La mia volont di vivere rimasta l. Fuori, diventata volont di morire... e sono stanco, stanco... Per questo non ti sono grato del tuo salvataggio. Perch non di un salvataggio si tratta. E come? Forse che si pu cancellare ci che stato?... A qual fine prolungare unagonia quando lirreparabile sempre pi vicino?
FRANCA - Non possibile, non deve essere cos.
DAVIDE - Non ti rendi conto che non rispondi parole, gesti, ma suoni; che non trovi una ragione che una, per poterti illudere che esista una via duscita?
FRANCA - (arresa) E allora?
DAVIDE - (stringendosi nelle spalle) La prossima crisi... quelli l sono pazienti; oppure perch no? un incidente automobilistico come tanti, per esempio. E forse non occorrer nemmeno che lo voglia o che lo cerchi. La mia volont di morte lavora per conto suo. Su di essa, so di poter fidare. Mha dato un appuntamento al quale non mancher. E cos, la tua menzogna mi sar valsa una oscura tomba al posto di una fiammante citazione in un trattato di follia criminale. Lultima vilt.
FRANCA - (un gemito) Davide...
DAVIDE - No, cara. Sapessi come laspetto!... Sar la fine di una lunga angoscia, la fuga dallinferno, perch il vero inferno qui, su questa terra, adorabile e maledetta... E verr, finalmente, la pace. Finalmente la pace... Pensa che regalo. Allora le si avvicin e, per la prima volta dacch la conosceva, laccarezz sui capelli. Una grande malinconia e nessun sentimentalismo. Come son tiepidi i tuoi capelli... E non piangere, cara... Una mattina: domani, fra un mese, aprirai il giornale... Vedrai sar meno terribile di quel che pensi. (Perfino uninvisibile punta di scherzo) Anzi, non lo sar affatto. Qualche giorno di tristezza, una tristezza buona, e poi, anche tu, un gran sollievo... Per te e per me... Il nostro regalo segreto... E io avr avuto pi di quel che meritavo. Solo, tenuissimi, i singhiozzi di lei. Unaltra carezza, un momento, ancora, la mano sospesa sui suoi capelli. E dire che poteva essere tutto cos semplice e cos bello... (mormorato) Addio. E, subito, via.
FRANCA - (con la voce strozzata, inseguendolo, ma, forse, nemmeno) Davide, no, Davide... Poi rimase, lunghe ore, immobile, cupa a riflettere. Prima di notte, and al telefono, fece un numero e parl con voce sicura. Quanto tempo sar passato? Una settimana, quindici giorni? Nemmeno. Lo si vede da un diverso cesto di fiori che ha sostituito il precedente ed giorno vivo. Son l
FRANCA - e Silvano, mani in tasca, appoggiato al muro vicino alluscio.
SILVANO - E cos diventi mia madre.
FRANCA - Sicuro. Son diventata dei vostri.
SILVANO - Sei sempre stata dei nostri.
FRANCA - Una persona rispettabile, voglio dire.
SILVANO - Potenza irresistibile di Milano. una citt che non perdona. Lascia fare a lei. Prima o dopo, riesce a trasformare tutti in ottimi borghesi.
FRANCA - Sembra che ti faccia dispiacere.
SILVANO - Al contrario. una cuccagna. No sha idea linfinit di cose non rispettabili di cui ci si pu levare il gusto, essendo rispettabili.
FRANCA - Grazie della fiducia.
SILVANO - Ma no!... Tu non appartieni agli arrampicatori sessuali.
FRANCA - Ai, cosa?
SILVANO - Vedi, ti riesce nuovo anche il termine. Tu sei gi un gradino pi su. quello che non riesce a capir la
TOSCA - col suo mito anacronistico della lussuria servile e colpevole, concepita come arte e vocazione e separata dal contesto sociale. Tu fai gi parte del sistema.
FRANCA - E tu... s, voglio dire, quelli come te, ne fate parte?
SILVANO - Anche noi, senza dubbio. Ma noi siamo in una fase meno avanzata, siamo indietro di una generazione. E, infatti, gli arrampicatori sessuali dove li trovi? Quasi soltanto fra noi. Come, ieri, erano fra voi. Un po di tempo ancora, e, collaiuto di Dio, tutto sar livellato.
FRANCA - (un velo impercettibile di ironia) Meno male che lhai presa con disinvoltura e sai essere allaltezza della situazione. Mi sarebbe dispiaciuto che, diventando mio figlio, avessi cessato di essere mio amico.
SILVANO - Mancherebbe altro. Sei la madre ideale. Dove lavrei trovata unaltra pi comoda? Che lezione di realismo, per, il vecchio... Oh, scusa, pap! Mi fa perfino rabbia. Lui ha capito, subito e meglio di tutti noi e s regolato di conseguenza, senza tante complicazioni e tanti discorsi. Ho proprio paura che tu stia per sposare un granduomo.
FRANCA - Sto per sposare un uomo ed quello che conta. Ci che desidererei che si capisse che, per quanto paradossale possa sembrare, per me una cosa seria e disinteressata.
SILVANO - Ci rimetti, lo so.
FRANCA - Il ragionamento della Tosca, eh?
SILVANO - Non c bisogno dei calcoli della
TOSCA - per capirlo. Magari poco, ma una come te, ci rimette, se non altro, in indipendenza, in libert. Perch, tu, la moglie la farai sul serio, ed anche la buona moglie. Per questo, dicevo, fai parte del sistema. Le va vicino allegro, affettuoso e le prende le mani nelle sue. Ma sai che sei una mamma affascinante! Son contento. Noi tre, insieme, faremo proprio una gran bella famigliola... E i tuoi, li hai avvertiti?
FRANCA - Vagamente.
SILVANO - Devo pur conoscere i nonni.
FRANCA - (un sorriso piuttosto forzato) Li conoscerai.
SILVANO - A proposito, e che ne di tuo fratello?
FRANCA - Pi visto.
BRUNO - fatto cos... E pi facile che ne sappia qualcosa tu.
SILVANO - Ha le mani doro. Con una modifica da niente al motore della mia macchina, le ha fatto guadagnare venti chilometri di velocit.
FRANCA - Vi siete visti spesso, allora.
SILVANO - Solo pi un paio di volte. Io non riesco a capire una cosa. Se uno ha curiosit di provare unesperienza nuova, perch, poi, debba tirarsi indietro con la scusa del timore che finisca per piacergli troppo.
FRANCA - Bravo, Bruno! la sua forza.
SILVANO - Intenderai la sua debolezza.
FRANCA - No, Silvano: la sua forza. Lui sa resistere.
SILVANO - Alle tentazioni? Bel merito, coi tempi che corrono.
FRANCA - Alle cose. Naturalmente, spontaneamente. Sa resistere alle cose. Ho imparato parecchio, in argomento, durante questi ultimi quindici giorni.
SILVANO - Oh dico, siamo gi alle paternali? Va bene che (una risata) ...eh gi, ora diventa mio zio!FRANCAGiudicami pure una sentimentale, ma c una persona sola che vorrei presente al mio matrimonio: mio fratello. E non verr. Lui solo non verr.
SILVANO - Perch sa resistere alle cose? Un bel villano. Prima del campanello, la voce. la TOSCA - in arrivo.
TOSCA - FRANCA, FRANCA... Indovina chi ti porto. andato ad aprire il
SILVANO - e, ancora dallanticamera. Ma dov laFRANCA? Entra, tirandosi dietro, per mano, Rina: diciottanni, la bellezza della salute, la sicurezza della giovent e la golosit dellappetito. La tua sorellina. Te laspettavi?
FRANCA - Rina! RINA FRANCA! (E si gettano le braccia al collo)
TOSCA - Figurati, ha sbagliato piano. Ha suonato da me e siamo gi diventate amiche.
SILVANO - Quando si dice lintelligenza del caso!
RINA - Che voglia avevo di riabbracciarti.
FRANCA - A chi lo dici. Lasciati vedere.
RINA - (una piroetta) Tutto bene, no?
TOSCA - S mai incontrata la meraviglia di una creatura simile? Ma guardatela! Pu esistere qualcosa di pi bello al mondo di una bella figliola? Davanti a questi capolavori, non si pu non credere in Dio.
FRANCA - Ormai, ti sei fatta una donna.
RINA - Non vedevo lora.
FRANCA - Lultima volta che fui a casa, sembravi ancora una bambina.
RINA - Non ti dico persuadere la mamma a lasciarmi tagliare le trecce e mettermi il rossetto. Crescere, lei la piglia per unoffesa personale. Ho anche gi il diploma, sai?... (Esclamativa) Ti sposi! Ma davvero? Mi pare ancora impossibile.
FRANCA - Davvero.
RINA - Che bellezza, come son contenta!... La mia FRANCA!...
TOSCA - Che incanto, che incanto! Non le manca niente.
SILVANO - (forse a un cenno di FRANCA) E se andassimo, un momento, in cucina a farci un caff? Di, Tosca, cos ti decidi a tenere un po la bocca chiusa. E se la trascina fuori.
TOSCA - (sulluscio) E il sesto della giornata.
RINA - Chi quel bel giovanotto? Mi piace da morire.
FRANCA - Tuo nipote.
RINA - Accidenti! Il figlio di lui?
FRANCA - S. Ma non contarci troppo.
RINA - (effettivamente adorabile la sua insolente civetteria) Perch, coi nipoti proibito? Ma un nipote di seconda mano...
FRANCA - Son cose che tu no devi sapere.
RINA - FRANCA, di! Diventi noiosa anche tu come la mamma. Son forse nata ieri?... (Volubile) Oh, non far storie, sai; son venuta in cerca di una alleata. Mi devi aiutare.
FRANCA - Aiutare a far che?
RINA - A sistemarmi a Milano. Unoccupazione qualsiasi, da guadagnar molto e presto, lavorando poco. Ah Milano! Il cinema, il teatro, il ballo!... Non ne posso pi di far la muffa tra quei quattro sassi e coricarmi con le galline. Tu diventi una signora, chiss quanta gente importante conosci. Ti sar facile.
FRANCA - Ci penseremo, ci penseremo.
RINA - E un belluomo, tuo marito? (Laltra tarda a rispondere) Ma che importa? Purch sia simpatico e con tanti milioni... Ha tanti milioni, vero?
FRANCA - S, cara, s.
RINA - E, d un po: lasci questo magnifico appartamento?
FRANCA - Naturalmente.
RINA - Ma un delitto. Mai vista una bellezza di casa simile. Sembra di essere al cinematografo. Che sogno abitare in una casa cos. Non ha fatto che muoversi, toccare i mobili, spostare le cose, cullarsi nei divani e nelle poltrone. Di l che c?
FRANCA - La camera da letto, naturalmente.
RINA - Ah gi!... Ne ha spalancato luscio. No, non possibile. E che te ne fai di un letto di quella grandezza? Ci dormi di traverso? Capisci cosa vuol dire vivere a Milano! Chiss anche che splendore di vestiti hai. Vedere, vedere!... Mentre le sorelle entrano in camera da letto, tornano
SILVANO - e
TOSCA - col servizio del caff.
TOSCA - Notato che roba, la piccola? Ha due occhi che sono un attentato al pudore, una bocca che un peccato mortale e un petto che unindustria.
SILVANO - E non si pu dire che tu sia una che non se ne intende!
TOSCA - L, s, ci sarebbe la stoffa! Mi son bastate due parole per capirlo. Tener congelato un capitale simile! Un vero sacrilegio. Mah!... Potrebbe cominciare dove sua sorella finisce. Una clientela gi selezionata, e che clientela. Ventiquattro milioni allanno con dieci anni di anticipo. Mi gira la testa. E poi c gente che trova che son tempi duri!
SILVANO - Tieni chiuso il becco, Tosca.
TOSCA - Come si fa, come si fa? Quando vedi che si getta la provvidenza nella spazzatura, che, a quel telefono che una miniera doro, non risponder pi nessuno... come si fa?
SILVANO - Tosca, stai parlando di mia mamma!
TOSCA - Anche tuo padre, cosa gli venuto in mente? Non ti offendi mica, vero, se ti dico che, come marito, tuo padre mi lascia perplessa.
SILVANO - Non capisco perch ti debba lasciar perplessa. Il suo rodaggio lha fatto.
TOSCA - Intendo dire, non avrei mai creduto che avrebbe preso una scuffia del genere.
SILVANO - Che ne sappiamo noi? Dallombelico alle ginocchia, luomo non si giudica. Zona FRANCA.
TOSCA - Io penso che si giudica unicamente dallombelico alle ginocchia.
SILVANO - Tu stai dicendo la stessa cosa mia, credendo di dire il contrario.
TOSCA - Ah s? In tal caso, meglio per lei... Piuttosto, stammi a sentire. Sai mica quel che intenda fare dellappartamento?
SILVANO - Lo vender, laffitter... Che ne so? Se non avessi gi le mie due stanzette a Monforte, con la comodit che son senza portinaia, quasi quasi glielo domanderei per me.
TOSCA - D, niente scherzi. Interessa a me. E tu dovresti darmi una mano a persuaderla. Di mettere i soldi in borsa, con quel che succede da quando hanno inventato il centro sinistra, me ne passata la voglia.
SILVANO - A Milano, ormai, giocano in borsa anche le marchette.
TOSCA - Glielo pagherei meglio di ogni altra offerta.
SILVANO - Tosca! Guardami negli occhi.
TOSCA - Ebbene, che male c? Adesso che mi portate via anche lei, pensare di restar qui, sola, peggio di prima; e che mi venga, magari, sulla testa una coppia di svizzeri come quelli del piano di sotto che fanno lamore soltanto il sabato sera, quando lo fanno, mi sento asciugar lanima. Se potessi sistemar qui un po di giovent, almeno mi aiuterebbe a vivere. Oggi si guadagna di pi con una sola, in un mese, di quel che si guadagnava, una volta, con venti, in un anno.
SILVANO - (un fischio) Hai capito! Ti adegui ai tempi, preparandoti a una rentre in piena regola. Rilevare tutto il giro. Mica mal pensato.
TOSCA - E dove trovi un impiego di capitale che renda altrettanto?
SILVANO - (ma forse scherza. Non possibile) Pigliami come socio e affare fatto. Meno male che il discorso viene interrotto da
RINA - che ricompare, avvolta, dalla testa ai piedi, in una pelliccia, e seguita da sua sorella.
RINA - Ma un sogno? Ah glielo dica anche lei alla FRANCA, signora, che mi lasci godere un po la sua casa.
TOSCA - Con entusiasmo, cara. Mi faresti un po di compagnia. Davvero, FRANCA, pensaci bene, sarebbe criminale dirle di no.
FRANCA - (eludendo il discorso) Vedremo, vedremo. Non c fretta.
TOSCA - C, invece. Una casa fa presto a sviarsi.
FRANCA - Ho detto vedremo.
RINA - Vedremo, s?
FRANCA - Ora prendiamo il caff, cara.
TOSCA - Vi servo io. Detto e fatto.
SILVANO - Che ne dici, FRANCA, ti dovr fare il regalo di nozze?
FRANCA - Vorrei vedere che non me lo facessi, proprio tu.
SILVANO - M venuto in mente da un discorso del Davide.
FRANCA - (subito turbata) Hai visto il Davide?
SILVANO - Ma qui, non s pi fatto vivo?
FRANCA - No, non s pi fatto vivo. Quando lhai visto?
SILVANO - Ieri sera. A un semaforo di Viale Zara. Gli stavano dando due multe, una per sorpasso irregolare, laltra per eccesso di velocit. S messo a guidare come un messicano. D alla
FRANCA - che, prima del matrimonio, avr il mio regalo, ma diglielo, mha raccomandato, e via.
FRANCA - (distante, estranea) Cos?
SILVANO - Simpatico, no? Se vero quel che raccontavi, magari non ti dimenticher, ma, almeno, non far scene.
FRANCA - Quest sicuro. Lui non far scene.
RINA - (che non ha badato al discorso, rapita ad ammirarsi davanti a uno specchio) Sto bene in visone, signora?
TOSCA - Stai un amore, tesoro. Il tuo corpo chiama il visone come il letto chiama lamore. Da un po, s messo a squillare il telefono. Nessuno andato a rispondere. S creato un certo imbarazzo.
RINA - Ma, in questa casa, s persa labitudine di rispondere al telefono? Non educato... Vado io?
FRANCA - E va bene. Va tu.
RINA - (allapparecchio) Pronto... No, sua sorella... Grazie. gentile... Sei mesi dopo aveva superato la rendita della sorella. Pi vocazione.
FINE
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