Stampa questo copione

ha più neanche rivolto la parola

OLIO dramma in un atto di Eugene O’Neill

PERSONE

Ben mozzo               

Il  dispensiere

II capitano Keeney

Slocum comandante in seconda

signora Keeney

Joe ramponiere

Uomini d’equipaggio

della baleniera Regina dell'Atlantico

La cabina del capitano Keeney a bordo della baleniera Regina dell'Atlantico: un piccolo locale quadrato, alto circa due metri e mezzo, con nel centro del soffitto un lucernario che da sul ponte di poppa. A sinistra, verso la poppa della nave, v'è una lunga panca con rozzi cuscini, che corre lungo la parete. Dinanzi alla panca un tavolo. Sopra la panca, diversi portellini chiusi da tendine.

In fondo a sinistra, una porta che immette nella stanza da letto del Capitano. A destra della porta, contro la parete, un piccolo armonium di aspetto nuovissimo.

Sulla parete di destra, verso il fondo, una credenza col piano di marmo, e su questo, un cestino da lavoro. Più in là, una porta che conduce alla scaletta che sale al ponte di comando, oltre le cabine degli ufficiali.

Le pareti della cabina sono dipinte in bianco. Una lampada pende dal soffitto. Al centro del pavimento una stufa. La nave non ha il minimo beccheggio, e la luce che penetra dal lucernario è debole e malata: fa presumere all'esterno una di quelle grigie giornate di bonaccia, quando il cielo e l'oceano paiono egualmente morti. Il silenzio è assoluto, tranne che per i passi misurati di qualcuno che passeggia di sopra, sul ponte poppiero.

Sono quasi i due tocchi - cioè l'una del pomeriggio — di un giorno del 1895.

All'alzarsi del sipario v'è un momento d'intenso silenzio. Poi entra il dispensiere e comincia a sgombrare il tavolo dei pochi piatti che vi rimangono dopo il pranzo del Capitano. Il dispen­siere è un vecchio grigio, che indossa un paio di pantaloni di canapa, un maglione, e un passamontagna di lana. Ha modi cupi e rabbiosi. Smette di raccogliere i piatti e getta una rapida occhiata verso il lucernario; poi si avvicina in punta di piedi alla porta chiusa, sul fondo, si pone a origliare accostando l'orecchio alla fessura. Ciò che ode lo fa oscurare in volto. Bor­botta una furiosa imprecazione. Dalla porta a destra si ode un rumore ed egli si scosta d'un balzo, avvicinandosi al tavolo. Entra Ben. È un goffo ragazzone con una faccia lunga e stretta. Indossa un maglione, berretto di pelliccia, ecc. Batte i denti dal freddo, e corre presso la stufa, dove rimane un momento, rab­brividendo, soffiandosi sulle mani, battendosele contro i fianchi, quasi piangendo.

dispensiere (sollevato] Ah, sei tu? Cosa stai a tremare a quel modo? Stattene al tuo posto vicino alla stufa e non batterai i denti.

ben  Che f-f-freddo. (Cercando di trattenere il battito dei denti, beffardo'} Chi credevi che fosse, il Vecchio?

dispensiere (fa un gesto minaccioso; Ben da indietro) Chiudi il becco, poppante, o t'insegno io! (In tono più mite} Dove sei stato per tutto questo tempo, nel castello di prora?

ben Si.

dispensiere Fatti pescare dal Vecchio là dentro a gingillarti coi marinai, e ti pigli una lezione che non la dimentichi per un pezzo.

ben Oh, lui non vede niente. (Con una punta di timore nella voce, guardando in su} Sta lassù a passeggiare avanti e indietro come se non vedesse nessuno... Sta a contemplare il ghiaccio, verso nord.

dispensiere (con lo stesso tono di timore nella voce} Guarda sempre il ghiaccio. (In un subitaneo impeto di rabbia, scuo­tendo il pugno verso il lucernario} Ghiaccio, ghiaccio, ghiaccio! Maledetto lui e il ghiaccio! È quasi un anno che ci tiene qui... e non vediamo altro che ghiaccio... imprigionati nel ghiaccio come una mosca nella melassa!

ben (preoccupato} Zitto! Ti può sentire!

dispensiere (fuori di sé} Maledizione a lui, maledizione ai mari artici, e maledizione a questa baleniera puzzolente!... E ma­ledizione a me che sono stato tanto scemo da imbarcarmici! (Calmandosi, come rendendosi conto dell'inutilità di questo sfogo. Lentamente, scuotendo la testa con profonda convin­zione} È un uomo duro... l'uomo più duro che abbia mai navi­gato sui mari.

ben (solenne} Proprio.

dispensiere I due anni del nostro contratto scadono oggi. Gesù benedetto! Due anni di questa vita da cani, senza fortuna nella pesca, con gli uomini mezzi morti di fame perché i viveri si fanno sempre più scarsi e sempre più marci; e lui che neanche accenna a tornare indietro! (Amaro} Tornare! A volte mi chiedo se riuscirò mai più a metter piede sulla terraferma! (Eccitan­dosi} Cosa pensa di fare? Vuoi tenerci tutti qui, anche dopo che il nostro contratto è scaduto, finché l'ultimo uomo sia morto di fame o di freddo? Abbiamo viveri appena sufficienti per il viag­gio di ritorno, se partiamo subito. Cosa pensano di fare, i mari­nai? Hai sentito niente, al castello di prora?

ben (accostandosi a lui, in un sussurro} Dicono che se non mette la prua verso sud oggi stesso, si ammutinano.

dispensiere (con cupa soddisfazione} Si ammutinano? Bene! È l'unica cosa che possano fare. E gli starà bene, per come lui li ha trattati... neanche fossero cani!

ben II ghiaccio è tutto rotto, verso sud. È tutto sgombro fin dove arriva Rocchio. Non ha nessuna scusa per non tornare, dicono i marinai.

dispensiere (amaro} Lui guarda soltanto verso nord, dove si vede solo ghiaccio. Non vuoi vedere il mare libero. Pensa sol­tanto a far l'olio... come se fosse colpa nostra se non ha avuto fortuna con le balene. (Scuotendo la testa} Credo che stia pro­prio perdendo il cervello.

ben (impressionato} Credi davvero che sia matto?

dispensiere Si, è il castigo di Dio. Hai mai visto uno che non sia matto far le cose che fa lui? (Indicando la porta di fondo} Chi se non un matto porterebbe la sua donna - e una donna cosi dolce come mai ce n'è stata una - in una puzzolente baleniera, su e giù per i mari artici? chi la terrebbe imprigionata per quasi un anno in questo maledetto ghiaccio, magari da farle perdere la ragione per sempre?... Perché è certo che non sarà mai più quella di prima.

ben (con tristezza} Era cosi buona con me... (Spalanca gli occhi per la paura} prima che diventasse com'è adesso!

dispensiere Si, era buona con tutti noialtri. Sarebbe stato un inferno, a bordo, senza di lei; perché lui è un duro, il peggiore aguzzino che abbia mai visto. (Con una cupa risata) Spero che sarà soddisfatto, adesso... d'averla quasi ridotta alla pazzia. E chi potrebbe criticarla? È un miracolo se questa nave non è piena di matti... con tutto questo ghiaccio intorno per tutto il tempo, e con un silenzio cosi completo che ti spaventi perfino a sentire la tua voce.

ben (con un'occhiata timorosa verso la porta di destra) Non mi

 ha più neanche rivolto la parola... mi guarda come se  neanche mi conoscesse.

dispensiere Non conosce più nessuno... tranne lui. A lui, gli parla — quando gli parla — abbastanza sensatamente.

ben Non fa nient'altro che starsene li a cucire per tutto il gior­no... e poi piange, piano piano, senza far nessun rumore. L'ho vista.

dispensiere Si, l'ho sentita attraverso la porta, un momento fa.

ben [si accosta in punta di piedi alla porta e origlia} Sta pian­gendo.

dispensiere (furibondo, scuotendo il pugno) Dio lo mandi al­l'inferno, porco demonio!

Si ode qualcuno scendere lentamente la scaletta. Il dispensiere corre a riprendere la sua pila di piatti. È cosi agitato che fa cadere un piatto, che si frantuma sul pavimento. Rimane li impietrito, tremante di paura. Ben si mette a strofinare violentemente l'armonium con un cencio che si è tratto di tasca. Il capitano Keeney appare sulla porta di destra ed entra nella ca­bina, togliendosi il berretto di pelliccia. È un uomo sulla qua­rantina alto circa uno e sessantacinque, ma sembra molto più basso perché ha le spalle molto larghe e un torace massiccio. Ha un volto pesante, solcato di rughe, freddi occhi grigio- az­zurri, labbra sottili, serrate, e fitti capelli grigi. Indossa una pesante giacca blu, e pantaloni pure blu infilati negli stivali. È seguito dal Comandante in seconda, uno spilungone sulla tren­tina, con una faccia magra lavorata dalle intemperie, vestito press'a poco come il Capitano.

keeney(si avvicina con espressione severa al dispensiere, che è vi­sibilmente spaventato e la pila di piatti tintinna tra le sue mani tremanti. Keeney alza il pugno e il dispensiere da indietro. Ma poi il pugno viene abbassato, e Keeney parla lentamente) Sa­rebbe come picchiare' un verme. Sono quasi i due tocchi, signor dispensiere, e questo tavolo non è ancora sgombro.

dispensiere(balbettando) S-s-s-si, signore.

keeneyInvece di fare il vostro lavoro ve ne state qui sotto a pettegolare come una portinaia con quel ragazzo. (A Ben, furio­samente) Fuori di qui, tu! Vai a pulire la sala nautica! (Ben sfreccia via attraverso la porta aperta). Raccogliete quel piatto, signor dispensiere!

dispensiere(obbedisce con difficoltà) Si, signore.

keeneyAl prossimo piatto che rompete, signor dispensiere, vi faccio fare un bagno nel Mare di Bering legato a una corda.

dispensiere(tremando) Si, signore. (Esce in fretta}.

secondo(si avvicina lentamente al Capitano) Non volevo che il timoniere udisse ciò che volevo dirvi, signore. Per questo vi ho pregato di scendere qui sotto.

keeney(impaziente) Dite ciò che avete da dire signor Slocum.

secondo(abbassando inconsciamente la voce) Mi pare d'aver capito che avremo dei guai con gli uomini. Si rivolteranno, se non vi decidete a tornare. I due anni del loro contratto scadono oggi

keeneyCredete di dirmi una novità, signor Slocum? Da un pezzo mi sono accorto dell'aria che spira. Credete che io non abbia visto le loro brutte facce? che non li abbia sentiti, come mugugnavano sul lavoro? (Si apre la porta di fondo, e sulla soglia appare la signora Keeney. Ha gli occhi rossi di pianto e una faccia pallida e tirata. Volge per la cabina uno sguardo spa­ventato e rimane li immobile, come impietrita da un indefinibile timore, stringendosi nervosamente le mani. I due uomini si voltano a guardarla. Keeney le parla con ruvida tenerezza) Che c'è, Annìe?

signora keeney ( come svegliandosi da un sogno) David, io…(esita a continuare)

Il Secondo si avvia verso la porta.

keeney ( volgendosi a lui, aspro)Aspettate!

secondo  Si, signore.

keeneyVolevi qualche cosa, Annie?

signora keeney(dopo una pausa durante la quale sembra sfor­zarsi di raccogliere i suoi pensieri) Pensavo che... forse... sali­rei sul ponte, David, a prendere una boccata d'aria fresca. (Ri­mane umilmente in attesa che egli le dia il permesso).

Il Capitano e il Secondo si scambiano uno sguardo significativo.

keeneyÈ troppo freddo, Annie, è meglio che rimani di sotto, oggi. Non c'è niente da vedere sul ponte, nient'altro che ghiaccio.

signora keeney(con voce monotona) Lo so... ghiaccio, ghiac­cio, ghiaccio! Ma qui sotto non si vedono altro che queste pa­reti. (Fa un gesto di tedio).

keeneyPuoi suonare l'armonium, Annie.

signora keeney[in tono cupo) Odio l'armonium. Mi fa ripen­sare a casa.

keeney(con una punta di risentimento nella voce) L'avevo pre­so apposta per tè.

signora keeney(cupa) Lo so. (Volta loro le spalle e si avvicina lentamente alla panca sulla sinistra. Solleva una tendina e guar­da attraverso il portellino; poi da in un'esclamazione di gioia} Ah, il mare, il mare libero! a perdita di vista! com'è bello, dopo tutti questi mesi di ghiaccio! (Si volta verso gli altri due, il volto trasfigurato dalla gioia} Ah, bisogna che salga sul ponte a guardarlo, David.

keeney(accigliandosi} Oggi è meglio di no, Annie. Meglio aspet­tare un giorno di sole.

signora keeney(disperata} Ma il sole non splende mai in que­sto orribile posto!

keeney (in tono di comando} Oggi è meglio di no, Annie!

signora keeney(crollando, in tono abietto} Benissimo, David. (Rimane li a fissare il vuoto, con aria imbambolata. I due uo­mini la guardano a disagio).

keeney(aspro) Annie!

signora keeney(in tono cupo} Sì, David.

keeneyIo e il signor Slocum dobbiamo parlare di affari... cose che riguardano la nave.

signora keeneyBenissimo, David. (Esce lentamente per la por­ta di fondo, richiudendola dietro di sé solo per tré quarti).

keeneyMeglio che non si trovi sul ponte, se dovessero scop­piare dei disordini.

secondoSi, signore.

keeneyE credo che scoppieranno. Me lo sento nelle ossa. (Tira fuori un revolver dalla tasca della giacca, e lo esamina) Avete il vostro?

secondoSi, signore.

keeneyNon che dovremo farne uso. So bene che razza di vi­gliacchi sono... ma servirà a fargli un po' di paura. (Truce) Non sono mai stato costretto a farne uso, finora, e di guai ne ho avuti parecchi, sia in terra che in mare, da quando riesco a ricordarmi, e continuerò ad averne fino all'ultimo giorno della mia vita, immagino.

secondo(esitante) Allora non pensate... di tornare indietro?

keeneyTornare indietro? Signor Slocum, avete mai sentito che io abbia messo la prua verso sud con appena quattrocento mise­rabili barili d'olio nella stiva?

secondo(con premura) No, signore! Ma i viveri stanno finendo.

keeneyBasteranno ancora per un pezzo, se ci andranno piano; e acqua ce n'è in abbondanza.

secondoDicono che quello che rimane non è più mangiabile; e i due anni del loro ingaggio sono scaduti oggi. Potrebbero farvi passare dei guai in tribunale, al ritorno.

keeneyVadano al diavolo! Mi diano tutti i guai che vogliono. Non me ne importa un fico, del denaro. Io debbo fare olio! (Gettando sul Secondo uno sguardo penetrante) Non state mica diventando un maledetto avvocato marittimo, signor Slocum?

secondo(arrossendo) Neanche lontanamente, signore.

keeneyPerché diavolo vogliono tornare a casa adesso, quegli scemi? La loro parte dei quattrocento barili non gli basterebbe neanche per il tabacco da ciccare.

secondo(lentamente) Vogliono tornare per rivedere la fami­glia, e cose del genere, immagino.

keeney(con uno sguardo scrutatore} Anche voi volete tornare indietro. (Sotto quello sguardo il Secondo abbassa gli occhi con­fuso). Non mentite, signor Slocum. Ve lo leggo negli occhi. (Con amaro sarcasmo} Spero, signor Slocum, che non vi met­terete dalla parte dei marinai contro di me.

secondo(indignato} Non è giusto, signore, dirmi una cosa si­mile!

keeney(con soddisfazione) Me lo immaginavo, Tom. Siete con me da quasi dieci anni. Sono stato io a insegnarvi la pesca alla balena. Nessuno può dire che io non sia un buon padrone, anche se sono un po' duro.

secondoNon pensavo affatto a me stesso, signore... quando parlavo di tornare, voglio dire. (Disperatamente) Ma la signo­ra Keeney, signore... sembra che non si trovi troppo bene, quassù, che soffra... il freddo, la malasorte... il ghiaccio, tutto quanto.

keeney(annuvolandosi, in tono severo, ma non troppo) Questo riguarda soltanto me, signor Slocum, vi sarò grato se vorrete evitare quest'argomento. (Una pausa). I ghiacci si romperanno ben presto anche a nord. Oggi ne ho visto i primi segni. E quan­do non ci sarà più e uscirà un po' di sole, Annie si tirerà su. (Un'altra pausa, poi prorompe) Non è il maledetto denaro che mi trattiene quassù, Tom. Ma non posso tornare a Homeport con quattrocento miserabili barili d'olio. Piuttosto morirei. Non sono mai tornato alla base se non a carico completo. Non è for­se vero?

secondo: si, signore, ma questa volta siete stato bloccato dai ghiacci, e..

keeney (sprezzante) E pensate che lo crederebbero, queglialtri comandanti che ho sempre battuto in tutti i viaggi? Pensate come riderebbero alle mie spalle... Tibbots, e Harries e Simms e tutti gli altri... tutta Homeport riderebbe di me. « Dave Keeney, che si vantava tanto di essere il miglior baleniere di Homport, è tornato con quattrocento miserabili barili d'olio! ( questo pensiero lo rende frenetico, e cala un gran pugno piano di marmo della credenza) Maledizione! Devo far olio, vi dico!Come potevo muovermi in questo ghiaccio? Non è mai stato cosi terribile, da trent'anni che vengo da queste parti, e adessocomincia a rompersi. In un paio di giorni sarà scomparso del tutto e sarà pieno di balene, qui. Lo so che ci sono, e non mi sono mai sbagliato! Devo far olio, io! Devo farlo a dispetto di tutti i diavoli, e perdio, non tornerò indietro finché l’avrò fatto! {Dalla porta socchiusa, in fondo, si ode un pianto sommesso. I due uomini rimangono per un momento in silenzio, in ascolto. Poi Keeney si accosta alla porta e guarda dentro. Esita per un momento, come se stesse per entrare... poi chiude la porta pian piano. Dalla porta, di destra entra Joe il ramponiere, un pezzo d'uomo alto un metro e ottanta, con un brutta faccia devastata, e rimane li in attesa che il Capitano si accorga di lui. Keeney si volta e lo vede) Non startene lì impalato come un babbeo, ramponiere. Parla!                

joe (confuso) Noi... gli uomini, signore... vogliono mandare da voi una deputazione, per parlarvi.

keeney (furibondo) Digli che vadano al... (Trattenendosi  segue arcigno) Ditegli di venire. Li riceverò.

joe Si, si, signore. (Esce).                               _

keeney (con un sorriso feroce) ci siamo, signor Slocum, cominciano i guai, come dicevate, ma ce la sbrigheremo presto. È meglio schiacciarle sul nascere, queste cose, prima che prendano piede.                                            

secondo (preoccupato) Devo svegliare il Primo e il Quarto signore? Potremmo aver bisogno del loro aiuto,.

keeney No, lasciateli dormire. Basto io solo, signor Slocum-(V'è un calpestio fuori della cabina, quindi entrano cinque uomini dell'equipaggio, capeggiati da ]oe. Sono vestiti tutti uguali, maglione, stivali, ecc. Guardano imbarazzati il Capitano rigirando tra le mani i loro berretti di pelliccia. Egli dice dopo una pausa) Ebbene? Chi è che parla?

joe (facendosi avanti, con fare spavaldo) Io.

keeney (squadrandolo dalla testa ai piedi, freddamente) Ah, sei tu. Allora, di' quello che hai da dire e fa' presto.

joe (cercando di non lasciarsi intimorire dallo sguardo del Capi­tano ed evitandolo) II nostro contratto è scaduto oggi.

keeney (gelido) Non mi dici niente di nuovo.

joe Voi non puntate verso casa, a quanto possiamo vedere.

keeney No, e non lo farò finché questa nave non sarà piena di olio.

joe Non si può più andare verso nord, col ghiaccio che c'è.

keeney II ghiaccio si sta rompendo.

joe (dopo una breve pausa durante la quale gli altri mugugnano rabbiosamente tra loro) II mangiare è tutto marcio.

keeney Per voi è buono abbastanza. Uomini migliori di voi ne hanno mangiato di peggio.

Vi è un coro di rabbiose esclamazioni.

joe (incoraggiato dal contegno degli altri)   Noi smettiamo di la­vorare, se non puntiamo subito verso casa.

keeney (furioso) Ah, smettete, eh?

joe Si. E i tribunali ci daranno ragione.

keeney Al diavolo i vostri tribunali! Siamo in navigazione, ades­so, e la legge su questa nave la faccio io. (Avanzando verso il ramponiere) E chiunque di voi non obbedisca agli ordini, lo metto ai ferri!

Altre rabbiose esclamazioni della ciurma. Sulla soglia della porta di fondo appare la signora Keeney e guarda la scena con occhi stravolti. Nessuno si accorge di lei.

joe (spavaldo) E allora noi ci ammutiniamo, e la riportiamo su­bito a casa, questa vecchia carretta! Vero ragazzi?

Mentre volge il capo per guardare gli altri, Keeney lo colpisce con un violento pugno alla mascella che lo fa afflosciare a terra. La signora Keeney da un grido e si nasconde la faccia tra le mani. Gli uomini estraggono i loro coltelli a serramanico e fanno per avanzare minacciosi ma si arrestano dinanzi alle rivoltelle puntate di Keeney e del Secondo.

keeney {con voce tagliente e occhi che mandano lampi} Fermi! (Gli uomini rimangono li, ammassati, in un cupo silenzio. In tono beffardo} Avete visto che non conviene ammutinarsi, su questa nave, eh? E adesso andatevene! ciascuno al suo posto! ... e (da un calcio al corpo di Joe, con sprezzo} questo portatevelo via. E ricordatevi che al primo uomo che batte la fiacca, gli sparo quanto è vero che son qui. Ditelo pure anche agli altri. Fuori, adesso, via! (Gli uomini se ne vanno, vinti, in silenzio, portandosi via Joe. Keeney si volge al Secondo, con una breve risata, rimettendosi la rivoltella in tasca} È meglio che saliate sul ponte signor Slocum, a vedere che non combinino qualcuno dei loro sporchi trucchi. Bisognerà tenere gli occhi aperti, d'ora innanzi. Li conosco.

secondo Si, signore. (Esce da destra}.

keeney (ode il pianto isterico della moglie e si volta sorpreso, poi, lentamente le si avvicina. Passandole un braccio intorno alle spalle, con burbera tenerezza} Su, su, Annie. Non aver paura. È tutto finito.

signora keeney (scostandosi da lui} Oh, non ce la faccio più, non posso più sopportarlo!

keeney (dolcemente} Che cosa non puoi sopportare, Annie?

signora keeney (in tono isterico} Tutta questa orribile bruta­lità, e questi bruti, e questa tremenda nave, e questa stanza che è come la cella di una prigione, e tutto il ghiaccio che abbiamo intorno, e il silenzio! (Dopo quest’espiazione, si calma e si asciuga gli occhi col fazzoletto).

keeney (dopo una pausa, durante la quale guarda la moglie acci­gliato e perplesso) Ricordati, io non volevo che tu mi accom­pagnassi in questo viaggio, Annie.

signora keeney Volevo stare con tè, David, non lo capisci? Non volevo aspettarti a casa, tutta sola, come ho fatto in questi sei anni da quando ci siamo sposati - aspettare, e vegliare, e tremare... senza poter far nulla per occuparmi la mente, senza poter tornare a insegnare, poiché ero la moglie di Dave Keeney. Non facevo che sognare di navigare per il grande, immenso, glorioso oceano. Volevo essere al tuo fianco, nei pericoli della vita audace che tu conducevi sul mare. Volevo vedere in tè l’eroe che tutti ti giudicano a Homeport, e invece... (le trema la voce} ho trovato soltanto ghiaccio, e freddo, e brutalità! (La voce le si spezza},        

keeney Ti avevo avvertita che sarebbe stato cosi, Annie. « La caccia alle balene non è un tè di signore », - ti avevo detto, -«è meglio che rimani a casa, dove hai tutte le comodità». (Scuotendo il capo} Ma tu non mi hai voluto sentire.

signora keeney (in tono stanco} Oh, lo so che non è colpa tua, David. Ma vedi, forse sognavo degli antichi Vichinghi dei libri di favole, e pensavo che tu fossi uno di loro. keeney (in tono di protesta} Ho fatto del mio meglio per ren­dere questo posto il più confortevole possibile. (La signora Keeney volge intorno uno sguardo di supremo disprezzo}. Ho perfino mandato in città per acquistare quell'armonium, pen­sando che ti sarebbe stato di sollievo suonare, ogni tanto, quan­do c'è bonaccia e ci si annoia.

signora keeney (tediata} Si, sei stato molto gentile, David, lo so. (Va verso sinistra e solleva le tendine di un portellino, e guarda fuori; poi a 'un tratto erompe} Non lo sopporto!... Non ce la faccio!... chiusa tra queste pareti come una prigioniera! (Corre a lui e lo circonda con le broccia, piangendo. Egli le passa un braccio intorno alle spalle con gesto protettivo). Portami via di qui, David! Se non esco di qui, se non esco da questa ter­ribile nave, impazzirò, riportami a casa, David! Non riesco più a pensare! Mi sento come se il freddo e il silenzio mi fossero penetrati nel cervello. Ho paura! Riportami a casa, David!

keeney (la tiene a distanza di braccio e la guarda ansioso) È me­glio che vai a letto, Annie. Non sei in tè. Hai la febbre. Hai gli occhi così strani. Non ti ho mai vista in questo stato.

signora keeney (ridendo istericamente) È il ghiaccio, e il fred­do, e il silenzio... Renderebbero strano chiunque.

keeney (cercando di calmarla) Fra un paio di mesi, con un po' di fortuna, tre al massimo, avrò tatto il pieno di olio, e allora alzeremo tutte le vele e fileremo verso casa a tutta velocità.

signora keeney Ma non possiamo aspettare fino allora... Io non ce la faccio! Voglio andare a casa. E neanche i marinai, ne possono più. Vogliono andare a casa anche loro. È crudele, è malvagio da parte tua trattenerli! Devi far ritorno. Non hai nes­suna scusa. Ormai verso sud il mare è libero. Se hai un po' di cuore devi voltar la prua verso casa.

keeney (in tono aspro} Non posso, Annie.

signora keeney Perché non puoi?

keeney Una donna non può capire la mia ragione.

signora keeney (con violenza) Perché è una ragione stupida, un'idea fissa. Oh, ti ho sentito, quando parlavi col Secondo. Hai paura che gli altri capitani ti canzonino perché non fai ritorno con la nave a pieno carico. Vuoi salvare la tua sciocca reputazione, anche se per questo devi picchiare i marinai e farli morire di fame, e a me, farmi perdere la ragione. keeney (protendendo la mascella con espressione ostinata) Non è per questo, Annie. Gli altri capitani non oserebbero mai can­zonarmi. Non è tanto per ciò che direbbero gli altri ma... (esita, sforzandosi di esprimere ciò che sente) vedi... ho sempre fatto cosi... fin dal mio primo viaggio come capitano. Son sempre tor­nato... a pieno carico... e... non mi sembra giusto, in certo modo... non farlo. Sono sempre stato il primo baleniere di Homeport, e... non capisci cosa vuoi dire, Annie? (La guarda. Lei fissa con sguardo vacuo dinanzi a sé, senza udire neanche una parola di quello che lui sta dicendo). Annie! (Ella rientra in sé di soprassalto). È meglio che torni di là, Annie. Sii buona, non stai bene.

signora keeney (resistendo ai suoi tentativi per condurla verso la porta di fondo) David! Torniamo a casa, tè ne prego!

keeney (con dolcezza) Non posso, Annie... non subito, per lo meno. Non capisci? Devo far l'olio.

signora keeney Se tu avessi bisogno del denaro, sarebbe un'al­tra cosa, ma non ne hai bisogno. Ne hai in abbondanza.

keeney (con impazienza) Non penso affatto al denaro. Mi credi cosi meschino?

signora keeney (cupa) No... non so... non riesco a capire... (In­tensamente) Oh, voglio tornare a casa, nella mia vecchia casa, a rivedere la mia cucina, sentire una voce di donna che mi parla, e con cui possa parlare. Due anni! Mi sembra cosi lungo... come se fossi morta e non potessi mai più tornare indietro.

keeney (preoccupato dal suo tono strano, e dallo sguardo remoto che c'è nei suoi occhi) È meglio che tu vada a letto, Annie, non stai bene.

signora keeney (non sembra udirlo} Mi sentivo cosi sola, quan­do tu eri via. Trovavo che Homeport era un posto stupido e monotono. Poi avevo preso l'abitudine di andarmene alla spiag­gia, specie quando c'era vento e il mare era agitato, e sognavo la bella vita libera che tu conducevi. (Da in una risata che è quasi un singhiozzo) Come amavo il mare, allora! (Fa una pau­sa, poi riprende lentamente, con intensità) Ma adesso... non voglio neanche più vederlo, il mare.

keeney (pensando di farle piacere) Questo non è certo un posto per una donna. Fui uno sciocco a portarti con me.

signora keeney (dopo una pausa, passandosi una mano sugli occhi, con un patetico gesto di stanchezza) Quanto ci si metterebbe per arrivare a casa... se partissimo adesso?

keeney (corrugando la fronte) Circa due mesi, credo, Annie, con un po' di fortuna.

signora keeney (conta sulle dita, poi mormora, con un sorriso rapito) In agosto, allora, nella seconda metà di agosto, no? Noi ci sposammo il venticinque agosto, David, vero?

 keeney (cercando di non far vedere che le sue parole l'hanno commosso, burbero) Non tè ne ricordi?

signora keeney (in tono vago, passandosi di nuovo la mano sugli occhi) Non ho più memoria... quassù, in mezzo a questo ghiaccio. È stato tanto tempo fa. (Una pausa. Poi sorride, trasognata)Adesso siamo in giugno. I lillà saranno tutti fioriti, nel giardinetto... e le rose rampicanti, sul muro di fianco, certo stanno ..attendo i primi boccioli. (D'un tratto si copre il volto con le mani e comincia a singhiozzare).

 keeney (turbato) Va' a riposarti, Annie. Ti consumi a piangere su cose inevitabili.

signora keeney (d'un tratto, gettandogli le broccia al collo e stringendosi a lui) Tu mi ami, vero, David?

keeney (sbalordito e imbarazzato a quest'uscita) Amarti? Per­ché mi fai una simile domanda, Annie?

signora keeney (scuotendolo con violenza) Ma tu mi ami, ve­ro, David? Dimmelo!

keeney Sono tuo marito, Annie, e tu sei mia moglie. Potremmo forse non amarci, dopo tutti questi anni?

signora keeney (scuotendolo di nuovo, in tono ancor più vi lento) Allora mi ami? Dimmelo!

keeney (con semplicità) Si, Annie.

signora keeney (da in sospiro di sollievo, lascia cadere le mani lungo i fianchi; Keeney la

guarda ansiosamente. Ella si passa una mano sugli occhi e mormora quasi tra sé) A volte

penso, che se avessimo avuto un bambino... (Keeney volge il capo altrove, profondamente

commosso. Ella lo afferra per un braccio, e lo volta costringendolo a guardarla in faccia;

inten­samente) E io sono sempre stata una buona moglie, per tè, David?

 keeney (la sua voce tradisce la commozione) Non c'è mai stata una moglie migliore di tè, Annie.

signora keeney E non ti ho mai chiesto molto, vero, David? non è vero?

keeney Tu sai che ti avrei dato qualunque cosa fosse stato in mio potere di darti, Annie.

signora keeney(selvaggiamente) E allora fallo questa volta, per amor mio, per amor di Dio... portami a casa! Questa vita mi uccide... la brutalità, il freddo, l'orrore... divento pazza! ne sento la minaccia nell'aria, la sento nel silenzio, in tutti questi giorni grigi e uguali. Non ce la faccio. (Singhiozzando) Impaz­zirò, lo so. Portami a casa, David, se è vero che mi ami come dici. Ho paura. Per amor di Dio, riportami a casa! (Gli getta le braccio al collo, e piange contro la sua spalla}.

Il volto di Keeney tradisce la tremenda lotta che si svolge den­tro di lui. Egli allontana un poco la moglie, la sua espressione si è addolcita. Per un momento le spalle gli s'incurvano, come si fosse d'un tratto invecchiato, il suo spirito ferreo si piega dinanzi al volto lacrimoso della moglie.

keeney(articolando le parole con sforzo) Va bene, Annie... per amor tuo... se dici che ti è necessario.

signora keeney(con gioia selvaggia, baciandolo) Dio ti bene­dica, David!

Egli si volge altrove, e s'avvia in silenzio verso la scaletta. Pro­prio in quel punto si ode uno scalpiccio sulla scala, e il Secondo entra nella cabina.

secondo (eccitato) capitano, II ghiaccio si sta rompendo verso nord, si­gnore. Ve un passaggio sgombro attraverso la banchisa, e al di là, mare libero, dice la vedetta.

Keeney si raddrizza come uno che si risvegli da uno stato di catalessi. La signora Keeney guarda con occhi at­territi.

keeney(stordito, cercando di raccogliere i pensieri) Un passaggio sgombro? verso nord? secondoSi, signore.

keeney(con voce d'un tratto aspra, piena di determinazione) Allora preparatevi, passiamo! secondoSi, si, signore.

signora keeney(con un grido d'invocazione) David!

keeney(senza badarle) Gli uomini obbediranno di buona voglia o dovremo imporci con la forza?

secondoSi adatteranno, vedrete. Gli avete messo un sacro ter­rore, signore. Sono mansueti come agnelli.

keeneyAllora metteteli tutti al lavoro, tutt'e due le squadre. (Con feroce determinazione) Ci sono balene, dall'altra parte della banchisa, e le prenderemo!

secondoSi, si, signore.

keeney(parlando ad alta voce tra sé, con sarcasmo) Pensare che stavo per tornarmene via come un cane vigliacco!

signora keeney(implorante) David!

keeney(severo) Donna, non devi immischiarti negli affari degli uomini, cercando d'indebolirli. Tu non puoi capire i miei sen­timenti. Io devo dimostrare d'essere un uomo, per essere un buon marito di cui tu possa andar fiera. Devo far l'olio, questo devo fare!

signora keeney(supplichevole) David! Dunque non torni a casa?

keeney(ignorando la domanda, autoritario) Tu non stai bene. Va' a coricarti un poco. (Si avvia alla porta) Io devo salire sul ponte. (Esce).

signora keeney(con un grido d'angoscia) David!

Una pausa. Si passa una mano sugli occhi; poi comincia a ridere istericamente e si avvia all'armonium. Siede e comincia a suo­nare selvaggiamente un vecchio inno. Keeney rientra, la guarda per un momento adirato, poi le si avvicina e l'afferra ruvida­mente per una spalla.

keeneyDonna, che stupidaggini sono queste? (Ella da in una  risata selvaggia ed egli fa un balzo indietro, allarmato) Annie!  che c'è? (Lei non risponde. Keeney riprende con voce tremante). Non mi riconosci, Annie? (Le mette le mani sulle spalle e la  volta in modo da poterla guardare negli occhi. Lei lo fissa con un vago sorriso sulle labbra. Egli si allontana un poco da lei, esitante, ed ella riprende a suonare l'armonium, più piano. Keeney inghiottendo a fatica, sussurra con voce roca, come parlasse con difficoltà) Avevi detto... che ,  saresti impazzita... Dio!

Dal ponte si ode un grido prolungato: « Soooffiaaa! »  un momento dopo attraverso il lucernario compare la faccia del secondo. Non può vedere la signora Keeney

secondo(agitatissimo) Balene, signore. Un'intera squadra... a circa cinque miglia a tribordo ... grosse!

keeney(galvanizzato) State calando in mare le scialuppe?

secondoSi, signore.

keeney(con torva decisione) Vengo con voi.

secondoSi, si, signore. (Giubilante) Ora si che ne farete, di olio, signore! (La sua faccia si ritira, e un momento dopo lo si ode gridare ordini).

keeney(rivolgendosi alla moglie) Annie! hai sentito? Farò olio! (Ella non gli risponde, non sembra nemmeno accorgersi della sua presenza. Egli da in un'aspra risata che è quasi un gemito) Lo so che mi stai prendendo in giro, Annie. Non hai perso la ragione... (Ansiosamente) Non è vero? Adesso farò olio, senza perder tempo... sarà una breve attesa, Annie... e poi torneremo a casa. Non posso tornare ora, lo capisci, non è vero? Devo far olio! (Con improvviso terrore) Rispondimi! Non sei pazza, vero?

Lei continua a suonare l’armonium, senza dargli alcuna rispo­sta. La faccia del Secondo riappare al lucernario.

secondoTutto pronto, signore. (Keeney volta le spalle alla mo­glie e si dirige a gran passi verso la porta. Giuntovi, si fer­ma per un momento voltandosi a guardarla, angosciato, lottan­do per dominare i propri sentimenti). Venite, signore?

keeney(il volto d'un tratto duro e determinato) Si. (Si volta bruscamente ed esce).

La signora Keeney non sembra notarlo. Tutta la sua attenzione è concentrata sull'armonium. Suona, ad occhi semichiusi, oscil­lando un poco da una parte e dall'altra, al ritmo dell'inno. Le sue dita scorrono sempre più rapide sulla tastiera; continua a suonare follemente, stonando.

sipario

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 1 volte nell' ultimo mese
  • 8 volte nell' arco di un'anno